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laPiazza di Padova Sud - Marzo26

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di Padova Sud

In strada tra prudenza e nuova consapevolezza

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.

I manager della sanità padovana: Fortuna in Azienda Ospedale, Benini all’Ulss 6

Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti

SICUREZZA STRADALE, SFIDA ANCORA APERTA:

URBANI CHE SI RISCHIA DI PIU’

Nella morsa del traffico quotidiano: a sud di Padova migliaia di veicoli e mezzi pesanti mettono in crisi la rete viaria locale, i cittadini chiedono più attenzione e tutele per pedoni e ciclisti

“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto di riferimento per la comunità pop

ALBIGNASEGO VERSO IL VOTO: IL CENTROSINISTRA CANDIDA BETTELLA

La corsa alle elezioni comunali entra nel vivo. Il campo largo scopre la sua carta, mentre resta aperto il dialogo con altre forze politiche

VALERIA MANTOVAN: “LA CULTURA IN VENETO

L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile

DAB che permette di ascoltare anche

Liceo classico, scelta da eroi

Giampiero Beltotto

D

ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.

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Più risorse per la prima infanzia

Un aiuto concreto alle famiglie del territorio: il bilancio comunale 2026 prevede un incremento dei contributi per la prima infanzia, con l’obiettivo di contenere l’impatto dell’inflazione sulle rette delle scuole dell’infanzia paritarie, dei nidi integrati e dei micronidi convenzionati. Il contributo annuale passa da 600 a 650 euro per ogni bambino residente, per un totale complessivo di circa 485 mila euro stanziati a sostegno dei servizi educativi locali: 465 mila euro destinati a scuole materne e nidi integrati e 19 mila euro ai micronidi. Un impegno che punta a calmierare i costi per le famiglie e a garantire maggiore equità nell’accesso ai servizi. Riconfermato anche il sostegno alle circa 200 famiglie che usufruiscono del servizio di pre-tempo e post-tempo, con un rimborso pari al 50% del costo mensile fino a un massimo di 10 euro, per un investimento complessivo di circa 21 mila euro. Prosegue inoltre lo Spazio Ascolto Genitori, uno sportello di consulenza gestito da psicologhe esperte della prima infanzia, che nel 2024/2025 ha registrato 364 accessi. Per rafforzare questo servizio, le risorse previste passano da 8 mila a 10 mila euro nel 2026. L’assessore alle Politiche Sociali Anna Franco sottolinea come si tratti di un punto di riferimento per le famiglie, fondamentale per affrontare con consapevolezza le sfide educative. Sul fronte dei servizi comunali, l’asilo nido “Marco da Cles”, ampliato grazie ai fondi PNRR, può accogliere fino a 58 bambini tra i tre mesi e i tre anni, otto in più rispetto al passato. La previsione di spesa per il 2026 è di circa 605 mila euro, inclusi contributi regionali e statali stimati in 52 mila euro, per garantire un servizio di qualità e personale adeguatamente retribuito secondo il rinnovo del CCNL del settore socio-sanitario-educativo. “Investire nei servizi per la prima infanzia significa investire nel futuro della comunità” – commenta il Vicesindaco Reggente Gregori Bottin.

Redazione Padova

Ad Albignasego aumentano i contributi e i servizi comunali

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”.

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24 - 25 Maggio 2026 ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).

Redazione: Direttore responsabile Nicola Stievano >direttore@givemotions.it< Redazione >redazione@givemotions.it<

è una testata giornalistica

Il centrosinistra candida Alberto Bettella

Già candidato sindaco nel 2013, vanta 20 anni in consiglio ed è pronto alla sfida

M anca ancora più di un mese alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, ma il centrosinistra di Albignasego è pronto a sfidare la maggioranza uscente con un candidato fresco di “nomination”. Le liste ABC2030 e la sezione del Partito Democratico locale hanno designato il 61enne ex funzionario di banca Alberto Bettella come candidato sindaco del campo largo, per andare a ricoprire la carica lasciata dall’ex sindaco Filippo Giacinti che è approdato in Regione lo scorso novembre come assessore al bilancio. Quanto sarà largo il campo progressista non è ancora noto, soprattutto per l’incognita del Movimento 5 stelle, ma i consiglieri e militanti delle liste che sostengono Bettella assicurano che la coalizione sarà quanto più inclusiva possibile.

“La coalizione è aperta alle forze del territorio che condividono le idee proposte e la voglia di cambiare passo nel metodo di amministrare” spiega Luisa Fantinato, consigliera comunale uscente.

“Abbiamo fatto dei passaggi preliminari in queste settimane, contattando anche il Movimento 5 stelle, vedremo se loro o altre forze di centro e centrosinistra accetteranno l’invito”.

Nonostante i molti anni di governi di centrodestra, il centrosinistra è pronto alla sfida grazie a un gruppo di lavoro nato nel 2021 con la coalizione tra i civici di ABC2030 (Albignasego Bene Comune 2030) e il PD, che, allora, aveva proposto la candidatura di Luisa Fantinato a sindaca. “In questi cinque anni io come consigliera della civica ABC2030 e i due

consiglieri di PD (Andrea Canton e Riccardo Savio) abbiamo lavorato proficuamente e con un’ottima sintonia tra di noi. Come minoranza abbiamo sempre portato le nostre osservazioni alla maggioranza, e, dove abbiamo trovato spazio, abbiamo esercitato una critica costruttiva, sempre con l’obiettivo della ricerca del bene comune per la nostra città e per la cittadinanza” continua Fantinato.

“Da qualche mese abbiamo avviato, all’interno dei gruppi, un percorso per presentare la nostra proposta per le amministrative, in continuità con il lavoro fatto fino ad oggi, e con l’obiettivo di allargare la compagine. Io e il consigliere Canton non saremo più in prima fila, ma garantiremo il nostro supporto, mentre il giovane consigliere uscente Riccardo Savio continuerà con l’impegno politico. In questo ambito, di sinergia tra la lista civica e il PD, abbiamo individuato la candidatura

Un cavallo azzurro per spiegare l’inclusione

Si è conclusa il 1 marzo la settimana dell’inclusione di Albignasego, quest’anno denominata “Da vicino nessuno è normale”. La serie di eventi promossi dall’amministrazione a partire dal 23 febbraio ha coinvolto soprattutto le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie del territorio, grazie al lavoro condiviso dal Tavolo dell’Inclusione, dall’Istituto Comprensivo di Albignasego e dalla biblioteca civica, insieme ad associazioni, cooperative e altre istituzioni locali. Il simbolo scelto quest’anno per parlare di inclusione è un cavallo azzurro. E anche se la sua storia non è probabilmente conosciuta dai più piccoli, l’amministrazione ha spiegato il perché di questa scelta: “Nel 1973, a Trieste, pazienti e medici dell’ospedale psichiatrico costruirono un grande cavallo

azzurro di cartapesta chiamato Marco Cavallo. Quando quel cavallo uscì dalle porte del manicomio, divenne il simbolo di un cambiamento profondo, rappresentando il desiderio di dignità, libertà e riconoscimento delle persone ricoverate. Da allora, Marco Cavallo ricorda a tutti l’importanza dei diritti, del rispetto e dell’inclusione”. “La storia di Marco Cavallo ci insegna che il cambiamento nasce quando una comunità decide di guardare le persone con occhi diversi” ha dichiarato il vicesindaco reggente Gregori Bottin. “La Settimana dell’Inclusione è un’occasione preziosa per rafforzare la rete tra scuola, associazioni e famiglie e per ribadire che il rispetto dei diritti e della dignità di ciascuno è il fondamento della nostra azione amministrativa” ha conclu-

di Alberto Bettella, che già si era presentato come consigliere nella lista ABC2030 alle scorse elezioni e che in questo periodo è stato sempre attivo nel gruppo” conclude

Fantinato, sottolineando altresì l’obiettivo di parlare alla cittadinanza per stimolarne la partecipazione attiva.

Andrea Benato

so il sindaco. Tra le attività proposte - rese possibili grazie al contributo di Cooperativa Solaris, Associazione In-Oltre, Cooperativa

Crescendo e ASD Officine Horses - laboratori, percorsi di kamishibai, momenti educativi dedicati al tema dell’inclusione. (a.b.)

Alberto Bettella

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Sicurezza stradale/1. Matteo Cecchinato, sindaco di Casalserugo e consigliere provinciale: “Lavoriamo a viabilità alternative”

Viabilità al limite nella cintura di Padova: traffico, sicurezza e piano da 400 milioni

A Casalserugo allo studio una bretella parallela alla provinciale verso San Giacomo, il traffico pesante è un pericolo quotidiano

L a sicurezza stradale passa anche per la programmazione della viabilità, sempre più impegnativa dal punto di vista economico e progettuale, specie nella delicata e vasta area della cintura urbana, dove ogni giorno si riversa il traffico in entrata e in uscita dal capoluogo e dalle are produttive circostanti. Le criticità sono ormai croniche, a partire dal traffico sempre più intenso nelle ore di punta alla pericolosità di alcune arterie che attraversano i centri abitati e zone residenziali. Di un nuovo piano di fattibilità per la programmazione della viabilità si è parlato fra i sindaci che compongono la Comunità Metropolitana di Padova, con una ipotesi di investimenti che arrivano a 400 milioni. Naturalmente sarà difficile vederla realizzata nella sua totalità ma questa progettazione consentirà di avere una base di lavoro per i prossimi interventi. Ne abbiamo parlato con il sindaco di Casalserugo nonché assessore provinciale Matteo Cecchinato. “Sto seguendo con particola-

re attenzione l’evoluzione delle questioni legate alla viabilità della Provincia di Padova, - osserva Cecchinato - un tema che negli ultimi anni è diventato sempre più urgente a causa dell’aumento costante dei flussi di traffico. A livello provinciale è in fase di predisposizione un piano di fattibilità incaricato dalla Provincia di Padova, che riprenderà e aggiornerà valutazioni già emerse nel corso degli anni. L’obiettivo è individuare soluzioni concrete, anche puntuali, per alleggerire alcune delle criticità più pesanti, in particolare lungo le direttrici di accesso alla città”.

