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Cronache del 19 ottobre 2026

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LUNEDÌ 19 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 234

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

L’AmmINIStRAtoRE dEL coNSoRzIo INduStRIALE INvItA A coNtRIbuIRE EcoNomIcAmENtE PER LA REALIzzAzIoNE dI uN EvENto

di Sanza chiede i soldi agli imprenditori Possibili condizionamenti su management e imprese: sarebbe stata necessaria maggiore prudenza

Dellapenna a pag 8

3 GIoRNI dI mANIfEStAzIoNI NoN fANNo uNA RIvoLuzIoNE: LE PIAzzE dI oGGI RAccoNtANo uN dISAGIo dIvERSo

LE PRotEStE SoNo uN Nuovo ‘68? È tutta un’altra storia, le mobilitazioni di questi giorni nascono dalla disillusione e dalla paura di perdere ciò che resta, non dalla promessa di un futuro migliore _

IL commENto

IL fuNERALE

Sabato Ruoti ha salutato Rocco De Carlo, per tutti Antonello: in centinaia sul Sagrato della Chiesa e oggi nuovo sit-in davanti Lucania Resine

La sinistra dalla parte dei violenti

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dI RobERto LAmAttINA

opo le proteste dei giorni scorsi degenerate in violenza in tantissime città italiane il Presidente del Consiglio aveva chiesto a tutte le forze politiche di prendere le distanze dalle manifestazioni e dai violenti. La richiesta di Giorgia Meloni era chiaramente incentrata sulla possibilità di costruire un clima nel quale la politica (...)

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La vignetta di Mario Bochicchio

■ continua a pag 4

Sansoni a pag 3

ENERGIA Il senatore di FdI Rosa promuove il via libera europeo e riconosce a Meloni un ruolo decisivo

«una svolta per difendere le imprese» coNvEGNo voLuto dALL’AccAdEmiA tibERiNA SEzioNE LucANiA

Il centenario di Evan Hunter celebrato a Ruvo del monte dove tutto ebbe inizio

Servizio a pag 12

Blasi alle pag 18 e 19

■ Calabrese

a pag 22

SP3 mARAtEA-tREccHINA

Pronto il progetto, parte l’iter per autorizzazioni e gara, previsti 40 giorni di lavori: il transito riprenderà dopo la sistemazione della parete

■ Servizio

a pag 13

_ coNfINduStRIA

Convegno Giovani imprenditori, la Basilicata a Capri, D’Alema: «Dobbiamo trasformare l’innovazione in crescita»

■ Servizio

a pag 15

_ cuLtuRA

Fantastico Medioevo, Napoli: «Un milione dal Mic, la Basilicata trasformi la propria storia in opportunità» ■ Servizio

a pag 20


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Italia e Mondo Tre giorni di manifestazioni non fanno una rivoluzione: le piazze di oggi raccontano un disagio diverso

Le proteste sono un nuovo ‘68? È tutta un’altra storia, le mobilitazioni di questi giorni nascono dalla disillusione e dalla paura di perdere ciò che resta, non dalla promessa di un futuro migliore

C’

DI ALESSANDRO SANSONI

è chi già vorrebbe azzardare un parallelo con il Sessantotto: lo scontro generazionale, manifestazioni in tutta Europa, la sfida all’ordine costituito… Suggestivo, ma le circostanze appaiono un po’ diverse. Innanzitutto, occorrerà verificare quanto durerà l’ondata di proteste e la mobilitazione studentesca a cui abbiamo assistito in questi giorni. È vero che in Francia assistiamo a cortei ed occupazioni già da alcune settimane, ma, almeno per quanto concerne l’Italia, tre giorni di manifestazioni non fanno un Sessantotto. Poi, ci sono delle differenze, sotto il profilo storicosociale, profonde rispetto a quanto accaduto 58 anni fa. Alla fine degli anni Sessanta l’Italia era un paese che, pur vivendo una fase di ristrutturazione del capitalismo (come si diceva all’epoca), godeva, in ogni caso, di un ciclo economico espansivo e progressivo. Era la distribuzione iniqua della nuova ricchezza creatasi che alimentava le tensioni sociali e le rivendicazioni, in particolare della classe operaia (un blocco sociale per antonomasia ben definito e numeroso), miravano ad ottenere un miglioramento della propria condizione. La centralità di cui godevano i lavoratori delle fabbriche, li rese immediatamente interlocutori privilegiati degli studenti, che – in forme più o meno velleitarie – provarono a saldare le proprie lotte con le loro. Oggi, invece, a protestare contro il caro carburante, dando un risvolto economico-sociale alla mobilitazione, sono autotrasportatori e agricoltori, in particolare quelli meridionali. Parliamo, dunque, di due categorie marginali per molti aspetti, che provano non a migliorare la propria condizione, ma a

difendere quel poco che hanno, per di più in una fase di trasformazione del “capitalismo” sostanzialmente regressiva dal punto di vista del benessere diffuso. Senza contare che, anche sotto il profilo dell’immaginario e del retroterra culturale, sono distanti anni luce dagli studenti. I giovani, poi, a differenza del Sessantotto, sono minoranza nel paese, non lanciano la propria sfida al futuro, quanto piuttosto una generica rabbia verso un presente da cui sono disillusi. Inoltre, mentre allora nel bene e (soprattutto) nel male, era in atto una rivoluzione culturale contro l’Italia tradizionale e rurale, volta alla secolarizzazione e all’americanizzazione della società, oggi invece di cultura se ne vede oggettivamente poca. Questo perché, per molti aspetti, a livello di protesta studentesca e di scontro generazionale, il Sessantotto fu un conflitto tutto interno alle élites economico-sociali (cui gli studenti appartenevano) che guidavano il paese, come avrebbero dimostrato i successi politici e professionali dei protagonisti di quella stagione negli anni a seguire, per dirla con Emannuel Carrère. Sull’oggi non abbiamo la controprova, ma dalle immagini che scorrono in tv e sui social, tanto in Francia quanto in Italia, i più attivi nei disordini sono ragazzi delle periferie urbane, maranza, spesso giovani immigrati di seconda e terza generazione. In un mondo che tende a bloccare uno dopo l’altro tutti gli ascensori sociali ancora disponibili, ci riesce difficile prevedere un futuro roseo per coloro che sono andati in Piazza Duomo a Milano a sfasciare le vetrine dei negozi. Insomma, tutto lascia credere che le circostanze siano profondamente differenti e che lo scontro generazionale esista oggettivamente, ma che, almeno in Europa, i giovani lo ab-

biano già perso, al netto delle strumentalizzazioni pre-elettorali abbozzate dalla sinistra, che prova a distinguere la protesta “sana” e democratica da quella violenta. Oggi come allora. Solo che oggi ciò avviene in modo del tutto estemporaneo, così come estemporaneo è l’ammiccamento “al Sud dimenticato” e “alle categorie colpite dal carovita”. Come se per decenni il ceto medio e la piccola borghesia non fossero stati abbandonati a

loro stessi proprio da quelle classi dirigenti figlie del Sessantotto che negli ultimi trent’anni hanno inneggiato alla globalizzazione e alle politiche di austerity dell’Unione Europea, lasciando alla destra, in tutto l’Occidente, il compito di rappresentarne le istanze. Di queste settimane resteranno i negozi distrutti e i centri storici devastati, in Francia addirittura i municipi dati alle fiamme e la sensazione che Donald

Trump non abbia tutti i torti quando interpreta gli incidenti nelle città transalpine come il prodotto di una immigrazione per troppo tempo incontrollata e delle tensioni che essa ha generato. Preludio di conflitti civili futuri, che potrebbero interessare anche le città dell’Italia Settentrionale, alla luce delle analoghe trasformazioni demografiche che i flussi migratori, in questo ultimo quarto di secolo, hanno determinato.


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Giorgia Meloni aveva chiesto una condanna unanime di tutti

La sinistra dalla parte dei violenti All’assemblea nazionale del PD non arrivano parole chiare dalla Schlein. Bonelli e Sala attaccano le forze dell’ordine accusandole di impreparazione e di violenza

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DI ROBERTO LAMATTINA

opo le proteste dei giorni scorsi degenerate in violenza in tantissime città italiane il Presidente del Consiglio aveva chiesto a tutte le forze politiche di prendere le distanze dalle manifestazioni e dai violenti. La richiesta di Giorgia Meloni era chiaramente incentrata sulla possibilità di costruire un clima nel quale la politica fosse distinta e distante da ogni azione violenta. Un appello a tutte le forze politiche per distinguere le ragioni della protesta dai metodi della protesta senza prestare il fianco nè gli alibi ad azioni di guerriglia urbana. LE PAROLE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO In un post su facebook Giorgia Meloni ha scritto: «Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la par-

tecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia. Dall’altro lato, però, non possiamo ignorare quanto accaduto in altre piazze italiane. A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo. A Torino sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro. A Bologna i disordini hanno portato alla chiusura precauzionale della stazione ferroviaria.Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città.Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è.Rinnovo la mia richiesta alle opposizioni: non siano ambigue su questo. Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello

chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica.Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile». Un appello che, in una democrazia matura avrebbe dovuto raccogliere il sostegno unanime di tutte le forze politiche senza distinguo. LA SINISTRA DIFENDE I VIOLENTI Purtroppo in Italia non è così. Elly Schlein nella sua relazione all’Assemblea Nazionale del PD non ha preso le distanze dai violenti. Il Segretario del PD ha detto che si devono ascoltare le ragioni della protesta senza una netta condanna di chi ha sfasciato le città limitandosi a dire che il PD ha sempre condannato le violenze. Una scelta che non sembra una condanna chiara e specifica ma un generico richiamo ideoogico ed ideale senza specificazioni temporali. Il Sindaco Sala, addirittura, se la prende con le forze

dell’ordine ritenute inadeguate nella gestione dell’ordine pubblico e pronte ad usare violenza nei confronti degli studenti. Una linea analoga esprime anche Bonelli che si chiede chi ci sia dietro le violenze facendo riferimento al fatto che le manifestazioni siano state organizzate da un comitato spontaneo. Nessuno di questi ha notato la presenza dei centri sociali che loro hanno coccolato, nè la concomitanza con iniziative dei movimenti della sinistra istituzionale. È la solita e

stanca litania degli infiltrati che ricorda da vicino le sedicenti brigate rosse. LE REAZIONI DEL CENTRODESTRA Netta condanna delle violenze da parte del centrodestra Piantedosi e Larussa difendono le forze dell’ordine dalle critiche mosse da Sala e si dichiarono pronti ad ogni ulteriore misura per evitare nuove tensioni nelle piazze. Dello stesso avviso Matteo Salvini mentre Giorgia Meloni esprime la propria solidarietà alle forze dell’ordine.


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Il presidente interviene dopo giorni di tensioni nelle piazze: possibili divieti ai cortei e un tavolo con partiti, sindacati e studenti

Macron, stretta dopo gli scontri in Francia «Mai confondere dissenso e devastazioni» A

DI VITO ERRICHETTI

lle 20 Emmanuel Macron è comparso in tv per rivolgersi a una Francia segnata dalle manifestazioni e dalle violenze. Ha parlato al Paese «in un momento di estrema gravità», esprimendo rabbia e vergogna e definendo sediziosi quanti hanno devastato le città. Una parola pesante, destinata a segnare il confronto politico dei prossimi giorni. Perché, oltre agli annunci, conta anche il modo in cui un presidente descrive ciò che sta accadendo. IL DISCORSO: LA MANO DURA E IL TAVOLO Il messaggio, in sostanza, era doppio. Ai casseurs Macron ha promesso fermezza, denunciando la «violenza inaudita» subita dalle forze dell’ordine e chiedendo indagini rapide: «Le punizioni devono essere esemplari». Poi l’impegno sui danni: «Chi ha distrutto i beni dovrà pagare e risarcire».La stretta riguarda anche le piazze. I prefetti, di concerto con i sindaci, dovranno proteggere città, edifici pubblici e attività commerciali. «Ove necessario, vieteranno determinate manifestazioni», ha annunciato il presidente, chiedendo a partiti, organizzazioni professionali e sindacati una condanna inequivocabile delle violenze e un appello alla calma.Ma Macron ha anche tracciato una distinzione essenziale: migliaia di cittadini hanno manifestato per rivendicazioni legittime e «mai dobbiamo confondere questi ultimi con quelli invece che hanno distrutto, danneggiato, saccheggiato». È il punto su cui si regge il discorso: garantire l’ordine senza cancellare le ragioni della protesta. «Non dobbiamo nemmeno permettere che la violenza impedisca l’ascolto di tali istanze».Il formato dice già molto. L’allocuzione solenne, di domenica sera, a reti unificate, segnala che l’Eliseo considera la situazione fuori dall’ordinario. Prima del discorso c’era sta-

to il vertice delle 17.30 con il premier e i ministri competenti, su economia e commercio, assicurazioni e seguito giudiziario. Fronti sui quali i sindaci delle città colpite chiedevano impegni precisi.Il primo ministro Sébastien Lecornu riunirà «nei prossimi giorni» partiti, sindacati e rappresentanti di liceali e studenti. Sul carovita, Macron ha riconosciuto le difficoltà legate ai carburanti, richiamando le conseguenze della situazione nel Golfo Persico. «Già da domani mattina adotteremo decisioni e parleremo con i rappresentanti dei Paesi del Golfo per cercare una soluzione alla situazione».Il presidente ha citato anche il confronto con i distributori per trovare un accordo sui prezzi. Ci sono dunque impegni sul terreno economico, ma resta da misurarne l’effetto sulle spese quotidiane. Lo ha riconosciuto lui stesso: «So che i francesi e le francesi si aspettano dei risultati concreti». Per chi deve fare rifornimento o riaprire un negozio danneggiato, saranno risorse e tempi a dare sostanza alle parole. DA UN VIDEO SU TIKTOK ALLA PIAZZA: COME È COMINCIATA Per capire il 17 ottobre bisogna tornare a settembre. L’appello è nato in un video TikTok del profilo «V2», un ragazzo che denunciava il rincaro dei prezzi e si presentava senza appartenenze politiche. Poi sono arrivati i manifesti generati con l’intelligenza artificiale, che annunciavano il ritorno dei gilet gialli. Jérôme Rodrigues, volto storico del movimento del 2018, ha preso le distanze: «niente che venga da noi». Una mobilitazione nata fuori dalle sigle tradizionali e diventata in poche settimane un fatto nazionale.Il motore sono stati i liceali, in piazza dalla fine di settembre con blocchi e cortei organizzati attraverso i social. Le giornate si sono succedute come atti di una pièce: la terza ha portato in strada 266mila

persone, mentre il governo sospendeva l’uso delle granate assordanti dopo le accuse di violenze della polizia. È poi arrivato l’annuncio dell’invio di circa 3.000 docenti supplenti nelle scuole, una delle richieste dei ragazzi.Martedì scorso, a Parigi, è andato in scena il quinto atto, con otto stazioni della metropolitana chiuse. Per sabato 17, in piena pausa scolastica, gli studenti puntavano a una «convergenza delle lotte», sperando di essere raggiunti da lavoratori, agricoltori, infermieri e pompieri.Le piazze hanno restituito questa mescolanza: ex gilet gialli, universitari, attivisti del clima, agricoltori e sindacalisti. Le presenze sono state 550mila secondo il ministero, 800mila secondo gli organizzatori. Trentaduemila persone a Tolosa, cinquemila a Besançon, migliaia a Nantes e Brest, mille a Reims, ottocento a Cherbourg. Una mobilitazione diffusa, ben oltre la capitale.Nei cortei si respirava, secondo diverse testimonianze, un «ras-le-bol» generale: un’esasperazione capace di tenere insieme condizioni e richieste differenti. Lola, 19 anni, ha spiegato a Reuters che «il costo della vita è troppo duro». Una frase che riporta il confronto alla difficoltà di sostenere le spese e immaginare il pro-

prio futuro.E poi c’era la musica. Nel corteo parigino, verso place de Clichy, i ragazzi sfilavano tra slogan e ritornelli da fanfara. Uno, soprattutto: «J’ai deux passions: la fanfare et la révolution», ho due passioni, la fanfara e la rivoluzione. Un coro da festa di paese con dentro una delle parole più impegnative del vocabolario politico francese. Il corteo, secondo i cronisti presenti, è proseguito senza incidenti di rilievo. Immagini difficili da accostare alle devastazioni successive, ma che appartengono alla stessa giornata e non possono sparire dal racconto.A margine delle manifestazioni è arrivato il resto. Municipi di Marsiglia e Lille brevemente invasi, mortai e fuochi d’artificio, idranti, gas lacrimogeni a Saint-Étienne tra la folla in fuga, saccheggi di negozi. A Limoges l’hôtel de ville è stato colpito da un incendio, nonostante l’intervento dei pompieri. Il bilancio riportato è di oltre 1.800 fermi e più di 500 feriti tra poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco. Il governo parla di violenze di una gravità senza precedenti. Nella notte i saccheggi sono ripresi a Parigi, dove sono intervenute le CRS 8.Quanto fosse ampia la componente violenta rispetto alla partecipazione complessiva resta una que-

stione centrale. Distinguere chi manifestava da chi saccheggiava serve a individuare le responsabilità e a evitare che le devastazioni assorbano ogni discussione sulle ragioni della protesta. IL NODO POLITICO E COSA RESTA APERTO Macron ha scelto fermezza e dialogo, sotto la pressione delle opposizioni e dei sindaci che chiedono risposte sui danni. Il rischio è duplice: che l’ascolto annunciato dopo le devastazioni trasmetta l’idea che occorrano le fiamme per ottenere attenzione e che la promessa di ordine appaia tardiva a chi ha visto sfondare le proprie vetrine. Il precedente dei gilet gialli del 2018 torna alla memoria: il carburante, il carovita, il presidente che parla dopo le violenze. Stavolta liceali e studenti hanno assunto un ruolo centrale, mostrando una capacità di organizzazione con cui il governo dovrà confrontarsi.La verifica sarà nei fatti: il tavolo di Lecornu, gli interventi sui carburanti, i risarcimenti. Senza risultati, il confronto rischia di sembrare un modo per guadagnare tempo. Perseguire chi saccheggia è necessario, ma non risolve le difficoltà di chi manifestava pacificamente. Le strade si possono svuotare, il carovita resta.


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CRONACHE DAL FUTURO

La Rubrica

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a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE

Musk non ha dimenticato il futuro e ci ricorda che il progresso deve anche farci sognare

La Tesla sul tetto, dove mettiamo i pannelli?

