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Teheran chiude lo Stretto di Hormuz, Washington garantisce la libertà di navigazione. Il conflitto si combatte con le navi e soprattutto con le parole ma a subirlo sono sempre le stesse persone
Quando l’America sapeva ancora raccontarsi
D I GI AN FR A NC O BL AS I
In questi giorni sto rileggendo The Fight di Norman Mailer. Non è la prima volta che torno su questo libro, ma ogni rilettura è diversa. I grandi libri fanno questo effetto: cambiano perché siamo cambiati noi. Restano identici nelle parole, mutano nel significato. Oggi, forse più di ieri, The Fight non è soltanto il racconto della più celebre sfida di (...)
■ continua a pag 6

SOLIDARIETÁ Caiata (FdI): «Atti di odio da respingere e condannare», Bardi: «La Basilicata al fianco della premier»

La Basilicata a Vallombrosa: offerto olio votivo per San Giovanni Gualberto

SICUREZZA
Da agosto nuove assegnazioni nelle questure e nei commissariati di Potenza e Matera, Pepe: «31 nuovi agenti in Basilicata»
■ Servizio a pag 9
POLICORO
La studentessa lucana Sanya Bonelli vola all’Unesco di Parigi, l’IIS Fermi: «Orgoglio, siamo fieri della nostra giovane donna»
■ Servizio a pag 26
ROTARY CLUB LAURIA Passaggio del martelletto, il presidente è Biagio Costanzo Il presidente dell’Interact Lauria è Igino Costanzo
■ Servizio a pag 21
SANT’ARCANGELO
Primo evento dell’Estate con Arminio e Voltarelli, il sindaco De Filippo: «Promuoviamo la nostra storia e il nostro borgo»
■ Servizio a pag 22


















Solidarietà da parte del centrodestra mentre tace l’opposizione che mostra il suo volto anti
DI ROBERTO LAMATTINA
Giorgia Meloni finisce nel mirino degli iraniani insieme ad altri leader occidentali. La colpa è quella di aver determinato la morte del leader supremo della rivoluzione iraniana.
Una minaccia assolutamente credibile che alza il livello dell’attenzione sul Capo del Governo italiano, ormai nel mirino dell’integralismo islamico.
LA GUERRA CONTRO L'OCCIDENTE
Inutile dire che l'Italia non ha partecipato alle missioni militari in Iran, inutile dire proprio per questo si è attirata gli strali di Donald Trump, inutile fare qualsiasi differenziazione.
Aveva ragione Orianna Fallaci, ci troviamo davanti ad una guerra di civiltà. Per il mondo islamista essere occidentali è una col-
pa in quanto tale che deve essere punita con il sangue. Annah Arendt, nell’origine del totalitarismo spiega bene che il pensiero totalitario costruisce il nemico, la colpa e la pena non sulla base di un’idea, di un conflitto reale o di un’azione ma per il solo fatto di esistere. In questo senso la minaccia a Giorgia Meloni non può che evidenziare la struttura totalitaria del pensiero islamista. Giorgia Meloni e, con lei qualsiasi italiano e qualsiasi occidentale, è un nemico da uccidere per il solo fatto di esistere.
Da Larussa a Tajani, passando per Salvini e per tutte le forze della maggioranza si sono susseguiti i messaggi di solidarietà che, tra le altre cose, hanno evidenziato che il Presidente del Consiglio non è tipo da
farsi intimidire facilmente. Quello che invece continua ad assordare è il silenzio delle opposizioni. Fino a questo momento soltanto Azione ha espresso una vicinanza al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. Sia Schlein che Conte non hanno avuto il tempo, il decoro e la decenza di esprimere un’opinione in merito né di difendere in qualche modo il Capo del Governo dalle minacce provenienti dall’Iran. Non è un caso, forse, che Conte si sia distinto in questi mesi per aver inaugurato la stagione delle posizioni filo russe nascondendo la minaccia russa e riducendola a spauracchio per giustificare le spese militari. Una posizione che evidenzia il forte radicalismo anti occidentale del centrosinistra italiano che continua ad avere una maggiore simpa-
Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha espresso solidarietà alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo le minacce rivolte nei suoi confronti da organi di stampa vicini al regime iraniano.«Esprimo la solidarietà, a nome mio e dell’intera comunità lucana, alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, bersaglio di gravissime e inaccettabili minacce», ha dichiarato Bardi.Il governatore lucano ha definito l’inserimento della premier in una presunta “lista nera”, accompagnata da immagini offensive e messaggi di esplicita violenza, «un attacco diretto non solo alla sua persona, ma all’Italia, alle sue istituzioni e ai valori democratici che il nostro Paese difende con orgoglio e fermezza nello
scenario internazionale».«Di fronte a queste vili provocazioni e ai tentativi di intimidazione – ha aggiunto Bardi – la risposta delle istituzioni a ogni livello deve essere unanime e senza tentennamenti. Siamo certi che la presidente Meloni non si lascerà scalfire da queste mi-
nacce e continuerà a svolgere il suo lavoro con la determinazione e il coraggio di sempre».Il presidente della Regione Basilicata ha quindi ribadito la vicinanza alla premier, sottolineando la necessità di una risposta istituzionale compatta contro ogni forma di intimidazione.


tia per le dittature che per le democrazie.
CHI ATTACCA
MELONI ATTACCA
L’ITALIA
Quello che l’opposizione sembra non voler capire è che davanti ad una minaccia o a un confronto internazionale, chi attacca Giorgia Meloni attacca l’Italia. Se, infatti, è normale lo
scontro politico interno tra forza diverse, davanti all’estero il Capo del Governo rappresenta tutta l’Italia e deve essere difeso da tutti. In questo Giorgia Meloni è stata esemplare quando era all’opposizione, mentre ancora a sinistra c’è qualcuno che preferisce la fazione alla Nazione
Caiata: «Piena solidarietà a Meloni, atti di odio da respingere e condannare»
«Tutta la nostra solidarietà e vicinanza al Presidente Meloni». Lo dichiara il presidente dell’InCE, on. Salvatore Caiata, dopo l’inserimento del nome della premier italiana, insieme a quello di altri leader mondiali, in una lista nera relativa alla morte del leader iraniano Khamenei.Caiata definisce l’episodio «un atto ingiurioso da condannare con fermezza», sottolineando che simili iniziative alimentano «un clima di odio e terrore» e auspicando che il loro contenuto venga condannato «in maniera unanime da tutte le forze politiche».Secondo il presidente dell’InCE, l’impegno della premier Meloni è sempre stato rivolto esclusivamente alla pace, «quale condizione essenziale per il mantenimento della libertà e della democrazia della nostra Nazione».«Siamo con te Presidente», conclude Caiata, ribadendo la propria vicinanza a Giorgia Meloni.

Da Eschilo a Hormuz, la guerra si combatte con le navi e con le parole ma a subirla sono sempre le stesse persone
D I LU CIA SE RI NO
Ieri sono an-
data al Teatro Grande di Pompei a vedere “I Persiani” di Eschilo, nella regia del catala- no Àlex Ollé, con Alessio Boni. Il tempo di riaccendere il telefonino e la cronaca aveva ripreso il sopravvento. Teheran annunciava ancora una volta la chiusura dello stretto di Hormuz. Washington replicava che la rotta resta aperta e che il traffico commerciale continua, mentre chiedeva all’Iran un impegno pubblico a garantire la libertà di navigazione. Intanto le compagnie di navigazione ricalcolavano le rotte, i premi assicurativi tornavano a salire e i mercati osservavano con attenzione uno dei passaggi marittimi più delicati del mondo. Un’altra battaglia di parole, destinata a produrre effetti ben oltre il Golfo Persico.È difficile immaginare un luogo più lontano dal Golfo del Teatro Grande di Pompei. Eppure il passaggio dal teatro alle agenzie di stampa è stato sorprendentemente lineare.“I Persiani” di Eschilo non possono spiegare gli iraniani di oggi, naturalmente. Sarebbe

una lettura intellettualmente troppo ardita. Ma il più antico testo politico del teatro occidentale sceglie un punto di osservazione che aiuta ancora a raccontare la guerra, oggi. Eschilo aveva combattuto a Salamina. Avrebbe potuto celebrare la vittoria greca. Fa l’opposto. Porta in scena la corte persiana. Racconta l’attesa delle notizie, il messaggero che annuncia la disfatta, la regina Atossa che comprende prima degli altri che il potere non è più quello di prima, il re sconfitto che torna senza esercito. La guerra è già finita, ma il dramma comincia proprio allora. Sono le persone, con le loro paure, a occupare la scena molto più degli eserciti.Oggi il confronto tra Iran e Stati Uniti si gioca contemporaneamente su più livelli. C’è quello militare, fatto di basi, sistemi di difesa e presenza navale nel Golfo. C’è quello diplomatico, con gli alleati europei impegnati a evitare un’ulteriore escalation e a mantenere aperti i canali del negoziato sul programma nucleare iraniano. E poi c’è il livello della comu-


nicazione, che spesso anticipa o accompagna le mosse sul campo.Lo stretto di Hormuz è il simbolo perfetto di questa doppia dimensione. Da lì transita circa un quinto del petrolio commercializzato via mare nel mondo. Basta evocarne la chiusura perché si muovano prezzi dell’energia, mercati finanziari, assicurazioni marittime e strategie commerciali. Per questo Teheran insiste nel rivendicare la capacità di controllare il passaggio, mentre gli Stati Uniti ribadiscono che la navigazione non si è interrotta e che la libertà di transito sarà garantita. La deterrenza pas-
sa anche attraverso le parole.Quanto c’è di reale nelle minacce iraniane e quanto pesa la risposta americana? Quanto margine resta per una trattativa senza perdere credibilità davanti agli alleati e alle rispettive opinioni pubbliche? Ogni comunicato entra nella partita diplomatica almeno quanto un movimento navale. Le guerre contemporanee si combattono anche così: con i missili, certo, ma anche con le dichiarazioni, le smentite, i messaggi destinati agli avversari, ai mercati e alle cancellerie.Dietro questo rumore quotidiano restano però le persone che aspettano no-
tizie e il vuoto che ogni guerra lascia dentro una società. È questo che racconta Eschilo. Non la strategia militare, ma ciò che accade quando la politica entra nelle case.Forse è questa la ragione per cui “I Persiani” continua a essere un testo politico e non soltanto un classico. Nei giorni scorsi Alessio Boni, che nello spettacolo interpreta Dario, ha osservato che il teatro non serve a distribuire risposte ma ad aprire domande. Venticinque secoli dopo, mentre il lessico della guerra continua a riempire le agenzie di stampa, quelle domande restano ancora tutte lì.

Centinaia di aderenti in tutta Italia, promesse di guadagni certi sulle scommesse sportive: nella rete della "Scommessa Collettiva" anche alcuni lucani
D I V ITO E RRICHETTI
Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa ed evasione fiscale e tra le migliaia di persone contattate negli anni dal suo "betting group" ci sono anche lucani, che ci hanno segnalato la mail ricevuta sul sistema "Scommessa Collettiva".Un messaggio che oggi, alla luce dell'inchiesta della Procura di Roma, assume tutt'altro significato. Ecco come si presentava, nero su bianco, ai potenziali aderenti:"SC (Scommessa Collettiva) è un betting group che esiste dal 2005 a cui si aderisce con quote annuali da 3.000 o 10.000 euro. La quota da 3.000 frutta vincite minime garantite del 13% pagate trimestralmente, quella da 10.000 vincite minime garantite del 40% pagate annualmente [...]. Capitale sempre liquido, si può uscire in qualsiasi momento, non si può perdere. Ci assumiamo il rischio delle eventuali perdite ma in diciotto anni non abbiamo mai perso."Nella stessa comunicazione, Adinolfi rassicurava l'interlocutore anche sulla piena regolarità fiscale dell'operazione, sostenendo che le vincite fossero "tassate alla fonte dal concessionario" e dunque "assolutamente nette" per l'aderente, tanto da non dover essere inserite nella dichiarazione dei redditi. Un'affermazione che, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, si sarebbe rivelata tutt'altro che veritiera: la mancata tassazione di quei fondi è oggi uno dei capi d'accusa contestati dalla Procura di Roma.Quella email, unita a decine di segnalazioni analoghe raccolte da altre persone in tutta Italia, restituisce oggi tutta la sua gravità: l'8 luglio scorso Mario Adinolfi è finito agli arresti domiciliari, su ordinanza firmata il 22 giugno dal Giudice per le indagini preliminari di Roma, dott.ssa Giulia Arcieri. Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di Finanza, arriva al termine

