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Cronache del 15 settembre 2026

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MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2026 • ANNO XI N. 205

Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info

CHIUSO L’ESAME DELLA RIFORMA AL SENATO. IL TESTO MODIFICATO POI PASSERÀ ALLA CAMERA PER LA TERZA LETTURA

Legge elettorale, oggi il voto finale Proteste a pochi passi dall’Aula contro la norma sulla raccolta di 6mila firme

Manco a pag 6

LA SINISTRA DIMENTICA CHE LE ESTRAZIONI SONO INIZIATE CON IL CSX

SE IL PD CRITICA BUBBICO

Lacorazza prova a guidare gli ambientalisti con allarmismi infondati. Intanto l’assessora Mongiello con il ddl impone compensazioni per eolico e fotovoltaico, sfidando le lobby dell’energia alternativa _

L’EDITORIALE

Sciopero e blocchi a Taranto, Scarpa della Fiom-Cgil a Cronache tuona: «Non arretriamo, non possiamo escludere nuove mobilitazioni»

Cosa ci insegnano le elezioni svedesi?

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DI ALESSANDRO SANSONI

osa ci insegnano le elezioni svedesi? Innanzitutto che la sinistra deve cambiare pelle. Alla vigilia delle votazioni tutti si aspettavano - visto il trend diffuso praticamente in tutta Europa, confermato la scorsa settimana dalla clamorosa vittoria di Alternative fur Deutschland in SassoniaAnhalt – l’ennesima vittoria dei Democratici (...) ■ continua alle pag 3

EX ILVA

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Lacorazza e Mongiello

Dellapenna alle pag 11 e 12

BCE Il nodo centrale è capire quanto a lungo mantenere una politica monetaria restrittiva

Il nuovo equilibrio tra tassi e conti pubblici APPROVATA RISOLUZIONE ALL’UNANIMITÀ

Policoro, 28 punti per ripartire Il Consiglio regionale dice sì

Serino a pag 7

Servizio a pag 13

■ Errichetti

a pag 8

NUOVO ANNO SCOLASTICO

Suona la campanella per 63mila studenti lucani, gli auguri di Bardi: «Al lavoro per garantire strutture sicure e il diritto allo studio»

■ Servizio

a pag 18

_ SELLATA-PIERFAONE

Legambiente deposita i motivi aggiunti al ricorso al Tar contro il progetto: chiesto lo stop dei lavori della seggiovia

■ Servizio

a pag 17

_ CRONACA

Oppido Lucano, truffa del falso carabiniere: due giovani arrestati dopo l’inseguimento fino a Tolve, recuperati monili ■ Servizio

a pag 26


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Italia e Mondo La sinistra recupera terreno perché affronta il tema immigrazione senza voltare lo sguardo dall'altra parte

Cosa ci insegna il voto in Svezia?

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DI ALESSANDRO SANSONI

osa ci insegnano le elezioni svedesi? Innanzitutto che la sinistra deve cambiare pelle. Alla vigilia delle votazioni tutti si aspettavano - visto il trend diffuso praticamente in tutta Europa, confermato la scorsa settimana dalla clamorosa vittoria di Alternative fur Deutschland in SassoniaAnhalt – l’ennesima vittoria dei Democratici Svedesi, il partito di destra anti-immigrati ed euroscettico, guidato da Jimmie Akesson, in costante ascesa ormai dal 2010. Al di là del costante refrain dei giornali mainstream sulla minacciosa “onda nera” montante, qualche buona ragione per aspettarsi un loro successo c’era: il carisma di Akesson aveva monopolizzato la campagna elettorale e, in questi anni, le sue posizioni avevano letteralmente dettato l’agenda a tutto il sistema politico svedese. E invece i DS hanno subito una brusca frenata, perdendo il 3% dei consensi rispetto alle scorse votazioni, attestandosi al 17,6%. Non solo, la coalizione di centrodestra, della quale stavolta avrebbe fatto par-

te a pieno titolo lo stesso Akesson (nella scorsa legislatura aveva garantito al governo solo un appoggio esterno) ha perso per un soffio la corsa con la coalizione di centrosinistra che, se l’alleanza dovesse concretizzarsi all’atto della formazione dell’esecutivo, disporrebbe di un voto sopra la maggioranza assoluta (176 seggi) in Parlamento. In ogni caso, i risultati definitivi si sapranno solo domani (lo scarto è di poche migliaia di voti) e non è detto che si formi una maggioranza di centrosinistra, in quanto Magdalena Andersson, la leader socialdemocratica, ha lasciato intendere di voler conservare fino alla fine le mani libere. Il suo partito si è attestato intorno al 28% e, pur diminuendo in percentuale, si conferma la prima forza politica del paese. “Magda”, come la chiamano i suoi supporter, ha già guidato la Svezia in passato alla testa di un “governo di minoranza”, non è particolarmente carismatica e si presenta sostanzialmente come una tecnocrate. A cosa si deve, allora, questo sostanziale successo? Probabilmente proprio al

__Akesson e sotto Andersson

fatto che tutti i principali partiti svedesi si sono lasciati condizionare dalle battaglie di Akesson e hanno ribadito che manterranno in vigore le politiche restrittive sulla concessione del diritto d’asilo e sul contrasto all’immigrazione illegale. Tutti, a cominciare dal Partito Socialdemocratico. In sostanza la Andersson ha avviato una trasformazione della socialdemocrazia svedese, prendendo a modello quanto già fatto dalla sua omologa danese, Mette Frederiksen.

La sinistra scandinava ha dovuto constatare che il suo modello di welfare non regge all’attuale pressione migratoria e, per salvarlo, è necessario prendere atto che il voto dei ceti popolari, sempre più orientato a destra (se non all’estrema destra), non è il prodotto dell’ignoranza, ma di un disagio economico-sociale reale e che non riguarda solo il tema della sicurezza. Dunque le elezioni svedesi ci insegnano che la sinistra vince se abbandona quelle posizioni ideologi-

che che ne hanno caratterizzato l’identità politicoculturale negli ultimi 30 anni, portandola ad allontanarsi dal vissuto concreto dei ceti popolari, in nome di astratte teorie sull’accoglienza ad ogni costo, normalmente corredate da battaglie all’ultimo sangue sul terreno dei cosiddetti “diritti civili”, tanto cari all’upper class, quanto poco percepiti dalla stragrande maggioranza delle persone. Che questa lezione venga compresa appieno anche dalla sinistra italiana, francese o tedesca è molto dubbio per ora. Una buona notizia per le destre locali. Ma l’altro insegnamento che ci arriva dal nord è che il successo di formazioni politiche anti-establishment, in grado di interpretare posizioni critiche rispetto al pensiero unico dominante, dando voce a chi è più lontano dalle leve del potere politico o economico, può essere un valore aggiunto per la democrazia, se i partiti tradizionali sanno mettersi in ascolto dei risentimenti e delle frustrazioni presenti nella società. Senza sprezzante alterigia e con la voglia di rappresentare le istanze dei propri cittadini.


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Lo dichiara il cancelliere tedesco Merz in Finlandia

La guerra in Europa è vicina Le ambizioni russe sulla sua vecchia aria di influenza, i partiti filo russi a destra (FN, AFD) e a sinistra (M5S e pacifisti) sono un mix esplosivo

L

DI ROBERTO LAMATTINA

a parola guerra come possibile in Europa era praticamente scomparsa dai nostri vocabolari e dal nostro immaginario politico. Sembrava un fatto lontano nel tempo o al massimo nello spazio. Nella nostra idea quasi un evento che non avremmo mai più rivisto. I nati nel 2000, del resto sono figli e nipoti di persone che non hanno mai conosciuto armi, distruzioni, bombardamenti. Tre generazioni in pace non si era mai visto nella storia d'Europa e dell'Occidente. . MERZ PARLA DI GUERRA A usare un'altra volta la parola guerra con riferimento all’Europa è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Rovaniemi, in Finlandia, vicino al Circolo Polare Artico, dove si è incontrato con altri capi di Stato e di governo dell'Ue.

Il capo del governo tedesco non ha usato mezze misure parlando direttamente del rischio di un conflitto direttamente in Europa e invitando tutti gli Stati del vecchio continente a farsi trovare pronti. LE MIRE DI PUTIN? Quello che accade ai confini della UE, con la Russia che ha attaccato direttamente l’Ucraina non può essere sottaciuto. Il popolo ucraino, anche con l’aiuto dell’Europa e degli Usa, resistere da quattro anni. In molti credono sia il momento di trovare la pace che consisterebbe sostanzialmente in una resa dell’Ucraina e in una consegna di parte dei propri territori alla Russia. Una situazione che, francamente, sembra inopportuna sia da un punto di vista fattuale che da un punto di vista politico. La Russia non ha vinto né ha conquistato territori, una resa senza una chiara sconfitta non si è mai vi-

sta. Politicamente, inoltre, una resa sarebbe una vittoria dello Zar che potrebbe avere l’ambizione di allargare la propria aria di influenza al vecchio blocco di Varsavia. Non va sottaciuto, infatti, che la zona di interesse nell’est europeo è da sempre, da molto prima della seconda guerra mondiale e dell’unione sovietica, una ambizione dei russi ed uno dei motivi di conflitto con Germania e Francia nei secoli. LA GEOPOLITICA E I NEMICI INTERNI I territori tra Russa e Germania, infatti, da sempre sono divisi tra germani e slavi e ambiti da entrambi. Il crollo del socialismo scientifico ha liberato gli stati dell’est dal giogo sovietico ma la Russia non ha mai rinunciato alla sua volontà di dominio e, dopo aver superato le crisi economiche e grazie alla leadership di Putin, ha ripreso a sognare una sua

_ Merz

nuova area di influenza su un’Europa dalla quale la sete di libertà dei popoli l’avevano cacciata. In questo quadro si inserisce anche la questione politica interna agli Stati. L’AFD in Germania, Futuro Nazionale in Italia da destra, insieme a movimenti di sinistra come il Movimento Cinque Stelle, i pacifisti interni al Pd e alcune formazioni di

estrema sinistra tedesca sembrano sempre più votati ad una resa sul fronte orientale. Una scelta che potrebbe indebolire l’Europa e l’occidente. Ecco perché mai come ora serve chiarezza. Noi non abbiamo i dati e le conoscenze di Merz ma certamente non possiamo non prendere sul serio le sue parole.


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L’INTERVISTA A Cronache l’europarlamentare commenta il successo elettorale in Sassonia e rilancia la sua idea di Europa

Bystron: «Afd è pronta a governare, i tedeschi chiedono cambiamento» «S

DI ALESSANDRO S ANSONI

empre più persone prendono atto del fatto che i partiti tradizionali hanno fatto precipitare il paese in una grave crisi economica e politica e ritengono che sulle questioni cruciali – immigrazione, energia, economia e Ucraina – le nostre posizioni sono giuste. La gente vuole il cambiamento e capisce che esso è possibile solo con noi. Ecco perché il nostro consenso continua a crescere nonostante le continue calunnie. Gli elettori non credono più alle bugie». L’avanzata inarrestabile del suo partito, nonostante l’ostracismo dei media e delle altre forze politiche, Petr Bystron, europarlamentare di AfD eletto in Baviera, ma di origine ceka, se la spiega così. Voglia di cambiamento e perdita di credibilità dell’establishment politico-mediatico: ogni attacco sferrato contro AfD, in sostanza, rafforza in una parte dell’elettorato la convinzione che Alice Weidel e i suoi abbiano ragione. È interessante però notare, come dimostrano i risultati elettorali, che il successo di AfD abbia assunto dimensioni sorprendenti soprattutto nel Lander dell’ex DDR. Lei come se lo spiega? E’ una questione culturale? Oppure è l’effetto persistente dell’“Ostalgie”, il risentimento degli Osten che si sentono umiliati e offesi dalla riunificazione che li ha resi cittadini di serie B? «A mio avviso si spiega col fatto che i tedeschi dell’Est hanno conosciuto il comunismo. Hanno, cioè, già sperimentato come un sistema politico possa manipolare l’opinione pubblica e diffamare le voci critiche, accusandole di essere “nemici della democrazia”. Riconoscono certi meccanismi e rifiutano il paternalismo dello Stato. Inoltre, l’esperienza della riunificazione ha insegnato loro che qualsiasi regime può essere rovesciato e sono pronti a collocarsi in prima linea nel processo di cambiamento. Essi dicono: non siamo scesi in piazza nel

1989, per ritrovarci a vivere in un’altra dittatura». Va bene, voi rappresentate “il cambiamento”, ma la vittoria di Ulrich Siegmund in SassoniaAnhalt vi impone adesso di uscire dalla comfort zone dell’opposizione radicale ed assumervi la responsabilità di governare. E per farlo avrete bisogno di alleati, non disponendo della maggioranza assoluta. Solo il BSW, però, si è detto disponibile a sostenere un governo regionale guidato da Siegmund, ma lui ha dichiarato di non volere i voti di un partito di sinistra. Che significa questo? Volete scansare l’onere di amministrare o accetterete alla fine la proposta di un’alleanza? «Noi siamo pronti a governare! Siegmund ha ridato speranza alla gente, dimostrando che il cambiamento è possibile. E il 44% degli elettori, con un'affluenza alle urne di circa l'80%, gli ha dato il proprio voto. Si tratta di un sostegno democratico senza precedenti: il mandato degli elettori è chiaro. Ora spetta a tutti gli altri partiti riflettere e decidere: rispetteranno la volontà degli elettori o continueranno a calpestarla e ad aggrapparsi a un cordone sanitario ormai inesistente?» L'AfD, però, rischia la messa al bando perché non aderisce ai valori costituzionali della Repubblica Federale. Questa minaccia vi preoccupa? Cosa rispondete a chi vi accusa di essere un partito neonazista? «Si tratta di un vero e proprio attentato alla democrazia: i partiti tradizionali non riescono a batterci nelle urne e, di conseguenza, cercano di toglierci agibilità politica. Questo è abuso di potere». Addirittura? «Si, l’opposizione viene repressa attraverso l'uso improprio della magistratura, della polizia, dei servizi segreti federali e di una vasta rete di ONG finanziate dallo Stato. Milioni di tedeschi votano per noi perché vogliono il cambiamento e più diventeremo forti, più aggressivi saranno i tentativi di repri-

merci. La nostra risposta a tutto ciò sono le elezioni: lottiamo per avere più democrazia, più libertà di espressione e più partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica del paese». Il tema del “cambiamento” è chiaro, ma quali sono, secondo lei, i principali problemi che attraversa la Germania? E soprattutto: come intendete affrontarli? «Il problema più grande della Germania è il suo governo, che di anno in anno, estorce sempre più soldi ai cittadini con tasse e balzelli. Nonostante ciò, il debito pubblico continua ad aumentare: per finanziare la guerra di un paese che non è né nostro partner nell'UE né nella NATO; per finanziare l’accoglienza di milioni di migranti che non hanno mai contribuito al nostro Welfare; per finanziare l'UE e i progetti ideologici di una minoranza ecologista radicale. Tutto questo sta portando la Germania alla rovina. Le statistiche ci dicono che in Germania falliscono sette aziende al giorno. Per fermare tutto questo non ci vuole un cambiamento? Dobbiamo fermare l'immigrazione clandestina ed espellere sistematicamente gli stranieri che soggiornano illegalmente nel paese. Dobbiamo salvare la nostra industria fornendole energia accessibile e affidabile, ridurre tasse e burocrazia, rafforzare le piccole e medie imprese (PMI) e riappropriarci dei poteri che Bruxelles ci ha sottratto. Il governo federale deve finalmente dare priorità agli interessi dei propri cittadini e della propria economia. Prima la Germania, non prima l'Ucraina e i migranti». Ecco, a proposito di Trump, facendo eco a un suo slogan, lei ha scritto un libro intitolato "MEGA, Make Europe Great Again": è possibile un'Europa unita, diversa dall'attuale Unione Europea? «L'Europa rappresenta una delle più grandi civiltà che la storia abbia conosciuto. E la sua forza è scaturita proprio dalla varietà delle nazioni che la

__Petr Bystron, europarlamentare di AfD

compongono, dalle loro culture e tradizioni. Ed è questa l'Europa che vogliamo far tornare grande». Come? «Con stati nazionali sovrani, mercati aperti, confini esterni sicuri e cooperazione laddove essa apporti valore. Un superstato centralizzato guidato da Bruxelles indebolisce l'Europa. Un'Europa di nazioni forti renderà l'Europa di nuovo grande». Molti, però, accusano l’AfD di essere una quinta colonna dei nemici del progetto di un’Europa unita, capace di essere un attore politico protagonista sulla scena internazionale… «Il mio ruolo di politico tedesco ed europeo è quello di rappresentare gli interessi tedeschi ed europei. Donald Trump dimostra come funziona una politica basata sugli interessi dei propri elettori: America first! L'Europa ha bisogno dello stesso approccio pragmatico. Dobbiamo dialogare con gli Stati Uniti, la Russia, la Cina e tutte le altre grandi potenze e cooperare laddove ciò serva ai nostri interessi. La politica estera è politica e diplomazia basate sugli interessi, ed è proprio di questo che l'Europa ha bisogno». Facciamo un esempio concreto. È nota la posizione dell’AfD sul conflitto in Ucraina, voi chiedete che ad esso sia posto termine il più rapidamente possibile. Ma come? Con la resa incondizionata di Kiev? «Attraverso la diplomazia e i negoziati. Abbiamo già

presentato un concreto piano di pace al Bundestag nel febbraio 2023, chiedendo l'avvio di negoziati. Questa proposta è sostanzialmente identica a quella dell'amministrazione Trump. I colloqui di Istanbul del 2022 hanno dimostrato che una soluzione diplomatica è possibile. È stato un grave errore da parte degli ucraini dare ascolto alle promesse britanniche e continuare la guerra. Da allora, hanno perso ulteriori territori e centinaia di migliaia di giovani vite. Ora, secondo noi, Washington, Mosca, Kiev e gli Stati europei devono sedersi tutti insieme al tavolo dei negoziati. Una pace duratura deve tenere conto degli interessi di sicurezza di tutte le parti coinvolte. Ci sembra una proposta equa e responsabile». Lei è sotto inchiesta con l'accusa di aver ricevuto finanziamenti illegali dalla Russia… «Da anni assistiamo a un uso sempre più massiccio degli apparati dello Stato contro l'opposizione politica in Germania. La mia casa è stata perquisita circa 30 volte, senza che sia stata ancora formalizzata alcuna accusa. Capite? Due anni di "indagini", 30 perquisizioni domiciliari, e ancora nessuna accusa formale. Eppure ci sono oltre 3.500 articoli di giornale basati su “sospetti”. Come ha detto l'ex capo dei servizi segreti tedeschi, il dottor Maaßen: si tratta di una vera e propria azione di diffamazione. Oramai a nessuno importa più come andrà a finire l’eventuale processo».


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Il testo modificato poi passerà alla Camera per la terza lettura. Proteste a pochi passi dall’Aula contro la norma sulla raccolta di 6000 firme

Legge elettorale, chiuso l’esame della riforma al Senato, oggi il voto finale L’

DI LUCIA STEFANIA MANCO

Aula del Senato ha concluso, ieri, l’esame del testo di riforma di legge elettorale. Discussi tutti gli emendamenti, oggi è attesa la votazione finale e poi il cosiddetto “Stabilicum” dovrà tornare alla Camera dei deputati per la terza lettura. Tra le modifiche introdotte ci sono le preferenze con i capilista bloccati, la revisione della norma sulla raccolta delle firme e l’estensione ai caregiver del voto per i fuori sede. Cambiamenti anche per quanto riguarda il voto all’estero. Le opposizioni in Aula hanno fatto appello alla Commissione di Venezia, contestando i tempi a ridosso delle elezioni del “cambio delle regole del gioco” da parte della maggioranza. A pochi passi da palazzo Madama si è tenuto, inoltre, un presidio, organizzato da Alessandro Onorato, leader di Progetto Civico, contro la norma che prevede la raccolta di 6.000 firme in ogni collegio per chi non è già presente in Parlamento e vuole presentarsi alle politiche. La novità più importante riguarda la previsione di un meccanismo di preferenze, bocciato in prima lettura a Montecitorio con voto segreto. L’emendamento era stato pre-

sentato da Fratelli d’Italia. Il nuovo sistema prevede un premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 42 per cento dei consensi alla Camera e al Senato. Il tetto massimo è fissato a 220 deputati e 113 senatori. Resta fermo il punto sull’obbligo da parte dei partiti al momento della presentazione del simbolo e del programma di indicare il candidato presidente del Consiglio dei ministri. Con il via libera all’articolo 5 è previsto l’esonero dalla raccolta delle firme, per potersi presentare alle elezioni, per chi ha costituito un gruppo in almeno uno dei due rami del Parlamento al 31 dicembre 2025. Per chi invece ha un gruppo o una componente alla Camera o al Senato al momento della convocazione dei comizi, le firme da raccogliere sono almeno 1500 per collegio. Ne occorreranno ben 6.000 per chi non è presente in Parlamento. Per quanto riguarda il voto all’estero, approvato l’articolo 6 e respinti gli emendamenti delle opposizioni. Le circoscrizioni sono accorpate, alla Camera scendono a due, mentre al Senato è prevista l’istituzione di un collegio unico nazionale che comprende l’intera circoscrizione. Via libera anche all’articolo 8 sul voto fuori sede. La norma era stata introdotta al-

la Camera, la modifica al Senato riguarda l’estensione ai caregiver familiari. Affossati gli emendamenti delle opposizioni che prevedevano l’introduzione di meccanismi per rendere più accessibile il voto, ad esempio modalità online. I fuori sede non potranno votare candidati nei collegi dei comuni di residenza, ma di domicilio. Punto quest’ultimo contestato dalle opposizioni, che vi hanno ravvisato uno sorta di sradicamento territoriale per l’elettorato oltre al rischio di accentuare disaffezione per la politica. In Aula le opposizioni hanno fatto appello alla cosiddetta Commissione di Venezia (Commissione eu-

ropea per la democrazia) che stabilisce che le leggi elettorali non devono essere modificate a ridosso delle elezioni per evitare “vantaggi di parte” o “confusione per gli elettori”. A sollevare la protesta sono state soprattutto le nuove regole sulla raccolta firme. A pochi passi dal Senato, a Piazza Vidoni, si è tenuta una manifestazione organizzata dal leader di Progetto Civico e attuale assessore ai Grandi Eventi di Roma Capitale, Alessandro Onorato. Vi hanno preso parte anche Giuseppe Conte, presidente del M5s e altri leader dei partiti di opposizione. A loro avviso la norma è “antidemocratica”.


