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Cronache del 18 settembre 2026

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VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 208

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

I GIOVANI DEMOCRATICI CONTRO L’OCCIDENTE E LA NATO. SCHLEIN ASSICURA IL SOSTEGNO ALL’UCRAINA

Ma il Pd da che parte sta? Elly però non scioglie gli equivoci dei filo russi e dei pacifisti ad oltranza

Lamattina a pag 3

PERRETTI SCOMPARSA A CAUSA DI UN MALORE MENTRE ERA IN ALBERGO A L’AQUILA

ORA È ETERNA PARITÁ Una notizia che ha sconvolto la Basilicata. Confindustria: «Lascia un vuoto profondo e incolmabile nella comunità». Bardi e Pittella: «Abbiamo perso una grande donna». A Potenza lutto cittadino durante i funerali _

IL RICORDO

A Cronache il presidente della SIDRI De Lucia fa il punto sulla riforma: «Serve un pieno riconoscimento del dottorato di ricerca»

Perretti, una donna che non sapeva fermarsi

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DI LUCIA SERINO

uesta è Margherita Perretti come l’ho conosciuta io. Sicuramente l’imprenditrice, la dirigente di Confindustria, la donna impegnata da anni sul terreno delle pari opportunità. Ma innanzitutto una donna con uno stile preciso, una classe naturale, una cura quasi ostinata del dettaglio. Parlo di relazioni con le persone. Non (...)

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■ continua a pag 10

Servizi da pag 11 a pag 14

POLITICA Entra Telesca, esce Marroccoli. Per l’ex consigliera FdI, il commissariamento di Quarto è tardivo

Il mercato di Futuro nazionale A OLTRE IL GIARDINO OSPITE IL VICEPRESIDENTE PEPE

«La Basilicata protagonista delle scelte sull’energia»

Telesca e Marroccoli

L’INTERVISTA

Dellapenna a pag 9

Tammariello a pag 18

■ Errichetti

a pag 5

PETROLIO

Rosa (Fd): «Le polemiche sul “commissariamento” per le estrazioni delle opposizioni dimostrano l’ignoranza di leggi e provvedimenti»

■ Servizio

a pag 16

_ SERVIZIO IDRICO

Summit al Dipartimento Sviluppo Economico con Aql, alcune proposte per migliorare il rapporto con i consumatori

■ Servizio

a pag 17

_ SENISE

Incidente sul lavoro, operaio 23enne cade da 6 metri, i sindacati: «La sicurezza sia una priorità, basta» ■ Servizio

a pag 27


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Italia e Mondo I giovani Democratici contro l’Occidente e la Nato

Ma il PD da che parte sta?

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Elly assicura il sostegno all'Ucraina ma non scioglie gli equivoci dei filo russi e dei pacifisti ad oltranza

DI ROBERTO LAMATTINA

a politica si sa, è anche finzione. Si sono sprecati fiumi di inchiostro per dimostrare che la funzione è parte della politica. Addirittura Platone sosteneva che il politico fosse l'unico autorizzato a mentire. La situazione sta, però, sfuggendo di mano. Pur comprendendo le necessità da parte delle opposizioni di trovare una propria quadra, non riusciamo più a trovare giustificazioni alla modalità con la quale la sinistra costruisce la propria narrazione tra menzogne e non avevo capito. LA DISERZIONE DAVANTI AD ELLY Prendiamo i giovani del Partito Democratico e proviamo a capire il bizzarro percorso mentale di un ragionamento arzigogolato. La leader dei giovani del

PD fa il suo intervento pubblico e lo conclude con un invito alla diserzione dichiarando che non aveva alcuna voglia di combattere le “vostre guerre”. Il PD tace. La segretaria non trova niente da dire. Qualche giorno prima, però, proprio Elly aveva dichiarato il suo sostegno all’Ucraina. Ci piacerebbe, a questo punto, comprendere a quali guerre si riferisse la leader dei giovani del PD? Lei stessa ha detto, poi, che non parlava dell’Ucraina ma degli USA. A questo punto ci piacerebbe sapere se il Pd immagina di uscire dal patto atlantico e come intenda difendere l’Italia e l’Europa senza aumentare la spesa per gli armamenti. Domande alle quali non ci sarà risposta. Non ci sarà perché da troppo tempo la sinistra italiana gioca una doppia

partita, ai militanti parla di pace per strizzare l’occhio ai pacifisti, al mondo racconta una continuità con il classico posizionamento occidentale dell’Italia. LA POLITICA ESTERA NON È UNO SCHERZO Qui non si tratta di un tema marginale. La politica è soprattutto politica estera. Noi vorremmo capire seriamente il centrosinistra da che parte sta. Continuare a barcamenarsi tra il filo russo Conte e il finto occidentale PD con l’occhio strizzato ai pacifisti di strada non è una posizione politica ma un caos. In nessun posto d’Europa i filo russi e i filocinesi governano con partiti socialdemocratici e, anche nel passato italiano la linea di demarcazione tra maggioranza e opposizione nella Prima Repubblica riproduceva in toto la cortina di ferro.

_ Elly Schlein

LA FERMEZZA DELLA MELONI Va detto con chiarezza che la stessa cosa non sta accadendo nel centrodestra. Giorgia Meloni ha posto il suo partito chiaramente nel campo occidentale e ha collocato la coalizione nel campo occidentale. Il muro contro Vannacci nasce anche dalla differenza geopolitica tra i filorussi di FN e il governo

che ha messo l’Italia nel solco delle grandi democrazie occidentali. La stessa chiarezza dovrebbe esserci pure a sinistra perché chi invita alla diserzione e non vuole combattere le guerre dell’occidente non può stare in una coalizione e in un partito che si schiera con la Nato. Le somme confuse non producono mai risultati.


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Il premier canadese conquista l’Eurocamera e rilancia il legame strategico con l’Europa

Carney scuote Strasburgo, il Canada punta all’Ue: «I valori non si difendono da soli»

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DI VITO ERRICHETTI

era chi, mercoledì pomeriggio, si aspettava il solito discorso sullo Stato dell'Unione: la solita rassegna di cifre sul Pil, i soliti richiami alla resilienza europea, magari qualche passaggio sull'Ucraina. E invece Ursula von der Leyen ha spiazzato tutti. Nel bel mezzo del suo intervento davanti alla plenaria di Strasburgo, la presidente della Commissione europea ha annunciato che l'Unione è pronta ad avviare i lavori per accogliere il Canada come primo «membro associato» della sua storia. «Europa e Canada credono nella democrazia. Credono che il potere non appartenga al più forte, al più ricco o a chi alza di più la voce, ma a tutti noi», ha detto von der Leyen, rivolgendosi direttamente al primo ministro canadese Mark Carney, seduto in aula.Non è un dettaglio da poco. L'annuncio è arrivato a sorpresa: secondo quanto raccontato dai suoi collaboratori, von der Leyen era anzi scettica sulla proposta avanzata da Ottawa, perché l'Unione europea non ama pensarsi come una "media potenza" bisognosa di alleati esterni per contare qualcosa. Eppure qualcosa, negli ultimi mesi, deve averla convinta a cambiare idea. UNO STATUS CHE NON ESISTE (ANCORA) Qui viene la parte più interessante, e insieme più scivolosa, di tutta la vicenda. Il «membro associato» non è una categoria prevista dai trattati europei. I trattati conoscono gli Stati membri, i paesi candidati e una lunga serie di accordi di associazione, partenariato e libero scambio con decine di paesi terzi, ma nulla che si chiami così. Von der Leyen, va detto, non ha chiarito granché: non ha spiegato cosa comporterà in concreto questo status, né con quali tempi e procedure il Canada potrà arrivarci. Lo ha soltanto definito, con una formula piuttosto vaga, «il livello più alto possibile» di relazione, pre-

sentandolo come un'evoluzione del Ceta, l'accordo di libero scambio tra Canada e Unione in vigore in via provvisoria dal 2017.Sorge una domanda, abbastanza ovvia: un'evoluzione verso dove? Il Ceta è un trattato commerciale, per quanto ambizioso. Il «membro associato» dovrebbe spingersi molto oltre, toccando tecnologia, materie prime critiche, energia e persino difesa. Ma il nodo più delicato, quello su cui in Aula si è discusso a lungo nei corridoi più che dal podio, riguarda il diritto di voto. Norvegia e Svizzera, che pure hanno un'armonizzazione normativa molto stretta con Bruxelles, non hanno alcuna voce in capitolo sulla legislazione europea. Il Canada avrebbe qualcosa di più? E se sì, cosa esattamente? Nessuno, per ora, lo sa con certezza.C'è poi un precedente scomodo da maneggiare con cura. Un'ipotesi simile, quella dell'"adesione associata", era già stata avanzata lo scorso maggio dal cancelliere tedesco Friedrich Merz per l'Ucraina, che da anni chiede con urgenza di entrare nell'Unione. Aprire una scorciatoia istituzionale per il Canada, un paese del G7 economicamente solido e senza guerre alle porte, mentre Kiev resta ferma da anni davanti al portone, è una scelta che qualche capitale europea difficilmente lascerà passare senza commenti. L'OVAZIONE PER CARNEY Se il discorso di von der Leyen ha sorpreso, l'accoglienza riservata a Mark Carney è stata quasi teatrale. La plenaria ha risposto con una standing ovation, il più lungo applauso di tutto lo Stato dell'Unione, e il giorno dopo, giovedì, quando è stato il turno del premier canadese di parlare direttamente all'Eurocamera, l'atmosfera non è cambiata. È stato, per usare le parole di chi era in Aula, un ingresso da rockstar: applausi scroscianti, eurodeputati che si avvicinavano per stringergli la mano o farsi un selfie. Tra i primi a salutarlo la presidente del gruppo Socialisti Irat-

xe Garcia Perez e la copresidente dei Verdi Terry Reintke, che aveva scelto per l'occasione una felpa della nazionale canadese di hockey con il numero di Sidney Crosby sulle spalle. Un dettaglio buffo, se vogliamo, ma anche piuttosto rivelatore del clima da luna di miele che si respirava in Aula.Carney, nel suo intervento, ha scelto un registro quasi letterario. Ha citato Goethe, il concetto di affinità elettiva, quella tendenza di elementi diversi a combinarsi per attrazione reciproca, per descrivere il rapporto tra Ottawa e Bruxelles. «I valori non si difendono da soli, la libertà va guadagnata ogni giorno», ha detto, prima di tracciare però un quadro tutt'altro che rassicurante delle tensioni globali: società scosse da nuove tempeste, il commercio usato come arma, l'erosione delle istituzioni democratiche, i dazi impiegati come strumento di pressione. Non proprio un discorso di circostanza.Sul piano più pratico, il premier canadese ha citato alcune proposte concrete: l'adesione del Canada al programma Erasmus Plus e la partecipazione alla prossima generazione di Horizon Europe, per rafforzare i legami tra università e centri di ricerca dei due blocchi. E ha sostenuto, non senza una certa sicurezza, che i sondaggi interni mostrerebbero una

maggioranza di cittadini canadesi favorevole a un'integrazione più profonda con l'Unione. Sarà interessante verificarlo nei prossimi mesi, quando la proposta dovrà passare dal terreno degli applausi a quello, molto più ingombrante, dei negoziati veri. TRUMP, I DAZI E LA REAZIONE DA WASHINGTON Poi, naturalmente, c'è la Casa Bianca. Bastano poche ore perché la notizia superi i confini di Strasburgo e arrivi a Washington, dove Donald Trump non prende bene la faccenda. «Lo trovo ridicolo», ha detto ai giornalisti, aggiungendo che se l'Unione dovesse davvero procedere e lui la ritenesse una mossa ostile, risponderebbe con dazi pesantissimi o addirittura con l'interruzione dei rapporti commerciali con l'Europa. Una minaccia diretta, senza troppi giri di parole, che arriva mentre Ottawa è già nel pieno di una guerra commerciale con gli Stati Uniti.La replica canadese, va detto, è arrivata sobria, quasi laconica: dall'ufficio di Carney si è fatto sapere che in un mondo più pericoloso e diviso il Canada intende semplicemente rafforzare i legami con i partner di cui si fida. Nessuna polemica aperta, ma il messaggio è comunque chiaro. E lo stesso Carney, nel suo discorso, non ha rinunciato a una frecciata rivolta oltre

l'Atlantico, parlando di piattaforme tecnologiche che aspirano a una sovranità propria e di meccanismi finanziari trasformati in leve di coercizione. Non ha fatto nomi. Non ne aveva bisogno. COSA RESTA DA CAPIRE Resta da vedere, a questo punto, quanto ci vorrà perché questo status passi dall'annuncio in Aula a qualcosa di realmente definito. La visita di Carney a Strasburgo dovrebbe funzionare da catalizzatore in vista di un vertice Ue-Canada, atteso il mese prossimo a Montreal anche se la data non è ancora del tutto blindata, ed è probabile che sia lì, più che nei discorsi solenni di questi giorni, che si capirà se il «membro associato» sarà davvero qualcosa di nuovo o soltanto un'etichetta elegante per rafforzare accordi già esistenti.Un analista intervistato in questi giorni ha usato un'espressione che sintetizza bene la sensazione diffusa a Bruxelles: il discorso di von der Leyen è stato definito fortemente programmatico ma poco geopolitico, forte nell'indicazione politica, debole sui dettagli operativi. È probabilmente la definizione più onesta che si possa dare, per ora, di un'iniziativa che ha entusiasmato l'Aula di Strasburgo molto più di quanto abbia chiarito i suoi contorni concreti.


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A Cronache il presidente della SIDRI fa il punto sulla riforma e sull’iter della proposta di legge: «Serve un pieno riconoscimento del dottorato»

De Lucia: «Il dottorato è molto più della porta d’ingresso all’università» A

DI VITO ERRICHETTI

ntonio De Lucia è presidente della SIDRI, la Società Italiana del Dottorato di Ricerca. Da mesi segue l'iter della proposta di legge C. 1609, a prima firma dell'onorevole Gianpiero Zinzi, che punta a valorizzare il titolo di dottore di ricerca anche fuori dall'accademia. A luglio ha scritto alla premier Meloni per sollecitare un'accelerazione dei lavori parlamentari; il 18 agosto la SIDRI si è iscritta al RUNTS. Lo abbiamo intervistato sullo stato della riforma. Presidente, per chi non conosce ancora la SIDRI: qual è la missione dell'associazione e da quale esigenza nasce la scelta di creare una realtà dedicata specificamente ai dottori di ricerca? «SIDRI nasce per promuovere il riconoscimento e la valorizzazione dei dottori di ricerca, considerando queste competenze una risorsa strategica per lo sviluppo del Paese. La nostra missione è contribuire a superare una visione del dottorato confinata quasi esclusivamente all'accademia, costruendo un ponte tra ricerca, istituzioni, pubblica amministrazione, imprese e società civile. Vogliamo che il titolo più alto della formazione universitaria italiana trovi un riconoscimento adeguato anche nei luoghi in cui si prendono decisioni, si produce innovazione e si crea valore.» Nell'ordinamento italiano il dottorato rappresenta il più alto livello della formazione universitaria. Perché, nonostante questo, il titolo continua a essere poco valorizzato al di fuori dell'accademia? «Credo vi sia una sorta di peccato originale nella nascita stessa del dottorato italiano. La generazione accademica che lo ha visto nascere non gli ha attribuito fin dall'inizio una connotazione sufficientemente ampia, considerandolo prevalentemente come il primo passaggio di una possibile carriera universitaria. Il sistema produttivo, la pubblica amministrazione e, più in generale, la società si sono progressiva-

mente adattati a questa interpretazione. Oggi dobbiamo ribaltare questa prospettiva: il dottorato forma anzitutto persone capaci di affrontare problemi complessi attraverso metodo, analisi e ricerca.» La SIDRI sostiene la proposta di legge C. 1609, a prima firma dell'onorevole Gianpiero Zinzi: che cosa cambierebbe concretamente per un dottore di ricerca se il provvedimento venisse approvato? «Anzitutto sarebbe un fatto storico, perché per la prima volta il legislatore affermerebbe in maniera organica un principio che per noi è fondamentale: il dottorato è un titolo che deve essere valorizzato. Dalla sua introduzione in Italia questo riconoscimento è mancato, soprattutto rispetto a quanto avviene in altri sistemi. Per troppo tempo il PhD è stato percepito quasi esclusivamente come porta d'ingresso alla carriera accademica. La proposta interviene invece su pubblica amministrazione, mobilità, accesso e valorizzazione delle competenze, contribuendo a riconoscere al dottorato una funzione che va ben oltre l'università.» A che punto è oggi realmente l'iter e quali sono, secondo lei, i principali ostacoli alla sua prosecuzione? «Il provvedimento ha compiuto passi importanti. Dopo l'avvio dell'esame e un ampio ciclo di audizioni, si è arrivati alla fase emendativa, con circa settanta proposte di modifica complessivamente presentate. Gli emendamenti che richiedono le necessarie valutazioni sono stati trasmessi ai Ministeri competenti e siamo ora in attesa che il testo possa tornare alle Commissioni per proseguire il proprio percorso. Il punto, dunque, non è più aprire una discussione sull'esigenza di valorizzare il dottorato, che ormai esiste ed è ampiamente condivisa, ma trasformare questa consapevolezza in norme concretamente approvabili prima della fine della legislatura.» Nel luglio scorso lei ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ha ricevuto un riscontro? «Sì, il nostro appello ha prodotto un'interlocuzione concreta. In particolare gli onorevoli Gianpiero Zinzi e Gerolamo Cangiano si sono adoperati per raccogliere e interpretare quel grido d'allarme e per favorire il confronto con i Ministeri interessati. Il nostro intento era soprattutto richiamare l'attenzione sul fattore tempo: siamo nella parte finale della legislatura e non possiamo permettere che un percorso costruito attraverso audizioni, confronto parlamentare ed emendamenti venga disperso proprio quando può arrivare a maturazione.» La proposta prevede l'estensione del riscatto agevolato ai periodi di dottorato. Quanto potrebbe incidere concretamente? «Nel breve periodo può sembrare una misura meno immediatamente percepibile rispetto ad altre, ma dobbiamo imparare a guardare lontano. Se osserviamo non i prossimi due o tre anni, ma l'intera vita professionale di una persona, il riconoscimento previdenziale degli anni dedicati alla formazione e alla ricerca può diventare particolarmente significativo, soprattutto nella fase finale della carriera. Valorizzare il dottorato significa anche riconoscere che quegli anni non sono una parentesi, ma parte integrante di un percorso professionale altamente qualificato.» Tra le misure previste c'è anche la possibilità di impiegare nei percorsi degli ITS Academy soggetti in possesso del titolo di dottore di ricerca. Come si inserisce questa previsione nella visione della SIDRI? «È perfettamente coerente con la nostra visione. Dobbiamo anzitutto superare lo stereotipo secondo cui il dottore di ricerca sarebbe una persona rimasta per anni chiusa in un laboratorio o in una biblioteca. Il vero patrimonio del dottorato è il metodo scientifico: la capacità di formulare domande, analizzare dati, verificare ipotesi, affrontare problemi complessi e costruire soluzioni. È un metodo che può essere applicato all'università, ma anche in

_ Antonio De Lucia

un'impresa, nella pubblica amministrazione, nella formazione tecnica superiore e nei processi di innovazione.» Guardando agli altri Paesi europei, come si colloca oggi l'Italia nella valorizzazione del dottorato? «Il problema italiano emerge con particolare evidenza se guardiamo al rapporto tra ricerca e sistema produttivo. Il Sole 24 Ore ha recentemente evidenziato un dato che considero emblematico: quasi il 21% delle imprese ha ridotto gli investimenti in ricerca e sviluppo per carenza di competenze adeguate. È un paradosso: abbiamo persone formate al massimo livello della ricerca e contemporaneamente imprese che rinunciano a fare ricerca perché non trovano competenze. È precisamente questa distanza che dobbiamo colmare. La Carta europea dei ricercatori ci invita a riconoscere competenze, mobilità e sviluppo professionale dei ricercatori anche oltre i tradizionali confini accademici. Per l'Italia tradurre pienamente questi principi significa costruire una vera permeabilità tra università, imprese, istituzioni e pubblica amministrazione.» La SIDRI è stata iscritta al RUNTS il 18 agosto scorso. Che cosa cambia concretamente? «Cambia anzitutto il livello di accountability della nostra associazione nei confronti delle istituzioni, degli associati e di tutti i nostri interlocutori. L'iscri-

zione al RUNTS non è per noi semplicemente un adempimento formale, ma un ulteriore passaggio nel processo di consolidamento istituzionale di SIDRI: significa maggiore trasparenza, responsabilità, regole di governance definite e una collocazione piena nel Terzo settore. Allo stesso tempo apre nuove possibilità di collaborazione e progettazione con soggetti pubblici e privati e rafforza la credibilità con cui possiamo rappresentare le istanze dei dottori di ricerca.» Se dovesse rivolgere un appello diretto al Parlamento e al Governo, quale sarebbe il messaggio? «L'appello, in realtà, lo abbiamo già rivolto e oggi preferisco riconoscere il lavoro che ne è seguito. Il relatore in VII Commissione, onorevole Gerolamo Cangiano, insieme al primo firmatario Gianpiero Zinzi, si è prodigato nel confronto con i diversi interlocutori ministeriali per cercare di rimuovere gli ostacoli che ancora rallentano il normale percorso parlamentare. Il messaggio oggi è quindi molto semplice: portiamo a compimento il lavoro iniziato. Non chiediamo scorciatoie, ma che il Parlamento possa esaminare e decidere. Dopo quarant'anni dalla nascita del dottorato italiano, riconoscere pienamente il valore dei dottori di ricerca non significa tutelare una categoria: significa mettere competenze di altissimo livello al servizio del Paese.»


