VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 214
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
il reporT Di “iTinerAri previDenziAli” sulle DiChiArAzioni Dei reDDiTi Del 2024
24mln di italiani non versano 1 € il fisco dei soliti noti: una minoranza di contribuenti sostiene gran parte del gettito irpef
Serino a pag 4
A olTre il giArDino, BArDi DA segreTArio Di Fi su vAnnACCi: «Troppo DisTAnTi»
«porTerÒ A TerMine il MAnDATo» A Cronache Tv, perri e orlando raccontano “Fantastico Medioevo”: «vogliamo valorizzare il patrimonio medievale del vulture e dell’Alto Bradano e costruire una nuova narrazione della Basilicata» _
CAso Mollo
Il presidente dell’InCe Caiata ha ricevuto l’onorificenza al merito dal Parlamento ucraino, «L’amicizia dei popoli è condizione per la pace»
Non basta entrare in casa per avere il diritto di sparare
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Di AlDo MAriA Cupello
arlare da una tastiera, ex post, è sicuramente più semplice rispetto al vivere ogni circostanza in prima persona. Eppure, il caso di Roberto Mollo, trentacinquenne di Baldissero d’Alba in provincia di Cuneo, apre ad alcuni scenari sui quali risulta opportuno soffermarsi. Mollo, autotrasportatore di professione, nella notte (...) ■ continua a pag 7
il riConosCiMenTo
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Bardi, Perri e Orlando
Tammariello a pag 14
CDM Il Governo approva il DL sul tetto di stranieri per classe. Meloni: «Norma di buonsenso»
no alle classi ghetto A DAre inizio e ConDurre i lAvori leporACe Di CronAChe Tv
pittella porta le regioni a villa nitti a Maratea
Lamattina pag 3
Pittella e Foti
Dellapenna a pag 9
■ Servizio
a pag 11
Consiglio regionAle
Sull’assestamento di bilancio, Bardi: «Tuteliamo le risorse disponibili», e sul ticket Latronico: «Conteniamo la spesa farmaceutica»
■ Servizio
a pag 12
_ DisTreTTo g
Lunedì a Genzano un incontro pubblico sui lavori di attrezzamento nell’Alto Bradano, Pepe: «Acqua è futuro»
■ Servizio
a pag 16
_ DissesTo iDrogeologiCo
A Moliterno sopralluogo del Commissario Blasi e il sindaco Rubino per verificare le criticità del territorio ■ Servizio
a pag 30
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Italia e Mondo Il governo approva il DL sul tetto di stranieri per classe
No alle classi ghetto
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Divieto di Burqa e obbligo per i genitori di studiare italiano. Meloni: «Norma di buonsenso». Schlein: «È caccia alle streghe»
DI ROBERTO LAMATTINA
uando Giorgia Meloni dal palco di Fénix aveva detto della sua volontà di introdurre un tetto sul numero di minori stranieri per aula, molti avevano pensato che fosse solo una provocazione. I precedenti, anche quelli citati dalla stessa Meloni, infatti lasciavano il ricordo di grida non applicati, Dm che rimanevano lettera morta, annunci mai diventati fatti. LA DIFFERENZA TRA FARE E ANNUNCIARE Nel caso dell'abolizione del bollo auto, quando Renzi disse che la Meloni aveva ironizzato su una sua proposta analoga, il Presidente del Consiglio disse al leader di IV che adesso aveva imparato la differenza tra fare e annunciare. La stessa cosa si può dire in merito agli immigrati nelle classi, al limite di essi, al divieto di Burqa e al-
l'obbligo di imparare l'italiano per i genitori. Ieri il Goveno ha varato il decreto legge. In ogni classe non ci saranno più del 30% di immigrati, non ci sono deroghe ma la legge non si applica a chi è nato in Italia. Con il volto coperto da Burqua o similari non si
potrà entrare a scuola. Multe salate per i genitori di figli in età scolare che non fanno i corsi di italiano. LE PAROLE DEL PREMIER. Molto soddisfatta Giorgia Meloni che nel commentare il provvedimento ha evidenziato che «oggi ab-
biamo approvato in Consiglio dei Ministri il decreto sulla scuola. Un limite del 30% nelle classi per gli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, più strumenti per imparare la nostra lingua e stop a burqa e niqab a scuola». Secondo il premier si trat-
ta di «strumenti di buon senso che non dividono, ma aiutano a integrare davvero, evitando classighetto e dando a tutti gli studenti le stesse opportunità. È questa la direzione che vogliamo continuare a seguire: una scuola che integra senza rinunciare alle regole, che sostiene chi ha più difficoltà e che mette tutti nelle condizioni di partire dallo stesso punto». LA SCHLEIN PARLA DI CACCIA ALLE STREGHE L’opposizione sbraita contro il decreto, la segretaria del PD parla di caccia alle streghe contro i bambini. In realtà, come spiega Valditara, il provvedimento mette ordine con un atto legislativo ad una materia nel quale si era proceduto per troppo tempo con annunci e nessun fatto. Aspettiamo di vedere le opposizioni in Parlamento in sede di conversione a difendere il burqa.
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Il report di “Itinerari previdenziali”sulle dichiarazioni dei redditi del 2024. Il rapporto con la spesa sociale
il fisco dei soliti noti: 24mln di italiani non versano un € O
DI LUCIA SERINO
gni anno milioni di italiani compilano la dichiarazione dei redditi e fanno quello che devono fare: pagano. Non perché ne abbiano particolare entusiasmo, ma perché funziona così. Si lavora, si guadagna, si paga una parte di quello che si è guadagnato e con quei soldi si finanziano scuole, ospedali, strade, pensioni, servizi pubblici. È il patto più elementare che tiene insieme una comunità. Ma quanti non lo fanno? Secondo l’ultimo rapporto di “Itinerari Previdenziali” (un osservatorio indipendente in ambito di protezione sociale che opera in Italia da oltre vent’anni) sulle dichiarazioni dei redditi 2024, in Italia ci sono 42,8 milioni di contribuenti. Quelli che versano effettivamente almeno un euro di Irpef sono 34,1 milioni. La differenza è di quasi 8,7 milioni di persone. Se si allarga lo sguardo all’intera popolazione, il rapporto calcola in 24,8 milioni gli italiani che non versano un euro di Irpef. Attenzione: non sono 24,8 milioni di evasori. Dentro quel numero ci sono anche
persone senza reddito e contribuenti il cui debito fiscale viene azzerato da detrazioni, deduzioni e no tax area. È una distinzione doverosa. Ma non cambia il problema che i numeri mettono davanti agli occhi. L’Irpef italiana è pagata da una minoranza sempre più riconoscibile di contribuenti. Quelli che dichiarano più di 35 mila euro lordi l’anno sono appena il 18,78% dei contribuenti, poco meno di otto milioni di persone. E versano il 65% dell’intera Irpef. Sopra i 55 mila euro c’è il 6,25% dei contribuenti, che paga oltre il 40% dell’imposta. Dall’altra parte, quasi metà dei contribuenti, il 47%, dichiara fino a 20 mila euro e versa complessivamente appena il 5% dell’Irpef. Ci sono quasi otto milioni di persone nella fascia fino a 7.500 euro di reddito lordo. L’imposta media pagata è di 19 euro l’anno. È tutto regolare, naturalmente. Ma regolare non significa necessariamente che il problema non esista. Mentre il dibattito pubblico continua a raccontare un Paese oppresso dalle
tasse, c’è un’altra parte del Paese che quelle tasse le paga fino all’ultimo euro. Sono dipendenti, professionisti, lavoratori autonomi, pensionati con redditi tracciabili. Persone per le quali il fisco arriva direttamente in busta paga, sul conto corrente, nella dichiarazione dei redditi. E non lascia molta possibilità di interpretazione. E’ chiaro che chi guadagna poco non può pagare come chi guadagna molto. L’Irpef è progressiva e deve tener conto della capacità contributiva. Il punto è un altro: quanto può reggere un sistema nel quale una quota relativamente piccola di cittadini finanzia una parte enorme del prelievo necessario a tenere in piedi il sistema pubblico? Il Dipartimento delle Fi-
nanze, del resto, fotografa una situazione precisa: nel 2024 sono stati dichiarati 1.076 miliardi di euro di reddito complessivo e l’Irpef netta è stata pari a 197,4 miliardi. Ma a versarla effettivamente sono stati 34,1 milioni di contribuenti su 42,8 milioni. Se uno Stato deve garantire la sanità anche a chi non paga, deve garantire la scuola anche ai figli di chi non paga, deve pagare pensioni, trasporti, sicurezza, assistenza e infrastrutture anche a chi contribuisce poco o nulla, qualcuno quel conto deve pur sostenerlo. E quel qualcuno, oggi, ha un volto abbastanza preciso: è quello di chi dichiara tutto. È difficile spiegare a chi paga regolarmente le pro-
prie tasse perché dovrebbe sentirsi continuamente sotto esame mentre intorno a lui cresce una zona grigia di redditi bassissimi dichiarati, imposte azzerate, lavoro irregolare ed evasione vera e propria. Sono fenomeni diversi e non vanno messi nello stesso sacco. Ma producono lo stesso risultato, il peso del sistema finisce sulle spalle di quelli che non possono nascondere il proprio reddito. Forse sarebbe il caso di smettere di chiamarli semplicemente “i contribuenti”. Sono i cittadini che stanno pagando anche per gli altri. E sarebbe bello, ogni tanto, che qualcuno si ricordasse di loro non soltanto quando arriva il momento di chiedergli un’altra tassa.
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La visita del presidente cinese negli Stati Uniti porta alla proroga della tregua commerciale fino al 10 gennaio. Al centro dei colloqui anche Taiwan e A.I
Trump e Xi Jinping alla Casa Bianca Tregua sui dazi, resta il nodo Taiwan X
DI VITO ERRICHETTI
i Jinping è arrivato mercoledì alla Joint Base Andrews, nel Maryland, dando avvio a una visita di Stato di tre giorni negli Stati Uniti, la seconda tappa del confronto diretto tra le due superpotenze dopo il vertice di maggio a Pechino. Ad accoglierlo sulla pista, di persona, Donald Trump — lo stesso gesto riservato pochi mesi fa a Vladimir Putin in occasione del summit in Alaska. Al fianco di Xi la moglie Peng Liyuan; ad attenderli, insieme al presidente americano, la first lady Melania Trump.Il colloquio bilaterale si è svolto giovedì alla Casa Bianca. A confermarne lo svolgimento, oltre alla nota ufficiale diffusa da Pechino, sono state le immagini della cerimonia di benvenuto trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo. LA TREGUA COMMERCIALE PROROGATA La notizia più immediata arrivata dal vertice riguarda il fronte commerciale. Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha reso noto che Washington e Pechino hanno concordato una proroga di due mesi della tregua sui dazi: la scadenza, fissata al 10
novembre, slitta ora al 10 gennaio. L'annuncio è arrivato a stretto giro dalle consultazioni economiche tenute il giorno precedente a New York tra il vicepremier cinese He Lifeng, lo stesso Bessent e il rappresentante Usa per il Commercio, Jamieson Greer. Da parte cinese, quei colloqui sono stati definiti «franchi, approfonditi e costruttivi». Ad aprire ufficialmente il vertice sono state le parole pronunciate da Xi all'arrivo, riportate dall'agenzia di stampa statale Xinhua: «I nostri due Paesi devono essere partner più che rivali», ha detto il leader cinese, aggiungendo che «i popoli cinese e statunitense vantano da tempo scambi amichevoli» e che gli interessi dei due Paesi sono «profondamente intrecciati». TAIWAN, IL DOSSIER PIÙ DELICATO L'agenda del faccia a faccia, secondo quanto ricostruito da diverse testate internazionali, comprendeva commercio e dazi, terre rare, microchip, intelligenza artificiale, la guerra in Iran e, soprattutto, Taiwan. Su quest'ultimo dossier, Reuters — citando fonti cinesi informate — ha riferito che Xi avrebbe chiesto a Trump lo stop alla vendita di ar-
mi statunitensi all'isola, richiamando l'intesa sinoamericana del 1982. Pechino avrebbe inoltre sollecitato l'interruzione delle consegne di un pacchetto di armamenti da circa 14 miliardi di dollari già ordinato da Taipei e non ancora approvato da Trump. Il Wall Street Journal ha scritto che l'obiettivo cinese sarebbe più ambizioso: ottenere dal presidente americano una dichiarazione esplicitamente contraria all'indipendenza dell'isola.Non è un caso che, alla vigilia dell'incontro, l'ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Xie Feng, abbia affidato al Quotidiano del Popolo un messaggio dai toni netti: «La sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina non possono essere violati». L'ambasciatore ha indicato quattro «linee rosse» che Pechino considera non negoziabili: la questione di Taiwan, la democrazia e i diritti umani, i percorsi e i sistemi di sviluppo interno, il diritto allo sviluppo. INTELLIGENZA ARTIFICIALE E PROSSIMI APPUNTAMENTI Tra i temi discussi figura anche l'intelligenza artificiale: secondo quanto riferito, Washington avrebbe proposto l'istituzione di un
nuovo meccanismo di notifica sulla sicurezza dell'AI, dossier entrato con peso crescente nell'agenda bilaterale.Il vertice di Washington segue quello del 13-15 maggio, quando Trump si era recato in visita di Stato a Pechino invitando, in quell'occasione, Xi a ricambiare la visita negli Stati Uniti. L'incontro di questi giorni arriva inoltre a ridosso del Congresso del Partito comunista cinese, che dovrebbe assegnare a Xi un quarto mandato da leader del Paese — un fatto senza precedenti nella storia recente della Repubblica Popolare. IL BILANCIO DEL VERTICE Al termine dei tre giorni di visita, il dato concreto
uscito dal tavolo resta uno solo: la proroga di due mesi della tregua sui dazi, fino al 10 gennaio. Sugli altri dossier — Taiwan, terre rare, intelligenza artificiale, guerra in Iran — non sono stati resi noti accordi formali, e le richieste più impegnative avanzate da Pechino, in particolare quelle relative alle forniture militari a Taipei, non risultano ad oggi accolte da Washington. Il prossimo banco di prova per verificare la tenuta dell'intesa commerciale sarà dunque la scadenza di gennaio, mentre sul fronte politico l'attenzione si sposta ora sul Congresso del Partito comunista cinese, chiamato a confermare Xi Jinping alla guida del Paese per un quarto mandato.