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Il nodo centrale è capire quanto a lungo mantenere una politica monetaria restrittiva senza frenare investimenti e consumi. Lagarde: «Investire in AI»

Bce, inflazione e crescita: il nuovo equilibrio tra tassi e conti pubblici L

DI LUCIA SERINO

a politica monetaria europea torna a fare i conti con uno shock energetico che rischia di prolungare l’inflazione proprio mentre la crescita resta moderata. È il punto di partenza del confronto che attraversa anche i lavori della Banca d’Italia, con la conferenza EPSI dedicata all’economia del settore pubblico e delle istituzioni, aperta a Roma e in programma fino a oggi. Ma è soprattutto la BCE a occupare il centro della scena, dopo il rialzo dei tassi deciso giovedì e con Christine Lagarde ieri a Vienna per l’evento “Hofburg im Dialog – Economy, Europe, Resilience”. La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,5%, con un aumento di 25 punti base, il secondo dall’inizio dell’anno. Il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali è salito al 2,65%, mentre quello sui prestiti marginali è stato portato al 2,90%; i nuovi livelli entreranno in vigore il 16 settembre. Nelle nuove proiezioni, l’Eurotower prevede un’inflazione mediadel 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del2,1% nel 2028. La crescita, invece, è prevista allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028: un quadro debole, ma leggermente più resiliente di quanto previsto nei mesi precedenti. Il problema è che l’inflazione si sta dimostrando più persistente. In agosto ha raggiunto il 3,3%, dal 2,9% di luglio. La componente energeticaè salita al 14,3%, mentre l’inflazione al netto di energia e alimentari è scesa soltanto marginalmente al 2,4%. Per ora i salari non mostrano una reazione significativa allo shock: la crescita della retribuzione per dipendente è rallentata al 3,3% nel secondo trimestre, dal 3,5% del primo. È proprio questa relativa stabilità

dell’inflazione di fondo che consente alla BCE di non trasformare ogni aumento dell’energia in un ciclo permanente di rialzi. Ma il quadro energetico è diventato più complicato. I prezzi del gas naturale sono tornati a salire e i contratti per dicembre hanno superato gli 83 euro per megawattora, oltre il livello di 77 euro utilizzato dalla BCE nello scenario avverso. Il Brent è salito oltre i 107 dollari al barile. Per un’economia europea fortemente dipendente dall’importazione di energia, il rischio maggiore è che il rincaro dei combustibili si trasferisca progressivamente ai prezzi dei beni, dei servizi e, in una seconda fase, ai salari e alle aspettative di inflazione. È su questo punto che si sta spostando il dibattito all’interno del Consiglio direttivo. La questione, dunque, non è soltanto quanto alzare i tassi, ma per quanto tempo mantenerli elevati. L’aumento del costo del denaro serve a frenare la domanda e a impedire che uno shock esterno diventi inflazione interna. Ma un ulteriore irrigidimento del credito arriva in un’economia nella quale investimenti e consumi devono ancora consolidare la ripresa. Ed è proprio su questo equilibrio fra stabilità dei prezzi e capacità di investimento che si è concentrato l’intervento di Lagarde a Vienna. La presidente della BCE ha spostato il discorso anche oltre la politica monetaria, indicando nell’autonomia tecnologica una delle condizioni della futura crescita europea. Nel suo intervento alla Hofburg, Lagarde ha lanciato un avvertimento sulla dipendenza europea dall’intelligenza artificiale sviluppata e infrastrutturata prevalentemente all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Secondo la presidente della BCE, nei prossimi anni l’AI sarà integrata in settori

cruciali come i controlli alle frontiere, il fisco, i trasporti, lasanità e i pagamenti bancari. Una eventuale interruzione dell’accesso alle tecnologie straniere avrebbe quindi effetti trasversali sull’intera economia europea. La risposta, secondo Lagarde, passa dalla costruzione di una capacità europea di calcolo, di data center e di modelli di intelligenza artificiale. L’Europa dispone oggi di una capacità insufficiente rispetto alla domanda e, mantenendo le tendenze attuali, il divario potrebbe crescere di oltre sei volte nell’arco di un decennio. Un’accelerazione nell’adozione dell’AI potrebbe invece aumentare la produttività dell’area euro fino al 4% nell’arco di dieci anni, con effetti potenzialmente molto rilevanti anche sui conti pubblici. Una maggiore produttività significa più crescita potenziale, maggiori entrate fiscali e una più facile stabilizzazione del rapporto fra debito e PIL. Per questo, nella visione di Lagarde, l’investimento tecnologico non è soltanto una questione industriale, diventa anche una questione di finanza pubblica e di autonomia economica.

La presidente della BCE ha collegato inoltre il problema tecnologico a quello dei mercati finanziari. Le famiglie dell’area euro detengono circa 440 miliardi di euro di azioni di società tecnologiche statunitensi, mentre una quota significativa del risparmio europeo viene investita fuori dall’Europa. Secondo i dati richiamati a Vienna, circa 1.400 miliardi di euro di risparmio europeo ogni anno cercano opportunità oltre i confini dell’area. Da qui la richiesta di accelerare l’Unione dei mercati dei capitali. L’obiettivo è trasformare una maggiore quantità di risparmio europeo in investimenti europei, soprattutto nei settori strategici: tecnologia, semiconduttori, infrastrutture digitali, energia e difesa. Per recuperare il ritardo nei data center e nella produzione di chip, Lagarde hai ducato un fabbisogno di investimento che potrebbe arrivare a 600 miliardi di euro nel prossimo decennio. Senza una maggiore capacità di mobilitare capitali privati, il rischio è che l’Europa disponga del risparmio necessario ma non degli strumenti finanziari per trasformarlo in crescita.


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Fim, Fiom, Uilm e Usb chiedono al governo risposte immediate sulla vertenza e nuove garanzie per il futuro dei 2.500 lavoratori a rischio licenziamento

Ex Ilva, l’indotto alza la voce Sciopero e blocchi a Taranto

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DI VITO ERRICHETTI

aranto si è svegliata ieri con le strade bloccate. Alle 9 di lunedì mattina, subito dopo l'assemblea davanti alla portineria imprese dello stabilimento, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato ventiquattro ore di sciopero per tutti i lavoratori dell'appalto. Poco dopo i cortei hanno occupato la provinciale per Statte. È arrivato poi l'annuncio di un secondo blocco sulla statale in direzione Bari.Al centro della protesta c'è una scadenza precisa: fine ottobre. Entro quella data, secondo quanto disposto dalla Corte d'Appello di Milano, che ha respinto il ricorso presentato da Acciaierie d'Italia, dovrà chiudere l'area a caldo dello stabilimento. I sindacati non contestano la decisione dei giudici. Lo ha detto con chiarezza Francesco Brigati, segretario generale della Fiom di Taranto e Puglia, durante la manifestazione: "I lavoratori stanno scioperando per

chiedere il blocco dei licenziamenti, non contro la decisione dei giudici di Milano". Il punto è cosa succederà a chi ci lavora intorno.I numeri raccontano una crisi ampia. Sono circa 2.500 i lavoratori dell'appalto, impiegati in manutenzione, logistica e servizi di supporto alla produzione, a rischio di licenziamento collettivo nell'immediato. Brigati allarga però lo sguardo e parla di una platea molto più vasta: «Parliamo di più di 15mila lavoratori che non hanno alcuna prospettiva». Un numero che, se confermato, racconta di una crisi che coinvolge tutto l'indotto della città.Il nodo ora riguarda soprattutto le risposte del governo. Dopo la mobilitazione di ieri, i sindacati sono stati convocati per oggi, martedì 15 settembre, a Palazzo Chigi. La richiesta resta quella di fermare i licenziamenti: «Bisogna ritirarli per avviare una discussione o continueremo con la mobilitazione». Non è la prima volta che i sindacati denunciano ritardi e promesse

mancate da parte dell'esecutivo. Ad aprile un vertice al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione si era concluso senza accordo, per mancanza di copertura economica. A luglio il governo aveva azzerato le risorse residue di Dri Italia, la società pubblica pensata per finanziare la decarbonizzazione dello stabilimento, oltre 600 milioni di euro cancellati con un decreto. Una scelta duramente criticata anche dal coordinatore nazionale siderurgia della Fiom, Loris Scarpa, secondo cui il governo starebbe procedendo «senza un reale criterio».L'8 settembre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha fatto sapere che l'esecutivo non esclude una partecipazione pubblica nel futuro assetto dell'ex Ilva, a condizione che chi partecipa alla gara per l'acquisto dello stabilimento presenti un piano industriale solido. I tempi però restano lunghi: servirà almeno un paio di mesi solo per la scadenza delle offerte, prima che possa

iniziare la trattativa vera e propria. Difficile capire come questi tempi possano conciliarsi con la scadenza di fine ottobre, molto più vicina.Ora tutti guardano al tavolo di Palazzo Chigi. I sindacati hanno fatto capire che senza risposte concrete lo sciopero di ieri sarà solo il primo di una lunga serie di iniziative. Ancora non è chiaro se questa volta si arriverà davvero a una svolta.

Il coordinatore nazionale della Fiom-Cgil fa il punto sulla vertenza ex Ilva: «Il Governo deve intervenire per evitare la bomba sociale»

Taranto, il fronte dei lavoratori non arretra Scarpa: «Non escludiamo altre mobilitazioni»

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entre a Taranto proseguono i blocchi stradali e lo sciopero dell'appalto, e mentre si attende ancora una convocazione ufficiale a Palazzo Chigi, abbiamo raggiunto Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom-Cgil, per fare il punto sulla vertenza ex Ilva. Le sue risposte restituiscono l'urgenza di una situazione che, dice, è ormai "al limite". Oggi FIM, FIOM, UILM e USB hanno proclamato 24 ore di sciopero dopo la conferma, da parte della Corte d'Appello di Milano, della chiusura dell'area a caldo entro fine ottobre. Quali garanzie concrete chiedete al Governo prima di quella scadenza? «Lo sciopero di oggi è stato indetto contro i licenziamenti perché i lavoratori non vogliono pagare le colpe di altri. Hanno già pagato un prezzo immane. Il governo dovrà finalmente darci risposte rispetto al piano nazionale straordinario che abbiamo presenta-

to. Soprattutto bloccare i licenziamenti nell'indotto!» Sui circa 2.500 lavoratori dell'appalto a rischio licenziamento: che tipo di ammortizzatore sociale rivendicate, e perché finora non è arrivata una risposta strutturale? «Gli ammortizzatori sociali servono per gestire una temporaneità. Noi chiediamo un percorso per garantire il lavoro e lo chiediamo dal 2012 ed oggi questa discussione non è più rinviabile. Lavoro, salute e ambiente. Nel contempo crediamo che l'Italia non possa rinunciare alla siderurgia a ciclo integrale, decarbonizzata.» Il Governo ha aperto a una possibile partecipazione pubblica nella gara di acquisto, condizionata a un piano industriale solido. È un'apertura credibile o rischia di restare una dichiarazione di principio? «L'intervento pubblico serve perché i privati non sono in grado da soli di presentare un piano credibile nell'interesse del progres-

so del Paese. E gli esempi precedenti lo hanno dimostrato nel caso dell'Ilva. Per cui per evitare il ripetersi del passato la governance deve essere pubblica.» A luglio avete denunciato lo svuotamento delle risorse di DRI Italia. Con gli altiforni ormai destinati alla chiusura, ha ancora senso parlare di decarbonizzazione o si va verso una chiusura senza alternativa produttiva? «Proprio su questo punto il governo deve dare una risposta perché l'Ilva ha futuro solo decarbonizzata. I licenziamenti e la cassa integrazione a tempo indeterminato solo con quella prospettiva si possono evitare.» Che bilancio fa della gestione di questo dossier da parte dell'esecutivo, a un anno dalle prime promesse fatte ai sindacati? «Siamo sull'orlo del baratro ed i giudici hanno fatto solo il loro mestiere in assenza delle risposte concrete della politica istituzionale. Per cui ora velo-

cemente si deve evitare la bomba sociale che è già scoppiata.» Oltre ai numeri e alle trattative romane, che effetto sta avendo questa incertezza prolungata sulla tenuta sociale di Taranto? «Serve fare presto e bene perché ci sia una tenuta sociale. Se si hanno a cuore i destini di 20mila persone e almeno altrettante famiglie si deve evitare che domini la disperazione e la sfiducia e credo che ora siamo al limite.» Lei siede ai tavoli nazionali con Governo e commissari: c'è uno scarto tra quello che viene detto a Roma e quello che poi i lavoratori vivono realmente a Taranto? «Certo che c'è, il Governo sembra bloccato nella sua burocratica ideologia mentre Taranto vive in una bolla di cristallo. Sono mondi che non si ascoltano e come organizzazioni sindacali siamo impegnati a portare la condizione dei lavoratori per aprire il dialogo ed il confronto. Do-

_ Loris Scarpa

mani ci aspettiamo che il governo preveda il blocco dei licenziamenti e che si riapra il progetto pubblico sulla decarbonizzazione e sulla condizione sociale dei lavoratori e dei cittadini.» Se il Governo non convoca a breve il tavolo richiesto, quali sono i prossimi passi della mobilitazione? «Tutte le forme di mobilitazione possibili, non escludiamo nulla, l'ex Ilva con i suoi lavoratori sono una priorità per il Paese.» VITO ERRICHETTI


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Blitz a Gela: l’operazione smantella il giro dei combattimenti clandestini

L’Inferno dei pitbull: business della mafia e degrado sociale Scoperti combattimenti clandestini coordinati tramite messaggistica. Sequestrati 13 cani.

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DI TIZIANA MAGRÌ

La LAV «Vanno aumentate le pene per chi organizza e partecipa»

angue, fango, soldi e persino la presenza di minori: questo è il quadro macabro emerso dai combattimenti clandestini tra cani scoperti nel nisseno. Tutto è stato smascherato quasi per caso, cercando un cagnolino smarrito, fino al blitz di Polizia e Carabinieri in un’abitazione dove è stato rinvenuto un pitbull gravemente ferito. L’episodio ha dato il via all’operazione “L’inferno dei pitbull”, l’inchiesta della Procura di Gela che ha smantellato un’organizzazione criminale dedita ai combattimenti tra animali e alle scommesse illegali. Il bilancio del blitz, scattato ieri mattina nelle province di Caltanissetta e Agrigento, ha visto 13 cani di razza pitbull sottoposti a sequestro preventivo – tra cui quattro cuccioli e una femmina gravida – e sei persone iscritte nel registro degli indagati. IL “CONTRATTO PRIVATO” E GLI ESERCIZI SUL TAPIS ROULANT Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e illustrato in conferenza stampa dal procuratore Salvatore Vella, i proprietari degli animali siglavano veri e propri “contratti privati”, in cui venivano fissate le regole degli incontri: pesi, avversari, importo delle scommesse che partivano da un minimo di 2mila euro a incontro. Alcuni match venivano organizzati in altre province o in “campi neutri” per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine. «Abbiamo riscontrato situazioni molto violente: ai combattimenti assistevano anche minorenni, e c’erano scommesse ingenti. Diversi cani sono morti», ha dichiarato Vella. Secondo quanto riferito durante la conferenza, l’inferno dei cani lottatori iniziava già tra le quattro mura: nell’abitazione degli indagati sono stati rinvenuti tapis roulant modificati, pesi per rafforzare la presa delle mascelle, pesanti ganci e catene, oltre a un’ampia scorta di integratori e sostanze anabo-

lizzanti che sarebbero state usate per dopare i cani, aumentarne l’aggressività e alzare la soglia del dolore durante i combattimenti, a volte anche mortali. VIDEO-SHOCK Gli investigatori hanno acquisito e analizzato una mole impressionante di materiale digitale scambiato dagli indagati su Telegram e sui profili social privati. Nelle chat circolavano video dei combattimenti, in cui si vedevano animali immobilizzati da ferite profonde e, in una delle clip citate negli atti, un cane che muore sul ring davanti alle telecamere. UN BUSINESS DA 300MILIONI DI EURO I fatti di Gela confermano la tesi dell’ultimo Rapporto Zoomafia della LAV secondo cui la criminalità organizzata legata allo sfruttamento degli animali muove in Italia un giro d’affari impressionante che va dai 3 miliardi di euro all’anno, di cui ben 300 milioni riconducibili esclusivamente alle scommesse sui com-

battimenti. Va detto che in alcuni territori il cane da combattimento non è solo una macchina per fare soldi, ma anche un simbolo di forza per i clan. «I combattimenti tra animali rappresentano un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi, dalla criminalità comune a casi riconducibili anche a esponenti della criminalità organizzata», commenta Ciro Troiano, responsabile

dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV. L’associazione chiede che «si rafforzi subito la normativa e si aumentino le pene contro chi organizza e partecipa ai combattimenti tra cani. IL RECUPERO DELLE VITTIME Mentre per i sei indagati si profila la contestazione del reato che prevede per chi organizza o promuove combattimenti tra animali la reclusione da uno a tre anni e

multe fino alla somma di 160mila euro, per i 13 pitbull salvati dovrebbe cominciare una nuova vita. Grazie al Comune di Gela gli amici a quattro zampe sono stati trasferiti in strutture idonee per iniziare protocolli di riabilitazione comportamentale allo scopo di smantellare il trauma dell’iper-attivazione difensiva indotta dall’uomo e dare loro la possibilità di essere adottati in famiglie.


