LUNEDÌ 12 OTTOBRE 2026 • ANNO XI N. 228
Direttore Responsabile Rosa MOLLICA Direttore Editoriale Alessandro SANSONI • redazione@lecronache.info
IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA TACCIATO DI IMMOBILISMO E INTANTO A VIETRI, CARLEO GUARDA AVANTI
Sp 16, Guarini dà la sveglia a Giordano Il sindaco: «Chiedo al Presidente di venire a Trivigno per un sopralluogo» Calabrese alle pag 24 e 25
IL RUP, MAGICAMENTE NOMINATO PRIMA DELL’INCARICO, PUBBLICA LA GARA MONSTER IN UN GIORNO
COSA LEGA ALBANELLA ALL’ASI? Di Sanza chiede al minuscolo comune salernitano di bandire per il Consorzio una gara da oltre un milione e mezzo di euro. Perché l’ASI non chiede alla SUARB? Ma non è l’unica stranezza _
L’EDITORIALE
All’evento “L’ottimismo della volontà”, Bardi: «Da Milano un messaggio di fiducia e concretezza. Grande partecipazione della Basilicata»
Democrazia, il problema
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DI ALESSANDRO SANSONI
el corso dell’acceso dibattito legato all’approvazione della nuova legge elettorale, uno degli argomenti più enfatici utilizzato dalle opposizioni è stato quello secondo cui lo “Stabilicum” preluderebbe niente meno che a una svolta autoritaria nel paese. In buona sostanza, la Democrazia sarebbe minacciata. (...) ■ continua a pag 3
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La vignetta di Mario Bochicchio Di Lorenzo e Di Sanza
Dellapenna a pag 10
L’ANNUNCIO Dopo l’Angelus, Papa Leone XIV: «Mi opero per un nodulo al polmone in fase iniziale»
«Mi affido alle vostre preghiere» A POTENZA E MATERA LA VISITA DEL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA
Bignami (FdI): «La Basilicata è una regione importante»
Papa Leone XIV
FORZA ITALIA
Errichetti a pag 5
Menonna a pag 12
■ Servizio
a pag 14
SP3 TIRRENA
Tra Maratea e Trecchina sopralluogo oggi ed elaborati entro il 16 Polese (Ol-Iv): «Subito la galleria per uscire dall’emergenza»
■ Servizi
a pag 16
_ LUCANA FILM COMMISSION
Potenza applaude Francesca e Giovanni: sala gremita per il film su Giovanni Falcone e Francesca Morvillo
■ Servizio
a pag 19
_ IL “CAMPO CAOS”
Nel csx mancano programma, alleanza e leader. La Schlein contro il PD, apre al M5S sull'Ucraina ■ Lamattina
a pag 4
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Italia e Mondo Mentre maggioranza e opposizioni si scontrano sulla legge elettorale, il potere si sposta verso tecnocrazie, oligarchie finanziarie e Big Tech
Democrazia, il problema N
DI ALESSANDRO SANSONI
el corso dell’acceso dibattito legato all’approvazione della nuova legge elettorale, uno degli argomenti più enfatici utilizzato dalle opposizioni è stato quello secondo cui lo “Stabilicum” preluderebbe niente meno che a una svolta autoritaria nel paese. In buona sostanza, la Democrazia sarebbe minacciata. È un peccato che un tema così importante come “il futuro della Democrazia” sia utilizzato per schermaglie dialettiche estemporanee legate al varo dell’ennesimo sistema elettorale prodotto dal parlamento italiano. È un peccato perché, in questa fase storica, la questione è cruciale: in particolare se viene posta in modo corretto, ovvero “chi deterrà realmente, nel prossimo futuro, il potere (Kratos) di decidere”. Non è il caso di dilungarsi troppo in dettaglio sul significato del concetto di “democrazia”, su come il suo valore semantico sia mutato notevolmente da quando 2500 anni fa i greci la inventarono. È importante, però, abbozzare una riflessione su cosa intendiamo con il termine “demos”, su cosa sia questo “popolo”. Per Aristotele e per lo Pseudo-Senofonte autore della Costituzione degli Ateniesi (che secondo Luciano Canfora ed altri insigni studiosi della Grecia antica non era altri che Crizia, lo zio di Platone, l’aristocratico estremista fautore del regime dei Trenta Tiranni), sono i cittadini ateniesi salariati nullatenenti (in quanto non proprietari neanche di un piccolo fazzoletto di terra) che prestano la loro forza-lavoro sulle triremi grazie alle quali la loro “polis” ha costruito un impero nel mare Egeo. Sono circa 20mila, una minoranza numerosa, ma pur sempre una minoranza, e costituiscono, per dirla con Gramsci, un blocco sociale ben definito, con interessi specifici che, inevitabilmente, pesano nel
momento in cui essi votano in assemblea, dove si recano grazie al “gettone” riconosciuto a chi la frequenta quando essa si riunisce per assumere decisioni. Cosa che i piccoli proprietari terrieri, maggioranza nell’Attica, fanno di rado, perché recarsi in città richiede tempo e perché coltivare la terra richiede cure quotidiane. Nonostante sia un blocco sociale altamente caratterizzato, il “demos” è però manipolabile: è una massa di manovra su cui si avventano i ricchi aristocratici, che un po’ con la demagogia e molto con pratiche clientelari, cercano di accaparrarsene il favore, piegandolo ai propri disegni. Nella democrazia moderna, nata con la Rivoluzione Francese (e con quella americana), per oltre un secolo (tutto l’Ottocento e l’inizio del Novecento) lo scontro tra “destra e sinistra” ha riguardato proprio la definizione del “demos”: per i democratici radicali esso doveva essere costituito da tutti i cittadini di un determinato Stato, senza distinzione di censo, di istruzione o di genere. In poche parole tutto girava intorno al suffragio universale, che ancora il senatore Benedetto Croce, membro dell’Assemblea Costituente che avrebbe redatto la nostra Carta fondamentale, sottoponeva a critica serrata, chiedendosi se fosse il sistema più adatto per reclutare la classe dirigente di un paese moderno. Acquisito il suffragio universale, giunse il tempo in cui lo scontro finì col dividere i difensori della “democrazia formale”, dai fautori della “democrazia sostanziale”, ovvero coloro secondo i quali godere del diritto di votare alle elezioni, non era sufficiente ad esercitare compiutamente i propri diritti politici, in assenza di una piena giustizia sociale realizzata. Come nell’antica Atene di Pericle, anche nella moderna democrazia parlamentare occidentale, che per le dimensioni degli
Stati non poteva che strutturarsi in “democrazia delegata” - attraverso il mandato concesso dagli elettori ai propri rappresentanti in Parlamento – il “demos”, il popolo, ha finito per essere una massa di manovra manipolabile tramite la demagogia (e l’ideologia) e le pratiche clientelari. Come ci insegna il pensiero politologico elitista, esiste sempre una forma di aristocrazia organizzata che indirizza le masse, anche quando essa non è selezionata per nascita o per censo e il sistema politico in cui essa opera è di tipo democratico. La vera questione, però, è altrove. Quanto pesa il “demos” nella definizione delle scelte della classe dirigente al comando? Pur con tutti i suoi limiti, lo Stato-nazione, strutturato secondo il modello della democrazia parlamentare nel Novecento in Europa occidentale e nel Nord America, ha accordato al “demos” - organizzato in partiti, sindacati, ordini professionali, associazioni (ossia nei corpi sociali intermedi) – una dose non irrilevante di influenza politica. Nei fatti, chi comandava - perché eletto o perché economicamente potente o perché inserito negli apparati pubblici in una posizione di rilievo – non poteva non tener conto della volontà che i cittadini esprimevano attraverso le consultazioni elettorali, per quanto essa potesse essere più o meno orientata attraverso i media o altri strumenti volti a condi-
zionare l’opinione pubblica. Non a caso la partecipazione popolare alle elezioni era molto ampia (elemento che forniva agli eletti, ovvero ai politici, una legittimazione forte, che garantiva loro un certo primato rispetto ad altri pezzi di classe dirigente). E non a caso le democrazie occidentali hanno avuto la necessità di attivare politiche sociali in grado di ridurre quanto più possibile il divario tra “democrazia formale” e “democrazia sostanziale”. Il XXI secolo, però, ha inaugurato una nuova fase storico-politica. La crisi dello Stato-nazione europeo e di quel ceto medio che, in fin dei conti, era il blocco sociale su cui si fondava e traeva legittimità il potere politico nelle democrazie parlamentari, ha spostato altrove il “kratos”. Esso risiede, oggi, nelle grandi organizzazioni internazionali, come l’UE, dove a incidere sono più i tecnocrati e i burocrati che i rappresentanti eletti dal popolo. O, addirittura, esso risiede fuori dalle istituzioni pubbliche, nelle mani di quei nuovi “circoli oligarchici”, che attraverso la finanziarizzazione del capitalismo e la digitalizzazione della società, hanno accumulato una tale forza economica da non poter più essere condizionati significativamente dalle istituzioni pubbliche e dalle loro leggi. Secondo uno studio redatto lo scorso agosto da quattro economisti della
BCE, le Big Tech americane a caccia di capitali soprattutto per finanziare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, hanno collocato sul mercato, solo quest’anno, obbligazioni per un valore oscillante tra i 350 e i 550 miliardi di dollari, pari addirittura a un quarto dei titoli di debito pubblico emessi annualmente dal Tesoro statunitense. Tutto questo renderà difficile anche e soprattutto la gestione del debito pubblico dei paesi europei, banalmente perché l’offerta è tale che per rendere appetibili i nostri bond agli operatori finanziari occorrerà aumentarne i rendimenti, facendo schizzare la spesa per interessi sul debito che già oggi sottrae cospicue risorse al bilancio dello Stato, impedendogli di investire adeguatamente nella spesa sociale. Se questo è l’andazzo, possiamo dire addio a quelle quote di “democrazia sostanziale” (oltre che di benessere) che avevamo conquistato il secolo scorso. E naturalmente anche alla capacità dei nostri governi “democraticamente eletti” di adottare politiche volte a salvaguardare gli interessi dei cittadini. Non c’è da stupirsi, quindi, se poi l’astensionismo cresce a dismisura. Il “demos” non è stupido… Altro che legge elettorale e, presunte, “svolte autoritarie”. Il futuro della democrazia è IL problema. E richiede un dibattito e un impegno politico seri da parte di tutti.
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Appendino mette il veto a Renzi che risponde: «Sei pregiudicata»
“Il campo caos” sempre meno largo A
La Schlein contro il PD «Hanno provato a commissariarmi» apre al M5S sull'Ucraina. Manca programma, alleanza e leader DI ROBERTO LAMATTINA
pprovata la legge elettorale si deve iniziare a parlare di elezioni. La legge elettorale prevede la formazione della coalizione, l'indicazione di un programma comune e di un leader. Qui iniziano i problemi per il campo largo-centrosinistra.Già la mancanza di un nome comune è il primo problema. Il centrosinistra ha Renzi ma non il M5S, il Campo Largo ha il PD e il M5S ma non ha Renzi.Sembra una sciarada solo che in principio sembra XX poi diventa XXYZX per parafrasare Elio e le Storie Tese.A questo si aggiunge la propensione dei leader dell'opposizione alla sobrabbondanza verbale. CONTE CONTRO APPENDINO Ieri c'è stata l'ennesima tappa della guerriglia. Oggetto della discussione la presenza di Renzi. Italia Viva e il suo leader sono stati in questi mesi come quei parenti impresentabili di alcune opere teatrali e cinematografiche. Lo hanno tenuto fuori dai palchi come si tiene lontano dal tavolo degli sposi lo
zio che non si sa vestire. Ora, però, è arrivato il momento della torta e questo problema va affrontato e risolto non potendolo più nascondere.Chiara Appendino, storico leader del M5S e vicinissima a Conte, non usa mezze parole, per lei Renzi non deve fare parte della coalizione.Sulla presenza di Italia Viva il Movimento sembra pronto a mettere il veto. Del resto sulla stessa linea sono da tempo gli opinion leader del Movimento dal Fatto Quotidiano a Scansi. Renzi non è tipo da tenersi una critica così senza reagire e fa pesare la sua forza comunicativa.In pratica dice che il Movimento chiedeva di non candidare gli indagati, noi non candideremo condannati con sentenza definitiva come l'Appendino.Il colpo è chiaro, violento e ben assestato ma disvela oltremodo la frattura insanabile nella coalizione. LA SCHLEIN CONTRO IL PD Nella giravolta fratricida nella coalizione l'ultima novità è la guerra tra la Schlein e i vertici del suo stesso partito.“Hanno provato a commissariarmi più volte - dice il segretario ri-
volto al suo stesso partito - perché credono che si vinca sul fronte moderato. Io credo si vinca fuori dalla moderazione”.A nostra memoria e il primo j'accuse di un segretario di partito contro il suo stesso partito. Non si era mai visto prima. È un inedito nel conflitto a sinistra.La segreteria del PD intanto fa capire di essere pronta a prendere le posizioni del Movimento Cinque Stelle in politica estera convinta della necessità di trovare un'intesa con gli alleati an-
ti occidentali.Tutto ciò non può non rischiare una frattura con la parte moderata del suo stesso partito. LE PRIMARIE Oltre al programma resta da sciogliere la leadership. La Legge elettorale prevede l'indicazione del leader. Per il PD lo fa il segretario del primo partito, per il Movimento servono le primarie.Nelle primarie è avvantaggiato Conte anche perché lo Statuto del Pd non vieta la nascita di una seconda candidatura di Partito mentre il leader del M5S ha già ottenuto il so-
stegno di AVS e dell'estrema sinistra. L'ARIA CONDIZIONATA DI BONELLI Per non farsi mancare niente Bonelli apre pa questione della povertà energetica parlando di aria condizionata per tutti.Dal diritto alla casa a quello dell'aria fresca il passo è breve. Forse, però, si può pensare di imporla ai leader della coalizione che ancora non sa in che formazione, con che leader e con che modulo sfidera’ Giorgia Meloni.
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L’annuncio dopo l’Angelus, l’intervento è previsto nei prossimi giorni al Gemelli, con circa una settimana di ricovero: «Mi affido alla vostra preghiera»
Papa Leone XIV: «Mi opero per un nodulo al polmone individuato in fase iniziale» N
DI VITO ERRICHETTI
essun comunicato asciutto della Sala Stampa, nessuna indiscrezione filtrata a metà settimana. Domenica, a fine Angelus, con la piazza ancora piena, Leone XIV ha detto di avere un problema ai polmoni. Lo ha detto lui, in prima persona, con parole misurate: «Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato». Poi il passaggio che spiega la scelta: «I medici ritengono opportuno intervenire, e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo».Chi segue le cose vaticane da qualche anno sa quanto questo conti. La storia recente dei pontefici è anche una storia di salute raccontata male, tardi, per sottrazione. Qui è successo il contrario: la notizia è arrivata dal diretto interessato, prima di tutti, e con una data a breve scadenza. L’intervento è previsto per i primi giorni di questa settimana al Policlinico Gemelli. Il portavoce vaticano Matteo Bruni ha precisato che il ricovero post operatorio dovrebbe durare circa una settimana. CHE COSA SAPPIAMO, E CHE COSA NO Poco, e vale la pena dirlo senza giri di parole. Né il Papa né la Sala Stampa hanno indicato la natura del nodulo. Le uniche certezze sono quelle riferite da Leone XIV stesso: lesione circo-
scritta, fase iniziale, localizzazione precisa. Il resto è inferenza, e le inferenze, in medicina, vanno trattate con cautela.Il termine, ricordano gli specialisti, non coincide con «tumore». Un nodulo è un’immagine sospetta che impone approfondimenti, e il suo significato dipende da dimensioni, sede e storia del paziente. Nella pianificazione, ha spiegato a Sky TG24 uno dei maggiori esperti italiani di tumore al polmone, decidono insieme pneumologo, radiologo e chirurgo toracico. Soprattutto, ha aggiunto, sarà l’esame istologico a confermare la natura della lesione e a orientare la strategia successiva.Ed ecco il punto su cui conviene fermarsi. Quell’esame arriva dopo l’operazione, non prima. Per qualche giorno, quindi, la formula «fase molto iniziale» descrive ciò che i medici hanno visto negli esami, non un verdetto. Ci sarà un’informativa sull’istologico? Il Vaticano la renderà pubblica, e con quali tempi? Sono domande legittime, e per ora senza risposta. IL PARERE DELLO PNEUMOLOGO Dal fronte clinico è arrivata una lettura che merita attenzione, perché ribalta l’istinto di molti. Claudio Micheletto, direttore della Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona e dirigente dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri, ha detto all’Adnkronos Salute: «I noduli polmonari benigni non vengono operati, ma tenuti sotto controllo. Se, in-
vece, si decide di intervenire chirurgicamente, è probabile che si tratti di una lesione che necessita di essere asportata».Una frase che inquieta e rassicura insieme, e che Micheletto stesso incornicia: se il Pontefice sarà operato, «è comunque una notizia positiva», perché «solo una piccola percentuale dei tumori polmonari può essere operata, perché spesso la diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata». Letta così, la possibilità stessa di operare diventa un indizio favorevole. Lo specialista, va detto, precisa di non conoscere la situazione clinica del Papa: parla in termini generali, e così va letto.Altri commenti medici insistono sullo stesso concetto: nei tumori polmonari iniziali un trattamento tempestivo migliora le possibilità di cura. Il chirurgo, inoltre, valuta non solo il nodulo ma la riserva respiratoria, la funzione cardiaca, lo stato generale. Leone XIV ha 71 anni, nato a Chicago il 14 settembre 1955: un’età in cui la valutazione preoperatoria è accurata, non un’eccezione. LE REAZIONI La risposta istituzionale è stata rapida e, nel tono, quasi domestica. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto al Papa: «In vista del suo ricovero nei prossimi giorni, Le giunga l’affettuoso pensiero degli italiani tutti, di cui mi faccio interprete unendovi il mio personale». Giorgia Meloni ha parlato di «vicinanza personale» e del governo «per la prova
_ Papa Leone XIV
che è chiamato ad affrontare nei prossimi giorni», aggiungendo: «La serenità e la tranquillità con cui ne ha parlato nell’Angelus di oggi ci rincuorano».Da notare quella parola, serenità, che torna identica in più voci. Il tono scelto dal Papa ha fatto da modello anche per chi ha risposto.Dal versante ecclesiale, il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, ha detto: «Ringraziamo Papa Leone per la semplicità e la fiducia con cui ci ha reso partecipi di questa prova. Siamo una famiglia: Santo Padre, non è solo!». E ancora: «Accogliamo l’invito del Santo Padre alla vicinanza spirituale». L’invito, in effetti, c’era stato: nel congedare la piazza Leone aveva ringraziato i fedeli «per la vostra vicinanza spirituale» e aveva concluso: «Mi affido alla vostra preghiera!». IL GEMELLI E LE OSSERVAZIONI FINALI Il luogo non sorprende. Il Policlinico Gemelli è l’ospedale dove sono stati
ricoverati negli anni anche i predecessori di Leone, e per Roma è un’immagine familiare che torna: l’ingresso, l’attesa, le notizie che arrivano a scaglioni. Resta da vedere quanto Leone XIV vorrà, o dovrà, alterare questo copione. Perché la vera novità, al di là della sede, sta nella scelta di dirlo dalla finestra, a braccio, a margine dell’Angelus. Un pontefice che dà lui la notizia, nominando il problema senza eufemismi, fissa il perimetro del racconto prima che lo facciano altri. È una comunicazione che disinnesca le voci. Ma crea anche un impegno: aver promesso trasparenza, almeno nel tono, significa che la fase successiva, quella dell’esito e dell’istologico, sarà misurata con lo stesso metro.Per ora la certezza è una sola: l’intervento è fissato, il ricovero sarà di circa sette giorni, e l’agenda dei prossimi appuntamenti dovrà adattarsi. Il resto lo diranno i medici, e poi, presumibilmente, il Papa stesso.
