GIOVEDÌ 22 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 237
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
PIANTEDOSI E CROSETTO DICONO CHE POTREBBERO ESSERCI MANOVRE RUSSE DIETRO LE AZIONI DEI MARANZA
Dal dossier Mitrokhin alla guerra ibrida A chi giova una Francia che brucia e un’Italia con gli scaffali vuoti e i negozi svaligiati?
Lamattina a pag 3
LE TRE FIAMMELLE: «LE INIZIATIVE DEI SINGOLI DIPENDENTI NON ERANO CONOSCIUTE DALLA SOCIETÀ»
SCARICATI LOPIANO E FRISOLI Il nome della cooperativa foggiana e quello del manager escono nei verbali dell’indagine pur non essendo indagati Il loro legale ci scrive per farci sapere che sono stati attivati «i presidi aziendali competenti e le verifiche interne» IL COMMENTO
Cronache Lucane
La diaspora della civiltà occidentale La banda dei “Trettré”
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i subappalti della cooperativa Le Tre Fiammelle con i 3 sotto misura cautelare lavoravano per
interdittiva antimafia. Misura L’impresa foggiana, il cui referente è Frisoli, era stata colpita da ha l’amministrazione giudiziaria confermata anche dal Consiglio di Stato. dopo il controllo, adesso
DI GIANFRANCO BLASI
li episodi di violenza che vedono protagonisti gruppi di giovanissimi, spesso minorenni, nelle strade di Milano e di altre città europee impongono una domanda che non possiamo più eludere: che cosa sta accadendo alle nuove generazioni? Da dove nasce questa rabbia, che cosa alimenta il bisogno di sopraffazione, quale (...) ■ continua alle pag 6 e 7
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_ Quaratino, Frisoli e Lopiano. Sotto il pm Montemurro e il procuratore Falvo
DI MASSI MO DEL LAPEN NA
elle indagini che riguardano gli episodi di estorsione che hanno colpito Potenza e che sono stati attenzionati dalla Procura della Repubblica nelle persone del sostituto procuratore Montemurro e del procuratore Falvo, culminate nelle ordinanze cautelari disposte dal Gip Amodeo, c'è qualcosa che è passata sotto gamba e che non ha suscitato la giusta attenzione della stampa. Ancora prima di entrare nel merito della vicenda precisiamo che parliamo di persone non indagate e che non hanno alcuna veste processuale. IL RAPPORTO TRA LE TRE FIAMMELLE QUARATINO E LOPIANO Parliamo del rapporto che si legge tra le righe sussistere tra la società cooperativa “Le tre fiammelle”, Quaratino e Lopiano. Come abbiamo ampiamente detto nei nostri precedenti articoli i Lopiano e Quaratino avevano un interesse a muoversi come interme-
_ L'avvocato di Frisoli chiede di rimuovere l'articolo in cui si parla di lui
Frisoli, Lopiano e Manzi parlavano di appalti G
6 sabato 10 ottobre 202
www.lecro 10 senza alcuna relazione con il Frisoli. Noi lo ribadiaiunge nella nostra mo. Noi sappiamo solo redazione una no- che gli estorsori chiedevata nella quale l'av- no dei subappalti per le vocato di Frisoli ci chiede Tre Fiammelle, non poslti della cooperativa lavoravano per i subappa di cancellare un nostro ar- siamo escludere che lo fai 3 sotto misura cautelare Le Tre Fiammelle con ticolo dal web e di rettifi- cessero senza aver parlato care le nostre affermazio- con il Frisoli. ni sulla riconducibilità Forse il Frisoli viole che antimafia. Misura a interdittiv colpita da dello stesso Frisoli alle in- escludiamo questa ipotereferente è Frisoli, era stata giudiziaria L’impresa foggiana, il cui adesso ha l’amministrazione dagini mosse dalla Procu- si? Noi non possiamo che di Stato. dopo il controllo, confermata anche dal Consiglio ra della Repubblica di Po- riferire ciò che leggiamo tenza e che hanno portato non potendo andare per all'emissione di misure deduzioni in nessuna direcautelari, ad alcune per- zione. quisizioni e ad interroga- Ribadiamo dunque che le tori che sono in corso di Tre Fiammelle quando erano dirette da Frisoli sosvolgimento. Il difensore di Frisoli ci no state colpite da intertiene a farci sapere che il dittiva antimafia, che so- __ L’edizione di Cronache del 10 ottobre suo assistito non ha rice- no usciti dalla misura prevuto avviso di garanzia, fettizia perché hanno camche i Lopia- gli inquirenti è proprio il del Trauma Center. Ne non è nel registro degli in- biato management e che i mazioni, diceavanzato la Frisoli a dire che la socie- siamo certi perché ne pardagati e non è menzionato Lopiano e il Quaratino no “hanno lavora (Le Tre la proprio il Frisoli. avevano mostrato interes- stessa pretesa, ovvero far tà per cui ha fatto un'ofnelle indagini. IN CORSO GLI INda loro Fiammelle) ditta una lavorare coodella attività le per se Abbiamo riletto con atTERROGATORI un consor- ferta a La Cascina dopo tenzione il nostro scritto perativa. Aggiungiamo, ri- segnalata ossia cui appar- aver interloquito con Sono iniziati, intanto, gli oggetto dell'attenzione del badendo, che non abbia- zio di Foggia chiamata Manzi presentatogli da interrogatori di garanzia e legale del Frisoli e one- mo elementi per esclude- tiene un'impresa Davanti ai mapreventivi. Lopiano. fiammelle”. tre stamente non riusciamo a re che lo facessero senza “le stesso Frisoli viene de- gistrati i Lopiano che hanLo di compagna la e figli I solalcuna ricevuto aver comprendere in che passo le condotte Lopiano, precisa la procu- finito dagli inquirenti co- no escluso noi avremmo scritto cose lecitazione dal Frisoli. dell'ap- estorsive parlando di creCi rendiamo conto che ra, del resto lavorano per me il responsabile diverse. da riscuotelavoro da diti presso pulizie palto delle Non abbiamo mai detto questo può dare fastidio. le Tre Fiammelle. re e Quaratino per gli inpunto viene il San Carlo. che il Frisoli sia indagato Non ce ne scusiamo per- A un certo il Bonavo- E allora in tutta onestà non terrogatori di garanzia a anche sentito noi e lavoro nostro il è o coinvolto nelle indagini ché presidente del riusciamo a comprendere misure già applicate. essendoci limitati a riferi- riportiamo i fatti nella lo- glia che è il Amministra- di cosa si lamenti il Friso- Mentre saranno otto le rire che i Lopiano e il Qua- ro oggettività così come Consiglio di Consorzio cui li se lui stesso riconosce persone che dovranno ratino si erano interessati emergono dai documenti. zione del gli interroaderisce anche la coope- di aver parlato con Manzi spondere per IL RUOLO anche di chiedere che la rativa “Le Tre Fiammel- per un appalto dopo che il gatori preventivi. DI FRISOLI cooperativa Le Tre Fiamagli in- Manzi gli era stato pre- Come è noto, infatti, la dei melle (di cui Frisoli era In realtà, pur non essendo le”. Il Bonavoglia norma prevede che che “se non sentato dai Lopiano. stato rappresentante lega- indagato, il nome di Fri- quirenti dice Frisoli mi Il Frisoli non è indagato e stinatari di misure cautele e di cui lo stesso è so- soli compare ripetutamen- erro Giovanni che “Le Tre lo ribadiamo. Non possia- lari, in mancanza di pericio) entrasse nei subap- te nelle indagini. Per com- ha detto è stata inte- mo escludere che non fos- coli imminenti, vengano palti per la costruzione del prendere esattamente la Fiammelle”“La Cascina” se a conoscenza delle mi- sempre sentiti prima delda ressata vicenda della dinamica Center. Trauma di la- nacce rivolte dai Lopiano l'emissione delle misure. Al difensore del Frisoli dobbiamo partire dalla de- per lo svolgimento a Manzi. Quello di cui sia- All'esito degli interroganon è piaciuto che noi ab- posizione di Luca Manzi. vori di impiantistica”. riportate da mo certi è che il Frisoli tori sapremo qualcosa in biamo scritto che non pos- La principale vittima del- Le circostanzee da Manzi abbia incontrato Manzi su più sugli sviluppi delle insiamo escludere che i Lo- le presunte estorsioni di Bonavoglia dallo mediazione di Lopiano dagini e sulle decisioni dei confermate sono Lopiano, dei e Quaratino agisQuartino il e piano Sentito da- per parlare sei subappalti magistrati. sero autonomamente e sentito a sommarie infor- stesso Frisoli.
L’edizione di Cronache del 10 e del 14 ottobre
nache.info
Cronache Lucane La banda dei “Trettré”
Dellapenna a pag 9
LA PROTESTA Tra fondi e promesse restano i blocchi. Calabria e Campania vanno avanti fino al 27
Autotrasportatori, l’intesa divide il Sud SABATO IN PIAZZA ARIOSTO DA UN’IDEA DEL COMITATO DI QUARTIERE
Memorial Nino Postiglione, Giorgio: «Era molto legato a Rione Libertà»
Errichetti a pag 4
L’Italia delle culle vuote, nel 2025 con 14mila nascite in meno, toccato nuovo minimo storico, il trend negativo prosegue: è la fotografia dell’Istat
di aver parlato dei subappalti L’ex legale rappresentante de “Le Tre Fiammelle” davanti agli inquirenti, però, conferma Iniziano gli interrogatori del Trauma Center con l'intermediazione del principale indagato per le estorsioni.
DI MASSI MO DE LLAPENNA
DENATALITÀ
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■ Manco
a pag 5
AUTOMOTIVE
Napoli (FdI) accoglie l’intesa europea e chiede programmi credibili: «Rilancio vero a Melfi Stellantis deve garantire l’occupazione»
■ Servizio
a pag 13
_ NAIADI
Al via la nuova edizione organizzata dal Pnal sul lago Sirino con focus sulle politiche ambientali per le aree interne
■ Servizio
a pag 22
_ POLICORO
Tromba d’aria, danni per 21 milioni, per i lidi chiesta proroga di 5 anni Bianco sollecita la Regione sui ristori Valeria Giorgio e Nino Postiglione
Mollica a pag 20
■ Servizio
a pag 30
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giovedì 22 ottobre 2026
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giovedì 22 ottobre 2026
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Italia e Mondo Piantedosi e Crosetto dicono che potrebbero esserci manovre russe dietro le azioni dei maranza
Dal dossier Mitrokhin alla guerra ibrida Non abbiamo dossier riservati ma la storia ci insegna che non è da escludere una pista simile. La domanda da porci è: a chi giova una Francia che brucia e un’Italia con gli scaffali vuoti e i negozi svaligiati?
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DI ROBERTO LAMATTINA
a guerra non si muove soltanto con i carrarmati. I conflitti internazionali non sono il Risiko ma qualcosa di molto più complesso. Ci sono forze che si muovono internamente. Oggi la chiamano guerra ibrida ma non è una novità che le potenze militari cerchino anche di creare disordini e difficoltà alle Nazioni avverse. Il dossier Mitrokhin, per esempio, rivelò chiaramente che l’Unione Sovietica utilizzò il Partito Comunista Italiano prima totalmente e, poi, soltanto nella sua ala massimalista come un vero e proprio strumento bellico. Lo stesso pacifismo americano contro la guerra in Vietnam fu uno strumento di pressione di cui si agevolò l’Unione Sovietica e le potenze comuniste come furono chiari i legami tra il Patto di Varsavia e le forze anticoloniali che indebolirono la presenza francese e, quindi, delle democrazie occidentali in Africa del Nord. DAL DOSSIER MITROKHIN ALLA GUERRA IBRIDA Non è dunque da ridicolizzare né da prendere sotto gamba l’idea di Crosetto di
ritenere che le azioni di distruzione che stanno colpendo l’Europa siano, in qualche modo, guidate dal Cremlino nel momento in cui vuole indebolire le democrazie occidentali. Sia chiaro, nessuna persona sana di mente penserebbe mai che i servizi segreti russi abbiano un esercito di miliziani pronti ad agire consapevolmente in Italia, Francia e Spagna per aiutare gli amici della Russia ed indebolire le democrazie. Del resto, anche nell’immediato dopoguerra e negli anni ’70 la mano sovietica in Europa non agiva direttamente arruolando tutti gli uomini ma limitandosi ad intruppare, educare e formare i capi e, dall’altro lato, a creare le condizioni sociali per favorire azioni di protesta e di disturbo che, dietro la facciata del pacifismo, costruissero le condizioni per indebolire moralmente i difensori della democrazia. Non si può escludere, quindi, che dietro ai movimenti pacifisti, alle lotte propal, alle azioni dei maranza ci sia una regia politica d’oltre cortina, per usare una terminologia di qualche tempo fa. CROSETTO E PIANTEDOSI
INVITANO A VIGILARE Sono del resto i responsabili dei dicasteri più importanti e che maggiormente gestiscono le informazioni riservate a parlare di non sottovalutazione del rischio di infiltrazioni russe nelle proteste. Oggi basta costruire un algoritmo, comunicare contemporaneamente con più persone tramite i social per creare le condizioni di un disastro sociale come quello che si sta abbattendo contro la Francia e l’Italia e, da qualche giorno, anche contro altri nemici dell’autocrazia russa. Quando il Viminale e la Difesa intervengono ponendo una questione di sicurezza nazionale e di interventi esteri da cui difendersi non si deve mai sottovalutare la preoccupazione. I ministeri dell’Interno e della Difesa, infatti, sono quelli dove maggiormente ha peso la nomenclatura, dove i dossier riservati arrivano con maggiore frequenza e dove si può sempre maggiormente avere nozioni del reale che superano i limiti della propaganda. CUI PRODEST? Noi, come è facile immaginare, non disponiamo di dossier riservati né di in-
formazioni che non siano di pubblico dominio. Ci limitiamo a farci la classica domanda del cui prodest. A chi giova una Francia costretta a ripiegare contro i disordini interni che arrivano anche a bruciare i campanili e le sedi pubbliche? A chi giova l’Italia ferma per lo sciopero dei camionisti e le difficoltà di gestione dell’ordine pubblico? Sicuramente giova ai nemici di Francia e Italia? Tra questi c’è la Russia. Noi non sappiamo se è vero che Putin abbia usato i maranza francesi e spagnoli per una guerra ibrida. Sappiamo che sicuramente questi disordini aiutano la Russia esattamente come il Partito Comunista Italiano,
i moti sessantottini, il pacifismo anti guerra in Vietnam e le lotte contro il colonialismo aiutarono l’Unione Sovietica indebolendo gli USA e la Nato. La vecchia filosofia teoretica e morale parlava di causa prima e di causa seconda. Sicuramente ad armare la mano dei maranza è la loro istintiva voglia di saccheggio, non è detto che la causa prima di questo fenomeno, però, non sia riconducibile ad una manovra di guerra ibrida? Fantapolitica? Forse. Era accusato di fantapolitica anche chi accusava i comunisti italiani di essere al soldo dell’URSS. Poi uscì il dossier Mitrokhin e la fantasia si scopri essere realtà.
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Italia e Mondo
giovedì 22 ottobre 2026
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La Sicilia revoca il fermo dopo il vertice con Salvini, Calabria e Campania avanti fino al 27. Nel miliardo annunciato pesano arretrati e risorse già stanziate
Autotrasportatori, l’intesa divide il Sud Tra fondi e promesse, restano i blocchi I
DI VITO ERRICHETTI
l Sud non ha fermato la protesta. Si è semmai spaccato. Ieri mattina le code tra Napoli e Caserta erano tornate a farsi sentire, con rallentamenti e chiusure su A1 e A30. Il giorno prima, nella Prefettura di Milano, era sembrato che qualcosa si fosse sbloccato davvero.Qualcosa si è sbloccato, ma non abbastanza. Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione. Altrove la linea è un’altra. Il referente calabrese di Fedralog, Mario Pansini, non ha girato intorno al problema: «Continueremo con il fermo fino al 27 ottobre». In Campania i blocchi proseguono almeno fino a quella data, in Puglia si sospendono solo in parte.Il 27 era la data inizialmente fissata per il tavolo al ministero. Il governo l’ha anticipato al 20 per l’intensificarsi delle proteste, ma l’appuntamento è rimasto in agenda come verifica. Ora è diventato anche la scadenza dei manifestanti. UN MILIARDO, MA NON DI RISORSE NUOVE Qui la cronaca chiede un po’ di aritmetica. La cifra che il governo ha messo in testa a tutto è «circa un miliardo», parole del viceministro Rixi. Dentro ci sono però voci molto diverse. Circa 480 milioni sono contributi per le domande presentate fino ad agosto. Altri 590 riguardano il rinnovo del parco mezzi, cioè investimenti sulle flotte e non un sostegno immediato contro il caro gasolio. Le risorse aggiuntive riguardano invece il credito d’imposta e il contenimento dei rincari dei noli marittimi. Il credito d’imposta, lo ha detto lo stesso Rixi, arriverà nel 2027.Secondo i conti pubblicati da Il Fatto Quotidiano, i fondi nuovi ammontano a poco più di 160 milioni, ancora da reperire con un decreto legge, mentre i rimborsi erano attesi da almeno sette mesi. Rixi ha spiegato il ritardo con una frase che dice molto: «Mancava la cassa».Anche le cifre, nel frattempo, hanno viaggiato. Al mattino Salvini parlava di 430 milioni già disponibili. Dopo il tavolo, il suo viceministro ne contava 480, annunciando un pacchetto complessivo da circa un miliardo. Per un settore che aspetta soldi da sette mesi, la fiducia si misura però sui pagamenti, prima che sugli annunci.Rixi ha poi promesso di studiare un meccanismo ispirato al modello spagnolo, che aggancia le tariffe del trasporto all’andamento del gasolio. È la risposta
più strutturale tra quelle sul tavolo, ma per ora manca una proposta operativa. CHI TRATTA, E PER CONTO DI CHI Il vero nodo è un altro. Le organizzazioni nazionali hanno giudicato positivi gli impegni di Milano, riservandosi di verificarne l’attuazione. Chi tiene i presidi, invece, non si sente rappresentato. L’autotrasportatore campano Vincenzo Parisi, al tavolo, aveva annunciato la prosecuzione del blocco, poi con il passare delle ore ha ammorbidito la posizione: «Auspico che le proteste si fermino per il bene del Paese». Ma quando un comitato revoca il fermo e un altro lo conferma, resta da capire chi abbia davvero il potere di fermare la protesta.La mobilitazione è partita l’11 ottobre in Puglia e si è estesa a più regioni. Accanto agli autotrasportatori ci sono agricoltori, commercianti, cittadini e studenti. In Calabria e in Sicilia si sono uniti anche i fornai. È un mosaico, non un fronte. Il governo, intanto, ha cambiato registro. Il ministro Urso ha ricordato alla Camera che impedire il transito dei camion, anche lasciando passare le auto, resta un blocco stradale con conseguenze penali, e che il Viminale sta procedendo alle identificazioni. Ha aggiunto un dettaglio non secondario: a chiedere di liberare le strade sono anche le associazioni dell’autotrasporto che hanno riaperto il confronto. CARBURANTE, E NON SOLO Alla base c’è il gasolio, arrivato
a quasi 2,30 euro al litro. Per chi vive di chilometri è un conto che non si regge, e il problema riguarda anche i compensi riconosciuti ai vettori, che non tengono il passo dei rincari. Secondo Pansini un pieno costa fino a seicento euro in più. Alle difficoltà di approvvigionamento si è sommato il blocco degli ingressi alle raffinerie Eni da parte dei lavoratori dell’ex Ilva. Il risultato sono distributori a secco. A Ischia e Procida la benzina è agli sgoccioli e si teme per i traghetti.Già il 15 ottobre Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, avvertiva che senza una convocazione si andava verso il fermo nazionale: «Si bloccherà il Paese». Il Paese si è bloccato a pezzi, partendo dal Sud. IL CONTO DEI BLOCCHI Gli effetti si vedono sugli scaffali dei supermercati di Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Calabria, dove cominciano a mancare le merci. Aigrim-Fipe stima una cinquantina di ristoranti delle catene già chiusi per mancanza di forniture. Le associazioni industriali campane e quelle di Bari e BarlettaAndria-Trani parlano di produzioni e servizi pubblici in sofferenza. Coldiretti Puglia teme il «rischio paralisi delle attività agricole», mentre Coldiretti Calabria chiede ai prefetti passaggi prioritari per le merci deperibili e per i mangimi destinati agli allevamenti. A Crotone e Reggio Calabria manca il carburante aeronautico. Non significa scali chiusi: Sacal assicura che i voli programmati restano regolari e
che lavora al ripristino delle forniture per il 22 ottobre. Sono dettagli che contano, in giorni in cui ogni notizia rischia di trasformarsi in un allarme più grande di quello che è.Poi c’è il lato più brutto. Tra Napoli e Caserta si segnalano pneumatici tagliati e ostacoli sulla carreggiata per costringere gli altri camion a fermarsi. Diventa difficile distinguere chi aderisce alla protesta da chi la subisce. E ADESSO? Salvini ha aperto alla possibilità di ragionare su un tetto al prezzo del gasolio, mentre Eni ed Enilive hanno già cominciato ad applicarne uno nei propri distributori. Rixi insiste sull’urgenza: «I blocchi non possono continuare sine die», ricordando i rischi per cibo e ospedali. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, chiedono a Salvini di anticipare l’incontro del 27, perché la carenza di merci tocca ormai la raccolta dei rifiuti e il trasporto pubblico extraurbano. Due messaggi che stanno insieme a fatica: l’apertura e l’ultimatum. In mezzo, i presidi ancora attivi e una parte dei manifestanti decisa a proseguire fino al prossimo tavolo. Nel gennaio 2012 i blocchi in Sicilia, tra Forconi e autotrasportatori, durarono dal 16 al 21 e lasciarono danni pesanti all’economia. Allora finì in sei giorni. Stavolta ne sono trascorsi più di dieci dall’inizio della protesta, e il vero nodo è se il 27 porterà un accordo capace di fermare i blocchi o soltanto un’altra data.