di un'indagine coordinata dalla Procura della Capitale, con il procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, sul medesimo sistema di raccolta fondi di cui l'ex parlamentare parlava, con toni rassicuranti, ai suoi interlocutori.
LE ACCUSE
Secondo l'impianto accusatorio, Adinolfi avrebbe ideato fin dal 2005 un meccanismo di adesione a un gruppo chiuso di scommettitori, il cosiddetto betting group, proponendo quote da 3.000 o 10.000 euro a fronte di rendimenti garantiti, rispettivamente del 13% e del 40% annuo, e della piena restituibilità del capitale in qualsiasi momento. Le quote "Vip Plus" avrebbero promesso rendimenti fino al 150%. Il tutto veniva presentato come un investimento privo di rischio, gestito tramite non meglio precisati algoritmi infallibili e comunicazioni scritte via email o social network. A Adinolfi vengono contestati quattro reati: abusivismo finanziario, per aver offerto servizi di investimento senza le necessarie autorizzazioni; raccolta abusiva del risparmio, per fondi raccolti che secondo gli inquirenti ammonterebbero a 4.798.477 euro con obbligo di rimborso; omessa dichiarazione fiscale, relativa a un'imposta evasa di circa 400.000
euro per l'anno 2017; e truffa aggravata, per aver indotto in errore numerose persone offese con la promessa di rendimenti certi e capitale garantito mai onorata. Tra le vittime elencate nell'ordinanza figurano versamenti che vanno dai 10.000 ai oltre 200.000 euro a testa, con restituzioni spesso parziali o del tutto assenti.
IL FIUME DI DENARO
Le indagini della Guardia di Finanza hanno ricostruito una movimentazione finanziaria ingente: solo per il 2017 risultano accrediti per quasi un milione di euro mai dichiarati al fisco. Distinta da quella cifra, ma di entità molto simile, è quella relativa al periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 27 febbraio 2026: in questo arco temporale Adinolfi avrebbe ricevuto 4.794.647 euro con causale riconducibile alla "Scommessa Collettiva". Secondo l'ordinanza, gran parte di queste somme non risulta collegata ad attività di scommesse in senso stretto, ma sarebbe stata impiegata per spese personali, tra cui orologi, quadri, viaggi e imbarcazioni, oltre che per bonifici verso persone a lui vicine, tra cui la madre e la locatrice dell'appartamento in cui risiede.
PERCHÉ IL GIP HA
DISPOSTO GLI ARRESTI
Nel motivare la misura cautelare, il giudice richiama il pericolo di reiterazione del reato: dopo circa quindici-vent'anni di attività legata a "Scommessa Collettiva", Adinolfi avrebbe lanciato una nuova iniziativa, "Cristo Regna", con modalità ritenute simili alla precedente. Il GIP sottolinea inoltre un atteggiamento giudicato intimidatorio verso chi lo contesta, richiamando un episodio di aggressione fisica ai danni di un giornalista de Le Iene, e il rischio che l'indagato possa avvicinare le persone offese per indurle a ritrattare le denunce già presentate. È stato inoltre disposto il sequestro preventivo di circa 400.000 euro, corrispondenti all'imposta evasa contestata.
LA DIFESA DI ADINOLFI
Dopo l'arresto, Adinolfi ha reagito pubblicamente respingendo ogni accusa. Tramite il suo legale, l'avvocato Riccardo Di Lorenzo, ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame, sostenendo l'assenza dei presupposti per la misura cautelare. In una nota si è definito totalmente innocente, parlando di una vicenda surreale e denunciando quella che ha descritto come una gogna mediatica nei suoi
confronti. Ha smentito di aver acquistato beni di lusso, viaggi alle Maldive o in Egitto, imbarcazioni o lingotti d'oro, descrivendo il proprio stile di vita come sobrio. Sul fronte scommesse, ha ammesso di giocare da decenni, ma ha negato di aver mai sollecitato terzi o di essersi arricchito a danno di altri, richiamando la nozione civilistica delle cosiddette obbligazioni naturali applicabile al gioco d'azzardo. Ha inoltre contestato l'uso del braccialetto elettronico, definendolo una misura sproporzionata rispetto alla natura delle accuse.
COSA SUCCEDERÀ ORA
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, dunque lontano da qualunque accertamento definitivo di responsabilità, e Adinolfi resta allo stato un indagato coperto dalla presunzione di innocenza. Nei prossimi giorni è atteso l'interrogatorio di garanzia davanti al GIP, il primo momento in cui l'indagato, assistito dai legali Di Lorenzo e De Luca, potrà fornire la propria versione dei fatti e prendere piena visione degli atti d'indagine. Parallelamente, la difesa ha già annunciato la presentazione di un'istanza al Tribunale del Riesame, l'organo competente a rivalutare la misura cautelare: se accolta, potrebbe portare all'attenuazione o alla revoca degli arresti domiciliari; se respinta, la misura resterebbe in vigore fino a eventuali sviluppi successivi.
Nel frattempo la Procura proseguirà nella raccolta di ulteriori testimonianze delle persone offese e nell'analisi della documentazione bancaria e fiscale, anche in relazione a conti correnti esteri, tra cui uno in Lituania, su cui sarebbero in corso accertamenti. Resta inoltre aperto il fronte relativo alla nuova iniziativa "Cristo Regna", che gli inquirenti guardano con attenzione proprio per il timore, esplicitato nell'ordinanza, che possa riproporre lo stesso schema contestato per "Scommessa Collettiva".
“The Fight”, il ritratto di un’America che non c’è più. Ali contro Foreman, due stili, due modi di stare al mondo D I G IA N F
In questi giorni sto rileggendo The Fight di Norman Mailer. Non è la prima volta che torno su questo libro, ma ogni rilettura è diversa. I grandi libri fanno questo effetto: cambiano perché siamo cambiati noi. Restano identici nelle parole, mutano nel significato.

Oggi, forse più di ieri, The Fight non è soltanto il racconto della più celebre sfida di pugilato del Nove- cento. È il ritratto di un'America che non c'è più.
Mailer apparteneva a quella generazione irripetibile di scrittori che ha costruito l'immaginario americano del secolo scorso. Due volte vincitore del Premio Pulitzer, protagonista del New Journalism insieme a Tom Wolfe e Truman Capote, possedeva un talento raro: trasformare la cronaca in letteratura senza tradirne la verità.
Il suo racconto della notte del 30 ottobre 1974, quando a Kinshasa, nello Zaire, si affrontano Muhammad Ali e George Foreman, va molto oltre il pugilato. Quello che il mondo ricorda come il "Rumble in the Jungle" diventa, nelle sue pagine, una metafora del Novecento.
Ali non è soltanto un campione. È carisma allo stato puro. È intelligenza, ironia, provocazione, parola. La sua boxe è quasi sensuale, fatta di ritmo, eleganza e imprevedibilità. Foreman è il contrario: potente, essenziale, geometrico, resiliente, costruito come una macchina perfetta. Due uomini, due stili, due caratteri, due modi di stare al mondo. Mailer li osserva come uno scrittore, non come un cronista sportivo. Cerca ciò che rappresentano, perché sa che ogni grande sfida racconta sempre qualcosa che va oltre il ring.
Chi ha vissuto il Novecento ricorda bene cosa significasse l'America in quegli anni. Era il secolo americano. Non solo perché gli Stati Uniti erano la
prima potenza economica e militare del pianeta, ma perché producevano cultura come nessun altro Paese. Le università, Hollywood, il jazz, il rock, la letteratura, il cinema, il giornalismo, la corsa alla Luna, la ricerca scientifica: tutto contribuiva a costruire un'idea dell'Occidente. Persino le sue contraddizioni esercitavano fascino.
Le proteste contro la guerra del Vietnam, il movimento per i diritti civili, gli assassinii di John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King, lo scandalo Watergate. Gli Stati Uniti avevano la forza di mettersi in discussione senza rinnegare sé stessi. Era una nazione che litigava, ma parlava ancora una lingua comune. Oggi quella lingua sembra essersi spezzata.
Le immagini che arrivano dagli Stati Uniti raccontano un Paese socialmente scomposto, culturalmente diviso, incapace di riconoscersi in un patrimonio condiviso di valori. Da una parte le grandi metropoli della finanza, della tecnologia e dell'economia globale; dall'altra l'America profonda delle contee rurali, delle periferie industriali impoverite, delle comunità che si sentono dimenticate.
L'America di Donald Trump non nasce dal nulla. È figlia di questo smarrimento. Il fenomeno MAGA non è soltanto una scelta politica. È la richiesta di milioni di cittadini di tornare protagonisti di una storia che ritengono sia stata scritta da altri. Naturalmente sarebbe superficiale pensare che tutto si esaurisca in Trump. Le radici della frattura sono molto più profonde. La globalizzazione ha redistribuito ricchezza, ma anche disuguaglianze. Ha costruito nuove élite e nuovi esclusi. Ha moltiplicato le opportunità per alcuni e il senso di abbandono per molti altri. Ciò che colpisce, tuttavia, è un altro aspetto. Gli Stati Uniti continuano a guidare il mondo nella tecno-

logia, nell'intelligenza artificiale, nella finanza e nell'innovazione. Ma sembrano aver smarrito quella leadership culturale e morale che aveva caratterizzato il Novecento. Hanno conservato il potere, ma perso gran parte della loro capacità di ispirare. Per questo, mentre torno a sfogliare le pagine di Mailer, provo una nostalgia che non riguarda soltanto un grande scrittore o una stagione irripetibile della letteratura americana. È la nostalgia di un'epoca nella quale gli Stati Uniti esercitavano una leadership che non era fatta soltanto di portaerei, dollari o tecnologia. Era una leadership culturale. Producevano idee prima ancora che ricchezza, immaginario prima ancora che potenza. Democrazia, libertà di pensiero e libera espressione dell'essere prima ancora che algoritmi. Le loro università formavano le classi dirigenti del mondo, i loro giornalisti insegnavano un modo di raccontare la realtà, i loro scrittori contribuivano a spiegare la condizione umana. Quell'America, naturalmente, aveva tutte le sue contraddizioni. Ma possedeva una straordinaria capacità di trasformare i pro-
pri conflitti in energia civile. Aveva fiducia nella democrazia liberale come luogo del confronto, non della delegittimazione reciproca.
Oggi quella fiducia sembra essersi consumata. L'America progressista delle grandi città e delle coste guarda con diffidenza quella profonda delle campagne e delle piccole comunità. L'universo MAGA considera le élite culturali e finanziarie un corpo estraneo. Non è più soltanto una divisione politica: è una frattura antropologica, quasi due nazioni che abitano lo stesso territorio senza più riconoscersi. Sarebbe però un errore liquidare tutto come un'anomalia trumpiana. Donald Trump è, semmai, il prodotto di una crisi che viene da lontano: la globalizzazione senza compensazioni sociali, la perdita del ceto medio, l'indebolimento dei corpi intermedi, il tramonto di quel patriottismo costituzionale che aveva accompagnato il secolo americano. Forse è proprio qui che anche l'Europa dovrebbe interrogarsi. Per decenni abbiamo guardato agli Stati Uniti come al laboratorio dell'Occidente. Oggi assistiamo alla difficol-
tà di tenere insieme libertà e coesione, mercato e giustizia sociale, diritti individuali e responsabilità collettiva. Quando una società smette di condividere una memoria comune e un orizzonte di valori, la politica finisce inevitabilmente per ridursi a scontro identitario. È questa la sensazione che accompagna la rilettura di The Fight. Mailer raccontava un incontro di pugilato, ma in realtà descriveva un Paese ancora convinto che il confronto producesse grandezza. Oggi sembra prevalere la convinzione opposta: che ogni avversario sia un nemico da abbattere. Nel suo libro si legge l’indolenza delle giornate di fine estate, mentre l’America si preparava alla grande sfida. La boxe celebrava il suo mito irripetibile al tramonto di un periodo storico che sarebbe finito nell’imbuto controverso di un nuovo millennio. Forse il vero rimpianto non è quello per l'America che fu. È il rimpianto per un Occidente che aveva imparato a discutere senza smettere di riconoscersi. Ed è questa, prima ancora della crisi economica o geopolitica, la sfida decisiva del nostro tempo.

C R O N A C H E D A L F U T U R O C R O N A C H E D A L F U T U R O

Qualcuno sostiene che Claude pensa, ma come potrebbe farlo se non “sente”?
«Prima regola Clarice: semplicità. Leggi Marco Aurelio: di ogni singola cosa chiedi che cos'è in sé, qual è la sua natura. Che cosa fa quest'uomo che cerchi?
Clarice Starling: Uccide le donne Lecter: No, questo è accidentale. Qual è la prima cosa che fa, uccidendo che bisogni soddisfa?
Starling: Rabbia, accettarsi socialmente, frustrazione sessuale...
Lecter: No, Clarice. Desidera» (Il Silenzio degli Innocenti)
Ogni volta che una macchina sorprende, la domanda arriva puntuale: sta pensando? È successo con i computer che battono i campioni di scacchi e con i modelli linguistici che scrivono, traducono e sembrano perfino dubitare. Oggi basta che un’intelligenza artificiale usi parole come “credo”, “temo” o “capisco” perché qualcuno intraveda, dietro il linguaggio, una forma di coscienza. Ma il punto forse non è stabilire se una macchina sappia produrre frasi simili alle nostre. Il punto è capire che cosa intendiamo quando diciamo che un essere umano pensa. Perché il pensiero umano non nasce nel vuoto, non è un calcolo sospeso sopra il corpo e neppure una sequenza ordinata di simboli. Prima di pensare, noi sentiamo. E spesso pensiamo proprio perché qualcosa, dentro di noi, chiede di essere ascoltato. La fame ci costringe a cercare cibo. La paura ci obbliga a valutare un pericolo. Il desiderio ci spinge a immaginare ciò che ancora non esiste. La perdita ci impone di ricostruire il senso di ciò che è accaduto. L’amore ci porta a prevedere, ricordare, sperare. Anche quando crediamo di ragionare con freddezza, alla radice del ragionamento c’è quasi sempre una necessità: proteggerci, scegliere, evitare, ottenere, comprendere, appartenere.In questo senso, pensare non è soltanto elaborare informazioni. È rispondere a una pressione interiore. È il movimento con cui l’essere umano tenta di dare una forma a ciò che prova. I sentimenti non sono un rumore che disturba la ragione; sono spesso la ragione per cui la ragione entra in funzione.Un bambino pensa perché vuole capire ciò che lo incuriosisce o lo spaventa. Un adulto pensa al futuro perché teme di perdere qualcosa, oppure perché desidera costruirlo. Un innamorato interpreta un silenzio, un genitore immagina i rischi per i figli, una persona ferita ripercorre la stessa scena cercando una spiegazione. In tutti questi casi il pensiero nasce da un sentimento che pone

