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laPiazza di Rovigo - Febb 26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

di Rovigo

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

E SILENZIOSA PESA

SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

Sono circa 18mila le persone in povertà assoluta in Polesine, di cui 4mila nel capoluogo. Accanto alla povertà lavorativa, crescono anche le situazioni di marginalità estrema intercettate dai servizi sociali

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

TRACCIA IL FUTURO DEL POLESINE:

La nostra intervista al Presidente della Provincia di Rovigo, un territorio che chiede risorse, infrastrutture e più attenzione

a

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Cle

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre
sbarre del silenzio
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Rovigo piange la sua mascotte: il gatto Rossini investito in centro

Stavolta il centro si è fermato davvero. Rossini, il micione senza padrone ma con mille padroni, è stato investito e ucciso nella mattinata di sabato 14 febbraio, poco dopo le 8, in pieno cuore della città.

L’incidente è avvenuto nei pressi di via Celio, uno dei suoi angoli preferiti. Lì dove amava accoccolarsi tra le vetrine, farsi fotografare, osservare il via vai con quell’aria da sovrano pacifico del salotto buono rodigino. Sul posto è intervenuta la polizia locale, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Rossini non era un gatto qualunque. Era una presenza familiare, una mascotte spontaneache negli anni aveva conquistato commercianti, passanti, bambini. Ospite fisso delle vetrine del centro, protagonista di locandine di eventi cittadini, raccontato anche dai media nazionali e perfino trasformato in fumetto, era diventato parte dell’identità affettuosa di Rovigo.

Una statua per ricordare il gatto Rossini. È la proposta annunciata dal consigliere regionaledi Fratelli d’Italia Fabio Benetti, che ha espresso pubblicamente il proprio cordoglio per la scomparsa del felino, divenuto negli anni un simbolo affettuoso per la città.

Il consigliere ha quindi annunciato la volontà di far realizzare, a proprie spese, una statua commemorativa da donare ufficialmente al Comune di Rovigo. L’opera, nelle intenzioni, dovrebbe diventare un segno tangibile e duraturo del legame tra l’animale e la comunità rodigina.

di Rovigo

Travolto in via Celio, inutili i soccorsi della polizia locale

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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La Provincia. Pesca, infrastrutture

Il Presidente della Provincia traccia le linee del suo nuovo mandato

U n territorio fragile, ma resiliente, che chiede risorse e infrastrutture per sconfiggere l’isolamento e le emergenze ambientali. Enrico Ferrarese, riconfermato alla guida della Provincia di Rovigo, affronta i temi caldi dell’agenda polesana in un’analisi che spazia dalla crisi del comparto ittico al nodo della viabilità strategica.

Il settore della pesca, cuore pulsante dell’economia lagunare, sta attraversando una crisi senza precedenti a causa dell’invasione del granchio blu, che ha decimato la produzione di vongole.

“È un momento di sofferenza tremendo,” ammette Ferrarese. Tuttavia, il Presidente rivendica il lavoro svolto per sanare i conflitti sui diritti di pesca: “Abbiamo trasformato una ‘guerra’ in dialogo.

Sullo

Se non avessimo regolamentato il settore prima dell’arrivo del granchio blu, oggi forse non potremmo nemmeno più parlare di pesca in Polesine”.

Per il futuro, la parola d’ordine è adattamento. Grazie all’intervento del Commissario straordinario, l’obiettivo non è solo contrastare il predatore, ma trovare soluzioni per “sfruttare” l’emergenza, magari inserendo il granchio blu in una nuova filiera commerciale, pur consapevole che “gli aiuti economici restano indispensabili ma non possono essere l’unica strategia a lungo termine”.

Sul tema delle estrazioni di gas in Adriatico, la posizione della Provincia resta ferma e supportata dai dati. Non si tratta di un “no” pregiudiziale, ma di una difesa della sicurezza del suolo.

“Il Polesine ha già dato sotto l’aspetto ambientale,” sottolinea Ferrarese. “I dati tecnici sulla subsidenza (l’abbassamento del suolo) parlano chiaro: il rischio di traumi irreversibili per la nostra terra è troppo alto rispetto a un vantaggio energetico nazionale che, numericamente, non sarebbe così rilevante. Il gioco non vale la candela: dobbiamo investire per fermare l’abbassamento del suolo, non per accelerarlo”. Il rilancio delle aree interne passa inevitabilmente per il ferro e l’asfalto. Ferrarese punta su una programmazione che superi la manutenzione ordinaria (comunque potenziata grazie ai fondi PNRR per ponti e manti stradali) per guardare allo sviluppo industriale. “Il collegamento infrastrutturale è l’unica arma contro lo

sfondo, l’idea di una nuova “Città del Delta”

L’unione di intenti dei tre comuni traspare anche dalla candidatura congiunta al titolo di Capitale Italiana del Mare 2026, un’iniziativa promossa dal Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In palio un contributo di 1 milione di euro per il Comune o l’aggregazione territoriale che saprà valorizzare al meglio cultura, economia e biodiversità marittima nazionale. Il progetto, intitolato “Delta del Po: avanguardia della resilienza blu”, prevede un investimento complessivo di 1,3 milioni di euro, grazie al co-finanziamento del partner strategico GALPA Chioggia – Delta Po, nell’ambito dei Progetti di Cooperazione Interterritoriale in corso. La proposta progettuale si articola in quattro linee principali: Recupero e valorizzazione: restauro conservativo di tre Casoni di Valle e Cavane, trasformati in “Portali del

Mare” per accoglienza turistica e didattica. Innovazione tecnologica: implementazione della piattaforma Smart Delta Monitoring, un sistema IoT per il monitoraggio in tempo reale della salinità e della popolazione del granchio blu, a supporto della marineria locale. Cultura e identità: istituzione dell’“Accademia delle Antiche Maestranze” per tramandare ai giovani i segreti della cantieristica minore e della pesca tradizionale. Grandi eventi: organizzazione del Forum Nazionale sulla Blue Economy e del Festival “Resilienza Blu” nel 2026. Michele Grossato, sindaco di Rosolina, capofila del progetto, dichiara: “Avvertiamo la responsabilità di guidare un’iniziativa che mette al centro l’equilibrio tra sviluppo economico e conservazione ambientale. Questa sfida può trasformare la costa in un laboratorio a cielo aperto, dove il turismo balneare

spopolamento,” spiega il Presidente. Se potesse chiedere risorse immediate a Regione e Stato, Ferrarese non avrebbe dubbi:

• Statale Romea: Un intervento complessivo e profondo, con risorse superiori a quelle finora prospettate.

• Transpolesana: Il prolungamento dell’arteria verso est per togliere dall’isolamento zone che rischiano di diventare marginali. “Migliorare i collegamenti significa facilitare gli insediamenti produttivi,”

conclude Ferrarese. “Dobbiamo mettere gli imprenditori che già operano qui nelle condizioni di competere, rendendo il Polesine un luogo dove restare e investire”.

sostenibile dimostra che si può rispettare il mare e trasformare i limiti ambientali in valore aggiunto. Unire le nostre forze significa mettere il bene comune davanti a tutto, dimostrando all’Italia che il Delta del Po può essere un modello di riscatto nazionale”. Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle, aggiunge: “Al centro della candidatura ci sono la pesca, l’acquacoltura e la molluschicoltura. Di fronte alle sfide climatiche, come la risalita del cuneo salino e l’invasione del granchio blu, la nostra risposta è resiliente: modernizzare la filiera e investire in tecnologia per proteggere il lavoro dei pescatori e rendere i borghi marinari esempi di adattamento climatico”. Mario Mantovan, sindaco di Porto Viro, sottolinea: “Partecipiamo a questa sfida per celebrare una cultura identitaria unica, fondata sulla millenaria capacità di gestire le acque. L’inno-

vazione non è in contrasto con la tradizione, ma la sua forma più moderna di difesa. Nuove tecnologie, dal monitoraggio digitale delle acque alla gestione intelligente delle risorse ittiche, sono strumenti indispensabili per proteggere un paesaggio che è Riserva di Biosfera MAB UNESCO, fragilità ed eredità insieme, ma anche potente risorsa per il futuro”. Il dossier è supportato da una vasta rete di portatori di interesse: dalla Regione del Veneto all’Ente Parco Regionale Delta del Po, dal Comune di Ariano nel Polesine alla Fondazione DMO Adige Delta Po e al Consorzio Turistico Po e suo Delta, dal Consorzio DELTAPOOLSERVICE al CO.RI.LA (Università Ca’ Foscari, IUAV, CNR e OGS), fino agli Istituti Comprensivi, Cooperative di pescatori e associazioni del territorio, a testimonianza di una coesione sociale e istituzionale senza precedenti. (g.f.)

