SABATO 19 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 209
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
A CRONACHE L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA ANALIZZA LA NUOVA MINACCIA DEI DRONI
«Lavorare a sistemi di difesa adeguati» Camporini: «Questo tipo di minaccia nessuno l’aveva immaginata»
Errichetti a pag 5
IL GENERALE OGGI POMERIGGIO DIVENTA SEGRETARIO REGIONALE DI FI
BARDI, L’UOMO DEI RECORD Primo Governatore di centrodestra, rieletto due volte alla guida della Regione, ora segretario regionale del suo partito e sempre più dominus della politica lucana _
L’EDITORIALE
Tagli al servizio di assitenza all’autonomia, a Cronache Valentino Agatiello denuncia: «A mio figlio riconosciute solo 5 ore settimanali»
Onu: declino o rilancio? DI ALESSANDRO SANSONI
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l prossimo 31 dicembre scadrà il mandato di Antonio Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Guterres è oramai in carica da quasi 10 anni ed essendo questo il suo secondo mandato, in base allo statuto dell’ONU non potrà essere rieletto. Si tratta, dunque, di un’elezione particolarmente delicata, tanto più che l’Organizzazione (...) ■ continua alle pag 3 e 4
POTENZA
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La vignetta di Mario Bochicchio Bardi
Dellapenna a pag 10
DUBLINO L’Ecofin mette a confronto le diverse strategie davanti all’aumento dei costi
Europa sotto scacco del caro energia FUNERALI ALLE 16 NELLA CATTEDRALE DI POTENZA
Domani, la Basilicata dice addio a Margherita Perretti
Serino a pag 6
Servizio a pag 16
■ Mollica
a pag 26
VIETRI DI POTENZA
Territorio Attivo presenta il modello di welfare di comunità, Carleo: «Un laboratorio di partecipazione contro le politiche divisive»
■ Servizio
a pag 29
_ ORGOGLIO LUCANO
Otivm Gin di Luigi Piro ha conquistato l’oro al 43° Concorso Nazionale Alambicco d’Oro ANAG 2026 di Asti
■ Servizio
a pag 21
_ CONVEGNO ONIF
A Genova, i due lucani Di Tolla e Spera rappresenteranno la Basilicata alla sfida della digital forensics ■ Servizio
a pag 18
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Italia e Mondo La successione a Guterres arriva in un momento delicato. L’ex presidente senegalese Macky Sall potrebbe essere l’uomo giusto
L’Onu al bivio: amministrare il declino o tornare a contare
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DI ALESSANDRO SANSONI
l prossimo 31 dicembre scadrà il mandato di Antonio Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Guterres è oramai in carica da quasi 10 anni ed essendo questo il suo secondo mandato, in base allo statuto dell’ONU non potrà essere rieletto. Si tratta, dunque, di un’elezione particolarmente delicata, tanto più che l’Organizzazione delle Nazioni Unite è ormai giunta a un bivio della sua storia, che potremmo riassumere con un interrogativo: gestirne il declino o ripristinarne la capacità politica? Da tempo, infatti, molti si chiedono se questa istituzione, così com’è, abbia ancora senso e qualcuno addirittura si chiede se non sia giunto il momento di liquidarla. È in questo contesto che, da alcune settimane, è stato avviato il processo di selezione per la nomina del nuovo Segretario Generale e già si sono delineati due possibili traiettorie politiche, almeno per quanto concerne il profilo della personalità da eleggere. Da un lato, una figura politica: uno statista, un ex Capo di Stato, che parli la lingua dei Presidenti, conosca personalmente le principali personalità del pianeta, comprenda le dinamiche di potere e sappia che le crisi internazionali non si risolvono con comunicati o procedure, ma con il dialogo, la negoziazione e la capacità di creare le condizioni per un compromesso. L’unico candidato che risponda a tali caratteristiche è l’ex presidente senegalese Macky Sall. In alternativa sono emersi diversi profili, pur con personalità differenti, che convergono, però, tutti verso la stessa concezione del ruolo: quella di un alto funzionario internazionale, un eccellente manager di un'organizzazio-
__Antonio Guterres e Macky Sall ne diventata straordinariamente complessa, ma la cui missione politica si è progressivamente affievolita. Rebeca Grynspan, Carolyn Rodrigues-Birkett, Rafael Grossi: nomi diversi, ma accomunati da una medesima idea dell’azione che dovrebbe svolgere il futuro leader delle Nazioni Unite. A ottant'anni dalla sua fondazione, l'ONU si trova ad affrontare contemporaneamente una crisi di potere, una crisi di legittimità e una crisi di risorse. La proliferazione dei conflitti, le tensioni tra le grandi potenze, la messa in discussione del diritto internazionale e l'indebolimento del consenso multilaterale stanno riducendo il suo spazio politico proprio nel momento in cui le aspettative nei suoi confronti non sono mai state così alte. A ciò si aggiunge una crisi finanziaria talmente profonda da minacciarne il funzionamento stesso. Questa contrazione, dovuta in gran parte al calo dei contribu-
ti volontari, si aggiunge alla crisi di liquidità che sta colpendo il bilancio ordinario dell'Organizzazione. Tra il 2024 e il 2026, si prevedeva che le risorse complessive del sistema delle Nazioni Unite sarebbero diminuite di circa 16 miliardi di dollari, quasi il 25%. In queste circostanze, la scelta del decimo Segretario Generale solleva un interrogativo che va ben oltre le singole figure: il Consiglio di Sicurezza intende nominare il miglior amministratore possibile per un'istituzione in declino, o una figura politica in grado di provare a rilanciarla? Lo Statuto designa il Segretario Generale come "il più alto funzionario dell'Organizzazione". Ma non lo riduce affatto a questa funzione amministrativa. L'articolo 99 gli conferisce una prerogativa eminentemente politica: quella di richiamare l'attenzione del Consiglio di Sicurezza, di propria iniziativa, su qualsiasi
questione che possa minacciare la pace e la sicurezza internazionali. La funzione è stata quindi concepita fin dall'inizio in una feconda tensione tra amministrazione e iniziativa politica ed è proprio questa seconda dimensione ad essere vitale oggi. L'ONU non soffre tanto a causa carenze amministrative. Soffre innanzitutto di una carenza di capacità politica. Sa come gestire programmi, impiegare agenzie, elaborare standard, coordinare l'azione umanitaria e sostenere lo sviluppo. Queste funzioni rimangono indispensabili e costituiscono una parte considerevole del suo valore. Ma non sono più sufficienti a giustificare la centralità politica dell'Organizzazione. Nelle crisi più gravi, il rischio ora è quello di una graduale emarginazione. Le lotte di potere si risolvono altrove. I negoziati decisivi si svolgono in formati diversi. Le grandi potenze aggirano l'Orga-
nizzazione quando non sono in grado di utilizzarla efficacemente. Il pericolo, quindi, sarebbe quello di rispondere a una crisi politica con un approccio essenzialmente tecnocratico. Di fronte alle difficoltà finanziarie e istituzionali delle Nazioni Unite, la tentazione è scegliere una figura rassicurante, con un'ottima conoscenza del sistema, capace di guidare la necessaria ristrutturazione, snellirne i mandati, ridurre i costi e gestire un'organizzazione divenuta straordinariamente complessa. L'iniziativa UN80, inoltre, rende queste qualità indispensabili. Lo status quo è riconosciuto come insostenibile e sono in corso profonde riforme. Ma fare della competenza manageriale il criterio determinante significherebbe fraintendere la natura della crisi. Un'ONU perfettamente amministrata ma politicamente inascoltata rimarrebbe un'ONU in declino.
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Il prossimo Segretario Generale dovrà ovviamente essere un manager competente. Ma questa qualità dovrebbe essere considerata una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ciò di cui l'ONU ha bisogno oggi è, prima di tutto, una figura politica. Non un demagogo incontrollabile, né il rappresentante di una fazione e tantomeno qualcuno che cerchi di emanciparsi dall'influenza degli Stati membri. Nessun Segretario Generale può abolire le dinamiche di potere internazionali o il diritto di veto dei membri permanenti. La questione è diversa. Riguarda la sua capacità di esercitare influenza politica, di avere esperienza diretta delle dinamiche di potere, di interagire alla pari con capi di Stato e di governo e, soprattutto, la necessaria autonomia per
prendere iniziative quando i meccanismi ordinari sono paralizzati. Il prossimo Segretario Generale dovrà essere in grado di agire come mediatore, collegamento con le grandi potenze e portavoce della Carta. Dovrà essere capace di assumersi rischi diplomatici: proporre la mediazione prima di essere invitato; aprire con discrezione canali di comunicazione tra le parti avversarie; visitare personalmente le zone di crisi; usare il proprio potere per convocare riunioni; e chiedere pubblicamente conto agli Stati quando necessario. Dovrà anche essere capace di attivare una diplomazia discreta quando questa offra maggiori possibilità di successo. Una simile figura è anche nell'interesse dello stesso Consiglio di Sicurezza. Ai sensi dell'articolo 97 del-
la Carta, è il Consiglio a raccomandare il candidato all'Assemblea Generale. La scelta, quindi, spetta in pratica innanzitutto ai suoi membri, e in particolare ai cinque membri permanenti. La loro inclinazione potrebbe essere quella di nominare il candidato che causerà loro meno problemi: sufficientemente competente per guidare l'Organizzazione, sufficientemente consensuale da non minacciare interessi essenziali e sufficientemente cauto da evitare scontri con le cancellerie nazionali. Questa potrebbe essere la scelta più comoda nel 2026. Ma potrebbe anche essere la più pericolosa, perché gli stessi membri permanenti hanno bisogno di un'ONU che mantenga il suo valore politico. In un sistema internazionale più frammentato e conflittuale, anche le
grandi potenze necessitano di uno spazio in cui negoziare, disinnescare le crisi, raggiungere compromessi o semplicemente mantenere aperti canali di comunicazione quando le relazioni bilaterali diventano impossibili. Un Segretario Generale politicamente debole non rafforza, quindi, realmente la sovranità delle grandi potenze. Le votazioni preliminari del Consiglio di Sicurezza sono iniziate il 30 luglio e sono tuttora in corso, mentre il processo rimane relativamente aperto. La scelta finale rivelerà implicitamente cosa gli Stati membri si aspettano ora dall'Organizzazione: un'istituzione incaricata di amministrare un ordine multilaterale in disgregazione nel modo più efficace possibile, o un attore responsabile del tentativo di ricostruirlo? La prima opzione potrebbe portare a un'ONU gradualmente relegata alle sue funzioni umanitarie, tecniche e normative: utili, a volte insostituibili, ma sempre più marginali. Questo probabilmente non significherebbe la fine giuridica dell'Organizzazione. Sarebbe qualcosa di più insidioso: il suo graduale ritiro dalla storia politica. La seconda opzione non garantisce nulla. Nessun individuo può da solo riparare le fratture del sistema internazionale. Ma una figura di statura politica, con una legittimità intrinseca, una rete internazionale e capacità di iniziativa, potrebbe riaprire spazi attualmente
chiusi e restituire visibilità al ruolo di mediazione del Segretario Generale. È qui che la candidatura di Macky Sall assume il suo pieno significato. La sua esperienza non è quella di un alto funzionario internazionale diventato direttore di un'organizzazione globale. È quella di un uomo che ha esercitato il potere statale, che ha dovuto mediare tra interessi contrastanti, negoziare con leader stranieri, gestire crisi e prendere decisioni con conseguenze immediate e tangibili. Questa esperienza è proprio ciò che manca oggi all'ONU. Essa, ovviamente, non garantisce il successo. Ma offre all'Organizzazione qualcosa che nessun organigramma, nessuna riforma amministrativa e nessun risparmio di bilancio possono produrre: capacità di azione politica. La vera scelta del Consiglio di Sicurezza, quindi, potrebbe non essere legata alla preferenza verso una tra le personalità in corsa. Ma tra due differenti due concezioni del ruolo. A ottant'anni dalla sua fondazione, l'ONU non può più permettersi di confondere la prudenza con l'inazione. La prossima nomina potrebbe essere una delle ultime occasioni per dimostrare che il Segretario Generale può ancora essere più che il semplice gestore del sistema ONU. E restituirgli la capacità di parlare ai potenti, di riunire gli avversari e di agire prima che sia troppo tardi.
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Italia e Mondo
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A Cronache l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa analizza la nuova minaccia dei droni: «Questo tipo di minaccia nessuno l’aveva immaginata»
Camporini: «Occorre lavorare a sistemi di difesa adeguati alla nuova minaccia» DI VITO ERRICHETTI
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ue episodi avvenuti a poche ore di distanza hanno riportato al centro dell'agenda militare italiana ed europea la minaccia dei droni e dei sistemi di attacco a basso costo. Il 15 settembre caccia italiani hanno intercettato e neutralizzato un drone entrato nello spazio aereo lituano; nella notte tra il 17 e il 18 settembre, in circostanze ancora al vaglio, un Eurofighter italiano è stato colpito all'interno della base di Taif. Due eventi che, pur diversi per contesto e teatro operativo, pongono la stessa domanda: quanto sono davvero al sicuro gli assetti militari italiani e alleati di fronte a una minaccia che fino a pochi anni fa nessuno aveva previsto? Ne abbiamo parlato, in un'intervista esclusiva a Le Cronache, con il generale Vincenzo Camporini, tra le voci più autorevoli del panorama militare italiano. Generale, sono due episodi distinti o indicano che l'Italia si trova ormai esposta contemporaneamente su più fronti? «L'Italia fa parte della comunità internazionale dove in questa fase storica ci sono tutta una serie di attività conflittuali, e noi stiamo facendo la nostra parte, dovunque ci è stato richiesto di farlo e dovunque il nostro Parlamento ha deciso di farlo.» Dopo il drone caduto in Romania, lei aveva parlato di un "ombrello americano non più certo" per gli europei. Alla luce di quanto accaduto a Taif,
quella considerazione vale anche per la sicurezza dei contingenti alleati nel Golfo? «No, lì no, perché gli assetti non americani sono dislocati molto spesso dove ci sono anche assetti americani, quindi la protezione è assicurata in generale, senza distinzione per la nazionalità dei singoli contingenti.» A Taif il velivolo italiano è stato colpito mentre si trovava in un'area decentrata della base. Quanto deve far riflettere questo episodio sulla capacità effettiva di proteggere le nostre installazioni militari dalla minaccia dei droni? «È un tema che deve essere affrontato e che nel passato nessuno si era posto, perché questo tipo di minaccia nessuno l'aveva immaginata. Gli sviluppi sul fronte ucraino hanno messo tutti quanti in allarme, ed è evidente che c'è un nuovo tipo di sistemi di combattimento. Bisogna elaborare i mezzi per contrastare questa nuova minaccia e le dottrine per farlo, con una certa urgenza, perché questi sistemi dimostrano una rapida capacità di adattamento al mutare delle situazioni.» In poche settimane diversi droni hanno interessato lo spazio aereo dei paesi baltici. Siamo davanti a una strategia deliberata di Mosca per mettere alla prova la reazione della Nato, o non abbiamo ancora elementi sufficienti per stabilire origine e natura di questi episodi? «Non c'è dubbio che la politica di Mosca è quella di
continuare ad "assaggiare", da un lato la capacità di resistenza e di contrasto militare, dall'altro la solidarietà politica di fronte a questo tipo di minacce. È un'azione che secondo me è assolutamente deliberata, e dobbiamo dimostrare che non ha efficacia.» La Nato quali contromisure dovrebbe adottare, secondo lei? «Quello che ha fatto fino ad ora: una reazione pacata, sempre nei limiti degli spazi territoriali nostri, in modo tale da non fornire a Mosca nessun pretesto. Quindi quello che sta accadendo oggi è esattamente quello che io mi aspetto da parte dei nostri contingenti.» Lei sostiene da tempo la necessità di rafforzare una capacità europea autonoma di difesa aerea. Gli episodi di questa settimana stanno accelerando questo processo, o l'Europa continua a muoversi con risposte nazionali e dividendi separati? «Ci sono già delle iniziative avviate. Da quello che abbiamo potuto sapere, l'industria europea, in particolare il consorzio MBDA, sta lavorando a un sistema missilistico per contrastare la minaccia balistica, cosa di cui l'Europa non aveva assolutamente la capacità finora. Credo che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma molto lentamente. Dobbiamo accelerare questo tipo di risposta.» La Task Force ad Air Arabia dispone già di radar, capacità di sorveglianza e sistemi C-UAS
_ Generale Vincenzo Camporini per il contrasto dei droni. Il fatto che un velivolo italiano sia stato comunque colpito a Taif dimostra un limite tecnologico, un problema di saturazione dei sistemi, o soprattutto la difficoltà di proteggere l'assetto all'interno di una base? «Fa parte delle normali statistiche. Quando ho un sistema di protezione, questo può arrivare al 99%, al 99,9%. Faccio un esempio: la capacità di difesa antibalistica in Israele ha dimostrato di avere un'efficacia del 97% negli ultimi attacchi subiti dall'Iran. Ma se l'Iran lancia 100 missili, 3 arrivano.»In aprile lei aveva definito molto importante l'accordo tra Italia ed Emirati Arabi Uniti sulla produzione dei droni, e aveva chiesto una crescita industriale italiana nel settore». Alla luce degli ultimi episodi, questa crescita dovrebbe concentrarsi mag-
giormente anche sulle tecnologie anti-drone e sulla protezione delle nostre forze? «Entrambe le cose. Occorre lavorare a sistemi di difesa adeguati alla nuova minaccia, e occorre anche essere in grado di porre una minaccia credibile a chi ci vuole aggredire.» Guardando ai prossimi mesi, quale dei due scenari richiede maggiore attenzione: un incidente nel Baltico che coinvolga direttamente la Nato, oppure un'escalation nel Golfo? «La situazione è abbastanza instabile, dovuta agli atteggiamenti dei rispettivi attori, per cui un incidente può sempre accadere, magari anche non voluto — e poi l'interpretazione dell'incidente può generare conseguenze politiche. Però dire che un'area è più pericolosa di un'altra è una valutazione che non mi sento di fare».
