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Cronache del 3 luglio 2026

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Sinisgalli e il “Sistema Gallo”

La dirigente scolastica pubblica un comunicato e chiede di mettere i like su Facebook

RIAPERTE LE INDAGINI PER IL CASO CLAPS

La vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi. La speranza è che il Procuratore Falvo, di cui sono accertate le capacità investigative, possa mettere un punto fermo e svelare definitivamente se ci sono state coperture e altri responsabili

È SCISMA

Lo strappo dei Lefebvriani

D I L UC IA SE R IN O

Se fosse soltanto una questione di latino, si potrebbe discutere. I riti cambiano, la tradizione può convivere con l'innovazione. Ma ridurre lo strappo dei lefebvriani alla nostalgia della Messa tridentina significa non vedere il cuore del problema. Il latino è il simbolo. La posta in gioco è un'altra. In gioco c’è l'idea stessa di Chiesa e, di riflesso, (...)

■ continua a pag 6 Gildo Claps e mamma Filomena a “Chi l’ha visto?”

FESTA USA Manca l’opposizione. Per la maggioranza presenti Tajani, Salvini, La Russa, Urso e Crosetto

Villa Taverna: il Governo c’è

Festa della Bruna, il vescovo Ambarus si rivolge ai giovani

LE DIMISSIONI

Floridia si dimette dalla Commissione di Vigilanza Rai e a ruota lasciano tutti Maggioranza: «Sinistra irresponsabile»

■ Manco a pag 5

ACERENZA

Sopralluogo sulla frana con il sindaco Lombardi il soggetto attuatore Blasi e il presidente dell’Unione dei Comuni Genzano

■ Calabrese a pag 27

CASO SCARASCIA

È svolta: ris al lavoro sulle tracce di sangue

La Procura di Matera punta sull’autopsia e sui dati del cellulare

■ Galgano a pag 9

OLTRE IL GIARDINO

Chiude la stagione del programma: per l’ultima puntata, ospiti Cannizzaro, Candela e Pittella

■ Tammariello a pag 20

Un momento della processione
Ferrandina a pag 30
Lamattina a pag 4
Positano a pag 10
Dellapenna alle pag 8 e 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Crolla un palazzo a Darnitskyi, soccorsi ancora al lavoro tra le macerie. Il sindaco di Kiev Klitschko proclama il lutto cittadino

Missili su Kiev: 21 morti, decine di feriti, Zelensky: «Reagiremo»

DI VITO ERRICHETTI

Kiev si è svegliata sotto le macerie. Nella notte tra mercoledì e giovedì la Russia ha sferrato quello che viene già definito il più massiccio attacco aereo dall'inizio dell'invasione, oltre quattro anni fa: missili balistici, da crociera e droni hanno colpito la capitale ucraina. «È stato il più massiccio attacco del nemico contro la capitale», ha scritto il sindaco Vitali Klitschko su Telegram, proclamando il 3 luglio giornata di lutto cittadino. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 20-21 morti e tra gli 85 e i 90 feriti, con le operazioni di soccorso ancora in corso in diversi quartieri, tra cui un edificio residenziale parzialmente crollato nel distretto di Darnitskyi.Ma c'è un dettaglio che, a guardare le cronache di questa notte, dice più di ogni altro sulla natura di questa guerra ormai entrata nel suo quinto anno: il bilancio delle vittime non è stato comunicato una volta sola. È salito, minuto dopo minuto, comunicato dopo comunicato

— otto morti, poi dieci, poi tredici, diciassette, venti, ventuno — in una progressione che i lettori italiani hanno seguito in diretta sui siti dei principali quotidiani. Non è un dettaglio tec- nico. È il sintomo di qualcosa che si è ripetuto identico, con le stesse cifre crescenti e le stesse dichiarazioni, decine di volte negli ultimi mesi: la conta dei morti come rituale mediatico, una liturgia che precede sempre la stessa richiesta.

UNA RICHIESTA CHE

SI RIPETE UGUALE A SE STESSA

Poche ore dopo l'attacco, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto un maggiore sostegno agli alleati per la difesa aerea, in particolare una licenza dagli Stati Uniti per produrre missili Patriot in territorio ucraino. «Contiamo molto su una decisione degli Stati Uniti sulle licenze per i Patriot», ha dichiarato su Facebook, definendola la misura in grado di fermare la guerra e prevenire nuovi attacchi. È una richiesta che non nasce ieri: da mesi Kiev insiste per ottenere il brevetto dei Patriot, l'unico

sistema davvero efficace contro i missili balistici russi, mentre le scorte ucraine si assottigliano man mano che i lanci russi sono passati da 74 nel 2023 a quasi 600 nel 2025. Il paradosso è che ogni volta che la richiesta viene rilanciata, lo fa sull'onda emotiva di un bombardamento con vittime civili — come se il numero dei morti fosse diventato, suo malgrado, una leva negoziale.Sul fronte russo, il copione è altrettanto collaudato: il ministero della Difesa ha rivendicato l'attacco come rappresaglia alle offensive ucraine contro le infrastrutture in territorio russo, sostenendo di aver colpito in particolare un'azienda che produce sistemi di guida per missili a lungo raggio. Una narrazione che si scontra frontalmente con quella di Kiev, dove il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha accusato Mosca di colpire deliberatamente edifici residenziali. «Non ritardate le decisioni sulla difesa aerea per l'Ucraina», ha scritto su X, definendo l'accaduto un grave crimine di guerra e chiedendo ai partner occidentali di accele-

rare le forniture.

IL CONTESTO CHE I BOLLETTINI NON RACCONTANO

Quello che i comunicati stampa, per loro natura, non riescono a restituire è il contesto in cui questo attacco si inserisce: non un episodio isolato, ma l'ennesima puntata di una escalation che si autoalimenta. Poche ore prima del raid, Zelensky si trovava a Dublino per l'apertura della presidenza irlandese dell'Unione europea, quando ha dovuto interrompere la trasferta annunciando un rientro immediato nella capitale, avendo ricevuto informazioni su un attacco "su larga scala" in preparazione da parte di Mosca. Ha invitato i cittadini a raddoppiare le precauzioni e a rifugiarsi nei bunker. La macchina della guerra, insomma, aveva già iniziato a muoversi prima ancora che le sirene suonassero su Kiev.Sul piano internazionale, le reazioni sono arrivate rapide ma nella sostanza identiche a quelle di raid precedenti. Dalla Commissione europea, la portavoce Paula Pinho ha commentato: «Questo va ben

oltre ogni limite», riferendosi ai bombardamenti su civili e edifici residenziali. Dichiarazioni di condanna, promesse di ulteriore pressione su Mosca, nessuna misura concreta immediata: è il segno di un meccanismo diplomatico che fatica a rompere lo schema — attacco, conta dei morti, condanna, richiesta di armi, silenzio fino al prossimo bollettino.

LA DOMANDA CHE RESTA SULLO SFONDO

Ciò che questa notte a Kiev racconta, più della cronaca degli esplosivi caduti sui quartieri residenziali, è quanto la guerra in Ucraina abbia sviluppato una propria grammatica ripetitiva, burocratica, nel modo in cui viene raccontata e gestita: bilanci che salgono per gradi, richieste di armi che si ripetono di attacco in attacco, condanne che si sovrappongono a quelle precedenti parola per parola. Non è cinismo constatarlo, ma un modo per chiedersi cosa serva davvero perché, la prossima volta, il copione cambi, prima che il countdown dei morti riparta da capo.

Assente la Presidente Meloni impegnata a Padova in un altro evento

Villa Taverna: il governo c’è, l’opposizione no

Per la maggioranza ad incontrare gli USA ci sono La Russ, Tajani, Salvini, Mantovano, Urso, Crosetto e altri ministri di peso. Assenti Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e Vannacci. Calenda che non è stato invitato. C’è Matteo Renzi

Irapporti tra USA ed Europa e, per quanto ci riguarda, quelli tra noi e la superpotenza atlantica sono dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il cuore della politica internazionale alternando momenti di grande entusiasmo a momenti di particolare freddezza.Le due sponde dell’Atlantico hanno un destino comune che si chiama occidente che per oltre 70 anni è stato prima un baluardo militare contro l’impero del male sovietico e poi contro l’invadenza e l’esuberanza del mondo islamico. Il Governo Meloni, sulla scorta e sulla scia di tutti i Governi che si sono alternati alla guida della Nazione, ha tenuto ben saldo il proprio rapporto all’interno dell’alleanza ma negli ultimi mesi le schermaglie tra Giorgia Meloni e Trump sembrano aver incrinato questa certezza.

Di certo, a differenza di quasi tutti i suoi predecessori, il Presidente del Consiglio ha messo al centro l’interesse nazionale seppur collocato saldamente nel quadro dell’alleanza atlantica che non è solo economico e militare ma

soprattutto culturale.

LA FESTA DI VILLA TAVERNA

In questo quadro di lealtà ma condizionato dalle recenti esternazioni del Presidente USA, si incardina l’evento che si terrà oggi a Villa Taverna per ricordare il Giorno dell’Indipendenza americana. Il Governo sarà rappresentato da Tajani che dovrà anche tenere un discorso, Salvini, Alfredo Mantovano, Urso e Crosetto oltre ad altri esponenti della maggioranza. Non è presente il capo del governo, Giorgia Meloni che ha partecipato a Padova ad un convegno della UIL. Non è chiaro se questa sia una scusa diplomatica o una incombente concomitanza veramente improrogabile. Certo è che pesano ancora le parole del leader dei MAGA sul capo di Fratelli d’Italia in merito alla sua presunta supplichevole richiesta di selfie.

L’OPPOSIZIONE ASSENTE

Non sono presenti, invece, i segretari dei partiti di opposizione. Annunciata l’assenza di Fratoianni e Bonelli di AVS, di Elly Schlein del PD mentre Conte sarà assente ufficialmente per la presentazione già organizzata di un

suo libro a Napoli.Il Partito Democratico manderà comunque una sua rappresentanza con il capogruppo al Senato Francesco Boccia e Lia Quartapelle a dimostrazione che nessuno, al di là delle parole della retorica di facciata, vuole veramente una rottura con gli Stati Uniti d’America.Non ci sarà Calenda che, però, dice di non essere stato invitato e mancherà anche Vannacci che, pur invitato, sarà impegnato al Parlamento Europeo. Dovrebbe esserci il leader di Italia Viva Matteo Ren-

zi che da sempre è il più americano della coalizione di centrosinistra.

I RAPPORTI DA RICOSTRUIRE

Come abbiamo detto all’inizio Stati Uniti ed Europa sono parte di un unico destino e comuni attori in difesa della democrazia e delle libertà sociali ed individuali. Le due sponde dell’Atlantico non possono permettersi il lusso di andare divisi sullo scacchiere internazionale e devono necessariamente cercare il dialogo e i punti di contatto.L’Italia, da sem-

pre figura indispensabile nel bacino mediterraneo che è tornato a essere centrale nelle politiche internazionali, durante la Prima Repubblica ha sempre avuto la forza di riuscire a mettere insieme la necessaria autonomia di azione con una lealtà annunciata e tenuta ferma nei conflitti sostanziali.

Quello di oggi è soltanto un evento per celebrare il Giorno dell’Indipendenza ma traccia già una linea chiara sulle relazioni e sulle strategie delle forze in campo.

Slitta al 14 luglio l'esame della riforma. Le opposizioni accusano la maggioranza di essere divisa

La legge elettorale, rinviata: resta il nodo delle preferenze

Tra le questioni aperte il voto ai fuori sede, mentre studenti e lavoratori chiedono modifiche al testo

D I LU C I A S TE FAN I A M AN C O

Una settimana in più per «trovare la quadra». Slittato al 14 luglio prossimo l’esame in Aula a Montecitorio della legge elettorale. Le motivazioni del rinvio includerebbero i disagi previsti nei prossimi giorni sulle linee ferroviarie che non consentirebbero ai parlamentari di essere presenti. «Rinviano perché sono divisi», tuonano dall’opposizione, mentre avanzano i comitati contro la riforma. Il nodo principale da sciogliere resta quello delle preferenze che divide la maggioranza e sul quale Fratelli d’Italia non arretra. Il cosiddetto vertice degli sherpa di avanti ieri sera a Via della Scrofa non sembra essere stato risolutivo nel colmare le distanze. A sentire, ieri, il

leader di Forza Italia, Antonio Tajani - contrario insieme alla Lega alle preferenze - c’è da pensare che si è, tuttavia, sulla via giusta. Resta poi la questione del voto dei fuori sede, chiesto a gran voce da studenti e lavoratori.La decisione di far slittare la data a causa dei disagi sulle linee ferroviarie (uno sciopero in vista e i lavori su una tratta ferroviaria), non convince le opposizioni. «Un disagio tutto politico e non infrastrutturale», dice tra gli altri Riccardo Magi di +Europa. Contro la riforma sono nati già alcuni comitati, a partire da quello promosso da Roberto Zaccaria.«Vogliamo fare le cose fatte bene, senza fretta», affermano alcuni esponenti del partito della Meloni. Un po' di tempo in più rispetto al timing iniziale do-

vrebbe facilitare il raggiungimento di un’intesa sulle preferenze tra gli alleati di governo. Potrebbero esserci altri incontri tra i membri della maggioranza risolutivi. «C’è un dibattito, ripetiamo sempre le stesse cose. C’è una legge, c’è un testo legislativo che è depositato, e quindi… per cui c’è un accordo», ha dichiarato il segretario di Forza Italia e ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani.Tra i nodi anche quello del voto fuori sede, al centro della protesta in questi giorni davanti a Montecitorio. The Good Lobby, Will e Rete Voto Fuorisede si sono mobilitati per chiedere l’introduzione del voto prima della scadenza dei termini per gli emendamenti alla legge elettorale. Una mobilitazione

simbolica per «denunciare l’assenza di tutele per studenti e lavoratori distanti da casa». Hanno consegnato ai rappresentanti dei partiti un fac simile del testo di legge con un buco al centro per evidenziare, appunto, la mancanza di disposizioni nel provvedimento che sbar-

cherà alla Camera dei deputati per la discussione. Una battaglia che studenti e lavoratori sostengono da tempo e che riguarda in Italia 4,9 milioni di persone. La richiesta è quella di votare sul posto, nelle città dove vivono o lavorano, come già avviene in altri Paesi europei.

Dopo la presidente lasciano anche i commissari di opposizione e maggioranza. L’organismo resta senza componenti

Vigilanza Rai, si dimette Floridia: la Commissione si svuota

Terremoto ieri in Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. La presidente, senatrice del M5S, Barbara Floridia, ha rassegnato le dimissioni, seguita dai commissari delle opposizioni. Poco dopo hanno lasciato anche quelli di centrodestra. «Una decisione sofferta, ma non posso restare a guardare impotente», queste le parole di Floridia in un lungo post sui social. In poche ore l’organo che ha il compito di garantire l’imparzialità, l’indipendenza e il pluralismo delle reti pubbliche è stato azzerato. Tra i motivi di contrasto che hanno segnato la Commissione in questa legislatura anche la mancata intesa sulla nomina di Simona Agnes alla presidenza Rai, sostenuta dal centrodestra.Era nell’aria. Le attività della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai erano da tempo in una fase di stallo. Ieri si è arrivati al punto di rottura. «Oggi ho consegnato ai Presidenti del Senato e della Camera le mie dimissioni. Una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinnanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa mag-

gioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari. Sento dentro di me vivo l’onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente», inizia così il lungo post sui social della senatrice Floridia in cui spiega le motivazioni che l’hanno spinta a dimettersi.«Finché ho potuto – si legge – ho cercato in tutti i modi di permettere alla Commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho anche denunciato pubblicamente con ardore. Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della Commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazio-

ne in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre».«Mai accaduto –conclude – nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio da chi governa. E io con esso».Poche ore dopo è arrivata la nota da parte dei componenti della maggioranza: «La sinistra è irresponsabile, ci dimettiamo anche noi». Una «decisione sofferta ma assunta come extrema ratio», invece, secondo i parlamentari di opposizione (M5S, Pd, Italia Viva e Avs), che hanno parlato anche di «sequestro politico»

dell’organismo.Le frizioni sono iniziate nel settembre 2024, quando l’organismo avrebbe dovuto ratificare a maggioranza qualificata la nomina del nuovo presidente Rai. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva indicato Simona Agnes, figura sulla quale c’erano divisioni. In assenza dei voti necessari, i parlamentari della maggioranza avrebbero iniziato a disertare le convocazioni della Commissione. Una mossa per evitare una bocciatura formale di Agnes e, intanto, prendere tempo.

