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Cronache del 29 giugno 2026

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A CRONACHE L’EX DEPUTATA IN ESILIO TRACCIA UN BILANCIO DEGLI ANNI DI REGIME, TRA CORRUZIONE E “DISGRAZIA”

Venezuela, «Evento catastrofico»

Megallanes: «Il Paese viene da una situazione difficile e i terremoti hanno traumatizzato le persone»

DOPO L’INCHIESTA DI CRONACHE, LA GALLO SOTTO ACCUSA

SINISGALLI, LE FAMIGLIE CHIEDONO VERITÁ

Alunni, anche disabili, senza tutela mentre la dirigente, contattata dalla redazione rifiuta il confronto. L’Ufficio scolastico deve tradurre le intenzioni in

In Europa, l’Oms conta 1300 morti in 7 giorni

D I VI T O ER R IC H ET T I

In Italia il caldo non dà tregua. Diciotto città restano in bollino rosso - Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo - e altre sei in arancione: Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Napoli, Palermo e Trieste. A Bolzano (...)

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STATI GENERALI DELLO SPORT Bardi rilancia il settore come motore di sviluppo economico e coesione sociale

«È un investimento sul futuro della regione»

Bardi incorona il Venusia Special Festival organizzato da Lello Talucci

LAGO DI VICO

Continuano senza sosta le ricerche del marito della ministra Roccella, Luigi Cavallari. Il vice prefetto: «Scenario complesso»

■ Manco a pag 6

STRAGE A ROMA

Famiglia del Bangladesh massacrata a colpi di mannaia: è ancora caccia all’uomo. C’è attesa per l’autopsia in settimana

■ Manco a pag 6

LISTE D’ATTESA

In Toscana un anno di attesa, in Basilicata visita in 14 giorni: è la testimonianza dell’ingegnere Prisco

■ Servizio a pag 18

BANDO NON METANIZZATI

Riapre la misura con

Bardi durante la rassegna a Venosa Dellapenna alle pag 9 e 10
CALDO KILLER
Calabrese pag 3 e 4
La pec di un genitore e la risposta della dirigente scolastica Gallo
Positano a pag 11
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

A Cronache l’ex deputata ed esponente dell’opposizione Venezuelana in esilio traccia un resoconto degli anni di regime, tra corruzione e “disgrazia”

Megallanes: «Evento catastrofico per un paese che viene da una crisi lunga anni»

«Rodriguez, che ha annunciare lo stato di emergenza, dovrebbe avere un rimorso di coscienza: sono corresponsabili di tutta questa situazione che ci ha fatto trovare impreparati»

Venerdì notte una nuova scossa di magnitudo 4.9 è stata registrata nel centro del Venezuela, con epicentro a 44 chilometri a nord di Maracay, a una profondità di 4,6 chilometri. Questa forte scossa segue le precedenti di mercoledì 24, di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno messo in ginocchio il Venezuela. Non è solo una calamità naturale, ma una catastrofe umanitaria di portata storica: mentre scriviamo sono 1430 i morti e 50mila i dispersi sotto le macerie.

ITALIANI, TRA MORTE E PAURA

C’è anche una famiglia italiana originaria di Laviano (SA), tra i dispersi: Enzo Cuomo, 63 anni, italo-venezuelano, la moglie Trini Adrian, 53 anni e la figlia Isabella 22 anni. Non si hanno più loro notizie dopo il crollo dell’edificio Petunia, nel quartiere di Los Palos Grandes, a Ca-

racas. La sorte è stata crudele: i nonni materni di Enzo morirono nel terremoto dell’Irpinia del 1980. Intanto è stata accertata la morte della 42enne siciliana Francesca Mannina, del 55enne Giuseppe Colaianni di Enna. I morti italiani in Venezuela sono in totale 4, mentre i dispersi sono 42. Circa 150.000 invece le persone con cittadinanza italiana censite come italiani residenti in Venezuela. 17 i Paesi mobilitati. Intanto i Venezuelani scavano a mani nude per salvare vite, tra questi un neonato di appena 18 giorni.

A CRONACHE

MARIELA

MAGALLANES, EX

DEPUTATA

PRIVATA

DELL'IMMUNITÀ E MINACCIATA

DAL REGIME

DI MADURO

Oltre le cifre, il dramma di un Paese: per comprendere meglio la situazione umanitaria e politica del Venezuela, abbiamo rag-

giunto telefonicamente

Mariela Magallanes, ex deputata dell'Assemblea Nazionale Venezuelana, che vive in esilio in Italia dal dicembre 2019, dopo essere stata privata dell'immunità e minacciata dal regime di Maduro. Rifugiata nell'Ambasciata italiana a Caracas, fu poi trasferita in Italia grazie a una missione diplomatica. Essendo in possesso della cittadinanza italiana, ha trovato qui accoglienza e continua a mantenere vivi i contatti con il Venezuela e a rappresentare l'Opposizione, partecipando a dibattiti televisivi e incontri istituzionali per sensibilizzare l'opinione pubblica e politica sulla situazione nel suo Paese.

I terremoti del 24 giugno sono stati tra gli eventi tellurici più devastanti degli ultimi tempi. Che notizie ci riporta dal Venezuela?

«Innanzitutto vi ringrazio per l’opportunità datami di poter parlare del mio Paese. Effettivamente è uno degli eventi naturali più catastrofici per il Venezuela, soprattutto per un Paese che viene da una crisi lunga anni. Sono stati sismi devastanti specialmente per alcuni Stati, come la Guaira che già 20anni fa aveva sofferto a

causa di un’altra calamità naturale e ancora non aveva completato la sua ricostruzione. Oggi, con questo terremoto è letteralmente sotto le macerie. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar di Caracas invece è chiuso per gravi danni strutturali. La situazione è davvero tragica, tantissimi sono i dispersi sotto le macerie e i morti aumentano. In generale è una situazione che non vedo di facile ripresa. Per quanto riguarda le comunicazioni so che si stanno avendo molte difficoltà, sia per il servizio elettrico saltato sia perché le antenne degli operatori telefonici si trovavano sui palazzi che sono crollati. Anche il cavo principale della fibra ottica, che arriva dagli Stati Uniti, ha subito dei danneggiamenti, per cui non si riesce a comunicare. Oltre ai senza tetto c’è un’altra emergenza, quella del post trauma: il Paese viene da una situazione difficile e questi terremoti hanno segnato le persone anche moralmente e psicologicamente».

Mariela Magallanes

La Presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato in diretta Tv lo stato di emergenza: il Venezuela è al centro di una transizione politica e di una profonda crisi dopo la cattura dell'ex Presidente Maduro in un'operazione condotta dagli Stati Uniti. Ci racconta cosa sta accadendo dal punto di vista politico e culturale?

«Purtroppo non possiamo nascondere la realtà, anzi bisogna parlare chiaramente: c’è una grave situazione economica, sociale e umanitaria che persiste da tanti anni, che abbiamo denunciato e in ogni modo combattuto affinché si arrivasse ad un cambiamento. Quella donna che abbiamo visto emozionata annunciare lo stato di emergenza, dovrebbe invece avere un rimorso di coscienza, perché loro sono corresponsabili di tutta questa situazione che ci ha fatto trovare impreparati. Lo Stato ha fallito. E loro rappresentano la struttura dello Stato. Il chavismo, il regime, era diventato il partito, il Governo, lo Stato. Quella donna dovrebbe avere anche la forza di permettere che il Paese vada sulla via della transizione reale, verso la democrazia, affinché il popolo venezuelano cominci a vivere in pace, perché solo la legittimità di un Governo e di

un potere eletto dal popolo, è ciò che può garantire che si cominci la ricostruzione reale del Paese. Dove i tantissimi investitori da tutto il mondo che vogliono investire in Venezuela, abbiano anche la garanzia giuridica di farlo. Dove il popolo decide, dove le tensioni si allentino. Perché alla fine tutto ricade sulle popolazioni, vittime di questa “disgrazia”. Ed uso questo termine perché l’intolleranza di questa gente che è rimasta a tutti i costi al potere, oggi dà grande prova di incapacità, mostrando il fallimento di un Paese che, trovandosi già in cattive condizioni, è crollato sotto le macerie. Non avevamo forze armate, non avevamo strutture mediche, e il poco personale sanitario lavorava in condizioni precarie. Questo e molto altro è inaccettabile». Questo terremoto ha creato macerie, ma ha anche portato alla luce molte altre situazioni?

«Certo, non dobbiamo dimenticare che in Venezuela ci sono prigionieri politici, anche con passaporto italiano e non c’è stato nessun gesto di umanità volto a liberarli. Alcuni di loro hanno parenti che sono morti per il sisma e vivono nell’angoscia. Lo Stato non ha protetto il suo popolo, non è stato capace di accettare la volontà dei venezuelani: quando deci-

sero che dovevano andare via, loro hanno deciso di restare. Questo terremoto ha portato alla luce il fatto che hanno inseguito solo i loro interessi personali, nulla è stato fatto per il Paese. Bisogna insistere affinché vadano via. Occorre un programma elettorale che consenta una elezione presidenziale. Dobbiamo andare avanti, ma soli non possiamo. Questo appoggio e la tutela degli americani è ciò di cui avevamo bisogno. Questo è quello che si dice in parole povere quanto “miserabile” può essere il potere quando non pensa al popolo ma solo ai propri interessi»

L’Italia ha inviato sanitari e soccorritori a bordo di aerei dell'Aeronautica Militare. In Venezuela c’è una macchina dei soccorsi preparata a fronteggiare tali emergenze?

«L’aereo dalla Farnesina è partito. Ringraziamo il sostegno e il supporto del Governo Italiano. Grazie anche per aver messo a disposizione delle applicazioni che permettono alle persone che vivono in Venezuela ed hanno passaporto italiano, di dire dove si trovano e come stanno, così da centralizzare le informazioni. Questo vuol dire che c’è uno Stato che segue attentamente la situazione dei concittadini all’estero, in questo caso

in Venezuela. Da noi non è così. Non c’è una organizzazione. I tanti soldi che sono entrati nel nostro Paese sono stati rubati da meccanismi di corruzione. Questo significa averli avuti al potere: Chavez, generali, militari, avevano anche in mano l’aeroporto e i porti, ma solo per i loro affari non per fare il bene della popolazione. Ora dovrebbero approfittare di questo terremoto, di questa tragedia, per andare via e permettere che i venezuelani possano vivere in pace. Bisogna andare avanti, salvare vite ed essere pronti a ricostruire il nostro Paese sin d’ora, attraverso un popolo unito nonostante il dolore e il lutto che sta vivendo» Si parla già di scarsi controlli sulle costruzioni, qualcuno lamenta il fatto che si è costruito senza criterio. È vero? «Questo è il prodotto del- la corruzione. È il risultato del vivere in uno stato senza regole, dove la legge era del più forte. Dove la legge era di chi aveva il potere. Loro hanno avuto il potere assoluto: nei Consigli Comunali, nei Consigli Regionali, ovunque. Per costruire occorrono norme da rispettare, disciplinari, controlli, ma se i controlli sono frutto di clientelismo e corruzione, poi accade l’irreparabile. Questa è una zona costiera ed è una zona sismica

che già all’inizio degli anni 2000 subì un calamità naturale. Il risultato oggi è che con queste scosse sono crollati tutti i palazzi» Intanto la Farnesina da ore monitora le condizioni della grande comunità italo venezuelana e dei connazionali presenti nel Paese. Che notizie può darci?

«Caracas, Carabobo, Maracay, La Guaira sono le zone che radunano la maggior quantità di popolazione del Paese. Qui c’è anche una folta colonia di italo-venezuelani ed effettivamente a La Guaira ci sono anche tanti che hanno casa al mare. Molti si erano spostati sulle coste anche perché il 24 giugno è un giorno festivo in Venezuela e la gente approfitta per andare al mare, le scuole chiudono e le famiglie si spostano, anche prendendo l’aereo. Conosco nomi di persone disperse che vivono a La Guaira, i cui familiari sono in contatto con la Farnesina che sta monitorando la situazione per capire come stanno i concittadini. Chiederò anche a voi, come faccio sempre, una preghiera per il Venezuela e i venezuelani, per il Paese che è in lutto e che non avrà ancora buone notizie nei prossimi giorni. Noi saremo pronti però a continuare a lavorare per uscire da questa dura, brutta e triste situazione».

In Italia restano 18 le città da bollino rosso, mentre cresce la pressione sugli ospedali: +15% di accessi in pronto soccorso per il caldo

Caldo killer in Europa: l'OMS conta oltre 1.300 morti in una settimana

DI VITO ERRICHETTI

In Italia il caldo non dà tregua. Diciotto città restano in bollino rosso — Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo — e altre sei in arancione: Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Napoli, Palermo e Trieste. A Bolzano si è registrata la notte di giugno più calda di sempre, con il termometro che non è mai sceso sotto i 25,4 gradi.I primi decessi diretti legati alle temperature estreme sono stati registrati tra Piacentino e Lodigiano: un uomo di 61 anni colto da malore mentre lavorava in una vigna, un altro di 57 anni morto a Ospedaletto Lodigiano. A questi si aggiunge un turista romano di 82 anni morto dopo un malore in spiaggia a Marina di Grosseto, tra le cui possibili cause c'è anche il caldo. Negli ospedali la pressione si fa sentire: si registra un aumento del 1015% degli accessi al pronto soccorso legati a temperature e umidità record.Ma è il quadro europeo a far tremare i numeri. Secondo i calcoli di Afp, basati sulle previsioni del Servizio meteorologico tedesco, l'ondata di calore ha colpito 193 milioni di persone con temperature sopra i 35 gradi.

L'ALLARME DELL'OMS: «PIÙ DI 1.300 MORTI IN UNA SETTIMANA»

A fare il punto sul bilancio delle vittime è stato direttamente il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in un post pubblicato su X: «Dal 21 giugno sono stati registrati più di 1.300 morti in eccesso legate alle alte temperature in Europa». Tedros ha spiegato che il continente europeo «è quello che si sta riscaldando più rapidamente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale», aggiungendo che «in questo momento 150 milioni di persone vivono sotto ondate di caldo estremo». Il direttore dell'OMS ha definito il caldo estremo «il killer silenzioso», sottoli-

neando che «le case, i luoghi di lavoro e le scuole europei non sono stati costruiti per queste temperature». Ha poi aggiunto un avvertimento sulla nuova frequenza di questi eventi: «Spinto dal cambiamento climatico e dal riscaldamento globale, il fenomeno delle ondate di calore che un tempo si manifestava una volta ogni generazione si verifica ora quasi annualmente. Ci avevano avvertito». Tedros ha infine chiesto ai governi di investire in «sistemi sanitari resilienti ai cambiamenti climatici, accelerando al contempo l'azione per il clima e mitigando le cause della crisi climatica».Secondo uno studio dell'Economist, basato su modelli statistici di mortalità in eccesso, nei tre giorni tra il 24 e il 26 giugno il caldo estremo potrebbe aver causato fino a 12mila morti in eccesso in Europa, con il rischio più marcato a Parigi, dove potrebbe aver superato il 300%, e con incrementi più contenuti a Londra, Milano e Roma.

UNA CRISI CHE NON RISPARMIA NULLA

L'ondata non si limita a far salire i termometri: sta paralizzando servizi, eventi e infrastrutture. In Francia sono state annullate le marce Pride di Parigi e Lione. A Genova è stato fermato l'ascensore panoramico del Bigo, privo di aria condizionata; a Bergamo è stato annullato un concerto. A Modena i pazienti hanno segnalato 29 gradi nelle stanze del reparto di Medicina interna d'urgenza dell'ospedale di Baggiovara, mentre a Firenze i sindacati denunciano temperature insostenibili nei musei.Giuseppe Quintavalle, presidente nazionale della Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) e direttore generale dell'Asl Roma 1, invita alla prudenza nella lettura dei numeri, ma conferma la gravità della situazione; mentre Mario Balzanelli, direttore nazionale del 118, respinge persino la parola "emergenza": «Non accetto la definizione di emergenza, che è qualcosa di improvviso. Non si può definire così l'ondata di caldo. Bisogna prepararsi prima».

QUANDO FINISCE?

