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Cronache del 25 giugno 2026

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Altomonte investe sugli imprenditori balneari

«PRONTI A ISPEZIONI E AUDIZIONI»

D I L UC IA S ER IN O

Ricordate quando il principe Karim Aga Khan arrivò in Gallura, vide un tratto di costa selvaggia e quasi disabitata e decise di trasformarlo nel più esclusivo laboratorio turistico del Mediterraneo? La Costa Smeralda nacque così, dietro l’ investimento immobiliare c’era un'idea di mondo. Architetti selezionati, paesaggio (...)

■ continua a pag 5 Dell’Aquila e Gallo

CONSORZIO INDUSTRIALE MATERA Di Sanza, Di Lorenzo e il ruolo di Azione in Basilicata

La politica che sacrifica i progetti al potere

CONSIGLIO EUROPEO

Rutte sottolinea il volo di 500 aerei dall’Italia per la guerra contro l’Iran, il ministro Crosetto chiarisce: «Rispettati i trattati internazionali»

■ Lamattina a pag 3

CRONA-CHI?

La giornalista Barozzino analizza la scomparsa di Giuseppe Partipilo da Bernalda lo scorso 18 marzo e tutto ciò che non torna

■ Tammariello a pag 18

L’AFFONDO

Leggieri di Movi Menti Basilicata contro il segretario Giordano: «Simbolo della continuità che affonda il M5S lucano»

■ Servizio a pag 17

IL RICORDO

Polese (Ol-Iv): «13 anni senza Emilio Colombo, lo statista che ha fatto uscire la Basilicata dall’isolamento»

■ Servizio a pag 30

Servizio a pag 11
LA SARDEGNA DEI PRINCIPI
Di Sanza e Di Lorenzo Maida a pag 8
Dellapenna a pag 10
Positano a pag 9
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA

Italia e Mondo

Rutte dice che dal Sigonella sono partiti 500 volti per la guerra contro l’Iran

Crosetto: rispettati i trattati internazionali

Dopo le polemiche dell’opposizione che ha chiesto a Giorgia Meloni di riferire in aula l’intervento chiarificatore del Ministro della Difesa

Le relazioni internazionali sono sempre complesso e non sempre è facile leggere tra le righe per comprendere. Le parole di Rutte, segretario generale NATO, per esempio se lette in chiave atlantista sembrano un segnale chiaro di lealtà dell’Europa. Rutte, infatti, dice che l’Europa ha concesso lealmente le sue basi per le operazioni di volo nel conflitto USA-IRAN aggiungendo che dalle basi Nato in Italia sono partiti circa 500 voli.La polpetta avvelenata, però, è nei dettagli. Qualcuno che vuole vedere la dietrologia come seguito dei rapporti tra Meloni e Trump, infatti, prova a leggere tra le righe della formale dichiarazione di stima una vera e propria polpetta avvelenata.

LA REAZIONE DI CROSETTO

Il Governo italiano ha, infatti, sempre detto di non aver concesso le basi per operazioni militari e che lo avrebbe fatto soltanto dopo una consultazione parlamentare. La frase di Rutte sembra proprio finalizzata a far deflagrare questa polemica interna e mettere in difficoltà il Go-

verno Meloni nei confronti dell’opinione pubblica che in Italia non ha una storica vicinanza a posizioni belliciste. Non è un caso se immediatamente dopo le parole del Segretario Nato l’opposizione per bocca di Conte e del PD abbia chiesto al Governo Meloni di riferire in aula, attaccando il Presidente del Consiglio di aver mentito ed ingannato i cittadini e le istituzioni. Che si sia giocato (volontariamente o meno) sull’equivoco è immediatamente chiarito dal Ministro della Difesa Crosetto il quale ricorda la differenza tra obblighi scaturenti dai trattati ai quali l’Italia non può sottrarsi e non potrebbe qualsiasi fosse il Governo e altre tipi di azioni militari.

PACTA SUNT SERVANDA

Il Ministro Crosetto con grande chiarezza spiega la differenza tra i voli che sono partiti della nostre basi sulla scorta di obblighi internazionali cui l’Italia non può sottrarsi e che non necessitano di una approvazione parlamentare e altri tipi di operazioni che, invece, necessitano dell’autorizzazione delle Camere. Una motivazione che, al di là del tatticismo, svela anche

molta dell’ipocrisia della politica italiana. L’Italia è inserita stabilmente nella Nato. Dall’Alleanza Atlantica scaturiscono obblighi ben precisi che operano in automatico e prescindono da qualsiasi governo. Per capirci e semplificare a beneficio del lettore, i voli che sono partiti dalla base di Sigonella sarebbero partiti anche se al governo ci fosse stata la Schlein, se il Ministro della Difesa fosse stato Conte o anche se ci fosse stata l’estrema destra di Vannacci (ammesso che prima o poi Futuro Nazionale assuma una qualche posizione di politica internazionale). Sono automatismi che scattano per il solo fatto di essere parte dell’alleanza atlantica. Esiste, però, in questa Nazione, nella sua opinione pubblica e nella sua classe dirigente un doppiopesismo di dubbia coerenza e di grande ipocrisia secondo la quale nessuno ha il coraggio di dire di voler abbandonare la Nato ma, soprattutto a sinistra e in alcune formazioni di estrema destra, per strizzare l’occhio ai movimenti anti occidentalisti si finge che sia possibile eludere gli obblighi scaturenti dall’alleanza.

SERVE CHIAREZZA

Non è molto interessante scoprire se Rutte abbia volontariamente o meno lanciato una polpetta avvelenata nel dibattito politico italiano. Quello che è più interessante e forse più utile e iniziare a parlare seriamente di cosa comporti essere parte dell’alleanza atlantica e chiedere a chi oggi lamenta l’utilizzo della basi se intende uscire dalla Nato. Non esiste, infatti, un’opzione differente che porti con se il beneficio della logica. Fino a quando si sta nella Nato si ha l’obbligo di rispettarne gli oneri e i vincoli tra i quali c’è l’utilizzo della basi Nato poste nel territorio nazionale per tutto ciò che è legato agli obblighi dei trattati. Chiediamo a Conte e alla Schlein se al posto della Meloni sarebbero usciti dall’alleanza atlantica, se avrebbero espulso le basi Nato dal territorio nazionale. E’ anche l’ora di finirla con questa ipocrisia. La collocazione internazionale di una Nazione è una cosa seria e deve fare parte del progetto politico di chi vuole governare. Il Partito Comunista Italiano molto coerentemente con la sua storia filo sovietica e anti democratica votò contro l’ingresso dell’Italia nella Nato e fu,

salvo l’ultima fase di Berlinguer, orgogliosamente legata al Patto di Varsavia. Ci piacerebbe sapere se Conte e la Schlein la pensano allo stesso modo.

GLI INTERESSI NAZIONALI SOPRA DI TUTTO

Quello che emerge nel dibattito politico internazionale in Italia anche dopo la querelle tra Trump e Giorgia Meloni è che manca in una parte della politica la centralità per l’interesse nazionale. Fumoserie ideologiche e giochi elettorali determinano visioni opache e strategie acchiappa voti senza sostanza. Giorgia Meloni e Crosetto, invece, hanno dimostrato ancora una volta di mettere al centro gli interessi nazionali e l’orgoglio nazionale nel rispetto dei patti e della piena collocazione dell’Italia nel mondo occidentale. Una lezione che la sinistra ha difficoltà ad imparare legandosi anche a Trump e a Rutte per attaccare il Presidente del Consiglio Italiano che anche quando era il capo dell’opposizione ribadiva che nei rapporti internazionali il Premier non è mai il rappresentante di un partito ma dell’intera Nazione e tutti devono difenderlo.

Le dichiarazioni del Segretario prima del vertice “E5” scatenano la bufera. Meloni a Berlino: «La componente europea dell’Alleanza atlantica va

Rutte: «Da basi italiane decollati 500 aerei»

La Difesa smentisce, poi la NATO rettifica

«Comprendo perfettamente la delusione, ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di 4.000-5.000 missioni di volo», così, il Segretario generale della Nato, Mark Rutte in un’intervista, martedì sera, a Fox News, poco prima di incontrare il presidente americano Donald Trump, ha evidenziato il sostegno europeo all’azione militare degli Usa per supportare l’operazione “Epic Fury” contro l’Iran. Le dichiarazioni di Rutte, a qualche giorno di distanza dall’attacco del “tycoon” al premier Meloni e all’Italia per il mancato supporto all’azione in Medioriente e a ridosso del summit “E5” , ieri pomeriggio, a Berlino,

in vista del vertice Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara, ha scatenato il “putiferio”. Immediata la smentita da parte del governo. I partiti di opposizione hanno chiesto di “riferire in Parlamento”. Poi è arrivata la precisazione della Nato: “Rutte si riferiva al supporto logistico”. Per Meloni “la componente europea della Nato va rafforzata”.

“L’Italia farà la sua parte”, ha dichiarato a Berlino.La smentita da parte del governo italiano è arrivata con un comunicato del ministero della Difesa.“Il governo - si legge - ha fatto esattamente quanto dichiarato alle Camere: sono state autorizzate esclusivamente attività di natura tecnica, non cinetiche, nell’ambito delle procedure previste dagli accordi esistenti. Le volte in cui si è prospettata una richiesta che esulava da questo perimetro, com’è noto, l’Italia non ha concesso l’auto-

rizzazione”. “Per questocontinua il comunicatosorprende che il Segretario della Nato, che nulla ha a che fare con l’operazione Epic Fury, faccia una ricostruzione che trasmette un messaggio totalmente fallace, confondendo tipologia dei voli autorizzati. Sarebbe bastato un approfondimento alla fonte per poter avere la reale rappresentazione di ciò che è avvenuto ed avviene ogni giorno: l’Italia autorizza esclusivamente i voli che sono previsti dai trattati e che escludono totalmente le attività cinetiche. Come sempre ha fatto e come continuerà a fare in vigenza degli attuali accordi”. Dal Pd è arrivata la richiesta di chiarimento con “urgenza” al governo, da parte del responsabile Esteri, Provenzano. “Il sostegno alla guerra di Trump e Netanyahu al’Iran è contrario ai nostri principi e ai nostri interessi”, ha detto l’espo-

nente dem. “Le parole di Rutte ci confermano quello che abbiamo sempre sostenuto”, queste le parole del Presidente M5s, Conte. Nel primo pomeriggio una nota del portavoce Nato, ha però precisato: “Il tipo di supporto a cui si riferiva il segretario generale Mark Rutte riguarda la logistica o l’assistenza tecnica”. Una giornata intensa per il Segretario Nato, Rutte, una prova di equilibrismo. Da una parte Trump, con il suo malcontento nei confronti dei Paesi europei accusati di non sostenere adeguatamente gli Stati Uniti, dall’altra il vertice dei leader europei nel cosiddetto formato “E5” che vede insieme a Italia altri tre paesi dell’Ue (Francia, Germania, Polonia) e Gran Bretagna. In gioco c’è il futuro della Nato. Il tema dominante del vertice Nato, previsto per luglio, sarà appunto quello dell’aumento delle

spese militari e il rafforzamento della sicurezza europea. A Berlino, ieri, il premier Meloni ha “dettato” la linea: “L’Europaqueste le sue dichiarazioni alla stampa - deve assumersi le proprie responsabilità su difesa e sicurezza, portando avanti con decisione il cammino intrapreso per una componente più forte e solida dell’Alleanza atlantica”. Ribadito anche «l’impegno per una pace giusta e duratura», per quanto riguarda il conflitto russo-ucraino. “All’interno di uno scenario che richiede prima di tutto garanzie di sicurezza efficaci per la nazione aggredita”. Sul Medioriente infine, ha dichiarato: «la firma del memorandum d’intesa tra Usa e Iran è un segnale positivo, ma siamo consapevoli di quanto il contesto resti precario, di quanto sia necessario contribuire e compiere ogni sforzo per consolidare il quadro».

Dietro il fascino degli sceicchi miliardari c’è una domanda: l'Italia sta guidando questi processi o si limita a mettere in vendita il proprio patrimonio?

Da Aga Khan alla famiglia Al Thani: La Sardegna dei principi non finisce

D I L UCIA S ERINO

Ricordate quando il principe Karim Aga Khan arrivò in Gallura, vide un tratto di costa selvaggia e quasi disabitata e decise di trasformarlo nel più esclusivo laboratorio turistico del Mediterraneo?

La Costa Smeralda nacque così, dietro l’ investimento immobiliare c’era un'idea di mondo. Architetti selezionati, paesaggio rispettato, lusso discreto ma esclusivo. La costa smeralda è stata per decenni un'utopia per ricchi, certo, ma anche un modello di sviluppo che ha segnato la Sardegna e il turismo internazionale. Abbiamo fantasticato dalle nostre province sognando l’arrivo di uno sceicco col jet privato anche dalle nostre parti, una figura quasi fiabesca che portava denaro, alberghi, lavoro, glamour. Sessant'anni dopo, e con molte storie, investimenti in mezzo, la storia si ripete. Ma è una sto-

ria un po’ diversa. La notizia di questi giorni è che Villa Certosa, la monumentale residenza sarda di Silvio Berlusconi, è passata agli Al Thani, la dinastia che governa il Qatar. L'operazione, secondo le indiscrezioni, si sarebbe chiusa intorno ai 350 milioni di euro. Fininvest ha confermato di aver accettato un'offerta vincolante. Si chiude così una stagione della storia italiana. Villa Certosa era il teatro del berlusconismo: il vulcano artificiale, l'anfiteatro, la grotta scavata nella roccia per attraccare direttamente dal mare, i vertici internazionali informali, le visite di Putin, Blair, leader politici e star dello spettacolo. Era il luogo dove politica, spettacolo e potere si mescolavano fino a diventare un genere narrativo autonomo. Il regno personale del Cavaliere finisce così nelle mani di una delle famiglie reali più ricche del pianeta. Ma non è

l’unico investimento che gli arabi hanno fatto in Italia. E perché se tutto il mondo del lusso e dei ricchi in questi anni si è spostato a Dubai, ora “loro” vengono da noi? La risposta lunga è che i fondi sovrani del Golfo stanno investendo da anni in Europa, anche con accordi fatti col governo italiano. E l'Italia è diventata una destinazione privilegiata. Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita dispongono di enormi risorse finanziarie accumulate grazie a petrolio e gas e stanno cercando di diversificare i propri patrimoni acquistando attività strategiche, immobili di pregio, infrastrutture, turismo, sanità, moda e sport. Il Qatar, in particolare, non è un nuovo arrivato. Possiede quote in grandi gruppi internazionali, hotel iconici, immobili di lusso e da tempo investe in Sardegna. L'operazione più significativa è stata la nascita del Mater Olbia Hospital, struttura sanitaria controllata dalla Qatar Foundation e diventata uno dei principali poli sanitari del-

l'isola. Anche gli Emirati hanno rafforzato la propria presenza economica in Italia. Roma e Abu Dhabi hanno recentemente annunciato accordi e investimenti per decine di miliardi di dollari, con particolare attenzione a energia, innovazione, infrastrutture e tecnologie avanzate. Dunque non siamo davanti a una campagna di acquisti compulsivi, ma a una strategia geopolitica molto precisa. L'Italia resta il Paese della bellezza: coste, città d'arte, marchi della moda, ospitalità di alta gamma. Sono asset unici e non replicabili. Poi c’ è il prezzo. Molti grandi patrimoni immobiliari italiani, soprattutto quelli ereditati, hanno costi di gestione enormi e rendimenti relativamente bassi. Gli eredi spesso preferiscono ven- dere. È il caso stesso di Villa Certosa. La quarta è l'influenza. Oggi i fondi sovrani non investono soltanto per guadagnare. Investono per contare. Acquistare alberghi, squadre di calcio, infrastrutture, reti energetiche significa

consolidare relazioni politiche e costruire potere internazionale.Per anni abbiamo già osservato gli sceicchi comprare club calcistici europei, sponsorizzare campionati, ingaggiare allenatori e campioni. Ma lo sport era solo la parte più visibile di una strategia molto più ampia, costruire un'immagine globale e preparare economie post-petrolifere. L'Italia, dunque, ha un problema politico. E’ un magnifico catalogo in vendita o è capace di indirizzare gli investimenti verso una propria visione di sviluppo? Quando Aga Khan arrivò in Sardegna non acquistò semplicemente terreni: inventò un modello territoriale, discutibile quanto si vuole, ma coerente. Oggi la domanda è se l'Italia abbia ancora un'idea di ciò che vuole diventare, oppure se si limiti a cedere pezzi del proprio patrimonio a chiunque abbia sufficiente liquidità.Gli sceicchi passano. Le rendite pure. I territori, invece, restano. E prima o poi devono decidere da soli che cosa vogliono essere.

Un quadro complessivo che evidenzia la trasformazione del fenomeno droga da emergenza giovanile a problema strutturale

Allarme droga in Italia: un minorenne su quattro ha già provato sostanze illegali

Cannabis sempre più potente, cocaina che fa più morti che mai, nuove sostanze sintetiche che inseguono i controlli senza farsi mai raggiungere. È il ritratto di un'Italia "drogata" a tutte le età quello che emerge dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze 2026, presentata ieri a Roma dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Un documento che, anno dopo anno, conferma come il consumo di sostanze stupefacenti in Italia non sia più un problema circoscritto all'adolescenza o alle periferie urbane, ma un fenomeno trasversale che attraversa età, classi sociali e territori.

UN PAESE CHE CONSUMA

A TUTTE LE ETÀ

Uno degli strumenti più affidabili per misurare il consumo reale nella popolazione generale, al di là delle dichiarazioni raccolte nei sondaggi, è l'analisi delle acque reflue urbane, che rileva le tracce chimiche delle sostanze metabolizzate dai cittadini di intere città. Per il 2025 i dati confermano la cannabis come la sostanza più diffusa in assoluto nel paese, con una media di circa 45 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti, in calo rispetto alle 51-52 dosi degli anni precedenti, ma comunque a conferma di un consumo di massa che riguarda adulti, lavoratori, non solo studenti. La cocaina è la seconda sostanza per diffusione, con una stima di circa 11 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti, in leggero aumento rispetto al triennio 2020-2022. Il giro d'affari complessivo legato al consumo di stupefacenti nel paese ha raggiunto circa 17,2 miliardi di euro l'anno, quasi un miliardo in più rispetto al periodo precedente: il 38% di questa spesa va in cannabis e derivati, il 28% in cocaina, in un mercato dove i prezzi al dettaglio scendono per cannabis, eroina, cocaina e amfetamine - segno di un'offerta sempre più abbondantementre salgono i costi di

ecstasy, metamfetamine e LSD.

