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La sanità veneta

vista dal neo assessore

Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”

di Treviso Ovest

Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale

La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina.

E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.

E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.

Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico

STEFANI TRACCIA LA ROTTA

PER

IL VENETO:

“ATTENZIONE

SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”

La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”

Servizio a pag. 4

segue a pag. 21

Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

Si vota all’inizio di febbraio, dovrà vedersela con il favorito: il primo cittadino di Roncade

Mogliano Veneto affronta la chiusura del 2025 puntando su rigore e responsabilità sociale; Zero Branco privilegia i servizi alla comunità

Servizi alle pagg. 6 e 7

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.

a pag. 3

Servizio a pag. 9

Sintoniz zati

Sono oltre 10mila i cittadini che hanno sottoscritto la petizione lanciata da Coalizione Civica per salvare uno degli elementi maggiormente identitari di questo tratto del Sile: gli storici Burci. Nel comune di Casier, infatti, si trova il loro “cimitero” meta di passeggiate lungo i percorsi naturalistici per tantissimi trevigiani e turisti. Oggi quelle antiche imbarcazioni, ormai affondate, hanno necessità di manutenzione perché non si perda quel pezzo fondamentale di storia locale.

Il cimitero dei burci è un vero e proprio sito archeologico fluviale: lungo il Sile giacciono i relitti di numerose imbarcazioni da trasporto merci, abbandonate tra il 1974 e il 1975. Le ricerche hanno individuato almeno 13 burci, cui si aggiungono altri relitti precedenti, alcuni dei quali sono già scomparsi. Da tre imbarcazioni sono stati recuperati documenti risalenti al 1937, testimonianza del loro utilizzo nella prima metà del Novecento. Queste barche raccontano una parte fondamentale della storia economica e sociale della Marca trevigiana, quando il Sile era una vera e propria arteria commerciale. Oggi, però, i relitti sono minacciati da un deterioramento continuo causato dall’acqua e dagli agenti atmosferici, che rischia di farli scomparire definitivamente. Secondo i promotori questa sarebbe anche l’occasione per valorizzare questo patrimonio archeologico con degli strumenti (cartellonistica, in particolare) che illustrino ai visitatori le caratteristiche e l’importanza del cimitero dei burci.

Il “cimitero” delle imbarcazioni storiche rischia

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.

Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita. Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide

Stefani alla prova dei fatti: “Casa per i giovani, sanità più vicina ai cittadini e meno burocrazia”

N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-

ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.

La legislatura si è aperta con la

ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?

Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-

parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?

Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.

In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?

In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche

dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.

A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-

di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?

La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle

Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.

Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?

Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-

cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?

Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma

prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.

L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.

Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?

Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un

tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.

Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?

In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.

Nicola Stievano

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ospite in redazione

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Tempo di bilanci/1.Mogliano, l’amministrazione esclude aumenti fiscali, ma la coperta resta corta

Stipendi più alti, bilanci più fragili: l’impatto nascosto degli aumenti salariali nei Comuni

F ine anno fa rima, da sempre, con una parola chiave per le amministrazioni locali: bilancio. E il 2025 non fa eccezione. Anzi, per il Comune di Mogliano Veneto la chiusura dell’esercizio finanziario si presenta come una delle più impegnative degli ultimi anni, in un contesto generale che mette sotto pressione tutti gli enti locali.

Il tema è stato al centro anche del recente confronto all’assemblea Anci Veneto, dove è emersa una fotografia condivisa: chiudere i bilanci in questo periodo non è semplice per nessuna amministrazione. Le difficoltà maggiori riguardano, ancora una volta, la spesa corrente, ovvero quella necessaria a garantire il funzionamento quotidiano dei servizi comunali.

Negli ultimi mesi, infatti, si

sono registrati numerosi rincari su molti servizi essenziali. Dall’energia alle forniture, fino ai costi di gestione ordinaria, ogni voce di spesa risulta appesantita. Eppure, per l’amministrazione moglianese, l’obiettivo resta chiaro: continuare a garantire tutti i servizi e mantenerne alta la qualità, nonostante le crescenti difficoltà.

Una strada, quella dell’aumento delle tasse, è stata esclusa fin dall’inizio. “Non possiamo gravare ulteriormente sui cittadini”, è la linea seguita dal Comune. La conseguenza è una scelta obbligata ma delicata: intervenire sulle spese, eliminando quelle considerate superflue e razionalizzando ogni possibile margine, per liberare risorse da destinare ai servizi fondamentali.

A rendere il quadro ancora più

complesso c’è anche un elemento positivo ma oneroso: l’aumento salariale per i dipendenti comunali, un adeguamento ritenuto giusto e necessario. I lavoratori dei Comuni, infatti, restano tra i meno pagati dell’intero comparto pubblico, e il riconoscimento economico rappresenta un passo importante in termini di equità e valorizzazione del personale. Tuttavia, l’incremento dei costi del personale deve essere interamente sostenuto dai bilanci comunali, senza che le risorse disponibili aumentino in proporzione. Il risultato è un equilibrio sempre più difficile da mantenere: le entrate restano sostanzialmente le stesse, mentre le spese crescono. Per Mogliano Veneto, come per molti altri Comuni, la chiusura del bilancio di fine 2025 ri-

Zero Branco approva il bilancio, ecco le novità

Con l’approvazione del bilancio di previsione, l’amministrazione comunale di Zero Branco ha tracciato le linee guida delle spese per il 2026, definendo priorità e risorse per l’anno a venire. Il documento contabile, che ammonta complessivamente a circa 8 milioni di euro, si articola in due grandi aree: gli investimenti e la spesa corrente. La parte dedicata agli investimenti riguarda la realizzazione delle opere pubbliche – come strade, palestre e scuole – ed è finanziata prevalentemente da entrate una tantum, tra cui permessi di costruire, oneri di urbanizzazione e contributi straordinari. La spesa corrente,

invece, sostiene il funzionamento ordinario dell’ente e i servizi alla cittadinanza: è coperta principalmente dalla tassazione locale e dai contributi provenienti da altri livelli istituzionali.

Escludendo la quota destinata agli investimenti, la spesa corrente mostra come circa il 37% delle risorse sia necessario a garantire il funzionamento del Comune e i servizi essenziali: dall’anagrafe alla segreteria, fino alle spese di gestione quotidiana come utenze e forniture. Accanto a queste voci, l’amministrazione ha scelto di mantenere e rafforzare i capitoli ritenuti prioritari per la comuni-

tà. In particolare, il settore sociale assorbe circa il 16% della spesa corrente, mentre l’istruzione si attesta intorno al 13%. Si tratta di scelte politiche precise, orientate a

chiederà quindi attenzione, scelte ponderate e un grande sforzo di gestione. Una sfida complessa, che mette alla prova la capacità amministrativa, ma che conferma anche la volontà di tutelare cittadini e servizi, cercando di coniugare rigore finanziario e responsabilità sociale.

sostenere non solo le fasce più fragili, ma anche quelle situazioni di criticità che, pur non configurandosi ancora come disagio conclamato, necessitano di attenzione e supporto. Allo stesso tempo, viene confermato l’impegno a favore degli studenti e delle famiglie. Un ulteriore sforzo significativo è stato compiuto per mantenere stabili la tassazione e le tariffe comunali, ferme dal 2010. Nonostante in altri territori si sia reso necessario un adeguamento, per il 2026 l’amministrazione ha deciso di confermare questo impegno, pur nella consapevolezza delle difficoltà future. Circa il 12-13% della spe-

sa corrente è infine destinato alle manutenzioni, ritenute indispensabili per preservare il patrimonio comunale. Considerando queste principali voci, si arriva a coprire quasi l’80% del bilancio complessivo: le restanti risorse sono distribuite tra capitoli residuali, senza però trascurare interventi considerati prioritari, in particolare quelli legati all’ambiente e alla sicurezza. Questo, in sintesi, il quadro delle scelte operate per il bilancio di previsione 2026. Un documento che fissa gli obiettivi dell’anno, lasciando comunque spazio a eventuali aggiornamenti e aggiustamenti in corso d’opera. (s.b.)