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Cronache Lucane La sinistra dimentica che le estrazioni sono iniziate con il centrosinistra

Se il Pd critica Bubbico Quando si dice che royalites e compensazioni non hanno portato benefici si stanno criticando le scelte delle forze che oggi sono il PD. Lacorazza, dimenticando Di Bello, prova a guidare gli ambientalisti con allarmismi infondati

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DI MASSIMO DELLAPENNA

er avere un’idea della questione petrolifera e, complessivamente, di quella energetica è necessario comprenderla uscendo dalla retorica. Noi stiamo provando a farla analizzando punto per punto il decreto legge del Governo Meloni e parlando di questioni di merito. Nei giorni scorsi abbiamo ricordato che chi dice che il Governo nazionale commissaria le Regioni per le estrazioni dice semplicemente il falso. Il Decreto non prevede nessun commissariamento, non elimina la procedura concordata, molto semplicemente prevede che l’intesa tra Stato e Regioni debba svolgersi in un tempo fisso trascorso il quale e dopo ulteriore sollecito, il Governo ha la possibilità di nominare un Commissario ad Acta con il compito di verificare le condizioni dell’intesa. Per capirci ed uscire dai tecnicismi, un Governo Regionale che esprimesse motivatamente un diniego all’intesa, può serenamente farlo purchè lo faccia nei tempi previsti dalla normativa. L’INTESA LA FECE BUBBICO Il centrosinistra all’opposizione chiede a gran voce una discussione sulla questione. Una discussione che, però, troviamo surreale nei modi e nel merito. Iniziamo con il dire che il Partito Democratico e le forze di centrosinistra “tradizionale” non possono rivendicare alcuna forma di verginità sul tema estrattivo e dovrebbero avere una certa coerenza logica nelle cose che dicono senza cancellare quello che è accaduto. Le estrazioni petrolifere non sono iniziate oggi, non sono state autorizzate dal Governo Bardi e volute da Governo Meloni, sono iniziate qualche decennio fa. All’epoca il Governatore della Regione Basilicata era Filippo Bubbico. Fu proprio Filippo Bubbico a volere gli accordi con le compagnie, se non furono soddisfacenti quegli accordi, se il Petrolio non ha avuto le ricadute sperate, le responsabilità sono da ascrivere esclusivamente a quegli accordi. Il Partito Democratico e la sinistra intera non può immaginare di fingere che tutto ciò non sia accaduto. Dire, come qualcuno a sinistra fa, che il Petrolio non ha portato benefici alla Basilicata si-

gnifica criticare proprio i loro governi e il Presidente Bubbico. In realtà, per essere onesti, i primi accordi tra Regione ed ENI furono sottoscritti nel 1998, negli ultimi anni del Governo di centrosinistra guidato da Angelo Di Nardo nel quale Bubbico era Vicepresidente. Gli accordi furono poi rimodulati nel tempo con 43 Delibere di Giunta volute dai governi di centrosinistra che hanno di volta in volta ridiscusso le destinazioni dei fondi messi a disposizione dall’azienda petrolifera. Ogni qualvolta che c’è stato un problema di bilancio o un finanziamento da fare, la Sinistra che ha governato la Regione ha spostato parte dei fondi dovuti per compensazione ambientale verso le esigenze e le emergenze del momento. Non è il petrolio, se vogliamo essere sinceri, a non aver prodotto sviluppo poiché oltre 20 miliardi di euro sono entrati in questi anni nelle casse della Regione Basilicata. A non produrre sviluppo sono state le scelte fatte dal centrosinistra di prendere quei soldi e destinarli a coprire i buchi di bilancio. Lo stesso centrosinistra che oggi accusa Bardi come se il mondo fosse iniziato adesso. IL CENTRODESTRA HA MIGLIORATO GLI ACCORDI Il Governo Bardi, appena insediato, ha migliorato molto gli accordi. Non solo ha aumentato le somme che le compagnie devono dare alla Basilicata in tema di compensazioni ambientali ma ha avviato seriamente delle campagne di monitoraggio sulla salute, ha potenziato l’ARPAB, ha utilizzato le risorse per fare investimenti di lungo tempo. Investimenti che iniziano anche a produrre risultati importanti. Secondo il dossier dei consulenti del lavoro elaborato sui dati Istat, infatti, la Regione Basilicata non solo ha incrementato nell’ultimo quinquennio il numero dei giovani che sono rientrati dall’estero ma è la Regione italiana che ha avuto il maggiore incremento. Segno evidente che le politiche del lavoro si sono sviluppate in modo serio e che i risultati iniziano ad arrivare. Se a questo si aggiunge anche la ricerca che la Regione ha finanziato sulla salute dei lucani nell’area delle estrazioni, è chiaro che l’approccio del Governo Bardi è stato molto più

__Lacorazza e Bubbico

serio. LE VACUE PAROLE DI LACORAZZA Come sempre accade, a sinistra prova ad ergersi a primo della classe Piero Lacorazza. In un ennesimo tentativo trasformistico della sua carriera politica, il capogruppo del Partito Democratico ha deciso di ergersi a paladino dell’ambiente. Potremmo domani vederlo alla testa dei cortei no-triv, magari insieme a quelle stesse persone che oggi blandisce e che ieri gli rimproveravano di aver messo il tenente Giuseppe Di Bello a guardare la biblioteca dopo il caso dei pesci morti nella diga del Pertusillo. Non ci meraviglieremmo di assistere a questa scena. La coerenza si perde nella brevità della memoria dei social. Nel merito il comunicato del primo della classe è un misto di banalità e di concetti sconclusionati. Una serie di contraddizioni che sono già interne al comunicato stesso che assomiglia ad un tentativo disperato di dire tutto e il contrario di tutto. Nello stesso comunicato, infatti, il nostro Lacorazza, da un lato dice che "i poteri tra Stato e Regioni sono regolati dalla Costituzione, dalla giurisprudenza e dalle norme che si sono consolidate nel tempo, in quanto l’energia è materia concorrente” dall’altro critica il Decreto sull’energia dicendo che “la Meloni deve rispettare la Basilicata e Bardi deve chiarire”. Ora noi non è che vogliamo essere molto rigorosi nell’utilizzo del principio di non contraddizione ma se i poteri tra stato e Regioni

sono regolati dalla Costituzione in materia concorrente, cosa deve chiarire Bardi e in che modo la Meloni avrebbe mancato di rispetto alla Basilicata? A noi non risulta una modifica del titolo V della Costituzione. I rapporti tra Stato e Regioni non sono cambiati. Lacorazza continua, peraltro, con un terrorismo verbale senza limiti e destituito da ogni fondamento quando chiede a Bardi di dire se “si sta discutendo di Montegrosso (Brindisi di Montagna) o di fare qualche pozzo nel metapontino dove si produce la fragola oppure a Matera o nella sua prossimità o, ancora, nel Vulture, dove si produce l'Aglianico, e festeggiarne così il ruolo di Città del vino? Oppure vogliamo mettere un pozzo nel parco naturale del Pollino?”. Vogliamo tranquillizzare Lacorazza, gli accordi, le richieste per i permessi di ricerca e di estrazione non sono segreti, seguono il normale iter procedurale e sono pubblici, continuare a raccontare di rischi potenziali senza che esista alcun atto a supporto è solo terrorismo. Se e quando verranno presentate richieste le si valuteranno caso per caso, come si è sempre fatto. Noi, peraltro, siamo convinti che l’efficienza dimostrata dal Governo Regionale non produrrà nessun rischio commissariamento. Siamo portati ad escludere che, fino a quando al governo ci sarà Bardi, la Regione possa superare i termini per dare il proprio motivato parere costringendo il Governo a nominare il commissario ad acta.


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Il DDL proposto dal Dipartimento ambiente sfida la lobby dell’energia alternativa

Mongiello impone compensazioni per impianti eolici e fotovoltaici

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Né il sindacato né la sinistra avevano mai posto l’accento sull’impatto devastante che eolico e fotovoltaico producono nella nostra regione. Per la prima volta i danni dovranno essere compensati

a retorica semplice della sinistra europea, italiana e lucana davanti al Decreto Legge che velocizza le procedure energetiche e davanti alla possibilità di riavviare il nucleare è molto semplice: dobbiamo puntare sulle energie alternative. Le energie alternative hanno il facile vantaggio comunicativo di sembrare una cosa da figli dei fiori. Insieme alla musica alternativa, alla famiglia alternativa, all’amore alternativo ci mettiamo anche l’energia alternativa. Un’alternativa che promette di decarbonizzare l’Italia, l’Europa e il Mondo senza produrre danni ambientali. LE MANI GREEN SULLA BASILICATA In realtà, l’energia cosiddetta pulita, è uno dei più colossali giri di interesse che siano mai esistiti. Interessi che, al di là delle logiche geopolitiche e dei rapporti di forza tra Cina e Occidente, si riversano brutalmente sulla nostra Regione. Interessi che, come vedremo, la sinistra lucana non ha mai avuto la voglia di colpire e di limitare e che oggi, solo grazie all’intervento dell’assessore Mongiello iniziano ad essere affrontati. Iniziamo con il dire che l’energia alternativa non ha nulla di ecologico. Si tratta di eolico e fotovoltaico i cui strumenti di produzione sono realizzati all’altro capo del mondo, in-

cidono pesantemente sull’ambiente, in molti casi devastano interi continenti e che, inoltre, hanno un peso devastante anche nel territorio lucano. La Basilicata, infatti, è il potenziale paradiso per eolico e fotovoltaico. La nostra è una Regione appenninica baciata dal vento, con una densità di popolazione scarsa, un basso rendimento agricolo dei terreni, intere aree abbandonate e una discreta e costante presenza del sole come in tutta la zona meridionale. Il luogo ideale per riempire crinali montuosi e pianure di pannelli solari e torri eoliche. L’impatto visivo, rumoroso e di devastazione territoriale sono la pesante impronta ecologica che queste strutture lasciano sul nostro territorio. Lo sanno bene coloro i quali vivono nei paraggi delle torri eoliche, lo sanno bene gli agricoltori che non coltivano la terra perché hanno maggiore profitto dal solare, lo sanno bene gli uccelli migratori che hanno cambiato le loro rotte e i cittadini che vedono queste devastazioni sotto i loro occhi. NESSUNO HA MAI CHIESTO LE COMPENSAZIONI AMBIENTALI Noi vorremmo chiedere al Partito Democratico o a ciò che ne resta, alle associazioni ambientali, a quel sindacato che ormai si è trasformato in partito politico sostituendo il PD

perché nessuno mai si è occupato dell’impatto e delle compensazioni ambientali che devono dare le società che producono energia alternativa deturpando paesaggio e territorio. Sappiamo che non riceveremmo alcuna risposta. Hanno governato, hanno rilasciato autorizzazioni ma non hanno mai chiesto alcuna compensazione ambientale per queste produzioni di energia altamente impattanti e molto meno controllate di quelle petrolifere. LA BATTAGLIA DI LAURA MONGIELLO Di un disegno di legge sulle compensazioni ambientali regionali da chiedere alle compagnie che producono energia da fonti alternativa è stato elaborato per la prima volta proprio dalla Giunta Bardi grazie al lavoro in difesa del territorio dell’assessore Laura Mongiello. La responsabile del dipartimento ambiente ed energia, infatti, ha messo nel mirino proprio le fonti da energia rinnovabili (fotovoltaico ed eolico) per ottenere da chi realizza gli impianti sovraccomunali una compensazione ambientale, legata ai parametri di impatto ambientale sovraccomunale che può arrivare anche al 3 per cento del valore economico della produzione energetica complessivamente attesa nel corso della vita utile dell’impianto. Mentre altri si preparano o

proseguono a cianciare di ambientalismo senza fare alcuna proposta, nutrendosi di allarmismo ed evitando l’oggettiva materia del dibattito, colpisce la dovizia di particolari con la quale l’assessore Mongiello ha fissato i parametri di impatto ambientale sovraccomunale secondo la collocazione della struttura e rispetto alla qualità dell’area da tutelare. IL SILENZIO DI SINISTRA E SINDACATI Come abbiamo detto, non possiamo non evidenziare che rispetto a questo tema c’è stato da sempre il silenzio della sinistra che oggi si traccia le vesti quasi che non siano visibili i segnali dei danni ambientali che le fonti di energia rinnovabile stanno producendo, quasi che non sia visibile l’immensa specu-

lazione che si sta realizzando sul nostro territorio. Non abbiamo sentito in questi anni e nemmeno in questi mesi le voci di quel sindacato che da 7 anni ripete sempre gli stessi ritornelli con la voglia insana di guidare la politica sostituendosi al PD, non abbiamo sentito le voci degli ambientalisti di mestiere, non abbiamo sentito le voci dei consiglieri di sinistra. Non è un caso se c’è un coro comune da parte di alcuni interessi imprenditoriali e della politica. Sono gli stessi che all’unisono cantano contro le estrazioni ma tacciono su eolico e fotovoltaico. Uno strano mix di interessanti silenzi che solo Laura Mongiello sta avendo la forza di affrontare. MASSIMO DELLAPENNA


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Approvata all’unanimità la risoluzione. Danni al settore agricolo per 5milioni. L’Assise ha discusso anche della rete viaria e ferroviaria

Policoro, 28 punti per ripartire C’è l’ok del Consiglio regionale

POTENZA. La Basilicata prova a fare squadra dopo la violenta tromba d’aria che il 2 settembre ha colpito Policoro e diverse aree del Metapontino. Nel giorno del ritorno in Aula dopo la pausa estiva, il Consiglio regionale ha dedicato una seduta straordinaria all’emergenza, approvando all’unanimità dei presenti una risoluzione unitaria, sottoscritta come primi firmatari dai consiglieri Napoli e Lacorazza. Un documento articolato in 28 punti che mette nero su bianco gli impegni richiesti al presidente della Regione e alla Giunta per accompagnare il territorio dalla fase dell’emergenza a quella della ripartenza. Un passaggio nel quale maggioranza e opposizione hanno scelto di mettere da parte le contrapposizioni, richiamando la necessità di una risposta istituzionale rapida e concreta. In apertura dei lavori, la vicepresidente del Consiglio regionale Maddalena Fazzari ha salutato il sindaco di Policoro, Enrico Bianco, presente in Aula, e ringraziato quanti sono intervenuti nelle ore immediatamente successive all’evento per prestare soccorso. Il bilancio, ha ricordato, avrebbe potuto essere ben più grave: non si sono registrati danni alle persone. Particolarmente pesanti, invece, le conseguenze per il comparto agricolo e per le attività balneari. «Fortunatamente non ci sono stati danni alle persone ed è questo l’aspetto più importante», ha sottolineato Fazzari, richiamando poi maggioranza e opposizione alla necessità di «lavorare insieme per il bene della comunità». AGRICOLTURA, DANNI STIMATI IN 5 MILIONI È soprattutto sul fronte agricolo che emergono i numeri più significativi. L’assessore alle Politiche agricole Carmine Cicala ha rife-

rito in Aula che, allo stato attuale, sono 38 le segnalazioni presentate attraverso la piattaforma SIA-RB, per un valore complessivo stimato di circa 5 milioni di euro. Il 95 per cento della cifra riguarda le colture, distribuite su una superficie complessiva di 155 ettari. Tra i terreni già classificati figurano 78 ettari di fragole, con danni stimati in circa 2 milioni di euro, 17 ettari di kiwi, 12 ettari di colture ortive e 9 ettari di arance. Circa 130 ettari interessati si trovano nel territorio di Policoro, 10 a Scanzano Jonico e altrettanti a Tursi. Le strutture danneggiate ammontano, al momento, a circa 5 mila metri quadrati. La ricognizione, però, non è ancora conclusa. La piattaforma resterà aperta fino al 30 settembre e, secondo le previsioni illustrate da Cicala, il numero delle segnalazioni potrebbe arrivare vicino a quota cinquanta. «Questi numeri non rappresentano ancora una stima definitiva», ha spiegato l’assessore, evidenziando la necessità di distinguere i danni alle produzioni da quelli relativi a strutture, impianti irrigui, fabbricati e viabilità aziendale. Una classificazione fondamentale, ha chiarito, per individuare gli strumenti finanziari effettivamente utilizzabili. Tra i casi più significativi quello dell’azienda P&G Padula, in contrada Acinapura, dove il vento ha danneggiato le strutture dei tunnel compromettendo dodici ettari già destinati al trapianto delle fragole. «Il danno non riguarda soltanto ciò che è stato distrutto il 2 settembre», ha sottolineato Cicala. «Quelle strutture erano il cantiere della prossima campagna produttiva. Se non vengono ripristinate rapidamente, alla perdita già subita rischia di aggiungersi quella

dell’intera annata». RISORSE E PRIMI INTERVENTI Per le produzioni agricole dovrà essere verificata la possibilità di ricorrere al Fondo nazionale AgriCAT, mentre per serre, tunnel, reti, armature e fabbricati si guarda all’intervento SRD06 del Complemento regionale per lo sviluppo rurale. La misura per la prevenzione dispone di 1 milione e 544 mila euro ed è prossima alla pubblicazione. Per il ripristino è invece prevista una dotazione di 3 milioni e 600 mila euro. La Regione sta inoltre valutando l’attivazione di uno strumento rotativo destinato a sostenere la liquidità delle imprese nella fase della ripartenza. Sul territorio sono già scattate alcune misure. Il Consorzio di Bonifica della Basilicata ha disposto, con la deliberazione del 4 settembre, la sospensione per 60 giorni dei pagamenti correnti e delle riscossioni coattive del canone irriguo per le aziende consorziate di Policoro. Una misura che interessa quote stimate complessivamente tra 1,5 e 2 milioni di euro. Dal 4 settembre sono inoltre operative quattro squadre del Consorzio, con 24 lavoratori e sei mezzi. A queste attività si sono aggiunti gli interventi autorizzati dall’ALSIA nelle aree di competenza. Il 10 settembre Ufficio Foreste, ALSIA, Demanio Marittimo e Consorzio di Bonifica hanno sottoscritto un verbale congiunto per coordinare interventi e priorità. Cicala ha quindi indicato i sette impegni assunti davanti all’Assemblea: completare la raccolta delle segnalazioni, validare i dati, distinguere le diverse tipologie di danno, avviare il confronto con il Ministero dell’Agricoltura, accompagnare le aziende nell’accesso agli strumenti disponibili, predisporre gli atti per la misura di ripristino e verificare la possibilità di un intervento rotativo per la liquidità. Ma l’emergenza, nelle parole dell’assessore, deve diventare anche l’occasione per una strategia di lungo periodo. Strutture agricole più resistenti, gestione delle acque e della viabilità rurale, agricoltura di precisione, reti agrometeorologiche, sistemi di allerta e strumenti assicurativi sono indicati come gli assi sui quali costruire una maggiore capacità di prevenzione. «La presenza a Policoro della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro Francesco Lollobrigida ha rappresentato un importante segnale di vicinanza dello Stato», ha detto Cicala. «Ora

dobbiamo presentare una documentazione completa e una proposta tecnicamente credibile, accompagnando le imprese dal danno alla ripartenza». IL CONSIGLIO GUARDA ALLE INFRASTRUTTURE La seduta è proseguita con un secondo tema destinato ad avere un peso rilevante nell’agenda regionale: infrastrutture e trasporti. Al centro della relazione dell’assessore Pasquale Pepe la situazione della rete viaria e ferroviaria lucana, insieme alle prospettive delle aviosuperfici di Pisticci e Grumento Nova. Nel dibattito è emersa la necessità di accelerare sulle principali opere infrastrutturali. Forza Italia, con Aliandro, ha richiamato il ruolo della Val d’Agri e chiesto ristori straordinari legati alla produzione energetica, indicando come priorità anche il rilancio dell’aviosuperficie di Grumento Nova, il Tunnel Paterno-Vallo di Diano, la messa in sicurezza della SP 103 e il potenziamento della SS 598. Dal fronte AVS-PSI-BP, Bochicchio ha invece posto l’accento sul divario infrastrutturale della Basilicata, chiedendo tempi certi per il collegamento Ferrandina-Matera, l’integrazione con l’Alta Velocità e il completamento della Potenza-Foggia. Richiamata anche la necessità di una nuova impostazione per il trasporto pubblico locale e di una maggiore integrazione tra ferro e gomma. Casino ha evidenziato i 110,5 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027 destinati alla viabilità: 65,5 milioni per quella provinciale e 45 milioni per quella comunale strategica. Sul fronte aeroportuale ha ricordato le 13 manifestazioni di interesse raccolte per la gestione dell’aviosuperficie Mattei di Pisticci. Polese ha invece rilanciato la prospettiva dell’aeroporto ScaleaMaratea, chiedendo la costituzione di un tavolo tecnico interregionale tra Basilicata e Calabria per valutare un progetto destinato, nelle sue parole, ad avere un valore strategico per l’area sud della Basilicata e per il territorio regionale. Il confronto sulle infrastrutture, tuttavia, non è arrivato alla conclusione. Il consigliere Chiorazzo ha chiesto di proseguire la discussione nella prima seduta di ottobre, anche alla luce dell’assenza di alcuni consiglieri. Contrario al rinvio si è dichiarato il leghista Fanelli. La vicepresidente Fazzari ha quindi proceduto alla verifica del numero legale sulla richiesta di rinvio. Non essendo stato raggiunto il numero necessario, la seduta è stata dichiarata sciolta.


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Donato Rosa, segretario generale Filcom Confsal Basilicata, legge i dati Excelsior: «Il problema è la mancanza di impieghi dignitosi»

«Più assunzioni, salari ancora bassi Il lavoro cresce, non la sua qualità» POTENZA. Cinquecentosessantacinquemila assunzioni programmate dalle imprese italiane a settembre e un milione e mezzo nell’intero trimestre fino a novembre. I dati del sistema Excelsior di Unioncamere e del ministero del Lavoro potrebbero suggerire un mercato occupazionale in espansione. Per la Filcom Confsal Basilicata, però, dietro i numeri resta una realtà segnata da precarietà, basse retribuzioni e contratti spesso inadeguati alle competenze richieste. La maggior parte dei nuovi ingressi, il 65,6 per cento, è prevista nei servizi. All’industria, comprese le costruzioni, spetta il 26,5 per cento, mentre il settore primario si ferma al 7,9 per cento. Il confronto con settembre 2025 mostra inoltre una lieve flessione della domanda, pari allo 0,6 per cento. Le imprese dichiarano difficoltà nel reperire quasi il 44 per cento dei profili ricercati. Secondo Donato Rosa, segretario generale della Filcom Confsal Basilicata,

quest’ultimo dato non dimostra soltanto una carenza di manodopera. Le aziende cercano tecnici delle apparecchiature ottiche e audiovisive, specialisti dell’educazione e ingegneri, ma faticano a trovarli anche perché le condizioni proposte non sempre corrispondono alle qualifiche richieste. «Troppo spesso vengono offerti salari fermi a venti anni fa e una stabilità che resta un miraggio. Non è il lavoro che manca: è il lavoro dignitoso che continua a mancare», afferma

Rosa. Il sindacato interpreta le previsioni con la cautela maturata nelle vertenze quotidiane. La fotografia nazionale, sostiene, conferma un’economia capace di produrre movimento occupazionale senza creare valore stabile, nella quale assunzioni e licenziamenti si susseguono e la precarietà viene presentata come flessibilità. Il costo di una competitività non costruita sull’innovazione e sulla formazione finisce così per ricadere sui dipendenti.

In Basilicata il fenomeno assume caratteristiche ancora più evidenti. La regione conosce il peso degli appalti nei servizi, delle cooperative che conquistano commesse al ribasso e dei frequenti cambi di gestione nei settori delle mense, dei multiservizi, della vigilanza e dell’assistenza. Nelle vertenze seguite a Potenza e Matera emergono casi di lavoratori qualificati ma sottoposti a riduzioni degli orari, mansioni non corrispondenti e stipendi versati in ritardo. «Se il 65,6 per cento della domanda nazionale si concentra nei servizi, in una regione come la nostra quella percentuale non è una statistica astratta: rappresenta la vita concreta di migliaia di famiglie lucane», sottolinea il segretario. A preoccupare sono soprattutto le gare pubbliche vinte da imprese che promettono qualità e successivamente comprimono il costo del personale, con effetti sulle condizioni di lavoro e sulla continuità dei servizi.

