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laPiazza di Padova Nord - Marzo26

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di Padova Nord

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consapevolezza

In strada tra prudenza e nuova

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Nell’ultimo biennio la mobilità nel nostro Veneto è tornata, a pieno regime, ai ritmi frenetici del periodo pre-pandemico. Spostamenti per lavoro, studio e un turismo sempre più pervasivo hanno riportato il traffico a livelli massimi. Ma cosa ci dicono i numeri dell’ultimo rapporto Istat sulla sicurezza stradale? Il quadro che emerge è in chiaroscuro, ma con un raggio di luce che merita la nostra attenzione. Il dato più incoraggiante riguarda gli incidenti mortali: la prima metà del 2025 ha mostrato una riduzione degli incidenti con lesioni (-1,3%) e delle vittime, in linea con un calo generale. Nel 2024, le vittime sulle nostre strade furono 269. Numeri ancora tragicamente alti, ma che raccontano un calo un calo significativo. L’indice di mortalità in Veneto è calato da 2,4 a 2,1 decessi ogni 100 incidenti. Si tratta di un risultato d’eccellenza se confrontato con la sostanziale stagnazione del dato nazionale. Guardando lontano, dal 2010 a oggi, la nostra regione ha ridotto la mortalità stradale di oltre il 32%, superando la media italiana. Tuttavia, non è il momento di brindare. Se le “croci” diminuiscono, il numero complessivo di incidenti e di feriti è in lieve aumento, rispettivamente dello 0,7% e dell’1,3%. Questo scollamento ci suggerisce che, sebbene la sicurezza dei veicoli e la tempestività dei soccorsi riescano a salvare più vite, la frequenza degli impatti resta legata a distrazioni e volumi di traffico critici. Il Veneto, inoltre, è tra le regioni più colpite per mortalità ciclistica, con 27 ciclisti deceduti registrati nel 2025. Ogni incidente rappresenta un costo umano e sociale immenso e non possiamo abbassare la guardia.

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I manager della sanità padovana: Fortuna in Azienda Ospedale, Benini all’Ulss 6

SICUREZZA STRADALE,

ANCORA APERTA:

Il pericolo corre lungo la Valsugana: Curtarolo lancia l’allarme; Limena chiede la ciclabile per Padova e il nuovo Ponte della Libertà, a Cadoneghe pugno di ferro per gli automobilisti “distratti”

Bilancio regionale ultimi ritocchi prima del varo definitivo: parla l’assessore Giacinti

di riferimento per la comunità pop

LIMENA INAUGURA IL NUOVO NIDO COMUNALE “SAMMY BASSO”

La struttura, moderna e sostenibile, potrà accogliere 40 bambini, inclusi i lattanti, offrendo ambienti progettati per il benessere e lo sviluppo educativo

L’assessore regionale: stanziati subito 18 milioni per le borse studio, attenzione al disagio giovanile VALERIA MANTOVAN: “LA CULTURA IN VENETO E’ RISORSA VIVA, DIFFUSA E FECONDA”

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

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ite la verità: non mandate i vostri figli al classico perché avete paura del loro fallimento, quindi, non scommettendo sulla loro intelligenza, sulla loro capacità di abnegazione, di sacrificio, di volontà ferrea, scegliete per loro un percorso agevole. Quanti dei lettori di questo giornale hanno frequentato il glorioso liceo classico? Ricorderanno le ore trascorse sui Promessi Sposi, sull’aoristo passivo, su Tacito (intraducibile tanto quanto Quintiliano) o su Platone, che mi toccò alla maturità.

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“Quello di Lupin III”: Davide Zanella, artista punto
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Cadoneghe, al via i lavori sul Muson dei Sassi

Via libera dalla Regione Veneto ai lavori sul Muson dei Sassi. Il Genio Civile di Padova ha approvato il progetto per il ripristino del corpo arginale e la difesa spondale in sinistra idraulica del torrente, in due tratti a monte del ponte della Castagnara.

L’opera nasce dalla necessità di prevenire possibili criticità legate a fenomeni di franamento già riscontrati nella scarpata dell’argine lato fiume, che potrebbero compromettere le condizioni di sicurezza idraulica dell’area. Secondo quanto comunicato dal Genio Civile, l’avvio del cantiere è previsto nei primi mesi del 2026. I lavori interesseranno l’argine sinistro del Muson dei Sassi in adiacenza alla SR 307, nel tratto compreso tra il chilometro 5+400 e il chilometro 5+800, in prossimità del centro abitato, in zona Castagnara.

Per consentire l’esecuzione dei lavori sarà necessario occupare temporaneamente una porzione dello spazio oggi utilizzato come parcheggio nelle vicinanze di piazzale Castagnara. L’area servirà per realizzare una rampa di accesso alla sommità arginale, indispensabile vista la ridotta dimensione della sommità stessa.

“Abbiamo voluto e richiesto questo intervento, per il quale ringraziamo la Regione e il Genio Civile, perché la sicurezza idraulica riguarda le case, le strade e la quotidianità delle persone”, dichiara il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro.

Conclusi i lavori sull’argine, l’amministrazione punta a intervenire anche sul piazzale della Castagnara, che oggi si presenta in condizioni critiche. L’obiettivo è arrivare alla riqualificazione complessiva dell’area con un progetto condiviso con gli enti competenti. “Dialogheremo con il Genio Civile di Padova ed Etra per la stesura definitiva della progettazione e l’ottenimento dei pareri necessari, così da arrivare a un intervento completo e risolutivo”, conclude il sindaco.

Ripristino dell’argine alla Castagnara

Liceo classico, scelta da eroi Giampiero Beltotto

Sapete che cosa diceva la mia insegnante nel liceo milanese di cui lei era Papessa riconosciuta e riverita? Che lì per lì avremmo trovato i Promessi Sposi noiosi, ma quando saremmo diventati vecchi o nei giorni della malinconia, proprio quelle pagine dell’eterno don Lisander ci avrebbero ristorato l’anima. La Papessa (unico arbitro della nostra esistenza in quegli anni) ci insegnò anche a leggere, nel senso di articolare le parole a voce alta in modo tale che gli altri capiscano perché “non leggi per te e basta, ma per tutto il mondo e devi leggere ad alta voce e lentamente per capire, per gustare le parole e per trasmetterle”. Leggo che al classico, proprio quello del 1923 pensato dal fascistissimo Giovanni Gentile, grazie al quale abbiamo la più bella scuola del mondo, ci va il cinque per cento dei nostri ragazzi. Credo che la percentuale corrisponda al numero di italiani che si entusiasmano per il bello in sé, cioè per ciò che ci rende umani. A casa mia anche figli e nipoti considerano il classico la scuola dell’obbligo perché non possiamo concepirci senza quelle cose inutili che sono la letteratura, il greco e il latino, la filosofia. Ho scoperto con orrore che il legislatore ha tolto la magnifica differenza con tutte le altre scuole, l’avere cioè la quarta e la quinta ginnasio. Tutti uguali ci vogliono. Nelle infinite porcherie commesse a danno della scuola, questa la considero tra le peggiori, come la fine del riassunto e la lallazione che insulta i nostri ragazzi perché li vuole incapaci di reggere allo stress del risultato, quasi che la vita sia una noiosa passeggiata sull’olio scivoloso della parità. Ah certo, dovete considerare i vostri figli un po’ eroi per iscriverli al classico, dei magnifici figli di Sparta e di Atene. Vostro figlio come Leonida che ci salvò con anche meno del cinque per cento dalle invasioni e che quando l’imperatore nemico gli ingiunse di abbassare lo scudo perché erano troppo pochi per salvare la pelle, rispose “vieni a prenderlo”. O vostra figlia come Aspasia di Atene compagna di Pericle e con lui all’origine di quella che noi poveracci chiamiamo democrazia: la ragazza potrebbe lavorare con onore nella comunicazione. Saranno gli unici, i vostri figli, che quando il telecronista dice “naiki” avvertiranno un brivido d’orrore lungo la schiena, ma saranno quelli che dopo cinque anni non rinunceranno a pensare con la propria testa e a concludere che “uno vale uno lo dici a tua sorella”. Se li volete forti i figli e se scommettete su di loro chiedete la sezione aspra e dura dove c’è il professore di filosofia che insegna Platone e Sant’Agostino e non comizia di politicamente corretto. Pure qualche scappellotto farebbe bene a chi decide per il classico ma so che questo finale potrebbe alzare un polverone. Rinuncio allo scappellotto, ma per favore ritorniamo al vecchio ma sempre giovanissimo ginnasio. Quarta e quinta, s’intende. Astenersi perditempo e perdigiorno. E poi come dice il Maestro Arbore, “meno siamo, meglio stiamo”.

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Addio al piano condiviso, messo a punto il nuovo Piano di Assetto del Territorio

R idisegnare priorità, vincoli e prospettive di sviluppo del Comune. Sono questi gli obiettivi del Piano di Assetto del Territorio (PAT), messi nero su bianco nell’ultimo Consiglio comunale di Cadoneghe, che ha dato il via all’iter per la costruzione del nuovo strumento urbanistico destinato a guidare la crescita del territorio nei prossimi anni.

La decisione arriva a pochi giorni da un passaggio cruciale: la fine della pianificazione condivisa con Vigodarzere. Un divorzio avvenuto il 23 febbraio scorso, quando i sindaci Marco Schiesaro e Adolfo Zordan hanno firmato l’accordo che ha sancito la fine del Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (PATI). Lo strumento, nato nel 2008, era figlio di un contesto in cui gli enti gestivano in modo coordinato le funzioni urbanistiche all’interno dell’Unione dei Comuni del Medio Brenta.

Ma con il ritorno, nel gennaio 2020, dei servizi SUE, SUAP e Urbanistica alle competenze dei singoli Comuni, il vincolo è diventato via via sempre meno funzionale alla realtà operativa e alle esigenze di Cadoneghe. Priorità, tempistiche e strategie di sviluppo dei due territori hanno iniziato a divergere, fino a renderne difficile la gestione con uno strumento unitario. Di qui la scelta di voltare pagina e tornare a una pianificazione indipendente.

E subito lo step successivo: uno stanziamento di 60 mila euro per costruire un nuovo piano autonomo, più agile e vicino alle priorità locali.

“Con la firma di questo accordo – commenta il primo cittadino

Marco Schiesaro – riprendiamo pienamente in mano le chiavi dello sviluppo del nostro territorio. Il PATI è stato uno strumento figlio di una stagione di convergenza che oggi, alla luce delle mutate esigenze di Cadoneghe, risulta superato. Abbiamo la necessità di muoverci con maggiore agilità e autonomia per rispondere alle sfide urbanistiche attuali, garantendo ai nostri cittadini una pianificazione che rispetti le specificità e le priorità locali, senza i vincoli di un coordinamento che non riflette più la realtà operativa dei nostri uffici”.

L’amministrazione punta ora a costruire un piano moderno e partecipato, che coinvolga operatori economici, portatori di interesse, famiglie e commercianti, in un percorso capace di guardare avanti senza i vincoli di un accordo che non rispecchia più le tempistiche e le traiettorie dei due territori. Nel nuovo piano l’amministrazione intende includere anche le grandi trasformazioni che interesseranno l’area metropolitana padovana, con le inevitabili ricadute sul territorio di Cadoneghe. Tra queste il nuovo ospedale di Padova e le infrastrutture ad esso connesse, come ambulatori, servizi, aree di degenza e spazi per l’ospitalità diffusa. Ampio spazio anche sul fronte dei servizi pubblici strategici, come la realizzazione di una possibile nuova sede ASL, un nuovo polo scolastico e strutture sportive che possano ampliare l’offerta della comunità. Accanto ai servizi, un capitolo centrale riguarderà il tema della mobilità e delle infrastrutture. Il futuro assetto urbanistico dovrà

infatti coordinarsi con gli interventi della Provincia di Padova, come l’allargamento della SR 308, la revisione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e il nuovo Piano del Traffico che la Provincia di Padova si appresta a varare. “Si tratta di un grande piano di assetto del territorio aggiornato alle sfide attuali e future – ha sottolineato il sindaco – con una Cadoneghe sempre più integrata con la grande Padova ma capace di mantenere una propria identità e una visione autonoma di sviluppo”. Al centro della seduta anche una questione più tecnica, ma fondamentale per la programmazione delle opere pubbliche: il finanziamento degli accatastamenti del patrimonio comunale. Un’operazione finalizzata a mettere ordine nella situazione catastale degli immobili e delle aree di proprietà dell’ente e che assume particolare importanza in vista dell’ipotesi di ampliamento del cimitero comunale, un intervento

molto sentito per rispondere alle esigenze della comunità. Per poter programmare l’opera sarà infatti indispensabile disporre di una situazione amministrativa chiara e completa dal punto di vista catastale. Dalla seduta arrivano segnali positivi anche sul fronte dell’efficienza amministrativa: il Comune ha ridotto significativamente i tempi medi di pagamento verso imprese e professionisti, che oggi si attestano intorno ai venti giorni. “Pagare in tempi rapidi è

un segno di rispetto verso chi lavora per il Comune e verso l’economia del territorio: è il frutto di un’organizzazione più puntuale e di un lavoro costante degli uffici”, rilancia il primo cittadino. In attesa del nuovo PAT, non ci sarà alcun vuoto normativo: l’attuale disciplina del PATI resterà in vigore fino all’approvazione del piano comunale autonomo, garantendo continuità regolativa nel periodo di transizione.

Boom di domande per i concorsi in Comune

Ampia partecipazione ai tre concorsi pubblici banditi dal Comune di Cadoneghe per l’assunzione di personale a tempo pieno e indeterminato.

Sono state 192 le candidature per il profilo di istruttore amministrativo, 16 per l’area D – funzionario tecnico e 3 le domande per la procedura di mobilità per istruttore tecnico. Dati che confermano l’interesse verso le opportunità lavorative offerte dall’ente e l’attrattività del Comune di Cadoneghe

nel panorama della pubblica amministrazione locale.

“L’ampia partecipazione è un segnale molto incoraggiante –commenta il sindaco Marco Schiesaro –. Significa che il Comune di Cadoneghe è percepito come un ente solido e dinamico. Rafforzare la nostra struttura significa migliorare concretamente la qualità dei servizi e la capacità di programmazione per il futuro del territorio”.

Soddisfazione anche da parte

dell’assessore al Personale Guglielmo Alfieri: “I numeri registrati testimoniano la serietà delle procedure e il lavoro accurato degli uffici. Ora procederemo con le prove selettive per individuare profili competenti e motivati, in grado di contribuire efficacemente all’organizzazione dell’Ente e alle esigenze della comunità”. Le prove si svolgeranno secondo il calendario che sarà comunicato ai candidati attraverso i canali ufficiali del Comune. (g.t)

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Sicurezza stradale/1. Il sindaco di Limena Stefano Tonazzo: “Serve collaborazione tra enti”

Limena, tre emergenze: il ponte della Libertà, la Sp 47 e la ciclabile per Padova che non c’è

S indaco Tonazzo, Limena è da tempo un punto nevralgico per chi si sposta a nord di Padova. Qual è oggi lo stato della sicurezza stradale nel vostro comune?

Siamo in una posizione agevolata rispetto al passato grazie alla tangenziale che supera il centro abitato. È stata una scelta lungimirante che ha risolto problemi enormi, fungendo da vero e proprio polmone per la viabilità alternativa. Tuttavia, non possiamo cullarci sugli allori. Se il traffico pesante è stato in gran parte allontanato dalle case, abbiamo ancora nodi scoperti, specialmente per quanto riguarda l’utenza debole. È inaccettabile che nel 2026 un cittadino di Limena che voglia andare a Padova in bicicletta, o viceversa, debba rischiare la vita sulla strada provinciale. Mettere in sicurezza ciclisti e pedoni è la nostra priorità assoluta.

Ci sono novità sul fronte della mobilità dolce e dei collegamen-

A Vigodarzere

ti con il capoluogo?