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Rovigo, il volto fragile del Nord Est

S econdo i dati ISTAT sulla povertà assoluta, nel Nord Est l’incidenza riguarda l’8,1% delle persone e il 7,6% delle famiglie. Applicando questi valori alla popolazione residente, si stimano circa 18 mila persone in condizioni di povertà assoluta nella provincia di Rovigo, di cui circa 4 mila nel solo Comune di Rovigo. Si tratta di stime, ma considerate verosimili dalla Cooperativa Porto Alegre, che ha rielaborato i dati alla luce della conoscenza diretta del territorio. Il quadro che emerge conferma una fragilità economica strutturale del Polesine, che risulta la provincia veneta meno performante per redditi, occupazione, capacità produttiva ed equilibrio demografico.

L’analisi della ricchezza evidenzia infatti valori inferiori rispetto al resto del Veneto, con un valore

aggiunto pro-capite più basso del 20% rispetto alla media regionale e del 25% rispetto alla provincia veneta più ricca. Anche i redditi dichiarati dai contribuenti polesani risultano inferiori alla media regionale, collocando Rovigo all’ultimo posto tra i capoluoghi veneti. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mercato del lavoro. Nel 2024, il 40% delle assunzioni nella provincia di Rovigo ha interessato lavoro non qualificato, a fronte di una media regionale del 26%. A incidere sono soprattutto i settori dell’agricoltura e della logistica, particolarmente rilevanti nel territorio, ma spesso associati a condizioni di lavoro povero. Particolarmente delicata è la situazione del lavoro agricolo stagionale, che coinvolge in larga parte persone straniere, con bassa scolarizzazio-

ne e una rete di supporto fragile, spesso limitata ai soli connazionali. In questo contesto, sottolinea la Cooperativa Porto Alegre, il rischio di sfruttamento lavorativo e di forme più o meno esplicite di caporalato rimane elevato. Accanto alla povertà lavorativa, persistono situazioni di grave marginalità sociale. I servizi comunali dedicati alle persone senza dimora o in condizioni di forte disagio intercettano una media di almeno 200 persone all’anno. I dati locali indicano circa 70 persone seguite nei percorsi di dormitorio e housing first, 200 utenti del centro di ascolto e 80 persone raggiunte dall’Unità mobile, numeri che restituiscono la dimensione di un bisogno non episodico ma strutturale. Un quadro che pone il tema della povertà come questione

centrale per il futuro del territorio, chiamando in causa politiche sociali, lavoro e sviluppo locale in una provincia che continua a pa-

Quasi 200 persone senza dimora intercettate dai servizi comunali

Dietro ogni progetto attivato a contrasto della povertà ci sono persone, famiglie e storie di fragilità che chiedono risposte concrete. È a partire da questi bisogni reali che il Comune di Rovigo ha attivato una rete di interventi pensata per accompagnare chi vive situazioni di difficoltà economica e sociale: dai senza fissa dimora alle famiglie fragili, dai lavoratori poveri ai minori a rischio di esclusione educativa. Un sistema di servizi che ogni anno intercetta centinaia di cittadini e che racconta una povertà non episodica, ma radicata nella quotidianità del territorio.

Per quanto riguarda l’area della grave marginalità e delle persone senza dimora, i servizi comunali intercettano complessivamente circa 200 persone. I servizi attivi comprendono l’Asilo Notturno, il Centro di Ascolto, il Pronto Intervento Sociale, Housing First e il Rafforzamento territoriale dei servizi di contrasto alla marginalità estrema. Progettualità che mirano non solo a fornire risposte emergenziali, ma anche a costruire percorsi di accompagnamento e reinserimento sociale.

Importante il capitolo delle integrazioni al reddito. Nel 2025 sono stati gestiti due bonus idrici: il Bonus Idrico ATO 2024, con 386 domande e un importo erogato direttamente da Acquevenete pari a 26.678,21 euro, e il Bonus Acqueve-

nete 2025, con 422 domande per un totale di 34.669,60 euro. A questi si affiancano i bandi per le famiglie fragili: nel 2024 sono state gestite 129 domande, con 63.310 euro erogati, mentre per il 2025 le domande sono 110, attualmente in attesa di graduatoria di ambito. Attivo anche il bando “Fattore Famiglia”, con il voucher per la frequenza ai servizi per la prima infanzia: 80 domande gestite e 84.031,84 euro erogati. I contributi economici comunali hanno coinvolto 126 beneficiari, per un importo complessivo di 71.205,47 euro. Nel complesso, il numero dei beneficiari dei vari interventi risulta in linea con il trend delle annualità precedenti, segnale di una fragilità sociale persistente.Resta significativo anche il numero dei beneficiari del Reddito di Inclusione Attiva (RIA), che nel territorio comunale riguarda 82 persone, confermando una domanda di sostegno al reddito sostanzialmente stabile nel tempo. Accanto agli interventi economici, il Comune investe anche sul fronte della povertà educativa, con progetti che coinvolgono circa 3 mila famiglie. Tra questi figurano Inclusion, Oltre la campanella, Rovigo fuori classe e il progetto INSIEME, finalizzato all’implementazione di nuovi sistemi inter-istituzionali e di équipe multidisciplinari per prevenire l’esclusione sociale delle famiglie. (g.f)

gare il prezzo più alto in Veneto in termini di fragilità economica e sociale.
Guendalina Ferro

Focus povertà/2. Le linee dell’assessora Dominga Milan sulla povertà

La sfida vera è quella contro la povertà

Èla neo assessora ai Servizi sociali del Comune di Rovigo, Dominga Milan, a tracciare le linee di intervento dell’amministrazione comunale sul tema della povertà emarginata e del rafforzamento del welfare territoriale. Un quadro programmatico che definisce priorità, strumenti e obiettivi dell’azione pubblica in uno dei settori più delicati per la coesione sociale della città. L’impostazione illustrata dall’assessora (entrata in carica lo scorso dicembre) si inserisce nel programma della giunta Cittadin e punta a una visione di sviluppo che tenga insieme crescita, identità e inclusione. In questo contesto, il Comune viene indicato come soggetto chiamato a programmare e coordinare le risposte ai bisogni della collettività, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei cittadini e produrre effetti duraturi sul piano sociale, economico e culturale. Al centro dell’attenzione vi è il fenomeno della povertà emarginata, che riguarda persone in condizioni di grave esclusione sociale, come senza dimora, disoccupati di lunga durata, persone con dipendenze, ex detenuti e nuclei familiari multiproblematici. Una condizione che non si limita alla mancanza di reddito, ma che comprende isolamento sociale, fragilità relazionali, bassa scolarizzazione, disoccupazione strutturale e problematiche

di natura psicologica o sanitaria.

Secondo l’assessorato ai Servizi sociali, si tratta di una povertà multidimensionale, che richiede risposte integrate e coordinate. Da qui la necessità di rafforzare i servizi di supporto alla famiglia e di sviluppare un modello di welfare territoriale capace di mettere la persona al centro, contribuendo anche a rendere Rovigo una città più attrattiva, in particolare per i nuclei più giovani. Le azioni individuate comprendono il rafforzamento della regia pubblica del welfare, favorendo la costruzione di reti e collaborazioni tra enti, servizi socio-sanitari, realtà educative e Terzo Settore. A quest’ultimo viene riconosciuto un ruolo strategico nella co-programmazione e co-progettazione degli interventi, attraverso il coinvolgimento diretto nell’analisi dei bisogni e nell’attivazione delle risorse.

Il quadro delineato dall’amministrazione prevede inoltre azioni di sensibilizzazione alla cura reciproca e al rafforzamento delle reti di comunità, attraverso strumenti come il mutuo aiuto tra famiglie, il vicinato solidale e il reddito di reciprocità. Sul piano dei servizi, viene indicata come prioritaria la transizione verso il nuovo modello della sanità territoriale, con particolare riferimento alle Case della Comunità e al coordinamento

strutturato tra servizi sanitari e sociali. Rientra tra gli obiettivi anche la presa in carico del fenomeno dei ritirati sociali, attraverso il coinvolgimento delle principali agenzie educative e sociali del territorio, dalla scuola alle associazioni sportive, fino all’Ulss 5 Polesana. Accanto a questo, l’amministrazione intende rafforzare gli interventi a sostegno della non autosufficienza degli anziani, potenziando i servizi di prossimità e i trasporti sociali, anche in collaborazione con il volontariato.

Completano il quadro le politiche orientate all’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, con l’istituzione di strumenti e figure di garanzia a livello comunale, e il rafforzamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Un impianto che si richiama ai principi della Legge 328/2000 sui diritti sociali universali e che punta a costruire un sistema di welfare più equo e inclusivo.