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A Cronache il presidente di Vision & Global Trends e docente a Roma Tre, sulla redistribuzione della potenza e le nuove dinamiche globali
Onu, BRICS e potere: cambia l’ordine globale Graziani: «La frammentazione è già in corso» I
DI VITO ERRICHETTI
l 12 e 13 settembre Nuova Delhi ha ospitato il XVIII vertice dei BRICS, che ha approvato una dichiarazione in 140 punti. Il documento non propone di uscire dalle istituzioni internazionali, ma di riformarle: più voce per Africa, Asia e America Latina nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. La presidenza del 2027 passa alla Cina.Il ruolo dell'India in questa transizione sarà al centro del seminario «L'India nel nuovo ordine globale», in programma a Roma il 6 ottobre all'Università Link, promosso da Vision & Global Trends con il CERIPI. Aprirà i lavori Tiberio Graziani, presidente di Vision & Global Trends, fondatore nel 2011 della rivista Geopolitica e già alla guida dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica (IsAG). Insegna a Roma Tre ed è una delle voci italiane della lettura «policentrica» delle relazioni internazionali. In vista dell'appuntamento lo abbiamo intervistato. L'ONU è ancora un luogo in cui si decidono gli equilibri internazionali o prende atto di decisioni maturate altrove? «Da un punto di vista strettamente realistico, l'ONU non è mai stato il luogo nel quale si determinano propriamente gli equilibri internazionali. È piuttosto lo spazio nel quale i rapporti di forza esistenti vengono rappresentati, negoziati, talvolta moderati e, in alcuni casi, legittimati. Lo stesso Consiglio di Sicurezza, con i cinque membri permanenti dotati del diritto di veto, riflette ancora la distribuzione della potenza uscita dalla Seconda guerra mondiale. Questo non significa che le Nazioni Unite siano irrilevanti. Conservano una funzione importante come sede di mediazione, come foro universale e come produttore di norme e legittimità internazionale. Ma quando sono in gioco interessi strategici vitali delle grandi potenze, emerge con chiarezza il limite strutturale dell'Organizzazione. Le grandi crisi che hanno attraversato la storia dell'ONU mostrano proprio questa tensione tra universalismo normativo e distri-
buzione reale della potenza. Un caso emblematico è quello del Kosovo nel 1999: l'intervento militare della NATO ebbe inizio senza una specifica autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, che intervenne successivamente, con la risoluzione 1244, per definire il quadro della presenza internazionale. Il diritto, in quel caso, seguì il fatto compiuto.Oggi questa contraddizione è ancora più evidente perché l'assetto istituzionale del 1945 deve confrontarsi con una configurazione internazionale profondamente mutata. L'ONU, in altri termini, continua a rappresentare formalmente la comunità internazionale, mentre la redistribuzione della potenza procede in larga misura al di fuori delle sue strutture.» La Dichiarazione di New Delhi chiede una riforma del Consiglio di Sicurezza. È realistico pensare che le potenze dotate di veto accettino di ridimensionare i propri privilegi? «È questo uno dei nodi fondamentali. La Dichiarazione di Nuova Delhi non propone l'abolizione del diritto di veto, ma ribadisce la necessità di una riforma complessiva delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza affinché diventi più rappresentativo, in particolare attraverso una maggiore presenza dei paesi emergenti e del Sud globale. Cina e Russia, che sono membri permanenti, hanno inoltre ribadito il loro sostegno alle aspirazioni di Brasile e India a svolgere un ruolo maggiore nelle Nazioni Unite, compreso il Consiglio di Sicurezza.Il problema è che ogni riforma sostanziale incide inevitabilmente sulla distribuzione della potenza istituzionalizzata nel 1945. Chi possiede una posizione privilegiata difficilmente vi rinuncia spontaneamente. Proprio per questo la questione non può essere separata dalla trasformazione complessiva dell'ordine internazionale. Se la distribuzione effettiva della potenza continuerà a mutare, aumenterà la pressione affinché anche le istituzioni multilaterali si adeguino. La riforma dell'ONU, in questa prospettiva, non precede la trasformazione dei rapporti di forza: in larga misura
ne sarà una conseguenza.» Lei distingue tra «multipolarità» e «policentrismo». Qual è la differenza e perché ritiene più efficace il secondo concetto? «I due concetti sono collegati, ma non coincidono. La multipolarità riguarda essenzialmente la distribuzione della potenza. Un sistema è multipolare quando la capacità di incidere sugli equilibri internazionali non è concentrata in un solo polo o in due poli principali, ma è distribuita tra più grandi attori. La multipolarità, tuttavia, continua a descrivere prevalentemente una distribuzione della potenza tra attori statuali, cioè tra soggetti riconducibili alla logica westfaliana dell'ordine internazionale.Il policentrismo riguarda invece la struttura dell'ordine. Oggi la trasformazione non interessa soltanto i rapporti di forza tra Stati. Accanto agli Stati operano, infatti, grandi spazi regionali, organizzazioni internazionali e aggregazioni come i BRICS; acquistano inoltre crescente rilevanza reti infrastrutturali, corridoi logistici, sistemi finanziari e di pagamento, piattaforme tecnologiche, reti energetiche e centri di produzione della conoscenza. Si tratta di attori, strutture e dispositivi che interagiscono con la dimensione statuale senza essere interamente riconducibili ad essa. Il policentrismo, includendo anche attori non statuali, ci permette di cogliere meglio l'attuale trasformazione del sistema mondiale. Possiamo dire che la multipolarità ci indica dunque come si distribuisce la potenza, mentre il policentrismo ci aiuta a comprendere attraverso quali centri, reti e strutture quella potenza si organizza e viene esercitata.Per questo considero il concetto di policentrismo più adeguato a descrivere la transizione contemporanea. Il mondo non sta semplicemente passando da un polo dominante a una pluralità di poli statuali. Sta diventando più complesso: emergono diversi centri di decisione, con differenti scale territoriali e funzionali, che cooperano, competono e si sovrappongono.Direi quindi che la multipolarità descrive una dimensione del dinamico
_ Tiberio Graziani
riassetto internazionale; il policentrismo tenta di coglierne la forma complessiva.» Nel 2027 i BRICS saranno presieduti dalla Cina. Vedremo un ordine internazionale più frammentato o un nuovo equilibrio stabile tra più centri di potere? «La frammentazione è già in corso. Non dobbiamo considerarla necessariamente come il punto d'arrivo della trasformazione, ma come una delle fasi attraverso le quali si sta decomponendo l'assetto precedente. Ogni grande transizione internazionale attraversa una fase nella quale le vecchie gerarchie perdono efficacia mentre le nuove forme dell'ordine non sono ancora pienamente consolidate. È, a mio avviso, la situazione nella quale ci troviamo.Il problema, quindi, non è stabilire se il mondo diventerà frammentato: lo è già in misura crescente. La questione è capire quali forme di ricomposizione potranno emergere da questa frammentazione.La presidenza cinese dei BRICS nel 2027 costituirà, da questo punto di vista, un passaggio significativo. La Dichiarazione di Nuova Delhi affida formalmente alla Cina la presidenza del 2027 e l'organizzazione del XIX vertice. Sarà quindi interessante verificare quanto Pechino riuscirà a trasformare le numerose iniziative oggi in discussione in meccanismi operativi, senza compromettere quella flessibilità e quella pluralità di interessi che caratterizzano l'aggregazione. La mia lettura è
che siamo entrati in una fase di ricomposizione policentrica. Dopo la frammentazione dell'ordine precedente, il problema sarà ricomporre il mosaico internazionale attorno a più centri di potere, più spazi e più forme di cooperazione, senza che uno solo di essi possa nuovamente pretendere di rappresentare l'intero sistema.» Quanto può durare questo equilibrio indiano tra Washington, Mosca, Pechino e Bruxelles senza che Nuova Delhi sia costretta a scegliere? «La domanda presuppone in parte una logica di schieramento tipica del sistema bipolare. Nel quadro attuale, invece, la capacità di non scegliere in maniera esclusiva può costituire una risorsa di potenza. L’India è consapevole del valore della propria posizione. La sua autonomia strategica le consente di intrattenere relazioni differenziate con interlocutori anche reciprocamente concorrenti e di aumentare, proprio attraverso questa pluralità di rapporti, il proprio margine negoziale. Naturalmente esistono limiti e contraddizioni, soprattutto nel rapporto con la Cina. Ma una scelta esclusiva a favore di uno dei grandi poli ridurrebbe lo spazio di manovra indiano e, con esso, una parte della funzione equilibratrice che Nuova Delhi può esercitare nella transizione attuale. Per questo ritengo che l’India continuerà, per quanto possibile, a privilegiare l’autonomia rispetto all’allineamento».
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Il caso Mollo impone di tornare alla legge, distinguendo la difesa dalla vendetta
Non basta entrare in una casa per avere il diritto di sparare P
DI ALDO MARIA CUPELLO
arlare da una tastiera, ex post, è sicuramente più semplice rispetto al vivere ogni circostanza in prima persona. Eppure, il caso di Roberto Mollo, trentacinquenne di Baldissero d’Alba in provincia di Cuneo, apre ad alcuni scenari sui quali risulta opportuno soffermarsi. Mollo, autotrasportatore di professione, nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre dorme nel casolare in ristrutturazione dei nonni quando avverte dei rumori sospetti. Si affaccia dal balcone e vede quattro persone nel cortile dell’immobile, incappucciati e muniti di torce ed attrezzi da scasso. “Spaventato” – così dice Roberto Mollo nella telefonata con i soccorsi – prima urla mettendo in allarme i ladri, dopo scarica quasi l’intero caricatore della sua Beretta calibro 9 dal primo piano del casolare, ad una distanza di circa trenta metri. I malviventi fuggono ma uno rimane ucciso: Gjovalin Lazri, anche lui trentacinquenne e già noto alle forze dell’ordine. Nelle ultime ore, ad onor di cronaca, proprio sul corpo di Lazri è però emerso un dato rilevante, ovverosia la morte per un solo colpo d’ar-
ma da fuoco constatata a seguito dell’analisi autoptica, lasciando intendere come Mollo abbia sparato verosimilmente per depistare anziché uccidere. Tuttavia, che il proiettile sia stato “sparato in aria” e che “potrebbe esserci stato un rimbalzo di quest’ultimo” – così la difesa dell’autotrasportatore – spetterà stabilirlo agli inquirenti. A noi, su queste pagine, spetta invece l’onere di informare e di garantire analisi a tutto tondo. LA DIVERSITÀ CON IL CASO ROGGERO A tal proposito, è opportuno fin da subito distinguere l’agire di Roberto Mollo da quello del gioielliere Mario Roggero. Un paragone non solo intrinseco dalla geografia dei luoghi, atteso che Baldissero disti ad una ventina di chilometri da Grinzane Cavour, paese dove Roggero consumò il delitto per il quale oggi rimane definitivamente in carcere, ma una similitudine anche promossa dallo stesso Mollo. Roberto, infatti, in una telefonata informale tuonò con «sono finito, me ne vado in carcere, qua finisco come Roggero», instaurando un inevitabile assimilazione dei fatti. Eppure i due casi hanno in comune la mera reazione ad un peri-
colo, ma non le modalità. Con Roggero abbiamo filmati interni ed esterni alla gioielleria, testimonianze e più di un offeso, un uomo che incorre i ladri, uno di questi lo prende a calci e agli altri spara. Con Mollo non c’è, al momento, alcun filmato, ci sono poche testimonianze (complice la notte) e chiama immediatamente i soccorsi, rimane sul luogo del delitto accanto alla vittima, scarica l’arma ed intima in maniera accesa prima di agire. MA COSA DICE LA LEGGE Alla luce di ciò, è opportuno quindi ricordare cosa prevede la legge in materia di legittima difesa. Ad oggi, l’art. 52 del Codice Penale prevede cinque requisiti incontrovertibili per poter parlare di legittima difesa e non di omicidio: offesa ingiusta (dunque atteggiamento contrario alle norme di diritto); pericolo attuale (un pericolo esistente nel momento in cui si reagisce); necessità della difesa (costrizione a difendersi autonomamente e senza l’attesa della forza pubblica); proporzionalità tra difesa ed offesa (quindi proporzione tra reazione e modalità di aggressione); finalità difensiva (condotta volta a difendere e non a vendicarsi o a ritorcere). Elementi che devono sussistere simultaneamente e che, dunque, rendono ancora più complicato l’attivarsi di questa scriminan-
_ Roberto Mollo
te, valutata rispetto ad ogni singola azione ed omissione del caso di specie. NO STRUMENTALIZZAZIONI E CULTO DELLO SPARO È dunque comprensibile come ogni fattispecie sia autonoma, meritevole di uno studio dei fatti imparziale e minuzioso. Mollo non è come Roggero, né Roggero è come Mollo. Mollo ha sì urlato per spaventare i ladri, ma qualcuno dovrà provare come quel proiettile sia finito su Lazri uccidendolo. Mollo ha chiamato i Carabinieri, ma nessuno dei malviventi – restando a quanto finora appreso – era armato. Una serie di contrappesi, quindi, che richiamano ad un sacrosanto principio: il rispetto dei ruoli. Il giudice fa il giudice. Il giornalista fa il giornalista. Il politico fa il politico. Ognuno
competente nel e per il suo ambito, avendo la responsabilità – ad esempio – di non prendere posizioni in grado di strumentalizzare il diritto. Ed Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, dovrebbe saperlo, avendo trovato “assurda” l’iscrizione di Roberto Mollo nel registro degli indagati, pur non essendo questa una condanna bensì un mero dovere giudiziario. Ed qui che, da comunicato in comunicato, si rischia di politicizzare questioni che richiedono invece una lucidità estrema, instaurando così la convinzione che appena qualcuno varchi il nostro cancello di casa vi sia la legittimazione ad ucciderlo. Anche se quel qualcuno fosse il postino, entrato perché il citofono non funzionante ed il cancelletto aperto. E questo si che sarebbe davvero “assurdo”.
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Cronache Lucane A dare inizio e condurre i lavori Paride Leporace di Cronache Tv
Pittella porta le Regioni a Villa Nitti A Maratea, oggi l’assemblea plenaria, domani il convegno La politica nazionale con i suoi protagonisti in Basilicata
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DI MASSIMO DELLAPENNA
rancesco Saverio Nitti non è stato soltanto il più importante politico lucano. Francesco Saverio Nitti è stato uno dei protagonisti della politica italiana, prima come meridionalista, poi come attore della politica del dopoguerra. Oggi sarà proprio a Villa Nitti a Maratea che andrà in scena la migliore politica nazionale. Prima l'adunanza plenaria interna e riservata e poi domani un grande ed ambizioso convegno con esponenti di governo ed esperti che daranno voce e spessore al dibattito sul futuro delle Regioni. A Villa Nitti si riuniranno i Presidenti dei Consigli Regionali insieme ad esponenti del Governo per parlare delle Regioni, delle autonomie e del futuro delle assemblee legislative. A seguire, un convegno che, organizzato da Pittella, dà l'idea della forza politica del nostro Presidente del Consiglio Regionale VILLA NITTI PER PARLARE DELLE REGIONI La scelta di Marcello Pittella di organizzare a Villa Nitti la grande kermesse per parlare delle assemblee
__Pittella e Foti
legislative regionali è un richiamo storico di primissimo piano. Offrire agli sguardi la bellissima cornice di Maratea e Villa Nitti ai presidenti dei consigli regionali di tutt'Italia per confrontarsi sulle questioni più importanti e delicate dei territori è stato un colpo da vero maestro della politica! Non perchè s’avesse qualche dubbio sul personaggio, in virtù anche dell'onore sul campo meritato da gladia-
tore, ma Pittella con questa iniziativa nazionale e col parterre istituzionale allestito s’è meritato davvero uno ruolo nazionale di rilievo, partendo dalla catena di comando più rappresentativa dei territori e più vicina ai valori comunitari e, guarda caso, alle preferenze ed al consenso. UNIRE VISIONE E TERRITORIO Spesso si tende a dividere i talenti dei personaggi della politica tra coloro i qua-
li hanno visione politica e quelli che hanno il polso del territorio. Marcello Pittella, con questa iniziativa, dimostra di sapere unire territorio e consenso reale con visione strategica e lettura politica. Una fusione quasi unica che lo mette al centro della politica nazionale partendo dal territorio come è capitato a pochissimi. L’EVENTO SI APRIRÀ CON LA MODE-
RAZIONE DI PARIDE LEPORACE DI CRONACHE TV Un ulteriore riconoscimento al grande talento del conduttore di punta di Cronache Tv, che ieri ha avuto ospite nei suoi studi Bardi e Perri, ma anche, indirettamente, al lavoro e alle capacità editoriali del gruppo. Sono piccole soddisfazioni ma che spesso danno un senso al sacrifico di chi lavora.
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Primo piano
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Crescita a due cifre (+10,4%), Bardi: «Scelte strategiche di imprese, centri di ricerca e Università»
Spesa per Ricerca e Sviluppo L’Istat incorona la Basilicata POTENZA C’è un’idea antica e un po’ pigra secondo cui il Mezzogiorno sia destinato a guardare il futuro sempre con un tempo di ritardo, come chi arriva in stazione quando il treno ha già preso velocità. Poi arrivano i numeri a smontare i luoghi comuni e a raccontare una storia diversa: fatta di visione, tenacia e capacità di scommettere su ciò che non si vede subito, ma che costruisce il domani. I dati diffusi oggi dall’Istat sulla spesa in Ricerca e Sviluppo in Italia ci dicono che il Sud sta guidando la crescita nazionale con un aumento dell’8,9%. E in questo scenario di ripartenza, la Basilicata si attesta tra le regioni protagoniste in Italia con una crescita a due cifre (+10,4%). Un risultato che il Presidente della Regione, Vito Bardi, accoglie con orgoglio e determinazione: «Dietro a un +10,4% in Ricerca e Sviluppo ci sono le scelte strategiche delle nostre imprese, la qualità dei nostri centri di ricerca, l’eccellenza dell’Università degli
_ Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi
Studi della Basilicata e la vitalità dei nostri giovani ricercatori e imprenditori. È la dimostrazione concreta che la Basilicata ha smesso di essere una spet-
tatrice del cambiamento e ha deciso di guidarlo. Investire in R&S significa creare le condizioni strutturali affinché le migliori energie della nostra terra
possano restare, ritornare e prosperare qui. È la risposta più solida che possiamo dare alle sfide della transizione energetica, industriale e digitale. Conti-
nueremo a sostenere con forza chi rischia, chi innova e chi crede che il futuro della Basilicata si costruisca sulla conoscenza e sul merito».
SUMMIT TRA I VERTICI DELLE ASSEMBLEE LEGISLATIVE DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME
Maratea, la due giorni della Conferenza dei Presidenti
MARATEA Prenderà il via oggi a Maratea, la due giorni della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome. La prima giornata, riservata ai lavori interni, si svolgerà alle ore 16.30 a Villa Nitti, con la partecipazione dei Presidenti dei Consigli regionali in presenza e da remoto. Tra i principali punti all’ordine del giorno figura il Protocollo d’intesa con il dipartimento per gli Affari europei per la collaborazione tra le parti della Presidenza del Consiglio dei ministri, finalizzato a rafforzare la partecipazione delle amministrazioni regionali e locali ai programmi europei a gestione diretta, anche nell’ambito del progetto “SITE – Sistema Italia in Europa”. L’iniziativa sarà illustrata dal capo del dipartimento per gli Affari europeiPCM, Stefano Verrecchia. La sessione di lavoro prenderà in esame, inoltre, il documento sulle “Proposte per un nuovo Sistema di Riparto del Fondo
Sanitario Nazionale”, elaborato dal gruppo di lavoro Conferenza-Cnel. I lavori proseguiranno domani alle ore 9:15, con il convegno dedicato al ruolo delle Assemblee legislative regionali a 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, promosso dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Le-
gislative, su iniziativa del presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Marcello Pittella. Nella cornice di Villa Nitti, il confronto sarà dedicato al ruolo delle Assemblee legislative e alle prospettive delle Regioni, con approfondimenti sulle riforme istituzionali, sulle politiche di coesione 2028-2034,
sul lavoro e le politiche industriali, sulla valorizzazione dei territori e sulla sanità. Quattro i momenti di confronto previsti, attraverso i quali saranno affrontate le principali questioni che interessano oggi le Regioni e il rapporto tra istituzioni nazionali e autonomie territoriali.
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venerdì 25 settembre 2026
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Il presidente dell’Ince e deputato di Fdi: «Un simbolo di rispetto e amicizia tra i due popoli»
Riconosciuto l’impegno per l’Ucraina, Caiata riceve l’onorificenza al merito
«I
eri, presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, ho avuto l'onore di ricevere
un'onorificenza al merito da parte del Parlamento ucraino» ha affermato l’onorevole di Fratelli d’Italia e presidente del-
l’InCe Salvatore Caiata. «Il Vicepresidente della Rada ucraina, Oleksandr Kornyienko, nonché leader del partito di Zelensky, mi
ha insignito personalmente consegnandomi la pergamena quale simbolo di rispetto e di amicizia tra i due popoli, riconoscendo-
mi meriti per l'impegno profuso in ambito sia parlamentare che europeo per l'integrazione dell'Ucraina nell'Unione Europea. Un riconoscimento al merito per il grande impegno non solo internazionale, alla mia azione come Presidente dell’Iniziativa Centro Europea, per cui il Parlamento ucraino ha deciso di conferirmi tale onorificenza, ma anche per l'importante iniziativa svolta a Matera a favore dell'Ucraina» ha dichiarato il deputato Caiata. «È stato per me un grande onore, come unico rappresentante della Commissione Esteri, nonché della mia regione, ricevere tale riconoscimento. L'alleanza e l'amicizia dei popoli sono esse stesse la prima condizione per la pace, e il dialogo l'unica vera arma contro ogni ingiustizia. E questa pergamena ricevuta ne è la riprova», ha concluso il Presidente dell'Iniziativa Centro-Europea.