Proprio il mese scorso abbiamo avviato un tavolo di confronto con il Comune di Padova per definire una progettualità condivisa. Non è una questione di poco conto: serve un percorso ciclabile protetto e continuo. La sicurezza non può fermarsi al confine comunale; la collaborazione tra enti è l’unica via per garantire percorsi dignitosi a chi sceglie la mobilità sostenibile.

Il “Ponte della Libertà” verso Vigodarzere è spesso al centro delle cronache per ingorghi e incidenti. Qual è la vostra soluzione?

Quel ponte, risalente al 1954, è ormai obsoleto e insicuro. Non passa settimana senza che un mezzo vi rimanga incastrato, e ogni giorno nelle ore di punta i tempi di attesa in coda superano i 45 minuti. È una situazione frustrante e insostenibile. La soluzione su cui stiamo lavorando con il comune di Vigodarzere è la costruzione di un nuovo ponte

il confronto si gioca su più

Incuneata tra due fiumi e stretta tra i flussi di traffico che alimentano l’economia del Nord-Est, Vigodarzere rappresenta uno dei nodi viari più complessi della cintura padovana. Per il sindaco Adolfo Zordan, la gestione della sicurezza stradale è una sfida che si gioca su più tavoli: dal coordinamento con gli enti sovracomunali alla tutela della mobilità debole, senza mai perdere di vista l’equilibrio dei bilanci.

La conformazione geografica del territorio è il primo ostacolo: “Vigodarzere è un paese chiuso fra due fiumi, - spiega Zordan -. Non abbiamo solo il critico nodo della Castagnara a sud, ma anche un problema di innesto con Limena e i comuni limitrofi”. Su quest’area insistono due

collegato a una bretella. L’obiettivo è creare una connessione diretta tra la nostra zona industriale e quella di Saletto, evitando che i mezzi pesanti invadano via Marconi a Vigodarzere o tornino nel centro di Limena. È un’opera che darebbe respiro a tutta la cintura nord.

Un’opera ambiziosa che richiede però un accordo politico e finanziario non banale. A che punto siamo con la Provincia e i comuni vicini?

La Provincia di Padova ha già commissionato uno studio di fattibilità che prevede quattro diverse soluzioni progettuali. Questi studi ci dicono chiaramente quanto occorre investire per poter poi “battere cassa” in Regione o allo Stato, trattandosi di un’opera strategica regionale. La vera sfida, però, è l’accordo tra i Comuni. Non c’è ancora una visione univoca sul tracciato esatto della bretella a Vigodarzere. Io dico che dobbiamo essere altruisti: non possiamo guardare solo al

nostro “giardinetto” se vogliamo risolvere un problema che blocca migliaia di persone ogni giorno. La Provincia impegnerà ora dei fondi per una manutenzione straordinaria del vecchio ponte, ma è solo un palliativo.

Guardando al territorio, c’è un’altra arteria che preoccupa: la Valsugana. Che fare?

Il raddoppio della SP47 Valsugana da Limena verso Cittadella e Bassano è fondamentale. Sarebbe il proseguimento natura-

le della nostra tangenziale. Oggi centri come San Giorgio in Bosco o Curtarolo sono letteralmente “ostaggio” del traffico pesante, il che rende la vita dei residenti pericolosa e l’aria irrespirabile. Come amministrazione di Limena, sosterremo con forza questa battaglia in sede regionale: è un’opera necessaria non solo per la sicurezza, ma per la crescita economica dell’intero comparto produttivo del padovano.

Nicola Stievano

tavoli: “Costante il dialogo con la Provincia”

zone industriali di grandi dimensioni che necessitano di una logistica fluida per restare competitive. Recentemente, il Comune ha promosso un incontro con la Provincia di Padova, il capoluogo e le associazioni di categoria per trovare soluzioni «massicce» al problema del traffico pesante.

“Il dialogo con la Provincia e il Comune di Padova è costante, - sottolinea il sindaco. - Siamo riusciti in questi anni a proporre qualcosa in più, agendo in modo coordinato indipendentemente dagli schieramenti politici. Resta fermo il principio che bisogna far quadrare i bilanci, ma la risoluzione di questi problemi è una priorità assoluta”.

Uno dei temi più caldi resta il futuro del Ponte della Libertà a Limena. Nonostante le divergenze progettua-

li — con quattro studi di fattibilità sul tavolo — Zordan è fiducioso: “Abbiamo priorità diverse rispetto a Limena, ma credo che un accordo si possa trovare. È un discorso fra sindaci e paesi vicini che porterà a una soluzione condivisa”.

Nel frattempo, l’amministrazione punta con decisione sulla sicurezza di pedoni e ciclisti. È infatti imminente l’apertura della passerella del Terraglione, un’opera molto attesa che collegherà la frazione a Tavo. “È un traguardo importante, - conclude Zordan, - perché la mobilità sostenibile deve correre di pari passo con quella su gomma. Tutelare chi si muove a piedi o in bici è fondamentale per la qualità della vita del nostro paese”. (n.s.)

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Il ponte della Libertà bloccato da un camion

Sicurezza stradale/2. Curtarolo si trova in uno snodo delicato, urgono interventi strutturali

Roulette russa in Valsugana, rischio quotidiano per migliaia di automobilisti, pedoni e ciclisti

La sicurezza stradale lungo l’asta della Valsugana non è più solo una questione di viabilità, ma un’emergenza sociale che bussa con forza alle porte dei palazzi della politica. A Curtarolo, il nodo della SP 47 rappresenta la ferita più profonda di un territorio stretto tra volumi di traffico insostenibili e la fragilità di un’infrastruttura che fatica a proteggere i suoi utenti più deboli. Il sindaco Martina Rocchio lancia un appello alle istituzioni, forte di dati e di progetti concreti già messi sul tavolo della Provincia.

Uno studio recente ha confermato il passaggio di circa 25.000 mezzi al giorno, sulla Valsugana un flusso incessante che trasforma l’attraversamento del paese in una sfida quotidiana. Uno dei punti più critici è l’intersezione tra la SP 47 e la SP 70, proprio nel cuore del centro cittadino.

“Parliamo della intersezione tra due strade provinciali dove succedono ciclicamente numerosi incidenti, proprio perché questa immissione è veramente molto difficile, - spiega il sindaco Rocchio -. Ci troviamo in pieno centro, davanti al municipio, vicino alla piazza del comune; è un innesto davvero complesso. Su questo tema mi sono spesa su tanti tavoli in questi sette anni, ho continuato a farlo e continuerò a farlo perché per me è un obietti-

vo che adesso dobbiamo portare a casa”.

L’urgenza di intervenire è stata tragicamente ribadita circa un mese fa, quando un ciclista è stato investito e ucciso in località Pieve. Un episodio che ha spinto l’amministrazione a presentare due progetti di piste ciclabili interamente finanziati dal Comune per quanto riguarda la fase progettuale.

“Vogliamo porre l’accento sulla messa in sicurezza del tratto provinciale, dove oggi non abbiamo piste ciclabili, - incalza Martina Rocchio. - Mi sono recata urgentemente in Provincia per portare due progetti che il Comune di Curtarolo ha già fatto a proprie spese: uno per mettere in sicurezza il collegamento tra il capoluogo e la frazione di Pieve sulla SP 47, e un altro per la SP 70 nella frazione di Santa Maria di Non, anch’essa molto trafficata. Spostarsi da una parte all’altra in queste stra-

de diventa veramente sempre più pericoloso”.

La sfida, tuttavia, deve fare i conti con i vincoli ambientali legati alla vicinanza del fiume Brenta, che limitano le possibilità di manovra urbanistica. Nonostante le difficoltà tecniche, il sindaco ha recentemente incontrato l’assessore regionale Zecchinato per sollecitare risposte che non possono più essere rincorse. “L’attenzione è molto alta, ma non essendo un tratto comunale, posso solo spendermi nel sollecitare e nel portare idee e progetti su cui abbiamo fortemente investito. Ora attendiamo le risposte dagli enti sovracomunali. Bisogna prendere in mano ciascun tratto e fare interventi mirati, perché ogni Comune ha la sua peculiarità territoriale e noi siamo legati anche ai vincoli del fiume Brenta. Non si può più rinviare la risoluzione di queste problematiche”.

Nicola Stievano

Incidenti e feriti in aumento a Cadoneghe: pugno di ferro contro i guidatori distratti e indisciplinati

Aumentano gli incidenti, anche gravi, a Cadoneghe, serve una risposta decisa sul fronte della sicurezza stradale. I dati dell’ultimo biennio sono chiari: si è passati dai 13 incidenti rilevati nel 2024 ai 22 del 2025, con una preoccupante recrudescenza sul fronte della gravità. Ben 18 sinistri infatti hanno causato feriti, il triplo rispetto a quelli dell’anno precedente. Un quadro che spinge l’amministrazione comunale ad una linea di rigore e prevenzione.

Il sindaco Marco Schiesaro commenta questa evoluzione: “L’attività di monitoraggio mette in evidenza una significativa variazione degli infortuni e una recrudescen-

za degli eventi critici che richiede un presidio del territorio sempre più puntuale. I dati confermano che, a fronte dell’aumento della gravità degli incidenti registrato nel 2025, la risposta istituzionale resta improntata alla massima severità verso i comportamenti che mettono a rischio vite umane”.

Infatti fioccano le multe, con oltre 6.000 violazioni accertate nel 2024, un trend confermato anche nel 2025 e nel primo trimestre del 2026.

L’attenzione è ora rivolta alle riforme introdotte dal nuovo Codice della Strada. Il Comune ha già iniziato ad applicare con rigore le sanzioni per la guida distratta, por-

tando già a febbraio 2026 al ritiro di una patente per l’uso del cellulare durante la marcia. “L’andamento della sicurezza stradale in questi primi mesi è strettamente correlato all’applicazione delle recenti riforme normative, - spiega Schiesaro -. L’attività del Comando è attualmente orientata sulla prevenzione della guida distratta, sulla sicurezza della micromobilità e sul monitoraggio rafforzato delle intersezioni più a rischio. L’integrazione di strumenti di analisi digitale e il costante aggiornamento procedurale rappresentano i pilastri su cui fondiamo la nostra strategia per invertire il trend degli incidenti gravi”. (n.s.)

Dopo l’ultimo incidente mortale il sindaco Martina Rocchio ha presentato in Provincia due progetti ci pisce ciclabili per il capoluogo e le frazioni di Pieve e Santa Maria di Non

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Il luogo dell’incidente costato la vita ad un ciclista a Curtarolo

Comune di CADONEGHE

COMUNE INFORMA MARZO 2026

Cadoneghe ha vissuto una serata straordinaria, trasformandosi in un grande palcoscenico a cielo aperto grazie a un Carnevale che ha superato ogni aspettativa. Questo evento annuale, atteso con trepidazione da tutta la comunità, ha portato con sé un’energia contagiosa, capace di coinvolgere ogni cittadino, dai più piccoli ai più grandi.Fin dal tardo pomeriggio, Piazza della Repubblica si è riempita di famiglie, bambini in maschera e cittadini pronti a godersi lo spettacolo. I colori vivaci delle maschere e dei costumi hanno reso l’atmosfera ancora più festosa. Gli stand di street food hanno attirato l’attenzione di tutti, offrendo prelibatezze come frittelle calde, panini farciti e dolci tipici del Carnevale, mentre i gonfiabili e le attività di animazione hanno fatto la gioia dei più piccoli, creando un ambiente accogliente e coinvolgente.Alle 19.00, la tanto attesa sfilata ha preso il via lungo Via Colombo, con alcuni tra i migliori carri allegorici del Veneto che hanno incantato il pubblico con la loro creatività, musica ed effetti scenografici mozzafiato.

Ogni carro raccontava una storia unica, e un tripudio di coriandoli, luci e coreografie ha accompagnato il percorso, regalando sorrisi e un entusiasmo contagioso a migliaia di persone accorse per assistere a questo spettacolo straordinario.

Il Carnevale 2026 si è confermato non solo come un appuntamento molto atteso, ma come un vero momento di comunità. La partecipazione è stata altissima, con famiglie e amici che si sono uniti per festeggiare, creando legami e condividendo gioie. L’organizzazione impeccabile ha garantito che ogni dettaglio fosse curato, dal percorso della sfilata alla sicurezza degli spettatori, contribuendo a un clima di allegria che ha reso la serata indimenticabile.In conclusione, il Carnevale di Cadoneghe non è stato solo un evento, ma una celebrazione della vita comunitaria, un’opportunità per riunirsi, divertirsi e creare ricordi indimenticabili insieme.

La magia di quella serata rimarrà nel cuore di tutti, promettendo di ispirare future edizioni sempre più straordinarie

A Cadoneghe Marzo il Mese delle Donne: una rassegna di incontri, spettacoli e film promossa dal Comune per offrire occasioni di riflessione, cultura e confronto aperte a tutta la cittadinanza. Dalla Biblioteca Pasolini all’Auditorium Ramin, dalla Sala Calvino al Centro Spinelli, il calendario propone approfondimenti storici, racconti teatrali, musica e cinema, con protagoniste figure femminili che hanno lasciato un segno nel loro tempo.

Non si tratta di una celebrazione formale, ma di un percorso condiviso. Dedicare un mese alle donne significa riconoscere il valore del loro contributo nella società, interrogarsi sulle conquiste raggiunte e sulle sfide ancora aperte, costruendo consapevolezza soprattutto tra le nuove generazioni. La cultura diventa così strumento concreto per promuovere rispetto, pari opportunità e partecipazione attiva

Marco Schiesaro

Sindaco di Cadoneghe

CADONEGHE – Dopo quasi vent’anni si chiude l’era della pianificazione urbanistica condivisa tra Cadoneghe e Vigodarzere. I due Comuni hanno firmato il recesso dal Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (PATI), segnando il ritorno a una gestione autonoma dello sviluppo territoriale.

Il PATI, nato nel 2008 in un contesto di forte convergenza amministrativa, ha progressivamente perso attualità, soprattutto dopo il rientro ai singoli Comuni delle funzioni urbanistiche nel 2020. Oggi priorità, tempistiche e strategie dei due territori non risultano più conciliabili in uno strumento unitario.

«Con questo accordo riprendiamo pienamente in mano le chiavi dello sviluppo di Cadoneghe – dichiara il sindaco Marco Schiesaro –. Abbiamo bisogno di maggiore autonomia per rispondere alle sfide urbanistiche attuali e costruire una pianificazione aderente alle nostre reali esigenze». Nei prossimi mesi partirà l’iter per il nuovo PAT comunale, che sarà elaborato attraverso un percorso di confronto con operatori economici, portatori di interesse, famiglie e commercianti. Il piano terrà conto delle trasformazioni in atto nell’area padovana, a partire dal nuovo ospedale e dalle infrastrutture connesse, oltre alla programmazione di servizi pubblici strategici come nuova ASL, polo scolastico e impianti sportivi.

Particolare attenzione sarà riservata anche all’allargamento della SR308, alla revisione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile e al nuovo Piano del Traffico provinciale.

Non vi sarà alcun vuoto normativo: il PATI resterà valido fino all’approvazione dei nuovi PAT autonomi. Cadoneghe aveva già avviato un percorso di indipendenza con varianti significative, come il contenimento del consumo di suolo e l’eliminazione del GRAP, confermando una visione di sviluppo autonoma ma integrata con la grande Padova

Cadoneghe

Il finanziamento. Laboratori e iniziative per coinvolgere giovani e over 60

Cadoneghe: 24mila euro per la biblioteca dei giovani

L a biblioteca come luogo di incontro tra generazioni e spazio di racconto del territorio. È questa la sfida del progetto “Biblio_lab. Storie inComune”, presentato dal Comune di Cadoneghe e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Con un contributo di 24mila euro su un investimento complessivo di 30 mila, l’iniziativa è pronta a partire con laboratori e attività per le vecchie e nuove generazioni.

