MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 212
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
ODG, AVVIATI UNA RAFFICA DI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI PRIVI DI FONDAMENTO
A che gioco giocano Ruggi & Co.? Il Presidente è ancora terzo dopo aver deferito Cronache alla disciplinare? Purghe per i colleghi non allineati
Servizio alle pag 9 e 10
L’ISTAT CERTIFICA CHE IL RAPPORTO PIL/INDEBITAMENTO È AL 3,1%, SERVIVA IL 2,94%
IL 110 LEGA L’ITALIA ALL’INFRAZIONE Ad incidere negativamente l’ultima impennata delle spese del superbonus per il 2025. Il Governo sperava di riuscire a mettere i conti in ordine con un anno d’anticipo rispetto alle previsioni _
L’EDITORIALE
A Cronache Tv il vicepresidente nazionale di Confindustria Somma ricorda Margherita Perretti: «Ha lasciato un segno indelebile»
Onu: dal governo globale a un nuovo equilibrio
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DI ALESSANDRO SANSONI
on esiste un governo globale”. Il senso del discorso tenuto da Donald Trump alle Nazioni Unite potrebbe essere racchiuso in questa frase. Essa è una risposta diretta e sferzante al segretario generale uscente Antonio Guterres, che invocava da canto sua una sorta di governance globale, con particolare riferimento (...)
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■ continua a pag 3
Lamattina a pag 4
CARO PREZZI A Cronache Pessina (Federagenti) analizza come la crisi cambi le rotte marittime mondiali
«Serve una strategia nazionale» «IL RICORDO DEL MITO CHE MI HA RESO INTERISTA»
Sandro Mazzola: talento e grazia
Pessina
OLTRE IL GIARDINO
Errichetti pag 5
Mazzola
Blasi a pag 7
■ Tammariello
a pag 15
CARTA “DEDICATA A TE”
In Basilicata aiuti destinati ad oltre 16 mila famiglie, Rotelli, Caiata e Rosa di FdI: «Un sostegno concreto contro il caro vita»
■ Servizio
a pag 12
_ SAN MATTEO
La Guardia di Finanza di Potenza celebra il suo Santo Patrono nel complesso intitolato al Maresciallo Forlenza
■ Servizio
a pag 17
_ LO SPETTACOLO
Il 3 e il 4 ottobre al teatro Quirino di Roma va in scena “Il viaggio di Francesco”, un’opera di Pino Quartullo ■ Servizio
a pag 18
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Italia e Mondo Il vecchio ordine internazionale è ormai in discussione, le Nazioni Unite possono ancora essere la casa del dialogo tra le grandi potenze
Onu: dalla fine del governo globale alla nascita di un nuovo equilibrio
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DI ALESSANDRO SANSONI
on esiste un governo globale”. Il senso del discorso tenuto da Donald Trump alle Nazioni Unite potrebbe essere racchiuso in questa frase. Essa è una risposta diretta e sferzante al segretario generale uscente Antonio Guterres, che invocava dal canto suo una sorta di governance globale, con particolare riferimento all’IA e ad altre priorità quali clima, diseguaglianze, pace e sicurezza. Ed è una pietra tombale sia sulla fallimentare era Guterres, che in 10 anni ha ridotto l’influenza dell’ONU ai minimi termini, sia sull’ideologia di cui il politico e diplomatico portoghese è stato fedele interprete nel corso del suo mandato: quella del governo unico del mondo, in sostanza della globalizzazione, chimera irrealizzabile e, vista l’attuale situazione caotica che vive il pianeta e i popoli che lo abitano, nemmeno auspicabile alla prova dei fatti. Al netto delle sparate e delle fughe in avanti di Trump, c’è da credere che, sebbene contestino l’unilateralismo USA, i principali leader mondiali siano nella sostanza d’accordo con lui. Di fatto è lo stesso presidente americano che sta smantellando, passo dopo passo, l’ordine mondiale
unipolare e globalizzato e per la semplice ragione che quel modello non è più sostenibile, oltre ad essersi rivelato in larga misura arbitrario nell’applicazione del diritto internazionale. Dunque, espressioni come guerra umanitaria, operazioni di polizia internazionale, esportazione della democrazia, governo unico mondiale, stanno rapidamente finendo nei magazzini della storia, rimpiazzate da altre come Occidente Collettivo, Sud Globale ed altre, in base alle quali il mondo dovrà andare a ridefinire il proprio concetto di legalità internazionale. È la fine del multilateralismo come afferma Xi Jinping nella sua retorica
anti-trumpiana? In realtà potrebbe addirittura essere la sua estensione, ovvero la sua trasformazione in multipolarismo. Ma non è detto che ciò avvenga. Osservando le cose da una prospettiva americana e tenendo conto dei documenti strategici prodotti dalle agenzie federali d’Oltreoceano in questi ultimissimi anni, è chiaro che a Washington preferirebbero un ordine bipolare, sul modello della Guerra Fredda, con gli Stati Uniti prima potenza e la Cina seconda, con l’onere di doversi caricare tutte le crisi regionali che i primi non sono in grado di gestire direttamente o che banalmente sono estranee alla loro sfera di
interessi. Due blocchi in competizione asimmetrica, in sostanza. In assenza di un’Europa dotata di propria autonomia strategica, è probabile che le cose evolveranno nella direzione auspicata dalla Casa Bianca. In questo quadro – e tenendo aperte entrambe le opzioni – quale futuro attende le Nazioni Unite? Molti ritengono che si tratti di un’organizzazione sul viale del tramonto, o addirittura già in liquidazione. È sicuramente così se conserviamo un’idea dell’ONU così come ce l’eravamo immaginata negli ultimi 30 anni, ovvero come una sorta di governo mondiale col mandato di
mantenere la pace e punire i “cattivi”. Interpretandone la funzione con un atteggiamento più laico, invece, e guardando alla sua storia, ci potremmo rendere conto che essa ha una chance: tornare ad essere il luogo dove le Grandi Potenze si confrontano, aprono canali di comunicazione più o meno formali, ma in terreno neutro, e provano a individuare punti di mediazione e camere di compensazione. In sostanza ciò che l’ONU è stata per 40 anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. In fondo ancora in questi giorni l’Assemblea delle Nazioni Unite resta l’assise dove i leader mondiale, e i loro delegati, parlano al mondo, tutti dallo stesso palco, anche quando tra loro è in corso un conflitto. Un bene inestimabile. Certo l’Organizzazione andrebbe riformata e snellita, come ha sottolineato anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, e l’ideale sarebbe ampliare il numero dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dotati di diritto di veto, provando a tener conto dei nuovi assetti politici del pianeta, che si sono radicalmente modificati nel corso di 80 anni. Ma rinunciare a una simile piattaforma e a una zona franca di incontro e dialogo non è nemmeno pensabile.
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L’Istat certifica che il rapporto pil/indebitamento è al 3,1%, serviva il 2,94%
Il superbonus lega l’Italia all’infrazione Ad incidere negativamente l’ultima impennata delle spese del superbonus per il 2025. Il Governo sperava di riuscire a mettere i conti in ordine con un anno d’anticipo rispetto alle previsioni
L’
DI ROBERTO LAMMATINA
Istat ha certificato che per pochi centesimi l’Italia resta in procedura d’infrazione. La procedura d’infrazione era stata dichiarata nel 2024 per un deficit del 7,4% del Pil nel 2023. Il Governo Meloni ed, in particolare, il ministro Giorgetti avevano previsto di uscire dalla procedura di infrazione entro il 2027 ma, avevano sperato, visto il miglioramento dei conti pubblici di poter strappare un’uscita entro il 2026. La partita si è svolta sul filo dei centesimi del rapporto deficit/Pil. Ad aprile l’Istat aveva calcolato un indebitamento netto del 3,07%, arrotondato al 3,1%. L’Italia avrebbe dovuto portare il suo indebitamento sotto il 3%. Per ottenere questo risultato secondo le regole Ue, serve dunque almeno il 2,94%. L’Istat certifica un rapporto pari al 3,1%. Meno di due miliardi hanno impedito il raggiungimento anticipato del risultato. PESA IL SUPERBONUS Ad aprile il governo era sembrato fiducioso. Secondo Giorgetti, infatti, la revisione dei dati avrebbe potuto portare ad un raggiun-
gimento anticipato del risultato sperato. A fine ’25, però, è stata registrata l’ennesima impennata del Superbonus 110%.Il Governo sperava che in quella impennata ci fossero anche molti crediti da annullare. Le verifiche sono state fatte e nei mesi scorsi, molti crediti sono stati annullati ma ancora il superbonus pesa sul bilancio dello Stato e sul rapporto debito/pil. Tutto ciò ha impedito all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione. TUTTO IN REGOLA PER IL 2027 Va detto, infatti, che nei documenti ufficiali il Governo aveva prevista l’uscita dalla procedura di infrazione entro il 2027. La speranza di uscire un anno prima era tutta legata alle analisi ISTAT per il 2025. Come detto, per pochi decimali non è stato possibile ottenere un risultato che sarebbe stato storico. Ora è necessario che il Governo valuti misure che, senza ridurre ulteriormente la spesa pubblica e senza aumentare la pressione fiscale, possano consentire di spendere ma di spendere bene in modo da avere la possibilità di realizzare le politiche pacatamente espansive di cui l’Italia ha bisogno. TRA ASSALTO
ALLA DILIGENZA E POLITICA DELLA LESINA Ora, però, si corrono due rischi simmetrici e parimenti complessi da gestire. Da un lato, anche in considerazione delle imminenti elezioni, si può immaginare un assalto alla diligenza che chieda eccessivi scostamenti di bilancio. Dall’altro che alcune dinamiche eccessivamente economiciste possano progettare una politica della lesina ancora più stringente che sarebbe in grado di distrug-
gere l’economia italiana e la fiducia dei cittadini. In questa doppia divergenza e questo doppio rischio deve muoversi la politica. Giorgetti ha detto più volte che si deve spendere ma si deve spendere bene. Le politiche energetiche e di difesa potrebbero essere fuori dai vincoli di bilancio e, quindi, essere più libere. L’Istat ha certificato il rapporto tra Pil e indebitamento, ha comprovato che l’uscita anticipata dall’infrazione non è stata possibile. Ora tocca alla politica cercare le dovute soluzioni.
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In esclusiva a Cronache il presidente di Federagenti analizza la nuova guerra delle rotte e le sfide che attendono il sistema portuale italiano
Hormuz, la crisi cambia le rotte mondiali Pessina: «Serve una strategia nazionale» L'
DI VITO ERRICHETTI
aumento dei costi energetici, dei noli marittimi e dei premi assicurativi legati alla crisi dello Stretto di Hormuz sta ridisegnando le rotte commerciali mondiali e mettendo sotto pressione i porti italiani. Ne abbiamo parlato con Paolo Pessina, presidente di Federagenti, la federazione nazionale degli agenti e raccomandatari marittimi e mediatori marittimi, che ha offerto un'analisi dettagliata dei fattori — non solo bellici — che stanno incidendo su noli, congestione portuale e strategie logistiche nazionali. Presidente, dal vostro osservatorio quanto stanno pesando oggi sull'operatività quotidiana degli agenti marittimi italiani l'aumento dei costi energetici, dei noli, dei premi assicurativi e delle altre voci legate alla sicurezza della navigazione? «Occorre fare una distinzione ben precisa per quanto riguarda il tipo di traffici. L'impatto maggiore dei costi si registra sui traffici petroliferi, dove i rischi di guerra hanno inciso in maniera determinante sull'aumento dei costi e dei noli delle navi, non soltanto del costo del prodotto. I premi assicurativi, per quanto riguarda la guerra, sono praticamente proibitivi ed è un rischio molto elevato.Differente invece è tutta la parte dei contenitori, quella che impatta maggiormente sull'ambito produttivo e industriale: in questo senso non abbiamo avuto costi particolari, perché le linee si sono riallocate in maniera molto veloce. Consideriamo che già con gli attacchi Houthi di più di un anno fa era avvenuto un riposizionamento dei servizi, per cui veniva già utilizzato, prima della guerra di Hormuz, il Sudafrica come passaggio fondamentale per le rotte delle navi portacontenitori.Detto questo, va fatta un'altra considerazione importante: i noli delle portacontenitori sono comunque aumentati quest'anno. Se non ci fosse stata la guerra, era previ-
sta una riduzione dei noli dovuta all'introduzione di nuovo tonnellaggio sulle principali rotte mondiali, perché sono entrate parecchie navi nuove legate agli order book degli anni scorsi. In questo senso si può dire che era già stato previsto e digerito il maggior costo dovuto al passaggio dal Sudafrica. Questo però ha impedito, con la guerra, un ritorno all'utilizzo delle rotte tradizionali e quindi un mantenimento della situazione consolidata con il passaggio dal Sudafrica.Oltre al discorso della guerra, occorre considerare l'impatto sui noli legato a quello che è successo in Asia: i tre tifoni che hanno praticamente bloccato tutti i porti asiatici, cinesi in particolare, causando una congestione dei porti e dei terminal contenitori, con parecchie navi bloccate in rada. Questo ha provocato un ulteriore aumento dei costi dovuto alla congestione e alla sovrapposizione dei vari servizi e delle navi in arrivo e in partenza. C'è quindi un mix di fattori che non è legato soltanto alla crisi di Hormuz.» Quali sono, secondo lei, le prospettive nei prossimi mesi? «Si prevede che possa esserci una normalizzazione della situazione verso i primi mesi dell'anno nuovo. In questo momento c'è già un tentativo, per la parte contenitori, di passaggio nel Mar Rosso e quindi anche sullo stretto di Bab el-Mandeb: alcune linee hanno ripristinato i servizi, anche se in questo momento c'è ancora il problema Houthi.Su questo però c'è una considerazione nuova, che vediamo come segnale. Molto spesso le situazioni d'emergenza, che ci portano a valutare rotte alternative, si pensa siano temporanee. C'è invece una tendenza, in questo momento, a valutare il fatto che alcuni servizi che dal Far East vengono in Nord Europa non tornino più a passare dal canale di Suez, ma continuino anche post-crisi, post-guerra, a passare dal Sudafrica. Questo per una questione di tempi ma soprat-
tutto di costi, perché il canale di Suez ha un pedaggio molto elevato. Alcune linee valutano di riutilizzare Suez soprattutto per i traffici diretti al Mediterraneo, continuando invece a usare la rotta del Sudafrica — con eventuale transshipment sui porti del Marocco — per i traffici diretti a Nord Europa. Questa è una cosa che in passato non si pensava fosse possibile. Oggi, valutando i costi e l'esperienza di praticamente un anno di crisi nell'uso del Mar Rosso, si è visto che i costi possono essere competitivi continuando a utilizzare il Sudafrica. La merce, un po' come l'acqua, trova sempre una via alternativa: nessuno aveva previsto di utilizzare il Sudafrica come passaggio fino a oggi, e di continuare a farlo magari in futuro. So che alcune compagnie stanno facendo questo tipo di valutazione, e vedono che è profittevole; considerando anche che alcuni porti africani lungo la costa del Marocco stanno acquisendo importanza, con lo sviluppo di traffici che permettono un'ulteriore toccata su queste linee.» Quali sono i porti italiani più a rischio oggi, sia per Hormuz che per lavoratori e infrastrutture? «Non vedo porti a rischio, vedo scelte che devono essere fatte a livello strategico. Mi riferisco alla riforma dei porti in discussione in Parlamento che ha un filo conduttore fondamentale: accentrare una strategia sugli investimenti in ambito portuale. Io aggiungo che occorre una strategia unica anche per la logistica in generale. A PNRR finito avremo molte meno risorse, e non potremo più permetterci di distribuirle tra tutti i vari porti come in passato.Io vedo soltanto due sistemi fondamentali: i porti del Nord Adriatico — Ravenna, Venezia e Trieste — e i porti del Nord Tirreno, da Livorno fino a La Spezia, compresa Genova. Al Sud, porto fondamentale per i contenitori è Gioia Tauro, che è un porto a sé, e l'area di Napoli-Salerno. Per il re-
_ Paolo Pessina (Presidente Federagenti)
sto non possiamo permetterci altro, perché i porti del Nord Europa sono storicamente più competitivi: sono pochi, uno per ogni Paese, ed è più semplice fare scelte strategiche.Noi dobbiamo iniziare a fare delle scelte, e per farlo occorre una strategia di tipo nazionale: ogni tanto bisogna avere il coraggio di dire che ci sono sistemi portuali-logistici che, per posizione geografica, sono più vocati di altri. Se pensiamo al passato — parlo di trent'anni fa, quando nacque il transshipment — a un certo punto si decise di fare Gioia Tauro in Italia, poi sono usciti porti di transshipment ovunque, Taranto, Cagliari eccetera: alla fine è rimasto solo Gioia Tauro. Occorre avere visione per il futuro.» Un'ultima considerazione: alla luce delle trasformazioni in corso nelle rotte commerciali internazionali, della crescente concorrenza dei grandi porti europei e degli investimenti infrastrutturali realizzati o ancora in corso in Italia, che cosa serve oggi per rendere davvero competitivi i nostri sistemi portuali e logistici e aumentare il traffico, evitando che le nuove infrastrutture restino scollegate da una strategia nazionale? «Occorre un marketing territoriale importante. Non basta fare la diga di Genova, il nodo ferrovia-
rio e il Terzo Valico per risolvere un problema: occorre saper vendere questa infrastruttura, far sì che il cliente potenziale di un porto capisca che quello è un sistema logistico che funziona, che velocizza, che è flessibile, che dà un'alternativa ai sistemi logistici normalmente utilizzati, cioè al Nord Europa. Chi ha un vantaggio competitivo come il Nord Europa non se lo lascia sfuggire, e cercherà di reagire per mantenerlo: occorre un lavoro di "vendita" di un sistema logistico, fatto tutti insieme, a livello nazionale.Come Italia siamo sempre intorno allo stesso numero di milioni di TEU, e non ci muoviamo da lì. Per muovere quel numero bisogna lavorare tutti insieme; altrimenti ci ritroviamo con sistemi che servono a mantenere quei numeri, ma per svilupparli occorre saperli vendere, far vedere che funzionano.Mi ricorderò sempre Gioia Tauro: Conship, prima di vendere Conship Lines, disse "faccio arrivare a Gioia Tauro un po' di navi e le opero in modo che si veda che è un porto che funziona". È stata una strategia corretta, perché poi tutte le compagnie hanno voluto andare a Gioia Tauro. Sui sistemi bisogna far vedere che funzionano, non basta averli fatti: occorre un salto di qualità anche in questo senso, io credo.»