“U

na nuova vita vi attende nella colonia Extra-Mondo. L'occasione per ricominciare in un Eldorado di buone occasioni e di avventure.” (Voce da Blade Runner) Una rampa vertiginosa, un’automobile che si capovolge, si stacca da terra, ruota nell’aria e torna a posarsi sulle ruote. Sembra KIT o la Delorean di Emmett Brown, invece Tesla l’ha fatto davvero in Texas il 15 ottobre, presentando la nuova Roadster. Sul palco, naturalmente, Elon Musk (ne devi fare però di strada per arrivare a zio Steve), regista di uno spettacolo costruito per lasciare il pubblico a bocca aperta. Il dettaglio più sorprendente? Per un istante, quella macchina ha davvero volato.Non nel senso di auto che sorvolano le città evitando il traffico alla ricerca di cyborg per il ritiro,la Roadster ha compiuto una breve manovra aerea grazie a propulsori a gas compresso sviluppati con SpaceX, l’altra creatura industriale di Musk. È un prototipo, non un mezzo pronto all’uso, la versione più estrema non è omologata per la strada e la produzione è annunciata per il 2028. Distinguere una dimostrazione spettacolare da una rivoluzione già disponibile è necessario, ma sarebbe un errore liquidare tutto come una trovata pubblicitaria. Certo, di promesse Musk ne ha fatte tante, un bravo marinario, la Roadster era stata annunciata nel 2017 e avrebbe dovuto arrivare nel 2020 (no il covid non centra una cippa). I rinvii si sono accumulati: i proclami corrono più veloci dell’ingegneria. Restano domande su costi, sicurezza e utilità concreta,eppure il punto non è soltanto quando potremo comprare quell’auto,è ciò che accade quando qualcuno prova a spostare, davanti a milioni di persone, il confine di ciò che consideriamo possibile.Un episodio racconta bene il personag-

gio,nel 2018 Musk aveva fatto salire una Tesla Roadster su un Falcon Heavy, spedendola nello spazio con un manichino in tuta da astronauta al volante. Un gesto geniale e provocatorio: un’auto lanciata oltre la Terra, più utile all’immaginario che alla scienza. Oggi il percorso sembra invertirsi. Non è più una Tesla a viaggiare sopra un razzo, ma una Tesla a prendere in prestito la tecnologia dei razzi per staccarsi dall’asfalto. Il simbolismo è perfetto, sipario bene bravi grazie bis. Per capire l’emozione bisogna tornare indietro., c’è stata un’epoca in cui il futuro aveva un volto riconoscibile: quello della NASA, la conquista dello spazio era anche un racconto collettivo. Bambini e adulti guardavano il cielo e avevano la sensazione di assistere alla storia mentre veniva scritta, non serviva essere ingegneri per sentirsi parte di quell’avventura. La NASA continua a essere fondamentale per la ricerca e l’esplorazione. Sarebbe ingiusto sostenere che abbia smesso di costruire il futuro, ma è cambiato il modo in cui quel futuro arriva nell’immaginario pubblico. Forse è il racconto dell’esplorazione a essersi perso tra comunicati e numeri, più che la

sua audacia scientifica. Oggi le immagini che catturano l’attenzione sono spesso quelle dei Falcon 9 che rientrano verticalmente e si posano sulle piattaforme, come se una scena impossibile fosse diventata routine, o delle gigantesche Starship, progettate per un trasporto spaziale riutilizzabile. Bisogna riconoscere un fatto: SpaceX non vive solo di annunci, ha trasformato, infatti, il riutilizzo dei razzi in una pratica operativa e porta astronauti alla Stazione spaziale internazionale per conto della NASA. Il primo volo con equipaggio della Crew Dragon, nel 2020, ha segnato un passaggio storico, non è la sostituzione del pubblico con il privato, ma una collaborazione tra investimenti pubblici, ricerca e industria. Musk ha avuto il merito di rendere visibile, e spesso travolgente, questa trasformazione.Il problema è che il visionario e l’uomo sono inseparabili. Musk è al tempo stesso una figura divisiva, per le sue dichiarazioni, le incursioni politiche, lo stile aggressivo e la tendenza a trasformare ogni confronto in uno scontro. Anche il modello di lavoro delle sue aziende merita attenzione: negli stabilimenti statunitensi di Te-

sla i tentativi di sindacalizzazione non hanno portato a una rappresentanza sindacale consolidata, in Germania il rapporto con IG Metall è stato conflittuale, le critiche sulle condizioni di lavoro non sono dettagli secondari. Chi ammira l’innovazione deve pretendere standard elevati per chi la rende possibile, non può esistere un futuro migliore se il prezzo del progresso è la perdita di tutele o la rinuncia alla sicurezza, non si baratta nulla con il benessere del lavoratore e ahinoi notizie recenti gridano vendetta. Progettare un razzo che torna a terra non rende condivisibili tutte le idee del suo capo, riconoscere i meriti di Musk non significa assolverlo dalle responsabilità, né dimenticare le migliaia di tecnici, ricercatori e operai senza i quali nessuna impresa esisterebbe, il futuro non dovrebbe essere costruito a spese di chi lo rende possibile. Resta però una sensazione difficile da ignorare: mentre molta tecnologia ci viene presentata come un aggiornamento software, Musk continua a mettere in scena oggetti che sembrano arrivare da domani. Un razzo che atterra, una capsula in orbita, un’auto che sfida la gravità. Non è

l’unico a innovare. Ma, nel racconto pubblico del futuro, Musk sembra quasi rimasto solo: pochi sanno dare all’innovazione una forma così immediata, quasi infantile nella sua capacità di meravigliare.Ed è forse questo il vero significato della Roadster volante. Non la promessa di parcheggiare sul tetto di casa, né l’idea che ogni intuizione di Musk diventi realtà. È il ritorno di una domanda che la tecnologia dovrebbe porci più spesso: “E se fosse possibile?”. La stessa domanda che accompagnava chi guardava i primi uomini camminare sulla Luna. Per giudicare il futuro serviranno dati, risultati, regole e diritti. Ma, per avere il coraggio di immaginarlo, serve ancora qualcuno capace di farci alzare gli occhi. “Io non so perché mi salvò la vita. Forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l'avesse mai amata... Non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita. Tutto ciò che volevano erano le stesse risposte che noi tutti vogliamo: "Da dove vengo?" "Dove vado?" "Quanto mi resta ancora?" Non ho potuto far altro che restare lì e guardarlo morire.” (Rick Deckard – Blade Runner)


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Cronache Lucane In una nota l’amministratore del Consorzio Industriale invita a contribuire economicamente per la realizzazione di un evento

Di Sanza chiede i soldi agli imprenditori Siamo sicuri che il management non si lasci condizionare dalle eventuali dichiarazioni di adesione? Siamo sicuri che le imprese non si lascino condizionare dal fatto che a chiedere i soldi sia chi gestisce i servizi? Maggiore prudenza sarebbe stata neccessaria

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__Di Sanza

DI MASSIMO DELLAPENNA

l Consorzio Industriale di Matera lo ha chiamato Sud/Nord Invest e si terrà a Matera. Nelle intenzioni dei protagonisti, malgrado il titolo che ricorda vagamente una canzone degli 883, dovrebbe essere un evento per parlare di politiche e di sviluppo industriale. Fino a qui nulla di cui preoccuparsi. Se la notizia si fermasse qui sarebbe solo

da lodare ma, purtroppo, nei meandri della notizia c’è un fatto piuttosto bizzarro ed altamente preoccupante sia per il contesto oggettivo sia per i potenziali risvolti. LA QUESTUA TRA GLI IMPRENDITORI Il Consorzio Industriale ha mandato una lettera agli imprenditori che usufruiscono dei servizi della struttura di dare un contributo per lo svolgimento dell’evento. Lo ha fatto

con tanto di carta intestata, firma e sigillo. La lettera reca la pregiatissima firma di Antonio Di Sanza, amministratore del Consorzio. In pratica l’ente che gestisce i servizi industriali della Provincia di Matera dice apertis verbis che siccome deve organizzare un evento e questo evento è importante, gli imprenditori devono dare un contributo. Se fosse un festa patronale potremmo parlare di una vera e propria questua. Ma, purtroppo, non è una festa patronale. Qui le questioni diventano un po’ più inquietanti. CHI CONTROLLA I CONTROLLORI? Il Consorzio Industriale, infatti, non è il comitato feste di una qualsiasi parrocchia. È un ente che svolge un servizio pubblico proprio a favore degli imprenditori. Solo noi troviamo alquanto bizzarro il fatto che il controllore chieda ai controllati dei soldi per poter fare un evento? Il rapporto economico tra controllati e controllore dovrebbe essere

inesistente se non nei limiti della gestione dei servizi affidati. Qui si chiede apertamente un contributo libero. Se volessimo fare ironia potremmo ricordare le frasi riportate in tanti film non propriamente incentrati sulle logiche della trasparenza e della buona amministrazione. Non volendo fare ironia ci chiediamo soltanto chi controllerà i controllori, chi custodirà i custodi, chi garantirà che la collaborazione economica non sia uno strumento di valutazione delle scelte del Consorzio verso le imprese. DI SANZA AVRÁ EQUANIMITÁ DI GIUDIZIO? Senza voler citare azioni compiute da vecchi protagonisti delle cronache di Albanella ci chiediamo, molto più banalmente ma siamo davvero sicuro che gli imprenditori, vedendosi recapitare una lettera mandata dall’amministratore del Consorzio si sentano in piena libertà sostanziale di decidere o meno se partecipare? Siamo davvero sicuri che Di Sanza, nella sua discre-

zionalità amministrativa, non sarà condizionato dal fatto che un’impresa abbia o meno contribuito all’importante evento? Domande alle quali noi non siamo in grado di rispondere ma, soprattutto, che avrebbero dovuto essere la base dell’azione amministrativa. Domande che si sarebbe dovuto porre Antonio Di Sanza prima di prendere la carta intestata del consorzio per scrivere e firmare una lettera di richiesta di contributi alle imprese che vivono i servizi del consorzio? Alla moglie di Cesare non basta essere casta, è necessario anche che appaia tale. Forse Di Sanza non si sente la moglie di Cesare ma certamente è un gestore di un servizio pubblico, nominato da un ente pubblico e controllato da un ente pubblico. Sicuramente sarebbe stata necessaria una maggiore prudenza anche per evitare potenziali condizionamenti e rischiose polemiche. La prudenza, però, a quanto pare non alberga nelle decisioni del Consorzio Industriale di Matera.


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Primo piano

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A Marconia e Matera bilancio dei quattro anni di governo, a Lavello raccolta firme contro il velo integrale.Presto altre tappe

Gazebo di FdI in Basilicata, Rosa: «Ascoltiamo la gente»

POTENZA. Il confronto sul bilancio di quattro anni di governo e la raccolta di firme sul divieto del velo integrale hanno portato Fratelli d’Italia nelle piazze di tre comunità lucane. Sabato 17 ottobre i gazebo informativi del partito hanno fatto tappa a Marconia di Pisticci, Matera e Lavello. A tracciare un bilancio degli appuntamenti è il senatore Gianni Rosa, che sottolinea la partecipazione dei cittadini e richiama il valore del rapporto diretto con il territorio. A Marconia e a Matera l’iniziativa è stata dedicata al tema Il Governo + stabile, l’Italia + forte, con un bilancio dei quattro anni di attività dell’esecutivo. A Lavello, invece, la raccolta di firme ha riguardato le proposte per vietare il velo integrale e contrastare l’integralismo islamico. Se-

condo quanto riferito dal parlamentare, cittadini di ogni età si sono fermati ai gazebo per chiedere informazioni, confrontarsi e sottoscrivere le iniziative promosse dal partito. Rosa legge nell’adesione ai tre appuntamenti un segnale di interesse per le questioni al centro del dibattito pubblico. Un riscontro che accompagna al ringraziamento rivolto sia a chi ha partecipato sia a quanti hanno curato la presenza nelle piazze. «Ringrazio i cittadini che sono venuti a trovarci, i volontari e i militanti che hanno reso possibili queste giornate», afferma. Il punto su cui il senatore insiste è il significato di questi incontri per chi ricopre un incarico di rappresentanza. «I gazebo sono un modo semplice e diretto di fare politica: si ascolta, si spiega, si

raccolgono osservazioni e critiche». Una funzione che, nelle sue parole, richiede una presenza nelle comunità: «Chi ha l’onore di rappresentare un territorio non può farlo dai palazzi. Deve stare tra la gente, nelle piazze e nelle strade dei nostri comuni». Il legame con i cittadini viene indicato come la condizione per trasferire in Parlamento le necessità della Basilicata, senza distinguere tra i centri maggiori e le realtà più piccole. «Quello che ascolto nelle piazze diventa il mio lavoro nei giorni successivi», aggiunge Rosa, collegando il confronto pubblico all’attività parlamentare. Il senatore annuncia infine che gli appuntamenti sul territorio proseguiranno nelle prossime settimane, ribadendo l’impegno a essere presente in ogni angolo della regione.

A Tursi il secondo ciclo del percorso “Alcide De Gasperi” con Nevi e Di Matteo. Pierro sottolinea l’entusiasmo dei giovani lucani

Via alla scuola di politica di FI, agricoltura al centro del forum TURSI. Agricoltura e Made in Italy al centro della prima lezione della scuola di formazione politica Alcide De Gasperi nella provincia di Matera. Il secondo ciclo del percorso promosso da Forza Italia Giovani Basilicata si è aperto venerdì 16 ottobre nella sala consiliare di Tursi, con un incontro moderato dalla segretaria cittadina del movimento, Filomeri Bruneo. Relatori il portavoce nazionale del partito Raffaele Nevi, componente della commissione Agricoltura della Camera, intervenuto in collegamento, e l’assessore comunale all’Agricoltura Antonio Di Matteo, perito agrario. Il segretario regionale dei giovani azzurri, Simone Pierro, parla di un avvio riuscito: «Anche la Provincia di Matera ha risposto con entusiasmo all’esigenza di noi giovani di formarci e di imparare concretamente cosa significhi fare politica». Pierro ringrazia in particolare la segretaria provinciale Antonella Iacovino e il responsabile della formazione Filippo Solimando per l’organizzazione, insieme ai relatori e ai dirigenti che hanno sostenuto l’appuntamento.

IL SEGRETARIO: «RIPARTIRE DAI TERRITORI»

Bardi punta sui giovani: «Valorizzare nuove leve»

Sono intervenuti da remoto il presidente e segretario regionale del partito Vito Bardi e il consigliere regionale Michele Casino. Presente il vicesegretario regionale Vincenzo Taddei, che ha insistito sulla preparazione della futura classe dirigente. Tra i ringraziamenti anche quello al segretario provinciale Gianluca Modarelli. Roberta Taddei, componente della segreteria nazionale giovanile, collega la lezione alle difficoltà denunciate dagli agricoltori del Mezzogiorno. Richiama il divario tra la fatica dei produttori a ricavare un reddito dignitoso e i prezzi crescenti per i consumatori. «Difendere il Made in Italy significa innanzitutto difendere chi quel Made in Italy lo ren-

de possibile ogni giorno, con il proprio lavoro», afferma, chiedendo alla nuova generazione politica ascolto e soluzioni concrete. Per Iacovino, la partecipazione dimostra quanto i ragazzi del territorio abbiano «fame di contenuti, competenza e buona politica». Solimando sottolinea invece il valore del ritorno nel paese lasciato a quindici anni: «La politica non si improvvisa: richiede studio, preparazione e la capacità di trasformare le idee in proposte concrete». L’obiettivo è offrire ai giovani strumenti per essere protagonisti del presente. «Credo in una Basilicata in cui restare sia una scelta, non una rinuncia», conclude.

TURSI. «Investire nella formazione significa costruire una Forza Italia sempre più preparata, radicata nei territori e capace di valorizzare nuove energie». Vito Bardi, presidente della Regione e segretario regionale del partito, sostiene il secondo ciclo della scuola Alcide De Gasperi, avviato a Tursi dai giovani azzurri. «Come segreteria regionale continueremo a sostenere questo percorso, mettendo a disposizione la nostra esperienza e creando opportunità di crescita», assicura. Bardi lega la scelta di dedicare la prima lezione all’agricoltura e al Made in Italy alle risorse individuate dalla giunta per aiutare il comparto e contrastare il caro carburante. Un risultato per il quale richiama l’impegno dell’assessore Francesco Cupparo e degli uffici del dipartimento Sviluppo economico. Il segretario ringrazia Raffaele Nevi e Antonio Di Matteo per il contributo all’incontro e rivolge un plauso a Simone Pierro, Filippo Solimando e ai ragazzi impegnati nel progetto, ai quali garantisce la disponibilità della segreteria regionale. «Il futuro del nostro partito si costruisce anche attraverso il loro entusiasmo e la loro preparazione», conclude.


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Il senatore di Fdi promuove il via libera europeo e riconosce a Meloni un ruolo decisivo: «Attesi benefici per famiglie e consumatori»

Energia, Rosa: «Una svolta per difendere le imprese»

POTENZA. Un intervento europeo per ridurre i costi dell’energia e difendere la competitività delle imprese. Il senatore di Fdi Gianni Rosa, vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Madama, accoglie con favore il via libera comunitario sul fronte energetico e attribuisce alla determinazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni un ruolo decisivo nel risultato. «Una risposta coordinata, rapida e strutturale era l’unica via percorribile», afferma Rosa, secondo il quale nessuno Stato membro avrebbe potuto fronteggiare da solo la fiammata dei prezzi e la pressione sui mercati globali. Il passaggio europeo rappresenta, nella sua valutazione, la premessa per intervenire sui costi strutturali dell’energia, con ricadute attese sia sulle attività produttive sia sui

consumatori. Al centro del ragionamento del parlamentare c’è il rapporto tra transizione ecologica e tenuta del sistema industriale. Durante il confronto, sostiene, l’Italia ha ribadito una linea precisa: «La transizione ecologica non può e non deve trasformarsi in un processo di deindustrializzazione forzata». Una posizione che Rosa lega alla necessità di garantire condizioni di concorrenza equilibrate alle aziende italiane ed europee. Chiedere alle imprese di misurarsi con i colossi globali sostenendo costi energetici stabilmente superiori a quelli dei concorrenti internazionali, osserva il senatore, costituiva «una contraddizione non più sostenibile». Il nodo, dunque, riguarda il peso dell’energia sulla capacità delle aziende di competere e sui loro costi opera-

tivi. Secondo Rosa, il pacchetto di misure e i decreti sbloccati a livello comunitario consentiranno un allentamento immediato della pressione sulle bollette. Il passaggio successivo, nelle intenzioni indicate dal parlamentare, sarà trasformare le decisioni eu-

ropee in effetti concreti sul piano nazionale. «L’obiettivo del Governo resta quello di tradurre immediatamente questi risultati europei in benefici tangibili per i bilanci delle famiglie, per il carrello della spesa e per la competitività dell’intera base industriale italiana».