Il progetto nasce dall’analisi dei dati di frequentazione della biblioteca. A fronte di un aumento delle iscrizioni, si registra una diminuzione della continuità nell’utilizzo dei servizi, soprattutto tra gli utenti di età compresa tra i 15 e i 18 anni. Parallelamente emerge la necessità di coinvolgere maggiormente la popolazione over 60 nelle attività culturali.

Da qui l’idea di trasformare la biblioteca in un vero e proprio media hub, uno spazio di produzione culturale e di cittadinanza attiva per favorire lo scambio tra generazioni.

“L’assegnazione di questo contributo rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro che stiamo portando avanti sulla valorizzazione della nostra biblioteca”, dichiara il sindaco Marco Schiesaro. “Un progetto da 30 mila euro, sostenuto in modo significativo dalla Fondazione, ci permette di investire concretamente su giovani, innovazione e coesione sociale. Vogliamo che la biblioteca diventi sempre più un luogo aperto e inclusivo, capace di parlare ai ragazzi ma anche di creare ponti tra le generazioni”.

Cuore dell’iniziativa sono i laboratori per ragazzi tra i 13 e i 18 anni, con attività dedicate al videomaking, alla scrittura creativa, al fumetto e alla narrazione partecipata. I giovani saranno coinvolti nella raccolta e nella rielaborazione delle memorie del territorio attraverso interviste, produzioni audiovisive ed esperienze di Human Library, realizzate in collaborazione con il Centro polifunzionale Spinelli.

“Non si tratta solo di proporre attività, ma di cambiare approccio”, spiega il consigliere delega-

to Nicola Pasqualotto. “Vogliamo che i ragazzi non siano semplici fruitori, ma co-protagonisti nella costruzione di contenuti culturali. Allo stesso tempo, il dialogo con gli over 60 diventa una risorsa preziosa per mettere in circolo esperienze, storie e competenze. È un progetto transgenerazionale che rafforza il senso di comunità e consolida la biblioteca come presidio culturale dinamico”.

Il programma prevede inoltre l’installazione di strumenti digitali accessibili, la creazione di archivi partecipativi online, la nascita di un gruppo di lettura permanen-

te per ragazzi e momenti pubblici di restituzione alla cittadinanza. Il progetto avrà durata annuale e sarà accompagnato da un’attività di monitoraggio per valutare

l’impatto culturale e sociale delle azioni realizzate, con l’obiettivo di rendere il modello replicabile e sostenibile nel tempo.

Giulia Turato

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La città scende in campo contro la violenza di genere Promuovere relazioni sane, libere da stereotipi e fondate sul rispetto reciproco. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dal Comune di Cadoneghe, in collaborazione con l’Area di Contrasto alla Violenza di Gruppo Polis e la società sportiva Unione Calcio Cadoneghe. Protagonisti dell’incontro circa venti quattordicenni che, nei giorni scorsi, sono scesi in campo per un allenamento speciale, pensato per stimolare non solo la pratica sportiva ma anche la riflessione sui temi della parità e del rispetto. Durante l’attività, guidata dagli operatori specializzati e dagli allenatori della società sportiva, i ragazzi hanno alternato allenamenti calcistici a momenti di confronto e attività educative. In campo sono state proposte esercitazioni modificate, giochi di ruolo e momenti di discussione, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza nelle relazioni tra pari e sull’importanza del rispetto reciproco. L’obiettivo è chiaro: utilizzare un linguaggio familiare e vicino ai ragazzi come lo sport e trasformarlo in uno strumento concreto di prevenzione delle discriminazioni e di contrasto alla violenza di genere. Nel corso dell’attività, i partecipanti sono stati chiamati a riflettere sui tradizionali modelli di maschilità e a riconoscere il valore di ogni componente del gruppo. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che il Comune di Cadoneghe sta portando avanti insieme alle realtà educative e associative del territorio per promuovere una cultura del rispetto e la costruzione di ambienti sempre più inclusivi, intervenendo in particolare sulla crescita relazionale delle giovani generazioni. “Abbiamo scelto di partire dallo sport perché è uno dei luoghi educativi più forti nella vita dei ragazzi” dichiara il sindaco di Cadoneghe. “Allenarsi insieme significa imparare il rispetto delle regole, dei compagni e dell’avversario. Vogliamo che questi valori diventino patrimonio quotidiano, dentro e fuori dal campo”. “Prevenire la violenza di genere significa lavorare prima che i problemi si manifestino” aggiunge l’assessore al sociale Sara Ranzato. “Coinvolgere adolescenti in percorsi come questo ci permette di promuovere consapevolezza, contrastare stereotipi e rafforzare relazioni basate sull’ascolto e sulla parità”. Con questo progetto, Cadoneghe ribadisce il valore educativo dello sport, che non è solo competizione, ma anche educazione, cultura e responsabilità sociale. Un alleato prezioso per ribadire con forza un messaggio chiaro: dire no alla violenza di genere, dentro e fuori dal campo. (g.t.)

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Taglio del nastro. Il sindaco Tonazzo: “Un nuovo spazio educativo, moderno e accogliente”

Inaugurato il nuovo asilo nido

E’ stato inaugurato il nuovo asilo nido comunale “Sammy Basso” in via Marzolla a Limena. All’inaugurazione, organizzata dall’amministrazione comunale, erano presenti il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, i genitori di Sammy Basso e altre autorità nazionali, regionali e provinciali, a testimonianza dell’importanza di questo traguardo per il territorio. “Un nuovo spazio educativo, moderno e accogliente, – sottolinea il sindaco Stefano Tonazzo – che rappresenta un investimento concreto sul futuro della nostra comunità. Un’opera resa possibile grazie all’importante investimento del PNRR e alle risorse del Comune, frutto di un lavoro concreto e condiviso per rafforzare i servizi dedicati alle famiglie e ai più piccoli. La nuova struttura rappresenta un significativo potenziamento dei servizi

educativi per l’infanzia nel nostro territorio: potrà infatti accogliere 40 bambini, di cui 6 nella sezione lattanti, offrendo spazi progettati per il benessere, la sicurezza e lo sviluppo educativo fin dai primi mesi di vita. La realizzazione dell’edificio risponde ai più moderni criteri di efficienza energetica e sostenibilità ambientale, con soluzioni impiantistiche all’avanguardia che assicurano comfort, riduzione dei consumi e costi di gestione contenuti. Il progetto è stato possibile grazie ad un’articolata combinazione di risorse: un contributo PNRR pari a 800.000 euro e un finanziamento diretto del Comune di 775.600 euro, per un costo complessivo dell’opera pari a 1.575.600 euro. A questi si aggiungono, per il primo triennio di attività, ulteriori 405.000 euro, 135.000 euro all’anno, stanziati dall’amministrazione comunale

per calmierare le rette e sostenere concretamente le famiglie. Questa strategia di finanziamento ha consentito di realizzare un’opera di qualità senza gravare eccessivamente sulle risorse ordinarie dell’ente, confermando l’impegno politico e amministrativo nel sostenere le famiglie e nel valorizzare il capitale umano fin dalle prime fasi della vita”.

“Intitolare questo nido a Sammy Basso – aggiunge il sindaco Tonazzo – significa offrire alle nostre famiglie non solo un luogo educativo di eccellenza, ma anche un simbolo di forza, speranza e visione per il futuro. Investire nei servizi per la prima infanzia significa investire nel domani della nostra comunità”.

“Abbiamo voluto intitolare il nido a Sammy Basso – spiega il vicesindaco e assessore ai servizi sociali Cristina Turetta – per-

30 multe per eccesso di velocità in due mesi

Dal primo gennaio è operativo il nuovo corpo intercomunale di Polizia Locale “Medio Brenta” che vede assieme i Comuni di Limena, Piazzola sul Brenta e Curtarolo. “Grazie alla nuova convenzione di Polizia Locale tra i Comuni di Limena, Curtarolo e Piazzola sul Brenta, – spiega il sindaco Stefano Tonazzo – l’organizzazio-

ne di turni e pattuglie sul territorio limenese è notevolmente migliorata. Ad oggi si riesce a garantire un controllo più efficace per il contrasto delle alte velocità, si è intensificato il controllo nelle scuole e anche durante gli eventi domenicali si riesce ad assicurare la presenza di agenti della polizia locale. Dal 29 gennaio a mercoledì

Festa per i 100 anni della signora Flora Zago

La signora Flora Zago ha compiuto 100 anni. “Un traguardo straordinario – afferma il vicesindaco e assessore ai servizi sociali Cristina Turetta – per una donna dal cuore buono, devota alla preghiera, amata profondamente dai suoi nipoti che hanno voluto festeggiarla circondandola di affetto sincero. Donna di fede, ha desiderato per questo gior-

ché la sua storia rappresenta un esempio straordinario di coraggio, determinazione e amore per la vita. Sammy ha insegnato a tutti noi che i limiti possono diventare opportunità e che la fragilità può trasformarsi in forza. Dedicare a lui questo luogo significa trasmet-

tere ai nostri bambini e alle loro famiglie un messaggio profondo: credere nel valore di ogni persona, coltivare i talenti fin dai primi anni e crescere in una comunità che sa guardare oltre le difficoltà, con fiducia e speranza”.

Fanny Xhajanka

25 febbraio 2026 sono state elevate trenta contravvenzioni per eccesso di velocità sulle strade di Limena. Inoltre nel mese di febbraio sono state effettuate tre operazioni di controllo, una congiunta con i Carabinieri, ai nomadi che stazionano in zona industriale”. (f.x.)

no speciale anche un momento di preghiera e un saluto di Don Daniele Longato, che non ha fatto mancare la sua presenza e la sua benedizione per questa fedele testimone di vita e spiritualità. Assieme al sindaco Stefano Tonazzo abbiamo portato i saluti dell’amministrazione comunale e l’abbraccio della comunità Limenese, stringendoci alla famiglia

in una giornata così significativa. Da pochi mesi è ospite in una struttura dove nonna Flora non ha trovato solo un luogo in cui stare, ma una vera casa, è accudita con attenzione, amore e tanti sorrisi. Cent’anni sono una storia preziosa fatta di sacrifici e fede. A nonna Flora ancora tanti auguri, con la gratitudine di tutta la comunità”. (f.x.)

Sicurezza nelle scuole grazie a fondi dal ministero

ACurtarolo arrivano importanti risorse per la sicurezza degli edifici scolastici del territorio. Il Comune è risultato assegnatario di contributi ministeriali per un importo complessivo di 230.000 euro, destinati alla messa a norma antincendio e agli interventi di messa in sicurezza delle strutture scolastiche. Si tratta di un passaggio fondamentale per la tutela della comunità scolastica locale, che permette di guardare al futuro con maggiore serenità e con la certezza di poter contare su ambienti protetti e moderni. Nel dettaglio, il finanziamento prevede 130.000 euro per la scuola secondaria di I grado “P. B. Longo” e 100.000 euro per la scuola primaria “Umberto I” di Pieve di Curtarolo. Si tratta di fondi che consentiranno di programmare e realizzare interventi strutturali e impiantistici necessari ad adeguare gli edifici alle normative vigenti in materia di prevenzione incendi e sicurezza, migliorando in modo significativo le condizioni generali degli spazi frequentati quotidianamente da studenti, insegnanti e personale scolastico. L’assegnazione di queste risorse rappresenta un risultato di grande rilievo per l’amministrazione comunale, che continua a dimostrare attenzione e concretezza nella partecipazione ai bandi ministeriali e regionali. L’attività costante di monitoraggio delle

opportunità di finanziamento e la tempestiva presentazione dei progetti hanno permesso di intercettare fondi fondamentali per il territorio, evitando di gravare esclusivamente sulle casse comunali. Questo approccio lungimirante consente di liberare risorse interne per altri servizi essenziali, mantenendo però altissimo il livello qualitativo delle manutenzioni straordinarie necessarie al patrimonio pubblico. Gli interventi previsti rientrano in un più ampio programma di valorizzazione e manutenzione del patrimonio scolastico. “La sicurezza degli edifici scolastici – precisa il sindaco Martina Rocchio – rappresenta infatti una priorità strategica: investire nelle scuole significa tutelare le nuove generazioni

e garantire ambienti idonei allo svolgimento delle attività didattiche. Negli ultimi anni l’amministrazione ha posto tra i propri obiettivi principali proprio quello di migliorare e sistemare progressivamente le strutture scolastiche, intervenendo sia sugli aspetti legati alla sicurezza sia su quelli funzionali ed energetici. I nuovi contributi ministeriali consentiranno di proseguire lungo questo percorso, rafforzando l’impegno verso scuole sempre più sicure, moderne e adeguate alle esigenze della comunità. Il lavoro degli uffici tecnici è stato determinante per ottenere questi finanziamenti, confermando come la progettualità sia la chiave per far crescere il paese”.

Salvato

Migliora il campo sportivo grazie a fondi Cariparo

Il Comune di Curtarolo è risultato assegnatario di un contributo di 50.000 euro da parte di Fondazione Cariparo nell’ambito del bando “Work in Sport”. Si tratta di un finanziamento significativo che ci permetterà di realizzare un importante intervento di riqualificazione dell’impianto sportivo San Francesco, per un investimento complessivo di 70.000 euro. Questo risultato testimonia l’impegno costante nel reperire risorse esterne per migliorare il patrimonio pubblico senza pesare eccessivamente sul bilancio. Il progetto prevede una serie di opere fondamentali: il abbattimento delle barriere architettoniche per garantire piena accessibilità, la sostituzione dei seggiolini delle gradinate per un maggiore comfort degli spettatori, la messa in sicurezza dei gradini e la realizzazione di un box dedicato allo stoccaggio del materiale sportivo. Questi interventi si aggiungono al rifacimento della pista, già programmato, confermando la volontà di investire in strutture più sicure, moderne e inclusive per tutti gli atleti e gli appassionati. “Ancora una volta l’amministrazione dimostra capacità di progettazione e visione” – commenta il sindaco Martina Rocchio – “partecipando ai bandi e ottenendo risorse concrete per il territorio”. L’obiettivo rimane quello di offrire spazi idonei alla crescita sociale attraverso la pratica sportiva. (CRI.S.)

Antonino Calabrò Medico LILT Padova
Giulia Torni Tecnico LILT Padova

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Ristrutturare casa nel 2026: conviene davvero farlo adesso?

Michela e Filippo di Edilizia PER raccontano cosa sta cambiando nelle case di Padova e provincia

Bagni stretti, impianti datati, spazi che non rispondono più alle esigenze di oggi.

È una situazione che molte famiglie conoscono bene. Le case costruite tra gli anni Settanta e Novanta, molto diffuse nel territorio padovano, iniziano a mostrare i segni del tempo. Prima o poi arriva la stessa domanda: rare adesso oppure conviene aspettare?

Negli ultimi anni il settore delle ristrutturazioni ha vissuto una fase molto intensa, legata ai grandi bonus fiscali. Oggi il mercato è più stabile, ma l’interesse per rinnovare la propria abitazione resta alto. Anche perché, accanto alle normali esigenze di manutenzione, stanno cambiando i modi di vivere la casa.

Per capire meglio cosa sta succedendo abbiamo incontrato

Il tema che tutti chiedono:

Negli ultimi anni si è parlato molto di bonus. Oggi quali incentivi esistono per chi ristruttura casa?

realtà con showroom a Limena che da anni segue ristrutturazioni di interni tra Padova e provincia. L’azienda si occupa soprattutto di ne di appartamenti, rifacimento bagni, restyling degli ambienti domestici e realizzazione di bagni accessibili migliorare concretamente la qualità degli spazi

96.000 euro per ogni unità immobiliare.

Quando nasce davvero l’idea di ristrutturare

Michela, quando una famiglia capisce che è arrivato il momento di rinnovare la propria casa?

de da un giorno all’altro.

