VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 196
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IL VENETO STABILISCE LE PROCEDURE AMMINISTRATIVE PER IL DIRITTO A MORIRE
La banalità del suicidio assistito Per la prima volta il cdx apre alla “cultura della morte”. L’unica coscienza sarà quella del medico
Lamattina a pag 4
SOPRALLUOGO DEL PRESIDENTE PER VERIFICARE LA GRAVITÀ DEI DANNI CAUSATI DAL MALTEMPO
POLICORO, VERSO LO STATO D’EMERGENZA Bardi: «La Regione dichiarerà lo stato di emergenza regionale e avvierà la verifica dei presupposti per richiedere quello di carattere nazionale» _
IL COMMENTO
Uccide la moglie e il figlio minorenne, e poi si toglie la vita: sul tavolo di casa trovato un biglietto con informazioni riservate
La casa nel bosco
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DI GIANFRANCO BLASI
a vicenda di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori dei tre bambini che vivevano nella cosiddetta “casa nel bosco” di Palmoli, continua a lasciare una sensazione difficile da cancellare. Non perché sia necessario santificare le scelte di questa famiglia, né perché ogni scelta educativa alternativa debba essere considerata (...) ■ continua a pag 6
STRAGE DI FINALE LIGURE
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Un momento del sopralluogo
a pag 5
POTENZA
Risonanze urbane, il capoluogo sesto in graduatoria si aggiudica il finanziamento per un laboratorio diffuso sull’architettura
Servizi da pag 8 a pag 12
■ Servizio
MURO LUCANO L’artista ha chiuso i festeggiamenti in onore di San Gerardo Majella con l’iniziativa benefica
a pag 20
_ MATERA
Arisa in concerto per Angela Lucia
Botta e risposta tra i consiglieri Angelino: «Difendiamo Nicoletti» e Toto: «È panico da Poltrona»
SANT’ARCANGELO, DALLA FESTA RELIGIOSA AL RILANCIO DEL LUOGO
Orsoleo, la nostra storia che deve tornare a vivere
Calabrese alle pag 16 e 17
■ Magrì
■ Servizio
a pag 24
_ CICLOTURISMO
Oggi, a Matera, la presentazione del Protocollo d’Intesa tra l’Apt e la Federazione ciclistica italiana ■ Servizio
De Filippo alle pag 14 e 15
a pag 25
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Italia e Mondo Chiuso il consolato di Bonn, mentre Lavrov annuncia nuove misure in risposta alle decisioni tedesche dopo quanto avvenuto a Lipsia
Il drone che ha fatto esplodere i rapporti tra Berlino e Mosca
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DI VITO ERRICHETTI
i sono crisi che esplodono all'improvviso e altre che si costruiscono lentamente, un pezzo alla volta, finché non diventano impossibili da disfare. Quella tra Berlino e Mosca fa parte di questo secondo tipo, e va guardata con calma: sono tre anni e mezzo che la Germania, dopo decenni passati a muoversi con cautela tra Est e Ovest, ha dovuto scegliere da che parte stare a causa della guerra in Ucraina. Oggi la domanda non riguarda tanto la gravità della rottura, quanto se sia ancora possibile ricucirla, o se si sia chiuso per sempre un capitolo aperto mezzo secolo fa con la Ostpolitik di Willy Brandt.Il Consolato Generale russo a Bonn chiuderà il 18 settembre. La decisione è già presa, anche se per ora i cancelli restano aperti. L'ATTACCO DI LIPSIA E LE ACCUSE TEDESCHE Tutto comincia nella notte tra il 4 e il 5 agosto, quando all'aeroporto di LipsiaHalle, uno dei principali scali cargo d'Europa e un punto di passaggio importante per i rifornimenti diretti a Kiev, viene trovato un drone carico di esplosivo vicino alla pista sud, non lontano da alcuni Antonov ucraini. La stessa notte un cargo DHL, dirottato per l'emergenza, colpisce in volo un secondo oggetto non identificato prima di atterrare a Hannover con danni lievi. Il 25 agosto viene ritrovato un terzo drone a ovest dell'aeroporto, insieme a tracce di quello che gli investigatori ritengono materiale esplosivo di tipo militare.Le indagini della polizia tedesca, insieme alle informazioni raccolte dai servizi segreti, portano il governo federale a una conclusione precisa. Il primo settembre, a Berlino, il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt ha dichiarato che la Russia ha la respon-
sabilità dell'attacco ibrido di Lipsia, spiegando che l'esplosivo e la tecnica d'innesco corrispondono a modelli già visti in altre operazioni russe. Secondo il ministro l'esecuzione sarebbe opera di agenti di basso livello, mentre la pianificazione risalirebbe a una struttura più organizzata. In conferenza stampa, però, non sono state mostrate prove pubbliche: solo una valutazione complessiva basata su indagini, modalità operative e intelligence. Su questo punto Mosca farà leva nei giorni successivi. Nella stessa occasione il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha convocato l'ambasciatore russo Sergey Nechayev e ha annunciato le contromisure. Il consolato di Bonn, ultimo rimasto dopo la chiusura degli altri quattro nel 2023, chiuderà il 18 settembre. Il contratto della Casa Russa di Berlino, che i servizi tedeschi considerano un centro di influenza, verrà risolto. I controlli d'ingresso per i cittadini russi saranno inaspriti, e aumenterà la pressione, anche a livello europeo, sulla flotta di petroliere russe usata per aggirare le sanzioni. Nechayev ha respinto le accuse, definendole infondate e pretestuose, e ha parlato di una provocazione costruita ad arte. LA REPLICA DI MOSCA, TRA DUREZZA E LAVROV Mosca ha risposto su più fronti, non sempre in modo coerente. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha parlato di un'escalation basata su un pretesto inventato, promettendo risposte dure contro quelle che ha chiamato folli avventure antirusse nel Baltico. Il ministero ha definito la mossa tedesca un passo verso la rottura definitiva dei rapporti bilaterali. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha invece cercato un tono più misurato, dicendo che la Russia non sarà la prima ad abbassare il livello delle rela-
zioni diplomatiche, e accusando il cancelliere Friedrich Merz di usare misure drastiche e mal gestite per cercare consenso interno. Peskov ha anche sostenuto che in passato chi aveva compiuto attentati in Germania si era poi rivelato ucraino, arrestato dalle stesse autorità tedesche, un'affermazione da verificare, ma che mostra bene la linea difensiva scelta da Mosca: rovesciare il sospetto invece di limitarsi a negarlo.Su questa mancanza di prove pubbliche ha insistito Sergey Lavrov, mercoledì 3 settembre, parlando al Forum economico orientale di Vladivostok. Secondo il ministro degli Esteri russo, la Germania avrebbe deciso di chiudere la Casa Russa e il consolato di Bonn basandosi solo su ipotesi e congetture, senza prove concrete del coinvolgimento russo nel caso di Lipsia. Lavrov ha quindi annunciato la chiusura delle sedi del Goethe-Institut in Russia, a Mosca, San Pietroburgo ed Ekaterinburg, come risposta diretta: «Naturalmente chiuderanno, dopo che il nostro centro culturale è stato sfrattato da Berlino. Altrimenti non avremmo rispetto per noi stessi», ha detto, aggiungendo che la Germania ha di fatto accettato la fine della propria presenza cultu-
rale in Russia. Non è ancora chiaro se la chiusura riguarderà anche i centri di lingua tedesca sparsi sul territorio russo o solo le sedi istituzionali.Lavrov ha aggiunto un passaggio economico che pesa forse più di altri sul lungo periodo: la Russia, ha detto, non chiederà mai la revoca delle sanzioni occidentali. Un modo per dire che è l'Europa, secondo Mosca, ad aver bisogno della Russia. IL FRONTE OCCIDENTALE E I NODI ANCORA APERTI La solidarietà a Berlino è arrivata in fretta da più parti. Ursula von der Leyen ha scritto di aver sentito Merz al telefono, assicurando pieno sostegno europeo contro quelli che ha chiamato atti gravi e in escalation. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha definito le prove tedesche inequivocabili, promettendo che l'Alleanza resterà unita. Giorgia Meloni ha detto che gli attacchi ibridi riguardano tutti, posizione condivisa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Anche Volodymyr Zelensky ha espresso sostegno al governo tedesco, confermando un rafforzamento della cooperazione bilaterale su difesa aerea e tecnologia anti-drone, un campo in cui Kiev, dopo anni
di guerra, ha accumulato un'esperienza che pochi altri paesi europei possiedono.Vladimir Putin, in una conferenza stampa notturna a Bishkek, ha liquidato le accuse tedesche come una questione di politica interna legata al calo di popolarità di Merz, senza entrare nel merito delle prove tecniche presentate dagli inquirenti.Un ultimo elemento, riportato da LaPresse ma non ancora confermato da altre fonti: gli investigatori avrebbero identificato due sospettati legati alla Russia, un uomo di origine russa con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo, uno dei quali avrebbe viaggiato con un visto d'ingresso italiano. Se confermato, sarebbe un segnale sulla tenuta dei controlli Schengen, anche se per ora resta un'informazione da verificare.Rimane infine un paradosso difficile da ignorare: sull'attacco di Lipsia la Germania ha attribuito la responsabilità in circa quattro settimane, mentre sul sabotaggio dei gasdotti Nord Stream l'inchiesta va avanti da oltre quattro anni senza una conclusione. È un confronto che qualcuno, in Germania e altrove, riproporrà probabilmente nelle prossime settimane, avvicinandosi la data del 18 settembre.
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Il Veneto stabilisce le procedure amministrative per il diritto a morire
La banalità del suicidio assistito Il Patriarca di Venezia: «La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata». Per la prima volta il centrodestra apre alla cultura della morte e lo fa con grigiore burocratico, l’unica coscienza sarà quella del medico
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DI R OBERTO LAMATTINA
l Veneto introduce la legge sul suicidio assistito. Sia chiaro non cambia granchè da un punto di vista sostanziale. Non è introdotta, come qualcuno crede, l’eutanasia ma solo regolamentato il suicidio assistito in un ospedale. Molti confondono suicidio assistito ed eutanasia. I termini non sono sinonimi. Nell’eutanasia è una terza persona che provoca la morte all’ammalato che l’ha richiesta. Nel suicidio assistito è l’ammalato che volontariamente si nega la vita somministrandosi un farmaco. Il medico resta per assistere al suicidio che deve essere compiuto direttamente dall’ammalato. COSA CAMBIA DAVVERO In Italia l’eutanasia è vietata. Nessuno può provocare la morte di una terza persona neanche se ammalata. Il suicidio assistito è garantito dalla Legge. La Regione Veneto stabilisce la procedura per accedere a questo trattamento che resta a carico del Servizio Sanitario Nazionale e, quindi, dell’erario pubblico. È la quarta regione a farlo. La notizia è politicamente rilevante perché fino ad ora erano state soltanto le Regioni di centrosinistra ad introdurre questo strumento di morte. La Regione Veneto è la prima Regione governata dal centrodestra che introduce queste regole. LA BANALITÁ DELLA PROCEDURA Specificata la distinzione tra eutanasia e suicidio assistito e definito con chiarezza che la Regione Veneto non introduce un nuovo diritto ma si limita a disciplinare le procedure per accedere al suicidio assistito è necessario capire esattamente come funzionerà la procedura. In primis è necessario che coesistano le seguenti condizioni: irreversibilità della malattia, sofferenze intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di assumere una decisione libera e consapevole. La mancanza di una sola di queste condizioni renderà impossibile accedere al
_ Zaia e il Patriarca Moraglia
trattamento di suicidio assistito. La legge Regionale Veneta uniforma e definisce la procedura, la domanda deve essere presentata all’azienda sanitaria di residenza. Essa viene presa in carico da parte del sistema sanitario regionale, vengono effettuati gli esami clinici, una valutazione bioetica e, qualora tutte le condizioni siano rispettate viene definita la modalità di assistenza. La presenza dei requisiti viene controllata da una commissione medica multidisciplinare dell’azienda sanitaria di riferimento composta da un medico, un neurologo, uno psicologo, uno psichiatra, un medico legale, un infermiere, un palliativista e un bioeticista. È proprio la freddezza delle procedura che spaventa. La possibilità che il servizio sanitario venga interpellato per aiutare una persona a suicidarsi viene stabilita in una procedura. Il passaggio tra la vita e la morte disciplinato come un normale percorso amministrativo con la definizione delle autorità competenti, delle regole per la domanda etc…come se si trattasse di un norme nulla osta per un parcheggio. LE PAROLE DEL PATRIARCA Colpisce l’efficienza veneta così come colpì il mondo (fatte le dovute proporzioni e senza voler offendere nessuno) l’efficienza del sistema architettato da Eichman per la
soluzione finale. Una normale procedura amministrativa per decidere il passaggio dalla vita alla morte fermo restando il diritto del medico di rifiutarsi di farlo per obiezione di coscienza. L’unica coscienza che resta è quella del medico. Il resto, depurato da ogni valutazione morale ed etica e da ogni limite, è solo fredda procedura asettica e perfettamente funzionante. Ed è proprio su questo concetto che si è espresso il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia che ha parlato esplicitamente di «un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente control-
labile» in cui «la percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata» con il rischio «di aprire a un soggettivismo interpretativo per cui è logico domandarsi quali saranno i criteri effettivamente utilizzati per definire e valutare oggettivamente, di volta in volta, una sofferenza come insopportabile». VITE NON DEGNE DI ESSERE VISSUTE Ed è proprio questo il punto nodale di questa procedura delineata burocraticamente dalla Regione Veneto che introduce un concetto alquanto soggettivo di sofferenza insopportabile che ricorda troppo da vicino quelle “vite non degne di essere vissu-
te” della prima metà del ‘900. Quando si aprono queste finestre è difficile capire dove si arriverà. Il fatto che accada nel cattolicissimo Veneto, in una Regione governata storicamente dal centrodestra in cui la sinistra è stata sempre minoritaria comporta o dovrebbe comportare una necessaria riflessione nella coalizione conservatrice. Fino ad oggi su questi punti la frattura era chiara. La cultura della vita a destra, quella della morte a sinistra. Il Veneto sembra provare a cambiare almeno parzialmente strada con la fredda burocrazia di una macchina perfetta ma senz’anima.
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Trovato sul tavolo un biglietto contenente informazioni riservate. L’omicidio-suicidio sembra essere l’ipotesi sostenuta dagli inquirenti, in attesa dell’autopsia
Strage a Finale Ligure, uccide la moglie e il figlio 14enne e poi si toglie la vita O
DI TIZIANA MAGRÌ
ltre la porta di un’abitazione di Finale Ligure sono stati trovati tre corpi, un bigliettino sul tavolo e una pistola. È la scena individuata nella tarda mattinata di ieri in un appartamento di via Forti di Legnino. Secondo una prima ricostruzione, al momento seguita dagli inquirenti, Daniele Barruzzo, 59 anni, impiegato in un’azienda del settore automotive di Savona, avrebbe esploso alcuni colpi di pistola contro la moglie Paola Siri, 60 anni, architetto, e il figlio Mattia di quattordici anni, per poi rivolgere l’arma contro se stesso. L’uomo deteneva regolarmente l’arma ed era titolare di porto d’armi. I fatti si sarebbero svolti intorno alla mezzanotte tra mercoledì e giovedì, mentre la famiglia dormiva: non è stato rilevato nessun segno di colluttazione. L’allarme è scattato solo in tarda mattinata, quando l’azienda – non vedendo arrivare l’uomo a lavoro – e i parenti, insospettiti dal lungo silenzio della famiglia, hanno allertato le forze dell’ordine. Sono intervenuti sul posto i carabinieri, il personale del
118 e i volontari della Croce Bianca di Borgio Verezzi, che hanno potuto solo constatare il decesso dell’intera famiglia. Tra i primi elementi rilevati all’interno dell’abitazione, i carabinieri del Nucleo Investigativo e il magistrato di turno della Procura di Savona hanno recuperato un biglietto contenente un messaggio attribuito all’uomo. Il contenuto resta coperto dal riserbo istruttorio: secondo indiscrezioni non confermate ufficialmente, farebbe riferimento a problematiche familiari sorte negli ultimi mesi; al momento non risulterebbe individuato il movente della strage. Si tratta comunque di informazioni non ufficiali, che la Procura non ha confermato pubblicamente. Un’ondata di cordoglio travolge i social del Finale FBC: il club sospende l’attività giovanile in memoria di Mattia, mentre il Comune di Finale annulla gli eventi in programma e si prepara a proclamare il lutto cittadino per i funerali della famiglia Burrazzo-Siri. Va sottolineato che, a oggi, quella dell’omicidiosuicidio resta l’ipotesi largamente seguita dagli investigatori sulla base dei
_ Paola Siri e il figlio Mattia
primi rilievi, ma non ancora una conclusione ufficiale: l’esame autoptico disposto dalla Procura definirà con certezza scientifica la dinamica, la traiettoria dei colpi e l’orario esatto del decesso. L’ALTRO ASPETTO Al di là del perimetro investigativo, il caso ligure solleva interrogativi che non possono essere liquidati come un isolato raptus di follia. Nelle ultime settantadue ore, le cronache nazionali hanno riportato altri episodi di violenza in ambi-
to domestico e familiare – a Benevento e nella periferia di Roma – per i quali sono tuttora in corso gli accertamenti da parte delle rispettive autorità giudiziarie, e che non è possibile, ricondurre al momento una dinamica come con il caso di Finale Ligure. Gli esperti di salute mentale indicano da tempo due fattori che meritano attenzione quando si ha un eccessivo numero di questi casi: la fragilità delle reti di supporto attorno ai nuclei familiari, anche a quelli apparentemente in-
tegrati, e il pericolo rischio di emulazione alimentato da una narrazione mediatica troppo focalizzata sui dettagli morbosi anziché sul movente. Sebbene il movente del caso ligure resti al vaglio degli inquirenti, il dibattito clinico si interroga sulle dinamiche del “suicidio allargato”, spingendo a interrogarsi su come intercettare, prima del punto di rottura, quelle fragilità estreme che trasformano la casa e i luoghi di relazione familiare nel teatro di un’imprevedibile tragedia.