Guendalina Ferro

Il Comune attiva progetti per famiglie e minori

A Rovigo, il Comune ha attivato in coprogettazione nel 2025 diverse progettualità volte a contrastare la povertà educativa e sostenere le famiglie con figli in età scolare. I dati sul numero delle famiglie coinvolte saranno resi noti al termine delle iniziative, nel 2027. Tra i progetti più significativi c’è InclusiON, finanziato con 100mila euro dalla Fondazione Cariparo, attraverso un bando pubblico. L’iniziativa consiste in un appartamento di sgancio per giovani maggiorenni in uscita dalle strutture residenziali per minori. Situato nel centro città, l’alloggio ospita fino a sei ragazzi e li accompagna in un percorso educativo personalizzato, con corsi di italiano e attività mirate a favorire l’autonomia lavorativa. La gestione operativa coinvolge la Cooperativa Sociale Le Orme, Smile Africa e la Dante Alighieri, mentre il Comune mantiene la direzione e

il coordinamento amministrativo. Per i più piccoli, il progetto Oltre la campanella, sempre sostenuto dalla Fondazione Cariparo con circa 25mila euro, supporta gli scolari delle elementari, medie e dei primi due anni delle superiori nelle attività scolastiche ed extrascolastiche, offrendo un aiuto concreto nello studio e nelle competenze trasversali. Un’altra iniziativa di rilievo è Rovigo Fuoriclasse, un progetto di coprogettazione finanziato con 25 mila euro dal Comune e 50 mila euro dalla Fondazione Cariparo, volto a favorire l’inclusione e il successo scolastico dei ragazzi attraverso attività educative e laboratoriali mirate. Infine, il progetto INSIEME, finanziato dal Ministero nell’ambito dell’ATS, attiva servizi rivolti alle famiglie con minori a rischio di esclusione sociale. Tra le attività in corso ci sono il supporto scolastico e percorsi ricre-

ativi e formativi, progettati per favorire inclusione e integrazione dei nuclei familiari più fragili. A rendere possibile l’attivazione di questi progetti è stato il lavoro di Progettazione dei Servizi Sociali del Comune, un apposito ufficio composto da personale tecnico, amministrativo-contabile e giuridico, che individua e partecipa ai bandi per reperire le risorse necessarie per rispondere ai bisogni del territorio. (g.f.)

Il Comune di Rovigo definisce l’impostazione degli interventi contro la povertà emarginata

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Q200 Censer: dall’eredità industriale a polo di formazione, ricerca e innovazione

zuccherificio, cuore produttivo e occupaziona le di Rovigo. Una fase che ha segnato profon damente l’identità del luogo e del territorio. La seconda prende forma negli anni Novanta, quando, anche grazie a fondi europei, il com

servizi pensati per la vita studentesca: biblio teca, aule studio, studentato, palestre e centro sportivo. Ogni giorno il polo accoglie circa duemila studenti, un numero che racconta il

Q200

La seconda anima è quella dell’innovazione e della ricerca. Qui operano soggetti pubbli ci e privati legati al mondo dell’industria e dell’innovazione, insieme a laboratori di ricer ca applicata attivi in ambiti strategici come i materiali, lo spazio e il fuoco. Un ecosistema

modulabili, inseriti in un contesto moderno e Qual è la scintilla che ha acceso tutto questo? Perazzolo non ha dubbi: la lungimiranza della Fondazione, capace di intercettare i bisogni del territorio e di costruire sinergie con enti pubblici e privati, creando valore duraturo perfessionalità, l’entusiasmo e la passione di chi ogni giorno lavora per far crescere il progetto. Lo sguardo è ora rivolto al futuro. I progetti in re ulteriormente le tre anime del complesso, con un obiettivo comune: generare valore per cia di un’offerta completa, capace di integrare studio, lavoro, residenza, sport, ristorazione e

A raccontarlo è Daniele Perazzolo, amministra tore unico di Q200 Censer, che ci accompagna dentro un luogo simbolo della città. Il com plesso Q200 Censer è infatti un importante patrimonio immobiliare dei primi del Novecento, situato a ridosso del centro urbano, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Uno spazio che ha attraversato epoche diverse e che oggi si prepara a vivere una nuova stagione.

La storia di Q200 Censer può essere letta attraverso tre grandi fasi. La prima, dagli inizi del ’900 fino agli anni Ottanta, è quella dello

settore della logistica. A questi si affiancano

sedere e di oltre 1.500 metri quadrati di spazi

rie di comunità, competenze e lavoro. Piccole sformarsi in energia duratura per il territorio.

Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo,

Bitonci: “Misura stabile e programmabile per attrarre investimenti e rafforzare l’economia

L a Regione Veneto, attraverso la Zona Logistica Semplificata (ZLS) Porto di Venezia – Rodigino, punta a rafforzare la competitività e la capacità di attrarre investimenti delle imprese locali. Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 3873 del 30 gennaio 2026, sono stati approvati i modelli e la modulistica necessari per richiedere il credito d’imposta destinato agli investimenti nelle ZLS.

Si tratta di una misura prevista dalla Legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 444, Legge 30 dicembre 2025, n. 199) che coprirà gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2028. La novità più rilevante riguarda la programmazione triennale: le imprese potranno contare su un credito d’imposta fino a 100 milioni di euro all’anno, garantendo maggiore certezza e possibilità di pianificazione per nuovi stabilimenti, ampliamenti di strutture esistenti o diversificazione della produzione, con investimenti compresi tra 200.000 euro e 100 milioni di euro. L’attività economica dovrà rimanere nella ZLS per almeno cinque

anni.

“La ZLS Porto di Venezia – Rodigino rappresenta uno strumento strategico per il Veneto, rafforzando il ruolo della regione come piattaforma produttiva e logistica di rilievo europeo – spiega l’assessore allo Sviluppo economico Massimo Bitonci. – Il credito d’imposta su base triennale offre stabilità e certezza alle imprese e rafforza l’attrattività delle ZLS come leva di cresci-

ta e occupazione”.

La procedura di accesso al beneficio prevede due passaggi telematici obbligatori: la prima comunicazione per prenotare le risorse, da inviare dal 31 marzo al 30 maggio di ogni anno del triennio, e una comunicazione integrativa tra il 3 e il 17 gennaio dell’anno successivo, per attestare la realizzazione dell’investimento e il relativo pagamento.

Delta Group sbarca in Africa nasce una nuova società in Benin

Delta Group Agroalimentare accelera sul fronte dell’internazionalizzazione e mette piede, per la prima volta, nel continente africano. Il Gruppo ha annunciato la costituzione di una nuova società in Benin, segnando un passaggio strategico nel proprio percorso di crescita e consolidando la presenza oltre i confini europei. Con l’operazione, Delta Group diventa la prima azienda italiana del comparto agroalimentare – con un focus che va dal settore avicolo ad altri segmenti food – ad avviare una propria attività strutturata nel Paese dell’Africa occidentale, un mercato considerato in forte espansione e ricco di prospettive di sviluppo. La nuova realtà, denominata DG Benin Company Sarl, nasce come piattaforma logistica e distributiva con l’obiettivo di commercializzare in Benin i prodotti del Gruppo Delta, affiancandoli ad altre referenze alimentari di provenienza non solo italiana. Una presenza diretta che si inserisce in modo coerente nella strategia industriale del Gruppo, sempre più orientata all’ingresso e al consolidamento nei mercati emergenti. Alla base dell’iniziativa vi è una visione manageriale di lungo periodo, fortemente voluta dal presidente di Delta Group Agroalimentare S.p.A., Carlo Scabin, vicepresidente di Confindustria Veneto Est, che ha seguito personalmente tutte le fasi del progetto, lavorando in sinergia con un partner locale per definire un modello di sviluppo sostenibile e radicato nel territorio.

L’opportunità. Fondazione Cariparo investe oltre 1 milione di euro nei centri estivi di Padova e Rovigo

Bando aperto fino al 6 marzo: contributi fino a diecimila euro

Centri estivi e progetti di crescita personale, sociale e ambientale nelle province di Padova e Rovigo grazie al bando comunale e alle iniziative territoriali

L a Fondazione Cariparo mette a disposizione oltre un milione di euro per sostenere l’estate educativa nei territori di Padova e Rovigo, con particolare attenzione a progetti che coinvolgano bambini e ragazzi in attività all’aria aperta, ludicoricreative e didattiche.