è il la-

Il bagno è uno degli ambienti che invecchia più velocemente e dove gli impianti possono diventare obsoleti. Molte persone decidono quindi di rifarlo completamente, migliorando sia l’aspetto estetico sia la funPoi ci sono molte ristrutturazioni di appartamenti, soprattutto quando una casa viene acquistata o pasAltri interventi riguardano nuovi pavimenti, rivesti-

Un tema sempre più importante: i bagni accessibili

Conta moltissimo. Un progetto può sembrare perfetto sulla carta, ma quando si apre un cantiere bisogna sempre confrontarsi con la realtà dell’abitazione. Per questo lavoriamo in modo molto coordinato. Michela segue la parte progettuale e io la gestione dei lavori. Ci confrontiamo continuamente per trovare

Questo aiuta a evitare problemi e a mantenere il lavo-

Spesso si parte da un problema molto pratico. Un bagno troppo piccolo, una doccia scomoda, una cucina che non funziona più bene come un tempo. Oppure una casa appena acquistata che ha bisogno di essere adattata ai gusti e alle abitudini di chi la abiterà. Molte abitazioni costruite qualche decennio fa erano progettate in modo diverso rispetto a oggi. Gli spazi erano pensati per stili di vita che nel frattempo sono cambiati.

Per questo molte famiglie scelgono di intervenire con una ristrutturazione mirata, che renda la casa più funzionale e più piacevole da vivere.

equilibrato. Durante il periodo dei bonus più alti c’era una corsa ai lavori e i cantieri erano ovunque. Oggi invece le famiglie fanno scelte più ragionate e si prendono il tempo per valutare bene il progetto. Questo aiuta molto anche nella gestione dei lavori, perché si riesce a programmare con maggiore precisione e a seguire meglio ogni fase del cantiere.

Il bagno resta il lavoro più richiesto

Quali sono oggi gli interventi più frequenti?

L’errore più comune quando si pensa alla ristrutturazione

C’è un errore che vedete spesso quando le persone iniziano a pensare ai lavori?

Michela: Sì. Molti partono dal bonus invece che dalla casa. La detrazione è sicuramente utile, ma non dovrebbe essere il motivo principale per fare un intervento. La prima cosa da capire è come quella famiglia vive gli spazi e quali problemi vuole risolvere. Solo dopo si ragiona su materiali, costi e incentivi.

Direi che è una scelta che molte famiglie

Le detrazioni permettono comunque di recuperare una parte della spesa e oggi il mercato è più stabile

E soprattutto molte case hanno davvero bisogno di essere aggiornate. Quando una ristrutturazione è fatta bene, il miglioramento si vede subito: negli spazi, nella funzionalità e nel comfort quotidiano.

Tra progettazione e cantieri, Edilizia PER continua a seguire ristrutturazioni di appartamenti, restyling degli interni e rifacimento bagni tra Padova e provincia, accompagnando le famiglie dalla prima idea fino alla conclusione dei lavori.

Un lavoro fatto di ascolto, progettazione e presenza costante sul campo. Perché ogni casa ha una storia diversa e ogni ristrutturazione parte sempre dalle esigenze reali di chi la abita.

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Nasce a Padova il “Negozio delle Idee”: inaugurazione il 18 aprile

Un appuntamento centrale sarà il realizzato in coll’Istituto di Istruzione

Superiore Giovanni Valle

UVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

. Il concorso, aperto a tutti i cittadini dai 14 ai 99 anni, intende valorizzare e reinterpretare il patrimonio urbano, artistico e architettonico della , dai murales alle Ville Liberty, passando per le trasformazioni urbane e le relazioni sociali che caratterizzano i quartieri di Borgomagno, Isola di Torre, Mortise, Sacro Cuore, Ar-

il mosso dal va, pensato per rivitalizzare una zona urbana oggi poco valorizzata e offrire alla comunità un punto di incontro, scambio culturale e confronto creativo.

Ogni partecipante può inviare fino a tre fotografie, sia in formato cartaceo (30x40 cm) sia digitale (JPEG), con l’indicazione del nome dell’autore e della localizzazione dello scatto. Le opere saranno valutate da una giuria di esperti tre esposte in mostra pubblica presso il creduto nel progetto e nella sua capacità

Uno spazio creativo e culturale all’Arcella per valorizzare il quartiere, coinvolgere cittadini, artisti e associazioni locali

L’idea nasce dall’esperienza diretta del fondatore, tato come l’iniziativa sia stata motivata dal desiderio di ridare vita alla San Carlo, merciale ormai parzialmente dismesso.

“L’obiettivo re gli spazi sfitti e degradati, trasformandoli in un punto di riferimento culturale per il quartiere. Vogliamo creare un centro socio-culturale aperto a tutti, dove cittadini, associazioni e artisti possano sperimentare, esporre e confrontarsi”.

L’APP

Il progetto del Negozio delle Idee prevede non solo uno spazio espositivo, ma anche un calendario di iniziative culturali e artistiche: mostre di pittura, lavori di ceramisti e vetrai locali, presentazioni di libri, incontri scientifici e astronomici. Una particolare attenzione sarà dedicata ai giovani e alle nuove generazioni, con laboratori e attività volte a stimolare creatività, partecipazione e senso civico.

LABORATORIO ECOURBANO PADOVA

Galleria San Carlo - Arcella Padova

Lavori

è quello di migliorare l’accessibilità

Decoro e sicurezza nei cimiteri

Sono stati avviati in queste settimane importanti interventi di sistemazione e manutenzione nei cimiteri comunali di Pieve e Santa Maria di Non, con l’obiettivo di migliorare il decoro, la sicurezza e la funzionalità di spazi particolarmente significativi per la comunità. Si tratta di operazioni attese dai cittadini che mirano a restituire la giusta dignità a luoghi di profondo raccoglimento, intervenendo su criticità strutturali che si erano accumulate nel tempo a causa dell’usura e degli eventi atmosferici. Nel cimitero di Pieve i lavori prevedono la realizzazione di nuovi vialetti di raccordo, pensati per rendere più agevole il collegamento tra le diverse aree e migliorare l’accessibilità complessiva per tutti i visitatori, con un’attenzione particolare alle persone con ridotta mobilità. È in programma anche un consistente intervento di sistemazione del verde, che comprende la riqualificazione delle aree esistenti e la piantumazione di nuovi alberi, contribuendo a rendere l’ambiente più ordinato e curato, in armonia con il silenzio e il rispetto che questi spazi richiedono. Tra le opere previste rientra inoltre la realizzazione di nuove nicchie cinerarie, così da ampliare la disponibilità di spazi destinati alla conservazione delle urne, rispondendo a una necessità crescente della popolazione locale. Sono stati avviati anche lavori di manutenzione sul nicchione F, con interventi mirati a

garantirne la piena efficienza e sicurezza strutturale. Parallelamente si procederà al ripristino delle parti di copertura danneggiate, per tutelare le strutture dagli agenti atmosferici ed evitare ulteriori deterioramenti che potrebbero compromettere la stabilità degli edifici.

“Nel cimitero di Pieve – precisa l’assessore ai lavori pubblici

Simone Duregon – interverremo sull’edificio che ospita i loculi, il quale presenta un rivestimento in marmo pericolante rimasto a lungo transennato. Grazie al risarcimento economico ottenuto per i danni subiti, provvederemo anche al rifacimento della copertura danneggiata dalla grandinata di due anni fa. All’interno della struttura troveranno inoltre posto oltre 200 nuovi ossarietti”.

È stata inoltre accesa la croce, elemento simbolico del cimitero.

“La croce è tornata ad illuminare

e brillare – commenta il sindaco

Martina Rocchio – Un piccolo ma significativo tassello che insieme ad altri darà una nuova veste e migliorie al cimitero di Pieve”. Anche nel cimitero di Santa Maria di Non sono stati avviati interventi di sistemazione, con particolare riferimento al rifacimento delle coperture danneggiate. I lavori comprendono inoltre opere di manutenzione elettrica, finalizzate al corretto funzionamento degli impianti e della pubblica illuminazione interna. Gli interventi rientrano in un programma più ampio di attenzione e cura dei cimiteri comunali, luoghi che rappresentano uno spazio di memoria e raccoglimento e che richiedono manutenzione costante e interventi programmati nel tempo per conservare il valore affettivo del nostro patrimonio.

Cristina Salvato

Educazione affettiva per corpo, emozioni e consenso

Si è svolto nelle passate settimane il progetto “Possiamo parlarne? Corpo, emozioni e relazioni”, il percorso di educazione affettiva rivolto agli studenti delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado “P. B. Longo” di Curtarolo, avviato lo scorso gennaio e finanziato dall’amministrazione comunale. L’iniziativa, accolta con convinzione dalla scuola, ha rappresentato un’importante occasione di crescita e confronto per i ragazzi, che hanno partecipato a tre incontri della durata di due ore ciascuno, guidati da professionisti qualificati della cooperativa sociale Gruppo R di Padova. Durante il percorso sono stati af-

frontati temi centrali per questa fase di sviluppo: la conoscenza del proprio corpo, i cambiamenti dell’adolescenza, la gestione delle emozioni, il rispetto di sé e degli altri, le relazioni e il valore del consenso. Gli esperti hanno creato uno spazio protetto di dialogo in cui i ragazzi hanno potuto esprimere dubbi e riflessioni in modo libero. Il progetto ha avuto l’obiettivo di fornire strumenti concreti per aiutare i giovani a comprendere meglio sé stessi e le dinamiche relazionali, promuovendo responsabilità.

L’educazione affettiva e quella legata alla sfera dell’intimità, infatti, non riguardano soltanto gli aspetti biologici, ma si inserisco-

A Santa Maria di Non i lavori comprendono la sostituzione delle coperture e la manutenzione elettrica per assicurare il funzionamento degli impianti e dell’illuminazione

no in un percorso più ampio di formazione della persona, contribuendo a prevenire situazioni di disagio e a favorire relazioni sane. Positivo il riscontro raccolto tra gli studenti e il corpo docente, che ha riconosciuto l’utilità di un intervento strutturato e condotto da professionisti competenti. L’amministrazione comunale ha ribadito l’importanza di investire in progetti educativi di qualità, sottolineando come tali iniziative si pongano in un’ottica di collaborazione e corresponsabilità educativa con le famiglie. “Possiamo parlarne?” rappresenta un investimento sul futuro per costruire una comunità più inclusiva. (CRI.S.)

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Il commento alle notizie del giorno dal lunedì al venerdì alle 17:00

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La croce torna a brillare nel cimitero di Pieve

Vigodarzere

Buche e buio: i cittadini promuovono una petizione

S i accende la protesta dei residenti di via Terraglione, nello specifico il tratto noto come Strada Regina, dove un gruppo di cittadini ha depositato in municipio una petizione per denunciare lo stato di grave dissesto del percorso. Si tratta di un’arteria che funge da unico accesso a diverse abitazioni, soggetta a un aumento costante del traffico automobilistico, utilizzato da molti automobilisti come scorciatoia per evitare le code sul Terraglione. Gli abitanti, rappresentati da Adriano Tognon, lamentano danni strutturali ai veicoli, rischi per la circolazione di ambulanze e corrieri e una pericolosità diffusa dovuta alla presenza di buche profonde, frane verso lo scolo Salgaro e una totale assenza di illuminazione. Tognon evidenzia come la sistemazione, attesa da vent’anni, sia stata finora risolta solo con stese superficiali di ghiaia, prive di un livellamento di fondo e quindi del tutto inefficaci. La questione ha varcato la soglia del palazzo municipale grazie a un’interrogazione del consigliere comunale Moreno Boschello, che ha chiesto all’amministrazione di definire un cronoprogramma per risolvere il problema delle circa venti strade vicinali private che si snodano per oltre sedici chilometri sul territorio comunale. Oltre a Strada Regina, l’elenco delle arterie cronicamente trascurate comprende vie come via Volta, Palladio, Lungargine Muson, Maresana e Fornace, dove i residenti devono convivere con allagamenti costanti e difficoltà di accesso per i servizi essenziali. Secondo Boschello, il Comune non può continuare a limitarsi a promesse, ma deve assumersi la responsabilità di un piano di interventi che preveda, laddove possibile, l’asfaltatura definitiva delle vie. “Meno promesse e più fatti – dichiara Boschello – perché siamo di fronte a cittadini che si sentono di serie B a causa di infrastrutture lasciate all’abbandono. La soluzione va affrontata seriamente in Consiglio comunale per stabilire un programma di interventi diversificato in base alla tipologia di ogni strada. L’idea è che, pur dovendo i privati fare la loro parte, il Comune debba intervenire in modo più deciso”.

L’argomento economico è cen-

trale nella proposta del consigliere, che sostiene come l’attuale gestione basata su piccoli e costanti rattoppi sia, alla lunga, più dispendiosa rispetto a un investimento strutturale una tantum. Asfaltare le strade permetterebbe infatti di abbattere i costi di manutenzione periodica che, anno dopo anno, pesano sulle casse senza però fornire una risoluzione definitiva al problema. Oltre al manto stradale, l’attenzione deve concentrarsi anche sulla pulizia dei fossi laterali, che versano in stato di incuria e non sono più in grado di drenare correttamente le acque meteoriche, causando allagamen-

ti pericolosi. La richiesta è chiara: definire una tabella di marcia che, seppur diluita nel tempo, porti alla

messa in sicurezza definitiva di tutto il reticolo viario minore.

Salvato

La città diventa un set cinematografico per il film su Giulia Cecchettin

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sul

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Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi:

Cadoneghe, Via Gramsci, 95; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 17.30 Limena, Via Beato Arnaldo, 26; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Piazzola sul Brenta, Via della Roggia, 5 int. 1; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

Il territorio di Vigodarzere è stato scelto come location per le riprese del film Se domani non torno, tratto dal volume Cara Giulia scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso. Le riprese, iniziate a febbraio, proseguiranno fino al 4 aprile, coinvolgendo diverse aree di Vigodarzere, Campodarsego e padova. La produzione, curata da Notorious Pictures in collaborazione con Mediaset e Sky, ha individuato nel padovano i luoghi ideali per raccontare questa storia, con l’obiettivo di superare la mera cronaca e farsi veicolo di un messaggio civile, accessibile e necessario. Le riprese nel territorio comunale di Vigodarzere interessano nello specifico via Don Guzzo, via Dittadi, via della Meccanica, piazza

Donatori di sangue, vicolo Achille de Zigno e via Certosa.

Il sindaco

Adolfo Zordan ha espresso gratitudine per la scelta della produzione, sottolineando il valore profondo di questa iniziativa per tutta la cittadinanza. “Ringraziamo la produzione per aver selezionato Vigodarzere come set – ha dichiarato il primo cittadino –Accogliere queste riprese rappresenta per noi un’importante occasione, non solo per la visibilità del territorio, ma soprattutto come momento significativo per ribadire il nostro fermo impegno nella lotta contro la violenza sulle donne”. La pellicola, diretta da Paola Randi, non intende limitarsi a rievocare il drammatico femminicidio che ha sconvolto l’Italia nel 2023, ma vuole interloquire direttamente con le giovani generazioni e con l’intera società. Il film, che vede nel cast attori come Filippo Timi nei panni di Gino Cecchettin e Sabrina Martina nel ruolo di Giulia, vuole trovare il senso profondo di una vicenda che ha segnato profondamente l’opinione pubblica nazionale, promuovendo una nuova educazione sentimentale basata sul rispetto. L’uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il novembre del 2026, a tre anni esatti dalla scomparsa di Giulia. (CRI.S.)

