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Cronache del 9 giugno 2026

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«Da Morassut accuse infondate»

Cariello conferma la correttezza dell’azione amministrativa in merito alla tutela dell’ambiente

HA L’AUTISMO, SOSPESO DA SCUOLA

L’EDITORIALE

Lo avevamo detto: non è possibile espungere dal negoziato tra Usa e Iran il conflitto in Libano tra Israele e Hezbollah. I due dossier – e le relative tregue –viaggiano di pari passo e nella logica di Teheran non sono separabili. In realtà la questione era chiara sin dai primi incontri tenutisi ad Islamabad, ma, oramai, noi occidentali (...)

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OMICIDIO DE DONATO Ammazzata dal figlio 48enne. La tragedia riaccende il

bamboccione

ARDSU

L’attore Antonio Gerardi protagonista dello spot “Studia in Basilicata”: servizi e opportunità nella nuova campagna per il diritto allo studio

■ Servizio a pag 15 AMMINISTRATIVE

Balottaggio, Arezzo, Lecco e Macerata al cdx; Agrigento, Chieti e Trani al csx. Partecipazione in calo di oltre otto punti rispetto al primo turno

■ Errichetti a pag 6

VERTENZA CALLMAT

Dall’opposizione ordine del giorno nell’Assise di Matera, Progetto Comune: «Servono subito risposte chiare e precise»

■ Servizio a pag 16

COVID

Conte e il PD continuano a sabotare i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta: chi ha paura della verità?

■ Lamattina a pag 4

Servizio a pag 11
Positano a pag 20
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Netanyahu e Teheran sempre più lontani da un accordo, Washington perde centralità

Medio Oriente, equilibrio fragile: Trump ai margini

Lo avevamo detto: non è possibile espungere dal negoziato tra Usa e Iran il conflitto in Libano tra Israele e Hezbollah. I due dossier – e le relative tregue – viaggiano di pari passo e nella logica di Teheran non sono separabili.In realtà la questione era chiara sin dai primi incontri tenutisi ad Islamabad, ma, oramai, noi occidentali facciamo fatica a comprendere la prospettiva degli altri, per cui molti commentatori – e, quel che è peggio, persino politici e diplomatici – avevano immaginato che i due scenari potessero viaggiare su binari negoziali diversi.Il senso dell’attacco iraniano contro Israele di domenica è servito a chiarire innanzitutto questo alla controparte.

Lo ha spiegato ieri con estrema precisione il presidente del parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf su X: “Finché non dimostrerete una reale volontà di costruire fiducia, la risposta dell'Iran sarà esattamente questa. Abbiamo spezzato la logica di un cessate il fuoco solo sulla carta e delle sue ripetute violazioni sul terreno”, allorché le ripetute violazioni cui fa riferimento l’esponente politico persiano sono quelle israeliane nel Libano del Sud.Avere ben chiaro qua-

li sono le linee rosse e i termini negoziali su cui si sta trattando è indubbiamente il primo passo per raggiungere una vera tregua. L’altro è la ricostruzione di un clima di fiducia tra le parti, che in questo momento è ai minimi termini, dopo che per ben due volte Washington ha attaccato l’Iran proprio mentre erano in corso in Oman incontri diplomatici ad alto livello.Oramai il nucleare non è più il cuore del problema. L’uccisione di Ali Khamenei ha fatto precipitare la situazione: dal punto di vista politico ha messo gli ayatollah con le spalle al muro, rendendo quella in corso una lotta per la sopravvivenza sia della Repubblica islamica, sia dei suoi dirigenti, nessuno escluso; dal punto di vista religioso, invece, l’uccisione della guida suprema ha comportato l’assunzione di consapevolezza che quella in corso era ormai diventata una guerra che coinvolgeva tutto il mondo sciita nel suo complesso. Un universo religioso che fa del messianesimo e della disponibilità al martirio a difesa della fede la sua cifra teologica sin dal 680 d.C., quando ebbe luogo la tragica battaglia di Karbala, in cui perse la vita al-Husain, figlio di Alì ibn Abi Talib e nipote di Maometto, segnando la definitiva rottura con la maggioranza sunnita.Il “martirio”

di Khamenei non ha prodotto affatto rassegnazione o disperazione. Al contrario è stato vissuto da tutti gli sciiti, non solo dagli iraniani, in una dimensione escatologica, come una chiamata alle armi causata da un destino che ciclicamente ricorre nella storia dei seguaci di Alì.

Tanto l’aspetto politico quanto quello religioso hanno giocato un forte ruolo nella decisione senza precedenti di chiudere lo stretto di Hormuz e pertanto il percorso verso la cessazione delle ostilità coinvolge inevitabilmente l’intera Mezzaluna sciita, dalla Persia al Libano, dallo Yemen all’Iraq. Tanto più che a Teheran sono ormai consapevoli che gli Stati Uniti hanno subordinato la propria politica in Medio Oriente alle decisioni di Israele. Il legame tra Washington e Tel Aviv è sempre stato molto stretto, ma, oggettivamente, mai così condizionante per gli americani come da quando Trump si è insediato per la seconda volta alla Casa Bianca. Una situazione molto pericolosa. Sia perché Netanyahu spesso prende le proprie iniziative senza consultarsi con l’alleato (come nel caso dell’ultimo bombardamento di Beirut), anche quando è ben consapevole che esse ne compromettono obiettivi e interessi, forte del fatto che, al netto di qualche sfu-

riata telefonica, Donald non lo abbandonerà. Sia perché il premier israeliano non solo ha bisogno di “uno stato di guerra permanente” per puntellare il suo governo, condizionato dai partiti dei super-falchi Smotrich e Ben Gvir, ma appare ormai convinto di essere investito da una missione storica: edificare Eretz Yisrael, il “Grande Israele” biblico, esteso dal Nilo all’Eufrate, eterna promessa del messianismo ebraico, di cui suo padre Benzion, esponente intellettuale di spicco del “sionismo revisionista” e segretario personale del suo fondatore Ze’ev Jabotinsky, era uno strenuo fautore.Non c’è dubbio che Trump sia l’unico in grado di pacificare la situazione (i paesi arabi del Golfo, il Pakistan e, soprattutto, Xi Jinping possono solo fluidificare il dialogo con la parte iraniana), ma non è chiaro se abbia davvero in mano qualche carta efficace da giocare per costringere Netanyahu ad accettare i suoi altolà per un orizzonte temporale che vada oltre qualche settimana o qualche mese.

Forse la mancata attivazione dei sistemi di intercettazione dei missili balistici iraniani lanciati l'altra notte a 20 km da Tel Aviv, segnalata ieri da un funzionario statunitense alla CNN, potrebbe essere la risposta a questa esigenza.

Conte e il PD continuano a sabotare i lavori della Commissione Parlamentare d’Inchiesta

Covid, chi ha paura della verità ?

Dopo la scoperta delle forniture di materiale sanitario non in regola con la normativa comunitaria le opposizione che hanno gestito l’emergenza chiedono le dimissioni del Presidente Lisei legandosi a cavilli formali infondati. Perché non vogliono farci sapere cosa è realmente accaduto?

Il teorico dello stato d’eccezione è Carl Schmitt. Il grande giurista tedesco, come è noto, è fondatore della politologia moderna ma certamente non è ascrivibile tra i difensori della democrazia e dell’equilibrio dei poteri. La nostra Carta Costituzionale, non a caso, non prevede la possibilità dello stato d’eccezione, ovvero della sospensione dei diritti costituzionali, neanche in caso di Dichiarazione di Guerra o di invasione di uno Stato estero. In pratica, secondo la nostra Costituzione, qualsiasi sia la situazione nella quale l’Italia si trovi, non è possibile limitare i diritti dei cittadini.

LO STATO D’ECCEZIONE

DEL COVID

Durante l’epidemia Covid e con le misura limitative della libertà personale imposte in quel periodo, in realtà il Governo Conte ha abbondantemente superato la condizione del normale stato di diritto. Una violazione che non riguardò soltanto le possibilità di movimento dei cittadini, la subordinazione del diritto al lavoro e allo studio ad una certificazione medica ma favorì anche procedure di appalto stra-

ordinarie, sottoposte a meno controlli, fondate su una presunta urgenza. Su queste procedure si è concentrata l’attività della Commissione Straordinaria Covid insediatasi nel Parlamento della Repubblica. Dal lavoro della Commissione è emerso che alcune di queste forniture, fatte in deroga alle regole ordinarie del codice degli appalti, avrebbero riguardato mascherine e altri elementi farmaceutici che non avevano certificazioni ed idoneità.

I CAVILLI FORMALI

DELL’OPPOSIZIONE

L’opposizione che al tempo delle misure emergenziali governava la nostra Nazione, che ha voluto la normativa straordinaria e ha gestito le forniture d’urgenza ha subito iniziato a sabotare i lavori della Commissione. Il primo sabotaggio lo ha compiuto proprio il Presidente Conte. Il leader del Movimento Cinque Stelle che all’epoca dell’epidemia era capo del Governo come ricorderanno i nostalgici dei suoi comunicati a reti unificate, ha deciso di farsi inserire nella Commissione. Sembrerebbe un’attenzione particolare per i lavori di indagine parlamentare se non fosse per un particolare elemen-

to regolamentare. Le Commissioni di Inchiesta hanno gli stessi poteri della Magistratura inquirente. Possono sentire testimoni, fare audizioni, acquisire verbali. Hanno un solo limite. Non possono ascoltare i membri della Commissione stessa. Se sei membro della Commissione non puoi essere audito nella Commissione. Il Presidente Conte, in pratica, facendosi eleggere nella Commissione di Inchiesta si è costruito una vera e propria immunità contro le domande che i commissari volessero fargli. A questo si aggiunge nella giornata di ieri un ulteriore tentativo di boicottaggio finalizzato ad impedire i lavori di Inchiesta. Le opposizioni sostengono che alcune ac-

quisizioni sarebbero state fatte da persone non autorizzate a compierle. Sulla base di questa convinzione avrebbero chiesto le dimissioni del Presidente Lisei. Toccato da queste accuse, la maggioranza e lo stesso Presidente hanno chiesto di leggere i verbali nei quali venivano autorizzate le attività compiute. Lettura dei verbali che le opposizioni si sono rifiutate di fare.

GLI ITALIANI HANNO DIRITTO DI SAPERE LA VERITA’ Noi non entriamo nei delicati e complessi meccanismi dei regolamenti parlamentari. Quello che ci colpisce è la volontà del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico di impedire l’accertamento della verità in una Com-

missione Parlamentare. Se non si ha nulla da nascondere, se si è convinti di avere agito sempre con l’obiettivo dell’interesse generale perché legarsi ai cavilli? Perché fare in modo da non poter essere ascoltato? Il periodo Covid, le misure emergenziali hanno colpito i diritti dei cittadini italiani, hanno causato morte e malattie, hanno allontanato i genitori dai figli, hanno minato le certezze lavorative. Gli italiani hanno il diritto di sapere se chi doveva decidere lo ha fatto nel migliore dei modi possibili, se non esistevano altre soluzioni e, soprattutto, se lo ha fatto con la dovuta cura. Una questione alla quale Conte, Arcuri e tutti gli altri non possono decidere di sottrarsi.

Il risiko bancario tra l'offerta di Intesa Sanpaolo e il progetto di fusione con Banco BPM. Sul tavolo gli equilibri del nuovo

La partita Montepaschi: 800mld in gioco e l’addio possibile alla parola “Siena”

Partiamo da un dato storico, prima che economico. Per oltre mezzo millennio Monte dei Paschi di Siena è stata un pezzo di identità italiana. L'istituto nato nel 1472 quando ancora esisteva la Repubblica di Siena, è sopravvissuto alle trasformazioni dello Stato moderno ed è arrivato fino all'era della finanza globale. Oggi si trova al passaggio più delicato della sua vita dopo il ritorno alla redditività con il salvataggio pubblico del 2017 e la successiva uscita dello Stato dal capitale. In queste ore mentre amministratori delegati, fondi, assicurazioni e grandi azionisti discutono di numeri e strategie c’è anche una notizia simbolica che rischia di passare quasi inosservata: la parola “Siena”, presente nel nome della banca fin dalle sue origini, potrebbe scomparire.

Ma, questo, fa parte del racconto. La finanza è altro e, soprattutto, sui tavoli che contano non sono ammessi sentimentalismi. Per i rapporti con la città si vedrà. Conta il capitale. Cosa sta succedendo, dunque? Domenica scorsa il risiko bancario italiano ha vissuto una delle sue giornate più spettacolari degli ultimi vent'anni. Il Banco BPM aveva proposto una fusione con MPS per creare un nuovo grande gruppo bancario nazionale, con una capitalizza-

zione superiore ai 50 miliardi e sinergie stimate in oltre un miliardo di euro l'anno. Poche ore dopo è arrivata la controffensiva di Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi di euro su Montepaschi, offrendo un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni precedenti. L'operazione punta a creare un gigante da circa 126 miliardi di capitalizzazione e con l'obiettivo dichiarato di raggiungere 16 miliardi di utile netto entro il 2029. La partita, però, non riguarda soltanto MPS. Per capire la vera posta in gioco bisogna seguire il filo che porta da Siena a Milano e da Milano a Trieste. Attraverso la fusione già avviata con Mediobanca, Montepaschi controlla infatti una partecipazione superiore al 13% in Generali, il più importante gruppo assicurativo italiano. Il risiko bancario si trasforma, dunque, in una battaglia per il controllo del risparmio nazionale. Secondo le stime riportate dagli osservatori del settore, sul tavolo ci sono circa 800 miliardi di euro di risparmio gestito, una massa finanziaria che rappresenta uno dei cuori dell'economia italiana.

Dietro le offerte e le controfferte emergono due modelli diversi di capitalismo finanziario. Banco BPM immagina una fusio-

ne tra pari con Montepaschi per costruire il secondo polo bancario domestico, in grado di competere con Intesa e UniCredit mantenendo una forte impronta nazionale. L'obiettivo dichiarato è creare un campione italiano indipendente e rafforzare il peso del gruppo nel credito alle imprese e nella gestione del risparmio. Intesa Sanpaolo, invece, punta apertamente a consolidare la propria leadership. L'operazione su MPS consentirebbe al gruppo di mettere le mani sul patrimonio strategico rappresentato da Mediobanca e Generali e diventare il secondo istituto dell'Eurozona per valore di mercato, dietro soltanto alla spagnola Santander. A rendere ancora più complesso il quadro c'è l'accordo parallelo tra Intesa, Unipol e BPER. Per superare i possibili ostacoli antitrust, Intesa ha già predisposto la cessione di circa 635 filiali di Montepaschi. Il progetto prevede che tali attività confluiscano nell'orbita Unipol-BPER, dando vita a un nuovo polo bancario che manterrebbe addirittura il marchio Monte dei Paschi. Con l'uscita definitiva della parola "Siena" dalla denominazione storica dell'istituto.

Gli schieramenti sono numerosi e attraversano trasversalmente finanza, assicurazioni e politica. Sullo sfondo restano i grandi azionisti privati di Mediobanca e Generali, da Delfin al gruppo Caltagirone, oltre a un governo che os-

serva con attenzione un'operazione destinata a ridefinire gli equilibri economici del Paese.

La dimensione politica non è affatto secondaria. Per anni i governi italiani hanno cercato di accompagnare il consolidamento del sistema bancario senza consegnare asset strategici a gruppi stranieri.

Montepaschi, dopo essere stata salvata con denaro pubblico, è diventata il perno attorno al quale si sta ridisegnando l'intero capitalismo finanziario nazionale. Chi conquisterà Siena avrà infatti una posizione privilegiata non soltanto nel credito, ma anche nelle assicurazioni, nel private banking, nella consulenza finanziaria e nella gestione del patrimonio delle famiglie italiane.

Per questo la partita è appena iniziata. Formalmente Intesa ha oggi la mossa più forte, grazie a un'offerta concreta e immediatamente valutabile dagli azionisti. Banco BPM, tuttavia, non sembra intenzionata a ritirarsi e molti osservatori ritengono che il confronto sia soltanto all'inizio. Sul mercato già si discute della possibilità di rilanci e contromosse. Dopo aver superato la crisi che sembrava destinata a cancellarla, Monte dei Paschi è tornata al centro della finanza europea. E proprio nel momento del suo rilancio potrebbe perdere ciò che l'ha accompagnata per oltre cinque secoli, il nome della città che l'ha vista nascere.