una domanda. La nostra mente, dunque, non è solo un motore logico. È un luogo attraversato da urgenze. Pensiamo perché non siamo indifferenti a ciò che ci accade. Il mondo ci tocca, ci ferisce, ci entusiasma, ci delude. È questa esposizione al mondo a rendere il pensiero umano diverso da una semplice operazione.
Una macchina può analizzare milioni di testi sull’amore, riconoscere le parole più frequenti in una dichiarazione e prevedere quale frase apparirà più convincente. Può descrivere la gelosia, il dolore, la nostalgia e imitare il linguaggio di chi soffre. Ma tra descrivere una ferita e avere una ferita esiste una distanza enorme. La macchina tratta il dolore come informazione. L’essere umano lo vive come condizione.Questa differenza non rende l’intelligenza artificiale meno straordinaria. Permette, anzi, di apprezzarla per ciò che è: uno strumento capace di organizzare il sapere, trovare relazioni, simulare prospettive e restituirci un’immagine sofisticata del nostro linguaggio. Il problema nasce quando scambiamo la precisione della simulazione per l’esperienza interiore.Dire che una IA “pensa” può essere accettabile, purché si chiarisca il verbo. Se pensare significa combinare dati, costruire inferenze, risolvere problemi e generare risposte coerenti, allora sì: le macchine
pensano in un senso funzionale. Ma se significa essere mossi da un bisogno sentito, da una paura realmente provata, da un desiderio che preme, allora siamo davanti a un’altra cosa Il pensiero umano è inseparabile dalla vulnerabilità. Noi ragioniamo perché possiamo perdere. Scegliamo perché non tutto ci è indifferente. Ricordiamo perché alcune esperienze ci hanno segnato. Immaginiamo il futuro perché il presente non ci basta. Perfino la filosofia nasce da stupore, inquietudine, desiderio di verità e paura della morte.Forse è proprio qui il nodo più profondo. Non sono i pensieri a generare sempre i sentimen- ti; spesso accade il contrario. È il sentire a emettere una necessità, e il pensiero arriva per darle una risposta. La paura domanda: come posso salvarmi? La tristezza: che cosa ho perduto? L’amore: come posso restare vicino a ciò che conta? La rabbia: quale limite è stato violato? La speranza: che cosa posso ancora costruire? Il pensiero è, molte volte, la forma linguistica di queste domande interiori. Ciò non significa che ogni ragionamento sia emotivo o irrazionale. Significa che la razionalità umana ha una sorgente incarnata. Il corpo avverte, il sentimento orienta, la mente organizza. Sono livelli diversi ma intrecciati. Separarli completamente è utile nei manuali,
molto meno nella vita.Anche le decisioni più tecniche portano con sé un’idea di ciò che vale. Scegliere una terapia, progettare una città, scrivere una legge, educare un figlio o sviluppare una tecnologia implica sempre una gerarchia di priorità. Ogni priorità rivela che qualcosa ci importa più di qualcos’altro. Senza questa differenza di valore, il pensiero non avrebbe una direzione.È per questo che il confronto con l’intelligenza artificiale ci obbliga a guardarci meglio. Le macchine ci mostrano quanto del nostro linguaggio possa essere riprodotto senza esperienza e quanto della nostra logica possa essere automatizzato. Ma, proprio mentre imitano le forme del pensiero, ci costringono a cercarne la sorgente.E la sorgente, forse, non è nel calcolo. È nel fatto che siamo esseri esposti, incompleti, bisognosi. Pensiamo perché sentiamo la distanza tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Pensiamo perché amiamo qualcosa, temiamo di perderla, ricordiamo ciò che ci ha fatto bene o male. Pensiamo perché provare sentimenti genera necessità, e ogni necessità cerca una strada. La vera domanda, allora, non è soltanto se una macchina possa pensare,e’ se possa avere qualcosa per cui valga la pena pensare. «Bene, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?»
(Il Silenzio degli Innocenti)














Da agosto nuove assegnazioni nelle questure e nei commissariati di Potenza e Matera: 15 poliziotti nel Potentino e 16 nel Materano
La Basilicata si prepara a rafforzare il presidio della sicurezza sul territorio con l'arrivo di 31 nuovi agenti della Polizia di Stato, che entreranno in servizio a partire dal mese di agosto. Le nuove assegnazioni rientrano nel piano nazionale di potenziamento degli organici predisposto dal Ministero dell'Interno, che prevede l'immissione in servizio di oltre 3.000 agenti destinati a questure e commissariati di tutta Italia.Le nuove assegnazioni rappresentano un ulteriore tassello del piano di rafforzamento degli organici avviato a livello nazionale per migliorare la presenza della Polizia di Stato sul territorio e rendere più efficienti i servizi a favore dei cittadini.Nel dettaglio, 15 agenti saranno destinati alla provincia di Potenza: ot-
to prenderanno servizio presso la Questura del capoluogo, tre saranno assegnati all'Ufficio Immigrazione e quattro ai commissariati distaccati. Alla provincia di Matera arriveranno invece 16 nuovi poliziotti, con una distribuzione che prevede dieci unità alla Questura, due all'Ufficio Immigrazione e quattro ai commissariati distaccati.Soddisfazione è stata espressa dal commissario regionale della Lega Basilicata, Pasquale Pepe, che ha definito il provvedimento un importante segnale di attenzione verso il territorio lucano e verso il lavoro quotidianamente svolto dalle forze dell'ordine.«In Basilicata è previsto l'arrivo di nuovo personale per rafforzare in modo significativo l'attività delle forze dell'ordine – afferma Pepe –. Per la provincia di
Potenza sono previste 15 assegnazioni, mentre per quella di Matera arriveranno 16 nuovi agenti. Questa ripartizione ci permette di guardare al futuro con maggiore serenità, sapendo che le nostre strutture operative potranno contare su personale stabile e qualificato.»Il potenziamento degli organici lucani si inserisce nella più ampia strategia del Governo per rafforzare il comparto della sicurezza. Secondo i dati diffusi, negli ultimi anni l'Esecutivo ha portato a termine oltre 45 mila assunzioni nelle forze di polizia, mentre altre 27 mila sono già programmate nel prossimo biennio. Un piano che dovrebbe garantire un saldo positivo di oltre 6 mila unità rispetto al turn over, grazie anche agli investimenti previsti sin dalla prima legge di bilancio, che

ha destinato oltre un miliardo di euro al reclutamento di nuovo personale, al rafforzamento degli organici e al sostegno delle esigenze operative straordinarie.«La tutela della legalità nelle nostre comunità – conclude il commissario regionale della Lega –passa inevitabilmente dal sostegno concreto a chi ogni giorno indossa una divisa. Questo rafforzamen-
to degli organici consentirà di intensificare l'attività di prevenzione e controllo, velocizzare le procedure amministrative e investigative e assicurare una presenza ancora più capillare e rassicurante dello Stato nelle nostre città. La Lega continua a lavorare per garantire ai cittadini lucani risposte concrete in termini di sicurezza e qualità della vita.»
«L
’ arrivo di 31 nuovi operatori della Polizia di Stato rappresenta un risultato importante per la Basilicata e conferma l'attenzione concreta che il Governo sta riservando alla sicurezza del territorio». È con soddisfazione che il Segretario Regionale del SAP Basilicata, Michele Gallucci, commenta il nuovo piano di assegnazioni che consentirà di rafforzare gli organici nelle due province lucane. Dei nuovi arrivi, 15 saranno destinati alla provincia di Potenza e 16 a quella di Matera, andando ad aggiungersi ai cinque funzionari già assegnati alla regione lo scorso 24 giugno.Per il sindacato si tratta di un provvedimento che rappresenta un passo significativo verso il consolidamento della presenza della Polizia di Stato sul territorio, con ricadute positive sia sull'attività quotidiana degli operatori sia sulla sicurezza delle comunità locali. L'incremento degli organici consentirà infatti di rendere ancora più
efficace il controllo del territorio, rafforzare le attività di prevenzione e garantire una risposta sempre più tempestiva alle esigenze dei cittadini.«L'arrivo di questi nuovi colleghi – afferma Gallucci – costituisce una risposta concreta alle richieste che da tempo il SAP porta avanti per assicurare organi-
ci più adeguati alle necessità ope- rative della Basilicata. È un segnale importante per il personale che ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini con professionalità e spirito di servizio.» Il Segretario regionale del SAP evidenzia, tuttavia, come il percorso di rafforzamento non possa considerarsi

concluso.«Attendiamo ora di conoscere le assegnazioni destinate alle Specialità della Polizia di Stato. Su questo punto chiediamo la massima attenzione e sensibilità, perché i reparti specialistici rappresentano una componente fondamentale del sistema sicurezza e svolgono un ruolo indispensabile nelle attività di prevenzione, controllo e supporto operativo.»
Per Gallucci è necessario proseguire lungo la strada intrapresa, assicurando alla Basilicata risorse sempre più adeguate.«Il nostro impegno continuerà con determinazione affinché alla nostra regione siano garantiti uomini, mezzi e strumenti in linea con le reali esigenze delle province di Potenza e Matera. Solo attraverso un costante rafforzamento degli organici sarà possibile offrire agli operatori le migliori condizioni di lavoro e ai cittadini un servizio di sicurezza sempre più efficiente ed efficace», conclude il Segretario Regionale del SAP Basilicata.

POTENZA Entrano nella fase operativa gli interventi sulla diga del Rendina. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che assegna il finanziamento all'opera e il completamento degli adempimenti amministrativi, la Direzione Infrastrutture della Regione Basilicata comunica l'affidamento degli interventi preliminari di rimozione della vegetazione finalizzati all'adeguamento delle aree interessate. Si tratta del primo atto concreto successivo all'ufficializzazione del finanziamento e rappresenta un passaggio propedeutico all'avvio delle lavorazioni previste sullo sbarramento. Le attività prenderanno il via nel mese di agosto, nel rispetto delle tempistiche imposte dalla Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), che disciplina l'esecuzione degli interventi in funzione della tutela degli habitat naturali.
Il finanziamento, pari a 113 milioni di euro, è stato inserito nello stralcio attuativo 2025 del Programma nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico (PNIISSI),
approvato con decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini il 16 settembre 2025 e successivamente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 22 ottobre 2025. La pubblicazione del decreto ha consentito di dare piena attuazione alle attività previste nel cronoprogramma dell'intervento.
«Con questo primo passo operativo prende forma il percorso che consentirà all'invaso del Rendina di recuperare la piena capacità di esercizio, superando le criticità strutturali che negli anni ne hanno condizionato il pieno utilizzo. Ogni fase viene affrontata nel pieno rispetto delle procedure e del cronoprogramma, con l'obiettivo di restituire al territorio un'infrastruttura strategica per la sicurezza idrica e per lo sviluppo del comparto agricolo», dichiara il vicepresidente e assessore alle Infrastrutture della Regione Basilicata, Pasquale Pepe.
Le attività affidate comprendono il disboscamento previsto dalla normativa nell'ambito dell'adeguamento del bacino della diga e delle relative aree di pertinenza
POTENZA L’acqua non può più essere considerata soltanto una risorsa naturale da gestire nelle emergenze, ma la più importante infrastruttura strategica per il futuro del Mezzo- giorno. È questo il messaggio che il Coordinamento Risorsa Idrica di Cia Agricoltori Italiani delle regioni del Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia) rivolge al Governo, alle Regioni e ai soggetti gestori attraverso il documento programmatico “Dagli annunci ai cantieri”, con il quale chiede un cambio di passo nelle politiche nazionali sulla risorsa idrica.
Il punto di partenza è incoraggiante. Grazie alle abbondanti precipitazioni dei mesi scorsi, gli invasi del Mezzogiorno trattengono oggi oltre 350 milioni di metri cubi d'acqua in più ri-
funzionale. Al riguardo, il Consorzio di Bonifica della Basilicata ha deliberato, il 10 luglio, l'affidamento dei lavori. Sempre il Consorzio di Bonifica ha inoltre avviato la procedura di gara per l’abbattimento e la ricostruzione della Casa di Guardia della diga, per un importo complessivo di 648mila euro.
Si tratta di operazioni preliminari indispensabili per consentire la successiva esecuzione degli interventi programmati e per assicurare la piena conformità dell'opera alle prescrizioni tecniche e ambientali previste. Contestualmente, la Regione sta completando gli ultimi adempimenti richiesti dalla Direzione generale per le Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In particolare, sono in corso gli approfondimenti progettuali relativi alle opere di intersezione tra il manufatto dello scarico di superficie, il canale di scarico e il corpo diga, con la verifica della tenuta della sponda destra, dove insistono elementi strutturali quali lo scarico di superficie, la chiusura del manto impermeabile, il
spetto allo stesso periodo del 2025. Una disponibilità che consente di affrontare l'estate in condizioni di sostanziale normalità, garantendo gli usi civili e irrigui e permettendo alle imprese agricole di programmare con maggiore serenità produzioni e investimenti. Ma, avverte Cia, sarebbe un grave errore interpretare questi dati come la fine dell'emergenza. L'illusione dell'abbondanza Il Coordinamento definisce l'attuale situazione "la mappa delle criticità: l'illusione dell'abbondanza". Il problema, infatti, non è soltanto quanta acqua è disponibile, ma quanta se ne riesce realmente ad accumulare, trasportare e distribuire. Le attuali disfunzioni derivano da infrastrutture ormai inadeguate e obsolete, aggravate da carenze gestionali e organizza-