Le maggiori congestioni, ricorda il sindaco, si registrano infatti sugli assi che collegano la cintura urbana al centro di Padova. A nord interessano i collegamenti con le aree di Mestrino, Selvazzano, Vigonza, Cadoneghe e Noventa Padovana; ma analoghe difficoltà si riscontrano anche a sud della città, lungo le direttrici che coinvolgono Maserà, Albignasego, Casalserugo, Ponte San Nicolò e Legnaro. Su queste

arterie — dalla Conselvana alla Vigonovese fino alla viabilità che attraversa Casalserugo e Legnaro — si concentrano quotidianamente oltre 200 mila veicoli.

“Per questo diventa strategico lavorare a una viabilità alternativa alle attuali provinciali, - aggiunge Cecchinato - capace soprattutto di deviare il traffico pesante e di migliorare il collegamento con il casello autostradale di Saonara, evitando il passaggio dei mezzi pesanti nei centri abitati della cintura sud”.

Parallelamente, la stessa filosofia viene applicata anche a livello locale. “Il Comune di Casalserugo sta ragionando su una bretella alternativa alla strada provinciale -spiega il sindaco - che colleghi via Gramsci con la rotatoria di via Leonino da Zara, al confine con San Giacomo quindi percorrendo il tratto ad est del territorio. L’obiettivo è bypassare il centro del paese e spostare fuori dall’area più sensibile, dove si concentrano scuole, municipio, chiesa e principali luoghi di aggregazione, il traffico più pesante e potenzialmente pericoloso”. Accanto alla viabilità stradale, un’altra priorità riguarda

la sicurezza ciclabile. In particolare risultano strategiche due direttrici: la pista ciclabile Casalserugo–Bovolenta e quella Casalserugo–Polverara. “Si tratta di interventi di 4–5 chilometri per tratta, opere rilevanti dal punto di vista economico ma fondamentali per mettere in sicurezza i tanti cittadini che oggi sono costretti a percorrere in bicicletta il ciglio di strade provinciali attraversate quotidianamente da 20–25 mila veicoli. È evidente che interventi di questa portata - conclude Cecchinato - richiedono una forte sinergia istituzionale. Serve una progettualità condivisa tra Comuni, Provincia e Regione, capace

Associazione familiari vittime della strada: “Velocità ridotte e autovelox a norma”

“Nel giro di vent’anni anni il numero di giovani morti in sinistri stradali in età compresa tra 20 e 29 anni è diminuito, passando a livello nazionale dalle 1700 vittime del 2004 alle 1100 del 2011, fino alle 700 attuali. Resta alto il numero di pedoni uccisi: 500 nell’ultima rilevazione disponibile. Il Ministero dei Trasporti autorizzi al più presto i lavori di adeguamento degli autovelox”.

A dirlo è Paolo Battistini, presidente dell’Associazione Italiana Famigliari Vittime della Strada per le province di Pado-

va e Venezia, da anni impegnato nella promozione dell’educazione stradale tra gli studenti delle scuole del territorio e nel sollecitare enti locali e istituzioni nazionali a rafforzare gli strumenti utili ad aumentare la sicurezza sulle strade.

Secondo Battistini, nel 2024 rispetto al 2023 in Veneto si è registrato un aumento del numero di sinistri stradali gravi o mortali, una tendenza che – pur in assenza di dati ufficiali –sembrerebbe proseguire anche nel 2025. “Per far diminuire il numero di sinistri mortali o gravi – sottolinea Battistini – una

di intercettare bandi e finanziamenti dedicati alle infrastrutture sovracomunali. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: programmare insieme per rendere le nostre strade più sicure, migliorare la fluidità del traffico e garantire una qualità della vita più alta ai residenti, con ricadute positive anche per il tessuto economico e produttivo del territorio. A breve organizzeremo un incontro con la cittadinanza per affrontare questo tema e confrontarci sulle opere realizzabili, che permettano di risolvere i problemi della sicurezza stradale”.

Nicola Stievano

strada è obbligata: ridurre la velocità di auto, camion e moto. Si spera che al più presto gli autovelox spenti possano essere riaccesi con il via libera del Ministero dei Trasporti. Vanno nella giusta direzione anche l’istituzione di molte strade con il limite dei 30 chilometri all’ora”. Infine l’attenzione si sposta sul progressivo invecchiamento della popolazione alla guida. “Servono controlli precisi sulle condizioni psicofisiche di chi – conclude – magari a 75 o 80 anni si mette alla guida dell’auto”. (a.a.)

Un tratto della Provinciale 3 che attraversa il centro di Casalserugo

Emergenza in via Lion, via Casolina

e via Bolzani: “Traffico minaccia quotidiana”

Via Lion, via Casolina e via Bolzani, insieme ad un piano sulle ciclopedonali: queste le priorità da mettere in agenda, secondo il gruppo consiliare Comunità e Territorio, per garantire una maggiore sicurezza stradale in paese. L’opposizione mette in guardia anzitutto sui pericolo che gli automobilisti corrono in via Lion.

“La strada, un tempo di campagna, che negli anni è diventata alternativa alla congestionata via Conselvana. Il traffico è diventato massiccio, - afferma la capogruppo Elena Coppola - la larghezza della carreggiata dà l’illusione di trovarsi in una strada ad alto scorrimento e molti automobilisti la percorrono ad altissima velocità effettuando sorpassi molto spesso azzardati. Verso la fine della strada, in direzione nord, c’è una pericolosissima curva ad esse, a malapena segnalata, dove non di rado si verificano incidenti. Negli anni sono stati messi alcuni dossi – non in prossimità di questa pericolosissima doppia curva - e dei rilevatori di velocità (che il più delle volte non funzionano), ma questi pochi accorgimenti non sono sufficienti a garantire la sicurezza, soprattutto di pedoni e ciclisti. È in questa strada che bisognerebbe in via prioritaria pensare a realizzare una pista ciclabile, non in via Rovere o via Beccara, come sta facendo l’amministrazione”. La minoranza condivide l’idea di una rete capillare di percorsi ciclopedonali, ma viste le scarse risorse, bisognerebbe iniziare dalle strade

più trafficate e pericolose. “Ci ha lasciati di stucco sentire il sindaco affermare in Consiglio Comunale - aggiunge Coppola - che via Fiume, nel quartiere in centro a Maserà, è più trafficata di via Lion. Evidentemente non la percorre mai”.

Via Lion inoltre culmina nella strettoia di via Bellini, recentemente al centro di numerose polemiche, la cui responsabilità è divisa a metà fra i comuni di Maserà ed Albignasego. I consiglieri auspicano una soluzione condivisa per mettere in sicurezza quel tratto di strada. Preoccupa anche il traffico intenso su via Casolina e su via Bolzani. Su quest’ultima si riverserà anche il traffico dei furgoni del polo logistico. «Il progetto non ha minimamente preso in considerazione questo tipo di traffico,- prosegue l’esponente della minoranza - limitandosi a quantificare i tir da e verso la statale. Su via Bolzani inoltre graviteranno i flussi della cittadella socio sanitaria, comprese le am-

bulanze dalla nuova sede della Croce Rossa, posizionata al centro di un quartiere residenziale, senza sbocco immediato su una strada di scorrimento.Temiamo che nei prossimi anni le criticità già presenti su via Bolzani non possano che peggiorare”. E’ condivisa invece la necessità di qualificare il tratto centrale di via Conselvana, ma i consiglieri si chiedono che ne è stato del progetto di viabilità alternativa presentato nel 2017. “Insistiamo anche sulla necessità di creare un piano organico della viabilità ciclopedonale, - conclude Coppola - che consenta di muoversi in sicurezza sul territorio, senza continue e pericolose interruzioni, così che questa possa diventare una valida e sicura alternativa agli spostamenti in automobile. Una rete di piste ciclabili che colleghino i punti nevralgici del comune, possibilmente ombreggiate dal verde e non semplicemente delimitate da anonime e tristi cordonate di cemento, com’è ora nei pochi tratti esistenti”.

Albignasego, cresce l’ansia per i motociclisti, intensificati i controlli. Mauri: “L’incolumità delle persone viene prima di tutto”

Con l’arrivo della bella stagione, molti motociclisti ritornano in sella e percorrono le strade più trafficate del territorio. Per scongiurare un aumento di incidenti stradali che li vedono coinvolti il Comando della polizia locale dell’Unione Praticarcati fa appello alla prudenza e al rispetto delle regole, soprattutto in materia di limiti di velocità. La sicurezza stradale è una priorità e ontinua incessante infatti l’atti-

vità di prevenzione e repressione svolta dalla pattuglie della polizia Locale di Albignasego. E proprio per evitare che si allunghi l’elenco dei feriti e delle vittime della strada l’amministrazione annuncia maggiori e più intensi dei controlli stradali sul territorio: in primo piano la lotta alla guida in stato di ebbrezza, con l’utilizzo di etilometri, e sotto l’effetto di stupefacenti, il contrasto degli eccessi di velocità, il controllo degli

obblighi del casco e delle cinture di sicurezza, il divieto dell’uso del cellulare, sempre più causa di incidenti. “L’incolumità delle persone che ogni giorno attraversano la nostra rete stradale – ricorda l’assessore alla sicurezza di Albignasego Davide Mauri - è per noi un’assoluta priorità: per questo lavoriamo con convinzione e con tutti i mezzi a disposizione della Polizia Locale dell’Unione Pratiarcati”.

“Insistiamo sulla necessità di creare un piano organico della viabilità ciclopedonale, senza continue e pericolose interruzioni, così che possa diventare una valida e sicura alternativa agli spostamenti in automobile”

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Un tratto di via Lion

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“Già Che Ci Sei”: e ingredienti sicuri per tutta la famiglia

Un ristorante pizzeria

Mmiglia. Da questa consapevolezza nasce la filosofia del Sei

stinguersi puntando su qualità, genuinità e sicurezza alimentare.