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Non più solamente la storia di Nathan e Catherine, ma lo specchio di un confine sempre più sottile tra tutela dei minori e pedagogia di Stato
“La casa nel bosco” e un Paese che non sa più vedere i bambini
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DI GIANFRANCO BLASI
a vicenda di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori dei tre bambini che vivevano nella cosiddetta “casa nel bosco” di Palmoli, continua a lasciare una sensazione difficile da cancellare. Non perché sia necessario santificare le scelte di questa famiglia, né perché ogni scelta educativa alternativa debba essere considerata automaticamente giusta. Ma perché, dietro le ordinanze, le perizie, le consulenze e le valutazioni degli esperti, continuano ad esserci tre bambini: la figlia maggiore di otto anni, e i più piccini di sei anni, con una madre e un padre che chiedono di tornare a vivere con loro. È proprio questo il punto dal quale sarebbe necessario ripartire. Il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha stabilito che il percorso dei genitori non sarebbe ancora compiuto e ha indicato nella scuola pubblica e nel confronto con altri modelli educativi uno dei passaggi necessari per arrivare al ricongiungimento. I bambini, dopo mesi trascorsi in una struttura di accoglienza, potranno vedere progressivamente di più i genitori e, in prospettiva, tornare con loro. Ma anche questo ritorno viene sottoposto a tappe, verifiche, certificazioni e monitoraggi. E qui nasce la domanda che va
oltre Nathan e Catherine. Che cosa stiamo facendo, esattamente, della nostra idea di famiglia, di educazione e di responsabilità? L'educazione parentale non è una stranezza inventata dalla famiglia del bosco. È prevista dal nostro ordinamento e viene praticata da migliaia di famiglie italiane. Naturalmente comporta obblighi, verifiche e responsabilità. Ma proprio per questo la discussione dovrebbe essere affrontata sul terreno della legge, non su quello di una progressiva trasformazione della diversità educativa in una colpa. Il problema, allora, non è stabilire se la vita nel bosco sia bella o brutta. Non è neppure decidere se un bambino debba vedere “Il Re Leone” o partecipare a una gita al mare. Il problema è capire quando la tutela dei minori rischia di trasformarsi in una forma di pedagogia istituzionale nella quale l'apparato pubblico finisce per stabilire quale modello di vita sia accettabile e quale invece debba essere corretto. È una questione enorme. Perché nel frattempo la vita reale procede in un'altra direzione. Ci sono una madre, Catherine, e un padre, Nathan. Ci sono tre bambini che continuano a dire di voler tornare a casa. Ci sono stati mesi di separazione. Ci sono una casa da sistemare, una scuola da decidere, relazioni da rico-
struire. E ci sono persone che, attraverso consulenze e perizie, cercano di tradurre quella complessità in relazioni, valutazioni e giudizi. È qui che avverto tutta l'incompiutezza di questa vicenda. Una magistratura può decidere secondo la legge. Un consulente può formulare una valutazione. Un servizio sociale può proporre un percorso. Ma chi restituisce alla politica e alla società la responsabilità di interrogarsi sul risultato umano complessivo di tutto questo? Perché quando il caso concreto si perde dentro una successione di provvedimenti, quando ogni tappa produce un nuovo passaggio, quando le consulenze diventano indispensabili per interpretare la vita di una famiglia e quando il diritto finisce per essere percepito come una macchina che procede per frammenti, qualcosa si rompe. E non è soltanto il rapporto fra i genitori e le istituzioni. È la fiducia nel Paese. La sensazione più amara è che tutti sembrino avere una parte di ragione e che, contemporaneamente,nessuno riesca più a possedere l'intera ragione della vicenda. I giudici guardano molto empiricamente al superiore interesse dei minori. Gli esperti valutano le competenze genitoriali. I servizi sociali osservano i comportamenti. I genitori difendono il proprio modello educativo. E intanto i bambini vivono concretamente le conseguenze di ogni decisione.
Questa è la contraddizione che dovrebbe interessarci. Non la favola della famiglia perfetta contro quella dello Stato cattivo. E nemmeno, al contrario, la rappresentazione di due genitori eccentrici ai quali le istituzioni avrebbero finalmente insegnato come si cresce un figlio. La realtà è molto più seria. Quando una società ha bisogno di una perizia per decidere quanto una madre sappia essere madre e quanto un padre sappia essere padre, dovrebbe almeno interrogarsi sui propri limiti. E dovrebbe farlo con grande prudenza. Perché il confine fra tutela e sostituzione, fra protezione e intrusione, fra accompagnamento e imposizione è sottile. E quando quel confine riguarda bambini così piccoli, ogni errore pesa enormemente. Resta poi la questione della scuola. Nessuno mette in discussione il diritto dei bambini all'istruzione e alla socialità. Ma se l'educazione parentale è prevista dalla legge, occorre spiegare con chiarezza perché, nel caso specifico, essa non sarebbe sufficiente e quali siano le condizioni concrete che renderebbero necessario il passaggio alla scuola pubblica. Non basta evocare genericamente il “confronto” con altri modelli. Occorre dimostrare, con fatti e non con presunzioni, quale danno concreto si voglia evitare. Altrimenti il rischio è che la normalità diventi una categoria giudiziaria. E questo dovrebbe preoccupar-
ci tutti. Non ho alcuna nostalgia per un mondo nel quale i genitori potevano fare qualsiasi cosa in nome della famiglia. Ma non vorrei neppure vivere in un Paese nel quale la famiglia debba continuamente dimostrare davanti a una catena di esperti e istituzioni di essere sufficientemente conforme al modello ritenuto corretto. Sono questi i danni del modello del politicamente corretto che si riverberano nei meandri più intimi e sentimentali della nostra società. La casa nel bosco, alla fine, diventa quasi una metafora. Una famiglia ha scelto di vivere ai margini della società. Lo Stato ha ritenuto che quei margini fossero diventati troppo larghi e ha deciso di intervenire. Da allora è cominciato un lungo percorso fatto di tribunali, servizi, psicologi, consulenti, relazioni, prescrizioni, ricorsi e nuove valutazioni. Ma alla fine di tutto questo percorso rimane una domanda semplicissima e terribile: siamo riusciti davvero a fare meglio per quei tre bambini? Se la risposta è sì, bisogna dimostrarlo nella loro vita concreta, non soltanto nelle carte. Se la risposta è ancora “non lo sappiamo”, allora forse è arrivato il momento di fermarsi un istante. Perché un Paese civile non è soltanto quello che sa applicare correttamente le proprie leggi. È quello che, mentre le applica, riesce ancora a vedere le persone. E soprattutto riesce ancora a vedere i bambini.
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Cronache Lucane Cicala: «Danni rilevanti a coltivazioni e strutture», Latronico: «Ospedale pienamente operativo». Cupparo: «Pronti i ristori per la ripresa»
Policoro, sopralluogo dopo il nubifragio: Bardi: «Si va verso l’emergenza nazionale»
È
partita la ricognizione dei danni provocati dal violento nubifragio e dalla tromba d’aria che il 2 settembre hanno colpito Policoro e parte del Metapontino. Il 3 settembre il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, accompagnato dalla Giunta regionale, ha effettuato un sopralluogo in città per verificare l’entità dei danni e definire i primi interventi. BARDI: «VERSO LO STATO DI EMERGENZA NAZIONALE» La Regione Basilicata dichiarerà lo stato di emergenza regionale e avvierà, parallelamente, la verifica dei presupposti per richiedere al Governo quello di carattere nazionale. Lo ha annunciato il presidente Vito Bardi al termine del sopralluogo, riferendo anche dell’interlocuzione avuta con il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci.«Siamo al fianco della comunità e degli operatori economici colpiti», ha dichiarato Bardi, illustrando le prime misure già disposte per sostenere il tessuto economico e agricolo. Tra queste figurano l’abbattimento al livello massimo consentito dei canoni per le aree demaniali e la sospensione per due mesi del pagamento del canone irriguo.Dopo la prima stima dei danni, la Regione interverrà con fondi diretti al Comune per coprire le somme urgenze. In una fase successiva, i Dipartimenti regionali allo Sviluppo Economico e all’Agricoltura individueranno le risorse per i ristori alle imprese danneggiate.Durante il sopralluogo è stata verificata anche la situazione della rete idrica. I principali serbatoi cittadini risultano regolarmente funzionanti, mentre sono stati riscontrati danni al
serbatoio pensile tra il liceo e le poste e all’impianto di sollevamento dell’acqua nella zona Lido. Sotto osservazione anche la rete fognaria, interessata dalla presenza di detriti.«Tutti gli operai sono attualmente impegnati e le riparazioni stanno proseguendo senza alcuna interruzione dell’erogazione idrica per la popolazione», ha assicurato Bardi. L’obiettivo è consentire la prosecuzione della stagione balneare e sostenere la comunità locale. CICALA: «DANNI PESANTI A SERRE E COLTIVAZIONI» La ricognizione ha riguardato anche il comparto agricolo. L’assessore regionale alle Politiche Agricole Carmine Cicala ha visitato le aree maggiormente danneggiate, tra cui Acinapura, Contrada Trieste e zona Sant’Anna, dove vento, grandine e pioggia battente hanno colpito coltivazioni e strutture produttive.«Abbiamo visto tunnel e serre sventrati, armature in ferro piegate, coperture divelte e danni anche a magazzini e capannoni aziendali», ha riferito Cicala. Le segnalazioni riguardano colture come kiwi, cucurbitacee e ortaggi. L’estensione delle superfici colpite e il valore delle perdite saranno definiti dalla ricognizione tecnica.Il Consorzio di Bonifica della Basilicata ha manifestato la disponibilità a intervenire nelle aree maggiormente colpite e a sospendere le quote del canone irriguo per le aziende agricole danneggiate. Particolare attenzione è rivolta alla prossima campagna produttiva. Molte aziende stavano completando la preparazione dei tunnel per le colture autunnovernine, in particolare per la fragola, con i trapianti ormai prossimi. Regione, Comune, orga-
nizzazioni professionali e imprese lavoreranno quindi alla raccolta e alla verifica delle segnalazioni. LATRONICO: «OSPEDALE OPERATIVO, NESSUNA INTERRUZIONE» Il maltempo ha provocato criticità anche al presidio ospedaliero Papa Giovanni Paolo II, dove l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico ha effettuato un sopralluogo tecnico. La struttura ha riportato alcuni danni, ma la funzionalità dei servizi sanitari è stata garantita.«I reparti e gli ambulatori sono tutti regolarmente funzionanti e l’erogazione delle prestazioni sanitarie non ha subito interruzioni», ha rassicurato Latronico. L’attenzione è ora concentrata sugli interventi di ripristino e sulla messa in sicurezza degli edifici, degli spazi esterni e della vegetazione compromessa dalle raffiche di vento. L’assessore ha ringraziato la direzione sanitaria, il personale, i tecnici, la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco e i volontari impegnati nell’emergenza. CUPPARO: «RISTORI PER
LA RIPRESA» Sul fronte delle attività produttive, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo ha avviato il confronto con l’Amministrazione comunale e gli operatori per raccogliere le prime segnalazioni.La ricognizione riguarda attività produttive, stabilimenti balneari, piccole e medie imprese turistiche, commerciali e artigianali di Policoro e del Metapontino. I dati serviranno a calibrare gli interventi e a individuare le risorse per i ristori.«Con i ristori intendiamo favorire la ripresa di tutte quelle attività che sono in grado di farlo per il prosieguo della stagione turistica», ha spiegato Cupparo, sottolineando la necessità di garantire agli ospiti standard di servizio adeguati nonostante i disagi.L’assessore ha richiamato le esperienze dell’alluvione del Metapontino del 2013 e dell’emergenza pandemica, puntando su ristori «veloci e mirati». Gli uffici del Dipartimento sono stati attivati per accelerare tempi e procedure. Previsto inoltre il confronto con le associazioni di categoria e datoriali del territorio.
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In venti minuti la tromba d’aria ha attraversato centro, campagne e lido. Bardi promette fondi rapidi per le spese più urgenti
Policoro, chiesto stato di calamità Il sindaco: «La città è in difficoltà» POLICORO. La Giunta comunale guidata dal sindaco Enrico Bianco ha deliberato la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza e calamità naturale per i danni provocati dalla tromba d’aria che si è abbattuta su Policoro, colpendo la città, il lido e le zone rurali. L’istanza è stata indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Interno e alla Regione Basilicata, ciascuno per le proprie competenze. Il sindaco coordina da ore le operazioni per ripristinare la viabilità comunale e mettere in sicurezza le strutture pubbliche. La prima ricognizione dei tecnici ha ricostruito il percorso della tromba d’aria che, in venti minuti, ha attraversato la fascia urbana da via Salerno a piazza Eraclea, per poi dirigersi lungo via Lido fino al lungomare. Le raffiche di vento, accompagnate dalla pioggia, hanno infine investito i lidi centrali, alcuni dei quali sono stati distrutti. Nel centro cittadino sono stati sradicati alberi secolari, mentre pannelli fotovoltaici e parti dei tetti delle abitazioni sono stati trascinati a centinaia di metri. Numerose automobili sono rimaste danneggiate dalla caduta degli alberi, che ha provocato anche
l’interruzione di diverse linee elettriche. Danni anche a scuole, palestre e stazione ferroviaria. Pesante anche il bilancio nelle campagne attraversate dal fenomeno. Molte serre sono state cancellate, i prodotti strappati dalle coltivazioni e, in alcuni casi, sono state sradicate le stesse piante. Preoccupano le conseguenze per le produzioni prossime alla commercializzazione e per le colture invernali, che dovranno essere ripiantate. Nella delibera vengono chiesti interventi straordinari e risorse adeguate per ripristinare le infrastrutture pubbliche e private e risarcire le attività economiche, turistiche, agricole e produttive.
In municipio Bianco ha incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura Carmine Cicala, i tecnici del dipartimento e le associazioni di categoria per fare il punto sulle perdite e sui possibili ristori. Cicala ha riferito dell’interessamento del ministro Francesco Lollobrigida. Presenti anche Cosimo Latronico, Piergiorgio Quarto e il presidente della Provincia di Matera Francesco Mancini. A mezzogiorno il sindaco ha ricevuto il presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore alle Infrastrutture Pasquale Pepe e quello alle Attività produttive Francesco Cupparo. Bardi si è impegnato a chiedere subito la dichiarazione del-
lo stato di emergenza regionale e nazionale e ha garantito una rapida verifica del fondo regionale per aiutare il Comune a sostenere le spese di somma urgenza. Intanto il Consorzio di bonifica della Basilicata ha annunciato la sospensione per due mesi dei tributi consortili, mentre la Regione applicherà una riduzione del cinquanta per cento dei canoni demaniali per le strutture balneari. Bianco ha poi accompagnato il presidente e gli assessori in un sopralluogo tra piazza Eraclea e la zona del lido, dove è stata distrutta anche la struttura della Guardia di finanza. «Policoro non è abituata a lamentarsi, ma in questo
momento abbiamo bisogno di aiuto», ha detto Bianco, ricordando che la calamità non era stata preceduta da alcuna allerta e ha quindi colto tutti di sorpresa. A preoccupare sono soprattutto i tempi dei ristori per perdite che, tra patrimonio pubblico e privato, turismo e agricoltura, vengono stimate in milioni di euro. «Interi comparti sono in ginocchio, la città è in difficoltà e servono risposte immediate per far ripartire l’economia e le attività pubbliche e private», ha concluso il sindaco, ringraziando forze dell’ordine, Protezione civile e vigili del fuoco, arrivati anche da Salerno, per gli interventi più urgenti.
Cerciello Renna: «Garantita la continuità del servizio». Criticità al serbatoio di via Puglia e all’impianto fognario del lido
Rete idrica, squadre al lavoro dopo il nubifragio POLICORO. A seguito dell’ondata di maltempo che nella giornata di ieri ha colpito Policoro, Acquedotto Lucano è immediatamente intervenuto sul territorio per mettere in sicurezza la rete idricofognaria e assicurare il servizio nonostante i danneggiamenti subiti da alcuni impianti. «Siamo al lavoro fin dalle prime ore dell’emergenza con le nostre squadre operative e i nostri tecnici – sottolinea il direttore generale, Luigi Cerciello Renna – per far fronte ai danni provocati dalle avversità atmosferiche e ridurre al minimo i disagi per la comunità, a cui va tutta la nostra vicinanza. La priorità assoluta è garantire la continuità del servizio idrico in condizioni di totale sicurezza per la popolazione e per i lavoratori impegnati sul campo». In merito allo stato delle
infrastrutture sul territorio comunale, Cerciello Renna precisa che non hanno riportato danni rilevanti i due serbatoi idrici principali, mentre si registrano criticità sul serbatoio pensile situato in via Puglia, accanto al liceo scientifico “Enrico Fermi”, nonché il danneggiamento dell’impianto di sollevamento fognario a servizio della zona lido. Per affrontare l’emergenza, l’azienda ha attivato misure straordinarie: «Sono stati rafforzati – spiega il Dg – i turni di lavoro degli operatori per garantire il presidio costante degli impianti. Le acque fognarie sono sottoposte a un controllo continuo a fronte del rischio di eventuali intasamenti causati dall’ingente quantità di detriti, tra l’altro di varia natura, trasportati dal maltempo. Le operazioni – precisa Cerciello Renna – si
stanno svolgendo con la massima cautela, dovendoci misurare con le problematiche di sicurezza per gli operatori che intervengono sui luoghi colpiti dal tornado. Stiamo profondendo ogni sforzo possibile per evitare e, comunque, limitare disservizi ai cittadini, mentre fronteggiamo le conseguenze del grave evento sui nostri impianti. Un sentito ringraziamento – conclude –
va ai nostri lavoratori che, anche in condizioni ambientali complesse, stanno operando senza sosta a tutela di un servizio essenziale per tutti i cittadini. Mi preme ricordare che siamo lucani che servono i lucani in mezzo ai lucani: a Policoro i dipendenti di Acquedotto Lucano stanno operando in mezzo ai danni che hanno colpito familiari, parenti e amici».