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Italia e Mondo
giovedi 22 ottobre 2026
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ISTAT L’Italia delle culle vuote, nel 2025 con 14mila nascite in meno, toccato nuovo minimo storico, il trend negativo prosegue
Inverno demografico: meno figli per donna e cresce l’età al parto
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DI LUCIA S TEFANIA MANCO
ulle sempre più vuote. L’inverno demografico italiano non accenna ad allentare la morsa. Nel 2025, la natalità in Italia ha toccato un nuovo record negativo: sono venuti al mondo solo 355.772 bambini, circa 14mila in meno al 2024, 3,8 per cento, e 220mila rispetto al 2008, un drammatico -38,3 per cento. È la fotografia scattata dall’ISTAT nel Rapporto “Natalità e fecondità della popolazione residente”, pubblicato ieri. Il quadro futuro delineato non è roseo, il calo proseguirà. Si diventa genitori sempre più tardi e si trasforma la ‘geografia’ delle famiglie. Il fenomeno della denatalità non è più solo congiunturale. IL TREND NEGATIVO Le prime stime provvisorie del periodo gennaio-luglio 2026 confermano il calo delle nascite, sebbene con una leggera decelerazione (-1,1 per cento). Oggi in Italia si registrano appena 6 nati ogni 1.000 abitanti. La causa principale, secondo il documento dell’Istituto nazionale di statistica, risiede nella contrazione del numero di potenziali genitori (le donne nate tra il 1985 e il 1995, anni in cui la fecondità era già ai minimi storici) a cui si affianca una sempre più bassa propensione ad avere figli. Il numero medio di figli per donna è infatti scivolato a 1,14 (era 1,18 nel 2024), con una proiezione per il 2026 che scende ulteriormente a 1,13. Il fenomeno non riguarda solo le italiane. Tra le donne straniere, infatti, il dato è passato da 1,81 a 1,74. IL DIVARIO SOCIALE: ISTRUZIONE E RINVIO DELLA GENITORIALITÀ Si innalza l’età in cui si decide di mettere su famiglia e quasi una donna su 4, tra quelle nate nel 1976, non ha avuto figli. I dati
mettono in luce una profonda asimmetria legata al livello di istruzione delle madri. La fecondità delle donne laureate risulta sensibilmente più bassa e tardiva, attestandosi a appena 1,09 figli per donna, con un’età media al parto che sfiora i 35 anni (34,9 anni). Al contrario, le donne con la licenza media mostrano una propensione più alta e precoce, con 1,58 figli e un’età media al parto di 29,7 anni. Le ragioni dietro a questa rinuncia o posticipazione della genitorialità sono complesse e strutturali. L’allungarsi dei percorsi di studio, la precarietà del mercato del lavoro giovanile, le barriere all’accesso abitativo e le croniche difficoltà nel conciliare i tempi della vita professionale con quel-
li della famiglia spingono molti giovani a rivedere i propri progetti. Ad uscirne penalizzati sono soprattutto i primi figli (calati del 3,7 per cento nel 2025) e i secondi (-4,8 per cento). Da un punto di vista geografico, il Sud con le famiglie numerose ormai appartiene al passato. La tendenza delle nuove generazioni ad avere meno figli, e sempre più tardi, è diffusa in tutte le aree del Paese. LA TRASFORMAZIONE DELLA FAMIGLIA: COPPIE MISTE E NUOVI MODELLI Mentre calano vistosamente i nati da genitori entrambi italiani (4,8 per cento) ed entrambi stranieri (-3,1 per cento), crescono le coppie miste. I nati da genitori in cui uno dei
due partner è straniero sono aumentati del 4,2 per cento nel 2025, trainati in particolare dalle coppie con padre straniero e madre italiana (+11,0 per cento). In totale, i nati con almeno un genitore straniero rappresentano ormai il 22,6 per cento delle nascite. Il dato riguarda soprattutto il Centro Nord. La Liguria conquista il primato per la più alta incidenza di nati stranieri sul totale (21,8 per cento), seguita da Emilia-Romagna (21,6 per cento) e Lombardia (19,4 per cento), mentre il Mezzogiorno si ferma a una quota media del 10 per cento. Tra le comunità straniere più rappresentate spiccano quella rumena, marocchina e albanese. Cambiano i costumi. vediamo, infatti, che quasi la metà delle nascite totali (44,1 cento) avviene ormai al di fuori del matrimonio, consolidando una tendenza che, pur registrando una lieve flessione numerica nell’ultimo anno a causa del calo demografico generale, ha visto un incremento di oltre 43mila unità rispetto al 2008. Altro dato interessante riguarda la scelta del doppio cognome, sia del padre che della madre. Nel 2025 lo ha ricevuto il 7,3 per cento dei neonati. Il fenomeno è in crescita rispetto al 2024 e diffuso soprattutto nel Centro-Nord. Infine, la scelta del nome: Sofia e Leonardo si confermano i preferiti dai genitori italiani, mentre tra gli stranieri sono diffusi Sara, Nour,Ayesha, Liam, Amir e Muhammad.
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Italia e Mondo
giovedì 22 ottobre 2026
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Giovani, iperconsumi e solitudine: quando il mercato divora le relazioni
La diaspora della civiltà occidentale G
DI GIANFRANCO BLASI
li episodi di violenza che vedono protagonisti gruppi di giovanissimi, spesso minorenni, nelle strade di Milano e di altre città europee impongono una domanda che non possiamo più eludere: che cosa sta accadendo alle nuove generazioni? Da dove nasce questa rabbia, che cosa alimenta il bisogno di sopraffazione, quale vuoto si nasconde dietro comportamenti che sembrano sfidare ogni regola della convivenza civile?Ne ho già scritto. Sarebbe sbagliato cercare una spiegazione unica. E sarebbe altrettanto sbagliato rifugiarsi nelle consuete giustificazioni sociologiche o nelle contrapposizioni ideologiche, come se ogni gesto violento dovesse necessariamente essere ricondotto a una causa politica, a un deficit di inclusione o a una generica responsabilità della società. La realtà va osservata per quella che è, senza indulgenze ma anche senza pregiudizi. E proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di allargare lo sguardo.La questione giovanile è anche una questione economica, culturale e antropologica. Riguarda il modo in cui il mondo occidentale ha progressivamente trasformato il rapporto fra individuo, società e mercato, fino a fare del consumo non soltanto uno
strumento per soddisfare bisogni, ma un criterio per misurare il valore delle persone.Viviamo immersi in un sistema che promette felicità attraverso l'acquisto, riconoscimento attraverso l'apparenza, successo attraverso l'esibizione di sé. Il possesso diventa una forma di identità; il denaro, un indicatore di valore; il corpo, una merce da esibire; la popolarità, una misura del consenso. Non conta più soltanto ciò che siamo, ma ciò che riusciamo a mostrare di essere.Per un adulto, questa pressione può rappresentare una contraddizione da riconoscere e governare. Per un adolescente, ancora impegnato nella costruzione della propria identità, può diventare una trappola. Il confronto continuo con modelli irraggiungibili alimenta frustrazione, invidia, senso di inadeguatezza. Chi non possiede gli oggetti desiderati, non frequenta i luoghi giusti o non riesce a esibire una vita apparentemente vincente rischia di sentirsi escluso da un mondo nel quale l'appartenenza sembra avere un prezzo.Il paradosso è che questa società moltiplica le possibilità di acquistare e, nello stesso tempo, restringe per molti la possibilità concreta di costruirsi un futuro. Gli ascensori sociali si sono inceppati. Il lavoro non garantisce più, come un tempo, una ragionevole aspettativa di autonomia;
l'impegno e lo studio non assicurano necessariamente mobilità sociale; le disuguaglianze si consolidano e la ricchezza tende a concentrarsi. La promessa di un benessere accessibile a tutti convive con la percezione, sempre più diffusa, che le opportunità siano riservate a pochi.È in questo scarto fra desideri indotti e possibilità reali che può maturare una parte del disagio contemporaneo. Non tutti i ragazzi che vivono condizioni di esclusione diventano violenti, naturalmente. E la povertà non è una spiegazione automatica della devianza. Ma una società che alimenta incessantemente aspettative di successo e, nello stesso tempo, sottrae strumenti per realizzarle produce una contraddizione che non possiamo ignorare.A questa contraddizione si aggiunge la rivoluzione digitale. La rete ha aperto spazi straordinari di conoscenza, comunicazione e libertà. Sarebbe assurdo negarlo. Ma il suo sviluppo è stato accompagnato da un'economia dell'attenzione che trasforma il tempo, i desideri e le fragilità degli utenti in risorse commerciali. Le piattaforme non si limitano a mettere in contatto le persone: molte sono progettate per trattenerle, sollecitarle, indurle a tornare, a guardare ancora, a desiderare ancora.Anche le relazioni più intime rischiano così di essere assorbite dalla logica del mercato. I siti pornografici a pagamento propongono un'intimità acquistabile, separata dalla reci-
procità e dall'incontro reale. Le piattaforme di scommesse, sportive e non, trasformano l'attesa e l'eccitazione in occasioni di profitto, esponendo soprattutto i soggetti più vulnerabili al rischio di comportamenti compulsivi. Il commercio online rende disponibile praticamente ogni prodotto, mentre la pubblicità personalizzata intercetta desideri e insicurezze, alimentando una domanda potenzialmente inesauribile.Non si tratta di mettere sullo stesso piano fenomeni diversi, né di demonizzare la tecnologia o il commercio digitale. Si tratta di riconoscere un problema: quando ogni bisogno può essere monetizzato e ogni fragilità trasformata in un'opportunità di guadagno, il confine fra libertà individuale e sfruttamento commerciale diventa più sottile.E quando a essere coinvolti sono i minorenni, la questione assume una dimensione ancora più grave. Non possiamo considerarli semplicemente consumatori, lasciandoli soli di fronte a sistemi capaci di orientare le loro scelte, sollecitare gli impulsi e sfruttare la loro immaturità. La tutela dei più giovani deve diventare una responsabilità concreta delle famiglie, delle istituzioni e delle imprese digitali.Ma c'è un'altra perdita, forse meno visibile e per questo più insidiosa: quella della relazione diretta. L'amicizia richiede tempo, ascolto, disponibilità. L'amore comporta reciprocità, attesa, riconoscimento dell'altro. La con-
vivenza impone di accettare limiti, frustrazioni e differenze. Tutto ciò che rende una relazione autentica richiede uno sforzo che nessun algoritmo può compiere al nostro posto.Il rischio è che si impari a desiderare senza saper attendere, a pretendere senza saper dare, a esigere attenzione senza riuscire a prestarla. Che l'altro venga percepito non come una persona da incontrare, ma come uno strumento per confermare la propria immagine o soddisfare un bisogno immediato. In questa prospettiva, la solitudine non coincide necessariamente con l'isolamento fisico: si può essere costantemente connessi e, tuttavia, incapaci di costruire legami profondi.La violenza, naturalmente, non nasce sempre da questa condizione. Sarebbe una semplificazione pericolosa sostenerlo. Ma in alcuni contesti la fragilità affettiva, la ricerca esasperata di riconoscimento e l'abitudine a vivere l'altro come un ostacolo possono contribuire a rendere più fragile il senso del limite. Il gruppo (il branco), allora, diventa il luogo in cui conquistare un'identità provvisoria attraverso la provocazione, l'aggressività, l'umiliazione di chi appare più debole.È una forma distorta di appartenenza. Non si è qualcuno perché si è capaci di costruire, ma perché si riesce a dominare. Non si ottiene riconoscimento attraverso il merito, ma attraverso la paura che si è capaci di suscitare.
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Italia e Mondo
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www.lecronache.info Di fronte a tutto questo, la risposta dello Stato resta indispensabile. I reati vanno perseguiti, le vittime tutelate, le regole rispettate. La certezza della pena, la tempestività degli interventi e l'efficacia degli strumenti legislativi sono elementi essenziali di qualsiasi società civile. Comprendere le cause di un comportamento non significa giustificarlo, così come indagare il disagio non significa sottrarre nessuno alle proprie responsabilità.Ma una politica che si esaurisce nella repressione arriva sempre dopo il fallimento. Interviene quando la violenza si è già manifestata, quando una vittima è stata aggredita, quando una comunità ha sperimentato la paura. La sicurezza non può essere soltanto il risultato di una risposta penale: deve essere anche la conseguenza di un investimento preventivo nelle relazioni, nell'educazione e nella capacità di riconoscere tempestivamente le situazioni di rischio. Prendiamo il caso, particolarmente inquietante, di un bambino di undici anni che si trova da solo fuori casa alle due del mattino. Prima ancora di chiederci quale responsabilità penale possa emergere da un suo eventuale comportamento, dovremmo domandarci dove siano gli
adulti di riferimento, quale vigilanza sia stata esercitata, quali segnali siano stati ignorati. Non per trasformare ogni famiglia in un tribunale, ma per comprendere quanto possa essere profonda la distanza fra il mondo dei ragazzi e quello degli adulti.La famiglia è il primo luogo della formazione affettiva e del riconoscimento dei limiti. Non deve diventare una struttura di controllo ossessivo, ma neppure rinunciare alla propria funzione educativa. Un ragazzo ha bisogno di autonomia, ma anche di presenze affidabili. Ha bisogno di essere ascoltato, ma anche di incontrare un adulto capace di dire no. La scuola, dal canto suo, non può essere ridotta a un luogo di trasmissione delle conoscenze e di certificazione dei risultati. Deve tornare a essere un presidio di osservazione, relazione e crescita. Gli insegnanti non possono essere lasciati soli ad affrontare situazioni complesse, né trasformati in investigatori del disagio. Occorrono formazione, collaborazione con le famiglie, servizi territoriali accessibili, psicologi quando necessari e procedure efficaci per intercettare i segnali di sofferenza prima che diventino emergenze. Dobbiamo inoltre chiederci se le nostre città offrano ai giova-
ni luoghi di incontro, occasioni culturali, sport accessibile, esperienze di volontariato, possibilità di partecipazione. Non basta allontanarli dalle strade: Bisogna offrire loro ragioni per abitarle diversamente, insieme agli altri, riconoscendosi parte di una comunità.Resta, infine, la questione più difficile: il modello di sviluppo che abbiamo costruito. Non è ragionevole attribuire al capitalismo, al mercato o alla tecnologia ogni responsabilità per le crisi della società contemporanea. Le economie di mercato hanno contribuito alla crescita del benessere, all'innovazione e all'allargamento delle libertà individuali. Ma nessun sistema economico è neutrale rispetto ai valori che promuove e alle relazioni che finisce per modellare.Quando il profitto diventa l'unico criterio di successo, quando la pubblicità alimenta desideri senza interrogarsi sulle conseguenze, quando il benessere collettivo viene subordinato alla capacità di consumo e la ricchezza prodotta non si traduce in opportunità diffuse, il mercato smette di essere uno strumento al servizio della società e rischia di trasformarsi nel suo principio organizzatore.Una civiltà, però, non può reggersi soltanto sulla produzione e sul consumo. Ha
bisogno di istituzioni credibili, di responsabilità individuali, di legami familiari, di comunità vive, di una cultura capace di trasmettere il senso della dignità umana. L’Europa è la culla del cristianesimo e delle rivoluzioni liberali. Il luogo, come sosteneva papa Ratzinger, dove fede e pensiero, ragione e speranza si incontrano. Abbiamo bisogno, soprattutto, di un'idea di futuro che non coincida esclusivamente con il successo economico e l'esibizione del benessere.È questo il nodo che gli episodi di violenza giovanile ci obbligano ad affrontare. Non possiamo limitarci a domandarci come punire chi sbaglia. Dobbiamo chiederci anche quale mondo stiamo consegnando a chi cresce, quali strumenti gli offriamo per diventare adulto, quali modelli di comportamento proponiamo ogni giorno attraverso la comunicazione, la politica, l'economia e la cultura. La diaspora della civiltà occidentale, se vogliamo usare questa espressione, non è necessariamente un crollo improvviso delle istituzioni o una dissoluzione già compiuta. È, piuttosto, il rischio di una disgregazione progressiva dei legami che rendono possibile la vita comune: la perdita di fiducia, l'indebolimento della reci-
procità, la trasformazione dei cittadini in consumatori e delle persone in concorrenti permanenti.L’ho scritto con passione nel mio ultimo libro, IL CUORE MANCATO. Possiamo contrastare questa deriva soltanto restituendo centralità a ciò che non si compra e non si vende: la cura, l'amicizia, la responsabilità, la cultura, la solidarietà, il rispetto dell'altro. Non è un programma nostalgico, né il tentativo di restaurare un passato che aveva le sue ingiustizie e le sue contraddizioni. È la necessità di costruire un equilibrio nuovo fra libertà e responsabilità, innovazione e umanità, mercato e comunità.Punire chi commette un reato è un dovere. Evitare che altri ragazzi arrivino a commetterlo è una responsabilità ancora più grande. E forse la vera emergenza occidentale non consiste soltanto nella violenza che vediamo nelle nostre strade, ma nell'incapacità di riconoscere, prima che sia troppo tardi, le condizioni economiche, culturali e affettive che rischiano di renderla sempre meno comprensibile.Una società si misura anche da questo. Dalla capacità di porre limiti a ciò che distrugge e di offrire alternative a chi cerca, spesso nel modo sbagliato, una ragione per esistere.
