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Cronache del 28 agosto 2026

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VENERDÌ 28 AGOSTO 2026 • ANNO XI N. 190

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

I BENGALESI MINACCIANO DI BLOCCARE VENEZIA SE NON SI COSTRUISCE LA MOSCHEA

Lo sciopero per Allah Questione al centro del dibattito per le amministrative. Csx favorevole alla costruzione ma poi ha vinto il cdx

Lamattina a pag 3

CHIESA GREMITA E DUE COMUNITÀ, VAGLIO E TITO, UNITE DA UN PROFONDO DOLORE

L’ADDIO A MARIA VITTORIA A dare l’ultimo saluto alla 57enne uccisa dal figlio i sindaci Santopietro e Laurino. Durante l’Omelia don Teodosio: «Mai più una madre lasciata sola davanti alla fragilità» _

IL COMMENTO

Trovata impiccata in casa nel Catanese, l’uomo che ha scoperto per primo il corpo è indagato per omicidio: «Solo amicizia»

Il peccato originale degli extraprofitti

C’

DI GIANFRANCO BLASI

è una parola che, ciclicamente, torna nel lessico della sinistra italiana quando la crisi economica si fa più dura: extraprofitti. Accanto ad essa, quasi naturalmente, compare l’altra parola-tabù del liberalismo: patrimoniale. In queste settimane Elly Schlein ha rilanciato con forza la proposta di tassare gli extraprofitti delle grandi (...)

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■ continua alle pag 7 e 8

■ Servizio

Postiglione, Luppino e Vasco Rossi ricordati a Sapri e Maratea nel segno della libertà d’espressione

di Mattia solo a poche ore dall’evento con una nota del partito La presenza di Osnato e Filini resa pubblica di organizzazione e di presenza _ CASO PIETRACATELLA e una di Caiata. Segno evidente di mancanza Morte per ricina, prende forma la pista sentimentale, la Procura di Larino punta su 3 ipotesi, slitta l’interrogatorio chiave

C’

è qualcosa di paradossale nella stagione culturale che stiamo attraversando. Abbiamo combattuto per decenni contro le discriminazioni , contro le gabbie nelle quali la società pretendeva di rinchiudere gli individui, contro l'idea che nascere in una certa condizione significasse avere un destino già scritto. Ed è (...)

■ continua alle pag 7 e 8

■ Magrì

Dellapenna a pag 10

a pag 6

_ TRAMUTOLA

Dellapenna a pag 10 Caiata e Mattia

RISCHIO IDROGEOLOGICO La Basilicata

raggiunge il 98% degli interventi ultimati sul

Pnrr. L’orgoglio di Bardi

«La cooperazione è decisiva»

Fondi Val d’Agri e Corte dei Conti, Pierri (FI): «Gravi e inaccettabili le parole del Sindaco, non si tratta di sottrazione definitiva» ■ Servizio

a pag 20

_ VIETRI DI POTENZA

Il presidente di Territorio

La prima pagina di Cronache di ieri e Osnato

a pag 19

_ 50 ANNI DI RADIO LIBERE

LOCALE

FDI BASILICATA, SENZA GUIDA La crisi della cultura woke

a pag 19

Biblioteca chiusa da mesi, Di Trana: «Leggere è un diritto, la comunità vuole subito le risposte dall’Amministrazione»

Osnato: «In FdI Basilicata manca il coordinamento» D I G I A N F R A NC O B L A S I

ABRIOLA

■ Servizio

NEL MIRINO L’ORGANIZZAZIONE DELL’INIZIATIVA A MARATEA

ELOGIO DELLA DIFFERENZA

a pag 6

_ CALVELLO

Verso il Congresso di FI LISMO DELL’ATTIVISMO NAZIONALE E L’IMMOBI SOLO IERI AVEVAMO RACCONTATO

■ Magrì

Triunfo replica alle opposizioni sul Consiglio comunale aperto su Sellata-Pierfaone: «Manca una proposta da votare»

Calabrese a pag 15

POLITICA Dopo l’importante lavoro del Ministro Casellati, si ipotizza la segreteria regionale al Presidente Bardi

Casellati e Bardi

GIALLO NOEMI IMPELLIZZERI

■ Servizio

Servizio a pag 11

a pag 27

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Italia e Mondo I bengalesi minacciano di bloccare Venezia se non si costruisce la Moschea

Lo sciopero per Allah La questione è stata al centro del dibattito per le elezioni comunali. Il centrosinistra sposò la costruzione del luogo di culto ed è stato sconfitto dal centrodestra. Una minoranza può imporre la propria volontà con la forza contro il volere della maggioranza?

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DI ROBERTO LAMATTINA

Venezia va in scena una cosa che fino ad ora non si era ancora vista: la minaccia islamista di sciopero, a invocarla è la comunità bengalese della città lagunare, oggetto del contendere la costruzione della Moschea. In pratica i cittadini bengalesi dicono che se non sarà autorizzata la costruzione di una moschea nella città di San Marco sono pronti a paralizzare la città scioperando ad oltranza fino all’ottenimento della possibilità di costruire il luogo di culto. UNA QUESTIONE SPINOSA Quella della moschea a Venezia è una questione spinosa e complessa che è stata al centro anche della campagna elettorale per le elezioni comunali. Il centrosinistra non si limitò a dichiarare la sua posizione favorevole nei confronti della costruzione del luogo di culto islamico ma arrivò a candidare cittadini musulmani che fecero la campagna elettorale proprio su questo tema. Il centrodestra dichiarò la sua contrarietà e proprio sulla

difesa della città dalla moschea incentrò la sua campagna elettorale. Il centrodestra vinse le elezioni al primo turno. Si può dire, dunque, che la questione della moschea è stata sottoposta indirettamente al vaglio del consenso popolare e i cittadini hanno espresso votando la loro netta contrarietà alla sua costruzione. In una democrazia rappresentativa questo basterebbe per bloccare in nuce la questione. LA DIFFICILE CONVIVENZA TRA ISLAM E DEMOCRAZIA I cittadini bengalesi musulmani evidentemente hanno deciso di non accettare il responso popolare e hanno minacciato di utilizzare la forza del numero e i diritti che gli derivano dall’essere residenti in una Nazione occidentale per imporre i propri valori. Lo sciopero per motivi religiosi è una assoluta novità nella storia delle relazioni sindacali in Italia e non è chiaro esattamente chi avrebbe il potere di convocare questo sciopero, da quale normativa sarebbe disciplinata e sotto quale criterio dovrebbe

svolgersi. Quello che resta sullo sfondo è il difficile rapporto tra democrazia e islam. In realtà, per uscire dall’eufemismo e parlare fuori dai denti, la questione seria riguarda la totale incompatibilità tra la cultura islamica da un lato e la democrazia, la tolleranza e la storia della civiltà occidentale dall’altra. La cultura occidentale, anche prima dell’avvento dello Stato nazionale prima e delle democrazie laiche dopo, si fonda sulla netta separazione tra l’aspetto religioso e il potere civile. Anche in epoca medievale, pur vigendo il richiamo all’incoronazione divina dell’Imperatore e del Re, è sempre stato chiaro che le Leggi dello Stato avessero un valore diverso da quelle di Dio. La laicità dello Stato, differente del laicismo, dall’anticlericalismo e dal materialismo politico, è un pilastro della cultura giuridica europea ed occidentale. Nessuno ha mai preteso di governare secondo il Vangelo o di ritenere civilmente illeciti tutti i comportamenti religiosamente peccaminosi. Lo stesso non si può dire della cultura islamica. Nel

mondo musulmano, infatti, non è mai esistita questa netta distinzione e la legge islamica disciplina anche la vita civile e laica degli Stati, delle città e delle nazioni diventando un elemento fondante non solo dell’identità culturale ma anche della convivenza civile. Ecco perché lo sciopero religioso che non si era mai visto in Europa diventa una pericolosa novità anche in considerazione della sempre più massiccia presenza di immigrati e di cittadini di religione islamica. IL CONTROLLO DELLE MOSCHEE E LA DIFFIDENZA DEI CITTADINI A questo deve aggiungersi un elemento che tutti continuano a sottovalutare ma che è essenziale nei rapporti tra Stato e Comunità Islamica. I musulmani non hanno un capo della Chiesa né una gerarchia ecclesiastica ben definita. Ogni comunità islamica ha un proprio imam che è autocefalo e non riconosce gerarchie. Questo mette in difficoltà lo Stato nel controllare la predicazione e l’attività delle Moschee con tutti i risvolti che pos-

sono esserci in termini di ordine pubblico e sicurezza. A questo si deve aggiungere la diffidenza che i cittadini italiani hanno nei confronti dei luoghi di aggregazione musulmana che sembrano, sono o, comunque, vengono visti come luoghi di una vera e propria conquista territoriale. Certo è che lo sciopero dei bengalesi per la costruzione della Moschea a Venezia è un precedente ed una novità che non può lasciare indifferenti né impreparati i nostri governanti e i nostri intellettuali. A Venezia i cittadini votando alle amministrative hanno detto no. Può essere ammesso in Italia uno sciopero per motivi religiosi? Se sì, da quale normativa viene disciplinato e, soprattutto, in una democrazia, può ammettersi che una minoranza per quanto chiassosa possa imporre con la forza e utilizzando gli strumenti democratici la propria volontà alla maggioranza?Interrogativi che non possono rimanere senza risposta e sui quali l’occidente e l’Italia hanno il dovere di misurarsi senza funzioni ideologiche.


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venerdì 28 agosto 2026

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Tre italiani risultano irreperibili, tra cui l’orefice di Rapallo Marco Ratto. La Farnesina segue le ricerche nella zona del disastro

Nepal-Tibet, il crollo del ghiacciaio scatena la piena: 362 morti e oltre 1.400 dispersi V

DI VITO ERRICHETTI

entiquattr'ore dopo, la prima certezza che sembrava già acquisita crolla. Letteralmente. Quello che giovedì mattina veniva ancora descritto come un terremoto non è stato, in realtà, un terremoto. Lo ha confermato anche l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano: il segnale sismico registrato mercoledì mattina va ricondotto al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia, staccatosi da un ghiacciaio e precipitato per oltre un chilometro, che ha poi generato una frana. I detriti avrebbero temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola, il cui successivo cedimento ha scatenato l'ondata di piena che si è riversata a valle. Non un evento imprevedibile nel senso classico del termine, ma il sintomo di un ghiacciaio himalayano sempre più instabile — in un'area dove il riscaldamento globale sta silenziosamente riscrivendo la geografia del rischio.Il bilancio, nel frattempo, si è aggravato in modo drammatico. I soccorritori hanno recuperato i corpi di almeno 362 persone, mentre le ricerche proseguono per oltre 1.400 dispersi complessivi tra Nepal e Tibet. Numeri che vanno letti come provvisori: la Bbc, citando la polizia nepalese, aveva parlato poche ore prima di 332 vittime, e prima ancora si era fermata a 165. UN MIGLIAIO DI DISPERSI, DECINE DI NAZIONALITÀ COINVOLTE È qui che le cifre iniziano davvero a far girare la testa. Tra le persone ancora disperse figurano decine di nazionalità diverse, secondo alcune fonti fino a 28 Paesi coinvolti. Un numero che racconta, meglio di qualunque altra statistica, quanto quella valle di confine fosse affollata in questi giorni di fine agosto. Non solo turisti in senso stretto: tra i dispersi ci sono centinaia di pellegrini diretti verso il Monte Kailash, meta sacra per induisti, buddisti e seguaci della religione Bon, raggiungibile proprio attraverso

quei valichi himalayani. Una circostanza che aggiunge complessità alle operazioni di ricerca: molti di questi viaggiatori si muovevano in piccoli gruppi organizzati, spesso senza connessione telefonica per giorni, e questo rende difficile persino stabilire con certezza chi si trovasse davvero nella zona al momento del disastro. GLI ITALIANI: TRE DISPERSI, TRA CUI L'OREFICE DI RAPALLO MARCO RATTO I due turisti italiani coinvolti nella frana del primo giorno, quelli rassicurati dal ministro degli Esteri Antonio Tajani come "in buone condizioni", restano al sicuro. Ma la Farnesina ha confermato che tre connazionali risultano oggi irreperibili, casi distinti ed emersi nelle ore successive al primo bilancio.Il primo nome è quello di Marco Ratto, cinquant'anni, di Rapallo, titolare della storica gioielleria di famiglia nel centro della città ligure. Sportivo, abituato a viaggi in solitaria, si era allenato appositamente per questa spedizione, partita da solo circa dieci giorni fa dopo essere già stata rimandata una volta per un infortunio. Al momento del disastro si trovava, secondo le prime ricostruzioni, proprio nell'area di Gyirong, in uscita dal Nepal verso il Tibet: l'agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prenderlo in carico al valico ha

confermato di aver perso ogni contatto con lui. Il cognato, Andrea Bernardin, ha raccontato ore di angoscia: sono in contatto con la Farnesina, ma al momento non hanno notizie certe. Ad attendere aggiornamenti, oltre a lui, ci sono la sorella di Marco, i nipoti e la sua compagna. Anche la sindaca di Rapallo, Elisabetta Ricci, ha detto di essere in contatto diretto con il ministero degli Esteri e con la famiglia, descrivendo Ratto come una persona molto stimata in città, seguita con apprensione da tutta la comunità.Il terzo caso riguarda una coppia italo-svizzera in viaggio in direzione opposta rispetto a Ratto, dal Tibet verso il Nepal. Anche di loro non si hanno notizie. La Farnesina ha spiegato che mancano ancora i riferimenti dell'agenzia che li accompagnava e che non c'è conferma che il gruppo abbia effettivamente attraversato il valico di confine.Non tutte le notizie di giornata sono negative: il fotografo toscano Stefano Tumolo, che risultava tra i turisti italiani in zona, è stato portato in salvo a Kathmandu. Raggiunto al telefono ha usato parole semplici, quasi sollevate, dicendosi salvo per pura fortuna. INFRASTRUTTURE IN GINOCCHIO, SOCCORSI RALLENTATI Il quadro delle infrastrutture distrutte, che comin-

cia a delinearsi con maggiore precisione a distanza di un giorno, è impressionante. Decine di ponti sono stati spazzati via e circa quaranta chilometri di strade sono stati cancellati dall'acqua nella sola area di Rasuwa. L'esercito nepalese ha dovuto affidarsi quasi esclusivamente agli elicotteri per raggiungere le comunità rimaste isolate: il Kathmandu Post parla di 29 voli privati e sei militari partiti dall'aeroporto di Tribhuvan solo nelle prime ore dell'emergenza. Non sempre con successo, peraltro: tre elicotteri carichi di aiuti umanitari diretti a Rasuwa sono stati costretti a tornare indietro per le condizioni meteo avverse.Sul lato cinese la macchina dei soccorsi si muove su una scala persino più ampia, almeno sulla carta: oltre 1.500 persone risultano mobilitate per le operazioni di ricerca nella regione di Gyirong. Resta però, anche qui, quella stessa opacità comunicativa notata fin dal primo giorno. UN NUOVO ALLARME: RISCHIO SECONDA ONDATA A complicare ulteriormente lo scenario è arrivata giovedì una notizia che aggiunge tensione alla tensione: le autorità cinesi hanno evacuato gli abitanti di diverse località in Tibet per il rischio di una nuova esondazione. Si è infatti formato un lago, nei pressi della confluenza tra

un fiume nepalese e uno tibetano, che secondo il ministero cinese delle Risorse idriche conterrebbe circa due milioni di metri cubi d'acqua — una sorta di diga naturale di detriti e ghiaccio che potrebbe cedere in qualsiasi momento, ripetendo lo stesso meccanismo che ha scatenato il disastro di mercoledì. LA RISPOSTA INTERNAZIONALE Gli Stati Uniti hanno annunciato uno stanziamento di 500 mila dollari in aiuti di emergenza per la popolazione nepalese colpita, accompagnato dall'invio di un consulente specializzato nella gestione delle catastrofi. Una cifra che appare piuttosto contenuta rispetto alla portata della tragedia, e che probabilmente rappresenta solo il primo tassello di un sostegno destinato a crescere nei prossimi giorni. COSA RESTA DA CAPIRE Difficile, a questo punto, non chiedersi se il peggio sia davvero alle spalle. Con un secondo lago glaciale sotto osservazione, con oltre 1.400 dispersi ancora da rintracciare tra i due versanti del confine e con tre italiani di cui, al momento in cui scriviamo, non si hanno notizie certe, la sensazione è che questa storia sia tutt'altro che chiusa. Per la famiglia di Marco Ratto, così come per chi a Rapallo lo conosce, le prossime ore saranno probabilmente le più lunghe.