Sara Busato

La Provincia di Treviso investe su scuola, viabilità e ambiente

Approvazione unanime per il bilancio di previsione 2026 della Provincia di Treviso. Il via libera è arrivato al Sant’Artemio, al termine del Consiglio provinciale e dell’Assemblea dei Sindaci, riuniti per esaminare il documento contabile e le principali linee di intervento per il prossimo anno. L’ok condiviso da tutti i sindaci e i consiglieri provinciali, al di là degli schieramenti politici, conferma la convergenza sulle priorità individuate per il territorio della Marca Trevigiana. Al centro della programmazione restano scuola, viabilità e tutela ambientale, ambiti considerati strategici per lo sviluppo locale.

La seduta ha avuto anche un valore simbolico: si è trattato infatti dell’ultimo Consiglio e dell’ultima Assemblea per il presidente Stefano Marcon, che ha concluso il suo secondo mandato alla guida dell’ente. Marcon ha ringraziato sindaci e consiglieri per la collaborazione maturata nel corso degli anni, sottolineando il clima di condivisione che ha caratterizzato l’approvazione del bilancio.

Dal 2016 a oggi, la Provincia ha investito complessivamente oltre 280 milioni di euro. La quota più consistente, pari a 190 milioni, è stata destinata all’edilizia scolastica, con interventi su circa 100 istituti su-

periori frequentati ogni anno da 40 mila studenti. Alla rete stradale provinciale sono andati 91 milioni di euro per la manutenzione e la riqualificazione di oltre 1.200 chilometri, mentre più di 10 milioni sono stati impiegati in progetti ambientali, attraverso bandi rivolti a cittadini, imprese e Comuni.

Accanto agli investimenti diretti, la Provincia ha continuato a svolgere un ruolo di supporto agli enti locali. Nel solo 2025, la Stazione Unica Appaltante ha gestito procedure per 145 milioni di euro. Sul fronte del personale, sono stati organizzati concorsi per la Pubblica Amministrazione che hanno registrato 477 iscritti e 45 interpelli per i Comuni convenzionati. Non è mancato, inoltre, il sostegno alla digitalizzazione e ai sistemi informatici, oltre alla concessione degli spazi del Sant’Artemio per eventi istituzionali.

Guardando avanti, il piano triennale 2026-2028 prevede investimenti per oltre 48 milioni di euro, che porteranno il totale delle opere realizzate o programmate dal 2016 al 2028 a superare i 329 milioni. Nel dettaglio, per il 2026 sono previsti 6 milioni di euro per l’edilizia scolastica, 16 milioni per la viabilità e 1 milione per l’ambiente, per un totale di 23 milioni di euro.

Sul fronte delle entrate, nel 2025 i proventi da IPT, Rc Auto e tributi ambientali hanno raggiunto quota 66,6 milioni di euro, dato in linea con il 2024 e destinato, secondo le previsioni, a essere confermato anche nel 2026 grazie alla stabilizzazione del mercato automobilistico.

L’avanzo di amministrazione libero, pari a oltre 8,3 milioni di euro, sarà utilizzato per completare interventi sull’edilizia scolastica – tra cui il recupero dell’ex immobile delle Poste a Treviso da destinare al Liceo Artistico – e per lavori di manutenzione stradale e accordi di programma.

“L’approvazione unanime del bilancio 2026 è un segnale forte – ha dichiarato Marcon – e rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto in questi nove anni insieme ai 94 sindaci della Marca e al Consiglio provinciale”. Il presidente uscente ha ricordato come, nel 2016, la riforma Delrio avesse lasciato alle Province risorse limitate e competenze ridotte, rendendo ancora più significativo il percorso di rilancio intrapreso. In chiusura, Marcon ha rivolto un ringraziamento alla struttura dell’ente – consiglieri, dirigenti e dipendenti – e alle Amministrazioni comunali, sottolineando il valore di una rete istituzionale che, negli anni, si è consolidata e rafforzata.

Sara Busato

Preganziol approva il bilancio: servizi tutelati senza pesare sulle famiglie

In un momento tutt’altro che semplice per i bilanci degli enti locali, il Comune di Preganziol sceglie la strada della continuità e della tutela dei cittadini. Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale del 2025 sono stati infatti approvati il Bilancio di previsione e il Documento unico di programmazione (Dup), confermando un’impostazione che punta a garantire i servizi senza aumentare il peso sulle famiglie. Una decisione che va in controtendenza rispetto a quanto sta accadendo in molti Comuni, alle prese con costi in aumento e risorse sempre più limitate, spesso costretti a tagliare servizi o a ritoccare tariffe e aliquote. A Preganziol, invece, l’amministrazione ha scelto di farsi carico direttamente dell’incremento delle

spese, mantenendo standard qualitativi adeguati senza aggravare i bilanci familiari. Tra i dati più rilevanti del documento approvato spiccano i 117 mila euro di oneri di urbanizzazione destinati alla spesa corrente, una leva fondamentale per assicurare la continuità dei servizi essenziali e degli interventi di manutenzione sul territorio comunale. Significativo anche l’investimento sulla sicurezza stradale: sono stati stanziati 286 mila euro per il 2026 e per le annualità successive, a conferma di una programmazione di medio periodo che guarda alla sicurezza quotidiana dei cittadini. Attenzione confermata anche al mondo della scuola. Il bilancio prevede il proseguimento dei progetti educativi ed extrascolastici

rivolti agli studenti della scuola secondaria di primo grado “Ugo Foscolo”, insieme a nuovi investimenti per la riqualificazione degli edifici scolastici. “In una fase complessa come quella che stanno vivendo i Comuni – commenta il sindaco Elena Stocco – abbiamo ritenuto fondamentale mettere al centro le famiglie e la qualità della vita. È stato un lavoro attento e responsabile, che ci permette di continuare a garantire servizi e sicurezza senza chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini”. Una scelta non scontata, quella dell’amministrazione di Preganziol, che punta sulla stabilità e sulla programmazione come strumenti per affrontare le difficoltà e continuare a sostenere la comunità. (s.b.)

La seduta ha segnato anche la conclusione del secondo mandato del presidente Stefano Marcon, che ha ringraziato amministratori e struttura dell’ente per il lavoro condiviso svolto in questi anni

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(*) fino ad esaurimento scorte

con 110 mila euro il progetto ad ampio respiro “Orizzonte Giovani”

L a Provincia di Treviso è tra le Province vincitrici del bando “ProvinceXGiovani” promosso da UPI nazionale nell’ambito del Fondo Politiche Giovanili: pubblicata la graduatoria, sul sito provinceditalia. it, delle iniziative finanziate, 30 in tutto il Paese, tra cui appunto anche il progetto “Orizzonte Giovani” candidato dal Sant’Artemio e dedicato al supporto del benessere giovanile. L’iniziativa della Provincia, che ha ottenuto i 110.000 euro previsti dal bando e che si svilupperà a partire dai prossimi mesi, prevede di svolgere delle azioni specifiche, con il coinvolgimento di istituzioni e associazioni territoriali, volte a prevenire il disagio adolescenziale, potenziando la presa in carico precoce delle fragilità giovanili, riducendo il rischio che i disagi evolvano in criticità più complesse, rafforzare la prevenzione secondaria nei contesti informali (strada, quartieri) e sviluppare attività di prevenzione primaria orientate alle soft skills e al protagonismo giovanile, ma anche contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico e promuovere lo sport e i suoi valori di rispetto,

gioco di squadra e inclusione. Capofila di progetto la Provincia di Treviso, mentre i partner che la affiancheranno nelle attività sono l’Azienda ULSS2 Marca Trevigiana, KIRIKU Società Cooperativa Sociale ONLUS, Comunità Murialdo Veneto, Volontarinsieme ODV, SSD Sport Target. Partner Associati il Comune di Treviso, l’Ufficio Scolastico Pro-

Due i candidati alla carica di Presidente

Il prossimo 1 febbraio la Provincia di Treviso eleggerà il proprio nuovo presidente e sarà una corsa a due tra Marco Donadel, sindaco di Roncade, e quella di Luca Durighetto, sindaco di Zero Branco. Il voto, come è noto, sarà possibile soltanto agli amministratori locali: ciascuno di loro, dalle 8 alle

20 nella sede del Sant’Artemio, potrà indicare la propria preferenza. Il voto sarà “ponderato” ovvero ciascun amministratore di ogni comune sarà inserito in una fascia in base alla popolazione residente nella località che amministra; ad ogni fascia è stato attribuito un valore quindi non tutti

vinciale, Veneto Lavoro e CONI Veneto.