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Cronache Lucane «Le iniziative dei singoli dipendenti non erano conosciute dalla società»
Le Tre Fiammelle scaricano Lopiano e Frisoli Il nome della cooperativa foggiana e quello del manager escono nei verbali dell’indagine pur non essendo indagati Il loro legale ci scrive per farci sapere che sono stati attivati «i presidi aziendali competenti e le verifiche interne»
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DI MASSIMO DELLAPENNA
iceviamo dall’Avv. Mari in rappresentanza della cooperativa Tre Fiammelle una richiesta di rettifica in merito ai nostri articoli. Noi rispettiamo la normativa e ad essa ci atteniamo. Non comprendiamo, però, per quale motivo il legale delle Tre Fiammelle scriva a noi chiedendoci una rettifica. Il legale scrive che «la Cooperativa Tre Fiammelle ribadisce con fermezza la propria estraneità alle presunte condotte di pressione o condizionamento per l’ottenimento di subappalti. La Società non ha ricevuto alcun affidamento relativo ai lavori del Trauma Center, né ha stipulato contratti o eseguito lavori nell’ambito della relativa commessa». Noi, però, non abbiamo mai detto che la Cooperativa si sia aggiudicata i lavori né tanto meno abbiamo scritto che la cooperativa in questione o qualche suo dipendente sia indagato. Abbiamo sempre scritto che non sono coinvolti e che non ci sono indagini a loro carico. Abbiamo detto, e lo confermiamo, che durante le indagini si parla di loro. Ne parlano gli indagati, ne parlano gli inquirenti. Essere indagati o coinvolti nelle indagini è altra cosa. NESSUNO HA AGITO A NOME DELLA COOPERATIVA La parte più interessante della nota è quella nella quale l’avvocato della cooperativa scrive “quanto alle interlocuzioni commerciali richiamate nella pubblicazione, le verifiche interne sinora svolte evidenziano che eventuali iniziative intraprese dai singoli dipendenti non erano state portate a conoscenza degli organi societari competenti, né dagli stessi autorizzate o approvate. Non si tratta, dunque, di iniziative promosse o condivise dalla
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Cronache Lucane Le Tre Fiammelle con i 3 sotto misura cautelare lavoravano per i subappalti
della cooperativa
La banda dei “Trettré”
antimafia. Misura L’impresa foggiana, il cui referente è Frisoli, era stata colpita da interdittiva zione giudiziaria confermata anche dal Consiglio di Stato. dopo il controllo, adesso ha l’amministra
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_ Quaratino, Frisoli e Lopiano. Sotto il pm Montemurro e il procuratore Falvo
DI MASSI MO DEL LAPEN NA
elle indagini che riguardano gli episodi di estorsione che hanno colpito Potenza e che sono stati attenzionati dalla Procura della Repubblica nelle persone del sostituto procuratore Montemurro e del procuratore Falvo, culminate nelle ordinanze cautelari disposte dal Gip Amodeo, c'è qualcosa che è passata sotto gamba e che non ha suscitato la giusta attenzione della stampa. Ancora prima di entrare nel merito della vicenda precisiamo che parliamo di persone non indagate e che non hanno alcuna veste processuale. IL RAPPORTO TRA LE TRE FIAMMELLE QUARATINO E LOPIANO Parliamo del rapporto che si legge tra le righe sussistere tra la società cooperativa “Le tre fiammelle”, Quaratino e Lopiano. Come abbiamo ampiamente detto nei nostri precedenti articoli i Lopiano e Quaratino avevano un interesse a muoversi come intermediari per i subppalti nei lavori per la costruzione del Trauma Center dell'ospedale San Carlo di Potenza. I lavori per la realizzazione della struttura se l'era aggiudicato La Cascina e, per questo, si erano rivolti a Luca Manzi, dipendente della cooperativa, prima in modo blando e poi con minacce sempre più violente. In particolare i Lopiano e Quaratino in un primo momento, secondo quanto emerge dalle carte della Procura e del GIP Amodeo, avrebbero cercato di fare ottenere i lavori proprio alla Cooperativa Tre Fiammelle. L'INTERDITTIVA ANTIMAFIA Ma chi è la cooperativa Le tre fiammelle? È una cooperativa foggiana, esperta in appalti pubblici nel settore sanitario, guidata da Frisoli. La Cooperativa Tre Fiammelle è attualmen-
te in amministrazione giudiziaria, dopo essere stata colpita da interdittiva antimafia emessa dalla prefettura del capoluogo dauno per una continuità con i clan mafiosi pugliesi. Il provvedimento interdittivo, fondato anche sul fatto che durante una perquisizione contro un clan pugliese erano stati trovati dei libri contabili nei quali risultavano pagatori della mafia, è stato impugnato davanti all'autorità giudiziaria ma confermato sia al TAR che al Consiglio di Stato. L’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIA E IL NUOVO MODELLO AZIENDALE La Cooperativa, successivamente, dopo es-
mercoledì 14 ottobre 2026
Primo piano
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L'avvocato di Frisoli chiede di rimuovere l'articolo in cui si parla di lui
Frisoli, Lopiano e Manzi parlavano di appalti parlato dei subappalti L’ex legale rappresentante de “Le Tre Fiammelle” davanti agli inquirenti, però, conferma di aver interrogatori del Trauma Center con l'intermediazione del principale indagato per le estorsioni. Iniziano gli
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10 senza alcuna relazione con il Frisoli. Noi lo ribadiaiunge nella nostra mo. Noi sappiamo solo redazione una no- che gli estorsori chiedevata nella quale l'av- no dei subappalti per le vocato di Frisoli ci chiede Tre Fiammelle, non posalti della cooperativa lavoravano per i subapp di cancellare un nostro ar- siamo escludere che lo fa3 sotto misura cautelare Le Tre Fiammelle con i ticolo dal web e di rettifi- cessero senza aver parlato care le nostre affermazio- con il Frisoli. ni sulla riconducibilità Forse il Frisoli viole che ia. Misura colpita da interdittiva antimaf dello stesso Frisoli alle in- escludiamo questa ipotereferente è Frisoli, era stata ne giudiziaria L’impresa foggiana, il cui o, adesso ha l’amministrazio dagini mosse dalla Procu- si? Noi non possiamo che lio di Stato. dopo il controll confermata anche dal Consig ra della Repubblica di Po- riferire ciò che leggiamo tenza e che hanno portato non potendo andare per all'emissione di misure deduzioni in nessuna direcautelari, ad alcune per- zione. quisizioni e ad interroga- Ribadiamo dunque che le tori che sono in corso di Tre Fiammelle quando erano dirette da Frisoli sosvolgimento. Il difensore di Frisoli ci no state colpite da intertiene a farci sapere che il dittiva antimafia, che so- __ L’edizione di Cronache del 10 ottobre suo assistito non ha rice- no usciti dalla misura prevuto avviso di garanzia, fettizia perché hanno camgli inquirenti è proprio il del Trauma Center. Ne non è nel registro degli in- biato management e che i mazioni, dice che i Lopia“hanno avanzato la Frisoli a dire che la socie- siamo certi perché ne parno Quaratino il e dagati e non è menzionato Lopiano Tre la proprio il Frisoli. avevano mostrato interes- stessa pretesa, ovvero far tà per cui lavora (Le nelle indagini. IN CORSO GLI INFiammelle) ha fatto un'ofloro da ditta Abbiamo riletto con at- se per le attività della coo- lavorare una TERROGATORI ferta a La Cascina dopo tenzione il nostro scritto perativa. Aggiungiamo, ri- segnalata ossia un consor- aver interloquito con Sono iniziati, intanto, gli oggetto dell'attenzione del badendo, che non abbia- zio di Foggia cui appar- Manzi presentatogli da interrogatori di garanzia e legale del Frisoli e one- mo elementi per esclude- tiene un'impresa chiamata Lopiano. preventivi. Davanti ai mastamente non riusciamo a re che lo facessero senza “le tre fiammelle”. di Lo stesso Frisoli viene de- gistrati i Lopiano che hancomprendere in che passo aver ricevuto alcuna sol- I figli e la compagna co- no escluso le condotte inquirenti dagli finito procula precisa Lopiano, Frisoli. dal lecitazione noi avremmo scritto cose estorsive parlando di creCi rendiamo conto che ra, del resto lavorano per me il responsabile dell'ap- diti da lavoro da riscuotediverse. palto delle pulizie presso Non abbiamo mai detto questo può dare fastidio. le Tre Fiammelle. viene il San Carlo. re e Quaratino per gli inche il Frisoli sia indagato Non ce ne scusiamo per- A un certo punto terrogatori di garanzia a non onestà tutta in E allora o coinvolto nelle indagini ché è il nostro lavoro e noi sentito anche il Bonavodel riusciamo a comprendere misure già applicate. essendoci limitati a riferi- riportiamo i fatti nella lo- glia che è il presidente di cosa si lamenti il Friso- Mentre saranno otto le re che i Lopiano e il Qua- ro oggettività così come Consiglio di Amministracui li se lui stesso riconosce persone che dovranno riratino si erano interessati emergono dai documenti. zione del Consorzio aderisce anche la coope- di aver parlato con Manzi spondere per gli interroIL RUOLO anche di chiedere che la rativa “Le Tre Fiammel- per un appalto dopo che il gatori preventivi. DI FRISOLI cooperativa Le Tre Fiamin- Manzi gli era stato pre- Come è noto, infatti, la agli Bonavoglia Il le”. melle (di cui Frisoli era In realtà, pur non essendo norma prevede che i denon sentato dai Lopiano. stato rappresentante lega- indagato, il nome di Fri- quirenti dice che “se mi Il Frisoli non è indagato e stinatari di misure cautele e di cui lo stesso è so- soli compare ripetutamen- erro Giovanni FrisoliTre lo ribadiamo. Non possia- lari, in mancanza di pericio) entrasse nei subap- te nelle indagini. Per com- ha detto che “Le inte- mo escludere che non fos- coli imminenti, vengano palti per la costruzione del prendere esattamente la Fiammelle” è stata mi- sempre sentiti prima deldinamica della vicenda ressata da “La Cascina” se a conoscenza delle Trauma Center. di la- nacce rivolte dai Lopiano l'emissione delle misure. Al difensore del Frisoli dobbiamo partire dalla de- per lo svolgimento di cui sia- All'esito degli interrogaQuello Manzi. a impiantistica”. di vori Manzi. Luca di posizione non è piaciuto che noi abda mo certi è che il Frisoli tori sapremo qualcosa in biamo scritto che non pos- La principale vittima del- Le circostanze riportate abbia incontrato Manzi su più sugli sviluppi delle insiamo escludere che i Lo- le presunte estorsioni di Bonavoglia e da Manzi dallo mediazione di Lopiano dagini e sulle decisioni dei piano e il Quartino agis- Quaratino e dei Lopiano, sono confermate da- per parlare sei subappalti magistrati. sero autonomamente e sentito a sommarie infor- stesso Frisoli. Sentito
DI MASSI MO DE LLAPENNA
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Cronache Lucane La banda dei “Trettré”
sere uscita dal controllo, ha adottato un nuovo modello aziendale e un nuovo asset. Noi non siamo mai portati alla cultura del sospetto e non possiamo escludere che i Lopiano e Quaratino non siano mai stati contattati da Frisoli o da qualsivoglia rappresentante della Cooperativa. Quello che ci preme sottolineare e che ha destato la nostra curiosità è che l'attività estorsiva dei Lopiano nei confronti di Manzi per aggiudicarsi i subappalti del Trauma Center sia iniziato proprio per tutelare gli interessi de Le Tre Fiammelle, impresa che in passato aveva avuto problemi di continuità con la mafia e che è appena uscita da una interdittiva.
__L’edizione di Cronache del 10 e del 14 ottobre
Cooperativa, né risultano vantaggi economici in suo favore derivanti dalle vicende riferite.” Qui la notizia appare interessante. Dalle carte dell’indagine emerge che il Bonavoglia, presidente del Consiglio di Amministrazione del consorzio cui aderisce la cooperativa “le Tre Fiammelle” ha detto agli inquirenti che «Giovanni Frisoli mi ha detto che Le Tre Fiammelle è stata interessata da La Cascina per lo svolgimento di lavori di impiantistica». Lo stesso Frisoli dice agli inquirenti che la società per cui lavora ha fatto un’offerta a La Cascina dopo aver interloquito con Manzi presentatogli da Lopiano. I casi sono due o Bonavoglia e Frisoli mentono o Frisoli ha agito per avvantaggiare Le Tre Fiammelle senza avere alcun
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mandato in tal senso dalla cooperativa stessa. Noi prendiamo atto della precisazione dell’avvocato e, a questo punto, possiamo dire che, stante le dichiarazioni dello stesso legale, Lopiano e Frisoli hanno millantato un rapporto inesistente. MA ALLORA PERCHÈ LA COOPERATIVA HA ADOTATTO MISURE DI TUTELA? Siamo vecchi di cose di mondo e sappiamo che esistono anche i millantatori di credito per cui non ci stupirebbe che qualcuno abbia parlato a nome della Tre Fiammelle senza essere rappresentante della stessa. Quello che, invece, ci lascia un po’ perplessi è il successivo passaggio della nota nella quale si legge che è “opportuno mantenere distinte le posizioni della Cooperativa e dei singoli soggetti menzio-
nati negli articoli, così come quelle della Cooperativa e delle altre società cui fanno capo i rapporti di lavoro richiamati nelle pubblicazioni. Non appena apprese le notizie di stampa, la Cooperativa ha tempestivamente attivato i presidi aziendali competenti e le verifiche interne, tutt’ora in corso, con riserva di ogni determinazione all’esito degli accertamenti.” Se nessuno ha agito a nome della cooperativa, se nessun dipendente della stessa si è mossa, se tutte le persone coinvolte sono estranee alle Tre Fiammelle perché attivare i “presidi aziendali competenti e le verifiche interne”? Potrebbe essere un di più, un tuziorismo difensivo che noi comprendiamo. Non siamo esperti di dinamiche aziendali ma ci sembra bizzarra questa verifica interna
senza interni coinvolti. Noi comunque prendiamo atto della nota e del fatto che “sulla base delle informazioni attualmente disponibili, nessuno dei soggetti destinatari di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria nell’ambito del procedimento in questione riveste la qualifica di dipendente della Cooperativa Tre Fiammelle. Parimenti, per quanto a conoscenza della Società, nessun dipendente della stessa risulta sottoposto a indagini o destinatario di misure cautelari nell’ambito del medesimo procedimento penale”. Ribadiamo che mai avevamo detto che qualche dipendente dell’impresa o l’impresa stessa fossero indagati o destinatari di misure cautelari nell’ambito del procedimento e restiamo in attesa degli eventi.
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giovedì 22 ottobre 2026
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Il senatore di FdI: «Un segnale concreto di attenzione alla Basilicata». Aiuti sul 70% dei maggiori costi del gasolio e 590 milioni per rinnovare le flotte
Autotrasporto, in arrivo i primi pagamenti Rosa: «Il Governo mantiene gli impegni» P
agamenti in arrivo per gli autotrasportatori e nuove scadenze per i rimborsi sul carburante. Il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa interviene sulle proteste del settore e rivendica le misure del Governo: «Risponde ai disagi degli autotrasportatori con impegni concreti: risorse sul tavolo e un calendario preciso».Secondo quanto riferisce Rosa, nei prossimi giorni partiranno i pagamenti dell’intero importo riconosciuto alle imprese, pari al 70% del maggior costo del carburante sostenuto tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026. «È
un impegno mantenuto, atteso da aziende che in questi mesi hanno affrontato rincari pesanti», sottolinea il senatore.Nei primi giorni di novembre è prevista la riapertura della piattaforma per presentare le domande di rimborso relative ai rincari di ottobre e novembre, con pagamenti tra gennaio e febbraio 2027. Rosa richiama inoltre la conferma del fondo da 590 milioni di euro per la sostituzione dei veicoli e l’ammodernamento delle flotte, con avvio dal 1° gennaio 2027.Tra gli interventi allo studio figura una norma per adeguare automatica-
mente il corrispettivo del trasporto alle oscillazioni del prezzo del gasolio. Sul fronte delle proteste, aggiunge il parlamentare, l’Esecutivo si è impegnato a rimuovere i blocchi illegali, per tutelare i conducenti e le imprese che non hanno aderito alla mobilitazione e garantire la circolazione delle merci.«Per un territorio come la Basilicata, dove l’autotrasporto è un presidio essenziale per l’economia e per i collegamenti, questi interventi rappresentano un segnale concreto di attenzione», conclude Rosa.