COCAINA, IL

SORPASSO

SULL'EROINA

Se la cannabis resta la sostanza più diffusa, è la cocaina quella con il maggiore impatto sanitario e sociale sull'intera popolazione, non solo giovanile. Nel 2025 circa un terzo dei decessi droga-correlati accertati dalle forze dell'ordine è attribuito a questa sostanza, che è responsabile anche del 32% dei ricoveri ospedalieri legati a droghe, un dato che negli ultimi anni ha toccato il massimo storico. Già l'anno precedente, per la prima volta, il numero di decessi attribuiti alla cocaina/crack aveva raggiunto quello legato all'eroina e agli oppiacei: un sorpasso epocale rispetto ai decenni in cui l'eroina dominava la cronaca delle dipendenze in Italia. La cocaina è inoltre, più di alcol e tabacco, la sostanza più frequentemente associata al policonsumo, e tra gli utenti seguiti dai servizi pubblici per le dipendenze (SerD) è la sostanza primaria di circa un quarto dei pazienti in carico. Preoccupa, in particolare, la crescente diffusione di crack ad altissima concentrazione di principio attivo, che nei campioni sequestrati arriva ormai fino al 90%. Sul fronte del contrasto, le forze dell'ordine continuano a intensificare l'attività di repressione, con aumenti significativi sia delle operazioni antidroga che dei sequestri, e decine di tonnellate di sostanze confiscate ogni anno tra Italia e acque internazionali limitrofe. Ma il mercato si trasforma più velocemente di quanto le istituzioni riescano a inseguirlo: nel 2025 il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe (News-D) ha identificato 92 nuove sostanze psicoattive in circolazione sul territorio nazionale spesso vendute online e capaci di sfuggire alle classificazioni legali perché modificate chimicamente più in fretta di quanto la normativa riesca ad aggiornarsi.

I GIOVANI: DOPO IL CALO, TORNA A CRESCERE

IL CONSUMO

Sul fronte giovanile, la relazione segnala un'inversione di tendenza netta rispetto agli anni precedenti. Nel 2025 quasi 350mila studenti minorenni hanno dichiarato di aver usato almeno una sostanza illegale nel corso dell'anno: il 23% della popolazione scolastica under 18, contro il 20% del 2024, un balzo di tre punti percentuali in soli dodici mesi. Tra gli studenti di 15-19 anni, dopo la flessione registrata tra il 2022 e il 2024, si osserva una ripresa dei consumi di cocaina, stimolanti, allucinogeni, oppiacei, catinoni sintetici, oppioidi sintetici e ketamina. Fa eccezione solo la cannabis, che pur restando la sostanza di gran lunga più diffusa tra i giovani mostra un calo contenuto. Resta inoltre allarmante l'uso di psicofarmaci senza prescrizione medica: quasi 180mila minorenni, l'11% della popolazione scolastica, ne hanno fatto uso nel 2025, con una prevalenza quasi doppia tra le ragazze rispetto ai coetanei maschi. SERVIZI, PREVENZIONE E LE PAROLE DEL GOVERNO

Sul piano dei servizi, nel 2025 sono state oltre 130mila le persone seguite dai SerD in tutta Italia -non solo giovani, ma persone di ogni età - con un aumento del 3,5% ri-

spetto all'anno precedente. Le comunità terapeutiche hanno assistito circa 25mila utenti in percorsi residenziali e riabilitativi, mentre gli accessi ai pronto soccorso per condizioni legate all'uso di droga sono cresciuti del 15%, superando i 9.600 casi in un solo anno. Sul fronte della prevenzione, le amministrazioni regionali e i dipartimenti delle dipendenze hanno attivato 407 progetti rivolti alla popolazione generale (+11% sul 2024) e 380 progetti specifici nelle scuole secondarie (+16%). «Continueremo a lavorare senza sosta per costruire una società libera dalle droghe e da ogni dipendenza», ha affermato la premier Giorgia Meloni in un videomessaggio alla presentazione della relazione, ricordando che nel 2025 sono stati destinati oltre 160 milioni di euro al sistema nazionale di contrasto alle dipendenze, lo stanziamento più alto di sempre per questo settore. Più diretto il sottosegretario Mantovano, che ha messo in guardia dal pensare che il fenomeno riguardi solo i più giovani ocontesti marginali: «Il fenomeno delle sostanze riguarda sempre più spesso ragazzi molto giovani e contesti apparentemente normali: nessuna famiglia può considerarsi immune, esattamente come è stato per la pandemia».

Aggiungendo: «Spesso il problema non inizia con la cocaina o con il crack, ma con comportamenti che vengono rubricati come minori: fumo, alcol, cannabinoidi e sostanze erroneamente presentate come innocue. Quando emergono i primi segnali, la strategia migliore non è negare o aspettare che passi, ma intervenire tempestivamente, dialogare, chiedere aiuto: può fare la differenza tra una sperimentazione occasionale e la caduta nella dipendenza». I dati della Relazione 2026 disegnano un'Italia in cui il consumo di droghe non è più un'emergenza confinata all'adole- scenza. È un mercato da quasi 17-18 miliardi di euro l'anno, alimentato da una domanda diffusa in ogni fascia d'età, in cui la cocaina si è ormai affermata come la sostanza più letale, superando per numero di vittime l'eroina che per decenni ha dominato l'immaginario delle dipendenze italiane. La ripresa dei consumi tra i minorenni, dopo anni di calo, è il segnale più nuovo e per questo il più osservato: il prossimo Piano nazionale sulle dipendenze, già annunciato dal Governo, dirà se le misure messe in campo finora basteranno a invertire la rotta o se l'Italia dovrà rivedere in profondità la propria strategia di prevenzione.

Meno squadre e più attenzione all’impatto complessivo degli eventi potrebbero restituire credibilità a un sistema che predica bene e pratica il contrario

Mondiale globale e fine del calcio popolare: il prezzo della grandezza

I G IANFRANCO B LASI

Guardando il Mondiale per Nazioni che si sta disputando negli Stati Uniti, Canada e Messico, si prova una sensazione curiosa. Le immagini scorrono veloci, gli stadi si assomigliano, gli sponsor sono ovunque, i protagonisti sembrano sempre gli stessi. Cambiano le maglie, le lingue, le latitudini. Ma tutto appare uguale. È il paradosso della globalizzazione del calcio: un evento costruito per unire il mondo che finisce per trasmettere una sensazione di frammentazione e spaesamento. Per decenni il calcio ha raccontato identità, territori, culture sportive differenti. Oggi la sua dimensione globale sembra aver prodotto una sorta di omologazione permanente. Le squadre più forti giocano negli stessi campionati, i campioni si concentrano nelle stesse società, gli sponsor sono identici da un continente all'altro. Lo spettacolo cresce, ma diminuisce il senso di appartenenza. Anche sul piano ambientale questo torneo pone in-

terrogativi difficili da ignorare. Da anni politica, imprese e cittadini vengono richiamati alla necessità di adottare comportamenti sostenibili. Eppure il calcio internazionale sembra vivere in una dimensione parallela. Tre grandi nazioni chiamate a ospitare eventi sempre più vasti, decine di squadre coinvolte, migliaia di voli aerei, spostamenti continui di atleti, staff e tifosi. È davvero questa la direzione da seguire? Nessuno mette in discussione il valore universale dello sport. Ma la sostenibilità non può essere un principio valido solo per i cittadini e non per le grandi organizzazioni sportive. Forse sarebbe il momento di riscoprire una parola quasi scomparsa dal vocabolario contemporaneo: sobrietà. Meno squadre, meno trasferimenti, calendari più razionali e una maggiore attenzione all'impatto complessivo degli eventi potrebbero restituire credibilità a un sistema che troppo spesso predica bene e pratica il contrario. C'è poi un'altra questione che riguarda milioni di appassionati. Il calcio che si proclama

globale e inclusivo è sempre più chiuso dietro piattaforme a pagamento. Per seguire integralmente il torneo servono abbonamenti, applicazioni, connessioni veloci e una crescente disponibilità economica. Chi non può o non vuole sottoscrivere l'ennesimo servizio viene relegato ai margini. In Italia la conseguenza è paradossale. Molti tifosi sono costretti a rifugiarsi nell'offerta della Rai, che trasmette una sola partita e spesso non la più interessante. Una scelta che evidenzia anche i limiti di un servizio pubblico che da anni fatica a rinnovare linguaggi, competenze e capacità di racconto. Il risultato è che il grande calcio, almeno quello che

viene presentato come patrimonio universale, diventa un privilegio per chi può permettersi di acquistarlo. Lo sport nasce come fenomeno popolare. La sua forza è sempre stata quella di parlare a tutti, indipendentemente dal reddito, dall'età o dalla provenienza geografica. Quando per assistere a una competizione internazionale occorre superare una barriera economica crescente, qualcosa si rompe nel rapporto tra il calcio e il suo pubblico. Forse il problema non è il Mondiale in sé. Il problema è l'idea che ogni evento debba essere più grande del precedente, coinvolgere più squadre, generare più ricavi, occupare più spazio mediatico. In questa

rincorsa senza fine si rischia di perdere l'essenziale: la passione, la semplicità e quel carattere popolare che hanno reso il calcio il linguaggio universale del Novecento. Penso a maestri di giornalismo sportivo e calcistico come Gianni Brera, Gino Palumbo, Beppe Viola, Gianni Minà, Maurizio Mosca. Più che di nuovi tornei, come l’ancora più assurdo Mondiale per Club, il calcio avrebbe bisogno di una riflessione. Per capire se la strada della crescita infinita sia davvero compatibile con la sostenibilità ambientale, con l'accessibilità economica e con la qualità dello spettacolo. Perché non sempre più grande significa migliore.

«Si può essere protagonisti in Europa senza la necessità di uscirne, superando la burocrazia per avvicinarsi alle reali aspirazioni di ogni Nazione»

Gambino: «Con Meloni stabilità politica e

crescita dell’export»

Gli eventi degli ultimi giorni sembrano non ledere minimamente le capacità dell’Italia che, dal punto di vista produttivo e soprattutto alla luce dei nuovi dati relativi all’Export verso gli Stati Uniti, ha mostrato un dinamismo senza precedenti storici. Ben oltre ogni seppur duro per quanto legittimo distinguo, le solide relazioni internazionali tra i due Paesi, storicamente uniti e forti di una solida amicizia, consentono un continuo e proficuo scambio commerciale e di relazioni diplomatiche. «L’Italia, afferma l’Europarlamentare Alberico Gambino (F.d.I. - E.C.R.), superando anche il Giappone nell’Export verso gli U.S.A. dimostra come, mettendo al centro del sistema produttivo l’impresa di

eccellenza, una manifattura senza eguali al mondo e la qualità dell’innovazione tecnologica, si possano raggiungere risultati commerciali mai ottenuti prima». «Un Paese ove la lunghissima stabilità assicurata dal Governo Meloni ha consentito di investire anche nel Made in Italy, sostenendo adeguatamente le Imprese ed innovando l’intero settore del lavoro e della produzione, promuovendone politiche dinamiche tutte finalizzate ad accrescere l’occupazione e la produzione di intere filiere d’eccellenza da sempre protagoniste sui mercati internazionali». «I dati SVIMEZ recentemente pubblicati restituiscono chiaramente l’immagine di un Sud Italia che, negli Anni 2022-2025, è cresciuto ben del

9,5 % in più rispetto al CentroNord e sul quale il Governo ha inteso imprimere un’ulteriore accelerata finanziando le Imprese per altri 505,8 Milioni di Euro per la Ricerca, Innovazione e lo Sviluppo nelle Regioni del Mezzogiorno ». «Tutto ciò ha chiaramente dimostrato che si può essere protagonisti in Europa senza la necessità di uscirne, ma cambiandola per davvero dall’interno, superandone l’esasperante burocrazia ed avvicinandola alle reali aspirazioni di ogni singola Nazione e ad una maggiore libertà di iniziativa seppur nel doveroso rispetto delle regole comuni». «Dati lusinghieri che premiano l’attenzione e l’attività del Governo, la sua stabilità e la coerenza di molteplici azioni”, con-

clude l’On. Gambino, “tutte convergenti in un’unica direzione : porre al centro delle politiche economiche gli uomini e le imprese che da sempre, creando occupazione e ricchezza, rendono dinamica e protagonista l’Italia nel Mondo».

Cronache Lucane

in Basilicata

La vicenda del Consorzio industriale di Matera, quando la politica sacrifica i progetti al potere

La vicenda che ha chiamato in causa Antonio Di Sanza, come Presidente dell’CSI (Consorzio per lo Sviluppo Industriale), e Pasquale Di Lorenzo come Direttore dello stesso organismo, impone una riflessione sia al centro-destra lucano che al centro-sinistra.

I fatti contestati, vale a dire il presunto affidamento di alcuni lavori a delle imprese senza seguire la regolare procedura e la presunta assunzione di personale con metodi discutibili e in qualche caso con meriti e titoli solo “politici”, qualcuno suggerisce nomi di esponenti politici, non ancora resi pubblici, saranno valutati dagli organi giudiziari competenti. Certo è che se un organo di stampa informa su di una vicenda che tira in ballo personaggi che ricoprono cariche pubbliche, gli interessati, anche solo per dire che non intendono rispondere in sede giornalistica, non possono in ogni caso tacere.

In verità conosciamo entrambi da tempo e alla notizia della loro nomina ci siamo chiesti quali competenze nel settore industriale avessero maturato negli anni.

Ma questi sono i misteri della politica a cui ormai ci hanno abituati.

Qui vogliamo considerare una questione più generale: Pittella era un uomo di centro-sinistra e la sua giunta ebbe termine con lo scandalo “sanitopoli” dei concorsi manipolati nell’ASM. Lui ne uscì indenne: fu infatti assolto, furono invece condannati gli autori materiali dei fatti e stanno ancora scontando la pena, oltre ad avere avuto la loro carriera professionale stroncata.

Qualche settimana fa lo stesso Pittella è stato ospite di Nicola Porro e portato come esempio di vit-

tima del sistema giudiziario. In verità Porro ci ha un po’ delusi, avrebbe dovuto approfondire meglio la vicenda.

Dopo la deludente prima amministrazione di Bardi, il centro-destra pur di non andare a casa si è alleato con Azione di Pittella e ovviamente sta pagando lo scotto di quest’alleanza, soddisfacendo la famelica voracità di potere di Azione e dimenticando quello che Pittella predicava in tema di immigrazione e il suo progetto per la Basilicata, che nessun uomo di Destra potrebbe mai condividere.

Ma abbiamo tutti la memoria corta.

Chi si ricorda più del progetto "We are the people", presentato in Basilicata nell'ottobre 2016? Un'iniziativa sponsorizzata dall’allora presidente Marcello Pittella e che mirava a creare un modello innovativo di economia sociale e accoglienza per migranti, coinvolgendo investitori privati stranieri, tra cui l'imprenditore egiziano Naguib Sawiris?

Ecco il comunicato stampa con il quale la regione annunciava la presentazione dell’iniziativa a Matera. «Il Governatore della Regione Basilicata, Marcello Pittella presenterà a Matera le linee guida del progetto WE RE THE PEOPLE modello di accoglienza innovativo e inclusivo per la gestione dei flussi migratori provenienti dalla rotta del Mediterraneo. All'evento parteciperanno, in qualità di ospiti d'eccezione, il magnate egiziano delle telecomunicazioni NaguibSawiris, da tempo impegnato a sostenere l'emergenza umanitaria in corso e l'imprenditrice RawyaMansour fondatrice di RAMSCO, gruppo internazionale da oltre venticinque anni impegnato alla tutela dell'ambiente e alla riduzione della povertà nei Paesi in via di Sviluppo.Il progetto, WE ARE THE PEOPLE, prevede lo sviluppo di azioni concrete e mirate a progettare, in Basilicata, un modello innovativo di economia sociale per ge-

stire l’accoglienza dei migranti con l'obiettivo di garantire il rispetto dei diritti umani, la legalità e di dimostrare che le persone sono prima di tutto risorse per la comunità. L'attenzione sarà prioritariamente rivolta ai bambini orfani e alle donne.Il presidente Pittella, ancora in queste ore ha tenuto a sottolineare come sia necessario lavorare all'economia dell'integrazione: investire sulle persone è la grande sfida del nostro tempo.

L’obiettivo è, nei prossimi anni, scongiurare il decremento demografico, già in atto, e rilanciare gli assets della Regione , puntando sull’agricoltura sociale, il turismo eco-sostenibile , lo sviluppo dell’industria creativa e dei servizi innovativi per fare in modo che la Basilicata diventi un territorio di inclusione sociale e un modello economico di riferimento per le Regioni dell'Europa. Il progetto, WE ARE THE PEOPLE, promuoverà, nelle fasi di attuazione, un piano econo-

mico territoriale,Migration Economic Plan, per sostenere i settori prioritari della Regione con l’obiettivo di mettere in rete le competenze del territorio a servizio dell’emergenza umanitaria.Il progetto prevede la partecipazione di donatori pubblici e privati e la presenza delle organizzazioni multilaterali (UN) che parteciperanno ai lavori.» Quel progetto per fortuna abortì per diverse ragioni, ma questo è solo un esempio di come ormai le idee, i progetti, le visioni del mondo, ormai non contano più nulla e tutto può essere sacrificato sull’altare del potere.

Fossi in Pittella, Bardi e tutta la compagnia del centro-destra la vicenda del Consorzio Industriale però non la sottovaluterei. Il sistema clientelare in Basilicata di fatto non ha mai smesso di operare, per anni va apparentemente in letargo, poi di tanto in tanto emerge in superficie e per la classe politica e quello che ruota intorno sono dolori.

Antonio Di Sanza, Pasquale Di Lorenzo e il ruolo di Azione
Di Sanza e Di Lorenzo

L'Ufficio Scolastico della Basilicata esamina i fatti dopo le denunce dei genitori e l’inchiesta del nostro giornale. Al vaglio l'invio degli ispettori

Sulla “Sinisgalli” il provveditorato valuta

il caso: «Pronti a ispezioni e audizioni»

Le vicende dell’istituto comprensivo ‘Leonardo Sinigalli’ di Potenza, finite al centro di una nostra inchiesta dopo la sospensione di un alunno autistico poi reintegrato dal Tar ma accolto dalla scuola con modalità parziale per sole due ore al giorno ed in isolamento, finiscono sul tavolo del Provveditorato agli Studi della Basilicata che accende i riflettori sulla delicata questione. L'Ufficio Scolastico Regionale, così come ci viene confermato dal Direttore Generale Anna Dell’Aquila, «ha avviato un'approfondita fase di studio e valutazione per fare piena chiarezza su quanto accaduto«.I vertici scolastici stanno esaminando con la massima attenzione tutta la documentazione emersa dai nostri articoli e la stanno con-

frontando con la versione dei fatti presentata dalla dirigente scolastica Giovanna Gallo per confrontare eventuali discrepanze e discordanze nei racconti e nelle relazioni presentate.

