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Cronache del 20 ottobre 2026

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MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 235

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

MENTrE sala aTTacca pIaNTEDOsI E la salIs crITIca la pOlIzIa, Il cDx sTUDIa lE MIsUrE Da aDOTTarE

Il Governo al lavoro per fermare i violenti per salvini stop alla cittadinanza ai minori coinvolti in violenze. Meloni punta sul modello caivano

Lamattina a pag 3

pErché Il cONsOrzIO INDUsTrIalE chIEDE I sOlDI aGlI IMprENDITOrI pEr OrGaNIzzarE UN EvENTO?

la QUEsTUa DI DI saNza la questione pone tante domande. senza l’obolo delle imprese, sud Nord Invest non si fa o l’amministratore sa già quali imprenditori pagheranno e quali cifre? chi controlla i controllori? _

Il cOMMENTO

La rabbia dei ragazzi e le città sotto assedio

C’

DI GIaNFraNcO BlasI

è qualcosa che inquieta più della violenza stessa: la sensazione di non riuscire più a capire chi la esercita, perché lo faccia e quale mondo abbia in testa. Gruppi di adolescenti che si muovono in branco, assaltano negozi, aggrediscono passanti, sfidano le forze dell'ordine e trasformano le strade e le piazze delle nostre città (...) ■ continua alle pag 6 e 7

In una nota l’amministratore del Consorzio Industriale invita a contribuire economic

amente per la realizzazione di un evento

di adesione? Siamo sicuri che le imprese Siamo sicuri che il management non si lasci condizionare dalle eventuali dichiarazioni prudenza sarebbe stata neccessaria non si lascino condizionare dal fatto che a chiedere i soldi sia chi gestisce i servizi? Maggiore

__Di Sanza

L’edizione di Cronache di ieri

Dellapenna a pag 9

FONDI UE Oggi alle 10 a Casa Cava il confronto con il Ministro. Ai Comuni assistenza per i progetti

centro servizi territoriali, Foti a Matera BlOcchi sUlla BasENTaNa E sUlla sTaTalE 106 JONica

caro gasolio, in Basilicata continua la protesta degli autotrasportatori

Foti

Sulla morte del manager Mps, la Commissione d’inchiesta: «Intimidazione degenerata» Il presunto mandante indicato dal carcere

Di Sanza chiede i soldi agli imprenditori rativa, con tanto di carta intesta- inesistent e se non nei li- zionalità amministato dal ta, firma e sigillo. La let- miti della gestione dei ser- non sarà condiziona abbia tera reca la pregiatissima vizi affidati. Qui si chiede fatto che un’impres o all’imfirma di Antonio Di San- apertamente un contributo o meno contribuit za, amminist ratore del libero. Se volessimo fare portante evento? noi quali alle Domande ricordare ironia potremmo Consorzio. in grado di riIn pratica l’ente che gesti- le frasi riportate in tanti non siamoma, soprattutto, sce i servizi industriali del- film non propriamente in- spondere dovuto esla Provincia di Matera di- centrati sulle logiche del- che avrebberodell’azion e ce apertis verbis che sic- la trasparenza e della buo- sere la base amministrativa. Domande come deve organizzare un na amministrazione. dovuto porevento e questo evento è Non volendo fare ironia ci che si sarebbe re Antonio Di Sanza prima chi importante, gli imprendi- chiediamo soltanto la carta intetori devono dare un con- controller à i controllor i, di prendereconsorzio per chi custodirà i custodi, chi stata del tributo. una letfirmare e Se fosse un festa patrona- garantirà che la collabora- scrivere di contrile potremmo parlare di una zione economic a non sia tera di richiesta che vivovera e propria questua. uno strumento di valuta- buti alle imprese del consorzio? Ma, purtroppo, non è una zione delle scelte del Con- no i servizi di Cesare non Alla moglie festa patronale. Qui le que- sorzio verso le imprese. basta essere casta, è neDI SANZA AVRÁ stioni diventano un po’ più i h h i EQUANIMITÁ DI i i i

Servizio a pag 10

casO DavID rOssI

_

■ Magrì

a pag 5

GUarDIa DI FINaNza

A Potenza, mutuo e polizze non dichiarate al Fisco: sequestrati 50 mila euro a un residente già condannato per reati di droga

■ Servizio

a pag 21

_ FaNTasTIcO MEDIOEvO

A Venosa molto apprezzata la giornata dedicata alle rievocazioni medievali che animano la Basilicata

■ Servizio

a pag 24

_ apT

Quattro esposizioni collaterali al Caravaggio Gli artisti scelti con la manifestazione di interesse Servizio a pag 12

■ Servizio

a pag 17


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Italia e Mondo Mentre Sala attacca Piantedosi e la Salis critica la polizia, il centrodestra studia le misure da adottare

Il governo al lavoro per fermare i violenti Per Salvini è necessario impedire la concessione della cittadinanza per i minorenni coinvolti in violenze. Giorgia Meloni immagina misure sul modello Caivano. Intanto si studiano nuove regole per la Polizia durante le manifestazioni

M

DI ROBERTO LAMATTINA

entre a Milano si fa la conta dei danni e un’altra ondata di violenza sembra pronta ad iniziare, mentre i genitori degli arrestati fanno la fila davanti alle questure ed Ilaria Salis esprime solidarietà ai violenti criticando le forze dell’ordine, il Governo prepara una serie di misure per rispondere alle crescenti preoccupazioni dei cittadini ed arginare la situazione prima che sfugga totalmente di mano. Si è tenuta ieri una riunione di un vertice per la sicurezza con Giorgia Meloni, Piantedosi, Salvini, Lollobrigida e i principali esponenti del Governo mentre è prevista per oggi la riunione del Consiglio dei Ministri per varare nuovi strumenti legislativi con ulteriori restrizioni. È un problema che riguarda ormai tutt’Europa dove sempre più evidente è il pericolo all’ordine pubblico che sta nascendo dalla saldatura tra gruppi estremisti di sinistra e immigrati di seconda e terza generazione che sembrano animati da una voglia distruttiva senza precedenti. In Francia il Ministro del-

l’Interno prevede di poter adottare forme di vero e proprio coprifuoco come se si trattasse di una situazione di guerra. LE PROPOSTE AL VAGLIO DEL GOVERNO MELONI In Italia la discussione all’interno della maggioranza è piuttosto chiara. Tutti i partiti della coalizione di governo non si limitano a condannare le violenze senza alcuna indulgenza verso i promotori e le loro presunte ragioni ma, soprattutto, vogliono adottare misure più restrittive.I dati che vengono forniti danno l’idea di una ampia partecipazione di minorenni, in alcuni casi addirittura giovanissimi (il più giovane dei fermati ha 12 anni) che, malgrado le restrizioni ultimamente approvate, godono di una certa forma di impunità dovuta alla minore età. Ed è proprio sui minorenni che si concentrerà l’azione del Governo. Giorgia Meloni immagina un ulteriore pacchetto di misure sul modello del decreto Caivano con una responsabilità oggettiva attribuibile alle famiglie dei colpevoli. Si immagina anche un cambiamento delle regole di ingaggio della po-

lizia per la tenuta dell’ordine pubblico durante le manifestazioni anche se questo è un tema piuttosto spinoso sul quale non è facile agire. NESSUNA CITTADINANZA PER CHI DELINQUE Per quanto provocatoria possa sembrare, desta un certo interesse la proposta di Salvini di prevedere che, in caso di responsabilità per disordini, il minorenne non possa più acquisire la cittadinanza italiana e l’espulsione immediata degli immigrati responsabili di tafferugli. Una proposta che inquadra il cuore del problema e che determina chiaramente come la manovalanza della violenza sia da ricercare proprio nei “maranza”, immigrati di seconda generazione nati in Italia che hanno scelto di usare i privilegi della loro condizione di vita in una Nazione occidentale per distruggere la sicurezza delle città. IL FILO ROSSO A SINISTRA Ed è proprio la saldatura tra estrema sinistra e immigrati di seconda generazione a determinare il piano del rischio violenza che può diventare terrorismo se non

fermata in tempo. Una saldatura che non sembra, però, preoccupare la sinistra parlamentare da tempo impegnata nel tentativo di aggregare a sé il consenso di quelle fasce sociali. Basti pensare alle parole di Sala, sindaco di Milano, che dopo le violenze ha attaccato la polizia e il Viminale e non i violenti che hanno devastato la città da lui amministrata. IL DIFFICILE BILANCIAMENTO TRA DIRITTO DI PROTESTARE E BLOCCO DELLA VIOLENZA Durante la Prima Repubblica, nella stagione degli anni di piombo, il Partito Comunista Italiano e la CGIL presero una linea chiara non solo di distanza ma anche di rottura con ogni tipo di violenza politica condannando sia i movimentismi studenteschi sia, a maggior ragione, il terrorismo. Una frattura sicuramente dolorosa che ebbe la sua chiara epifania nella cacciata di Lama, leader della CGIL, dall’Università. Oggi la sinistra parlamentare e il sindacato guidato da Landini giocano su un piano inclinato nel quale cercare di far coinci-

dere la generica condanna alla violenza con la necessità di ascoltare le ragioni dei violenti. Una posizione che, da un lato favorisce la legittimazione politica dei violenti che il PCI e la CGIL cercarono di evitare in tutti i modi, dall’altro costruisce un muro difficilmente arginabile rendendo difficile un approccio condiviso al contrasto al fenomeno. Proprio la linea della chiarezza prima e della fermezza dopo adottata dal PCI e dalla CGIL durante gli anni di piombo favorirono l’adozione di soluzioni bipartisan contro i violenti. Oggi questa soluzione sembra impraticabile. Il Governo si trova, quindi, solo nel contrasto alla violenza con tutte le limitazioni che ci sono in un contesto in cui l’opposizione potrebbe soffiare sui formalismi per contrastare ulteriori restrizioni e in cui il Presidente del Consiglio ha già aperto un fronte polemico con la magistratura dopo la sua dichiarazione di non voler aumentare i loro stipendi. La porta è stretta ma certamente un governo di destra non può lasciare che la piazza venga occupata dai violenti senza agire.


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Dai licei alle piazze, la protesta sociale scuote Macron. L’Eliseo promette fermezza, ma sul carovita e sui servizi pubblici le risposte restano aperte

Francia, il malcontento riempie le piazze Studenti e sindacati chiedono una svolta R

DI VITO ERRICHETTI

istabilire l’ordine senza lasciare senza risposta la protesta sociale. È la doppia sfida che attende Emmanuel Macron dopo le manifestazioni del 17 ottobre, quando centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza contro il carovita e il deterioramento dei servizi pubblici, mentre gruppi violenti assaltavano edifici e saccheggiavano negozi. La mobilitazione ha riunito studenti, sindacati e gilet gialli, allargando una contestazione partita dalle scuole. Le devastazioni ne hanno oscurato le richieste, ma non hanno cancellato il problema politico che pongono all’Eliseo. La domanda è se questa convergenza riuscirà a durare. Perché la piazza può mettere in difficoltà il governo, ma per modificarne le scelte deve trasformare il malcontento in obiettivi condivisi. È qui che si misura la portata della crisi: nella capacità di categorie diverse di riconoscersi in una battaglia comune e di raccogliere consenso anche tra chi non manifesta. UNA PROTESTA CHE COMINCIA IN CLASSE Il movimento prende forma nei licei, attorno a rivendicazioni concrete: assenze del personale, orari eccessivi, condizioni inadeguate degli edifici e delle aule. I blocchi si estendono rapidamente. Il 2 ottobre il ministero dell’Istruzione segnala 564 istituti interessati da azioni o disagi. La scuola diventa il primo terreno di una contestazione che supera presto i confini della didattica. Il 17 ottobre gli studenti incontrano le organizzazioni sindacali e gli attivisti impegnati a rilanciare i gilet gialli. Alle richieste sulla scuola si affiancano quelle su salari, pensioni e costo della vita. apnews.com Il punto di contatto è la percezione di un peggioramento delle condizioni quotidiane, al quale le istituzioni non riescono a dare risposte sufficienti.Questa vicinanza, però, non costituisce ancora una piattaforma. Chiedere più insegnanti, difendere il potere d’acquisto e sostenere un’attività commerciale sono esigenze che possono convivere nella stessa manifestazione senza tradursi nelle medesime soluzioni. La forza del movimento dipenderà dalla capacità di individuare priorità sulle quali negoziare, evitando che ogni componente torni a protestare da sola. LA RISPOSTA DELL’ELISEO Domenica sera Macron esprime «rabbia» e «vergogna», promette fermezza contro i responsabili delle devastazioni e trasparenza sulla gestione dell’ordine pubblico. Annuncia inoltre che il primo mini-

stro Sébastien Lecornu riunirà rappresentanti politici, sindacali e studenteschi per costruire risposte alle rivendicazioni sociali. Il confronto viene aperto, ma nel discorso non sono definite misure concrete. L’Eliseo deve tenere insieme due responsabilità: garantire sicurezza a cittadini e commercianti e affrontare le ragioni di chi ha manifestato pacificamente. La seconda rischia però di essere assorbita dalla prima. Le immagini dei saccheggi occupano il dibattito e spostano l’attenzione dalle condizioni di vita alle misure necessarie per impedire nuovi assalti.È un problema anche per gli organizzatori. La condanna delle violenze deve accompagnarsi alla capacità di mantenere riconoscibili le proprie richieste. Altrimenti chi è sceso in strada per la scuola, il salario o la pensione finisce per scomparire dietro le azioni di chi ha cercato lo scontro. LE RESPONSABILITÀ DA ACCERTARE Il governo attribuisce le devastazioni a gruppi dell’ultrasinistra e a persone intervenute per saccheggiare. Jean-Luc Mélenchon contesta invece la strategia dell’ordine pubblico. Le due letture alimentano lo scontro politico, mentre resta da ricostruire quanto accaduto nelle singole città e il rapporto tra cortei, gruppi violenti e interventi della polizia. Indicare una matrice politica non basta ad accertare le responsabilità. Occorre distinguere chi ha preparato gli attacchi, chi vi ha partecipato e chi ha approfittato del caos. Allo stesso tempo, verificare le decisioni dei vertici della sicurezza è necessario per capire dove la protezione di persone, attività ed edifici abbia fallito. L’offerta di dimissioni del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, respinta da Macron, mostra quan-

to il problema investa direttamente l’esecutivo. Il presidente gli ha chiesto di ristabilire l’ordine e affrontare le carenze informative. Lecornu ha intanto indicato coprifuochi parziali e localizzati, senza escludere lo stato d’emergenza. Mantenere il ministro al suo posto assicura continuità al comando, ma non chiude la questione. La promessa di trasparenza dovrà tradursi in una ricostruzione delle scelte compiute e degli errori da correggere. Anche da questo dipenderà la credibilità della risposta istituzionale. IL CONSENSO FUORI DALLE PIAZZE La consistenza di una mobilitazione non si misura soltanto contando i partecipanti. Conta il sostegno che riesce a ottenere da chi resta fuori dai cortei: lavoratori, famiglie, commercianti che possono condividere le richieste e, nello stesso tempo, temere blocchi e disordini.La sfiducia verso Macron non equivale automaticamente all’adesione alla protesta. Si può contestare il governo e chiedere che le manifestazioni non interrompano i servizi o mettano a rischio le attività. Per allargarsi, il movimento dovrà parlare anche a questa parte del Paese.Le violenze possono compromettere proprio questo passaggio. Allontanano partecipanti, dividono le organizzazioni e rendono più difficile raccogliere solidarietà. Condannarle significa anche impedire che vengano usate per giudicare indistintamente chiunque chieda un cambiamento. IL TAVOLO E LE SCELTE Il confronto annunciato dall’Eliseo sarà credibile se porterà a impegni verificabili. Sulla scuola significa discutere di personale, condizioni degli istituti e organizzazione della didattica. Sul carovita

significa chiarire quali interventi siano possibili, chi debba beneficiarne e in quali tempi. Qui emerge il problema del governo: ogni concessione richiede risorse e sostegno politico. Ascoltare le richieste è il primo passo; scegliere quali finanziare e quali rinviare è quello che espone l’esecutivo al giudizio del Paese. Presentarsi al tavolo senza un margine concreto di intervento rischierebbe di aggravare la sfiducia.Anche la rappresentanza della piazza sarà decisiva. Una mobilitazione composita può raccogliere molte adesioni e faticare a negoziare. Un’intesa accettata dai sindacati potrebbe non soddisfare gli studenti; una risposta alle scuole potrebbe lasciare irrisolte le richieste economiche. Serviranno interlocutori riconosciuti e obiettivi abbastanza precisi da consentire una verifica dei risultati. LA PROVA POLITICA È in questo senso che la «quarta rivoluzione francese» resta una provocazione: esprime la possibilità di una rottura, senza darla per avvenuta. La rabbia non basta a produrre un cambiamento duraturo. Può esaurirsi, frammentarsi oppure trovare una forma capace di incidere sulle decisioni pubbliche.Macron e Lecornu devono impedire nuovi assalti e dare sostanza al confronto. Gli organizzatori devono dimostrare di poter tenere insieme le rivendicazioni, isolare la violenza e costruire consenso. Entrambi saranno giudicati sulla capacità di ottenere risultati.Il ritorno dell’ordine è indispensabile. La crisi politica resterà però aperta finché chi è sceso in piazza per il costo della vita e per i servizi pubblici continuerà a non vedere risposte. È su quel terreno, dopo le condanne e gli annunci, che l’Eliseo dovrà misurarsi.


