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laPiazza di Padova Nord - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

di Padova Nord

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SULLE PERSONE SOLE

SBUROCRATIZZAZIONE,

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Da Cadoneghe a Curtarolo, si allarga la fascia grigia di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese: istituzioni in campo per ridare dignità e riconquistare l’autonomia

NUOVA PISTA E UN POLMONE VERDE: IL DOPPIO RILANCIO DI CURTAROLO

Importanti interventi in arrivo: 170 mila euro per trasformare l’area degradata vicino alla ciclovia Treviso–Ostiglia in uno spazio verde

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

COltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Facciamo

Vigodarzere verso il controllo di vicinato

La sicurezza torna al centro dell’agenda amministrativa di Vigodarzere con un passo decisivo verso la protezione dei cittadini. A fronte di un fenomeno di furti in abitazione che persiste ormai da un paio d’anni, la Giunta Comunale ha ufficializzato l’adesione al progetto Controllo del Vicinato, promosso dalla Prefettura di Padova. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la sicurezza non è solo un compito affidato alle forze di polizia, ma un diritto primario che si tutela attraverso un modello integrato e partecipativo. Il nuovo protocollo d’intesa, che avrà una durata di tre anni, mira a trasformare la cittadinanza in una sentinella attiva, capace di collaborare in modo sistematico con le istituzioni per migliorare la vivibilità e la serenità della comunità. Il progetto è stato preceduto da un incontro operativo di alto livello, svoltosi lo scorso 22 gennaio, tra il sindaco Adolfo Zordan e i vertici dell’Arma dei Carabinieri, tra cui il Colonnello Simone Pacioni, alla guida dei Carabinieri Provinciali di Padova, il Maggiore Stefania Riscolo, comandante della Compagnia carabinieri di Padova, e il Maresciallo Michele Capuano, comandante della stazione di Vigodarzere. Durante il confronto, è stata ribadita l’importanza della prevenzione, con un focus specifico sul contrasto ai reati predatori e alle truffe che colpiscono le fasce più fragili della popolazione, come gli anziani. La strategia adottata non punta alla repressione isolata, ma valorizza la collaborazione interistituzionale e il ruolo sussidiario dei privati. I cittadini, attraverso il controllo di vicinato, potranno fornire informazioni utili in tempo reale, accrescendo la fiducia nelle istituzioni e riducendo il senso di insicurezza collettiva. Non si tratta di ronde, ma di una rete di sguardi attenti e di scambi informativi coordinati, che verranno monitorati ogni semestre per verificarne l’efficacia.

Protocollo

triennale con Prefettura di Padova e Carabinieri

Oltre le sbarre del silenzio

Stievano

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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di Padova Nord

Le segnalazioni di famiglie e

Infiltrazioni, bagni inagibili e muffa nelle scuole: scoppia la polemica

M uffe sulle pareti, infiltrazioni d’acqua, bagni inagibili e problemi agli impianti di riscaldamento. È questo il quadro che emerge in diversi edifici scolastici di Cadoneghe.

A puntare il dito contro la giunta è il consigliere comunale di opposizione Enrico Scacco, che denuncia una situazione ormai fuori controllo.

“Dopo anni di totale disinteresse di questa amministrazione la situazione all’interno delle nostre scuole è vergognosa e drammatica. Il comparto scolastico è in uno stato di assoluto abbandono” attacca.

“In un Comune sano i bambini sono la priorità, mentre evidentemente per il sindaco Schiesaro sono gli ultimi della fila”. Parole dure, che arrivano dopo mesi di proteste reiterate nel tempo da parte di famiglie e organi scolastici.

“Sono ormai centinaia le segnalazioni effettuate dai genitori e dai rappresentanti del Consiglio di istituto, tra cui la rappresentante Giulia De Campo, che sta giustamente documentando quanto accade. De Campo e le famiglie non hanno ricevuto

alcuna risposta”. Nel mirino dell’opposizione la scuola secondaria Don Milani, dove la situazione dei bagni femminili sarebbe irrisolta da anni. “Le vecchie turche che perdono acqua non sono mai state sostituite, siamo rimasti agli anni ’70. I bagni sono inagibili da ottobre 2025 e non sono mai stati riparati”. La lista prosegue con le scuole dell’infanzia Girasole e Boschetti Alberti. “Sono presenti muri pieni di muffa, in barba a qualsiasi rischio sanitario. I locali mensa continuano ad avere infiltrazioni e allagamenti, soprattutto quando piove, mentre il riscaldamento non va a regime e funziona a giorni alterni. Una situazione da terzo mondo”.

Secondo quanto riportato, il quadro non sarebbe migliore nemmeno alla scuola dell’infanzia Isola del Tesoro e alla primaria Galileo Galilei. “Genitori e Consiglio di istituto lamentano muffe, infiltrazioni e una condizione di degrado insostenibile”. Criticità anche nella palestra, che “riporta spesso temperature inferiori ai limiti di legge nonostante un inter-

vento sull’impianto di riscaldamento”.

Sotto accusa anche i ritardi sull’apertura della nuova mensa alla scuola Falcone Borsellino. “Stando alle parole dell’assessore Ranzato sarebbe dovuta diventare agibile dal 12 gennaio. La data è poi slittata al 2 febbraio e l’ultima comunicazione ufficiale dell’amministrazione parla del 9 febbraio. Un atteggiamento di presa in giro davvero vergognoso”, conclude Scacco.

Immediata la replica del sindaco Marco Schiesaro, che respinge al mittente tutte le accuse: “Le dichiarazioni del consigliere Enrico Scacco sono l’ennesima polemica costruita più per cercare visibilità che per affrontare i problemi. Parlare di abbandono significa ignorare anni di interventi concreti: rimozione dell’amianto alla Don Milani, rifacimento degli impianti di riscaldamento, lavori alla Boschetti Alberti, fondi PNRR per l’asilo nido montessoriano, investimenti su assistenza e diritto allo studio. Chi oggi governa lo fa anche pagando milioni di euro di

La mensa scolastica è finalmente operativa

Famiglie, bambini, insegnanti e amministratori si sono ritrovati nei giorni scorsi per celebrare un importante traguardo: la mensa della scuola primaria Falcone e Borsellino è tornata finalmente agibile dopo un significativo intervento di riqualificazione. Un momento di grande convivialità e festa per la comunità scolastica, tra crostoli, frittelle e tanti sorrisi. I lavori, finanziati con fondi Pnrr nell’ambito del “Nuovo Piano Mense Scolastiche”, hanno comportato un investimento complessivo di 350 mila euro e hanno riguardato la messa in sicurezza, il miglioramento strutturale

e l’efficientamento energetico della struttura. L’intervento è stato affidato all’impresa Dan Costruzioni, con direzione lavori dell’architetto Nicola Visentini e responsabile unico del procedimento l’architetto Vanessa Zavatta. Il sindaco Marco Schiesaro ha ricordato le tappe che hanno portato a questo traguardo: “Oggi è davvero una bellissima giornata per la nostra comunità. Inauguriamo una mensa che torna pienamente agibile dopo anni di problemi, difficoltà e attese, aggravate anche dal periodo della pandemia. Arrivare a questo risultato non è stato semplice: abbiamo dovuto intervenire

debiti ereditati. Nel 2019 ci sono state consegnate scuole con infissi da rifare, impianti obsoleti, una mensa appena inaugurata ma già compromessa da gravi infiltrazioni, insieme a edifici vecchi di oltre trent’anni senza alcun progetto di ristrutturazione. Asili senza impianti di raffrescamento, caldaie vecchie e rattoppate che, dopo pochi anni, hanno presentato un conto pesantissimo. Ad oggi il bilancio è appesantito da maxi rate di mutui contratti in passato, e restano ancora milioni di euro da restituire. E invece di sostenere il lavoro dell’Amministrazione, si continuano a lanciare invettive da parte di chi per decenni ha governato e oggi punta il dito, pretendendo che in pochi anni – peraltro segnati anche da tre anni di pandemia – si recuperino decenni di inerzia. Amministrare significa assumersi la responsabilità di pagare i debiti lasciati da altri e, allo stesso tempo, continuare a investire. Quanto alla mensa scolastica, è stata ereditata con gravi problemi strutturali. Gli interventi sono in corso e le comunicazioni alle