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Castellammare di Stabia, inchiesta per omicidio colposo
Incinta di 7 mesi muore con il figlio che aspettava dopo 2 ore dalle dimissioni La 33enne di Piano di Sorrento era stata visitata a Vico Equense e poi in Ginecologia al San Leonardo, poi rimandata a casa. Sequestrate cartelle cliniche e salme. Autopsia nei prossimi giorni, l’Asl apre un’indagine interna
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DI TIZIANA MAGRÌ
ra stata visitata e poi dimessa. Meno di due ore dopo è tornata in ospedale in codice rosso, già in stato irrecuperabile. Greta Astarita, 33 anni, istruttrice di pilates di Piano di Sorrento, incinta al settimo mese, è morta sabato pomeriggio nel reparto di Rianimazione del San Leonardo di Castellammare di Stabia. Poco prima era morto il bambino che portava in grembo. La Procura di Torre Annunziata, guidata da Nunzio Fragliasso, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, dopo la denuncia presentata dai parenti della vittima. Secondo le testimonianze dei familiari, gli inquirenti hanno formulato la dinamica dei fatti. Tutto comincia venerdì sera quando la donna avverte un forte dolore all’inguine e si presenta all’ospedale di Vico Equense, che la indirizza al San Leonardo. Qui dal pronto soccorso passa al reparto di Ginecologia. I medici la sottopongono agli accertamenti e, secondo una prima ricostruzione, non trovano elementi tali da disporre il
ricovero. Greta torna a casa. Intorno alle 23 il dolore si ripresenta, più lancinante, tanto da farle perdere i sensi davanti ai parenti. Viene riportata al San Leonardo da un’ambulanza del 118. Secondo quanto riferito dal quotidiano Metropolis, alle ore 23:30 nasce il bambino, in condizioni gravissime, e muore dopo mezz’ora. Si sarebbe dovuto chiamare Nicolò. La madre viene trasferita in Rianimazione e muore alle 14 di sabato. Gli agenti del commissa-
riato di Castellammare, diretto dal primo dirigente Francesco Circiello, hanno sequestrato la documentazione sanitaria, a partire dalle cartelle cliniche e le salme di madre e figlio. Le autopsie saranno affidate nei prossimi giorni. Secondo indiscrezioni si sarebbe trattato di un’embolia polmonare, ma solo gli esami medicolegali potranno stabilire la causa della morte. L’inchiesta avviata avrà il compito di sciogliere il nodo delle dimissioni della paziente. Gli inquirenti
dovranno accertare quali esami siano stati eseguiti al primo accesso e quale diagnosi sia stata formulata. Dovranno anche stabilire se i sintomi espressi dalla donna imponessero un periodo di osservazione o un ricovero d’urgenza. Le verifiche dovranno riguardare l’intero percorso assistenziale presso gli ospedali, compreso il ginecologo che seguiva la gravidanza. Al momento non risultano iscrizioni nel registro degli indagati. Nei prossimi giorni, in vista del-
l’esame autoptico, potrebbero arrivare i primi avvisi di garanzia. Sarebbe un atto dovuto, per consentire ai sanitari coinvolti di nominare i propri consulenti di parte. In parallelo l’Asl Napoli 3 Sud ha avviato un’indagine interna per ricostruire ogni fase, dal primo accesso al ricovero in rianimazione. A Piano di Sorrento, dove la donna insegnava pilates, conosciuta e benvoluta da tutti, la notizia si è diffusa in poche ore. Greta lascia un figlio piccolo e il marito. Il caso arriva a pochi giorni da un’altra inchiesta della stessa Procura sul reparto di Ginecologia e Ostetrica del San Leonardo. Il 7 ottobre la Guardia di Finanza ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari per l’ex primario del reparto, Eutelia Esposito, oggi in pensione. Al centro c’è la tragedia di Salvatore, un neonato morto dopo un mese in terapia intensiva, nel marzo 2024. Anche in quel caso l’indagine era partita dalla denuncia dei familiari. Per il caso di Salvatore gli indagati sono quattro, tra medici e un’ostetrica. Per tre di loro è stata disposta la sospensione dall’esercizio della professione per dodici mesi. A vario titolo vengono contestati la responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, il falso materiale e ideologico, la frode processuale e il depistaggio. Secondo la procura, dopo il parto sarebbe stato simulato un nodo al cordone ombelicale per far apparire il tragico epilogo imprevedibile. Cordone e placenta sarebbero stati smaltiti e alterate le cartelle cliniche. Accuse che dovranno essere verificate durante il processo. Le due vicende, a oggi, non risultano collegate. Si tratta di due fatti diversi, a più di due anni di distanza. Resta, però, da capire se all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia si sia trattato di casualità oppure di qualcosa che non ha funzionato.
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CRONACHE DAL FUTURO
La Rubrica
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a cura di CRISTIANO SAMPOGNA e LORENZO CARBONE
La fantasia e la realtà, a volte, sono lo stesso punto di partenza e di arrivo
Hollywood e la tentazione sul futuro
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tilizzo le mie capacità nel modo più completo, il che io credo sia il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare” (HAL 9000 – 2001 Odissea nello Spazio) Erano soltanto fantasie o hanno contribuito a disegnare il futuro che stiamo vivendo? L’idea degli sceneggiatori è davvero cambiata? Il cinema ha raccontato macchine capaci di pensare, parlare e decidere ma oggi, mentre dialoghiamo e bestemmiamo quotidianamente con sistemi di intelligenza artificiale, quelle storie assumono un significato diverso. Nel 1927Fritz Lang presenta Metropolis, un mondo dominato dalle macchine in cui compare un automa con le sembianze di una donna, Maria, utilizzato per manipolare la popolazione (ci ricorda qualcuno?). Emerge già un timore ricorrente che una creatura artificiale possa imitare l’uomo e diventare strumento di controllo. Lang intercetta una paura sociale mai sopita: perdere il dominio sulle nostre stesse invenzioni.In Ultimatum alla Terra (1951), il robot Gort può proteggere o distruggere. Con 2001: Odissea nello spazio (1968), Stanley Kubrick compie invece una rivoluzione narrativa. HAL 9000 non ha gambe, braccia né volto: è una voce calma, un occhio luminoso, un'intelligenza diffusa nell'astronave. Parla con gli astronauti, interpreta le situazioni e prende decisioni terribili. Il pericolo nasce dal conflitto tra istruzioni e autonomia, è una questione che, con strumenti molto diversi da HAL, riguarda anche l'AI contemporanea. Negli anni Settanta e Ottanta la fantasia cinematografica oscilla fra amicizia e apocalisse. I droidi di Star Wars (1977), soprattutto R2-D2 e C-3PO, rendono le macchine compagni riconoscibili, ironici, talvolta vulnerabili. Blade
Runner (1982) capovolge poi la domanda: se un replicante possiede ricordi, paura della morte e desiderio di vivere, che cosa lo distingue davvero da noi? In Terminator (1984), al contrario, Skynet trasforma l'autonomia delle macchine nell'incubo di una guerra contro l'umanità. Tre visioni profondamente diverse, accomunate dall'ossessione per il confine tra intelligenza e coscienza.Con Matrix (1999) quel confine si fa ancora più inquietante. Le macchine non si limitano a ribellarsi: costruiscono la realtà percepita dagli uomini (oddio un dejavu!). Nel 2001, Spielberg, con A.I. - Intelligenza artificiale, racconta invece il bisogno d'amore di un bambino robot. La tecnologia diventa uno specchio delle nostre emozioni e responsabilità. Le sceneggiature iniziano così a chiedersi non solo cosa possa fare un'intelligenza artificiale, ma anche che cosa potremmo doverle. È però la televisione a introdurre una svolta particolarmente vicina al presente,Person of Interest, trasmessa dal 2011 al 2016, immagina una Macchina capace di analizzare enormi quantità di dati, incrociare telecamere e co-
municazioni e individuare possibili crimini prima che avvengano, non ha bisogno di un corpo: vede attraverso l'infrastruttura digitale della società. La sua rivale, Samaritan, pone una domanda ancora più scomoda: chi governa un'intelligenza in grado di conoscere e orientare i comportamenti di milioni di persone? La serie anticipa dibattiti su sorveglianza, profilazione, algoritmi predittivi e concentrazione del potere tecnologico, altro che Siri o Alexa. I sistemi reali, tuttavia, non possiedono le capacità quasi onniscienti della Macchina, o forse si?Altre serie, come Westworld e Black Mirror, spingono il ragionamento su coscienza, identità digitale e abusi della tecnologia. Al cinema, Her (2013) immagina una relazione sentimentale con una voce artificiale; Ex Machina (2014) esplora manipolazione e desiderio di libertà, The Creator (2023) mette in discussione il pregiudizio verso esseri artificiali. Più di recente, M3GAN e Companion (2025) riportano al centro la macchina progettata per assisterci, proteggerci o amarci, che finisce per mettere in discussione il
controllo del suo proprietario. Il cinema ha soltanto previsto la tecnologia? La relazione procede in entrambe le direzioni, un po’ come il tempo secondo taluni. Sceneggiatori e registi si nutrono delle ricerche scientifiche del loro tempo; ricercatori, progettisti e imprenditori crescono a loro volta guardando quelle rappresentazioni. Le interfacce vocali, gli schermi portatili, gli assistenti digitali e i robot sociali hanno avuto sullo schermo immagini riconoscibili molto prima di entrare nella vita comune. Ispirare non significa, però, inventare e ci mancherebbe altro. Significa però che la fantascienza offre un vocabolario di possibilità, un modo per rendere desiderabile, oppure temibile, ciò che ancora non esiste.C'è anche un paradosso. Per raccontare un'intelligenza non umana, il cinema ha quasi sempre finito per attribuirle intenzioni umanissime: sete di potere, gelosia, paura, amore, istinto di sopravvivenza. Persino quando scompare il robot antropomorfo, come accade con HAL o con la Macchina di Person of Interest, resta la tentazione di interpretare il calcolo come volontà e
la risposta come comprensione, è una semplificazione narrativa potentissima, ma rischia di confondere le capacità dei sistemi attuali con una coscienza che non sappiamo dimostrare (che non ne necessita la non esistenza). Forse, il concetto di intelligenza artificiale nella fantasia cinematografica non è cambiato quanto crediamo, è cambiata la scenografia, dalla creatura metallica alla voce, dalla voce alla rete invisibile. La domanda, invece, resta sorprendentemente stabile: che cosa accade quando affidiamo a qualcosa che non è umano una parte crescente delle nostre decisioni? La novità è che oggi non dobbiamo più entrare in un cinema per porcela. Basta accendere un computer. E forse la prossima grande storia sull'AI non parlerà di macchine che conquistano il mondo, ma di esseri umani che, senza accorgersene, smettono di scegliere. Forse è questa la vera fine del genere umano? “Siamo sorvegliati. Il governo dispone di un sistema segreto, una Macchina, che ci spia ogni ora, di ogni singolo giorno. Lo so, perché l'ho costruita io” (Harold Finch – Person of Interest)
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Quando i valori diventano proprietà privata
L’italia non ha due culture C
DI GAETANO FIERRO
i siamo abituati a raccontare l’Italia come un appartamento diviso da una parete: a sinistra la solidarietà, la giustizia sociale, la pace e l’attenzione agli ultimi; a destra l’identità, la responsabilità, il merito, la sicurezza e la tradizione. In mezzo, secondo questa comoda planimetria, dovrebbe esserci poco più di un corridoio. Peccato che la storia italiana sia molto più interessante delle nostre etichette. Dentro questa storia esiste anche una grande tradizione cattolico-popolare, democratica e sociale, che ha trovato nel centro politico una delle sue espressioni più importanti senza esaurirsi in esso. Una cultura che ha parlato di persona, dignità, comunità, solidarietà, responsabilità, famiglia, lavoro, libertà e giustizia sociale. Non sempre allo stesso modo, naturalmente. Anche il mondo cattolico ha conosciuto contraddizioni, conservatorismi, aperture, silenzi, errori e straordinarie anticipazioni. Perciò il punto non è inventare un terzo recinto. È abbattere l’idea che i valori abbiano una tessera di partito. I VALORI NON HANNO PADRONI La solidarietà non diventa di sinistra perché la pronuncia un socialista. La responsabilità non diventa di destra perché la invoca un conservatore. La meritocrazia, se significa ricono-
scere capacità e impegno senza trasformare la società in una gara nella quale qualcuno parte cento metri avanti, può convivere perfettamente con la giustizia sociale. E la giustizia sociale, se vuole essere seria, non dovrebbe avere paura del merito. La persona viene prima dell’etichetta. È precisamente qui che una cultura di centro, quando è stata cultura e non semplice geometria parlamentare, ha avuto una funzione originale: provare a tenere insieme ciò che gli estremismi preferiscono separare. Non metà destra e metà sinistra. Una visione autonoma. Del resto, la stessa Repubblica nasce dall’incontro e dal confronto fra culture differenti: cattolica, socialista, comunista, liberale, repubblicana, azionista. La nostra Costituzione è forse la dimostrazione più autorevole che i grandi valori democratici italiani non hanno un proprietario. Non è il manifesto esclusivo di una parte. È il risultato alto, difficile e persino miracoloso, considerando certe nostre abitudini nazionali, di persone lontanissime tra loro che seppero riconoscere un terreno comune. Quando oggi qualcuno tenta di intestarsi in esclusiva parole come «libertà», «popolo», «solidarietà», «patria», «pace» o «giustizia», viene quasi da chiedere dove sia l’ufficio brevetti. LA CULTURA NON VOTA Il problema, però, non ri-
guarda soltanto la politica. Abbiamo applicato la stessa mania classificatoria al cinema, al teatro, alla musica, alla narrativa. Un autore diventa «di sinistra», un regista «di destra», un artista «impegnato», un altro «tradizionale». Come se un romanzo dovesse presentare la dichiarazione dei redditi ideologica prima di essere letto. Naturalmente esistono opere politiche, artisti militanti e precise tradizioni culturali. Negarlo sarebbe sciocco. Ma un’opera può nascere dentro una precisa cultura politica senza appartenere per sempre soltanto a quella cultura. Quando un film, una canzone, uno spettacolo teatrale o un romanzo riescono a raccontare la dignità, la solitudine, l’ingiustizia, l’amore, il lavoro, la morte, la speranza, smettono di appartenere soltanto alla biografia politica dell’autore. Diventano patrimonio di chiunque sappia riconoscersi nell’essere umano che raccontano. L’arte autentica ha un vizio meraviglioso: scappa dai recinti. E quando è grande non ci chiede da quale lato dello schieramento dobbiamo emozionarci. LA RESISTENZA SENZA PADRONI E poi c’è la Resistenza. Qui la semplificazione diventa ancora più delicata. È indiscutibile il contributo enorme dato alla lotta antifascista dalle formazioni comuniste, socialiste e di Giustizia e Libertà. Negarlo significherebbe falsificare la storia. Ma sarebbealtrettanto falso trasforma-
re la Resistenza in una proprietà esclusiva della sinistra. Combatterono cattolici, comunisti, socialisti, azionisti, liberali, monarchici, militari e persone senza una precisa appartenenza politica. Esistettero formazioni di ispirazione cattolica come le Fiamme Verdi. Sacerdoti aiutarono perseguitati, ebrei, renitenti, partigiani e prigionieri. Alcuni pagarono con la vita. Altri cattolici operarono nelle reti clandestine, nell’assistenza, nell’informazione, nell’accoglienza e nella protezione delle popolazioni. Naturalmente nemmeno qui servono santini. Non tutto il mondo cattolico fece la stessa scelta. Ci furono esitazioni, ambiguità, compromissioni e anche sacerdoti che scelsero il campo opposto. La storia adulta non ha bisogno di beatificazioni collettive. Ma neppure di cancellazioni selettive. Dire che la Resistenza fu plurale non sottrae un grammo al sacrificio dei partigiani comunisti, socialisti o azionisti. Aggiunge semplicemente alla fotografia coloro che troppo spesso sono rimasti ai margini dell’inquadratura. E la rende più vera. IL CENTRO NON È IL POSTO IN MEZZO Forse il vero equivoco nasce proprio dalla parola «centro». Per troppo tempo l’abbiamo immaginato come il luogo di chi non sa scegliere: una specie di sala d’attesa tra due porte, frequentata da persone impegnate soprattutto a controllare da quale parte convenga uscire. Ma questa è
una caricatura. Una cultura di centro può essere radicale sui valori senza essere estremista nelle soluzioni. Può difendere la dignità della persona e insieme la responsabilità individuale. Può pretendere solidarietà senza trasformarla in assistenzialismo. Può riconoscere il merito senza dimenticare che non tutti nascono sulla stessa linea di partenza. Può difendere la libertà senza considerare inevitabile abbandonare chi rimane indietro. Non è equidistanza. È autonomia. È la capacità di non dover chiedere il permesso alla destra per parlare di responsabilità e alla sinistra per parlare di giustizia sociale. E forse, in un tempo che vive di tifoserie, questa è persino una posizione rivoluzionaria. LA STORIA È PIÙ GRANDE DELLE ETICHETTE Aggiornare le nostre categorie culturali non significa cancellare destra e sinistra. Le differenze esistono. Sono reali, legittime e spesso profonde. Significa però smettere di utilizzare quelle categorie come dogane morali attraverso le quali decidere chi abbia diritto di pronunciare determinate parole. Nessuno può mettere il timbro sulla solidarietà. Nessuno possiede la libertà. Nessuno ha l’esclusiva della giustizia sociale, della pace, del merito, della famiglia, della dignità umana o dell’amore verso gli altri. E nessuno dovrebbe intestarsi da solo la Resistenza. La memoria serve precisamente a questo: non a scegliere i morti che ci somigliano, ma a riconoscere tutti coloro che contribuirono a restituirci la libertà. Perché condividere un valore non significa perdere la propria identità. Significa darle profondità. Forse dovremmo ricominciare da qui. Meno etichette sulle persone. Meno etichette sulle opere. Meno etichette sui valori. Meno etichette sulla storia. E più verità. La solidarietà non è di sinistra. La responsabilità non è di destra. La dignità non è di centro. La libertà non appartiene a chi riesce a gridarla più forte. Sono valori che diventano credibili soltanto quando qualcuno li pratica. Perché ciò che conta davvero non sta a destra, a sinistra o al centro. Sta all’altezza dell’uomo.