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CASO PIETRACATELLA La svolta è ancora lontana. Le analisi arrivate da Berlino rafforzano la pista del duplice omicidio premeditato
Sotto controllo i conti bancari di due famiglie: si cerca il movente economico
È
DI TIZIANA MAGRÌ
trascorso quasi un anno dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia minore Sara Di Vita per avvelenamento da ricina. Una recente svolta scientifica ha isolato il vettore del veleno, identificato in un alimento non ancora specificato. Nonostante la Procura di Larino stia valutando l’ipotesi di reato di duplice omicidio premeditato a carico di ignoti, gli inquirenti preferiscono mantenere prudenza sull’andamento delle indagini. Gli esperti del RobertKoch Institut di Berlino, incaricati dal 29 giugno di analizzare i 131 reperti prelevati il 30 luglio dall’abitazione della famiglia Di Ielsi-Di Vita, in via Risorgimento nel comune
molisano di Pietracatella, hanno individuato tracce di ricina in alcuni campioni alimentari. È il dato che gli inquirenti attendevano da quando, lo scorso aprile, l’inchiesta per omicidio volontario era stata formalmente aperta: sapere non solo cosa avesse ucciso madre e figlia, ma attraverso quale alimento il veleno fosse arrivato in tavola. Un elemento che, segnando la contaminazione all’interno delle mura domestiche, rende ancora più solida l’ipotesi che chi ha agito conoscesse la casa e le abitudini di chi ci abitava. Fin dall’avvio delle indagini, oltre all’ipotesi di dolo, è rimasta viva la tesi di un evento accidentale proposta dal tossicologo Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni Mauge-
ri di Pavia. Il 17 settembre, durante una trasmissione andata in onda su Rai2, il tossicologo ha suggerito una possibile confusione tra semi di ricino e fagioli, richiamando sette casi analoghi del passato già documentati dalla letteratura scientifica. Per Locatelli, sin dall’inizio, l’ipotesi dell’errore restava plausibile e, fino a prova contraria, la pista accidentale non poteva essere esclusa. Si tratterebbe di un’ipotesi che il ritrovamento del vettore non cancellerebbe automaticamente e che la difesa della famiglia di Gianni e Alice, la figlia maggiore dei Di Vita, ha sempre tenuto viva accanto all’ipotesi di omicidio premeditato, pur scontrandosi con gli esiti delle analisi del Centro Antive-
leni: la quantità di tossina rilevata nei corpi delle due vittime è stata giudicata eccessiva per trattarsi di un errore casuale. Proprio dall’equilibrio di queste due ipotesi deriva la cautela della procuratrice Elvira Antonelli, che coordina l’inchiesta: il fascicolo al momento resta aperto contro ignoti, i consulenti tecnici di Berlino non hanno ancora depositato la relazione definitiva e nessuno, al momento, risulta indagato anche dopo le nuove audizioni di alcune persone chiave della vicenda. Sul fronte familiare, le analisi del Robert KochInstitut avevano già escluso, lo scorso 19 agosto, che Gianni Di Vita e la figlia Alice, 18 anni, fossero mai entrati in contatto con la ricina: il test sugli anticorpi, giudicato definitivo, non ha rilevato alcuna esposizione. Un dato che, se si confermasse la pista dolosa, riporterebbe al centro dell’inchiesta la domanda scomoda: perché il veleno ha colpito solo Antonella e Sara e nessun altro della famiglia? Parallelamente alla pista scientifica, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso proseguono sul fronte delle relazioni personali. Da fine agosto circola il filone legato alla presunta relazione sentimentale extraconiugale di Gianni Di Vita, che avrebbe portato a sentire più volte, tra gli oltre
duecento testimoni ascoltati finora, alcune persone appartenenti alla cerchia familiare e di amicizie più ristrette, tra cui la cugina Laura Di Vita e l’amica d’infanzia di Di Vita. Si tratta di un’ipotesi ancora al vaglio degli inquirenti. A questa si affiancherebbe, da metà settembre, una verifica sui conti bancari della famiglia Di Vita e di un’altra famiglia di Pietracatella: un accertamento che, secondo le prime ricostruzioni giornalistiche, potrebbe servire a confermare la pista di omicidio per un movente economico, oppure potrebbe trattarsi del pagamento di chi avrebbe agito materialmente. Tra i pezzi di questo puzzle ancora attesi ci sono gli esiti dei dispositivi informatici sequestrati alla famiglia – PC e diverse chiavette USB – su cui si cercano ricerche riguardanti il veleno e i metodi di estrazione dai semi di Ricinus communis. Anche qui, al momento non risulta confermata alcuna attribuzione delle ricerche individuate sul web a un singolo utente o dispositivo. Il caso Pietracatella, unico nel suo genere, ha compiuto passi scientifici significativi senza però sciogliere il nodo né dell’autore, né della natura stessa del gesto. Più trascorre il tempo e più c’è urgenza di convergenza tra movente, mezzo e luogo su un unico punto.
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Il ricordo del mito che mi ha reso interista
Sandro Mazzola: talento e grazia P
DI GIANFRANCO BLASI
er ognuno di noi c’è sempre una prima volta. Per ogni bambino arriva un momento in cui qualcuno gli porge qualcosa e, senza saperlo, gli consegna molto di più: un ricordo, un gesto d’amore, forse persino una direzione. A me è capitato con il calcio. E con l’Inter. Mio padre mi fece conoscere il calcio. Vedere l’Inter in televisione, seduto accanto a lui. Mi portò allo stadio Viviani a tifare il grande Potenza di Boninsegna, Agroppi e Bercellino. Ma soprattutto mi fece conoscere un campione del quale era innamorato. Sandro Mazzola. Quell’entusiasmo finì per conquistare anche me. Non soltanto per il calciatore, ma per l’uomo che intravedevo dietro il campione: l’eleganza, la misura, la serietà, la sobrietà, l’autenticità. E soprattutto il rispetto. Il rispetto per la maglia, per il nome che portava, per gli avversari, per il calcio. Crescendo, ho capito che nella storia di Sandro Mazzola c’era qualcosa di ancora più grande. Sandro era il figlio di Valentino Mazzola, il capitano del Grande Torino, la squadra che aveva conquistato cinque scudetti consecutivi e dominato il calcio italiano. Valentino
era un mito. Sandro, invece, rimase senza padre quando era ancora piccolissimo. Il 4 maggio 1949, il Grande Torino si schiantò contro la basilica di Superga. Fu una tragedia immane, che sconvolse il calcio e un intero Paese. In quell’aereo viaggiava una parte straordinaria del calcio italiano: molti di quei giocatori erano anche protagonisti della Nazionale. In un istante l’Italia perdeva una generazione di campioni. Sandro aveva conosciuto suo padre, lo aveva visto allenarsi, lo aveva seguito sul campo. Aveva respirato da vicino la grandezza di una squadra che sembrava invincibile. Avrebbe potuto rimanere schiacciato da quella storia. Dal peso di un cognome. Dalla tragedia. Dall’eredità immensa di un padre diventato leggenda proprio perché scomparso troppo presto. Un bambino rimasto con un nome, una maglia, una memoria. Eppure Sandro Mazzola non rimase prigioniero della leggenda di Valentino. Seppe trasformare quella memoria in una responsabilità. E poi in una storia tutta sua. Giovanissimo, raccolse quelle orme. Ma non si limitò a seguirle. Diventò Sandro Mazzola. Non soltanto il figlio di Valentino. Un campione a sua volta. È
difficile persino confrontare i due, perché appartengono a epoche profondamente diverse. Quando giocava Valentino Mazzola non esistevano ancora la Coppa dei Campioni né il Pallone d’Oro. Ma, per quello che rappresentarono nel loro tempo, Sandro fu pienamente all’altezza del padre. E, in qualche modo, riuscì anche a liberarsi della sua ombra. Negli anni ho avuto la fortuna di incontrarlo davvero. Ero parlamentare e iscritto all’Inter Club di Montecitorio. Un giorno Sandro venne a una nostra riunione. Parlammo a lungo di calcio, di Inter, di vita. Ricordo ancora la semplicità di quella conversazione. Avevo davanti l’uomo che, da ragazzo, avevo conosciuto attraverso le immagini della televisione e i racconti di mio padre. E c’era un’altra cosa che mi ha sempre colpito della sua storia. Insieme a Giacomo Bulgarelli, capitano di uno straordinario Bologna, e a Gianni Rivera, suo grande rivale in Nazionale, partecipò alla nascita dell’Associazione Italiana Calciatori, contribuendo a dare voce e tutela anche a quei giocatori che avevano meno notorietà e meno potere contrattuale. Anche questo, per me, significa essere un campione. Perché la grandezza di un uomo non si misura soltanto da ciò che riesce a conquistare sul campo, ma anche da ciò che lascia agli altri
quando dal campo esce. E forse è proprio questo il filo che unisce Valentino e Sandro. Un padre che il destino portò via troppo presto e un figlio che seppe trasformare quella memoria in una strada. Ma Sandro non ha vissuto soltanto nel ricordo del padre. Ha vissuto per diventare se stesso. Ed è forse per questo che, quando il rumore degli stadi si spegne, ciò che rimane non sono soltanto i gol, le vittorie, le fotografie. Rimane l’uomo. E rimane il calciatore. Perché se dovessi scegliere una parola per raccontare Sandro Mazzola, oltre al talento, sceglierei proprio questa: la grazia. La grazia nel calcio? Può sembrare strano parlare di grazia quando si parla di pallone. E invece no. Sandro era rapido, velocissimo nei movimenti. Aveva la capacità di spostare la palla un attimo prima che arrivasse il difensore. Anticipava il gesto, vedeva lo spazio, lo occupava. Ma non era soltanto velocità. Era tecnica, intelligenza, misura. Era il modo in cui riusciva a muoversi sul campo senza dare mai l’impressione di combattere contro il pallone. La palla sembrava seguirlo. Un centrocampista avanzato capace di segnare 162 gol con la maglia dell’Inter, di diventare protagonista di una delle epoche più importanti della storia nerazzurra e di lasciare un segno profondo
anche nella Nazionale. Quattro scudetti vinti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, un Europeo con la Nazionale, la finale di un Mondiale…Talento e grazia. Se dovessi dare un titolo a ciò che Sandro Mazzola ha rappresentato per me, sarebbe questo. Perché è stato anche questo il calcio della mia giovinezza. Un calcio nel quale i campioni diventavano idoli senza bisogno di costruirsi un personaggio. E Sandro Mazzola è stato uno dei miei. Il mito che mi ha reso interista. Oggi lo guardo, lo saluto e lo ringrazio con gli occhi di un uomo che ha attraversato molti anni e che, inevitabilmente, vede le cose con una prospettiva diversa. E penso a quel bambino che guardava l’Inter insieme a suo padre.Penso a quel ragazzo che si innamorò di una maglia, anzi di due, ci metto ovviamente anche il Potenza, e di un campione. E penso a quanto sia strano il tempo: passano gli anni, cambiano i calciatori, cambiano gli stadi, cambiano persino i modi di vivere il calcio. Ma alcuni uomini rimangono. Rimangono perché sono diventati parte della nostra memoria. Sandro Mazzola è uno di questi. E allora lo saluto così, con la commozione che si deve a un pezzo della propria storia. Da interista a interista. Grazie Sandro.