Scegliamo ogni giorno una farina pensata per voi

Il locale, accogliente e curato, è diventato un punto di riferimento per chi desidera assaporare piatti della tradizione e pizze speciali senza rinunciare al benessere. L’attenzione alla selezione delle materie prime è al centro di ogni preparazione: verdure fresche, ingredienti di stagione e condimenti scelti con cura si sposano con un impasto unico nel suo genere, che rappresenta il vero fiore all’occhiello del ristorante.

stico e digeribile, ideale per esaltare i con-

La pizza di Già Che Ci Sei è infatti preparagrano tenero tipo 0, frutto della collaborazione tra il Molino Moras di Trivignano Udinese, attivo fin dal 1905, e l’Istituto Superiore di Sanità. Non una farina qualsiasi, ma un prodotto pensato inizialmente per i bambini dai 3 ai 10 anni – i cosiddetti “consumatori sensibili” – e che oggi rappresenta una garanzia anche per gli adulti.

AmorBimbi si distingue perché priva di pesticidi, glifosato e residui di trattamenti chimici, con un contenuto di micotossine ridotto dell’80% rispetto al limite europeo. È il risultato di un percorso produttivo accuratamente controllato, dalla filiera corta del grano italiano alla molitura, fino al confezionamento. Ogni lotto viene analizzato e certificato per garantire la massima sicurezza igienico-sanitaria.

cliente si sente al centro dell’attenzione. È la certezza di trovare un menu vario, capace di soddisfare i gusti di grandi e piccoli, dagli appassionati delle pizze classiche agli amanti delle proposte più creative.

La filosofia del locale è racchiusa in una frase che accompagna da sempre il lavoro dei titolari: “Ognuno di noi è il risultato di ciò che mangiamo e di come mangiamo”. Una convinzione che si traduce ogni giorno nella scelta di ingredienti sani, sicuri e di qualità.

Il successo di Già Che Ci Sei non sta solo nella bontà della pizza, ma anche nella capacità di innovare senza tradire la tradizione. Perché la buona cucina è quella che unisce memoria e futuro, gusto e benessere, territorio e ricerca.

a mangiar sano in cucina

“ciò

Noi usiamo per i nostri prodotti, per la nouna FARINA studia-

REZZA ALIMENTARE igienico, sanitaria, priva di pesticidi o glifosato e con l’80% in meno di micotossine rispetto al limite attuale fissato dalla Unione Europea. Farina nata principalmente per lievitati dolci e salati, per il consumo sicuro, nella fascia d’età fra i 3 anni ed i 10 anni, un consumatore dunque sensibile ed ottima pertanto anche per un consumatore adulto, di ogni età. Per la nostra pizza utilizziamo la farina “AmorBimbi”, di grano tenero italiano, proveniente da “filiera corta” e processi certificati, frutto della collaborazione fra il Molino Moras di Trivignano (UD) attivo fin dal 1905 e l’Istituto Superiore della Sanità. Una farina innovativa per un sano cibo.

all’evasione, recuperati 600 mila euro Risorse destinate alle fasce più deboli

I l passaggio in Regione dell’ex sindaco di Albignasego Filippo Giacinti e l’avvicendamento del nuovo primo cittadino reggente Gregori Bottin non cambia il programma dell’amministrazione, che conferma le linee guida del bilancio di previsione triennale 2026-2028. Lo hanno reso noto lo stesso Bottin e l’assessore al bilancio Marco Mazzucato sottolineando l’importanza del sociale che continua a rimanere il capitolo principale dell’esercizio finanziario. Il bilancio di previsione è stato approvato, come previsto dalla legge, entro dicembre 2025, mentre nei primi mesi dell’anno gli amministratori hanno spiegato le scelte compiute, rassicurando i cittadini sui temi che più li riguardano da vicino come i servizi e le tasse. Sul fronte delle entrate sono state mantenute invariate le aliquote dei tributi locali attualmente in vigore mentre le uscite indirizzate al sociale sono state destinate a progetti “cuciti su misura” a favore dei cittadini meno abbienti. “Il contesto economico in

cui ci troviamo è molto complesso, con vincoli europei e spese obbligatorie crescenti che richiedono prudenza nella gestione delle risorse” ha spiegato Marco Mazzucato, assessore al bilancio. “Nella costruzione del bilancio 2026 abbiamo dovuto considerare gli accantonamenti legati alla spending review e la ripresa del pagamento dei mutui dopo il periodo di moratoria concesso dallo Stato per gli anni 2023 e 2024, oltre all’aumento delle spese sociali. Anche la spesa per i servizi erogati dall’USL è cresciuta, arrivando a 515.000 euro nel 2026. Unica nota positiva è che quest’anno sono stati assegnati contributi statali a sostegno delle spese per l’affidamento dei minori in forza di sentenze dell’Autorità giudiziaria, pari a 28.000 euro per Albignasego”, ha continuato Mazzucato nella presentazione del bilancio. “Nonostante le spese crescenti, con il bilancio 2026 siamo riusciti ad evitare aumenti a carico dei contribuenti ed a confermare tutti i servizi che il comune mette a disposizione dei cittadini, dal

sostegno alle famiglie e alle imprese agli appuntamenti culturali - ai quali, anzi, si aggiunge la prima stagione del Nuovo Teatro Auditorium -, fino alle iniziative per giovani, anziani, persone con disabilità o in emergenza abitativa” ha aggiunto il vicesindaco reggente Gregori Bottin. “Questo bilancio rappresenta il nostro impegno a coniugare equilibrio finanziario e sostegno concreto ai cittadini, confermando Albignasego come una comunità attenta, solidale e dinamica”. Una piccola novità si aggiunge sull’addizionale IRPEF, per venire incontro alle fasce più deboli della popolazione. La soglia di esenzione - rende noto l’amministrazione - viene innalzata da 12.873 a 12.976 euro, allineandosi alla rivalutazione delle pensioni e garantendo un aiuto concreto a chi si trova in condizioni economico-sociali più delicate. Guardando sempre alla voce delle entrate, il comune rimane impegnato nella lotta all’evasione fiscale: “Nel 2025 - informa l’amministrazione - è stato recuperato l’importo di

Conclusa la mostra fotografica “La montagna nel cuore”

Si è conclusa la mostra fotogra fica “La montagna nel cuore”, a cura del Gruppo Alpini di Albignasego e della Sala Storica. L’esposizione, inaugurata a febbraio, è stata allestita presso la biblioteca comunale (con il patrocinio del comune) ed ha offerto ai visitatori una originale collezione di fotografie di montagna di Paolo Capuzzo, socio del CAI di Padova e del locale Gruppo Alpini. “Questa esposizione nasce per la passione per la montagna di Paolo Capuzzo. Amante della fotografia, è grazie alla sua disponibilità che

possiamo ammirare paesaggi maestosi di una bellezza incontaminata” ha commentato l’ assessore alla cultura Marco Mazzucato.

“L’alpinismo deriva da un profondo legame dell’uomo con la natura, da un desiderio di mettersi alla prova nell’affrontare e superare una parete rocciosa, un ghiacciaio ed anche i propri limiti fisici e mentali. La sensazione di appagamento che ne deriva ti regala la serenità della vita vissuta all’aria pura, lontano dalle preoccupazioni della vita quotidiana”. (a.b.)

euro 612.698,39, proveniente principalmente dall’emissione di accertamenti IMU (circa n. 430) oltre che da riscossione di ruoli coattivi affidati alla concessionaria, contribuendo a mantenere in equilibrio il bilancio e ad evitare aumenti della pressione fiscale”. “Questo bilancio è il frutto di una gestione responsabile delle risorse pubbli-

che. Grazie a una pianificazione attenta, riusciamo ad aumentare i servizi ai cittadini, sostenere le fasce più deboli e garantire trasparenza e stabilità nei conti comunali, confermando che Albignasego può continuare ad essere un comune virtuoso” ha concluso Mazzucato.

Andrea Benato
Gregori Bottin

la rimozione dei ponteggi dall’ex canonica

Svelato il volto del nuovo municipio

I l municipio torna a mostrarsi nel cuore di Casalserugo. Dopo tanti mesi di cantiere, sono state tolte le impalcature dall’ex canonica, che si prepara a diventare la nuova sede municipale. I ponteggi sono stati completamente rimossi e finalmente si può rivedere l’edificio nella sua forma e nella sua bellezza originale. Il passo successivo è stata l’installazione dei nuovi serramenti, completando così la sistemazione strutturale dell’immobile. Ora il progetto entra nella sua fase conclusiva, che riguarderà la riqualificazione della piazza antistante: saranno posate le nuove pavimentazioni, rifatti i marciapiedi e realizzate tutte le finiture necessarie a rendere l’area un luogo accogliente. Un intervento di grande importanza finanziato attraverso i fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Siamo davvero agli ultimi passi – dichiara il sindaco Matteo Cecchinato – Ancora un po’ di pazienza e il nostro centro tornerà a vivere con un volto nuovo. E sono sicuro che ci prenderemo anche qualche giorno per festeggiare insieme questa bellezza ritrovata”.

Il restauro della ex canonica non rappresenta un intervento isolato, ma è parte integrante di una strategia più ampia di rigenerazione urbana che mira a valorizzare l’intero centro storico di Casalserugo. L’immobile, la cui storia risale al 1877,

è un esempio pregevole di palazzetto veneto, perfettamente integrato nel tessuto edilizio di fine Ottocento. Strutture di questo tipo non erano solo residenze per i parroci, ma veri e propri presidi sociali per la comunità. L’obiettivo dell’amministrazione è proprio quello di recuperare questa funzione vitale, restituendo al palazzo il suo ruolo di luogo di incontro e di rappresentanza civica. I lavori hanno richiesto una grande attenzione tecnica, procedendo di concerto con la Soprintendenza per preservare i caratteri originali della struttura. La fase strutturale ha visto il consolidamento delle fondamenta, il rifacimento dei solai e la messa in

sicurezza della copertura. Il fulcro dell’intero intervento sarà la nuova sala destinata a ospitare il Consiglio comunale, un ambiente di grande suggestione architettonica caratterizzato dalle arcate che sostengono le capriate in legno originali. Questo spazio diventerà il cuore pulsante dell’attività amministrativa, coniugando memoria storica e funzionalità moderna.

“Questo restauro è la testimonianza tangibile dell’impegno profuso per tutelare le radici identitarie di Casalserugo, trasformando un pezzo di storia locale in un investimento concreto per le generazioni future” aggiunge il sindaco.