RACCOGLIERE

ELEMENTI UTILI

PER TUTELARE GLI

STUDENTI

L’amministrazione scolastica valuta con estrema serietà e attenzione i prossimi passi istituzionali che, a quanto ci è dato comprendere, potrebbero portare ad una visita ispettiva formale e all'eventuale avvio di audizioni per raccogliere tutti gli elementi necessari. «Stiamo esaminando il caso in ogni suo dettaglio- ci dice Dell’Aquila- poiché quando si parla di inclusione e del diritto allo studio dei ragazzi più fragili, non si può lasciare spazio a dubbi né tantomeno essere superfi-

ciali e poco attenti. Il nostro primario interesse è verificare la correttezza dell'operato scolastico e, se la situazione lo richiederà, siamo pronti a compiere i dovuti passaggi per garantire la serenità degli studenti». Mentre gli uffici competenti valutano le prossime mosse, la nostra inchiesta giornalistica continua a sollevare interrogativi. Oltre al caso specifico dello studente, le attenzioni si concentrano anche su altre presunte anomalie organizzative e gestionali all'interno dell'istituto "Sinisgalli".

VERSO UN CANALE

DI ASCOLTO PER FAMIGLIE E

DOCENTI

Non lo dice esplicitamente ma l'Ufficio Scolastico fa intendere di voler predisporre, in caso di necessità, anche un'ampia rete di ascolto per consentire a genitori, insegnanti e per-

sonale scolastico di esporre direttamente le proprie ragioni, verificare la reale efficienza dei percorsi di sostegno attivati nella scuola e azzerare il clima di tensione che si è inevitabilmente creato attorno alla vicenda. Il tutto, ovviamente, con garanzia di riservatezza per chi decide di raccontare fatti e circo-

stanze. Non si vuole puntare il dito contro qualcuno, e non lo facciamo neanche noi con la nostra inchiesta, ma è un modo per dimostrare attenzione verso un ambito in cui l’unico scopo è quello di tutelare il benessere psicofisico degli alunni e garantire che la scuola sia un luogo sicuro e inclusivo per tutti.

Anna Dell’Aquila (Direttore Generale ufficio scolastico Regionale)

Il DG alle infrastrutture di intesa con l’assessore Pepe delega ai Comuni la decisione sugli orari

Altomonte investe sugli imprenditori balneari

I lidi lucani potranno essere anche ristoranti, negozi, bar, luoghi di intrattenimento anche nelle ore serali secondo le disposizioni dei Sindaci. Una grande operazione di fiducia verso i balneari

D I M A SSI M O D E L LA PE N NA

POTENZA. Il turismo è una delle possibili forze economiche della nostra Regione. Il turismo balneare è il principale motore di questa forza.

Inutile girarci intorno con due coste così differenziate l’una dall’altra c’è una grande possibilità di offrire al turista l’esperienza della scogliera marateota o della spiaggia bassa metapontina, dei porti come delle insenature, della natura selvaggia come della comoda balneabilità familiare.

La bellezza del mare è un dono di Dio o della natu-

ra per chi non crede. Non è merito di nessun governo regionale. LE STRUTTURE

E I SERVIZI

La bellezza della costa, però, da sola non basta. Il turista è sempre più esigente, vuole il mare pulito ma vuole anche locali attrezzati, strutture pronte e accoglienza funzionale.

Sono cose importantissime. Sono cose che non vengono dalla bellezza naturale e che possono essere offerte soltanto da imprenditori capaci. Il compito della politica è quello di mettere in condizione gli operatori di

muoversi e di avere la possibilità di offrire sempre servizi migliori e più variegati. I lidi, per esempio, non sono più soltanto il posto dove si lascia l’ombrellone e si prende il sole. Molto spesso, sempre più spesso sono anche ristorazione, vendita, commercio al dettaglio, locali di intrattenimento.

Tutte cose che servono al turista, servono a migliorare l’offerta ma soprattutto servono all’operatore che può aumentare il proprio profitto.

L’ORDINANZA ALTOMONTE

I lidi operano su territorio

demaniale. I gestori sono concessionari non sono proprietari del terreno e devono fare tutto nei limiti delle concessioni.

La gestione del demanio marittimo è affidato ad un apposito ufficio collocato nell’assessorato alle infrastrutture nella Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità.

Per capirci ed uscire fuori dalla tristezza del lessico burocratico. A decidere della disciplina delle concessioni marittime è Pasquale Pepe dal punto di vista politico insieme a Nino Altomonte sul versante tecnico.

Portare innovazione si-

gnifica avere coraggio. Altomonte, dopo aver consentito ai gestori dei lidi di aprire anche attività di ristorazione, aver dato la possibilità di modulare e allungare la stagione marittima secondo le singole esigenze, con la recente Determinazione Dirigenziale del 23 Giugno ha ulteriormente ampliato le possibilità per chi decide di investire nel turismo.

Senza perderci in dettagli operativi e nozionismi tecnici in sostanza Nino Altomonte con la sua determinazione autorizza i Comuni costieri a fissare gli orari e le regole di apertura delle strutture commerciali nelle concessioni marittime.

Da quest’estate in pratica ogni singola amministrazione comunale potrà decidere come far svolgere le attività ricettive sulle spiagge regolandone le possibilità secondo le prerogative e le esigenze dei singoli luoghi.

Una responsabilizzazione forte per i Sindaci ma anche un grande libertà per ciascuna amministrazione di poter disciplinare il tipo di turismo che vuole. Il mare non è soltanto uno specchio di acqua azzurra, è anche un luogo di investimenti e programmazione. Altomonte dimostra di sapere come fare dando attuazione alla volontà politica del vicepresidente Pepe.

Bardi a Foggia alla Festa della GdF «È un presidio di legalità economica»

POTENZA. Il Presidente della Regione, Vito Bardi, ha partecipato questa mattina a Foggia alla celebrazione nazionale per il 252° anniversario di fondazione della Guardia di Finanza, svoltasi alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, del Vicepresidente e Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

Per il governatore lucano – già Generale di Corpo d’Armata e Vicecomandante Generale del Corpo – la cerimonia ha rappresentato un momento speciale, ricco di emozioni e ricordi. Durante l’evento c’è stata la consegna dei riconoscimenti militari ai finanzieri che si sono distinti in straordinarie operazioni di servizio: tra i premiati il lucano Biagio Cozzi di Lauria, Appuntato Scelto della Guardia di Finanza, insignito di un encomio solenne per l’alto valore professionale e lo spirito di sacrificio dimostrati durante

una missione all’estero.

«Partecipare oggi a questa ricorrenza – sottolinea Bardi – risveglia in me l’orgoglio profondo di aver servito le Fiamme Gialle per gran parte della mia vi-

ta. La Guardia di Finanza presidia con fermezza la legalità economica e la sicurezza dei cittadini, valori che rappresentano i pilastri della nostra democrazia».

Il Presidente ha rivolto un pensiero speciale al militare premiato: «Esprimo le mie congratulazioni all’Appuntato Scelto Biagio Cozzi. Il solenne riconoscimento ricevuto oggi a Foggia attesta l’eccellenza delle sue doti operative, incarnando lo spirito di dedizione e il legame indissolubile che la Basilicata mantiene con le istituzioni dello Stato».

La richiesta della Basilicata entra nel documento trasmesso alla Camera durante l’esame della riforma della geografia giudiziaria

Ripristino Tribunale Melfi, c’è il primo via libera delle Regioni

POTENZA. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il documento predisposto dalla Commissione Affari istituzionali e generali da rappresentare alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2646 del Governo recante “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”. Il Ddl è chiamato a ridisegnare l’assetto territoriale dell’amministrazione giudiziaria anche alla luce delle criticità emerse dopo la riforma del 2012. Tra le richieste contenute nel testo figura anche quella avanzata dal vicepresidente e assessore della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, per il ripristino del Tribunale di Melfi, individuato come presidio strategico per il Vulture-Melfese e per un’ampia parte del territorio regionale. Si tratta di un passaggio istituzionale che inserisce formalmente la proposta nel confronto parlamentare sulla riforma della geografia giudiziaria, finalizzata a rendere più efficiente il servizio e a riavvicinare la giustizia ai territori.

«Accogliamo con misurata soddisfazione questo risultato – spiega Pepe – perché rappresenta il riconoscimento della validità delle motivazioni sostenute dalla Regione Ba- silicata. È un passaggio che consolida il lavoro svolto negli scorsi mesi e dimostra che le esigenze del nostro territorio sono state

ascoltate. Sarà un lavoro duro e complicato, ma possiamo dire che la speranza non è morta».

La richiesta della Basilicata si inserisce nel più ampio riesame della riforma delle circoscrizioni giudiziarie introdotta nel 2012, che aveva comportato la soppressione di numerosi tribunali e procure, come nel caso di Melfi. Nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni si evidenzia come, a oltre dieci anni da quella riforma, il bilancio presenti diverse criticità. Tra queste, l’allontanamento dei servizi di giustizia dai cittadini e dalle imprese, il congestionamento degli uffici giudiziari accorpanti e la scarsa considerazione delle specificità territoriali, infrastrutturali e produttive delle aree interessate.

Così recita il testo dell’integrazione recepita dalla Conferenza delle Regioni: «La Regione Basilicata chiede, in particolare, come pure già esposto in occasione dell’audizione del sindaco della Città di Melfi, il ripristino del Tribunale di Melfi che riveste carattere strategico per una vasta area che vede, fra l’altro, in tale perimetro la sede di Stellantis (zona industriale di San Nicola di Melfi); un carcere di massima sicurezza (Melfi), con una sezione dedicata ai terroristi; un Centro di trattenimento e per il rimpatrio – Cpr (Palazzo San Gervasio)».

«Il fatto che la posizione della Basilicata sia stata recepita nel documento approvato dalla Conferenza delle Regioni – conclude Pepe –costituisce un segnale incoraggiante. Continueremo a seguire con la massima attenzione l’iter parlamentare, collaborando con tutte le istituzioni affinché questa opportunità possa tradursi in un risultato concreto. Restituire il Tribunale a Melfi significherebbe rafforzare la presenza dello Stato in un’area sensibile della Basilicata e garantire un servizio più vicino ai cittadini e al sistema produttivo».

Una

riflessione sulla crisi dello Stato di diritto e il potere invisibile dei potentati

Il “fascismo degli anti” e i mali autentici di questo XXI secolo

Il voto con cui il Consiglio comunale di Venosa ha respinto la proposta di revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini ha acceso un dibattito politico che va oltre i confini della città oraziana. In un post social, il giornalista di Cronache Paride Leporace ha commentato la scelta dell’assemblea cittadina e, in particolare, la posizione del Partito Democratico lucano, accusandolo di aver rinunciato a una chiara assunzione di responsabilità su una questione dal forte valore simbolico e storico. Alla riflessione di Leporace risponde Maurizio Bolognetti, che sposta l’attenzione dal caso locale ai grandi nodi della contemporaneità: la crisi delle democrazie occidentali, il rapporto tra politica e poteri economico-finanziari e la necessità di recuperare una memoria storica non ridotta a mera contrapposizione ideologica. Di seguito la nota integrale del segretario dei Radicali lucani.

DI M AU RIZ I O BO L O GN E T T I*

Caro Paride, la cosa più pericolosa oggi è il fascismo degli anti. Io da sempre preferisco definirmi antitotalitario e sono molto preoccupato per la decadenza delle nostre democrazie divenute di tutta evidenza oligarchie. “Mani pulite” fu un colpo di stato guidato da mani straniere molto interessate. Allora eravamo la quarta potenza industriale al mondo. Essere antitotalitari significa essere anticomunisti, antifascisti, contro la teocrazia iraniana e contro Putin, ma anche contro il molto ambiguo

compagno Z. Oggi noi abbiamo alcuni problemi veramente importanti: dove stanno scivolando le democrazie? Cosa facciamo per arrestare le nuove e le vecchie forme di totalitarismo incombenti e già presenti? Avvertiamo la necessità di difendere ad oltranza lo Stato di diritto democratico? Tutto il resto serve da teatro per distrarci dalle questioni che contano. Anche Silvio fu dimissionato da un colpo di Stato economico-finanziario. Non a caso dopo venne l'uomo di Goldman Sachs. Dovremmo avere l'onestà intellettuale necessaria a chiederci perché in pochissimo tempo crollarono le teste pensanti della politica europea e mondiale. Sto parlando di Craxi, Mitterand, Kohl. E attenzione, non dico che non c'era corruzione, ma mi chiedo ancora oggi perché vennero azzerati solo alcuni partiti e altri furono solo sfiorati. Mi chiedo se certa stampa non fu mandante materiale di uno degli atti più ignobili della storia repubblicana: il lancio di monetine contro Craxi. Mi chiedo perché celebriamo ancora il 25 aprile, dopo averlo ridotto a mero simulacro e averlo svuotato di contenuti e ragioni. Un 25 aprile che viene utilizzato come sfollagente dal fascismo degli anti che così negano l’essenza stessa di ciò che animava, per esempio, i partigiani del Partito d’Azione.

Furto con scasso, Paride. Perché non ci ricordiamo del 6 giugno 1944? Io di Benito e delle "Porte Aperte" penso quel che penso oggi di XI, Putin e soci e teocrazia iraniana. Perché non c’è più spazio per la memoria? Perché non ricordiamo a noi stessi che senza

gli Usa di Roosevelt, Truman e Ike, non avremmo potuto godere di quel po’ di libertà di cui abbiamo goduto ed evitato di finire sotto il tacco dell’armata rossa? E vogliamo interrogarci delle posizioni che ebbe allora Napolitano su Ungheria e Cecoslovacchia? Dovremmo forse, anzi di certo, interrogarci sul nesso tra IA e tecno-liberismo: una miscela devastante per la specie umana. Ha ragione Papa Leone ad affermare quel che afferma in “Magnifica Humanitas”. Ripenso spesso a quel meraviglioso film che è "Finchè c'è guerra c'è speranza". Ma lo sai che in occasione dello scoppio della bolla dei subprime, un deputato Usa, intervenendo alla Camera dei rappresentanti, disse testualmente: "...Ma questo è il congresso degli Stati Uniti d'America o il Consiglio di Amministrazione di Goldman Sachs?". Ovviamente era una domanda retorica. Non so perché ma mi è venuta in mente in questo momento, mentre scrivo, quella splendida figura retorica che è la preterizione. La domanda finale è: Chi gover-

na davvero? La politica conta ancora qualcosa o sono solo tutti degli esecutori materiali di decisioni prese altrove? Traduco quel che qualche imbecille vorrebbe liquidare come complottismo, ma è solo la non facile lettura del vero reale: la politica ce la fa a riacquistare la forza necessaria per contrastare potentati economicofinanziari o è destinata a diventare mero management? Perché, sai, io questa eventualità, che è già presente, la trovo terrificante. A Venosa il Pd vota con non so chi? Un po' di decadenza e locale putrefazione, diciamo il sintomo di qualcosa di molto più grande e che non possiamo ridurre comodamente ad anti e pro. La degenerazione e la putrefazione anche delle anime è in uno stadio molto avanzato, e parlo di globale e non della bella Venosa. E così mentre tu ti poni delle giuste domande, noi siamo a un passo da una radicale disumanizzazione. Parliamone, caro Paride. P.S. Dimenticavo, su Speranza non sono esattamente d'accordo con te. Un caro saluto *S EGRETARIO R ADICALI L UCANI

la misura finanziata con il Programma regionale per ridurre consumi energetici

Quasi 19 milioni per l’illuminazione bando per i Comuni della Basilicata

POTENZA. Un investimento da quasi 19 milioni di euro per rendere più efficienti, sicuri e sostenibili gli impianti di illuminazione pubblica della Basilicata. È questo l’obiettivo dell’avviso pubblico presentato nella sala Inguscio della Regione Basilicata, una misura che punta a sostenere i Comuni e le Province di Potenza e Matera nella riqualificazione delle reti luminose attraverso interventi di risparmio energetico, innovazione tecnologica e adeguamento normativo.

L’iniziativa nasce nel solco dell’accordo sottoscritto lo scorso anno con Cassa Depositi e Prestiti, finalizzato a introdurre strumenti innovativi di supporto finanziario agli enti locali. Alla presentazione hanno partecipato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello, il direttore generale per la Programmazione economico-finanziaria e gestione delle risorse finanziarie Alfonso Morvillo, il direttore generale del Dipartimento Ambiente e Territorio Canio Santarsiero, la dirigente dell’Ufficio Energia Rosalia Smaldone e il presidente di Anci Basilicata Gerardo Larocca. In collegamento da remoto è intervenuto Tommaso Savi, responsa-

bile Gestione Fondi, Strumenti finanziari e Garanzie Pubblica amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti. Presenti anche Marco Rocchi e Antonietta Malatesta in rappresentanza dell’istituto.

La dotazione finanziaria dell’avviso ammonta a 18.802.521 euro e trova copertura nell’ambito dell’Azione 3.2.1.B del Programma regionale Fesr Fse+ Basilicata 20212027. Le risorse saranno destinate a finanziare progetti di efficientamento energetico degli impianti di illuminazione pubblica

già esistenti, con l’obiettivo di ridurre i consumi e migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini. «Oggi presentiamo una misura strategica che tocca da vicino il cuore della nostra missione istituzionale: coniugare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico e l’innovazione tecnologica dei nostri territori», ha dichiarato Mongiello. L’assessore ha evidenziato come l’intervento rappresenti un tassello importante nel percorso verso gli obiettivi fissati dal Green Deal eu-

ropeo e dall’Agenda 2030, favorendo al tempo stesso una riduzione significativa della spesa energetica sostenuta dagli enti locali. Secondo Mongiello, il programma consentirà di ridisegnare l’infrastruttura luminosa dei Comuni lucani rendendola «intelligente, sicura e sostenibile». Un risultato che dovrebbe produrre benefici sia sul piano ambientale sia su quello economico. «Meno consumi significano più risorse che i sindaci potranno destinare ad altri servizi essenziali per i cittadini», ha sottolineato.

L’avviso prevede tre differenti linee di intervento. La prima riguarda il risparmio energetico attraverso la sostituzione o l’ammodernamento delle tecnologie esistenti. La seconda è dedicata all’implementazione tecnologica e all’introduzione di sistemi innovativi per la gestione degli impianti. La terza punta invece alla messa in sicurezza e all’adeguamento normativo delle infrastrutture esistenti.

Gli interventi ammessi al finanziamento dovranno essere completati entro trentasei mesi dalla stipula dell’accordo di finanziamento e comunque non oltre il 30 giugno 2030. Le domande potranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica attraverso la piattaforma “Centrale bandi” della Regione Basilicata, accessibile dal portale istituzionale regionale nella sezione dedicata ad avvisi e bandi. La pubblicazione ufficiale dell’avviso è attesa nelle prossime settimane sul Bollettino ufficiale della Regione Basilicata. Da quel momento gli enti interessati avranno a disposizione centoventi giorni per presentare le proprie candidature e accedere alle risorse messe a disposizione dalla Regione.