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Cronache Lucane A che gioco giocano Ruggi & Co.? Odg, avviati una raffica di procedimenti disciplinari privi di fondamento
Il Presidente è ancora terzo dopo aver deferito Cronache alla disciplinare? Purghe per i colleghi non allineati
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__La presidente dell’Ordine Sissi Ruggi
a libertà di espressione è uno dei valori cardine delle democrazie occidentali. La libertà di stampa è l’essenza stessa della democrazia. Noi siamo nati da un atto di ribellione alle regole in nome dell’art. 21 della Costituzione. Quando lo Stato credeva che soltanto la Rai potesse trasmettere in radio, Nino Postiglione fondò Radio Potenza Centrale. Con un atto di disobbedienza civile decise che il monopolio statale dell’informazione non potesse essere più tollerato. Con lui e dopo di lui moltissimi altri seguirono quella strada. Da quell’atto di ribellione e di disobbedienza civile nacque la famosa sentenza della Corte Costituzionale che riconobbe le radio libere eliminando il monopolio Rai sulla radiocomunicazione. Senza quell’atto pionieristico non esisterebbero le radio libere ma, soprattutto, senza quell’atto di disobbedienza civile da parte di Nino Postiglione, non esisterebbe neanche questo giornale. QUALCUNO VUOLE FAR CHIUDERE CRONACHE? Ecco perché noi non possiamo arrenderci davanti alle intimidazioni che continuano ad arrivarci da organi che teoricamente dovrebbero difendere i giornalisti ma che, in realtà,
sono ormai votati esclusivamente alla tutela delle rendite di posizione di alcune testate. Parliamo esplicitamente e senza infingimenti dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata. Parliamo senza remore di questa gestione da parte di Sissi Ruggi e del suo Consiglio di Disciplina. Con quello arrivato ieri siamo all’avvio dell’ennesimo procedimento disciplinare contro la direttrice Rosamaria Mollica, 3 solo negli ultimi 15 giorni, alcuni dei quali anche contro i giornalisti di Cronache e, quindi, indirettamente contro la testata. Finora si è scelto di tenere un profilo basso, di difenderci nelle sedi opportune senza sollevare clamore. Lo abbiamo fatto a tutela nostra e della dignità che riconosciamo a questa professione. Dopo l’ultimo atto non possiamo più tacere. DI INIZIATIVA DELLA PRESIDENTE È proprio dall’ultimo procedimento che vogliamo partire nel raccontare l’assurdo. Vogliamo partire da qui perché è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. I primi due (che poi analizzeremo) sono partiti su impulso esterno e, manco a dirlo, il consiglio dell’ordine prontamente ha trasferito gli atti alla disciplinare, come si fa quando si vede il fumus della reità, nonostante le doglian-
ze fossero manifestamente infondate. L’ultimo è partito proprio per volontà esplicita della Presidente dell’Ordine, Sissi Ruggi. La nostra presidente dell’ordine ha letto il nostro articolo del 23 febbraio 2026 dal titolo “Blitz nel centro storico: 3 arresti per spaccio e droga nel tombino” messo a pagina 13 e dopo “aver visto in particolare le immagini pubblicate a corredo, constata che nelle foto sono ben visibili e identificabili gli arrestati, in mezzo a due carabinieri e con le manette ai polsi” ha deciso di convocare Rosamaria Mollica, nostra direttrice, perché con la pubblicazione di quella foto avrebbe offeso il decoro degli arrestati. Da un lato, lo ammettiamo, siamo veramente inorgogliti dal fatto che il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata abbia così tanta ammirazione nei confronti del lavoro dei nostri giornalisti da leggere con attenzione, guardando bene le foto e tutto il nostro giornale, fino a pagina 13. Dall’altro, e superando ogni ritrosia, siamo veramente scocciati. Se ogni volta che viene pubblicata l’immagine di qualcuno in manette si deve avviare un provvedimento disciplinare contro il direttore della testata che lo pubblica, probabilmente avremmo i consigli di disciplina inta-
sati. Soprattutto quando nemmeno i diretti interessati hanno a che dolersene. Ci chiediamo se il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Basilicata sia al suo posto per difendere gli iscritti o se sia là per consumare un’azione contro chi (come noi) non l’ha sostenuta, anzi ha proposto candidature contrarie, come avviene in qualsiasi esercizio democratico. Ce lo dica. Noi di certo non abbiamo intenzione di piegare la testa. Certo un Presidente dell’Ordine che senza alcuna segnalazione avvia un procedimento disciplinare contro un iscritto è, quanto meno, una rarità. Se, poi, il Presidente dell’Ordine lo fa sulla base di una fotografia di venditori di morte in manette è ancora più surreale. LA RESPONSABILITÁ PER LE PAGINE FACEBOOK Come abbiamo avuto modo di dire nelle righe di sopra, il procedimento avviato dal Presidente dell’Ordine di propria iniziativa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma è l’ultimo di una lunga serie di episodi. Ora vogliamo raccontare quest’altro assurdo avvio di procedimento ma, per spiegarlo bene, è necessario parlare un po’ della legislazione sulla stampa. La legge prevede, infatti, una sorta di responsabilità oggettiva a carico del direttore di una testata regolarmente registrata per gli articoli pubblicati sul suo giornale. Una responsabilità che, partendo dagli obblighi di vigilanza e di direzione, sostanzialmente dice che il direttore risponde anche degli articoli scritti dai suoi collaboratori. Il limite è chiaro: gli articoli devono essere scritti sul giornale di cui è direttore. Il Consiglio dell’Ordine di Basilicata, pur di colpire Cronache e la sua voce critica, ha deciso di inventare una nuova categoria giuridica che chiama, non senza una punta di fantasia: “canali social riconducibili alle testate”. Noi sappiamo che esistono i giornali cartacei, i
giornali on-line. Non sapevamo che esistessero i canali social riconducibili alle testate e che si applicasse anche a loro la responsabilità oggettiva del direttore della testata del giornale. In pratica, secondo Sissi Ruggi se qualcuno apre una pagina facebook con il nome di un giornale e scrive qualsiasi cosa, il direttore di quel giornale risponde per ciò che viene scritto su una pagina fb che non controlla. Ma in questo caso nemmeno è così perché la pagina Facebook “incriminata” nemmeno si chiama come la testata. È il consiglio dell’ordine unitamente alla disciplinare che intende trasferire in capo al direttore responsabile di una testata anche le eventuali colpe di chi gestisce una pagina Facebook (sic!). Per pura curiosità siamo andati a vedere qual è l’oggetto della segnalazione. Abbiamo capito anche l’origine prima di tanta acredine. La questione riguarda un magistrato della corte dei conti che su una pagina fb “riconducibile alle testate” viene riprodotto in una vignetta creata dall’AI mentre ripete alcune frasi, peraltro, estrapolate da alcune intercettazioni telefoniche riguardanti la Dodaro, oggi Giudice presso la corte dei conti lucana è già nel CdA de “Il Quotidiano del Sud”, nonché sorella della attuale proprietà e moglie dell’ex presidente della testata, il famigerato Posteraro con cui la stessa avrebbe definito il presidente della Regione Calabria Occhiuto “ricchione di merda”. Quello stesso Quotidiano del Sud che esprime il vicepresidente del consiglio dell’ordine nonché una serie di componenti proprio nella commissione disciplinare! Coincidenze? Ci piacerebbe sapere come abbiano ricondotto la pagina fb alla testata e da cosa abbiano trovato la responsabilità del nostro direttore. Quello che sappiamo è che la Legge sulla stampa può essere applicata solo alle testate giornalistiche.
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www.lecronache.info IL CASO SINISGALLI L’altro procedimento disciplinare avviato riguarda lo scoop di Cronache sulla scuola Sinisgalli di Potenza. Qui, oltre alla direttrice, viene chiamata in giudizio anche la giornalista Eliana Positano. La loro colpa? Aver raccontato le vicissitudini di un ragazzo con problemi di autismo all’interno della scuola Sinsigalli riportando sentenze di Tar e ascoltando le famiglie interessate. Anche qui la nostra colpa è quella di aver dato voce a chi non ha voce senza fermarci davanti alle piccole consorterie amicali dei salotti potentini e potentati? CHI GIUDICA NON PUÒ ESSERE CONCORRENTE Noi siamo convinti che qualcuno vuole zittire Cronache. Per farlo hanno inventato addirittura la responsabilità del direttore per le pagine social. Ci chiediamo chi possa avere interesse in tal senso. Sappiamo che le testate giornalistiche in questa re-
gione sono poche. Sappiamo che tutte le altre sono rappresentate nel Consiglio dell’Ordine e nel Collegio di Disciplina. Sappiamo che noi abbiamo provato a costruire (e per pochi voti non ci siamo riusciti) una candidatura
alternativa a quelle che guidano il Consiglio. Sappiamo che qualcuno prima ha provato a definirci come giornaletto inconsistente, poi come foglio online, infine, ha dovuto prendere atto che abbiamo abbondantemente supera-
to i nostri concorrenti come numero di lettori. Forse qualcuno ha deciso che è arrivato il momento di utilizzare i poteri disciplinari per provare a zittire Cronache. Sappiano che non abbiamo alcuna intenzione di lasciarci mettere
il bavaglio. Siamo nati per difendere la libertà di espressione e non abbiamo nessuna voglia di farci intimorire. E se necessario, come il pioniere dell’etere, capostipite del gruppo editoriale a cui fa riferimento anche Cronache, siamo pronti ad una nuova battaglia per affermare l’articolo 21 della Costituzione. D’altro canto, nella legge delle leggi c’è scritto che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Dunque non sarebbe poi così peregrina l’idea che tutti i giornalisti si dimettessero dall’Ordine, dato che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, e che la stampa non debba piegarsi alla gabella dell’iscrizione ad un ordine che non tutela tutti, ma solo da parte degli operatori del settore. Ma questa è un’altra storia di cui parleremo più avanti…
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Domani alle 11.30 la convocazione straordinaria sul ticket farmaceutico; dalle 13 l’esame dell’assestamento e degli altri provvedimenti
Consiglio regionale, doppia seduta Sanità e bilancio arrivano in Aula POTENZA. Doppio appuntamento giovedì 24 settembre per il Consiglio regionale della Basilicata nell’aula Dinardo del Palazzo della Giunta, in via Verrastro. L’Assemblea è stata convocata in seduta straordinaria alle 11.30, ai sensi dello Statuto e del Regolamento interno, per discutere della situazione del Servizio sanitario regionale e dell’introduzione del ticket farmaceutico. La riunione ordinaria, inizialmente fissata alle 12, è stata quindi posticipata alle 13, mantenendo invariato l’ordine del giorno. La convocazione straordinaria precederà dunque il lungo confronto sui provvedimenti finanziari, amministrativi e legislativi. Il primo provvedimento all’esame sarà il disegno di legge numero 83 del 2026 sull’assestamento del bilancio regionale, adempimento previsto dal decreto legislativo 118 del 2011. Seguirà la proposta di legge numero 3 del 2024 sul sostegno finanziario al Servizio sanitario nazionale a decorrere dal 2024 e sulle misure di in-
centivo fiscale destinate al personale sanitario e non sanitario. L’Aula sarà poi chiamata ad approvare i rendiconti generali relativi all’esercizio finanziario 2025 dell’Ente di gestione del Parco archeologico storico naturale delle Chiese rupestri del Materano, dell’Ente Parco naturale di Gallipoli Cognato-Piccole Dolomiti Lucane e dell’Agenzia lucana di sviluppo e innovazione in agricoltura, Alsia. I documenti sono contenuti rispettivamente nei disegni di legge numero 84, 87 e
88. All’ordine del giorno figurano anche i bilanci di previsione per il triennio 2026-2028 dell’Azienda regionale per il diritto allo studio universitario, Ardsu, e dell’Ente Parco delle Chiese rupestri del Materano. Sarà inoltre esaminato l’atto amministrativo numero 70 del 2026, relativo al bilancio di previsione 2026-2027 dell’Ater di Matera. Dopo l’elezione dei componenti dell’Osservatorio regionale sull’immigrazione e l’esame degli eventuali provvedimenti
licenziati nel frattempo dalle commissioni consiliari permanenti, i lavori proseguiranno con la proposta sulle cure balneari o termali per i pazienti in assistenza domiciliare integrata. In calendario anche il disegno di legge numero 63 del 2025, contenente modifiche e integrazioni alla legge regionale del 22 ottobre 2007, e la proposta di legge numero 48 del 2025, che interviene sulla normativa del 2009 con le misure urgenti e straordinarie per il rilancio dell’economia e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. I consiglieri discuteranno inoltre la proposta numero 39 del 2024 sulle misure di sostegno alla promozione della parità di genere in Basilicata e quella riguardante l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulle risorse idriche. Entrambi i testi sono stati iscritti ai sensi dell’articolo 41 del Regolamento interno del Consiglio regionale. L’Assemblea esaminerà poi le disposizioni in ma-
teria di preservazione della fertilità attraverso il cosiddetto medical freezing e l’integrazione all’articolo 48 dello Statuto regionale. All’attenzione dell’Aula arriveranno anche due atti amministrativi riguardanti le istanze per i permessi di ricerca di idrocarburi denominate Il Perito e La Capriola. I provvedimenti saranno discussi secondo quanto stabilito dall’articolo 76, comma 4, dello Statuto regionale. Un ulteriore spazio sarà riservato alle problematiche del sistema sanitario e alla realizzazione del nuovo ospedale unico per acuti di Lagonegro, con un confronto anche sull’attuale situazione organizzativa della struttura. La seduta ordinaria si concluderà con l’esame di una serie di mozioni e con lo svolgimento dell’attività ispettiva. Entrambe le riunioni saranno trasmesse in diretta streaming e potranno essere seguite attraverso computer, smartphone e tablet sui portali istituzionali del Consiglio regionale e della Regione Basilicata.
Mega sollecita un tavolo permanente a Roma: «La transizione energetica crei sviluppo, buona occupazione e opportunità per i giovani»
Petrolio, la Cgil chiede una vertenza per il futuro POTENZA. Aprire a Roma un tavolo permanente sulla questione energetica lucana e costruire un progetto di sviluppo sostenibile capace di creare occupazione e frenare la fuga dei giovani. È la richiesta del segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, intervenuto nel dibattito sul possibile rilancio delle estrazioni petrolifere. «Si pensi allo sviluppo sostenibile della Basilicata, non alle candidature. La politica lucana non tradisca il suo popolo», afferma Mega, chiedendo alla regione di prepararsi alla transizione energetica. Per il sindacato, le rassicurazioni del governo Bardi non bastano e alle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni devono seguire atti concreti. Il segretario collega il tema delle estrazioni alla fragilità dell’approvvigionamento energetico nazionale, resa evidente dalle guerre in Ucraina e in Medio Oriente. L’aumento dei prezzi degli idrocarburi, sostiene, ha
colpito cittadini, industrie e autotrasportatori, aggravando gli effetti dell’inflazione. Appare così ancora più evidente la contraddizione di una Basilicata produttrice di energia nella quale i costi restano tra i più elevati d’Italia. Mega accusa il centrodestra nazionale e regionale di utilizzare il tema in chiave elettorale, mentre sarebbe necessario valutare i risultati prodotti da quarant’anni di estrazioni. Secondo la Cgil, lo sfruttamento delle risorse non ha generato ricchezza sufficiente in termini di Pil, lavoro, infrastrutture e sviluppo. Ha invece reso le finanze regionali dipendenti dalle royalties, utilizzate per sostenere sanità, università e Acquedotto lucano. A pagare questa debolezza strutturale sono soprattutto i giovani, in particolare i laureati, costretti a lasciare la regione per trovare un’occupazione dignitosa e adeguata alle proprie competenze. «Non è più accettabile continuare a parlare del petrolio in Basilicata soltanto in termini di sfrut-
tamento delle risorse», sottolinea Mega. Da qui la proposta di un confronto stabile con il governo nazionale, nel quale la Regione chieda interventi capaci di programmare uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale. «Deve essere questo l’unico argomento di discussione con il governo nazionale, non lo scambio di poltrone», rimarca il dirigente sindacale. La Cgil rilancia quindi l’appello
a Cisl, Uil, Confindustria e alle organizzazioni datoriali affinché la vertenza Basilicata arrivi a Roma. «La vertenza va aperta adesso. Siamo disponibili a una discussione di merito sullo sviluppo sostenibile e sulla transizione energetica», conclude Mega. L’obiettivo è un modello rispettoso dell’ambiente, in grado di produrre buona occupazione e di offrire un futuro ai giovani lucani.
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Rotelli, Caiata e Rosa: «Stanziato oltre un miliardo di euro, con un contributo complessivo di mille euro per ciascun nucleo»
Carta Dedicata a te, in Basilicata aiuti destinati a 16.329 famiglie POTENZA. Saranno 16. 329 le famiglie lucane beneficiarie della nuova edizione della Carta Dedicata a te. Ad annunciarlo sono il commissario regionale di Fratelli d’Italia per la Basilicata, Mauro Rotelli, e i vicecoordinatori Salvatore Caiata e Gianni Rosa. La misura prevede uno stanziamento nazionale superiore al miliardo di euro e un contributo complessivo di mille euro per ciascun nucleo familiare, erogato in due tranche. I primi 500 euro saranno disponibili a partire da novembre 2026, mentre gli altri 500 euro arriveranno da aprile 2027. A livello nazionale saranno coinvolte oltre 1,1 milioni di famiglie. «Con la nuova edizione della Carta Dedicata a te, il governo Meloni rinnova un sostegno concreto contro il carovita», affermano Rotelli, Caiata e Rosa. Secondo gli esponenti di Fra-
__Gianni Rosa, Mauro Rotelli e Salvatore Caiata
telli d’Italia, il provvedimento consentirà di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e, contemporaneamente, di sostenere la filiera agroalimentare italiana attraverso il consumo di prodotti di qualità, Dop e Igp.
«È possibile coniugare il sostegno alle famiglie con la valorizzazione delle nostre eccellenze. Aiutare chi è più in difficoltà significa anche sostenere agricoltori, allevatori e imprese che ogni giorno contribuiscono alla qualità e al-
la forza del made in Italy agroalimentare», sottolineano i tre dirigenti lucani. Rotelli, Caiata e Rosa ringraziano infine la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il titolare del Masaf Francesco Lollobri-
gida e la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone per aver garantito continuità e maggiori risorse a un intervento ritenuto strategico per le famiglie e il sistema produttivo nazionale.
Per Confartigianato l’extracosto raggiunge lo 0,35 per cento del Pil regionale. Gentile: «A rischio la competitività delle imprese»
«Caro energia, la Basilicata paga il conto più alto» MATERA. La Basilicata produce energia, ma è anche la regione italiana dove il caro energia presenta il maggiore impatto sul Pil. L’extracosto energetico raggiunge infatti lo 0,35 per cento del Pil regionale, il valore più alto in Italia, davanti a Molise (0,33 per cento) e Puglia (0,30 per cento). A livello provinciale, Potenza arriva allo 0,40 per cento, collocandosi ai vertici della graduatoria nazionale. È il dato evidenziato da Confartigianato alla 22ª edizione di Energies and Sustainability Confartigianato High School, alla quale partecipa anche Rosa Gentile, presidente di Confartigianato Basilicata. Con Gentile è presente anche Gerarda Bonelli, segretaria provinciale di Matera. Il caro energia pesa soprattutto sulle micro e piccole imprese. In Italia il costo dell’elettricità per queste aziende è pari a 25,99 centesimi per chilowattora, contro i 22,04 centesimi della media europea, con un differenziale del 17,9 per cento. Ancora più significativo è il peso di accise e oneri parafiscali, che raggiungono i 5,44 centesimi per chilowattora. Secondo Confartigianato, il divario cresce al diminuire dei consumi: per le imprese che utiliz-
zano meno di 20 megawattora all’anno, il differenziale rispetto alla media europea arriva al 75,5 per cento, mentre per le imprese energivore il carico fiscale risulta inferiore alla media Ue. «Il dato della Basilicata è un campanello d’allarme – sottolinea Rosa Gentile – perché dimostra che il costo dell’energia non è una voce marginale, ma incide direttamente sulla competitività delle imprese e sulla loro capacità di investire». «Il problema riguarda in modo
particolare le micro e piccole imprese – aggiunge – che non hanno i volumi di consumo e la forza contrattuale dei grandi operatori. Non chiediamo trattamenti di favore, ma condizioni più equilibrate. Non è sostenibile che siano proprio le imprese più piccole a sopportare lo svantaggio maggiore nella struttura della bolletta». Per Confartigianato, quindi, il tema energetico è ormai anche un tema di politica industriale. Ridurre il peso della componente
fiscale e parafiscale e riequilibrare il sistema dei costi significa sostenere la capacità delle imprese di produrre, investire e mantenere l’occupazione. «In Basilicata energia e competitività sono strettamente legate – conclude Gentile –. Se vogliamo rafforzare il tessuto produttivo regionale, dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di programmare, innovare e affrontare la transizione energetica senza partire da uno svantaggio di costo».