Cristina Salvato

Riaperto l’ufficio postale dopo i lavori di ammodernamento

L’ufficio postale di Casalserugo ha ripreso la sua attività, al termine dei lavori di ammodernamento curati da Poste Italiane nell’ambito del progetto Polis. La struttura ha riaperto i battenti, tornando a offrire il normale servizio alla comunità locale secondo i consueti orari, ovvero dal lunedì al venerdì dalle 8.20 alle 13.35 e il sabato mattina dalle 8.20 alle 12.35. In merito all’installazione dello sportello ATM Postamat, Poste Italiane ha chiarito che l’intervento rimane previsto all’interno del medesimo progetto Polis, ma che la sua realizzazione avverrà in un secondo momento, in base alla programmazione dei fornitori e alle tempistiche tecniche del piano. L’amministrazione comunale, pur non avendo competenza diretta su queste specifiche opere programmate dall’azienda, ha mantenuto in quei mesi un dialogo costante con i referenti di Poste Italiane per monitorare l’andamento del cantiere e informare tempestivamente i cittadini su ogni evoluzione. Il sindaco ha voluto ringraziare la cittadinanza per la pazienza dimostrata durante l’intero periodo di chiusura, confermando la piena disponibilità a raccogliere segnalazioni o fornire ulteriori chiarimenti. Il ritorno alla piena operatività dello sportello ha segnato un passo importante per il ripristino di un presidio essenziale per il territorio, garantendo nuovamente l’accesso ai servizi postali e finanziari fondamentali per la vita quotidiana dei residenti di Casalserugo. (CRI.S.)

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Casalserugo in fiore: 29 marzo torna la grande festa di primavera

Casalserugo si prepara a vivere una domenica all’insegna dei colori, della convivialità e della voglia di stare insieme. Il prossimo 29 marzo, dalle ore 9.00 alle 20.00, via Umberto I sarà chiusa al traffico e si trasformerà in un grande viale fiorito per la Mostra Mercato del Florovivaismo, un appuntamento pensato per animare il paese e valorizzare le attività commerciali e associative del territorio. Per un’intera giornata cittadini e visitatori potranno passeggiare tra gli stand dedicati alla floricoltura e all’artigianato locale, lasciandosi avvolgere da profumi

e colori primaverili in un clima di festa che punta a riportare vitalità nel cuore di Casalserugo e a sostenere concretamente il tessuto economico locale. Non mancheranno le proposte per i più piccoli: in Piazza Cesarotto sarà presente il Luna Park, mentre nel pomeriggio lungo via Umberto I° Alessia e Federico di “H2O Bolle” porteranno il loro spettacolo itinerante di bolle di sapone, capace di incantare grandi e bambini con effetti suggestivi e momenti di puro divertimento. A completare la giornata ci penserà la Pro Loco di Casalserugo che, nella

piazzetta ex farmacia, allestirà uno spazio gastronomico ricco di proposte sfiziose: dalle 11.00 alle 19.00 saranno disponibili panini, piadine, salsicce, hamburger e patatine fritte fumanti, accompagnati da birre e bibite. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di creare occasioni di incontro, rafforzare il legame tra comunità e attività locali e rendere sempre più vivo e attrattivo Casalserugo e Ronchi, invitando famiglie e visitatori a trascorrere una giornata di primavera all’aria aperta nel segno della partecipazione e della condivisione.

Rifiuti, Casalserugo accelera: più differenziata oggi, tariffa puntuale dal 2027

Negli ultimi anni il Comune di Casalserugo ha intrapreso un percorso concreto per migliorare la gestione dei rifiuti e rendere il servizio più effi ciente, equo e sostenibile. Una scelta diventata necessaria se si considera che fi no a pochi anni fa la raccolta differenziata si attestava attorno al 50%, un livello troppo basso che esponeva il territorio anche al rischio di penalità con possibili ricadute sulle bollette. La svolta è partita nel 2020, quando l’Amministrazione ha avviato una profonda riorganizzazione del servizio, affi dandolo a un nuovo gestore e aderendo al Consiglio di Bacino Padova Centro. Da quel momento il sistema è diventato progressivamente più effi cace sia sotto il profilo operativo sia sotto quello dei controlli e della qualità della raccolta. Il lavoro fatto in questi anni ha prodotto benefi ci concreti anche dal punto di vista organizzativo ed economico. L’ottimizzazione del servizio ha permesso di rimodulare le frequenze di raccolta, aumentando in particolare i passaggi dedicati all’umido e al verde — soprattutto nei periodi estivi — e riducendo contestualmente la raccolta del secco indifferenziato. I risparmi generati da questa gestione più effi ciente sono stati reinvestiti per migliorare ulteriormente il servizio: è stato potenziato lo spazzamento delle strade e sono aumentate le giornate di raccolta straordinaria, come il sabato ecologico, molto apprezzato dalla cittadinanza.

A rafforzare questo percorso è arrivato il progetto finanziato con fondi PNRR per la digitalizzazione della raccolta, che ha previsto la sostituzione dei contenitori per utenze domestiche e attività produttive con bidoni dotati di tag identifi cativo. Un investimento importante che ha consentito di migliorare ulteriormente le performance del servizio e di preparare il terreno al prossimo passaggio evolutivo. Oggi i risultati sono evidenti. Casalserugo ha superato il 79% di raccolta differenziata e registra una produzione pro capite di rifiuto secco indifferenziato pari a 71 chilogrammi per abitante all’anno: numeri che fi no a poco tempo fa sarebbero stati diffi cilmente immaginabili. Un traguardo raggiunto grazie alle

scelte organizzative messe in campo ma anche, e soprattutto, alla crescente sensibilità dei cittadini, che stanno dimostrando grande attenzione nel differenziare correttamente.

Il prossimo passo sarà l’introduzione della tariffa puntuale, prevista a regime dal 2027. Si tratta di un sistema più equo che collega una parte della tariffa al numero di svuotamenti del secco indifferenziato effettuati da ciascun nucleo familiare. Una quota base resterà comunque compresa nella tariffa in funzione del numero dei componenti del nucleo, mentre eventuali conferimenti aggiuntivi verranno conteggiati separatamente. In questo modo si punta a premiare i comportamenti virtuosi e a responsabilizzare ulteriormente tutti gli utenti.

Per accompagnare questo cambiamento, tra la fi ne del 2026 e l’inizio del 2027 l’Amministrazione promuoverà una serie di incontri informativi rivolti alla cittadinanza, con l’obiettivo di spiegare nel dettaglio il funzionamento del nuovo sistema e rispondere a dubbi e domande.

Il percorso intrapreso in questi anni sta dando risultati concreti e incoraggianti. L’impegno dell’Amministrazione proseguirà nei prossimi mesi con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il servizio, contenere i costi e rendere Casalserugo sempre più un Comune attento all’ambiente e alla qualità della vita.

Invecchiamento Attivo,

Prevenire le malattie croniche e prolungare il benessere fisicopsichico e sociale

Si conclude con due serate di approfondimento dedicate alla salute e alla prevenzione il ciclo di incontri sull’Invecchiamento Attivo inserito nel progetto “Vivere attivamente la terza giovinezza”, coordinato dalla Cooperativa Un Mondo di Gioia. Gli appuntamenti sono in programma venerdì 17 e venerdì 24 aprile alle ore 20.30 in Sala Consigliare e rappresentano l’ultimo momento di un percorso che, nelle scorse settimane, ha coinvolto la cittadinanza con l’obiettivo di promuovere una cultura dell’invecchiamento consapevole, partecipato e in salute. Relatori delle due serate saranno la Dottoressa Deborah Dal Porto e il Dottor Francesco Benetti, farmacista, che guideranno il pubblico in un approfondimento dedicato alla prevenzione delle malattie croniche e alla promozione di uno stile di vita capace di sostenere nel tempo il benessere fisico, psicologico e sociale. L’invecchiamento attivo non è soltanto un tema sanitario, ma una vera e propria prospettiva culturale: significa investire nella prevenzione, nella corretta informazione, nella socialità e nella qualità della vita, valorizzando quella che oggi viene sempre più spesso definita “terza giovinezza”.

«Promuovere iniziative come questa – sottolinea l’Assessore alle Pari Opportunità, Giulia Bettella –significa prendersi cura della nostra comunità. L’invecchiamento attivo è una risorsa, non un limite: è un’opportunità per continuare a sentirsi parte viva e protagonista della società. Come Amministrazione crediamo molto in questi percorsi, perché la salute non riguarda solo l’aspetto fisico, ma anche quello relazionale e sociale».

Le serate sono aperte a tutta la cittadinanza e rappresentano un’importante occasione di informazione e confronto, a conclusione di un progetto che ha messo al centro la persona e il valore del benessere lungo tutto l’arco della vita.

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Casa. Previsto nel Piano di Zona l’inserimento di 90 posti letto

La città punta al co-housing

L’invecchiamento della popolazione è una realtà che interessa sempre più anche il nostro territorio. Aumenta l’aspettativa di vita e cresce il numero delle persone anziane che, pur mantenendo una buona autonomia, vivono sole o sentono il bisogno di un contesto abitativo più sicuro e ricco di relazioni. Accanto alla necessità di strutture per anziani non autosufficienti, emerge infatti sempre di più la richiesta di soluzioni abitative pensate per chi è ancora autonomo ma desidera vivere in un ambiente protetto e socialmente attivo.

In questa direzione si inserisce un risultato significativo ottenuto nelle scorse settimane: nel Piano di Zona è stata prevista la possibilità di realizzare 90 posti letto destinati a residenze per anziani autosufficienti. Si tratta di un passaggio importante che consentirà ora di avviare la fase di progettazione e di valutare l’interesse di operatori specializzati nella realizzazione e gestione di queste strutture. Il modello a cui si guarda è quello del co-housing per la terza età, una soluzione abitativa che negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia. In queste residenze gli anziani vivono in piccoli appartamenti indipendenti, mantenendo la propria autonomia e privacy, ma inseriti in un contesto comunitario dove sono presenti spazi comuni,

servizi di supporto e opportunità di socializzazione. L’obiettivo è permettere alle persone di continuare a vivere in modo autonomo, ma senza isolamento, favorendo relazioni quotidiane, attività condivise e una maggiore sicurezza.