Presentata l'iniziativa della Regione e di Sviluppo Basilicata per accompagnare le aziende nell'innovazione digitale

Tour per portare l’Intelligenza artificiale nelle imprese

POTENZA. L'intelligenza artificiale si diffonde sempre più rapidamente nelle aziende italiane, ma la formazione delle competenze necessarie a utilizzarla rischia di non tenere il passo. È quanto emerge dal terzo Rapporto dell'Osservatorio Look4ward, presentato a Roma dalla Luiss Guido Carli e da Intesa Sanpaolo, che evidenzia come le imprese impegnate nell'adozione o nella sperimentazione di soluzioni di AI siano passate dal 19 al 31 per cento nell'arco di un anno. Lo studio segnala però anche una criticità: quasi la metà dei lavoratori non ha ancora ricevuto una formazione specifica sull'intelligenza artificiale e molte aziende non prevedono investimenti significativi sulle competenze. Un divario che rischia di rallentare i

benefici dell'innovazione tecnologica.

In questo contesto si inserisce «IncHUBatori Next Stop AI –Business Tour», iniziativa promossa dalla Regione Basilicata, attraverso il Dipartimento Sviluppo economico, insieme a Sviluppo Basilicata. Il progetto punta ad accompagnare le imprese lucane nell'utilizzo concreto delle nuove tecnologie e delle piattaforme di intelligenza artificiale multi-agentica. «L'intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità di sviluppo per il nostro sistema produttivo – afferma l'assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco Cupparo –. La Basilicata non può limitarsi a osservare i cambiamenti in corso, ma deve esserne protagonista». L'obiettivo, spiega l'assessore, è rafforzare la competitività delle imprese e costruire un ecosistema regionale dell'innovazione in linea con la Strategia di specializzazione intelligente e con la programmazione Fesr 2021-2027. L'iniziativa rappresenta l'evoluzione delle attività già sviluppate negli anni scorsi da Sviluppo Basilicata e si caratterizza per un

approccio pratico. «Mettiamo l'imprenditore al centro dei processi di trasformazione», sottolinea l'amministratore unico Gabriella Megale, evidenziando come le piattaforme multi-agentiche possano supportare decisioni strategiche, analisi dei mercati e simulazioni di scenari complessi.

Particolare attenzione sarà dedicata alle filiere automotive e ferroviaria, ai processi di internazionalizzazione, alla comunicazione d'impresa e al rafforzamento delle competenze manageriali. L'obiettivo finale è favorire la crescita di un sistema regionale capace di connettere imprese, tecnologie e competenze, trasformando l'intelligenza artificiale in una leva concreta di sviluppo e competitività.

Presentata

ORA BASILICATA PROMUOVE UN DIBATTITO PUBBLICO MODERATO DALLA DIRETTRICE DI CRONACHE ROSA MOLLICA

Deposito nucleare, a Potenza il confronto sul futuro

POTENZA. Il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi torna al centro del dibattito pubblico e la Basilicata si prepara ad affrontare il tema con un appuntamento dedicato all'informazione e al confronto. Il 4 luglio, alle ore 9, nella Sala Minerva del Grande Albergo di Potenza, si terrà il convegno promosso da Ora Basilicata sul rapporto tra sicurezza energetica, gestione dei rifiuti nucleari e opportunità di sviluppo per il territorio. L'iniziativa nasce dalla necessità di approfondire una questione che coinvolge direttamente la

regione nel percorso di individuazione dei siti idonei previsto dalla normativa nazionale. Obiettivo dell'incontro è fornire ai cittadini elementi di valutazione basati su dati tecnici e analisi scientifiche. Nel corso dei lavori si discuterà del ruolo dell'energia nucleare nel raggiungimento degli obiettivi europei di neutralità climatica, delle caratteristiche del progetto del Deposito nazionale e delle possibili ricadute economiche legate alla realizzazione di un Parco tecnologico collegato all'infrastruttura.

Interverranno Marco Caresana del Politecnico di Milano, Francesca Mariani di Sogin e Andrea Savi, esperto del settore finanziario e industriale. A moderare il confronto sarà Rosamaria Mollica.

Gli organizzatori sottolineano l'importanza di una partecipazione ampia e consapevole da parte della comunità lucana.

L'evento è aperto a cittadini, amministratori, professionisti e studenti, con ingresso libero e senza necessità di prenotazione. L'obiettivo è creare uno spazio di confronto trasparente su una

delle scelte energetiche più rilevanti per il futuro della Basilicata e del Paese.

Il sindacato rivendica i risultati ottenuti al tavolo con l'Agenzia e chiede tutele, continuità lavorativa e valorizzazione del personale

Arpab verso nuove assunzioni, la Uil Fp: «Ora stabilizzazioni»

POTENZA. Nuove assunzioni, stabilizzazioni del personale e aggiornamento dell'organizzazione interna. Sono alcuni dei temi affrontati nel corso della delegazione trattante che si è svolta all'Arpab e alla quale ha partecipato la Uil Fp Basilicata, che esprime soddisfazione per i risultati ottenuti nel confronto con la governance dell'Agenzia.

Uno dei punti principali ha riguardato il personale a tempo determinato impegnato nel progetto dedicato alle acque. Il sindacato ha ribadito la necessità che le assunzioni avvengano attraverso contratti a tempo determinato e mediante avvisi pubblici, superando il ricorso al lavoro interinale. A seguito del confronto, la percentuale di personale a tempo determinato è stata portata dal 20 al 28 per cento, consentendo l'ingresso di circa dieci ulteriori lavoratori. Nel corso dell'incontro si è discusso anche degli incarichi di funzione. La Uil Fp ha chiesto l'adeguamento della disciplina al nuovo contratto della sanità 2022-2024 attraverso la predisposizione di un regolamento aggiornato

che garantisca criteri trasparenti e coerenti con le nuove norme contrattuali. Tra gli argomenti affrontati anche la possibilità di frazionare a ore le ferie maturate fino al 2025, su base esclusivamente volontaria. Spazio inoltre alla stabilizzazione del personale in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Secondo quanto emerso dal confronto, a breve saranno avviate nuove procedure che consentiranno la trasformazione di ulteriori rapporti di lavoro. La Uil Fp ha inoltre chiesto la proroga dei contratti in essere fino al completamento delle procedure di stabilizzazione, per evitare interruzioni lavorative e garantire continuità ai servizi. Sul fron-

te dell'organizzazione interna, il sindacato ha sollecitato l'aggiornamento del Piano del fabbisogno del personale. Il direttore generale dell'Agenzia ha assicurato che il provvedimento sarà adottato nel prossimo mese di settembre. Tra i risultati evidenziati dal sindacato figura infine il riconoscimento del diritto al buono pasto per le prestazioni lavorative superiori alle sei ore, tema sul quale la Uil Fp porta avanti da tempo una specifica iniziativa di tutela. Il segretario generale Giuseppe Verrastro ha assicurato che l'organizzazione continuerà a vigilare sull'attuazione degli accordi e sui percorsi di valorizzazione professionale del personale dell'Arpab.

A Tito una giornata all'aperto tra innovazione, ambiente e laboratori per costruire una serra intelligente

DevFest Basilicata, la tecnologia si fa esperienza

TITO. Tecnologia e natura insieme per immaginare un modello di innovazione più sostenibile. È questa la sfida della terza edizione del DevFest Basilicata, in programma il 27 giugno a Tito, nella struttura immersa nel verde de La Majonica. L'iniziativa, promossa dal Google Developer Group Basilicata, si presenta quest'anno con una formula inedita: per la prima volta l'evento si svolgerà interamente all'aperto, trasformando la tradizionale conferenza in un'esperienza partecipativa e collaborativa.

L'obiettivo è riportare la tecnolo-

gia al suo ruolo di strumento, favorendo il dialogo con l'ambiente e la collaborazione tra competenze diverse. Il cuore della giornata sarà la realizzazione di una piccola serra intelligente, un progetto che coinvolgerà i partecipanti in attività legate alla botanica, all'elettronica, all'internet delle cose, allo sviluppo di applicazioni, all'intelligenza artificiale e alla gestione dei dati.

Il programma prevede momenti di approfondimento tecnico, laboratori pratici e occasioni di confronto diretto con esperti del settore.

Nel pomeriggio i partecipanti lavoreranno in gruppi per sviluppare i diversi moduli del prototipo,

fino alla dimostrazione finale del funzionamento della serra intelligente. Spazio anche a un confronto aperto sull'intelligenza artificiale attraverso il «Mood Sprint», un'attività dedicata a raccogliere aspettative, timori e riflessioni sulle nuove tecnologie. La giornata si concluderà con un momento informale dedicato alla community, al mentoring e allo scambio di esperienze. Per partecipare è necessario registrarsi attraverso il sito dell'evento, dove sono disponibili tutte le informazioni utili.

Basilicata interviene sul dibattito istituzionale ribadendo il rispetto del quadro costituzionale e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni

Autonomia differenziata, la Regione: «Iter nel rispetto della Costituzione»

Ad aprile scorso sono state firmate le pre-intese approvate a livello nazionale in materia di autonomia differenziata. In sede di Conferenza Unificata, il governo lucano ha espresso voto favorevole, in linea con la maggior parte delle Regioni italiane. Alla riunione ha partecipato, su delega del presidente Vito Bardi, l’assessore regionale alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico.«Il dibattito sull’autonomia differenziata – sottolineano il presidente Vito Bardi e l’assessore Cosimo Latronico – è un’occasione per fare chiarezza su un percorso istituzionale complesso che si sviluppa nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle prerogative regionali e nazionali. Si tratta della prosecuzione di un iter costituzionale che affonda le sue radici nella storia legislativa del nostro Paese».I due rappresentanti della Regione hanno inoltre richiamato il percorso normativo che ha portato all’attuale assetto. «L’autonomia differenziata – pro-

seguono Bardi e Latronico – si attua a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001. Un percorso autorizzato e avviato a suo tempo dal governo D’Alema. Quella modifica costituzionale ha introdotto la possibilità per le Regioni di richiede-

re e rafforzare le proprie competenze in specifiche materie di legislazione concorrente. Il recente passaggio in sede di Conferenza Unificata con il parere favorevole sugli schemi di intesa preliminare rappresenta un atto formale con cui le amministrazioni regionali han-

no preso atto dei passaggi necessari affinché questo dettato costituzionale possa compiersi».Particolare attenzione viene posta al tema delle garanzie sociali e dei livelli di servizio. «L’applicazione dell’articolo 116 della Costituzione preserva intatti tutti i vincoli di coesione sociale e di solidarietà nazionale. La Basilicata e le regioni del Mezzogiorno dispongono di tutele precise. Il trasferimento delle competenze è infatti subordinato alla definizione e al totale finanziamento dei LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni. Lo Stato ha l’obbligo di garantire tali standard in modo uniforme e senza disparità su tutto il territorio nazionale».In conclusione, Bardi e Latronico ribadiscono la linea della Regione. «L’obiettivo è responsabilizzare le amministrazioni locali nella gestione dei servizi, superando modelli superati e puntando su una maggiore capacità di governo all’interno di un quadro unitario che garantisce il diritto alla salute e all’assistenza per tutti i cittadini».

Giochi del Mediterraneo 2026, intesa tra Confindustria e Comitato: «Opportunità per tutto il sistema produttivo»

Confindustria Basilicata e il Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 hanno sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato a promuovere la partecipazione del sistema produttivo lucano alle opportunità legate alla manifestazione sportiva internazionale.L’accordo mira a favorire la più ampia diffusione delle occasioni derivanti dalle procedure e dalle attività promosse dal Comitato Organizzatore, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza, pubblicità e non discriminazione, valorizzando al contempo competenze e filiere produttive presenti sul territorio regionale.Attraverso il protocollo, Confindustria Basilicata si impegna a informare le imprese associate sulle opportunità connesse ai Giochi del Mediterraneo, diffondendo bandi e avvisi pubblici, organizzando incontri

divulgativi e promuovendo percorsi di networking e aggregazione tra aziende. L’obiettivo è favorire una partecipazione più efficace alle iniziative legate all’evento.Particolare attenzione sarà rivolta alla diffusione di soluzioni innovative, sostenibili e digitali, oltre che alla valorizzazione del capitale umano attraverso percorsi di formazione, reskilling, stage e tirocini destinati soprattutto ai giovani. Il protocollo prevede inoltre la costituzione di un gruppo di lavoro paritetico incaricato di accompagnare l’attuazione delle attività e monitorarne i risultati, favorendo un dialogo costante tra Comitato e sistema imprenditoriale lucano.«I Giochi del Mediterraneo – commenta il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma – rappresentano un’occasione straordinaria non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sotto il profilo economico, sociale e occupa-

zionale per tutto il Mezzogiorno e per la Basilicata in particolare. Con questo protocollo vogliamo mettere a disposizione delle imprese lucane uno strumento concreto per conoscere e cogliere le opportunità generate da un evento internazionale di grande rilevanza, nel pieno rispetto delle regole della concorrenza e della trasparenza. La Basilicata dispone di competenze, professionalità e filiere produttive in grado di contribuire efficacemente alla riuscita dei Giochi».«Il nostro obiettivo – aggiunge il direttore generale, Giuseppe Carriero – è favorire la massima partecipazione del sistema imprenditoriale regionale, sostenendo processi di collaborazione, innovazione e crescita che possano produrre benefici duraturi per il territorio. L’intesa sottoscritta rafforza inoltre l’impegno comune verso la valorizzazione del capitale umano, la formazione delle

competenze e la creazione di nuove opportunità per giovani e lavoratori, affinché l’eredità dei Giochi possa tradursi in sviluppo, occupazione e maggiore competitività per le nostre imprese».Soddisfazione anche da parte del Comitato organizzatore. «Siamo lieti di formalizzare questa collaborazione con Confindustria Basilicata –dichiara il presidente del Comitato organizzatore dei XX Giochi del Mediterraneo, Massimo Ferrarese – che testimonia co-

me Taranto 2026 sia un evento capace di generare opportunità concrete per l’intero tessuto produttivo del Sud Italia. Il protocollo nasce dalla volontà di costruire un ponte diretto tra Comitato e imprese, affinché le realtà più qualificate del territorio possano partecipare attivamente a questa grande manifestazione internazionale. I Giochi non sono soltanto una vetrina sportiva: sono un motore di sviluppo economico, di innovazione e di occupazione per il Mezzogiorno».

ANTE MANI IN CUCINA A

Dalla nomina del coordinatore regionale alla scomparsa dei Gruppi Territoriali, nessun segnale di rinnovamento

Giordano simbolo della continuità che sta affondando il M5S lucano

La nomina di Cristian Giordano a coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Basilicata avrebbe dovuto rappresentare un momento di rilancio politico, l'occasione per aprire una nuova fase e ricostruire un rapporto autentico con iscritti, amministratori e territori. A distanza di mesi, tuttavia, il bilancio è impietoso: non è cambiato nulla. Quella che era stata presentata come una scelta di rinnovamento si è rivelata l'ennesima operazione verticistica e autoreferenziale, finalizzata esclusivamente alla conservazione degli attuali equilibri interni. Nessuna apertura, nessun confronto, nessun progetto politico capace di restituire entusiasmo e prospettiva a una comunità politica sempre più marginalizzata dalle decisioni che contano. Abbiamo volutamente atteso prima di esprimere una valutazione definitiva. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e per consentire ai fatti di parlare. Oggi, però, i fatti parlano con estrema chiarezza: la gestione del Movimento in Basilicata continua a essere caratterizzata dalle stesse logiche che negli ultimi anni ne hanno determinato il progressivo indebolimento politico e organizzativo. Non è un mistero che il prossimo anno sarà decisivo per il futuro degli assetti politici regionali. Le elezioni politiche sono alle porte e le indiscrezioni su

una possibile candidatura del presidente Vito Bardi al Parlamento stanno già alimentando il confronto sulle future candidature, sia a livello nazionale che regionale. In questo contesto, la scelta di Giordano appare sempre più come una mossa funzionale alla gestione delle prossime liste elettorali e alla tutela dell'attuale gruppo dirigente, piuttosto che come il tentativo di costruire una nuova proposta politica per la Basilicata. Il problema più grave, tuttavia, è un altro: l'assenza totale di una visione strategica per il futuro della regione. La Basilicata continua a perdere popolazione, giovani, competenze e opportunità.

Il declino demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione stanno mettendo sotto pressione il sistema sanitario, il welfare, il trasporto pubblico, la scuola e l'intera rete dei servizi territoriali. Sono questioni che richiederebbero idee, programmazione e coraggio politico. E invece assistiamo quotidianamente a una politica ridotta alla produzione di comunicati stampa e alla denuncia dei problemi, senza che venga avanzata una sola proposta strutturale per affrontare le grandi trasformazioni che interessano la nostra regione. Chi ambisce a governare la Basilicata dovrebbe spiegare come intende contrastare lo spopolamento, sostenere le aree interne, creare lavoro qualificato, valorizzare le risorse energetiche e ambien-

tali della regione e garantire servizi adeguati a una popolazione sempre più anziana. Su tutto questo, dal gruppo dirigente regionale del Movimento, non arriva alcuna risposta. Restano inoltre aperti numerosi interrogativi politici. Siamo davvero sicuri che la nomina di Giordano sia maturata senza alcuna influenza da parte di chi ha guidato il Movimento fino a quel momento? Quali criteri hanno portato alla sua designazione? Perché non si è scelto di coinvolgere gli iscritti e i territori in una decisione così importante? In una regione nella quale il Movimento 5 Stelle ha espresso sindaci, assessori, consiglieri comunali e numerosi amministratori locali, davvero non esisteva nessun'altra figura in grado di assumere questo ruolo?

E soprattutto: che fine hanno fatto i Gruppi Territoriali? Per anni ci è stato raccontato che avrebbero rappresentato il cuore della partecipazione democratica del Movimento, il luogo del confronto politico e della costruzione delle proposte. Oggi appaiono sostanzialmente scomparsi dal dibattito pubblico e dalla vita politica del Movimento, utilizzati soltanto quando serviva mobilitare consenso durante la campagna elettorale del 2024. A tutto ciò si aggiunge una questione di opportunità politica che non può essere ignorata. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione locali, Cristian Giordano risulta coinvolto in vicende

oggetto di accertamenti e procedimenti giudiziari tuttora in corso. Proprio per questo non intendiamo entrare nel merito di questioni che spettano esclusivamente alla magistratura, alla quale va il massimo rispetto. Ci auguriamo sinceramente che ogni vicenda possa chiarirsi nel migliore dei modi e che venga accertata ogni circostanza con la necessaria serenità. Resta però una domanda che appartiene esclusivamente alla sfera politica: era davvero opportuno procedere a questa nomina in una fase tanto delicata? Non sarebbe stato più prudente, più trasparente e più rispettoso della comunità degli iscritti affidare la scelta del coordinatore regionale a una consultazione democratica sul territorio?