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Sulla morte del manager Mps. La Commissione d’inchiesta «Un’intimidazione degenerata». Atti alla Procura

Caso David Rossi, il presunto mandante indicato dal carcere e il giallo del codice a sette cifre

«I

__David Rossi e Vinci

DI TIZIANA MAGRÌ

n base agli elementi acquisiti dalla Commissione nelle vicende che hanno portato alla morte di David Rossi sarebbero coinvolti, con ruoli diversi, Giuseppe Mussari, quale mandante di un'azione di intimidazione che inizialmente non avrebbe dovuto portare alla morte di David Rossi, e Gabriele Ceccherelli, quale soggetto che avrebbe organizzato e scelto le persone, al momento non ancora individuate, da coinvolgere nella fase esecutiva pur rimanendo egli stesso all'esterno di Palazzo Salimbeni». Lo ha detto Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi nel corso della riunione di ieri dell'Ufficio di presidenza. Non lo avrebbero voluto morto. Anzi, chi organizzò la spedizione punitiva nell’ufficio di David Rossi avrebbe voluto tenerlo in vita. È il paradosso che emerge dalle parole dell’onorevole di FdI Giuseppe Vinci, ribadita poi in conferenza stampa: l’intimidazione sarebbe servita a fermare Rossi prima che se ne occupassero soggetti più pericolosi. Poi qualcosa sarebbe andato storto, la sera del 6 marzo 2013, a Palazzo Salimbeni. Tredici anni dopo, con due archiviazioni per suicidio alle spalle, la morte di David Rossi ha cambiato forma e fatti. DAL CARCERE La ricostruzione si basa sugli elementi informativi forniti da due persone che, «a diverso titolo», avrebbero indicato l’ex presidente del Monte Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli, detto “Lo

Zena”, volto noto del calcio storico fiorentino, come coinvolti nella vicenda. Coinvolti non nella morte, precisa Vinci, ma in «un’intimidazione richiesta che doveva essere eseguita». Gli esecutori materiali non sono ancora stati individuati. Le fonti, secondo quanto è emerso, sarebbero detenuti sentiti separatamente dai consulenti della Commissione: uno sarebbe un imprenditore calabrese recluso presso il carcere di Bologna e ritenuto vicino alla ‘ndrangheta. Mussari, indicato dalle fonti quale presunto mandante, parla di «calunniosa follia» e annuncia querele. Da parte sua, Ceccherelli dice di non conoscere nessuno dei protagonisti: a Siena, racconta, era andato solo per comprare un paio di scarpe. Nessuno dei due è al momento indagato. I PRESUNTI COINVOLTI La scelta di rendere pubblici i nomi, ha spiegato Vinci durante le interviste, è stata presa dall’Ufficio di presidenza dopo aver valutato gli elementi raccolti, ed è stata ritenuta «indispensabile», «con tutte le garanzie del caso». Secondo il presidente, citare Mussari e Ceccherelli consentirebbe ai due di presentarsi per «riferire»,«smentire» o indicare eventuali rapporti con chi li ha chiamati in causa. Rapporti che, ha precisato, ad oggi non sono noti. Mussari, dal canto suo, ritenuto presunto mandante, sostiene di non essere mai stato convocato né ascoltato dalla Commissione. L’avvocato Carmelo Miceli, legale della moglie di David Rossi e della figlia Carolina Orlandi, ha commentato quanto accaduto ieri, lunedì 19 ottobre: «Abbiamo

appreso a mezzo stampa che qualcuno avrebbe parlato di un'intimidazione su mandato. Qualcuno si sarebbe affidato a un altro soggetto, che a sua volta avrebbe deciso le modalità esecutive in autonomia, modalità che avrebbero portato alla morte di David». E ha sottolineato che «l’unica cosa che per noi rileva è che la notizia di reato dell’omicidio del dottor Rossi non è coperta da prescrizione e che è compito dell’Autorità giudiziaria, e non di altri, individuare e perseguire i responsabili di questo omicidio, nel rispetto delle prerogative sancite dalla Costituzione». LE SPONSORIZZAZIONI Resta il movente, l’aspetto più incerto. Secondo Vinci emergerebbero contatti con il clan Grande Aracri, radicato nella Bassa mantovana e nell’Emilia. Rossi quell’area la conosceva: era vicepresidente della Fondazione Palazzo Te e il Monte dei Paschi sponsorizzava il rugby di Viadana. Dal suo ufficio passavano sponsorizzazioni per decine di milioni l’anno. In una mail del novembre 2012 al presidente Alessandro Profumo, Rossi aveva segnalato delle anomalie sulle sponsorizzazioni a due squadre mantovane. Uno dei due detenuti ha dichiarato che la cosca si sarebbe mossa dopo che la banca aveva bloccato dei fondi per una squadra sportiva. È stato ipotizzato che Rossi avrebbe voluto parlarne con la magistratura. Il 4 marzo 2013, dopo una perquisizione nell’inchiesta su Antonveneta, in cui non era indagato, scrisse all’amministratore delegato Fabrizio Viola di volere «garanzie di non essere travolto».

Cosa volesse riferire ai giudici non è mai stato chiarito, e non sarebbe stato dimostrato, finora, un legame con la pista mantovana. Quindi, l’intimidazione sarebbe servita a dissuaderlo o a spingerlo a compiere «una determinata operazione»: quale delle due, secondo il presidente della Commissione, «non è ancora stato chiarito». L’OMBRA E LA SERIE DI CIFRE Se il movente resta oscuro, le tracce materiali di quella serata sarebbero due. La prima è nei filmati del vicolo Monte Pio analizzati dal Ris: tra le 20:04 e le 20:20, con Rossi già a terra, si vedrebbe l’ombra di almeno una persona, come stesse lì ad accertarsi dell’ultimo respiro dell’uomo. La seconda è sul cellulare del manager, dove comparve una sequenza di sette cifre. La Commissione l’ha ricondotta a un certificato di deposito al portatore, con scadenza 31 agosto 2013, emesso dalla filiale di Viadana. Il numero compare in un elenco di GE Capital Interbanca dell’ottobre 2012. Un passaggio ancora da chiarire. Secondo l’inchiesta Grimilde, quattro anni dopo la filiale sarebbe stata usata dai Grande Aracri tramite un prestanome. Non si sa se qualcuno l’abbia mai incassato. Basterebbe un registro di cassa. Un legame tra il titolo e il clan non è dimostrato. «Abbiamo deciso di trasmettere gli atti alla Procura», ha annunciato Vinci. Se la ricostruzione reggerà, David Rossi sarebbe morto per mano di chi voleva solo spaventarlo. Resta da capire se qualcuno, quella sera, lo volesse morto.


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Dietro gli assalti dei minorenni, le domande scomode sull'integrazione, il disagio giovanile e la responsabilità della politica. La sicurezza non basta

La rabbia dei ragazzi e le città sotto assedio: quello che non vogliamo C’

DI GIANFRANCO BLASI

è qualcosa che inquieta più della violenza stessa: la sensazione di non riuscire più a capire chi la esercita, perché lo faccia e quale mondo abbia in testa. Gruppi di adolescenti che si muovono in branco, assaltano negozi, aggrediscono passanti, sfidano le forze dell'ordine e trasformano le strade e le piazze delle nostre città in territori da conquistare. Le cronache di questi giorni ci consegnano immagini che non possono essere liquidate come semplici episodi di teppismo. A Treviso, il 17 ottobre, una trentina di giovanissimi ha preso d'assalto un negozio del centro, spintonando clienti e lanciando oggetti contro i dipendenti. Quattordici ragazzi, tra i 14 e i 17 anni, sono stati identificati. A Milano, durante le violenze del 17 ottobre, gruppi di giovanissimi hanno trasformato una manifestazione in scontri e devastazioni. Proteste continuate anche domenica 18. Sono fatti diversi, che non vanno confusi, ma che pongono interrogativi convergenti sulla violenza giovanile e sulla capacità degli adulti di comprenderla e contenerla. La prima domanda è inevitabile: chi sono questi ragazzi? Che cosa li spinge ad agire insieme, con una sicurezza e una spregiudicatezza che sembrano cancellare la percezione delle conseguenze? Si tratta di bande che perseguono obiettivi criminali, di gruppi attratti dalla possibilità di esibire la propria forza, di adolescenti che cercano visibilità sui social oppure di giovani che esprimono, attraverso la distruzione, una rabbia che non riescono a tradurre in parole e in partecipazione civile? Probabilmente non esiste una risposta unica. Ed è proprio questo il problema. Sarebbe rassicurante ricondurre tutto a una categoria, assegnare un'etichetta, individuare un nemico e dichiarare chiuso il caso. Ma la realtà è quasi certamente più complessa.

La violenza è il fatto visibile. Il disagio, quando esiste, è ciò che dobbiamo imparare a riconoscere. UNA RABBIA SENZA LINGUAGGIO? Dobbiamo chiederci se stiamo assistendo soltanto a una recrudescenza della criminalità minorile o anche a qualcosa di diverso: una crisi del rapporto tra le nuove generazioni e la società degli adulti. Una società nella quale molti ragazzi sembrano vivere in un universo parallelo, connessi permanentemente attraverso i dispositivi digitali, ma non necessariamente capaci di costruire relazioni autentiche; esposti a modelli di successo fondati sulla forza, sulla provocazione e sulla visibilità, ma spesso privi di strumenti per affrontare la frustrazione, il fallimento e il conflitto. Il branco offre un'identità immediata. Il gruppo protegge, amplifica il coraggio e attenua il senso di responsabilità individuale. L'aggressione filmata e condivisa può diventare una forma di spettacolo, una rappresentazione di sé destinata a raccogliere approvazione e consenso. Non è una spiegazione sufficiente, ma è una pista che merita di essere indagata. E poi c'è la dimensione sociale. Quanto pesano la fragilità delle famiglie, l'abbandono scolastico, la marginalità delle periferie, l'assenza di luoghi di aggregazione, la difficoltà di immaginare un futuro? Quanto incidono, invece, la ricerca del guadagno facile, la cultura della prepotenza e la convinzione di poter agire impunemente? Sono domande che non assolvono nessuno. Comprendere le cause non significa giustificare le aggressioni. Un ragazzo che picchia, rapina o devasta deve rispondere delle proprie azioni secondo le regole previste dalla legge. Ma se ci limitiamo a intervenire quando la violenza è già esplosa, rischiamo di inseguire il problema senza mai affrontarlo alla radice.

IL MODELLO FRANCESE E LA QUESTIONE DELL'INTEGRAZIONE C'è chi guarda alla Francia e alle rivolte delle sue banlieue, chiedendosi se anche in Italia stia maturando una forma di ribellione giovanile destinata a investire i centri urbani. Il confronto è legittimo, purché non diventi una scorciatoia. Le rivolte francesi hanno avuto contesti, inneschi e dinamiche specifiche. Non possiamo sovrapporre automaticamente quelle vicende a ogni episodio italiano. Resta però una questione che non possiamo eludere: quale rapporto hanno questi giovani con il Paese in cui vivono? Sono in maggioranza italiani? Quanti sono figli di immigrati, quanti appartengono alla cosiddetta seconda generazione? Quali differenze emergono tra le diverse città e tra i gruppi coinvolti? Sono informazioni essenziali per comprendere il fenomeno, ma devono essere raccolte e verificate, non ricavate dall'aspetto dei ragazzi, dai loro cognomi o

dalle impressioni diffuse sui social. La nazionalità, l'origine familiare e la condizione sociale non sono spiegazioni automatiche della violenza. La seconda generazione, in particolare, non può essere trasformata in una categoria sospetta. Per molti giovani nati o cresciuti in Italia, il problema dell'appartenenza può assumere forme contraddittorie: sentirsi parte del Paese nel quale sono cresciuti e, nello stesso tempo, incontrare ostacoli nel riconoscimento sociale; condividere abitudini, linguaggi e aspirazioni dei coetanei, ma vivere situazioni familiari e culturali differenti. Non tutti sperimentano queste difficoltà, e non tutti reagiscono allo stesso modo. È proprio per questo che occorre distinguere. L'integrazione non può essere soltanto una parola d'ordine, né può essere considerata una risposta sufficiente a ogni forma di devianza. Ma neppure può diventare il capro espiatorio di ogni problema di sicurezza. E il ruolo delle reti islami-

che? Esistono ambienti religiosi o associativi che alimentano chiusure identitarie incompatibili con le leggi e i principi della convivenza democratica? È una domanda che può essere posta, come ogni altra, quando emergano elementi concreti. Ma attribuire alla religione islamica o alle sue comunità la responsabilità di aggressioni senza prove sarebbe un errore analitico e civile. La verifica deve riguardare fatti, relazioni, eventuali forme di organizzazione e responsabilità individuali, non appartenenze presunte. C'è poi un interrogativo ancora più delicato: siamo sicuri che dietro ogni episodio vi sia una protesta, una rivendicazione o un conflitto con la società? Una rapina può essere una rapina. Un'aggressione può nascere dalla volontà di sopraffare, senza alcun contenuto politico o culturale. Non dobbiamo inventare una protesta dove esiste soltanto violenza, ma nemmeno ignorare eventuali segnali di una frattura più profonda.


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LA SICUREZZA NON È NEGOZIABILE Il governo ha il dovere di garantire ai cittadini il diritto di frequentare le piazze, passeggiare nei centri storici, mandare i figli a scuola e tornare a casa senza paura. La sicurezza non è un privilegio ideologico e non appartiene a una parte politica. È una condizione essenziale della libertà. Servono controlli efficaci, indagini capaci di individuare i responsabili, contrasto alle armi e alle attività criminali, presidio dei luoghi più esposti e collaborazione tra forze dell'ordine, amministrazioni locali e scuole. Quando si verificano reati, le conseguenze devono essere reali e proporzionate alla gravità dei fatti. La minore età richiede una risposta adeguata alla responsabilità del ragazzo, alla tutela delle vittime e alla possibilità di recupero, non l'impunità. Ma il governo deve fare anche un'altra cosa: rendere verificabile la propria

azione. Occorrono dati aggiornati e comparabili, distinti per tipologia di reato, fascia d'età, territorio e caratteristiche degli episodi. Bisogna capire se aumentano determinati reati, dove si concentrano, quali interventi funzionano e quali falliscono. Il Ministero dell'Interno dispone già di rapporti sulla criminalità minorile e sulle gang giovanili: bisogna partire da queste basi, aggiornarle e tradurle in politiche misurabili. La repressione, da sola, non basta. Servono servizi sociali che intercettino le situazioni a rischio, scuole capaci di contrastare l'abbandono, percorsi di formazione, sostegno alle famiglie e spazi nei quali gli adolescenti possano incontrarsi senza che la strada diventi l'unica alternativa. Servono anche responsabilità educative: da parte dei genitori, delle istituzioni scolastiche, delle comunità locali e di tutti gli adulti che non possono delegare ogni problema allo Stato.

Prevenzione e fermezza non sono necessariamente alternative. La prima cerca di evitare che la violenza nasca; la seconda impedisce che possa diventare una regola accettata. UNA POLITICA DIVISA DAVANTI A UN PROBLEMA COMUNE E qui arriviamo alla responsabilità della politica. Di fronte a episodi tanto inquietanti, il confronto rischia di trasformarsi immediatamente in uno scontro tra chi invoca più sicurezza e chi teme che la sicurezza diventi il pretesto per comprimere diritti e libertà. Da una parte, il richiamo alla legge e all'autorità; dall'altra, l'insistenza sulle cause sociali, sull'inclusione e sulla prevenzione. Sono questioni entrambe legittime. Il problema nasce quando ciascuna parte riconosce soltanto la propria e considera l'altra una forma di complicità con il male. Se ogni episodio viene utilizzato per dimostrare che

l'immigrazione è il problema, si rinuncia a capire la varietà delle situazioni. Se, al contrario, ogni richiesta di intervento viene liquidata come propaganda securitaria, si finisce per non ascoltare le vittime, i commercianti, i residenti e le famiglie che chiedono di poter vivere serenamente le proprie città. La politica deve saper distinguere tra responsabilità penale, disagio sociale, questioni migratorie e conflitti culturali. E deve avere il coraggio di riconoscere che una misura efficace può essere sostenuta anche da chi appartiene a uno schieramento diverso. La sicurezza dei cittadini e la dignità delle persone non dovrebbero essere poste in contrapposizione. Un'intesa sulle informazioni da raccogliere, sulla prevenzione, sulla tutela delle vittime e sull'efficacia degli interventi sarebbe possibile senza cancellare le differenze politiche. Non occorre un consenso su tutto. Occorre almeno un terreno comune sul quale misurare i risultati. LE DOMANDE CHE NON POSSIAMO PIÙ RINVIARE Resta, alla fine, la questione più difficile: che cosa ci stanno dicendo questi ragazzi? Non dobbiamo presumere che ogni gesto violento nasconda una domanda d'aiuto. Sarebbe un modo per sottrarre loro responsabilità e per mancare di rispetto a chi subisce le aggressioni. Ma sarebbe altrettanto miope considerare ogni episodio una parentesi, senza interrogarsi sul contesto nel quale si ripete. Chi educa questi adolescenti? Quale rapporto hanno con la scuola, con la famiglia, con le istituzio-

ni? Quali modelli di successo inseguono? Quale ruolo svolgono i social nella costruzione dei gruppi e nella diffusione delle azioni violente? Quali differenze emergono tra chi commette reati per interesse, chi cerca prestigio nel branco e chi partecipa a manifestazioni che degenerano negli scontri? E soprattutto: siamo ancora capaci di parlare ai giovani prima che sia necessario parlare di loro soltanto attraverso verbali di polizia e immagini di devastazione? Non abbiamo bisogno di indulgenza, ma di conoscenza. Non abbiamo bisogno di semplificazioni, ma di risposte. E non possiamo accettare che la paura dei cittadini diventi il terreno di una guerra politica permanente. Le città appartengono a tutti. Ai giovani che vogliono costruire il proprio futuro, alle famiglie, ai lavoratori, a chi le attraversa ogni giorno. Nessun gruppo può arrogarsi il diritto di occuparle attraverso la violenza. La vera sfida è impedire che una parte delle nuove generazioni si senta estranea alla comunità, senza per questo rinunciare a pretendere da ciascuno il rispetto delle sue regole. È una sfida che riguarda il governo, le opposizioni e l'intera società. E che non può essere vinta da una sola parte politica, né con gli slogan né con le sole misure di ordine pubblico. Perché quando i ragazzi scendono in strada per aggredire, distruggere o sfidare le istituzioni, la prima domanda è che cosa stia accadendo a loro. La seconda, altrettanto urgente, è che cosa abbiamo smesso di fare noi adulti.