Lo strappo dei Lefebvriani non è una questione di liturgia. È lo scontro tra due visioni della Chiesa e della società moderna

Non è solo il latino, lo scisma ci riguarda

DI LU C IA S ERI N O

Se fosse soltanto una questione di latino, si potrebbe discutere. I riti cambiano, la tradizione può convivere con l'innovazione. Ma ridurre lo strappo dei lefebvriani alla nostalgia della Messa tridentina significa non vedere il cuore del problema. Il latino è il simbolo. La posta in gioco è un'altra. In gioco c’è l'idea stessa di Chiesa e, di riflesso, l'idea di società. La storia insegna che gli scismi non sono quasi mai soltanto fatti religiosi. Le dispute teologiche sono quasi sempre politiche. Lo Scisma d'Oriente del 1054 consacrò la separazione tra due mondi, quello latino e quello bizantino, che da allora avrebbero seguito traiettorie storiche e geopolitiche differenti. La Riforma di Lutero non fu semplicemente una contestazione delle indulgenze. Cambiò gli equilibri dell'Europa, rafforzò gli Stati nazionali, inaugurò un nuovo rapporto tra potere e religione e contribuì a disegnare la modernità. Anche oggi sarebbe un errore confinare la vicenda dei lefebvriani entro i muri del Vaticano. Ciò che essi non hanno mai realmente accettato non è la riforma liturgica. Il loro vero bersaglio è il Concilio Vaticano II. Vale la pena ricordare che cosa rappresentò

quel Concilio. Dopo le tragedie del Novecento, due guerre mondiali, la Shoah e i totalitarismi, la Chiesa cattolica scelse di cambiare il proprio modo di stare nel mondo. Riconobbe la libertà religiosa, aprì un dialogo nuovo con l'ebraismo, promosse l'incontro con l'Islam, rilanciò l'ecumenismo con le altre confessioni cristiane. Scelse di non considerare più la modernità un nemico da combattere, ma una realtà con cui confrontarsi.Fu una rivoluzione silenziosa, forse una delle più profonde del secolo scorso. Per la prima volta dopo secoli, la Chiesa smise di pensarsi come una cittadella assediata e provò a diventare un ponte. Non rinunciò alla propria identità, ma comprese che l'identità non si difende costruendo muri. Si rafforza entrando in dialogo con l'altro.

È questa l'eredità che oggi appare sotto pressione.

Il problema non è che i lefebvriani siano cambiati.

In fondo sono rimasti sostanzialmente gli stessi, coerenti nel rifiuto del Concilio e della sua visione. È il mondo, nel frattempo, ad essersi avvicinato ad alcune delle categorie culturali che essi hanno sempre difeso. La stagione dei nazionalismi, delle identità contrapposte, della diffidenza verso

il pluralismo e dell'idea di uno “scontro di civiltà” rende oggi molto meno marginale una concezione del cristianesimo come appartenenza identitaria. Non è un caso che una parte del tradizionalismo cattolico abbia trovato negli ultimi anni significative convergenze con i movimenti della destra radicale europea e americana. Non perché condividano la stessa teologia. Anzi. Ma perché condividono una stessa idea della religione considerata prima ancora che una fede, un'identità culturale e politica. Il cristianesimo diventa il vessillo dell'Occidente da difendere contro l'immigrazione, contro l'Islam, contro il multiculturalismo. È una religione trasformata in appartenenza, prima ancora che in Vangelo. Que-

sta dinamica riguarda anche l'Italia. Da tempo il lessico religioso è entrato stabilmente nel linguaggio della politica. Le “radici cristiane” vengono evocate come confine identitario più che come patrimonio spirituale. Simboli religiosi compaiono nelle campagne elettorali con una frequenza sconosciuta fino a pochi decenni fa. Per questo lo strappo dei lefebvriani assume oggi un significato diverso rispetto al passato. Cade in un tempo storico in cui le guerre tornano a essere raccontate anche attraverso le appartenenze religiose, mentre il dialogo tra culture appare sempre più fragile e il multilateralismo arretra. Entra così n crisi anche quella visione della Chiesa che aveva fatto dell'incontro il proprio

tratto distintivo.È probabilmente questa la sfida più difficile che il pontificato di Leone XIV si trova ad affrontare. Non soltanto ricomporre una frattura interna, ma difendere l'idea di una Chiesa universale in un mondo che sembra preferire i confini ai ponti, gli schieramenti al dialogo. Questo scisma riguarda tutti. Perché la Chiesa aveva cercato di costruire dialogo proprio quando il Novecento aveva mostrato quanto fosse devastante trasformare le identità in muri. Se quei ponti oggi si incrinano, la questione non è soltanto ecclesiale. È profondamente politica. Ed è una cattiva notizia per chiunque pensi che il dialogo tra culture e religioni sia una condizione indispensabile della pace.

VENERDÌ

ANTE MANI IN CUCINA UN VULCANO DI ESPERIENZE

RIENZE

Cronache Lucane

POTENZA L’ipotesi potrebbe essere concorso in omicidio contro ignoti

Riaperte le indagini per il caso

La vicenda che ha scosso la coscienza civile della nostra città potrebbe avere ulteriori sviluppi. La speranza è che il Procuratore Falvo, di cui sono accertate le capacità investigative, possa mettere un punto fermo sulla vicenda e svelare definitivamente se ci sono state coperture e altri responsabili

DI M AS S I M O DE L L A P EN N A

La notizia è stata data a “Chi l’ha visto” e ne ha parlato direttamente Gildo Claps. Sembrerebbe che si sarebbero riaperte le indagini sulla morte di Elisa Claps. Secondo alcune indiscrezioni l’indagine, che sarebbe ancora contro ignoti, riguarda un’ipotesi di concorso in omicidio. Come tutti sanno per l’omicidio delle ragazza potentina è stato condannato in via definitiva Danilo Restivo. Il ritrovamento del cadavere di Elisa nel sottotetto della Chiesa della Trinità dopo molti anni dai fatti e la circostanza peritale secondo la quale il cadavere non

sarebbe mai stato spostato destarono molto scalpore in città soprattutto per la centralità del luogo e per la storica importanza della Chiesa della Trinità nella tradizione religiosa potentina.

UNA VICENDA

CHE HA SCOSSO

LA CITTÁ

La drammatica vicenda di Elisa Claps ha scosso e non poco gli ambienti cittadini e la coscienza della città stessa.

La ragazza che frequentava il Liceo Classico all’epoca dei fatti, scomparve misteriosamente una domenica e l’unica certezza che si aveva è che era andata proprio nella Chiesa della Trinità per partecipare alla Santa Messa

domenicale.

Una situazione che immediatamente mise al centro proprio la gestione della Chiesa.

Ancora più misterioso fu il ritrovamento apparentemente occasionale del cadavere, avvenuto mentre si svolgevano alcuni lavori nel sottotetto della Trinità. In quell’occasione emerse anche che nel passato erano stati fatti altri lavori proprio nel sottotetto a pochi metri dal luogo ove giaceva il corpo senza vita della giovane Elisa.

I MISTERI ANCORA IRRISOLTI

Se è chiaro che l’esecutore materiale dell’omicidio

è stato Danilo Restivo restano ancora molti dubbi

sulle modalità in cui sia avvenuto l’occultamento del cadavere e sulla possibilità che siano esistiti depistaggi e coperture.

Certamente nessuno entrò nel sottotetto della Chiesa della Trinità immediatamente dopo la scomparsa di Elisa e certamente per molti anni la vox populi cittadina sottolineava l’anomalia di questo eccesso di garantismo e di discrezione da parte degli inquirenti.

Ora la Procura vuole provare a cercare nuove prove anche se molti reati sono stati prescritti nel tempo e non è da escludere che qualche protagonista o testimone non sia più in vita o si sia trasferito lontano dalla nostra Regione.

Quello che è certo è che, al di là degli aspetti squisitamente giudiziari e oltre le regole processuali, c’è un diritto alla verità che sempre si deve tenere in considerazione quando si tratta di episodi così cruenti avvenuti in una comunità come la nostra che non è abituata a scenari di crimini violenti e che, soprattutto, ha sempre immaginato il proprio centro storico come un luogo dove non si perde neanche un bambino.

La speranza da parte nostra e crediamo da parte di tutta la cittadinanza è quella che sia la volta buona per mettere un punto fermo sulla vicenda e fare definitivamente chiarezza su tutti gli aspetti che sono rimasti avvolti nell’ombra e che lasciano l’amaro in bocca nella coscienza collettiva dei cittadini potentini. Noi siamo certi che il Procuratore Falvo, le cui doti investigative oltre che organizzative sono ben note e accertate nei suoi precedenti incarichi, insieme alle forze dell’ordine che saranno delegate alle indagini sul campo, sarà in grado di mettere un punto finale sulla vicenda accertando la presenza di eventuali complicità e chiudendo definitivamente una pagina di cronaca nera di cui la nostra città ha il dovere di avere contezza piena.

Elisa Claps e il procuratore Falvo, sotto la Chiesa della Trinità

Ad annunciarlo, a sorpresa, il fratello Gildo a “Chi l’ha visto?”; per mamma Filomena: «Quella resta un museo degli orrori, non una chiesa»

«Elisa è sempre stata lì»: Procura riapre il Caso Claps 33 anni dopo

«Da due anni, la Procura di Potenza ha riaperto le indagini sul ritrovamento del corpo di Elisa e sulle complicità di cui evidentemente ha goduto Danilo Restivo». Ad annunciarlo, mercoledì sera nella puntata che ha chiuso la stagione di “Chi l’ha visto” condotta da Federica Sciarelli, è stato Gildo Claps, fratello di Elisa.

LE NUOVE INDAGINI

SUL CORPO

NELLA CHIESA

«Sono indagini coraggiose e che ci hanno sorpreso. Ci sono punti mai chiariti in questa storia. Come è possibile che il corpo di Elisa sia rimasto in quella chiesa senza che nessuno sapesse nulla?», dichiara Gildo. Elisa Claps aveva 16 anni quando scomparve a Potenza il 12 settembre 1993. Quel giorno era andata nella Chiesa della Santissima Trinità per incontrare Danilo Restivo dopo la messa. Del corpo, nessuna traccia per 17 anni fino al 17 marzo 2010, quando fu ritrovato nel sottotetto della stessa chiesa da operai al lavoro per una perdita d’ac-

qua. Secondo Gildo Claps, ora «sono in corso accertamenti tecnici e gli investigatori stanno analizzando alcune dichiarazioni anche pubbliche rilasciate nei giorni successivi al ritrovamento».«Alcuni reati sono stati prescritti - ha aggiunto - ma la verità giudiziaria su Elisa è tutta da riscrivere. Quella storica noi la conosciamo, la comunità ha capito come sono andate le cose».

RESTIVO, ERGASTOLO IN INGHILTERRA

E 30 ANNI DA SCONTARE IN ITALIA

Quando il corpo fu ritrovato, le autorità inglesi arrestarono Danilo Restivo. Si era trasferito a Bournemouth, dove il 12 novembre 2002 aveva ucciso la vicina, la sarta Heather Barnett. Processato prima nel Regno Unito, Restivo è oggi recluso in un carcere inglese da cui uscirà nel 2051. A fine pena, dovrà scontare altri 30 anni in Italia per l’omicidio di Elisa. A inchiodarlo fu il maglione bianco indossato dalla ragazza quel giorno, su cui fu trovato il dna di Restivo misto al sangue di Elisa. Fu lui a convincerla a salire nel sottotetto e ad accoltel-

larla dopo il rifiuto della 16enne. «I suoi abiti erano sporchi di sangue, ma non vennero sequestrati e controllati», ha ricordato Sciarelli, che segue il caso da 22 anni. «Nel 2010, il caso fu chiuso con il ritrovamento, ma non era affatto da chiudere. Se avessero sequestrato quegli abiti, la Heather Barnett sarebbe ancora viva», ha concluso la conduttrice.

MAMMA FILOMENA: «QUELLA È UN MUSEO DEGLI ORRORI, NON UNA CHIESA»

In collegamento con la trasmissione, è intervenuta anche Filomena Iemma, madre di Elisa: «Che Elisa non fosse mai uscita da quella chiesa lo ho sempre saputo e gridato», ha detto. Ha ripercorso i tentativi del 1993: l’appello chiesto al vescovo dell’epoca Appignanesi alla famiglia Restivo, mai arrivato; la richiesta a don Mimì, parroco della Trinità, di convocare Restivo, con il no del vescovo perché «quella era la chiesa di don Mimì». «Da quelle parole, io capii

tutto», ha raccontato. «Restivo - ha aggiunto - aveva le chiavi della Trinità». Durissimo l’affondo sulla Chiesa: al vescovo Superbo riconosce di aver organizzato il ritrovamento, ma denuncia di averlo appreso «dalle urla della vicina alle 14, tutta la città lo aveva già saputo alle otto del mattino». Al vescovo Ligorio, che il 24 agosto 2023 ha riaperto al culto la Santissima Trinità, ha chiesto scuse mai arrivate: «Per me quello è un museo degli orrori, non è una chiesa».

Gli accertamenti sull’auto dell’indagato potrebbero chiudere il cerchio; la Procura di Matera punta sull’autopsia e sui dati del cellulare

Svolta nel Caso Scarascia: Ris al lavoro su tracce di sangue

L’inchiesta sulla morte di Nicola Scarascia arriva allo spartiacque decisivo. Il 52enne autotrasportatore fu trovato senza vita lo scorso 12 maggio nei pressi del canale Fosso Valle, a Scanzano Jonico, quattro giorni dopo la scomparsa. Gli accertamenti tecnico-scientifici eseguiti a giugno sull’Alfa Romeo 159 Station Wagon in uso all’unico indagato, un 49enne del posto che conosceva la vittima, hanno consegnato ai Pm “un puzzle con poche tessere mancanti”. Ora la parola torna ai Carabinieri del Ris di Roma.

IL SANGUE NEL

BAGAGLIAIO E SULLA PORTIERA

All’interno dell’auto, sono state trovate due tracce ematiche: una su un ritaglio di cartone nel portabagagli, l’altra sul tessuto della portiera lato guida. Se una o entrambe saranno riconducibili a

Scarascia, per l’accusa il quadro diventerebbe molto più pesante. I Ris dovranno, inoltre, verificare la presenza di residui di polvere da sparo sul volante, sulla leva del cambio, sul freno a mano, sul sedile e sulla cintura lato guida. Un riscontro, in tal senso, che cambierebbe lo scenario: l’autopsia aveva fatto ipotizzare lo strangolamento, ma tracce di sparo porterebbero gli inquirenti a ritenere possibile un’esecuzione avvenuta nell’abitacolo, con il corpo poi nascosto nel bagagliaio e trasportato sul luogo del ritrovamento.

IL DELITTO DOPO

IL RIENTRO

DALLA GERMANIA

Scarascia era scomparso nel pomeriggio dell’8 maggio, nel quartiere Santa Sofia, dove era stata ritrovata la sua Volvo Station Wagon parcheggiata regolarmente. Poche settimane prima

era rientrato dalla Germania, dove viveva da anni, per aiutare un familiare in lavori edili. Prima di sparire, aveva effettuato un prelievo al bancomat, circostanza al vaglio degli investigatori. La Procura di Matera, con il pm Annunziata Cazzetta, ha chiesto anche analisi approfondite sullo smartphone dell’indagato per verificare se alla base delitto ci siano ruggini del passato riemerse dopo il ritorno del 52enne in Basilicata.

IL MOZZICONE “ESTRANEO”

NELLA VOLVO

Resta un altro tassello da chiarire: tra i mozziconi ritrovati nell’auto della vittima, uno era di marca diversa rispetto a quella usata da Scarascia. Se il DNA fosse dell’indagato, dimostrerebbe che i due si erano incontrati prima dell’8 maggio. A quasi due mesi dai fatti, a Scanzano

Jonico la comunità attende gli esiti degli accertamenti irripetibili del Ris, che potrebbero definire il destino dell’indagine.

M IRIAM G ALGANO

Tra convocazioni coatte e comitati fantoccio, la dirigente scolastica pubblica un comunicato e

Il “Sistema Gallo”: un “regime” basato su paura e firme estorte

D I E LI A NA PO SI TA N O

POTENZA. C'è un limite oltre il quale la difesa istituzionale si trasforma in una farsa grottesca. Quel limite, all’istituto comprensivo “Sinisgalli” di Potenza guidato dalla dirigente Giovanna Gallo, sarebbe stato ampiamente superato. Il caso del ragazzo autistico di 13 anni, brutalmente interdetto dalla frequenza scolastica lo scorso maggio con una “disposizione d'urgenza” avrebbe portato a galla un sistema di gestione interna che nulla avrebbe a che fare con la pedagogia e molto con il controllo, la paura e la mistificazione della realtà.