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venerdì 28 agosto 2026

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FRANCIA Le Pen intende utilizzare il precedente del Generale e punta tutto sull’articolo 11 della Costituzione

Per il referendum sull'immigrazione Marine può adottare il “metodo de Gaulle”?

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DI TRISTAN CHOPPIN DE JANVRY

Traduzione di Alessandro Sansoni

iversi media internazionali hanno messo in dubbio la legittimità del referendum sull'immigrazione proposto da Marine Le Pen in caso di vittoria alle elezioni presidenziali. Nello specifico, la proposta prevede di sancire nella Costituzione il principio della "precedenza nazionale" in tema di occupazione, edilizia sociale e per quanto concerne alcune prestazioni sociali e, inoltre, di abolire la cittadinanza per diritto di nascita, di agevolare l'espulsione degli stranieri che compiono crimini e di limitare il diritto d'asilo. L'obiettivo di Marine Le Pen quindi non è semplicemente promuovere un referendum, ma di modificare la Costituzione per inserire al suo interno i punti essenziali del suo programma di riforma dello Stato. Il referendum è il mezzo che ha scelto per raggiungere tale scopo. QUALI VANTAGGI COMPORTA MODIFICARE LA COSTITUZIONE? Se vincesse le elezioni presidenziali e ottenesse la maggioranza in Assemblea Nazionale con la coalizione composta da Rassemblement National e UDR), Marine Le Pen potrebbe far approvare la sua riforma per via legislativa. Se il Senato si opponesse, la decisione finale spetterebbe comunque all'Assemblea Nazionale.

Il problema è che le leggi francesi ordinarie sono comunque subordinate al diritto dell'Unione Europea (trattati, direttive e regolamenti) e alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, così come interpretata dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Se i giudici francesi ritenessero la riforma contraria al diritto dell'UE o alla CEDU, potrebbero non applicarla. Dunque per garantirne l’efficacia per Marine è necessario che i punti chiave della sua riforma siano sanciti dalla Costituzione, che, nell'ordinamento giuridico francese, rimane superiore al diritto dell'UE e alla CEDU. DUE LE STRADE PER RIFORMARE LA COSTITUZIONE La strada maestra La procedura di revisione della Costituzione in Francia è definita nell'articolo 89 della Carta fondamentale: il Primo Ministro propone una revisione al Presidente della Repubblica, il quale poi sottopone la bozza all'Assemblea Nazionale o al Senato. Entrambe le camere devono votare sullo stesso testo. Una volta approvato, esso viene sottoposto a referendum. Il Presidente può anche decidere, in alternativa, di sottoporlo al Parlamento riunito in Congresso, che può approvare il nuovo testo in via definitiva purchè lo sostenga una maggioranza di almeno tre quinti dei votanti.

Il problema è che quasi certamente il Senato si opporrebbe alla proposta di Marine e se la bozza di riforma fosse respinta dalla Camera Alta, non ci potrebbe essere né un Congresso né un referendum. Marine Le Pen, quindi, sa che l'articolo 89 non è una strada praticabile. Intende quindi utilizzare una procedura differente "creata" a suo tempo dal Generale de Gaulle. Il “metodo de Gaulle” L'articolo 11 della Costituzione consente al Capo dello Stato di approvare una legge tramite referendum senza l'approvazione del Parlamento, sebbene non preveda che questo istituto possa essere utilizzato per emendare la Costituzione. Tuttavia il generale de Gaulle lo utilizzò proprio a questo scopo. La Costituzione del 1958 stabiliva che il Presidente della Repubblica venisse eletto da un collegio elettorale. Nel 1962, per aumentare la propria legittimità, il Generale decise che era indispensabile che lui fosse rieletto tramite un suffragio universale diretto. Bisognava quindi cambiare la Costituzione. Il Senato, ostile a De Gaulle, impedì l'utilizzo dell'articolo 89. Il Generale adottò allora un’altra una strategia: poiché il referendum rappresentava la volontà popolare, l'articolo 11 poteva essere ugualmente utilizzato per cambiare la Costituzione. Nonostante le critiche, il Generale indisse il referendum, il voto favorevole prevalse e il Consi-

__Marine Le Pen

glio Costituzionale si dichiarò non competente in merito all’esame della costituzionalità della nuova legge. Nel 1969, il generale de Gaulle avviò un nuovo processo di revisione costituzionale avvalendosi dell'articolo 11. In quel caso prevalse il "no" prevalse, ma ormai esistevano già due precedenti che sancivano la legittimità dell'utilizzo di tale procedura. Nel 1974, fu presentata una bozza di riforma costituzionale basata sull'articolo 89. Il potere costituente non colse l'occasione per vietare l'uso dell'articolo 11 per la revisione della Costituzione: un ulteriore precedente in grado di avallare la tesi secondo cui tale procedimento è stato implicitamente avallato nella prassi. Nel 2000, il Consiglio

costituzionale ha però riconosciuto a sé stesso il potere, a determinate condizioni, di esaminare la legittimità del decreto di convocazione del referendum, per cui può invalidarlo. Pertanto, se Marine dovesse decidere di utilizzare l'articolo 11, il Consiglio costituzionale potrebbe annullare il decreto, eccependo la volontà di riformare la Costituzione tramite questa procedura. Eppure la questione fondamentale resta aperta: Il Consiglio costituzionale potrebbe mai assumersi la responsabilità (politica) di impedire al popolo francese di votare una proposta di riforma costituzionale tramite referendum, quando nel 1962 e nel 1969 consentì al generale de Gaulle di utilizzare la stessa procedura?


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venerdì 28 agosto 2026

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GIALLO MORTE NOEMI IMPELLIZZERI Trovata impiccata in casa, la Procura iscrive nel registro degli indagati l’amico

L’uomo che ha trovato per prima il corpo è indagato per omicidio: «Solo amicizia» T

DI TIZIANA MAGRÌ

roppo strana quella morte con un laccio al collo e l’inizio di un incendio. La tragedia che ha colpito Noemi Impellizzeri, la donna di 33 anni, madre di tre figli, il cui più grande ha solo 14 anni, trovata impiccata nella notte tra sabato 22 e domenica 23 agosto nella sua abitazione di Riposto, sta assumendo i connotati di un vero giallo. La Procura di Catania sta lavorando a “360 gradi” per stabilire se si sia trattato di un suicidio o di omicidio abilmente mascherato da un tentativo di messinscena grossolana. A finire nel registro degli indagati per omicidio è Tony Proietto, 46enne, l’uomo che ha trovato per primo il corpo di Noemi. Diversamente da quanto riportato nelle prime ricostruzioni, non si tratterebbe del compagno della vittima: lui stesso dichiara di essere sposato con figli. Durante la trasmissione MorningNews, alla presenza del suo avvocato Ivan Siragusa, hanegato l’esistenza di una relazione sentimentale con la donna, sottolineando di essere stato «solo un amico» che l’aiutava e durante la giornata a volte si scambiavano messaggi. Secondo quanto riferito dal suo legale, l’uomo avrebbe promesso ai figli di ridurre – di non vedere più- i rapporti con Noemi: un elemento che secondo il difensore, spiegherebbe il comportamento dell’uomo nel momento successivo al ritrovamento del cadavere. Lo stesso difensore parla di aspettative che Noemi avrebbe nutrito nei confronti del suo assistito, che invece era solo un punto di riferimento e sostegno nel momento di difficoltà che la donna stava vivendo, essendosi lasciata di re-

cente con l’ex compagno. Sempre a Morning News sono emersi altri dettagli dalle dichiarazioni di Proietto: l’uomo ha raccontato di come Noemi, durante l’ultima videochiamata, avesse palesato l’intenzione di apprendere online come realizzare un nodo scorsoio. Una confidenza che Proietto ha ammesso di non aver percepito come reale segnale d’allarme, nonostante i precedenti riferimenti della donna a gesti estremi. È stata infine definita una presenza troppo insistente, motivo che avrebbe spinto l’uomo a interrompere ogni contatto, persino bloccando il numero di telefono, per dedicarsi alla famiglia. È il mancato allarme alle forze dell’ordine dopo il ritrovamento del cadavere il punto focale della contestazione giudiziaria a carico di Proietto, un comportamento giudicato “censurabile”, e tale da giustificare l’apertura di un fascicolo. Dal canto suo, il legale sottolinea la disponibilità mostrata dal proprio assistito a collaborare con gli inquirenti, anche consegnando il proprio cellulare. In merito al rogo divampato davanti all’ingresso di casa di Noemi, viene del tutto respinta l’ipotesi della presenza dell’uomo durante il propagarsi delle fiamme, precisando l’assenza di fumo al momento del suo arrivo. È proprio su questo punto che si concentrano ora i dubbi degli investigatori. Nelle dichiarazioni rese agli inquirenti, Proietto non parla di aver trovato la casa già in fiamme: racconta di essere entrato, perché preoccupato dalle non risposte ai messaggi da parte di Noemi e soprattutto dalla manifestazione di mettere fine alla sua vita dichiarata il giorno prima, la porta era semiaperta e di aver visto il corpo della donna senza vi-

ta, penzolare da un laccio. Invece di comporre il 112, si è recato nel bar gestito dal fratello della vittima per informarlo di quello che aveva visto; solo dopo, i due si sono diretti insieme verso l’abitazione, dove hanno già trovato sul posto i vigili del fuoco allertati dal vicinato. Gli inquirenti starebbero verificando se le fiamme – che avrebbero interessato soprattutto la parte dell’ingresso – siano state appiccate dolosamente per eliminare ogni traccia biologica importante per le indagini. Sul fronte medico-legale, fonti della Procura riferiscono che l’autopsia non avrebbe fornito indicazioni univoche sulla causa della morte; il perito di parte nominato dalla famiglia sostiene invece che Noemi non si sarebbe impiccata da sola. Elementi che permetterebbero di escludere, secondo i legali della famiglia, l’ipotesi del suicidio, mentre restano ancora da acquisire gli esiti degli esami istologici e tossicologici. Forte, determinata, piena di vita con una relazione ormai alle spalle: è così che familiari e amici de-

scrivono Noemi ribadendo che «non può essersi uccisa», e smentendo la versione delle confidenze suicide riferite dall’indagato. Il corpo è stato restituito alla famiglia dopo l’autopsia; nel pomeriggio di ieri si sono svolti nella Basilica di San Pietro a Riposto i funerali della donna. Le indagini, coordinate dalla Procura di Catania e condotte dai carabinieri di Giarre, restano aperte a tutte le ipotesi, compresa quella di un delitto mascherato da suicidio. Nelle prossime settimane il fascicolo dovrebbe arricchirsi degli esiti dell’incidente probatorio sui reperti raccolti nell’abitazione – tabulati telefonici, tracce di solvente, esami istologici e tossicologici sul corpo – sono questi gli unici elementi che potranno sciogliere il nodo – che ha fatto morire Noemi – attorno a cui ruota l’intera vicenda: se quel laccio sia stato stretto da Noemi, per morire nella casa che aveva acquistato con sacrificio per i propri figli, o l’abbia stretto qualcuno, o più di qualcuno.


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Quando la politica scopre che il profitto è troppo alto

Il peccato originale degli extraprofitti

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DI GIANFRANCO BLASI

è una parola che, ciclicamente, torna nel lessico della sinistra italiana quando la crisi economica si fa più dura: extraprofitti. Accanto ad essa, quasi naturalmente, compare l’altra parola-tabù del liberalismo: patrimoniale. In queste settimane Elly Schlein ha rilanciato con forza la proposta di tassare gli extraprofitti delle grandi società energetiche, chiedendo al governo di intervenire subito anche a livello nazionale, senza attendere una misura europea. Il tema è tornato prepotentemente d’attualità con il caro-carburanti e con prezzi di benzina e diesel ormai oltre i due euro al litro. La Commissione europea, peraltro, ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti rientra nelle competenze dei singoli Stati, purché le misure siano compatibili con il diritto europeo. Il problema, dunque, non è più soltanto se sia tecnicamente possibile tassare gli extraprofitti. Il problema è se sia politicamente, economicamente e culturalmente giusto farlo. E qui la questione diventa molto più interessante. Perché uno Stato liberal-democratico come l’Italia, che già sopporta una pressione fiscale tra le più elevate dell'Occidente, dovrebbe

scegliere ancora una volta la strada di una tassazione straordinaria, selettiva e costruita sull'idea che esista un profitto “normale” e uno, invece, talmente alto da diventare quasi moralmente sospetto? È una domanda che la politica dovrebbe porsi prima ancora di decidere quanto tassare. Il profitto, in un'economia di mercato, non è una colpa. È il risultato dell'investimento di capitali, dell'assunzione di un rischio, della capacità imprenditoriale, dell'innovazione, dell'organizzazione e, naturalmente, anche delle condizioni del mercato. Può essere un profitto modesto, può essere un profitto elevato e, in determinate circostanze, può diventare eccezionale. La teoria liberale non considera necessariamente questo ultimo fenomeno una patologia. Al contrario, il profitto elevato può rappresentare un segnale: indica che in quel mercato esiste un'opportunità economica. Quell'opportunità dovrebbe attirare nuovi investitori, favorire nuovi concorrenti, aumentare l'offerta e, nel tempo, ricondurre i margini verso livelli più equilibrati. È uno dei meccanismi fondamentali attraverso i quali il mercato dovrebbe autoregolarsi. Naturalmente tutto questo vale se il mercato è davvero libero. Ed è proprio qui che la discussione sugli extra-

profitti dovrebbe spostarsi. Perché se esistono posizioni dominanti, rendite di posizione, monopoli o oligopoli capaci di trasferire automaticamente sui consumatori gli effetti delle crisi, allora il problema non è il profitto in quanto tale. Il problema è la concorrenza che non funziona. E in questo caso la risposta liberale dovrebbe essere un'altra. Non tassare il successo dopo che si è prodotto, ma rimuovere le condizioni che consentono a qualcuno di trasformare una posizione dominante in una rendita permanente. È una differenza tutt'altro che teorica. Una tassa sugli extraprofitti presenta innanzitutto un problema di certezza del diritto. Quan-

do lo Stato interviene a posteriori e decide che una parte del profitto realizzato è “troppo”, modifica inevitabilmente le aspettative di chi ha investito. Ancora più problematico diventa il fenomeno quando le regole cambiano mentre gli investimenti sono già stati effettuati. L'impresa, invece, ha bisogno di sapere quali saranno le regole del gioco non soltanto oggi, ma anche domani. La certezza del diritto è una delle infrastrutture invisibili dell'economia di mercato. Senza di essa diminuisce la propensione all'investimento, aumenta il rischioPaese e diventa più difficile attrarre capitali, soprattutto internazionali. C'è poi una seconda que-

stione: chi stabilisce quando un profitto diventa un extraprofito? Dove passa la linea di confine? Quanto deve guadagnare un'impresa perché il suo profitto sia considerato legittimo e quanto perché diventi straordinario? E se un'azienda ha guadagnato più delle altre perché è stata più efficiente, ha investito prima, ha assunto maggiori rischi o ha adottato strategie industriali migliori, perché dovrebbe essere penalizzata proprio per questo? Il rischio è quello di introdurre nella fiscalità un criterio inevitabilmente discrezionale: non si tassa più soltanto la ricchezza prodotta, ma si giudica politicamente la sua dimensione. E questo è un terreno scivoloso.