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Dal mondo politico lucano: «Continueremo a seguire l’evolversi della situazione, pronti a collaborare alla definizione degli interventi necessari»
Tromba d’aria a Policoro, scatta la gara solidale: in campo volontari e Istituzioni
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ercoledì pomeriggio, subito dopo la violentissima tromba d'aria che ha devastato il lungomare di Policoro, trenta volontari del Gruppo Lucano della città jonica coadiuvati dai colleghi delle sedi di Scanzano Jonico, Tursi, Tricarico e Rotondella sono prontamente intervenuti per affrontare tutte le criticità. E, anche nella mattinata di ieri, altre squadre hanno raggiunto il territorio per ultimare ogni intervento utile. «A tutti i volontari impegnati in questa lunga e caldissima estate in centinaia di interventi – sottolinea il presidente nazionale Pier Luigi Martoccia – voglio solo dire grazie per lo sforzo profuso a difesa delle nostre comunità con la solita competenza, tempestività e professionalità». Solidarietà anche da parte del Presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, che ha dichiarato: «Esprimo la mia vicinanza alla città di Policoro, al sindaco Enrico Bianco e alle comunità del Metapontino colpite dal violento maltempo. Un ringraziamento va ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alle Forze dell’Ordine, ai volontari e a quanti sono impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza e ripristino». «Policoro - aggiunge il Presidente del Consiglio regionale - rappresenta un punto importante per l’economia turistica e agricola della Basilicata. Chi ha subito danni non può essere lasciato solo ad affrontare le conseguenze di un evento di questa porta-
ta. Occorre completare rapidamente la ricognizione dei danni e, sulla base degli elementi che emergeranno, valutare l’attivazione dello stato di emergenza e gli strumenti necessari per sostenere le attività colpite». «Continueremo a seguire con attenzione l’evolversi della situazione – conclude Pittella – pronti a collaborare alla definizione degli interventi necessari per il ripristino e la ripresa delle attività». Vicinanza anche da parte del Presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini, in visita alla comunità colpita dal maltempo: «Chiedere lo stato di emergenza per Policoro al fine di velocizzare gli interventi e dare una risposta immediata ad agricoltori, operatori balneari e cittadini». «Quando una comunità viene messa alla prova non servono tante parole: serve esserci. Ho scelto di guardare negli occhi chi in queste ore sta affrontando le conseguenze del maltempo, per portare un abbraccio a nome dell’Amministrazione provinciale di Matera e di tutta la comunità materana», ha proseguito Mancini. Il Presidente ha incontrato il primo cittadino jonico per un confronto diretto sulla situazione, in un clima di piena collaborazione istituzionale tra l’Ente Provincia e l’Amministrazione comunale, nel segno di una vicinanza che va oltre gli aspetti formali e si traduce in un sostegno concreto al territorio. «Nei momenti di difficoltà si riconosce la forza di una co-
munità e ho visto negli occhi dei cittadini, degli operatori balneari e di tutti i policoresi tanta forza, che deriva anche dalla consapevolezza di non essere soli: c’è una comunità provinciale unita, pronta a fare squadra nei momenti che contano davvero», ha proseguito il Presidente. «Ribadisco la piena disponibilità della Provincia di Matera a supportare il Comune di Policoro nelle prossime fasi, garantendo attenzione costante all’evolversi della situazione e vicinanza istituzionale alla cittadinanza. Al Sindaco Bianco e a tutti i suoi cittadini va la vicinanza sincera dell’intero territorio materano. Sono certo che la città di Ercole saprà rialzarsi immediatamente. Forza Policoro», ha concluso Mancini. «Esprimiamo, anche a nome dell'intera comunità politica di Basilicata Casa Comune, solidarietà e vicinanza alla comunità di Policoro, alle famiglie e agli operatori economici, turistici e agricoli colpiti dal violento evento meteorologico. Un ringraziamento va alla Protezione civile, ai Vigili del Fuoco, alle Forze dell'ordine, al Comune, ai volontari e a quanti sono impegnati nelle attività di assistenza e messa in sicurezza». Lo dichiarano il Vicepresidente del Consiglio regionale e Presidente di Basilicata Casa Comune, Angelo Chiorazzo, e il Capogruppo regionale BCC, Gianni Vizziello. «Quanto accaduto ripropone una questione che non può essere affrontata soltanto quando
l'emergenza è già in corso. Pur non potendo attribuire automaticamente un singolo evento al cambiamento climatico, il riscaldamento dell'atmosfera e del Mediterraneo sta modificando le condizioni nelle quali si sviluppano fenomeni meteorologici sempre più intensi. La crisi climatica impone ai Governi nazionali e regionali la responsabilità di mettere in campo serie politiche di adattamento, prevenzione e messa in sicurezza dei territori. Ignorarne o sottovalutarne gli effetti, o peggio negarli, significa rischiare di trovarsi impreparati di fronte a fenomeni sempre più estremi». «Nel prossimo Consiglio regionale - aggiungono i consiglieri presenteremo una mozione per potenziare gli strumenti finanziari e operativi della Regione a sostegno dei territori e dei soggetti colpiti dalle calamità, prevedendo anche di destinare stabilmente a questa finalità una quota delle compensazioni ambientali derivanti dalle attività estrattive. Ma non basta intervenire dopo che i danni si sono verificati». «Occorre concludono Chiorazzo e Vizziello - una pianificazione strutturata per la prevenzione e l'adattamento, rivedendo dove necessario anche gli strumenti urbanistici e le normative edilizie. Questo vale in particolare per le aree costiere e le strutture ricettive e turistiche, dove, nel pieno rispetto dell'ambiente e del paesaggio, bisogna consentire interventi capaci di aumentarne sicurezza e resi-
lienza rispetto agli eventi estremi. Tutelare l'ambiente e proteggere persone, imprese e territorio devono essere parti della stessa strategia». Infine, Confagricoltura Basilicata ha espresso profonda solidarietà e vicinanza a tutto il comparto agricolo per gli ingenti danni causati dalla violenta tromba d'aria che si è abbattuta sul territorio di Policoro. Nella mattinata di ieri, il Presidente di Confagricoltura Basilicata, Francesco Battifarano, ha accompagnato l'assessore regionale all'Agricoltura, Carmine Cicala, in una serie di sopralluoghi diretti nelle aziende agricole colpite. L'ispezione sul campo è fondamentale per verificare di persona l'impatto devastante dell’evento atmosferico e raccogliere le prime segnalazioni dei produttori. L'Organizzazione ha già formalmente richiesto al Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata l'attivazione immediata di tutte le misure straordinarie e degli strumenti di intervento necessari per garantire il rapido ripristino delle strutture danneggiate e la continuità operativa delle attività agricole. «A tutti gli agricoltori, che con straordinaria forza di volontà e spirito di resilienza si sono immediatamente rimboccati le maniche per mettere in sicurezza i campi e far ripartire le aziende, va la più profonda stima di Confagricoltura Basilicata, unitamente alla promessa di un totale e incondizionato sostegno in ogni sede istituzionale».
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L’europarlamentare esprime vicinanza alla comunità e sollecita risposte concrete per ripristinare sicurezza e attività produttive
Nubifragio a Policoro, Gambino: «Si valuti lo stato di calamità»
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alutare con la massima tempestività l’eventuale richiesta e dichiarazione dello stato di calamità per fronteggiare i danni provocati dal violento nubifragio che ha colpito Policoro. È la richiesta avanzata dal parlamentare europeo di Fratelli d’Italia Alberico Gambino, che ha espresso vicinanza alla comunità policorese e agli operatori economici duramente colpiti dall’evento.«Esprimo piena e incondizionata solidarietà alla comunità policorese, alle famiglie, agli operatori turistici ed agricoli che hanno patito gravissimi danni alle strutture e alle colture a seguito dell’evento calamitoso», dichiara Gambino.L’europarlamentare sottolinea anche l’impegno dell’Amministrazione comunale e di quanti sono impegnati nella gestione dell’emergenza. «Esprimo forte vicinanza anche all’Amministrazione cittadina di Policoro e a quanti stanno intervenendo in modo significativo in questa emer-
genza, fortemente impegnati a far fronte a tale gravissima situazione, così da ripristinare nel più breve tempo possibile le giuste condizioni di normalità e sicurezza a favore della popolazione».Gambino richiama quindi l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali sulla necessità di garantire interventi e risorse adeguate per affrontare i danni provocati dal maltempo.«Ho
l’assoluta certezza – conclude – che anche tutte le altre Istituzioni, a partire dalla stessa Regione, sempre attenta ai territori e alle sue necessità, magari di concerto con il Governo nazionale che si è già prontamente attivato tramite il Ministro della Protezione Civile e per le Politiche del mare Nello Musumeci, valutino con la dovuta prontezza l’eventuale necessità di chiedere e
decretare, ove necessario, anche lo stato di calamità».Per Gambino, tale misura sarebbe propedeutica a interventi rapidi e sostenuti da adeguate risorse economiche, necessari per ripristinare quanto compromesso dal nubifragio e consentire agli operatori dei diversi settori colpiti di riprendere le proprie attività «in questa parte finale di stagione estiva».
Fazzari, Napoli, Galella e Leone assicurano l’impegno istituzionale per sostenere cittadini, imprese e agricoltori colpiti
Policoro travolta dal maltempo, FdI: «Garantiremo attenzione e sostegno»
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a violenta ondata di maltempo che ha colpito Policoro ha provocato ingenti danni e disagi sul territorio, interessando cittadini, attività commerciali, imprese e comparto agricolo. Di fronte alle conseguenze dell’evento, arriva la vicinanza del gruppo consiliare regionale di Fratelli d’Italia alla comunità policorese.A esprimere solidarietà sono i consiglieri regionali Maddalena Fazzari, Michele Napoli, Alessandro Galella e Rocco Leone, che sottolineano l’impegno necessario per sostenere il territorio nella fase di emergenza e nella successiva ripartenza.«In queste ore siamo vicini ai cittadini, alle attività commerciali, alle imprese, agli agricoltori e a tutti coloro che stanno affrontando le conseguenze di questa violenta
ondata di maltempo», affermano i consiglieri, rivolgendo anche un ringraziamento a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso e messa in sicurezza.«Un ringra-
ziamento particolare va alle forze dell’ordine, alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, agli operatori comunali e a tutti i volontari che, con grande impegno e senso di re-
sponsabilità, stanno lavorando per mettere in sicurezza il territorio».Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia annuncia inoltre l’intenzione di intervenire nelle sedi istituzionali
per favorire l’individuazione delle risorse necessarie a fronteggiare i danni provocati dal maltempo.«Come gruppo consiliare regionale ci impegneremo affinché vengano individuate e messe a disposizione tutte le risorse necessarie per sostenere Policoro e consentire alla città di ripartire nel più breve tempo possibile», aggiungono Fazzari, Napoli, Galella e Leone.Infine, i consiglieri ribadiscono la volontà di mantenere alta l’attenzione sulle esigenze della comunità. «Policoro non sarà lasciata sola. Faremo la nostra parte, nelle sedi istituzionali, per garantire attenzione, risposte concrete e sostegno alla comunità. Il nostro obiettivo è fare in modo che Policoro ritorni presto a splendere, più forte di prima».
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IL SEGRETARIO MEGA ESPRIME VICINANZA ALLA POPOLAZIONE «SERVONO RISORSE, PREVENZIONE E UN PIANO PER IL CLIMA»
Nubifragio a Policoro, la Cgil chiede interventi immediati POLICORO. Solidarietà alla popolazione, alle imprese agricole e alle attività ricettive della costa danneggiate dal nubifragio, ma anche la richiesta di un’efficace politica di manutenzione e prevenzione. È la posizione espressa dal segretario generale della Cgil Basilicata e Matera, Fernando Mega, dopo quanto accaduto a Policoro. Secondo Mega, la fragilità del territorio è stata aggravata dall’azione incontrollata dell’uomo e dagli effetti dei cambiamenti climatici, con conse-
guenze che mettono a rischio le comunità. Da qui l’invito alle istituzioni a superare la gestione delle sole emergenze e ad avviare una programmazione stabile, accompagnata da risorse adeguate e interventi capaci di ridurre i rischi. La Cgil ricorda di avere denunciato più volte l’immobilismo dei governi nazionali e regionali su un tema considerato centrale per la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia delle attività economiche. «Ancora una volta ribadiamo l’urgente necessità di una politica
di programmazione e di stanziamento di risorse adeguate per affrontare il problema», prosegue Mega. Per il segretario generale occorrono una legge quadro sulle emergenze naturali e un piano di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. «Se non agiamo subito – conclude – i cambiamenti climatici sconvolgeranno irrimediabilmente il normale equilibrio dei territori». Un appello che torna a porre al centro prevenzione, manutenzione e tutela delle aree più esposte.
Cavallo sollecita il ripristino delle infrastrutture e sostegni a lavoratori e aziende agricole dopo il violento nubifragio
Metapontino, la Cisl chiede ristori «Danni sono ingenti, subito aiuti»
POLICORO. Solidarietà alle comunità di Policoro, Scanzano Jonico e dell’intero Metapontino, colpite dal violento nubifragio che ha provocato danni al territorio, alle infrastrutture e al comparto agricolo. A esprimerla è il segretario generale della Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo, che chiede interventi tempestivi per affrontare le conseguenze del maltempo e sostenere la ripresa delle attività. «Servono interventi tempestivi e concreti per il ripristino delle infrastrutture danneggiate e per il sostegno economico ai lavoratori e alle imprese agricole colpite», afferma Ca-
vallo. La priorità indicata dal sindacato è ristabilire le condizioni di sicurezza e funzionalità nei territori interessati, garantendo nello stesso tempo un aiuto a quanti hanno subito perdite a causa dell’evento estremo. Il segretario della Cisl lucana valuta positivamente l’annuncio del sopralluogo del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ma sottolinea la necessità che alla verifica sul campo seguano decisioni rapide. «Bene l’annuncio del sopralluogo previsto per oggi, ma a questo primo passo devono seguire rapidamente misure di ristoro adeguate, anche attraver-
so la richiesta dello stato di calamità naturale», evidenzia. «L’obiettivo deve essere la tutela dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese del territorio, così duramente colpite da un fenomeno estremo», prosegue Cavallo. Per il sindacato occorre agire con tempestività, evitando che i danni alle strutture e alle produzioni si traducano in conseguenze ancora più pesanti per l’occupazione e l’economia locale. La Cisl Basilicata assicura la propria disponibilità a collaborare, nell’ambito delle sue competenze, alle iniziative per favorire il ritorno alla normalità. «La Cisl è pronta a fare la pro-
pria parte per contribuire alla ripresa delle attività produttive colpite, quale segno concreto di vicinan-
za a tutta la comunità del Metapontino in questo momento di difficoltà», conclude Cavallo.
Il consigliere regionale di Forza Italia sollecita una rapida ricognizione dei danni e misure concrete per agricoltori
Picerno: «Il Metapontino non deve restare solo»
POLICORO. Una rapida ricognizione dei danni e misure di sostegno adeguate per le attività colpite dal violento nubifragio. A chiederle è il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Picerno, che esprime solidarietà alla comunità di Policoro e all’intero Metapontino, dove il maltempo ha causato conseguenze per cittadini, aziende agricole, attività produttive e strutture turistiche. «Le immagini e le testimonianze restituiscono la dimensione di un evento atmosferico particolarmente violento», afferma Picerno, richiamando gli alberi spezzati, le strade e le aree danneggiate, le strutture colpite e le dif-
ficoltà che interessano i lidi della fascia costiera e numerose imprese agricole. Per queste ultime il nubifragio rischia di compromettere il frutto di mesi e, in alcuni casi, di anni di lavoro. «Non possiamo limitarci a constatare i danni. È necessario essere presenti, ascoltare il territorio e mettere in campo con tempestività tutti gli strumenti possibili», prosegue il consigliere. L’esponente di Forza Italia annuncia il proprio impegno affinché, conclusa la ricognizione, siano individuati ristori e sostegni per famiglie, lavoratori e imprese. Particolare attenzione viene riservata all’agricoltura e al turi-
smo, settori trainanti dell’economia metapontina. Un raccolto compromesso o una struttura danneggiata producono perdite difficili da recuperare e incertezza sulla prosecuzione delle attività. Picerno ringrazia forze dell’ordine, vigili del fuoco, Protezione civile, operatori comunali e volontari impegnati nei soccorsi, nella messa in sicurezza e nel ritorno alla normalità. «Policoro e il Metapontino non devono essere lasciati soli», conclude Picerno, assicurando il massimo impegno istituzionale perché le istanze del territorio siano ascoltate. L’obiettivo è evitare che i danni dell’evento naturale tura per chi vive e lavora nelsi trasformino in una crisi dura- l’area.