All’interno di queste strutture possono trovare spazio servizi pensati per migliorare la qualità della vita degli ospiti, come attività ricreative e culturali, momenti di socialità, supporto leggero nelle attività quotidiane, servizi di assistenza e ambienti dedicati al benessere e all’invecchiamento attivo. Esperienze già avviate in diverse realtà dimostrano come questo modello contribuisca a contrastare la solitudine, a mantenere attive le relazioni sociali e a prevenire situazioni di fragilità legate all’isolamento.

L’inserimento di questi 90 po-

sti nel Piano di Zona rappresenta quindi il primo passo di un percorso che l’amministrazione comunale intende seguire con attenzione, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità di welfare territoriale e rispondere in modo concreto ai cambiamenti demografici della nostra comunità.

“Stiamo lavorando per programmare oggi le risposte ai bisogni di domani – dichiara il sindaco Matteo Cecchinato – L’invecchiamento della popolazione richiede nuove soluzioni e modelli abitativi capaci di garantire autonomia, sicurezza e relazioni. L’inserimento di questi posti nel Piano di Zona è un risultato importante che apre ora la strada alla fase progettuale. Sarà mia cura tenere informata la cittadinanza sugli sviluppi di questa iniziativa”

Cristina Salvato

In arrivo un dispensario farmaceutico a Ronchi

L’amministrazione comunale di Casalserugo ha avviato l’iter per l’apertura di un dispensario farmaceutico nella frazione di Ronchi. La Giunta comunale ha approvato la delibera con cui viene chiesto alla Regione Veneto il parere necessario per poter attivare il servizio. Il dispensario farmaceutico rappresenta un punto di distribuzione dei farmaci collegato a una farmacia già esistente e consente ai cittadini di ritirare medicinali e prodotti sanitari senza doversi spostare verso altri centri. Si tratta quindi di un servizio particolarmente utile per le persone anziane e per chi incontra maggiori difficoltà negli spostamenti.

L’iniziativa nasce dalla volontà dell’amministrazione comunale di rafforzare i servizi di prossimità e di garantire anche alla frazione di

Ronchi un presidio importante per la salute e la vita quotidiana della comunità. Il progetto è stato reso possibile anche grazie alla dispo-

nibilità della farmacia di Casalserugo, l’Antica farmacia All’Angelo, che ha manifestato la volontà di ampliare la propria attività per offrire questo servizio alla frazione.

“La decisione nasce dalla volon-

Piccoli appartamenti in un unico complesso con spazi e servizi comuni

tà dell’amministrazione comunale di rafforzare i servizi di prossimità – spiega il sindaco Matteo Cecchinato –. Per molte persone, soprattutto anziani, poter contare su un servizio farmaceutico vicino a casa significa avere un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni. Questo intervento vuole essere anche un segnale di attenzione verso la frazione di Ronchi, perché mantenere e rafforzare i servizi significa sostenere la vita delle nostre comunità”. Il Comune è in attesa dell’autorizzazione da parte della Regione Veneto: nel frattempo sta predisponendo, in collaborazione con l’Antica farmacia All’Angelo di Casalserugo, tutto quanto necessario affinché il servizio possa essere attivato nel più breve tempo possibile una volta ottenuto il via libera. (CRI.S.)

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La trasformazione. L’edificio storico guadagna due classi di efficienza mentre il prestito si sposterà

Rivoluzione green per la biblioteca

Èun intervento atteso quello che il sindaco di Maserà, Gabriele Volponi, ha annunciato per l’edificio dell’ex municipio, un cantiere che segna una svolta decisiva per la sostenibilità della biblioteca comunale che vi ha sede. I lavori di efficientamento energetico, pronti a partire nel mese di maggio, rappresentano una sfida ambiziosa che mira a trasformare un palazzo storico in un modello di risparmio e modernità. L’operazione è stata resa possibile grazie a un massiccio finanziamento derivante dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che andranno a coprire la quota più consistente dell’appalto totale, fissato a 350 mila euro, mentre la restante parte della spesa sarà garantita direttamente dalle casse comunali. Questo investimento non è solo una manutenzione necessaria, ma una vera e propria scommessa sul futuro della sostenibilità e del risparmio pubblico. Il cuore del progetto prevede il rifacimento completo della copertura del tetto, dove verranno posizionati pannelli fotovoltaici di ultima generazione per la produzione di energia pulita. Contemporaneamente si interverrà sulla coibentazione delle pareti esterne, creando un cappotto termico che permetterà all’edificio di salire di ben due classi nel ranking dell’efficientamento energetico. Al termine degli interventi tecnici, l’ex municipio sarà inoltre completamente ridipinto esternamente, restituendo decoro a uno dei palazzi più significativi della comunità. Un cantiere così invasivo richiederà tuttavia dei sacrifici logistici necessari per garantire la sicurezza del patrimonio librario e degli operai. La biblioteca rimarrà infatti chiusa per l’intera durata dei lavori, con migliaia di volumi che verranno staccati dalle pareti e accuratamente protetti da appositi teli in nylon. Lo spostamento fisico dell’intera collezione è stato giudicato impensabile per ragioni di costi e di integrità dei testi, optando dunque per una blindatura in loco che preservierà la collezione dalla polvere e dalle vibrazioni del cantiere.

Per tutta la durata dell’estate, purtroppo, non sarà possibile usufruire delle aula studio, spazi vitali per i molti studenti della zona, né della sala solitamente adibita

alla celebrazione dei matrimoni. Tuttavia, l’amministrazione ha studiato un piano alternativo per non lasciare i lettori senza le proprie passioni. Il servizio di prestito non si arresterà del tutto ma si sposterà in Corte Da Zara, dove la consegna dei libri avverrà esclusivamente su prenotazione. Grazie all’integrazione del comune nella rete bibliotecaria padovana, il sistema sarà in grado di sopperire all’indisponibilità temporanea dei volumi interni. Invece di attingere dal catalogo locale, che resterà sigillato sotto le protezioni, la biblioteca si farà prestare i titoli richiesti dalle altre strutture del circuito provinciale.

Ostacoli per il nuovo centro: il sindaco tira dritto

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Nonostante l’adesione quasi totale della cittadinanza interessata, il sindaco di Maserà, Gabriele Volponi, non nasconde l’amarezza per l’ostruzionismo di una esigua minoranza che rischia di rallentare un’opera strategica da un milione di euro. Su centosette proprietari coinvolti dagli espropri necessari al rifacimento del centro cittadino, solo in tre hanno scelto di non firmare l’accordo, costringendo l’amministrazione a procedere con l’esproprio coattivo. Questa resistenza immotivata comporterà un aggravio di costi pari a circa diecimila euro per le pratiche di immissione in possesso e un ritardo di circa venti giorni sulla tabella di marcia originale. Il sindaco ha sottolineato come la visione di pochi abbia prevalso sull’interesse generale, parlando apertamente di una cura del proprio orticello che danneggia la collettività. Tra i casi citati, spicca la mancata firma di un cittadino che pretendeva due posti auto privati, una richiesta che avrebbe sottratto spazio vitale ai parcheggi per i clienti dei negozi limitrofi. Altrettanto inspiegabile appare la posizione di un commerciante, proprietario solo per un dodicesimo, che ha vanificato il parere positivo degli altri undici condomini senza saper fornire una motivazione valida alla sua scelta negativa. Nonostante questi intoppi burocratici, l’amministrazione conferma che il progetto andrà avanti regolarmente. L’opera, che beneficia di un contributo SISUS di 350 mila euro, trasformerà radicalmente il centro con nuove piste ciclabili, marciapiedi protetti, carreggiate rimesse a nuovo e un sistema di parcheggi funzionale. “Sono convinto” –commenta il sindaco Volponi –“che a lavori conclusi il risultato sarà una vera opera d’arte urbana. Ringrazio sentitamente i centoquattro proprietari che, firmando tempestivamente, hanno dimostrato di avere a cuore il bene della comunità”. (cris. s.)

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Ecco il piano asfalti per il 2026

AMaserà nella frazione di Bertipaglia è in programma un massiccio piano di asfaltature che migliorerà sensibilmente la sicurezza e la percorribilità di alcune delle arterie più sollecitate del territorio comunale. L’amministrazione ha già assegnato gli appalti per un primo pacchetto di interventi dal valore complessivo di 150 mila euro, una cifra che testimonia l’attenzione costante verso il decoro urbano e la manutenzione delle infrastrutture viarie. I cantieri sono ormai imminenti e, secondo le previsioni tecniche, le macchine asfaltatrici entreranno in funzione tra la fine di marzo e i giorni immediatamente successivi alla Pasqua, approfittando del progressivo miglioramento delle condizioni meteorologiche necessario per la corretta posa del manto stradale. Le zone interessate da questa prima fase di lavori riguarderanno diversi punti strategici della viabilità locale. In particolare, verranno rimesse a nuovo via Chiusure e via Rovere, oltre al primo tratto di via Marinetti. Interventi significativi sono previsti anche in via Roma, nel segmento compreso tra l’intersezione con bosco Calvi e via Lion. Si tratta di aree che da tempo necessitavano di un intervento strutturale a causa dell’usura e del naturale deterioramento della superficie. Ogni anno il Comune investe in un pacchetto di asfaltature cercando di dare priorità alle situazioni più danneggiate e ammalorate,

operando una scelta ponderata per distribuire le risorse dove il bisogno di sicurezza è più urgente per i cittadini e per chi transita quotidianamente in queste zone. Un capitolo a parte merita la situazione di via Bolzani, una delle strade più lunghe e complesse del territorio. In questo caso, l’amministrazione ha previsto una riasfaltatura completa che avverrà tra i mesi di ottobre e novembre, seguendo una logica di pianificazione che si intreccia con lo sviluppo economico dell’area. Come confermato dal sindaco Gabriele Volponi, una

parte consistente dei lavori su questa via sarà infatti a carico della realizzazione del nuovo polo logistico ormai imminente. L’insediamento dell’hub delle Poste Italiane porterà con sé opere compensative fondamentali per la viabilità circostante. L’amministrazione comunale deve ora portare in Giunta l’aggiornamento progettuale definitivo, un passaggio burocratico essenziale per dare il via ufficiale alla gara di appalto e, di conseguenza, all’apertura del cantiere.