Agricoltori lucani a Roma contro i rincari. Il sindacato di polizia chiede di sospendere i blocchi dei tir per garantire i rifornimenti alle pattuglie
Caro gasolio, imprese e servizi in affanno La Cia protesta, il Coisp chiede una tregua
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l caro carburanti mette sotto pressione le imprese agricole e i servizi di sicurezza, con conseguenze sui bilanci aziendali, sulla spesa delle famiglie e sugli spostamenti. La Cia Basilicata porta a Roma la denuncia dei produttori, stretti tra rincari e ricavi in calo, mentre il Coisp chiede una tregua nei blocchi degli autotrasportatori per garantire i rifornimenti alle pattuglie. CIA BASILICATA, AZIENDE STRETTE TRA COSTI E RICAVI «Ci sono agricoltori lucani che hanno messo in vendita la propria azienda o hanno dato in fitto i terreni per il fotovoltaico. Dal dopoguerra, è la fase di crisi più acuta di sempre». È l’allarme lanciato dal presidente della Cia Basilicata Leonardo Moscaritolo durante la mobilitazione nazionale davanti al Parlamento. Con lui, alla guida della delegazione lucana, il vicepresidente Giuseppe Stasi e il direttore regionale Donato Campolieti.«Gli agricoltori incassano sempre meno, i consumatori pagano sempre di più e i costi di produzione continuano a correre», ha aggiunto Moscaritolo. Per l’organizzazione, la stretta sui margini rischia di portare le imprese a lavorare in perdita, con ricadute sull’occupazione e sulla tenuta delle aree interne, dove l’agricoltura
_ CIA Basilicata a Roma
rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale.I dati diffusi dalla Cia indicano, ad agosto 2026 rispetto all’estate precedente, un aumento del 40% dei carburanti agricoli e del 12% dei fertilizzanti. Le quotazioni riconosciute ai produttori registrano invece cali del 50% per l’olio extravergine d’oliva, del 30% per le susine e del 25% per albicocche e uva da tavola. Sul versante dei consumi, a settembre i prezzi degli alimentari freschi risultano aumentati del 5,5% rispetto allo stesso mese del 2025.Ampia anche la distanza tra prezzi all’origine e al consumo: secondo i numeri della mobilitazione, le carote passano da 0,28 euro al chilo sul campo a 1,46 euro al dettaglio, l’uva da tavola da 0,58 a 2,99 euro. Una forbice che
penalizza produttori e famiglie e per la quale la Cia sollecita risposte nazionali e regionali.«Chiediamo che agli annunci seguano interventi verificabili e tempi certi», sottolineano i vertici lucani, ricordando come le distanze e la dipendenza dai trasporti aggravino il peso dei rincari sul sistema produttivo regionale.Alla protesta si aggiunge la richiesta di rafforzare le risorse europee per l’agricoltura. Il presidente nazionale Cristiano Fini, che ha accolto la delegazione, sollecita più fondi e certezze per la Politica agricola comune e impegni concreti sulle promesse della presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «Se l’Europa taglia sull’agricoltura, a pagare saranno produttori e cittadini». COISP, APPELLO A
_ Giuseppe Raimondi ( Segretario Nazionale COISP)
UNA TREGUA NEI BLOCCHI Il Coisp di Campania e Basilicata chiede un accordo immediato tra Governo e associazioni degli autotrasportatori. Giuseppe Raimondi, segretario nazionale e referente per le due regioni, esprime solidarietà alle ragioni della mobilitazione, ma avverte: «Siamo di fronte al serio pericolo che le macchine della Polizia rimangano completamente senza benzina».Il rischio, spiega il sindacato, riguarda soprattutto le Questure e i Commissariati periferici che non dispongono di distributori interni o cisterne private e dipendono dalle stazioni di servizio stradali. La carenza di carburante potrebbe quindi ridurre l’operatività delle pattuglie e lasciare scoperto il territorio.A Napoli, denuncia inoltre Rai-
mondi, rincari e blocchi rendono difficili gli spostamenti degli agenti residenti nelle province di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno. Alcuni partono anche tre ore prima del turno; altri, secondo il Coisp, hanno dormito in auto nei pressi del luogo di lavoro per assicurare la presenza il giorno successivo.Il sindacato riconosce la legittimità delle rivendicazioni contro il caro carburante, che colpisce anche le famiglie delle forze dell’ordine, ma chiede di salvaguardare la continuità dei servizi. Da qui l’appello alle associazioni di categoria e all’Esecutivo: «Si avvii un confronto serrato con il Governo ma si conceda una tregua immediata ai blocchi, prima che la situazione diventi irreversibile per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale».
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Primo piano
giovedi 22 ottobre 2026
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PROTESTA AUTOTRASPORTATORI La preoccupazione di Confagricoltura Basilicata: «Ripristinare immediatamente la normalità»
«Non possiamo più permetterci di distruggere cibo e reddito»
POTENZA. I blocchi degli autotrasportatori, ancora in corso in numerose regioni del Sud Italia, stanno mettendo in ginocchio le imprese agricole, con danni economici che rischiano di diventare
irreversibili. A mostrare preoccupazione è Confagricoltura Basilicata che afferma: «Numerosi produttori sono costretti a distruggere insalate, zucchine, melanzane, pomodori e altri ortaggi e frutta
di stagione. Nelle stalle il latte resta fermo per giorni, senza essere ritirato e conferito ai caseifici. In alcuni casi, i produttori sono costretti a destinarlo all’alimentazione degli animali, svalutando completamente un prodotto che dovrebbe generare reddito. I prodotti freschi sono altamente deperibili e non si può attendere un giorno di più». «Sono a rischio il reddito delle imprese agricole, la tenuta occupazionale e il futuro di interi territori. E se i prodotti italiani non arrivano ai supermercati, a pagare sono anche i consumatori, con ripercussioni sulla disponibilità e sui prezzi degli alimenti. - continua - Tuttavia, non si tratta soltanto di un’emergenza agricola, ma di un problema per l’economia del Paese. Mentre le aziende italiane perdono le proprie produzioni, i concorrenti stranieri sono pronti a occupare gli spazi vuoti sugli scaffali. Quote di mer-
cato conquistate con anni di lavoro rischiano così di essere cedute alla concorrenza estera, con conseguenze che potrebbero protrarsi ben oltre la fine dei blocchi». «Non solo. Chi produce cibo non produce una merce qualsiasi: garantisce la sicurezza alimentare di tutti. - incalza - Confagricoltura chiede alle istituzioni interventi urgenti per ripristinare la regolarità dei trasporti così da tornare al più presto alla normalità: per gli agricoltori, già vessati dagli effetti del clima e dal caro carburante, e per i consumatori». «Siamo di fronte a una paralisi che mette a rischio l’interesse collettivo. Ogni giorno perso significa altro cibo distrutto, altro reddito bruciato e nuove opportunità regalate ai produttori stranieri. Il tempo è scaduto: servono risposte immediate, prima che i danni diventino irreparabili» conclude Confagricoltura Basilicata.
Le consigliere regionali del M5S Araneo e Verri: «Desolante registrare l’assenza dell’assessore Cicala in Terza Commissione per affrontare il tema»
Crisi agricola e caro carburante: «Servono unità di intenti e risposte immediate per l’intero comparto»
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artedì si è tenuta in Terza Commissione l'audizione da noi fortemente voluta per affrontare la gravissima crisi agricola causata dall'impennata del caro carburante. Il comparto sta vivendo, ormai da mesi, una crisi senza precedenti dove alla siccità degli ultimi mesi si è sommato l'aumento spropositato e, ormai, insostenibile del gasolio agricolo. Siamo di fronte al paradosso per cui restare fermi è ormai più 'conveniente' che lavorare come testimoniano le saracinesche abbassate a Lavello e le piazze in cui commercianti, agricoltori e autotrasportatori si sono uniti in protesta» hanno esordito così le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri.. «Di fronte a una situazione così drammatica, è stato desolante registrare l’assenza dell'assessore Carmine Cicala, della quasi totalità dei consiglieri di maggioranza e di tutte le associazioni di categoria, fatta eccezione per la sola e preziosa presenza del Coordinamento Agricoltori Basilicata, a rappresentare le donne e gli uomini in presidio da oltre una settimana nel vulture-melfese e nel metapontino. - continuano - In questo contesto non comprendiamo la scelta dell’Assessore e del Presidente Bardi di avere interlocuzioni con la sola Coldiretti, escludendo di fatto il resto del mondo agricolo». «In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dividere il mondo agricolo significa solo contrapporre e alimentare rabbia tra lavoratrici e lavoratori, a discapito di tutto il settore e dell’intera comunità lucana perché se ci presentiamo divisi, cadiamo tut-
ti, indistintamente. - proseguono le pentastellate - Per tutte queste ragioni abbiamo preteso la riconvocazione urgente dell'assessore Cicala in Commissione, affinché venga a chiarire quale atteggiamento intenda tenere verso l'intero e le reali risorse messe in compa per affrontare questa crisi». «Dal canto nostro continuiamo a ribadire che la Basilicata possiede una straordinaria leva strategica legata alle risorse energetiche. E’ fondamentale stabilire come l'energia prodotta nella nostra terra possa trasformarsi in un vantaggio reale e concreto per chi qui vive, altrimenti continueremo a raccontarci di essere una regione ricca restando però ultimi in ogni classifica. O si corre ai ripari adesso oppure la situazione sarà presto irreversibile» concludono Araneo e Verri.
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Il capogruppo di Fdi in Regione accoglie l’intesa europea e chiede al gruppo programmi credibili e garanzie per le aziende dell’indotto
Auto, Napoli: «Rilancio vero a Melfi Stellantis deve garantire il lavoro»
MELFI. L’apertura europea sulle regole dell’auto deve tradursi in produzione, giornate lavorate e prospettive per l’indotto. È la richiesta di Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale della Basilicata, che accoglie positivamente l’intesa raggiunta all’Eurocamera sulla revisione delle norme per il settore, ricordando che il percorso legislativo deve ancora essere completato. Per il consigliere, il segnale politico va accompagnato da impegni industriali verificabili da parte di Stellantis. «Per la Basilicata la politica europea dell’auto ha un significato preciso: il lavoro di migliaia di persone, il futuro delle imprese dell’indotto, la possibilità per tanti giovani di costruire qui la propria vita», afferma Napoli. L’intesa viene letta come un passo nella direzione sostenuta dal Governo italiano e dal ministro Adolfo Urso: perseguire gli obiettivi ambientali consentendo alle imprese di sviluppare diverse tecnologie per ridurre le emissioni. Secondo il capogruppo, innovazione, competitività e
responsabilità sociale devono procedere insieme. La transizione richiede vetture accessibili alle famiglie, infrastrutture adeguate e fabbriche capaci di competere. Trascurare queste condizioni, sostiene, rischia di compromettere sia il lavoro sia il raggiungimento degli obiettivi ambientali. «L’Europa deve guidare l’innovazione e conservare la capacità di produrla». Napoli distingue il valore politico dell’intesa dagli effetti che potranno derivare dai successivi passaggi legislativi. L’apertu-
ra, osserva, offre uno spazio più ampio a scelte industriali basate sulla ricerca, sulla domanda reale e sulla pluralità delle soluzioni tecnologiche. Una prospettiva che per Melfi si lega alla possibilità di produrre modelli con motorizzazioni diverse, come previsto per la nuova Lancia Gamma. Questa flessibilità, nella lettura del consigliere, permette di raggiungere una platea più vasta di clienti e di accompagnare l’evoluzione del mercato. Deve quindi diventare uno strumento per sostenere il ri-
lancio dello stabilimento lucano. «Adesso occorre trasformare questa apertura in risultati misurabili», sottolinea Napoli. A Stellantis il capogruppo chiede una programmazione produttiva credibile, investimenti coerenti con gli impegni assunti e un percorso verificabile di recupero dell’attività. Il rilancio, aggiunge, deve coinvolgere anche le imprese dell’indotto, attraverso commesse e continuità lavorativa che consentano di investire e aggiornare le competenze. «Il successo si misurerà
nelle vetture prodotte, nelle giornate lavorate, nella progressiva riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali e nella solidità delle aziende della filiera. Sono questi i numeri che cambiano la vita delle famiglie». È su questi indicatori che Napoli concentra la richiesta di passare dal segnale europeo a risultati concreti. Alla maggioranza regionale assegna il compito di tenere insieme il confronto con il Governo, la responsabilità industriale del gruppo e le esigenze dei lavoratori. Le priorità indicate sono formazione collegata ai nuovi processi produttivi, sostegno all’innovazione dei fornitori, infrastrutture e servizi per rendere più competitivo il territorio. Melfi, conclude, dispone di competenze, esperienza e capacità produttive da valorizzare. La svolta acquisterà significato quando lavoratori e imprese potranno programmare il futuro con maggiore fiducia. «È questo il risultato per cui intendiamo lavorare: fare di Melfi uno dei luoghi in cui l’industria italiana costruisce il proprio futuro».
Il consigliere regionale richiama l’ultimo posto nell’indice 2026 e sollecita servizi omogenei, sostegno alle famiglie e risorse adeguate
Welfare, Marrese chiede una svolta per la Basilicata POTENZA. L’ultimo posto della Basilicata nel Welfare Italia Index 2026 deve diventare il punto di partenza per cambiare le politiche sociali regionali. È la richiesta del consigliere regionale Piero Marrese, che richiama il risultato della classifica e sollecita interventi strutturali, risorse adeguate e una verifica degli effetti sulla vita dei cittadini. Al centro, la necessità di garantire servizi accessibili anche nei piccoli comuni e nelle aree interne. «È un risultato che impone una riflessione seria sulle politiche sociali, sull’efficacia degli interventi pubblici e sulla capacità delle istituzioni di rispondere ai bisogni reali delle persone e delle famiglie», afferma Marrese. Il nodo, sostiene, non riguarda soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma la loro destinazione e la capacità di ridurre le distanze tra i territori. Il consigliere richiama una filiera del welfare dal valore di centina-
ia di miliardi di euro e una spesa pubblica complessiva in crescita, interrogandosi sulle ragioni per cui queste risorse non producano condizioni di benessere adeguate ovunque. «La questione non è soltanto quanto si spende, ma come si investe, con quali priorità e con quali risultati concreti per i cittadini». In Basilicata, osserva, le criticità sociali si intrecciano con il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione e lo spopolamento delle aree interne. A questi fenomeni si aggiungono le difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Anziani, persone con disabilità, famiglie fragili, giovani e persone impegnate nell’assistenza ai propri cari hanno bisogno, secondo Marrese, di risposte continuative. La proposta è ripensare il sistema regionale di protezione sociale rafforzando l’integrazione tra sanità territoriale, servizi sociali, Comuni e Terzo settore. Il consi-
gliere indica come priorità gli investimenti per la non autosufficienza, il sostegno alle famiglie, la valorizzazione del lavoro di cura e il contrasto alla povertà. L’obiettivo è assicurare prestazioni omogenee sul territorio, prestando particolare attenzione alle comunità più piccole e fragili. Alla Regione Marrese chiede una programmazione fondata su interventi strutturali e sulla verifica
dei risultati. Il welfare, sottolinea, deve essere considerato un investimento sulla qualità della vita e sulla coesione sociale, oltre che sul futuro della Basilicata. «Essere ultimi non deve diventare una condizione rassegnata», conclude il consigliere, chiedendo di riportare la dignità delle persone e il diritto a servizi adeguati al centro dell’agenda politica regionale.
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Conflavoro presenta iil libro di Pietro Senaldi e Giorgio Merli “Sveglia! Le bugie che ci imp poveriscono, le verità che ci arricchisscono” Un momento di confronto suii temi dell’informazione, dell’economia e delle trasformazioni della società contemporanea
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Promossa da Maddalena Fazzari e Fernando Picerno, la norma punta su un registro regionale e sul turismo matrimoniale per valorizzare i borghi
Wedding ed event planning, la Basilicata approva la legge di riordino del comparto L’
approvazione in Consiglio regionale della legge sulla regolamentazione del wedding ed event planning rappresenta un traguardo di primissimo piano per la Basilicata e per tutti i professionisti che, con competenza e passione quotidiana, contribuiscono al rafforzamento di questo comparto. A sottolinearlo con forza è Maddalena Fazzari, vicepresidente dell’assise regionale lucana, che ha promosso l’iter legislativo insieme al collega Fernando Picerno con il chiaro obiettivo di garantire il dovuto riconoscimento a una filiera ad altissimo potenziale economico e strategico per l’intero territorio. «L’approvazione di questo testo normativo è motivo di grandissima soddisfazione per tutti noi. È l’esito naturale di un intenso lavoro politico e istituzionale che nasce dall’ascolto attento degli operatori di settore e dalla diffusa consapevolezza che il wedding e l’event planning meritino strumenti adeguati per esprimere al
meglio le proprie potenzialità. Insieme a Fernando Picerno abbiamo sostenuto una misura che intende valorizzare le competenze dei professionisti, accrescere la visibilità del comparto e generare nuove opportunità per le imprese lucane». Un tratto caratterizzante del provvedimento è la centralità accordata al wedding tourism. «Ho preteso fortemente che il turismo matrimoniale trovasse spazio in questo testo perché la Basilicata ha tutte le carte in regola per diventare una destinazione d’eccellenza internazionale. Non parliamo soltanto di organizzare matrimoni, ma di strutturare un’offerta capace di raccontare la nostra identità culturale, le tradizioni antiche, i borghi storici, il patrimonio paesaggistico e le eccellenze enogastronomiche, trasformando una cerimonia privata in un’esperienza autentica di scoperta del territorio». Tre gli obiettivi cardinali della legge: la tutela dell’identità locale, la destagionalizzazione dei flussi e la nascita di un eco-
sistema integrato. «La sfida prioritaria è fare delle peculiarità lucane un elemento di forza dell’offerta turistica. Bisogna poi favorire celebrazioni anche nei periodi di bassa stagione, assicurando continuità occupazionale alle imprese. Infine è necessario fare rete tra wedding planner, strut-
ture ricettive, ristoratori, location, fotografi, fioristi, allestitori e artigiani locali». La legge istituisce anche il registro regionale degli operatori per garantire trasparenza e qualità. «La Basilicata possiede un patrimonio unico, ma serve fare sistema. Ogni evento può diventare una leva straordi-
naria di promozione integrata, capace di attrarre visitatori, prolungare i soggiorni e coinvolgere l’economia locale. L’approvazione della legge non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso virtuoso per fare della nostra bellezza una risorsa duratura», conclude Fazzari.
Consiglio regionale, via libera alla proposta di legge su cave, torbiere ed estrazione di inerti negli alvei dei corsi d'acqua
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Manutenzione dei fiumi e sicurezza: ok alla nuova legge firmata Morea sprime soddisfazione il consigliere regionale Nicola Massimo Morea (Azione) per l’approvazione, in Consiglio regionale, della proposta di legge n. 135/2026, recante modifiche alla legge regionale n. 12 del 1979 in materia di coltivazione di cave e torbiere e di estrazione di inerti dagli alvei dei corsi d’acqua, a firma Morea-Pittella. «Con questa legge interveniamo su una normativa che necessitava di strumenti più efficaci e procedure più funzionali alle esigenze del territorio. La manutenzione dei corsi d’acqua non può essere affrontata soltanto quando emergono situazioni di criticità: occorre programmare gli interventi, renderli più tempestivi e garantire una maggiore continuità delle attività, con l’obiettivo prioritario di tutelare la sicurezza idraulica e prevenire i rischi», dichiara Morea. La nuova disciplina introduce modalità operative più snelle per gli interventi di estrazione del materiale fluviale e di sistemazione degli alvei, consentendo di attivarli anche a seguito di segnala-
zioni di criticità presentate dai Comuni o dalle imprese del settore. Viene inoltre prevista la possibilità di affidare in concessione alle imprese estrattive la manutenzione ordinaria degli alvei, secondo procedure definite e nel rispetto delle verifiche tecniche e delle disposizioni vigenti. «L’obiettivo è costruire un sistema nel quale la sicurezza del territorio, la tutela ambientale e le esigenze del sistema produttivo possano trovare un punto di equilibrio. Il coinvolgimento delle imprese specializzate può contribuire a rendere gli interventi più rapidi ed efficienti, senza ridurre il ruolo di controllo e autorizzazione della Regione e senza derogare alle prescrizioni ambientali e idrauliche», sottolinea il consigliere. Tra gli elementi qualificanti della legge figurano anche la possibilità di compensare i costi degli interventi autorizzati attraverso il valore del materiale estratto e riutilizzabile, nonché una maggiore attenzione alla programmazione dell’approvvigionamento di materiale lapideo per le opere pubbli-
che. Le procedure comparative per l’affidamento delle concessioni prevedono, inoltre, criteri premiali legati alla disponibilità di macchinari adeguati, alla riduzione delle distanze di trasporto e alla presenza di impianti di lavorazione. Misure che puntano a favorire una filiera più efficiente, contenendo gli spostamenti, il traffico pesante e le emissioni. «L’approvazione di oggi rappresenta un risultato importante perché affronta una que-
stione concreta, che riguarda la prevenzione del rischio idraulico, l’organizzazione delle attività di manutenzione e la disponibilità dei materiali necessari alla realizzazione delle opere. Adesso sarà fondamentale dare piena attuazione alla legge, affinché le nuove disposizioni possano tradursi in interventi efficaci e in benefici tangibili per le comunità e per il sistema economico regionale», conclude Morea.