Dieci milioni contro i rincari, altrettanti per ridurre i costi produttivi e un fondo da cinque per anticipare i ristori da calamità

Agricoltura, dalla Regione 25 milioni Taddei (FI): «Una risposta concreta»

POTENZA. Un sostegno immediato alle aziende agricole, interventi sui costi di produzione e liquidità per chi ha subito danni dalle calamità naturali. Sono i tre fronti del pacchetto da 25 milioni di euro della Regione Basilicata sul quale interviene Vincenzo Taddei, vicesegretario regionale vicario di Forza Italia, esprimendo apprezzamento per la linea del presidente Vito Bardi e della Giunta. Il commento arriva dopo il chiarimento fornito dal governatore al termine del confronto con Coldiretti. Per Taddei, le risorse stanziate rappresentano «una risposta concreta per far fronte alle reali emergenze delle nostre aziende» e confermano l’attenzione dell’esecutivo verso un comparto considerato strategico per l’economia lucana. «Il chiarimento fornito dal presidente Vito Bardi all’esito del confronto con Coldiretti dà conferma di un governo regionale che non lascia soli gli agricoltori», afferma l’esponente di Forza Italia. Una valutazione che accompagna l’analisi delle tre componenti dell’intervento, tra necessità urgenti e programmazione. La prima riguarda i 10 milioni destinati a fronteg-

APPELLO A GOVERNO E REGIONE SUI COSTI

Il caro gasolio allarma i vescovi della Lucania

giare l’impennata dei costi e a dare respiro alle imprese. «Parliamo di un impianto chiaro e responsabile», osserva Taddei, che affianca alla risposta immediata il valore delle ulteriori misure previste. Altri 10 milioni riguardano infatti l’estensione dell’intervento straordinario della programmazione europea Csr: una scelta che, secondo il vicesegretario, punta a incidere in modo strutturale sulle bollette energetiche e sulle spese vive di produzione. Il terzo tassello è il fondo rotativo da 5 milioni di euro, destinato ad anticipare liquidità alle aziende colpite dalle calamità naturali. Taddei ne sottoli-

nea la funzione di sostegno in attesa dei risarcimenti ministeriali, i cui tempi rischiano di lasciare le imprese senza le risorse necessarie per affrontare le conseguenze dei danni subiti. «Forza Italia è e sarà sempre al fianco di chi lavora la terra e crea ricchezza per la Basilicata», ribadisce. Per l’esponente azzurro, il settore ha bisogno di risorse certe e serietà istituzionale. La strada indicata da Bardi e dalla Giunta, conclude, va in questa direzione: tradurre il dialogo con le categorie in «atti amministrativi veloci ed efficaci», a tutela dell’economia regionale e del futuro delle comunità.

POTENZA. Il caro carburante mette in difficoltà agricoltura e autotrasporto, minacciando il lavoro e il futuro delle comunità lucane. La Conferenza episcopale di Basilicata esprime preoccupazione per le mobilitazioni in corso e rivolge un appello al Governo e alla Regione perché affrontino, ciascuno per le proprie competenze, il peso dei rincari e le ricadute sui due settori. L’aumento dei costi di produzione e dei prezzi, sottolineano i vescovi, colpisce tutti i cittadini, soprattutto chi dispone di minori risorse. «Una situazione che non può lasciare nessuno indifferente». In una regione costituita in larga parte da aree interne, agricoltura e trasporto delle merci sostengono le filiere locali e la possibilità di restare sul territorio: «Rappresentano anche una prospettiva e un’occasione di futuro». Le difficoltà delle imprese alimentano invece la solitudine sociale di chi vi lavora e rendono incerto l’orizzonte delle famiglie, con conseguenze sull’intera comunità. Da qui la richiesta alle istituzioni di garantire «la continuità e la salvaguardia del lavoro», tenendo conto della vitalità dei territori e delle condizioni di chi ogni giorno assicura produzioni e collegamenti.


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Tra Maratea e Trecchina si apre l’iter per autorizzazioni e gara. Il transito potrà riprendere dopo la rimozione delle rocce instabili e la sistemazione della parete

SP3, pronto il progetto per la sicurezza Previsti circa quaranta giorni di lavori

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onsegnato il progetto esecutivo per la messa in sicurezza della strada provinciale 3 Tirrena, in località Colla, tra Maratea e Trecchina. Il tratto resta chiuso dopo il distacco di materiale roccioso. Per arrivare al cantiere serviranno ora l’approvazione e la validazione degli elaborati, l’acquisizione dei pareri necessari e la gara per l’affidamento dei lavori. La durata delle opere è stimata in circa 40 giorni dall’effettivo avvio degli interventi.A comunicare la consegna, avvenuta il 16 ottobre nel rispetto dei tempi annunciati, è la Direzione Infra-

strutture e Mobilità della Regione Basilicata. Il progetto è stato predisposto dal raggruppamento di imprese Smart Project, incaricato dalla struttura commissariale di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico.Con questo passaggio si conclude la definizione degli interventi urgenti necessari a mettere in sicurezza il tratto e ripristinare la circolazione. Per la riapertura, tuttavia, potrebbe non essere necessario attendere il completamento di tutte le opere: la soluzione progettuale prevede la possibilità di rendere nuovamente percorribile la strada dopo

l’affidamento dei lavori, la rimozione degli elementi instabili e la messa in sicurezza della parete rocciosa.Non è ancora indicata una data per il ritorno al transito. La riapertura resta subordinata al raggiungimento delle necessarie condizioni di sicurezza, mentre i 40 giorni previsti dal cronoprogramma decorreranno dall’avvio effettivo del cantiere.Prosegue intanto il coordinamento quotidiano tra la Direzione regionale, la struttura commissariale e la Provincia di Potenza, proprietaria della strada, per completare gli adempimenti tecnici e ammini-

strativi e accelerare l’avvio dei lavori. L’obiettivo è ridurre i disagi per i cittadini e le attività econo-

miche del territorio, assicurando il rispetto delle verifiche e delle autorizzazioni necessarie.

Conclusa a Roma l’iniziativa della Settimana nazionale della Protezione civile. Pafundi: «Una maturità organizzativa e operativa straordinaria»

A Villa Borghese i volontari del Gruppo Lucano Esercitazioni e incontri per conoscere i soccorsi

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l Gruppo Lucano di protezione civile a Roma per mostrare ai cittadini le attività di prevenzione, ricerca e soccorso. Si è concluso ieri, a Villa Borghese, «Percorsi di protezione civile: un villaggio per conoscere il Servizio Nazionale», iniziativa promossa nell’ambito dell’ottava edizione della Settimana nazionale della Protezione civile e inaugurata alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.Durante i quattro giorni, il coordinamento nazionale del Gruppo Lucano ha partecipato con esercitazioni, stand e momenti formativi, contribuendo a far conoscere ad adulti, bambini e giovani il lavoro quotidiano del Servizio nazionale.Tra le attività presenta-

te, l’antincendio boschivo, con una squadra specializzata e un mezzo operativo. Spazio anche alle unità cinofile K9: i cani Oreste e Harriet, condotti da Giuseppe Bray, hanno mostrato insieme al team le operazioni di ricerca e soccorso.La partecipazione è stata preparata attraverso il lavoro istituzionale e organizzativo guidato dal presidente nazionale Pierluigi Martoccia, componente anche dell’Organismo direttivo della Commissione nazionale di Protezione civile. Al suo fianco la segreteria organizzativa diretta da Carmela Cianciarulo, il delegato al Dipartimento nazionale Giuseppe Muscatello e, per l’antincendio boschivo, Bogdan Georgian Du-

du, componente del Tavolo nazionale Giovani.L’appuntamento romano è arrivato a una settimana dalla prima partecipazione del Gruppo Lucano al Reas, il Salone internazionale dell’emergenza di Montichiari. Un doppio impegno che il coordinatore provinciale di Potenza, Donato Pafundi, legge come una conferma della crescita dell’organizzazione.«La nostra presenza a Roma, a una settimana dalla prima storica partecipazione al Salone internazionale dell’emergenza Reas di Montichiari, è il segno tangibile di una maturità organizzativa e operativa straordinaria», sottolinea Pafundi. «Passare da una vetrina internazionale alla cornice di Villa Borghese dimostra una capacità costante di rap-

presentare il volontariato del Sud Italia nei più prestigiosi palcoscenici, ponendoci come punto di riferimento tecnico, logistico e umano». Soddisfazione condivisa da Martoccia, che rivolge il ringraziamento alla rete dei volontari attivi in Basilicata, Campania e Calabria. «Ogni obiettivo, ogni tassello che riusciamo ad aggiungere alla nostra organizzazione è reso possibile dallo sforzo encomiabile e quotidiano della nostra rete capillare di volontari che opera nei piccoli e grandi centri di Basilicata, Campania e Calabria, ponendosi come un presidio a tutela delle comunità per ogni tipologia di emergenza. A loro va il nostro autentico ringraziamento».


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Il presidente D’Alema: «Il nostro obiettivo deve essere trasformare l’innovazione in crescita, valore aggiunto e lavoro qualificato»

Convegno Giovani imprenditori Confindustria: la Basilicata a Capri per il futuro dell’impresa

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na nutrita delegazione di giovani imprenditori lucani ha preso parte al 41esimo Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, svoltosi il 16 e 17 ottobre a Capri, presso il Grand Hotel Quisisana, dal titolo “StrategIA. Il futuro è un’impresa umana”. L’appuntamento, tradizionale momento di confronto tra imprese, istituzioni, università e protagonisti del mondo economico, ha posto al centro del dibattito il rapporto tra intelligenza artificiale, capacità competitiva e centralità della persona, interrogandosi sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e sulle responsabilità necessarie per governarne gli effetti. Un confronto di particolare rilevanza anche per la Basilicata, chiamata a rafforzare la propria base produttiva, accelerare i processi di innovazione e creare condizioni sempre più favorevoli alla crescita delle imprese e alla valorizzazione delle competenze. Presenti ai lavori il presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema con il presidente vicario Donato Macchia, il vicepresidente nazionale Francesco Somma, il vicepresidente Antonino Garramone e il direttore generale Giuseppe Carriero, il presidente dei Giovani Imprenditori lucani, Roberto Bocca con la vice presidente nazionale Maria Sabia. La partecipazione della delegazione lucana testimonia la volontà di Confindustria Basilicata di consolidare il dialogo con il sistema confindustriale nazionale e di accompagnare le nuove generazioni imprenditoriali in un percorso di formazione, apertura e condivisione di esperienze. Capri si conferma, in questa prospettiva, un luogo privilegiato per elabora-

re idee, costruire relazioni e contribuire alla definizione delle strategie che orienteranno il futuro industriale del Paese. I temi sviluppati dalla presidente nazionale dei Giovani Imprenditori, Maria Anghileri, richiamano una questione decisiva per il tessuto economico lucano: l’innovazione tecnologica può tradursi in crescita concreta soltanto se accompagnata da investimenti, competenze, infrastrutture adeguate e una visione capace di mettere al centro il capitale umano. L’intelligenza artificiale rappresenta una leva per migliorare produttività, organizzazione e qualità dei processi, ma richiede imprese pronte a investire e un contesto in grado di sostenere la trasformazione. Per la Basilicata, questa sfida si intreccia con la necessità di trattenere e attrarre giovani qualificati, rafforzare il trasferimento tecnologico, favorire la collaborazione tra imprese e mondo della ricerca e sostenere la crescita dimensionale e l’apertura internazionale delle aziende. La tecnologia, in altri termini, non deve essere considera-

ta un fine, ma uno strumento per rendere il sistema produttivo più competitivo, inclusivo e capace di generare opportunità durature. «Il messaggio che arriva da Capri – ha commentato il presidente D’Alema - è particolarmente significativo per una regione come la nostra, che dispone di competenze, realtà industriali dinamiche e importanti potenzialità di sviluppo, ma deve continuare a lavorare per superare fragilità strutturali e rafforzare la propria attrattività. L’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale possono offrire nuove opportunità alle nostre imprese, a condizione che siano accompagnate da investimenti, formazione, infrastrutture e politiche industriali capaci di sostenere chi produce e crea occupazione. La competitività non si costruisce isolatamente: occorre fare sistema tra imprese, istituzioni, università e centri di ricerca. Il nostro obiettivo deve essere trasformare l’innovazione in crescita, valore aggiunto e lavoro qualificato, affinché la Basilicata possa essere non soltanto desti-

nataria del cambiamento, ma protagonista delle nuove traiettorie di sviluppo». Un ruolo centrale nel percorso di trasformazione spetta alle nuove generazioni imprenditoriali, chiamate a interpretare il cambiamento con competenza, responsabilità e spirito di iniziativa. Per il presidente dei GI Basilicata, Roberto Bocca «il titolo del convegno racchiude una visione nella quale ci riconosciamo pienamente: l’innovazione ha valore quando amplia le possibilità delle persone, rende le imprese più forti e apre nuove prospettive alle comunità. Per noi giovani imprenditori lucani, governare la trasformazione significa investire nelle competenze, sperimentare nuove soluzioni e costruire aziende capaci di competere sui mercati senza perdere il legame con il territorio. La sfida è fare in modo che la Basilicata diventi sempre più un luogo in cui i giovani possano scegliere di restare, tornare e realizzare i propri progetti professionali. Per riuscirci servono una cultura d’impresa diffusa, reti di collaborazione e un confronto costante con il mondo della formazione e della ricerca. Capri ci ricorda che il futuro non si attende: si costruisce, insieme, attraverso scelte coraggiose e una responsabilità condivisa». Il valore del Convegno di Capri risiede anche nella capacità di tenere insieme visione nazionale e specificità territoriali, promuovendo un confronto aperto sulle condizioni necessarie per sostenere la crescita. In questa prospettiva, la Basilicata è chiamata a valorizzare le proprie vocazioni produttive, favorire l’incontro tra competenze e fabbisogni delle imprese e rafforzare la capacità di attrarre investimenti e professionalità.

Appuntamento alle 16 all'Unahotels Mh con AIAD, ANFIA e Centro Studi Confindustria per tracciare le nuove traiettorie di crescita del settore

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Automotive in transizione: oggi il convegno nella Città dei Sassi

ggi, alle ore 16, presso Unahotels Mh Matera, si terrà il convegno "Automotive: frontiere tecnologiche e transizioni verso Aerospazio e Difesa". L'evento mette a confronto rappresentanti del mondo industriale, istituzionale e accademico e unisce esperienze e prospettive dalla dimensione regionale a quella nazionale, con l’intento di far emergere le nuove traiettorie di crescita per il settore automotive. L’evoluzione tecnologica, i cambiamenti dei mercati e la crescente competizione internazionale richiedono alle imprese di ripensare strategie, processi e modelli di sviluppo, anche attraverso il dialogo con settori industriali ad alto contenuto tecnologico. L’iniziativa è promossa dal Cluster Lucano Automotive "Fab-

brica Intelligente", in collaborazione con Confindustria Basilicata e Cluster Lucano Aerospazio. Il programma prevede gli interventi di Giuseppe Cossiga, presidente AIAD, Roberto Vavassori, presidente ANFIA e Alberto Carboni, adviser Aerospazio del Centro Studi Confindustria, che offriranno contributi e chiavi di lettura sulle dinamiche industriali e sulle prospettive dei comparti coinvolti. A seguire, una tavola rotonda approfondirà le opportunità di collaborazione tra filiere, il ruolo dell’innovazione e della ricerca, lo sviluppo delle competenze e le condizioni per sostenere nuovi percorsi di crescita industriale. Il presidente del Cluster Lucano Automotive, Antonio Braia, curerà la relazione introduttiva.


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L’assessore alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr: «I nostri territori devono diventare protagonisti della progettazione e delle scelte europee»

A Matera il convegno Sud e Mediterraneo, Latronico: «Una nuova visione strategica»

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l futuro del Mezzogiorno passa dalla capacità di costruire una nuova visione strategica del Mediterraneo, valorizzando il ruolo dei territori, rafforzando la coesione sociale e creando opportunità concrete di sviluppo. La Basilicata può e deve essere protagonista di questo percorso, mettendo a disposizione le proprie risorse, le competenze e la capacità delle sue comunità di affrontare le sfide del cambiamento». Lo ha dichiarato l’assessore regionale Cosimo Latronico, intervenendo al convegno “Sud e Mediterraneo: dialogo necessario”, promosso a Matera dalla Federazione delle Associazioni Civiche del Sud e dal Circolo culturale La Scaletta. «Il tema del rapporto tra Sud e Mediterraneo – ha proseguito Latronico – assume oggi una rilevanza particolare in uno scenario internazionale attraversato da profonde trasformazioni. Il Mezzogiorno non può essere considerato una realtà periferica, ma deve diventare uno dei principali punti di riferimento per le relazioni economiche, culturali e sociali tra l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. Il dossier presentato a Matera richiama la necessità di superare una logica che vede il Sud soltanto come destinatario di risorse: i nostri territori devono diventare protagonisti della progettazione e delle scelte europee, attraverso la cooperazione tra istituzioni, università, imprese e società civile. Anche la prospettiva di una macroregione mediterranea merita un confronto serio e concreto». Il confronto ha posto al centro anche le sfide demografiche e territoriali,

già richiamate nel percorso che ha portato alla Carta di Matera. «Lo spopolamento e l’indebolimento delle aree interne rappresentano questioni centrali per il futuro della nostra regione. Il diritto a restare, richiamato nel dossier, deve tradursi nella possibilità effettiva di scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei territori di origine. Non basta contrastare la perdita di residenti: occorre investire nelle infrastrutture, nei servizi essenziali, nella formazione, nell’innovazione e nella capacità di attrarre nuove attività economiche, soprattutto per i giovani. La coesione territoriale si misura sulle opportunità reali offerte alle persone». «In questo quadro – ha aggiunto l’assessore – anche il rafforzamento della sanità territoriale assume un significato che va oltre la tutela della salute. Una rete efficiente di servizi sanitari e sociosanitari, capace di raggiungere le comunità più piccole e le aree marginali, costituisce un elemento fondamentale di coesione

sociale e territoriale. Le Case della Comunità, la telemedicina e i nuovi modelli di assistenza di prossimità rappresentano investimenti nella qualità della vita e nella tenuta stessa delle nostre comunità». Latronico ha quindi richiamato la necessità di una visione condivisa dello sviluppo. «La Basilicata possiede un patrimonio straordinario di risorse ambientali, culturali, produttive e umane. La sfida è mettere a sistema queste potenzialità, superando la frammentazione degli interventi e costruendo una strategia capace di collegare le aree interne ai grandi processi di trasformazione economica e sociale. In questa prospettiva, l’asse basentano rappresenta una direttrice strategica per la logistica, anche attraverso l’interporto di Ferrandina, chiamato a sviluppare una funzione di retroporto e piattaforma logistica a servizio del porto di Taranto. È un’opportunità per inserire la Basilicata nei grandi flussi commerciali del Mediterraneo, attrarre in-

vestimenti e generare nuove occasioni di lavoro. Il turismo, fondato sulla qualità dell’ambiente, sul patrimonio culturale e sul benessere, può generare nuove opportunità diffuse. La Basilicata può inoltre qualificarsi sempre più come regione della cura, valorizzando le attività assistenziali e i servizi alla persona. Le risorse energetiche, da quelle petrolifere a quelle idriche, costituiscono un patrimonio da gestire con responsabilità, coniugando sviluppo e sostenibilità. A queste prospettive si aggiunge l’economia spaziale, che trova nel Centro di Geodesia Spaziale di Matera un punto di riferimento di rilievo e un’opportunità per ricerca, innovazione e nuove competenze. Sono vocazioni diverse, ma complementari, che possono dare alla Basilicata un ruolo significativo nel dialogo e nella cooperazione euromediterranea». «Il confronto promosso oggi a Matera – ha concluso Latronico – si inserisce in un percorso di riflessione avviato da tempo, che ha trovato un passaggio importante nella Carta di Matera. Rivolgo un apprezzamento agli organizzatori, alla Federazione delle Associazioni Civiche del Sud e al Circolo La Scaletta, per aver riunito istituzioni, mondo accademico e società civile intorno a temi decisivi. Il dossier non deve restare un punto di arrivo, ma diventare uno strumento di confronto e di proposta. Il nostro impegno deve essere quello di trasformare il dialogo in progettualità concreta, affinché il Sud possa essere sempre più protagonista del futuro dell’Italia e dell’Europa».