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VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026 07:00
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UN VULCANO DI ESPER RIENZE
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SANT’ARCANGELO Dalla festa religiosa a un progetto più ampio di valorizzazione culturale e turistica
Orsoleo, la nostra storia che deve tornare a vivere C
DI VITO DE FILIPPO*
i sono luoghi che appartengono a un Comune e altri che, pur sorgendo dentro i suoi confini, appartengono alla storia di un’intera regione. Santa Maria di Orsoleo è uno di questi. Chi arriva sulla collina di Orsoleo, tra il silenzio della campagna e la valle dell’Agri, comprende subito che non siamo davanti semplicemente a una chiesa o a un antico convento. Siamo davanti a uno dei luoghi nei quali si sono sedimentati secoli di storia della Basilicata: fede e arte, monachesimo e civiltà contadina, francescanesimo e pellegrinaggi, leggende popolari e grande letteratura. E forse noi santarcangiolesi per primi dobbiamo tornare a guardarlo con occhi nuovi. È questo il significato che vogliamo dare alla Festa di Maria Santissima di Orsoleo del 5 e 6 settembre. Non soltanto la continuità di una devozione profondamente radicata nella nostra comunità, ma l’inizio di un percorso per riportare Orsoleo al posto che merita nella geografia culturale e spirituale della Basilicata. UNA STORIA CHE VIENE DA MOLTO LONTANO Il convento francescano che vediamo oggi fu edificato nel 1474 per volontà di Eligio II della Marra, principe di Stigliano e conte di Aliano, inglobando una realtà religiosa molto più antica. Le testimonianze documentarie conducono infatti ancora più indietro nel
tempo. Già nel 1192 troviamo riferimenti al luogo: un documento conservato nell’archivio della Badia di Cava riguarda l’acquisto di un terreno con una cripta sculpta, una grotta scavata, destinato alla costruzione di una chiesa. Ma Orsoleo potrebbe custodire una memoria ancora precedente. Su questo punto dobbiamo avere il rispetto che si deve alla storia: non tutto ciò che la tradizione ci ha consegnato può essere presentato come una certezza documentaria. Esistono tuttavia elementi e ricostruzioni che collegano quest’area alla religiosità bizantina e al monachesimo basiliano, che tanta parte ebbe nella storia religiosa della Basilicata medievale. Prima ancora del grande convento quattrocentesco potrebbe dunque esserci stato un paesaggio di grotte, eremiti, piccoli luoghi di culto e comunità monastiche. È una storia che merita di essere ulteriormente studiata e approfondita, anche coinvolgendo studiosi, università e istituzioni culturali. Perché Orsoleo non nasce improvvisamente nel 1474: il convento francescano rappresenta il momento monumentale di una vicenda religiosa che affonda le proprie radici molto più lontano nel tempo. Persino il nome conserva qualcosa di misterioso. Nei secoli sono state avanzate diverse interpretazioni: l’orso e il leone della tradizione, due pellegrini chiamati Ursus e Leo, oppure una possibile origine legata alla cultura greco-bizantina. Ipotesi differenti, cer-
tamente, ma che testimoniano quanto profonda sia diventata la presenza di Orsoleo nell’immaginario di questa terra. IL GRANDE CONVENTO FRANCESCANO Con Eligio della Marra, nel Quattrocento, Orsoleo assume la dimensione che ancora oggi ci sorprende. Il complesso poteva ospitare circa ventiquattro frati e nei secoli divenne sede del Ministro Provinciale dei Frati Osservanti di Basilicata e casa di studio di filosofia, dotata di una ricca biblioteca. Non era, dunque, un piccolo convento periferico. Era un centro religioso, culturale e formativo inserito pienamente nella storia francescana della regione. E c’è un’antica iscrizione che forse racconta Orsoleo meglio di molte pagine di storia: “Foris non mansit peregrinus, ostium hoc viatori patuit.” Il pellegrino non rimase fuori; questa porta fu aperta al viandante. È un’immagine bellissima, perché ci restituisce un’idea di Orsoleo che ancora oggi può parlare al nostro tempo: Orsoleo come casa dell’accoglienza, dell’incontro e della fraternità. Attorno alla preghiera esisteva una vera comunità organizzata. Il monastero disponeva di cisterne, farmacia, frantoio, cantina, mulino, forno, orti e spazi destinati anche alla coltivazione delle erbe officinali. Secondo il modello dei grandi insediamenti monastici, Orsoleo era quindi anche luogo di conoscenza, di lavoro e di organizzazione del territorio. Un patrimonio d’arte che la
Basilicata deve conoscere Poi c’è l’Orsoleo dell’arte. Nel complesso si conservano testimonianze di straordinario interesse. Gli affreschi realizzati nel 1545 da Giovanni Todisco di Abriola, con episodi della vita di Cristo e di San Francesco, l’Adorazione dei Magi, il Trionfo della Fede e il Trionfo della Morte, costituiscono una significativa testimonianza della pittura rinascimentale lucana. C’è il magnifico coro ligneo del 1614, con le sue formelle scolpite. Ci sono gli stucchi e le decorazioni. Ci sono i due chiostri, quello più antico quattrocentesco e quello successivo. C’è la preziosa statuaria mariana legata alla devozione secolare del luogo. Sono opere, ambienti e testimonianze che dovrebbero bastare a far comprendere una cosa: Santa Maria di Orsoleo non è un patrimonio minore. È uno dei luoghi nei quali la Basilicata può raccontare se stessa. IL DRAGO DI ORSOLEO DA SANT’ARCANGELO A CARLO LEVI Ma la storia di Orsoleo possiede anche un’altra dimensione, forse ancora più affascinante: quella nella quale storia e leggenda diventano racconto popolare. È la storia del drago di Orsoleo. Secondo la tradizione, Eligio della Marra avrebbe affrontato un mostro che terrorizzava la valle e, invocata la Madonna, sarebbe riuscito a sconfiggerlo. Per gratitudine avrebbe quindi edificato il convento. Una leggenda antica, tramandata di generazione in generazione, che arrivò
persino alla grande letteratura italiana. Carlo Levi raccolse infatti il racconto del drago e lo portò nelle pagine di Cristo si è fermato a Eboli. È particolarmente suggestivo pensare al legame tra Levi e Sant’Arcangelo. Nel suo universo narrativo compare infatti Giulia, la Santarcangiolese, una delle figure più intense del libro. Attraverso il mondo contadino lucano che Levi incontrò durante il confino, racconti, superstizioni, credenze e memorie secolari entrarono in uno dei testi fondamentali del Novecento italiano. Nella versione raccolta da Levi cambiano alcuni particolari e persino il protagonista della leggenda. Ed è proprio questo il fascino della tradizione orale: i nomi mutano, le generazioni aggiungono e sottraggono elementi, ma il cuore del racconto rimane. Il drago, nella narrazione popolare, è inoltre una creatura legata all’acqua. Ed è suggestivo immaginare che dietro quella figura fantastica possa esservi anche la memoria della forza dell’Agri, un fiume che nei secoli poteva diventare impetuoso, inondare i terreni e incutere paura alle popolazioni della valle. È un’interpretazione, non una certezza storica. Ma dimostra quanto straordinario sia l’intreccio che qui si è creato tra paesaggio, fede, memoria e mito. Pensare che una leggenda nata in questi luoghi, sulle rive dell’Agri, sia entrata nelle pagine di uno dei libri italiani più importanti del Novecento dovrebbe renderci consapevoli della forza narrativa che Orsoleo possiede ancora oggi.
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www.lecronache.info IL 5 E 6 SETTEMBRE TORNIAMO AD ORSOLEO È anche per tutto questo che la festa di quest’anno assume un significato particolare. Il 5 e 6 settembre 2026 torneremo a riunirci intorno a Santa Maria di Orsoleo. Domenica 6 settembre, alle 18.30, la celebrazione eucaristica sarà seguita dalla processione. Insieme al parroco don Adelmo Iacovino, abbiamo voluto rivolgere un invito alle Autorità e ai rappresentanti delle Istituzioni regionali perché questa giornata possa essere non soltanto una solenne festa religiosa, ma anche un momento nel quale la Basilicata torni a rivolgere lo sguardo verso uno dei luoghi più preziosi della propria memoria religiosa e culturale. Come Amministrazione comunale abbiamo voluto accompagnare questo appuntamento anche con gesti concreti. In queste settimane siamo intervenuti sull’asfalto, sulla pulizia e sulla sistemazione delle aree circostanti e sulla nuova illuminazione, perché la valorizzazione di un patrimonio comincia anche dalle cose più semplici: dalla cura, dal decoro, dall’attenzione quotidiana. Sono interventi materiali. Ma dietro di essi c’è una scelta culturale molto più grande. Orsoleo deve tornare a vivere. Riaprire il museo, riaprire Orsoleo alla Basilicata Negli anni passati all’interno del complesso è stato realizzato un importante percorso museale scenografico e multimediale, concepito come un viaggio nella spiritualità dal Medioevo ai nostri giorni. Immagini, narrazioni, installazioni e strumenti multimediali furono pensati per
raccontare la presenza monastica, il francescanesimo e le radici spirituali di questa parte della Basilicata. Quel museo oggi non svolge la funzione che dovrebbe svolgere. E credo che dobbiamo cominciare a porci un obiettivo preciso: creare le condizioni perché possa tornare fruibile e perché Orsoleo possa essere visitato, conosciuto e raccontato durante tutto l’anno. Non è una promessa da consumare nello spazio di un titolo. È un percorso da costruire seriamente, insieme alla Regione, alla Parrocchia, alla Diocesi, alle istituzioni culturali e alla nostra comunità. Perché qui abbiamo tutti gli elementi per costruire un luogo culturale di rilievo regionale: il Medioevo e la presenza monastica; le tracce della spiritualità bizantina; il francescanesimo; l’arte rinascimentale; la devozione mariana; il paesaggio dell’Agri; la civiltà contadina; la leggenda del drago; Carlo Levi e Cristo si è fermato a Eboli. Sono fili che aspettano soltanto di essere nuovamente uniti. LE COSE COMPLICATE SI AFFRONTANO Conosciamo perfettamente anche la storia amministrativa di questo luogo: la proprietà regionale, l’affidamento al Comune, le responsabilità e le competenze che nel tempo si sono intrecciate intorno alla gestione del complesso. Sappiamo bene che non tutto è semplice e che esistono questioni amministrative che richiedono approfondimento, interlocuzioni istituzionali e soluzioni condivise. Ma le cose complicate non si lasciano da parte. Si affrontano con diligenza, determinazione e senso delle istituzioni. C’è però un punto dal qua-
le non possiamo prescindere: un bene della grandezza storica, religiosa e culturale di Santa Maria di Orsoleo non può essere abbandonato, né può trasmettere l’immagine dell’abbandono. Fino a poche settimane fa, chiunque arrivasse davanti al complesso difficilmente avrebbe potuto sottrarsi a questa sensazione. Lo diciamo senza aprire processi sul passato e senza alimentare dibattiti su ciò che sia stato fatto o non fatto negli ultimi anni. Non è questo che ci interessa. Ci interessa ciò che possiamo fare da oggi in avanti. Per questo siamo partiti dalle cose essenziali: la pulizia e la cura degli spazi, la sistemazione dell’asfalto, la nuova illuminazione e una maggiore attenzione all’area circostante. Sono interventi semplici rispetto alla dimensione del progetto che immaginiamo, ma rappresentano un segnale preciso: Orsoleo deve tornare al centro dell’attenzione pubblica. E sappiamo che la sfida vera viene adesso. Occorrerà affrontare la questione della gestione del complesso, costruire un confronto serio con la Regione, la Parrocchia, la Diocesi e con tutti i sog-
getti interessati e verificare concretamente le condizioni per riaprire e rilanciare il museo, rendendo progressivamente questo straordinario patrimonio nuovamente fruibile. Non promettiamo scorciatoie, perché conosciamo la complessità delle questioni. Ma c’è una cosa che possiamo promettere: non ci volteremo dall’altra parte. Un luogo che ha attraversato secoli di storia, che custodisce arte e devozione, che è entrato persino nella grande narrazione di Carlo Levi, non può essere considerato un problema troppo complicato da affrontare. Al contrario, proprio la sua grandezza ci impone di provarci. UNA STORIA DA CONSEGNARE AL FUTURO Recuperare Orsoleo non significa guardare nostalgicamente al passato. Significa creare cultura, turismo, conoscenza e nuove opportunità per il territorio. Significa offrire ai nostri giovani un’altra ragione per conoscere e amare il luogo nel quale sono nati. Significa inserire Sant’Arcangelo con maggiore forza negli itinerari culturali e religiosi della Basilicata. Significa, soprattutto, cu-
stodire qualcosa che abbiamo ricevuto senza averne alcun merito, affinché possa essere consegnato a chi verrà dopo di noi. Per questo il 5 e 6 settembre non celebriamo soltanto una ricorrenza. Cominciamo un cammino. Vorrei che i santarcangiolesi tornassero a Orsoleo. Vorrei che portassero i propri figli a conoscerlo. E vorrei che persone provenienti da tutta la Basilicata venissero qui e, entrando nel convento, si domandassero come sia possibile che un luogo così importante sia ancora così poco conosciuto. La Festa di Maria Santissima di Orsoleo può essere il primo passo. La fede che per secoli ha portato qui generazioni di pellegrini continuerà ad essere l’anima di questo luogo. Accanto ad essa abbiamo il dovere di far conoscere la sua storia, custodire la sua bellezza e immaginare il suo futuro. Perché Santa Maria di Orsoleo appartiene a Sant’Arcangelo, ma la sua storia appartiene alla Basilicata. E una storia lunga quasi mille anni merita di ricominciare a essere raccontata. * SINDACO DI SANT’ARCANGELO
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10mila presenze per l’ultima giornata di celebrazioni conclusasi con il concerto benefico di Arisa, in sostegno alla piccola Angela Lucia
La fede per San Gerardo Majella s’irradia da Muro alla Basilicata I
DI EMANUELA CALABRESE
l popolo lucano si è ritrovato intorno al suo Santo, Gerardo Majella, e l’ha celebrato con tutti gli onori nel 300esimo dalla nascita, nel 1726. Nell’Anno Giubilare Gerardino, indetto da Papa Leone, il Patrono della Basilicata e Protettore nel mondo delle mamme e dei bambini, risplende di una luce intimamente profonda che raggiunge il cuore di chi si ferma al suo cospetto. Istituzioni politiche e religiose, fedeli e centinaia di devoti venuti da ogni parte d’Italia, sono giunti a Muro Lucano, paese natio del Santo, cogliendone tutta l’emozione del calpestarne le strade dove camminò, i luoghi che visse e che videro i suoi primi miracoli. I RITI RELIGIOSI E LA FEDE PROFONDA NEL GIOVANE SANTO La processione solenne per le strade e i vicoli del suo quartiere, riporta ad una dimensione spirituale che diventa condivisa tra i fedeli. A presiedere la Santa Messa in Cattedrale, Monsignor Davide Carbonaro: «Gerardo era pellegrino di speranza dentro le nostre terre, ci ha trasformato pellegrini dentro la sua storia, che è bellissima e al contempo molto complessa della Basilicata e della Campania di quel tempo. Ma Gerardo ci ha portato dentro il Vangelo. San Gerardo Majella è un santo semplice, ed è un santo giovane, son solo perché morì a 29 anni, ma perché porta la giovinezza del Signore Gesù. Anche una persona molto anziana può essere giovane, se accoglie il messaggio del Vangelo». Ma con le celebrazioni del 2 settembre non si chiude lo speciale del 300esimo, e l’Anno Giubilare Gerardino, che proseguirà fino al prossimo Aprile. A guidare la comunità murese di fedeli Don Thomas Sojan, che spiega: «Avremo, venerdì 4 settembre in Cattedrale alle 18:00, un importante convegno di studio sulla vita di San Gerardo e in particolar modo parleremo del valore dell’amicizia nella vita di Gerardo. Ma parleremo
anche della vita nascente. Ieri a Muro sono giunti da ogni dove e lo stesso San Gerardo fu un pellegrino e continua a camminare ancora oggi tra la gente, 300 anni dopo, come allora». Un evento di una caratura importante che ha unito le celebrazioni patronali con la generosità. L’Associazione murese di Volontariato San Gerardo Majella ha infatti portato avanti una speciale raccolta fondi per Angela Lucia, bambina lucana bisognosa di cure speciali. Gennaro Napodano, Presidente dell’Associazione racconta: «Quest'anno è una occasione particolare, ma vediamo di anno in anno che San Gerardo riesce ad attrarre a sé tantissime persone. Tutto in queste settimane si è svolto seguendo il filo della solidarietà e questo tema ci è caro perché San Gerardo è Protettore nel mondo delle mamme, dei bambini e soprattutto di quelli in difficoltà». In occasione dei 300 anni del Santo, presso l’Associazione si è svolto anche l’annullo filatelico, «con l’annullamento di 2 cartoline postali con il francobollo di San Gerardo, con il timbro di affrancatura legato al 300esimo. A ciò si aggiunge l’annullo del francobollo del Vaticano, legato al nostro Santo». LA REGIONE BASILICATA RENDE OMAGGIO AL SUO PATRONO Il 21 aprile del 1994 Papa Giovanni Paolo II proclamò San Gerardo Maiella santo patrono della Basilicata. Ogni anno le massime istituzioni della Regione, si ritrovano a Muro per celebrare il Santo lucano. Il Presidente della Regione, Vito Bardi asserisce: «San Gerardo è sempre stato un evento importante e un santo di riferimento per la Basilicata. Sono 6 anni che sono presente a Muro Lucano il 2 settembre, e quest’anno è importante celebrare il trecentennale dalla nascita nel 1726, e questa manifestazione di popolo fa capire quanto tutti siano legati a questo Santo, protettore delle partorienti e dei bambini, ma anche degli emarginati, delle persone
_ Alcuni momenti della celebrazione
che non hanno nulla, e credo che la sua figura sia di riferimento per tutto il territorio». Anche il Vicepresidente regionale, Pasquale Pepe, sempre presente a Muro Lucano ricorda: «Il fatto che siano trascorsi 300 anni è un motivo in più per attenzionare questa festa e rilanciarla. La regione Basilicata ha sempre fatto testimonianza della sua presenza in questa festa, e vogliamo manifestare la nostra vicinanza alla comunità di Muro, a San Gerardo Majella, ma attraverso lui a tutti i lucani. Crediamo che questi siano momenti da valorizzare dal punto di vista religioso, identitario e culurale. Lo abbiamo fatto in passato e lo faremo sempre meglio in futuro». Grande impe-
gno per l’Amministrazione comunale di Muro, come racconta il Sindaco Giovanni Setaro: «Il cammino con San Gerardo in questo 300esimo è iniziato in aprile, con l'accoglienza delle sue spoglie e proseguirà sino ad Aprile prossimo. Sarà un percorso che costruirà una scia di fede indelebile per la Basilicata. Siamo fieri di essere suoi compaesani e di calpestare le strade che lui attraversò qui a Muro e di poter portare la sua identità in Basilicata, in Italia e nelle comunità sparse per il mondo. Questo speciale Anno Giubilare Gerardino è un percorso di fede condiviso ma abbiamo voluto che questo 300° anniversario non fosse solo una ricorrenza, ma diventasse un’occasio-
ne per parlare alla Basilicata intera. La presenza dei Sindaci e delle Autorità, le luminarie, la musica, le tradizioni popolari e religiose, l’infiorata e la straordinaria partecipazione dei cittadini hanno composto un’immagine potente di una Basilicata che sa riconoscersi nelle proprie radici e presentarsi unita. Ma il momento più importante – sottolinea il Sindaco- è stato quello della solidarietà. Attorno ad Angela Lucia e alla sua famiglia si è stretta una comunità intera. È questo il significato più autentico della giornata che abbiamo vissuto: la fede che diventa solidarietà, la tradizione che diventa partecipazione, la cultura che diventa occasione di crescita per il territorio».
