MARTEDÌ 22 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 211
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
LA POLITICA È SOPRATTUTTO POLITICA ESTERA, IL CSX CONTINUA A NON DECIDERE
Il campo largo e la trappola di Tucidide Tra Conte, Schlein, i giovani e AVS regna il caos. Una questione da dirimere prima delle elezioni
Lamattina a pag 4
IL 57ENNE SALVATORE TERRACINA LAVORARA ALLA COSTRUZIONE DI UN CAPANNONE
BASTA MORTI SUL LAVORO Ha perso la vita nel cantiere edile a Sant’Arcangelo. Sul caso indaga la Procura di Lagonegro De Filippo: «Il dolore deve accompagnarsi a una rinnovata attenzione su sicurezza e prevenzione» _
GERMANIA
A Viggiano, scatta il blitz durante la festa: beccati 6 ambulanti sconosciuti al fisco e sequestrati articoli contraffatti e non sicuri
Cdu e Spd arretrano: cresce l’AfD
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DI VITO E RRICHETTI
sera, omenica quando sono arrivati i primi exit poll, a Berlino si è capito subito che qualcosa nella geografia politica tedesca si stava spezzando. Non un terremoto annunciato all'ultimo minuto: uno di quelli che si vedono arrivare da settimane, nei sondaggi, e che poi, quando arrivano davvero, lasciano comunque (...)
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■ continua a pag 3
Calabrese alle pag 23 e 24
RAPPORTO FONDAZIONE FIBA Secondo lo studio in dieci anni la crescita più bassa dell’eurozona
Ricchezza, l’Italia perde terreno CHIORAZZO E LA FOTO DEI MINORI PER COSTRUIRE CONSENSO
“Tenete i bambini fuori dalla politica”
Colombani, segretario generale nazionale First Cisl
OPERAZIONE GDF
Serino pag 5 e 6
La foto di Chiorazzo e il post di Giordano di Fdi
Dellapenna a pag 8
■ Servizio
a pag 25
CONSIGLIO COMUNALE
Animato confronto sul Dup: approvato a maggioranza dei presenti il documento sulla programmazione per il triennio 2027-2029
■ Mollica
a pag 20
_ DISSESTO IDROGEOLOGICO
Parte la messa in sicurezza del Castello di Laurenzana: ieri la consegna dei lavori, Blasi: «Frutto di sinergia»
■ Servizio
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_ OKTOBERFEST
Da mercoledì la kermesse tedesca promossa dalla New Basiliko's anima Piazza delle Regioni ■ Menonna
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Italia e Mondo Nella capitale tedesca la Linke sorpassa Cdu, AfD e Verdi e conquista il primo posto
Germania, Cdu e Spd arretrano: cresce l’AfD Il voto regionale in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino evidenzia la frammentazione del quadro politico e mette sotto pressione gli equilibri della coalizione guidata da Friedrich Merz
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DI VITO ERRICHETTI
omenica sera, quando sono arrivati i primi exit poll, a Berlino si è capito subito che qualcosa nella geografia politica tedesca si stava spezzando. Non un terremoto annunciato all'ultimo minuto: uno di quelli che si vedono arrivare da settimane, nei sondaggi, e che poi, quando arrivano davvero, lasciano comunque senza fiato chi li racconta.Le urne del 20 settembre erano le ultime dell'anno in Germania, e per questo pesano più del solito. Due Länder al voto, il Meclemburgo-Pomerania Anteriore e Berlino, due storie diverse che raccontano però lo stesso disagio: un elettorato che si sposta verso i poli, lasciando ai due grandi partiti di governo, CDU e SPD, uno spazio sempre più stretto. EST CONTRO OVEST, MA IL CROLLO È LO STESSO In Meclemburgo-Pomerania Anteriore la CDU ha preso il 4,9%. Sotto la soglia di sbarramento del 5%. Fuori dal parlamento regionale, per la prima volta nella sua storia. Non una flessione fisiologica, un'esclusione vera e propria, con tutto quello che comporta in termini di rappresentanza in quello Stato per i prossimi anni. A vincere è l'AfD, con il 38,2%, quasi il doppio rispetto alla tornata precedente, seguita a distanza ravvicinata dalla SPD, che si ferma al 35,5% e che in quella regione go-
_ Merz
verna ininterrottamente dal 1998. Dietro, staccate, Linke e Verdi, rispettivamente al 6,5% e al 5,7%.L'AfD conquista quindi la maggioranza relativa, ma non quella assoluta necessaria per governare da sola. Gli altri partiti hanno escluso un'alleanza con la formazione di estrema destra, lasciando alla SPD della governatrice Manuela Schwesig la possibilità di cercare una maggioranza alternativa.A Berlino la trama si ribalta, ma la sostanza no. Vince la Linke, che arriva al 25,7% dei consensi e quasi raddoppia il risultato di tre anni fa. Dietro c'è un tema concreto, sentito da chi in città paga l'affitto ogni mese: la crisi abitativa, cavalcata con efficacia dalla capolista Elif Eralp, che ha fatto della casa il vero terreno di scontro della campagna, più di ogni discorso identitario. La CDU uscente, che nella capitale governava insieme alla SPD, perde quasi dieci punti e scende al 18,8%. La SPD, alleata di minoranza nella giunta uscente, scivola addirittura quinta, al 12,1%, un dato che a Berlino nessuno si aspettava fino a pochi mesi fa. E l'AfD, pur restando fuori dalle prime due posizioni, supera il 16%: in una città storicamente refrattaria all'estrema destra, non è un dato da archiviare in fretta.Il risultato fa saltare anche la precedente maggioranza CDU-SPD nella capitale e apre una nuova fase per la formazione del governo regio-
nale. Il sindaco uscente Kai Wegner non si è ricandidato. Letto oggi, con i risultati sul tavolo, quel passo indietro appare come un elemento ulteriore del quadro politico che si è formato nella capitale. MERZ RESTA, WEIDEL ATTACCA, E LA COALIZIONE FEDERALE SCRICCHIOLA Friedrich Merz non ha cercato scorciatoie retoriche davanti alle telecamere. Ha definito il risultato «un disastro», si è assunto la responsabilità politica della sconfitta e ha ribadito la volontà di andare avanti con il governo e con le riforme. Nessuna fuga in avanti, nessun accenno a dimissioni. Il cancelliere ha puntato tutto sulle riforme come unica via d'uscita dalla crisi di consensi. Resta però una domanda che circola tra i cronisti di Berlino, e che comincia a farsi strada anche fuori dai confini tedeschi: questa fermezza è il segno di un leader che tiene la barra dritta nella tempesta, o è semplicemente l'unica mossa disponibile per chi, al momento, non ha alternative pronte all'uso?Dall'altra parte dello scacchiere, Alice Weidel non ha usato mezzi termini. «Merz tragga le conseguenze, siamo noi il partito più forte del Paese», ha dichiarato la leader dell'AfD, rivendicando un primato che due voti regionali, va detto con onestà profes-
_ Weidel
sionale, non bastano da soli a certificare su scala nazionale. Eppure la sensazione, condivisa da diversi osservatori, è che nell'est della Germania il vento abbia ormai una direzione consolidata, non più un'oscillazione di stagione.Un'ultima cosa, prima di chiudere, e non è un dettaglio da poco: in entrambi i Länder l'affluenza è salita rispetto al voto precedente. È un dato che segnala una maggiore partecipazione e che merita di essere letto insieme ai flussi elettorali per capire quali fasce dell'elettorato abbiano contribuito maggiormente allo spostamento verso i poli. Un fenomeno che una sola domenica elettorale non basta a spiegare del tutto, e su cui converrà tornare, magari incrociando i dati con l'affluenza giovanile e con quella delle zone rurali rispetto ai centri urbani. A Berlino, per esempio, l'affluenza finale è arrivata al 74,2%, 11,3 punti in più rispetto al 2023.Quello che si può dire fin da ora, a urne appena chiuse, è che la coalizione federale tra CDU e SPD esce da questo weekend elettorale ulteriormente logorata, senza che nessuno dei due alleati abbia in tasca una soluzione rapida. E che la Germania, raccontata per decenni come l'ancora di stabilità dell'Europa, deve ora fare i conti con una frammentazione politica che assomiglia sempre meno a un episodio isolato e sempre più a una tendenza strutturale.
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Italia e Mondo
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La politica è soprattutto politica estera, il centrosinistra continua a non decidere
Il campo largo e la trappola di Tucidide Giorgia Meloni e il centrodestra stabilmente nel campo occidentale rifiutano ogni alleanza con i filorussi di Futuro Nazionale. A sinistra tra Conte, Schlein, i giovani e AVS regna il caos. Una questione da dirimere prima delle elezioni
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DI ROBERTO LAMATTINA
a politica è principalmente politica estera. Si può dire, in realtà, che ogni politica interna discenda quasi esclusivamente dalla politica estera. È sul tavolo delle relazioni internazionali, infatti, che si costruisce anche il futuro economico di una Nazione, le sue linee di sviluppo e la sua politica sociale. In Italia la politica estera sembra non interessare particolarmente gli italiani che ne restano quasi sempre ai margini con l’esclusione delle immediate e fantasiose folle delle manifestazioni giovanili. Eppure non è mai un fenomeno da sottovalutare e, soprattutto, non può essere relegata ai margini di un’analisi politica e di una scelta di campo. LA PRIMA REPUBBLICA E LA CORTINA DI FERRO Durante la Prima Repubblica, per esempio, lo schema dialettico interno era chiaro. Da una parte c’era la Democrazia Cristiana e i suoi alleati che erano stabilmente a favore della Nato, dell’Europa e dell’Occidente. Dall’altra parte il Partito Comunista Italiano che, almeno fino alla svolta di Berlinguer, era saldamente ancorato alle logiche sovietiche e del patto di Varsavia. Non è un caso che il Partito Comunista Italiano abbia coerentemente votato contro l’ingresso nella Nato, contro l’ingresso nella Comunità Economica Europea e contro ogni ipotesi di rafforzamento dell’asse occidentale. Con Berlinguer la questione inizia a cambiare. Mentre Togliatti aveva accettato il ruolo oppositivo in attesa di tempi migliori, Berlinguer prova ad inserire il PCI nella logica di governo. Sa bene che in Italia, come in qualsiasi paese Nato, non è possibile governare senza un dichiarato atlantismo e, con la famosa uscita secondo la quale si sentiva più sicuro in Occidente, prova ad immaginare una via occidentale al comunismo. La guerra fredda è, però, ancora troppo forte. Il Partito resta Comunista e non Socialdemocratico e questo impedisce la costruzio-
ne di una sinistra che possa essere alternativa alla Democrazia Cristiana. Socialisti e Socialdemocratici, infatti, sanno bene che una qualsiasi apertura al PCI avrebbe demolito ogni ipotesi di governo. I Socialisti, in particolare con Craxi, accentuano la frattura con il PCI per diventare concorrenti. SIGONELLA E IL DOPPIO BINARIO Ovviamente sarebbe banalizzante immaginare che lo schema sia così manicheo. Andreotti e Moro in molti casi usano la doppia verità e cercano di costruire rapporti con il mondo arabo anche in contrapposizione con gli alleati atlantici. L’Eni di Mattei è, in molti casi, canale diplomatico non ufficiale e parallelo alle ambasciate, aperto verso l’Africa e anche verso i paesi del blocco di Varsavia. Il lodo Moro e, poi, la vicenda di Sigonella marcano quella stagione in modo plastico ma i piccoli segnali sono evidenti quotidianamente nelle politiche di governo. Era un’Italia vaso di coccio che provava a muoversi tra vasi di ferro con gli alleati atlantici che provavano a fingere di non vedere il doppio gioco per la paura che incuteva sugli equilibri internazionali “il più grande partito comunista d’Occidente”. IL CROLLO DEL MURO La fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 non sono soltanto una svolta internazionale con la fine del comunismo europeo
ma anche un cambiamento degli equilibri della sinistra italiana. Tangentopoli spazza via il Partito Socialista Italiano. Occhetto prova a prenderne il posto trasformando il PCI in PDS. Non è soltanto un maquillage, è anche un cambiamento geopolitico. Non è un caso che da sinistra non ci saranno più attacchi alle politiche USA e D’Alema non esitò a schierare l’Italia con gli americani nel caos dell’ex Jugoslavia. LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE Per anni è andata bene così. Non esisteva tra i partiti politici italiani una forza anti occidentale. La storia, però, non è finita con il crollo del muro di Berlino. La storia ha delle certezze. Tucidide insegna che quando una potenza inizia ad essere emergente o due potenze iniziano a rivaleggiare alla pari lo scontro è inevitabile. Per anni i BRICS sono stati solo una sigla. All’improvviso la Russia ha superato la crisi del dopo Gorbaciov e la Cina ha lanciato l’imperialismo del capitalismo di Stato. Un po’ troppo per gli americani. Sbaglia chi volesse ridurre il tutto alle bizze di Trump. Biden era meno forte e meno appariscente ma l’amministrazione Usa non ha mai cambiato la sua linea. Non è un caso, infatti, che la guerra in Ucraina sia iniziata proprio durante l’amministrazione Biden e che, davanti all’invasione Russa di un paese potenzialmente Nato, nessuno dall’altra par-
te dell’Oceano abbia mai immaginato di dismettere le forze. Trump, davanti allo scenario globale, piuttosto ha dovuto ritrattare le sue idee di un nuovo isolazionismo. COSA CAMBIA PER L’ITALIA Tutto ciò non può non avere una ripercussione chiara anche negli equilibri europei e, quindi, italiani. La banalizzazione della comunicazione e il mito incapacitante del ‘900 continua a parlare di fascisti, comunisti dividendo la destra in moderata ed estrema e facendo lo stesso con la sinistra. In realtà, la questione segue linee politiche un po’ più complesse. La destra europea è tradizionalmente atlantista. Quando parlo di destra mi riferisco a quella destra che è riuscita a governare. Da De Gaulle a Fini, da Kohl a Meloni nessuno ha mai messo in discussione l’alleanza atlantica e la collocazione occidentale dell’Europa e delle proprie nazioni. A destra nascono adesso movimenti anti occidentali. Futuro Nazionale in Italia, così come AFD in Germania vengono disegnati volgarmente come strutture di estrema destra. In realtà del fascismo e del nazismo non hanno niente. Hanno costruito il consenso sulla lotta all’immigrazione ma hanno lo scopo geopolitico di essere fiancheggiatori della Russia e della Cina. In Italia, almeno fino ad ora, la destra di Giorgia Meloni e i suoi alleati hanno messo un muro contro Vannacci.
Non è un muro dovuto alle parole. È un muro che si nasconde dietro la logica del tradimento e dell’inaffidabilità ma che rivela, in realtà, la chiara collocazione nel campo occidentale. I DUBBI A SINISTRA A sinistra la situazione è più complessa. Il Partito Democratico nei suoi vertici, a partire dalla Schlein, dichiara apertamente di non avere alcuna intenzione di cambiare la collocazione internazionale dell’Italia. La base del PD, a partire dal mondo giovanile, per arrivare a tutti i movimentismi di sinistra non la pensa allo stesso modo. Diametralmente opposti e su posizioni internazionali simili a quelle di AFD e di Vannacci sono AVS e, soprattutto, il Movimento Cinque Stelle. Il disarmo, la fine dei finanziamenti alla guerra in Ucraina etc…altro non sono che una dichiarazione di schieramento. Il pacifismo non è la richiesta di pace ma, dai tempi della guerra del Peloponneso, lo schieramento per il nemico. E’ un nodo che il campo largo finge di non vedere ma che non può non affrontare prima delle elezioni politiche. Paradossalmente ci si può accordare dopo sulla ricetta economica piegandosi alle situazioni contingenti. In uno scenario di guerra fredda e di guerra combattuta non possono stare insieme i Pro-Pal, i filo Ucraini e gli occidentalisti. Sarebbe solo una finzione peraltro di corto respiro.