Nel dettaglio, “Orizzonte Giovani” prevede il potenziamento dello sportello “Ti ascolto” di ULSS2 e l’attivazione di percorsi psico-educativi personalizzati con la Cooperativa Kirikù, le attività di Educativa di Strada, conVolontarinsieme, per intercettare i gruppi giovanili

più difficili, attraverso laboratori di street music e orientamento; la promozione di iniziative di socialità attraverso la co-progettazione e realizzazione di laboratori dedicati ad arte, sport, musica e tutela dell’ambiente in spazi urbani vulnerabili, per favorire la cittadinanza attiva e la rivitalizzazione dei luoghi, sempre con Volontarinsieme; percorsi di supporto personalizzato per studenti in dispersione scolastica, a cura della Comunità Murialdo; percorsi formativi di educazione socio affettiva rivolti ad atleti, allenatori e dirigenti sportivi under 35, per la promozione di rispetto, empatia, gestione delle emozioni e prevenzione delle discriminazioni in ambito sportivo, a cura di SSD Sport Target.

“Un nuovo progetto con il quale la Provincia, insieme a prestigiosi partner istituzionali e con il mondo delle associazioni e del volontariato, costruisce reti sinergiche e di supporto per le nuove generazioni – le parole di Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso –qualche anno fa avevamo messo in campo il progetto “Weget2do”, per

aiutare i giovani a superare situazioni di disagio sociale e psicologico, attraverso laboratori musicali, di comunicazione, di tutela ambientale ed eventi che promuovessero il loro coinvolgimento e la condivisione in gruppo; oggi la notizia della vincita del nuovo bando UPI nazionale anche con questo nuovo progetto, Orizzonte Giovani, con il quale, insieme ai partner, stiamo strutturando azioni strategiche nuove, in cui ciascun partner mette a disposizione le proprie competenze specifiche, dai percorsi psicoeducativi alle attività laboratoriali fino alla promozione della cittadinanza attiva e responsabile, invitando al rispetto del bene comune, che è patrimonio di tutte e di tutti. Nei prossimi mesi le attività saranno calendarizzate nel dettaglio e si svilupperanno nel corso dei prossimi 18 mesi, un anno e mezzo. Un ringraziamento all’Ufficio Progetti europei e Relazioni internazionali della Provincia, che ha seguito tutte le fasi di strutturazione e candidatura del progetto vincitore”.

Bergantin

i voti varranno allo stesso modo ma quelli dei sindaci e dei consiglieri dei comuni più grandi “peseranno” di più.

Il Sindaco di Roncade, grande favorito, Marco Donadel ha un passato da Assessore a Mogliano Veneto e, dopo un lungo percorso di confronto, l’ha spuntata su

Diego Zanchetta, sindaco di Gaiarine, e rappresenterà il centrodestra.

A sfidarlo Luca Durighetto, sindaco di Zero Branco in campo per centrosinistra e liste civiche e proprio in questo civismo si celano le speranze di compiere l’impresa. Durighetto, infatti, in questi anni

ha intrecciato profondi rapporti con molti amministratori di estrazione moderata delusi dalla Lega e da Forza Italia.

Gli elettori di questa tornata provinciale sono 1.330 tra sindaci, sindache, consiglieri e consigliere comunali dei 94 Comuni del territorio della Provincia di Treviso.

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Delegazione da tredici paesi europei per studiare lo scolo Pianton

L o scolo Pianton, a Mogliano Veneto, è diventato una vetrina europea delle soluzioni basate sulla natura (NBS). Il canale è uno degli otto siti dimostrativi del progetto Ue Natalie, che punta a rafforzare resilienza e adattamento al clima e ha ospitato i 42 partnerdell’iniziativa.

Ad accoglierli il sindaco Davide Bortolato, in rappresentanza della Consulta dei sindaci del Consorzio di bonifica Acque Risorgive, insieme ai partner italiani Thetis e Università Iuav di Venezia. La delegazione, con rappresentanti di tredici Paesi, ha permesso di fare il punto sulle azioni avviate sul Pianton.

Per Acque Risorgive erano presenti il direttore dell’area tecnica, ingegner Piero Zanette, e i dottori forestali Matteo Busolin e Marco Cavallaro dell’area gestionale; per ThetisSebastiano Carrer e per Iuav Filippo Magni.

Durante il sopralluogo sono state illustrate le tecniche NBS previste e in corso di applicazione: rinaturalizzazione delle sponde, fasce tampone vegetate, piccole aree umidee ombreggiamento ripariale, per migliorare la qualità delle acque, incrementare la biodiversità e rallentare il deflusso in caso di eventi estremi.

La sperimentazione, della durata di cinque anni, dovrà fornire evidenze sulla fattibilità

tecnico economica e sui benefici ambientali, anche tramite il confronto con un intervento realizzato cinque anni fa sul vicino scolo Vernise, nato per contribuire al disinquinamento della laguna di Venezia.

Monitoraggi, modelli idraulici e analisi dei costi aiuteranno a quantificare i servizi ecosistemici e la sicurezza idraulica. I risultati attesi faranno da apripista all’estensione dell’approccio ad altri bacini del Nord Est e a territori europei alle prese con sfide analoghe: ondate di calore, piogge più intense, siccità.

Natalie si conferma un banco di prova in cui ricerca, amministrazioni e consorzi di bonificasperimentano soluzioni concrete e replicabili, con benefici per ambiente, agricoltura e comunità locali.

Riccardo Musacco

UNCI Treviso inaugura la nuova sede operativa ad Albaredo

La Sezione di Treviso dell’Unione Nazionale Cavalieri d’Italia ha inaugurato la nuova sede operativa ad Albaredo di Vedelago, mettendo fine a un’attesa durata oltre due anni. I locali di via Morosini 1, al primo piano dell’ex plesso delle scuole elementari, diventano ora il nuovo punto di riferimento per le attività del sodalizio, mentre la sede legale rimarrà in via Sciesa 32 a Mogliano Veneto, presso il Gris di Villa Torni. L’apertura è stata resa possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Vedelago e in particolare con il Sindaco Giuseppe Romano e il Vice Sindaco Giorgio Marin, che hanno messo a disposizione gli spazi. La cerimonia ha visto la benedizione del parroco don Moreno De Vecchi e la presenza del Consiglio Direttivo dell’associazione, di autorità civili e del M.llo Capo Gabriele Greco, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Vedelago. A fare gli onori di casa, il Presidente della Sezione, Comm. Gianni Bordin.

Nel suo intervento, il Sindaco Romano ha ricordato come la richiesta degli spazi fosse arrivata a settembre 2023 e ha sottolineato l’importanza dell’inaugurazione:

“Un’occasione troppo importante per poter essere rifiutata. L’ex scuola di Albaredo è sempre più uno spazio di aggregazione per le associazioni del territorio, spina dorsale della società”. Per il primo cittadino, la nuova sede rappresenta “un ulteriore tassello di una collaborazione che porterà grandi opportunità”. Dopo il taglio del nastro tricolore, i partecipanti hanno visitato i nuovi locali e successivamente si sono ritrovati al Hotel Ristorante Antica Postumia per il pranzo sociale. Durante il momento conviviale, il Presidente Bordin ha illustrato l’attività annuale della Sezione, conferito il diploma di appartenenza al Cav. Marco Zabotti e presentato i nuovi soci.

La giornata ha offerto anche l’occasione per il lancio del volume celebrativo dei 30 anni del “Premio Bontà Città di Treviso”, iniziativa che costituisce una pietra miliare per la Sezione UNCI-OMRI trevigiana, riconosciuta tra le più attive a livello nazionale. Il volume, ricco di testimonianze e fotografie, è stato distribuito a tutti i presenti. (a.b.)