non solo per ristrutturare, ma per correggere gravi difetti costruttivi che avevano causato infiltrazioni, risalite saline e altri problemi già prima dell’inaugurazione del 2019. Solo grazie alla progettazione e ai fondi Pnrr siamo riusciti ad avviare una riqualificazione completa. Oggi possiamo dire con orgoglio che questa mensa è finalmente un luogo bello, funzionale e sicuro”. Schiesaro ha poi sottolineato il valore educativo dello spazio: “La mensa non è solo un posto dove si mangia. È un luogo di crescita, di condivisione e di comunità. Qui i nostri bambini imparano anche a stare insieme, a rispettarsi

famiglie sono sempre state trasparenti. Siamo consapevoli che nelle scuole c’è ancora da fare. Ma è evidente che bagni, impianti e strutture non sono diventati vecchi negli ultimi sei anni. Tra le amministrazioni Armano e Schiesaro sono passati oltre vent’anni, e qualcuno dovrebbe avere l’onestà di riconoscerlo. Inoltre, è doveroso chiarire che l’amministrazione si confronta istituzionalmente con la dirigenza scolastica e con gli organi ufficiali. Il Comune non stampa soldi: le risorse sono limitate e vanno gestite con equilibrio tra scuole, servizi, strade e verde. Per questa Amministrazione le scuole sono una priorità vera, dimostrata dai fatti e dai bilanci. Continueremo a lavorare con serietà, responsabilità e trasparenza”.

e a vivere la scuola”. Un traguardo atteso, che restituisce alla scuola uno spazio centrale nella quotidianità degli alunni. (g.t.)

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Curtarolo:

“Le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo operando per strutturare servizi sempre più mirati”

Mentre il dibattito economico si concentra spesso sui grandi numeri, nei centri della nostra provincia la fragilità sociale assume contorni più intimi e complessi. Abbiamo incontrato Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo, per capire come una piccola amministrazione stia affrontando l’emergenza povertà in questo 2026, tra rincari e nuove solitudini.

Sindaco Rocchio, l’emergenza povertà non risparmia nessuno, qual è la fotografia attuale di Curtarolo?

La fragilità esiste, ma è spesso legata a un forte senso di dignità. Chi ha davvero bisogno fa ancora fatica ad approcciarsi ai servizi sociali ufficiali. Per questo motivo, abbiamo scelto di agire attraverso una rete che definirei “discreta”. I nostri assistenti sociali e i volontari lavorano per intercettare le esigenze in modo quasi silenzioso, andando incontro a

persone sole o in difficoltà che, per pudore, non verrebbero mai a bussare alla porta del Comune. Il fenomeno è in aumento?

Come intervenire in questo 2026?

Purtroppo sì. Negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento dei casi seguiti dai servizi sociali di circa il 15%. La sfida del futuro sarà proprio la gestione delle persone anziane sole che non hanno figli o nipoti che possano accudirle. Essendo una realtà non enorme, le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo conducendo uno studio approfondito per strutturare servizi sempre più mirati. L’obiettivo per il 2026 è ottimizzare ogni risorsa per non lasciare indietro nessuno.

In concreto, quali strumenti avete messo in campo negli ultimi mesi per sostenere queste situazioni?

Ci muoviamo su due fronti: l’assistenza diretta e il sostegno preventivo alle famiglie. Per le emergenze quotidiane, interveniamo con il pagamento delle bollette per chi è in affanno e con la distribuzione di carte prepagate per l’acquisto di generi alimentari. La scelta della carta prepagata non è casuale: chiunque può averne una nel portafoglio. In questo modo, quando si va a fare la spesa, non si è costretti a mettere in luce le proprie difficoltà personali. La tutela della dignità è, per noi, una priorità assoluta.

Avete puntato molto anche sulle giovani famiglie. Che tipo di supporto garantite?

Dal nostro insediamento, nel 2019, l’attenzione alle famiglie è stata costante. Offriamo bonus dedicati per i bambini dai 0 ai 3 anni, specificamente per chi frequenta le sezioni primavera e gli asili. Lo scorso anno, in base all’ISEE, siamo riusciti a erogare contributi che andavano da un minimo di 450-500 euro fino a un massimo di 2.850 euro a famiglia. È un servizio molto gradito per-

ché tocca un raggio d’azione ampio: avere figli oggi comporta sfide economiche non indifferenti e noi cerchiamo di anticipare le criticità con doposcuola e servizi mirati.

C’è poi il tema della solitudine, che spesso colpisce gli anziani. Che fare?

Senza il volontariato, e lo dico con estrema franchezza, non potremmo fare nulla. Grazie all’associazione Auser e a tanti

cittadini che si spendono per la comunità, garantiamo la consegna dei pasti a domicilio per chi non è in grado di cucinare. Fondamentale è anche il trasporto sociale: accompagniamo persone sole o anziane, che magari non hanno una rete familiare vicina, a fare visite mediche o commissioni necessarie. Il dialogo e il tatto restano le chiavi per capire le reali necessità di chi è solo. Nicola Stievano

Limena sfida la marginalità: l’obiettivo è l’autonomia, soprattutto per le famiglie giovani

In un territorio che vanta la seconda zona industriale per estensione della provincia di Padova, la disoccupazione è un concetto quasi sconosciuto. Eppure, anche nel dinamismo economico di Limena, esistono sacche di fragilità che il Comune monitora con attenzione certosina. Sono circa 20 i nuclei familiari attualmente seguiti dai servizi sociali, un numero contenuto ma che richiede interventi mirati.

“Limena ha le sue difficoltà e le sue famiglie fragili,spiega il sindaco Stefano Tonazzo -. La presenza di minori è per noi una discriminante per un intervento più deciso,

Ventilazione

anche a livello economico. Sosteniamo le bollette, garantiamo la gratuità dei servizi scolastici e copriamo persino spese mediche e medicinali”. L’identikit di chi chiede aiuto riguarda soprattutto persone senza una rete familiare o amicale, tra cui diversi nuclei extracomunitari e anziani soli le cui pensioni non bastano più a coprire le rette delle case di riposo. Il modello di welfare limenese, tuttavia, rifiuta l’assistenzialismo cronico. “La nostra necessità è cercare di rendere autonome queste famiglie, soprattutto quelle giovani”, sottolinea Tonazzo. “Non possono essere assistite per tutta la vita, per questo cerchiamo di rein-

trodurle nel mondo del lavoro”. Una strategia che ha già dato frutti, con tre nuclei reinseriti stabilmente nel 2025 e il prossimo avvio, a maggio, di uno sportello “Informalavoro” finanziato dalla Regione. Un pilastro fondamentale è la tenuta abitativa: grazie a un generoso patrimonio di alloggi comunali e Ater, il Comune vanta un primato sociale non scontato. “Non abbiamo mai avuto problemi di sfratti o famiglie per strada, soprattutto quando ci sono minori”, conclude il sindaco, confermando che le risorse e le professionalità vengono messe a servizio della dignità dei più deboli. (n.s.)

Il sindaco di Curtarolo Martina Rocchio

Focus povertà/2. Sara Ranzato annuncia l’arrivo di una quarta assistente sociale

A Cadoneghe le famiglie tra bisogno e fragilità “Si allarga la fascia grigia di chi non ce la fa”

“Anche a Cadoneghe le famiglie in difficoltà ci sono, e tra i problemi più sentiti spicca quello della casa, per la quale esiste molta domanda ma poca offerta”: così Sara Ranzato, vice sindaco e assessore al sociale, inizia la sua analisi sui diversi volti della povertà.