Arezzo, Lecco e Macerata al centrodestra; Agrigento, Chieti e Trani al centrosinistra. Partecipazione in calo di oltre otto punti rispetto al primo turno

Ballottaggi, affluenza al 52%, centrodestra e centrosinistra si dividono i capoluoghi

D I V ITO E RRICHETTI

Si chiude con un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra la tornata dei ballottaggi amministrativi che ha interessato 42 Comuni sopra i 15mila abitanti e oltre 1,1 milioni di elettori chiamati alle urne. Nei sei capoluoghi di provincia andati al secondo turno il risultato finale è di tre vittorie per parte, in un quadro che conferma l'equilibrio tra i due principali schieramenti politici.L'affluenza definitiva si è attestata al 52%, in netto calo rispetto al 60,48% registrato al primo turno del 24 e 25 maggio. Già alla chiusura dei seggi della prima giornata di voto il dato mostrava una flessione significativa: alle 23 aveva votato il 39,79% degli aventi diritto contro il 46,56% del primo turno. Una tendenza confermata anche nel corso dello scrutinio, con una partecipazione inferiore di circa otto punti percentuali rispetto alla precedente consultazione.Sul piano politico, il centrodestra conquista tre capoluoghi: Arezzo, Lecco e Macerata. Ad Arezzo è stato eletto sindaco Marcello Comanducci, che ha prevalso con circa il 55,7% dei consensi. A Lecco il centrodestra riesce a strappare il Comune al centrosinistra grazie alla vittoria di Filippo Boscagli, eletto con il 51,92% dei voti. A Macerata viene invece confermato il sindaco uscente Sandro Parcaroli, che si

impone con il 53,9%.Il centrosinistra risponde conquistando Agrigento e confermando Chieti e Trani. Nella città siciliana Michele Sodano ha ottenuto la vittoria al termine di una sfida particolarmente combattuta. «Adesso comincia il bello, sarà il momento di ricostruire la nostra Agrigento», ha dichiarato il neo sindaco festeggiando con i sostenitori. A Chieti il centrosinistra mantiene la guida della città con l'elezione di Giovanni Legnini, mentre a Trani viene confermato Marco Galiano, che supera l'avversario fermandosi al 51,17%.Al di là del pareggio nei sei capoluoghi interessati dal ballottaggio, la lettura nazionale del voto restituisce un lieve vantaggio per il centrosinistra. Considerando infatti tutti i 18 capoluoghi andati al voto in questa tornata amministrativa, il centrosinistra passa da otto a dieci sindaci, il centrodestra sale da cinque a sei, mentre diminuisce il peso delle amministrazioni civiche.Parallelamente ai ballottaggi, l'attenzione era puntata anche sulla Sardegna, dove si è votato in 148 Comuni. L'isola si distingue per una partecipazione particolarmente elevata: alla chiusura dei seggi l'affluenza definitiva ha raggiunto il 61,64%, in aumento rispetto al 59,6% delle precedenti amministrative. Il dato più alto si registra nel Sulcis, con il 70,25% dei votanti, seguito da Nuoro (69,87%), Gallura (69,09%), Ogliastra

(66,96%), Sassari (66%), Oristano (64,9%) e Medio Campidano (61,43%). Più contenuta invece la partecipazione nell'area metropolitana di Cagliari, dove si è recato alle urne il 54,35% degli aventi diritto.Particolarmente significativo il risultato dei 62 Comuni sardi nei quali era presente un solo candidato sindaco. In tutti i centri è stato raggiunto il quorum del 40% necessario per rendere valida l'elezione, consentendo così l'elezio-

ne di tutti i candidati unici. Un dato che conferma la forte partecipazione registrata nell'isola e che ha permesso a decine di amministrazioni locali di conoscere già nelle prime ore della giornata i nomi dei nuovi sindaci.I risultati dei ballottaggi confermano dunque un quadro politico sostanzialmente equilibrato tra centrodestra e centrosinistra. Se da un lato il secondo turno ha evidenziato un marcato calo della partecipazione elettora-

le a livello nazionale, dall'altro la Sardegna rappresenta un'eccezione significativa, con un'affluenza superiore al 60% e una forte mobilitazione degli elettori. Sul piano politico, nessuno dei due schieramenti può rivendicare una vittoria netta: il centrodestra consolida la propria presenza in alcuni territori strategici, mentre il centrosinistra rafforza la propria rappresentanza complessiva nei capoluoghi italiani.

Comanducci
Boscagli Parcaroli
Sodano
Legnini Galiano

CASO

NETTIS Per il Pm, la giornalista pugliese si è tolta la vita. Ma il Gip Gilli potrebbe chiedere di riesumare il

I genitori vogliono l’autopsia: «Atto dovuto a nostra figlia»

La Procura di Brindisi ha formalmente richiesto, per la seconda volta, l’archiviazione del caso Patrizia Nettis, la giornalista 41enne trovata impiccata nel suo appartamento a Fasano il 29 giugno 2023. Secondo il sostituto procuratore Giovanni Marino, titolare dell’indagine per istigazione al suicidio e stalking nei confronti di un imprenditore del posto, non vi sarebbero responsabilità penali di terzi, attribuendo la morte a un gesto volontario. La decisione finale spetterà al gip Wilma Gilli, che aveva precedentemente respinto una prima richiesta di archiviazione, sollecitando approfondimenti tecnici, in particolare sulla localizzazione telefoniche di Riccardo Argento, imprenditore, unico indagato, per istigazione al suicidio e stalking, e Francesco Zaccaria, sindaco di Fasano, sentito come testimone. Entrambi hanno avuto legami sentimentali con la giornalista.

I genitori di Patrizia, Vito Nettis e Rosanna Angelillo, continuano a chiedere giustizia, rigettando la tesi del suicidio e segnalando, nella loro opposizione alla richiesta di archiviazione, una serie di incongruenze che, a loro avviso, rendono prematura la chiusura delle indagini.

TANTE DOMANDE SENZA RISPOSTA Di fronte a questa seconda richiesta di archiviazione i genitori di Patrizia si chiedono perché non

viene disposto di riesumare il corpo di Patrizia e procedere all’autopsia?

Perché nessuno mai ha eseguito gli esami sui vestiti, che Patrizia indossava quella notte e sul lenzuolo che aveva al collo?

Reperti che, secondo le dichiarazioni dei genitori, sono ancora a casa e in tre anni di indagini non sono mai stati acquisiti come elementi di prova.

LA NOTTE E 408 MESSAGGI

Patrizia Nettis, figura emergente nel panorama comunicativo locale dopo anni di gavetta giornalistica, è stata ritrovata senza vita poco dopo aver firmato un contratto di assunzione come responsabile della comunicazione del Comune di Fasano. Un incarico che fu oggetto di critiche politiche. Ex portavoce del sindaco Zaccaria, con il quale ave-

va avuto una relazione confermata dallo stesso primo cittadino, Patrizia frequentava da circa un mese Riccardo Argento, istruttore di nuoto, al momento unico indagato. Stando alle ricostruzioni, quella notte ci fu uno scontro verbale, in una piazza vicino casa di Patrizia, tra lei e i due uomini. Poi, secondo le testimonianze, mentre Patrizia tornava a casa sola, ognuno di loro fece ritorno alla propria abitazione. Ma quella stessa notte tra Zaccaria e Argento ci fu uno scambio di 408 messaggi, dalle 1:19 alle 7:21, con commenti sessisti e offensivi verso Patrizia, che si interrompe inspiegabilmente proprio nel lasso temporale in cui si ipotizza sia avvenuta la sua morte. Un silenzio che il gip Gilli ha chiesto di chiarire.

LA PERIZIA BACCO “IMPICCAGIONE SIMULATA”

L’ombra del sospetto si allunga sulla scena del ritrovamento del corpo di Patrizia Nettis. La consulenza tecnicadi parte del medico legale Pasquale Bacco, infatti, mette in discussione la tesi del suicidio, avanzando l’ipotesi di un’impiccagione simulata. Due segni distinti sul collo, non compatibili né con il lenzuolo utilizzato, né con la dinamica di un auto-soffocamento, insieme all’assenza di petecchie, piccole emorragie cutanee nei capillari degli occhi e del volto, aumentano i dubbi sulla versione ufficiale. Una tesi, quella della Procura, contrariata anche dall’atletismo della vittima. Secondo Bacco una persona sportiva come Patrizia avrebbe avuto una reazione istintiva alla sopravvivenza, con l’estensione degli arti che le avrebbero impedito di morire così, nell’attesa di diversi minuti. In alcune dichiarazioni si è parlato anche di segni che potrebbero derivare da un’aggressione o manomissione del corpo per simulare il suicidio.

IL BLUETOOTH E L’ORA DELLA MORTE

A rafforzare i dubbi della famiglia c’è anche un recente dato tecnico emerso dagli accertamenti disposti dal gip: lo smartphone di Patrizia risultava agganciato via Bluetooth alla sua auto fino alle 4:06 del mattino, quasi due ore dopo l’orario del decesso stimato intorno alle 2:20.

Si ipotizza che qualcuno o abbia preso il telefono, sia uscito, abbia acceso la macchina e sia rientrato rimettendo tutto a posto – il che implicherebbe la presenza di terzi – oppure Patrizia alle 4:06 fosse ancora viva, e tutta la ricostruzione del decesso vada riscritta. Un elemento che, insieme alla perizia Bacco, costituisce il pilastro su cui la famiglia fonda la richiesta di riesumazione della salma per eseguire finalmente l’autopsia mai disposta.

LE SCELTE DEL GIUDICE

Il destino di un’indagine delicata è nelle mani della Gip Wilma Gilli. Questa potrebbe decidere di archiviare il fascicolo, mettendo fine alla vicenda, o, in alternativa, rinviare la richiesta di archiviazione al mittente, come già avvenuto. Disponendo approfondimenti ulteriori, tra cui l’esame autoptico. Si profila anche l’eventualità di un’imputazione coatta, che costringerebbe il magistrato inquirente a procedere penalmente nei confronti dell’unico indagato, fissando già l’udienza preliminare. Tra circa venti giorni si conoscerà la decisione processuale.

Nel frattempo, la vicenda di Patrizia Nettis, evidenzia la storia di una donna offesa, minacciata di distruggerle l’esistenza, semplicemente perché era una donna libera. Ma senza l’esame del suo corpo non si avrà mai un quadro completo di quello che è accaduto nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2023.

ALIAN EXPERIENC

Cronache Lucane

L’omicidio di Rosa De Donato ad opera del figlio Francesco Oliveto di 48 anni non può essere ridotto a mero fatto di cronaca

Se l’assassino è un bamboccione

Una società che non sa crescere i propri figli, che li coccola anche oltre il limite dell’adolescenza e dell’infanzia, che continua a tenere a spese dei genitori degli adulti è una società sana? La violenza del delitto rimanda a fatti di cronaca passata ma questa volta l’assassino non è un ragazzino

D I MAS S IM O D EL L A PE NN A

Lui 49 anni, lei 78 sono figlio e madre. Sono originari di Senise ma vivono a Roma. Lui non lavora, non ha alcuna voglia di farlo. Vive dei soldi che gli dàla madre. A 48 anni dovresti essere genitore o, quanto meno, dovresti essere in grado di sostenerti da solo.

Lui a 48 anni non aveva mai smesso di essere figlio. Lei era costretta ad essere ancora madre. Una costrizione che sa di amore e di sacrificio ma che è sconfinata in tragedia.

UN OMICIDIO ASSURDO

Francesco Oliveto, così di chiama il signore di 48 anni che ha ucciso con barbara freddezza la madre

Vittoria Rosa De Donato a seguito di un litigio. Secondo la confessione del quarantottenne, i due avrebbero avuto un litigio, lei sarebbe stata sbattuta contro il muro e poi colpita con un attrezzo per spaccarle il cranio e poi murata nell’appartamento. Lo stesso Oliveto avrebbe detto ai vicini che la madre si era allontanata per

motivi di salute, per operarsi ad una cataratta e che non poteva essere disturbata. Versione che non ha convinto i vicini che hanno allertato la polizia davanti ai quali l’assassino è crollato confessando il barbaro delitto.

UNO SCENARIO DEVASTANTE

Non è la prima volta che assistiamo ad omicidi di genitori da parte di figli. Drammaticamente celebre fu qualche anno fa quello di Pietro Maso che uccise i genitori per prendere i soldi e poi andò in discoteca a passare la serata.

Quello che colpisce è l’età dell’assassino. Non si tratta di un ragazzo in preda ad un raptus, non è un tossicodipendente alla ricerca dei soldi per la dose. L’assassino non è un gio- vane. È un adulto.

Un quasi cinquantenne che ha deciso di non crescere, di rimanere sulle spalle dei genitori, di non fondare una famiglia né di cercare una strada propria fino ad uccidere la madre per ragioni di soldi, come se la totale mancanza di autosufficienza economica potesse essere per sempre sostenuta dai sacrifici della

La donna di 78 anni era originaria di Senise. Il figlio avrebbe poi tentato di depistare i sospetti

Vittoria Rosa è stata uccisa

il cadavere occultato nella

DI EMANUELA CALABRESE

Aveva 78 anni Vittoria Rosa Maria De Donato, ed era di Senise, ma nel paese lucano non tornerà più perché è stata uccisa brutalmente per mano del figlio, Fancesco Oliveto, di 48 anni. L’omicidio sarebbe avvenuto il 29 maggio nell’abitazione che i due condividevano nel quartiere di San Vittorino, nell’estrema periferia della Capitale. Ad allarmare i Carabinieri, sarebbero stati i vicini, preoccupati dal fatto che la donna non ri-

cessivamente l’avrebbe colpita con un attrezzo da cucina, probabilmente un matterello. Nella notte tra il 29 e il 30 maggio, approfittando del fatto che tutti dormissero, sarebbe uscito dall'appartamento e avrebbe portato il cadavere nella rimessa, dove avrebbe poi ricoperto il corpo. A quel punto avrebbe realizzato una struttura di mattoni che, grazie anche all'aiuto dei Vigili del fuoco, i Carabinieri hanno distrutto, scoprendo il cadavere della donna sul quale è stata disposta l'autopsia. Il 48en-

L’edizione di Cronache del 8 giugno

madre.

UN DELITTO CHE

PARLA A TUTTI NOI

Possiamo fingere di voltarci dall’altra parte, immaginare che sia un caso isolato che non ci riguarda, un evento criminale.

La realtà, però, è molto più complessa ed articolata, interroga le nostre coscienze e dice molto della società che stiamo costruendo.

L’età colpisce. A 48 anni

lefonino era sempre. Certamente però nessuno poteva mai pensare a tanto orrore. Vittoria Rosa era proprio lì, nascosta in un'intercapedine della cantina di pertinenza dell’abitazione. Il figlio avrebbe invece loro riferito che la donna era partita, fornendo però versioni discordanti: «Ci siamo insospettite perché non la vedevamo da tanti giorni. Il figlio ci sembrava tranquillo, ma noi gli abbiamo chiesto dov'era la madre. Ha detto che era partita, che era tornata al paese, perché loro sono origina-

dal figlio,

cantina

si ha il dovere di essere uomini compiuti, pieni di difetti, di problemi, magari di debiti e di difficoltà ma uomini compiuti. Non si può ancora essere sulle spalle dei genitori. È un delitto che colpisce per l’età del suo autore e che ci parla anche delle responsabilità delle generazioni più grandi, di quelle che continuano ad essere genitori spazzaneve, che davanti ad un figlio inca-

pace di sostenere se stesso non lo mettono né alla prova né alla porta tenendolo ancora nella cuccia calda di una perenne adolescenza priva di responsabilità. Èun delitto che, per la sua crudeltà e la freddezza della sua esecuzione, ci parla realmente della violenza che si nasconde nelle mura domestiche anche quando i limiti della domesticità dovrebbero essere sorpassati da tempo.