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Aria più pulita, il 2025 tra gli anni migliori in Veneto

N el 2025 il Veneto respira meglio. I dati preliminari sulla qualità dell’aria indicano valori tra i più bassi degli ultimi vent’anni, un risultato che interessa l’intero territorio regionale e che viene accolto come un segnale incoraggiante, ma non definitivo.

A fare il punto è Elisa Venturini, assessore all’Ambiente della Regione del Veneto, commentando il report “La qualità dell’Aria in breve 2025” elaborato da ARPAV sulla base delle misurazioni effettuate dalle centraline regionali. «Sono risultati importanti — sottolinea — che però non rappresentano un traguardo finale, bensì uno stimolo a proseguire con ancora maggiore impegno».

L’analisi complessiva mostra, per il quinto anno consecutivo, il rispetto di tutti i principali limiti annuali previsti dalla legge per gli inquinanti più diffusi, come il biossido di azoto e le polveri sottili, in tutte le stazioni di rilevamento del Veneto. Dal 2021 i valori medi annui risultano in costante calo, con un miglioramento particolarmente evidente per il PM10, che nel 2025 raggiunge i livelli più bassi da quando sono iniziate le misurazioni sistematiche. A favorire questo andamento hanno

contribuito anche le condizioni meteorologiche dell’ultimo anno.

Un dato considerato particolarmente rilevante riguarda proprio il PM10 su base giornaliera, da sempre uno degli aspetti più delicati per la regione. Nel 2025 il limite giornaliero è stato rispettato nell’85% delle centraline venete, contro il 25%

dell’anno precedente. Per la prima volta, inoltre, tutte le centraline di fondo presenti nei sette capoluoghi di provincia hanno mantenuto i valori entro i limiti, estendendo il risultato a tutto il Veneto e non più solo a singole zone.

Secondo l’assessore Venturini, questi numeri sono il frutto di un lavoro portato avanti nel tempo: «Non si tratta di un caso, ma dell’effetto di interventi coordinati della Regione, con il contributo di cittadini, associazioni ed enti locali». In questo contesto viene ricordato anche l’impegno dell’assessore Gianpaolo Bottacin negli anni passati.

Tra le azioni messe in campo figura il bando regionale per favorire la sostituzione dei veicoli più vecchi e più inquinanti. Un’iniziativa che, secondo la Regione, ha dato risultati concreti ed è stata recentemente rinnovata, con una nuova scadenza fissata al 13 febbraio.

«La qualità dell’aria resta una sfida complessa — conclude Venturini — ma i risultati raggiunti in Veneto rappresentano una base solida su cui continuare a lavorare con continuità, responsabilità e collaborazione».

Anna Bergantin

Cendron (Le Civiche Venete): “Si può e deve fare di più”

L’inquinamento atmosferico in Veneto continua a preoccupare. Secondo i dati ARPAV, ieri le concentrazioni di PM10 hanno superato il limite giornaliero in 20 delle 25 aree monitorate, e con la stabilità atmosferica prevista nei prossimi giorni, le situazioni di criticità potrebbero aumentare.

“Da domani ben 19 zone potrebbero entrare in allerta di livello 1 e alcune già da sabato potrebbero raggiungere il livello 2, rosso,” avverte Rossella Cendron, consigliera regionale del gruppo Le Civiche Venete. Cendron sottolinea che le misure emergenziali non bastano: “È indispensabile agire in modo strutturale e coordinato. Chiedo all’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini di estendere la Legge regionale n. 14 del 2024 sulla forestazione urbana e di avviare un dialogo con le altre Regioni del Bacino Padano”. La legge prevede la distribuzione di 5 milioni di alberi in dieci anni ai cittadini veneti, un’iniziativa pensata per migliorare la qualità dell’aria direttamente nelle comunità locali. “Piantare alberi non significa solo verde nelle proprietà private, ma aria più pulita per tutti i cittadini e per l’intero territorio”, spiega Cendron. Secondo la consigliera, affrontare l’emergenza PM10 richiede una visione sistematica e sovraregionale: “La forestazione urbana e periurbana è uno degli strumenti più efficaci. Estenderla e coordinarla con le altre Regioni non è più una scelta, ma una responsabilità verso la salute dei cittadini e delle future generazioni”. (a.b.)

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La radio non è più soltanto una

ÈSintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

Devianza

Minori e prevenzione: firmato il protocollo tra Questura e ULSS 2

Siglato a Treviso un protocollo per accompagnare i minori destinatari di ammonimenti e misure di prevenzione in percorsi educativi personalizzati.

L’obiettivo è rieducare e sostenere famiglie e ragazzi contro bullismo e devianza.

Alla presenza del Prefetto di Treviso, Angelo Sidoti, del Questore Alessandra Simone e del Direttore Generale della ULSS 2 Francesco Benazzi, è stato siglato, in Questura, il Protocollo di intesa con il Centro di Attività “Task Force Educativa - 118” dell’Azienda ULSS 2 Marca Trevigiana, finalizzato alla presa in carico educativa e al supporto dei minori destinatari di provvedimenti amministrativi o di segnalazioni correlate a fenomeni di devianza giovanile.

famiglie coinvolte ai fini della valutazione del più idoneo percorso trattamentale.

Sintoniz zati sul

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Progettazione

Fornitura superfi ci gres, legno, resine e resilienti

Consulenze globali

Nello specifico, nel caso di provvedimenti di natura amministrativa quali ammonimenti per bullismo e cyber bullismo, DASPO, DACUR e altre misure di prevenzione adottate dal Questore di Treviso nei confronti di soggetti minorenni, questi ultimi e le loro famiglie verranno indirizzati al Centro di Attività e potranno aderire su base volontaria a specifici percorsi educativi.

Il Centro di Attività, in staff alla Direzione Socio Sanitaria dell’Azienda ULSS 2, provvederà a ricevere e gestire le segnalazioni inviate dalla Questura, attivando tempestivamente il percorso di presa in carico educativa dei minori e delle

L’obiettivo sarà quello di elaborare, in modo personalizzato e condiviso, un Patto Educativo Individuale e un Progetto Educativo Individualizzato, coinvolgendo il minore, la famiglia e gli altri servizi territoriali, e attivando altresì la rete dei servizi socio-educativi pubblici e privati con l’obiettivo di assicurare un supporto integrato e multidisciplinare, monitorando e accompagnando costantemente il percorso educativo del minore, in stretta collaborazione con la famiglia.

“Il Protocollo di Intesa siglato tra la Questura di Treviso e l’Azienda ULSS 2 Marca Trevigiana” – ha dichiarato il Questore di Treviso, Alessandra Simone – “si pone l’obiettivo di replicare un modello efficace già sperimentato dalla Polizia di Stato con l’adozione del protocollo ZEUS, che accompagna all’Ammonimento del Questore percorsi trattamentali e di recupero riservati ai soggetti maltrattanti. Allo stesso modo” – ha proseguito il Questore – “nel caso di misure di

prevenzione adottate nei confronti di minori, sarà ora possibile per i minori e per le loro famiglie intraprendere un percorso educativo e trattamentale personalizzato e condiviso, con l’obiettivo finale di rieducare e risocializzare quei minori che si rendono responsabili di condotte devianti o antigiuridiche”.

“Ringrazio gli operatori Ulss 2 –ha dichiarato il Direttore Generale, Francesco Benazzi - per la progettazione della Task Force Educativa - 118, un esempio di buone prassi di sinergie tra diversi attori della pubblica amministrazione e anche di collaborazioni multidisciplinari all’interno della nostra Azienda. La “Task Force Educativa” ci vedrà impegnati nella realizzazione di Progetti Educativi, su segnalazione della Questura di Treviso oppure nelle classi in merito a eventuali casi di bullismo e cyberbullismo. Continuano quindi i nostri sforzi nella prevenzione del disagio giovanile, nel recupero delle situazioni di svantaggio sociale e nella progettazione di strumenti innovativi che possano intercettare i nuovi bisogni emergenti dal territorio”.