In risposta alla nostra inchiesta giornalistica, la dirigente- che ha palesemente risposto di non essere interessata ad un contraddittorio- ha rotto il silenzio diffondendo un lunghissimo e borioso comunicato ufficiale. Un documento che, analizzato punto per punto, si smonta da solo, rivelando le crepe di una gestione ormai fuori controllo.

IL FANGO

SULLO STUDENTE: LA VERGOGNOSA TESI DEL "NON È AUTISTICO"

Iniziamo dalla parte più sconcertante e umanamente deplorevole del comunicato, là dove scrive della patologia del ragazzo affermando testualmente che «agli atti... non è mai risultata alcuna diagnosi di autismo», parlando di «spettacolarizzazione e strumentalizzazione emotiva». Un tentativo goffo e disperato di arrampicarsi sugli specchi poiché il ragazzo è riconosciuto disabile dall'INPS ed è autistico. La patologia è già ampiamente presente nella documentazione pregressa e troverà l'ennesima, formale conferma medica, nella ulteriore visita già fissata a breve per l'accertamento del grado dello spettro autistico. Ma il dato politico e umano è un altro: qual è il messaggio della dirigente Gallo? Che se un alunno è autistico va trattato “con i guanti gialli”, mentre se ha un'altra disabilità può essere tranquillamente cacciato da scuola con un foglio di via firmato in fretta e furia? L'inclusione, alla Sinisgalli, si fa con il bilancino delle cartelle cliniche?

IL BLUFF DELLE 159 FIRME: UN SISTEMA BASATO

SULLA PAURA

In calce al comunicato spicca un elenco infinito di nomi di docenti. Una prova di forza? No, la prova provata di un regime interno. I fatti parlano chiaro: dopo un primo collegio dei docenti del 25 giugno in cui la dirigente Gallo con un video si au-

tocelebrava parlando di un "attacco ingiusto" e chiedeva compattezza per "debellare" chi non dice il vero, nello stesso pomeriggio è scattata la convocazione d’urgenza di un ulteriore collegio docenti straordinario fissato per il 30 giugno. L'obiettivo? Costringere gli insegnanti a firmare una lettera-scudo da inviare all'universo mondo. Molti docenti- secondo quanto raccontato dalle nostre fonti- avrebbero firmato senza nemmeno leggere. La parte più assurda è che tra i firmatari compaiono insegnanti che non hanno nulla a che fare con la classe del ragazzo o che addirittura prestano servizio in altri plessi dell'istituto, totalmente distanti dal luogo dei fatti. Ricordiamo che la crisi che ha portato all'allontanamento del tredicenne è avvenuta durante l’ora di matematica, alla sola presenza della docente di quella materia. Come fanno altri 158 insegnanti ad avere una "conoscenza diretta" dei fatti e ad assumersi la paternità di quanto scritto dalla dirigente? La risposta è drammaticamente semplice: esisterebbe sistema deviato in cui le firme verrebbero estorte. «I docenti firmano per paura- dice chi all'interno della Sinisgalli conosce il meccanismo- poiché sanno che non possono andarsene nell'immediato e che, restando lì, la loro vita professionale diventerebbe un inferno». Un mix, dunque, di terrore e sottomissione.

IL COMITATO FARLOCCO

DEI GENITORI E LA CACCIA AI LIKE SUI SOCIAL

Non contenta del cordone imposto ai docenti, la dirigente Gallo avrebbe attivato la macchina del consenso anche sul fronte famiglie, facendo scrivere una lettera a un sedicente direttivo del Comitato Genitori e all’associazione spontanea "i Papà della Sinisgalli".

Nelle chat di classe è circolata una bozza (inviata con l'ordine di raccogliere nomi come "firme autografe" entro la domenica) che recita la solita cantilena: «Inutile dilungarsi sul caos mediatico... la scuola nel bene e nel male ci ascolta». Anche in questo caso, molti genitori hanno firmato a scatola chiusa, attirati da una narrazione che mette in mezzo i progetti, il metodo Montessori e il «benessere dei ragazzi» per nascondere la polvere sotto il tappeto. Il culmine del ridicolo si è raggiunto in queste ore sui canali social della scuola: la dirigente avrebbe sguinzagliato i suoi adepti «per raccogliere consensi-ci dice chi ha ricevuto la telefonata- attraverso i 'like' sotto il post social del comunicato» nel disperato tentativo di vincere una

battaglia d'immagine che ha già perso sul piano della realtà.

I MISTERI DELLA

SINISGALLI: IL COMPITO IN CLASSE SUL RAGAZZO AUTISTICO SPARITO DALL'APP

Mentre la scuola si difende parlando di «trasparenza» e «progetti aperti», dai cassetti dell'istituto spariscono i documenti. Risulta agli atti una PEC ufficiale inviata da un genitore per chiedere spiegazioni scritte su un compito in classe somministrato agli alunni e avente come oggetto proprio il ragazzo autistico ma soprattutto i sentimenti suscitati nei compagni. Un'evidente forma di bullizzazione istituzionale perpetrata dal docente nei confronti del ragazzo e di abuso nei confronti di studenti minori a cui- come abbiamo ampiamente scritto in precedenza- le risposte sarebbero state 'imbeccate' dal docente stesso. Ebbene, di quel compito e dell'intera attività didattica correlata, nei registri del- la scuola, non vi è più traccia. È sparito tutto. Com'è possibile in una scuola che si definisce un "modello"?

A noi interessava che la Gallo rispondesse a questi interrogativi

e si difendesse con le carte invece di sguainare la spada e tirare colpi alla cieca, ma prendiamo atto della volontà di dribblare il confronto e difendersi solo con un documento autocelebrativo. Noi, è bene ricordarlo, non ce l'abbiamo con la dirigente scolastica: avremmo fatto lo stesso se ad essere accusata fosse stata un'altra qualsiasi persona al vertice di una scuola. Purtroppo per la dirigente in questione, il caso del tredicenne interdetto a maggio sarebbe solo la punta di un iceberg. Sono tantissime le testimonianze dirette di genitori che in queste settimane stanno rompendo il muro dell'omertà raccontando le esperienze traumatiche ed il clima di vessazione vissuto sotto la gestione Gallo. Non ce lo siamo inventato noi, ma abbiamo agli atti documentazione tale che ci permette dir accontare le storture.

Nessuna convocazione d'urgenza, nessuna firma estorta e nessun "like" sui social potrà cancellare il dato di fatto: un ragazzo disabile è stato cacciato da scuola. E questo non è un "provvedimento cautelativo", è il fallimento totale della scuola pubblica.

POTENZA All’inchiesta di Cronache la dirigente Gallo risponde con una lunga nota «per ripristinare la verità dei fatti»

Arriva la replica dell’Istituto “Sinisgalli”: «Provvedimento cautelativo, non punitivo»

POTENZA. Dopo l’inchiesta di Cronache e la richiesta di replica da parte della dirigente scolastica Giovanna Gallo, l’Istituto Comprensivo "Leonardo Sinisgalli" di Potenza replica attraverso un lungo comunicato stampa, sottoscritto dalla dirigente e dal personale scolastico. Nella nota si afferma di voler «ripristinare la verità dei fatti a fronte della violenta campagna mediatica» in quanto «Attraverso una sequenza di articoli dai titoli deliberatamente scandalistici e lesivi - in cui si è arrivati a definire l'istituto come "scuola degli orrori" e la dirigenza come un "harem", muovendo accuse infondate di "violenze fisiche, verbali e condotte vessatorie”, la testata ha costruito una narrazione basata su notizie non corrispondenti al vero riportato da atti e testimonianze, omettendo qualsiasi verifica dei fatti presso i nostri uffici. È fondamentale sottolineare, infatti, che l'organo di stampa ha preferito diffondere accuse gravissime senza mai cercare un reale confronto preventivo con l'Istituto, richiedendo un tardivo spazio di replica solo quando il danno d'immagine era ormai compiuto, inviando all’indirizzo della scuola una pec in data 26 giugno 2026».

«La realtà - continua la nota - del percorso scolastico di un alunno è stata così completamente stravolta: a fronte di episodi di eccezionale gravità che minacciavano la sicurezza della comunità, la Diri-

il marcio. Noi non abbiamo odio per nessuno, se non per le ingiustizie soprattutto quando vengono compiute su chi non ha facoltà di difendersi. Non possiamo accettare che la gestione amministrativa si sottragga al controllo quando sono in gioco la dignità e la tutela di un minore e soprattutto di un minore con disabilità. La scuola dovrebbe incarnare principi indicati da Maria Montessori: «L'educazione non è una preparazione alla vita, 'educazione è la vita stessa», ricordan-

l'obbligo morale e pedagogico di osservare, rispettare e custodire la personalità del bambino. È paradossale, ma soprattutto è doloroso, che l’Istituto ‘Sinisgalli’ ospiti sezioni che si richiamano al metodo montessoriano mentre, nella gestione centrale e quotidiana, emergono pratiche che sembrano smentire quei valori. Le sezioni Montessori, va precisato, al momento risultano estranee alla vicenda e ci auguriamo lo restino. IL PROVEDITORATO CHIAMATO AD INTERVENIRE CON FORZA Adesso la partita vera si gioca al Provveditorato. Perché quando una scuola finisce al centro di de-

gente Scolastica ha dovuto adottare un provvedimento d'urgenza a tutela e protezione di tutti gli studenti e del minore stesso. Questa doverosa misura cautelativa è stata fatta passare per una sospensione punitiva contro il ragazzo, diffondendo peraltro dati clinici difformi dai registri ufficiali».

A questo proposito, si ritiene di dover precisare che «il silenzio mantenuto dalla scuola nelle scorse settimane non è stato dettato dalla mancanza di argomenti, bensì dalla ferma volontà di agire nel rigoroso rispetto dei doveri istituzionali. Tale riserbo è stato motivato dall’esigenza prioritaria di non interferire con i procedimenti amministrativi in corso, ma soprattutto dalla necessità di proteggere integralmente la privacy e la serenità del minore coinvolto, nonché di garantire a tutti gli studenti dell’Istituto il clima di distensione indispensabile per il regolare svolgimento degli esami di Stato conclusivi del primo ciclo».

I FATTI ACCADUTI

«Riteniamo dunque necessario spiegare quanto accaduto, per fare immediata chiarezza sugli articoli pubblicati in merito alla presunta punitiva sospensione di un alunno descritto come “minore affetto da autismo” - “studente autistico” - “ragazzo autistico” - “tredicenne con disturbo dello spettro autistico” - “tredicenne autistico” - “alunno autistico”.» continua la nota, «Riteniamo indispensabi-

le fornire il quadro reale. Proprio per comprendere la reale gestione dell'inclusione scolastica, occorre spiegare che il percorso di ogni alunno con disabilità è rigidamente vincolato a strumenti previsti dalla legge. Da un lato vi è la Diagnosi Funzionale, ovvero il documento clinico ufficiale redatto dall'Unità di Valutazione Multidisciplinare (UVM) dell'Azienda Sanitaria, al quale la scuola si adegua obbligatoriamente senza avere alcun potere di modifica o di attribuzione clinica autonoma. Dall'altro lato vi è il PEI (Piano Educativo Individualizzato), che costituisce il documento programmatico volto a definire gli obiettivi didattici, educativi e le modalità di sostegno su misura per le concrete esigenze del minore, sottoscritto da tutte le componenti, compresa la famiglia. Il contenuto di tale piano non è mai il frutto della volontà esclusiva di un dirigente scolastico o di un singolo insegnante, poiché ogni scelta viene discussa, concordata e deliberata unicamente all'interno del GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l'Inclusione). Questo organo collegiale tecnico è composto obbligatoriamente dal team dei docenti, dai genitori e dagli operatori sanitari dell'UVBR della Basilicata, come neuropsichiatri infantili e psicologi, nonché dai terapisti che hanno in carico l’alunno».

Alla luce di questo quadro normativo, arriva, secondo la nota, la smentita agli articoli: «In primo luogo, contrariamente a quanto diffuso a mezzo stampa dalla testata, agli atti dell'Istituzione Scolastica, nei verbali dell'Unità di Valutazione Multidisciplinare e in tutta la documentazione che ha accompagnato l'alunno nei tre anni consecutivi di frequenza presso il nostro Istituto, non è mai risultata alcuna diagnosi di "autismo". Il progetto educativo e la diagnosi funzionale del ragazzo hanno sempre riguardato, per l'intero triennio, una patologia di natura diversa. Si rileva pertanto che la categoria clinica riportata in questi

specifici articoli risulta del tutto difforme dagli atti». Secondo la scuola è stato «diffuso un dato clinico discordante dai registri ufficiali» “accusando” la testata di aver generato «un grave livello di disinformazione sull'operato delle istituzioni coinvolte». «Le insinuazioni sulle cattedre scoperte o certificazioni parziali riportate negli articoli pubblicati sono gravissime, del tutto inopportune e infondate». Allo stesso modo, la scuola smentisce «ogni allusione o esplicita accusa riguardante presunti maltrattamenti, condotte vessatorie o comportamenti discriminatori ai danni del minore da parte del personale e degli alunni dell'Istituto. Tali affermazioni trovano un assoluto e negativo riscontro nella realtà dei fatti e sono radicalmente smentite da tutta la documentazione d'ufficio, dai registri e dalle relazioni di monitoraggio quotidiano. L'operato della scuola si è sempre svolto garantendo la massima tutela dell’alunno. Altresì, si smentisce che l'alunno sia stato colpito da una "sospensione disciplinare" o punitiva. Il provvedimento d'urgenza si è reso necessario a seguito di episodi di gravità tale da mettere a repentaglio l'incolumità fisica e la vita della comunità scolastica. Di fronte a una situazione di eccezionale emergenza che ha richiesto l'intervento sul posto del personale sanitario e della Polizia di Stato, la scuola ha dovuto attivare una misura esclusivamente cautelativa, posta a tutela della sicurezza collettiva e dello stesso minore. Tale misura ha previsto una nuova convocazione del gruppo di lavoro operativo, regolarmente svoltosi, per ridefinire il progetto educativo individuale dell’alunno insieme alla famiglia, alla luce delle problematiche di sicurezza emerse». La nota ribadisce «l’impegno profuso dall'istituzione scolastica ben prima di questo episodio durante l’intera frequenza. Il quadro di presunto abbandono o isolamento descritto nelle pubblicazioni è parimenti smentito dalle relazioni d'ufficio».

TRASPARENZA E CONTROLLI

«Respingiamo - prosegue la nota - con forza la narrazione di un contesto opaco e isolato, poiché le segnalazioni anonime o decontestualizzate non trovano riscontro nelle procedure di un Istituto scolastico fondato sulla trasparenza. La nostra scuola è caratterizzata da una costante osservazione reciproca, favorita dall'accesso quotidiano di una pluralità di figure esterne. Oltre ai formatori ed esperti che monitorano regolarmente la sperimentazione del metodo Montessori, l'Istituto promuove la consolidata attuazione di progetti volti all’inclusione e alla piena corresponsabilità educativa, quali il progetto “Classi Aperte”, il progetto “Apriamo le porte” e l'attività di role-playing - quest'ultima basata sullo scambio di ruoli tra docenti di sostegno e curricolari - finalizzati a garantire un ambiente educativo coeso e realmente inclusivo».

«Tale sistema di trasparenza - continua - è ulteriormente rafforzato dalla costante vigilanza e dal supporto di una dirigenza tecnica che accompagna l'Istituto da anni, nonché dalla presenza quotidiana di operatori, specialisti e qualificati esperti del mondo dello sport. Il nostro operato vanta eccellenti riferimenti nel Sistema Nazionale di Valutazione e aderisce perfettamente alle sperimentazioni orientative nazionali». «Nello specifico poi si precisa che la scuola e i medici dell'A.S.P., all'interno delle sedi collegiali preposte, hanno proposto a più riprese strategie di supporto e rimodulazioni progettuali basate sulle esigenze del ragazzo, sottoscritte anche dalla famiglia. - spiega la notaL'Istituto Sinisgalli ribadisce con forza di aver agito a tutela della sicurezza di tutti; pertanto, continuerà a promuovere l'onorabilità e la professionalità della propria comunità scolastica in tutte le sedi competenti, ignorando i clamori mediatici per proseguire nel proprio dovere di cura e di benessere di tutti gli alunni».