Il presidente del Consiglio comunale di Potenza: «La politica deve saper trasformare la ricerca in scelte concrete»

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Sud e Mediterraneo, Smaldone: «Nuova stagione di sviluppo»

a politica deve imparare ad ascoltare la ricerca, a leggere i dati e a trasformare la conoscenza in decisioni concrete. Il futuro della Basilicata e del Mezzogiorno dipende dalla capacità della classe dirigente di affrontare oggi, con coraggio e lungimiranza, le sfide dei prossimi dieci anni». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio comunale di Potenza, Pierluigi Smaldone, intervenendo a Matera al convegno “Sud e Mediterraneo: un dialogo necessario”, promosso dal Circolo culturale La Scaletta e dalla Federazione delle Associazioni Civiche del Sud. «Questo lavoro rappresenta un patrimonio prezioso di analisi e proposte che le istituzioni hanno il dovere di valorizzare. Università, ricerca e istituzioni culturali devono diventare interlocutori permanenti della politica, perché non può esserci buona amministrazione senza conoscenza dei fenomeni e capacità di programmare». Il Presidente ha richiamato le principali cri-

ticità evidenziate dal dossier: spopolamento, denatalità, emigrazione giovanile, fragilità delle aree interne e disuguaglianze nell’accesso ai servizi. «Il diritto a restare deve diventare una priorità delle politiche pubbliche. Non possiamo limitarci a chiedere ai giovani di non partire: dobbiamo creare le condizioni affinché possano scegliere liberamente di costruire il proprio futuro nella nostra terra. La Basilicata non deve più essere considerata una periferia, ma un territorio strategico, capace di svolgere un ruolo centrale nella costruzione di una Macroregione Mediterranea. La nostra posizione geografica, il patrimonio culturale e ambientale, le università e le competenze presenti sul territorio sono punti di forza sui quali costruire nuove opportunità di sviluppo. Occorre superare la logica degli interventi frammentati e dei finanziamenti occasionali, costruendo una strategia condivisa e di lungo periodo, capace di garantire pari opportunità ai cittadini».


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Salvatore Albert Lombino, dalla Lucania arcaica a Evan Hunter, a Ed McBain, fino all’87mo Distretto che cambiò il romanzo poliziesco

Il centenario di Evan Hunter celebrato a Ruvo del Monte dove tutto ebbe inizio I

DI GIANFRANCO BLASI

l centenario dalla nascita di Evan Hunter si è celebrato a Ruvo del Monte venerdì 16 ottobre, u.s., con un convegno voluto dall’Accademia Tiberina Sezione della Lucania e patrocinato dal Municipio del piccolo centro lucano. Evan Hunter nasce, infatti, a New York il 15 ottobre 1926 con il nome di Salvatore Albert Lombino. Nel 1952 ottiene legalmente il cambio di nome, scegliendo quello con il quale entrerà nella storia della letteratura americana. Dietro quell'identità si nascondevano però molte altre firme. La più celebre è certamente Ed McBain, pseudonimo con il quale avrebbe rivoluzionato il romanzo poliziesco, attraverso la monumentale serie dell'87º Distretto, composta da oltre cinquanta romanzi e destinata a influenzare generazioni di scrittori, sceneggiatori e registi. Le sue origini, tuttavia, raccontano una storia diversa da quella del perfetto scrittore americano. Se il padre proveniva dalla Sicilia, la madre apparteneva alla famiglia Coppola, originaria di Ruvo del Monte, nell'Alto Vulture, in provincia di Potenza. Per questo appare riduttivo rivendicare esclusivamente una matrice sicilia-

na della sua identità, come pure talvolta è stato fatto. La componente lucana fu altrettanto, se non più importante, nella memoria familiare e nei racconti che accompagnarono la sua formazione. Hunter si sentiva certamente un americano a tutti gli effetti. Apparteneva alla generazione che costruì il mito degli Stati Uniti del Novecento, quella che fece dell'America il laboratorio mondiale della letteratura popolare, del cinema, della televisione e della cultura di massa. Eppure non rinnegò mai la storia degli emigranti dai quali proveniva. Quella memoria riaffiora continuamente nei suoi ricordi privati, quasi come un sottofondo silenzioso che accompagna la modernità delle metropoli d’oltreoceano. Con il nome di Evan Hunter firma alcuni dei suoi lavori più importanti, fra i quali Il seme della violenza (The Blackboard Jungle, 1954), romanzo che diventerà uno dei film simbolo dell'America del dopoguerra e contribuirà a raccontare, con straordinario realismo, il disagio delle periferie urbane e della scuola americana. Nel 1963 sarà inoltre autore della sceneggiatura de Gli uccelli di Alfred Hitchcock, dimostrando una rara capacità di attraversare linguaggi diversi senza

perdere la forza narrativa che caratterizzava tutta la sua produzione. Fra romanzi, racconti, sceneggiature e opere firmate con vari pseudonimi, Hunter scrisse circa duecentocinquanta lavori. Pochi autori del Novecento americano possono vantare una produzione tanto vasta e, soprattutto, un'influenza così duratura. L’opera che più di ogni altra ha segnato la storia della narrativa poliziesca resta senza dubbio la serie dell'87º Distretto. Con essa McBain cambiò radicalmente il modo di raccontare il poliziesco. Prima di lui il detective era quasi sempre un eroe solitario, investigatore privato, commissario geniale o poliziotto fuori dagli schemi. Con McBain il protagonista diventa invece una comunità. Il distretto di polizia non è soltanto un edificio amministrativo. È un organismo vivente, una sorta di teatro permanente nel quale decine di personaggi entrano ed escono continuamente. Steve Carella, MeyerMeyer, Bert Kling, Arthur Brown e gli altri investigatori condividono lo stesso spazio narrativo senza mai trasformarsi in supereroi. Ognuno porta con sé paure, fragilità, problemi familiari, matrimoni difficili, errori, sconfitte e piccole vittorie quotidiane. È questa la vera rivoluzione di McBain. Il delitto non è più soltanto un enig-

ma da risolvere. Diventa il punto d'incontro di molte vite, di molte psicologie, di un'intera città. Un racconto corale, l’idea di un nuovo romanzo popolare, che definirei “democratico”. Il protagonista è la squadra, non il singolo investigatore. Il ritmo incalzante dell'indagine si intreccia con la vita privata degli agenti, con le tensioni sociali, con il razzismo, la corruzione, la violenza urbana e le profonde trasformazioni dell'America degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Ma la sua innovazione va ancora oltre. Più che inventare il romanzo poliziesco corale, McBain dà forma al moderno police

procedural. Il centro della narrazione non è il genio investigativo di un protagonista, ma il lavoro quotidiano della polizia. L'indagine diventa un processo collettivo fatto di intuizioni e verifiche, di errori e correzioni, di attese, interrogatori, verbali, rapporti fra colleghi, burocrazia e azione. Per la prima volta il lettore entra davvero dentro un commissariato e scopre che la giustizia non è il frutto dell'intuizione di un singolo attore, ma della fatica quotidiana di una squadra. È un cambio di paradigma destinato a lasciare un'impronta profonda nella narrativa, nel cinema e nella televisione.


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Per comprendere fino in fondo la grandezza di Evan Hunter, o meglio di Ed McBain, è utile collocarlo accanto ai grandi maestri del noir americano. Dashiell Hammett aveva introdotto un realismo asciutto e disincantato, facendo del detective il testimone della corruzione della società moderna. Raymond Chandler aveva trasformato l'investigazione in letteratura, affidando a Philip Marlowe uno sguardo poetico e malinconico sulla metropoli. RossMacdonald, con il suo LewArcher, aveva scavato nella psicologia dei personaggi, mostrando come ogni delitto affondasse le radici nelle ferite delle famiglie e nella memoria del passato. McBain compie un passo ulteriore. Abbandona definitivamente la figura dell'investigatore solitario e sostituisce l'eroe con un luogo fisico ampio e complesso:il Distretto. L’87mo diventa un organismo narrativo nel quale ogni personaggio possiede una propria autonomia e contribuisce alla costruzione del racconto. Il commissariato si trasforma nel luogo in cui si incontrano tutte le contraddizioni della società americana: ricchi e poveri, immigrati e cittadini di antica origine, vittime e criminali, idealismo e cinismo, legalità e corruzione. È quasi una metafora della democrazia americana, dove nessuno basta da solo e il risultato nasce dal lavoro delle istituzioni e dalla responsabilità condivisa. Questa intuizione influenzerà profondamente la narrativa e soprattutto la tele-

visione. Molto prima che il pubblico conoscesse le grandi serie, McBain aveva già immaginato un poliziesco nel quale la vera protagonista fosse la squadra investigativa. Da Hill Street Blues a NYPD Blue, fino a Law & Order e alla straordinaria complessità narrativa di The Wire, si ritrova l'eredità dell'87º Distretto: la città come protagonista, il commissariato come microcosmo della società e il poliziotto come uomo prima ancora che come investigatore. Se Hammett ha inventato il noir moderno e Chandler gli ha dato un'anima letteraria, Ed McBain ha aperto la strada al poliziesco contemporaneo. Persino il rapporto con la città cambia. La metropoli non è soltanto uno sfondo. È un personaggio. Isola, la città immaginaria dove si svolgono le vicende dell'87º Distretto, è rico-

noscibile come New York pur senza esserlo esplicitamente. Vive, respira, cambia volto, accompagna i protagonisti e spesso li condiziona. Le sue strade, i quartieri, i rumori, la pioggia, gli uffici e gli appartamenti diventano parte integrante della narrazione.Isolarichiama in maniera evidente Manhattan per geografia, clima, quartieri e composizione sociale, senza mai identificarvisi completamente. Non è un semplice espediente narrativo. Isola diventa uno spazio letterario autonomo, una metropoli universale nella quale possono riflettersi tutte le grandi città occidentali del Novecento. In questo modo l'autore si libera dai vincoli della cronaca e costruisce un mondo narrativo capace di parlare a lettori di ogni Paese. È una scelta che anticipa molte delle grandi città immaginarie della narrativa contemporanea e della serialità televisiva. L'87º Distretto, dunque, non è soltanto un luogo fisico, ma il cuore pulsante di questa città ideale. È il punto nel quale convergono le paure, le speranze, le tensioni e le contraddizioni della società americana. Ogni caso investigativo diventa il frammento di un racconto più grande: quello di una comunità che cambia, delle sue fratture sociali, delle trasformazioni culturali, dei conflitti etnici e delle nuove forme della criminalità urbana. McBain comprende prima di molti altri che una città racconta se stessa, come ben descritto dal nostro Italo Calvino, non soltanto attraverso i suoi monumenti o le sue strade, ma attraverso le istituzioni e l’umanità che la tengono insieme. Per questo il commissariato diventa il vero osservatorio privilegiato

della modernità. Non è forse un caso che questa intuizione appartenga al figlio di emigranti italiani. Chi nasce da una storia di partenze e di approdi possiede spesso uno sguardo duplice. Vede la città con gli occhi di chi vi appartiene, ma anche con quelli di chi continua a osservarla dall'esterno. È proprio questa distanza a consentire a McBain di trasformare New York, attraverso Isola, in una metafora universale della condizione urbana del Novecento. C'è un'affinità sorprendente tra McBain e un altro straordinario autore come William Faulkner. Faulkner inventò la contea immaginaria di Yoknapatawpha, trasformandola in un universo letterario capace di rappresentare tutto il Sud degli Stati Uniti. McBain fa qualcosa di analogo con Isola: crea una città immaginaria che è New York e, nello stesso tempo, tutte le metropoli moderne. C'è qualcosa di profondamente lucano nello sguardo di Hunter. Non una nostalgia folkloristica, ma quella sobrietà tipica delle terre interne italiane, dove le parole pesano più dei gesti e la comunità vale più dell'individuo. Dalla Lucania arcaica di Ruvo del Monte ai grattacieli di Manhattan corre un filo invisibile fatto di sacrificio, dignità e desiderio di riscatto. È il filo che unisce milioni di emigranti italiani al sogno americano. Lo racconta lui stesso, con straordinaria intensità, quando ricorda il nonno materno.Nel suo romanzo del 1974 intitolato Le strade d'oro (Streets of Gold), scritto con il nome di Evan Hunter, lo scrittore riferisce una storia fortemente ispirata alla propria vita e alle proprie radici italiane.

Nel libro, il nonno del protagonista si chiama Francesco Di Lorenzo, un personaggio ricalcato sulla figura reale del suo vero nonno materno, Giuseppantonio Coppola: «A volte, nella mia casa sull'oceano, seduto davanti al fuoco ardente che la domestica ha acceso per me, sento il crepitio della legna e mi viene in mente il fuoco che Francesco Luigi Di Lorenzo aveva acceso il giorno di Natale del 1900, quando decise di venire in America. E penso a quel che mi disse un attimo prima di morire: «Le strade qui sono veramente lastricate d'oro». E mi meraviglio ancora.» In queste poche righe c'è probabilmente il segreto di tutta la sua opera. Non il mito ingenuo dell'America, ma lo stupore di chi sa che ogni grande storia nasce da un viaggio, da una partenza e da una speranza affidata al mare. Le montagne del Vulture e i grattacieli di Manhattan sembrano appartenere a due mondi inconciliabili. Eppure, nella vita di Salvatore Albert Lombino, quei due paesaggi non hanno mai smesso di dialogare. Da una parte la memoria degli emigranti, il senso della comunità, la sobrietà delle terre lucane. Dall'altra il ritmo vorticoso della metropoli americana, il rumore delle sirene, il traffico, il crimine e la modernità. Da questo incontro è nato Ed McBain. Ed è forse proprio qui il segreto della sua grandezza. Aver raccontato l'America senza dimenticare il lungo viaggio di chi, partendo da un piccolo paese dell'Appennino lucano, aveva insegnato ai propri figli che anche le strade di una grande città possono essere percorse senza smarrire le proprie radici.


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Primo Piano

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Il capogruppo regionale sul fondo del MiC per il Millenario Normanno 2027: «Ora valorizziamo castelli e borghi della Basilicata»

Progetto «Fantastico Medioevo», Napoli: «Un milione di euro per cultura e lavoro» «I

l milione di euro destinato dal Ministero della Cultura al progetto “Fantastico Medioevo” è un riconoscimento importante per la Basilicata e per il valore del suo patrimonio. Ora abbiamo la responsabilità di dare a questo investimento una prospettiva: farne un’occasione di crescita culturale, di lavoro e di partecipazione per le nostre comunità». Lo dichiara Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, commentando il finanziamento previsto dal decreto del ministro Alessandro Giuli attraverso gli utili della società Ales. «Il percorso verso il Millenario Normanno del 2027 offre alla Basilicata la possibi-

lità di raccontare una parte fondamentale della propria storia e di farsi conoscere da nuovi pubblici. L’incontro con l’immaginario fantasy può rappresentare una chiave originale per coinvolgere soprattutto le nuove generazioni, purché sostenuto dalla qualità dei contenuti e dal rigore della ricostruzione storica. La forza di questa iniziativa dipenderà dalla capacità di mettere in relazione castelli, borghi, musei e luoghi della cultura, coinvolgendo Comuni, scuole, studiosi, associazioni e imprese creative. È in questa collaborazione che il finanziamento può produrre risultati duraturi: competenze per i giovani, occasioni per le attività locali, nuo-

ve ragioni per visitare la Basilicata e fermarsi più a lungo. Occorre lavorare fin d’ora a un programma riconoscibile, con tempi certi, una promozione coordinata e obiettivi verificabili. Dovremo valutarne il successo anche attraverso i luoghi resi più accessibili, le comunità coinvolte e le opportunità che sapremo lasciare dopo le celebrazioni. Perché il valore di un investimento culturale si misura anche da ciò che continua a generare nel tempo. Al ministro Giuli va il ringraziamento per l’attenzione riservata alla nostra regione. Questa scelta rafforza una convinzione politica precisa: la cultura deve avere un posto centrale nelle politiche di sviluppo della

Basilicata. Conoscere la propria storia dà a una comunità maggiore consapevolezza e fiducia. Renderla viva, accessibile e ca-

pace di parlare al mondo significa offrire ai nostri ragazzi una possibilità in più di costruire qui il proprio futuro».