La svolta non è lontana, ma non è nemmeno immediata. Al Nord la cupola di calore inizierà ad affievolirsi nei prossimi giorni, con il vero cambiamento atteso per mercoledì 1° luglio, quando una perturbazione fredda scenderà dalla Germania verso l'Italia, portando temporali e un deciso calo termico — accompagnato dal rischio di grandinate e forti raffiche di vento.Per la portata storica dell'evento: se le temperature restano su questi livelli, giugno 2026 diventerà il secondo giugno più caldo di sempre in Italia, dietro solo al 2003.

PERCHÉ QUESTA

ONDATA FA PIÙ

DANNI DELLE ALTRE

Non è solo la temperatura massima a preoccupare gli esperti. È la durata. A differenza del 2003, quando si erano verificate due distinte fiammate africane di circa una settimana ciascuna, quest'anno l'anomalia è un unico, prolungato blocco di alta pressione, ininterrotto da metà giugno. Un consulente sanitario dell'Ufficio congiunto OMS-OMM lo spiega così: l'esposizione prolungata per più giorni, soprattutto quando le temperature restano alte anche di notte, fa sì che il corpo inizi ogni nuova giornata già sotto stress.Su scala continentale i numeri confermano la pervasività del fenomeno: circa il 45% di quasi 850 città europee analizzate ha superato — o si prevedeva avrebbe superato — i propri record storici di stress termico. Secondo il Lancet Countdown, il 99,6% delle regioni europee monitora-

te registra una mortalità da caldo in crescita nell'ultimo decennio, con le allerte giornaliere aumentate del 318% rispetto agli anni Novanta. IL DATO CHE I BOLLETTINI NON RACCONTANO: IL CALDO NON È DEMOCRATICO

I bollini rossi dicono dove fa caldo. Non dicono chi muore, e perché. È stato il deputato di Avs Angelo Bonelli a sintetizzarlo in una frase diventata uno dei temi del giorno: il caldo «si accanisce soprattutto sui poveri».I dati lo confermano. In Italia, secondo l'Osservatorio Italiano sulla povertà energetica, nel 2024 oltre 2,4 milioni di famiglie — il 9,1% del totale, record storico — vivevano in condizioni di povertà energetica. Il 44% delle famiglie italiane non possiede un condizionatore, e tra chi lo possiede, in molti casi non può permettersi di tenerlo acceso per le ore necessarie.Esiste già un nome per il fenomeno: cooling poverty, povertà di raffrescamento. Chi vive in condizioni peggiori avrebbe più bisogno di protezione dal caldo, ma ha meno strumenti per ottenerla. Legambiente ha lanciato in questi giorni una campagna sul tema, partendo da un quartiere popolare di Napoli, perché il caldo estremo colpisce più duramente le periferie, dove mancano infrastrutture, servizi e aree verdi.A questo si somma l'isola di calore urbana: cementificazione e scarsità di verde rendono le città fino a 4 gradi più calde delle aree circostanti. Ma l'effetto

non si distribuisce equamente nemmeno dentro la stessa città. Come spiega Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, i dati della Commissione europea mostrano che chi ha reddito basso e vive in quartieri svantaggiati riceve meno benefici di raffrescamento rispetto ai residenti più ricchi.

IL COSTO NASCOSTO

Tra il 2020 e il 2023 il caldo ha già ridotto l'offerta di lavoro in Europa dell'1,52%, l'equivalente di 24 ore in meno per lavoratore all'anno, penalizzando soprattutto chi opera all'aperto nell'edilizia e nell'agricoltura del Sud del continente — gli stessi lavoratori che, come l'uomo morto in vigna nel Piacentino pochi giorni fa, sono spesso i primi a pagare con la vita quando il termometro non lascia tregua.Nel pieno dell'ondata, l'OMS Europa ha pubblicato la seconda edizione della sua guida sui piani caldo-salute, con un obiettivo dichiarato: «zero morti da calore», nelle parole del direttore regionale per l'Europa, Hans Henri Kluge. Gli stessi ricercatori avvertono che senza gli adattamenti già introdotti la mortalità sarebbe stata dell'80% più alta.Mercoledì, secondo le previsioni, l'aria fredda spezzerà finalmente l'anticiclone.

La domanda che resta sul tavolo, però, non è quando finirà il caldo. È quante delle vittime di questi giorni fossero evitabili e quante altre lo saranno, alla prossima ondata, se nulla cambierà prima che arrivi.

Ricerche senza sosta e squadre speciali per ritrovare Cavallari, marito del ministro Roccella, il vice prefetto: «Scenario complesso»

Ore di angoscia, tanti i messaggi di solidarietà dal mondo politico

DI L UCIA S TEFANIA M ANCO

Proseguono le ricerche di Luigi Cavallari, 84 anni, marito del ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, disperso da sabato pomeriggio nel lago di Vico, in provincia di Viterbo, dopo essersi tuffato da una piccola imbarcazione. La tragedia è avvenuta a pochi metri di distanza da numerosi bagnanti.

A lanciare l’allarme la moglie, attivando tempestivamente la macchina dei soccorsi. Al lavoro per individuare il corpo due squadre di sommozzatori con sonar ed escondaglio arrivate da Napoli e Firenze. A sorvolare la zona un elicottero. Sul posto, ieri, per coordinare le ricerche il vice prefetto di Viterbo, Andrea Nino Caputo. Presente anche il questore Giorgio di Munno. «Si sta facendo il possibile in uno scenario complesso, c’è poca visibilità», ha detto il prefetto, riferendosi alla difficoltà delle operazioni. Al vaglio de-

gli investigatori anche l’imbarcazione. Docente universitario in architettura e ingegneria delle costruzioni, Cavallari aveva festeggiato le nozze d’oro con sua moglie lo scorso marzo. Numerosi i messaggi di solidarietà dalla politica, tra cui quello del governatore del Lazio, Francesco Rocca e del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Doveva essere una giornata di relax al lago e invece si è trasformata in una tragedia. Nel pomeriggio, Luigi Cavallari, a bordo di una piccola imbarcazione insieme alla moglie, si è tuffato in acqua per fare il bagno. «Non mi sento bene», avrebbe detto appena riemerso, ma l’imbarcazione, che non era ancorata, si è allontanata e chi era a bordo non è riuscito a raggiungerlo in tempo. Pochi istanti “maledetti” e il suo corpo è stato inghiottito dalle acque. L’incidente si è verificato a qualche chilometro di distanza dai numerosi bagnanti che nel wekeend da

Ècaccia a Shahadat Hossain, 43 anni, originario del Bangladesh, il presunto killer della strage a colpi di mannaia, venerdì scorso, di quasi un’intera famiglia, madre, padre e figlioletta, residente nel quartiere Casalotti di Roma. Le vittime sono Kamal Uddin, 39 anni, Jahan Hosne Momotay (38 anni) e la figlioletta Islam Arowa (8 anni). A fornire l’identikit l’unico superstite, Amir, il figlio ventenne ora in prognosi riservata al policlinico Gemelli di Roma. L’autore del delitto era “un amico di famiglia”, secondo le prime ricostruzioni. La vicenda ha scosso la comunità del quartiere dove la famiglia viveva da diversi anni. Le indagini in corso, affidate agli investigatori della Mobile, sono coordinate dalla Procura di Roma. Tra le ipotesi degli inquirenti quello dell’omicidio passionale. A fare chiarezza con-

bollino rosso appena trascorso hanno raggiunto il lago del viterbese per trovare un pò di sollievo dal caldo afoso. A dare l’allarme, alle 17.30, attivando subito la macchina dei soccorsi il ministro Roccella. Portata a riva, Eugenia Roccella è stata accompagnata nella sua abitazione nel viterbese. Luigi Cavallari l’aveva conosciuto all’età di 18 anni. Una vita insieme. Lo scorso anno a marzo avevano anche festeggiato le nozze d’oro. Docente universitario, Cavallari ha insegnato tecnologia dell’Architettura all’Università Gabriele D’annunzio di Chieti-Pescara. Le ricerche del suo corpo nel lago di Vico si sono mostrate complesse sin dall’inizio, date le caratteristiche dello specchio d’acqua. Si tratta di un lago di origine vulcanica caratterizzato da bruschi cali termici e forti correnti interne. Inoltre, come evidenziato dal vice prefetto di Viterbo: «la visibilità è molto bassa già a pelo d’acqua, quindi più

si scende più si riduce ed è prossima allo zero». Impegnati nelle ricerche anche i Vigili del Fuoco e l’Arma dei Carabinieri.

Le indagini in corso e i rilievi sull’imbarcazione chiariranno la dinamica dell’accaduto. «In queste ore di angoscia tutta la Regione Lazio è vicina al ministro Roccella», ha

fatto sapere il governatore Francesco Rocca. Nelle ore successive alla scomparsa di Cavallari sono arrivati numerosi messaggi di vicinanza al ministro Roccella, tra cui quello del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che ha espresso la solidarietà del governo alla famiglia.

Famiglia del Bangladesh massacrata

a

colpi di mannaia a Roma: è ancora caccia all’uomo

tribuiranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i dati contenuti nei cellulari delle vittime, ora al vaglio degli inquirenti. Trovata, invece, l’arma del delitto. Per l’autopsia sui corpi bisognerà attendere qualche giorno. Intanto, posti di blocco sono scattati in tutta la città e alle frontiere. Fino a ieri una cinquantina le segnalazioni ricevute dopo la diffusione della foto segnaletica diramata da Polizia e Carabinieri. Non si esclude che l’uomo possa aver tentato il suicidio. «Roma non può rassegnarsi alla violenza», questo il messaggio del cardinale Baldassarre alla comunità romana.

L’assassino conosceva le sue vittime. Secondo le ricostruzioni sarebbe entrato in casa loro, nella palazzina di via Montiglio, nel quartiere Casalotti, e avrebbe ucciso prima madre e figlia e poi avrebbe atteso, nascosto dietro la porta, il padre e figlio maggiore. Il giovane fortunatamente è riuscito a sfuggire alla furia dell’uomo. Soccorso all’ingresso della palazzina è stato trasportato al policlinico Gemelli dove è stato sottoposto a un intervento neurochirurgico per una frattura cranica. Sul muro e sulle scale ci sono anche le impronte di una mano insanguinata. La prognosi resta riservata. Non risultano precedenti

a carico delle vittime. La famiglia viveva da anni a Roma. Nel quartiere diversi abitanti descrivono Kamal Uddin come «un lavoratore, sempre gentile con tutti». Arrivato in Italia aveva trovato lavoro in un supermercato e dopo qualche qualche anno era riuscito far trasferire con “sacrifici” anche la sua famiglia. Secondo gli inquirenti l’autore della strage potrebbe aver agito dopo il rifiuto delle avance verso la moglie di Kamal Ud- din. È solo un’ipotesi al momento. È nelle dinamiche dei rapporti famigliari che si indaga. Di certo l’autore della strage dovrà rispondere del reato di triplice omicidio. Ancora nessuna traccia del presunto killer, il connazionale Shahadat Hossain, che ha fatto perdere rapidamente le sue tracce. L’uomo lo scorso anno aveva fatto richiesta alla Questura di Frosinone di Permesso di soggiorno. Le ricerche vanno anche oltre la frontiere. Si cerca a Londra, per esempio, dove il presunto killer avrebbe famiglia. Dal cardinale Baldassarre, vicario del Papa per la diocesi di Roma, è arrivato il messaggio alla comunità. «Roma - ha detto - non può rassegnarsi alla violenza, né permettere che la paura prenda il posto della fraternità». L

Resta in prognosi riservata l’unico sopravvissuto, il 20enne che ha identificato il presunto killer. L’autopsia in settimana. Si indaga sulla pista passionale

Un manifesto per un Mezzogiorno che smetta di attendere il futuro e inizi finalmente a costruirlo

Il Sud non ha bisogno di miracoli ma di conoscenza e uomini giusti

“L’idolatria del profitto disumanizza”. Le parole di Papa Leone XIV non rappresentano soltanto una riflessione spirituale. Sono un richiamo potente alla realtà. Una realtà che troppo spesso preferiamo aggirare, distratti dalla rincorsa ai numeri, alle statistiche e alle promesse di crescita che finiscono per dimenticare le persone. Perché la vera domanda del nostro tempo non è quanto produciamo. La vera domanda è: che tipo di società stiamo costruendo? E questa domanda riguarda in modo particolare il Mezzogiorno d’Italia. Da decenni il Sud viene raccontato come un problema da risolvere, una periferia da assistere, una terra da cui partire piuttosto che un luogo in cui restare e costruire il proprio futuro. Eppure, osservando la realtà con onestà intellettuale, emerge una verità quasi paradossale. Il Sud non è povero di risorse. È povero di fiducia. La Basilicata ne è forse la dimostrazione più evidente. Una piccola regione che custodisce montagne, colline, pianure fertili, mare, fiumi, invasi idrici, parchi naturali, giacimenti energetici, università, patrimoni storici e culturali di straordinario valore. Una regione collocata strategicamente al centro del Mezzogiorno. Una regione che possiede molto più di quanto spesso riesca a vedere. Sulla carta dovrebbe rappresentare uno dei più interessanti laboratori di sviluppo sostenibile d’Europa. Nella realtà continua troppo spesso a vedere soltanto ciò che manca. È come un uomo seduto sopra un tesoro che passa le giornate a lamentarsi della propria povertà senza trovare il coraggio di aprire il forziere. E mentre discute della chiave, il tempo passa. E con il tempo passano le generazioni.

IL PROBLEMA NON

SONO LE RISORSE, MA LA VISIONE

Per anni abbiamo coltivato una convinzione ingannevole: pensare che bastasse ricevere finanziamenti per risolvere i problemi. Sono arrivati fondi europei, programmi nazionali, piani

straordinari, accordi di sviluppo, incentivi, bandi. Il Mezzogiorno è diventato il più grande collezionista di acronimi del continente. Eppure la distanza tra opportunità e risultati resta evidente. Non perché siano mancate le risorse, ma perché è mancata una visione. Una comunità non cresce accumulando finanziamenti. Cresce trasformando le risorse in opportunità concrete, il potenziale in realtà, i progetti in risultati. I soldi possono costruire una strada, un edificio, finanziare un progetto. Ma non possono creare da soli una classe dirigente capace di immaginare il futuro né sostituire competenza e responsabilità. Per questo il tema decisivo non è quanto denaro arriva, ma come viene utilizzato. Ogni euro sprecato è una porzione di futuro sottratta ai giovani, un’occasione che non tornerà.

UN MANIFESTO DEL SUD PER L’UMANIZZAZIONE DELLO SVILUPPO

Oggi abbiamo bisogno di un nuovo manifesto. Non dell’ennesimo documento destinato a riempire scaffali e archivi. Non di un catalogo di slogan da esibire nelle campagne elettorali. Non di promesse formulate per essere dimenticate il giorno successivo. Abbiamo bisogno di una visione. Una visione capace di mettere al centro la persona, la comunità, la dignità del lavoro e il bene comune. Un manifesto che abbia il coraggio di affermare che il progresso non può essere misurato esclusivamente attraverso il PIL, gli indicatori economici o i bilanci. Perché una società può anche arricchirsi economicamente e impoverirsi umanamente. Può aumentare il proprio reddito e perdere la propria anima. Può diventare più efficiente senza diventare più giusta. L’ecologia integrale richiamata dal Papa ci invita proprio a questo salto di qualità. Non esiste tutela dell’ambiente senza tutela della persona. Non esiste innovazione senza responsabilità. Non esiste sviluppo senza giustizia. Non esiste crescita autentica senza una visione umana del futuro. Lo sviluppo deve essere misurato anche nella

capacità di generare fiducia, relazioni sane, partecipazione, solidarietà e speranza. Perché una comunità che perde la speranza perde il proprio domani ancora prima di perdere la propria ricchezza.