L’edizione di Cronache del 29 giugno

Misure coordinate tra Regione e gestore del servizio per evitare l’isolamento dei territori interessati dalle interruzioni della viabilità

Tpl, autorizzati percorsi alternativi, Pepe: «Nessun territorio deve restare isolato»

La Regione Basilicata interviene per assicurare la continuità del Trasporto pubblico locale nelle aree interessate da modifiche alla viabilità. La Direzione generale Infrastrutture e Mobilità ha infatti autorizzato le variazioni di alcuni percorsi richieste dal Consorzio Cotrab, consentendo l'attivazione di tracciati alternativi per evitare ulteriori disagi agli utenti.«Abbiamo agito con la rapidità consentita in questi casi per evitare che le limitazioni alla circolazione facessero protrarre ulteriormente i disagi per gli utenti. L'obiettivo è assicurare la continuità dei collegamenti, adottando tutte le soluzioni necessarie nel rispetto delle regole e nella considerazione delle esi-

genze dei territori», ha dichiarato il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e ai Trasporti della Regione Basilicata, Pasquale Pepe.Il primo provvedimento riguarda la linea 274 Sant'Arcangelo –Senise – Roccanova, per la quale è stata autorizzata una modifica del percorso in seguito alla richiesta avanzata dal Consorzio Cotrab. I mezzi utilizzeranno il tracciato alternativo lungo la strada provinciale n. 7 Agri-Sinni. L'autorizzazione avrà una durata di sei mesi e consentirà di mantenere regolari i collegamenti durante il periodo interessato dalle criticità.La seconda autorizzazione interessa invece la linea operaio 182 Forenza – Maschito – Venosa – San Nicola di Mel-

fi, resa necessaria dall'interruzione della strada provinciale ex SS 168 "di Venosa", nel tratto compreso tra il chilometro 11+900 e il chilometro 13+000. In questo caso la Direzione generale Infrastrutture e Mobilità ha approvato una riprogrammazione del servizio valida fino al 31 luglio 2026.Secondo l'assessore Pepe, i provvedimenti rappresentano il risultato di un lavoro condiviso tra Regione, gestori del trasporto pubblico ed enti locali. «Questi interventi –ha sottolineato – confermano un metodo di lavoro improntato alla collaborazione tra Regione, gestori del servizio ed enti locali. L'auspicio, adesso, è che si effettuino quanto prima i lavori per il ripristino ordinario della viabilità».

Con queste misure, la Regione punta a limitare gli effetti delle limitazioni stradali sulla mobilità dei cittadini, garantendo la

continuità del servizio pubblico in attesa del completamento degli interventi necessari al ripristino della normale viabilità.

Il consigliere regionale commenta la riapertura della tratta Battipaglia–Taranto: «Tempi di percorrenza invariati, nessun beneficio concreto»

Frecciarossa, Marrese:

«Bene

la

riattivazione, ma basta propaganda: i problemi restano»

La riattivazione del traffico ferroviario sulla linea Battipaglia–Taranto, con il ritorno dei treni regionali, degli Intercity e dei Frecciarossa dopo la conclusione dei lavori infrastrutturali, rappresenta una notizia positiva per cittadini e pendolari. Per il consigliere regionale Piero Marrese, però, il ripristino della circolazione non può essere trasformato in un successo politico finché permangono le criticità che continuano a penalizzare il sistema ferroviario della Basilicata.«La riattivazione della linea è certamente una buona notizia, ma non possiamo accettare che un fatto ordinario venga presentato come un trionfo politico quando i problemi strutturali della nostra regione restano irrisolti», afferma Marrese, che punta il dito contro gli annunci diffusi nei mesi scorsi sulla riduzione dei tempi di percorrenza del Frecciarossa.Secondo il consigliere regionale, le promesse di un risparmio di circa venti minuti non hanno trovato riscontro nei nuovi orari ferroviari. «Per mesi abbiamo assistito a proclami e annunci roboanti.

Oggi scopriamo che quella promessa si è rivelata sostanzialmente una bufala: gli orari sono rimasti pressoché invariati e i tempi di viaggio non registrano

alcun beneficio concreto per i lucani».Marrese spiega che il tanto annunciato risparmio di tempo potrà eventualmente concretizzarsi soltanto con l'entrata in funzione della linea ad alta velocità Salerno–Reggio Calabria, limitatamente alla tratta Salerno–Romagnano. «Da Romagnano a Potenza anche il Frecciarossa continuerà a viaggiare su un'infrastruttura che consente una velocità massima di appena 80 chilometri orari, mentre sulla direttri-

ce Milano–Salerno raggiunge velocità fino a 300 chilometri orari. È questa la dimostrazione del divario infrastrutturale che continua a separare il Mezzogiorno dal resto del Paese».Il consigliere regionale richiama inoltre l'attenzione sulla vertenza aperta con la Puglia in merito al prolungamento delle corse fino a Taranto. «I viaggiatori della Basilicata hanno il diritto di poter contare su collegamenti efficienti con il capoluogo jonico, fondamentale

per motivi di lavoro, studio, sanità e sviluppo economico». Da qui anche la critica ai toni utilizzati dalla maggioranza di governo: «Appaiono del tutto fuori luogo i toni trionfalistici con cui l'intera filiera leghista, dal ministro Matteo Salvini fino ai rappresentanti lucani, ha accompagnato la riattivazione del servizio».Marrese richiama poi l'attenzione anche su altre criticità del trasporto ferroviario regionale, ricordando la soppressione del Lucania Express e la carenza di collegamenti verso la fascia jonica nel pieno della stagione estiva, proprio nel periodo di maggiore afflusso turistico. «I cittadini lucani non chiedono slogan né passerelle mediatiche, ma infrastrutture moderne, servizi efficienti e tempi di percorrenza realmente competitivi».

Il consigliere regionale conclude condividendo l'invito del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, a promuovere un'iniziativa comune delle istituzioni meridionali per ottenere maggiori investimenti nel siste- ma ferroviario. «È il momento di superare le contrapposizioni e costruire un fronte istituzionale unitario. La Basilicata non può continuare a essere il fanalino di coda del sistema ferroviario nazionale», conclude.

Pasquale Pepe

Il coordinatore regionale Piergiorgio Quarto annuncia una serie di incontri con cittadini, professionisti e operatori del settore

Piano casa, ora Fratelli d’Italia apre il confronto in Basilicata

POTENZA. Fratelli d'Italia della provincia di Potenza accoglie con favore l'approvazione definitiva in Senato del decreto legge 66 del 2026, il cosiddetto Piano Casa Italia, diventato ora legge dello Stato. Il provvedimento, sul quale è stato relatore anche il senatore Gianni Rosa, punta alla realizzazione di 100 mila alloggi a prezzi accessibili nell'arco di dieci anni e amplia la platea dei beneficiari includendo anche i dipendenti pubblici impegnati nei servizi essenziali, come insegnanti, personale sanitario e forze dell'ordine.

Secondo il Dipartimento Casa, Infrastrutture e Lavori pubblici di Fratelli d'Italia della provincia di Potenza, alcune misure contenute nel provvedimento riprendono proposte già avanzate nei mesi scorsi dal partito a livello regionale, in particolare sui temi della rigenerazione urbana. Tra gli interventi previsti figurano anche l'housing sociale, con una prima disponibilità di circa 60 mila alloggi, la semplificazione delle procedure edilizie e il recupero del patrimonio abitativo esistente, mentre alle Regioni spetterà definire la disciplina di dettaglio.

Il partito sottolinea inoltre la conferma dei tre pilastri sui quali il Governo aveva impostato il Piano: la riqualificazione delle case popolari, il Fondo Housing gestito da Invimit e il coinvolgimento dei privati attraverso operazioni di edilizia convenzionata. Tra le novità introdotte durante l'esame parlamentare viene evidenziata anche la corsia preferenziale per gli investimenti provenienti dall'estero nell'ambito dei partenariati pubblico-privati. Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, la nuova legge consentirà a Comuni ed enti locali di diventare soggetti attuatori degli interventi di recupero degli immobili popolari oggi inagibili, accedendo direttamente alle risorse destinate alla riqualificazione

del patrimonio. Il provvedimento interviene inoltre sul Fondo di garanzia per la prima casa, introducendo una corsia prioritaria per le famiglie con persone affette da disabilità grave. Il Dipartimento Casa di Fratelli d'Italia esprime soddisfazione per l'approvazione del Piano e auspica una rapida definizione della normativa regionale necessaria alla sua attuazione, dichiarando la disponibilità a collaborare con le istituzioni. Il coordinatore regionale del partito, Piergiorgio Quarto, annuncia infine una serie di incontri sul territorio con cittadini, aziende territoriali di edilizia residenziale, professionisti e rappresentanti delle categorie interessate per illustrare le novità introdotte dalla riforma.

OSNATO: «ORA TOCCA AGLI ENTI LOCALI»

«Piano Casa, più alloggi e prezzi più accessibili»

Prezzi

calmierati per le giovani coppie, edilizia integrata per studenti, lavoratori fuori sede, separati e persone che non riescono a sostenere i prezzi di mercato pur non avendo un Isee basso, platea dei beneficiari allargata anche a insegnanti, personale sanitario e forze dell'ordine. 10 miliardi stanziati per la realizzazione di edilizia integrata, il Piano punta a ristrutturare ed a manutendere 60 mila alloggi di edilizia pubblica attraverso procedure accelerate e semplificazioni amministrative. Successivamente saranno messi in vendita o in affitto appartamenti a prezzi più bassi di almeno il 33% rispetto a quelli di mercatoPer l'attivazione del Piano Casa, il Commissario straordinario Squitieri individuerà le case su cui intervenire ed opererà con ordinanze in deroga confrontandosi con gli Enti locali e società pubbliche in un'apposita cabina di monitoraggio. Ora sta anche agli Enti locali svolgere la loro parte per soddisfare lo smaltimento delle corpose liste di attesa.

Martedì Regione e Comune di Abriola presentano il progetto di riqualificazione per una montagna fruibile in ogni stagione

Comprensorio sciistico Sellata-Pierfaone, via al rilancio

ABRIOLA. Un comprensorio sciistico da vivere tutto l'anno, con servizi più moderni, maggiore accessibilità e interventi pensati per favorire sviluppo turistico e inclusione sociale. È l'obiettivo del progetto di rigenerazione della stazione sciistica Sellata-Monte Pierfaone, che sarà presentato martedì 7 luglio dalla Regione Basilicata e dal Comune di Abriola nel corso di una giornata dedicata agli organi di informazione.Il programma prevede alle ore 10 un sopralluogo per visitare le aree interessate dai lavori e conoscere le soluzioni architettoniche previste dal piano. Alle ore 11 seguirà la conferenza stampa all'hotel Pierfaone, durante la quale saranno illustrati nel dettaglio gli interventi programmati.All'incontro parteciperanno il presidente della Regione Basilica-

ta, Vito Bardi, il sindaco di Abriola, Romano Triunfo, e il coordinatore del gruppo di lavoro, Vincenzo Fogliano.L'iniziativa è finanziata nell'ambito dell'Asse 7 «Inclusione Sociale» del Programma operativo complementare della Regione Basilicata e punta a trasformare il comprensorio in un polo turistico moderno, sostenibile e accessibile, capace di attrarre visitatori durante tutto l'arco dell'anno e non soltanto nella stagione invernale.Il progetto prevede otto interventi strategici che coniugano riqualificazione delle infrastrutture, valorizzazione ambientale, sport e sviluppo economico, con l'obiettivo di rilanciare una delle principali destinazioni montane della Basilicata e renderla un punto di riferimento per il turismo in tutte le stagioni.

DI FRANCESCO OSNATO*

Gli invasi tornano sopra i livelli del 2025 grazie alle piogge primaverili, ma restano criticità in alcuni territori del Mezzogiorno

Acqua, il Sud riparte ma Cia incalza: «Ora servono le opere»

La Confederazione chiede di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture idriche per garantire efficienza e sicurezza

La disponibilità idrica nelle regioni del Mezzogiorno torna su livelli rassicuranti grazie alle abbondanti precipitazioni degli ultimi me- si. È il quadro emerso dal Coordinamento Risorsa Idrica di Cia-Agricoltori Italiani delle regioni del Sud, riunitosi nei giorni scorsi per il consueto monitoraggio mensile dedicato allo stato degli invasi, delle infrastrutture e della gestione della risorsa idrica nei territori dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale.All'incontro hanno preso parte presidenti e dirigenti delle Cia di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia, che hanno analizzato la situazione degli oltre sessanta invasi presenti nelle cinque regioni, valutando i volumi d'acqua disponibili e la loro destinazione, con particolare attenzione ai piani irrigui, ritenuti strumenti fondamentali per una gestione efficiente della risorsa.I dati fotografano una situazione nettamente migliore rispetto allo scorso anno. Gli invasi, infatti,

contengono oltre 350 milioni di metri cubi d'acqua in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Una disponibilità che consente di affrontare la stagione estiva in condizioni di sostanziale normalità, sia per gli usi civili sia per quelli agricoli, offrendo maggiore serenità a cittadini, imprese e comparti produttivi nella programmazione delle attività.Non mancano, tuttavia, situazioni di criticità. Le principali riguardano la Capitanata, lo schema idrico Ofantino, alcune aree della Calabria e limitati comprensori della Campania, dove persistono problematiche legate soprattutto alla gestione e all'organizzazione dei sistemi di distribuzione.Per queste realtà Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto l'attivazione di tavoli di confronto con gli enti competenti, affinché le disfunzioni vengano affrontate rapidamente. Un passaggio ritenuto indispensabile per evitare ripercussioni sull'efficienza dei sistemi irrigui, considerando che le superfici irrigate nelle cinque regioni superano com-

plessivamente i 300 mila ettari.Ampio spazio è stato dedicato anche allo stato delle infrastrutture idrauliche, in particolare di quelle a servizio delle aree a maggiore vocazione agricola e delle produzioni di qualità.Il Coordinamento ha avviato una ricognizione degli interventi necessari e di quelli già programmati, chiedendo che siano accompagnati da cronoprogrammi certi e tempi di realizzazione definiti, così da consegnare ai gestori infrastrutture moderne ed efficienti, capaci di garantire una gestione efficace della risorsa.La posizione della Con- federazione resta netta: «È finito il tempo delle analisi, deve iniziare quello delle opere». Da qui la richiesta di accelerare progettazione, cantierizzazione e completamento degli interventi strategici, facendo delle infrastrutture idriche una priorità nazionale. Secondo Cia, dalla disponibilità dell'acqua dipendono sicurezza alimentare, competitività delle imprese agricole, tutela dell'ambiente e sviluppo

economico dei territori.L'organizzazione sottolinea come l'acqua non rappresenti più soltanto una risorsa essenziale, ma sia diventata un fattore decisivo per rafforzare competitività, resilienza economica, ambientale e sociale dei territori. Per questo servono scelte rapide, investimenti costanti e una governance capace di programmare il futuro.Tra le prospettive indicate dalla Confederazione figura anche la necessità di aprire una nuova stagione di investimenti nel Mezzogiorno, inserendola nel programma europeo 20282034, che destinerà oltre 55 miliardi di euro ai progetti legati alla risorsa idrica e al suo utilizzo.Una strategia resa ancora più urgente dagli effetti dei cambiamenti climatici, che alternano lunghi periodi di siccità a precipitazioni intense concentrate in poche ore. Uno scenario che, secondo Cia, impone di superare la logica dell'emergenza per costruire un sistema capace di adattarsi, aumentando la capacità di accumulo, migliorando

l'efficienza delle reti, riducendo le perdite e introducendo tecnologie innovative nella gestione e nella distribuzione dell'acqua.Nel corso della riunione il coordinatore Donato Distefano ha richiamato anche le principali emergenze che interessano la Basilicata. Tra le priorità indicate figurano l'appalto dei lavori sulla diga del Rendina, il completamento dell'efficientamento della diga di Montecotugno, la rifunzionalizzazione della galleria del Sarmento, il completamento dello schema Basento-Bradano con gli interventi dalla traversa di Trivigno fino al collegamento Acerenza-GenzanoBasentello, la rimozione delle limitazioni sulla diga di San Giuliano, la riattivazione di un'ulteriore traversa sul Basento tra Tricarico e Grassano, l'ottimizzazione della diga del Pertusillo e la realizzazione della gronda sull'Agri a supporto della diga di Gannano.«Si tratta di interventi noti da tempo e che oggi, anche grazie alla disponibilità di risorse e opportunità finanziarie, devono finalmente essere realizzati», ha sottolineato Distefano.Molte delle infrastrutture del Mezzogiorno, ricorda infine Cia, risalgono agli anni Sessanta e Settanta e mostrano oggi evidenti limiti strutturali dovuti all'età, alla carenza di manutenzione e al limitato aggiornamento tecnologico.Per la Confederazione investire sulla risorsa idrica significa investire sul futuro del Mezzogiorno e sulla sua vocazione produttiva. Rinviare ancora le decisioni, conclude Cia, significherebbe esporre territori, imprese e cittadini a rischi sempre maggiori, compromettendo lo sviluppo economico e sociale di un'area che dispone di tutte le potenzialità per trasformare l'acqua in un motore di crescita, competitività e sicurezza.