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Italia e Mondo
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Rapporto della Fondazione Fiba di First Cisl: il patrimonio delle famiglie italiane cresce poco rispetto alla media euro. La maggior parte in mano a pochi paperoni
Ricchezza, l’Italia perde terreno: in dieci anni la crescita più bassa dell’eurozona P
DI LUCIA SERINO
er decenni l’immagine dell’Italia è stata quella di un Paese con i conti pubblici in disordine ma con le famiglie solide, proprietarie di casa e con il libretto in banca. Il primo Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, presentato a Roma e costruito sui conti distributivi della Bce e sui dati Eurostat, racconta che quell’immagine si è consumata nell’arco di dieci anni. Tra il 2015 e il 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane è cresciuta del 22,8%, arrivando a 11.333 miliardi di euro. È l’aumento più basso di tutta l’eurozona, dove la media è stata del 60,8% e la Germania ha quasi raddoppiato lo stock di patrimonio. È una perdita di posizioni rispetto a tutti i vicini. Il sorpasso si vede meglio guardando alla singola famiglia. Nel 2025 una famiglia italiana dispone mediamente di 452.300 euro di ricchezza netta, contro i 480.390 euro della Germania, i 441.080 della Francia e i 436.900 della
Spagna. Dieci anni prima l’Italia era in testa tra i quattro Paesi, con 366.790 euro per famiglia. Dal 2015 al 2025, però, la ricchezza media italiana è cresciuta del 23,3%, mentre la media dell’area euro è aumentata del 56,4%. L’Italia è passata dalla testa del gruppo alla media. C’è poi un secondo dato, forse il più rilevante. La ricchezza che è cresciuta non è quella di tutti. Dei 2.107 miliardi accumulati nel decennio, quasi la metà arriva da azioni non quotate e altri titoli di capitale, la componente più dinamica in assoluto, con un balzo del 102,7%. Sono attività detenute per il 98,3 % dal 10% di famiglie più abbienti. In altre parole, la crescita c’è stata, ma si è fermata dove la ricchezza era già concentrata. I numeri lo confermano. Il 5% più ricco è passato dal 39,9% al 50,2%, cioè dieci punti in quindici anni, il livello più alto dell’eurozona dopo Austria e Lettonia. La metà meno abbiente delle famiglie si ferma al 7,3% del totale. E lo stesso squilibrio si ritrova, voce per vo-
ce, in tutte le attività finanziarie legate ai mercati. Oltre nove azioni quotate su dieci sono in mano ai più ricchi. Il resto delle famiglie resta ancorato a due beni, cioè
la casa e i titoli sicuri. Gli immobili valgono ancora il 46% della ricchezza lorda, ma il mattone italiano si è mosso poco, con prezzi cresciuti di circa il 16% in dieci anni contro il 54%
dell’area euro e l’80% della Spagna. C’è dunque una evidente divaricazione. Il ceto medio è rimasto fermo, mentre il capitale d’impresa, appannaggio di pochi, correva.
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C’è poi la questione dei redditi. Il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è aumentato del 28,4% in dieci anni, contro il 48,3% tedesco e il 53,8% spagnolo. Con redditi che crescono poco si risparmia poco. Il tasso di risparmio lordo è sceso al 10,7%, il più basso tra i grandi Paesi europei e lontano dal 14,32% medio dell’area. Da anni gli italiani accantonano meno dei tedeschi
e dei francesi, ribaltando un luogo comune duro a morire. «Senza un significativo e duraturo aumento del prodotto interno lordo e un forte rialzo delle retribuzioni», avverte il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, la quota di ricchezza in mano al 5% più ricco è destinata a salire ancora. Il nodo, osserva, è che servono investimenti ingenti ma non si può contare sulla fi-
nanza pubblica, un problema comune a gran parte dei Paesi europei. Di qui il tentativo della Commissione di trasformare l’Unione dei mercati dei capitali in Unione del risparmio e degli investimenti. L’obiettivo, secondo Colombani, «è strategico e irrinunciabile», perché ogni anno centinaia di miliardi di risparmio gestito finiscono in società quotate fuori dall’Europa.
First Cisl si dice però scettica sulle soluzioni affidate alle sole agevolazioni fiscali, citando l’esperienza dei piani individuali di risparmio, e rilancia con la Cisl la proposta di un fondo nazionale a sostegno dell’economia reale, con garanzie pubbliche integrali sulle somme conferite volontariamente, limiti di importo e di durata, la regia di Cassa depositi e prestiti e il coinvolgimento di banche, assicurazioni
e altri intermediari, per far arrivare capitale alle micro e piccole imprese non quotate. Accanto, una politica dei redditi che punti sulla contrattazione collettiva e sulla partecipazione agli utili d’impresa. «Senza investimenti, senza una crescita forte e duratura e soprattutto senza retribuzioni significativamente più alte», conclude Colombani, le disuguaglianze economiche sono destinate ad ampliarsi.
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Cronache Lucane Chiorazzo ancora una volta utilizza foto di minori per costruire il consenso
“Tenete i bambini fuori dalla politica” La convenzione Onu lo vieta e anche la Legge sul Diritto d’Autore ma i grandi dittatori hanno sempre amato fare foto circondati da bambini. Giordano (FDI): «Che uno dei leader del csx utilizzi bambini per fare campagna elettorale è brutto»
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__La foto di Chiorazzo e il post di Giordano di FdI
DI MASSIMO DELLAPENNA
ngelo Chiorazzo ci ricasca e utilizza le foto con i bambini per farsi campagna elettorale. Lo aveva già fatto in passato parlando di una visita al Santo Padre con i bambini, lo rifà con una foto in cui il consigliere regionale, storico patron di cooperative e fondatore di Basilicata Casa Comune si ritrae circondato da bambini di chiara origine non italiana per attaccare il Governo Meloni e la sua proposta di limitare gli studenti immigrati nelle scuole. Lo fa utilizzando la più classica delle retoriche umanitarie. «Prima dei confini vengono i bambini, prima delle appartenenze viene il loro futuro. A scuola le differenze non devono dividere ma arricchire perché ai bambini non servono confini ma opportunità». COME I GRANDI DITTATORI Da tempo si discute sulla possibilità di utilizzare le foto dei bambini e, soprattutto, di condividerle sui social. La convenzione ONU dei diritti dell’infanzia proibisce le interferenze nella vi-
ta dei minori e tutela gli stessi da ogni utilizzo politico. La legge italiana sui diritti d’autore e sullo sfruttamento dell’immagine prevede l’autorizzazione di entrambi i genitori per la pubblicazione delle foto dei minori sui giornali o sui social.
Ursula Von der Leyen, nella sua conferenza sullo stato dell’unione ha ribadito che vanno poste particolari tutele per l’utilizzo delle immagini dei bambini e per i social. Noi, ovviamente, non sappiamo se Chiorazzo abbia ottenuto le necessarie autorizzazioni, se abbia superato i limiti della convenzione Onu e neanche ci interessa sapere se abbia ascoltato le linee guide di Ursula e le preoccupazioni che da ogni parte arrivano per il rapporto tra minori e social. Non lo sappiamo e non ne siamo neanche particolarmente interessati. Come sempre noi ci occupiamo di politica. In questo nostro occuparci affannoso di politica e nella nostra passione per la storia, ricordando che essa si presenta la prima volta con la tragedia e la seconda con la farsa non possiamo non
rammendare a Chiorazzo che i grandi dittatori del ‘900 avevano una storica predisposizione a farsi fotografare circondati da bambini. Stalin, Hitler e Mussolini amavano mostrare l’affetto del Popolo trasferendolo nelle immagini dei bambini alla cui protezione si mettevano. Lungi da noi paragonare Chiorazzo ai grandi dittatori del ‘900, ci piace però ricordare al nostro caro Angelo che il suo amico Andreotti diceva che la più pericolosa delle dittature è quella delle nostre convinzioni. L’AFFONDO DI MICHELE GIORDANO Nel silenzio della politica e delle istituzioni preposte alla tutela dei minori non
possiamo non sottolineare l’intervento di Michele Giordano. Il Presidente Provinciale di Fratelli d’Italia di Matera è anche un professore. È uno che le questioni scolastiche le conosce direttamente e non per sentito dire. Il prof. Giordano riprende sul suo profilo facebook lo stato di Chiorazzo e commenta «certo ormai siamo abituati a tutto, ma che uno dei leader del centrosinistra lucano utilizzi dei bambini di colore per sostenere battaglie ideologiche è una cosa davvero brutta. E ciò sia perché nessuno di noi sa se quei bambini ci starebbero mai ad essere strumento di polemiche politiche, sia perché il colore della pelle non c’en-
tra nulla con una stortura enorme che il governo Meloni intende correggere. Se la maggioranza delle persone di una classe non parla italiano, né gli alunni italiani né gli alunni stranieri potrebbero mai ricevere un’istruzione al rialzo e vedere garantiti i loro sacrosanti diritti allo studio e ad un futuro migliore.» In un solo post evidenzia le due questioni centrali, da un lato lo sfruttamento dell’immagine dei bambini e dall’altro la totale banalizzazione di un problema. Noi, nel nostro piccolo e senza entrare nel merito della vicenda, vorremmo che si lasciassero i bambini e le loro foto fuori dal dibattito politico.
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Primo piano
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«Rivendichiamo l'unità del Centrodestra e l'impegno a valorizzare giovani, donne e territori per costruire una Regione più attrattiva»
FI Potenza, Azzurro Donna e FdI Basilicata promuovono Bardi: «Una nuova stagione»
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a Segreteria Provinciale di Forza Italia Potenza esprime le proprie congratulazioni a Vito Bardi, eletto nuovo Segretario Regionale di Forza Italia Basilicata, e a Vincenzo Taddei, chiamato a ricoprire il ruolo di Vice Segretario Regionale. Un risultato che apre una nuova fase per Forza Italia in Basilicata e che vede alla guida del partito una figura che, nel corso del suo intervento congressuale, ha ribadito la volontà di costruire una forza politica sempre più radicata nei territori, aperta al confronto e capace di valorizzare competenze e nuove energie. Particolarmente significativa, per la Segreteria Provinciale di Potenza, è stata l'attenzione dedicata da Bardi ai giovani e alla formazione politica. Nel suo intervento, il neo Segretario Regionale ha infatti citato espressamente la Scuola di formazione politica “Alcide De Gasperi”, avviata da Forza Italia Giovani Basilicata, sottolineando come il partito intenda sostenerne la crescita e accompagnare la formazione a concrete occasioni di partecipazione e responsabilità. «Siamo particolarmente orgogliosi – sottolinea Filippo Solimando, Responsabile regionale alla Formazione – che il Presidente Bardi abbia voluto ricordare, nel suo primo intervento da Segretario Regionale, un progetto nato dalla volontà e dall'impegno di noi giovani. Le sue parole hanno dato ulteriore rilievo alla Scuola di formazione, che proprio in queste ore è stata richiamata anche dalla stampa nazionale negli articoli dedicati alla sua elezione e alla nuova Segreteria Regionale. La Scuola, dal prossimo mese, riprenderà nella provincia di Matera, proseguendo un percorso che vuole mettere la formazione al centro della crescita di noi giovani. Questo rappresenta un segnale importante del valore che il partito sta dando alla formazione dei giovani. Non vogliamo essere solamente il futuro, ma vogliamo essere parte del presente: vogliamo studiare per imparare a guidare, apprendere da chi ha più esperienza e costruire, attraverso la formazione e l'impegno, una futura classe dirigente seria, preparata e competente». Michele Nobile, Segretario Provinciale di Forza Italia Giovani Potenza, aggiunge: «A nome di Forza Italia Giovani Potenza rivolgo le mie sincere congratulazioni al Presidente Vito Bardi per l’elezione a Segretario Regionale di Forza Italia Basilicata, a Vincenzo Taddei per il ruolo di Vice Segretario Regionale e a Vito Motta, Valentino Romaniello e Fabiana Anna Bel-
lino per l’ingresso nella nuova Segreteria Regionale. A tutti loro auguro buon lavoro per questa nuova fase del partito. Un ringraziamento va anche al Ministro Elisabetta Casellati per il lavoro svolto e per l’impegno profuso in questi anni per la crescita e il radicamento di Forza Italia in Basilicata. Ho apprezzato particolarmente l’attenzione dedicata dal Presidente Bardi ai giovani e alla formazione, richiamando anche la Scuola di formazione politica “Alcide De Gasperi”. È un segnale importante, ulteriormente rafforzato dalla presenza di tre giovani espressione del movimento giovanile nella nuova Segreteria Regionale. Ora è fondamentale che questa attenzione si traduca in un coinvolgimento concreto. I giovani devono essere ascoltati e diventare protagonisti dei processi decisionali, portando idee, competenze e proposte per il futuro della nostra regione. La Basilicata ha bisogno di politiche capaci di renderla più attrattiva per le nuove generazioni: lavoro, formazione, innovazione e opportunità devono essere al centro di una strategia capace di contrastare lo spopolamento e l’emigrazione giovanile. Dobbiamo creare le condizioni perché un giovane possa scegliere di restare e perché chi è partito possa avere ragioni concrete per tornare. Come Forza Italia Giovani Potenza siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo a disposizione energie, competenze e idee. La valorizzazione dei giovani non può essere soltanto un principio da affermare: deve diventare un metodo di lavoro. Solo così potremo contribuire a costruire una Basilicata capace di offrire ai suoi giovani ragioni concrete per restare, tornare e in-
vestire nel proprio futuro». «La celebrazione del primo congresso regionale di Forza Italia in Basilicata - dichiara Lucia Pangaro, Segretario Regionale di Forza Italia Azzurro Donna Basilicata -costituisce un momento storico di crescita di tutti coloro che si identificano nel partito fondato nel 1994 da Silvio Berlusconi». «Un partito che ha attraversato varie fasi di crescita prevalentemente e che ha riportato per ben due volte numeri vincenti in occasioni delle consultazioni elettorali regionali con l’elezione e la riconferma del Governatore Vito Bardi, insieme ad altri importanti successi sia a livello parlamentare che in numerosi comuni tra cui spicca quello di Matera dove Forza Italia ha concorso significativamente ad eleggere il sindaco Nicoletti e quello di Potenza dove si attesta come primo partito in città. Tutte fasi permeate proprio dalla presenza e dall’esempio di una donna, Maria Elisabetta Casellati, figura di spicco che ha guidato le azioni di tutte noi e che sfociano, oggi, nell’elezione di Vito Bardi in qualità di segretario regionale. Si apre, quindi, una nuova stagione che ha composto una nuova segreteria e che si prefigge l’obiettivo di diventare il primo partito anche in Basilicata, ma che, mai come oggi, ha bisogno di riunire tutti insieme le anime più fedeli e convinte che hanno concorso a raggiungere il numero di 11.000 tesserati partendo dai 400 di 4 anni fa. In questo scenario, Azzurro Donna orgogliosamente c’è, c’è stata e rimane l’unico movimento femminile ancora attivo tra tutti i partiti, con una sua organizzazione capillare sui territori e tante donne capaci, competenti ed entusiaste di essere parte a pieno
titolo di un processo di ulteriore crescita per il bene della regione intera. Azzurro Donna di Basilicata augura ancora a Vito Bardi, al vicario Vincenzo Taddei, alla nuova squadra eletta nel congresso di due giorni fa e a se stessa un buono e proficuo lavoro ed un luminoso cammino all’unisono e all’insegna di quella stessa comunione d’intenti che riuscì a conquistare il paese nel 1994, all’indomani di tangentopoli, costituendo un unico e solido punto di riferimento per il popolo moderato e desideroso di benessere e sviluppo. Insieme a tutte le anime più vere e convinte del percorso azzurro, Azzurro Donna sarà sempre una delle forze propulsive del partito e degne di concorrere in un progetto politico autentico e qualificato», conclude Pangaro. «Non possiamo che essere lieti della nomina di Vito Bardi a segretario regionale di Forza Italia in Basilicata, ruolo che si affianca alla conferma alla guida della Regione. Un doppio incarico che testimonia la fiducia riposta in lui dal partito e dai lucani, con la seconda rielezione». Così, in una nota congiunta, On.le Mauro Rotelli, Commissario regionale FdI Basilicata On.le Sen. Gianni Rosa, Vice Coordinatore regionale FdI Basilicata On.le Salvatore Caiata, Vice Coordinatore regionale FdI Basilicata, che aggiungono: «Cogliamo l’occasione per rivolgergli i nostri più sinceri auguri di buon lavoro, nella convinzione che governare sia, prima di ogni altra cosa, un gioco di squadra: è attraverso il coordinamento e il dialogo costante tra tutti i livelli, parlamentare, regionale e territoriale, che si costruiscono i risultati migliori per la Basilicata, in uno spirito di leale collaborazione tra tutte le forze della coalizione. Auspichiamo, in questa fase di rinnovato impulso, un momento di confronto condiviso su quanto realizzato in questi anni di governo regionale e nazionale, un punto di sintesi su quanto delle politiche di centrodestra è stato effettivamente attuato in Basilicata, utile a tracciare le priorità per il lavoro che ci attende. Ricordiamo, in tal senso, che anche il nostro impegno, sia attraverso le nostre rappresentanze istituzionali, in Regione e in Parlamento, che attraverso quelle partitiche, prosegue senza sosta, con un lavoro quotidiano di ascolto del territorio e di rappresentanza degli interessi lucani nelle sedi istituzionali. Un contributo che intendiamo continuare a offrire, in piena sintonia e collaborazione con la nuova segreteria regionale, sempre per il bene comune della nostra terra».