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Italia e Mondo
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Il vertice irlandese mette a confronto le diverse strategie europee davanti all’aumento dei costi energetici e alle nuove tensioni sull’inflazione
Ecofin, a Dublino l’Europa fa i conti con lo shock energetico Ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Ue riuniti nella capitale irlandese tra caro-energia, inflazione, conti pubblici e competitività. Per l’Italia in primo piano la flessibilità sul deficit e l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo DI LUCIA SERINO
L’
Europa prova a tenere insieme crescita, conti pubblici e risposta allo shock energetico. È questo il filo della prima giornata dell’Ecofin informale, riunito a Dublino ieri sotto la presidenza irlandese dell’Unione europea. L’Ecofin è il Consiglio dell’Ue che riunisce i ministri dell’Economia e delle Finanze dei 27 Stati membri. La riunione di Dublino è informale: non deve cioè adottare decisioni o atti legislativi, ma serve a consentire ai ministri di confrontarsi sulle questioni più urgenti e a preparare il terreno per le successive decisioni formali. Al tavolo anche i vertici delle banche centrali, con la presidente della Bce Christine Lagarde. La riunione proseguirà oggi, ma già nella prima giornata sono emerse le principali tensioni che attraversano l’economia europea.La mattina è iniziata con l’Eurogruppo, dedicato all’andamento dell’economia dell’area euro, alla produttività e alle prospettive di crescita. Il quadro emerso è meno negativo di quanto si temesse a inizio anno: l’economia dell’Eurozona ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese e la crescita del secondo trimestre
è risultata migliore delle previsioni. Ma il miglioramento si confronta con un nuovo fattore di rischio: il rincaro dell’energia legato alle tensioni geopolitiche e alla situazione in Medio Oriente.È il tema che ha finito per condizionare gran parte della discussione. Petrolio e gas più cari significano maggiore inflazione, ma anche costi più alti per imprese e famiglie e, soprattutto, un problema per la competitività dell’industria europea. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha indicato nella maggiore indipendenza energetica una delle risposte necessarie, insieme a nuovi investimenti in difesa, digitale ed energia. L’altra partita è quella dei conti pubblici: rendimenti dei titoli di Stato più elevati rendono più costoso finanziare il debito e restringono lo spazio di manovra dei governi.Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a Dublino, ha insistito soprattutto sul rischio dello shock energetico. Secondo il ministro, l’inflazione che deriva dal caro-energia è un problema diverso da quella provocata da un’economia surriscaldata e non può essere affrontata soltanto con una politica monetaria restrittiva. Giorgetti ha richiamato i colleghi europei sull’im-
patto che i prezzi dell’energia possono avere sulle famiglie, sulle imprese e sulla manifattura italiana.Roma chiede anche margini di bilancio. L’Italia ha già avviato la procedura per ottenere la deroga prevista dalle regole europee per le spese legate all’emergenza energetica. Il margine massimo indicato da Giorgetti è dello 0,6% del Pil. Il ministro si è detto convinto che Bruxelles possa essere disponibile a concederlo. La questione non è secondaria: per i governi europei la sfida è sostenere famiglie e imprese senza trasformare un intervento temporaneo in un aumento permanente della spesa pubblica.Sul tavolo italiano c’è poi un altro dossier: la possibile uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo. Giorgetti si è definito «speranzoso», ma ha chiarito che la decisione dipenderà dai nuovi dati dell’Istat. La revisione del deficit italiano relativo al 2025 è attesa il 22 settembre. A marzo il rapporto deficit/Pil era stato indicato al 3,1%, contro il 3,4% del 2024: per chiudere la procedura occorre scendere sotto la soglia del 3%. Saranno quindi i nuovi dati statistici e il successivo esame europeo a determinare il quadro.Un altro tema emerso a Dublino riguarda gli extraprofitti. Il ministro delle Finanze irlandese e presidente di turno del Consiglio Ue, Simon Harris, ha
annunciato l’intenzione di riportare la questione sul tavolo dell’Ecofin formale di ottobre. Il punto è diventato più urgente con l’aumento dei prezzi dell’energia e le ricadute della chiusura dello Stretto di Hormuz. Ma le posizioni tra gli Stati membri restano diverse. Anche la Commissione europea, per bocca del commissario all’Economia Valdis Dombrovskis, ha chiarito che al momento non esiste una proposta europea sulla tassazione degli extraprofitti e dunque la materia resta nelle mani dei singoli Stati.La discussione di Dublino si colloca così in uno scenario più ampio. L’Europa deve contemporaneamente contenere l’inflazione, proteggere il potere d’acquisto, sostenere gli investimenti e ridurre il divario di competitività con Stati Uniti e Cina. Nel confronto sulla produttività, i ministri hanno richiamato
in particolare il ruolo degli investimenti, dell’intelligenza artificiale, delle competenze e della capacità di trasformare il risparmio europeo in capitale destinato alle imprese. È la stessa questione che accompagna da mesi il dibattito sul futuro economico dell’Unione: non soltanto spendere di più, ma riuscire a investire meglio e più rapidamente.La Bce arriva a questo appuntamento in un momento delicato. Il 10 settembre ha alzato i tre tassi di riferimento di 25 punti base, indicando per il 2026 un’inflazione media al 3% e una crescita dello 0,9%. La banca centrale ha sottolineato che il conflitto in Medio Oriente e il nuovo aumento dei prezzi dell’energia mantengono elevati i rischi per l’inflazione.A Dublino il confronto è appena iniziato. Oggi arriveranno le conclusioni della riunione informale.
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Italia e Mondo
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Per Ilaria Salis Ceuta non è Spagna ma Marocco
La sinistra che sogna l’Eurabia CGIL, PD e Centri Sociali fanno partire il soccorso rosso per i medici accusati di aver falsificato i certificati per impedire ai clandestini di entrare nei CPR. In Svezia il CSX stravince nei quartieri dove vivono i cittadini di origine musulmana
__Salis DI ROBERTO LAMATTINA
È
chiaro che sull’immigrazione si gioca una delle partite più importanti della recente storia d’Europa. La situazione è ormai diventata terreno di uno scontro a tutto campo tra due opposte visioni del mondo, dell’Europa e della civiltà europea. Uno scontro nel quale si contrappongono i buonisti da salotto alle istanze dei cittadini d’Europa, la visione legalitaria e securtaria alla lettura di un mondo nel quale le regole possono saltare da un momento all’altro. IL SOCCORSO ROSSO IN CAMICE BIANCO Partendo dai fatti di casa nostra, la Procura della Repubblica di Ferrara ha avviato un’indagine su medici che avrebbero fatto certificati falsi per impedire ai clan-
destini di entrare nel CPR. Un’indagine che contiene un’accusa gravissima e che è supportata, tra le altre cose, da intercettazioni importanti nelle quali i medici tra di loro parlavano apertamente della volontà di sabotare le azioni della polizia. Le indagini richiedono attenzione e rispetto. La giustizia deve fare il suo corso e, nella normalità, nessuno dovrebbe dare sostegno a chi produce false certificazioni mediche per violare la Legge. Ovviamente vale per loro la presunzione di non colpevolezza. L’innocenza, però, passa per l’idea che il fatto non sia stato commesso, che le certificazioni mediche siano vere non di certo per la legittimazione politica di una certificazione medica. Al contrario da sinistra in Italia è partito un coro che comprende il
Presidente della Regione Emilia Romagna, i centri sociali occupati fino alla CGIL che difende i medici giustificando la produzione di certificazione medica contraffatta. Una difesa molto ideologica che immagina che per consentire ai clandestini di girare liberamente nel territorio nazionale sia lecita ogni cosa, anche la falsificazione dei certificati medici. A CEUTA È IL CAOS Intanto crolla la narrazione di Sanchez su Ceuta. Nella città spagnola posta sulle coste africane è caos. Le cronache raccontano di sparatorie, incendi, devastazioni mentre il Primo ministro spagnolo, nascosto dietro l’ideologia dell’accoglienza non ha ancora usato le maniere forti. 4000 persone vagano armate nella città di Ceuta, i cittadini sono in balia di queste orde ma nessuno interviene. È chiaro che il modello delle regolarizzazioni di massa non sta producendo gli effetti positivi che si immaginavano ma solo devastazioni. Anche nella vicenda Ceuta si distingue la sinistra italiana. Ilara Salis, parlamentare europea nota per essere stata eletta per evitarle il carcere, ha dichiarato apertamente che Ceuta non è Spagna. Una posizione che indica chiaramente non solo la volontà di distruggere l’identità e la storia d’Europa ma anche di cedere alle pressioni dell’imperialismo islamista. Ceuta è spagnola ed europea da molti secoli prima che nascesse lo Stato del Marocco. Nei desiderata dei nostalgici del califfato, però, è una terra da riconquistare, insieme ai possedimenti arabi in
Andalusia e Spagna tornati cristiani ai tempi di Carlo Martello e della reconquista. GLI IMMIGRATI VOTANO A SINISTRA In Svezia, intanto, i risultati delle elezioni politiche consegnano una possibile maggioranza alla sinistra. Il dato, di per sé neutro, assuma una caratteristica storica se si pensa che la sinistra raggiunge risultati plebiscitari nei quartieri dove è maggioritaria la presenza di cittadini di origine immigrata ed, in particolare arabi e musulmani. Tutto ciò fa il paro con il tentativo del PD di Venezia di ottenere il voto dei Bengalesi regalando loro una moschea per raccontare di una vera e propria tentazione di costruire l’Eurabia nel vecchio continente. IN EUROPA VINCE IL MODELLO MELONI La questione è talmente drammatica che anche i popolari in Europa hanno iniziato a cambiare passo. L’alleanza con i socialisti ha logorato i popolari europei e rischiava di consegnare voti all’estrema destra soprattutto grazie alle questioni migratorie. Su questi temi nel Parlamento Europeo nasce la maggioranza Meloni, un vero e proprio centrodestra che lavora per gestire l’immigrazione sostituendo la politica dei ricollocamenti con quella degli allontanamenti e preferendo le espulsioni alle regolarizzazioni. Un cambio radicale di passo in uno schema politico che vede la sinistra dell’Eurabia contro un centrodestra che prova a preservare ordine pubblico e identità europea.
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Italia e Mondo
sabato 19 settembre 2026
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Dalla convention di Milano il M5S mette sul tavolo le sue proposte e traccia la linea per il confronto con gli alleati
Nova, il M5S sfida il campo progressista Venti punti tra diritti, spesa e sovranità DI VITO ERRICHETTI
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enti punti per definire l’identità del Movimento e, soprattutto, per arrivare al tavolo del campo progressista con una piattaforma precisa. «Nova. Parola all’Italia» diventa così il palcoscenico sul quale il MoVimento 5 Stelle mette in fila le proprie richieste: dalla sanità ai diritti civili, dal lavoro all’energia, fino alla politica estera e alla difesa. Il documento, intitolato «Una alleanza per la Costituzione», non è un programma di governo, ma una sorta di cahier de doléances da portare al confronto con gli eventuali alleati. E dentro ci sono praticamente tutti i temi sui quali il Movimento vuole lasciare il proprio segno. Il sottotitolo lo dice con chiarezza: è "la proposta del MoVimento 5 Stelle al tavolo della coalizione progressista". Un documento negoziale, insomma. Serve a piantare bandiere prima che qualcuno, al tavolo, cominci a tagliare. E le bandiere ci sono tutte: salario minimo legale, riduzione dell'orario a parità di salario, asili nido gratuiti, matrimonio egualitario, fine vita, cannabis domestica, un ministero delle politiche migratorie. Dentro c'è anche il "No" al Ponte sullo Stretto, con i 13,5 miliardi dirottati sulle scuole. Il Movimento, dopo anni di governismo a intermittenza, vuole essere riconosciuto come l'azionista che non si accontenta della quota di minoranza. I CONTI CHE NON CI SONO Tra l'aria di una convention e quella di una trattativa, i numeri dovrebbero fare da ponte. E qui il documento è, diciamo, reticente. Si promette di portare l'IVA sui carburanti dal 22% al 10% (la voce compare due volte, nel capitolo 9, come se il ripetere valesse da copertura), di aumentare "strutturalmente" il fondo sanitario fino a recuperare il divario con la media Ocse, di eliminare i tetti alle assunzioni, di garantire il congedo paritario pagato al 100%, di abbassare l'Ir-
pef, di allargare la no tax area. Quanto costi tutto questo, e chi paghi, resta in larga parte fuori campo. La risposta implicita è nel capitolo 5: extraprofitti, tassazione delle rendite finanziarie speculative, exit tax, prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie, lotta al tax gap.Sono idee legittime, e alcune anche solide sul piano tecnico. Ma tutte, nessuna esclusa, hanno un punto in comune: presuppongono che il denaro si possa andare a prendere dove sta, e che quel "dove" sia raggiungibile da un fisco nazionale. Con multinazionali, grandi piattaforme e capitali che si muovono in un secondo, è una scommessa. Il testo lo sa, tanto che rimanda a un'"armonizzazione fiscale in Europa" e a una tassazione comune delle grandi fortune. Si può discutere se sia realismo o rinvio: chi scrive propende per la seconda ipotesi, ma è una lettura, non un fatto. L'OSPITE CHE NON HA IL BADGE Ed è qui che il documento diventa più interessante di quanto voglia apparire. Perché, riletto con attenzione, il grande convitato non è Meloni, che pure viene citata più volte come bersaglio delle abrogazioni, né Bruxelles. È Washington.Si prenda il capitolo 17, il più identitario. "No al piano Rearm
EU", "no all'innalzamento della spesa per la difesa al 5% del Pil in sede Nato", stop all'invio di armi a Kiev, riconoscimento della Palestina, sanzioni contro i responsabili di quello che il testo chiama genocidio a Gaza. Ogni riga è, nei fatti, un pezzo di politica estera che prende le distanze dall'orientamento dell'amministrazione americana e dalla linea atlantica classica. Quel 5% non è un'invenzione europea: è il traguardo fissato in sede Nato sotto forte pressione di Washington. Dire no significa dirlo anzitutto a lì.Poi c'è il capitolo 9, quello sulle bollette. Il Movimento promette 50 gigawatt di rinnovabili entro il 2030 e un risparmio sul gas di 10 miliardi l'anno. Perché il gas è un affare di dollari: dopo il taglio dei flussi russi, il gas naturale liquefatto americano è diventato uno dei pilastri dell'approvvigionamento europeo, comprato e regolato in valuta statunitense. Ogni volta che il dollaro si rafforza sull'euro, la bolletta italiana lo sente, indipendentemente da quanto l'Italia decida sul disaccoppiamento tra prezzo delle rinnovabili e prezzo del gas. Il "decoupling" è una misura interna, ma il prezzo del gas che si disaccoppia resta fissato altrove. Il programma lo affronta dal lato dell'offerta: più sole,
più vento, meno importazioni. Ma un piano energetico che promette sovranità e non nomina la valuta in cui si compra l'energia è un po' come un bilancio familiare che ignora l'affitto.Il nodo, se vogliamo, è questo: una forza che chiede all'Italia di "ripudiare la guerra" e di scegliere una politica estera più autonoma deve fare i conti con un fatto scomodo. L'autonomia strategica non si dichiara, si compra: in energia, in tecnologia, in difesa. E oggi gran parte di quello che serve per comprarla è denominato in dollari. BIG TECH E A.I. DI STATO" Un altro pezzo del puzzle è il capitolo 14. Qui compare una formula che colpisce: "Intelligenza artificiale di Stato, perché le nostre istituzioni pubbliche non siano condizionate dallo strapotere delle Big Tech". Bene. Ma le Big Tech, ricordiamolo, sono in larghissima parte americane, e il testo propone anche un contributo sugli extraprofitti delle grandi piattaforme digitali e una "Agenzia internazionale di regolazione delle nuove tecnologie". Come si fa una cosa del genere senza scontro diplomatico? Non lo si dice. E non è un dettaglio: la stagione dei dazi e delle tensioni commerciali tra Ue e Stati Uniti ha mostrato quanto Washington sia
sensibile a qualunque tassa o regola che tocchi i suoi campioni digitali. Un'IA pubblica italiana, poi: costruita con quali chip, su quali cloud, con quali modelli? La domanda resta aperta, e sarebbe onesto che qualcuno, sul palco, provasse a rispondere. LE CONTRADDIZIONI, O PRESUNTE TALI Tutti i programmi ne hanno, e questo non fa eccezione. Il testo vuole ridurre progressivamente il finanziamento pubblico all'editoria, ma chiede più pluralismo. Vuole il fondo perequativo per le liste d'attesa "finanziato dalla sanità privata", formula che meriterebbe una spiegazione: come si finanzia esattamente, e con quale base giuridica? Promette "pene efficaci" per i grandi evasori e nel frattempo reintroduce, con formulazione "circoscritta", l'abuso d'ufficio. Rivendica la Costituzione nel titolo e propone di modificarne il Titolo V. E sul nucleare parla di fusione, cioè di una tecnologia ancora lontana dalla scala commerciale, mentre ignora la fissione, più concreta e più divisiva. Scelta prudente o elusione? Anche qui, dipende da chi legge. CHE COSA RESTA Resta un fatto politico, e non piccolo. Il M5S arriva al tavolo del campo progressista con una lista lunga e in molte parti sovrapponibile a quella dei possibili alleati, ma con tre tratti distintivi: la lotta alla corruzione come marchio d'origine, la radicalità sulla politica estera, e una diffidenza verso i grandi poteri economici che, oggi, ha un volto preciso e non sempre nominato.La vera domanda, per chi guarda da fuori, non è se questi venti punti siano condivisibili. È se reggano al contatto con un mondo in cui il dollaro resta la valuta dell'energia, delle armi e dei dati, e in cui ogni "no" pronunciato a Milano ha un destinatario oltreoceano. Il Movimento ha scelto di dire quei "no" con chiarezza. Ora dovrà spiegare con quali soldi, e in quale valuta, intende pagarne il conto.
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Cronache Lucane Il Generale oggi diventa segretario regionale di FI
Bardi, l’uomo dei record Primo Governatore di centrodestra, rieletto due volte alla guida della Regione, ora segretario regionale del suo partito e sempre più dominus della politica lucana
__Bardi e l’edizione di Cronache del 7 settembre DI MASSIMO DELLAPENNA
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u Bardi dovrebbe scriversi un libro. Sostanzialmente è l'uomo che ha ribaltato tutti i paradigmi della politica lucana riuscendo dove nessuno era mai riuscito e avendo la capacità di diventare un politico mentre era nelle istituzioni. DUE VOLTE PRESIDENTE Quando fu annunciata la candi-
datura di Vito Bardi alla Presidenza della Giunta Regionale per molti era quasi uno sconosciuto. Rientrava nella lunga serie dei lucani illustri, con una grande e soddisfacente carriera costruita fuori dalla Regione Basilicata. Era il candidato alla presidenza del centrodestra. Fino alla sua candidatura qui era tutto rosso, la vittoria della sinistra era data per scontata. In molti casi le elezioni erano una
semplice formalità. Berlusconi, Meloni e Salvini indicano Bardi alla Presidenza della Regione e, contro ogni pronostico, vince. Per cinque anni governa imparando nella prassi la differenza tra l’esercito e la politica, riuscendo a mettere insieme partiti, persone e uomini diversi e sapendo navigare bene anche nei marosi di una maggioranza che spesso era impreparata a governare. Finisce la legislatura e in molti, nel centrodestra, provano a cambiare. Alcuni danno già per certa una sua non candidatura. Invece, anche questa volta contro ogni pronostico, viene ricandidato e, sempre contro ogni pronostico, vince. BARDI L’UOMO DEI RECORD Nella storia della politica lucana Bardi non è soltanto il primo Presidente di Regione a vincere le elezioni con il centrodestra, condivide con Vito De Filippo il record di essere stato ricandidato e rieletto. Non ci era riuscito Di Nardo, non ci era riuscito Bubbico, non ci è riuscito Pittella. DALLE ISTITUZIONI ALLA POLITICA Diciamoci la verità, all’inizio del suo primo mandato il Presidente sembrava più generale che go-
vernatore. Il suo era un profilo di altissimo livello, sempre impeccabile ma talmente impeccabile da apparire freddo. Le persone intelligenti, però, le riconosci subito. Le persone intelligenti sanno comprendere il contesto e muoversi adeguandosi ad esso senza cambiare mai. Bardi ha mostrato di essere persona intelligentissima. Fa generale delle istituzioni è diventato un politico. Della politica ha preso la capacità di mediazione, ascolto e dialogo senza prenderne i vizi peggiori. SEGRETARIO REGIONALE FORZA ITALIA Oggi pomeriggio diventerà segretario regionale di Forza Italia completando un percorso di sempre maggiore presenza nella politica. Di solito si diventa uomo delle istituzioni passando dalla politica. Bardi diventa perno della politica passando dalle istituzioni. Anche questo è un record. Un record che lo mette ancora di più come dominus della politica lucana. Segretario regionale di Forza Italia e Presidente della Regione è una accoppiata di altissimo livello. Fino ad ora non era riuscita a nessuno. E con questo i record diventano tre. Tanti per chi per molti era uno sconosciuto.