LA BASILICATA LABORATORIO DEL FUTURO

La Basilicata potrebbe diventare uno dei laboratori più interessanti di questa nuova idea di sviluppo. Possiede tutte le condizioni per riuscirci. Può valorizzare l’agricoltura moderna e competitiva del Metapontino. Può rafforzare e mettere in rete le eccellenze scientifiche, tecnologiche e di ricerca presenti sul territorio lucano, valorizzando le esperienze esistenti e creando nuove opportunità di innovazione. Può investire nella modernizzazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie che ancora oggi rappresentano un limite allo sviluppo. Può diventare un punto di riferimento nazionale nella gestione sostenibile delle risorse idriche. Può costruire un hub dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie emergenti capace di attrarre talenti, imprese innovative e nuove competenze, evitando che i nostri giovani siano costretti a cercare altrove le opportunità che potrebbero trovare qui. Può sviluppare una piattaforma avanzata dedicata alla protezione civile e alla gestione delle emergenze. Può integrare ambiente, energia, tecnologia, turismo, cultura e qualità della vita in un modello capace di generare valore durevole. Tutto questo non appartiene al mondo delle illusioni. Appartiene al mondo delle possibilità. Ma le possibilità diventano realtà soltanto quando una comunità smette di raccontarsi ciò che non può fare e comincia a costruire ciò che può diventare.

L’ETICA COME INFRASTRUTTURA INVISIBILE

EsEsiste tuttavia una condizione fondamentale. La più importante di tutte: l’etica. Le infrastrutture servono. Le strade servono. Le ferrovie servono. La digitalizzazione serve. La ricerca serve. L’innovazione serve. Ma esiste un’infrastruttura invisibile senza la

quale ogni altra opera rischia di trasformarsi in una cattedrale nel deserto. Si chiama credibilità. Servono donne e uomini competenti. Servono amministratori trasparenti. Servono dirigenti preparati. Servono cittadini consapevoli. Servono persone che considerino il bene comune una responsabilità quotidiana e non uno slogan da utilizzare nelle occasioni ufficiali. Perché una società non cambia attraverso i proclami. Cambia attraverso gli esempi. E gli esempi hanno una forza straordinaria. Si diffondono, contagiano, educano, costruiscono cultura.

RITROVARE L’ANIMA MERIDIONALE

Il Mezzogiorno non ha bisogno di imitare nessuno. Ha bisogno di ritrovare se stesso: la propria cultura millenaria, la propria dignità, la propria capacità di accoglienza, il proprio senso della comunità, la propria resilienza, il proprio patrimonio umano. Per troppo tempo abbiamo accettato narrazioni che descrivevano il Sud come una terra condannata all’arretratezza. Ma la storia insegna altro. Le civiltà non decadono quando mancano le risorse. Decadono quando smettono di credere nel proprio valore. Quando perdono fiducia. Quando rinunciano a immaginare il futuro. Il Sud vale molto più di quanto spesso sia disposto a riconoscere. E forse la sua più grande ricchezza non si trova nel sottosuolo, nei finanziamenti o nelle statistiche. Si trova nelle persone. Nella loro capacità di rialzarsi, di reinventarsi, di ricominciare. IL TEMPO DELLE SCUSE È FINITO Forse il cambiamento co-

mincia proprio qui. Nel passaggio dalla lamentela alla responsabilità, dall’attesa all’azione, dalla rassegnazione alla speranza. La Basilicata e il Mezzogiorno non hanno bisogno di salvatori della patria, di uomini della provvidenza o di nuovi venditori di illusioni. Ne abbiamo già conosciuti abbastanza. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Hanno bisogno di una comunità di donne e uomini giusti, competenti, coraggiosi e liberi. Persone capaci di amministrare le risorse pubbliche con rigore, trasparenza e visione. Persone capaci di considerare ogni euro investito come un debito morale nei confronti delle future generazioni. Perché il futuro non è un luogo verso il qua- le stiamo camminando. È un luogo che stiamo costruendo adesso, con le scelte che facciamo, con i valori che difendiamo, con il coraggio che dimostriamo. E il Sud, se ritroverà pienamente fiducia in se stesso, potrà finalmente smettere di chiedere il permesso di esistere. Potrà tornare a essere ciò che la sua storia, la sua cultura e la sua gente gli consentono di essere: non una periferia da assistere, non una questione da risolvere, ma una delle più straordinarie riserve di umanità, intelligenza e futuro dell’intera Europa. Perché la storia non cambia quando qualcuno aspetta. La storia cambia quando qualcuno decide di assumersene la responsabilità. Il tempo delle scuse è finito. Il tempo delle lamentele è finito. Il tempo degli alibi è finito. Adesso è il tempo della responsabilità. E la responsabilità, quando incontra il coraggio, diventa destino.

C R O N A C H E D A L F U T U R O C

R O N A C H E D A L F U T U R O

L’intelligenza artificiale nei luoghi della cultura: il passato diventa una promessa per il futuro

L’AI, la lucciola di Venezia

La cultura la immaginiamo spesso immobile: un quadro dentro una cornice, una statua in una sala silenziosa, un reperto archeologico protetto da una teca, un manoscritto custodito in un archivio. Eppure la cultura non è mai stata ferma. Ogni epoca ha riletto il passato con gli strumenti che aveva a disposizione: la stampa, la fotografia, il cinema, internet. Oggi è il tempo dell’intelligenza artificiale. A livello mondiale, il tema non appartiene più solo alla sperimentazione tecnologica. UNESCO e ICOM, il Consiglio internazionale dei musei, hanno avviato nel 2026 una consultazione globale sull’uso dell’intelligenza artificiale nei musei, invitando istituzioni culturali di ogni dimensione a raccontare come stanno già utilizzando que- sti strumenti. È un segnale importante: il mondo della cultura si sta interrogando non solo sulle potenzialità dell’AI, ma anche sulle sue implicazioni etiche, professionali e scientifiche. Nei musei l’AI può rivoluzionare sia la gestione interna sia l’esperienza del visitatore. Da una parte può aiutare a catalogare opere, riconoscere dettagli, confrontare stili, monitorare lo stato di conservazione di dipinti, statue e documenti. Dall’altra può trasformare la visita in qualcosa di molto più personale. Una guida digitale intelligente potrebbe adattare il racconto all’età, alla lingua, agli interessi e al livello di conoscenza di chi ascolta. La stessa opera potrebbe essere spiegata in modo semplice a un bambino, in modo tecnico a uno studioso, in modo emozionale a un turista, oppure con descrizioni audio dettagliate a una persona non vedente.

L’AI potrebbe aiutare il visitatore a costruire un percorso su misura: “ho solo un’ora”, “sono con dei bambini”, “mi interessa la pittura del Seicento”, “voglio capire meglio l’arte contemporanea”, “vorrei

un percorso accessibile”.

In questo senso la tecnologia non banalizza il museo, ma lo rende più leggibile e fruibile più di una volta. In Europa il discorso assume un valore ancora più ampio. La Commissione europea e la Europeana Foundation hanno pubblicato la strategia 2025-2030 per il Common European Data Space for Cultural Heritage, uno spazio comune dei dati dedicato al patrimonio culturale.

L’obiettivo è favorire la condivisione e il riuso dei dati culturali digitalizzati, mettendo in comunicazione musei, archivi, biblioteche, ricercatori, creativi e cittadini.

L’Europa possiede un patrimonio immenso, ma spesso frammentato, in Italia tutto questo ha un significato ancora più forte. Il nostro paese non possiede semplicemente dei beni culturali: vive dentro il proprio patrimonio. La cultura italiana non è concentrata solo nei grandi musei, ma è diffusa ovunque: aree archeologiche, centri storici, chiese, palazzi, borghi, paesaggi, archivi comunali, musei civici e biblioteche. Non a caso il Ministero della Cultura, attraverso il Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale, ha indicato la trasformazione

digitale come una strategia per musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura nel periodo 2022-2026. Il PNRR Cultura, inserito nella missione 1 dedicata a digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, va nella stessa direzione: usare il digitale per rafforzare la tutela, la gestione e la valorizzazione del patrimonio. È un passaggio fondamentale, perché in Italia la sfida non riguarda solo i grandi attrattori turistici, ma anche quella costellazione di luoghi meno noti che spesso custodiscono storie straordinarie. In questo scenario rientrano pienamente anche le grandi città d’arte italiane, da Firenze a Venezia, da Roma a Napoli, da Siena a Ravenna. Luoghi in cui il patrimonio culturale non è confinato dentro un museo, ma coincide con lo spazio urbano stesso. Una città d’arte è un museo diffuso: le sue chiese, le piazze, i palazzi, i ponti, le botteghe storiche, i percorsi turistici e perfino il paesaggio diventano parte di un’unica narrazione culturale. Proprio qui l’intelligenza artificiale potrebbe offrire uno dei contributi più interessanti. Venezia rappresenta un caso ancora diverso e forse ancora più urgente. Qui

l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire non solo alla valorizzazione culturale, ma anche alla tutela di un equilibrio fragile.

La città è insieme patrimonio artistico, ecosistema urbano, paesaggio lagunare e destinazione turistica globale. Modelli predittivi potrebbero aiutare a monitorare l’impatto dei flussi turistici, l’usura dei percorsi più frequentati, i rischi legati all’acqua alta, all’umidità, alla salsedine e ai cambiamenti climatici. In una città come Venezia, l’AI non servirebbe soltanto a raccontare meglio il passato, ma a difendere concretamente il futuro.

Lo stesso vale per le pinacoteche. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare a leggere i dettagli nascosti di un dipinto, mostrare restauri precedenti, evidenziare ripensamenti dell’artista, confrontare tecniche pittoriche, pigmenti, composizioni. Potrebbe anche accompagnare il lavoro dei restauratori, segnalando microalterazioni invisibili a occhio nudo o prevedendo il comportamento dei materiali nel tempo. Naturalmente non bisogna essere ingenui. L’intelligenza artificiale può commettere errori,per questo serviranno regole chiare, controllo scientifico, tra-

sparenza sulle fonti e responsabilità umana. Forse il museo del futuro non sarà molto diverso da quello di oggi nella sua essenza. Continueremo ad avere bisogno di entrare in una sala, fermarci davanti a un quadro, osservare una statua, camminare tra le rovine, sentire il peso del tempo. Ma accanto a questa esperienza fisica nascerà una nuova profondità digitale. Sapremo di più, vedremo meglio, capiremo collegamenti che prima ignoravamo. L’intelligenza artificiale, se usata bene, potrà aiutare la cultura a fare ciò che ha sempre fatto: parlare al presente attraverso il passato. Non renderà i musei più freddi, ma potrà renderli più aperti. Non sostituirà la bellezza, ma potrà proteggerla. Non prenderà il posto dello sguardo umano, ma potrà insegnarci a guardare con maggiore attenzione. La vera domanda, allora, non è se l’AI entrerà nei luoghi della cultura. Sta già accadendo. La domanda è come vogliamo usarla: come semplice effetto speciale o come strumento per custodire, comprendere e condividere meglio ciò che siamo stati. Perché il patrimonio culturale non appartiene solo al passato. È una promessa fatta al futuro.

Cronache Lucane

Il Generale conclude la rassegna cinematografica organizzata da Lello Talucci

Bardi incorona il Venusia

L’associazione persone con la sindrome di down Miryam Talucci è riuscita a consacrare la rassegna cinematografica come centrale nella stagione delle kermesse. Un successo di lavoro ed integrazione

Se qualcuno avesse visto per la prima volta il Venusia Special Festival potrebbe immaginare che si tratta di un festival cinematografico con una grande tradizione e una grande struttura alle spalle. Ospiti internazionali, attori e giornalisti di fama nazionale, collaborazioni con i principali festival cinematografici italiani sono di solito il risultato che si ottiene con una grande società di capitali alle spalle. Invece, in questo successo c’è l'amore, la passione e la dedizione di Lello Talucci che è riuscito a sublimare la tragedia della morte della giovane figlia Miryam in un impegno sociale dj grande successo dimostrando una caparbietà e una capacità di organizzazione sopra del comune.

L’EDIZIONE DELLA CONSACRAZIONE

È giunta alla quarta edizione il Venusia Special Festival e possiamo dire che questa appena terminata è l’edizione della consacrazione definitiva dell’evento. Possiamo dirlo non solo per l’autorevole presenza del Governatore Bardi che

ha riconosciuto la centralità del Venusia Special Festival nel panorama lucano e italiano ma anche e soprattutto per le relazioni che sono nate e si sono costruite nella tre giorni che si è appena conclusa nella città di Orazio.

Venosa, grazie alla capacità di Lello Talucci, è diventata veramente una delle capitali del cinema italiano.

Basti pensare che c’erano i rappresentanti del Moscerino Film Festival di Roma, del Giffuni Film Festival e del Marateale a seguire la kermesse venusina e a suggellare un patto morale di collaborazione e di partecipazione reciproca.

LO SGUARDO DIVERSO VERSO I DOWN

Il progetto del Venusia non è soltanto una rappresentazione cinematografica, non è soltanto una normale rassegna ma il prodotto finale di una visione diversa verso la sindrome di down.

Lello Talucci e l’associazione da lui fondata e dedicata alla figlia Miryam sono partiti dall’idea di superare la visione della persona con la sindrome di down vista come un “pulcino bagnato” da coccolare e proteggere per ar-

rivare alla costruzione di una lettura e di una azione mirata al pieno coinvolgimento delle persone con la sindrome di down nel mondo del lavoro ed, in particolarmodo, nel mondo delle arti e dello spettacolo.

L’INCORONAZIONE

DI BARDI

Una simile attività non poteva lasciare insensibile il governatore Bardi.

Il Generale che ha chiuso i lavori del Venusia Special Festival ha suggellato con la sua partecipazione l’unicità del festival. Non esiste, infatti, in Italia un festival cinematografico che abbia al centro la disabilità non solo come narrazione ma anche come azione.

Gli abiti portati in passarella dalle modelle, gli attori che hanno recitato o hanno ideato i corti sono tutti con la sindrome di down.

Una dimostrazione plastica e pratica della capacità reale di Lello Talucci di superare la visione da pulcino bagnato per arrivare ad una vera centralità nuova.

Ora siamo certi che il percorso proseguirà, siamo certi che la prossima edizione avrà ancora più successo perché chi ha impa-

rato a volare non accetta più di volare basso ma vuole andare verso le nuvole.

riuscirà.

Siamo certi che Lello Talucci, anche con l’aiuto della Regione Basilicata, ci
Bardi durante la manifestazione Venusia Special Festival

VENOSA Successo di pubblico e prestigiosi ospiti per una manifestazione che rafforza il dialogo con i grandi eventi del cinema italiano

Venusia Special Festival 2026, il cinema dell’inclusione conquista la Basilicata

Si chiude nel segno dell'inclusione, della qualità cinematografica e della collaborazione tra i grandi eventi del settore la quarta edizione del Venusia Special Festival, che per tre giorni ha trasformato il Castello Aragonese di Venosa in un laboratorio di cultura, dialogo e partecipazione.L'edizione 2026 sancisce la piena maturità della manifestazione, ormai riconosciuta come uno degli appuntamenti culturali più originali della Basilicata, capace di attrarre artisti, professionisti del cinema e partner istituzionali di primo piano, consolidando una rete che unisce alcune delle più importanti realtà cinematografiche italiane.A conquistare il concorso internazionale "Venusia Special Festival In Short" è stato il cortometraggio "L'ultimo ingrediente", diretto da Lorenzo Cioglia, premiato come miglior opera tra le dieci finaliste selezionate da una rosa di 89 cortometraggi provenienti da 26 Paesi. Il riconoscimento sarà consegnato ufficialmente durante il Marateale – Premio Internazionale Basilicata, rafforzando ulterior-

mente il legame tra le due manifestazioni e confermando una sinergia destinata a crescere.Il festival ha proposto un ricco calendario di proiezioni, incontri, talk e spettacoli, ospitando attori, registi, produttori e professionisti del settore. Tra gli ospiti figurano Antonia Liskova, Ivan Franek, Antonella Carone, Nando Irene, Pierluigi Di Lallo, Pierluigi Martire, Alessandra Relmi, presidente della giuria, Michele Miglionico e Modna. Importante anche la presenza dei rappresentanti della Lucana Film Commission, dell'Apt Basilicata, del Giffoni Film Festival, del Marateale, del Matera Film Festival e del Moscerine Film Festival, a testimonianza della crescente rete di collaborazioni costruita dal Venusia Special Festival.Tra i momenti più significativi dell'edizione, la sfilata d'alta moda firmata dallo stilista Michele Miglionico, che ha trasformato in creazioni sartoriali i disegni realizzati dai ragazzi dell'Associazione Italiana Persone Down – Sezione "Talucci Myriam Vulture". Un evento capace di coniugare arte, moda e inclu-

sione, diventando uno dei simboli dell'intera manifestazione.«Anche quest'anno abbiamo dimostrato che l'inclusione non è un concetto astratto, ma qualcosa che si costruisce ogni giorno attraverso la cultura e la partecipazione», ha dichiarato il presidente dell'AIPD Vulture, Raffaele Talucci. «Vedere arrivare a Venosa opere da tutto il mondo, professionisti del cinema e partner di così alto profilo ci conferma che il percorso intrapreso è quello giusto. Il nostro grazie va ai ragazzi, alle famiglie, ai volontari, agli ospiti e a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto. Da domani ricominceremo a lavorare perché il Venusia Special Festival continui a crescere.»Sulla stessa linea la direttrice artistica Ester Pantano, che ha evidenziato il valore umano dell'esperienza vissuta durante la manifestazione.«Il Venusia Special Festival è un luogo in cui il cinema ritrova la sua funzione più autentica: mettere le persone nelle condizioni di incontrarsi davvero. In questi tre giorni ho visto nascere una comunità fatta di artisti, volontari,

istituzioni, famiglie e professionisti capaci di condividere talento e umanità. Abbiamo organizzato un festival durato tre giorni, ma senza accorgercene abbiamo firmato qualcosa di molto più grande: un patto d'amore.»L'edizione 2026 lascia in eredità un'importante crescita di pubblico, un livello qualitativo sempre più elevato e una rete di collaborazioni che si consolida tra alcuni dei principali festival cinematografici italiani. Una strategia che punta a fare sistema e a valorizzare il cinema come strumento di dialogo, inclusione sociale e promozione del territorio.Per tre giorni Venosa è diventata il luogo dove le differenze si sono trasformate in ricchezza, le storie hanno unito persone provenienti da esperienze diverse e il cinema ha confermato la sua capacità di abbattere ogni barriera. È da questa consapevolezza che il Venusia Special Festival guarda già al futuro, con lo sguardo rivolto alla quinta edizione e l'ambizione di rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nel panorama cinematografico nazionale.