Il Sindaco Pasquale Cariello respinge le accuse e conferma la correttezza dell’azione amministrativa

Scanzano Jonico replica a Morassut: «Accuse infondate e senza riscontri»

Il Comune di Scanzano Jonico interviene nuovamente sulle dichiarazioni rese dall’On. Roberto Morassut e diffuse nelle ultime ore attraverso organi di stampa e canali di comunicazione pubblica, ribadendo quanto già espresso nel comunicato del 6 giugno 2026. L’Amministrazione comunale afferma:«In relazione alle ulteriori dichiarazioni rese dall’On. Roberto Morassut e diffuse nelle ultime ore attraverso organi di stampa e canali di comunicazione pubblica, il Comune di Scanzano Jonico ritiene necessario intervenire nuovamente per ribadire quanto già rappresentato nel comunicato stampa del 6 giugno 2026. L’Amministrazione comunale aveva già evidenziato come le precedenti affermazioni dell’On. Morassut fossero formulate in termini fortemente assertivi e allarmistici, prive di riscontri negli atti amministrativi dell’Ente e nelle verifiche svolte dagli organismi competenti. Le nuove dichiarazioni non fanno che confermare una linea comunicativa improntata alla delegittimazione dell’istituzione comunale e alla diffusione di una rappresentazione del territorio non corrispondente alla realtà dei fatti».Secondo il Comune, appare particolarmente grave il tentativo di trasformare una manifestazione dedicata a temi di rilevanza sociale in un’occasione di scontro politico.«Particolarmente grave appare il tentativo di trasformare una manifestazione pubblica dedicata a temi di grande rilevanza sociale, quali il contrasto al caporalato e la tutela dei lavoratori, in un’occasione di attacco politico personale e istituzionale. La partecipazione del Sindaco a tale iniziativa è avvenuta nell’esercizio delle proprie funzioni e nel rispetto del ruolo che le istituzioni sono chiamate a svolgere sui temi della legalità e della coesione sociale». L’Amministrazione respinge inoltre le accuse rivolte al Sindaco e all’Ente: «L’Amministrazione comunale respinge con fer-

mezza le espressioni offensive e le insinuazioni contenute nelle dichiarazioni rese dall’On. Morassut, ritenendole lesive non soltanto della figura del Sindaco ma dell’intera comunità di Scanzano Jonico, che quotidianamente opera nel rispetto della legge e delle istituzioni. Si ribadisce che non risultano elementi oggettivi tali da giustificare le gravi accuse pubblicamente formulate né tantomeno da sostenere la rappresentazione di un contesto caratterizzato da diffuse condizioni di illegalità. Qualora esistessero fatti specifici e circostanziati, essi dovrebbero essere sottoposti alle competenti autorità attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento e non mediante dichiarazioni pubbliche generiche e prive di adeguato supporto documentale».

Nel comunicato viene inoltre riaffermato l’impegno dell’Ente sul piano della legalità e della trasparenza:«Il Comune di Scanzano Jonico conferma di aver sempre operato nel pieno rispetto dei principi di legalità, trasparenza e collaborazione istituzionale, assicurando la massima disponibilità verso ogni attività di controllo, verifica e approfondimento da parte degli organi competenti. Si ricorda altresì che l’Amministrazione comunale ha già provveduto a trasmettere alla Prefettura competente, mediante comunicazione riservata, tutti gli elementi ritenuti utili alla corretta ricostruzione del contesto, nell’ambito dei consolidati rapporti istituzionali tra enti pubblici». Il Comune auspica un ritorno a un confronto pubblico fondato su equilibrio e responsabilità. «Nel rispetto della libertà di espressione e del legittimo confronto politico, il Comune auspica che il dibattito pubblico possa tornare a svilupparsi su basi di equilibrio, responsabilità e oggettività, evitando affermazioni che rischiano di arrecare un ingiustificato danno all’immagine del territorio, delle sue istituzioni e dei suoi cittadini. L’Amministrazione comunale si riserva di va-

Il Pd contro la Basilicata

L'esponente Dem gioca con le parole inseguendo le narrazioni antilucane degli estremisti ambientali. Intanto Cifarelli denuncia la deriva verticistica del Partito

è qualcuno che odia la Basilicata e ha bisogno di denigrarla in continuazione, di descriverla come una terra inquinata e invivibile cercando di colpire i posti dove nasce e ai sviluppa il turismo. Spiace dirlo, soprattutto per il lungo tempo in cui c'è stata una diretta identificazione tra questa regione e quel Partito, ma tra i nemici della Basilicata si deve mettere il Partito Democratico. Questa volta è un pezzo da 90 del PD che, pur non vivendo la nostra Regione, ha deciso di inseguire le narrazione dei naziambientalisti per offendere

lutare ogni ulteriore iniziativa a tutela della propria immagine, della propria onorabilità e della correttezza dell’azione amministrativa nelle sedi competenti». Il Sindaco Pasquale Cariello ha inoltre annunciato il conferimento di un mandato ai propri legali per procedere nelle sedi giudiziarie.«Si comunica, inoltre, che il Sindaco, a tutela della propria onorabilità personale, della propria funzione istituzionale e dell'immagine del Comune di Scanzano Jonico, ha conferito mandato ai propri legali affinché procedano alla presentazione di una querela per diffamazione nei confronti dell'On. Roberto Morassut e di ogni altro soggetto che dovesse risultare responsabile, a qualsiasi titolo, della diffusione, divulgazione o amplificazione di affermazioni ritenute lesive della reputazione del Sindaco e dell'Ente. Tale iniziativa si rende necessaria al fine di accertare nelle competenti sedi giudiziarie la fondatezza delle accuse formulate pubblicamente e di tutelare la dignità delle istituzioni comunali da attacchi che si ritengono privi di adeguato riscontro fattuale e documentale. Le accuse infondate non fermeranno l'azione amministrativa né l'impegno del Comune di Scanzano Jonico nella tutela della legalità, della trasparenza e degli interessi della comunità». L’Amministrazione invi-

ta quindi l’On. Roberto Morassut a rivolgersi alle autorità competenti qualora disponga di elementi concreti.«Se l'On. Roberto Morassut è realmente in possesso di elementi idonei a sostenere le gravi accuse rivolte al Sindaco e all'Amministrazione comunale, è invitato a portarli immediatamente all'attenzione delle competenti autorità, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie dichiarazioni e sottraendole a ogni possibile equivoco derivante dal ricorso a dichiarazioni mediatiche o a schermaglie politiche».Il Comune ricorda inoltre che la vicenda è stata già oggetto di interlocuzioni istituzionali con la Prefettura e ribadisce la volontà di non alimentare ulteriori polemiche pubbliche. Nel documento si sottolinea inoltre come il parlamentare non abbia una diretta conoscenza delle vicende amministrative locali.«L'Amministrazione comunale non può fare a meno di rilevare come l'On. Roberto Morassut, non essendo espressione del territorio né avendo diretta conoscenza delle vicende amministrative del Comune di Scanzano Jonico, abbia verosimilmente fondato le proprie dichiarazioni su informazioni e ricostruzioni fornite da soggetti terzi. Proprio per tale ragione sorprende la perentorietà delle accuse formulate pubblicamente senza che sia stato previamente instau-

rato alcun confronto con l'Amministrazione comunale o acquisita una completa e oggettiva verifica dei fatti».Infine, il Comune richiama l’attenzione sul ruolo assunto da alcuni dei soggetti promotori delle contestazioni.«L'Amministrazione comunale rileva inoltre che alcune delle persone che risultano particolarmente attive nel promuovere le contestazioni oggetto delle dichiarazioni dell'On. Roberto Morassut hanno assunto, nel recente passato, un ruolo diretto nel confronto politico-amministrativo locale, candidandosi alla guida del Comune in contrapposizione all'attuale maggioranza ed essendo state democraticamente sconfitte dal voto dei cittadini. Tale circostanza impone una particolare cautela nella valutazione delle informazioni e delle ricostruzioni poste a fondamento delle iniziative pubbliche assunte dall'On. Morassut, affinché il legittimo confronto politico non venga confuso con dinamiche riconducibili a precedenti contrapposizioni elettorali».

L’Amministrazione conclude rinnovando l’invito a valutare i fatti sulla base di elementi oggettivi, documentati e verificabili, evitando conclusioni fondate esclusivamente su narrazioni provenienti da soggetti che hanno avuto un diretto coinvolgimento nella competizione politica locale.

Primo piano 11
Morassut inventa
DI MASSIMO DELLAPENNA

Blasi a Fardella, confronto con il sindaco sul territorio

FARDELLA. Il Soggetto Attuatore Delegato per il Contrasto al Dissesto Idrogeologico, avv. Gianmarco Blasi, ha fatto visita ieri al Comune di Fardella per un incontro istituzionale con il sindaco Mariangela Coringrato, nell’ambito delle attività di ascolto e confronto con i territori interessati dagli interventi della struttura commissariale. L’incontro ha rappresentato un momento importante di dialogo diretto con l’amministrazione comunale, finalizzato ad accogliere le istanze e le esigenze della comunità locale, raffor-

zando il rapporto di collaborazione tra il territorio e la struttura commissariale. Nel corso della visita, il sindaco Coringrato ha illustrato le principali criticità e priorità del Comune, evidenziando la necessità di mantenere alta l’attenzione sugli interventi strategici per la comunità. Il soggetto attuatore Blasi ha ribadito l’impegno a garantire una costante interlocuzione con gli enti locali, nella convinzione che la vicinanza istituzionale e il confronto continuo siano strumenti fondamentali per accelerare i processi e dare

risposte concrete ai cittadini. «La presenza sui territori rappresenta un elemento essenziale del nostro lavoro. Ascoltare direttamente gli amministratori locali significa comprendere meglio le esigenze delle comunità e accorciare le distanze tra i cittadini e la struttura commissariale», ha dichiarato Blasi. La visita a Fardella si inserisce in un più ampio percorso di incontri istituzionali volto a consolidare il dialogo con le amministrazioni locali e a favorire una collaborazione sempre più efficace e condivisa.

L’assessore regionale plaude al Piano: dispositivo operativo dal 15 giugno e maggiore coordinamento sul territorio

Campagna Antincendio, Pepe: «Ora responsabilità collettiva»

POTENZA. La Regione Basilicata si prepara alla stagione estiva con il nuovo Piano Annuale Antincendio Boschivo 2026, che sarà presentato il 12 giugno alla Casa del Volontariato di Potenza.

L’assessore alle Infrastrutture e Mobilità, Pasquale Pepe, ha espresso apprezzamento per l’iniziativa promossa dall’Ufficio regionale di Protezione civile, definendola un passaggio fondamentale per il coordinamento delle attività di tutela del territorio.Il Piano rappresenta lo strumento attraverso il quale la Regione organizza le azioni di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi durante il periodo più esposto al rischio. Tra le principali novità figura

l’anticipo dell’operatività del dispositivo regionale antincendio che, per la prima volta, sarà pienamente attivo già dal 15 giugno.«La prevenzione degli incendi boschivi non è soltanto un obiettivo operativo, ma una responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, strutture tecniche, volontariato e cittadini. Il Piano Annuale Antincendio 2026 costituisce il riferimento essenziale per ga-

rantire interventi tempestivi, efficaci e coordinati su tutto il territorio regionale», ha dichiarato Pepe.Il documento definisce l’organizzazione del sistema antincendio boschivo regionale, indicando procedure operative, modalità di coordinamento tra enti, risorse disponibili e criteri per l’impiego di uomini e mezzi durante l’intera campagna estiva. Secondo l’assessore, questo impianto consentirà di

rafforzare la capacità di risposta della Regione e di consolidare la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti.Nel sistema operano infatti il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, i Carabinieri forestali, il Consorzio di bonifica, le strutture regionali e le organizzazioni di volontariato. Proprio a queste ultime sarà dedicato un momento di confronto al termine della presentazione del Piano, con l’obiettivo di condividere procedure e modalità operative.«Il volontariato di protezione civile rappresenta una risorsa insostituibile. Il confronto diretto con le organizzazioni consente di rafforzare la preparazione sul campo, migliorare il coordinamento e valorizzare il patrimonio di com-

petenze presente nelle nostre comunità», ha aggiunto Pepe.L’iniziativa si inserisce nella strategia regionale per la tutela del patrimonio boschivo e ambientale, in un contesto in cui i cambiamenti climatici rendono gli incendi sempre più frequenti e complessi da affrontare. Da qui l’invito rivolto anche ai cittadini ad adottare comportamenti responsabili e rispettosi dell’ambiente.«La tutela del nostro patrimonio naturale non può essere demandata esclusivamente alle istituzioni – ha concluso l’assessore –. È una sfida che riguarda l’intera comunità e richiede la collaborazione di tutti per garantire sicurezza, prevenzione e protezione del territorio regionale».

L’esponente di Italia Viva apprezza i finanziamenti per il Materano e propone una manutenzione stabile della rete viaria

Strade provinciali, Braia rilancia l’dea dei cantonieri

PISTICCI. Luca Braia, già consigliere regionale di Italia Viva, esprime soddisfazione per i 24 milioni di euro destinati alle strade provinciali del Materano nell’ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027. Un risultato che, sottolinea, conferma gli impegni assunti dalla Regione e dalla Provincia di Matera e che consentirà di realizzare 23 interventi sulla rete viaria provinciale.Braia ringrazia il presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore Pasquale Pepe e il presidente della Provincia Francesco Mancini per

aver confermato il finanziamento, evidenziando in particolare gli interventi previsti sulla Pisticci-San Basilio e sull’accesso all’area industriale di Montescaglioso. Accanto agli investimenti, l’esponente di Italia Viva rilancia però una proposta avanzata già nel 2023: ricostituire la platea dei cantonieri provinciali per garantire la manutenzione ordinaria delle strade extraurbane lucane. L’idea è quella di impiegare lavoratori provenienti dalle platee forestali e Saap per assicurare interventi continui lungo i circa quattromila chi-

lometri di rete provinciale presenti in Basilicata.Secondo Braia, il problema della manutenzione ordinaria non può più essere rinviato. Le condizioni di molte arterie provinciali, afferma, causano disagi a cittadini, lavoratori e agricoltori, soprattutto nelle aree interne. Per questo propone di affiancare alla creazione dei cantonieri provinciali anche l’avvio dell’Agenzia della forestazione e del turn over, con l’obiettivo di migliorare i servizi e creare nuove opportunità occupazionali sul territorio.

per le persone con disabilità sollecita aziende e associazioni di categoria a promuovere percorsi

Imprenditori lucani, appello di Padula: «Aprire le porte a lavoro e inclusione»

POTENZA. Trasformare l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità da principio astratto a opportunità concreta di vita. È questo il messaggio lanciato dalla garante regionale per le persone con disabilità della Basilicata, Marika Padula, che rivolge un appello al mondo imprenditoriale lucano affinché il tema dell’inserimento lavorativo diventi una priorità effettiva nelle politiche aziendali del territorio.

L’invito nasce anche dall’osservazione di esperienze considerate virtuose a livello nazionale, come quella realizzata attraverso la collaborazione tra PizzAut e Barilla, che ha consentito l’assunzione di giovani autistici nei processi produttivi. Modelli che, secondo la garante, dimostrano come sia possibile coniugare inclusione sociale e crescita economica, offrendo prospettive reali a persone che spesso incontrano ostacoli nell’accesso al lavoro.

ne sulle difficoltà che continuano a incontrare molte persone con disabilità intellettive, cognitive, relazionali, sensoriali, fisiche o complesse, spesso escluse dalle opportunità occupazionali.

Da qui l’invito rivolto agli imprenditori lucani, alle associazioni di categoria e alle realtà produttive del territorio, dall’artigianato all’industria, dall’agricoltura ai servizi, affinché guardino con maggiore fiducia alle capacità delle persone con disabilità. Per la garante è necessario abbattere stereotipi e paure che ancora oggi limitano l’accesso al lavoro e costruire una cultura fondata sulla valorizzazione delle competenze individuali.

luppo. «Gli imprenditori lucani possono diventare protagonisti di un cambiamento storico – sostiene la garante –. Le persone con disabilità non devono essere considerate un limite, bensì una risorsa. Ogni azienda che apre le proprie porte all’inclusione contribuisce a costruire una Basilicata più giusta, più moderna e più umana».