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Perché lo Stato chiede all'impresa di sopportare il rischio quando il mercato va male, ma difficilmente si impegna a compensarla quando quel rischio produce perdite. Se l'impresa guadagna molto, una parte del guadagno diventa improvvisamente “extra”; se perde molto, invece, la perdita resta integralmente sua. È una asimmetria che dovrebbe far riflettere. Non significa affatto che le grandi società energetiche debbano essere lasciate libere di fare ciò che vogliono. Significa, piuttosto, che il controllo pubblico dovrebbe avvenire prima e non dopo. Se esistono monopoli, si rompano. Se esistono posizioni dominanti, intervenga l'Antitrust. Se esistono barriere all'ingresso, vengano rimosse. Se il mercato dell'energia è strutturalmente inefficiente, si intervenga sulle sue regole,

sulle infrastrutture, sulle reti, sulla concorrenza e sulle fonti di approvvigionamento. Se invece si vuole aiutare famiglie e imprese durante una fase eccezionale di aumento dei prezzi, si costruiscano misure temporanee, trasparenti e finanziariamente sostenibili, evitando di trasformare ogni emergenza in una nuova imposta. La stessa maggioranza, del resto, sta valutando in queste ore un intervento sulle società petrolifere, ma con una formula diversa: non una vera e propria “tassa sugli extraprofitti”, bensì un possibile contributo, anche attraverso un confronto con le compagnie. Ma cambiare il nome alle cose non risolve il problema. Il punto è più profondo e riguarda la cultura economica della nostra democrazia. Da una parte c'è una sinistra che sembra riscoprire periodicamente

l'idea che ogni grande ricchezza contenga in sé qualcosa di moralmente discutibile e che, quindi, lo Stato debba intervenire per redistribuirla. Dall'altra c'è una destra che rischia di dimenticare che il mercato non è una giungla e che la libertà economica ha bisogno di regole, concorrenza e autorità capaci di farle rispettare. La vera alternativa, però, non dovrebbe essere tra Stato che tassa e mercato che fa ciò che vuole. Dovrebbe essere tra uno Stato che costruisce buone regole e uno Stato che, di volta in volta, cerca nuove entrate. È una distinzione decisiva soprattutto in un Paese come l'Italia, dove la pressione fiscale è già elevata e dove famiglie e imprese avvertono da anni il peso di un sistema tributario complesso, oneroso e spesso imprevedibile. Tassare gli extraprofitti può

apparire, nell'immediato, come una soluzione semplice e persino popolare: qualcuno guadagna troppo, lo Stato interviene e recupera risorse da destinare a chi sta peggio. Ma la politica economica non dovrebbe essere costruita soltanto sulla popolarità delle soluzioni. Dovrebbe chiedersi quali conseguenze produrranno domani. Perché oggi possono essere le società energetiche. Domani potrebbero essere le banche, le assicurazioni, le farmaceutiche, le imprese tecnologiche o qualunque altro settore che, per una particolare congiuntura, realizzi profitti considerati straordinari. E ogni volta lo Stato potrebbe essere tentato di dire: questo profitto è troppo. Ma in un'economia liberale la domanda corretta dovrebbe essere un'altra: perché quel profitto è così alto?

Se la risposta è che qualcuno ha innovato, investito, rischiato e vinto, il profitto va rispettato. Se la risposta è che qualcuno sfrutta una rendita, una posizione dominante o una distorsione del mercato, allora va corretta la distorsione. È questa, forse, la vera sfida. Non difendere gli extraprofitti. Difendere la concorrenza. Non proteggere le rendite. Proteggere il mercato. Non inventare ogni anno una nuova tassa. Costruire regole stabili, uguali per tutti e capaci di durare nel tempo. Perché uno Stato liberale non è quello che lascia fare tutto alle imprese. È quello che sa fissare le regole, farle rispettare e poi avere il coraggio di non cambiarle quando il risultato non piace alla politica. E questa, prima ancora che una questione fiscale, è una questione di libertà.


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UN VULCANO DI ESPER RIENZE

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TANTE MANI IN CUCINA TA A

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Cronache Lucane Si ipotizza la segreteria regionale al Presidente Bardi

Verso il Congresso di FI Dopo l’importante lavoro svolto dall’autorevole figura del Ministro Casellati, gli azzurri potrebbero affidare il partito a figure di peso intorno alle quali costruire una squadra di valore

I

DI MASSIMO DELLAPENNA

l 19 settembre si svolgerà il congresso regionale di Forza Italia. Il partito che per anni è stato il perno della coalizione e rappresenta il cuore moderato del centrodestra, pur non essendo più il principale partito della coalizione, ha un forte radicamento nel centrosud ed, in particolare, in Basilicata. In questi anni il lavoro del Ministro Casellati alla guida del Partito è stato eccellente. Forza Italia non si è limitato a tenere il consenso ma ha strutturato sia un proprio radicamento territoriale importante sia un apparato che dà l’idea di una grande struttura organizzativa e di un peso specifico non irrilevante. Non è un caso se esprime il Presidente della Regione da due legislature e, soprattutto, continua ad attirare amministratori ed esponenti politici territo-

__Casellati e Bardi

riali. IL POSSIBILE CAMBIO DELLA GUARDIA Secondo alcune indiscrezioni il possibile candidato unico alla guida del partito fondato da Berlusconi potrebbe essere il Presidente Vito Bardi. Il Generale è il leader riconosciuto del centrodestra lucano, è stato capace di allargare il perimetro della coalizione coinvolgendo Azione ed Italia Viva, ha costruito per due volte una lista del Presidente che è stata competitiva garantendogli una presenza in Consiglio Regionale e, soprattutto, è riuscito dove nessuno prima di lui era riuscito vincendo prima e confermando poi il centrodestra alla guida di una Regione che appariva rassegnata ad essere una Regione Rossa. Se Forza Italia dovesse, come sembra, convergere sul nome di Bardi sarebbe un duplice segnale di for-

za da parte degli azzurri. Da un lato, infatti, continuerebbe la strada di leader autorevoli di valore nazionale come già è stato per il Ministro Casellati, dall’altro completerebbe il percorso di crescita mettendo a disposizione del Partito, degli Iscritti e, quindi, della coalizione la forza, il radicamento e la capacità politica del leader della coalizione capace di battere due volte consecutivamente il centrosinistra. UN ORGANIZZAZIONE IMPORTANTE Ovviamente la guida di un Partito importante come è Forza Italia non è mai un elemento isolato. Bardi può essere il perno sul quale costruire la stagione che porta alle elezioni politiche e, poi, alla scelta del prossimo candidato Presidente della Regione ma, intorno a quel perno, è necessario costruire una squadra che possa essere il giusto mix di esperienze pregresse e di nuovi entu-

siasmi. Nei quadri di Forza Italia Basilicata c’è questo potenziale e siamo certi che il Presidente, qualora le indiscrezioni dovessero essere confermate, sarà in grado di costruire questa importante squadra intorno a sé come, del resto, ha già fatto in Regione superando anche tutti i marosi che la politica inevitabilmente impone. UN ESEMPIO DA SEGUIRE Nei giorni scorsi ci siamo concentrati sulle difficoltà organizzative di Fratelli d’Italia che appare incapace di esprimere una guida autorevole ed un’organizzazione forte e condivisa. Le voci che arrivano da Forza Italia con il possibile avvicendamento tra l’autorevole figura di Ministro Casellati e la parimenti autorevole figura del Presidente Bardi esprimono e manifestano un metodo ed una scelta che potrebbe essere da esempio anche per Fratelli

d’Italia Basilicata. Una scelta che passa per la scelta del migliore, del più forte e del più autorevole. Il centrodestra italiano ha una tradizione di guide politiche carismatiche ed autorevoli, capaci di aggregare gli uomini migliori e costruire il consenso intorno alle proprie capacità individuali e alle proprie doti organizzative. Forza Italia sembra dire che questo principio può valere anche in Basilicata. Noi, del resto, non riusciamo ad immaginare una persona migliora di Vito Bardi per traghettare gli azzurri verso la stagione delle elezioni politiche con la necessaria compilazione delle liste e, poi, verso le prossime elezioni regionali che potrebbero essere le prime del dopo Bardi nelle quali sarà necessario per la coalizione moderata e conservatrice trovare un uomo che abbia le capacità vincenti dell’attuale Presidente.


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Nel mirino dell’ex esponente del partito, l’organizzazione dell’iniziativa di Maratea e le divisioni interne

Osnato: «In FdI Basilicata manca il coordinamento» «D

a quanto si apprende l'evento di FdI a Maratea è stato comunicato alla stampa il giorno prima per il giorno dopo e da parte dei Parlamentari Caiata e Mattia disgiuntamente, il che fa comprendere un grosso difetto di coordinamento organizzativo e di comunicazione perché non congiunta». Esordisce così Francesco Osnato già consigliere comunale di Lauria ed ex esponente di Fratelli d’Italia Basilicata. «Non va inoltre sottaciuto il malessere di FdI lucano rinveniente anche nelle lotte correntizie; a tale riguardo, mi preme sottolineare come nel volantino non sia menzionata la pre-

senza di Mattia, il quale, come risulta dai giornali, comunica la sua presenza e quella di Caiata e non quella del Senatore Rosa riportata nella brochure» prosegue Osnato. «Pubblicizzare a fine estate l'attività di Governo a Maratea, quando l'afflusso turistico è ridotto e quando ancora la viabilità che serve Maratea lungo la costa non è ritornata alla normalità dopo l'evento franoso costiero del 30 novembre 2022, la dice lunga sulla soluzione delle problematiche e sulla gestione delle criticità regionali da parte del Partito lucano di Fratelli d'Italia» conclude l’ex esponente di Fratelli d’Italia Basilicata Francesco Osnato.

Cronache Lucane FdI Basilicata, senza guida Solo ieri avevamo raccontato dell’attiv

ismo nazionale e l’immobilismo locale

nota di Mattia a solo a poche ore dall’evento con una La presenza di Osnato e Filini resa pubblic partito za di organizzazione e di presenza del e una di Caiata. Segno evidente di mancan

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Cronache Lucane La destra si divora

tra i quali il correntismo. Per chi conosce i meccaScrofa è upus in fabula! So- nismi di Via della delle ree gazebo fuori tempo e. Qui va tra immobilismi lo ieri avevamo noto che ci sononome del FdI è un treno a livello nazional raccontato dell’atti- gole precise. A o Giorgia vismo nazionale di FdI e Partito parlano Giovanni Donl’immobilismo locale, tra Meloni o gli altri intercon i Meloniani gazebo fuori tempo e zelli. Tuttisoltanto per le chi pubblicamente si sfancula, ad imbarcare di tutto anche vecchio partigiano mancanza di una guida vengono proprie delle atI vannacciani continuano premier un bambino o un può indicare perfino come hanno già iniziato a politica autorevole. E pro- questioni senza bussola. Così Speranza di superament o vannacciani che svolsocial. tutti i aggregazion e e qui, però, insultarsi sui flette nella sua esecuzione fa sono stati noprio ieri ne abbiamo avu- tività specifiche NA lu- delle difficoltà. Anche Nico- Qualche giorno DI MA SSI MO DE LLAPE N limiti organizzativi del partito manca la politica. In teoria il par- minati i referenti provinciali e sugono. iniziativa plauna ione fare il macano. Se vuoi scelto da FDI, to la manifestaz oberto Speranza, nel lan- sulle spiagge lucane devi farla letti è uomo Meloni è maggio- bito sui social è comparso organizciare la sua surreale pro- nelle due settimane centrali di tito di Giorgia Qualcuno sa dirci lessere. stica. Ma andiamo per or- È una macchina che posta di indicare un di- agosto. Se le organizzi quando già ranza relativa.d’Italia sta tutelan- A dargli fiato Enzo Basentini zativa perfetta con un verFratelli scritto che “le nopartigiano come soo vecchio testualmente un via o ha dine. alandate ciottenne deve le persone sono e asil suo sindaco, lasciato solo fatte da Simone come leader di coalizione, sia no prossime al farlo, hai delibe- dosue capacità nella gestione del- mine di oggi, Roberto Vannace le o nazionale C'era una volta il partito ticismo strutturato un destra la tenere Massimilian che di che credere ratamente deciso zoppa? Meno male e non rispetdi disordine. uguale a quella lucana. conser- punto di informazione propagan- l’anatra ha capacità per poter an- ci, sono illegittime democrazia. politico. Sulla sua esi- senza totale che accade della Nicoletti dettami nesi coalizione più la tano c’è Se, infatti, fosse distico quando non avanti da solo me se fosse arrogante delle vatrice a livello nazionalelo stes- suno. O peggio organizzare dareFdI probabilmente la consi- Rasentano il fare stenza e sulla sua natura Non è quelloIl Partito appartiti, semvecchi per dei avesse e come pasta segreterie stessa della finita. se non Basi- un’iniziativ a bellissima do- liatura sarebbe già PANNI bra non sia cambiato nulla ed organizzaz ione sono in Basilicata. scordata” so passo di Fratelli d'Italia quella di Maratea il 27 agosto VANNACCI AI della Comla solita arroganza "del facciamo licata, infatti, anche l’indicazioSPORCHI baste- ve arriveranno Osnato Nascerà un nuovo partito stati scritti saggi impor- pare una “barca ne di un “non candidato” vince- missione Bilancio e Filini della la situazione in Fu- noi"! Basilicata". non comanda Rai sen- Ne’ va meglio "Futuro rebbe al centrosinistra per nazioCommissione Vigilanza tanti che hanno caratteriz- nella quale turo Nazionale. stampa. re le elezioni. raccat- Per fortuna il centrodestra non si discute e però, za fare un comunicato Il partito di Vannacci ha Purtroppo per Speranza, L’INCONSISTENTE zato la politologia nove- nessuno, attività di coil passo Giorgia Meloni non ha fa nessuno Mattia e Caiata sotto __ e centesca. L’edizione di Cronache di ieri to ed organizLa fine della Prima Re- ordinamen le pezze venga fatta soltanto la semettere a guerra Mattia pubblica decretò, almeno zazione. Governo. litica del I COMUNICATI DIassenza di stra- ra prima? Ma veramente in Italia, la fine del Partire che dice di farlo con Caiata e alla totale SGIUNTI tegia e regionale che spes- si può immagina to politico “pesante”. a Mara- Caiata dice di farlo con so si trasforma in situa- questo sia il modo di coDalla tradizione italiana si Oggi si organizza del primo partieventi carat- Mattia (Sic!). zioni goffe e maldestre municare erano salvati due partiti. tea uno degli IL PARTITO FDI. di italiano? l’estate to che a terizzante come quest’ultim Da una parte il PD che ASSENTE a poche ore COSÌ NON SI VA DA sa- raccontiamo oggi. aveva unito la tradizione Soltanto ieri, NESSUNA PARTE o, nelle nostre La logica del Partito del PCI e della DC, dal- dall’eventsono arrivati due rebbe che una iniziativa di Peraltro lo raccontiam o Noi abbiamo grande stima l'altra Alleanza Naziona- redazioni i distinti, uno Partito sia comunicata dal con spirito critico ritenen- di Giorgia Meloni e del laente il comunicat meritatam FdI do dal e le-Fratelli d'Italia. regionale lvatore segretario nazionale voro che FDI fa al goverpartito primo al , LO STRANO CASO DI firmato dall’On.Sa provinciale Caiata, l’altro sottoscritto segretario dal segretario che però qui zoppica, an- no e nelle istituzioni. FDI BASILICATA massimo abbiamo detto alMattia. In particolare Fratelli dall’On. Aldocomunicato cittadino. La logica del che numeri alla mano, con Come Via della Scrofa se- una totale assenza di gui- l’inizio, d'Italia è una vera e pro- Il contenuto, una macchina perte e al di fuori Partito sarebbe quella pria macchina organizza- tardivamen giornalisti- condo la quale se i Parla- da politica a livello loca- guida esempio ei l’unico fetta, regola ogni Partidi il rele che depotenzia tiva e politica da prima Sia Ca- mentari fanno una inizia- to. Sempre per restare al- Partito strutturato , orgamedesimo. il è ca, pubblica. ci tengono tiva comune la comunica- la questione dell’iniziati- nizzato e disciplinato. Per essere chiari, ha pre- iata che Mattiache saranno no unitamente. organizzaz ione, so tutte le virtù dei Partiti a farci sapereOn. Osnato e In Basilicata no. In Basi- va di Maratea, è possibile Questa della Memai che la comunicazione unita al carisma della credella Prima Repubblic a insieme agli parlare della po- licata è una quotidiana loni è il motore senza prenderne i difetti Filini per scita e del mantenimento del consenso di FDI. In Basilicata regna il caos. Nessuno decide, nessuno discute e tutti si muovono individualmente per colmare questo vulnus, peraltro in modo caotico con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non meravigliamoci, poi, se i risultati non sono stra-

D I M A S S IM O D E L L A P E N N A

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__L’edizione di ieri di Cronache e Francesco Osnato

IL SEGRETARIO PROVINCIALE CLAPS ANNUNCIA LA MOBILITAZIONE PER L’EVENTO DEL 4 SETTEMBRE

Fratelli d’Italia Potenza, autobus per Bari: «Tutti con Meloni»

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er l' evento in programma per venerdì 4 settembre, da Potenza, per chiunque voglia partecipare, Fratelli d'Italia metterà a disposizione degli autobus per raggiungere Bari. «Chiunque vorrà prendere parte all'iniziativa può contattarmi direttamente. - afferma il segretario provinciale di Fratelli D’Italia della Provincia di Potenza Vincenzo Claps - Non possiamo non stare accanto al no-

stro Presidente, Giorgia Meloni, in un momento importante, dove si và a conclamare tutta l' affidabilità e la capacità di uno dei Governi più operativi della nostra storia». «Si tratta un traguardo temporale, ma che porta con sé una serie di risultati che sono sotto gli occhi di tutti. I numeri quelli sono oggettivi: crescita occupazionale, stabilità dei conti pubblici, riduzione dell'immigrazione clandestina, ma soprat-

tutto la credibilità internazionale dell'Italia, recuperata dopo anni di totale ininfluenza» continua Claps. «In questo giorno speciale, che rappresenta un punto di partenza del centrodestra ed un punto di riferimento per il Paese tutto, saremo tutti in piazza a Bari per testimoniare la forza di una grande Leader» conclude il segretario del Potentino di Fratelli d’Italia Vincenzo Claps.