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Confindustria Basilicata porta la filiera regionale alla principale fiera europea del trasporto merci e punta sull’internazionalizzazione
Il Cluster lucano vola ad Hannover, aziende in vetrina con il metaverso
POTENZA. Si è chiusa con un ottimo bilancio la prima partecipazione del Cluster Lucano Automotive “Fabbrica Intelligente” all’evento Iaa Transportation di Hannover, la più grande fiera europea dedicata al settore del trasporto merci su gomma. Ospiti dello spazio all’interno dello stand Italia organizzato dall’Ice e da Anfia, le aziende lucane presenti hanno avuto la preziosa opportunità di entrare in contatto con costruttori, grandi player internazionali, fornitori, centri di ricerca e potenziali partner, in un contesto nel quale si stanno definendo le nuove traiettorie tecnologiche e industriali della mobilità. Con 1.589 espositori provenienti da 46 Paesi, l’edizione di quest’anno di Iaa Transportation ha stabilito un nuovo record di partecipazione internazionale. In questo scenario, il Cluster Lucano Automotive ha scelto di caratterizzare la propria presenza attraverso un elemento fortemente innovativo: il metaverso del Cluster, uno spazio digitale immersivo progettato per consentire alle imprese di presentarsi e di raccontare le proprie competenze anche oltre i limiti fisici dello stand. Grazie a questa piat-
taforma, tutte le aziende del Cluster hanno avuto la possibilità di essere presenti virtualmente alla manifestazione e di mostrare i propri prodotti di punta, creando una vera e propria vetrina digitale collettiva dell’automotive lucano. Il metaverso diventa così uno strumento per ampliare la partecipazione delle imprese e costruire una modalità nuova di promozione internazionale del territorio e della sua filiera produttiva. Un ambiente, dunque, attraverso il quale raccontare competenze, tecnologie e soluzioni e favorire nuove occasioni di incontro e collaborazione. Tra le visite istituzionali
allo stand del Cluster, anche quella del console generale italiano ad Hannover, Piero Vaira. «Grazie al finanziamento della Regione Basilicata – ha commentato il presidente Antonio Braia – abbiamo portato le eccellenze del nostro Cluster nella più importante vetrina europea del settore del trasporto su gomma. Si tratta di un passaggio importante nel percorso di internazionalizzazione delle nostre imprese. Una fiera di questa dimensione offre la possibilità di confrontarsi direttamente con un mercato in continua trasformazione e far conoscere il valore delle competenze che la Basilicata esprime
in questo settore. Abbiamo voluto, inoltre, utilizzare la tecnologia per dare un’opportunità anche alle aziende che fisicamente non sono riuscite a essere presenti a Hannover e i numeri delle visite, anche virtuali, ci hanno confermato la bontà della scelta». Insieme alla presenza alla fiera Automechanika di Shanghai e all’Expo di Osaka, la partecipazione alla Iaa Transportation si inserisce nella strategia più ampia del Cluster Lucano Automotive, finalizzata a rafforzare la capacità delle imprese di fare sistema, innovare, collaborare e competere sui mercati internazionali.
La trasformazione che sta interessando il settore automotive rende infatti sempre più importante la capacità delle imprese di lavorare insieme, condividere conoscenze e sviluppare nuove soluzioni nei campi della digitalizzazione, dell’elettrificazione, della sostenibilità, dell’automazione e dei nuovi sistemi di mobilità. In questo percorso, il Cluster rappresenta uno strumento per mettere in rete imprese, competenze, ricerca e innovazione, valorizzando le specificità della filiera lucana e favorendo nuove relazioni industriali e commerciali. La presenza a Hannover testimonia, infine, la volontà del Cluster di continuare a investire nella promozione delle proprie aziende e nella costruzione di nuove opportunità di collaborazione, facendo della Basilicata un territorio sempre più riconoscibile all’interno delle grandi trasformazioni che stanno interessando l’industria della mobilità. Presenti allo stand del Cluster le aziende Asd, Applica, Brecav, Cnr, Daken, Digimat, Informatic@, Inelectric, Luxant, Plasticform e Stm. Alla fiera hanno partecipato con un proprio stand anche le imprese lucane Takler e Domar.
La regione partecipa alla manifestazione di Torino con 39 aziende agrolimentari e un programma sulla biodiversità
La Basilicata sarà presente a Terra Madre 2026 POTENZA. La Basilicata sarà presente a Terra Madre 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre, con una partecipazione regionale organizzata in piazza Vittorio Veneto, dove sarà allestita un’area collettiva dedicata alle produzioni agroalimentari lucane. Saranno 39 le aziende agroalimentari della Basilicata coinvolte nella manifestazione, insieme ai GAL, ai Parchi regionali e nazionale, a Slow Food Basilicata e all’Alleanza Slow Food dei Cuochi della Basilicata. Il programma prenderà il via giovedì 24 settembre con l’inaugurazione dello stand della Regione Basilicata e la presentazione dell’Atlante dei prodotti dell’Arca del Gusto della Basilicata. Seguiranno degustazioni, laboratori del gusto, show cooking e momenti di confronto dedicati
alle produzioni identitarie e alla biodiversità del territorio. Nel corso delle quattro giornate saranno presentati alcuni dei prodotti più rappresentativi della tradizione lucana: dal peperone crusco di Senise ai legumi, dai formaggi ai salumi, dai grani locali all’olio extravergine di oliva, fino ai vini della Basilicata e alle nuove esperienze legate al turismo rurale e alla valorizzazione dei paesaggi. Ampio spazio sarà riservato anche ai presìdi Slow Food, all’agroecologia, ai frumenti locali, ai progetti dei territori e al ruolo dei parchi nella tutela della biodiversità. Tra gli appuntamenti in programma, anche l’incontro dedicato al dialogo tra Basilicata e Filippine attraverso il cibo e la presentazione dei nuovi presìdi lucani Casiello della Montagna Materana e Strazzata
Aviglianese. La partecipazione è promossa dalla Direzione Generale Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, con il coinvolgimento dei GAL Lucania Interiore, Percorsi, Lucus, La Cittadella del Sapere e Start 2020, del Parco Naturale Regionale del Vulture, del Parco Naturale Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane e del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. “Terra Madre – dichiara l’assessore regionale alle Politiche Agricole, Carmine Cicala – rappresenta un’occasione importante per raccontare la Basilicata attraverso le sue produzioni, la biodiversità e il lavoro delle imprese”. “La presenza di 39 aziende e la costruzione di un programma condi-
viso con Slow Food, GAL, parchi e territori dimostrano il valore della collaborazione. Portiamo a Torino una Basilicata autentica, profondamente legata alle proprie radici, ma anche – conclude – capace di innovare, creare relazioni e guardare a nuove opportunità di crescita”.
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Ad Oltre il Giardino ampio spazio alla cultura, dai libri al cinema
A Cronache Tv Somma ricorda Margherita Perretti: «Ha lasciato un segno indelebile» L
DI ANNA TAMMARIELLO
a nuova puntata di “Oltre il Giardino”, il programma di Cronache Tv condotto dal giornalista Paride Leporace, si apre con il ricordo di Margherita Perretti, recentemente scomparsa, protagonista in diverse occasioni della trasmissione. Ospite Francesco Somma, Vicepresidente Nazionale di Confindustria, che con lei ha condiviso un lungo percorso umano e associativo.«Margherita era l’emblema del multitasking», racconta Somma. «Prima di tutto era un’amica straordinaria, impegnata in numerose associazioni e sempre con il suo stile, con la sua classe, con grande passione, grande determinazione, grande umiltà». Il suo impegno era rivolto soprattutto alla società, alle donne e ai giovani. «Non era alla ricerca di una sua visibilità, ma perché per lei l’impegno per gli altri era una cifra determinante della sua vita». Somma la ricorda come una donna «determinata, presente, ma mai invadente». Il rapporto con Confindustria Basilicata era iniziato quasi quarant’anni fa. «Quando si creavano quei capannelli per parlare di chi potesse avere l’identikit giusto per ricoprire un ruolo, si partiva sempre da Margherita. Sempre da Margherita». Non per occupare posizioni, ma perché «si sapeva che lei l’avrebbe interpretata al meglio, con uno spirito associativo e di rappresentanza e con un’ottica di inclusione e di apertura». Perretti aveva inoltre una sensibilità politica riformista. «Era una riformista di sinistra», ma viveva la politica «a modo di servizio, senza un’ideologia che magari la metteva in contrasto con chi la pensava diversamente». Per Somma «avrebbe avuto certamente occasioni» per ricoprire altri ruoli istituzionali. Imprenditrice nell’azienda di famiglia, impegnata nello sport e in numerose attività sociali, Perretti aveva raggiunto anche ruoli di rilievo nazionale. Somma ricorda il riconoscimento ricevuto dalla comunità di Confindustria e la sua presenza nel Consiglio della Banca d’Italia in Basilicata.«A livello nazionale la comunità confindustriale si è stretta intorno a noi e intorno alla sua famiglia». Il ricordo più importante, conclude Somma, resta quello delle sue tre figlie e dell’impegno per «l’empowerment femminile, la partecipazione vera delle donne e dei giovani alla vita lavorativa, come condizione per la crescita economica e sociale di questa regione». «Credo davvero che lei abbia lasciato un segno indelebile», conclude, definendo Margherita «una
piccola, giovane, gentile icona della nostra comunità». La trasmissione prosegue poi con Massimo Mancini, manager della sanità pubblica lucana, che nel corso della puntata presenta il suo nuovo romanzo “Il sigillo di Salomone”, nato durante una lunga convalescenza dopo una nefrectomia: «L’operazione è andata bene, chiaramente c’era la convalescenza».Il libro, ambientato tra Roma e altri luoghi reali, prende spunto dallo studio delle religioni mediterranee, dei Templari e dei codici di Nag Hammadi, ritrovati nel 1945 in Egitto e contenenti testi gnostici, tra cui il Vangelo di Tommaso e quello di Filippo. Mancini spiega di aver unito due approcci narrativi: «Mi sono rifatto un po’ a Dan Brown come stile di thriller e, allo stesso tempo, a Umberto Eco per uno studio approfondito». L’obiettivo non è proporre verità da accettare, ma stimolare la curiosità: «Io non punto a chi deve credere in qualcosa». Il romanzo «ti costringe a pensare, non a credere quello che io dico o non dico, ma a pensare e ad approfondire lo studio». Da qui la domanda centrale: «Chi custodisce? Custodisce per proteggere o per esercitare il potere che ha della conoscenza?». Mancini respinge l’idea che il libro abbia un’impostazione anticlericale: «Non c’è assolutamente uno spirito anticlericale». Anche il tema della massoneria viene affrontato in chiave storica e filosofica.La scrittura del romanzo è stata complessa. Mancini racconta di aver inizialmente scritto un romanzo più leggero e umoristico, esperienza che gli ha permesso di affrontare un’opera più impegnativa. “Il sigillo di Salomone” è ambientato soprattutto in una Roma descritta attraverso i luoghi e la storia: «Roma è la città per me più bella perché ha in sé quel fascino di quello che è lì, che ti aspetta, che è la storia del mondo e dell’umanità». Arrivato a 650 pagine, l’autore ha dovuto tagliare e riscrivere interi capitoli. Il sottotitolo è Quod absconditum est revelatur, «quello che è nascosto verrà rivelato», frase che secondo Mancini rappresenta l’essenza del libro. Pubblicato in autoproduzione, il romanzo è attualmente in promozione e sarà presentato anche a Potenza, Bari e Taranto. Infine, ultimo ospite della puntata è Armando Lostaglio, critico cinematografico e presidente del Cine Club Vittorio De Sica, che racconta la sua lunga esperienza alla Mostra del Cinema di Venezia, dove quest’anno ha visto 36 film.Sul cinema italiano, nel corso dell’ intervista afferma: «Rimane competitivo, ma a volte risente di una sorta di provincialismo». Tra i film
_ Somma
_ Mancini
_ Lostaglio
italiani apprezza Ritorno a Buenos Aires e quello di Mario Martone con Toni Servillo. Su Moretti dice: «Sa scrivere, sa raccontare, sa far interpretare i suoi attori», ma osserva che il suo cinema resta legato a una lettura borghese del mondo contemporaneo. Su Gianni Amelio è «un po’ scettico» per alcuni aspetti della sceneggiatura, pur riconoscendone «l’utopia» e la capacità di raccontare. Losta-
glio avrebbe assegnato il Leone d’Oro a Tsukamoto, autore di un film sulla guerra del Vietnam che, secondo lui, «scende ancora più in profondità» nella psicologia dei reduci. Tra le sue raccomandazioni cita anche film iraniani e opere da vedere in sala. «Solo in sala si apprezza il contenuto» e, soprattutto, si può «uscire e discutere con gli altri», perché il cinema «è lo specchio di ogni nazione».