Quali sono le fasce della vostra popolazione che più risentono delle difficoltà? economiche

Nei nostri uffici accedono persone diverse: ci sono anziani soli che magari sforano di pochissimo le soglie previste per beneficiare di contributi per le spese di assistenza domiciliare o per l’acquisto di materiali necessari, giovani famiglie con contratti di lavoro precari, magari di poche ore alla settimana, e anche persone che non hanno ancora maturato la pensione e che non riescono più a trovare una occupazione e non sanno come fare a mantenere figli che ancora studiano. Sempre più le famiglie di media età, con coppie di 50enni devono fare i conti con figli che frequentano la scuola, al contempo anziani genitori con patologie gravi che richiedono accudimento e la necessità di continuare a lavorare, coloro che subiscono il cosiddetto effetto “sandwich”, perché in mezzo tra l’impegno di crescita dei figli e la necessità di seguire i genitori.

Quali le iniziative messe in campo?

Il Comune di Cadoneghe è dotato di un proprio settore sociale interno con tre assistenti sociali, ed una quarta in arrivo grazie a fondi governativi. Questo settore offre servizi per aiutare gli anziani a rimanere a casa propria anche quando sono diventati più fragili con i pasti a domicilio, l’assistenza domiciliare, il trasporto assistito. Diciamo che la logica è stata quella di arrivare il più possibile ai bisogni individuali, ma anche di migliorare i luoghi di comunità , luoghi che possano essere accoglienti per i cittadini perché creino sane relazioni. Pertanto dopo una riqualificazione sociale dei luoghi di Comunità, Centro Spinelli , Biblioteca civica e Villa Ghedini Centro Famiglie, abbiamo creato una rete tra questi centri di Comunità che ora lavorano in squadra e questo lavoro di squadra ci ha permesso di accedere e vincere bandi pubblici e ottenere finanziamenti per le attività che si svolgono all’interno di queste realtà.

Servirebbero delle risorse specifiche?

Noi cerchiamo di lavorare con continuità ampliando il numero di cittadini che possono accedere ai servizi, non trascurando l’aspetto principale e più importante della nostra mission che è quello di supportare la persona ed accompagnarla all’uscita dallo stato di fragilità, perché possa ripartire in autonomia e se può più motivata e

forte di prima.

Quale il contributo del volontariato sociale?

A Cadoneghe le associazioni sono sempre state attive in questo senso: abbiamo una collaborazione molto positiva con la Caritas per interventi economici, la spesa solidale, l’Auser si occupa del trasporto assistito, presso il nostro Centro Spinelli ci sono spazi dedicati per aiutare le famiglie che assistono anziani con demenze. Tutte le associazioni rispondono alle nostre sollecitazioni e inviti a momenti di confronto anche su temi forti come la violenza sulle donne e l’impegno per stare accanto a chi è più fragile.

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Anziani soli con la pensione che non basta più, giovani alle prese con la precarietà, genitori che hanno perso il lavoro, famiglie sempre più in difficoltà: “Diamo supporto ritrovare l’autonomia”

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Cadoneghe

I servizi. Nuove risorse dal Pnrr per rendere l’ente più efficiente, digitale e vicino ai bisogni della comunità

Oltre 70mila euro investiti con il bando Risorse in Comune

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afforzare la macchina amministrativa e migliorare i servizi ai cittadini: è questo l’obiettivo del finanziamento ottenuto dal Comune di Cadoneghe attraverso il bando nazionale Risorse in Comune, promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e finanziato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). All’ente sono stati riconosciuti 78.455,47 euro, che saranno impiegati per potenziare la capacità amministrativa e migliorare spazi e strumenti di lavoro. L’avviso ha registrato un’adesione particolarmente significativa a livello nazionale: ben 1.853 Comuni hanno presentato domanda, pari a oltre il 92 per cento della platea potenzialmente beneficiaria. Un dato che conferma il forte interesse degli Enti locali verso interventi volti a potenziare le infrastrutture materiali e digitali, modernizzare gli ambienti di lavoro e rendere più efficiente l’organizzazione interna. Le candidature sono state inoltrate tramite la piattaforma nazionale Lavoropubblico.gov.it e, al termine dell’istruttoria, è stato approvato l’elenco dei Comuni ammessi al finanziamento, per uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro. Cadoneghe rientra ufficialmente tra i beneficiari individuati dal decreto di ammissione. Il bando sostiene l’acquisto di beni e servizi finalizzati al miglioramento della capacità amministrativa degli enti locali, nel rispetto delle disposizioni previste dall’avviso in questione. Gli interventi dovranno essere realizzati entro le tempistiche stabilite, con acquisti da effettuare tra il 20 gennaio e il 20 febbraio 2026.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco Marco Schiesaro, che ha commentato così il contributo ottenuto: “Questo finanziamento rappresenta un risultato importante per il nostro Comune perché ci consente di investire nel rafforzamento della macchina amministrativa, migliorando l’efficienza degli uffici e la qualità dei servizi offerti ai cittadini. È anche il frutto di un lavoro attento

e puntuale svolto dai nostri tecnici e dagli uffici comunali, che ringrazio sinceramente per la competenza e la professionalità che dimostrano ogni giorno nella gestione delle procedure”. Il finanziamento ottenuto si inserisce nel più ampio percorso di innovazione e modernizzazione già avviato dal Comune di Cadoneghe, in linea con gli obiettivi del PNRR e con la volontà dell’Amministrazione di rendere l’ente sempre più efficiente, digitale e vicino ai bisogni della comunità.

All’Auditorium Ramin una conferenza sulla storia della Laguna Veneta È dedicata a chi ama Venezia, la sua storia e le sue origini la conferenza “O beata solitudo… O sola beatitudo. L’isola di San Francesco del Deserto nella Laguna Veneta”, in programma alle 21 di venerdì 27 febbraio all’Auditorium Ramin di Cadoneghe. L’incontro, promosso dalla Pro Loco di Cadoneghe, avrà come protagonista il professor Marco Molin, fondatore e direttore

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del Centro Studi Torcelliani e tra i più autorevoli divulgatori delle vere origini della Serenissima. Attraverso un racconto documentato da fonti storiche e arricchito da approfondimenti culturali, Molin accompagnerà il pubblico in un viaggio affascinante alla scoperta dell’isola di San Francesco del Deserto, un luogo di grande valore spirituale e storico della Laguna Veneta e ricco di leggende e tradizioni popolari. A dialogare con il relatore sarà lo scrittore e ricercatore di storia veneta Giovanni Mari, socio della Pro Loco di Cadoneghe, già noto per le numerose conferenze proposte sul territorio negli ultimi anni e per il suo impegno nella divulgazione della storia locale. Un’occasione preziosa per riscoprire uno dei luoghi più suggestivi e meno conosciuti della Laguna Veneta tra storia, spiritualità e tradizione. Ingresso libero fino a esaurimento posti. (g.t)

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DIEGO PONZIN

C’è un modo di parlare della morte senza abbassare la voce. Diego Ponzin lo sceglie: la osserva di traverso, la interroga, la costringe a perdere solennità. In questi dieci racconti la morte smette di essere un tabù e diventa una presenza laterale, quasi domestica, capace paradossalmente di rimettere in circolo la vita, la sua energia più segreta, il suo disordine. Sfilano così personaggi sospesi tra ironia e vertigine: un barone della cosmologia che svanisce lasciando messaggi indecifrabili; uno scrittore fantasma che rifiuta un bypass per morire con eleganza e regolare i conti con il proprio pseudonimo; assassini e vittime che, nel punto più buio, scoprono che l’amore può ancora accadere e che la letteratura è un percorso di crescita e guarigione, capace di elevare l’esperienza del dolore senza negarla. A tenere insieme le storie non è una morale, ma un gesto estremo: l’atto finale di un filosofo celebre, fissato sul suo cadavere con una potenza tale da generare una religione laica, assurda e necessaria. Racconti che fanno sorridere, commuovere, intuire che persino il surreale obbedisce a una segreta geometria. Perché, a forza di parlare di morte, la vita – ostinata – scorre più forte. E forse

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Oculista, da sempre divide la propria vita tra scienza, letteratura e musica. Quando non si occupa di oftalmologia, scrive; quando non scrive, suona il basso con i Motorcycle Mama. Ha pubblicato romanzi, racconti e poesie, mantenendo sempre uno sguardo ironico e distaccato su ciò che accade e inventando quello che non accade, dentro e fuori dal campo visivo.