In occasione del centenario della nascita del grande progettista, due giornate di eventi e approfondimenti scientifici su innovazione, tutela e restauro delle infrastrutture

Potenza celebra Sergio Musmeci: l'Ordine degli Ingegneri rende omaggio al genio del Ponte sul Basento

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n occasione del centenario della nascita di Sergio Musmeci (1926-2026), tra le figure più autorevoli e innovative dell'ingegneria strutturale italiana, l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza si pone come protagonista delle manifestazioni dedicate alla valorizzazione del suo straordinario contributo scientifico, culturale e professionale. Celebre per la sua ricerca di forme innovative e organiche nel cemento armato, Musmeci ha lasciato un'impronta profonda nella storia dell'ingegneria contemporanea. Il Ponte sul Basento, simbolo della città di Potenza e tra le sue opere più rappresentative, continua a essere una testimonianza esemplare dell'incontro tra rigore scientifico, sperimentazione strutturale e sensibilità estetica. Una visione che ancora oggi ispira generazioni di professionisti e rappresenta un modello di eccellenza per l'intera comunità ingegneristica.«Sergio Musmeci rappresenta uno dei massimi interpreti dell'ingegneria italiana del Novecento ed è un patrimonio che appartiene alla nostra città e alla nostra comunità professionale», dichiara il presidente dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza, Michele Lapenna. «Il Ponte sul Basento non è soltanto un'in-

frastruttura di straordinario valore tecnico, ma un'opera capace di coniugare scienza, creatività e visione. Essere protagonisti delle celebrazioni dedicate a Musmeci significa rendere omaggio a un maestro che ha saputo elevare la professione ingegneristica a espressione culturale e artistica, riaffermando al tempo stesso il nostro impegno nella promozione dell'innovazione e nella valorizzazione del patrimonio tecnico e scientifico del

territorio».Gli eventi, promossi dall'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Potenza in collaborazione con istituzioni, università e partner culturali, si svolgeranno nell'arco di due giornate e saranno aperte alla cittadinanza. La partecipazione è gratuita ed è prevista l'attribuzione di crediti formativi professionali (CFP) per gli ingegneri iscritti. Per ciascun appuntamento è richiesta una prenotazione dedicata. I due eventi offriranno una lettura

completa della figura di Sergio Musmeci. La prima giornata, di carattere tecnico-divulgativo, sarà dedicata all'uomo, al professionista e al visionario che ha saputo intrecciare ingegno, arte e passione culturale. La seconda, a forte carattere scientifico, approfondirà gli aspetti legati alla conoscenza, alla tutela e al restauro del Ponte sul Basento, allargando la riflessione alle sfide del recupero del patrimonio infrastrutturale italiano.


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Memoria e partecipazione al centro dell’iniziativa della presidente Maria Anna Fanelli. Coinvolte le scuole, con nuove tappe a Matera e San Fele

Potenza, il primo voto e le Madri Costituenti L’Ande ripercorre ottant’anni di democrazia O

ttant’anni dal voto delle donne, una conquista da ricordare attraverso la storia delle Madri Costituenti e il confronto con le nuove generazioni. È il tema dell’incontro promosso dall’Ande di Potenza per lunedì 19 ottobre, alle 9, al Polo Bibliotecario, nell’ambito di un percorso dedicato alla memoria democratica, alla responsabilità civile e ai valori della Costituzione italiana.L’iniziativa, organizzata d’intesa con l’Ande nazionale, il Liceo scientifico “G. Galilei” e l’Ipsia “G. Giorgi” di Potenza, rappresenta il secondo appuntamento di un ciclo che proseguirà a Matera il 9 novembre e a San Fele il 6 dicembre. Ad accogliere i partecipanti sarà il direttore del Polo Bibliotecario, Luigi Catalani.Il seminario ripercorrerà le tappe del riconoscimento dei diritti politici delle italiane, dal decreto De Gasperi-Togliatti al voto del 2 giugno 1946, con un approfondimento anche sull’eleggibilità delle donne in Basilicata. Al centro, il contributo femminile alla nascita della Repubblica e alla stesura della Costituzione: furono 21 le donne elette all’Assemblea costituente e oltre duemila quelle che entrarono nei consigli comu-

nali.Durante l’incontro sarà proiettato il documentario “80 anni di Ande”, curato da Pino Nano con la regia di Vittore Ferrara e già presentato in anteprima nazionale all’Archivio storico del Quirinale. Il docufilm ricostruisce la storia dell’Associazione nazionale donne elettrici, nata a Roma nel 1946, intrecciandola con il primo voto femminile in una consultazione nazionale e con il referendum istituzionale che sancì la scelta della Repubblica.Sarà ricordata anche Carla Garabelli Orlando, fondatrice dell’associazione, in un percorso che lega l’anniversario dell’Ande alla storia democratica del Paese. Un tema al quale, sottolinea la presidente di Ande Potenza e consigliera nazionale Maria Anna Fanelli, è particolarmente legata anche la presidente nazionale Marisa Fagà.La valorizzazione delle protagoniste di quella stagione passerà dal rilancio di “Tracciati al femminile”, il progetto con cui Ande Potenza invita i sindaci lucani a intitolare strade alle Madri Costituenti e a Carla Garabelli Orlando. Un’iniziativa per mantenere viva la loro memoria anche nei luoghi della vita quotidiana delle comunità.Ad aprire la giornata sarà la

cerimonia di donazione al Liceo scientifico “G. Galilei”, rappresentato dalla dirigente Lucia Girolamo, dell’opera “Il voto delle donne” dell’artista Pasquale Palese. Il gesto segue la consegna di un’altra opera all’Ipsia “G. Giorgi”.Gli studenti avranno un ruolo attivo nell’iniziativa. Quattro gruppi della classe quinta S dell’Ipsia, indirizzo Servizi per la sanità e l’assistenza sociale, hanno realizzato video dedicati alle Costituenti. I gruppi con capogruppo Amalia Noemi Protopapa e Valentina Nolè hanno approfondito la figura di Teresa Mattei; quello di Elisabetta Giordano ha raccontato Maria Nicotra, mentre il gruppo di Karol Antonio Pestrichella ha lavorato su Bianca Bianchi.Nel presentare l’appuntamento, Fanelli ha ringraziato il presidente della Provincia Christian Giordano, il sindaco Vincenzo Telesca, le assessore comunali Federica D’Andrea e Angela Lavalle e i dirigenti scolastici Lucia Girolamo e Carmine Nigro.Il ringraziamento è stato rivolto anche al professor Donato Verrastro dell’Università della Basilicata, alla magistrata Rosa Larocca, all’avvocata Cristiana Coviello, ai giornalisti Antonella Inciso e Fran-

_ Maria Anna Fanelli

cesco Loscalzo, quest’ultimo responsabile Ansa, e al presidente dell’Ordine degli avvocati di Potenza Francesco Bonito Oliva. Tra le realtà richiamate figurano inoltre Telefono Donna Potenza e il Coordinamento donne Anpi Basilicata, di cui è componente Antonella Giosa.Un riconoscimento particolare è andato infine all’artista Stefano Bressani, che ha concesso all’Ande di Potenza una grafica con il suo “Kuoredistoffa”, richiamando il tema scelto per l’incontro: menti e cuori connessi per riaffermare la memoria democratica, la responsabilità civile e i valori costituzionali.


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Stamattina Sigle Sindacali e lavoratori sono tornati in sit-in davanti ai cancelli della Lucania Resine

L’addio di Ruoti ad Antonello De Carlo: in centinaia sul sagrato della Chiesa

RUOTI. Una moltitudine di fiori e il sagrato della Chiesa di San Vito a Ruoti, gremito: così la comunità ruotese ha dato l’ultimo saluto ad Antonio Rocco De Carlo, sabato 17, alle ore 10:30. Erano tanti, troppi a voler salutare il concittadino, l’amico dal sorriso pulito, il collega di lavoro gentile, un giovane uomo che non doveva morire così. Per questo i funerali si sono svolti all’aperto, in un abbraccio corale ed unico, intorno al feretro traboccante di rose rosse, e intorno alla famiglia. Era poco più che 50enne Antonello, come tutti lo chiamavano, e lavorava alla Lucania Resine a Potenza, quando è scomparso tragicamente mercoledì 14 ottobre a seguito di un incidente sul lavoro. De Carlo stava lavorando allo spostamento di un pesante macchinario industriale insieme ad altri colleghi e, per cause ancora in corso di accertamento, la pesante struttura sarebbe caduta su di lui. La corsa in ospedale in codice rosso non è riuscita purtroppo a salvargli la vita. LA MOGLIE: «ERI SEMPRE PRONTO AD AIUTARE TUTTI, SEMPRE PRESENTE AL DOVERE E MOLTO MENO AI DIRITTI» La moglie, Rina, al termine della cerimonia funebre, prendendo la parola ha ripercorso quei drammatici momenti di mercoledì: «Quella corsa inutile al pronto soccorso mi ha frantumato il cuore. Ha cambiato forma alla mia quotidianità. Hai scosso un intera comunità. Eri sempre pronto ad aiutare tutti, sempre presente al dovere e molto meno ai diritti, fino all’ultimo respiro». «Questa tragedia ci ricorda quanto sia fondamentale tutelare la vita e la sicurezza sui luoghi di lavoro – sottolinea il Sindaco Franco Gentilesca a nome di tutta l’Amministrazione comunale- La comunità di Ruoti si stringe attorno alla famiglia di Antonello». Per manifestare concretamente la vicinanza della comunità alla mo-

glie e ai familiari della vittima, il Comune ha proclamato il lutto cittadino per l’intera giornata dei funerali, sospendendo tutte le manifestazioni pubbliche, con ordinanza di abbassare le saracinesche delle attività commerciali e dei pubblici esercizi per tutta la durata del rito funebre. Alla Casa comunale è stata esposta la bandiera a mezz'asta listata a lutto; scuole, cittadini, organizzazioni e associazioni hanno osservato un minuto di raccoglimento. Non solo l’Amministrazione di Ruoti, ma anche i comuni limitrofi hanno espresso il proprio cordoglio, tra questi l’Amministrazione comunale di Bella, che ha partecipato alle esequie, conoscendo bene e di persona la vittima. «A nome di tutta la comunità bellese, esprimo il più profondo e sentito cordoglio alla famiglia De Carlo e all’intera cittadinanza di Ruoti per la tragica e prematura scomparsa di Rocco Antonello – ha dichiarato il Sindaco Leonardo Sabato- Ci stringiamo al Sindaco Gentilesca e ai colleghi amministratori in questa giornata di lutto cittadino. Una perdita così dolorosa è una ferita profonda che colpisce l'intero territorio e che unisce le nostre comunità nel dolore e nel ricordo. Alla famiglia di Antonello e alla comunità di Ruoti – concludono da Bella- va la vicinanza fraterna, solidale e sincera di tutti i nostri concittadini». Dall’arrivo della notizia, tutta Ruoti è rimasta attonita, celata da un velo cupo di dolore che ha avvolto l’intera comunità. Le strade si sono fatte silenziose, i volti tirati. Rocco era stimato da tutti. «Un uomo gentile» così lo ricordano «dedito alla famiglia, agli amici, agli affetti, al lavoro». E proprio sul lavoro ha vissuto l’ultimo dei suoi giorni. MENTRE PROSEGUONO LE INDAGINI DELLA PROCURA, STAMATTINA NUOVO SIT-IN DI LAVORATORI E SIGLE SINDACALI DAVANTI ALL’AZIENDA

Le indagini della Procura del capoluogo ponentino ora mirano a ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Il fascicolo è stato affidato alla Pm Sarah Masecchia che ha nominato come Ctu il Dottor Giuseppe Bertozzi, medico che ha effettuato l’esame autoptico, i cui risultati sono attesi nell’arco di 60 giorni. Nel registro degli indagati, anche per permettere la partecipazione con propri consulenti all’accertamento tecnico irripetibile, sarebbero iscritti il legale rappresentante della Lucania Resine e un collega della vittima. Intanto i sindacati Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Basilicata hanno proclamato lo sciopero di otto ore per oggi. A partire dalle 8 di questa mattina sindacati e lavoratori sono in presidio davanti allo stabilimento di Lucania Resine a Potenza: lo sciopero è stato indetto per chiedere interventi e denunciare la mancata sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli operai dell’Azienda sono ancora sconvolti e provati per quanto accadu-

to. Una morte troppo difficile da accettare. Ora chiedono un tavolo di confronto sulla sicurezza. Al centro della mobilitazione la richiesta di maggiori controlli, investimenti in prevenzione, formazione e sicurezza nei luoghi di lavoro, per fermare la scia di infortuni e morti sul lavoro che continua a colpire il territorio lucano. De Carlo è la sesta vittima sul lavoro in Basilicata nel 2026. Una scia di sangue troppo grave. Per questo ora colleghi e lavoratori dicono basta: senza urla, ma con la fermezza di chi non può più accettare che si muoia lavorando. Che non si faccia più ritorno a casa in una bara. Dal canto suo l’Azienda, provata per quanto accaduto, avrebbe lasciato ai lavoratori la decisione su quando riprendere qualsiasi tipo di attività lavorativa e si è detta disponibile ad affrontare le spese del funerale, e a sostenere un eventuale impegno per il sostegno psicologico, dando un segno di vicinanza concreta alla famiglia. EMANUELA CALABRESE


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Esperti e associazioni hanno discusso di prevenzione e cronicità. Focus su telemedicina, nuovi dispositivi e servizi territoriali

Diabete, a Matera il confronto sulle cure Latronico: «È una priorità per la sanità»

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revenzione, nuove tecnologie e rafforzamento dei servizi territoriali per migliorare l’assistenza alle persone con diabete e garantire un accesso equo alle cure. Sono i temi al centro del convegno “Diabete e Nuove Tecnologie”, che si è svolto all’Hotel San Domenico Al Piano di Matera con la partecipazione dell’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico. L’incontro ha riunito esperti sanitari, amministrativi e rappresentanti del terzo settore per fare il punto sulla gestione della cronicità e sul potenziamento della rete assistenziale lucana. Ad aprire i lavori sono stati Antonio Papaleo e Maria Luigia Giordano, rispettivamente presidente onorario e presidente di ALAD FAND Basilicata. I loro interventi hanno introdotto il confronto sullo stato delle cure, sulla governance farmaceutica e sui modelli di integrazione dei servizi destinati ai pazienti diabetici.«La gestione del diabete

rappresenta una priorità per la sanità regionale», ha dichiarato Latronico, ribadendo l’impegno della Regione nella tutela dei pazienti cronici e nella sostenibilità dei percorsi assistenziali. «La nostra azione è orientata a tutelare i pazienti cronici e a garantire l’accesso universale ai trattamenti innovativi e ai dispositivi di ultima generazione, anche attraverso il potenziamento dei servizi sanitari di prossimità».Al centro dell’intervento del-

l’assessore, il contributo della tecnologia alla continuità delle cure e alla qualità della vita. «L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione applicate alla diabetologia non sono più una scommessa per il futuro, ma una realtà che in Basilicata deve migliorare capillarmente la qualità della vita di migliaia di pazienti», ha sottolineato.Sensori per il monitoraggio continuo del glucosio, microinfusori di ultima generazione e piattaforme di teleme-

dicina sono stati indicati da Latronico come strumenti fondamentali per sviluppare una sanità più vicina ai cittadini. Il loro impiego si inserisce nell’obiettivo di affiancare all’innovazione una rete territoriale capace di assicurare una presa in carico complessiva delle persone con diabete.Una prospettiva che deve misurarsi anche con le caratteristiche geografiche della Basilicata e con la necessità di rendere i servizi accessibili nelle diverse co-

munità. «Il nostro obiettivo strategico è superare le barriere geografiche del territorio lucano, integrando la tecnologia medica avanzata con una rete assistenziale solida», ha affermato l’assessore.L’obiettivo, ha concluso Latronico, è costruire una rete «capace di portare le risposte di cura direttamente nelle comunità e nelle case dei cittadini, garantendo equità nell’accesso alle terapie e una presa in carico globale della cronicità».

Per il secondo mese consecutivo disagi per il personale delle pulizie. Il sindacato: «Il peso di tali disservizi non può e non deve ricadere sui lavoratori»

San Carlo, ancora ritardi negli stipendi La Filcams chiede pagamenti immediati

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uovi ritardi nel pagamento degli stipendi agli addetti alle pulizie dell’ospedale San Carlo di Potenza. A segnalarli è la Filcams Cgil di Potenza, che chiede l’accredito immediato delle retribuzioni e chiarimenti sulle cause di una situazione definita «non più tollerabile».Secondo quanto riferisce il sindacato, molti lavoratori hanno riscontrato il mancato accredito sui propri conti correnti, come già accaduto il mese precedente. Il timore è che i ritardi possano trasformarsi in una consuetudine, aggravando le difficoltà economiche delle famiglie.«Non sono chiare le ragioni che stanno determinando questi continui ritardi, ma una cosa è certa: il peso di tali disservizi non può e non deve ricadere sui lavoratori», sottolinea la Filcams. Il personale, ricorda l’organizzazione, continua a garantire il servizio con professionalità e senso di responsabilità, pur subendo le conseguenze di criticità che non dipendono dalla propria volon-

tà.La denuncia riguarda un comparto già segnato da condizioni lavorative difficili, tra rapporti a tempo parziale involontario, orari frammentati e retribuzioni che lasciano margini economici ridotti. In questo quadro, ricevere lo stipendio in ritardo può compromettere la possibilità di rispettare

le scadenze di mutui, affitti, bollette e rate, oltre che di sostenere le spese quotidiane.A rendere più pesante la situazione, osserva il sindacato, è l’aumento del costo della vita. I rincari dei beni di prima necessità erodono il potere d’acquisto, mentre le spese per i carburanti incidono sui bilanci di

chi deve utilizzare l’automobile per raggiungere il posto di lavoro. Per la Filcams, la puntualità delle retribuzioni rappresenta «non solo un obbligo contrattuale e normativo, ma anche un dovere morale» verso chi assicura ogni giorno un servizio essenziale per la collettività.Da qui la richiesta di fare immediata chiarezza sulle cause dei mancati accrediti e di versare senza ulteriori rinvii le somme dovute. Il sindacato sollecita inoltre tutti i soggetti coinvolti ad adottare misure che garantiscano la regolarità dei pagamenti nei prossimi mesi.«Non è accettabile che a ogni mensilità i lavoratori debbano interrogarsi sulla data di pagamento del proprio stipendio. Chi lavora ha diritto alla certezza della retribuzione e al rispetto della propria dignità», ribadisce la Filcams Cgil di Potenza, annunciando che continuerà a monitorare la situazione e a mettere in campo le iniziative necessarie a tutelare il personale interessato.