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Cronache Lucane Il RUP, magicamente nominato prima dell’incarico, pubblica la gara monster in un giorno
Cosa lega Albanella all’Asi? Di Sanza chiede al minuscolo comune salernitano di bandire per il Consorzio una gara da oltre un milione e mezzo di euro. Perché l'ASI non chiede alla SUARB? Ma non è l’unica stranezza
A
_ Di Lorenzo e Di Sanza
DI MASSIMO DELLAPENNA
lbanella è un piccolo comune di poco più di 6000 abitanti, si trova vicino Paestum, i suoi promotori turistici ci tengono a farci sapere che è a metà strada tra i monti alburni e il golfo di Salerno. Non ce ne vogliano gli abitanti del ridente paesino, ma non sappiamo altro su quel centro e sulla sua storia. Non abbiamo intenzione, del resto, di trasformarci nel National Geografic ma siamo incuriositi dai motivi per i quali questo piccolo centro sia diventato il cuore pulsante del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della provincia di Matera, malgrado la distanza di 200 km dal Consorzio e da Ferrandina, dove dovrebbe essere fatto l’intervento. QUELLA STRANA DELIBERA DI APPALTO Ai vertici del Consorzio Industriale di Matera devono aver pensato che la lontananza è come il vento oppure hanno preferito scegliere dall'ordine alfabetico il primo paese utile. Ci piacerebbe che il Consorzio Industriale ci spiegasse come mai sceglie questo piccolo comune salernitano per un appalto di più di un milione e mezzo di euro per la gestione di un impianto fotovoltaico da un megawatt da realizzare a Ferrandina. Sia chiaro il Codice degli Appalti
consente di trovare una Stazione Appaltante fuori dall'ente che fa l'affidamento consentendo di far svolgere le procedure di gare ad una stazione qualificata. Noi non sappiamo se il Consorzio Industriale di Matera abbia le qualifiche per poter svolgere questo affidamento. Quello che sappiamo, però, è che tra i soci del Consorzio Industriale ci sono la Regione Basilicata, la Provincia di Matera e tutti i Comuni dove opera il Consorzio Industriale. Sicuramente la Stazione Unica Appaltante della Regione Basilicata ha tutti i titoli per poter fare qualsiasi affidamento. Come pure dovrebbero averli la Provincia di Matera e qualche Comune socio del Materano, certamente il Comune di Matera. Il duo Di Sanza - Di Lorenzo dovrebbero farci capire come mai abbiano preferito non affidarsi a nessuno degli enti soci, a nessun ente della Basilicata preferendo il piccolo comune di Albanella alla stessa Regione Basilicata che li ha nominati. Non si fidano della Stazione Unica Appaltante della Regione Basilicata? Si fidano di più di quella di Albanella? Non vogliono saperne dei Comuni che compongono il Consorzio? Ci piacerebbe avere qualche risposta tecnica. In mancanza di chiarimenti non riusciamo a capire perché la scelta sia ricaduta proprio su Al-
banella. LE STRANE DATE Ma la stranezza non si ferma solo al luogo ma anche ai tempi. Il 26 Giugno il Consorzio Industriale approva il progetto esecutivo dell'impianto. Il 29 Giugno lo stesso Consorzio Industriale, per il tramite di una piattaforma para privata individua con la sezione portante di Albanella, Carlo Di Lucia quale responsabile della procedura di affidamento. Solo il 15 Luglio, però, il Consorzio Industriale di Matera comunica ad Albanella la volontà di affidare il servizio al piccolo e sconosciuto Comune salernitano. Il 29 Settembre la Stazione Unica Appaltante di Albanella dà seguito alla delega ricevuta il giorno prima, il 28, dal Consorzio Industriale, approva il bando e indica come responsabile della procedura di affidamento proprio quel Carlo Di Lucia che era stato indicato ancora prima che Albanella sapesse formalmente di dover fare la procedura per l’Asi. Qui siamo alla divinazione. In pratica il duo Di Sanza - Di Lorenzo, ancora prima di chiedere al Comune di Albanella di fare da Stazione Unica Appaltante avevano già certezza di chi sarebbe stato il responsabile indicato. Se non volessero risponderci potrebbero almeno darci la combinazione vincente del prossimo
superenalotto. Gliene saremmo grati. Battute a parte qui le domande diventano due: perché abbiano scelto Albanella e come sapessero che il responsabile sarebbe stato Di Lucia ancora prima di chiedere al Comune di fare da Stazione Appaltante. QUELLA SOSPETTA VELOCITÀ Il 28 Settembre la Stazione Unica Appaltante di Albanella fa l'accordo con il Consorzio Industriale di Matera. Il 29 Settembre Albanella dà via alla procedura, pubblicando il bando e nominando proprio quel Di Lucia come responsabile del procedimento. Il 30 settembre la gara è pubblicata. Non bisogna essere esperti di procedure amministrative per chiedere al duo Di Sanza - Di Lorenzo e al Comune di Albanella: come ha fatto la stazione appaltante a predisporre la documentazione e fare una gara milionaria in meno di un giorno? Lo chiediamo perché, se ha questa straordinaria efficienza, ci permettiamo di proporre il Di Lucia come responsabile di qualsiasi gara possibile in qualsiasi ente. LE DOMANDE CUI VORREMMO RISPOSTE Allora noi proviamo a sintetizzare i nostri dubbi e chiedere a Di Sanza e Di Lorenzo qualche risposta. Prima domanda: come è stato scelto il Comune di Albanella quale Stazione Unica Appaltante? Seconda domanda: perché non è stata scelta la Stazione Unica Appaltante della Regione Basilicata o di un qualsiasi altro ente socio del consorzio? Terza domanda: come facevano gli amministratori del Consorzio Industriale di Matera a sapere che il Comune di Albanella avrebbe indicato proprio Di Lucia quale Responsabile della Procedura? Come facevano a saperlo ancora prima di essersi accordati con Albanella? Quarta domanda: come ha fatto la Stazione Unica Appaltante a predisporre gli atti in un solo giorno? Quinta domanda: quanto costa questa bizzarra scelta al Consorzio? Restiamo in attesa. Non avendo poteri divinatori come quelli degli amministratori del Consorzio Industriale di Matera aspettiamo speranzosi di poter capire.
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Dalla legge elettorale al lavoro, il capogruppo alla Camera rivendica i risultati dell’Esecutivo e rilancia l’impegno per il territorio lucano
FdI, Bignami incontra Potenza e Matera «La Basilicata è una regione importante» L
DI FRANCESCO MENONNA
a nuova legge elettorale, la politica estera, il lavoro, l'occupazione e la stabilità del Governo Meloni. Sono stati questi i temi all'ordine del giorno emersi dall'incontro dal titolo: “Il Governo più stabile, l'Italia più forte. Quattro anni di impegno per la Nazione”, promosso a Potenza da Fratelli d'Italia nella Sala Minerva del Grande Albergo e successivamente a Matera, presso l'Hotel del Campo. A parlare dell'impegno svolto dal Governo Meloni, il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, alla presenza della responsabile della comunicazione e dell'ufficio stampa, Alessia Sarangeli, dei deputati Mauro Rotelli, commissario regionale di Fratelli d'Italia in Basilicata, e Salvatore Caiata, del senatore Gianni Rosa, degli assessori regionali all'Agricoltura, Carmine Cicala, e alla Salute, Cosimo Latronico, dei consiglieri regionali Michele Napoli, Alessandro Galella e Maddalena Fazzari, quest'ultima anche vicepresidente del Consiglio regionale, e del presidente provinciale di Fratelli d'Italia Potenza, Vincenzo Claps.Dalla legge elettorale, firmata nelle scorse ore dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al dualismo con Roberto Vannacci, dalle scelte di politica estera, all'ambiente, al lavoro, alla scuola e ai giovani. È un Galeazzo Bignami a tutto campo quello che parla alla folta platea di iscritti e aderenti al partito partendo dagli avversari, incapaci a suo dire di avere un leader da contrapporre alla Meloni che invece ha fatto la legge elettorale, alla politica legata all'immigrazione, al rapporto con il mondo arabo, alle politiche dell'accoglienza e al rapporto appunto con Vannacci, per il quale le porte stando alle risultanze pervenute ieri da Potenza sarebbero irrimediabilmente chiuse.Un confronto sulle idee, sulle proposte da sviluppare anche e soprattutto nel corso dell'ultimo anno di attività di Governo senza tralasciare stoccate ironiche alla minoranza soprattutto per la
presenza nei Governi che hanno preceduto l'Esecutivo Meloni di personaggi non all'altezza. E la politica estera, che stando al responsabile di Fratelli d'Italia vede appunto il Governo impegnato per la stabilità nel Golfo Persico, ai conflitti ideologici e religiosi con il fanatismo islamico fino alla Basilicata, ritenuta una terra importantissima per l'intera nazione. Una terra che può dare davvero tanto e che ha bisogno ancora del lavoro della Giunta Regionale guidata da Vito Bardi per avere una continuità politica e governativa.Nel bel mezzo una dialettica serrata con le opposizioni, che screditano l'azione politica della Meloni senza discutere e proporre una valida alternativa di Governo per il Paese. La centralità della Basilicata, come regione di cerniera per tutto il Mezzogiorno viene vista da Galeazzo Bignami come un fondamentale punto di svolta per la nostra regione. Gli applausi a scena aperta non sono mancati durante il discorso del parlamentare di Fratelli d'Italia che ha espresso parole d'elogio rispetto al lavoro di Vito Bardi e di tutti i componenti del Parlamentino Lucano ovviamente quelli legati alla maggioranza.A dare il
benvenuto al parlamentare di Fratelli d'Italia ci ha pensato Gianni Rosa che ha parlato dell'incontro di ieri sottolineando quanto segue: «Mi pare che l'occasione di oggi con il Capo Gruppo alla Camera è proprio quella, di parlare di quattro anni del Governo Meloni e dei tanti provvedimenti che hanno cambiato la nostra economia in questi anni. Voglio ricordare uno per tutti quello dell'occupazione, della disoccupazione in calo e l'occupazione che è cresciuta. Ma questo è uno dei tanti provvedimenti che sono stati messi in campo. Il paradosso, mi piace ricordare che siamo passati dal reddito di cittadinanza alla vera occupazione, quella che avevamo promesso in campagna elettorale. Niente più assistenza, ma reddito reale e qualità della vita per i cittadini italiani. Oggi vediamo chi meglio di noi può raccontare quattro anni di buon governo. La politica estera? Anche di questo, anche di politica estera, l'Italia si è trovata coinvolta in due guerre, ha sempre assunto una posizione di diplomazia affinché queste guerre siano superate. È evidente, l'auspicio di Giorgia Meloni che continua a dire che bisogna proseguire con l'azione diplomatica però non dimen-
ticare chi viene aggredito, chi è l'aggressore e chi viene aggredito».Il protagonista della convention di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami analizza le sfide del Governo Meloni, passando in rassegna i quattro anni di lavoro svolti durante il mandato elettorale: «Per Fratelli d'Italia la Basilicata è una regione importante. Grazie all'azione che stanno producendo i nostri eletti, permettetemi di dire in particolar modo l'impulso e l'energia che sta imprimendo il Commissario Rotelli abbiamo l'intenzione di dare un segnale di presenza ancor più forte, ancor più valoroso rispetto a quello che è stato fatto fino ad oggi. Le elezioni. Io credo che non vedo il motivo per cui si dovrebbe interrompere prima della fine naturale di questa legislatura. Le politiche energetiche? Allora in tema di energia dobbiamo essere chiari e che non è un tema che nasce evidentemente da un problema nazionale. D'altronde anche la stessa segretaria del Partito Democratico in una lettera che ha fatto a Giorgia Meloni ha evidenziato come il problema non nasca ad Hormuz con i costi che sono rincarati soprattutto con questo tipo di problematiche. Volere ricondurre a decisioni del Governo na-
zionale le criticità che nascono altrove sarebbe ovviamente non onesto intellettualmente. Si può dire che il Governo poteva dare di più, questo si può sempre dire fermo restando che sono stati tatti interventi che nessuno aveva mai fatto prima come l'incremento delle tasse sovra energetiche. Sessanta miliardi dati a famiglie, la possibilità comunque di un price cup sul tetto della benzina ai carburanti che rappresenta un unicum a livello europeo e potrebbero seguire a lungo. Poi si potrebbe sempre migliorare, cercheremo di farlo ma bisogna anche considerare che quando hai duecento miliardi di euro sulle spalle ereditate da chi ti ha detto che gratuitamente avresti ristrutturato casa un peso ce l'hanno. L'Europa in particolar modo stia attraversando da una situazione particolare. In Spagna è caduto il Governo, in Francia mi sembra ci siano situazioni complesse a livello sociale, in Gran Bretagna hanno un ciclo di cambio di governo abbastanza ricorrente. In Germania vediamo come si sono avvicendati due governi, frutto di una medesima coalizione, L'unica che ha un faro di stabilità e di coerenza politica è l'Italia con Giorgia Meloni».
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Tre giornate di confronto dedicate alle sfide del Paese: crescita, competitività, energia, infrastrutture, innovazione e riforme
FI, Bardi: «Da Milano un messaggio di concretezza, grande Basilicata»
«L
a tre giorni di Milano conferma una Forza Italia viva, unita e impegnata a costruire risposte concrete per il futuro del Paese. Un partito che mette al centro la crescita, il lavoro, le imprese e le nuove generazioni, con lo spirito liberale e moderato che da sempre ci contraddistingue». Lo dichiara Vi-
to Bardi, segretario regionale di Forza Italia Basilicata, a margine dell’evento nazionale “L’ottimismo della volontà”, svoltosi a Milano dal 9 all’11 ottobre. Tre giornate di confronto con esponenti del Governo, parlamentari, rappresentanti delle imprese e del mondo economico, dedicate alle grandi sfide del Paese: crescita, competitività,
energia, infrastrutture, innovazione e riforme. «Un ringraziamento particolare ad Antonio Tajani per la guida e il grande lavoro che sta portando avanti, insieme a tutta la classe dirigente, ai parlamentari e alla nostra comunità politica. Sono particolarmente soddisfatto della partecipazione della Basilicata, presente con una delle delegazioni più
numerose. Un segnale importante di entusiasmo, appartenenza e voglia di contribuire alla crescita del partito. Torniamo da Milano con una convinzione ancora più forte: Forza Italia ha idee, persone e capacità per continuare a essere protagonista del futuro dell’Italia. E la Basilicata vuole fare pienamente la propria parte».