Tra le iniziative, è stato aperto il Bando “Centri Estivi 2026”, rivolto ai Comuni delle due pro-

vince, compresi i capoluoghi. Ogni amministrazione può presentare un solo progetto, scegliendo come soggetto attuatore un ente del Terzo Settore, un’associazione privata senza scopo di lucro o una società/associazione sportiva dilettantistica iscritta al registro nazionale. Le domande devono essere inviate esclusivamente online entro le ore 13 del 6 marzo 2026.

I progetti finanziati potranno prevedere attività di crescita personale e sociale, iniziative creative e didattiche di recupero scolastico, laboratori per il benessere psicopedagogico, oltre all’acquisto o al noleggio di strumenti didattici, musicali e attrezzature per attività all’aperto. Le attività dovranno svolgersi tra il 1° giugno e il 30 settembre 2026.

Oltre al bando comunale, la

Fondazione Cariparo sosterrà l’estate educativa anche attraverso iniziative territoriali in collaborazione con le Diocesi locali e con Fondazione Goletta LAB, promuovendo progetti di educazione ambientale nel Delta del Po. I dettagli operativi saranno comunicati nelle prossime settimane sul sito della Fondazione.

Rovigo, consegnato alla Protezione Civile un nuovo mezzo operativo È stato consegnato ufficialmente nei giorni scorsi il nuovo mezzo operativo destinato alla Protezione Civile di Rovigo, acquistato grazie a un finanziamento ottenuto tramite un bando della Regione Veneto. Si tratta di un investimento che rafforza la capacità di intervento del sistema comunale e contribuisce alla tutela della sicurezza del territorio e della cittadinanza. Il veicolo, un Ford Ranger, sarà impiegato nelle attività di prevenzione, monitoraggio e gestione delle emergenze, con l’obiettivo di rendere più efficace l’azione quotidiana dei volontari e degli operatori. Il contributo regionale ammonta a 43.920 euro, cui si aggiungono 11 mila euro stanziati dal Comune.

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“La consegna di oggi rappresenta un risultato concreto del lavoro dell’amministrazione e della collaborazione con la Regione Veneto, che ringraziamo per l’attenzione riservata al nostro territorio anche sul fronte della sicurezza” ha affermato il sindaco Valeria Cittadin. “Investire in mezzi e strumenti per la Protezione Civile significa investire direttamente nella sicurezza dei nostri cittadini e nella capacità di rispondere tempestivamente alle emergenze”.

Ascoltaci in tutto il Veneto in

L’assessore alla Sicurezza e alla Polizia Locale, Michele Aretusini, ha sottolineato come “il nuovo mezzo vada a potenziare il sistema integrato di sicurezza del territorio. La sinergia tra Polizia Locale e Protezione Civile è fondamentale, soprattutto in situazioni di criticità, e dotarsi di attrezzature adeguate fa la differenza. Mi associo al sindaco nel ringraziare la Regione Veneto e rivolgo un ringraziamento particolare alla Polizia Locale, che ha collaborato attivamente nella fase di progettazione e richiesta del contributo”. Sulla stessa linea l’assessore alla Protezione Civile, Renato Campanile, secondo cui “questo finanziamento regionale ci ha permesso di compiere un passo avanti importante. Il mezzo consegnato oggi risponde alle reali esigenze operative dei volontari e migliorerà la qualità degli interventi in caso di emergenza. La Protezione Civile è una risorsa fondamentale e questo nuovo mezzo è un segnale concreto di attenzione verso il territorio”.

Giovani. Consiglio Comunale e assessori a confronto sulla rigenerazione

Una Rovigo pensata a misura di ragazzi

U na città pensata davvero a misura per i più giovani. È questo l’obiettivo del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Rovigo, composto da 32 alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio comunale. Un vero e proprio organo istituzionale del Comune, nato per portare all’attenzione degli amministratori le idee dei più giovani e, allo stesso tempo, conoscere e discutere le decisioni che li riguardano. Anche quest’anno il Consiglio è tornato al lavoro per elaborare proposte da condividere con l’amministrazione e con l’intera comunità. Il percorso è entrato nel vivo lunedì 9 febbraio alla scuola Sichirollo, con un incontro dedicato al tema sulla rigenerazione degli spazi urbani, seguito da una visita sul campo. A coordinare le attività sono stati i formatori di Zico, Elisa Giuliani e Francesco Casoni, che stanno accompagnando i giovani consiglieri nella definizione di idee e progetti concreti per la città. Ad aprire il pomeriggio è stata l’assessore alle Politiche giovanili Dominga Milan, alla sua prima partecipazione al Consiglio dopo la nomina. L’assessore ha ribadito

la disponibilità al dialogo e al confronto, confermando il sostegno dell’amministrazione alle iniziative dell’organismo. “È stato un momento di grande valore per la città” – ha dichiarato Milan –. “I giovani consiglieri hanno presentato proposte interessanti e concrete, dimostrando entusiasmo e senso di responsabilità. Il dialogo è fondamentale per costruire una comunità più partecipata e continueremo a sostenere e valorizzare la loro voce”.

A rappresentare il Consiglio è stata la sindaca dei ragazzi Giulia Schiesaro, che ha ripercorso il lavoro svolto finora e illustrato le idee attualmente in fase di sviluppo. Tra le richieste emerse, la possibilità di presentare ufficialmente gli esiti del progetto in una seduta nella sala consiliare e l’organizzazione di un incontro con il Consiglio comunale “degli adulti”, per favorire conoscenza reciproca e confronto diretto. È stato inoltre chiesto un maggiore coinvolgimento del Consiglio nelle iniziative cittadine rivolte a giovani e bambini. La giornata è poi proseguita in piazza Tien An Men, individuata come luogo simbolo su cui

costruire un progetto di rigenerazione urbana dal punto di vista dei più giovani. L’obiettivo non è intervenire strutturalmente su uno spazio già riqualificato negli anni scorsi, ma immaginarne nuovi utilizzi e funzioni, capaci di renderlo più vivo e inclusivo. L’idea è organizzare, al termine dell’anno scolastico, un evento pubblico per condividere con la città proposte e visioni per una Rovigo più attenta alle esigenze dei bambini. Durante la visita, studenti e insegnanti sono

stati accolti da Graziano Azzalin, presidente del circolo Auser, che ha illustrato le attività dell’associazione attiva proprio nella piazza. Un’occasione per conoscere un’esperienza dedicata al benessere e alla partecipazione attiva delle persone anziane, aprendo così uno spunto di dialogo tra generazioni diverse che condividono gli stessi spazi urbani. Il percorso avviato, perciò rappresenta non solo un’occasione di crescita per i ragazzi coinvolti, ma anche un’op-

portunità per la città di mettersi in ascolto delle nuove generazioni, tramite idee che nasceranno nei prossimi mesi potranno diventare spunti concreti per ripensare spazi e iniziative, rafforzando il legame tra istituzioni e cittadini più giovani. Un segnale importante di partecipazione e responsabilità, che conferma come il futuro di Rovigo possa essere costruito anche, soprattutto, partendo dalle proposte dei suoi ragazzi. Giovanni Trivellato

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Polesine, Corazzari (Lega) lancia l’allarme trivelle

“Rischio troppo alto, serve legge regionale di tutela del territorio”

Il consigliere regionale deposita mozione e annuncia progetto di legge per proteggere ambiente, agricoltura e comunità locali

Nuovo fronte aperto sulle trivellazioni in Polesine. Cristiano Corazzari, consigliere regionale della Lega – Liga Veneta, ha ribadito con forza la necessità di dire “no” alle estrazioni di gas in Adriatico, sottolineando i rischi per l’ambiente, l’agricoltura e la sicurezza dei territori già fragili.

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“Il Polesine non può essere trattato come una risorsa da sfruttare senza consapevolezza”, ha dichiarato Corazzari, annunciando una mozione già depositata e un prossimo progetto di legge regionale per vietare le attività estrattive e istituire un sistema permanente di monitoraggio degli impatti ambientali e socioeconomici.

Formazione dedicata e a ancamento

Il consigliere ha evidenziato come la subsidenza, fenomeno noto da decenni nelle aree del Delta e del basso Polesine, rappresenti una criticità che potrebbe essere aggravata dalle tri-

vellazioni, aumentando i danni economici, ambientali e sociali. Corazzari ha sottolineato inoltre l’importanza di prevenzione e pianificazione, ricordando l’investimento annuale dei consorzi di bonifica per contrastare gli effetti della subsidenza. “Difendere

Polesine, al via il primo stralcio per modernizzare la rete idrica

il territorio significa difendere la nostra identità e la nostra comunità”, ha affermato, invitando alla responsabilità e annunciando la sua partecipazione, il 19 febbraio ad Adria, a una manifestazione con sindaci e associazioni locali proprio sulla questione trivelle.