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venerdì 25 settembre 2026
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Il provvedimento porta a bilancio altri 18,5 milioni di euro di avanzo 2025 e punta a garantire l’utilizzo dei fondi europei e nazionali
Sull’assestamento di Bilancio, Bardi: «Non una nuova manovra, tuteliamo le risorse»
POTENZA. Salvaguardare i fondi europei e nazionali, garantire la continuità dei servizi e degli investimenti sul territorio e consolidare gli equilibri di finanza pubblica. È questo il senso della relazione tenuta ieri in Consiglio regionale dal Presidente Vito Bardi durante l’esame del disegno di legge di as-
sestamento del bilancio di previsione 2026-2028. «Non siamo di fronte a una nuova manovra di politica finanziaria o all’introduzione di nuove spese, ma a un atto di natura essenzialmente tecnica, previsto dall’ordinamento contabile per adeguare i bilanci ed evitare dispersioni di risorse già acquisite», ha
sottolineato Bardi. «In un quadro finanziario caratterizzato da vincoli stringenti, rigore e responsabilità sono la premessa indispensabile per rendere la programmazione credibile e tutelare l’interesse dei cittadini lucani». La manovra comprende l’iscrizione a bilancio di un’ulteriore quota del-
l’avanzo di amministrazione del rendiconto 2025 per circa 18,5 milioni di euro, portando il totale a circa 241 milioni di euro, un passaggio tecnico obbligato per rendere immediatamente utilizzabili somme già appartenenti al patrimonio finanziario della Regione. Vengono inoltre introdotte variazioni compensative tra differenti missioni e programmi, necessarie per adeguare gli stanziamenti alle reali esigenze operative dell’Amministrazione. Particolare rilevanza assume la tutela dei fondi europei e nazionali: l’approvazione del testo sblocca il pieno utilizzo delle risorse ed evita il rischio di perdita o definanziamento. Tra le scadenze cruciali figura il Programma Operativo Complementare (POC), i cui fondi devono essere spesi entro il 31 dicembre 2026, oltre alla copertura finanziaria garantita per le attività del comparto della forestazione. A seguito dell’avanzo di amministrazione di circa 900 mila
euro registrato nel rendiconto 2025 approvato dalla Giunta, le somme stanziate a copertura sono state riallocate su interventi prioritari già individuati. Tra questi rientrano il sostegno al comparto agricolo, mediante la copertura del fabbisogno del Programma di Sviluppo Rurale e il ripristino dei fondi del Piano Operativo, l’adeguamento operativo per l’Ufficio Ragioneria – Sezione Tributi e il supporto al Comune di Ripacandida per le iniziative legate al riconoscimento di “Vulture – Città Italiana del Vino 2026-2027”, promozione strategica dell’intera filiera vitivinicola e turistica dell’area. «Il provvedimento mette in sicurezza ciò che abbiamo e rende operativo ciò che è già disponibile», ha concluso il Presidente. «Una gestione rigorosa dei conti pubblici non è un ostacolo, ma la condizione fondamentale per permettere alla Basilicata di cogliere tutte le opportunità di sviluppo».
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venerdì 25 settembre 2026
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Consiglio regionale straordinario e lungo dibattito sulla misura. Napoli (FdI) la difende, Pittella (Azione): «Sempre stato contrario»
Sanità, Latronico: «Il ticket da 2,50 € misura necessaria per evitare perdite di 45 milioni»
POTENZA. L’introduzione della quota di compartecipazione di 2,50 euro per ricetta sulla farmaceutica convenzionata al centro del dibattito della seduta straordinaria consiliare di ieri, richiesta dai Consiglieri di opposizione. «La trasparenza è un dovere istituzionale e la tutela della salute rappresenta la priorità assoluta di questa amministrazione«. Con queste parole l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, ha aperto la sua relazione davanti al Consiglio regionale della Basilicata, tracciando il quadro economico e strategico della sanità lucana. «La Basilicata è l’unica regione del Mezzogiorno a non essere in piano di rientro, non si trova in stato di dissesto e ha scelto con determinazione di non ricorrere a leve fiscali aggiuntive per mantenere in equilibrio il proprio sistema sanitario. Nonostante la tenuta generale dei conti, il monitoraggio ufficiale dell’AIFA per il 2025, come già ribadito più volte, ha evidenziato una specifica criticità settoriale. La spesa farmaceutica convenzionata sul territorio ha superato il tetto programmato per legge nazionale fissato al 6,80%. Questo scostamento dello 0,58% ha generato un disavanzo in valore assoluto di 7,18 milioni di euro. A livello nazionale, la Basilicata fa parte di un gruppo di 8 Regioni che hanno superato questo tetto, tuttavia, insieme alla Sardegna, era l’unica a non aver ancora introdotto misure di compartecipazione alla spesa» continua l’assessore alla Salute. «La normativa nazionale obbliga le Regioni che sforano il tetto ad adottare misure di contenimento pari ad almeno il 30% dello scostamento. Questo adempimento è un vincolo necessario per accedere al finanziamento integrativo a carico dello Stato. - continua Latronico - Se la Basilicata non fosse intervenuta tempestivamente,
l’inadempimento avrebbe comportato la perdita automatica della quota premiale per il quadriennio 2022-2025, per un mancato introito di circa 45 milioni di euro. Quindi non agire sui 7 milioni della farmaceutica avrebbe significato perderne più di 45, paralizzando di fatto i servizi sanitari regionali». «A questo punto, il decreto legge 347/2001 prevedeva tre strade per coprire i disavanzi: la compartecipazione degli assistiti; l’aumento dell’aliquota Irpef; interventi sulla distribuzione dei farmaci. prosegue l’assessore - La Giunta ha rifiutato l’aumento delle tasse e non ha attivato la leva fiscale generalizzata. L’addizionale regionale Irpef è stata mantenuta ferma all’aliquota unica dell’1,23 per cento, il minimo di legge nazionale per tutti gli scaglioni, a differenza di regioni vicine come Puglia e Molise che l’hanno invece aumentata nel 2026. Si è scelto di intervenire introducendo una compartecipazione mirata di 2,50 euro a ricetta per i non esenti, affiancata da interventi di efficientamento della distribuzione e da accordi d’acquisto con la Regione Piemonte. L’importo fisso di 2,50 euro viene applicato alla ricetta e non alla singola confezione. Tecnicamente, si tratta della scelta più favorevole per l’assistito tra quelle praticabili, poiché blocca l’onere massimo a prescindere dal numero di scatole erogate ed evita un effetto moltiplicativo ingiusto sui pazienti che assumono più farmaci contemporaneamente». L’attuale reintroduzione non «deriva quindi da una scelta arbitraria, ma da un atto dovuto per legge configurandosi come una misura temporanea e modulabile. Resta esclusa la distribuzione diretta in ospedale, per non colpire i farmaci salvavita. Per garantire equità, il ticket grava esclusivamente sui cittadini non esenti. Con l’aumento delle richieste degli aventi diritto, a regime le ricette
esenti potrebbero salire a circa il 60 per cento. L’intervento mira, inoltre, a promuovere la cultura dell’appropriatezza prescrittiva». Ma oltre alla compartecipazione, la Regione ha varato un «piano complessivo di razionalizzazione e governance della spesa che si basa su: potenziamento della distribuzione per conto per ottimizzare i magazzini di ASP, ASM e farmacie private; potenziamento della distribuzione diretta per garantire la consegna del primo ciclo di terapia e la continuità Ospedale-Territorio; competitività negli acquisti. Su questo ultimo punto la Basilicata ha aderito alle gare centralizzate della Società di Committenza Regionale – Piemonte. Questo accordo di collaborazione strategica ha permesso di acquistare circa 1.200 farmaci a tariffe inferiori, generando un risparmio stimato di circa 4,5 milioni di euro nel periodo compreso tra aprile 2025 e agosto 2026. L’accordo include anche dispositivi per insulina, medicazioni, suture e vaccini» conclude l’assessore Cosimo Latronico. A seguire si è sviluppato un dibattito nel quale sono intervenuti i consiglieri Cifarelli, Napoli, Bochicchio, Vizziello, Araneo, Verri, Tataranno, Marrese, Pittella, Lacorazza, Casino, Chiorazzo, Morea, Fanelli e Picerno. Al termine della discussione, la risoluzione presentata dall’opposizione per chiedere la revoca della delibera è stata respinta con 11 voti contrari, 8 favorevoli e un’astensione, quella del presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella. A presentare la risoluzione è stato Cifarelli (Gruppo Misto), intervenuto anche a nome degli altri consiglieri di minoranza. «Il ticket è una scelta, non l’unica strada possibile», ha sostenuto, chiedendo maggiore trasparenza sulle alternative valutate dalla Giunta e un monitoraggio delle quattro aziende sanitarie regionali. «Prima di chiedere ai lucani di pagare di più per curarsi – ha aggiunto – dobbiamo dimostrare di aver fatto tutto il possibile per spendere meglio». Di segno opposto gli interventi della maggioranza. Napoli (FdI) ha ricordato lo sforamento di circa 7 milioni di euro della spesa farmaceutica nel 2025, sottolineando che la normativa impone alla Regione di intervenire. «Governare significa scegliere e indicare le risorse e le coperture», ha affermato, evidenziando che il ticket rappresenta una delle possibilità previste dalla legge. Tataranno (Lega) ha ribadito che la Giunta ha scelto la compartecipazione alla spesa senza aumen-
tare l’addizionale Irpef, ferma all’1,23%. Fanelli e Picerno hanno definito la misura necessaria per rispettare i vincoli normativi e scongiurare conseguenze sui conti sanitari. Casino (Forza Italia) ha invece evidenziato il sistema delle esenzioni, sostenendo che oltre il 65% della popolazione non sarebbe interessato dal ticket. Dall’opposizione sono arrivate critiche soprattutto sull’impatto sociale della misura. Bochicchio (Avs-Psi-Bp) ha chiesto una maggiore attenzione alle caratteristiche demografiche della Basilicata e un confronto con il Governo nazionale. Vizziello ha contestato la scelta di intervenire sulla farmaceutica convenzionata, chiedendo di concentrarsi anche sulla spesa per i farmaci ospedalieri. Araneo (M5S) ha criticato il metodo seguito dalla Giunta, lamentando l’assenza di un confronto preventivo con Consiglio regionale e parti sociali. Verri ha sottolineato l’impatto del ticket sul ceto medio e sulla popolazione già alle prese con liste d’attesa e mobilità sanitaria. Marrese ha definito il provvedimento una scelta politica, sostenendo che la sanità non possa essere affrontata esclusivamente attraverso l’equilibrio dei conti. Particolare rilievo ha assunto l’intervento di Pittella, che ha annunciato la propria astensione sulla risoluzione. «Sono contrario al ticket», ha dichiarato, ricordando di non aver introdotto la misura durante la sua precedente esperienza alla guida della Regione. Il presidente ha però sottolineato che il problema della sanità lucana è più ampio e riguarda spesa farmaceutica e protesica, organizzazione delle aziende, controlli e trasferimenti nazionali. Da qui la richiesta di una nuova riforma del sistema sanitario regionale «entro tre mesi», indicando anche il rischio di commissariamento qualora non si intervenga. Chiorazzo (Bcc) ha ribadito la necessità di affrontare alla radice le criticità della spesa, mentre Morea (Azione) ha chiesto interventi su appropriatezza prescrittiva, farmaci generici, mobilità sanitaria e organizzazione delle aziende. Il dibattito ha quindi evidenziato posizioni differenti non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno della stessa maggioranza. Il punto di convergenza indicato da più consiglieri resta la necessità di intervenire sulla sostenibilità complessiva del sistema sanitario lucano, tra contenimento della spesa, organizzazione dei servizi e tutela dell’accesso alle cure.
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OLTRE IL GIARDINO Il segretario di FI a Cronache: «No a Vannacci». Su Fantastico Medioevo, Perri e Orlando: «Un progetto di rigenerazione»
Bardi: «Porterò a termine il mandato e sì al nucleare nel rispetto dei lucani» N
DI ANNA TAMMARIELLO
ella nuova puntata di “Oltre il Giardino” il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Paride Leporace, ospite in studio il Presidente della Regione Basilicata, nonché segretario regionale di FI, Vito Bardi. «Sto vivendo con tranquillità e entusiasmo anche questo nuovo impegno che mi vede segretario regionale di Forza Italia. È un impegno che vivo con dedizione, con la voglia di portare avanti un disegno nel solco della continuità, cercando di dare al partito anche una nuova forza, una nuova energia sul territorio» ha affermato il Presidente.«Il fatto di aver raggiunto più di 11 mila tessere non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza molto ambizioso». Sulla figura di Vannacci il Presidente Bardi ha dichiarato che «è chiaro che ognuno ha le proprie idee politiche e le porta avanti, anche se delle iniziative, come alcune che sta portando avanti lui, non sempre sono condivisibili. Ritengo che Forza Italia continui ad essere un partito che fa riferimento alle forze moderate. Quindi tutte le cose che vanno al di là di questo confine sono da prendere in considerazione con le dovute cautele. Credo che se i temi continueranno ad essere così non potranno trovare un coinvolgimento da parte di una forza moderata come la nostra». Dunque secondo il presidente della regione le divergenze con il partito di Vannacci non potranno essere facilmente colmabili. Sulla questione regionale Bardi ha confermato la volontà di portare a termine il secondo mandato. «Sono stato eletto nel 2019 dai lucani, sono stato rieletto poi nel 2024. Essere votato per una seconda volta significa che delle cose buone sono state fatte. È chiaro che ho intenzione di portare a termine anche questo secondo mandato, perché questo è l'indirizzo che il popolo lucano vuole e che mi ha dato». Bardi ha invitato tuttavia a considerare un quadro politico ancora in evoluzione, anche in relazione alla legge elettorale: «È un quadro
politico non stabile, con una legge elettorale che ancora non è stata votata, quindi si vedranno gli sviluppi e gli eventi nel corso dei prossimi giorni, dei prossimi mesi». La priorità resta il lavoro per la regione: «Dentro di me l'obiettivo è quello di poter portare a termine anche questa seconda esperienza, cercando in questo lasso di tempo di poter far bene per i lucani». Sul fronte delle alleanze, Bardi ha rivendicato l'esperienza avviata in Basilicata con Azione: «Noi siamo, come si sa, l'unica regione che ha aperto nel quadro politico ad Azione, quindi è un esperimento che è riuscito e fra l'altro è un laboratorio politico e si basa su programmi condivisi». Nel suo intervento Bardi ha infine toccato anche il tema energetico e il ritorno dell'attenzione sul nucleare , nel quadro delle nuove scelte nazionali in materia di energia. «Sono favorevole al nucleare anche perché credo che sia inevitabilmente giunto il momento anche di ricorrere a questa risorsa che è strategica, vista la questione energetica. Ma un Presidente di Regione deve fare gli interessi esclusivi dei Lucani e della propria terra. Cosa che io farò sempre e difenderò ad ogni costo». Bardi ha dunque sostenuto il ruolo della Basilicata nella produzione energetica nazionale, sottolineando anche l’importanza di aumentare le estrazioni petrolifere «purché il tutto avvenga nel pieno rispetto della tutela dell'ambiente e della salute. Non a caso ha concluso il Presidentenoi siamo forse gli unici ad aver investito oltre 25 milioni sul progetto Lucas, per far sì che i lucani debbano essere sicuri per ciò che attiene la tutela della salute». FANTASTICO MEDIOEVO, CULTURA E SVILUPPO DELLA BASILICATA Il secondo blocco della trasmissione si è concentrata sul progetto “Fantastico Medioevo”, nato da una precisa visione strategica della Regione Basilicata e che mira a trasformare la cultura in un motore di sviluppo dei territori. Come ha spiegato Rita Orlando,
direttrice generale della Fondazione Matera Basilicata 2019, la Fondazione è il soggetto attuatore di un programma costruito insieme alla Regione e alle comunità locali, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio medievale del Vulture e dell’Alto Bradano e costruire una nuova narrazione della Basilicata. Giampiero Perri, capo di gabinetto della Presidenza della Regione, ha sottolineato che l’iniziativa è nata anche in risposta alla crisi industriale e dell’automotive che ha colpito il territorio. «Il progetto nasce quando il presidente Bardi ha sollecitato un’iniziativa nell’area del Vulture Alto Bradano», ha spiegato Perri, con l’idea di avviare un percorso di rigenerazione che partisse dalla cultura. Il patrimonio medievale lucano è straordinario: castelli, cattedrali, abbazie e testimonianze legate ai Normanni, agli Svevi e a Federico II che raccontano un periodo nel quale la Basilicata ebbe un ruolo centrale nella storia del Mezzogiorno e del Mediterraneo. Per Perri, “Fantastico Medioevo” deve portare questa storia fuori dall’Accademia e renderla accessibile al grande pubblico. «Abbiamo pensato di realizzare una brandizzazione del territorio, un itinerario culturale con svolto turistico, la “Terra dei Re”, richiamando il modello dei castelli della Loira. Il programma è triennale e punta non soltanto alla valorizzazione dei monumenti, ma alla costruzione di esperienze capaci di raccontare il significato storico e culturale dei luoghi». Il progetto coinvolge creativi, scuole, istituzioni, associazioni e comunità locali. Orlando ha citato, tra le iniziative già realizzate, il videomapping al Castello di Lagopesole, che ha registrato oltre duemila presenze in due mesi, e le lezioni di storia organizzate anche nei piccoli comuni. «Ripensarsi non come periferia, ma come centro di qualcosa – ha osservato – realizzando un cambiamento di prospettiva importante anche per il futuro». Grande attenzione è dedi-
__Bardi, Perri e Orlando a Oltre il giardino
cata alle rievocazioni storiche, con la creazione di una rete regionale e la formazione dei rievocatori. È prevista inoltre una grande parata a Venosa, mentre la collaborazione con le istituzioni culturali e turistiche punta a costruire una promozione coordinata dell’intero territorio. La seconda fase del progetto, prevista per il prossimo anno, sarà “Medioevo Fantastico” e guarderà al rapporto tra Medioevo e immaginario contemporaneo, dal fantasy al cinema, fino ai videogiochi. «Ci interessa molto la contemporaneità e l’attualità di questa vicenda», ha sottolineato Perri, perché il patrimonio storico continua a influenzare la cultura e l’identità del presente. «L’obiettivo è anche superare una visione del turi-
smo concentrata esclusivamente su Matera e creare collegamenti con Vulture, Alto Bradano e resto della regione». Orlando ha confermato che Matera sarà pienamente coinvolta, con una grande mostra sull’archeologia medievale e iniziative dedicate al rapporto tra la città, il Medioevo e il Mediterraneo. Per Orlando, la cultura può contribuire a generare benessere e fiducia: «Se la cultura produce bellezza, si crea un benessere diffuso che restituisce fiducia e permette anche di sviluppare e costruire nuove visioni». In questa prospettiva, “Fantastico Medioevo” non è soltanto un progetto culturale o turistico, ma un tentativo di rafforzare l’identità della Basilicata e inserirla in una rete più ampia del Mezzogiorno.