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L’economia arretra dello 0,2% e l’aumento dell’occupazione non colma il divario nazionale. De Grazia: «Difendere il potere d’acquisto»

Basilicata, crisi e spopolamento Confsal: «Dare risposte subito» POTENZA. La situazione nazionale assume in Basilicata caratteristiche ancora più preoccupanti. Nel 2025 l’economia regionale ha registrato una contrazione dello 0,2%, principalmente a causa della debolezza dell’industria e delle difficoltà del comparto automobilistico di Melfi. Allo stesso tempo, l’occupazione è cresciuta dell’1,6%, ma il tasso di occupazione si è fermato al 57,4%, ancora circa cinque punti al di sotto della media nazionale. Anche i redditi e i consumi raccontano una realtà fragile. Le retribuzioni reali sono tornate a crescere, ma rimangono significativamente inferiori ai livelli precedenti la crisi del 2008. L’aumento del reddito delle famiglie lucane si è tradotto solo in parte in maggiori consumi, mentre la regione continua a presentare un divario negativo rispetto al-

la media italiana sia nel reddito pro capite sia nella spesa familiare. A questo si aggiunge l’emergenza demografica: la Basilicata ha perso oltre 3.200 residenti in un solo anno, scendendo a 530.004 abitanti, mentre nel 2024 sono nati appena

3.059 bambini. Gerardo de Grazia, segretario regionale Confsal Basilicata, sottolinea: «Il dato nazionale sulle spese obbligate deve far riflettere ancora di più in Basilicata. Se una famiglia vede una quota sempre maggiore del proprio reddito

assorbita da casa, energia, carburanti e servizi essenziali, diventa inevitabilmente più difficile consumare, risparmiare e programmare il futuro. E quando a questo aggiungiamo salari ancora troppo bassi, una crescita economica debole e lo spo-

polamento, il rischio è quello di alimentare un circolo vizioso dal quale la nostra regione deve uscire». «La priorità deve essere il lavoro stabile e adeguatamente retribuito», continua de Grazia. «La Basilicata ha bisogno di una politica industriale capace di tutelare i grandi insediamenti e le filiere, ma anche di sostenere il commercio, i servizi, l’agricoltura e le piccole imprese. Difendere il potere d’acquisto dei lavoratori significa anche difendere l’economia dei nostri territori». «Non possiamo limitarci a registrare lo spopolamento. Se vogliamo che i giovani restino in Basilicata, dobbiamo offrire loro lavoro, salari dignitosi, servizi e prospettive concrete. La Confsal Basilicata continuerà a porre questi temi al centro del confronto con le istituzioni regionali e nazionali».

Federconsumatori: «Ogni famiglia spende 1.561 euro al mese per casa, cibo e trasporti. Penalizzati cultura, svago e istruzione»

«Basilicata, i bisogni primari divorano il reddito» POTENZA. Casa, cibo e trasporti assorbono oltre due terzi della spesa delle famiglie lucane, lasciando margini ridotti per cultura, formazione, socialità e risparmio. A evidenziarlo è Federconsumatori Basilicata, che richiama l’attenzione sul peso dei costi difficilmente comprimibili e chiede interventi per restituire potere d’acquisto e libertà di scelta. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili a livello regionale, riferiti al 2024, la spesa media mensile di una famiglia lucana ammonta a 2.324,17 euro, contro i 2.755,09 euro della media italiana. La differenza è di circa 431 euro al mese, pari al 15,6 per cento. A pesare, però, non è soltanto l’importo complessivo, ma la distribuzione delle risorse. Ogni mese vengono destinati mediamente 719,26 euro ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili, 569,53 euro ai prodotti alimentari e alle bevande analcoliche e 272,60 euro ai trasporti. Le tre voci raggiungono 1.561,39 euro e rappresentano il 67,2 per cento dell’intera spesa familiare. L’alimentazione incide da sola per il 24,5 per cento, contro il 19,3 per cento della media italia-

na. Anche il peso dei trasporti è maggiore: l’11,7 per cento rispetto al 10,8 per cento nazionale. Un divario rilevante in una regione formata da numerosi piccoli comuni, con distanze elevate dai servizi e una forte dipendenza dall’automobile privata. Dopo aver sostenuto i bisogni essenziali, alle famiglie rimangono meno risorse per le altre attività. In Basilicata si spendono mediamente 63,60 euro al mese per ricreazione, sport e cultura, contro i 105 euro nazionali. Per ristorazione e alloggio si arriva a 101,30 euro, rispetto a 161,90, mentre all’istruzione sono destinati appena 10,80 euro, contro 17,30 euro. Il quadro resta fragile nonostante nel 2025, secondo la Banca d’Italia, il reddito disponibile reale delle famiglie lucane sia cresciuto dello 0,9 per cento e i consumi dello 0,6 per cento. Il reddito pro capite si mantiene intorno ai 18 mila euro, circa un quinto al di sotto della media nazionale. «Il problema non è soltanto quanto spendono le famiglie, ma quanta parte del loro reddito possa essere realmente destinata a scelte libere», sottolinea Federconsumatori. L’associazione chiede maggiori tutele sul fronte

energetico, misure contro il caro prezzi, sostegni mirati ai nuclei fragili e investimenti nell’efficienza delle abitazioni. Un ruolo centrale viene attribuito anche al potenziamento del trasporto pubblico regionale e locale. Offrire alternative al mezzo

privato e collegamenti efficienti, osserva Federconsumatori, significa intervenire su una delle principali voci dei bilanci domestici. Ridurre il peso delle spese necessarie consentirebbe alle famiglie di recuperare capacità di risparmio e libertà di scelta.


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venerdì 28 agosto 2026

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Il segretario Verrastro sollecita Regione Basilicata e Università a intervenire e indica come modello l’apertura all’ospedale San Carlo

Asili nido, la Uil chiede più posti «Risposta alle madri lavoratrici» POTENZA. Liste di attesa troppo lunghe, costi delle strutture private spesso insostenibili e famiglie costrette a organizzare il rientro al lavoro senza avere certezze sull’assistenza ai figli. La Uil Fp Potenza e Basilicata rilancia l’allarme sulla carenza di posti negli asili nido e chiede alle istituzioni pubbliche interventi immediati a sostegno delle madri lavoratrici. Il sindacato riferisce di aver ricevuto numerose segnalazioni da parte delle dipendenti del pubblico impiego. Molte lavoratrici non riescono ad accedere ai nidi pubblici e restano nelle liste di attesa senza ottenere risposte in tempi compatibili con la ripresa dell’attività professionale. Il problema diventa ancora più pesante per chi non può contare su una rete familiare in grado di occuparsi dei bambini. Neppure il ricorso alle strutture private, sottolinea la Uil Fp, rappresenta una soluzione alla portata di tutti. Le rette possono incidere in modo rilevante

sui bilanci dei nuclei monoreddito e delle famiglie che devono già sostenere le spese per la casa, i trasporti e la cura dei figli. Il rischio è che siano ancora una volta le donne a pagare il prezzo della carenza di servizi, arrivando a ridurre l’attività professionale o a rinunciare al lavoro. «Non è accettabile che una lavoratrice sia costretta a scegliere tra il proprio lavoro e la possibilità di garantire ai figli un adeguato servizio di cura», sostiene l’organizzazione

guidata dal segretario generale regionale Giuseppe Verrastro. Il diritto all’occupazione, osserva il sindacato, deve essere accompagnato da politiche concrete per conciliare tempi di vita e di lavoro. Una necessità evidente nel pubblico impiego, dove le esigenze organizzative degli enti dovrebbero procedere insieme alla disponibilità di servizi per dipendenti e famiglie. Un primo segnale positivo arriva dall’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, che ha annunciato

l’apertura di nuovi posti negli asili nido a partire da settembre. La misura viene accolta favorevolmente dalla Uil Fp perché risponde alle necessità del personale. Per il sindacato, però, questa esperienza non deve restare isolata, ma essere seguita rapidamente dalle altre istituzioni pubbliche lucane. La richiesta viene rivolta in particolare alla Regione Basilicata e all’Università, chiamate ad ampliare l’offerta disponibile e a sostenere le famiglie del proprio personale. L’avvicinarsi del nuovo anno educativo, rimarca la Uil Fp, impone decisioni rapide, perché lavoratrici e lavoratori devono poter programmare con anticipo la propria vita familiare e professionale. Tra le soluzioni indicate ci sono l’apertura di nuovi posti nei nidi, la stipula di convenzioni con strutture private a condizioni agevolate e l’introduzione di ulteriori strumenti di sostegno alla genitorialità. Per individuarle, il sindacato chiede l’apertura di un confronto con Regione,

Università e altre amministrazioni pubbliche, in modo da superare un sistema fondato soltanto sulle liste di attesa o sul ricorso a servizi privati economicamente inaccessibili per una parte delle famiglie. «Non possiamo parlare concretamente di sostegno alla famiglia e di occupazione femminile se poi una madre che lavora non riesce a trovare un posto per il proprio bambino», afferma la Uil Fp. La conciliazione tra famiglia e occupazione, aggiunge, non può restare un principio enunciato sulla carta, ma deve diventare «un diritto concretamente esigibile» attraverso servizi adeguati e accessibili. Il sindacato continuerà quindi a raccogliere le segnalazioni e a portare la questione ai tavoli istituzionali. L’obiettivo è ottenere risposte rapide e sostenibili, evitando che la mancanza di posti negli asili si trasformi in un ostacolo alla permanenza delle donne nel mercato del lavoro e in un ulteriore elemento di difficoltà per le famiglie lucane.

Federconsumatori lucana sollecita la Regione ad ampliare i contributi al ceto medio e a riservare maggiore attenzione ai nuclei numerosi

Caro scuola, stangata da 1.478 euro per alunno POTENZA. Il ritorno tra i banchi si prepara a pesare ancora sui bilanci delle famiglie lucane. Con l’avvio delle lezioni fissato per il 16 settembre, Federconsumatori richiama l’attenzione sugli aumenti di corredo, libri, dizionari e strumenti tecnologici, chiedendo alla Regione di rafforzare gli aiuti. Secondo il monitoraggio dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, nel 2026 una famiglia spenderà mediamente 673,60 euro per il corredo scolastico, con un incremento del 2,3 per cento rispetto al 2025. A questa cifra si aggiungono in media 545,66 euro per libri e dizionari, aumentati dell’1,6 per cento. Il conto cambia in base alla classe frequentata. Per uno studente al primo anno delle superiori la spesa complessiva può raggiungere 1.478,75 euro, mentre per chi inizia la scuola media si attesta a 1.235,21 euro. Restano esclusi computer, tablet e connessione a internet, che possono aggiungere più di 421 euro. I rincari arrivano al 15,1 per cento per i computer

fissi, al 9,88 per cento per i tablet e al 17,46 per cento per la fibra. Federconsumatori invita le famiglie a confrontare le offerte. La grande distribuzione presenta prezzi inferiori di oltre l’1 per cento rispetto agli acquisti online e del 20 per cento rispetto alle cartolibrerie. I libri usati consentono di risparmiare il 29 per cento, mentre i dispositivi rigenerati possono ridurre la spesa tecnologica del 38 per cento. Anche il riutilizzo del materiale aiuta a contenere i costi. La questione assume un peso particolare in Basilicata, dove gli alunni sono 65.434, con una diminuzione di 1.983 unità in un anno. Oltre 37 mila frequentano le scuole medie e superiori, nelle quali l’acquisto di libri e dotazioni incide maggiormente sui conti familiari. Federconsumatori giudica positivi, ma non sufficienti, gli interventi regionali. Per l’anno scolastico 2025-2026 la Regione ha liquidato 1,68 milioni di euro ai 131 comuni lucani per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri alle

famiglie con un indicatore della situazione economica equivalente fino a 15.748,78 euro. «Un intervento utile che però lascia fuori il ceto medio», afferma il presidente di Federconsumatori Basilicata, Michele Catalano. Per il rappresentante dell’associazione, una famiglia con due figli può arrivare a spendere 3 mila euro nel giro di poche settimane. «Chiediamo alla Regione di raf-

forzare ed estendere i contributi anche al reddito medio con criteri graduati, con attenzione alle famiglie numerose, e di comunicare per tempo bandi e requisiti per il 20262027», aggiunge Catalano. L’obiettivo è evitare che l’inizio delle lezioni si trasformi ogni anno in una corsa a ostacoli per i bilanci familiari e che le difficoltà economiche limitino il diritto allo studio.


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Due comunità tristemente unite da un dolore profondo e terribile, sconvolte dal cruento finale di una storia già difficile

L’addio a Maria Vittoria Carbone: in chiesa i sindaci di Vaglio e Tito

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DI EMANUELA CALABRESE

eri mattina la comunità di Vaglio Basilicata si è fermata e ha dato l’addio alla concittadina Maria Vittoria Carbone, di 57 anni. Nella Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, c’erano tutti: familiari, vicini di casa, amici, conoscenti. Ognuno per salutare una donna che ha vissuto una vita non semplice, conclusasi tragicamente e prematuramente per mano del figlio, che le ha tolto la vita. In chiesa, insieme al Sindaco Francesco Santopietro che per la giornata ha proclamato il lutto cittadino, anche il Sindaco di Tito -paese in cui si è consumata la tragedia- Fabio Laurino. Due comunità tristemente unite da un dolore profondo e terribile allo stesso tempo, sconvolte dal cruento finale di una storia già difficile. Maria Vittoria abitava a Vaglio da quando si era separata dal marito ed era seguita dai servizi sociali. Il figlio, con problemi psichici e in cura presso il Centro di Salute mentale di Potenza, viveva invece a Tito in una casa vicina a quella del padre. Poi, il 20

agosto, il tragico epilogo, probabilmente una lite a causa di un telefonino, finita in tragedia. Ieri sul feretro della donna, una cascata di fiori chiari e in cima la sua foto, in un ultimo sorriso. Ieri però, i rintocchi delle campane, i fiori, le preghiere e le parole del parroco, Don Teodosio Avigliano, hanno indotto a riflettere sulla società odierna e sulle fragilità umane, ma anche sulle responsabilità, sulla necessità di seguire chi ha bisogno, senza rinvii o indifferenza, senza assistere più a scenari di violenza, come quello accaduto a questa madre. Le persone, le famiglie, vanno accompagnate nei difficili

cammini, solo così si possono evitare altre tragedie, ogni volta che si lascia sola una madre a gestire una mente ferita la si sta condannando al martirio, ha asserito il parroco durante l’omelia. La comunità di Vaglio si era già ritrovata unita «attorno al calore e alla guida di Don Teodosio per un momento di preghiera comunitaria che ha toccato il cuore di tutti -raccontano le Donne della Panchina Rossa di ElisaEravamo lì per ricordare Maria Vittoria: una donna, una mamma, una figlia di Vaglio. Ci siamo chieste a lungo cosa potessimo fare per esserci, per sostenere chi resta senza invadere un

momento così delicato. Abbiamo capito che il rispetto non significa assenza, ma presenza discreta e profonda. E allora abbiamo scelto di fare un "rumore silenzioso". Per Maria Vittoria, per Tania, Ornella, Daniela, Dora, Elisa e la sua Panchina Rossa per tutte le donne che non ci sono più, e per tutte quelle che ci sono ancora e possono ancora scegliere di salvarsi». Marianna Tamburrino, coordinatrice e referente della "Panchina Rossa di Elisa", un'installazione itinerante promossa dal presidio Libera Potenza Elisa Claps ha spiegato: «Troppo spesso il silenzio ha coperto tutto. Ha nascosto le paure, le

violenze, le richieste d'aiuto che nessuno ha voluto, ascoltare o che sono state sottovalutate. Il silenzio non ha protetto Elisa Claps, non ha protetto Giulia Cecchettin e le tante, troppe donne uccise e che in questi anni hanno trovato "rifugio" sulla Panchina Rossa di Elisa. Nel solo mese di Agosto 8 di noi sono state uccise. Una mattanza. E allora oggi, salutiamo Maria Vittoria con il rumore, un rumore forte, un rumore che faccia paura a chi pensa che una donna possa essere uccisa e poi tutto possa tornare come prima -e concludeCiao Maria Vittoria, tu vola leggera nel vento, noi non ti dimenticheremo».