La verità è che la nomina di Giordano non ha inaugurato alcuna nuova stagione politica. Al contrario, ha confermato la volontà di mantenere immutati gli attuali rapporti di forza interni e di gestire dall'alto le future scelte elettorali. Noi continueremo a partecipare al dibattito pubblico con spirito critico ma costruttivo, avanzando proposte e idee sui problemi reali della Basilicata. Perché la nostra regione ha bisogno di una politica che torni a discutere di futuro, di sviluppo e di comunità, non di una continua e sterile gestione degli equilibri interni. I cittadini lucani meritano molto di più.

Cristian Giordano
Gianni Leggieri

A CRONA-CHI? La giornalista Barozzino analizza con Amendolara

tutto ciò che non torna

Che fine ha fatto Giuseppe Partipilo?

D I A NNA TAMMARIELLO

Il 18 marzo scorso, il 92enne Giuseppe Partipilo è scomparso improvvisamente a Bernalda, in provincia di Matera, mentre si trovava con la figlia Lucia nella proprietà di famiglia in Contrada Titolo. Dopo essersi diretto verso il pollaio per accudire le galline, l’uomo è sparito nel nulla in pochi minuti, senza lasciare tracce. Sono scattate immediatamente imponenti operazioni di ricerca che hanno coinvolto Vigili del Fuoco, Carabinieri, Protezione Civile, volontari e istituzioni locali. Le aree battute hanno incluso campagne, terreni agricoli, canali, pozzi e il fiume Basento, con l’ausilio di droni, elicotteri e unità cinofile, ma senza portare ad alcun esito. Dopo settimane, il campo base è stato smantellato, pur proseguendo le attività investigative in forma meno visibile. Secondo indiscrezioni, i Carabinieri avrebbero trasmesso un’informativa alla Procura di Matera e le indagini restano ancora aperte a tutte le ipotesi. Colpisce, in questa vicenda, l’assenza totale di elementi: non sono stati ritrovati né gli abiti né oggetti personali, né tracce utili a ricostruire il percorso dell’anziano. Nei giorni successivi era circolata anche una falsa notizia sul ritrovamento del corpo, poi smentita dal Comune. Dopo mesi, la scomparsa di Giuseppe Partipilo continua a non avere risposte ed è ancora avvolta nel mistero. Questo il nuovo approfondimento di “Crona-Chi?”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Fabio Amendolara. Ospite della puntata la giornalista Loredana Barozzino, cugina di Mario Allegretti, un ragazzo lucano scomparso a Courmayeur. La giornalista, riflettendo su altri casi noti di persone scomparse , si interroga sulle modalità con le quali vengono svolte le indagini. «Queste indagini vengono davvero fatte a regola d’arte? Non posso esprimermi sulle ricerche immediate, ma sulle indagini successive avrei tanto da dire». Sulla triste vicenda di Giuseppe Partipilo, a suo avviso, alcuni elementi non tornano, in particolare la finestra temporale della scomparsa: non è chiaro quando sia stato dato l’allarme, con versioni discordanti che vanno da pochi minuti a un’ora e mezza dopo l’ultimo avvistamento. Per lei questo punto è cruciale: «È necessario chiarire questa finestra temporale. È un elemento importante. Inoltre -spiega la giornalista - le ricerche

non sono partite subito. È altrettanto importante poi analizzare il profilo della persona scomparsa, questo potrebbe chiarire molti elementi. Se si tratta ad esempio di una persona con demenza, si dovrebbero cercare partendo proprio dai luoghi legati al storia passata di questa persona ; se invece la persona scomparsa ha problemi di salute o un malessere grave, andrebbe considerata anche l’ipotesi di un allontanamento volontario. Senza un inquadramento del profilo si rischia di non capire dove cercare». Barozzino sottolinea come, nei casi di scomparsa, spesso l’attenzione mediatica sia limitata rispetto ai casi di cronaca nera: «se è un fatto di sangue diventa un reality, se è uno scomparso finisce nel nulla». La giornalista denuncia inoltre anche la scarsa continuità comunicativa delle istituzioni locali, che intervengono solo nelle prime fasi e poi tendono a ridurre l’attenzione. Dunque il problema principale diventa la frammentazione del sistema: mancano coordinamento e condivisione dei dati tra forze dell’ordine e istituzioni. E questo concetto la giornalista lo rimarca con forza. «Talvolta una denuncia presentata in una caserma non viene immediatamente condivisa con altre. Ritengo invece fondamentale che ci sia una banca dati unica e aggiornata: esistono strumenti come database ministeriali e quelli televisivi dedicati agli scomparsi, ma il lavoro di incrociare tutti i dati non lo fa nessuno» sottolinea con fermezza Barozzino, portando l’attenzione anche sul potenziale dell’intelligenza artificiale, che potrebbe aiutare a collegare informazioni tra database diversi, ma che oggi non viene ancora utilizzata in modo sistematico. Per questo, secondo lei, tutto dipende ancora dalla sensibilità dei singoli operatori, mentre dovrebbe esistere un protocollo standard e una checklist operativa obbligatoria. Ribadisce poi che sarebbe importante poter accedere a documentazione come informative o cartelle mediche, nei limiti della privacy, per comprendere meglio la situazione dello scomparso. Ma la giornalista critica fortemente il fatto che errori e omissioni investigative non siano episodi isolati ma ricorrenti: mancata acquisizione di tracce, testimoni non sentiti, ritardi nelle verifiche. E di questo Barozzino ne è convinta, raccontando episodi personali vissuti nel corso della sua esperienza come parente di una persona scomparsa, citando

carenze di risorse nelle caserme e difficoltà operative molto basilari, come la mancanza di carta per stampare documenti. Da qui la conclusione che il problema è strutturale: «mancano risorse, formazione e organizzazione. Sarebbe fondamentale passare da una gestione emergenziale a una logica di prevenzione, perché i costi delle ricerche sono elevati e spesso evitabili con sistemi più efficienti. Il fenomeno delle scomparse riguarda chiunque, non solo bambini o anziani, e che le categorie e gli ste-

reotipi non aiutano a comprenderne la complessità. Ribadisco infine l’importanza della collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine, stampa e cittadini. La scomparsa è come un limbo che non si riesce mai a chiudere del tutto perché rimane sempre, nel cuore dei familiari, il barlume della speranza. Per questo - conclude - è fondamentale non smettere di cercare e non chiudere in un cassetto questi casi, continuando a lavorare insieme per dare risposte concrete alle famiglie».

Giuseppe Partipilo
Loredana Barozzino

Dai primi giacimenti a Tramutola al petrolio della Val d’Agri: la storia di Eni si intreccia con quella della Basilicata da quasi un secolo

Eni racconta la sua storia: a Viggiano l’iniziativa “100 anni di energia”

Eni festeggia i 100 anni della sua storia industriale anche a Viggiano. Dopo la prima tappa di Gela, il racconto del centenario approda in Val d’Agri, distretto energetico e laboratorio di trasformazione industriale tra i più importanti nel panorama delle attività di Eni in Italia. Agip è stata fondata il 3 aprile 1926: una data che rappresenta una tappa significativa per Eni: 100 anni di storia in Italia e nel mondo. Nel corso del tempo, infatti, Agip prima ed Eni poi, hanno svolto un ruolo centrale come motore di trasformazione, sviluppo e innovazione, contribuendo al progresso e diffondendo la cultura del “Cane a sei zampe”, simbolo di energia, competenza e capacità di costruire il futuro. Il legame tra Eni e la Basilicata accompagna i cento anni di storia dell’azienda fin dalle sue origini. Agip, infatti, proprio a Tramutola realizza le sue prime produzioni di idrocarburi. Seguirà poi, negli anni Sessanta la scoperta del metano in Val Basento negli anni del boom economico e la scelta di investire direttamente sul territorio che vede la nascita del polo industriale chimico Anic di Pisticci. Negli anni successivi il contesto industriale europeo cambia e il settore petrolchimico affronta una fase di progressiva contrazione. La presenza di Eni in Basilicata entra quindi in una nuova stagione con la scoperta, nel 1987, del giacimento della Val d’Agri, tuttora il più grande giacimento pe-

trolifero onshore dell’Europa continentale.

Oggi Eni guarda alla Basilicata come a un laboratorio strategico per accompagnare il percorso verso la neutralità carbonica. Gli investimenti in innovazione, la collaborazione con il mondo della ricerca, il sostegno alle nuove imprese e l’attenzione alla diversificazione economica, rappresentano gli strumenti per una crescita sempre più equilibrata e sostenibile.

All’evento “100 anni di Energia”, che si è svolto presso il campus agricolo Agrivanda, nelle aree adiacenti al Centro Olio Val d’Agri, hanno partecipato le istituzioni locali e il management di Eni. Con l’occasione è stato presentato il volume “100 anni di energia. Da Agip a Eni. Una storia italiana”, alla presenza dell'autore Paolo Bricco, in dialogo con la responsabile dell’archivio storico di Eni, Lucia Nardi. Per l’occasione è stata installata anche una mostra esclusiva, dedicata al racconto di questi 100 anni, attraverso video, foto e oggetti storici dell'azienda, che ripercorrono le tappe fondamentali che hanno caratterizzato la storia di Eni, con un focus sulle attività condotte nel corso degli anni in Basilicata. La mostra rimarrà aperta e fruibile al pubblico per alcuni giorni successivi all'inaugurazione.

Il racconto dei 100 anni di energia proseguirà anche in altri luoghi simbolo dello sviluppo aziendale in Italia come Ravenna, Porto Marghera e Brindisi.

Presentati a Matera i primi dati della fase epidemiologica del progetto LucAS: analisi su mortalità e salute nelle aree regionali

LucAS, ecco i primi dati epidemiologici: «Per la Basilicata verità e conoscenza»

Sono stati presentati ieri pomeriggio presso la Cappella dei Celestini, in Largo Duomo, i risultati della “Prima Fase dell'Epidemiologia Geografica del Progetto LucAS” (Lucania Ambiente e Salute), dedicata all’analisi statistica della mortalità generale e specifica per alcune cause selezionate in nove aree della Basilicata.Ad aprire i lavori è stato Canio Santarsiero, direttore generale del Dipartimento Ambiente, Energia e Tutela del Territorio della Regione Basilicata, che ha sottolineato il valore conoscitivo dell’iniziativa. «In questo momento stiamo facendo qualcosa di più profondo che leggere numeri. Stiamo guardando in faccia la nostra terra. Lucania, Ambiente, Salute: tre parole che non sono concetti astratti. La Basilicata è una terra aspra e generosa, complessa, che ha dovuto accogliere sfide grandi e cruciali. Chi amministra sa che abbiamo un debito di gratitudine e una responsabilità immensa nei confronti di questa terra e di chi la abita. Oggi c’è bisogno di verità: non può esserci sviluppo se non sappiamo come sta la nostra terra e come sta la nostra gente. I dati raccolti da LucAS sono quindi una bussola verso il futuro».Nel

suo intervento, il responsabile esecutivo del progetto, Michele Busciolano, ha evidenziato il carattere tecnico e scientifico dell’iniziativa. «La Regione sta portando avanti questo progetto in maniera palese e sono convinto che tutto sarà gestito nel modo più corretto ai fini scientifici. Non si tratta solo di un investimento economico, ma soprattutto di un investimento tecnico: stiamo mettendo in campo le migliori competenze presenti in Regione, sia in ambito ambientale che sanitario, per comprendere come gli impatti antropici incidano sulla salute delle persone. Il parterre di scienziati coinvolti testimonia la qualità del progetto. Siamo ottimisti rispetto ai risultati che potremo raggiungere».Un primo quadro dei dati è stato illustrato da Rosa Anna Cifarelli, responsabile scientifica del progetto LucAS, che ha richiamato la necessità di un’attenzione mirata su alcune aree. «Questi primi dati relativi all’epidemiologia geografica mostrano che in alcune aree della Regione sarebbe opportuno porre maggiore attenzione. Mentre proseguono le attività di ricerca e raccolta dati, sarà valutata l’eventuale attivazione di una sorveglianza attiva». Cifarelli ha

inoltre ricordato che «oggi sono stati presentati i primi risultati di una delle diciannove linee progettuali di LucAS, quella relativa all’epidemiologia geografica, curata dal professor Biggeri e dalla professoressa Cattelan, che hanno scelto un approccio basato sul coinvolgimento dei territori e sulla condivisione dei quesiti di ricerca con la popolazione».Il professor Annibale Biggeri, dell’Università di Padova, ha illustrato il lavoro svolto nella prima fase. «Siamo a conclusione della prima fase del progetto di epidemiologia geografica. Il rapporto presentato oggi ha l’obiettivo di accompagnare il processo di definizione dei quesiti scientifici sulla base dei quali viene costruito il protocollo di ricerca. Il lavoro fornisce elemen-

ti di contesto, tra cui una valutazione storica e un aggiornamento del profilo di mortalità 2015-2023 per alcune aree critiche della Regione Basilicata, caratterizzate dalla presenza di fonti di pressione ambientale definite nel progetto LucAS. Si tratta di un aggiornamento che pone interrogativi e spunti di riflessione secondo il principio di precauzione per future scelte di sanità pubblica. La prossima fase sarà dedicata alla discussione degli scenari e delle possibili decisioni».Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche il professor Marco Martuzzi, epidemiologo e Visiting Professor presso la School of Public Health dell’Imperial College, che ha tenuto una lectio magistralis su metodologia, comunicazione e partecipa-

zione pubblica nella definizione dei profili di salute nelle aree a rischio; e il professor Giovanni Ferrarese dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del CNR, che ha offerto una ricostruzione storica del territorio lucano funzionale all’analisi dei dati demografici e sanitari.I dati statistici sono stati successivamente illustrati dalla dottoressa Giada Minelli e dal dottor Valerio Manno del Servizio di Statistica dell’Istituto Superiore di Sanità.L’incontro si è concluso con un dibattito aperto coordinato dalla responsabile scientifica del progetto LucAS, Rosa Anna Cifarelli, e dal professor Enzo Alliegro dell’Università Federico II di Napoli, che ha favorito il confronto pubblico e la condivisione dei risultati con la cittadinanza.

La Regione Basilicata attiva un bando per l’inserimento di 8 studenti universitari in percorsi di formazione e lavoro nella pubblica amministrazione

Basilicata, bando per 8 giovani in Regione: formazione e lavoro per trattenere i talenti

La Regione Basilicata punta sui giovani e lo fa con un’iniziativa che unisce formazione e inserimento lavorativo nella pubblica amministrazione. È stato pubblicato il bando di concorso che prevede l’assunzione a tempo pieno e determinato di 8 studenti meritevoli dell’Università della Basilicata.I candidati selezionati saranno inseriti in Regione con un contratto di formazione e lavoro della durata di 36 mesi, inquadrati nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione. Al termine del triennio, il rapporto potrà essere trasformato a tempo indeterminato.«Vogliamo trattenere le migliori energie in Basilicata, offren-

do loro una prospettiva reale e stabile – sottolinea il presidente della Regione Vito Bardi –. Questo provvedimento, nato da una stretta e proficua sinergia istituzionale con l’Università degli Studi della Basilicata, dimostra la volontà della Regione di essere motore attivo nel ricambio generazionale. Stiamo innestando nuova linfa, competenze fresche e digitali nei settori chiave della nostra macchina amministrativa, dalla cybersecurity alla tran- sizione energetica. È la Regione che si fa spazio per i giovani, valorizzando il merito direttamente tra i banchi di scuola».L’iniziativa dà attuazione alle più recenti misure nazionali in materia di reclu-

tamento di studenti meritevoli, previste dall’articolo 3-ter del decreto-legge n. 44 del 2023, e si inserisce in una convenzione strategica siglata tra la Regione Basilicata e l’Università degli Studi della Basilicata.I percorsi formativi, pari a 140 ore complessive nel triennio, saranno svolti in collaborazione con l’Ateneo e sono stati co-progettati per rispondere ai fabbisogni di innovazione e digitalizzazione della pubblica amministrazione regionale.Il bando è riservato a studentesse e studenti dell’Università della Basilicata di età compresa tra i 18 e i 24 anni non compiuti, iscritti per l’anno accademico 20252026 al terzo anno o fuori corso,

non ancora laureati e in regola con il piano di studi. Le domande potranno essere presentate a partire dal 24 giugno 2026.

Un’importante occasione di approfondimento scientifico sui più recenti sviluppi della psicoterapia cognitiva e della ricerca psicopatologica

Matera, l’ASM promuove un convegno sulla psicopatologia contemporanea

L’Azienda Sanitaria Locale di Matera, in collaborazione con la Sezione Basilicata della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC), promuove il convegno dal titolo “La Psicopatologia tra paradossi mentali e processi interpersonali – Dialoghi Cognitivisti”, in programma il prossimo 27 giugno 2026, dalle ore 9 nell’Auditorium dell’Ospedale Madonna delle Grazie di Matera. L’iniziativa si inserisce nell’ambito delle attività di aggiornamento e formazione continua rivolte ai professionisti della salute mentale e rappresenta un’importante occasione di approfondimento

scientifico sui più recenti sviluppi della psicoterapia cognitiva e della ricerca psicopatologica. Interverranno il Professor Francesco Mancini e il Professor Antonio Semerari, tra i maggiori esponenti del cognitivismo clinico italiano, autori di rilevanti contributi scientifici nell’ambito della comprensione dei processi psicopatologici, del funzionamento mentale e delle dinamiche interpersonali. La loro partecipazione offrirà ai professionisti presenti un’opportunità di confronto qualificato su modelli teorici e applicazioni cliniche che hanno contribuito in modo significativo all’evoluzione della psicoterapia cognitiva contem-

poranea. Nel corso della mattinata saranno proposte due lectio magistralis dedicate ad alcuni temi centrali della clinica attuale: i paradossi della psicopatologia e il ruolo dei processi interpersonali e degli stati mentali nell’organizzazione della sofferenza psicologica. Il confronto tra i due relatori consentirà di approfondire prospettive teoriche e cliniche complementari, favorendo una riflessione multidisciplinare sui principali aspetti della presa in carico e del trattamento del disagio psichico. L’evento conferma l’impegno dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera nella promozione di iniziative formative di elevato va-

lore scientifico, finalizzate al consolidamento delle competenze professionali e al miglioramento della qualità dei servizi rivolti alla cittadinanza. Il convegno è rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, medici, operatori della salute mentale e a tutti i professionisti interessati ai temi della psicopatologia e della psicoterapia cognitiva.