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Flash mob contro il traffico

A Santa Maria di Non i lavori comprendono la sostituzione delle coperture e la manutenzione elettrica per assicurare il funzionamento degli impianti e dell’illuminazione

Durante le vacanze di Carnevale è stata organizzata una lenzuolata in movimento dal comitato Nuova Mobilità Padova Nord per richiamare l’attenzione sulla difficile situazione del traffico tra Vigodarzere e Limena. Anche in quei giorni di festa, nonostante il calo del traffico legato alle chiusure scolastiche, il ponte della Libertà si era presentato puntuale all’appuntamento con la solita congestione stradale. In questo scenario, il comitato era sceso in campo con questa iniziativa di protesta visiva e dinamica, volta a sollecitare la Regione Veneto affinché non limitasse la propria visione alla pur necessaria superstrada 308, ma allargasse lo sguardo ai territori di Cadone-

ghe, Limena, Vigodarzere e Pontevigodarzere. Come illustra la portavoce Chiara Borgato, lo sviluppo deve essere globale e non è possibile pensare di risolvere un nodo viario lasciando che gli altri rimangano al collasso. La risposta degli automobilisti incolonnati era stata emblematica, tra applausi dai finestrini e una massiccia adesione alla raccolta dei volantini informativi. Il comitato aveva poi puntato tutto su una petizione online, ribadendo che il problema non poteva es-

sere risolto soltanto attraverso la costruzione di nuove arterie stradali. Secondo gli organizzatori, la vera svolta doveva passare per l’intermodalità: servivano piste ciclabili connesse, linee tramviarie, metropolitane di superficie, parcheggi scambiatori e un biglietto unico tra tutti i sistemi di trasporto pubblico locale, elementi fondamentali per incoraggiare l’utenza a non usare i mezzi privati, prediligendo finalmente quelli pubblici.

Cristina Salvato

Il tributo della comunità a Sergio Zanella

Domenica 8 marzo è stata una giornata speciale per la comunità di Piazzola sul Brenta. Il Sindaco Adolfo Zordan si è recato al Centro Servizi Camerini per celebrare un traguardo straordinario: i 100 anni del concittadino Sergio Zanella.

Sergio rappresenta una memoria vivente del nostro territorio. Una vita intera dedicata al lavoro nei campi e alla cura della stalla, testimoniando quei valori di impegno e sacrificio che hanno contribuito a costruire la nostra società. La sua esperienza racconta non solo la storia personale, ma anche le trasformazioni della vita contadina nel corso di un secolo, tra fatiche quotidiane e momenti di gioia semplice.

Accanto al lavoro, il fulcro del mondo di Sergio è sempre stata la famiglia. L’amore per i tre figli, i tre nipoti e i due pronipoti è stato il motore della sua vita, un legame che ha saputo trasmettere con dolcezza e dedizione. Ogni gesto, ogni racconto, ogni ricordo condiviso testimonia un senso profondo di appartenenza e continuità tra generazioni.

La celebrazione è stata segnata da un momento commovente: il Sindaco Adolfo Zordan ha consegnato a Sergio una targa commemorativa, simbolo di gratitudine e riconoscimento da parte della comunità. A seguire, un brindisi e una torta hanno reso ancora più dolce questa ricorrenza, trasformando l’evento in un vero e proprio tributo alla vita straordinaria di un uomo che ha incarnato valori universali. (r.p.)

DIEGO PONZIN

C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse

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Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.

«Quando un impostore affermò che l’anziano filosofo gli era apparso in sogno, attraversato da un tripudio di

Il

presidente

Racconta ricerca, nuove sfide terapeutiche e valore della donazione.

Sintoniz zati

La Banca degli Occhi del Veneto tra innovazione e futuro: ricerca, donazione e nuove terapie.

È una fase di profondo rinnovamento

l’approccio a numerose patologie oculari, consentendo in alcuni casi di intervenire non più con tessuti, ma con cellule appositamente selezionate e preparate per svolgere funzioni

Un progresso che non prescinde mai da un principio fondamentale: la sicurezza. Il lavoro della Banca degli Occhi si fonda su criteri rigorosi e non negoziabili. Da un lato vi sono protocolli stringenti per garantire che non vi sia alcun rischio di trasmissione di patologie dal donatore al ricevente; dall’altro, una selezione biologica estremamente attenta dei tessuti, affinché questi possano assicurare qualità e durata nel tempo. Il trapianto deve essere non solo efficace, ma anche sicuro e sostenibile per tutta la vita del paziente. Alla base di questo sistema resta però il valore fondante della donazione. Il trapianto è

nella comunicazione, convinta che parlare di

Ncome esercizio di libertà creativa, affrontando con disincanto e leggerezza un tema complesso come quello della morte, presenza costante nella quotidianità di chi opera nel mondo dei trapianti. Racconti che diventano tentativi di risposta, di rielaborazione, di sguardo umano su un’esperienza universale.

Parallelamente proseguiranno le iniziative a livello regionale per rafforzare il messaggio della donazione. Un ambito in cui il Veneto rappresenta da anni un modello di riferimento, ma che richiede un impegno costante per mantenere alta la consapevolezza dei cittadini. Perché è proprio dal dono che nasce la possibilità di cura, di ricerca e di futuro. In questo contesto, il ruolo della Fondazione si conferma anche culturale e civile, capace di unire rigore scientifico, visione etica e responsabilità sociale. Un lavoro quotidiano che coinvolge professionisti, ricercatori e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il progresso medico in beneficio concreto per le persone e per l’intera comunità. Un impegno Con continuità, traspa-

che oggi permettono di compiere un salto di qualità significativo. Tecnologie sviluppate nel corso dei primi decenni del nuovo secolo stanno ora producendo effetti concreti, migliorando l’efficacia dei trapianti e ampliando le possibilità di intervento. All’orizzonte si affaccia inoltre la terapia cellulare, un ambito destinato a cambiare profondamente

Diego Ponzin.
Il presidente Diego Ponzin

La rassegna. Padova ospita la quinta edizione fino al 19 aprile

Meridiani Paralleli Festival, danze e musiche in onore del patrimonio immateriale Unesco

Celebrare e far conoscere l’importanza della danza, della musica e della arti performative come forme di identità condivisa, parti essenziali del nostro patrimonio culturale e umano: è questo l’obiettivo di “Meridiani Paralleli Festival. Danze e Musiche del Patrimonio Immateriale UNESCO”, giunto alla sua quinta edizione.

Inaugurato questo mese con un evento dedicato al flamenco (riconosciuto parte del Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO) fino al 19 aprile il festival porterà in città artisti di livello nazionale e internazionale che si esibiranno in alcuni luoghi iconici della città, offrendo performance diverse ma tutte accomunate dallo stesso obiettivo: promuovere quello che è un patrimonio immateriale come testimonianza di identità e dialogo.

Un format culturale nato per

celebrare l’ingresso di Padova

Urbs Picta nella lista del patrimonio UNESCO, Meridiani Paralleli esprime già dal nome la volontà di celebrare l’incontro e creare un dialogo fra culture e tradizioni diverse ma tutte unite dal linguaggio universale dell’arte che rappresentano: come i meridiani e i paralleli che si incrociano, allo stesso modo durante il festival si intersecano linguaggi, luoghi e visioni diverse. Il programma del festival si compone di spettacoli e concerti, ma anche visite guidate e workshop, con un focus sulla danza, definita dalla direttrice artistica Marta Roverato come “memoria in movimento”, ossia un linguaggio antico e universale in grado di parlare a generazioni e culture diverse, valicando i limiti dello spazio e del tempo e continuando a vivere attraverso i corpi, i gesti e le comunità. Imperdibili i prossimi eventi

in programma. Il 28 e il 29 marzo si terrà un workshop intensivo di flamenco curato dal ballerino e coreografo José Mericno: a lui sarà affidato il compito di guidare danzatori e danzatrici di diverso livello attraverso un percorso di studio incentrato su tecnica, ritmo ed espressione. Il 12 aprile sarà un sito di Padova Urbs Picta ad ospitare il penultimo evento in programma: presso la Reggia Carrarese si potrà infatti partecipare a una visita guidata, curata dall’Accademia Galileiana, che si concluderà con un concerto di musica medievale a cura dell’Ensemble Il giardino delle rose, diretto dal professore Simone Erre. “La cetra d’oro risuoni con limpide melodie”, questo il titolo dello spettacolo che si pone come un viaggio sonoro fra il IX e il XIII secolo. Il festival si conclude il 19 aprile al Liston a Palazzo Moroni con uno spettacolo dedicato al

La propaganda del prestito nazionale nella Grande Guerra

Strumenti di comunicazione fondamentali fra i soldati al fronte e le famiglie, ma anche potenti mezzi di propaganda, in un’epoca in cui buona parte della popolazione era analfabeta e immagini evocative valevano più di molte parole, le cartoline del prestito nazionale sono protagoniste della mostra “La propaganda del prestito nazionale della Grande Guerra” ospitata presso il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea di Padova fino al prossimo 28 giugno.

La mostra, promossa dalla Regione del Veneto e dall’assessorato alla Cultu-

ra del Comune di Padova e realizzata in collaborazione con il Memoriale Veneto Grande Guerra (MeVe) di Montebelluna, è parte di un progetto più ampio che comprende altre esposizioni dedicate alla comunicazione in periodo di guerra, visitabili in diverse città venete.

La mostra padovana è incentrata su una selezione di cartoline donate al Museo da Emilio Zunica Lavagna nel 2025 che raccontano un capitolo importante della storia del secolo scorso, quando le cartoline venivano usate non solo per gli scambi epistolari ma anche come mezzi di persuasione, essenziali

Dabke, una danza comunitaria originaria del Medio Oriente che è stata riconosciuta dall’UNESCO nel 2023. Con una lezionespettacolo aperta al pubblico e

per convincere la popolazione a finanziare lo sforzo bellico. Realizzate da alcuni dei migliori artisti e illustratori del tempo nei maggiori stabilimenti grafici ed editoriali nazionali, le cartoline rappresentavano temi familiari e simboli patriottici e si caratterizzavano per i colori accattivanti e la comprensibilità dei messaggi. Uno strumento in grado di unire informazione economica e la capacità di suscitare emozioni in chi le guardava, queste cartoline sono una testimonianza del ruolo giocato dalla propaganda durante la Grande Guerra. (f.t.)

guidata dal maestro Ali Chaalan, l’ultimo evento in programma si trasformerà in un momento di condivisione e festa collettiva. Francesca Tessarollo

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La presentazione di Meridiani Paralleli Festival

L’analisi. Per i padovani a basso reddito l’integrazione sociale appare oggi fragile e instabile

La sfida del “lavoro povero”: erosione salariale

ed emergenza abitativa pesano sulle famiglie

Il tessuto economico e sociale di Padova e della sua provincia sta attraversando una mutazione profonda e silenziosa, una trasformazione che mette a nudo una realtà drammatica in cui la povertà non è più sinonimo di esclusione dal mercato del lavoro, ma colpisce con forza crescente anche chi un’occupazione ce l’ha già stabilmente. L’analisi degli indicatori economici locali evidenzia con chiarezza l’emergere dei cosiddetti “nuovi poveri”, ovvero quella vasta platea di lavoratori a basso reddito la cui integrazione sociale appare oggi estremamente fragile e instabile a causa di una erosione costante delle basi materiali del vivere quotidiano, un quadro reso ancora più allarmante dai dati recenti sul potere d’acquisto dei cittadini padovani che, negli ultimi cinque anni, hanno visto i salari reali subire una contrazione media dell’8%.

Questo dato diventa ancora più critico nel comparto del terziario e dei servizi, dove le perdite del valore reale degli stipendi raggiungono punte del 10%, alimentate dall’assenza di un rinnovo puntuale dei contratti collettivi nazionali e da un sistema fiscale che non tiene adeguatamente conto dell’inflazione accumulata, finendo per tutelare le rendite di posizione a discapito del lavoro dipendente.

In questo scenario, l’integrazione dei lavoratori è resa ancor più precaria dall’emergenza casa, che rappresenta oggi il principale punto di rottura sociale nel territorio poiché l’accesso a un alloggio dignitoso a costi sostenibili è diventato un miraggio per migliaia di famiglie. Proprio in risposta a questo disagio, nel gennaio 2025 è stato lanciato un appello fondamentale per la costituzione di un Fondo specifico per l’Abitare,

volto a dare risposte concrete a un’emergenza che non è più solo congiunturale ma strutturale.

L’iniziativa si è tradotta in un progetto concreto che vede la collaborazione sinergica di più attori istituzionali coordinati dal Comune di Padova, con l’obiettivo prioritario di intercettare le fragilità sociali prima che sfocino in una esclusione totale e irreversibile, correggendo con urgenza uno squilibrio profondo che vede la rendita erodere il valore reale del reddito da lavoro e rendendo l’abitazione un ostacolo insormontabile.

Per rispondere a questa sfida, le linee guida per il futuro devono puntare a una riforma strutturale del valore del lavoro e della protezione sociale attraverso pilastri fondamentali quali la giustizia salariale, garantita da un salario minimo legale e dal rinnovo dei contratti, una rinnovata respon-

sabilità sociale d’impresa per la creazione di valore condiviso e un welfare aziendale e territoriale inteso come modello sussidiario per supplire alle carenze del settore pubblico, supportando le famiglie e intercettando il disagio giovanile. In conclusione, la visione per una Padova più equa lega indissolubilmente la coesione sociale alla sicurezza economica, nella

A tavola Padova si scopre “città del mondo”: boom della ristorazione etnica e tradizione

Non serve più compiere il giro del mondo in ottanta giorni come Phileas Fogg per assaporare culture lontane, poiché oggi nel cuore di Padova e della sua provincia il mappamondo dei sapori è a portata di mano grazie a un’offerta gastronomica che conta oltre sessanta attività internazionali. Secondo le recenti analisi sul settore del commercio locale, la città sta vivendo una vera e propria metamorfosi culinaria dove le strade del centro e della cintura urbana ospitano una sorta di assemblea delle Nazioni Unite del gusto.

Dalle zuppe di noodle giapponesi allo zighinì eritreo, passando per il borsch russo, le specialità messicane, greche e cinesi, i

padovani dimostrano una curiosità sempre crescente verso ingredienti lontani dalle tradizioni locali. Questa esplosione di varietà riflette l’anima internazionale di una città universitaria e turistica dove la presenza di studenti e residenti stranieri ha fatto fiorire cucine da ogni angolo del pianeta, rendendo ormai familiare ciò che un tempo era considerato esotico. Tuttavia, nonostante l’avanzata delle spezie e dei piatti fusion, il cuore culinare del territorio non accenna a cedere il passo, con trattorie, osterie e locali tipici che resistono con vigore come canne al vento. Se da un lato il pubblico cerca la novità per soddisfare il palato e la curiosità, dall’altro si registra un forte e costante ritorno alle

consapevolezza che una comunità è realmente sicura non solo attraverso il controllo dell’ordine pubblico, ma soprattutto quando riduce le disuguaglianze, offre un lavoro dignitoso e non lascia indietro nessuno, poiché senza una base solida di giustizia sociale non può esistere alcuna sicurezza duratura per il territorio padovano. Vincenzo Gottardo

locale ben radicata

pietanze del tempo che richiamano la casa e le memorie d’infanzia. I piatti della tradizione euganea, come i celebri bigoli all’anatra, il baccalà alla vicentina, il musetto, la pasta e fagioli e la faraona con la polenta, rimangono simboli di un’identità culturale che né il tempo né le mode riescono a scalfire. Il fenomeno evidenzia dunque una convivenza virtuosa in cui l’offerta etnica non sostituisce quella locale ma ne stimola indirettamente la qualità e la specificità, confermando Padova come un laboratorio gastronomico dove il comfort food veneto e l’innovazione internazionale viaggiano su binari paralleli per intercettare un pubblico globale sempre più esigente e consapevole. (v.g.)