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IL PLAUSO DELLE GARANTI MIGNOLI E PADULA PER L’EVENTO BENEFICO A SOSTEGNO DI ANGELA LUCIA Quest’anno la festività del Protettore nel mondo delle mamme e dei bambini si è legata a doppio filo con la solidarietà, in particolare verso la piccola Angela Lucia, bambina lucana bisognosa di cure speciali. Così a margine del concerto benefico di Arisa organizzato a sostegno della piccola, la Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Rossana Mignoli sottolinea come «quella vissuta a Muro Lucano è stata una serata ricca di emozioni e di straordinaria partecipazione, che ha dimostrato ancora una volta quanto una comunità, che sa stringersi intorno ai suoi bambini e alle famiglie che attraversano un momento di difficoltà, possa trasformare la solidarietà in qualcosa di concreto. È stato un evento importante anche dal punto di vista organizzativo e logistico, capace di accogliere una grandissima partecipazione e di restituire l’immagine di una città unita e generosa. Rivolgo il mio plauso al Sindaco Setaro, all’Amministrazione, all’Associazione San Gerardo Maiella e a tutti coloro che hanno lavorato per la riuscita della serata. Un ringraziamento particolare va naturalmente ad Arisa, che con grande sensibilità ha scelto di mettere la propria voce e il proprio talento al servizio di una causa così importante. Questa serata ci dimostra anche quanto Muro Lucano possa costruire intorno alla figura di San Gerardo Maiella un progetto che vada oltre la celebrazione religiosa, facendo dei valori gerardini
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_ Alcuni momenti del concerto di Arisa
un motore di attenzione sociale verso l’infanzia, le famiglie e le fragilità. È esattamente il percorso che, in forte sinergia con l’Ufficio del Garante, abbiamo immaginato per l’Anno Gerardino: iniziative capaci di lasciare un segno e di mettere concretamente i bambini al centro – e conclude MignoliIl pensiero più importante, però, è per Angela Lucia e per la sua famiglia. A lei rivolgo il mio più affettuoso in bocca al lupo per il percorso di cure che l’attende. Sapere che questa grande mobilitazione potrà contribuire concretamente ad accompagnarla in questo cammino dà alla serata un significato ancora più profondo. È questa la comunità che dobbiamo continuare a costruire: una comunità che si accorge delle fragilità, che fa rete e che non lascia sole le famiglie. Perché dietro ogni bambino in difficoltà deve esserci una comunità pronta a tendergli la mano. Nessun bambino deve rimanere indie-
tro». Anche la Garante Regionale dei diritti delle persone con disabilità, Marika Padula, esprime il proprio plauso ad Arisa «artista profondamente legata alla nostra Basilicata, per aver scelto di dare spazio e valore alla disabilità su un palco capace di raggiungere tantissime persone. Un gesto che assume un significato ancora più importante perché contribuisce a rendere la disabilità parte integrante della vita sociale e culturale delle nostre comunità. Arisa ha dimostrato che un grande palco può trasformarsi in uno spazio nel quale l’inclusione non viene soltanto raccontata, ma concretamente vissuta. Quando il mondo della musica e dello spettacolo sceglie di veicolare messaggi di questo valore, contribuisce ad abbattere pregiudizi e, soprattutto, quelle barriere culturali che ancora troppo spesso accompagnano la vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie – e prosegue- Ri-
volgo anche un plauso all’Amministrazione comunale di Muro Lucano per aver saputo cogliere una grande occasione, trasformando un appuntamento musicale di forte richiamo anche in un momento di solidarietà, attenzione e sensibilizzazione. Eventi come questo dimostrano quanto le istituzioni, insieme al mondo della cultura e dello spettacolo, possano contribuire alla costruzione di comunità sempre più attente e inclusive». Padula lega infine il significato della serata alla profonda devozione che unisce Muro Lucano a San Gerardo Maiella, « da sempre particolarmente invocato come protettore delle mamme e dei bambini. Quest’anno, anche per il ruolo istituzionale che ricopro, il mio pensiero durante questi festeggiamenti è andato in maniera ancora più forte a tutte le mamme e a tutti i bambini che vivono quotidianamente la condizione della disabilità. E credo sia un
pensiero che possa appartenere all’intera comunità. Alle mamme che ogni giorno accompagnano, sostengono e custodiscono i propri figli, spesso affrontando difficoltà che restano invisibili agli occhi degli altri, deve arrivare non soltanto la nostra vicinanza, ma l’impegno concreto delle istituzioni e della società affinché nessuna famiglia si senta sola. Per questo –conclude Padula– porto con me un’immagine particolarmente significativa di questa festa: un grande palco sul quale la disabilità non è rimasta ai margini, ma ha trovato spazio, attenzione e valore. Grazie ad Arisa, al Comune di Muro Lucano, al Sindaco Setaro e a quanti hanno contribuito a rendere possibile una serata capace di lasciare, oltre alla musica, un importante messaggio di inclusione». Oltre 10.000 persone hanno raggiunto Muro Lucano, trasformando il centro in un luogo di fede, partecipazione, cultura e solidarietà.
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Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp contestano i 2,50 euro a ricetta e propongono controlli su prescrizioni, acquisti e gestione sanitaria
Pensionati, fronte unito sul ticket «Regione revochi misura subito» POTENZA. Revocare immediatamente la delibera regionale che introduce un ticket di 2,50 euro per ogni ricetta sulla spesa farmaceutica convenzionata. È la richiesta avanzata da Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati Basilicata, che giudicano il provvedimento inutile e sbagliato perché destinato a colpire i cittadini e la malattia senza intervenire sulle vere criticità del sistema sanitario. Per i segretari generali Angelo Summa, Giuseppe Amatulli e Carmine Vaccaro, il nodo non è la mancata compartecipazione dei pazienti, ma l’appropriatezza delle prescrizioni. «Continuare a scaricare sui cittadini, in particolare sui pensionati e sui più fragili, il costo di inefficienze che si trovano altrove nel sistema è una scelta ingiusta e miope», affermano. Il ticket, sostengono, non riduce la spesa reale, ma ne trasferisce il peso su chi è già in difficoltà senza incidere sulle cause strutturali degli squilibri. Secondo le tre organizzazioni, la spesa convenzionata può essere contenuta controllando i tetti, favorendo l’impiego dei farmaci equivalenti e attivan-
do meccanismi di compensazione economica. A parità di efficacia terapeutica, gli equivalenti riducono il costo unitario per il Servizio sanitario nazionale. Servono inoltre l’aggiornamento costante del Prontuario terapeutico regionale e un monitoraggio territoriale degli scostamenti nei consumi e nelle prescrizioni dei medici di medicina generale. I sindacati propongono una commissione di controllo che verifichi, azienda sanitaria per azienda sanitaria e distretto per di-
stretto, il ricorso ai medicinali equivalenti. L’organismo dovrebbe promuovere l’aggiornamento dei medici, superare resistenze considerate spesso più culturali che cliniche e garantire ai pazienti informazioni trasparenti sull’equivalenza terapeutica con i farmaci di marca. «Ogni euro recuperato attraverso una maggiore appropriatezza prescrittiva è un euro che non va scaricato sui cittadini con nuovi ticket», sottolineano i tre segretari Un ragionamento analogo riguarda la
spesa farmaceutica diretta, sostenuta dagli ospedali e dalle aziende sanitarie per i medicinali somministrati nei reparti o distribuiti attraverso i canali diretti e per conto. In Basilicata, ricordano i sindacati, questa voce ha sforato di circa 45 milioni di euro. Il suo contenimento richiede una strategia integrata e una più efficace capacità di gestione. Un altro fronte è l’impiego sistematico dei farmaci biosimilari alla scadenza delle coperture brevettuali. Le decisioni cliniche e gestionali do-
vrebbero poggiare sull’analisi di dati misurabili, verifiche cliniche e indicatori di risultato. Da qui la proposta di istituire in ogni azienda una commissione di farmacisti ospedalieri e clinici incaricata di controllare il rispetto delle linee guida. Le organizzazioni chiamano in causa l’assessore regionale alla Sanità, al quale riconoscono l’autorità per esercitare l’indirizzo politico e il controllo amministrativo. Gli obiettivi economici e sanitari assegnati ai direttori generali dovrebbero incidere sulla loro conferma e, nei casi più gravi, sulla decadenza dall’incarico. Il controllo della spesa dovrebbe coinvolgere dirigenti, responsabili dei reparti e farmacie ospedaliere, attraverso budget definiti e verifiche periodiche. Per le tre sigle, la complessità del settore non giustifica nuovi oneri per gli assistiti. Alla Regione viene quindi chiesto di affidare a un gruppo di esperti la verifica dei costi dei farmaci, dell’appropriatezza prescrittiva e della capacità di gestione nelle aziende sanitarie, oltre a cancellare il ticket da 2,50 euro a ricetta.
Chiesti un Consiglio comunale aperto e una nuova riunione del Tavolo tecnico sulla Casa di comunità Hub attesa dal territorio
Sanità a Senise, il Comitato rilancia il confronto
SENISE. Il confronto sulla sanità territoriale non può considerarsi concluso e deve proseguire fino alla definizione di una risposta sulla Casa di comunità Hub richiesta per Senise. È la posizione del Comitato per la Sanità, che, in attesa del verbale della riunione del Tavolo tecnico svoltasi il 25 agosto al Comune, sollecita un Consiglio comunale aperto e una nuova convocazione dell’organismo. Al centro dell’attenzione c’è anche il documento elaborato dal direttore generale dell’Asp di Potenza, De Filippis. Il Comitato chiede di poterne acquisire il testo, esaminarlo e valutarne i contenuti prima di esprimere un giudizio. L’obiettivo è offrire un contributo serio e propositivo alla vertenza che riguarda Senise e l’intero comprensorio. La prima richiesta riguarda una seduta aperta del Consiglio comunale, che consenta alle istituzioni, alle forze politiche e sociali, ai rap-
presentanti del Comitato e ai cittadini di discutere lo stato della vertenza, fare chiarezza sui risultati raggiunti e individuare le iniziative da assumere nella fase successiva. La seconda richiesta interessa direttamente il Tavolo tecnico, i cui lavori, secondo il Comitato, devono ritenersi ancora aperti. «Il confronto deve proseguire sulla questione per la quale l’organismo è stato istituito: il riconoscimento e l’istituzione a Senise di una Casa di comunità Hub», sostiene il coordinamento. La proposta predisposta dal direttore generale dell’Asp rappresenta un ulteriore documento da acquisire e valutare nel merito, ma non può segnare automaticamente la conclusione del percorso. Soltanto dopo averne conosciuto integralmente i contenuti, evidenzia il Comitato, sarà possibile formulare una valutazione compiuta. Da qui la richiesta di riunire nuo-
vamente il Tavolo, affinché il confronto possa ripartire tenendo conto dei dati già presentati durante la vertenza e degli ulteriori elementi ancora in fase di approfondimento. La Casa di comunità Hub resta dunque il punto centrale della mobilitazione. È su questo obiettivo che il Tavolo tecnico è nato, in seguito alla riunione tenutasi il 29 giugno a Potenza e su determinazione del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. Per il Co-
mitato, la discussione non può essere archiviata prima che il territorio abbia ottenuto una risposta chiara. «Il lavoro non può considerarsi concluso», ribadisce il coordinamento. Il passaggio successivo dovrà chiarire gli esiti del confronto condotto finora e definire il percorso istituzionale e amministrativo necessario per dare una risposta definitiva alla richiesta avanzata da Senise.
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Potenza
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Costanza, D’Andrea e Falotico: «Una selezione nazionale competitiva che premia la qualità della proposta»
Risonanze Urbane, Potenza sesta su 51: il Mic finanzia il progetto
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otenza entra tra i progetti finanziati dal Ministero della Cultura nell’ambito dell’Avviso pubblico «Festival Architettura 04» della Direzione Generale Creatività Contemporanea. A ottenere il finanziamento è «Risonanze urbane – Urbanistica tattica sonora e memoryscapes per la riappropriazione del moderno a Potenza», promosso dalla Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), con il Comune di Potenza come partner istituzionale. La proposta ha conquistato il sesto posto su 51 progetti presentati, rientrando tra le sole nove iniziative ammesse al finanziamento. Un risultato che l’Amministrazione comunale considera un importante riconoscimento per la città e per un progetto che mette insieme rigenerazione urbana, cultura contemporanea, architettura, turismo e partecipazione.Il Comune aveva aderito all’iniziativa con una deliberazione di Giunta sottoscritta dagli assessori Loredana Co-
stanza, Federica D’Andrea e Roberto Falotico, riconoscendone la coerenza con le strategie comunali di rigenerazione urbana, innovazione culturale e valorizzazione del patrimonio architettonico contemporaneo.«Il sesto posto ottenuto, in una selezione nazionale così competitiva, rappresenta un risultato di grande valore per Potenza – dichiarano gli assessori –. Su 51 proposte, soltanto nove hanno ottenuto il finanziamento e la nostra città sarà protagonista di un progetto capace di mettere insieme architettura,
cultura contemporanea, innovazione, turismo e partecipazione». Per 14 giorni, Potenza sarà trasformata in un laboratorio diffuso dedicato alla riscoperta della sua architettura moderna e brutalista attraverso il paesaggio sonoro. Il programma prevede itinerari urbani sonori, installazioni temporanee, laboratori partecipativi e una piattaforma digitale per la mappatura sonora della città.Al centro del festival ci saranno alcuni dei luoghi più rappresentativi della modernità architettonica e infrastrutturale potenti-
na: dal Ponte Musmeci al sistema delle scale mobili, dal quartiere Cocuzzo al «Serpentone», fino ai sottovia, alle piazze sospese e agli spazi urbani residuali. Luoghi quotidianamente attraversati che il progetto intende trasformare in spazi di ascolto, relazione e creatività.«Potenza possiede un patrimonio contemporaneo straordinario che troppo spesso noi stessi fatichiamo a riconoscere come tale – sottolineano gli assessori –. Risonanze Urbane ci offre l’opportunità di cambiare lo sguardo sul-
la città, trasformando infrastrutture e architetture considerate talvolta elementi problematici o semplici luoghi di passaggio in veri e propri landmark culturali».Il progetto punta anche a una nuova forma di promozione turistica, capace di raccontare Potenza fuori dagli stereotipi e di inserirla nei circuiti dell’architettura contemporanea nazionale e internazionale. Previsto inoltre il coinvolgimento di professionalità e partner nei settori dell’architettura, della ricerca universitaria, della produzione sonora e della mediazione culturale.«Il finanziamento – concludono Costanza, D’Andrea e Falotico – premia un lavoro di programmazione e di costruzione delle reti che consideriamo fondamentale. Non si tratta soltanto di organizzare un festival: l’obiettivo è lasciare alla città competenze, contenuti digitali, una nuova narrazione e una maggiore consapevolezza della propria identità contemporanea».