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Cronache Lucane Perché il Consorzio Industriale chiede i soldi agli imprenditori per organizzare un evento? Mancano le risorse?

La questua di Di Sanza lascia molti interrogativi Se le imprese non danno l’ulteriore “contributo volontario” Sud Nord Invest non si fa o l’amministratore sa già quali imprenditori pagheranno e quali cifre? Chi controlla i controllori?

“S

DI MASSIMO DELLAPENNA

ud/Nord Invest” si terrà dal 2 al 6 novembre 2026 a Casa Cava a Matera. Il Consorzio Industriale nella sua lettera in cui chiede i soldi agli imprenditori per realizzare l’evento parla di un importante evento promosso. Specifica anche che “per la rilevanza dei temi affrontati e per il profilo dei partecipanti attestati, l’iniziativa rappresenta una rilevante occasione di marketing e di valorizzazione delle realtà che scelgono di sostenere concretamente lo sviluppo del territorio”. E POI CHIEDONO SOLDI “Con la presente – scrive Di Sanza nella lettera inviata agli imprenditori – vorremmo invitarvi a sostenere con un contributo libero l’evento, entrando a far parte del network del partner di “Sud Nord Invest”. Noi non è che vogliamo fare proprio le pulci alla logica ma qui qualcosa non quadra. Il principio di non contraddizione è sufficientemente violato. Per chi avesse poca dimestichezza con gli studi filo-

sofici e non avesse letto Aristotele, ricordiamo che lo stagirita nei suoi principi della logica disse che “È impossibile che la stessa cosa, ad un tempo, appartenga e non appartenga ad una medesima cosa secondo lo stesso rispetto” concetto che viene tradotto banalmente e volgarmente con “se una proposizione A è vera, la sua negazione non può essere vera contemporaneamente”. È un principio sul quale si è fondata la cultura europea, è uno dei più grandi lasciti della cultura classica che chi amministra un polo industriale vicino alle tavole palatine dovrebbe conoscere. Se il “tema è rilevante” l’iniziativa deve essere fatta. Un ente pubblico organizza le iniziative che ritiene vertenti su temi rilevanti. È proprio la sua funzione. Ma se è rilevante l’ente pubblico deve mettere le risorse per farlo. Ma se mette le risorse per farlo perché chiede i soldi agli imprenditori? Le risorse non sono sufficienti? Non ci sono soldi? SE GLI IMPRENDITORI NON METTONO I SOLDI? E, se le risorse non sono

sufficienti e il Consorzio non dispone della liquidità sufficiente per fare l’evento, cosa accade se gli imprenditori non mettono soldi a sufficienza? L’evento non si fa? Lo si fa in modo meno rilevante? Cioè è mai possibile che un evento rilevante per la promozione del territorio e il marketing sia legato al buon cuore degli imprenditori che vogliono fare un’offerta libera? Francamente ci sembra un poco surreale. Per dare un senso logico alla cosa ci possono dare due spiegazioni o Di Sanza ha immaginato un evento e non sa come finanziarlo o ha la certezza assoluta di quali siano gli imprenditori pronti a dare il “contributo volontario” al Consorzio e alla sua attività convegnistica. Tertium non datur, direbbe la logica classica. CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? A questo punto sorge la solita domanda che da sempre ci attanaglia in queste situazioni: chi controlla i controllori? Noi non lo sappiamo ma certamente è un problema se l’amministratore del Consorzio Industriale scrive

Cronache Lucane In una nota l’amministratore del Consorzio Industriale invita a contribuire economicamente per la

realizzazione di un evento

Di Sanza chiede i soldi agli imprenditori sicuri che le imprese Siamo sicuri che il management non si lasci condizionare dalle eventuali dichiarazioni di adesione? Siamo sarebbe stata neccessaria non si lascino condizionare dal fatto che a chiedere i soldi sia chi gestisce i servizi? Maggiore prudenza

I

__Di Sanza

D I MAS S IM O DE L L AP E N N A

l Consorzio Industriale di Matera lo ha chiamato Sud/Nord Invest e si terrà a Matera. Nelle intenzioni dei protagonisti, malgrado il titolo che ricorda vagamente una canzone degli 883, dovrebbe essere un evento per parlare di politiche e di sviluppo industriale. Fino a qui nulla di cui preoccuparsi. Se la notizia si fermasse qui sarebbe solo

con tanto di carta intesta- inesistente se non nei li- zionalità amministrativa, dal ta, firma e sigillo. La let- miti della gestione dei ser- non sarà condizionato abbia tera reca la pregiatissima vizi affidati. Qui si chiede fatto che un’impresa firma di Antonio Di San- apertamente un contributo o meno contribuito all’imza, amministratore del libero. Se volessimo fare portante evento? ironia potremmo ricordare Domande alle quali noi Consorzio. di riIn pratica l’ente che gesti- le frasi riportate in tanti non siamo in grado sce i servizi industriali del- film non propriamente in- spondere ma, soprattutto, esla Provincia di Matera di- centrati sulle logiche del- che avrebbero dovuto dell’azione ce apertis verbis che sic- la trasparenza e della buo- sere la base amministrativa. Domande come deve organizzare un na amministrazione. porevento e questo evento è Non volendo fare ironia ci che si sarebbe dovuto importante, gli imprendi- chiediamo soltanto chi re Antonio Di Sanza prima intetori devono dare un con- controllerà i controllori, di prendere la carta per consorzio del stata chi custodi, i custodirà chi tributo. letSe fosse un festa patrona- garantirà che la collabora- scrivere e firmare una le potremmo parlare di una zione economica non sia tera di richiesta di contrivivovera e propria questua. uno strumento di valuta- buti alle imprese che Ma, purtroppo, non è una zione delle scelte del Con- no i servizi del consorzio? Alla moglie di Cesare non festa patronale. Qui le que- sorzio verso le imprese. basta essere casta, è neDI SANZA AVRÁ stioni diventano un po’ più cessario anche che appaia EQUANIMITÁ DI inquietanti. tale. Forse Di Sanza non si GIUDIZIO? I CONTROLLA CHI da lodare ma, purtroppo, sente la moglie di Cesare azioni citare voler Senza I? CONTROLLOR nei meandri della notizia ma certamente è un gestoprotavecchi da c’è un fatto piuttosto biz- Il Consorzio Industriale, compiute re di un servizio pubblico, di zarro ed altamente preoc- infatti, non è il comitato gonisti delle cronache nominato da un ente pubcupante sia per il contesto feste di una qualsiasi par- Albanella ci chiediamo, ma blico e controllato da un oggettivo sia per i poten- rocchia. È un ente che molto più banalmente che ente pubblico. Sicuramensvolge un servizio pubbli- siamo davvero sicuro ziali risvolti. co proprio a favore degli gli imprenditori, vedendo- te sarebbe stata necessaria LA QUESTUA TRA una maggiore prudenza GLI IMPRENDITORI imprenditori. Solo noi tro- si recapitare una lettera anche per evitare potenIl Consorzio Industriale ha viamo alquanto bizzarro il mandata dall’amministrasen- ziali condizionamenti e rimandato una lettera agli fatto che il controllore tore del Consorzio si so- schiose polemiche. libertà piena imprenditori che usufrui- chieda ai controllati dei tano in o me- La prudenza, però, a quanscono dei servizi della soldi per poter fare un stanziale di decidere to pare non alberga nelle struttura di dare un contri- evento? Il rapporto econo- no se partecipare? che decisioni del Consorzio Inbuto per lo svolgimento mico tra controllati e con- Siamo davvero sicuri dustriale di Matera. dell’evento. Lo ha fatto trollore dovrebbe essere Di Sanza, nella sua discre-

__L’edizione di Cronache di ieri

alle imprese cui offre servizi dicendo che per realizzare l’evento strategico è opportuno entrare in un network dando un contributo a piacere. Siamo davvero certo che per tutti la scelta sia completamente libera e che non ci sia un condizionamento anche involontario nel sapere che a chiedere

i soldi è l’amministratore del Consorzio che offre loro i servizi di cui hanno bisogno? Noi restiamo in attesa di capire e magari di sapere quali imprenditori siano pronti a dare il contributo volontario a Di Sanza per svolgere un’attività strategica del Consorzio Industriale.


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Oggi alle 10 a Casa Cava il confronto sul Centro servizi territoriali. Con il ministro intervengono Bardi, Nicoletti e i sindaci lucani

Foti a Matera, si parla di fondi Ue Ai Comuni assistenza per i progetti

MATERA. Dalla programmazione degli interventi alla rendicontazione delle spese, il sostegno alle amministrazioni locali nell’utilizzo dei fondi europei è al centro dell’incontro in programma oggi alle 10 a Casa Cava, in via San Pietro Barisano 47. A Matera è atteso il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, per il secondo appuntamento del ciclo dedicato al Centro servizi territoriali, promosso dal Dipartimento per le Politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con Eutalia, soggetto attuatore. Dopo l’esordio a Termoli, il percorso di confronto arriva in Basilicata per fare il punto sulle attività di assistenza tecnica e presentare esperienze concrete maturate accanto agli enti. L’iniziativa rientra nel Programma nazionale Capacità per la Coesione 2021-2027 e si propone di rafforzare la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali impegnati nell’attuazione delle politiche di coesione.

Finanziato dallo stesso programma nazionale, il Centro servizi territoriali affianca le amministrazioni lungo le diverse fasi degli interventi sostenuti dalle risorse europee. Il supporto riguarda la programmazione, la progettazione, la gestione e la rendicontazione: un percorso che accompagna gli enti dalla definizione delle iniziative fino alla documentazione delle attività e delle spese. L’obiettivo è raf-

forzare la capacità amministrativa dei territori e favorire un impiego più efficace dei finanziamenti disponibili. Il confronto di oggi sarà quindi dedicato al modello di assistenza e alla sua applicazione, con un’attenzione specifica alle esperienze delle amministrazioni coinvolte. Il ciclo di appuntamenti, denominato Centro Servizi Territoriali. Per i territori, con i territori, dai territori.

Il modello in azione, mette al centro il rapporto tra il servizio e gli enti che ne utilizzano l’affiancamento per realizzare gli interventi di coesione. Accanto al ministro Foti, il programma prevede gli interventi del presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e del sindaco di Matera, Antonio Nicoletti. Porteranno il proprio contributo anche gli amministratori locali coinvolti nei percorsi di supporto: la sindaca di Tursi, Maria Anglona Adduci, il sindaco di Baragiano, Giuseppe Fernando Galizia, e quello di Melfi, Giuseppe Maglione. Sono inoltre previsti gli interventi del sindaco di Gorgoglione, Carmine Nigro, della sindaca di Chiaromonte, Valentina Viola, e dell’amministratore unico di Acquedotto Lucano, Alfonso Metello Francesco Andretta. La presenza dei rappresentanti delle diverse realtà territoriali consentirà di presentare le esperienze di affiancamento richiamate dal programma e di collegare il confronto istituzionale alle attività svolte sul

territorio. Il tema è la capacità degli enti di attuare gli interventi finanziati, attraverso un’assistenza che riguarda tanto la costruzione dei progetti quanto la loro successiva gestione. Per tutta la durata dell’evento sarà inoltre disponibile un punto informativo presidiato dagli esperti del Centro servizi territoriali. Gli enti presenti potranno ricevere informazioni sul servizio e un supporto operativo direttamente sul posto. Le attività di comunicazione si avvarranno di un cruscotto digitale, video e materiale informativo, insieme alla navigazione della piattaforma AppCoe. Il punto informativo affiancherà dunque i lavori dell’incontro, offrendo alle amministrazioni un’occasione di contatto diretto con gli esperti. La tappa materana unisce così la presentazione delle esperienze al supporto agli enti, all’interno del percorso promosso per consolidare le competenze amministrative e la collaborazione istituzionale nell’impiego delle risorse europee.

Oggi dalle 16 al Museo archeologico di Potenza l’incontro del Cluster lucano: rinnovabili, borghi e collaborazioni internazionali

Energia e sviluppo, imprese e ricerca a confronto POTENZA. Comunità energetiche, tecnologie per città e borghi, fonti pulite e collaborazioni internazionali: la transizione della Basilicata sarà al centro di Smart Motherland Basilicata – Dalle Energie Locali alle Opportunità Globali, in programma oggi dalle 16 al Museo archeologico nazionale Dinu Adamesteanu. Promosso dal Cluster Energia Basilicata, l’incontro è organizzato con Anci Basilicata e la Direzione regionale Musei nazionali della Basilicata. L’obiettivo è mettere in relazione istituzioni, ricerca e imprese attorno a una visione condivisa dello sviluppo, nella quale decarbonizzazione e digitalizzazione si accompagnino alla valorizzazione delle aree interne, dei territori rurali e del patrimonio culturale. Il percorso prende ispirazione dall’esperienza avviata dalla Regione con i cluster tecnologici lucani a Expo Osaka 2025 e si intreccia con la narrazione di Basilicata Motherland. L’evento intende raccontare co-

me una regione storicamente protagonista del sistema energetico nazionale possa proporsi come laboratorio di innovazione territoriale, capace di attrarre competenze, investimenti e collaborazioni. Le esperienze presentate spazieranno dalle bioenergie alle infrastrutture di ricerca, fino alle opportunità di internazionalizzazione. A coordinare i lavori sarà Tiziana Perri, coordinatrice del comitato tecnico-scientifico del Cluster. Apriranno l’incontro la direttrice del museo Sabrina Mutino, l’assessora regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello e il presidente del Cluster Luigi Emanuele Marsico. Nella prima sessione interverranno il presidente di Anci Basilicata Gerardo Larocca, Michele Laurino di Svimar, Lea Battistoni e Maurizio Zammataro di Exeo Lab. La sessione delle esperienze riunirà imprese, università e centri di ricerca, con contributi di Sen Consulting, Tecno World, Restart

Energy Lab, Forcopim, Universidad Nacional de Mar del Plata, Enea, Università della Basilicata, Cluster Marítimo-Marino de Andalucía e Basilicata Open Lab. Seguirà il dibattito Nuove geografie, strategie e reti dell’innovazione territoriale, moderato da Antonio Candela. Parteciperanno Nino Garramone di Confindustria Basilicata, Nicola Fontanarosa di Confimi Industria Basilicata, Gabriella Megale di Sviluppo Basi-

licata, Caterina Salvia di Legacoop Basilicata, l’ex assessore regionale Luca Braia e i sindaci Marco Zipparri di Marsicovetere e Antonio Mele di Nova Siri. Le conclusioni saranno affidate a Giuseppina Lo Vecchio, direttrice generale del Dipartimento Sviluppo economico, Lavoro e Servizi alla comunità della Regione. Spazio anche al confronto aperto, per condividere idee, progetti e proposte.