La Filcom Confsal torna perciò a chiedere alla Regione l’introduzione di un salario di dignità negli appalti pubblici regionali a maggiore intensità di manodopera. La proposta prevede una retribuzione minima di nove euro l’ora nei comparti della ristorazione collettiva, dei multiservizi, della vigilanza e dell’assistenza. «Non chiediamo un atto di generosità, ma una condizione minima di civiltà. La Regione non può continuare a finanziare con risorse pubbliche appalti che producono lavoro povero e lo definiscono occupazione», osserva Rosa. Le previsioni indicano che nei prossimi mesi l’Italia avrà bisogno di centinaia di migliaia di lavoratori. Per Rosa, Governo e Regione devono però spiegare con quali contratti, salari e prospettive intendano coprire quei posti. «Finché la risposta resterà il silenzio, i numeri record di oggi saranno soltanto la premessa delle vertenze di domani», conclude il segretario generale della Fil-

L’ex segretario della Cisl Basilicata propone di ricostituire l’organismo regionale per programmare sviluppo e aggiornamento

Formazione e lavoro, Papaleo (Alad Fand) rilancia il Crel POTENZA. Ripartire dalla formazione continua per accompagnare i lavoratori nei cambiamenti del mercato. È la proposta di Antonio Papaleo, già segretario generale della Cisl Basilicata e presidente onorario dell’Alad Fand regionale, dopo il convegno promosso a Roma dall’associazione Articolo 99. L’incontro, ospitato nella sede del Cnel e dedicato alla formazione continua come politica industriale, ha riunito esperti e rappresentanti istituzionali. Il confronto si è concentrato sulle difficoltà incontrate dalle persone tra i quaranta e i cinquanta anni nella ricerca di una nuova occupazione, soprattutto nei territori più esposti alle crisi produttive. Tra le realtà richiamate figurano la Puglia, con la vertenza dell’ex Ilva di Taranto, la Basilicata, dove pesa la situazione della Natuzzi, e la Sardegna, interessata dalla crisi della metallurgia dell’alluminio. Contesti diversi ma accomunati dalla necessità di aggiornare le competenze e orientare i lavoratori verso le nuove richieste delle im-

prese. «Il lavoro manca principalmente perché cambia», osserva Papaleo. Da qui l’esigenza di porre la formazione permanente al centro delle politiche industriali e occupazionali. Nel corso dell’incontro è stato ricordato il modello della Germania, dove ogni anno circa ottomila formatori sono impegnati nell’orientamento delle scolaresche verso il mondo produttivo. Secondo Papaleo, occorre aumentare le risorse destinate a progetti costruiti sulle trasformazioni del lavoro, rimaste sostanzialmente ferme ai livelli del 2000. Le attività dovrebbero raggiungere l’intero territorio, con particolare attenzione alle aree interne colpite dallo spopolamento, così da contrastare la partenza dei giovani e la perdita di competenze. Dalle conclusioni di Raffaele Morese, presidente dell’associazione Articolo 99, già sottosegretario al Lavoro ed ex vicesegretario generale della Cisl, è emersa anche l’importanza dei comitati regionali. Questi organismi dovrebbero riunire le parti interessate e indi-

viduare strumenti condivisi per programmare la formazione dei lavoratori. Il dibattito ha riaperto per Papaleo la riflessione sul ruolo che potrebbe svolgere in Basilicata il Crel, il Comitato regionale per l’economia e il lavoro, istituito in passato e poi soppresso. La sua funzione sarebbe quella di mettere insieme le rappresentanze attive nella regione, a partire dai sindacati, per definire

priorità comuni e rispondere alle esigenze dello sviluppo locale. «Un organismo di questo tipo consentirebbe di costruire una visione condivisa e di evitare quel bilateralismo che spesso produce rallentamenti o sprechi», sostiene Papaleo. Il confronto potrebbe favorire una programmazione più coerente nella formazione, nell’occupazione e in altri settori, a partire dalla sanità.


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Primo piano

martedì 15 settembre 2026

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Vito Lucia, segretario regionale Tpl della Uiltrasporti: «Ora completare gli interventi e assicurare servizi efficienti e sicuri»

Riaperta la ferrovia Potenza-Foggia «Una svolta attesa dalla Basilicata» POTENZA. «La riapertura della linea ferroviaria Potenza–Foggia rappresenta una giornata storica per la Basilicata, per i pendolari, per i lavoratori del settore ferroviario e per tutti i cittadini che, in questi anni, hanno continuato a credere nella necessità di salvaguardare un collegamento strategico per la nostra regione». Lo dichiara Vito Lucia, Segretario regionale Tpl UilTrasporti Basilicata, in occasione della riattivazione della tratta ferroviaria. «Non possiamo nascondere che, negli anni passati, sia stato forte e diffuso il timore che questa linea non riuscisse più a riaprire. Le difficoltà incontrate, i lunghi tempi di attesa e le numerose criticità avevano alimentato la preoccupazione che la Potenza–Foggia potesse essere definitivamente penalizzata. Oggi possiamo invece affermare, con soddisfazione, che l’impegno delle istituzioni, delle aziende, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali ha consentito di

raggiungere un traguardo che, per molti, appariva sempre più lontano». La riapertura della linea restituisce al territorio un diritto fondamentale: quello alla mobilità. Recupera, inoltre, la centralità di un’infrastruttura essenziale per i collegamenti tra la Basilicata, la Puglia e il resto del Paese, offrendo una risposta concreta alle esigenze di studenti, lavoratori, pendolari e comunità locali che da troppo tempo attendevano questo momento. «In questo percorso va riconosciuto lo sforzo compiuto dall’assessore re-

gionale Pasquale Pepe, che ha seguito con attenzione e continuità le diverse fasi necessarie alla riapertura della tratta, confrontandosi con i soggetti coinvolti e contribuendo a superare le difficoltà incontrate. È un impegno che riconosciamo con senso di responsabilità istituzionale, nella consapevolezza che un risultato così importante è stato possibile grazie al lavoro congiunto di istituzioni, aziende, lavoratori e rappresentanze sindacali». La soddisfazione per la riapertura è rafforzata dagli investimenti program-

mati per il futuro della linea. Sono infatti in corso interventi di elettrificazione e ammodernamento dell’infrastruttura per oltre 180 milioni di euro, finalizzati a migliorare l’efficienza, la puntualità, la sicurezza e la sostenibilità del servizio ferroviario. «La Potenza–Foggia non deve essere considerata soltanto una linea che torna a funzionare. Deve diventare il simbolo di una nuova stagione di investimenti nel trasporto ferroviario regionale. La Basilicata ha bisogno di infrastrutture moderne e di collegamenti efficienti per sostenere l’occupazione, lo sviluppo economico, il turismo e la coesione territoriale. Gli interventi di elettrificazione e potenziamento devono confermare il ruolo sempre più strategico di questa infrastruttura». La UILTrasporti Basilicata continuerà a vigilare affinché alla riapertura seguano il completamento puntuale degli interventi programmati, investimenti costanti, qualità e regolarità dei servizi, sicurez-

za per i lavoratori e gli utenti e un progressivo miglioramento dell’offerta ferroviaria. «Le infrastrutture e i collegamenti rappresenteranno la vera sfida politica e sociale dei prossimi anni. Investire nella mobilità significa contrastare concretamente lo spopolamento, ridurre l’isolamento delle comunità e delle aree interne, favorire nuove opportunità di lavoro e creare le condizioni per una crescita duratura. Senza trasporti moderni, sicuri ed efficienti non può esserci sviluppo. La riapertura della Potenza–Foggia non deve quindi essere considerata un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione di investimenti e di attenzione verso il diritto alla mobilità dei cittadini lucani. Oggi è il momento della soddisfazione: questa riapertura è una vittoria per l’intera Basilicata e dimostra che, attraverso l’impegno, la collaborazione e una visione condivisa, anche gli obiettivi più difficili possono diventare realtà».

Sorrentino, Federmoda-Confcommercio Potenza: «Il calo del potere d’acquisto delle famiglie penalizza il commercio di prossimità»

«Saldi in frenata, negozi pieni di merce invenduta» POTENZA. Partenza incoraggiante a luglio, brusco rallentamento nelle settimane successive e magazzini ancora pieni di merce invenduta. Si chiude con un bilancio negativo la stagione dei saldi estivi, anche in Basilicata. Per Federmoda-Confcommercio, tuttavia, le ragioni della crisi non vanno ricercate soltanto nell’andamento delle vendite promozionali, ma nella persistente debolezza dei consumi. Ad agosto le vendite hanno registrato in Italia una diminuzione media del 2,6 per cento in valore rispetto allo stesso periodo del 2025. Il monitoraggio condotto da Federazione Moda Italia-Confcommercio tra le imprese associate restituisce un settore diviso: il 45 per cento dei negozi ha subito una contrazione degli acquisti, il 37 per cento ha mantenuto risultati stabili e soltanto il 18 per cento ha rilevato una crescita. «La buona partenza dei saldi non è bastata a invertire una tendenza che continua a penalizzare il commercio di prossimità», spiega il

presidente nazionale Giulio Felloni. Sui negozi indipendenti pesano l’aumento dei costi energetici e di gestione, la riduzione dei margini e una concorrenza sempre più squilibrata. Anche le temperature particolarmente elevate hanno contribuito a frenare gli acquisti. La situazione nazionale trova conferma in Basilicata. Antonio Sorrentino, referente di FedermodaConfcommercio Potenza, evidenzia come neppure la fase conclusiva degli sconti abbia prodotto l’accelerazione sperata. Molti esercenti hanno proposto ribassi superiori al 50 per cento, senza però riuscire a ridurre in maniera significativa le rimanenze. «I magazzini continuano ad avere una notevole consistenza di invenduto, mentre gli incassi, generalmente, non possono essere definiti soddisfacenti», afferma Sorrentino. A indebolire l’efficacia dei saldi ufficiali contribuisce, secondo l’organizzazione, anche la successione durante l’anno di promozioni e altre formule di vendita a prezzi ridotti, che rendono più dif-

ficile per i consumatori riconoscere la convenienza della stagione dedicata. Il problema principale resta però la minore capacità di spesa delle famiglie lucane. La riapertura delle scuole concentra una parte rilevante del bilancio domestico sull’acquisto di libri, materiale didattico, abbigliamento e altri prodotti necessari per il nuovo anno. In questo quadro, molte spese vengono rinviate, ridimensionate o limitate ai beni considerati indispensabili. «Non possiamo pensare che siano soltanto gli sconti a risolvere il problema. Servono condizioni che permettano ai commercianti di continuare a investire e alle famiglie di tornare a spendere», osserva Sorrentino. Alla contrazione dei consumi si aggiungono l’aumento degli affitti e la pressione delle grandi piattaforme digitali e delle formule commerciali basate sui forti ribassi. Federazione Moda Italia-Confcommercio ha presentato al Tavolo della Moda del Mimit alcune

misure per sostenere il settore: incentivi per gli acquisti nei negozi indipendenti, credito d’imposta sui canoni di locazione, svalutazione progressiva delle rimanenze e istituzione della Giornata nazionale della moda italiana. «Senza interventi concreti il rischio è una nuova accelerazione della desertificazione commerciale», avverte Felloni. Un pericolo particolarmente rilevante in Basilicata, dove i negozi di vicinato costituiscono anche un presidio economico e sociale. «Salvaguardare il commercio di prossimità significa tutelare imprese, lavoro e servizi e mantenere vive le nostre città», conclude Sorrentino.


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Depositati i motivi aggiunti al ricorso: mancata valutazione di impatto ambientale, fondazioni in micropali e iter autorizzativo

Seggiovia Sellata, Legambiente chiede al Tar lo stop dei lavori decisione sul merito e domanda cautelare fissata al 23 settembre L’associazione, attraverso l’avv. Luca Lorenzo, chiarisce: nessuna

Sellata-Pierfaone, Legambiente: «Il Tar non ha respinto il ricorso»

in- tembre, quando il GIP del la domanda cautelare col- nocratica rappresenta, - Tribuna le di Potenza ha legiale. Il Preside nte ha fatti, una deroga eccezio con- convalidato il sequestro riallarmismi» valutato esclusivamente la nale al principio del sindaco di Abriola: «Basta chiesto dalla Procura deludienza il 23 settembre. Il e di Legambiente, si va in ricorrenza dei presupposti tradditt orio e può essere la Repubblica ed emesso Respinta l’istanza cautelar eccezio nali richiest i dal- accordata soltanto quando il corrispondente provvel’art. 56 c.p.a. per l’ado- non sia possibile attendedi dimento giudiziale. Non si zione di una misura mo- re neppure una camera è trattato , dunque , di un nocratica, destinata a ope- consiglio fissata in tempi vincolo destinato automarare soltanto quando il pre- tanto ravvicinati. - conti-e ticamen te a venir meno, giudizio sia di estrema nua - Vi è poi un ulterior che ma di una misura sottopogravità e urgenza e non elemen to, decisiv o, sin- sta all’auto nomo vaglio consenta di attendere nep- nelle dichiarazioni del ra- del giudice e conferm ata pure la camera di consi- daco non viene conside a sulla base dei presupposti to. Il decreto richiam glio». cautelari ravvisati allo sta«Il decreto chiarisce, an- espressamente il provve- to degli atti». zitutto, che nella fattispe- dimento di sequestro adot- «Il Decreto, quindi, tiene cie trova applicazione il ri- tato in sede penale, precil t l’i t d t h d t t l t i di t d l G lilei di Potenza l t bb i t i 20 martedì 8 settembre

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Tar Sellata-Pierfaone, Triunfo:pu«Il » ati gn im i non ha sospeso gli att

legge al pieno rispetto della giudii di bilisce la verità di fronte da. È la tentazione solitaper rumore di fondo e alle ri- e delle istituzion del Sellascambiar e un’ipotes i a, costruzioni fantasiose del- ziarie. Il futuro è una queuna sentenza definitivdi le ultime settimane: il Tri- ta-Pierfa one seria per esbollando ogni tentativoco- bunale Amministrativo, in stione troppo ata ad allarcrescita per il territoriofer- questa fase, non ha dispo- sere abbandon alizzame una minaccia da ar- sto alcuna sospensione de- mismi o strument ». mare ad ogni costo. Poi do- gli atti impugnati. Il Presi- zioni politiche «Questa comunità merita riva un giudice, legge i dente del Tar ha sottolio basato sui cumenti e ricorda a tutti neato come non siano sta- un confront delle resuffi- fatti, sul rispetto che i fatti contano ancora sin- ti forniti elementire l’im- gole e sulla responsabilità. più delle opinioni». Il dimostra a Triuncienti am- Abriola - conclude daco di Abriola, Romano la minenza di un danno farà condizioTriunfo, commenta cosìBa- bientale, stabilendo che la fo - non si polemiche predecisione del Tar della set- questione debba essere ap- nare dalle a concette. Continueremo asilicata che lo scorso 5 profondita nel pieno concon determin difendere (è parti tembre ha respinto l’istanle tra traddittorio del nostro colle- zione il diritto za cautelare monocra tica en- prevista l'udienza pros- territorio a crescere, a vapresentata da Legambi giale il 23 settembre proprie risorse te contro gli atti del pro- simo)». «Affrontiamo que- lorizzare le una prospetgetto di riqualific azione sta vicenda - aggiunge il e a costruire concreta e letterario . Ci si tuffa sorio sciistila tiva di sviluppo ABRIOL A. «Nel grande d'istinto nella certezza del del Comprenierfaone. sindaco - con la serietà, di sostenibi le per l'intero e la serenità teatro dei social e dei giu- sospetto, decretando torti co Sellata-P orio». cruciale - trasparenza che «È un passaggio sempre agito nel comprens dizi affrettati tifare contro di- e ragioni prima ancorastra- precisa Triunfo - che rista- chi ha le cose che si fanno sta la realtà provi a farsi ventando quasi un genere

__L’edizione di Cronache del 9 settembre

POTENZA. Il prossimo 23 settembre, si terrà l’esame del ricorso nel pieno contraddittorio tra le parti, presentato da Legambiente Basilicata, difesa dall’avvocato Luca Lorenzo, contro gli atti relativi al progetto di riqualificazione del comprensorio sciistico

Sellata-Pierfaone ad Abriola. Ieri Legambiente Basilicata ha depositato motivi aggiunti nel ricorso, impugnando anche alcuni atti intervenuti successivamente all’avvio del giudizio. «Le nuove censure appro-

fondiscono, in particolare, il tema della mancata sottoposizione a VIA della nuova seggiovia. Secondo quanto dedotto nel ricorso, non si tratterebbe di un semplice adeguamento dell’impianto esistente, ma di una nuova infrastruttura autonoma, dotata di pro-

pria linea, stazioni, sostegni e fondazioni e destinata ad aggiungersi agli impianti già presenti» si legge in una nota di Legambiente. Da questa qualificazione deriverebbe, secondo Legambiente, «la necessità di sottoporre l’intervento alla procedura ambientale prevista dalla legge, tenuto conto anche della sua localizzazione all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano». «I motivi aggiunti riguardano inoltre la modifica delle fondazioni della nuova seggiovia attraverso la realizzazione di micropali, disposta dal Comune di Abriola a fine agosto, dopo l’approvazione del progetto esecutivo» spiega la nota. Legambiente chiede al TAR di «verificare se tale modifica sia stata preventivamente sottoposta agli

uffici ambientali e forestali, come previsto dalle prescrizioni contenute negli assensi rilasciati sul progetto». Ulteriori rilievi interessano la «sequenza temporale dell’avvio dei lavori, che dagli atti risulterebbe anteriore alla formale approvazione del progetto esecutivo, nonché il recepimento delle prescrizioni formulate dalla Soprintendenza e dagli altri enti preposti alla tutela ambientale, forestale e paesaggistica». Con i motivi aggiunti Legambiente ha quindi chiesto al TAR anche la «sospensione cautelare delle opere relative alla nuova seggiovia e alle relative fondazioni, al fine di evitare trasformazioni potenzialmente irreversibili dei luoghi prima della decisione del giudice amministrativo».


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Lo spopolamento preoccupa la Basilicata, ma le Istituzioni rincuorano: «Continuate a coltivare i vostri sogni e a costruire il vostro futuro»

Suona la 1ª campanella per 63mila studenti lucani: 1.839 banchi vuoti

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nche nelle scuole lucane è suonata la prima campanella ufficiale. Il calendario regionale ha fissato l'avvio delle lezioni per domani, mercoledì 16 settembre, ma in virtù dell'autonomia scolastica sono tanti gli Istituti che, già da ieri, hanno accolto studentesse e studenti. Saranno 63.595 gli alunni che frequenteranno le scuole lucane. Un numero che conferma il trend demografico negativo: rispetto ai 65.434 dello scorso anno si registrano 1.839 studenti in meno, pari a un calo del 2,8%. Una flessione in linea con quella dell'anno precedente, quando la perdita era stata di 1.983 unità. Sul fronte del personale, sono 699 le assunzioni a tempo indeterminato tra docenti e personale ATA. Diverse le novità didattiche introdotte dal Ministero. Nelle scuole primarie spazio alle poesie a memoria e all'educazione all'affettività, mentre alle medie gli studenti potranno scegliere lo studio del latino a partire dal secondo anno. Per gli Istituti tecnico-professionali, invece, l'ultimo triennio si arricchisce di nuovi corsi per ampliare le competenze professionalizzanti. BARDI: «SOSTENIAMO IL DIRITTO ALLO STUDIO» Con la riapertura delle scuole, il governatore lucano Vito Bardi ha rivolto il suo augurio ai circa 64mila studenti interessati, alle famiglie, ai 10mila docenti e al personale scolastico. «L’inizio di un nuovo anno didattico - ha detto il presidente - porta con sé un’energia unica, fatta di aspettative, progetti e desideri di crescita. A ciascuno degli studenti lucani, sia a chi ha già varcato la soglia di casa oggi, sia a chi tornerà tra i banchi mercoledì, desidero rivolgere l’augurio più caloroso a nome di tutta la comunità regionale» «La scuola - ha aggiunto Bardi - rappresenta il cuore del nostro futuro. È tra le mura scolastiche che si formano i cittadini di domani, si coltiva il pensiero critico e si costruisco-

no le basi per lo sviluppo sociale ed economico della nostra Basilicata. Come amministrazione regionale continuiamo a lavorare per garantire strutture sempre più sicure, un’offerta formativa all’avanguardia e un concreto sostegno al diritto allo studio». Un pensiero particolare è stato rivolto anche al personale della scuola e alle famiglie: «Un ringraziamento va ai dirigenti scolastici, ai docenti e a tutto il personale ATA, che con dedizione e professionalità guidano ogni giorno i nostri giovani. Alle famiglie va il nostro supporto per il ruolo fondamentale di alleanza educativa che svolgono al fianco delle istituzioni. A tutti voi, buon anno scolastico: che sia un percorso ricco di soddisfazioni, scoperte e traguardi raggiunti», ha concluso Bardi. ROSSINO E MASTROIANNI: «LA SCUOLA È SPAZIO DI CRESCITA E COSTRUZIONE DEL FUTURO» «L’inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta sempre un momento importante per la nostra comunità». Lo dichiarano, in una nota il Sindaco di Lauria, Antonio Rossino, e il Vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione, Maurizio Mastroianni. «La scuola - proseguono - non è soltanto il luogo nel quale si acquisiscono conoscenze e competenze, ma è soprattutto uno spazio di crescita, confronto, inclusione e costruzione del futuro». Un pensiero particolare è rivolto agli alunni che per la prima volta varcheranno la soglia di una scuola e agli studenti che iniziano un nuovo ciclo di studi, chiamati ad affrontare esperienze, responsabilità e sfide nuove. «A tutti i nostri ragazzi chiediamo di vivere questi mesi con curiosità, impegno e fiducia nelle proprie capacità. Ogni giornata trascorsa tra i banchi rappresenta un’opportunità per conoscere qualcosa in più del mondo, ma anche di se stessi e degli altri. La scuola deve continuare ad

essere il luogo nel quale ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato nel proprio percorso di crescita». Il Sindaco e l’assessore alla Pubblica Istruzione rivolgono, inoltre, un ringraziamento ai dirigenti, agli insegnanti e al personale scolastico per il lavoro e la responsabilità con cui accompagnano quotidianamente i giovani laurioti, nonché alle famiglie per il ruolo fondamentale svolto al fianco delle istituzioni scolastiche. «Come Amministrazione comunale continueremo a mantenere costante l’attenzione verso il mondo della scuola, nella consapevolezza che investire nell’istruzione, negli spazi scolastici e nelle opportunità offerte ai nostri giovani significa investire direttamente nel futuro di Lauria. Agli studenti auguriamo di affrontare questo nuovo anno con entusiasmo, serenità e determinazione, senza avere paura delle difficoltà e sapendo che ogni traguardo nasce dall’impegno quotidiano. A tutta la comunità scolastica di Lauria, dunque, il nostro più sincero augurio di buon anno scolastico e di buon lavoro», concludono Rossino e Mastroianni.