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Basilicata 24 ore
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POTENZA Tecnologia, personalizzazione della didattica e mantenimento dei plessi, tutte le nuove sfide illustrate agli studenti
Al via anno scolastico 2026-2027: cerimonia d’inaugurazione all’Istituto “Torraca-La Vista”
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DI FRANCESCO MENONNA
na giornata nel segno della continuità e dell'apprezzamento del discorso svolto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ad Amatrice, nell'ambito della condivisione, accoglienza e aggregazione. Una mattinata bella e suggestiva, caratterizzata dalla presenza di autorità politiche, istituzionali e civili. Nell'Aula Magnoa dell'Istituto “Torraca-La Vista” di Potenza si è svolta, ieri mattina, la cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico 2026-2027. Le tante bandiere tricolori, l'inno di Mameli hanno costituito il punto di forza della giornata di festa e comunità didattica educante svoltasi nel plesso di Rione Francioso. Presenti il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, il Presidente della Provincia, Christian Giordano, il Vice Prefetto Vicario di Potenza, Roberto Micucci, la Dirigente Scolastica della Torraca-La Vista di Potenza, Marianna Catalano, l'Assessore alla Formazione, Cultura della Regione Basilicata, Francesco Cupparo, il Coordinatore regionale della Consulta degli Studenti, Italo Maria Marsico, la referente dell'Ufficio Scolastico Regionale di Basilicata, Debora Infante. Presenti, tra gli altri, la Presidente regionale dell'Unicef, Barbara Coviello, la Garante per la Disabilità della Regione Basilicata, Marika Padula, i consiglieri regionali, Fernando Picerno, Mario Polese e Maddalena Fazzari, Anna Dell'Aquila dirigente Ufficio scolastico regionale di Basilicata. Lo spopolamento, l'utilizzo della tecnologia, fanno da contraltare alle nuove mission della scuola come la personalizzazione della didatti-
ca, il mantenimento dei plessi per andare incontro alle esigenze della comunità, incrementati gli organici di docenti e personale Ata per dare man forte alle esigenze dei tanti studenti. Le dichiarazioni di Mattarella, l'intenzione della Premier Giorgia Meloni di limitare il tetto di studenti stranieri nelle classi italiane, al 30%. hanno costituito le principali indicazioni del dibattito a più voci svoltosi ieri. Tutto questo in una Regione che ha 3700 studenti stranieri, quasi 1700 quelli nati nel Bel Paese con una forbice che evidenzia l'aumento del 5.3%. E ieri mattina, anche i giovani hanno potuto apprezzare il lavoro svolto dalle istituzioni scolastiche per garantire loro un futuro migliore nell'ambito della conoscenza, dell'innovazione, della cultura e della didattica qualificata. Sullo sfondo, le immagini di personaggi simbolo del mondo della cultura, in primis Nelson Mandela, Rita Levi Montalcini, Oriana Fallaci, Dante Alighieri. La musica, le parole dei giovani alunni hanno fatto il resto, dan-
do alla giornata inaugurale una speranza, una certezza per un futuro migliore. Quel futuro che, grazie al suono della campanella, rappresenta solo un punto di partenza per migliorare e migliorarsi includendo e non chiudendo i ponti con il resto del mondo. Vincenzo Telesca, Sindaco di Potenza, ha parlato della giornata svolta nella scuola “Torraca-La Vista”: «Le parole del Presidente Mattarella sono state fondamentali. Fondamentali per sancire un principio già contenuto all’interno della nostra Costituzione, all'articolo 34, dove appunto viene sancita l'importanza della scuola, l'integrazione, la socialità, insomma ciò che la scuola deve fare. La scuola è unione ed è il posto dove sicuramente si può fare la socialità, l’inclusione, crescere, imparare. Sono parole fondamentali, specialmente in base a quello che in questi giorni stiamo ascoltando da vari esponenti politici. Quindi, non posso che ringraziare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per aver portato sulla retta via il di-
scorso e l'importanza della scuola. Oggi ci troviamo qui per l'inaugurazione dell'anno scolastico. È stata scelta questa scuola a cui sono molto legato, anche per gli ottimi rapporti che esistono con tutti i presidi, sicuramente con la preside Marianna Catalano che è sempre pronta ad accogliere le richieste dell’Amministrazione ed è sempre stata collaborativa. Quindi, non posso che ringraziare la preside e i tanti professori e augurare un buon anno scolastico ai ragazzi, augurarlo alle famiglie che devono in qualche modo rendersi partecipi sempre di più dell’educazione dei ragazzi insieme alla scuola, perché la scuola è la seconda casa dei ragazzi». La dirigente scolastica dell’Itc Torraca-La Vista di Potenza, Marianna Catalano ha parlato dell'evento e dell'inaugurazione dell'anno scolastico 20262027: «È un grandissimo onore per noi la presenza dei rappresentanti delle istituzioni all'interno della scuola. Tutto ciò rappresenta anche la sinergia che c'è all’interno del territorio, perché la scuola non è mai da sola. La scuola, se funziona e se va avanti e garantisce servizi essenziali agli studenti, lo fa in forza di una collaborazione che c’è tra le varie autorità e le varie istituzioni presenti sul territorio. La scuola è la scuola aperta a tutti, il dettato costituzionale all'articolo 34 ribadisce per bene che, nel momento in cui fu varata la Costituzione, sicuramente c’erano prospettive e punti di vista differenti. Però, noi oggi ribadiamo con forza l’importanza di una scuola che valorizzi tutti e ciascuno, portatore della propria identità e della propria cultura, è il benvenuto nella nostra comunità scolastica che ospita 1400 alunni».
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Basilicata 24 Ore
mercoledì 23 settembre 2026
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Solenne celebrazione per San Matteo con le autorità nel complesso intitolato al Maresciallo Forlenza
Fiamme Gialle in festa a Potenza: celebrato il patrono San Matteo A
ll’interno del complesso sede del Comando Regionale Basilicata della Guardia di Finanza, intitolato al Maresciallo Capo Gerardo Forlenza, decorato di Croce di Guerra al Valor Militare, si è svolta la celebrazione della Santa Messa in onore di San Matteo Apostolo, patrono delle Fiamme Gialle.Il «Breve Pontificio» che ha dichiarato San Matteo Patrono della Guardia di Finanza reca la data del 10 aprile 1934 ed è stato firmato dal Cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, nell’auspicio che tutti gli appartenenti al Corpo potessero, sul suo esempio, unire l’esercizio fedele del dovere verso lo Stato con la devota sequela di Cristo. La funzione religiosa è stata officiata dal Cappellano Militare capo Don Giovanni Caggianese, alla presenza del Comandante Regionale Basilicata, Generale di Brigata Crescenzo Sciaraffa, e delle massime Autorità civili e militari potentine. Nel corso della solenne celebrazione, alla quale hanno preso parte anche le rappresentanze dei Finanzieri in servizio in Basilicata e di quelli in congedo appartenenti all’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia di Potenza, custodi delle tradizioni del Corpo, è stato benedetto, prima della formale consegna al Comando Regionale, un dipinto realizzato dalla pittrice potentina Anna Faraone
e raffigurante San Matteo. Nel suo intervento conclusivo, il Comandante Regionale ha richiamato le Fiamme Gialle lucane ad orientare il proprio impegno quotidiano al «servizio» della comunità e del tessuto economico sano, perseguendo il fine superiore della sicurezza economico-finanziaria dell’intero territorio regionale.L’evento rappresenta il segno tangibile dell’attenzione che il Corpo riserva ai momenti celebrativi della propria storia e delle proprie tradizioni, capaci di rinsaldare nell’animo di tutti i Finanzieri, in servizio e in congedo, il sentimento di appartenenza all’Istituzione e la piena condivisione della sua missione.
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Basilicata 24 Ore
mercoledì 23 settembre 2026
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A ottocento anni dalla morte del Poverello d'Assisi, il regista porta al Quirino un'opera tra fede, fragilità e testi inediti
L’umanità di San Francesco: nuova regia di Pino Quartullo S
abato 3 ottobre e domenica 4 ottobre 1226 San Francesco d’Assisi moriva e veniva sepolto. Esattamente ottocento anni dopo, negli stessi giorni della settimana, il 3 e 4 ottobre 2026, il Teatro Quirino di Roma ospiterà un evento culturale di eccezionale rilievo: «Il Viaggio di Francesco», lo spettacolo scritto e diretto da Pino Quartullo, un’opera che trascende il teatro tradizionale per farsi esperienza spirituale e umana universale.Il regista Pino Quartullo firma una drammaturgia coraggiosa e inedita, capace di distaccarsi dagli stereotipi agiografici per concentrarsi sulla fragilità, la solitudine e le contraddizioni di un uomo che cercava il silenzio di Dio. L’opera attinge liberamente al romanzo «La sapienza di un povero» di Eloi Leclerc, alle riflessioni di Davide Rondoni raccolte nel volume «La ferita, la letizia», alle Fonti Francescane e alla consulenza di fra Simone Castaldi, guardiano all'Aquila e commissario di Terra Santa per Roma e Lazio.Il cuore emotivo dello spettacolo è segnato anche dal profondo sodalizio artistico con il compianto poeta Gabriele Galloni. Nel 2023, durante il Premio Scalfari al Teatro Traiano di Civitavecchia, Pino Quartullo lesse alcune poesie del giovanissimo autore, vincitore del premio, restandone profondamente folgorato. Da allora è nato un dialogo costante con la madre del poeta, culminato nel 2024 quando la donna ha donato al regista un racconto inedito scritto da Gabriele all'età di diciassette anni, intitolato «L'ultima notte di Francesco». Si tratta di un testo consapevole che descrive la morte come una rinascita superiore. Sono pagine di scrittura potente, cariche di incursioni del demonio, scene di delirio della folla e fenomeni paranormali: una visione quasi profetica che risuona con le sofferenze del Santo. Quartullo ha sceneggiato quel racconto, trasformandolo nella parte conclusiva dello spettacolo, oggi ricono-
sciuta come il vertice emotivo e spirituale dell'opera.Il valore del progetto è testimoniato dal prestigioso percorso intrapreso: nato come progetto speciale del Ministero della Cultura nel 2024, gode del patrocinio del Comitato nazionale San Francesco 1226-2026 e del Giubileo 2025, dopo aver già raccolto successi in luoghi simbolo come Assisi, Castel Sant’Angelo e il Pantheon.A dare vita a questo affresco umano è una compagnia di alto profilo, formata da giovani artisti che vantano già importanti carriere tra cinema, teatro e televisione: Giulio Tropea vestirà i panni di San Francesco; Roberto Fazioli interpreterà il Frate dissidente, Cristo e il Messo di Satana; Massimiliano Viola Grosso sarà Frate Leone; Simone Sabia interpreterà Frate Rufino; Giorgio Melone sarà Frate Ginepro e il Giovane Prete; Rachele Sarti darà voce e corpo a Santa Chiara e alla Morte; Gaetano Marsico interpreterà Fra Masseo.L'intento della regia è mostrare come la crisi del Santo sia stata una necessaria prova interiore per consolidare la fede, un messaggio che risulta ancora oggi una luce di speranza. «Io credo che Francesco non si sia mai veramente perso — dichiara Pino Quartullo —. Credo, anzi, che questa sua crisi sia stata una sorta di prova interiore per passare ad una fase successiva, un modo per approfondire e consolidare la sua fede sfatando ogni dubbio».La cura dei dettagli, dalle luci di Raffaele Fracchiolla alle musiche originali di Gaetano Marsico e Roberto Laneri, rende lo spettacolo una fusione tra cinema e teatro. La produzione è affidata a Maximo Event di Nicolò Innocenzi in collaborazione con SB management e con il supporto dell’associazione «La Città Degli Artisti» di Margherita Romaniello. Le date al Teatro Quirino rappresentano così un appuntamento per celebrare un'eredità che dopo otto secoli continua a interrogare il nostro tempo.
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Basilicata 24 ore
mercoledì 23 settembre 2026
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L’appuntamento unirà divulgazione, attività nei laboratori e testimonianze per raccontare il valore della ricerca lucana
Crob e Unibas, porte aperte alla ricerca A Rionero la scienza incontra i cittadini
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a ricerca non è solo numeri, esperimenti, provette e laboratori inaccessibili. È anche speranza concreta, vita quotidiana, passione, sacrificio e possibilità di costruire le terapie del domani. È con questo spirito che domani l’Irccs Crob e l’Università degli Studi della Basilicata apriranno le porte della scienza alla comunità con “La ricerca che cura”, l’iniziativa in programma dalle ore 15:30 nella sede dell’Irccs Crob di Rionero in Vulture. L’evento nasce con l’obiettivo di valorizzare l’alleanza scientifica tra il centro oncologico di riferimento regionale e l’ateneo lucano, avvicinando la ricerca oncologica e l’innovazione scientifica ai cittadini e alle scuole del territorio. Un percorso di eccellenza che si rafforza anche alla luce dei recenti risultati raggiunti dall’Istituto, con la riconferma ufficiale della qualifica di Irccs da parte del Ministero della Salute e la firma dei
contratti per l’immissione in organico di ulteriori 14 ricercatori sanitari. IL PROGRAMMA La giornata prenderà il via alle 15:30 con l’accoglienza e la registrazione dei gruppi. Dalle 16:00 alle 19:00 sarà quindi aperto il “Villaggio della Ricerca”, uno spazio interattivo pensato per permettere ai partecipanti di entrare concretamente nel mondo della ricerca. Tra le attività previste, “Diventa ricercatore per un giorno”, con laboratori a rotazione, la “Research Escape Room”, lo “Speed date con il ricercatore” e gli “Open lab”, con dimostrazioni e momenti di confronto diretto. Alle 19:00 spazio ai saluti istituzionali, alla presenza dell’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico e del management dell’Istituto. La serata proseguirà con alcuni momenti dedicati alla ricerca lucana, tra cui “Racconta la ricerca in 180 secondi” e la presentazio-
ne di “Cinque storie di ricerca lucana”.Dalle 20:30 alle 22:30, infine, la giornata si concluderà in un clima conviviale con la partecipazione straordinaria di Dino Paradiso e Meteopanik. Un ap-
puntamento pensato per portare la ricerca fuori dai laboratori e consentire a cittadini e studenti di conoscere più da vicino il lavoro, l’impegno e le storie dei ricercatori lucani.
La campagna coinvolge San Carlo e Asm per garantire una copertura capillare dei neonati e ridurre il rischio di bronchiolite e complicanze respiratorie
Basilicata, parte la campagna contro il VRS Latronico: «Aderire con massima fiducia»
È
partita in Basilicata la campagna di immunizzazione contro il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), principale responsabile della bronchiolite e di diverse complicanze respiratorie nei primi mesi di vita. La campagna, attivata su tutto il territorio regionale, punta a proteggere i neonati in vista dei mesi invernali, quando aumenta la circolazione del virus.La somministrazione dell’anticorpo monoclonale a lunga durata è entrata nella fase pienamente operativa attraverso le strutture dell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza e dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera. Per i nuovi nati, la protezione viene offerta direttamente nelle strutture ospedaliere prima della dimissione, mentre per i bambini nati nei mesi precedenti è attiva la rete territoriale, in collaborazione con i pediatri di libera scelta, che sta proceden-
do con la chiamata attiva delle famiglie. L’obiettivo è garantire una copertura ampia della popolazione infantile e ridurre il rischio di forme severe di infezione. La campagna si inserisce così nelle attività di prevenzione pediatrica messe in campo dalla Regione in vista della stagione fredda. La protezione dei neonati rappresenta infatti un passaggio importante per limitare le conseguenze
delle infezioni respiratorie nei primi mesi di vita.Secondo gli studi clinici richiamati dalla Regione, l’anticorpo monoclonale può ridurre fino al 90 per cento i ricoveri ospedalieri legati alla bronchiolite, contribuendo a prevenire le complicanze respiratorie più gravi. «Con l’avvio della somministrazione di questo anticorpo monoclonale – sottolinea l’assessore regionale alla Salute, Poli-
tiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico – la Basilicata garantisce la consueta e fondamentale protezione pediatrica stagionale a tutela della salute dei cittadini più piccoli». Latronico ha quindi ringraziato le direzioni strategiche delle aziende sanitarie coinvolte, i neonatologi, i pediatri di famiglia e il personale sanitario impegnato nell'attuazione della campagna.
«Investire nella prevenzione – aggiunge l’assessore – protegge la vita dei più piccoli, riducendo anche la pressione sui reparti di pediatria e sui canali di emergenza durante i mesi freddi». L’assessore ha infine rivolto un invito alle famiglie, chiedendo ai neo-genitori di aderire alla campagna: «Invito tutti i neogenitori a aderire con massima fiducia a questa opportunità di salute».
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Provincia
mercoledì 23 settembre 2026
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Raccolti 2mila euro attraverso l’evento promosso da Formaction School e Al Frantoio per sostenere la ricerca oncologica
Uniti per la ricerca: consegnata all’Irccs Crob la donazione di “The Golden Form” È
stata consegnata ieri mattina all’Irccs Crob di Rionero in Vulture la donazione di 2.000 euro raccolta nell’ambito dell’iniziativa “The Golden Form – Si veste di Rosso”, promossa da Formaction School e Al Frantoio. L’evento, ospitato nella suggestiva cornice del Castello Pirro del Balzo di Venosa, ha unito arte, moda, enogastronomia e solidarietà, coinvolgendo cittadini, sponsor e partecipanti in un progetto finalizzato a sostenere la ricerca e le attività di cura dell’istituto oncologico lucano. La somma è stata raccolta attraverso l’aperitivo solidale e le iniziative organizzate in occasione della sfilata memorial “Gianvito Antonio Di Mola”, trasformando la partecipazione all’evento in un concreto gesto di sostegno alla ricerca
scientifica.A esprimere gratitudine per la donazione è stato il direttore generale dell’Irccs Crob, Massimo De Fino. «Desidero esprimere un sentito e pro-
fondo ringraziamento agli organizzatori, a tutti gli sponsor, agli artisti e ai cittadini che hanno partecipato con grande generosità e attenzione a questa lodevole
iniziativa», ha dichiarato De Fino. «Questo sostegno rappresenta un tassello fondamentale non solo per sostenere le attività del nostro Istituto, ma per dare impulso costante alla ricerca scientifica – ha aggiunto –. Gesti di solidarietà come questo ci ricordano quanto sia indispensabile fare rete sul territorio, unendo istituzioni, imprese, associazioni e comunità in un’alleanza d’intenti fondamentale per la salute: è questa la spinta più preziosa per guardare al futuro con sempre maggiore speranza». La donazione conferma così il valore delle iniziative capaci di mettere in relazione il mondo della cultura e dell’intrattenimento con l’impegno sociale, destinando risorse concrete alla ricerca oncologica e alle attività dell’Irccs Crob.