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Pedopornografia online, sgominata grazie a un agente infiltrato, rete internazionale su Telegram: 17 arrestati

L’infanzia violata dagli “orchi del web” D

DI TIZIANA MAGRÌ

iciassette arresti e una rete internazionale di pedopornografia online smantellata: è il bilancio dell’operazione “Fly Trap”, condotta nella notta tra il 15 e il 16 settembre contro un’organizzazione che diffondeva materiale illecito attraverso canali riservati su Telegram. A dirigere le indagini è stata la Procura di Roma, che si è avvalsa della collaborazione di Europol, Interpol del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo – che si faceva chiamare “New Saga” – contava 1.009 partecipanti, tra cui 996 riconducibili a utenze straniere, già segnalate alle autorità competenti dei Paesi di origine. Sono invece sedici gli arresti eseguiti sul territorio italiano, in diverse province. Un ulteriore fermo è stato eseguito in Svizzera dalle autorità elvetiche. Il gip ha convalidato sei ordinanze di custodia cautelare a carico dei promotori della re-

te, a cui si è aggiunto anche un fermo d’urgenza, reso necessario dal rischio che le prove venissero distrutte da remoto, nei confronti di un ventiseienne rintracciato in provincia di Cremona. Altri dieci indagati sono stati arrestati in flagranza, nel corso delle ventitré perquisizioni, sorpresi con i dispositivi informatici collegati alla rete. Sono stati sequestrati circa duecento tra smartphone, PC, tablet e hard disk. Il meccanismo di accesso ai canali più riservato, secondo quanto emerso dalle indagini, non prevedeva il pagamento per il singolo contenuto, ma quote periodiche in criptovaluta, internamente definite «donazioni», oppure, in alternativa, la condivisione di nuovo materiale illecito come contropartita per mantenere l’accesso alla “Sala dei Re”, la chat più esclusiva della community. Il colossale archivio sequestrato nel corso dell’operazione, pari a 282,9 gigabyte comprensivo di oltre 34 mila immagini e 22 mila video, conteneva materiale riguardante minori in tenerissima età;

buona parte era di neonati e di bambini al di sotto dei tredici anni. DUE ANNI DI INFILTRAZIONI L’indagine nasce nel 2024 a seguito di tracce dell’esistenza della community “New Saga”, emerse durante un’attività di monitoraggio della piattaforma di messagistica istantanea da parte degli agenti della Polizia Postale. Decisivo, per l’inchiesta e l’individuazione dei responsabili, il lavoro del poliziotto infiltrato nelle chat del gruppo, che è riuscito a guadagnare la fiducia degli amministratori fino ad accedere alla stanza riservata “Sala dei Re”. I pagamenti in criptovaluta non sono riusciti a garantire l’anonimato: la blockchain resta un registro pubblico e consultabile. Con il supporto degli analisti della statunitense Homeland Security Investigations e degli strumenti di analisi forense applicati ai wallet digitali, gli investigatori sono risaliti alla catena delle transazioni fino al conto di origine, fino a ottenere l’identità reale degli intestatari. IL PROFILO DEI RESPONSABILI A colpire gli inquirenti è stato il profilo dei responsabili. Gli amministratori principali della rete hanno un’età compresa tra i 22 e i 28 anni, con professionalità eterogenee – dal libero professionista al gestore di una struttura ricettiva, a disoccupati – e risultano, nella quasi totalità dei casi, soggetti incensurati. Secondo gli inquirenti, alcuni di loro avrebbe-

ro iniziato a seguire i canali quando erano ancora minorenni, considerato che il gruppo è attivo dal 2020. Tra gli utenti italiani della community al momento risultano identificati ventidue soggetti, dieci dei quali con un ruolo attivo nella condivisione del materiale illecito. LE PAROLE DEL PROCURATORE «Un orrendo fenomeno criminale», lo ha definito il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, parlando di «commercio indegno di minori» e sottolineando come tra i soggetti coinvolti, e paganti in criptovalute, figurino «persone insospettabili e dalle vite apparentemente normali». Il procuratore ha riconosciuto il ruolo «decisivo dell’agente infiltrato», evidenziando che «data la natura transnazionale della community, con oltre mille utenti globali, la cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria è stata fondamentale». Ora, le indagini proseguono sui dispositivi sequestrati, al fine di identificare altri utenti della rete. Altro aspetto da evidenziare è che l’operazione, al momento, non risulterebbe avere nessun legame con la criminalità organizzata tradizionale: secondo quanto spiegano gli investigatori si tratta di giovani e professionisti perfettamente integrati nel tessuto sociale, che conducevano di giorno la loro quotidianità, mentre di notte gestivano una piattaforma criminale arrivata oltre i confini nazionali. Si tratterebbe, la loro, di una “quotidianità del male”.

CASO GARLASCO Il Gip di Brescia lo scagiona. L’avvocato Aiello «Gettato fango sulle toghe»

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Nessuna corruzione sul delitto: archiviato l’ex procuratore Mario Venditti sce dalla scena del delitto di Garlasco l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Il suo nome era entrato nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi per via di un appunto sequestrato in casa dei genitori di Andrea Sempio, che recitava «VENDITTI GIP ARCHIVIA PER 20,30 euro». Sempio, indagato per la prima volta per il delitto nel dicembre 2016, vide la propria posizione archiviata nel marzo 2017 su richiesta dei pm assegnatari, tra cui Venditti. Riletto anni dopo nella nuova inchiesta della Procura di Pavia su Sempio, quell’appunto aveva fatto sospettare un pagamento illecito per ottenere l’archiviazione: da qui l’iscrizione di Venditti nel registro degli indagati il 21 luglio 2025, per corruzione in atti giudiziari. Con decreto depositato il 14 settembre, il gip di Brescia, Mauroernesto Macca ha archiviato quest’inchiesta, escludendo qualsiasi trattativa illecita. Nelle motivazioni, il giudice chiarisce che il «delitto ipotizzato presuppone un accordo tra il pubblico ufficiale e il privato», ma «di nessuno di questi elementi le indagini, pur ampie, hanno restituito una traccia che conduca all’indagato». Anche sul fronte patrimoniale non emergono anomalie, così come si legge

dall’atto: «gli accertamenti bancari […] non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile per importo o collocazione temporale ai prelievi della famiglia Sempio». Il decreto non risparmia la ricostruzione dell’archiviazione del 2017: emergerebbero omissioni nei brogliacci dei carabinieri di Pavia, che avevano bollato come «non attinenti» alcune intercettazioni chiave di Sempio. Per il gip, però, «un’archiviazione fondata su un’informativa che omette i passaggi più significativi delle captazioni non richiede […] il coinvolgimento dei magistrati»: l’esito favorevole di allora, scrive, trovava «nella scarsa qualità del materiale investigativo trasmesso […] una spiegazione autonoma». Restano invece privi di spiegazione i prelievi in contanti da 50mila euro della famiglia Sempio. Il giudice individua proprio qui il nodo irrisolto: «è in questo scarto[…] e nell’inverosimiglianza di un compenso difensivo di 30.000 euro che risiede il residuo dubbio sulla destinazione del denaro», dubbio rimesso

dal pm a un’altra autorità giudiziaria. Difatti, resta indagato il padre di Andrea Sempio, Giuseppe Sempio, per corruzione, nonostante l’archiviazione dell’ex pm Mario Venditti. Ultimo ma non meno importante nello stesso decreto il giudice Macca sottolinea che l’appunto attribuiva a Venditti le qualifiche di gip e di procuratore di Pavia: un errore che sottolinea come sintomo di una conoscenza approssimativa dei ruoli. Durissima la reazione dell’avvocato Domenico Aiello, difensore del già aggiunto: «chiunque abbia avuto il privilegio di conoscere e collaborare con il giudice Mario Venditti non avrebbe mai potuto credere a un’ipotesi di reato così odiosa». Il legale ha aggiunto che due magistrate avrebbero promosso «un vero e proprio linciaggio mediatico, una gogna a reti unificate», senza che fosse stato prima individuato il presunto corruttore e senza che fosse stata ascoltata la versione dell’ex collega: una pagina, ha concluso, che non rimedia il fango gettato sulla Magistratura. TIZIANA MAGRÌ


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Le parole della segretaria giovanile del Pd fanno assai discutere

Dalla cultura della difesa alla cultura della diserzione

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DI GIANFRANCO BLASI

è qualcosa di profondamente sbagliato quando la politica comincia a confondere il pacifismo con la rinuncia alla responsabilità, il ripudio della guerra con il rifiuto della difesa, la critica a un governo democraticamente eletto con la delegittimazione della Repubblica. La frase pronunciata da Virginia Libero, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, alla Festa dell'Unità di Reggio Emilia non è soltanto una frase infelice. È il sintomo di una mutazione culturale che dovrebbe interrogare seriamente il Partito Democratico e, più in generale, una parte della sinistra italiana. “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori”. La frase è stata pronunciata dal palco, accolta dagli applausi della platea, compresa Elly Schlein, che ha parlato subito dopo. Certo, nei giorni successivi Libero ha precisato che non intendeva riferirsi all'Ucraina, che sta dalla parte di Kiev e condanna Putin. È una precisazione che va registrata e rispettata. Ma non cancella il problema politico posto da quelle parole. Trasformare la diserzione in un'identità politica, in una parola d'ordine, in una bandiera generazionale. È qui che dovrebbe cominciare una riflessione seria. Perché la Costituzione italiana non è un catalogo dal quale ciascuno può scegliere gli articoli che meglio si accordano con la propria sensibilità politica. L'articolo 11 afferma solennemente che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Ma la stessa Costituzione, all'articolo 52, stabilisce altrettanto chiaramente che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino” e precisa che l'ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica. Non sono due principi contraddittori. Sono due facce della stessa scelta costituzionale. La Repubblica ripudia la guerra di aggressione, non ripudia il diritto e il dovere di difendersi. Ripudia la guerra come strumento di offesa, non la responsabilità di proteggere la propria comunità, la propria libertà, le proprie città, il proprio ordinamento democratico. Ed è precisamente questo il punto che una certa retorica sembra avere dimenticato. Si può essere pacifisti. Si può essere contrari al riarmo. Si può contestare la politica della Nato, discutere le

scelte dei governi occidentali, chiedere negoziati, criticare l'invio di armi all'Ucraina. Tutto questo appartiene pienamente alla libertà del confronto democratico. Ma altra cosa è raccontare ai giovani che, qualora il Paese entrasse in guerra, la risposta politica debba essere quella di organizzare i disertori. Perché allora la domanda diventa inevitabile: quale idea di Repubblica stiamo consegnando alle nuove generazioni? E soprattutto: quale idea della democrazia? C'è infatti un altro passaggio che non può essere eluso. La frase dei Giovani Democratici lega l'eventuale guerra alle “destre”. Come se una maggioranza politica democraticamente uscita dalle urne, qualora assumesse determinate decisioni di politica estera e di sicurezza, producesse per ciò stesso una sorta di sospensione della legittimità democratica. È una scorciatoia pericolosa. In una Repubblica parlamentare le maggioranze cambiano. I governi cambiano. Le opposizioni combattono politicamente i governi. Le elezioni stabiliscono chi ha la responsabilità di governare e chi quella di controllare e proporre un'alternativa. Non esiste, in questo meccanismo, una Costituzione valida quando governa una parte e improvvisamente sospesa quando governa l'altra. Non ci sono golpe perché vince il centrodestra. Non c'è un colpo di Stato perché una coalizione conservatrice conquista democraticamente il governo. Non c'è un'occupazione dello Stato perché milioni di cittadini scelgono una maggioranza diversa da quella auspicata dalla sinistra. La democrazia si difende innanzitutto accettando il verdetto delle urne. E si difende anche quando a vincere non sono quelli che noi avremmo voluto vincessero. Questo dovrebbe essere un principio elementare per chi si richiama alla Costituzione. E proprio qui emerge una contraddizione che la sinistra dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Per decenni ha coltivato una cultura dell'antifascismo, della Resistenza, della partecipazione civile, della difesa delle istituzioni repubblicane. Oggi una parte della sua nuova generazione politica sembra invece scoprire una forma di pacifismo che rischia di trasformare la rinuncia alla responsabilità in una virtù. Ma la storia della Repubblica non nasce dalla fuga davanti alla responsabilità. Nasce anche da uomini e donne che, in momenti drammatici, scelsero di assumerla. È difficile non vedere una contraddizione persino simbolica tra la celebrazione della Resistenza e l'esaltazione della di-

_ Virginia Libero

serzione. La Resistenza italiana fu una vicenda complessa, attraversata da culture politiche diverse e anche da pagine dolorose e controverse. Ma una parte dei suoi protagonisti combatté, rischiò e morì perché riteneva che la libertà avesse un prezzo. Oggi possiamo discutere tutto. Dobbiamo discutere tutto. Ma non possiamo cancellare dalla nostra memoria nazionale il valore della responsabilità. E non possiamo farlo proprio in nome della Costituzione. Lo stesso vale per l'Occidente. Ci sono giovani militanti che sembrano avere sviluppato una memoria selettiva della storia. Vedono le colpe dell'Occidente, spesso reali e discutibili, ma dimenticano sistematicamente quelle dei regimi che hanno fatto della dittatura un progetto politico. Basterebbe ricordare Cuba. Fidel Castro, spesso evocato come un eroe dai giovani del Pd, appartiene alla storia del Novecento e può essere studiato nelle sue diverse dimensioni, senza caricature. Ma non esiste alcuna ragione per trasformare Castro in un'icona romantica della libertà. Il sistema politico cubano è un regime comunista a partito unico che limita il pluralismo politico, l'informazione indipendente e le libertà civili. Human Rights Watch, che è una grande organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa e del monitoraggio dei diritti umani in oltre cento paesi nel mondo, ha documentato per decenni la repressione del dissenso durante il governo di Castro. Questo non significa negare le responsabilità storiche degli Stati Uniti verso Cuba, né ignorare l'impatto dell'embargo americano, che Human Rights Watch stessa considera un elemento utilizzato dal governo cubano come pretesto per gli abusi. Significa semplicemente rifiutare l'idea che un regime possa essere assolto perché si proclama

rivoluzionario o antiamericano. La libertà non cambia valore a seconda della bandiera sotto la quale viene calpestata. Questo dovrebbe essere il primo insegnamento di un pensiero democratico. E allora viene da chiedersi: che cosa è rimasto della cultura della difesa nel Pd? Non della guerra. Della difesa. Difendere la Repubblica significa difendere le sue istituzioni. Difendere i suoi cittadini. Difendere la libertà. Difendere il diritto di ciascuno di votare una maggioranza diversa. Difendere i confini quando necessario. Difendere la pace anche attraverso la capacità di impedire che la guerra venga imposta. È questa la cultura democratica che dovrebbe essere trasmessa ai giovani. Non quella della guerra come soluzione, naturalmente. Ma neppure quella della diserzione come manifesto politico. Perché una Repubblica democratica non chiede ai propri cittadini di amare la guerra. Chiede qualcosa di molto più difficile: di essere responsabili della libertà. E la libertà non è mai gratis. Lo sapevano i costituenti, che uscivano dalla tragedia della guerra e del fascismo. Lo sapevano i partigiani, con tutte le contraddizioni e le tragedie della Resistenza. Lo sapevano coloro che costruirono la Repubblica sulle macerie di una dittatura e di una guerra. Lo sanno i nostri aviatori nei paesi baltici che abbattono con i nostri caccia i droni russi sotto l’egida della Nato. Dovremmo ricordarlo sempre. Perché la Costituzione non è un'arma da puntare contro l'avversario politico. È la casa comune. E in quella casa c'è scritto che l'Italia ripudia la guerra. Ma c'è scritto anche che la difesa della Patria è un sacro dovere. Leggere una sola delle due frasi e dimenticare l'altra non è pacifismo. È semplicemente una lettura mutilata della Repubblica.


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Cronache Lucane Entra Telesca, esce Marroccoli

Il mercato di Futuro nazionale Per l'ex consigliera di FDI il commissariamento di Quarto è tardivo. Ormai siamo alla fiera delle occasioni

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__Telesca e Marroccoli, sotto Cronache dell’8 settembre e del 16 settembre

DI MASSIMO DELLAPENNA

uturo Nazionale in Basilicata non ha più le porte girevoli. Futuro Nazionale è diventato un caravan serraglio, un posto dal quale si entra, si litiga, si esce e poi entra un altro che poi litiga, esce etc… Un valzer di nomi e di volti che ruota intorno alle eccitazioni del momento di Curatella. CHI ESCE OGGI? Il borsino di oggi dà in uscita Antonio Marroccoli referente del partito per Matera. L'ormai ex dirigente di FN ha notificato le sue dimissioni dall’incarico a causa dei dissidi con il Segretario Regionale Giulio Curatella. Marroccoli, insieme a Rossella Quinto erano stati attin-

ti da un provvedimento di sospensione emesso da Curatella. I due hanno diffidato il segretario regionale a ritirare i suoi provvedimenti entro 72 ore. Essendo passato l’ultimatum sembra che ora i due avrebbero intenzione di adire la giustizia ordinaria per dirimere la questione e quantificare i danni prodotti all’immagine. In base all'art.17 dello statuto il segretario regionale non sarebbe competente ad emettere provvedimenti simili. Qualche settimana fa anche Enzo Basentini si era allontanato dal partito per colpa dello stesso Segretario Regionale che avrebbe rifiutato ogni confronto e non accetterebbe critiche. CHI ENTRA OGGI? Oggi entra in FN Ilaria Telesca.

Cronache Lucane Futuro nazionale ancora nella bufera Arrivate in redazione altre lettere di militanti contro

la gestione Curatella

di verticismo, mancanza di partecipazione, La gestione del Partito di Vannacci accusata rato per costruire una carriera personale struttu a inadeguatezza e virtualità. Tutto sembr

C

di Vannacci, di aver aderito al Partito ma di non poontinua il nostro ter più sopportate i metodi viaggio dentro Fu- tirannici di Curatella che, turo Nazionale Ba- sostanzialmente, immagie silicata. Continua non per- na di essere il padrone ché lo vogliamo noi ma non il leader di un movimento. arriperché continuano ad vare nella nostra redazio- La politica è arte di ascoltecne lettere di militanti, to e mediazione, sono nel iscritti e simpatizz anti di niche che si imparano o. tempo e con l’esercizi Futuro Nazionale. nesSono ormai una marea e Esser proiettati senza una noi non possiamo fare fin- suna scuola politica da guita di niente. Il nostro me- realtà di provincia alla rito è stato quello di sco- da regionale di un partito properchiare il tombino e di di rilevanza nazionale metterci in ascolto di quel- duce effetti nefasti. VIRTUA O PARTIT IL o. lo che stava accadend LE Tutte le lettere che ci arrisul vano hanno un minimo co- «Di fronte ai rilievi mune denominatore, par- vuoto organizzativo nella verlano di un Partito lucano di regione, la risposta dei ta plastica, con un leader in- tici locali si è arrampicadi repertorio consueto capace di parlare alla strut- sul Tra tura e con una virtualità fi- autodifes a digitale. di nalizzata esclusivamente a selfie di rito, citazioni e ricostruire un successo per- incontri improvvisati e sonale lucrando sul con- vendicazioni di "musica senso che ruota intorno al- podcast", emerge un attegun le politiche nazionali del giamento che dimostradalevidente scollamento generale. ne IL LEADER CALATO la realtà e la convinziosia surreale che la politica DALL’ALTO anle individua show uno le tutte che dire piace Ci lettere che ci arrivano so- ziché una responsa bilità i i i ll tti i t N i fi D I M A S SI M O D E L L A P E N N A

Cronache Lucane le Il grande bluff di Futuro naziona Curatella tra le playli

C

Il partito di Vannacci in Basilic

st e le posizioni della

ata non aggrega e non decoll

CGIL

a. Un prodotto virtuale senza

struttura reale

Per anni, giuristi, filosofi, politici, religiosi si sono ti ed anche sconi sforziam o di ca- interroga sull’aborto. pire che realtà sia trati a lo riduce ad una Futuro Naziona le Curatell . Così non va becanzone in Basilica ta. Ci sembra ne. Non va bene neanche proun più sempre semche sia o per noi che siamo da dotto virtuale , costruit pre impegnati nella battaposinel web, senza alcun radidi glia per la vita. Una bacamento con la volontà zione non può essere lucrare nel migliore dei nalizzat a e semplifi cata modi possibili il consencanzouna fosse si come se so che sembra costruir ne. intorno al leader Vannac- La politica è l’arte della ci. complessità non della baAd oggi il Partito sembra nalizzazione. Se Curatelnon esistere e, anche sul la vuole continuare a fare are tema della sicurezza che si politica deve immagin dovrebbe essergli caro, ra di crescere. Così una lunfa scavalca re addirittu ga strada non la percorre dalla ectoplasmatica pre- rà senza di Forza Nuova. COME LA CGIL CONIST PLAYL la UNA Ancora più surreale poTRO L'ABORTO

D I M A S S I MO D E L L A P E

NNA

__L’edizione di Cronache di sabato e di ieri

sonale. Il 18 settembre , intanto,

Cronache Lucane e FN morto prima di nascer Giunta in redazione la lettera

In Basilicata, chi crede nel

degli iscritti delusi: «Curat

progetto non riesce ad entrare

ella blocca il Partito ed espelle

, chi critica viene zittito e le

ogni dissenso»

voci autorevoli stroncate

Ieri avevamo chiesto cosa avrebbero fatto gli amici di Vigilante. Oggi arriva la prima risposta. L’ex consigliera comunale di FDI e collaboratrice di Cicala lascia il partito di Giorgia Meloni per andare con Vannacci. Le motivazioni sono le più classiche di chi va verso l’estrema destra. Ricordano d’Annunzio che, però, con il suo “vado verso la vita” comunicò la sua adesione alla sinistra. Interessante notare il passaggio secondo il quale il commissariamento della segreteria regionale di FDI sarebbe tardivo. Abbiamo letto tante motivazioni per le uscite dai partiti ma la tardività di un commissariamento regionale ci mancava. E, del resto, attribuire a Quarto le colpe di mancare collocazioni ed

ambizioni frustrate è decisamente eccessivo. Chissà cosa penserà il caporale Curatella nel sapere che se avessero cambiato Quarto un po’ prima Telesca sarebbe in FDI. NON TROVATE SCUSE La verità, la dura verità è che la politica ormai ci ha abituato a tutto. Soprattutto negli ultimi anni abbiamo visto persone premiate per il solo fatto di aver fatto il passo verso il nuovo soggetto un attimo prima degli altri. Qualcuno sta provando ad emulare quella strada. Almeno si abbia la decenza di ammetterlo. Pinuccio Tatarella diceva di temere gli idealisti, troppo spesso l’unica idea che hanno è quella della lista dove candidarsi.