cunicolo di ispezione e il diaframma di tenuta. Parallelamente, sono in fase di completamento le ulteriori verifiche di stabilità della diga in condizioni statiche e sismiche su una seconda sezione ritenuta significativa dalla Direzione generale Dighe, oltre alla sezione principale già analizzata, in considerazione delle differenti caratteristiche geometriche del corpo diga e della stratigrafia dei terreni di fondazione nella zona della spalla destra. Entrambe le attività saranno ultimate entro il mese di agosto e consentiranno di completare il quadro delle prescrizioni tecniche richieste dal Ministero. »Stiamo procedendo con
tive che riducono l'efficienza dei sistemi idrici e limitano la capacità di trattenere una risorsa sempre più preziosa. Restano significative le criticità in Capitanata, nello schema idrico dell'Ofanto e in diversi comprensori della Calabria e della Campania, dove Cia ha chiesto l'apertura di tavoli permanenti con gli enti competenti per rimuovere rapidamente gli ostacoli che penalizzano migliaia di aziende agricole. Un patrimonio infrastrutturale invecchiato. Il documento individua tre grandi fragilità strutturali che accomunano l'intero Mezzogiorno. La prima è rappresentata dall'età delle infrastrutture. Gran parte delle dighe, delle reti di adduzione e delle opere idrauliche è stata progettata e realizzata tra gli anni Sessanta e Settanta e oggi mostra tut-
il massimo rigore tecnico e amministrativo - conclude Pepe - per completare tutti gli adempimenti richiesti dagli organismi competenti. L'obiettivo è rispettare integralmente il cronoprogramma, garantendo che ogni fase venga realizzata secondo i più elevati standard di sicurezza e affidabilità. La diga del Rendina rappresenta un'infrastruttura di rilevanza strategica per la Basilicata e per l'area del Lavellese. Ringrazio il ministro Matteo Salvini per l'attenzione che anche in questo caso ha dedicato al nostro territorio. Continuiamo a lavorare con determinazione affinché il progetto proceda senza rallentamenti».
ti i limiti di un patrimonio che necessita di profonde opere di ammodernamento. La seconda criticità riguarda la manutenzione insufficiente. Decenni di interventi parziali hanno determinato un progressivo degrado delle opere, con riduzione della capacità di accumulo e consistenti perdite lungo le reti di distribuzione. Il terzo elemento è il ritardo tecnologico. La gestione della risorsa idrica continua spesso ad affidarsi a sistemi ormai superati, privi di sensori intelligenti, monitoraggio digitale e strumenti in grado di controllare in tempo reale disponibilità, rilasci, concessioni e consumi. Il cambiamento climatico impone un nuovo modello Secondo Cia, il cambiamento climatico ha definitivamente modificato lo scenario.
Vitalizi, il segretario generale di Spi Cgil Summa è intervenuto a Picerno all'iniziativa promossa della Rete degli studenti Medi
«Prosegue con determinazione il nostro impegno attraverso il Comitato promotore del referendum per l’abolizione della legge regionale sui vitalizi. Non ci fermeremo fino a quando non sarà restituita ai cittadini la possibilità di cancellare una norma sbagliata, che rappresenta un privilegio inaccettabile in una regione segnata da spopolamento, crisi economica e servizi pubblici sempre più in difficoltà. La politica deve dare l’esempio, non costruire nuovi privilegi».
Così il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata intervento a Picerno all'iniziativa promossa della Rete degli studenti Medi. Nel suo intervento, Summa ha sottolineato come «la battaglia contro i privilegi della politica rappresenti una questione di giustizia sociale e di rispetto verso i cittadini lucani che ogni giorno affrontano le difficoltà le-
gate al lavoro, alla sanità, alle pensioni e al crescente disagio economico». Il dirigente sindacale ha inoltre denunciato «le modalità con cui è stato impedito ai cittadini di esercitare il diritto referendario. Con una serie di artifizi e forzature - ha dettodi fatto è stato bloccato il percorso che avrebbe dovuto portare i lucani a potersi esprimere attraverso il referendum. Quando viene impedito ai cittadini di partecipare e di decidere su una legge che li riguarda direttamente, ci troviamo davanti a una democrazia sospesa, nella quale viene limitato il diritto fondamentale alla partecipazione popolare». Summa ha ricordato che «il Comitato continuerà la mobilitazione in tutta la Basilicata per informare i cittadini e sostenere il percorso referendario, riaffermando il principio che le risorse pubbliche devono essere destinate alle vere priorità della regione e non a garantire rendite al-

la politica». Un ringraziamento particolare è stato rivolto ai giovani della Rete degli studenti medi, promotori dell’iniziativa: «È un segnale importante vedere tanti giovani impegnarsi in prima persona per difendere la legalità, la partecipazione democratica e l’equità istituzionale. La
loro presenza dimostra che esiste una generazione che non accetta i privilegi e che vuole contribuire a costruire una Basilicata più giusta, trasparente e vicina ai bisogni delle persone. L’iniziativa di Picerno - ha conclusoconferma la crescente partecipazione della società civile attorno al percorso
referendario, nato con l’obiettivo di restituire ai cittadini lucani il diritto di pronunciarsi sull’abrogazione della legge regionale sui vitalizi e di riaffermare un modello di istituzioni fondato sulla trasparenza, sull’equità e sulla responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche».


Fede, legalità e tutela ambientale: la delegazione lucana guidata dal governatore Bardi a 21 anni dall'ultima volta alla ricorrenza toscana
Tra la secolare suggestione dei boschi toscani e l'austera spiritualità dell'omonima Abbazia si è rinnovato oggi, a Vallombrosa, un rito dal significato simbolico ed ecclesiale. Quest'anno è toccato alla Basilicata l'onore di alimentare il cuore pulsante della devozione a San Giovanni Gualberto, fondatore della congregazione benedettina dei vallombrosani, patrono dei Carabinieri Forestali d'Italia e "patrono dei silvani", offrendo l'olio per la lampada votiva che arderà dinanzi alle spoglie del Santo. Un gesto che unisce idealmente le terre lucane al cuore verde della Toscana, elevando l'identità regionale a simbolo nazionale di salvaguardia ambientale e rettitudine morale. A guidare la delegazione lucana - costituita dal parlamentare on. Salvatore Caiata, dall’assessore regionale Carmine Cicala e dalla Vice presidente del Consiglio regionale, Maddalena Fazzari - il Presidente della Regione, Vito Bardi, che ha sottolineato la portata storica e civile dell'evento in cui trova spazio anche la promozione del territorio con l’allestimento Mother land dell’Apt e il pranzo a base di prodotti tipici locali a cura della Direzione regionale Politiche agricole. Quella di oggi è una ricorrenza che assume un significato ancor più profondo poiché si intreccia felicemente con l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, patrono d'Italia. «L’appuntamento odierno a Vallombrosa rappresenta un momento di altissimo valore - ha detto Bardi nel suo discorso di saluto -. Qui l’identità lucana si fonde intimamente con i valori della legalità e della protezione del creato, in un dialogo fecondo tra fede e impegno civile. La Basilicata torna a Vallombrosa dopo 21 anni per rinnovare simbolicamente un impegno solenne che unisce fede, tradizione, tutela del territorio e responsabilità istituzionale». La Basilicata stringe un legame forte tra la millenaria tradizione monastica vallombrosana - storicamente fondata sulla cura della terra come atto di lode a Dioe la vocazione ecologica di


una regione ricca di parchi e biodiversità. Nel suo intervento il Presidente ha tracciato un parallelo ideale tra le figure dei due Grandi Santi e il patrimonio boschivo lucano: «San Giovanni Gualberto, che fece della cura delle foreste un atto di giustizia e di fede, rappresenta un punto di riferimento naturale anche per la Basilicata, terra che custodisce una delle più vaste coperture boschive del Paese e che vede nei Carabinieri Forestali lucani un presidio quotidiano di legalità ambientale. La sua eredità spirituale dialoga con quella di San Francesco, che nel Cantico delle Creature ci ricorda che la Terra è sorella perché ci sostiene, è madre perché ci genera, è creatura perché non ci appartiene. La nostra regione, con i suoi parchidal Pollino all’Appennino Lucano, dal Vulture alle
Piccole Dolomiti Lucanee con la sua Carta Forestale in aggiornamento, diventa oggi un esempio di come la cura della Terra possa essere una forma contemporanea di spiritua- lità. È un territorio che, nella tutela dei boschi, delle acque e dei paesaggi, incarna quella gratitudine francescana che vede nella natura una compagna di vita. Offrire l’olio per la lampada del Santo - ha proseguito il Governatore - è l'impegno solenne di un’in- tera comunità. È il nostro ringraziamento ai Carabinieri Forestali, instancabili custodi della legalità e della natura. Gli esempi di San Giovanni Gualberto e di San Francesco attraversano i secoli e convergono in un messaggio comune: la creazione è un dono da custodire con umiltà e responsa- bilità. È un'eredità che raccogliamo a piene mani e

che la Basilicata, custode di foreste antiche, parchi nazionali e paesaggi protetti, è chiamata a tutelare. La gestione sostenibile delle risorse naturali è parte essenziale della nostra identità».
Bardi ha concluso rimarcando come questo mosaico di biodiversità sia un richiamo stringente alla responsabilità istituzionale ed etica verso le comunità locali e le future generazioni: «La partecipazione della Basilicata a Vallombrosa assume così un significato più grande: è il punto d’incontro tra due tradizioni spirituali che hanno fatto della custodia del creato una missione. Nel nome di San Giovanni Gualberto e nel ricordo di San Francesco - ha detto Bardi - la Regione rinnova il proprio impegno per uno sviluppo fondato sulla sostenibilità, sulla responsabilità istitu-
zionale e sulla dignità delle comunità che abitano i territori. In questo anno di celebrazioni, la Basilicata porta a Vallombrosa non solo l’olio per la lampada votiva, ma il senso profondo della sua identità: una terra che riconosce nella natura un bene comune da proteggere, un’eredità da trasmettere e un orizzonte di pace. Da questo luogo sacro, che unisce lo spirito alla terra, la Basilicata riafferma che la tutela dell'ambiente è prima di tutto un dovere morale ed etico verso le generazioni che verranno. Oggi, in questo santuario della natura, batte lo spirito più autentico e generoso della nostra terra». La giornata si è chiusa suggellando un momento in cui la Basilicata si è fatta portavoce globale di un messaggio universale di armonia indissolubile tra uomo, legalità e natura.
Dopo vent’anni la delegazione lucana torna in Toscana per la cerimonia dedicata al Patrono dei Carabinieri Forestali
«Rappresentare la Basilicata in una cerimonia così solenne è stato motivo di grande orgoglio. Dopo vent’anni, la nostra Regione è tornata a offrire l’olio destinato ad alimentare, per un intero anno, la lampada votiva di San Giovanni Gualberto, Patrono dei Carabinieri Forestali: un gesto che va oltre il suo valore simbolico e che testimonia il profondo legame della Basilicata con la tutela dell’ambiente, la spiritualità e il senso del servizio».
Così il Vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Maddalena Fazzari, intervenendo a margine della celebrazione svoltasi presso l’Abbazia di Vallombrosa, in Toscana.
«La Basilicata è una terra ricca di boschi, aree protette e straordinarie risorse naturali. Per questo il ritorno della nostra Regione a Vallombrosa assume un significato ancora più profondo: significa riaffermare una cultura della responsabilità, della custodia del territorio e del rispetto del patrimonio ambientale che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni. Un ringraziamento particolare va all’Ufficio Foreste del Dipartimento Politiche Agricole della Regione Basilicata per l’attenzione posta al nostro patrimonio boschivo e paesaggistico».
Il Vicepresidente ha quindi rivolto un pensiero ai Carabinieri Forestali: «A loro va la gratitu-

dine delle istituzioni e dei cittadini per il lavoro silenzioso e prezioso che svolgono ogni giorno nella difesa dei nostri boschi, nella prevenzione degli incendi, nella tutela della biodiversità e nella salvaguardia del patrimonio ambientale. Il loro impegno rappresenta un presidio fondamentale di legalità e sicurezza per l’intero Paese. Un sentito ringraziamento va al Comandante della Regione Carabinieri Forestale “Basilicata”, Colonnello Maria Gabriella Martino e a tutto il reparto forestali che operano in re-
gione con grande spirito di abnegazione. A Vallombrosa abbiamo portato anche le nostre eccellenze gastronomiche, valorizzate dalla bravura e competenza dell’Associazione Regionale Cuochi della Basilicata». «Essere presenti oggi – ha concluso – significa dare continuità a una tradizione che unisce fede, istituzioni e senso civico, ma anche ribadire che la Basilicata vuole essere protagonista nella difesa dell’ambiente e nella valorizzazione delle proprie eccellenze naturalistiche. È un patri-
monio che appartiene a tutti e che abbiamo il dovere di custodire con responsabilità e visione». Presenti alla cerimonia il presidente della Regione Vito Bardi, l’assessore alle politiche forestali Carmine Cicala, il deputato Salvatore Caiata e il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Un appuntamento che rinnova ogni anno una tradizione profondamente sentita e che, dopo due decenni, ha visto nuovamente la Basilicata protagonista.