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Il Primo Cittadino di Moliterno: «È tempo di “togliersi la giacca” della comunicazione fine a se stessa e lavorare, i Sindaci non si limitano a dichiarare»
Dal caro-gasolio alle proteste degli studenti, Rubino tuona: «La violenza non si giustifica»
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DI EMANUELA CALABRESE
seguito di quanto accaduto a Milano e non solo, il Governo ha reagito con la linea della "mano ferma", approvando d'urgenza in Consiglio dei ministri l'ottavo Decreto Sicurezza. Da nord a sud infatti, la penisola italiana vede focolai di manifestanti: gli autotrasportatori hanno organizzato presìdi e blocchi stradali contro il caro gasolio in Calabria, Sicilia, Basilicata e Campania; in Puglia, a Bari, gli olivicoltori sono scesi in piazza per il calo dei prezzi dell’olio. A Taranto e Genova i lavoratori dell’ex Ilva hanno scioperato per chiedere garanzie sul futuro degli stabilimenti. Nel frattempo, gli studenti delle scuole e delle università manifestano in molte città contro le politiche del Governo, mentre i lavoratori portuali si sono mobilitati contro il passaggio di armamenti negli scali italiani. Abbiamo visto tutti che in alcune città ci sono stati atti di vandalismo e scontri con le forze dell’ordine, ma di pari passo molte sono invece le proteste pacifiche. Nell’occhio del ciclone resta Milano, ma il sindaco Giuseppe Sala, pur condannando fermamente le violenze, ha espresso una visione differente rispetto all'Esecutivo, chiedendo un incontro istituzionale e sottolineando che si tratta di problemi che non vanno affrontati con la sola “repressione”. Anche il Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto chiedendo un'analisi approfondita sulla natura e le cause di queste devastazioni, considerate anomale per la composizione dei partecipanti. «È TEMPO DI TOGLIERSI LA GIACCA E METTERSI A LAVORO» Dalla nostra regione, una riflessione arriva dal Sindaco di Moliterno, Antonio Rubino, Presidente Comunità del Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, il quale asserisce: «Qualcuno si chiede: ma i Sindaci (della Val d’Agri nello specifico) cosa dicono sugli scontri, i blocchi stradali e le proteste che paralizzano un Paese schiacciato dal carovita e dal costo di energia e carburanti? Non mi rassegno alla divaricazione tra politica e realtà: ma i Sindaci non si limitano a dichiarare. Fanno. Vivono dentro questa realtà, ne conoscono le difficoltà e finiscono le giornate quando è buio, cercando risposte concrete: garantire servizi senza avere nuove entrate, sostenere famiglie e imprese in difficoltà, spesso senza avere gli strumenti necessari -spiegaCon uffici sociali sommersi di lavoro. Far quadrare i conti, ogni giorno, per il bene delle comunità e vicini ai cittadini. Non ci sottraiamo alla comunicazione né all’analisi politica. Ma amministrare significa, prima di tutto affrontare i problemi ogni giorno, vi-
vendoli. È ciò che dovrebbe fare la politica, prima di "dichiarare". A chi si stupisce dell’assenza di dichiarazioni quotidiane e martellanti, dico che forse è tempo di "togliersi la giacca" della comunicazione fine a se stessa e mettersi al lavoro. Perché la politica non si misura da quanto parla, ma da quanto realizza. Ogni giorno». «LA SICUREZZA NON SI GARANTISCE CON GLI SLOGAN, MA CON LEGALITÀ, PREVENZIONE E POLITICHE CONCRETE» E prosegue Rubino: «La violenza non si giustifica. Ma la rabbia sociale va ascoltata. Gli scontri nelle nostre città vanno condannati senza se e senza ma. Piena solidarietà alle forze dell’ordine, a chi ogni giorno garantisce la sicurezza di tutti. Nessuna difficoltà economica o sociale può giustificare aggressioni e devastazioni. Ma, come ha richiamato il Presidente Mattarella, occorre anche capire cosa accade nella società. Comprendere non significa giustificare». Il Sindaco e Presidente Comunità del Parco, approfondisce così la sua analisi: «C’è un carovita che mette in ginocchio le famiglie, agricoltori e autotrasportatori schiacciati dai costi, una politica troppo spesso capace soltanto di slogan e non di risposte. C’è il tema della sicurezza, per troppo tempo trascurato da alcuni e trasfor-
mato in propaganda da altri. Intanto, a pagare il prezzo più alto sono spesso i cittadini comuni, i lavoratori e il ceto medio. C’è il tema migratorio, troppo strumentalizzato per essere affrontato seriamente, ma anche troppo complesso per nasconderne le criticità. Servono integrazione, regole chiare e legalità, senza pregiudizi né indulgenze verso chi delinque. E poi ci sono i giovani: stipendi da fame, precarietà, difficoltà a costruire una famiglia e un futuro. Per anni abbiamo discusso di pensioni, troppo poco di chi deve ancora costruirsi una vita. La maggioranza dei cittadini affronta queste difficoltà con dignità e responsabili-
tà». E tornando agli accadimenti di questi giorni conclude: «Non confondiamo il disagio con la violenza, né permettiamo che la violenza oscuri i problemi reali. Lo Stato deve essere fermo con chi delinque e presente accanto a chi è in difficoltà. La sicurezza non si garantisce con gli slogan, ma con la legalità, la prevenzione e politiche concrete. La questione sociale non può diventare un alibi per la violenza, così come la repressione non può sostituire la capacità di governare. Condanna assoluta della violenza. Vicinanza alle forze dell’ordine. E il coraggio di affrontare i problemi del Paese, senza ipocrisie e senza propaganda».
POTENZA L’accordo coinvolge Prefetture, Forze di Polizia, Procure, ABI e Poste per prevenire rapine e truffe ai danni di Istituti e clienti
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Domani la firma del Protocollo contro il crimine bancario e postale
ell’ambito delle strategie di rafforzamento dell’azione di prevenzione e contrasto al crimine bancario e postale, domani, alle ore 11,45, nel Salone di Rappresentanza del Palazzo del Governo di Potenza, a margine della Conferenza regionale delle Autorità di Pubblica Sicurezza, i Prefetti di Potenza e Matera Michele Campanaro e Maria Carolina Ippolito, il Coordinatore nazionale di OSSIF/ABI Marco Iaconi ed il Responsabile nazionale Tutela Aziendale Sicurezza Fisica di Poste Italiane S.p.A. Alessio Bifarini sottoscriveranno il nuovo “Protocollo d’Intesa regionale per la prevenzione della criminalità ai danni del-
le banche, degli uffici postali e dei rispettivi clienti”. Saranno presenti, oltre ai vertici regionali e provinciali delle Forze di Polizia di Potenza e Matera, il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Potenza, i Procuratori della Repubblica dei Tribunali di Potenza, Matera e Lagonegro, i Presidenti delle Province di Potenza e Matera, i Sindaci di Potenza e Matera, il Direttore Regionale della Banca d’Italia, i referenti della Commissione Regionale ABI di Basilicata e degli Istituti Bancari aderenti al Protocollo d’Intesa regionale, oltre ai referenti di Poste Italiane S.p.A.
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Potenza e Matera nella mobilitazione nazionale contro il riordino. Scarano e Cristallo: «Servono risorse e un confronto con il Governo»
Vigili del fuoco, allarme personale Cgil chiede uomini e mezzi nuovi POTENZA. Organici insufficienti, ricorso agli straordinari e mezzi che in molti casi superano i venti o trent’anni di servizio. Anche i vigili del fuoco di Potenza e Matera sono stati coinvolti ieri nella mobilitazione nazionale promossa dalla Fp Cgil contro lo schema di decreto legislativo di riordino del Corpo, atto del Governo numero 439, all’esame delle Commissioni parlamentari. Il sindacato teme che la riforma introduca disparità e penalizzi le prospettive professionali senza risolvere le criticità del soccorso pubblico. A denunciare le difficoltà lucane sono Giuliana Scarano e Massimo Cristallo, segretari generali della Fp Cgil rispettivamente di Potenza e Matera. Nel comando potentino, secondo il sindacato, le carenze strutturali nei turni operativi raggiungono punte del 30 per cento. Per garantire la composizione minima di sicurezza delle squadre, sede centrale e distaccamenti ricorrono frequentemente al lavoro straordinario. A Matera la mancanza di personale riguarda sia il settore operativo sia i ruo-
li tecnico-informatici e di supporto. Una disponibilità ridotta che, sottolinea la Fp Cgil, incide direttamente sulla possibilità di affrontare contemporaneamente più emergenze. A pesare è anche l’usura del parco mezzi: autoscale, autogrù e autopompe serbatoio in dotazione ai due comandi hanno in molti casi oltre venti o trent’anni di attività. «Non siamo contrari al cambiamento, ma non possiamo accettare che una riforma così importante venga costruita senza mettere
al centro le donne e gli uomini che ogni giorno garantiscono il soccorso pubblico e la sicurezza delle nostre comunità», dichiarano Scarano e Cristallo. Il riordino, sostengono, non può limitarsi a ridefinire ruoli, qualifiche e carriere: occorre rafforzare gli organici, riconoscere le professionalità e destinare risorse al servizio. Per la Basilicata la questione assume particolare rilievo per la conformazione geografica, le aree interne e la vulnerabilità idrogeologica. Incendi boschi-
vi, eventi meteorologici estremi ed emergenze in località difficili da raggiungere richiedono risposte tempestive. Di fronte a scenari resi più complessi anche dai cambiamenti climatici, il sindacato chiede investimenti in personale, formazione, mezzi e tecnologie. Le contestazioni riguardano anche i meccanismi di valutazione individuale, che secondo la Fp Cgil potrebbero accrescere la discrezionalità nelle carriere e introdurre logiche competitive in un’attività fondata sul coordinamento
delle squadre. Il sindacato richiama inoltre le aspettative dei giovani, il riconoscimento dell’esperienza e le tutele per chi presenta limitazioni fisiche dovute all’usura lavorativa. Critiche anche all’ipotesi di prolungare la permanenza in servizio per fronteggiare la carenza di personale. La richiesta è invece un piano straordinario di assunzioni, accompagnato da investimenti nella previdenza dedicata e complementare e dalla valorizzazione economica e professionale di tutte le figure del Corpo, a partire da quelle impegnate nel soccorso. Preoccupano infine le disposizioni sulla qualifica di agente di pubblica sicurezza: per la Fp Cgil rischiano di modificare la missione dei vigili del fuoco, che deve restare legata al soccorso tecnico urgente e alla salvaguardia della vita umana. Scarano e Cristallo sollecitano il Governo ad ascoltare le ragioni della protesta e ad aprire un confronto con le organizzazioni sindacali. «Investire nei vigili del fuoco non è un costo da contenere, ma una responsabilità pubblica verso l’intera collettività».
Al tavolo in Prefettura, Coldiretti Matera chiede alloggi, trasporti e canali trasparenti per reperire manodopera stabile e stagionale
«Caporalato, la prevenzione passa anche dai servizi» MATERA. Alloggi dignitosi, trasporti organizzati e un sistema più efficace per mettere in contatto aziende e lavoratori. Sono le priorità indicate da Coldiretti Matera al tavolo tecnico interistituzionale riunito in Prefettura per contrastare il caporalato e lo sfruttamento in agricoltura. L’organizzazione chiede di affiancare alle attività di prevenzione e controllo servizi capaci di favorire il lavoro regolare. Coldiretti esprime apprezzamento per l’iniziativa e per la disponibilità del commissario straordinario per il superamento degli insediamenti abusivi e il contrasto allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura a individuare soluzioni e investimenti per l’accoglienza. Il problema degli alloggi è centrale soprattutto nei periodi in cui cresce la richiesta di manodopera e richiede risposte strutturate, attraverso un impegno condiviso tra istituzioni e mondo produttivo.
«Il contrasto al caporalato passa anche dalla capacità di dare risposte concrete alle esigenze delle imprese agricole e dei lavoratori», afferma Coldiretti Matera. Il punto di partenza è distinguere il fabbisogno di personale stabile e specializzato da quello legato alle attività stagionali. Una differenza da considerare nell’organizzazione degli interventi su ospitalità, mobilità e reperimento degli addetti, rafforzando il raccordo tra istituzioni, aziende e lavoratori. Per l’associazione, i controlli devono essere accompagnati da strumenti che rendano più semplice l’accesso all’occupazione regolare e garantiscano condizioni dignitose. Diventa quindi strategico coinvolgere soggetti istituzionali capaci di assicurare un’intermediazione trasparente ed efficace, insieme a percorsi di formazione costruiti sulle effettive necessità del settore. Al confronto in Prefettura hanno
partecipato istituzioni, forze dell’ordine, enti competenti in materia di lavoro e formazione, sindacati e rappresentanze agricole. Un’occasione per coordinare competenze e risorse, alla quale Coldiretti chiede di dare seguito con interventi praticabili. «L’obiettivo deve essere quello di passare rapidamente dal confronto ai fatti», evidenzia l’organizzazione. La disponibilità della struttura commissariale viene in-
dicata come un’opportunità per affrontare criticità che incidono sulla vita dei lavoratori e sull’organizzazione delle attività agricole. Le risposte devono aderire alle caratteristiche del territorio e alle esigenze delle produzioni. La richiesta conclusiva è un coordinamento stabile che consenta alle imprese rispettose delle regole di trovare personale attraverso canali legali, efficienti e accessibili.
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Appuntamento alle 17.30 a Palazzo Lanfranchi per discutere di economia e sviluppo del Mezzogiorno. Interverranno Nicoletti, Pepe e Polese
Conflavoro porta a Matera il libro «Sveglia!» Il saggio di Pietro Senaldi e Giorgio Merli
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rescita, lavoro e futuro delle piccole e medie imprese al centro dell’incontro promosso da Conflavoro a Matera per la presentazione di «Sveglia! Le bugie che ci impoveriscono. Le verità che ci arricchiranno», il libro di Pietro Senaldi e Giorgio Merli. L’appuntamento è per oggi, alle 17.30, nella sala conferenze del Museo di Palazzo Lanfranchi, in piazzetta Pascoli.Ad aprire l’iniziativa saranno i saluti del sindaco Antonio Nicoletti, del vicepresidente della Regione Basilicata e assessore alle Infrastrutture e Mobilità Pasquale Pepe e del consigliere regionale Mario Polese. Seguirà il confronto tra il presidente nazionale di Conflavoro Roberto Capobianco e Pietro Senaldi,
condirettore di Libero. L’incontro è aperto a imprenditori, professionisti e cittadini.Il volume, pubblicato da Marsilio nella collana Nodi, affronta le difficoltà dell’economia italiana e il rapporto tra
produttività, investimenti e retribuzioni. Senaldi e Merli, esperto di strategie e organizzazioni industriali, propongono una lettura critica delle scelte che frenano la crescita, indicando nell’innovazione
e nell’aumento del valore aggiunto due condizioni per rafforzare le imprese e migliorare i salari.«Le nostre imprese sono una risorsa straordinaria, ma vanno messe nelle condizioni di investire, innova-
re e aggregarsi», dichiara Capobianco. Il presidente di Conflavoro richiama le priorità dell’associazione: meno burocrazia, un costo del lavoro sostenibile, accesso al credito e sostegno agli investimenti, a partire dall’intelligenza artificiale.La scelta di Matera si lega alla volontà di portare nel Mezzogiorno il confronto sulla competitività del sistema produttivo. «Il futuro dell’Italia si costruisce anche qui, nelle piccole e medie imprese dei territori», sottolinea Capobianco, che annuncia anche l’apertura di una nuova sede Conflavoro in via La Malfa. La struttura ospiterà inoltre il quartier generale di Fondo Formazione, il fondo paritetico interprofessionale costituito da Conflavoro e Confsal.
A Potenza il confronto tra ricerca, imprese e istituzioni sullo sviluppo del territorio. Presentata Prometeo, piattaforma dedicata alla sostenibilità aziendale
Smart Motherland, nuove reti per la Basilicata Il Cluster Energia promuove nuovi strumenti
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icerca, imprese e istituzioni a confronto sulle opportunità di sviluppo della Basilicata, tra transizione energetica, innovazione e apertura ai mercati internazionali. Sono stati questi i temi di “Smart Motherland Basilicata – dalle Energie locali alle Opportunità globali”, l’incontro promosso dal Cluster Energia Basilicata al Museo Archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu” di Potenza.Tra le novità presentate, PROMETEO, la piattaforma del Cluster pensata per accompagnare le imprese nei percorsi di sostenibilità e competitività, offrendo strumenti per una prima valutazione della loro sostenibilità.«Il Cluster intercetta i fabbisogni, promuove progettualità e connette competenze che spesso rimangono separate», ha spiegato il presidente Luigi Marsico. «PROMETEO rappresenta un passaggio importante per noi: dalla costruzione di reti e relazioni allo sviluppo di strumenti utili al territorio e alle imprese per una prima valutazione sulla loro sostenibilità. L’obiettivo è fare del Cluster un punto di riferimento per chi intende innovare, investire nella sostenibilità e cogliere opportunità anche sui mercati internazionali».L’iniziativa ha ripreso il percorso di “Basilicata Motherland”,
valorizzato dalla Regione e dai Cluster lucani in occasione di Expo Osaka 2025, mettendo al centro il rapporto tra identità territo tecnologica. Ad riale e innovazione aprire i lavori è stata la direttrice del Museo, Sabrina Mutino, che ha accompagnato i partecipanti in una visita al patrimonio archeologico. Sono seguiti gli interventi di Marsico e dell’assessora regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello.Il con fronto, moderato da Tiziana Perri, coordinatrice del comitato tecnicoscientifico del Cluster, ha affron-
enti locali e ticolare attenzione è stata dedicata tato le esigenze degli del sistema produttivo. Sono inter- alle aree interne e rurali, alle sfide venuti Fabio Laurino, di dell’intelligenza artificiale e ai par sindaco Tito in rappresentanza di Anci Batenariati internazionali, con testi silicata, Michele Laurino per Svi- monianze dall’Argentina e dalla mar, Lea Battistoni e Maurizio Spagna.Alla sessione hanno parte Zammataro per Exeo Lab e Nino cipato Donato Viggiano di Sen Garramone, vicepresidente di Con- Consulting, Alberto Mandrile di findustria Basilicata con delega al- Tecno World, Francesco Romala Transizione ambientale e agli niello di Restart Energy Lab, Giuobiettivi ESG.I contributi di ricer- seppe Paternò di Forcopim, Gucatori, professionisti e rappresen- stavo Velis dell’Universidad Na cional de Mar del Plata, Isabella tanti di imprese hanno approfondito progetti locali e soluzioni tec- De Bari di Enea, Giulio Grassi delnologiche per valorizzare della Basilicata, Ema il patri- l’Università monio ambientale e culturale. Par- nuela Cozzoni del Cluster Marítimo-Marino de Andalucía, Mario Morrone e Ilaria Tardugno di Basilicata Open Lab.Le priorità dello sviluppo locale sono state al centro del dibattito conclusivo, moderato da Antonio Candela, con Nicola Fontanarosa, presidente di Confimi Industria Basilicata, Gabriella Megale, amministratrice di Sviluppo Basilicata, Caterina Salvia, vicepresidente di Legacoop Basilicata, Luca Braia, già assessore regionale all’Agricoltura, e Marco Zipparri, sindaco di Marsicovetere. Dal confronto è emersa la necessità di collegare competenze, strumenti e investimenti per tradurre le potenzialità del territorio in opportunità per le imprese e le comunità locali.