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Il coordinatore del dipartimento Ambiente ed Energia di FdI Potenza critica le opposizioni e rilancia la linea del Governo nazionale
Nucleare, scontro politico in Basilicata Motta: «Il centrosinistra dice no a tutto»
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l dibattito sul nucleare torna al centro del confronto politico lucano. A intervenire è Gianni Motta, coordinatore del dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia della Provincia di Potenza, che contesta le posizioni espresse dal centrosinistra regionale dopo l’approvazione della legge sul nucleare da parte del Parlamento. «Quale sia il nesso tra l'approvazione della legge sul nucleare da parte del Parlamento e la governance lucana onestamente mi risulta difficile da capire», afferma Motta, secondo cui si tratterebbe dell’«ennesimo tentativo da parte del centrosinistra lucano di confondere le idee alle comunità lucane con modelli e visioni di sviluppo antichissimi e non al pas-
so con le esigenze della nostra nazione e quindi di conseguenza della nostra regione».Nel mirino del dirigente di FdI anche quelli che definisce allarmismo e populismo. «Se poi a questa visione ci aggiungiamo una buona dose di allarmismo e di populismo ci ritroveremo nel deserto più assoluto», sostiene Motta, che aggiunge: «A completare l'opera disfattista qualche accademico con il rolex al polso».Il riferimento politico è quindi alle opposizioni e, in particolare, alle posizioni attribuite ad Angelo Chiorazzo e al centrosinistra lucano. «Ai lucani porrei una domanda molto semplice: avete per caso inteso quale sia l'idea di sviluppo di Chiorazzo and company dato che dicono NO a tutto ?» , affer-
ma.Motta ribadisce quindi la linea del centrodestra sul ricorso al nucleare di nuova generazione. «Da destra, con il centrodestra unito e con Giorgia Meloni leader di Fratelli d'Italia continuiamo ad affermare che la via del nucleare, di nuova generazione, è l'unica strada che può renderci indipendenti e autonomi con vantaggi economici e finanziari concreti e fattivi per famiglie e imprese».Da qui l’invito a superare il confronto politico basato, a suo giudizio, sulle sole dichiarazioni. «Basta più chiacchiere. Si passa ai fatti», sottolinea Motta, che rivendica anche l’azione del Governo nazionale: «Il governo nazionale ha dimostrato di farlo nei tempi previsti e fissati dal programma di
_ Motta
inizio legislatura».In conclusione, Motta rivolge un appello al Governo regionale e alla rappresentanza di Fratelli d’Italia in Basilicata. «Al Governo lucano di centrodestra e alla delegazione di Fratelli d'Italia in Consiglio e in
Giunta – conclude – chiediamo di continuare con più forza e determinazione l'opera di rinnovamento avviata da tempo, con al centro il merito, i territori, le comunità, la salvaguardia dell'ambiente e il rispetto della salute».
Il consigliere regionale contesta la linea dell’esecutivo nazionale e chiede alla Regione di chiarire eventuali interlocuzioni già avviate sul tema
Nucleare, Marrese: «No alla Basilicata come territorio per i nuovi impianti»
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l ritorno del nucleare in Italia e l’ipotesi che la Basilicata possa essere coinvolta nella localizzazione di nuovi impianti riaccendono il confronto politico regionale. A intervenire è il consigliere regionale Piero Marrese, che esprime la propria contrarietà alla legge delega approvata definitivamente dal Senato e chiede al presidente della Regione Vito Bardi di chiarire quale ruolo intenda attribuire alla Basilicata nella strategia energetica nazionale.«Il via libera definitivo del Senato alla legge delega sul nucleare segna una scelta precisa del Governo Meloni: riportare l’Italia sulla strada dell’energia nucleare, a quasi quarant’anni dalla netta volontà espressa dagli italiani con il referendum del 1987», afferma Marrese, che definisce la scelta «sbagliata», anche perché, a suo giudizio, arriva «senza una nuova e ampia consultazione democratica su una materia destinata a incidere per decenni sul futuro del nostro Paese».Marrese richiama le dichiarazioni rese da Bardi nel Consiglio regionale del 7 luglio scorso, quando il presidente aveva affermato che la Basilicata «non intende autoescludersi» dal confronto sul nucleare di nuova generazione e che, qualora il per-
corso nazionale fosse confermato, la Regione avrebbe dovuto valutare «quale ruolo possa svolgere all’interno di questa strategia nazionale».Per Marrese, dopo l’approvazione della legge delega, quelle parole assumono un peso ancora maggiore. «Il Parlamento ha approvato definitivamente una legge che delega il Governo a disciplinare anche la localizzazione, la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie modulari e avanzate», sottolinea. Da qui la richiesta rivolta direttamente al presidente della Regione: «Quale ruolo immagina il Presidente Bardi per la Basilicata?».Il consigliere regionale evidenzia inoltre la posizione già assunta dalla Regione contro l’eventuale deposito nazionale delle scorie radioattive in Basilicata, sostenendo però che «non è sufficiente dire no alle scorie e, contemporaneamente, lasciare aperta la porta alla possibilità di ospitare impianti nucleari». Per Marrese, su una decisione di questa portata «non possono esistere disponibilità preventive, né trattative riservate, né scelte calate dall’alto».«La Basilicata non è una terra da mettere semplicemente a disposizione delle strategie energetiche naziona-
li», afferma, richiamando il ruolo già svolto dalla regione nel settore energetico. «Ha già dato moltissimo al Paese sul piano energetico, pagando spesso un prezzo ambientale e territoriale elevato», sostiene Marrese, citando petrolio, gas e sviluppo delle fonti rinnovabili.«Se il Governo regionale ritiene che la Basilicata possa diventare sede di impianti nucleari di nuova generazione, Bardi venga in Consiglio regionale e lo dica con chiarezza», afferma il consigliere, chiedendo di sapere «se esistono interlocuzioni con il Governo nazionale», «se ci sono interlocuzioni con soggetti industriali» e «quale ruolo intende proporre per la Basilicata».Marrese ribadisce quindi la propria posizione contraria al nucleare e all’eventualità che la Basilicata possa essere individuata per ospitare nuovi impianti. Al contrario, indica come priorità per la regione «le energie rinnovabili, la ricerca, l’efficienza energetica, le comunità energetiche e l’innovazione», con l’obiettivo di valorizzare le risorse del territorio senza trasformarlo, afferma, «in una piattaforma energetica al servizio di interessi e decisioni assunte altrove».«È vero: quella decisione referendaria non rende immutabile
per sempre una scelta di politica energetica», osserva Marrese. Ma, aggiunge, «se dopo quasi quarant’anni si vuole cambiare radicalmente quella direzione, si dovrebbe avere il coraggio di tornare a coinvolgere i cittadini».«La sovranità appartiene al popolo», conclude Marrese, sostenendo che la Basilicata «ha il diritto di essere ascoltata e di decidere attraverso un confronto trasparente, non di essere semplicemente informata a decisioni già prese».
_ Marrese
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Il 28 settembre, alle ore 18, nell’Auditorium comunale di Genzano di Lucania, incontro pubblico sui lavori di attrezzamento nell’Alto Bradano
Distretto G, Pepe: «Lavoriamo per restituire al nostro territorio opportunità di sviluppo»
“A
cqua è futuro” è il titolo dell’incontro pubblico dedicato ai lavori di attrezzamento del Distretto G, in programma lunedì 28 settembre, alle ore 18.00, nell’Auditorium comunale di Genzano di Lucania. L’iniziativa sarà un’occasione di confronto sulle prospettive di sviluppo dell’Alto Bradano e sulle opportunità offerte dal completamento dello schema idrico BasentoBradano. «Dopo decenni di attesa, stiamo restituendo al territorio un’infrastruttura fondamentale per il futuro dell’area. Il Distretto G rappresenta un’opportunità per le imprese agricole e per l’intera economia dell’Alto Bradano. L’acqua è una risorsa essenziale per sostenere le produzioni, favorire gli investimenti e dare nuove prospettive alle comunità», commenta il vicepresidente e assessore
alle Infrastrutture della Regione Basilicata, con delega alle Reti idriche, Pasquale Pepe. L’incontro servirà a illustrare pubblicamente il percorso di completamento di uno schema che collega i bacini idrici e, da ultimo, gli invasi di Acerenza e Genzano di Lucania, riconnessi grazie a un investimento di 20,5 milioni di euro che consentirà di convogliare le risorse idriche verso il comprensorio irriguo dell’Alto Bradano, a servizio del territorio. «Informeremo sugli sviluppi di questa articolata infrastruttura. Dopo la sottoscrizione del contratto per i lavori di attrezzamento del Distretto G, stipulato a fine luglio, che prevede un investimento di circa 50 milioni di euro, lo scorso 15 settembre, alla presenza del segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Cor-
belli, sono state avviate le operazioni tecniche per l’entrata in esercizio dei primi 6,5 chilometri dell’adduttore Acerenza-Genzano». Il tratto rimanente, dei complessivi 15 chilometri del collegamento con condotte pensili, interrate e una galleria, sarà
progressivamente messo in esercizio entro fine anno.Il programma dell’incontro prevede i saluti istituzionali del sindaco di Genzano di Lucania, Viviana Cervellino. Seguiranno gli interventi di Maria Baccellieri, presidente degli Agrotecnici e Agro-
tecnici laureati della Basilicata, Giuseppe Musacchio, presidente del Consorzio di Bonifica della Basilicata, e Andrea Vittadello, rappresentante dell’impresa esecutrice. Le conclusioni saranno affidate al vicepresidente Pasquale Pepe.
Il capogruppo FdI: «La natura della Basilicata è una ricchezza che abbiamo il dovere di custodire»
PNAL senza incendi, Napoli: «Risultato di un lavoro quotidiano che merita di essere riconosciuto»
«C
hiudere l’estate senza incendi nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano è una notizia importante. Va letta con precisione: riguarda il territorio del Parco, non l’intera Basilicata. Ed è il risultato di un lavoro quotidiano, che merita di essere riconosciuto». Lo dichiara Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, che aggiun-
ge: «Ai Carabinieri Forestali, alla Protezione Civile, ai volontari, al personale del Parco e al commissario straordinario Antonio Tisci va il ringraziamento per aver vigilato sul territorio e investito nella prevenzione. Quando istituzioni e persone che conoscono i luoghi lavorano insieme, la tutela dell’ambiente diventa un fatto concreto. Questo risultato, però, non autorizza a considerare chiu-
so il problema. Il clima cambia, le estati sono sempre più difficili e basta una disattenzione per mettere in pericolo boschi, case e vite umane. Per questo occorre consolidare ciò che ha funzionato: cura del territorio, controlli, strumenti di avvistamento, volontari formati e un coordinamento rapido tra tutti i soggetti coinvolti. Occorre farlo per tempo, prima che arrivi la prossima stagione
estiva». «È questa la cultura di governo in cui crediamo: riconoscere i risultati senza appropriarsene, sostenere chi lavora sul campo e trasformare una buona esperienza in un impegno stabile. La natura della Basilicata – conclude Napoli - è una ricchezza che abbiamo il dovere di custodire. Proteggerla significa anche dare sicurezza alle nostre comunità e futuro alle aree interne».
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Sottoscritto l’accordo tra il Comune di Tramutola ed Enel per la valorizzazione della valle
L’Oro blu della Val d’Agri: acqua, energia e turismo sostenibile alla Centrale del Caolo N
DI ANNA TAMMARIELLO
ei pressi del piazzale antistante la centenaria centrale idroelettrica del Caolo, a Tramutola, si è svolto il convegno “L’oro blu della Val d’Agri: energia, uso umano e volano turistico” dedicato al valore strategico dell’acqua e dell’energia e alle prospettive di sviluppo sostenibile del territorio anche in chiave turistica. L’iniziativa, promossa dal Comune di Tramutola in sinergia con Enel e con la collaborazione della locale Pro Loco, ha riunito istituzioni, imprese, università e realtà locali, mettendo al centro del confronto il futuro dell’idroelettrico in Basilicata, la gestione delle risorse idriche, la produzione energetica, la sostenibilità e la valorizzazione turistica della Valle del Caolo. La centrale del Caolo rappresenta uno dei simboli della lunga storia energetica del territorio. Costruita negli anni Venti del Novecento, nel 1922, e messa in funzione nel 1924, continua ancora oggi a produrre energia idroelettrica e a fornire elettricità a 1500 famiglie. Un impianto che, oltre un secolo dopo la sua realizzazione, viene indicato come esempio concreto del rapporto tra risorsa idrica, produzione energetica e tutela ambientale.«Questa centrale, ormai da 102 anni, svolge un ruolo importante dal punto di vista energetico, produce energia rinnovabile, energia idroelettrica, energia che non comporta dunque l'immissione in atmosfera di CO2 o l'estrazione di petrolio», è stato sottolineato durante l’incontro dal Responsabile Hydro Area Sud Enel Green Power Girolamo Andrea Cicero, «quindi ha un ruolo molto importante dal punto di vista della sostenibilità ambientale».Ma oggi, attorno alla struttura, si guarda anche a una nuova prospettiva. L’obiettivo è affiancare alla funzione energetica quella di valorizzazione del territorio, trasformando la centrale in un possibile punto di riferimento per un turismo legato all’ambiente, alla storia dell’energia e alla conoscenza delle risorse naturali.«Oggi noi riteniamo che
un impianto come questo possa iniziare a svolgere un ruolo nuovo che chiaramente si somma al precedente, cioè al ruolo di produrre energia», ha sottolineato Cicero. «Noi crediamo che anche un impianto così piccolo ma così bello, in un contesto così importante dal punto di vista ambientale, possa diventare volano per lo sviluppo di un turismo sostenibile, come accade in tanti altri posti d'Italia in cui esistono impianti come questo».In questa direzione si inserisce il protocollo d’intesa sottoscritto tra il Comune di Tramutola ed Enel, con l’obiettivo di avviare un percorso di valorizzazione della centrale e del contesto ambientale nel quale è inserita. «Oggi con la firma del protocollo d'intesa con il Comune, con il sindaco Marotta, getteremo le basi per l'avvio di questo turismo sostenibile» ha concluso Cicero.L’accordo punta dunque a valorizzare non soltanto l’impianto, ma l’intero sistema territoriale nel quale la centrale è collocata. Un patrimonio nel quale acqua, energia, ambiente, storia industriale e paesaggio possono diventare elementi di un unico percorso di conoscenza e promozione.«Oggi con sommo piacere abbiamo sottoscritto un accordo, un protocollo d'intesa con Enel per lo sviluppo turistico e per la valorizzazione ambientale di questo manufatto», è stato evidenziato dal sindaco di Tramutola Luigi Matotta, ricordando anche l’inserimento della centrale nel circuito “Centrali per te”, promosso da Enel per la valorizzazione delle proprie centrali idroelettriche.«La particolarità della centrale di Tramutola- ha sottolineato Marotta - risiede soprattutto nel contesto naturale e produttivo nel quale si trova. La Valle del Caolo è infatti parte di un territorio nel quale la presenza dell’acqua si intreccia con quella del petrolio, creando una particolare relazione tra risorse naturali, energia e sviluppo». Dunque uno scrigno di risorse ambientali che vede la presenza dell’acqua e degli affioramenti naturali di petrolio. Ed è proprio «sull'acqua e sul petrolio che
noi stiamo costruendo il percorso dell'energia nell'ambito del progetto “Energia per i Saperi”».Il progetto guarda anche alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale locale, con un percorso che dovrebbe collegare le emergenze del territorio a un’esperienza didattica e scientifica. In questo quadro si inserisce anche il recupero di Palazzo Terzella, destinato a diventare un ulteriore punto di riferimento per le attività di divulgazione e conoscenza. L’obiettivo è fare in modo che «questo attrattore, un attrattore naturale e non artificiale, possa essere un elemento di qualificazione turistica per il turismo didattico e non solo nella Valle del Caolo» ha concluso il sindaco di Tramutola. Il tema dell’idroelettrico si lega così a quello più ampio della transizione energetica. L’acqua viene considerata una risorsa strategica non soltanto per la produzione di energia, ma anche per la costruzione di nuovi modelli di sviluppo capaci di mettere insieme ambiente, industria e turismo.«La centrale idroelettrica del Caolo rappresenta un modello di sviluppo sostenibile» ha ribadito il Vicepresidente di Confindustria Basilicata Antonino Garramone. Il tema delle energie rinnovabili si confronta tuttavia con una realtà energetica ancora caratterizzata dalla presenza delle fonti fossili. Una transizione che, secondo quanto emerso nel corso del-
l’incontro, dovrà quindi svilupparsi attraverso una progressiva integrazione delle diverse fonti.«Noi come Confindustria non facciamo altro che spingere verso le energie rinnovabili che si mescolano necessariamente ancora con il fossile».Per la Basilicata, il rapporto tra acqua ed energia assume quindi una dimensione che va oltre la sola produzione elettrica e investe il futuro economico e sociale delle comunità. La centrale del Caolo viene indicata come un esempio concreto di una struttura che, dopo oltre un secolo, continua a produrre energia e può contemporaneamente diventare parte di un nuovo progetto di valorizzazione territoriale. «Questo è l'esempio plastico, la centrale del Caolo qui a Tramutola, costruita negli anni del 1922 e messa in funzione nel 1924, che ancora oggi produce energia» ha sottolineato Garramone. Da qui anche la richiesta di continuare a investire sull’idroelettrico e sul patrimonio impiantistico esistente.«Noi riteniamo che bisogna investire e quindi ampliare le concessioni»indicando nella centrale del Caolo «l'esempio plastico di come si può fare energia in maniera pulita». Una sfida che in Basilicata intreccia dunque dimensione industriale, tutela delle risorse, produzione energetica e sviluppo locale. «Per la Basilicata l'interdipendenza tra acqua e energia rappresenta una sfida industriale e sociale come in poche altre
regioni d'Italia», ha aggiunto Luigi Cerciello Renna, Direttore Generale di Acquedotto Lucano .E proprio la Valle del Caolo rappresenta, in questo scenario, uno dei luoghi più significativi di questa relazione: «Siamo nella valle del Caolo che è assolutamente espressiva di questa interdipendenza e delle dinamiche di congiuntura degli attori industriali e socioproduttivi del territorio». Il Direttore Generale del Dipartimento ambiente, energia e tutela del territorio Canio Santarsiero, ha dichiarato, durante il convegno, che i dati sul futuro dell’idroelettrico in Basilicata per il 2026 restituiscono «numeri straordinari sulle grandi derivazioni. A differenza delle altre fonti rinnovabili, l’energia idroelettrica possiede due doti: la programmabilità e la flessibilità. Attraverso le opere di accumulo, di depurazione e le moderne turbine, i nostri impianti sono in grado di garantire stabilità, di rispondere ai picchi di domanda e favorire una gestione integrata delle risorse».La centrale idroelettrica del Caolo si candida così a diventare non soltanto un’infrastruttura energetica ancora attiva, ma anche un tassello di un progetto più ampio, nel quale la memoria industriale, la risorsa acqua, la produzione di energia rinnovabile e la valorizzazione del paesaggio possano contribuire alla costruzione di nuove opportunità per Tramutola e per l’intera Val d’Agri.