Anna Bergantin

La Provincia chiama i Comuni alla rete

Le Commissioni Pari Opportunità in provincia di Treviso ci sono, ma restano poche e concentrate soprattutto nei centri maggiori o in forme associate. È quanto emerge dalla mappatura realizzata dalla Provincia di Treviso, che ha fotografato lo stato dell’organizzazione sul territorio, partendo dalle risposte fornite dai Comuni.

Accanto alla Commissione Provinciale Pari Opportunità, che svolge una funzione di coordinamento e rappresenta una competenza fondamentale dell’ente, risultano attive solo tre Commissioni comunali nei grandi centri di Treviso, Castelfranco Veneto e Conegliano. A queste si affiancano tre esperienze sovracomunali: due vere e proprie Commissioni intercomunali e un Tavolo Rosa. La prima Commissione intercomunale ha come capofila Asolo e coinvolge Borso del Grappa,

Cavaso del Tomba, Castelcucco, Fonte, Maser, Monfumo, Pieve del Grappa, Possagno e San Zenone degli Ezzelini. La seconda fa riferimento a Mogliano Veneto e comprende Casale sul Sile, Casier, Preganziol, Morgano, Quinto di Treviso e Zero Branco, includendo anche il Comune di Marcon, in provincia di Venezia. Sul territorio è inoltre attivo un Tavolo Rosa che riunisce Montebelluna, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia, Trevignano, Valdobbiadene e Volpago del Montello.

“È fondamentale un lavoro di mappatura che ci consenta di sapere quanti Comuni si organizzano per gestire la competenza delle Pari Opportunità – sottolinea il presidente della Provincia di Treviso, Stefano Marcon – perché la Provincia può fare da collante, mettere in rete le iniziative e diventare una cassa di risonanza per le tante realtà attive sul territorio”.

Sulla stessa linea la consigliera provinciale delegata alle Pari Opportunità, Olga Rilampa, che invita i Comuni a fare un passo in più. “Abbiamo voluto questa mappatura per lavorare insieme alle altre Commissioni e rafforzare la logica della rete – spiega -. Invitiamo i Comunia segnalarci eventuali altre realtà se non lo hanno ancora fatto e, soprattutto, a costituire questi organi fondamentali”. Rilampa ricorda anche l’istituzione, due anni fa, dell’Albo provinciale delle associazioni che si occupano di pari opportunità. “È un tema che va affrontato tutto l’anno, non solo il 25 novembre o l’8 marzo. Come Provincia siamo pronti a mettere in rete le attività delle Commissioni e a supportare quelle delle associazioni, per creare maggiore sinergia e rafforzare le azioni di diffusione della cultura delle pari opportunità in tutta la Marca”. (a.b.)

Preganziol

L’intervista. Al centro del suo impegno: bilancio, legalità, sostenibilità e servizi di prossimità

Paolo Galeano nominato in regione vicepresidente in Prima Commissione

Paolo Galeano, già sindaco di Preganziol e attuale consigliere regionale del Partito Democratico, entra nel cuore delle scelte politiche del Veneto con l’elezione a vicepresidente della Prima Commissione bilancio

P

aolo Galeano, consigliere regionale del Partito Democratico, già sindaco di Preganziol, è stato eletto in Consiglio regionale del Veneto nella lista Partito Democratico – Manildo Presidente. Galeano fa parte della Prima Commissione, quella che si occupa di bilancio e programmazione, politiche istituzionali, relazioni internazionali e politiche dell’Unione europea. Commissione nella quale è stato eletto anche vicepresidente, con un ampio consenso arrivato anche dai banchi della maggioranza. “Occuparsi di bilancio significa entrare nel merito di tutte le scelte politiche – spiega – perché è lì che si decide se le politiche restano parole o diventano fatti”. Accanto a questo incarico, il consigliere regionale siede anche nella Seconda Commissione, dedicata a territorio, urbanistica, infrastrutture, ambiente, dissesto idrogeologico e trasporti, e nella Quarta Commissione, che si occupa di promozione della legalità e valutazione delle politiche pubbliche. In qualità di coordinatore regionale di Avviso Pubblico, associazione impegnata nella lotta alle mafie e alla corruzione, il consigliere sottolinea come il tema della legalità non possa più essere considerato marginale: “I dati ci dicono che in Veneto non si parla più solo di infiltrazioni, ma di un vero e proprio radicamento delle mafie. È una sfida che deve essere affrontata in modo trasversale, perché riguarda la qualità della vita, l’economia e il futuro delle nostre comunità”.

Sul fronte del territorio, Galeano rivendica una visione fondata sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ispirata al concetto di ecologia integrale richiamato da Papa Francesco. “Il Veneto è la prima regione in Italia per consumo di suolo – ricorda – nonostante leggi dai titoli ambiziosi. Troppe deroghe hanno svuotato quelle norme, e i dati

Ispra lo confermano ogni anno”. Da qui la necessità di una pian ficazione regionale più rigorosa, capace di governare fenomeni come la proliferazione dei poli logistici e della grande distribuzione, che incidono sull’ambiente, sull’economia locale e sulla scelta dei giovani di restare o meno sul territorio.

Mobilità sostenibile e trasporto

pubblico rappresentano un altro asse strategico secondo il consigliere. “Il Servizio ferroviario metropolitano regionale è rimasto in gran parte sulla carta – afferma – ma la mobilità sostenibile è una risposta concreta per migliorare la vita delle persone e rendere il Veneto più attrattivo per le nuove generazioni”.

Sintoniz zati sul

Un capitolo centrale dell’impegno di Galeano riguarda il bilancio regionale, tema che conosce da vicino dopo aver ricoperto per dieci anni la delega al bilancio come sindaco di Preganziol. “Il bilancio non è un atto tecnico – sottolinea – ma lo strumento politico per eccellenza: è lì che si decide se una scelta diventa concreta oppure resta solo un annuncio”.

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Per il consigliere del Partito Democratico, l’allocazione delle risorse deve essere guidata da criteri di equità e giustizia sociale, soprattutto alla luce del forte astensionismo registrato alle ultime elezioni regionali. “Chi non è andato a votare spesso vive nelle aree interne o si trova in una condizione economica più fragile. Questo ci impone una responsabilità in più: usare il bilancio regionale per ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali”. Tra le priorità territoriali che riguardano proprio Preganziol e il trevigiano, Galeano cita il commercio di vicinato, messo in difficoltà dall’espansione incontrollata della grande distribuzione, e la valorizzazione di Villa Franchetti, per la quale intende attivare, in collaborazione con la Provincia di Treviso, percorsi di recupero e sviluppo. Ampio spazio anche al tema della sanità, in particolare quella di prossimità. Secondo Galeano, l’architettura originaria del sistema sanitario veneto – basata su medici di medicina generale, consultori e presidi territoriali – è stata progressivamente smantellata, lasciando i pronto soccorso come unico punto di riferimento. “Il risultato è un sovraffollamento con molti accessi per codici bianchi. Serve ricostruire una rete di sanità territoriale e sociosanitaria che dia risposte prima che i problemi diventino emergenze”. (r.t.)

Paolo Galeano Consigliere regionale

L’allarme. Il presidente Gianpaolo Stocco denuncia

“Mancanza di candidati, carenza di competenze tecniche ed esperienza frenano il sistema produttivo”

N el corso del 2025 appena concluso, le imprese della provincia di Treviso hanno espresso un fabbisogno occupazionale complessivo molto elevato, pari a 81.540 entrare nel mondo del lavoro. Un dato che evidenzia un quadro sempre più complesso sul fronte del reperimento del personale, un problema anche per il mondo artigiano. Secondo il Bollettino Provinciale Excelsior 2025 di Unioncamere e Ministero del Lavoro, analizzato da CNA Territoriale Treviso, il 63% delle imprese con dipendenti ha dichiarato di aver programmato nuove assunzioni nel corso dell’anno appena concluso.