Alunni, anche disabili, senza tutela mentre la dirigente rifiuta il confronto giornalistico. L’Ufficio scolastico deve tradurre le intenzioni in atti concreti

Sinisgalli in frantumi: la gestione Gallo sott’accusa: le famiglie chiedono verità

DI E LI AN A P O S ITAN O

POTENZA. La vicenda dell’istituto comprensivo ‘Leonardo Sinisgalli’ di Potenza è un vortice pericoloso che risucchia in sé dignità degli studenti e tutele dei minori affidati alla scuola dalle famiglie, restituendo solo soprusi e incapacità gestionale. Una dirigenza che, come emerge da documenti e testimonianze in nostro possesso, preferirebbe il controllo al confronto, lasciando famiglie e alunni senza tutele e senza risposte. La vicenda che investe la ‘Sinisgalli’ e la sua dirigente scolastica, non è un nostro capriccio ma è frutto di testimonianze che si stanno inanellando giorno dopo giorno e che restituiscono l’immagine di una scuola non in grado di gestire alunni con disabilità o comunque in una condizione di fragilità psicologica anche momentanea. Quello di cui abbiamo raccontato dalle nostre colonne appare non come un episodio isolato o una semplice controversia, ma come un metodo consolidato protratto negli anni calpestando la dignità di studenti minori e di famiglie impotenti difronte alle decisioni di una dirigente scolastica. Le carte e le segnalazioni raccolte dalla nostra redazione dipingono un quadro grave di scelte gestionali e comportamenti istituzionali che hanno prodotto danni concreti alle famiglie e, soprattutto, a studenti vulnerabili.

IL TEMA IN CLASSE SUL RAGAZZO AUTISTICO

La sospensione dell’alunno con spettro autistico a seguito di una crisi che ha richiesto - secondo valutazione della dirigente - l’intervento di forze dell’ordine e sanitari del 118 e la conseguente riammissione a scuola imposta dal Tar se pur solo in parte attuata dall’istituto, ha squarciato il velo su prassi scolastiche che meritano immediati accertamenti e provvedimenti. Non servono le formule concilianti ma su più fronti si chiede l'intervento dell’Ufficio Scolastico Regionale anche alla luce di quanto emerso nelle scorse ore: il trattamento sanitario del 18 maggio sul minore autistico porta con sé un’ulteriore conseguenza che questa volta però incide sul piano morale di chi in quella scuola insegna e la gestisce. Il giorno successivo, con i compagni di classe ancora scossi, l’insegnante di italiano somministra la traccia di un tema sul minore stesso e sul rapporto con classe e insegnanti. Più famiglie ci hanno riferito che l’attività, a quanto pare richiesta dalla dirigente scolastica, sia stata presentata come «strumento per decan-

tare forti emozioni» ma che nei fatti sarebbe stata costruita ad arte, con risposte in parte suggerite dall’insegnante. Un genitore, uno di quelli che non resta in silenzio difronte a queste umiliazioni, ha protocollato la sua preoccupazione via Pec e, se pur la risposta ufficiale della dirigenza non nega l’uso di quella che a noi appare come una vera e propria coercizione, la giustifica come strumento emotivo. Uno strumento che non educa e non mira alla crescita degli studenti ma che trasla l’oggetto di un compito scolastico sul giudizio verso un compagno con disabilità, esposto pubblicamente e privato della tutela che la professionalità educativa impone. Ma, come abbiamo già scritto agli inizi di questa brutta storia, pare che questo genere di ‘compito in classe’ sia la prassi quando la dirigente decide di attaccare un minore fragile a cui, invece di tendere la mano, preferisce dare una spinta per buttarlo giù nel dirupo della prevaricazione e dell’accanimento istituzionale.

LA RICHIESTA DEL CONTRADDITTORIO NEGATO

DALLA DIRIGENTE GAL-

LO

Abbiamo provato più volte a contattare la scuola ed abbiamo anche inviato una Pec in cui è stato richiesto un colloquio con la dirigente scolastica per garantirle, come deontologia impone, il diritto al contraddittorio. Sarebbe stata l’occasione per chiarire accuse pesanti, per chiedere scusa ad alunni e famiglie. Ci aspettavamo, sinceramente, un’apertura doverosa e invece abbiamo riscontrato un diniego che sa tanto di ammissione di responsabilità e di non sapere cosa potere o dover rispondere. La dirigente ha declinato il confronto, motivando la scelta con poche righe: «Le rappresento che, trovandomi esposta mio malgrado ad una gogna mediatica e a una campagna d'odio ingenerata nei miei confronti, preferisco restare fuori da ogni forma di spettacolarizzazione dell'azione di questa dirigenza». Una risposta che chiude il dialogo anziché aprirlo, e che non scioglie i dubbi sollevati dai documenti e dalle testimonianze. Gogna mediatica. No, solo velo di omertà caduto dopo esser rimasto, per troppo tempo e per paura delle ritorsioni, a co-

prire il marcio. Noi non abbiamo odio per nessuno, se non per le ingiustizie soprattutto quando vengono compiute su chi non ha facoltà di difendersi. Non possiamo accettare che la gestione amministrativa si sottragga al controllo quando sono in gioco la dignità e la tutela di un minore e soprattutto di un minore con disabilità.

La scuola dovrebbe incarnare i principi indicati da Maria Montessori: «L'educazione non è una preparazione alla vita, l'educazione è la vita stessa», ricordando l'obbligo morale e pedagogico di osservare, rispettare e custodire la personalità del bambino.

È paradossale, ma soprattutto è doloroso, che l’Istituto ‘Sinisgalli’ ospiti sezioni che si richiamano al metodo montessoriano mentre, nella gestione centrale e quotidiana, emergono pratiche che sembrano smentire quei valori. Le sezioni Montessori, va precisato, al momento risultano estranee alla vicenda e ci auguriamo lo restino. IL PROVEDITORATO

CHIAMATO AD INTERVENIRE CON FORZA Adesso la partita vera si gioca al Provveditorato. Perché quando una scuola finisce al centro di denunce, segnalazioni, atti formali e un clima di sfiducia profonda, l’Ufficio Scolastico Regionale non può più limitarsi a prenderne atto: deve decidere se quella dirigente sia ancora compatibile con il ruolo che ricopre. Qui non siamo davanti ad un malinteso da correggere con una circolare, ma ad un caso che chiede un intervento netto, visibile, rapido. Le carte e le testimonianze raccolte raccontano una scuola che ha smarrito il suo primo dovere: garantire serenità, trasparenza e tutela. Se davvero il quadro che emerge è questo, allora il Provveditorato non può esimersi dal decidere e non deve prendere tempo. Ogni giorno in più senza una decisione pesa sulla credibilità dell’intero sistema scolastico. E già in tanti si chiedono se l’Ufficio Scolastico voglia difendere la scuola ed il suo sistema marcio mantenendo in carica la dirigente. Perché nei casi in cui la fiducia pubblica si è già incrinata, l’apparente inerzia istituzionale non è vista più come prudenza ma appare come una ipotetica scelta.

Un’azione forte nei confronti della dirigente Gallo potrebbe fare da spartiacque in un ambito in cui stanno continuando ad emergere notizie degradanti che, come scritto nei giorni scorsi, interessano anche altri istituti del capoluogo.

Le comunicazioni tramite Pec di un genitore e la dirigente scolastica Gallo

L'intervento del senatore Gianni Rosa dopo la presentazione a Matera del libro dell'eurodeputato Nicola Procaccini

«Usare royalties del petrolio per lo sviluppo sostenibile»

MATERA. Le royalties del petrolio devono diventare il motore di uno sviluppo stabile e duraturo per la Basilicata, superando la logica degli interventi frammentari e dell'assistenzialismo. È la posizione del senatore di Fratelli d'Italia Gianni Rosa, che interviene dopo la presentazione a Matera del libro dell'eurodeputato Nicola Procaccini

“L'ecologia dei conservatori. Il ritorno al sacro della natura”, trasformando l'incontro in un'occasione di riflessione sul futuro economico della regione. Secondo Rosa, il dibattito ha consentito di ribadire una visione dell'ecologia «lontana dai feticci ideologici» e fondata su una prospettiva conservatrice che coniuga tutela dell'ambiente e crescita economica. Da qui il richiamo all'utilizzo delle risorse derivanti dalle estrazioni petrolifere in Val d'Agri e nella concessione Tempa Rossa, considerate un patrimonio unico nel panorama nazionale. Per il parlamentare, la Basilicata dispone di un'opportunità irripetibile per costruire un modello di sviluppo sostenibile, ma finora le royalties sarebbero state impiegate troppo spesso senza una strategia di lungo periodo.

Rosa ricorda inoltre che, dopo il cambio di governo regionale, le nuove rinegoziazioni hanno consentito di incrementare le entrate legate alle attività estrattive e di predisporre strumenti destinati allo sviluppo dei territori. Il senatore si interroga quindi sul destino degli accordi di sviluppo sostenibile e degli investimenti che le compagnie petrolifere avrebbero dovuto realizzare in Basilicata, chiedendo che tali risorse trovino concreta applicazione in progetti capaci di produrre occupazione e crescita.

«È tempo di abbandonare l'approccio assistenzialistico del centrosinistra e

iniziare ad agire da centrodestra», sostiene Rosa, indicando nel lavoro il principale elemento su cui costruire il futuro della regione. Per il senatore, le royalties non devono essere utilizzate come uno strumento per fronteggiare emergenze contingenti o alimentare il consenso, ma trasformarsi in un volano di sviluppo economico e sociale. «La Basilicata – conclude – non può permettersi di consumare oggi ciò che appartiene alle generazioni future. Le royalties devono diventare il motore di una trasformazione duratura, nel rispetto dell'ambiente e delle risorse economiche del territorio».

Rinnovabili, riaprono i contributi regionali

POTENZA. Torna disponibile da domani mattina una quota di risorse destinata ai contributi a fondo perduto per l'installazione di impianti da fonti rinnovabili e sistemi di accumulo nelle abitazioni della Basilicata. La Direzione generale Ambiente, Territorio ed Energia della Regione ha infatti rimesso a disposizione 220 mila euro sulla piattaforma telematica «Centrale Bandi». Le risorse derivano dall'annullamento delle domande risultate non procedibili e dalle economie emerse durante le verifiche istruttorie delle precedenti finestre dell'Avviso pubblico. In particolare, sono stati recuperati 167.500 euro dalla seconda finestra dell'annualità 2027 e altri 52.500 euro dalla prima finestra del 2026. Dalle ore 8 di oggi sarà quindi possibile presentare nuove domande fino all'esaurimento delle risorse disponibili o alla chiusura della finestra prevista dall'Avviso. La Regione ricorda che l'assegnazione dei contributi seguirà rigorosamente l'ordine cronologico di protocollazione delle istanze telematiche. Per questo motivo gli operatori economici sono invitati a verificare preventivamente tutta la documentazione necessaria e a seguire le indicazioni riportate sulla piattaforma regionale, così da evitare irregolarità nella presentazione delle richieste.

L'assessore lucano invita a riprendere il dialogo dopo il mancato accordo al Ministero, puntando su rilancio industriale e occupazione

Natuzzi, Cupparo: «Il confronto deve continuare»

POTENZA. Il mancato accordo al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Natuzzi rappresenta «un'occasione mancata», ma non può segnare la fine del confron- to istituzionale. È la posizione dell'assessore allo Sviluppo economico della Regione Basilicata, Francesco Cupparo, che interviene dopo l'esito negativo dell'incontro romano ribadendo l'impegno della Regione per la salvaguardia dell'azienda e dei livelli occupazionali. Cupparo sottolinea il lavoro svolto negli ultimi mesi dal Dipartimento Sviluppo economico e dagli uffici regionali, impegnati nel seguire l'evoluzione della vertenza attraverso un confronto costante con il Ministero, la Regione Puglia, le organizzazioni sin-

dacali e l'azienda. Un'attività che, assicura l'assessore, proseguirà anche nelle prossime settimane perché Natuzzi rappresenta «un presidio strategico» per il sistema produttivo lucano e per l'intero distretto del mobile imbottito. Per la Regione Basilicata, spiega Cupparo, la priorità resta la tutela dell'unità produttiva e dei posti di lavoro. L'assessore si dice convinto che esistano ancora le condizioni per ricostruire un clima di fiducia tra le parti e riprendere il negoziato, condividendo l'invito alla responsabilità rivolto dal Ministero e la disponibilità della Regione Puglia a non interrompere il percorso istituzionale. Secondo Cupparo, il fatto che durante il confronto sia stata rag-

giunta un'intesa sulla quasi totalità dei contenuti del protocollo dimostra che una base comune esiste e che occorre ripartire pro-

prio da quel lavoro, superando gli ultimi nodi che hanno impedito la sottoscrizione dell'accordo. L'assessore conferma inoltre la volontà della Basilicata di operare in piena sintonia con il Mimit e con la Regione Puglia per garantire la continuità produttiva degli stabilimenti, sostenere il piano di rilancio industriale e difendere l'occupazione. Ricorda infine come la filiera del mobile imbottito rappresenti uno dei comparti storici del manifatturiero meridionale e un patrimonio di competenze che non può essere disperso. Da qui l'appello alle parti affinché il nuovo incontro già programmato contribuisca a riaprire il dialogo e a individuare una soluzione condivisa per il futuro dell'impresa e dei lavoratori.

Bardi: «Investire nello sport non è una spesa, ma un investimento sul futuro della nostra comunità»

Stati Generali dello Sport a Potenza: 76 mln di euro per rilanciare il settore

APotenza si sono svolti gli Stati Generali dello Sport – CONI 2026, un appuntamento che ha riunito istituzioni nazionali e regionali, rappresentanti del mondo sportivo e amministratori locali per fare il punto sulle politiche sportive della Basilicata e delineare le prospettive di sviluppo per i prossimi anni. All’iniziativa hanno preso parte il presidente nazionale del CONI Luciano Buonfiglio, il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi e il presidente regionale del CONI Giovanni Salvia, insieme ai principali attori del sistema sportivo lucano.Nel corso dei lavori sono stati attivati tavoli tematici dedicati ai principali ambiti strategici del settore: impiantistica sportiva, politiche giovanili, inclusione sociale e programmazione futura. Il confronto ha evidenziato la volontà delle istituzioni di consolidare un modello che considera lo sport non solo come attività agonistica, ma come leva di sviluppo sociale, educativo ed economico, capace di incidere sulla qualità della vita e sulla coesione delle

comunità locali.