SMALDONE: «SIATE CURIOSI E COLTIVATE I VOSTRI SOGNI» «La prima campanella è sempre un momento carico di emozione, aspettative e speranze. Ma quest’anno, accanto agli auguri rivolti ai nostri ragazzi, non possiamo ignorare un dato che deve farci riflettere: in Basilicata tornano sui banchi 1.839 studenti in meno rispetto allo scorso anno». Lo dichiara il presidente del Consiglio comunale di Potenza, Pierluigi Smaldone, in occasione dell’avvio del nuovo anno scolastico. «È un numero che va ben oltre il mondo della scuola. È il segnale concreto di un calo demografico che sta progressivamente impoverendo la nostra regione. Meno bambini e meno ragazzi significano classi che si riducono, scuole che rischiano di perdere autonomia e intere comunità, soprattutto quelle più piccole, che vedono indebolirsi uno dei loro principali presìdi sociali. Ma significano soprattutto una Basilicata che rischia di avere sempre meno giovani e, dunque, sempre meno futuro». «Contrastare lo spopolamento – prosegue Smaldone – deve diventare una priorità

assoluta delle istituzioni, a ogni livello. Servono lavoro stabile, servizi efficienti, politiche per la casa e per le famiglie, trasporti adeguati e opportunità capaci di convincere i nostri giovani a costruire qui il proprio progetto di vita. Non possiamo limitarci ogni anno a registrare quanti abitanti e quanti studenti abbiamo perso. Oggi, però, è soprattutto il giorno dei nostri ragazzi. A tutti gli studenti potentini rivolgo il mio augurio più affettuoso: a chi questa mattina varca per la prima volta la soglia di una scuola, con l'emozione di un mondo tutto da scoprire, e a chi torna tra i banchi dopo la pausa estiva, pronto a riprendere il proprio percorso di crescita e di formazione. Un augurio speciale va alle famiglie, agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e a tutto il personale che ogni giorno contribuisce a far vivere le nostre scuole». «Buon anno scolastico a tutti. Studiate, siate curiosi, coltivate i vostri sogni. E a noi istituzioni spetta il compito più difficile: fare in modo che, una volta cresciuti, per realizzarli non siate costretti ad andare via da Potenza e dalla Basilicata», conclude Smaldone.


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Basilicata 24 Ore

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La statalizzazione delle iniziative culturali e di intrattenimento condiziona e ritarda la creatività del mondo associazionistico, presente nelle realtà territoriali minori

Mitopoiesi: quando un territorio smette di aspettare e comincia a raccontarsi

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DI GAETANO FIERRO

bbiamo sviluppato una curiosa idea della cultura locale: se non la organizza un ente pubblico, quasi non esiste. Il Comune pensa, programma, sceglie, finanzia, patrocina, comunica. Al cittadino resta il compito di sedersi, possibilmente applaudire e tornare a casa. È una caricatura, certo. Ma come tutte le caricature funziona perché assomiglia all’originale. Gli enti locali hanno un ruolo essenziale nella vita culturale dei territori e nessuno può immaginare di cancellarlo. Devono garantire accessibilità, custodire beni, sostenere iniziative meritevoli, creare condizioni favorevoli e intervenire dove il mercato non arriva. Il problema nasce quando il sostegno diventa sostituzione e l’istituzione, anziché fertilizzare il terreno, decide di coltivarlo interamente da sola. Soprattutto oggi, con bilanci spesso compressi tra spese obbligatorie, servizi essenziali e risorse limitate, immaginare l’ente pubblico come produttore universale di cultura e intrattenimento non è soltanto economicamente fragile. È culturalmente miope. LA MITOPOIE SI CHE ESISTE GIÀ

Ed ecco la Mitopoiesi. La parola può sembrare uscita da un convegno nel quale, dopo venti minuti, qualcuno comincia discretamente a controllare il telefono. In realtà indica qualcosa di semplice e potente: la capacità di una comunità di costruire e rigenerare i propri racconti, riconoscendo significati, simboli, memorie e identità. Ogni paese ne possiede una quantità impressionante. Una storia dimenticata. Un mestiere scomparso. Una leggenda raccontata dai nonni. Un personaggio che ha lasciato tracce. Una fotografia chiusa in un cassetto. Una ricetta, un canto, una processione, un episodio di emigrazione, una fabbrica dismessa, un vicolo, un paesaggio, perfino un soprannome possono diventare materia culturale. Il paradosso è che spesso cerchiamo disperatamente “eventi” mentre camminiamo sopra patrimoni narrativi. Spendiamo energie per importare qualcosa che duri una sera e dimentichiamo ciò che potrebbe generare identità per anni. COSTO ZERO NON SIGNIFICA VALORE ZERO Definire la Mitopoiesi un progetto “a costo zero” richiede però onestà. Niente è davvero a costo zero se

qualcuno dedica tempo, competenze, creatività e lavoro. Sarebbe sbagliato trasformare l’entusiasmo delle persone nell’ennesimo alibi per non riconoscere professionalità e lavoro culturale. “A costo zero” deve significare un’altra cosa: non partire dalla richiesta automatica di denaro pubblico. L’ente locale mette a disposizione ciò che spesso possiede già: spazi, relazioni, archivi, comunicazione istituzionale, procedure semplici, capacità di coordinamento. La comunità mette idee, conoscenza, memoria, creatività e partecipazione. Associazioni, Pro loco, circoli, scuole, gruppi informali, uomini e donne di pensiero, studiosi, artisti, artigiani, anziani e giovani diventano non comparse convocate per riempire una platea, ma protagonisti. Qui sta il cambio di mentalità: il Comune non deve necessariamente produrre l’evento. Deve produrre le condizioni perché l’energia sociale possa diventare iniziativa. DAL BANDO ALLA DOMANDA Forse dovremmo cambiare perfino il modo di cominciare. Invece di chiedere: “Che manifestazione organizziamo quest’anno?”, proviamo a domandare: “Che cosa possiede questa comunità che ancora non conosce abbastanza?”. Da

quella domanda possono nascere passeggiate narrative, raccolte di testimonianze, mappe della memoria, piccoli festival diffusi, racconti teatrali, podcast, mostre, laboratori intergenerazionali, incontri con chi conserva saperi. Non serve inventare ogni volta il kolossal con palco, transenne e fotografia istituzionale dell’ amministratore di turno. L’amministrazione ascolta, connette, facilita, rende accessibili luoghi e informazioni, stabilisce regole trasparenti e lascia spazio all’autonomia. Servono qualità, responsabilità, rispetto delle norme e capacità di selezione. Ma tra controllare tutto e abbandonare tutto esiste una terza strada: abilitare. IL PATRIMONIO PIÙ GRANDE CAMMINA PER STRADA La vera ricchezza di un territorio non coincide soltanto con monumenti catalogati e beni vincolati. Quando muore l’ultimo uomo che conosce una storia e nessuno l’ha raccolta, quella storia non va in deposito comunale. Scompare. Quando un giovane ignora perché una strada porta un certo nome, quando un mestiere perde il suo ultimo testimone, quando una comunità smette di raccontare le proprie trasformazioni, non perde folklore: per-

de pezzi della propria coscienza. La Mitopoiesi può diventare allora un esercizio collettivo di riconoscimento. Non nostalgia imbalsamata. Non il paese trasformato nella bomboniera del passato. Memoria viva, capace di parlare al presente e di generare turismo, socialità, educazione, creatività e perfino piccole economie. Ma il primo risultato sarebbe enorme: restituire agli abitanti la consapevolezza che il luogo in cui vivono abbia qualcosa da dire e che loro possano contribuire a dirlo. SMETTIAMO DI COMPRARE QUELLO CHE POSSEDIAMO GIÀ Per anni abbiamo confuso la politica culturale con il calendario degli eventi. Una data, un manifesto, un artista, qualche sedia, il comunicato finale: “grande successo di pubblico”. Poi si smonta il palco e spesso non rimane nulla, tranne qualche fotografia e una fattura. La cultura lascia invece qualcosa quando le luci si spengono. Lascia conoscenza. Relazioni. Orgoglio. Curiosità. Memoria. Persone che scoprono di poter essere autrici e non soltanto spettatrici del luogo in cui abitano. Questa è la vera rivoluzione della Mitopoiesi: spostare il baricentro dall’ente alla comunità senza deresponsabilizzare l’ente; liberare energie senza sfruttarle; spendere meno dove il denaro non è necessario e investire bene dove le competenze devono essere riconosciute. Significa capovolgere un’abitudine consolidata: non più l’istituzione che concede cultura dall’alto, ma una comunità che genera cultura dal basso, mentre l’istituzione ascolta, accompagna, collega, facilita. Non occorre che il Comune faccia tutto. Occorre che renda possibile molto. Perché forse il patrimonio più prezioso dei nostri territori non è quello che dobbiamo costruire. È quello che abbiamo sotto gli occhi, nelle case, nelle strade e nella memoria delle persone. E continuiamo ostinatamente a comportarci come se dovessimo comprarlo altrove.


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Basilicata 24 ore

martedì 15 settembre 2026

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“ItaliAbsolutely on tour – Basilicata Edition” fa tappa tra Policoro, Nova Siri e Marconia. Quattro giorni di esperienze e incontri dedicati al territorio

Apt Basilicata, al via il “fam trip” sullo Ionio 20 buyer internazionali fino al 18 settembre

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rende il via oggi sulla costa ionica lucana “ItaliAbsolutely on tour – Basilicata Edition”, il fam trip promosso dall’Apt Basilicata in collaborazione con ItaliAbsolutely. Fino al 18 settembre venti buyer internazionali, provenienti da Germania, Austria, Svizzera, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Romania, Bulgaria e Ungheria, saranno accompagnati alla scoperta del territorio compreso tra Metaponto e Nova Siri, tra mare, natura, borghi e patrimonio archeologico.Il programma prende il via oggi con una visita guidata al centro di Policoro. Domani, 16 settembre, l’esperienza proseguirà lungo la costa con un’escursione in barca a vela, affiancata dalla visita alla riserva naturale Wwf Bosco Pantano. La giornata prevede inoltre una wine experience e la scoperta del borgo di Nova Siri.Il 17 settembre il tour farà tappa a Marconia, dove i buyer parteciperanno a un laboratorio dedicato alla cucina tipica lucana e ai prodotti del ter-

ritorio. A seguire sono previste un’escursione tra i Calanchi e una visita al Museo Essenza.La giornata conclusiva, il 18 settembre, sarà invece dedicata agli incontri professionali e alla formazione. Al Castello Baronale di Policoro, dalle 9.30 alle 13.30, si svolgerà una sessione di incontri B2B tra i buyer internazionali e gli operatori turistici lucani. Nel pomeriggio, dalle 15.30 alle 18.30, spazio ai workshop tematici, concepiti come strumenti

operativi per gli operatori del settore, oltre ai contributi istituzionali. All’iniziativa partecipano circa 30 realtà lucane tra strutture ricettive, agenzie di viaggio, tour operator e consorzi turistici.«Dopo la BTM di Maratea, abbiamo voluto confermare per il secondo anno l’evento nel Metapontino, anche se con un nuovo partner tecnico – dichiara il Direttore generale di Apt, Margherita Sarli – si tratta di un format in cui crediamo molto perché bu-

siness ed esperienza diretta del territorio si fondono. La Costa Jonica è una destinazione solida nei numeri e merita attenzione e sostegno per intervenire su una maggiore interazione tra mare e borghi e sulla destagionalizzazione. Infine, è molto evidente che l’edizione di quest’anno ha per noi un particolare sapore di vicinanza e di fiducia per Policoro che nei giorni scorsi è stata colpita da un evento meteorologico eccezionale».

Nel quinquennio 2021-2025 quasi mille giovani sono rientrati in regione, con il Materano in testa per incremento percentuale

Giovani lucani, crescono i rientri dall’estero Bardi: «La sfida è offrire loro un futuro qui»

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a Basilicata continua a fare i conti con l’emigrazione giovanile, ma negli ultimi anni registra anche una crescita significativa dei rientri. A evidenziarlo è l’ultimo report della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, elaborato su dati Istat, sui trasferimenti di residenza dall’estero dei giovani tra i 18 e i 39 anni. Un quadro richiamato dal presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, secondo il quale la narrazione della Basilicata come terra di soli “cervelli in fuga” appare oggi più articolata.Nel quinquennio 2021-2025 sono stati 978 i giovani lucani rientrati dall’estero, contro i 633 del periodo 2016-2020. L’incremento è del 54,5%, il più elevato tra le regioni del Mezzogiorno e il secondo a livello nazionale, alle spalle della Valle d’Aosta (+65,5%) e da-

vanti alla Sicilia (+52,9%).A livello provinciale, nel Materano i rientri sono quasi raddoppiati, passando da 211 a 391, con una crescita dell’85,3%. Nel Potentino, invece, il numero assoluto è maggiore: i giovani tornati dall’estero sono passati da 422 a 587, con un aumento del 39,1%.Il dato deve però essere letto insieme a quello delle nuove partenze. Tra il 2021 e il 2025 sono stati 2.905 i giovani under 40 trasferitisi all’estero dalla Basilicata, contro i 2.450 del quinquennio precedente, con un incremento del 18,6%. Nel Potentino gli espatri sono aumentati del 25,5%, raggiungendo quota 1.605, mentre nel Materano la crescita è stata del 5,3%, con 845 uscite.Il rapporto tra i due flussi evidenzia comunque un miglioramento della capacità di riassorbimento. In

Basilicata, per ogni 100 giovani che lasciano la regione per l’estero, 33,7 fanno ritorno, contro i 25,8 del quinquennio precedente. Nel Materano il rapporto è salito a 43,9 rientri ogni 100 espatri, mentre nel Potentino si è passati da 26,3 a 29,1.«La narrazione della Basilicata come terra di soli “cervelli in fuga” mostra contorni più complessi e dinamici», sottolinea Bardi, evidenziando come l’emigrazione giovanile continui a rappresentare «un fattore critico per la tenuta demografica ed economica lucana», ma come i flussi di ritorno abbiano registrato «un’accelerazione significativa».Secondo l’indagine nazionale, a spingere i giovani verso il ritorno non sono soltanto il lavoro e le prospettive economiche. Tra le motivazioni prevalgono i motivi familiari e personali, indicati

dal 67,7% dei rientrati, seguiti dalla nostalgia per il proprio Paese e le proprie radici, dal 32,4%. Incentivi fiscali e qualità della vita rappresentano il 23,5%, mentre le opportunità lavorative o professionali specifiche il 20,6%.Il 71,4% dei giovani rientrati dichiara inoltre di essere complessivamente più soddisfatto della propria situazione personale rispetto al periodo trascorso all’estero. Sul piano professionale, vengono valorizzati soprattutto la conciliazione tra vita e lavoro (75%), il clima aziendale (67,9%) e le tutele per la persona (64,3%), anche a fronte di stipendi che all’estero tendevano a essere più elevati.Per Bardi, il dato sui rientri rappresenta quindi un’opportunità da trasformare in una prospettiva strutturale. «Il legame dei giovani con il proprio territorio d’origi-

_ Vito Bardi

ne non si spezza con l’espatrio», osserva il presidente. La sfida sarà «trasformare questi rientri temporanei o affettivi in un’opportunità di sviluppo permanente», creando mercati del lavoro e contesti d’impresa capaci di valorizzare le esperienze internazionali e le competenze maturate dai giovani.


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L’assessore Latronico: «Professionisti destinati a diventare le antenne della sanità lucana, soprattutto nei territori periferici»

Al via il corso per 500 infermieri, assistenza più vicina alle famiglie MATERA. Portare i servizi sanitari nelle case dei cittadini, rafforzare la medicina di prossimità e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure tra i centri urbani e le aree periferiche. Sono gli obiettivi indicati dall’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico, intervenuto ieri a Matera alla prima giornata del corso destinato a 500 infermieri di famiglia o di comunità, gestito dalla Regione Basilicata e da Formez. L’iniziativa rappresenta uno dei tasselli della riorganizzazione dell’assistenza territoriale avviata dalla Regione. Il progetto punta a costruire un sistema capace di seguire le persone durante tutte le fasi della vita e di offrire risposte che non siano concentrate esclusivamente negli ospedali o legate alle situazioni di emergenza. «La vera sfida della sanità pubblica contemporanea consiste nel superare la sola logica dell’emergenza e della cura ospedaliera per

strutturare una rete diffusa sul territorio, capace di offrire risposte integrate e tempestive di benessere socio-psico-fisico», ha spiegato Latronico. In questa prospettiva si inserisce il nuovo Piano integrato della salute e dei servizi alla persona e alla comunità per il periodo 2026-2030, attualmente in fase di definizione. La pro-

grammazione regionale prevede il potenziamento della medicina di prossimità attraverso l’integrazione tra assistenza territoriale, sanità digitale e infrastrutture finanziate dal Pnrr. La Regione sta lavorando alla definizione delle Case della Comunità, degli Ospedali di Comunità e delle Centrali operative

territoriali. I nuovi presìdi, insieme allo sviluppo della telemedicina, dovranno garantire la continuità assistenziale, la presa in carico multidisciplinare dei pazienti cronici e un migliore coordinamento tra gli ospedali e i servizi presenti sul territorio. Una funzione centrale sarà affidata agli infermieri di famiglia o di comunità. La procedura di corso-concorso per la loro assunzione è stata avviata attraverso un accordo con le aziende sanitarie di Potenza e Matera. Il percorso integra i fondi del Pnrr destinati alle infrastrutture con le risorse del Fondo sociale europeo Plus impiegate per la formazione e la specializzazione degli operatori. «I mattoni e le tecnologie camminano sulle gambe delle persone. Per questo stiamo investendo con convinzione sulla formazione e sull’occupazione qualificata», ha sottolineato l’assessore. Gli infermieri formati saranno chiamati a operare a stret-

to contatto con i cittadini e a collaborare in équipe con i medici di medicina generale, gli specialisti e i servizi sociali. Queste figure professionali dovranno diventare, secondo Latronico, le «antenne» del sistema sanitario lucano, capaci di intercettare i bisogni delle comunità, favorire la prevenzione e assistere le persone fragili o affette da patologie croniche. Una presenza considerata particolarmente importante nei piccoli comuni e nei territori nei quali la distanza dagli ospedali rende più difficile ricevere cure tempestive. «L’obiettivo prioritario è abbattere le disuguaglianze nell’accesso alle cure tra centri urbani e aree periferiche, valorizzare le competenze professionali per contrastare la fuga dei giovani e rendere la sanità pubblica l’elemento fondamentale sul quale costruire la coesione e il futuro dei nostri territori», ha concluso Latronico.