Cristina Salvato

Un tesoro di carta racconta la città

È stato grazie a un’accurata analisi condotta da Ennio Chiaretto dell’associazione Casalserugo e dintorni che è stato riportato all’attenzione pubblica un importante documento storico: il congedo austriaco del soldato Vincenzo Grassivaro, detto Garbo, risalente al 1859. Si tratta di una grande pergamena di circa 58x44 centimetri, intitolata Abschied (congedo), che porta in alto l’aquila bicipite, simbolo dell’Impero austriaco. Il testo, redatto interamente in tedesco, certifica il congedo di Vincenzo, nato a Maserà e di religione cattolica, all’età di 22 anni. Dal documento emerge che prestò servizio come soldato semplice nella fanteria imperiale, assegnato al primo battaglione di stanza a Verona, per la durata di un anno, sette mesi e cinque giorni, ottenendo un rilascio regolare e privo di note disciplinari. La famiglia Grassivaro è stata un pilastro della comunità fino al secondo Novecento, specialmente a Bertipaglia, dove ancora oggi si conservano i resti della loro villa. Il nonno di Vincenzo, omonimo, gestiva insieme a Giuseppe Lorigiola il pio istituto elemosiniere, e fu proprio in quella corte, celebre un tempo per i suoi aranceti, che sorse la “tribù”, edificio destinato a scuole e case popolari. Il documento di Vincenzo si colloca in un momento cruciale: dopo la fine della seconda guerra d’indipendenza, il giovane fu liberato dagli obblighi di leva, pur essendo stato inquadrato nell’esercito in una fase di transizione politica epocale che vedeva il Veneto restare sotto Francesco Giuseppe mentre la Lombardia passava ai Savoia. Il valore del reperto è accresciuto dai numerosi timbri e annotazioni sul retro, che ricostruiscono la sua storia burocratica. (CRI.S.)

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L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.

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Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.

L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)

Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452 oppure scrivendo all’indirizzo email padova@associazionelagunari.it www.associazionelagunari.it

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Il concerto. Un cambio di rotta deciso rispetto al passato che sta ottenendo un ottimo riscontro dalla cittadinanza

Maserà scommette sulle iniziative culturali

M algrado il freddo pungente, la sala Corte da Zara di Maserà era piena, tutti in prima fila per assistere al concerto Armonie d’Inverno. Protagonisti i giovani studenti di pianoforte di Padovarte Musica, seguiti da Antonella Fiani, che hanno eseguito studi tratti dai loro metodi didattici ed un brano di propria composizione della durata di un’ora e mezza.

L’evento è stato patrocinato dal Comune di Maserà grazie all’energico vicesindaco con delega alla cultura Silvia Borghetto, che fin dall’inizio del suo mandato ha promosso un’importante serie di iniziative per rivitalizzare la cultura nel territorio. Padovarte Musica da tempo collabora con il comune per organizzare momenti culturali per la cittadinanza, vista anche la presenza di una sede proprio a Maserà. “Prossimamente - anticipa il presidente Alberto Menegazzo - si porterà avanti la possibilità di creare momenti di performance musicale per i ragazzi, oltre a creare un polo didattico innovativo presso le scuole Ex-Mazzini. Il prossimo appuntamento sarà un

concerto in piazza il lunedì di Pasquetta, stavolta con gli allievi di musica pop&rock.”

Armonie d’inverno ha dunque riscosso un grande interesse da parte del pubblico, ma non è l’unica iniziativa che ha animato la stagione culturale invernale di Maserà. Come anticipato dal presidente Menegazzo, l’interesse del vicesindaco Borghetto alle manifestazioni ha dato una svolta al tempo libero della città, avvicinando persone di ogni età in progetti ed eventi pensati per tutti.

“Io provengo dal mondo degli eventi, fanno parte del mio percorso professionale, e proprio per questo il sindaco Gabriele Volponi mi ha scelto come assessore, dal momento che desiderava imprimere una svolta alla vita culturale di Maserà” spiega Borghetto, facendo un bilancio di quanto realizzato finora e di ciò che è in programma nei prossimi mesi.

“Le attività sono davvero tante, l’offerta spazia molto, dai concerti agli incontri letterari, dai gruppi che discutono di filosofia fino al teatro. Tutto questo naturalmen-

te comporta fatica e impegno ma stiamo ottenendo buoni risultati e per me questo più che un lavoro è una missione. Sottolineo inoltre che ogni attività, specie quelle all’aperto su spazi pubblici, richiede la collaborazione con le Forze dell’Ordine affinché tutto si svolga nella massima sicurezza” precisa ancora Borghetto. Tra gli eventi passati di maggiore successo, il vicesindaco ricorda il tributo a Mina, a gennaio, che ha registrato il tutto esaurito. A febbraio è stato protagonista il teatro con una rivisitazione di un grande

La propaganda del prestito nazionale nella Grande Guerra

Strumenti di comunicazione fondamentali fra i soldati al fronte e le famiglie, ma anche potenti mezzi di propaganda, in un’epoca in cui buona parte della popolazione era analfabeta e immagini evocative valevano più di molte parole, le cartoline del prestito nazionale sono protagoniste della mostra “La propaganda del prestito nazionale della Grande Guerra” ospitata presso il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Padova fino al prossimo 28 giugno.

La mostra, promossa dalla Regione del Veneto e dall’assessorato alla Cultu-

ra del Comune di Padova e realizzata in collaborazione con il Memoriale Veneto Grande Guerra (MeVe) di Montebelluna, è parte di un progetto più ampio che comprende altre esposizioni dedicate alla comunicazione in periodo di guerra, visitabili in diverse città venete. La mostra padovana è incentrata su una selezione di cartoline donate al Museo da Emilio Zunica Lavagna nel 2025 che raccontano un capitolo importante della storia del secolo scorso, quando le cartoline venivano usate non solo per gli scambi epistolari ma anche come mezzi di persuasione, essenziali

classico come Romeo e Giulietta in chiave western, proposta dalla compagnia teatrale l’Archibugio che da anni collabora con il comune di Maserà. Sempre a febbraio è andata in scena una serata di grandi emozioni per riascoltare e rivivere le più belle colonne sonore dei film con musica dal vivo. Marzo si è invece aperto con un tuffo nel passato grazie a Emozioni di altri tempi, un’esibizione di balli storici dell’Ottocento a cura della Società di Danza Circolo Padovano, sempre presso la Sala Polivalente Corte da Zara. Aprile

per convincere la popolazione a finanziare lo sforzo bellico. Realizzate da alcuni dei migliori artisti e illustratori del tempo nei maggiori stabilimenti grafici ed editoriali nazionali, le cartoline rappresentavano temi familiari e simboli patriottici e si caratterizzavano per i colori accattivanti e la comprensibilità dei messaggi. Uno strumento in grado di unire informazione economica e la capacità di suscitare emozioni in chi le guardava, queste cartoline sono una testimonianza del ruolo giocato dalla propaganda durante la Grande Guerra. (f.t.)

sarà invece segnato dai concerti di Pasquetta e di primavera; e a proposito di primavera si rinnova la tradizionale festa il terzo weekend del mese. Infine (si fa per dire) per gli amanti della lettura continuano le presentazioni di libri e le letture animate per i più piccoli presso la biblioteca comunale. L’invito dell’amministrazione è quello di seguire i canali social o il sito del comune per restare aggiornati sulle prossime iniziative, che, c’è da scommettere, non mancheranno.

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Andrea Benato

L’analisi. Per i padovani a basso reddito l’integrazione sociale appare oggi fragile e instabile

La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale

ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie

Il tessuto economico e sociale di Padova e della sua provincia sta attraversando una mutazione profonda e silenziosa, una trasformazione che mette a nudo una realtà drammatica in cui la povertà non è più sinonimo di esclusione dal mercato del lavoro, ma colpisce con forza crescente anche chi un’occupazione ce l’ha già stabilmente. L’analisi degli indicatori economici locali evidenzia con chiarezza l’emergere dei cosiddetti “nuovi poveri”, ovvero quella vasta platea di lavoratori a basso reddito la cui integrazione sociale appare oggi estremamente fragile e instabile a causa di una erosione costante delle basi materiali del vivere quotidiano, un quadro reso ancora più allarmante dai dati recenti sul potere d’acquisto dei cittadini padovani che, negli ultimi cinque anni, hanno visto i salari reali subire una contrazione media dell’8%.

Questo dato diventa ancora più critico nel comparto del terziario e dei servizi, dove le perdite del valore reale degli stipendi raggiungono punte del 10%, alimentate dall’assenza di un rinnovo puntuale dei contratti collettivi nazionali e da un sistema fiscale che non tiene adeguatamente conto dell’inflazione accumulata, finendo per tutelare le rendite di posizione a discapito del lavoro dipendente.

In questo scenario, l’integrazione dei lavoratori è resa ancor più precaria dall’emergenza casa, che rappresenta oggi il principale punto di rottura sociale nel territorio poiché l’accesso a un alloggio dignitoso a costi sostenibili è diventato un miraggio per migliaia di famiglie. Proprio in risposta a questo disagio, nel gennaio 2025 è stato lanciato un appello fondamentale per la costituzione di un Fondo specifico per l’Abitare,

volto a dare risposte concrete a un’emergenza che non è più solo congiunturale ma strutturale.

L’iniziativa si è tradotta in un progetto concreto che vede la collaborazione sinergica di più attori istituzionali coordinati dal Comune di Padova, con l’obiettivo prioritario di intercettare le fragilità sociali prima che sfocino in una esclusione totale e irreversibile, correggendo con urgenza uno squilibrio profondo che vede la rendita erodere il valore reale del reddito da lavoro e rendendo l’abitazione un ostacolo insormontabile.

Per rispondere a questa sfida, le linee guida per il futuro devono puntare a una riforma strutturale del valore del lavoro e della protezione sociale attraverso pilastri fondamentali quali la giustizia salariale, garantita da un salario minimo legale e dal rinnovo dei contratti, una rinnovata respon-

sabilità sociale d’impresa per la creazione di valore condiviso e un welfare aziendale e territoriale inteso come modello sussidiario per supplire alle carenze del settore pubblico, supportando le famiglie e intercettando il disagio giovanile. In conclusione, la visione per una Padova più equa lega indissolubilmente la coesione sociale alla sicurezza economica, nella

A tavola Padova si scopre “città del mondo”: boom della ristorazione etnica e tradizione

Non serve più compiere il giro del mondo in ottanta giorni come Phileas Fogg per assaporare culture lontane, poiché oggi nel cuore di Padova e della sua provincia il mappamondo dei sapori è a portata di mano grazie a un’offerta gastronomica che conta oltre sessanta attività internazionali. Secondo le recenti analisi sul settore del commercio locale, la città sta vivendo una vera e propria metamorfosi culinaria dove le strade del centro e della cintura urbana ospitano una sorta di assemblea delle Nazioni Unite del gusto.