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Il progetto. Schiesaro: “Nessun pregiudizio, ma rispetto delle leggi e della Costituzione”

Cimitero islamico, bocciata la proposta: ecco le ragioni del no

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essun cimitero islamico sarà realizzato a Cadoneghe. A ribadirlo è il sindaco Marco Schiesaro, che nelle scorse settimane ha chiarito punto per punto le ragioni del diniego alla richiesta avanzata nel 2021 dall’associazione Shabuz Bangla, rappresentativa della comunità islamica bengalese. “Non si tratta di pregiudizi – ha spiegato il primo cittadino – ma di rispetto delle leggi e dei principi costituzionali”. La proposta prevedeva la realizzazione, in via Augusta, di un cimitero privato con ingresso autonomo, spazi per la preparazione delle salme secondo il rito islamico, una sala di preghiera e circa duecento sepolture. Un progetto che, secondo il primo cittadino, contrasterebbe con le leggi e i principi fondanti dello Stato.

“La proposta della comunità islamica bengalese presentava indicazioni incompatibili con i principi repubblicani e costituzionali – chiarisce il sindaco –. Il nostro cimitero accoglie da sempre defunti di ogni confessione e regolamentare uno spazio separato per

genere o secondo precetti religiosi contrasterebbe con le nostre leggi”.

Al centro del diniego anche il principio di laicità dello Stato. “Alcune impostazioni religiose, in particolare quelle ispirate alla Sharia, non distinguono tra ambito religioso e civile. La Sharia è una legge che disciplina non solo il culto, ma anche comportamenti sociali, relazioni e ruoli: per questo il cimitero in questione non potrebbe convivere con un modello statale secolarizzato come il nostro”.

Il primo cittadino ha inoltre richiamato l’articolo 8 della Costituzione, che “garantisce pienamente la libertà religiosa”, ma stabilisce anche che le confessioni operino nel rispetto dell’ordinamento giuridico dello Stato e siano disciplinate da specifiche intese. La religione islamica, ha ricordato Schiesaro, è tra le poche a non aver ancora sottoscritto un’intesa con lo Stato. “Finché non ci sarà un riconoscimento chiaro della legge italiana rispetto alla Sharia non possiamo procedere con progetti

Piantato un Calicanto per Giulio Regeni

Un Calicanto come segno di memoria e di impegno civile. Con la messa a dimora dell’arbusto nel parco di via Pascoli intitolato a Giulio Regeni, la comunità di Cadoneghe ha concluso le iniziative per il decimo anniversario della sua scomparsa. Il momento più significativo delle commemorazioni si era svolto lo scorso 25 gennaio, data dell’ultimo messaggio inviato dal ricercatore italiano prima del rapi-

mento, delle torture e dell’uccisione, avvenuti nel 2016 in Egitto. Un episodio che continua a interrogare l’opinione pubblica e per il quale familiari e sostenitori chiedono ancora verità e giustizia.

L’iniziativa è stata promossa dal gruppo LA Civica e ha raccolto l’adesione di associazioni e forze politiche locali. Nonostante la pioggia, la partecipazione è stata ampia, segno di una comunità che non in-

che trasformerebbero uno spazio pubblico in uno confessionale”. Accanto agli aspetti giuridici e culturali, il sindaco ha richiamato anche questioni economiche e organizzative. “Ogni scelta in materia cimiteriale deve essere inserita in una pianificazione complessiva, sostenibile e coerente con le

reali possibilità del Comune”, ha spiegato, ricordando come il cimitero di Cadoneghe sia prossimo alla saturazione. Ma è anche un problema di trasparenza amministrativa: “Nella proposta presentata non risultavano chiaramente definiti né i soggetti finanziatori né le modalità di copertura eco-

tende dimenticare e che rinnova la propria vicinanza alla famiglia Regeni. Il 12 febbraio è stato ottenuto il via libera dell’amministrazione comunale, ed è stato piantato un piccolo esemplare di Calicanto. La scelta non è casuale: i suoi fiori gialli richiamano il colore simbolo della campagna per la verità, mentre la fioritura invernale rappresenta la capacità di resistere al freddo e alle avversità. (r.p.)

nomica dell’intervento”. “Quando si parla di strutture pubbliche o di interesse pubblico – ha concluso –la chiarezza su chi finanzia, come e con quali garanzie è un presupposto indispensabile. Senza questi elementi non è possibile assumere decisioni responsabili”.

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Giulia Turato

Sociale. Il nuovo mezzo servirà per trasporto di persone non autosufficienti

La Confraternita dei Bigoi al Torcio APS consegna un nuovo pulmino

Un’importante donazione consente di potenziare il servizio di trasporto per anziani e disabili

Qualche settimana fa, con la benedizione del parroco don Daniele Longato, si è tenuta la consegna ufficiale del nuovo pulmino acquistato dal Centro Ricreativo Culturale per gli Anziani del Comune di Limena ODV grazie al generoso contributo concesso dalla Confraternita dei Bigoi al Torcio APS di Limena.

“A nome di tutti i componenti del consiglio direttivo e dell’intera nostra associazione – sottolinea il presidente del Centro Ricreativo Culturale del Comune di Limena ODV Giuseppe Costa – desidero esprimere al presidente della Confraternita dei Bigoi al Torcio APS, Gianni Duregon e al suo Direttivo, la mia profonda gratitudine per la concessione del sostanzioso contributo finalizzato all’acquisto di un nuovo pulmino attrezzato per il trasporto di persone disabili. Il nuovo pulmino consentirà di garantire a tutti i richiedenti il trasporto nei luoghi di destinazione. Lo scorso anno non sempre è stato possibile, anche se il numero dei trasportati è stato superiore a quello degli anni precedenti, è la dimostrazione della crescente necessità di ampliare il nostro servizio. Nel 2024 abbiamo trasportato 1247 persone e percorso 41072 km, mentre nel 2025 ne abbiamo trasportate 1438 percorrendo 44530 km. Colgo l’occasione per ringraziare le signore della segreteria che organizzano i trasporti e tutti gli autisti che volontariamente offrono la loro disponibilità per il buon funzionamento del servizio e per garantire questo importante servizio a chi ne ha bisogno”.

“Un ringraziamento speciale alla Confraternita dei Bigoi al

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Ascoltaci in tutto il Veneto in

Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Cadoneghe, Via Gramsci, 95; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dal lunedì al giovedì dalle 15.00 alle 17.30 Limena, Via Beato Arnaldo, 26; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Piazzola sul Brenta, Via della Roggia, 5 int. 1; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00

Torcio APS – sottolinea il sindaco Stefano Tonazzo – per la donazione che ha permesso l’acquisto da parte del Centro Ricreativo Culturale per gli Anziani del Comune di Limena ODV di un mezzo di trasporto per le persone in difficoltà. Un esempio di comunità in cui la collaborazione tra associazioni è un volano formidabile per il volontariato e diventa una grande facilitazione per questo servizio indispensabile per il nostro territorio. Grazie al presidente Gianni Duregon, al Direttivo e a tutto il gruppo della Confraternita dei Bigoi al Torcio APS di Limena. Facciamo nostro l’appello del presidente del Centro Anziani Giuseppe Costa, i mezzi ci sono, l’organizzazione del Centro Anziani è collaudata, ma servono autisti per permettere di essere sempre più efficienti, passiamo parola”.