In arrivo due anestesisti, un ortopedico e un ginecologo; il dg Spera illustra il futuro dell’ospedale: «Presidio vitale da difendere»
LoSpi Cgil Val d'Agri e lo Sportello Sociale hanno incontrato il direttore generale dell'azienda ospedaliera regionale San Carlo, Giuseppe Spera. Al centro del confronto, lo stato dei servizi e il futuro dell'ospedale di Villa d'Agri, un presidio che il sindacato pensionati considera vitale e da difendere con forza per garantire il diritto alla salute nelle aree interne. Il direttore generale, rispondendo alle sollecitazioni dello Spi Cgil, ha illustrato i prossimi provvedimenti programmati dall'azienda per risolvere le criticità dei diversi reparti e servizi. Per ortopedia è stato annunciato l'imminente ingresso in servizio di un nuovo medico ortopedico traumatologo. L'organico salirà così tre specialisti che garantiranno tutte le esigenze del reparto. Radiologia sarà potenziata mentre per oncologia ha annunciato che dal prossimo 1 agosto, le sedute settimanali per la chemioterapia raddoppieranno, passando da una a due. Quanto riguarda l'anestesia, ha fatto sapere che attualmente è in corso un concorso pubblico per l'assunzione di due nuovi anestesisti, una misura necessaria per garantire il corretto turnover del personale mentre l'endoscopia sarà potenziata a breve con l'arrivo di un altro specialista, già assegnato. In arrivo anche un altro ginecologo. La direzione ha poi manifestato l'intenzione di attivare il servizio di urologia. Sul fronte infrastrutturale, il dg ha comunicato che si è giunti alla fase della progettazione esecutiva, attualmente in via di validazione. La gara d'appalto, in capo alla Stazione Unica Appaltante (SUAB), dovrebbe partire entro il mese di

settembre. «La nostra attenzione resta altissima - afferma lo Spi Cgil Val d'Agri - Accogliamo positivamente le scadenze e le soluzioni prospettate, ma non abbassare la guardia. Monitoreremo la situazione passo dopo passo e verificheremo che gli impegni assunti vengano rispettati».
«Ottenuti 70 punti nell’area della prevenzione collettiva e sanità pubblica, 64 nell’assistenza distrettuale e 71 nell’assistenza ospedaliera»

«La Basilicata supera l’esame nazionale sui Livelli Essenziali di Assistenza con punteggi superiori alla soglia di sufficienza in tutti e tre i macro-livelli monitorati». A dichiararlo l’assessore alla Salute, Politiche della Persona e Pnrr, Cosimo Latronico, in riferimento alla conclusione del percorso valutativo del Comitato permanente del Ministero della Salute sul monitoraggio dell’anno 2024 attraverso gli indicatori CORE del Nuovo Sistema di Garanzia. Uno strumento con cui il Governo certifica la qualità, l’ap-
propriatezza e l’uniformità delle cure erogate ai cittadini. Nel dettaglio, la Basilicata ha ottenuto 70 punti nell’area della prevenzione collettiva e sanità pubblica, 64 punti nell’assistenza distrettuale e 71 punti nell’assistenza ospedaliera, a fronte della soglia di sufficienza dei 60 punti. Il risultato lucano si inserisce in un contesto nazionale in cui non tutte le realtà territoriali sono riuscite a garantire i livelli minimi. Il Nuovo Sistema di Garanzia si articola in 88 indicatori relativi a tre macro livelli di assistenza suddivisi in: prevenzione collettiva e

sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera. All’interno di questo sistema è individuato un sottoinsieme di indicatori denominato CORE che consentono di valutare sinteticamente l’erogazione dei LEA sul territorio nazionale. Inoltre, sono stati inseriti tre nuovi integratori relativi a: equità, PDTA e donazione di organi. L’analisi storica dei dati lucani mostra un progresso costante negli ultimi tre anni, in particolare nei settori della prevenzione e dell’assistenza territoriale. La stabilità dei servizi ospedalieri garantisce una base si-
cura su cui innestare le nuove riforme della medicina di prossimità. «I dati del Ministero della Salute – afferma l’assessore – certificano la tenuta e la solidità del nostro sistema sanitario regionale. Ottenere buoni risultati in tutti i settori dimostra il valore delle nostre strutture sanitarie. Questi numeri ci dicono che la direzione intrapresa è quella corretta. L’obiettivo immediato è utilizzare i fondi del Pnrr e le risorse regionali per consolidare questo andamento, accorciare le liste d’attesa e portare le cure sempre più vicine alle comunità locali».

POTENZA Vent’anni di battaglie, progetti e dedizione. L'associazione dei genitori di disabili nel Rione Lucania
DI F RANCESCO MENONNA
POTENZA. L’associazione Dopo di Noi è nata nel rione Lucania ed è attiva dal 1° giugno 2007. Presieduta da Vincenzo Carlone, si occupa di persone disabili ed è gestita direttamente dai genitori. Dal 17 settembre 2007 fa parte del Registro Regionale delle Associazioni di Volontariato. L'obiettivo principale è il sostegno alle persone disabili attraverso la realizzazione di una casa alloggio domotica per accogliere anche i soggetti più gravi quando non avranno più il supporto della famiglia. Nel corso degli anni, l'associazione si è distinta per eventi artistici, sportivi, culturali e ricreativi, sviluppando rapporti concreti e dinamici sul territorio. « La nostra associazione è nata 20 anni fa », spiega il presidente Vincenzo Carlone. « Abbiamo intrapreso questo cammino con un progetto tra noi associati, quasi tutti genitori di ragazzi disabili. La nostra
prospettiva è stata accudire questi ragazzi anche presso strutture pubbliche, a partire dalla sanità. Abbiamo contattato l'Ospedale San Carlo, l'Università della Basilicata e i servizi sociali».
La strutturazione dei servizi è stata completata nel 2018 e 2019 con la precedente amministrazione comunale. «Come associazione abbiamo esercitato una forte pressione presso la Regione Basilicata per dare una sistemazione abitativa ai nostri ragazzi», continua Carlone. «Volevamo prima fare una sperimentazione. All'epoca, l'Assessore alla Sanità regionale Attilio Martorano ci concesse 400mila euro per questa fase sperimentale». La struttura privata, denominata Casa Antonia, è di proprietà di una cooperativa e accoglie attualmente cinque persone disabili, con sette posti disponibili. «È una misura di sollievo», spiega Carlone, «un fine settimana o tre-quattro giorni per dare respiro alle famiglie».
Il progetto più ambizioso riguarda la struttura domotica in contrada Bucaletto. « Tramite l'Ater abbiamo fatto costruire un sito domotico », racconta il presidente. « Un piano intero di 160 metri quadri, con sette stanze per altrettanti disabili, palestra, piscina e tutti i servizi necessari per una vita dignitosa ». La Regione Basilicata nel 2017 ha stanziato 200mila euro per completare la struttura.
Tuttavia, il progetto ha incontrato ostacoli significativi. «Dopo il 2019, quando la struttura fu completata e visitata dalla quarta commissione consiliare, l'Assessore Fernando Picerno paventò l'idea che non ci fossero persone da inserire », ricorda Carlone. « Noi presentammo quattordici dichiarazioni d'intenti protocollate dal Comune, ma non sortirono alcun effetto. Nel 2022, dopo tre anni di abbandono, la struttura fu occupata abusivamente». «Avevamo sollecitato i servizi sociali e il

dirigente Romaniello per ricevere i fondi destinati al "Dopo di Noi" secondo la legge 112 del 2016, per cui la Regione aveva incamerato 4 milioni di euro », prosegue Carlone. « Era impellente per noi una sistemazione definitiva, ma il suggerimento non fu accolto».
Il consiglio direttivo è composto da cinque membri, tutti genitori di ragazzi disabili. L'associazione ha sede nel Rione Luca-
nia, in uno spazio condiviso con l'Avis e una cooperativa locale, gentilmente concesso dal Sindaco.
Un segnale positivo arriva dall'amministrazione attuale. «Grazie all'Amministrazione comunale odierna e all'Assessore Giuzio», conclude Carlone, «la famiglia che aveva occupato abusivamente la casa è stata finalmente sistemata dopo due anni di lotte e tante fatiche».
POTENZA Spettacoli, musica e laboratori animano il weekend. Davide Larocca: «Un patrimonio importante per la comunità»
Due serate all’insegna dello spettacolo, della musica e della partecipazione hanno animato il Parco di Sant’Antonio La Macchia in occasione della seconda edizione dello St.Art Green Fest Potenza, manifestazione promossa dall’Associazione La Macchia Verde APS con l’obiettivo di valorizzare uno degli spazi verdi più significativi della città attraverso l’arte, la cultura e la socialità.
L’evento, che si è svolto nel weekend appena trascorso,, ha richiamato un numeroso pubblico, confermando il successo della formula inaugurata lo scorso anno. Sotto la direzione artistica di Gianni Mercury, il festival ha proposto un ricco programma di spettacoli circensi, performance itineranti, musica dal vivo e laboratori dedicati a grandi e piccoli, trasformando il parco in un grande palcoscenico a cielo aperto.Ad aprire la manifestazione, nella giornata di sabato, è stato il laboratorio di arti circensi e giocoleria curato da Circo Crusco, seguito dalle esibizioni della Cala Street Band, Elide Lorusso, The Legendary Straniero, Giuliano e Sputacchio, Mr. Big Circus, dello stesso Gianni Mercury e ancora di Circo Crusco, protagonista anche del coinvolgente spettacolo finale con DJ Set e performance circensi.La domenica ha mantenuto alta l’attenzione del pubblico con il laboratorio pomeridiano affidato a Sisma e una
nuova serie di spettacoli che hanno visto alternarsi gli artisti già protagonisti della prima serata, fino al gran finale firmato proprio da Sisma, che ha chiuso il festival tra applausi e grande partecipazione.Ad accompagnare gli spettacoli anche un’area food molto apprezzata dai visitatori, con le proposte gastronomiche di Pizzeria Da Peppone, Apperò Hamburgereria e La Golosità che si gusta ad ogni età, contribuendo a creare un clima conviviale e familiare durante entrambe le serate.Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente dell’Associazione La Macchia Verde APS, Davide Larocca, che ha sottolineato come questa seconda edizione rappresenti un ulteriore passo avanti nel percorso di valorizzazione del Parco di Sant’Antonio La Macchia. «Abbiamo voluto riproporre questo festival dopo le tante soddisfazioni ricevute lo scorso anno, arricchendolo con una presenza ancora maggiore di artisti del territorio. La nostra associazione nasce proprio con l’obiettivo di valorizzare questo parco, che riteniamo rappresenti un patrimonio importante per la comunità e che, purtroppo, negli anni è stato in parte dimenticato. Lo facciamo attraverso numerose iniziative durante tutto l’anno, dalle giornate dedicate alla cura e alla pulizia dell’area fino ai progetti culturali, come il corso di arte presepiale che culminerà, come da tradizione, nella mostra dell’8 dicem-
bre presso la chiesa di Sant’Antonio La Macchia. Lo St.Art Green Fest è il nostro appuntamento estivo più importante e rappresenta un’occasione per promuovere il territorio, valorizzando anche gli artisti lucani, che quest’anno hanno avuto uno spazio ancora più significativo all’interno del programma». Il successo della manifestazione conferma la capacità dello St.Art Green Fest di unire intrattenimento e promozione del territorio, offrendo un’occasione di incontro e partecipazione che rafforza il legame tra cittadini, cultura e ambiente. Un risultato che premia l’impegno dell’Associazione La Macchia Verde APS e che lascia già intravedere le prospettive per una terza edizione ancora più ricca.