Dalle zuppe di noodle giapponesi allo zighinì eritreo, passando per il borsch russo, le specialità messicane, greche e cinesi, i

padovani dimostrano una curiosità sempre crescente verso ingredienti lontani dalle tradizioni locali. Questa esplosione di varietà riflette l’anima internazionale di una città universitaria e turistica dove la presenza di studenti e residenti stranieri ha fatto fiorire cucine da ogni angolo del pianeta, rendendo ormai familiare ciò che un tempo era considerato esotico. Tuttavia, nonostante l’avanzata delle spezie e dei piatti fusion, il cuore culinare del territorio non accenna a cedere il passo, con trattorie, osterie e locali tipici che resistono con vigore come canne al vento. Se da un lato il pubblico cerca la novità per soddisfare il palato e la curiosità, dall’altro si registra un forte e costante ritorno alle

consapevolezza che una comunità è realmente sicura non solo attraverso il controllo dell’ordine pubblico, ma soprattutto quando riduce le disuguaglianze, offre un lavoro dignitoso e non lascia indietro nessuno, poiché senza una base solida di giustizia sociale non può esistere alcuna sicurezza duratura per il territorio padovano. Vincenzo Gottardo

locale ben radicata

pietanze del tempo che richiamano la casa e le memorie d’infanzia. I piatti della tradizione euganea, come i celebri bigoli all’anatra, il baccalà alla vicentina, il musetto, la pasta e fagioli e la faraona con la polenta, rimangono simboli di un’identità culturale che né il tempo né le mode riescono a scalfire. Il fenomeno evidenzia dunque una convivenza virtuosa in cui l’offerta etnica non sostituisce quella locale ma ne stimola indirettamente la qualità e la specificità, confermando Padova come un laboratorio gastronomico dove il comfort food veneto e l’innovazione internazionale viaggiano su binari paralleli per intercettare un pubblico globale sempre più esigente e consapevole. (v.g.)

ed successo -

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Nasce a Padova il “Negozio delle Idee”: inaugurazione il 18 aprile

Un appuntamento centrale sarà il realizzato in coll’Istituto di Istruzione

Superiore Giovanni Valle

UVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

. Il concorso, aperto a tutti i cittadini dai 14 ai 99 anni, intende valorizzare e reinterpretare il patrimonio urbano, artistico e architettonico della , dai murales alle Ville Liberty, passando per le trasformazioni urbane e le relazioni sociali che caratterizzano i quartieri di Borgomagno, Isola di Torre, Mortise, Sacro Cuore, Ar-

il mosso dal va, pensato per rivitalizzare una zona urbana oggi poco valorizzata e offrire alla comunità un punto di incontro, scambio culturale e confronto creativo.

Ogni partecipante può inviare fino a tre fotografie, sia in formato cartaceo (30x40 cm) sia digitale (JPEG), con l’indicazione del nome dell’autore e della localizzazione dello scatto. Le opere saranno valutate da una giuria di esperti tre esposte in mostra pubblica presso il creduto nel progetto e nella sua capacità

Uno spazio creativo e culturale all’Arcella per valorizzare il quartiere, coinvolgere cittadini, artisti e associazioni locali

L’idea nasce dall’esperienza diretta del fondatore, tato come l’iniziativa sia stata motivata dal desiderio di ridare vita alla San Carlo, merciale ormai parzialmente dismesso.

“L’obiettivo re gli spazi sfitti e degradati, trasformandoli in un punto di riferimento culturale per il quartiere. Vogliamo creare un centro socio-culturale aperto a tutti, dove cittadini, associazioni e artisti possano sperimentare, esporre e confrontarsi”.

L’APP

Il progetto del Negozio delle Idee prevede non solo uno spazio espositivo, ma anche un calendario di iniziative culturali e artistiche: mostre di pittura, lavori di ceramisti e vetrai locali, presentazioni di libri, incontri scientifici e astronomici. Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani e alle nuove generazioni, con laboratori e attività volte a stimolare creatività, partecipazione e senso civico.

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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni

Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come

scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti

L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione

”La

presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.

cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”

Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale

Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.

Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?

Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-

muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.

In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?

Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.

A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-

nazionale?

La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.

Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?

Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.

Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non

teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?

Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.

Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?

È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.

Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?

Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.

Valeria Mantovan

Bilancio veneto. Facciamo il punto con l’assessore regionale Giacinti: “Approvazione ad inizio aprile”

“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”

“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”

I

n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.

Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?

Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un

principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti. La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?

Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-

ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio.

Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?

Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.

E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?

I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando

L’assessore regionale Filippo Giacinti

verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?

Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.

Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?

Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali

“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare

servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.

Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.

Manildo critica anche la comunicazione

a rischio

della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.

Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.

Ambiente. L’assessore

Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni

Il Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.

“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-

bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.

Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.

Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.

Infine, il piano conferma il sup-

porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.

Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio

Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.

Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Giulia Torni Tecnico LILT Padova
Elisa Venturini

L’artista. Padovano, ha reinventato l’immaginario pop ed espone il tutto il mondo

Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”

“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”

Per molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.

Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?

Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non

era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.

A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?

La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-

ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.

Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo

mondo?

Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.

Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)

Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Sostenibili per scelta. Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio

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Da oltre dieci anni Despar Nord integra la sostenibilità nella propria strategia di sviluppo, coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni ambientali, investimenti in tecnologie efficienti, energia rinnovabile, economia circolare e mobilità sostenibile

“Sla sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge

Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile

Despar

Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione

protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.

Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.

Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-

Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività. A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.

Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collabora-

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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss

Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.

Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.

All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.

Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.

Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-

ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.

Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.

Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.

A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese

di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.

A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.

L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:

1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;

2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;

3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;

4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;

5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;

6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;

7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;

8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;

9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.

L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.

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L’intervento. Sarà sempre più stretto il rapporto tra le due realtà sanitarie della provincia

Il nuovo DG Paolo Fortuna: «L’Azienda Ospedaliera rafforzerà la collaborazione con territorio e Università»

Ai nostri microfoni il nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova sottolinea il ruolo formativo e strategico della sanità padovana ella rete regionale

La centralità di Padova nel sistema sanitario veneto, il ruolo della formazione universitaria e il rafforzamento delle collaborazioni con il territorio. Sono questi i temi al centro della prima dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Veneto24 da Paolo Fortuna, nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. Partendo dal ruolo geografico e strategico del capoluogo euganeo, Fortuna evidenzia come Padova rappresenti prima di tutto un grande polo formativo per il sistema sanitario.

«Padova è innanzitutto una realtà formativa – spiega –. Qui si formano non solo i medici e gli specialisti, ma anche

molte altre figure sanitarie che poi andranno a lavorare sul territorio. Questo aspetto è fondamentale perché significa contribuire direttamente alla crescita e al rafforzamento del sistema sanitario regionale».

La presenza dell’Università e della scuola di specializzazione rende infatti la città un punto di riferimento per la formazione di nuove professionalità, che successivamente saranno chiamate a operare nelle strutture ospedaliere e territoriali del Veneto.

Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’Azienda Ospedale–Università di Padova all’interno della rete assistenziale locale. «Oggi l’azienda ospedaliera è

l’unico grande ospedale della città – sottolinea Fortuna – e fornisce assistenza anche a molti cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss 6 Euganea».

Per questo motivo il rapporto tra le due realtà sanitarie è destinato a essere sempre più stretto. «L’interazione con l’Ulss è fondamentale – spiega –. Si tratta soprattutto di rafforzare percorsi di collaborazione che in realtà esistono già, ma che possono essere ulteriormente sviluppati per migliorare l’organizzazione dell’assistenza».

Padova, inoltre, ospita importanti istituzioni sanitarie regionali che contribuiscono a rafforzare la rete della ricerca e della cura. Tra queste anche lo Iov – Istituto Oncologico Veneto, realtà di riferimento a livello regionale e nazionale. «La vicinanza dei cittadini a queste strutture le rende naturalmente più frequentate – osserva Fortuna – ma questo non significa che l’Azienda ospedaliera universitaria non sia aperta a tutto il territorio del Veneto e anche oltre».

Patrizia Benini nuova direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea

«Un ritorno a casa, con grande responsabilità»

Un ritorno alle origini, ma anche una nuova sfida per la sanità padovana. Patrizia Benini, appena nominata direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, ha commentato ai microfoni di Radio Veneto24 l’avvio del suo nuovo incarico, definendolo prima di tutto «un ritorno a casa».

«È un ritorno a casa – spiega – che affronto con molta soddisfazione e con molta gioia. Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma, ma anche gioia perché tornare in un ambiente che si conosce significa poter contare su interlocutori con cui si è già lavorato».

Un contesto familiare, dunque, ma che non riduce la complessità delle sfide da affrontare. «Quando si torna a casa è sempre un rischio – aggiunge – perché le aspettative sono alte. Tuttavia conoscere il territorio e le persone con cui si lavora rappresenta sicuramente un vantaggio nel momento in cui bisogna affrontare i problemi».

Tra i dossier più importanti sul tavolo della nuova direzione generale c’è il processo di riorganizzazione della sanità territoriale, un percorso che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto e che è legato anche agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Le tempistiche per la riorganizzazione del territorio sono le stesse per tutte le Ulss – chiarisce Benini – e riguardano in particolare l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, molti dei quali finanziati con il Pnrr».

Un passaggio chiave sarà quello del rafforzamento degli organici. «Stiamo lavorando molto sul reclutamento del personale – sottolinea – che rappresenta uno dei punti nodali, soprattutto per garantire la presenza medica all’interno delle Case della Comunità nelle ore diurne. A questo si affianca tutto il lavoro di integrazione con il territorio e con le altre strutture della rete sanitaria».