Prosegue il piano di potenziamento degli uffici giudiziari con nuove assunzioni finalizzate al miglioramento dei servizi al cittadino

Lagonegro, rafforzato il Tribunale: 32 nuovi funzionari nell’organico

Importante potenziamento per l’amministrazione giudiziaria nel territorio di Lagonegro. Si è svolta ieri l’immissione in servizio di 32 nuovi funzionari, assunti nell’ambito delle procedure di stabilizzazione del Ministero della Giustizia relative al personale ex AUPP. Il consistente numero di nuove risorse colloca l’ufficio giudiziario di Lagonegro tra quelli con il maggior incremento di personale in Basilicata, secondo soltanto alla sede della Corte d'Appello di Potenza.

Un dato che assume particolare rilievo anche in chiave territoriale e organizzativa.Secondo quanto evidenziato dagli ambienti giudiziari e amministrativi, il rafforzamento dell’organico rappresenta un segnale significativo della volontà di consolidare la presenza dello Stato sul territorio e di garantire continuità e potenziamento dei servizi giudiziari nell’area sud della Basilicata e

nelle zone limitrofe della Campania.Il presidio del Tribunale di Lagonegro, da sempre punto di riferimento per un vasto bacino di utenza, beneficia così di un innesto di giovani professionalità che si auspica possa tradursi in una maggiore efficienza operativa e in un miglioramento complessivo della qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Un risultato definito significativo, anche alla luce della storica presenza dell’ufficio giudiziario sul territorio, che risale a circa due secoli fa, e che oggi raggiunge uno dei livelli più alti di dotazione di personale della sua storia recente.

In prospettiva, l’obiettivo condiviso è quello di rafforzare ulteriormente la funzionalità del sistema giudiziario locale, rispondendo in modo più efficace alle esigenze di un territorio ampio e complesso, che, per estensione e carico di lavoro, risulta tra i più rilevanti a livello nazionale.

Il sindacato accoglie con favore le assunzioni negli uffici giudiziari lucani ma chiede una soluzione anche per i 18 lavoratori prorogati

Stabilizzazione personale Pnrr, Uil: «Ora tutele per gli esclusi»

POTENZA. La stabilizzazione del personale del Pnrr impiegato negli uffici giudiziari rappresenta «un risultato importante, ma non può essere considerata un punto di arrivo». Lo affermano Giuseppe Verrastro, segretario generale regionale della Uil Fp Basilicata, e Gennaro Rosa, coordinatore del Dipartimento regionale Giustizia della Uil Fp Basilicata, commentando la conclusione dell'iter che ha portato all'immissione in ruolo, con decorrenza dal primo luglio 2026, degli Addetti all'Ufficio per il Processo, dei Tecnici di amministrazione e degli Operatori Data Entry. Per il sindacato si tratta di un passaggio particolarmente atteso, che consente di non disperdere le professionalità formate negli uffici giudiziari durante gli anni di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, caratterizzati dall'impegno per la riduzione dell'arretrato e dal rafforzamento del supporto all'attività giurisdizionale.

La Uil Fp Potenza e Basilicata ricorda di aver seguito costantemente la

vertenza, sostenendo fin dall'inizio la necessità di garantire continuità lavorativa e valorizzazione delle competenze maturate.

Tuttavia, sottolineano Verrastro e Rosa, la stabilizzazione non può limitarsi a un atto formale. Occorre infatti definire con chiarezza funzioni, sedi di assegnazione, criteri organizzativi e modalità di pieno utilizzo delle professionalità acquisite. «La stabilizzazione del personale Pnrr rappresenta una battaglia di buon senso prima ancora che sindacale. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che hanno contribuito concretamente al funzionamento degli uffici giudiziari e che oggi devono essere valorizzati, non ricollocati in modo confuso o penalizzante», affermano i due rappresentanti sindacali.

Secondo la Uil Fp, il Ministero della Giustizia deve garantire una gestione trasparente delle procedure, tempi certi, tutela delle sedi di servizio e piena coerenza tra profili professionali, mansioni svolte e reali fabbisogni degli

uffici. Stabilizzare il personale significa investire sulla continuità amministrativa, sulla qualità del servizio giustizia e sull'efficienza dell'intero sistema. In Basilicata il percorso ha consentito la stabilizzazione di 113 funzionari Addetti all'Ufficio per il Processo, 11 Tecnici di amministrazione e 24 Operatori Data Entry. Restano però 18 lavoratori con contratto prorogato, per i quali il sindacato ritiene indispensabile individuare una soluzione definitiva.

Proprio questa situazione è stata al centro dell'audizione della Uil Fp Potenza e Basilicata davanti alla Prima Commissione consiliare della Regione Basilicata, dove sono state illustrate le criticità ancora aperte e le proposte avanzate per garantire una prospettiva anche al personale rimasto escluso dalla procedura di stabilizzazione.«Per la Uil Fp Basilicata c'è ancora tanto da fare e sollecitiamo con forza l'impegno delle istituzioni a risolvere la situazione dei 18 lavoratori non rientrati nella procedura di stabilizzazione, ai

quali è stata consentita soltanto una proroga a seguito dell'apertura di un nuovo ufficio all'interno del Tribunale di Potenza», evidenziano Verrastro e Rosa. Il sindacato sottolinea inoltre come il processo di innovazione della giustizia debba proseguire attraverso il ricambio del personale e la valorizzazione delle professionalità interne. Per raggiungere questo obiettivo saranno necessarie risorse adeguate, capaci di rendere più efficiente il sistema e di riconoscere il valore di chi opera quotidianamente ne-

gli uffici giudiziari. La Uil Fp Basilicata auspica infine che il percorso avviato non si interrompa e che vengano delineate prospettive chiare anche per il futuro degli uffici giudiziari della regione, evitando il rischio di marginalizzazione del territorio. Verrastro e Rosa assicurano che il sindacato continuerà a seguire ogni fase del processo affinché nessun lavoratore venga lasciato indietro e la riorganizzazione della giustizia rappresenti una concreta opportunità di crescita per il sistema e per la Basilicata.

e Viviana Termine entrano nell'organigramma regionale, Santoro al nazionale

Forza Italia Giovani, dai vertici le nuove nomine in Basilicata

POTENZA. Forza Italia Giovani Basilicata rafforza il proprio assetto organizzativo con nuove nomine nell'organigramma regionale e guarda anche al livello nazionale con l'incarico affidato ad Alessandro Santoro. Ad annunciare il riassetto è il segretario regionale Simone Pierro, che punta a consolidare l'azione politica e organizzativa del movimento giovanile valorizzando competenze, professionalità e presenza sui territori.

Nel nuovo assetto Marisa Bochicchio assume il ruolo di portavoce, Filippo Solimando quello di responsabile della Formazione e Viviana Termine diventa responsabile degli Enti locali. Si tratta di incarichi strategici che, nelle intenzioni del movimento, serviranno a rafforzare la comunicazione, promuovere la crescita della futura classe dirigente e intensificare il dialogo con le amministrazioni comunali e con il territorio. Contestualmente il movimento esprime soddisfazione per la nomina di Alessandro Santoro a responsabile del Dipartimento nazionale «Infrastrutture e Trasporti», considerata un importante riconoscimento per il lavoro svolto e per le

competenze maturate nel settore. «La nostra squadra oggi si rafforza in maniera significativa con figure di spessore che daranno il loro contributo per un movimento giovanile sempre più solido e attivo nel panorama politico lucano», afferma Pierro, sottolineando come le deleghe assegnate rappresentino il naturale riconoscimento di competenze già dimostrate sul campo. Il segretario regionale spiega che Bochicchio subentra a Cosimo Stigliano nel ruolo di portavoce, ringraziando quest'ultimo per il lavoro svolto e ricordando che continuerà a ricoprire l'incarico di vice

segretario provinciale di Forza Italia Giovani Matera. «L'impegno di Marisa – osserva – è stato fondamentale fin dal suo ingresso nel movimento e questa nomina le consentirà di mettere a frutto esperienza e capacità». Per Solimando arriva la conferma del percorso già avviato con la Scuola di formazione politica. Oltre a mantenere la delega alle iniziative, guiderà anche il settore Formazione. «Proseguirà un'attività già avviata con risultati importanti», evidenzia Pierro.

A Viviana Termine, consigliera comunale di Venosa, viene invece affidata la delega agli Enti lo-

cali. Secondo il segretario regionale, la scelta nasce dalla conoscenza delle dinamiche amministrative maturata negli anni e dall'esperienza istituzionale acquisita, che le consentirà di creare una rete tra gli amministratori di Forza Italia Giovani a livello regionale e nazionale. Pierro esprime inoltre soddisfazione, insieme a Roberta Taddei, componente della segreteria nazionale e responsabile dei Rapporti esterni di Forza Italia Giovani, per la nomina di Alessandro Santoro alla guida del Dipartimento nazionale «Infrastrutture e Trasporti». Un incarico, sottolinea, che «premia il

merito, le competenze tecniche e il curriculum» e che consentirà di valorizzare anche l'esperienza della Basilicata all'interno del movimento nazionale.

Il segretario conclude rivolgendo un augurio di buon lavoro anche ai numerosi giovani lucani che in queste ore stanno ricevendo incarichi nei dipartimenti nazionali, i cui organigrammi saranno completati nelle prossime settimane, ribadendo la volontà del movimento di investire sulle nuove generazioni e sulle professionalità impegnate nella crescita del partito e nella costruzione di proposte per il territorio.

Dopo il rinnovo economico il sindacato chiede più diritti, salari adeguati e investimenti. All'Unibas 223 posti per il Tfa Sostegno

Scuola, Uil: «Contratto che valorizzi il personale»

POTENZA. Con la sottoscrizione definitiva all'Aran del Contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio economico 2025-2027 entra ufficialmente in vigore la parte economica del rinnovo del comparto Istruzione e Ricerca. Per la Uil Scuola Rua si chiude così il negoziato, ma resta aperta la partita del prossimo contratto, chiamato a rispondere alle questioni normative e professionali ancora irrisolte. In Basilicata il rinnovo interessa oltre diecimila lavoratori tra docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Il segretario generale della Uil Scuola Rua, Giuseppe D'Aprile, evidenzia come i tempi per arrivare alla firma definitiva siano stati troppo lunghi. «La firma del contratto prima della sua natura-

le scadenza rappresenta certamente un'inversione di tendenza rispetto al passato, ma adesso serve un passo ulteriore: garantire un reale riconoscimento economico al personale della scuola». Tra le priorità indicate dal sindacato figurano la detassazione degli aumenti contrattuali, il rafforzamento della contrattazione d'istituto, il superamento dei vincoli alla mobilità, la revisione degli ordinamenti del personale Ata, il riconoscimento del lavoro agile nelle attività compatibili e una maggiore trasparenza nelle relazioni sindacali.

Per il segretario regionale Luigi Veltri il rinnovo economico rappresenta «un punto di partenza e non di arrivo». «Anche in Basilicata il personale continua a garantire qualità e continuità del

servizio nonostante organici insufficienti, carichi di lavoro sempre più gravosi e stipendi tra i più bassi della pubblica amministrazione. Il prossimo contratto dovrà riconoscere pienamente il valore del lavoro svolto nelle scuole lucane».

Sul fronte della formazione arriva intanto il decreto ministeriale che autorizza l'undicesimo ciclo

del Tfa Sostegno. A livello nazionale sono disponibili 30.241 posti, mentre per la Basilicata l'Università degli Studi della Basilicata ne metterà a disposizione 223: 105 per la scuola primaria, 78 per la scuola secondaria di secondo grado e 40 per la scuola dell'infanzia. Le prove preselettive si terranno dal 14 al 17 luglio e i percorsi dovranno concludersi entro il 30 giugno 2027. «L'attivazione dei nuovi percorsi rappresenta un'opportunità importante anche per la nostra regione – conclude Veltri – ma è necessario programmare meglio il fabbisogno di docenti specializzati, per garantire continuità didattica agli alunni con disabilità e una maggiore stabilità degli organici».

Marisa Bochicchio, Filippo Solimando
Marisa Bochicchio, Filippo Solimando, Viviana Termine e Alessandro Santoro

Grande seguito di pubblico per la trasmissione. Ospiti dell’ultima puntata Pittella,Cannizzaro e Candela

Si chiude tra politica e futuro la stagione di "Oltre il giardino"

DI A N N A TAM MA RI E LLO

Èuna stagione ricca di successi e di pubblico quella che si è appena conclusa per "Oltre il giardino", il programma di Cronaca Tv condotto dal giornalista Paride Leporace.Protagonista della puntata conclusiva è stato Gianni Pittella, intervenuto in occasione dell'uscita del libro Mi chiamo Gianni, scritto con il giornalista Mario Lamboglia. L'ex parlamentare ha spiegato di aver voluto raccontare la propria esperienza politica e personale per trasmettere il patrimonio culturale e umano maturato in tanti anni di attività pubblica. «Il volume -ha sottolineato- intreccia vicende quotidiane e grandi questioni internazionali, dallo sfalcio dell'erba al rischio della terza guerra mondiale».Nel corso dell’intervista Pittella ha ricordato gli affetti familiari, soffermandosi sul rapporto con il fratello Marcello e sul confronto politico vissuto con il padre durante le elezioni comunali di Lauria, esperienza che ha rafforzato il loro legame.Ripercorrendo il mandato da sindaco di Lauria, ha rivendicato i risultati ottenuti nei primi quattro anni, tra cui il finanziamento del palazzetto dello sport, il completamento del teatro, la riqualificazione del Parco Malerba, la riapertura delle aree industriali e il recupero del punto di ristoro sull'autostrada. Ha quindi spiegato le ragioni delle dimissioni: quando la maggioranza non è stata più in grado di governare, ha preferito assumersi la responsabilità politica piuttosto che proseguire senza le condizioni necessarie. Al nuovo sindaco ha rivolto un augurio di buon lavoro, definendolo «una persona seria e competente».Sul piano internazionale Pittella ha descritto un contesto segnato da in-

stabilità e crisi del multilateralismo, indicando nell'Europa «l'unica risposta possibile attraverso una politica estera e di difesa comune». Ritornando al libro, Pittella ha annunciato un tour di presentazione che toccherà anche i piccoli comuni.La trasmissione è poi proseguita con Francesco Cannizzaro, segretario regionale di “Noi Moderati”, che ha ribadito il ruolo centrale dell'area moderata nel centrodestra, indicando Maurizio Lupi come possibile candidato ideale alla guida di Milano.Sulla riforma elettorale ha rilanciato il ritorno delle preferenze, considerate fondamentali per rafforzare il rapporto tra cittadini ed eletti. Pur definendo il testo in discussione migliorabile, lo giudica preferibile all'attuale sistema. Sul movimento del generale Roberto Vannacci ha invitato a evitare semplificazioni, sostenendo che alcune posizioni meritano un confronto nel merito.Positivo il giudizio sull'operato del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, pur chiedendo maggiore incisività sul piano nazionale per affrontare le difficoltà economiche del territorio. Ha inoltre indicato l'esperienza della Calabria guidata da Roberto Occhiuto come esempio di crescita possibile anche per il Mezzogiorno.Molto critico invece nei confronti dell'amministrazione comunale di Potenza, accusata di risultati insoddisfacenti e di un costante conflitto con la Regione su questioni come trasporto pubblico e scale mobili. Ha contestato anche la mancata concessione del gonfalone cittadino per il Corpus Domini e parlato di uno scollamento tra amministrazione e cittadini, pur riconoscendo il lavoro svolto dall'assessore Beneventi. Sul futuro dello stadio Viviani e della piscina olimpionica ha ribadito la neces-

sità di valorizzare le strutture esistenti, evitando nuovi investimenti ritenuti non prioritari.A chiudere la stagione è stato Antonio Candela con il libro “Generazione Cerniera”, divenuto un caso editoriale. L'autore ha spiegato che il successo nasce dall'aver dato voce a una generazione, quella dei nati negli anni Ottanta, cresciuta tra profonde trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche.Secondo Candela si tratta della generazione più istruita della storia italiana, ma anche di quella che ha conosciuto precarietà e incertezza. Una condizione che, anziché frenarla, ha spesso favorito capacità di adattamento e spirito di iniziativa. «La "generazione cerniera" -ha osservato- è quella che può mettere in dialogo il mondo analogico e quello digitale, ricostruendo relazioni tra età diverse».Sull'intelligenza artificiale ha invitato a un utilizzo consapevole, ricordando che la tec-

nologia rappresenta uno strumento e non un sostituto del pensiero critico. Affrontando il tema dello spopolamento del Mezzogiorno, ha sostenuto che il problema non sia impedire ai giovani di partire, ma creare le condizioni perché possano scegliere di tornare o restare.Candela ha inoltre evidenziato il valore dell'immigrazione, della qualità della vita nelle aree interne e del ruolo dell'Università della Basilicata, che ha consentito a migliaia di giovani di diventare i primi laureati delle proprie famiglie. «L'obiettivo -ha concluso- è rafforzare il rapporto tra ateneo e città, facendo di Potenza una vera città universitaria».La quarta stagione di "Oltre il giardino" si è conclusa con il ringraziamento della redazione al pubblico e alla squadra di lavoro, dando appuntamento all'autunno con una nuova serie di approfondimenti dedicati ai territori e ai grandi temi dell'attualità.