Entra Antonio Vigilante, esce Mario Altieri

Le porte girevoli di Futuro Nazionale

rre un taxi sul quale scendere e salire secondo Ad oggi i Vannacciani in Basilicata sembrano condu be avere più attenzione nell’evitare i riciclati dovreb nuovo essere vuole le convenienze. Un partito che

cui era creando un clima di assome un piccolo passo per Carmine Cicala di te in luta difficoltà politica ed l’uomo ma un grande pas- diventato un consulen e che operativa. so per l’umanità, Antonio Giunta Regiona le di LE PORTE GIREVOVigilante consigliere co- aveva lasciato il ruolo LI munale di Potenza, an- capogrup po al Comune Noi sappiam o per certo riaveva quando proprio Fratelli lascia nuncia che i del cenesponent altri che non favore il che d’Italia e passa con Futuro scontrato hanno era stato ricambia to nel trodestra che non ione Nazionale. collocaz una trovato candisua della momento Una scelta che lui fonda, Forza in idonea ritenuta come sempre, con la mili- datura in Provincia.nuova Italia, Lega e FDI stanno tanza, il coraggio, l’onore Ora aspettiamo una alle bussare a o provand di cercando ione e tutta la retorica alla qua- collocaz i suoi porte del Generale Vanle ci hanno abituato le for- capire cosa faranno nacci. rinuovi e vecchi amici ogni ad mazioni di destra Gior- Sappiamo anche che, per passaggio da una parte al- masti nel partito di adesso, sono stati messi in gia Meloni. l’altra. stand-by. Siamo certi che I ALTIER MARIO Ci permettiamo soltanto di in molti stanno cercando ESCE ricordare al consiglie re di capire cosa fare. Altieri entra, Vigilante Se pasche ano neo vannacci Certo è che per un partito l’inlui con sare da un partito occi- esce e si porta te che dice di essere la novidentalist a di formazio ne tero comitato costituenDa tà continuare ad imbarcaJonico. o Scanzan di post missina ad un partito Altieri non ne re persone con esperienza mili- filo russo che nasce da una gran signore stampa, non politica decennale in altre POTEN ZA. Continua no qualche decennio di e destra che si nutre di reto- da notizia alla redazion i la formazioni e diventare il le porte girevoli in entrata tanza, rischiato qualcosa nelle tem- rica non è proprio “stare manda e in uscita in Futuro Na- combattuto per lungohanno dalla stessa parte” a meno sua nota e non da spiega- partito delle porte girevoli non è un bell’esempio. e. zionale di Basilicata. Un po e non quelli che polemich zioni chiache non sia proprio partito che riesce ad unire fatto una scelta qualche rissimo da che parte si sta. Quello che, però, noi sap- Si può parlare tanto di mian- litanza ma fare entrare ed che è certo la retorica della militanza settimana fa. per piamo Curateldi rito di però, La foto con il cinismo del carrie- Nei tempi dei social, esse- la, Pappalardo e Vigilante che in questo caso le di- uscire persone non è una rismo mordi e fuggi, qua- la memoria tende ad ci ri- che annuncia il passaggio vergenze sono proprio con cosa da valutare positivasi che fosse un trampolino re a breve tempo. Noidi al- chiude il cerchio di una ri- Giulio Curatell a e con il mente anche perché l’uniserviamo il compito ale” e co risultato che si rischia da usare. possi- collocazione di chi ha tro- suo modo “dittatori Come abbiamo già detto, lungarla per quanto del- vato l’ultimo taxi utile per non partecip ativo di im- di ottenere è quello di indebolire il centrodestra e p. leadershi la del resto, questo reduci- bile con la sola forza maginare provare a salire di qualche smo della prima ora per un la nostra scrittura. Una modalità che sta lo- rafforzare la sinistra. per gradino. VIGILANTE Ma, probabil mente, costicomitati partito fondato poche seti gorando , Vigilante Ricordiamo che O Basi- chi tifa per Putin non è netimane fa è alquanto sur- ENTRA IN FUTUR dopo aver sostenut o per tuenti in giro per lale per- cessariamente un male. NAZIONALE ndo reale. Almeno nei partiti allontana licata, ulalle Rosa, Gianni anni quale MASSIMO DELLAPENNA entrate storici fanno i reduci co- Con un video nel co- time elezioni sostenne sone che vi erano loro i quali hanno fatto racconta la sua scelta


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Il ricordo di una personalità che non aveva bisogno di alzare la voce, ma la sua presenza si sentiva, eccome

Margherita Perretti, una donna che non sapeva mai fermarsi

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DI LUCIA SERINO

uesta è Margherita Perretti come l’ho conosciuta io. Sicuramente l’imprenditrice, la dirigente di Confindustria, la donna impegnata da anni sul terreno delle pari opportunità. Ma innanzitutto una donna con uno stile preciso, una classe naturale, una cura quasi ostinata del dettaglio. Parlo di relazioni con le persone. Non aveva bisogno di alzare la voce. Ma la sua presenza si sentiva, eccome. Faccio fatica a pensare che Margherita si sia fermata. Non lo faceva mai. La notizia della sua scomparsa improvvisa lascia addosso prima di tutto l’incredulità. Anche perché parliamo di una donna abituata a misurarsi con gli obiettivi, con la fatica, con la disciplina. Una sportiva vera, non per modo di dire. Aveva attraversato a nuoto lo Stretto di Messina. Margherita era fatta così, traguardi, obiettivi, maratone, immersioni, una nuova rotta da seguire, un nuovo podio da inseguire. E una certa idea della vita che aveva poco a che fare con l’esibizione. Sia quando alzava qualche trofeo sia quando parlava delle donne, della parità, dello sviluppo delleImprese, non amava gli slogan. Preferiva i fatti.«Bisogna fare chiarezza», mi diceva spesso. Ci scambiavamo

messaggi su quello che accadeva in Basilicata. Attenta, curiosa, capace di leggere tutto e di ragionare su tutto, senza estremismi, senza la necessità di trasformare ogni discussione in una contrapposizione.«Cerchiamo di capire», mi suggeriva. «Bisognava avere il coraggio di dirlo», mi spronava.Di coraggio, del resto, ne aveva avuto parecchio.Imprenditrice della Perretti Petroli, storica realtà lucana del settore dei prodotti petroliferi e dei bitumi stradali, Margherita ha attraversato per anni il mondo dell'impresa e della rappresentanza. È stata presidente vicario di Confindustria Basilicata e poi presidente del Comitato Piccola Industria, entrando stabilmente nel gruppo dirigente dell’associazione. Oggi aveva un ruolo di rappresentanza alla Camera di Commercio. Non mi va neppure di andare a controllare tutti gli incarichi che ha avuto e che aveva, per essere precisa e dettagliata, perché tanto Margheritq aveva sempre un ruolo da qualche parte e ovunque andava faceva, si metteva all’opera. Ha guidato la Commissione regionale per le Pari Opportunità della Basilicata,

intervenendo sui temi della parità nel lavoro, della violenza, dell’autonomia economica, della formazione e dell’accesso delle ragazze alle materie STEM. Non era un impegno di facciata. Lo dimostrano anche le iniziative sulla formazione delle ragazze, sulla scelta delle discipline scientifiche, sulla prevenzione della violenza e sul rapporto fra autonomia economica e libertà delle donne. Margherita credeva davvero nella possibilità delle donne di conquistarsi spazio senza chiedere permesso. Ma anche senza trasformare la battaglia per la parità in una guerra fra uomini e donne.Sempre disponibile quando le chiedevi un contributo, un confronto, un parere. Non lesinava il tempo. Ho ancora il suo ultimo messaggio, quello in cui si complimentava per un articolo che avevo scritto. Una cosa che dimostra la sua attenzione alle persone. Avremmo dovuto vederci. Dovevamo mettere a punto un progetto sulle donne che si occupano di energia. Era una di quelle conversazioni che rimandi perché pensi che ci sarà sempre un'altra occasione. Adesso quell’ occasione non ci sarà.E mi piace pensare che quel progetto, in qualche modo, possa andare avanti lo stesso. Che qualcun altro lo raccolga. Che il nome di Margherita possa restare legato a

un'idea concreta di donne, impresa, energia, competenza.E poi c’erano le figlie. Dietro l'imprenditrice, dietro la donna pubblica, c’era una madre che voleva lasciare un esempio femminile. Un modello possibile di donna capace di stare nel mondo senza arretrare, di affrontare i problemi della vita con la barra dritta. Non una vita senza difficoltà familiari, ma una vita affrontata senza perdere la propria direzione.Conservo quest’immagine di Margherita. La sua

compostezza davanti ai problemi. E le sue foto con le scarpe da corsa. E poi Margherita in piscina. Margherita nelle sale di Confindustria, nelle riunioni, agli eventi, nei tavoli dove si decideva qualcosa per le imprese lucane. In giro per il mondo. Margherita che ti manda l’ultimo appuntamento da seguire. Una donna abituata a non mollare. La voglio ricordare in movimento e con quell’immancabile modo di salutarsi: allora ci vediamo, così ne parliamo.


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Il cordoglio di Confindustria Basilicata per la scomparsa improvvisa della presidente Margherita Perretti

«Una donna di straordinarie qualità umane, professionali, civili e sociali» «È

morta a L’Aquila, all’età di 64 anni, Margherita Perretti, nota imprenditrice potentina e presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Basilicata. Secondo quanto si è appreso, Perretti si trovava nella città abruzzese per partecipare a un’iniziativa di Confindustria e potrebbe essere stata colta da un malore. La notizia della sua improvvisa scomparsa ha suscitato profondo cordoglio nel mondo imprenditoriale e associativo lucano.Una figura di riferimento per Confindustria Basilicata, dove Perretti aveva ricoperto diversi incarichi di responsabilità. Imprenditrice della Perretti Petroli, era presidente del Comitato Piccola Industria e già Presidente Vicario dell’associazione degli industriali lucani. In passato aveva inoltre ricoperto più volte il ruolo di Vice Presidente

di Confindustria Basilicata, con diverse deleghe.Nel suo percorso aveva assunto anche importanti incarichi pubblici. È stata presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Basilicata ed era attualmente presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio della Basilicata. Si era impegnata in particolare sui temi della parità di genere e del contrasto alla violenza sulle donne.Confindustria Basilicata esprime «profondo dolore e sgomento» per la perdita improvvisa di Perretti, ricordandone le «straordinarie qualità umane, professionali, civili e sociali» e il costante impegno «al servizio degli altri e della crescita delle imprese, del territorio e della comunità».«Siamo profondamente affranti da questa terribile notizia – è il messaggio di cordoglio del presidente Francesco D’Ale-

ma – Perdiamo una donna, un’imprenditrice e una straordinaria protagonista della vita associativa, che è stata per tutti un punto di riferimento nella rappresentanze del mondo imprenditoriale lucano e nell’impegno per il sociale. Il suo ricordo resterà vivo nella nostra comunità e continuerà ad accompagnare il nostro impegno».Al cordoglio si unisce il vicepresidente nazionale di Confindustria, Francesco Somma: «Prima ancora che una collega del mondo associativo, Margherita è un’amica speciale, che lascia un vuoto incolmabile nelle nostre vite e nei nostri cuori. Ci mancheranno il suo sorriso, la sua energia, la sua capacità di ascoltare e quella speciale umanità con cui sapeva accompagnare ogni confronto e ogni esperienza. Ci mancherà, soprattutto, la persona: autentica, appassionata, capace di lasciare

Il cordoglio del presidente del Consiglio regionale per Margherita Perretti

qualcosa di sé negli altri».Anche il direttore generale Giuseppe Carriero ricorda il lungo percorso condiviso all’interno dell’associazione. «Dal 2007 nella nostra governance – ha aggiunto – abbiamo compiuto insieme uno straordinario cammino di crescita. Ha sempre saputo rappresentare pienamente i valori di Confindustria, affrontando ogni impegno con serietà, generosità e

spirito costruttivo. La sua voce, sempre attenta e partecipe, il suo contributo di idee e la sua capacità di instaurare relazioni sincere hanno lasciato un segno profondo nella vita associativa che conserveremo per sempre». Confindustria Basilicata si stringe alla famiglia di Margherita Perretti, esprimendo le più sentite condoglianze e la propria affettuosa vicinanza.

«Una donna al servizio della comunità»

Pittella: «La sua scomparsa improvvisa Bardi: «La Basilicata perde una grande donna» addolora profondamente»

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l presidente del Consiglio regionale Marcello Pittella esprime il proprio cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Margherita Perretti, imprenditrice e già presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità.Nel ricordarne l’impegno, Pittella sottolinea come «l’impegno di Margherita Perretti ha avuto un tratto distintivo: la convinzione che la parità si costruisca anche attraverso un cambiamento culturale, nella capacità della società di riconoscere alle donne libertà, opportunità e piena cittadinanza».«Alla presidenza della Commissione regionale per le Pari Opportunità ha promosso un lavoro attento e scrupoloso sui temi della parità di genere, con particolare attenzione all’autonomia finanziaria delle donne e all’educazione nelle scuole, nella convinzione che il cambiamento culturale e l’indipendenza economica siano strumenti fondamentali per contrastare le disuguaglianze e la violenza di genere».Pittella ricorda inoltre il percorso di Perretti nel mondo dell’impresa e delle istituzioni economiche: «A questa esperienza si sono affiancati il lungo percorso nel sistema Confindustria e l’impegno nella Camera di Commercio della Basilicata, sempre a diretto contatto con il mondo dell’impresa e con le trasformazioni del tessuto produttivo regionale».«È stato un percorso ricco

e articolato, nel quale Margherita Perretti ha saputo tenere insieme responsabilità diverse e una conoscenza profonda della realtà lucana. La sua scomparsa improvvisa addolora profondamente».Infine, il presidente del Consiglio regionale rivolge un pensiero alla famiglia e alle realtà con cui Perretti ha condiviso il proprio impegno: «Alla famiglia rivolgo, anche a nome dell’intero Consiglio regionale, le più sentite condoglianze. Un pensiero partecipe va a Confindustria Basilicata, alla Camera di Commercio di Basilicata e a quanti ne hanno condiviso l’impegno».».

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a notizia della improvvisa scomparsa di Margherita Perretti ci lascia attoniti e addolorati. La Basilicata perde una donna di straordinario valore, un’imprenditrice lucida e visionaria e una figura istituzionale che ha saputo guidare con intelligenza e grande sensibilità battaglie fondamentali per lo sviluppo del nostro territorio e per l’affermazione dei diritti e delle pari opportunità”. Lo sottolinea il Presidente della Regione, Vito Bardi, apprendendo del malore fatale che ha colpito Margherita Perretti mentre si trovava a L’Aquila per un convegno. “Nel suo percorso, sia al vertice del Comitato Piccola Industria e come Vicepresidente di Confindustria Basilicata, sia alla guida della Commissione Regionale per le Parità e le Pari Opportunità e del Comitato per l’Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio, Margherita Perretti ha rappresentato un punto di riferimento per l’intera comunità lucana. La sua dedizione al lavoro, la sua costante attenzione al mondo delle piccole e medie imprese e il suo impegno incrollabile per il riscatto sociale ed economico delle donne restano un patrimonio inestimabile per la nostra regione. A nome personale, della Giunta regionale e di tutti i lucani, esprimo i sentimenti del più profondo cordoglio e di vicinanza alla famiglia Perretti e a quanti hanno condiviso con lei anni di impegno civile, sociale e imprenditoriale».


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Vicinanza anche dal mondo politico che la ricorda come «un punto di riferimento per le imprese e una personalità dall’entusiasmo contagioso»

Addio a Margherita Perretti, l’imprenditoria lucana piange «una donna di grande valore»

L

utto nel mondo dell'imprenditoria e delle Istituzioni lucane. È morta improvvisamente, a 64 anni, Margherita Perretti, presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Basilicata e vicepresidente di Confindustria Basilicata. Perretti è deceduta ieri, 17 settembre, a l'Aquila, dove si trovava per partecipare all'evento nazionale di Confindustria “Visioni Capitali - Quando il Fare incontra il sapere”. Secondo le prime informazioni, sarebbe stata stroncata da un malore in albergo. La notizia ha scosso l'assemblea prevista ieri mattina a Palazzo Spaventa con Luigi Abete e Giorgio Pasotti, che è stata annullata. Vicinanza è stata espressa dal mondo politico lucano. «Ci sono notizie che lasciano senza parole. La scomparsa improvvisa di Margherita Perretti mi colpisce profondamente e priva la Basilicata di una donna che ha saputo dare molto alla nostra comunità, con passione, competenza e grande energia». Lo dichiara il consigliere regionale e capogruppo di Orgoglio Lucano -Italia Viva, Mario Polese. «Ho avuto modo di apprezzarne nel tempo le qualità umane e professionali, la determinazione, la capacità di confronto e quella disponibilità che accompagnava sempre il suo impegno. Margherita ha interpretato i diversi ruoli ricoperti, dalla Commissione pari opportunità alla presidenza del Comitato Piccola Industria Basilicata, con serietà e senso di responsabilità, mantenendo un legame autentico con il territorio e con le persone». «Oggi, però, prima ancora dei ruoli e degli incarichi, resta il dolore per la perdita di una persona stimata e apprezzata, la cui scomparsa così improvvisa lascia un grande senso di tristezza. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a quanti le hanno voluto bene rivolgo il mio più sincero abbraccio e le più sentite condoglianze, anche a nome del gruppo consiliare Orgoglio Lucano–Italia Viva», conclude Polese. «La scomparsa improvvi-

sa di Margherita Perretti ci addolora profondamente. La Basilicata perde un’imprenditrice capace e una donna che ha dedicato grande impegno al mondo produttivo, alle istituzioni e alla promozione delle pari opportunità. Con il suo lavoro e attraverso i numerosi incarichi ricoperti, Margherita ha rappresentato un punto di riferimento per il tessuto imprenditoriale lucano, distinguendosi per competenza, determinazione e attenzione ai temi della partecipazione femminile e dello sviluppo della nostra regione. In questo momento di grande dolore esprimiamo la nostra più sincera vicinanza alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutta la comunità di Confindustria Basilicata». Lo dichiarano i consiglieri regionali della Lega Francesco Fanelli e Domenico Tataranno. «Ho appreso con profondo dolore e sincero sgomento la notizia della scomparsa improvvisa di Margherita Perretti. Non riesco ancora a credere che una donna così piena di energia, di vitalità e di passione per la sua terra non ci sia più». Così, in una nota , il capogruppo di Forza Italia Michele Casino ricorda Margherita Perretti, Presidente del Comitato Piccola Industria Basilicata e Vicepresidente di Confindustria Basilicata. «Al di là dei ruoli istituzionali e imprenditoriali che ha ricoperto con competenza e dedizione – prosegue Casino – quello che oggi mi manca è la persona. Ho avuto il privilegio di conoscere Margherita non solo come interlocutrice attenta e appassionata delle vicende economiche e sociali della nostra regione, ma anche come donna , capace di un'umanità genuina e di un entusiasmo contagioso che raramente si incontrano. Ogni nostro dialogo era sempre arricchito dalla sua franchezza e dalla sua voglia di costruire qualcosa di buono per la Basilicata». «Perdiamo una donna di grande valore, un punto di riferimento per il mondo dell'imprenditoria femminile e per tutte le battaglie in favore delle pari op-

portunità che ha portato avanti con determinazione. Alla famiglia di Margherita, ai suoi cari e a tutti coloro che le hanno voluto bene va il mio abbraccio più stretto e la mia vicinanza in questo momento di dolore». «L'improvvisa e prematura scomparsa di Margherita Perretti ci addolora profondamente. La Basilicata perde una donna che ha saputo coniugare l’impegno nel mondo dell’impresa con un alto senso delle istituzioni e una convinta partecipazione alla vita pubblica della nostra Regione e del Paese». Lo dichiarano il Vicepresidente del Consiglio regionale, Angelo Chiorazzo, e il Capogruppo di Basilicata Casa Comune, Gianni Vizziello. «Qualità apprezzate anche negli anni della sua presidenza nella Commissione Pari Opportunità del Consiglio Regionale, dove ha profuso impegno e sensibilità a sostegno dei diritti e della piena

partecipazione delle donne alla vita sociale, economica e politica. Alla sua famiglia e ai suoi cari esprimiamo, a nome nostro e dell’intera comunità politica di Basilicata Casa Comune, il più sincero cordoglio e la nostra affettuosa vicinanza». Un ricordo commosso di Margherita Perretti è quello dell’ex presidente della Regione e sindaco di Sant’Arcangelo, Vito De Filippo che scrive: «Ciao Margherita. Ogni volta che ci incontravamo o ci fermavamo a parlare, la tua intelligenza e la tua mente così viva riuscivano sempre a lasciarmi uno stimolo, un’idea, qualcosa su cui riflettere. È difficile pensare che non accadrà più. Il dolore è sempre una terribile sorpresa». «Mi mancheranno quei momenti, la tua energia e il tuo modo speciale di guardare avanti. Buon viaggio, Margherita» conclude De Filippo.