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POTENZA La Regione stanzia altri 1,8mln. L’opposizione: «Basta lamentele, ora servono i fatti»

Assistenza all’autonomia, il cdx: «Il Comune garantisca il servizio»

POTENZA. All’indomani dell’annuncio dell’assessore allo Sviluppo Economico Franco Cupparo di aver stanziato ulteriori fondi per garantire il servizio di assistenza all’autonomia

e alla comunicazione nelle scuole lucane, i consiglieri di centrodestra del Comune di Potenza hanno accolto «con soddisfazione la notizia delle ulteriori risorse individuate dalla Re-

gione Basilicata per garantire il servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità». «Esprimiamo apprezzamento per la sensibilità e la concretezza dimostrate dall’assessore regionale Francesco Cupparo, che ha dato seguito agli impegni assunti, individuando ulteriori 1,8 milioni di euro, che si aggiungono ai 600mila euro già stanziati, portando la disponibilità complessiva a 2,4 milioni di euro per i prossimi due anni scolastici» dichiarano i consiglieri Galgano, Vigilante, Fanelli, Saponara, Vaccaro, Tancredi, Di Noia, Nardella e Aiello. «Un intervento significativo, che dimostra come, quando esiste la volontà politica, sia possibile indi-

viduare risorse e dare risposte ai bisogni delle famiglie e degli studenti più fragili. - continuano dall’opposizione - Ora, però, il Comune di Potenza la smetta con la politica delle lamentele e dello scaricabarile istituzionale. Per troppo tempo abbiamo assistito a un’Amministrazione comunale pronta a richiamare le difficoltà economiche e a rivendicare interventi da parte di altri livelli istituzionali, anziché assumersi fino in fondo le proprie responsabilità». «La Regione ha dato un segnale concreto. Adesso spetta al Comune programmare adeguatamente il servizio, garantire continuità assistenziale e chiarire quali risorse intenda mettere a disposizione, oltre a quelle regionali. - in-

calzano i consiglieri di centrodestra - Il diritto allo studio degli alunni con disabilità non può diventare terreno di giustificazioni politiche né essere subordinato alle difficoltà di programmazione dell’Amministrazione». «Come opposizione continueremo a vigilare affinché le risorse destinate a Potenza siano utilizzate tempestivamente ed efficacemente, nell’interesse degli studenti, delle famiglie e degli operatori. concludono i consiglieri Galgano, Vigilante, Fanelli, Saponara, Vaccaro, Tancredi, Di Noia, Nardella e Aiello - È arrivato il momento di passare dalle lamentele ai fatti. Governare significa assumersi responsabilità, non cercare continuamente qualcuno a cui attribuirle».

Il direttore Rocco Marsico: «Vogliamo essere un punto di riferimento per le persone, contrastare la solitudine e costruire comunità»

50&Più Potenza inaugura la sua nuova casa: socialità, servizi e attenzione ai senior

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associazione 50&Più di Potenza ha una nuova casa. È stata inaugurata venerdì scorso, alla presenza di numerosi soci, la sede di via Tornanti 7, uno spazio pensato per favorire la socializzazione, la partecipazione e la condivisione di esperienze, rafforzando il legame tra l’associazione e il territorio. «La nuova «Casa dei 50&Più» nasce dalla volontà del presidente provinciale Americo di offrire ai soci e alla comunità un luogo accogliente nel quale incontrarsi, coltivare interessi e trascorrere insieme il tempo libero. Dal gioco del burraco agli appuntamenti culturali, dalla passione per il ballo alle attività fisiche, il programma delle iniziative punta a promuovere il benessere e a mantenere vivi i rapporti sociali, contrastando il rischio di isolamento e solitudine, particolarmente avvertito dalla popolazione senior» fa sapere l’associazione in una nota. La sede si propone come «uno spazio aperto, nel quale le persone possano trovare occasioni di incontro e ascolto, senza che l’età rappresenti un limite alla partecipazione. Un progetto che interpreta concretamente la missione di 50&Più, realtà associativa del sistema Confcommercio, impegnata nella tutela e nell’assistenza delle persone attraverso i servizi di Patronato e Caf, le consulenze previdenziali e fiscali e le attività di accompagnamento alle esigenze individuali». «L’apertura della Casa dei 50&Più rappresenta un passaggio importante per la nostra associazione – dichiara Rocco Marsico, direttore di 50&Più –. Vogliamo essere sem-

pre più vicini alle persone, non soltanto attraverso le risposte alle esigenze amministrative, previdenziali e fiscali, ma anche creando occasioni concrete di incontro e condivisione. Una comunità si costruisce quando le persone hanno un luogo in cui ritrovarsi, coltivare interessi, stringere relazioni e sentirsi ascoltate». «La solitudine è una condizione che può riguardare molte persone, a qualsiasi età. Per questo vogliamo che la nostra casa sia uno spazio aperto e accogliente, capace di mettere in relazione esperienze e generazioni. I servizi sono fondamentali, ma altrettanto importante è accompagnare le persone nella vita quotidiana: socializzare, partecipare a un’attività culturale, giocare insieme o condividere una passione significa mantenere vivi i legami e rafforzare il senso di appartenenza. Con la nuova sede intendiamo dare continuità a questo impegno e costruire un punto di riferimento per i nostri soci e per il territorio», aggiunge Marsico. L’obiettivo è affiancare all’offerta di servizi occasioni di partecipazione attiva, valorizzando il contributo dei senior alla vita della comunità e favorendo relazioni che aiutino a prevenire l’isolamento. L’impegno di 50&Più Potenza proseguirà anche con un altro appuntamento dedicato alla valorizzazione delle persone e delle loro esperienze professionali. Il 25 ottobre, a Pignola, è in programma la manifestazione «Maestri del Commercio», promossa dall’associazione in collaborazione con Confcommercio. La cerimonia sarà dedicata agli imprendito-

ri dei settori del commercio, del turismo e dei servizi che hanno dedicato almeno 25 anni della propria vita professionale alla loro attività. Nel corso dell’iniziativa saranno consegnate le tradizionali Aquile d’argento, d’oro e di diamante, riconoscimenti che premiano i percorsi imprenditoriali e l’anzianità lavorativa raggiunta dopo 25, 40, 50 e oltre anni di attività. Valorizzare queste esperienze significa riconoscere il ruolo delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, in particolare nei centri più piccoli, dove le attività economiche rappresentano anche presidi di prossimità e luoghi di relazione. L’inaugurazione della nuova sede di Potenza e la manifestazione di Pignola si inseriscono così in un unico percorso: promuovere la partecipazione, riconoscere il valore delle esperienze e rafforzare i legami sociali. Da una parte, uno spazio dedicato all’incontro e alla condivisione; dall’altra, il riconoscimento di chi, attraverso una lunga vita professionale, ha contribuito a costruire la storia economica del territorio.


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Il consigliere chiede un resoconto su finanziamenti e opere: «Distinguere i progetti sulla carta dalle risorse realmente disponibili»

Avigliano, Summa chiede chiarezza sui fondi «I cittadini hanno diritto a un quadro chiaro»

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n quadro completo dei progetti candidati ai finanziamenti regionali, ministeriali ed europei, delle risorse ottenute e dello stato di realizzazione degli interventi. È quanto ha chiesto formalmente al sindaco e agli uffici comunali il consigliere Angelo Summa, con una richiesta riferita al periodo trascorso dall’inizio dell’attuale consiliatura. L’iniziativa nasce da una riunione territoriale del Psi, durante la quale è stata decisa una ricognizione sui finanziamenti richiesti o già ottenuti dal Comune. Summa sollecita informazioni

sulle candidature presentate, sugli importi concessi, sulle somme effettivamente incassate e sull’avanzamento dei singoli progetti.«I cittadini hanno il diritto di avere un quadro chiaro della situazione. Per questo ho richiesto un aggiornamento dettagliato delle candidature presentate, degli importi concessi, delle somme effettivamente incassate e dello stato di avanzamento dei progetti», spiega il consigliere.Al centro della richiesta c’è la volontà di distinguere gli interventi programmati dalle risorse realmente disponibili e dalle opere realiz-

zate. «Vogliamo esercitare una doverosa funzione di controllo sull’attività amministrativa, nel segno della trasparenza», sottolinea Summa. Conoscere i risultati concreti, aggiunge, significa informare la comunità e rendere più efficace il contributo all’attività amministrativa nell’interesse del territorio.Il consigliere annuncia infine che, una volta ricevuta la risposta del sindaco e degli uffici, renderà pubblico il quadro emerso: «Affinché i cittadini possano farsi un’idea precisa della situazione e contribuire con eventuali proposte».

Da Trivigno al borgo, il cammino della mandria ha aperto una giornata tra laboratori per le scuole e un confronto sul futuro della zootecnia montana

Laurenzana, la transumanza rivive in paese Tra allevatori, antichi mestieri e tradizioni

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na mandria in cammino da Trivigno a Laurenzana, lungo la strada statale 92, ha riportato al centro della vita del paese una pratica che per secoli ha scandito i ritmi delle comunità rurali lucane. Attorno al passaggio degli animali si è sviluppata la Giornata della Transumanza, tra dimostrazioni degli antichi mestieri, laboratori, produzioni gastronomiche e un confronto sul futuro della zootecnia di montagna.La manifestazione è stata promossa dal Comune di Laurenzana in collaborazione con l’Associazione regionale allevatori della Basilicata e con il coinvolgimento della Regione, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione del territorio del PO Val d’Agri. Numerosi visitatori hanno raggiunto il paese per partecipare alle attività dedicate alla cultura contadina e pastorale.Il momento più sugge-

stivo è stato l’arrivo della mandria, accompagnato dal suono dei campanacci. Protagonisti l’allevatore Raffaele Trivigno e la sua famiglia, ringraziati e premiati nel corso della giornata per aver contribuito con i propri animali alla realizzazione dell’iniziativa.Particolare attenzione è stata dedicata alla razza Podolica, legata all’allevamento estensivo e alla valorizzazione dei pascoli naturali delle aree montane. Un patrimonio della zootecnia lucana raccontato anche dalla mostra fotografica “La Podolica” di Rocco Giorgio, attraverso immagini del rapporto tra animali, allevatori e ambiente rurale.Accanto alla transumanza, il programma ha proposto un percorso tra le lavorazioni artigianali e i saperi delle famiglie contadine. Giuseppe Beneventi ha curato le dimostrazioni di trasformazione del latte, dalla pasta fila-

ta alla formatura del caciocavallo, mostrando le tecniche alla base delle produzioni casearie locali. Rosanna Trivigno ha invece guidato il laboratorio “Dalla farina alla pasta”, dedicato a una delle pratiche più radicate nella tradizione gastronomica lucana.Spazio anche alla forgiatura dei campanacci, con il fabbro Mario Valanzano, che ha illustrato la realizzazione di oggetti da sempre legati alla vita degli animali al pascolo. Un’attività che ha permesso ai partecipanti di conoscere un mestiere nel quale manualità ed esperienza continuano ad avere un ruolo centrale.Il percorso tra i sapori ha affiancato quello dedicato agli antichi mestieri. L’Associazione Palio Carmelitano ha curato la “Colazione del transumante”, mentre Rosario Lofiego ha condotto un laboratorio sulla lavorazione della Nuglia di Laurenzana. Le attività dimo-

strative hanno coinvolto anche i ragazzi delle scuole, offrendo alle nuove generazioni l’occasione di avvicinarsi a pratiche e conoscenze che rischiano di scomparire.Sul rapporto tra questo patrimonio e le prospettive del settore si è concentrata la tavola rotonda “Cultura pastorale e zootecnia di montagna tra tradizione e innovazione”, ospitata nella sala consiliare del Comune. Al centro del confronto, il contributo degli allevamenti alla tutela del territorio, alla salvaguardia della biodiversità e al mantenimento delle economie delle aree interne.La giornata ha così affiancato alla riscoperta delle tradizioni una riflessione sul futuro dell’allevamento: un’attività produttiva che, per le comunità montane lucane, continua a rappresentare anche un presidio del paesaggio e un legame con la propria storia.


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Il capogruppo regionale commenta il recupero della produzione nei primi nove mesi del 2026. «Servono garanzie per lavoratori e famiglie»

Stellantis Melfi, Napoli (FdI): «Segnale positivo, ora continuità per l'indotto»

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l futuro industriale dell’Italia si difende mettendo le imprese nelle condizioni di produrre e i lavoratori nelle condizioni di guardare avanti. I dati dei primi nove mesi del 2026 indicano un recupero della produzione di Stellantis: +28,3% a livello nazionale e +77,2% nello stabilimento di Melfi rispetto allo stesso periodo del 2025. Per la Basilicata è un segnale importante, che va sostenuto con determinazione e responsabilità». Lo dichiara Michele Napoli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale. «Le parole del ministro Adolfo Urso sulle prospettive di Mirafiori confermano un impegno che riguarda l’intera industria automobilistica italiana. Rafforzare la produzione nel nostro Paese è una scelta strate-

gica: significa difendere competenze, occupazione e autonomia industriale. È una battaglia che condividiamo e nella quale Melfi deve continuare ad avere un ruolo centrale. La crescita dello stabilimento lucano merita di essere riconosciuta. Sappiamo, però, che il confronto è con un anno particolarmente difficile e che i volumi restano inferiori al 2024. Proprio per questo occorre consolidare il recupero e trasformarlo in continuità produttiva, giornate di lavoro e maggiore sicurezza economica per le famiglie. La nostra priorità è chiara: piena attuazione degli investimenti e degli impegni industriali, riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali, prospettive concrete per le imprese e i lavoratori dell’indotto. La ripresa deve coinvolgere tutta la filie-

ra lucana. Anche in Europa continueremo a sostenere una transizione capace di tenere insieme ambiente, lavoro e competitività. La sostenibilità di una scelta si misura anche nella capacità di mantene-

re produzioni e occupazione nei nostri territori. Fratelli d’Italia sosterrà ogni passo avanti e chiederà conto degli impegni ancora da realizzare. È questa la responsabilità di una forza di governo.

Melfi ha dimostrato di avere capacità, professionalità e forza industriale. Ai suoi lavoratori dobbiamo risposte verificabili. E su questo continueremo a misurare il nostro impegno».

Dieci anni di interviste e recensioni pubblicati da Arduino Sacco Editore. Un viaggio tra le voci e i percorsi umani che animano la scena musicale da Napoli al Salento

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«Fuori dal disco», il nuovo libro di Walter De Stradis

i sono libri che si leggono e libri che, in qualche modo, si ascoltano. È da questa suggestione che prende le mosse «Fuori dal disco. L’altra faccia delle canzoni (Dieci anni di interviste, recensioni, incontri)», il nuovo volume di Walter De Stradis, pubblicato da Arduino Sacco Editore. Giornalista e attento osservatore della scena musicale, l'autore raccoglie in questo libro dieci anni di incontri, conversazioni e riflessioni che attraversano generi, geografie e generazioni. Un viaggio che parte dalla musica, ma si spinge ben oltre i confini della critica discografica, per esplorare le storie, le idee e le esperienze umane che si nascondono dietro le canzoni.Da Napoli alla Basilicata, da Buenos Aires a Londra, fino alle campagne del Salento e alle voci provenienti dall’Africa, le pagine del volume compongono una mappa sonora e culturale nel-

la quale convivono artisti celebri, musicisti meno conosciuti e protagonisti di percorsi spesso lontani dai riflettori. Tra loro, figure come James Senese, Saba Anglana e Antonio Castrignanò, raccontate attraverso conversazioni che superano i tradizionali confini dell’intervista promozionale. La musica diventa così una chiave per interrogare il presente e recuperare la memoria, affrontando temi come le radici, le migrazioni, la politica, l’identità, l’amore e la morte. Il reggae incontra la poesia, il tango si intreccia con la storia dell’emigrazione lucana, la taranta dialoga con l’afrobeat e il jazz apre spazi di riflessione filosofica. Connessioni solo apparentemente distanti, che restituiscono la ricchezza e la contaminazione delle culture popolari.Il risultato è un libro che sfugge alle classificazioni: non soltanto critica musicale, non soltanto giornalismo culturale, ma un

percorso attraverso le molteplici forme con cui la musica racconta l’uomo e il suo tempo. Al centro del lavoro di De Stradis c’è soprattutto la curiosità: la capacità di avvicinare gli artisti senza fermarsi all’immagine pubblica, di cercare nelle loro parole qualcosa che vada oltre il disco appena pubblicato e di restituire al lettore incontri autentici, lontani dalle agiografie e dai luoghi comuni. «Fuori dal disco» invita perciò a una lettura senza fretta, da affrontare come una playlist costruita con passione e competenza: si può partire da qualsiasi pagina, soffermarsi su un nome familiare o scoprirne uno nuovo, seguire un racconto e lasciarsi condurre verso territori musicali e umani inattesi. Perché dietro ogni canzone c’è una storia e dietro ogni storia c’è una persona. Ed è proprio quando si va oltre il disco che la musica rivela il suo volto più interessante.