“Avere un mezzo attrezzato per il trasporto è un’opportunità eccezionale che ci permette di dare risposte alle esigenze del territorio. – conclude il vicesindaco e assessore ai servizi sociali Cristina Turetta – Tutto questo è possibile grazie al sostegno e all’impegno quotidiano dei volontari del Centro Ricreativo Culturale per gli Anziani del Comune di Limena ODV che organizzano le uscite, ottimizzando i tempi e luoghi e dei volontari autisti che donano il proprio tempo”.

Fanny Xhajanka

Sintoniz zati

Prevenzione. Saranno installati in piazza Diaz e al parco Coccinella

In arrivo due nuovi defibrillatori

Grazie al Progetto “Piccolo Principe” della Fondazione Ometto, in collaborazione con il Comune di Limena, è stato attivato il Progetto “Limena Cardioprotetta”, che mette in relazione le aziende e il Comune per diffondere sul territorio i defibrillatori, l’informazione e la formazione sul loro utilizzo

Due nuovi defibrillatori verranno installati in Piazza Diaz e al Parco Coccinella grazie al Progetto “Limena Cardioprotetta” realizzato dalla Fondazione Ometto in collaborazione con il Comune. L’iniziativa mira a rendere il territorio comunale sempre più sicuro, grazie alla cardioprotezione, attraverso la diffusione di defibrillatori e l’attivazione di corsi di formazione BLSD con istruttori SUEM 118, creando un progetto sociale circolare tra imprese, amministrazione comunale e cittadini.

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“Il Comune – sottolinea il sindaco Stefano Tonazzo – ha accolto con grande attenzione e sensibilità questo importante progetto che ha anche coinvolto le imprese locali per la donazione di defibrillatori. Oggi Limena è dotata di 24 defibrillatori operativi di cui però solo uno è disponibile h24, in quanto collocato all’aperto in via Del Santo. L’impegno dell’amministrazione assieme al Progetto “Limena Cardioprotetta” sarà di installare altri defibrillatori h24, e di continuare con i corsi per l’utilizzo degli stessi rivolto a insegnanti, educatori, allenatori e anche ai cittadini volenterosi”.

Per presentare l’iniziativa, lo scorso dicembre, Valentina Ometto, presidente della Fondazione, ha organizzato un evento all’Oratorio della Barchessa di Limena con relatori grandi auto-

rità come il questore di Padova Marco Odorisio, il professor Gino Gerosa, allora direttore del Centro di Cardiochirurgia “Vincenzo Gallucci” e attualmente assessore alla sanità della Regione Veneto e il direttore del SUEM 118 Andrea Paoli, che hanno motivato il pubblico sull’importanza dell’utilizzo dei defibrillatori. “Grazie a questo eccellente progetto dedicato alla salute pubblica – afferma il vicesindaco e assessore alla sanità Cristina Turetta – e grazie alle nostre aziende del territorio, nelle prossime settimane verranno installati due nuovi defibrillatori h24 in Piazza Diaz e al Parco Coccinella. Una partnership con l’azienda limenese Multistampa Srl è già stata avviata per la donazione di un defibrillatore e di una colonnina

Florida De Rossi festeggia 100 anni

La signora Florida De Rossi ha raggiunto il traguardo dei 100 anni. “Un secolo di vita – afferma il vicesindaco e assessore ai servizi sociali Cristina Turetta – vissuto all’insegna della dedizione e dell’amore silenzioso. Da giovane Florida è partita per Milano, dove si è presa cura con grande affetto dei figli di un console francese, successivamente è tornata a Limena, continuando con la stessa attenzione e dolcezza nei confronti dei bambini di una famiglia del nostro paese. Ovunque sia passata, ha lasciato un segno profondo di bontà. Oggi tutto quel bene ritorna moltiplicato”. “Accanto a lei c’è la sorella Luisa, – continua il vicesindaco Cristina Turetta – che si è trasferita per prendersi cura di Florida, un

con teca riscaldata al Comune, da posizionare in un’area molto frequentata come Piazza Diaz o il Parco Coccinella, a disposizione h 24 per la popolazione in caso di emergenza. Inoltre è già stato svolto il corso BLSD per sei dipendenti nell’azienda, che si è a sua volta dotata di un defibrillatore. Nel frattempo la Fondazione Ometto sta organizzando per sabato 14 marzo un corso BLSD nella sala Consiliare di Limena aperto alla cittadinanza”. “In caso di arresto cardiaco l’intervento rapido, entro pochi minuti, è cruciale. – afferma la presidente della Fondazione, Valentina Ometto – Ogni minuto che passa riduce del 10 per cento le probabilità di sopravvivenza. Due mani salvano un cuore!”. Fanny Xhajanka

esempio raro e prezioso di affetto reciproco e di famiglia unita. In questa festa si ritrovano tre fratelli longevi, Florida con i suoi 100 anni, Antonio di 94 anni e Luisa di 86 anni, simbolo di una famiglia unita e circondata dall’a-

more di figli e nipoti. A nome dell’amministrazione comunale, insieme alla signora Leopoldina in rappresentanza del Centro Anziani, ho portato i saluti e gli auguri di tutta la comunità limenese”. (f.x.)

Curtarolo

Riqualificazione. Due cantieri per sport e ambiente

Pista d’atletica rinnovata e nuova

oasi verde lungo la ciclovia

Il Comune di Curtarolo si prepara a due importanti interventi che puntano a migliorare la qualità della vita dei cittadini, puntando sulla riqualificazione delle infrastrutture sportive e sulla tutela dell’ambiente. L’amministrazione comunale ha infatti due progetti di prossima realizzazione: la ristrutturazione dell’impianto sportivo e la rinaturalizzazione dell’area situata tra la ciclovia Treviso–Ostiglia e il cimitero di Pieve di Curtarolo. Si tratta di un piano d’azione che intreccia benessere fisico e sostenibilità, muovendosi su binari amministrativi solidi e finanziamenti mirati. Per quanto riguarda l’impianto sportivo, l’iter burocratico ha trovato il suo compimento formale nel corso del mese di febbraio. L’intervento, che mira all’adeguamento normativo e al miglioramento complessivo della struttura, è frutto di un lungo percorso iniziato nel 2024 con la partecipazione a un bando regionale. Il successo in graduatoria ha permesso di intercettare risorse significative provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione, per un importo di 238.000 euro, cui il Comune ha aggiunto 156.000 euro di fondi propri. L’investimento complessivo, che sfiora i 400.000 euro, permetterà di intervenire in modo radicale sulla pista di atletica e sulle aree esterne, garantendo agli atleti e agli appassionati una struttura moderna e sicura. I lavori dovrebbero concludersi entro quattro mesi dalla consegna del cantiere, assicurando la piena operatività per la stagione estiva. Parallelamente, la Giunta ha dato il via libera tecnico al progetto di fattibilità per la rinaturalizzazione dei suoli degradati nei pressi della ciclovia Treviso–Ostiglia. L’obiettivo è trasformare un’area attualmente marginale in un polmone verde che faccia da filtro e da collegamento armonioso con il paesaggio circostante. Anche in questo caso, la strategia si basa sul reperimento di fondi extracomunali,

partecipando a bandi specifici per il contrasto al consumo di suolo. Con un impegno previsto di 170.000 euro, l’area vicino al cimitero di Pieve non sarà più solo una zona di passaggio, ma un esempio di recupero ambientale in ambito periurbano. Questi due cantieri rappresentano una visione d’insieme chiara: restituire valore pubblico allo spazio comune, rendendo Curtarolo un centro sempre più dinamico e attento all’equilibrio tra uomo e natura.