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Il consigliere di Forza Italia propone un quadro regionale per integrare turismo lento, cultura, ambiente e mobilità sostenibile
Cammini e sentieri, ecco la legge Picerno: «Risorsa per i territori» POTENZA. Riconoscere, tutelare e valorizzare i cammini e i sentieri della Basilicata, trasformandoli in uno strumento di promozione del territorio e di crescita per le comunità locali. È l’obiettivo della proposta di legge regionale presentata dal consigliere di Forza Italia Fernando Picerno. Il provvedimento punta a sostenere una delle forme di turismo lento più legate alla conoscenza diretta dei luoghi e del patrimonio culturale regionale. L’intento è definire un riferimento organico per i numerosi itinerari lucani e favorirne l’integrazione con le politiche riguardanti il turismo, la cultura, l’ambiente, la mobilità sostenibile e lo sviluppo locale. La proposta, spiega Picerno, nasce dalla necessità di riconoscere il valore dei percorsi presenti in Basilicata e di inserirli in una strategia ca-
pace di collegare le diverse risorse della regione. Cammini e sentieri non rappresentano soltanto tracciati da attraversare, ma occasioni per avvicinare paesaggi, testimonianze storiche, beni culturali, piccoli borghi e co-
munità. «Con questa proposta di legge intendiamo dare ai cammini e ai sentieri della Basilicata il riconoscimento e l’attenzione che meritano», afferma Picerno. «Rappresentano un’opportunità concreta per conoscere e
vivere i nostri territori attraverso una modalità di viaggio sostenibile, capace di mettere in relazione paesaggio, patrimonio storico e culturale, piccoli borghi, attività economiche e comunità locali». Il turismo lento, secondo il rappresentante di Forza Italia, può diventare parte di un modello di sviluppo fondato sulle caratteristiche dei singoli territori. La Basilicata dispone di un patrimonio di paesaggi, borghi e luoghi culturali che può essere raccontato e vissuto attraverso una rete organizzata di percorsi, in grado di collegare le aree interne con i centri più conosciuti. «Valorizzare i cammini e i sentieri significa investire in un modello di sviluppo che mette al centro i territori», prosegue il consigliere. Una rete regionale potrebbe ampliare le occasioni di visita e generare ricadute sulle at-
tività locali legate all’accoglienza e ai servizi, favorendo la conoscenza del patrimonio lucano. La proposta assegna inoltre un ruolo centrale alla collaborazione tra i soggetti che operano nelle comunità interessate. Il riconoscimento degli itinerari può offrire un terreno comune sul quale coordinare tutela e promozione, mettendo in relazione istituzioni e realtà locali. «Il riconoscimento dei cammini potrà rappresentare anche uno strumento per rafforzare la cooperazione tra Comuni, enti territoriali, associazioni, operatori turistici e realtà impegnate nella tutela e nella promozione del patrimonio culturale e ambientale della nostra regione», conclude Picerno. L’obiettivo è creare una rete riconoscibile e integrata, capace di tutelare i luoghi e sostenere nuove opportunità di sviluppo.
Da Rotondella a Marconia laboratori, incontri e degustazioni per diffondere la conoscenza del patrimonio marino e della pesca
Costa jonica, cittadini e studenti custodi del blu
ROTONDELLA. Due appuntamenti uniti dall’obiettivo di rafforzare la conoscenza del mare, promuovere la tutela dell’ambiente costiero e marino e valorizzare il patrimonio ittico, naturale, culturale e gastronomico della costa jonica lucana. Le iniziative organizzate a Rotondella e a Marconia di Pisticci hanno coinvolto studenti, cittadini, associazioni e operatori attraverso laboratori, attività educative e confronti dedicati alla cultura del mare. A Rotondella la Festa del Mare «Divenire Custodi del Blu» ha proposto una giornata incentrata sulla salvaguardia dell’ambiente marino, sulla biodiversità e sulle prospettive della costa jonica. Durante la mattinata sono stati protagonisti gli studenti dell’Istituto comprensivo Valsinni-Tursi, plesso di Rotondella, coinvolti in laboratori sugli ecosistemi costieri e marini. Le attività hanno consentito ai più giovani di conoscere il patrimonio ambientale locale e di comprendere il ruolo che ciascuno può svolgere nella sua tutela. Il programma è stato arricchito da un’area esperienziale dedicata alla biodiversità marina e alla cultura marinara, realizzata con il contributo dell’Oasi Wwf PolicoroHerakleia e della Lega navale Ma-
gna Grecia, sezione di Matera. In serata Palazzo Ricciardulli ha ospitato il confronto istituzionale sulla protezione del mare, sulla biodiversità e sulle opportunità di valorizzazione della fascia jonica. Al dibattito ha contribuito Gaetano Caricato, responsabile dell’Ufficio Ecosistemi dell’Arpa Basilicata. La giornata si è conclusa con una degustazione di un piatto della cucina ittica locale preparato dagli chef del Lucania Food Experience Team, per raccontare il legame tra il mare, le produzioni e l’identità delle comunità costiere. Il percorso è proseguito a Marconia, in piazza Elettra, dove il Villaggio del Mare «Le Sentinelle del Mare» è stato ospitato nell’ambito dello SportCity Day 2026. Anche qui l’ambiente marino è stato raccontato attraverso esperienze e iniziative di sensibilizzazione. I laboratori «Piccoli Custodi dell’Ambiente Costiero e Marino» hanno coinvolto soprattutto i più giovani, con l’obiettivo di promuovere comportamenti responsabili e attenzione agli ecosistemi. Al Villaggio del Mare hanno partecipato l’Oasi Wwf Policoro-Herakleia, la Lega navale Magna Grecia, sezione di Matera, Motonautica Lucana Rescue, la Fisa, Federazione italiana salvamento ac-
quatico, e la Fipsas, Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee, sezione di Matera, insieme al Lucania Food Experience Team. La presenza delle associazioni ha permesso di affrontare il rapporto con il mare da prospettive complementari, unendo educazione ambientale, sicurezza, sport, biodiversità e cultura marinara. Anche a Marconia la gastronomia è stata parte del racconto, con la degustazione di una pietanza della tradizione ittica curata dagli chef del Lucania Food Experience Team. Dalle due manifestazioni è emerso un messaggio comune: la tutela del mare passa dalla conoscenza, dalla partecipazione e dalla capa-
cità di creare una rete stabile tra istituzioni, scuole, associazioni e comunità. Il percorso punta a rendere cittadini e nuove generazioni più consapevoli del valore ambientale, culturale ed economico del patrimonio costiero. Gli eventi sono stati promossi dalle amministrazioni comunali di Rotondella e Pisticci, in collaborazione con il Galpa La Cittadella del Sapere. La realizzazione esecutiva è stata affidata al Lucania Food Experience Team, con il coinvolgimento delle associazioni locali. Le iniziative rientrano nella strategia «Open Sea Blue Economy», attuata attraverso le risorse europee del Feampa, Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura.
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Araneo e Verri chiedono chiarimenti sui disagi registrati pochi giorni dopo la riapertura della Potenza-Melfi, ferma da oltre un anno
Treni, il M5s incalza la Regione «Servizi affidabili ai pendolari» POTENZA. Ai nuovi treni, agli investimenti e agli annunci sul potenziamento dei collegamenti devono seguire servizi affidabili e risposte concrete ai pendolari. È la richiesta delle consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri, che intervengono sui problemi segnalati lungo la Potenza-Melfi dopo la ripresa della circolazione. Le due esponenti pentastellate richiamano le dichiarazioni rese dall’assessore regionale ai Trasporti Pasquale Pepe il 24 agosto, in occasione della presentazione del potenziamento della flotta ferroviaria. L’assessore aveva sostenuto che «parlano i fatti», rivendicando i miglioramenti del servizio. L’11 settembre, durante la presentazione della nuova programmazione, aveva poi annunciato più collegamenti in Basilicata e indicato come obiettivo il miglioramento della mobilità quotidiana dei lucani. A pochi giorni di distanza, osservano Araneo e Verri, dai pendolari sono però arrivate segnalazioni che descrivono un quadro meno
rassicurante. Al centro delle contestazioni vi è la Potenza-Melfi, tornata in esercizio il 13 settembre dopo oltre un anno di sospensione. Già nelle giornate successive alla riapertura sarebbero stati registrati ritardi e soppressioni, con conseguenze sugli spostamenti di chi utilizza quotidianamente il treno per raggiungere il lavoro. Le consigliere riportano il caso denunciato il 16 settembre da una lavoratrice in attesa del regionale 19915, previsto alle ore
14.34 dalla stazione di Rionero-Atella-Ripacandida. La soppressione del collegamento, riferiscono, sarebbe stata comunicata poco prima della partenza, senza mettere tempestivamente a disposizione una soluzione alternativa per i viaggiatori. La stessa pendolare, il 18 settembre, avrebbe segnalato nuovi problemi sul regionale 19902, in partenza alle ore 6.25 da Potenza Superiore. Il treno avrebbe accumulato un ritardo superiore a trenta minuti, costringendo la lavoratri-
ce a cercare autonomamente un passaggio per raggiungere la sede di servizio. Due episodi ravvicinati che, secondo le rappresentanti del Movimento 5 Stelle, impongono chiarimenti e interventi rapidi. «È proprio sui fatti che vogliamo confrontarci», affermano Araneo e Verri. Investimenti, nuovi convogli e più collegamenti, ribadiscono, devono tradursi in un servizio puntuale e capace di rispondere alle necessità dei cittadini. Per chi ogni mattina deve raggiungere il la-
voro, la scuola o un ospedale, oppure rientrare a casa al termine della giornata, il parametro con il quale valutare il sistema ferroviario resta la sua efficienza concreta. «Il treno deve partire e arrivare in orario e, quando questo non accade, deve essere garantita un’alternativa tempestiva e adeguatamente comunicata», sottolineano le due consigliere. Dopo un’interruzione durata più di un anno, aggiungono, i cittadini avevano diritto a una ripartenza accompagnata dalla massima attenzione organizzativa. Le criticità denunciate già nei primi giorni non possono essere considerate marginali, perché incidono sugli impegni personali e professionali di chi dipende dal trasporto pubblico e non sempre dispone di soluzioni differenti. Araneo e Verri sollecitano risposte e misure capaci di impedire che ritardi, cancellazioni e comunicazioni tardive compromettano i collegamenti ripristinati. «Se si sceglie di dire che parlano i fatti, allora bisogna ascoltarli tutti. Anche quelli che, ogni giorno, raccontano i pendolari lucani».
Il sindacato potentino: «Si chiude una lunga stagione di incertezza. Il rafforzamento del personale migliora i servizi offerti ai cittadini»
Arlab, la Fp Cgil: «Stabilizzati tutti i lavoratori precari» POTENZA. «È un giorno importante – afferma Carmen Sabbatella della Fp Cgil di Potenza –. Con la sottoscrizione dei contratti di stabilizzazione di tutti i lavoratori a tempo determinato in servizio presso l’Arlab si chiude una stagione di precarietà e se ne apre una nuova, fatta di certezze, dignità e prospettive. Perché quando si stabilizza il personale non si dà risposta soltanto a chi lavora: si rafforza un servizio pubblico e si restituisce qualità ai cittadini. Non si tratta di un atto formale: è la prova concreta che gli impegni assunti dalla direzione sono stati mantenuti fino in fondo. Un traguardo che non arriva isolato, ma si inserisce in un quadro di risultati sempre più evidenti e soddisfacenti, su tutti la validazione nei termini della performance 2025, avvenuta pochi giorni fa. Sono tutti indicatori inequivocabili del grande lavoro svolto, reso possibile da un dia-
logo aperto, costante e costruttivo con le rappresentanze sindacali. E va detto con chiarezza: questi risultati – evidenzia la Fp Cgil – sono stati raggiunti nonostante tutto. Nonostante l’Agenzia non disponga dell’apporto di altre figure dirigenziali. Nonostante la complessità dovuta anche alla gestione sia dell’Agenzia sia dei centri per l’impiego, dislocati su tutto il territorio regionale e tutti in capo alla direzione. Risultati raggiunti grazie all’impegno dei lavoratori, che hanno assicurato la continuità e la qualità dei servizi anche in condizioni non semplici, e della direttrice generale dell’Arlab. Attraverso il raggiungimento di obiettivi concreti, la direzione sta definendo il ruolo strategico e trasformativo dell’Arlab nelle politiche del lavoro, del welfare e della formazione, in sinergia con enti, istituzioni, istituti penitenziari
e terzo settore. «La Fp Cgil di Potenza – conclude Sabbatella – esprime soddisfazione per un risultato raggiunto
attraverso un confronto serio e costruttivo con la direzione, che ha prodotto effetti importanti sia per i lavoratori sia per l’utenza».
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Contesta la mancata convocazione della riunione richiesta da Pace, Inciso, Martemucci e Restaino. «Valuterò se riprendere l’azione nonviolenta»
Odg, Bolognetti: «La presidente Ruggi convochi il Consiglio»
L
DI MAURIZIO BOLOGNETTI*
a gestione padronale e anti-statutaria dell’Ordine dei giornalisti della Basilicata da parte della Presidente Ruggi non finisce mai di
stupire. Miss Sissy, probabilmente obnubilata dal potere, pensa di poter ridurre a carta straccia lo statuto dell’ordine. L’ennesima plastica testimonianza di quanto affermo la stiamo avendo in questi
giorni. Gioverà ricordare, infatti, che la Presidente di fatto ha pronunciato pur senza parlare, ma con l’evidenza dell’ennesima omissione, un sonoro me ne frego. I colleghi Pace, Inciso,
Martemucci e Restaino avevano chiesto in data 8 settembre una riunione straordinaria del Consiglio dell’Ordine per discutere anche di quello che ormai possiamo definire “Il caso Bolognetti”. Ebbene, una volta ancora, la Ruggi ha di fatto ridotto a carta straccia la legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, considerando che si è guardata bene dal convocare un’assemblea straordinaria come chiesto dai sopra citati Donato Pace, Antonella Inciso, Giovanni Martemucci e Mario Restaino. A questo punto, e dopo precedenti non decorosi e non degni del ruolo ricoperto, la signora Ruggi dovrebbe avere la dignità di dimettersi. Niente del suo operato manife-
sta il necessario rispetto di un organismo quale il Consiglio; niente giustifica un atteggiamento oggettivamente tracotante; niente giustifica le motivazioni addotte per non esprimermi solidarietà per le minacce, insulti, intimidazioni e diffamazioni che ho ricevuto. Valuterò con la prudenza del caso se riprendere l’azione nonviolenta sospesa il 9 settembre. Lasciatemi dire ancora grazie alla Inciso, a Pace, a Martemucci e a Restaino, che di certo non molleranno. Prima o poi i nodi di una gestione indecente verranno al pettine. Intanto è opportuno renderli pubblici. *GIORNALISTA FREELANCE E SEGRETARIO DI RADICALI LUCANI
Circa venti operatori della UIL FP Basilicata al confronto nazionale su formazione, sicurezza e futuro della categoria
Polizia Locale e Provinciale, la Basilicata a Riccione per le “Giornate della Sicurezza Urbana”
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na folta delegazione della Polizia Locale e della Polizia Provinciale della Basilicata ha partecipato a Riccione alle “Giornate di Polizia Locale e Sicurezza Urbana”, importante appuntamento nazionale dedicato alla formazione, all’aggiornamento e al confronto sulle nuove sfide che interessano il settore. La UIL FP Basilicata, presente con circa venti operatori guidati dal Comandante Petrone, insieme alla Segreteria Regionale, ha voluto testimoniare concretamente la propria vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori della Polizia Locale e Provinciale, portando al centro del confronto il ruolo fondamentale che questi operatori svolgono quotidianamente sui territori. «La Polizia Locale – sottolinea la UIL FP Basilicata – rappresenta uno dei presidi più vicini ai cittadini e svolge un ruolo fondamentale nella sicurezza urbana, nella viabilità, nella prevenzione, nel controllo del territorio, nella polizia amministrativa e nella gestione di numerose situazioni di
emergenza. Allo stesso modo, la Polizia Provinciale svolge importanti funzioni di vigilanza e tutela del territorio, dell’ambiente e del patrimonio naturale, soprattutto nelle aree rurali, montane e nei territori più estesi». Funzioni che negli anni sono diventate sempre più numerose e complesse, mentre agli operatori vengono richieste professionalità, responsabilità e capacità di intervento crescenti. Per la UIL FP è quindi necessario che le istituzioni prestino maggiore attenzione alla Polizia Locale e Provinciale, riconoscendone pienamente il ruolo e garantendo personale adeguato, formazione continua, strumenti operativi moderni, dispositivi di sicurezza e condizioni di lavoro all’altezza delle responsabilità svolte. «Non si può parlare di sicurezza dei territori – prosegue la UIL FP – senza valorizzare chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno. Gli operatori della Polizia Locale e Provinciale sono spesso il primo punto di riferimento per cittadini, imprese e comunità e
rappresentano concretamente la presenza delle istituzioni sul territorio». La partecipazione al convegno di Riccione rappresenta per la UIL FP Basilicata anche un momento importante di formazione e confronto, indispensabile per affrontare i cambiamenti della società e le nuove esigenze della sicurezza urbana e della tutela del territorio. «Serve un confronto serio sul futuro della Polizia Locale e Provinciale – conclude la UIL FP Basilicata – che coinvolga istituzioni, enti e organizzazioni sindaca-
li. È necessario passare dalle parole ai fatti e costruire un percorso di valorizzazione della categoria, con maggiori tutele, adeguati strumenti e un pieno riconoscimento delle professionalità». La UIL FP Basilicata continuerà a sostenere nelle sedi istituzionali e contrattuali le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori, affinché chi ogni giorno garantisce sicurezza, legalità e tutela delle comunità possa contare sulla stessa attenzione e sullo stesso riconoscimento da parte delle istituzioni.