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A meno di due settimane dall’inaugurazione, grande interesse per la mostra promossa dall’Apt al Museo Archeologico Provinciale
Caravaggio a Potenza, boom di richieste, oltre 22mila prenotazioni per il Narciso
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rande successo di pubblico per la mostra “Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro”, inaugurata lo scorso 10 settembre al Museo Archeologico Provinciale di Potenza. A meno di due settimane dall'apertura, la piattaforma online ha registrato 22.791 prenotazioni, un risultato che testimonia il forte interesse per l'iniziativa promossa dall'Apt Basilicata e conferma la capacità del capoluogo lucano di richiamare visitatori attraverso eventi culturali di rilievo nazionale.Al centro dell'esposizione il Narciso attribuito a Caravaggio, giunto a Potenza in prestito dalla Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini. Un'opera di straordinario valore artistico che, fino
al prossimo 30 novembre, offre al pubblico l'opportunità di ammirare da vicino uno dei dipinti più celebri legati al mito del giovane innamorato della propria immagine.Particolarmente significativa la risposta del mondo della scuola. Numerosi istituti di ogni ordine e grado, provenienti dalla Basilicata e da altre regioni, hanno già prenotato gli ingressi dedicati alle classi, aderendo ai percorsi didattici predisposti per l'anno scolastico appena iniziato. Un interesse che conferma il valore educativo dell'iniziativa, pensata non soltanto come occasione di visita, ma anche come strumento di approfondimento per studenti e insegnanti.Il percorso espositivo si sviluppa attraverso un racconto
in cinque atti che attraversa archeologia, mito, Rinascimento, Barocco e Novecento lucano. Un itinerario che mette in dialogo epoche e linguaggi differenti, intrecciando storia dell'arte, letteratura classica e cultura contemporanea. La mostra diventa così un'occasione per avvicinare le nuove generazioni al patrimonio artistico e approfondire il significato di un mito che continua a esercitare il proprio fascino attraverso i secoli. L'iniziativa rappresenta anche un'opportunità di promozione turistica per Potenza e per l'intero territorio regionale. L'elevato numero di prenotazioni evidenzia il potenziale dei grandi eventi culturali nell'attrarre visitatori e valorizzare il patrimonio sto-
rico e artistico della Basilicata.La mostra resterà aperta fino al 30 novembre 2026 al Museo Archeologico Provinciale di Potenza. L'ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria attraverso il
portale basilicataturistica.it, sul quale sono disponibili anche i pacchetti didattici riservati alle scuole e i tour di scoperta del territorio proposti dagli operatori turistici locali.
Dalle piazze dei piccoli comuni all’Università: il libro di Antonio Candela conclude un itinerario estivo di oltre 4.800 chilometri attraverso cinque regioni
“Generazione Cerniera”, il tour si chiude a Trieste Candela: «Un traguardo e una nuova partenza»
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uattordici tappe, cinque regioni e un itinerario di oltre 4.800 chilometri. Si concluderà mercoledì 30 settembre all’Università degli Studi di Trieste il tour estivo di Generazione Cerniera. Come trasformare i rischi in opportunità, il libro di Antonio Candela pubblicato da Ecra.Il viaggio estivo è iniziato il 28 luglio a Villapiana. Da lì il volume ha raggiunto Satriano di Lucania, Oriolo, Sant’Angelo Le Fratte, San Severino Lucano, Oliveto Lucano, San Gregorio Magno, Grassano, Nova Siri, Tramutola, Corleto Perticara, Trebisacce e Todi. Trieste sarà l’ultima tappa di un percorso che ha attraversato soprattutto piccoli comuni e aree interne, portando le presentazioni nelle piazze e nei luoghi della cultura.I numeri dell’estate sono però solo una parte del cammino di Generazione Cerniera. Pubblicato nel luglio 2025, il libro è stato presentato in diverse città italiane, dalla Camera dei Deputati al Salone Internazionale del Libro di Torino, oltre che in università e presso organizzazioni, associazioni e comunità territoriali. Gli incontri hanno aperto un confronto sui temi che attraversano il volume: il rapporto tra generazioni, le trasformazioni del lavoro, la coo-
perazione, l’innovazione e la possibilità di costruire nuove opportunità partendo anche dalle fragilità.Nel corso di questo percorso Candela ha ricevuto una lettera dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e un messaggio dal Presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini. Quest’ultimo ha richiamato il valore della «cerniera» nel tenere insieme generazioni che l’accelerazione dell’innovazione sembra allontanare. Al volume ha dedicato spazio anche la rivista Credito Cooperativo, approfondendo il legame tra transizione generazionale, mu-
tualità e ruolo delle banche di comunità.«Quando Generazione Cerniera è uscito, nel luglio del 2025, non immaginavo il percorso che avrebbe compiuto», racconta Candela. «In poco più di un anno ha attraversato tante città e soprattutto tante comunità». Per l’autore, dietro i chilometri del tour ci sono soprattutto «persone, incontri, relazioni e storie».L’appuntamento conclusivo è in programma alle 11.30 al Punto informativo SBA dell’Università degli Studi di Trieste, in Piazzale Europa 1. L’incontro è promosso dal Sistema Bibliotecario di Ateneo e Polo Mu-
seale. I saluti istituzionali saranno affidati a Marco Porzionato, direttore generale dell’Università. A dialogare con Candela saranno Sara Cervai, professoressa associata di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni; Ezio Baldi, direttore dell’Area Risorse Umane dell’Ateneo; e Laura Sartori, alumna dell’Università e responsabile dell’Unità di staff Comunicazione. È previsto anche un contributo video di Alan Mattiassi, alumnus e game psychologist. Modererà la giornalista Elisabetta Pozzetto.Al centro del confronto ci saranno il futuro del lavoro e delle organizzazioni, le competenze e il rapporto tra le generazioni. «Chiudere il tour estivo all’Università degli Studi di Trieste rappresenta per me un traguardo importante e, nello stesso tempo, una nuova partenza», afferma Candela. Dopo gli incontri nei piccoli centri e nelle piazze, l’appuntamento in Ateneo sarà, nelle sue parole, un’occasione per riportare in un luogo di formazione le domande raccolte durante il viaggio.La data di Trieste chiuderà dunque il calendario estivo, ma non il percorso del libro: sono già in preparazione nuovi appuntamenti per l’autunno 2026. «Trieste non sarà un punto», conclude Candela. «Sarà una virgola».
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Nel Castello Pirro del Balzo quattro incontri a ottobre con la ricerca dell'Unibas per scoprire storia, miti e vita quotidiana della Basilicata medievale
Fantastico Medioevo, il ciclo delle “Lezioni di Archeologia” I
l Castello Pirro del Balzo di Venosa ospiterà, nei venerdì di ottobre, quattro appuntamenti delle “Lezioni di Archeologia” curate dal gruppo di ricerca della Cattedra di Archeologia cristiana tardoantica e medievale dell’Università degli Studi della Basilicata nell’ambito del progetto Fantastico Medioevo promosso dalla Presidenza della Giunta regionale della Basilicata e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019. Il ciclo di Lezioni, realizzato in collaborazione con il Comune di Venosa e il patrocinio di SAMI - Società Archeologi Medievisti Italiani, Diuss Dipartimento per l’innovazione umanistica, scientifica e sociale e SSBA Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’Università degli Studi della Basilicata, punta a raccontare al pubblico le principali scoperte di Archeologia medievale fatte in Basilicata. Tutti gli appuntamenti si terranno nella Sala del Trono alle ore 18:00. Si comincia il 2 ottobre con la Lezione "Miti, fiamme e stratigrafie. Quando l'archeologia smonta (o conferma) le leggende” a cura della Prof.ssa Francesca Sogliani, ordinaria di Archeologia tardoantica cristiana e medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata. L’ incontro accompagnerà il pubblico dentro lo scavo archeologico per mostrare come gli archeologi riconoscono le tracce di un incendio antico e ricostruiscono, attraverso le evidenze materiali, la fine dell’insediamento. Partendo da uno degli insediamenti fortificati medievali più estesi della Basilicata, Satrianum (Torre di Satriano in Tito, PZ) e dal mito della Regina Giovanna, il pubblico scoprirà come la ricerca archeologica possa trasformare una leggenda in una vicenda ricostruita con metodo scientifico. Il 9 ottobre la Dott.ssa Maria Carmela Di Marsico, archeologa specializzata in Archeologia tardoantica e medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata, terrà la Lezione “Draghi, leoni e creatu-
re impossibili. I bestiari medievali raffigurati nelle chiese lucane”. L’incontro racconterà il significato simbolico delle formelle in terracotta presenti sulle pareti e sulle facciate di alcune chiese medievali della Basilicata e nelle stratigrafie degli scavi archeologici, decorate a stampo con animali fantastici e inquietanti, veri e propri “libri di argilla” ispirati ai bestiari medievali, capaci di trasmettere messaggi morali, religiosi e apotropaici. Attraverso esempi concreti e reperti provenienti dagli scavi, il pubblico scoprirà come gli archeologi interpretano questi oggetti, mettendo in relazione arte, fede e mentalità del Medioevo. Cosa mangiavano davvero gli uomini e le donne del Medioevo? E come possiamo saperlo oggi? Il 16 ottobre la Lezione "Luci e colori del Medioevo. Il vasellame da mensa dagli scavi archeologici della Basilicata", mostrerà come l’archeologia riesca a ricostruire un banchetto medievale attraverso lo studio dei resti materiali: ossa animali, semi, ceramiche, stoviglie, focolari e rifiuti di cucina. A curare l’incontro sarà la Dott.ssa Brunella Gargiulo, Archeologa specializzata in Archeologia medievale, Dottore di ricerca in Archeologia e Numismatica medievale, docente a contratto presso l’Università degli Studi della Basilicata e direttrice del Museo Numismatico “Nicola Ielpo” di Rotondella. Il ciclo delle Lezioni di Archeologia si chiude il 23 ottobre con l’incontro "Tra devozione e memoria. Riti di sepoltura nelle chiese della Basilicata medievale" a cura del Dott. Antonio Nenna, Dottorando in Archeologia medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata e archeologo di I fascia iscritto negli elenchi del Ministero della Cultura, e del Dott. Luigi Lambusta, Archeologo specializzato in Archeologia tardoantica e medievale presso l’Università degli Studi della Basilicata e antropologo fisico, iscritto negli elenchi nazionali del Ministero della Cultura. L’incontro illustrerà le principali tipo-
logie di tombe medievali, le metodologie di scavo archeologico e ciò che lo studio dei resti umani può raccontare sulla vita, la salute, la devozione e lo status sociale delle comunità. Attraverso le sepolture rinvenute negli insediamenti fortificati e monastici della Basilicata, il pubblico scoprirà come l’archeologia e l’antropologia permettano di ricostruire pratiche funerarie, rituali e dinamiche sociali che caratterizzavano i luoghi di potere del Medioevo. «Venosa torna a essere protagonista di un importante percorso di conoscenza e valorizzazione della storia e del patrimonio culturale della Basilicata - evidenzia il sindaco di Venosa, Francesco Mollica. Siamo particolarmente orgogliosi di
ospitare, nella prestigiosa Sala del Trono del Castello Pirro del Balzo, quattro appuntamenti dedicati all’archeologia medievale, promossi dalla Regione Basilicata e dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 in collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata nell'ambito del progetto “Fantastico Medioevo”. Si tratta di un’iniziativa di grande valore, perché porta la ricerca scientifica fuori dagli ambiti accademici e la rende patrimonio condiviso della comunità. Attraverso il racconto di studiosi e ricercatori, cittadini e visitatori potranno scoprire testimonianze, riti, simboli, materiali e storie che contribuiscono a restituire profondità e identità al nostro territorio. Per l’Ammini-
strazione comunale investire nella cultura significa anche creare occasioni di partecipazione, promuovere la conoscenza del patrimonio e rafforzare il legame tra ricerca, comunità e territorio. La collaborazione con Regione, Fondazione e Università va esattamente in questa direzione. Venosa non è soltanto una città che conserva straordinarie testimonianze del passato: è una città nella quale la storia continua a parlare e a generare conoscenza. E iniziative come questa ci ricordano che Venosa occupa un posto centrale nella storia medievale della Basilicata e che il suo patrimonio rappresenta una chiave preziosa per leggere e comprendere la storia dell’intero territorio lucano».
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Solenne cerimonia in Piazza Umberto I con autorità, scuole e l'esibizione della Fanfara del 12° Reggimento Campania
Venosa conferisce la cittadinanza onoraria all'Arma dei Carabinieri N
ella suggestiva cornice di Piazza Umberto I a Venosa, si è svolta la solenne cerimonia per il conferimento della Cittadinanza Onoraria all’Arma dei Carabinieri da parte dell’Amministrazione Comunale.Il prestigioso riconoscimento, ritirato dal Comandante della Legione Carabinieri «Basilicata», Generale di Brigata Luca Mennitti, sottolinea il profondo legame storico che unisce la Benemerita alla comunità venosina: una testimonianza tangibile di gratitudine per l’impegno, la dedizione e la capillare presenza sul territorio dei Carabinieri, rassicurante presidio dello Stato orientato alla tutela della legalità e alla sicurezza collettiva.La cerimonia ha preso il via con la deposizione di una corona al monumento ai Caduti in Piazza Umberto I, alla presenza delle massime Autorità civili, militari e religiose della Regione e della Provincia di Potenza, insieme ai rappresentanti della Magistratura, delle altre Forze di Polizia, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e degli Istituti scolastici del territorio.Riconoscere all’Arma la cittadinanza onoraria di Venosa suggella un consolidato rapporto di fiducia reci-
proca tra la comunità e l’Istituzione, edificato nel tempo attraverso l’opera quotidiana delle donne e degli uomini delle Stazioni Carabinieri, costantemente vocate all’ascolto e alla tutela dei valori fondanti della convivenza civile.Nel corso dell'evento, si è vissuto anche un momento di profonda commozione quando il Maresciallo Aiuto Sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza in congedo dell’Arma, Paolo Iuso, ha consegnato al Comune di Venosa le insegne della propria Medaglia di Bronzo al Valor Civile. Contestualmente, Iuso ha ricevuto dal Sindaco, Francesco Molli-
ca, una benemerenza civica a testimonianza dell’esemplare servizio reso alla collettività durante la sua carriera e per il coraggioso atto di eroismo compiuto a Venosa nel 1975, che gli valse la prestigiosa decorazione al valore.A coronare la giornata è stata l’esibizione della Fanfara del 12° Reggimento Carabinieri «Campania», storico complesso musicale fondato il 18 giugno 1862 come Fanfara della 7ª Legione Carabinieri di Napoli. I musicisti in divisa hanno offerto ai presenti un repertorio di sedici celebri brani, introdotti dalle note del Canto degli Italiani.