Il presidente della Regione Vito Bardi ha rivendicato i risultati raggiunti negli ultimi anni, sottolineando il ruolo centrale dello sport nelle politiche pubbliche regionali. «Investire nello sport non è una spesa, ma un investimento sul futuro della nostra comunità», ha dichiarato, evidenziando come i numeri confermino la validità del modello lucano, ormai considerato un riferimento anche a livello nazionale. Bardi, che ricopre anche il ruolo di coordinatore della Commissione Sport della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha richiamato la necessità di una programmazione condivisa tra istituzioni per garantire continuità ed efficacia agli interventi. Negli ultimi anni la Regione ha destinato circa 76 milioni di euro al settore, finanziando 233 interventi sulle infrastrutture sportive attraverso fondi europei, nazionali e PNRR. Un piano articolato che ha permesso di censire 804 impianti sul territorio, con un rapporto di circa 1,5 impianti ogni mille abitanti, superiore al-

la media nazionale. Il potenziamento dell’impiantistica è stato indicato come uno degli assi strategici della politica regionale, con l’obiettivo di rendere lo sport più accessibile anche nelle aree interne e nei piccoli centri. Particolare attenzione è stata riservata al mondo della scuola e ai giovani. La Basilicata si conferma prima in Italia per investimenti pro capite nelle infrastrutture sportive scolastiche, con 63 euro per abitante contro una media nazionale di 36 euro. Attualmente sono oltre 28.000 gli studenti coinvolti in attività motorie e sportive negli istituti lucani, a conferma della centralità delle politiche giovanili nel modello regionale. Il sistema sportivo della Basilicata conta oltre 141.000 tesserati e circa 1.200 associazioni e società dilettantistiche, un tessuto diffuso che contribuisce alla promozione della pratica sportiva e alla riduzione della sedentarietà, ancora presente in misura significativa. In questo quadro è stata ribadita la necessità di rafforzare la collaborazione tra Regione, Comuni, CONI, CIP,

Sport e Salute, federazioni ed enti di promozione sportiva.Durante l’iniziativa è stato sottolineato anche l’impatto economico e sociale delle politiche sportive. Secondo le stime presentate, ogni euro investito nello sport in Basilicata genera 2,6 euro di benefici sociali, per un valore complessivo che ha raggiunto circa 132 milioni di euro. Lo sport viene così confermato non solo come strumento educativo e sanitario, ma anche come settore in grado di generare valore economico e sviluppo territoriale. Nel suo intervento conclusivo, Bardi ha infine evidenziato il ruolo dello sport nelle politiche di contrasto allo spopolamento delle aree interne, sottolineandone la funzione di coesione sociale e di miglioramento della qualità della vita. «Lo sport non è un settore isolato, ma salute, benessere, inclusione, economia e uno strumento concreto contro lo spopolamento delle nostre aree interne», ha affermato, delineando una visione integrata dello sport come asse strategico delle politiche regionali.

LUNEDÌ

ANTE MANI IN CUCINA

Il sindacato rilancia la proposta di nuove politiche per contrastare spopolamento e crisi occupazionale

Tortorelli (UIL): «Serve costruire un nuovo modello di welfare per le aree interne»

Un nuovo modello di welfare per affrontare le sfide della sanità, del lavoro e dei servizi nelle aree interne. È la proposta rilanciata da Vincenzo Tortorelli, segretario generale della UIL Basilicata, intervenuto a Maratea alla seconda tappa della ‘Manifattura delle Idee’, il laboratorio politico promosso dall’eurodeputato S&D Dario Nardella.Nel corso dell’iniziativa, dedicata al tema ‘Welfare tra sanità, lavoro, sport e servizi’, Tortorelli ha illustrato il progetto ‘On the Way. 131 – La UIL Basilicata incontra le Persone’, avviato un anno fa e ormai diventato un metodo stabile di ascolto del territorio.«On the Way non è stata soltanto un’iniziativa – ha spiegato Tortorelli – ma un metodo permanente di lavoro. Un sindacato che va nei territori, ascolta le persone e intercetta i problemi prima che

diventino emergenze».Il progetto ha coinvolto progressivamente i comuni lucani e punta a raggiungere tutti i 131 centri della regione, raccogliendo bisogni, testimonianze e proposte di cittadini, lavoratori, pensionati, giovani e amministratori locali. Un percorso che, secondo la UIL Basilicata, sta contribuendo a costruire una nuova visione di sviluppo per la Basilicata.Nel corso del confronto è stata presentata anche la ‘Magna Carta sociale e territoriale della Basilicata’, piattaforma programmatica che individua otto priorità strategiche: lavoro stabile e sicuro, diritto dei giovani a restare, rafforzamento della sanità territoriale, scuola e alta formazione, infrastrutture materiali e digitali, valorizzazione dei borghi, politiche energetiche sostenibili e welfare di prossimità.Tortorelli ha sottolineato come la re-

gione stia attraversando una fase complessa, segnata da crisi industriali, spopolamento ed emigrazione giovanile. «Occorre una strategia di lungo periodo – ha affermato – che trasformi la Basilicata da terra di emigrazione a terra di ritorno».Priorità assoluta resta il lavoro. Per il sindacato servono investimenti produttivi e nuova occupazione stabile. «Senza lavoro – ribadisce Tortorelli – non esiste futuro per le nostre comunità».Ampio spazio anche alle politiche giovanili, con la richiesta di rafforzare il rapporto tra scuola, università e sistema produttivo e di favorire il rientro dei talenti lucani oggi emigrati. Centrale anche il tema della sanità territoriale, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e potenziare i servizi nei piccoli comuni.Le proposte elaborate confluiranno nel “Progetto Basilicata 2026-2030”, che sa-

rà presentato al XIX Congresso nazionale della UIL, in programma a Padova dal 2 al 4 luglio.«Non presenteremo un libro dei sogni – conclude Tortorelli – ma una piattaforma concreta costruita su lavoro, industria, giovani, infrastrutture, sanità, aree interne, energia, digitale e partecipazione».Infine, uno sguardo

alle trasformazioni del lavoro legate all’intelligenza artificiale. «Il sindacato deve essere protagonista di questa transizione –ha spiegato il segretario della UIL Basilicata –. L’aumento della produttività deve tradursi in una redistribuzione più equa della ricchezza e in maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro».”

Il segretario della Uil Pensionati Basilicata interviene sul futuro del welfare e sulle sfide sociali legate ai cambiamenti demografici e territoriali

Vaccaro: «In Basilicata difendere il welfare significa difendere la coesione sociale»

Il sistema di welfare italiano è chiamato a una profonda revisione per rispondere ai cambiamenti demografici, economici e tecnologici in atto. È quanto emerge dall’intervento di Carmine Vaccaro, segretario regionale della UIL Pensionati Basilicata, a margine dell’incontro promosso dal Censis e coordinato dal presidente Giuseppe De Rita.L’appuntamento è stato dedicato alla ricostruzione della storia del welfare italiano e alle prospettive future di un modello che, secondo gli analisti, sta attraversando una fase di profonda trasformazione.«Il welfare va ripensato. Dal Censis arriva una riflessione che chiama il sindacato a costruire un nuovo patto sociale. La Uil Pensionati intende essere protagonista di questa fase, mettendo al centro la dignità della persona, la tutela delle fragilità, l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni», ha dichiarato Vaccaro. Nel corso del confronto, il dirigente sindacale ha condiviso l’analisi proposta da De Rita sullo stato del welfare state italiano, sottolineando come il modello co-

struito nel secondo dopoguerra stia vivendo una fase di profonda trasformazione.«Il welfare state che ha caratterizzato il nostro Paese nel secondo dopoguerra, garantendo protezione lungo tutto l’arco della vita, attraversa oggi una fase di cambiamento. Il rischio concreto è quello di passare da un sistema fondato sui diritti universali a interventi sempre più episodici e assistenziali, con il ritorno a forme di beneficenza che non possono sostituire le politiche pubbliche».Al centro del dibattito anche le trasformazioni del lavoro e l’impatto delle nuove tecnologie. Nel confronto sono stati richiamati i contributi di Carlo Borgomeo, che ha evidenziato il ripensamento dello Stato sociale e il ruolo del Terzo settore, di Aldo Bonomi, che ha sottolineato la necessità di nuovi spazi di coesione tra Stato e mercato, e di Antonio Calabrò, che ha posto l’accento sugli effetti dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro.«Non si tratta solo di custodire la memoria del welfare, ma di avere il coraggio di scrivere una nuova pagina. Siamo

di fronte a un vero “punto e a capo”: il contesto economico, demografico e tecnologico è profondamente cambiato e richiede nuove risposte», ha aggiunto Vaccaro.Secondo il segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata, le trasformazioni in atto impongono un ripensamento degli strumenti di protezione sociale, a partire dagli ammortizzatori e dalle politiche di formazione continua.«L’innovazione non produrrà soltanto nuovi lavori, ma trasformerà profondamente quelli esistenti. È una sfida che impone di rafforzare gli ammortizzatori sociali, investire nella formazione permanente e aggiornare gli strumenti di tutela delle persone». Vaccaro ha infine ribadito il ruolo dei corpi intermedi nella costruzione del nuovo modello di welfare.«Il futuro del welfare dipenderà dalla capacità dei soggetti sociali di essere protagonisti di questa fase. Il sindacato dei pensionati intende fare la propria parte, mettendo al centro la dignità della persona, la tutela delle fragilità, l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazio-

ni».Un passaggio specifico è stato dedicato alla Basilicata, dove fenomeni come invecchiamento della popolazione, spopolamento e disuguaglianze territoriali rendono il tema ancora più urgente.«In una regione segnata da queste dinamiche, difendere il welfare significa difendere la coesione sociale e il diritto di ogni cit- tadino a vivere con dignità. È questa la sfida che vogliamo raccogliere».

L’associazione ricostruisce la vicenda dei due centri a 18 km di distanza: «Dieci anni fa scelta folle, bastava una sola struttura in ospedale»

Dialisi a Policoro, Aned Basilicata: «Basta continuare a strumentalizzare i pazienti»

«Basta strumentalizzare i dializzati di Policoro». Così il Comitato Aned Basilicata interviene sulla vicenda legata alla dialisi presso la struttura privata di Policoro e invita i pazienti ad affidarsi con fiducia alla professionalità e competenza del personale della nefrologia e dialisi pubblica.Per Aned, nelle ultime settimane si è assistito ad esternazioni e dichiarazioni mistificatorie dei fatti e all’utilizzo dei dializzati come strumento per soddisfare interessi personali, politici e propagandistici. L’associazione comprende i dubbi espressi dai dializzati e i timori di dover affrontare possibili disagi nel cambiare luogo di cura. Ma ricorda che mesi fa, all’indomani dell’inaugurazione, qualche paziente decise di cambiare e di effettuare la terapia salvavita presso il nuovo centro dialisi realizzato nell’ospedale di Policoro, senza subire particolari problemi. Anzi, ancora oggi sono soddisfatti di quella scelta.

«Il

ExpoAid

L’invito è a sottoporsi al più presto, senza altri indugi, ad una visita nefrologica accurata per definire un piano personalizzato. Aned ripercorre l’origine della vicenda. «Chi autorizzò dieci anni fa, tramite progetto di finanza, la costruzione di un nuovo centro dialisi misto pubblico-privato all’esterno dell’ospedale di Tinchi, dove già esisteva una struttura dialitica? Il presidente regionale

dell’epoca Pittella, la maggioranza politica che lo sosteneva e l’allora direzione dell’azienda sanitaria di Matera». Poco dopo, secondo Aned, chi autorizzò la costruzione di un secondo centro dialisi, realizzato da un’altra società privata nel Comune di Policoro? Pittella e la maggioranza politica che lo sosteneva. Un doppione “ingiustificato” per i numeri dell’epoca: «I pazienti in

dialisi nel metapontino erano meno di 60. Era sufficiente un solo centro dialisi. Si assistette ad una concorrenza fra le due società private». Aned rivendica di essersi opposta fin da subito: «Chi propose un investimento pubblico per un solo centro dialisi all’interno dell’ospedale di Policoro, con pronto soccorso, rianimazione, Utic e altri reparti? Aned, la stragrande maggioranza dei dializzati e trapiantati lucani, la società civile, 5.000 cittadini le cui firme furono consegnate in Regione il 7 giugno 2016». «Le scelte folli effettuate dieci anni fa hanno generato tensioni e complicazioni», prosegue l’associazione: «Se fosse stata accolta la nostra proposta oggi avremmo una sola struttura dialitica in ospedale. Sarebbe stata una garanzia per tutti.Chiusura con un riconoscimento: va dato atto ad Asm e Regione di essersi attivate prontamente per mettere in sicurezza tutti i dializzati della struttura privata».

2026, Padula: «Accanto alle persone, alle associazioni

e alle realtà lucane che ogni giorno costruiscono inclusione»

La Garante regionale delle persone con disabilità, Marika Padula, ha preso parte a ExpoAid 2026, importante appuntamento nazionale dedicato ai temi della disabilità, dell’inclusione, dell’accessibilità e della partecipazione attiva delle persone con disabilità alla vita sociale, culturale e comunitaria. La partecipazione della Garante è iniziata nella serata del 25 giugno, in occasione di “ExpoAid sotto le stelle”, svoltosi al porto di Rimini, dove Padula ha voluto essere presente accanto ai ragazzi dell’AIAS di Melfi e della Cooperativa Filocontinuo, protagonisti dello spettacolo “Il giardino degli sguardi”. L’esibizione ha saputo raccontare, attraverso l’arte e la presenza scenica, il valore della partecipazione, della relazione e dell’inclusione. In questa occasione, la Garante ha avuto anche il piacere di salutare la Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, con la quale aveva già avuto modo di conoscersi in occasione di Pitika, a Roma, e di condividere alcuni scatti fotografici insieme ai ragazzi dell’AIAS di Melfi e della Cooperativa Filocontinuo. «Essere accanto a questi ragazzi - ha dichiarato Marika Padula - significa riconoscere la forza dei percorsi che ogni giorno vengono costruiti nei territori, grazie all’impegno delle famiglie, degli operatori, delle associazioni e delle cooperative sociali. La loro presenza a ExpoAid, con lo spettacolo 'Il giardino degli sguardi', è stata una testimonianza autentica di talento, dignità e comunità». La visita è poi prosegui-

ta al Palacongressi di Rimini, dove la Garante ha preso parte ai diversi panel e momenti di confronto organizzati nell’ambito della manifestazione. Gli interventi che si sono susseguiti hanno affrontato molteplici aspetti legati alla disabilità: dai diritti all’accessibilità, dall’autonomia alla partecipazione sociale, fino al ruolo delle istituzioni e del Terzo settore nella costruzione di comunità realmente inclusive. Nel corso della manifestazione, la Garante ha inoltre incontrato diverse realtà associative lucane presenti a ExpoAid, confermando la propria vicinanza al mondo dell’associazionismo e ai soggetti che, in Basilicata, lavorano quotidianamente per promuovere diritti, opportunità e percorsi di inclusione. Tra gli incontri, quello con Diego Patroni, Past President del Rotary di Lauria, che ha raccontato il valore di un importante service realizzato con il coinvolgimento di ragazzi con disabilità in un percorso teatrale. Un’esperienza capace di unire cultura, espressione personale e partecipazione, restituendo centralità alle persone e alle loro capacità. La Garante ha inoltre incontrato Gianfranco Salbini, Presidente dell’AIPD Potenza, con il quale si è svolto un confronto costruttivo sui temi della disabilità, dell’autonomia, dell’inclusione e del rafforzamento delle reti territoriali. Durante la visita, Padula ha voluto portare il proprio saluto anche ai ragazzi di Peperonaut di Senise, presenti con uno stand dedicato, e si è recata presso lo stand della Basilicata, dove

è stato promosso il progetto “Spiagge for All”, avviato dalla Regione Basilicata per favorire l’accessibilità e la fruizione inclusiva degli spazi balneari. «Il mio impegno come Garante regionale delle persone con disabilità -ha concluso Padula - è quello di continuare a essere presente, ad ascoltare, a creare connessioni e a sostenere ogni percorso che metta al centro la persona, i suoi diritti, la sua autodeterminazione e la sua piena partecipazione alla vita della comunità. La vicinanza non deve essere solo una parola, ma una pratica quotidiana fatta di ascolto, presenza e azione concreta».