Per Padula, l’assunzione di persone con disabilità non può essere considerata soltanto un gesto di responsabilità sociale. Si tratta, invece, di una scelta che coinvolge aspetti culturali, economici e umani e che produce benefici per l’intera comunità. «Quando un ragazzo o una ragazza con disabilità entra nel mondo del lavoro – evidenzia – non ri-

ceve soltanto uno stipendio: conquista autonomia, dignità, relazioni e identità sociale. E insieme a lui cambia la vita della famiglia, dell’azienda e del territorio». La garante ricorda che il diritto al lavoro delle persone con disabilità è già disciplinato da una normativa nazionale che prevede obblighi di assunzione per le aziende al raggiungimento di determinate soglie occupazionali, compreso l’inserimento di lavoratori appartenenti alle categorie protette nelle imprese con almeno quindici dipendenti.

Tuttavia, sottolinea, il tema non può essere ridotto a un semplice adempimento burocratico. Secondo Padula, infatti, è necessario superare una visione limitata dell’inclusione lavorativa. «Dobbiamo avere il coraggio di dirci che, troppo spesso, la disabilità intercettata nei percorsi di inserimento lavorativo è una disabilità invisibile o meno evidente. Questo non deve tradursi in una contrapposizione tra disabilità, ma deve spingerci ad ampliare lo sguardo». La garante richiama l’attenzio-

«La Basilicata ha bisogno di costruire una nuova cultura dell’inclusione, fondata non sull’assistenzialismo, ma sulla partecipazione attiva, sulla formazione, sull’accompagnamento e sulla valorizzazione delle competenze individuali», afferma Padula, convinta che il tessuto produttivo regionale possa svolgere un ruolo determinante nel cambiamento.

L’appello si rivolge a un territorio che affronta sfide importanti sul piano occupazionale e sociale e che potrebbe trovare proprio nell’inclusione una leva per rafforzare coesione e svi-

Padula ribadisce inoltre la disponibilità del proprio ufficio a promuovere momenti di confronto tra imprese, enti locali, scuole, centri per l’impiego, associazioni e famiglie per favorire percorsi strutturati di inserimento lavorativo. L’obiettivo è creare una rete stabile capace di accompagnare le persone con disabilità verso una piena partecipazione alla vita sociale ed economica.

«C’è ancora molta strada da fare – conclude – ma le esperienze già realizzate in altre realtà italiane dimostrano che il cambiamento è possibile. L’inclusione lavorativa non è un favore: è un diritto, un’opportunità e un investimento sul futuro della nostra regione». Un appello che punta a mobilitare l’intero sistema produttivo lucano affinché sempre più ragazze e ragazzi con disabilità possano trovare nel lavoro una concreta possibilità di autonomia, dignità e piena cittadinanza. La garante regionale

Rosa Gentile richiama scuola, istituzioni e imprese a una strategia condivisa per colmare il divario di competenze

Confartigianato: «Rilanciare apprendistato in Basilicata»

POTENZA. In Basilicata l’apprendistato continua a essere uno strumento poco utilizzato rispetto alle esigenze del sistema produttivo regionale. A fronte di una quota limitata di giovani iscritti agli istituti professionali, pari al 12,3 per cento del totale degli studenti, e di circa 1.500 contratti di apprendistato attivati ogni anno, le imprese lucane, in particolare quelle artigiane, faticano a trovare personale qualificato e giovani da formare.

A lanciare l’allarme è Confartigianato Basilicata, che ribadisce il valore strategico dell’apprendistato per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e garantire il ricambio generazionale nelle aziende.I dati nazionali confermano le difficoltà. A maggio 2026 risultava difficile

reperire il 42,9 per cento delle figure professionali richieste dalle imprese. Nel comparto artigiano la quota di personale introvabile ha sfiorato il 60 per cento, lasciando scoperti circa 293 mila posti di lavoro. Le criticità riguardano sia professioni tradizionali sia nuovi profili tecnici e digitali. Per Confartigianato è necessario rafforzare l’orientamento scolastico, rilanciare l’apprendistato professionalizzante e investire maggiormente nella formazione. «Dobbiamo avvicinare sempre più la scuola al mondo del lavoro – afferma Rosa Gentile, dirigente nazionale e regionale di Confartigianato Basilicata –. Non esiste una scuola di serie A e una di serie B. Occorre valorizzare anche gli istituti tecnici

e professionali, in linea con le esigenze delle imprese».Secondo Gentile, l’artigianato rappresenta una straordinaria palestra di formazione. «L’apprendistato è lo strumento più efficace per accompagnare i giovani verso il lavoro, consentendo loro di acquisire insieme conoscenze teoriche e competenze pratiche». L’associazione ricorda inoltre che oltre quattro milioni di giovani tra i 18 e i 35 anni dichiarano interesse a lavorare nel settore artigiano. «Se non investiamo subito sulle competenze dei giovani e sulla dignità del lavoro manifatturiero – conclude Gentile – rischiamo di perdere uno dei patrimoni più importanti del Paese: la capacità di saper fare, innovare e produrre qualità».

L’attore lucano protagonista dello spot “Studia in Basilicata”: servizi e opportunità al centro della nuova campagna per il diritto allo studio

Antonio Gerardi testimonial della campagna

Ardsu: «Studiare in Basilicata si può»

Sarà Antonio Gerardi, attore di origini lucane con un lungo percorso tra radio, cinema e televisione, il testimonial della nuova campagna di comunicazione promossa da Ardsu a sostegno dello studio universitario in Basilicata.Le riprese dello spot si sono concluse ieri alla Torre Guevara di Potenza. Il video si propone come una vera e propria “chiamata” rivolta agli studenti lucani, e non solo, che si preparano a intraprendere il proprio percorso universitario, con l’obiettivo di valorizzare l’offerta formativa dell’Università degli Studi della Basilicata e i servizi per il diritto allo studio garantiti dall’Azienda regionale.La campagna, dal titolo “Studia in Basilicata”, punta a mettere in evidenza non solo la qualità dei percorsi didattici dell’ateneo lucano, ma anche il sistema di servizi costruito attorno agli studenti. Tra questi, le nuove residenze universitarie di qualità, gli strumenti di housing pri-

vato attivati grazie al supporto del Ministero dell’Università e della Ricerca, una ristorazione collettiva biologica e a zero spreco e servizi di trasporto a basso impatto economico. Centrale anche la garanzia delle borse di studio per gli studenti meritevoli, sostenuta dalla Regione Basilicata e dal Governo attraverso nuovi investimenti sul diritto allo studio.«Quando il Presidente dell’Ardsu mi ha chiesto di essere il testimonial della campagna di comunicazione a favore dell’Università della Basilicata – ha dichiarato Antonio Gerardi – non ci ho pensato un attimo e ho subito detto sì. Anche se lontano dalla Basilicata per motivi lavorativi, la mia terra è costantemente presente in me. Questo è solo il primo passo del mio impegno a favore degli studenti lucani».L’attore ha inoltre anticipato che la collaborazione non si limiterà allo spot: «Per il momento sarò la voce e il volto della campagna, ma

in futuro sono previste altre iniziative che stiamo già discutendo con Ardsu per portare l’Università anche fuori dai suoi confini. Sono e resto un uomo di radio con il vizio del cinema».Il messaggio della campagna è chiaro: studiare in Basilicata è una

scelta possibile e competitiva. Il connubio tra offerta formativa e servizi per il diritto allo studio rappresenta infatti un elemento centrale per ridurre il divario tra chi sceglie di restare nella propria regione e chi invece si orienta verso atenei fuori regio-

ne.Ardsu punta ora a rafforzare la comunicazione verso i giovani, con l’obiettivo di far conoscere in modo più diretto le opportunità disponibili e valorizzare un sistema universitario che, nelle intenzioni, vuole essere sempre più attrattivo e inclusivo.

Il gruppo di opposizione si unisce all'appello rivolto al Mimit per garantire continuità lavorativa ai dipendenti Tim

CallMat, appello di Progetto Comune Matera

«Servono subito risposte chiare e precise»

Si è svolta ieri la seduta aperta del Consiglio comunale di Matera dedicata alla grave crisi della CallMat, azienda del settore dei servizi di contact center che rischia di lasciare senza lavoro circa 350 dipendenti.L'iniziativa, promossa dalle forze di opposizione, ha visto la partecipazione di lavoratori, organizzazioni sindacali e rappresentanti delle istituzioni, in un confronto che ha evidenziato la forte preoccupazione della città per una vertenza che coinvolge centinaia di famiglie e un importante presidio occupazionale del territorio.I consiglieri comunali di Progetto Comune Matera, Vincenzo Santochirico e Marina Rizzi, hanno ribadito che una realtà produttiva con un numero così elevato di occupati non può essere lasciata scomparire dal tessuto economico e sociale materano.«La crisi – sottolineano i consiglieri – nasce dal-

l'interruzione della committenza di TIM, attualmente unica commessa di riferimento per CallMat. Al di là delle riflessioni più generali sulla transizione digitale e sull'impatto dell'intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, oggi è necessario individuare una soluzione concreta e immediata per salvaguardare i livelli occupazionali».

Particolare attenzione è rivolta all'incontro convocato per il prossimo 10 giugno presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), considerato un passaggio decisivo per il futuro dell'azienda e dei suoi lavoratori.Secondo Progetto Comune Matera, il Ministero guidato da Adolfo Urso deve assumere un ruolo attivo e determinante nei confronti di TIM, affinché vengano mantenute le commesse necessarie a garantire la continuità aziendale e la tutela dei posti di lavoro.«Sarebbe inammissi-

bile e intollerabile – affermano Santochirico e Rizzi – che TIM rinunciasse alle competenze professionali maturate dai lavoratori materani per favorire altre realtà territoriali che non vivono le stesse emergenze occupazionali della Basilicata. Troppo spesso il Mezzogiorno continua a pagare il prezzo delle scelte industriali nazionali e delle insufficienze delle politiche di sviluppo».Dal Consiglio comunale è emerso un appello forte e unitario rivolto al MIMIT affinché eserciti tutta la propria capacità di interlocuzione e di indirizzo nei confronti dell'azienda committente, sostenendo le ragioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali impegnate nella vertenza.Per Progetto Comune Matera, la riunione del 10 giugno dovrà produrre risposte chiare, certe e tempestive. «Eventuali risposte negative o dilatorie –concludono i consiglieri – sarebbe-

Mega: «Regione e Mimit rispettino gli impegni per i 350 lavoratori»

La vertenza CallMat approda in Consiglio comunale a Matera, dove il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, ha lanciato un appello alle istituzioni affinché vengano rispettati gli impegni assunti per salvaguardare l'occupazione e il futuro dei lavoratori coinvolti nella crisi aziendale.La situazione della società, che mette a rischio circa 350 posti di lavoro, rappresenta secondo il sindacato uno dei casi più significativi di crisi occupazionale nel comparto dei contact center del Mezzo-

giorno. Un fenomeno che, ha sottolineato Mega, potrebbe non rimanere isolato e che richiama l'attenzione sulle profonde trasformazioni in atto nel mercato del lavoro.«La vertenza CallMat – ha dichiarato il segretario generale della Cgil Basilicata – rappresenta uno dei casi più rilevanti di crisi occupazionale che hanno interessato il settore dei contact center nel Sud Italia e potrebbe essere soltanto il primo segnale delle conseguenze che la crescente diffusione di sistemi di automazione e intelligenza artificiale sta producendo nel settore del customer care».

Per questo motivo, secondo la Cgil, è necessario un intervento concreto e tempestivo da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e della Regione Basilicata, chiamati a dare seguito agli impegni già annunciati in passato sul fronte della riconversione professionale e del reinserimento lavorativo dei dipendenti interessati dalla crisi.Mega ha ricordato che il Mimit aveva comunicato la di-

sponibilità di circa 5 milioni di euro destinati alla digitalizzazione e alla riqualificazione delle attività, mentre la Regione Basilicata aveva assunto l'impegno di stanziare ulteriori 10 milioni di euro per favorire il reimpiego dei lavoratori. Risorse e programmi che, però, secondo il sindacato non hanno ancora trovato concreta attuazione.«Si tratta di impegni rimasti finora solo sulla carta e di cui oggi non vi è traccia», ha affermato Mega, sollecitando un'assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, compresa Tim, affinché vengano tutelate le professionalità costruite negli anni e garantite reali prospettive occupazionali ai lavoratori. La vertenza CallMat continua dunque a rappresentare una delle principali emergenze sociali e occupazionali del territorio materano, con sindacati e istituzioni chiamati a individuare soluzioni capaci di coniugare innovazione tecnologica, tutela del lavoro e sviluppo economico.

ro ingiustificabili e comporterebbero una responsabilità diretta e univoca nei confronti dei lavoratori, delle loro famiglie e dell'intera comunità materana, che oggi chiede con forza il diritto al lavoro e alla dignità occupazionale».

«CRISI APERTA DA OLTRE DUE ANNI»

Vertenza CallMat, Bigherati: «Servono risposte certe»

«La tutela del lavoro e delle famiglie deve restare una priorità assoluta per tutte le istituzioni». Lo afferma il consigliere comunale Marco Bigherati commentando il Consiglio comunale aperto dedicato alla vertenza CallMat, che da oltre due anni coinvolge centinaia di lavoratori.Secondo Bigherati, il confronto istituzionale ha rappresentato un momento importante per ribadire l’attenzione della città verso una crisi occupazionale che continua a generare incertezza tra i dipendenti e le loro famiglie.Il consigliere ha riconosciuto il ruolo svolto dalle organizzazioni sindacali, l’impegno dei lavoratori e gli sforzi messi in campo dalle istituzioni regionali e nazionali.Tra le ipotesi sul tavolo, Bigherati richiama la proposta della Regione Basilicata che prevede un investimento di circa 15 milioni di euro per la digitalizzazione degli archivi e la creazione di nuove opportunità occupazionali.«Dopo oltre due anni di confronti e rinvii – aggiunge – le famiglie attendono ancora risposte definitive, tempi certi e garanzie occupazionali. Nessun lavoratore può costruire il proprio futuro affidandosi soltanto alle promesse».Dal Consiglio comunale, conclude Bigherati, è emerso un messaggio chiaro rivolto alla Regione Basilicata e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy: accelerare ogni percorso utile a garantire continuità occupazionale e prospettive concrete per i lavoratori CallMat. «Dopo due anni di sacrifici e incertezza, i dipendenti e le loro famiglie meritano risposte concrete e il pieno rispetto della dignità del lavoro».

La Cgil Basilicata torna a sollecitare Regione e Ministero sulla vertenza CallMat

Il capogruppo di Basilicata Casa Comune attacca Latronico dopo il report Aifa e chiede responsabilità

Vizziello: «Farmaci, spesa fuori controllo in Basilicata»

POTENZA. «Con uno sforamento record di 52 milioni e ottocentomila euro nel periodo gennaio-novembre 2025 peggiora ulteriormente l’andamento della spesa farmaceutica in Basilicata, che si avvia a chiudere il 2025 con un rosso di quasi 60 milioni di euro. Una situazione che mette a dura prova la stabilità del nostro sistema sanitario e di fronte alla quale registriamo l’inerzia dell’assessore Latronico, incapace non solo di adottare validi correttivi, ma anche di recepire le misure di contenimento di questa voce di spesa suggerite da Basilicata Casa Comune». È quanto afferma, in una nota, il capogruppo in Consiglio regionale di Basili-

cata Casa Comune Giovanni Vizziello, che commenta così l’ultimo report Aifa (Agenzia italiana del farmaco) sull’andamento della spesa per l’acquisto dei farmaci nelle regioni italiane nei primi undici mesi del 2025.

«Dall’istantanea Aifa emerge chiaramente come lo sforamento del budget stabilito per legge riguardi soprattutto la spesa farmaceutica diretta, cioè gli acquisti effettuati dalle aziende sanitarie e ospedaliere lucane, superiore al tetto previsto di 45,5 milioni di euro – spiega Vizziello –laddove la spesa farmaceutica convenzionata, cioè i medicinali acquistati dai cittadini in farmacia, fa registrare un surplus di

spesa molto più contenuto, pari a circa 6 milioni di euro».