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Potenza
mercoledi 23 settembre 2026
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POTENZA Il sindaco Telesca e l’assessore Grieco: «Tempi record per un’Amministrazione vicina ai bisogni delle famiglie»
Erp, pubblicata la graduatoria provvisoria, «Risposte concrete»
POTENZA. È stata approvata e pubblicata la graduatoria provvisoria per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del Comune di Potenza, relativa al bando per l’assegnazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata di nuova costruzione e di quelli che si renderanno disponibili, i cosiddetti ‘alloggi di risulta’, ai sensi della Legge regionale n. 24/2007. Un risultato raggiunto in tempi particolarmente rapidi: il termine per la presentazione delle domande si è chiuso a metà aprile e, a distanza di appena cinque mesi, si è già arrivati alla formazione e alla pubblicazione della graduato-
ria provvisoria, al termine di un’attività istruttoria particolarmente articolata. «È un risultato di cui siamo particolarmente soddisfatti – dichiara il sindaco Vincenzo Telesca – perché dimostra che anche procedimenti amministrativi complessi possono essere portati avanti con rapidità ed efficacia. Quando parliamo di edilizia residenziale pubblica, dietro ogni domanda ci sono persone e famiglie che attendono una risposta. Ridurre i tempi della burocrazia significa quindi rendere l’Amministrazione più vicina ai bisogni concreti dei cittadini. Un ringraziamento particolare va alla Commissio-
ne per il celere lavoro svolto e per l’incessante impegno profuso in questi mesi, che ha consentito di raggiungere in tempi record questa prima fondamentale tappa». La graduatoria è stata predisposta attraverso l’attribuzione dei punteggi sulla base dei criteri previsti dall’articolo 8 della Legge regionale n. 24/2007. «Cinque mesi dalla chiusura del bando alla graduatoria provvisoria rappresentano un risultato significativo, soprattutto alla luce del numero delle istanze e della delicatezza delle verifiche necessarie – sottolinea l’assessore alle Politiche abitative Anna Grieco –. Desidero an-
ch’io rivolgere un sentito ringraziamento all’ufficio Alloggi per la professionalità e la prontezza nel fornire risposte ai cittadini e ai componenti della Commissione per il lavoro celere e costante e per l’incessante impegno, che hanno consentito di accelerare sensibilmente l’iter senza rinunciare alla necessaria attenzione nell’esame delle singole posizioni. Abbiamo seguito con grande attenzione tutto il percorso, nella consapevolezza che il diritto alla casa rappresenta una delle questioni sociali più importanti per tante famiglie della nostra città». La pubblicazione della graduatoria provvisoria, tuttavia, non conclude il procedimento. La normativa prevede ancora una serie di passaggi: dalla possibilità per gli interessati di presentare ricorso entro i termini previsti, all’esame delle eventuali opposizioni da parte della Commissione competente, fino alla formazione e pubblicazione della graduatoria definitiva. Prima di procedere materialmente alle assegnazioni dovrà inoltre essere verificata, per coloro che risulteranno collocati in posizione utile, la permanenza dei requisiti e delle condizioni che danno diritto all’alloggio, con gli eventuali ulteriori adempimenti con-
seguenti. «Siamo quindi consapevoli – prosegue l’assessore Grieco – che restano ancora alcuni passaggi amministrativi obbligatori, indispensabili per garantire i diritti di tutti i partecipanti e la correttezza della procedura. L’obiettivo è mantenere anche nelle prossime fasi il ritmo tenuto fino ad oggi. Contiamo di completare l’iter e di poter procedere nel corso del 2027 alle assegnazioni degli alloggi disponibili agli aventi diritto, naturalmente nel rispetto dei tempi e degli adempimenti previsti dalla legge». «Dopo anni di attesa – conclude il sindaco Telesca – vogliamo arrivare al risultato concreto: trasformare una graduatoria in case effettivamente assegnate alle famiglie che ne hanno diritto. Il lavoro non è ancora concluso, ma il primo importante passaggio è stato raggiunto in tempi estremamente rapidi e continueremo a seguire con attenzione tutte le fasi successive». L’Amministrazione comunale conferma così l’obiettivo di accompagnare l’intero procedimento fino alle assegnazioni, garantendo trasparenza, correttezza e rapidità, con la prospettiva di concretizzare nel 2027 le prime assegnazioni sulla base della nuova graduatoria.
TRASPORTI POTENZA, MICCOLIS ANNUNCIA 14 ESUBERI, PREOCCUPATI I SINDACATI
«Conseguenza della chiusura delle scale mobili Impianto Prima, chiederemo incontro al Prefetto»
POTENZA. Ha chiuso lo scorso gennaio, l’impianto Prima delle scale mobili a causa del mancato intervento di manutenzione obbligatorio dopo 30 anni di funzionamento che prevede la sostituzione di tutte le rampe. Adistanza di nove mesi circa , Miccolis, l’azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico nel capoluogo ha annunciato 14 esuberi durante l’incontro con i sindacati.
Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Faisa Cisal e Ugl esprimono preoccupazione: «Gli esuberi sono conseguenti alla chiusura dall'1 gennaio 2026 delle scale mobili "Impianto primo" dovuta al fine vita dell'impianto meccanizzato». I sindacati fanno sapere che chiederanno un «incontro al prefetto di Potenza con l'obiettivo di trovare una soluzione condivisa e salvaguardare l'occupazione».
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Provincia
mercoledì 23 settembre 2026
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Dai Sindacati: «Risultato di un modello responsabile di relazioni industriali; quest’ anno deve essere un ponte verso il reinserimento»
A Melfi svolta per i lavoratori SGL: concessi 12 mesi di Cassa Integrazione Straordinaria
A
rriva una svolta decisiva per i lavoratori della SGL Srl, azienda dell’indotto dell’area industriale di Melfi. Grazie al costante e responsabile impegno delle parti sociali, con UILM Basilicata e FISMIC Confsal in prima linea, e alla volontà manifestata dall’azienda, è stata ufficialmente confermata da parte del Ministero la concessione di ulteriori 12 mesi di Cassa Integrazione Straordinaria, misura riservata alle imprese ricadenti nelle aree di crisi industriale complessa. La vertenza SGL Srl affonda le proprie radici in un percorso lungo e difficile, segnato da una crisi del settore automotive che ha messo a dura prova la tenuta occupazionale dell’intero territorio lucano. Fin dall’inizio del ricorso agli ammortizzatori sociali, le organizzazioni sindacali e la direzione aziendale non hanno mai smesso di lavorare per evitare il tracollo, difendendo il diritto alla continuità reddituale e mantenendo i lavoratori all’interno del pe-
rimetro produttivo. Questa proroga non è un risultato casuale, ma il frutto di un modello responsabile di relazioni industriali. La SGL Srl ha dimostrato responsabilità sociale d’impresa, operando in piena sinergia con i rappresentanti dei lavoratori per superare gli ostacoli burocratici e garantire le condizioni necessarie all’ottenimento dell’ulteriore annualità di CIGS. A completare il quadro delle tutele si aggiunge il ruolo strategico delle istituzioni. La Regione Basilicata ha formalizzato il proprio impegno a sostenere il bacino dei lavoratori attraverso l’attivazione di specifici percorsi di formazione, riqualificazione e ricollocazione professionale, finalizzati alla salvaguardia delle competenze e delle professionalità presenti nel sito lucano. «Questa notizia rappresenta un segnale concreto di speranza per decine di lavoratori e per le loro famiglie», dichiarano i rappresentanti sindacali di UILM Basilicata e FISMIC Confsal. «Il percorso è stato impervio e
caratterizzato da grandi sacrifici, ma questa proroga dimostra che, quando le organizzazioni sindacali, la direzione aziendale e la Regione lavorano nella stessa direzione, è possibile raggiungere risultati importanti. La battaglia per il rilancio definitivo non è ancora conclusa, ma oggi garantiamo continuità reddituale e una prospettiva occupazionale a lavoratori che meritano rispetto e tutela». UILM Basilicata e FISMIC Confsal auspicano che questi ulteriori 12 mesi non rappresentino soltanto un prolungamento de-
gli ammortizzatori sociali, ma diventino il tempo necessario per costruire il concreto reinserimento dei lavoratori. In particolare, confidiamo che Stellantis possa avviare una reale e oggettiva risalita produttiva dello stabilimento di Melfi, sostenuta dai volumi annunciati e attesi, creando così le condizioni per affidare nuovamente all’esterno attività logistiche e produttive necessarie. L’obiettivo deve essere chiaro: fare in modo che questo lungo percorso di ammortizzatori sociali si concluda con il pieno reinserimento
dei lavoratori, attraverso la ripresa delle attività, la riqualificazione professionale, la ricollocazione e la nuova assegnazione di commesse all’indotto locale. Il tavolo di confronto resterà aperto per monitorare l’evoluzione dei progetti regionali di politica attiva e verificare le prospettive produttive legate a Stellantis e all’intero indotto. Questo ulteriore anno di Cassa Integrazione deve diventare un ponte verso la piena ripresa occupazionale, non l’anticamera della perdita definitiva dei posti di lavoro.
Ambrosini: «Un presidio importante per il territorio, che continuerà a garantire servizi di prima accoglienza e assistenza»
Pescopagano, Comune e INPS sottoscrivono il Protocollo d’Intesa
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l Comune di Pescopagno ha sottoscritto un Protocollo d’Intesa con INPS, «un accordo che rafforza la collaborazione tra le istituzioni e conferma un obiettivo importante: avvicinare sempre di più i servizi ai cittadini e rispondere in maniera concreta alle loro esigenze» dichiarano dal Comune. A sottoscrivere il Protocollo, il Sindaco di Pescopagano Francesco Ambrosini e il Direttore regionale INPS Daniele Russo,
dando continuità alla presenza e ai servizi del Punto INPS di Pescopagano. «Un presidio importante per il territorio, che continuerà a garantire servizi di prima accoglienza e assistenza». Tra questi le informazioni su aspetti normativi, procedure e pratiche, il supporto nella predisposizione delle domande per i servizi più frequenti, le variazioni anagrafiche e di indirizzo, il rilascio della Certificazione Unica, l’attivazione delle de-
leghe digitali, l’attivazione dell’Agenda appuntamenti, la protocollazione dei documenti in entrata, le informazioni sullo stato delle pratiche, la gestione di deleghe e variazioni relative alle pensioni, le deleghe a riscuotere e variazione dell’ufficio pagatore, i trasferimenti ad altra sede e rilascio di estratti contributivi non certificativi, il rilascio dell’estratto conto assicurativo per i lavoratori autonomi e la consulenza professiona-
le, secondo le modalità concordate con il cittadino e la struttura di appartenenza. «Un accordo che rappresenta continuità, collaborazione istituzionale e attenzione alle persone, soprattutto in un territorio nel quale la vicinanza dei servizi pubblici è fondamentale – conclude Ambrosini- Pescopagano continua a costruire una rete di servizi più vicina, accessibile e attenta ai cittadini». EMANUELA CALABRESE
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Provincia
mercoledì 23 settembre 2026
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«Invitiamo l’Amministrazione a scendere in piazza e a confrontarsi apertamente con la minoranza»
Cimitero di Gallicchio, Opposizione e Sindaco dibattono su fondi regionali e lavori in corso C’
DI EMANUELA CALABRESE
è un dibattito che nelle ultime ore ha interessato il comune di Gallicchio, ed è quello sollevato sul Cimitero, e non solo, dal Gruppo di Opposizione, cui ha replicato il Sindaco. Andiamo per ordine: in una lunga nota, il Gruppo consiliare “Gallicchio Futuro” asserisce che «il cimitero è in corso di ammodernamento grazie ai fondi assegnati alla precedente amministrazione - determinazione dirigenziale dell’08/11/2023- la Regione Basilicata ha assegnato al Comune 306.669,36 euro, destinati a interventi sul dissesto idrogeologico e alla messa in sicurezza di immobili e viabilità comunale. Di queste risorse, l’attuale Giunta ne ha cambiato la destinazione, riprogrammando 206.669,36 euro per i lavori nell’area cimiteriale di C.da Bruscalupo». E proseguono: «Ancora, con determina dirigenziale del 06/12/2023, la Regione ha assegnato ulteriori 320.596,85 euro per la redazione del Documento Programmatico, nel cui atto di indirizzo era prevista anche la copertura del campo da bocce. L’attuale amministrazione ha quindi deliberato circa 300.000,00 euro per l’ammodernamento del cimitero e la realizzazione in emergenza di nuovi loculi; la restante parte è rimasta invariata, probabilmente per utilità politica e destinata alla riparazione di immobili comunali». Il Gruppo Consiliare incalza: «L’Amministrazione dimentica che gran parte di questi finanziamenti proviene dalla prece-
dente amministrazione. Verificheremo con attenzione anche i lavori nel borgo (finanziamento PNNR di 560.000 euro del 2023) per comprendere le ragioni di una variante "lampo" approvata subito all’inizio dei cantieri. Non da meno, sono i problemi legati ai lavori in corso al cimitero, che stanno suscitando le proteste di diversi proprietari delle cappelle gentilizie. A ciò si aggiunga l'annosa mancanza d'acqua nella parte antica ed esterna del cimitero». Infine, il Gruppo di Opposizione chiude con la viabilità, con «la sfortunata rotonda che ha peggiorato la viabilità. Esprimiamo la nostra solidarietà agli studenti, attualmente penalizzati negli spostamenti scolastici a causa della mancanza di
supporto da parte dell’amministrazione – e concludono- Ci chiediamo a quale "visione strategica" faccia riferimento il Sindaco e invitiamo l’amministrazione a scendere in piazza e a confrontarsi apertamente con la minoranza. Chiediamo nuovamente la diretta streaming dei Consigli Comunali e la consegna dei documenti amministrativi ufficiali» conclude la Minoranza consiliare. Il Sindaco Francesco Pandolfo, dal canto suo replica: «Vorrei dare un piccolo e semplice riscontro a quanto divulgato per l’ennesima volta dal Gruppo consiliare – e comincia dal tema fondi- Sui fondi del Programma Operativo Val d’Agri è bene chiarire un concetto fondamentale: quelle risorse non sono
un regalo o un trofeo di qualche amministratore, ma soldi che spettano di diritto alla popolazione di Gallicchio come compensazione per l’impatto delle estrazioni petrolifere della val d’Agri. Non ci sono "meriti" da parte degli amministratori degli ultimi decenni da rivendicare nell'incassarli, ma meriti degli amministratori del passato che garantirono a Gallicchio questo diritto». Ed il Primo cittadino sottolinea ancora: «Il vero merito attuale — e la precisa responsabilità politica di chi governa — sta unicamente nella scelta di come utilizzarli. Il precedente amministratore, che oggi scrive dai banchi dell’opposizione, ha avuto a disposizione quei fondi e ha scelto di fare altro, lasciandoci in eredità un cimitero in forte degrado e con appena 2 o 3 loculi pubblici disponibili per l'intero paese. L'attuale amministrazione comunale ha fatto una scelta di priorità e di rispetto verso i cittadini: utilizzare i soldi dei gallicchiesi per risolvere un'emergenza non più rinviabile e restituire decoro a un luogo sacro. Programmandola anche in una visione di sviluppo futuro» conclude il Sindaco, riservandosi di tornare sull’argomento. «Chi oggi si scaglia dall'opposizione ha un'aggravante: i fondi per farlo li aveva già, ma ha scelto consapevolmente di disinteressarsene. Per ora mi fermo qui – chiosa Pandolfo- Avremo tempo e modo di parlare anche delle strade rurali, delle prepotenti pretese di qualcuno a danno di altri sul trasporto scolastico, del borgo antico e di tutto il resto».
Tisci, Commissario Straordinario del Parco Nazionale Appennino Lucano: «Il nostro obiettivo è creare un centro capace di attrarre talenti da tutta Europa»
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A Spinoso torna la “Notte delle Ricercatrici e dei Ricercatori” a notte delle ricercatrici e dei ricercatori torna a fare tappa, per il secondo anno consecutivo nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Ancora una volta sarà il centro per lo studio e il monitoraggio della biodiversità di Spinoso ad ospitare l’evento. Il 25 Settembre, a partire dalle ore 16.00, infatti, i cittadini potranno incontrare il mondo della ricerca e vedere con mano la biodiversità del territorio del Parco.«È per noi una grande soddisfazione sapere che anche quest’anno, un evento di portata mondiale farà tappa anche nel Parco grazie al Centro Studi che abbiamo voluto realizzare a Spinoso». È quanto dichiara Antonio Tisci, Commissario Straordinario del Parco Nazionale Appennino Lucano. «Quello del centro studi di Spinoso è stato un investimento importante per il Parco ed una sfida che abbiamo voluto raccogliere e rilanciare. Dopo l’evento dell’anno scorso e la summer school di quest’estate è questo il terzo momento in-
ternazionale che si svolge nella struttura che abbiamo fortemente voluto per costruire un luogo di studio, di approfondimento e di diffusione della conoscenza nel nostro territorio», ha proseguito Tisci.«Ciò che più ci rende soddisfatti, però, non sono i singoli eventi quanto l’essere riusciti a creare a Spinoso una vera e propria immigrazione della ricerca. In un anno sono una decina, infatti, i ricercatori che si sono trasferiti nel nostro territorio per studiare e sono in arrivo nuovi avvisi per averne altri. È la dimostrazione che il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano ha delle unicità ambientali che non solo possono e devono essere valorizzate ma che, se trasformate in occasioni di studio, possono anche diventare attrattive per il territorio». «Noi – ha concluso Tisci – intendiamo proseguire su questa strada sperando che altre università colgano l’opportunità che viene offerta dalla nostra struttura. L’obiettivo finale è quello di creare a Spinoso un centro di ri-
cerca capace di attirare in Basilicata cervelli da ogni parte d’Italia e d’Europa. Un obiettivo a lungo termine che, però, noi intendiamo perseguire con una forte determinazione proprio nella convinzione che questa sia una delle strade da battere per valorizzare le aree interne».