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Primo appuntamento online giovedì . C’è tempo fino a domani per iscriversi all’iniziativa dei Csv di Puglia e Basilicata
Disagio giovanile, al via il ciclo di incontri per volontari, insegnanti ed educatori C’
è tempo fino a domani per iscriversi al ciclo di incontri tematici dedicati al disagio giovanile, alle opportunità e ai rischi che caratterizzano l’adolescenza. L’iniziativa, rivolta ai volontari impegnati con i giovani, agli insegnanti e agli educatori, fa parte del percorso congiunto dei Centri di Servizio al Volontariato di Puglia e Basilicata, dedicato all’approfondimento del disagio giovanile e al rafforzamento della capacità del volontariato di accogliere, coinvolgere e accompagnare le nuove generazioni. Il primo appuntamento, dal titolo “Adolescenti in bilico tra opportunità e rischi”, si svolgerà online giovedì 24 settembre, dalle ore 17.30 alle 19.30. A condurlo sarà Maria Gra-
zia Foschino Barbaro, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. L’iniziativa offrirà agli Enti del Terzo settore strumenti di conoscenza e lettura di un fenomeno sempre più complesso. Negli ultimi anni, infatti, è cresciuta l’attenzione verso forme di disagio che coin-
volgono adolescenti e giovani: problematiche psicologiche, isolamento, difficoltà relazionali, dispersione scolastica e comportamenti aggressivi o discriminatori. Durante l’incontro saranno approfonditi i principali fattori di vulnerabilità e di protezione in adole-
scenza, i segnali di disagio, il ruolo della famiglia e dei contesti educativi e sociali, oltre alle strategie di prevenzione e agli interventi utili a promuovere la resilienza. «Parlare di disagio giovanile significa interrogare anche il mondo degli adulti e la capacità delle nostre
comunità di ascoltare e accompagnare ragazze e ragazzi nei loro percorsi di crescita – sottolinea Gianleo Iosca, direttore del Csv Basilicata – il volontariato può svolgere un ruolo importante, creando relazioni, spazi di partecipazione e occasioni di protagonismo. Per farlo, però, è necessario rafforzare competenze e consapevolezze, così da riconoscere i nuovi bisogni e contribuire alla costruzione di comunità più accoglienti». Gli interessati potranno rivolgersi al Csv del proprio territorio per iscrizioni e informazioni. Le adesioni dovranno essere effettuate attraverso l’apposito modulo online. L’incontro si svolgerà sulla piattaforma Zoom e il link di accesso sarà inviato all’indirizzo e-mail indicato nella scheda di iscrizione.
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Sabato 26 settembre saranno eseguite 16 visite dell’addome. Prenotazioni online aperte il 23 settembre dalle ore 7 alle 18
Open day dell’ospedale San Carlo, a Torre Guevara ecografie gratuite POTENZA. Proseguono le giornate dedicate alla tutela della salute e alla promozione della cultura della prevenzione promosse dall’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, in stretta sinergia con le associazioni del territorio Cittadinanzattiva – Tribunale per i Diritti del Malato, VivereDonna e Lions International Potenza Duomo. Il prossimo open day è fissato per sabato 26 settembre, a partire dalle ore 9.00, nei locali dell’Aor situati nel piazzale della Torre Guevara a Potenza, con 16 visite mediche gratuite, comprensive di ecografia dell’addome, a cura dell’Uoc di Medicina interna dell’ospedale San Carlo, diretta dal dottor Nello Buccianti. L’iniziativa è dedicata a persone di tutte le età: 8 donne e 8 uo-
mini. «Questo open day – dichiara il direttore generale dell’Aor San Carlo, Giuseppe Spera – testimonia ancora una volta la costante attenzione della nostra Azienda nei confronti della prevenzione e della vicinanza ai cittadini. La
collaborazione con le associazioni si conferma un pilastro strategico per intercettare i bisogni di salute della comunità. Continuare a proporre queste giornate significa offrire risposte concrete, semplificare i percorsi di acces-
so alle cure e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di prendersi cura di sé prima che insorgano sintomi più gravi». «La medicina interna – evidenzia il dottor Buccianti – svolge un ruolo cruciale nella valutazione globale del paziente. L’ecografia dell’addome rappresenta uno strumento diagnostico di primo livello efficace, sicuro e non invasivo. Attraverso questo screening siamo in grado di rilevare precocemente anomalie a livello addominale che, se trascurate, potrebbero evolvere in quadri clinici complessi. La diagnosi precoce permette di impostare stili di vita e terapie personalizzate, migliorando la prognosi e la qualità di vita dei pazienti». L’obiettivo della giornata, infatti, è
proprio quello di richiamare l’attenzione sull’importanza di una diagnosi precoce: individuare tempestivamente eventuali fattori di rischio, alterazioni o patologie asintomatiche rappresenta lo strumento più efficace per intervenire con successo, prevenire complicanze e garantire una migliore qualità della vita. Per partecipare alle visite gratuite è necessario prenotarsi online al link [www.ospedalesancarlo.it/ openday](https://www.ospedalesancarlo.it/open-day) oppure inquadrando il codice QR sulle locandine. Le registrazioni sono aperte dalle ore 7.00 alle ore 18.00 del 23 settembre 2026. In caso di richieste superiori alle disponibilità, farà fede l’ordine cronologico di adesione.
Dopo l’archiviazione del procedimento, il sindacato lucano rilancia: «Organici adeguati, mezzi efficienti e condizioni di lavoro sicure»
La Uil Fp: «Più tutele per gli operatori del 118» POTENZA. L’archiviazione del procedimento che ha coinvolto alcuni operatori del servizio 118 deve restituire dignità e serenità ai professionisti dell’emergenzaurgenza e richiamare l’attenzione sulla necessità di tutelarne il lavoro. È la posizione della Uil Fp, espressa dal segretario generale regionale Giuseppe Verrastro e dal segretario regionale Raffaele Pisani. Gli operatori sono stati assistiti dall’avvocato Di Lena. Dagli atti e dalla ricostruzione peritale richiamata nel provvedimento emerge, sottolinea il sindacato, un elemento fondamentale: l’equipaggio dell’ambulanza operò con tempestività, prontezza e diligenza, mettendo in atto le procedure di soccorso necessarie, senza tuttavia poter evitare un evento che gli accertamenti hanno giudicato inevitabile. Il giudice ha disposto l’archiviazione rilevando l’infondatezza della notizia di reato e richiamando le conclusioni della consulenza tecnica. Secondo la ricostruzione, anche ipotizzando un intervento sanitario immediatamente successivo alla prima chiamata, l’esito non sarebbe cambiato. Un passaggio che, per la Uil Fp, assume rilievo anche per il riconoscimento della correttezza professionale dell’equipaggio. «Chi opera su un’ambulanza del
118 affronta ogni giorno situazioni nelle quali le decisioni devono essere assunte rapidamente, spesso in condizioni estremamente complesse e senza poter disporre, nella fase iniziale, di tutte le informazioni cliniche disponibili soltanto in seguito», osserva il sindacato. Il servizio rappresenta una delle colonne portanti del sistema sanitario ed è il primo presidio al quale il cittadino si rivolge quando la vita e la salute sono in pericolo. Dietro ogni intervento vi sono professionisti che corrono verso chi ha bisogno di aiuto, assumendosi grandi responsabilità e lavorando sotto pressione. Per questo, secondo la Uil Fp, è sbagliato trasformare ogni evento avverso in una ricerca automatica di responsabilità individuali, soprattutto quando gli accertamenti escludono profili penalmente rilevanti. La vicenda mostra anche la complessità della macchina dell’emergenza: dalla chiamata alla centrale operativa al triage telefonico, dalla valutazione della gravità all’attivazione del mezzo, fino all’intervento dell’equipaggio e al successivo accesso alla rete ospedaliera. Sono passaggi distinti, richiamati anche nel provvedimento, che concorrono alla gestione di ogni richiesta di soccorso e non possono essere ridotti alla sola condotta del per-
sonale sull’ambulanza. La Uil Fp invita quindi a non accorgersi del 118 soltanto quando si verifica una criticità, ma a riconoscerne quotidianamente il valore. Per garantire un servizio efficace occorrono organici adeguati, mezzi efficienti, formazione continua, protocolli chiari, tecnologie appropriate e condizioni di lavoro capaci di assicurare la massima sicurezza agli operatori e ai cittadini. Una particolare attenzione viene riservata agli infermieri, che devono poter svolgere il proprio compito con professionalità e serenità, senza sentirsi esposti a una responsabilità personale spro-
porzionata rispetto alla complessità del sistema. «Il personale deve essere messo nelle condizioni di lavorare in sicurezza e con strumenti adeguati», ribadiscono Verrastro e Pisani, chiedendo alle istituzioni e alle aziende sanitarie investimenti concreti nel servizio e nelle persone che ne garantiscono ogni giorno il funzionamento. Il sindacato assicura che continuerà a tutelare gli addetti dell’emergenza-urgenza e a sollecitare interventi strutturali. «Dietro ogni ambulanza che parte c’è un professionista che risponde a una richiesta di aiuto. Questo lavoro merita rispetto, tutela e valorizzazione».
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POTENZA Lungo dibattito tra maggioranza e opposizione prima dell’approvazione a maggioranza dei presenti
DUP 2027-2029, in Consiglio comunale è scontro sulla programmazione della città
DI R OSAMARIA MOLLICA
POTENZA. Un lungo confronto tra maggioranza e opposizione in merito al Documento unico di programmazione per il triennio 2027-2029 ha animato il Consiglio comunale di Potenza che si è tenuto ieri pomeriggio. Ma andiamo per ordine. Il Consiglio comunale ha tributato un doveroso ricordo a Margherita Perretti, improvvisamente scomparsa qualche giorno fa. Un minuto di silenzio per ricordare un’imprenditrice che tanto si è spesa per la sua città. Il primo argomento, invece, che ha tenuto banco per la prima parte della Seduta è stato il passaggio del consigliere di opposizione Antonio Vigilante dal gruppo di Fratelli d’Italia al gruppo misto. Si passa poi alle interrogazioni che hanno portato la Giunta guidata da Telesca a rendere conto delle proprie scelte su varie tematiche, più o meno care alla città quali ad esempio l’apertura del Parco Sportivo di Rossellino e della Pump Track e la gara andata deserta per la riqualificazione e la gestione dello Stadio Viviani e del Campo ex Enaoli; fino ad arrivare all’approvazione del Documento unico di programmazione. Il presidente del Consiglio Pierluigi Smaldone passa la parola all’assessore al bilancio Roberto Falotico che presenta quello che non è un semplice documento contabile ma rap-
presenta la cornice all’interno della quale vengono definite le scelte strategiche e operative del Comune e costituisce il presupposto per la successiva approvazione del bilancio di previsione. Il documento è articolato e comprende la programmazione degli investimenti, la gestione del patrimonio comunale, gli acquisti di beni e servizi e gli altri principali ambiti dell’attività dell’Ente. Uno dei capitoli centrali è quello dedicato alle opere pubbliche. Nel documento è inserito il Programma triennale dei lavori pubblici 2027-2029, accompagnato dall’elenco annuale degli interventi previsti per il 2027. Nel DUP ha trovato spazio anche il Piano triennale delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari 2027-2029. Il documento, quindi, individua gli immobili di proprietà comunale che non risultano necessari allo svolgimento delle funzioni istituzionali e che possono essere destinati a interventi di valorizzazione o, laddove previsto, di dismissione. Per quanto riguarda il personale, il DUP rinvia al PIAO 2027-2029, nel quale la Giunta comunale definirà in maniera puntuale il fabbisogno e l’organizzazione dell’ente, tenendo conto delle esigenze dei servizi, delle disponibilità finanziarie e dei vincoli previsti dalla normativa. Un capitolo specifico riguarda inoltre le società partecipate. Il documento richiama il sistema di con-
trollo previsto per le società non quotate partecipate dagli enti locali. Per ACTA S.p.A., gli indirizzi generali e gli obiettivi gestionali relativi al 2027 saranno invece definiti attraverso una separata proposta di deliberazione della Giunta. Insomma un documento corposo che è stato oggetto di lungo e acceso dibattito tra maggioranza e opposizione. Si è parlato di alcuni dei
progetti lasciati in eredità dalla precedente amministrazione e che, in qualche modo, l’amministrazione Telesca cerca di portare a termine con tante difficoltà. Si è parlato, ancora una volta, dei fondi promessi dalla Regione enon ancora elargiti e di quanto questi siano necessari al Comune per garantire i servizi alla comunità. Tra chi, dai banchi dell’opposizione ha criticato
la programmazione messa in campo e chi, dai banchi della maggioranza, ne ha elogiato l’impegno e la visione, il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza dei presenti il documento di programmazione. Si è passato poi ad approvare lo schema di convenzione del servizio di tesoreria comunale e infine l’Assise ha approvato due riconoscimenti di leggittimità di debiti fuori bilancio.
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La giornata inaugurale segna l’avvio delle attività nella sede di via Ettore Ciccotti e presenta il nuovo progetto culturale
“Raffaele Danzi”, riparte l’anno scolastico con i nuovi quaderni dedicati a Potenza
I
l Centro Studi Didattico “Raffaele Danzi” ha inaugurato il nuovo anno scolastico 2026-2027 nella sede di via Ettore Ciccotti 32, a Potenza, che per il secondo anno consecutivo ospita studenti e attività dell’istituto.La struttura mette a disposizione degli allievi ambienti ampi e funzionali, pensati non solo per le attività didattiche, ma anche per la socializzazione e le iniziative formative. Al centro restano l’organizzazione delle lezioni, la qualità dell’insegnamento e la costruzione di percorsi in grado di rispondere alle esi-
genze dei singoli studenti.Ad accogliere i ragazzi è stato il direttore del Centro Studi, Rocco Galasso, che ha presentato il corpo docente e la compagine societaria impegnata nella gestione dell’istituto. Nel nuovo assetto organizzativo, Francesco Benedetto si occupa del coordinamento amministrativo, mentre il coordinamento didattico è affidato al professor Antonio Messina.La giornata di apertura è stata anche l’occasione per presentare i nuovi “QuaderDanzi”, cinque quaderni realizzati per gli studenti e ispirati alla lingua, alla storia e
alle tradizioni potentine. Le copertine raccolgono espressioni, proverbi e battute della cultura popolare locale, accompagnati da immagini originali. Il progetto si lega direttamente alla figura di Raffaele Danzi, poeta vernacolare al quale è intitolato il Centro Studi e che attraverso i suoi versi ha raccontato con ironia e autenticità la comunità potentina.Le grafiche dei quaderni sono state ideate dal graphic designer potentino Michele Arleo, che ha reinterpretato modi di dire ed espressioni della tradizione locale attraverso un
linguaggio visivo moderno. L’iniziativa ha incontrato l’apprezzamento degli studenti, ai quali è stata inoltre abbinata una T-shirt coordinata, realizzata dal Centro Studi e ispirata allo stesso progetto.I “QuaderDanzi” sono così diventati un elemento distintivo dell’istituto, suscitando interesse anche al di fuori della comunità scolastica, soprattutto tra i giovani. Un progetto che mette insieme scuola, creatività e memoria del territorio e che accompagna l’avvio del nuovo anno scolastico del Centro Studi “Raffaele Danzi”.