Il Vice Segretario Regionale FI: «Pronti alle sfide del 2027, continueremo a raccogliere le istanze dei lucani per trasformarle in azione di governo»
Taddei: «Da Milano la spinta per radicare il partito nei territori»
«L’
appuntamento nazionale di Forza Italia a Milano, è la dimostrazione concreta di una comunità politica vi-
va e credibile. La straordinaria partecipazione di questi giorni conferma che la linea tracciata a livello nazionale dal Segretario Antonio Tajani parla al
Paese reale attraverso ciò che caratterizza da sempre il nostro partito: serietà, credibilità e capacità di governo e di dare risposte concrete a famiglie e im-
prese. Da qui parte il nostro lavoro per affrontare le scadenze del 2027, quando saremo chiamati a confermarci forza trainante del centrodestra sia alle elezioni politiche che nei rinnovi amministrativi». A dichiararlo è il Vice Segretario Regionale Vicario di Forza Italia Basilicata, Vincenzo Taddei, commentando “L’ottimismo della volontà”, la tre giorni programmatica di Forza Italia in corso dal 9 all’11 ottobre. «Il titolo scelto per questa convention riassume perfettamente lo spirito con cui stiamo lavorando anche in Basilicata», prosegue Taddei. «L’ottimismo non rappresenta un mero slogan, ma la ferma volontà politica di costruire alternative solide, di ascoltare le esigenze delle nostre
comunità e di dare spazio a una classe dirigente radicata e competente. A livello regionale abbiamo aperto una stagione di forte riorganizzazione che valorizza l’esperienza di chi da anni milita nel partito e, allo stesso tempo, apre le porte all’entusiasmo dei nostri giovani e di tanti amministratori locali che guardano a Forza Italia come all’unico vero pilastro moderato e liberale. Il 2027 sarà uno snodo cruciale per l’Italia e per la nostra regione e le sfide amministrative e politiche che ci attendono non ci troveranno impreparati. Continueremo ad ascoltare i territori, comune per comune, raccogliendo le istanze dei cittadini lucani e trasformandole in azione di governo».
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«L'obiettivo è richiamare l'attenzione sulle difficoltà economiche, superando i confini delle singole categorie produttive»
Vulture Melfese-Alto Bradano, agricoltori e trasportatori in corteo contro il caro vita
S
DI EMANUELA CALABRESE
i levano dal territorio lucano i rombi dei motori dei mezzi agricoli e dei trasportatori, uniti alle voci dei manifestanti. I cortei contro il “caro vita”, l’aumento dei carburanti e un sistema di costi che rende sempre più difficile arrivare alla fine del mese, è al centro delle rimostranze che non riguardano più una sola categoria. Così, dopo il Metapontino, anche il Vulture Melfese -Alto Bradano scende in strada. Sabato 10 agricoltori e trasportatori si sono ritrovati sulla SS 655 Lavello-MelfiCandela. «Il caro carburante, i fertilizzanti, i fitofarmaci. Le visite mediche, i corsi di formazione, i DPI scaricati sulle spalle degli imprenditori agricoli, sono problemi noti. Problemi vecchi. Problemi ignorati – spiega il Coordinamento Agricoltori Basilicata- Ci siamo già. Eravamo anche sulla Jonica e saremo ovunque sia necessario. Perché la crisi agricola lucana non
ha confini provinciali, ha un unico indirizzo: la Regione Basilicata. Gli agricoltori non sono criminali. Sono custodi del territorio, della filiera, dell’economia di questa regione. E non possono più aspettare né promesse né bilanci non vo-
tati». Oggi, 12 ottobre, a far sentire la propria voce è invece l’area Melandro, con il raduno a Satriano di Lucania alle ore 06:30, e per tutta la giornata fino a tarda notte, con Presidio al Parcheggio – Piazzale Semafori (Zona Industriale). La
partenza dei cortei, alla stessa ora, è programmata anche da Tito Scalo, Sant’Angelo Le Fratte – Zona Industriale e Marsico Nuovo – Autostazione. Automobili, trattori e camion sono già in corteo, con bandiere del tricolore italiano e striscioni, senza riferimenti politici. «La Basilicata c’è. Noi ci siamo. Non molliamo -concludono i promotori- L'iniziativa non è riservata esclusivamente agli agricoltori e agli autotrasportatori, ma aperta a lavoratori, commercianti, pensionati, studenti, famiglie e cittadini. Al centro della protesta figurano difatti diversi temi: il costo dei carburanti, delle bollette, dei generi alimentari, dei materiali scolastici e delle prestazioni sanitarie, spese che stanno incidendo pesantemente sui bilanci familiari. L'obiettivo è richiamare l'attenzione sulle difficoltà economiche che interessano trasversalmente diversi settori della società lucana, superando i confini delle singole categorie produttive».
«Non bastano i post, servono atti; le promesse fatte a Nova Siri, Policoro e Melfi sono ancora promesse»
Caro carburante, il “Coordinamento Agricoltori Basilicata” aderisce allo sciopero a oltranza nel Vulture-Alto Bradano
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a oggi, il Coordinamento Agricoltori Basilicata aderisce allo sciopero ad oltranza nel Vulture Alto Bradano, insieme agli agricoltori e ai trasportatori del territorio. Il motivo è semplice. «In questi giorni - spiegano dal Coordinamento Agricoltori Basilicata - abbiamo sentito tutti darci ragione:
consiglieri di maggioranza, consiglieri di opposizione, assessori. Dichiarazioni bellissime. Solidarietà trasversale. Eppure il carburante costa ancora troppo. I danni da maltempo non sono stati risarciti. La fauna selvatica continua a distruggere i raccolti». «I corsi di formazione e i DPI sono ancora a carico nostro. Le
promesse fatte a Nova Siri, a Policoro, a Melfi sono ancora promesse. Se siete tutti d’accordo, perché non cambia nulla? Ai consiglieri che ci sostengono: grazie. Adesso andate in aula. Convocate una seduta straordinaria. Votate qualcosa. Volete bene agli agricoltori lucani? Dimostratelo con un ordine del giorno, non con
un post». «C’è però un silenzio che pesa più degli altri. Quello del Presidente del Consiglio Regionale, Marcello Pittella. Ha governato questa regione. Conosce ogni dossier. Sa esattamente di cosa stiamo parlando. Eppure non si sente. Glielo diciamo senza giri di parole: la maggioranza si tiene anche con il suo voto. Chi
tiene in piedi i numeri risponde di quello che quei numeri producono. O non producono. Non è politica. È aritmetica di base. I nostri conti non tornano. E gli agricoltori hanno buona memoria quando entrano in cabina elettorale. Presidente Pittella, la sedia è vuota. La riempia lei, adesso. Non domani. Adesso».
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Tra Maratea e Trecchina sopralluogo oggi ed elaborati entro il 16. Regione e Provincia al lavoro per aprire il cantiere
Tirrena, accelerata sulla sicurezza via ai progetti per fermare i massi
MARATEA. Progetti entro venerdì 16 ottobre e un nuovo sopralluogo oggi per accelerare la messa in sicurezza della strada provinciale 3 Tirrena, nel tratto tra Maratea e Trecchina chiuso al transito dopo il distacco di materiale roccioso. La progettazione degli interventi urgenti è in via di finalizzazione: l’obiettivo è arrivare rapidamente all’apertura del cantiere e consentire la riapertura del collegamento in condizioni di sicurezza. A comunicare l’avanzamento delle attività è la Direzione Infrastrutture e Mobilità della Regione Basilicata, dopo la riunione tecnica con le società del raggruppamento Smart Project. Per ridurre i tempi, la struttura commissariale di Governo per il contrasto al dissesto idrogeologico ha esteso un incarico già in essere, relativo a un altro intervento a Maratea, includendo la progettazione delle opere necessarie sul tratto interrotto. Il prossimo passaggio è previsto per lunedì 12 ottobre, quando il gruppo di progettazione tornerà sul posto. Il sopralluogo sarà svolto con strumentazione destinata al rilievo di dettaglio delle aree interes-
ARANEO E VERRI: «PEPE VENGA IN AULA»
Strade chiuse a Maratea Il M5S chiede chiarezza
sate dal distacco. Gli elaborati dovranno poi essere consegnati entro venerdì 16 ottobre, con l’intenzione di procedere a una cantierizzazione urgente. La scadenza riguarda dunque la consegna dei progetti; non è stata indicata una data per la ripresa del transito. La soluzione tecnica punta a mitigare il rischio e a rendere possibile la riapertura della provinciale nel più breve tempo possibile. Il lavoro dei progettisti riguarda anche il rapporto tra le misure immediate e gli interventi necessari per la stabilizzazione definitiva del versante. Si sta infatti valutando la possibilità di riutilizzare le opere provvisionali nelle successive la-
vorazioni strutturali. Un’impostazione che, se confermata, consentirebbe di contenere i tempi di esecuzione e ottimizzare l’impiego delle risorse, assicurando continuità tra la fase urgente e le opere destinate alla protezione permanente della strada dalla caduta di massi. Resta aperto il confronto tra la Direzione regionale, la struttura commissariale per il dissesto, la Provincia di Potenza, titolare della strada, e le imprese esecutrici. Il coordinamento tecnico deve consentire di completare rapidamente i passaggi necessari all’avvio dei lavori. La priorità resta mettere in sicurezza il tratto chiuso e ripristinare il collegamento tra i due comuni.
MARATEA. Il bypass di Castrocucco chiuso dopo 24 giorni diventa un caso politico. Le consigliere regionali del M5s Alessia Araneo e Viviana Verri contestano all’assessore Pepe la gestione della viabilità e chiedono che riferisca con urgenza in Consiglio regionale. Aperto il 16 settembre, il collegamento è stato interdetto dopo la caduta di un masso. Le esponenti indicano anche la chiusura del tratto sottostante della statale 18 e della provinciale 3 di Passo Colla, oltre alle difficoltà ferroviarie. Resta l’accesso verso Sapri, già soggetto a limitazioni. «Non le imputiamo la caduta di un masso», precisano, ma una gestione che, a quasi quattro anni dalla frana del novembre 2022, non ha assicurato alternative adeguate. Richiamano le segnalazioni del comitato Mo basta e chiedono chiarezza su sicurezza e costi del bypass, per il quale sarebbero stati spesi circa cinque milioni di euro. Sulla galleria definitiva sollecitano lo stato dei progetti, le risorse disponibili e scadenze verificabili, dopo l’annuncio della gara nel 2027. Chiedono inoltre un piano per soccorsi, servizi essenziali e mobilità, insieme a sostegni alle attività economiche colpite.
Il capogruppo di Ol-Iv richiama i 60 milioni per Castrocucco: appalto nel 2027 e fine lavori nel 2030. Sostegno all’azione di Pepe
Polese: «Subito la galleria per uscire dall’emergenza»
POTENZA. Interventi urgenti sulla Tirrena e una soluzione definitiva per la mobilità di Maratea attraverso la galleria di Castrocucco. Mario Polese, capogruppo regionale di Orgoglio Lucano - Italia Viva, chiede di affiancare alla gestione delle criticità una programmazione di lungo periodo. Il consigliere esprime vicinanza alla comunità, ai cittadini e all’amministrazione comunale, alle prese con i disagi provocati dagli ultimi distacchi rocciosi e dai problemi registrati sul bypass. «Di fronte a una situazione così delicata per un territorio straordinario ma fragile, occorrono risposte concrete che non lascino sola la cittadinanza e chi amministra quotidianamente», afferma Polese. Sulla strada provinciale 3 Tirrena, il capogruppo valuta po-
sitivamente l’accelerazione impressa dalla Regione attraverso la Direzione Infrastrutture e l’assessore Pepe, culminata nella riunione tecnica con il raggruppamento Smart Project. Il percorso prevede un ulteriore sopralluogo lunedì 12 ottobre e la consegna degli elaborati entro venerdì 16, per procedere con urgenza all’apertura dei cantieri destinati alla messa in sicurezza e alla riapertura della strada. Sono le prossime scadenze richiamate dal consigliere, che sottolinea anche il legame tra le opere immediate e la successiva stabilizzazione del versante. «È un approccio importante perché non punta solo a riaprire il collegamento nel minor tempo possibile, ma prevede anche il riutilizzo delle opere provvisionali nei futuri interventi di stabilizza-
zione definitiva del versante, ottimizzando risorse e tempi», osserva. La risposta ai disagi attuali, nella sua lettura, deve quindi inserirsi in un percorso capace di dare continuità agli interventi e di affrontare le fragilità del territorio. Al centro della prospettiva di lungo periodo Polese colloca la galleria di Castrocucco, che indica come la soluzione strutturale e definitiva per la mobilità dell’area. Il capogruppo richiama il commissariamento e lo stanziamento di 60 milioni di euro, ricordando che l’iter punta all’appalto nel 2027 e alla conclusione dei lavori nel 2030. Un orizzonte che accompagna, senza sostituirla, la necessità di rispondere rapidamente alle difficoltà della viabilità. «Maratea merita una programmazione seria e di lungo respiro, su-
perando la logica della sola emergenza grazie a una stretta e leale coesione tra Regione, Provincia, Comune e struttura commissariale», conclude Polese. Il consigliere assicura che continuerà a seguire la vicenda, mettendosi a disposizione del territorio e vigilando perché gli impegni assunti si traducano rapidamente in risultati concreti.
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L'assessore Latronico interviene a Matera per la Giornata ANMIL richiamando l'attenzione sui dati INAIL e sulla prevenzione
Sicurezza sul lavoro in Basilicata: quasi quattromila denunce nel 2025 «L
a sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale e una responsabilità collettiva. In occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, il primo pensiero va alle persone che hanno perso la vita, ai lavoratori che hanno subito gravi conseguenze e alle loro famiglie, alle quali esprimo sincera vicinanza. Nessuno dovrebbe rischiare la propria salute o la propria vita per svolgere il proprio lavoro». Lo dichiara l’assessore alla Salute della Regione Basilicata, Cosimo Latronico, in occasione della Giornata promossa dall’ANMIL, celebrata oggi, 11 ottobre, anche a Matera. «Il fenomeno richiede attenzione costante. Secondo le tabelle regionali dell’INAIL,
nel 2025 in Basilicata sono state presentate 3.876 denunce di infortunio per luogo di accadimento, rispetto alle 3.861 del 2024. Sono dati relativi alle denunce, non al numero definitivo degli infortuni riconosciuti, ma richiamano con forza la necessità di investire nella prevenzione». «La Regione Basilicata conferma il proprio impegno attraverso i servizi delle aziende sanitarie competenti per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro, sostenendo le attività di vigilanza e controllo e la promozione della salute nei luoghi di lavoro. Il lavoro di queste strutture e degli organismi preposti alla vigilanza è essenziale per individuare i rischi e favorire condizioni di lavoro più
sicure». «Occorre rafforzare una cultura della prevenzione condivisa con gli enti bilaterali, le imprese, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dei lavoratori. Formazione, collaborazione, rispetto delle
regole e attenzione quotidiana ai rischi devono diventare patrimonio comune. Il messaggio scelto dall’ANMIL, “Potrebbe essere chiunque”, ricorda che la sicurezza riguarda ciascuno di noi». «Onora-
re la memoria delle vittime – conclude Latronico – significa trasformare il ricordo in responsabilità e impegno concreto, perché ogni lavoratrice e ogni lavoratore possa tornare a casa in sicurezza».
La Giunta regionale incrementa a oltre 1,5 milioni di euro la dotazione del bando per garantire la copertura di tutte le istanze ammissibili
Asili nido in Basilicata: più fondi e nuovi servizi per le famiglie e il lavoro
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a Giunta regionale della Basilicata, su proposta dell’assessore Francesco Cupparo, ha approvato un incremento di 629.180,73 euro della dotazione dell’avviso “Un nido per l’infanzia”, portando le risorse complessive da 900 mila a 1.529.180,73 euro. Il provvedimento, adottato nella seduta dell’8 ottobre, assicura la copertura finanziaria di tutte le proposte risultate ammissibili all’istruttoria. L’avviso, riferito all’anno educativo 2025/2026 e finanziato dal PR Basilicata FESR FSE+ 2021-2027, è rivolto agli Ambiti Socio Territoriali per sostenere l’attivazione di nuovi servizi educativi nei Comuni delle rispettive aree. L’obiettivo è ampliare l’offerta per la prima infanzia attraverso servizi di prossimità, capaci di rispondere alle esigenze delle famiglie anche con modalità e orari più flessibili. «Abbiamo scelto di aumentare le risorse per dare copertura a tutte le proposte ammissibili – dichiara l’assessore Cupparo – perché l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia rappresenta un’esigenza concreta delle nostre comunità. Sostenere i Comuni nell’attivazione di questi servizi significa offrire ai bambini maggiori opportunità edu-
cative e aiutare i genitori a conciliare la cura dei figli con il lavoro». La decisione rafforza il sistema integrato di educazione e istruzione da zero a sei anni, promuovendo una presenza più capillare dei servizi sul territorio regionale e sostenendone la qualità educativa. «La disponibilità di un servizio vicino a casa può fare la differenza nel-
l’organizzazione quotidiana di una famiglia – prosegue Cupparo – e può favorire la partecipazione al lavoro, in particolare delle donne. Per questo investire nella prima infanzia significa intervenire insieme sull’educazione, sull’occupazione e sulla qualità della vita nei nostri Comuni». La delibera aggiorna anche il requisito minimo di frequen-
za previsto per il riconoscimento del finanziamento mensile del servizio, riducendolo da otto a cinque giorni, in coerenza con le indicazioni dell’Autorità di Gestione del Programma. I successivi adempimenti saranno curati dall’Ufficio regionale Programmazione e attuazione interventi per la scuola e il diritto allo studio.