Un investimento strategico per l’agricoltura del Polesine: il Consorzio di Bonifica Adige Po ha ottenuto un finanziamento di oltre 5 milioni di euro per il primo stralcio di un importante progetto di ammodernamento della rete irrigua. L’intervento interessa circa 5.800 ettari a Nord del comprensorio, tra il fiume Adige e i canali Tron e Ceresolo, nei territori di Rovigo, San Martino di Venezze e Pettorazza Grimani.

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Il contributo, pari a 5.158.226,16 euro, permetterà di intervenire su sei delle dieci derivazioni previste dal progetto complessivo, migliorando l’efficienza dell’uso dell’acqua attraverso la modernizzazione delle prese dal fiume Adige, l’ottimizzazione della distribuzione irrigua e la riduzione delle dispersioni.

Il progetto, nato già nel 201 7 e inizialmente candidato a un bando del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale, non era stato finanziato. Ora, grazie ai fondi della Legge n. 145/2018 inseriti nella programmazione 2025–2028 del Ministero

dell’Agricoltura, il primo stralcio può partire. Il completamento delle restanti quattro derivazioni, valutate in circa 4 milioni di euro, è previsto con un secondo intervento nell’ambito del Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali per la sicurezza idrica.

“Questo finanziamento rappresenta un passo decisivo per l’agricoltura polesana – sottolinea il presidente del Consorzio Branco – Ci

permetterà di rendere più efficiente e sostenibile la gestione dell’acqua, ridurre sprechi e dispersioni e garantire un servizio irriguo di qualità alle aziende del territorio.” L’operazione si inserisce in un più ampio programma di modernizzazione che punta a rendere l’intero sistema irriguo del comprensorio più resiliente e pronto alle sfide del futuro agricolo ed economico del Polesine.

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Sviluppo industriale, innovazione e export: l’appello delle imprese

Confartigianato lancia un appello: infrastrutture e automazione devono coinvolgere tutta la filiera per rafforzare export e sviluppo territoriale

D al Polesine arriva un messaggio chiaro rivolto a politica e istituzioni: questo territorio non può più essere considerato una “Cenerentola”. A ribadirlo è Confartigianato Polesine in occasione di Metal Hub – Il Polesine oltre i confini, l’evento svoltosi a Rovigo dedicato al futuro della meccanica e dell’export.

«Le imprese fanno la loro parte, ma da sole non basta – ha sottolineato il presidente Marco Campion –. Servono infrastrutture, in-

vestimenti e scelte politiche capaci di sostenere davvero lo sviluppo del territorio». Un appello che nasce da un contesto complesso ma tutt’altro che privo di potenzialità. Nonostante una flessione dell’export manifatturiero provinciale nei primi nove mesi del 2025, i mercati europei continuano a garantire stabilità, mentre la Svizzera si conferma un’opportunità concreta per le PMI (piccole medie imprese), grazie alla domanda di qualità e flessibilità produttiva.

Il messaggio emerso da Metal Hub è chiaro: innovazione, digitalizzazione e automazionedevono diventare patrimonio di tutta la filiera, non solo delle grandi aziende. Le piccole e medie imprese rappresentano anelli strategici dei sistemi produttivi e vanno sostenute attraverso reti, distretti ed ecosistemi dell’innovazione.

Dal Polesine, quindi, parte una sfida che riguarda l’intero Veneto: senza investimenti territoriali e una visione industriale condivisa, la crescita rischia di rallentare, ma con il giusto supporto, anche un territorio considerato marginale può diventare protagonista dello sviluppo economico.

Giacomo Trivellato

Un turismo che include: la sfida del Polesine

Il Polesine prova a guardare avanti e lo fa partendo da un principio semplice ma spesso trascurato: l’accessibilità non è un’opzione, è una responsabilità.

Con l’avvio in provincia di Rovigo del progetto regionale “Turismo Sociale e Inclusivo nel Veneto”, promosso dalla Regione per il biennio 2025-2026 in collaborazione con il sistema delle Aziende Ulss, tra cui Aulss 5 Polesana.

L’iniziativa, inserita nel Fondo Unico per il Turismo Accessibile, non si limita a un approccio teorico, ma punta a diffondere una cultura dell’accessibilità universale che incida sulla progettazione degli spazi, sui servizi e sui prodotti turistici.

Una scelta che rafforza l’identità del Polesine come area attenta alle persone e alla qualità dell’accoglienza, in un momento storico in cui inclusione e sostenibilità rappresentano elementi centrali dello sviluppo locale. Per Rovigo è stato programmato

un percorso formativo gratuito articolato in quattro seminari, ognuno dedicato a una specifica tipologia di disabilità – uditiva, motoria, cognitiva e visiva – che si svolgeranno nel mese di marzo 2026 presso la Sala

Consiliare della Camera di Commercio, con la possibilità di poter seguire l’ultimo incontro in modalità online. Un percorso rivolto non solo agli operatori turistici, ma anche alle associazioni di categoria, ai professioni-

sti dell’edilizia e dell’arredo, agli uffici IAT, alle amministrazioni comunali, alle istituzioni culturali, alle scuole e ai parchi regionali, in un’ottica di rete e corresponsabilità. Come sottolineato dal direttore dei Servizi Socio-Sanitari dell’Aulss 5 Polesana Marcello Mazzo, l’accessibilità rappresenta un elemento centrale della qualità dei servizi e della coesione sociale, oltre che un’occasione di crescita culturale e professionale per l’intero territorio. Una visione condivisa anche dal direttore generale Pietro Girardi, che richiama l’importanza di investire sull’inclusione come scelta strategica capace di migliorare la qualità della vita dei cittadini e, allo stesso tempo, rafforzare l’attrattività turistica del Polesine in modo sostenibile e responsabile.

Un segnale chiaro: costruire un turismo accessibile significa costruire una comunità più giusta, consapevole e pronta alle sfide del futuro. (g.t.)

Nuovo corso. Museo dei Grandi Fiumi: al via il piano di rilancio. Ipotesi gestione esterna sul tavolo

Futuro del museo cittadino: riflessioni e strategie in corso

Il Comune di Rovigo avvia una collaborazione strategica con Fondazione Cariparo e la ditta Fitzcarraldo per ridisegnare l’offerta museale dell’ex Monastero Olivetano

Quale sarà il volto del Museo dei Grandi Fiumi nei prossimi anni? La risposta è ancora in fase di scrittura, ma i motori del cambiamento sono già accesi. L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Valeria Cittadin e dall’assessore alla cultura Erika De Luca, ha ufficialmente aperto una fase di riflessione profonda sul futuro del polo museale cittadino, puntando su una parola chiave: valorizzazione.

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L’obiettivo dichiarato della giunta è elevare il prestigio del museo avvalendosi di competenze specialistiche. Il sindaco Cittadin non nasconde la volontà di guardare a modelli che hanno già dato prova di grande efficacia sul territorio.

“Stiamo avviando un percorso di valorizzazione avvalendoci di collaborazioni esterne,” ha dichiarato il Sindaco. “Sotto gli occhi di tutti c’è l’esempio di Palazzo Roverella: la sinergia con la Fondazione Cariparo ha portato risultati che definire positivi è riduttivo. Creare sinergie significa avere la capacità di affidarsi a esperti del settore.” Il primo passo concreto di questo “nuovo corso” è già stato compiuto. Grazie a un contributo di 115.000 euro stanziato dalla

Fondazione Cariparo, il servizio di progettazione e ripensamento strategico del sistema museale è stato affidato alla ditta Fitzcarraldo Engineering. L’incarico non riguarda solo l’esposizione, ma l’intero complesso dell’ex monastero olivetano. L’idea è quella di cucire una “nuova veste” addosso al museo, rendendolo più moderno, attrattivo e integrato nel tessuto culturale della città.

Nonostante le voci su una possibile esternalizzazione totale dei servizi, l’assessore De Luca invita alla calma e alla precisione. La partita, spiega, inizierà ufficialmente solo dopo la consegna del progetto strategico. “Al momento nessuno ha mai parlato di esternalizzazione come scelta già presa,” precisa

l’assessore Erika De Luca. “Abbiamo affidato lo studio per ripensare l’offerta. Solo al termine di questa fase, prevista per la fine di agosto, apriremo un ragionamento serio sia sulla riqualificazione dei servizi che sulle modalità di gestione. Ci ragioneremo a progetto concluso.” Il futuro del Museo dei Grandi Fiumi resta dunque un “cantiere aperto”. Se da un lato l’amministrazione rivendica l’apertura a modelli gestionali più snelli e professionalizzati, dall’altro assicura che ogni decisione verrà presa dati alla mano. L’appuntamento cruciale resta fissato per la fine dell’estate, quando il piano di Fitzcarraldo Engineering sarà pronto per essere trasformato in realtà operativa.