Si conclude la rassegna di EudAnima aps che ha trasformato i locali del paese in piazze pubbliche

Darsi appuntamento nel bar Caffetteria ruotese, e man mano il cerchio intorno ad un tavolo si allarga. Sotto i riflettori, come tema di discussione, i 30 anni della dottoressa Caterina Russillo nella comunità di Ruoti come medica di famiglia. Si è concluso con questo evento di venerdì u.s. il ricco calendario (dal 6 al 10 luglio) a cura dell’associazione EudAnima aps, che ha aderito all’iniziativa spontanea e volontaria promossa a livello nazionale da “La scatola di latta”. Una adesione della Basilicata, insieme alle regioni della Calabria, Campania, Puglia e Veneto (https://www.scatoladilatta.it/eravamo-quattro-amici-al-bar/dal-6-al-12-luglio2026-prima-rassegna-itinerante-nei-bar-ditalia/).La dottoressa del paese nei 30 anni ha costruito rapporti di cura e di familiarità con tutti i pazienti, come è stato raccontato dai presenti che l’hanno incalzata sui ricordi dei primi tempi: «Il primo ricordo a Ruoti è con il dottor Francesco Pasquariello che teneva la mano a una ragazza collassata. Ho detto continuerò la sua e la mia formazione di strada». Ha iniziato così a parlare di sé Caterina Russillo con un velo di commozione: «Nei miei incontri ho dato il “tu” perché ho voluto esprimere la vicinanza a tutti. Nel mio fare mi sono ispirata al dottor Giuseppe Moscati. Nei primi anni – ha dettoho lavorato molto sulla prevenzione e non poche sono state le resistenze incontrate». Numerosi i pazienti presenti che hanno voluto stringersi intorno a lei, tra queste anche la quasi centenaria zia Ferdinanda. Racconti, aneddoti ma an-

che un profilo umano della dottoressa da parte di Cinzia D’Agostino, come la passione per la musica e il ballo, ma soprattutto i verbi a lei cari: «proteggere, curare, servire, oltre – ha continuato – ad una grande umiltà. Ruoti è diventata la sua casa dove ha scelto di vivere e crescere i suoi figli che poi hanno seguito le sue orme». Un incontro di grande pathos per le lacrime anche di alcuni pazienti che hanno trovato in lei un punto di riferimento e la presenza premurosa e costante nel percorso di guarigione.Tra le testimonianze anche una suggestiva poesia a cura di Rocco Summa che ha voluto dedicare alla medica del paese (foto e scatti sulla pagina fb di APS EudAnima) con versi di profonda stima.Non è mancato poi un momento di festa con un brindisi accompagnato dalle dita magiche sull’organetto del giovane Elia Erricchetti. Evento conclusivo riuscitissimo di un percorso iniziato lunedì 6 u.s. nel bar Vamonos con Lucia Suozzo, titolare della vicina Tenuta Croglia di Baragiano scalo e il suo lavandeto (con circa 27000 piante).
Un incontro per narrare le attività che ruotano intorno al sito ma anche condivisione di storie personali raccontate da chi passando si è fermato per un caffè. Così come è avvenuto il giorno dopo al bar Overland Caffè con l’assessore comunale Felice Faraone e i suoi magnifici scatti sul Bosco Grande di Ruoti. Una raccolta che ha spinto all’idea, sul momento, di una futura mostra fotografica. Un incontro arricchito da alcuni aneddoti e storie degli anziani del posto. Mercoledì u.s. invece i pro-
tagonisti sono stati bimb* e ragazz*, sotto il pergolato del bar Fior d’Arancio, sul tema “artisti per un giorno” attraverso la narrazione pittorica delle proprie emozioni, con la guida delle giovani educatrici, Sofia, Letizia, Clara ed Arianna.Altrettanto interessante al bar White cafè lounge bar giovedì u.s., l’incontro per un’attività di solidarietà con «le margherite» all’uncinetto (adesione al Salatto Donata Doni di Lagonegro) sotto la guida di Antonietta Errichetti e con la presenza della poetessa potentina Dalila D’Andrea intervistata da Federica Corbisiero (direttivo EudAnima aps). Le margherite colorate al termine del percorso che continuerà per i mesi successivi, e che vedrà presente le liriche della socia poetessa Roberta Alberti, verranno cucite come saio di Francesco d'Assisi (proposta di Roberta accolta con gioia in occasione degli 800 anni dalla morte del poverello), patrono dei poeti e primo poeta italiano con il Cantico delle creature. Le margherite si ispireranno ai colori del Cantico.L’adesione da parte di EudAnima aps a questa prima rassegna nazionale è stata così motivata dalla presidente Maria De Carlo: «Quello dell’incontro al bar ricorda una sana abitudine che andrebbe recuperata e cioè incontrarsi per dialogare, parlare, celebrare un evento, discutere dei problemi che riguardano la comunità, fare un sano dibattito, provocare e sollecitare le istituzioni su alcune problematiche o individuare soluzioni a problemi della comunità. Insomma – ha detto – è dal basso che si costruisce una autentica democrazia, al di là di ogni



colore partitico o di simpatie personali, è la cittadinanza attiva, tanto proclamata negli slogan, che tira fuori dalle case, nell’agorà contemporanee delle nostre comunità, un protagonismo attivo che oggi più che mai va a cozzare con una cultura malata di egoismo o di tornaconto. È necessario recuperare l’associazionismo come educazione alla gratuità, al volontariato, alla generosità, al dono del proprio tempo per il bene comune. E trovo altresì urgente – ha affermato - educare le nuove generazioni al confronto per l’esercizio
del pensiero critico, e ad uno stile di vita impegnato per il bene comune, esercitato nel quotidiano».Come si legge nella proposta de “La scatola di latta” di fatto i tavolini dei bar sono stati straformati «in piazze di scambio e i banconi in spazi di riflessione collettiva. Perché il bar di provincia non è solo un luogo di passaggio, ma è il primo, storico avamposto di resistenza sociale, prossimità e cittadinanza attiva».Nella comunità di Ruoti questa “sperimentazione” ha realizzato pienamente l’obiettivo proposto
La cerimonia del passaggio del martelletto si è svolta a Maratea. Il nuovo presidente dell'Interact Lauria è invece Igino Costanzo
Una serata ricca di emozione, partecipazione e spirito rotariano ha segnato il tradizionale passaggio del martelletto e del collare del Rotary Club Lauria, che si avvicina al prestigioso traguardo dei 60 anni di attività al servizio della comunità. Per l’anno sociale 2026/2027 il testimone passa idealmente dal past president, il dottor Diego Patroni, a Biagio Costanzo, attuale Garante regionale della Natura della Basilicata e direttore del Tribunale di Lagonegro. La suggestiva cerimonia si è svolta nella splendida cornice di Maratea, alla presenza di numerose autorità civili e militari, rappresentanti istituzionali, soci e ospiti. Un appuntamento di forte valore simbolico per il sodalizio, che ha confermato ancora una volta il proprio ruolo di punto di riferimento sul ter-
ritorio attraverso iniziative ispirate ai valori del Rotary: servizio, solidarietà e promozione del bene comune.Alla manifestazione hanno preso parte i sindaci di Maratea, Lauria, Sarconi e San Severino Lucano, insieme all’assessore regionale della Basilicata Laura Mongiello. Presenti anche l’assistente distrettuale del governatore Eva Labriola, i presidenti dei Rotary Club di Senise e dell’Inner Wheel, oltre a numerosi rappresentanti della società civile.Nel corso della serata è stato presentato e ufficialmente insediato il nuovo direttivo del Rotary Club Lauria. Accanto al presidente Biagio Costanzo opereranno Giuseppe Reale, con l’incarico di vicepresidente; Antonella Mitidieri, segretaria; Nicolangelo Fittipaldi, tesoriere; Francesco Limongi, prefetto; e i consiglieri Gennaro Nasti, Die-
go Patroni e Francesca Lagrotta.Un momento particolarmente significativo è stato dedicato anche ai giovani: è stato infatti ufficializzato il nuovo presidente dell’Interact Lauria, Igino Costanzo, che raccoglie il testimone da Mario Nasti. Un passaggio che testimonia la particolare attenzione del Rotary verso le nuove generazioni e la volontà di continuare a investire nella formazione, nella crescita e nella partecipazione dei giovani alla vita sociale.Davanti a oltre cento tra soci e ospiti, la cerimonia ha rappresentato non soltanto un cambio di guida, ma soprattutto la continuità di un percorso iniziato quasi sessant’anni fa e proiettato verso nuove sfide. Un cammino fondato sui valori dell’amicizia rotariana, dell’impegno civile e della collaborazione con le istituzioni e le comunità locali.

Mongiello: «Il cicloturismo è una forma moderna e sostenibile per conoscere la Basilicata, dodici tappe per raccontare comuni e comunità»
Trecchina, borgo della Valle del Noce, ha ospitato il biker e inviato televisivo Vittorio Brumotti, arrivato in Basilicata con la sua troupe per realizzare nuovi video promozionali dedicati alla regione. Alla tappa ha preso parte l’assessora regionale all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello, accompagnata dal sindaco Fabio Marcante, che le ha mostrato le bellezze naturalistiche del territorio e il Rifugio Forraina, inaugurato il 30 giugno 2026 e inserito nel percorso Basilicata
Coast to Coast. Il viaggio rientra in un tour più ampio che ha toccato anche Rivello, Nemoli e Lauria, nell’ambito della Green Community guidata dal Comune di Latronico, con l’obiettivo di raccontare attraverso sport e immagini i territori lucani.Mongiello ha parlato di una partecipazione straordinaria nei quattro comuni, sottolineando come il connubio tra ambiente, sport e valorizzazione del territorio sia capace di creare «un entusiasmo autentico». Le piazze gremite di famiglie e bambini per assistere

alle acrobazie del team di Brumotti, ha spiegato l’assessora, sono state la dimostrazione di come la Basilicata sappia trasformare ogni tappa in una festa popolare.«Stiamo puntando sulla riqualificazione delle aree verdi per garantire che non solo i Lucani, ma anche i numerosi turisti che vengono a trovarci possano godere di questo patrimonio naturalistico immenso – ha dichiarato Mongiello –. Con infrastrutture verdi e blu pianteremo 10.000 alberi».L’assessora ha poi definito la presenza di Brumotti e
della sua squadra una testimonianza importante del percorso intrapreso: «Racconteranno in 12 tappe i nostri comuni e le nostre comunità. Siamo orgogliosi di avere voi qui presenti a raccontare la nostra terra».Riprendendo la definizione di turismo “rock” usata da Brumotti, Mongiello ha evidenziato il ruolo del cicloturismo come forma moderna e sostenibile di scoperta dei territori: un modo per vivere lentamente paesaggi e borghi, rispettando l’ambiente e rafforzando il legame tra comunità e natura.

De Filippo: «Promuoviamo gli aspetti più suggestivi del nostro borgo con artisti adatti a riaprire il percorso di
Una piazza gremita, il silenzio attento di centinaia di persone e poi gli applausi, sinceri e prolunga- ti. È iniziata nel segno della cultura l’estate santarcangiolese, con una serata che ha trasformato il cuore del centro storico in uno spazio di condivisione, emozioni e riflessione.Ai piedi della Chiesa Madre, Franco Arminio e Peppe Voltarelli hanno dato vita a un intenso dialogo tra poesia e musica, accompagnando il pubblico in un viaggio attraverso i temi della memoria, della “restanza”, dell’identità dei piccoli borghi e del valore dei legami che continuano a dare anima ai territori.
Le parole del poeta e paesologo irpino si sono intrecciate con le canzoni del cantautore calabrese, regalando un appuntamento che ha saputo coinvolgere il pubblico ben oltre la dimensione dello spettacolo. Ogni verso e ogni nota hanno trovato eco tra le antiche pietre del centro storico, in un’atmosfera carica di partecipazione e sentimento.
Ad aprire la serata è stato il sindaco Vito De Filippo, che ha sottolineato il significato dell’iniziativa
nel programma degli eventi estivi cittadini. «L’avvio delle manifestazioni estive a Sant’Arcangelo – ha dichiarato – è caratterizzato da eventi culturali che puntano a promuovere il centro storico nei suoi aspetti più suggestivi. Il paese si presenterà con la sua storia e la sua fisionomia. Arminio e Voltarelli sono gli artisti più adatti per riaprire questo percorso di valorizzazione e di conoscenza».
Una scelta, quella dell’amministrazione comunale, che conferma la volontà di mettere al centro la cultura come strumento di promozione del territorio e di riscoperta dell’identità locale, valorizzando gli scorci più caratteristici del borgo attraverso appuntamenti di alto profilo artistico.La grande partecipazione del pubblico ha premiato l’iniziativa, dimostrando come eventi di questo genere riescano a rafforzare il senso di comunità e a restituire nuova vitalità agli spazi urbani. Per una sera, la piazza non è stata soltanto il luogo di un incontro, ma il simbolo di un paese che si riconosce nella propria storia e guarda al futuro attraverso la forza della cultura.




VENOSA Contattava anziani spacciandosi per maresciallo e invitava a consegnare monili e soldi al collega: beccati dai Carabinieri
Nel corso della notte del 7 luglio, i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Venosa hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, un 43enne campano per tentata estorsione in concorso. L’intervento è scaturito da una serie di segnalazioni pervenute al NUE (Numero Unico di Emergenza) 112 riferite a tentativi di truffa posti in essere da sedicenti Carabinieri.
In particolare, un uomo tuttora in corso di identificazione, con modalità ingannevoli ed intimidatorie, contattava telefonicamente le vittime, tutte persone vulnerabili, spacciandosi per Maresciallo dei Carabinieri, invitandole a consegnare al complice che si sarebbe recato presso le loro abitazioni, denaro contante e monili in oro, dallo stesso indicati come presunta refurtiva di una rapina. Il finto Maresciallo, inoltre, prospettava che qualora fosse stato opposto diniego alla consegna dei preziosi, avrebbe proceduto a perquisizioni domiciliari.
I Carabinieri hanno predisposto immediatamente un piano di ricerche che, grazie anche alla profonda conoscenza del territorio dei militari dell’Arma, ha consentito di individuare,
nel centro abitato di Venosa, un’utilitaria che si aggirava con fare sospetto. Bloccato il veicolo, venivano prontamente avviate le investigazioni. Il conducente, 43enne, vistosi scoperto, dichiarava di trovarsi in zona per «effettuare le cose agli anziani», mostrando spontaneamente i dati di navigazione del suo telefono cellulare da dove si evincevano le coordinate delle abitazioni delle vittime.
I Carabinieri hanno dichiarato allora l’autore del reato in arresto per tentata estorsione in concorso e, al termine delle formalità di rito, tradotto presso la Casa Circondariale di Melfi, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, tempestivamente informata.
L’arresto è stato successivamente convalidato dal GIP presso il Tribunale di Potenza, che ha applicato, a carico dell’indagato, la misura degli arresti domiciliari.
«Si precisa che il procedimento penale che ne è scaturito è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che, in ossequio al principio di presunzione di innocenza, la responsabilità dell’indagato potrà essere definitivamente accertata solo con sentenza irrevocabile di condanna» si legge nella nota dell’Arma che rinnova l’invito, in particolare alle persone an-

ziane, a «diffidare di chiunque richieda denaro, gioielli o altra utilità e da coloro i quali si qualificano come rappresentanti istituzionali, prospettando emergenze o vicende giudiziarie che coinvolgerebbero familiari e non. In caso di dubbio è fondamentale interrompere qualsiasi conversazione e contattare, senza esitazione, le forze dell’ordine attraverso il numero unico di emergenza 112 o recarsi presso la Stazione Carabinieri più vicina».
RIONERO IN V. Duro l’attacco del circolo cittadino di FdI. Di Nitto chiude fino alla rimozione della pianta