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Tognazzi e Izzo ospiti di Meet us at Cinema della Lucana Film Commission; Romaniello: «Un film delicato e potente»
Potenza, sala gremita al “Don Bosco” per la pellicola su Falcone e Morvillo
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na sala gremita ha accolto al cinema Don Bosco di Potenza Simona Izzo e Ricky Tognazzi, ospiti del nuovo appuntamento di Meet Us at Cinema, a cura di Lucana Film Commission. I due registi hanno presentato Francesca e Giovanni, una storia d’amore e di mafia, il film che ripercorre la vicenda umana, sentimentale e professionale di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. In sala, oltre a una nutrita rappresentanza di avvocati del foro potentino, anche molti giovani, che attraverso il film hanno potuto approfondire la storia e l’impegno dei due magistrati, che fra gli an-
ni ‘80 e ‘90 vissero la loro lotta alla mafia uniti da un grandissimo amore, spezzato dalla strage di Capaci il 23 maggio 1992. «Abbiamo scritto questo film per restituire a Francesca Morvillo la sua dignità di donna delle istituzioni, di validissimo magistrato minorile e non soltanto di moglie di Giovanni Falcone», ha spiegato Simona Izzo. «Il cinema serve a mantenere viva la memoria», ha aggiunto Ricky Tognazzi. “È doveroso raccontare Francesca Morvillo, ricordata soprattutto come un personaggio istituzionale. Sono entrambi personaggi statuari, che rimangono nelle aule di tribunale. Abbiamo
sempre in mente le foto in bianco e nero nelle aule di scuola. Noi, invece, li abbiamo raccontati a colori, abbiamo voluto raccontare la loro storia d’amore in tempo di guerra». «Morvillo e Falcone vissero un amore simbiotico e totalizzante, in un contesto di continue minacce e nella reale consapevolezza che ogni giorno era una conquista», ha concluso Izzo. La tappa potentina è proseguita questa mattina con una masterclass al liceo classico “Quinto Orazio Flacco” di Potenza. Questa sera, infine, i due registi sono attesi per una nuova proiezione di Francesca e Giovanni, seguita da un dibattito,
alle ore 19 al cinema Nuova Italia di Latronico. «Abbiamo scelto di proporre nell’ambito del progetto Meet Us at Cinema anche un film come Francesca e Giovanni», ha dichiarato Margherita Romaniello, Presidente della Lucana Film Commission. «È un film delicato e potente, in cui la lotta alla mafia e la violenza delle stragi trovano un contraltare nella storia d’amore, mai davvero raccontata in tutta la sua verità. Il pubblico ha ancora una volta risposto benissimo. L’incontro con gli studenti poi ha rappresentato, anche per gli stessi registi, un riscontro del valore educativo del cinema».
Fino al 16 ottobre, gli Azzurri si alleneranno su un tratto del Basilicata coast to coast, nell’ambito del protocollo d’intesa tra Apt e Federazione Ciclistica
In Regione gli allenamenti della Nazionale italiana di ciclocross
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ino al 16 ottobre 2026, la Nazionale italiana di ciclocross, guidata dal Commissario tecnico Daniele Pontoni, sarà in ritiro in Basilicata in vista dei Campionati Europei, in programma il 7 e l’8 no-
vembre a Zeddam, nei Paesi Bassi, e della prima prova di Coppa del Mondo, fissata per il 27 novembre a Ostrava, nella Repubblica Ceca. L’iniziativa è una delle azioni previste dal protocollo d’intesa sottoscritto il 5
settembre scorso a Matera tra l’Agenzia di promozione territoriale della Basilicata e la Federazione Ciclistica Italiana, con l’obiettivo di lavorare congiuntamente sul prodotto cicloturistico ed affermare al contempo la cultura sportiva. Alla preparazione parteciperanno 11 atleti delle categorie junior, under 23 ed élite, maschili e femminili, affiancati da otto componenti dello staff tra tecnici, meccanici e massaggiatori. Il percorso scelto è quello del Basilicata Coast to Coast, l’itinerario che collega lo Jonio al Tirreno e che presto verrà tracciato per i ciclisti proprio dalla Federazione ciclistica italiana. In particolare, gli allenamenti si svolgeranno lungo l’itinerario, con il percorso di
Chiaromonte come principale riferimento per le uscite in bicicletta, che toccheranno anche diversi tratti stradali dei territori circostanti. La località è stata individuata dai tecnici federali durante i sopralluoghi di luglio, per la rispondenza alle esigenze di preparazione di atleti e staff. Gli spazi all’aperto infatti, ospiteranno corsa a piedi, potenziamento del core, esercizi a corpo libero e stretching, mentre per le attività al chiuso sarà utilizzata una palestra. La base dell’ospitalità sarà invece il comune di Fardella. «Questo stage è un passo concreto del percorso avviato con la Federazione», dichiara il direttore generale dell’Apt Basilicata, Margherita Sarli. «Un prodotto ciclo-
turistico nasce dal lavoro congiunto su più livelli: individuare gli itinerari, raccontarli, preparare chi accoglie. Inoltre, è un modo per consolidare il lavoro che sinergicamente con altri attori del territorio stiamo facendo per il Coast to Coast». E aggiunge: «Unire la nostra conoscenza del territorio alla competenza tecnica della Fci ci permette di far crescere l’offerta e di portare in Basilicata eventi ed esperienze capaci di generare valore dalle aree interne alla costa». Dopo gli allenamenti della nazionale, sono in programma quattro giornate di formazione per gli operatori turistici, che prenderanno il via a fine ottobre a Matera, in Val d’Agri, nel Vulture e nel LagonegresePollino.
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Il Vice Segretario regionale FI: «Il Centrodestra lucano ne esce ancora più coeso e rafforzato»
Archiviazione inchiesta sanità, Taddei: «Sempre fiduciosi nella Magistratura» «L
a decisione del Gip del Tribunale di Potenza di accogliere la richiesta di archiviazione formulata dalla stessa Procura mette la parola “fine” a una vicenda giudiziaria che per troppo tempo è stata usata come clava politica contro il nostro movimento e contro il governo regionale. Si sgonfia del tutto un teorema accusatorio che non aveva alcun fondamento e finalmente oggi la verità ristabilisce i fatti e spazza via anni di ingiuste speculazioni». Lo dichiara Vincenzo Taddei, Vice Segretario Regionale Vicario di Forza Italia Basilicata, a seguito del provvedimento di archiviazione che scagiona tutti gli esponenti politici e tecnici finiti al centro delle indagini. «Abbiamo sempre avuto fiducia nell'operato della magistratura,
così come non abbiamo mai dubitato della totale estraneità ai fatti, della rettitudine morale e della correttezza amministrativa di tutti i coinvolti. Le accuse pesantissime ipotizzate all'inizio si sono difatti sciolte come neve al sole di fronte agli accertamenti e alle memorie difensive». «Oggi – conclude Vincenzo Taddei – non possiamo che esprimere profonda soddisfazione umana e politica. Resta tuttavia l'amarezza per le sofferenze personali e familiari patite ingiustamente dai nostri dirigenti in questo lungo periodo, ma da oggi Forza Italia e il centrodestra lucano ne escono ancora più coesi e rafforzati, pronti a proseguire senza ombre il lavoro quotidiano al servizio della comunità lucana», conclude il Vice Segretario regionale di Forza Italia.
_ L’edizione di Cronache di sabato
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Osnato: «Un servizio sanitario cancellato nel silenzio, senza atti e senza una pretesa di riattivazione da parte delle Autorità comunali»
POD di Lauria: «Gastroenterologia chiusa e attrezzature spostate senza permesso»
E
DI FRANCESCO OSNATO*
ra il 28 luglio del corrente anno quando il Sindaco di Lauria Antonio Rossino incontrava il Direttore Generale dell'ASP De Filippis, il quale si era impegnato affinché fosse riattivato l'Ambulatorio di Gastroenterologia presso il POD di Lauria.Già all'epoca evidenziavo l'indeterminatezza temporale dell'impegno, in quanto il Sindaco Rossino si accontentò di una promessa del Direttore i cui termini furono: «prossima riattivazione del servizio». È doveroso fare chiarezza su
una vicenda i cui contorni meritano un approfondimento, in quanto parrebbe che il prelievo e lo spostamento presso altro POD della attrezzatura dell'Ambulatorio di Gastroenterologia in carico al POD di Lauria sia avvenuto senza i crismi richiesti, ovvero senza un ordine di servizio o un atto autorizzativo scritto. È inconcepibile che un servizio sanitario sia improvvisamente venuto meno senza giustificato motivo e che le Autorità comunali non pretendano la immediata riattivazione a seguito di una dere memoria, vi sono (ASP) presso altra Azien- rientrati. *GIÀ CONSIGLIERE COMUNALE vicenda che sa di grottesco. sempre i ventilatori trasfe- da Sanitaria (S.Carlo) - non DI LAURIA Inoltre, giusto per non per- riti dal POD di Lauria si sa a che titolo - e non più
«Ora, però, serve un piano concreto con personale adeguato, organizzazione efficiente e investimenti mirati»
Ospedale di Melfi, UIL FP: «Bene la richiesta proroga del punto nascita e i dodici posti letto di medicina»
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a UIL FP Basilicata accoglie con favore la richiesta di deroga e proroga per il Punto nascita dell’ospedale di Melfi, un passaggio importante per salvaguardare un servizio essenziale per il Vulture-Melfese e garantire alle famiglie il diritto a un’assistenza sanitaria di prossimità. La UIL FP esprime apprezzamento anche per la delibera relativa all’attivazione di 12 posti letto di Medicina, un provvedimento che può contribuire a rafforzare l’offerta assistenziale del presidio ospedaliero e a migliorare la capacità di risposta ai bisogni di salute del territorio. «Sono due segnali importanti per il futuro dell’ospedale di Melfi, ma adesso occorre passare dalle parole ai fatti. La proroga del Punto nascita e l’attivazione dei nuovi posti letto devono essere accompagnate da un piano concreto, con personale adeguato, organizzazione efficiente e investimenti mirati. Siamo fiduciosi che l’AOR San Carlo saprà fare la propria parte, trasformando questi provvedimenti in risultati concreti per il territorio e per i cittadini». Per la UIL FP, la salvaguardia del Punto nascita e il potenziamento dell’area medica devono inserirsi in una strategia complessiva di ri-
lancio dell’ospedale, che comprenda anche il rafforzamento delle altre branche specialistiche e dei servizi. Non bastano, infatti, le delibere: occorre creare le condizioni affinché ogni servizio possa funzionare pienamente, garantendo continuità assistenziale, sicurezza e qualità delle cure. Il potenziamento degli organici rappre-
senta una condizione imprescindibile.Medici, ostetriche, infermieri, OSS, tecnici e tutte le professionalità coinvolte devono poter operare con risorse adeguate, turni sostenibili e un’organizzazione del lavoro efficace. La sicurezza dei pazienti e quella dei lavoratori sono strettamente collegate: senza personale sufficiente non è possibile assicurare
un’assistenza realmente efficiente e di qualità. La UIL FP ritiene pertanto fondamentale che l’AOR San Carlo accompagni questi provvedimenti con una programmazione chiara del fabbisogno di personale, tempi certi per il potenziamento dei servizi e un confronto costante con le organizzazioni sindacali, affinché le decisioni assunte si traducano in benefici reali per i cittadini e per i lavoratori. La UIL FP è pronta a fare la propria parte, con spirito costruttivo e determinazione, per difendere la sanità pubblica e contribuire al rilancio del presidio ospedaliero di Melfi. «La proroga e i nuovi posti letto devono essere un punto di partenza, non un punto di arrivo. Melfi merita un ospedale capace di rispondere alle esigenze del territorio, i cittadini meritano servizi sicuri e accessibili e i lavoratori condizioni adeguate per svolgere al meglio il proprio compito. Siamo certi che l’AOR San Carlo saprà cogliere questa opportunità e dimostrare, con scelte concrete, di voler investire davvero sul futuro dell’ospedale. La UIL FP continuerà a vigilare affinché agli impegni seguano fatti concreti, nell’interesse dell’intera comunità del Vulture-Melfese».
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POTENZA Inviata una lettera alle autorità competenti per ripristinare le fermate: «Questo è discriminare gli studenti pendolari»
Via Anzio, soppresse le fermate dei bus extraurbani: la protesta delle famiglie
DI ROSAMARIA MOLLICA
POTENZA. A partire dallo scorso 14 settembre, il Comune di Potenza ha disposto la sopressione definitiva della fermata degli autobus extraurbani in via Anzio e in particolare quella nei pressi dell’Istituto Comprensivo “Leonardo Sinisgalli”. Una scelta dettata dalla necessità di ridurre i rallentamenti e il caos causati dalla contemporanea presenza di autobus extraurbani, traffico privato e mezzi del trasporto pubblico locale in una delle zone più congestionate della città. Una scelta però che sta creando notevoli disagi agli studenti che giungono
a Potenza dai paesi limitrofi e che frequentano le scuole del capoluogo. A denunciare le difficoltà riscontrate dai ragazzi sono i genitori che hanno scritto, nei giorni scorsi, alle autorità competenti chiedendo il ripristino delle fermate nei pressi degli istituti scolastici e sottolineando i disagi per gli spostamenti quotidiani e le ulteriori difficoltà per gli studenti con disabilità. «Lasciare gli studenti scendere distanti dalle scuole significa non tener conto delle difficoltà che devono subire gli studenti stessi nel percorso tra fermata e scuola. - affermano i genitori nella missiva - Ci sembra alquanto strano che vengano soppresse le
fermate vicino agli istituti scolastici, la nota del 12 settembre nella pagina delle notizie, sul sito del Comune di Potenza si riferisce al miglioramento della viabilità cittadina e ad una più razionale gestione dei flussi dei veicoli. Sarebbe più opportuno creare un percorso alternativo per le macchine, in un tempo limitato necessario all’ingresso e all’uscita da scuola, anziché sopprimere delle fermate che storicamente hanno offerto a tutti gli alunni provenienti dai paesi viciniori la possibilità più consona e sicura per la frequenza della scuola». I genitori, i cittadini e gli studenti di bella chiedono:«Il ripristino delle fermate soppresse, per garantire senza discriminazioni il diritto allo studio a tutti e in particolare agli studenti diversamente abili che stanno trovando maggiori difficolta nel percorso a piedi dalla fermata distante centinaia di metri dagli istituti scolastici di appartenenza, considerando che durante il percorso non è garantito in alcun modo la sicurezza». «Non va dimenticato che gli studenti provenienti da Bella devono partire con il pullman alle 6.40 del mattino per raggiungere gli istituti di appartenza in orario per l’entrata a scuola. - affermano le famiglie
- Questo significa che devono svegliarsi almeno alle 5.40 del mattino per arrivare a Potenza e poi percorrere a piedi centinaia di metri per raggiungere gli Istituti Scolastici di appartenenza e ritornano alle loro abitazioni oltre le 15 e si ha, anche, la presunzione di farli tornare, a causa delle scelte dell’Amministrazione, 5 o 10 minuti oltre le 15,00. Non si è nemmeno considerato che stiamo andando verso la stagione autunnale e poi verso quella invernale che certamente saranno cariche di maggiori difficoltà atmosferiche e renderanno ancor più difficoltosi i tempi di entrata e uscita negli orari pomeridiani». «Stranamente questa soluzione - incalzano nella lettera - sembra che voglia penalizzare soltanto gli alunni provenienti dai paesi e agevolare gli alunni potentini, agevolmente accompagnati in macchina dai genitori. Non vogliamo creare discriminazioni tra studenti, ma non vorremmo nemmeno noi essere discriminati. La soppressione della fermata di Via Anzio sta creando ulteriore difficoltà agli studenti per il ritorno a Bella. Il pullman parte alle ore 14.00 e per garantire agli studenti la puntualità per la partenza i genitori hanno dovuto chiedere un permesso annuale per l'uscita
anticipata di almeno 10 minuti. Oltre il danno anche la beffa della perdita di 10 minuti di lezione per gli studenti. Siamo alla follia!!!». «A questa decisione non ci stiamo, - - proseguono i genitori di Bella - chiediamo il ripristino delle fermate in via Anzio e non condividiamo nemmeno la fermata di via della Cittadinanza attiva a 300 metri. attueremo tutte le dovute istanze e proteste come genitori, alunni e cittadini di bella, coinvolgendo anche altre comunità e studenti. La nostra è una battaglia di civiltà, per il diritto allo studio per tutti, per la sicurezza dei nostri figli/studenti contro le discriminazioni per gli studenti provenienti dai paesi della provincia. Non possiamo credere che vengano soppresse le fermate e non si riesca a trovare una soluzione al piano traffico. Gli istituti scolastici interessati sono: liceo statale “Walter Gropius” liceo artistico (ex ist. st. d’arte) liceo musicale e coreutico, istituto alberghiero, liceo scientifico statale “P.P. Pasolini”, convitto nazionale “Rosa-Gianturco” e I.i.s. f.s. “Nitti”» concludono i genitori nella lettera. La battaglia dei genitori è appena iniziata, vedremo se nelle prossime settimane ci saranno nuovi sviluppi.
POTENZA Il Comune avvisa: «Accesso tramite AppIO o lettera ISTAT. Partecipare è obbligatorio»
Censimento permanente, al via a Potenza 1468 famiglie coinvolte fino al 23 dicembre
È
iniziato il Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, realizzate dal Comune di Potenza secondo le direttive dell’Istat - Istituto Nazionale di Statistica, che terminerà il 23 dicembre 2026. Sono coinvolte 1468 famiglie di Potenza, estratte casualmente. «Chi utilizza l’AppIO, riceverà una notifica che permetterà di accedere al questionario tramite SPID.
Gli altri dovrebbero ricevere una lettera informativa dell’ISTAT con le credenziali per l’accesso. - fa sapere il Comune - A causa di un ritardo nella consegna delle lettere, i cittadini, che desiderano verificare la loro presenza nella lista di chi è tenuto a partecipare al Censimento, possono contattare i seguenti numeri telefonici, dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30: 0971415011 (staff cen-
simento);- 0971415079 (staff censimento);0971415044/097141504 9 (ufficio relazioni con il pubblico).0971415013 (ufficio stampa);0971415870/097141587 3 (ufficio statistica)». «Si rammenta che partecipare al Censimento della popolazione e delle abitazioni è un obbligo di legge per le famiglie che sono state estratte dall’ISTAT» conclude l’Ente in una nota.