all’avvio di una nuova fase per il partito in Basilicata come resso cong al da guar e ra idatu cand sulla ordo l’acc linea sotto L’assessore regionale
Forza Italia, Bardi verso la guida regionale » no ca lu io ar et gr se un ni an o op «D o: ar pp Cu paro, può contare anche sula candidatura del presidente del Consiglio la crescita delle adesioni. alpresidente Vito Bar- Antonio Tajani, si terrà «È stata una campagna endi alla segreteria re- le 15 e sarà chiamato a eleg- tusiasmante in Basilicata, nale gionale di Forza Italia apre gere il segretario regio vi così come nel resto del Paeeletti ti onen comp 20 i e la strada al congresso renale. se. Il dato nazionale di gionale del partito, convo- della Segreteria regio si 220mila iscritti dimostra voto cato per il 19 settembre al- Le operazioni di 21, una capacità di attrazione e l’Hotel Grande Albergo di svolgeranno fino alle a di mobilitazione che non Potenza. A sottoscrivere la con il seggio principale ncia- può essere sottovalutata. candidatura è l’assessore re- Potenza e quello provi sede Anche Forza Italia Basiligionale Francesco Cuppa- le di Matera presso la o- cata ha contribuito a questo ro, che definisce la scelta di Forza Italia a Polic e risultato in rapporto alla frutto di «un accordo una- ro.Cupparo richiama anch - propria popolazione».L’asnime» e un passaggio im- il lavoro svolto dalla presi Eli- sessore evidenzia quindi il portante per il futuro del dente del Senato Maria fase radicamento raggiunto in partito in Basilicata.«La sabetta Casellati nella to diversi comuni lucani e in- suo intervento Cupparo ri- ta mantenendo salde le nocandidatura del presidente di rilancio e radicamen
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Il senatore replica alle critiche dell’opposizione sull’esenzione prevista per il 2027: «Una misura da rendere strutturale»
Bollo auto, Rosa (FdI) difende la scelta del Governo ROMA. Il via libera del Consiglio dei ministri alla cancellazione della tassa automobilistica per i veicoli fino a 80 kilowatt e per tutti i motocicli accende il confronto politico. A intervenire è il senatore di Fratelli d’Italia Gianni Rosa, che respinge le critiche arrivate dall’opposizione e difende la scelta del Governo Meloni. «Ancora una volta la sinistra dimostra di non avere un progetto proprio, ma solo un’ossessione: contestare qualunque cosa faccia il Governo Meloni, a prescindere dal merito», afferma Rosa, secondo il quale le polemiche sull’abolizione del bollo auto rappresentano «la prova più evidente» di questo atteggiamento. Il senatore di FdI contesta in particolare le accuse di propaganda elettorale rivolte all’esecutivo. «La ripetitività di termini e linguaggio
degli esponenti dell’opposizione, che parlano di propaganda elettorale, facendo finta di dimenticare che questa misura nasce da un impegno assunto e mantenuto, è ormai un refrain stantio». Rosa richiama quindi le parole della presidente del Consiglio sulla prospettiva di consolidare il provvedimento: «La presidente Meloni ha fatto bene a ribadire che l’abolizione è una misura strutturale, da consolidare nella prossima legge di Bilancio». Il parlamentare esclude inoltre conseguenze sui bilanci regionali e sulla sanità: «Nessun taglio alla sanità o alle Regioni per finanziare la misura: le risorse necessarie a compensare il mancato introito regionale sono già previste nel provvedimento». Nel suo intervento Rosa critica anche i toni utilizzati sui social, parlando di «leoni da tastiera» che, a
suo giudizio, sarebbero inclini a «vituperare la Meloni e chiunque sostenga questo provvedimento», ricorrendo agli insulti e alla polemica. Il senatore rivendica infine la linea del centrodestra. «È questa la differenza tra il centrodestra e il centrosinistra: da una parte, il
fare, dall’altra, gli insulti». E conclude: «Il Governo Meloni ha scelto la strada giusta: meno tasse, più libertà per le famiglie e le imprese. Agli italiani non bastano gli slogan e gli urlatori di professione, servono i fatti, e noi li stiamo realizzando».
L’esenzione interessa complessivamente 321.602 veicoli fino a 80 kilowatt. Pepe: «Un aiuto concreto per famiglie e lavoratori»
Bollo auto, dal 2027 in Basilicata non pagheranno 223.972 cittadini POTENZA. Sono 223. 972 le persone fisiche proprietarie di almeno un veicolo che in Basilicata rientra nella soglia degli 80 kilowatt, per un totale di 321.602 mezzi circolanti sul territorio regionale. Sono i numeri che definiscono la portata del provvedimento che, a partire dal 2027, prevede l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per i veicoli entro il limite di potenza stabilito dal decreto-legge. Una misura destinata dunque a interessare una platea molto ampia di cittadini lucani e a incidere sui costi sostenuti ogni anno per il possesso di automobili e motocicli. L’intervento punta infatti ad alleggerire una delle spese ricorrenti legate alla mobilità quotidiana e si inserisce nel quadro delle misure promosse a livello nazionale con l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale sulle famiglie. A sottolineare le ricadute del provvedimento in Basilicata è il coordinatore regionale della Lega, Pasquale Pepe, che pone l’accento proprio sul numero dei potenziali beneficiari e sull’impatto che l’esenzione potrà avere sui bilanci familiari. «Quando si parla di ridu-
zione delle tasse, il punto vero è capire cosa questo significhi concretamente nella vita delle persone. Significa lasciare qualche risorsa in più nelle tasche di una famiglia, di un lavoratore, di un giovane che utilizza ogni giorno la propria auto o la propria moto», afferma Pepe. Il dato regionale, con quasi 224 mila proprietari e oltre 321 mila veicoli interessati dalla soglia prevista, restituisce la dimensione concreta dell’intervento. Per il coordinatore lucano della Lega il punto centrale è la na-
tura ricorrente della tassa automobilistica, che torna ogni anno tra le voci di spesa di chi possiede un mezzo. «Il bollo è una spesa che si ripresenta ogni anno e che, proprio per questo, pesa sui bilanci familiari. Intervenire su questo costo significa dare un segnale preciso: la fiscalità deve essere al servizio delle persone e non diventare un ulteriore peso sulle loro spalle», sostiene Pepe. L’esenzione prevista dal 2027 viene quindi letta dal coordinatore regionale della Lega come
un intervento capace di produrre effetti diretti sulle spese quotidiane. La mobilità, soprattutto per chi utilizza abitualmente automobile o motocicletta, rappresenta infatti uno degli ambiti sui quali incidono costi periodici. La cancellazione della tassa per i mezzi compresi nella soglia individuata dal decreto-legge punta ad alleggerire proprio questa voce. Pepe collega il provvedimento alla linea politica portata avanti dalla Lega sul terreno fiscale e sulla tutela del reddito. «La Lega ha fatto della ri-
duzione della pressione fiscale e della difesa del reddito di famiglie e lavoratori una precisa linea politica, e questo intervento va esattamente in questa direzione». Per il coordinatore regionale, dunque, l’effetto della misura non va valutato soltanto sul piano fiscale, ma anche nel rapporto tra cittadini e istituzioni. L’obiettivo indicato è quello di trasformare il principio della riduzione delle tasse in un beneficio immediatamente percepibile da chi sostiene ogni giorno le spese connesse alla propria mobilità. «È questo il senso di una politica che vuole restituire concretezza al rapporto tra istituzioni e cittadini. Il decreto-legge traduce questo principio in una misura concreta, destinata ad avere effetti diretti sulle spese di ogni giorno», conclude Pepe. In Basilicata, i numeri dei veicoli che rientrano nella soglia degli 80 kilowatt danno quindi la misura della platea potenzialmente coinvolta. Dal 2027 l’esenzione dal bollo potrà riguardare centinaia di migliaia di mezzi e i loro proprietari, traducendo il provvedimento nazionale nell’alleggerimento di una spesa annuale legata al possesso del veicolo.
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Tre gli interventi tra Tolve e la SS 96bis, lungo l’asse Forenza-Banzi-Genzano di Lucania-Palazzo e sulla Strada dei Cugni di S. Chirico Nuovo
Alto Bradano, accordo viabilità per 2mln € Pepe: «Rete stradale più sicura e affidabile» C
ontinua il programma di sottoscrizioni degli accordi di programma per gli interventi nelle aree interne. Oggi, nella sede della Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata a Potenza, i sindaci dell’Alto Bradano hanno formalizzato l’intesa che prevede il finanziamento di 2 milioni e 51 mila euro della Regione, nell’ambito del Programma regionale FESR FSE+ 2021-2027. Lo stanziamento riguarda opere individuate con i referenti istituzionali del territorio. Nello specifico, interventi sui collegamenti Tolve-SS 96bis (soggetto attuatore, Tolve), Forenza-Banzi-Genzano di Lucania-Palazzo San Gervasio (soggetto attuatore, Forenza) e sulla Strada dei Cugni (soggetto attuatore San Chirico Nuovo). Il programma regionale punta a migliorare l’accessibilità delle aree interne attraverso la riqualificazione della viabilità secondaria, provinciale e comunale, riducendo i tempi di percorrenza e aumentando le condizioni di sicurezza. «Con la firma dell’accordo – dichiara il vicepresidente e assessore regionale alle Infrastrutture, Pasquale Pepe – le risorse assegnate all’Alto Bradano entrano nella fase operativa. Anche in questo caso arriviamo alla definizione degli interventi dopo un percorso di confronto con i Comuni e di istruttoria tecnica. Lavoriamo sui collegamenti che tengono insieme i centri dell’area e consentono ai cittadini di rag-
giungere più agevolmente servizi, luoghi di lavoro e principali direttrici viarie. Una rete stradale più sicura e affidabile significa ridurre le distanze e rafforzare i legami tra le comunità». I tre interventi assorbono l’intera dotazione di 2.051.444 euro assegnata all’Alto Bradano per la riqualificazione degli archi stradali. 800 mila euro sono destinati al miglioramento del collegamento Tolve-SS 96bis lungo la strada comunale Tre Ponti-Pozzillo, nel tratto compreso tra l’incrocio con l’ex SP 96 e la galleria Pozzillo, con il Comune di Tolve beneficiario. 900 mila euro finanziano il miglioramento del collegamento viario Forenza-Banzi-Gen-
zano di Lucania-Palazzo San Gervasio, con il Comune di Forenza beneficiario. Al Comune di San Chirico Nuovo sono destinati 351.444 euro per il miglioramento della Strada dei Cugni. Dell’area interna Alto Bradano fanno parte nove Comuni: Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano di Lucania, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, San Chirico Nuovo, Tolve e Cancellara. Il percorso che ha portato alla selezione delle opere è stato sviluppato attraverso la procedura negoziale tra Regione e territorio, con Tolve Comune capofila. Le tre operazioni sono state sottoposte all’istruttoria dell’Ufficio regionale competente e sono ri-
sultate rispondenti ai criteri di ammissibilità e selezione previsti dal programma. L’intervento sull’Alto Bradano rientra nel programma da 40 milioni di euro del PR Basilicata FESR FSE+ 20212027 destinato alla riqualificazione degli archi stradali delle sette aree interne lucane. Il riparto assegna, oltre ai 2 milioni 51 mila euro all’Alto Bradano, 2 milioni 61 mila euro al Marmo Platano-Melandro, 3 milioni 248 mila euro al Mercure-Alto Sinni-Val Sarmento, 2 milioni 638mila euro alla Montagna Materana, 8 milioni 919 mila euro al Medio Agri, 9 milioni 144 mila euro al Medio Basento e 11 milioni 935 mila euro al Vulture. «L’Alto Bradano – conclude Pepe – è un territorio nel quale la qualità dei collegamenti incide direttamente sulla possibilità di vivere, lavorare e fare impresa. Non possiamo eliminare le distanze geografiche, ma possiamo evitare che diventino isolamento. Con questi interventi operiamo su assi che collegano più Comuni e rispondiamo a esigenze individuate insieme agli amministratori locali. Ora bisogna procedere rapidamente verso la cantierizzazione, perché alle risorse stanziate seguano lavori e risultati per le comunità». I finanziamenti per le aree interne sono distinti dalle risorse destinate alla viabilità provinciale (con 41,5 milioni di euro per la Provincia di Potenza e 24 per quella di Matera) e comunale (45 milioni).
«Tale soluzione non va letta come un intervento emergenziale, ma come una risposta strutturale e sostenibile sul piano organizzativo»
Rete di co-working contro il caro benzina: l’appello di Cisl e Cisl Fp
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a Cisl Basilicata torna sul tema della mobilità dei lavoratori pubblici, raccogliendo lo spunto lanciato nei giorni scorsi dal consigliere regionale Roberto Cifarelli che aveva chiesto alla Giunta di sperimentare il «lavoro di prossimità» utilizzando le sedi territoriali della Regione. Per la Cisl tale proposta trova già una risposta concreta e strutturata nel disegno di legge per la istituzione della Rete regionale di co-working della Basilicata, presentato alla stampa a metà aprile e depositato in Consiglio regionale, promosso dai consiglieri Angelo Chiorazzo e Gianni Vizziello, in condivisione con la Cisl lucana. «Il testo introduce un modello organizzativo innovativo per la pubblica amministrazione, basato sulla valorizzazione delle sedi territoriali già esistenti, sulla riduzione del pendolarismo e sul miglioramento della qualità della vita dei dipendenti pubblici, senza comportare nuovi oneri per il bilancio regionale», spiegano il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo e il reggente della Cisl Fp Basilicata Pino Bollettino, precisando che «la soluzione del co-working non va letta
come un intervento emergenziale, ma come una risposta strutturale e sostenibile sul piano organizzativo per affrontare il caro-carburanti che grava sul reddito delle lavoratrici e dei lavoratori pendolari». Sul rapporto con la normativa già approvata dal Consiglio regionale sullo smart working, richiamata dallo stesso Cifarelli come cornice già esistente, Cavallo e Bollettino affermano che «la proposta promossa dalla Cisl non è alternativa ma complementare in quanto la rete di co-working rappresenterebbe la naturale prosecuzione del provvedimento approvato in tema di smart working, ampliando il ventaglio di modelli organizzativi a disposizione delle pubbliche amministrazioni, che potranno scegliere lo strumento più appropriato caso per caso: lavoro da remoto dove possibile, spazi di co-working attrezzati nei territori dove è necessario mantenere una presenza fisica organizzata. In una regione caratterizzata da forte pendolarismo e da evidenti carenze infrastrutturali – continuano i sindacalisti della Cisl – il co-working rappresenta una leva strategica per una pubblica amministrazione moderna, capace di co-
niugare innovazione ed efficienza con il benessere dei dipendenti. Infatti, la possibilità di lavorare in sedi territoriali attrezzate, come quelle dei Comuni, già agganciate alla rete unitaria della pubblica amministrazione regionale, potrebbe consentire di ridurre i costi, migliorare la conciliazione vita-lavoro e rafforzare il presidio delle comunità locali, contribuendo anche a contrastare lo spopolamento delle aree interne».
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Il riconoscimento al RemTech Expo di Ferrara. L’assessore: «La rigenerazione dei territori è un investimento sul futuro»
Bonifiche, a Mongiello il premio per il nuovo “Modello Basilicata” POTENZA. Per interpretare il ruolo istituzionale con dedizione, visione e senso delle istituzioni, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile per la Basilicata e valorizzando il contributo della leadership femminile nelle politiche ambientali. Sono state queste le motivazioni con le quali l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello, è stata premiata ieri al RemTech Expo di Ferrara durante la tavola rotonda «Risanamento, riutilizzo, rilancio per lo sviluppo dei territori». «Il premio che ho ricevuto come assessore all’Ambiente e alla Transizione energetica della Regione Basilicata è per me motivo di orgoglio ma, al tempo stesso, motivo di
grande responsabilità verso i cittadini e i territori», ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica, Laura Mongiello. «In questi anni in Regione abbiamo promosso un cambio di paradigma rispetto al passato: superare definitivamente l’approccio emergenziale per muoverci stabilmente nell’alveo della pianificazione stra-
tegica, della certezza dei tempi e dell’innovazione». «Le bonifiche ambientali – ha proseguito – non devono più essere considerate un costo economico ma un fattore di sviluppo industriale. Oggi – ha aggiunto Mongiello – c’è una consapevolezza diversa: la bonifica diventa la prima grande infrastruttura di rigenerazione territoriale. È un in-
vestimento sul futuro e una leva straordinaria per restituire competitività e salute ai territori e al sistema Paese». «Per questo – ha sottolineato – mi fa piacere parlare di vero e proprio “Modello Basilicata”, dove si è generata un’alleanza istituzionale che esalta il ruolo di ciascun attore con un solo obiettivo: restituire ai cittadini e alle imprese spazi fino a qualche anno fa inutilizzabili e pericolosi. In Basilicata stiamo affrontando dossier industriali storici e complessi, come i Siti di interesse nazionale (Sin) di Tito e della Val Basento». «A luglio 2025 ci siamo dotati di una Struttura di missione per la bonifica dei Sin con l’obiettivo di dotare la Regione di un braccio operativo specializzato, auto-
nomo e dedicato esclusivamente ai Sin. Bonificare aree industriali complesse – ha continuato – significa eliminare i rischi per la salute pubblica, restituire matrici ambientali salubri e ricreare le condizioni affinché i territori tornino a essere motori di sviluppo sostenibile, incubatori tecnologici e catalizzatori di occupazione pulita. Aver partecipato al RemTech Expo, insieme a rappresentanti del Governo, delle Regioni e degli enti territoriali, è stata l’occasione per affermare ancora una volta che la transizione ecologica ha bisogno di certezza procedurale, alleanze multilivello e risorse costanti. La Basilicata – ha concluso Mongiello – ha dimostrato di saper passare dalle parole ai fatti».
L’Ordine lucano contesta l’esclusione delle lauree L-34 e LM-74 dai profili tecnici. William: «Competenze essenziali per la prevenzione»
Concorso Ripam, geologi esclusi: «Scelta che preoccupa» POTENZA. L’esclusione delle lauree in Scienze geologiche e Scienze e tecnologie geologiche dal concorso Ripam per 882 specialisti tecnici apre la protesta dell’Ordine dei Geologi della Basilicata. Al centro della contestazione ci sono i requisiti previsti per il profilo identificato con il codice ST, che non comprendono le classi di laurea L-34 e LM-74. «L’esclusione delle lauree LM-74 – Scienze e tecnologie geologiche e L-34 – Scienze geologiche dal concorso Ripam per 882 specialisti tecnici desta forte preoccupazione», afferma Mary William, presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata. Una decisione che, secondo l’Ordine, assume un peso particolare in una regione come la Basilicata, caratterizzata dalla fragilità del territorio, dal dissesto idrogeologico e dalla pericolosità sismica. Condizioni nelle quali le conoscenze geologiche vengono considerate fondamentali per le attività di prevenzione, pianificazione e programmazione degli interventi. William riconosce i limiti dell’azione degli organismi professionali rispetto alle decisioni delle amministrazioni, ma rivendica la necessità di continuare a sollecitare le istituzioni. «Gli Ordini non possono imporre alla Pubblica amministrazione l’inserimento del geologo nelle piante organiche,
ma continueranno a richiamare l’attenzione delle istituzioni sul valore strategico di queste competenze per la tutela e la sicurezza del territorio e per la prevenzione dei rischi naturali». Il tema, sottolinea la presidente, non riguarda soltanto il riconoscimento di una categoria professionale, ma il contributo fornito alla sicurezza delle comunità. «Questa scelta desta ancora più rammarico perché i geologi professionisti sono quotidianamente al servizio della collettività e svolgono un ruolo concreto nella prevenzione e nella gestione dei rischi naturali, contribuendo alla conoscenza del territorio e alla sicurezza delle comunità». Tra le esperienze realizzate in Basilicata viene ricordato il progetto “118 Frane”, attraverso il quale i geologi mettono a disposizione competenze e conoscenze per la prevenzione e il monitoraggio del dissesto idrogeologico. Un esempio che l’Ordine indica per evidenziare il contributo della professione nella gestione di un territorio particolarmente esposto ai fenomeni di instabilità. William richiama inoltre la ripresa degli studi di microzonazione sismica di secondo e terzo livello, resa possibile anche attraverso il confronto con le strutture regionali competenti. Gli studi permettono di approfondire la risposta sismi-
ca locale e rappresentano uno strumento a disposizione delle amministrazioni e dei cittadini per orientare le scelte di pianificazione e la programmazione degli interventi. Attraverso la microzonazione è infatti possibile valutare le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dei territori e i possibili fenomeni di amplificazione sismica, costruendo così un quadro conoscitivo utile a una pianificazione più consapevole. Per l’Ordine lucano sono proprio attività di questo tipo a dimostrare quanto le competenze geologiche siano strettamente connesse alla prevenzione. La richiesta di riesame dell’esclusione dal concorso è stata sostenuta da tutti gli Ordini regionali e dal Consiglio nazionale dei Geologi. La decisione, tuttavia, non ha modificato il quadro contestato dalla categoria. «Prendiamo atto della decisione,
ma continueremo a porre la questione nelle sedi competenti», annuncia William, che ribadisce la necessità di valorizzare queste professionalità anche nel rafforzamento della Pubblica amministrazione. «Escludere queste lauree da una procedura destinata a rafforzare la Pubblica amministrazione significa rinunciare a professionalità essenziali per conoscere il territorio e ridurne i rischi. Il geologo è, prima di tutto, una figura della prevenzione». Da qui l’appello conclusivo della presidente dell’Ordine dei Geologi della Basilicata affinché il tema delle competenze accompagni concretamente le politiche rivolte alla sicurezza territoriale. «La prevenzione non può essere soltanto una parola: deve tradursi in scelte, investimenti e competenze», conclude William.