A Rovigo, per la prima volta, il dialogo tra Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas

Dal 27 febbraio al 28 giugno 2026, Palazzo Roverella presenterà una grande mostra che mette in dialogo, per la prima volta in modo organico, Federico Zandomeneghi ed Edgar Degas, protagonisti assoluti della scena artistica europea tra Ottocento e Novecento. Curata da Francesca Dini, l’esposizione ricostruisce il rapporto intenso –talvolta spigoloso, sempre fecondo – che legò i due artisti nel corso di una lunga amicizia parigina. Il percorso espositivo illumina affinità, rimandi e sorprendenti convergenze tra due maestri capaci di ridefinire lo sguardo moderno, attraverso un confronto tra opere di straordinaria qualità, provenienti da importanti musei e collezioni nazionali e internazionali. Prestiti eccezionali, che rendono

la mostra un appuntamento di assoluto rilievo nel panorama espositivo italiano. Il racconto prende avvio dalla formazione fiorentina di Degas e dagli anni italiani di Zandomeneghi, per poi seguire il trasferimento a Parigi e l’incontro con l’ambiente impressionista. In questo contesto, Zandò assimila la modernità visiva del maestro francese – l’attenzione all’attimo, l’inquadratura audace, la gestualità

sospesa – rielaborandola secondo una sensibilità personale, nutrita dalla tradizione cromatica veneziana.

La mostra restituisce la complessità di un’epoca in trasformazione, in cui Firenze e Parigi, la macchia e l’impressione, la tradizione e l’avanguardia dialogano in un intreccio serrato. Un confronto che non solo illumina due percorsi artistici straordinari, ma offre una lettura limpida e sorprendente del contributo italiano alla nascita della modernità europea.

La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo, ed è prodotta da Silvana Editoriale.

Calcio. L’intervista al calciatore Alberto Brigati

Il rodigino sogna la promozione serie C

L’anno scorso, il Treviso, allenato nel girone di ritorno da Carmine Parlato, era arrivato secondo alle spalle delle Dolomiti Bellunesi nel girone C di serie D, vedendo così sfumato il sogno di ritornare nel calcio professionistico.

Un Treviso che poi perse la finale dei play off contro l’Adriese di Roberto Vecchiato. Ora, l’Adriese naviga in brutte acque, e il Treviso sta volando nel girone C, con numeri impressionanti: 14 punti di vantaggio rispetto alla seconda (che è l’Union Clodiense, ora allenato da Vecchiato), due sole sconfitte, miglior attacco del girone con 37 gol fatti (al pari del Legnago), miglior difesa con sole 9 reti subite, capocannoniere del girone con Luigi Scotto con 15 gol. Titolare, terzino destro, del Treviso, il polesano (abita a Pontecchio), 25enne Alberto Brigati. A Treviso, la tanto desiderata serie C non sembra più maledizione e rispetto alla scorsa stagione la rosa è stata ri-

voltata come un calzino e sono rimasti solo in tre: Artioli, Beltrame e Brigati. Con un allenatore come Edoardo Gorini, e il suo staff, proveniente dal Cittadella, serie B. Il girone di ritorno è cominciato da poco, ma sono già 14 punti di vantaggio sulla seconda.

Come state vivendo questo momento dopo il secondo posto dello scorso anno?

“Stiamo facendo un gran campionato, - dice Brigati -, non stiamo a guardare tanto i punti di distanza dagli altri ma stiamo concentrati sul nostro obiettivo e pensiamo di partita in partita. Ogni domenica cerchiamo di vincere la partita, forti del fatto che stiamo lavorando bene in allenamento anche se dobbiamo migliorare su alcuni punti e stiamo cercando di farlo. Mancano ancora 13 partite, il campionato è ancora lungo quindi un passo alla volta”.

Della passata stagione, oltre a te, sono rimasti solo Artioli e Bel-

trame. Cos’è cambiato all’interno del gruppo?

“Rispetto allo scorso anno sono cambiati tanti giocatori, però sono arrivati giocatori di assoluto valore dal punto di vista tecnico e in fatto di esperienza. Anche mister Gorini ci sta dando una mano perché col suo staff ha fatto categorie importanti e quindi sono molti i con-

Loris Corà referente nazionale per la promozione delle bocce paralimpiche

Importante nomina per Loris Corà, allenatore della bocciofila Granzette, istruttore federale di terzo livello (può allenare la serie A) e in possesso della qualifica di istruttore giovanile e istruttore paralimpico, che è stato indicato dal consiglio nazionale del settore paralimpico italiano della federazione bocce, presieduto da Vincenzo Santucci, referente nazionale per la promozione delle bocce paralimpiche Dir. Non solo, però, perché il tecnico 59enne di Lusia, è stato eletto vicecoordinatore della commissione tecnica paralimpica giovanile regionale. “Questa commissione – dice Corà - nasce come progetto pionieristico nel territorio veneto e nazionale

per promuovere e coordinare l’attività paralimpica tra i 6 e 25 anni perché crediamo che l’attività sportiva paralimpica necessiti di un’impronta già dalle scuole elementari, medie e superiori ma anche nell’università.

Il coordinatore è Renato Salvador, io sono il vice, e gli altri componenti sono Nadia Bottos, Umberto Campagnolo, Flavio Girotto e Ruggero Vilnai.” Intanto, il tecnico Corà assieme all’altro allenatore Tazio Sacchetto ha guidato la juniores della bocciofila Granzette impegnata nella seconda giornata di Campionato Juniores girone Veneto. La formazione rodigina, impegnata al bocciodromo vicentino di Zugliano era composta da Kevin

sigli che ci danno. Abbiamo fatto gruppo sin da subito, c’è una bella armonia, creata dall’inizio e penso che sia anche questa una delle chiavi vincenti”.

Cosa significherebbe per te la promozione in serie C con il Treviso?

“Tanto. Significherebbe tanto, un lavoro iniziato dall’anno scorso,

Mantovan, Greta Bianconi, Martina Sunseri, Marco Gasparetto, Aharon Mantovan e Cristiano Scolaro. Per la formazione rodigina è arrivata la vittoria per 5-3 contro la società vicentina Magnabosco e una sconfitta per 5-3 contro l’altra squadra vicentina Bocce Zugliano. “Siamo contenti della prestazione dei ragazzi, hanno lavorato sodo e i risultati stanno arrivando – dicono i tecnici della società presieduta da Andrea Migliorini. Dobbiamo continuare così”. I ragazzi si allenano il lunedì e mercoledì al bocciodromo di via Bramante a Rovigo con Tazio Sacchetto e Stefano Avanzi, il martedì e giovedì a Cerea con Loris Corà. (c.a.)

con una società che sta lavorando alla grande per portare il risultato del professionismo a Treviso. Stiamo tutti remando verso quella direzione, mancano ancora tante partite. Sarebbe un passo fondamentale andare in C, per me a livello personale ma per tutto l’ambiente calcistico a Treviso”. Cristiano Aggio

segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein Flavio Tosi

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai.

Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo. Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso. Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

Sintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

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chiusure tecniche fanno parte di questa categoria: non si notano finché non funzionano, ma diventano indispensabili quando il comfort viene meno. Zago Alberto opera esattamente in questo spazio, offrendo soluzioni affidabili per abitazioni private, uffi ci e attività commerciali, con un approccio che mette al centro la funzionalità e la durata nel tempo. L’azienda si è costruita negli anni come punto di riferimento per la vendita, l’assistenza e la riparazione di sistemi di protezione e schermatura. Un servizio completo, che parte dalla consulenza iniziale e accompagna il cliente fino alla posa in opera. Perché tende, zanzariere, tapparelle o strutture tecniche non sono semplici elementi d’arredo, ma dispositivi che devono lavorare bene ogni giorno, in tutte le stagioni.

protette e fruibili durante tutto l’anno. Anche in questo ambito, la parola chiave resta una: affidabilità.

Uno degli aspetti che caratterizzano il lavoro di Zago Alberto è la continuità dell’assistenza. La manutenzione e la riparazione fanno parte integrante dell’offerta, perché un sistema di schermatura, per funzionare bene nel tempo, ha bisogno di interventi puntuali e competenti. È qui che emerge il valore dell’esperienza tecnica: sapere dove intervenire, come farlo e con quali materiali, evitando soluzioni temporanee che durano una

Ogni intervento è studiato su misura. Non solo nella scelta del prodotto, ma anche nella modalità di installazione e nel supporto successivo. L’obiettivo è risolvere un’esigenza concreta, migliorando l’uso quotidiano degli spazi. Che si tratti di un’abitazione privata, di un uffi cio o di un’attività commerciale, il principio resta lo stesso: offrire soluzioni che funzionano e che continuano a funzionare.