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Bilancio 2026 tra il “modello Stefani” e le barricate delle opposizioni

Il dibattito sul bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Veneto si è aperto in un clima di forte contrapposizione politica. La manovra, che muove complessivamente 18,95 miliardi di euro, è stata presentata dall’assessore Filippo Giacinti come un atto di “stabilità e coraggio”, ma ha subito innescato una pioggia di critiche dalle minoranze, che accusano la Giunta di muoversi tra “giochi di prestigio contabili” e tagli occulti. Il cuore finanziario della Regione resta la sanità, con uno stanziamento record di oltre 11 miliardi di euro. Il Presidente Stefani ha confermato il mantenimento dell’IRPEF zero, un pilastro identitario che la maggioranza difende come

scudo per il potere d’acquisto delle famiglie. Tuttavia, il capogruppo del PD, Giovanni Manildo, ha ribaltato il racconto: per l’opposizione, la scelta di non toccare la leva fiscale è una “bandiera ideologica” pagata a caro prezzo dai cittadini. Il riferimento è ai 42 milioni di euro pubblici utilizzati per ripianare i mancati incassi della Pedemontana e alle liste d’attesa nelle RSA, dove oltre 11mila veneti restano esclusi dal supporto pubblico. Se da un lato la Giunta rivendica investimenti importanti (69 milioni per il sociale e 18 milioni per le borse di studio), le minoranze parlano di “fumo”. La critica principale riguarda la riallocazione di fondi già esistenti

L’intervista. Valeria Mantovan, assessore regionale alla cultura e formazione

”La

presentati come nuove risorse, specialmente per le aree montane e le piccole imprese. Sul fronte infrastrutture, lo scontro è totale: mentre la maggioranza stanzia oltre 140 milioni per la rete viaria, il centrosinistra e i movimenti ambientalisti chiedono “meno asfalto e più ferro”, invocando il rilancio del Sistema Ferroviario Metropolitano. In questo scenario, il bilancio 2026 non è solo un documento di numeri, ma il terreno di scontro su cui si misurerà la tenuta del Veneto post-zaiano, tra la promessa di un’amministrazione “tax-free” e l’urgenza di servizi che molti territori fragili sentono ormai come insufficienti.

cultura in Veneto? Non più per pochi, ma risorsa viva e feconda per il territorio”

Dal nuovo approccio alla gestione del patrimonio, fino all’impegno per i giovani e la sfida del disagio sociale

Valeria Mantovan, già sindaco di Porto Viro, è oggi alla guida di uno dei comparti più prestigiosi e complessi della Regione del Veneto: l’assessorato alla Cultura, all’Istruzione e alla Formazione. Una sfida che raccoglie con la grinta di chi viene dalla “trincea” dei Comuni e la visione di chi vuole svecchiare l’idea stessa di cultura. L’abbiamo incontrata negli studi di Veneto24 per fare il punto sulle priorità del suo mandato.

Assessore Mantovan, il Veneto vanta un patrimonio storico e artistico unico al mondo. Quali sono le linee guida della sua gestione?

Il nostro patrimonio architettonico e artistico è una ricchezza riconosciuta internazionalmente, ma non possiamo limitarci a contemplarlo. La parola d’ordine è tutela, certo, ma con una prospettiva innovativa. Questo significa far nascere le politiche culturali dal confronto costante con il territorio, con le fondazioni e con tutti quei soggetti che pro-

muovono la cosiddetta “cultura diffusa”. La mia è una visione di squadra: voglio scardinare l’idea che la cultura sia un bene d’élite, un lusso per pochi. Deve diventare un valore accessibile a ogni fascia sociale e generazionale.

In che modo questo settore può dialogare con l’economia reale?

Cultura significa impresa, occupazione e creazione di valore economico. Proprio in questi giorni, insieme a Confartigianato, abbiamo affrontato il tema delle nuove competenze. Non stiamo parlando di teoria, ma di formare figure altamente qualificate. Penso ai restauratori: negli ultimi dieci anni il Veneto ha investito oltre 25 milioni di euro, unici a livello nazionale, formando circa 600 esperti. Investire nel capitale umano significa rendere il nostro patrimonio un volano di sviluppo concreto.

A settembre ci sarà la Mostra del Cinema di Venezia, la sua prima da assessore. Che impronta vuole dare a questa vetrina inter-

nazionale?

La Regione confermerà e rafforzerà la sua presenza storica. Tuttavia, stiamo introducendo un approccio diverso: attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE), abbiamo deciso di investire pesantemente nella formazione specifica per il settore cinematografico. Non vogliamo solo ospitare le grandi produzioni, ma formare in Veneto le maestranze e i professionisti che quelle produzioni le rendono possibili.

Lei ha alle spalle un’esperienza da sindaco a Porto Viro. È più difficile amministrare una città o gestire un assessorato regionale?

Sono ruoli completamente differenti. Fare il sindaco significa essere il “front office” dei cittadini, spesso dovendo gestire emergenze con mezzi del tutto inadeguati. In Regione ci occupiamo di macro-temi e i tempi di reazione devono essere rapidissimi, ma posso contare su una struttura tecnica e organizzativa straordinaria. Dico sempre che i sindaci sono dei veri eroi: avendo vissuto entrambe le realtà, vedo chiaramente la differenza di risorse tra una macchina comunale e quella regionale.

Lei fa parte di una nuova generazione di amministratori. Non

teme che la sua giovane età e una visione diversa possano attirare critiche?

Ho imparato che la critica è il minimo comune denominatore di chiunque faccia amministrazione attiva. Ho iniziato dieci anni fa, passando per il Comune e la Provincia prima di arrivare qui. Un tempo ero più sensibile, oggi ascolto tutti ma vado avanti con le mie idee. Se per raggiungere un obiettivo strategico per i veneti dovrò accettare delle critiche, ne sarò ben lieta. Quello che conta è la strada che intento percorrere.

Sul fronte del diritto allo studio, ci sono novità importanti per le borse di studio. Com’è stato possibile recuperare i fondi necessari?

È stato fatto un lavoro enorme. Il Veneto, per scelta politica, non applica l’addizionale IRPEF, a differenza di altre regioni. Questo significa che non abbiamo “tasse extra” da cui attingere, quindi ogni investimento richiede sacrifici e una gestione oculata. Quest’anno, grazie allo sforzo del Presidente e dei colleghi in giunta, siamo riusciti a trovare subito 18 milioni di euro per coprire le borse di studio. È una risposta concreta alle necessità delle famiglie.

Chiudiamo con un tema delicato: il disagio giovanile. La formazione può essere un argine a questo fenomeno?

Assolutamente sì. Il disagio giovanile è ormai un’emergenza, alimentata anche da un uso smodato dei social media che propone modelli frustranti e tossici per i ragazzi. Non si può rispondere solo con le sospensioni o la repressione: abbiamo capito che non funziona. Stiamo studiando un protocollo coordinato tra Regione, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero e ASL. Serve un approccio scientifico, ma soprattutto umano, per intercettare il malessere prima che esploda. Dobbiamo adattarci a questa nuova realtà con strumenti nuovi.

Valeria Mantovan

“Più risorse per assistenza e sanità territoriale, per le scuole e la manutenzione delle strade”

“Maratona” per uscire dall’esercizio provvisorio e nuovo piano di investimenti, razionalizzazione dei costi e priorità al territorio. “Siamo una squadra di ex sindaci, sappiamo cosa serve ai cittadini”

I n queste settimane i corridoi di Palazzo Balbi sono il teatro di una vera e propria maratona burocratica. Filippo Giacinti, assessore regionale al Bilancio, impegnato a far quadrare i conti di una regione che punta a uscire dall’esercizio provvisorio entro Pasqua. Lo abbiamo incontrato per capire dove andranno le risorse dei veneti.

Assessore Giacinti, quali sono le novità principali di questo bilancio?

Abbiamo puntato sulla razionalizzazione della spesa. Non si tratta di semplici tagli, ma di recuperare risorse intervenendo sui costi di funzionamento della macchina amministrativa e potenziando la lotta all’evasione fiscale. È un

principio di equità: non è giusto che qualcuno paghi sempre per gli altri. Sebbene gran parte del bilancio sia vincolato a sanità e trasporti, abbiamo trovato margini per dare segnali importanti.

La sanità territoriale resta una priorità. In che modo sosterrete i medici di medicina generale?

Siamo intervenuti su due fronti. Da un lato, abbiamo reperito i fondi per coprire gli aumenti previsti dal rinnovo del contratto nazionale per il personale delle medicine integrate. Dall’altro, abbiamo equiparato le borse di studio per la specializzazione in medicina generale alle altre specializzazioni. È una questione di dignità: non deve esserci una “serie B” nel percorso di studi medi-

ci, specialmente quando abbiamo bisogno di figure sul territorio. Scuole e infrastrutture: cosa troveranno i cittadini nel nuovo documento?

Per la prima volta abbiamo messo a bilancio subito tutte le risorse per il sostegno alle scuole dell’infanzia paritarie. Sul fronte sociale, abbiamo stanziato fondi per i carichi assistenziali degli anziani, sia nelle case di riposo che a domicilio. Per quanto riguarda le infrastrutture, abbiamo più che raddoppiato i fondi per la manutenzione delle strade regionali, passando da 9 a 20 milioni, e previsto oltre 60 milioni complessivi per la sicurezza idraulica.

E per la Pedemontana? Il peso economico per la Regione spaventa ancora?

I costi a carico della Regione sono in diminuzione. È fisiologico che le grandi infrastrutture abbiano un carico maggiore all’inizio, ma con l’aumento delle entrate da pedaggio ci stiamo avviando

L’assessore regionale Filippo Giacinti

verso la sostenibilità dell’opera. Quando vedremo l’approvazione definitiva del bilancio?

Il Consiglio sta lavorando alacremente, maggioranza e minoranza incluse. L’obiettivo è approvare tutto entro Pasqua o la settimana successiva. È una sfida entusiasmante e sono convinto che daremo al Veneto le risposte che attende.

Lei è stato a lungo sindaco di Albignasego. Cosa si porta dietro di quell’esperienza nel suo nuovo ruolo?

Il capogruppo dem Manildo: “Bilancio, scelte ideologiche, fondi già stanziati spacciati per nuovi e servizi essenziali a rischio

“Dietro i quasi 1 9 miliardi di euro del bilancio di previsione 2026-2028 si nasconde un’eredità pesante che ricade sui cittadini e sulle imprese venete”. Così il capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo, commenta l’illustrazione delle leggi di stabilità e bilancio avvenuta in Prima commissione a Palazzo Ferro Fini.Secondo Manildo, la giunta Stefani conferma una continuità preoccupante con la stagione Zaia, adottando “scelte puramente ideologiche”, come il mancato intervento sull’addizionale Irpef. “Rinunciare a una fiscalità progressiva significa tagliare

servizi essenziali – sottolinea -. È inaccettabile che le famiglie e le imprese paghino il prezzo di decisioni che dovrebbero garantire equità e investimenti sul territorio”.

Il capogruppo Pd evidenzia inoltre l’impatto sull’economia: “Mentre si celebra l’assenza di nuove tasse, resta intatta l’Irap, penalizzando le aziende che creano ricchezza e occupazione. Le attività produttive continuano a fungere da bancomat per ripianare i debiti della Pedemontana, un’opera che ipoteca il futuro della Regione”.

Manildo critica anche la comunicazione

della giunta: “Si dà risalto a fondi già stanziati, come i 30 milioni destinati alle aree interne, spacciandoli per nuove risorse. Le zone più fragili del Veneto avrebbero bisogno di investimenti strutturali e non di restyling contabili”. Il Partito Democratico annuncia proposte puntuali per garantire trasparenza e una riforma dei servizi: “Il Veneto merita una programmazione che guardi al futuro, non una gestione che si limita a tappare i buchi del passato. Sanità territoriale, sociale e diritto allo studio devono tornare al centro dell’agenda politica”.

Il legame con la propria città resta nel cuore, ma l’esperienza da sindaco è fondamentale per capire le esigenze reali dei cittadini. Il Presidente Stefani ha voluto una giunta composta quasi interamente da ex sindaci: parliamo la stessa lingua, a prescindere dall’appartenenza politica. Sappiamo che la buona amministrazione si misura sui servizi alla persona, come le piazze o gli auditorium che abbiamo creato ad Albignasego, rendendola una città a misura di famiglia.

L’assessore Elisa

Sicurezza idraulica e difesa del suolo, nuove risorse contro il rischio alluvioni

I l Veneto accelera sulla sicurezza idraulica e la difesa del suolo, confermando la tutela del territorio come una priorità dell’azione amministrativa. L’assessore all’Ambiente Elisa Venturini illustra i nuovi stanziamenti previsti nel bilancio di previsione 2026-2028, sottolineando come gli eventi meteorologici estremi degli ultimi anni abbiano reso indispensabile un rafforzamento degli interventi strutturali.

“La tutela del territorio e la sicurezza delle comunità restano priorità assolute dell’azione amministrativa”, dichiara l’assessore, evidenziando come il nuovo bilancio rafforzi gli interventi strategici per proteggere cittadini, imprese e infrastrutture. La strategia regionale si poggia su un solido piano finanziario: per il triennio a venire sono stati stanziati 9 milioni di euro che si sommano ai 25,6 milioni di mutui già contratti e ai 28 milioni ottenuti attraverso i fondi comunitari FESR. Secondo Venturini, “si tratta di un’operazione importante con cui riusciremo a impegnare su-

bito importanti risorse per la resilienza idrica e la messa in sicurezza del territorio dal rischio alluvioni”.

Un pilastro centrale di questa difesa è rappresentato dai bacini di laminazione. Il programma complessivo prevede 23 invasi, con un investimento superiore ai 550 milioni di euro: a oggi 10 strutture sono operative, 3 in fase di realizzazione e 10 in progettazione. L’assessore ha definito tali opere come “una delle principali strategie di mitigazione del rischio idraulico dal momento che hanno scongiurato danni di enorme gravità durante le ondate di maltempo”.

Oltre ai grandi invasi, l’azione regionale si concentra sulla manutenzione di circa 8.000 chilometri di argini tra rete principale e secondaria. “La sicurezza del territorioaggiunge l’assessore - passa attraverso una visione di lungo periodo e investimenti costanti nella prevenzione. I risultati ottenuti finora dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta”.

Infine, il piano conferma il sup-

porto alla Protezione Civile con nuovi bandi per l’adeguamento dei piani comunali e il miglioramento delle attrezzature dei volontari. L’impegno della Regione proseguirà nei prossimi anni con il monitoraggio costante della rete e il completamento delle opere programmate per una resilienza sempre maggiore.

Veneto al voto, 38 Comuni alle urne il 24 e 25 maggio

Il Veneto si prepara ad un appuntamento elettorale decisivo per il futuro di diverse comunità locali. Il 24 e 25 maggio prossimi i cittadini di 38 Comuni della regione saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Gli occhi sono puntati soprattutto sulla Città Metropolitana di Venezia, unico capoluogo di provincia coinvolto in questa tornata amministrativa, dove l’attuale amministrazione guidata da Luigi Brugnaro si sottoporrà al giudizio degli elettori. Oltre alla sfida in laguna la competizione elettorale riguarda sei centri urbani con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, che rappresentano snodi politici e demografici fondamentali per il territorio regionale. Tra questi figurano Albignasego e Monselice nella provincia di Padova, Castelfranco Veneto in quella di Treviso, San Bonifacio nel veronese, Arzignano e Lonigo nel vicentino. Nelle diverse aree della regione il voto interesserà realtà eterogenee. In provincia di Padova si voterà, tra gli altri, in centri come Campodarsego e Due Carrare, mentre nel veneziano saranno coinvolti anche i comuni di Cavallino-Treporti e Torre di Mosto. La Marca Trevigiana vedrà alle urne anche gli abitanti di Spresiano e Silea, mentre nel rodigino si voterà a Villadose. Nel vicentino, oltre ai poli maggiori, la tornata elettorale toccherà tra gli altri Malo e Recoaro Terme. L’eventuale turno di ballottaggio per i comuni sopra i 15.000 abitanti è fissati nei giorni 7 e 8 giugno.