L’ospedale padovano rappresenta infatti una delle più grandi realtà sanitarie del Paese e continua ad attrarre pazienti da tutta la regione e da molte altre aree d’Italia. «Siamo una delle più grandi aziende ospedaliere italiane – conclude il di-

Per quanto riguarda invece il progetto del nuovo ospedale di Padova Est, la direttrice generale precisa che si tratta di una competenza dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. «È un tema che affronterà il collega – osserva – perché riguarda direttamente quell’azienda». Padova, però, riveste un ruolo particolare all’interno del sistema sanitario regionale. «È una realtà molto centrale dal punto di vista geografico e ha una grande fortuna: la presenza dell’Università e della facoltà di Medicina, che può rappresentare un vantaggio anche in termini di reclutamento delle risorse professionali».

Le criticità, tuttavia, sono simili a quelle che interessano molte altre aziende sanitarie italiane. «I problemi sono un po’ ovunque gli stessi – conclude Benini – e riguardano la riorganizzazione della rete ospedaliera, che deve essere sempre più qualificata, distribuita sul territorio ma anche efficiente».

In questo contesto sarà fondamentale il lavoro di rete con tutti gli attori del sistema sanitario locale.

rettore generale – e il nostro compito è continuare a garantire un servizio di alto livello non solo ai cittadini di Padova, ma a tutto il territorio regionale e nazionale».

«A Padova abbiamo l’Azienda ospedaliera universitaria e sono certa che i rapporti saranno ottimi. Conosco già il collega e abbiamo lavorato insieme in passato. Inoltre esiste una rete molto importante di privato accreditato, soprattutto per la specialistica, oltre alle quattro strutture ospedaliere presenti. Con tutti loro dovremo costruire una vera partnership».

L’obiettivo, conclude la nuova direttrice generale, resta uno solo: «dare risposte ai cittadini. È questo il compito principale della sanità pubblica».

Il taglio del nastro. A Padova inaugurato il cantiere del nuovo edificio destinato a ospitare laboratori avanzati

La Seconda Torre prende forma: al via i lavori dell’“Orizzonte della Ricerca”

Si è tenuta a Padova la posa della prima pietra della Seconda Torre dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, nuovo ampliamento destinato a diventare il cuore delle future attività scientifiche. La struttura, battezzata “Orizzonte della Ricerca”, ospiterà una Cell Factory di nuova concezione dedicata allo studio delle cellule RNA, delle CAR T e delle tecnologie di medicina personalizzata.

Alla cerimonia, svoltasi nel piazzale adiacente all’IRP in Corso Stati Uniti, hanno partecipato alcune centinaia di persone tra volontari, ricercatori e sostenitori. La benedizione della prima pietra è stata impartita da don Luca Facco, Vicario Episcopale della Diocesi di Padova. L’evento è stato anche l’occasione per la firma dell’Accordo Quadro che unisce Regione Veneto, Università di Padova, IOV, Azienda Ospedale-Università, Fondazione Cariparo, Fondazione Centro Nazionale Ricerca e Sviluppo terapia genica e Fondazione Città della Speranza per accelerare lo sviluppo di terapie avanzate.

Il fondatore e presidente IRP Franco Masello ha sottolineato che la Seconda Torre rappresenta «il prosieguo dell’impegno tra pubblico e privato per far sì che la ricerca diventi più velocemente farmaco». Masello ha ricordato il valore simbolico della nuova costruzione, definita «l’Orizzonte della Ricerca, verso il quale salperemo tutti insie-

me».

Il presidente della Fondazione Città della Speranza, Marino Finozzi, ha evidenziato che la nuova struttura «non è solo un cantiere, ma il simbolo della nostra nuova statura», ribadendo l’obiettivo di trasformare la parola “incurabile” in un ricordo del passato. Per l’Istituto di Ricerca Pediatrica, l’amministratore delegato Stefano Lupi ha rimarcato la crescita dell’attività scientifica e la necessità di nuovi spazi. Andrea Camporese, vicepresidente IRP e responsabile del progetto Cell Factory, ha indicato sostenibilità e rapidità come i due cardini del nuovo investimento, ricordando che le nuove terapie dovranno essere non solo efficaci, ma anche accessibili.

Il direttore scientifico dell’IRP, prof. Eugenio Baraldi, ha definito la Cell Factory «un patrimonio importante per la sanità veneta» e un esempio virtuoso di collaborazione strutturata tra pubblico e privato.

Il sindaco di Padova Sergio Giordani ha richiamato il valore simbolico della giornata, ricordando che «da soli si va veloci, ma assieme si va lontano» e ribadendo l’obiettivo di non lasciare che «una malattia precluda il futuro a nessun bambino».

Il prorettore vicario dell’Università di Padova, Antonio Parbonetti, ha parlato di «investimento concreto nelle terapie avanzate» che rafforza il ruolo del Veneto nell’innova-

zione biomedica.

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha definito la nuova torre «la prova concreta che una scommessa ambiziosa può continuare a essere vinta», riconoscendo il contributo della comunità scientifica e dei volontari.

La nuova costruzione sarà collegata all’attuale sede dell’Istituto per ottimizzare costi e spazi comuni, tra cui reception, area accoglienza e direzione tecnica. L’edificio, articolato su tre piani più un livello destinato a parcheggio, coprirà circa 11mila metri quadrati complessivi. Il costo dell’intervento è

stimato in 21 milioni di euro. Il progetto architettonico punta alla massima sostenibilità: sono previste tecnologie impiantistiche a energia rinnovabile e una copertura piana destinata al fotovoltaico.

Nei nuovi laboratori troveranno posto unità di ricerca dedicate all’oncoematologia pediatrica, tra cui attività dell’Università di Padova e gruppi già operativi nell’Istituto, come Euroimmun e R&I. Con l’avvio del cantiere partirà anche la campagna “Costruiamo insieme il futuro della ricerca”, finalizzata a sostenere economicamente la Seconda Torre. Il nome di ogni

benefattore sarà riportato negli ambienti del nuovo edificio e nell’Albo d’Oro della Fondazione.

La Fondazione Città della Speranza ha espresso gratitudine all’amministrazione comunale di Padova, alla Regione Veneto, all’Arma dei Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, all’Interporto e ai professionisti coinvolti nella progettazione e nella direzione lavori. Un ringraziamento particolare va alle aziende che hanno già offerto materiali e supporto tecnico, oltre a Coldiretti per il buffet e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della giornata.

La proposta. Sotto la lente App finanziarie, sfide social e abuso di farmaci tra i più giovani

Pasqualon (UDC): “Una mozione per proteggere il Veneto dai rischi del trading online”

Non più soltanto slot machine e sale scommesse. In Veneto le dipendenze cambiano volto e corrono sugli smartphone. App di compravendita finanziaria, sfide sui social e un uso scorretto di farmaci tra i giovanissimi sono al centro della mozione depositata in Consiglio regionale da Eric Pasqualon (UDC). A darne notizia è lo stesso consigliere, che parla di un fenomeno in rapida evoluzione anche nel territorio veneto. «Non più solo slot, ma App di trading e sfide social: le dipendenze in Veneto cambiano volto. Ho depositato una mozione per aggiornare le strategie regionali di prevenzione, puntando i riflettori sui rischi del guadagno facile online e sull’abuso di farmaci tra i giovanissimi», afferma Pasqualon.

L’iniziativa, spiega, nasce anche dall’esperienza maturata nel suo ruolo di vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, realtà impegnata nel contrasto alle dipendenze e nella promozione della legalità. A preoccupare sono i numeri raccolti dai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) del Veneto: a Treviso, nell’area dell’Ulss 2, nel 2025 si è registrato un forte aumento dei casi di trading compulsivo, ovvero l’ossessione per le operazioni finanziarie online vissute come una scorciatoia per guadagnare.

Secondo i dati citati nella mozione, il 45% degli studenti veneti ha giocato d’azzardo almeno una volta. Un dato che, secondo Pasqualon, va letto alla luce di un contesto in cui il rischio è “a portata di smartphone”, tra investimenti finanziari ad alto rischio scambiati per opportunità di lavoro e pericolose sfide digitali che si diffondono sui social.

«Servono risposte immediate: dobbiamo portare l’educazione finanziaria e civica nelle scuole per smontare l’illusione del profitto immediato», sottolinea il consigliere.

Nel dettaglio, la mozione chiede alla Regione Veneto una strategia coordinata che parta da un nuovo accordo con l’Ufficio scolastico regionale per introdurre nelle scuole moduli dedicati ai rischi del tra-

ding compulsivo e delle truffe online. La proposta prevede anche di inserire formalmente le cosiddette “dipendenze finanziarie digitali” tra le priorità del prossimo Piano sanitario triennale e di rafforzare le risorse alle Ulss per controllare e seguire i casi legati a gioco online e acquisti compulsivi.

Infine, il documento punta a sollecitare il Governo nazionale affinché intervenga sulla pubblicità nascosta di prodotti finanziari ad alto rischio che circola sui social media, con particolare attenzione alla tutela dei minori dai messaggi ingannevoli.

«Il Veneto è un modello nel contrasto al gioco fisico, ma ora la battaglia si sposta sul digitale – conclude Pasqualon –. Proteggere le famiglie dal sovraindebitamento e i giovani dalle insidie del web deve essere una priorità assoluta per la nostra Regione».

PADOVA

Dal 9 al 13 marzo si è svolta la quarta edizione di “Cambio Gioco”, la settimana dedicata alla prevenzione e al contrasto del gioco d’azzardo patologico, promossa dal Dipartimento Dipendenze dell’Ulss 6 Euganea. L’iniziativa puntava a rafforzare il lavoro condiviso con istituzioni, operatori e cittadini, investendo su tempo e conoscenza per incrementare le strategie di prevenzione. Il tema di quest’anno, “giocare d’anticipo”, invitava a intervenire precocemente attraverso strumenti educativi innovativi e strategie che consolidino fattori protettivi sia a livello individuale sia sociale. Durante la settimana sono stati organizzati incontri, laboratori e momenti di confronto che integrano l’esperienza clinica degli ambulatori del Dipartimento con contributi multidisciplinari, con l’obiettivo di offrire alla comunità strumenti concreti per la riflessione e la sensibilizzazione, in particolare tra i giovani.

Al via la quarta edizione di “Cambio Gioco”

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