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Guarini: «Le PEC istituzionali non ricevono alcun riscontro, chiedo a mezzo stampa al Presidente Giordano di venire a Trivigno»
SP16, frane e sicurezza a rischio Il sindaco sollecita la Provincia «N
DI EMANUELA CALABRESE
essuna risposta, nessuna certezza, nessuna programmazione. È questa la drammatica situazione in cui versa la comunità di Trivigno, esasperata per lo stato di grave criticità della Strada Provinciale 16. La comunità di Trivigno non può essere lasciata ostaggio di una viabilità interrotta e di un servizio pubblico sospeso a tempo indeterminato». Non usa mezzi termini il Sindaco Marco Guarini, che affida alle colonne di Cronache la preoccupazione e l’amarezza per una situazione che da anni attanaglia il territorio che amministra. Dopo il cedimento strutturale dello scorso 17 aprile e la presenza di un’altra frana che blocca l’ultimo tratto della SP16 verso il centro abitato ormai da quattro anni, «la viabilità locale è ridotta allo stremo -incalza Guarini- Ad oggi non sussiste alcuna possibilità di transito per mezzi pesanti ed autobus di linea (TPL). L’unica viabilità alternativa è rappresentata da una strada comunale provvisoria e del tutto inadeguata, praticabile solo con navette leggere e in condizioni meteorologiche favorevoli. Da circa 4 anni la comunità assiste all'inattività su questo tratto, che costringe i residenti di alcuni quartieri e contrade a percorrere diversi chilometri di strada alternativa per raggiungere il centro del paese, pur essendo situati a ridosso del centro urbano». Con l’inizio dell'anno scolastico e l'arrivo della stagione autunnale, però «i rischi per l'incolumità pubblica aumentano quotidianamente: ogni giorno bambini e ra-
gazzi viaggiano su percorsi che neanche le autovetture riescono a percorrere in sicurezza -spiega il Primo cittadino- A fronte delle reiterate sollecitazioni e PEC inviate agli enti competenti per chiedere risposte concrete o anche solo tempistiche indicative di intervento, le uniche risposte arrivate dai tecnici parlano di un Ente Provincia "non in grado di fare programmazione date le tante criticità da affrontare". Dalle parole del Presidente della Provincia di Potenza Christian Giordano, traspare una totale assenza di conoscenza della realtà locale di Trivigno – incalza Guarino- e delle sofferenze patite dai suoi cittadini, addossando la responsabilità della situazione a presunte inadeguatezze dell'Amministrazione comunale». Ma c’è dell’altro: «Se la colpa è mia e non ho saputo fare il mio lavoro (questa è la risposta del Presidente della Provincia, come se avessi competenze specifiche sulla viabilità provinciale), sono disposto anche ad accettarlo e ammetterlo con la forza della disperazione –asserisce il Sindaco- ma dopo aver inviato solleciti formali senza ricevere alcuna risposta sulle tempistiche, non mi interessa difendere la mia figura: mi interessa la sicurezza della mia comunità. Pertanto chiedo pubblicamente al Presidente Giordano di non leggere queste richieste come quelle di un Sindaco che fa da tramite, ma come la voce diretta di cittadini che ogni giorno rischiano conseguenze gravi per spostarsi. Visto che le PEC istituzionali non ricevono alcun riscontro, chiedo a mezzo stampa al Presidente della Provincia di
_ Christian Giordano
venire a Trivigno, nella data e nell’ora che riterrà più opportune, per spiegare direttamente ai cittadini quali azioni si intendano mettere in campo per risolvere una frana presente da quattro anni e l'aggravamento di quella dello scorso aprile». Proprio in una delle Pec inviate dal Comune, il Sindaco sottolinea anche «l’impossibilità di collegamento TPL/Scalo Ferroviario. La mancata tenuta della viabilità comunale impedirà il collegamento tramite navette tra il centro abitato e la Stazione Ferroviaria. Ciò comporterà la necessità di far partire gli autobus per il capoluogo di provincia direttamente dal piazzale dello scalo ferroviario, non più raggiungibile dalla popolazione, privando i cittadini ed i ragazzi in età scolastica del diritto fondamentale alla mobilità e allo studio in condizioni di sicurezza». Ed ancora, sull’«aggravamento della frana del 17 aprile a e crollo del muro a monte – Guarini
_ Marco Guarini
scriveva che - La situazione del primo tratto franato si sta ulteriormente aggravando a causa del crollo di un muro di contenimento situato a monte della frana (oggetto anche di formale segnalazione di privati del luglio 2026, per inabitabilità degli immobili e pericolo per l'incolumità pubblica, che rischia di trascinare a valle l'intero versante». E conclude il Sindaco: «Ho sollecitato con PEC anche a fine settembre per l’ennesima volta, chiedendo almeno di conoscere un cronoprogramma. Il Presidente Giordano venga allora a Trivigno: avrà l'opportunità di verificare di persona il disagio di una comunità che non ha mai visitato, constatare lo stato delle frane e toccare con mano le condizioni del percorso alternativo che mette quotidianamente a rischio la vita dei più piccoli. Questa richiesta non è firmata da una fascia tricolore, ma dai cittadini di uno dei 100 Comuni della Provincia di Potenza».
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Il presidente Carleo e i giovani dell’Associazione illustrano il secondo pilastro del loro programma
Vietri, Territorio Attivo: «Puntiamo su un turismo che rispetti i luoghi»
VIETRI DI POTENZA. Un turismo capace di rispettare il territorio, generare opportunità economiche e, allo stesso tempo, restituire centralità alle persone e alla comunità. È questa la visione alla base della proposta di Turismo Sostenibile e Umanitario che Territorio Attivo sottopone al dibattito pubblico e amministrativo di Vietri di Potenza e alla co-
munità. Per Territorio Attivo, «il turismo non può essere ridotto alla semplice capacità di attrarre visitatori o alla promozione episodica di singoli luoghi. Deve diventare una politica organica di sviluppo territoriale, capace di mettere in relazione ambiente, cultura, patrimonio, attività produttive, accoglienza e qualità della vita della comu-
nità residente e delle figure più antiche e professionali della comunità come il pastore e il contadino quali sentinelle del patrimonio territoriale». «Da qui l’idea - affermano il presidente Rocco Carleo e i giovani dell’associazione - di un modello che tenga insieme due dimensioni solo apparentemente distinte: la sostenibilità, intesa come tutela e valorizzazione responsabile delle risorse del territorio, e l’umanità, intesa come capacità di mettere al centro le persone, le relazioni, l’accessibilità, l’inclusione e il diritto di una comunità a partecipare alle scelte che riguardano il proprio futuro. La parola “umanitario” non è, per Territorio Attivo, un semplice attributo evocativo. Indica una precisa idea di turismo: un turismo a misura di persona. Per il quale occorre realizzare una specifica 'social map' come visualizzazione di percorsi inclusivi territoriali». Territorio Attivo ritiene necessario «superare una concezione del turismo le-
gata alla fruizione occasionale del territorio, alla successione di eventi estemporanei e alla ricerca di una visibilità immediata, spesso incapace di tradursi in opportunità economiche durature. - continuano - È questa la logica che definiamo, provocatoriamente, «economia dei balocchi»: un modello che privilegia l'intrattenimento contingente rispetto alla costruzione di una strategia di sviluppo, l'apparenza rispetto alla sostanza, il consenso immediato rispetto alla programmazione di lungo periodo». Territorio Attivo pone a Vietri di Potenza la necessità di «una prospettiva diversa. Il turismo deve essere concepito come una leva di rigenerazione territoriale, capace di mettere in relazione il patrimonio naturalistico, la memoria storica, le tradizioni, il tessuto produttivo». «In questa direzione si inserisce la proposta di un turismo sostenibile e umanitario, che riconosca nelle radici culturali e nella memoria collettiva una ri-
sorsa strategica. - sottolineano Carleo e i giovani di Territorio Attivo - La riscoperta di figure come quelle del pastore e del contadino, dei mestieri tradizionali, e delle consuetudini della civiltà rurale può offrire le basi per un’esperienza turistica autentica, capace di superare la dimensione del consumo occasionale e di restituire significato ai luoghi». «Secondo Territorio Attivo a questa prospettiva deve contribuire, nell’ambito del turismo delle radici e segnatamente del programma Italea del Ministero degli Affari Esteri, l’istituzione di una Giornata annuale della Ristorazione (pizzeria, gelateria pasticceria, ristoranti e agriturismi) dei Vietresi emigranti nel Mondo, un’iniziativa che riunisca i ristoratori originari di Vietri di Potenza che operano in Italia e all’estero. Facendo della gastronomia un veicolo di memoria, appartenenza e attrattività turistica» conclude il Presidente Carleo e i giovani di Territorio Attivo.
TOLVE Il Sindaco a Cronache: «Frutto di una proposta concreta, portata avanti dall’Amministrazione e condivisa da ARLAB e Regione»
Aperto il nuovo Centro per l’impiego, «Nuovo punto di riferimento per cittadini, lavoratori e imprese»
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uove porte e servizi per i cittadini si aprono a Tolve. «A seguito della nostra richiesta all’ARLAB e alla Regione Basilicata, la Giunta regionale ha approvato l’apertura di una sede del Centro per l’Impiego a Tolve. Siamo felicissimi per questo risultato importante per la nostra comunità – è il commento del Sindaco Renato Martucci- un nuovo servizio e un punto di riferimento in più per cittadini, lavoratori e imprese. Nei prossimi giorni comunicheremo aggiornamenti sulla data di apertura, sugli orari e sulla sede». Raggiunto da Cronache, il Sindaco entra nel dettaglio: «In un contesto in cui si chiudono uffici e si riducono i servizi per i cittadini, noi diamo un segnale contrario, di tenacia. Anziché chiudere, apriamo. Restituiamo alla comunità tolvese, e non solo, un presidio importante, che offre maggiori servizi sul territorio a
cittadini e imprese. La nuova sede sarà un punto di riferimento non solo per i residenti di Tolve, ma per l’intero comprensorio. Per chi cerca lavoro, significa avere un servizio più vicino, senza spostamenti onerosi. Per le imprese, significa avere un interlocutore sul territorio con cui far incontrare domanda e offerta di lavoro». Ed aggiunge Martucci: «Questo
risultato è il frutto di una proposta concreta, portata avanti con determinazione dall’Amministrazione comunale e condivisa dall’ARLAB e dalla Regione. Il nostro ringraziamento va al Presidente Bardi, all’Assessore alle Attività produttive, al Lavoro e alla Formazione, Francesco Cupparo, e all’intera Giunta regionale per l’attenzione e la disponibilità con cui hanno accolto e so-
stenuto questa iniziativa. L’apertura del Centro per l’Impiego conclude il Primo cittadino- si inserisce nel percorso dell’Amministrazione comunale volto a rafforzare i servizi essenziali e a contrastare lo spopolamento delle aree interne, ribadendo che i piccoli comuni possono essere protagonisti, e non spettatori, delle politiche del lavoro». EMACAL
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Provincia
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Fast Confsal, Fismic Confsal e Uiltrasporti chiedono continuità degli ammortizzatori e un piano vincolante di ricollocazione per gli addetti della logistica di Melfi
Vertenza ITS, i sindacati alla Regione: «Convochi immediatamente le parti»
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n tavolo urgente in Regione Basilicata per tutelare i posti di lavoro e definire un piano concreto di ricollocazione. È la richiesta emersa dall’assemblea dei lavoratori della International Trading Service (ITS) di Melfi, riunita il 9 ottobre per fare il punto sulla vertenza dell’azienda di logistica integrata dell’indotto automotive, attualmente in cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività. La scadenza degli ammortizzatori sociali, fissata al 31 dicembre 2026, rende sempre più urgente individuare soluzioni per i dipendenti dello stabilimento di San Nicola di Melfi.Durante l’assemblea sono stati illustrati e condivisi i contenuti della richiesta formale di incontro trasmessa alla Regione il 6 ottobre. Fast Confsal, Fismic Confsal,
Uiltrasporti e le Rsu chiedono l’apertura immediata di un tavolo di crisi con le istituzioni regionali e la direzione aziendale, dal quale far scaturire impegni precisi sulla continuità degli ammortizzatori e sulle prospettive occupazionali.La prima richiesta riguarda il pieno utilizzo degli strumenti previsti per le aree di crisi industriale complessa, così da garantire la copertura del reddito e la continuità della Cigs per cessazione durante i percorsi di reindustrializzazione.A questa tutela, secondo i sindacati, deve affiancarsi un piano vincolante di ricollocazione, condiviso tra Regione e azienda. Due le azioni indicate: il riassorbimento immediato di una quota dei dipendenti presso altre società del Gruppo Mossucca, attive nel polo industriale di Melfi e in altri ba-
cini, e l’inserimento di una clausola sociale nel bando regionale «Transizione Industriale».La proposta punta a impegnare le imprese beneficiarie di contributi e sgravi fiscali ad assumere prioritariamente il personale ITS a rischio e i lavoratori già in Naspi, compresi quelli di Fdm, Las Automotive e Lgs.Le rappresentanze dei lavoratori sollecitano inoltre un piano straordinario di politiche attive e riqualificazione professionale, da avviare prima e durante l’insediamento delle nuove imprese. La formazione, chiedono, dovrà essere costruita sulle competenze effettivamente richieste dalle realtà produttive in arrivo, per rendere concretamente praticabili i percorsi di reinserimento. «Non possiamo permettere che questa crisi scarichi il proprio peso sociale sul-
le spalle delle famiglie e dei lavoratori dell’ITS, che per anni hanno garantito la tenuta operativa del polo logistico di Melfi», si legge nella nota congiunta emersa dall’assemblea.Da qui l’appello alle istituzioni: «La Regione Basilicata convochi immediatamente le parti: serve una regia pubblica forte in grado di connettere gli incentivi dello sviluppo con il
vincolo inderogabile della salvaguardia occupazionale. La nostra non è solo una battaglia per la tutela dei diritti, ma per la tenuta industriale e sociale dell’intero territorio lucano».In assenza di un riscontro immediato alla richiesta di convocazione, sindacati e lavoratori si dichiarano pronti ad avviare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie.
Sul progetto della zipline il consigliere di FdI chiede di valutare le alternative e valorizzare la storia e le attività del borgo
San Fele, Russo: «Il futuro del paese merita una discussione aperta e scelte motivate»
L’
8 ottobre si è tenuto a San Fele l’incontro “Europa e Territorio”, dedicato ai progetti delle cascate e della zipline.Un incontro aperto alla cittadinanza dovrebbe dare, per sua natura, a chiunque la possibilità di fare domande ed esprimere osservazioni, nel rispetto di tempi e modalità uguali per tutti. Questo sembra non essere successo giovedì sera. A parlarne è il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Carmine Russo: «Ho chiesto di intervenire. Non mi è stata concessa la parola. Avrei voluto portare il mio contributo sul futuro di San Fele. Non conosco le ragioni del diniego: chiedo che vengano chiarite».Russo poi passa a illustrare il suo intervento: «San Fele ha bisogno di una visione fondata sulla propria identità. Prima di trasformare il territorio, dimostriamo che questa scelta sia utile, sostenibile e migliore delle alternative. Perché il punto è proprio questo: quale futuro vogliamo costruire e da quali risorse intendiamo partire? San Fele possiede un patrimonio che non si può riprodurre altrove: le cascate, il paesaggio, il borgo, la storia delle sue attività produttive. L’acqua qui è stata energia, lavoro, ingegno.
Ha alimentato mulini e lavorazioni, ha contribuito alla vita economica della comunità. Recuperare questa storia significa dare profondità alla visita e creare occasioni di conoscenza».«Dobbiamo studiare ciò che siamo stati per costruire qualcosa che abbia senso oggi. – prosegue Russo - Un mulino è già stato riprodotto, ne esistono altri otto oltre la gualchiera. Partiamo da lì, coinvolgiamo scuole e università, recuperiamo testimonianze e competenze, valutiamo quali funzionamenti possano essere ricostruiti, quali sono i possibili usi innovativi. Mettiamo in relazione questo patrimonio con i sentieri, il paese e le attività locali. Questa è una proposta che merita di essere studiata e confrontata con la zipline».«Chi propone una trasformazione del territorio deve spiegare perché la ritiene preferibile. Deve dimostrare quali benefici porterà, quanto costerà mantenerla, chi la gestirà e quali conseguenze avrà sui luoghi. Il finanziamento disponibile è un’opportunità, ma non sostituisce una visione. – sottolinea il consigliere - La critica all’amministrazione riguarda proprio questo: vedo il rischio di scegliere prima l’attrazione e cercare dopo una stra-
tegia che la giustifichi. La presenza di opere simili in altri comuni, spesso fallimentare, non dimostra certo che siano la risposta giusta per San Fele. Servono valutazioni riferite al nostro territorio e risultati attesi verificabili».«E al Parco chiedo quale posizione assume. Come vengono tradotti, in questo progetto, i principi di tutela, salvaguardia come si conciliano con la valorizzazione? Quali trasformazioni vengono considerate accettabili e sulla base di quali valutazioni? Quali alternative sono state esaminate? – continua Russo - Il nostro obiettivo deve essere far sì che chi arriva conosca San Fele, attraversi il paese, incontri la sua storia e sostenga la sua economia. Prima di aggiungere qualcosa al paesaggio, chiediamoci quanto valore possiamo ancora far emergere da ciò che abbiamo. È da questa domanda che deve cominciare una politica seria per San Fele».«In questi anni abbiamo constatato le potenzialità delle nostre cascate. Oggi occorre consolidare questo richiamo e tradurlo in uno sviluppo duraturo, capace di coinvolgere l’intera comunità: la ricettività, la ristorazione, i prodotti tipici, l’artigianato e l’ospitalità. Una visione che comprenda
_ Carmine Russo
il recupero della nostra cultura, della memoria del lavoro, dei saperi e delle tradizioni locali, collegando le cascate al paese e creando opportunità concrete per chi vive e lavora qui. Questo era il contributo che avrei voluto offrire. Non avermi concesso la parola ha impedito di discuterlo durante l’incontro. Le domande restano, così come le proposte. Continuerò a portarle nelle sedi istituzionali e nel confronto con i cittadini, perché il futuro di San Fele merita una discussione aperta e scelte motivate» conclude Carmine Russo.