Gianni Pittella
Francesco Cannizzaro
Antonio Candela

Dall’abbandono dei preconcetti alla storicizzazione di Terzo Cavone e le lotte “contro” il passato

Nucleare, la Regione torna nel mirino: dieci i siti idonei dopo il No del 2003

Nel mese di settembre del 2024 il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energica Gilberto Pichetto Fratin rese noto con un decreto i nomi delle regioni e dei siti idonei a ospitare il sito unico per il seppellimento delle scorie nucleare. Si tratta di sei regioni, tra cui la Basilicata, e 51 siti di cui 10 nella nostra regione. Il Ministro, con un nome così complicato non poteva che occuparsi di una questione così complessa. In Basilicata e anche in Puglia scattò subito il riflesso condizionato di una posizione contro a prescindere, memori di quanto avvenne nel 2003 a Terzo Cavone con il governo di Berlusconi, il Ministro Altero Matteoli, entrambi nel frattempo passati “a miglior vita” e l’allora sindaco Mario Altieri, che invece gode di ottima salute, e il presidente della giunta regionale Filippo Bubbico che ha smentito più volte con forza l’on.le Giovanardi di aver dato in un primo momento il suo assenso o assicurato il suo silenzio assenso per poi cavalcare la protesta . Intanto sono passati 23 anni, la tecnologia è migliorata e si incomincia a discutere con maggiore serenità, anche se la politica ha chiuso subito le

porte all’ ipotesi di ospitare il sito, ma lo ha fatto più per calcolo elettorale che per reale convinzione. Il sito costerà 900 milioni di euro, più altre risorse sono destinate alla manutenzione nel tempo. Insomma una enorme massa di denaro e tanti posti di lavoro. Nel dettaglio quali e quanti rifiuti radioattivi ospiterà? Nel Deposito Nazionale saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nell’arco di 300 anni. Di questi rifiuti, circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, circa 28.000 metri cubi dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. Sul totale di circa 78.000 metri cubi, 33.000 metri cubi di rifiuti sono già stati prodotti, mentre i restanti 45.000 metri cubi verranno prodotti in futuro. Inoltre, nel Deposito Nazionale sarà compreso anche il Complesso Stoccaggio Alta attività (CSA), per lo stoccaggio di lungo periodo di circa 17.000 metri cubi di rifiuti a media e alta attività. Una minima parte di questi ultimi, circa 400 m3, è costituita dai

residui del riprocessamento del combustibile effettuato all’estero e dal combustibile non riprocessabile. Vent’anni fa, come abbiamo già accennato, ((13-27 novembre 2003) ci fu la vittoriosa protesta contro il sito unico nazionale a Terzo Cavone in territorio di Scanzano Jonico (Basilicata), in cui seppellire le scorie nucleari. Si trattò di un’autentica sollevazione popolare che costrinse il governo a ritirare il provvedimento. Il popolo lucano diede una dimostrazione di grande determinazione e maturità. Sulla statale 106 jonica, nel presidio di Metaponto, ad un gruppo di autonomi ed estremisti di sinistra, venuto da altre parti d’Italia, venne impedito, da un gruppo di giovani vicini alla Destra, di intrufolarsi in una situazione complessa, ma pacifica. Nel sito verrebbe smaltito anche tutto il materiale da risulta delle attività radiologiche degli ospedali e dei relativi centri. Tra le ipotesi ministeriali non figura più Terzo Cavone a pochi metri dal mare Jonio (tardivamente gli esperti hanno sancito che esso deve essere allocato considerando una fascia di rispetto dal mare di alcuni chilometri), bensì le aree più collinari come Montalbano Jonico. A poche decine di chilometri,

nel Centro Enea di Trisaia in territorio di Rotondella, sono conservate numerose scorie incapsulate nel cemento in fusti di rame, ormai al limite della sicurezza, che era stato stabilito in una ventina d’ anni. E intanto il sindaco leghista di Trino Vercellese, Daniele Pane, sostenuto da Salvini, aveva dichiarato che era disponibile ad ospitare il sito, poi ha ritrattato sotto la pressione delle altre forze politiche.. Dopo ventitre anni, al di là dei proclami, siamo ancora al punto di partenza. E intanto ferve in questi giorni il dibattito sulle fonti energetiche e alcuni esperti ci informano che quella nucleare è l’unica energia che può assicurare continuità e con le nuove tecnologie è anche la più sicura e la meno inquinante. Le stesse centrali oggi darebbero in tal sen-

so molte garanzie. Ricordiamo che nell’area industriale della Val Basento per anni sono andati a lavorare tanti nostri corregionali, molti di loro sono oggi morti a causa dell’amianto e di altre sostanze nocive che hanno respirato in quell’area. I familiari hanno intentato delle cause, ma si sono viste riconoscere somme irrisorie. Altri lavoratori an cora oggi si sottopongono a controlli periodici. E vogliamo parlare dei prodotti inquinamenti utilizzati in agricoltura, soprattutto nel metapontino? E conosciamo i danni all’ambiente e all’uomo che stanno procurando le estrazioni petrolifere? Questo ovviamente non giustifica un “si” incondizionato al nucleare, ma almeno non dovremmo affrontare il problema partendo da posizioni precostituite.

Dal Partito: «I rifiuti radioattivi sono già una realtà per la Regione; il problema non è se smaltirli, ma dove e come»

ORA Basilicata, a Potenza un confronto tecnico su deposito scorie

«I

rifiuti radioattivi sono già una realtà per la Basilicata. Il problema non è se smaltirli, ma dove e come». Parte da questa considerazione l’incontro promosso da ORA Basilicata per domani, venerdì 4 luglio, alle ore 9:00, nella Sala Minerva del Grande Albergo di Potenza. Il partito, si legge in una nota, «ragiona sui dati e sulle evidenze scientifiche, non sulle ideologie».

L’obiettivo è aprire un confronto tecnico sul tema del Deposito Nazionale per lo smaltimento delle scorie radioattive. Secondo ORA Basilicata, un impianto costruito secondo elevati standard e con le tecnologie più aggiornate «offre maggiori garanzie di sicurezza». Si tratta di isotopi radioattivi che possono impiegare oltre 200 anni per diventare innocui per la salute umana e per l’ambiente.Nel Deposito Nazionale sono destinati a confluire circa 78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media at-

tività, prodotti da impianti nucleari dismessi, attività di ricerca, medicina nucleare e industria.«Abbiamo organizzato questo evento per cercare di capire, da un punto di vista tecnico e scientifico, cosa significa dotarsi di un deposito secondo le linee guida europee», spiegano da ORA Basilicata.

L'iniziativa si propone di favorire un confronto aperto tra esperti, istituzioni e cittadini, nella convinzione che una scelta di tale rilevanza debba essere affrontata con trasparenza, informazione e un dibattito fondato su dati oggettivi e verificabili.Il partito rivendica quindi un approccio «quanto più neutrale e analitico possibile, lasciando da parte la sfera politica e ideologica», per provare a fornire alla comunità lucana elementi di valutazione oggettivi su una questione tornata al centro del dibattito dopo l’individuazione di dieci siti idonei in Basilicata nel decreto del ministro Pichetto Fratin.

Talentis debutta in Basilicata con le startup a Maratea

MARATEA. Per la prima volta il progetto Talentis – GI Startup Program 2026 dei Giovani Imprenditori di Confindustria fa tappa in Basilicata. L'appuntamento è in programma domani, venerdì 3 luglio, dalle ore 17 all'hotel Santavenere di Maratea, dove si svolgerà la quinta tappa del percorso nazionale dedicato a idee d'impresa, startup e scaleup con l'obiettivo di rafforzare l'ecosistema dell'innovazione mettendo in rete giovani talenti, imprese e investitori.Cinque startup, selezionate nelle scorse settimane da una commissione di esperti, partner di network e Giovani Im-

prenditori, presenteranno il proprio progetto davanti a una giuria che individuerà quella destinata ad accedere alla finalissima in programma a Capri, nell'ambito del tradizionale convegno dei Giovani Imprenditori previsto per il prossimo ottobre.Nel corso dell'iniziativa si terrà anche la tavola rotonda dal titolo «Fare innovazione per costruire futuro: giovani, startup e sviluppo territoriale». I lavori saranno aperti dai saluti del sindaco di Maratea, Cesare Albanese, e del presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Basilicata, Roberto Bocca.Interverranno Gaetano

Torchia, direttore amministrativo di Sviluppo Basilicata, Ada Braghieri, direttore del Centro di Ateneo Polis dell'Università degli Studi della Basilicata, il presidente di Confindustria Basilicata Francesco D'Alema e il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi. Per i partner di sistema è previsto l'intervento di Angelo Cicchetti dello Studio Torta.Le conclusioni, con la proclamazione della startup vincitrice della tappa lucana, saranno affidate a Gianluca Costanzo, vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, e a Francesco Somma, vicepresidente di Confin-

dustria con delega alla Cultura d'impresa e Certezza del diritto.

Basilicata, il testamento biologico resta poco diffuso: una DAT ogni 172 abitanti

In Basilicata il ricorso alle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), il cosiddetto testamento biologico, resta ancora poco diffuso e segnato da forti differenze territoriali. Con una media di una DAT ogni 172 abitanti, la regione si colloca al dodicesimo posto nella classifica nazionale sulla diffusione dello strumento previsto dalla legge sul consenso informato e sulle decisioni di fine vita. Le DAT consentono a ogni persona maggiorenne di esprimere anticipatamente la propria volontà sui trattamenti sanitari, nel caso in cui in futuro non sia più in grado di farlo.Il quadro emerge dall’ultimo monitoraggio dell’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto i dati tramite un accesso generalizzato agli atti rivolto a 7.677 Comuni italiani, aggiornato a dicembre 2025. L’iniziativa nasce dall’assenza di una relazione ufficiale del Ministero della Salute, che secondo l’associazione non avrebbe mai prodotto un monitoraggio completo né avviato una campagna informativa strutturata sul tema.Nel dettaglio regionale emergono differenze significative tra le due province lucane. Matera è la provincia con la maggiore diffusione del biotestamento, collocandosi al 20° posto della classifica na-

zionale con una DAT ogni 128 abitanti e 983 dichiarazioni depositate. Potenza si trova invece al 79° posto, con una media di una DAT ogni 216 abitanti e 1.001 documenti depositati. Il divario tra le due aree evidenzia come la diffusione dello strumento non sia uniforme nemmeno all’interno della stessa regione, risentendo di fattori legati alla conoscenza del tema, all’organizzazione dei servizi comunali e alla sensibilità dei cittadini.A livello nazionale il monitoraggio mostra una crescita costante, ma ancora incompleta rispetto al totale della popolazione. Nei 4.822 Comuni che hanno fornito dati aggiornati sia nel

2023 che nel 2025 risultano 228.151 DAT depositate dall’entrata in vigore della legge del 2018, con un incremento del 18,2% rispetto al 2023. Considerando anche i 1.780 Comuni che nel 2025 non hanno risposto ma che avevano trasmesso dati negli anni precedenti, il totale stimato sale a 278.329 DAT nei 6.602 Comuni analizzati. Si tratta comunque di un dato parziale, che non include le disposizioni depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari, per le quali non esiste un archivio centralizzato.Secondo il tesoriere Marco Cappato e la segretaria nazionale Filomena Gallo dell’Associazione Luca

Coscioni, il nodo principale resta quello dell’informazione. «Senza il diritto alla conoscenza, gli altri diritti restano solo sulla carta», affermano, sottolineando come la crescita delle DAT sia dovuta soprattutto all’impegno delle associazioni e dei cittadini, in assenza di un’adeguata iniziativa istituzionale. Gli attivisti aggiungono anche che «da sette anni il diritto a scegliere le modalità del proprio fine vita è di fatto poco conosciuto e poco promosso», evidenziando la necessità di maggiore informazione pubblica sul tema.L’associazione invita i cittadini a informarsi sulle DAT, a scaricare i moduli per il biotestamen-

to e a utilizzare i servizi di orientamento disponibili, come il Numero Bianco, per ricevere supporto sulle modalità di compilazione e deposito nei Comuni.Nel complesso, il quadro conferma come il testamento biologico sia ancora uno strumento poco conosciuto e non omogeneamente diffuso sul territorio nazionale. Le differenze tra regioni e province, unite alla mancanza di dati completi e a una strategia informativa istituzionale frammentata, contribuiscono a mantenere il tema in una dimensione ancora diseguale, in cui il diritto all’autodeterminazione terapeutica non risulta pienamente garantito nella pratica.

La regione si colloca al dodicesimo posto in Italia per diffusione delle Disposizioni Anticipate di Trattamento secondo i dati dell’Osservatorio Coscioni

Presentato nella Sala dell’Arco il programma “Bentrovato Ninì”. Presente il figlio Marco. Il cartellone prenderà il via il 12 luglio fino al 26 febbraio 2027

Potenza celebra Francesco Ranaldi: al via il programma di eventi culturali

Artista, archeologo di chiara fama, uomo appassionato di cultura e relazioni umane. Tutto questo è stato Francesco Ranaldi, meglio conosciuto come Ninì. A lui il Comune di Potenza ha dedicato una serie di eventi culturali e artistici per ricordarne le capacità umane, culturali, i valori familiari e umani nell’ambito della kermesse “Bentrovato Ninì”, presentata ieri pomeriggio nella Sala dell’Arco del Comune di Potenza alla presenza del Sindaco Vincenzo Telesca, dell’Assessore alla Cultura Roberto Falotico, di rappresentanti del mondo culturale, associativo, archeologico e religioso.La kermesse organizzata dal Comune si avvale del fondamentale contributo del Polo Bibliotecario di Potenza, del MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), dell’Unibas, della BCC Basilicata, dell’Istituto Coreutico e Musicale Walter Gropius di Potenza, dell’Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata e del Duss. Concerti, incontri, momenti di riflessione e tante iniziative saranno il fulcro di una kermesse che punta a ricordare lo storico archeologo potentino nato nel 1924 e morto nel 1988.Già l’anno scorso, nel mese di agosto, il Comune dedicò a Ranaldi un primo momento di ricordo e riflessione, ap-

ponendo una targa nel vicolo in cui Ranaldi ha mosso i primi passi, sito nelle vicinanze della Caserma dei Carabinieri. Oggi, grazie alla programmazione di Roberto Falotico, è stata promossa una serie di eventi che troveranno spazio in diversi punti della città capoluogo di regione. Dal 12 luglio fino al 26 febbraio 2027 musica, arte e convegnistica saranno al centro di un programma di grande richiamo che punta a valorizzare l’archeologia e la figura di Ranaldi, confidando nella volontà di dare ai cittadini di Potenza, meritevoli come lui, un momento di condivisione e integrazione sociale e culturale. Nel mezzo è previsto un convegno nel mese di novembre presso il Polo Bibliotecario di Potenza.Alla conferenza stampa di presentazione dei tanti eventi ha preso parte anche il figlio di Francesco Ranaldi, Marco, che ha parlato della kermesse: «Insomma questo è un lavoro iniziato due anni fa quando l’Assessore Falotico ha deciso di mettere in piedi qualcosa per ricordare il centenario di mio padre e in qualche modo siamo andati avanti. Quindi è molto importante vedere il manifesto con il quadro di mio padre quando era giovane, senza baffi: fa impressione, però è una cosa importante. Cosa posso provare? Grande emozione, perché mio padre era mio padre. Poi perché era un uomo molto im-