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Domande entro il 13 novembre. La Regione: «Uno strumento aggiornato per sostenere produttività, efficienza e sostenibilità in Basilicata»
Agricoltura, un bando da 20 milioni per gli investimenti delle imprese POTENZA. «Avevamo scelto di aggiornare il bando per renderlo più aderente alle condizioni reali in cui oggi investono le nostre imprese. Oggi completiamo quel percorso: la nuova edizione dell’SRD01 è pubblicata e mette a disposizione 20 milioni di euro per sostenere innovazione, ammodernamento e competitività delle aziende agricole lucane». Lo dichiara l’assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, annunciando la pubblicazione della seconda edizione del bando “Investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole”, Azione D del CSR Basilicata 2023-2027. La nuova versione dell’avviso segue la decisione di revocare il precedente bando per consentirne l’aggiornamento alla luce dei nuovi riferimenti economici intervenuti successivamente alla prima pubblicazione, con l’obiettivo di assicurare parametri maggiormente aderenti
agli attuali costi degli investimenti. «È una scelta che avevamo assunto nell’interesse delle imprese e alla quale abbiamo dato seguito in tempi rapidi – sottolinea Cicala –. Le risorse sono rimaste invariate e oggi restituiamo alle aziende uno strumento aggiornato, con il quale possono programmare investimenti destinati a migliorare concretamente produttività, efficienza e sostenibilità». Tra le operazioni ammissibili figurano la costru-
zione, il miglioramento e l’ampliamento di immobili aziendali, la realizzazione di bacini e sistemi di stoccaggio delle risorse idriche, nuovi impianti arborei e coltivazioni protette, interventi per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinata esclusivamente all’autoconsumo, investimenti digitali e nell’agricoltura di precisione, acquisto di macchine e attrezzature, sistemi antigelo e antibrina e recinzioni per la protezione dalla fauna selvatica.
«Questa misura può rappresentare un’opportunità anche per quelle aziende che nelle scorse settimane hanno subito gli effetti degli eventi meteorologici estremi nel Metapontino e che oggi devono programmare nuovi investimenti sulle proprie strutture produttive. Penso, in particolare, alle realtà agricole colpite dal downburst di Policoro. Non si tratta di una misura di ristoro dei danni, ma della possibilità di utilizzare la programmazione del CSR per accompagnare, laddove ricorrano le condizioni previste dal bando, investimenti e interventi di ammodernamento». «È lo stesso metodo – prosegue Cicala – che stiamo portando avanti sulle infrastrutture delle aree agricole attraverso il bando SRD07 dedicato alle strade rurali. La programmazione dei fondi europei deve incontrare i bisogni reali dei territori, mettendo a disposizione strumenti diversi e complementari: dagli investimenti delle imprese alle infrastrutture necessarie per sostenerne
l’attività». Possono presentare domanda gli imprenditori agricoli, singoli o associati, con l’esclusione di coloro che esercitano esclusivamente attività di selvicoltura e acquacoltura. L’intervento riguarda l’intero territorio regionale e gli investimenti fissi devono essere realizzati in Basilicata. Le domande dovranno essere rilasciate sul portale SIAN e trasmesse, con la documentazione prevista, attraverso la piattaforma SIA-RB entro le ore 23:59 del 13 novembre 2026. «Con questa seconda edizione – conclude Cicala – manteniamo un impegno preciso: 20 milioni di euro al servizio degli investimenti delle nostre aziende agricole. Programmare le risorse significa anche saper aggiornare gli strumenti quando cambiano le condizioni e utilizzarli per accompagnare le esigenze che emergono dai territori. È così che la programmazione diventa concreta e produce opportunità per le nostre imprese e per le comunità rurali».
L’INTERVENTO
Solo la zona franca può salvare le aree interne DI GIUSEPPE DOMENICO NIGRO
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olo l’istituzione di una zona franca per le aree produttrici di carburanti, come la Val d’Agri, può salvare veramente le aree interne. Assistiamo ad uno spopolamento vertiginoso, al crollo delle nascite delle aree interne della Basilicata. Se ne vanno tutti: i giovani altrove, i vecchi all’altro mondo. Anche le nostre città più grosse, come Potenza, rischiano una umana desertificazione. Questo è un processo storico inevitabile, ma dovuto in parte anche alle scelte politiche deleterie fatte dalle passate amministrazioni politiche e perpetrate da quelle attuali. È cambiato poco, se non peggiorato lo stato delle cose, pur passando da manca a destra. Perché alla base ci sono sempre le medesime logiche politiche trasversalistiche, quietiste e immobiliste. L’istituzione di una zona franca avrebbe da tempo risollevato le nostre aree interne, se non salvate. In tutti i territori produttori di risorse, idrocarburi, idriche e quant’altro si istituiscono
zone franche, perfino in Africa, in Arabia, senza scomodare il Texas, solo in Lucania ciò non è stato mai possibile. Produttori di acqua e di petrolio, noi paghiamo l’acqua e i derivati del petrolio più di ogni altra zona. Ma è assurdo. È inutile aggiustare le strade interne: per far andare via meglio la gente? È inutile creare cattedrali nel deserto. Prima si aprivano i capannoni nelle aree industriali e stavano aperti per cinque anni, giusto il tempo di non pagare le tasse e poi chiudevano. Poi sono passati ai grandi attrattori: i ponti trai monti, le scale per salire sulla luna, le piste da sci di plastica. Ma sono tutti specchi per le allodole, ami per pescare i pesci rammolliti nell’acqua. Ma dove è il turismo in Basilicata? Solo a Matera e Matera se ne sta andando in Puglia! È inutile finanziare spettacoli, panes et circenses, magari avessero dato, come gli Augusti romani, oltre ai colossei, i sacchi di grano! La gente viene, guarda cinque minuti e se ne va, perché c’è il nulla eterno, assoluto. Questa regione è affetta oramai dal ni-
chilismo più spietato. Bisogna fare interventi seri, repentini. C’è bisogno di azioni concrete. Non solo il parco dei cinghiali, ma interventi volti a sostenere le aziende produttive in loco o alla creazione di nuove aziende, incentivare i giovani a restare, gli imprenditori a investire in queste nostre terre perse. Tornare all’agricoltura, alla pastorizia: vere risorse cui le terre interne erano vocate per natura. Le illuminazioni fosforescenti di natale e di carnevale non salveranno la nostra regione: anche Potenza crolla. Via
Pretoria è diventata il vai e vieni delle passeggiate dei vecchi. I negozi sono chiusi, se ne sono scesi a valle. Piazza Mario Pagano, detta anche piazza “polmonite”, perché ci tirava sempre vento freddo, sta diventando una piazza di fantasmi. Vi rendete conto o no che stiamo morendo? La classe dirigente, a qualunque postazione appartenga, deve salvare questa regione: giovani o vecchi che siano. È chiaro che i vecchi non avranno alcun interesse a ciò: i loro figli se ne sono già volati.
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«La Basilicata perde una delle sue menti più lucide, la sua luce camminerà con noi»
Scomparsa Perretti, il cordoglio unanime di Rotunno, Bonito, Falotico, Bruno e Unibas S
i terranno domani, alle ore 16, presso la Cattedrale di Potenza i funerali di Margherita Perretti, scomparsa all’età di 64 anni a causa di un malore improvviso mentre si trovava in albergo a l’Aquila. Tanti i messaggi di cordoglio che continuano ad arrivare in questi giorni. A tal proposito, la Commissione Regionale Pari Opportunità della Basilicata esprime profondo sgomento e immenso dolore per la prematura e inaspettata scomparsa di Margherita Perretti, già Presidente della CRPO. «La sua scomparsa - afferma la presidente della CRPO Vittoria Rotunno - lascia un vuoto profondo nelle istituzioni e in quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla e di condividere con lei un tratto di strada. Margherita Perretti ha dedicato passione, competenza e sensibilità alla difesa dei diritti delle donne e alla costruzione di una società più equa, lasciando un segno autentico nella vita della Commissione e dell’intera comunità lucana». «Ho raccolto da Margherita il testimone alla guida della Commissione Regionale Pari Opportunità – dichiara Rotunno – e ho cercato di portare avanti questo importante incarico anche seguendo il suo esempio, la sua determinazione e il suo profondo senso delle istituzioni. Oggi prevalgono lo sgomento e il dolore per una perdita che ci colpisce umanamente e istituzionalmente. Il suo impegno e la sua testimonianza continueranno ad accompagnare il la-
voro della Commissione». Al cordoglio della CRPO si unisce la Consigliera di Parità della Provincia di Potenza e componente della Commissione, Simona Bonito: «La morte improvvisa di Margherita ci lascia attonite e ci ricorda, con dolorosa forza, quanto siano preziose le persone capaci di trasformare un incarico istituzionale in attenzione concreta verso gli altri. Margherita ha saputo ascoltare le donne, interpretarne i bisogni e dare voce alle loro istanze con competenza e umanità». «La scomparsa di Margherita Perretti lascia un vuoto profondo e un dolore sincero, di quelli che si fanno fatica ad accettare, ma la sua luce resta e continuerà a camminare insieme a noi». Lo dichiara Roberto Falotico, assessore alla Cultura del Comune di Potenza. «Margherita è stata una figura straordinaria per la nostra terra: economista di valore, già Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità, anima forte di Confindustria Basilicata e dell’imprenditoria locale. Una donna che ha speso la vita per i diritti, per la cultura e per il riscatto della nostra comunità, sempre con un'eleganza innata e una determinazione garbata che la rendevano unica. Ma al di là di ogni ruolo istituzionale, per me era semplicemente un’amica cara, vera, preziosa». «Ci legavano un affetto autentico e una spontaneità rara. Dai momenti istituzionali condivisi al calore dei suoi messaggi privati: era sempre la prima a gioi-
re per i passi avanti della città, a complimentarsi per una scelta culturale o a spronarmi con passione a dare nuova vita al centro storico di Potenza, che amava viscerale. La sua capacità di esserci, la sua intelligenza brillante e quel suo sorriso accogliente rimarranno impressi per sempre nella mia memoria. Finché custodiremo la sua passione e il suo esempio, Margherita sarà ancora qui con noi. La Basilicata perde una delle sue menti più lucide; io perdo un’amica carissima e una compagna di strada insostituibile. A tutta la sua famiglia va il mio abbraccio più stretto, colmo di affetto, rispetto e commozione. Fai buon viaggio, carissima Margherita». Il presidente di Confcooperative Basilicata, Giuseppe Bruno, a no-
me dell'intero sistema cooperativo, si stringe alla famiglia e ai colleghi di Confindustria Basilicata: «Negli anni si era spesa per le piccole imprese lucane e per il lavoro delle donne, in Confindustria e alla guida della Commissione regionale per le pari opportunità e del Comitato per l'imprenditoria femminile della Camera di commercio. Temi e valori su cui Confcooperative Basilicata lavora ogni giorno e che continuerà a portare avanti anche nel suo ricordo». Anche l’UNIBAS esprime la sua vicinanza: «La scomparsa di Margherita Perretti suscita profondo dolore nell’intera comunità dell’Università degli Studi della Basilicata. Le numerose occasioni di collaborazione hanno permesso all’Ateneo di conoscerne e apprezzarne le qualità professionali e umane: la competenza, il dinamismo, l’apertura al dialogo e la capacità di coinvolgere interlocutori diversi. Imprenditrice di rilievo, considerava la collaborazione tra università, sistema produttivo e istituzioni una risorsa fondamentale per lo sviluppo del territorio. Rivolgeva, inoltre, un’attenzione speciale alle nuove generazioni, ritenute protagoniste del futuro della Basilicata attraverso lo studio, la crescita professionale e lo scambio di conoscenze». «Particolarmente prezioso - prosegue la nota Unibas è stato il suo contributo alle attività dedicate alla pa-
rità di genere e alla valorizzazione del ruolo delle donne nell’impresa, nelle professioni e nella società. In qualità di presidente della Commissione regionale per la parità e le pari opportunità della Basilicata, ha promosso insieme all’Università momenti di riflessione e confronto, contribuendo a diffondere una maggiore consapevolezza su questi temi. La sua azione nasceva da una convinzione salda: capacità e merito devono avere la possibilità di esprimersi pienamente, senza ostacoli o discriminazioni». «Negli incarichi ricoperti nel corso degli anni ha sempre mostrato concretezza, senso di responsabilità e sincera partecipazione. Era capace di accogliere punti di vista differenti, creare legami solidi e trasformare proposte e intuizioni in iniziative di valore. Alla preparazione professionale affiancava una cordialità spontanea, grazie alla quale ogni collaborazione diventava anche un’esperienza umanamente significativa. Coloro che hanno condiviso con lei percorsi e progetti conserveranno il ricordo del suo entusiasmo, della sensibilità e della determinazione con cui affrontava anche gli impegni più complessi. L’Università degli Studi della Basilicata rende omaggio alla sua memoria e manifesta la propria affettuosa vicinanza alla famiglia, agli amici e a quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla».
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Pasquale Di Tolla e Roberto Spera rappresenteranno la Basilicata al 10° Convegno Nazionale ONIF, dedicato a tecnologia, giustizia e sicurezza digitale
A Genova la sfida della digital forensics Due lucani tra i protagonisti dell’ONIF L
a Basilicata sarà rappresentata da due professionisti al 10° Convegno Nazionale ONIF, l’Osservatorio Nazionale Informatica Forense, in programma venerdì 16 ottobre 2026 a Genova, nella cornice di Villa Giustiniani Cambiaso. L’appuntamento, già sold out, riunirà esperti e professionisti italiani e internazionali per fare il punto sulle nuove frontiere della digital forensics e sulle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale nel campo delle investigazioni digitali.Tra i protagonisti della giornata ci saranno infatti Pasquale Di Tolla, direttore eventi ONIF, e Roberto Spera, direttore generale di AMIU Genova, entrambi di origine lucana. La loro presenza porta così la Basilicata al centro di un confronto che coinvolgerà dirigenti di grandi aziende, esperti di cybersecurity e informatica forense, magistrati, rappresentanti delle forze dell’or-
dine, avvocati, consulenti tecnici, ricercatori universitari e professionisti dell’innovazione.Al centro della decima edizione ci saranno le tecnologie che stanno modificando il modo di acquisire, analizzare e utilizzare le prove digitali. L’intelligenza artificiale rappresenta una delle principali innovazioni, con nuove possibilità per le attività investigative ma anche con interrogativi sulla verifica dell’autenticità e sull’attendibilità delle informazioni. Particolare attenzione sarà dedicata ai deepfake, sempre più sofisticati nel riprodurre immagini, video e voci, rendendo più complessa la distinzione tra contenuti autentici e materiali manipolati. Nel programma trovano spazio anche blockchain, crittografia e nuove soluzioni per l’acquisizione, la conservazione e l’analisi delle evidenze informatiche.Questioni che interessano direttamente magistrati, investigatori e
consulenti chiamati a garantire integrità, tracciabilità e valore probatorio dei dati digitali, in un contesto nel quale l’evoluzione tecnologica impone un continuo aggiornamento di competenze e procedure. All’interno dell’iniziativa sarà coinvolta anche AMIU Genova, con il progetto “Zero Waste”, dedicato alla riduzione dei rifiuti e alla sostenibilità dell’evento. Un elemento che si collega al ruolo di Roberto Spera, direttore generale dell’azienda, affiancando ai temi dell’innovazione digitale una particolare attenzione alla sostenibilità.La decima edizione del Convegno ONIF conferma il percorso avviato dall’Osservatorio Nazionale Informatica Forense per favorire il confronto tra mondo scientifico, istituzioni, professionisti e imprese. L’incontro gode del patrocinio di Regione Liguria, Università degli Studi di Genova e Camera di Commercio di Genova, oltre
che di diversi ordini e organismi professionali, tra cui l’Ordine degli Avvocati di Genova, la Camera Penale Ligure, l’Ordine dei Giornalisti della Liguria, l’Ordine dei Periti Industriali della Provincia di Genova e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova.Con la partecipazione di professionisti provenienti da diverse regioni italiane e dall’estero, il convegno punta a fare il punto su un settore in continua evoluzione, nel qua-
le la capacità di individuare, conservare e interpretare correttamente una prova digitale assume un peso sempre maggiore anche nell’ambito giudiziario. In questo scenario, la presenza di Pasquale Di Tolla e Roberto Spera rappresenta anche un momento di visibilità per la Basilicata, presente a Genova in un appuntamento nazionale dedicato alla digital forensics, alla cybersecurity e alle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale.
La giornalista di Cronache, CEO e Co-Founder di WeWelcome, è tra le protagoniste della categoria Destinazioni italiane
Women Who Won, Tiziana Magrì vola alla finale Scelta tra oltre 300 professioniste del turismo
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a CEO e Co-Founder di WeWelcome, nonché progettista, consulente strategica e destination manager e giornalista di Cronache Lucane, Tiziana Magrì, , è stata selezionata fra le 30 professioniste più influenti d’Italia nel settore del turismo. La finale si terrà a Roma, il 21 settembre, e la vedrà fra le protagoniste della sezione Destinazioni italiane.Alla terza edizione del premio Women Who Won arriva una forta impronta pugliese grazie alla finalista nella categoria Destinazioni italiane Tiziana Magrì. Il prestigioso premio, promosso dalla testata b2b Quality Travel, nasce per valorizzare il talento la leadership femminile nel settore del turismo e del MICE (meeting, incentive, congress, event) ed è frutto di una massiccia mappatura della directory pubblica di Quality Travel fra oltre 300 profili di manager, imprenditrici e accademiche che stanno guidando il settore verso il futuro, attivando inoltre una
community di ben 2472 votanti.Quello di Magrì è un traguardo che premia la sua visione, volta a valorizzare la condivisione, la rete e a spingere verso l’innovazione dei modelli di accoglienza turistica e di stretegia territoriale (locale e non solo) ad alto impatto.Per Magrì la progettazione è anche e soprattutto un atto politico, una scelta concreta e quotidiana, talvolta anche coraggiosa, nei confronti del futuro che vogliamo costruire:«Il 21 settembre sarò a Roma, tra le finaliste nazionali. E, per me, è già una vittoria.Prima di tutto, grazie. A chi mi ha votata, a chi ha condiviso, sostenuta e incoraggiata. A chi ha scelto di esserci e di accompagnarmi fin qui.Vengo dal Sud. Da Taranto, città di mare e di storia, di ferite e di bellezza. Una terra che ho scelto di raccontare, valorizzare e, soprattutto, contribuire a trasformare. E di restare.Il mio lavoro nasce dall’ascolto e dalla capacità di leggere i territori. È da quello
sguardo che nasce la progettazione: comprendere ciò che un territorio è, riconoscerne risorse e possibilità e dare una direzione al futuro.Perché nel turismo non basta promuovere una destinazione. Bisogna conoscerla, interpretarla e progettare ciò che può diventare. È qui che, per me, la progettazione diventa un atto politico: scegliere quale futuro vogliamo costruire, stabilire priorità e trasformare una visione in azioni concrete.È questo il lavoro che porto avanti nel destination management e attraverso WeWelcome, come Co-Founder e CEO Strategy & Vision.»Dichiara Tiziana Magrì a proposito della candidatura alla finale.Ora la parola passerà alla giuria tecnica di questa edizione, composta da professioniste autorevoli e già premiate nelle passate edizioni. Competenze ed esperienza sul campo saranno i due capisaldi che guideranno verso la designazione della vincitrice. L’appuntamento per l’annuncio uffi-
ciale e la consegna dei premi è fissato per lunedì 21 settembre nella cornice della Rome Future Week. La premiazione sarà anticipata da un panel di confronto di alto livello con focus sulle sfide future dell’industria turistica, la digitalizzazione e l’empowerment femminile.