Gli interventi realizzati con i fondi del Pnrr hanno interessato anche sicurezza e adeguamento degli edifici
Potenza, inaugurate le nuove mense dell’istituto alberghiero e del Convitto
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cuole più sicure, spazi rinnovati e servizi più adeguati alle esigenze degli studenti. È questo il risultato degli interventi realizzati a Potenza nell’Istituto alberghiero “Di Pasca” e nel Convitto Nazionale “Salvator Rosa”, dove sono state inaugurate le nuove mense e cucine. Un intervento che si inserisce nel più ampio programma di riqualificazione degli edifici scolastici finanziato attraverso la Missione 4 del Pnrr.I lavori hanno interessato, in particolare, l’adeguamento sismico delle due strutture, per un investimento complessivo di circa 4 milioni e 400 mila euro. Le opere, finanziate con
risorse assegnate alla Provincia, hanno consentito di intervenire sulla sicurezza degli edifici attraverso specifiche soluzioni tecniche, tra cui l’installazione di asole di scorrimento lungo le pareti cementizie di tamponamento. Un sistema pensato per rendere più efficace il meccanismo di protezione della struttura in caso di sollecitazioni sismiche.All’intervento sulla sicurezza si è aggiunta la riqualificazione degli spazi destinati alla ristorazione. Le nuove mense e cucine dei due istituti sono state completamente adeguate, con l’installazione di impianti per il ricambio dell’aria, il riscaldamento e
la protezione antincendio. Le opere sono state realizzate nel rispetto delle più stringenti norme in materia sanitaria e di sicurezza, con l’obiettivo di garantire ambienti più funzionali e adeguati alle attività quotidiane degli studenti.Per questo secondo capitolo dei lavori è stato previsto un investimento complessivo superiore ai 650 mila euro. Le nuove strutture rappresentano quindi un ulteriore tassello del percorso di ammodernamento degli edifici scolastici, con interventi che hanno riguardato sia gli aspetti strutturali sia la qualità degli spazi e dei servizi. L’operazione ha consentito così di intervenire su
due istituti che svolgono un ruolo importante nell’offerta formativa cittadina, mettendo a disposi-
zione degli studenti ambienti più sicuri, moderni e rispondenti alle necessità della vita scolastica.
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Da mercoledì la kermesse tedesca promossa dalla New Basiliko's anima Piazza delle Regioni. Tra i temi centrali la mobilità, la sicurezza e l'inclusione
Oktoberfest a Potenza, cinque giorni di festa a Poggio Tre Galli P
DI FRANCESCO MENONNA
otenza come Berlino e Monaco di Baviera? A quanto pare sembra proprio di sì. Tutto questo grazie all'organizzazione e allo svolgimento dell'Oktoberfest 2026, che da mercoledì fino al 27 settembre animerà Piazza delle Regioni grazie alla programmazione della New Basiliko's, che ha deciso d'incanto di portare in città la celebre manifestazione tedesca che coniuga animazione, musica, gastronomia e cultura nel segno della birra e del divertimento allo stato puro. L'apertura è prevista per domani, 23 settembre, alle ore 19: poi sarà festa per tutti nel segno dell'amicizia e della cultura, inclusa quella dei tanti lucani che vivono fuori regione e addirittura in Germania, tempio dell'Oktoberfest.Ieri mattina, nella Sala dell'Arco di Palazzo di Città, si è svolta la conferenza stampa di presentazione della festa. Erano presenti il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca; la vicesindaca e assessora alle Attività Produttive e Turismo, Federica D'Andrea; Antonio Mastroberti, organizzatore della manifestazione; Donato Alonzo della Direzione Commerciale dell'Azienda Planet; Francesco Rocco Villani, organizzatore dell'Oktoberfest; e Giovanni Martinelli, amministratore della New Basiliko's. Divertimento, stand gastronomici, presenza delle istituzioni, animazione e la collaborazione dell'Aism nel segno di una manifestazione che punta a coniugare l'inclusione e l'integrazione delle persone con disabilità, con il dichiarato intento di far crescere la cultura e l'intrattenimento in città.Tutto questo nel rione Poggio Tre Galli che, grazie alla presenza di uno spiazzale ampio e ben organizzato, diventerà per cinque giorni teatro di una kermesse tutta da gustare e vivere intensamente. Fondamentale sarà il supporto garantito dalla Miccolis nell'ambito del trasporto urbano dei tanti avventori che si recheranno sul posto per trascorrere ore di relax e
spensieratezza all'insegna della musica e della gastronomia; sarà altresì ampliato l'orario di utilizzo delle scale mobili. Giovani, appassionati di musica, degustazioni e tanto divertimento costituiranno l'emblema di questa manifestazione che punta a fare di Potenza una città a dimensione europea e capace di attirare anche i turisti.Antonio Mastroberti ha parlato della kermesse: «Una delle prime associazioni che sono state coinvolte è stata l'Aism, che si occuperà di fare una campagna di sensibilizzazione apposita per tutti i presenti, oltre poi a quelle che saranno le attività di intrattenimento per i bambini, in modo tale che le famiglie potranno essere coinvolte ma anche tranquille di lasciare i propri figli con gli operatori preposti. L'alcol? Abbiamo messo in conto tutto in modo tale da prevenire ogni tipo di problematica, sia con gli operatori addetti alla sicurezza sia con un presidio ambulanza e medico proprio per scongiurare eventualmente qualsiasi forma di pericolo ci possa essere. La vendita ai minori? Ci sarà la verifica e il controllo del documento. Sicuramente». Federica D'Andrea ha detto la sua su questo evento: «Siamo molto felici di questo. Portare l'Oktoberfest a Potenza e farlo diventare un evento di caratura regionale è veramente
molto importante per noi. È importante per la città perché ci proietta in una dimensione più europea. Questi cinque giorni vedranno appunto gli organizzatori molto impegnati perché ci saranno tante attività all'interno di questi padiglioni, che vedranno appunto la città animare il piazzale, per far sì che ci sia un evento molto partecipato, un evento che appunto ci proietti in una dimensione un po' più ampia. Non ci aspettiamo grandi presenze, ci aspettiamo che l'evento insomma si svolga nel migliore dei modi, ma siamo sicuri che così sarà perché gli organizzatori hanno fatto tutto nei minimi dettagli. L'accoglienza e i parcheggi? Questo diciamo che è in capo sicuramente all'organizzazione, ma il Comune partecipa appunto con il trasporto pubblico che viene garantito per il luogo dove si svolge l'evento. Noi speriamo sarà partecipato, per cui ci aspettiamo che le persone utilizzino maggiormente i mezzi pubblici così da non accalcare troppo quell'area. Le scale mobili? Ci stiamo organizzando».Il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, ha aggiunto: «Dobbiamo raccontare la città in modo diverso. L'Oktoberfest in primis richiama a Potenza un evento importantissimo, forse uno degli eventi più conosciuti al mondo che si tiene in Germania; quindi
molti di noi hanno partecipato alla manifestazione, perché non è soltanto un posto dove si beve birra, è un posto dove si socializza, tant'è che loro lo stanno replicando, dove ci si incontra, dove si conosce, dove c'è anche del sociale, dove c'è anche un'unione di famiglie, di bimbi: è un modo di vivere, un modo di animare una città. Mi piace questa idea. Alla festa della birra, bellissimo evento che viene realizzato ormai se non erro da sette o otto anni nella città di Potenza, si unisce per questa prima volta — e devo ringraziare gli organizzatori per aver voluto portare qui a Potenza questo brand — diciamo le cose come sono. Potenza allarga i suoi confini verso il mondo, il brand dell'Oktoberfest arriva a Potenza. Noi di questo ci dobbiamo rallegrare e dobbiamo raccontarci le bellezze di Potenza, le cose
importanti, e a non fossilizzarci a dire negatività di quello che accade. Cerchiamo tutti quanti noi di essere felici di quello che sta accadendo. È un bell'evento, viene spostato dal centro storico perché molte cose avvengono lì, come è giusto che sia; anche per gli spazi, anche per permettere una maggiore accessibilità, viene spostato nella zona di Poggio Tre Galli e Gallitello. Dove sicuramente ci saranno dei servizi che funzioneranno, dove ci sarà la società di trasporti che aiuterà nel veicolare questa festa, ci sono le scale mobili aperte, così come avevamo detto, sono state riaperte il 14 settembre con l'inizio delle scuole e funzioneranno regolarmente. Devo dire la verità, la società Miccolis ci è stata vicina». Durante l'evento ci sarà spazio anche per DJ set e per il pranzo organizzato dai promotori.
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Dolore e sgomento unanime di fronte alla quarta vittima sul lavoro: il cordoglio dei sindaci e delle istituzioni regionali
Tragedia a Sant’Arcangelo: muore un operaio del senisese mentre lavorava sul cantiere A
DI EMANUELA CALABRESE
ncora una tragedia sul lavoro in Basilicata. Aveva soli 57 anni Salvatore Terracina, quando ieri mattina, poco dopo le 8:00, ha perso la vita in un cantiere edile nell'area Pip di Sant'Arcangelo. Era carpentiere, dipendente di un’azienda senisese, e insieme ai colleghi stava lavorando alla costruzione di un capannone per un'altra ditta che produce infissi a San Brancato. Una mattina come tante, ma con un destino tragicamente diverso che lo ha strappato alla moglie, ai due figli e ai suoi cari. LA DINAMICA DELL’INCIDENTE, IL SEQUESTRO DELL’AREA E LE INDAGINI COORDINATE DALLA PROCURA DI POTENZA Secondo le prime informazioni, l’uomo sarebbe rimasto coinvolto in un incidente che avrebbe interessato una macchina operatrice, probabilmente una ruspa, che l’avrebbe travolto. La dinamica non sarebbe ancora stata ricostruita con certezza e sono in corso gli accertamenti per chiarire quanto accaduto. Purtroppo la gravità dell’incidente era apparsa chiara sin dall’inizio, e l’uomo sarebbe morto sul colpo. L’arrivo dei sanitari del 118 non avrebbe potuto far altro che constatarne il decesso. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Sant’Arcangelo e della Compagnia di Senise, insieme al personale dell’Ispettorato del Lavoro. Gli investigatori stanno effettuando i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e verificare le condizioni di sicurezza presenti nell’area. L’area interessata è stata sottoposta a sequestro. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Potenza e dovranno chiarire eventuali responsabilità. IL CORDOGLIO DELLE AMMINISTRAZIONI DI SANT’ARCANGELO E SENISE
Il Sindaco Vito De Filippo ha asserito nelle ore successive: «La notizia del tragico incidente sul lavoro avvenuto nella nostra comunità ci colpisce profondamente. A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità, esprimo il più sincero cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia, ai colleghi e alle persone care del lavoratore che ha perso la vita. In queste ore è doveroso mantenere il massimo rispetto e lasciare agli organi competenti il compito di ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto -sottolinea il Primo cittadino- Di fronte alla perdita di una vita durante il lavoro, il dolore deve accompagnarsi a una rinnovata attenzione da parte di tutti sul tema della sicurezza e della prevenzione. Oggi, però, il primo pensiero va alla vittima e alla sua famiglia, alla quale tutta la nostra comunità si stringe con rispetto e partecipazione». Anche l’Amministrazione Comunale di Senise ha espresso «profondo cordoglio e sincera vicinanza alla famiglia. Una notizia che colpisce e addolora profondamente l’intera comunità. In questo momento di immenso dolore, il Sindaco, l’Amministrazione e tutta la cittadinanza si stringono con affetto ai familiari, agli amici e a quanti lo hanno conosciuto, condividendo il loro dolore per una per-
dita così drammatica. Alla famiglia Terracina-Albino giungano le più sentite condoglianze dell’intera comunità senisese. In segno di rispetto e di vicinanza ai familiari, in occasione delle esequie, sarà proclamato lutto cittadino». BARDI: «OGNI LAVORATORE DEVE POTER TORNARE A CASA» Non è certamente mancata sin da subito la vicinanza del Governatore della Regione Vito Bardi, che in questo momento di dolore ha voluto «esprimere la più sincera vicinanza alla moglie, ai due figli e a tutti i familiari della vittima. Di fronte a una vita spezzata mentre si svolgeva il proprio lavoro – aggiunge Bardi – ogni parola rischia di apparire insufficiente. Attendiamo che siano gli accertamenti delle autorità competenti a chiarire con precisione quanto accaduto e le eventuali responsabilità. Ai Carabinieri e a tutti gli organi impegnati nelle indagini va il nostro rispetto e la nostra fiducia. Questa ennesima tragedia – conclude il Presidente – ci richiama ancora una volta alla responsabilità collettiva di mettere la sicurezza sul lavoro al centro dell’azione delle istituzioni, delle imprese e di tutti i soggetti coinvolti. Ogni lavoratore deve poter tornare a casa al termine della propria giornata. È un principio che non
può essere considerato un obiettivo astratto, ma un impegno quotidiano e concreto». PITTELLA: «LA SICUREZZA È RISPETTO DELLA VITA» Giunge anche dal Presidente del Consiglio regionale, a nome suo e dell'Assemblea legislativa lucana, il cordoglio per la tragica scomparsa di Salvatore Terracina: «Una tragedia come questa riguarda tutta la comunità regionale. Ogni vita perduta sul lavoro richiama un impegno concreto per rafforzare la prevenzione e garantire condizioni di sicurezza. La sicurezza sul lavoro è una responsabilità permanente e una condizione essenziale della dignità della persona. Assicurare luoghi di lavoro sicuri significa rispettare la vita e la salute di chi lavora. La piena attuazione del diritto al lavoro passa anche dalla garanzia di condizioni che ne preservino l'incolumità e la dignità» dichiara Pittella, e conclude «alla moglie, ai figli e a tutti i familiari rivolgo la più sincera vicinanza in questo momento di dolore». CHIORAZZO: «TRAGEDIA CHE COLPISCE L'INTERA COMUNITA'» Per il Vicepresidente del Consiglio Regionale Angelo Chiorazzo, si tratta di «una tragedia che colpisce profondamente l’intera comunità di Senise e tut-
ta la Basilicata. La morte di Salvatore Terracina, mio concittadino, lascia sgomenti e addolorati. Alla famiglia e ai suoi cari esprimo cordoglio e sincera vicinanza. Saranno gli organi competenti a ricostruire con esattezza quanto accaduto e ad accertare eventuali responsabilità. Di fronte all’ennesima vita spezzata sul lavoro è ancora più urgente rafforzare l’impegno affinché la sicurezza sia una priorità assoluta e quotidiana, attraverso prevenzione, formazione e controlli adeguati. Non possiamo accettare che uscire di casa per andare a lavorare possa significare non farvi più ritorno». SOLO POCHI GIORNI FA IN UN INCIDENTE ERA RIMASTO GRAVEMENTE FERITO UN OPERAIO DI 23 ANNI DI POLICORO Purtroppo sono due le tragedie sul lavoro nelle ultime ore. Ieri, nello stesso giorno un altro lavoratore è morto a Polesine, nella bassa parmense. Aveva 51 anni. Si trovava in una cava di sabbia e sarebbe rimasto schiacciato da un macchinario. Tornando in Basilicata, solo pochi giorni fa nell’area industriale di Senise un giovane operaio di 23 anni, originario di Policoro, era rimasto gravemente ferito dopo essere caduto da un tetto alto circa 6 metri, mentre montava pannelli fotovoltaici. Immediato l'allarme: sul posto sono giunti i sanitari del 118 che hanno richiesto l'intervento dell'eliambulanza per il trasporto all’ospedale San Carlo di Potenza, dove è arrivato in codice rosso. Nella caduta avrebbe difatti riportato un grave trauma cranico. Fortunatamente le sue condizioni sono progressivamente migliorate. Anche in questo caso sull’accaduto sono in corso gli accertamenti da parte degli organi competenti, chiamati a ricostruire la dinamica dell’incidente e a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza sul lavoro.