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Presentati a Potenza i dati della UIL FPL: seicento nuovi iscritti, sfide per la PA e tutela dei precari
Crescita record e contrattazione: UIL FPL rilancia il pubblico impiego U
DI FRANCESCO MENONNA
n cammino importante, un lavoro eccellente sul territorio facendo leva sulla coesione sociale, l'impegno dei vari comparti e la qualità della programmazione. La UIL esulta per l'attività svolta che ha portato a ben seicento nuove adesioni sul territorio: un risultato di rilievo che lega il sindacato a tutte le parti sociali. Nella sede di viale Dante, aperta da pochi mesi, sono stati presentati i dati nel corso del primo esecutivo regionale. La UIL FPL di Potenza e Basilicata guarda avanti con fiducia e guarda al futuro grazie a questo importante e prestigioso traguardo. Tutto questo perché il pubblico impiego in Basilicata rappresenta una risorsa da valorizzare nell'ambito della crescita strutturale del movimento. Confronto interno e consenso sulle linee da seguire sono i punti di forza del programma sindacale della UIL FPL.Alla presentazione dei dati hanno preso parte il Segretario Regionale della UIL, Vincenzo Tortorelli, Giuseppe Verrastro, Segretario Generale UIL FPL Potenza e Basilicata, Gerardo Sarli, Segretario Organizzativo, e Raffaele Pisani, Segretario dei Medici della UIL FPL. Competenze, formazione, alta rappresentanza del pubblico impiego: tutto questo si inserisce nel-
l'ambito di una contrattazione di elevato spessore tecnico, formativo e strutturale. La capillare azione di valorizzazione delle professionalità ha consentito ai responsabili sindacali di stabilizzare il personale, garantire nuove progressioni di carriera e favorire un utilizzo ottimale delle competenze.Sanità e Funzione Pubblica hanno dimostrato di tenere il passo grazie a una mission operativa di rilievo. Adesioni e contrattazione sono andate di pari passo nell'ottica di un radicale e forte consolidamento della base in seno al sindacato diretto da Vincenzo Tortorelli. Il rafforzamento contrattuale dei lavoratori in Regione, nella Sanità e negli enti sub-regionali come Arlab, Anas, Vigili del Fuoco e Polizia Penitenziaria ha consentito di raggiungere un risultato straordinario in breve tempo. Tra i temi centrali anche l'impatto dell'intelligenza artificiale, che comporta notevoli contraccolpi sul piano strutturale e umano nei vari comparti della funzione pubblica regionale.Dunque, un sindacato promosso a pieni voti, come si evince dalle parole del Segretario Regionale della UIL, Vincenzo Tortorelli, pronto a tracciare un bilancio positivo dopo i risultati ottenuti e le seicento adesioni: «È un trend che stiamo registrando da tempo. La UIL
è in continua crescita sia a livello nazionale, sia a livello territoriale. Per noi questo è un segnale importante, un segnale di crescita che significa che il sindacato è vicino alle istanze dei lavoratori, rappresenta le istanze dei lavoratori, abbiamo fatto scelte coraggiose. Voglio ricordare a tutti che la UIL, soprattutto la Funzione Pubblica, non ha firmato il contratto nazionale; abbiamo avuto, diciamo, momenti di grande tensione sotto questo aspetto. Scelte coraggiose che hanno poi premiato la UIL nel recupero e nel confronto con il Governo e poi a livello territoriale con le grandi vittorie di crescita delle RSU, con il grande risultato delle votazioni RSU, la crescita straordinaria e la presenza capillare in tutti i settori: dalla sanità alla pubblica amministrazione, dagli enti locali. Insomma, è una rappresentanza che ci dà tanto orgoglio, ma che ci dice una cosa: non dob-
biamo fermarci, dobbiamo continuare a lavorare, a continuare ad aprire il confronto su temi importanti perché la UIL pensa che la pubblica amministrazione e i lavoratori della pubblica amministrazione vadano messi al centro di una strategia nuova. L'intelligenza artificiale, i temi che stanno mettendo a rischio i lavoratori dei comparti, è un tema che va affrontato, va governato. E in Basilicata ancora di più, perché abbiamo bisogno di una Pubblica Amministrazione efficiente che risponda ai bisogni dell'assetto sociale, dell'assetto imprenditoriale e delle imprese di una regione che deve camminare e correre. E noi pensiamo che come UIL, con questa forte rappresentanza e con la legittimazione dei lavoratori, possiamo ancora meglio rappresentare questo settore che per la UIL di Basilicata è fondamentale».Anche Giuseppe Verrastro ha evidenziato con
soddisfazione il risultato ottenuto dal sindacato: «Diciamo che la nostra categoria è in forte crescita. Nell'ultimo anno abbiamo fatto 600 iscritti, seicento nuovi ingressi. Era già una categoria forte, adesso l'abbiamo resa ancora più solida grazie al lavoro dei nostri delegati, delle nostre RSU, della nostra segreteria che quotidianamente mettono la loro faccia nelle aziende, sia nelle aziende sanitarie che negli enti locali, ma anche nelle funzioni centrali, nei Vigili del Fuoco, nella Polizia Penitenziaria e nell'Anas. Le prospettive sono di cercare di radicarci sempre di più, cercare di stare ancora di più nei luoghi di lavoro per captare quali sono le reali problematiche dei nostri lavoratori del pubblico impiego, cercare di risolvere quelle vertenze che sono ancora aperte. Penso ai lavoratori della giustizia, precari che sono in scadenza il prossimo 30 settembre e per i quali ci auguriamo che il Governo metta mano e proroghi queste professionalità, perché una giustizia più forte passa attraverso le professionalità che ci lavorano: immaginate se questi precari venissero meno nei tribunali, avremo una giustizia sempre meno forte. I vari comparti interagiscono abbastanza bene; penso al comparto della sanità e a quello degli enti locali. Anche all'interno degli enti locali stiamo lavorando molto, pensando in particolare alla carenza di personale che attanaglia sempre di più i piccoli comuni, e anche lì stiamo cercando di intraprendere un dialogo con i sindaci e l'Anci»..
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Open day dal 30 settembre al 2 ottobre per le signore dai 18 ai 50 anni, il dg Spera: «Controllo è prevenzione»
Aor San Carlo, visite gratuite per donne con cardiomiopatite POTENZA In occasione della Giornata Mondiale del Cuore, l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo conferma il proprio impegno per la tutela della salute al femminile aderendo all’(H)Open Week sulle malattie cardiovascolari, promossa dalla Fondazione Onda ETS negli ospedali con i Bollini Rosa. Sono previste 18 visite cardiologiche con ecocardiogramma, destinate a donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni affette da cardiomiopatia. Le prestazioni, completamente gratuite, sono in programma nei giorni 30 settembre, 1 e 2 ottobre, dalle ore 15:00 alle ore 19:00 (6 visite al giorno), nell’ambulatorio di Cardiologia dell’ospedale San Carlo, padiglione C, 4° piano. «La nostra Azienda continua a sostenere e a partecipare con convinzione alle iniziative della Fondazione Onda, testimoniando un’attenzione concreta verso la medicina di genere - dichiara il Direttore Generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera - In alcune patologie come quelle
_ Il dg dell’Aor San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera
cardiovascolari, la prevenzione non si traduce soltanto in una diagnosi precoce della malattia, ma riguarda anche il controllo costante. Monitorarne l’evoluzione significa ridurre il rischio di complicanze a lungo termine e garantire alle
pazienti una migliore qualità di vita». In Italia, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità e hanno un impatto particolarmente significativo sulla popolazione femminile: le patologie del cuore causano il 33% dei decessi tra
le donne, a fronte del 28% registrato tra gli uomini. Il focus di queste giornate è rappresentato dalle cardiomiopatie, patologie che interessano il cuore, alterandone struttura e funzionalità. Spesso caratterizzate da sintomi come affanno, stanchezza, dolo-
re toracico o palpitazioni, in molti casi possono rimanere a lungo asintomatiche. «Le cardiomiopatie rappresentano una sfida diagnostica complessa spiega il professor Eugenio Stabile, direttore della Cardiologia dell’ospedale San Carlo - essendo patologie che possono decorrere in modo silente per molto tempo o manifestarsi in forme ereditarie. La diagnosi tempestiva è lo strumento più efficace che abbiamo per prevenire complicanze gravi, i controlli periodici sono fondamentali per evitare l’insorgere di scompensi, adottare percorsi terapeutici o di follow-up altamente personalizzati per ogni paziente». Per partecipare alle visite gratuite è necessario prenotarsi online al link www.ospedalesancarlo.it/open-day oppure inquadrando il QRcode sulle locandine. Le registrazioni sono aperte dalle ore 16:00 del 25 settembre 2026 alle ore 18:00 del 26 settembre 2026. In caso di richieste superiori alle disponibilità, farà fede l’ordine cronologico di adesione.
PROPOSTA DELLA GARANTE PER LE DISABILITÀ, PADULA: «ALMENO UN OPERATORE PER OGNI TURNO DEL 118»
«Lingua dei segni per aiutare i pazienti sordi»
POTENZA «Almeno un operatore con competenze nella Lingua dei Segni Italiana (LIS) per ogni turno del 118 e del Pronto Soccorso». È questa la proposta avanzata dalla Garante regionale per i diritti delle persone con disabilità, Marika Padula, per rafforzare l’accessibilità dei servizi di emergenza sanitaria alle persone sorde. «L’obiettivo - dichiara la Garante - è garantire che, in una situazione di emergenza, una persona sorda possa trovare sin dal primo soccorso un operatore in grado di stabilire una comunicazione immediata, accompagnandola nel percorso che va dall’intervento del 118 fino alla presa in carico in Pronto Soccorso. Dobbiamo creare le condizioni perché una persona sorda, anche nell’urgenza, possa comunicare con chi la sta soccorrendo. Per questo ritengo importante lavorare da subito a una soluzione
concreta e stabile nell’organizzazione dei servizi. L’iniziativa - prosegue Padula - nasce anche dalle istanze e dalle esigenze che in questi mesi mi sono state rappresentate dal mondo delle persone sorde, facendo emergere quanto la comunicazione possa diventare particolarmente complessa proprio nelle situazioni di emergenza, quando è necessario comprendere ed essere compresi con immediatezza. Interesserò formalmente, attraverso due distinte note, l’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza, per il Pronto Soccorso, e l’ASP, per il servizio 118. Con la Direzione Generale dell’AOR San Carlo vi è già stata una prima interlocuzione per le vie brevi, durante la quale la possibilità di avviare l’iniziativa è stata accolta positivamente. Questa disponibilità rappresenta un importante punto di partenza. Con le note formali
chiederò anche l’attivazione di due tavoli distinti, uno con il San Carlo e uno con l’ASP, per entrare immediatamente nel merito e individuare modalità e tempi di attuazione. Una persona sorda - sottolinea Padula - nel momento dell’emergenza, deve poter esprimere i propri sintomi e bisogni, segnalare allergie, patologie o terapie in corso e comprendere le indicazioni degli operatori sanitari. Quando si parla di emergenza, riuscire a comprendere ed essere compresi può assumere un’importanza fondamentale. La barriera comunicativa non può diventare una barriera nell’accesso alle cure. Nell’ambito dei due tavoli potranno essere valutate anche ulteriori soluzioni di supporto, compresa la possibilità di ricorrere a servizi di interpretariato LIS, anche da remoto, per le comunicazioni sanitarie più complesse. L’obiettivo -
_ Marika Padula
conclude la Garante - è trasformare un’esigenza concreta in una risposta concreta, affinché anche le persone sorde possano affrontare il percorso dell’emergenza sanitaria con maggiore autonomia, sicurezza e pieno diritto alla comunicazione».
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Basilicata 24 ore
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Incontro all’Auditorium dell’Ospedale San Pio di Villa D’Agri con il dottor Tempone: «Significa parlare di persone e percorsi»
Cura, riablitazione e inclusione Tavolo sulla Distrofia di Duchenne
VILLA D‘AGRI «Abbiamo voluto intitolare il convegno “La Distrofia di Duchenne: tra cura, riabilitazione e inclusione” perché crediamo che questi tre aspetti debbano necessariamente essere considerati insieme» con queste parole il Dottor Roberto Tempone, Responsabile Scientifico e Fisioterapista, presenta l’incontro di domani presso l’Auditorium dell’Ospedale “San Pio da Pietrelcina” – Villa d’Agri, dalle ore 9:00 alle 12:00. «Da tempo, parlando con Stefano Mele, Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità della Provincia di Potenza, riflettevamo sulla necessità di creare un momento di confronto e sensibilizzazione dedicato a questa realtà. Attraverso i nostri momenti di confronto, è nata l’idea di questo convegno: un progetto che ho voluto fortemente e che, grazie al contributo e alla collaborazione di tanti professionisti e realtà del territorio, siamo riusciti a trasformare in una giornata di confronto, formazione e condivisione -spiega Tempone- In questo percorso è stato particolarmente importante anche il contributo del Dott. Giuseppe Araneo, fisioterapista dell’AOR San Carlo, che ha partecipato attivamente all’organizzazione e alla costruzione dell’evento, mettendo a disposizione la propria esperienza e professionalità». L’evento
è organizzato da AIFI – Associazione Italiana di Fisioterapia, Sezione territoriale Basilicata, in collaborazione con il Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità della Provincia di Potenza, Stefano Mele, con il patrocinio di OFI Basilicata e AOR San Carlo. Informazione, confronto e sensibilizzazione dunque, per approfondire il percorso dalla diagnosi alla presa in carico e affrontare i temi della riabilitazione, dell’autonomia, dei diritti e dell’inclusione, passando per il supporto psicologico alla persona e alla famiglia.
Abbiamo dunque rivolto qualche domanda al Responsabile Scientifico, a cominciare dall’importanza di mettere al centro la persona, la famiglia e la qualità della vita. È possibile? «È proprio ciò che faremo in questa mattinata di confronto tra professionisti di diverse discipline. Parlare di Distrofia Muscolare di Duchenne -incalza Tempone- significa innanzitutto parlare di persone, di famiglie e di percorsi di vita. È una patologia complessa che richiede attenzione non soltanto dal punto di vista medico, ma anche riabilitativo, psicologico, assistenziale e sociale. La Duchenne è una malattia rara e, proprio per questo, è importante aumentare la conoscenza e la
consapevolezza, anche tra i professionisti sanitari. Una corretta presa in carico necessita di una rete multidisciplinare, nella quale competenze diverse dialoghino e lavorino insieme intorno alla persona».
Ci spiega cos’è la Distrofia Muscolare di Duchenne? «È una malattia neuromuscolare genetica rara, caratterizzata da una progressiva perdita di forza muscolare. Colpisce prevalentemente i maschi ed è legata a mutazioni del gene che codifica la distrofina, una proteina fondamentale per la stabilità delle fibre muscolari. La malattia si manifesta generalmente nell’infanzia e può determinare difficoltà motorie progressive. Con il passare del tempo possono essere coinvolti non soltanto i muscoli degli arti e del tronco, ma anche importanti funzioni come quella respiratoria e cardiaca. È quindi una condizione complessa, che accompagna la persona nel corso della vita e che richiede un monitoraggio continuo e una presa in carico articolata. Ma è importante sottolineare un aspetto: negli ultimi decenni la ricerca scientifica e l’organizzazione della presa in carico hanno fatto importanti passi avanti e hanno modificato significativamente la prospettiva
di vita delle persone con Per questo è fondamentale DMD». che la persona venga seguita da centri e professioE oggi cosa si può fare? nisti con esperienza nelle «Oggi possiamo fare mol- malattie neuromuscolari e to, soprattutto se interve- che vi sia un aggiornaniamo in maniera precoce, mento continuo delle comcoordinata e continuativa. petenze. Ma c’è un’altra La gestione della Duchen- dimensione che per me è ne non si esaurisce nella te- altrettanto importante: la rapia farmacologica. È fon- cura non può fermarsi alla damentale un percorso malattia.Una persona con multidisciplinare che coin- Duchenne deve poter stuvolga, in relazione ai biso- diare, lavorare, costruire gni della persona, medico, relazioni, partecipare alla fisiatra, neurologo, cardio- vita sociale, coltivare le logo, pneumologo, fisiote- proprie passioni e avere acrapista, infermiere, psico- cesso agli strumenti neceslogo e altre figure profes- sari per vivere con la magsionali. In questo percorso giore autonomia possibile. la fisioterapia ha un ruolo Ed è proprio per questo che importante, con obiettivi abbiamo voluto inserire nel che cambiano nelle diver- programma anche il tema se fasi della malattia. Pa- dei diritti, della parteciparallelamente, negli ultimi zione e dell’inclusione. La anni sono state sviluppate e riabilitazione deve essere rese disponibili nuove pos- parte di un progetto di vita sibilità terapeutiche che più ampio, nel quale la perpossono modificare la ge- sona non venga identificastione della malattia in spe- ta soltanto con la propria cifici gruppi di pazienti. patologia».
«PER I LUCANI DOPPIA STANGATA: ANCHE 2,50 DI TICKET SULLE RICETTE FARMACEUTICHE CONVENZIONATE»
Rincari sulla salute, allarme di Spi Cgil e Federconsumatori
POTENZA «Mentre il Governo discute di diritto allo studio, arriva la stangata sulla salute. Con il decreto del 21 settembre aumentano le tariffe per 448 prestazioni specialistiche e 222 protesi e ausili. L’aumento medio è del 5,8% e vale 210,7 milioni di euro, di cui 27 milioni pagati direttamente dai cittadini come nuovi ticket». Lo sotengono Angelo Summa, segretario regionale Spi Cgil e Michele Catalano, presidente regionale Federconsumatori Basilicata. «Persino il prelievo del sangue venoso passa da 3,80 a 4,30 euro. Una visita cardiologica con ECG da 33,60 a 38,00 euro. Il Ministero tranquillizza: +1,50 euro a cit-
tadino in media». Per SPI CGIL e Federconsumatori è una media falsa. Per un pensionato lucano con diabete, cardiopatia e controlli semestrali l’aumento reale è di decine di euro al mese. «In Basilicata il paradosso è che spendiamo meno perché siamo poveri, ma paghiamo di più per curarci fuori. Siamo infatti ultimi in Italia per spesa privata: 377 euro pro-capite contro 730 euro di media nazionale. Non è virtù, è mancanza di capacità di spesa. Lo dice il Report Gimbe 2023. Siamo primi in Italia per fuga sanitaria: 220 euro per ogni lucano che se ne va fuori regione per curarsi. Un saldo negativo di 81 milioni nel 2022-
2023. I lucani scappano in Puglia, Campania, Nord perché qui non trovano la prestazione. Rinunciamo a curarci: il 6,7% dei lucani ha rinunciato alle cure nel 2023, meno della media nazionale (7,6%) solo perché non possiamo permetterci il privato. Liste d’attesa: la Basilicata oggi garantisce il 94,6% delle prestazioni nei tempi contro l’84,6% nazionale, ma il tempo medio di attesa reale è ancora di 133 giorni. Siamo quinti ultimi in Italia per rispetto dei LEA. Per i lucani e le lucane la stangata è doppia all’aumento stabilito dal Governo Meloni nella spesa sanitaria si aggiunge il ticket di 2,50 euro a ricetta nella
farmacia convenzionata, stabilito dalla delibera di Giunta del 27 agosto 2026. L’impatto economico e sociale nelle aree interne e per un cittadino non esente, in particolare anziano o pensionato residente nei comuni interni, l’effetto cumulato è di 2,50 euro per la ricetta farmaceutica cui va sommato un massimo fino a 36,15 euro per la ricetta specialistica, ai quali si aggiungono i costi di spostamento verso Potenza o Matera, oltre ai tempi di attesa. Chiediamo alla Regione Basilicata di valutare forme di tutela aggiuntiva per i residenti dei comuni più distanti dai centri erogatori».
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Potenza
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POTENZA Telesca: «In via dei Mille, intervento complesso gestito con grande professionalità»
Danneggiata una condotta del gas: «Otto ore di intervento senza interrompere la fornitura»
POTENZA. Nel pomeriggio di mercoledì intorno alle ore 15, in via dei Mille a Potenza, nei pressi dell’Agenzia delle Entrate, si è verificato il danneggiamento di una condotta del gas metano nel corso di lavori di sbancamento eseguiti da un’impresa operante in un Cantiere edile privato. La conseguente dispersione ha richiesto l’immediata messa in si-
curezza dell’area e un intervento tecnico particolarmente complesso, protrattosi per circa otto ore. Grazie all’esperienza e alla professionalità delle squadre intervenute, è stato possibile eseguire una serie di interventi tecnici di alta ingegneria sulla rete, a cura di Italgas, riuscendo a risolvere la dispersione senza determinare interruzioni nella fornitura di gas.