Dalla perquisizione personale a quella domiciliare, gli agenti hanno recuperato complessivamente 18 involucri di cocaina e 432 euro in contanti

Matera, operazione della Squadra Mobile contro lo spaccio: arrestato un 48enne, sequestrati 13,8 grammi di cocaina

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n incontro sospetto, lo scambio di una banconota e l’intervento degli agenti prima che la cessione potesse essere portata a termine. È così che si è concluso un servizio di polizia giudiziaria della Squadra Mobile di Matera, che ha portato all’arresto in flagranza di un 48enne, ritenuto responsabile di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.Durante l’attività di controllo, gli investigatori hanno notato i movimenti dell’uomo, che si è avvicinato a un’auto con due persone a bordo. Uno degli occupanti gli ha consegnato una banconota da 50 euro. Proprio mentre il 48enne si preparava a consegnare ciò che stringeva in mano, gli agenti sono intervenuti bloccandolo.Nel corso del controllo, nella mano destra dell’uomo è stata trovata la banconota

appena ricevuta, mentre nella sinistra aveva due involucri in cellophane, chiusi con nastro adesivo, contenenti cocaina. La successiva perquisizione personale

ha permesso di recuperare, all’interno della tasca dei pantaloni, altri cinque cipollotti con la stessa sostanza.Gli accertamenti sono stati quindi estesi all’abita-

zione del 48enne. Qui, all’interno di un borsello, gli agenti hanno trovato ulteriori 11 cipollotti contenenti cocaina.Il quantitativo complessivamente sequestrato ammonta a 13,8 grammi di cocaina, suddivisi in 18 cipollotti. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati 432 euro in contanti, due bilancini di precisione e materiale destinato al taglio e al confezionamento dello stupefacente.Considerata la flagranza di reato, il 48enne è stato arrestato. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria è stato successivamente sottoposto agli arresti domiciliari. L’operazione si inserisce nell’attività di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti condotta dalla Polizia di Stato sul territorio materano. L’arrestato è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.


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Basilicata 24 ore

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Primo giorno di azione nonviolenta. Bolognetti: «Innalzo ancora una volta il vessillo “pirata” del “Non mollare”»

Digiuno perché ho fame di libertà e diritto, di verità e democrazia È iniziato alle 23:59 di ieri il digiuno nonviolento del giornalista e segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti in difesa della libertà di stampa, di cronaca, di pensiero e di satira. Di seguito la nota integrale. ********* DI MAURIZIO BOLOGNETTI*

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nnalzo ancora una volta il vessillo “pirata” del “Non mollare”. Digiuno perché ho fame di libertà e diritto, di verità e democrazia. La Presidente dell'Odg Basilicata, Sissi Ruggi, spieghi perché non è intervenuta sulle minacce, intimidazioni, diffamazioni che ho ricevuto, arrivando addirittura ad affermare che avevo provocato e quindi avrebbe taciuto. Di fatto la Ruggi ha giustificato il ricorso alla violenza. Si convochi una riunione straordinaria e pubblica del Consiglio regionale

dell'Odg Basilicata con all'ordine del giorno un'ampia discussione sulla vicenda Ruggi. Il Consiglio al termine si esprima sui silenzi della Presidente che, a mio avviso, violano la legge istitutiva dell'Ordine dei Giornalisti. Il direttore del Tgr Rai Basilicata, Gennaro Cosentino, spieghi perché non ha seguito le chiare indicazioni contenute in un intervento dell'Agcom in occasione dell'ultimo referendum. Il Consiglio Territoriale di Disciplina si esprima sulla violazione da parte della Presidente dell'Odg Basilicata, Sissi Ruggi, della legge istitutiva dell'ordine e ci faccia sapere se il parlare di "provocazione", e quindi giustificare il ricorso alla violenza, è deontologicamente corretto. Questa azione nonviolenta è in difesa della libertà di tutti e di ciascuno; in difesa dell'art. 21 della Costituzione; in difesa della

__La vignetta di Maurizio Bolognetti

libertà di stampa, di pensiero, di parola, di opinione, del diritto di cronaca e del diritto di critica. Più in generale, in difesa del diritto umano alla conoscenza che è sinonimo di democrazia. Io affermo che questa vicenda fa da cartina al tor-

nasole dello stato dell'informazione in Italia e quindi dello stato della nostra democrazia. Il servizio pubblico Rai non adempie da tempo immemorabile alla sua funzione. Innalzo ancora una volta il vessillo “pirata” del gior-

nale clandestino “Non mollare”, voluto dagli antitotalitari Gaetano Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Nello Traquandi e Dino Vannucci. Spes contra spem! *GIORNALISTA FREELANCE E SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI


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Basilicata 24 Ore

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Quattro appuntamenti tra Lagopesole, Monteserico, Venosa e Palazzo San Gervasio hanno unito pellicole, musica dal vivo e divulgazione culturale

Basilicata, Fantastico Cinema: si chiude un viaggio tra immagini, musica e luoghi D

alla musica risuonata tra le mura dei castelli alla standing ovation che ha chiuso il cineconcerto di Monteserico, fino all’ultima serata dedicata a San Francesco. Si chiude con un bilancio positivo e una partecipazione significativa la prima edizione di «Fantastico Cinema – immagini e musica dal Medioevo in Basilicata», rassegna che ha accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso quattro luoghi simbolo del patrimonio lucano: Lagopesole, Monteserico, Venosa e Palazzo San Gervasio.Curata dalla Lucana Film Commission in collaborazione con la Fondazione Matera Basilicata 2019, la rassegna è stata inserita nell’ambito di «Fantastico Medioevo», progetto promosso dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019.Per quasi due mesi il cinema ha incontrato i castelli della Basilicata, dialogando con la musica dal vivo e con la divulgazione culturale. Da Lagopesole a Monteserico, da Venosa a Palazzo San Gervasio, ogni appuntamento ha proposto un’esperienza differente, trasformando i luoghi storici da semplice scenario a parte integrante del racconto. Un modo nuovo per avvicinare il pubblico alla storia e al patrimonio della regione attraverso linguaggi artistici differenti.L’ultimo appuntamento, il 26 agosto al Castello di Palazzo San Gervasio, è stato dedicato alla figura di San Francesco. «Da Giullare a poverello» ha visto protagonista Fra Simone Gastaldi in una conversazione accompagnata dalle immagini tratte dai film di Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli e Liliana Cavani

e dalle sonorità di arpa e flauto. A seguire, la proiezione di «Francesco, giullare di Dio» (1950) di Roberto Rossellini ha chiuso ufficialmente la rassegna.Un percorso che, secondo la presidente della Lucana Film Commission, Margherita Romaniello, ha rappresentato molto più di una semplice rassegna cinematografica: «Fantastico Cinema ha rappresentato un viaggio. Ogni appuntamento - sottolinea - è stato una tappa che ha guidato il pubblico verso una nuova consapevolezza del concetto di Medioevo, attraverso le sequenze di gesta eroiche e frammenti di vita quotidiana, il racconto di figure che hanno segnato la loro epoca, ma anche di quelle che, pur meno note, hanno contribuito a ridisegnare nel corso della storia la nostra stessa identità».Un Medioevo, dunque, raccontato anche attraverso le sue contraddizioni e lontano dagli stereotipi. «Film epici e protagonisti reali hanno ridisegnato la nostra geografia interiore di un periodo troppo spesso stigmatizzato. Anche il Medioevo lucano ha vissuto fasti, momenti di gloria e passaggi fondamentali», aggiunge Romaniello.La rassegna ha inoltre inteso inserirsi nel più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio regionale. «Con Fantastico Cinema, la Lucana Film Commission ha voluto contribuire ad arricchire un mosaico già articolato come quello di Fantastico Medioevo», spiega la presidente, sottolineando il riscontro ottenuto nei diversi appuntamenti.«L’affluenza e la partecipazione attenta e numerosa del pubblico a ogni appuntamento hanno confermato come i castelli che la nostra regione custodisce siano oggi, più che

mai, contenitori fantastici. Vivi. E da far vivere ancora di più, rendendoli spazi accoglienti e non soltanto sale vuote», conclude.Il viaggio era iniziato il 12 luglio al Castello di Lagopesole con «Lux Mundi. La musica a corte di Federico II» e la proiezione de «Il destino di un cavaliere». Una settimana dopo, il 19 luglio, il Castello di Monteserico di Genzano di Lucania ha ospitato il cineconcerto «Mirabile Visione», tra i momenti più intensi dell’intera rassegna. Il film muto del 1921 è stato accompagnato dal vivo dal Maestro Claudio Brizi e dalla narrazione di Carlo Cristofaro, conquistando il pubblico fino alla standing ovation finale.Il 20 agosto

il percorso è approdato al Castello Pirro del Balzo di Venosa. Qui le sonorità medievali di ghironda, cornetto e ribeca, affidate agli Anonima Frottolisti, hanno ricreato le atmosfere musicali dell’epoca prima della proiezione de «Il leone d’inverno» di Anthony Harvey.Infine, Palazzo San Gervasio ha completato l’itinerario con il racconto cinematografico dedicato a San Francesco, chiudendo un percorso costruito attraverso film, concerti, parole e luoghi.Il bilancio dei quattro appuntamenti restituisce così non soltanto il buon riscontro della rassegna, ma anche il valore di un’esperienza capace di mettere in relazione patrimonio e pubblico. «Fanta-

stico Cinema» ha aperto i castelli a nuovi racconti, dimostrando come il cinema possa diventare uno strumento per conoscere la storia e, allo stesso tempo, contribuire a rendere vivo il patrimonio culturale.La prima edizione si chiude lasciando negli spettatori le immagini di quattro serate, gli applausi e la suggestione di un Medioevo raccontato proprio nei luoghi che ancora oggi ne custodiscono le tracce. Un patrimonio di emozioni e partecipazione dal quale ripartire per continuare a raccontare, attraverso il cinema, la Basilicata e le sue storie. La direzione musicale della rassegna è stata affidata al Maestro Pasquale Menchise.


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Potenza

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Comune e Miccolis sperimentano un nuovo modello di portaorari con alta leggibilità, NaviLens e informazioni in tempo reale

Potenza, TPL accessibile e digitale, Giuzio: «L’innovazione non diventi una barriera»

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otenza compie un nuovo passo verso un trasporto pubblico locale più accessibile e inclusivo. Il Comune di Potenza e Miccolis S.p.A. Società Benefit hanno avviato una sperimentazione che introduce in città un nuovo modello di portaorari progettato secondo i principi del frugal design, coniugando semplicità, accessibilità, innovazione e sostenibilità, senza costi aggiuntivi per la collettività. Il nuovo sistema mantiene l'orario cartaceo tradizionale e affianca modalità di consultazione digitali attraverso lo smartphone, evitando di affidarsi esclusivamente ad app o QR code, che potrebbero risultare meno accessibili alle persone anziane o meno abituate al digitale. I nuovi portaorari sono caratterizzati da caratteri ad alta leggibili-

tà, pensati anche per le persone con dislessia, e da un elevato contrasto cromatico. Per non vedenti e ipovedenti viene invece introdotta la tecnologia NaviLens, basata su codici a colori rilevabili a distanza tramite smartphone, che consente di individuare il portaorari e accedere alle informazioni anche attraverso modalità vocali. Il sistema permette inoltre di collegarsi ai servizi digitali Miccolis per consultare percorsi, mezzi in transito e orari di passaggio, favorendo una maggiore autonomia degli utenti. Potenza è così tra le prime realtà italiane a sperimentare questo modello di portaorari inclusivo, con l'obiettivo di farne una possibile buona pratica nel settore del trasporto pubblico locale. «Un portaorari può sembrare un elemento margi-

nale, ma per una persona anziana, dislessica, non vedente o ipovedente può fare la differenza tra sentirsi parte della città o esserne esclusa», dichiara Aurelia Miccolis, direttore generale di Miccolis Società Benefit. «Abbiamo voluto progettarlo secondo i più moderni standard di design inclusivo e sostenibile, senza costi aggiuntivi. L'innovazione, quando nasce dall'ascolto delle persone, non deve necessariamente essere costosa». Miccolis annuncia inoltre che l'azienda sta lavorando a nuovi sistemi per consentire l'ascolto degli orari attraverso ulteriori modalità. «L'accessibilità del trasporto pubblico non riguarda soltanto autobus, percorsi e fermate, ma anche la possibilità concreta per ogni cittadino di accedere alle informazioni

_ Giuzio

necessarie per utilizzare il servizio», sottolinea l'assessore alla Mobilità del Comune di Potenza, Francesco Giuzio. «La digitalizzazione è fondamentale, ma una città realmente inclusiva deve evitare che l'innovazione diventi una nuova barriera», aggiunge Giuzio. «Essere tra le prime città italiane a sperimentare questa soluzione

è motivo di soddisfazione. Un trasporto pubblico è davvero pubblico quando può essere utilizzato, compreso e vissuto da tutti». Comune di Potenza e Miccolis confermano così l'impegno per migliorare la qualità del trasporto pubblico urbano, puntando su efficienza, accessibilità, autonomia e diritto alla mobilità.

POTENZA L'organizzatore Vittorio Basentini: «I fanciulli si comportano con serietà e partecipazione, siamo contenti»

Parcondirondello, al Parco Baden Powell tra sport, giochi, divertimento e laboratori di fumettistica

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DI FRANCESCO MENONNA

n parco a misura di fanciullo, una vera e propria oasi del divertimento. Tutto questo è Parcondirondello. Il centro estivo del Parco Baden Powell diretto da Vittorio Basentini ospita quotidianamente trecento adolescenti che giocano e si divertono grazie alla programmazione messa in piedi dai responsabili della struttura. L'organizzazione e la fase iniziale costituiscono sostanzialmente l'elemento decisivo per portare avanti tutta la macchina organizzativa e in questo contesto il lavoro svolto da Vittorio Basentini e dai suoi più stretti collaboratori ha dato la possibilità e continuerà a darlo ai giovani di trascorrere momenti di svago, cultura, sport e tanto divertimento all'insegna dell'amicizia e dei valori veri, quelli legati alla capacità di creare un connubio vincente e di grande impatto tecnico e organizzativo. Una struttura accogliente, resiliente, capace di offrire quotidianamente spazi di puro divertimento, quella del Parco Basen Powell che richiama l'attenzione dei fanciulli provenienti da tutta Potenza, accompagnati dai genitori. Elemen-

ti vivi, dinamici, essenziali e di grande richiamo costituiscono di fatto il punto di forza di un centro estivo che punta sulle attività sportive e sulla pittura come punti di forza nevralgici di un contesto giocoso e gioioso. Il lavoro quotidiano anticipato da corsi di formazione svolti ovviamente nei mesi precedenti l'inizio del centro estivo rappresenta l'elemento dinamico e essenziale di un contesto variegato e di pura amicizia. Basket, calcio a cinque, pallavolo, tennis, pittura, gite fuori porta sono alla base del programma di Parcondirondello. Le magliette colorate, i tanti palloni a supporto costituiscono il fiore all'occhiello dei tanti momenti vissuti insieme durante l'estate. E ieri mattina durante appunto la mattinata di svago e divertimento il responsabile della struttura Vittorio Basentini ha parlato del lavoro svolto, dei progetti, delle difficoltà e del rapporto con i genitori che quotidianamente accompagnano i ragazzi al Centro Estivo del Parco Baden Powell. Come si svolgono le iniziative durante la giornata? “Le iniziative si svolgono con divisione dei gruppo bambini tra i sei e i quattordici anni. Li dividiamo in quattro grup-

pi. Ognuno segue un piano di lavoro, dalla mattina quando entra dalle 8:30 fino alle 14. Non disdegnano di organizzare anche attività extra parco, dalla piscina, l'equitazione, gite al parco acquatico e ai musei. Per cui l'attività è molto impegnativa”. Quanti sono i bambini che frequentano la struttura? “I bambini dalla scuola per l'infanzia fino ai bambini più grandi sono trecento mediamente. Sono questi i numeri, però gestiti da circa cinquanta operatori e quindi ben organizzati”. Come avete organizzato tutto il lavoro? Quando è partita la macchina organizzativa? “Il lavoro inizia già all'inizio dell'anno solare organizzando lo staff, facendo dei corsi di formazione con i ragazzi non solo sul lavoro che devono sviluppare ma anche sul piano dell'infortunistica e della sicurezza. Per cui grande lavoro che inizia già sei mesi prima dell'avvio del centro. Quindi veramente tanto lavoro viene fatto prima”. Come si comportano i ragazzi? “Allora i bambini sono entusiasti, noi li stimoliamo soprattutto a livello motorio e ludico-creativo. Abbiamo fatto anche laboratori di ceramica. Abbiamo fatto laboratori anche per quanto riguarda la fumet-

tistica, Hanno risposto bene. Cerchiamo di fare al massimo il programma in modo da lavorare a 360 gradi”: E i genitori cosa dicono? “I genitori, anche sono super contenti. Quest'anno infatti abbiamo avuto anche l'incremento dei numeri. La gente parla bene del nostro centro estivo e della nostra serietà”. Dunque Parcondirondello promosso a pieni voti. Impegno, promozione, sviluppo fisico e motorio vanno a braccetto con le esigenze dei fanciulli che frequentano la struttura.