La testimonianza sui social di un ingegnere originario di Bernalda rilancia il tema delle liste

In Toscana un anno di attesa, in Basilicata visita in 14 giorni

POTENZA. Quasi un anno di attesa in Toscana, appena quattordici giorni in Basilicata. È la storia raccontata sui social da Franco Prisco, ingegnere originario di Bernalda ma residente da anni in Toscana, che ha deciso di condividere la propria esperienza con il sistema sanitario lucano. Un episodio che arriva in una fase in cui la Regione Basilicata continua a monitorare le liste d'attesa e rivendica i risultati ottenuti nella riduzione dei tempi di accesso alle prestazioni.Tutto nasce dopo il compimento dei 65 anni. Su indicazione del medico curante, Prisco riceve sette impegnative per sottoporsi a un check-up completo. La prima richiesta di prenotazione viene effettuata nella regione in cui vive, ma il responso è scoraggiante: il primo appuntamento disponibile viene fissato per il 14 aprile 2027. Un'attesa di circa un anno che induce il professionista a cercare un'alternativa.La scelta ricade così sulla Ba-

silicata, terra d'origine alla quale è rimasto legato. Contattato il Centro unico di prenotazione di Matera, la risposta arriva immediatamente e ribalta le aspettative. Gli operatori propongono infatti un appuntamento per il 29 giugno, con la possibilità di scegliere anche la data del 10 luglio. Tempi netta-

mente inferiori rispetto a quelli prospettati in Toscana e che, come racconta lo stesso Prisco, avrebbero potuto essere ancora più brevi.«Una somma meraviglia», scrive nel post pubblicato sui social. «Parliamo di appena quattordici giorni di attesa dalla prenotazione, che sarebbero potuti essere ad-

dirittura tre se non fosse stato per una mia indisponibilità oggettiva». Nel messaggio il professionista ringrazia pubblicamente il personale sanitario lucano e l'assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, sottolineando come la sua esperienza rappresenti una prova concreta dell'abbat-

timento delle liste d'attesa.La testimonianza dell'ingegnere bernaldese viene letta dalla Regione come un segnale incoraggiante. Pur riconoscendo che sul fronte delle liste d'attesa resta ancora molto lavoro da fare, l'episodio dimostra come, in alcuni contesti, l'organizzazione della sanità lucana riesca a garantire prestazioni in tempi rapidi, superando persino quelli di regioni tradizionalmente considerate modelli di efficienza. Un risultato che, secondo la Regione, è frutto del monitoraggio costante delle agende di prenotazione, del rafforzamento dei servizi territoriali e delle azioni avviate per migliorare l'accesso alle cure. La vicenda di Franco Prisco diventa così non solo un racconto personale, ma anche uno spunto di riflessione sul percorso di riorganizzazione della sanità regionale e sulla necessità di proseguire lungo la strada del miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

L'assessore regionale interviene al convegno Sitcc e rilancia il valore di una presa in carico sempre più integrata e umana

Latronico: «Salute mentale, priorità per la Basilicata»

POTENZA. «Dietro ogni diagnosi c'è una persona, una famiglia, una storia che chiede di essere ascoltata. Ed è per questo che la vera qualità delle cure non si misura solo con la modernità dei farmaci o l'avanguardia degli strumenti diagnostici, ma con la nostra reale capacità di comprendere, accogliere e accompagnare chi soffre».

Con queste parole l'assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, è intervenuto questa mattina a Matera, nell'Auditorium Moscati, in occasione dell'apertura del convegno Ecm organizzato dalla Sitcc Basilicata dal titolo *La psicopatologia tra paradossi mentali e processi interpersonali - Dialoghi cognitivisti*. Un appuntamento di alto profilo scientifico, che ha visto tra i relatori esperti di rilievo nazionale come il professor Francesco Mancini e il professor Antonio Semerari, diventato l'occasione per fare il punto sulle strategie regionali in tema di assistenza psichiatrica e psicologica. Nel suo intervento, l'assessore

Latronico ha tracciato una linea concreta sulle priorità del sistema sanitario lucano, ricordando come negli ultimi anni la richiesta di supporto psicologico e psichiatrico abbia registrato un'impennata senza precedenti, interessando soprattutto i giovani, gli anziani e le fasce più vulnerabili della popolazione. Una sfida complessa che richiede risposte moderne, competenze costantemente aggiornate e una forte integrazione tra ospedali, servizi territoriali e servizi sociali, superando definitivamente la frammentazione delle cure. Per la Regione Basilicata, infatti, investire sulla salute mentale rappresenta un pilastro fondamentale per garantire la qualità della vita e la tenuta sociale delle comunità.

«Parlare di psicopatologia significa guardare all'essere umano nella sua interezza e nelle sue relazioni – ha continuato Latronico –. Giornate di studio come questa, nate grazie al prezioso lavoro della Sitcc Basilicata e degli organizzatori, sono fonda-

mentali. La ricerca scientifica, lo scambio di competenze e il dialogo multidisciplinare sono gli strumenti che permettono alle nostre strutture di crescere e di offrire risposte sempre più efficaci ai cittadini».

L'assessore ha infine rivolto un ringraziamento a tutti i profes-

sionisti della salute mentale – psichiatri, psicologi, psicoterapeuti e operatori sanitari – «che ogni giorno lavorano sul campo con dedizione, professionalità e profonda umanità per restituire dignità, autonomia e speranza a chi attraversa il momento difficile della sofferenza psichica».

POTENZA Scade domani il contratto con la Miccolis e Regione, Comune e azienda sono al lavoro per trovare la soluzione migliore

Trasporto pubblico urbano, vicini a una proroga: attesa l’ufficialità

POTENZA. È arrivato il giorno della verità per il Trasporto pubblico urbano di Potenza.

Domani infatti scade il contratto con Miccolis, azienda che gestisce il servizio nel capoluogo, e nelle prossime ore si dovrebbe procedere alla sottoscrizione di una proroga tecnica di 3 mesi che permetterebbe a tutti gli attori coinvolti, Comune, Regione e azienda, di avere il

tempo necessario per vagliare la soluzione migliore e procedere alla sottoscrizione del nuovo contratto di servizio.

Ad annunciarlo è il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca a margine di un incontro con il dg alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Basilicata, Antonio Altomonte e i rappresentanti dell’azienda Miccolis. Una misura tampone che però potrebbe dare una nuova speranza ai 150 la-

voratori coinvolti, fortemente preoccupati per il proprio futuro occupazionale. Nei prossimi tre mesi infatti, si spera che si possa arrivare ad un accordo che consenta alla città di avere un servizio di trasporto urbano funzionante ed efficiente.

Un tema quello del trasporto pubblico urbano e dell’impossibilità del Comune di far fronte ad un nuovo contratto di servizio a causa della mancanza dei fondi necessari che tiene

banco da diversi mesi. Dalle nostre colonne, lo stesso primo cittadino ha spiegato che la situazione è strettamente legata alle difficoltà economiche dell’ente e all’assenza delle risorse indispensabili per garantire la copertura finanziaria del nuovo affidamento.

Il Comune di Potenza, all’inizio dell’anno ha tagliato diversi servizi per far tornare i conti dell’Ente pari a circa 5milioni di euro. Tra questi servizi c’era anche il settore della mobilità.

Nel frattempo, durante l’approvazione del bilancio regionale dello scorso febbraio, era stato annunciato l’arrivo di un contributo straordinario di cinque milioni di euro destinato al capoluogo lucano, riconoscendone il ruolo di polo di riferimento per migliaia di cittadini provenienti quotidianamente da tutta la regione per motivi di lavoro, studio o per usufruire dei servizi presenti in città.

Risorse che, tuttavia, non sono mai state trasferite nelle casse comunali. Secondo quanto riferito dal-

l’amministrazione, una parte di quei fondi, quantificabile in circa 650 mila euro, sarebbe stata destinata proprio al finanziamento del trasporto pubblico locale, contribuendo a sostenere il costo del nuovo contratto di servizio. C’è stato in questi mesi una fitta interlocuzione tra Comune e Regione e anche una dura presa di posizione da parte del sindaco che rimarcava la necessità dei fondi, in assenza dei quali, il servizio sarebbe dovuto passare integralmente sotto la gestione della Regione. Non si è fatta attendere la risposta dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe. In una nota, ha richiamato la necessità di mantenere un rapporto di collaborazione istituzionale nell’interesse della collettività, ribadendo come la Regione stia già assicurando il proprio contributo al sistema del trasporto pubblico. Il 30 giugno è arrivato e si spera che il contratto sia sottoscritto quanto prima per i cittadini che ne usufruiscono quotidianamente e per i lavoratori.

Potenza, vandalismo e degrado: un letto abbandonato e telecamere danneggiate

Ancora una volta Potenza è stato teatro di episodi di degrado e vandalismo. Alcuni giorni fa si sono registrati in diverse zone della città comportamento che riaccendono il dibattito sul rispetto degli spazi comuni e sul senso civico.

In via del Popolo torna l’incubo rifiuti abbandonati per strada. È stato, difatti, ritrovato un letto matrimoniale, lasciato sul ciglio della carreggiata senza alcun rispetto delle regole previste per il conferimento dei rifiuti ingombranti. Un’immagine che testimonia una pratica purtroppo ancora diffusa in città, nonostante le tante iniziative messe in campo da Acta in sinergia con l’Amministrazione comunale. Una brutta immagine proprio in centro storico che compromette il decoro urbano ma soprattutto comporta una serie di costi aggiuntivi che si ripercuotono su tutta la comunità.

Più grave quanto accaduto in piazza Don Bosco. Qui alcuni giovani si sarebbero arrampicati su un palo dell’illuminazione pubblica con l’obiettivo di danneggiare i collegamenti delle telecamere di videosorveglianza installate nell’area. Un grave gesto che va a

danneggiare i sistemi predisposti per garantire la sicurezza in città. Sempre nella stessa piazza si sarebbe verificato un secondo episodio vandalico. Alcuni ragazzi avrebbero infatti danneggiato l’armadietto dell’impianto di pubblica illuminazione, riuscendo a spegnere le luci dell’area. Un’azione che avrebbe avuto lo scopo di creare zone d’ombra e maggiore privacy, ma che ha finito per compromettere un servizio essenziale destinato all’intera comunità. Tre episodi differenti, accomunati dallo stesso denominatore: la mancanza di rispetto nei confronti dei beni pubblici e delle regole della convivenza civile. Comportamenti che incidono sulla qualità della vita dei cittadini e costringono l’amministrazione a impiegare risorse economiche e personale per ripristinare quanto danneggiato o rimuovere quanto abbandonato.

A denunciare quanto accaduto è stato, attraverso i propri canali social, l’assessore comunale all’Ambiente Michele Beneventi, che ha sottolineato come il ruolo di cittadino implichi responsabilità e rispetto verso la città e la collettività, ribadendo che il lavoro quo-

tidiano dell’amministrazione rischia di essere vanificato da comportamenti incivili.

Tra via del Popolo e piazza Don Bosco, tre gli episodi che hanno portato l’assessore Beneventi a chiedere maggiore rispetto per gli spazi pubblici

Incontro nell’Aula meeting di Acquedotto Lucano con Comune di San Fele, Regione, Egrib e Gal Percorsi per il progetto “Francesco sulle vie del cuore”

A Potenza Tavola rotonda per “Sorella

Acqua: valore, simbolo, infrastruttura”

Si terrà il prossimo 3 luglio alle ore 17:00 la Tavola rotonda per la presentazione di “Sorella acqua: valore, simbolo, infrastruttura”, verso il progetto speciale "Francesco sulle vie del cuore". Organizzato da “Il Simposio delle Muse ETS” con il patrocinio di “San Francesco 1226-2026 Comitato Nazionale” in collaborazione con Acquedotto Lucano. A moderare l’incontro Mario Esposito, ideatore e direttore artistico del progetto. In apertura i saluti del Presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, seguito dal Sindaco di San Fele, Donato Sperduto. Il progetto culturale “Francesco – Sulle vie del cuore”, è una iniziativa di spettacolo dal vivo e produzione teatrale che unisce teatro, musi-

ca, cammini, formazione e inclusione sociale, con al centro il borgo di San Fele, dove si svolgerà il progetto nel prossimo mese di luglio. Il Sindaco era già stato a Roma, in maggio, per la presentazione presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa del Presidente, l’Onorevole Federico Mollicone. Il borgo lucano è noto per essere il paese natio di San Giustino De Jacobis (9 ottobre 1800) missionario vincenziano, Vescovo in Abissinia e Patrono dei lucani nel mondo, che si lega alla figura del Santo Patrono d’Italia per la totale dedizione ai poveri e la scelta di vivere l'evangelizzazione attraverso il dialogo fraterno, l'umiltà e il rispetto delle culture locali. Si tratta di una rilettura contemporanea della figura di san Francesco che però si intreccia anche a

tematiche di sostenibilità in senso ambientale, culturale, sociale e comunitario. San Fele è terra d’acqua con le sue rinomate Cascate, ma la presenza delCasCentro di Accoglienza Straordinaria, rende il borgo centrale anche per la figura dei “nuovi attori di Dio” ovvero i migranti.Tornando alla presentazione nel capoluogo, Alfonso Metello Francesco Andretta, Amministratore unico Acquedotto Lucano, affronterà il tema “Keynote SpeechCustodire l'acqua, dall'infrastruttura al bene comune”; Canio Santarsiero, Amministratore unico EGRIB- Ente di Governo per i rifiuti e le risorse idriche della Basilicata, disquisirà di “Governare l'acqua- Il patto tra istituzioni, comunità e futuro”; Laura Mongiello, Assessore all'Ambiente Regione Basilicata affronterà il

tema “L'acqua e la casa comune -Strategie per la sostenibilità dei territori”; Caterina Salvia, Presidente Gal Percorsi sarà a spiegare “L'acqua come infrastruttura di relazione” e Rita Orlando, Direttrice Generale Fondazione Matera Basilicata 2019 relazionerà su “L'acqua e la pietra -Matera 2026”. A tirare le fila delle conclusioni “Acqua e cultura, tra Francesco e D'annunzio”, Angelo Piero Cappello, Direttore generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dell'Unità di missione per la cooperazione con Africa e Mediterraneo Piano Mattei, nonché autore del volume "Il Santo e il Poetamito e rito di Francesco in Gabriele D'Annunzio". Partner istituzionali dell’iniziativa sono Regione Basilicata, Comune di San Fele, Egrib e Gal Percorsi.