Le diverse fasi delle operazioni sono state seguite passo dopo passo dall’Amministrazione comunale, con la presenza costante sul posto del Sindaco Vincenzo Telesca, degli assessori Michele Beneventi e Francesco Giuzio, dei tecnici comunali e della Polizia Locale, fino alla conclusione dell’intervento e al ripristino delle condizioni di sicurezza. «È stata una situazione delicata – dichiara il Sindaco Vincenzo Telesca – che ha richiesto diverse ore di lavoro e un elevato livello di competenza tecnica. Il risultato più importante è che tutto sia stato gestito in sicurezza e che, nonostante la complessità dell’intervento, sia stato possibile evitare l’interruzione della fornitura di gas. A nome dell’Amministrazione comunale desidero ringraziare i Vigili del Fuoco, la Polizia Locale, la protezione civile, i tecnici Italgas e dell’impresa Sabia, per la professionalità, la disponibilità e il grande lavoro svolto fino alla completa risoluzione della criticità».
«Abbiamo seguito sul posto tutte le fasi dell’intervento – aggiunge l’assessore alla Viabilità e alla Mobilità Francesco Giuzio – mantenendo un costante raccordo tra le diverse strutture impegnate. In situazioni come questa emerge quanto siano fondamentali esperienza, coordinamento e capacità di intervenire rapidamente. Mezza giornata di lavoro particolarmente complesso, senza mai interrompere la fornitura, rappresenta un risultato tutt’altro che scontato e per il quale va riconosciuto il merito a tutte le professionalità intervenute». L’Amministrazione comunale rinnova quindi il proprio ringraziamento ai Vigili del Fuoco, alla Polizia Locale, ai tecnici comunali, ai tecnici di Italgas e dell’impresa Sabia, che con esperienza, professionalità e collaborazione hanno consentito di affrontare e risolvere una situazione particolarmente delicata, garantendo al tempo stesso la sicurezza dell’area e la continuità della fornitura.
Domani all’Auditorium “Angelo Laurino”. Protagonisti anche i ragazzi del laboratorio di canto corale di “Piazze Educanti”
“Le Note del Cinema”, a Potenza le colonne sonore più amate diventano musica dal vivo
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lcune tra le colonne sonore più iconiche del grande schermo, ascoltate attraverso la performance di una live band, saranno le protagoniste de “Le Note del Cinema”, una serata all’insegna della buona musica che si terrà sabato 26 settembre alle ore 19:30 presso l’Auditorium “Angelo Laurino” della Parrocchia di “Santa Cecilia” nel quartiere di Poggio Tre Galli a Potenza. L’evento rientra in “Piazze Educanti - Comunità che apprendono” con il patrocinio del Comune di Potenza, il progetto promosso da Serendipity Associazione ETS attivo nelle periferie della città e che rivolge essenzialmente la sua attenzione ai ragazzi dagli 11 ai 17 anni coinvolgendoli in laboratori culturali di cinema, canto corale, storytelling e teatro; ponendo in essere, al riguardo, un imprinting socio-educativo. Alcuni di questi laboratori sono iniziati il 1 luglio scorso e termineranno il prossimo 31 dicembre e nel caso specifico del laboratorio di canto corale - tenutosi nel mese di settembre e diretto da Giusi Telesca - i ragazzi che vi hanno partecipato metteranno a frutto le competenze acquisite esibendosi nel corso della serata. Il concerto - organizzato da CoroSonoro APS, l’associazione che si è occupata dei laboratori di canto corale – vedrà esibirsi una band composta da sei elementi con la stessa Giusi Telesca alla voce, accompagnata da Selenia Glielmi (chitarra), Mirko Mecca (pianoforte), Pierluigi Delle Noci (batteria), Vi-
to Labriola (basso) e Mariano Grosso (arpa). Il repertorio prevede brani come “Ho imparato a sognare” (dal film “Tre uomini e una gamba”), “Shallow” (“A Star Is Born”), “La prima cosa bella” (“La prima cosa bella”), “I Don't Want to Miss a Thing” (“Armageddon”),“L'ultimo bacio” (“L'ultimo bacio”), “Gocce di memoria” (“La finestra di fronte”), “Mentre dormi” (“Basilicata coast to coast”), “What a Feeling” (“Flashdance”), “Almeno tu nell’universo” (“Mine vaganti”), “(I've Had) The Time of My Life” (“Dirty Dancing”), “Un senso” (“Non ti muovere”), “Eye of the Tiger” (“Rocky III”), “It Must Have Been Love” (“Pretty Woman”), “Your Love” (composta da Ennio Morricone per il film “C'era una volta il West”). Da sempre musica e pellicola del grande schermo sono legate indissolubilmente sia a livello tecnico sia da un punto di vista emozionale. Le colonne sonore costituiscono nella narrazione un elemento imprescindibile che fa da trait d’union tra aspetto emotivo, personaggi ed immagini. Gli altri protagonisti della serata, come è stato evidenziato, saranno i ragazzi del laboratorio di canto corale, parte attiva del progetto “Piazze Educanti” che metteranno in pratica ciò che è stato appreso durante i percorsi laboratoriali. La “sfida”, infatti, non è tanto quella di cantare assieme ma imparare ad ascoltare l’altro: mettersi in relazione con gli altri, cioè, partendo dal presupposto che la propria voce non debba mai prevaricare in un contesto
all’unisono. Ne viene fuori il senso di responsabilità, la collaborazione, la disciplina e l’attenzione. Il progetto “Piazze Educanti” di Serendipity si colloca nell'ambito del cartellone “Estate in Città 2026” con il patrocinio del Comune di Potenza - Assessorato alla Cultura e in partenariato con Divina Mania, Stoà Teatro, CoroSonoro APS e con il sostegno del Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo.
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Provincia
venerdì 25 settembre 2026
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«Servono formazione, informazione, manutenzione dei mezzi e una maggiore consapevolezza dei rischi»
Agricoltore morto su trattore a Venosa, dalla CIA: «Più prevenzione nei campi» «D
i fronte alla morte di un agricoltore non possiamo limitarci al cordoglio. Oggi a Venosa piangiamo Vito Bochicchio, un uomo di 67 anni che ha perso la vita mentre lavorava nel suo vigneto. È una tragedia che colpisce una famiglia, una comunità e tutto il mondo agricolo. Ma è anche un drammatico richiamo alla necessità di rafforzare la prevenzione nelle nostre campagne». Lo afferma Rocco Casella, coordinatore Cia-Agricoltori Venosa, intervenendo dopo l’incidente mortale avvenuto nelle campagne di contrada San Giorgio, dove il ribaltamento di un trattore ha provocato la morte dell’agricoltore. «Il dato che emerge ancora una volta – sottolinea Casella – è che il lavoro agricolo continua a essere esposto a rischi particolarmente gravi, soprattutto quando si utilizzano mezzi meccanici. In Basilicata il ribaltamento del trattore rappresenta da anni una delle principali cause di morte nelle campagne. Non possiamo considerarlo una fatalità». La tragedia di Venosa arriva, inoltre, mentre l’Inail ha appena presentato la Relazione annuale 2025, che conferma la necessità di mantenere alta l'attenzione sulla sicurezza. Gli infortuni nel settore dell'Agricoltura rap-
presentano il 5,8% delle denunce totali in occasione di lavoro registrate in Italia. In Basilicata il 70% delle morti sono causate da incidenti su trattore o per utilizzo motozappa-strumento agricolo. Sebbene i dati generali del report mostrino una contrazione complessiva dei casi mortali sul lavoro (-3,3% rispetto al 2024), il comparto agricolo continua a presentare specifici profili di rischio legati all'utilizzo dei mezzi meccanici. Inoltre, nel 2025 le denunce di malattie professionali hanno raggiunto quota
98.312, con un aumento dell’11,3% rispetto all’anno precedente e il livello più alto degli ultimi 26 anni. Tre casi su quattro riguardano patologie muscolo-scheletriche. «La sicurezza – continua Casella – deve diventare una componente ordinaria del lavoro agricolo. Servono formazione, informazione, manutenzione dei mezzi e una maggiore consapevolezza dei rischi. Ma serve anche una politica concreta di sostegno alle imprese che vogliono sostituire i trattori più vecchi e meno sicuri». Per il rap-
presentante della Cia di Venosa, infatti, «non è sufficiente chiedere agli agricoltori di prestare maggiore attenzione se poi una parte consistente del parco macchine è datata. La prevenzione passa anche dalla possibilità concreta di investire in mezzi più moderni e dotati dei sistemi di sicurezza necessari». La Cia richiama inoltre l’attenzione sulla presenza sempre più significativa di agricoltori anziani nelle aziende familiari. «Molti pensionati continuano a dare una mano nell’azienda di famiglia – osserva il dirigente Cia Venosa – per necessità economica, per passione, ma anche perché l’agricoltura rappresenta la loro vita. È una realtà che non possiamo ignorare quando affrontiamo il tema della sicurezza». «Per questo – conclude – chiediamo alla Regione Basilicata di rafforzare le campagne di prevenzione e i percorsi di formazione per la guida e l’utilizzo dei mezzi agricoli e di prevedere strumenti più incisivi per favorire il rinnovo del parco macchine. La morte di Vito deve almeno lasciare un impegno preciso: fare tutto ciò che è possibile perché tragedie come questa non si ripetano. Alla famiglia Bochicchio va il nostro più sincero cordoglio e la vicinanza dell’intera comunità agricola».
Il Gruppo “Insieme per Avigliano” sollecita la convocazione della II Commissione consiliare
Raccolta differenziata, Sabia e Claps: «Sospensioni inaccettabili, penalizzati famiglie e attività, a rischio igiene e decoro urbano»
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ronteggiare i crescenti disservizi della raccolta differenziata e pretendere mas-
sima trasparenza sulla gestione dei rifiuti sul territorio comunale. È questo l’obiettivo della richiesta
depositata dai consiglieri comunali del gruppo “Insieme per Avigliano”, Giovanni Sabia e Anthea Claps, che hanno formalmente sollecitato la convocazione della II Commissione consiliare. La presa di posizione nasce a seguito di ripetute interruzioni del servizio. L’ultimo episodio si è registrato nelle giornate di sabato 12 e lunedì 14 settembre 2026, con il blocco della raccolta dei rifiuti organici. Una sospensione particolarmente critica in quanto coincisa con i festeggiamenti patronali della Madonna del Carmine, periodo caratterizzato da una presenza massiccia di visitatori e da un incremento della produzione di umido, in particolare per le attività di ristorazione. «Fermo re-
stando l’apprezzabile e fondamentale lavoro svolto quotidianamente dagli operatori, è evidente che il ripetersi di queste sospensioni non è più tollerabile,” dichiarano i consiglieri di Insieme per Avigliano. “Non si tratta solo di disagi logistici per le famiglie, ma di una situazione che penalizza pesantemente i commercianti e i ristoratori, costretti a stoccare i rifiuti per più giorni di fila con evidenti rischi sotto il profilo igienico-sanitario e del decoro urbano». Nella richiesta inviata il 12 settembre scorso al Presidente della Commissione, al Sindaco e agli organi consiliari, i promotori chiedono di fare piena luce sulle motivazioni delle continue interruzioni ponendo all’ordine del gior-
no: un’approfondita discussione sullo stato attuale e generale del servizio di raccolta differenziata sul territorio comunale; l’audizione del DEC (Direttore dell’Esecuzione del Contratto) per analizzare l’andamento del servizio, le criticità emerse e le azioni intraprese; l’audizione del RUP (Responsabile Unico del Progetto) per verificare il rispetto degli obblighi contrattuali e le iniziative volte a superare l’attuale fase di emergenza. «Non è più il tempo delle giustificazioni. La comunità di Avigliano ha diritto a risposte certe, all’individuazione delle responsabilità e, soprattutto, a un servizio di gestione dei rifiuti efficiente e dignitoso», concludono Sabia e Claps.
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Provincia
venerdì 25 settembre 2026
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Un confronto sul campo, necessario per individuare le priorità e ragionare sugli interventi di prevenzione e messa in sicurezza
Dissesto idrogeologico, sopralluogo a Moliterno del Commissario Blasi
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l territorio di Moliterno è al centro di un sopralluogo del Soggetto Attuatore Delegato per il contrasto al dissesto
idrogeologico della Basilicata, avv. Gianmarco Blasi, congiuntamente ad alcuni tecnici, che hanno incontrato il Sindaco An-
tonio Rubino e l’Amministrazione per verificare direttamente alcune delle principali criticità e situazioni di emergenza pre-
senti sul territorio. Un confronto sul campo, necessario per individuare le priorità e ragionare sugli interventi da programmare, con particolare attenzione alla prevenzione e alla messa in sicurezza. «Il dissesto idrogeologico – sottolinea il Sindaco Antonio Rubino – è una delle grandi questioni con cui devono confrontarsi i nostri territori. Prevenire significa intervenire prima che un problema diventi un'emergenza, soprattutto in aree dove l'abbandono dei territori e la progressiva riduzione delle attività agricole e della manutenzione possono aumentare la fragilità del suolo. Ci sono opere che forse non fanno rumore e non producono consenso immediato, ma che sono indispensabili per proteggere le nostre comunità, le strade, le infrastrutture e il patrimonio». «Per questo – prosegue Rubino
– apprezziamo particolarmente l'approccio del commissario Blasi: venire nei Comuni, incontrare gli amministratori e i tecnici, vedere direttamente i problemi e toccare con mano le condizioni del territorio. Chi amministra localmente è ogni giorno sul territorio e conosce criticità che spesso non emergono pienamente dalle carte o dalle procedure. La collaborazione tra istituzioni e una conoscenza diretta dei luoghi sono fondamentali per costruire interventi realmente efficaci». Il sopralluogo rappresenta dunque un momento di confronto operativo tra amministrazione comunale e struttura commissariale, nella convinzione che sul dissesto idrogeologico occorra lavorare con continuità, programmazione e capacità di intervenire prima che le criticità si trasformino in emergenze.
«L'Amministrazione intende acquisire le aree destinate all'armatura urbana, come verde pubblico, parcheggi, senza ricorrere a procedure espropriative»
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Svolta urbanistica a Sarconi, ok ad Avviso per Distretti perequativi
al Comune di Sarconi è stato pubblicato l'Avviso Pubblico per la presentazione di manifestazioni di interesse finalizzate all'attuazione del Regolamento Urbanistico vigente negli ambiti perimetrati a Distretto Perequativo (DP), tramite Piani Operativi e Accordi di Localizzazione, ai sensi degli articoli della Legge Regionale Basilicata delle Norme Tecniche di Attuazione. La perequazione urbanistica è una tecnica di pianificazione del territorio che distribuisce in modo uniforme i diritti edificatori e i costi di trasformazione tra tutti i proprietari di un'area, azzerando le differenze di valore create dalle scelte del piano regolatore.All'Avviso pubblicato dal Comune di Sarconi, è allegata una planimetria che individua puntualmente le aree oggetto della procedura, consultabile presso l'Area Tecnica del Comune e sul sito istituzionale. «L'iniziativa nasce da una precisa scelta di indirizzo dell'Amministrazione, che con Deliberazione del Consiglio Comunale del 31 luglio di quest’anno, approvata all'unanimità, ha stabilito di riattivare l'attuazione delle aree a Distretto Perequativo -spiega il Sindaco Nicola Gulfo- Si tratta di un passaggio di particolare rilievo per la comunità: il Regolamento Urbanistico di Sarconi era stato approvato con la Deliberazione del Consiglio Comunale del 2 maggio 2011, ma la parte relativa ai Distretti Perequativi, pur prevista fin dall'origine come strumento cardine per lo sviluppo del territorio, non era mai stata attuata concretamente, al punto che le relative previsioni di trasformazione
erano nel frattempo decadute per decorso dei termini di legge. Con l'Avviso odierno, si compie il primo passo concreto per rendere finalmente operativo questo meccanismo, offrendo ai proprietari delle aree interessate l'opportunità di contribuire, insieme al Comune, alla trasformazione e alla riqualificazione del tessuto urbano». Attraverso questo percorso, «l'Amministrazione intende acquisire le aree destinate all'armatura urbana, come verde pubblico, parcheggi e servizi collettivi, senza ricorrere a procedure espropriative, grazie ai meccanismi di perequazione urbanistica; garantire un'equa distribuzione di diritti edificatori, oneri e benefici tra tutti i proprietari delle aree interessate; migliorare la qualità urbana e la dotazione di standard nel tessuto cittadino, in coerenza con l'obiettivo di limitare il consumo di suolo; e assicurare, infine, trasparenza e parità di trattamento tra tutti i soggetti coinvolti, attraverso una procedura pubblica e comparativa». Nei prossimi giorni l'Amministrazione Gulfo organizzerà un incontro pubblico con la cittadinanza, nel corso del quale, «insieme all'Ufficio Tecnico Comunale, saranno illustrati nel dettaglio i contenuti dell'Avviso, le aree interessate e le modalità di partecipazione, al fine di garantire la massima informazione e favorire la partecipazione di tutti i soggetti potenzialmente interessati». Possono presentare manifestazione di interesse i proprietari di aree o immobili ricadenti nei Distretti Perequativi, i titolari di diritti reali o personali sulle medesime aree, oppure i lo-
ro mandatari muniti di procura speciale. Le manifestazioni di interesse, corredate della documentazione richiesta dall'Avviso, dovranno essere trasmesse entro il 20 dicembre 2026. EMANUELA CALABRESE
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Matera e provincia
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I sindacati all'attacco: «Tim chiarisca subito, le attività risultano essere state spostate altrove»
CallMat, 350 lavoratori a rischio «Chi prende in giro la Basilicata?» MATERA Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano: «Vergognoso. Solamente vergognoso. Non permetteremo che 350 famiglie paghino il prezzo di scelte industriali che nessuno vuole spiegare. Chi sta prendendo in giro la Basilicata?» È la domanda che SlcCgil, Fistel-Cisl, UilfpcUi e Ugl Telecomunicazioni pongono pubblicamente dopo aver denunciato quella che definiscono una situazione “semplicemente vergognosa” nella vertenza CallMat di Matera. A parlare sono i Segretari regionali Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, che alzano il livello della denuncia: «Tim, unitamente a chiunque altro abbia avuto o abbia responsabilità nelle decisioni che riguardano CallMat, deve spiegare cosa sta accadendo. Perché, mentre 350 lavoratori di Matera rischiano il licenziamento, ci vengono segnalate attività che fino a pochi mesi fa erano gesti-
te da CallMat anche in uso esclusivo e che sarebbero state indirizzate verso un altro fornitore, con un incremento dell'organico in altri siti. Se questo riscontro sarà confermato, la situazione è gravissima e non può essere liquidata con una generica spiegazione sulla diminuzione dei volumi. Tim dice che i volumi diminuiscono. Allora perché le attività di Matera vengono spostate?» È questo il punto sul quale i sindacati chiedono una risposta immediata. «Nei tavoli ministeriali – affermano Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano – Tim ha rappresentato una diminuzione dei volumi di attività. Nel frattempo, però, secondo le informazioni in nostro possesso, le Strutture Operative di TIM avrebbero indirizzato verso un altro fornitore parte del traffico telefonico e delle attività di back office che, fino a pochi mesi fa, venivano gestite da CallMat di Matera in maniera esclusiva. Paradossalmente, lo stesso fornitore avrebbe inol-
tre incrementato l'organico sui siti di Pomezia e Cagliari. Allora – gridano forte e chiaro i Segretari – qual è la verità? Quella rappresentata da TIM nei tavoli ministeriali oppure quella che, secondo quanto ci viene riferito, emerge quotidianamente dalle scelte operative? Perché, se i volumi sono diminuiti, TIM venga al tavolo e lo dimostri con dati, numeri e documenti. Se, invece, esistono attività che continuano a essere svolte e vengono trasferite da un fornitore a un altro o da un territorio a un altro, allora qualcuno deve spiegare perché Matera debba essere sacrificata. La Regione mette risorse per le famiglie. E Tim cosa fa?». C'è poi un altro elemento che, per i sindacati, rende la vicenda ancora più paradossale. «La Regione Basilicata, anche attraverso l'assessorato alle AA. PP. guidato da Francesco Cupparo, ha messo in campo risorse e strumenti per sostenere le famiglie dei lavoratori coinvolti nella vertenza
CallMat. La Regione sta cercando di fronteggiare le conseguenze sociali ed economiche di una crisi occupazionale che rischia di colpire 350 lavoratori. E, contemporaneamente, secondo quanto denunciamo, Tim sembra snobbare proprio il sito di Matera, indirizzando altrove attività che fino a poco tempo fa venivano svolte sul territorio. È una situazione che riteniamo inaccettabile. La Regione mette risorse per aiutare le famiglie. I lavoratori chiedono di poter continuare a lavorare. Il territorio chiede di
non perdere altri posti di lavoro. E dall'altra parte cosa arriva?. Silenzio. Basta prendere in giro la Basilicata». I quattro Segretari regionali usano parole durissime: «Se quanto ci viene rappresentato sarà confermato, riteniamo che la Basilicata, il Governo regionale e i lavoratori siano stati messi davanti a una situazione intollerabile. Non possiamo accettare che si dica una cosa nei tavoli istituzionali e che sul campo le Strutture Operative se ne realizzi un'altra».