_ Tiziana Magrì
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La consigliera di Parità: «Rinnovare questo Protocollo è motivo di responsabilità»; Scavone, presidente Orchestra 131: «Un messaggio di fiducia»
La musica contro stereotipi e discriminazioni: firmato accordo tra Pipponzi e Orchestra 131 L
a forza dirompente della musica per promuovere la “cultura della parità di genere”, abbattere gli stereotipi e contro ogni forma di discriminazione. Un format già sperimentato con successo già da qualche anno e ora riproposto nel nuovo protocollo d’intesa firmato oggi dalla Consigliera regionale di parità, Ivana Pipponzi, e dal presidente dell’Orchestra 131 della Basilicata, Pasquale Scavone. La collaborazione nata a maggio 2023, con un primo accordo, si è rafforzata negli anni e ha lasciato tracce visibili nella promozione culturale della musica in generale e di quella sinfonica e classica. Tra tutte, il “Premio Musicale di Parità” ad oggi, primo ed unico Premio che coniuga “musica e parità”. Ideato da Antonietta Tummolo, Manager Culturale dello Staff dell’Ufficio della Consigliera, rappresenta una novità assoluta nel panorama nazionale, un’opportunità per i talenti e soprattutto per avvicinare le donne al mondo delle professioni musicali. Il rinnovo è la conferma di una cooperazione
culturale che vuole crescere, strutturarsi ancora di più, impegnata ad approfondire ed individuare insieme occasioni ed opportunità attraverso la Musica per tutte le comunità lucane che trovano rappresentatività già nel no-
me “Orchestra 131 della Basilicata”. «Per questo e tanto altro che sveleremo presto, perché sono già allo studio del mio Staff ». così la consigliera Pipponzi, che aggiunge: «Rinnovare questo Protocollo è motivo di orgoglio,
onore e responsabilità, La Musica è un bene universale dell’Umanità, anima le Comunità, riconosce i talenti, coltiva le passioni e le capacità, è un arricchimento mai unilaterale». «Quando, come in questo caso di continuità, si verificano convergenze di vedute, volontà a provare nel metterle in atto e insieme – dice il presidente dell’Orchestra 131 della Basilicata, Pasquale Scavone – si offre un messaggio di fiducia, si creano le condizioni per crescere e migliorare, consapevoli di quanto la Cultura della Musica possa riuscire a fare meglio ancora se insieme ad altri partner, come in questo caso di particolare significato. I nostri musicisti sono professionisti, nella gran parte giovani e lucani, una bella sfida da vincere per renderli protagonisti del proprio futuro, possibilmente qui». Il protocollo, a costo zero, durerà tre anni e impegna i firmatari organizzare e promuovere, ciascuna attraverso i propri canali istituzionali, iniziative congiunte, quali eventi culturali e musicali in genere.
MATERA Tre mesi e 300 ore all’Hub di San Rocco, a disposizione venti posti; Cupparo, Megale, Pierro: «Opportunità concrete per i giovani»
Cybersecurity, la Basilicata forma professionisti
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a Basilicata punta sulla cybersecurity per formare nuove professionalità e creare opportunità di lavoro qualificato sul territorio. Sono 20 i posti disponibili per la prima Academy in Cybersecurity Analyst promossa nell’ambito di MT Academy. Il progetto della Regione Basilicata – Assessorato allo Sviluppo Economico, Lavoro e Servizi alla Comunità guidato da Francesco Cupparo, è attuato da Sviluppo Basilicata S.p.A. presso la Casa delle Tecnologie Emergenti – Hub di San Rocco a Matera. La formazione durerà tre mesi, per complessive 300 ore e le candidature potranno pervenire fino al 6 ottobre 2026. Il partner di questo nuovo percorso sarà Intent S.p.A. in collaborazione con Negg Group S.r.l. «La cybersecurity non è più un settore di nicchia, ma una componente essenziale della competitività e della sicurezza del sistema produttivo», afferma l’assessore Francesco Cupparo. «Con questa nuova Academy vogliamo anticipare i fabbisogni delle imprese e offrire a giovani e persone in cerca di occupazione la possibilità di acquisire competenze specialistiche in un ambito tecnologico in forte evoluzione». Per Cupparo, la formazione rappresenta anche uno strumento per contrastare la fuoriuscita di competenze dalla regione. «Il nostro obiettivo – aggiunge – è creare le condizioni perché chi acquisisce competenze avanzate possa trovare opportunità professionali in Basilicata, lavorando per le aziende del territorio, ma anche per realtà nazionali. È una prospettiva importante per contrastare la dispersione del capitale umano e rafforzare il tessuto produttivo regionale». Il percorso prevede attività laboratoriali, project work su casi
reali, career coaching e confronto con professionisti. Tra le competenze previste: vulnerability assessment, penetration test controllati, configurazione e gestione di ambienti SIEM con Wazuh, gestione degli incidenti informatici e produzione di documentazione tecnica. «MT Academy nasce con l’obiettivo di creare le condizioni perché professionalità qualificate possano scegliere di vivere e lavorare in Basilicata», sottolinea Gabriella Megale, amministratore unico di Sviluppo Basilicata. «Significa offrire ai giovani opportunità concrete per costruire qui il proprio futuro professionale e, allo stesso tempo, mettere a disposizione delle imprese competenze specialistiche sempre più richieste». Massimiliano Pierro, CRO di Intent S.p.A., sottolinea il valore dell’investimento dell’azienda sul territorio: «Abbiamo deciso di investire in Basilicata, dove Intent è già presente con una propria sede operativa, perché crediamo nelle competenze e nelle potenzialità dei giovani talenti del territorio. Questa Academy si inserisce in una strategia di investimento già avviata e che intendiamo portare avanti, creando opportunità di crescita professionale e occupazionale e valorizzando le competenze locali. La cybersecurity è oggi un settore strategico, anche alla luce dei significativi investimenti che l’Europa e l’Italia stanno destinando alla protezione delle infrastrutture digitali, dei dati e dei servizi essenziali, e la richiesta di professionisti qualificati continua a crescere. Intent opera quotidianamente in questo ambito, supportando clienti pubblici e privati nella protezione delle proprie infrastrutture tecnologiche e dei servizi digitali. Con que-
sta Academy vogliamo mettere a disposizione l’esperienza maturata sul campo per formare figure preparate ad affrontare le sfide della sicurezza informatica e rispondere alle esigenze concrete di imprese e Pubblica Amministrazione, contribuendo allo stesso tempo a creare nuove opportunità professionali in Basilicata». L’Academy è rivolta a disoccupati e inoccupati maggiorenni, con almeno un diploma di scuola secondaria superiore e/o una laurea in discipline STEM. La partecipazione è pensata prevalentemente per candidati della Basilicata e delle regioni limitrofe del Mezzogiorno – Campania, Puglia, Calabria e Molise – disponibili a frequentare in presenza a Matera. La selezione dei partecipanti sarà curata interamente da Intent S.p.A. Per gli ammessi sono previste borse di studio, attestato finale MT Academy, networking con imprese ed esperti qualificati. Le candidature resteranno aperte fino al 6 ottobre 2026.
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SABAT TO 19 SET TTEMBRE 2026 CARTOON WORLD STA ADIUM NEWS SERIE CRONACHE TA ANTE MANI IN CUCINA FILM CARTONE CARTOON WORLD I TESORI DELL’ETNA NEWS WORK IN PROGRESS CINE CRONACHE CRONA CHI? CRONA-CHI? SOCIAL LOPER NEWS DELLA NOTTE
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Da Lagonegro ad Asti, passando per l’ambizione, la ricerca e la voglia di Luigi Piro di trasformare un’idea in qualcosa di riconoscibile al primo sorso
Otivm Gin conquista Asti: la Basilicata brinda all’oro
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eri la Basilicata è salita sul palcoscenico nazionale della distillazione con una storia che parla di territorio, visione e qualità. A rappresentarla c’era Otivm Gin, ideato e prodotto dal dott. Luigi Piro, premiato con la prestigiosa Gold Medal al 43° Concorso Nazionale Alambicco d’Oro ANAG 2026. Nella cornice della Camera di Commercio Alessandria-Asti, il riconoscimento assume un valore ancora più speciale: Otivm Gin è l’unica rappresentanza lucana tra i prodotti premiati. Un dato che, da solo, racconta la forza di questo risultato. Perché dietro una medaglia d’oro non c’è soltanto una bottiglia ben riuscita. C’è un percorso. C’è il tempo dedicato allo studio. C’è la scelta delle botaniche, la ricerca degli equilibri, la volontà di costruire un’identità precisa e la determinazione di portare avanti un progetto nato lontano dai grandi centri tradizionalmente legati al mondo della distilla-
zione. Al centro di tutto c’è Luigi Piro, ideatore e produttore di Otivm Gin. Una visione diventata prodotto, e un prodotto che oggi porta il nome di Lagonegro e della Basilicata in un contesto nazionale. Otivm non nasce per essere semplicemente un gin. Nasce con l’ambizione di raccontare un’esperienza. Il nome richiama l’otium latino: il tempo scelto, quello dedicato a se stessi, agli incontri, alla convivialità, ai momenti che meritano di essere vissuti senza fretta. È proprio questo spirito che accompagna l’identità del prodotto: eleganza, carattere, equilibrio e il desiderio di trasformare un bicchiere in un momento da ricordare. Il premio conquistato ad Asti rappresenta dunque molto più di un traguardo. È la conferma che anche da una realtà del Sud, da un territorio come la Basilicata, possono nasce-
re prodotti capaci di entrare con personalità nel panorama italiano della distillazione. E la storia di Otivm sembra essere soltanto all’inizio. Dopo questo importante riconoscimento, per il progetto ideato da Luigi Piro si apre infatti una nuova fase. Lo sguardo è rivolto alla crescita del brand, alla presenza nel mondo della mixology, alla creazione di nuove esperienze legate al prodotto e a nuove collaborazioni capaci di portare Otivm in contesti sempre più prestigiosi. L’obiettivo è quello di costruire attorno al gin un vero universo: non solo un’etichetta, ma uno stile, un’identità, un modo di vivere il tempo e la convivialità. All’orizzonte ci sono nuove idee, nuove sperimentazioni e progetti destinati ad ampliare il racconto di Otivm, sempre mantenendo al centro la qualità e quella cura artigianale che ne hanno accompagnato la nascita. La Gold Medal di Asti, quindi,
non rappresenta un punto di arrivo. Rappresenta una porta che si apre. Una porta verso nuovi mercati, nuove sfide e nuove occasioni per far conoscere un prodotto nato in Basilicata e già capace di attirare l’attenzione a livello nazionale. E mentre ad Asti si celebra questo primo grande riconoscimento, resta un’immagine che vale più di molte parole: un produttore lucano, una bottiglia nata a Lagonegro e una medaglia d’oro conquistata lontano da casa, ma portata idealmente al collo di un’intera regione. Per il dott. Luigi Piro è l’inizio di un nuovo capitolo. Per Otivm Gin è la conferma che il viaggio può diventare molto più grande. Per la Basilicata è un motivo di orgoglio. Perché oggi, ad Asti, la Basilicata non è soltanto presente. La Basilicata lascia il segno.
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La ventenne potentina, fresca vincitrice del concorso a Roccadaspide, è stata accolta in Giunta insieme al patron e allo stilista Rocco Albano
Miss Sud, la reginetta Serena Sabia in visita negli uffici della Regione DI FRANCESO MENONNA
È
giunta negli uffici regionali emozionata e felice per il successo di Roccadaspide nei giorni scorsi durante l'elezione di Miss Sud. Serena Sabia è stata accompagnata negli uffici regionali, dove ha esposto la fascia di Miss Sud, dal patron del concorso e dallo stilista Rocco Albano. È una ragazza acqua e sapone, ha tante ambizioni e ha raccontato ai giornalisti presenti nell'ufficio stampa della Giunta regionale le sue emozioni dopo il successo nella diciassettesima edizione di Miss Sud a Roccadaspide. La nuova reginetta in salsa lucana, alta 172 centimetri, ha 20 anni ed è del segno zodiacale della Vergine. Quella di Serena Sabia è stata davvero un'estate da sogno, dalla Campania alla Basilicata fino alle selezioni di Moliterno, San Chirico Raparo, Felitto e Monforte.Una ragazza solare, legata ai valori della famiglia e della vita quotidiana, Serena ha avuto la meglio sulle rivali in un percorso davvero intenso, emozionante e ricco di soddisfazioni. Con Gino Stabile lavora duramente e lo stesso Stabile punta alla valorizzazione dei giovani talenti e delle giovani in particolare, per continuare in questo percorso. Serena Sabia ha ottenuto il successo anche nel concorso «Ragazza in jeans 2026». Entrata nei palazzi della Regione Basilicata visibilmente emozionata, non nasconde la volontà di costruire altri percorsi capaci di soddisfare le sue esigenze, peraltro legittime. Chi la conosce la definisce come una ragazza solare e determinata, ed è stata proprio questa determinazione che l'ha portata a vincere il concorso Miss Sud a Roccadaspide.Serena Sabia ha parlato della sua esperienza mettendo in evidenza tutte le sfaccettature di un percorso lungo e variegato: «È stata un'emozione indescrivibile vincere questo prestigioso titolo. Sono or-
gogliosissima e proprio quest'anno mi porta tanti successi, e spero che si aprano tante porte nel mondo del lavoro. Ho cominciato questo percorso quando avevo tredici anni. Ho fatto quindi tanti concorsi di bellezza, tante sfilate a Milano, Napoli, Roma, girando per l'Italia. Questo è stato il mio primo concorso nazionale che ho vinto. Io studio qui a Potenza, faccio Scienze della Formazione Primaria. Questa scelta deriva dal fatto che mi piace molto interagire con i bambini, stare a contatto con loro, quindi spero che sarà questo il mio lavoro, insomma. Ho pensato di aver vinto verso la fine quando ho visto che, diciamo, le fasce erano state date a tutte. Quindi in cuor mio ho detto: "Va bene, penso che alla fine sono io? Non lo so". Non me lo aspettavo, è stata veramente una cosa inaspettata e indescrivibile. Questo evento l'ho vissuto a pieno delle mie emozioni, ovviamente. Lo dedico specialmente alla mia famiglia che mi ha supportato dal primo momento, ma anche al mio ragazzo che è stato lì, mi ha supportato e mi ha fatto cominciare questo percorso».
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L’assessore alla Sanità Latronico respinge le accuse dell’opposizione e difende la misura sul ticket: «Non vi è stato alcun errore di calcolo»
Ticket sanità, minoranza chiede il ritiro «A pagare sono le lucane e i lucani» È
scontro sulla sanità lucana e, in particolare, sull’introduzione del ticket aggiuntivo di 2,50 euro per ricetta, che scatterà dal primo ottobre per la farmaceutica convenzionata. Il confronto politico si è acceso ulteriormente dopo il rinvio della seduta straordinaria del Consiglio regionale prevista per oggi e convocata su richiesta della minoranza.A contestare la decisione sono Alessia Araneo, Antonio Bochicchio, Angelo Chiorazzo, Roberto Cifarelli, Piero Lacorazza, Piero Marrese, Viviana Verri e Giovanni Vizziello. Per i consiglieri di minoranza, il rinvio arriva mentre ai cittadini viene chiesto un nuovo esborso e rappresenta un ulteriore rinvio del confronto su una misura che contestano nel merito e nel metodo. LA MINORANZA CHIEDE IL RITIRO «A pagare sono le lucane e i lucani», sostengono i consiglieri, che contestano all’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico di aver «fatto male i conti». La minoranza torna quindi a chiedere il ritiro della delibera, dopo aver sollecitato la convocazione delle parti sociali e un Consiglio regionale straordinario.Il confronto con Cgil, Cisl e
Uil si è svolto ieri, alla presenza anche delle categorie dei pensionati e della funzione pubblica. Per il 24 settembre è già previsto un nuovo incontro con la Regione. Secondo l’opposizione, però, il rinvio dell’Aula significa anche rinviare le risposte ai cittadini.«Oggi la maggioranza di centrodestra non si presenta in Consiglio, rinvia la discussione, rinvia le risposte alle lucane e ai lucani», affermano i consiglieri, chiedendo a Latronico di riferire in Aula sui conti della sanità.Nel mirino c’è anche l’impatto economico della misura. La minoranza sostiene che il nuovo contributo arrivi in un contesto nel quale una parte della popolazione già rinuncia alle cure per ragioni economiche. Da qui la richiesta di revocare la delibera, aprire il confronto in Aula e proseguire il dialogo con le parti sociali prima di assumere ulteriori decisioni. LATRONICO: «NESSUN ERRORE NEI CONTI» L’assessore Latronico respinge le accuse e nega che alla base della misura vi sia un errore di calcolo. «Non vi è stato alcun “errore di calcolo”, né tantomeno scelte dettate da parzialità», afferma, spiegando che il
_ Latronico
_ Consiglieri di minoranza
provvedimento deriva dal monitoraggio Aifa sul superamento del tetto della spesa farmaceutica convenzionata.Secondo i dati forniti dall’assessore, la spesa avrebbe raggiunto in Basilicata il 7,38%, a fronte di un tetto del 6,80%, con uno scostamento quantificato in circa 7 milioni di euro. Latronico sostiene che non intervenire avrebbe comportato la perdita dei finanziamenti integrativi statali e conseguenze sul sistema sanitario regionale.L’assessore rivendica inoltre le scelte compiute dalla Giunta Bardi sul piano fiscale, sottolineando che la Basilicata avrebbe mantenuto l’addizionale Irpef all’aliquota minima di legge, pari all’1,23%.Sul fronte delle esenzioni, La-
tronico sottolinea che «almeno sei ricette su dieci rimarranno totalmente esenti». La misura, secondo la Regione, non riguarda malati cronici e rari, invalidi, disoccupati, titolari di pensione minima e fasce a basso reddito E01-E05. Esclusi anche i farmaci distribuiti direttamente dalle strutture ospedaliere, compresi quelli oncologici, le terapie salvavita e i medicinali ad alto costo.Un altro elemento evidenziato dall’assessore riguarda la modalità di applicazione del contributo: i 2,50 euro vengono applicati alla ricetta e non alla singola confezione. Secondo Latronico, questo evita un effetto moltiplicativo per chi necessita di più medicinali.Quanto al confronto istituzionale, l’assessore
respinge l’accusa di sottrarsi al dibattito. «Nessuna fuga dal dibattito o mancanza di rispetto verso le Istituzioni e i cittadini», sostiene, ricordando l’incontro con Cgil, Cisl e Uil e la nuova convocazione del 24 settembre. La discussione sui conti della sanità, assicura, troverà sede in Consiglio «con la massima serenità e cifre alla mano».La misura sarà infine sottoposta a un monitoraggio semestrale attraverso il Sistema Tessera Sanitaria, con la possibilità di rivederla qualora le condizioni di bilancio lo consentano. Il confronto politico resta quindi aperto, con l’opposizione che chiede il ritiro della delibera e Latronico che difende il provvedimento come risposta al su-
Cgil, Cisl e Uil chiedono alla Regione il ritiro del ticket da 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche e sollecitano l’apertura di un confronto permanente
Ticket sui farmaci, sindacati chiedono lo stop «Ritirare la delibera e aprire il confronto»
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i è svolto nei giorni scorsi in Regione Basilicata l’incontro tra Cgil, Cisl e Uil Basilicata, le categorie dei pensionati Spi Cgil, Fnp Cisl e Uil Pensionati e quelle della funzione pubblica Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, sull’introduzione del ticket di 2,50 euro sulle ricette farmaceutiche.Al centro del confronto la delibera di Giunta regionale n. 544 del 27 agosto 2026, con cui è stata introdotta una quota fissa di compartecipazione di 2,50 euro per ricetta sulla spesa farmaceutica convenzionata. Le organizzazioni sindacali ne hanno chiesto il ritiro o, in alternativa, la sospensione immediata, ritenendo il provvedimento gravoso per le famiglie lucane, soprattutto per an-
ziani e persone vulnerabili.I sindacati hanno contestato anche il metodo adottato dalla Regione, sottolineando che la decisione è stata assunta senza un confronto preventivo con le parti sociali. Da qui la richiesta di aprire un tavolo specifico sulla spesa farmaceutica e di avviare un confronto permanente sullo stato della sanità lucana.Secondo Cgil, Cisl e Uil, è necessario intervenire sulle cause dello sforamento della spesa, a partire dall’appropriatezza prescrittiva, con misure mirate che consentano di contenere i costi senza scaricarli sui cittadini. La richiesta si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il funzionamento del sistema sanitario regionale.Tra le priorità indi-
cate ci sono la riduzione delle liste di attesa, il rafforzamento della sanità pubblica, la tutela dei presidi nelle aree interne e il potenziamento della medicina di prossimità. Attenzione anche alla mobilità passiva e alla necessità di utilizzare le risorse del Pnrr per rafforzare i servizi territoriali.«Questo è il tempo delle scelte per salvare la sanità lucana attraverso un confronto vero», hanno ribadito i rappresentanti sindacali, indicando nella tutela del diritto alla salute dei lucani e delle lucane la priorità del confronto con la Regione.La Regione Basilicata ha manifestato la disponibilità ad avviare un percorso condiviso sulle questioni sollevate. Il prossimo appuntamento è previsto
per il 24 settembre, quando le parti torneranno a confrontarsi sulla spesa farmaceutica e, più in generale, sulle prospettive della sanità regionale.