Dialogo e riflessioni con il ciclo Incontri con l’autore

La sala consiliare di Palazzo Cesare Battisti si trasforma in un salotto culturale pronto ad accogliere i cittadini per un nuovo ciclo di appuntamenti con la letteratura e l’approfondimento. A partire da giovedì 26 febbraio, Curtarolo ospiterà la rassegna Incontri con l’autore, un’iniziativa voluta dall’amministrazione comunale per promuovere la lettura e offrire uno spazio di confronto diretto tra chi scrive e chi legge. Gli incontri, tutti previsti per le ore 20.45 con ingresso libero nella sede della biblioteca comunale, rappresentano un’occasione preziosa per la

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comunità di immergersi in storie che spaziano dal mondo del lavoro alla spiritualità, dalla tecnologia alla storia locale, portandosi a casa non solo nuove informazioni ma anche emozioni profonde. Il calendario si apre il 26 febbraio con Luigi Sposato e la sua analisi intitolata Successo e insuccesso – Storie di due impostori, per proseguire il 12 marzo con Ermes Siorini, che esplorerà la possibilità di trovare la felicità nel contesto quotidiano con Lavorare felici si può. Il 26 marzo sarà la volta di Monica Grosselle, che affronterà un tema di grande attualità con il volume Tra cielo e silicio – L’IA è l’anima. Un nuovo ponte tra mondi, cercando un punto di contatto tra tecnologia e interiorità. La rassegna si concluderà infine il 9 aprile con Nicola Vegro e il suo racconto Antonio segreto – La forza di un uomo, un viaggio alla scoperta della figura del Santo. Questi momenti di condivisione, resi possibili grazie alla disponibilità gratuita degli autori, sottolineano il ruolo della biblioteca come centro pulsante di aggregazione.

“Partecipare – sottolinea il sindaco

Martina Rocchio – significa non solo conoscere un libro, ma anche confrontarsi con percorsi di vita capaci di stimolare riflessioni personali”. (CRI.S.)

Fine dei disagi: il ponte di Terraglione a pieno regime

L a giornata del 30 gennaio ha segnato un momento di svolta per la viabilità dell’Alta Padovana con la totale riapertura del ponte di Terraglione a Vigodarzere. Dopo mesi di attesa e una gestione del traffico che ha messo a dura prova la pazienza dei residenti e dei pendolari, la struttura è finalmente tornata a essere percorribile in entrambe le direzioni di marcia. Si chiude così un periodo di pesanti limitazioni che aveva obbligato gli utenti della strada a lunghi percorsi alternativi e a una gestione complessa degli spostamenti quotidiani. L’intervento di riqualificazione, che ha richiesto un investimento complessivo di circa un milione di euro, è stato reso possibile grazie alla sinergia tra la Regione Veneto, la Provincia di Padova e il Comune di Vigodarzere. L’opera non ha riguardato solo il consolidamento delle strutture esistenti, ma ha visto anche la collocazione di una nuova passerella ciclopedonale, un elemento fondamentale per la sicurezza di chi attraversa il ponte a piedi o in bicicletta. Sebbene il traffico veicolare sia tornato regolare, la passerella sarà fruibile solo successivamente, in attesa che vengano ultimati gli ultimi dettagli necessari per

garantire un passaggio in totale sicurezza. Il sindaco di Vigodarzere, Adolfo Zordan, ha espresso soddisfazione per il rispetto dei tempi: i lavori, iniziati a giugno 2025, avevano una durata prevista di sei mesi e, nonostante le inevitabili sospensioni dovute alle condizioni atmosferiche, il cronoprogramma è stato onorato. La riapertura integrale è avvenuta con un sensibile anticipo rispetto alle ultime previsioni ufficiali. Alla fine del 2025, infatti, un’ordinanza aveva prorogato il senso unico alternato fino al 27 febbraio, generando preoccupazione tra i cittadini. Il ritorno alla normalità anticipato rappresenta quindi una boccata d’ossi-

geno per chi, in questi mesi, ha dovuto affrontare costi aggiuntivi per il carburante che, in alcuni casi di pendolarismo quotidiano, sono stati stimati superiori ai trecento euro mensili. La complessità del cantiere era legata alla sovrapposizione di due interventi distinti: il rinforzo strutturale delle spallette e dei giunti richiesto dalla Provincia e la creazione della passerella voluta dal Comune. Con la rimozione delle barriere del cantiere, il territorio recupera un collegamento vitale, lasciandosi alle spalle mesi di accesi dibattiti e proteste sui social, per guardare a una mobilità più moderna e sicura per tutti. Cristina Salvato

La cultura del fosso: i giovani narrano il territorio

Il Comune di Vigodarzere, in collaborazione con la rete internazionale Wigwam rappresentata dal suo presidente Efrem Tassinato, ha dato avvio a un’iniziativa di grande valore educativo e ambientale intitolata La Cultura del fosso. Il progetto, che si inserisce nel contesto del Premio Wigwam Stampa Italiana 2025-2026, si propone di rimettere al centro dell’attenzione quegli elementi del paesaggio spesso considerati marginali, ma che in realtà rappresentano infrastrutture vitali per la biodiversità, la sicurezza idraulica e la ricarica delle falde acquifere. Attraverso un concorso creativo rivolto a tutti i giovani sotto i venticinque anni, l’amministrazione punta a trasformare le nuove generazioni in sentinelle e narratori consapevoli del proprio territorio. L’iniziativa non si limita alla semplice scrittura, ma mira a stimolare un vero dialogo intergenerazionale. I ragazzi sono invitati a confrontarsi con genitori, nonni e agricoltori per recuperare memorie, aneddoti e fotografie d’epoca, cercando di capire come la cura dei fossi sia cambiata nel tempo. Come sottolineato dall’assessore Alessandra Bergamin, la rete idraulica locale conta circa 180 chilometri di canali che richiedono una manutenzione costante, una pratica un tempo quotidiana e oggi purtroppo ridotta. Sensibilizzare i giovani significa dunque investire nella prevenzione e nella tutela dell’acqua. Il percorso coinvolge attivamente anche il mondo della scuola, con attività che spaziano dalle scienze alla geografia, e prevede uscite sul campo per raccogliere spunti e immagini. C’è tempo fino al 31 maggio 2026 per sottoporre i propri lavori originali, con la possibilità di vincere premi in denaro e vedere i propri articoli pubblicati sui canali ufficiali. Per consultare il regolamento completo e partecipare, è possibile scansionare il codice QR presente sui materiali informativi o visitare il sito internet ufficiale www.premiostampa.wigwam.it. (CRI.S.)

L’ASSOCIAZIONE LAGUNARI TRUPPE ANFIBIE (A.L.T.A. Sezione di Padova

invita tutti i Leoni in congedo e i simpatizzanti che ne condividono i valori a unirsi alla propria Sezione per mantenere vivo lo spirito di corpo ed il legame con il territorio.

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Iscriversi oggi significa partecipare attivamente alle iniziative di volontariato, protezione civile e alle cerimonie patriottiche che onorano la storia dei Lagunari ma anche dare un supporto a chi può dedicarsi a queste attività.

L’iscrizione è aperta per il 2026 rivolgendosi alla sede di Padova in Viale Felice Cavallotti 2 (Palazzina Assoarma)

Apertura sede il martedì dalle ore 10 alle ore 12 340 833 5452

oppure scrivendo all’indirizzo email padova@associazionelagunari.it www.associazionelagunari.it

Verde. Un parco giochi inclusivo e un’area fitness per tutte le età

In via Primo Levi nuovi spazi a disposizione per il benessere e il divertimento di tutti

Il Comune di Vigodarzere continua a investire nella qualità della vita dei propri cittadini attraverso un ambizioso programma di valorizzazione delle aree verdi urbane. L’ultimo tassello di questa strategia riguarda la realizzazione di un nuovo polo dedicato al tempo libero in via Primo Levi, dove nasceranno un moderno parco giochi e un’ area attrezzata per il fitness pubblico. L’intervento, dal valore complessivo di oltre 180.000 euro, non è soltanto un’operazione di arredo urbano, ma risponde alla volontà dell’amministrazione di incrementare la fruizione degli spazi aperti puntando su tre pilastri fondamentali: l’inclusività, la sostenibilità ambientale e la massima sicurezza per gli utenti di ogni fascia d’età. Il progetto si articola in due zone distinte ma pensate per integrarsi funzionalmente all’interno del contesto residenziale consolidato della zona. La prima area, estesa su circa 200 metri quadrati, sarà interamente dedi-

cata ai bambini tra i 3 e i 15 anni. Al suo interno verranno installate sette diverse tipologie di giochi, scelti per stimolare la socialità e il movimento. Per garantire il comfort delle famiglie, lo spazio sarà completato da panchine e dalla posa di due gazebo, ideali per creare zone d’ombra durante i mesi estivi. Un elemento cruciale di quest’area sarà la recinzione perimetrale completa, studiata per permettere ai genitori di lasciar giocare i piccoli in totale tranquillità, lontano dai pericoli del traffico stradale.