portante in questa città e questo è molto bello. Era un uomo molto particolare, una persona che viveva una dimensione artistica: anche l’archeologia per lui era arte. Per cui il ricordo è un ricordo di grande malinconia perché la mancanza si sente ancora oggi. Quando viene ricordato è come ritornare a quando se n’è andato. Però è stato un padre importante. Io credo che più che un risarcimento, era dovuto. Questa cosa è giusta, perché nella memoria di mio padre c’è stata la manchevolezza degli enti pubblici nel ricordare il suo lavoro, che è stato importante ma spesso messo da parte: questo è un risarcimento, in qualche modo sì. Il ricordo? Penso a quando veniva ai concerti, quando suonavo: mi riconoscevo dalla tosse. E quando mi sono laureato in pianoforte qualche anno fa mi mandò un telegramma. Era fatto così».Maria Chiara Monaco, direttrice della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Unibas, ha detto la sua su questa iniziativa: «L’Unibas è stata chiamata ed è stata onorata di collaborare con il Comune per queste celebrazioni e in modo particolare per quanto attiene l’archeologia. Abbiamo pensato, con il collega Donato Verrastro, di organizzare un convegno nel quale si fa il punto e si contestualizza la figura di Ranaldi all’interno della storia dell’archeo-

logia della Basilicata, tuttora poco nota o, per meglio dire, sconosciuta. Tutti pensiamo che l’archeologia in questa regione sia cominciata con Dinu Adamesteanu, il grande organizzatore del lavoro in regione e fondatore della Soprintendenza. In realtà esiste tutta una storia locale molto importante che non è stata finora considerata e di cui ci occuperemo nel convegno».Dal canto suo, Roberto Falotico ha parlato delle iniziative in ricordo di Ranaldi: «Credo che sia giusto recuperare il simbolo dell’impegno, della passione, dell’essere cittadino di una comunità che in modo spassionato si è sempre dato e ha offerto alla nostra comunità la possibilità di percepirsi per quella che è: una comunità che guarda con gentilezza e rispetto all’arte e che è sempre stata interessata all’archeologia come strumento per guardare indietro e proiettarci nel futuro con più consapevolezza. Quello che facciamo con ‘Bentrovato Ninì’ è un anno di attività che, partendo dal giorno del suo compleanno con il concerto dell’Orchestra 131 della Basilicata con due solisti d’eccezione, Salvatore Cella e Dino Rizzuto, ricorderà Ranaldi e lo festeggerà con la caparbietà di chi sa che un popolo ha il dovere di saper ringraziare. Saper ringraziare significa anche valorizzare tutto quello che ci ha lasciato».

A Cronache il Sindaco Lombardi racconta l’impegno «innanzitutto per la tutela dei concittadini e poi per il ripristino dei luoghi»

Frana di Acerenza, il Comune a lavoro per 10 famiglie e 2 strade interessate

DI EMANUELA CALAB RESE

Il movimento franoso che interessa il comune di Acerenza da ormai diversi mesi, «si è fatto più evidente specialmente da aprile -rende noto l’Amministrazione comunale- che si è attivata subito insieme a Regione e Provincia, con l'obiettivo di seguire da vicino l'evoluzione della situazione e fare tutto il necessario per garantire la sicurezza di tutti. Siamo in continuo contatto con i tecnici e gli enti competenti per trovare e mettere in pratica le soluzioni migliori e più sicure, basate sui controlli e sugli studi scientifici che si stanno facendo sul terreno. Il Sindaco Luca Lombardi, ha anche effettuato un sopralluogo con il Commissario Straordinario Regionale per il Rischio Idrogeologico, Gianmarco Blasi e il Presidente dell'Unione dei Comuni Alto Bradano, Franco Genzano. Abbiamo raggiunto telefonicamente il Primo cittadino per capire lo stato della criticità e gli eventuali interventi: «Il movimento franoso è nel centro abitato, nella parte sovrastante la strada provinciale SP6, ma

anche a ridosso di una arteria principale che attraversa il paese che è via Vittorio Emanuele. Ciò detto, è un movimento franoso, evidentemente censito, attenzionato da tempo, che però ha dato segni di cedimento evidenti a far data dal giorno di Pasqua, quando erano intervenuti i Vigili del Fuoco e l'autorità competente. Non appena mi sono insediato, dopo le elezioni amministrative, ho riconvocato il tavolo e ho effettuato un sopralluogo con tutti gli organi competenti».

«AL PRIMO POSTO

C’È LA SICUREZZA

DI CIRCA 10 FAMIGLIE, POI IL RIPRISTINO DEI LUOGHI»

Il primo sopralluogo è avvenuto il 24 giugno, con i Vigili del Fuoco e la Provincia, da lì siamo partiti, coinvolgendo tutte le Istituzioni preposte. In questo momento stiamo procedendo perché l'obiettivo è duplice: innanzitutto mettere in sicurezza i cittadini, come Sindaco non posso che ragionare su una scala di priorità per quanto riguarda la sicurezza. Al momento sono interessati due stabili e ci sono due attività commerciali, dunque al-

l’incirca una decina di famiglie. Anche qua dobbiamo capire se e come gestire le dinamiche interpersonali, umane, lavorative di queste persone, di chi abita e lavora in queste palazzine. In secondo luogo bisognerà ripristinare lo stato dei luoghi, procedendo per somme urgenze e pianificando l'intervento in maniera strutturale e definitiva. Per quanto riguarda il terreno, si agirà per fermare questo movimento franoso e ottenere un ripristino dell'arteria principale provinciale».

SOPRALLUOGO CON BLASI E GENZANO

«PER INDIVIDUARE QUALE SOLUZIONE PERSEGUIRE»

«In questi giorni sono venuti per un sopralluogo anche Blasi, Commissario per il dissesto idrogeologico della Regione Basilicata e Genzano, Presidente dell'Unione dei Comuni Alto Bradano, che ringraziamo per la presenza costante e il grande supporto. Dobbiamo coinvolgere, perseguire tutte le strade possibili, ci sono dei fondi nazionali e regionali che dobbiamo cercare di attivare, ma anche proseguire con la COC. Sto

anche aspettando la relazione dei responsabili della Protezione Civile, perché abbiamo effettuato un sopralluogo anche con loro, per cui a fronte di quello che scriveranno, noi procederemo a dare incarico anche a un geologo, in modo da ottenere una relazione, un intervento, un monitoraggio da parte di un tecnico. Non appena avremo tutte le informazioni, saremo in grado di avere una visione completa e di capire come procedere e quali strade tecnicamente intraprendere, ma anche a quale Misura dovremo ricorrere, perché ci sono fondi straordinari stanziati dal Governo nazionale, ci sono capitoli

stanziati presso la Regione Basilicata. Questo lo faremo anche attraverso il Dipartimento di competenza e l'Assessore regionale Pasquale Pepe. Ripeto siamo in una fase di work in progress. Naturalmente non c'è neppure una stima di quello che può essere il danno, o le somme da impiegare per il risanamento dei luoghi. Ripeto però, il mio interesse prioritario è quello di garantire la sicurezza e mettere a riparo i cittadini. L'Amministrazione continuerà a seguire la vicenda con la massima attenzione e terrà i cittadini sempre informati, in modo chiaro e trasparente, su ogni aspetto».

Il sodalizio sarà da stimolo alle nuove generazioni con percorsi virtuosi tesi ad approfondire personaggi e stagioni storiche particolarmente rilevanti

A Lauria nasce il “Centro Studi Emilio Colombo”

Nel mese di giugno 2026 è stato istituito a Lauria il “Centro Studi Emilio Colombo - Lauria”. Il sodalizio nasce dalla necessità di valorizzare la grande storia del movimento cattolico in Italia che ha gettato le basi per una presenza attiva nella politica italiana dei cattolici democratici.

Il Partito Popolare di Sturzo prima, e la Democrazia Cristiana di De Gasperi poi, hanno rappresentato per il popolo italiano un punto di riferimento solido ed illuminato che ha permesso al Paese di superare un disastroso regime ed una sanguinosa guerra mondiale. Libertà e democrazia sono state ottenute con il concorso di tante forze politiche che hanno saputo camminare insieme.

A Lauria il Centro Studi “Emilio Colombo” promuoverà la cultura e sarà da stimolo, soprattutto

alle giovani generazioni, di percorsi virtuosi tesi ad approfondire personaggi e stagioni storiche particolarmente rilevanti. Il sodalizio guarderà naturalmente anche al presente e al futuro entrando nel dibattito culturale cittadino con equilibrio e costruttività. Non si sottrarrà ai temi etici e sociali compreso, come evidenziato, l’approfondimento storico che ha visto il popolarismo cattolico protagonista nel corso del tempo. I sottoscrittori di questa iniziativa invitano il vasto mondo del cattolicesimo democratico locale a contattare il sodalizio nella certezza di condividere un’esperienza interessante, stimolante e ricca di spunti. Agli inizi di settembre vi sarà la prima manifestazione pubblica in ricordo del preside ed amministratore prof. Giantonio Rossini nel decennale della scomparsa.

L’uomo avrebbe riferito ai sanitari di essersi lanciato dal mezzo per evitare il ribaltamento. Pare abbia riportato numerose fratture

San Fele, si getta dal trattore per evitare il peggio: operaio è grave al San Carlo

Si aggravano le condizioni dell’operaio rimasto ferito nella mattinata di ieri in un incidente sul lavoro verificatosi in località Rione Costa, a San Fele. L’infortunio sarebbe avvenuto durante l’esecuzione di lavori di riqualificazione della zona, in un luogo raggiungibile soltanto a piedi. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 con un’ambulanza e l’elisoccorso, atterrato nell’area della caserma dei Carabinieri per consentire il trasferimento del lavoratore all’ospedale.

Dopo le prime cure ricevute sul luogo dell’incidente, l’uomo è stato trasportato in eliambulanza all’ospedale San Carlo di Potenza. Secondo gli ultimi aggiornamenti,

il paziente è ricoverato nel reparto di Rianimazione e le sue condizioni sarebbero gravi. Avrebbe riportato numerose fratture alle costole con un grave trauma toracico, oltre a lesioni che interesserebbero milza, reni e polmoni. Al momento i medici mantengono la prognosi riservata e non si esprimono sull’evoluzione del quadro clinico, in attesa di verificare come il paziente reagirà nelle prossime ore.

Una prima ricostruzione dell’accaduto, ancora al vaglio degli accertamenti, ipotizza che l’operaio possa essersi lanciato dal trattore sul quale stava lavorando nel tentativo di evitare conseguenze peggiori, forse perché il mezzo stava per ribaltarsi oppure dopo aver urtato un ostacolo.

Rionero, le royalties delle acque minerali al centro di un confronto sul futuro del Vulture

Si terrà oggi questo pomeriggio, alle ore 18, presso Piazza G. Fortunato in Rionero, l'iniziativa pubblica dedicata al tema delle royalties derivanti dallo sfruttamento delle acque minerali del Vulture. Il Comune, guidato dal Sindaco Mario Di Nitto. invita la cittadinanza a «partecipare all’incontro pubblico in quanto fondamentale per dar seguito alla nota, condivisa con i Sindaci di Atella, Melfi e Viggianello, con la quale è stata sollecitata la Regione a liquidare la quota delle royalties delle acque minerali per gli anni 2023, 2024 e 2025 e a prevedere la devoluzione ai comuni del 100% delle royalties regionali, anziché soltanto del 20% attualmente previsto». Il 12 giugno scorso, il Sindaco spiegava anche che a seguito della mozione del

consigliere Michele Giordano che chiedeva di rivedere la Legge sulla concessione delle acque minerali e della interrogazione del consigliere Nicola Locoro che chiedeva conto dei mancati trasferimenti al Comune da parte della Regione, per gli anni passati, si è condivisa con i sindaci Donato Telesca di Atella, Giuseppe Maglione di Melfi e Antonio Rizzo di Viggianello, una nota con la quale si sollecitava l’Assise regionale, rimarcando altresì come la Legge regionale che ha istituito il Parco Naturale Regionale del Vulture preveda che una quota delle entrate derivanti dalle royalties e dai canoni delle acque minerali venga trasferita all’Ente Parco per attività di tutela e valorizzazione del bacino idrominerario, ma tali risorse –secondo quanto scrivono i Sindaci- non risulterebbero essere state concretamente destinate al-

l’Ente Parco per quanto riguarda i territori di Melfi, Rionero e Atella. «Le acque minerali rappresentano una risorsa importantissima che va preservata e valorizzata adeguatamente. Le royalties, oltre che le altre misure da adottare, vanno orientate a contemperare le esigenze di risparmio degli sprechi e di salvaguardia del bacino idrominerario, con quelle di tenuta occupazionale» asserisce Di Nitto. L’eventuale revisione dei canoni concessori dovrebbe, secondo gli Amministratori locali, fondarsi su criteri più equi, trasparenti e verificabili, capaci di valorizzare adeguatamente la risorsa e di incentivare comportamenti orientati alla riduzione degli sprechi. Infine c’è il tema dell’occupazione sul quale i Sindaci chiedono che la futura disciplina introduca indicatori oggettivi in grado di misurare le ricadute sul lavoro generate dal-

le attività di imbottigliamento, così da valutare il rapporto tra livelli occupazionali e volumi produttivi, tenendo conto dei cambiamenti introdotti dall’automazione e dalla robotizzazione dei processi industriali. La concessione di una risorsa pubblica, hanno rimarcato i Sindaci sottoscrittori del documento, dovrebbe garantire benefici concreti e proporzionati ai territori che ospitano gli impianti produttivi. Alla luce di ciò l’incontro di Rionero, che vedrà la partecipazione anche del Vicepresidente della Regione, Pasquale Pepe, è aperto alla cittadinanza, «per condividere un’importante occasione di confronto con amministratori, rappresentanti regionali, aziende del settore e organizzazioni sindacali. La partecipazione è fondamentale -conclude Di Nitto- per discutere su un tema strategico per il futuro del nostro territorio».

I Sindaci di Rionero, Atella, Melfi e Viggianello hanno già sottoscritto un documento inviato all’Assise Regionale

Tra processioni, simboli e tradizioni secolari il messaggio episcopale del vescovo richiama il senso cristiano della celebrazione mariana

Festa della Bruna, Ambarus: «L'umiltà

è sapere di essere piccoli davanti a Dio»

Ci sono giorni che non appartengono semplicemente al calendario. Giorni in cui il tempo sembra sospendere la sua corsa lineare per ripiegarsi su sé stesso, trasformandosi in memoria viva e collettiva. È allora che una comunità smette di limitarsi a ricordare il proprio passato e torna ad abitarlo, ripetendo gesti di ritualità antica che, pur attraversando i secoli, non hanno perduto la loro forza simbolica. La Festa della Bruna è questo: non soltanto una celebrazione religiosa né una tradizione popolare, ma un rito collettivo attraverso cui Matera rinnova il dialogo tra la terra e il cielo, tra la storia degli uomini e il mistero di Dio.La processione dell'alba, il cammino della Madonna, il carro che nasce per essere distrutto e rinascere ancora in un moto perpetuo di morte e resurrezione, sono segni di una fede che si intreccia con l'identità di un popolo, dove la memoria è appartenen- za e la tradizione è trasmissione.È dentro questo orizzonte che si inserisce la prima Festa della Bruna vissuta da S.E.R. mons. Benoni Ambarus. Nella navata sinistra della Basilica Cattedrale, la cappella dedicata alla Madonna della Bruna custodisce il cuore spirituale della città. Al centro domina il prezioso affresco duecentesco attribuito a Rinaldo da Taranto, mentre sopra l'altare la tela settecentesca della Visitazione di Maria ad Elisabetta introduce già il tema litur- gico della giornata.È davanti a queste immagini che il vescovo consegna ai fedeli una riflessione destinata ad accompagnare l'intera festa.«Siamo arrivati al cuore della Festa della Bruna» esordisce. «Questo è il culmine non della gloria della religione, ma dell'esaltazione dell'opera di Dio in mezzo a noi».La liturgia della Visitazione diventa così una chiave per leggere anche la festa popolare. Maria si mette in cammino verso Elisabetta, porta in grembo Cristo sen- za ancora mostrarlo al mondo. È un viaggio fatto di servizio, di si-

lenzio e di disponibilità.Terminata la celebrazione, prima che abbia inizio la tradizionale Processione dei Pastori, mons. Ambarus sceglie di volgere lo sguardo alla me- moria della città.«È bello pensare – ricorda – di ripercorrere oggi i gesti dei nostri antenati, di quei pastori che prima di andare a lavorare passavano dalla chiesa della Ss. Annunziata di Picciano. Arrivavano qui per partecipare alla messa prima di raggiungere le greggi. È una tradizione che ci ricorda quanto la fede fosse il primo passo della giornata».Parole semplici che restituiscono il significato originario della processione dell'alba.Alle 4.30 il quadro della Madonna della Bruna lascia la Cattedrale. Le candele fendono il buio, mentre i fedeli seguono l'antica icona attraversando i Sassi. La sosta in piazza San Francesco precede la "Diana", il fragore delle bombe sulla Murgia Timone che annuncia ufficialmente l'inizio della festa.Le origini di questo rito affondano nella civiltà agro-pastorale. Furono i pastori, organizzati nella loro confraternita già dal 1698, a chiedere una celebrazione nelle prime ore del mattino.Il cammino tra le strade dei Sassi ricorda le antiche transumanze, quando uomini e animali percorrevano i tratturi sostando nei luoghi di preghiera. I fischi dei giovani, la folla che accompagna il quadro sembrano quasi riprodurre il linguaggio dei pastori intenti a richiamare il proprio bestiame.Il cuore dell'omelia del vescovo in Cattedrale, alle ore 11:00 alla presenza delle autorità civili, militari ed ecclesiastiche, sembra essere anche un altro: l'umiltà.«Maria non si attribuisce alcun merito», spiega. «Il Signore ha guardato l'umiltà della sua serva. L'umiltà è sapere di essere piccoli davanti a Dio. Più siamo consapevoli della nostra piccolezza, più il Signore può servirsi di noi».Quelle parole trovano una sorprendente corrispondenza anche dentro la Cattedrale. Sul lato destro del presbiterio, la statua lignea di san Francesco sembra dare forma visibile a quel messaggio.