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Da oggi, si può presentare domanda di iscrizione al Distretto; i selecontrollori potranno aiutare con postazione fissa, girata e pig brig

Cinghiali, il Parco Nazionale Appennino Lucano lancia il piano di selecontrollo

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DI EMANUELA CALABRESE

l fine di tutelare il territorio, l'agricoltura e la sicurezza dei cittadini, l'Ente Parco Nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese avvia le operazioni previste dal piano di contenimento della popolazione di cinghiali. L’incontro informativo si è tenuto a Moliterno: «Per garantire un'azione efficace e coordinata sul territorio, il piano prevede l'impiego sinergico di diverse modalità di intervento» spiega l’Amministrazione guidata dal Sindaco Antonio Rubino. Accanto al selecontrollo, cioè agli abbattimenti selettivi eseguiti da selecontrollori autorizzati anche da postazione fissa, è stata autorizzata anche la tecnica della girata, che prevede l’impiego di un cane accompagnato da un conduttore abilitato. A queste attività si aggiungono le catture tramite trappole Pig Brig, con nuove installazioni e la riattivazione di quelle già presenti sul territorio. I CAPI SONO DESTINATI ESCLUSIVAMENTE ALLAUTOCONSUMO, MA È INTENZIONE DELL'ENTE AVVIARE UNA FILIERA

Gli obiettivi principali mirano al contenimento del sovrannumero, riducendo in modo mirato la densità della specie sul territorio del Parco, la tutela dell'agricoltura e dell'ambiente, diminuendo drasticamente i danni causati alle colture agricole e all'ecosistema locale e la prevenzione dei conflitti, mitigando i rischi di incidenti e la conflittualità con le comunità locali e le attività produttive. Le iscrizioni sono aperte da oggi, lunedì 19 ottobre, presentando la domanda di iscrizione al Distretto, direttamente presso la sede dell'Ente Parco, il lunedì e mercoledì dalle 10:00 alle 12:00. Entro i primi di novembre sarà possibile ritirare le fascette per i selecontrollori presso l'Ente Parco. E proprio dal Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, spiegano: «I selecontrollori potranno aiutare il Parco nella riduzione della presenza del cinghiale con la postazione fissa, la girata e le pig brig. Per adesso i capi saranno destinati esclusivamente all'autoconsumo, successivamente è intenzione dell'ente avviare la creazione di una vera filiera del Cinghiale da inserirsi all'interno della complessiva valo-

rizzazione dei prodotti alimentari del Parco. Proviamo a dare una risposta concreta alle esigenze dell'agricoltura e ad inserire un valore aggiunto al territorio trasformando un problema in una risorsa. Il corretto funzionamento del progetto necessiterà della collaborazione fattiva dei Sindaci, delle associazioni venatorie e delle associazioni agricole». I SELECONTROLLORI DOVRANNO PRENOTARE OGNI USCITA SULLA PIATTAFORMA “XCACCIA” Quello degli ungulati è un problema che affligge tutto il territorio lucano (e allargando l’orizzonte il territorio italiano). Così anche da Sarconi, l’Amministrazione Gulfo commenta: «Si tratta di un intervento atteso dal territorio, pensato per tutelare l’agricoltura, l’ambiente e la sicurezza dei cittadini, in un contesto in cui la presenza in sovrannumero della specie ha causato negli ultimi anni danni rilevanti alle colture e crescenti situazioni di rischio, anche lungo le strade. L’obiettivo del piano -proseguono dalla Casa comunale di Sarconi- è ridurre in modo mirato la densità dei cin-

ghiali all’interno dell’area protetta, limitare sensibilmente i danni alle produzioni agricole e all’ecosistema locale e prevenire i conflitti con le comunità e con le attività produttive. Per raggiungere questi risultati, l’Ente Parco ha scelto di combinare più modalità di intervento in maniera coordinata». Per quanto riguarda lo svolgimento delle attività, i selecontrollori abilitati dovranno prenotare ogni uscita sulla piattaforma “XCaccia”, anche immediatamente prima dell’inizio. Il selecontrollo è consentito dalle 5:00 del mattino fino alle ore 24:00. L’Ente Parco ha inoltre manifestato la disponibilità a formare nuovi selecontrollori, ampliando l’elenco degli operatori, e, qualora se ne presentasse la necessità, a organizzare anche percorsi di formazione per la girata. L’Amministrazione comunale di Sarconi «invita i cacciatori abilitati e tutti gli interessati a dare la propria disponibilità, nella convinzione che la collaborazione tra istituzioni, operatori e cittadini sia la strada per contenere i danni e costruire un rapporto più equilibrato tra la fauna selvatica e la vita delle nostre comunità».

Il portavoce Sinistra Italiana: «Chiedo a tutti di fare la propria parte e lavorare affinché vengano rafforzate le iniziative per garantire l’incolumità dei cittadini»

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Sicurezza a Senise, Roseti scrive al Prefetto Campanaro

ono decine gli episodi denunciati nelle ultime settimane di furti in auto di portafogli e portamonete e di furti di contanti e merce in vendita nelle attività commerciali del Comune di Senise». È quanto dichiara in una nota Armando Roseti, portavoce Sinistra Italiana Senise. «Tutti gli episodi presentano, nel racconto di chi subisce tali spiacevoli sorprese, gli stesse lineamenti di modalità e accadimento. Le famiglie e le imprese vivono momenti di preoccupazione ed angoscia, non potendo distrarsi un attimo dalla posizione della propria autovettura o del proprio negozio. Fino ad ora sugli accadimenti vi è stato un silenzio assordante. Ed è per questo motivo che, nella giornata di ieri, ho scritto e richiesto ufficialmente

al Prefetto di Potenza, Dott. Michele Campanaro, di attenzionare ed intervenire con urgenza sul territorio comunale di Senise». «È preoccupante notare, come nessun'altra forza politica, neanche quelle storicamente più affezionate al tema sicurezza, o rappresentante istituzionale a tutti i livelli abbia speso due righe sull'assurda situazione che sta vivendo il nostro borgo. Chiedo a tutti di fare la propria parte e lavorare affinché vengano rafforzate le iniziative per garantire la sicurezza e l'incolumità dei cittadini. Non ci fermeremo ad insistere con queste richieste almeno fino a quando la situazione non sarà tornata sotto controllo e sarà ripristinata la serenità che la gente per bene, le famiglie ed i bambini di Senise meritano».


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Matera e provincia

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Chiesta convocazione Commissione Trasporti per conoscere quali saranno le determinazioni di Comune e Regione

Trasporto pubblico urbano di Matera, PSI: «Capire cosa fare su bus elettrici e costi»

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n seguito alla recente sentenza del consiglio di Stato, che impone alla Regione di affidare contratto alla ditta vincitrice Dover srl entro 60 giorni o di agire in autotutela, si annuncia la richiesta di convocazione della Commissione trasporti, da parte del Consigliere Saverio Tarasco». È quanto si legge in una nota diffusa dal PSI Matera. «In tale sede istituzionale prosegue la nota - potranno essere auditi il Sindaco, l’Assessore al ramo, il dirigente e l’ufficio legale, per comprendere cosa s’intende fare a questo punto, a tal fine sarebbe opportuno all’allargare l’invito a partecipare ai dirigenti regionali competenti, poiché le conseguenze delle loro decisioni ricadono direttamente sui cittadini materani. A prescindere da quale sarà la ditta affidataria, come Socialisti riteniamo si debba in ogni caso badare all’interesse dei materani ad un trasporto pubblico efficiente, sostenibile ambientalmente ed economicamente, inoltre con il diesel sta-

bilmente oltre i 2 euro il trasporto pubblico sta assumendo sempre più la forma di una necessità economica oltre che di un’opportunità per lavoratori e famiglie. Pertanto in primis, qualcuno dovrà spiegarci cosa intende fare delle osservazioni sulle criticità economiche ed ambientali, che gli stessi Regione e Comune hanno implicitamente riconosciuto nelle

loro costituzioni nel giudizio oggetto di Sentenza». «Se su tale tema si continuerà a essere evasivi, qualcuno dovrà spiegarci se, per effetto dell’ aggiudicazione fra 60 giorni il Comune debba assicurare la disponibilità di ulteriori 10 bus nuovi ed elettrici, come previsto nel capitolato di gara approvato dalla Regione. Ed anche se tale termine fosse posticipato,

vorremmo capire dove troviamo i circa 3 milioni di euro per acquistare tali mezzi, visto che nella Convenzione fra Comune e Regione approvata dal Consiglio comunale di Matera, non si fa nessun riferimento a risorse per l’acquisto dei mezzi. In conclusione come Socialisti auspichiamo che l’Amministrazione accolga prontamente l’invito costruttivo al dialogo su un tema come il trasporto pubblico, poiché le attuali decisioni condizioneranno nel bene e nel male i prossimi 10 anni del trasporto pubblico locale. Infine su tale punto si auspica una posizione unitaria del Consiglio Comunale, al fine di dare forza all’Amministrazione nella trattativa con l’Ente Regione, la stessa Regione che qualche settimana fa ha raggiunto un accordo con Comune di Potenza ed azienda vincitrice del bando, assicurando maggiori finanziamenti per quasi 3 milioni di euro, anche esentando quasi totalmente il comune di Potenza dall’acquisto di mezzi».

L’aggressore, un giovane 30enne del posto, era già stato ammonito dal Questore lo scorso mese di agosto

Matera, colpisce l’anziano padre con una scala per poi sferrargli pugni al volto: arrestato il figlio

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a Polizia di Stato di Matera ha arrestato in flagranza di reato un 30enne del posto, ritenuto responsabile di maltrattamenti nei confronti del padre convivente. I fatti si sono verificati in tarda serata, quando

una donna, allarmata dalle forti grida provenienti da un appartamento, ha richiesto l’intervento della Polizia attraverso il numero unico di emergenza 112.Giunti sul posto, gli agenti hanno trovato l’appartamento a soqquadro,

con numerosi oggetti infranti, e un anziano con evidenti e sanguinanti ferite al capo. Nell’appartamento era presente anche il figlio, in forte stato di agitazione. Alla vista dei poliziotti, il 30enne ha tentato di scagliarsi nuo-

vamente contro il padre, rivolgendogli pesanti minacce di morte affinché non denunciasse l’accaduto. L’immediata interposizione degli operatori ha impedito un’ulteriore aggressione. L’anziano è stato soccorso dal personale sanitario del 118 e trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale cittadino, dove è stato giudicato guaribile in 20 giorni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la violenta aggressione sarebbe scaturita da una discussione per futili motivi, rapidamente degenerata. Il giovane avrebbe dapprima colpito il padre alle gambe con una scala di metallo, per poi sferrargli pugni al volto e colpi alla testa con una pentola. Infine, gli avrebbe sottratto il telefono cellulare per impedirgli di chiedere aiuto.Gli accertamenti successivi hanno consentito di delineare un quadro ancora più preoccupante:

quella sera non sarebbe stata la prima volta che l’anziano subiva violenze da parte del figlio. Il 30enne, già noto alle Forze dell’Ordine, era tornato a convivere con il padre lo scorso gennaio e si sarebbe reso responsabile di analoghi episodi di violenza nei suoi confronti. A suo carico, inoltre, risultano un Ammonimento del Questore emesso lo scorso agosto, un Avviso Orale ed una precedente aggressione ai danni del padre risalente al mese di settembre.Il giovane è stato quindi arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, associato alla locale Casa Circondariale.Si ricorda, infine, che, in ottemperanza al principio costituzionale della presunzione di innocenza, la posizione dell'indagato sarà vagliata nel corso del procedimento e lo stesso dovrà ritenersi innocente fino a eventuale condanna definitiva.


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Periscopio

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Lo studio presentato dal laboratorio della Prof. Pepe rientra nelle tecnologie verdi per la ricerca biomedica

Dalla Propoli Lucana alle medicazioni avanzate: la ricerca dell'Unibas presentata al CNR di Roma D

DI EMANUELA CALABRESE

alla valorizzazione di una risorsa naturale del territorio lucano allo sviluppo di nuovi materiali per applicazioni biomediche: è questo il percorso al centro del progetto presentato al BioMaH 2026 dal Laboratorio di Chimica Biorganica dell'Università degli Studi della Basilicata, sotto la responsabilità scientifica della professoressa Antonietta Pepe, del Dipartimento di Scienze di Base e Applicate. In occasione del convegno, svoltosi presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma, è stato presentato un nuovo materiale destinato allo sviluppo di bende medicate per le medicazioni avanzate. «Il progetto si inserisce in un percorso di ricerca che coniuga lo studio dei biomateriali con la valorizzazione della propoli lucana -spiega Alessandra Cillo, Rappresentante degli apicoltori lucani- ponendo al centro la sostenibilità dei processi e la collaborazione tra mondo accademico e realtà produttive del territorio». LA PROPOLI LUCANA AL CENTRO DELLA RICERCA SCIENTIFICA

«La propoli, sostanza naturale prodotta dalle api, presenta caratteristiche che possono variare in relazione all'origine geografica, alle condizioni ambientali e alle risorse vegetali disponibili. Approfondirne la composizione chimica e studiarne le caratteristiche rappresenta un passaggio importante per comprenderne la variabilità e valutarne le possibili applicazioni -prosegue CilloNell'ambito delle attività del Laboratorio di Chimica Biorganica, la ricerca ha approfondito i metodi di estrazione e la composizione chimica della propoli proveniente da diverse aree della Basilicata, individuando elementi utili per studiarne la variabilità e le prospettive di standardizzazione». Particolare attenzione è stata dedicata all'impiego degli ultrasuoni nei processi di estrazione, nell'ambito di un approccio orientato alla sostenibilità e alla valorizzazione della materia prima naturale. Il lavoro scientifico mira così a coniugare la caratterizzazione delle risorse naturali con lo studio di tecnologie di lavorazione e con l'esplorazione di nuove possibilità applicative nel campo dei biomateriali.

IL CONTRIBUTO DELLE AZIENDE APISTICHE: UN DIALOGO T RA UNIVERSITÀ E TERRITORIO Un elemento qualificante del progetto è stata la fattiva collaborazione delle aziende apistiche lucane, il cui coinvolgimento ha contribuito a consolidare il rapporto tra ricerca scientifica e tessuto produttivo regionale. «La sinergia tra il Laboratorio di Chimica Biorganica e le realtà apistiche del territorio rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra competenze scientifiche, conoscenze produttive e patrimonio naturale locale -sottolinea la Rappresentante degli apicoltori lucani- Le aziende apistiche costituiscono una componente importante di questo percorso condiviso, che riconosce il valore della filiera territoriale e l'importanza di mettere in relazione le risorse disponibili in Basilicata con le competenze della ricerca universitaria. UN NUOVO MATERIALE PER LE MEDICAZIONI AVANZATE In questo contesto si inserisce lo sviluppo di un nuo-

vo materiale destinato alle medicazioni avanzate, presentato al BioMaH 2026 nell'ambito delle attività di ricerca del laboratorio. Il progetto esplora le possibilità offerte dall'integrazione tra biomateriali e sostanze di origine naturale, con l'obiettivo di approfondire nuove prospettive applicative in un settore di interesse per la ricerca biomedica. Lo sviluppo di materiali destinati alle medicazioni richiede un percorso articolato di caratterizzazione e sperimentazione, necessario per valu-

tarne le proprietà e verificarne l'idoneità rispetto alle applicazioni individuate. Il lavoro presentato costituisce pertanto una tappa di un percorso scientifico che proseguirà attraverso ulteriori attività sperimentali, mantenendo al centro la qualità della ricerca e la verifica delle caratteristiche del materiale. Il progetto prevede ulteriori test presso il Dipartimento di Farmacia dell'Università di Copenaghen, affiliato alla LEO Foundation, secondo il programma di sviluppo previsto.

Il presidente Baldantoni in visita a Chisinau per rafforzare la cooperazione e pianificare una nuova area produttiva per le imprese

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Palazzo Italia in Moldavia: progetto per un parco agroindustriale

iovanni Baldantoni e Mircea Cosma, unitamente al Pretore del settore Botanico della città di Chisinau, si sono incontrati con il sindaco in occasione dei festeggiamenti dei 590 anni di autonomia della città di Chisinau. Nell'occasione si è tenuta la consegna, da parte del presidente di Palazzo Italia Bucarest Giovanni Baldantoni, dell'«Attestato di riconoscenza» al sindaco Ion Ceban, al Pretore Diana Guba e al prof. Mircea Cosma. Diversi sono i programmi in corso da realizzare, come la valorizzazione di eventi storici del passato che vedono protagonisti la Romania e la Moldavia con i suoi personaggi in Lucania; ne è una prova la presenza ad Acerenza del Museo Palazzo Glinni, Casa di Maria Balsa, moglie del Conte Ferillo e figlia di Vlad Tepes. A questo si af-

fiancano le attività di trasferimento di buone pratiche nella formazione ed educazione alimentare da parte di Palazzo Italia e il programma di realizzazione nell'area adiacente a Chisinau, nel Comune di Hincesti, dove il sindaco Alexandru Botnari ha incontrato Baldantoni per pianificare la progettazione e la realizzazione di un grande Parco logistico e produttivo Agro Industriale. Hincesti, in Moldavia, guarda a «un'Europa per tutti»: a 30 km da Chisinau, insieme al sindaco Alexandru Botnari e al presidente Mircea Cosma, Baldantoni progetta e sostiene un centro logistico produttivo agroindustriale esteso per 30 ettari. La posizione baricentrica a pochi chilometri dall'Ucraina, dalla Romania e dal Mare Nero, unita alla grande produttività agricola e allo snodo

stradale, rappresenta il punto di forza del grande Parco, un punto di riferimento per gli imprenditori italiani che potranno accedere facilmente all'area ucraina all'ini-

zio della ricostruzione. Dunque, Palazzo Italia guarda con determinazione alle relazioni istituzionali tra italiani in una futura Europa fondata su valori reali.


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L’approfondimento

lunrdì 19 ottobre 2026

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Appuntamento con la ricerca dialogica sulla comunità con occhi di donna

Elenia Marchetto tra scrittura e poesia, ambasciatrice lucana della Dante Alighieri Continua il nostro percorso dialogico avviato nelle 131 agorà della nostra terra lucana. In questa seconda edizione lo facciamo attraverso una visione duale e della differenza (maschile-femminile). Il modello resta sempre quello socratico, di ricerca e di indagine “critica”, per un confronto e dialogo costruttivo sulle questioni e sui problemi, senza sopraffazioni e forme di dominio. La differenza esperita apre a percorsi di alterità e di rispetto delle diversità influenzando positivamente l’intero tessuto sociale. Nessuno “scimmiottamento”. Differenti identità per costruire qualcosa di buono nei luoghi dove si vive, “un mondo nuovo e migliore”, come direbbe Virginia Woolf.