Il consigliere comunale di Potenza Ritorna chiede alla Regione di chiarire la propria strategia e di rafforzare l’ateneo pubblico

Medicina a Matera, Giuliani: «No ai doppioni» POTENZA. Rafforzare l’Università degli Studi della Basilicata e il corso di laurea in Medicina già attivato a Potenza prima di sostenere una nuova offerta formativa privata a Matera. È la richiesta di Attilio Giuliani, consigliere comunale di Potenza del gruppo Potenza Ritorna, che esprime la propria contrarietà all’arrivo del corso in Medicina e Chirurgia della Link Campus University nella Città dei Sassi. «L’iniziativa non può essere presentata semplicemente come una grande opportunità per la Basilicata. Prima di moltiplicare sedi e corsi, dovremmo chiederci quale sia la strategia regionale per il futuro dell’Università degli Studi della Basilicata e, soprattutto, per il consolidamento del corso di laurea in Medicina già attivato presso l’ateneo pubblico lucano», afferma Giuliani. Secondo il consigliere, l’istituzione regionale ha già scelto di investire nell’avvio e nello sviluppo del percorso universitario di Medicina dell’Unibas, considerato un patrimonio dell’intero territorio lucano. Affiancare a questa esperienza un’offerta analoga gestita da

un’università privata rischierebbe di determinare una frammentazione degli studenti, del corpo docente, delle strutture cliniche disponibili e delle opportunità formative. Per Giuliani, il corso pubblico lucano deve invece essere reso più solido, competitivo e attrattivo, anche per richiamare studenti provenienti da altre regioni. Il consigliere esclude che la sua posizione possa essere interpretata come una contrapposizione territoriale tra i due capoluoghi. «Non è una contrapposizione tra Potenza e Matera e sarebbe sbagliato ridurre la questione a un confronto tra territori. Il punto è un altro: quale modello universitario vuole costruire la Regione Basilicata?», osserva l’esponente di Potenza Ritorna. L’obiettivo di contrastare la partenza dei giovani e attirare nuove presenze, aggiunge, dovrebbe essere perseguito indirizzando prioritariamente le risorse e l’impegno delle istituzioni verso il potenziamento dell’università pubblica. Giuliani sollecita inoltre la Regione a garantire la massima trasparenza sugli accordi raggiunti e sulle eventuali risorse, dirette o indi-

rette, destinate al progetto della Link Campus University. L’investimento annunciato per le sedi, i laboratori e le dotazioni dovrebbe essere interamente privato, ma per il consigliere occorre chiarire quale sarà l’impegno pubblico collegato alle attività didattiche e sanitarie. Tra gli aspetti sui quali viene chiesto un approfondimento figurano i rapporti che saranno instaurati con il Servizio sanitario regionale e le possibili conseguenze sulle strutture cliniche e sul personale. La disponibilità di professionisti e spazi adeguati rappresenta infatti un elemento essenziale per garantire la qualità delle attività formative e dei tirocini. «In una regione che perde residenti e giovani, la priorità dovrebbe essere investire sull’Unibas, incentivare le iscrizioni, potenziare il corso di Medicina a Potenza e costruire intorno all’università pubblica un sistema capace di attrarre studenti e competenze anche da fuori regione», sostiene Giuliani. La creazione di un’altra offerta formativa, avverte il consigliere, non produce automaticamente sviluppo. Prima di sostenere il secondo

corso di Medicina, la Regione dovrebbe quindi spiegare quale beneficio concreto potrà assicurare al sistema universitario e sanitario lucano. «Deve dimostrare quale valore aggiunto porterà il progetto e, soprattutto, illustrare la propria strategia per rafforzare l’università pubblica della Basilicata», conclude Giuliani.


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Il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Piergiorgio Quarto: «Assunzioni e nuovi corsi rafforzano il sistema lucano»

Sanità lucana, ecco 263 infermieri e a Matera nuovi corsi universitari MATERA. Cinquecento infermieri coinvolti in un corso-concorso, 263 assunzioni programmate nelle Case della Comunità e due nuovi percorsi universitari destinati a formare medici e fisioterapisti. Sono gli interventi richiamati da Piergiorgio Quarto, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, nel tracciare il quadro degli investimenti avviati in Basilicata nei settori della sanità territoriale, della formazione e dell’occupazione qualificata. Quarto ha partecipato ieri mattina a Matera all’inaugurazione del percorso formativo per gli infermieri di famiglia o di comunità. «La Basilicata compie un ulteriore e significativo passo avanti nel rafforzamento della sanità territoriale, nella formazione e nella creazione di nuova occupazione qualificata», ha dichiarato. Al termine delle lezioni e delle prove previste, il corso-concorso porterà all’ingresso di 263 professionisti nelle Case della Comu-

nità. Gli infermieri saranno chiamati a garantire un’assistenza più vicina ai cittadini e a rappresentare un riferimento stabile soprattutto per le persone fragili, le famiglie e quanti risiedono nelle aree periferiche. «È la dimostrazione concreta che la riorganizzazione della sanità lucana non riguarda soltanto strutture e tecnologie, ma investe prima di tutto sul-

le competenze e sul capitale umano», ha sottolineato Quarto. Al potenziamento degli organici si affiancherà l’avvio a Matera, dall’anno accademico 2026-2027, dei corsi di laurea della Link University in Medicina e Chirurgia, con 80 posti disponibili, e in Fisioterapia, con altri 75 posti. L’investimento sarà privato, ma il progetto opererà in col-

legamento con il sistema sanitario pubblico attraverso una convenzione con l’Asm. L’accordo permetterà agli studenti di svolgere tirocini e attività cliniche nelle strutture sanitarie materane. Secondo il coordinatore regionale di Fdi, il nuovo polo potrà contribuire a formare i professionisti necessari al territorio, ma anche attrarre studenti, docenti e ricercatori. L’iniziativa, inoltre, potrebbe produrre ricadute sull’economia e sulla vita sociale della città, offrendo ai giovani nuove opportunità per restare in Basilicata, rientrare dopo un’esperienza fuori regione oppure scegliere il territorio lucano per il proprio percorso di studi e professionale. «Dietro questa scelta c’è una visione complessiva della sanità lucana, capace di tenere insieme assistenza ospedaliera, medicina territoriale, formazione, ricerca e occupazione», ha spiegato Quarto. Da un lato, ha aggiunto, ci sono infermieri che potranno en-

trare rapidamente in servizio; dall’altro, la preparazione dei medici e degli specialisti della riabilitazione dei prossimi anni. Gli interventi, per l’esponente di Fratelli d’Italia, rientrano nella strategia regionale per la costruzione della rete della medicina di prossimità, l’attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità, il rafforzamento degli organici e lo sviluppo della telemedicina. A questi obiettivi si aggiunge il potenziamento tecnologico e infrastrutturale degli ospedali e dei presìdi lucani, dall’Aor San Carlo di Potenza al Madonna delle Grazie di Matera, fino all’Irccs Crob di Rionero in Vulture. Quarto ha infine riconosciuto il lavoro della Giunta regionale e dell’assessore alla Salute, Cosimo Latronico. «La direzione è chiara: più professionisti, servizi più vicini ai cittadini, maggiore capacità di cura e nuove opportunità per i giovani. È così che si costruisce una Basilicata più forte, competitiva e ca-

Il segretario Verrastro: «Utilizzare tutte le risorse disponibili per coprire i posti vacanti. Priorità a Oss, infermieri, tecnici e ostetriche»

Sanità, la Uil Fp chiede assunzioni immediate

POTENZA. Utilizzare fino in fondo le risorse disponibili e avviare immediatamente le assunzioni necessarie nelle strutture sanitarie lucane. È la richiesta avanzata dalla Uil Fp Basilicata dopo che la Regione, con la Dgr 568 dell’11 settembre, ha fissato i limiti di spesa per il personale del Servizio sanitario regionale relativi al 2025. Il provvedimento assegna alle aziende sanitarie un incremento complessivo di un milione e 782.182 euro rispetto all’anno precedente. Le risorse sono state ripartite tra Asp, Asm, Aor San Carlo e Irccs Crob. Una disponibilità aggiuntiva che il sindacato considera insufficiente rispetto alle effettive necessità del sistema e inferiore alla metà dell’aumento registrato nel 2024. La somma stanziata risente dei meccanismi utilizzati per determinare i tetti di spesa, legati alla consistenza del Fondo sanitario e ai parametri stabiliti dalla normativa. Secondo il segretario generale regionale della Uil Fp, Giuseppe Verrastro, le aziende devono tuttavia impiegare tutti i

margini disponibili, indirizzandoli verso i servizi nei quali si registrano le carenze più gravi. «Non possiamo continuare a parlare di mancanza di personale senza mettere in campo, laddove esistono graduatorie e fabbisogni già individuati, tutte le procedure necessarie per procedere alle assunzioni», afferma Verrastro. Una particolare attenzione viene rivolta agli operatori sociosanitari, le cui graduatorie si avvicinano alla scadenza e che rappresentano figure indispensabili nelle strutture sanitarie e sociosanitarie. Il sindacato richiama anche la carenza di infermieri e di personale tecnico di laboratorio e radiologia, una situazione che continua a creare difficoltà nella programmazione dei turni e nell’organizzazione dei servizi. Per il personale ostetrico viene invece chiesto di ricorrere, quando necessario, anche ai contratti a tempo determinato, così da affrontare le emergenze e assicurare la continuità dell’assistenza. La Uil Fp sollecita quindi Asp, Asm, Aor San Carlo e Irccs Crob

a verificare, per ogni profilo professionale, la possibilità di coprire i posti vacanti attraverso lo scorrimento delle graduatorie ancora valide, le procedure di mobilità e l’avvio di nuovi percorsi di reclutamento. «Non è più il tempo di rinviare. Ogni posto coperto significa un turno meglio organizzato, maggiore sicurezza per gli operatori e, soprattutto, un servizio migliore per i cittadini», sottolinea Verrastro. Il sindacato annuncia che vigilerà affinché le somme assegnate non rimangano inutilizzate e vengano tradotte in una maggiore presenza di lavoratori nei reparti e nei servizi. Parallelamente chiede l’apertura di un confronto sul tetto di spesa per il personale relativo al 2026, auspicando un aumento significativo delle disponibilità e uno stanziamento da parte del Governo nazionale di fondi adeguati ai reali fabbisogni del Servizio sanitario nazionale. «La sanità non può essere considerata soltanto attraverso numeri, tetti e vincoli di bilancio. Il personale è il motore del servizio», osserva il segretario. La ca-

renza di medici, infermieri, Oss, ostetriche, tecnici e amministrativi determina infatti carichi di lavoro più pesanti per gli operatori e rischia di compromettere il diritto alla salute dei cittadini lucani. «Continueremo a chiedere alla Regione e alle aziende scelte coraggiose, assunzioni e investimenti. La sanità si programma, ma soprattutto si fa con le persone. Senza personale la sanità si ferma», conclude Verrastro.


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Al via il progetto del Comune per rendere più sicuri gli attraversamenti davanti alle scuole della città

Potenza, debutta il Nonno Vigile In strada i primi dieci volontari

__Alcuni momenti dell’iniziativa

POTENZA. È partito ieri dalla sede di via Cirillo della scuola “Leopardi”, il progetto promosso dall’Amministrazione comunale di Potenza “Nonno Vigile”. Dieci volontari pronti a scendere in strada per garantire maggiore sicurezza ai bambini negli attraversamenti pedonali. Un nuovo volto della sicurezza insomma, fatto di esperienza, disponibilità e spirito di comunità. A loro è stato affidato un compito preciso: vigilare, accompagnare e contribuire a rendere più sicuro il percorso dei bambini verso la scuola, senza mai sostituirsi agli agenti della Polizia Locale. «Abbiamo curato questa iniziativa e siamo al lavoro da diversi mesi – ha spiegato la comandante della Polizia Locale di Potenza, Maria Santoro – perché ci tenevamo tanto a dare un’immagine di grande solidarietà di questa città e di sussidiarietà orizzontale». Il progetto nasce infatti dalla volontà di trasformare l’esperienza degli anziani in una risorsa per la comunità. «I nostri nonni vigili – ha aggiunto Santoro – sono persone anziane che forse per un attimo hanno pensato di aver dato tutto alla comunità. Beh, ancora non ci siamo, devono ancora essere con noi, insieme, per accompagnare i nostri figli a diventare i cittadini del domani». Il loro contributo sarà soprattutto quello della presenza e della vigilanza. I volontari saranno impegnati nei pressi delle scuo-

le e degli attraversamenti pedonali, aiutando i bambini a muoversi in sicurezza. Un ruolo che, secondo il comandante, valorizza anche la figura dell’anziano come punto di riferimento. «Il nonno per la nostra comunità è un presidio importante, è un riferimento. Sfruttiamo questo riferimento anche per la strada», ha sottolineato Santoro, evidenziando come la presenza dei volontari permetterà agli agenti della Polizia Locale di concentrare maggiormente la propria attività sugli incroci e sugli altri punti della città che necessitano di attenzione. Fondamentale, però, la distinzione dei ruoli. «Devono sapere che le attività di Polizia Stradale restano una prerogativa delle forze di Polizia. Loro ci devono aiutare a vigilare che i bambini attraversino in piena sicurezza». I volontari sono stati formati direttamente dalla comandante Santoro, insieme al gruppo di Protezione civile e ai suoi collaboratori. Per poter svolgere il servizio era necessario possedere determinati requisiti, anche sotto il profilo psichico e fisico, oltre a non avere precedenti o situazioni che potessero compromettere l’attività dal punto di vista etico. Richiesta anche la residenza in città, così da garantire una presenza facilmente reperibile sul territorio. Le prime scuole interessate dal progetto saranno la Domenico Savio, nelle sedi di via Di Giura e via Perugia, la scuola di via Lazio, la Busciolano, il Tor-

raca-Milani e l’istituto di via Cirillo. A salutare l’avvio dell’iniziativa anche il sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, che ha legato il debutto del Nonno Vigile all’apertura del nuovo anno scolastico. «Prima di tutto buon anno scolastico a tutti i professori, i presidi e ai tanti ragazzi che iniziano. – ha detto il sindaco – Diamo il via all’iniziativa Nonno Vigile. Siamo riusciti a raggiungere questo risultato che stavamo rincorrendo da un po’, perché eravamo alla ricerca di nonni affinché potessero aiutare i loro nipoti, i nostri figli, ad arrivare in sicurezza a scuola». Il Comune ha pubblicato un bando e raccolto le adesioni, arrivando alla prima squadra di volontari. Ieri la consegna delle prime calottine ha segnato ufficialmente l’avvio del servizio. Per Telesca, il Nonno Vigile rappresenta però qualcosa che va oltre la semplice sicurezza stradale: «Non è soltanto un servizio, ma è anche integrazione, è anche rendersi parte di una comunità». Tra i protagonisti della giornata anche Antonio Lopez, uno dei nuovi Nonni Vigili. Per lui la scelta di partecipare è stata quasi naturale. «La città ha chiamato ed io ho risposto. È un’iniziativa bellissima. Ho aderito immediatamente, mi piace dare una mano». Lopez porta con sé una lunga esperienza nel volontariato, con oltre quindici anni nella Croce Rossa. C’è però anche un auspi-

cio per il futuro: «La città è grande, i nonni sono tanti, qui ne siamo solo 10. Non fa niente, iniziamo con 10 e poi chissà. È un’iniziativa bellissima, perché non farla?». Il progetto trova una particolare sintonia anche con il quartiere, dove l’avvio dell’anno scolastico è stato accompagnato da musica, festa e momenti di aggregazione. L’assessore all’Istruzione Federica D’Andrea ha sottolineato proprio il valore della comunità che si stringe attorno ai bambini. Per D’Andrea, il Nonno Vigile si inserisce perfettamente in questa idea di città accogliente e partecipata: «Abbiamo avviato il progetto Nonno Vigile, e ringrazio le tante persone che si sono messe a disposizione per garantire sicurezza, tranquillità e luoghi sempre più accoglienti nella nostra città». A fare da cornice alla prima giornata è stato il quartiere Rione Lucania, dove il comitato di quartiere ha organizzato un momento di festa per accogliere i ra-

gazzi al loro ritorno sui banchi. «I ragazzini sono il nostro futuro, il nostro avvenire e su di loro si deve investire», ha spiegato il presidente del Comitato di quartiere di Rione Lucania, Orazio Colangelo, ricordando uno dei motti dell’associazione: «Ama il tuo quartiere». Colangelo ha inoltre ricordato come l’idea del Nonno Vigile sia nata da una proposta portata in Consiglio comunale dalla consigliera Claudia Marone, poi condivisa e trasformata in realtà dall’amministrazione. «Sono persone che vivono il quartiere in maniera forte e lo si vede, lo amano e contribuiranno in questa maniera a dare un senso di disciplina ai ragazzini del nostro quartiere e non solo», ha concluso. Il Nonno Vigile metterà a disposizione della città il tempo, l’esperienza e la voglia di fare di chi, nonostante l’età, continua a sentirsi parte attiva della comunità. R.M.


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«I cittadini hanno il diritto di sapere perché il servizio si sia arrestato e come si intenda ripristinarlo immediatamente»

Emergenza rifiuti ad Avigliano, le Opposizioni: «Inaccettabile» «L

a gestione dei rifiuti nel comune di Avigliano ha raggiunto un livello di criticità non più tollerabile». Lo dichiarano Angelo Summa, Vitina Claps e Nicola De Carlo del Gruppo consiliare “Impegno comune per Avigliano”. «Da diverse settimane - proseguono - il servizio di raccolta differenziata è di fatto paralizzato e spesso non viene effettuata la raccolta dei rifiuti. Una situazione inaccettabile, specie a fronte del regolare pagamento delle bollette TARI da parte della cittadinanza, che continua a finanziare un servizio fondamentale attualmente deficitario. Di fronte all'inazione della società incaricata della gestione dei rifiuti, sarà inoltrata una segna-

lazione urgente all'ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) e alla Prefettura, ciascuna per le proprie competenze:Si chiedono con urgenza chiarimenti trasparenti alla società di gestione e all'amministrazione comunale: i cittadini hanno il diritto di sapere perché il servizio si sia arrestato e come si intenda ripristinarlo immediatamente. Non è ammissibile che l'incapacità gestionale o l’inadempienza amministrativa vengano scaricati sulle tasche e sulla salute dei contribuenti. Le opposizioni si riservano di intraprendere ogni opportuna azione nelle sedi competenti, inclusa la richiesta di sgravi fiscali e risarcimenti per il disservizio subito».

L’uomo viaggiava insieme ad altri motociclisti; lascia la compagna, i genitori e un fratello DOMANI LA RIUNIONE DEL COMITATO PROVINCIALE

A Sant’Angelo Le Fratte i funerali A Potenza incontro su sicurezza di Salvatore, morto in moto a Pertosa urbana e videosorveglianza

S

alvatore De Vita, aveva 51 anni, ed è l’ennesima vittima d’incidente motociclistico, di questa coda d‘estate, che nei mesi scorsi ha lasciato una scia di sangue sulle strade d'Italia. Ieri pomeriggio i funerali, nella Chiesa Madre di Sant’Angelo Le Fratte, risiedendo tra questo comune e Brienza. Il tragico incidente stradale è avvenuto nel Salernitano, lungo la Ss 19, nelle vicinanze delle Grotte di Pertosa. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli investigatori, l’uomo avrebbe perso il controllo della moto finendo sul-

l’asfalto. Non verrebbe esclusa l’ipotesi che, prima della caduta, il mezzo possa essere andato a impattare contro le barriere di sicurezza, o addirittura contro una abitazione. Anche per questo, sulla dinamica sono in corso gli accertamenti ed i rilievi dei Carabinieri della stazione di Auletta e della Compagnia di Sala Consilina, che hanno informato il magistrato di turno. Tra le ipotesi, anche quella di un guasto meccanico alla moto. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che però non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo.

Tutti lo conoscevano in zona. Chiamato affettuosamente “Sasà”, oggi non resta che il dolore e il tormento per una tragedia così drammatica. Anche nel salernitano era molto conosciuto, soprattutto per la sua attività lavorativa. La sua passione, erano le due ruote, con cui si spostava ovunque, conoscendo bene piste e strade. Al momento dell’incidente, l’uomo viaggiava proprio insieme ad altri motociclisti, tutti ancora increduli e travolti nel dolore per quanto accaduto. Salvatore De Vita lascia la compagna, i genitori e un fratello, attorniati da tanti amici, compagni di viaggio, compaesani e familiari, che hanno partecipato alle esequie e si sono stretti intorno alla famiglia. In occasione dei funerali, proprio per consentire a tutti di partecipare e, al tempo stesso, garantire la sicurezza della viabilità, in previsione della forte partecipazione alle esequie, è stata invitata la cittadinanza a limitare, ove possibile, l’utilizzo dell’automobile per raggiungere Via Roma e Largo Europa. Oggi resta il ricordo di un uomo stimato e benvoluto da tanti, in una memoria che unisce due regioni, Basilicata e Campania. EMANUELA CALABRESE

«P

er rafforzare le azioni di prevenzione e di contrasto alle forme di illegalità presenti nel nostro territorio è fondamentale la realizzazione di sistemi efficienti di videosorveglianza. In questa direzione, il Ministero dell’Interno riserva annualmente importanti risorse finanziarie in favore di quei Comuni che candidano progettualità coerenti con gli indirizzi ministeriali» .Con queste parole, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro ha preannunciato la prossima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che presiederà domani alle ore 10,30, per valutare i progetti di videosorveglianza presentati da 31 Comuni della provincia di Potenza candidati all’ammissione a finanziamenti ministeriali. Al Comitato parteciperanno, oltre al Presidente della Provincia di Potenza, al Sindaco di Potenza ed ai vertici provinciali delle Forze di Polizia, il Direttore della Zona Telecomunicazioni “Puglia - Basilicata” della Polizia di Stato e, in videoconferenza, i 31 Sindaci interessati (Abriola, Acerenza, Atella, Avigliano, Balvano, Banzi, Barile, Castelsaraceno, Castronuovo di Sant’Andrea, Corleto Perticara, Episcopia, Filiano, Forenza, Francavilla in Sinni, Lauria, Marsicovetere, Maschito, Moliterno, Pietragalla, Pignola, Ripacandida, Roccanova, Ruvo del Monte, San Chirico Nuovo, San Fele, Sant’Angelo le Fratte, Sasso di Castalda, Savoia di Lucania, Senise, Trecchina e Venosa).