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Blocchi sulla Basentana e sulla Jonica contro il caro gasolio. Oggi a Milano il confronto con Salvini sulle misure per il settore

Basilicata, autotrasportatori in protesta D

alla Basentana alla Statale 106 Jonica, la protesta degli autotrasportatori attraversa la Basilicata e mette sotto pressione i collegamenti per il trasporto delle merci. Presìdi e blocchi interessano il Potentino e il Metapontino, mentre le imprese chiedono interventi contro il caro gasolio e l’aumento dei costi di gestione. Oggi, l’attenzione si concentra sul confronto con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, in Prefettura a Milano. I manifestanti attendono garanzie concrete prima di interrompere la mobilitazione. LA PROTESTA NEL POTENTINO Nel Potentino la mobilitazione interessa diversi punti della viabilità, con un blocco a Varco d’Izzo, lungo la Basentana. Altri presìdi di mezzi pesanti sono stati segnalati ieri nei pressi dello svincolo di Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, senza interruzioni della circolazione.Gli autotrasportatori contestano il peso del carburante sui bilanci e chiedono misure per alleggerire le spese delle imprese. La mobilitazione ha coinvolto anche il VultureMelfese. Nel fine settimana i manifestanti avevano sospeso il presidio fino a domenica sera per non intralciare il traffico legato alla Sagra della Varola di Melfi, considerando anche

_ Momenti della protesta degli autotrasportatori a Varco D’izzo

il sostegno ricevuto dai sindaci dell’area. Una tregua circoscritta, mentre in altre zone della regione la protesta è proseguita. SULLA JONICA STOP AI MEZZI PESANTI Nel Metapontino i presìdi interessano snodi strategici per i collegamenti con Puglia, Calabria e aree interne lucane. La mobilitazione si è concentrata agli innesti della Statale 106 Jonica con la Statale 598 Fondovalle dell’Agri, a Scanzano Jonico, e con la Statale 653 Sinnica, nell’area tra Policoro e Rotondella.Il blocco ha riguardato camion e autoarticolati, mentre è stato garantito il passaggio di automobili, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso. Le limitazioni colpiscono dunque soprattutto il traffico commerciale, con conseguenze sulla movimentazione delle merci e sui tempi delle

consegne.Ieri sono proseguiti blocchi e rallentamenti sulla Jonica, a partire da Scanzano. Gli autotrasportatori hanno ribadito l’intenzione di mantenere i presìdi fino all’arrivo di risposte, indicando nell’incontro di oggi un passaggio fondamentale per affrontare la crisi del settore. IMPRESE E APPROVVIGIONAMENTI Per la Basilicata la vertenza riguarda sia la sostenibilità delle aziende di trasporto sia la regolarità dei rifornimenti. Il protrarsi delle limitazioni rischia di pesare sulle attività che attendono materie prime e prodotti o devono spedire le proprie merci.Conftrasporto-Confcommercio segnala difficoltà nei rifornimenti di negozi e supermercati nelle aree interessate dai blocchi, soprattutto per gli alimenti freschi e deperibili. Il presidente Pasqua-

( Foto di Mattiacci)

le Russo chiede interventi urgenti per gli autotrasportatori, insieme alla garanzia della libera circolazione delle merci e della continuità delle forniture. OGGI IL CONFRONTO A MILANO La protesta lucana si inserisce in una mobilitazione più ampia, con iniziative spontanee e fermi regionali organizzati. In Sicilia e Calabria le agitazioni proclamate rispettivamente dal Comitato trasporto siciliano e da Fedralog Calabria sono iniziate il 16 ottobre e sono previste fino alle 24 di oggi. Questa scadenza non determina automaticamente la conclusione dei presìdi spontanei negli altri territori.A Milano, al mattino Salvini incontrerà le associazioni nazionali e le principali rappresentanze del settore, mentre nel pomeriggio riceverà i gruppi

delle mobilitazioni spontanee. Il ministro ha indicato tra gli obiettivi lo sblocco di risorse già finanziate ma rallentate dalla burocrazia e il reperimento di ulteriori fondi contro il caro gasolio.Tra i dossier figura l’utilizzo dei 590 milioni destinati al rinnovo del parco veicolare, da distinguere dagli interventi richiesti per ridurre nell’immediato il peso del carburante. Salvini ha inoltre sollecitato il rispetto del lavoro degli operatori danneggiati dai blocchi. Per gli autotrasportatori lucani il passaggio decisivo resta quello dalle disponibilità agli impegni concreti. Dai presìdi della Basentana e della Jonica si attendono risposte sui costi e sui sostegni alle imprese: dall’esito del confronto dipenderanno le prossime decisioni sulla mobilitazione.

Saracinesche abbassate e stop agli acquisti. Esposito e Dichio chiamano alla partecipazione lavoratori, commercianti e studenti

Lavello, Cgil e Camera del lavoro in piazza al fianco della comunità contro il carovita

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a Cgil di Potenza e la Camera del lavoro di Lavello aderiscono alla mobilitazione oggi, 20 ottobre contro il carovita e i costi di carburante ed energia. L’appuntamento è alle 9.30 nella piazzetta del Sacro Cuore. Il sindacato invita lavoratori, agricoltori, autotrasportatori, commercianti, studenti e cittadinanza a partecipare, sostenendo la chiusura delle attività e l’invito a non effettuare acquisti.«La decisione dei commercianti di abbassare le saracinesche e il blocco delle attività economiche sono il sintomo chiaro ed evidente

di una situazione non più sostenibile», dichiarano il segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito, e il responsabile della Camera del lavoro di Lavello, Danilo Dichio. «Imprenditori, dipendenti e giovani sono ormai con l’acqua alla gola a causa del carovita, dell’inflazione e dei costi proibitivi di carburante ed energia».Per i due rappresentanti sindacali, la protesta si lega alle rivendicazioni della manifestazione del 17 ottobre a Roma e dello sciopero generale annunciato per il 20 novembre: riduzione delle disuguaglianze,

contrasto alla precarietà e rifinanziamento dei servizi pubblici essenziali.«Occorre dire un No netto alle politiche di riarmo per investire invece con decisione nel welfare, nella sanità, nell’istruzione, nello sviluppo e nell’equità sociale», sostengono Esposito e Dichio.«Fermarsi per un giorno non significa arrendersi, ma far sentire una voce unita di fronte a problemi che finiscono per pesare sull’intero Paese e sulle nostre comunità», concludono. «Martedì 20 ottobre la Cgil sarà in piazza al fianco della comunità di Lavello».


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«No alla violenza di Milano e Torino, sì al confronto; venire a scuola è diventato un privilegio»

Potenza, al Flacco la Consulta degli Studenti dice no al caro-vita: «La Basilicata è a pezzi»

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DI FRANCESCO MENONNA

n secco no verso la contestazione sfociata in tafferugli e scontri a Milano, Torino, Bologna e Roma da parte degli studenti e delle associazioni che contestano le politiche energetiche messe in campo dal Governo Meloni dopo l'avvio della guerra nello stretto di Hormuz. Al tempo stesso, una presa d'atto di una condizione economica che colpisce famiglie, studenti, lavoratori, docenti e dirigenti scolastici in un periodo di intense attività scolastiche. Con questi crismi, ieri mattina, nell'Aula Magna Raffaello Antonio Mecca del “Liceo Classico Quinto Orazio Flacco” di Potenza la Consulta degli Studenti ha incontrato il corpo docente, il dirigente scolastico Rocco Garramone, gli alunni di tutte le classi per discutere i temi riguardanti la drammatica situazione economica e il conflitto in corso che penalizza la qualità della vita, la spesa pubblica e il potere d'acquisto dei lavoratori, compromettendo di fatto il futuro dei tanti studenti.Gli alunni, di concerto con la Consulta degli Studenti, presieduta da Italo Marsico presente nel corso del dibattito, hanno parlato del caro-vita, della spesa elevata, dei consumi, di un carrello della spesa sempre più ridotto a causa della guerra di Hormuz e delle prospettive legate a questo conflitto che sembra non terminare mai. Sotto accusa le scelte del Governo Meloni, ritenute sbagliate e sicuramente poco consone alle istanze dei cittadini. Un dibattito a più voci,, preceduto dal saluto istituzionale del preside, Rocco Garramone, e tan-

te analisi su questa situazione. Tutti gli studenti hanno seguito passo dopo passo l'evolversi del dibattito che ha incentrato la propria attenzione sui mancati finanziamenti alla scuola e su una discussione sentita e animata in merito ai tanti conflitti che insanguinano il pianeta: da quelli più conosciuti come quello nel Golfo Persico, alla guerra russoucraina fino alle guerre spesso dimenticate che passano inosservate che possono portare ad un futuro negativo per le giovani generazioni. L'incontro si è svolto pochi giorni dopo le celebrazioni del trentesimo anniversario dell'Istituzione della Consulta Provinciale degli Studenti, tenutosi il 10 ottobre scorso. L'Aula Magna Raffaello Antonio Mecca del Liceo Classico Quinto Orazio Flacco era gremita, quasi quattrocento gli alunni presenti. Il Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Potenza, Italo Marsico, ha parlato della gior-

nata di analisi e riflessione svoltasi: «Innanzitutto, partiamo dalle proteste che in questi giorni stanno attraversando le varie città italiane: Milano, Bologna e Torino. È innegabile una presa di distanza dalle violenze perpetrate ai danni degli agenti e di tutte le persone. Esprimiamo ovviamente la nostra solidarietà ai feriti che ora si trovano in ospedale. Per quanto riguarda il caro vita, in generale, il caro scuola, l'aumento dei costi del materiale scolastico ma anche i costi di vita quotidiana, anche banalmente il caffè al bar, ma in particolar modo il caro carburante stanno colpendo la nostra nazione e in generale tutta l'Europa, e in maniera specifica il sud Italia. La Basilicata e le altre regioni meridionali stanno esplodendo, sono a pezzi. Il prezzo del carburante in Basilicata, una regione che estrae oltre l'80% del petrolio nazionale, ha superato i due euro. È una misura questa assolutamente priva di ogni logica.

Non è possibile che in una regione dove si estrae la maggiore percentuale di greggio ci sia anche uno dei prezzi di diesel e benzina più alti d'Italia. Noi chiediamo ai vari governi regionali e nazionali delle misure. Un trasferimento delle risorse volto a limitare il caro vita, la crisi economica e soprattutto volte a intensificare l'efficienza del sistema scolastico e del welfare. Il caro carburante, anche per noi studenti, ha un’ incidenza importantissima. Penso banalmente a tutti quei neo patentati o anche a quei ragazzi che abitano e vivono in nuclei familiari meno abbienti, i cui genitori però sono costretti abitualmente ad utilizzare quotidianamente la propria automobile o perché costretti a vivere in comuni che non sono collegati bene dal servizio pubblico, o per questioni mediche o di lavoro, o per qualche altra motivazione». Pietro Riccio, rappresentante di Consulta ha rincarato la dose sottolineando quanto segue: «Al giorno d'oggi, soprattutto nella nostra Regione o nella Provincia di Potenza, ormai di venire a scuola è diventato un vero e proprio privilegio. Non solo per coloro che viaggiano dai paesi che hanno dei trasporti e che offrono servizi carenti, ma anche per coloro che viaggiano con i propri genitori che purtroppo sono costretti a guardare il prezzo alla pompa di benzina prima di fare il pieno, ma anche per ragazzi che vengono dalla città e che hanno dei mezzi. Penso a chi ha la macchina o a chi ha la moto, un neo patentato purtroppo deve fare i conti con il prezzo troppo elevato della benzina o del diesel».

Il segretario regionale della Uil Pensionati: «La politica superi le contrapposizioni e trovi risposte concrete per chi vive con una pensione minima»

«È

Caro-vita, Vaccaro: «È il momento della responsabilità» arrivato il momento della responsabilità. Di fronte alle difficoltà economiche che stanno colpendo tante famiglie lucane, la politica deve mettere da parte le contrapposizioni e concentrarsi sulle esigenze reali delle persone, a partire da quelle più fragili. La Basilicata non può permettersi di lasciare indietro i suoi pensionati» È l’appello lanciato da Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil Pensionati Basilicata, che richiama l’attenzione sulle conseguenze del caro vita, dell’aumento dei prezzi e del costo crescente delle spese quotidiane, con particolare riferimento agli anziani che vivono con pensioni minime. «L’aumento del costo della vita sta mettendo in seria difficoltà chi deve fare i conti ogni mese con risorse limitate. Per molti pensionati arrivare alla fine del mese è diventato

un problema concreto: c’è chi deve scegliere se pagare le bollette, acquistare i farmaci oppure fare una spesa sufficiente. È una condizione che non possiamo ignorare e che richiede interventi urgenti e risposte adeguate». Vaccaro richiama anche le difficoltà legate al costo dei carburanti e la protesta degli autotrasportatori, sottolineando come l’aumento dei costi di trasporto possa avere ripercussioni sull’intero sistema economico e sui consumatori. «La protesta degli autotrasportatori ci ricorda quanto il costo dei carburanti incida sull’economia e sulla vita quotidiana dei cittadini. Ma questa situazione deve spingerci a guardare oltre l’emergenza e a considerare tutte le fragilità presenti nella nostra società. Ci sono persone che non possono scioperare, che non hanno la possibilità di far sentire la propria voce e che spesso af-

frontano le difficoltà in silenzio. Tra queste ci sono tanti pensionati, persone che hanno lavorato una vita e contribuito alla crescita della nostra regione».


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Il coordinatore del Dipartimento Ambiente ed Energia: «Dal 7% al 10% grazie al Governo di Centrodestra, così salviamo sanità e servizi»

Petrolio in Val D’Agri, Motta: «La Regione impiega le royalties in maniera virtuosa» «L’

articolo di Francesca Torrani datato 16 ottobre 2026 su rsi.ch sulle estrazioni di petrolio in Val D'Agri disegna un quadro che da una parte corrisponde alla verità dei fatti menzionati, ma che dall'altra parte non dà i giusti meriti a quella politica regionale e nazionale che in un recente passato ha utilizzato le royalties del petrolio proprio per lo sviluppo del territorio e per il mantenimento dei servizi socio assistenziali e formativi dello stesso». A dichiararlo è Gianni Motta coordinatore del dipartimento ambiente ed energia di Fratelli d'Italia della Provincia di Potenza. «Vale la pena ricordare che la sanità lucana, come l'università degli studi della Basilicata se hanno conservato i servizi minimi di eccellenza è proprio grazie alle royalties delle

estrazioni. Senza queste compensazioni probabilmente - continua Motta ci saremmo trovati davanti al default dell'ente e non certamente per demeriti di chi oggi governa la regione Basilicata». «Davanti a talune situazioni, la politica si è ripiegata dando la possibilità di rimanere in terra di Basilicata: l'istituzione della facoltà di medicina in stretto rapporto con l'ospedale San Carlo nella città di Potenza è un'idea politica di Fratelli d'Italia, di Azione Universitaria e dell'attuale assessore alla sanità Cosimo Latronico». «Le risorse destinate al settore forestale - 4000 addetti, una platea di donne e uomini sono in parte finanziate con le risorse delle royalties. E se ciò è avvenuto ribadisce Motta - è stato grazie alla perseveranza di Carmine Cicala assessore regionale al diparti-

mento agricoltura e foreste. E ancora. Il finanziamento del bonus gas di cui usufruiscono 132.000 famiglie lucane, il finanziamento degli impianti fotovoltaici autonomi e tutti i progetti di compensazione ambientale che si stanno sviluppando attraverso i contratti di sviluppo sono esempi di come poter utilizzare al meglio quelle royalties: royalties che ricordiamo passano dal 7% al 10% grazie all'opera dei governi di centro destra e del governo regionale di Vito Bardi di cui Fratelli d'Italia contribuisce con idee, azioni e proposte». Così come andrebbe ricordato che il progetto Lucas, sulle compatibilità ambientali e la tutela della salute è stato pensato ed ideato da un governo di centro destra con la guida all'epoca, del dipartimento regionale all'ambiente, di Gianni Rosa, attuale se-

natore di FDI e vice presidente della commissione ambiente al Senato della Repubblica Italiana». «Con questo non si vuole minimamente dimostrare che tutto va bene in terra di Basilicata, ma buttarsi o buttarci addosso l'immagine di una regione ricca ma non in grado di avere uno sviluppo non è gratificante. Tutt'altro. Il popolo lucano è un popolo laborioso

e chi ha voglia di dimostrare lo fa soprattutto entro i propri confini regionali.Dopo di ché la politica deve contribuire positivamente ma sempre con senso di equilibrio e senza preconcetti - conclude Motta - e soprattutto con l'entusiasmo e la responsabilità delle 131 municipalità lucane che ad onor del vero non sono mai mancate nel rispetto di ruoli e funzioni».

Fondi destinati all’autotrasporto, alla logistica e alle imprese per la movimentazione dei mezzi e il trasporto merci

Caro carburante, dalla Regione Basilicata 7mln di euro

L

a Regione Basilicata compie un ulteriore, significativo sforzo per sostenere il tessuto produttivo lucano, individuando 7 milioni di euro destinati ai settori maggiormente colpiti dai rincari dei carburanti, con un’attenzione particolare all’autotrasporto, alla logistica e alle imprese per le quali la movimentazione dei mezzi e il trasporto delle merci rappresentano una componente rilevante dei costi di attività. Il risultato è frutto di un lavoro intenso e rigoroso di ricognizione delle disponibilità finanziarie e di esame dei documenti contabili, svolto dalla Direzione generale per lo Svi-

luppo economico su preciso indirizzo del Presidente della Regione Vito Bardi. L’aumento dei carburanti pesa non soltanto sulle attività di trasporto e logistica, ma anche sulle aziende che sostengono quotidianamente costi elevati per movimentare, distribuire e commercializzare i propri prodotti. Per il sistema produttivo lucano raggiungere i mercati nazionali ed esteri comporta oneri che i rincari hanno ulteriormente aggravato, incidendo sui margini e sulla competitività delle imprese. «Voglio rivolgere un sentito ringraziamento all’assessore Cupparo e al dg Lo Vecchio, insieme agli uffici della

Direzione per il lavoro meticoloso e incisivo portato avanti in una fase di forte difficoltà per il nostro territorio. Reperire ulteriori 7 milioni di euro, in un quadro di stringenti vincoli di bilancio, non era un compito semplice». Così il govenatore lucano, Vito Bardi, che aggiunge: «È uno sforzo significativo, che testimonia la determinazione della Regione nel sostenere le attività produttive e tutelare il lavoro. Continueremo a stare al fianco delle nostre imprese, con particolare attenzione ai settori sui quali i costi dei carburanti incidono maggiormente». Sulla stessa linea l’assessore Cupparo: «L’indivi-

duazione di queste ulteriori risorse testimonia l’impegno dell’amministrazione regionale nel trasformare l’ascolto delle categorie economiche in risposte concrete. L’autotrasporto, la logistica e le imprese che affrontano ogni giorno elevati costi di carburante richiedono un’attenzione specifica, perché da queste attività dipende anche la capacità delle produzioni lucane di raggiungere i mercati. Grazie al lavoro della Direzione Generale e dei suoi uffici, abbiamo individuato le risorse necessarie per dare seguito alla misura predisposta e procedere con i passaggi amministrativi per la sua attivazione».