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Provincia
mercoledì 23 settembre 2026
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L’opposizione aveva acceso il dibattito su alcuni finanziamenti, ma il Sindaco spegne la polemica e chiarisce i fatti
Campanella replica: «Castelluccio Superiore e Inferiore non vanno messi in competizione» A
DI EMANUELA CALABRESE
Castelluccio Inferiore il Gruppo Consiliare “SiAmo Castelluccio” chiede risposte all’Amministrazione Campanella e comincia: «Con la pubblicazione della graduatoria del bando regionale "Un parco in ogni Comune", abbiamo appreso che il nostro Comune si è posizionato al 106° posto su 109, restando fuori dai 22 progetti finanziati. La valutazione ottenuta è di soli 38 punti, a fronte degli 82 necessari per accedere alle risorse». I Consiglieri di opposizione rivolgono i «complimenti al Comune di Castelluccio Superiore, unico nella Valle a ottenere il contributo classificandosi al 17° posto. Il loro progetto — "Riqualificazione e valorizzazione dell'area turistico-sportiva in località Difesa" — punterà su percorsi tattili, passeggiate nel bosco e giochi inclusivi: una proposta che sposa in pieno lo spirito del bando e che contribuirà ulteriormente alla valorizzazione di un'area di forte interesse turistico». E tornando all’Amministrazione incalzano: «Ci chiediamo: non sarebbe stato meglio ammodernare e adeguare il parco giochi della nostra villa comunale? Anziché proporre " Adeguamento accessibilità Zip Line". Si sarebbero potuti migliorare i giochi esistenti (alcuni poco fruibili dai bambini da 4 a 6 anni), aggiungerne di nuovi pensati anche per i bambini con disabilità e realizzare dei parcheggi sul retro con accesso facilitato per le persone diversamente abili, evitando l'attuale ingresso che si affaccia direttamente sulla pericolosa strada ex SS19. Un'altra opportunità persa per ammodernare e rendere davvero inclusivo un luogo vissuto ogni giorno dalle famiglie e dai bambini della nostra comunità» conclude il Gruppo di Opposizione. Non tarda la replica del Sindaco, Paolo Campanella che spiega: «In riferimento al mancato fi-
nanziamento del bando regionale “Un Parco in ogni Comune”, riteniamo necessario fare chiarezza: la nostra Amministrazione non ha mai avuto bisogno di contrapporre Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore. Al contrario, abbiamo sempre sostenuto la collaborazione e la valorizzazione delle peculiarità dell’intero territorio. Ed è proprio qui che sarebbe importante conoscere bene le carte – sottolinea il Primo cittadino- perché l’intervento è stato condiviso con il Comune di Castelluccio Superiore e autorizzato anche dal nostro Comune, proprio perché interessa un’area a ridosso del confine tra i due territori. Quando si parla di aree, confini e interventi, sarebbe opportuno conoscere il territorio di cui si parla: il progetto di Castelluccio Superiore riguarda il Bosco Difesa, un’area con la quale confiniamo direttamente e rispetto alla quale il nostro Comune non è certamente estraneo. Ci fa piacere che Castelluccio Superiore abbia ottenuto il finanziamento. Non è un caso, quindi, che nell’area della Difesa esistano spazi e attività che utilizziamo insieme, dall’area picnic e barbecue alle iniziative che stiamo portando avanti congiuntamente con Castelluccio Superiore. L’intervento potrà così essere fruito dai cittadini di entrambi i Comuni, dai nostri ragazzi e da quan-
ti frequentano questo territorio. Amministrare significa conoscere il territorio nella sua interezza, non soltanto la parte che si decide di raccontare». In secondo luogo il Sindaco snocciola il tema “Zip Line”: «Anche qui partiamo dai documenti. La relazione tecnica del progetto presentato dal Comune di Castelluccio Inferiore nell’ambito dell’avviso regionale “Un Parco in ogni Comune” individua espressamente l’intervento come “Intervento di adeguamento accessibilità Zip Line”. Il progetto riguarda l’area del Fosso San Giovanni, dove la Zip Line era già in corso di realizzazione. Non si trattava semplicemente di installare o mi-
gliorare un gioco. L’intervento prevedeva l’adeguamento dei percorsi e delle piazzole di partenza e arrivo, una pedana elettrica per consentire l’accesso alle persone affette da disabilità, sistemi di imbracatura dedicati, l’adeguamento dell’ex Filanda con ascensore e strutture ludiche inclusive». Si tratta di un passaggio importante perché, incalza il Sindaco, «la finalità era rendere questa esperienza realmente accessibile e fruibile anche dalle persone affette da disabilità. Non era semplicemente un progetto sulla Zip Line. Era un progetto di inclusione sociale e per noi l’inclusione non è uno slogan ma una scelta amministrativa con-
creta. Ora ci stiamo già attivando per individuare altri canali e altri enti finanziatori che possano consentirne la realizzazione». Quanto alla Villa Comunale, «è un’area regolarmente interessata da interventi di cura e manutenzione e continua ad essere utilizzata dalle famiglie e dai bambini. Amministrare significa individuare i problemi, verificarli, stabilire le priorità e trovare le risorse per intervenire. Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore non hanno bisogno di essere messi in competizione. La collaborazione tra le nostre comunità è un valore e la valorizzazione del territorio è un obiettivo comune».
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Matera
mercoledi 23 settembre 2026
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Il sindaco in Consiglio comunale rivendica i risultati amministrativi. Le opposizioni chiedono chiarezza
Nicoletti: «Nuove basi politiche per Matera, la città non può fermarsi»
DI MILENA FERRANDINA
MATERA. A Matera la crisi politica dell’Amministrazione Nicoletti è approdata lunedì in Consiglio comunale, nella seduta straordinaria convocata per discutere della situazione politica e programmatica della città. Un passaggio atteso che avrebbe dovuto contribuire a chiarire quale sia oggi la condizione della maggioranza e soprattutto quale percorso politico intenda seguire l’Amministrazione. Il sindaco Antonio Nicoletti ha scelto di partire dall’attività amministrativa e dai risultati raggiunti nei primi quindici mesi, parlando di una città che «ha ripreso a correre» e richiamando alcuni dei principali dossier sui quali il Comune è impegnato, dal piano strutturale alla pianificazione strategica. Un modo per riportare il confronto sui temi concreti e ricordare che, anche in una fase politicamente complessa, l’attività amministrativa non può fermarsi.
Nicoletti ha riconosciuto le difficoltà del momento, ma senza rappresentarle come un punto di arresto. Al contrario, ha parlato della necessità di affrontarle con responsabilità, ribadendo che Matera non può permettersi pause o rallentamenti. Da qui l’idea di una «nuova partenza», di un rilancio e della ricerca di nuove basi politiche attraverso il confronto. Una porta, dunque, che il sindaco sembra voler lasciare aperta alla costruzione di un nuovo equilibrio. Ma è proprio sul terreno degli equilibri che il quadro si complica. Il passaggio di Fortunato Martoccia al Gruppo Misto ha modificato ulteriormente la composizione del Consiglio, riducendo a 16 i consiglieri riconducibili all’area di maggioranza. Martoccia ha inoltre chiarito che valuterà di volta in volta i singoli provvedimenti, rendendo più articolata una situazione nella quale i confini tra maggioranza e autonomia con-
siliare sembrano ormai meno rigidi rispetto alla fase iniziale. A questa fotografia si aggiunge un altro elemento: il Consiglio non è riuscito ancora a eleggere il proprio presidente. Il primo punto all’ordine del giorno prevedeva infatti l’elezione del presidente e dei vicepresidenti, ma non sono state presentate candidature e la questione è stata rinviata. Nel dibattito è intervenuto Vincenzo Santochirico, consigliere comunale di Progetto Comune Matera, che ha contestato l’impostazione del sindaco proprio sul nodo della maggioranza. «Il sindaco ha fatto un intervento in cui ha evitato di porsi il problema», ha affermato, sostenendo che la seduta avrebbe confermato che «la maggioranza ha 16 consiglieri, cioè non è maggioranza» evocando anche l’ipotesi del ritorno alle urne. Ma la seduta ha prodotto anche un elemento singolare: nel momento in cui il Consiglio
era chiamato a discutere proprio della tenuta politica dell’Amministrazione, gli interventi sono arrivati soprattutto dai banchi dell’opposizione, mentre sono stati pochi quelli di chi sostiene il primo cittadino. Una circostanza che può essere interpretata in diversi modi: prudenza, attesa, scelta strategica o semplicemente la volontà di lasciare al sindaco il compito di rappresentare la linea dell’Amministrazione. E la questione non si è fermata alla seduta. Il giorno successivo, infatti, i 16 consiglieri comunali di opposizione hanno diffuso una nota nella quale tornano sulla crisi e chiedono a Nicoletti di chiarire quale progetto politico intenda mettere in campo. Le opposizioni intervengono anche sulle dichiarazioni del capogruppo di Forza Italia Pasquale Niglio che ha aperto alla possibilità di un allargamento della maggioranza, purché non ne venga modificata la natura politica. Per i 16 consiglieri, proprio questa apertura confermerebbe il problema sollevato in aula: a loro giudizio «attualmente non c’è una maggioranza, né numerica né politica» e non ci sarebbe neppure una proposta chiara per ricomporla. Da qui la richiesta al sindaco: «Se Nicoletti ritiene di avere un progetto politico per uscire dalla crisi, dica con chiarezza quale sia, su quale maggioranza possa contare e con quale programma intenda proseguire l’esperienza amministrativa. Se invece non è nelle condizioni di farlo, ne tragga le conseguenze». Parole che alzano il livel-
lo del confronto, ma che lasciano anche intravedere il vero terreno sul quale si giocherà la prossima fase: non solo quanti consiglieri siano formalmente dentro o fuori dalla maggioranza, ma quale proposta politica possa sostenere l’Amministrazione. Nicoletti, nella replica in aula, aveva parlato della necessità di costruire «nuove basi politiche». Le opposizioni chiedono ora di sapere quali siano concretamente queste basi. Nel frattempo, fuori dal confronto sugli equilibri, la seduta ha registrato anche la protesta di associazioni sui vincoli delle aree Peep, ricordando che mentre la politica discute di maggioranze e nuovi assetti, la città continua a porre sul tavolo questioni molto concrete. È forse questo il punto sul quale le diverse posizioni, pur partendo da prospettive differenti, finiscono per incontrarsi: Matera ha bisogno che l’attività amministrativa prosegua e che i dossier aperti non subiscano rallentamenti, ma per farlo serve anche un quadro politico sufficientemente definito. Nicoletti ha parlato di una città che non può fermarsi e della necessità di costruire una nuova fase politica. Santochirico ha chiesto invece che siano chiariti prima numeri e condizioni per poter proseguire. La partita, dunque, resta aperta. E forse la domanda più interessante, a questo punto, non è tanto se la ripartenza ci sarà, quanto quale nuova geografia politica emergerà quando tutti avranno finalmente deciso da che parte stare.
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Matera e provincia
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Niglio: «Sì all’allargamento della maggioranza, ma senza modificarne la natura politica e coinvolgere chi era all’opposizione»
Crisi Comune di Matera, FI apre ma solo a centristi e riformisti
MATERA. «Forza Italia ha sostenuto con convinzione Antonio Nicoletti sin dall’inizio di questo percorso, contribuendo alla costruzione della coalizione, alla definizione del programma, alla campagna elettorale e, successivamente, all’azione amministrativa. È proprio per questo che oggi sentiamo ancora più forte la responsabilità di creare le condizioni politiche necessarie affinché gli obiettivi assunti con la città possano essere raggiunti». È quanto dichiara Pasquale Niglio, capogruppo di Forza Italia al Comune di Matera, intervenendo sul confronto relativo agli assetti della maggioranza. «Se per rafforzare la maggioranza è necessario un suo allargamento – prosegue Niglio – Forza Italia è disponibile a discuterne. Un riferimento può essere lo schema che governa oggi la Regione Basilicata, con una coalizione di centrodestra aperta anche a sensibilità centriste e riformiste sulla base di una comune responsabilità di governo. Allargare, però, non significa rendere indistinto il perimetro politico della maggioranza e, soprattutto, non può significare modificarne la natura». Niglio interviene anche sull’ipotesi di un coinvolgimento nelle responsabilità di governo di chi alle ultime elezioni comunali si è presentato come alternativa alla coalizione guidata da Nicoletti. «Riteniamo poco comprensibile che possa en-
I GRUPPI: «DICA SE PUÒ ANDARE AVANTI»
Opposizioni all’attacco, il sindaco sotto accusa
trare nella compagine di governo chi, soltanto poco più di un anno fa, ha chiesto ai cittadini un mandato alternativo a quello del Sindaco e della coalizione che lo sostiene. La democrazia assegna ruoli diversi, ma tutti necessari. Chi ha ricevuto il mandato di governare ha il dovere di farlo, così come, chi si è proposto come alternativa, ha un compito altrettanto importante, quello di esercitare l’opposizione, controllare l’azione amministrativa, avanzare proposte diverse e offrire alla città un’altra visione». «Matera – aggiunge il capogruppo di Forza Italia – ha bisogno di una maggioranza che si assuma fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e di un’opposizione autorevole che svolga fino in fondo il proprio ruolo. Il
confronto e le convergenze sui provvedimenti utili alla città sono sempre possibili e spesso necessari. Altra cosa è condividere una responsabilità di governo. Confondere questi ruoli, a così poca distanza dal voto, rischierebbe di rendere meno chiaro agli occhi dei cittadini il significato della scelta compiuta nelle urne». «Per Forza Italia, dunque, il punto è semplice: allargare questa maggioranza significa ampliarne la capacità di azione e rafforzarne la stabilità, non cambiarne l’identità. Continueremo a fare la nostra parte con lealtà verso il Sindaco, con trasparenza nei rapporti di maggioranza e con coerenza rispetto al mandato ricevuto dai cittadini. Nell’interesse, prima di tutto, di Matera», conclude Niglio.
MATERA. Le opposizioni tornano all’attacco sulla crisi politica al Comune e chiedono al sindaco Antonio Nicoletti di chiarire quale maggioranza possa sostenerlo e con quale programma intenda proseguire l’esperienza amministrativa. I consiglieri contestano il silenzio mantenuto dai gruppi che sostengono il primo cittadino durante il Consiglio comunale convocato su richiesta delle minoranze. «Ieri hanno scelto di non pronunciare una parola. Oggi, lontano dall’aula consiliare, qualcuno ha finalmente ritrovato la voce», affermano, aggiungendo che sarebbe stato più rispettoso esporre quelle posizioni nella sede istituzionale. Nel mirino anche le dichiarazioni del capogruppo di Forza Italia, Pasquale Niglio, disponibile ad allargare la coalizione purché non ne cambino il perimetro e la natura politica. Una posizione che, secondo le opposizioni, conferma come la crisi sia ancora aperta. Nicoletti, ricordano, ha invece parlato di un quadro cambiato rispetto alle elezioni e di una nuova partenza su nuove basi politiche. «Attualmente non c’è una maggioranza, né numerica né politica, a sostegno del sindaco e non c’è una proposta chiara per ricomporla», sostengono i firmatari. Da qui la richiesta a Nicoletti: «Se ha un’idea, la renda esplicita e la illustri alla città. Se invece non è nelle condizioni di farlo, ne tragga le conseguenze». La nota è firmata da Nunzia Antezza, Domenico Bennardi, Dominique Cerrone, Roberto Cifarelli, Luca Colucci, Raffaele Cotugno, Angelo Lapolla, Tommaso Perniola, Marina Rizzi, Angelo Rubino, Enzo Santochirico, Domenico Schiavo, Roberto Suriano, Saverio Tarasco, Augusto Toto e Adriana Violetto. «Matera non può essere condannata a un tempo indefinito di incertezza mentre i problemi della città aspettano risposte. Ora tocca al sindaco», concludono.