Il fabbisogno occupazionale espresso nel 2025 si è scontrato con una criticità strutturale: il 54% delle figure ricercate è risultato di difficile reperimento, una quota che riguarda oltre 44 mila posizioni aperte nella Marca. La principale causa di questa difficoltà è la mancanza di candidati, indicata nel 34,4% dei casi, mentre solo nel 14,6% delle posizioni la criticità è attribuibile a una preparazione inadeguata. Un dato che segnala come il problema non sia soltanto qualitativo, ma anche quantitativo, e che il mercato del lavoro fatichi a intercettare persone disponibili, oltre che competenti.

Nonostante le difficoltà, le imprese trevigiane hanno continuato a cercare lavoro, in particolare in alcuni ambiti chiave. Il 34% delle entrate previste nel 2025 riguarda giovani fino a 29 anni, a conferma del ruolo centrale delle nuove generazioni nei processi di inserimento lavorativo. Tuttavia, anche per i giovani la difficoltà di reperimento rimane elevata, a dimostrazione di un disallineamento persistente tra percorsi formativi, aspettative e fabbisogni reali delle imprese.

ri manifatturieri e delle costruzioni, e 13.260 conduttori di impianti e operai di macchinari fissi e mobili, profili sempre più difficili da trovare per l’elevata specializzazione richiesta. Da segnalare la necessità di particolari figure: addetti allo spostamento e alla consegna delle merci, come fattorini, corrieri e autisti, pari a 6.290 posizioni. Importante anche la domanda di addetti alle vendite (6.160), di personale nei servizi di pulizia (4.170) e di operai edili (3.290), figure essenziali per il funzionamento quotidiano delle imprese e dei servizi sul territorio.

Dal punto di vista settoriale, le maggiori necessità di personale si sono concentrate nel commercio, che ha espresso un fabbisogno pari a 10.640 entrate, e nei servizi di alloggio e ristorazione, con 10.390 entrate. Seguono le costruzioni, con 7.760 posizioni, il settore primario, che include l’agricoltura e altre attività connesse, con 5.470 entrate, e l’industria metallurgica e dei prodotti in metallo, con 4.820 assunzioni previste. Proprio in questi comparti si registrano alcune delle percentuali più elevate di difficoltà di reperimento, spesso superiori al 60%.

Un elemento che incide fortemente sulla capacità di risposta del mercato del lavoro è la richiesta di esperienza lavorativa. Nel 2025, oltre il 56% dei casi è richiesta esperienza pregressa, soprattutto nel settore specifico o nella professione, rendendo più difficile l’ingresso per chi è privo di percorsi formativi professionalizzanti o di esperienze pratiche strutturate. Questo aspetto contribuisce ad alimentare il mismatch tra domanda e offerta, soprattutto per i giovani e per chi proviene da percorsi scolastici poco integrati con il mondo del lavoro.

Sintoniz zati sul

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Analizzando le tipologie professionali richieste, emerge come il fabbisogno sia stato particolarmente concentrato nelle attività commerciali e nei servizi, che nel complesso hanno espresso una necessità di 19.190 entrate (tra cui figure come addetti alla ristorazione quali camerieri e cuochi, e commessi). A seguire, una necessità di 16.920 operai specializzati, fondamentali soprattutto nei setto-

Ascoltaci in tutto il Veneto in

Sul fronte delle competenze, le imprese trevigiane hanno segnalato una crescente importanza delle competenze tecniche, ma anche delle competenze trasversali, come la capacità di lavorare in autonomia e in gruppo, il problem solving, la flessibilità e l’adattamento. A queste si affiancano le competenze digitali e quelle legate alla transizione green, sempre più rilevanti per la competitività delle micro, piccole e medie imprese. Nonostante le criticità, il sistema produttivo mostra segnali di impegno sul versante della formazione: il 60% delle imprese trevigiane ha dichiarato di aver effettuato o programmato attività formative nel 2025, mentre circa il 19% ha ospitato tirocinanti. Dati che indicano una disponibilità a investire nelle persone, ma che secondo CNA Treviso devono essere sostenuti e rafforzati attraverso politiche più incisive e coordinate.

«I dati sui fabbisogni occupazionali del 2025 appena concluso restituiscono l’immagine di un territorio che continua a produrre lavoro, ma che rischia di non riuscire a soddisfare pienamente le proprie necessità», evidenzia Gianpaolo Stocco, presidente CNA Territoriale Treviso. «La mancanza di candidati e di competenze adeguate è oggi uno dei principali fattori di freno allo sviluppo. Serve un rafforzamento deciso dell’orientamento, della formazione tecnica e professionale e del raccordo tra imprese, scuola e politiche attive del lavoro, per trasformare il fabbisogno espresso in occupazione reale e stabile».

Bergatin

Gianpaolo Stocco

L’Iniziativa. Treviso celebra il “Patrono ‘Italia”

Un ricco calendario di eventi per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi

T

reviso celebra l’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi (1226-2026) con una proposta di eventi articolata in un crescendo che è partita da gennaio per concludersi nel mese francescano per eccellenza: ottobre. La data simbolo di queste celebrazioni sarà infatti quella del 4 ottobre, la festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, che dal 2026 è stata reintrodotta ufficialmente anche come festa nazionale per riaffermare l’importanza di questa figura taumaturgica portatrice di valori di pace e solidarietà.

Il Comitato che ha curato la proposta per le celebrazioni, coordinato dal rettore del convento francescano, fra’ Oliviero Svanera, composto da studiosi, rappresentanti di Istituzioni e associazioni, fino a fedeli e volontari, non ha voluto mancare a questo appuntamento rendendo la città protagonista. «Assisi certo», commenta il rettore di San Francesco, padre Oliviero, «è la città francescana per antonomasia, ma tra i luoghi francescani anche Treviso

si ritaglia uno spazio grazie all’antica presenza dei frati in città. Il primo nucleo si stabilì negli anni Venti del Duecento, consolidando la presenza fino ad oggi, salvo il periodo 1806-1928 in seguito alla soppressione napoleonica e alla lunga operazione di recupero del complesso. Quello dei frati con la città è, insomma, un reciproco rapporto di affezione che si rinnova, e con questi eventi» – continua padre Svanera, «proponiamo a tutti di condividere l’attualità del messaggio di San Francesco, in tema di ascolto del Vangelo e di rinnovato incontro con la figura di Cristo. Il suo messaggio si coniuga poi con temi di economia e impresa, ambiente e sostenibilità, pace e armonia. Sono iniziative adatte a tutti, non necessariamente solo ai fedeli, perché Francesco è un santo universale. Di più: è attuale oggi, perché parla con un linguaggio moderno e di temi attualissimi».

Si prosegue a marzo con quattro serate dedicate alla spiritualità attraverso anche la grande arte, la letteraria e la pittura. Anche le

scuole sono protagoniste tanto che ad aprile saranno premiati gli alunni della scuola primaria e secondaria di II grado che hanno partecipato al concorso Cantico delle Creature. E ancora Dante – ad aprile l’incontro con lettura commentata del Canto XI del Paradiso -, e poi cammini, trekking e mostre (dettagli al sito www.fratitreviso. it ).

Ancora un importante concerto nel giorno del ricordo dell’altro grande francescano, quello che Francesco chiamava “mio vescovo”: sant’Antonio da Padova, con la Scuola Cantorum s. Bona e Corale Luigi Pavan. Settembre e ottobre il clou, con eventi, ma anche con iniziative ‘che rimangono’. Sarà presentata infatti la prima guida storico-artistica dedicata alla chiesa di San Francesco, che illustra la storia del complesso conventuale e ne analizza la struttura architettonica e le opere pervenute fino ai nostri giorni.

L’anniversario è celebrato anche con un importante e atteso restau-

ro conservativo dell’ingresso laterale della chiesa con la sua lunetta raffigurante San Francesco che riceve le stimmate, nonché della crociera interna con i suoi affreschi.

Davvero significativi poi la mostra ed il convegno dedicati al consumismo e al senso dell’economia: in un tempo in cui la crisi sociale ed economica sembra erodere le fondamenta stesse della convivenza, tornare a interrogarsi sul significato del lavoro, della povertà e del valore umano dell’economia è un atto profondamente politico e spirituale.