«Se la voragine nei conti sanitari deriva prevalentemente dai medicinali acquistati e distribuiti dagli ospedali – sottolinea Vizziello – è logico pretendere un’assunzione di responsabilità da parte dei vertici del management sanitario regionale, che, a fronte di compensi pari a 150 mila euro l’anno, si dimostrano incapaci di tenere sotto controllo una voce di spesa che appare letteralmente fuori controllo». «Esattamente quello che abbiamo proposto quasi un anno fa noi di Basilicata Casa Comune con una proposta di legge all’esame della IV Commissione del

Consiglio regionale – sottolinea Vizziello – e che prevede misure concrete di governo della spesa farmaceutica, come quella di mandare a casa i direttori generali di ospedali e aziende sanitarie che sforano il budget di spesa previsto dalla legge». «La crescita della spesa per

i farmaci è una criticità ormai strutturale del sistema sanitario lucano, determinata da sprechi e inefficienze mai risolti dall’assessore Latronico – conclude Vizziello – e che sottraggono risorse vitali agli investimenti realmente funzionali alle esigenze di cura dei cittadini».

Araneo e Verri sui dati del Libro Nero 2025: bruciati 1,6 miliardi di euro in un anno, chiesto un piano regionale di contrasto

Gioco d’azzardo, allarme del M5S:

«In Basilicata emergenza sociale»

POTENZA. In Basilicata il gioco d’azzardo continua a crescere e raggiunge livelli che destano forte preoccupazione sul piano sociale, economico e sanitario. A lanciare l’allarme sono le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle, Alessia Araneo e Viviana Verri, commentando i dati contenuti nella quarta edizione del Libro Nero dell’Azzardo, elaborato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon.Secondo il rapporto, nel 2025 in Basilicata sono stati giocati complessivamente 1,6 miliardi di euro tra gioco fisico e online. Di questi, oltre un miliardo riguarda la provincia di Potenza, mentre circa 593 milioni sono stati registrati in provincia di Matera. Numeri che, secondo le esponenti pentastellate, non possono più essere considerati riconducibili al semplice intrattenimento, ma rappresentano una vera emergenza sociale.

Particolarmente significativo è l’andamento del gioco online. In appena cinque anni la raccolta pro capite è passata da 1.097 euro del 2020 a 2.189 euro nel 2025, con un incremento di circa 300 euro rispetto all’anno precedente. Un dato che evidenzia una crescita continua e senza flessioni. Le

due province lucane superano entrambe la media nazionale: Matera registra 3.673 euro pro capite, mentre Potenza si attesta a 3.481 euro, contro una media italiana pari a 3.283 euro.Per Araneo e Verri il fenomeno assume contorni ancora più preoccupanti se rapportato alle caratteristiche economiche e demografiche della regione. La Basilicata, sottolineano, presenta redditi inferiori alla media nazionale, un progressivo invecchiamento della popolazione e una diffusa fragilità sociale. In questo contesto il gioco d’azzardo finisce per incidere soprattutto sulle fasce più vulnerabili della popolazione. Le consigliere regionali condividono la definizione contenuta nel rapporto, che

descrive l’azzardo come una «tassa sulla povertà». A essere maggiormente colpiti sarebbero pensionati, lavoratori precari, famiglie in difficoltà economica e giovani alla ricerca di un miglioramento rapido delle proprie condizioni. Secondo il dossier, nelle aree più fragili del Paese il peso delle perdite supera il quattro per cento del reddito disponibile, una situazione che riguarda anche la realtà lucana.Le ricadute non si limitano all’aspetto economico. Il rapporto evidenzia infatti un aumento del sovraindebitamento familiare, una maggiore esposizione al rischio di usura, difficoltà nei percorsi formativi e lavorativi e una crescita dell’isolamento sociale, in particolare tra giovani e anziani. Conseguen-

ze che finiscono per gravare sui servizi sociali e sul sistema sanitario regionale.Nel mirino del Movimento 5 Stelle c’è anche la mancata diffusione dei dati comunali relativi alle slot machine e alle Video Lottery Terminal da parte dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli. Una scelta che, secondo Araneo e Verri, limita la capacità di Regioni e Comuni di programmare interventi mirati ed efficaci.Ulteriori preoccupazioni derivano dalle anomalie registrate in alcuni comuni lucani sul fronte del gioco online. Il rapporto segnala infatti variazioni considerate anomale, che potrebbero essere riconducibili a fenomeni di riciclaggio o alla presenza di conti di gioco particolarmente attivi. Per questo

motivo le consigliere chiedono un confronto istituzionale con Prefetture e forze dell’ordine e un ruolo più incisivo della Regione nel coordinamento delle attività di controllo.

Da qui la richiesta di una strategia regionale organica contro il gioco d’azzardo patologico. Il Movimento 5 Stelle sollecita la pubblicazione dei dati territoriali, il rafforzamento delle attività di prevenzione rivolte a giovani, anziani e famiglie vulnerabili e il potenziamento dei servizi sanitari dedicati alle dipendenze. Particolare attenzione viene posta anche sul tema della salute mentale, settore nel quale la Basilicata registra una spesa pro capite inferiore alla media nazionale.Le due consigliere annunciano infine la presentazione di un’interrogazione in Consiglio regionale per conoscere le iniziative che la Giunta intende adottare dopo la pubblicazione del Libro Nero dell’Azzardo 2025 e per verificare quali risorse siano state destinate al contrasto del disturbo da gioco d’azzardo nell’ambito del Piano sanitario regionale 2026-2030. Per Araneo e Verri, di fronte a dati così rilevanti, rinviare ulteriormente il confronto non è più possibile.

Il Dg Asm, Friolo, e l’assessore alla Salute, Latronico: «La gestione delle patologie croniche è una delle principali sfide della sanità moderna»

Cuore e territorio, a Matera il confronto tra gli specialisti e i medici di famiglia

Il 12 giugno, dalle ore 8.30, l’Auditorium dell’Ospedale Madonna delle Grazie aprirà le porte ad un convegno dedicato all'integrazione tra assistenza ospedaliera e territoriale. Costruire una rete sempre più efficace tra ospedale e territorio per garantire continuità assistenziale, prevenzione e qualità delle cure ai pazienti cronici. È questo l'obiettivo del convegno "Il paziente cronico: incontro tra cardiologia e territorio". L'iniziativa, patrocinata dall'Azienda Sanitaria Locale di Matera, dal Comune di Matera, dal Comune di Montescaglioso e dall'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Matera, riunirà cardiologi, medici di medicina generale, specialisti e professionisti sanitari provenienti da diverse realtà del territorio per un confronto multidisciplinare sui nuovi modelli di presa in carico del paziente cronico. Responsabile scientifico dell'evento è la dottoressa Ni-

coletta Eletto, affiancata nel comitato scientifico dai dottori Giandomenico Tarsia e Michele Antonio Clemente. Il congresso, accreditato ECM, vedrà la partecipazione di numerosi relatori e moderatori di rilievo regionale e nazionale. Al centro dei lavori ci saranno temi di grande attualità per il sistema sanitario: la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, il ruolo delle Case di Comunità nella gestione del paziente cardiologico, la prevenzione cardiovascolare, la nutrizione, la gestione delle cardiopatie ischemiche, dello scompenso cardiaco e le più moderne tecniche di imaging cardiovascolare. Particolare attenzione sarà dedicata ai percorsi integrati di cura e alla riduzione delle riospedalizzazioni, con l'obiettivo di rafforzare la collaborazione tra specialisti ospedalieri e medici di famiglia e garantire risposte più tempestive ed efficaci ai bisogni di salute della popolazione. «La gestione

delle patologie croniche rappresenta una delle principali sfide della sanità moderna – dichiara il Direttore Generale dell'ASM Matera, Maurizio Friolo –. Eventi scientifici come questo favoriscono il confronto tra professionisti e contribuiscono a rafforzare l'integrazione tra ospedale e territorio, elemento fondamentale per assicurare ai cittadini percorsi assistenziali continui, appropriati e di qualità. L'ASM sostiene con convinzione iniziative che promuovono l'aggiornamento professionale e la costruzione di modelli organizzativi sempre più vicini ai bisogni dei pazienti, in particolare di quelli affetti da patologie croniche». La giornata si aprirà con i saluti istituzionali delle autorità e dello stesso Direttore Generale dell'ASM Matera, per poi svilupparsi attraverso cinque sessioni scientifiche dedicate ai principali aspetti della cardiologia territoriale e della gestione integrata del paziente cro-

nico. «Il potenziamento della medicina territoriale e l’integrazione con le strutture ospedaliere – dichiara l’Assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico – rappresentano i pilastri su cui stiamo ridisegnando la sanità lucana. Questo convegno affronta il tema centrale della presa in carico globale del paziente cronico attraverso la collaborazione diretta tra specialisti e medici di medicina generale. Con il nuovo assetto della

medicina territoriale stiamo creando una rete assistenziale di prossimità capace di decongestionare gli ospedali e di garantire cure tempestive e di qualità direttamente sul territorio, vicino ai bisogni dei cittadini». Un appuntamento che conferma il ruolo di Matera come luogo di confronto scientifico e di crescita professionale, con l'obiettivo comune di migliorare l'assistenza e la qualità della vita dei cittadini.

Avis Basilicata e Bus Miccolis insieme per la Giornata Mondiale del Donatore

Nasce in Basilicata la nuova campagna di sensibilizzazione itinerante, della durata di 30 giorni, dedicata alla donazione di sangue e plasma, promossa da AVIS Regionale Basilicata in collaborazione con Bus Miccolis SpA Società Benefit, in vista della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue il prossimo 14 giugno 2026. L’iniziativa si inserisce nel calendario internazionale di appuntamenti dedicati alla promozione della cultura del dono e al ringraziamento dei donatori periodici. Per l’occasione, due autobus di linea, uno operativo a Potenza e uno a Matera, saranno brandizzati nella parte posteriore con il claim della campagna: “Fai viaggiare la speranza, dona sangue e plasma”. Parallelamente, all’interno di oltre 70 mezzi in circolazione tra i due capoluoghi lucani, sarà affissa una locandina informativa. «Il bus cambia ancora una volta pelle: da semplice mezzo di trasporto ur-

bano ed extraurbano diventa uno spazio di informazione civica, di sensibilizzazione e di dialogo con la comunità», dichiara Aurelia Miccolis, direttore generale di Bus Miccolis. «Vogliamo che il messaggio della donazione entri nella vita quotidiana dei cittadini, intercettando persone, famiglie e giovani nei loro spostamenti giornalieri e contribuendo a costruire una cultura diffusa della solidarietà».I mezzi attraverseranno le

città trasformandosi in veri e propri manifesti itineranti, con l’obiettivo di portare il tema della donazione nella quotidianità delle persone e stimolare una maggiore consapevolezza civica su un gesto semplice, ma fondamentale per salvare vite umane. L’iniziativa punta inoltre a richiamare l’attenzione sull’importanza strategica della donazione di plasma, componente essenziale per la produzione di farmaci

plasmaderivati utilizzati in numerose terapie salvavita, cruciale per garantire l’autosufficienza del sistema sanitario nazionale. A sottolineare il valore simbolico e sociale dell’operazione è Elena Nolè, Presidente di AVIS Regionale Basilicata: «Questa collaborazione con il Gruppo Miccolis rappresenta un modo straordinario per rompere gli schemi tradizionali della comunicazione sociale. Portare il messaggio della donazione sui bus di Potenza e Matera significa farlo muovere insieme alla nostra comunità, entrando nella quotidianità di studenti, lavoratori e famiglie», e aggiunge: «In vista della Giornata Mondiale del Donatore, vogliamo ricordare che il sangue, e in particolare il plasma, sono risorse strategiche per la nostra sanità. Ringrazio di cuore chi salirà a bordo di questa iniziativa, trasformando la mobilità urbana in un viaggio di solidarietà e speranza».

I bus di Potenza e Matera si trasformano in manifesti mobili per sensibilizzare i cittadini sull'importanza della donazione di sangue e plasma

Il caso finisce in Tribunale: la famiglia accusa la dirigente dell'istituto Sinisgalli di Potenza e il Tar dà ragione ai genitori

Tredicenne autistico preso in giro, ha una crisi e la scuola lo sospende

C’è una linea sottile, ma decisiva, che separa la gestione di una difficoltà dalla sua trasformazione in un problema pubblico. Nel caso del tredicenne di Potenza, affetto da disturbi dello spettro autistico, quella linea sembra essere stata superata. E ciò che emerge dagli atti giudiziari e dalle ricostruzioni, contrapposte tra loro, è una vicenda destinata a far discutere ben oltre i confini lucani. Al centro della storia non c’è solo un episodio di crisi comportamentale o una semplice sospensione scolastica ma una sequenza di decisioni, segnalazioni e provvedimenti che, secondo la famiglia del minore, avrebbero progressivamente spostato il focus dalla necessità di includere e supportare uno studente fragile, alla costruzione di un 'caso' in cui le responsabilità venivano attribuite solo al contesto familiare. Eppure, proprio su questo punto, interviene un elemento che cambia radicalmente la prospettiva. Due distinti provvedimenti del Tribunale per i Minorenni di Potenza, tra cui la sentenza numero 9 di quest'anno, hanno escluso in modo netto qualsiasi responsabilità dei genitori. Non solo: i giudici hanno riconosciuto anche un quadro familiare collaborativo, attento e pienamente inserito nei percorsi terapeutici indicati dai servizi specialistici.Un dato che, se letto insieme alle successive segnalazioni scolastiche, apre una domanda scomoda: perché continuare a insistere su criticità familiari già escluse in sede giudizia-

ria? Cosa nasconde questa insistenza? Secondo la ricostruzione della famiglia, sarebbe proprio quí il nodo della vicenda. Le comunicazioni provenienti dall’istituto scolastico e che secondo i genitori del minore sarebbero “lesive e non corrispondenti alla realtà”, avrebbero reiterato dubbi e rilievi sul contesto domestico, non tenendo conto di quanto dichiarato dal Tribunale.

Una dinamica che avrebbe portato persino all’invio di diffide formali da parte della famiglia alla dirigente scolastica, nel tentativo di fermare quella che viene percepita come una narrazione distorta della vicenda. Dall’altra parte, la scuola che invece ha sempre richiamato la necessità di garantire la sicurezza all’interno della comunità scolastica, soprattutto alla luce di un episodio verificatosi a metà maggio, quando il ragazzo è stato colto da una crisi definita 'grave' che ha richiesto l'intervento del 118 e delle forze dell’ordine. È qui che il caso cambia dimensione. Per la scuola si sarebbe trattato di una situazione emergenziale tale da giustificare una sospensione cautelare. Per la famiglia, seguita dall'avvocato Luca Lorenzo del foro di Potenza che si è occupato della vicenda dinnanzi al Tribunale dei minori e in collaborazione con l'avvocatessa Debora Montano del foro di Firenze per quanto riguarda il ricorso al Tar, quell’episodio rappresenterebbe invece l’esito di una gestione inadeguata e di un contesto in cui il minore sarebbe stato esposto a ripetute azioni di scherno ed isolamento. Uno dei tanti episodi verificatisi in quella

scuola che- ci dicono fonti certeavrebbero visto coinvolti in passato anche altri studenti dell'istituto. Ciò che è chiaro, è che emergono due letture opposte dello stesso evento, se pur con conseguenze molto concrete. La sospensione del ragazzo ha infatti portato la vicenda davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Basilicata, che in sede cautelare ha compiuto una scelta chiara: privilegiare il diritto allo studio e all’inclusione di un minore con disabilità. Un passaggio cruciale, perché rimette al centro un principio spesso evocato ma non sempre applicato: la scuola non può limitarsi a gestire il rischio ma deve garantire l’inclusione. E soprattutto deve tutelare la dignità di ogni minore. Successivamente per lo studente è stato autorizzato una sorta di "rientro parziale” per sole due ore al giorno: un'altra questione che solleva ulteriori interrogativi e che non chiarisce se si tratti di una soluzione organizzativa necessaria o solo di una attenuata forma di esclusione. In pratica, leggendo le carte ci si chiede se si tratti di un compromesso ragionevole o del segnale di un sistema che fatica a reggere la sua complessità.Nel frattempo, la vicenda si è spostata anche sul piano penale. La denuncia-querela presentata dai genitori nei confronti della dirigente scolastica e di alcuni docenti, introduce accuse pesanti: diffusione di informazioni ritenute diffamatorie, danno reputazionale, gestione non corretta del caso. Accuse che ora dovranno essere verificate dalla Procura potentina. Va da sé che quan-

do due pronunce del Tribunale per i Minorenni escludono responsabilità familiari, e parallelamente una scuola continua a segnalare criticità riconducibili a quel contesto, si crea una frattura istituzionale che non può essere ignorata. Non è solo un conflitto tra famiglia e scuola ma è un vero e proprio 'cortocircuito' tra livelli diversi dello Stato.E allora la domanda diventa inevitabile: chi tutela davvero il minore quando le istituzioni non parlano la stessa lingua?