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Cicala sollecita il trasferimento delle risorse al Consorzio di bonifica e assicura l’impegno per le mensilità successive. Riparte la trattativa sul CIRL

Forestali, «Confermati 9 milioni di euro per sbloccare gli stipendi di settembre»

POTENZA. «La disponibilità di 9 milioni di euro destinati alla forestazione, confermata dal Presidente Bardi, è un passaggio importante per arrivare al pagamento delle retribuzioni di settembre. Ora è necessario completare rapidamente gli adempimenti e assicurare continuità anche alle mensilità successive. Sul rinnovo del CIRL vogliamo concludere la trattativa entro ottobre». Lo dichiara l’assessore regionale alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Carmine Cicala, a margine del tavolo convocato con le organizzazioni sindacali e il Consorzio di Bonifica della Basilicata per fare il punto sul contratto integrativo regionale e sullo stato di attuazione delle attività forestali. Sul versante delle retribuzioni, Cicala ha dato conto del riscontro ricevuto dal Presidente della Regione, titolare della delega al Bilancio: la variazione approvata in sede di assestamento destina 9 milioni di euro alla forestazione. «Ho sollecitato il completamento tempestivo delle procedure necessarie – ha ribadito l’assessore – affinché le risorse possano essere trasferite al Consorzio e si possa procedere al

pagamento della mensilità di settembre. Ho chiesto, contestualmente, di programmare le risorse necessarie per le mensilità successive». Per il Contratto Integrativo Regionale di Lavoro (CIRL), l’obiettivo resta la conclusione del confronto entro il 31 ottobre, attraverso la definizione degli aspetti ancora aperti. Le esigenze di copertura per i nuovi oneri contrattuali saranno riproposte nell’ambito della predisposizione del bilancio di previsione 2027, annualità dalla quale ne è prevista la decorrenza. Nel corso dell’incontro si è parlato anche del Programma Forestale Regionale 2026–2045, sul quale l’assessore alle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha illustrato i prossimi passaggi. «Vogliamo proseguire il percorso di concertazione e portare la proposta all’attenzione dell’intero Consiglio regionale, maggioranza e opposizione. Per questo – ha proseguito Cicala – ho predisposto una richiesta al Presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, affinché promuova, d’intesa con i capigruppo e con l’assessorato, un incontro dedicato alla presentazione e alla raccolta di osservazioni e contributi». «Lavoro, regolarità delle retribuzioni e programmazione di lungo periodo – ha concluso – richiedono risposte e collaborazione tra le istituzioni e le parti sociali». LA REAZIONE DEI SINDACATI «Esprimiamo soddisfazione per l’esito dell’incontro svoltosi oggi presso il dipartimento Agricoltura e politiche forestali della Regione Basilicata. La ripresa della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo regionale e le rassicurazioni sulle retribuzioni rappresentano segnali importanti per le lavoratrici e i lavoratori del settore». Lo dichiarano Vincenzo Pellegrino, segretario regionale della FLAI CGIL, e Gerardo Nardiello, segretario regionale della UILA UIL Basilicata, a conclusione del confronto tenu-

tosi alla presenza dell’avvocato Giuseppe Musacchio presidente del Consorzio di bonifica, del dirigente alle Politiche agricole e forestali Rocco Capobianco e dell’assessore alle Politiche agricole e forestali Carmine Cicala. «Il confronto – proseguono i due segretari – si è sviluppato in un clima costruttivo e di collaborazione tra le parti, affrontando questioni centrali per le condizioni di lavoro e le prospettive delle platee forestali, SAAAP e ASA. Sul versante delle retribuzioni, l’assessore Cicala ha garantito i pagamenti relativi al mese di settembre, confermando la disponibilità in bilancio dei 9 milioni di euro necessari. Una rassicurazione importante per le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie: la puntualità del salario è un diritto fondamentale e deve essere assicurata con continuità.Per le mensilità successive, l’assessore ha riferito dell’interlocuzione in corso con il presidente della Giunta regionale Vito Bardi, titolare della delega al Bilancio, esprimendo rassicurazioni sull’assenza di particolari criticità all’orizzonte. Continueremo a seguire con attenzione questo percorso, affinché agli impegni corrispondano certezze nei pagamenti. Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il Programma Forestale Regionale 20262045. L’assessore ha comunicato l’accoglimento delle nostre istanze sul ruolo della forestazione pubblica nella ridefinizione del Programma e ha illustrato il percorso di approvazione in Consiglio regionale. Per noi, questo riconoscimento deve accompagnarsi alla valorizzazione delle professionalità e del lavoro di chi contribuisce ogni giorno alla cura, alla manutenzione e alla salvaguardia del territorio». «Attendiamo con fiducia la prossima convocazione – concludono Pellegrino e Nardiello – per definire gli ulteriori passaggi negoziali e portare a conclusione il rinnovo. Il nostro obiettivo resta dare risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori, condividendo con loro i contenuti dell’intesa e i miglioramenti che il nuovo CIRL dovrà garantire».

ENERGIA Rinviato il Consiglio regionale straordinario. I consiglieri di csx: «Famiglie e imprese devono essere la priorità»

«A

Le opposizioni: «I lucani meritano risposte, non rinvii»

pprendiamo con stupore e preoccupazione il rinvio del Consiglio regionale straordinario sull’energia, richiesto dalle opposizioni lo scorso 7 settembre e convocato per domani». È quanto dichiarano i consiglieri regionali di centrosinistra Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello, contestando una decisione motivata da «sopraggiunti impegni istituzionali» del presidente della Giunta e dell’assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica. Le opposizioni sottolineano come il rinvio arrivi mentre cittadi-

ni, agricoltori e autotrasportatori protestano contro il caro carburante e l’aumento dei costi. «Ci chiediamo: di cosa ha paura questa maggioranza? Perché evitare una discussione pubblica in Consiglio regionale su una questione che incide direttamente sulla vita dei lucani?», affermano, evidenziando che la Basilicata, pur essendo la principale regione energetica del Paese, non riesce a trasformare questa ricchezza in benefici concreti per cittadini e imprese. I consiglieri criticano inoltre la scelta di rinviare il confronto nella giornata della visita a Matera del ministro Foti: «Ci domandiamo se per il Presidente della Giunta e per la maggioranza re-

gionale le passerelle e gli appuntamenti politici siano oggi più importanti delle difficoltà quotidiane vissute dai lucani». Da qui la richiesta di riconvocare al più presto la seduta e aprire

un confronto trasparente sul futuro energetico regionale. «I lucani meritano risposte, non rinvii. E meritano una politica che affronti i problemi, non che li aggiri», concludono.


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Un ponte culturale ed enogastronomico dal Sud al Nord Italia per attrarre flussi dall'Europa

Dal vino d'eccellenza al rilancio dei borghi: nasce il network «Malvasia Senza Confini» È

stato siglato nel fine settimana a Matera l'atto costitutivo di «Malvasia Senza Confini», un'alleanza strategica tra dodici Camere di commercio italiane che trasforma l'iniziativa in una rete strutturata di promozione e sviluppo. La firma del documento istituzionale si è tenuta alla presenza del presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, e degli assessori regionali Cosimo Latronico (Basilicata) e Sergio Bini (Friuli Venezia Giulia).A guidare l'intesa in qualità di enti capofila sono le Camere di commercio della Basilicata, di PordenoneUdine e di Messina, affiancate dagli enti camerali di Alessandria-Asti, Brindisi-Taranto, Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, Chieti-Pescara, Cosenza, Cremona-Mantova-Pavia, Torino, Umbria e Venezia Rovigo.La sigla dell'intesa ha sigillato una due-giorni di lavori ospitata dalla Camera di commercio lucana. «Siamo orgogliosi di essere tra i soggetti promotori di questo percorso, che

mette in rete le Camere di commercio italiane con l’obiettivo di costruire nuove sinergie, rafforzare la promozione internazionale e generare opportunità per le imprese», ha evidenziato Michele Somma, presidente dell’ente camerale lucano. «Fare sistema è oggi una leva strategica per la competitività: unendo competenze, esperienze e risorse possiamo dare maggiore visibilità alle eccellenze locali e sviluppare un’offerta capace di integrare enogastronomia, turismo esperienziale e cultura».L'iniziativa intende valorizzare il prodotto vitivinicolo come motore di attrazione economica e culturale su scala continentale. «Siamo riusciti a costruire una narrazione che attraversa l'Italia e guarda con decisione al mercato europeo», ha aggiunto Giovanni Da Pozzo, presidente della Cciaa di Pordenone-Udine. «La Malvasia non è soltanto un vino d'eccellenza, ma un ponte culturale ed economico capace di legare manifattura, agricoltura e accoglienza

turistica».L'impatto del progetto punta a coinvolgere anche le economie locali meno centrali. Il presidente della Cciaa di Messina, Ivo Blandina, ha rimarcato che la sfida è molto ambiziosa e che i territori interessati sono pronti a fare fronte comune per incidere su un turismo enogastronomico capace di catalizzare presenze nelle aree interne della Penisola e verso i borghi, confermando il trend di crescita registrato negli ultimi anni.L'intesa, che le Camere ratificheranno formalmente all'interno dei rispettivi organi di governo entro il 30 ottobre 2026, fissa linee guida operative per la creazione di un network di marketing territoriale e promozione internazionale. Il programma prevenderà incontri d'affari B2B, educational tour e la creazione di reti d'impresa, affiancando agricoltori e produttori vitivinicoli sia nei processi di transizione digitale tramite l'impiego dell'Intelligenza Artificiale, sia nell'adozione di modelli produttivi sostenibili


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Al Museo Archeologico Provinciale quattro allestimenti scelti dall'Apt arricchiscono il percorso espositivo sul capolavoro

Il mito di Narciso e l’arte lucana: quattro mostre attorno a Caravaggio U

n dialogo contemporaneo con il maestro del Seicento, un abito che racconta la tradizione artigiana lucana, una scultura che fa dello sguardo il proprio specchio e due scatti fotografici in cui la bellezza sostituisce il volto. È un percorso ricco e variegato quello offerto dalle quattro esposizioni collaterali alla mostra «Caravaggio. Narciso. Il mito di un capolavoro», allestita al Museo Archeologico Provinciale di Potenza fino al 30 novembre e promossa dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata.Le quattro mostre, ospitate al piano terra del museo, sono il frutto della manifestazione d’interesse lanciata dall’Apt la scorsa estate e rivolta ad associazioni, enti e artisti. A selezionare i progetti è stata una commissione tecnica composta dalla storica e critica d’arte Merisabell Calitri, dalla docente dell’Università della Basilicata Mariadelaide Cuozzo e dall’artista e docente Elisa Laraia.«La ratio di fondo che ha orientato le scelte della Commissione nel selezionare le proposte pervenute è stata innanzitutto quella della coerenza, richiesta dal bando, con i contenuti della mostra “Caravaggio. Narciso. Il mito di un capolavoro”, coerenza che la Commissione ha inteso in senso tematico e concettuale – dichiara Mariadelaide Cuozzo, presidente della Commissione –. Si sono seguiti criteri qualitativi, selezionando le proposte più convincenti sul piano tecnico-formale e contenutistico, formulate in modo corretto e rigoroso, e considerando la congruità dei curricula professionali degli artisti e artigiani proponenti. La varietà sul piano interpretativo e tecnico delle proposte scelte dimostra quanto il mito di Narciso sia ancora oggi vivo e culturalmente generativo».Un’iniziativa che punta valorizzare i talenti e le maestranze del territorio, come evidenziato dal vertice dell'Apt: «L’idea che ci ha mossi – spiega la direttrice dell’Apt, Margherita Sarli – è stato il coinvolgimento del tessuto creativo lucano, ma abbiamo voluto affidare ad una

Commissione di comprovata esperienza, che ringrazio per la disponibilità, le valutazioni tecniche al fine di mantenere rigore e qualità. Arricchiamo così l’esperienza della visita, aprendo lo sguardo al nostro territorio. Inoltre, nei prossimi giorni presenteremo anche gli eventi che ci accompagneranno fino alla fine di novembre».Le quattro esposizioni in programmaDal 12 ottobre al 1° novembre: «Narciso oltre lo specchio – dialogo tra Caravaggio e Franco Corbisiero», confronto aperto tra la grande pittura del passato e la ricerca contempora-

nea.Dal 12 ottobre al 23 novembre: «Il Narciso in costume» di Donata Claps, sarta artigiana di Cancellara, che ha riprodotto su manichino l’abito del protagonista del celebre dipinto.Dal 3 al 23 novembre: «Oltre il riflesso» della scultrice Antonella Carucci, un’opera in cui gli occhi della scultura diventano superfici specchianti capaci di riflettere chi guarda, la luce e lo spazio circostante.Dal 3 al 23 novembre: «The Silver Mirror» del visual artist Silvio Giordano, due grandi fotografie nate dalla sua indagine su bellezza, desiderio e identità.


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Al San Carlo di Potenza, dal 22 al 24 ottobre, specialisti a confronto su diagnosi genetiche, preservazione della fertilità e norme

Infertilità di coppia, anche l’Ai e nuove tecnologie per le cure

POTENZA. Tre giornate per approfondire le nuove prospettive della medicina della riproduzione, dalle diagnosi genetiche all’intelligenza artificiale. L’ospedale San Carlo ospiterà il 22, 23 e 24 ottobre il ventinovesimo corso di aggiornamento sulla procreazione medicalmente assistita, dedicato all’infertilità di coppia e all’evoluzione delle tecniche diagnostiche e terapeutiche. L’appuntamento coinvolge ginecologi, andrologi, urologi, endocrinologi, biologi e genetisti, chiamati a confrontarsi sulle conoscenze scientifiche e sulle possibilità offerte dall’innovazione. Il programma affronterà l’inquadramento diagnostico dell’infertilità, le indicazioni e le modalità di applicazione delle tecniche di Pma di primo, secondo e terzo livello. «La formazione e l’aggiornamento professionale rappresentano il contributo concreto alla qualità delle cure e alla capacità del sistema sanitario di rispondere a bisogni di salute complessi», dichiara il direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera. Per il direttore, ricerca, innovazione tecnologica e competen-

IL MEDICO LUCANO NELLA FONDAZIONE PATRELLI

Basta, nuovo impegno per la salute femminile

za dei professionisti devono procedere insieme, rispettando le evidenze scientifiche e la centralità della persona. Il corso punta a condividere conoscenze e consolidare percorsi assistenziali appropriati e qualificati. «L’infertilità di coppia richiede un approccio attento e personalizzato, capace di integrare competenze cliniche, diagnostiche, biologiche e genetiche», spiega Sergio Schettini, direttore del Dipartimento della Donna e del Bambino dell’Aor e responsabile scientifico del corso. I progressi della ricerca, sottolinea, ampliano le possibilità di valutazione e trattamento, rendendo indispensabile un aggiornamento costante. «Con questa nuova edi-

zione del corso intendiamo offrire un’occasione di approfondimento scientifico e legislativo, valorizzando al tempo stesso il lavoro di squadra», aggiunge Schettini. Il confronto tra specialisti serve a tradurre le acquisizioni scientifiche in scelte cliniche consapevoli, adeguate alle caratteristiche e alle necessità di ogni coppia. Tra i temi figurano le nuove strategie farmacologiche, la preservazione della fertilità, la diagnosi genetica preimpianto e le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Spazio anche alle procedure di laboratorio, agli aggiornamenti legislativi e organizzativi, alle linee guida ministeriali e ai Livelli essenziali di assistenza.

POTENZA. C’è anche il lucano Domenico Basta, dell’Università di Bari, nella Woman Health and Fertility Patrelli Foundation, la rete per la salute femminile inaugurata nel mese dedicato alla prevenzione. Il progetto nasce dalla visione del ginecologo Tito Silvio Patrelli e punta a colmare le lacune informative su fertilità, ciclo mestruale e menopausa. La fondazione intende promuovere informazione, formazione e ricerca scientifica sulla salute della donna e sulla medicina della riproduzione, collegando conoscenze e prevenzione. «La costituzione della Fondazione è un avanzamento significativo per la medicina di genere», dichiara Basta, che indica nel rapporto tra ricerca e programmi educativi nelle scuole uno strumento decisivo per migliorare la comprensione dei temi sanitari. «L’obiettivo condiviso con i colleghi è tradurre le evidenze in prassi cliniche preventive, garantendo un impatto tangibile sulla qualità della vita delle donne e sull’architettura socio-sanitaria», aggiunge. Un impegno che mette al centro il rigore scientifico e la diffusione delle conoscenze, per favorire una maggiore consapevolezza sulla salute femminile.