Dal 24 al 27 settembre un programma dedicato a bambini e adulti tra libri, creatività e riscoperta degli spazi urbani
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Potenza, “La città delle infanzie” compie 10 anni: al via il festival ieci anni di storie, creatività, educazione e partecipazione. Torna a Potenza, dal 24 al 27 settembre, “La città delle infanzie”, il festival culturale ideato e diretto da Gianluca Caporaso, che per la sua decima edizione sceglie di mettere al centro un tema tanto concreto quanto simbolico: la città.È online il nuovo sito ufficiale della manifestazione e sono state aperte le prenotazioni per gli appuntamenti in programma. Quattro giornate pensate per trasformare gli spazi quotidiani in luoghi di incontro, ascolto e sperimentazione, attraverso la letteratura per ragazzi e una pluralità di linguaggi espressivi.Il traguardo del decennale diventa così l'occasione per interrogarsi sul significato di comunità urbana e sul rapporto tra cittadini, territorio e spazi condivisi. La città viene raccontata come un luogo da riabitare, riscoprire e riprogettare attraverso gli sguardi e le esperienze delle diverse infanzie.Il percorso prende spunto anche dalle suggestioni di Italo Cal-
vino, per il quale la dimensione urbana non si esaurisce nell'architettura e nei confini fisici, ma vive soprattutto nella rete invisibile di relazioni, racconti e sguardi che attraversano un territorio.Durante il festival, dunque, saranno proprio gli spazi della quotidianità a cambiare volto: aule scolastiche, parchi, stazioni e il centro culturale MOON diventeranno luoghi dedicati alla creatività e alla partecipazione, con l'obiettivo di restituire a bambine, bambini e adulti occasioni di gioco, bellezza e confronto.Il programma si svilupperà lungo le quattro giornate alternando laboratori nelle scuole al mattino e un calendario di appuntamenti pubblici nel pomeriggio e in serata. Tra le attività previste ci saranno workshop dedicati alla tessitura, all'illustrazione e alla creazione di abitanti immaginari, oltre a incontri con autori, presentazioni di libri e lectio sui temi dei sogni, delle ombre, dello sport e del racconto.Non mancheranno le esplorazioni urbane, con passeggiate
letterarie dal Ponte San Vito alla Nave del Serpentone, performance audiovisive e appuntamenti teatrali, in un programma che punta a intrecciare cultura, territorio e impegno educativo.La decima edizione nasce dalla collaborazione tra istituzioni, realtà economiche e terzo settore. Il festival può contare sul sostegno e sul patrocinio della Regione Basilicata, dell'APT Basilicata, del Consiglio Regionale della Basilicata e del Dipartimento Ambiente, oltre alla vicinanza del credito cooperativo attraverso BCC Basilicata e Basilicata Futura.A completare la rete dei partner territoriali sono MOON, Nati per Leggere Potenza, il Circolo Legambiente “Ken Saro Wiwa”, SIC Associazione Sotto il Castello, APS Viaggio nella Fantasia ETS, Associazione Insieme Onlus e Auser Potenza, insieme agli Istituti Comprensivi Busciolano, Torraca-La Vista-Bonaventura, D. Savio e Don Milani-Leopardi, oltre alla scuola paritaria Canossiane. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gra-
tuito, con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili.Sul nuovo sito ufficiale della manifestazione è possibile consultare il programma completo, conoscere gli ospiti e prenotare la partecipazione agli appuntamenti. Il festival sarà inoltre raccontato attraverso i canali Facebook e Instagram de “La città delle infanzie”.
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Dna Logistica garantisce la continuità occupazionale e conserva anzianità, inquadramenti e diritti dopo il confronto con la Filt Cgil
Tito Scalo, accordo per 100 addetti «Contratti stabili nella filiera Sda» TITO. «Si conclude con un risultato importante il percorso di cambio d’appalto relativo alla Full Agency Sda di Tito Scalo (Potenza), destinata alla gestione delle attività di raccolta, smistamento e distribuzione del prodotto postale. Oltre 100 lavoratrici e lavoratori sono stati assunti da Dna Logistica, con contratti full-time e a tempo indeterminato, con piena garanzia di continuità occupazionale dell’intero perimetro interessato dal cambio di gestione». Lo rende noto il segretario generale della Filt Cgil Basilicata, Luigi Ditella. «Un cambio d’appalto particolarmente complesso – continua Ditella –, caratterizzato dalla frammentazione delle attività e dalla presenza di diverse tipologie di lavoro e professionalità che operavano al di sotto dell’appaltatore di primo livello. Un percorso di transizione pieno di variabili, che ha richiesto un intenso confronto tra organizza-
zioni sindacali, lavoratori e nuova società. Un confronto negoziale che ha reso possibile il raggiungimento di un risultato che riteniamo particolarmente significativo e che va oltre la semplice gestione della fase di cambio d’appalto. È un punto fermo di partenza per questo genere di appalti, perché dimostra che, anche in
presenza di una filiera frammentata e di una pluralità di attività e rapporti di lavoro, è possibile costruire un percorso capace di garantire occupazione stabile e diritti. Da oggi – sottolinea Ditella – i lavoratori entrano a pieno titolo nella filiera Sda, mantenendo le proprie anzianità, i livelli di inquadramento e i diritti
maturati, dando continuità al proprio percorso lavorativo e professionale. Un risultato che segna un nuovo e importante inizio e che dimostra come la tutela dell’occupazione e le esigenze organizzative dell’impresa possano trovare un punto di equilibrio attraverso il confronto e la contrattazione. Un contributo particolarmente si-
gnificativo è stato assicurato dalla Filt Cgil Basilicata, che ha seguito il percorso contribuendo alla salvaguardia dei livelli occupazionali, alla tutela dei lavoratori e alla corretta informazione di tutti i candidati. Il confronto con l’organizzazione sindacale ha consentito di accompagnare il percorso di selezione e assunzione con l’obiettivo di garantire trasparenza, chiarezza delle informazioni e rispetto dei diritti delle persone coinvolte. Con l’avvio della nuova gestione e il completamento dell’onboarding delle risorse necessarie, Dna Logistica, accogliendo anche la richiesta avanzata dall’organizzazione sindacale, ha inoltre promosso un’ulteriore iniziativa di reclutamento finalizzata alla costituzione di una banca dati di lavoratori disponibili da coinvolgere in occasione dei picchi di attività, degli incrementi dei volumi e delle esigenze temporanee di rafforzamento dell’organico».
Alla caserma Francesco De Rosa di Potenza un incontro dedicato al reclutamento, alle prove di selezione e alle prospettive professionali
Esercito, 220 aspiranti scoprono la vita militare
POTENZA. Conoscere da vicino il mondo militare, comprendere le modalità di accesso e orientarsi tra le possibilità di carriera offerte dalla Forza armata. È stato questo l’obiettivo dell’incontro organizzato dal Comando Militare Esercito Basilicata nella caserma Francesco De Rosa di Potenza, al quale hanno partecipato circa 220 aspiranti Volontari in Ferma Iniziale appartenenti al terzo blocco 2026. L’iniziativa si è svolta in preparazione delle prove concorsuali previste nei centri di selezione. Ad accoglierli sono stati il colonnello Paolo Franciosa, comandante del Comando Militare Esercito Basilicata, e il personale della struttura. Nel corso dell’appuntamento sono stati illustrati il processo di reclutamento, le modalità con cui affrontare il concorso e i possibili sviluppi professionali all’interno dell’Esercito. Particolare attenzione è stata riservata alla preparazione dei candidati e all’approccio da adottare durante le prove. L’incontro ha inoltre permesso di approfondire le opportunità di specializzazio-
ne disponibili nelle diverse aree della Forza armata, da quella operativa a quella logistica, fino al settore addestrativo. Un quadro pensato per offrire agli aspiranti informazioni concrete sulle funzioni che potranno essere chiamati a svolgere e sulle competenze necessarie per affrontare il percorso professionale. Il programma ha previsto un briefing informativo, la proiezione di filmati dedicati alla storia dell’Esercito e al suo impiego al servizio della collettività e le testimonianze dirette delle donne e
degli uomini in servizio nel Comando Militare Esercito Basilicata. I partecipanti hanno potuto così confrontarsi con chi già opera nell’organizzazione e acquisire una visione più completa della vita militare, degli impegni richiesti e delle responsabilità connesse alla sicurezza e alla difesa dei cittadini. A rafforzare il carattere di orientamento dell’iniziativa è stata la presenza del reclutatore per la Basilicata, una figura introdotta di recente nell’Esercito con il compito di seguire, motivare e incen-
tivare gli aspiranti militari. Il reclutatore illustra l’iter selettivo, i diversi profili di carriera e le specializzazioni accessibili. L’appuntamento ha rappresentato un passaggio preliminare alle prove, offrendo ai giovani la possibilità di chiarire dubbi e raccogliere elementi utili per affrontare con maggiore consapevolezza la selezione. Il confronto con il personale ha permesso di collegare le procedure concorsuali alla realtà quotidiana del servizio e di conoscere valori e responsabilità della vita militare.
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Blasi: «Le espressioni “scellerato risultato” e “gravissima perdita di una grandissima opportunità”, non trovano alcun riscontro nei dati ufficiali»
L’Opposizione di Campomaggiore chiede chiarimenti sul contributo Fsc da 1mln
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DI EMANUELA CALABRESE
l Gruppo consiliare "Centro Civico per Campomaggiore", ha chiesto «chiarimenti riguardo la mancata assegnazione del contributo di euro 1.000.000, chiesto nell'ambito dell'avviso pubblico FSC Basilicata 2021-2027- Realizzazione di interventi infrastrutturali nelle aree produttive dei comuni della Basilicata. Nella determinazione regionale – incalzano i Consiglieri- il comune di Campomaggiore compare nell'elenco delle 17 istanze per le quali non risulta presentata la documentazione necessaria a confermare la domanda telematica di contributo entro il termine fissato dalla Regione. Riteniamo – incalzano- che sia diritto dei cittadini essere informati e dovere dell'amministrazione informare con trasparenza. Corre l'obbligo di conoscere in modo preciso e dettagliato quali mancate adempienze hanno portato a questo scellerato risultato che ha determinato di certo la gravissima perdita di una grandissima opportunità per il nostro comune». Ma il Sindaco Nicola Blasi, non manca di rispondere puntuale alla Minoranza consiliare: «La documentazione regionale richiamata nella nota attiene esclusivamente alla fase della domanda di contributo, distinta e preliminare rispetto alla successiva ed eventuale assegnazione definitiva del contributo, che avviene mediante formazione di una gra-
duatoria basata sul punteggio di ciascun Ente e sulla effettiva disponibilità delle risorse stanziate. Giova precisare – incalza il Sindaco- sul piano del significato proprio dei termini prima ancora che giuridico, che "assegnare" un contributo significa attribuirlo concretamente a un beneficiario. Il richiamo, contenuto nella nota, a una "mancata assegnazione del contributo" risulta pertanto assolutamente non conforme allo stato del procedimento, ancor prima che privo di fondamento nel merito. In particolare il Comune di Campomaggiore, in sede di presentazione della domanda, si presenta con un punteggio pari a 9,00. Dall'esame dei dati ufficiali pubblicati dalla Regione Basilicata, relativi ai 73 Comuni che hanno confermato la domanda telematica, risulta che le risorse complessivamente stanziate per l'Avviso (euro 37.700.000,00), a fronte di richieste complessive di gran lunga superiori (euro 64.395.293,34), risultano sufficienti a coprire le istanze fino a un punteggio di circa 15,00/15,50 punti. Ne consegue – sottolinea Blasi- che, anche laddove la documentazione integrativa fosse stata tempestivamente trasmessa dal Comune di Campomaggiore, l'Ente non avrebbe in ogni caso potuto beneficiare del contributo richiesto, in ragione del punteggio largamente inferiore alla soglia di effettiva finanziabilità riscontrata nei dati regionali». E conclude il Sindaco: «Per le ra-
gioni esposte, le espressioni utilizzate nella nota inviata dal Gruppo Consiliare, che evoca uno "scellerato risultato" e la "gravissima perdita di una grandissima opportunità" per Campomaggiore, non trovano alcun riscontro nei dati ufficiali. Tali dati dimostrano, al contrario, che nessuna concreta opportunità di finanziamento sussisteva per l'Ente, indipendentemente dall'adempimento documentale in discussione. Pertanto non risulta essersi determinato alcun pregiudizio, né una perdita, per l'Amministrazione comunale o per la comunità».
Ben 24 le squadre e 170 gli atleti protagonisti che hanno riempito i gradoni dell’ex campo sportivo comunale
Melfi, successo per la 10ª edizione Beach Volley Cup
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utto come da pronostico: la 10ª edizione della Beach Volley Cup Città di Melfi – promossa da CSI Melfi, Olimpia Volley Melfi, Pro Humanitate e AS Consiglio CSI — si è rivelata un autentico successo sotto ogni punto di vista. Ben 24 compagini (18 nella categoria Amatori e 6 nella Prof) e circa 170 partecipanti hanno dato vita all’appuntamento sportivo estivo più sentito della cittadina normanna, in grado di attirare atleti da tutto l’hinterland. Il torneo 4vs4 misto ha regalato grande spettacolo, specialmente tra gli Amatori, dove il livello tecnico si è alzato notevolmente. In un tabellone Amatori caratterizzato da sfide equilibratissime e punteggi elevati, lo scorso 31 Agosto il titolo è
andato al team Cugini di Pala, che ha conquistato e meritato il successo piegando 3-1 in finale la formazione FNC Falliti. Terza piazza per I Carmelo, vincenti per 2-1 contro Gli (in)stancabili. Più agevole il percorso dei campioni della categoria Prof: a trionfare con un netto 3-0 sono stati i collaudatissimi Pontolillo, Di Croce, Di Tuccio e compagni del team Volley Wood, che si sono imposti contro l’evergreen Roberto Giammatteo (prezioso anche nella collaborazione alla direzione tecnica) e la sua Mister & Co. Sul terzo gradino del podio si è piazzata la squadra Gli Amaro Lucano, superando 2-1 il Volley Vincele. Splendida la cornice di pubblico che ogni sera ha riempito i gradoni dell’ex campo
sportivo comunale (oggi Piazza Pasquale Festa Campanile). Il fantastico clima di festa sugli spalti ha ripagato ampiamente gli enormi sforzi organizzativi per la realizzazione di un evento di tale portata, apprezzato da pubblico, atleti, addetti ai lavori e da ll’Amministrazione Comunale di Melfi, che da sempre patrocina la manifestazione ed è presente alle premiazioni con il sindaco Giuseppe Maglione. Elogi sono arrivati anche dai vertici del CSI, con la presenza del vicepresidente regionale Giovanni Mietitore. Apprezzamento esteso anche dai vertici nazionali dell’Ente, in particolare per l’importante risvolto sociale dell’evento: quest’anno è stata sostenuta la campagna della Presidenza Nazionale
CSI “Sport contro la fame” attraverso la vendita delle canotte ufficiali. Piena soddisfazione è stata espressa dai responsabili delle quattro realtà organizzatrici — Gerardo Quaratiello, Rita Gambardella, Lorenzo Morano e Quirino Quaranta — unanimi nel ringraziare lo staff, i giovani volontari, la direzione tecnica a cura di Vincenzo Pontolillo e Mario Gambardella, gli atleti, gli sponsor, gli uffici comunali, la Polizia Locale, le istituzioni con in testa il sindaco Maglione, il Resort Giardini d’Oriente di Nova Siri per aver offerto ancora una volta un weekend ad entrambe le squadre trionfatrici presso la loro stupenda struttura e, non ultimo, il numeroso pubblico che ha gremito gli spalti ogni sera.
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Botta e risposta sulle scelte politiche e sulla situazione dell’esecutivo comunale. Sul tavolo anche la proposta di un nuovo patto per la città
Matera, Angelino contro Toto: «Difendiamo Nicoletti», la replica: «È panico da poltrona» È
scontro politico a Matera tra i consiglieri comunali Giovanni Angelino e Augusto Toto. Al centro della contrapposizione ci sono l’operato dell’Amministrazione guidata dal sindaco Antonio Nicoletti, le interrogazioni presentate da Toto e, soprattutto, le scelte politiche del consigliere, eletto nella coalizione di centrodestra e oggi all’opposizione.Angelino, replicando alle recenti prese di posizione di Toto, difende l’Amministrazione Nicoletti e contesta al collega di attribuire alla giunta responsabilità riferibili, a suo giudizio, alle precedenti amministrazioni comunali. «Le responsabilità delle precedenti Amministrazioni non si possono addebitare all’Amministrazione Nicoletti», sostiene Angelino, accusando Toto di intervenire «con una frequenza assillante» per mettere in discussione l’operato dell’esecutivo.Il consigliere di maggioranza sposta quindi il confronto sul piano politico, ricordando l’elezione di Toto nella coalizione di centrodestra e sostenendo che il passag-
gio all’opposizione sarebbe avvenuto dopo il mancato ottenimento della presidenza del Consiglio comunale. Da qui l’accusa di essersi trasformato, secondo Angelino, «di fatto» in un alleato del centrosinistra. Una scelta che, aggiunge, dovrebbe essere spiegata agli elettori da quello che definisce uno «storico esponente della destra materana».Nel suo intervento Angelino rivendica inoltre l’operato del sindaco Nicoletti, contrapponendolo all’esperienza amministrativa della precedente giunta Bennardi, definita «un autentico disastro sotto tutti i punti di vista». E contesta a Toto la scelta di condividere il voto con forze politiche che, secondo Angelino, sarebbero ideologicamente lontane dalle sue posizioni.La replica di Toto non si è fatta attendere ed è altrettanto dura. Il consigliere definisce quella di Angelino una «difesa d’ufficio» del sindaco Nicoletti e accusa il collega di incarnare «la figura del saltimbanco istituzionale». Secondo Toto, le accuse di incoerenza provenienti da Angelino sa-
rebbero prive di credibilità, considerati i suoi precedenti cambi di alleanze politiche.Toto sostiene inoltre che il suo lavoro di controllo sull’attività amministrativa e le interrogazioni presentate in Consiglio comunale starebbero mettendo in difficoltà la maggioranza. «La maggioranza non ha argomenti tecnici per rispondere ai problemi di Matera», afferma, accusando l’Amministrazione di personalizzare lo scontro politico per spostare l’attenzione dalle questioni amministrative.Il consigliere rivendica quindi una «linea di destra sociale e territoriale» e respinge l’accusa di trasformismo. Nel suo intervento utilizza anche un riferimento cinematografico per attaccare Angelino, paragonandolo al personaggio interpretato da Pippo Franco nel film Il tifoso, l’arbitro e il calciatore, costretto a passare da una curva all’altra dello stadio.Ma il vero obiettivo della replica di Toto è il sindaco Nicoletti. Il consigliere sostiene che a Matera sia in corso una «profonda crisi politica» e ipotizza una soluzione radica-
_ Angelino
le: l’azzeramento della Giunta e l’apertura di un confronto con tutte le forze politiche disponibili a costruire un nuovo «patto per la città».Da qui la sfida diretta al primo cittadino: «Ha intenzione di continuare a navigare a vista» oppure avrà «il coraggio di prendere atto della crisi politica di questa maggioranza, azzerare l’esecutivo e verificare alla luce del sole se esistono forze responsabili pronte a un vero patto per la città?».Toto accusa infine Angelino e gli esponenti della maggioranza di voler conservare lo status
_ Toto
quo e di utilizzare lo scontro ideologico per impedire qualsiasi ipotesi di apertura politica. «Il Sindaco batta un colpo», è la richiesta conclusiva, con l’invito a dimostrare se sia ancora «il primo cittadino di Matera» o se, invece, sia condizionato dai tatticismi interni alla maggioranza. Uno scontro che, dalle accuse sulle alleanze alla richiesta di azzeramento della Giunta, porta così in primo piano la tenuta politica dell’Amministrazione Nicoletti e il rapporto tra maggioranza, opposizione e singoli consiglieri.