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Basilicata 24 ore
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Il consigliere regionale di Orgoglio Lucano-Italia Viva Polese: «La sanità territoriale non è accessoria»
«Bene l’intesa tra Asp e sindaci del Distretto 4 Ora rafforzare 118 ed emergenza-urgenza»
__Polese
«L
’intesa raggiunta tra l’Azienda sanitaria locale di Potenza e i sindaci del Distretto numero 4 (Lagonegrese - Pollino) segna un passaggio importante nel percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Dopo mesi nei quali si è discusso anche del possibile ridimensionamento di alcuni servizi, oggi prende forma un modello che mantiene i presidi sul
territorio e introduce nuovi strumenti di prossimità». Lo dichiara Mario Polese, capogruppo di Orgoglio Lucano – Italia Viva in Consiglio regionale, commentando l’accordo presentato mercoledì a Chiaromonte e sottoscritto dai sindaci del Distretto. «Va riconosciuto il lavoro portato avanti dall’Asp, dal Dg De Filippis, dai professionisti dell’Azienda, dall’Assessorato re-
gionale alla Salute e, naturalmente, dai sindaci che hanno saputo rappresentare in maniera unitaria le esigenze delle proprie comunità. La ricostituzione della Conferenza dei sindaci e il confronto sviluppato in questi mesi dimostrano quanto sia essenziale costruire le scelte sulla sanità territoriale attraverso l’ascolto e la condivisione istituzionale». «Il mantenimento della rete dei Pat, insieme all’introduzione delle Unità mobili di ambulatorio territoriale e all’utilizzo della Centrale 116117 per l’assistenza sanitaria non urgente e la continuità assistenziale, definisce un modello che dovrà ora essere verificato concretamente nella sua capacità di rispondere ai bisogni delle persone, soprattutto degli anziani, dei cittadini fragili e di chi vive nei centri e nelle località più periferiche”. Secondo Polese, “la particolarità geografica e demografica del Lagonegrese - Pollino impone infatti soluzioni capaci di garantire realmente prossimità e continuità delle cure. In territori caratterizzati da distanze, piccoli
comuni e una popolazione mediamente più anziana, la sanità territoriale non può essere considerata un servizio accessorio, ma una componente fondamentale del diritto alla salute”. “Adesso – prosegue il capogruppo – bisogna accompagnare con attenzione la fase di sperimentazione, verificando risultati, eventuali criticità e necessità di correttivi. Allo stesso tempo occorre continuare a lavorare sul rafforzamento del sistema dell’emergenza-urgenza, del 118 e della rete delle piazzole per l’elisoccorso, perché assistenza territoriale ed emergenza devono procedere insieme». «Il confronto tra Asp, Regione e amministratori locali rappresenta il metodo da preservare anche per le prossime scelte. Su temi così delicati servono ascolto dei territori, programmazione e verifica concreta dei servizi. È su questa strada che bisogna continuare a lavorare nell’interesse delle comunità del Lagonegrese - Pollino e dell’intera Basilicata», conclude il consigliere regionale Mario Polese.
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Potenza
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POTENZA A Cronache Valentino Agatiello denuncia i tagli del servizio: «Il rischio è che venga abbandonato»
È protesta sull’assistenza all’autonomia: «Per mio figlio 5 ore sono insufficienti»
DI ROSAMARIA MOLLICA
POTENZA. I tagli al servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione del Comune di Potenza sono al centro della protesta non solo dei sindacati e dei lavoratori interessati, ma anche delle famiglie che si vedono, ancora una volta, diminuire le ore di assistenza rispetto al fabbisogno dei propri figli, necessarie per un adeguato percorso di apprendimento. Per l’anno scolastico 2026\2027, va ricordato, il Comune dispone di circa 900 mila euro, una cifra che consente di garantire circa 40 mila ore di assistenza, a fronte di una richiesta complessiva delle famiglie di circa 80 mila
ore. Dunque con la cifra stanziata si riuscirebbe a coprire circa il 50% del fabbisogno totale. Un taglio non indifferente, che diventa un vero e proprio problema per gli alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali. A Cronache racconta la sua storia, Valentino Agatiello il papà di un ragazzo con un disturbo comportamentale che frequenta la scuola media dell’Istituto Sinisgalli di Potenza e che si è ritrovato con un numero di ore nettamente inferiore a quello richiesto dal Gruppo di Lavoro Operativo per l'Inclusione. «A mio figlio sono state assegnate soltanto 5 ore di assistenza. Durante l’ultimo incontro tra scuola, fa-
miglia e terapisti, convocato per discutere delle esigenze di mio figlio e delle ore di sostegno necessarie, era stato messo a verbale che erano state richieste 20 ore. Rispetto a queste 20 ore, mio figlio ha subito un taglio del 75%» afferma Valentino che aggiunge: «Ora mio figlio frequenta la scuola media e un taglio di questo tipo, con sole 5 ore di assistenza a settimana, significa di fatto lasciarlo fuori dal mondo scolastico, perché 5 ore non garantiscono una copertura adeguata, in realtà non coprono assolutamente nulla». L’amara sorpresa è arrivata ieri mattina. Da allora, il genitore si è rivolto a tutti gli organi preposti per cercare di capire la situazione e trovare una soluzione: «Sono stato a scuola, sono stato alla cooperativa che gestisce il servizio di assistenza, “Nasce un sorriso” ma nulla. Nessuno è stato in grado di darmi una spiegazione, alla fine la scuola mi ha consigliato di rivolgermi al dirigente comunale. Arrivato in Comune, sono stato trattato in malo modo. Mi sono rivolto al dirigente Romaniello, il quale, non senza insistenza, mi ha spiegato che il taglio è stato effettuato prendendo come riferimento le ore assegnate a mio figlio l’anno scorso. C’è stato sì un taglio del 23%, ma è stato
calcolato sulle ore assegnate l’anno scorso. Alla fine, il dirigente mi ha liquidato chiedendomi di non fargli perdere altro tempo e di attenermi a quanto deciso. Dopo questa risposta mi chiedo: ma mio figlio, per questa amministrazione, è soltanto un numero? È considerato soltanto una perdita di tempo?». Valentino Agatiello esce dagli uffici comunali con una sola domanda in testa: a cosa serve il Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione? «Per la mia famiglia quell’incontro è stato soltanto una spesa. Noi abbiamo coinvolto tutti i terapisti che, a vario titolo, seguono nostro figlio e lo abbiamo fatto con l’obiettivo di aiutarlo nel suo percorso di crescita e di fornire alla scuola tutte le informazioni necessarie affinché gli vengano assegnate le ore adeguate alle sue esigenze. Io ho pagato i terapisti e, se poi, alla fine, le ore vengono semplicemente calcolate sulla base di quelle dell’anno precedente, allora mi chiedo quale sia il senso di convocare il GLO e sostenere tutti questi costi». «Non solo - continua il signor Agatiello - non ci è nemmeno consentito di coinvolgere pienamente i terapisti esterni che seguono mio figlio, perché ci viene detto che la scuola
può avvalersi soltanto di determinate figure professionali indicate da loro. Nel nostro caso, ad esempio, il ragazzo è seguito privatamente da uno psicologo e da un terapista motorio. Sono professionisti che paghiamo direttamente e che abbiamo ritenuto importante coinvolgere nel suo percorso. Lo facciamo perché, naturalmente, vogliamo garantire a nostro figlio il meglio possibile e tutto ciò di cui ha bisogno. Quello che sta accadendo lo reputo una mancanza di rispetto anche nei confronti delle famiglie che fanno fronte a tante spese pur di garantire il diritto allo studio dei propri figli». Ad oggi «le 5 ore di assistenza settimanali sono già state comunicate e l’assistenza è già partita. Se ci si fosse attenuti al GLO, un taglio sulle 20 ore richieste avrebbe significato comunque garantire circa 12 o 13 ore di assistenza. Sarebbe stata una copertura significativa, che avrebbe permesso di affrontare l’inizio dell’anno scolastico in maniera più tranquilla. Con sole 5 ore, invece, la copertura è praticamente inesistente. È come se l’assistenza non ci fosse» continua. «Il rischio concreto è quindi che mio figlio rimanga indietro. - conclude - Ed è proprio questo che non riesco ad accettare».
L'Assessore Lavalle: «Manifestare vicinanza a chi convive con queste patologie». Colpiscono circa 1 persona su 5.000 nel mondo
Potenza si illumina di verde per le malattie mitocondriali
tasera il Palazzo di Città, in piazza Matteotti, si illuminerà di verde per Light Up for Mito, la campagna mondiale promossa da International Mito Patients (IMP) e supportata in Italia da MioMito ODV, «per sensibilizzare sulle malattie mitocondriali e manifestare vicinanza alle persone che convivono con queste patologie e alle loro famiglie». «Il Comune di Potenza – prosegue l’assessore alle Pari opportunità e ai Rapporti con la Sanità Angela Lavalle – ha accolto l’appello di MioMito ODV, che anche quest’anno sta coinvolgendo Comuni, Regioni, enti e istituzioni italiane affinché sempre più monumenti e luoghi simbolici italiani aderiscano all’iniziativa. Il Comune ha inoltre concesso il proprio patrocinio all’iniziativa, riconoscendone il valo-
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re sociale e di sensibilizzazione». Con l’illuminazione di Palazzo di Città, la città si unirà idealmente a edifici e monumenti di tutto il mondo illuminati dello stesso colore come la Sagrada Familia di Barcellona. Light Up for Mito si svolge nell’ambito della Settimana mondiale delle malattie mitocondriali, in programma dal 14 al 20 settembre 2026. Il tema scelto per questa edizione è Putting Mito on the Map: portare le malattie mitocondriali sulla mappa per renderle più visibili, riconosciute e comprese ovunque. Le malattie mitocondriali sono un ampio gruppo di patologie genetiche causate da un malfunzionamento dei mitocondri, le strutture responsabili della produzione dell’energia necessaria alle cellule. Colpiscono complessivamente cir-
ca 1 persona su 5.000, per un totale stimato di 1,5 milioni di persone nel mondo. Nonostante questi numeri, sono ancora poco conosciute e per molti pazienti arrivare a una diagnosi può richiedere anni. MioMito ODV, associazione italiana di pazienti con malattie mitocondriali e delle loro famiglie, opera per offrire sostegno pratico e psicologico ai pazienti adulti, promuovere una maggiore conoscenza delle patologie e contribuire al progresso della ricerca scientifica, anche attraverso il percorso di collaborazione avviato con la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.
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Potenza e provincia
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POTENZA Nelle aree della movida, impiegate Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale
Servizio straordinario in centro: controllati 217 persone e 96 veicoli
__foto Mattiacci POTENZA. Nella serata di giovedì 17 settembre, il Questore di Potenza ha predisposto un servizio straordinario di controllo del territorio nell’ambito
dell’attività denominata “Alto Impatto”, finalizzata alla prevenzione e al contrasto delle situazioni di illegalità nelle aree del centro cittadino maggior-
mente interessate dalla presenza e dall’aggregazione giovanile. «L’attività, svolta nella fascia oraria serale e notturna, ha visto l’impiego con-
giunto di personale della Polizia di Stato, del Reparto Prevenzione Crimine Basilicata, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia Locale, con il supporto di unità cinofile» si legge nella nota dellaQuestura. Nel corso del servizio sono state complessivamente controllate 217 persone, di cui 38 sono risultati con precedenti di polizia, e 96 veicoli. Nell’ambito dei controlli alla circolazione stradale sono state contestate 4 violazioni al Codice della Strada, con il ritiro di una carta di circolazione e l’applicazione di un fermo amministrativo nei confronti di un’autovettura. Particolare attenzione è stata dedicata anche agli esercizi commerciali e di somministrazione presen-
ti nelle aree interessate dal servizio. Sono stati effettuati controlli presso tre esercizi di somministrazione di alimenti e bevande. Durante il servizio sono stati inoltre effettuati numerosi passaggi appiedati nelle vie e nei vicoli del centro cittadino, con particolare attenzione alle zone maggiormente interessate dalla movida e dall’aggregazione giovanile. «L’attività di controllo straordinario si inserisce nel più ampio dispositivo di prevenzione predisposto dalla Questura di Potenza, volto a garantire la sicurezza dei cittadini, prevenire fenomeni di illegalità e assicurare una costante presenza delle Forze dell’Ordine nelle aree maggiormente frequentate» conclude la nota della Questura.
«Riteniamo del tutto inaccettabile in termini di civiltà, costi e decoro, che zone ripulite tornino a essere incivilmente sporche»
Palazzo guarda avanti: tra riqualificazione e lotta all’abbandono dei rifiuti
L’
Amministrazione comunale di Palazzo San Gervasio, guidata dal Sindaco Luca Festino, lavora per il territorio con opere urbane di grande valore, e allo stesso tempo porta avanti un lavoro di pulizia e decoro urbano che non sempre però viene rispettato. Nuovamente l'Amministrazione «ha provveduto con la massima tempestività e con la piena collaborazione degli operatori della ditta Ecotrash, alla bonifica di alcune aree colpite dal fenomeno indiscriminato dell'abbandono illecito di rifiuti di ogni genere, da parte di incivili e sporcaccioni, dando così seguito alle legittime segnalazioni dei cittadini che ringraziamo per l’attenzione e la collaborazione – spiega l’Assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica Michele Mastro- Ad ogni buon conto riteniamo del tutto inaccettabile in termini di civiltà, costi e decoro, che zone ripulite con enormi sacrifici, dopo qualche tempo tornino a essere ancora aree dove incivilmente viene abbandonato di tutto. Pensiamo che sia necessario un grande senso civico e uno sforzo da parte di tutta la comunità residente e non residente nel tenere comportamenti di attenzione e di cura verso ciò che appartiene a tutti, condizione indispensabile per valorizzare e promuovere il nostro territorio e il suo patrimonio naturalistico e ambientale». L’Assessore invita a lavorare «tutti insieme per rendere sempre più bello, più pulito, più ordinato, più visibile e degno della sua bellezza, il nostro amato paese. È uno sforzo che chiediamo a tutti voi, di compiere insieme in
direzione del bene comune. Desideriamo inoltre esprimere un sentito ringraziamento alle tante persone private che, con il loro impegno e il loro lavoro, contribuiscono a rendere il nostro territorio migliore e più attraente. La vostra dedizione è fondamentale per il nostro successo collettivo e per il benessere della nostra comunità. Nel frattempo invitiamo tutti alla buona pratica del rispetto delle leggi e ci appelliamo al senso civico dei cittadini che volessero collaborare con le segnalazioni di ulteriori illeciti – conclude Mastro sul temaFacciamo tutti la nostra parte per rendere il nostro paese un esempio di bellezza e sicurezza. Un paese pulito è lo specchio di una comunità che si ama. Chi abbandona i rifiuti dimostra invece una profonda indifferenza, scambiando il bene comune per una discarica a cielo aperto. Contro questa incuria, l'unione tra il lavoro professionale degli operatori e il rispetto attivo dei cittadini rappresenta la miglior difesa: un atto d'amore e di civiltà che trasforma un semplice luogo geografico in una vera casa comune». Di pari passo proseguono le opere urbanistiche, che spaziano dall’area Rifugio e campeggio presso il bosco comunale S.Giulia (importo 350.000€), al nuovo asilo nido (576.000 €) senza tralasciare il Centro di aggregazione giovanile, per un importo di 2 milioni e mezzo di euro. L’Assessore Mastro ragguaglia inoltre sulla riqualificazione e rigenerazione urbana delle aree degradate in centro abitato. «Dopo la consueta pausa estiva sono ripresi, a cura del-
l’impresa appaltatrice, i lavori del I° lotto viario di Corso Manfredi. Nello specifico i lavori riguardano la rimozione della pavimentazione stradale, la sostituzione della rete idrica esistente e il rifacimento e l'ammodernamento della nuova pavimentazione, così come si evince dal sopralluogo congiunto effettuato con il Responsabile dell’ufficio tecnico, la Direzione dei lavori e l’impresa. Passo dopo passo -prosegue Mastro- con spirito di abnegazione e impegno continueremo a lavorare per una cittadina più vivibile e ospitale, trasformando le risorse disponibili in opere utili e concrete, migliorando la qualità degli spazi pubblici e la vivibilità del nostro bel paese». I lavori in questo caso hanno un importo di 2.000.000 di euro. Mastro infine sottolinea un aspetto importante: «L’esecuzione dei lavori comporterà modifiche alla viabilità, disagi ai residenti, alla pubblica circolazione e alle attività commerciali, confidiamo nella più ampia comprensione, senso civico e responsabilità che la cittadinanza mai ci ha fatto mancare. Anche per questo intervento, seguiranno aggiornamenti sull’avanzamento dei lavori». EMANUELA CALABRESE
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Dopo la sottoscrizione del Protocollo d'Intesa con la Prefettura, l'Amministrazione De Filippo e il Comando di Polizia Locale avviano la fase operativa
Sant’Arcangelo, parte il Controllo di Vicinato: al via le selezioni per i coordinatori di gruppo
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DI EMANUELA CALABRESE
l Controllo di Vicinato è uno degli strumenti di prevenzione passiva più efficaci contro i ladri e la microcriminalità urbana. Si tratta di una rete di solidarietà e vigilanza organizzata tra residenti in stretta collaborazione con le forze dell'ordine. In Basilicata, il Controllo di Vicinato ha registrato una fortissima accelerazione, diventando uno dei pilastri centrali delle politiche regionali di sicurezza. Le Prefetture di Potenza e Matera, in sinergia con i Comuni lucani, stanno estendendo capillarmente la rete di "sicurezza partecipata" per contrastare i reati predatori e i furti in abitazione. Tra questi comuni c’è anche Sant’Arcangelo, che proprio in questi giorni ha pubblicato l’avviso per l’individuazione dei Coordinato-
ri dei gruppi di cittadini di CdV. A seguito della sottoscrizione del Protocollo d'Intesa con la Prefettura di Potenza, l'Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Vito De Filippo, e il Comando di Polizia Locale avviano la fase operativa del Controllo di Vicinato. L'avviso pubblico riguarda la selezione dei Coordinatori per le zone dei rioni Castello, Mauro, Serrone, Orto Bianchini. Per quanto concerne l’Area San Brancato: settore compreso tra viale I. Morra e il tratto di viale Europa (fino all'intersezione con viale Italia, inclusa piazza C. Levi). «I Coordinatori faranno da tramite ufficiale tra i residenti e le Forze di Polizia, raccogliendo e inoltrando le segnalazioni utili e promuovendo la vigilanza informale nel quartiere. Il Controllo di vicinato è uno strumento di preven-
zione e sicurezza urbana, contro le persone e il patrimonio, basato sulla collaborazione attiva tra cittadini e Forze dell'Ordine, che permette da un lato di innalzare il livello di attenzione, e dall'altro di informare e dissuadere eventuali malintenzionati» spiegano dal Comune. Tutti i cittadini interessati ad essere individuati quali Coordinatori possono presentare la propria adesione al progetto, entro le ore 12:00 del giorno 1 ottobre 2026 compilando lo schema di domanda, che va poi consegnato a mano al Protocollo dell'Ente o via PEC. Per maggiori chiarimenti e delucidazioni sulle attività in questione è possibile contattare il Comando di Polizia Locale dove è disponibile il modulo di adesione. In Basilicata sono complessivamente almeno 51 i Comuni che hanno ufficialmente ade-
rito al protocollo d'intesa per il Controllo di Vicinato. Il dato (aggiornato al mese di luglio) è ripartito tra le due province della regione, con una forte concentrazione nel potentino: gli ultimi in ordine di tempo a siglare formalmente il protocollo con il Prefetto Michele Campanaro sono stati i comuni di Corleto Perti-
cara e Sant'Arcangelo. Entrambi «a meno di due mesi dal loro insediamento, hanno scelto di collocare il tema della sicurezza tra le priorità della propria agenda amministrativa -asserì il Prefetto nell’occasione- aderendo con convinzione a un percorso che rafforza il rapporto di fiducia tra Istituzioni e cittadini».