“IL FUTURO ABITA I PICCOLI LUOGHI”: 64 PAGINE PER RACCONTARE UN’IDEA DI COMUNITÀ, CULTURA E SVILUPPO
Irsina Capitale Cultura 2029, presentata la candidatura
IRSINA È stato presentato ieri, nell’Aula Magna dell’I.C. Semeria-Minozzi-Festa sez. “G. Mascolo” di Irsina, alla comunità scolastica e alla cittadinanza, il dossier di candidatura di Irsina a Capitale Italiana della Cultura 2029, dal titolo “Il futuro abita i piccoli luoghi”. Una scelta non casuale quella di presentare il progetto proprio a scuola, davanti alle nuove generazioni, perché la candidatura non vuole essere soltanto una competizione per ottenere un riconoscimento, ma soprattutto un percorso attraverso il quale una comunità è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro, partendo dalla propria storia, dalle proprie radici e dalle risorse di cui dispone. Il dossier, composto da 64 pagine, raccoglie e sintetizza la visione alla base della candidatura: trasformare la dimensione di piccolo centro, spesso percepita come un limite, in una possibilità di futuro, costruen-
do intorno alla cultura un progetto di sviluppo capace di coinvolgere la comunità, generare nuove opportunità e rafforzare il legame tra giovani e territorio. È proprio il titolo del dossier a racchiudere la sfida di Irsina. Essere un piccolo luogo non significa necessariamente essere periferici rispetto al futuro. Al contrario, la candidatura parte dall’idea che proprio nei piccoli borghi possano essere sperimentati nuovi modelli di vita, di comunità, di accoglienza e di sviluppo sostenibile. Il futuro, dunque, non viene raccontato come qualcosa che deve necessariamente arrivare dall’esterno o come una condizione che richiede di abbandonare i piccoli centri. Viene costruito a partire dai luoghi, dalla loro identità e dalla capacità di trasformare il patrimonio materiale e immateriale in nuove opportunità. Irsina prova così a ribaltare una narrazione spesso associata ai piccoli comuni: quella dello spopolamento, del-
la marginalità e della necessità di partire. La candidatura riconosce le difficoltà e non le nasconde, ma sceglie di partire da ciò che esiste e che può diventare una leva per il futuro: il centro storico, i paesaggi, i cammini, i monumenti, i beni culturali, l’acqua, il patrimonio agricolo e naturalistico, la capacità di accoglienza e una comunità che può diventare protagonista di un nuovo racconto. Un futuro che non viene immaginato soltanto per chi oggi vive a Irsina, ma anche per chi è partito e potrebbe tornare, per chi sceglierà di restare e per chi arriverà da altri territori. «Abbiamo voluto presentare il dossier qui, nella nostra scuola perché vogliamo che tutta la comunità sia partecipe di un’operazione importante, che definisce la nostra mission sulla cultura per i prossimi dieci anni», ha dichiarato il sindaco Giuseppe Candela. Rivolgendosi direttamente agli studenti, il sindaco ha ricordato come mol-
ti giovani siano cresciuti con l’idea che per costruire il proprio futuro fosse necessario andare via da Irsina. «Non possiamo nascondere questa realtà – ha detto – ma non dobbiamo neanche dimenticare ciò che abbiamo. Soprattutto quando si è giovani, non sempre si ha piena consapevolezza delle peculiarità del luogo in cui si vive. Dobbiamo dare loro la possibilità di vivere e costruire il proprio futuro in un luogo che abbia caratteristiche precise e opportunità».
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La mitopoiesi e il coraggio di dare voce ai territori dimenticati
La ricchezza che non sappiamo di avere
E
DI FABRIZIO QUARATINO
sistono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza guardarli davvero. Palazzi davanti ai quali passiamo distrattamente, piazze che consideriamo soltanto punti d’incontro, strade che percorriamo senza domandarci chi le abbia abitate prima di noi.Esistono persone che hanno contribuito alla vita delle nostre comunità senza conquistare una pagina nei libri: artisti, artigiani, studiosi, insegnanti, musicisti. Ed esistono giovani talenti che cercano ancora un’occasione per farsi conoscere. Minore rispetto a cosa? Alla notorietà? Alle dimensioni? Oppure alla nostra incapacità di riconoscerne il valore? MITOPOIESI. UNA PAROLA DIFFICILE PER UN’IDEA CHE CI RIGUARDA TUTTI Mitopoiesi. Nel suo significato generale, la mitopoiesi riguarda la creazione e la rielaborazione di narrazioni mitiche. Applicata, come proposta progettuale, alla valorizzazione dei territori, può suggerire un modo di costruire racconti ed esperienze intorno a luoghi, fatti e personaggi, reali o
Il patrimonio che non sappiamo di possedere
immaginari, capaci di suscitare interesse e partecipazione. Non basta organizzare una manifestazione. Occorre individuare qualcosa che meriti di essere raccontato e costruirgli intorno un percorso culturale. Un luogo dimenticato può diventare il punto di partenza di una narrazione; una figura storica poco conosciuta può aiutarci a riscoprire un’epoca; un artista contemporaneo può raccontare la creatività del nostro tempo. Persino una storia immaginaria, dichiarata come tale, può offrire un’esperienza significativa. In questa prospettiva, la mitopoiesi non è una formula miracolosa né un metodo universale già pronto all’uso. È una possibilità da progettare: trasformare una narrazione in un’occasione concreta di conoscenza, partecipazione e valorizzazione. Non soltanto recuperare ciò che abbiamo dimenticato, ma riconoscere anche ciò che sta nascendo. Perché la cultura non appartiene esclusivamente al passato: prende forma ogni giorno attraverso chi vive il presente. LA CULTURA NON È UN ELENCO DI APPUNTAMENTI Abbiamo sviluppato una straordinaria capacità di organizzare eventi. Festival,
rassegne, convegni, mostre, presentazioni, inaugurazioni. E naturalmente conferenze stampa: un’iniziativa senza un tavolo di relatori rischia ormai di sembrare quasi clandestina. Le manifestazioni culturali sono importanti. Possono generare conoscenza, partecipazione e opportunità economiche. Ma esiste una differenza tra organizzare un evento e costruire un progetto. Un evento possiede una data. Un progetto possiede una direzione. Il primo può concludersi quando il pubblico lascia la sala; il secondo dovrebbe produrre conseguenze anche dopo che le luci si sono spente. La mitopoiesi può affiancare agli appuntamenti consolidati nuove occasioni di scoperta. Abbiamo infatti un rapporto curioso con la notorietà: se un personaggio è famoso, siamo pronti a dedicargli una mostra, una piazza e possibilmente una targa; se è sconosciuto, prima di occuparcene pretendiamo che qualcuno dimostri che sia famoso. I TERRITORI MINORI NON SONO TERRITORI SENZA STORIA La Basilicata custodisce patrimoni storici, artistici, paesaggistici e immateriali differenti. Non tutti hanno monumenti di rilevanza nazionale. Non tutti possono attrarre grandi flussi tu-
ristici. Sarebbe disonesto promettere che una manifestazione trasformi qualsiasi borgo in una nuova capitale del turismo culturale. Ma sarebbealtrettanto sbagliato concludere che, dove mancano grandi attrazioni, manchino opportunità. Un paese può custodire vicende sociali, tradizioni artigianali, memorie di migrazioni e trasformazioni economiche. Può aver dato i natali a persone che hanno contribuito alla vita artistica, scientifica o civile. Può conservare storie che non hanno bisogno di diventare universalmente celebri per meritare ascolto. La mitopoiesi può aiutarci a individuarle e a costruire percorsi attraverso ricerca, selezione, interpretazione e narrazione. Non con una semplice operazione pubblicitaria. Possiamo chiamare “magica” qualsiasi piazza e “imperdibile” qualsiasi iniziativa, ma se dietro quelle parole non c’è un contenuto autentico, il pubblico se ne accorge. E giustamente. Valorizzare non significa convincere qualcuno che ogni luogo sia eccezionale. Significa permettergli di comprendere perché quel luogo meriti attenzione. L’ASSOCIAZIONISMO. UNA RISORSA CHE NON POSSIAMO CONTINUARE A CONSIDERARE SECONDARIA
Nei piccoli centri le associazioni sono spesso luoghi di partecipazione e custodia della memoria. Conoscono persone, raccolgono testimonianze, mantengono vive tradizioni e possiedono qualcosa che nessuna campagna pubblicitaria può acquistare automaticamente: un rapporto diretto con la comunità. Non tutte dispongono delle competenze necessarie per un progetto culturale complesso; entusiasmo e disponibilità non sostituiscono la preparazione. Ma sarebbe un errore considerarle soltanto braccia alle quali affidare iniziative decise altrove. Possono contribuire alla progettazione, individuare storie, coinvolgere scuole, studiosi, artisti e istituzioni. Possono diventare protagoniste della riscoperta del territorio. Forse, da qualche parte, una donna o un uomo conserva un racconto che nessuno ha mai chiesto di ascoltare. Forse non cambierà il destino del mondo, ma potrebbe cambiare il modo in cui una comunità guarda se stessa. E per chi lo ha custodito in silenzio, scoprire che qualcuno desidera ascoltarlo potrebbe valere più di un riconoscimento ufficiale. Ci sono persone che non chiedono di diventare famose. Chiedono soltanto che ciò che hanno vissuto non scompaia insieme a loro
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www.lecronache.info COSTO ZERO? ATTENZIONE A NON CONFONDERE LE RISORSE CON IL DENARO L’idea di realizzare percorsi culturali utilizzando risorse già disponibili è interessante. Ma “costo zero” richiede una precisazione. Un progetto può non richiedere nuovi finanziamenti pubblici; può utilizzare spazi esistenti e nascere da collaborazioni volontarie. Questo non significa che non abbia costi.Il tempo delle persone ha un valore. Le competenze professionali hanno un valore. Ricerca, organizzazione e comunicazione richiedono risorse. Il volontariato non deve diventare un elegante espediente per considerare gratuito il lavoro altrui. C’è differenza tra scegliere liberamente di contribuire e dover lavorare gratis perché qualcuno ha deciso che la cultura, essendo bellissima, possa vivere soltanto di entusiasmo. L’entusiasmo è fondamentale. Ma difficilmente paga una bolletta. LA FANTASIA NON DEVE CHIEDERE SCUSA. MA LA STORIA MERITA RISPETTO Una narrazione può nascere da un fatto documentato, da una tradizione popolare, dalla reinterpretazione artistica di un personaggio o da una storia completamente immaginaria. Ma queste possibilità non sono intercambiabili. Se raccontiamo un fatto storico, dobbiamo rispettare le fonti. Se proponiamo una leggenda, dobbiamo riconoscerne la natura. Se sce-
gliamo una reinterpretazione, il pubblico deve poter distinguere la ricostruzione documentata dalla libertà creativa. Non possiamo inventare arbitrariamente il passato e presentarlo come una verità ritrovata, né attribuire a un personaggio imprese mai compiute soltanto per rendere la sua biografia più avventurosa. La fantasia possiede una dignità propria: non ha bisogno di travestirsi da documento d’archivio. Un racconto serio può emozionare senza essere falso, coinvolgere senza manipolare, usare teatro, musica e arti visive senza alterare arbitrariamente il significato di ciò che racconta. Non dobbiamo inventare un passato più interessante del nostro. Dobbiamo imparare a raccontare con intelligenza ciò che il passato può ancora insegnarci. DALLA NARRAZIONE ALL’ESPERIENZA Una storia interessante non diventa automaticamente un progetto culturale. Occorre individuare un tema, capire a chi ci rivolgiamo, scegliere linguaggi e competenze, domandarci quale esperienza vogliamo offrire. Raccontare non significa necessariamente parlare davanti a un pubblico seduto. Una vicenda può diventare teatro; un luogo, un itinerario narrativo; una figura storica, un racconto musicale; una tradizione, un’occasione per coinvolgere scuole, famiglie e generazioni differenti. Pensiamo a un piccolo centro che custodisca la memoria documentata di un personaggio poco conosciuto. Si potrebbe partire dalla ri-
cerca, raccogliere testimonianze, individuare luoghi legati alla sua vita, coinvolgere studiosi e artisti. Non soltanto una biografia, ma il contesto storico e sociale nel quale quella persona ha vissuto. CARAVAGGIO E QUELLO CHE NON DOBBIAMO DIMENTICARE Il Narciso di Caravaggio a Potenza offre un esempio, non il centro della proposta. Un’opera celebre può attirare attenzione e invitarci a guardare anche ciò che esiste intorno: gli artisti contemporanei del territorio, le opere poco esposte, i luoghi capaci di ospitare nuovi percorsi. Il capolavoro conosciuto può diventare una porta. Ma una porta ha senso anche per ciò che permette di scoprire oltre la soglia. Non aspettiamo soltanto che qualcosa di celebre arrivi da noi: impariamo a individuare ciò che, qui, merita di essere conosciuto. Senza provincialismi, confronti improponibili o riconoscimenti distribuiti indiscriminatamente. IL CORAGGIO DI COMINCIARE Una proposta diventa credibile quando si trasforma in azione. Non occorre partire da un progetto gigantesco, annunciare cinquanta appuntamenti o promettere di rivoluzionare il turismo culturale della Basilicata. Le rivoluzioni proclamate con eccessivo entusiasmo hanno una curiosa tendenza a esaurirsi prima della seconda riunione organizzativa. Si potrebbe cominciare da un luogo, un personaggio, una storia,
un’associazione disponibile. Una ricerca seria. Un percorso narrativo capace di coinvolgere la comunità. Poi verificare cosa accade: quante persone partecipano, quali conoscenze si recuperano, quali relazioni nascono, quali possibilità emergono. Non ogni tentativo riuscirà, né ogni luogo diventerà una destinazione culturale. Riconoscerlo fa parte della serietà del progetto. La mitopoiesi non è una formula magica: è uno strumento da sperimentare e migliorare, restituendo alle comunità il ruolo di protagoniste del proprio racconto. Non aspettiamo che qualcuno ci autorizzi a riconoscere il valore di ciò che abbiamo intorno. Cominciamo a farlo. NON ABBIAMO BISOGNO DI INVENTARE UN ALTRO TERRITORIO. DOBBIAMO IMPARARE A CONOSCERE IL NOSTRO. Forse il cambiamento più importante non consiste nell’aggiungere un’altra manifestazione al calendario. Consiste nel modificare il nostro sguardo. La cultura non vive soltanto nei grandi musei e nei personaggi celebrati: vive nelle storie che rischiano di scomparire, nei luoghi che non osserviamo più, nelle persone che hanno contribuito alla vita delle comunità e nei giovani che cercano qualcuno disposto ad ascoltarli. Non possiamo lamentarci che i nostri territori siano poco conosciuti se siamo i primi a non co-
noscerli. Non possiamo chiedere agli altri di interessarsi alle nostre storie se non troviamo il tempo di ascoltarle. E non possiamo pretendere che la cultura produca futuro se continuiamo a considerarla soltanto una successione di appuntamenti da consumare. Si può essere culturalmente ambiziosi con un progetto semplice. E culturalmente irrilevanti su un palcoscenico gigantesco. La differenza la fanno le idee, la preparazione, la capacità di coinvolgere e ciò che rimane nella consapevolezza delle persone quando l’iniziativa è finita. Allora cominciamo. Scegliamo un luogo dimenticato, una persona che merita di essere ricordata, una storia mai raccontata. Affidiamola alla ricerca, alla creatività, alla competenza e alla partecipazione. Restituiamole una voce. Il vero impoverimento culturale di un territorio non comincia quando scompaiono le sue storie. Comincia quando smettiamo di cercarle. E prima di domandarci che cosa inventare per rendere più interessante la nostra terra, chiediamoci: quante storie, quanti luoghi e quante persone abbiamo condannato all’invisibilità soltanto perché nessuno ha avuto il coraggio di raccontarli? Perché un territorio senza memoria rischia di perdere la propria identità. Ma un territorio che possiede una memoria e non trova il coraggio di raccontarla rischia qualcosa di ancora più doloroso: vivere circondato dalla propria ricchezza e continuare a credersi povero.
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