De Luca: «Poste abbandona i più fragili e sceglie le logiche del profitto, vuole trasferire l'Ufficio in un locale più piccolo e meno accessibile»

Ufficio Poste di Pignola, il Sindaco chiede l’intervento

del Prefetto: «L’Amministrazione ha fatto la sua parte»

«I

l presidio resti nel centro storico. Poste abbandona i più fragili, e sceglie le logiche del profitto». Con queste parole il Sindaco di Pignola, Antonio De Luca, lancia l’appello a Poste Italiane, per «tutelare un presidio essenziale a garantire un servizio pubblico vicino, efficiente e accessibile a tutti i pignolesi». L’Amministrazione De Luca ha pertanto richiesto l’intervento del Prefetto di Potenza sulla vicenda del trasferimento dell’Ufficio Postale, «dopo che Poste Italiane, nel corso della videoconferenza del 25 giugno, ha confermato la volontà di lasciare l’attuale sede di Via Umberto I, volendola trasferire in un locale più piccolo e meno accessibile, facendo una scelta che penalizza il centro storico e tutte le categorie più fragili». Il Comune, dal canto suo, ribadisce di «aver messo in campo ogni iniziativa utile per evitare il trasferimento, programmando un investimento iniziale di circa 50.000 euro per la riqualificazione dell’immobile e manifestando la disponibilità ad ag-

giornare il contratto di locazione, nell’ottica di valorizzare ulteriormente anche il Progetto Polis. Abbiamo partecipato a tutti gli incontri e dialogato con Poste – spiega il Primo cittadino- abbiamo proposto soluzioni concrete per migliorare i servizi e gli spazi, insomma, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità. Riteniamo che la sede dell’Ufficio Postale debba rimanere nel centro storico – incalza il Sindaco– Si tratta di un presidio fondamentale per la nostra comunità, facilmente raggiungibile soprattutto dagli anziani e dalle persone più fragili. Il trasferimento in un locale di dimensioni inferiori rischia di ridurre la qualità del servizio e, ad oggi, non abbiamo ancora ricevuto garanzie sul mantenimento degli attuali livelli di operatività, degli orari di apertura e del servizio ATM- Postamat». Per queste ragioni il Comune ha chiesto il coinvolgimento del Prefetto, «confidando nella sua sensibilità istituzionale – conclude De Luca- affinché possa favorire un ulteriore confronto con Po-

ste Italiane e individuare una soluzione che consenta di mantenere l’Ufficio Postale nell’attuale sede, tutelando un servizio essenziale per l’intera comunità di Pignola».

E MANUELA C ALABRESE

DI

Respinta la mozione di revoca. Dimantova, segretario di Venosa in Azione: «L'antifascismo si costruisce nel presente, non cancellando il passato»

Venosa, cittadinanza a Mussolini: memoria storica o cancellazione?

Continua a tenere banco, tra la comunità di Venosa e non solo, la decisione dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Francesco Mollica di respingere la mozione presentata dal gruppo consiliare “Venosa è Impegno Comune” che chiedeva la revoca della cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini, durante il Consigli odello scorso 18 giugno.

Sulla questione ha inteso esprimere la propria posizione e in risposta a chi ha promosso l’iniziativa, il segretario cittadino di “Venosa in Azione” Marco Dimantova. Di seguito la nota integrale.

DI M ARCO D IMANTOVA *

Ho ascoltato con interesse, e guardato in diretta streaming, lo svolgimento della seduta dei lavori dell’ultimo consiglio comunale ed in particolare la discussione al punto n° 6 riguardo la mozione presentata dal gruppo consiliare “Venosa è Impegno Comune” per la revoca della cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini dal Comune di Venosa, il 20 maggio 2024 (depositata al prot. n. 8478 del 27.04.2026), come ho guardato ed ascoltato alcune dichiarazioni di esponenti del M5S, AVS e PSI

espresse tramite piattaforma social. Come premessa mi corre l’obbligo di riportare, a chiarimento di quanti non lo sapessero, che il termine antifascista definisce chiunque si opponga, sul piano ideologico, morale e politico, al fascismo e alle sue ideologie affini. Rifiuta la violenza politica, il razzismo, la censura e l'autoritarismo, difendendo al contempo le libertà fondamentali, la democrazia e l'uguaglianza. (Treccani).

Ancor di più la Costituzione italiana è considerata antifascista nelle sue origini, nei suoi valori e nel suo testo. Nata dalla Resistenza e approvata dall'Assemblea Costituente nel 1948, ripudia l'autoritarismo e si fonda sulla sovranità popolare, sul pluralismo e sull'inviolabilità dei diritti umani. L’anima antifascista della Carta si esprime attraverso diversi elementi chiave: 1) divieto di riorganizzazione del partito fascista; 2) Tutela delle libertà fondamentali; 3) Il ripudio della guerra. Detto ciò, ritengo doveroso, poiché tirato in ballo direttamente come partito di Azione ed in quanto suo segretario cittadino, rispondere e chiudere la questione della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini esprimendo il mio pensiero e chiarire, non solo la mia personale posizione in merito, ma quella

dell’intero partito di Venosa in Azione e dei suo militanti, e non ultimo, del Consigliere Comunale Antonio Carmine Conte con il quale ci siamo (come sempre) confrontati tirandone le conclusioni.

Nell’ultima seduta n Consiglio Comunale del 18.06.2026, è stata respinta la mozione che ne chiedeva la cancellazione dall'albo comunale della cittadinanza onoraria a Mussolini che gli era stata conferita, come in moltissimi altri comuni italiani, nel 1924. Lo sottolineo, nel 1924 come un fatto storico, circoscritto e datato. Nessuno, dalla fine della seconda guerra mondiale, ha sentito a Venosa, tra sindaci e consiglieri comunali che si sono susseguiti, la necessità di depennare quel nome dai registri. Molto semplicemente perché si è voluto andare avanti depositando nel dimenticatoio quell’onorificenza.

Infatti io sono arciconvinto che i valori dell'antifascismo e della resistenza non si rafforzano eliminando i riferimenti bensì, di contro, si rafforzano attraverso le azioni e il comportamento quotidiano all'interno della comunità. Di più, non si è antifascisti quando si cancella, ma quando si costruisce una società migliore e quando si contribuisce a educare e formare, con le iniziative nelle scuole, con i progetti.

Ritengo che Mussolini e il fascismo sono già stati giudicati dalla storia. Ecco, la storia. Rispettiamola. Ancor di più, il problema della cittadinanza a Mussolini non esiste: è un fatto storico, come dicevo innanzi, che non si può cancellare né nel suo esistere né nel suo significato. Non serve revocare la cittadinanza quasi cento anni dopo e alla luce di una Costituzione antifascista in cui tutti ci riconosciamo. Quella è la nostra storia e con quella dobbiamo fare i conti. Rileggere tutti gli atti del passato alla luce dei principi di oggi porta solo a cancellazioni e dibattiti divisivi.

La mozione presentata è una trappola ideologica che lasciamo votare a chi

strumentalmente l’ha proposta. Dal passato, specie se difficile, dovremmo trarre la forza di migliorare la società. Quella pagina della nostra storia cittadina deve scolpirsi nella memoria di ogni cittadino di Venosa come ammonimento perché scelte come quella non si ripetano. È sbagliato cancellare un fatto storico con una delibera. Il tentativo di imbrogliare la storia è un atto di debolezza ed è sempre pericoloso. Secondo me innanzitutto va ricordato che la libertà deve rappresentare sempre e comunque un principio fondamentale da perseguire ricordando che non ci sono totalitarismi classificati di serie A o B. Infatti la richiesta di revoca arriva quasi cento anni dopo il conferimento della cittadinanza senza che nessuno finora l’abbia ritenuta importante e non vorrei che forse i motivi alla base di questa revoca proprio ora sono lavarsi la coscienza per ciò che si sta facendo su altri fronti. Tanti sono gli uomini di governo che dovrebbero essere condannati per quante atrocità stanno commettendo grazie al silenzio di partiti compiacenti.

Oggi più che votare un’azione di can-cellazione, guardiamo soprattutto al futuro, pensiamo che si potrebbero mettere in campo molte piccole azioni, ma concrete, per affermare i valori antifascisti uscendo dalla retorica come la partecipazione diretta dei cittadini agli atti politici e amministrativi del Comune. Pensiamo piuttosto al fatto che siamo antifascisti e abbiamo la consapevolezza che l’antifascismo e la resistenza hanno reso possibili la democrazia e la liber-tà. Il fascismo, ci dice la storia, è stato un male radicale, fin dal suo inizio. Oggi dobbiamo riflettere sui valori di democrazia e partecipazione, diritti e giustizia che quella primavera del 1945 ci ha portato e che sono racchiusi nella Costituzione. Altro che. Il fascismo, per quanto mi riguarda, si è concluso nel 1945 e bisogna analizzarlo in quel contesto, non oggi attraverso un antifascismo a tratti caricaturale. Non

dobbiamo fare confusione tra passato e presente. I singoli atti di matrice fascista vanno condannati ma oggi l’accusa di fa-scismo viene usata per demonizzare l’avversario. In questo senso, secondo me, la mozione, se pur rispettabilissima per chi l’ha presentata, ha valore solo propagandistico. Piuttosto che cancellare la memoria con un atto uguale e contrario, sarebbe stato meglio studiarlo e valorizzarlo per il futuro e certamente non è con la negazione che si fa un servizio alla collettività e alle nuove generazioni.

Infine dico che il fascismo può essere dentro ciascuno di noi, per esempio ogni volta che si accetta una sopraffazione o che un’aggressione possa risolvere un conflitto. A mitigare questa tendenza è il civismo democratico, fatto anche di azioni, commemorazioni e simboli che tengano viva la memoria di quello che è stato e che potrebbe essere di nuovo condannando il fascismo nella sua sciagurata e demoniaca interezza. Ancor di più, l’antifascismo è un patrimonio comune da sviluppare anche nel presente e che NOI dobbiamo essere i nuovi partigiani per contrastare le diseguaglianze e le violenze nel rispetto dei principi di democrazia e libertà anche per le nuove generazioni. Qualcuno ha sottolineato che il Nostro voto in Consiglio Comunale è figlio di convenienza o in odore di poltrone. Un atteggiamento opportunista e privo di coraggio. Ora con un pizzico di ironia e sarcasmo a costui rispondo dicendogli che: il “doppismo” della sinistra è un eccesso di altruismo: questi sono così preoccupati dagli altri che non hanno il tempo di guardare se stessi (non me ne voglia l’amico N…..) Chiudo dicendo che: Venosa, e la sua comunità è stata, è e sarà sempre antifascista. Io sono stato, sono e sarò sempre antifascista. I militanti del partito di Azione sono stati, sono e sempre saranno antifascisti. Il partito di Azione conserva nel suo statuto i principi antifascisti.

MATERA Dai Sindacati: «Una disparità contrattuale non più sostenibile; per questo, occorre aprire un confronto preventivo e trasparente»

Rifiuti, Fp Cgil e Uil Trasporti: «Subito CCNL ambientale per chi lavora nelle cooperative»

Con l’avvicinarsi della scadenza dell’attuale appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, Fp Cgil e Uil Trasporti tornano a chiedere regole chiare per i lavoratori. In una nota unitaria, i Sindacati sollecitano il Comune di Matera ad applicare il CCNL del settore servizi ambientali anche ai dipendenti assunti dalle cooperative sociali, oggi inquadrati con il contratto delle cooperative. Secondo Fp Cgil e Uil Trasporti si tratta di una «disparità contrattuale non più sostenibile». «I lavoratori in questione - spiegano - svolgono quotidianamente attività di spazzamento e svuotamento cestini, mansioni pienamente riconduci-

bili al settore dei servizi ambientali e indispensabili per il decoro urbano e la qualità del servizio pubblico». Il nodo è contrattuale: a oggi, a questi addetti viene applicato il CCNL delle cooperative sociali, meno favorevole e non coerente con le mansioni effettivamente svolte. Per i sindacati, invece, il riferimento corretto è unico: quello del comparto ambientale, che disciplina profili, tutele e costi della sicurezza. A sostegno della richiesta vengono citati gli articoli del Codice degli Appalti: l’art. 30 impone di applicare il contratto strettamente connesso all’attività oggetto dell’appalto; l’art. 23, comma 16 stabilisce che il costo del

lavoro si basi sulla contrattazione collettiva del settore di riferimento; l’art. 50 obbliga l’aggiudicatario ad applicare i contratti collettivi di settore. «Non a caso, - sottolineano - il costo del lavoro negli appalti rifiuti è definito sulle tabelle del Ministero del Lavoro per i servizi ambientali». Per questo, Fp Cgil e Uil Trasporti chiedono formalmente di essere convocati prima della stesura del nuovo bando. L’obiettivo è aprire un confronto preventivo e trasparente per evitare che si ripeta il permanere di trattamenti differenziati per lavoratori che operano nella stessa filiera.I Sindacati si dicono disponibili al dialogo nell’interesse della tutela dei la-

L’assessore Padula: «La città lucana sa promuoversi e rilanciare la propria immagine turistica»

Policoro, al via il Cartellone degli eventi “Siritidestate

Tanti eventi per tutte le età ed i gusti animeranno il Cartellone “Siritidestate 2026”, che parte ufficialmente in questo fine settimana a Policoro, per chiudere con l’ormai mitica “Notte di Eraclea” a settembre e il concerto del cantante Rkomi, star emergente tra le nuove generazioni. L’impegno dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Enrico Bianco, è stato quello di garantire una copertura omogenea di tutta la stagione estiva, oltre l’ormai consolidata finestra settembrina. Sabato 4 luglio sarà la volta della “Notte di Eraclea kids”, con eventi diffusi nella città a misura di bambino, e l’area centrale pedonalizzata nel primo giorno di

saldi estivi. Tra i punti di forza c’è il grande e atteso ritorno del “Blues in town”, uno dei festival musicali più storici e longevi di Policoro, organizzato dall'associazione culturale “La Mela di Odessa”. Una kermesse internazionale che porta nel Metapontino grandi artisti del panorama blues, affiancando ai concerti serali anche seminari musicali gratuiti. Poi le collaborazioni di prestigio, come quella con il “Marateale”, che porterà in città la sua masterclass con il celebre archeologo Zahi Hawass. Interessante anche la collaborazione con l’Orchestra sinfonica di Matera. Infine i grandi eventi, come il “Tedx”, “Policoro in swing” e il Premio Eraclea, oltre a rappresenta-

2026”

zioni e happening nel nuovo sito-attrazione del parco archeologico. Soddisfatto il sindaco Bianco: «Anche quest’anno puntiamo a riempire il tempo libero di cittadini e turisti, con eventi interessanti e di rilievo nazionale e internazionale. Uno sforzo importante anche dal punto di vista economico, per una città come la nostra che non gode di sovvenzioni strutturate e stabili». Ottimista sull’impatto delle iniziative l’assessore Padula:«È un programma in continuità con quelli degli anni passati, con novità e ritorni interessanti. Avremo eventi storicizzati, in grado di promuovere il valore attrattivo della nostra città». «Ancora una volta - conclude Padula- nonostante il sostegno molto modesto della Regione Basilicata, la terza città lucana per popolazione sa promuoversi e rilanciare la propria immagine turistica. È un programma che mette al centro le collaborazioni. Innanzitutto con l’Azienda di promozione turistica (Apt) della Basilicata, che ringraziamo, con la quale abbiamo potuto utilizzare una delle immagini della sua campagna Motherland, che fa da sfondo iconico del nostro Cartellone».

voratori, della regolarità dell’appalto e della qualità del servizio pubblico reso alla cittadinanza, e attendono un riscontro sollecito dal Comune.

OGGI L’ACCENSIONE DELLE LUMINARIE IN PIAZZA V. VENETO

Matera entra nel cuore della Festa della Bruna

Con l'accensione delle luminarie entra nel vivo il programma della 637ª Festa della Bruna. Oggi, alle ore 21.00, in Piazza Vittorio Veneto, uno degli appuntamenti più attesi accompagnerà la città verso il 2 luglio, quando Matera celebrerà la sua festa più identitaria. L'evento inaugurerà ufficialmente il grande percorso di luce che, fino al 6 luglio, vestirà il centro storico con scenografie luminose capaci di trasformare le vie della città in un suggestivo racconto di colori, forme e tradizione. Per la 637ª edizione, la realizzazione delle luminarie è stata affidata alla Blasi Group di Grottolella (Avellino), azienda di riferimento nel panorama nazionale, riconosciuta per la capacità di coniugare l'antica arte delle luminarie con soluzioni scenografiche contemporanee. L'accensione sarà accompagnata da uno spettacolo di luci sincronizzato con la musica e dall'esibizione di un ensemble composto dall'Associazione corale "Cantori Materani", dal chitarrista Filippo Ambrosino, dal fisarmonicista Giuseppe Mattia Larato e dal tamburellista Alberico Larato. Le luminarie resteranno accese ogni sera, dal 29 giugno al 6 luglio, dalle ore 20.00 alle 00.30, pronte a creare l'atmosfera che accompagna Matera verso il giorno della Bruna.