Progetto “Pnrr M5C2-Sub-Investimento 1.1.2”, coinvolti 125 beneficiari e realizzati interventi mirati al rafforzamento della presa in carico domiciliare

Anziani non autosufficienti, Latronico: «La casa resta il primo luogo di cura»

«Gli importanti risultati del progetto Pnrr per l’autonomia degli anziani non autosufficienti, che ha coinvolto 125 beneficiari sul territorio regionale, hanno dimostrato che la propria abitazione può diventare il primo luogo di cura». Lo ha dichiarato l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, intervenendo all’evento finale del progetto Pnrr M5C2Sub-Investimento 1.1.2 “Autonomia degli Anziani Non Autosufficienti”, dal titolo “La casa, la cura, la comunità”. L'evento ha restituito i risultati di un progetto capillare sui territori che ha coinvolto 125 anziani non autosufficienti in sei Ambiti Socio-

Territoriali lucani: Alto Basento, Bradanica Medio Basento, Marmo Platano Melandro, Val d’Agri, Vulture Alto Bradano e Lagonegrese-Pollino. «Questo progetto – afferma l’assessore –ha evidenziato che la permanenza e la cura a domicilio dell’anziano non autosufficiente non è un’utopia, ma un’azione che si può realizzare quando il territorio lavora in rete accanto alle famiglie e i dati diventano strumenti di decisione pubblica». Il progetto ha effettuato interventi mirati al rafforzamento della presa in carico domiciliare. Tra le azioni principali figurano: la riqualificazione degli spazi abitativi con soluzioni domotiche e tecnologiche per l’autonomia

dell’anziano; l’assistenza domiciliare affidata a Oss per il supporto quotidiano, l’accompagnamento per visite e commissioni, l’aiuto nella gestione dell’ambiente domestico, l’affiancamento nell’utilizzo dei dispositivi tecnologici e il coinvolgimento del contesto familiare; attività di supporto gestionale e organizzativo, in raccordo con le équipe multidisciplinari e i servizi sociali territoriali; il sostegno psicologico domiciliare finalizzato a ridurre situazioni di disagio, fragilità socio-relazionale, ansia e isolamento, offrendo al contempo supporto anche ai familiari e ai caregiver. «I risultati di questa iniziativa confermano la necessità di accelera-

re il superamento di un modello assistenziale ospedale centrico. La riforma della medicina territoriale, che stiamo attuando, richiede un’integrazione reale tra servizi sociali e sanitari. Attraverso il coordinamento tra Ambiti Territoriali Sociali, Comuni e operatori, è possibile costruire una sanità di prossimità capillare offrendo risposte concrete e sostenibili. Durante l’evento sono stati presentati anche i dati emersi dalla piattaforma Atl@nte, che ha evidenziato l’importanza di disporre di strumenti condivisi non solo per monitorare gli interventi, ma anche per orientare le politiche territoriali e rafforzare l’integrazione socio-sanitaria.

Il sindacato dei pensionati della Cgil rilancia il confronto sulle politiche regionali dedicate alla terza età e all'invecchiamento della popolazione

Summa (Spi Cgil): «Servono investimenti costanti per gli anziani non autosufficienti»

La sperimentazione

avviata dalla Regione Basilicata nell'ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per l'assistenza agli anziani non autosufficienti rappresenta un segnale positivo, ma non può restare un'esperienza isolata. È la posizione espressa da Angelo Summa, segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, che interviene dopo la presentazione dei risultati del progetto realizzato in alcuni Ambiti socio-territoriali della regione.«Le dichiarazioni della Regione confermano una convinzione che sosteniamo da anni: la casa deve essere il primo luogo di cura e la domiciliarità uno dei pilastri delle politiche pubbliche dedicate all'invecchiamento della popolazione», afferma Summa.Secondo il sindacato dei pensionati della Cgil, l'esperienza maturata dimostra che è possibile sviluppare percorsi assistenziali alternativi all'isti-

tuzionalizzazione, consentendo agli anziani di continuare a vivere nel proprio ambiente familiare e sociale. Una scelta che, sottolinea il segretario, tutela la dignità delle persone e contribuisce a migliorare la qualità della vita di chi vive condizioni di fragilità e non autosufficienza.Tuttavia, per lo Spi Cgil Basilicata, la fase sperimentale deve ora lasciare spazio a una strategia regionale più ampia e strutturata. «I 125 beneficiari coinvolti rappresentano un primo passo importante, ma il problema riguarda migliaia di anziani e famiglie lucane che ogni giorno affrontano da sole il peso dell'assistenza», evidenzia Summa.Da qui la richiesta alla Regione di compiere un'analisi approfondita del fabbisogno assistenziale sul territorio e di mettere in campo interventi capaci di raggiungere in modo uniforme tutte le aree della Basilicata. Il sindacato chiede investimenti permanenti e

una programmazione di lungo periodo che rafforzi l'assistenza domiciliare, l'integrazione tra servizi sociali e sanitari, il sostegno ai caregiver familiari, la telemedicina e la rete dei servizi territoriali.«Solo così –sostiene Summa – la casa potrà diventare davvero il primo luogo di cura e non il luogo in cui vengono semplicemente scaricate sulle famiglie responsabilità che dovrebbero essere condivise da un sistema pubblico efficiente».Nel dibattito sul futuro delle politiche per la terza età, lo Spi Cgil rilancia anche il tema dell'abitare sociale e del co-housing per anziani, una proposta che il sindacato porta avanti da tempo. «Domiciliarità e co-housing non sono modelli alternativi ma complementari», spiega il segretario generale, sottolineando come nuove forme dell'abitare possano favorire autonomia, socialità e accesso ai servizi.Particolarmente rilevante, secondo Summa,

il ruolo che il co-housing potrebbe svolgere nelle aree interne della Basilicata, dove l'invecchiamento della popolazione e lo spopolamento stanno assumendo proporzioni sempre più significative. In questo contesto, il modello potrebbe contribuire a contrastare solitudine, isolamento e fragilità sociale.Infine, il sindacato denuncia l'assenza di un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e le altre rappresentanze sociali sul tema della non autosuffi-

cienza. Per questo lo Spi Cgil Basilicata chiede l'istituzione di un tavolo permanente regionale dedicato all'integrazione socio-sanitaria e alle politiche per gli anziani.«La sfida dell'invecchiamento – conclude Summa – non riguarda soltanto il sistema sanitario e quello sociale, ma il futuro stesso della Basilicata e la qualità della vita delle sue comunità. Le esperienze positive maturate in questi anni devono trasformarsi in diritti esigibili per tutti i cittadini».

Al tavolo regionale sulla riorganizzazione della sanità, il sindacato dei pensionati sollecita un potenziamento concreto dell’assistenza territoriale

Sanità territoriale, Vaccaro (Uil Pensionati): «Servono

più servizi di prossimità e maggiori

Rafforzare la sanità territoriale, integrare maggiormente servizi sociali e sanitari e garantire una risposta più efficace ai bisogni delle comunità locali, soprattutto nelle aree interne e periferiche della Basilicata. Sono queste le principali richieste avanzate dalla Uil Pensionati Basilicata nel corso dell’incontro promosso dalla Regione sulla riorganizzazione della medicina territoriale. A rappresentare il sindacato dei pensionati è stato il segretario regionale Carmine Vaccaro, che ha definito il confronto istituzionale «un momento importante per discutere il futuro dell’assistenza sanitaria in Basilicata», ribadendo la necessità di costruire un sistema in grado di assicurare servizi efficienti e accessibili a tutti i cittadini.Secondo la Uil Pensionati, il nuovo Piano sanitario regionale rappresenta una sfida cruciale per il futuro della regione, chiamata a ridurre le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano l’organizzazione dei servizi sanitari a livello nazionale. Un’attenzione particolare va riservata alle comu-

nità più piccole e ai territori periferici, spesso penalizzati dalla carenza di presìdi e servizi.Nel corso del dibattito, Vaccaro ha sottolineato l’importanza di una maggiore integrazione tra politiche sociali e sanitarie. Un aspetto ritenuto fondamentale per rispondere ai bisogni delle fasce più vulnerabili della popolazione.«Sociale e sanitario sono due facce della stessa medaglia. Chi vive condizioni di disagio economico spesso incontra maggiori difficoltà nell’accesso alle cure. Non possiamo ignorare che in Basilicata 27 mila persone vivono con una pensione di 600 euro e necessitano di maggiore sostegno e protezione», ha evidenziato il segretario della Uil Pensionati.La Uil Pensionati ha espresso apprezzamento per il percorso avviato sul fronte della medicina territoriale, ma ha anche lanciato un monito: la riforma dovrà tradursi in un effettivo potenziamento dell’assistenza e non in una semplice redistribuzione delle risorse già disponibili.«La medicina territoriale funziona se è organizzata per dare risposte tempestive e con-

tutele per le fasce fragili»

crete ai cittadini. Non bisogna togliere servizi alle guardie mediche ma aggiungerne di nuovi. In questo contesto consideriamo strategico il ruolo dell’infermiere di comunità e l’utilizzo della telemedicina, strumenti fondamentali per garantire assistenza soprattutto nelle aree interne», ha dichiarato Vaccaro.Altro tema centrale è quello della pressione sui pronto soccorso. Per la Uil Pensionati, infatti, la riduzione degli accessi impropri passa necessariamente attraverso il consolidamento della rete territoriale e una più efficace presa in carico dei cittadini.«Per evitare l’ingolfamento delle strutture ospedaliere occorre rafforzare i presidi territoriali e garantire una presa in carico più efficace dei bisogni di salute dei cittadini. Solo così sarà possibile migliorare la qualità dell’assistenza e ridurre i disagi per utenti e operatori», ha aggiunto.Il sindacato ha infine confermato la propria disponibilità a partecipare al confronto sulla riforma sanitaria regionale, annunciando un’attenta attività di monitoraggio sull’attuazione delle Case della Co-

munità e sull’intero processo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale.«Continueremo a vigilare sull’attuazione delle Case della Comunità e sull’intero processo di riorganizzazione della sanità territoriale. Siamo pronti a fare la nostra parte con spirito costruttivo, ma senza rinunciare al nostro ruolo di rappresentanza e di tutela dei cittadini e dei pensionati lucani», ha concluso Vaccaro.

L’atto d’indirizzo punta a far aderire il Comune di Potenza alla definizione agevolata; c’è tempo fino al 31 luglio

Rottamazione quinquies, Saponara (OL-IV):

«Un aiuto concreto per famiglie e imprese»

Approda ufficialmente nell’aula del Comune la discussione sulla definizione agevolata dei tributi. La mozione depositata dal consigliere comunale Bruno Saponara, capogruppo di Orgoglio Lucano - Italia Viva, e sottoscritta da tutti i rappresentanti dell'opposizione, è stata inserita all'ordine del giorno della prossima assemblea comunale, convocata per il 29 giugno 2026. L’atto punta a impegnare l’assise cittadina e la giunta a predisporre la delibera per l’adesione del Comune di Potenza alla ‘rottamazione quinquies’ dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate – Riscossione. La misura rappresenta un’opportunità di rilievo per il tessuto economico locale, consentendo a famiglie e imprese di sanare i debiti relativi a tributi comunali e sanzioni amministrative (incluse le violazioni del

codice della strada) notificati tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Chi aderirà alla regolarizzazione beneficerà dello stralcio totale di sanzioni, interessi di mora e aggi di riscossione, potendo versare unicamente l’importo del tributo originario in un'unica soluzione o attraverso un piano di rateizzazione flessibile fino a un massimo di 54 rate bimestrali. Bruno Saponara spiega: «L’inserimento della mozione nell'ordine del giorno del 29 giugno è un primo passo fondamentale. La crisi economica continua a pesare sul nostro tessuto sociale e questa misura rappresenta un atto di assoluto buonsenso». «Non parliamo di un condono, ma di un aiuto concreto ai cittadini che vogliono mettersi in regola. Al contempo, si tratta di una strategia finanziariaaggiunge Saponara - per incassare crediti stagnanti.

Questo permetterà di ridurre il Fondo crediti di dubbia esigibilità liberando risorse oggi congelate e immettendo liquidità immediata nelle casse comunali attraverso il recupero di somme altrimenti di difficile riscossione». I margini temporali per l’approvazione del provvedimento sono estremamente ridotti.

In base a quanto stabilito dalla Legge numero 88 del 2026 e dalle linee guida diffuse dall’Anci, i Comuni hanno infatti tempo solo fino al 31 luglio 2026 per deliberare formalmente l'adesione alla definizione agevolata. «Davanti alle difficoltà reali dei cittadini non devono esistere bandiere o steccati ideologici. L’au-

spicio è che la mozione, come atto di indirizzo politico e in attesa delle successive relazioni tecniche degli uffici e dei revisori, trovi il voto favorevole e unanime di tutto il Consiglio comunale. Votare sì a questo provvedimento significa fare il bene di Potenza e dei suoi abitanti», conclude Saponara.

Un’occasione di ascolto e co-progettazione che ha riunito operatori del volontariato e tutor, finalizzato ad avviare un confronto su temi prioritari del 3° Settore

Potenza lancia “Cantiere Territoriale” per formare il Terzo Settore

Primo appuntamento a Potenza, nella sede del Centro Servizio al Volontariato (Csv) di Basilicata, del progetto ‘Cantiere Territoriale’ ideato dal Forum Nazionale del Terzo Settore e da CSVnet, nell’ambito del percorso Formazione Quadri del Terzo Settore ( Fqts ). Un’ occasione di ascolto, attivazione e coprogettazione che ha riunito peratori del volontariato e formatori finalizzato ad avviare un confronto sui temi ritenuti prioritari per il Terzo Settore . «Il percorso - spiega il direttore del Csv Basilicata,

Gianleo Iosca - coinvolge soggetti diversi per ruolo, dimensione e collocazione territoriale che sono chiamati a partecipare portando il proprio punto di vista specifico fondamentale per restituire una lettura fedele e utile dei territori. Il progetto avrà come obiettivo ultimo quello di mettere in relazione la formazione delle persone con i processi reali di sviluppo organizzativo e territoriale». A guidare il primo appuntamento, Mauro Giannelli, coordinatore nazionale del progetto di Fqts. JSi tratta, è bene specificarlo, di cantieri e non

di convegni o seminari, in cui dirigenti, operatrici e operatori, volontarie e volontari, giovani attivisti e attiviste si incontrano per costruire assieme la formazione di cui il Terzo Settore ha bisogno. Ogni contributo portato alimenta direttamente la futura programmazione di Fqts che dovrà tener conto delle novità legislative e delle grandi trasformazioni sociali ancora in corso». Al centro dell’iniziativa potentina le questioni della dimensione politica del Terzo Settore ; dell’attivismo giovanile; delle priorità e delle metodologie

per rendere la formazione più efficace e aderente ai fabbisogni emergenti e delle modalità di individuazione e coinvolgimento dei partecipanti. «Gli incontri continueranno, da remoto, fino a marzo del 2027 - conclude Giannelliin questo arco temporale ci concentreremo su tematiche specifiche, costruiremo appositi focus group e ascolteremo i contributi di personalità rilevanti nell’ambito del Terzo Settore. Vogliamo pianificare al meglio l’attività formativa che comincerà nel 2028 e terminerà nel 2030».

SANT’ARCANGELO Il Consiglio comunale approva all’unanimità la definizione agevolata dei crediti tributari

Ok alla rottamazione quinquies, De Filippo, «Misura utile per cittadini e conti pubblici»

IlConsiglio comunale di Sant’Arcangelo ha approvato all’unanimità la delibera che consente l’adesione alla definizione agevolata dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, prevista dall’articolo 10quinquies del decreto-legge n. 38 del 2026. Il provvedimento estende la disciplina della cosiddetta “Rottamazione-quinquies” ai carichi relativi al periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.La misura permette ai contribuenti di regolarizzare la propria posizione versando soltanto le somme dovute a titolo di capitale e le spese previste dalla normativa, con l’esclusione di sanzioni, interessi e altri oneri accessori nei casi contemplati dalla legge. L’obiettivo è facilitare la chiusura di posizioni debitorie spesso datate e dif-

ficilmente recuperabili, favorendo al tempo stesso un miglioramento della capacità di riscossione dell’ente.

Secondo quanto evidenziato dall’amministrazione comunale, il provvedimento riguarda crediti per un valore complessivo superiore ai 900 mila euro e punta a favorire il recupero di entrate comunali altrimenti a rischio di inesigibilità, con effetti positivi sugli equilibri di bilancio e sulla liquidità dell’ente.Il sindaco Vito De Filippo ha dichiarato: «Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione di questo provvedimento perché rappresenta una scelta di buon senso e di equilibrio.

Da un lato offriamo ai cittadini e alle famiglie la possibilità di chiudere situazioni debitorie spesso risalenti nel tempo in condizioni più favorevoli;

dall’altro consentiamo al Comune di recuperare risorse che altrimenti rischierebbero di rimanere inesigibili».Il sindaco ha inoltre aggiunto: «La delibera approvata dal Consiglio comunale è sostenuta dal parere favorevole dell’Organo di revisione e si fonda su una valutazione attenta degli effetti finanziari per l’ente. L’obiettivo non è rinunciare ai crediti del Comune, ma favorirne il recupero effettivo, migliorando al tempo stesso gli equilibri finanziari e la capacità di riscossione dell’ente».

L’amministrazione comunale invita i cittadini interessati a informarsi tempestivamente sulle modalità di adesione, al fine di poter usufruire pienamente delle condizioni previste dalla normativa.La decisione si inserisce in un’azione più ampia del-

l’amministrazione volta a rafforzare la sostenibilità dei conti pubblici e a utilizzare gli strumenti nor-

mativi disponibili per incrementare l’efficacia della riscossione e il recupero delle entrate comunali.

Da Palazzo S.Gervasio il gruppo d’opposizione esprime perplessità sull’operato dell’amministrazione

IlGruppo politico “Progetto Comune 2050” da Palazzo San Gervasio, aveva già espresso la propria contrarietà sulla scelta dell’Amministrazione Festino, di destinare fondi ai lavori dell’ex edificio scolastico Galileo, ed oggi rende note alcune riflessioni, perplessità e contrarietà dei Consiglieri d’opposizione sull’attività dell’Amministrazione.

«Con il PNRR abbiamo avuto un'opportunità storica per cambiare davvero le sorti di Palazzo San Gervasio, difatti è arrivata una valanga di milioni di euro, ma sono stati candidati progetti "copia e incolla", calati dall'alto da studi professionali che poco o nulla conoscono della nostra realtà – asseriscono i ConsiglieriNei prossimi anni rischiamo di ritrovarci con numerosi centri di aggregazione chiusi per mancanza di utenza e di risorse comunali necessarie a sostenere spese di gestione, utenze e pulizie. Nel frattempo sono state fatte promesse di lavoro a destra e a manca, alimentando le speranze di tante persone che vivono situazioni di difficoltà».