Il Comune ha individuato e sviluppato tre interventi strategici per la crescita sostenibile del territorio
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Tito protagonista a Berlino alla finale del progetto LOCAL GoGREEN
ei giorni scorsi, a Berlino, si è svolta la conferenza finale del progetto europeo LOCAL GoGREEN - Empowering Local Authorities for Accelerating the Clean Energy Transition(CET), evento conclusivo che ha riunito partner di progetto, amministrazioni locali pilota e stakeholder coinvolti in un percorso condiviso volto a promuovere sistemi energetici più sostenibili, resilienti ed efficienti. Il progetto LOCAL GoGREEN, giunto alla sua conclusione dopo un articolato percorso di collaborazione internazionale, ha supportato le amministrazioni locali nella definizione di strategie e azioni concrete per la transizione energetica e climatica, favorendo il dialogo tra enti pubblici, comunità scientifica e attori territoriali. In tale contesto, i sei comuni pilota europei hanno avuto l'opportunità di confrontarsi, condividere buone pratiche e sperimentare approcci innovativi per accelerare la transizione energetica a livello locale e rafforzare i processi di pianificazione sostenibile. Nel corso della conferenza sono stati presentati i risultati raggiunti dal progetto e gli studi di prefattibilità sviluppati dai comuni partecipanti nei principali
ambiti della transizione energetica, con particolare riferimento all'efficienza energetica degli edifici pubblici, allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, alla mobilità sostenibile, alla gestione sostenibile del suolo e alla capacità di assorbimento del carbonio. Il Comune di Tito, con il supporto scientifico del CNR-IMIOT e il coinvolgimento degli stakeholder locali, ha individuato e sviluppato tre interventi strategici per la crescita sostenibile del territorio, presentati a Berlino dal dott. Senatro Di Leo. I progetti illustrati riguardano: la realizza-
zione di un'infrastruttura ciclopedonale lungo il fiume Noce, finalizzata a promuovere la mobilità sostenibile, valorizzare il patrimonio naturalistico locale e migliorare la connessione con le aree dedicate alle attività ricreative e al benessere; la costruzione di una nuova piscina comunale, concepita come struttura moderna, accessibile ed energeticamente efficiente, in grado di potenziare l'offerta di servizi sportivi e ricreativi per la comunità; lo sviluppo della Comunità Energetica Rinnovabile di Tito, iniziativa orientata a favorire la pro-
duzione e la condivisione locale di energia da fonti rinnovabili, con rilevanti benefici ambientali, economici e sociali per cittadini, imprese ed enti pubblici. La presentazione di questi interventi nell'ambito della conferenza finale di Berlino rappresenta un significativo riconoscimento del lavoro svolto dall'Amministrazione comunale, in collaborazione con i ricercatori del CNR e con i partner europei del progetto. Gli studi elaborati costituiscono una solida base tecnica per orientare future decisioni di investimento e per intercettare opportunità di finanziamento coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, innovazione energetica e miglioramento della qualità della vita dei cittadini. L'esperienza maturata attraverso LOCAL GoGREEN conferma l'impegno del Comune di Tito nel promuovere politiche territoriali orientate alla transizione ecologica, all'efficienza energetica e alla partecipazione attiva della comunità locale. I risultati raggiunti aprono inoltre nuove prospettive di collaborazione a livello europeo, rafforzando il ruolo del territorio nei processi di sviluppo sostenibile e nella costruzione di un futuro energetico più pulito e inclusivo.
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VIETRI Carleo di Territorio attivo presenta un «laboratorio di democrazia applicata contro le politiche divisive»
Un nuovo modello di welfare di comunità: partecipazione autentica e inclusione reale
VIETRI DI POTENZA. Il welfare di comunità non è soltanto una tematica di politica sociale. È, prima ancora, un’idea di comunità. Un vero e proprio laboratorio di democrazia applicata, nel quale la qualità delle politiche pubbliche si misura non soltanto dalla loro capacità di rispondere ai bisogni, ma anche da quella di coinvolgere le persone nella loro individuazione e nella costruzione delle risposte. È da questa premessa che Territorio Attivo torna a porre al centro del dibattito il primo dei cinque pilastri del proprio Progetto Operativo: quello del Welfare di Comunità. «Le politiche di welfare da progettare - afferma Rocco Carleo presidente di Territorio Attivo riguardano, infatti, processi di soddisfazione dei bisogni che implicano inevitabilmente relazioni di prossimità. Prendersi cura delle persone significa, prima ancora che predisporre servizi, essere capaci di riconoscere i bisogni nella loro concretezza, intercettarli prima che diventino emergenze, accompagnarli e trasformarli in risposte adeguate, diversamente da come nell’ultimo decennio l’amministrazione guidata dal sindaco, nonché presidente della Provincia di Potenza e Coordinatore Regionale M5S, Christian Giordano ha fatto, adottando un sistema divisivo». «La prossimità, dunque, come dimensione relazionale: da inten-
dersi come la capacità dell’istituzione di avvicinarsi alle persone, di ascoltarle e di comprendere le specificità dei loro bisogni. Un welfare efficace non può essere progettato esclusivamente dall’alto, attraverso categorie astratte e risposte standardizzate; deve nascere dal territorio e misurarsi con la complessità delle esperienze che lo attraversano. - spiega Carleo - Innanzitutto, il Progetto del welfare di comunità di Territorio Attivo prevede l’attivazione di ampi processi partecipativi, attraverso una reale interazione tra cittadini ed esperti locali, capace di coniugare la conoscenza diffusa dei bisogni con le competenze necessarie alla costruzione delle risposte. È nella contaminazione e nell’incontro tra questi due saperi - quello di chi vive quotidianamente il territorio e quello di chi possiede gli strumenti tecnici per interpretarne i problemi e le istanze - che può prendere forma una politica di welfare realmente efficace». Secondo il pilastro progettuale del welfare di comunità di Territorio Attivo, «la partecipazione non può esaurirsi nell’ascolto. Se il cittadino viene interpellato soltanto per essere informato o consultato su decisioni già assunte, il processo partecipativo rischia di ridursi a una semplice ritualità, come succede dall’ultimo decennio nella nostra comunità gestita dal sindaco, nonché presidente della Provincia di Potenza
e Coordinatore Regionale del M5S, Christian Giordano. Mentre con il Progetto di Territorio Attivo ci sarà il salto di qualità che consiste nel riconoscere ai cittadini un ruolo attivo e un autentico protagonismo». «Al centro, dunque, non più soltanto l’utente, ma la persona nella sua dimensione di cittadino. Non soltanto il destinatario di una prestazione, ma un soggetto capace di concorrere alla definizione del bisogno e alla costruzione della risposta. - ribadisce Carleo - È questo l’impegno di Territorio Attivo: uno spazio di progettazione collettiva nel quale istituzioni, cittadini, associazioni, terzo settore e competenze professionali possano concorrere alla definizione delle politiche pubbliche. Un modello nel quale i destinatari delle politiche di welfare non siano semplicemente utenti, ma protagonisti del loro stesso ridisegno». In questa prospettiva, il welfare diventa anche uno «strumento di rigenerazione della democrazia locale. Ed è proprio nella dimensione della prossimità che questa responsabilità può diventare concreta. Una comunità capace di prendersi cura di sé è una comunità nella quale le istituzioni non agiscono in solitudine, ma riconoscono e valorizzano il patrimonio di competenze, saperi, esperienze e disponibilità umane già presenti sul territorio». In questo Progetto, Territorio Attivo evidenzia che «la disabilità rappresenta una delle nuove frontiere del welfare di comunità. Non soltanto perché impone di ripensare l’accessibilità dei servizi e degli spazi, ma perché mette radicalmente in discussione la stessa prospettiva con cui siamo abituati a guardare alla fragilità. La persona con disabilità non può essere considerata esclusivamente come destinataria di assistenza. Deve essere riconosciuta, innanzitutto, come persona, cittadino e portatore di capacità, con una propria dote di esperienze, competenze e possibilità di partecipazione alla vita collettiva». «La disabilità, dunque, - prosegue Carleo - non come limite da compensare, problema da gestire o condizione da relegare ai margini della società, ma come risorsa e valore per la comunità. Territorio Attivo ha una diversa
concezione dell’inclusione che non si limiti a garantire l’accesso alle prestazioni, ma punti a creare le condizioni affinché ciascuno possa contribuire, secondo le proprie possibilità, alla costruzione del bene comune. Anche per questo l’accessibilità non può essere intesa soltanto come abbattimento delle barriere architettoniche. Certamente eliminare gli ostacoli fisici rimane una condizione imprescindibile, ma esistono barriere altrettanto concrete: quelle sociali, culturali, comunicative e relazionali. Un territorio realmente inclusivo è quello che rende possibile la partecipazione alla vita pubblica, alle relazioni, alla cultura, allo sport e alle occasioni di socialità e umanitarie». «Proprio per questo il welfare non può essere confinato dentro il perimetro delle sole politiche assistenziali. Significa occuparsi degli anziani e delle loro famiglie, creare opportunità per i giovani, sostenere le persone con disabilità, rafforzare le reti associative, favorire la partecipazione e costruire servizi di prossimità. Ma significa anche interrogarsi sulle condizioni materiali e morali che consentono alle persone di vivere e restare nel proprio territorio: dalla casa ai servizi, dalla mobilità alla socialità, fino alle opportunità di formazione e di lavoro». È in questa visione complessiva che Territorio Attivo colloca «il Welfare di Comunità: non un insieme di interventi settoriali, ma un’infrastruttura sociale del territorio omogenea e continuativa. Una comunità, del resto, non si definisce soltanto dalla presenza di servizi, ma dalla qualità delle relazioni che riesce a costruire intorno ad essi». «Il vero obiettivo del Progetto di Territorio Attivo, pertanto, non è semplicemente fare welfare, ma costruire le condizioni perché una comunità sia capace di fare welfare di sé stessa. Non soltanto utenti, dunque, ma cittadini consapevoli. Non soltanto destinatari e beneficiari delle politiche, ma autori e protagonisti del progetto che Territorio Attivo propone alla comunità» conclude Rocco Carleo che sottolinea come prossimamente Territorio Attivo espliciterà meglio il progetto del secondo pilastro, incentrato sul turismo sostenibile e umanitario.
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Matera e provincia
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A Scanzano Jonico l’aggressione ai danni di alcuni cittadini stranieri. Il questore dispone il divieto di ritorno per tre anni
Irruzione in casa con martello e tubi di ferro, cinque espulsi MATERA. Sei fogli di via obbligatori, con divieto di ritorno per tre anni nei comuni di Scanzano Jonico e Policoro, e un avviso orale nei confronti di un minorenne. Sono le misure di prevenzione adottate dal questore della provincia di Matera nell’ambito dell’attività di contrasto alle situazioni di pericolosità sociale, con particolare attenzione alla fascia jonica. I provvedimenti, istruiti dalla Divisione Anticrimine della Questura di Matera, scaturiscono da distinti episodi avvenuti nel territorio provinciale e rientrano nell’attività di prevenzione finalizzata a contrastare situazioni potenzialmente in grado di incidere sulla sicurezza e sulla tranquillità pubblica. Cinque dei sei fogli di via sono legati a gravi episodi di violenza verificatisi a Scanzano Jonico. Secondo quanto ricostruito, un gruppo di cittadini extracomunitari avrebbe fatto irruzione nell’abitazione occupata da alcuni stranieri, aggredendoli violentemente, per futili motivi, con un martello e tubi di ferro. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine aveva consentito di interrompere l’aggressione e di prestare immediato soccorso alle per-
L’ISTITUTO DI MONTESCAGLIOSO-POMARICO
Alla “Palazzo-Salinari” la scuola torna a vivere
sone rimaste ferite. La gravità delle condotte contestate e gli ulteriori elementi valutati sotto il profilo della pericolosità sociale hanno quindi portato all’adozione dei cinque provvedimenti. Per i destinatari è stato disposto l’allontanamento dal territorio comunale di Scanzano Jonico, accompagnato dal divieto di farvi ritorno per un periodo di tre anni. Un altro foglio di via obbligatorio riguarda invece un soggetto coinvolto in un episodio avvenuto a Policoro. Nel corso dell’intervento delle forze dell’ordine erano stati rinvenuti una pistola e diversi oggetti atti ad offendere. Anche in questo caso il questore ha disposto l’allontanamento dal comune e il divieto di ritorno per tre anni.
L’attività della Questura ha interessato anche un minorenne, recentemente coinvolto in episodi delittuosi contro il patrimonio. Nei suoi confronti è stato emesso un avviso orale, attraverso il quale il questore lo ha formalmente invitato a tenere in futuro una condotta conforme alla legge. Le misure adottate si inseriscono nell’azione della Questura di Matera sull’intero territorio provinciale e nell’utilizzo degli strumenti di prevenzione come ulteriore presidio di sicurezza accanto all’attività investigativa e al controllo del territorio. L’attenzione resta concentrata in particolare sui fenomeni di violenza e sui fatti commessi ai danni delle persone considerate più vulnerabili.
MONTESCAGLIOSO. È iniziato il nuovo anno scolastico per gli alunni dell’Istituto comprensivo “Palazzo-Salinari” di Montescaglioso e Pomarico. Mercoledì 16 settembre le scuole sono tornate a riempirsi di studenti, con un’attenzione particolare riservata ai bambini e ai ragazzi delle classi prime dei tre ordini, che hanno varcato per la prima volta le porte della loro nuova realtà scolastica.La giornata inaugurale è stata dedicata all’accoglienza, con l’obiettivo di accompagnare gli studenti nel nuovo percorso, favorire la nascita di legami e farli sentire fin dall’inizio parte della comunità. Un momento condiviso anche con le famiglie. La prima campanella rappresenta per l’istituto non soltanto l’avvio delle lezioni, ma la ripartenza di una comunità chiamata a costruire conoscenze, relazioni ed esperienze. Una scuola capace di «vivificare il territorio» e superare i confini dei campanili, facendo della crescita e della formazione il proprio punto di riferimento.Ogni nuovo anno porta con sé, sottolinea l’istituto, la possibilità di scoprire nuovi talenti, raggiungere traguardi e crescere insieme, riconoscendo a ciascuno il proprio ruolo e valorizzando professionalità, passione e responsabilità. La dirigente scolastica Alma Tigre ha rivolto infine il proprio augurio agli alunni, alle famiglie, ai docenti e a tutto il personale per un anno «ricco di scoperte, crescita, soddisfazioni e bellezza, da vivere insieme».
Lettera di un genitore della primaria dell’Ic “Giovanni Paolo II”: «Chiediamoci che cosa è rimasto davvero ai bambini»
«Policoro, la scuola non è un ufficio eventi» POLICORO. Una scuola piena di attività è necessariamente una scuola capace di produrre apprendimenti solidi? È la domanda al centro della lettera aperta di un genitore della scuola primaria dell’Ic numero 2 “Giovanni Paolo II” di Policoro, che invita a riflettere sulle priorità dell’istruzione e sul rapporto tra progetti, risultati e autonomia degli alunni.La provocazione è quella di istituire la “Giornata della giornata normale”: niente slogan, fotografie o iniziative da raccontare, ma semplicemente «leggere, capire, scrivere, ragionare, sbagliare, correggere e riprovare». Non una contestazione di laboratori, progetti e uscite, ma la richiesta di verificare quanto tempo resti per consolidare ciò che i bambini devono imparare.Il genitore richiama il dato Invalsi 2026
secondo cui circa il 37 per cento degli alunni di quinta primaria resta sotto il livello base in matematica. «Non significa che la scuola italiana non funzioni e non significa che progetti e uscite siano inutili. Ma significa che il problema degli apprendimenti esiste». Da qui l’interrogativo: «Dovremmo smettere di chiederci soltanto che cosa abbiamo organizzato e iniziare a chiederci più spesso che cosa è rimasto davvero ai bambini».Il tempo scolastico, osserva, non aumenta con il numero delle iniziative. Per questo occorre chiedersi quanto ne venga destinato a spiegare, esercitare, correggere e tornare su ciò che non è stato compreso. «Il recupero non ha un logo, la comprensione del testo non ha una locandina e una frazione finalmente capita non finisce sui so-
cial. Ma dovrebbe essere esattamente questo il successo che una scuola vuole mostrare».C’è poi il rapporto con le famiglie. Aiutare i figli nei compiti è normale, sostiene il genitore, ma non dovrebbe diventare necessario trasformarsi ogni pomeriggio in un secondo insegnante. Il rischio è aumentare le differenze tra chi può contare su un sostegno familiare e chi non dispone delle stesse possibilità. «La disponibilità di un genitore non dovrebbe essere un prerequisito nascosto dell’apprendimento». L’alleanza educativa, dunque, dovrebbe significare collaborazione e non sostituzione.La richiesta non è quella di una scuola meno creativa o con meno esperienze, ma di una scuola nella quale ogni attività abbia un rapporto concreto con gli apprendimenti. Il criterio deci-
sivo deve essere la capacità dei bambini di leggere, scrivere, ragionare meglio e diventare progressivamente autonomi. «Un evento si può ripetere. Un progetto si può rifare. Un anno scolastico no», conclude il genitore, chiedendo di misurare soprattutto quanto i bambini stiano realmente imparando.