Il caso di Potenza rischia di trasformarsi in qualcosa di più di una controversia locale. Perché tocca nervi scoperti del sistema scolastico italiano che riguardano la gestione della disabilità, la responsabilità delle dirigenze scolastiche, il rapporto con le famiglie, il confine tra sicurezza e diritto allo studio. E soprattutto induce ad una legittima domanda: cosa succede quando una scuola, invece di adattarsi allo studente più fragile, sembra chiedere allo studente lo sforzo di adattarsi ai limiti che la scuola non riesce a travalicare. La vicenda del minore con disabilità pare non essere l'unico caso verificato in quel contesto. Alcuni genitori parlano di vessazioni continue nei confronti dei loro figli, ritenuti 'diversi e poco adeguati' ad un contesto scolastico in cui anche le fragilità interiori rappresentano un problema. Ptecedenti che trovano collocazione soprattutto nelle carte depositate su più fronti proprio in Procura. La risposta a questa situazione forse arriverà dalle aule del tribunale, ma intanto il caso è già aperto e riguarda tutti.

POTENZA L’associazione “I Portatori del Santo” fanno un bilancio della festa patronale: «Hanno partecipato tanti visitatori e cittadini»

Festa di San Gerardo, «Impatto significativo sulle strutture ricettive del centro storico»

POTENZA. Finita la festa, resta la nostalgia. Un sentimento antico, che attraversa le generazioni e che continua a caratterizzare il rapporto tra i potentini e le celebrazioni in onore di San Gerardo. A ricordarlo è l’Associazione I Portatori del Santo, che a pochi giorni dalla conclusione delle festività patronali ha diffuso un messaggio di ringraziamento alla città.

«Le piazze si svuotano, le luminarie si spengono e la città torna lentamente ai suoi ritmi abituali», sottolinea l’associazione, evidenziando come proprio quella malinconia rappresenti la misura dell’affetto che Potenza continua a nutrire per il suo Santo Patrono e per le proprie tradizioni.

Nel bilancio delle iniziative organizzate in occasione delle festività patronali, i Portatori del Santo parlano di una partecipazione straordinaria.

Particolarmente significativo anche l’impatto economico sul territorio. Il Potenza Folk Festival ha coinvolto oltre sessanta artisti e operatori tra musicisti, tecnici e collaboratori, ai quali si è aggiunto il consistente flusso di visitatori che ha animato il centro storico, sostenendo attività commerciali e strutture ricettive. L’associazione ha rivolto un sentito ringraziamento ai cittadini, alle istituzioni e a tutte le realtà che hanno contribuito alla riuscita delle manifestazioni: «Ringraziamo la Regione

Oltre 35 mila persone hanno attraversato Piazza Mario Pagano durante i giorni del Potenza Folk Festival e della Cantina del Portatore, mentre circa 1.350 persone hanno preso parte al tradizionale Pranzo dei Portatori del 29 maggio. Numeri che, secondo l’associazione, confermano la centralità della Festa di San Gerardo nell’identità cittadina e la capacità dell’evento di richiamare non solo i residenti, ma anche migliaia di potentini emigrati e visitatori provenienti da tutta la Basilicata, dalle regioni limitrofe, dal resto d’Italia e dall’estero.

Basilicata, il Comune di Potenza, l’APT Basilicata e la Camera di Commercio della Basilicata, oltre alle oltre 130 aziende e attività economiche che hanno sostenuto gli eventi» ma anche alle «Forze dell’Ordine, alla Croce Rossa Italiana e ad ACTA per il lavoro svolto durante le giornate della festa, così come alle scuole cittadine che nei mesi di aprile e maggio ci hanno accolto per attività dedicate alla trasmissione della memoria e delle tradizioni» e infine ha ringraziato «l’Avis, Amici dell’Hospice, Officine Officinali, La Mimosa, VivereDonna e Radura Trekking». Accanto ai ringraziamenti emerge però anche una nota di rammarico. I Portatori del Santo hanno infatti espresso sorpresa e dispiacere per l’assenza dell’arcivescovo metropolita di Potenza-Muro LucanoMarsico Nuovo, mons. Davide Carbonaro, al momento conclusivo della Storica Parata dei Turchi. Secondo l’associazione, il tradizionale messaggio alla città e la benedizione

impartita al termine della manifestazione rappresentano una consuetudine molto sentita dalla comunità potentina e un importante collegamento simbolico tra la festa popolare del 29 maggio e le celebrazioni religiose del giorno successivo. Pur dichiarando rispetto per la scelta compiuta, i Portatori auspicano che dalla prossima edizione possa essere ripristinato questo momento di preghiera e vicinanza spirituale tra la Chiesa potentina e la cittadinanza.

La conclusione del comunicato guarda già al futuro. Il prossimo anno, infatti, coinciderà con il

trentesimo anniversario della fondazione dell’Associazione I Portatori del Santo, nata nel 1997 e da allora impegnata nella promozione delle tradizioni popolari, del volontariato e della cultura cittadina. «La nostalgia è già diventata attesa», scrivono i Portatori, annunciando l’avvio del conto alla rovescia verso maggio 2027, con l’obiettivo di rendere il trentennale dell’associazione e la prossima Festa di San Gerardo ancora più partecipati e coinvolgenti. Un messaggio che si chiude con un semplice ma significativo saluto alla città: «Grazie Potenza. Ci vediamo a maggio 2027».

POTENZA Verrastro: «Primo segnale positivo, ma servono risposte concrete su economico e progressioni»

Il Comune di Potenza aggiorna il Piano delle Assunzioni con l'inserimento di 8 unità nella Polizia Locale, di cui 4 attraverso la stabilizzazione di agenti precari. Un risultato che la UIL FP Basilicata accoglie positivamente, ma che non basta a placare le rivendicazioni sindacali.

«Apprezziamo la scelta dell'Amministrazione, che rappresenta un primo importante segnale nella direzione da noi auspicata», dichiara il segretario generale Giuseppe Verra-

stro. «Tuttavia, riteniamo che il momento sia ormai maturo per aprire una nuova fase di confronto e di valorizzazione del personale dell'Ente».

La stabilizzazione dei quattro agenti, sottolinea Verrastro, rappresenta «una misura di giustizia e di valorizzazione delle competenze maturate sul campo». Tuttavia, la UIL FP sollecita da tempo l'apertura di un tavolo tematico dedicato alla Polizia Locale, finora non convocato nonostante le rassicurazioni rice-

vute.

«Occorre affrontare in maniera organica le numerose questioni che riguardano il Corpo: l'organizzazione del lavoro, le prospettive di crescita professionale e le condizioni operative degli agenti», spiega Verrastro. «La convocazione della contrattazione decentrata è oggi una priorità non più rinviabile».

Tra le richieste della UIL FP figurano l'attivazione del fondo delle risorse decentrate, ulteriori progressioni economiche orizzontali, spazi per le progressioni verticali tra le aree e il pieno riconoscimento degli istituti contrattuali spettanti al personale della Polizia Locale.

«I lavoratori attendono risposte concrete sul piano economico e professionale», conclude Verrastro. «È attraverso un confronto serio e costruttivo che sarà possibile dare certezze al personale e rafforzare la capacità del Comune di Potenza di rispondere alle esigenze della cittadinanza».

La UIL FP rivolge infine un ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia Locale per il lavoro svolto durante le numerose manifestazioni e festività che hanno animato la città negli ultimi mesi.

In Sala Italia il primo confronto con i primi cittadini eletti: focus su legalità, prevenzione e rafforzamento della cooperazione tra enti locali e Forze dell’ordine

Il Prefetto Campanaro incontra i sindaci

eletti: «sicurezza e collaborazione al centro»

Questa mattina, nella Sala Italia del Palazzo del Governo, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, affiancato dai dirigenti della Prefettura, ha incontrato i sindaci eletti in occasione della tornata elettorale del 24 e 25 maggio scorso.Tra riconferme e nuovi ingressi, hanno preso parte all’incontro i sindaci di Acerenza Carmine Luca Lombardi, di Castronuovo di Sant’Andrea Umberto Di Matteo, di Cersosimo Domenica Paglia, di Corleto Perticara Ilenia Magaldi, di Filiano Andrea Lacerenza, di Lauria Antonio Rossino, di Moliterno Antonio Rubino, di Sant’Arcangelo Vito De Filippo e di Sarconi Nicola Gulfo. Assente per un grave impedimento personale il sindaco di Francavilla in Sinni Pasquale Ciancia, con il quale il Prefetto Campanaro ha comunque avuto un contatto telefonico.All’incontro erano presenti anche il presidente della Provincia di Potenza Christian Giordano, il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, il questore Raffaele Gargiulo, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri Luca D’Amore e il comandante provinciale della Guardia di Finanza Massimiliano Tibollo.Nel porgere ai primi cittadini gli auguri di buon lavoro, il Prefetto Campanaro ha posto al centro della riflessione il principio costituzionale della leale collaborazione tra istituzioni, indicandolo come elemento decisivo per l’efficacia delle politiche pubbliche. «Una autentica alleanza istituzionale che, come ho già avuto modo di ricordare, rimanda alla suggestiva fi-

gura mitologica del grifone che con la sua testa d’aquila rappresenta la proiezione verso l’alto e i principi di legalità dello Stato e con il suo corpo di leone richiama la forza e la vicinanza al territorio proprie delle autonomie locali», ha affermato il Prefetto Campanaro.Al centro del confronto il tema della sicurezza, affrontato in una prospettiva ampia e operativa. Il Prefetto ha illustrato i dati sull’andamento della delittuosità, evidenziando come la collaborazione tra Prefettura, Forze di Polizia e amministrazioni comunali abbia prodotto risultati concreti nella riduzione dei reati.Nei primi cinque mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, i furti sono diminuiti di oltre il 20%, mentre il totale dei delitti ha registrato un calo superiore al 21% sull’intero territorio provinciale, con trend analoghi anche nei comuni recentemente interessati dalle elezioni.Il rappresentante del Governo ha tuttavia richiamato la necessità di mantenere alta l’attenzione sui fenomeni di criminalità predatoria, sottolineando l’importanza di consolidare il modello di cooperazione istituzionale già avviato.Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dei Comuni e ai Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, svolti direttamente nei territori, definiti come una «best practice di ascolto, confronto e problem solving istituzionale». Un metodo che ha consentito di approfondire il tema della sicurezza urbana, nel quale i sindaci sono stati indicati come figure centrali e primo presidio delle comu-

nità locali.In questa prospettiva è stato ribadito il valore del potenziamento dei sistemi di videosorveglianza con lettura targhe e transiti collegati al Sistema Nazionale Targhe e Transiti (S.C.N.T.T.), strumenti ritenuti fondamentali per il lavoro delle forze di polizia. Il Prefetto ha inoltre richiamato le opportunità offerte dai nuovi finanziamenti del Ministero dell’Interno, invitando i Comuni a presentare progettualità concrete in materia di sicurezza urbana.Tra i temi affrontati anche il controllo di vicinato, considerato un modello efficace di collaborazione tra cittadini e istituzioni, insieme al rafforzamento delle polizie locali e agli strumenti della sicurezza integrata.Nel corso dell’incontro è stata richiamata anche l’importanza dei rapporti tra maggioranza e opposizioni nei consigli comunali, che devono essere improntati a

trasparenza, rispetto e confronto costruttivo.«La leale collaborazione non può restare un principio astratto, ma deve tradursi ogni giorno in azioni concrete, responsabilità condivise e dialogo co- stante tra le istituzioni. È questa la strada che abbiamo scelto di percorrere e sulla quale la Prefettura di Potenza continuerà ad assicurare la massima disponibilità e il più convinto sostegno agli enti locali. Ai sindaci spetta un compito impegnativo ma straordinariamente importante, perché rappresentano il presidio istituzionale più vicino alle comunità e il fondamentale anello di congiunzione tra cittadini e Stato. A tutti voi rivolgo i migliori auguri di buon lavoro, nella certezza che sapremo continuare a fare squadra per costruire risposte sempre più efficaci ai bisogni dei nostri territori», ha concluso il Prefetto Campanaro.

L'operazione coordinata dalla Procura di Lagonegro ha portato al sequestro di sei fabbricati, indagate 32 persone

Lottizzazione abusiva nel Parco del Cilento, maxi sequestro da oltre 1,5 milioni di euro

Un vasto intervento della magistratura ha portato al sequestro di immobili per un valore superiore a 1,5 milioni di euro nel territorio di Policastro Bussentino, frazione del comune di Santa Marina, all'interno dell'area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.L'operazione è stata eseguita nella mattinata di oggi dai finanzieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Lagonegro, con il supporto dei reparti territoriali dell'Arma dei Carabinieri, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lagonegro.Il sequestro riguarda sei fabbricati in corso di realizzazione, destinati a ospitare oltre quindici unità abitative nella località Isca dei Macelli. Secondo le stime investigative, una volta completate le opere avrebbero raggiunto

un valore complessivo superiore a un milione e mezzo di euro.Al centro dell'inchiesta, coordinata dalla Procura di Lagonegro guidata dal procuratore Giuseppe Cacciapuoti, vi sono le ipotesi di reato di lottizzazione abusiva "mista", falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici.Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza

insieme ai Carabinieri Forestali del Reparto Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e alla Stazione dei Carabinieri di Vibonati, hanno preso avvio da un incarico peritale finalizzato a verificare la perdita del carattere di ruralità di alcune aree agricole del Comune di Santa Marina.Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire una complessa operazione di trasformazione urbanistica ritenuta

illegittima, sviluppatasi su una superficie di circa 24 mila metri quadrati classificata dal Piano Regolatore Generale come zona agricola "E". Secondo gli investigatori, il progetto sarebbe stato realizzato attraverso un articolato disegno criminoso sviluppato in tre fasi: il frazionamento catastale dei terreni in 18 lotti incompatibili con la destinazione agricola dell'area, la successiva vendita delle particelle

mediante atti di compravendita stipulati tra il 2008 e il 2023 e, infine, l'edificazione degli immobili grazie a permessi di costruire ottenuti sulla base di presunte false attestazioni tecniche relative alla classificazione urbanistica dei terreni. Complessivamente risultano indagate 32 persone. Tra queste figurano lottizzatori, venditori e acquirenti dei terreni, progettisti, direttori dei lavori, procuratori speciali e responsabili pro tempore dell'Ufficio Tecnico del Comune di Santa Marina coinvolti nel rilascio dei titoli edilizi oggetto dell'inchiesta. L'operazione rappresenta uno dei più rilevanti interventi repressivi degli ultimi anni in materia di tutela del territorio e contrasto all'abusivismo edilizio nell'area del Parco Nazionale del Cilento, un territorio sottoposto a particolari vincoli ambientali e paesaggistici.