La Basilicata investe quasi 1,5 milioni in Paidos: primi destinatari 8.155 bambini fino a sei anni nei 48 comuni delle aree interne

Pediatra a distanza, via libera alla rete digitale

POTENZA. Televisite, consulti, prescrizioni e certificati attraverso un’applicazione che metterà in contatto famiglie e pediatri di libera scelta. La Giunta regionale ha approvato Paidos, il progetto di pediatria domiciliare e sanità digitale proposto dall’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico. L’investimento è di 1.493.280 euro, finanziati con le risorse del Fondo sociale europeo Plus. Il sistema si basa su una piattaforma di telemedicina con canali di comunicazione criptati e strumenti di intelligenza artificiale a supporto dei professionisti, senza sostituirne il giudizio clinico. Genitori e medici potranno gestire a distanza anche le scadenze vaccinali, attraverso un unico ambiente digitale dedicato all’assistenza pediatrica.

«Il sistema ha già superato con successo una prima fase di test durata un anno durante la quale è stato sperimentato con 2.137 famiglie e ha gestito oltre 14.500 consulti medici», spiega Latronico. Ora l’obiettivo è arrivare alla messa a regime e raggiungere l’80 per cento della popolazione pediatrica regionale, riducendo le difficoltà di accesso alle cure e rafforzando la continuità assistenziale nei piccoli centri. La prima platea prevista comprende 8.155 bambini da zero a sei anni residenti nei 48 comuni lucani inclusi nella Strategia nazionale aree interne. «Vogliamo abbattere in modo drastico le barriere d’accesso alle cure», sottolinea l’assessore. Il progetto prevede inoltre funzioni di accessibilità del portale dedicate ai minori con disabilità.

Per Latronico, Paidos rappresenta anche un sostegno alla parità di genere: la flessibilità degli orari di accesso ai servizi può aiutare le madri lavoratrici a conciliare gli impegni professionali con le attività quotidiane di cura. Il nome richiama il termine greco che significa fanciullo. L’iniziativa è stata sviluppata dalle aziende sanitarie lucane, con il coordinamento dell’Azienda sanitaria di Potenza e l’intesa dell’Azienda sanitaria di Matera. I dati clinici confluiranno nel Sistema informativo sanitario regionale, consentendo ai medici delle Aggregazioni funzionali territoriali di scambiare informazioni in tempo reale. È prevista anche una banca dati pediatrica regionale per il monitoraggio epidemiologico. La prima fase si colloca alla fine

del 2026, con l’avvio ufficiale delle attività da parte dell’Asp entro il 31 ottobre. Nella prima metà del 2027 seguiranno la formazione dei pediatri coinvolti e l’affiancamento dei genitori nell’adozione dell’applicazione. L’accesso al servizio avverrà direttamente tramite i pediatri di libera scelta convenzionati.


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Basilicata 24 ore

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POTENZA Ampliata l’offerta abitativa dedicata agli studenti Unibas. Fazzari: «È un investimento sui giovani e sul futuro della città»

Inaugurata Residenza San Michele, Giuzio: «Abbiamo un totale di 150 posti in centro»

__Alcuni momenti dell’inaugurazione

POTENZA. «L’offerta abitativa destinata agli studenti dell’Università degli Studi della Basilicata si amplia ulteriormente. Pochi giorni fa è stata inaugurata la residenza universitaria presso l’ex seminario vescovile e ieri è stata inaugurata la Residenza San Michele, sempre nel centro storico di Potenza. «L’Ardsu ha puntato molto sul rinnovo delle residenze universitarie e, grazie ai fondi del Pnrr e alle risorse destinate all’housing universitario, questa è la seconda struttura che inauguriamo», ha dichiarato Giuseppe Giuzio, direttore dell’Ardsu Basilicata. «L’obiettivo è offrire agli studenti spazi accoglienti e adeguati alle loro esigenze, ma anche contribuire a ripopolare il centro storico. Con le residenze di via della Pineta, di via Vescovado e questa di via Mazzini, avremo a breve la possibilità di ospitare circa 150 studenti nel cuore della città». Presente anche Giacomo Verde, direttore generale dell’Università degli Studi della Basilicata che afferma: «Vivere l’università non significa soltanto frequentare lezioni e laboratori, ma anche partecipare alla vita cittadina, costruire relazioni e condividere un’esperienza di crescita. Per questo è fondamentale offrire agli studenti un contesto accogliente e servizi abitativi di qualità. L’housing universitario, sostenuto anche attraverso specifici finanziamenti ministeriali e fondi del Pnrr, rappresenta un elemento strategico per consolidare la vocazione universitaria di Potenza e favorire lo sviluppo dell’intero sistema universitario regionale». La nuova struttura nasce dall’iniziativa di Salvatore Summa e di suo fratello, che hanno scelto di investire nel recupero dell’immobile per rispondere alla necessità di alloggi adeguati per gli universitari. «A Potenza c’era bisogno di strutture in cui i ragazzi potessero sentirsi a casa», spiega Summa che aggiunge: «Abbiamo creduto fin da subito che recuperare questo edificio potesse essere una

(foto Mattiacci)

soluzione importante, sia per valorizzare il centro storico sia per offrire agli studenti una posizione strategica, vicina alle sedi universitarie e ai principali servizi. La residenza garantirà un ambiente sicuro e confortevole, con personale dedicato e un servizio di portineria attivo giorno e notte». IL COMMENTO DELLA VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE Al taglio del nastro, oltre a Giuzio dell’Ardsu, ai fratelli Summa anche, tra gli altri, il sindaco Vincenzo Telesca e la vicepresidente del Consiglio Regionale Maddalena Fazzari. «L’inaugurazione della Residenza San Michele, in via Mazzini a Potenza, rappresenta una notizia positiva per la comunità universitaria e per l’intera città. Aprire una nuova residenza universitaria nel cuore del centro storico significa offrire maggiori opportunità agli studenti e, allo stesso tempo, contribuire a restituire vitalità a una parte importante del tessuto urbano». È quanto dichiara la vicepresidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari, che ha partecipato oggi all’inaugurazione della struttura destinata ad accogliere gli studenti dell’Università degli Studi della Basilicata. «Garantire agli studenti un alloggio dignitoso e adeguato alle loro esigenze è fondamentale per rendere il diritto allo studio sempre più concreto. La disponibilità di posti letto, soprattutto in aree centrali e ben inserite nella vita cittadina, può fare la differenza nella scelta di intraprendere o proseguire un percorso universitario in Basilicata. Ma il valore di questa inaugurazione va anche oltre: portare gli studenti nel centro storico significa favorire la frequentazione dei quartieri, sostenere le attività commerciali e contribuire a costruire una città più viva e accogliente». «Desidero inoltre sottolineare il lavoro che l’Ardsu Basilicata sta portando avanti per migliorare la qualità dei servizi rivolti alla popolazione studentesca. Il rinnovo

delle residenze universitarie e l’ampliamento dell’offerta abitativa dimostrano come, attraverso scelte mirate e un utilizzo efficace delle risorse disponibili, sia possibile rispondere in maniera concreta ai bisogni degli studenti.» continua Fazzari che aggiunge: «L’obiettivo deve essere quello di rendere Potenza e la Basilicata sempre più attrattive per i giovani, contrastando lo spopolamento e creando le condizioni affinché studiare qui sia una scelta possibile e conveniente. L’inaugurazione di oggi va nella direzione giusta: riconosce il valore degli studenti, sostiene il diritto allo studio e dimostra che politiche attente e decisioni ben orientate possono produrre benefici concreti per l’intera comunità». Fazzari coglie anche l’occasione per sottolineare quanto sia spiacevole constatare come una segnalazione diventi argomento di una polemica politica sterile. Il riferimento è a ciò che è accaduto qualche giorno fa quando l’opposizione ha sollevato una polemica sul nuovo bando Ardsu. «Fare critica è un diritto, ma trasformare ogni singola segnalazione in una polemica politica generale è tutt’altra cosa. Il confronto è altresì legittimo quando si fonda sui fatti, sulla conoscenza e sulla valutazione complessiva delle misure adottate, non su letture parziali e strumentali. Quando si parla di diritto allo studio, borse universitarie e servizi per gli studenti, è necessario considerare l’intero sistema degli interventi, senza isolare una singola componente e trascurare tutto il resto. È proprio nel confronto su queste polemiche che non bisogna perdere di vista le risposte concrete previste nel bando, a sostegno dei nostri studenti: borse di studio, buoni pasto e servizi abitativi, strumenti questi fondamentali per garantire il diritto allo studio e rendere l’università più accessibile». «La borsa di studio non è un semplice contributo economico, ma un sostegno al percorso universitario che comprende anche servizi co-

me ristorazione e alloggio. Per quanto riguarda la ristorazione universitaria, il pasto gratuito rappresenta un servizio concreto a supporto degli studenti: le risorse pubbliche devono essere impiegate secondo le regole previste e tradursi in benefici effettivi per i destinatari. Lo stesso vale per la residenzialità: il bando mette a disposizione posti letto e prevede, per gli studenti idonei che non ottengono un alloggio, un contributo per una sistemazione autonoma, nel rispetto dei requisiti stabiliti. Sono misure che vanno considerate nel loro insieme per valutarne correttamente ibenefici, le agevolazioni e le opportunità offerte agli studenti.» continua la vicepresidente del Consiglio. «Intanto, mentre qualcuno continua ad alimentare polemiche, noi continuiamo a dare risposte concrete. L’inaugurazione del nuovo studentato universitario nel pieno centro storico di Potenza rappresenta un segnale importante: significa investire nell’accoglienza degli studenti, rendere più accessibile la vita universitaria e contribuire alla rivitalizzazione del cuore della città. Anche sul piano amministrativo, circa le polemiche legate alla nuova piattaforma informatica vanno affrontate con serietà, distinguendo i disagi segnalati dalle soluzioni adottate» prosegue Fazzari. «L’inserimento manuale di alcuni dati rappresenta una fase transitoria, in attesa della piena integrazione tra i sistemi informatici, con unico obiettivo quello direndere le procedure più rapide, anticipando i tempi dei pagamenti. Naturalmente, questo non significa negare che possano esserci aspetti da migliorare. Significa, piuttosto, affrontarli nel merito, verificando i dati e proponendo soluzioni, senza trasformare ogni questione in uno scontro politico.Perché il diritto allo studio si difende con i fatti, con gli investimenti e con risposte concrete. Non con ricostruzioni parziali». Conclude Fazzari.


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Potenza

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Operazione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria nei confronti di un residente già condannato per reati di droga

Potenza: mutuo e polizze non dichiarate al Fisco, la Finanza sequestra 50mila euro N

uovo colpo della Guardia di Finanza di Potenza ai patrimoni non giustificati. Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 50mila euro, emesso dal Tribunale potentino su richiesta della locale Procura della Repubblica.Al centro dell'inchiesta, coordinata in ogni sua fase dai magistrati potentini, c'è un uomo residente in provincia di Potenza, già condannato in via definitiva per il reato di «Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e/o psicotrope». Secondo quanto emerso dalle indagini economico-patrimoniali, l'indagato avrebbe violato l'obbligo di legge che im-

pone ai soggetti condannati per determinati reati di comunicare alla Guardia di Finanza ogni variazione del proprio patrimonio.Nello specifico, le irregolarità risalirebbero al 2022, anno in cui l'uomo avrebbe stipulato un mutuo e un finanziamento, oltre ad aver sottoscritto due prodotti assicurativi, senza darne alcuna comunicazione al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza del capoluogo lucano.A seguito dei riscontri effettuati dai Finanzieri, la Procura della Repubblica ha formulato la richiesta di misura cautelare reale, accolta poi dal Tribunale con l'emissione del decreto di sequestro. L'intervento conferma la costante sinergia tra l'Autorità Giudiziaria e le Fiamme Gialle di Potenza nell'aggressione ai patrimoni di

provenienza illecita o non dichiarati secondo i dettami di legge.Dalla Procura si precisa, infine, che il provvedimento è stato

adottato nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità dell'interessato sarà accertata in via definitiva solo in caso

di sentenza irrevocabile di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.

Il retroscena della partecipazione della Regione e del Capoluogo al percorso nazionale sulle Comunità di Pratiche 2025-2026

Nuovi centri per l’affido e per le famiglie: Potenza rilancia le politiche sociali partendo dal modello interregionale

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i è svolto nei giorni scorsi a Torino il secondo appuntamento interregionale dedicato all’affidamento familiare e all’accoglienza residenziale per minorenni, promosso nell’ambito del percorso sulle Comunità di Pratiche 2025-2026. L’evento, ospitato dalla Regione Piemonte, ha visto al centro del dibattito il Progetto Quadro e il Progetto Educativo Individuale (PEI), con un focus specifico sul Progetto Educativo Familiare (PEF). L'obiettivo primario dei lavori è stato quello di condividere le esperienze maturate da Regioni, Province autonome e Comuni, individuando metodologie comuni e prassi operative idonee a rafforzare la rete d’accoglienza per i più giovani.L’iniziativa, promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l’assistenza tecnica dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, ha rappresentato un qualificato momento di raccordo istituzionale. Al centro del confronto, la necessità di dare piena attuazione alle linee guida nazionali e di innalzare la qualità degli interventi di tutela rivolti a bambini, bambine e adole-

scenti inseriti nelle strutture residenziali.A rappresentare la Basilicata sono stati due referenti, in quota al Comune di Potenza e alla Regione Basilicata, che hanno portato al tavolo delle pratiche territoriali il proprio contributo. Una partecipazione che si inserisce nel quadro delle attività tese a consolidare il dialogo interregionale e a migliorare continuamente i percorsi di accompagnamento dedicati ai minori e ai loro nuclei familiari.Nel corso delle sessioni

operative sono stati approfonditi strumenti metodologici orientati a una sempre maggiore personalizzazione degli interventi, mettendo in luce l’importanza della sinergia tra servizi sociali, enti e istituzioni locali.«La condivisione delle esperienze tra Regioni e Comuni che operano in territori differenti», ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Potenza, Anna Grieco, «rappresenta un elemento fondamentale per tradurre gli indirizzi nazionali in pra-

tiche concrete, capaci di rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni dei minorenni e di sostenere il lavoro dei servizi territoriali in particolar modo per l'implementazione nella regione Basilicata dei centri per l'affido e centri per le famiglie; attività a cui sia l'Ufficio di Piano che i Servizi Sociali stanno lavorando, così da istituire anche a Potenza, così come previsto nel redigendo rinnovo del Piano sociale di Zona del Comune di Potenza».