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È unanime il cordoglio ma soprattutto l’appello a fare di più affinché queste tragedie non si verifichino ancora
Le sigle sindacali chiedono una svolta: «Sicurezza nei cantieri, priorità assoluta» L
DI EMANUELA CALABRESE
a FILCA CISL Basilicata ricorda così Salvatore Terracina: «Siamo affranti – dichiara il segretario generale della Filca Cisl Basilicata, Angelo Casorelli – per la tragica scomparsa dell'operaio che era un nostro iscritto storico che lascia la moglie e due figli. Ci sentiamo profondamente scossi per una perdita che non tocca da vicino soltanto la famiglia del lavoratore ma tutti quanti noi che ci riconosciamo nei valori della Filca e dell'azione sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori. Questa tragedia – prosegue il segretario Casorelli – costituisce un monito a profondere ogni sforzo ulteriore affinché il lavoro sia non solo dignitoso ma soprattutto sicuro, scongiurando la perversa spirale della precarietà. Resta ancora tantissimo da fare su questo fronte e nessuno deve ritenersi escluso da questo percorso. La sicurezza nei cantieri resta una priorità assoluta, per garantire ambienti di lavoro sani e sicuri per tutti i lavoratori. Incentivi premiali, investimenti in tecnologie, formazione e prevenzione sono strumenti che vanno in questa direzione, affiancati dall'aumento delle attività ispettive e dall'adozione di normative semplificate». UIL, TORTORELLI: «CHIEDIAMO ALLA REGIONE L’AVVIO IMMEDIATO DI UN PERCORSO LEGISLATIVO» Una nota della Uil Basilicata, a firma del segretario generale Vincenzo Tortorelli, esprime il cordoglio e la vicinanza del Sindacato alla famiglia, ai colleghi e alla comunità: «Chiediamo alla Regione l’avvio immediato di un percorso legislativo per l’approvazione di una Legge Regionale sulla Sicurezza sul Lavoro. È la quarta vittima dell’anno e ripropone la questione per noi sempre centrale della sicurezza sul lavoro. Nel rinnovare l’impegno della Uil con il rilancio della campagna “Zero morti sul lavoro”, Tortorelli evidenzia che dietro ogni vittima ci sono una famiglia distrutta, affetti spezzati e una comunità che perde
una parte di sé. «Non c’è dignità del lavoro, né dignità della persona, se ancora oggi in Italia oltre mille persone ogni anno escono di casa per lavorare e non fanno più ritorno. È una realtà che un Paese civile non può accettare. Per questo chiediamo alla Regione l’avvio immediato di un percorso legislativo per l’approvazione di una Legge Regionale sulla Sicurezza sul Lavoro, costruita insieme al mondo delle imprese, delle istituzioni e delle parti sociali. La sicurezza sul lavoro diventi una priorità assoluta e permanente: servono più prevenzione, più formazione, controlli rigorosi, investimenti nella sicurezza e una diffusa cultura della prevenzione che coinvolga imprese, istituzioni, lavoratori e parti sociali. La sicurezza riguarda tutti e non può essere considerata un costo. L’unico obiettivo accettabile è uno soltanto: arrivare davvero a zero morti sul lavoro». UGL POTENZA, PALUMBO: «CHIEDIAMO CHE GLI ACCERTAMENTI VENGANO CONDOTTI FINO IN FONDO E SENZA LASCIARE ZONE D’OMBRA» Anche Giuseppe Palumbo, Segretario Provinciale UGL Potenza, esprime il cordoglio dell’organizzazione sindacale alla famiglia, ai colleghi e alla comunità: «Ancora una volta siamo costretti a piangere un lavoratore che non farà più ritorno a casa. Salvatore Terracina si chiamava il poveretto. Di fronte all’ennesima vita spezzata sul posto di lavoro – sottolinea Palumbo – non possiamo limitarci alle parole di circostanza. Un lavoratore è morto mentre svolgeva il proprio mestiere. Ora spetta alla magistratura e agli organi competenti ricostruire con assoluta precisione quanto accaduto e accertare ogni eventuale responsabilità. È inaccettabile – aggiunge Palumbo – che ancora oggi, nel 2026, si debba continuare a parlare di lavoratori che escono di casa per guadagnarsi da vivere e non vi fanno più ritorno. Dietro ogni numero c’è una persona, una fa-
miglia, dei figli, degli affetti e una comunità che viene colpita. Per questo diciamo basta alla retorica delle morti sul lavoro: servono prevenzione vera, formazione continua, controlli efficaci e rigorosi e il pieno rispetto delle norme di sicurezza ». SIFUS BASILICATA: «È NECESSARIO METTERE IN CAMPO UN VERO PIANO STRAORDINARIO DI PREVENZIONE» La Segretaria Regionale del SIFUS Basilicata, Pina De Donato, scrive: «In questo momento di dolore e sgomento, ogni parola appare insufficiente davanti alla perdita di una vita umana. Ma il cordoglio, pur doveroso, non può essere l’unica risposta. Quella di oggi è l’ennesima tragedia che richiama con forza il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. E allora la domanda è inevitabile: quanti ancora dovranno perdere la vita prima che si intervenga con decisione? Il SIFUS Basilicata ritiene che sia arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni alle azioni concrete. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata una formalità, né può diventare una priorità soltanto dopo che una tragedia si è consumata. È necessario mettere in campo un vero piano straordinario di prevenzione, rafforzando i controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro, verificando il rispetto delle norme, delle procedure di sicurezza, della formazione e di tutte le condizioni necessarie a tutelare chi ogni giorno si re-
ca al lavoro. Il SIFUS chiede pertanto alle istituzioni e agli organi preposti alla vigilanza di intensificare le attività di controllo e prevenzione, con particolare attenzione ai settori maggiormente esposti al rischio. Non possiamo rassegnarci all’idea che morire sul lavoro sia una tragica eventualità. Dietro ogni lavoratore c’è una persona, una famiglia, degli affetti, una vita che lo aspetta a casa. Oggi Senise piange un suo concittadino. Alla sua famiglia va il nostro abbraccio più sincero. Ma proprio nel rispetto di chi non è più tornato a casa, abbiamo il dovere di chiedere che si faccia tutto ciò che è necessario affinché una tragedia simile non si ripeta. Più prevenzione, più controlli, più sicurezza: basta morti sul lavoro». CGIL: «TORNIAMO A CHIEDERE LA PIENA ATTIVAZIONE DEL CENTRO REGIONALE PER IL MONITORAGGIO DEGLI APPALTI PUBBLICI» Cgil Basilicata, Cgil Potenza, Fillea Cgil Potenza e Basilicata: «Purtroppo registriamo l'ennesima vittima sul lavoro in Basilicata. Nello stringerci ai familiari della vittima, confidiamo nel lavoro della magistratura affinché si faccia quanto prima luce su quanto accaduto. È necessario un intervento congiunto di Regione, governo centrale ed enti locali per fermare questa strage inaccettabile». Lo affermano il segretario generale della Cgil Basilicata Fernando Mega, il segretario generale della
Fillea Cgil Basilicata, Angelo Vaccaro, la segreteria generale della Fillea Cgil di Potenza Pina De Cristofaro e il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito. «Dall'inizio dell'anno in Basilicata si registrano già tre vittime sul lavoro. Solo a luglio un altro operaio è morto a seguito di un incidente a San Fele, dopo giorni di agonia all'ospedale San Carlo. E appena due giorni fa abbiamo denunciato il grave incidente avvenuto in un cantiere a Senise. È evidente - affermano- che la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro devono essere messi al centro delle azioni di questo governo e delle imprese. Serve un nuovo modello di impresa sostenibile, da un punto di vista ambientale e sociale. Sicurezza e salute non possono essere considerati “costi”. Occorrono regole più precise e maggiore responsabilità d’impresa. Per questo diciamo basta ai subappalti a cascata che deresponsabilizzano i datori di lavoro a partire dalla sicurezza, scaricando tutti i rischi sui lavoratori. Lanciamo un appello a istituzioni, imprese e stazioni pubbliche appaltanti a sottoscrivere il protocollo di intesa Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil al fine di garantire la qualità del lavoro e delle opere e la tutela dei lavoratori impiegati negli appalti di lavori e interventi infrastrutturali. Si tratta di un sistema di regole che vanno nella direzione della tutela del lavoro e dei lavoratori» concludono.
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Individuati 6 ambulanti totalmente sconosciuti al Fisco, sequestrati articoli contraffatti e non sicuri
GDF Potenza, scatta il blitz durante la festa della Madonna di Viggiano
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a Tenenza della Guardia di Finanza di Viggiano ha recentemente intensificato nell’intera Val d’Agri l’azione di contrasto all’evasione fiscale e alla commercializzazione illecita di articoli contraffatti o pericolosi per la salute pubblica. Le attività ispettive, avviate durante le celebrazioni per la ricorrenza della “Madonna del Sacro Monte di Viggiano”, santa patrona della Lucania, e appena concluse, hanno
permesso di individuare n.6 soggetti economici sconosciuti al Fisco operanti nel settore del commercio ambulante di alimentari, tessili e casalinghi. Anche nei loro confronti sono state inoltre constatate numerose violazioni agli obblighi di installazione del misuratore fiscale e di memorizzazione dei corrispettivi telematici. Altrettanto incisivi sono stati poi i controlli finalizzati al contrasto all’illecita commercializza-
zione dei cosiddetti “marchi contraffatti” e di prodotti potenzialmente dannosi per la salute pubblica. Le ispezioni hanno difatti permesso di sottoporre a sequestro numerosi articoli di abbigliamento, venduti in assenza delle prescritte autorizzazioni amministrative, riproducenti marchi registrati, nonché prodotti “non sicuri”, soprattutto giocattoli, in quanto non rispondenti agli standard di sicurezza previsti dalla normativa di
settore. Al termine dei controlli sono stati quindi segnalati alle competenti Autorità i titolari di 3 delle rivendite ispezionate. L’attenzione dei Finanzieri è ora focalizzata sulla ricostruzione della “filiera illecita” per l'individuazione dei canali di approvvigionamento dei prodotti e dei centri di distribuzione all'ingrosso e per la segnalazione alla competente Autorità degli altri soggetti responsabili. Dall’inizio dell’anno ammon-
ta a oltre 2,4 milioni il numero degli articoli “non sicuri” sottoposti a sequestro dalle Fiamme Gialle nell’intero territorio provinciale potentino, con la segnalazione alla Camera di Commercio della Basilicata di n.37 responsabili. L’evasione fiscale e la diffusione di prodotti contraffatti o “non sicuri” arrecano gravi danni al sistema economico, alterando la leale concorrenza e penalizzando i consumatori e gli operatori onesti.
Il Sindaco Collazzo: «A un’età che dovrebbe profumare solo di vita, di sogni, di sorrisi e di spensieratezza, il destino le ha strappato il futuro»
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Brienza piange Benedetta: lutto cittadino per la 15enne
a Chiesa della Santissima Annunziata di Brienza ha accolto, ieri pomeriggio alle 16:00, il feretro di Pia Benedetta Gorga, la ragazza di soli 15 anni morta in Argentina a seguito di un improvviso malore mentre si trovava in viaggio. A dare l’ultimo, estremo e doloroso saluto a Benedetta sono la mamma Maria Gabriela, il papà Eduardo, il fratello Francesco e la sorella Chiara, insieme ai parenti, a tanti amici e a tutte le persone che le hanno voluto bene in questo breve cammino di vita terrena. Benedetta aveva tanti sogni per il futuro, e sono proprio i compagni di scuola burgentini dell’Istituto Da Vinci -Nitti che così la salutano: «Non avremmo mai immaginato di doverti salutare così. È difficile trovare le parole quando una compagna va via troppo presto. Ci mancherà incontrarti nei corridoi. Ci mancheranno il tuo sorriso, la tua voce,e tutti quei piccoli momenti che sembravano normali, e che oggi diventano ricordi preziosi. Avremmo voluto avere ancora tanto tempo. Altri giorni di scuola, altre risate, altri momenti da vivere insieme. Oggi possiamo solo stringerci gli uni agli altri e promettere che non ti dimenticheremo. Nella nostra scuola resterà un posto vuoto. Un vuoto che farà male. Ma nel cuore di chi ti ha conosciuto, resterai per sempre». Anche il “Brienza Calcio” si unisce al dolore del fratello Francesco, portiere e di tutta la sua famiglia per la prematura dipartita di Benedetta. E poi ci sono i
tanti amici, che affidano ai social i loro ricordi, i loro pensieri, il loro dolore, affranto e ancora incredulo, davanti ad un’assenza così tragica. L’Amministrazione comunale, aveva da subito annunciato la volontà di proclamare il lutto cittadino nella giornata delle esequie, in segno di profondo cordoglio e vicinanza. Il Sindaco Raffaele Collazzo ha così espresso cordoglio: «Ci sono notizie che non vorremmo mai dover scrivere, parole che si fermano in gola perché il dolore è troppo grande per essere raccontato. La perdita della nostra giovane Benedetta è una ferita profonda per l’intera comunità. A un’età che dovrebbe profumare solo di vita, di sogni, di sorrisi e di spensieratezza, il destino le ha strappato il futuro, lasciando in tutti noi un senso di vuoto e sconcerto”. Il primo cittadino ha poi rivolto un pensiero alla famiglia della ragazza: «In questo momento di immensa tristezza, a nome mio, dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza, mi stringo con un abbraccio forte e commosso ai genitori, al fratello, alla sorella e a tutti i familiari. Non ci sono parole che possano lenire un soffio così immenso, ma volevo che sentiste il calore di una comunità intera che piange con voi». La prematura e improvvisa scomparsa di benedetta ha profondamente colpito Brienza così come l’intero territorio del Vallo di Diano. La ragazza infatti aveva frequentato a Teggiano per un anno l’Istituto di Istruzione Superiore Pompo-
nio Leto. E proprio l'intera comunità scolastica del Polo Liceale "Leto" si stringe «ai familiari di Benedetta, alunna seria e volenterosa, esempio di bellezza interiore. Animo gentile che adesso rifulge nel cuore, nelle coscienze dei suoi genitori, dei suoi docenti, dei suoi compagni. Benedetta, la morte non ha mai, mai l'ultima parola». EMANUELA CALABRESE
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Provincia
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Ieri la consegna parziale dei lavori per il consolidamento della parete rocciosa; Blasi: «Sinergia istituzionale per dare risposte concrete»
Dissesto idrogeologico, parte la messa in sicurezza del Castello di Laurenzana
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uovo passo avanti nell’attuazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico in Basilicata. Ieri mattina è stata effettuata la consegna parziale dei lavori per il “Consolidamento della parete rocciosa, ingresso del castello feudale di Laurenzana”, intervento finalizzato alla mitigazione del rischio idrogeologico e alla messa in sicurezza dell’area. L’intervento, di competenza del Commissario di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico per la Regione Basilicata, prevede un importo contrattuale di 174.745,94 euro, oltre IVA, di cui 5.441,31 euro per oneri della sicurezza. Il RUP è l’ing. Angelo Lanotte, mentre la direzione dei lavori è affidata all’arch. Francesco Cuccaro. L’impresa esecutrice è NC Costruzioni General S.r.l., consorziata del Consorzio Stabile Power
S.C.A.R.L. La consegna parziale consente di dare avvio alle lavorazioni eseguibili nelle aree attualmente disponibili, a partire dalle opere di allestimento del cantiere e di scavo. Come riportato nel verbale di consegna, i lavori strutturali potranno essere avviati a seguito del completamento degli adempimenti relativi al deposito presso AINOP del fascicolo dei calcoli strutturali. Il sindaco di Laurenzana, Giuseppe Trivigno, ha espresso gratitudine per l’avvio dell’intervento e per l’attenzione riservata al territorio, sottolineando l’importanza dell’opera sia per la sicurezza della comunità sia per la tutela e la valorizzazione di un luogo di particolare valore storico e identitario per Laurenzana. «Continuiamo a trasformare le risorse disponibili in cantieri e interventi concreti sui territori. La messa in sicurez-
za dell’area di accesso al castello feudale rappresenta un intervento importante sia sotto il profilo della mitigazione del rischio idrogeologico sia per la salvaguardia di un luogo identitario per la comunità di Laurenzana. Ringrazio il sindaco Giuseppe Trivigno e l’Amministra-
zione comunale per la collaborazione e la costante interlocuzione con la Struttura commissariale. È attraverso questa sinergia istituzionale che riusciamo ad accelerare gli interventi e a dare risposte concrete alle comunità», dichiara il Soggetto Attuatore Delegato, avv. Gianmarco
Blasi. Blasi ha ribadito l’impegno della Struttura commissariale nel seguire con attenzione le successive fasi dell’intervento, con l’obiettivo di procedere speditamente verso la completa realizzazione delle opere e la definitiva messa in sicurezza dell’area.