A Cronache la Vicesindaco Teta: «Molto più di un momento di confronto, è stato un messaggio rivolto all’intera comunità»

A Balvano un incontro sulla legalità, coordinato dal giornalista d’inchiesta e cronaca nera Amendolara

Insegnare la legalità ai giovani significa promuovere la cittadinanza attiva attraverso il valore delle regole e della responsabilità. Per farlo in modo efficace, non basta “imporre” divieti, ma bisogna stimolare il pensiero critico, far comprendere l'importanza del rispetto reciproco e mostrare come l'onestà sia la base del bene comune. Gli adulti, genitori ed educatori, sono il modello principale. La coerenza tra parole e azioni è fondamentale, così come il dialogo diretto con forze dell'ordine e con chiunque rientri nella sfera della legalità, rende il concetto tangibile e reale. A Balvano si è tenuto ieri mattina un convegno aperto alla cittadinanza, con i ragazzi delle scuole elementari e medie, tutti con le magliette blu con la scritta “voglio vivere nella legalità”, incentrato proprio sulla legalità, «fondamento di ogni comunità che guarda al futuro» sottolineano dalla Casa comunale. A argomentare sul tema e ad apportare ognuno per il suo campo il proprio contributo, il Capitano dell’Arma dei Carabinieri Nunzio Pugliese, il Maresciallo Gerardo Grossi, l’Avvocato Aurelio

Pace, coordinati dal noto Giornalista d'inchiesta e di cronaca nera e giudiziaria Fabio Amendolara, firma di quotidiani nazionali e conduttore del programma di Cronache Lucane “CronaChi?”, che indaga su fatti, persone ed accadimenti che spesso restano irrisolti o nell’ombra. E poi lo Scrittore Francesco Serafino, la Guardia di Finanza, i Carabinieri Forestali, l’Associazione Protezione Civile Balvano e alla Croce Rossa locale «tutti con la loro preziosa presenza e i contributi offerti nel corso dell’incontro» incalza l’Amministrazione Di Carlo. A Cronache la Vicesindaco Angela Teta racconta: «Il messaggio che ho portato ai ragazzi, è quello di non pensare alla legalità come qualcosa che riguardi esclusivamente un Giudice in tribunale, un politico in Parlamento, o le forze armate. La legalità vera nasce nel momento in cui si sceglie di non fare qualcosa perché "lo fanno tutti". La legalità vera è quindi libertà di scelta. Ho augurato agli studenti di conquistare la consapevolezza della giustizia perché la consapevolezza fa scegliere da soli anche se si è controcorrente, e fa

smettere di rispettare le regole per paura ma per rispetto. «La legalità vive nei gesti quotidiani, nel rispetto delle regole, nel senso di responsabilità e nella capacità di scegliere ciò che è giusto, anche quando questo richiede impegno e coraggio. Per questo, il convegno di ieri è stato molto più di un semplice momento di confronto: è stato un messaggio rivolto all’intera comunità e, in particolare, ai più giovani. Perché il futuro si costruisce attraverso il senso civico, il rispetto reciproco e la consapevolezza che ogni comportamento può fare la differenza» Al termine dell’in-

contro, presso il piazzale della palestra comunale è stato svelato il murale, opera del Maestro d’Arte Pierluigi Lo Monte, che riporta la scritta “voglio vivere nella legalità” sorretta da ragazzi, e dalle figure di riferimento in paese, il parroco, i carabinieri e il sindaco. «Un opera che resterà nel tempo come segno concreto dell’impegno della nostra comunità nel promuovere i valori della legalità e del rispetto, che appartengono a tutti, ma il loro futuro dipende dalle scelte che compiamo ogni giorno» concludono dalla Casa comunale.

EMANUELA CALABRESE

Restauro e rifunzionalizzazione attraverso il bando del Dipartimento “Casa Italia” rivolto agli adeguamenti sismici nelle aree interne

Rionero candida a finanziamento Palazzo Catena, ammalorato dal terremoto dell’80

DI EMANUEL A CALABRESE

Ipalazzi signorili di Rionero in Vulture videro i proprietari, borghesi rioneresi, risiedere a lungo a Napoli dove assorbirono le varie correnti culturali e artistiche connesse alla cultura europea e francese in particolare. Tra i vari immobili, quello di Palazzo Catena, il cui ingresso è caratterizzato da un portico che sorregge una balconata, è inagibile a causa del sisma del 1980, ma vedrà finalmente nuova luce grazie alla candidatura a finanziamento del progetto di adeguamento sismico, restauro e rifunzionalizzazione. L’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Mario Di Nitto spiega che «si tratta di un'idea a cui lavoriamo da anni che, finalmente, trova la sua occasione di realizzazione nel bando del Dipartimento Casa Italia rivolto agli adeguamenti sismici nelle aree interne. Negli anni, dovendo scegliere su quali strutture comunali puntare per provare a indirizzare le poche risorse messe a disposizione dal Governo in questo ambito, abbiamo ritenuto opportuno concentrarci su due dei palazzi gentilizi più rappresentativi della città: Palazzo fortunato, su cui

sono in corso i lavori di restauro, e Palazzo catena che speriamo venga finanziato grazie alla nostra progettazione». Come dicevamo in apertura, Rionero ospita anche altri immobili storici, come Palazzo Ciasca o Villa Granata, ma si è scelto Palazzo Catena «perché l'avviso a cui facciamo riferimento, unica linea di intervento emersa negli anni, oltre a quella con cui abbiamo ottenuto i fondi per Palazzo Fortunato, non consente di presentare più di un intervento e prevede un massimale di 3 milioni di euro. Dovendo, dunque, necessariamente fare una scelta – proseguono dalla Casa MunicipalePalazzo Catena rappresenta la migliore fra tutte, in quanto, oltre a essere un monumento storico di grande valore, versa in condizioni non disastrose come gli altri due immobili citati e, per questo, predisposto ad un recupero più efficace e più rapido, nonché più funzionale alle esigenze della città, data la sua ubicazione e la sua stretta connessione con il Palazzo Fortunato. Quando si amministra è necessario fare delle scelte sulla base delle priorità, avendo anche l’accortezza di guardare alla sostenibilità negli anni degli interventi, per-

ché ogni recupero o nuova realizzazione significherà anche costi di manutenzione». L’Amministrazione Nitto tiene poi a sottolineare che «si parla spesso e impropriamente di PNRR. I finanziamenti di cui Rionero sta godendo sono il frutto di una progettazione specifica, non un tesoretto da poter utilizzare a piacimento; non una valigia piena di soldi dalla quale prelevare come e quando si vuole. Magari fosse così Magari fosse così semplice. Ogni finanziamento è stato vincolato a dei bandi, a funzioni e a progetti specifici, il cui presupposto è stata una visione precisa e tanto lavoro. Se non avessimo lavorato duramente, oggi non avremmo ottenuto alcun finanziamento dal PNRR e non avremmo nessun intervento in corso. Rionero, in tutta la Provincia, è seconda soltanto a Potenza per risorse intercettate. Quelle risorse, tuttavia, non possono finanziare ciò che si vuole. Per intenderci, a mo’ di esempio, il finanziamento per le palestre scolastiche può essere utilizzato solo per quelle. Non avremmo potuto destinare quelle stesse risorse alle strade o ad altro. Nel corso di questi anni, non abbiamo perso nessuna occasio-

San Gerardo Maiella, Mignoli

Un intenso e significativo pomeriggio di cultura, poesia e riflessione quello vissuto sabato a Muro Lucano in occasione del prestigioso Premio Internazionale di Poesia e Narrativa dedicato a San Gerardo Maiella. L’iniziativa, magistralmente condotta da Emanuela Calabrese e promossa dall’Unitre di Muro Lucano, ha accolto poeti e autori provenienti da diverse regioni italiane e anche dall’estero, confermandosi un importante appuntamento culturale capace di unire territori e sensibilità differenti nel segno della letteratura e dei valori umani. Il tema centrale del concorso è stato quello dell’infanzia, scelto in omaggio a San Gerardo Maiella, universalmente riconosciuto come il Santo protettore delle mamme e dei

bambini. Un messaggio di straordinaria attualità che richiama l’attenzione verso la tutela delle famiglie, la cura dei più piccoli e il sostegno alla maternità.Proprio su questi valori si è sviluppato il confronto tra Rossana Mignoli e il Sindaco di Muro Lucano, Giovanni Setaro, che hanno avviato una programmazione condivisa di iniziative e azioni finalizzate a valorizzare l’aspetto sociale della figura di San Gerardo Maiella, Patrono della Basilicata. «Vogliamo promuovere e rafforzare il messaggio di attenzione, accoglienza e cura che San Gerardo ha incarnato e che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per tante famiglie», hanno sottolineato Mignoli e Setaro, evidenziando la volontà di costruire percorsi concreti rivolti al mon-

ne di finanziamento, soltanto grazie a un lavoro assiduo e costante che ha riguardato amministratori e uffici, con la convinzione che solo attraverso questo lungo e duro lavoro saremmo riusciti a dotare la nostra città di interventi necessari per noi e per le generazioni più giovani». Infine, si avviano a concludere da Rionero, «i fondi del bilancio comunale, invece, sempre secondo un ordine di priorità, li abbiamo destinati e abbiamo intenzione di destinarli soprattutto a scuole, piscina,

palazzetto, campetti, marciapiedi, eventi culturali e sociali, cinema e piazza. Di tutto ciò abbiamo provato a offrire una sintesi in "Rionero Cambia", un opuscolo che stiamo distribuendo, o che può essere ritirato presso gli uffici comunali o visionato il sito del Comune; Un libricino creato con l’intento di informare con precisione su ciò che sarà la nostra città e sui progetti ancora in essere, così da favorire quelle conoscenza dei luoghi che è linfa vitale per la crescita di una comunità».

e Setaro: «L’infanzia al centro»

do dell’infanzia e della maternità». L’impegno comune troverà particolare impulso nel corso del 2026, anno di grande significato per la comunità lucana e per i devoti del Santo, in occasione del 300° anniversario della nascita di San Gerardo Maiella, ricorrenza che offrirà l’opportunità di promuovere iniziative culturali, sociali e di sensibilizzazione dedicate ai valori della solidarietà, della famiglia e dell’attenzione verso i più fragili. La partecipazione al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa ha rappresentato così non solo un momento di elevato profilo culturale, ma anche l’occasione per rilanciare un percorso condiviso che guarda al futuro attraverso l’esempio e l’eredità morale di San Gerardo Maiella.

MURO LUCANO Un pomeriggio di cultura e riflessione in occasione del prestigioso Premio Internazionale di Poesia e Narrativa dedicato al Patrono lucano

CONTEROSITO RITIRA L’OPPOSIZIONE SENZA PORRE CONDIZIONI. COMUNE

Luminarie in piazza Vittorio Veneto, trovato l’accordo

MATERA. Il Comune di Matera e l’Associazione Maria Santissima della Bruna comunicano con soddisfazione che le luminarie previste per le celebrazioni della Festa della Bruna saranno regolarmente installate in Piazza Vittorio Veneto, a seguito del ripensamento del sig. Amedeo Conterosito rispetto alla precedente posizione che ne aveva impedito l’installazione. Il Comune e l’Associazione desiderano altresì precisare che il sig. Conterosito ha espresso il proprio assenso

senza avanzare alcuna richiesta o condizione, consentendo così di giungere a una soluzione condivisa nell’interesse della comunità e della buona riuscita delle celebrazioni.

Le parti accolgono favorevolmente questa decisione, che permetterà di preservare una tradizione particolarmente sentita dai cittadini e dai numerosi visitatori che ogni anno partecipano ai festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Bruna. l risuIltato raggiunto testimonia come il dialogo, il ri-

spetto reciproco e il senso di responsabilità possano favorire soluzioni positive per la città, valorizzandone il patrimonio storico, culturale e religioso.

Il Comune di Matera e l’Associazione Maria Santissima della Bruna ringraziano quanti hanno contribuito a favorire un clima di collaborazione e rinnovano il proprio impegno affinché le celebrazioni si svolgano nel migliore dei modi, nel rispetto delle tradizioni e della serenità dell’intera comunità.

In una lettera aperta al sindaco l’associazione denuncia gli effetti dei lavori in piazza della Visitazione sull’economia di Matera

Cantieri, chiude un altro negozio

Confcommercio lancia l’allarme

MATERA. La nuova chiusura di un’attività commerciale in via Don Minzoni riaccende il dibattito sulle conseguenze del cantiere di Piazza della Visitazione e sulle difficoltà che da tempo stanno affrontando gli operatori economici della zona. A sollevare il problema è Confcommercio Imprese per l’Italia della provincia di Matera, che in una lettera aperta indirizzata al sindaco e all’amministrazione comunale denuncia una situazione ritenuta sempre più critica per il tessuto commerciale del centro cittadino. Secondo l’associazione di categoria, la cessazione dell’ennesima attività rappresenta «una sconfitta per tutti» e impone una riflessione immediata sullo stato dei

lavori nell’area della Visitazione. Il grande cantiere, ancora aperto dopo anni, avrebbe infatti contribuito a rendere più difficoltoso l’accesso alla zona, con pesanti ripercussioni sulle attività economiche presenti nelle strade circostanti.Confcommercio evidenzia come

l’area urbana che circonda il cantiere stia progressivamente perdendo i propri esercizi commerciali. Una tendenza che, secondo l’associazione, rischia di trasformarsi in una vera e propria desertificazione economica e sociale, con conseguenze che vanno ben oltre le singole

imprese coinvolte. Nella lettera si sottolinea che la chiusura di un negozio non rappresenta soltanto un problema per l’imprenditore e per i lavoratori interessati, ma costituisce un impoverimento per l’intera comunità. Ogni saracinesca abbassata, viene osservato, riduce l’attrattività della città e contribuisce a indebolire il ruolo del commercio di prossimità come elemento di vitalità urbana. L’associazione chiede quindi al sindaco e alla giunta di chiarire quali iniziative concrete intendano adottare nel breve periodo per sostenere le attività dell’area. Tra le criticità segnalate vi è anche il protrarsi dei lavori, la cui conclusione non appare imminente, nonostante si

tratti di uno dei cantieri più rilevanti della città.Pur riconoscendo la complessità di un’opera di tali dimensioni, Confcommercio auspica che la tutela delle imprese coinvolte possa diventare una priorità dell’amministrazione comunale. L’obiettivo, si legge nella nota, è evitare ulteriori chiusure e salvaguardare un comparto che rappresenta una componente essenziale dell’economia cittadina. L’appello si conclude con l’invito a intervenire rapidamente per scongiurare nuove perdite e restituire prospettive agli operatori economici della zona, nella convinzione che la vitalità del commercio sia un patrimonio da preservare nell’interesse dell’intera comunità materana.

Riconoscimenti a Istituto di Vigilanza L’Aquila di Pomarico, Cave e Cantieri e Sacel, De Salvo: «Puntare su Pmi locali»

A 3 aziende di Confapi Matera il premio Industria Felix

MATERA. L’Istituto di Vigilanza L’Aquila di Pomarico, Cave e Cantieri e Sacel di Matera, tutte e tre aderenti a Confapi Matera, sono stati insigniti del Premio Industria Felix, Alta Onorificenza di Bilancio attribuita da Industria Felix Magazine alle imprese che risultano affidabili finanziariamente rispetto al Cerved Group Score. Venerdì 5 giugno, ad Acava (Le), presso l’Acava Golf Resort, il Presidente dell’Aquila Mauro Scioscia, l’amministratore unico di Cave e Cantieri Giuseppe Muscaridola, e il ceo di Sacel Giuseppe

Nesca hanno ritirato il premio con la seguente motivazione: “Tra le migliori medie imprese per performance gestionale e affidabilità finanziaria Cerved con sede legale nella regione Basilicata”. L’Aquila è un’azienda di Pomarico che opera nel comparto della sicurezza e vigilanza privata; Cave e Cantieri è un’azienda di costruzione materana e Sacel, anch’essa con sede a Matera, opera nel campo dell’automazione e forniture industriali. Le aziende lucane premiate sono 16, di cui 9 in provincia di Matera e, tra queste, le 3 aderenti

a Confapi. «Registriamo ancora casi di eccellenza fra le nostre Pmi –commenta il Presidente di Confapi Matera, Massimo De Salvo –che continuano a mietere successi sia in Italia che all’estero. Questa è l’ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che le nostre

istituzioni devono puntare maggiormente sulla piccola e media impresa locale, l’unica davvero motivata e determinata a investire per restare sul territorio dando occupazione stabile e non precaria». «Le nostre imprese – prosegue il Presidente De Salvo – si distinguono ormai in tutti i mercati, sopravvivono alle crisi e hanno gli stessi dipendenti dall’assunzione alla pensione. Eppure, quando si discute sui tavoli di politica industriale si continua a dare credito alle multinazionali che sopravvivono solo grazie agli aiuti pubblici».