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«Se ne va una figura di straordinario valore umano e professionale, ci mancheranno la sua vitalità e il suo sorriso»

Scomparsa Margherita Perretti: cordoglio di Mongiello, Pipponzi, Somma e Gentile

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a notizia dell’improvvisa scomparsa di Margherita Perretti addolora e sgomenta. Con la sua scomparsa, la Basilicata perde una figura di straordinario valore umano e professionale, un’imprenditrice caparbia e visionaria che ha saputo mettere la propria intelligenza e passione al servizio dello sviluppo economico e della crescita sociale del nostro territorio». Lo dichiara l’assessore regionale Laura Mongiello, esprimendo il proprio profondo cordoglio per il malore fatale che ha colpito Margherita Perretti a L’Aquila durante un convegno. «In ogni ruolo ricoperto – prosegue l’assessore – dai vertici di Confindustria Basilicata alla presidenza della Commissione Regionale Pari Opportunità, Margherita Perretti ha rappresentato un esempio virtuoso di impegno civile e istituzionale, battendosi sempre in prima linea per il riscatto sociale ed economico delle donne e per il rafforzamento del tessuto produttivo lucano. Alla sua famiglia e a quanti le hanno voluto bene giungano i miei sentimenti di più profonda vicinanza e il più sincero cordoglio». «La notizia della scomparsa di Margherita Perretti mi riempie di un dolore profondo. Con lei se ne va una figura di spessore umano e istituzionale, un punto di riferimento per la tutela dei diritti e la promozione della parità di genere nella nostra regione». Così la Consigliera regionale di Parità della Basilicata, Ivana Pipponzi, nell’esprimere il proprio cordoglio per la scomparsa dell’imprenditrice lucana. «Negli anni in cui Margherita ha guidato la Commissione regionale per le Pari opportunità – dice Pipponzi – abbiamo condiviso un percorso intenso e appassionato. Abbiamo lavorato fianco a fianco in tantissime iniziative, convegni e progetti concreti sul territorio per affermare la cultura del rispetto, il contrasto alle disparità e il valore delle donne nella società e nel mondo del lavoro. Un lavoro di squadra costante e proficuo, alimentato da una stima reciproca mai venuta meno». «Ricordo con grande affetto la sua determinazione gentile, la sua competenza e la sua instancabile dedizione. La sua scomparsa – conclude Pipponzi – lascia un vuoto incolmabile, ma la sua eredità morale e le sue tante battaglie continueranno a essere per noi un esempio da seguire. Alla famiglia e a tutte le persone a lei vicine giunga la mia più sentita e affettuosa vicinanza». «Ci sono notizie che arrivano all’improvviso e lasciano sgomenti,

senza parole. La scomparsa di Margherita Perretti, amica, Consigliera camerale e Presidente del Comitato per l’Imprenditorialità Femminile della nostra Camera di commercio, è una di queste». Così Michele Somma, Presidente della Camera di Commercio della Basilicata. «Ci lascia troppo presto una donna che ha saputo mettere competenza, passione ed energia al servizio delle altre donne e del nostro territorio. Ma soprattutto ci lascia una persona che, in questi anni, abbiamo imparato ad apprezzare per la sua umanità, la sua disponibilità e il suo modo autentico di stare accanto agli altri. È stata un esempio di impegno e assoluto protagonismo nel sociale, nell’impresa e nello sport». «Nel Consiglio e alla guida del Comitato non vedeva soltanto un ruolo da svolgere. Portava idee, entusiasmo, relazioni e progetti, con la convinzione che sostenere l’imprenditoria femminile volesse dire costruire una comunità più forte e più giusta. È difficile trovare parole adeguate davanti a una perdita così grande. A nome mio personale e di tutta la Camera di commercio della Basilicata, esprimo la più affettuosa vicinanza e porgo un abbraccio sincero alla sua famiglia, alle persone che le hanno voluto bene e a quanti hanno avuto la fortuna di incontrarla e di condividere con lei un tratto di strada. Ci mancheranno la sua presenza, la sua vitalità e il suo sorriso. Ci resterà tutto ciò che ha saputo seminare». «La scomparsa di Margherita Perretti lascia un profondo dolore nel mondo imprenditoriale, istituzionale e sociale della Basilicata». A esprimere il cordoglio di Confartigianato Matera è la presidente Rosa Gentile, che ricorda Margherita per il suo valore di donna e imprenditrice e per il percorso condiviso nel corso degli anni. «In questi anni - dichiara Gentile - abbiamo condiviso un percorso fatto di incontri, iniziative e confronti, unite dalla convinzione che il lavoro e l’impresa siano strumenti fondamentali di crescita e di emancipazione per le donne. Margherita è stata una donna e un’imprenditrice di grande valore, capace di mettere competenza, passione e determinazione al servizio della comunità. Ricorderò soprattutto il percorso condiviso e l’impegno comune nel mettere al centro le donne, il loro talento e il loro lavoro. Alla sua famiglia – conclude Rosa Gentile – giunga il mio personale e più sincero cordoglio, insieme a quello di tutta la Confartigianato dí Basilicata».

_ L. Mongiello, assessore regionale all’Ambiente

_ I. Pipponzi, consigliera regionale di Parità

_ M. Somma, presidente Camera di Commercio della Basilicata

_ R. Gentile, presidente Confartigianato Matera


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POTENZA Proclamato il lutto cittadino durante i funerali. Smaldone: «Se ne va troppo presto un'amica forte e appassionata»

Perretti, Telesca: «Una donna di grande valore umano e imprenditrice di successo»

POTENZA. «Una persona dal grande valore umano, una donna estremamente intelligente, una imprenditrice capace e di successo, un’amministratrice competente e puntuale. Questo e molto altro era Margherita Perretti e co-

me Sindaco e Giunta della Città di Potenza esprimiamo il nostro più addolorato cordoglio alla sua famiglia». Queste le parole del sindaco Vincenzo Telesca e degli assessori del governo cittadino, espresse alla notizia della scom-

parsa di Margherita Perretti. «La dedizione e l’attenzione che dedicava in ogni ambito della sua vita, a cominciare da quelle espresse nell’ambito delle Pari Opportunità, così come a livello professionale, ne hanno fatto un esempio, sia per quanto attiene all’imprenditoria sia alle istituzioni» continuano. «Riteniamo che la nostra città e l’intera regione debbano essere riconoscenti a Margherita Perretti per aver fatto conoscere le capacità dell’imprenditoria lucana ben oltre i confini della Basilicata. Siamo accanto ai suoi familiari, in questo momento di profondo dolore e riteniamo doveroso proclamare il lutto cittadino durante lo svolgimento della cerimonia esequiale e, al termine, osservare un minuto di silenzio» concludono Sindaco e assessori. IL CORDOGLIO DI SMALDONE «La notizia dell’improvvisa scom-

Uil, Cgil, Cisl e Ugl ricordano l'imprenditrice e vicepresidente di Confindustria

parsa di Margherita Perretti mi addolora profondamente. Se ne va troppo presto un’amica, una donna forte, energica e appassionata, che ha saputo lasciare un segno importante nel mondo imprenditoriale e nella vita sociale e istituzionale della Basilicata. Profondamente innamorata della sua città e della sua terra, ha ricoperto anche la carica di Assessora al Comune di Potenza». È così che il presidente del Consiglio comunale di Potenza Pierluigi Smaldone ricorda Margherita Perretti. «Conserverò soprattutto il ricordo della sua umanità, della sua determinazione e della capacità di affrontare ogni impegno con entusiasmo e generosità. - conclude il presidente del Consiglio Smaldone - Alla sua famiglia e a quanti le hanno voluto bene giungano il mio abbraccio e le più sentite condoglianze, personali e dell’intero Consiglio comunale di Potenza».

«Un punto di riferimento per molti nell’imprenditoria lucana»

Perretti, il cordoglio dei sindacati: Il Psi ricorda Perretti «Ha speso le energie per la sua terra» e la sua visione

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a Basilicata perde Margherita Perretti, vicepresidente di Confindustria Basilicata e presidente del Comitato Piccola Industria. Il mondo del lavoro esprime unanime cordoglio. «La Basilicata perde una donna di grande valore, un'imprenditrice competente e appassionata», dichiara Vincenzo Tortorelli, Segretario generale della UIL Basilicata. «Resterà viva la testimonianza del suo impegno per l'imprenditoria femminile, la parità di genere e il contrasto alla violenza sulle donne». Anche la Cgil Basilicata ricorda Perretti come «un importante punto di riferimento istituzionale e modello di ispirazione per le nuove generazioni». «La Basilicata perde una professionista dalle straordinarie capacità umane», afferma Fernando Mega, segretario generale della Cgil. La Cisl sottolinea che Perretti è stata «una interlocutrice seria e preparata nei tavoli di confronto tra

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le parti sociali, che ha contribuito con competenza al dialogo tra sindacato e mondo imprenditoriale». Per l'UGL Basilicata, «la scomparsa improvvisa rappresenta una perdita dolorosa per l'intera regione». «Margherita ha rappresentato una voce importante per il mondo delle imprese e ha contribuito allo sviluppo della Basilicata», dichiara Flo-

rence Costanzo, segretaria regionale dell'UGL. «Prima ancora della professionista, vogliamo ricordare la persona. Una donna che ha scelto di spendere le proprie energie per la propria terra e comunità. È questo il segno più importante che lascia». Tutti i sindacati si stringono attorno alla famiglia Perretti in questo momento di profondo dolore.

Segretari del Partito Socialista Italiano, Livio Valvano, Rocco Pergola e Mariano Benedetto, esprimono «il loro profondo cordoglio per la scomparsa di Margherita Perretti, figura di grande rilievo nel mondo produttivo lucano e per anni protagonista attiva in Confindustria, dove ha contribuito con competenza, visione e senso delle istituzioni alla crescita del tessuto imprenditoriale del territorio lucano». «La sua attività in Confindustria, segnata da impegno, dialogo e capacità di costruire relazioni tra imprese, comunità e istituzioni, ha rappresentato un punto di riferimento per molti. Margherita ha saputo promuovere una cultura d’impresa attenta alla responsabilità sociale, all’innovazione e allo sviluppo equilibrato del territorio, incarnando valori che il PSI riconosce e condivide» continuano i segretari del Partito Socialista Italiano. «Margherita Perretti ha saputo promuovere dialogo, innovazione e collaborazione, interpretando al meglio il ruolo dell’impresa come motore di sviluppo e coesione. - proseguono - La sua testimonianza di vita, professionale e umana, rimarrà patrimonio prezioso per la Basilicata e per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di collaborare con lei». «Il PSI Basilicata si unisce al dolore dei familiari, degli amici e di quanti hanno condiviso con lei percorsi professionali e umani, ricordando una donna che ha lasciato un segno profondo nella vita economica e sociale della regione» concludono Valvano, Pergola e Benedetto.


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«Lascio un partito forte e radicato sul territorio, che dispone delle competenze necessarie per affrontare il nuovo corso»

FdI Basilicata, Quarto: «Concludo il mandato con soddisfazione, il mio impegno continua»

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oncludo il mio mandato di coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Basilicata con grande soddisfazione per il lavoro svolto e per i passi avanti compiuti dal partito in questi cinque anni. Ringrazio il presidente Giorgia Meloni per la fiducia che mi ha accordato e per avermi consentito di guidare la comunità lucana di Fratelli d’Italia in una fase importante della sua crescita». Lo dichiara Piergiorgio Quarto. «Il ruolo che ho avuto l’onore di ricoprire mi ha permesso di lavorare ogni giorno per la Basilicata, insieme ai dirigenti, agli amministratori, ai coordinatori, ai circoli, ai militanti e a quanti hanno condiviso

questo percorso. A tutti loro rivolgo il mio ringraziamento. Lascio un partito forte, sano e radicato sul territorio, che dispone delle energie e delle competenze necessarie per affrontare con autorevolezza il nuovo corso». «La mia passione politica e l’amore per la mia terra non si esauriscono con la conclusione, pur significativa e autorevole, dell’incarico di coordinatore regionale. Il mio impegno in Fratelli d’Italia continuerà con la determinazione e la passione che mi hanno sempre contraddistinto, per portare avanti le istanze della Basilicata e contribuire alla crescita del partito». «Assicuro a Mauro Rotelli, Salvatore Caiata e Gianni Rosa la mia piena disponibilità

per il passaggio di consegne e per offrire ogni contributo utile a dare forza al nuovo corso del partito. Continuerò a lavorare con lealtà e spirito di servizio, mettendo a disposizione l’esperienza maturata e i rapporti costruiti in questi anni». «Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia, che mi ha sostenuto e mi ha consentito di dedicare tempo ed energie alla mia passione politica. Un pensiero particolare va a mia moglie, che continua a darmi la forza e la determinazione necessarie per affrontare le sfide della vita. Ringrazio inoltre le tantissime persone che in queste ore mi hanno telefonato e scritto, facendo- trimonio umano che por- di proseguire il mio immi sentire il loro affetto e to con me e che rafforza pegno per Fratelli d’Italia la loro vicinanza. È un pa- ulteriormente la volontà e per la Basilicata».

Pepe: «Collaborazione strutturale», Motta: «Che non sia una rimozione», Cariello: «Auspico che Matera torni protagonista»

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Nomina Rotelli, dal mondo politico lucano: «Auguri di buon lavoro» ivolgo a Mauro Rotelli i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico alla guida di Fratelli d’Italia in Basilicata. Il confronto e la collaborazione tra le forze della coalizione sono elementi strutturali del nostro agire politico e istituzionale, che devono proseguire e consolidarsi nel rispetto delle rispettive identità e nell’interesse della Basilicata». Così il commissario regionale Lega Basilicata Pasquale Pepe, che aggiunge: «A Piergiorgio Quarto desidero rivolgere un ringraziamento particolarmente sentito. In questi anni ne ho apprezzato l’impegno politico e, soprattutto, la lealtà e la correttezza nei rapporti tra alleati. È stato un interlocutore serio e affidabile anche nei passaggi più delicati, qualità che in politica hanno un valore particolare. A lui va la mia sincera stima personale e politica per il lavoro svolto alla guida di Fratelli d’Italia in Basilicata». «Ho letto in queste ore numerosi attestati di stima nei confronti di Piergiorgio Quarto e tanti benvenuti e auguri di buon lavoro all'onorevole Mauro Rotelli. L'ho fatto anch'io a caldo, come era giusto che fosse. Ma una qualche riflessione in più, a distanza di qualche ora, credo che vada fatta per onestà e rispetto nei confronti dei territori, dei suoi eletti e della sua classe dirigente». Lo dichiara Giovanni Mot-

ta (Fratelli d'Italia Provincia di Potenza) che prosegue: «Inizio dal commissariamento. Credo, ma soprattutto spero, che non venga declinato e letto come una rimozione o sostituzione, come vuole il significato stesso della parola. Faremmo del torto a ciò che di buono è stato fatto sui territori, con le sue criticità, con le dovute e necessarie modifiche da apportare, ma con quel sentimento di comunità che la politica deve sempre e comunque conservare. Perchè poi il partito non è solo la candidatura, l'elezione, l'incarico di prestiglio. È soprattutto amicizia, affetto, passione, dedizione, sacrificio. È militanza. Non dimentichiamolo mai: siamo una comunità umana pri-

ma ancora che politica. E questi valori non devono sfuggire ad una classe dirigente degna del primo partito della nazione e della regione Basilicata». «In tale ottica credo che Fratelli d'Italia Basilicata non deve dimenticare e ha l'obbligo morale di ricordare. Di ricordare ciò che di buono è stato fatto, apportare le giuste correzioni e modularsi di conseguenza. Perché poi alle parole di stima devono seguire fatti e atti concreti che la politica deve prendere nel rispetto delle persone e delle loro sensibilità. È da qui che bisognerà ripartire. E bisognerà ripartire proprio da Piergiorgio Quarto. Non è una contraddizione la mia. E bisognerà ripartire dalla sua persona, prima ancora,

e poi dai ruoli che nel passato ha rivestito. A Rotelli, Rosa e Caiata il compito di leggere il presente con l'analisi del passato: la costruzione del futuro non può prescindere daila constatazione dei due step precedenti. E bisognerà farlo con il dialogo, il confronto tenendo bene a mente un principio: le idee restano e continuano a camminare sulle gambe delle persone», conclude Motta. «Auguri a Mauro Rotelli, nuovo Commissario regionale di Fratelli d’Italia ed in bocca al lupo a Gianni Rosa e Salvatore Caiata che saranno i due vice coordinatori regionali». Lo dichiara in una nota Pasquale Cariello, Sindaco di Scanzano Jonico. «Da ex collega e iscritto al Partito, ringrazio il segretario regionale Piergiorgio Quarto per l’intenso lavoro di moderazione e pacificazione fatto in questi anni. Nonostante nel nuovo assetto dirigenziale manchi momentaneamente un rappresentante per la Provincia di Matera, auspico che questa stessa possa essere futura protagonista e determinante nelle scelte prossime. Qui, i tanti tesserati di Fratelli d’Italia, tra cui alcuni pregevoli amministratori come Sindaci, consiglieri provinciali e consiglieri comunali, credono nel buon Governo di Centrodestra e attendono di essere chiamati in causa per essere futuri protagonisti», conclude Cariello.


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Petrolio, l’intervento di Rosa (Fdi): «Il rilascio delle concessioni è un normale procedimento amministrativo»

«Estrazioni “commissariate”, opposizioni ignorano le leggi»

POTENZA «Per fare politica è necessario conoscere quello di cui si parla. In caso contrario, si finisce per rendersi ridicoli o peggio. Sul petrolio, purtroppo, la classe politica lucana, quella che meglio dovrebbe conoscere le norme in materia petrolifera, pur di fare polemiche, dimostra una povertà di conoscenze imbarazzante». Lo sostiene il senatore Gianni Rosa (Fdi). «La norma di cui tanto si discute a sproposito, quella sulla possibilità della nomina di un commissario ad acta per il rilascio dell’intesa Stato – Regione sulle concessioni per i permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi, è una norma di efficientamento procedurale. Il procedimento per il conferimento dei titoli minerari e l’autorizzazione alla perforazione di pozzi in terraferma è, come voluto nel 2014 dal Governo Renzi, in capo allo Stato. Le autorizzazioni, che siano di

prospezione, di ricerca o di coltivazione, vengono rilasciate a seguito di un procedimento unico, che ha durata massima di 180 giorni. L’atto conclusivo del procedimento è adottato d’intesa con le Regioni interessate, valle della valutazione di impatto ambientale, positiva. La Regione Basilicata esprime l’Intesa, con atto del Presidente della Giunta, previa informazione al Consiglio regionale e previo coinvolgimento del Consiglio delle Autonomie Locali. Senza voler entrare nel dettaglio e nella speranza che le nostre opposizioni inizino da sé a studiare un po’ le leggi, il procedimento unico per il rilascio delle concessioni è un normale procedimento amministrativo. Cosa ha fatto il Governo? Ha dato tempi certi all’espressione dell’intesa, stabilendo un termine di 45 giorni dalla ricezione dalla documentazione a corredo dell’istanza, perché la Regio-

ne possa esprimersi. Se non lo fa, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, assegna alla regione ulteriori 60 giorni per provvedere. Quindi, in parole povere, per rispettare il termine di 180 per la chiusura del procedimento unico, è ovvio che l’intesa debba essere rilasciata in un termine minore. Termine che corrisponde a 45 giorni più 60 giorni. Entro questo termine, il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica promuove un’apposita interlocuzione con la regione interessata al fine di acquisire le ragioni del ritardo e ogni elemento utile affinchè la regione medesima si esprima sull’intesa. Il Governo, e questo è un punto fondamentale della modifica legislativa, non tratta la regione come mero soggetto che deve rilasciare un atto ma, nel ve-

_ Gianni Rosa (Fdi)

ro spirito di collaborazione tra i diversi livelli dello Stato, interloquisce con la regione stessa per comprendere le motivazioni del ritardo. Motivazioni che possono essere molteplici: sì ‘inerzia della regione’ ma anche ritardo nell’invio delle integrazioni da parte delle società e anche ritardi imputabili al Ministero competente. Solo dopo che sono trascorsi questi 105 giorni senza che la regione si esprima e solo allora po-

trebbe essere un commissario ad acta e sempre con il ‘sentito’ della regione interessata. Quindi, quale offesa ai territori e dov’è la violazione dell’autonomia regionale e della volontà dei cittadini? E poi dove è scritto che se dovesse essere nominato un commissario, sarebbe di conseguenza rilasciata l’intesa? Questo automatismo, che le opposizioni sbandierano, non esiste. Studiate le leggi, prima di parlare, è fondamentale!»