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Le ricerche dei Carabinieri si concludono a Tolve al termine dell’inseguimento, recuperati circa 200 grammi d’oro

Oppido Lucano, truffa del falso carabiniere Due giovani arrestati dopo 14 km di fuga

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finita con due arresti e un inseguimento lungo circa 14 chilometri la truffa del “falso carabiniere” messa a segno ai danni di una coppia di ottantenni residenti a Oppido Lucano. I fatti sono avvenuti lo scorso 10 settembre, quando i Carabinieri della Stazione di Oppido Lucano, con il supporto dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Acerenza, hanno arrestato in flagranza due giovani campani, uno dei quali minorenne.I due sono accusati, a vario titolo, di rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale. L’indagine è partita dalla denuncia di una coppia di anziani, contattata telefonicamente da una persona che si era presentata falsamen-

te come maresciallo dei Carabinieri. L’uomo aveva riferito della necessità di effettuare urgenti verifiche in relazione a una presunta rapina avvenuta a Potenza, riuscendo così a convincere i due coniugi a raccogliere gioielli e preziosi custoditi nell’abitazione.Poco dopo, uno dei giovani si è presentato alla porta di casa, facendosi consegnare monili in oro per un peso complessivo di circa 200 grammi. Gli anziani, però, si sono accorti rapidamente di essere stati raggirati e hanno contattato la vera Stazione dei Carabinieri di Oppido Lucano.È quindi scattata la ricerca dei responsabili. Una pattuglia della Radiomobile ha individuato lungo la strada statale 169 l’auto sulla quale

viaggiavano i due giovani. Alla vista dei militari, il conducente non si è fermato e ha dato vita a una fuga ad alta velocità, proseguita lungo la strada provinciale 123 per circa 14 chilometri. Durante l’inseguimento non sono mancate manovre pericolose che avrebbero messo a rischio gli altri automobilisti.La fuga si è conclusa nel centro abitato di Tolve, dove i Carabinieri sono riusciti a bloccare l’autovettura e i suoi due occupanti. La successiva perquisizione ha consentito di recuperare l’intero bottino, poi restituito ai legittimi proprietari.Dopo le formalità di rito e su disposizione delle Procure della Repubblica presso il Tribunale di Potenza e per i Minorenni della Basilica-

ta, il maggiorenne è stato trasferito nella Casa circondariale di Potenza, mentre il minorenne è stato accompagnato nell’Istituto penale per i minorenni del capoluogo.I successivi provvedimenti dei Gip competenti hanno convalidato gli arresti, disponendo per il maggiorenne la cu-

stodia cautelare in carcere e per il minorenne gli arresti domiciliari.Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Per entrambi gli indagati vale, pertanto, il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

L’omaggio a un imprenditore che ha legato crescita aziendale, occupazione e responsabilità verso la comunità locale

Balvano, una scalinata per Michele Ferrero Bardi: «Un esempio per il nostro territorio»

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na scalinata per ricordare Michele Ferrero e il legame profondo costruito dall’imprenditore piemontese con la comunità di Balvano. Si è tenuta questa mattina la cerimonia ufficiale di intitolazione, alla quale ha partecipato anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che ha ripercorso il rapporto tra Ferrero e il territorio lucano, nato all’indomani del terremoto del 1980.«Il rapporto tra Michele Ferrero e Balvano nasce nel momento più doloroso della nostra storia, subito dopo il devastante terremoto del 1980. Di fronte alle macerie e alla disperazione – ha detto Bardi – Ferrero comprese che la risposta più forte e duratura non poteva essere soltanto l’assistenza, ma la creazione di lavoro, dignità e futuro». Una scelta che, secondo il presidente della Regione, «ha contribuito in maniera determinante alla rinascita di un’intera comunità, trasformando la tragedia in speranza».Nel corso del suo intervento, Bardi ha sottolineato anche il valore sociale dell’attività imprenditoriale di Ferrero, indicandolo come esempio di un

modo di fare impresa capace di guardare oltre la dimensione economica. «Michele Ferrero ha dimostrato nei fatti che fare impresa significa prima di tutto assumersi una responsabilità verso le persone e i territori», ha affermato il presidente, evidenziando come abbia saputo «legare il successo aziendale al benessere sociale dei lavoratori e della comunità locale, anticipando di decenni una visione moderna e profondamente umana del fare impresa».Un modello che Bardi ha

collegato anche alla necessità di contrastare lo spopolamento delle aree interne. «Portare un grande investimento industriale a Balvano ha significato dare alle persone la possibilità reale di restare nella propria terra, senza dover rinunciare al lavoro e al proprio domani», ha spiegato. Da qui il riferimento alla situazione attuale della Basilicata e del Mezzogiorno: «Le nostre aree interne non chiedono assistenzialismo, ma condizioni concrete per poter costruire in autonomia il pro-

prio futuro».Nel corso degli anni, ha ricordato Bardi, quello che era nato come un gesto di solidarietà si è trasformato in una realtà industriale di rilievo. «Quello che era nato come un forte gesto di solidarietà si è trasformato negli anni in un’eccellenza industriale straordinaria». Il presidente ha quindi evidenziato il ruolo assunto oggi dallo stabilimento di Balvano, «un sito produttivo strategico a livello globale, capace di ospitare linee produttive innovative destinate ai mercati internazionali».Per Bardi, la storia dello stabilimento rappresenta la dimostrazione concreta che sviluppo industriale e radicamento territoriale possono procedere insieme. «È la prova vivente che radicamento sul territorio, innovazione tecnologica e competitività globale possono non solo coesistere, ma crescere e rafforzarsi insieme».La cerimonia ha così assunto un significato che va oltre la semplice intitolazione della scalinata. Nel ricordare Ferrero, Bardi ha sottolineato il valore di una figura che ha segnato la storia di Balvano e un’intera epoca del fare impresa.


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Matera

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MATERA Al via le interlocuzioni per rafforzare i numeri in Consiglio. Resta da sciogliere il nodo della Giunta e della rappresentanza di Fn

Prove di una nuova maggioranza: Nicoletti tratta con le opposizioni

MATERA. Entrano in una fase decisiva le trattative politiche a Matera per ridefinire gli equilibri della maggioranza che sostiene il sindaco di centrodestra Antonio Nicoletti. Secondo quanto riferito all’Ansa,

il primo cittadino è impegnato in queste ore in una serie di incontri con rappresentanti di diverse forze di opposizione, con l’obiettivo di capire se esistano le condizioni per ampliare la base politica dell’amministrazione comunale.

L’ipotesi di una maggioranza più larga sarebbe stata discussa anche venerdì scorso, sempre a Matera, durante un confronto tra le segreterie regionali di alcune forze del centrodestra. L’obiettivo sarebbe quello di consolidare i numeri a sostegno dell’amministrazione e ricomporre gli equilibri politici dopo le tensioni emerse nelle ultime settimane. Tra i nodi ancora da sciogliere c’è anche quello della Giunta. Sul tavolo resta infatti la possibilità di procedere a un azzeramento dell’esecutivo, una soluzione sollecitata sia da una parte degli attuali alleati del sindaco sia dalle forze di opposizione. Nicoletti starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi all’interno di una più ampia revisione degli assetti politici e amministrativi. Il sindaco, tuttavia, avrebbe già individuato alcune figure dell’attuale Giunta che ritiene fondamentali per garantire continuità all’azione amministrativa. L’intenzione sarebbe quindi quella di confermarle anche nel caso in cui si arrivasse alla formazione di un

nuovo esecutivo. Rimane ancora sospesa, invece, la questione relativa ai consiglieri Marco Bigherati e Francesco Lisurici. Entrambi fanno parte del Gruppo Misto e hanno aderito a Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci. I due consiglieri chiedono che la propria componente politica venga coinvolta nelle trattative per la nuova maggioranza, al pari delle altre forze della coalizione, e rivendicano anche una presenza all’interno della Giunta. Su questo punto, però, le segreterie regionali dei partiti del centrodestra non sembrerebbero, almeno per ora, intenzionate ad accogliere la richiesta. Il confronto politico è destinato dunque a proseguire nelle prossime ore. Nicoletti dovrà verificare quali forze politiche e quali consiglieri siano pronti a sostenere il nuovo assetto della maggioranza, mentre resta da definire contestualmente il destino dell’attuale Giunta e la composizione di un eventuale nuovo esecutivo.


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Matera e provincia

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Il Sindaco Di Sanzo a Cronache: «Una tragedia immensa e complessa, siamo stati lasciati soli rispetto al problema cinghiali»

La comunità di Montalbano si stringe intorno alla famiglia di Vincenzo D’Orsi

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DI EMANUELA CALABRESE

bbiamo pregato e sperato affinché l'incidente accaduto nelle campagne montalbanesi avesse uno sviluppo diverso ma purtroppo Vincenzo non è sopravvissuto. Siamo rimasti tutti attoniti e sgomenti ma dobbiamo avere la capacità di stringerci intorno a questa famiglia pervasa da un dolore nemmeno immaginabile per la sua immensità e complessità». Sono queste le parole del Sindaco di Montalbano Jonico, Giuseppe Di Sanzo, alla notizia della morte del concittadino Vincenzo D'Orsi, 37anni, spentosi prematuramente e tragicamente, dopo essere stato raggiunto, per errore, da un colpo di fucile esploso dal fratello. Il dramma si è consumato nel weekend a Montalbano Jonico, nel Materano, dove i due fratelli erano intenti in un lavoro nei campi, cercando di allontanare dei cinghiali dai loro terreni. AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI LA DINAMICA DELL’ACCADUTO Stando alle prime ricostruzioni dei fatti, l’inci-

dente sarebbe accaduto proprio in uno dei campi di proprietà della famiglia, un frutteto, dove il 37enne si era recato a causa della presenza di alcuni ungulati. Il fratello, presente sul posto, avrebbe dunque esploso alcuni colpi di fucile sperando di allontanare gli ungulati. Qui la tragedia. Uno dei colpi avrebbe colpito Vincenzo, nonostante si trovasse ad una lunga distanza, ma il proiettile gli avrebbe procurato gravi ferite al capo. Nonostante l’allarme sia stato immediatamente lanciato, ed i soccorritori siano giunti nella zona rurale in brevissimo tempo, le condizioni del 37enne sono apparse da subito drammatiche. Da qui il trasferimento d’urgenza in elisoccorso verso l’Ospedale del capoluogo potentino, dove in codice rosso sarebbe stato sottoposto a un delicato e complesso intervento di neurochirurgia, e poi il ricovero nel reparto di Rianimazione. Sabato sera il triste, drammatico epilogo, con il decesso del giovane. Sulla tragedia indagano i Carabinieri, coordinati dalla Procura di Matera, che ha disposto sia il sequestro delle armi, per ricostruire

la balistica di quanto accaduto, sia il sequestro della salma e gli accertamenti medico-legali che aiuteranno a ricostruire un quadro più preciso e dettagliato di quanto accaduto. IL DOLORE DELLA FAMIGLIA NEL CUORE DI OGNI ABITANTE DI MONTALBANO A Cronache il Sindaco Di Sanzo ha annunciato che «l’incontro riguardante il piano di riequilibrio finanziario del pre-dissesto, previsto per domenica è stato annullato. Tutta la comunità è sconvolta dall’accaduto, e si stringe intorno alla famiglia in questa dolorosa tragedia. Un nostro componente dell’Amministrazione ha rapporti molto stretti con questa famiglia, ma purtroppo la situazione è drammatica. Aleggia un sentimento di sgomento e di dolore su tutti. Io l’ho definita una tragedia inimmaginabile e complessa, per le modalità con cui è avvenuta». Intanto a Montalbano il Sindaco ha già annunciato il lutto cittadino per il giorno in cui verranno celebrate le esequie. DI SANZO: «SIAMO STATI LASCIATI SOLI, QUELLO DEI

CINGHIALI È UN PROBLEMA CHE VA AVANTI DA ANNI» E a proposito della dinamica dell’incidente, come dicevamo poc’anzi, avvenuto probabilmente cercando di allontanare dei cinghiali dai terreni di proprietà della famiglia, il Primo cittadino aggiunge: «Siamo stati lasciati soli, da parte del Governo e della Regione. Quello degli ungulati è un problema che va avanti da anni, e che anzi, anno dopo anno si aggrava, perché il loro numero aumenta esponenzialmente», causando danni alle colture, incidenti stradali e anche malattie come la Peste Suina Africana. La Regione Basilicata ha stimato la presenza di circa 88.600 cinghiali sul territorio regio-

nale, affrontando l'emergenza con un piano di riduzione straordinario e il nuovo Calendario Venatorio Basilicata 2026/2027. Il periodo di caccia al cinghiale è consentito dal 1° ottobre 2026 al 31 gennaio 2027. Il piano di contenimento, avviato dalla Regione, punta a ridurre progressivamente la popolazione dei cinghiali fino a circa 15.200 capi, attraverso una diminuzione del 30% annuo. Nei primi nove mesi di attività sono stati abbattuti circa 6.000 cinghiali, con all’impegno di oltre 1.700 cacciatori inseriti nella filiera operativa, con una crescita costante dei conferimenti che tra aprile e giugno ha registrato un incremento vicino al 50%.

Quattro dei nuovi arrivati sono stati assegnati al Commissariato di P.S. della città di Policoro

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A Matera 14 nuovi agenti e assistenti per la Polizia di Stato eri mattina, il Questore della provincia di Matera Davide Della Cioppa ha dato il benvenuto a 14 agenti e assistenti della Polizia di Stato, assegnati per trasferimento da altre sedi dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno alla Questura di Matera. Quattro dei nuovi arrivati sono stati assegnati al Commissariato di P.S. di Policoro, gli altri andranno a rafforzare i ranghi dei vari uffici della Questura. A loro vanno gli auguri di buon lavoro al servizio della comunità dal Questore Della Cioppa, dai Funzionari e dai colleghi tutti della Polizia di Stato di Matera. Un rinforzo atteso che consentirà di potenziare i servizi di controllo del territorio, prevenzione e contrasto alla criminalità, oltre alle attività di polizia amministrativa e di ordine pubblico.


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Grande partecipazione nell'auditorium per la presentazione del volume sull'intellettuale torinese. Il direttore Tartaglia: «Riflessione utile contro i rigurgiti del passato»

Melfi ricorda Gobetti, il libro di Carioti apre gli incontri della Fondazione Nitti L

a presentazione del libro «Attualità di Gobetti» (Passigli editore, 2026) di Antonio Carioti, evento inaugurale del ciclo «Tra liberalismo e democrazia», organizzato da Associazione e Fondazione Nitti con il patrocinio del comune di Melfi e il contributo del ristorante «Sole di Mezzanotte», è stata molto interessante e partecipata.Introducendo l’incontro, tenutosi nell’auditorium del centro culturale Nitti, Gianluca Tartaglia, direttore dell’Associazione dedicata allo statista melfitano, ha sottolineato la bontà del progetto culturale che «attraverso la presentazione di tre libri, di recente pubblicazione, su Piero Gobetti, Eugenio Colorni e Francesco Saverio Nitti non solo vuole far conoscere il loro pensiero e scoprirne l’attualità, ma anche offrire l’occasione per una riflessione comune su tre figure illuminate della prima metà del Novecento. Approfondimenti utili soprattutto in un momento storico e politico nel quale movimenti, europei e nazionali, che si rifanno ad un passato buio e retrogrado stanno, pericolosamente, affermandosi».Il presidente del Consiglio comunale di Melfi Vincenzo Destino, portando il saluto della città, ha affermato come «Gobetti fu un giovane intellettuale capace di trasformare la cultura in impegno politico e civile. Nella sua idea di “rivoluzione liberale” vedeva nella libertà una conquista fondata sulla partecipazione e sulla re-

sponsabilità. La sua opposizione al fascismo fu una scelta coerente con una concezione alta e intransigente della libertà. A cento anni dalla sua morte, Gobetti resta un riferimento per chi crede nella politica come strumento di rinnovamento della società».Il compito, svolto magistralmente, di animare il dialogo con l’autore è stato affidato a Giovanni Vetritto, segretario del Comitato scientifico di Fondazione Nitti, secondo il quale «il libro di Antonio Carioti fotografa l'attualità del pensiero di Piero Gobetti. Nel centenario della morte tanti dei suoi giudizi e delle sue battaglie si adattano ai vizi e ai limiti della lotta politica nel nostro paese. Conflitto, rifiuto del provincialismo e del corporativismo, del personalismo e della vuota retorica paiono scritti per l'oggi e Carioti lo dimostra con lucidità».Nel corso dell’incontro, l’autore del libro ha illustrato la straordinaria figura e il pensiero dell’intellettuale piemontese oltre che la sua attualità. «Piero Gobetti, morto cento anni fa in esilio a Parigi, non fece in tempo a compiere 25 anni – sostiene Antonio Carioti –. Ma nella sua breve vita creò tre riviste, pubblicò come editore più di cento libri, scrisse un importante saggio sulla lotta politica in Italia. Soprattutto fu un fiero oppositore del fascismo, nel quale vedeva l’espressione dei peggiori difetti accumulati nella storia d’Italia: conformismo, vuota retorica, cortigianeria, cul-

to dell’uomo forte a cui delegare ogni scelta. Gobetti pagò il suo antifascismo con arresti, persecuzioni, un feroce pestaggio che ne minò la salute. La sua fede nella libertà, nella competizione aperta tra le idee e le forze politiche, nell’economia di mercato, nell’emancipazione del lavoro resta per molti versi attuale anche nell’Italia di oggi».Prossimo appuntamento: 26 settembre, ore 17:30, presentazione del libro «Eugenio Colorni» di Massimiliano Coccia, giornalista e scrittore, che dialogherà con Donato Verrastro, docente di Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Basilicata.

Dal 18 al 30 settembre l'esposizione nazionale per gli ottant'anni del partito. Interverranno Zecchino, Molinari e Lamorte

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La mostra sulla storia della Dc al Convento Madonna delle Grazie

enosa sarà protagonista di un significativo appuntamento culturale e storico di rilievo nazionale. Dal 18 al 30 settembre 2026, presso il Convento Madonna delle Grazie, in via Appia 70, la città accoglierà la mostra fotografica «DC. Storia di un Paese», dedicata ai cinquant’anni di vita della Democrazia Cristiana, dal 1942 al 1994.L’iniziativa si inserisce nel programma delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della nascita della Democrazia Cristiana ed è realizzata con il contributo della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Ministero della Cultura. Attraverso fotografie, documenti e testimonianze, l’esposizione ripercorrerà una stagione centrale della storia repubblicana italiana, offrendo alla comunità, alle associazioni e alle scuole un’occasione di conoscenza, approfondimento e riflessione civile.L’inaugurazione si terrà giovedì 18 settembre alle ore 17:00. Dopo il saluto di benvenuto dell’Assessora alla Cultura del Comune di Venosa, Ro-

sa Centrone, i lavori saranno introdotti dallo storico Ezio Lavorano e coordinati dalla giornalista Cinzia Grenci. Interverranno il Sindaco di Venosa Francesco Mollica, Monsignor Rocco Talucci, Vescovo emerito di Brindisi, la professoressa Pina Cervellino, gli onorevoli Pasquale Lamorte e Peppino Molinari. Le conclusioni saranno affidate al professor Ortensio Zecchino, Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’ottantesimo anniversario della nascita della Democrazia Cristiana.La presenza di relatori di così alto profilo conferisce all’iniziativa un valore ancora più significativo per Venosa, che si propone quale luogo di incontro, confronto e approfondimento su una pagina fondamentale della storia politica e democratica del Paese. Personalità provenienti dal mondo delle istituzioni, della cultura, della scuola e della ricerca offriranno alla comunità l’opportunità di ascoltare autorevoli testimonianze e riflessioni, rafforzando il prestigio dell’appuntamento e il ruolo

della città nella promozione di occasioni di crescita culturale e civile.«Accogliere a Venosa questa prestigiosa esposizione – dichiara l’Assessora alla cultura Rosa Centrone – significa riconoscere il valore della memoria come strumento di conoscenza e partecipazione civile. Sarà un’opportunità preziosa per rileggere una pagina importante della nostra storia nazionale e riflettere, attraverso immagini e testimonianze, sul cammino della democrazia italiana».«Ave-

re a Venosa una mostra di così alto valore storico e civile – aggiunge il Sindaco Francesco Mollica – è motivo di orgoglio per la nostra comunità. La storia della Democrazia Cristiana si intreccia profondamente con quella della Repubblica italiana, delle sue istituzioni e dei territori. Questa esposizione rappresenta un’occasione per custodire la memoria, favorire il confronto tra generazioni e ribadire il valore della partecipazione democratica come fondamento della vita

pubblica. Ringraziamo il Comitato Nazionale per aver scelto Venosa e quanti hanno reso possibile questo autorevole appuntamento culturale».Il Comune di Venosa invita cittadini, associazioni, istituzioni scolastiche e quanti vorranno partecipare a prendere parte all’inaugurazione e a visitare la mostra durante il periodo di apertura. La mostra sarà visitabile dal 18 al 30 settembre 2026 dalle 17:00 alle 19:00, presso il Convento Madonna delle Grazie sito in via Appia 70.