Il Poverello di Assisi, che ha fatto dell'umiltà il cuore della propria esistenza, appare quasi come un'eco silenziosa del Magnificat proclamato da Maria. L'umiltà, ricorda S.E.R. mons. Ambarus «è favorire qualcuno che non sei tu, mettere in primo piano un Altro».È la stessa logica che attraversa tutta la Festa della Bruna. Nulla resta per sé. Persino il maestoso carro trionfale, costruito in mesi di paziente lavoro, è destinato a essere distrutto nel giro di pochi minu- ti.Non è soltanto uno spettacolo. È un linguaggio simbolico.Dopo il Pontificale, la Madonna lascia la Cattedrale per raggiungere Piccianello. Durante la processione l'immagine di Gesù Bambino viene staccata dal braccio della Vergine, perché il rito rappresenta proprio il viaggio della Visitazione: Cristo è già presente, ma ancora invisibile nel grembo di Maria.Nel pomeriggio, davanti alla fabbrica del carro, madre e Figlio vengono ricongiunti. La Madonna emerge sulla sommità del carro trionfale e la maternità divina si manifesta nella sua pienezza. È il momento in cui l'invisibile diventa visibile e il mistero dell'Incarnazione viene rappresentato davanti al popolo.La sera il carro percorre lentamente le vie della città fino a piazza Duomo. Qui compie i tre giri tradizionali, invocando la protezione della Madonna sulla città. Solo dopo, la sacra immagine viene riportata

nella sua casa, mentre il carro prosegue il suo cammino verso piazza Vittorio Veneto.Lì si consuma il rito più famoso della Bruna: lo "strazzo". L'opera di cartapesta realizzata per il terzo anno consecutivo da Francesca Cascione, viene assalita e smembrata dalla folla. In pochi minuti scompare ciò che è stato costruito in oltre cinque mesi.Anche questo, però, parla il linguaggio del Vangelo.«Coloro che sono troppo pieni di sé il Signore tende a svuotarli», aveva detto il vescovo durante l'omelia. «Coloro che sono vuoti di sé il Signore tende a riempirli della sua grazia».Il carro che si lascia distruggere per rinascere l'anno successivo diventa quasi una parabola della vita cristiana: ciò che sembra finire apre sempre a un nuovo inizio.Ed è forse proprio questa la sintesi della prima Festa della Bruna vissuta da mons. Benoni Ambarus. Una festa che non celebra semplicemente una tradizione secolare, ma rinnova ogni anno un invito:«Celebriamo la Madonna della Bruna e chiediamole di lasciarci coinvolgere nel suo Magnificat, perché il Signore possa continuare, anche attraverso di noi, a cambiare il mondo con la rivoluzione dell'amore».Così, mentre Matera ha vissuto ancora una volta il suo giorno più lungo, la storia, la fede e i riti antichi continuano a intrecciarsi. Come accade da secoli.

Cartelle, anche Scanzano Jonico aderisce alla rottamazione

SCANZANO JONICO. Durante il Consiglio comunale del 30 giugno, a Scanzano Jonico, è stata approvata l'adesione alla definizione agevolata dei carichi affidati all'Agente della riscossione (Ader), comunemente nota come «Rottamazione Quinquies». Si tratta di una misura di grande importanza che permetterà a cittadini e imprese di Scanzano Jonico di sanare i propri debiti pregressi con il fisco locale beneficiando di importanti agevolazioni economiche.La misura si applica ai debiti tributari e patrimoniali, tra

cui Imu, Tari e Tasi, affidati alla riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.I contribuenti che sceglieranno di aderire otterranno l'abbattimento totale di sanzioni, interessi e altri oneri accessori. In questo modo resteranno dovute unicamente le quote capitali del tributo e le eventuali spese di notifica o di procedura.«Io e la mia Amministrazione invitiamo la cittadinanza a sfruttare questa importante occasione per mettersi in regola, azzerando così il peso delle sanzioni e degli interessi

accumulati negli anni», dichiara il sindaco Pasquale Cariello.I contribuenti potranno scegliere tra due opzioni per estinguere il debito calcolato: in un'unica soluzione, da versare entro il 31 gennaio 2027, oppure con il pagamento rateale, dilazionabile fino a un massimo di 54 rate bimestrali, con l'applicazione di un tasso di interesse pari al 3 per cento annuo.«L'approvazione di questo provvedimento ha un duplice valore perché, se da un lato offriamo ai cittadini la possibilità di regolarizzare la propria posizione con un ri-

sparmio significativo, dall'altro il Comune può riequilibrare il bilancio delle proprie casse», conclude Cariello.

Il sindaco e la maggioranza replicano alle accuse dell'opposizione: «Nessuno squilibrio finanziario, parlano i dati di bilancio»

«Grassano, su Corte dei Conti minoranza sbaglia a leggere»

GRASSANO. Ironia, numeri e riferimenti puntuali alla deliberazione della Corte dei Conti. Con una nota, il sindaco Filippo Luberto e la maggioranza che sostiene l'amministrazione comunale replicano alle dichiarazioni del gruppo di minoranza “Noi per Grassano”, respingendo le accuse sulla gestione dei conti dell'ente e contestando quella che definiscono una lettura «confusa e falsa» del provvedimento della magistratura contabile.

Nel mirino dell'amministrazione finiscono le affermazioni secondo cui la Corte dei Conti avrebbe «ammonito» gli atti contabili del Comune e avrebbe evidenziato «gravi criticità e irregolarità». Secondo la maggioranza, il

verbo utilizzato dalla minoranza è improprio e il termine «gravi» non compare nella deliberazione della Sezione regionale di

controllo per la Basilicata. La nota evidenzia inoltre che il riferimento ai sessanta giorni citato dagli esponenti dell'opposi-

zione riguarda esclusivamente gli enti per i quali sia stato accertato uno squilibrio economico-finanziario, circostanza che, viene precisato, non riguarda il Comune di Grassano.

L'amministrazione contesta anche la ricostruzione relativa ai residui attivi e passivi e alla cancellazione di crediti per circa 945 mila euro nell'arco di due anni, sostenendo che tali dati vadano letti insieme agli indicatori complessivi della situazione finanziaria dell'ente.

A sostegno della propria tesi vengono riportati i principali valori di bilancio. Il saldo di cassa è passato da 4 milioni 162 mila euro al 31 dicembre 2024 a 4 milioni 510 mila euro al 31 dicembre 2025.

Il risultato di amministrazione è pari a oltre 5 milioni di euro in entrambi gli esercizi, mentre l'avanzo di amministrazione supera i 2 milioni di euro sia nel 2024 sia nel 2025. Nel finale la maggioranza invita il gruppo «Noi per Grassano» a evitare, si legge nella nota, «la diffusione di informazioni false», a studiare con maggiore attenzione la deliberazione della Corte dei Conti e a formulare proposte per lo sviluppo del paese invece di chiedere le dimissioni dell'esecutivo. Il documento si conclude ribadendo che il Comune di Grassano è «un ente solido» e che i dati di bilancio confermano la stabilità della situazione economico-finanziaria.

Aprirà il cartellone di “Siritidestate” tra spettacoli, giochi, centro pedonalizzato e negozi aperti per i saldi estivi

Domani a Policoro la “Notte di Heraclea kids”

POLICORO. Dopo il successo della prima edizione, torna domani la “Notte di Heraclea Kids”, manifestazione dedicata ai bambini e alle famiglie che aprirà il cartellone di «Siritidestate». Dalle ore 20 alle 23 via Siris e il centro cittadino si trasformeranno in un grande spazio pedonale con spettacoli di magia e illusionismo, fachiri, trampolieri, street band e aree dedicate ai giochi, offrendo anche l'occasione di fare acquisti nel primo giorno dei saldi estivi con i negozi aperti.Il sindaco

Enrico Bianco sottolinea come l'iniziativa rappresenti anche un test per una mobilità più sostenibile. «Iniziamo la nostra estate dedicandoci al centro città, prima di distribuire gli eventi anche nella zona lido. Per una sera via Siris sarà pedonalizzata, dando alle famiglie la possibilità di vivere il centro senza la congestione delle auto».L'assessore alle Politiche sociali Cinzia Mastronardi evidenzia il valore dell'evento per la comunità: «La Notte di Heraclea Kids è molto più di una semplice se-

rata di intrattenimento. È un momento in cui la città sceglie di guardare ai bambini come protagonisti del presente». Ricorda inoltre che la risposta dello scorso anno ha trasformato quella che era una scommessa in un appuntamento ormai atteso.Per l'assessore alle Attività produttive Rosa Montesano, la manifestazione rappresenta anche un'opportunità per il commercio locale, grazie alla coincidenza con l'avvio dei saldi estivi e alla presenza di tante famiglie nel centro cittadino.

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 3 luglio Il coraggio di scegliere qui

QUARATINO

Ci sono momenti in cui la vita non urla. Non bussa. Non avvisa. Semplicemente si presenta, si siede davanti a noi e resta in silenzio. Un silenzio educato, quasi elegante. Ma dentro quel silenzio non c’è pace: c’è richiesta. Non la richiesta di fare grandi cose, né di risolvere ciò che per anni abbiamo complicato con cura maniacale. No. È qualcosa di molto più essenziale e, proprio per questo, più scomodo: scegliere. Eppure viviamo nell’epoca perfetta per non scegliere mai davvero. Possiamo rimandare, interpretare, analizzare, confrontare, aspettare segnali dall’universo, dagli altri, persino dalle coincidenze meglio riuscite. Un’arte raffinata: quella di restare fermi mentre si ha l’illusione di muoversi. È curioso come si riesca a soffrire intensamente anche senza muoversi di un millime-

tro. Come se l’inquietudine fosse un oggetto d’arredo da esibire: tutti lo vedono, nessuno lo sposta. Poi però arriva un punto preciso, invisibile ma netto, in cui le scuse perdono eleganza. Non fanno più filosofia. Diventano rumore. E il rumore, a lungo andare, stanca più della verità. La verità, invece, ha una caratteristica poco diplomatica: non chiede permesso. Non aspetta condizioni ideali. Non si adatta ai tempi emotivi. Resta lì, intera, anche quando si preferirebbe una versione più leggera, più negoziabile, più “poi vediamo”. E allora accade qualcosa di semplice e spietato insieme: o si resta fedeli a ciò che si sente davvero, oppure si inizia a tradirlo con gentilezza quotidiana. Tradimenti minimi, quasi invisibili. Quelli che non fanno rumore, ma costruiscono distanza. Il punto non è mai tra bene e male. È tra presenza e assenza. Tra il restare den-

tro la propria verità o diventare spettatori della propria vita mentre accade altrove. C’è chi chiama tutto questo “attendere il momento giusto”. Ma il momento giusto, spesso, è solo il nome elegante della paura quando impara a parlare bene. Eppure, quando si smette di fare rumore dentro se stessi, si scopre una cosa sorprendente: non serve forza per scegliere. Serve chiarezza. E la chiarezza non alza mai la voce. È precisa. A volte persino ironica, come se osservasse con pazienza le nostre esitazioni. Perché nessuno viene davvero salvato dal tempo. Il tempo non salva, chiarisce. E nel chiarire, toglie gli alibi con una pazienza quasi sarcastica. Resta una domanda che non ha bisogno di essere detta ad alta voce: quanto si può restare divisi tra ciò che si sente e ciò che si continua a rimandare con eleganza? La risposta, quando arriva, non ha mai il tono drammatico che ci si aspetta. È quieta. Ma definitiva. E in

quella quiete, senza pubblico e senza scenografie, si capisce che non esiste strada perfetta. Esiste soltanto la direzione in cui non ci si tradisce più. Il resto è attesa ben vestita.

A Ruoti prende il via una nuova campagna di ricerche con le Università della Basilicata e di Macerata. Quindici giorni di indagini in vista dei futuri scavi

Villa Romana di San Giovanni, ripartono gli studi

Dopo oltre quarant'anni di sostanziale inattività, la Villa Romana di San Giovanni di Ruoti torna al centro della ricerca archeologica. A cinquant'anni dall'avvio della prima campagna di scavi, il sito è protagonista di un nuovo progetto scientifico promosso dal Comune di Ruoti insieme alla Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università degli Studi della Basilicata e all'Università degli Studi di Macerata, sulla base della concessione rilasciata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Basilicata.L'iniziativa, approvata dalla Giunta comunale con la delibera n. 41 del 4 giugno 2026, vede la direzione scientifica affidata alla professoressa Maria Chiara Monaco e il coordinamento delle attività sul campo al professor Fabio Donnici. Per i prossimi quindici giorni sedici studiosi e specialisti saranno impegnati in una prima fase di indagini non invasive, indispensabili per acquisire nuovi dati e programmare le future campagne di scavo.La storia del sito ebbe inizio nel 1977 grazie all'intuizione del dottor Ge-

rardo Salinardi, che affidò gli scavi all'Università di Toronto guidata dal professor Alastair M. Small, al quale il Comune conferì la cittadinanza onoraria nel 2018 per il contributo scientifico dato alla conoscenza della Villa Romana. Le ricerche si interruppero nel 1982 per mancanza di finanziamenti, lasciando il complesso in stato di abbandono per oltre quattro decenni.Un primo rilancio arrivò nel 2016 grazie all'impegno dell'Associazione Recupero Tradizioni Ruotesi, del dottor Giovanni Imbrenda e della concittadina Luisa Troiano, residente a Philadelphia, che contribuirono alla pubblicazione della prima edizione italiana del volume La Villa Romana e Tardoantica di San Giovanni di Ruoti e alla valorizzazione dell'area archeologica.L'obiettivo del nuovo progetto è restituire alla Villa Romana il ruolo che merita nel panorama archeologico nazionale, trasformandola in un punto di riferimento per la valorizzazione delle aree interne della Basilicata. Durante questa prima fase saranno inoltre organizzati incontri divulgativi e visite guidate al cantiere, permet-

tendo a cittadini, studenti e visitatori di seguire da vicino il lavoro degli archeologi.«La riscoperta della Villa Romana di San Giovanni rappresenta una scelta strategica della nostra Amministrazione – dichiara il sindaco di Ruoti, Franco Gentilesca –. Per troppo tempo questo straordinario patrimonio è rimasto nell'ombra. Oggi, grazie alla collaborazione con il mondo universitario e con la Soprintendenza, avviamo un percorso che guarda al futuro, nella convinzione che cultura, ricerca e tutela del patrimonio possano diventare strumenti concreti di crescita per il nostro territorio. La Villa Romana non appartiene soltanto a Ruoti, ma rappresenta un patrimonio dell'intera Basilicata e dell'archeologia italiana. Restituirle la centralità che merita significa investire nella nostra identità, nella conoscenza e nelle nuove opportunità di sviluppo culturale e turistico.»Con la ripartenza delle attività scientifiche, Ruoti rilancia così uno dei suoi siti archeologici più importanti, puntando a trasformarlo in una risorsa stabile per la crescita culturale e turistica del territorio.

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Cronache del 3 luglio 2026 by Cronache - Issuu