IL CAPOGRUPPO FDI, NAPOLI: «IL PIANO ITALIA DIVENTA PRODUZIONE, LAVORO E FUTURO»

«Lancia Gamma a Melfi, importante risultato del Governo»

MELFI «Altro che de profundis, un risultato importante dell’azione del ministro Urso e del Governo Meloni. Ora la sfida è aumentare i volumi, tutelare l’occupazione e coinvolgere pienamente l’indotto lucano. La nuova Lancia Gamma è molto più di un’automobile. È la risposta dei fatti a quanti, per mesi, avevano già celebrato il funerale dello stabilimento Stellantis di Melfi e descritto come irrealizzabili gli impegni assunti con il Piano Italia». Lo dichiara Michele Napoli, Capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio regionale della Basilicata, commentando la presentazione della nuova ammiraglia Lancia, la cui produzione è affidata allo stabilimento lucano. «Disegnata, progettata e sviluppata in Italia, prodotta a Melfi nelle versioni ibrida ed elettrica, la nuova Gamma rappresenta un segnale industriale concreto. Valorizza l’eccellenza tecnologica dello stabilimento, la competenza delle sue maestranze e quel patrimonio di professionalità che ha reso Melfi uno dei poli più importanti dell’automotive europeo. Non siamo davanti a un annuncio isolato – sottolinea Napoli –

ma a uno dei primi, importanti risultati del Piano Italia, nato dal confronto serrato tra il Governo e Stellantis e fortemente voluto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Quando altri si limitavano a descrivere il declino, il Governo Meloni ha preteso dall’azienda impegni precisi su nuovi modelli, investimenti e salvaguardia degli stabilimenti italiani. Oggi uno di quegli impegni prende forma proprio in Basilicata». Per il Capogruppo di Fratelli d’Italia, tuttavia, «questo risultato non autorizza né facili trionfalismi né pericolosi rilassamenti». «Conosciamo le difficoltà attraversate dal comparto, la contrazione dei volumi produttivi, il ricorso agli ammortizzatori sociali e le sofferenze dell’indotto. Proprio per questo la Gamma non deve essere considerata un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase. Occorre accelerare la salita produttiva, assicurare continuità agli impianti, difendere ogni posto di lavoro e generare nuove commesse per le aziende della componentistica. La vera misura del successo – prosegue Napoli – non sarà soltanto vedere una nuova, presti-

giosa automobile uscire dalle linee di Melfi. Sarà verificare quanto valore, quanta occupazione e quanta stabilità essa riuscirà a produrre per l’intero territorio. Dietro ogni vettura devono esserci turni di lavoro, competenze valorizzate, famiglie rassicurate e imprese dell’indotto rimesse nelle condizioni di programmare il futuro». Napoli richiama anche la linea sostenuta dalla Regione Basilicata nei recenti incontri europei sull’automotive: «A Bruxelles abbiamo affermato con chiarezza che la Basilicata non chiede di rallentare la transizione, ma di renderla industrialmente, socialmente ed economicamente sostenibile. La scelta di produrre la Gamma sia in versione ibrida sia elettrica dimostra la validità di un approccio fondato sulla neutralità tecnologica e sulla libertà di scelta. Decarbonizzare non può significare delocalizzare, perdere produzioni o cancellare posti di lavoro. Va riconosciuto il lavoro svolto dal ministro Urso, così come l’impegno mantenuto dal presidente Vito Bardi e dalla Regione nel difendere la centralità dello stabilimento e della filiera lucana. Adesso oc-

_ Michele Napoli

corre continuare a vigilare sull’attuazione integrale del Piano Italia, chiedendo a Stellantis certezze sui tempi, sui volumi e sulle ricadute occupazionali». «Alle cassandre – conclude Napoli – lasciamo le profezie. Noi preferiamo la responsabilità dei fatti. La Lancia Gamma ci dice che Melfi non è un pezzo del passato industriale da accompagnare al declino: è una realtà strategica sulla quale l’Italia e l’Europa devono continuare a investire. Porta un grande nome italiano e nascerà dalle competenze, dal lavoro e dalle mani della nostra terra. Ora trasformiamo questo segnale di fiducia in una prospettiva solida e duratura per l’intera Basilicata».


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Summit al Dipartimento Sviluppo Economico, alcune proposte operative per migliorare il rapporto con i consumatori

Acquedotto lucano, confronto sulle criticità del servizio idrico POTENZA Si è svolto presso il Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Basilicata un incontro dedicato alle criticità riscontrate nei servizi e nelle procedure di Acquedotto Lucano, raccolte e rappresentate dal Comitato Regionale Consumatori. All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale Francesco Cupparo, il direttore generale del Dipartimento, ing. Giuseppina Lo Vecchio, il direttore generale di Acquedotto Lucano, Luigi Cerciello Renna, il presidente del Comitato Regionale Consumatori, Nino D’Andrea, e i rappresentanti delle associazioni dei consumatori. Il presidente D’Andrea ha richiamato, in particolare, le problematiche relative alle interruzioni del servizio idrico, alla manutenzione delle infrastrutture, alla necessità di rafforzare la prevenzione dei guasti alle condutture, alla tempestività delle comunicazioni agli utenti, ai rapporti con le associazioni dei consumatori e alle richieste di pagamento connesse alle procedu-

_ Un momento dell’incontro con l’assessore regionale Francesco Cupparo

re di conciliazione. Il direttore generale di Acquedotto Lucano, Cerciello Renna, ha evidenziato come la garanzia del diritto essenziale all’acqua richieda un sistema particolarmente complesso e oneroso, necessario per assicurare che la risorsa raggiunga anche gli utenti più distanti dagli impianti. Il solo costo energetico sostenuto per il sollevamento dell’acqua ammonta a circa 32 mi-

lioni di euro l’anno. Si tratta di un onere considerevole, che si cerca di non far ricadere interamente sulle tariffe applicate agli utenti e rispetto al quale anche la parte pubblica si è fatta carico di intervenire. Nel corso dell’incontro sono state avanzate alcune proposte operative per migliorare il rapporto con i consumatori: l’individuazione di una figura di garanzia, l’attivazione di

un dialogo preventivo sulle principali problematiche, l’istituzione di un confronto permanente e la definizione di un protocollo tra Acquedotto Lucano e le associazioni dei consumatori. L’assessore Cupparo ha illustrato l’impegno della Regione per ridurre progressivamente i costi energetici sostenuti da Acquedotto Lucano, attraverso l’utilizzo delle compensazioni ambienta-

li riconosciute dalle società petrolifere. Nell’ambito dei tavoli regionali è stata infatti definita una proposta per la realizzazione, da parte di Eni e Total, di impianti fotovoltaici destinati a soddisfare una parte significativa del fabbisogno energetico del gestore. Gli impianti, dopo una prima fase di fornitura dell’energia a costi calmierati, diventeranno di proprietà della Regione. «Con Acquedotto Lucano condividiamo una visione concreta, finalizzata a dare risposte alle esigenze dei cittadini e dei Comuni, intervenendo su una delle principali voci di costo del servizio idrico e cercando di evitare che oneri così rilevanti gravino sulle famiglie», ha dichiarato Cupparo. La Regione ha infine confermato la propria disponibilità ad affiancare il Comitato Regionale Consumatori nella prosecuzione dell’interlocuzione con Acquedotto Lucano e a favorire un rapporto più stabile, trasparente e collaborativo tra il gestore e le associazioni dei consumatori.

CANALI A SECCO E UVA A RISCHIO, SOTTO ACCUSA LA CATTIVA GESTIONE: «SITUAZIONE DRAMMATICA»

Diga San Giuliano a Palagianello, l’allarme della Cia

TARANTO «Non c’è più tempo da perdere, la misura è colma». A distanza di poco più di un mese dall'ultima nota formale, arriva oggi la quarta segnalazione in tre mesi e mezzo indirizzata ai vertici della Regione Puglia sulla cattiva gestione, definita arbitraria e unilaterale da parte della Basilicata, della Diga di San Giuliano. Nonostante gli appelli precedenti, la gestione lucana dell'infrastruttura continua a calpestare il principio di comproprietà al 50% con la Puglia, continuando a fare il bello e il cattivo tempo con la risorsa idrica e penalizzando pesantemente il versante pugliese e tarantino. «La Basilicata continua a calpestare palesemente la comproprietà della diga di San Giuliano, gestendo l'infrastruttura in modo totalmente unilaterale e incurante dei danni enormi che sta provocando al

nostro territorio», dichiara con forza il presidente Cia Due Mari, Giannicola D’Amico. I numeri descrivono un vero e proprio dramma operativo: a fronte di una richiesta pugliese di 1.000 litri al secondo, ne vengono erogati miseramente circa 600. Una riduzione drastica che sta mettendo in ginocchio i territori, con criticità enormi registrate a Palagianello, dove l’acqua non riesce letteralmente ad arrivare. Il settore ortofrutticolo – in particolare il comparto dell’uva da tavola – vive una crisi conclamata. Con prodotto invenduto che giace ancora sui ceppi, c'è un'urgente necessità di acqua di mantenimento per sostenere piante e vigne provate da una stagione estiva estenuante, segnata da temperature record ben oltre la media e protratte per troppo tempo. A rincarare la dose è il direttore Vito Rubino: «Siamo

di fronte a una situazione drammatica e paradossale. La Basilicata utilizza l’acqua della diga già dal mese di gennaio, mentre la Puglia vi accede solo da aprile-maggio. Viene da chiedersi, ironicamente, se la Basilicata disponga improvvisamente di sterminate coltivazioni di risaie, considerati i volumi d'acqua spropositati impiegati rispetto agli ettari effettivamente coltivati».

La conclusione è un aut aut netto e senza appello: adesso o mai più. Non servono più rinvii o mezze misure. Rubino e D’Amico invocano un incontro urgente e diretto tra i due Presidenti della Regione, Antonio Decaro e Vito Bardi: «I nostri governatori si incontrino subito per sbrogliare una volta per tutte questa matassa e restituire dignità e diritti agli agricoltori pugliesi».


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Basilicata 24 ore

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OLTRE IL GIARDINO Tra i temi toccati la politica con la Lega, passando per le aree interne e il successo della mostra su Caravaggio

Pepe: «Basilicata protagonista delle scelte sull’energia»

L’

DI ANNA TAMMARIELLO

apertura della seconda puntata della quinta stagione di Oltre il Giardino è stata segnata dalla notizia della scomparsa di Margherita Perretti, ricordata dal conduttore Paride Leporace e dal vicepresidente della Regione Basilicata Pasquale Pepe. «Mi associo alle parole che hai espresso su Margherita, che ho conosciuto benissimo e che ha avuto sempre la mia stima come donna e come rappresentante di un contesto sociale di elevatissimo valore», ha detto Pepe, rivolgendosi ai familiari con «un abbraccio caloroso». Dalla commozione ai temi della politica nazionale, con l’appuntamento di Pontida al centro del confronto. Pepe difende con decisione il percorso intrapreso dalla Lega: «La Lega nazionale è un percorso che è irreversibile e quindi andremo avanti lungo questa direzione». Secondo il vicepresidente, il dibattito interno deve essere ricondotto «nei termini corretti e nelle sedi giuste», mentre Pontida sarà l’occasione per guardare al futuro e mettere a punto un manifesto programmatico per l’Italia dei prossimi anni. Tra i temi affrontati anche l’abolizione del bollo auto. Pepe rivendica il ruolo del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti guidato da Matteo Salvini nello stanziamento delle risorse: «Circa 2 miliardi e 300 sono stati messi dal MIT». E aggiunge: «Le Regioni prenderanno il 100%, quindi non c’è manco la perdita degli evasori». Ampio spazio, poi, alla Basilicata e al futuro delle attività estrattive. La posizione di Pepe parte da una premessa: «Ferma la garanzia e la tutela assolute della salute dei nostri conterranei, ferma la salubrità del nostro ambiente», petrolio e gas «devono essere sfruttati nel miglior modo possibile». L’obiettivo indicato è trasformare le risorse energetiche in sviluppo concreto per il territorio, attraverso il sostegno alle famiglie e alle imprese. Pepe guarda inoltre all’autonomia differenziata e chiede di riaprire il confronto con il Governo sull’energia: «Riteniamo che affrontare responsabilmente, quindi dare il protagonismo ai territori, alla Regione e non al commissario venuto da Marte» sia la strada da seguire. Infine, sul futuro degli equilibri del centrodestra e sulle possibili candidature, Pepe non si sbilancia: «Non ho da smentire niente perché niente è stato fatto, nien-

__Pepe, Salvia, Casaletto e Sarli a Oltre il giardino

te è stato detto». Ma assicura: «Qualunque sarà la decisione, noi saremo pronti» e «serviremo con onore, con responsabilità e con visione il popolo lucano». La trasmissione prosegue poi affrontando il tema del Festival di Comunità a Savoia di Lucania, due giornate dedicate alle comunità, alla cooperazione e alle aree interne. Il festival è promosso da Legacoop Basilicata insieme a Spazio Comunità e a una rete di realtà del territorio. A spiegare il senso dell’iniziativa è Giovanni Casaletto, presidente di Spazio Comunità: «Nasce dentro questa rete di professionisti per provare a divulgare, a rendere più sociale quello che noi facciamo quotidianamente», con un'attenzione particolare «alle aree interne» e al lavoro con pubbliche amministrazioni, imprese ed enti del Terzo settore. Caterina Salvia, vicepresidente di Legacoop Basilicata, sottolinea invece il valore della cooperazione di comunità, modello sul quale Legacoop «ha investito molto». L’obiettivo è dare risposte concrete ai bisogni dei territori attraverso vere esperienze imprenditoriali. «Sono assunzione di una responsabilità», spiega Salvia, ricordando che il vantaggio delle cooperative di comunità «non è di singoli soci ma di tutta la comunità». Tra gli argomenti del festival anche le Comunità energetiche rinnovabili, considerate da Casaletto «una di quelle esperienze da portare all’attenzione» nel ragionamento sullo sviluppo locale. A Savoia sarà inoltre raccontato il percorso delle cooperative nate o in fase di costituzione negli ultimi anni. Il confronto si allarga poi allo spopolamento. Casaletto riconosce il valore di iniziative come La

Luna e i Calanchi di Aliano: «Il merito di iniziative come quella è indiscutibile, perché accendono i riflettori» sulle realtà lucane. Ma, aggiunge, occorre andare oltre il racconto e «lavorare con chi ci resta, con chi c’è». Per Salvia serve anche cambiare il modo di raccontare le aree interne: «Non bisogna essere negativi nella narrazione». Per renderle attrattive, sostiene, bisogna garantire servizi e condizioni di vita adeguate. A chiudere il confronto, il ricordo di Carlin Petrini, legato al valore della comunità e dei territori. «Ha dato molto al senso di comunità, di appartenenza ai territori», ricorda Salvia. Il festival proporrà anche una cena di comunità in piazza, nel segno della convivialità e della partecipazione. Infine la trasmissione si concentra sulla mostra “Caravaggio, Narciso e il mito di un capolavoro” che si conferma uno degli appuntamenti culturali più rilevanti dell’anno in Basilicata. A fare un primo bilancio è Margherita Sarli, direttrice dell’APT Basilicata: «Non è solo l’esposizione di un quadro, è un percorso estremamente affascinante e anche intellettualmente vivace». Il viaggio parte da Caravaggio e dal mito di Narciso nelle Metamorfosi di Ovidio, attraversa una sala immersiva e si conclude con Carlo Levi, «per chiudere un percorso espositivo con un aggancio alla contemporaneità e con un legame forte alla Basilicata». Sulle polemiche relative alla mostra, Sarli osserva: «Io sono per le critiche costruttive, non inseguo le critiche inutili». E aggiunge: «Sono contenta che sia un feticcio che muove e sono contenta che interessi le scuole, le famiglie e più in generale tutti i cittadini della Basilicata».

L’obiettivo, spiega, è stato anche quello di «mettere in campo un’operazione di infrastrutturazione sociale e culturale», offrendo la possibilità di vivere un grande evento senza doversi spostare fuori regione. I primi numeri sembrano confermare l’interesse: «Siamo neanche a pieno settembre e abbiamo registrato fino ad oggi più di 18 mila prenotazioni». Per gestire l’afflusso fino al 30 novembre sono state inoltre coinvolte sette giovani laureate lucane in discipline umanistiche. Guardando al turismo estivo, Sarli parla di «una tenuta ovviamente del turismo in Basilicata», ma sottolinea le difficoltà legate al caro prezzi e al clima. «Il tema dei cambiamenti climatici ha a che vedere con le migrazioni, con gli spostamenti e il turismo è mobilità: va assolutamente affrontato». Il tema, conclude, è già entrato nel piano turistico regionale e richiede «una grande trasversalità».


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VENERDÌ 18 SETTEMBRE 2026 07:00

CARTOON WORLD

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WORK IN PROGRESS

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OLT TRE IL GIARDINO

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TANTE MANI IN CUCINA TA A

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NEWS

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SERIE CRONACHE

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CARTOON WORLD

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SOCIAL LOPER

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I TESORI DELL’ETNA

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STA ADIUM

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CRONA-CHI?

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CINE CRONACHE

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L’ITA ALIA NEL LAV VORO

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Primo Piano

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Il bilancio amaro dei festival: da Cannes a Berlino fino al vuoto di Venezia, il sistema Italia perde quota

Il cinema dei soliti noti

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DI GAETANO FIERRO

enezia non è un tribunale. Ma quando Cannes, Berlino e Venezia fanno suonare qualche campanello, forse conviene ascoltarlo Un festival non emette sentenze definitive sulla cinematografia di un Paese. Per fortuna. Altrimenti basterebbe tornare da Venezia senza un Leone per convocare immediatamente il Consiglio dei ministri, chiudere Cinecittà e distribuire gratuitamente videocamere ai passanti. Però i segnali esistono. E quando nello stesso anno arrivano da tre dei maggiori festival cinematografici internazionali, liquidarli con un’alzata di spalle diventa un esercizio piuttosto spericolato. A Cannes 2026 nessun regista italiano era in concorso per la Palma d’Oro. Alla Berlinale non c’era un film interamente italiano nella competizione principale, anche se erano presenti coproduzioni internazionali con partecipazione italiana. Poi è arrivata Venezia. E nell’edizione 2026 della Mostra, proprio in casa nostra, nei principali premi del concorso Venezia 83 l’Italia non c’è. Tre situazioni diverse, che sarebbe scorretto mettere sullo stesso piano. Ma anche tre segnali che sarebbe altrettanto scorretto fingere di non vedere. Non significa che il cinema italiano sia morto. Anzi. I riconoscimenti italiani ottenuti nella sezione Orizzonti a Venezia dimostrano che talento e vitalità esistono. Ed è proprio questo il punto. Se il talento esiste, perché fatica così tanto a trasformarsi in una presenza forte, continua e riconoscibile ai massimi livelli internazionali? Forse la domanda non riguarda soltanto i film che produciamo. Forse riguarda anche come scegliamo, finanziamo, accompagniamo e facciamo emergere chi quei film potrebbe realizzarli. E allora qualche domanda possiamo finalmente permettercela. Soprattutto perché parliamo di un settore sostenuto anche attraverso considerevoli risorse pubbliche. IL DENARO PUBBLICO NON È UN APPLAUSO L’Italia ha scelto da anni di considerare cinema e audiovisivo un settore strategico. Scelta giusta. La cultura non deve essere abbandonata esclusivamente alle leggi del mercato, perché alcune opere necessarie probabilmente non nascerebbero mai se dovessero presentarsi davanti al botteghino con il cappello in mano. Esistono tax credit, contributi automatici, contributi selettivi, sostegni alla promozione e interventi regionali. Tutto legittimo. Ma proprio perché il denaro è pubblico, la domanda diventa inevitabile: stiamo finanziando soltanto opere oppure stiamo costruendo un sistema capace di scoprire talenti? Non è la stessa cosa. Produrre molti film non si-

gnifica necessariamente produrre molto cinema. Come stampare molti libri non trasforma automaticamente un Paese in una comunità di lettori. IL SOSPETTO DEI CIRCUITI CHIUSI Qui bisogna essere seri. Affermare che i finanziamenti cinematografici vengano assegnati in base all’appartenenza politica richiede prove. E senza prove diventerebbe propaganda ciò che invece merita una discussione molto più importante. Il problema vero è impedire che qualsiasi sistema culturale diventi autoreferenziale. Quando produttori, autori, interpreti, commissioni, consulenti e istituzioni finiscono per frequentare continuamente gli stessi ambienti, può nascere una percezione devastante: che per entrare non basti avere qualcosa da raccontare, ma occorra conoscere la porta giusta. Magari non esiste nessun complotto. A volte basta qualcosa di assai più banale: l’abitudine. E l’abitudine, nella cultura, può diventare micidiale. Perché il talento sconosciuto disturba. Non ha curriculum rassicuranti, non appartiene alle consuetudini, magari vive lontano da Roma e possiede perfino il pessimo vizio di avere idee proprie. Una vera seccatura. IL PROBLEMA NON SONO QUELLI BRAVI Attenzione, però. Il problema non è che gli stessi autori vengano finanziati più volte. Se sono bravi, sarebbe assurdo penalizzarli perché hanno già avuto successo. Il ricambio non può diventare una rottamazione anagrafica o professionale mascherata da democrazia culturale. Il problema nasce quando essere già dentro il sistema diventa un vantaggio strutturale così forte da rendere troppo difficile entrarvi per chi è fuori. Una politica culturale sana non deve cacciare chi occupa meritatamente una sedia. Deve aggiungere sedie. E soprattutto evitare che qualcuno tenga le chiavi della stanza. LE REGIONI: OCCASIONE O PICCOLO CONDOMINIO? La territorializzazione del cinema è una grande opportunità. Le Film Commission possono attrarre produzioni, valorizzare luoghi, creare professionalità, generare economia e consentire a territori periferici di diventare protagonisti. Ma il territorio deve essere un trampolino, non un recinto. Se regionalizzare significa moltiplicare opportunità, benissimo. Se significa moltiplicare piccoli sistemi chiusi, abbiamo soltanto trasferito il problema da Roma alle province. Con un vantaggio: adesso possiamo avere il familismo a chilometro zero. I criteri devono essere pubblici, leggibili, verificabili. E soprattutto devono premiare progetto, qualità, originalità, capacità produttiva e ricaduta culturale. Non la tessera. Di qualunque colore.