La cerimonia si terrà domenica 6 settembre in Piazza Carlo Marx, nell’ambito del raduno motoristico “Irsina Bikers”
Irsina conferisce la Cittadinanza Onoraria a Osvaldo Bevilacqua, Morea: «Ha valorizzato la nostra terra»
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rsina si prepara a conferire ufficialmente la Cittadinanza Onoraria al giornalista e conduttore televisivo Osvaldo Bevilacqua. La cerimonia di consegna della pergamena si terrà domenica 6 settembre, alle 17:30, in Piazza Carlo Marx, nell’ambito del raduno motoristico “Irsina Bikers”. A condurre il momento sarà Agnese Trabace, presidente dell’associazione “Irsina Bikers”.L’onorificenza è stata approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale con la delibera n. 39 del 12 agosto 2024, su proposta del gruppo “Un’altra Irsina”. Il riconoscimento è legato al rapporto costruito negli anni tra Bevilacqua e la comunità irsinese e al suo impegno nella valorizzazione dei territori italiani.Il legame con Irsina è maturato anche attraverso il ruolo di testimonial dell’associazione “I Borghi più Belli d’Italia”, di cui la
città fa parte dal 2018. Particolarmente significativo è stato l’appuntamento dell’Assemblea Nazionale dei Borghi più Belli d’Italia, ospitata a Irsina nell’aprile 2024 e alla quale Bevilacqua ha partecipato. In seguito, il giornalista ha continuato a promuovere il borgo, la sua storia e le sue eccellenze, anche attraverso uno speciale pubblicato nel maggio 2024 sul magazine “Le Frecce” di Trenitalia.«Conferire la cittadinanza onoraria ad Osvaldo Bevilacqua – dichiara il sindaco Giuseppe Candela – è per la nostra comunità un motivo di profondo orgoglio. Parliamo di un professionista di chiara fama che ha dedicato la sua vita alla valorizzazione dei territori più suggestivi d'Italia. Il suo affetto per Irsina si è tradotto in una presenza costante, in una narrazione attenta e in un entusiasmo sincero con cui continua a pro-
muovere il nostro borgo e le sue tipicità. A nome di tutta la città, siamo felici di accoglierlo ufficialmente come nostro concittadino».Il consigliere regionale Nicola Morea, già sindaco di Irsina, sottolinea il valore del percorso: «Il conferimento di questo riconoscimento ad Osvaldo Bevilacqua rappresenta il coronamento di un percorso di amicizia e promozione che ha visto un momento di svolta proprio nell'Assemblea Nazionale dei Borghi svolta ad Irsina. L'attenzione e l'affetto con cui Bevilacqua ha sempre guardato al nostro borgo sono stati una cassa di risonanza fondamentale per dare visibilità alla storia, al patrimonio e alle eccellenze di questa terra. Da ex sindaco che ha vissuto da vicino quei momenti e oggi da consigliere regionale, non posso che esprimere grande gioia nell'accogliere un grande amico come nuovo cit-
tadino irsinese».L’appuntamento è aperto alla cittadinanza: la cerimonia si terrà domenica alle 17:30 in Piazza Carlo Marx, nell’ambito di “Irsina Bikers”.
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Sindacati e Amministrazione al lavoro su patrimonio, aree e fondi; il prossimo step riguarderà il coinvolgimento dell’ATER
Matera, edilizia popolare: 1° Tavolo in Comune dopo approvazione mozione D
alle parole ai fatti. A Matera si apre la fase operativa per dare seguito alla mozione, approvata all'unanimità dal Consiglio comunale, sulla costruzione di nuove case popolari. Il primo confronto si è svolto ieri mattina nella Sala Mandela del Comune, alla presenza del Sindaco Antonio Nicoletti e degli assessori all'Urbanistica, Pino Sicolo, e al Patrimonio e Lavori pubblici, Lucia Gaudiano. Al Tavolo tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, che hanno risposto all'invito dell'Amministrazione. Un segnale importante, come sottolineato dal consigliere comunale Fortunato Martoccia, promotore della mozione: «La presenza del Sindaco e degli assessori ha dato un segnale importante. Il dialogo è stato franco e concreto».Il voto unanime in Consiglio, è stato ribadito, rappresenta un riconoscimento politico trasversale dell'emergenza abitativa in città, ma è solo il punto di partenza. Ora servono atti concreti. Tre i nodi centrali emersi dal
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Tavolo: il primo è la ricognizione del patrimonio esistente. I sindacati e il consigliere Martoccia hanno chiesto all'Amministrazione di mettere a disposizione la documentazione completa sugli immobili di proprietà pubblica, sul loro stato di conservazione e sulla loro effettiva utilizzabilità, per capire cosa può essere recuperato e rimesso a disposizione. Il secondo punto riguarda l'individuazione di nuove aree. Occorre verificare gli strumenti urbanistici e individuare le possibili localizzazioni dove programmare la costruzione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica.Il terzo, cruciale, è quello delle risorse. La volontà politica dovrà essere accompagnata dalla ricerca di canali di finanziamento regionali, nazionali ed europei per sostenere nuova costruzione, recupero e riqualificazione.Per evitare che il confronto resti un episodio isolato, è stata chiesta la definizione di un cronoprogramma preciso, con scadenze e responsabilità definite: dalla rico-
gnizione degli immobili alla verifica delle aree e delle risorse, fino alla progettazione.«Abbiamo chiesto agli assessori di trasformare il confronto di oggi in un percorso scandito da date e obiettivi - prosegue Martoccia . Non pretendiamo che tutto si risolva in pochi giorni, ma abbiamo bisogno di sapere quali sono i passaggi, chi deve compierli e entro quali tempi. Dare concretezza alla volontà politica».Dal Tavolo, è emersa anche la necessità di allargare il con-
fronto e coinvolgere direttamente l'ATER, per il ruolo strategico che l'Ente riveste nella gestione e programmazione dell'edilizia residenziale pubblica, insieme alle rappresentanze degli inquilini.«Il contributo dei sindacati oggi è stato importante - aggiunge Martoccia - perché ha consentito di confrontarci non soltanto sul principio generale del diritto alla casa, ma sulle difficoltà concrete che vivono quotidianamente lavoratori, famiglie e pensionati che
non riescono più a sostenere i costi del mercato privato». Ora si attendono i prossimi passaggi: la consegna della documentazione sul patrimonio, l'avvio delle verifiche su aree e finanziamenti e la convocazione di un nuovo tavolo con l'ATER. «L'obiettivo è molto semplice: arrivare dalle parole agli atti. La casa è un diritto e, proprio per questo, la politica ha il dovere di trasformare gli impegni in risultati concreti», ha concluso Martoccia.
DOMANI, A CASA CAVA, LA PRESENTAZIONE DELLA NAZIONALE AZZURRA DI CICLISMO SU STRADA IN PARTENZA PER I CAMPIONATI DI MONTRÉAL
APT Basilicata, oggi la presentazione del Protocollo d’Intesa con la Federazione ciclistica
i terrà oggi, venerdì 4 settembre, alle ore 11.00, presso l'Open Space di Matera, la conferenza stampa di presentazione del Protocollo d'Intesa sottoscritto tra l'Agenzia di Promozione Territoriale (APT) della Basilicata e la Federazione Ciclistica Italiana (FCI). L'intesa prevede una serie di azioni finalizzate al raf-
forzamento del cicloturismo lucano e alla promozione del territorio attraverso lo sport. Alla conferenza parteciperanno il Direttore generale dell’Apt, Margherita Sarli, il Segretario generale della FCI, Marcello Tolu, il vicepresidente nazionale, Carmine Acquasanta ed il Presidente della FCI, Cordiano Dagnoni. La firma del protocollo
avviene in concomitanza con la riunione del Consiglio direttivo federale che si svolgerà a Matera ed è accompagnata da un appuntamento di respiro nazionale: domani, alle ore 19.00, presso Casa Cava, come concordato tra Federazione e APT, si terrà la presentazione ufficiale della Nazionale Italiana di Ciclismo su Strada in partenza per i
Campionati del Mondo di Montréal, in programma dal 20 al 27 settembre. Alla cerimonia di presentazione degli Azzurri saranno presenti il Presidente Federale Cordiano Dagnoni, i vertici federali e lo staff tecnico guidato dal Team Manager Elia Viviani, insieme a una rappresentanza degli atleti impegnati nella rassegna iridata canadese.
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La direttrice della Caritas Buoncristiano: «È un modo per promuovere e aprire anche le porte degli istituti penali minorili»
“Con i nostri occhi”, la mostra che racconta la vita oltre l’errore S
DI FRANCESCO MENONNA
i chiama “Con i nostri occhi” e si presenta come una mostra suggestiva negli spazi della Caritas Diocesana di Potenza, “A Casa di Leo”, nel rione Bucaletto. Ieri pomeriggio, nella struttura della Cittadella, è stata ufficialmente inaugurata la mostra espositiva del progetto collegato alle attività del programma Jobel. Presenti la Direttrice della Caritas Diocesana di Potenza, Marina Buoncristiano; il Prefetto di Potenza, Michele Campanaro; il Vicario della Diocesi di Potenza, don Antonio Savone; il parroco della Chiesa di Santa Maria della Speranza di Bucaletto, don Salvatore Sabia; il Procuratore presso il Tribunale dei Minorenni, Anna Gloria Piccininni; il Cappellano della Casa Circondariale di Potenza, don Antonio Palo; il coordinatore della medesima struttura carceraria, Giuseppe Palo; la Consigliera di Parità della Provincia di Potenza, Simona Bonito; la Dirigente Responsabile del Centro per la Giustizia Minorile di Puglia e Basilicata, Dorella Quarto; la Direttrice dell’Istituto Penale per Minorenni di Potenza, Angela Telesca; il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Massimiliano Tibollo; la Direttrice dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Potenza, Caterina Ferrone; la garante provinciale per i detenuti e le persone private delle libertà personali, Carmen D’Anzi, e la responsabile regionale al ramo, Tiziana Silletti.
Uno spazio espositivo realizzato grazie alle fotografie prodotte dal reporter Andrea Mattiacci, al commento dei testi curato da Dino De Angelis, al prezioso lavoro di Giorgia Russo e al progetto grafico di Giovanni Langerame. Jobel significa creare spazi di inclusione fotografica all’interno del carcere, vivacizzare, attraverso la condivisione e progetti di alto spessore umano, relazionale ed etico, la realtà carceraria di Potenza. La mostra, realizzata anche grazie alla collaborazione degli alunni della Rodari e della Leopardi, punta a restituire un momento di condivisione alto e sensibile per quanti vivono condizioni di vita spesso degradanti all’interno delle strutture carcerarie. Il lavoro sinergico, basato su fotografie semplici, raffinate e di grande valore tecnologico, curate da Andrea Mattiacci, diventa così un connubio forte e intenso di una vocazione che fa della cultura, del dialo-
go e della volontà di lenire sofferenze spesso incredibili il proprio punto di riferimento all’interno della struttura carceraria di Potenza. Un percorso salutato con affetto, stima e partecipazione da tutti i presenti, dopo il rituale taglio del nastro effettuato dalla Direttrice della Caritas Diocesana, Marina Buoncristiano, dal Prefetto Michele Campanaro, da don Antonio Savone e da Anna Gloria Piccininni. Un contesto davvero bello, accompagnato da applausi scroscianti e numerosi apprezzamenti per il lavoro svolto. Jobel punta, infatti, a far breccia nella vita carceraria, promuovendo spazi di inclusione spesso sconosciuti e comunque originali e belli da osservare. Don Antonio Savone ha commentato l’iniziativa: «Decisamente è bello questo momento perché si tratta di qualcosa di nuovo. Da mesi la nostra Caritas lavora in sinergia con l’Istituto minorile e ha pro-
dotto questa mostra, che è un unicum, proprio perché permette ai ragazzi di raccontarsi e di raccontare quella che è la loro vita, i loro sogni e le loro speranze. Si tratta di capire che nessuno può essere letto a partire dall’errore compiuto. Un capitolo sbagliato della vita di un ragazzo, come di qualsiasi persona, non è il titolo dell’intera storia. La Chiesa ha sempre creduto nella possibilità di un riscatto e questa iniziativa va in questa direzione». Marina Buoncristiano ha parlato della mostra: «Abbiamo molto in comune. Il progetto nasce come progetto sperimentale nazionale in un partenariato tra Caritas Italiana e Intesa San Paolo, che ha finanziato, in diciassette Caritas con altrettanti diciassette istituti penali minorili, un progetto denominato Jobel. È un progetto che valorizza la dignità dei ragazzi, promuove valori e offre opportunità di crescita personale e, laddove possibile, anche di inseri-
mento lavorativo. Questo progetto sperimentale vede oggi, in parte, una sua restituzione rispetto al lavoro svolto nel nostro Istituto Penale Minorile e vedrà anche la pubblicazione di un docufilm che raccoglie l’intera esperienza. Servirà ovviamente come traccia di lavoro possibile a livello nazionale e vorremmo, unitamente alle altre sedici Caritas interessate, creare questa piccola comunità di buone pratiche che poi avrà certamente un riverbero positivo a livello nazionale. È un modo per promuovere e aprire anche le porte degli istituti penali minorili, perché finalmente non vengano ritenuti avulsi dalle realtà cittadine che li inglobano ma li ignorano». Anna Gloria Piccininni ha chiuso la carrellata di pareri in merito alla mostra: «Sicuramente questo tipo di percorso, che è stato portato avanti dai ragazzi che hanno grossi problemi e che comunque entrano in un circuito detentivo in cui, francamente, nessun ragazzo dovrebbe entrare, se non quando è proprio necessario, è molto importante. Ecco, bisogna dare sostegno, creare percorsi alternativi e, francamente, c’è stato un disegno che mi ha particolarmente commosso. Una delle tante rappresentazioni, ‘Libertà mamma’. Sono dei ragazzi che hanno bisogno di affetto, di sostegno e dietro c’è una moschea. È veramente tanto, tanto commovente. Magari ci fossero tanti percorsi che danno speranza e affetto e offrono tante alternative a questi ragazzi».
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Oltre 400 studenti coinvolti e più di 1.000 partecipanti alle iniziative: così Eni rafforza il dialogo tra scuola, impresa, ricerca e territorio in Basilicata
Scuola, innovazione e territorio: progetti di formazione tra energia e sostenibilità
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lla vigilia della riapertura dell’anno scolastico ripercorriamo i percorsi formativi che Eniscuola ed Eni Sostenibilità hanno proposto alle scuole lucane per l’annata 2025-2026. Un impegno che si traduce in numeri e progetti. Oltre 400 studenti coinvolti nei percorsi di formazione, più di 1000partecipanti tra studenti e docenti alle iniziative dedicate all’energia, 545 studenti e oltre 40insegnanti impegnati nei progetti: sono i numeri che raccontano l’impegno del Distretto Meridionale di Eni (DIME) e della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) per l’anno scolastico 20252026, attraverso un programma di attività che ha contribuito a rinsaldareil rapporto tra scuola, impresa, ricerca e territorio.I percorsi, sviluppati nell’ambito di Agrivanda, del Centro Agricolo di Sperimentazione e Formazione (CASF), del Technology & Digital Hub e del progetto Biomonitoraggio, hanno accompagnato centinaia di studenti della Basilicata in esperienze dedicate alla sostenibilità, alla transizione digitale e all’innovazione tecnologica, con un approccio che integra laboratori, visite tecniche e attività sul campo. FORMAZIONE E INNOVAZIONE: IMPARARE SUL CAMPO Il cuore pulsante dell’offerta formativa è stato il ricco calendario di percorsi di Formazione Scuola Lavoro (FSL), evoluzione degli ex PCTO,che hanno
coinvolto circa 200studenti delle scuole secondarie superiori attraverso esperienze pratiche costruite intorno ai temi dell’agricoltura sostenibile, della chimica, della comunicazione, del marketing digitale e dell’innovazione tecnologica. Tra le esperienze più significative figura il progetto “Filiera delle Officinali”, sviluppato con le classi quarte dell’ITTdi Marsicovetere. Nel corso di venti ore di attività, gli studenti hanno approfondito l’intero ciclo produttivo delle piante officinali, alternando lezioni teoriche, laboratori e visitesulcampo.. La sostenibilità è stata protagonista anche del percorso “L’alchimia dei colori naturali. Esplorando l’arte e la scienza dei coloranti”, che ha coinvolto quattro istituti scolastici: l’IIS F. Petruccelli – G. Parisi di Moliterno, l’ITT Marsicovetere, l’IIS Policoro-Tursi e l’IIS Pisticci-Montalbano. Attraverso lezioni teoriche, attività di laboratorio, visite ad Agrivanda e momenti conclusivi di restituzione, gli studenti hanno studiato le proprietà dei coloranti naturali, analizzandone le applicazioni nei settori alimentare, artistico e cosmetico. L’offerta formativa ha spaziato anche nel campo della comunicazione. All’IIS Pisticci-Montalbano, gli studenti hanno partecipato al progetto “Come nasce un giornale: dall’idea alla stampa”, un percorso di educazione ai media realizzato insieme alla redazione della rivista “Orizzonti, sguardi nel futuro”.