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POTENZA La presidente del Comitato Giorgio: «La sua storia può ancora produrre esempi, relazioni e futuro». Si terrà sabato in piazza Ariosto
Rione Libertà riparte dal Memorial Postiglione «Nino era profondamente legato al quartiere» «I
DI ROSAMARIA MOLLICA
l Memorial Nino Postiglione non nasce come semplice celebrazione commemorativa, ma come azione pubblica di memoria attiva e di rigenerzione comunitaria, capace di restituire centralità al Rione Libertà attraverso la figura di Nino Postiglione». È così che Valria Giorgio presidente del neocostituito Comitato di Quartiere Rione Libertà presenta l’iniziativa “Memorial Nino Postiglione - Le voci della libertà” che si terrà sabato in piazza Ludovico Ariosto a Potenza a partire dalle ore 17. Si tratta del primo evento del Comitato che vuole mettere al centro l’identità e la storia del popoloso quartiere del capoluogo, intrecciandole con la vicenda umana e professionale di una delle figure più emblematiche della comunicazione locale. «La storia di Nino Postiglione é profondamente legata a Rione Libertà proprio perché le sue prime trasmissioni "pirata", effettuate prima della storica sentenza della Corte Costituzionale del 1976, venivano trasmesse da questo rione che grazie alla fitta maglia edilizia e alla sua particolare confor-
__Valeria Giorgio, Nino Postiglione e sotto piazza Ariosto
mazione offriva coperture ideali per proteggere l'antenna e la strumentazione e soprattutto per sfuggire ad eventuali localizzazioni» continua Giorgio che aggiunge: «Per questo motivo Nino Postiglione è stato uno dei cittadini più noti ed emblematici del quartiere e la sua assidua presenza lo ha reso un punto di riferimento per la comunità locale con cui manteneva un contatto quotidiano diretto. Da questa consapevolezza nasce l'idea di costruire una giornata che metta al centro una personalità iconica: Bonaventura "Nino" Postiglione». L’iniziativa, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole superare la dimen-
sione della commemorazione per trasformare il ricordo in un’occasione concreta di incontro, partecipazione e riscoperta dell’identità collettiva. Con questo Memorial e con la targa apposta in piazza Ariosto, Nino Postiglione continua a parlare alle nuove generazioni. «Unire idealmente la voce, la comunicazione, la libertà di espressione e la forza dell’impegno personale significa offrire al quartiere e alla città un racconto comune, fondato su valori positivi, riconoscibili e trasmissibili», sottolinea Valeria Giorgio. La memoria diventa così un bene collettivo, da custodire e condividere negli spazi pubblici. La storia di
Nino Postiglione racconta infatti come talento, tenacia e coraggio possano emergere anche da contesti considerati periferici e trasformarsi in un patrimonio capace di coinvolgere un’intera comunità. Libertà di espressione, partecipazione democratica, cittadinanza attiva e responsabilità personale sono alcuni dei valori che il Memorial intende trasmettere ai più giovani, insieme all’importanza della costanza, dell’iniziativa individuale e della solidarietà tra generazioni. Con il Memorial si vuole anch rafforzare i legami sociali, favorendo il riavvicinamento tra famiglie, cittadini, associazioni e diverse generazioni. Il Co-
mitato Rione Libertà vuole restituire centralità alle piazze e alle strade e lo fa partendo proprio dal Memorial Nino Postiglione. Rione Libertà deve diventare un quartiere non più soltanto sfondo della vita cittadina, ma protagonista di un percorso di crescita culturale e sociale. È questo il senso di “Le Voci della Libertà”: «Ricordare Nino Postiglione significa ricordare che il Rione Libertà ha saputo generare libertà, talento, coraggio, disciplina e visione. Significa dire ai giovani che la storia del quartiere non è finita, ma può ancora produrre esempi, relazioni e futuro», conclude la presidente del Comitato Valeria Giorgio.
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NEMOLI Il Sindaco Carlomagno esprime riconoscenza a Tisci: «Un grazie al presidente del Parco per l’attenzione e la fiducia verso la nostra comunità»
Al via la nuova edizione di NAIADI con focus sulle politiche ambientali per le aree interne
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l Lago Sirino si prepara a ospitare una nuova edizione di NAIADI, la tre giorni promossa dal Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, Ambiente Basilicata e Federparchi, dedicata al valore delle aree protette e alle prospettive dei territori interni. Al centro degli incontri, il tema “Rimpolpare l’osso – politiche ambientali per le aree interne”,
una riflessione sulle strategie necessarie per contrastare lo spopolamento, valorizzare le risorse locali e riconoscere alle aree interne un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo sostenibile. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Nemoli, Domenico Carlomagno: «Aver scelto ancora una volta Nemoli – ha dichiarato – è per noi motivo di grande orgoglio. Si tratta di un ricono-
scimento del lavoro che stiamo portando avanti e, soprattutto, di un’importante occasione di crescita e valorizzazione del territorio, capace di generare ricadute economiche per le attività locali, promuovere il patrimonio culturale e far conoscere le straordinarie bellezze naturalistiche e paesaggistiche del Lago Sirino». Il primo cittadino ha chiuso con un ringraziamento al presidente
del Parco, Antonio Tisci: «Grazie presidente Tisci, per l’attenzione e la fiducia verso la nostra comunità. Nemoli vi accoglierà come sempre a braccia aperte. NAIADI rappresenta un’importante occasione di confronto sulle politiche ambientali e di valorizzazione del territorio, con l’obiettivo di coniugare tutela della natura e nuove opportunità di sviluppo per le aree interne».
Sabato 24 ottobre 2026, a partire dalle ore 9:30, al via un confronto su biodiversità, clima e sviluppo sostenibile
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Accettura ospita il Simposio delle Aree Protette
utela della natura, contrasto ai cambiamenti climatici e nuove strategie per la valorizzazione del patrimonio ambientale saranno al centro del Simposio delle Aree Protette, in programma sabato 24 ottobre 2026, a partire dalle ore 9.30, all’Auditorium di Accettura, in provincia di Matera. L’iniziativa, promossa dal Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, riunirà rappresentanti istituzionali, amministratori, esperti e docenti universitari per approfondire il ruolo delle aree protette nella costruzione di modelli di sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030. Il programma prevede due sessioni di lavoro. La prima, dedicata alle azioni per lo sviluppo sostenibile e al contrasto ai cambiamenti climatici attraverso la tutela della vita sulla Terra, vedrà gli interventi di Erika Ottone, medico veterinario del
Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, Antonio Conte dell’Università degli Studi del Molise, Renato Spicciarelli e Francesco Ripullone, dell’Università degli Studi della Basilicata e Rosalia Smaldone, dirigente dell’Ufficio Parchi, Biodiversità e Tutela della Natura della Regione Basilicata. La seconda sessione sarà dedicata alle nuove strategie per la crescita e lo sviluppo sostenibile. Interverranno Vincenzo Grippo, presidente del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane; Giovanni Mianulli, presidente del Parco Regionale della Murgia Materana; Giovanni Di Bello, commissario straordinario del Parco Naturale Regionale del Vulture; Antonio Tisci, commissario straordinario del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese; Luigi Lirangi, commissario straordinario del Parco
Nazionale del Pollino e Antonino Nicoletti, responsabile nazionale per le Aree Protette di Legambiente. Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Pietro Varvarito, sindaco di Accettura, e Nicola Valluzzi, presidente della Comunità del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Le conclu-
sioni saranno affidate a Laura Mongiello, assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica della Regione Basilicata. Nel pomeriggio, alle ore 15.30, presso la sede del Parco in località Palazzo, ad Accettura, è prevista una sessione dimostrativa dedicata alle attività di monitoraggio termografico aereo con drone. L’ap-
puntamento offrirà l’opportunità di conoscere da vicino l’impiego delle nuove tecnologie nell’osservazione e nel monitoraggio del territorio e nella tutela del patrimonio naturale. La partecipazione alla dimostrazione è prevista previa prenotazione, secondo le indicazioni riportate nel programma.
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Macchinario di ultima generazione per la sanità del territorio. Venerdì 23 ottobre l'inaugurazione ufficiale con le autorità regionali
Al Pod la nuova risonanza magnetica «Magnifico Open» U
n passo in avanti per il potenziamento dell’offerta sanitaria territoriale e per il rafforzamento della sanità di prossimità in Basilicata. Venerdì 23 ottobre 2026, alle ore 16.30, nel Presidio Ospedaliero Distrettuale (Pod) di Lauria, si terrà la cerimonia di inaugurazione e presentazione del nuovo tomografo a risonanza magnetica «Magnifico Open» di Esaote. L’attivazione del nuovo macchinario giunge a seguito del positivo collaudo effettuato lo scorso 17 settembre e rappresenta uno strategico investimento da parte dell’Azienda Sanitaria Locale di Potenza (Asp). Il sistema diagnostico di ultima generazione è stato progettato per garantire un’elevata qualità delle immagini, risultando partico-
larmente performante negli esami muscolo-scheletrici, della colonna vertebrale e dell’encefalo. Trattandosi di una tecnologia «aperta» il tomografo assicura un impatto positivo sul comfort dei pazienti, riducendo le sensazioni di claustrofobia, ed è caratterizzato da consumi energetici ampiamente ridotti. All’inaugurazione interverranno il Direttore generale dell’Asp, Giuseppe De Filippis, il sindaco di Lauria, Antonio Rossino, il Presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, e l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. A conclusione della presentazione istituzionale è prevista la benedizione impartita da S.E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo della Diocesi di Tursi-Lagonegro.
L'esponente della giunta lucana replica agli attacchi sulla gestione dei fondi e rivendica i miglioramenti sugli indicatori di attesa
Liste d’attesa, Latronico alza la voce: «Stop alle polemiche, servono medici non propaganda»
«R
idurre una questione complessa e delicate come quella delle liste d’attesa a una banale e strumentale contrapposizione tra risorse stanziate e risorse impegnate significa non voler comprendere il funzionamento della sanità o, peggio, speculare sui bisogni dei cittadini. È ora di smetterla con superficialità e polemiche pretestuose: la tutela della salute richiede responsabilità, visione e conoscenza oggettiva dei fatti».Non le manda a dire l’assessore regionale alla Salute della Basilicata, Cosimo Latronico, che interviene con fermezza nel dibattito relativo alle risorse destinate al contrasto dei tempi di attesa nelle strutture sanitarie della regione.«Come chiaramente evidenziato anche dalle analisi della Corte dei Conti – prosegue l’assessore – la disponibilità finanziaria, pur fondamentale, non equivale automaticamente all’abbattimento immediato dei tempi d’attesa. Il Servizio sanitario, in Basilicata come nell’intero territorio nazionale, si scontra quotidianamente con criticità oggettive e strutturali: la grave carenza di medici, infermieri e personale tecnico, unitamente ai vincoli organizzativi e alla disponibilità di spazi e tecnologie. I fon-
di da soli non creano professionisti della salute dall’oggi al domani».Latronico ci tiene inoltre a precisare i meccanismi legati alla gestione economica del comparto: «Parlare di risorse “perse” evidenzia una profonda ignoranza delle dinamiche di programmazione pluriennale. Le somme non impegnate nell’esercizio di riferimento non sono andate disperse, ma sono state puntualmente riassegnate nel 2025. Ciò è avvenuto a seguito della presentazione, da parte delle
Aziende Sanitarie regionali, dei rispettivi piani operativi che definiscono in maniera rigorosa e sulle reali esigenze del territorio il numero di prestazioni da recuperare, l’estensione degli orari dei servizi, l’uso delle agende e le prestazioni aggiuntive del personale».Secondo l'esponente della giunta lucana, la strada intrapresa starebbe già dando i suoi frutti. «I fatti e i dati dimostrano che il lavoro intrapreso sta portando risultati concreti: nell’ultimo anno la Basilicata ha regi-
strato un miglioramento significativo degli indicatori sui tempi di attesa grazie al potenziamento dei sistemi di monitoraggio, all’aumento delle sedute straordinarie e all’attuazione del Piano nazionale di governo delle liste d’attesa».«Continueremo ad operare con il massimo impegno – conclude infine Latronico – per garantire il pieno utilizzo delle risorse e una sanità sempre più efficiente, lasciando a chi preferisce la propaganda la sterile polemica del giorno».
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Potenza
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POTENZA La vertenza resta aperta nonostante i nuovi fondi regionali. I sindacati chiedono certezze per gli alunni e i lavoratori
Assistenza all’autonomia, i sindacati: «Per Potenza mancano ancora 190mila»
POTENZA. A pochi giorni dall’annuncio della Regione Basilicata di aver stanziato nuovi fondi per il servizio di assistena all’autonomia e alla comunicazione dedicato agli studenti con disabilità delle scuole lucane, le organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fp E Uiltucs hanno chiesto la prosecuzione del tavolo di conciliazione e raffreddamento presso la Prefettura di Potenza sulla vertenza relativa al servizio per gli alunni con disabilità del Comune di Potenza. «Un segnale quello che arriva dalla Regione importante, che tuttavia non chiarisce ancora quale sarà l’importo effettivamente destinato al Comune di Potenza, quante ore di assistenza potranno essere garantite e quali saranno le ricadute sulle condizioni contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori» si legge nella nota dei sindacati. Nel corso dell’incontro del 2 ottobre, la Regione aveva manifestato la disponibilità a reperire ulteriori risorse, chiedendo alcuni giorni per approfondire la questione. «Con la nota del 13 ottobre, la Prefettura aveva sollecitato aggiornamenti sugli approfondimenti e sulle eventuali decisioni assunte. La successiva comunicazione regionale ha annunciato ulteriori 1,8 milioni di euro per il servizio su scala lucana, in aggiunta ai 600 mila euro già stanziati, per un totale di 2,4 milioni di euro riferiti alle annualità indicate dalla Regione. - prosegue la nota - Per il 2026/2027 sono previsti 900 mila euro aggiuntivi rispetto ai 600 mila già messi a disposizione per la stessa annuali-
tà; ulteriori 900 mila euro sono indicati per il 2027/2028. La Regione ha inoltre precisato che il riparto tra i Comuni dovrà avvenire in proporzione al numero degli alunni con disabilità destinatari del servizio». «È fondamentale, tuttavia, distinguere gli stanziamenti regionali complessivi dalle somme effettivamente assegnate ai singoli Comuni. - continuano i sindacatiSulla base del numero degli alunni riportato nella precedente delibera è possibile elaborare stime sulla quota riferibile a Potenza, ma queste non costituiscono assegnazioni ufficiali. Non è corretto presentare calcoli autonomi come importi certi: per conoscere le risorse destinate al capoluogo occorre attendere gli atti ufficiali di riparto». «Resta inoltre da chiarire se il Comune di Potenza possa mettere a disposizione ulteriori risorse proprie e se siano disponibili eventuali finanziamenti nazionali aggiuntivi. Anche su questi aspetti servono informazioni puntuali, senza dare per acquisite somme che non risultano ancora formalmente disponibili.» sottolineano le organizzazioni sindacali che fin dall’inizio della vertenza, hanno chiesto «a tutte le parti coinvolte di assumersi le proprie responsabilità: alla Regione di garantire risorse adeguate, al Comune di verificare ogni ulteriore possibilità di finanziamento e alla cooperativa di chiarire le conseguenze sulla continuità del servizio e sugli orari contrattuali». «La situazione è particolarmente urgente: sono coinvolti 66 lavoratrici e lavoratori e 134 alunni. Il fabbisogno stimato è di circa 80
mila ore, a fronte delle 61 mila erogate lo scorso anno e delle circa 40 mila inizialmente previste per il 2026/2027. - sottolineano Il congelamento delle ore è previsto fino al 30 ottobre. Una scadenza imminente, che impone risposte concrete e non consente ulteriori rinvii. L’incertezza sulle risorse rischia di compromettere la continuità e l’adeguatezza dell’assistenza agli alunni con disabilità, con ricadute dirette anche sulle lavoratrici e sui lavoratori, esposti a riduzioni dell’orario contrattuale e del reddito. A oggi, nonostante l’annuncio delle nuove risorse regionali, le organizzazioni sindacali non hanno ricevuto dalla cooperativa né dal Comune comunicazioni che confermino il superamento delle riduzioni. In assenza di un quadro finanziario certo, restano quindi senza risposta le questioni decisive: quante ore saranno effettivamente garantite e quali misure saranno adottate per tutelare il servizio e l’occupazione». Fp Cgil, Cisl Fp, Fisascat Cisl, Uil Fp E Uiltucs hanno pertanto formalmente chiesto al Prefetto di «convocare la prosecuzione del tavolo di conciliazione, con la partecipazione della Regione Basilicata, del Comune di Potenza e della cooperativa. Chiediamo che il confronto si svolga con urgenza e consenta di chiarire definitivamente il riparto delle risorse, le ore di assistenza effettivamente finanziabili e le garanzie per le lavoratrici e i lavoratori. Non è accettabile che l’assenza di risposte e di certezze amministrative ricada sugli alunni con disabilità e su chi ogni giorno garantisce loro un servizio essenziale. La scadenza del 30 ottobre impone a tutte le parti di assumere impegni chiari e verificabili. Non bastano annunci o stime: servono risorse formalmente assegnate, ore di assistenza definite e garanzie concrete sulla continuità del servizio e sulla tutela occupazionale e reddituale. Per questo sollecitiamo il Prefetto a convocare tempestivamente il tavolo e chiediamo a Regione, Comune e cooperativa di presentarsi al confronto con risposte precise e soluzioni praticabili». FILCOM CONFSAL: «FONDI PER POTENZA INSUFFICIENTI» La Filcom Confsal Basilicata riconosce l’impegno della Regione
nel reperire nuove risorse per l’assistenza agli alunni con disabilità, ma richiama l’attenzione sull’insufficienza dei fondi destinati all’ambito socio-territoriale di Potenza. Le cifre contenute nel prospetto di riparto per l’anno scolastico 2026/2027, infatti, non sarebbero sufficienti a garantire il fabbisogno del servizio nel capoluogo. Secondo il prospetto, a Potenza sono destinati complessivamente 173.275,86 euro. Una cifra ancora distante dai 360 mila euro che il Comune ha quantificato come necessari per recuperare il livello di assistenza garantito nell’anno scolastico precedente. La differenza è di 186.724,14 euro, quasi 190 mila euro, ai quali si aggiunge l’aumento della domanda di assistenza rispetto allo scorso anno. «Prendiamo atto dello sforzo della Regione e riconosciamo il valore delle risorse aggiuntive individuate per il territorio lucano. Tuttavia, il nostro compito è verificare che gli stanziamenti siano realmente sufficienti a garantire il servizio. Per Potenza, i numeri evidenziano ancora una distanza significativa tra le risorse assegnate e il fabbisogno effettivo», dichiara Donato Rosa, segretario generale della Filcom Confsal Basilicata. La questione riguarda direttamente 134 alunni con disabilità, per i quali l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione rappresenta una condizione fondamentale per esercitare pienamente il diritto allo studio. Ma coinvolge anche 66 lavoratrici e lavoratori, la cui continuità occupazionale e retributiva non può essere messa in discussione da una programmazione finanziaria insufficiente. «Non possiamo considerare risolta una vertenza soltanto perché sono state individuate nuove risorse. Bisogna verificare quanto arriverà effettivamente ai singoli ambiti e se gli importi consentiranno di garantire tutte le ore necessarie. Dietro ogni cifra ci sono bambini, famiglie e lavoratori che hanno bisogno di certezze», sottolinea Rosa. La Filcom Confsal chiede pertanto alla Regione di individuare le risorse mancanti per l’ambito di Potenza e al Comune capofila di assicurare una programmazione adeguata alle esigenze degli alunni.