IL BOTTEGHINO NON DECIDE TUTTO Nemmeno gli incassi possono diventare l’unico giudice. La storia del cinema è piena di capolavori che non hanno riempito le sale e di prodotti commercialmente formidabili dei quali l’umanità avrebbe probabilmente superato serenamente l’assenza. Ma quando un’opera riceve sostegno pubblico, incontra pochissimo pubblico e non lascia particolare traccia culturale, interrogarsi è legittimo. Se poi questo accade ripetutamente, la domanda diventa doverosa. Il finanziamento pubblico dovrebbe assumersi rischi. Non garantire rendite. Dovrebbe cercare ciò che ancora non conosciamo, non soltanto proteggere ciò che conosciamo già. LIBERARE IL CINEMA La questione, allora, non è sostituire una presunta egemonia culturale con un’altra. Sarebbe la rivoluzione più stupida possibile: cambiare i commensali lasciando identico il tavolo. Un governo di destra non dovrebbe finanziare “cinema di destra”. Uno di sinistra non dovrebbe finanziare “cinema di sinistra”. Le istituzioni dovrebbero finanziare, attraverso regole trasparenti, cinema libero. Anche quello che disturba chi governa. Soprattutto quello. Perché la cultura addomesticata dal potere smette lentamente di essere cultura e diventa arredamento istituzionale. APRITE QUELLA PORTA

Il cinema italiano non ha bisogno di funerali. Ha bisogno di finestre aperte. Di giovani, irregolari, maestranze, autori, attori e produttori capaci di arrivare anche da Potenza, Bari, Palermo o da un paese che sulle mappe cinematografiche compare soltanto quando serve una location. Il talento non possiede tessere. Non vota necessariamente come noi. Non frequenta sempre le persone giuste. Qualche volta arriva perfino senza bussare. Ed è precisamente allora che una politica culturale intelligente deve avere il coraggio di riconoscerlo. Cannes, Berlino e Venezia non ci dicono che il talento italiano è scomparso. Sarebbe una conclusione comoda quanto falsa. Ci dicono qualcosa di più scomodo: che forse possediamo talento senza essere ancora abbastanza capaci di riconoscerlo, liberarlo e portarlo dove merita di arrivare. I riconoscimenti ottenuti a Venezia nella sezione Orizzonti dimostrano esattamente che quel talento esiste. E allora il problema non è celebrare una sconfitta. È evitare di sprecare una possibilità. Il compito del denaro pubblico non è sapere in anticipo chi vincerà. È fare in modo che nessuno perda prima ancora di poter partire. Perché quando continuiamo ad aprire sempre le stesse porte alle stesse persone, il problema non è soltanto chi rimane fuori. È ciò che, tenendolo fuori, noi non vedremo mai sullo schermo.


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Quattro giorni di esplorazione tra Metaponto e Nova Siri culminano al Castello Baronale con incontri B2B, workshop e focus sulla promozione turistica della Basilicata

Turisti internazionali a Policoro: chiusura dell'ItaliAbsolutely Tour S

i conclude domani, 18 settembre, la quattro giorni di «ItaliAbsolutely on tour – Basilicata Edition», l'iniziativa promossa da APT Basilicata in collaborazione con ItaliAbsolutely che dal 15 settembre sta accompagnando venti buyer internazionali lungo la costa ionica lucana, tra Metaponto e Nova Siri.Il percorso di scoperta del territorio lascia ora spazio ai momenti di lavoro e formazione, in programma domani al Castello Baronale di Policoro. Dalle 9:30 alle 13:30 si svolge la sessione di incontri B2B tra i buyer internazionali e gli operatori turistici della Basilicata; dalle 15:30 alle 18:30 seguono workshop tematici, concepiti come strumenti pragmatici per gli operatori, insieme a contributi istituzionali. All'iniziativa aderiscono circa trenta operatori lucani, tra strutture ricettive, agenzie di viaggio, tour operator e consorzi turistici del territorio.Tre gli interventi in programma nel pomeriggio. Carmen Bizzarri, professore associato in Geografia economica presso l'Università Europea di Roma, affronterà il tema della pianificazione turistica tra pubblico e privato, soffermandosi sul concetto di intelligenza territoriale e

sul ruolo dei tavoli di concertazione tra istituzioni, residenti e operatori nella costruzione di percorsi turistici innovativi.Claudiana Di Cesare, giornalista, autrice, docente e consulente di comunicazione specializzata in turismo, che modererà anche i lavori della giornata, interverrà con «Comunicare per vendere: strumenti pra-

tici per raggiungere nuovi mercati e opportunità», una cassetta degli attrezzi con indicazioni operative per gli operatori, dalla valorizzazione delle esperienze territoriali alla promozione su mercati target specifici, fino alla costruzione di relazioni capaci di trasformare la visibilità in occasioni di vendita.Chiude la sessione po-

meridiana Massimo Diana, direttore commerciale di OTA Viaggi, che parlerà del ruolo del tour operator nel mettere a sistema territorio, imprese e servizi, illustrando le condizioni necessarie per trasformare le eccellenze locali in un'offerta strutturata e competitiva sui mercati nazionali e internazionali.

Arriva in libreria «Il Sigillo di Salomone», l'ultimo romanzo dell'autore barese. Sabato 19 settembre la presentazione ufficiale e il firmacopie a Marina di Pisticci

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Misteri vaticani e codici templari nel nuovo thriller di Massimo Mancini

assimo Mancini pubblica il romanzo «Il Sigillo di Salomone», un thriller che si inserisce nel panorama storico ed esoterico. Il libro racconta la storia di Thomas Rinaldi, uno storico delle religioni di Oxford che giunge a Roma dopo aver ereditato un appartamento nel quartiere Trastevere dal nonno Augusto. Tra le carte del parente, scopre un diario, mappe cifrate e documenti che intrecciano i codici gnostici di Nag Hammadi, i verbali del processo ai Templari, i simboli della massoneria e i corridoi della diplomazia vaticana. L'indagine trascina il protagonista nelle viscere della capitale alla ricerca di una verità sepolta da duemila anni e capace di mettere in discussione i dogmi della fede.Il romanzo intreccia il thriller archeologico-religioso, sul modello delle grandi cacce al segreto tra Vaticano, Massoneria e or-

dini cavallereschi, con una riflessione più profonda sul rapporto tra verità e potere: chi custodisce un segreto lo fa per proteggerlo o per controllarlo? La vicenda di Thomas Rinaldi, storico abituato a leggere i documenti con distacco critico e costretto invece a viverli in prima persona, si intreccia a quella di Sarah Reeves, la cui doppia natura di protettrice e «arma» resta ambigua fino all'ultimo, e a un vasto affresco di personaggi, ciascuno mosso da una propria idea di cosa la verità meriti. Sullo sfondo, Roma stessa, con i suoi strati di storia sovrapposti, diventa metafora della stratificazione del segreto: ogni epoca ha aggiunto un livello, senza mai davvero cancellare quello precedente.Costruito con un ritmo narrativo serrato, il romanzo si distingue per il rigore documentario: i testi, i luoghi e le fonti citate, infatti, corrispondono a elementi sto-

rici reali e consultabili. «Il Sigillo di Salomone» è un thriller che non lascia mai il lettore nella certezza di sapere chi protegge chi, e perché. Perché in questa storia, come nelle migliori storie di custodi, la lealtà e l'inganno non sono opposti. Sono la stessa cosa, vista da angoli diversi.In occasione del lancio del libro, si terrà un incontro con i lettori: l'appuntamento è per sabato 19 settembre 2026, alle ore 19:00, nella Piazzetta del Porticciolo degli Argonauti a Marina di Pisticci (MT) per un firmacopie dedicato alla presentazione dell'opera. Come ricorda lo stesso autore: «Tutto quello che conta è già stato sepolto. Il nostro compito è solo dissotterrarlo».Massimo Mancini (Bari, 1959) è un giurista con una complessa carriera alle spalle che spazia dagli anni di servizio come Ufficiale Commissario nella Marina Militare ai ruoli di vertice nella sanità pub-

blica, tra cui le direzioni amministrative dei principali presidi ospedalieri pugliesi e la Direzione Generale del Dipartimento della Salute della Regione Basi-

licata. Il volume nasce da un intenso lavoro di ricerca e da un percorso di rinascita personale intrapreso dall'autore durante un periodo di convalescenza.


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La UIL FP esprime soddisfazione per l’approvazione: «Risultato che accogliamo con soddisfazione»

«Relazione della Perfomance 2025 importante segnale di efficienza»

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a UIL FP esprime soddisfazione per l’approvazione della Relazione sulla Performance relativa all’anno 2025, un risultato che consente di confermare il pieno rispetto delle tempistiche previste dal ciclo della performance e che rappresenta un importante segnale di efficienza e di buona organizzazione amministrativa. Un risultato che, per la UIL FP, va ricondotto anche all’impegno diretto del Direttore Generale, che ha seguito personalmente il percorso, garantendo attenzione, impulso e continuità alle attività necessarie per arrivare all’approvazione nei tempi previsti. Altrettanto importante è stato il lavoro del gruppo incaricato, al quale la UIL FP riconosce professionalità, responsabilità e capacità di lavorare in squadra. La fiducia riposta dal Direttore Generale nel

gruppo di lavoro ha contribuito a creare le condizioni per raggiungere questo obiettivo. Quando una struttura riesce a fare squadra e a lavorare con una guida presente e attenta, i risultati arrivano. L’approvazione della Relazione sulla Performance dimostra che programmazione, responsabilità e valorizzazione delle competenze possono tradursi in risultati concreti. La UIL FP apprezza pertanto il lavoro svolto e auspica che questo metodo possa proseguire anche nella gestione delle prossime importanti partite che riguardano il personale. Adesso, però, bisogna andare avanti. Attendiamo la convocazione per affrontare la chiusura del fondo, passaggio necessario per completare il percorso e dare risposte concrete alle lavoratrici e ai lavoratori. Con l’ap-

provazione del rendiconto si potrà inoltre procedere agli interventi previsti per il potenziamento dei Centri per l’Impiego, anche attraverso l’incremento del personale. Un intervento particolarmente importante per rafforzare strutture che rappresentano un punto di riferimento essenziale per cittadini, lavoratori e imprese. Per la UIL FP si tratta di un segnale positivo, perché rafforzare gli organici significa investire nella qualità dei servizi pubblici e, allo stesso tempo, dare risposte alle esigenze del personale. «L’approvazione della Relazione sulla Performance – dichiara il Segretario Generale UIL FP Potenza e Basilicata, Giuseppe Verrastro – è un risultato che accogliamo con soddisfazione. Riteniamo doveroso riconoscere l’impegno personale del Direttore Generale e

_ Giuseppe Verrastro

il lavoro svolto dal gruppo che ha consentito di rispettare le tempistiche. Ora, però, bisogna proseguire: attendiamo la convocazione per chiudere il fondo e, con l’approvazione del rendiconto, lavorare al potenziamento dei Centri per l’Impiego. Sono passaggi concreti

che possono tradursi in maggiore efficienza amministrativa, più personale e servizi migliori per i cittadini. Come UIL FP continueremo a fare la nostra parte, con spirito costruttivo e con la massima attenzione alle lavoratrici e ai lavoratori».

MARTEDÌ 23 LA CERIMONIA A POTENZA, CORTEO DA LARGO DEI PIGNATARI A TORRE GUEVARA

Unibas, Graduation Day 2026 per neo dottori e dottoresse

POTENZA Martedì 23 settembre 2026 a Potenza, l’Università degli Studi della Basilicata organizza il Graduation Day, la cerimonia pubblica dedicata alla celebrazione delle neolaureate e dei neolaureati dell’Ateneo. L’evento prenderà il via alle ore 15.30 con la vestizione di docenti e studenti presso la Cappella dei Celestini, in Largo Duomo; alle ore 17:00 il corteo accademico partirà da Largo Pignatari e attraverserà il centro cittadino per arrivare in Piazza Torre Guevara, dove si terrà la cerimonia ufficiale. A introdurre la manifestazione sarà il Magnifico Rettore, prof. Ignazio M. Mancini; seguiranno i saluti istituzionali, quindi gli interventi della prof.ssa Ada Braghieri, Direttrice POLiS – Centro di Ateneo per i Percorsi di Orientamento, Lifelong learning e supporto agli Studenti e della studentessa Mariagiulia Colangelo – Presidente del Consiglio degli Studenti. La Prorettrice alla Comunicazione, prof.ssa Elena Esposito, dialogherà, successivamente, con l’ing. Luigi D’Angelo, alumnus Unibas, che ricopre oggi il ruolo di Direttore dell’Ufficio

Gestione delle Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. A seguire è prevista la consegna dei Premi di Laurea da parte del Presidente ARDSU, Vincenzo Summa. La manifestazione si concluderà con l’intervento del Direttore Generale dell’Ateneo, dott. Giacomo Verde, che pronuncerà il tradizionale “Gaudeamus Igitur” e darà avvio al lancio dei tocchi e alla consegna delle pergamene di laurea. Unibas dell’Associazione Universa Musica, diretto dal Maestro Gerardo Spinelli, sottolineeranno la solennità dell’evento. Il Graduation Day rappresenta non solo la cele-

brazione di un traguardo importante nella carriera universitaria di studenti e studentesse, ma anche un momento di forte identità e coesione per tutta la comunità accademica e cittadina. È l’espressione simbolica del valore dell’Università sul territorio: un presidio di cultura, legalità, ricerca scientifica e sviluppo economico, oltre che un potente fattore di promozione sociale e crescita regionale. «Ogni anno in Unibas si laureano circa 900 studenti – commenta il Magnifico Rettore, Ignazio M. Mancini – Parteciperanno alla cerimonia del Graduation Day quasi 200 studenti, corrispondenti ai laureati e alle laureate delle sessioni esti-

ve ed autunnali del 2025 e a quella di marzo-aprile del 2026, suddivisi equamente tra triennali e magistrali. Il fatto che, stando ai dati del Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, circa il 90% dei nostri laureati esprima soddisfazione per l’esperienza universitaria ci rende fieri del nostro lavoro: in particolare, il rapporto numerico docenti-studenti è privilegiato e valutato molto positivamente, perché favorisce non solo l’apprendimento, ma anche l’instaurarsi di solide relazioni umane e scientifiche. Ma fonte di soddisfazione ancora maggiore è il tasso di occupazione, davvero molto buono: tra i laureati di secondo livello, a cinque anni dal conseguimento titolo, il dato è del 92%. Inoltre l’88% ritiene la laurea efficace per il lavoro svolto (media nazionale 75%) e l’85% svolge professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione. Considerando che quasi l’80% dei nostri laureati è il primo laureato della propria famiglia, si conferma il ruolo importantissimo dell’Università statale su questo territorio, per garantire il diritto allo studio e favorire la mobilità sociale».


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L’Asp lancia il nuovo Progetto Sperimentale per l’assistenza territoriale nel Distretto Lagonegrese-Pollino. Accordo con tutti i sindaci dell'area

Quattordici Pat e ambulatori mobili: come cambia la sanità territoriale U

na rete più vicina ai cittadini, pensata per ridurre i divari geografici e alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso. È questo l’obiettivo del nuovo Progetto Sperimentale per l’assistenza territoriale promosso dall’Azienda Sanitaria Locale di Potenza nel Distretto n. 4 Lagonegrese-Pollino. Il modello, condiviso con i sindaci e le amministrazioni locali, prevede una rete composta da 14 Punti di Assistenza Territoriale (PAT), chiamati a garantire assistenza sanitaria sul territorio e a servire anche i comuni limitrofi. In caso di indisponibilità di una sede o di un aumento della domanda, sarà possibile ricorrere al PAT più vicino attraverso il coordinamento della Centrale Operativa 116117. A completare la rete saranno le Unità Mobili di Ambulatorio Territoriale (UMAT), ambulatori mobili destinati soprattutto alle aree più isolate. Le unità effettueranno soste programmate nei comuni e nelle località periferiche, con particolare attenzione al-

le giornate festive e prefestive e agli eventi locali. Previsti servizi di prevenzione, monitoraggio, orientamento sanitario e continuità assistenziale, con particolare attenzione ad anziani, persone fragili e cittadini con difficoltà di mobilità. «La coesione territoriale e la collaborazione tra le realtà interessate rappresentano la chiave di svolta», sottolinea l’assessore regionale alla Salute Cosimo Latronico, indicando nella Confe-

renza dei sindaci il luogo di programmazione e gestione condivisa dei servizi. Per il direttore generale dell’Asp Giuseppe De Filippis: «Con le UMAT portiamo concretamente la sanità nei luoghi di vita delle persone, offrendo attività programmate di prevenzione, monitoraggio, orientamento sanitario e continuità assistenziale prioritariamente per gli anziani, i soggetti fragili e le persone con difficoltà di mobilità».

Il progetto pilota avrà una durata iniziale di un anno e sarà operativo nel giro di un paio di mesi. Un periodo di prova fondamentale per verificare sul campo la tenuta logistica e organizzativa del modello, misurarne l’efficacia e apportare i correttivi necessari. «La sfida della sanità nelle aree interne si vince con l’integrazione, la flessibilità e la capacità di ascolto. L’obiettivo dell’ASP è uno solo: garantire il diritto alla salute e la parità di accesso alle cure per tutti i cittadini del nostro territorio, ovunque essi risiedano» conclude De Filippis. Soddisfazione è stata espressa anche dalla sindaca di Chiaromonte Valentina Viola, referente della Conferenza dei sindaci del Distretto, che ha sottolineato come l’accordo sia arrivato al termine di mesi di confronto tra amministratori e Azienda sanitaria. Per Viola, il nuovo progetto rappresenta l'avvio di un metodo di lavoro fondato sulla condivisione, pur nella consapevolezza delle ulteriori criticità da affrontare.


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POTENZA Dopo l’incontro con il Comune, «Servono risorse immediate. I diritti dei bambini non possono essere una voce di bilancio da tagliare»

Assistenza all’autonomia e alla comunicazione, i sindacati: «Confermato lo stato di agitazione»

POTENZA. Ottantamila ore per garantire la copertura completa del servizio. Circa 40 mila, invece, quelle che le risorse oggi disponibili consentirebbero di assicurare per il prossimo anno scolastico. È la distanza che emerge sul servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione (Asacom) destinato agli alunni con disabilità del Comune di Potenza. Un divario che rischia di ripercuotersi sulla continuità dell’assistenza, sulle famiglie e sulle condizioni di lavoro degli operatori. I numeri sono emersi nel corso del confronto tra il Comune di Potenza e le organizzazioni sindacali, convocato dopo la richiesta di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fp, Fisascat Cisl E Uiltucs e la proclamazione dello stato di agitazione. All’incontro ha partecipato anche la Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità. Il quadro è quello di un servizio che già lo scorso anno, pur con circa 61 mila ore assicurate, non riusciva a coprire l’intero fabbisogno. Per l’anno scolastico 2026-2027 la «situazione rischia però di diventare ancora più critica: le risorse attualmente disponibili consentono di arrivare a circa 40 mila ore, a fronte

delle 80 mila necessarie per garantire il servizio al cento per cento» affermano i sindacati. Il Comune ha spiegato che per il prossimo anno scolastico si registra una riduzione di 360 mila euro delle risorse destinate all’Asacom e che, allo stato attuale, non ci sono ulteriori disponibilità economiche da destinare al servizio. Una difficoltà che si inserisce in un quadro finanziario più ampio, caratterizzato da una riduzione di circa 4,8 milioni di euro nel bilancio previsionale dell’ente. Le organizzazioni sindacali riconoscono le difficoltà finanziarie del Comune, ma contestano che il «peso dei tagli possa ricadere sulla continuità di un servizio essenziale per gli alunni con disabilità e sulle loro famiglie». «Non siamo alla ricerca dei responsabili, ma delle soluzioni. Al centro di questa vertenza ci sono bambini con disabilità, famiglie e lavoratori che ogni giorno garantiscono un servizio fondamentale», sottolinea Donato Rosa, segretario regionale della Filcom Confsal Basilicata. Rosa mette in fila i numeri della vertenza: «Per l’anno scolastico 20262027 il Comune dispone di circa 900 mila euro, che consentono di garantire

circa 40 mila ore di assistenza, a fronte di una richiesta complessiva delle famiglie di circa 80 mila ore. Lo scorso anno le risorse erano pari a circa 1 milione e 260 mila euro e permettevano di garantire circa 60 mila ore. Oggi, quindi, rischiamo di coprire appena il 50 per cento del fabbisogno». Per il segretario regionale della Filcom Confsal, anche l’eventuale stanziamento aggiuntivo di 360 mila euro richiesto dal Comune alla Regione rappresenterebbe una risposta solo parziale: «I 360 mila euro aggiuntivi richiesti dal Comune alla Regione rappresentano una necessità immediata e permetterebbero di recuperare parte delle ore, ma anche raggiungendo le 60 mila ore rimarrebbero comunque scoperte circa 20 mila ore rispetto al fabbisogno». La vertenza ha anche un risvolto occupazionale. Gli operatori sono in larga parte impiegati con contratti part-time e prestazioni legate al calendario scolastico. Una riduzione delle ore di assistenza si tradurrebbe quindi anche in una possibile riduzione delle ore lavorate e, di conseguenza, delle retribuzioni. Sul fronte dei rapporti di lavoro, le iniziative sindacali hanno prodotto intanto un primo risultato. La

Cooperativa Nasce un Sorriso ha infatti congelato fino al 30 settembre la riduzione delle ore contrattuali, evitando per il momento la decurtazione immediata delle prestazioni previste dai contratti. Una sospensione, però, destinata a scadere a breve. Le organizzazioni sindacali ribadiscono che un’eventuale riduzione delle ore contrattuali non può essere disposta unilateralmente e deve essere affrontata nel rispetto delle regole, dei rapporti sindacali e dei diritti dei lavoratori. «Non possiamo accettare che siano i bambini con disabilità e le loro famiglie a pagare il prezzo delle difficoltà finanziarie», afferma ancora Rosa, che richiama anche la condizione degli operatori: «Allo stesso tempo, vanno tutelati i lavoratori, che operano con contratti part-time ciclici verticali e che già affrontano periodi di sospensione dello stipendio durante l’estate». Per i sindacati, dunque, il congelamento delle ore non rappresenta la soluzione della vertenza. Il nodo centrale resta quello delle risorse necessarie per garantire la continuità del servizio e, parallelamente, la tutela occupazionale. Il Comune si è impegnato a farsi promotore di una ri-

chiesta di incontro con la Regione Basilicata. Al tavolo regionale dovrebbero essere coinvolti anche il Comune, la Garante regionale e le organizzazioni sindacali, mentre il verbale dell’incontro sarà trasmesso alla Regione per consentire di individuare le risorse necessarie. «Abbiamo chiesto un confronto già dal mese di maggio e continueremo a sollecitare risposte concrete», aggiunge Rosa. La richiesta è quella di arrivare rapidamente a una soluzione condivisa che consenta di recuperare almeno una parte delle ore mancanti e, soprattutto, di garantire continuità all’assistenza. Lo stato di agitazione resta aperto. Se non saranno individuate in tempi rapidi risorse sufficienti a garantire il servizio e a tutelare i lavoratori, i sindacati annunciano ulteriori iniziative di mobilitazione, fino allo sciopero. La partita, dunque, resta aperta e chiama in causa Comune e Regione. Da una parte c’è un fabbisogno quantificato in 80 mila ore, dall’altra risorse che oggi ne consentono circa la metà. In mezzo, gli alunni con disabilità, le loro famiglie e gli operatori chiamati quotidianamente a garantire un servizio essenziale.