Il Gruppo d’Opposizione incal-

za: «C'è già chi salirà sui palchi a elencare tutti i nastri tagliati, autoproclamandosi salvatore della comunità palazzese. Intanto assistiamo a Consigli comunali preconfezionati, dove raramente Assessori o Consiglieri prendono la parola, forse per evitare di esprimere opinioni diverse da quelle di chi detta la linea politica – e proseguono- Vediamo Assessori che parlano sui social a nome del

Sindaco, mentre quest'ultimo si limita a condividere i post. I risultati, però, sono sotto gli occhi di tutti: tasse comunali ai massimi livelli, attività commerciali che chiudono continuamente, immobili che perdono valore e famiglie costrette a emigrare. Questo – concludono da Palazzo San Gervasio- è il bilancio di quindici anni di gestione amministrativa. I cittadini meritano di chie-

dersi se questa fosse davvero la direzione che Palazzo San Gervasio doveva prendere». C’è un altro punto che i Consiglieri sollevano, quello di alcuni edifici che meritavano maggio attenzione: «Nel 2014 ai due attuali sindaci fu affidato gratuitamente il cinema Cataldi in gestione con l'obiettivo di trasformarlo in un incubatore culturale al servizio della comunità. Dopo anni, però, il bilancio che molti cittadini vedono è fatto di debiti, occasioni perse e una struttura rimasta lontana dalle aspettative iniziali». Il Gruppo politico prova così ad animare il luogo con l’ausilio dell’AI: «Abbiamo provato a immaginare, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, come potrebbe apparire questo luogo: accogliente, vivo, capace di attrarre persone, idee ed eventi. Non è solo un'immagine, ma la rappresentazione del paese che vorremmo costruire. La differenza tra una comunità che cresce e una che si ferma non sta nelle promesse -concludono i Consiglieri- ma nella capacità di trasformare gli spazi pubblici in opportunità reali per tutti».

E MANUELA C ALABRESE

«I risultati sono sotto gli occhi di tutti: tasse ai massimi livelli, attività che chiudono, immobili che perdono valore e famiglie che emigrano»
Vito De Filippo

Successo per “The Breath of Light”, la residenza artistica internazionale che tornerà ad agosto con sette serate di proiezioni

Castelmezzano capitale della luce: premiata l’opera “Ceneri di Pietra”

Si è conclusa ufficialmente a Castelmezzano la residenza artistica internazionale “The Breath of Light”, progetto che dal 9 al 17 giugno ha trasformato il suggestivo borgo delle Dolomiti Lucane in un laboratorio a cielo aperto dedicato al dialogo tra arte, luce e paesaggio. L'iniziativa, promossa dal Comune di Castelmezzano, Basilicata Creativa, Fondazione E. Mattei (FEEM) e Renovo nell'ambito della Linea B Borghi del PNRR, ha coinvolto quattro gruppi di artisti provenienti da diverse nazionalità, chiamati a confrontarsi con il rapporto tra immagine, territorio e sperimentazione visiva.Il momento culminante della residenza si è svolto nella serata del 16 giugno, quando le opere realizzate durante i giorni di lavoro sono state presentate al pubblico attraverso un evento di urban projection che ha illuminato le architetture del centro storico e le pareti rocciose che caratterizzano il paesaggio di Castelmezzano.

Per una sera il borgo si è trasformato in un grande teatro all'aperto, offrendo ai visitatori un'esperienza immersiva tra arte contemporanea e natura.Al termine delle proiezioni, la giuria composta da esperti del settore artistico e culturale ha valutato i progetti sulla base della coerenza con gli obiettivi della residenza, della qualità artistica e dell'innovazione del linguaggio visivo, oltre che della capacità di dialogare con il contesto naturale delle Dolomiti Lucane.A conquistare il primo posto è stata l'opera “Ceneri di Pietra”, realizzata dal duo formato da Livia Borzetti e Tatiana Egoshina, che ha ottenuto 66 punti. Sul secondo gradino del podio si è classificata “Stella del mattino” con 62 punti, seguita da “Storie passate e future” con 53 punti e da “Porgi il tuo orecchio alla pietra e apri il tuo cuore al cielo”, che ha totalizzato 43 punti.Soddisfazione è stata espressa dall'amministrazione comunale. «Il nostro obiettivo – si legge nella

nota diffusa dal sindaco di Castelmezzano, Nicola Valluzzi – era quello di offrire agli artisti uno spazio di libertà creativa, in cui il confronto con il territorio e con la comunità locale potesse generare opere autentiche e profondamente radicate nel luogo. Ogni progetto presentato ha saputo interpretare questa sfida con generosità e originalità».Anche gli organizzatori hanno evidenziato il valore dell'esperienza, sottolineando come «le opere non siano state semplicemente “esposte” a Castelmezzano, ma siano diventate parte integrante del suo paesaggio, instaurando un dialogo con la storia, gli abitanti e l'ambiente circostante. Il valore di questa esperienza, siamo certi, continuerà a riverberarsi ben oltre la conclusione della residenza».L'iniziativa si conferma così un appuntamento di rilievo nel panorama delle residenze artistiche internazionali, capace di attrarre talenti da diversi Paesi e di offrire una nuova lettura dell'iden-

tità culturale del borgo lucano. Un percorso che, pur concludendosi formalmente in questi giorni, lascia in eredità un patrimonio di immagini, relazioni e suggestioni destinato a diventare un importante volano culturale e turistico per l'intero territorio.L'esperienza, tuttavia, non si fermerà qui. Alla fine di agosto le opere realizzate durante la residenza torneranno a illuminare Castelmezzano per sette serate consecutive. Un nuovo appuntamento che consentirà a un pubblico ancora più ampio di ammi-

rare la spettacolarità del paesaggio urbano trasformato dalle creazioni di undici professionisti tra creativi digitali, light designer e sound designer provenienti da tutto il mondo.Agli artisti partecipanti, vincitori e non, gli organizzatori hanno infine rivolto un ringraziamento per l'impegno, la passione e la qualità del lavoro svolto, elementi che hanno contribuito al successo di un progetto capace di coniugare innovazione artistica e valorizzazione del territorio.

Il Castello di Laurenzana ospita la consacrazione dei Cavalieri Templari

LAURENZANA. Il Castello di Laurenzana si prepara ad accogliere un appuntamento di particolare rilevanza storica e spirituale. Sabato 27 giugno, a partire dalle ore 17, il maniero lucano farà da cornice alla Solenne Cerimonia di Consacrazione Cavalleresca Templare, promossa dal Supremus Civilis et Militaris Ordo Templi Hierosolymitani 1804 – Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem (S.C.M.O.T.H. 1804 – O.S.M.T.J.).L'evento vedrà la partecipazione delle più alte cariche dell'Ordine, a cominciare dal Gran Maestro Frater Amato Johannes e dalla Gran Diaconessa Sorella ++ Ketty Sinopoli. Presenti anche la Precettrice Sorella Gaetana Gioscia, i Balivi regionali e le delegazioni internazionali dello S.C.M.O.T.H., giunte in Basilicata per condividere una giornata dedicata ai valori della lealtà, del servizio e della fratellanza.La cerimonia si inserisce nel solco della tradizione templare, una delle più affascinanti e discusse della storia europea. Nato nel XII secolo come ordine monastico-militare con il compito di proteggere i pellegrini diretti in Terra Santa, l'Ordine dei Cavalieri Templari assunse rapidamente un ruolo centrale nella difesa della cristianità, distinguendosi per disciplina, organizzazione e capacità diplomatiche.Nonostante la soppressione decretata nel 1312 ab-

bia segnato la fine dell'Ordine storico, il patrimonio ideale e simbolico dei Templari ha continuato ad attraversare i secoli. Lo S.C.M.O.T.H. 1804 si richiama a questa eredità, promuovendo attività culturali, opere di carattere benefico e iniziative finalizzate alla conservazione della memoria storica e dei valori cavallereschi.La scelta del Castello di Laurenzana non è casuale. Il maniero, tra i più rappresentativi della Basilicata, costituisce una cornice suggestiva in cui storia, tradizione e spiritualità si incontrano. Le sue antiche mura ospiteranno il rigoroso cerimoniale templare, offrendo ai partecipanti e ai visitatori un'esperienza dal forte valore simbolico.La presenza delle delegazioni internazionali conferisce inoltre all'appuntamento una dimensione sovranazionale, testimoniando il legame che unisce le diverse realtà dell'Ordine nel segno di principi condivisi e di una comune appartenenza spirituale.L'iniziativa è aperta alla cittadinanza e agli organi di informazione, che avranno l'opportunità di assistere a una cerimonia rara nel suo genere e di conoscere più da vicino una tradizione che continua a esercitare fascino e interesse. Un'occasione per riflettere su valori quali pace, solidarietà e carità, che l'Ordine considera ancora oggi elementi centrali della propria attività.

Delegazioni provenienti da diverse realtà internazionali attese il 27 giugno per la Solenne Cerimonia di Consacrazione Cavalleresca Templare

Il consigliere regionale di Forza Italia appoggia la proposta della Cna per rilanciare lavoro, creatività e identità a Matera

Casino sostiene gli artigiani: «Nei Sassi spazio ai giovani»

MATERA. Destinare alcuni immobili dei Sassi ai giovani artigiani per trasformare gli antichi rioni in un luogo di produzione, creatività e innovazione. È la proposta lanciata dalla Cna di Matera che trova il sostegno del consigliere regionale di Forza Italia Michele Casino, intervenuto nel dibattito sul rinnovo delle subconcessioni demaniali nei Sassi.

Al centro dell'iniziativa c'è il progetto del «Quartiere degli Artieri», che prevede l'utilizzo di 15 immobili tra il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano da assegnare a giovani imprenditori, artigiani, artisti e designer. Una proposta che, secondo Casino, rappresenta una scelta non soltanto condivisibile ma necessaria per il futuro della città.

«Matera non è solo uno scenario da cartolina, bello da fotografare ma svuotato di vita autentica e di lavoro reale. Il Quartiere degli Artieri è esattamente questa risposta: un modello virtuoso che mette insieme tradizione artigianale, innovazione, design e valorizzazione del territorio», afferma il consigliere regionale.

Casino richiama anche il tema delle opportunità occupazionali per le nuove

generazioni, sottolineando come molti giovani lucani dispongano di competenze e idee imprenditoriali senza però trovare spazi adeguati dove svilupparle. Per questo ritiene che lasciare inutilizzati gli immobili disponibili nei Sassi rappresenterebbe un'occasione mancata per la città e per l'intero territorio regionale. Secondo l'esponente di Forza Italia, quei locali potrebbero diventare il nucleo di un distretto produttivo capace di coniugare eccellenza artigianale, attrattività turistica e sviluppo economico. Un progetto che assume un significato ancora più rilevante nell'anno in cui Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del

Dialogo e a quarant'anni dalla legge che ha consentito il recupero dei Sassi. «Non potremmo scegliere momento migliore per dare concretezza a un progetto come il Quartiere degli Artieri, che unisce memoria, lavoro e proiezione internazionale», sostiene Casino.

Il consigliere conclude definendo la proposta della Cna un esempio di programmazione lungimirante. «La Basilicata merita progetti di visione. E questa proposta ne è un esempio concreto», afferma, rilanciando l'idea di fare dei Sassi non soltanto un simbolo culturale e turistico, ma anche un luogo di impresa e produzione per le nuove generazioni.

PROMOSSO DALLA FONDAZIONE ANTHEA ETS

Contro violenza su donne apre sportello a Scanzano

SCANZANO JONICO. Un nuovo punto di ascolto e accoglienza per le persone vittime di violenza apre a Scanzano Jonico. È stato presentato nel Salone delle Feste del Palazzo Baronale il progetto «Costruire Orizzonti di Libertà», finanziato dalla Regione Basilicata e promosso dalla Fondazione Anthea Ets nell'ambito socio-territoriale Metapontino Collina Materana. L'iniziativa prevede l'attivazione di uno sportello informativo dedicato alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, ampliando così la rete dei presidi di protezione sociale presenti sul territorio. Il servizio offrirà ascolto, orientamento e prima accoglienza alle persone che vivono situazioni di vulnerabilità. «L'apertura di questo sportello rappresenta un passo molto importante per la nostra comunità», afferma l'assessore alle Politiche sociali Vincenza Natale, sottolineando come il nuovo servizio consentirà alle vittime di sentirsi accolte, protette e accompagnate.Soddisfatto anche il sindaco Pasquale Cariello, che ha evidenziato l'importanza di garantire sul territorio un luogo sicuro per chi subisce violenze.Lo sportello sarà ospitato nei locali comunali della Pro Loco in via Giovanni XXIII e sarà operativo l'ultimo mercoledì di ogni mese, dalle 17.30 alle 20.30, con il supporto di figure professionali specializzate.

Adiconsum promuove un momento di confronto con esperti e consulenti per orientare cittadini e consumatori

Debiti e famiglie in crisi, incontro pubblico a Matera

MATERA. Come affrontare una situazione in cui le spese superano le entrate? Quali strumenti esistono per uscire da una condizione di sovraindebitamento? Sono le domande alle quali cercherà di rispondere l'incontro pubblico «Problemi di sovraindebitamento: la tua bussola per affrontare debiti e difficoltà economiche», in programma domani, 25 giugno, alle 16.30 nella sala conferenze dell'Hotel San Domenico al Piano di Matera.L'iniziativa è promossa da Adiconsum Matera nell'ambito del progetto nazionale di educazione finanziaria «Pronti a Contare», finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzato in collaborazione con le principali associazioni dei consumatori. Obiettivo dell'incontro è for-

nire ai cittadini strumenti pratici per riconoscere i primi segnali di difficoltà economica e conoscere le possibilità offerte dalla normativa per affrontare situazioni di crisi finanziaria.Durante il pomeriggio interverranno esperti del settore, consulenti del debito e rappresentanti di organismi impegnati nella tutela delle famiglie. I partecipanti potranno approfondire le procedure di composizione della crisi, i percorsi legali e stragiudiziali disponibili e le buone pratiche per una gestione più consapevole del bilancio familiare.«Il sovraindebitamento è una piaga in continua crescita – afferma Marina Festa, responsabile territoriale di Adiconsum Matera –. Non è semplicemente una questione di cattiva gestione, ma una condizione di

vulnerabilità spesso causata dalla perdita del lavoro, da spese sanitarie impreviste o da improvvisi cambiamenti familiari».L'incontro sarà moderato dal presi-

dente di Adiconsum Basilicata, Vincenzo Telesca. Tra i relatori figurano Fabio Picciolini di Adiconsum nazionale, Francesco Gallipoli della Fondazione Lucana Antiusura, Giuseppe Tedesco dell'Organismo di composizione della crisi, Gianpiero Anicito di Intesa Sanpaolo e Angelo Festa dell'associazione antiusura «Famiglia e Sussidiarietà».Per il segretario della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo, iniziative di questo tipo rappresentano uno strumento importante di prevenzione. «L'informazione e la formazione sono fondamentali per evitare situazioni di grave disagio economico per le famiglie», sottolinea. L'appuntamento è aperto alla cittadinanza, agli operatori del settore e agli organi di informazione.

MATERA Svelata l'opera di Francesca Cascione che riflette sulla crisi contemporanea

delle relazioni umane

Carro della Bruna 2026, tra arte sacra e responsabilità collettiva

Losvelamento del Carro

Trionfale della 637ª Festa della Madonna della Bruna, avvenuto martedì sera nella Fabbrica del Carro, rappresenta uno degli appuntamenti più attesi del calendario mariano lucano. Un momento privilegiato per osservare le profonde trasformazioni che hanno interessato nel tempo uno dei più complessi dispositivi rituali del Mezzogiorno italiano.

Macchina processionale, strumento pedagogico della fede, simbolo identitario di una comunità che ogni anno si riconosce nella propria rappresentazione pubblica. L’opera realizzata da Francesca Cascione, alla sua terza firma consecutiva, si inserisce all’interno di una lunga genealogia storica proponendo una riflessione iconografica costruita attorno al versetto evangelico di Giovanni: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (Gv 13,14). Una scelta tematica che si colloca in una fase storica caratterizzata da profonde tensioni sociali, culturali e geopolitiche e individua nel servizio reciproco e nelle opere di misericordia una possibile risposta alla crisi contemporanea delle relazioni umane.

L’impianto iconografico si caratterizza per l’attenzione alla dimensione universale del messaggio cristiano: San Martino, Madre Teresa di Calcutta, San Giuseppe Moscati, San Giuseppe Cafasso, Giuseppe d’Arimatea assumono qui il ruolo di exempla morali, figure che rendono visibile l’idea

cristiana di servizio come fondamento della convivenza umana. Particolarmente significativa appare la presenza della volontaria della Caritas, figura contemporanea che rompe la distanza tra racconto evangelico e presente storico, trasferendo il messaggio della misericordia nella dimensione concreta dell’agire quotidiano. Ancor più complessa invece la scelta iconografica del pannello posteriore dedicato all’episodio del Domine, quo vadis?. Pietro, che incontra Cristo sulla via della fuga, si sente richiamare alla responsabilità della testimonianza. La scena introduce il tema della coscienza individuale e della responsabilità collettiva come chiamata a non sottrarsi alla storia. In questo contesto acquistano rilevanza le parole pronunciate dall’Arcivescovo di Matera-Irsina, monsignor Benoni Ambarus. Il presule ha invitato a guardare oltre la straordinaria complessità artistica del manufatto per coglierne il nucleo evangelico. «Il carro -ha ricordato - non è importante soltanto per ciò che rappresenta esteticamente, ma per il messaggio che trasmette.

In un tempo che tende a esaltare l’efficienza, la produttività e la perfezione tecnica, il rischio non è che le macchine diventino simili agli uomini, ma che gli uomini finiscano per diventare macchine. La lavanda dei piedi proposta si configura allora come un gesto radicalmente controcorrente: un atto che restituisce valore alla vulnerabilità, alla cura e alla dipendenza reciproca».

Se il carro si presenta oggi come una grande opera d’arte pubblica, è tuttavia necessario ricordare che

questa dimensione rappresenta il risultato di un lungo processo storico. Per secoli il carro della Bruna non fu percepito come opera rivolta all’ammirazione autonoma, ma come macchina rituale destinata a esistere solo nel giorno della festa. La logica che governava il sistema era quella del consumo rituale e la pratica dello “strazzo” costituiva il suo “compimento” simbolico. Attraverso questo gesto la comunità riassorbiva il simbolo dentro sé stessa, trasformando la distruzione in appropriazione collettiva. È soprattutto tra XIX e XX secolo che questo equilibrio subisce una profonda trasformazione. L’emergere delle figure autoriali, la centralità crescente del bozzetto e la progressiva istituzionalizzazione delle procedure di committenza modificano radicalmente la natura del carro. L’opera comincia a esistere prima della sua realizzazione materiale e, soprattutto, prima del suo utilizzo ritua-

le.Lo svelamento pubblico del 23 giugno si colloca precisamente all’interno di questa evoluzione. Oggi il carro viene osservato e fotografato ben prima di entrare nella processione del 2 luglio. Esso diventa oggetto di comunicazione e di “consumo visivo”. Proprio per questo appare interessante rilevare come la presentazione del 2026 abbia mostrato una “minore” enfasi sugli aspetti spettacolari rispetto ad alcune edizioni recenti. Una considerazione che potrebbe apparire provocatoria ma che, in realtà, apre una riflessione importante. La riduzione degli elementi scenografici ha consentito di riportare l’attenzione sul significato culturale e religioso dell’opera, sottraendo il carro alla logica dell’evento e restituendolo alla dimensione del rito.È forse proprio in questo intreccio tra arte, teologia, storia e identità collettiva che risiede ancora oggi la forza straordinaria del Carro della Bruna.