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Focus su abbattimenti e potature; l’assessore Beneventi: «L’Amministrazione Telesca si fa carico della sicurezza e dell’incolumità dei cittadini»
Villa Santa Maria, a Potenza presentazione studio fitosanitario con Roma Tre e Unibas
L
DI FRANCESCO MENONNA
a villa di Santa Maria, a Potenza, rappresenta un pezzo di storia importante, un polmone verde da salvaguardare e riqualificare mediante azioni concrete e dinamiche. Una zona che ha fatto un bel pezzo di storia della comunità cittadina, grazie al lavoro congiunto del Comune di Potenza e dell'Università degli Studi 3 di Roma. Nella sede del Palazzo della Cultura del Comune di Potenza si è svolta una giornata di riflessione sulla villa di Santa Maria. Presenti il Sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, l'Assessore all'Ambiente del Comune di Potenza, Michele Beneventi, il responsabile scientifico e forestale Cosimo Gaudiano, il docente dell'Università degli Studi della Basilicata, Leonardo Rosati, e la docente dell'Università Roma 3 Giulia Caneva. Tema del dibattito che ha coinvolto, tra gli altri, Legambiente rappresentata dal presidente Antonio Lanorte, la Regione Basilicata e Ambiente Futura è stato “Villa di Santa Maria, proiezione futura...”. Gli alberi vivono un periodo negativo con molte essenze in chiaro affanno. La struttura, dunque, merita maggiore considerazione e sostegno da parte degli operatori comunali, ambientali, scientifici e gli appassionati dell'ambiente. Tra le domande ricorrenti in merito al polmone verde che congiunge Santa Maria a Via Mazzini e via Ciccotti «Qual è lo stato di salute dei nostri alberi? Come immaginiamo il futuro di uno dei polmoni verdi della città?».
Domande che ieri hanno trovato risposte grazie al lavoro esaudiente degli esperti. In buona sostanza, durante l'incontro, è stata presentata la valutazione fitosanitaria, fitopatologica e biomeccanica del patrimonio arboreo della villa di Santa Maria. Un lavoro intenso, una collaborazione nata tempo fa tra il Comune di Potenza, l'Università degli Studi della Basilicata e l'Università degli Studi Roma 3 che punta a dare un sostegno concreto alla villa di Santa Maria e che continuerà grazie ad una meritoria azione di monitoraggio ambientale e urbanistico. Un vero e proprio itinerario legato al deciso miglioramento del parco cittadino, una mission di grande rilevanza storica, ambientale, culturale e sociale, quella messa in campo dal Comune di Potenza e dalle parti interessate che punta a rimettere a nuovo
la struttura verde di Santa Maria con il dichiarato intento di farne un motore pulsante della vita cittadina e dell'intero hinterland di Potenza. L'Assessore all'Ambiente del Comune di Potenza, Michele Beneventi, ha parlato del futuro della Villa di Santa Maria: «Questa iniziativa deriva dalla richiesta da parte dell'Amministrazione Telesca di procedere con un monitoraggio dell'intero orto botanico della Villa di Santa Maria. Quindi, parliamo di un monitoraggio fitopatologico e fitosanitario. Da questo monitoraggio, naturalmente, ne deriva un confronto con tutti gli addetti ai lavori. L'Amministrazione Telesca si fa carico soprattutto della sicurezza e della incolumità di ogni singolo cittadino. Abbiamo incaricato dei professionisti che ci porteranno il risultato di questo monitoraggio. Assisteremo a quello che sarà
il destino e il futuro della nostra villa». Dal canto suo, Giulia Caneva, docente dell'Università di Roma 3 di botanica applicata ed ex docente dell'Università degli Studi della Basilicata ha definito nei dettagli le operazioni che verranno eseguite nella villa di Santa Maria: «Sicuramente, a seguito del monitoraggio fitopatologico che è stato effettuato dal dottor Gaudiano ci saranno alcuni abbattimenti purtroppo necessari. Oltre agli abbattimenti legati al marciume evidente nel livello sia degli apparati radicali che dei tronchi, ne seguiranno anche su altri alberi, anche potature di contenimento importanti. Questa è la parte negativa, diciamo, quella della rimozione: quello che noi vorremmo fare d'accordo con il Comune di Potenza per poi passare all'azione di valorizzazione. In parallelo, abbiamo compiuto un analisi molto dettagliata sul valore dell'orto agrario lucano che censiva un discreto numero di specie, oltre 400 specie di interesse agronomico del Regno di Napoli. Naturalmente, non pensiamo possibile riproporre una tale pertinenza perché significherebbe una manutenzione eccessiva e non ci sono più gli spazi. Però, una memoria più ricca di alcuni elementi di interesse vorremmo riproporla. Quindi, passiamo alla fase operativa successiva che sarà una fase appunto che passa una prima criticità, cioè l'eliminazione degli alberi vetusti, e una fase poi che concerteremo bene con il Comune volta alla valorizzazione per dare il senso storico di questo giardino».
Il consigliere comunale riconosce l’impegno messo in campo dall’assessora a Padova: «Una buona Amministrazione costruisce relazioni»
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Potenza smart, Giuliani plaude a Costanza: «Città protagonista» esidero esprimere il mio apprezzamento all’assessora alla Programmazione e Digitalizzazione del Comune di Potenza, Loredana Costanza, per l’impegno messo in campo per rafforzare il ruolo della nostra città nei percorsi di innovazione e modernizzazione della pubblica amministrazione». È quanto dichiara il consigliere comunale Attilio Giuliani, del gruppo Potenza Ritorna, commentando la partecipazione dell’assessore Costanza agli Stati Generali delle Città Intelligenti, svoltasi a Padova, e il riconoscimento ottenuto dal Comune di Potenza nell’ambito delle buone pratiche promosse da City Vision. «Appuntamenti di rilievo nazionale come quello di Padova rappresentano occasioni preziose per confrontarsi con amministratori provenienti da tutta Italia, conoscere esperienze innovative, acquisire suggerimenti e, nello stesso tempo, condividere le buone pratiche realizzate nella nostra città. Amministrare significa anche avere la capacità di guardare oltre i
propri confini, imparare dalle esperienze degli altri e mettere a disposizione le proprie competenze. È attraverso questo scambio che le amministrazioni locali possono crescere e offrire risposte sempre più efficaci ai bisogni dei cittadini». «L’assessora Costanza e il sindaco Vincenzo Telesca – prosegue Giuliani – stanno dimostrando concretamente quanto sia importante affrontare le sfide della digitalizzazione con una visione che non si limiti alla tecnologia, ma sappia coniugare innovazione, valorizzazione del patrimonio cittadino e attenzione alle persone. La presentazione del progetto di digitalizzazione dell’Archivio Storico Comunale e la menzione ottenuta per il progetto di inclusione sociale realizzato a Bucaletto testimoniano una città che ha idee, progettualità e buone pratiche da condividere a livello nazionale. Un riconoscimento che premia anche il lavoro dell’assessora ai servizi sociali Anna Grieco, degli operatori e di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto».
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Provincia
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Il segretario lucano Tortorelli sostiene lo sciopero nazionale di 8 ore e chiede al gruppo di riaprire il confronto con i sindacati
Barilla, la Uil reclama più garanzie su posti di lavoro e futuro del Sud
MELFI. Otto ore di sciopero nazionale alla Barilla e una richiesta precisa: riaprire il confronto sulle strategie industriali e sul futuro dei lavoratori. La Uil Basilicata sostiene la mobilitazione del 21 ottobre e, con il segretario generale Vincenzo Tortorelli, richiama l’attenzione sulle conseguenze che le scelte dei grandi gruppi possono avere per il Mezzogiorno. Una presa di posizione a sostegno di Uila Uil, Fai Cisl e Flai Cgil, che lega la vertenza alla difesa degli investimenti e delle comunità produttive. «Non possiamo accettare che il Sud venga ancora una volta considerato un territorio sacrificabile nelle strategie di riorganizzazione dei grandi gruppi industriali», afferma Tortorelli. Il sindacato non rivendica corsie preferenziali, ma «rispetto, pari dignità industriale, investimenti e garanzie occupazionali». È su queste condizioni che la Uil chiede all’azienda di assumere impegni concreti, chiarendo le prospettive produttive e occupazionali attraverso un dialogo effettivo con le rappresentan-
ze dei lavoratori. Al centro delle preoccupazioni ci sono le operazioni che interessano gli stabilimenti di Marcianise, Castelplanio e Altamura. Per Tortorelli sollevano interrogativi ai quali occorre dare risposta e impongono una riflessione più ampia sulla presenza industriale nel Mezzogiorno. Il segretario critica il rischio che il confronto sindacale sia sostituito da decisioni già assunte e che il destino delle comunità produttive venga definito senza ascoltare chi ha contribuito alla crescita dell’impresa.
«Siamo fortemente preoccupati quando le relazioni sindacali vengono sacrificate sull’altare di scelte industriali unilaterali», sottolinea. La questione, nella lettura della Uil, non riguarda soltanto le modalità del rapporto tra azienda e organizzazioni dei lavoratori, ma la fiducia che tiene insieme impresa e territorio. Un legame che, se interrotto, può produrre conseguenze per tutti i soggetti coinvolti. «Quando si rompe il rapporto di fiducia tra impresa, lavoratori e territorio, alla fine perdono tutti. Perdono i lavoratori, per-
de il territorio e perde anche l’azienda», osserva Tortorelli, richiamando le lezioni della storia industriale italiana. Da qui l’invito a considerare la partecipazione una componente delle scelte produttive e a riconoscere il contributo delle persone al consolidamento del gruppo. In questo quadro, la mobilitazione dello stabilimento di Melfi assume per la Uil Basilicata un valore che supera i confini aziendali. La regione, ricorda il segretario, conosce le difficoltà necessarie per attrarre e mantenere un investimento pro-
duttivo. Dietro ogni fabbrica ci sono generazioni di lavoratori, competenze e professionalità, ma anche famiglie che hanno scelto di restare nella propria terra. Difendere queste realtà significa quindi tutelare le prospettive delle comunità. La richiesta a Barilla è di «riaprire immediatamente un confronto vero con le organizzazioni sindacali», spiegare le proprie strategie e garantire impegni sul futuro. Per Tortorelli, la dimensione di un grande gruppo non si misura soltanto attraverso i risultati economici, ma anche nella capacità di rispettare i territori e le persone che ne hanno accompagnato lo sviluppo. «Il dialogo sociale non è un ostacolo alla competitività, ma una condizione fondamentale per costruire un futuro industriale solido e condiviso», ribadisce il segretario. La Uil Basilicata conferma dunque il sostegno alla Uila e ai lavoratori nella vertenza, chiedendo che il lavoro torni al centro delle decisioni. «Il Mezzogiorno ha bisogno di nuove opportunità industriali, non di nuove rinunce».
Picerno, domani la presentazione del servizio per l’Ambito Marmo Platano Melandro: consulenze e iniziative diffuse nei diversi comuni
Famiglie, uno sportello per ascolto e sostegno
PICERNO. Un punto di riferimento per ascoltare le famiglie, accompagnarle nelle difficoltà e sostenerle nelle sfide educative. Prende il via Famiglie in Rete, il nuovo sportello dell’Ambito sociale Marmo Platano Melandro, che sarà presentato domani, giovedì 22 ottobre, alle 17.30 nella sala giunta del Comune, in via Portanova 18. L’incontro inaugurale, aperto a tutti, sarà dedicato al tema Prendersi cura delle famiglie e costruire comunità. L’iniziativa segna l’avvio del nuovo Centro per le famiglie nell’ambito del progetto La Rete delle Famiglie. Il percorso si inserisce nelle politiche di sostegno promosse dal Dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, dalla Regione Basilicata e dai Comuni dell’Ambito. Picerno, ente capofila, ha affidato la realizzazione e la gestione del servizio alla cooperativa sociale La Rete Ets. Lo sportello avrà sede in viale Giacinto Albini 2 e si rivolgerà al-
le famiglie dell’intero territorio. Offrirà ascolto, orientamento e accompagnamento, sostegno alla genitorialità, consulenza educativa e psicologica, informazioni sui servizi e occasioni di incontro e confronto. L’obiettivo è costruire una risposta ai bisogni delle persone valorizzando anche le risorse sociali, educative e associative già presenti nelle comunità. Le attività non resteranno concentrate nella sola sede di Picerno. Il progetto prevede una presenza nei diversi comuni dell’Ambito, attraverso incontri, iniziative educative e percorsi di sostegno. La rete territoriale coinvolgerà istituzioni locali, scuole, servizi sociali, parrocchie, associazioni ed enti del Terzo settore, per favorire una collaborazione stabile. La conferenza sarà anche un’occasione per riflettere sulle trasformazioni della famiglia e sulle fragilità educative e relazionali. Ad aprire i lavori saranno i saluti della sindaca Margherita Scavo-
ne. Seguirà l’intervento di don Tonino Palmese, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, presidente della Fondazione Polis e garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Napoli. Annalisa Lo Sasso, psicoterapeuta dell’équipe del Centro, affronterà il tema dell’ascolto, delle re-
lazioni e delle nuove sfide educative. Antonio Marrese, presidente della cooperativa La Rete e coordinatore del Centro, illustrerà i servizi e il percorso di costruzione della rete. A moderare sarà il giornalista Andrea Mario Rossi. L’invito è rivolto a famiglie, cittadini, amministratori, operatori sociali, dirigenti scolastici e realtà associative.
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Provincia
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Nei giorni scorsi anche un incontro tra maggioranza, minoranza e due ex sindaci: «Necessario impegno comune e responsabile»
Il Consiglio comunale di Maratea, sollecita: «Far eseguire i lavori sulla SP3 in tempi brevi» S
DI EMANUELA CALABRESE
i è riunito a Maratea il Consiglio Comunale, per affrontare il tema del rischio di isolamento a seguito delle note vicissitudini che riguardano, e investono, le strade di accesso alla cittadina. 5 giorni prima, invece, a seguito dell’impegno assunto nel precedente Consiglio comunale , il Sindaco Cesare Albanese, aveva incontrato l’intera Assise «per fornirle gli ultimi aggiornamenti e per avviare un confronto sulla situazione della viabilità teso ad una condivisione delle proposte. Di fronte all’emergenza viabilità che sta interessando Maratea – ha spiegato il primo cittadinoè necessario che il confronto politico e istituzionale si traduca in un impegno comune e responsabile. La complessità della situazione impone di superare ogni contrapposizione, senza rinunciare alla legittima dialettica politica, per concentrare l’attenzione sulle criticità da affrontare e sulle soluzioni da perse-
guire con urgenza. Ed è in questa direzione che il dialogo tra Maggioranza e Minoranza, arricchito dalla presenza di due ex Sindaci, costituisce un passaggio fondamentale per sollecitare gli interventi necessari e sostenere, con una posizione responsabile e attenta agli interessi dell’intera comunità, ogni iniziativa utile a fronteggiare l’emergenza». Dunque, alla luce dell’ultimo Consiglio di martedì 20, è emerso che «a seguito delle istanze comunali la Regione si è mossa con tempestività relativamente all'individuazione degli interventi da eseguire sulla SP3 ed è necessario continuare con la stessa solerzia nella loro esecuzione, in modo da assicurare la riapertura dell'importante arteria stradale in tempi brevi». Il Consiglio, all'unanimità, ha espresso «forte preoccupazione per le condizioni della viabilità di accesso a Maratea e per le conseguenze che il protrarsi delle interruzioni e limitazioni può determinare sulla salute e sulla sicurezza della
popolazione, sulla continuità dei servizi essenziali, e sulle attività economiche e sociali del territorio ed all'unanimità impegna il Sindaco e la Giunta comunale a chiedere e sollecitare la Regione Basilicata e la Provincia di Potenza a far eseguire tempestivamente i lavori progettati per assicurare la riapertura della SP3 in tempi brevi; A chiedere che la Regione Basilicata assicuri il monitoraggio finalizzato a mantenere aperta a senso unico alternato la SS18, nel tratto cd sottofrana, a Castrocucco h.24 sino all'apertura della galleria naturale; Sollecitare la Regione Basilicata ad assicurare interventi in materia sanitaria per garantire la presenza di un medico nell'ambulanza del 118, la stipula di una convenzione con l'ASP di Salerno finalizzata ad ottenere l'ammissione dei pazienti in codice rosso presso l'Ospedale di Sapri r misure economiche per il potenziamento del servizio di trasporto pubblico locale da e per la stazione ferroviaria e per il superamento
dei disagi; A chiedere ai Vigili del Fuoco l'apertura di un presidio a Maratea, così come fatto per le stagioni estive, sino a cessata emergenza e infine a chiedere e sollecitare la Regione Basilicata, la Provincia di Potenza e I'ANAS SPA a programmare un nuovo collegamento viario tra la SS 585 e la Città di Maratea». Intanto emerge, da
parte dei marateoti, la necessità di intervenire quanto prima, per alleviare, se non eliminare del tutto, le grosse difficoltà di chi ogni giorno viaggia per lavoro, «molti lavoratori da Tortora fanno il giro da Sapri, spendendo di carburante quello che guadagnano», per studio (si pensi alla frana a Castrocucco) e per salute.