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Non solo Lupin, Davide Zanella si racconta: “Ho trasformato la passione in professione”

“Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro”

P er molti Davide Zanella, fondatore e titolare di Arte Zeta Studio, “è quello di Lupin”. Da anni infatti Davide è il titolare della licenza esclusiva per l’Italia per riprodurre Lupin III e la sua banda. Punto di riferimento per la comunità pop italiana, Davide però è andato oltre, esponendo a Lugano, Parigi, Miami, Milano e affermandosi a livello internazionale come artista che ha saputo reinventare l’immaginario pop contemporaneo con uno stile personalissimo e subito riconoscibile. Il critico d’arte Giorgio Chinea Canale lo definirebbe neopop probabilmente, dato che la sua visione artistica riesce a parlare a tutti in maniera diretta ed emozionale. Ho incontrato Davide nel suo studio a Vigonza e insieme abbiamo fatto il punto sulle sue attività e sul suo percorso artistico e professionale.

Ciao Davide, sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro: quando hai capito che la pittura, l’arte e la creatività erano ormai diventate una “cosa seria”?

Credo che il momento preciso non sia stato romantico, ma molto concreto. Non è stato “mi sento artista”, è stato “ok, ora devo far quadrare i conti con quello che creo”. Quando ho iniziato a fare preventivi, a gestire clienti, materiali, scadenze, a ragionare in termini di progettazione e non solo di ispirazione… lì ho capito che non

era più solo passione. Era una professione. La pittura è diventata una cosa seria quando qualcuno ha iniziato a fidarsi di me non solo per un disegno, ma per trasformare uno spazio, un locale, una scuola, una casa. Quando ho capito che il mio lavoro cambiava l’ambiente in cui le persone vivevano, allora ho sentito il peso – e la bellezza – della parola “professionista”.

A livello italiano sei associato a Lupin III da molti anni. Ci vuoi raccontare come è nata questa liaison con uno dei personaggi più iconici della pop culture contemporanea?

La mia storia con Lupin III è nata da una passione autentica. Lupin non è solo un personaggio: è stile, ironia, eleganza, movimento. È un equilibrio perfetto tra leggerezza e genialità. Negli anni ho iniziato a studiarne il tratto, i vari stili, la costruzione del personaggio. Non era copia, era comprensione. Questo mi ha portato a collaborazioni ufficiali in Italia come disegnatore autorizzato. Quello che mi ha sempre affascinato di Lupin e la sua banda è che sono in continuo movimento. Cambiano i disegnatori, i character designer, passano i decenni ma restano sempre unici. E in fondo mi rivedo in questa cosa: evolvere senza perdere identità. Negli ultimi anni con il tuo lavoro di artista hai fatto un salto di qualità verso produzioni più “ma-

ture”: hai aperto una temporary gallery a Milano, hai partecipato a importanti fiere internazionali in Svizzera, a Miami, a Parigi… com’è cambiato il tuo lavoro? È cambiato il livello di consapevolezza. Quando porti le tue opere in contesti internazionali, non puoi più lavorare solo di pancia. Devi avere una visione, una coerenza, una linea riconoscibile. Aprire una temporary gallery a Milano mi ha fatto capire quanto sia importante controllare l’esperienza dello spettatore. Le fiere in Svizzera, Miami, Parigi mi hanno insegnato invece il confronto: sei in mezzo a centinaia di artisti, e devi chiederti perché qualcuno dovrebbe fermarsi davanti al tuo lavoro. Il mio linguaggio si è fatto più stratificato. Meno decorativo fine a sé stesso, più concettuale. Più attenzione ai materiali, alle superfici, alla serialità ragionata. E soprattutto è cambiato il mio modo di pensare: oggi progetto una collezione, non solo un quadro.

Che consiglio daresti al giovane Davide di 30 anni fa? E che consiglio daresti a un ragazzo o a una ragazza che si approccia a questo

mondo?

Al Davide di 30 anni fa direi: “Non aspettare di sentirti pronto. Non succederà mai. Esponiti prima.” Investi di più sulla formazione. Costruisci una rete con altri professionisti-artisti. L’unione fa la forza. A un ragazzo o una ragazza direi una cosa molto chiara: il talento non basta. Servono disciplina, capacità relazionale e competenze imprenditoriali. Studiate l’arte, ma studiate anche contratti, marketing, comunicazione. E soprattutto costruite uno stile che vi appartenga davvero, non quello che funziona su Instagram per tre mesi.

Qual è stata la richiesta più bizzarra che hai ricevuto per un’opera su commissione? (se si può dire)

Sì, ma senza fare nomi! Una volta mi è stato chiesto di costruire un manichino di Lupin a grandezza naturale, con tutte le parti mobili. Quando il committente è venuto a ritirarlo l’ha seduto sul sedile del passeggero, gli ha messo la cintura di sicurezza e se n’è andato… Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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PROFESSIONISTI servizio

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OLTRE TRENT’ANNI PER RENDERE OGNI

TRASLOCO SEMPLICE, SICURO E SENZA STRESS

Traslochi professionali e puntuali per privati e aziende dal 1990

Ctempi da rispettare — e in mezzo a tutto questo, la necessità di affi darsi a qualcuno che sappia davvero cosa sta facendo. Non basta un furgone e qualche paio di braccia: serve metodo, esperienza e la capacità di gestire l’imprevisto senza perdere la bussola. Dal 1990, Rocco Traslochi è quella certezza per privati e aziende in cerca di un servizio professionale, puntuale e pensato su misura per ogni situazione.

Più di tre decenni di attività non si traducono soltanto in anni di esperienza accumulata: signifi cano migliaia di traslochi portati a termine con metodo, centinaia di famiglie accompagnate in un nuovo capitolo della loro vita, decine di aziende che hanno po-

L’improvvisazione non fa parte del vocabolario aziendale. Quello che conta è la chiarezza: sapere cosa si farà, quando e come, senza lasciare nulla al caso.

Lo staff di Rocco Traslochi opera con attrezzature professionali e un metodo collaudato negli anni. Gli imballaggi sono scelti e realizzati per proteggere ogni tipo di bene, dalla libreria di famiglia alle attrezzature d’uffi cio, dai soprammobili più delicati agli archivi aziendali. La movimentazione avviene con attenzione e competenza in ogni fase, riducendo al minimo i rischi durante il carico, il trasporto e lo scarico. E la puntualità non è un optional: è parte integrante del servizio, perché rispettare i tempi concordati signifi ca rispettare le persone. Oltre ai traslochi residenziali e aziendali, l’azienda offre trasporti dedicati per chi ha esigenze specifi che e necessita di uno spostamento sicuro e programmato con cura. La fl essibilità operativa permette di intervenire in contesti molto diversi tra loro, adattando ogni volta l’approccio e le risorse alle richieste concrete del cliente.

In un settore dove le brutte sorprese sono dietro l’angolo — danni, ritardi, comunicazioni vaghe, preventivi che lievitano — la differenza la fa chi ha investito anni a costruire un metodo davvero affi dabile. La conoscenza approfondita del territorio, l’esperienza nella gestione delle criticità logistiche e la capacità di mantenere

del cliente e organizzare ogni fase del lavoro con precisione.

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Il percorso di Despar Nord per condividere valore con il territorio

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coinvolgendo l’intera filiera. Grazie a certificazioni energia rinnovabile, economia circolare e mobilità

“SVene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

la sintesi della visione di Despar Nord, azienda che ha scelto di fare della sostenibilità ambientale un pilastro strategico del proprio sviluppo, intraprendendo da oltre un decennio un percorso strutturato e in continua evoluzione. Il Marchio dell’Abete ha costruito negli anni un sistema di gestione ambientale capace di generare un miglioramento costante delle performance, coinvolgendo l’intera catena del valore: fornitori, collaboratori e clienti. Un impegno trasversale che si traduce in progetti concreti e risultati misurabili, anche in ambito di economia circolare. Un passaggio fondamentale è stata la certificazione UNI EN ISO 14001 che Despar Nord, prima realtà della grande distribuzione organizzata in Italia, ha ottenuto ancora nel 2013 e confermata nel 2025 per il tredicesimo anno consecutivo. Nel 2025 è salito a 90 il numero dei siti certificati tra punti vendita, sedi, piattaforme logistiche e polo agroalimentare Agrologic. Un risultato non scontato

che è frutto di oltre un decennio di investimenti in soluzioni tecniche sostenibili e di una strategia complessiva che ha incrementato, attraverso l’adozione di tecnologie innovative, sia l’efficienza energetica che la riduzione delle emissioni di gas effetto serra della rete di vendita e logistica in tutte le cinque regioni in cui è presente l’azienda. Nei punti vendita di nuova costruzione o ristrutturazione trovano spazio illuminazione full LED, impianti fotovoltaici, pompe di calore, sistemi di recupero del calore dagli impianti del freddo alimentare e soluzioni per l’ottimizzazione delle centrali frigorifere. A questo si aggiunge

Il percorso di Despar Nord tra certificazione ambientale e innovazione sostenibile

Wecity, Despar Nord ha promosso una challenge rivolta ai collaboraha permesso di incrementare e sviluppare il percorso di crescita sostenibile di Despar Nord, che ora più che mai rivolge lo sguardo a obiettivi importanti che mirano a rafforzare un percorso orientato alla creazione di valore condiviso,

Despar Nord, la tutela del territorio passa anche attraverso la riforestazione

protezione del territorio e tutela della biodiversità. Per questo Despar Nord è attiva anche sul fronte della riforestazione, con interventi che negli ultimi anni hanno portato alla piantumazione di migliaia di alberi in diverse aree d’Italia.

Già nel 2021, con il “Progetto Natura”, l’azienda ha collaborato con Etifor (spin-off dell’Università di Padova) e con l’iniziativa WOWnature, promuovendo un piano di riforestazione collegato alla vendita delle linee a marchio Verde Vera ed Econvivo riuscendo così a piantare, dal 2021 a oggi, quasi 4.000 alberi.

Dal 2023 questo impegno si è rafforzato anche grazie al progetto nazionale “Bosco Diffuso Despar”, promosso in collaborazione con Despar Italia e gli altri soci del con-

Emilia-Romagna, raggiungendo quota 650 alberi complessivi nelle aree interessate dal Bosco Diffuso nelle regioni di operatività.

A questo si aggiungono le attività finalizzate alla prevenzione e alla rigenerazione dei territori colpiti da calamità ambientali, con l’obiettivo di favorire il recupero delle aree danneggiate e di rafforzare la resilienza dei territori più esposti ai rischi climatici, come il caso dell’iniziativa in partnership con PlanBee e con il coinvolgimento attivo delle scuole dei territori selezionati, che ha permesso di piantare 250 nuovi alberi a Colle Umberto in provincia di Treviso presso i terreni di Feeducia, una microazienda agricola che segue pratiche di agricoltura rigenerativa.

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Undici mosse per risollevare la sanità veneta: Stefani presenta a Palazzo Balbi i nuovi Direttori Generali delle Ulss

Inuovi Direttori Generali della sanità regionale hanno sottoscritto formalmente il proprio impegno per il prossimo quinquennio.

Il Presidente della Regione Alberto Stefani, infatti, ha presentato quella che vuole essere una squadra solida e unita, undici curricula di grande prestigio che hanno saputo dimostrare le proprie capacità agli occhi della giunta. Tra volti già noti e nuovi entrati, andiamo a scoprire chi sono da oggi i “sindaci della sanità”, come li ha chiamati lo stesso Stefani.

All’Ulss 1, che coordina Belluno e tutta l’area dolomitica, sbarca Giuseppe Dal Ben, già direttore dell’Azienda Ospedaliera a Padova, dove, con il suo operato, si è confermato un “top manager” in ambito sanitario. Dal Ben ha seguito personalmente le fasi iniziali per la creazione del nuovo ospedale e l’apertura del nuovo reparto di pediatria. A differenza dei colleghi, resterà alla guida dell’Ulss dolomitica solo fino al 30 giugno, quando scadrà il suo incarico da commissario temporaneo. Sarà invece Giancarlo Bizzarri a prendere le redini della sanità nella Marca Trevigiana. Dopo aver coordinato servizi sociosanitari del Veneziano e con una carriera maturata in Liguria, sua terra d’origine, Bizzarri porta esperienza tecnica e logistica. Ha anche ricoperto prestigiosi incarichi nell’ambito della formazione, che testimoniano le sue eccellenti capacità comunicative, fondamentali per mettere in relazione le istituzioni e il cittadino.

Alla guida dell’Ulss 3 Serenissima arriva Massimo Zuin, già direttore dei Servizi Sociosanitari per il medesimo territorio. Docente allo IUAV e laureato in scienze politiche, rappresenta un profilo di prestigio sul piano logistico-organizzativo e conosce già molto bene il territorio e i suoi bisogni.

Spostandoci a nord nella medesima provincia, il Veneto Orientale sarà di competenza di Carlo Bramezza, che lascia quindi l’Ulss 7 per tornare a ricoprire un incarico già suo in passato. Con una lunga esperienza alla guida della sanità territoriale, si tratta di una delle scelte più solide a disposizione e su di lui viene riposta la massi-

ma fiducia della Giunta regionale per questo ritorno in Veneto Orientale.

Ed è proprio dalla guida dell’Ulss 4 che proviene Mauro Filippi, il nuovo Direttore Generale del Rodigino. Il 63enne vanta un curriculum completamente incentrato sulla sanità, che lo ha visto diventare il primo infermiere promosso a DG di una Ulss.

Patrizia Benini lascia invece Verona per assumere la guida di una differente Ulss, quella di Padova. Laureata in medicina e chirurgia con master conseguito proprio nel capoluogo euganeo, intende sfruttare la centralità della città del Santo per estendere la rete di servizi e formazione locale, puntando molto proprio sulla formazione di nuovi operatori sociosanitari.

A Vicenza arrivano invece Giovanni Carretta (Ulss 7 Pedemontana) e Peter Assembergs (Ulss 8 Berica). Il primo, padovano, ha recentemente diretto l’Ulss 3 Serenissima, che ha visto l’Ospedale dell’Angelo di Mestre eletto miglior ospedale d’Italia. Oltre a questo importante traguardo, ha avuto anche un incarico nella Commissione Regionale Vaccini. Assembergs, invece, è svedese

di nascita e lombardo d’adozione. Pur essendo un profilo di carattere più manageriale, è stato anche Direttore Generale dell’Asst Bergamo Ovest. Ultimo, ma non certo per importanza, è Pietro Girardi, che torna a dirigere l’Ulss 9 Scaligera dopo prestigiosi incarichi in altre province della regione, tra i quali quello di Direttore Amministrativo dello IOV. Fino a pochi giorni fa dirigeva l’Ulss 5 Polesana.

A questi nove Direttori Generali si affiancano altri quattro volti: Paolo Fortuna, ex DG della provincia di Padova, raccoglie l’eredità di Dal Ben alla giuda dell’Azienda Ospedale Università di Padova, mentre quella di Verona va a Paolo Petralia. Lo IOV e Azienda Zero, invece, passano invece sotto la responsabilità, rispettivamente, di Patrizia Simionato e Paolo Fattori. Anche in questo caso stiamo parlando di professionisti che hanno maturato grande competenza nell’ambito sociosanitario e amministrativo. Simionato è stata alla guida dell’Ulss 5 e ha appena concluso il mandato come DG dell’Ulss 8, mentre Fattori è stato membro della task force regionale per il contenimento della pandemia da Covid19.