_ Vittorio Basentini


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Il sindaco replica alla richiesta dei consiglieri e chiarisce i motivi procedurali e sostanziali del mancato accoglimento

Abriola, Consiglio sul Sellata-Pierfaone Triunfo: «Manca una proposta da votare»

«È

giunta negli uffici una richiesta di convocazione del Consiglio Comunale di Abriola da parte dei consiglieri Domenico Triunfo ed Enrico Dapoto, tale richiesta non può essere accolta per motivi procedurali e sostanziali», è quanto dichiara il Sindaco di Abriola Romano Triunfo commentando la sua risposta ai consiglieri. «Spiace constatare, in primis, che i due consiglieri ignorino che l'obbligo della convocazione del Consiglio Comunale scatta quando è sottoscritta, nel caso di Abriola, da almeno 3 rappresentanti del Consiglio. Nel caso di specie questo numero non è stato raggiunto», ha proseguito Triunfo. «Nel merito, invece, non si capisce esattamente di cosa dovremmo discutere e qualcuno pensa di trasformare l’istituzione comunale in un luogo di

chiacchiere e propaganda senza alcuno scopo istituzionale». «La richiesta di convocazione – ha proseguito Triunfo – infatti chiede di convocare il Consiglio Comunale per affrontare una discussione sul “progetto di riqualificazione del complesso Sellata-Pierfaone: stato delle procedure, chiarimenti tecnici ed economici, impatto sul territorio e confronto pubblico”.

Il Consiglio Comunale non ha competenze universali e si occupa di ciò che la normativa gli affida. Nel caso specifico l’atto di indirizzo è già stato discusso ed approvato in Consiglio mentre non competono al Consiglio né le valutazioni tecniche né le ricadute economiche». «Inoltre – ha proseguito Triunfo – manca nella richiesta di convocazione qualsiasi

proposta deliberativa da votare né vengono portati elementi nuovi di valutazione».«Quello che spiace constatare – ha concluso il primo cittadino di Abriola – è che l’opposizione abbia intenzione di criticare un intervento di valorizzazione della nostra montagna senza avere neanche il coraggio di prendere una chiara posizione. Nel dibattito politico è nor-

male, giusto e lecito avere posizioni differenti ma, se le si vuole portare in Consiglio Comunale si dovrebbe avvertire almeno il dovere di presentare una proposta in mancanza della quale si rischia di trasformare l’istituzione in un luogo non deliberativo sulle materie di sua competenza ma semplicemente discorsivo sull’intero scibile umano».

Il presidio culturale resta inattivo da mesi e l’assenza di tempi certi per la riapertura alimenta il malcontento in paese

Calvello, biblioteca chiusa da mesi, Di Trana: «Leggere è un diritto, servono subito risposte»

«L

a Biblioteca comunale di Calvello è chiusa. Da mesi. E mentre i cittadini attendono risposte, l’Amministrazione continua a parlare di una “rivoluzione culturale” in corso. Una formula suggestiva, certo, ma che stride con la realtà: oggi, a Calvello, leggere non è possibile». È la denuncia di Salvatore Di Trana, cittadino di Calvello, che interviene sulla chiusura della biblioteca comunale e sollecita l’Amministrazione a fare chiarezza sui tempi e sulle modalità di riapertura.«La lettura è un piacere, un diritto, un bisogno sociale. Eppure, nel nostro paese, la Biblioteca comunale — già ridotta per anni a un semplice deposito di libri — è chiusa senza una data certa di riapertura», prosegue Di Trana. Una situazione che, secondo il cittadino, lascia la comunità senza uno spazio destinato alla lettura, allo studio e alla socialità.«Nessun avviso pubblico, nessun progetto condiviso, nessuna iniziativa alternativa. Solo porte chiuse e silenzio», affer-

ma, dando voce a una domanda che, a suo dire, molti cittadini si pongono da tempo: «È così difficile capire che leggere è fondamentale per crescere, riflettere, vivere meglio?». Una domanda alla quale, sostiene Di Trana, non sarebbe ancora arrivata una risposta.Da qui l’appello diretto alla sindaca e all’Amministrazione comunale. «La lettura non è un ornamento amministrativo. È un privilegio dell’intelligenza, un esercizio di libertà, un investimento sulla crescita collettiva», sottolinea Di Trana, richiamando anche le parole attribuite a Tullio De Mauro: «Chi ha il gusto di leggere non è mai solo».Il tema, nella sua analisi, riguarda dunque il valore stesso della biblioteca come presidio culturale. «A Calvello, oggi, la solitudine culturale è diventata una condizione imposta. Una biblioteca non è un magazzino da aprire e chiudere a seconda delle stagioni politiche. È un presidio di civiltà, un luogo di incontro, un servizio essenziale», sostiene.Di Trana punta quindi l’attenzione anche sulla possi-

bile data di riapertura. «Secondo quanto trapela, la Biblioteca potrebbe riaprire ad aprile, mese in cui si tornerà alle urne», afferma. Un’ipotesi che, a suo giudizio, rischia di alimentare interrogativi nella comunità: «Una coincidenza che molti cittadini interpretano come un segnale politico più che culturale».Il cittadino respinge quindi l’idea che la cultura possa diventare un servizio intermittente o essere collegata alla campagna elettorale. «La cultura non può essere un servizio intermittente né un argomento da campagna elettorale. Una biblioteca chiusa per mesi racconta una verità semplice: la cultura non è stata una priorità», dichiara.La richiesta è quella di restituire alla comunità uno spazio che non sia soltanto un contenitore di libri, ma un luogo realmente vissuto dai cittadini. «Calvello merita di più. Merita una biblioteca aperta, viva, funzionante. Merita un’amministrazione che non confonda la cultura con gli slogan, ma che la renda accessibile, quotidiana, concreta», conclude Di

Trana.E proprio sulla riapertura si concentra il suo appello finale: «Finché la Biblioteca comunale resterà chiusa, la “rivoluzione culturale” evocata dall’Amministrazione resterà solo una formula retorica. La comunità attende fatti, non parole. E attende soprattutto di poter tornare a leggere».


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Prima è stato soppresso l'orario di apertura al pubblico pomeridiano. Ora vengono drasticamente ridotti gli orari di operatività degli sportelli»

Il circolo Pd di Oppido chiede lo stop: «Riduzioni dei servizi bancari della Bcc» S

DI EMANUELA CALABRESE

ono diffuse ormai le richieste di cittadini, amministratori e rappresentanti dei territori, che chiedono di fermare il depauperamento dei servizi, di ogni ordine, nei piccoli e medi comuni lucani. Questa volta siamo ad Oppido Lucano dove il Circolo del Partito Democratico «contesta con forza la progressiva riduzione dei servizi bancari della BCC Appulo Lucana nella comunità. Prima è stato soppresso l'orario di apertura al pubblico nel pomeriggio -scrivonoOra vengono drasticamente ridotti anche gli orari di operatività degli sportelli Bancomat, attivi solo dal lunedì al venerdì, dalle 8:45 alle 16:00, in nome della "sicurezza"». «Una scelta che riteniamo irrispettosa nei confronti di una comunità che offre

un apporto significativo alla BCC, attraverso cittadini, famiglie, imprese e attività economiche. Non si può continuare a chiedere fiducia e contributi a un territorio e, allo stesso tempo, ridurre progressivamente i servizi a disposizione dei suoi cittadini. Se il contributo di Oppido Lucano conta davvero, allora si porti rispetto alla sua comunità con i fatti, non solo con slogan -concludono dal locale Circolo PD- i cittadini, le imprese e le attività economiche di Oppido pretendono rispetto». Sono purtroppo alle cronache gli assalti di malviventi alle filiali di Istituti bancari e Poste, presi di mira in diversi paesi della Basilicata. Nello stesso comune di Oppido Lucano nella notte dello scorso 2 luglio, nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio predisposti

dalla Compagnia dei Carabinieri di Acerenza per contrastare i reati predatori, i militari dell’Arma hanno sventato un gravissimo tentativo di furto ai danni dello sportello ATM della filiale della Banca di Credito Cooperativo. Intorno alle 4:30 della notte, una pattuglia della Stazione di Oppido Lucano aveva intercettato, nei

pressi dell’Istituto di credito, un gruppo di malviventi con il volto coperto da passamontagna, colti nell’atto di assaltare il dispositivo bancomat. L’immediato e tempestivo intervento dei militari aveva interrotto l’azione criminosa prima che potesse essere portata a compimento, sorprendendo il commando e costringen-

dolo a una precipitosa fuga, scaturita in un concitato e pericoloso inseguimento stradale, protrattosi lungo la strada statale 96 in direzione della Puglia. Lavello, Bernalda, Rionero, Tolve, Montemilone, solo per citarne alcuni, sono i paesi colpiti in questo 2026. L’allarme sicurezza dunque si intensifica

La Sindaca a Cronache racconta l’impegno di Volontari e VVF e la lotta contro il vento e la mancanza di acqua nelle vasche

Barile celebra trent’anni di sapori con la sagra del Tumact Me Tulez

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arà un’edizione speciale quella della Sagra d’Eccellenza «Tumact Me Tulez» e Festival dell’Aglianico del Vulture e dei prodotti tipici lucani, in programma sabato 3 e domenica 4 ottobre 2026 nel caratteristico centro storico di Barile. La manifestazione celebra infatti i trent’anni della sagra barilese, appuntamento ormai consolidato nel calendario degli eventi autunnali della Basilicata.A confermare la data è Rocco Franciosa, presidente della Pro Loco Barile Aps e presidente regionale dell’Ente Pro Loco Basilicata Aps, che annuncia i preparativi per l’edizione del trentennale: «Stiamo lavorando per l’edizione speciale che quest’anno celebra i trent’anni della sagra barilese e confermiamo l’appuntamento che da anni si svolge per le suggestive vie del centro barilese il primo week end di ottobre».La manifestazione, patrocinata dal Comune di Barile, dalla Re-

gione Basilicata, dall’Apt Basilicata, dall’Alsia Basilicata, dal Parco naturale regionale del Vulture e dall’Ente Pro Loco Basilicata, rappresenta un momento di valorizzazione delle tradizioni gastronomiche e culturali del territorio.Al centro dell’iniziativa ci sarà ancora una volta il «Tumact Me Tulez», piatto tipico della comunità arbereshe di Barile, riconosciuto Pat, prodotto agroalimentare della tradizione. La sagra, inserita nel patrimonio culturale intangibile lucano, punta infatti alla tutela e alla promozione di una delle espressioni più rappresentative dell’identità gastronomica del borgo.«Ringraziamo sin d’ora gli enti che sostengono la manifestazione per il prezioso supporto», sottolinea Franciosa, evidenziando il valore di un appuntamento che unisce enogastronomia, tradizione e promozione territoriale.Il programma completo delle due giornate sarà presentato a breve. La

manifestazione inaugurerà così il calendario delle sagre autunnali lucane, eventi che ogni anno contribuiscono ad attirare nel territorio numerosi visitatori e turisti provenienti anche dalle regioni limitrofe.Un’occasione, dunque, per riscoprire i sapori della tradizione ar-

bereshe, conoscere le produzioni tipiche del Vulture e vivere le suggestive atmosfere del centro storico di Barile, nel segno di una storia gastronomica che, dopo trent’anni, continua a rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici.


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Il consigliere di Forza Italia denuncia la mancata conferma del progetto esecutivo per riqualificare l’area artigianale

Senise, sfumato un milione di euro Sassone contro la giunta cittadina SENISE. Un finanziamento da un milione di euro destinato alla riqualificazione dell’area artigianale di Senise sarebbe andato perduto per la mancata conferma dell’istanza da parte del Comune. A denunciarlo è il consigliere comunale di Forza Italia Nicola Maria Sassone, che parla di «un altro fallimento» dell’amministrazione nell’accesso ai fondi pubblici. Le risorse erano previste dall’avviso pubblico rivolto ai comuni della Basilicata per la realizzazione di interventi infrastrutturali nelle aree produttive regionali. Il bando, finanziato attraverso il Fondo per lo sviluppo e la coesione 20212027, è stato pubblicato dalla Direzione generale per lo Sviluppo economico, il Lavoro e i servizi alla Comunità, con una dotazione complessiva di 37 milioni di euro. Secondo Sassone, il progetto candidato dal Comune riguardava l’area artigianale e prevedeva lavori sull’asfalto, sulla segnale-

tica, sui marciapiedi, sulla pavimentazione pubblica e sull’illuminazione. L’intervento avrebbe potuto ottenere la copertura del cento per cento dei costi ammissibili. Il Comune di Senise, spiega il consigliere, aveva ottenuto dieci punti nella graduatoria provvisoria. Entro i dieci giorni successivi alla sua pubblicazione, tutta-

via, l’ente avrebbe dovuto confermare l’istanza trasmettendo il progetto esecutivo già redatto. Un adempimento che, sostiene l’esponente di Forza Italia, non sarebbe stato effettuato nei termini previsti, determinando la perdita del contributo. Sassone individua la causa dell’accaduto nel «totale scollamento tra l’ammini-

strazione comunale e gli uffici dell’ente». Se la trasmissione degli atti spettava all’ufficio tecnico, osserva, agli amministratori competevano la vigilanza sull’attività degli uffici e un confronto costante con la struttura comunale. Il consigliere richiama inoltre il ruolo dell’ingegnere Passatordi, titolare della delega ai Lavori pubblici, che a

suo giudizio avrebbe potuto seguire l’intero percorso di candidatura anche per le proprie competenze professionali. La vicenda, secondo Sassone, non riguarda soltanto il mancato finanziamento, ma le prospettive economiche e produttive del territorio. Senza investimenti per migliorare le infrastrutture esistenti, sostiene, diventa più difficile rendere l’area attrattiva per gli imprenditori e offrire un sostegno concreto alle aziende locali. Da qui le domande rivolte all’amministrazione sul lavoro svolto per accompagnare la candidatura e sull’attenzione riservata alle attività produttive. «Se le aziende della nostra comunità non sono oggetto di attenzione costante da parte dell’organo politico chiamato a programmare, qual è dunque il compito di questa amministrazione comunale?», conclude Sassone, sollecitando una riflessione sulle responsabilità politiche e amministrative.

Dal 31 agosto un ricco cartellone tra spettacoli, arte, libri ed enogastronomia, affiancato da escursioni, sport e attività in mare

“Maratea in scena”, un mese di eventi a settembre MARATEA. Settembre apre una stagione diversa per Maratea, lontana dai ritmi più intensi dell’estate e capace di offrire un volto più intimo della città. Il borgo, i panorami sul mare, i sentieri nella macchia mediterranea, le calette e i tramonti osservati dal Cristo Redentore diventano parte di un’esperienza che unisce cultura, natura, attività all’aperto e sapori locali. Il programma “Maratea in scena – Suggestioni estive” accompagna residenti e visitatori per tutto il mese. Tra gli appuntamenti centrali figura “Borgo DiVino in Tour”, in programma dal 4 al 6 settembre nel centro storico. Dalle 18 alle 24 vino, cibo e musica si incontreranno in uno dei borghi più belli d’Italia, trasformando le strade del centro in un percorso dedicato alle produzioni, alle storie e alla convivialità. Dal 10 al 13 settembre sarà invece la volta di “Codice Sorgente. La forma invisibile delle idee”, iniziativa curata da Nuova Libreria Mediterranea, Comune di Maratea, Fondazione Con il Sud ed Enel Cuore. L’evento proporrà un viaggio nella cultura

contemporanea, nella creatività e nelle intuizioni che precedono la loro trasformazione in progetti e realtà. Il cartellone si apre già tra il 31 agosto e il 3 settembre con l’Opera Forum dedicato a “Richard Wagner: L’anello del Nibelungo”, nel Parco Pietra del Sole. Il 3 settembre il convento dei Cappuccini ospiterà “I giovedì di dialoghi d’arte – Un tè al chiostro”, che tornerà anche il 12 settembre. Il 4 settembre spazio al laboratorio d’arte “Progetto comunità futuro”, mentre il 5 e 6 settembre, al lido Le Pergole di Fiumicello, si disputerà il Campionato italiano di nuoto in acque libere, organizzato dalla Federazione italiana nuoto paralimpico. Ad arricchire l’offerta saranno le mostre diffuse nel centro storico e in altri spazi cittadini, con opere di Ferdinando Tasca, Fernando Mario Paonessa e Francesco Sisinni, oltre all’esposizione di bronzi e grafiche di scultori campani. Una proposta culturale che si affianca alle esperienze da vivere sul territorio. Settembre resta infatti un mese ideale per il trekking tra mare e

montagna, lungo percorsi panoramici immersi nella vegetazione mediterranea. Il mare continua a essere protagonista attraverso kayak, escursioni in barca, snorkeling, tavole elettriche e sup, attività che permettono di raggiungere le calette con temperature più miti e una luce più morbida.