La Dirigente Scolastica Nesi: «Ben-AI premia passione e visione educativa della nostra comunità scolastica»

Il progetto “Ben-AI” dell’Istituto Scanzano

Montalbano protagonista a Valdobbiadene

L’Istituto Comprensivo Scanzano-Montalbano è stato selezionato per partecipare al Festival dell’Innovazione Scolastica 2026, uno dei più prestigiosi appuntamenti dedicati alle scuole che innovano e trasformano l’educazione a livello nazionale. Tra le sole 75 scuole partecipanti provenienti da tutta Italia, l’Istituto al centro del metapontino, non sarà soltanto presente, ma sarà protagonista dell’evento grazie alla selezione del progetto Ben-AI, che unisce Intelligenza Artificiale e benessere emotivo in un percorso innovativo volto a promuovere il successo formativo, l’inclusione e lo sviluppo delle competenze socio-emotive degli studenti. Il progetto è stato infatti individuato tra le esperienze di eccellenza innovativa, ottenendo uno spazio dedicato per la pre-

sentazione e la condivisione delle proprie pratiche con dirigenti scolastici, docenti, ricercatori ed esperti provenienti da tutto il Paese. Il Festival, che si svolgerà nelle giornate del 3, 4 e 5 settembre 2026 a Valdobbiadene, in Veneto, proporrà un intenso pro-

gramma di seminari, workshop e momenti di confronto che vedranno la partecipazione di autorevoli rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito, referenti nazionali di INDIRE e INVALSI, oltre a importanti studiosi ed esperti del mon-

do accademico e della ricerca, con particolare attenzione ai temi dell’innovazione didattica e dell’intelligenza artificiale applicata all’educazione. «L’ importante riconoscimento - ha dichiarato la Dirigente Scolastica Ines Nesi- premia il lavoro, la passione e la visione educativa della nostra comunità scolastica, che continua a investire in percorsi capaci di coniugare innovazione tecnologica, crescita personale e benessere degli studenti. Ѐ un traguardo che ci rende orgogliosi e che conferma il ruolo della nostra scuola come laboratorio di idee, sperimentazione e buone pratiche educative». Il merito va a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di BenAI, in primo luogo agli studenti, ai docenti, alle famiglie e ai partner del territorio che ogni giorno rendono possibile la costruzione di una scuola aperta al futuro.

Con il “Motogiro Ride & Meet” oltre 80 km tra Grassano, Grottole e Miglionico; Rondinone: «Traguardo da condividere con la comunità»

A Matera festa a due ruote per i 30 anni di Moto Competition

Trenta anni di passione, territorio e comunità motociclistica. Per celebrare il traguardo, la concessionaria materana Moto Competition ha dato vita alla prima edizione del “Motogiro Ride & Meet”, un evento interamente dedicato agli amanti delle due ruote che ha chiuso i festeggiamenti con un lungo gi-

ro nell’entroterra lucano.

La giornata è partita presto da via delle Arti, in zona Paip, con la colazione offerta ai partecipanti e la tradizionale foto di gruppo. Subito dopo, il via al motogiro: un percorso di circa 80 chilometri che ha toccato alcuni tra i borghi più suggestivi della provincia di Matera, da Grassano a Grottole, fino a Mi-

glionico. Tappa finale nell’area di Bosco Coste, dove centauri e accompagnatori si sono ritrovati per un momento conviviale all’insegna della condivisione. «Trenta anni rappresentano un traguardo importante, un traguardo che abbiamo voluto celebrare insieme ai nostri clienti, amici e a tutti gli appassionati delle due ruote», ha

spiegato Emanuele Rondinone, di Moto Competition. «Il Motogiro Ride & Meet nasce con l’obiettivo di creare un momento di aggregazione e valorizzare il territorio attraverso la passione che ci accompagna da sempre, quella per le moto».L’iniziativa ha unito sport, turismo e senso di comunità: decine di motociclisti in sella hanno

attraversato le strade dell’entroterra, portando con sé anche la voglia di scoprire e raccontare i paesaggi della Basilicata. Con la prima edizione archiviata tra sorrisi, motori e panorami, Moto Competition guarda già al futuro del “Ride & Meet”, con l’obiettivo di renderlo un appuntamento fisso per il motociclismo lucano.

Tra

Siracusa, dove il tempo non si consuma: il teatro come necessità civile moderna

C’è un luogo, a Siracusa, dove il teatro non è mai diventato memoria. È rimasto presenza. Il Teatro Greco non è una scenografia archeologica: è una macchina viva che continua a produrre senso, pubblico, confronto. Qui la tragedia non si studia soltanto: si attraversa.Ogni stagione dell’INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) dimostra che i classici non appartengono al passato ma alla resistenza del presente. Antigone, I Persiani, Alcesti, Iliade, Metamorfosi: non sono titoli di repertorio, ma domande aperte rivolte a chi guarda. E il dato che sorprende non è solo la qualità artistica, ma la risposta del pubblico: numeri da grande evento contemporaneo per testi nati oltre duemila anni fa.È qui che si rompe un pregiudizio diffuso: l’idea che il teatro antico sia un rito per pochi iniziati. A Siracusa accade il contrario. Il teatro classico diventa popolare senza diventare superficiale. E questo equilibrio è fragile, faticoso, continuamente da reinventare.

cismo del costume, nessuna nostalgia decorativa. Il lavoro registico e drammaturgico contemporaneo restituisce ai testi la loro nudità originaria: quella di opere scritte per interrogare la polis, non per essere adorate.Le traduzioni si aggiornano, il linguaggio si sposta, la scena si libera da incrostazioni estetiche che rischiano di trasformare la tragedia in un oggetto distante. Non si tratta di modernizzare per il gusto del moderno, ma di togliere ciò che impedisce la comprensione.La tradizione, a Siracusa, non è un’eredità da proteggere sotto vetro. È un campo di tensione. Un luogo dove il passato non è mai pacificato e il presente non è mai assoluto. È proprio questa instabilità a renderlo fertile.

IL TEATRO COME

ATTO CIVILE

un patrimonio: lo riattiva. E lo fa in un tempo storico in cui la cultura rischia di essere consumata come intrattenimento veloce, frammentato, on demand. Il teatro, invece, impone durata. Impone presenza. Impone ascolto.Ed è proprio questa resistenza alla velocità che lo rende necessario.

IL MITO CONTRO LA SEMPLIFICAZIONE

LA TRADIZIONE NON È UN MUSEO

Il segreto non sta nella conservazione, ma nella trasformazione. La forza di questo modello culturale è nella sua rinuncia all’“effetto museo”. Nessun feti-

C’è un punto che spesso si dimentica quando si parla di cultura: la sua funzione non è decorativa ma civile. Il teatro antico, nella sua forma originaria, nasce come spazio pubblico di confronto radicale.Le tragedie greche parlano ancora perché non si limitano a raccontare storie: mettono in scena conflitti strutturali dell’esistenza umana. Potere e giustizia, violenza e legge, libertà e destino, individuo e comunità. Non offrono soluzioni. Espongono ferite.In questo senso, Siracusa non conserva

Viviamo un’epoca che tende a semplificare tutto: linguaggi, emozioni, narrazioni. Il mito greco fa esattamente l’opposto. Complica. Stratifica. Espone contraddizioni senza risolverle.Prendiamo I Persiani di Eschilo: una delle prime riflessioni drammatiche sulla guerra non come epica della vittoria, ma come esperienza della perdita. Non c’è celebrazione, c’è devastazione. Non c’è trionfo, c’è fragilità.Ed è qui che il teatro antico si rivela contemporaneo senza sforzo: non perché parli del nostro tempo, ma perché parla dell’uomo senza tempo. La sua forza non dipende dall’attualizzazione, ma dalla sua capacità di restare irrisolto.In un’epoca che pretende risposte rapide, la tragedia greca insiste sulle domande.

CULTURA E REALTÀ ECONOMICA

Dire che la cultura non produce valore è una semplificazione che non regge alla prova dei fatti. Un teatro come quello di Siracusa dimostra il contrario: produzione artistica, indotto economico, formazione del

pubblico giovane, turismo culturale. Non come effetti collaterali, ma come conseguenze dirette di un progetto culturale solido.Eppure il punto non è soltan- to economico. È concettuale. La cultura non è un lusso che si aggiunge al re- sto. È una forma di infrastruttura invisibile che sostiene la qualità di una comunità.L’errore più diffuso è trattarla come ornamento. Ma la cultura non decora la società: la struttura.

L’INCOMPRENSIONE COME SOGLIA

C’è un episodio che colpisce sempre, perché contiene una verità scomoda. Un grande scrittore, abituato a osservare criticamente l’Occidente, si trova davanti a una tragedia greca e dichiara di non capire nulla. E se ne va.Quell’incomprensione non è un fal- limento individuale. È un segnale. Dice qualcosa di più ampio: la distanza crescente tra una parte del pubblico contemporaneo e i codici profondi della tradizione.Ma questa distanza non è un argomento contro il teatro antico. È il suo motivo di esistenza. Il teatro non deve essere immediatamente accessibile. Deve essere attraversabile. E attraversare significa anche inizialmente non comprendere.La comprensione, nel teatro, non è un punto di partenza. È un risultato.

IL CLASSICO COME INTERROGAZIONE APERTA Sofocle, Eschilo, Euripide

non parlano con una voce unica. Parlano con una frattura interna. È per questo che continuano a essere moderni. Non perché si adattino al presente, ma perché non si chiudono mai.La loro forza è nel dissidio: tra individuo e società, tra legge e coscienza, tra destino e libertà. È un teatro che non consola. E proprio per questo non invecchia.Dire che i classici sono attuali è quasi riduttivo. Più corretto dire che non hanno mai smesso di essere incompiuti.

IL FUOCO, NON LE CENERI

Il teatro di Siracusa non è un monumento. È un atto continuo di fiducia nella possibilità che il passato non sia finito. Tenere vivo il fuoco della tradizione senza venerarne le ceneri significa accettare una responsabilità: non trasformare il classico in reliquia, ma restituirlo alla sua funzione originaria di spazio vivo, conflittuale, necessario.In un tempo che consuma tutto rapidamente, il teatro antico impone un’altra legge: quella della durata, dell’ascolto, della presenza.E forse è proprio qui il suo scandalo più grande e più necessario: ricordarci che non tutto deve essere immediatamente compreso per essere vero. Non tutto deve essere subito digerito, classificato, archiviato. Alcune cose restano attive proprio perché resistono e continuano a interrogarci senza sosta nel tempo umano che ci attraversa.

D I FAB RIZIO QUAR ATINO

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri e considerazioni

Appunti di realtà 29 giugno L’eleganza dell’invisibile

Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra dover occupare la scena per esistere. Se non lo fotografi, non conta. Se non lo racconti, non è accaduto. Se nessuno applaude, pare che il valore evapori.Eppure le cose che cambiano davvero la vita sono quasi sempre invisibili.Invisibile è la decisione di non restituire cattiveria a chi te ne offre in abbondanza. Invisibile è il coraggio di rialzarsi quando nessuno ti sta guardando. Invisibile è la scelta di continuare a credere nell’essere umano anche dopo aver collezionato delusioni che basterebbero a far chiudere il negozio dell’anima.

Fa sorridere che oggi si misuri tutto con la visibilità. Come se il sole avesse bisogno di un comu-

nicato stampa per sorgere ogni mattina.La vera forza non è convincere gli altri di essere forti. È non avere più bisogno di dimostrarlo.La maturità arriva quando smetti di chiederti chi ti vede e inizi a domandarti che cosa lasci dentro chi ti incontra.Chi costruisce dentro di sé finisce per diventare un luogo in cui gli altri ritrovano pace. Non perché possieda tutte le risposte, ma perché smette di consumare energie inseguendo le domande che non fanno crescere. Le persone percepiscono molto più di quanto dicano. Avvertono chi cerca attenzione e chi, invece, offre presenza. La differenza è enorme. L’attenzione dura un istante. La presenza continua a vivere anche quando il silenzio prende il posto delle parole.Forse è questa l’eleganza più rara:

lasciare un senso di pace senza pretendere riconoscimenti. Essere un punto fermo senza trasformarsi in una catena. Illuminare senza accecare.Perché la luce autentica non ha bisogno di imporsi. Trasforma senza fare rumore, sostiene senza chiedere nulla in

cambio e continua a brillare anche quando nessuno sembra accorgersene. Ed è proprio allora che accade qualcosa di straordinario: chi ne aveva più bisogno scopre, quasi senza accorgersene, di essere già in cammino verso quella luce.

Potenza, Bucaletto in festa il 4 e 5 Luglio: due giorni di musica, socialità e rinascita

Bucaletto si prepara a vivere un fine settimana all'insegna della musica, della spiritualità e della partecipazione. In occasione della festa patronale di Santa Maria della Speranza, venerdì 4 e sabato 5 luglio il quartiere sarà protagonista di un ricco calendario di appuntamenti pensati per coinvolgere l'intera città e raccontare una comunità che continua a costruire il proprio futuro attraverso la cultura e la condivisione.Nato dopo il terremoto del 1980 come insediamento temporaneo di prefabbricati, Bucaletto ha attraversato decenni segnati da difficoltà sociali e abitative. Una storia complessa che, nel tempo, si è trasformata in un percorso di resilienza e riscatto grazie anche al ruolo svolto dalla Parrocchia Santa Maria della Speranza e dal suo Comitato Festa, da anni impegnati nel trasformare la ricorrenza patronale in un momento di aggregazione e crescita collettiva.Per l'edizione 2026 il Comitato ha predisposto un

programma che unisce momenti religiosi e grandi eventi culturali, con l'obiettivo di rendere la festa un punto di riferimento per tutta Potenza.Tra gli appuntamenti più attesi figura la partecipazione di Don Roberto Faccenda, sacerdote dell'Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e direttore della Pastorale Giovanile, conosciuto in tutta Italia per il suo stile comunicativo diretto, autentico e capace di dialogare con il mondo giovanile attraverso i linguaggi contemporanei.Sabato 5 luglio alle ore 11.30 Don Faccenda presiederà la solenne celebrazione eucaristica, preceduta dalla tradizionale "Messa in Moto", che si concluderà con la benedizione dei motociclisti e delle loro moto. Nel pomeriggio, alle ore 18, è prevista la Santa Messa seguita dalla processione per le vie del quartiere.Sul fronte degli eventi civili, il cartellone propone due serate di grande richiamo.Ad aprire i festeggiamenti, venerdì 4 luglio, saranno i Tarantolati di Tricarico,

storica formazione simbolo della musica popolare lucana. Il gruppo porterà sul palco il ritmo coinvolgente della taranta e delle tradizioni musicali della Basilicata, trasformando la piazza in una grande festa popolare all'insegna del ballo e della convivialità.Sabato 5 luglio, invece, sarà la volta della prima edizione del Potenza Gospel Festival, il primo festival regionale interamente dedicato alla musica gospel. L'iniziativa, organizzata dalla Parrocchia Santa Maria della Speranza in collaborazione con l'Associazione CoroSonoro APS, prenderà il via alle ore 21 e vedrà protagonista il coro Voices' Power di Potenza, unica formazione gospel stabile della Basilicata diretta da Giusi Telesca.Accanto al coro potentino si esibiranno altre tre importanti realtà del Sud Italia: Gospel Voices di Napoli, PopUp 33 Giri di Cosenza e Daunia Gospel Choir di Foggia. Il festival si concluderà con una grande esibizione collettiva che riunirà tutte le formazioni in

un'unica performance corale.L'evento nasce con l'obiettivo di promuovere il gospel come linguaggio di inclusione, partecipazione e valorizzazione del territorio, portando un appuntamento culturale di respiro regionale in uno dei quartieri periferici della città. Una scelta che punta a fare della cultura uno strumento di coesione sociale e di rigenerazione urbana.Il Potenza Gospel Festival

gode del patrocinio morale del Comune di Potenza e della Regione Basilicata. L'ingresso a tutte le iniziative è gratuito.Con questa edizione della festa patronale, Bucaletto conferma la volontà di raccontarsi attraverso la partecipazione, l'accoglienza e la cultura, offrendo alla città due giornate capaci di unire tradizione, fede e spettacolo in un'unica grande occasione di comunità.

Dal concerto dei Tarantolati di Tricarico alla prima edizione del Potenza Gospel Festival, passando per la presenza di Don Roberto Faccenda

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