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Potenza

martedì 20 ottobre 2026

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Potenza sotterranea, il fascino di una realtà da scoprire. Come Napoli con Özpetek

La città che non sappiamo più guardare F

DI GAETANO FIERRO

erzan Özpetek, raccontando Napoli, ha mostrato come una città possa diventare un incontro con noi stessi. Nel suo sguardo convivono mistero e quotidianità, bellezza e ferite, razionalità e passione. Napoli non pretende di essere perfetta per farsi amare. Ti entra dentro, perfino quando vorresti discutere con lei. E Potenza? Noi potentini, talvolta, sembriamo aver sviluppato un talento particolare: riconoscere ogni difetto della nostra città e dimenticarne ogni possibilità. Conosciamo le buche, i parcheggi, le scale mobili, le promesse rimaste in ascensore. Sappiamo lamentarci con una competenza che meriterebbe almeno un riconoscimento accademico. Ma quando è stata l’ultima volta che abbiamo guardato Potenza con curiosità? Non chiedo applausi obbligatori. Chiedo qualcosa di più difficile: tornare a scoprirla. SOTTO I NOSTRI PIEDI, SOPRA LA NOSTRA INDIFFERENZA Sotto la città che percorriamo ogni giorno esistono ambienti e testimonianze che raccontano altre epoche. Pensiamo ai rifugi antiaerei, alla paura dei bombardamenti del 1943, alle persone che cercavano protezione mentre sopra di loro la storia mostrava il volto peggiore. E poi ci sono

le ipotesi sui cunicoli intercomunicanti tra Torre Guevara, Porta San Luca, piazza della Prefettura e San Francesco. Esistono davvero quei collegamenti? Non lo sappiamo ancora. Sarebbe scorretto presentarli come una scoperta accertata. Ma sarebbe altrettanto miope liquidare ogni domanda con una scrollata di spalle. L’associazione Potenza Nostra ha già promosso ricerche, coinvolto competenze e lavorato a ricostruzioni tridimensionali. Altri cittadini e realtà associative hanno contribuito a mantenere viva l’attenzione. Non dimentichiamo chi, negli anni, ha preso sul serio questa possibilità, anche nelle istituzioni. Riconoscere il lavoro compiuto non significa distribuire medaglie: significa evitare che ogni stagione ricominci da zero. La memoria non appartiene a una giunta, a un partito o a un’associazione. Appartiene alla comunità, che ha diritto di conoscerla senza propaganda e senza scorciatoie. Dunque non dobbiamo inventare una città misteriosa. Dobbiamo studiare quella reale. E magari scoprire che abbiamo camminato per anni sopra storie che non ci siamo mai fermati ad ascoltare. LA MITOPOIESI NON È UNA FABBRICA DI FAVOLE Nel recente incontro al Circolo Angilla Vecchia, de-

dicato alla mitopoiesi, è tornata una domanda: sappiamo raccontare i luoghi prima che diventino invisibili persino a chi li abita? La mitopoiesi può dare significato a una memoria, intrecciare luoghi e racconti, accendere immaginazione e appartenenza. Ma non autorizza a spacciare suggestioni per documenti. Il mito apre una porta. La ricerca deve controllare dove conduce. Altrimenti rischiamo di inaugurare il percorso turistico prima ancora di aver verificato il percorso sotterraneo. Naturalmente con conferenza stampa, nastro tricolore e buffet. Il cunicolo, nel frattempo, potrebbe essere ancora impegnato a farsi trovare. Servono invece studiosi, archivi, verifiche, sicurezza, scuole, guide preparate e istituzioni capaci di collaborare. Non un’altra promessa da lasciare in superficie. AMARE POTENZA NON SIGNIFICA DIFENDERNE GLI ERRORI Özpetek non ha raccontato una Napoli ripulita dalle contraddizioni. Ha scelto di attraversarle. È proprio questa la lezione che possiamo raccogliere senza pretendere di paragonare due città diversissime. Potenza ha problemi veri: spopolamento, servizi insufficienti, fragilità economiche, occasioni perdute. Chi li denuncia non è un nemico della città. E chi la ama non è necessariamente un ingenuo. L’amore autentico non è un ufficio

stampa. Non trasforma il degrado in folklore, l’inerzia in prudenza, la rinuncia in saggezza amministrativa. Pretende risultati, non soltanto dichiarazioni accompagnate da fotografie sorridenti. Ma anche lamentarsi senza costruire nulla può diventare una forma elegante di immobilità. Una poltrona comodissima, dalla quale osservare il futuro mentre prende l’autobus per andarsene. Possiamo criticare Potenza e contemporaneamente sostenerla. Anzi, dobbiamo farlo. LA FORZA DI UNA CITTÀ COMINCIA DAI SUOI CITTADINI Io non credo che una comunità sia condannata dalle proprie difficoltà. Credo che possa trasformarle, quando trova il coraggio di cambiare atteggiamento e assumersi responsabilità. La rinascita non arriva per concessione del destino. Nasce da persone che studiano, lavorano, insegnano, creano, custodiscono, propongono. Da chi resta, da chi torna e perfino da chi parte senza recidere il legame. Potenza non ha bisogno di essere santificata. Ha bisogno di essere conosciuta, rispettata e migliorata. E il patrimonio sotterraneo può diventare molto più di una curiosità turistica: un’occasione educativa, culturale, civile. Una ragione per incontrarsi, ascoltare gli anziani, coinvolgere i giovani e riscoprire il valore di ciò che abbiamo ereditato. Non chiediamo

ai cittadini di credere alle favole. Diamo loro ragioni per credere nelle possibilità della propria città. LA BELLEZZA NON CHIEDE PERMESSO. CHIEDE CORAGGIO Vorrei che tornassimo a passeggiare per Potenza senza comportarci come distratti inquilini di un luogo provvisorio. Che guardassimo un portone, una piazza, un sotterraneo con la curiosità di chi sa di non sapere tutto. Vorrei una città capace di interrogare il passato senza restarne prigioniera, di pretendere servizi senza perdere tenerezza, di riconoscere i propri errori senza trasformarli in destino. Perché una città non comincia a spegnersi soltanto quando perde abitanti. Si spegne anche quando i suoi abitanti smettono di immaginarle un futuro. Prima di chiederci perché un turista dovrebbe scoprire Potenza, domandiamoci quando abbiamo smesso di volerla scoprire noi. Sotto i nostri piedi potrebbe esserci ancora una storia da verificare. Sopra, però, c’è una responsabilità già certa. Il vero sotterraneo da riportare alla luce, forse, è dentro la nostra indifferenza. E per scavare lì non servono picconi. Serve una scelta: amare Potenza abbastanza da non lasciarla sepolta sotto le nostre rinunce. Perché il giorno in cui torneremo a guardarla davvero, forse scopriremo che non era soltanto Potenza ad aspettare di essere ritrovata. Eravamo noi.


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Potenza e provincia

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Dal Comando di Polizia Locale: «Questo gesto testimonia un profondo senso civico, una grande responsabilità verso il bene comune»

Avigliano, Masi consegna un drone ai Vigili: «Sì a un controllo più capillare del territorio»

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l Comando di Polizia Locale di Avigliano è con profonda gratitudine che sabato 17 ottobre ha ricevuto da parte del Sig. Francescantonio Masi in dono un drone, strumento tecnologico prezioso che migliorerà concretamente il lavoro degli appartenenti al Corpo che quotidianamente, e non poche difficoltà, considerando un organico numericamente ridotto e inferiore rispetto ai parametri previsti dalla Legge Regionale, nonché la vastità e frammentazione del ter-

ritorio di Avigliano che conta tra il centro e le frazioni, circa 85 km2, è impegnato in molteplici attività finalizzate a garantire la sicurezza , l’ordine e la tutela della comunità. Per la Polizia Locale di Avigliano, l’acquisizione di questo strumento significa «stare al passo con i tempi, valorizzando il ruolo sempre più importante della tecnologia nelle attività istituzionali. Il drone consentirà di rendere più capillare il controllo del territorio, favorirà il monitoraggio ambien-

tale e fornire supporto nelle situazioni di emergenza e nelle attività di protezione civile. Inoltre, il suo impegno nelle attività di rilievo dei sinistri stradali, previa specifica formazione del personale, rappresenterà un’importante innovazione per il Corpo, contribuendo a rendere più efficienti le operazioni di rilevamento, a incrementare la sicurezza degli operatori e ad acquisire elementi utili alla ricostruzione della dinamica degli incidenti. Ma soprattutto, questo gesto

POTENZA L’assessore Beneventi: «Un momento di confronto per prendersi cura del nostro verde»

racchiude un valore simbolico altissimo: testimonia un profondo senso civico, una grande sensibilità verso il bene comune e una vicinanza concreta alle forze dell’ordine, dimostrando quanto sia importante il legame tra la comunità e le istituzioni. Al Sig. Francescantonio Masi va la nostra più profonda stima e gratitudine, assicurando che questo strumento verrà utilizzato con la massima cura e dedizione al servizio della collettività».

OGGI CONFERENZA STAMPA NELLA SEDE DI VIA BERTAZZONI

Monitoraggio Villa Santa Maria: oggi Alloggi popolari, Cgil Pz e Sunia: la presentazione a Palazzo della Cultura «La graduatoria è da rivedere»

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uanto stanno bene gli alberi di Villa Santa Maria e qual è il futuro per il polmone verde più amato dai potentini? I risultati del monitoraggio saranno presentati oggi, martedì 20 ottobre, alle ore 17:30, nella Sala Conferenze del Palazzo della Cultura di via Cesare Battisti, a Potenza. Nel corso dell’in-

contro pubblico, sarà illustrata la valutazione fitosanitaria, fitopatologica e biomeccanica dell’intero patrimonio arboreo del parco cittadino. Uno studio approfondito per fotografare lo stato di salute delle piante e programmare gli interventi futuri.«Un momento di confronto tra Istituzioni, università ed esperti per

prenderci cura del nostro verde in modo scientifico e consapevole», spiega l’assessore all’Ambiente Michele Beneventi. All'incontro interverranno anche il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, la professoressa Giulia Caneva dell’Università Roma 3 e il professor Leonardo Rosati, agronomo forestale dell’Unibas.

a graduatoria provvisoria per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica del Comune di Potenza, relativa al bando pubblicato il 12 febbraio 2026, presenta criticità che richiedono un'immediata verifica da parte degli uffici comunali competenti». A lanciare l'allarme sono la Camera del lavoro Cgil di Potenza e il Sunia (Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari) di Potenza che, attraverso l'attività di assistenza svolta in questi giorni nei confronti dei cittadini intenzionati a presentare opposizione alla graduatoria, hanno riscontrato possibili irregolarità nella determinazione del reddito dei nuclei familiari. Il tempo a disposizione è particolarmente limitato: il termine per presentare opposizione alla graduatoria provvisoria è fissato a oggi. Per Cgil e Sunia è pertanto «necessario che l'amministrazione affronti tempestivamente la questione, senza lasciare sulle spalle delle singole famiglie il peso di possibili errori nella fase istruttoria».


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Provincia

martedì 20 ottobre 2026

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Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil chiedono un confronto sulla vendita di tre siti del gruppo e garanzie per i dipendenti coinvolti

Barilla, a Melfi 8 ore di sciopero I sindacati: «Il lavoro si rispetta»

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tto ore di sciopero e mobilitazione davanti ai cancelli dello stabilimento Barilla. Domani anche i lavoratori del sito lucano incroceranno le braccia nell’ambito della protesta nazionale che coinvolgerà tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. A proclamarla sono Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, che chiedono l’apertura di un confronto sulle scelte industriali e sulle prospettive occupazionali.Al centro della vertenza ci sono la cessione dello stabilimento di Marcianise a Liguori, senza il marchio Voiello, e quella dei mulini di Castelplanio e Altamura a Casillo. Operazioni sulle quali le tre sigle denunciano l’assenza del necessario confronto sinda-

cale, nonostante le richieste avanzate. Lo sciopero si terrà in concomitanza con il tavolo di crisi convocato dalla Regione Campania.Da Melfi, spiegano i sindacati, la mobilitazione servirà a sostenere i colleghi dei siti interessati dalle cessioni e a porre una questione che riguarda tutti i dipendenti del gruppo. «Il lavoro si rispetta e le decisioni che incidono sulla vita delle persone non possono passare sopra la loro testa», dichiarano Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, che sollecitano «corrette relazioni industriali, trasparenza e impegni concreti a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori». Le organizzazioni richiamano il contributo dei dipendenti alla crescita dell’azienda

e le conseguenze delle scelte industriali sulle loro famiglie. «Chi ha contribuito, con la propria professionalità e il proprio impegno quotidiano, a costruire il successo di Barilla non può essere considerato una presenza accessoria, da trasferire insieme agli impianti», sottolineano. Dietro ogni posto di lavoro, aggiungono, ci sono progetti di vita e persone che chiedono certezze sul proprio futuro. Nel documento unitario trova spazio anche un richiamo allo slogan «Dove c’è Barilla c’è casa». Per le tre sigle, il valore della famiglia presente nella comunicazione aziendale deve trovare riscontro nelle decisioni che riguardano i dipendenti: «La reputazione di un’im-

presa si misura nella qualità del lavoro e nel rispetto delle persone che la rendono possibile».Quella di domani viene indicata come una prima risposta sindacale: altre otto ore di sciopero sono già in programma. L’obiettivo è ot-

tenere un tavolo con il gruppo e un confronto effettivo sulle prospettive industriali e occupazionali. Da qui l’appello alla piena adesione dei lavoratori di Melfi: «Il futuro del lavoro richiede risposte, garanzie e confronto».

Nell’ambito di Fantastico Medioevo, riunite le rievocazioni della Basilicata. Le comunità hanno sottoscritto il Libro delle Terre per tutelare la memoria storica

Venosa, il Medioevo lucano sfila per le strade Duecento figuranti tra il castello e le piazze

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irca duecento figuranti, un corteo nel centro storico e un libro sottoscritto dalle comunità per custodire la memoria delle rievocazioni lucane. Venosa ha riunito ieri le manifestazioni dedicate al Medioevo della Basilicata per «Le Terre del Medioevo. Tante storie, un solo racconto corale della Basilicata medievale», una giornata tra divulgazione, spettacoli e tradizioni.L’iniziativa rientra nel progetto Fantastico Medioevo, promosso dalla Presidenza della Giunta regionale e coordinato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019. Alla realizzazione hanno collaborato il Comune di Venosa e i Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, con la direzione artistica e la regia di Giuseppe Ranoia.Il cortile del castello Pirro del Balzo ha ospitato il Villaggio delle Terre, dove i visitatori hanno potuto conoscere le rievocazioni del territorio attraverso costumi, attività dimostrative e laboratori dedicati ad arti, mestieri e giochi medievali.Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali di Gianpiero Perri, capo di Gabi-

netto del presidente della Giunta regionale, del sindaco di Venosa Francesco Mollica e dell’assessora comunale alla Cultura Rosa Centrone. Sono intervenuti anche Rosanna Calabrese, direttrice del Museo archeologico nazionale «Mario Torelli» di Venosa, Gerardo Larocca, presidente dell’Anci Basilicata e sindaco di Brindisi Montagna, e Rita Orlando, direttrice della Fondazione Matera Basilicata 2019.Al centro della giornata, la firma del «Liber Terrarum – Libro delle Terre e delle Rievocazioni di Basilicata». I rappresentanti delle comunità partecipanti hanno sottoscritto un impegno condiviso per la tutela della memoria storica e delle identità territoriali. Nella sala conferenze del museo è seguito un approfondimento su Venosa, i Normanni e gli Altavilla: Alessandro Di Muro, docente di Storia medievale all’Università della Basilicata e autore del volume della collana Fantastico Medioevo dedicato a Roberto il Guiscardo, ha dialogato con Perri.Nel pomeriggio, all’annuncio dell’araldo, circa duecento figuranti sono partiti dal ca-

stello per attraversare le vie del centro storico. Il corteo ha riunito il «Palio Carmelitano» di Laurenzana, le «Giornate Medievali – Alla corte di Federico» di LagopesoleAvigliano, «La venuta di Papa Urbano II» di Banzi, «Corrado IV il sogno di un Imperatore» di Lavello, «Dai Longobardi ai Normanni» di Acerenza e «La Leggenda di Isabella» di Bella.Hanno partecipato anche «Vivi il Medioevo» di Brienza, «Palatium Sanctii Gervasii – Da Federico II a Manfredi» di Palazzo San Gervasio, le «Giornate Medievali» di Melfi e quelle «Alla Corte di Guidone» di Brindisi Montagna, «Festivalia, l’archeologia si racconta» di Tito, «NOJA XV – Il Sogno di uno Stato alle pendici del Pollino» di Noepoli, «Vignola Terra Regale» di Pignola e «A Cena con Emma D’Altavilla» di Metaponto. Dall’Umbria è arrivata la delegazione del «Palio dei Colombi» di Amelia, in provincia di Terni, con Carlo Paolocci, presidente dell’Associazione Umbra delle Rievocazioni Storiche.Lungo il percorso si sono alternati spettacoli di falconeria, ar-

te giullaresca e pirotecnica, con un omaggio a Quinto Orazio Flacco nella piazza a lui intitolata. Il corteo ha quindi raggiunto piazza Municipio, dove è andato in scena «Le Terre dei Re», spettacolo di teatro e danza dedicato alle epoche e ai protagonisti della Basilicata medievale. Sul palco Gabriella Bagnasco, Francesco Zaccaro, Erminio Truncellito, Manola Rotunno, Emanuela Gammone e Andrea Paradiso. A supportare le attività durante l’intera giornata è stata l’Associazione Volontari Open Culture 2019.


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Gallicchio Futuro chiede l’annullamento delle delibere del 31 luglio: nel mirino il preavviso di sole 24 ore e il ruolo del sindaco

Bilancio e Tari, scontro ora al Tar Opposizione contesta atti e pareri

GALLICCHIO. Le delibere sulle tariffe della tassa sui rifiuti e sull’assestamento di bilancio finiscono davanti al Tar Basilicata. I consiglieri di opposizione Giovanni Conte, Luigi Ovidio Donnadio e Diego Carmelo Durante, del gruppo Gallicchio Futuro, hanno presentato ricorsi per chiedere l’annullamento dei due atti approvati dal Consiglio comunale nella seduta del 31 luglio 2026. Ad assisterli è l’avvocato Donatello Genovese, del Foro di Potenza. La contestazione riguarda le delibere numero 10 e numero 11, relative al Piano economico finanziario e alle tariffe Tari 2026 e all’assestamento generale di bilancio con la salvaguardia degli equilibri per il triennio 2026-2028. Al centro dell’iniziativa giudiziaria ci sono i tempi di convocazione dell’assemblea, la possibilità di esaminare preventivamente la documentazione e la sovrapposizione tra funzioni politiche e amministrative denunciata dalla minoranza. Secondo quanto riferisce

il gruppo, l’avviso di convocazione è stato recapitato tramite posta elettronica certificata soltanto il 30 luglio alle 14.03, a sole ventiquattro ore dalla riunione. Il ricorso alla procedura straordinaria e urgente avrebbe così compresso, nella ricostruzione dei consiglieri, il tempo necessario per approfondire atti contabili complessi ed esercitare il mandato ricevuto dagli elettori «Non si può ricorrere alla clausola d’urgenza per adempimenti ordinari

a scadenza fissa stabiliti dalla legge», sostengono Conte, Donnadio e Durante. Per gli esponenti di Gallicchio Futuro, l’assestamento e la salvaguardia degli equilibri finanziari al 31 luglio sono passaggi programmabili, rispetto ai quali l’amministrazione avrebbe dovuto organizzare per tempo la convocazione e la consultazione dei documenti. La minoranza respinge quindi la possibilità di giustificare il preavviso ridotto con ritardi degli uf-

fici o nella trasmissione dei pareri. Circostanze che, secondo i ricorrenti, non costituirebbero una causa di forza maggiore, ma sarebbero all’origine di un’urgenza prodotta dalla stessa amministrazione. È su questo punto che si concentra una parte delle censure sottoposte al giudice amministrativo: la scadenza, sostengono, era nota e non avrebbe dovuto tradursi in una limitazione dell’attività consiliare. «In questo modo ci è stato impedito di esaminare con la dovuta cura una mole complessa di documenti contabili e di esercitare liberamente e consapevolmente la funzione di controllo che i cittadini ci hanno affidato», dichiarano i tre consiglieri. Nei ricorsi vengono richiamati lo Statuto comunale, il regolamento consiliare e il decreto legislativo 267 del 2000, il Testo unico degli enti locali, a sostegno delle contestazioni sui termini di convocazione e sul diritto di informazione. La richiesta di annullamento investe dunque le modalità con cui il Consiglio è

stato chiamato a discutere e approvare i provvedimenti finanziari. Un ulteriore motivo riguarda i pareri di regolarità tecnica e contabile allegati alla delibera di assestamento. Secondo la nota dell’opposizione, entrambi risultano sottoscritti dal sindaco nella veste di responsabile dell’Area amministrativo-finanziaria. Un assetto che i ricorrenti ritengono lesivo della separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa. «Tale assetto viola apertamente il principio di separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa e finisce per azzerare ogni effettivo controllo di terzietà sulle delibere dell’Ente», affermano. Si tratta delle valutazioni poste dalla minoranza alla base dell’impugnazione, sulle quali è chiamato a pronunciarsi il Tar. Con l’azione giudiziaria, conclude Gallicchio Futuro, l’obiettivo è tutelare le prerogative dei consiglieri, la trasparenza amministrativa e le garanzie democratiche della comunità.