A breve distanza, a circa 160 metri in direzione dell’incrocio con via Padre Placido Cortese, sorgerà invece la nuova palestra a cielo aperto. Si tratta di un’area fitness di 130 metri quadrati progettata per adolescenti, adulti e anziani, dotata di tre diverse stazioni calisteniche per l’allenamento a corpo libero. Entrambe le zone saranno dotate di pavimentazioni antitrauma certificate, fondamentali per attutire eventuali cadute, e ve-

dranno l’installazione di sistemi di illuminazione a led a basso consumo e di telecamere per la videosorveglianza. Questi accorgimenti tecnici permetteranno di vivere il parco anche nelle ore serali, scoraggiando al contempo fenomeni di vandalismo e garantendo un presidio costante sul territorio.

Situata in prossimità del parco inclusivo già esistente, questa nuova infrastruttura punta a diventare un punto di riferimento per la comunità, facilitando l’accesso pubblico grazie a nuovi collegamenti pedonali. Con questo investimento, Vigodarzere trasforma un’area verde in un centro di aggregazione moderno,

Sicurezza stradale: arriva a Padova il primo simulatore di guida per monopattini

Solo nel Comune di Padova si stima la presenza di oltre 3.500 monopattini elettrici (tra mezzi in sharing e privati). Nell’ultimo anno, gli incidenti che hanno coinvolto monopattini elettrici nell’area urbana e nella prima cintura provinciale hanno registrato un incremento del 12%, spesso causati da mancata precedenza, guida contromano o trasporto di passeggeri. Il dato preoccupante è che il 40% dei conducenti coinvolti in sinistri ha un’età compresa tra i 16 e i 24 anni.

Promuovere la sicurezza è un’urgenza, ecco allora che arriva nelle scuole il simulatore professionale di ultima generazione dedicato alla guida del monopattino elet-

trico, che verrà utilizzato per le attività di formazione e sensibilizzazione negli istituti scolastici della provincia di Padova. Il simulatore è integrato nei laboratori didattici itineranti che in queste settimane stanno toccando i principali poli scolastici della padovani. Grazie a software avanzati, gli studenti possono testare i tempi di reazione alterati e le conseguenze di manovre azzardate, ricreando scenari di traffico reale. L’iniziativa della Provincia di Padova, che ha acquistato il simulatore mira a educare i giovani sui rischi legati all’uso di sostanze psicoattive e sulle corrette norme di comportamento su strada. “L’acquisto di questo simulatore rappresenta un salto di qua-

dove lo sport e il gioco si fondono in un ambiente protetto e tecnologicamente all’avanguardia. È un invito concreto a riscoprire il piacere di stare all’aria aperta, prendendosi cura della propria salute e favorendo l’incontro tra generazioni diverse in un contesto sicuro e accogliente.

lità fondamentale nella strategia di educazione stradale.spiegano gli organizzatori - Il monopattino elettrico è un mezzo agile e sostenibile che sta cambiando il modo di muoversi dei giovani, ma non è un giocattolo. Con questo simulatore, che affiancherà quelli di guida automobilistica già in dotazione alla polizia locale, permetteremo agli studenti di sperimentare visivamente e fisicamente cosa significa perdere il controllo del mezzo in totale sicurezza. Il nostro obiettivo non è punitivo, ma formativo: vogliamo che i futuri cittadini siano consapevoli che sulla strada la responsabilità individuale è la prima forma di protezione”. (v.g.)

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Cristina Salvato

Sintoniz zati

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segue da pag. 1

La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato. Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo

bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini. Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

Diego Ruzza
Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

Il prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

Elly Schlein
Flavio Tosi

L’intervista. Maurizio Dianese, autore di “Come

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici. Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.

Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Ambiente solido e percorso di crescita in primaria azienda veneta

Sintoniz zati

LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

Sintoniz zati

Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

Tenuta Amadio
prosecco,

zati

LA BOUTIQUE DEL PANE: PROFUMO DI CASA E COMUNITÀ

Tradizione familiare, qualità quotidiana e servizi pensati per il territorio

territorio. La Boutique del Pane non è semplicemente una panetteria: è un pezzo di comunità, uno di quei luoghi che riconosci appena ci passi davanti, per l’aroma del pane appena sfornato e per la fila di clienti — chi conosce, chi torna, chi porta i figli a scegliere la merenda. Qui si respira un rapporto antico con il cibo, con la materia prima, con la stagione. È la sapienza di generazioni di mani che lavorano farine, lieviti e idee. La storia affonda le radici nella tradizione familiare: di madre in figlie, la passione per la panificazione si è trasmessa nel tempo fino a diventare una presenza solida nel tessuto commerciale e sociale di Cadoneghe. Tutto nasce da Franca, che ha passato questo sapere alle figlie, e oggi sono Chiara Schiavon e la sorella Susanna a por-

parato sul momento con ingredienti saporiti e profumati. L’idea non è solo nutrire: è farlo con gusto, con calma, come si face-

va una volta ma con lo sguardo aperto alle esigenze moderne. La Boutique del Pane non si ferma alla porta del negozio. Capisce i tempi e i bisogni delle famiglie e offre un servizio di consegna a domicilio giornaliero: sia per il pane quotidiano, sia per una spesa completa. Chiunque viva nel territorio di Cadoneghe può ricevere ogni mattina il profumo del forno a casa propria, senza sbattere la porta. È un servizio semplice ma che racconta una filosofia: il pane è esperienza, è presenza, è cura. E poi ci sono i rinfreschi su misura. Feste di compleanno, aperitivi, eventi aziendali o feste di laurea: la Boutique del Pane

Vivere bene comincia da cose semplici, e a volte basta un pezzo di pane buono per ricordarlo.

Sintoniz zati

Alta complessità, innovazione e nuove infrastrutture: il bilancio di fine mandato

Giuseppe Dal Ben chiude il mandato il 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, all’Azienda Ospedale di Padova: investimenti, primati clinici e la sfida di Padova Est

IIl 28 febbraio 2026, salvo eventuali proroghe tecniche, si chiuderà il mandato del Direttore Generale dell’Azienda Ospedale–Università di Padova, una delle realtà sanitarie di riferimento a livello nazionale per l’alta complessità. Sono stati anni segnati da investimenti strutturali, innovazioni cliniche e passaggi decisivi per il futuro, dal Nuovo Ospedale Pediatrico al percorso verso Padova Est – San Lazzaro. Un bilancio che intreccia risultati concreti e visione strategica. L’Azienda Ospedaliera di Padova è un punto di riferimento nazionale per l’alta complessità: che bilancio traccia oggi del percorso compiuto sotto la sua direzione?

Sono stati anni di grande impegno e concentrazione. Il primo ringraziamento va ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario per la professionalità dimostrata.

L’ultimo anno ha segnato passaggi concreti, non solo annunci. Nel 2024 abbiamo completato interventi strutturali strategici: l’adeguamento del Pronto Soccorso con la nuova Tac, la risonanza magnetica al Sant’Antonio, i laboratori di citofluorimetria e immunometria al Giustinianeo e l’ammodernamento della Medicina Nucleare. Sono state inaugurate nuove terapie intensive e i laboratori di biologia molecolare, con investimenti complessivi di diversi milioni di euro.