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Il 26 e 27 settembre Palazzo Gaeta ospita la sesta edizione dell'evento tra formazione, networking e realtà virtuale
Intelligenza artificiale e hi-tech: a Pignola torna il «Come to Code» S
ono ancora aperte le iscrizioni per partecipare alla sesta edizione del «Come to Code», l'evento organizzato dall'associazione Plug che ha portato a Pignola, dal suo esordio, circa 1.500 partecipanti con una media di 250 all'anno. L'obiettivo dell'iniziativa è sempre lo stesso: confrontarsi sui più recenti sviluppi informatici, discutere delle nuove frontiere dell'high tech, unendo formazione, confronto e momenti di svago.Con circa quaranta relatori che si alterneranno in altrettante sessioni di condivisione e networking, il «Come to Code» conferma la sua funzione di aggregazione formativa, rendendo i partecipanti parte integrante della comunità di appassionati e professionisti del settore. Nell’incantevole cornice di Palazzo Gaeta a Pignola, in due giorni si affronteranno diverse tematiche con focus sull’intelligenza artificiale e le nuove frontiere dei sistemi di sicurezza cibernetici, lo sviluppo dei software e le novità in tema di scrittura dei codici, le recenti strutture di cloud e i Large Language Models, senza però sottovalutare il valore umano e il benessere di chi lavora progettando sistemi informatici sempre più evoluti.Dun-
que, implementare le proprie competenze in un appuntamento che mantiene fede alla sua natura e al suo approccio trasversale e interdisciplinare, così da rendere il «Come to Code» un’esperienza formativa a trecentosessanta gradi, dove lo sviluppo digitale va di pari passo con la crescita personale e relazionale. Non mancheranno, come di consueto, attività di divertimento con il «Come to experience», perché il «Come to Code» è tecnologia, innovazione, condivisione ma anche curiosità.Nell’obiettivo di osservare, scoprire e guardare il mondo da prospettive diverse, i partecipanti potranno provare l’esperienza del simulatore VR della slittovia di Castelmezzano; così realtà virtuale e tecnologia interattiva faranno vivere la discesa reale, senza staccare i piedi da terra, tra le curve paraboliche del nuovo attrattore del borgo delle Dolomiti lucane. Inoltre, spazio alla cultura con l’esposizione della mostra fotografica naturalistica a cura di Wild Life Lucania, un percorso per immagini dedicato alla bellezza della natura, ai suoi dettagli e agli istanti che spesso sfuggono a uno sguardo distratto.Alla vigilia della manifestazione, il 25 set-
tembre, ci sarà per tutti i partecipanti – soprattutto per chi arriva dalle altre regioni d’Italia – un’accoglienza speciale, dopo la quale sarà possibile partecipare a un’escursione nella natura per scoprire l’incantevole paesaggio della montagna lucana.«Come to Code compie sei anni e porta a Pignola quaranta relatori da tutta Italia – affermano gli organizzatori –. Quest'anno abbiamo scelto di mettere al centro l'impatto reale di ciò che costruiamo. La potenza di calcolo, l'infrastruttura cloud e i modelli di intelligenza artificiale consumano risorse fisiche: terra, acqua, energia. Non possia-
mo limitarci a scrivere codice ignorandone il costo ecologico. Portare centinaia di sviluppatori tra i boschi e le montagne lucane prima di entrare nelle sale dei talk serve proprio a questo: ricordare che l'in-
novazione ha senso solo se resta consapevole del contesto naturale in cui opera».Ed allora è tutto pronto, basta solo iscriversi accedendo al sito www.cometocode.it, dove troverete tutti i dettagli.
L'associazione Agua presenta il volume «Racconti e ricordi della nostra vita». Un viaggio tra impegno civile, radici e prospettive per il territorio
Memoria e attualità, al CSV di Basilicata il nuovo libro di Baldinetti
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n'iniziativa culturale di Agua (Associazione Generazione Umana Attiva), in sinergia con il CSV di Basilicata — dove l'evento si svolgerà —, accoglierà la presentazione del nuovo libro «Racconti e ricordi della nostra vita» (Wip Edizioni Bari), scritto dal giornalista e scrittore di Melfi Antonio Mariano Baldinetti. Un invito a partecipare rivolto a tutta la cittadinanza, ai giovani e alle famiglie, per il grande valore di tale recente pubblicazione, che ha già ottenuto numerosi riscontri positivi in concorsi, fiere del libro e appuntamenti di presentazione a stampa e pubblico in Basilicata, Calabria e Puglia. Un'opera che parla al cuore di tutti i lettori perché fatta di vita vera, storie, ricordi e riflessioni su temi di grande attualità, custodendo al contempo la sag-
gezza degli anziani per dare ulteriore forza al messaggio dell'autore.Sarà un viaggio tra le pieghe dell'esistenza, vissuto con grande intensità tra le righe di storie personali e professionali dello stesso Baldinetti, fatte di amore, impegno, coraggio e, talvolta, anche di sofferenza. Ma sempre sostenute da speranza, fede e valori capaci di alimentare la volontà di lottare e di non mollare mai. Ogni racconto tocca argomenti universali come la pace, le radici e l'appartenenza, il rispetto per gli anziani e per il mondo, segnato di recente da drammi come i terremoti e la pandemia, il fermo no al femminicidio e l'accoglienza verso chi arriva in cerca di un futuro dopo essere sfuggito a fame e guerre, coltivando il desiderio di famiglia, amore e pace a cui tutti siamo chiamati a dare un con-
tributo fattivo.In appendice, il vo- nali e dal firmacopie. La cittadilume riserva inoltre una sezione tu- nanza è invitata a partecipare. ristico-promozionale che l'autore ha voluto dedicare alla sua terra, offrendo un'attenta analisi dei fattori che possono diventare occasioni di nuova crescita e futuro per i giovani, oltre che il trampolino per quel salto di qualità che tutti auspichiamo per un domani migliore. L'appuntamento si configura dunque come un momento di incontro, ascolto e riflessione da condividere insieme, arricchito dagli interventi dei relatori: l'avvocato e scrittore Aurelio Pace e la psicologa Maria Lucia Summa, preceduti dai saluti istituzionali affidati ai presidenti Giannino Romaniello (CSV) e Davide Dolce (Agua). Al termine, il dialogo con l'autore sarà curato dalla giornalista Annamaria Sodano, seguito dai saluti fi-
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La strana contabilità del tempo
Il futuro non è mai arrivato DI FABRIZIO QUARATINO
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a morte di Margherita Perretti mi ha sconvolto. Non cerco parole più eleganti, perché alcune notizie hanno il pessimo gusto di rendere inutile l’eleganza. Arrivano. Si siedono accanto a noi senza essere invitate e cominciano a spostare i mobili dentro la testa. Da quando ho saputo della sua morte ho pensato molto. Forse troppo. Ho seguito ragionamenti, ricordi, domande. Ho cercato perfino qualche risposta intelligente, perché noi esseri umani abbiamo questa curiosa presunzione: davanti all’incomprensibile pretendiamo almeno una spiegazione ben confezionata. Niente. Qualunque strada prendessi, finivo sempre nello stesso punto. QUI. ORA. E mi sono accorto di una cosa persino banale, ma le verità più importanti hanno spesso questo difetto: sono terribilmente semplici. Noi parliamo continuamente del futuro. Solo che il futuro, quando arriva, ha già cambiato nome. Si chiama presente. L’APPUNTAMENTO CHE NON ESISTE Diciamo: domani lo farò. Tra un mese cambierò. Quando avrò più tempo chiamerò quella persona. Quando sarò meno stanco ricomincerò. Quando le cose andranno meglio sarò felice. Abbiamo trasformato il futuro nel più grande deposito abusivo dell’umanità. Ci mettiamo dentro telefonate, abbracci, scuse, desideri, decisioni, viaggi, parole mai dette e perfino la felicità. Una specie di enorme magazzino esistenziale. Peccato che nessuno ci abbia consegnato le chiavi.Perché tra un minuto sarà futuro per cinquantanove secondi. Poi arriverà. E mentre pronunceremo “eccolo”, sarà già presente. Un attimo dopo sarà passato. È quasi comico. Passiamo metà della vita aspettando di vivere in un tempo che, quando finalmente raggiungiamo, non è più futuro. E forse la morte ci sconvolge anche per questo. Non soltanto perché qualcuno non c’è più. Ma perché improvvisamente smonta la nostra agenda. Ci ricorda, con una brutalità che nessun corso motivazionale potrebbe permet-
tersi, che sulla pagina di domani abbiamo scritto appuntamenti senza possedere domani. NON SIGNIFICA VIVERE COME SE NON ESISTESSE DOMANI Attenzione. Vivere qui e ora non significa diventare irresponsabili. Non significa spendere tutto, lasciare il lavoro e partire per le Maldive perché “la vita è una”. Anche perché, al ritorno, il mutuo potrebbe dimostrarci di possedere una concezione filosofica del tempo molto meno romantica. Significa altro. Significa progettare domani senza consegnargli la vita di oggi. Possiamo seminare pensando alla primavera. Possiamo costruire qualcosa che richiederà anni. Possiamo avere sogni enormi. Ma l’unico istante nel quale possiamo mettere un seme nella terra è questo. Non domani. Questo. Non dobbiamo vivere pienamente oggi perché potremmo morire domani. Dobbiamo viverlo perché oggi è l’unico luogo nel quale possiamo realmente fare qualcosa della nostra vita. Ed è qui che sento tutta la forza di ciò in cui credo. La vita non deve aspettare condizioni perfette per manifestare il proprio valore. Può cambiare direzione dentro un istante. Può trasformare dolore o in consapevolezza, paura in coraggio, rabbia in energia,
perfino una perdita in una domanda capace di renderci più vivi. Non cancellando ciò che accade. Trasformando ciò che ne facciamo. LA MORTE PARLA AI VIVI Quella notizia non mi ha consegnato una lezione. Sarei arrogante se trasformassi la morte di qualcuno in una comoda metafora. Mi ha lasciato qualcosa di molto più difficile: una domanda. Fabrizio, cosa stai facendo del tempo che hai? E quella domanda non mi piace affatto. Perché non consente risposte decorative. Non posso dirle che sto aspettando il momento giusto. Non posso raccontarle che alcune cose le farò quando tutto sarà sistemato. La vita non sarà mai completamente sistemata. Appena mettiamo a posto un cassetto, lei apre l’armadio. Ha un discreto senso dell’umorismo. Ma c’è qualcosa di ancora più difficile da accettare. Noi non sappiamo quasi mai quando una cosa accade per l’ultima volta. Non sappiamo che quella telefonata potrebbe essere l’ultima in cui ascolteremo una voce. Che quell’abbraccio dato distrattamente potrebbe diventare quello che un giorno vorremmo poter ripetere per cinque secondi soltanto. Che un “ti voglio bene” rimandato a domani potrebbe restare per sempre fermo sulle labbra di chi aveva tutto il tempo per dirlo. Crediamo che le occasioni abbiano il diritto di re-
plica. Non ce l’hanno. Ed è forse per questo che dobbiamo smettere di chiedere alla vita di diventare semplice prima di viverla pienamente. Dobbiamo esserci. Quando amiamo. Quando abbiamo paura. Quando sbagliamo. Quando ricominciamo. Perfino quando non sappiamo bene dove stiamo andando. Esserci non significa avere tutte le risposte. Significa non essere assenti dalla propria esistenza. Un minuto Penso a noi. A quante volte pronunciamo parole immense: trasformazione, coraggio, speranza, cambiamento. Parole bellissime. Ma diventano vere soltanto quando scendono dal vocabolario ed entrano nel martedì mattina. Quando siamo stanchi. Quando qualcuno ci ferisce. Quando arriva una telefonata che non volevamo ricevere. Quando avremmo mille ragioni per rimandare la nostra felicità. È lì che si vede la nostra forza. Non quando la vita obbedisce. Quando non obbedisce affatto e noi decidiamo comunque quale essere umano vogliamo manifestare. Forse questa è una delle libertà più grandi che possediamo. Non scegliere tutto ciò che ci accade. Scegliere chi diventiamo mentre accade. Perché il passato può averci condizionati, feriti, perfino cambiati. Ma non può compiere al nostro posto il gesto che faremo adesso. E nessun dolore, per quanto grande, può obbligarci a smettere di generare vita in-
torno a noi. ADESSO Quella notizia mi ha fatto piangere dentro prima ancora che negli occhi. Ma in mezzo a tanti pensieri ne è rimasto uno. Non voglio più trattare il presente come la sala d’attesa del futuro. Se devo amare, voglio amare adesso. Se devo dire grazie, adesso. Se devo chiedere scusa, adesso. Se devo abbracciare qualcuno, adesso. Se devo cambiare qualcosa di me, cominciare adesso. Non perché domani certamente non arriverà. Potrebbe arrivare. Me lo auguro. E voglio anche costruirlo, immaginarlo, desiderarlo. Ma quando arriverà non sarà domani. Sarà ancora una volta questo preciso, irripetibile, meraviglioso e qualche volta maledettissimo presente. E allora ho capito una cosa. Forse non dobbiamo vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Sarebbe insopportabile. Dobbiamo viverlo sapendo che è l’unico sul quale, in questo momento, possiamo mettere le mani. L’unico nel quale possiamo scegliere. Amare. Cambiare. Ricominciarci. Il futuro può aspettare. Noi no. Perché mentre leggiamo queste ultime parole, un altro minuto della nostra vita è passato. E quello che sta cominciando adesso non ci chiede quanto tempo ci resta. Non ci chiede cosa faremo domani. Non ci chiede nemmeno chi siamo stati ieri. Ci guarda. Adesso. E ci fa una sola domanda: CI SEI?
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Tutto Sport
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Sesta di campionato. Domani pomeriggio alle ore 17:30 al “Viviani” arriva la Cavese. Divieto di trasferta per i tifosi metelliani
Dieci punti per un Potenza convincente DI ROCCO NIGRO
POTENZA. Con dieci punti in classifica ed almeno quattro prestazioni di altissimo livello, l’ultima al S. Nicola è stata devastante per i “galletti” baresi, il Potenza di Tisci inconterà domani pomeriggio alle 17:30 al “Viviani” la Cavese. Anche per questa gara il Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive (G.O.S) ha suggerito al Questore ed al Prefetto di Potenza il divieto di vendita dei tagliandi per i residenti nella provincia di Salerno. Motivo dell’impedimento, gli scontri avvenuti tra le due tifoserie nel match del 7 gennaio 2018. Dicevamo di un Potenza convincente perché continua a sfornare prestazioni tattiche e tecniche che fanno divertire i supporter’s rosso-blù. Con l’arrivo di Ivan Tisci sulla panchina rosso-blù molte cose sono cambiate nell’interpretazione del gioco. Primo fra tutti la quasi assenza construzione dal basso che, lo ricodinamo, in passato è stata spesso oggetto di critiche e polemiche, ed un centrocampo pulito ed ordinato sia nella fase di possesso che non. Infine, il repar-
to offensivo, il cosidetto tridente che se in alcune gare, vedi l’ultima contro il Bari, non è riuscita a depositare la palla in rete, dall’altro sfrutta la velocità e profondità per portarsi in area avversaria. Tisci di questo si è detto abbastanza soddisfatto, anche se non manca di sostenere che con il lavoro anche la precisione nel centrare lo specchio della porta arriverà. Intanto, sul fronte societario nella giornata di giovedì il ds Di Bari e l’Ad Nicola Macchia hanno portata a casa un altro importante risultato. Al rinnovo contrattuale di D’Auria si è aggiunto quello del portiere Cucchietti. Il giocatore che in questo momento forse più di altri stà dimostrando grande sicurezza a difesa della porta. Non sono i soli. In prospettiva altri rinnovi attendono la società di Viale Marconi. De Marco, Selleri, Castorani e Petrungaro bussano alla porta. Petrungaro come è noto è stato il giocatore più ricercato del fine campagna acquisti. Il Bari di De Laurentis ha fatto di tutto per portarlo al S. Nicola, ma il presidente Donato Macchia lo ha “blindato” proprio perché vuole tratterere il giocatore romano ancora per qualche
anno. Per ritornare alla gara di domenica pomeriggio, ipotizziamo pochi stravolgimenti nella formazione di Tisci. Vedremo cosa dirà il tecnico ex Pescara nella conferenza pre-gara di questa mattina. Qualche stravolgimento in più, dopo la sconfitta per 2 a 3 contro il Sorrento lo vedremo nelle fila dei “metelliani” Il tecnico Cristiano Masitto dovrà sostituire il centrocampista nigeriano Theophilus Awua squalificato per un turno dal giudice sportivo. Al suo posto po-
trebbe entrare dal primo minto Ivan Ponziglione. Anche in attacco il tecnico giallo-blù potrebbe schierare il greco Elios Minaj al posto di Fusco o Alberti. Chiudiamo infine con la direzione arbitrale affidata ad un fischietto laziale. Si tratta di Alessandro Silvestri di Roma 1 coadiuvato da Alessandro Rastelli di Ostia Lido e da Leonardo Tesidi Padova. Quarto uomo sarà Riccardo Tropiano di Bari ed al monitor FVS Giuseppe Romaniello di Napoli.
I melandrini di mister De Luca sfidano i biancorossi per lasciarsi alle spalle il ko col Catania e ritrovare i tre punti
L'AZ Picerno cerca riscatto ad Altamura: stasera il derby murgiano al «Tonino D'Angelo» PICERNO. Gara da non fallire quella di questa sera per l'AZ Picerno nella sesta giornata del campionato maschile di Lega Pro Serie C Now 2026-2027. La gara sarà diretta dal signor Fabrizio Ramondino di Palermo, coadiuvato da Alessandro Marchese di Napoli e Massimiliano Starnini di Viterbo. Quarto uomo Alessandro Recchia di Brindisi, operatore FVS Stefano Vito Martinelli di Potenza. I ragazzi di mister Claudio De Luca affrontano al «Tonino D'Angelo» l'Altamura. I melandrini sono reduci dalla sconfitta patita martedì sera al «Donato Curcio» contro il Catania e sono decisi a ritornare da Altamura con un risultato positivo.La formazione di mister Claudio De Luca affronta i murgiani guidati in campo dal veterano Mogentale con il dichiarato intento di ottenere il successo. La prestazione negativa fornita contro il Catania dell'ex Longo deve essere un lontano ricordo per la formazione lucana. Mister De Luca scioglierà
i dubbi sulla formazione da schierare in campo solo nel corso delle fasi precedenti il match. Sembra però scontato il modulo 4-3-3 e non è da escludere la conferma di Kanoute dal primo minuto. Possibile in se-
no al team lucano il rientro dal primo minuto di Gemignani, assente contro il Catania martedì sera e tenuto in panchina da Claudio De Luca. In dubbio invece Emanuele Esposito, che ha riportato un malanno alla
gamba contro il Sorrento sabato scorso.Entrambi i team vengono da due sconfitte consecutive che hanno condizionato il cammino delle rispettive formazioni finora. L'ambiente in casa melandrina è nel comples-
so compatto e coeso. La sconfitta patita contro il Catania ha forse reso meno frizzante l'ambiente. I primi settanta minuti giocati al cospetto della squadra dell'ex Emilio Longo vanno cancellati in fretta e dunque per il team picernese la partita di Altamura rappresenta una vera e propria prova di maturità da non fallire.Ieri mattina Marcone e compagni hanno svolto la seduta di rifinitura che darà al tecnico Claudio De Luca le indicazioni necessarie per diramare la formazione anti-Altamura. Servirà una prestazione d'orgoglio per alzare l'asticella in un momento molto importante e al tempo stesso delicato del campionato, dopo le battute d'arresto consecutive che hanno frenato la marcia del Picerno in questo inizio di stagione. Al «Tonino D'Angelo» la squadra rossoblù sarà seguita dal solito immancabile manipolo di tifosi, pronto a sostenere la squadra dal primo all'ultimo minuto del match. FRA. MEN.
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