A completare il viaggio sono i prodotti e le tradizioni gastronomiche locali. Maratea si propone così non soltanto come destinazione balneare, ma come luogo da attraversare lentamente, alternando eventi, paesaggi ed esperienze. Informazioni e aggiornamenti sono disponibili sul sito Maratea Welcome.


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TEMPERATURE FINO A 37 GRADI, I VISITATORI CERCANO REFRIGERIO NEL PALOMBARO LUNGO, NELLE CHIESE RUPESTRI E NEGLI SPAZI SOTTERRANEI

Matera, gli ipogei diventano rifugio dei turisti dal caldo

MATERA. Con il ritorno del grande caldo, gli ipogei di Matera diventano un rifugio per i turisti in visita nella città dei Sassi. Già dalle prime ore della mattinata, con le temperature che raggiungono i 37 gradi, molti visitatori scelgono di interrompere il percorso all’aperto per scendere negli ambienti sotterranei, dove il clima è più fresco. Tra le mete maggiormente frequentate c’è il Palombaro lungo, la grande cisterna scavata sotto piazza Vittorio Veneto, nel cuore del centro storico. Un luo-

go che, oltre al suo valore storico e architettonico, offre una pausa dalle temperature elevate registrate in superficie. Sono numerosi, tuttavia, gli ambienti ipogei visitabili in città: dalle chiese rupestri agli spazi scavati nella roccia che caratterizzano i rioni Sassi e raccontano una parte fondamentale della storia di Matera. Luoghi che, durante le giornate segnate dall’afa, diventano anche una soluzione per proseguire la visita al riparo dal sole. Cappelli, bottiglie d’acqua e soste all’ombra accompagnano in-

vece i percorsi all’aperto, soprattutto nelle ore più calde, lungo strade, vicoli e scalinate. I turisti alternano così le tappe in superficie alle visite nel sottosuolo, cercando di limitare l’esposizione alle alte temperature. Una situazione già registrata durante le precedenti ondate di calore, quando gli ambienti della Matera sotterranea erano diventati uno dei principali punti di sosta scelti dai visitatori per trovare refrigerio. Il caldo è destinato a proseguire anche nelle prossime ore.

L’associazione guidata da Giuseppe Vita riunisce operatori e realtà culturali. Il primo evento si terrà il 26 e 27 settembre

A Tursi nasce Toursi Experience: «Una rete per il turismo lucano» TURSI. Creare connessioni tra associazioni, realtà culturali, operatori e comunità per costruire nuove opportunità di promozione del territorio. È l’obiettivo di Toursi Experience, la nuova associazione presieduta da Giuseppe Vita, presentata ieri nella sala consiliare di Tursi davanti a numerose realtà provenienti da diverse aree della Basilicata. L’incontro si è trasformato in una tavola rotonda dedicata al confronto tra esperienze, idee, progetti e buone pratiche. Ogni associazione ha potuto raccontare il proprio percorso e offrire un contributo alla nascita di collaborazioni tra soggetti che, pur operando in contesti differenti, condividono l’impegno per la valorizzazio-

ne delle tradizioni, della cultura e delle identità locali. Il primo appuntamento ufficiale è fissato per il 26 e 27 settembre e avrà come protagonista Tursi. La manifestazione coinvolgerà

il centro storico, la Rabatana, i Calanchi e Anglona, attraverso un percorso pensato per richiamare visitatori, coinvolgere la comunità e restituire centralità al patrimonio della città.

Parallelamente è già in corso la costruzione di una rete territoriale che, insieme a Tursi, comprende Pisticci, Venosa e Melfi, con la collaborazione di un tour operator. Sono previste nuove adesioni di altri comuni della Basilicata. Il progetto punta a collegare territori diversi valorizzandone le peculiarità: ogni centro contribuirà con i propri luoghi, le tradizioni e le esperienze alla definizione di itinerari condivisi e di un’offerta turistica più articolata. «Il valore di questo progetto sta innanzitutto nelle persone e nelle realtà che hanno scelto di esserci – sottolinea Vita –. La presenza di tante associazioni e il confronto che si è sviluppato durante la ta-

vola rotonda ci hanno permesso di raccogliere idee, ascoltare esperienze e comprendere quanto possa essere importante lavorare insieme». Il presidente richiama anche l’appuntamento di settembre e il percorso avviato con gli altri comuni lucani, con l’obiettivo di creare nuove occasioni per conoscere e valorizzare i territori. La presentazione segna così il primo passo di un progetto aperto, che non vuole limitarsi all’organizzazione di eventi, ma diventare un punto d’incontro tra persone, associazioni e comunità. Dalla collaborazione avviata a Tursi dovranno nascere iniziative e percorsi capaci di raccontare la Basilicata attraverso la pluralità delle sue identità.

Lauria plaude agli eventi internazionali: «Promuovono il turismo di qualità e trasmettono valori positivi ai giovani»

«Blues e swing, così Policoro al centro del mondo» POLICORO. Ai Giardini Murati di Policoro si è appena concluso l’attesissimo ritorno del “Blues in town”, che ha attirato in città tantissimi appassionati del genere musicale nato a sud degli Stati Uniti, riempiendo cinque serate di residenti e turisti con eventi artistici di qualità. Ora è la volta di un altro evento artistico musicale internazionale, ovvero “Policoro in swing”, che animerà per altri tre giorni, da venerdì 28 a domenica 30 agosto, le serate estive in piazza Segni. Antonello Lauria, a nome di tutti i consiglieri del gruppo “Impegno Comune”, si congratula con gli organizzatori e l’Amministrazione comunale, per aver saputo trasportare idealmente la città jonica al centro del mondo. «Il

blues è una vera “creazione locale” -spiega Lauria- da dove sono passati in tanti anni ragazzi nati nel nostro territorio, che oggi ricoprono importanti ruoli in varie compagini musicali nazionali e internazionali. Lo swing ogni anno fa vivere sempre più Policoro è l'intera Basilicata al centro del mondo, alimentando turismo di qualità. Blues in town e Policoro in swing, sono la dimostrazione pratica che la musica è una passione sana come lo sport, esempi concreti di valori edificanti per i nostri giovani. Ma non è finita qui -conclude Lauria- perché l’estate ci riserva ancora tante belle sorprese con la “Notte di Eraclea”, animata quest’anno dal cantante Rkomi idolo dei teenagers».


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Presentato in Piazza del Gesù il libro di Maria Carmela Brandi; Scaglione: «Ben venga questo lavoro di memoria viva di un nostro lucano nel mondo»

Maratea rende omaggio a Ignacchitti: un lucano in Venezuela simbolo del ritorno

«È

stato complicato ed emozionante, ma bello parlare ieri sera di emigrazione rileggendo la storia del viaggio di un simbolo del sistema associazionistico dei Lucani Nel Mondo in Venezuela, Biagio Ignacchitti». Così Luigi Scaglione, presidente del Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo, a seguito della presentaziome del diario di emigrazione curato da Maria Carmela Brandi e intitolato “Una strada blu verso il futuro”, tenutasi a Maratea. Un appuntamento dedicato al tema delle migrazioni, a partire dalle antiche transumanze fino alle partenze transoceaniche, che ha visto al centro la testimonianza di un conterraneo partito nel 1953 per Caracas. Una piazza del Gesù a Fiumicello di Comune di Maratea strapiena per rendere omaggio a Biagio e parlare di storia e storia ed anche di migrazioni da trasmondanze, alla presenza anche del Sindaco Cesare Albanese, introdotto da Pierfranco De Marco (Pro Loco di Maratea), La Perla che ha organizzato la serata, impreziosita

dalla presenza e intervento di Nicola Armentano Nicola Armentano, consigliere comunale a Firenze, vicepresidente di Anci Toscana e promotore di Basilicata “Coast to Coast”. «A casa di Ignacchitti, con la sua preziosa moglie Lina, quando andammo a Caracas, campeggiava una statua

di San Biagio insieme ad un grande poster di Maratea. Quel fermo immagine era tutta la vita di un nostro caro conterraneo che non aveva voluto rompere quel filo indissolubile che anni dopo lo avrebbe riportato a casa sua, fuggendo dalla grande crisi venezuelana». Un'immagine, questa,

potente e mirata che racchiude il senso di un legame mai spezzato con la terra d'origine. «Nel raccontare le storie dei Lucani in Italia e nel Mondo - aggiunge Scaglione - circa 700mila tra prima e quarta generazione, con 152mila iscritti all'AIRE, è emersa una chiara volontà: rafforzare e mantenere vivo quel filo di comunità che, pur avendo trovato un equilibrio nei luoghi di emigrazione, conserva intatta la voglia di ritornare in Basilicata. Ritornare magari non per restare, ma per accertarsi che esista ancora una lucanità che, a livello istituzionale, va incentivata e motivata». «Ben vengano, dunque, gli sforzi che le stesse associazioni, circoli culturali, federazioni, movimenti associativi, oltre i confini del rapporto istituzionale, stanno producendo con l’obiettivo di garantire continuità all’esistenza della Regione Basilicata intesa come territorio.Ben venga dunque questo lavoro di memoria viva di un nostro lucano nel mondo che é ritornato in Basilicata per restarci fino in fondo», conclude Scaglione.

Un appuntamento che conferma la vocazione a far incontrare i linguaggi della scena contemporanea con alcuni dei luoghi lucani più suggestivi

ArtFest, da Melfi a Venosa: tre serate di danza tra patrimonio, grandi compagnie e i giovani talenti

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opo lo straordinario successo nel Castello di Lagopesole, con la prima assoluta di “Nella neve”, nuova creazione del coreografo Adriano Bolognino, prosegue ArtFest – Festival delle Arti Coreutiche, che oggi torna a Melfi per il suo quinto appuntamento e si prepara a un fine settimana nel segno della grande danza contemporanea, tra luoghi straordinari del patrimonio culturale, compagnie di prestigio internazionale e giovani talenti. La nuova tappa del Festival, promosso dall’associazione Etra, è ospitata nella maestosa cornice del Castello federiciano. Protagoniste della serata saranno le celebri “MicroDanze + The Mirror”, brevi creazioni coreografiche ad altissima intensità emotiva e visiva, pensate per mettere in dialogo la danza contemporanea con il percorso espositivo del Museo archeologico nazionale “M. Pallottino”. Il Castello diventa così molto più di uno scenario: danza, architettura e collezioni archeologiche si incontrano in un percorso capace di trasformare la visita al museo in un’esperienza immersiva, nella quale il pubblico è invitato a scoprire gli spazi e le opere attraverso nuove prospettive. Per l’appuntamento di Melfi sono previsti due turni, alle ore 19.30 e alle ore 21.00. Il Festival proseguirà poi a Venosa, dove sabato farà tappa nello straordinario scenario del Parco Archeologico con una serata affidata alla prestigiosa MM Contemporary Dance Company.

In programma due intense creazioni coreografiche che intrecciano danza, musica, patrimonio culturale e poesia contemporanea. La serata, con inizio alle ore 21.00, propone “Chopin/ Into us – Bruciare”, coreografie di Adriano Bolognino ed Elegia con coreografie di Enrico Morelli e testi di Mariangela Gualtieri. Un appuntamento che conferma la vocazione di ArtFest a far incontrare i linguaggi della scena contemporanea con alcuni dei luoghi più suggestivi e significativi del patrimonio storico e archeologico lucano. ArtFest chiuderà quindi la propria programmazione estiva nel cuore della cittadina oraziana con una serata speciale interamente dedicata alla giovane creatività, alla ricerca e ai talenti emergenti della danza contemporanea. Al centro dell’ultimo appuntamento sarà una prima assoluta, nata dal percorso di residenza artistica realizzato con i giovani danzatori di ArtFest sotto la guida del coreografo Adriano Popolo Rubbio. Alle ore 21.30 andrà in scena “Studio sul desiderio di tornare”. Il lavoro nasce come spin-off coreografico e restituzione pubblica del percorso di Residenza Artistica condotto insieme ai giovani danzatori di ArtFest: un momento conclusivo che porta davanti al pubblico il processo di ricerca e creazione sviluppato durante il Festival. Con gli appuntamenti di Melfi e Venosa, ArtFest completa così il suo percorso estivo mettendo ancora una volta in relazione danza con-

temporanea, archeologia, paesaggio, poesia e patrimonio culturale, e affiancando alla presenza di artisti e compagnie affermate uno spazio concreto dedicato alla formazione, alla sperimentazione e alle nuove generazioni della scena coreutica. A sostenere ArtFest, insieme al Ministero della Cultura e alla Regione Basilicata, sono anche i Comuni coinvolti ed Enel. Il progetto è realizzato in collaborazione con Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa, Musei Nazionali di Matera – Direzione regionale Musei Nazionali della Basilicata, Fondazione Matera-Basilicata 2019, nell’ambito del progetto Fantastico Medioevo, e 24Bottles.


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Arte pubblica, tradizioni e realtà aumentata si incontrano per trasformare il patrimonio del borgo in un’esperienza culturale innovativa e condivisa

Calvello, la memoria prende vita: i murale entrano nell’era digitale O

ggi più che mai, i lucani si identificano con i propri territori e con la propria identità locale. Non si tratta di campanilismo, ma al contrario, piuttosto di una presa di coscienza di ciò che si è, che mette in luce le proprie peculiarità, senza metterle in contrapposizione con quelle del comune vicino. Ma di pari passo al recupero delle tradizioni identitarie, si cammina con un mondo che avanza nelle tecnologie: è ciò che accade con “Memorie Digitali – L’arte pubblica come ponte tra memoria, innovazione e comunità per la valorizzazione dei borghi”, di cui si è parlato nella Sala consiliare del Comune di Calvello. Un incontro dedicato all’arte pubblica e alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie nella valorizzazione del patrimonio culturale e dell’identità dei territori. Fare della cultura un motore di sviluppo è un obiettivo raggiungibile anche attraverso strumenti di investimento e di programmazione strategica come i Pic, i Piani integrati della cultura, che si inquadrano nelle politiche di sviluppo locale adottate a livello europeo, nazionale e regionale. Oggi l’iniziativa si inserisce nel percorso di collaborazione che vede coinvolti il Comune di Calvello, OSA Festival e MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata, nel quadro di un impegno che guarda alla cultura e all’innovazione come strumenti concreti per la valorizzazione delle comunità e dei patrimoni del Sud. Al Convegno hanno preso parte, insieme alla Sindaca Anna Cantisani anche il Sindaco di Diamante, Achille Ordine, Antonino Perrotta Artista - Osa festival e Joris Iaccarino, responsabile di MAUA - Gruppo “Bepart”, coordinati dalla giornalista di Cronache, Emanuela Calabrese. DALLA MEMORIA ALLA CERAMICA, DALL’IMMAGINE ALLA TECNOLOGIA, PARTENDO DAI "PIC" «L’Amministrazione ha da sempre puntato sull’identità culturale e territoriale. Penso al progetto turistico-culturale "I portali parlanti", un percorso multimediale nel centro storico che valorizza l'antica tradizione degli scalpellini e la storia del borgo, fino ai murale che incontrano la tecnologia -ha spiegato la Sindaca Cantisani- Fare della cultura un motore di sviluppo è un obiettivo che abbiamo perseguito sin dall’inizio con i Pic -Piani integrati della cultura, uno strumento nuovo per la Regione Basilicata introdotto dalla Legge di Stabilità 2022 su iniziativa dell’al-

lora Consigliera regionale Dina Sileo. Negli ultimi anni il nostro borgo è stato protagonista di un percorso di arte urbana e rigenerazione culturale che, attraverso OSA ha portato alla realizzazione di sette splendide opere di arte pubblica, che oggi incontrano la tecnologia e si animano: turisti, visitatori e gli stessi calvellesi, inquadrando le immagini con i propri dispositivi possono godere di animazioni straordinarie, che danno vita ai nostro murale». Le animazioni digitali applicate ai murale diventano così una nuova porta d’accesso alla storia di Calvello, creando un collegamento ideale con il Museo della Ceramica e con la tradizione dei Faenzari. Per l’artista Perrotta, che ha realizzato a Calvello, come in molte altre parti d’Italia i suoi lavori, è un processo che va «dalla materia alla memoria, dalla ceramica al muro e dal muro al digitale, fino a trasformare un passeggiata, in una visita ad una galleria d'arte a cielo aperto. Dietro ogni opera c’è studio del luogo, del paesaggio, ma c’è anche incontro e confronto con la comunità. Perché ogni murale non è solo una immagine, ma un rac-

conto identitario». OSA Festival si propone di continuare il lavoro iniziato con OSA –Operazione Street Art, il festival originario nato nel 2017 nel comune di Diamante, classificato come uno tra i borghi più dipinti d’Italia. «Diamante era già una località rinomata per le sue bellezze e per il mare -asserisce il Sindaco Ordine- Ma queste opere hanno aggiunto un valore ulteriore alla nostra terra. Da noi a Diamante tutto comincia da lontano, quando nel 1981, col pittore Nani Razzetti, milanese, ma diamantese di adozione, propose al sindaco del tempo il progetto di rivitalizzare il centro storico. Da allora possiamo dire di non esserci più fermati. Questo incontro con Calvello oggi arricchisce la nostra esperienza. Qui è bellissimo, il verde si staglia sullo sfondo del paese, delle opere dipinte, che a loro volta diventano tutt’uno con un paesaggio mozzafiato». Al centro dell'incontro c'è dunque la memoria unita alla tecnologia, come ha spiegato Iaccarino, responsabile di Maua: «Nel dicembre scorso, con la realizzazione delle ultime quattro opere, il progetto ha compiuto un ulteriore

passo attraverso l’introduzione di MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata. Il visitatore non osserva più soltanto un’opera nello spazio pubblico, ma può interagire con essa. Per farlo c’è uno studio sulle tecnologie che evolvono velocemente, sulle App, sul digitale, perché qui non parliamo di Intelligenza Artificiale, ma di realtà aumentata, che non ti isola dal mondo vero, ma lo arricchisce in tempo reale».