Affidabilità, competenza tecnica e attenzione al cliente sono i valori che guidano il lavoro quotidiano di Zago Alberto. Un’operatività fatta di sopralluoghi, misurazioni precise, installazioni curate e interventi di assistenza puntuali. In un settore dove spesso si dà tutto per scontato, la differenza la fanno proprio questi dettagli.

Proteggere uno spazio signifi ca renderlo più confortevole, più effi ciente,

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disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.

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Ulss 5 Polesana, Girardi a fine mandato: “Lascio un’Azienda più forte, tra ospedale e territorio”

A fine mandato, Pietro Girardi traccia il bilancio dei due anni alla guida dell’Ulss 5 Polesana: investimenti PNRR, nuove tecnologie, rafforzamento del territorio e crescita del personale. Priorità future: ospedale di Rovigo e rete di prossimità

Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio salvo eventuali proroghe tecniche, il Direttore Generale dell’Ulss 5 Polesana, dottor Pietro Girardi, traccia in un’intervista a La Piazza il bilancio dei due anni alla guida dell’Azienda sanitaria polesana. Un periodo intenso, segnato da investimenti strutturali, innovazione tecnologica e rafforzamento della rete territoriale.

«In questi due anni – spiega – l’Azienda ha compiuto passi significativi su più fronti già disegnati, con risultati concreti che rappresentano un’eredità importante per il territorio». Il primo traguardo riguarda gli investimenti legati al DM 77 e al PNRR, molti dei quali oggi in fase di conclusione. «Parliamo di interventi strutturali e organizzativi fondamentali per rafforzare l’assistenza territoriale, rendendola più moderna, integrata e vicina ai cittadini».

Sul fronte ospedaliero, Girardi rivendica la valorizzazione dei presidi. All’ospedale di Adria è stata istituita l’Unità Operativa Semplice dedicata all’ipertensione, «che rafforza l’offerta specialistica e risponde a un bisogno clinico molto diffuso». Il San Luca

di Trecenta ha registrato un record di attività chirurgica, «a dimostrazione della qualità professionale degli operatori e del ruolo centrale che la struttura continua ad avere per il territorio».

Particolarmente significativo, sottolinea, il lavoro sull’ospedale di Rovigo, dove sono stati avviati e consolidati collegamenti con realtà di eccellenza come Padova e Verona per la cardiologia e con Padova per l’urologia.

«Queste sinergie hanno consentito l’introduzione di tecniche innovative a beneficio dei pazienti». Nello stesso solco si inserisce l’implementazione del sistema di videochirurgia robotica “Da Vinci Xi”, destinato a potenziare quattro specialità: Chirurgia Generale, Urologia, Ostetricia-Ginecologia e Otorinolaringoiatria. «Un passo importante verso una chirurgia mininvasiva ad alta precisione, con benefici sia clinici sia in termini di esperienza del paziente».

Alla domanda sull’equilibrio tra ospedale e territorio, Girardi parla di «equilibrio reale». Oltre 40 milioni di euro sono stati destinati all’ammodernamento delle attrezzature e all’adeguamento strutturale dei presidi di Rovigo, Adria e Trecenta. A

questi si aggiungono interventi sulla sicurezza e sulla riqualificazione, tra cui le nuove scale di emergenza e la progettazione dell’adeguamento antincendio della Cittadella, la demolizione del corpo F dell’ospedale di Rovigo e la ristrutturazione delle pertinenze di Corte Guazzo per circa 9 milioni di euro. Parallelamente, sul territorio sono stati investiti 12,5 milioni di euro per le cinque Case della Comunità – Rovigo, Adria, Porto Tolle, Badia Polesine e Castelmassa – oltre alle Centrali Operative Territoriali, agli Ospedali di

Comunità e alla telemedicina. «Non abbiamo spostato risorse dall’ospedale al territorio – chiarisce – ma riequilibrato il sistema: ospedali più forti per i casi complessi, territorio più strutturato per cronicità e fragilità». Le Case della Comunità, spiega, «cambiano il modo in cui il cittadino entra nel sistema». Con il Punto Unico di Accesso e équipe multiprofessionali, «si riduce la frammentazione, si limitano gli accessi impropri al pronto soccorso e si garantisce una presa in carico continuativa». In un territorio con alto indice di invecchia-

mento, «è un cambiamento culturale prima ancora che strutturale». Sul personale, uno dei nodi più delicati, i numeri indicano una crescita: dal 1° gennaio 2024 al 1° gennaio 2026 il personale complessivo è passato da 3.350 a 3.421 unità, con un incremento netto di 71 professionisti. «L’attrattività si misura sui fatti – osserva – e +71 professionisti in due anni rappresentano un dato concreto». Cresce in particolare la dirigenza sanitaria, con 33 medici in più, e il personale socio-sanitario.

Qual è dunque lo stato di salute della sanità polesana al termine del mandato? «È in buona salute, inserita in una trasformazione profonda legata all’invecchiamento e a bisogni sempre più complessi. Gli investimenti in corso stanno ponendo le basi per servizi più vicini e adeguati ai cittadini».

Guardando al futuro, la priorità lasciata al successore è chiara: «La ristrutturazione dell’ospedale di Rovigo e lo sviluppo della rete territoriale avviata con il DM 77». Per la Cittadella SocioSanitaria restano da completare la sistemazione dei parcheggi, la realizzazione della mensa interna e un riordino organico degli spazi. Infine, il bilancio personale. «Tornare a lavorare nel territorio in cui sono cresciuto è stato motivo di grande orgoglio. È stata un’esperienza intensa, che mi ha arricchito e rafforzato nel senso di responsabilità istituzionale». Girardi lascia la guida dell’Ulss 5 con la «soddisfazione di aver contribuito, con serietà e impegno, alla crescita dell’Azienda e del territorio polesano».

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Cardiopatie. L’ospedale

Cuore

al

centro:

l’Ulss 5 Polesana cura l’insufficienza mitralica senza chirurgia tradizionale

L’Azienda Ulss 5 Polesana segna un nuovo passo avanti nella cura delle cardiopatie valvolari, ampliando le possibilità di trattamento per via percutanea, cioè senza chirurgia tradizionale. Dopo l’introduzione della procedura TAVI, che sostituisce la valvola aortica, ora anche l’insufficienza mitralica può essere trattata con interventi miniinvasivi, garantendo ai pazienti un percorso più rapido e sicuro direttamente a Rovigo.

La valvola mitrale regola il flusso sanguigno tra le camere del cuore, e quando non funziona correttamente provoca affaticamento, respiro corto, gonfiore alle gambe e aritmie. La procedura percutanea permette di correggere il difetto

senza aprire il torace, offrendo un’alternativa fondamentale per chi non può affrontare la chirurgia tradizionale a causa di comorbidità.

“Si tratta di un modello di cura innovativo, che mette il paziente al centro e riduce la necessità di spostamenti verso centri più grandi – spiega il cardiologo Massimo Giordan – Questa modalità garantisce equità di trattamento per tutti i cittadini del territorio e consente un rapido ritorno alle attività quotidiane.”

L’intervento, eseguito da un’equipe multidisciplinare composta da cardiologi, anestesisti, ecocardiografisti e personale infermieristico specializzato, ha avuto esito positivo: la paziente ha ripreso già in

serata le normali attività, confermando l’efficacia e la sicurezza del percorso mini-invasivo.

“Gli sforzi della nostra azienda sanitaria per garantire cure innovative, vicine ai cittadini e con standard elevati, stanno producendo risultati concreti – sottolinea il direttore sanitario Carla Destro –È un esempio di come l’eccellenza clinica possa convivere con l’accessibilità sul territorio.”

Il direttore generale Pietro Girardi aggiunge: “Nulla è più gratificante del vedere pazienti tornare rapidamente a una vita normale grazie all’impegno di tutto lo staff. Questo modello di cardiologia interventistica è destinato a diventare un riferimento anche per altre strutture regionali e nazionali.”

Al via i percorsi DAMA per facilitare l’accesso alle cure delle persone con disabilità grave

Migliorare l’accesso alle cure sanitarie per le persone con disabilità grave e bisogni complessi, adattando tempi, spazi e modalità assistenziali alle loro reali necessità. È questo l’obiettivo dei Percorsi DAMA – Disabled Advanced Medical Assistance – presentati nell’Aula Magna della Cittadella Socio Sanitaria dall’ULSS 5 Polesana.