Il 4 ottobre l’apice delle celebrazioni, la giornata dedicata alle funzioni religiose solenni si completa con un grande concerto dal titolo Cantica per San Francesco: un’opera poetica e musicale su testo di Davide Rondoni e musica del M° Roberto Fabbriciani, che vede coinvolti per l’esecuzione l’Orchestra Sinfonica del Veneto e il coro Kairos Vox. Si tratta di un’opera prima commissionata appositamente per il centenario francescano dai Frati Minori Conventuali del Convento di Treviso.

Anna Bergentin

Treviso, alla scoperta dell’Italia a piedi: sensi, emozioni e cammini raccontati da Andrea Vismara

Nell’ambito della rassegna I Giovedì della Cultura, mercoledì 5 febbraio, alle ore 18, la Casa dei Carraresi ospiterà Andrea Vismara per una conferenza dal titolo L’esperienza del cammino in Italia fra sensi ed emozioni. L’autore presenterà i suoi racconti di viaggio a piedi, tra storia, cultura e leggende italiane, offrendo al pubblico un’immersione unica nel mondo del cammino.

Secondo Vismara, percorrere un cammino non è solo una questione di chilometri, ma un’esperienza emotiva e sensoriale. Ogni passo diventa occasione per nutrire mente e cuore, trasformando lo zaino del viandante in un vero e proprio bagaglio di emozioni, paure, gioie e spiritualità. Il libro più recente dell’autore, Va’ dove ti portano i piedi (Ediciclo Editore), racconta

cinque percorsi italiani di media lunghezza, intrecciando i cinque sensicon le sensazioni e i sentimenti del camminatore. Un’opera che fonde reportage, biografia e riflessione filosofica.

Andrea Vismara, romano classe 1965, è musicista, DJ, fotografo e scrittore. Tra i suoi lavori figurano romanzi, raccolte fotografiche e diari di viaggio, tra cui La mia Francige-

na e I giorni di Postumia, in cui racconta le sue esperienze sui celebri cammini italiani. Vive e lavora a Venezia, continuando a unire passione per il viaggio e capacità narrativa in opere che uniscono racconto personale, storia e cultura del territorio. L’incontro è gratuito e si terrà in Piazza San Leonardo 1, presso la Casa dei Carraresi, con ingresso libero fino a esaurimento posti. (a.b.)

racconta la sua passione per la palla ovale

Mogliano, Guglielmo Carraro: “Il rugby è la mia seconda famiglia”

“P er me il rugby è unione.

La cosa più bella è quando ti trovi in campo e senti quell’elettricità che ti pervade, come un filo che unisce tutti i compagni”.

Guglielmo Carraro, classe ‘99 del Mogliano Veneto, parla così dello sport che gli fa battere il cuore.

Com’è iniziato il suo percorso?

“Ho iniziato a giocare quando avevo 9 anni, grazie a mio papà, che è stato un giocatore e mi ha trasmesso la passione per questo sport. Ho cominciato nel Tarvisium. E lì, tra una partita e l’altra, ho capito che questo gioco sarebbe stato una parte fondamentale della mia vita”.

Poi come si è evoluta la sua carriera?

“Il Covid ha rallentato un po’ il mio cammino, ma alla fine è stato anche un periodo di pausa che mi ha permesso di riflettere. Poi Salvatore Costanzo, l’ex allenatore del Mogliano, mi ha chiamato e ho iniziato la mia avventura con il

club trevigiano. Però, per un altro anno, sono tornato a Tarvisium per motivi di studio, per poi ritornare di nuovo in biancoblu”.

E quest’anno come sta andando?

“Siamo una squadra molto giovane, con tanti ragazzi dal grande potenziale. Stiamo vivendo un cambio generazionale importante. Quest’anno deve essere quello della conferma per noi, dobbiamo continuare sulla scia dei progressi fatti negli ultimi anni e spingere ancora di più. La crescita continua e l’ultimo periodo è stato positivo, quindi ora dobbiamo alzare il nostro sguardo e puntare in alto”.

Come si trova con coach Casellato?

“Il coach è una persona che conosce molto bene il rugby. Ama allenare e stare in mezzo al campo. Con lui abbiamo fatto un vero e proprio switch mentale. Ci ha portato molta serenità. È stato capace di imprimere un’impronta specia-

le alla squadra, facendoci giocare con maggiore fiducia”.

Parliamo del suo stile di gioco. Come si definisce?

“Non mi considero un giocatore molto tecnico, ma metto molto impegno e ho costanza nelle prestazioni. Punto molto sull’aggressività e sul fisico, cercando di portare sempre il massimo sul campo. Ogni partita per me è una battaglia e cerco sempre di dare tutto”.

Qual è stato il momento più emozionante finora?

“Sicuramente il momento più bello è rappresentato dalla vittoria contro Petrarca a casa loro della passata stagione. È un ricordo che porterò sempre con me, fu un match unico”.

Cosa rappresenta il rugby per lei?

“Per me, il rugby è unione. La cosa più bella è quando ti trovi in campo e senti quell’elettricità che ti pervade, come un filo che unisce tutti i compagni. È una sensazione

Il Treviso saluta il 2025: rialzarsi con la forza delle idee

Cadere e sapersi rialzare guidati dalla forza delle idee. Il Treviso saluta un 2025 più amaro che dolce, ma che lascia lo spazio per una luce in fondo al tunnel.

Nella passata annata la squadra del Sile aveva accarezzato il sogno della promozione dalla Serie D alla Serie C, arrivando a un passo dal traguardo. Tuttavia le Dolomiti Bellunesi hanno dimostrato di avere un qualcosa in più avendo la meglio nel finale.

Quella delusione, però, è di-

ventata una vera e propria iniezione di benzina dal sapore di riscossa. Con estrema lucidità i

biancazzurri si sono rimboccati le maniche, hanno attuato una rivoluzione coraggiosa e mirata e hanno puntato il dito verso la Serie C. Giovani di prospettiva e soprattutto di proprietà, affiancati da esperti provenienti da categorie superiori. Il tutto orchestrato da un direttore sportivo fresco e ambizioso come Pierfrancesco Strano. Anche l’allenatore rappresenta una garanzia: un tecnico con tanta esperienza in Serie B che ha scritto pagine importanti

che si crea solo quando c’è veramente unità e spirito di squadra. È quel momento in cui sai che, insieme, puoi affrontare qualsiasi cosa”.

Qual è il suo sogno?

“Mi piacerebbe, un giorno, guardarmi indietro alla fine della mia carriera e sentire di aver lasciato un’impronta nelle squadre in cui ho giocato. Sarebbe bello poi vin-

cere qualcosa, perché fino ad oggi non mi è ancora successo”. Guglielmo Carraro e Mogliano: una bella storia d’amore; “Per me questa è diventata una seconda famiglia. Per come ho vissuto il rugby nella mia carriera l’aspetto che conta di più è questo e qui l’ho trovato”.

della storia del Cittadella: Edoardo Gorini.

Oggi il cammino trevigiano è incanalato sulla via giusta. Un girone di andata quasi perfetto ha lanciato un chiaro messaggio alle contendenti: da queste parti si fa sul serio. Il Tenni continua a vestirsi a festa. In città si respira l’odore di un professionismo che manca da più di 10 anni. L’entusiasmo della piazza è contagioso e cresce gara dopo gara.

Il vantaggio rassicurante sul

Cjarlins Muzane può far dormire sogni tranquilli ai biancazzurri, ma il percorso è ancora lungo. In ogni caso dopo il buio è tornata la luce e ora la banda di Gorini non vuole saperne di spegnerla. È nato un gruppo maturo e consapevole della responsabilità dell’obiettivo da raggiungere. Dopo la delusione, è arrivata la rinascita: il Treviso Calcio è tornato protagonista, con l’obiettivo promozione di nuovo ben saldo nelle proprie mani. (s.p.)

Stefano Parpajola

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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO

segue da pag. 1

Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale

Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-

rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo

aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.