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Matera e provincia
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Tarasco, Cifarelli, Schiavo e Perniola replicano a Io Sud e chiedono a Nicoletti rispetto per il lavoro svolto in Consiglio a Matera
Trasporto pubblico degli studenti Opposizione ne rivendica il merito
MATERA. I contributi per il trasporto pubblico degli studenti diventano terreno di scontro politico sul riconoscimento del lavoro svolto in Consiglio comunale. Saverio Tarasco, Roberto Cifarelli, Domenico Schiavo e Tommaso Perniola replicano a Io Sud e rivendicano l’origine dell’iniziativa: un emendamento al bilancio presentato dall’opposizione, con Tarasco primo firmatario, approvato dall’aula e successivamente attuato dalla Giunta. Un risultato che i quattro definiscono positivo per le famiglie materane, ma sul quale contestano l’atteggiamento dell’assessore Fragasso e del sindaco Nicoletti. La replica parte da un chiarimento sul percorso istituzionale del provvedimento. I firmatari precisano di non avere mai negato il contributo della maggioranza all’approvazione dell’emendamento. «Se la maggioranza non lo avesse condiviso, evidentemente, non sarebbe stato approvato», osservano. Allo stesso modo, non mettono in discussione
che spettasse alla Giunta, attraverso l’assessorato competente, dare attuazione alla decisione del Consiglio. Sono passaggi che riconoscono e che, a loro giudizio, non rispondono però alla questione sollevata. Il nodo riguarda la paternità della proposta e il modo in cui è stato presentato il risultato. «Il punto è che quell’iniziativa è nata da una proposta dell’opposizione, con primo firmatario Saverio Tarasco»,
ribadiscono. Per i quattro, correttezza istituzionale e onestà intellettuale avrebbero dovuto suggerire a Fragasso e Nicoletti di riconoscere il merito dei proponenti o almeno di condividerlo. Un gesto che avrebbe espresso anche rispetto per il ruolo del Consiglio comunale, nel quale la misura è stata proposta e approvata. La contestazione si allarga quindi ai rapporti tra amministrazione e opposizione. Secondo i firmata-
ri, la vicenda assume un significato ulteriore nella fase attraversata dal Comune. Richiamano quelle che definiscono le difficoltà della maggioranza e la necessità, per il sindaco, di ricostruire un confronto serio all’interno dell’aula. La loro critica è che la richiesta di collaborazione debba accompagnarsi al riconoscimento delle iniziative avanzate da chi siede sui banchi della minoranza. «Con l’arroganza non si costruisce il dialogo e, tanto meno, si può chiedere collaborazione o sostegno a chi siede sui banchi dell’opposizione», affermano. Il richiamo è rivolto direttamente a Nicoletti: non si possono invocare responsabilità e disponibilità al confronto, sostengono, e contemporaneamente ignorare il contributo di chi presenta proposte utili alla città. Il riconoscimento del lavoro consiliare diventa così, nella replica, una condizione per rendere credibile l’apertura al dialogo. Tarasco, Cifarelli, Schiavo e Perniola assicurano comunque che continue-
ranno a presentare iniziative nell’interesse di Matera e dei suoi cittadini, come nel caso dell’emendamento sul trasporto degli studenti. Tracciano però un confine tra questo impegno e un eventuale appoggio alla maggioranza. «Questo non significa offrire sostegno politico a un’amministrazione che non è capace nemmeno di riconoscere il lavoro altrui», precisano. I quattro si dicono disponibili a chiudere la polemica, tornando alla sequenza dei fatti: la proposta dell’opposizione, il voto favorevole del Consiglio e l’attuazione da parte della Giunta. Un esito del quale, osservano, tutte le parti avrebbero potuto essere soddisfatte, senza dispute sulla sua origine. Il beneficio per le famiglie resta dunque fuori dalla contestazione. Resta la richiesta politica al primo cittadino: «Il sindaco Nicoletti, se davvero intende aprire una nuova fase di confronto, cominci dal rispetto delle persone, dei ruoli e del lavoro di ciascuno. È da qui che nasce ogni dialogo credibile».
Matera, verificate 520 persone e 345 veicoli. A Scanzano ritirata una patente per alcol, sulla Jonica sequestrato un documento sospetto
Controlli sulle strade, contestate 169 violazioni MATERA. Sono 520 le persone e 345 i veicoli controllati dalla Polizia di Stato nei servizi straordinari dedicati alla sicurezza stradale in città e in provincia. Il bilancio comprende 169 violazioni al Codice della strada contestate dagli agenti della Sezione di Matera e del Distaccamento di Policoro, impegnati sulle principali arterie del territorio, con particolare attenzione alla statale 106 Jonica. L’obiettivo è prevenire gli incidenti e individuare i comportamenti di guida pericolosi, soprattutto nelle notti del fine settimana. I servizi rientrano nel dispositivo di contrasto alle stragi del sabato sera e si concentrano sulla guida sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti, con l’impiego di personale specializzato della Polizia stradale. Le verifiche sono programmate prevalentemente nelle ore serali e notturne, lungo i percorsi utilizzati dai giovani e da chi si sposta per raggiungere i luoghi della movida. Una vigilanza che punta
a intercettare tempestivamente le situazioni di rischio, prima che possano tradursi in incidenti, e a tutelare conducenti, passeggeri e altri utenti della strada. Tra gli episodi segnalati, un controllo a Scanzano Jonico ha portato al ritiro immediato di una patente. Gli agenti hanno notato un’automobile che, alla vista della vettura di servizio, ha rallentato fino a fermarsi. Il conducente ha poi inserito la retromarcia, tentando di imboccare una strada nella direzione opposta a quella percorsa dai poliziotti. La manovra ha insospettito gli operatori, che hanno deciso di verificare il veicolo e il guidatore. Il controllo ha accertato una concentrazione alcolemica superiore al limite consentito. Al conducente è stata quindi contestata la guida in stato di ebbrezza, con il conseguente ritiro della patente. Un secondo episodio si è verificato lungo la statale 106 Jonica, dove una pattuglia ha fermato un minivan con sette passeggeri, tutti di nazionalità pakistana. Du-
rante gli accertamenti il conducente ha esibito una patente che, dopo un’attenta analisi degli agenti, è apparsa verosimilmente falsa. Il documento è stato sequestrato e sarà sottoposto a ulteriori verifiche tecniche: gli accertamenti dovranno chiarirne l’autenticità. I controlli proseguiranno nei prossimi fine settimana, mantenendo l’attenzione sul consumo di alcol
e sull’uso di sostanze stupefacenti prima di mettersi al volante. La presenza delle pattuglie sulle strade della provincia si inserisce nell’impegno della Polizia di Stato per promuovere una guida responsabile. La prevenzione resta il fulcro dei servizi, rivolti a evitare che gli spostamenti legati al divertimento diventino un pericolo per chi viaggia e per gli altri automobilisti.
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Periscopio
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Dai dati Assifact sui tempi medi d'incasso agli strumenti di tutela per le PMI: l'analisi e le strategie per preservare la stabilità aziendale
I tempi dei pagamenti commerciali e la gestione del credito d'impresa P
er un’impresa, vendere non significa necessariamente avere subito a disposizione le risorse generate dalla vendita. Tra la consegna di un prodotto o di un servizio e il pagamento possono trascorrere settimane o mesi, mentre stipendi, fornitori, materie prime ed energia continuano a dover essere pagati.I dati più recenti di Assifact, l'associazione italiana che riunisce gli operatori del factoring, aiutano a quantificare il fenomeno: nei dodici mesi conclusi a giugno 2026, il tempo medio di pagamento dei crediti commerciali ceduti al factoring è stato pari a 82,57 giorni. È in questo intervallo che il credito commerciale assume una rilevanza strategica.Per una PMI, soprattutto quando lavora con grandi committenti, questo disallineamento può tradursi in un fabbisogno finanziario importante. Il punto, quindi, non è soltanto chiedersi se il cliente pagherà, ma anche quando lo farà e quale effetto avrà quell’attesa sull’operatività dell’impresa. Più i termini si allungano, più l’azienda si trova, di fatto, a finanziare con il proprio capitale circolante una parte dell’attività del cliente.Anticipare gli incassi non bastaPer ridurre la distanza tra fatturazione e disponibilità di cassa, le imprese possono ricorrere a diversi stru-
menti. Il factoring, in entrambe le sue forme — pro soluto e pro solvendo — è tra i più consolidati: attraverso la cessione dei crediti consente di ottenere in anticipo parte delle somme dovute. Nel pro soluto il rischio d’insolvenza viene trasferito al factor secondo le condizioni contrattuali; nel pro solvendo resta in capo all’impresa.Accanto a questa soluzione sta acquisendo interesse, soprattutto nell’ecosistema fintech, l’invoice financing. L’azienda può finanziare una singola fattura o un gruppo circoscritto di crediti, senza intervenire necessariamente sull’intero portafoglio. È una formula adatta a processi digitali e a fabbisogni puntuali.Esistono poi il reverse factoring, in genere attivato dal grande committente a favore dei propri fornitori, che possono così anticipare l’incasso delle fatture facendo leva sulla solidità creditizia del cliente principale. Un’altra possibilità è negoziare anticipi già in fase contrattuale oppure offrire uno sconto in cambio di un pagamento più rapido. In quest’ultimo caso l’impresa rinuncia a una piccola quota di margine per ridurre i tempi di incasso e liberare prima risorse da destinare all’attività. Sono strumenti diversi, ma con un obiettivo comune: accorciare il ciclo di cassa e rendere più gestibile il fab-
bisogno finanziario, soprattutto nei momenti in cui uscite e incassi non sono perfettamente allineati. Nessuno, però, elimina il rischio legato alla capacità del cliente di pagare.Liquidità e rischio di credito: due facce dello stesso problemaUna fattura a 90 o 120 giorni non è soltanto un incasso differito: è un’esposizione verso un’altra azienda, la cui situazione può cambiare prima della scadenza. Per questo la gestione del credito non dovrebbe iniziare quando emerge un’insolvenza, ma prima: dalla valutazione della controparte, dalla definizione dei limiti di esposizione e dal monitoraggio della sua ca-
pacità di pagamento.L’assicurazione del credito interviene su questo piano. La polizza protegge dalle conseguenze del mancato pagamento nei limiti previsti dalla copertura, ma il suo valore non si esaurisce nell’indennizzo. L’analisi preventiva del debitore e il monitoraggio nel tempo aiutano l’impresa a conoscere meglio la qualità dei crediti in portafoglio.Se un cliente non paga, vengono meno risorse sulle quali l’azienda faceva affidamento, mentre i costi della vendita sono già stati sostenuti. Anticipazione e copertura svolgono quindi funzioni diverse ma complementari: la prima interviene sui tempi di trasfor-
mazione della fattura in cassa, la seconda sul rischio che quel valore venga compromesso da un’insolvenza.Dalla copertura alla gestione del rischioL’assicurazione del credito va letta come uno strumento che contribuisce a proteggere la stabilità finanziaria dell’impresa. Il suo valore non si esaurisce nell’indennizzo in caso di mancato pagamento, ma riguarda anche la capacità di presidiare il rischio commerciale prima che si trasformi in una perdita.Per questo la consulenza assume un ruolo centrale. Le esigenze cambiano in funzione della struttura dell’azienda, del tipo di clientela, dei mercati in cui opera e del livello di esposizione verso le controparti. La copertura, quindi, non dovrebbe essere considerata come una soluzione standard, ma come parte di una più ampia valutazione del rischio d’impresa.Consulbrokers inserisce questo approccio in un modello consulenziale fondato sull’analisi e sulla gestione del rischio e, nel tempo, ha sviluppato una specializzazione anche nell’area crediti e cauzioni. In questa prospettiva, l’assicurazione del credito diventa uno strumento utile per ridurre l’incertezza legata agli incassi futuri e rafforzare la capacità dell’impresa di affrontare con maggiore consapevolezza la propria esposizione commerciale.
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Periscopio
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La vera grandezza non è sentirsi superiori, ma aiutare gli altri a riconoscere la propria
Il cuore non ha bisogno di un trono
C’
DI FABRIZIO QUARATINO
è un momento in cui l’arroganza smette di essere un difetto e diventa un sistema di navigazione. Peccato che la bussola indichi sempre la stessa direzione: noi stessi. Partiamo convinti di avere ragione, acceleriamo persuasi di essere indispensabili e finiamo a galoppare in cerchio, sollevando polvere e chiamandola progresso. Il cavallo imbizzarrito, almeno, non pretende applausi. Noi qualche volta sì. Conosco quella tentazione. Sarebbe comodo dichiarare di averla superata, ma sarebbe già un monumento alla mia presunzione. Nessuno possiede un certificato permanente di umiltà. Possiamo riconoscere quando il nostro io alza la voce e abbassarne il volume. LA RAGIONE NON È UNA CORONA L’arroganza trasforma ogni confronto in un tribunale dove siamo giudici, testimoni e parte lesa. Gli altri vengono convocati soltanto per ascoltare la sentenza. Sentenza inappellabile, naturalmente. Eppure avere ragione non significa essere superiori. L’esperienza non autorizza a umiliare. Avere responsabilità non concede il diritto di trattare le persone come comparse della nostra biografia. A volte basta uno sguardo sprezzante, una risposta impaziente, una frase detta male. Ferite minuscole per chi le infligge, enormi per chi le riceve. Noi archiviamo tutto sotto la voce sincerità; qualcuno torna a casa con un peso che non meritava. Non dobbiamo rinunciare alla fermezza. Dobbiamo rinunciare al piacere di schiacciare. LA FORZA CHE SA INCHINARSI Ci hanno abituati a confondere la forza con il comando, la sicurezza con l’infallibilità, il rispetto con la paura. Ma una persona forte sa ascoltare senza sentirsi diminuita, chiedere scusa senza perdere dignità, cambiare idea senza organizzare il funerale della propria intelligenza. Io credo in una forza diversa. Quella che non cerca spet-
tatori, non colleziona debitori morali, non trasforma ogni gesto generoso in una fattura da presentare alla prima occasione. Una forza capace di dire: ci sono. E poi esserci. Talvolta con il silenzio giusto, una telefonata, una presenza discreta. Rispettando la libertà altrui. Perché sostenere non significa occupare la vita degli altri con le nostre buone intenzioni. IL CUORE NON FA PROPAGANDA Parliamo spesso di incoraggiamento, gratitudine, responsabilità, solidarietà. Parole immense, che rischiano di diventare arredamento delle nostre buone intenzioni se non attraversano la vita quotidiana. È facile parlare di compassione davanti a chi ci dà ragione. La prova arriva quando qualcuno ci contraddice, delude le nostre aspettative, procede più lentamente di quanto vorremmo. Lì scopriamo se desideriamo davvero la sua felicità oppure soltanto la sua approvazione. Incoraggiare non significa distribuire rassi-
curazioni confezionate. Significa aiutare una persona a ritrovare la fiducia nella propria capacità di affrontare la vita, senza sostituirla. Non basta pronunciare parole luminose. Occorre evitare che la nostra ombra oscuri chi ci sta vicino. E non serve fingersi sempre sereni. Possiamo essere stanchi, arrabbiati, smarriti. La pratica interiore non ci trasforma in statue sorridenti con illuminazione incorporata. Ci invita a scegliere che cosa fare delle emozioni, anziché scaricarle sugli altri. LA FORTUNA CHE SI COSTRUISCE Quando parliamo di fortuna, non immagino premi distribuiti dall’universo ai più educati. Sarebbe una lotteria cosmica, con estrazione del sabato. Penso alle conseguenze dei nostri gesti. La fiducia nata da una promessa mantenuta. Il coraggio restituito da una parola sincera. La serenità che cresce in famiglia quando qualcuno smette di voler vincere ogni discussione. Il bene seminato non torna sempre immediatamente nella forma desiderata. Ma ogni gesto può interrompere una catena di durezza e aprire possibilità diverse, anche per chi verrà dopo di noi.
È una responsabilità meravigliosa: lasciare in eredità anche il modo in cui abbiamo trattato le persone. LA RIVOLUZIONE COMINCIA VICINO Vorrei che il nostro impegno per un mondo più umano cominciasse dalle cose apparentemente insignificanti. Dalle risposte ai messaggi, dalla pazienza verso chi sbaglia, dalla gratitudine spontanea. Possiamo desiderare la pace nel mondo e dichiarare guerra per un parcheggio. La contraddizione dovrebbe insegnarci qualcosa. La trasformazione autentica si riconosce quando chi ci incontra respira un poco meglio, non quando esce dalla stanza sentendosi più piccolo. E se sbagliamo? Ricominciamo. Senza alibi, senza autoflagellarci, senza pretendere che le scuse cancellino il dolore. Riparare richiede tempo, ascolto e comportamenti nuovi. È un lavoro quotidiano, non una medaglia da appuntarsi sul petto. L’ULTIMA PAROLA È DEL CUORE Non desidero attraversare questa vita dimostrando di avere sempre ragione. Sarebbe una vittoria misera se, voltandomi, scoprissi di aver lasciato più ferite che
sorrisi. Preferisco una mano tesa a un dito puntato. Un abbraccio sincero a cento applausi. Una persona che ritrova fiducia grazie a un mio incoraggiamento a mille persone costrette ad ammirarmi. La vita non pretende perfezione. Ci offre la possibilità di diventare più umani. La nostra fede non può diventare un piedistallo dal quale giudicare gli altri. Deve essere una forza capace di raggiungerli, comprenderli, sostenerli. Anche quando non ci danno ragione. Soprattutto quando soffrono. Non so quante persone ricorderanno le nostre parole. Ma credo che molte ricorderanno come le abbiamo fatte sentire. Vorrei lasciare una certezza a chi incontrerò: accanto a me non dovrai dimostrare di valere qualcosa. Il tuo valore esiste già. Io posso soltanto aiutarti a riconoscerlo. Perché l’arroganza ha bisogno di un trono per sentirsi grande. Il cuore, invece, ha bisogno soltanto di qualcuno da amare. E quando un giorno non ci saremo più, nessuno sentirà la mancanza della nostra superiorità. Ma qualcuno, forse, sentirà ancora il calore della nostra umanità.