Un tranquillo sabato pomeriggio si è trasformato in pochi istanti in un incubo. Un grosso ramo si è improvvisamente spezzato all’interno della Villa Catena, nel
pieno centro di Rionero in Vulture, travolgendo una donna che si trovava nell’area verde. La scena si è consumata davanti agli occhi di numerosi passanti, che hanno assistito con sgomento al crollo e hanno immediatamente lanciato l’allarme.
Sul posto sono intervenuti in pochi minuti i sanitari del 118, che dopo aver prestato le prime cure hanno trasportato d’urgenza la donna all’ospedale di Melfi, dove è stata sottoposta agli accertamenti clinici.
L’episodio riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza e della manutenzione del patrimonio arboreo cittadino. A poche ore dall’accaduto è arrivato il duro intervento del circolo di Fratelli d’Italia di Rionero in Vulture, che definisce quanto accaduto una “tragedia annunciata”.
«Il grave episodio dimostra una cattiva manutenzione del verde pubblico da parte dell’Amministrazione comunale. Gli alberi necessitano di controlli costanti perché i problemi strutturali si sviluppano nel tempo. Nonostante i ripetuti avvertimenti di cittadini e
forze politiche, tra cui il nostro circolo, che aveva chiesto interventi organici nell’area interessata, non si è provveduto ad effettuare le necessarie verifiche», affermano gli esponenti del partito. Fratelli d’Italia evidenzia inoltre come, in presenza di eventuali omissioni nella manutenzione, possano configurarsi responsabilità civili per il risarcimento dei danni a persone e cose e, nei casi previsti dalla legge, anche possibili profili di responsabilità penale.Ora saranno gli accertamenti tecnici a stabilire cosa abbia provocato il cedimento del ramo e se l’episodio potesse essere evitato.
Intanto nelle scorse ore il sindaco Mario Di Nitto ha ha disposto «il divieto di accesso all’area di Villa Catena compresa tra l’ingresso da Piazza XX Settembre e il locale adibito a bagni pubblici, così come delimitata da nastro e transenne, al fine di consentire il corretto svolgimento delle operazioni di taglio e rimozione della pianta, sino al termine delle stesse e alla rimozione delle transenne e del nastro».

Interrogazione del
comunale di
Toto:
MATERA Il Consigliere
Comunale di Matera Augusto Toto ha presentato un’interrogazione al Sindaco del Comune di Matera, all’Assessore ai Lavori Pubblici ed al Presidente del Consiglio Comunale. L’iniziativa è scaturita per chiedere dopo gli ultimi fenomeni di allagamento in Via Cererie quali provvedimenti urgenti si intendono adottare per la risoluzione definitiva del problema. «Premesso che - si legge - Nei giorni scorsi sono stati eseguiti i lavori di bitumazione ex novo su Via Cererie e nelle strade limitrofe (Via Umbria e Recinto Marconi), nell’ambito del più ampio cantiere di riqualificazione che interessa il rione Piccianello; Tali opere rientrano nell’intervento denominato "D.P.C.M. 25.05.16
Riqualificazione Viabilità Rione Piccianello (via Umbria, via Cererie e aree limitrofe)" , interamente finanziato con il Fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020 per un importo complessivo pari a Euro 1.600.000,00; Gli interventi complessivi avrebbero dovuto, tra le principali finalità strategiche dell’investimento del Bando Periferie, disciplinare in modo definitivo la raccolta e il deflusso delle acque meteoriche, risolvendo i cronici problemi strutturali e idraulici della zona. Considerato che: Nei mesi di giugno e luglio, a seguito di precipitazioni, si sono registrati vistosi allagamenti proprio all’altezza dell’ex pastificio Barilla e della mensa don Giovanni Mele; Tale incresciosa situazione dimostra inequivocabilmente come, a quanto pare, la complessiva regimazione idraulica del-
l’area non sia stata affatto risolta, lasciando i residenti e gli automobilisti nella medesima situazione di criticità precedente all’avvio dei cantieri, rendendo di fatto inefficaci le soluzioni adottate; Da un primo esame visivo e dalle segnalazioni dei cittadini sembrerebbe che, nonostante la presenza delle griglie di raccolta, queste ultime non risultino correttamente posizionate sotto il livello della sede stradale, la quale necessiterebbe di una precisa risagomatura per convogliare l’acqua verso i tombini. Rilevato inoltre che: Sorge il dubbio che l’intero impianto di regimazione idraulica sia stato strutturalmente inficiato alla base a causa di un potenziale sottodimensionamento delle vasche di raccolta e delle tubazioni interrate rispetto ai reali volumi di carico delle acque meteoriche dell’area, difetto che sembrerebbe non essere stato sanato né dalle verifiche idrauliche effettuate né dalle varianti/ordini di servizio applicati in corso d’opera; Trattandosi di un appalto pubblico di rilevante entità economica (finanziato con Fondo Sviluppo e Coesione tramite il Bando Periferie), l’efficacia dell’opera e la vigilanza sulla corretta esecuzione della stessa chiamano direttamente in causa le precise responsabilità del Settore Opere Pubbliche del Comune, deputato alla validazione, alla direzione del cantiere e alla conformità delle opere; Il cantiere per la riqualificazione di parte del rione Piccianello risulta tuttora aperto e che, pertanto, vi è la piena possibilità materiale e formale di far intervenire l’impresa appaltatrice per
METAPONTO La Polizia di Stato di Matera prosegue con i servizi di controllo straordinario del territorio disposti dal Questore, finalizzati a rafforzare la sicurezza anche nei centri di Metaponto e Bernalda e a prevenire e contrastare i fenomeni di illegalità diffusa, con particolare attenzione al caporalato e allo sfruttamento della manodopera. I servizi, effettuati dal personale del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pisticci con il sup-

correggere, i difetti strutturali o esecutivi prima che si proceda alle operazioni di collaudo finale». Il consigliere vuole dunque sapere «Se l’Amministrazione sia a conoscenza dei gravi allagamenti verificatosi tra giugno e luglio in Via Cererie e per quali precisi motivi tecnici gli interventi realizzati nell’ambito del Bando Periferie abbiano fallito l’obiettivo prioritario di risolvere la regimazione idraulica dell’arteria; se siano state effettuate le dovute verifiche e quali siano stati gli esiti sulla tipologia e sull’esatto posizionamento della vasca di raccolta delle acque meteoriche (richiamate anche nella determinazione dirigenziale RCG n. 2251/2025) e se le scelte progettuali, visti i risultati, si siano rivelate inadeguate; se corrisponda al vero che le griglie di raccolta non siano state posizionate alla giusta quota rispetto al livello stradale e se sia stata prevista, a stretto giro, una risagomatura dell’asse viario per correggere le pendenze; se siano state
porto di due equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Basilicata, hanno consentito di identificare complessivamente 200 persone, di cui 34 con precedenti di polizia, 14 stranieri, e di controllare 101 veicoli. Nel corso delle verifiche sono state inoltre elevate 2 sanzioni per violazioni al Codice della Strada. Nell’ambito dei controlli alla circolazione stradale, personale della Polizia Stradale – Distaccamento di Policoro, lungo la Stra-
verificate la tenuta e la capacità volumetrica delle vasche e delle tubazioni installate e se l’Amministrazione possa escludere un errore di sottodimensionamento idraulico in fase di progettazione esecutiva o di successiva variante, errore che laddove venisse riscon-
trato, rischierebbe di vanificare l’intera utilità pubblica dell’opera che è costata 1,6 milioni di euro; quali provvedimenti urgenti si intendano adottare affinché si proceda alla risoluzione definitiva del problema prima della consegna e del collaudo finale delle stesse».

METAPONTO Intorno alle 13,30 nel mare di Metaponto alcuni bagnanti hanno avvistato una tartaruga marina o caretta caretta che si è avvicinata nei pressi del canale di bonifica per la gioia dei più piccoli. Dopo una breve sosta e alcuni tuffi davanti ai bagnanti la tartaruga marina ha preso il largo.
da Statale 106, ha fermato, in due distinte circostanze, due cittadini pakistani. Nel primo caso, il conducente è stato sanzionato per guida senza patente e per aver trasportato un numero di persone superiore a quello consentito dalla carta di circolazione del veicolo. Nel secondo episodio, un altro cittadino pakistano è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria dopo aver esibito una patente di guida risultata falsa.

I servizi straordinari di controllo del territorio proseguiranno anche nei prossimi giorni, con l’obiettivo di garantire maggiori livelli di sicurezza ai cittadini, prevenire i reati e contrastare il fenomeno del caporalato e ogni forma di sfruttamento del lavoro.
Dall’Istituto: «La voce degli studenti conta e la strada tracciata è ormai inarrestabile, siamo fieri di questa giovane italiana nel mondo»

Una pagina di storia per la scuola italiana e per la Basilicata. Sanya Bonelli, studentessa dell’IIS Fermi, è stata a Parigi per rappresentare l’Italia ai lavori dell’High-Level Steering Committee SDG4 e del Transforming Education Summit +4, promossi dall’UNESCO.Con lei, il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Sanya, che è anche Presidente della Commissione Rappresentanza del CNPC e già Portavoce Nazionale degli studenti, insieme al portavoce Di Micco ha fatto parte dell’unica rappresentanza studentesca nazionale ammessa al Comi-
tato Direttivo di Alto Livello a livello globale. L’UNESCO ha indicato le Consulte provinciali studentesche italiane come esperienza di riferimento mondiale per il coinvolgimento dei giovani nelle decisioni istituzionali.
LA STUDENTESSA: «LA PARTECIPAZIONE NON DEVE ESSERE UN’UTOPIA»
A Parigi, Sanya ha portato la voce degli studenti italiani. «Le consulte provinciali studentesche sono ormai pronte a proseguire un proficuo lavoro di confronto internazionale affinché la partecipazione giovanile ai Tavoli istituzionali





non sia utopia o privilegio di alcune nazioni, ma consuetudine», ha dichiarato la studentessa lucana. Per Sanya Bonelli non è la prima esperienza di rappresentanza ad alto livello. Il suo percorso è passato dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo, al G7 Giovani di Trieste, fino al Summit sull’Intelligenza Artificiale di Napoli. Ora i Tavoli mondiali dell’UNESCO a Parigi.«Dalle aule scolastiche ai Tavoli mondiali: la voce degli studenti conta e la strada tracciata è ormai inarrestabile», sottolineano dall’IIS Fermi.
L’ORGOGLIO
DEL FERMI


Tutto l’Istituto si è stretto attorno alla sua studentessa. Dalla Dirigente scolastica,persona molto competente e un grande esempio per tutti, ai docenti, personale e compagni: tutti hanno espresso orgoglio e soddisfazione per un risultato che proietta la scuola lucana in un contesto internazionale.«Siamo fieri di vedere come Sanya rappresenti i giovani italiani nel mondo», è il messaggio che arriva dall’IIS Fermi. Con la partecipazione di Sanya Bonelli, l’Italia porta a Parigi non solo proposte e dati, ma un modello concreto: quello di una scuola che mette gli studenti al centro delle decisioni.