Il commissario, originario di Molfetta, è stato assegnato a Matera dopo aver frequentato la Scuola superiore di Polizia di Roma
Questura, Favuzzi alla guida dell’Ufficio prevenzione MATERA. Un nuovo funzionario entra in servizio alla Questura di Matera. Il commissario della Polizia di Stato Federica Favuzzi è stato assegnato all’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, del quale assume la guida. Originaria di Molfetta, classe 1996 e laureata in Giurisprudenza, Favuzzi ha frequentato il 114° corso per commissari della Polizia di Stato nella Scuola superiore di Polizia di Roma. Al ter-
mine del percorso di formazione è arrivata nel capoluogo lucano, dove svolgerà il suo primo incarico alla Questura di Matera. Il commissario sarà responsabile dell’Upgsp, ufficio che ricopre un ruolo centrale nell’attività quotidiana della Polizia di Stato. La struttura è infatti impegnata nei servizi di prevenzione, nel controllo del territorio e negli interventi di soccorso pubblico, assicurando la presenza degli agenti e una risposta tempestiva alle
richieste dei cittadini. L’arrivo di Favuzzi rafforza l’organico dei funzionari della Questura e rappresenta un nuovo passaggio nell’organizzazione dei servizi destinati alla sicurezza del territorio materano. Il questore della provincia di Matera, Davide Della Cioppa, insieme ai funzionari e a tutto il personale della Questura, ha rivolto al commissario i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico.
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Periscopio
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TITO L’evento si inserisce nel percorso di attenzione che l’Istituto porta avanti nei confronti delle iniziative sociali nei territori in cui opera
Disabilità e comunità, Banca Monte Pruno all’Inclusive Day 2.0-Insieme senza barriere N
el pomeriggio del, 20 settembre, la Banca Monte Pruno ha preso parte a “Inclusive Day 2.0 – Insieme, senza barriere”, l’iniziativa dedicata ai temi dell’inclusione e della disabilità. L’evento si è svolto presso il Cecilia – Centro per la Creatività di Tito, in collaborazione tra il Comune di Tito, l’Associazione Le Bolle di Sapone, World Net, BCC Monte Pruno, il Garante delle Persone con Disabilità della Regione Basilicata e AIAS Potenza ETS ed ha rappresentato un’importante occasione di incontro e sensibilizzazione, mettendo al centro le persone, le loro esperienze e la necessità di costruire comunità sempre più accessibili e senza barriere. Ampio spazio è stato dedicato alla tavola rotonda, alla quale hanno partecipato Fabio Laurino, Sindaco di Tito, Marika
Padula, Garante regionale delle persone con disabilità, Stefano Mele, Garante provinciale delle persone con disabilità, e Antonio Mastrandrea, Responsabile Area Executive della Banca Monte Pruno, il quale ha portato, nel confronto, il contributo dell’Istituto, confermando l’attenzione della Banca verso iniziative capaci di coniugare inclusione, responsabilità sociale e vicinanza alle comunità. Presente, per la Banca Monte Pruno anche Umberto Mazzali, dell’Ufficio Marketing e Comunicazione. La serata, presentata in maniera impeccabile da Antonio Laurenzana, è stata arricchita dall’intrattenimento musicale di Marco Ferrara e dalla proiezione del cortometraggio “InclusivaMENTE”, con la regia di Davide Guglielmi, realizzato con CK Associati, Il Fiore e AIAS. Si
è conclusa poi con gli ospiti d’eccezione Vladimir Luxuria e Mino Abbacuccio. La partecipazione all’Inclusive Day 2.0 si inserisce nel percorso di attenzione e vicinanza che la Banca Monte Pruno porta avanti nei confronti delle
iniziative ad alto valore sociale nei territori in cui opera. Essere vicini alle comunità significa anche contribuire a diffondere una cultura dell’inclusione, favorendo occasioni di confronto e sensibilizzazione e sostenendo realtà
impegnate quotidianamente nell’abbattimento delle barriere. Un impegno che interpreta il ruolo della Banca non soltanto sul piano economico, ma anche come presenza attiva e responsabile al fianco delle persone e del territorio.
Per il presidente della Banca Monte Pruno: «Dietro una pratica non ci sono soltanto numeri e documenti, ma persone, storie e responsabilità»
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Albanese: «Il fair play è essere, anche nel nostro modo di fare banca» ualche giorno fa ho avuto l’opportunità di partecipare, come relatore, al convegno organizzato a Roma sul rapporto tra fair play, sport, impresa, finanza e territorio». Lo dichiara Michele Albanese, presidente BMP, che prosegue: «È stato un confronto ricco di esperienze e riflessioni, ma una frase, più delle altre, mi è rimasta dentro. A pronunciarla è stata la Contessa Luciana Marcellini Gaddi-Hercolani, la più giovane nuotatrice olimpica della storia: Il fair play è ESSERE. Poche parole, semplici e fortissime. Il fair play, infatti, non è soltanto il rispetto formale delle regole. È un modo di vivere, di lavorare e di stare insieme agli altri. È ciò che siamo quando nessuno ci guarda; quando dobbiamo scegliere tra la strada più conveniente e quella più giusta; quando potremmo approfittare della debolezza altrui e decidiamo, invece, di rispettarla. Ripensando a quelle parole, mi sono domandato quanto il fair play appartenga anche al nostro quotidiano modo di fare banca. La risposta è chiara: dovrebbe appartenergli fino in fondo». «Una banca entra nella vita delle persone nei momenti più importanti e, spesso, più delicati. Accoglie i ri-
sparmi di una famiglia, i sacrifici di una vita, il progetto di un giovane, il coraggio di un imprenditore, la preoccupazione di chi attraversa una difficoltà. Dietro una pratica non ci sono soltanto numeri, documenti e indicatori. Ci sono persone, storie, speranze e responsabilità. Applicare il fair play al nostro lavoro significa prima di tutto ascoltare. Ascoltare davvero, senza risposte già pronte e senza considerare il tempo dedicato a una persona come tempo sottratto al lavoro. Perché quel tempo è parte essenziale del nostro lavoro. Significa parlare con chiarezza, non promettere ciò che non si può mantenere, proporre ciò che è realmente utile e non semplicemente ciò che conviene vendere. Significa custodire con discrezione le informazioni ricevute e trattare ogni persona con la stessa dignità, indipendentemente dal patrimonio, dal ruolo o dalla notorietà. Il fair play si riconosce anche nel modo in cui affrontiamo un errore: non cercando di nasconderlo o di attribuirlo ad altri, ma assumendoci la responsabilità di correggerlo. La credibilità non nasce dalla presunzione di essere infallibili, ma dalla serietà e dall’onestà con cui rispondiamo delle nostre azioni. Le re-
gole sono indispensabili: tutelano il risparmio, garantiscono stabilità e impediscono comportamenti arbitrari. Ma nessuna norma, da sola, può produrre correttezza, sensibilità e responsabilità». «Nel lavoro - prosegue Albanese -il fair play si fonda soprattutto sulla fiducia e sulla correttezza. Dove esistono fiducia e correttezza, le persone lavorano con maggiore serenità, si assumono responsabilità e si sentono davvero parte di una squadra. Dove vengono meno, invece, anche l’organizzazione più efficiente finisce per indebolirsi. È in questi gesti, spesso piccoli e silenziosi, che si misura la coerenza di una BCC. Ed è nella coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo che una banca conquista e conserva la fiducia. La tecnologia, l’innovazione e l’intelligenza artificiale potranno aiutarci a essere più veloci ed efficienti, ma non potranno sostituire il rispetto, l’empatia e la conoscenza delle persone. Nessun algoritmo potrà mantenere una promessa, assumersi una responsabilità o far sentire qualcuno realmente ascoltato. Il fair play non è, dunque, un concetto riservato allo sport. È uno stile professionale e umano. È la scelta di competere senza perdere la correttez-
za, di perseguire risultati senza sacrificare la dignità, di esercitare un ruolo senza dimenticare il rispetto dovuto agli altri. Per Banca Monte Pruno significa continuare a essere riconoscibile non soltanto per ciò che offre, ma soprattutto per come opera e per quello che è: una banca nella quale competenza e umanità, risultati e responsabilità, innovazione e relazione camminino insieme».
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Il cavallo che abbiamo dentro
L’arroganza alza la voce, il cuore alza le persone
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DI FABRIZIO QUARATINO
i sono momenti in cui siamo talmente convinti di avere ragione da non accorgerci più di ciò che stiamo facendo. Parliamo. Giudichiamo. Distribuiamo sentenze con la generosità di un tribunale che ha abolito il diritto alla difesa. E guai a contraddirci! La nostra opinione diventa una verità universale, il nostro punto di vista una legge della natura e chiunque osi pensarla diversamente viene immediatamente promosso alla categoria degli esseri umani che non hanno capito niente. Complimenti. Abbiamo appena trasformato il nostro ego in un imperatore. Peccato che il suo regno sia grande quanto la nostra incapacità di ascoltare. E mentre il nostro ego si gode il trono, dentro di noi accade qualcosa di ancora più pericoloso. È un cavallo imbizzarrito che corre selvaggiamente in tondo, convinto di attraversare il mondo mentre continua a calpestare lo stesso terreno. E noi, aggrappati alla sella, scambiamo quella corsa disperata per una dimostrazione di forza. Non ci accorgiamo che stiamo perdendo il controllo. E, soprattutto, non vediamo più le persone che rischiamo di travolgere. La superiorità è una pessima compagnia L’arrogante non è necessariamente qualcuno che alza la voce. A volte sorride educatamente e riesce persino a convincersi di agire per il bene degli altri. Il problema comincia quan-
do smette di domandarsi se potrebbe avere torto. Quando confonde la fermezza con l’imposizione e la responsabilità con il diritto di decidere per tutti. E attenzione. Nessuno di noi può dichiararsi immune. Io per primo. Anch’io ho conosciuto momenti nei quali la convinzione di avere ragione mi ha impedito di ascoltare davvero. Momenti in cui avrei potuto scegliere una parola diversa, un silenzio più rispettoso, un gesto capace di avvicinare anziché allontanare. Non sempre ci sono riuscito. Ma continuo a imparare. Perché non desidero diventare migliore degli altri. Desidero diventare, ogni giorno, una persona migliore di quella che ero ieri. E se qualcuno mi aiuta a riconoscere un mio errore, forse mi sta offrendo qualcosa di molto più prezioso di un applauso. LA FORZA DI CHI SA INGINOCCHIARE IL PROPRIO EGO L’umiltà non significa sentirsi inferiori. Non significa rinunciare alle proprie idee, accettare qualsiasi comportamento o permettere agli altri di calpestare la nostra dignità. Significa possedere una forza interiore sufficientemente grande da non avere bisogno di dimostrare continuamente la propria superiorità. Possiamo essere determinati senza diventare prepotenti. Possiamo difendere ciò in cui crediamo senza trasformare ogni confronto in una battaglia. Possiamo comprendere le fragilità degli altri senza giustificare ogni
loro comportamento. E possiamo riconoscere un nostro errore senza perdere un solo grammo del nostro valore. Anzi. Talvolta chiedere scusa richiede molto più coraggio che pronunciare cento discorsi sulla compassione. Perché l’ego vuole vincere. Il cuore vuole comprendere. E la vera forza non consiste nel dominare gli altri. Consiste nel non permettere al nostro orgoglio, alla nostra rabbia o alla nostra paura di dominare noi. E quando ci accorgiamo di avere sbagliato, possiamo trovare il coraggio di cambiare direzione. Perché la nostra dignità non dipende dall’ostinazione con cui difendiamo un errore, ma dalla libertà che riconquistiamo quando decidiamo di non ripeterlo. La nostra missione comincia da chi abbiamo davanti Parliamo spesso di pace, felicità, rispetto e dignità della vita. Sono parole immense. Ma rischiano di diventare magnifiche decorazioni se non trovano spazio nei nostri comportamenti quotidiani. Possiamo parlare meravigliosamente di amore per l’umanità e, cinque minuti dopo, trattare qualcuno come un fastidioso contrattempo. Una prestazione spirituale davvero notevole! La nostra responsabilità comincia quando qualcuno attraversa un momento difficile e noi troviamo il tempo di ascoltarlo. Quando una persona si allontana e scegliamo di non giudicarla. Quando qualcuno ci racconta la propria sofferenza e resistiamo alla tentazione di offrirgli immediatamente una soluzione confezionata. Perché dietro un sorriso può na-
scondersi una battaglia che non conosciamo. Dietro un silenzio può esserci una persona che non trova più le parole per chiedere aiuto. E dietro qualcuno che sembra essersi allontanato può esserci un cuore che sta cercando di sopravvivere a qualcosa che non riesce ancora a raccontare. Non abbiamo bisogno di conoscere ogni dettaglio della sofferenza di un essere umano per rispettarla. A volte basta esserci. E qualche volta siamo proprio noi ad avere bisogno che qualcuno ci sia. Anche quando non riusciamo a trovare le parole. Anche quando la nostra forza sembra essersi presa una giornata di ferie senza neppure avvisarci. Perché nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a essere sempre forte per meritare amore. Esserci, dunque. Senza interrogatori. Senza pretendere spiegazioni. Senza presentare il conto della nostra disponibilità. E senza trasformare il sostegno in una forma elegante di controllo. Possiamo tendere una mano. Non possiamo vivere al posto di un altro. LA FORTUNA CHE NASCE DAL CUORE Ogni gesto sincero può lasciare qualcosa nella nostra vita e in quella di chi incontriamo, anche quando non saremo presenti per vederne i frutti. La gratitudine ci libera dalla pretesa che tutto ci sia dovuto. L’apprezzamento ci permette di riconoscere il valore degli altri senza sentirci diminuiti. La dedizione trasforma le nostre convinzioni in azioni concrete. E la gioia condivisa possiede una caratteristica meravigliosa: non diminuisce quando la doniamo. Si moltiplica. Ogni incoraggiamento offerto sinceramente può generare conseguenze che non riusciremo mai a misurare. Un figlio che impara il rispetto osservando i nostri comportamenti. Un amico che ritrova fiducia grazie alla nostra presenza. Una persona che, sentendosi finalmente ascoltata, trova il coraggio di ricominciare. Non significa che saremo risparmiati dalle difficoltà. Significa che possiamo attraversarle senza lasciare che il dolore decida quale persona dob-
biamo diventare. E forse la fortuna più grande consiste proprio in questo: costruire una vita capace di generare fiducia, coraggio e speranza. Una vita nella quale anche chi ci incontra possa ritrovare qualcosa della propria forza. È IL CUORE CHE È IMPORTANTE Continuiamo allora a vivere con determinazione. Con gratitudine. Con la consapevolezza che ogni giorno possiamo trasformare qualcosa di noi stessi. Ma ricordiamoci di scendere, ogni tanto, dal piedistallo. Non perché siamo piccoli. Perché nessun piedistallo è abbastanza grande da contenere un cuore che desidera abbracciare il mondo. E quando incontreremo qualcuno che soffre, non domandiamoci quanto possiamo insegnargli. Domandiamoci quanto amore siamo disposti a offrirgli. Perché la grandezza della nostra vita non si misura dall’altezza alla quale siamo riusciti a innalzarci, ma dalla profondità con cui siamo stati capaci di raggiungere il cuore di un altro essere umano. E quando anche noi cadremo, perché prima o poi accade a tutti, possa esserci accanto qualcuno capace di ricordarci ciò che forse avremo dimenticato. Che non siamo il nostro errore. Che non siamo la nostra sconfitta. Che nessuna caduta può cancellare la dignità della nostra vita. E che possiamo sempre ricominciare. Non per diventare più grandi degli altri. Ma per diventare, insieme agli altri, esseri umani capaci di costruire un mondo nel quale nessuno debba sentirsi piccolo per permettere a qualcun altro di sentirsi grande. Perché l’arroganza pretende che il mondo si inginocchi davanti a noi. Il cuore, invece, ci insegna a rialzare chi è caduto. E forse la nostra più grande vittoria sarà proprio questa: lasciare nella vita degli altri non il ricordo di quanto siamo stati grandi noi, ma la consapevolezza di quanto possono essere grandi loro. Aiutarli a ritrovare il proprio valore e a credere nuovamente nella possibilità di essere felici. Anche quando noi non saremo più lì a tendergli la mano.
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