Delibera del Consiglio comunale sul proprio Statuto. Il sindaco Paolo Cillis: «Un patrimonio da custodire per rafforzare l'attrattività e la promozione del territorio»
Pietragalla valorizza la propria identità: ufficiale la denominazione «Città dei Palmenti»
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ietragalla punta sulle proprie radici per rafforzare la riconoscibilità del territorio e promuoverne le eccellenze. Nel corso del Consiglio comunale del 20 ottobre 2026 è stato affrontato il tema dell’attuazione dell’articolo 1 dello Statuto comunale, con l’obiettivo di rendere sistematico e coordinato l’utilizzo della denominazione «Pietragalla – Città dei Palmenti» nei principali canali di comunicazione istituzionale. «I Palmenti sono l’anima della nostra storia e il simbolo della nostra identità. Rendere riconoscibile la denominazione "Pietragalla – Città dei Palmenti" in ogni comunicazione significa dare valore alle nostre radici, rafforzare l’attrattività del territorio e far conoscere sempre di più le bellezze di Pietragalla. La nostra storia è un patrimonio da custodire, ma anche una risorsa su cui costruire il futuro», dichiara Pao-
lo Cillis, sindaco di Pietragalla.I Palmenti, antiche strutture ipogee scavate nella roccia e storicamente destinate alla pigiatura delle uve e alla fermentazione dei mosti, raccontano la civiltà rurale, le tradizioni e il profondo legame tra la comunità e il proprio territorio. Non si tratta soltanto di un patrimonio architettonico e culturale di grande valore, ma di un elemento distintivo della memoria collettiva e dell’identità di Pietragalla. Il Parco dei Palmenti rappresenta un luogo emblematico attraverso cui raccontare la storia del paese e promuoverne le potenzialità culturali e turistiche. L’obiettivo è tradurre il valore di questa identità in una presenza concreta e riconoscibile nella comunicazione dell’Ente. La denominazione «Pietragalla – Città dei Palmenti» sarà utilizzata in maniera uniforme nella cartellonistica stradale agli ingressi del terri-
torio comunale, nelle comunicazioni ufficiali cartacee e digitali, sul portale web istituzionale e nei materiali promozionali delle iniziative culturali e turistiche promosse dal Comune. Non una semplice denominazione, ma un segno distintivo con cui Pietragalla
si presenta e si racconta. Una scelta che punta a rafforzare l’immagine del paese, a far conoscere il suo patrimonio storico e culturale e a consolidare il legame tra identità locale e promozione turistica, aprendo nuove opportunità per il territorio.
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Matera e provincia
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Policoro, il Consiglio riconosce quasi 75 mila euro di spese urgenti. Bianco sollecita la Regione sui ristori a turismo e agricoltura
Tromba d’aria, danni per 21 milioni Per i lidi chiesta proroga di 5 anni
POLICORO. Oltre 16 milioni di euro di danni al patrimonio pubblico e privato, ai quali si aggiungono circa 5 milioni per le aziende agricole, secondo una stima ancora provvisoria. È il conto della tromba d’aria che il 2 settembre ha colpito il centro cittadino, il lido e le campagne. Il Consiglio comunale, nella seduta del 20 ottobre, ha riconosciuto a maggioranza debiti fuori bilancio per 74.773,57 euro, relativi agli interventi di somma urgenza. Il sindaco Enrico Bianco chiede alla Regione ristori rapidi e una proroga quinquennale delle concessioni balneari per consentire la ricostruzione. Le spese sostenute dal Comune hanno permesso di rimuovere alberi caduti, ripristinare la segnaletica e intervenire su coperture e infissi degli edifici pubblici. Circa 38 mila euro sono stati impiegati per liberare le strade del centro e del lungomare; oltre 20 mila per la segnaletica e la delimitazione delle aree da interdire al traffico; più di 12 mila per le coperture scolastiche e la sostituzione di vetri, lucernari e oblò al terminal degli autobus
Egeo e al PalaErcole. Su proposta di Bianco, la delibera sarà trasmessa alla Protezione civile regionale per la rendicontazione e il rimborso. «Queste risorse comunali derivano dal capitolo destinato alla manutenzione ordinaria del patrimonio pubblico», ha spiegato il sindaco. La ricognizione, condotta anche attraverso immagini Copernicus e rilievi dei droni dei vigili del fuoco, restituisce un quadro pesante. Il solo patrimonio arboreo registra due milioni di danni, con circa mille piante abbattute in
città e altrettante al lido. Per ripristinare il patrimonio pubblico comunale serviranno oltre 3,1 milioni; altri due milioni riguardano beni di altri enti, cinque milioni i privati e circa quattro milioni le strutture balneari, con 15 lidi e 20 chioschi colpiti. Particolarmente critica la situazione del PalaOlimpia, dove il vento ha divelto il tetto. Il sindaco ha sottolineato la necessità di intervenire subito per evitare infiltrazioni nella struttura, in attesa del ripristino. Bianco ritiene imminente la dichiarazio-
ne dello stato di emergenza regionale e auspica che segua quella nazionale. Con l’attivazione dell’emergenza saranno disponibili i primi 239 mila euro già destinati dalla Regione, da utilizzare per il palazzetto, lavori urgenti nelle scuole e il completamento della messa in sicurezza stradale. Per il turismo la priorità indicata dal primo cittadino è dare agli operatori il tempo di recuperare gli investimenti. «I nostri imprenditori sono pronti a investire le loro risorse per salvare la stagione 2027,
ma hanno bisogno di una proroga di almeno 5 anni per ammortizzare la spesa». La richiesta punta a consentire la ripresa dell’attività nella prossima primavera, evitando che gli stabilimenti danneggiati restino fermi. Sul fronte agricolo, la prima ricognizione regionale riguarda 38 aziende che hanno segnalato i danni sulla piattaforma. Sono 155 gli ettari colpiti, con il 95 per cento del prodotto compromesso: circa 80 ettari di fragole, 17 di kiwi, 12 di ortive e nove di agrumi. Danneggiati anche serre, tunnel e impianti antigrandine. Le segnalazioni si sono chiuse il 15 ottobre; i dati definitivi sono attesi a breve. In aula è tornato anche il rischio alluvionale legato al Canale 7, nella zona di via San Giusto. La Conferenza di servizi è stata sospesa dopo il diniego del Consorzio di bonifica alla proposta esaminata, ma esiste un’alternativa. Bianco auspica lo sblocco dell’iter a novembre e, con l’anno nuovo, il progetto esecutivo e l’affidamento dei lavori. Approvato infine a maggioranza il bilancio consolidato 2025.
La Piazza di Schierarsi Matera chiede criteri trasparenti per gli immobili comunali, accesso condiviso e verifiche periodiche sulla gestione
«Beni comuni, spazi per tutti e non per pochi»
MATERA. Non soltanto locali da assegnare, ma spazi da rendere accessibili alla comunità. La Piazza di Schierarsi Matera interviene sul regolamento dei beni comuni e chiede un confronto pubblico sulle garanzie necessarie a evitare che la gestione del patrimonio comunale si traduca in opportunità riservate a pochi. Al centro della proposta ci sono la fruibilità collettiva, la trasparenza delle scelte e la possibilità di partecipare anche senza appartenere a un’associazione. «Un regolamento sui beni comuni non deve trasformarsi in un elenco di locali da assegnare alle associazioni», sostiene il gruppo. Il riconoscimento del loro ruolo nella vita cittadina, osserva Schierarsi, non basta infatti a garantire che un immobile sia aperto a tutti. Una realtà associativa può coinvolgere la comunità, ma può anche limitare le attività ai propri iscritti o agli interessi di una cerchia ristretta. Il rischio indicato è
che strumenti formalmente legittimi finiscano per alimentare dubbi e indebolire la fiducia nelle istituzioni. La richiesta non è di escludere le associazioni, considerate interlocutori preziosi, ma di definire con precisione gli obiettivi degli affidamenti. «L’associazione può essere il motore di questo processo, non il suo proprietario di fatto». Un locale inutilizzato, secondo il gruppo, dovrebbe diventare un luogo di incontro, uno spazio culturale o un riferimento per il quartiere, nel quale i cittadini possano proporre iniziative e contribuire alle attività. Per questo Schierarsi sollecita criteri trasparenti, progetti rivolti all’interesse generale, modalità di accesso chiare, utilizzi condivisi e verifiche periodiche sui risultati. A presentare proposte e concorrere alla gestione dovrebbero poter essere anche gruppi informali e singoli cittadini, senza riservare la partecipazione alle so-
le organizzazioni strutturate. Il documento riconosce che ogni immobile presenta caratteristiche diverse e che non sempre è possibile consentirne l’uso contemporaneo a chiunque. Servono responsabilità e organizzazione, ma le limitazioni devono essere motivate e coerenti con la finalità pubblica. La collaborazione con il Comune dovrebbe quindi tradursi in un patto concreto fra isti-
tuzioni e comunità. Il criterio per valutare il regolamento, conclude il gruppo, deve essere il beneficio prodotto: quante persone potranno utilizzare gli spazi, quali opportunità nasceranno e quali bisogni troveranno risposta. «La fiducia dei cittadini non si costruisce con il nome di un regolamento. Si costruisce con le garanzie che contiene e con i risultati che produce».
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Il presidente della Consulta Giovanile Mario Serra interviene dopo la manifestazione degli studenti del liceo materano
Consulta Giovanile al fianco del Duni-Levi: «Una protesta civile per scuole migliori» A
ll’indomani dello sciopero degli studenti del Liceo Duni-Levi di Matera per denunciare le difficoltà che riscontrano quotidianamente, il presidente della Consulta giovanile di Matera Mario Serra ha espresso la propria solidarietà. «Ieri mattina ho partecipato alla manifestazione che ha visto protagonisti i ragazzi del Duni-Levi per esprimere la solidarietà e la vicinanza della Consulta Giovanile Comunale di Matera agli studenti che si trovano in situazioni di difficoltà. – ha raccontato Serra - Tutti siamo stati studenti, frequentando scuole, classi e palestre non sempre adeguate allo svolgimento delle attività didattiche, causando il malcontento generale e la rabbia contro le istituzioni».
«Quello che abbiamo visto ieri in città dimostra, ancora una volta, la straordinaria capacità della nostra comunità di far sentire la sua voce in maniera civile senza violenza, dimostrando la maturità che spesso si ritiene manchi nei ragazzi più giovani. – ha continuato - È fondamentale, per questo, lasciare queste manifestazioni libere da qualsiasi strumentalizzazione politica. Il dialogo con le istituzioni deve avvenire in maniera costante, proficua e collaborativa, poiché questo é l’unico modo per dimostrare alle istituzioni i reali sentimenti e le reali esigenze degli studenti». «La Consulta Giovanile Comunale è al fianco degli studenti del Duni Levi, unendosi alle loro voci per zione relativa alla vita sco- l’ascolto, confidando sul so- senza del Sindaco a supportare all’attenzione delle lastica. Saremo sempre di- stegno dell’Ente, come ha porto degli studenti» ha istituzioni qualsiasi situa- sponibili al dialogo e al- già dimostrato ieri la pre- concluso Serra.
Il debutto nazionale della catena scandinava nato dell'imprenditrice lucana Venanzia Rizzi. Domani l'inaugurazione alla presenza dell'Ambasciatore Matti Lassila
Matera accoglie la Finlandia: in Piazza Mulino apre il primo ristorante Hesburger d'Italia
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arà Matera a ospitare il primo ristorante italiano di Hesburger, la catena di ristorazione finlandese che venerdì 23 ottobre inaugurerà la sua sede in Piazza Mulino 20. L'apertura segna l'ingresso del marchio nel mercato italiano e rappresenta un nuovo investimento internazionale nel territorio lucano. Il programma inaugurale prevede alle ore 18:30 un incontro con le autorità, al quale prenderà parte anche l'Ambasciatore di Finlandia in Italia, Matti Lassila. Alle ore 20:00 è prevista l'apertura ufficiale al pubblico, che potrà accedere per la prima volta al nuovo ristorante e conoscere l'offerta gastronomica del marchio. L'iniziativa imprenditoriale vede tra i protagonisti Venanzia Rizzi, architetto e imprenditrice originaria di Matera, residente in Finlandia dal 1994 e Console onoraria d'Italia a Oulu. Insieme a due soci finlandesi, Rizzi ha investito nel progetto, scegliendo la propria città d'origine per il debutto italiano della catena. La storia di Hesburger ha inizio in Finlandia nel 1966, dall'attività imprenditoriale della famiglia Salmela. Oggi il marchio è presente in diversi Paesi europei con una rete di quasi 500 ristoran-
ti. Il menu comprende hamburger, specialità a base di pollo, tortillas, patatine, salse e alternative vegetariane VEKE®. L'arrivo di Hesburger a Matera amplia l'offerta
della ristorazione cittadina e si inserisce nel percorso di espansione internazionale del gruppo, con nuove opportunità di investimento e occupazione sul territorio. L'inau-
gurazione si terrà venerdì 23 ottobre in Piazza Mulino 20, a Matera: alle ore 18:30 l'incontro istituzionale con le autorità, seguito alle ore 20:00 dall'apertura al pubblico.
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Perché il cuore non è il luogo dove nascondere le ferite, ma quello in cui trovare il coraggio di ricominciare
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Più di tutto, KORORO
DI FABRIZIO QUARATINO
l cuore non è un soprammobile. Ci hanno insegnato a usare la testa. A ragionare, calcolare, prevedere, difenderci. Il cuore, invece, sarebbe meglio tenerlo sotto controllo. Quando parla rischia di mandare all’aria i nostri programmi. Eppure, dopo tante battaglie, qualche sconfitta e un numero imprecisato di lezioni non richieste, ho maturato una convinzione: possiamo perdere molte cose, ma quando perdiamo il contatto con il nostro cuore cominciamo a perdere noi stessi. Kokoro è una parola giapponese che racchiude cuore, mente e spirito. Non tre compartimenti separati, come gli uffici di una pubblica amministrazione dove nessuno sa cosa faccia il collega della stanza accanto. Ma un’unica dimensione profonda, nella quale pensieri, sentimenti e volontà imparano a riconoscersi. Un cuore che pensa, una mente che sente, una volontà che trova il coraggio di agire. Ed è qui che comincia la nostra rivoluzione. Non quella annunciata con manifesti, proclami e fotografie celebrative. Quella più difficile: cambiare dentro, senza aspettare che cambi prima il mondo. LA FORZA DI RESTARE UMANI
Viviamo in una società che considera la sensibilità un difetto di fabbricazione. Se piangi sei debole. Se perdoni sei ingenuo. Se tendi una mano sei uno sprovveduto. Se continui a credere nelle persone, nonostante tutto, probabilmente dovresti sottoporti a qualche accertamento.Viceversa, chi calpesta, manipola e pensa esclusivamente al proprio tornaconto viene spesso definito pragmatico. Complimenti. Abbiamo trasformato l’egoismo in competenza professionale.Io continuo a pensare che la vera forza sia un’altra. È riuscire a non diventare crudeli dopo aver conosciuto la crudeltà. È conservare la capacità di amare dopo essere stati feriti. È sostenere qualcuno senza pretendere di possederne le decisioni.Perché sostenere non significa sostituirsi. Significa esserci, anche quando non abbiamo soluzioni pronte, senza trasformare l’affetto in un debito da riscuotere.Non sono le ferite a renderci migliori automaticamente. Sarebbe troppo comodo. È ciò che decidiamo di costruire attraverso quelle ferite a fare la differenza. NON SI SALVA NESSUNO DALL’ALTO C’è una tentazione diffusa: dispensare consigli
dalla comoda poltrona delle nostre certezze.“Devi reagire”. “Devi cambiare”. “Devi essere forte”. Naturalmente chi pronuncia queste sentenze dispone quasi sempre di una soluzione per la vita degli altri. Per la propria, stranamente, riceve ancora aggiornamenti.E magari pretende che tu cambi subito, mentre lui si considera un capolavoro già ultimato. Peccato che persino icapolavori, qualche volta, abbiano bisogno di restauro. Ma chi attraversa un momento difficile non ha necessariamente bisogno di un giudice, di un allenatore motivazionale o dell’ennesimo esperto di felicità. Ha bisogno di essere visto. Di qualcuno che sappia ascoltare senza interrogare, incoraggiare senza comandare, rimanere senza invadere. Io credo nella possibilità che ogni essere umano possiede di trasformare la propria condizione. Non perché basti desiderarlo, ma perché dentro ciascuno esistono risorse che talvolta neppure immaginiamo. La speranza, però, non deve diventare un’altra imposizione. Anche chi oggi non riesce a sorridere merita rispetto. Anche chi cade conserva intatta la propria dignità. Nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a dimostrare di stare bene per essere amato. LA RIVOLUZIONE COMINCIA DA NOI Ho imparato che il coraggio non coincide con l’as-
senza di paura. Il coraggio è guardarla negli occhi e decidere che non sarà lei a scrivere l’ultima pagina. Ci saranno giorni nei quali tutto sembrerà immobile. Problemi economici, solitudini, incomprensioni, malattie, rapporti complicati. Giorni nei quali perfino alzarsi dal letto sembrerà un’impresa da celebrare con una medaglia. Ebbene, allora dobbiamo ricordare una cosa: la nostra condizione presente non è una sentenza definitiva. Possiamo cominciare da un gesto minuscolo. Una parola gentile. Una telefonata. Una richiesta d’aiuto. Una decisione presa. A volte comincia quando smettiamo di maledirci per quello che non siamo riusciti a fare e scegliamo di assumerci la responsabilità di ciò che possiamo ancora costruire. Io voglio continuare a credere in questa possibilità. Con ostinazione, lucidità e persino con un pizzico di sana irriverenza. Non perché non conosca il peso delle difficoltà, ma perché lo conosco abbastanza da non voler aggiungere altro buio al buio degli altri. Perché alla rassegnazione non intendo concedere nemmeno il diritto di prelazione sulla mia vita. PIÙ DI TUTTO, IL CUORE Kokoro, per me, non è soltanto una parola suggestiva. È una responsabilità. Significa ricordarmi che la mia felicità non può essere separata da quella
degli altri. Che una vittoria ottenuta umiliando qualcuno assomiglia terribilmente a una sconfitta. Che possiamo essere determinati senza diventare spietati. E che aiutare non significa cancellare i nostri bisogni, ma riconoscere dignità anche a quelli altrui. Significa anche riconoscere i miei limiti, chiedere scusa quando sbaglio, difendere ciò in cui credo senza pretendere che tutti debbano pensarla come me. Non desidero essere considerato invincibile. Desidero conservare abbastanza forza per rialzarmi e abbastanza tenerezza per non dimenticare chi è rimasto indietro. E se qualcuno, leggendo queste parole, oggi si sente sconfitto, vorrei potergli dire questo: non devi dimostrare niente a nessuno. Non sei il tuo fallimento, non sei il giudizio degli altri, non sei soltanto il dolore che stai attraversando.Sei anche tutto ciò che puoi ancora diventare. Perché il cuore non serve a impedirci di cadere. Serve a ricordarci, anche quando tutto sembra perduto, che siamo ancora vivi. E che nessuna notte può arrogarsi il diritto di spegnere per sempre la nostra luce.Se non posso toglierti il peso che porti, posso almeno scegliere di non lasciarti credere che tu debba portarlo da solo. Più di tutto, Kokoro. Perché il mondo può anche non cambiare domani. Ma il nostro cuore può cominciare oggi.
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