Si tratta di un modello organizzativo strutturato e innovativo, già adottato in diverse realtà italiane, che mette al centro la persona e la sua famiglia, superando le difficoltà che spesso ostacolano l’accesso alle prestazioni sanitarie per chi vive una condizione di disabilità grave associata a disturbi complessi.

All’incontro hanno partecipato esperti di livello nazionale, operatori sanitari dell’azienda sanitaria polesana, rappresentanti del terzo settore e delle istituzioni. Tra i contributi istituzionali, anche un videomessaggio del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e l’intervento dell’assessore regionale ai Servizi Sociali Paola Roma, che ha ribadito l’importanza di diffondere modelli di presa in carico inclusivi e personalizzati all’interno del sistema sanitario.

Nel corso della presentazione sono stati illustrati i primi

quattro percorsi DAMA già attivati all’interno dell’ULSS

5 Polesana: Vaccinazioni, Laboratorio Analisi, Odontoiatria e Radiologia. Ambiti strategici nei quali l’organizzazione delle prestazioni viene ripensata per garantire accoglienza adeguata, tempi flessibili, ambienti più idonei e una comunicazione efficace con pazienti e caregiver. Elemento centrale del progetto è anche il percorso formativo dedicato agli operatori sanitari, ai Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera Scelta, con l’obiettivo di diffondere competenze specifiche, un linguaggio condiviso e buone pratiche assistenziali, favorendo una rete di collaborazione stabile tra servizi, professionisti e famiglie. Come sottolineato dalla Direzione Strategica dell’Azienda sanitaria, il progetto DAMA «non rappresenta una corsia preferenziale, ma un modello organizzativo pensato per garantire risposte appropriate e di qualità, valorizzando il lavoro di squadra e la continuità assistenziale».

Un passo concreto verso una sanità più accessibile, inclusiva e attenta alle persone più fragili, capace di adattarsi ai bisogni complessi e di promuovere una reale equità nell’accesso alle cure.

I numeri. Potenziamento del personale, investimenti sul territorio e nuovi modelli riabilitativi

Salute mentale in Polesine: oltre 4.200 pazienti presi in carico nel 2025, servizi e organici in crescita

Nel corso del 2025 il Dipartimento di Salute Mentale dell’ULSS 5 Polesana ha preso in carico 4.247 pazienti, erogando complessivamente quasi 40mila prestazioni attraverso i Centri di Salute Mentale (CSM) e i Centri Diurni distribuiti sul territorio. Numeri che confermano l’impegno costante del servizio nel garantire cure qualificate e percorsi assistenziali innovativi a beneficio dell’intera comunità del Polesine, con particolare attenzione alle persone più fragili. Nonostante le difficoltà diffuse a livello nazionale legate alla carenza di personale specializzato, il Dipartimento ha portato avanti negli ultimi anni significativi interventi di riorganizzazione, potenziamento strutturale e sviluppo riabilitativo. Un dato significativo riguarda il rafforzamento dell’organico medico: negli ultimi due anni il numero degli psichiatri è passato da 11 a 17, con una distribuzione calibrata tra il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) e i Centri di Salute Mentale del territorio, in base ai bacini di utenza. Tra i risultati più rilevanti spicca il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Rovigo, ristrutturato nel 2020 secondo gli standard previsti per le degenze psichiatriche. La struttura offre oggi percorsi riabilitativi e attività di gruppo grazie a un’équipe multidisciplinare composta da psichiatri, psicologi, educatori e terapisti della riabilitazione psichiatrica. Per quanto riguarda

la gestione delle urgenze psichiatriche, ad Adria il servizio è garantito direttamente dallo psichiatra del Centro di Salute Mentale locale all’interno del pronto soccorso; solo nei casi che richiedono il ricovero i pazienti vengono trasferiti a Rovigo, in linea con le indicazioni regionali sull’accentramento dei servizi. Importanti anche gli investimenti sul territorio, in particolare nel Basso Polesine. È stata riaperta la Comunità Terapeutica Riabilitativa Protetta di Corte Guazzo, rivolta a giovani tra i 18 e i 30 anni, con progetti mirati allo sviluppo dell’autonomia e dell’inclusione sociale. Sono stati inoltre completati in questi giorni i lavori di ristrutturazione degli ultimi due edifici del complesso – l’ex falegnameria e l’ex laboratorio – che diventeranno spazi polifunzionali completamente rinnovati, prossimi all’inaugurazione. Nel dettaglio dell’attività dei Centri di Salute Mentale, il CSM di Adria ha seguito 1.029 pazienti per un totale di 8.894 prestazioni; quello di Badia ha preso in carico 1.301 pazienti con 9.877 prestazioni, mentre il CSM di Rovigo ha seguito 1.917 pazienti, erogando 20.844 prestazioni. La presa in carico prevede agende dedicate e il richiamo diretto degli utenti, senza la necessità di passare dal CUP. Sul fronte della formazione e dell’innovazione, il Dipartimento ha avviato un percorso biennale rivolto agli operatori sull’IPS (Individual Placement &

dal 1969 al vostro servizio

Support), un modello innovativo finalizzato a favorire il reinserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, promuovendo autonomia, inclusione e fiducia nelle proprie capacità.

Accanto agli interventi clinici, trovano spazio anche progetti culturali e di co-progettazione: dai laboratori teatrali alle assemblee aperte con Comuni, enti del terzo settore e associazioni, fino all’utilizzo del “budget di salute”, strumento di integrazione sociosanitaria che pone il paziente al centro della definizione del proprio progetto di vita. «La collaborazione con l’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale – Polesine è attiva da anni e pienamente integrata nel Dipartimento – sottolinea il Direttore Generale Pietro Girardi –. Commenti che rischiano di minare la fiducia dei cittadini nei servizi vanno contestualizzati. Il nostro obiettivo resta quello di offrire percorsi di cura sicuri, personalizzati e rispettosi della dignità delle persone, attraverso una presa in carico integrata, multidisciplinare e costruita insieme agli utenti e alle loro famiglie».

L’ULSS 5 Polesana conferma infine il proprio impegno a rafforzare ulteriormente i servizi di salute mentale sul territorio, valorizzando la collaborazione con associazioni, enti locali e terzo settore, per garantire a tutti i cittadini cure adeguate, dignitose e orientate all’innovazione.

Diagnosi prenatale, incontro informativo all’Ospedale di Rovigo

Informare, accompagnare e sostenere le coppie nel delicato percorso verso la genitorialità. È questo l’obiettivo dell’incontro dedicato alla diagnosi prenatale che si è svolto nei giorni scorsi all’Auditorium dell’Ospedale di Rovigo, promosso dall’ULSS 5 Polesana. L’iniziativa era rivolta in particolare alle coppie in attesa o a chi sta programmando una gravidanza e ha rappresentato un momento di approfondimento sui principali percorsi di diagnosi prenatale e sui servizi disponibili sul territorio. L’obiettivo è stato quello di fornire informazioni aggiornate e facilmente comprensibili, utili ad accompagnare le future mamme e i futuri papà sia nella fase preconcezionale sia durante la gravidanza. All’incontro hanno partecipato diversi professionisti dell’ULSS 5 Polesana, garantendo un approccio multidisciplinare al tema. Sono intervenuti la dottoressa Alessia Pozzato, responsabile della diagnosi prenatale, la dottoressa Valentina Di Chiara, ginecologa in formazione, la dottoressa Silvia Bellonzi, pediatra genetista, e il dottor Leonardo Dossi, responsabile della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Gli specialisti hanno illustrato le diverse possibilità diagnostiche e hanno risposto alle domande delle coppie, offrendo anche momenti di consulenza personalizzata. La partecipazione è stata numerosa e attenta, favorita da un format interattivo che ha stimolato il dialogo e il coinvolgimento attivo di entrambi i partner nel percorso verso la genitorialità consapevole. «È stato molto positivo vedere tante coppie interessate e motivate a informarsi e a prepararsi al meglio per l’arrivo di un bambino – ha commentato Pietro Girardi, Direttore Generale dell’Azienda ULSS 5 Polesana –. Come Azienda sanitaria sosteniamo con convinzione la natalità e il valore della famiglia, offrendo percorsi di accompagnamento e servizi che favoriscano la salute e il benessere delle madri e dei bambini. Iniziative come questa sono fondamentali per promuovere una cultura della genitorialità consapevole». L’ULSS 5 Polesana conferma così il proprio impegno nel promuovere la prevenzione e l’accessibilità ai servizi sanitari, con particolare attenzione alla salute della donna, della coppia e del bambino. Il prossimo open day dedicato alla diagnosi prenatale è già in programma per il 25 maggio.

I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”.

La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.”

Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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