POTENZA Focus su educazione alla cittadinanza attiva e gli 80 anni della Repubblica; Galasso: «I nostri ragazzi individui consapevoli e responsabili»

Al Centro Studi Danzi gli studenti salutano l’anno scolastico con un aperitivo culturale

DI MIR IAM GALGANO

«Oggi, salutiamo l’anno scolastico prima dell’avvio degli Esami di Maturità. E quale modo migliore se non con un aperitivo cul- turale? È un’operazione che facciamo con i nostri ragazzi ogni mese. Un’occasione, questa, per trovarci a discutere su un argomento e trascorrere piacevolmen- te la mattinata in armonia». È quanto dichiara ai microfoni di Cronache Rocco Galasso, direttore del Centro Studi “Raffaele Danzi” di Potenza, che aggiunge: «In modo particolare, abbiamo voluto ricordare gli ottanta anni della

Repubblica. Nelle parole di un nostro studente, è stata riconosciuta la gratitudine che queste generazioni devono avere nei riguardi di coloro che sono stati i padri fondatori della nostra Repubblica, e di quanti hanno fatto in modo che noi potessimo vivere in un mondo migliore. Al di là della sfera nozionistica legata al mondo della scuola, è importante ricordare i valori dell’educazione alla cittadinanza attiva». L’evento, dunque, ha ricordato l’importanza di un rito culturale e sociale irrinunciabile che ci unisce come esseri umani, stimolando una buona comunicazione tra Scuola e giovani e, ovviamente, anche l'appetito at-

traverso la convivialità. Insomma, un’abitudine piacevole che aiuta a staccare la spina dagli impegni di studio. Un’occasione ideale per favorire il dialogo, ma la sua importanza risiede nell’atto di democratizzare la cultura, trasformando luoghi informali in spazi di apprendimento accessibile ed eliminando la rigidità delle classiche conferenze accademiche. Questo appuntamento ha dato il giusto spazio al riconoscimento di un pilastro valoriale fondamentale, qual è appunto l’educazione alla cittadinanza attiva, con l’intento di formare individui consapevoli e responsabili. Gli studenti, dunque, diventano a pieno titolo

membri della società, capaci di comprendere i propri diritti e i propri doveri, rispettando l'ambiente e promuovendo l'inclusione, la legalità e la pace. «I nostri ragazzi - conclude Galasso - per via della loro età potrebbero dare la parvenza di essere fragili. E magari lo sono, ma sono anche spregiudicati. E quella spregiudicatezza deve trasformarsi in consapevolezza, affinchè loro stessi diventino qualcosa di importante. Noi vogliamo dare fiducia ai giovani e fare in modo che crescano con i giusti ideali e rafforzino la loro personalità, divenendo cittadini responsabili e consapevoli all’interno di questa società».

R. Galasso, direttore Centro
Danzi”

Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.

DI MARIA DE CARLO*

«Le violenze non hanno un solo volto: cambiano forma, voce, gesto. (…) Ma proprio lì, dove tutto sembra finire, la vita chiede di scegliere: vivere o morire. E quando si sceglie di vivere, tutto cambia». Queste parole sono state pronunciate dalla potentina Maria Antonietta Basile durante una recente testimonianza rilasciata ad un evento (promosso dal Soroptimist club potentino) per sensibilizzare e contrastare la violenza alle donne.

La Basile ha debuttato come scrittrice con il romanzo “Storia di una donna felice” e da oltre un anno Maria Antonietta ha portato in giro il suo libro incontrando tante donne in circa venti comuni lucani, tra biblioteche e associazioni. L’ho conosciuta proprio durante la presentazione del libro a Ruoti, nell’ambito delle iniziative promosse dall’associazione EudAnima aps. Le sue presentazioni sono singolari, una narrazione carica di pathos in quanto il romanzo ha tratti autobiografici.

La Basile è conosciuta nel capoluogo come professionista specializzata del benessere, un’attività che svolge da circa 35 anni. Sposata con due figli e nonna di tre nipotini riesce a ri-

Maria Basile e il rossetto rosso per le donne schiacciate dal patriarca

tagliarsi del tempo per sé, coltivando la passione per la lettura, la cucina e le passeggiate. A tutto ciò si è aggiunta la scoperta per la scrittura.

Ma come è nata l’idea di scrivere? “Avevo diversi ricordi appuntati su fogli sparsi, della mia infanzia, del mio passato, della mia esperienza e così – spiega –ho voluto mettere ordine, ma sono entrata nel mondo della scrittura in punta di piedi”.

E con questa sua prima uscita, nel sessantacinquesimo anno di vita, è cominciata per lei anche una nuova svolta: “Attraverso la scrittura voglio incontrare ed aiutare tante donne, ascoltarle e raccontare, donne che spesso chiedono, in silenzio, aiuto”.

Quello che è venuto fuori con “Storia di una donna felice” è stata una piacevole sorpresa anche per la stessa autrice che viene invitata nelle presentazioni ma soprattutto viene contattata da donne “che mi chiedono consigli o che semplicemente vogliono parlare con me”, come lei stessa afferma.

Ed è per questo che Maria Antonietta Basile regalerà alle sue fans un secondo romanzo in autunno, una continuazione, in un certo senso, del primo con lo sviluppo di alcune tematiche. “Negli incontri ho ascolta-

to tante storie simili alla mia – spiega -, così ho sentito il bisogno di trasformare il dolore in parola. Quel mio cammino mi ha insegnato una verità semplice: raccontare salva”.

È accorata la narrazione di Maria Antonietta e sembra che l’autrice e il personaggio “Lea” si fondano. Una cosa è certa, a guidare entrambe è la “luce”, simbolo di speranza. Tutto parte da un aborto mancato e un buio sconfitto dal desiderio della luce. “Lea si è dimenata e si è attaccata alla luce che la incoraggiava a vivere – racconta Basile -, nelle brutture incontrate lungo il cammino, la luce è stata un’amica preziosa e sincera”.

Come la protagonista del romanzo, Maria parla di sé, della luce che l’ha ispirata da sempre e che rappresenta tutto ciò che di più bello c’è nella vita, compresa la relazione con il divino. Nella sua vita personale ha incontrato la luce quando “è arrivato un ragazzo bellissimo”, il marito, così l’amore vero l’ha salvata. Un percorso tra notte e luce il suo, che durante l’attività professionale non ha mai nascosto alle clienti e amiche, al contrario, “con il mio lavoro – afferma - ho ascoltato le donne che con me si sono aperte e confidate, ed io ho cercato di dare loro speranza per un do-

mani migliore. Grande è stata la gioia quando ho visto poi avverarsi in loro un cambiamento e l’aver messo il rossetto rosso, così come ho fatto io da ragazza, sfidando ogni pregiudizio. Dal loro incontro – continua - ho maturato di voler aiutare dove possibile altre donne a parlare, a non sentirsi sole, a riconoscere che una via d’uscita esiste”. Quali suggerimenti date alle donne per una possibilità di rinascita? “Il problema è che molto spesso le donne non credono in sé stesse pensando che la sofferenza è stata meritata –commenta la Basile -, è necessario invece che si esca da questo blocco quasi autogenerato, bisogna credere – continua – nelle proprie potenzialità”. E se oggi non sono pochi i casi di maltrattamento femminile, Basile richiama ad una corresponsabilità anche delle madri in una cultura ancora fortemente maschilista e di patriarcato. Da controcorrente afferma: “Ho insegnato ai miei figli il rispetto profondo che dovevano avere verso tutte le donne”. Nel suo percorso professionale e familiare, ma prima ancora da giovane Maria Basile si è costruita come donna libera da ogni stereotipo, sicuramente facilitato poi dall’incontro con il suo compagno di vita: “Il nostro rapporto è sato una

salvezza fin dall’inizio, siamo cresciuti insieme – racconta – e la nostra relazione si è basata sempre sul profondo rispetto, compresi gli spazi, il dialogo e la complicità”. Per questo Maria Basile insiste nel dire che “le donne devono credere in sé stesse e chiudere immediatamente un rapporto che si intravede malato, anche perché – dice – quando si arriva alle mani è già troppo tardi. Si deve comprende che niente e nessuno potrà più usare o scalfire la propria vita. Si impara a dire sì, a dire no e a fermare ciò che ferisce”.

Attraverso la scrittura Maria Basile intende compiere una missione di sorellanza: “il mio impegno sarà quello di aiutare le donne, voglio dare loro supporto”. E così dichiara: “In questa avventura ci credo molto, sono fortemente motivata e ho tanto entusiasmo perché credo che c’è una speranza nel cambiamento”.

Attraverso questa sua “scelta”, Maria Basile oggi, a 66 anni testimonia come si è chiamati sempre a riscoprirsi e trovare nuovi campi di realizzazione “perché vivere oggi – chiosa - è la forma più alta di felicità. E se la mia voce può aiutare anche una sola donna a ritrovarsi, allora tutto questo avrà avuto un senso”.

*COUNSELORFILOSOFICA

LA RUBRICA Appuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 9 giugno Non aspettare: vivi adesso

Passiamo una buona parte della nostra esistenza ad aspettare. Aspettiamo il momento giusto. Aspettiamo una risposta. Aspettiamo che qualcuno cambi. Aspettiamo che le circostanze migliorino. Aspettiamo perfino di sentirci pronti. E nel frattempo la vita, che non ha alcuna intenzione di aspettare noi, continua a scorrere. È una strana abitudine umana. Ci convinciamo che da qualche parte, dietro l'angolo, esista una versione migliore del presente. Un giorno speciale in cui tutto sarà più semplice, più chiaro, più favorevole. Quasi come se la felicità avesse fissato un appuntamento con noi e fosse soltanto in ritardo. La verità è che spesso non siamo noi ad attendere il momento giusto. È il momento giusto che sta aspettando noi. Aspetta che troviamo il coraggio di fare quella telefonata. Aspetta che diciamo finalmente ciò che sentiamo. Aspetta che smettiamo di considerare i nostri limiti come una sentenza definitiva. Aspetta che iniziamo a guardare le nostre possibilità con la stessa attenzione che riserviamo ai nostri problemi. Perché, diciamocelo sinceramente, con i problemi siamo bravissimi. Li accarezziamo. Li nutriamo. Li lucidiamo ogni mattina come fossero oggetti da collezione. A volte li raccontiamo con una tale precisione che, se esistesse una gara olimpica dedicata alle preoccupazioni, molti di noi salirebbero sul podio senza neppure bisogno delle qualificazioni. Le opportunità invece le trattiamo con molto meno riguardo. Le osserviamo con sospetto. «Troppo bello per essere vero». «Figurati se funziona». «Non è il momento». Una frase meravigliosa, quest'ultima.

«Non è il momento». Probabilmente una delle espressioni più utilizzate dall'umanità per mascherare la paura. Perché la paura, quando si presenta, raramente si annuncia per quello che è. Non bussa alla porta dicendo: «Buongiorno, sono la paura». No. Arriva travestita da prudenza. Da buon senso. Da ragionevolezza. E così finiamo per darle le chiavi di casa, convinti che stia proteggendo il nostro futuro, mentre spesso sta semplicemente restringendo il nostro presente. Eppure, con il passare degli anni, ho imparato una cosa che continua a sorprendermi. Molte persone sono convinte di aver perso grandi occasioni nella vita. Un lavoro. Un amore. Un'opportunità. Io credo che, molto più spesso, abbiano perso qualcosa di ancora più prezioso. Hanno perso anni. Non perché qualcuno glieli abbia portati via. Ma perché li hanno trascorsi aspettando il permesso di essere felici. Il permesso di sentirsi all'altezza. Il permesso di ricominciare. Il permesso di sbagliare. Il permesso di credere nuovamente in se stessi. Come se da qualche parte esistesse un ufficio incaricato di autorizzare la nostra felicità. E la cosa curiosa è che quel permesso non arriva quasi mai. Semplicemente perché non è mai esistito. Qualche anno fa mi capitò di comprendere una cosa semplice ma decisiva. Non ricordo nemmeno quale fosse il problema che sta-

vo affrontando. Ricordo però perfettamente la sensazione. Continuavo a rimandare una decisione. Aspettavo di sentirmi più sicuro. Più preparato. Più forte. Poi mi accorsi che stavo aspettando una versione di me che probabilmente non sarebbe mai arrivata. Perché la sicurezza non precede quasi mai l'azione. Molto spesso la segue. Prima si compie il passo. Poi si scopre di essere capaci di compierlo. Eppure ogni crescita autentica nasce proprio lì, in quel piccolo spazio dove il cuore trema ma decide comunque di avanzare. Non servono imprese straordinarie. A volte basta un passo. Uno soltanto. Una telefonata. Una richiesta di scusa. Una decisione rimandata da mesi. Un progetto lasciato in un cassetto a prendere polvere insieme alle buone intenzioni. Perché la vita non si trasforma attraverso i grandi eventi che immaginiamo. Si trasforma attraverso le decisioni che prendiamo quando nessuno ci applaude. Quando nessuno ci garantisce il risultato. Quando l'unica certezza che possediamo è la volontà di non arrenderci. Ho imparato che dentro ogni essere umano esiste una forza molto più grande di quanto lui stesso immagini. Una forza che spesso rimane silenziosa finché tutto procede bene. Poi arrivano gli ostacoli. Le delusioni. Le sconfitte. Le porte che si chiudono. Le giornate in cui nulla sembra andare

nella direzione sperata. Ed è proprio allora che quella forza inizia a manifestarsi. Non con effetti speciali. Non con proclami. Ma con la straordinaria capacità di rialzarsi ancora una volta. Quando pensiamo di essere arrivati al limite. Quando crediamo di non avere più risorse. Quando ci sentiamo stanchi di ricominciare. È proprio lì che scopriamo qualcosa di sorprendente. Il limite non era la fine del percorso. Era semplicemente il punto da cui iniziava una nuova versione di noi stessi. E forse questa è una delle più grandi meraviglie dell'essere umano. La sua capacità di generare speranza proprio quando le circostanze sembrano suggerire il contrario. La sua capacità di trovare significato anche dentro le battaglie che non avrebbe mai scelto. La sua capacità di trasformare una ferita in comprensione, una caduta in esperienza, un ostacolo in slancio. A volte non è la vita a chiuderci le porte. Siamo noi che restiamo seduti troppo a lungo nel corridoio, aspettando una certezza che nessuno potrà mai consegnarci. Per questo credo che oggi non serva attendere condizioni perfette. Anzi, a essere sinceri, le condizioni perfette sono un po' come quei parenti che annunciano il loro arrivo e poi non si presentano mai. Tutti ne parlano. Nessuno li ha mai viste davvero. Forse oggi basta presentarsi all'appuntamento con la propria vita. Così come siamo.

Con le nostre paure. Con le nostre ferite. Con le nostre incertezze. Con i nostri sogni ancora incompleti. Perché il coraggio non è l'assenza della pau- ra. È la decisione di non concederle il diritto di guidare il nostro destino. E se proprio dobbiamo aspettare qualcosa, aspettiamo pure. Aspettiamo il caffè al bar. L'autobus in ritardo. La fine della fila alla posta. Ma non rimandiamo la vita. Perché c'è una verità che ho imparato osservando le persone, ascoltando le loro storie e affrontando le mie battaglie. La vita raramente premia chi aspetta che tutto sia perfetto. La vita si apre davanti a chi decide di camminare anche quando la strada non è ancora completamente illuminata. E forse, quando arriverà questa sera, la domanda più importante non sarà: «Che cosa mi è successo oggi?». Ma piuttosto: «Ho vissuto davvero questo giorno oppure mi sono limitato ad aspettare che passasse?». La risposta a questa domanda, più di qualsiasi altra cosa, può cambiare un destino. Perché i giorni diventano settimane. Le settimane diventano anni. E gli anni, prima o poi, diventano una vita intera. Una vita che non ci verrà chiesto quanto abbiamo aspettato. Ma quanto abbiamo avuto il coraggio di vivere. A partire da oggi. A partire da adesso. A partire da quel passo che continuiamo a rimandare e che, forse, sta aspettando soltanto noi.

DI FABRIZIO QUARATINO

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