Matera Festival, all’ex ospedale San Rocco arriva “Insolito Pop”

Le canzoni che hanno accompagnato generazioni di ascoltatori si vestono di nuove sonorità, dando vita a un incontro originale tra musica pop e strumenti della tradizione classica. Domani, alle ore 20.30, l’Ex Ospedale San Rocco di Matera ospiterà “Insolito Pop”, secondo appuntamento del Matera Festival – Museo in Sinfonia, "la rassegna, giunta alla IX edizione e promossa da Basilicata Circuito Musicale in collaborazione con l'Orchestra ICO Magna Grecia, in programma fino al 31 luglio. Protagoniste della serata saranno Terry Di Gennaro alla voce, Rossella Bifulco al flauto traverso, Angela Pisicchio al violino e Rita Zingariello all’arpa. Insieme formano “Insolito Pop”, ensemble tutto al femminile nato dall'incontro di musiciste provenienti da diverse realtà del territorio pugliese e lucano. Una formazione originale che affida al dialogo tra voce, flauto, violino e arpa il compito

di reinterpretare alcuni dei più grandi successi della musica italiana e internazionale, restituendoli al pubblico in una veste nuova, raffinata e ricca di suggestioni. Gli arrangiamenti, curati dal maestro Angelo Nigro, trasformano brani entrati nell’immaginario collettivo in un percorso sonoro elegante e coinvolgente, capace di restituire nuove sfumature espressive e nuove chiavi di lettura a successi entrati nell'immaginario collettivo di più generazioni.

La selezione del repertorio nasce da una ricerca condivisa dalle artiste protagoniste del progetto. Amore, speranza e bellezza diventano il filo conduttore di uno spettacolo che mette al centro il valore delle emozioni e della loro capacità di unire esperienze, sensibilità e vissuti differenti. Ogni brano è stato scelto per la sua forza evocativa e per la capacità di parlare al pubblico attraverso temi universali che attraversano la vita di ciascuno.

“Insolito Pop” si presenta, quindi, come un racconto musicale costruito attorno al dialogo tra interpreti e pubblico, dove ogni esecuzione diventa occasione di condivisione e partecipazione. È in questa dimensione di scambio che il progetto trova il suo significato più profondo, trasformando melodie conosciute in un viaggio musicale capace di sorprendere, emozionare e creare nuove connessioni con il pubblico.

VILLA D’AGRI Sottoscritto un patto per la crescita della Basilicata e dei suoi territori come da prassi consolidata della Banca

Protocollo d’intesa Monte Pruno e Radici Aps, «Valorizzare radici, motore di crescita culturale»

Banca Monte Pruno e Radici APS-ETS hanno sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione di iniziative condivise nei settori della cultura, della formazione, della promozione territoriale e dello sviluppo sociale.

L’Associazione, con sede a Villa d’Agri, opera principalmente in Basilicata ed è impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, nella promozione del turismo delle radici e nella costruzione di relazioni tra le comunità locali e le persone originarie dei territori residenti in Italia e all’estero.

Alla firma dell’accordo, presso la Sede Amministrativa della BCC Monte Pruno a Sant’Arsenio, erano presenti il Presidente Michele Albanese, il Direttore Generale Cono Federico, il Responsabile Area Executive Antonio Mastrandrea e la Presidente di Radici APS-ETS, Loredana Frezza.

L’intesa nasce dalla condivisione di valori e obiettivi orientati alla crescita sostenibile delle comunità, con particolare attenzione ai giovani, alla formazione, alla promozione delle aree interne e alla valorizzazione delle identità territoriali.

Attraverso il Protocollo saranno sviluppate iniziative dedicate al turismo delle radici, all’educazione finanziaria, alla formazione delle nuove generazioni,

alla promozione dei borghi e alla costruzione di reti progettuali capaci di coinvolgere istituzioni, associazioni, scuole e realtà del Terzo Settore.

Una collaborazione che assume un significato particolare anche per la Val d’Agri, territorio nel quale la Banca Monte Pruno è presente da anni e continua a rappresentare un punto di riferimento per famiglie, imprese e comunità locali.

«Questo Protocollo rappresenta – ha dichiarato il Presidente Michele Albanese –un ulteriore passo nel percorso che la nostra Banca porta avanti da sempre accanto ai territori e alle comunità. La Val d’Agri è una realtà alla quale siamo profondamente legati e nella quale continuiamo a investire energie, relazioni e progettualità. Crediamo che la valorizzazione delle radici, della memoria e delle identità locali possa diventare un importante motore di crescita culturale, sociale ed economica.

Con Radici APS-ETS condividiamo questa visione e siamo certi che da questa collaborazione potranno nascere iniziative capaci di generare valore per le persone e per i territori».

Dopo la firma a Sant’Arsenio, l’intesa ha visto anche l’ufficializzazione presso la Filiale di Villa d’Agri della Banca Monte Pruno, dove la Presidente Loredana Frezza è stata accolta da Irene Masino, Preposto della Filiale medesima.

«Uno statista di straordinaria caratura che ha saputo guidare la Basilicata da una dimensione di isolamento a un protagonismo centralissimo»

Polese: «Tredici anni senza Emilio Colombo, l’attualità di una lezione politica e umana»

«Atredici anni dalla scomparsa di Emilio Colombo resta il ricordo di uno statista di straordinaria caratura, a cui rendere merito per la sua visione della politica intesa come alto servizio, rigore morale e instancabile tessitura democratica. Emilio Colombo è stato, per la nostra terra, il simbolo di un riscatto possibile: ha saputo guidare la transizione della Basilicata da una dimensione di isolamento a un protagonismo centralissimo nelle dinamiche dello sviluppo nazionale ed europeo.

Dalla presidenza del Consiglio ai vertici del Parlamento Europeo, la sua traiettoria politica ha dimostrato come le radici profonde in un territorio non siano un limite, ma la linfa vitale per coltivare uno sguardo universale, capace di anticipare le grandi sfide della modernità». Lo dichiara il capogruppo regionale di Orgoglio lucanoItalia Viva, Mario Polese, che sottolinea: «Il suo lascito intellettuale si fonda su quella grande tradizione del cattolicesimo democratico e del popolarismo europeo che ha saputo coniugare la cen-

tralità della persona, la solidarietà sociale e la concretezza dell'azione di governo. Una tradizione che oggi, in un’epoca di frammentazione e personalismi, conserva un valore profetico e ci ricorda che la politica ha senso solo se si fa carico dei bisogni dei più deboli, se promuove la coesione e se sa guardare oltre il consenso immediato per costruire il futuro delle prossime generazioni. Ricordare Emilio Colombo oggi non significa volgersi indietro con nostalgia, ma dare atto al valore di un metodo: quello del dia-

logo, della mediazione alta, del rispetto per le istituzioni e della fiducia nella forza delle idee».

Per la Basilicata e per Potenza, una figura di riferimento nazionale con una continuità di rappresentanza che ha inciso nella storia regionale

Emilio Colombo: tra eredità repubblicana e memoria che resiste

Il24 giugno segna il tredicesimo anniversario della morte di Emilio Colombo, figura centrale della storia politica italiana ed europea del secondo Novecento. In giornate come questa si ripresenta sempre lo stesso rischio: trasformare la memoria in celebrazione automatica oppure in giudizio sommario. Colombo, invece, appartiene a quella categoria di protagonisti della Repubblica che non si lasciano chiudere dentro formule semplici. Richiedono misura, contesto, e soprattutto un po’ di onestà intellettuale, quella che non si accontenta delle etichette. Non è una figura comoda, e forse non lo è mai stata nemmeno quando era al centro della scena politica. Un protagonista della Repubblica e dell’EuropaEmilio Colombo è stato Presidente del Consiglio, più volte ministro in dicasteri strategici e parlamentare per undi- ci legislature consecutive. È stato una delle figure di maggiore continuità istituzionale della Democrazia Cristiana, attraversando l’intero arco della Prima Repubblica.Sul piano europeo, il suo ruolo è stato tutt’altro che marginale: Colombo è stato tra i protagonisti del processo di integrazione comunitaria, fino a ricoprire la presidenza del Parlamento europeo tra il 1977 e il 1979, in una fase in cui l’Europa non era ancora un’abitudine politica consolidata ma una costruzione fragile e decisiva. Dire questo non significa idealizzare, ma collocare. E la collocazione storica è sempre il primo atto di verità.Basilicata e Potenza: una presenza politica strutturalePer la Basilicata e per Potenza, Colombo ha rappresentato per decenni una figura di riferimento nazionale. In un territorio spesso ai margini delle grandi narrazioni politiche italiane, la sua presenza nelle istituzioni ha garantito una continuità di rappresentanza che ha inciso concretamente nella storia regionale.Non è una questione di appartenenza o simpatia politica: è un dato storico. La Basilicata, in quella stagione, entra con maggiore stabilità nei processi decisionali nazionali anche attraverso figure come la sua.E questo, piaccia o no, resta.Un ricordo personale: la politica che parlava ancora pianoLa memoria personale, quando si incrocia con la storia pubblica, va trattata per ciò che è: testimonianza, non sentenza.Ricordo le domeniche al centro sociale “New Man”,

dopo la messa. Colombo arrivava senza enfasi, senza scenografie. Si sedeva e parlava. Raccontava episodi, passaggi, frammenti di storia politica come se la politica fosse ancora una narrazione e non un feed continuo di reazioni.Non era la politica dello slogan. Era la politica del tempo lungo, quella che oggi sembra quasi un esercizio archeologico. E lo dico senza nostalgia cieca: con un filo di ironia consapevole, perché oggi basterebbe metà di quella calma per considerare rivoluzionario un discorso pubblico.Lucidi consensi e zone d’ombra del sistemaCome ogni protagonista della Prima Repubblica, anche la figura di Colombo è stata oggetto di letture diverse e di valutazioni critiche legate al contesto politico del tempo. La sua lunga permanenza nelle istituzioni si inserisce in un sistema complesso, fatto di equilibri, mediazioni e dinamiche oggi ampiamente analizzate dalla storiografia.Dire questo non significa ridurre la sua figura, ma evitare l’errore opposto: quello di trasformare la storia in un racconto semplificato dove tutto è bianco o nero. La Prima Repubblica non era un mondo ingenuo, ma nemmeno una caricatura. Era un sistema politico reale, con i suoi risultati e le sue contraddizioni.E Colombo ne è stato parte piena, senza scorciatoie interpretative.La memoria pubblica e il paradosso del riconoscimentoLa memoria delle figure politiche non segue quasi mai in modo proporzionale il loro pe-

so storico. Nel caso di Colombo, il riconoscimento pubblico appare spesso sobrio, talvolta defilato rispetto alla lunga centralità istituzio- nale che ha avuto. È un dato che non riguarda solo la sua figura, ma più in generale il rapporto tra comunità e memoria politica: si tende a semplificare, a ridurre, a collocare figure complesse in spazi simbolici minimi, quasi per renderle più gestibili.Nel caso specifico, il tema delle intitolazioni e dei luoghi della memoria evidenzia spesso un certo disallineamento tra la rilevanza storica delle personalità e le scelte simboliche adottate. Nel caso di Colombo, le forme di riconoscimento urbano risultano più sobrie rispetto alla centralità che ha avuto nella vita istituzionale del Paese, aprendo una riflessione più ampia su come le comunità elaborano, o talvolta riducono, la propria storia politica.La politica, invece, raramente è gestibile.Una riflessione personale sui luoghi e sul- le scelte simbolicheÈ una considerazione personale, non una pretesa di verità assoluta: talvolta i luoghi della memoria pubblica non coincidono con i luoghi della vita reale di chi viene ricordato. E questa distanza produce un effetto curioso: la memoria diventa corretta formalmente, ma leggermente disallineata nella sostanza.Non è una polemica. È un’osservazione. E in politica, le osservazioni contano più delle indignazioni.La politica non si semplifica senza perdere veritàEmilio Colombo non è una figura riducibile a una sintesi rassicurante. È stato un protagonista della Repubblica, un attore centrale della costruzione europea e una presenza politica che ha attraversato decenni decisivi della storia italiana.A tredici anni dalla sua scomparsa, il punto non è decidere se celebrarlo o criticarlo. Il punto è un altro, più scomodo: capire se siamo ancora in grado di guardare figure come la sua senza ridurle a caricature, senza cancellarne la complessità per comodità narrativa.Perché la politica, quando è stata davvero politica, non lascia mai eroi perfetti né colpevoli totali. Lascia biografie miste, percorsi stratificati, e soprattutto una cosa che oggi scarseggia: la necessità di pensare prima di giudicare.E forse, alla fine, l’eredità più vera di Emilio Colombo non è una strada, un titolo o una celebrazione.È questa domanda, ancora aperta e ancora scomoda:siamo davvero pronti a ricordare senza semplificare?

LA RUBRICA DI CRONACHE Pensieri

Appunti di realtà 25 giugno La forza del tempo attivo!!

C’’è una forma di intelligenza che non si impone. Non si presenta con annunci, non chiede attenzione, non pretende conferme immediate. È quella che si manifesta quando si decide di non reagire subito, quando si lascia che le cose maturino invece di inseguirle, quando si smette di confondere il movimento con il progresso. Viviamo in un tempo in cui tutto sembra pretendere una risposta immediata: messaggi, opinioni, emozioni, interpretazioni. E il paradosso è che qualunque posizione si assuma rischia comunque di essere letta come insufficiente. La velocità è diventata una forma di giudizio, non di comunicazione, e questo modifica silenziosamente il modo in cui viviamo ogni interazione. Eppure, proprio dentro questo frastuono continuo di stimoli e richieste, esiste una disciplina invisibile: la capacità di restare fermi senza essere bloccati. Di non reagire subito senza diventare passivi. Sembra un paradosso, ma è una delle forme più concrete di maturità. E, soprattutto, una delle meno comprese. Non è passività. È scelta. È come il mare quando sembra immobile in superficie, ma sotto

continua a muoversi una corrente profonda che sta già ridisegnando la direzione delle onde. Chi guarda in fretta pensa che non stia accadendo nulla. Chi osserva con attenzione capisce che il cambiamento più serio non ha bisogno di spettacolo. E, spesso, non ha alcun interesse a farsi riconoscere subito. C’è una tentazione molto moderna: credere che ciò che non è visibile non stia accadendo. È una forma elegante di ingenuità collettiva. Ma la realtà, quella vera, non ha alcun obbligo di essere immediatamente leggibile. Il punto non è “fare di più”. Il punto è “non disperdere”. Perché spesso la vita non si chiarisce aumentando le azioni, ma riducendo il sovraccarico interno che le accompagna. E qui nasce il paradosso più interessante: più si diventa centrati, meno si sente il bisogno di dimostrarlo. E meno si sente il bisogno di dimostrarlo, più si diventa solidi. Questa lucidità non è distacco emotivo. È rispetto per ciò che sta maturando. Come se ogni cosa avesse un suo tempo interno che non coincide quasi mai con la nostra urgenza di anticiparlo. E imparare a non interferire continuamente con quel tempo è già una forma di intelligenza superiore alla media. E allo-

ra si scopre una cosa semplice e scomoda insieme: non tutto ciò che è urgente è importante, e non tutto ciò che è importante è urgente. In questa distanza si gioca una parte decisiva della maturità interiore. C’è chi vive inseguendo risposte come fossero trofei. E c’è chi comincia a capire che alcune risposte arrivano solo quando smetti di stringere troppo le domande. Non perché spariscono, ma perché finalmente possono emergere senza pressione. Non è filosofia da distanza. È pratica quotidiana. E spesso, quando la si vive davvero, è anche un po’ scomoda. Perché ti costringe a non fare l’errore più comune: riempire ogni vuoto con interpretazioni immediate. Significa non trasformare ogni emozione in un verdetto. Significa non confondere ogni vibrazione con una direzione definitiva. Significa soprattutto accettare che il silenzio non è un vuoto da riempire, ma uno spazio che sta lavorando mentre noi vorremmo già il risultato. E qui entra una disciplina ancora più sottile: la continuità invisibile. Quella che non ha pubblico, non chiede conferme, non vive di reazioni. È la parte della vita che non si mostra, ma costruisce tutto ciò che poi diventa visibile. Un lavoro silenzioso, a volte quasi ostinato, che non ha bisogno di essere applaudito per esistere.

Con un filo di ironia si potrebbe dire che è la parte meno “instagrammabile” dell’esistenza. E proprio per questo, paradossalmente, la più reale. Quella che non impressiona nessuno nell’immediato, ma che nel tempo cambia tutto. Perché ciò che è autentico non ha bisogno di essere continuamente annunciato per essere vero. La forza non sta nel moltiplicare i segnali, ma nel renderli coerenti nel tempo. E la coerenza, quando è reale, non ha alcuna fretta di essere riconosciuta, ma finisce sempre per esserlo. C’è un principio semplice che spesso si dimentica: ciò che cresce davvero non si difende con l’ansia, ma con la continuità. Non con la tensione, ma con la stabilità. E soprattutto non con il bisogno di controllo, ma con la comprensione del processo. E allora cambia anche il modo di guardare le relazioni, le attese, le situazioni. Non più come spazi da riempire subito, ma come processi che si rivelano da soli se non vengono forzati. Alcune cose si avvicinano proprio quando smettono di essere spinte, quando si allenta la pressione costante. E questa è una delle verità più semplici e più difficili da accettare. Un altro fraintendimento molto diffuso è credere che la forza consista nel controllo. In realtà, la forma più stabile di forza nasce quando si smette di dipendere dal bisogno di controllare tutto. Sembra una contraddizione, ma non lo è: il controllo nasce dalla paura, la stabili-

tà nasce dalla comprensione. E quando cambia questo asse interno, cambia anche il modo in cui la realtà risponde. Non perché il mondo diventi diverso, ma perché si diventa finalmente capaci di leggerlo senza distorsioni. Alla fine, la vera trasformazione non è fare cose straordinarie. È fare cose ordinarie con una qualità di presenza diversa, più pulita, più stabile, più reale. E questa differenza, all’inizio, non ha alcuna necessità di apparire evidente. Ma nel tempo diventa innegabile. E questa presenza non ha bisogno di essere spiegata. Si riconosce. Sempre. A volte con un ritardo che sembra casuale. Ma non lo è mai del tutto. E allora si capisce che la vita non è una corsa a risposte rapide, ma una costruzione lenta di coerenza interna che si accumula anche quando sembra che non stia accadendo nulla. E che il tempo, quando smette di essere un nemico da inseguire, diventa un alleato preciso, quasi silenzioso, ma inesorabile nel suo modo di restituire senso. Forse è questo il punto più difficile da accettare e insieme il più liberante: non tradire ciò che sta diventando, solo perché non è ancora completamente visibile. E avere la lucidità di restare coerenti anche quando sarebbe più facile farsi distrarre dall’urgenza del risultato. Perché, alla fine, ciò che è vero non ha bisogno di correre. E ciò che corre troppo spesso non ha ancora capito dove sta andando.

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