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Tutto Sport
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SERIE C Zaccheria espugnato dai ragazzi di Tisci per 1 a 3. In rete D’Auria che fallisce pure un calcio di rigore e Petrungaro
Meraviglioso Potenza anche contro il Foggia FOGGIA CAVESE
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FOGGIA(3-4-1-2): Saro 5; Di Pasquale 5, Berra 6,Seck 5,5, Petito 5 (al 45’Smeraldi 5), Zuccon 5 (al 46’Gallo 5), Haoudi 5 (al 61’ Coulibaly 5), Todisco 5,5; Panico 5 (al 61’Del Sole 5,5), Luciani 5 (al 46’Oviszach 5), Ravasio 5. A disp.: Marfella, Testa, Gallo, Oviszach, Coulibaly, Del Sole, Maestrelli, Tourè, Merdji, Smeraldi, Azarov, Ngana, Parisy, Chiara, Noè. All.: Gaetano Auteri.
POTENZA (4-3-3): Cucchietti 6, Kirwan 6,5, Bura 6, Loiacono 6, Russo 6,5 (al 64’Adjapong 5,5), Castorani 6,5, Bando 6,5, Ghisolfi 6 (al 64’Franzolini 6), Petrungaro 7,5 (al 78’Bruschi 6), Selleri 6,5 (al 64’Murano 6), D'Auria 7 . A disposizione: Franchi, Gironi,Verza, Bruschi, Murano, Mazzeo, Franzolini, Gorga, __ MomentI della partita (foto Potenza Calcio) Manfredonia, Staver, Giannini, Do Santos, Paolino, Adjapong Allenatore: Tisci I.. spesso quella lucidità per impostare la gara ed arrivare al cospetto di Cucchietti. Ma andiamo ARBITRO: Sig. Gianmarco Vailati (Crema) in gara.Nella nona di campionato Foggia e PoASSISTENTI: Sigg. Massimiliano Cirillo tenza arrivano al match con un cammino de(Roma 1) e Andrea Galluzzo (Locri) cisamente diverso. I “satanelli” di Autieri doIV Ufficiale: Sig. Dario Acquafredda (Mol- po l’ultima vittoria contro il Cosenza sono al fetta) decimo posto in classifica; i “leoni” rosso-blù FVS: Michele Fracchiolla (Bari) di Tisci sono primi della classe e con uno score che fa invidia ai club di A e B. MARCATORI: al 14 D’Auria; al 51’ al 63’ Allo “Zaccheria” di Foggia i due tecnici prePetrungaro; al 91’Berra. sentano in campo formazioni che non si diAl 32′ D’Auria (P) ha fallito un calcio di rigore scostano molto dall’utima gara. Per il PotenRECUPERO: 5’ pt e 4’ st za non c’è De Marco appiedato dal giudice NOTE: Ammonizioni: Zuccon, Tosisco, Ra- sportivo con tre gare, al suo posto c’è Matteo vasio (Fg) Loiacono Ghisolfi; nel rosso-neri del Foggia non c’è Spettatori: 7930 di cui 500 ospiti Demeter. C’è Saro tra i pali, Seck, Berra e Di Angoli: 8 - 1 per il Foggia Pasquale nella difesa a tre, Todisco, Zuccon, Haoudi e Petito a centrocampo, Panico dietro POTENZA. Anche contro i “Satanneli” del Luciani e Ravasio in attacco. La cornice di Foggia, i rosso-blù di Ivan Tisci calano il tris pubblico è straordinaria, sugli spalti oltre diee consolidano in modo solitario a quota 22 cimila supporter’s, cinquecento dalla cittadipunti il vertice della classifica. In una gara do- na lucana. Ma ciò che in questo match accominata in largo ed in lungo con precisione e muna le tue tifoserie è il ricordo dei quattro capacità di andare a rete nei momenti oppor- giovani ultrà foggiani scomparsi il 13.10.2004 tuni. Al Foggia di Autiere invece è mancato nel terribile incidente alle porte di Potenza. La prima palla di gioco viene toccata dai piedi degli ospiti. Partono bene entrambe le compagini. Già al 3’ il direttore di gara è chiamato dalla panchina rosso-blù all’FVS per un contatto in area di rigore tra Selleri e Di Pasquale. Al monitor Vailati non ritorna sulla decisione iniziale. Al 13’ un tiro a giro di Petrungaro sfiora il palo lontano di Saro. Un minuto dopo la rete del vantaggio. Parte sempre dai piedi di Petrungaro che serve D’Auria tutto solo in area di rigore che non deve fare altro che mette la palla alle spalle di Saro. Sotto di una rete la formazione Daunia non demorde. Continua con il pressing e si porta nella trequarti avversaria. I ritmi sono molto alti e la gara è molto divertente. Al 28’ i “satanelli” si fanno vedere con Ravasio non molto lesto a sfruttare un tap-in non preciso di Cucchietti. Due minuti dopo Zuccon tocca con un braccio una palla di Ghisolfi. Nessun dubbio per l’arbitro e’ calcio di rigore. Dal dischetto D’Auria sbaglia. Intanto alla mezz’ora il risultato resta in vantaggio per la capolista Potenza. Poi al 34’ Todisco com-
mette un brutto fallo su Russo. La panchina rosso-blù chiama l’FVS per il rosso diretto. Al monitor il direttore di gara concede solo il cartellino giallo. Al 40’si rivede il Foggia su azione di calcio d’angolo con un colpo di testa di Luciani. Due minuti dopo si infortunia Petito. Il direttore di gara concede 5’di recupero. Autieri manda in campo il giovanissimo Smeraldi al posto di Petito. Si va negli spogliatoi. La ripresa si apre con due cambi nella fila dei padroni di casa. Dentro Oviszach e Gallo per Luciani e Zuccon. Ma sempre la formazione ospite a fare possesso palla e ad occupare la trequarti avversaria. Al 51’ arriva il raddoppio con un’azione di transizione sull’asse Selleri-Petrungaro e conclusione a rete del giocatore romano che sigla sua quarta rete stagionale. Sugli spalti la gioia dei tifosi rosso-blù è alle stelle. Quattro minuti dopo Saro è costretto a deviare in angolo un tiro di Selleri. Per rivedere un altro tiro dei padroni di casa bisogna attendere i 60’ con Todisco che sfiora l’incrocio dei pali. Autieri manda in campo Del Sole e Coulibaly al posto di Panico e Haoudi. Ma come si dice nel calcio anche la fortuna aiuta gli audaci. Al 62’ ancora un assist di Selleri per Petrungaro che calcia in porta ma trova la deviazione del giovane Smeraldi. Con tre reti all’attivo Tisci manda in campo Adjapong, Franzolini e Murano per Russo, Ghisolfi e Selleri. Al 79’ altro cambio tra i rosso-blù. Tisci manda in campo Bruschi al posto di Luca Petrungaro, il migliore in campo nelle fila del Potenza. All’86’ il neo entrato Murano dalla distanza colpisce il legno centrale della porta difesa da Saro. Al 90’ il Potenza vince allo “Zaccheria” per tre reti a zero. Il direttore di gara concede 4’di extra time. Nel primo arriva la rete del Foggia. Ottavo calcio d’angolo battuto questa volta da Oviszach, Berra vince il contrasto con Adjapong e di testa mette la palla in rete. Si chiude così il match Foggia-Potenza con i rosso-blù consolidare a quota 22 punti il primato in classifica. Aspettando una gara difficile quella di sabato prossimo contro il Catania. ROCCO NIGRO
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lunedì 12 ottobre 2026
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SERIE C Al Donato Curcio i melandrini cercano riscatto dopo il derby per riprendere la marcia, calabresi a caccia di punti salvezza con due ex di lusso
L'AZ Picerno ospita il Cosenza: i rossoblù di Claudio De Luca vogliono voltare pagina
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DI FRANCESCO M ENONNA
ara casalinga per l'AZ Picerno nella nona giornata del campionato di Lega Pro Serie C. La formazione di Claudio De Luca affronta questa sera alle 20:30, allo stadio Donato Curcio, il Cosenza. Ormai alle spalle la sconfitta patita nel derby di domenica sera al Viviani contro il Potenza, la compagine melandrina affronta i calabresi in difficoltà in classifica e con due ex di lusso in rosa: si tratta di Energe e Palazzino, pronti a dare filo da torcere a qualsiasi retroguardia di questo raggruppamento. La squadra guidata da Federico Coppitelli cerca di risalire la china e in questa
gara si gioca carte importanti per dare un segnale di speranza alla propria tifoseria. In casa melandrina non ci dovrebbero essere particolari problemi di formazione: confermato Marcone tra i pali, le scelte di mister Claudio De Luca sembrano orientate a dare spazio e fiducia a elementi chiave come Franco e Del Fabro, pilastri della retroguardia lucana. Il passivo incassato al Viviani non ha lasciato scorie o preoccupazioni eccessive in seno al gruppo rossoblù, che si è allenato con grande intensità in settimana al Donato Curcio per riprendere il cammino interrotto e dare continuità ai legittimi programmi di salvezza della società.La settimana di lavoro è trascor-
sa regolarmente, con il tecnico che ha predicato calma e serenità onde evitare di veder compromessi i piani societari. Contro i calabresi sarà determinante l'approccio alla gara e soprattutto la mentalità, fattore che il team melandrino non vuole smarrire. Scontata la conferma del modulo 4-2-3-1, con Abreu terminale offensivo di una squadra determinata a superare il momento di stop dopo il derby. In difesa probabile l'impiego dal primo minuto di Bellodi e Bassoli, mentre restano da verificare le condizioni di Egharevba e Esposito, con possibili novità legate all'utilizzo di Nocerino a gara in corso o dal primo minuto.Una sfida dunque da non prendere sot-
togamba, quella di questa sera, che rappresenta l'occasione ideale per rimpinguare la classifica e vivere serenamente la settimana che porterà la squadra alla successiva trasferta. A dirigere l'incontro sarà il signor Andrea
Mazzer di Conegliano Veneto, coadiuvato dagli assistenti Davide Fenzi di Treviso e Bruno Galigani di Sondrio; quarto ufficiale Antonio Liotta di Castellammare di Stabia, operatore FVS Stefano Vito Martinelli di Potenza.
Nell'ultimo test precampionato al Pala Capurso i lucani cedono 3-1 alla Joy Volley ma mostrano una reazione di carattere nei set finali
La Rinascita Lagonegro chiude la pre-season a Gioia del Colle: Kantor guarda all'esordio con Brescia L
a Rinascita Lagonegro chiude la pre-season con una sconfitta, ma il 3-1 incassato sul campo della Joy Volley Gioia del Colle racconta soltanto una parte dell'ultimo allenamento congiunto prima del campionato. L'altra è nei due set conclusivi, quando i biancorossi, dopo un avvio piuttosto complicato, riescono a cambiare passo, recuperare terreno e mettere seriamente in difficoltà i padroni di casa. Al Pala Capurso finisce 3-1 (25-21, 25-18, 2325, 29-27) per la formazione pugliese, dopo oltre due ore di gioco. Coach Waldo Kantor porta a casa una prestazione altalenante, con diversi aspetti su cui riflettere e una reazione che avrebbe voluto vedere molto prima. L'occasione, per il tecnico argentino, è anche quella di tirare le somme di un pre-campionato ormai agli archivi, a una settimana dall'esordio in Serie A2 Credem Banca.L'incontro è stato dedicato alla memoria di Christian Cesario, l'addetto stampa della società pugliese prematuramente scomparso lo scorso marzo: un ricordo che ha accompagnato l'amichevole, dando al pomeriggio un significato che è andato oltre il campo.A partire meglio è Gioia del Colle, allenata dall'ex biancorosso Denora Caporusso. I padroni di casa trovano subito ritmo e continuità, mentre la Rinascita fatica a entrare in partita. Nel primo set i pugliesi costruiscono un piccolo margine nella fase centrale, passando dal 16-13 al 2118, e lo conservano fino al 25-21. Il secondo scorre ancora più rapidamente dalla parte di Gioia, che approfitta delle difficoltà degli ospiti e chiude 2518.Kantor non addolcisce il giudizio sui primi due parziali: «Abbiamo affrontato una squadra molto solida, decisamente migliore rispetto a quella incontrata a Villa d'Agri. Noi, al contrario, abbiamo avuto un approccio molto negativo. Sono mancate energia, positività e cattiveria agonistica. Il risultato è stato uno 0-2 pesante, anche per il modo in
cui abbiamo giocato».La Rinascita che torna in campo nel terzo set, però, è diversa. Cresce l'intensità, migliora l'approccio agli scambi e soprattutto cambia la capacità di restare dentro la partita. Il confronto si fa più equilibrato, con i lucani che trovano le soluzioni giuste nei punti decisivi e conquistano il parziale 25-23. Una reazione che prosegue anche nel quarto, il più combattuto dell'incontro. Gioia prova a riprendere il controllo, ma Lagonegro non si stacca, rimonta e passa avanti sul 21-20. Si va avanti punto a punto, fino ai vantaggi. A spuntarla sono i padroni di casa, 2927, ma la differenza rispetto alla prima metà della gara è evidente.«Nel terzo set abbiamo cambiato modo di giocare e fatto una buona prestazione. Anche il quarto avrebbe potuto essere nostro, ma ci è mancata un po' di lucidità nella gestione dei palloni decisivi. Mi porto a casa tutto, sia i primi due set negativi sia la reazione successiva, perché dobbiamo imparare da entrambi. Insisterò molto con i ragazzi affinché l'atteggiamento degli ultimi due parziali diventi una costante. In campionato bisognerà lottare su ogni pallone, con sacrificio e umiltà, affrontando ogni partita come se fosse quella decisiva».Nel tabellino spiccano i 23 punti di Gaetano Penna, miglior realizzatore della Rinascita, con 20 attacchi vincenti e 3 muri. Stefano Armenante chiude a quota 15, Stavros Mouchlias a 9, mentre i centrali Gabriele Tognoni e Cosimo Balestra mettono insieme 12 punti, sei ciascuno. Sul fronte opposto, 23 punti per Stefano Ferri e 21 per Vladimir Garkov.Lagonegro chiude con il 46% in attacco e il 55% di ricezione positiva. Il muro continua a dare buone risposte, con 12 punti diretti contro i 10 di Gioia. Meno produttiva la battuta: otto ace per i padroni di casa, nessuno per i biancorossi. Anche da questi numeri ripartirà il lavoro della prossima settimana.Quella di Gioia del Colle è stata l'ultima tappa di una prepara-
zione nella quale Kantor ha dovuto soprattutto costruire un gruppo, prima ancora che una squadra. In estate sono arrivati dieci giocatori nuovi, portando caratteristiche, esperienze e abitudini differenti. Un lavoro che richiede tempo e che, inevitabilmente, ha inciso anche sul rendimento nelle amichevoli. Non sono mancate le buone prestazioni, dal 2-2 casalingo con Napoli al 3-1 su Sorrento, fino al 4-0 ottenuto contro la stessa Gioia a Villa d'Agri. Ma ci sono state anche giornate più difficili, come quella della seconda sfida con Napoli. Per Kantor, nulla di sorprendente.«La preparazione è stata buona, sia dal punto di vista fisico, grazie al lavoro del professor Ghizzoni, sia sotto l'aspetto tecnicotattico. I ragazzi si sono mostrati disponibili fin dal primo giorno e hanno lavorato bene in palestra. Abbiamo riscontrato miglioramenti anche nei numeri. Quanto alle amichevoli, credo sia normale aver avuto alti e bassi. Con dieci elementi nuovi su tredici bisogna imparare a conoscersi, non soltanto dal punto di vista tecnico ma soprattutto umano. Capire le personalità, i modi di reagire alle difficoltà, il comportamento nelle diverse situazioni. Sono cose che non si possono costruire in pochi giorni».Il bilancio dell'allenatore va quindi oltre i risultati. Conta quello che la squadra ha mostrato durante le settimane di lavoro, la disponibilità dei singoli e la capacità di assimilare le richieste dello staff. Aspetti sui quali il giudizio è decisamente positivo: «Ho visto un'ottima predisposizione da parte di tutti. Non parlo soltanto della qualità del gioco, ma anche della volontà, dell'energia e dell'atteggiamento con cui i ragazzi hanno affrontato il lavoro. In diverse occasioni abbiamo espresso una buona pallavolo. Preferisco partire da questi segnali, pur sapendo che abbiamo ancora tanto da migliorare. Il gruppo sta imparando a conoscersi e credo che il percorso intrapreso sia quello giu-
sto. Sono soddisfatto della preparazione».Da lunedì, intanto, si cambia registro. Niente più allenamenti congiunti, ma una settimana interamente dedicata alla prima giornata di campionato. Domenica 18 ottobre a Brescia, sul campo della fresca vincitrice della Supercoppa, per cominciare una stagione che il tecnico sudamericano si aspetta particolarmente impegnativa: «Credo che sarà un campionato più duro e molto più equilibrato rispetto allo scorso anno. Tutte le squadre avranno qualcosa per cui lottare, chi per le prime posizioni e chi per evitare la retrocessione. Nessuno avrà vita facile, ed è anche questo il bello. Sono convinto che possiamo affrontare alla pari qualsiasi avversario, ma servirà sempre la mentalità giusta. Inizieremo la settimana tipo cercando di sistemare gli ultimi dettagli e prepararci al meglio per Brescia. È importante che i ragazzi lo capiscano fin dal primo allenamento».La Rinascita arriva dunque al campionato con un gruppo ancora in crescita, qualche certezza in più rispetto all'inizio della preparazione e diversi aspetti da perfezionare. L'ultimo test ha ricordato quanto possa costare un approccio sbagliato, ma ha anche mostrato una squadra capace di reagire e giocare alla pari con un'avversaria di valore. A Brescia servirà mettere insieme entrambe le lezioni.
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lunedì 12 ottobre 2026
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