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DI MARIA DE CARLO*

orno qui quando tutto cambia / e non so più chi sono. / Il sentiero mi conosce. / Le creste spoglie mi attendono / come una casa antica. / Mi fermo, respiro». In questi pochi versi, tratti dalla lirica inedita «Argilla viva» dedicata ai calanchi, si intravede l’animo poetico della giovane donna Eliana Marchetto. Una lucana doc che racchiude in sé due mondi «che hanno definito profondamente il mio essere», come lei stessa afferma: quello di Aliano (da parte materna) «piena di magia, di determinazione, di forza», dice Elenia dichiarando che la sua terra «è la mia fonte di ispirazione primaria. I calanchi sono il luogo di luce e silenzio nei quali – continua - devo necessariamente rifugiarmi quando ho bisogno di ritrovare le parole». E dall’altro lato Picerno (da parte paterna) che è «la leonessa della Lucania, ultimo paese a cadere durante i moti del 1799», ed Elenia si ritrova ad ereditare quella stessa determinazione e forza. Oltre ai suoi genitori, a riempire d’affetto la sua vita è il fratello Carmine e il piccolo nipotino Vito «che è – dice - il grande amore della mia vita».Ho conosciuto recentemente Elenia, un talento lu-

cano di grande spessore. Ed è con lei, perla preziosa che sicuramente Dante amerebbe, che chiudo questa rubrica.Tra un mese circa Elenia compirà 38 anni ed ha alle spalle un ricco bagaglio formativo e culturale degno di lode, a partire dalla nomina ufficiale, dello scorso anno, di «ambasciatrice della Società Dante Alighieri», prima lucana a ricevere questo titolo. «È stata per me una immensa emozione, gratitudine e senso di responsabilità – commenta -. Ho ricevuto contatti da alcuni comitati e spero fortemente di riuscire a portare la nostra storia, la nostra cultura, la nostra poetica e la nostra lingua anche oltre i confini della nostra terra».Eliana oltre a collaborare con un’azienda di famiglia, è giornalista pubblicista (ha curato la comunicazione istituzionale del Comune di Aliano ed è redattrice per ParkTime Magazine, la rivista nazionale dei Parchi Letterari Italiani).Ma più di ogni altra cosa prevale in lei, come vocazione originaria, il rapporto con la scrittura poetica e creativa (autrice de «Sulle ombre di Kafka»; «Prepotto. I racconti dello Schioppettino»; «Incanto della bellezza»; «Amori Balsamici»). Un carisma che l’accompagna fin dalla tenera età «ho sempre scritto e tutto ciò che conservo nella mia memoria è legato alla scrittura – spiega Eliana -. Scrivo da quando ero bambina, piccolissima, e la scrittura è stata sempre la modalità espressiva più vicina al mio essere. Allora come oggi, avevo più e più taccuini dove mettere nero su bianco tutte le storie e le parole che mi abitavano. Sin da quando ero giovanissima – continua - mi veniva riconosciuta la capaci-

tà di riuscire ad esprimere perfettamente sensazioni, emozioni e pensieri. La forma scritta mi ha aiutata anche quando una eccessiva timidezza mi impediva, a scuola, di affrontare le verifiche orali. Per anni sono stata considerata svogliata. Ero solo profondamente timida ed infatti con le prove scritte dimostravo di avere una adeguata preparazione. Durante gli anni del liceo, poi, ho superato questo blocco fino ad arrivare a studiare addirittura comunicazione». Ha conseguito infatti la laurea presso l’Università degli studi della Basilicata, con 110 e lode in Scienze della comunicazione. Vincitrice, per merito, di un master presso la Bocconi in Strategie d’imprese, ed infine ha frequentato la scuola di Scienze della politica e dei processi decisionali «Cesare Alfieri» di Firenze.Tornando alle sue poesie, e alle tematiche da lei affrontate, numerosi i versi dedicati al territorio, alle origini e alla memoria, ma anche alle donne e alla loro forza e resilienza, come pure alle fragilità nelle sue molteplici sfumature. Tra i tanti, i versi tratti da «Come la luna» dedicate alle donne che affrontano la malattia oncologica: «Non sei incompleta se ti manchi. / Attraversi solo una curva del tempo / una forma diversa di te».Per questa e tante altre ha ottenuto numerosi premi che sono stati «emozionanti oltremisura – racconta Eliana -. Ricordo la prima, a Sambuca di Sicilia, perché ero a due passi da Capaci nel giorno esatto in cui ricorreva il ricordo della strage. L’emozione era per me incontenibile davvero, ma sono stata felice di potere omaggiare durante il mio intervento chi

ha dato onore al nostro Paese. Ricordo con tenerezza anche la cerimonia del Premio Maria Stromei perché ho vinto con una poesia dedicata a mio nonno. Ancora la cerimonia di Vivi Vinum Pachino che mi ha premiata in ben due sezioni o quella di Albiate con una prima posizione assoluta. Ma davvero tutte, tutte, mi hanno lasciato un ricordo indelebile ed una profonda gratitudine».E l’elenco continua con gli ultimi premi letterari, nel 2026: Menzione d’onore Premio «Il Corimbo»; Primo Premio sezione Poesia inedita, Premio Vivi Vinum Pachino; Menzione d’onore sezione Racconto, Premio Vivi Vinum Pachino; Menzione d’onore Premio Alda Merini; primo premio assoluto Concorso letterario Amori Balsamici, Modena; Premio Mino De Blasio, Benevento; secondo premio Premio Tra Secchia e Panaro, Modena; Primo premio Narrativa inedita Premio Albiatum, Albiate (MB); Menzione speciale Premio Giacomo Ribaudo, Villabate (PA).Del 2025: secondo posto al Premio Internazionale Navarro, Sicilia; secondo posto al Premio Tra Secchia e Panaro, Modena; Titolo di «Lodevole autore di poesia di prosa sintetica» dal Versilia Club, Toscana; Menzione d’onore al Premio Internazionale Barbarossa, Bologna; Menzione speciale dal Premio Avod, Imola; Primo posto al Premio Letterario Maria Stromei, Pescara; Premio speciale Premio Incanto della Bellezza, Bari; Primo Premio Silloge inedita, Primo Premio Silloge inedita, Premio Internazionale di Letteratura Il Sigillo di Dante 2025, La Spezia; Menzione di merito, Premio letterario internazionale Il vento dei

calanchi; Diploma di Ambasciatrice letteraria per la Dante Alighieri; Primo Premio Gaetano Cingari, Calabria; Onorificenza da parte del Comune di Picerno.A questo elenco si aggiungono altri meriti: è stata selezionata da Rai Eri per il laboratorio di scrittura creativa «Il libro che non c’è» presso gli studi Rai di Via Teulada in Roma ed è stata la prima lucana selezionata dal Rotary Club di Potenza per il Rotary Youth Leadership Awards sia Nazionale che Internazionale.Inoltre, ha vinto il Premio «Costruisci la tua impresa» dell’Università degli Studi della Basilicata, del Ministero della Gioventù e della Regione Basilicata con il progetto «M.E. Marketing e Comunicazione». Ha lavorato nella Direzione Generale di Chianti Banca con la Presidenza di Bini Smaghi, già Presidente Bce.È membro della giuria del Premio Nazionale Eplibriamoci Basilicata; della giuria del Premio Salerno Letteratura Festival; della giuria del Concorso di poesia in memoria di Nicola Felice Prospero Pagano e del figlio Oscar, e della giuria del Premio Fondazione Megamark.Di sogni forse ne ha realizzati tanti, ma un suo desiderio è quello di scrivere un romanzo, ed è anche l’augurio che le facciamo. *COUNSELOR FILOSOFICA


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Periscopio

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CAPITOLO I - LA CONTABILITÁ DELL’ESISTENZA Abbiamo imparato a contare tutto. Tranne ciò che ci rende davvero ricchi

Il patrimonio che non finisce in banca

V

DI FABRIZIO QUARATINO

iviamo in un mondo organizzato. Misuriamo il patrimonio, il successo, la produttività, perfino i passi quotidiani. Peccato che nessuno abbia inventato un’applicazione capace di misurare quanto bene abbiamo fatto a qualcuno. Non consentirebbe classifiche, fotografie celebrative o dichiarazioni di modestia con i propri meriti. Esiste una contabilità diversa: ciò che possediamo, ciò che possiamo fare e ciò che custodiamo nel cuore. Tre tesori. Importanti, non intercambiabili. Il guaio comincia quando crediamo che possedere significhi valere, essere efficienti significhi essere felici e avere ragione significhi avere un cuore migliore. Su quest’ultimo equivoco organizzeremmo un congresso. Con moltissimi relatori e nessuno disposto ad ascoltare. IL FORZIERE E LE SUE ILLUSIONI I tesori materiali sono utili. Il denaro permette di vivere dignitosamente, curarsi, progettare, aiutare. Negarlo sarebbe spiritualità comodissima, soprattutto dopo aver pagato tutte le bollette. Il problema nasce quando il forziere diventa il proprietario del suo proprietario. Quando accumuliamo oggetti per riempire assenze e scambiamo il prezzo delle cose per il valore delle persone. Esistono persone povere generose e persone benestanti altrettanto attente agli altri. Il conto corrente non stabilisce la qualità umana. Conta anche come scegliamo di utilizzare ciò che abbiamo. Il denaro può acquistare una casa, ma non garantire che qualcuno vi si senta accolto. Può finanziare una festa, ma non comprare affetto sincero. Può acquistare un orologio costosissimo, senza regalarci un minuto di ascolto autentico. IL CORPO NON È UNA MACCHINA Poi ci sono i tesori del corpo: salute, capacità, intelligenza, competenze, energie. Li consideriamo scontati finché malattia o cambiamenti ci costringono a guardarli diversamente.

Ma una persona che perde una capacità non perde dignità. Chi rallenta non vale meno di chi corre. Chi deve chiedere aiuto non diventa un peso da contabilizzare. La società sembra talvolta un ufficio del personale severo: se produci, vali; se ti fermi, diventi una pratica da archiviare. Complimenti per l’umanità del sistema. Nella fragilità impariamo anche a ricevere. Possiamo scoprire che lasciarsi sostenere richiede coraggio e che nessuno dovrebbe essere costretto a dimostrare continuamente di meritare amore. IL CUORE NON ACCETTA SCORCIATOIE Arriviamo al patrimonio più difficile da amministrare: i tesori del cuore. Qui non bastano dichiarazioni solenni, frasi spirituali inoltrate nei gruppi WhatsApp o fotografie accompagnate da parole come gratitudine, luce e consapevolezza. Rispettabilissimo. Purché poi trattiamo bene le persone. Il cuore non cresce perché pronunciamo parole bellissime. Cresce quando impariamo ad ascoltare senza interrompere, riconoscere un errore senza cercare un colpevole alternativo, incoraggiare senza pretendere risultati immediati. Per me la fede è que-

sto lavoro quotidiano. Non un distintivo, non una patente di superiorità, non un’assicurazione contro il dolore. È il coraggio di guardare la propria oscurità senza fingere che appartenga sempre agli altri. La rivoluzione più impegnativa non cambia gli altri: comincia da noi. E nel lasciare che quel cambiamento diventi un gesto, una scelta, una presenza affidabile. Non sempre riusciremo. Ci saranno giorni in cui perfino ricominciare sembrerà un'impresa. Ma io credo profondamente in una possibilità che nessuna sconfitta può cancellare: quella di decidere, ancora una volta, quale persona vogliamo diventare. Senza umiliarci. Senza arrenderci. Chi si considera spiritualmente arrivato, forse, ha appena scoperto da dove ricominciare. L’INFERNO NON HA SEMPRE LE FIAMME Esistono inferni senza fiamme: una preoccupazione economica, una diagnosi, una relazione ferita, una notte interminabile. Nessuna fede cancella automaticamente queste realtà. Prometterlo sarebbe ingiusto. Possiamo però decidere di non lasciare che siano soltanto quelle realtà a definire il nostro comportamento. A volte comincia da una telefonata nonostante la stanchezza, da una richiesta di perdono, da una mano tesa quando avremmo preferito chiuderci.

Il legame tra maestro e discepolo mi parla di un impegno condiviso che non si conserva sotto vetro. Si rinnova nelle azioni. Non significa imitare qualcuno, ma raccogliere una promessa di dignità e speranza e renderla concreta dove viviamo. Perché un insegnamento diventa davvero nostro quando smette di essere soltanto qualcosa che ammiriamo e comincia a vivere nel modo in cui trattiamo le persone. È lì che una promessa spirituale incontra la realtà. Anche quando abbiamo paura. Anche quando possiamo avanzare soltanto di un passo. Un passo non risolve tutto, ma può cambiare la direzione del cammino. IL BILANCIO CHE CONTA Stasera proviamo un esperimento. Prima di addormentarci, invece di chiederci soltanto quanto abbiamo ottenuto, domandiamoci: chi abbiamo fatto sentire meno solo? Quale fragilità abbiamo rispettato? Abbiamo ascoltato davvero, oppure aspettavamo educatamente il nostro turno per parlare? Non servono risposte eroiche. Serve sincerità. I tesori del cuore non crescono con gli applausi ricevuti, ma con la qualità delle relazioni che contribuiamo a costruire. E non appartengono a una categoria di persone speciali: sono una possibilità aperta a ciascuno, ogni giorno. LA RICCHEZZA

CHE RESTA Un giorno qualcuno potrebbe dimenticare ciò che possedevamo, i nostri incarichi, perfino le parole che credevamo indimenticabili. Potrebbe però ricordare come si è sentito quando aveva bisogno di noi. Non possiamo pretendere quel ricordo, né trasformare la bontà in un credito da riscuotere. Possiamo soltanto scegliere, oggi, quale patrimonio alimentare. Custodiamo il denaro necessario alla vita. Prendiamoci cura del corpo. Coltiviamo capacità e talenti. Ma non lasciamo il cuore all’ultimo posto, come una spesa facoltativa da rimandare a tempi migliori. Perché la ricchezza più grande non è impressionare qualcuno con ciò che abbiamo. È aiutarlo a ritrovare fiducia in ciò che può diventare. E se oggi ci riusciremo anche con una sola persona, non avremo conquistato il mondo. Avremo fatto qualcosa di più vicino, più difficile, più umano: avremo aiutato qualcuno a riconoscere una possibilità proprio dove vedeva soltanto una porta chiusa. E forse è questa la ricchezza più straordinaria: scoprire che, mentre cercavamo di illuminare un tratto di strada per qualcun altro, anche il nostro cuore stava diventando più luminoso. Senza applausi. Senza medaglie. Senza bisogno di lasciare il nostro nome sulla luce.


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Tutto Sport

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SERIE C Ora la panchina di De Luca è in bilico. Squadra lenta e sfilacciata. I ragazzi non reggono nella ripresa

Cade a Barletta, il Picerno Finisce 1 a 0 al “Puttilli” BARLETTA PICERNO

1 0

BARLETTA (3-4-2-1): Figliola 6, Bizzotto 6.5, Manetta 6.5, Laringe7 ( 80' Tito s.v ) Ferrante 6.5 ( 62' Ongaro 7), Partipilo 6 ( 72' Distratto 6), Franco 6.5, Da Silva 6.5, Coccia 6.5, Vona 7, Diankpata 6. A disp. Matosevic, Tito, Rossoni, Malfitano, Ragone, Distratto, Giardino, Domanico, Voca, Piarulli, Della Rocca, Marini. All. Massimo Paci 6.5

PICERNO (4-3-3): Marcone 6.5, Bellodi 5.5, Bassoli 6 Gemignani 5.5, Rillo 5, Virgilio 6 ( 58' Scravaglieri 5 ), Maselli 5, Bianchi 6 ( 55' Pugliese 5) Abreu 5, Esposito 6, ( 70' Egharevba 6 ) Kanoute 5 ( 70 Coppola 5). A disp. Pecci, Cortese, Perri, Maiorino, Tolovan, Nocerino, Pistolesi, Del Fabro, Franco, Oliviero, . All. Claudio De Luca 5

ARBITRO: Sig. Domenico Castellome di Napoli 6.5 ASSISTENTI: Sigg. Alessandro Rastelli di Ostia Lido-Domenico Russo di Torre Annunziata IV Ufficiale: Sig. Felice Lucio Angelillo di Nola FVS: Andrea Recupero di Lecce MARCATORI: al 76' Ongaro RECUPERO: 2’ pt e 5’ st NOTE: Spettatori 5000 circa con 40 supporters melandrini al seguito. Ammoniti Esposito, Vona. Angoli 10-3

PICERNO. Terza sconfitta consecutiva per il Picerno che cade nella ripresa a Barletta e perde terreno in classifica. Il Barletta merita il successo al termine di una partita condotta con autorità dai murgiani che legittimano nella ripresa il successo grazie al gol di Ongaro. Nel Barletta mister Paci tiene in panchina Matosevic e schiera Figliola tra i pali. In campo tra i titolari Manetta e Vona con Della Rocca in panchina. Barletta in maglia blu, Picerno con la divisa bianca. Nel Picerno si rivede tra i titolari Esposito, dunque Coppola in panchina così come Franco. Pugliese è in panchina mentre Tolovan non parte titolare. Al 3' pallone di Franco per

__ MomentI della partita

Laringe che tira verso la porta ma la sfera termina alta. Pallone filtrante di Esposito per Abreu, Manetta è bravo a controllare la sfera, siamo al 4'. Ottima percussione di Laringe che mette dentro nessuno ne approfitta per i barlettani al 5. Gemignani resta a terra all'11 dopo un contatto con Diankpata. L'atleta rientra in campo dopo le cure dei sanitari. Filtrante di Partipilo per Coccia, è bravo Gemignani a chiudere in angolo al 14'. Cross al bacio di Esposito, Kanoute non arriva sul pallone al 19'. Barlettani vicini al gol con un colpo di testa di Partipilo a seguito di azione Vona-Laringe. Il colpo di testa viene deviato in angolo da Marcone al 21'. Azione personale di Esposito che crossa in area ma gli avanti del Picerno non sono lesti ad approfittarne al 25'. Da Silva, servito da Laringe in contropiede dopo l'errore del Picerno mette fuori di poco in maniera incredibile al 31'. Abreu manda alto dopo un errore in disimpegno di Partipilo, pallone alto sulla traversa al 36', ottimo il pallone filtrante di Maselli. Figliola in uscita regala un corner al Picerno su punizione battuto da Kanoute. Erroraccio del portiere barlettano. Il primo tempo si chiude sullo zero a ze-

ro e con i tifosi del Barletta che fischiano la squadra. Nel secondo tempo la gara si gioca sotto i riflettori. Coccia mette dentro per Ferrante al 46, rimedia in angolo Bellodi. Sul corner Ferrante per poco non imita Silvio Piola, in girata la palla termina fuori di poco. Sarebbe stato il gol dell'anno. Esposito effettua un cambio di campo eccellente. Figliolia è attento e abbranca la sfera al 50'. Laringe colpisce male dai venti metri, pallone decisamente fuori al 51'. Fase confusa del match con il Barletta riversato nell'area lucana. Da Silva dai venti metri tira verso la porta ospite, Marcone non è perfetto e consegna il corner ai padroni di casa al 53. Pugliese prende il posto di Bianchi nel Picerno che passa al 4-2-3-1. Un colpo di tacco dell'arbitro fa salire l'interesse per il match. Al 60' Kanoute prova la conclusione ma Vona lo contrasta e manda in angolo. Laringe scodella in area un pallone invitante, Da Silva di testa impegna Marcone al 64'. Primo ammonito del match, Esposito per fallo su Partipilo. I lucani non riescono a far gioco e subiscono l'arrembaggio del Barletta. Ongaro allarga per Laringe che mette in area, pallone deviato in angolo da Bassoli. Nel Picerno Coppola e Eghaverba sostituiscono Kanoute e Esposito. Nel Barletta Distratto prende il posto di Partipilo. Marcone ci mette i pugni su conclusione violenta di Da Silva al 74' gran parata di Marcone. Ongaro di testa mette dentro al 76' su corner. Coccia sul secondo palo indirizza la sfera sul secondo palo e Ongaro di testa mette dentro. Barletta meritatamente in vantaggio al 76'. Il Picerno si gioca la card e l'arbitro viene richiamato al Var e convalida la rete. Nel Barletta Tito subentra a Laringe. Esordio in biancorosso per Tito. Il Picerno si gioca una card per un presunto contrasto in area di rigore del Barletta. Castellone non concede il rigore ai lucani. Da Silva, Vona e Ongaro provano a pungere nel recupero. Vona viene ammonito nel recupero. Al triplice fischio sono i padroni di casa a festeggiare. Ora per il Picerno potrebbero aprirsi scenari diversi per quanto riguarda la conduzione tecnica della squadra. FRANCESCO MENONNA


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