Il centrocampista lucano, classe 2015, cresciuto da Mister Tancredi disputerà il Campionato Under 13 Nazionale
Da Trecchina alla Serie A: Mattia vola in Pro con la Salernitana
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i sono giorni che sono speciali: oggi è uno di quelli. Abbiamo parlato con il Mister Dino Tancredi che, da anni, guida la Scuola calcio All Stars UTD di Trecchina e, con non poca emozione, ci ha detto che «Mattia Pecoraro lascerà la All Stars UTD per iniziare un nuovo capitolo della sua vita, entrando a far parte di un club professionistico». Mattia, nato nel 2015 a Maratea, è un centrocampista. Il suo allena-
tore, unitamente alla sua bravura, grazie all’interessamento del Benevento lo ha portato ad allenarsi con la squadra campana dove ha dimostrato tutto il suo valore. Dopo l’esperienza a Benevento, si è interessato a Mattia anche il Crotone e con il Crotone ha fatto un percorso di circa due anni, partecipando a tornei élite e gare a livello professionistico. Avrebbe potuto essere un atleta del Crotone, ma purtroppo lui ancora non
14enne non può essere tesserato, ma la strada è segnata, Nell’ambiente si parla di lui e il Mister Tancredi ci dice che «questo ragazzo di Maratea aveva e ha un talento smisurato». Ancora un’opportunità per il nostro campioncino arriva dal direttore della Salernitana che nota Mattia e, dunque, si va in visione per tre giorni lì. La Salernitana ha deciso di tenerlo con sé, visto le cose mirabolanti che ha saputo fare in campo. «Og-
gi - continua Mister Tancredi - abbiamo firmato, alla presenza della famiglia e Mattia, già da questa stagione, parteciperà al Campionato Under 13 Pro Nazionale, quindi giocherà con Società tipo Napoli, Avellino, Benevento, Juve Stabia; insomma, per Mattia si apre un percorso di tutto rispetto. Tutti noi auguriamo a Mattia una carriera brillante fatta di soddisfazioni e di sano sport». FRANCESCO RIZZO
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Matera e provincia
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DI LENA SULLA CRISI DELL’AMMINISTRAZIONE NICOLETTI: «PRIMA IL CONFRONTO SUI PROGRAMMI, POI LA NUOVA MAGGIORANZA»
Azione: «Azzerare la Giunta comunale di Matera e ripartire»
MATERA. Azzerare la Giunta comunale e aprire un vero tavolo politico per definire programmi e priorità per Matera. È la proposta avanzata dal commissario cittadino di Azione, Eustachio Di Lena, nel dibattito sul futuro dell’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Antonio Nicoletti. «Urge aprire alla politica. Si prenda atto dell’ingovernabilità, si proceda con l’azzeramento e si dia spazio a un vero tavolo politico che metta al centro le visioni per Matera», afferma Di Lena. Il commissario chiari-
sce che Azione non è interessata a entrare nel governo cittadino senza una completa revisione dell’esecutivo e senza restituire centralità al confronto tra le forze politiche. Secondo Di Lena, la crisi non può essere superata attraverso singoli passaggi di consiglieri dalla minoranza alla maggioranza. Un metodo che, a suo giudizio, «ha dimostrato il proprio fallimento» e non ha risolto il problema con il quale l’amministrazione si confronta fin dal suo insediamento. «L’anatra zoppa non è nata per caso, ma
da un voto dei cittadini che aveva espresso con chiarezza un sindaco e, contemporaneamente, determinati equilibri in Consiglio comunale. Convincere qualche consigliere a cambiare collocazione non significa costruire una maggioranza politica». Per Azione occorre dunque ripartire dai contenuti. «Prima vengono i punti programmatici e gli obiettivi da raggiungere per la città. Solo dopo si può discutere di una nuova maggioranza e di un governo cittadino. Siamo disponibili a confrontarci su
un progetto politico serio per Matera, non a entrare nell’attuale assetto per aggiungere qualche numero alla maggioranza».
Il consigliere chiede l’azzeramento della Giunta Nicoletti: «Matera non può restare ostaggio delle divisioni della maggioranza»
Centrodestra, per Schiavo è crisi «Ora un tavolo con tutte le forze» MATERA. La crisi comunale non può essere risolta cercando nuovi voti in Consiglio, ma richiede una netta discontinuità e un confronto tra tutte le forze politiche. È la posizione del consigliere Domenico Schiavo sul futuro della maggioranza guidata dal sindaco Antonio Nicoletti. «Occorre prendere atto del fallimento politico del centrodestra e dello stallo amministrativo che ne è derivato. I problemi interni alla maggioranza e una visione miope rischiano di imballare il processo amministrativo e di frenare Matera proprio mentre la città è chiamata ad affrontare grandi sfide e a cogliere importanti opportunità», afferma Schiavo.
Per il consigliere, la crisi è innanzitutto politica e soltanto in un secondo momento numerica. Non può quindi essere superata attraverso singoli passaggi dalla minoranza al-
la maggioranza. «Continuare a cercare qualche voto in Consiglio significa affrontare gli effetti senza avere il coraggio di intervenire sulle cause», sostiene.
Secondo Schiavo, il centrodestra deve assumersi la responsabilità della situazione. «Matera non può diventare ostaggio dei problemi interni alla maggioranza, delle sue divisioni e di una discussione permanente sugli equilibri di Palazzo. La città ha bisogno di decisioni, programmazione e di una visione all’altezza delle sfide che l’attendono». Da qui la richiesta di azzerare la Giunta e convocare un vero tavolo politico con tutte le forze, senza preclusioni. Il confronto dovrà partire dalle priorità della città e dai punti programmatici sui quali verificare la possibilità di costruire convergenze più ampie nell’interesse di Matera. Schiavo esclude operazio-
ni finalizzate al semplice sostegno o all’allargamento dell’attuale maggioranza. «Il problema non è chi debba aggiungersi all’attuale assetto, ma se questo assetto abbia ancora le condizioni politiche per andare avanti». Prima di discutere formule, maggioranze alternative o governi di larghe intese, è dunque necessario riconoscere il fallimento del metodo seguito finora e restituire centralità alla politica. «Soltanto in un quadro completamente nuovo potrà avere senso verificare se esistano convergenze più ampie su alcuni punti programmatici. Parlare prima di formule o maggioranze significherebbe partire ancora una volta dalla fine anziché dai problemi della città».
L’opera raffigurante San Vincenzo Ferreri è stata benedetta e affidata alla comunità, simbolo del legame dell’artista con il paese
Rocchina Lepore dona un dipinto alla chiesa di Stigliano STIGLIANO. Un’opera d’arte come segno di devozione e di unione tra comunità. La chiesetta di San Vincenzo Ferreri si arricchisce di un dipinto del Santo realizzato e donato alla cittadinanza da Rocchina Lepore, pittrice di rilievo nazionale. Il quadro è stato benedetto nel corso di una cerimonia caratterizzata da una partecipazione intensa e sentita. L’iniziativa nasce dal profondo legame affettivo dell’artista con Stigliano e dall’ammirazione per una comunità che si è battuta per recuperare la chiesetta del Sette-
cento dopo il crollo avvenuto nel 2012. Un percorso di rinascita reso possibile dall’impegno dell’associazione L’Angolo della Memoria, in accordo con le autorità ecclesiastiche e grazie alla generosità di numerosi cittadini. Lepore ha riconosciuto in questa esperienza gli stessi valori che animano il suo impegno per la salvaguardia di Alianello e della sua antica chiesa. Da questa sintonia è nata la volontà di affidare alla comunità stiglianese una testimonianza della propria arte. «Mi sono sentita accolta con un
calore immenso, come se facessi parte da sempre di questa meravigliosa comunità», ha dichiarato la pittrice. «Dipingere per me significa esprimere emozioni e passione. In questo quadro ho messo tutta la mia anima. Oggi in questa chiesa c’è un pezzo di me, con l’augurio che il dono rimanga nel tempo e sia di buon auspicio anche per il percorso di rinascita di Alianello». Un ringraziamento è stato rivolto alle autorità ecclesiastiche per la benedizione, all’amministrazione comunale per l’accoglien-
za e a Rocco De Rosa, membro dell’associazione L’Angolo della Memoria, per aver fatto conoscere questa storia di devozione locale.
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La Ricorrenza
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Celebrato in Piazza Vittorio Veneto l'anniversario dell'insurrezione del 21 settembre 1943; Nicoletti: «Una radice della nostra convivenza»
La Città dei Sassi, 83 anni dopo l’eccidio, non dimentica: «Essere cittadini, non eroi»
C’
DI MIRIAM GALGANO
è una data che a Matera non è mai solo una ricorrenza: è il 21 settembre. Ieri mattina, a 83 anni esatti dall'insurrezione antifascista del 1943, la Città dei Sassi ha rinnovato il suo rito civile più sentito, quello che la rese la prima città del Mezzogiorno a insorgere spontaneamente contro l'occupante nazista all'indomani dell'armistizio dell’8 settembre. Una manifestazione organizzata dall'Amministrazione comunale, in collaborazione con Prefettura, Provincia, Forze dell'Ordine e AnpiComitato provinciale di Matera, per trasmettere e valorizzare la memoria di uno dei periodi più tragici del Paese. Quella del 21 settembre 1943 è una ferita che la storia ha consegnato come “eccidio di Matera”: 27 morti, di cui 18 civili, uccisi mentre si opponevano al saccheggio e al tentativo dei tedeschi in ritirata di lasciare la città al buio, assediando il palazzo della Società Elettrica. Un sacrificio che è valso a Matera la Medaglia d'Argento al Valor Militare nel 1966 e la Medaglia d'Oro al Valor Civile nel 2016. DALLE ISTITUZIONI: «ESSERE CITTADINI, NON EROI» «Per noi materani non è una data, ma è una delle radici più profonde della nostra convivenza civile. È importante ricordarlo perchè, man mano che andiamo avanti nel tempo, la me-
_ Foto di R. Lombardi
moria potrebbe sembrare qualcosa di lontano. Invece, si fonda su valori che ci tengono uniti». Così il Sindaco di Matera, Antonio Nicoletti, ai microfoni di Cronache, in occasione delle celebrazioni dell’83esimo annivversario dell’insurrezione antifascista. «Il messaggio che ho voluto dare ai miei concittadini e concitatdine, ma soprattutto ai più giovani - prosegue il Primo Cittadino - è che il 21 settembre significa assumersi le proprie responsabilità, essere non eroi ma cittadini. Cittadini nelle scuole, nelle famiglie, nelle strade, nelle piazze. Questo è l’impegno che dobbiamo ricordare e rivivere, giorno dopo giorno». Alla cerimonia, presente anche Carmela La Padula, presidente ANPI Matera: «In questa giornata, vogliamo ricordare le vittime che perirono e che hanno dato la vita per riscattare questa città dall’occupazione nazi-fascista. Bisogna, al contempo, legare l’orrore a ciò che accade oggi nel mondo, perchè le guerre, i genocidi imperversano. Noi dobbiamo far sì che la storia ci sia da esempio e non ci faccia ripetere questi errori. Bisogna impegnarsi di più per la pace, per far sì che questi conflitti abbiano termine e le Istituzioni devono fare il loro dovere nei luoghi in cui sono chiamati a risponderne, perchè noi cittadini siamo scesi nelle piazze per chiedere il rispetto dei diritti, della pace, della nostra Costituzione». La Padula ha voluto ri-
_ Foto di R. Lombardi
cordare anche Vincenzo Luisi, 16 anni, la più giovane vittima dell'eccidio al Palazzo della Milizia. Ha accostato la sua figura a quella di Mohammed al-Zinati, 15enne ucciso a Gaza mentre soccorreva un paramedico ferito, citando episodi e video rilanciati dai media internazionali e il crollo di un edificio di sei piani su famiglie sfollate. «Sono vittime collaterali dello stesso orrore», ha detto la presidente Anpi, contestando la corsa al riarmo ed esprimendo contrarietà al Disegno di Legge contro l'antisemitismo, sostenendo che rischierebbe di «reprimere il dissenso e di impedire la critica alle politiche del governo israeliano, distinguendo tra popolo ebraico e scelte politiche». Sulla situazione a Gaza, ha parlato di «una sistematica
distruzione di un popolo attraverso uccisioni di massa di civili, distruzione di ospedali e scuole, blocco degli aiuti umanitari».Un intervento, dunque, che ha rivendicato il ruolo dell'Anpi come erede della Resistenza: «Difendere la Costituzione repubblicana nata dalla lotta antifascista, contrastare ogni forma di revisionismo, affermare la dignità della persona, il valore del lavoro, il ripudio della guerra». «Ci ritroviamo, come ogni anno, in un giorno che è, allo stesso tempo, una ferita e un vanto della nostra città», ha detto il presidente della Provincia di Matera, Francesco Mancini. «Matera pagò un prezzo altissimo. Materani che scelsero di non lasciarsi depredare della propria terra, delle proprie risorse, della propria luce. Lo facciamo in un contesto che non possiamo far finta di non vedere. Guerre che insanguinano l'Europa e il Mediterraneo. Proprio per questo, la memoria del 21 settembre non è un rito che si esaurisce in un giorno: è un argine. È il ricordo di cosa accade quando la violenza prevale sul diritto». IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA Il programma della mattinata è stato scandito da momenti di raccoglimento in tutti i luoghi simbolo. La deposizione della corona d'alloro al Cippo di via Lucana, poi alla lapide presso l'ex palazzo della Società Elettrica sempre in via Lucana, alla lapide posiziona-
ta sulla facciata della Camera di Commercio in via Cappelluti e al Monumento ai Caduti della Guardia di Finanza. A seguire, la Santa Messa celebrata da Don Angelo Gioia nella Chiesa di San Francesco d'Assisi. Il momento centrale si è tenuto in Piazza Vittorio Veneto, con l'onore ai Caduti e la deposizione della corona al Monumento da parte dei Carabinieri in GUS del Comando Provinciale, alla presenza del Sindaco Nicoletti, del presidente della Provincia Mancini e del Prefetto Maria Carolina Ippolito. Sul palco, oltre agli assessori Braia, Draicchio, Paterino e Sicolo, le delegazioni delle Forze dell'Ordine, delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, della Croce Rossa Italiana e le scuole, con la presidente della Consulta provinciale studentesca Sanya Bonelli. L'accompagnamento musicale è stato curato dal Gran Concerto Bandistico “Boleto-Città di Nova Siri”. Tra i momenti più toccanti, la presenza di Vincenza Rutigliano, figlia del finanziere Vincenzo Rutigliano, che sacrificò la vita proprio durante l'insurrezione. La cerimonia si è conclusa con il grido unanime di “Viva Matera, viva la libertà, viva la pace, viva l'Italia”, e con l'impegno a far diventare la città, anche nel suo anno di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, un ponte, capace di trasformare la memoria in energia per il futuro.