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venerdì 28 agosto 2026

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Luppino, Postiglione e Vasco Rossi ricordati a Sapri e Maratea nel segno della libertà d’espressione

50 anni di Radio Libere: la voce dei pionieri torna protagonista D

opo il Canta-racconto di Marco Ferradini a Sapri, i 50 anni di libertà d'antenna delle mitiche Radio Libere degli anni Settanta con la sentenza della Corte Costituzionale che liberalizzó l'etere e fece uscire dalla clandestinità i piratipionieri, sono stati ricordati nel corso di altri Concerti! A Maratea, nella spiaggia di Fiumicello, nel corso della Rassegna "Marajazz", il famoso trombettista Flavio Boltro ha parlato di quella magica stagione di libertà di espressione e di impresa che caratterizzó dal punto di vista sociale, politico e culturale i decenni a venire, mettendo in risalto il coraggio e la determinazione di quei giovani che volevano dare corpo e voce alle loro istanze di cambiamento sociale. Boltro ha ricordato i pionieri Vasco Rossi di Zocca, Nino Postiglione di Potenza e Tonino Luppino di

Sapri. E proprio a Sapri, infine, i mitici pionieri e i 50 anni di libertà d'antenna li ha ricordati l'ottimo giornalista e titolare di “Smile Communication” (grafica e pubblicità) Francesco Lombardi durante il Dj set del noto Fargetta, disk jockey e produttore discografico, alla presenza si migliaia di giovani. «Noi questa sera-ha detto tra l'altro Lombardi, nato in quel magico periodo- siamo qui nell'Area Spettacoli "Radio Sapri" ed è importante che voi giovani ricordiate il periodo delle Radio Libere "...ma Libere veramente", come cantava il cantautore milanese Eugenio Finardi nel 1976»! Grande é stata, naturalmente, la soddisfazione di Tonino Luppino! «Sono felice per il grande successo della kermesse di Sapri "50 anni di libertà d'antenna" e per i piratapionieri citati nel corso di ben tre manifestazioni

svoltesi a Sapri e Maratea»! «In primo luogo, il potentino Bonaventura Postiglione, detto Nino, che ho avuto la fortuna di conoscere ed apprezzare qualche anno prima che volasse in cielo, al quale in Basilicata, Calabria e anche a Cittiglio in provincia di Varese sono state intitola-

__Lina Paterna premia Zahi Hawass, sopra Nino Postiglione con la moglie Palma Ida Tortorelli e di fianco Vasco Rossi e Tonino Luppino in visita al Papa Giovanni Paolo II

te piazze, piazzette ed aree verdi e c'è anche un Premio che porta il suo nome. Di recente, infatti, è stato assegnato, nel corso del "Marateale", a Zahi Hawass, archeologo ed egittologo di fama internazionale. È stata la bravissima giornalista Lina Paterna, responsabile della comunicazione a "Cronache

Tv", a consegnarglielo»! «V'è da sottolineare - ha concluso Tonino Luppino - che il mitico Hawass è rimasto affascinato dalla figura di Nino Postiglione, che nel mese di gennaio del lontano 1973 registró presso la Camera di Commercio della sua amata Potenza la prima Radio Libera italiana».


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Il grande equivoco del tempo

La vita non si misura, si interpreta

“L

DI FABRIZIO QUARATINO

a vita è come una commedia: non importa quanto sia lunga, basta che venga recitata bene.” Seneca ci mette davanti a una verità scomoda con la grazia di chi, invece di bussare, entra direttamente dalla porta principale. Passiamo una parte considerevole della nostra esistenza a contare. Gli anni. I successi. I fallimenti. I soldi. I traguardi. Perfino i compleanni, finché smettono misteriosamente di sembrarci occasioni da festeggiare e diventano informazioni da comunicare con una certa prudenza. Ma vivere a lungo e vivere davvero sono la stessa cosa? Possiamo attraversare novant’anni senza essere mai pienamente presenti a noi stessi e, al contrario, concentrare in una stagione una quantità di vita capace di cambiarci per sempre. Forse il problema non è quanto dura lo spettacolo. È capire se siamo saliti davvero sul palco. LA PARTE CHE NESSUNO PUÒ RECITARE AL POSTO NOSTRO C’è una tentazione molto umana: interpretare il personaggio che gli altri hanno scritto per noi. Passiamo anni a cercare l’approvazione del pubblico e qualche volta dimentichiamo di domandarci se la parte che stiamo recitando ci assomigli ancora. Quante decisioni prendiamo perché le desideriamo davvero e quante perché temiamo il giudizio degli altri? Quante volte diciamo sì, mentre dentro di noi qualcosa urla no? E quante volte rinunciamo a cambiare soltanto perché abbiamo già investito troppi anni nella versione precedente di noi stessi? Abbiamo persino inventato una formula elegantissima

per questa rinuncia: “Ormai sono fatto così”. Comodissima. Quattro parole e possiamo evitare il fastidio di trasformarci. La vita, però, possiede una caratteristica meravigliosa e terribile: non concede prove generali. Questa è la rappresentazione. Oggi è scena. Adesso è battuta. E proprio per questo possiamo smettere, in qualunque momento, di recitare male una parte che non ci appartiene. CADERE NON SIGNIFICA USCIRE DI SCENA Naturalmente arriva il momento in cui dimentichiamo le battute. Sbagliamo. Cadiamo. Poi scopriamo qualcosa di sorprendente: siamo ancora vivi. Feriti, magari. Confusi. Arrabbiati. Ma vivi. Ed è qui che emerge la forza più autentica dell’essere umano: non quella di chi non cade, ma quella di chi riesce a trasformare perfino la caduta in materiale per costruire il passo successivo. La sofferenza non è automaticamente una maestra. Può anche schiacciarci. Diventa trasformazione quando decidiamo di attraversarla senza permetterle di stabilire definitivamente chi siamo. Dentro ogni essere umano esiste una dignità che le circostanze possono ferire ma non cancellare. Io credo profondamente in questa possibilità. Credo che possiamo prendere persino ciò che sembrava destinato a distruggerci e trasformarlo in consapevolezza, coraggio, compassione. Non perché improvvisamente tutto diventi bello. Ma perché possiamo diventare più grandi di ciò che ci è accaduto. IL PUBBLICO PIÙ SEVERO SIAMO NOI Abbiamo una curiosa abilità: perdoniamo agli altri fragilità che a noi stessi consideriamo crimini

contro l’umanità. Pretendiamo da noi una perfezione che, curiosamente, non abbiamo mai incontrato in nessun essere umano. Ma chi ha stabilito che per essere persone degne dobbiamo essere perfette? Forse recitare bene la propria vita non significa non sbagliare battuta. Significa esserci. Significa assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza trasformare ogni errore in una condanna. Significa chiedere scusa quando serve, ricominciare quando è possibile, lasciare andare quando è necessario. E soprattutto significa non consegnare agli altri il telecomando della nostra felicità. Perché possiamo amare immensamente qualcuno senza smettere di appartenere a noi stessi. Possiamo sostenere una persona senza vivere al suo posto. Possiamo desiderare di essere amati senza trasformare la risposta degli altri in una sentenza sul nostro valore. Questa non è freddezza. È libertà. E forse quando smettiamo di inseguire la perfezione cominciamo finalmente a incontrare la parte migliore di noi. RECITARE BENE SIGNIFICA ANCHE AMARE BENE Forse la qualità della nostra commedia può misurarsi attraverso una domanda molto semplice: dopo averci incontrato, qualcuno ha avuto un po’ meno paura della vita? Abbiamo saputo incoraggiare? Abbiamo ascoltato davvero? Abbiamo restituito fiducia a qualcuno proprio quando lui non riusciva più a trovarla? La forza interiore non serve a stare sopra gli altri. Serve a diventare abbastanza solidi da poter tendere una mano senza trascinare nessuno e senza lasciarci trascinare nel buio. Io voglio pensare così la mia vita: non come una dimostrazione di invulnerabilità, ma come una continua trasformazio-

ne. Se incontro una persona stanca, vorrei lasciarle energia. Se incontro qualcuno che dubita di sé, vorrei ricordargli che la sua storia non finisce nel capitolo più difficile. Se incontro dolore, vorrei non voltarmi. Perché forse questa è una delle forme più alte di vittoria: diventare persone capaci di accendere vita nella vita degli altri. Non salvatori. Non maestri. Compagni di viaggio. Perché nessuno possiede la luce degli altri. Possiamo però aiutarci reciprocamente a ricordare che esiste. QUANDO CALA IL SIPARIO Prima o poi, inevitabilmente, il sipario scenderà. Non sappiamo quando. Ed è forse una fortuna, perché altrimenti riusciremmo probabilmente a trasformare anche la morte in una scadenza da inserire nell’agenda elettronica, magari con promemoria ventiquattro ore prima. La domanda allora non è quanti giorni ci rimangono. È: che cosa stiamo facendo di questo? Stiamo vivendo oppure rimandando? Stiamo amando oppure amministrando prudentemente i sentimenti? Stiamo scegliendo oppure aspettando che qualcuno scelga per noi? Stiamo diventando ciò che sentiamo di poter essere oppure continuiamo a chiedere il permesso al pubblico? Io non voglio una vita perfetta. Voglio una vita vera. Con le cicatrici, gli errori, le risate fuori copione, le porte sbattute e quelle riaperte. Con la capacità di cadere e rialzarmi ancora, magari meno elegante ma più consapevole. E se qualcuno, leggendo, si riconosce in queste domande, mi piacerebbe sapere quale parte della propria vita sente di stare recitando oggi. E soprattutto: è davvero la parte che vuole interpretare? Perché confrontarsi significa anche questo: accendere una luce reciproca. LA VITA COMINCIA QUANDO SMETTIAMO DI ASPETTARLA La vita non ci chiede di essere immortali. Ci chiede qualcosa di molto più difficile: essere presenti. Presenti quando è facile e quando costa. Presenti nella gioia e nella sofferenza. Presenti soprattutto nella vita degli altri senza pretendere di possederla. Forse recitare bene significa proprio questo: arrivare alla fine sapendo di avere trasformato qualcosa dentro di noi e, passando, di avere reso almeno un poco migliore la scena di qualcun altro. E allora Seneca aveva ragione. Non domandiamoci soltanto quanto durerà la commedia. Domandiamoci, ogni sera, se abbiamo avuto il coraggio di interpretarla fino in fondo. Perché il vero fallimento non è arrivare all’ultima scena. È arrivarci scoprendo di avere trascorso l’intero spettacolo aspettando di cominciare a vivere.


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Tutto Sport

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Confermare il buon inizio di Campionato, questo l'imperativo d'obbligo in Casa Rossoblù

Il Picerno scende in campo questa sera a Scafati: appuntamento al “Vitiello” alle 21

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DI FRANCESCO MENONNA

rima trasferta stagionale per l'AZ Picerno nella seconda giornata del campionato di Lega Pro Serie C Now 2026-2027. Questa sera alle 21 allo stadio Giovanni Vitiello di Scafati l'undici di Claudio De Luca affronta la Scafatese. La gara sarà diretta dal signor Davide Gandino di Alessandria, coadiuvato da Leonardo Mallimaci e Giovanni Celestino di Reggio Calabria. Quarto uomo Domenico Mirabella di Napoli, operatore FVS Luca Chianese di Napoli. La partita del Vitiello assume fondamentale importanza. I per la formazione di Claudio De Luca che punta a ribadire l'ottima prestazione fornita contro il Savoia nel corso della sfida di domenica scorsa al Curcio. I campani, dal canto loro sono reduci dal pirotecnico 3 a 3 dell'Alberto De Cristofaro contro il Giugliano e puntano tutto sul fattore campo per ottenere il successo dinanzi

al pubblico amico. I campani nelle ultime ore hanno prelevato l'attaccante Michele Emmausso, ex della sfida. La Scafatese allenata da Giovanni Ferraro non dovrebbe avere problemi di formazione, tutti i giocatori campani si sono allenati senza particolari problemi in questi giorni, Romano punta sul 4-3-3 per dare con-

tinuità al risultato positivo di Giugliano. Il Picerno dal canto suo, reduce dal debutto positivo contro il Savoia ha tutta l'intenzione di dare continuità al primo risultato positivo della stagione. Ci vorrà la determinazione dei giorni migliori e forse una maggiore attenzione in fase difensiva per uscire con un risultato positivo

dal Vitiello di Scafati. Tutto questo perché gli errori commessi in difesa con il Savoia vanno assolutamente evitati per dare continuità al successo colto contro Fabriani e compagni domenica scorsa al Donato Curcio. Possibile la presenza sugli spalti del Vitiello di molti tifosi provenienti da Picerno. I lucani dopo la sfida con la Scafatese non avranno il tempo di riposare visto che martedì sera al San Nicola, la formazione rossoblù sarà impegnata contro il Bari nel secondo turno di Coppa Italia. Per Marcone e compagni dunque si tratta di una sfida da non sottovalutare contro un cliente scomodo che soprattutto in casa e in considerazione degli obiettivi prefissati dalla società del Presidente Felice Romano, legati alla salvezza dovrà conquistare il maggior numero di punti per raggiungere tale obiettivo. Ieri mattina la squadra lucana ha svolto l'allenamento di rifinitura. Sembra scontato il 4-3-3 utilizzato domenica con il Savoia.

Allo storico presidente del sodalizio Bici Sport sarà intitolata una piazza; Miolla: «Una figura conosciuta e rispettata»

Marconia di Pisticci ricorda Giovanni Colombo

A

undici anni dalla scomparsa, avvenuta nel 2015, Marconia di Pisticci si appresta a vivere una giornata speciale per onorare la memoria di Giovanni Colombo, storico presidente del sodalizio Bici Sport Marconia che ha lasciato un segno indelebile nel ciclismo lucano e non solo. Proprio a lui, che aveva una grande predilezione per il movimento

giovanile, sarà intitolata domani una piazza. L'iniziativa è promossa da Giovanni Mastronardi, consigliere del comune di Pisticci, sostenuta con convinzione dal sindaco Domenico Albano e dall'intera amministrazione comunale, che ha patrocinato l'evento. Così il vicesindaco Giuseppe Miolla: «Giovanni Colombo ha davvero mosso e creato un movimento giovanile im-

portante, ma anche tra gli adulti. È conosciuto e rispettato. La nostra volontà di intitolargli la piazza è stata subito accolta in modo favorevole non solo dalla giunta e dall'amministrazione, ma anche dalla famiglia e dai nostri concittadini». La cerimonia, che si terrà nel pomeriggio in piazza della Vittoria, vedrà il coinvolgimento della Polisportiva Re-Cycling Bernalda che

curerà la parte tecnica-organizzativa della gimkana per tesserati e non (inizio alle 17:00). Il movimento ciclistico lucano continua ad onorare Giovanni Colombo intitolandogli il campionato regionale di società per giovanissimi e la delegazione regionale FCI Basilicata sarà rappresentata alla cerimonia da Vincenzo Sileo. A rendere ancora più significativa la giornata sarà la pre-

senza di Stefania, la figlia di Giovanni che ha proseguito per altri tre anni la presidenza ereditata dal padre, mantenendo vivo il suo spirito e la sua passione. Con questa cerimonia, l'obiettivo è chiaro: riaccendere quella fiamma che Giovanni Colombo aveva saputo alimentare con tanta dedizione, restituendo a Marconia e ai suoi giovani un futuro su due ruote.


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venerdì 28 agosto 2026

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