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Restare è una scelta. Ma prima bisogna costruirne le ragioni

Non chiedete ai giovani di restare, dategli un motivo O

DI FABRIZIO QUARATINO

gni tanto scopriamo che i giovani se ne vanno. La notizia ci sorprende regolarmente da circa trent’anni. Organizziamo un convegno. Invitiamo esperti. Prepariamo una slide con una freccia che punta verso il basso. Poi qualcuno pronuncia inevitabilmente la frase: “Dobbiamo convincere i nostri giovani a restare”. Ed è probabilmente in quel momento che cominciamo dalla domanda sbagliata. Perché un ragazzo di venticinque anni non deve essere convinto a restare. Non è un cliente che sta cambiando operatore telefonico. Deve poter scegliere. Può partire. Può tornare. Può restare. Può persino scoprire che la propria vita è altrove senza per questo dover chiedere scusa alla Basilicata. Il problema nasce quando la scelta smette di essere una scelta. Quando si parte non perché si desidera conoscere il mondo, ma perché qui non si trova il lavoro per il quale si è studiato. Quando si vorrebbe tornare, ma facendo due conti si scopre che l’amore per le radici è meraviglioso mentre il proprietario di casa, inspiegabilmente, continua a preferire l’euro. Quando restare significa ridimensionare sistematicamente le proprie aspettative. Allora la domanda non è più: “Perché ve ne andate?”. Diventa: “Che cosa abbiamo costruito perché valga la pena restare?” PARTIRE NON È UNA SCONFITTA Cominciamo da una piccola eresia. Partire è normale. Anzi, spesso fa bene. Si parte per studiare, lavorare, conoscere persone, imparare lingue, confrontarsi con ambienti diversi, innamorarsi, sbagliare città, cambiare mestiere, scopri-

re che il mondo è molto più grande del paese nel quale siamo nati. Una Basilicata dalla quale nessuno partisse non sarebbe necessariamente una regione felice. Potrebbe semplicemente essere una regione immobile. Per questo trovo sbagliata la retorica secondo cui ogni giovane che prende un treno rappresenterebbe automaticamente una sconfitta. La libertà comprende anche il diritto di andarsene. Il problema è un altro. Nel 2025 la Basilicata ha registrato il saldo migratorio interno più negativo tra le regioni italiane: meno 5,5 per mille. E il tasso di emigrazione verso il Centro-Nord è stato del 7,6 per mille. Non siamo quindi davanti alla curiosità di qualche ragazzo che vuole vedere Milano. Siamo davanti a un fenomeno strutturale. E la differenza è enorme. Una cosa è partire perché vuoi. Un’altra è partire perché, guardandoti intorno, hai concluso che devi. Il fallimento non è il giovane che se ne va. Il fallimento comincia quando chi vorrebbe restare non riesce a farlo e chi vorrebbe tornare non trova le condizioni per riuscirci. IL POSTO FISSO NELL’ANIMA Noi, naturalmente, possediamo un’arma formidabile. Le radici. Quando mancano le opportunità, tiriamo fuori le radici. Abbiamo paesaggi straordinari, borghi, storia, cultura, famiglia, relazioni, qualità

della vita, prodotti meravigliosi, montagne, mare e tramonti che altrove probabilmente richiederebbero il pagamento di un biglietto. Tutto vero. E tutto importante. Ma le radici hanno una caratteristica curiosa: funzionano magnificamente per gli alberi. Gli esseri umani hanno anche le gambe. E soprattutto hanno progetti, desideri, competenze, ambizioni, figli da crescere, bollette, affitti e mutui. Non c’è nulla di materialista nel dirlo. Significa rispettare abbastanza le persone da non chiedere loro di trasformare l’appartenenza in una forma di sacrificio. Un territorio non perde un giovane perché quello ama poco la propria terra. Lo perde quando l’amore per quella terra non basta più a sostenere un progetto di vita. Perché possiamo raccontare quanto vogliamo che in Basilicata si vive bene. Ma “vivere bene” non significa soltanto respirare aria buona. Significa poter immaginare il proprio futuro. Avere un lavoro dignitoso. Poterlo cambiare senza precipitare nel vuoto. Trovare una casa. Muoversi. Curarsi. Mandare i figli a scuola. Avere accesso alla cultura. Costruire relazioni professionali. Sentire che il proprio talento può crescere senza dover necessariamente cambiare codice di avviamento postale. Il tramonto, a quel punto, torna a essere bellissimo. Ma almeno non gli ab-

biamo chiesto di sostituire uno stipendio. RESTARE HA UN COSTO C’è un errore che commettiamo spesso quando discutiamo di spopolamento. Parliamo dei giovani come se fossero una categoria astratta. “I giovani devono restare.” “I giovani devono tornare.” “I giovani sono il futuro.” Poi magari un giovane si presenta davvero e chiede lavoro, casa, servizi, trasporti e opportunità. A quel punto scopriamo che era molto più semplice quando era soltanto il futuro. Restare, invece, è una decisione concretissima. E dipende da una combinazione di fattori. Non soltanto dal numero dei posti di lavoro. Conta la qualità del lavoro. Conta quanto viene pagato. Conta la possibilità di crescere professionalmente. Conta la mobilità. Conta la qualità dei servizi. Conta la possibilità di costruire una famiglia senza trasformare ogni giornata in una prova di resistenza organizzativa. Conta persino la percezione che esista un ambiente aperto nel quale le idee nuove possano trovare spazio. Perché un territorio non perde persone soltanto quando offre poco. Le perde anche quando comunica che tutto è già occupato. Da ruoli. Da relazioni. Da appartenenze. Da consuetudini. Da quel rassicurante “abbiamo sempre fatto così” che in Italia ha probabilmente una diffu-

sione più capillare della fibra ottica. E quando una comunità trasmette l’idea che per entrare serva prima conoscere qualcuno, il problema non è più soltanto economico. Diventa culturale. NON BASTA CREARE LAVORO Qui serve però onestà intellettuale. Sarebbe troppo facile sostenere che in Basilicata non sia cambiato nulla. Non è vero. Negli ultimi anni il Mezzogiorno ha registrato una crescita significativa dell’occupazione e anche la Basilicata ha conosciuto segnali positivi. Il problema è che crescita dell’occupazione e capacità di trattenere popolazione non coincidono automaticamente. Il Rapporto SVIMEZ ha evidenziato proprio questo paradosso: il Sud ha creato centinaia di migliaia di posti di lavoro negli ultimi anni e, contemporaneamente, continua a perdere giovani. Questo dovrebbe insegnarci qualcosa. Non basta domandare: “Quanti posti abbiamo creato?”. Bisogna chiedere: “Quali posti? Con quali salari? Con quali prospettive? E per quali competenze?”. Perché un laureato, un tecnico specializzato, un ricercatore, un professionista non cerca semplicemente un contratto. Cerca un percorso. E se quel percorso qui non esiste, non possiamo sorprenderci se va a cercarlo altrove. Non è ingratitudine. È vita.


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www.lecronache.info IL CURRICULUM NON HA UN LUOGO DI NASCITA C’è poi un’altra trappola nella quale sarebbe pericoloso cadere. Pensare che valorizzare i giovani lucani significhi privilegiare qualcuno perché lucano. No. Se vogliamo davvero costruire una regione attrattiva, dobbiamo fare esattamente il contrario. Dobbiamo creare un territorio nel quale competenza, capacità, merito, creatività e voglia di fare abbiano spazio indipendentemente dal cognome, dal paese di provenienza e dalla rubrica telefonica. Perché se combattiamo la partenza dei giovani costruendo un recinto per i nostri, non abbiamo creato apertura. Abbiamo soltanto costruito un recinto più piccolo. La Basilicata del futuro non dovrebbe domandarsi esclusivamente come far tornare un lucano che vive a Bologna. Dovrebbe domandarsi anche come convincere un bolognese, un pugliese, uno spagnolo o un francese che qui esiste un’opportunità interessante. Quella sarebbe una rivoluzione culturale. Passare dalla paura di perdere persone alla capacità di attrarne. Dal trattenere al richiamare. Dall’appartenenza alla possibilità. Una terra è davvero forte quando non deve ricordarti continuamente che ci sei nato per convincerti che vale la pena viverci. POTENZA NON PUÒ ESSERE SOLTANTO IL LUOGO DAL QUALE PARTIRE E poi c’è Potenza. Una città che conosce perfettamente questo paradosso. Possiede un’università, istituzioni, ospedale, attività

professionali, associazioni, cultura, una posizione centrale nel territorio regionale e una dimensione che potrebbe persino diventare un vantaggio in un’epoca nella quale molte persone cominciano a interrogarsi sulla sostenibilità della vita nelle grandi metropoli. Ma le potenzialità non sono risultati. Sono possibilità. E una possibilità lasciata lì abbastanza a lungo diventa semplicemente un rimpianto. Potenza deve chiedersi quale città vuole essere per un trentenne. Non soltanto quali eventi offrirgli. Quale ecosistema. Quali spazi. Quale mobilità. Quale rapporto tra università e impresa. Quali occasioni culturali. Quale possibilità di aprire un’attività, costruire una professione, sperimentare un progetto. Quale qualità urbana. Perché la vera competizione di Potenza non è con Matera, Bari o Napoli. È con la possibilità, nella testa di un ragazzo, che la propria vita possa essere costruita meglio altrove. Perché non possiamo chiedere a un giovane di scegliere Potenza soltanto perché è nato a Potenza. Dobbiamo costruire una Potenza che potrebbe scegliere anche qualcuno nato altrove. È molto più difficile. Ed è proprio per questo che vale la pena provarci. TORNARE NON DEVE ESSERE UNA RESA C’è poi una parola che utilizziamo con grande entusiasmo. Ritorno. Ci piace immaginare il ragazzo partito dieci anni fa che, improvvisamente folgorato dalla nostalgia, chiude l’appartamento a Milano, carica i bagagli e torna al paese. Titoli di coda. Musica. Basilicata sullo sfondo. Peccato che dopo i titoli co-

minci la vita. Tornare deve significare poter portare qui competenze, relazioni, esperienza e magari capitale accumulato altrove. Non ricominciare da zero chiedendo quasi il permesso di essere rientrati. Esistono già iniziative regionali e del sistema produttivo che ragionano sul ritorno dei talenti. Sono utili. Ma il vero obiettivo dovrebbe essere ancora più ambizioso: costruire un sistema nel quale il rapporto con chi parte non venga interrotto. Una persona può vivere cinque anni fuori e continuare a essere una risorsa per la Basilicata. Può creare relazioni. Portare investimenti. Generare collaborazioni. Rientrare. Ripartire. Tornare ancora. Il futuro non deve necessariamente avere una residenza definitiva. LA LIBERTÀ DI RESTARE Forse dovremmo quindi cambiare una parola. Non “trattenere”. Consentire. Consentire di restare. Consentire di partire. Consentire di tornare. SVIMEZ ha utilizzato un’espressione molto efficace: diritto a restare. Non significa costruire muri intorno al Mezzogiorno. Significa rendere la mobilità una libertà anziché una condanna. Ed è una distinzione fondamentale. Perché non c’è nulla di romantico in una partenza obbligata. Come non c’è nulla di eroico in una permanenza obbligata. La libertà esiste soltanto quando entrambe le possibilità sono reali. Per questo non chiederei mai a un ragazzo di restare in Basilicata per dimostrare di amare la propria terra. L’amore non si misura con il certificato di residenza. Gli chiederei semmai di guardarla senza

pregiudizi. Di non considerarla automaticamente incapace di offrirgli qualcosa. Di provare, quando esistono le condizioni. Di contribuire, quando ne ha la possibilità. Ma la parte più difficile spetta a noi. Alle istituzioni. Alle imprese. All’università. Alla politica. Alla società civile. A chiunque abbia responsabilità nel costruire quelle condizioni. Perché non possiamo chiedere fiducia senza offrire credibilità. UNA TERRA CHE NON TRATTIENE. ATTRAE C’è una Basilicata che perde abitanti. È reale. Negarlo sarebbe propaganda. C’è una Basilicata che possiede risorse, competenze, imprese, cultura, paesaggio, energie e persone capaci. È altrettanto reale. Negarlo sarebbe autolesionismo. Tra queste due Basilicate esiste lo spazio della politica nel significato più alto della parola. Non quello delle promesse. Quello delle scelte. Dobbiamo decidere se continuare a raccontarci come una regione condannata allo spopolamento oppure costruire, con realismo, le condizioni per invertire almeno una parte di quella traiettoria. Non avverrà con un bonus. Non avverrà con un convegno. Non avverrà con uno slogan. E certamente non avverrà dicendo ai ragazzi quanto sono fortunati a vivere qui. Avverrà quando un giovane potrà mettere sul tavolo due opportunità, una fuori e una in Basilicata, e scegliere quella lucana non per nostalgia, non per senso di colpa, non perché mamma ha preparato le lasagne. Semplicemente perché è una buona opportunità. Quel giorno avremo fatto qualcosa di

molto più importante che trattenere un giovane. Avremo costruito una scelta. NON CHIEDETEGLI DI RESTARE Non sogno una Basilicata dalla quale nessuno parta. Sarebbe una regione chiusa. Sogno una Basilicata dalla quale si possa partire per conoscere il mondo senza che il viaggio diventi necessariamente un addio. Una terra nella quale si possa tornare portando a casa ciò che si è imparato. E soprattutto una terra nella quale si possa restare senza dover spiegare a sé stessi, ogni mattina, a cosa si è rinunciato. Perché restare non deve essere una prova d’amore. Partire non deve essere una sconfitta. Tornare non deve essere una resa. Devono essere tre forme della stessa cosa. La libertà. E forse dovremmo smettere di domandare ai nostri giovani: “Perché te ne vai?”. La domanda più difficile dobbiamo rivolgerla a noi stessi: “Che cosa stiamo facendo perché tu possa scegliere?”. Perché una terra non dimostra di amare i propri figli chiedendo loro di restare. Non li trattiene per la giacca mentre stanno prendendo il treno. Non pretende gratitudine per il semplice fatto di averli visti nascere. Fa qualcosa di molto più difficile. Costruisce lavoro, servizi, opportunità, apertura, cultura, fiducia. Costruisce ragioni. Poi apre la porta. E lascia che scelgano. La vera vittoria della Basilicata non sarà impedire ai giovani di partire. Sarà diventare una terra abbastanza forte da non aver paura di lasciarli scegliere. Perché si resta davvero soltanto nei luoghi dai quali si è liberi di andare via.


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Tutto Sport

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Quinta di campionato allo Stadio S.Nicola alle ore 21; turn-over per Bari e Potenza, stadio aperto ai tifosi rosso-blù

Potenza ancora in trasferta: questa volta andrà a Bari N

DI ROCCO NIGRO

eppure il tempo di rifiatare dopo la prima sconfitta stagionale all’Arechi di Salerno ed ecco questa sera, alle ore 21, ancora una gara in trasferta per i rosso-bù di Tisci. Incontreranno il Bari di Rastrelli in classifica a pari punti proprio con il Potenza. Considerata la non proprio esaltante prestazione del reparto difensivo che, dopo soli 10’ aveva già incassato tre reti, Tisci che ha avuto pochissimo tempo per rivedere gli errori commessi, si affiderà ad una sorta di turn-over per contrastare una squadra che lo stesso Tisci ha definito «in grande forma sia dal punto di vista fisico che mentale». Una squadra ha aggiunto il tecnico rosso-blù pronti a «sacrificarsi in entrambe le fasi, a dimostrazione che il loro allenatore è un profilo esperto e capace di’indirizzare la squadra alla vittoria. Per questo servirà la giusta intensità». Chiaramente con una difesa concentratissima e con due reparti, centrocampo ed attacco che hanno dimostrato all’Arechi contro la Salernitana grandissima affidabilità sia nell’impostazione di costruzione del gioco che in quella realizzativa. La rete annullata a Petrungaro ed il rigore dubbio non concesso a Bruschi dimostrano che il Potenza è una compagine

che non molla mai e che sta messa bene sia a livello fisico che mentale. Da parte di tutti, anche di chi entra in corso d’opera. Da qui la scelta del tecnico ex Pescara di optare per la gara di questa sera al S. Nicola di Bari una sorta di turn-over. Non solo, per far rifiatare chi ha spesso molto nel match contro la Salernitana, ma anche perché tre gare ravvicinate nel giro di una settimana (SalernitanaBari e Cavese) necessitano di forse fresche. Castorani e Franzolini potrebbero prendere il posto di Ghisolfi e Bando a centrocampo. De Marco a questo punto farebbe il play. Anche in attacco D’Auria e Petrungaro potrebbero lasciare spazio a Bruschi e Mazzeo ed in difesa si potrebbe vedere Adjapong e Giannini al posto di Russo e Bura. Vedremo cosa alla fine il tecnico sceglierà per questo mach che i rosso-blù non vogliono assolutamente perdere. Anche perché, diversamente dall’Arechi dove c’è stato il divieto di trasferta al S.Nicola sarà presente tutta la tifoseria potentina ed i ragazzi di Tisci faranno del tutto per riscattare la prestazione di Salerno. QUI BARI All’interno di un clima di contestazioni e di forti tensioni con la tifoseria il Bari del presidente Luigi De Laurentis prosegue la cor-

sa per il ritorno in serie B. Non sarà cosa semplice perché nonostante gli avvii non proprio esaltanti, Catania e Salernitana cercheranno a tutti i costi di giocarsi la promozione in serie B. Questa sera, dopo aver archiviato il secco tre a zero ottenuto nel derby pugliese contro i “cugini” dell’Altamura, affrontano nel derby appulo- lucano il Potenza. In una gara non facile, almeno a vedere dalla buona partenza dei rossoblù in campionato e dalla incoraggiante prestazione vista all’Arechi di Salerno. Il tecnico Rastelli dovrà fare i conti con qualche dubbio, a partire da quello che può essere definito il “nodo mancino”. Ad Altamura prima Burgio e poi Celli, entrato al suo posto, hanno dovuto lasciare il campo per problemi fisici la cui entità resta da valutare. Nella speranza che almeno uno dei due possa essere recuperato, lo staff dovrà comunque tenere pronte soluzioni alternative. Le possibilità non mancano. Una è lo spostamento sulla corsia sinistra di uno tra Mogos e Mane, un’altra porta all’adattamento di un centrale come Cocetta. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un ritorno alla difesa a tre, soluzione però già apparsa poco convincente a Barletta. E non va dimenticato padavecchia, giovane terzino sinistro della Primavera che

ha già trovato qualche minuto tra i grandi ed è stato aggregato alla prima squadra in più occasioni. Se in porta c’è il solito Cerofolini e in difesa, anche per le possibili emergenze, non sembrano previste rivoluzioni, il tema turnover può incidere soprattutto tra centrocampo e attacco. In mediana, il terzetto GrgicMaggiore-Darboe ha dato fin qui garanzie importanti. Il gambiano, però, ad Altamura è rimasto negli spogliatoi all’intervallo per precauzione e la gestione delle sue condizioni sarà uno dei temi della vigilia. Mendicino e Colangiuli rappresentano le prime alternative, anche per una rotazione dettata dal calendario. È davanti che il traffico aumenta. Della Morte sembra essersi già ritagliato uno spazio da titolare, mentre Tribuzzi è ancora alla ricerca della migliore condizione. Esposito, al contrario, continua a mandare se-

gnali incoraggianti e reclama più spazio. Poi c’è Butic, utilizzato da prima punta ad Altamura e capace di offrire una prova convincente ben oltre il gol del 30. La sua duttilità può diventare una risorsa preziosa in una fase così congestionata. Resta allora da capire quale sarà il destino immediato di Guido Gomez. L’attaccante, uno degli investimenti più pesanti dell’estate biancorossa, potrebbe restare fuori dall’undici iniziale per la seconda gara consecutiva. E attenzione anche a Bianchi: decisivo contro il Casarano, ad Altamura non è stato utilizzato. Una scelta che potrebbe essere letta anche in chiave Potenza. Rastelli ha diverse carte, ma da martedì dovrà dimostrare soprattutto di saperle alternare senza interrompere la crescita di un Bari che, dopo quattro giornate, ha finalmente cominciato a prendere forma.

La squadra deve riscattare la sconfitta subita sabato con il Sorrento; in dubbio Esposito

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Il Picerno scende in campo contro il Catania

eppure il tempo di dimenticare la sconfitta patita sabato scorso contro il Sorrento che per l'AZ Picerno è subito ora di ritornare in campo. Nel quinto turno del campionato di Lega Pro 2026-2027 la formazione di Claudio De Luca affronta al Donato Curcio il Catania. Due squadre reduci da sconfitte scendono in campo con il dichiarato intento di cancellare le battute d'arresto del quarto turno, In casa Catania la situazione non è delle migliori. Mister Emilio Longo è sulla graticola e ironia della sorte proprio il Donato Curcio potrebbe essere il terreno di gioco che darà una risposta definitiva in merito alla permanenza dell'ex trainer rossoblù a Catania. L'ultima, inopinata battuta d'arresto casalinga patita dagli etnei contro la Scafarese non è andata giù alla società e alla piazza catanese e per queste ragioni i rossoblù siciliani sono chiamati ad una prova d'orgoglio per evitare una contestazione ancor più pesante da parte della tifoseria. L'umore infat-

ti nel clan catanese è negativo. Una sconfitta pregiudicherebbe ancor di più il cammino dei siciliani in questo inizio di stagione. Nel Picerno invece smaltita la delusione per la prima sconfitta di sabato scorso contro il Sorrento l'intenzione è quella di cambiare passo e ritornare alla vittoria. Mister De Luca valuterà solo nelle battute precedenti al match le condizioni di Esposito uscito nel primo tempo durante la sfida di sabato contro il Sorrento. L'atleta tiene in ansia la squadra e la società. Le condizioni del trequartista rossoblù saranno valutate attentamente dallo staff sanitario nel corso delle ore precedenti al match. Per il resto mister De Luca in questi due giorni di allenamento ha lavorato sugli aspetti mentali, dopo il ko contro il Sorrento che ha tolto il primato in classifica a Gemignani e compagni. Ovviamente la squadra è chiamata a riscattare la sconfitta patita contro il Sorrento e soprattutto a rimettersi in carreggiata sul piano del gioco, apparso lento e

compassato al cospetto dei tirrenici. De Luca predica calma, umiltà e serenità e punta tutto sulle motivazioni per riprendere il cammino interrotto sabato scorso. I nove punti in classifica testimoniano la bontà dell'impianto tecnico e agonistico della squadra e questo aspetto gratifica il lavoro svolto dalla società durante la campagna acquisti. FRANCESCO MENONNA


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martedì 15 settembre 2026

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Cronache del 15 settembre 2026 by Cronache - Issuu