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Periscopio
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Nei Saloni del Palazzo del Governo la cerimonia per i militari lucani deportati nei lager nazisti. Il prefetto Campanaro: «La memoria deve parlare al presente»
Giornata degli internati a Potenza: consegnate sette Medaglie d'Onore T
ra dipinti, tappeti antichi e mobili d’epoca, testimoni di oltre due secoli di storia, i Saloni di Rappresentanza del Palazzo del Governo hanno offerto, nella mattinata di ieri, 20 settembre, una suggestiva cornice alla cerimonia per la «Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale». Istituita con la legge 13 gennaio 2025, n. 6, la Giornata viene celebrata ogni anno il 20 settembre, data in cui, nel 1943, Hitler modificò lo status degli italiani catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre, da prigionieri di guerra ad internati militari.Una ricorrenza nata per conservare la memoria di migliaia di cittadini italiani, militari e civili, deportati nei campi di concentramento, dove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto per aver rifiutato di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana. Quella degli internati italiani è una delle pagine più dolorose della nostra storia, che la Giornata intende non soltanto custodire, ma consegnare alle nuove generazioni, trasformando la memoria delle sofferenze patite in un messaggio di pace, libertà e rispetto della dignità della persona.In
questo scenario, le celebrazioni hanno preso il via sulle note del Canto degli Italiani, eseguito da tre giovani e talentuosi componenti dell’«Orchestra Maldestra» di Potenza, diretta da Donato Telesca. La cerimonia è quindi entrata nel vivo con l’introduzione del prefetto di Potenza, Michele Campanaro, che ha condiviso con la platea alcune riflessioni sul significato della ricorrenza e sul valore di una memoria che, a oltre ottant’anni da quei fatti, continua a parlare al presente. La mattinata è proseguita con la puntuale ricostruzione del contesto storico nella quale maturò la drammatica vicenda, affidata al professore di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi della Basilicata Donato Verrastro, che ha ripercorso gli avvenimenti successivi all’armistizio e la scelta compiuta da oltre 600.000 militari italiani di dissociarsi dal regime nazista.La celebre «Sarabanda» in re minore di Friedrich Handel, eseguita dai giovani musicisti dell’«Orchestra Maldestra», ha poi segnato il passaggio verso il momento centrale della manifestazione: la consegna delle Medaglie d’Onore concesse dal presidente della Repubblica ai familiari dei cittadini italiani, militari e civili, deportati e internati nei lager na-
zisti. Alla presenza delle massime autorità civili, militari e dei rappresentanti della società civile, il prefetto Campanaro ha consegnato le onorificenze ai parenti di sette militari originari della provincia di Potenza:Giuseppe Antinolfi, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dal 9 settembre 1943 al 6 settembre 1945;Michele Bonsera, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania fino all’11 settembre 1944;Agostino Carlucci, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 15 agosto 1945;Michele Arcangelo Casella, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 1° aprile 1945;Giuseppe Meliante, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dal 10 settembre 1943 all’8 maggio 1945;Domenico Santarsiero, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori forzati in un lager nazista in Germania dall’8 settembre 1943 al 7 luglio 1944;Giuseppe Suriano, catturato dai tedeschi, deportato e costretto ai lavori
forzati in un lager nazista in Germania dal 10 settembre 1943 al 10 maggio 1945.Ad affiancare il prefetto nella consegna delle Medaglie d’Onore sono intervenuti i sindaci e gli amministratori locali di Potenza, Anzi, Avigliano, Latronico, Paterno, Rionero in Vulture e Tito, a testimonianza della continuità di un profondo legame tra la memoria dei singoli e quella delle comunità di appartenenza.«Con l’istituzione di questa Giornata, il legislatore ha voluto riconoscere autonoma dignità, nel calendario civile della Repubblica, alla scelta e al sacrificio di oltre 600.000 militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono di schierarsi con il nazifascismo e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana,
pagando quella decisione con la deportazione, l’internamento ed il lavoro coatto — ha sottolineato il rappresentante del governo nel corso della cerimonia —. Ricordare oggi quella scelta non significa soltanto rendere omaggio a ciò che è stato. La memoria ha senso se riesce a parlare al presente, se diventa consapevolezza e ci aiuta a riconoscere il valore della libertà, della dignità della persona e della responsabilità delle nostre scelte. Le sette Medaglie d’Onore che consegniamo oggi ai familiari di altrettanti militari della provincia di Potenza danno un volto e una storia a quella memoria collettiva, affidando alle loro famiglie e alle comunità il compito prezioso di custodirla e tramandarla».
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L’approfondimento
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Appuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna
Nella poetica di Dalila D’Andrea, il seme che genera conoscenza e cambiamento Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.
«R
DI MARIA DE CARLO*
agazza dell’autunno,/che cammini per un sentiero,/immersa nella solitudine,/ammiri le foglie amaranto e oro/che danzano leggiadre nell’aria…». Versi che introducono la lirica dal titolo «La ragazza dell’autunno» della giovane poetessa potentina Dalida D’Andrea, all’interno della pubblicazione «I colori della vita». Ho avuto modo di conoscere Dalila in alcune occasioni e di moderare la presentazione del volume recentemente organizzata dall’associazione Agua.La poesia di Dalila è pregna di emozioni, carica di passione, di amore per la vita e per tutti i colori della vita, così come titola la sua pubblicazione. Per Dalila «Tutto ciò che ci circonda è poesia», come scrive nell’incipit della Nota della sua pubblicazione. Dalila D’Andrea è nata e vive a Potenza, ha conseguito la maturità classica e attualmente lavora con persone diversamente abili.Per Dalila, che ama diffondere la sua poesia, vale quanto afferma lo scrittore Paulo Coelho: «L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni».In questa sua sesta pubblicazione «I colori della vita» sono racchiuse, in 48 pagi-
ne, 25 liriche accompagnate da 5 suggestivi dipinti, oltre a quello in copertina, della stessa autrice, aspetto questo non secondario che ci presenta Dalila D’Andrea come artista poliedrica; infatti, realizza oggettistica dipinta a mano con la tecnica del Decorative painting e dipinge su ogni superficie, dalla tela al plexiglas.Dalila ha un modo di fare poesia spontaneo e immediato, vero. Ogni verso è intriso di sentimenti autentici e genuini, così come è il suo animo; i suoi versi proprio perché veri, coinvolgono il lettore in un movimento che porta ad un’analisi dell’esperienza personale dai tratti poetici, (si pensi alla lirica Sei o Colori) e dell’esperienza sociale, come «Il dolce miracolo del risveglio», o i versi «A volte, il dolore s’impossessa di noi. Non c’è via d’uscita per questo dolore che rende così fragili», si legge. O anche nella lirica che esprime il dramma di molti «Fuori dal fango» e «Qualcosa di lei». E ancora la denuncia, come esperienza sociale nei versi «In questa strana società non c’è rispetto per la diversità».Il suo è un lirismo genuino, dove si alterna introspezione profonda e tematiche universali «…la tua assenza è come una lama di pugnale…mi squarcia il petto…», e ancora «scrivo rivoli di parole che a volte non riesco a pronunciare…». Nelle righe nascoste tocca tematiche universali come «…la vita non è sempre facile ma è un dono…» e «…ottobre è il mese del tempo che rallenta…».Nei versi della poetessa Dalila camminano insieme la denuncia a quegli aspetti della realtà che abbruttiscono l’esistenza (come il dolore, la droga, la violenza) e il forte anelito a una vita migliore, che genera alla bellezza di un’esistenza vissuta nuova dove la natura diventa metafora di una speranza di rinascita e di risveglio, così come si legge: «Sono sbocciati i fiori del pesco,/del mandorlo, della magnolia,/ del biancospino, delle azalee. / Stanno per sbocciare le rose…! / Tutto è un tripudio / di colori e di profumi. / La primavera / è il dolce mira-
colo del risveglio.».In tutte le pubblicazioni di Dalila D’Andra non manca mai la vena naturalistica e bucolica. Tra le tante cito «Pioggia d’aprile», «Maggio», «Dove sussurra il mare», «Il pettirosso», «Ottobre», «Novembre ritorna» «Incanto d’autunno».La poesia è spesso bistrattata e allora ci chiediamo come possiamo rapportarci alla sua riscoperta? Forse per una buona comprensione è necessaria una prima lettura, quella dell’occhio, perché non disturbato dal suono della voce, per far sì che il verso o quella parola, inconsciamente attesa, arrivi direttamente all’animo. Ed è in questo primo movimento che le nostre emozioni, anche quelle più nascoste vengono a galla. Sta a noi decidere se fermarle o se, attraverso una seconda lettura, questa volta accompagnata dalla voce, iniziare a contemplarne il senso nei versi, che non è posare lo sguardo in modo statico ma è avvio dinamico del pensiero e così la poesia può avere una funzione catartica e educativa.Dalila D’Andrea nella sua Nota risponde alla domanda «Che cos’è per te la poesia» affermando «Per me la poesia è acqua che disseta la mente, facendo germogliare i semi della conoscenza».Questa sua affermazione fa eco a quanto afferma il filosofo, poeta e scrittore Novalis sulla parola del poeta che è «seminale» cioè deve far crescere nuove cose.La poesia, quindi, diventa «seme della conoscenza» in quanto generatrice e aperta al cambiamento. Ogni parola ed ogni verso della lirica può diventare un testo-pretesto anche per un incontro comunitario (esperienza da me fatta lo scorso anno con Dalila al Parco Baden Powel con il metodo della P4Community, organizzata dagli amici Agua).La poesia così diventa «filosofica» cioè una poesia che ci invita a riflettere, a pensare e a «far crescere nuove cose», quindi seminale.E proprio da questa affermazione di Novalis la lettura delle liriche può aiutare a ritagliarci del tempo tutto per noi, per riflettere e meditare. Lo possiamo fare da
soli o in compagnia, certo è che abbiamo perso quella dimensione introspettiva capace di farci sostare, fermare, rallentare ai ritmi frenetici di un quotidiano del «fare» ma che trama alle nostre spalle inconsapevoli, vuoti e malesseri con ricadute spesso pericolose.Con la testimonianza di Dalila voglio dedicare questo pezzo a tutte e a tutti coloro che attraverso la scrittura poetica tentano di dare voce alla profondità dell’esistenza umana e alla ricerca di senso. Abbiamo bisogno in questi tempi di poeti e di poesia,
di silenzio e di meditazione. Perciò facciamo tesoro dei nostri poeti, di tanto in tanto scegliamo qualche verso e fermiamoci a contemplarlo. Rispecchiamoci nei versi di Dalila D’Andrea (dalla lirica «Dove sussurra il mare») quando scrive: «Lì,/ dove il sole/ filtra tra le foglie/ degli alberi di limone,/ dove sospira il vento,/ dove le onde/ incontrano e abbracciano la sabbia/ i pensieri si abbandonano./ Lì,/ dove sussurra il mare/ ci siamo noi/ e davanti a nostri occhi…/ L’infinito». *COUNSELOR FILOSOFICA
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Periscopio
martedì 22 settembre 2026
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La strana abitudine di rispondere prima ancora di aver capito
Non è che non abbiamo tempo, è che non abbiamo più voglia di ascoltare
Q
DI FABRIZIO QUARATINO
ualcuno comincia a raccontare una difficoltà e, dopo sette secondi, l’interlocutore ha già capito tutto. Il problema, le cause, le responsabilità e naturalmente la soluzione. Un talento prodigioso. Peccato che la persona stia ancora cercando le parole per spiegarsi. Ascoltiamo con un orecchio e con l’altro prepariamo la replica. Annuiamo, mentre dentro lucidiamo il nostro consiglio, pronti a consegnarlo come una medaglia. Se poi l’altro non lo segue, ci offendiamo: gli abbiamo regalato la verità, possibile che non ringrazi? E se provassimo a domandarci quante persone abbiamo interrotto proprio mentre cercavano il coraggio di raccontarci qualcosa di importante? Io stesso, qualche volta, ho confuso l’urgenza di aiutare con quella di parlare. Riconoscerlo non è piacevole, ma è necessario. Perché possiamo cambiare il nostro modo di stare accanto agli altri soltanto quando troviamo il coraggio di osservare anche noi stessi. QUANDO UNA CONFIDENZA DIVENTA UN PROCESSO Un figlio racconta una paura e si sente rispondere che alla sua età avevamo problemi ben più seri. Un’amica confida una delusione e riceve un piano operativo completo di sentenza sul suo carattere. Un collega esprime un dubbio e viene interrotto con un rassicurante “Ho capito”. Non aveva ancora detto di che cosa parlava. Naturalmente esistono momenti nei quali un consiglio serve, una do-
manda è necessaria e un limite va posto. Ascoltare non significa applaudire qualsiasi scelta o rinunciare alle proprie convinzioni. Significa, prima di tutto, verificare di aver compreso. E accettare una possibilità scomoda: forse la storia che ci stiamo raccontando sull’altro non coincide con quella che sta vivendo. IL SILENZIO NON È UN VUOTO DA RIEMPIRE Ci sono silenzi che feriscono. Quelli utilizzati per punire, evitare responsabilità o lasciare qualcuno sospeso. Ma ce ne sono altri che chiedono rispetto: il silenzio di chi cerca il coraggio di dire qualcosa di difficile, di chi non riesce ancora a dare un nome a ciò che prova. Noi, invece, appena si apre una pausa, ci precipitiamo a riempirla. Temiamo di sembrare inutili se non offriamo immediatamente una soluzione. Eppure, talvolta, la frase più generosa è una domanda semplicissima: “Vuoi che ti ascolti o preferisci che ragioniamo insieme su cosa fare?” Non è una formula magica. È un modo per restituire all’altro la guida della propria storia. La persona che abbiamo davanti non è soltanto un problema da risolvere. È una vita intera, con esperienze che non conosciamo, difficoltà che non vediamo e possibilità che forse nemmeno lei riesce ancora a riconoscere. LA FIERA DELLE CERTEZZE Sui social abbiamo trasformato il confronto in una disciplina olimpica: salto delle conclusioni, lancio delle accuse e corsa a ostacoli contro qualsiasi opinione diver-
sa dalla nostra. Leggiamo il titolo, saltiamo il testo, individuiamo un colpevole e depositiamo il verdetto. Il tutto mentre il caffè si raffredda. Efficienza straordinaria, comprensione facoltativa. La medaglia d’oro spetta naturalmente a chi riesce a giudicare una persona senza averle rivolto nemmeno una domanda. Ma sarebbe troppo comodo accusare soltanto gli altri. Quante volte abbiamo deciso che qualcuno «è fatto così» e abbiamo smesso di ascoltarlo? Quante volte abbiamo attribuito a un messaggio breve un’intenzione che non potevamo conoscere? Ogni persona può mostrarci qualcosa che ancora ignoriamo. Anche chi non condivide le nostre idee. Anche chi ci mette in difficoltà. Ascoltare non significa dare ragione a tutti. Significa riconoscere che possiamo imparare anche da chi vede il mondo diversamente da noi. LA FORZA DI RESTARE PRESENTI Non ho bisogno di alzare la voce per difendere ciò in cui credo. Non ho bisogno di umiliare qualcuno per dimostrare di avere ragione. E non intendo trasformare la mia disponibilità in una forma di sottomissione. Posso ascoltare una persona, comprenderne le difficoltà e continuare a non condividere le sue scelte. Posso volerle bene senza assumermi la responsabilità della sua vita. Posso esserci senza rinunciare a me stesso. Perché la mia forza non consiste nel pretendere che gli altri cambino. Consiste nel non permettere che le difficoltà dei rapporti umani cancellino ciò che ho scelto di essere. Credo profondamente nella possibilità di trasformare il clima di un incontro cominciando da noi. Non
posso comandare la risposta di chi ho davanti, ma posso scegliere di non umiliarlo, di non liquidarlo con un’etichetta, di non trattare la sua fragilità come un difetto. Posso riconoscere un mio errore e chiedere scusa. Posso anche ammettere che, in quel momento, non riesco ad ascoltare come vorrei. Perché la disponibilità senza confini diventa facilmente stanchezza. E la stanchezza, quando viene ignorata, rischia di trasformarsi in risentimento. La forza non sta nel sopportare tutto. Sta nel cercare un modo onesto di esserci, senza sparire da se stessi. UNA DOMANDA CHE RESTA Ci sono persone che trascorrono intere giornate a sostenere gli altri. Si alzano anche quando vorrebbero restare a letto. Lavorano, affrontano responsabilità, cercano di non far pesare le proprie difficoltà su chi amano. Rispondono che va tutto bene perché non hanno nemmeno la forza di spiegare quanto sia complicato quel bene. Poi, magari una sera, trovano finalmente il coraggio di dire: “Non ce la faccio più”. E qualcuno risponde: “Devi essere forte”. Come se non lo fossero già state abbastanza. Come se tutta la forza necessaria per arrivare fino a quel momento non meritasse nemmeno di essere riconosciuta. Forse non avevano bisogno di un’altra lezione di coraggio. Avevano bisogno di qualcuno che dicesse: “Ti vedo. E non devi dimostrarmi niente”. Non sempre riusciremo a comprendere completamente ciò che un’altra persona sta vivendo. Non conosciamo tutti i suoi pensieri, le sue paure, le sue contraddizioni. E non abbiamo il diritto di pretendere che ce li racconti. Ma possiamo evitare di aggiungere alle sue difficoltà il peso delle nostre interpretazioni. Possiamo concederle il tempo di trovare le parole. Possiamo ascoltare senza trasformare ogni confidenza in un processo. Perché ci sono persone che non cercano qualcuno capace di risolvere la loro vita. Cercano qualcuno davanti al quale non debbano continuamente difenderla. Qualcuno che sappia restare senza invadere. Comprendere senza pretendere. Ascoltare senza preparare una sentenza. E forse, quando finalmente qualcuno troverà il coraggio di raccontarci ciò che si porta dentro, scopriremo che non aveva bisogno della nostra straordinaria intelligenza. Aveva bisogno della nostra umanità. Perché a volte il dono più grande che possiamo fare a una persona non è trovare le parole giuste per cambiarle la vita. È ascoltarla abbastanza da permetterle, finalmente, di sentirsi libera di raccontarla.
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