Sempre in ambito digitale, l’IIS Petruccelli Parisi ha ospitato due edizioni del progetto “Angeli Digitali – Strategie di Marketing Digitale”, rivolto alle classi terza e quinta, offrendo agli studenti strumenti concreti per comprendere le dinamiche della comunicazione online e della promozione digitale. Grande attenzione è stata dedicata anche all’agricoltura innovativa. Con il progetto “Lavoriamo a ritmi SERRAti”, gli studenti del Liceo Scientifico G. Peano di Marsico Nuovo hanno sperimentato la coltivazione idroponica e l’estrazione degli oli essenziali prodotti dalle piante officinali. Accanto ai percorsi in presenza, il progetto “Energy in Basilicata” ha ampliato ulteriormente l’offerta grazie alla formazione digitale. Attraverso una piattaforma online sono stati coinvolti 221 studenti appartenenti a venti classi, per un totale di oltre 6.000 ore certificate. Oltre agli istituti lucani hanno partecipato anche scuole di Lazio e Campania.. DENTRO I LUOGHI DELL’ENERGIA Dal Centro Olio Val d’Agri alle serre sperimentali di Agrivanda, i programmi Energy Learning Week edEnergy Learning Day hanno trasformato la formazionein un’esperienza sul campo, consentendoa oltre 1100 studenti di scuole e università di toccare con mano le attività operative, la ricerca applica e i sistemi di tutela ambientali sviluppati sul territorio. Du-
rante le visite i ragazzi hanno potuto esplorare impianti e laboratori chiave: dal Centro Olio Val d’Agri al Labo.Me, laboratorio analisi chimiche di Eni, passando per la Environmental Control Room (ECR). Spazio anche progettualità agricole, innovative e tecnologiche come le serre sperimentali di Agrivanda, le attività del Centro Agricolo di Sperimentazione e Formazione (CASF), i progetti di Biomonitoraggio e le soluzioni avanzate del Technolo-
gy & Digital Hub. Ogni visita è stata costruita come un’esperienza personalizzata, alternando momenti divulgativi a dimostrazioni pratiche e confronto diretto con tecnici, ricercatori e professionisti del settore. BORSA DI STUDIO PER LA PROMOZIONE TURISTICA ATTRAVERSO L’AI Nel corso dell’anno è stata anche assegnata una borsa di studio dedicata all’uso dell’intelligenza artificiale per la valorizzazione delle eccellenze locali. Il progetto, realizzato con gli studenti dell’IISSPetruccelli – Parisi di Moliterno presso il Technology & Digital Hub, ha avuto come caso di studio il Fagiolo IGP di Sarconi.Nel corso di 32 ore di attività, gli studenti hanno approfondito il territorio del Parco Appennino Lucano e sperimentato strumenti di IA generativa per progettare una campagna di comunicazione e promozione territoriale, concludendo il percorso con un project work dedicato al marketing digitale e all’imprenditorialità.
Robotica e sostenibilità al centro dei progetti di Eniscuola
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er l’anno scolastico 2025-2026 Eniscuola ha realizzato due progettualità, coinvolgendo 545 studenti e oltre 40 docenti della Val d’Agri e della Val Camastra.Il progetto “Dal Robot al Bot – IoT: Smart System – Basilicata 2026”, alla terza edizione, ha interessato 11 plessi di 5 istituti comprensivi, portando gli studenti della scuola secondaria a sperimentare robotica educativa, Arduino e primi elementi di intelligenza artificiale.Con “6 in Ond@! Ambasciatori di futuro su Marte”, rivolto alle scuole primarie, gli alunni hanno invece realizzato percorsi di digital storytelling su spazio e sostenibilità, arricchiti da visite didattiche e conclusi con un evento finale al Campus Agrivanda.
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Dal grande partito d’ispirazione cristiana alla galassia delle sigle: prima di parlare di rinascita, qualche domanda dovremo pur farcela
Tutti uniti, ognuno nel proprio movimento D
DI GAETANO FIERRO
a tempo mi accompagna un dubbio quasi amletico. Se la dottrina sociale della Chiesa richiama dignità della persona, solidarietà, sussidiarietà, bene comune, attenzione agli ultimi, responsabilità e partecipazione, com’è possibile che, quando questo patrimonio prova a entrare nell’arena politica, riesca così spesso a dividersi prima ancora di cominciare? Il mistero meriterebbe un concilio. O almeno una riunione senza la preventiva distribuzione delle cariche. Periodicamente nasce infatti l’ennesimo movimento d’ispirazione cattolica. Un manifesto. Un coordinatore. Un portavoce. Un comitato promotore. E naturalmente l’immancabile dichiarazione: “Vogliamo unire”. Generalmente, per unire, si comincia fondando un altro gruppo. È una curiosa geometria politica: moltiplicare i contenitori fino a rendere quasi invisibile il contenuto. IL PLURALISMO È UNA RICCHEZZA. LA POLVERIZZAZIONE UN PO’ MENO Sarebbe intellettualmente scorretto sostenere che i cattolici debbano stare tutti nello stesso partito. La dottrina sociale della Chiesa offre principi e criteri di orientamento, non una piattaforma elettorale già compilata. Dagli stessi valori possono nascere valutazioni politiche differenti. Il pluralismo è legittimo. Il problema comincia quando diventa frammentazione
permanente. Quando ogni sfumatura pretende una sigla, ogni differenza una frontiera, ogni leader un movimento. A quel punto non abbiamo più pluralismo. Abbiamo un arcipelago. Con moltissime isole e pochissimi abitanti. E leggendo documenti che parlano quasi tutti di persona, famiglia, solidarietà, Europa, giovani, lavoro e bene comune, viene spontanea una domanda: se siete così vicini sui fondamentali, perché siete così lontani negli organigrammi? DAL GRANDE PARTITO ALLO ZERO VIRGOLA Qui la storia dovrebbe aiutarci. La Democrazia Cristiana non fu un partitino identitario. Fu, per gran parte della Prima Repubblica, il principale partito italiano e il perno del sistema di governo: alle elezioni politiche del 1948 raggiunse il 48,5 per cento dei voti alla Camera e, nei decenni successivi, mantenne a lungo consensi nell’ordine del 35-40 per cento. Numeri che, osservati dalla frammentazione politica di oggi, sembrano appartenere a un’altra era. Poi quella storia è finita. E tra quei milioni di elettori e l’attuale proliferazione di piccoli movimenti esiste una distanza che dovrebbe interrogare soprattutto chi crede sinceramente nella rinascita di una presenza politica cristiano-democratica. Non per rinunciare. Per capire. Come si passa da una grande cultura popolare a una costellazione di sigle? Come può una cultura fondata sulla comunità incontrare tanta difficoltà nel costruire comunità politi-
ca? E soprattutto: siamo sicuri che per far rinascere quella cultura basti far rinascere una sigla? QUANDO LA CORRENTE SMETTE DI PRODURRE IDEE La storia della DC fu molto più complessa delle caricature. Le correnti rappresentarono culture, sensibilità e differenti interpretazioni del Paese e produssero anche classi dirigenti di grande valore. Ma arrivarono a essere numerose e fortemente organizzate. E quando una corrente smette di essere un luogo dove elaborare idee e diventa soprattutto uno strumento per contare, cambia la natura della politica. La domanda non è più: quale società vogliamo costruire? Diventa: quanto pesiamo? In alcune espressioni, il correntismo degenerò progressivamente in gestione del potere, reti clientelari e occupazione di posizioni; fenomeni di corruzione e scambio politico-elettorale contribuirono poi a deteriorare profondamente il rapporto tra cittadini e sistema dei partiti. Non fu tutta la DC. Non furono tutti i democristiani. E soprattutto non furono i principi cristiani a produrre quelle degenerazioni. Accadde il contrario: quelle degenerazioni rappresentarono l’allontanamento da quei principi. PERDERE UN PARTITO E CONSERVARNE I DIFETTI Nel gennaio 1994 la Democrazia Cristiana concluse la propria esperienza politica con la nascita del nuovo Partito Popolare Italiano. Quell’esito ebbe cause molteplici: la trasformazione della società ita-
liana, la fine degli equilibri internazionali della Guerra fredda, la crisi della Prima Repubblica, Tangentopoli e il progressivo deterioramento della fiducia nel sistema politico. Sarebbe puerile indicare un solo colpevole. Ma sarebbe altrettanto comodo sostenere che tutto accadde per responsabilità altrui. Perché quando il servizio diventa potere, il consenso una merce da amministrare e l’appartenenza uno strumento per occupare posizioni, i valori rischiano di trasformarsi nella scenografia. Ed ecco il paradosso che dovrebbe preoccupare chi oggi vuole ricominciare. Abbiamo perso la grande casa. Non vorrei che avessimo conservato le riunioni di condominio. PRIMA IL PROGETTO. POI, MAGARI, IL PRESIDENTE Nel frattempo l’Italia è cambiata. La secolarizzazione ha ridotto l’omogeneità del mondo cattolico e gli stessi credenti esprimono posizioni politiche differenti. Perciò non serve necessariamente ricostruire la casa dei cattolici. Serve forse una casa politica nella quale la cultura cattolica democratica porti il proprio patrimonio aprendosi anche a chi, pur non credendo, condivide dignità umana, solidarietà, responsabilità e giustizia sociale. Ma bisogna invertire il metodo. Prima il progetto, poi il contenitore. Prima cinque o sei grandi questioni: giovani, lavoro, denatalità, sanità, disuguaglianze, immigrazione, aree interne, ambiente, nuove tecnologie. Poi le persone. Infine gli organigrammi. Sembra rivoluzionario. Dovrebbe chiamarsi politica. Perché non basta citare Sturzo, De Gasperi o Moro. Bisogna chiedersi cosa direbbero quei valori all’Italia di oggi. E accettare persino l’eventualità politicamente più traumatica: che a guidare possa essere qualcun altro. Prima di rinascere, ricordare perché siamo caduti Non scrivo queste cose per scoraggiare chi crede nella possibilità di ricostruire una presenza politica ispirata al cattolicesimo democratico. Al contrario. Proprio perché quel patrimonio è troppo importante per essere disperso nello zero virgola di tante sigle, credo meriti un esame di coscienza. Non abbiamo bisogno dell’ennesimo movimento nato per unire quelli che non sono riusciti a unirsi al movimento precedente. Abbiamo bisogno della capacità di rinunciare a qualcosa di proprio per costruire qualcosa che appartenga a tutti. Perché parlare di servizio è bellissimo. Servire senza comandare lo è un po’ meno. La domanda, allora, non è se la Democrazia Cristiana possa rinascere. È molto più scomoda. Siamo davvero disposti, nel tentativo di far rinascere ciò che aveva di migliore, a non far rinascere insieme a lei anche ciò che contribuì a farla morire? Perché altrimenti non avremo imparato dalla storia. Avremo soltanto cambiato il logo.
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Periscopio
venerdì 4 settembre 2026
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Quando le relazioni smettono di fare dogana
Il mare non chiede il passaporto
“L
DI FABRIZIO QUARATINO
e persone sono come il mare. Solo quando il mare dei rapporti umani è veramente aperto, i vascelli di tutti i tipi di scambi possono navigare liberamente avanti e indietro.” Daisaku Ikeda L’immagine è bellissima. E anche piuttosto scomoda.Perché tutti diciamo di amare il mare aperto, purché naturalmente le barche che arrivano abbiano chiesto prima il nostro permesso, espongano la bandiera giusta, trasportino opinioni compatibili con le nostre e attracchino senza disturbare. Siamo navigatori entusiasti della libertà altrui. A condizioni nostre. E così trasformiamo facilmente i rapporti umani in piccoli porti militarizzati: ingresso consentito agli amici, transito tollerato ai simpatici, respingimento immediato per chi ci contraddice. Poi ci domandiamo perché nessuno navighi più davvero. IL PORTO DEI SIMILI Frequentare persone che ci somigliano è rassicurante. Parlano la nostra lingua emotiva, conoscono le nostre abitudini, confermano ciò che pensiamo. Ma una comunità composta soltanto da persone che si danno ragione
reciprocamente non è necessariamente armoniosa. Potrebbe essere semplicemente un’eco ben organizzata. La vera apertura comincia quando arriva qualcuno che non coincide con noi. Quello che interpreta diversamente una situazione. Quello che formula la domanda che avremmo preferito evitare. Quello che ha persino torto, ma ci costringe a verificare se abbiamo davvero ragione. Ed ecco il miracolo contemporaneo: chiediamo il dialogo finché l’altro non comincia a parlare. A quel punto scopriamo improvvisamente il fascino del monologo. Aprire il mare dei rapporti significa invece accettare che l’incontro possa modificarci. Non necessariamente convincerci. Modificarci. Perché ascoltare veramente qualcuno significa concedergli la possibilità di mostrarci una realtà che dal nostro punto di osservazione non vedevamo. LE FRONTIERE INVISIBILI Esistono muri senza mattoni. Sono fatti di etichette, antipatie, vecchi giudizi, appartenenze, ruoli, reputazioni. Non si vedono, ma funzionano. “Quello è fatto così.” “Da lei cosa vuoi aspettarti?” “Con quelli non si può parlare.” Tre frasi, una frontiera in-
ternazionale. La cosa curiosa è che spesso pretendiamo dagli altri l’apertura che noi stessi concediamo con il contagocce. Vogliamo essere compresi nelle nostre contraddizioni, ma cataloghiamo gli altri alla prima incoerenza. Chiediamo pazienza per i nostri tempi e diventiamo cronometristi professionisti dei tempi altrui. Desideriamo che qualcuno intraveda le nostre intenzioni migliori, mentre delle intenzioni degli altri conserviamo la versione peggiore. Una specie di generosità a senso unico. Pretendiamo oceani dagli altri e qualche volta restituiamo pozzanghere. Il mare aperto richiede invece una forza più impegnativa: non ridurre una persona al momento nel quale ci ha deluso. Non significa cancellare responsabilità, sopportare qualsiasi comportamento o rinunciare ai confini necessari. Un mare aperto non è un mare senza coste. Significa lasciare all’essere umano la possibilità di evolvere. È una forma concreta di fiducia nella vita. QUANDO L’ALTRO NON CI SOMIGLIA C’è chi considera l’apertura sinonimo di debolezza. Come si accogliere significasse arrendersi, ascoltare significasse approvare e comprendere significasse consegnare le chiavi di casa al primo
passante. È il contrario. Per restare aperti occorre un’identità sufficientemente solida da non sentirsi minacciata dalla differenza. La fragilità costruisce fortezze. La forza può permettersi finestre. Chi possiede una direzione interiore non ha bisogno di vincere ogni conversazione. Può pronunciare due parole ormai considerate archeologia sociale: “Hai ragione.” Nessun ricovero. Nessuna perdita immediata di dignità. Nessun comunicato dell’ONU. Anzi, riconoscere qualcosa all’altro può essere un atto di libertà, perché significa che la nostra identità non dipende dall’infallibilità. E quando una persona smette di difendere il proprio personaggio, accade qualcosa di sorprendente: diventa finalmente incontrabile. IL MARE A SENSO UNICO NON ESISTE Ma ogni relazione autentica ha bisogno di una cosa essenziale: il movimento in entrambe le direzioni. Io parlo e tu ascolti. Poi tu parli e io ascolto. Io porto qualcosa sulla tua riva e torno con qualcosa che prima non possedevo. Non è commercio di favori. È circolazione di umanità. Un incoraggiamento può partire da noi e ritornarci anni dopo attraverso altri. Una parola ascoltata senza attenzione può germogliare
quando ne avremo bisogno. Un gesto minuscolo può diventare per qualcuno la prova che esiste ancora uno spazio nel quale non deve difendersi continuamente. Non sappiamo davvero quale carico trasportino le nostre parole. Per questo ogni incontro porta una responsabilità. Possiamo diventare tempesta oppure approdo. E spesso ignoriamo che qualcuno ricorderà per anni il mare che ha trovato incontrandoci. Possiamo rendere l’altro più piccolo per sentirci grandi oppure aiutarlo a ricordare la propria grandezza senza perdere un millimetro della nostra. La vera grandezza non ha bisogno di lasciare piccoli gli altri per riuscire a sentirsi grande. Questa seconda possibilità mi interessa infinitamente di più. TENIAMO DAVVERO APERTO IL MARE Forse la rivoluzione più difficile non consiste nel convincere il mondo delle nostre idee. Consiste nel diventare persone attraverso le quali il mondo possa ancora passare. Persone capaci di incontrare senza sequestrare, discutere senza demolire, dissentire senza disprezzare, proteggersi senza trasformarsi in fortezze. Non riusciremo sempre. Qualche volta alzeremo onde inutili, qualche altra sbatteremo la porta del porto e poi fingeremo che sia stata colpa del vento. Siamo esseri umani. Anche i migliori marinai sbagliano manovra. Ma possiamo scegliere ogni giorno se restringere oppure allargare il tratto di mare che dipende da noi. IO SCELGO DI ALLARGARLO. Non perché tutti meritino automaticamente accesso alla mia vita, ma perché non voglio che la paura, il pregiudizio o l’orgoglio diventino i guardiani della mia umanità. Voglio un mare nel quale possano viaggiare domande, differenze, incoraggiamenti, dissensi, gratitudine, perfino quei silenzi che non chiedono di essere riempiti. Perché quando due esseri umani riescono davvero a incontrarsi senza conquistarsi, accade qualcosa che nessuna fortezza potrà mai conoscere: nessuno perde territorio. Eppure entrambi tornano a casa più grandi.
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venerdì 4 settembre 2026
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