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Potenza e provincia

venerdì 18 settembre 2026

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Falotico: «La lettura e la scrittura fondamentali per lo sviluppo culturale della comunità»

Potenza, presentato l'Autunno Letterario 2026 Ottanta eventi dal 24 settembre al 7 dicembre

DI FRANCESCO M ENONNA

POTENZA. L'Amministrazione Comunale di Potenza ha presentato ieri il cartellone dell'Autunno Letterario 2026, in una giornata segnata dalla scomparsa di Margherita Perretti. La conferenza stampa si è svolta nella Sala dell'Arco di Palazzo di Città alla presenza del Sindaco Vincenzo Telesca, dell'Assessore alla Cultura Roberto Falotico e dei responsabili delle associazioni che hanno aderito al progetto. Il programma prevede ottanta eventi articolati in duecentoquarantanove appuntamenti, che si svolgeranno dal 24 settembre al 7 dicembre presso il Teatro Fran-

cesco Stabia, il Palazzo della Cultura, la Cappella dei Celestini e la Galleria Civica. Con l'arrivo della stagione autunnale, le manifestazioni si trasferiscono negli spazi al coperto, diversamente dall'estate quando si sono svolte prevalentemente all'aperto. Quaranta associazioni hanno aderito al cartellone, contribuendo a un programma che spazia dalla narrativa alla magia, dalla cultura all'editoria. L'apertura è prevista il 24 settembre alle 18:30 nella Sala degli Specchi con la presentazione del libro «Memorie della città di Potenza». L'ultimo appuntamento si terrà il 7 dicembre al Teatro Stabile con l'Orchestra Sinfonica 131 della Basilicata.

Il Sindaco Telesca ha ricordato Margherita Perretti, sottolineando come la sua scomparsa rappresenti una grande perdita per la città e la regione. «Margherita è stata un'imprenditrice attenta ai diritti di chi non li aveva», ha dichiarato. «Continueremo con l'Autunno Letterario, consapevoli che la vita prosegue. Questo cartellone ci condurrà verso il Natale in Città con iniziative ancora più significative». L'Assessore Falotico ha evidenziato come la lettura e la scrittura siano elementi fondamentali per lo sviluppo culturale della comunità. «Ottanta eventi sono il risultato di un'attenzione crescente verso

questi temi», ha affermato. «Ringrazio tutte le realtà associative e private che hanno collaborato. L'Autunno Letterario prosegue il percorso positivo iniziato con l'Estate in Città e la Villa Romana di Malvaccaro, che hanno registrato numeri incoraggianti». Falotico ha sottolineato l'importanza dell'editoria, che inaugura il cartellone con la pubblicazione delle memorie della città, e l'opportunità di rafforzare i rapporti con le librerie locali. «Vogliamo costruire una comunità consapevole della propria storia e ricchezza culturale», ha concluso, ricordando Margherita Perretti come simbolo di questo impegno.

Un 23enne di Policoro trasferito in codice rosso al San Carlo. I sindacati: «Basta ai subappalti a cascata»

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Incidente a Senise, giovane operaio cade da sei metri

n grave incidente sul lavoro si è verificato oggi in un cantiere a Senise. Un giovane operaio di 23 anni originario di Policoro è caduto da un'altezza di sei metri mentre installava pannelli fotovoltaici, riportando un grave trauma cranico. È stato trasferito in codice rosso all'Ospedale San Carlo di Potenza. Secondo le prime informazioni, il cedimento di un solaio avrebbe causato la caduta. Il fratello del giovane, anch'egli 23enne, è riuscito ad agganciarsi e a mettersi in salvo. Saranno gli organi competenti a ricostruire l'esatta dinamica e ad accertare le responsabilità. «Esprimiamo grande preoccupazione per l'ennesimo incidente sul lavoro in Basilicata», dichiara Vincenzo Esposito, segretario generale della Cgil di Potenza, insieme alla Camera del lavoro della Cgil di Senise. «In attesa degli accertamenti, chiediamo con forza che la sicurezza nei luoghi di lavoro torni ad essere la priorità per il Paese e per la nostra regione». Esposito sottolinea l'urgenza della situazione: «Gli incidenti sul lavoro sono un'emergenza. In media muoiono tre lavoratori al giorno per incidenti. Chiediamo interventi urgenti affinché salute e sicurezza vengano messi

al centro delle azioni del governo e delle imprese». Il segretario della Cgil chiede un nuovo modello di impresa sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale. «La sicurezza e la salute non possono essere considerati costi», prosegue. «Occorrono regole più precise e maggiore responsabilità d'impresa». Tra le richieste della Cgil figurano l'eliminazione dei subappalti a cascata, che deresponsabilizzano i datori di lavoro scaricando i rischi sui lavoratori, il ripristino della parità di trattamento economico lungo la filiera degli appalti, il rafforzamento dei controlli ispettivi e l'attivazione dell'Osservatorio regionale sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. «La sicurezza sul lavoro non può essere una dichiarazione di principio da ripetere dopo ogni incidente», afferma Pino Giordano, Segretario Provinciale dell'Ugl di Matera. «Deve essere una priorità concreta, quotidiana e inderogabile. La prevenzione deve venire prima dell'emergenza, la formazione prima dell'incidente, i controlli prima che sia troppo tardi». Giordano rivolge il primo pensiero al giovane lavoratore e alla sua famiglia: «Auguriamo al ragazzo una pronta e completa gua-

rigione. L'Ugl Matera non intende abbassare la guardia. Da sempre siamo impegnati per una vera cultura della sicurezza attraverso formazione, prevenzione, rispetto delle norme e controllo delle condizioni di lavoro». «Un lavoratore non è un numero e un incidente non può essere considerato una fatalità quando la prevenzione può fare la differenza», conclude Giordano. «Il lavoro deve dare dignità, sicurezza e futuro, non mettere a rischio la vita. Basta incidenti. La sicurezza sul lavoro viene prima di tutto».


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Periscopio

venerdì 18 settembre 2026

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Obiettivo videosorveglianza e prevenzione dei reati. Il prefetto Campanaro fa il punto sui progetti candidati alle risorse ministeriali

Fondi per la sicurezza urbana, vertice in Prefettura con 31 Comuni lucani R

DI FRANCESO MENONNA

afforzare le azioni di prevenzione sul territorio, contrastare ogni forma di illegalità grazie a sistemi efficienti di videosorveglianza. Sono queste le chiavi di lettura del tavolo tecnico svoltosi ieri mattina nella Sala Italia della Prefettura di Potenza, voluto dal prefetto Michele Campanaro. Tutto questo grazie all'azione svolta e programmata dal Ministero dell'Interno, che riserva attualmente risorse e contributi importanti e coerenti con gli indirizzi ministeriali.Dunque sicurezza, videosorveglianza, monitoraggio del territorio grazie ad una politica di rete accorta avviata dal Viminale ed estesa su tutto il territorio nazionale, tesa a garantire sicurezza, monitoraggio e prevenzione delle azioni di illegalità e di microcriminalità. Hanno preso parte ieri mattina al tavolo tecnico il prefetto di Potenza, Michele Campanaro, il sindaco di Potenza, Vincenzo Telesca, il questore di Potenza, Raffaele Gargiulo, il comandante della Guardia di Finanza, Massimiliano Tibollo, il comandante dei Carabinieri, Onofrio Panebianco, i responsabili della Prefettura di Potenza e i vertici della Zona Telecomunicazioni di Puglia e Basilicata.Trentuno i comuni interessati a questo progetto di tutela e sorveglianza voluto dal Ministero dell'Interno, tutti rappresentati in videoconferenza dai rispettivi sindaci o da amministratori delegati a sostituire i primi cittadini. Si tratta di Abriola, Acerenza, Atella, Avigliano, Balvano, Banzi, Barile, Castelsaraceno, Castronuovo di Sant'Andrea, Corleto Perticara, Episcopia, Filiano, Fo-

renza, Francavilla in Sinni, Lauria, Marsicovetere, Maschito, Moliterno, Pietragalla, Pignola, Ripacandida, Roccanova, Ruvo del Monte, San Chirico Nuovo, Sant'Angelo Le Fratte, Sasso di Castalda, Savoia di Lucania, Senise, Trecchina e Venosa.Una riunione importante, quella svoltasi ieri mattina in Prefettura, tesa a definire anche la progettualità e la messa in campo di tali interventi a sostegno dei territori nell'ambito della sicurezza pubblica e della videosorveglianza. I trentuno comuni sono stati tutti candidati ai finanziamenti del Ministero dell'Interno. Tutto questo sulla base dell'indice di delittuosità di ciascuno dei comuni che avranno presentato i progetti per la valutazione al Ministero centrale: oltre all'indice di delittuosità, è importante la quota di copartecipazione; il punteggio viene attribuito non solo sulla base dell'indice di delittuosità del Comune (definito il 31 dicembre dello scorso anno, variabile di anno in anno), ma anche sulla base della quota di cofinanziamento. Più alta è la percentuale di cofinanziamento a carico delle amministrazioni comunali, più alto è il punteggio assegnato dal Ministero alle amministrazioni comunali.Il prefetto di Potenza, Michele Campanaro, ha illustrato i dettagli del progetto: «Abbiamo sempre sostenuto che rafforzare i sistemi di videosorveglianza sia una delle priorità e una delle strategie più importanti nell'azione di prevenzione e contrasto alla criminalità, e in particolare a quella diffusa e predatoria. Quindi proseguiamo in questa direzione, ovviamente con una strategia che si inserisce all'interno delle misure prioritarie della nostra ammini-

strazione, del Ministero dell'Interno. Quest'anno sono state destinate risorse importanti, diciannove milioni di euro a cui ovviamente possono attingere i comuni del nostro stivale. Per cui abbiamo avviato la procedura, appena il Ministero ha comunicato la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di finanziamento, completata la prima fase con l'esame istruttorio delle richieste che sono arrivate dai trentuno comuni nel termine previsto, cioè del 24 agosto, e in questo spazio temporale abbiamo avviato le verifiche insieme con i nostri organi tecnici, ovviamente, cioè le Forze di Polizia, Questura, i Comandi Provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza e con l'organo tecnico della zona di telecomunicazione di Puglia e Basilicata. Oggi abbiamo infatti esaminato insieme con i componenti del comitato esattamente queste funzioni tecniche e i rappresentanti dei trentuno comuni che hanno presentato i progetti per candidarli ai finanziamenti. Ricordo che negli anni passati undici comuni complessivamente sono stati ammessi alle risorse del Ministero dell'Interno, e

solo lo scorso anno c'è stata una importantissima partecipazione e anche un bel successo, perché sei comuni della provincia sono stati ammessi per un importo di circa 357.000 euro. Questo ci induce ad insistere in modo particolare su questa direzione perché, ripeto, quello del potenziamento degli impianti di videosorveglianza è assolutamente uno dei pilastri fondamentali, come più volte abbiamo detto, e lo ripeteremo anche oggi in presenza degli amministratori, su cui appunto poggia la strategia del Ministero dell'Interno che si inserisce all'interno delle politiche di sicurezza urbana. Non a caso, prima della riunione finale del comitato di oggi che deve valutare i progetti per ammetterli o meno alla proposta di finanziamento e quindi inviarli al Ministero dell'Interno, nei giorni scorsi abbiamo sottoscritto anche i patti per l'attuazione della sicurezza urbana con i sindaci di quei comuni che ancora non lo avevano fatto. È una delle precondizioni necessarie per essere ammessi al finanziamento. Abbiamo sottoscritto nove patti con altrettanti sindaci per la sicurezza urbana».

Istituzioni, imprese, università e associazioni si incontrano per discutere delle prospettive di sviluppo sostenibile legate alle risorse idriche

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L’Oro Blu della Val d’Agri, il confronto su acqua, energia e turismo

cqua, energia e turismo saranno al centro dell’iniziativa «L’Oro Blu della Val d’Agri – Energia, uso umano, volano turistico», in programma nel piazzale antistante la Centrale Idroelettrica del Caolo. L’appuntamento è promosso dal Comune di Tramutola, in sinergia con Enel e con la collaborazione della locale Pro Loco.L’incontro riunirà istituzioni, imprese, università, associazioni e realtà territoriali per discutere della gestione delle risorse idriche, della produzione energetica e delle opportunità di valorizzazione turistica della Valle del Caolo e della Val d’Agri.I lavori inizieranno alle 10.45 con i saluti del sindaco Luigi Marotta. Alle 11.00 si parlerà di «L’idroelettrico in Basilicata: acqua, energia e comunità», con Laura Mongiello, assessore regionale all’Ambiente e Transizione energetica; Girolamo Andrea Cicero, responsabile Hydro Area Sud di Enel Green Power;

Antonino Garramone, vicepresidente di Confindustria Basilicata; e Luigi Cerciello Renna, direttore generale di Acquedotto Lucano.Alle 11.45 seguirà la sessione «Turismo, sviluppo, sostenibilità: il potenziale della Valle del Caolo», con Margherita Sarli, direttrice dell’APT Basilicata; Antonio D’Angola, dell’Università della Basilicata; Antonio Lanorte, presidente di Legambiente Basilicata; e Vincenzo Lo Sasso, presidente della Pro Loco di Tramutola. A moderare sarà la giornalista Anna Tammariello.La giornata si concluderà alle 12.30 con una visita guidata all’impianto idroelettrico, per approfondire il rapporto tra acqua, produzione di energia e comunità locali.Acqua ed energia come patrimonio del territorioL’iniziativa intende riportare al centro del dibattito il valore dell’acqua come risorsa ambientale, energetica e sociale, mettendola in relazione con la tutela del territorio e lo sviluppo turistico.Il confron-

to sarà inoltre l’occasione per riflettere su un modello capace di coniugare energia, sostenibilità, turismo e valorizzazione delle risorse locali. «L’Oro Blu della Val d’Agri» punta così a promuovere una maggiore consapevolezza sulle opportunità offerte da una gestione sostenibile del patrimonio naturale ed energetico della Valle del Caolo.


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Provincia

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Mecca: «Invito le Opposizioni ad avvalersi degli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto e ad avviare l’iter referendario così che i cittadini abbiano l’ultima parola»

Sulla pista da sci sintetica di Avigliano un confronto aperto in Piazza Gianturco

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DI EMANUELA CALABRESE

ra il mese di gennaio quando il Sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, annunciava di star lavorando per «una pista da sci sintetica utilizzabile tutto l’anno, realizzata con moduli in plastica riciclabile che imitano la sensazione della neve fresca e permettono di sciare con attrezzatura standard. Un manto artificiale progettato per offrire scorrevolezza, realismo e sicurezza, ideale per sci, snowboard e snow-tubing in ogni stagione, senza bisogno di neve naturale o basse temperature. Un progetto sostenibile, resistente e a basso impatto ambientale, pensato per creare un nuovo macroattrattore turistico e far crescere l’economia locale». Da allora però ci sono stati sostenitori e detrattori del progetto. Oggi il Sindaco torna sul tema e spiega: «Come nel 2024, anche per la pista da sci, piccole manovre di palazzo cercano di sovvertire la volontà popolare. La decisione ultima, tuttavia, deve avvenire fuori dalle stanze dei partiti e della politica, e co-

me allora la sovranità appartiene al popolo che dovrà conoscere e decidere». Il Sindaco spiega ciò in quanto «le opposizioni chiedono un Consiglio comunale aperto che altro non sarebbe che lo sfogatoio di persone che hanno già espresso una loro opinione, che conosciamo, che rispettiamo, ma che non è l'opinione della stragrande maggioranza dei cittadini aviglianesi. È tuttavia una richiesta che rispettiamo, ma riteniamo che una questione di così grande rilevanza per il territorio debba essere affrontata attraverso un confronto il più possibile ampio e diretto con la comunità, offrendo ai cittadini l’opportunità di conoscere nel dettaglio il progetto, approfondirne gli aspetti e confrontarsi sulle diverse posizioni». Per queste ragioni, Mecca ha proposto di «portare il confronto al di fuori delle sedi istituzionali, organizzando quanto prima un incontro pubblico in piazza Gianturco, aperto a tutta la cittadinanza. Un momento di confronto pubblico, trasparente e civile, perché sulle scelte che riguardano il futuro di

Avigliano è fondamentale che i cittadini possano essere informati e partecipare. A tal fine, chiediamo ai gruppi politici di opposizione di individuare un proprio interlocutore con il quale condividere l’organizzazione dell’incontro». Contestualmente, il Sindaco invita «le opposizioni ad avvalersi degli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale, e ad avviare l’iter referendario attraverso la raccolta delle firme, affinché possano essere i cittadini ad avere l’ultima parola». Ed aggiunge Mecca: «Lo Statuto del Comune di Avigliano prevede la consultazione referendaria e allora alle opposizioni dico di non aver paura di ascoltare ciò che pensano i cittadini aviglianesi sul progetto della pista da sci. Non abbiate soprattutto paura di confrontarvi su questo argomento e di farlo in pubblica piazza, dopodiché utilizzando gli strumenti che prevede il nostro Statuto daremo loro la parola e verificheremo qual è la volontà popolare. Noi su questo non abbiamo alcun timore. Non abbiamo timore soprattutto di con-

frontarci con l'opinione pubblica, perché siamo figli del popolo e non parliamo attraverso un commento social o attraverso la burocrazia». E conclude Mecca: «Quando le minoranze vorranno, possono cominciare con la raccolta firme prevista dallo Statuto per avviare l'iter referendario. Spiegheremo ai cittadini la bontà di quest'opera, soprattutto costringeremo, evidentemente, qualcuno a studiare di più e a documentarsi e sono certo che i cittadini capiranno bene di che cosa stiamo parlando».

Il cordoglio del presidente della Regione per la scomparsa di “Ziton” IL RICORDO DELL’UOMO PIÙ ANZIANO D’ITALIA

Addio a Vitantonio Lovallo a 112 anni Lollobrigida: «Cordoglio Bardi: «Il simbolo del popolo lucano» per la morte di Zitòn»

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È

morto Vitantonio Lovallo, per tutti “Zitòn”, decano d’Italia e figura simbolica della comunità di Sarnelli e di Avigliano. Aveva 112 anni e nel corso della sua lunga vita aveva attraversato alcune delle pagine più difficili del Novecento, dalla guerra alla prigionia, fino al ritorno alla propria terra.A ricordarne la figura è il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che sottolinea il valore umano e culturale della sua testimonianza. «Con la scomparsa di Zitòn la Basilicata perde un pezzo insostituibile del proprio patrimonio umano e culturale», afferma Bardi.Per il presidente della Regione, a colpire non è soltanto la straordinaria longevità di Lovallo, ma soprattutto la lezione lasciata attraverso la sua esperienza. «Più che la straordinaria cifra dei suoi anni, a impressionare è la grandezza della sua lezione di vita. Ha conosciuto il peso della

trincea, l’amarezza della prigionia e il riscatto del ritorno, affidando alle pagine scritte la memoria di un Novecento che non dobbiamo mai stancarci di ascoltare».Bardi richiama quindi il legame di Lovallo con la cultura contadina e con le radici lucane, descrivendolo come una testimonianza di un’Italia fondata sul lavoro e sulla tenacia. «Lovallo è stato il simbolo di un’Italia contadina che non si piega, fatta di mani laboriose, rispetto e dedizione incrollabile verso le proprie radici», sottoli-

nea.«Nel suo cammino – aggiunge Bardi – c’è il ritratto migliore del popolo lucano: generoso, resistente, capace di attraversare le bufere della storia senza perdere mai la bussola della propria dignità».Il presidente della Regione ha infine rivolto il proprio cordoglio alla famiglia e alle comunità che hanno accompagnato la lunga vita di Lovallo. «A tutti i suoi cari, alla famiglia e alle comunità di Sarnelli e Avigliano giunga l’abbraccio sincero e partecipe di tutta la comunità lucana».

l ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, esprime cordoglio per la scomparsa di Vitantonio Lovallo, conosciuto come “Zitòn”, morto all’età di 112 anni. Originario di Sarnelli, frazione di Avigliano, Lovallo era considerato l’uomo più anziano d’Italia.«Ci ha lasciati Vitantonio Lovallo, detto “Zitòn”, l’uomo più anziano d’Italia, scomparso all’età di 112 anni», scrive Lollobrigida in un messaggio pubblicato sui social. Nel ricordare la figura di Lovallo, il ministro sottolinea il legame con il mondo rurale e con una vita segnata dal lavoro nei campi. «Pastore e prigioniero di guerra, ha lavorato nei campi fino a 106 anni, rappresentando un mondo fatto di lavoro, sacrificio, rispetto per la terra», afferma Lollobrigida.Un percorso umano che, secondo il ministro, richiama valori legati alla storia dell’agricoltura italiana. «Valori semplici e profondi, che appartengono alla storia della nostra agricoltura e che abbiamo il dovere di custodire», aggiunge.Nel messaggio conclusivo, Lollobrigida rivolge il proprio cordoglio ai familiari e alla comunità lucana: «Alla sua famiglia, alla comunità di Sarnelli e a tutta Avigliano rivolgo il mio più sentito cordoglio».