Concluso all’Università della Calabria il dottorato di Alessandro Mantuano, promosso da Rotonda, San Severino Lucano e Viggianello

Pollino senza barriere, la ricerca apre i sentieri

ROTONDA. Rendere i sentieri naturalistici più accessibili alle persone con disabilità motoria, attraverso criteri tecnici, sperimentazioni sul campo e proposte di adeguamento dei percorsi. È l’obiettivo della ricerca dell’ingegnere Alessandro Mantuano, che ha concluso all’Università della Calabria il proprio dottorato dedicato all’escursionismo nell’Area interna del Mercure, Alto Sinni e Val Sarmento. La discussione della tesi si è svolta al Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale, sotto la supervisione del professor Fabio Bruno. Il lavoro, intitolato Tecnologie e soluzioni innovative per la promozione dell’escursionismo accessibile nell’Area Interna del Mercure, Alto Sinni e Val Sarmento, conclude un progetto avviato nel 2023 con una borsa finanziata dall’Agenzia per la coesione territoriale. A promuovere il percorso sono stati i Comuni di Rotonda, San Severino Lucano e Viggianello, con l’intento di favorire un modello di turismo sostenibile e in-

clusivo. L’iniziativa è nata da un’idea dell’assessora al Turismo di Rotonda, Donatella Franzese, con il supporto scientifico di Bruno, costruendo una collaborazione tra amministrazioni locali e università attorno alla fruizione del patrimonio naturalistico. La ricerca ha affiancato studi scientifici, indagini e prove sui tracciati per individuare criteri tecnici con cui valutarne l’accessibilità. Nelle sperimentazioni sono state utilizzate anche carrozzine fuoristrada Joëlette. L’attenzione si è concentrata sulle barriere fisiche e informative che ancora ostacolano la partecipazione delle persone con disabilità alle attività all’aperto: due aspetti affrontati all’interno dello stesso percorso di studio, dedicato sia alle condizioni dei sentieri sia alle informazioni necessarie per renderli fruibili. Tra i risultati principali figura la redazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica per l’adeguamento di alcuni itinerari dell’Area interna. Le proposte prevedono interventi di sistema-

zione e messa in sicurezza dei tracciati, nel rispetto dei vincoli ambientali del Parco nazionale del Pollino. Il lavoro offre dunque una base progettuale per affrontare il tema dell’accessibilità attraverso soluzioni legate alle caratteristiche del territorio. Dalla valutazione dei percorsi si passa così alla definizione degli interventi necessari per migliorarne la fruizio-

ne. Il conseguimento del titolo chiude un’esperienza triennale che ha unito ricerca, istituzioni e comunità locali. Restano strumenti di valutazione, conoscenze e proposte concrete per ampliare le possibilità di escursione nel Mercure, nell’Alto Sinni e nella Val Sarmento, conciliando inclusione, sicurezza e tutela dell’ambiente.


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MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2026 07:00

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Matera e provincia

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Matera, il liceo ospitato nei locali della Regione tra cantieri e disagi. I ragazzi denunciano 8 anni di promesse e temono nuovi traslochi

“Duni-Levi” inagibile dal 2018 Scatta la rivolta degli studenti

MATERA. Otto anni lontano dalla sede storica e ora il timore di dover affrontare un nuovo trasferimento. Gli studenti del liceo classico Duni-Levi denunciano le condizioni dei locali della Regione Basilicata, in via Annibale di Francia, dove si svolgono le lezioni da quando l’edificio dell’istituto è stato dichiarato inagibile nel 2018. Una sistemazione provvisoria nella quale, sottolineano, centinaia di ragazzi hanno trascorso l’intero percorso liceale, senza poter tornare nelle aule della propria scuola. «Per anni noi alunni ci siamo accontentati delle promesse vuote delle istituzioni che ogni anno ci garantivano un ritorno nella nostra sede storica, ma dopo otto anni di bugie ci siamo stancati e abbiamo deciso di dire la nostra sulla questione», affermano gli studenti. Al centro della protesta ci sono difficoltà quotidiane che, secondo la loro denuncia, ostacolano l’apprendimento e il lavoro dei docenti. I ragazzi segnalano pareti che coprono parte dell’aula e impediscono di vedere la lavagna, riscaldamenti malfunzionanti in alcune classi e un nume-

SEQUESTRATO UN TERRENO A TRICARICO

Coltivava marijuana, preso pusher 42enne

ro di sanitari insufficiente rispetto alla popolazione scolastica. A questi problemi si aggiunge il rumore dei lavori avviati dalla Regione nell’edificio: interventi che, riferiscono, proseguono da oltre sei mesi e si svolgono anche durante l’orario delle lezioni. «Queste operazioni non avvengono né in maniera silenziosa né tanto meno in orari diversi da quelli scolastici», sostengono. Una situazione che, aggiungono, impedisce agli alunni di seguire le spiegazioni e agli insegnanti di tenerle. Il disagio, dunque, non riguarda soltanto l’adeguatezza degli spazi, ma anche la possibilità di svolgere regolarmente

l’attività didattica. Secondo quanto riportano gli studenti, il cantiere interesserà presto anche l’interno della struttura, con modifiche al secondo piano e la necessità di ricollocare le classi che lo occupano. In assenza di aule disponibili, spiegano, la scuola dovrà chiedere spazi provvisori ad altri istituti: l’istituto agrario, la primaria Minozzi e la media Nicola Festa. Da qui la richiesta di chiarezza sul futuro e il rifiuto di considerare scontato un altro adattamento. «Noi siamo il futuro di questa città, e in quanto tale rivendichiamo il rispetto e lo spazio che ci sono dovuti», concludono i ragazzi.

TRICARICO. Trentacinque piante di marijuana in un terreno recintato e altra sostanza in casa. È quanto hanno trovato i carabinieri della Compagnia di Tricarico, che il 4 ottobre hanno arrestato un uomo di 42 anni del posto, accusato di produzione, traffico e detenzione illecita di stupefacenti. L’uomo è stato anche denunciato per detenzione abusiva di munizioni. Durante un pattugliamento, i militari del Nucleo operativo e radiomobile hanno notato nel fondo di sua proprietà le piante, alte da circa cinquanta centimetri a due metri. La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di rinvenire circa 200 grammi di marijuana in un cartone e altri 18 grammi, già essiccati, in un barattolo. Trovate anche quattro cartucce calibro 12 a pallini e 1.050 euro nascosti sotto un materasso, ritenuti verosimilmente provento dell’attività illecita. Su disposizione dell’autorità giudiziaria, il quarantaduenne è stato posto ai domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto e confermato la misura cautelare. L’indagato è da considerarsi innocente fino a un eventuale accertamento definitivo della colpevolezza.

Quattro alunni dell’istituto materano lavoreranno con esperti delle grandi imprese tecnologiche su modelli economici e gestionali

Il “Loperfido-Olivetti” al vertice dell’innovazione

MATERA. Quattro studenti del Loperfido-Olivetti al confronto internazionale sull’intelligenza artificiale, con un progetto di lavoro dedicato ai modelli economici e gestionali. L’istituto tecnico commerciale e per geometri partecipa al Next Gen AI Summit, in programma dal 18 al 23 ottobre e promosso dal ministero dell’Istruzione e del Merito nell’ambito del Pnrr Scuola Futura. A guidare la delegazione lucana è la docente Mercedes Clemente. La scuola materana è stata selezionata per prendere parte all’appuntamento insieme all’istituto di istruzione superiore A. Einstein di Teramo. Il gruppo lavorerà con i tecnici delle principali grandi imprese tecnologiche mondiali sull’applicazione dell’intelligenza artificiale all’economia e alla gestione. Un’esperienza che met-

te in relazione la preparazione tecnica degli alunni con il confronto diretto con professionisti del settore e con le possibilità offerte dagli strumenti digitali. Per il Loperfido-Olivetti la partecipazione rappresenta un risultato che unisce competenze tecniche e visione olivettiana, inserendo il percorso formativo della scuola in una dimensione internazionale. Il tema assegnato alla delegazione consentirà di approfondire il rapporto tra innovazione, organizzazione e attività economiche, all’interno di un programma condiviso con studenti e docenti di altri Paesi. La cerimonia inaugurale è prevista oggi, 19 ottobre, al Teatro alla Scala di Milano, con l’intervento del ministro Giuseppe Valditara e la presenza di rappresentanti istituzionali, insegnanti e ra-

gazzi provenienti da oltre quaranta Paesi. I lavori proseguiranno fino al 22 ottobre al Centro congressi di Villa Erba, a Cernobbio, tra incontri, laboratori e sessioni formative, affiancati dalle riunioni delle delegazioni ministeriali internazionali. Il Summit offrirà a studenti, docenti e dirigenti scolastici occasioni di dialogo con esperti, istituzioni e imprese sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei sistemi educativi. L’appuntamento si propone come un laboratorio di orientamento e apprendimento, nel quale mettere a confronto esperienze e prospettive sulla trasformazione della scuola. In parallelo, ministri dell’Istruzione, delegati europei e internazionali e rappresentanti della Commissione europea, dell’Ocse e dell’Unesco discuteranno il fu-

turo delle politiche educative. Quattro gli ambiti attorno ai quali si articolerà il confronto: lavoro, vita, pianeta e arti. Al centro, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni, sui processi produttivi e sulla conoscenza, insieme alle competenze necessarie per orientarsi in uno scenario in continua evoluzione.


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Periscopio

martedì 20 ottobre 2026

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Ci sono sofferenze invisibili e guarigioni che cominciano quando smettiamo di lasciare ai pensieri il diritto di decidere chi siamo

Non è la vita a essere malata: è il modo in cui impariamo a guardarla

L

DI FABRIZIO QUARATINO

a malattia ch non compare nelle analisi. Esistono malattie che si diagnosticano, si affrontano e, quando possibile, si curano. Poi esiste una sofferenza meno visibile. Non altera le analisi né compare nelle radiografie. Eppure può rendere faticosa ogni giornata. Continuiamo a lavorare, parlare, sorridere, mentre dentro qualcosa perde colore. La chiamiamo stanchezza, delusione, destino. Talvolta crediamo che la vita sia inevitabilmente così. E qualche volta, senza rendercene conto, al dolore che la vita ci ha consegnato aggiungiamo quello che continuiamo a infliggerci interpretandolo. Attenzione: non tutta la sofferenza nasce dalla mente. Esistono malattie, ingiustizie, perdite e difficoltà materiali che nessun pensiero positivo può cancellare. Sostenere il contrario sarebbe crudele. Ma attraversare una sofferenza è diverso dal permetterle di diventare la definizione della nostra esistenza. IL TRIBUNALE CHE ABBIAMO NELLA TESTA La mente possiede un talento: costruisce processi senza testimoni, pronun-

cia sentenze senza prove e ci condanna senza concederci nemmeno un avvocato. Siamo imputati, pubblici ministeri e giudici. Peccato che manchi la giustizia. Un fallimento diventa la prova che falliremo sempre. Un abbandono, la certezza che nessuno resterà. Una difficoltà economica, la convinzione che non ci rialzeremo. E finiamo per chiamare realismo questa fabbrica di condanne. Ma un pensiero non è una sentenza. Una paura non è una profezia. Il passato non possiede il diritto di stabilire il futuro. Possiamo riconoscere un errore senza trasformarci nell'errore. Possiamo ascoltare una voce senza obbedirle. Perché non tutto ciò che pensiamo merita di essere creduto. E non tutto ciò che temiamo merita di guidarci. LA RIVOLUZIONE DI UN SOLO ISTANTE Immaginiamo i cambiamenti come svolte clamorose, con un prima e un dopo. Eppure le trasformazioni profonde possono cominciare senza fare rumore. Davanti alla solita provocazione scegliamo di non ferire. Riconosciamo una paura senza lasciarle il comando. Interrompiamo un'abitudine che ci impoverisce. Tro-

viamo il coraggio di chiedere aiuto. Un pensiero diverso apre una possibilità. Una parola può darle forma. Un’azione la mette alla prova della realtà. Non basta ripetersi che cambieremo: occorre cominciare, con un gesto minuscolo, ricominciando quando sbagliamo. La forza autentica non consiste nell'assenza della paura, ma nella capacità di agire responsabilmente anche quando la paura esiste. Non possiamo riscrivere ieri. Possiamo evitare che scriva ogni pagina di domani. E questa è una rivoluzione senza proclami, senza applausi, senza bisogno di conquistare il mondo. NON SIAMO PRIGIONIERI DEL NOSTRO PASSATO Ognuno porta conseguenze di decisioni, incontri, ferite e circostanze che non ha scelto. Nessuno nasce da zero. Ma nessuno dovrebbe essere considerato definitivamente concluso. Il passato influenza la nostra vita; non ne esaurisce le possibilità. Responsabilità personale non significa attribuirci la colpa di ogni disgrazia. Significa cercare una risposta diversa a ciò che ci accade. E quando non riusciamo da soli, chiedere sostegno non ci rende più piccoli. Non siamo meno degni nelle difficoltà, meno amabili per gli errori, meno importanti perché qualcuno non ha ricono-

sciuto il nostro valore. La dignità umana non funziona come un conto corrente: non diminuisce a ogni prelievo della vita. IL MONDO NON È UNO SPECCHIO OBBEDIENTE Mi affascina pensare che ogni atteggiamento contribuisca a modificare l'ambiente in cui viviamo. Non perché l'universo debba ricompensare i pensieri gentili con avvenimenti favorevoli. Magari fosse così semplice: dieci minuti di ottimismo e avremmo risolto problemi che resistono da decenni. La realtà è più complessa. Una parola rispettosa può disinnescare un conflitto. Un gesto può restituire fiducia. Una decisione coraggiosa può aprire una strada che prima non vedevamo. Non sempre accade. Non tutto dipende da noi. Ma possiamo cambiare qualcosa. Perché il dolore che abbiamo ricevuto non ci autorizza a provocarne altro. Possiamo essere stati feriti senza diventare persone che feriscono. Possiamo interrompere quella catena silenziosa nella quale la sofferenza passa da una vita all’altra, quasi fosse un’eredità inevitabile. E forse una delle nostre vittorie più grandi comincia proprio qui: quando decidiamo che ciò che ci ha fatto male non diventerà il male che faremo agli altri. LA GUARIGIONE CHE VORREI

AUGURARTI Se oggi stai soffrendo, non ti chiederò di sorridere per dimostrare quanto sei forte. Non ti dirò che tutto accade per una ragione, né che domani andrà certamente meglio. Non possiedo queste certezze. Posso però dirti qualcosa in cui credo profondamente: tu sei più della tua sofferenza. Non voglio insegnarti come si vive. Voglio stare dalla parte della tua possibilità di vivere, quando fai fatica a scorgerla. Ho imparato che sostenere qualcuno non significa trascinarlo verso la luce, ma rispettare il suo passo, anche quando è lento. Restare presenti senza trasformare l'aiuto in un debito. Se oggi la tua mente continua a raccontarti che non ce la farai, non sei obbligato a crederle. Non ti chiedo di cancellare il dolore. Ti chiedo di non lasciargli cancellare tutto il resto. Io credo in quella parte di te che continua a cercare una possibilità, anche quando fatichi a riconoscerla. E se oggi non hai la forza di ricominciare, non devi dimostrare niente a nessuno. Puoi fermarti, chiedere una mano, concederti il tempo necessario. Perché tu non sei la voce che ti condanna. Non sei la paura che ti trattiene. Non sei il dolore che attraversi. Sei anche la possibilità, ancora tutta da vivere, di non lasciare che siano loro a decidere il resto della tua storia.


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