L’evento non è stato, però, solo un elenco di nomi e curricula, infatti il Governatore Stefani ha presentato anche undici punti che faranno da filo conduttore per il prossimo quinquennio della sanità regionale, un “patto con i cittadini” per affrontare le più grandi sfide della salute e della vita dei Veneti. Vediamolo con ordine:

1. Promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto, per una sanità sempre più vicina a una popolazione che fa sempre più fatica a spostarsi per accedere alle cure;

2. Miglioramento dei tempi d’erogazione delle prestazioni specialistiche, per far fronte a quello che da anni è uno dei principali problemi della nostra sanità;

3. Potenziamento del rapporto ospedale-territorio, per garantire che il paziente sia seguito con approccio globale dalla presa in carico fino alla dimissione;

4. Monitoraggio delle Case di Comunità, presidi fondamentali per garantire capillarità sul territorio, specialmente nelle zone periferiche;

5. Monitoraggio del progetto PNRR “Casa come primo luogo di cura”, un piano che si integra strettamente con quello delle Case di Comunità e della telemedicina;

6. Gestione dei casi di cronicità e promozione di screening e stili di vita sani attraverso la formazione del cittadino;

7. Campagne di informazione territoriale sul funzionamento della telemedicina;

8. Valorizzazione di progetti volti all’umanizzazione delle cure, in modo particolare per quanto riguarda pazienti oncologici e malati terminali, con un focus sulle cure palliative;

9. Promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario, attualmente oberato da ritmi insostenibili; 10. Attivazione di programmi di deblistering, per ridurre il costo dei farmaci, in particolare se di nuova generazione, 11. Dialogo col cittadino.

L’ultimo punto, un’aggiunta dell’ultimo secondo voluta fortemente dal Presidente Stefani, è un impegno solenne ad ascoltare la popolazione per capire le difficoltà e i bisogni con cui i Veneti devono fare i conti ogni giorno.

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L’intervento. Sarà sempre più stretto il rapporto tra le due realtà sanitarie della provincia

Il nuovo DG Paolo Fortuna: «L’Azienda Ospedaliera rafforzerà la collaborazione con territorio e Università»

Ai nostri microfoni il nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova sottolinea il ruolo formativo e strategico della sanità padovana ella rete regionale

La centralità di Padova nel sistema sanitario veneto, il ruolo della formazione universitaria e il rafforzamento delle collaborazioni con il territorio. Sono questi i temi al centro della prima dichiarazione rilasciata ai microfoni di Radio Veneto24 da Paolo Fortuna, nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. Partendo dal ruolo geografico e strategico del capoluogo euganeo, Fortuna evidenzia come Padova rappresenti prima di tutto un grande polo formativo per il sistema sanitario.

«Padova è innanzitutto una realtà formativa – spiega –. Qui si formano non solo i medici e gli specialisti, ma anche

molte altre figure sanitarie che poi andranno a lavorare sul territorio. Questo aspetto è fondamentale perché significa contribuire direttamente alla crescita e al rafforzamento del sistema sanitario regionale».

La presenza dell’Università e della scuola di specializzazione rende infatti la città un punto di riferimento per la formazione di nuove professionalità, che successivamente saranno chiamate a operare nelle strutture ospedaliere e territoriali del Veneto.

Un altro elemento centrale riguarda il ruolo dell’Azienda Ospedale–Università di Padova all’interno della rete assistenziale locale. «Oggi l’azienda ospedaliera è

l’unico grande ospedale della città – sottolinea Fortuna – e fornisce assistenza anche a molti cittadini che rientrano nel territorio dell’Ulss 6 Euganea».

Per questo motivo il rapporto tra le due realtà sanitarie è destinato a essere sempre più stretto. «L’interazione con l’Ulss è fondamentale – spiega –. Si tratta soprattutto di rafforzare percorsi di collaborazione che in realtà esistono già, ma che possono essere ulteriormente sviluppati per migliorare l’organizzazione dell’assistenza».

Padova, inoltre, ospita importanti istituzioni sanitarie regionali che contribuiscono a rafforzare la rete della ricerca e della cura. Tra queste anche lo Iov – Istituto Oncologico Veneto, realtà di riferimento a livello regionale e nazionale. «La vicinanza dei cittadini a queste strutture le rende naturalmente più frequentate – osserva Fortuna – ma questo non significa che l’Azienda ospedaliera universitaria non sia aperta a tutto il territorio del Veneto e anche oltre».

Patrizia Benini nuova direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea

«Un ritorno a casa, con grande responsabilità»

Un ritorno alle origini, ma anche una nuova sfida per la sanità padovana. Patrizia Benini, appena nominata direttrice generale dell’Ulss 6 Euganea, ha commentato ai microfoni di Radio Veneto24 l’avvio del suo nuovo incarico, definendolo prima di tutto «un ritorno a casa».

«È un ritorno a casa – spiega – che affronto con molta soddisfazione e con molta gioia. Soddisfazione per il riconoscimento e per la conferma, ma anche gioia perché tornare in un ambiente che si conosce significa poter contare su interlocutori con cui si è già lavorato».

Un contesto familiare, dunque, ma che non riduce la complessità delle sfide da affrontare. «Quando si torna a casa è sempre un rischio – aggiunge – perché le aspettative sono alte. Tuttavia conoscere il territorio e le persone con cui si lavora rappresenta sicuramente un vantaggio nel momento in cui bisogna affrontare i problemi».

Tra i dossier più importanti sul tavolo della nuova direzione generale c’è il processo di riorganizzazione della sanità territoriale, un percorso che coinvolge tutte le aziende sanitarie del Veneto e che è legato anche agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Le tempistiche per la riorganizzazione del territorio sono le stesse per tutte le Ulss – chiarisce Benini – e riguardano in particolare l’attivazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità, molti dei quali finanziati con il Pnrr».

Un passaggio chiave sarà quello del rafforzamento degli organici. «Stiamo lavorando molto sul reclutamento del personale – sottolinea – che rappresenta uno dei punti nodali, soprattutto per garantire la presenza medica all’interno delle Case della Comunità nelle ore diurne. A questo si affianca tutto il lavoro di integrazione con il territorio e con le altre strutture della rete sanitaria».

L’ospedale padovano rappresenta infatti una delle più grandi realtà sanitarie del Paese e continua ad attrarre pazienti da tutta la regione e da molte altre aree d’Italia. «Siamo una delle più grandi aziende ospedaliere italiane – conclude il di-

Per quanto riguarda invece il progetto del nuovo ospedale di Padova Est, la direttrice generale precisa che si tratta di una competenza dell’Azienda ospedaliera universitaria di Padova. «È un tema che affronterà il collega – osserva – perché riguarda direttamente quell’azienda». Padova, però, riveste un ruolo particolare all’interno del sistema sanitario regionale. «È una realtà molto centrale dal punto di vista geografico e ha una grande fortuna: la presenza dell’Università e della facoltà di Medicina, che può rappresentare un vantaggio anche in termini di reclutamento delle risorse professionali».

Le criticità, tuttavia, sono simili a quelle che interessano molte altre aziende sanitarie italiane. «I problemi sono un po’ ovunque gli stessi – conclude Benini – e riguardano la riorganizzazione della rete ospedaliera, che deve essere sempre più qualificata, distribuita sul territorio ma anche efficiente».

In questo contesto sarà fondamentale il lavoro di rete con tutti gli attori del sistema sanitario locale.

rettore generale – e il nostro compito è continuare a garantire un servizio di alto livello non solo ai cittadini di Padova, ma a tutto il territorio regionale e nazionale».

«A Padova abbiamo l’Azienda ospedaliera universitaria e sono certa che i rapporti saranno ottimi. Conosco già il collega e abbiamo lavorato insieme in passato. Inoltre esiste una rete molto importante di privato accreditato, soprattutto per la specialistica, oltre alle quattro strutture ospedaliere presenti. Con tutti loro dovremo costruire una vera partnership».

L’obiettivo, conclude la nuova direttrice generale, resta uno solo: «dare risposte ai cittadini. È questo il compito principale della sanità pubblica».

Il taglio del nastro. A Padova inaugurato il cantiere del nuovo edificio destinato a ospitare laboratori avanzati

La Seconda Torre prende forma: al via i lavori dell’“Orizzonte della Ricerca”

Si è tenuta a Padova la posa della prima pietra della Seconda Torre dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza, nuovo ampliamento destinato a diventare il cuore delle future attività scientifiche. La struttura, battezzata “Orizzonte della Ricerca”, ospiterà una Cell Factory di nuova concezione dedicata allo studio delle cellule RNA, delle CAR T e delle tecnologie di medicina personalizzata.

Alla cerimonia, svoltasi nel piazzale adiacente all’IRP in Corso Stati Uniti, hanno partecipato alcune centinaia di persone tra volontari, ricercatori e sostenitori. La benedizione della prima pietra è stata impartita da don Luca Facco, Vicario Episcopale della Diocesi di Padova. L’evento è stato anche l’occasione per la firma dell’Accordo Quadro che unisce Regione Veneto, Università di Padova, IOV, Azienda Ospedale-Università, Fondazione Cariparo, Fondazione Centro Nazionale Ricerca e Sviluppo terapia genica e Fondazione Città della Speranza per accelerare lo sviluppo di terapie avanzate. Il fondatore e presidente IRP Franco Masello ha sottolineato che la Seconda Torre rappresenta «il prosieguo dell’impegno tra pubblico e privato per far sì che la ricerca diventi più velocemente farmaco». Masello ha ricordato il valore simbolico della nuova costruzione, definita «l’Orizzonte della Ricerca, verso il quale salperemo tutti insie-

me».

Il presidente della Fondazione Città della Speranza, Marino Finozzi, ha evidenziato che la nuova struttura «non è solo un cantiere, ma il simbolo della nostra nuova statura», ribadendo l’obiettivo di trasformare la parola “incurabile” in un ricordo del passato. Per l’Istituto di Ricerca Pediatrica, l’amministratore delegato Stefano Lupi ha rimarcato la crescita dell’attività scientifica e la necessità di nuovi spazi. Andrea Camporese, vicepresidente IRP e responsabile del progetto Cell Factory, ha indicato sostenibilità e rapidità come i due cardini del nuovo investimento, ricordando che le nuove terapie dovranno essere non solo efficaci, ma anche accessibili.

Il direttore scientifico dell’IRP, prof. Eugenio Baraldi, ha definito la Cell Factory «un patrimonio importante per la sanità veneta» e un esempio virtuoso di collaborazione strutturata tra pubblico e privato.

Il sindaco di Padova Sergio Giordani ha richiamato il valore simbolico della giornata, ricordando che «da soli si va veloci, ma assieme si va lontano» e ribadendo l’obiettivo di non lasciare che «una malattia precluda il futuro a nessun bambino».

Il prorettore vicario dell’Università di Padova, Antonio Parbonetti, ha parlato di «investimento concreto nelle terapie avanzate» che rafforza il ruolo del Veneto nell’innova-

zione biomedica.

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha definito la nuova torre «la prova concreta che una scommessa ambiziosa può continuare a essere vinta», riconoscendo il contributo della comunità scientifica e dei volontari.

La nuova costruzione sarà collegata all’attuale sede dell’Istituto per ottimizzare costi e spazi comuni, tra cui reception, area accoglienza e direzione tecnica. L’edificio, articolato su tre piani più un livello destinato a parcheggio, coprirà circa 11mila metri quadrati complessivi. Il costo dell’intervento è

stimato in 21 milioni di euro. Il progetto architettonico punta alla massima sostenibilità: sono previste tecnologie impiantistiche a energia rinnovabile e una copertura piana destinata al fotovoltaico.

Nei nuovi laboratori troveranno posto unità di ricerca dedicate all’oncoematologia pediatrica, tra cui attività dell’Università di Padova e gruppi già operativi nell’Istituto, come Euroimmun e R&I.

Con l’avvio del cantiere partirà anche la campagna “Costruiamo insieme il futuro della ricerca”, finalizzata a sostenere economicamente la Seconda Torre. Il nome di ogni

benefattore sarà riportato negli ambienti del nuovo edificio e nell’Albo d’Oro della Fondazione.

La Fondazione Città della Speranza ha espresso gratitudine all’amministrazione comunale di Padova, alla Regione Veneto, all’Arma dei Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, all’Interporto e ai professionisti coinvolti nella progettazione e nella direzione lavori. Un ringraziamento particolare va alle aziende che hanno già offerto materiali e supporto tecnico, oltre a Coldiretti per il buffet e a tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita della giornata.

La proposta. Sotto la lente App finanziarie, sfide social e abuso di farmaci tra i più giovani

Pasqualon (UDC): “Una mozione per proteggere il Veneto dai rischi del trading online”

Non più soltanto slot machine e sale scommesse. In Veneto le dipendenze cambiano volto e corrono sugli smartphone. App di compravendita finanziaria, sfide sui social e un uso scorretto di farmaci tra i giovanissimi sono al centro della mozione depositata in Consiglio regionale da Eric Pasqualon (UDC). A darne notizia è lo stesso consigliere, che parla di un fenomeno in rapida evoluzione anche nel territorio veneto. «Non più solo slot, ma App di trading e sfide social: le dipendenze in Veneto cambiano volto. Ho depositato una mozione per aggiornare le strategie regionali di prevenzione, puntando i riflettori sui rischi del guadagno facile online e sull’abuso di farmaci tra i giovanissimi», afferma Pasqualon.

L’iniziativa, spiega, nasce anche dall’esperienza maturata nel suo ruolo di vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, realtà impegnata nel contrasto alle dipendenze e nella promozione della legalità. A preoccupare sono i numeri raccolti dai Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) del Veneto: a Treviso, nell’area dell’Ulss 2, nel 2025 si è registrato un forte aumento dei casi di trading compulsivo, ovvero l’ossessione per le operazioni finanziarie online vissute come una scorciatoia per guadagnare.

Secondo i dati citati nella mozione, il 45% degli studenti veneti ha giocato d’azzardo almeno una volta. Un dato che, secondo Pasqualon, va letto alla luce di un contesto in cui il rischio è “a portata di smartphone”, tra investimenti finanziari ad alto rischio scambiati per opportunità di lavoro e pericolose sfide digitali che si diffondono sui social.

«Servono risposte immediate: dobbiamo portare l’educazione finanziaria e civica nelle scuole per smontare l’illusione del profitto immediato», sottolinea il consigliere.

Nel dettaglio, la mozione chiede alla Regione Veneto una strategia coordinata che parta da un nuovo accordo con l’Ufficio scolastico regionale per introdurre nelle scuole moduli dedicati ai rischi del tra-

ding compulsivo e delle truffe online. La proposta prevede anche di inserire formalmente le cosiddette “dipendenze finanziarie digitali” tra le priorità del prossimo Piano sanitario triennale e di rafforzare le risorse alle Ulss per controllare e seguire i casi legati a gioco online e acquisti compulsivi.

Infine, il documento punta a sollecitare il Governo nazionale affinché intervenga sulla pubblicità nascosta di prodotti finanziari ad alto rischio che circola sui social media, con particolare attenzione alla tutela dei minori dai messaggi ingannevoli.

«Il Veneto è un modello nel contrasto al gioco fisico, ma ora la battaglia si sposta sul digitale – conclude Pasqualon –. Proteggere le famiglie dal sovraindebitamento e i giovani dalle insidie del web deve essere una priorità assoluta per la nostra Regione».

PADOVA

Dal 9 al 13 marzo si è svolta la quarta edizione di “Cambio Gioco”, la settimana dedicata alla prevenzione e al contrasto del gioco d’azzardo patologico, promossa dal Dipartimento Dipendenze dell’Ulss 6 Euganea. L’iniziativa puntava a rafforzare il lavoro condiviso con istituzioni, operatori e cittadini, investendo su tempo e conoscenza per incrementare le strategie di prevenzione. Il tema di quest’anno, “giocare d’anticipo”, invitava a intervenire precocemente attraverso strumenti educativi innovativi e strategie che consolidino fattori protettivi sia a livello individuale sia sociale. Durante la settimana sono stati organizzati incontri, laboratori e momenti di confronto che integrano l’esperienza clinica degli ambulatori del Dipartimento con contributi multidisciplinari, con l’obiettivo di offrire alla comunità strumenti concreti per la riflessione e la sensibilizzazione, in particolare tra i giovani.

Al via la quarta edizione di “Cambio Gioco”

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