La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati

Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità

e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”

«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.

Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.

La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre

che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.

Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità

veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.

Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)

Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri

Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.

La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani

Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società

che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome

“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.

Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.

Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.

Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-

tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.

Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.

“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.

Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga

più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”

Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.

“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per

poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)

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Il presidente Federico Testa

Economia. Un doppio intervento che rafforza il ruolo di hub strategico del Nord-est

Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal

Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova

C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.

Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre

2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-

tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato

che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.

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Luciano Greco, presidente di Interporto Padova

L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali

Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone

“Lo studio un piacere nato da una passione”

S

ilvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.

La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?

È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i

nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!

Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?

Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.

Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.

Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza

e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.

Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?

È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.

Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?

Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).

Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?

L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The

Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda

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nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-

Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.

ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro

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a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.

U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta

delle principali funzioni azien-

no, il legame con i terri-

Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere

Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord

prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.

Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.

Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?

«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e

Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?

«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»

Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.

«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non

attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli

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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità

Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa

In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti

Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.

Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,

dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.

«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.

Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».

Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-

te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».

Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-

li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».

Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

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Paola Bigon Alberto Gottardo

Le testimonianze. Dalla strage del bus a Mestre al trattamento di tumori agressivi

Dai casi più complessi alle emergenze straordinarie, l’Ulss 2 racconta il 2024

Il lavoro multidisciplinare dei professionisti dell’Ulss 2 di Treviso diventa un volume che raccoglie quindici casi clinici complessi del 2024. Ispirato al New England Journal of Medicine e dedicato a Mario Austoni, il libro valorizza diagnosi rigorosa, integrazione delle cure e centralità del paziente

Il lavoro dei professionisti dell’Ulss 2 di Treviso, che nel 2024 ha visto confrontarsi più unità operative su casi clinici complessi e situazioni di emergenza, è diventato un volume dal titolo Discussione Casi Clinici 2024-Abstract. La raccolta, ispirata alla tradizione del New England Journal of Medicine e dedicata alla memoria del prof. Mario Austoni, documenta l’approccio clinico e la sintesi diagnostica in una realtà sanitaria sempre più frammentata.

«In un contesto sanitario sempre più complesso, questo progetto coniuga la tradizione del metodo ippocratico con le esigenze della medicina moderna basata

sulle evidenze – spiega il direttore generale Francesco Benazzi – La centralità della persona, l’integrazione dei percorsi di cura e la sicurezza clinica sono i pilastri della nostra Azienda. Questo libro non è un punto d’arrivo ma una base concreta per una medicina umana e consapevole. Ringrazio tutti i professionisti, medici, infermieri e operatori sanitari, che hanno accettato di mettersi in gioco, dimostrando che la nostra è una comunità professionale viva e votata all’eccellenza e all’innovazione a beneficio dei cittadini».

Tra i quindici casi discussi e raccolti nell’abstract, spicca l’emergenza legata al pullman precipitato dal cavalcavia di

Mestre il 22 maggio 2024, con 21 morti e 17 feriti. La centrale operativa 118 di Treviso ha supportato quella di Padova nell’assistenza ai pazienti, coinvolgendo dieci unità operative del Ca’ Foncello, dal Pronto Soccorso all’Anestesia e Rianimazione, da Ortopedia a Pediatria, oltre ai servizi di Radiologia, Neuroradiologia e Medicina di Laboratorio. Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione dei feriti, all’attivazione di interpreti e psicologi e alle comunicazioni quotidiane alla Regione.

Altri casi complessi riguardano una 28enne alla quale è stato diagnosticato un cancro della cervice uterina durante la gravidanza, gestita da quattro unità operative per garantire sia la nascita del bambino sia il trattamento del tumore, e un paziente di 80 anni con un tumore al colon e 26 metastasi al fegato seguito con esito positivo da sette unità operative.

L’iniziativa Discussione Casi Clinici nasce per integrare competenze diverse in una valutazione unitaria del paziente.

Seguendo l’insegnamento del prof. Austoni, il percorso formativo sottolinea la diagnosi come processo rigoroso che parte dall’ascolto e dall’esame obiettivo, ripetendo cicli di raccolta dati e ipotesi fino alla certezza clinica. Il volume raccoglie gli abstract del 2024 con l’obiettivo di condividere conoscenze, migliorare l’appropriatezza degli interventi e rafforzare la collaborazione interdisciplinare. Una

Oltre 1 milione di euro per lo studio sulle recidive del tumore al seno triplo negativo

Un risultato di assoluto rilievo per la ricerca biomedica veneta e nazionale. L’Istituto Oncologico Veneto (IOV – IRCCS) si è aggiudicato un prestigioso finanziamento da oltre un milione di euro nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. A firmare il progetto vincitore è la dott.ssa Anna Tosi, ricercatrice dello IOV, che ha ottenuto un punteggio di eccellenza pari a 41,5 nella linea “LS2 – Integrative Biology”. Il progetto, dal titolo “Innovative spatial profiling of early triple negative breast cancer landscape to shed light on unexpected outcomes”, si è distinto in una delle categorie più competitive del bando, risultando uno dei soli quattro finanziati a livello nazionale nella specifica linea LS2 per i ricercatori emergenti (Starting Grant). Tra questi, quello dello IOV è l’unico riconducibile a un’istituzione del Veneto, accanto a centri di ricerca di Bologna, Torino e Palermo. Il Bando FIS 3 rappresenta uno dei principali strumenti nazionali di sostegno alla ricerca di base, con una dotazione complessiva di 475 milioni di euro per il biennio 2024-2025. Strut-

turato sul modello altamente selettivo dello European Research Council, il programma finanzia progetti valutati esclusivamente per qualità scientifica, originalità e capacità innovativa. Il successo della dott.ssa Tosi si colloca nella categoria Starting Grant, riservata a ricercatori che hanno conseguito il dottorato da non più di sette anni e che dimostrano un elevato potenziale di indipendenza scientifica. «Questo risultato rappresenta un traguardo di grande valore per tutto lo IOV e per la sanità veneta – afferma il Commissario dello IOV, Francesco Benazzi –. Conferma la capacità del nostro Istituto di attrarre risorse altamente competitive e di promuovere una ricerca che guarda al futuro, innovativa e centrata sui bisogni dei pazienti». Al centro dello studio vi è una delle sfide cliniche più complesse dell’oncologia: il tumore al seno triplo negativo (TNBC), una forma particolarmente aggressiva di carcinoma mammario, caratterizzata da un elevato rischio di recidiva e da opzioni terapeutiche ancora limitate. Grazie al finanziamento di 1.037.124,70 euro, il progetto applicherà tecnologie avanzate di profila-

zione spaziale per analizzare in modo dettagliato il microambiente tumorale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base delle recidive impreviste anche nelle fasi precoci della malattia. «Essere riconosciuta con questo finanziamento è per me motivo di grande orgoglio – sottolinea la dott.ssa Tosi –. Questo riconoscimento non premia solo il mio lavoro, ma la capacità dell’Istituto Oncologico Veneto di investire nella ricerca innovativa e di qualità, aprendo nuove prospettive nella lotta contro il tumore al seno triplo negativo». Soddisfazione anche da parte del Direttore Scientifico dello IOV, Antonio Rosato: «Oltre al prestigio e alla conferma dell’altissima qualità della ricerca veneta nel panorama nazionale, questo progetto rappresenta una sfida concreta verso un tipo di breast cancer per il quale è urgente sviluppare terapie sempre più mirate ed efficaci». Un ulteriore tassello che rafforza il ruolo dello IOV come punto di riferimento nella ricerca oncologica avanzata e nella costruzione di cure sempre più personalizzate, basate sull’eccellenza scientifica.

testimonianza concreta della qualità clinica prodotta negli ospedali della Marca e della dedizione dei professionisti coinvolti. Il gruppo scientifico che ha coordinato il progetto comprende il dott. Stefano Formentini (Area Management sanitario), il dott. Pier Giorgio Scotton (Area Medica), il prof. Giacomo Zanus (Area Chirurgica) e la dott.ssa Francesca Dallago (Programmazione e supporto metodologico).

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