Ma è davvero la scelta giusta? Ecco tutte le ragioni contro tale richiesta
D I VINCE NZ O MA IDA
Il Consiglio Provinciale di Matera ha approvato all’unanimità la mozione del consigliere Carlo Ruben Stigliano, di Policoro, con la quale si chiede l’esposizione definitiva delle Tavole di Eraclea nel Museo Nazionale della Siritide di Policoro. Analoga richiesta è stata avanzata dal sindaco di Policoro Enrico Bianco e fu avanzata nel 2020 da Cosimo Latronico, allora parlamentare e oggi assessore regio- nale alla sanità. «È una decisione che mi emoziona profondamente, ringrazio il Presidente Francesco Mancini, perché è un’intera comunità politica che sceglie di riconoscersi nella propria storia», ha dichiarato il consigliere Stigliano . «Su questa terra, da queste coste, è passato quel processo di civilizzazione che ha reso l’Europa moderna come la conosciamo oggi, grazie alla Magna Grecia. Da queste coste si è sviluppato un processo di civiltà che ha contribuito a costruire il pensiero, il diritto e la cultura dell’Europa. E le Tavole di Eraclea sono una delle testimonianze più preziose di quel passato straordinario». Non si può non concordare, ma se il Museo Nazionale Archeologico di Napoli ha più volte respinto la richiesta ci saranno delle buone ragioni. Le Tavole di Eraclea furono esposte a Policoro nella centrale piazza
Eraclea, dove allora c’era la sede municipale, anche nel 1972, in occasione di un importante convegno organizzato a Montalbano Jonico sulla storiografia lucana. Anche allora da Napoli risposero picche. Le Tavole di Eraclea si trovano a Napoli dalla metà del 1700, più esattamente da quando il giovane sacerdote montalbanese le invio al Presbitero, archeologo e grande uomo di cultura Alessio Simmaco Mazzocchi perché facesse uno studio approfondito, che ancora rimane un riferimento importante. Esse poi furono formalmente assegnate alle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), e acquisite dal patrimonio reale borbonico, diventando parte integrante della sua grande raccolta di antichità della Magna Grecia e di diritto romano. Sebbene il MANN ne mantenga la custodia ufficiale, le preziose tavole bronzee vengono ciclicamente concesse in prestito per mostre ed eventi espositivi a Policoro. Il MANN è una vetrina mondiale e le Tavole con gli altri reperti e documenti rappresenta un valore a cui non può rinunciare ed è giusto che non rinunci. A Policoro non avrebbero la stessa platea di possibili visitatori e studiosi, ma si potrebbe realizzare una copia fotografica, come hanno fatto a Montalbano Jonico, dove si trova esposta al Mojo Museum. Le Tavole rimarranno al

Museo Archeologico di Policoro fino a Novembre. Capiamo le ragioni del campanile, ma vi sono motivazioni storiche e culturali che le sovrastano, Le Tavole furono trovate in territorio di Montalbano Jonico e, contrariamente a quanto affermato dal direttore del Museo di Policoro durante la presenziatine delle stesse, non ci mai stata alcun contenzioso con Pisticci, perché la storia è arcinota e conosciuta da tutti. Ecco il racconto di Prospero Rondinelli:: «Nel mese di febbraio 1732 in contrada “Luce” oggi denominata “Uscio” nel territorio di Montalbano Jonico, e confinante con la riva destra dell’antico fiume “Achelandro”, oggi Cavone, ed al distrutto casale di Andriace, il contadino Marcello Lemma (di origine pisticcese ), arando la terra presso il torrente suddetto, avvertì che la punta dell’aratro urtò un duro ingombro (sulla parte superiore della tavola sono visibili i graffi che produsse l’aratro ), osservato diligentemente il terreno lì presso, vide così una antica lamina di bronzo, la quale aveva una iscrizione Greca in una facciata, e un’ iscrizione latina nell’altra. La scoperta di Lemma, fece rumore, e l’archeologo Montalbanese,il sacerdote Nicola Maria Troyli ( insegnante tra l’altro di Francesco Lomonaco ), osservò la lamina e consigliò di andare a scavare nel luogo e nelle vicinanze, ove era stata rinvenuta,

perché probabilmente avrebbe potuto trovarsene un’altra, sicché dopo circa venti giorni, cioè i principi di quaresima, e propriamente a Marzo, dello stesso anno 1732, si andò con ansia, di scoprire e fare gli scavi, vicino il luogo dove era stata ritrovata la tavola, e non solo le previsioni del Troyli si avverarono appieno, ma i desideri di tutti vennero coronati da brillante successo perché fu trovata l’altra lamina, scritta, però, da una sola parte».

Quando un calciatore diventa memoria. Addio all'uomo che regalò la promozione in Serie C a Potenza
Ci sono calciatori che appartengono alle statistiche. Hanno presenze, gol, classifiche, numeri scritti negli archivi. E poi ci sono calciatori che appartengono al cuore. Il loro nome non rimane soltanto nei tabellini, ma nelle conversazioni delle persone, nei ricordi tramandati, nelle emozioni di chi li ha visti correre su un campo e, per un momento, ha avuto la sensazione che tutto fosse possibile. Nando Scarpa appartiene a questa seconda categoria. Perché alcuni uomini non vengono ricordati soltanto per quello che hanno fatto con un pallone tra i piedi, ma per quello che hanno rappresentato nella vita di una comunità. E Potenza, oggi, perde uno di quegli uomini che hanno scritto una pagina indelebile della sua storia sportiva e umana.

tornare in Serie C.
QUEL GIORNO
A BARI
Chi ha vissuto il calcio degli anni Settanta sa che era un calcio diverso. Più romantico, più vicino alla gente, fatto di maglie sudate, trasferte interminabili, radio accese e domeniche vissute come piccoli appuntamenti con la speranza. Il Potenza di quella stagione aveva un sogno:
Un sogno che passava da una sfida infinita con la Juve Stabia, fino ad arrivare alla partita che avrebbe deciso tutto. Il 1° giugno 1975, allo Stadio della Vittoria di Bari, migliaia di tifosi rossoblù accompagnarono la squadra in quello che sarebbe diventato uno dei giorni più emozionanti della storia del calcio potentino. Una partita tesa, sofferta, di quelle dove ogni pallone pesa come un macigno. Poi arrivò lui. Nando Scarpa. Nei tempi supplementari quel pallone finì dove ogni tifoso rossoblù avrebbe voluto vederlo finire: nella rete avversaria. Un gol che non fu soltanto un gol. Fu un’esplosione di gioia. Fu un abbraccio collettivo. Fu il grido di una città intera che per un attimo dimenticò problemi, difficoltà e quotidianità per sentirsi unita dietro quei colori. Quel gol regalò al Potenza la promozione in Serie C e consegnò per sempre Nando Scarpa alla leggenda rossoblù.
UN CAMPIONE IN CAMPO, UN UOMO FUORI
Ma fermarsi soltanto al calciatore sarebbe riduttivo. Perché il valore di Nando Scarpa non era racchiuso solo nelle sue qua-
lità tecniche, nella sua capacità realizzativa e nella sua personalità da attaccante. Era racchiuso nel rapporto umano che seppe costruire. I tifosi non si affezionano soltanto ai gol. Si affezionano agli uomini. A chi lascia un ricordo. A chi riesce a entrare nella storia di una città senza bisogno di proclami. Anche quando la vita lo portò lontano da Potenza, fino a Lecce, quel legame non si è mai spezzato. Perché certi luoghi non sono soltanto luoghi. Diventano parti della propria storia. E Potenza, per Nando Scarpa, non era soltanto una parentesi professionale. Era una pagina importante della sua vita. Così come lui non ha mai dimenticato quella gente che lo aveva applaudito, sostenuto e amato, anche la comunità potentina non ha mai dimenticato colui che aveva regalato uno dei momenti più belli della propria storia sportiva.
IL VALORE
DEI RICORDI
Oggi il calcio moderno corre veloce. Cambiano le maglie, cambiano i protagonisti, cambiano le bandiere. A volte sembra quasi che tutto sia diventato più distante, più fragile, più temporaneo. Ma poi arriva la scomparsa di un uomo come Nando Scarpa e ci ricorda una cosa semplice: il calcio non è sol-

tanto una partita. È appar- tenenza. È memoria. È emozione condivisa. È quel padre che racconta al figlio di quel pomeriggio a Bari. È quel tifoso che, ancora oggi, chiude gli oc- chi e rivede quella rete. È quella maglia rossoblù che continua a rappresentare qualcosa che va oltre il risultato. Perché un campione vero non lascia soltanto vittorie. Lascia sentimenti.
GRAZIE NANDO
La città di Potenza oggi saluta un protagonista della propria storia. Non saluta soltanto un grande cal-
ciatore. Saluta un uomo che ha avuto il privilegio raro di essere ricordato con affetto dopo tanti anni. E questo, nel calcio come nella vita, è forse il riconoscimento più grande. I gol possono essere dimenticati. Le classifiche possono cambiare. Gli anni possono passare. Ma certe emozioni rimangono. E quel pallone calciato da Nando Scarpa verso la porta della Juve Stabia continuerà ancora a viaggiare nel tempo. Perché alcuni gol finiscono in rete. Altri entrano per sempre nel cuore di una città.

DI FABRIZIO QUARATINO
Ci sono momenti nella vita in cui la vera sfida non è vincere contro qual- cuno. È vincere contro quella parte di noi che, quando arrivano le difficoltà, prova a convincerci che sarebbe più semplice smettere di lottare. È una voce molto abile. Non arriva mai urlando. Si presenta con modi gentili, quasi premurosi. “Non complicarti la vita.” “Accetta quello che c’è.” “Ormai è così.” “Lascia perdere.” Sembra buon senso. A volte è soltanto paura vestita bene. Perché la paura, bisogna ammetterlo, è una grande professionista nel trovare giustificazioni eleganti. Ha persino un guardaroba completo: prudenza, rassegnazione, comodità e quella famosa frase che abbiamo sentito mille volte: “lo faccio per stare tranquillo”. Peccato che, qualche volta, quella tranquillità abbia lo stesso sapore di una stanza chiusa dove l’aria manca lentamente. La vita non ci chiede di essere invulnerabili. Ci chiede qualcosa di molto più difficile e molto più umano: essere capaci di trasformarci senza per-

dere la nostra essenza. Perché ogni persona attraversa momenti in cui il destino sembra mettere alla prova non soltanto la nostra piazza, ma soprattutto la nostra capacità di credere ancora. Ed è proprio lì che si misura la nostra vera natura. Non quando tutto funziona. Non quando riceviamo conferme. Non quando gli altri applaudono. La qualità di una persona emerge quando nessuno applaude e, nonostante questo, sceglie comunque di fare la cosa giusta. Sceglie di restare in piedi. Sceglie di non permettere alle circostanze di diventare più grandi della propria dignità. Attenzione, però. Restare in piedi non significa non avere momenti di stanchezza. Anche gli alberi più forti hanno bisogno del vento per ricordarsi quanto sono profonde le loro radici. Significa semplicemente non consegnare la propria vita nelle mani degli eventi. Perché una difficoltà può ferirci, ma non deve avere il permesso di definirci. Una perdita può lasciarci un vuoto, ma non deve convincerci che dentro di noi non esista più nulla da costruire. Una delusione può cambiare il no-

stro sguardo, ma non deve rubarci la capacità di guardare ancora avanti. La vera rivoluzione personale nasce quando smettiamo di domandarci soltanto “perché è successo?” e iniziamo a chiederci “cosa posso diventare attraverso ciò che è successo?”. È una domanda scomoda. E proprio per questo è potente. Perché ci restituisce il ruolo più importante: quello di protagonisti. Non sempre possiamo scegliere le carte che la vita ci mette davanti. Ma possiamo scegliere con quale spirito giocarle. E qui arriva la parte più difficile da accettare: nessuno verrà a salvarci dalla persona che possiamo diventare. Quel
lavoro appartiene a noi. Non serve costruire maschere perfette. Le maschere, tra l’altro, hanno un difetto enorme: prima o poi diventano pesanti e chiedono pure il conto della manutenzione. Meglio un’anima autentica, magari con qualche graffio, qualche imperfezione e qualche storia da raccontare. Perché la bellezza dell’essere umano non sta nell’essere intatto. Sta nell’essere capace di ricostruirsi. La forza più grande non è quella di chi non cade mai. È quella di chi cade, comprende, cambia e trova dentro di sé un motivo nuovo per continuare. Senza rumore. Senza bisogno di dimostrare. Senza
chiedere il permesso. Perché alla fine la vita non misura quante volte siamo stati messi alla prova. Misura quante volte abbiamo scelto di rinascere. E forse il segreto più grande è proprio questo: non diventare persone che non conoscono il dolore, ma persone che hanno imparato a trasformarlo in una nuova possibilità. Perché ogni ferita può diventare una porta. Ogni ostacolo può diventare un insegnamento. Ogni notte, per quanto lunga possa sembrare, contiene già il principio di una nuova alba. E ogni volta che una persona sceglie di non spegnere la propria luce, anche il mondo intorno diventa un po’ meno buio.
La cittadina oraziana ha ospitato la prima tappa del 2026 con tanti protagonisti sul palco e il pubblico coinvolto dalla sfida tra aspiranti artisti
Èripartito da Ripacandida il tour 2026 de «La Corrida del Sud», giunta all'undicesima edizione e primo appuntamento dell'anno del percorso «E quindi uscimmo a riveder le stelle». La cittadina oraziana ha ospitato una serata all'insegna del divertimento e dello spettacolo, richiamando un buon numero di appassionati presso il ristorantepizzeria Fantasy, grazie alla disponibilità di Vincenzo Zullino e al sostegno degli sponsor dell'iniziativa.Il format, ispirato allo storico programma televisivo reso celebre da Corrado e tornato negli ultimi anni sulle reti nazionali, continua a riscuotere interesse e partecipazione. Nato proprio a Ripacandida nel 2013, il progetto ha fatto tappa in numerosi centri, soprattutto lucani, consolidando nel tempo un se-
guito sempre più ampio.Anche quest'anno il calendario prevede numerosi appuntamenti, con una competizione che mette in scena aspiranti artisti e personaggi originali pronti a conquistare il pubblico in un clima di allegria e sana competizione. A sostenere l'iniziativa anche Radio Potenza Centrale.Sul palco si sono alternati concorrenti provenienti da diverse località della Basilicata e da altre regioni, in prevalenza cantanti. A condurre la serata è stato, come di consueto, Antonio Petrino, affiancato dalla coordinatrice Giusy Bisogno. Ospite della manifestazione il venosino Peppino Carlucci.La classifica finale, decretata dalla giuria popolare, ha visto il successo di Saverio Lorenzo Albano, già vincitore dell'edizione dello scorso anno. Sul podio anche Antonio Gri-
molizzi, secondo classificato, e Giuseppe Volonnino, terzo. Il «Premio simpatia» è stato invece assegnato a Vincenzo Iurino. Tutti i partecipanti hanno ricevuto un omaggio offerto da Caffè & Delizie con il caffè super cremoso Venusia.Per i vincitori l'appuntamento è ora con la finalissima di fine anno. Il tour proseguirà nei prossimi mesi con nuove tappe estive in diverse località, tra cui Genzano di Lucania, Atella e Ascoli Satriano.