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Matera e provincia

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Azioni di prevenzione e contrasto all’illegalità negli istituti al centro dell’incontro del Comitato Provinciale per l’Ordine

Sicurezza scuole del Materano, la Prefettura detta le priorità

MATERA Rafforzamento delle azioni di prevenzione e di contrasto dei fenomeni di illegalità negli istituti scolastici: questo uno dei temi discussi nella riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutasi ieri in Prefettura, in occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico. All’incontro, presieduto dal Prefetto di Matera, Maria Carolina Ippolito, hanno preso parte i vertici territoriali delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco non-

ché il Direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale.Ordina Calendari Personalizzati. L’approfondita analisi di contesto, condotta sulla scorta della Direttiva congiunta dei Ministri dell’Istruzione e dell’Interno diramata il 28 gennaio scorso, già oggetto di precedenti incontri, ha restituito un quadro complessivamente sano e non ha evidenziato, allo stato, fenomenologie di particolare allarme sociale. All’esito del confronto, si è inteso assicurare il

mantenimento dei servizi di vigilanza nei pressi degli istituti scolastici della provincia e, in ogni caso, rafforzare, in un’ottica preventiva, la collaborazione e lo scambio informativo tra le istituzioni coinvolte, al fine di favorire una tempestiva emersione di eventuali criticità e la conseguente attivazione di controlli mirati. «Mantenere alta l’attenzione attraverso un proficuo raccordo istituzionale lenza e bullismo tra giova- ” lo ha dichiarato il Prefetè necessario per prevenire ni, garantendo contesti to al termine dell’inconfenomeni di illegalità, vio- scolastici sicuri e inclusivi tro».

ASSEGNATO DALLA CASA EDITRICE “LAB DFG” NELL’AMBITO DEL PROGETTO “OLYMPIA IN COMUNE”

Alla città di Policoro il premio speciale Invictus 2026

POLICORO La città di Policoro è stata insignita del “Premio speciale Invictus 2026”, assegnato dalla Casa editrice “Lab Dfg” ai quattro Comuni fondatori del prestigioso “Festival del mito sportivo”, sostenuto dal ministero per lo Sport e i Giovani. La cerimonia si è svolta nel castello Caetani di Sermoneta (Latina), a ricevere il premio c’era l’assessore allo Sport, Giuseppe Montano, in rappresentanza del sindaco Enrico Bianco. Un premio conferito nell’ambito del progetto “Olympia in comune”, nato dal gemellaggio di Policoro con Olimpia antica, e l’anno prossimo porterà la cerimonia nella città dove sono nate le Olimpiadi, aprendo ufficialmente un ponte con la Grecia nel segno dello sport e della rievocazione. Il premio è un bassorilievo in bronzo della “Giovinetta”, realizzato e certificato dalla Zecca di Stato. Importante e significativa la motivazione, che vede Policoro unita a Ripa Teatina, San

Bartolomeo in Galdo e Gaeta. “Per aver creduto per primi nel Festival del mito sportivo si legge nella motivazione- dando vita a una rete di territori e comunità uniti dalla volontà di custodire e tramandare i valo-

ri, le storie e la memoria dello sport. Quattro Comuni fondatori, quattro identità diverse che hanno scelto di condividere un progetto comune, facendo dello sport un linguaggio universale di cultura, incontro

e appartenenza. Un percorso che, con Olympia in Comune, guarda ora verso Olimpia, culla dei Giochi, per costruire nuovi legami e consegnare alle future generazioni un patrimonio di memoria, esempio e futuro”. Policoro come luogo di incontro tra memoria storica, identità mediterranea e nuove generazioni. Il sindaco Bianco è soddisfatto per il percorso virtuoso intrapreso dalla città, fatto di relazioni nazionali e internazionali finalizzate a valorizzare la storia autentica di Policoro ed i legami tra la cultura antica magnogreca ed i giochi olimpici. Per l’assessore Montano, dare corpo e sostanza alla rete nazionale del Festival del mito sportivo significa tenere viva la passione per lo sport e rilanciare quei valori che ne sono alla base: la pace, la fratellanza e il rispetto fra i popoli. Mentre nel mondo si continuano ad alzare muri a noi piace, anche attraverso lo sport, costruire ponti di pace.

IN PROGRAMMA EVENTI DI CARATTERE SOCIO-TURISTICO E RICREATIVO FINALIZZATI ALLA PROMOZIONE DEL TERRITORIO

Nasce il Moto Club della Polizia di Stato a Matera

MATERA È stata costituita la delegazione di Matera del Moto Club Polizia di Stato. Il Moto Club Polizia di Stato oltre a porsi come obiettivo la promozione dell’immagine della Polizia di Stato accoglie anche coloro, che pur non appartenendo alla P.S., ritengono che la pratica del motociclismo in forma collettiva possa accrescere la positiva idea della Polizia di Stato su dispo-

nibilità e sensibilità all’aspetto sociale nonché all’organizzazione di eventi motociclistici di carattere socio-turistico e ricreativo, finalizzati alla promozione del territorio e alla raccolta fondi da destinare al piano di assistenza della Polizia di Stato “Marco Valerio” ovvero al sostegno a soggetti o strutture private con comprovato bisogno. Per tale motivo il Diret-

tivo Nazionale ha decretato per volta dalle varie delegaziol’apertura della delegazione del ni. Moto Club Polizia di Stato nella città di Matera individuando quale referente territoriale Giuseppe Giasi, Commissario Capo della Polizia di Stato in quiescenza. Si precisa che parte della quota di iscrizione al motoclub viene destinata al piano di assistenza “Marco Valerio” e ad altri soggetti individuati volta


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Periscopio

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Appuntamento per il 26 e 27 settembre tra trekking, cultura, cibo e visite guidate

A Tursi una due giorni per valorizzare il territorio con la Rabatana Ancestrale I

DI ANNA TAMMARIELLO

l 26 e 27 settembre Tursi si prepara ad accogliere “Rabatana Ancestrale”, una manifestazione dedicata alla riscoperta della storia, delle tradizioni e del patrimonio naturalistico e gastronomico del territorio. Per due giorni la suggestiva Rabatana sarà protagonista di un ricco programma di iniziative rivolte a grandi e piccoli, tra passeggiate nel centro storico, musica popolare, gastronomia, trekking, visite guidate, attività per bambini e momenti dedicati alla conoscenza delle tradizioni locali. L’ `appuntamento prenderà il via sabato 26 settembre alle ore 17.00 da Piazza SS. Maria d’Anglona, con una passeggiata accompagnata alla scoperta della Rabatana. Il percorso attraverserà il cuore del centro storico e toccherà alcuni dei luoghi più significativi del borgo, tra cui il Parco Letterario “Albino Pierro”, la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la sua cripta, una tipica casa contadina, “Ienuccia”, e il Museo dei Batroidi, fino a raggiungere Piazza Castello. Proprio qui sarà allestito uno spazio dedicato ai più piccoli, con giochi e una caccia al tesoro culturale pensata per avvicinare bambini e ragazzi alla storia del

borgo. Non mancheranno inoltre dimostrazioni teatrali dal vivo, attraverso le quali sarà possibile rivivere scene della quotidianità e delle tradizioni di un tempo. A partire dalle 18.00 sarà attiva l’area street food, con ingresso libero e la possibilità di assaporare prodotti e piatti della tradizione locale. Dalle 19.00, inoltre, sarà disponibile il servizio navetta da Piazza F.lli Conte. La serata proseguirà alle 19.30 con la musica popolare, affidata ad artisti locali, mentre alle 21.00 è prevista la suggestiva “Cena sotto le stelle”, con posti limitati e prenotazione obbligatoria. Alle 21.30 sarà la volta della Ragnatela Folk Band, che accompagnerà il pubblico con musica dal vivo e sonorità legate alla tradizione popolare. A mezzanotte, per chi desidererà prolungare l’esperienza, è in programma una visita guidata notturna della Rabatana, per scoprire i vicoli, le piazze e gli scorci più suggestivi del borgo in un’atmosfera particolare, sotto il cielo stellato. Per tutta la serata saranno inoltre presenti l’area food con specialità tradizionali, momenti di musica popolare e uno spazio giochi dedicato ai bambini. Il programma continuerà domenica 27 settembre, dalle 9.00 alle 15.00, con una giornata inte-

ramente dedicata alla natura e alla conoscenza del territorio. I partecipanti potranno cimentarsi nella raccolta di erbe e piante spontanee, prendere parte ad attività di trekking a piedi e in bicicletta e partecipare alle visite guidate tra i vicoli della Rabatana, concludendo la giornata con un pranzo all’aperto. Le attività interesseranno la Rabatana, il Convento di San Francesco e il territorio circostante, offrendo l’occasione di conoscere il paesaggio tursitano attraver-

so un’esperienza a diretto contatto con la natura e con le tradizioni locali. Con “Rabatana Ancestrale”, Tursi propone così un fine settimana dedicato alla memoria e all’identità del territorio, mettendo insieme cultura, gastronomia, musica, natura e socialità. Un percorso alla scoperta delle radici della comunità e di uno dei luoghi più suggestivi della Basilicata, trasformando per due giorni la Rabatana in uno spazio di incontro, partecipazione e riscoperta.


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Nella ricorrenza nazionale dedicata ai cittadini nei lager nazisti, il prefetto Campanaro premierà i familiari di sette militari della provincia

Prefettura: domenica la consegna delle Medaglie d'Onore ai deportati D

omenica 20 settembre si celebra la «Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda Guerra Mondiale», istituita con legge del 13 gennaio 2025, n. 6.Nell’occasione, nel Salone di Rappresentanza della Prefettura di Potenza, con inizio alle ore 11:00, si terrà la cerimonia ufficiale per il conferimento delle Medaglie d’Onore concesse dal Presidente della Repubblica ai familiari dei cittadini italiani, militari e civili, che furono deportati e internati nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale.In presenza delle massime autorità locali,

il prefetto di Potenza Michele Campanaro consegnerà le Medaglie ai familiari di sette militari originari di questa provincia (Giuseppe Antinolfi, Michele Bonsera, Agostino Carlucci, Michele Arcangelo Casella, Giuseppe Meliante, Domenico Santarsiero e Giuseppe Suriano), deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra.La cerimonia sarà introdotta da una presentazione storica del professor Donato Verrastro dell’Università degli Studi della Basilicata ed accompagnata dalle note di una rappresentanza della giovane «Orchestra Maldestra» di Potenza.

Nella Giornata nazionale, la città oraziana diventa il cuore della memoria lucana e invita tutti i Comuni della regione a osservare un minuto di silenzio

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Melfi ricorda gli IMI: domenica lo svelamento della Stele

elfi il cuore delle celebrazioni lucane per la Giornata nazionale in memoria degli Internati Militari Italiani (IMI) nei lager nazisti, istituita dalla Legge 13 gennaio 2025, n. 6. La città ricorderà il sacrificio degli oltre 650.000 militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di continuare a combattere al fianco della Germania nazista. Per questa scelta furono deportati nei lager, privati dello status di prigionieri di guerra e sottoposti a condizioni durissime di fame, lavoro coatto e sofferenza. Una scelta di opposizione che la storiografia ha definito anche «Resistenza senza armi» e che rappresentò una delle forme più significative di rifiuto del nazifascismo.Dietro il filo spinato dei lager vi erano anche circa 4.000 militari lucani, giovani uomini partiti dai nostri paesi e dalle nostre città e che, dopo l’8 settembre, si trovarono di fronte alla scelta di obbedire o rifiutare. Tra loro anche numerosi militari di Melfi, le cui vicende costituiscono una parte importante della memoria storica della comunità.A Melfi una Stele per trasformare il ricordo in Memoria. Il momento centrale delle celebrazioni sarà lo svelamento della Stele commemorativa dedicata

agli Internati Militari Italiani, che sarà collocata nella città di Melfi come segno permanente di memoria. La Stele nasce da un progetto fortemente voluto dall’ANPI di Melfi e accolto dall’Amministrazione comunale, sviluppato attraverso un percorso didattico triennale realizzato grazie al protocollo d’intesa tra l’ANPI e l’I.I.S. «Federico II di Svevia» di Melfi. A darle forma sono stati gli studenti del Liceo Artistico «Mario Festa Campanile», che hanno trasformato lo studio della storia in un’opera destinata a rimanere patrimonio della città. Al progetto hanno partecipato anche gli studenti dei Licei Scientifico e Classico, che nel corso del triennio hanno approfondito la vicenda degli IMI e realizzato una rappresentazione teatrale dedicata alle storie e alle scelte degli

uomini che vissero la deportazione nei lager nazisti. Un percorso che ha avuto un obiettivo preciso: portare la memoria fuori dai libri e consegnarla alle nuove generazioni attraverso la conoscenza, l’arte e la partecipazione.«Nelle scuole abbiamo seminato il loro ricordo per anni. Ora consegniamo alla città un luogo fisico nel quale quel ricordo potrà diventare Memoria viva». È questo il significato più profondo della Stele: non soltanto un monumento, ma un luogo attraverso il quale le future generazioni potranno conoscere la storia di quei giovani militari e comprendere il valore delle scelte compiute dopo l’8 settembre 1943.Melfi promuove una memoria che abbraccia tutta la Basilicata. Accanto alla cerimonia cittadina, Melfi ha voluto dare all’iniziativa una

dimensione regionale, invitando i 131 Comuni della Basilicata a condividere il momento del ricordo. L’invito è quello di osservare, il 20 settembre alle ore 11:00, un minuto di silenzio, accompagnato, ove possibile, dalle bandiere a mezz’asta, in memoria degli Internati Militari Italiani. L’iniziativa, promossa dall’ANPI di Melfi e sostenuta dal Comune di Melfi e da ANCI Basilicata, nasce dunque dalla città e si apre all’intera comunità regionale: un gesto semplice e contemporaneo per ricordare insieme una pagina della storia italiana che appartiene anche alla memoria della Basilicata. Il coinvolgimento degli altri Comuni rappresenta così il naturale ampliamento di un progetto che ha il suo centro a Melfi, città che ha scelto di custodire questa memoria e di renderla visibile attraverso

una testimonianza permanente.Ricordare gli IMI significa restituire un nome, una storia e una dignità a migliaia di uomini che per decenni sono rimasti ai margini della memoria collettiva. Significa soprattutto spiegare ai giovani che la storia non è fatta soltanto di battaglie e di grandi eventi, ma anche di scelte individuali compiute in condizioni estreme. La Stele di Melfi nasce proprio con questo intento: ricordare chi, anche senza armi e lontano dalla propria terra, seppe dire di no. Melfi sceglie così di fare della memoria un patrimonio della comunità e un insegnamento per le nuove generazioni. Un luogo fisico nel cuore della città perché, come recita il principio che accompagna l’intero progetto, nessuno di quei ragazzi possa essere dimenticato.


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Muore quando nessuno immagina più di restare

Un paese non muore quando parte l’ultimo abitante

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DI FABRIZIO QUARATINO

i sono paesi nei quali il silenzio è bellissimo. E altri nei quali comincia a fare paura. All’inizio sembra persino poetico: una piazza tranquilla, poche automobili, il bar dove tutti conoscono tutti, una porta aperta e qualcuno che saluta dalla finestra. Poi guardi meglio. La scuola ha meno bambini. Il negozio ha abbassato la saracinesca. Il medico arriva due volte alla settimana. La banca se n’è andata. L’autobus passa quando evidentemente sente nostalgia. E i giovani partono. Non perché detestino il luogo nel quale sono nati. Partono perché amare un paese non basta per pagarci un mutuo, costruirci una professione o immaginarci una famiglia. È qui che comincia il problema. NON CHIAMATELA SOLTANTO RESILIENZA Abbiamo sviluppato una passione straordinaria per questa parola. Resilienza. La utilizziamo talmente tanto che ormai rischiamo di chiedere ai territori di essere resilienti mentre noi continuiamo tranquillamente a togliere loro servizi. Chiude qualcosa? Resilienza. Manca un collegamento? Resilienza. I ragazzi se ne vanno? Facciamo un convegno sulla resilienza. Possibilmente con buffet. Ma una comunità non può vivere soltanto della propria capacità di sopportare. Deve avere possibilità. Lavoro. Servizi. Relazioni. Cultura. E soprattutto deve percepire che il

futuro non sia qualcosa che accade sempre altrove. RESTARE NON È UN DOVERE MORALE Questo bisogna dirlo chiaramente. Nessun giovane deve sentirsi in colpa perché parte. Andare via può significare studiare, crescere, conoscere il mondo, incontrare opportunità che il proprio paese non può offrire. Il problema nasce quando partire non è più una scelta. Quando diventa l’unica possibilità ragionevole. E allo stesso modo tornare non può essere trasformato in una missione patriottica. Non si vive di tramonti. Sono magnifici, ma generalmente gli istituti di credito non li accettano come garanzia. Se vogliamo che qualcuno resti o ritorni dobbiamo costruire condizioni nelle quali una vita sia possibile. Non perfetta. Possibile. LA CULTURA NON RIEMPIE SOLTANTO LE PIAZZE Qui entra in gioco la cultura. E bisogna evitare un altro equivoco. Organizzare un concerto in agosto non significa aver combattuto lo spopolamento. Una piazza piena per una sera è bellissima. La mattina successiva, però, bisogna riaprirla. La cultura diventa decisiva quando produce legami, competenze, occasioni, identità contemporanea. Quando un ragazzo può fare teatro senza sentirsi un extraterrestre. Quando un musicista può immaginare un progetto partendo dal proprio territorio. Quando una biblioteca diventa luogo d’incon-

tro. Quando un patrimonio non viene soltanto fotografato, ma utilizzato per creare lavoro, conoscenza e relazioni. La cultura non sostituisce l’economia. Ma un’economia senza cultura produce luoghi nei quali magari si lavora e dai quali, appena possibile, si desidera scappare. COMUNITÀ NON SIGNIFICA NOSTALGIA Mi interessa molto la parola comunità. Purché non la trasformiamo in una fotografia color seppia. La comunità non è il paese di una volta. Quello non tornerà. E forse non era neppure meraviglioso come ce lo raccontiamo. La memoria possiede uno straordinario programma di fotoritocco. Comunità significa persone che decidono di condividere responsabilità. Cooperative, associazioni, imprese, cittadini, amministrazioni possono costruire o mantenere servizi e attività dove il mercato tradizionale non arriva più. Non è una bacchetta magica. Non tutte le esperienze funzionano. Non ogni progetto diventa sostenibile soltanto perché contiene la parola “comunità”. L’onestà intellettuale impone di dirlo. Ma aspettare che qualcuno venga da fuori a salvarci ha prodotto risultati abbastanza modesti da meritare almeno un’alternativa. IO CREDO NELLE PERSONE CHE RESTANO IN PIEDI Io non credo nei territori condannati.Credo nei territori che possono essere impoveriti dalle partenze, dall’assenza di opportunità e

perfino dalla rassegnazione, ma che non per questo devono considerare già scritto il proprio destino. E soprattutto credo nelle persone. In quelle che cadono, si arrabbiano, magari mandano tutto al diavolo per una sera e la mattina successiva ricominciano. Non considero forte chi non ha paura. Considero forte chi non consegna alla paura le chiavi di casa. Vale per una persona. Vale per un paese. Possiamo attraversare momenti nei quali sembra che tutto ci stia dicendo di rinunciare. Eppure proprio lì possiamo produrre una causa diversa. Chiedere aiuto. Cambiare strada. Mettere insieme energie. Smettere di difendere ciò che non funziona soltanto perché esiste da sempre. La forza non consiste nell’ostinarsi. Consiste nel trasformarsi senza smarrirsi. NON DOBBIAMO SALVARE I PAESI Forse persino il verbo salvare è sbagliato. I paesi non hanno bisogno di essere compatiti. Hanno bisogno di essere messi nelle condizioni di competere per la vita delle persone. Con servizi dignitosi, connessioni, mobilità, lavoro, cultura, scuola, sanità. E qui la politica non può limitarsi a celebrare la resistenza delle comunità: deve creare le condizioni perché resistere non diventi il loro mestiere. E con una cosa ancora più rara: fiducia. Perché quando una comunità comincia a considerarsi destinata alla scomparsa, la sconfitta arriva prima dell’ultimo censimento. Bisogna allora cambiare domanda. Non più soltanto: quanti abitanti abbiamo perso? Ma: quante ragioni abbiamo costruito perché qualcuno possa scegliere di esserci? IL GIORNO PRIMA Un paese non muore quando parte l’ultimo abitante. Muore molto prima. Muore quando chi resta smette di immaginare. Quando chi parte pensa di non avere alcuna ragione per tornare. Quando amministriamo il declino chiamandolo realismo. Io a questo realismo non credo. Preferisco quello più faticoso: guardare i problemi senza negarli e decidere comunque di costruire. Non possiamo promettere che ogni paese tornerà a crescere. Sarebbe una bugia. Possiamo però rifiutare l’idea che diminuire significhi necessariamente scomparire. Perché il futuro di un territorio non dipende soltanto da quante persone vi abitano. Dipende da quanta vita quelle persone riescono ancora a generare. E allora forse la battaglia decisiva non è convincere qualcuno a restare. È costruire un luogo dal quale andarsene sia finalmente una scelta, e non l’unica via d’uscita.


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