Parallelamente sono in corso opere rilevanti, dalla nuova Anatomia Patologica alla riqualificazione di reparti e laboratori, mentre il 2025 ha segnato un traguardo storico con l’apertura del Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” e il passaggio decisivo della conferenza dei

servizi per il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro.

Il filo conduttore è stato investire in spazi, tecnologie e organizzazione per sostenere l’alta complessità e rafforzare la rete regionale.

Quali traguardi di eccellenza clinica e scientifica ritiene più significativi raggiunti in questi anni?

L’eccellenza è frutto di un lavoro multidisciplinare che ha rafforzato l’attrattività del centro per pazienti e professionisti da tutta Italia. Nel 2024 sono stati eseguiti 413 trapianti, con 179 interventi in urgenza nazionale. Padova è prima in Italia per trapianti di rene e di polmone e seconda nella classifica complessiva. Tra i risultati più significativi, il primo trapianto di fegato completamente robotico al mondo, con l’organo mantenuto in perfusione durante

l’intervento, e il raggiungimento del 700° trapianto di polmone. Non meno rilevante l’intervento neurochirurgico su un bambino operato da sveglio per una lesione profonda: una procedura rarissima a livello internazionale, che ha permesso di monitorare in tempo reale le funzioni cognitive riducendo al minimo il rischio di deficit permanenti. Risultati che confermano la capacità dell’Azienda di essere polo di innovazione oltre che di assistenza.

La nuova Pediatria rappresenta uno degli interventi più attesi e simbolici: che valore ha per Padova e per il Veneto?

Il Nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto “Salus Pueri” è molto più di un edificio: è una scelta strategica. Si sviluppa su 20 mila metri quadrati, con 155 posti letto e sei sale operatorie interamente dedicate,

per un investimento complessivo di 107 milioni di euro.

È oggi il più grande istituto pediatrico del Nord Est: ogni anno registra circa 10 mila ricoveri, 25 mila accessi al Pronto Soccorso e oltre 320 mila visite ambulatoriali. Le camere sono progettate per accogliere anche i caregiver, perché la cura pediatrica coinvolge sempre l’intera famiglia. Rappresenta un presidio di eccellenza per il Veneto e un investimento sul futuro della sanità pediatrica ad alta specializzazione. Come si tiene insieme il ruolo di grande hub ospedaliero, la collaborazione con l’Università e la sostenibilità di un sistema sempre più complesso?

L’integrazione con l’Università è il motore che trasforma ricerca e formazione in qualità delle cure. Il modello dell’Azienda Ospedale–Università integra assistenza,

didattica e innovazione in un unico sistema. Un esempio concreto è la galenica clinica personalizzata: nei reparti pediatrici il 44% dei farmaci è sottoposto a manipolazione per adattare le terapie ai singoli pazienti. Oggi possiamo contare su una tecnologia di stampa 3D, unica in Italia, capace di produrre dosi personalizzate, compresse multistrato e formulazioni su misura. È medicina personalizzata applicata alla pratica clinica quotidiana. Guardando avanti, quale sfida considera prioritaria per mantenere l’Azienda ai vertici della sanità italiana ed europea? La sfida ha un nome preciso: il Nuovo Ospedale di Padova Est – San Lazzaro. Non è solo un ampliamento, ma un cambio di paradigma. Consentirà di superare la frammentazione delle sedi storiche e progettare percorsi di cura costruiti attorno al paziente. La conferenza dei servizi ha segnato un punto di svolta: ora la sfida è trasformare il progetto in cantiere e il cantiere in una struttura operativa capace di rispondere alla crescente domanda di alta complessità, con tecnologie avanzate e modelli organizzativi innovativi. Mantenere la leadership significa avere infrastrutture adeguate alla medicina del futuro. Il bilancio di fine mandato restituisce l’immagine di un’Azienda che ha consolidato il proprio ruolo di hub nazionale dell’alta specializzazione, investendo in infrastrutture, tecnologia e integrazione con l’Università. Dai primati nei trapianti alla nuova Pediatria, fino alla prospettiva di Padova Est, il percorso compiuto traccia una linea chiara: rafforzare l’eccellenza clinica e preparare la sanità padovana alle sfide dei prossimi decenni.

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Sanità e IA. 244 milioni e più servizi nel piano 2021-2025

ULSS 6 Euganea, Fortuna alla fine del mandato: “Fare memoria per costruire il futuro”

Il direttore generale di Ulss 6 Euganea, in scadenza il 28 febbraio, presenta il Bilancio 2021-2025: 244 milioni di investimenti, crescita dell’attività e una sanità che dialoga con l’AI.

Apochi giorni dalla scadenza del suo mandato, fissata per il 28 febbraio, Paolo Fortuna traccia un bilancio dei cinque anni alla guida dell’ULSS 6 Euganea. Non un consuntivo celebrativo, ma – come lui stesso precisa – un esercizio di responsabilità verso il territorio.

“Il bilancio di mandato non nasce per celebrare quello che è stato fatto, ma per fare memoria di cosa è successo”, afferma. “Partire da ciò che è accaduto serve per dare le linee attraverso cui l’azienda dovrà mantenere e sviluppare la sanità nel territorio di Padova”.

Il documento ripercorre il quinquennio 2021-2025, anni complessi segnati prima dalla pandemia e poi dalla ripartenza, fino alla piena attuazione degli interventi del PNRR. È una pubblicazione “agile ma densa”, costruita sui dati del controllo di gestione e delle principali fonti istituzionali, ma con una caratteristica innovativa. “È un bilancio molto interattivo. Troverete molti QR code attraverso i quali ci si aggancia a un sistema di intelligenza artificiale locale. I dati possono essere letti facendo domande specifiche”. In questo modo il cittadino può “aprire un mondo di analisi e informazioni su quello che è stato fatto”, dialogando direttamente con il documento.

I numeri raccontano un’azienda che ha continuato a crescere nonostante le difficoltà. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 244,5 milioni di euro, in gran parte destinati all’edilizia sanitaria e alle tecnologie. L’attività è aumentata: +20% i ricoveri nel quinquennio, +7% le prestazioni ambulatoriali, +30% la chirurgia programmata. Significativi anche i risultati della prevenzione, come la riduzione del

65% dei ricoveri per bronchiolite nei neonati grazie alla campagna vaccinale. Ma per Fortuna il risultato più importante non è solo nei numeri. “Questo lavoro non è stato fatto da Paolo Fortuna, ma dall’azienda, dai dipendenti, dai dirigenti. È frutto dei più di 7.000 dipendenti”. E sottolinea: “Il migliore valore aggiunto che ho potuto apprezzare in questi anni è stata l’identità aziendale. Si è partiti da Ulss e oggi c’è un’azienda che si sente azienda, con un forte aumento del senso di appartenenza”.

Un percorso che non è stato privo di difficoltà. “Evolvono i bisogni, evolvono le risposte. Ci sono punti di caduta in un sistema così complesso, ma è importante sottolineare che grazie a tutti ci si rialza”. Il riferimento va ai momenti più critici del mandato: la campagna vaccinale Covid, con picchi di 13 mila somministrazioni al giorno, e la pronta reazione all’attacco hacker che ha garantito continuità operativa.

Con la fine del mandato alle porte, Fortuna indica anche le direttrici che dovranno guidare il futuro dell’azienda. La prima è etica: “La prossimità e l’accompagnamento della persona fragile devono essere parole chiave. Dobbiamo chiederci quotidianamente se l’accesso è garantito a tutti”. Universalità, equità, trasparenza e sobrietà restano i principi cardine.

La seconda è epidemiologica. Denatalità, invecchiamento e fragilità crescente richiedono nuovi modelli organizzativi. “Internet è spesso corriere di fake news. Dobbiamo contrastare la sanità fai da te con asset comunicativi rapidi e sicuri”. La terza direttrice è organizzativa. “C’è bisogno di una sanità flessibile, che si reingegnerizzi continuamente”. Case di

Comunità, Ospedali di Comunità, telemedicina e sostegno ai Pronto Soccorso sono le priorità, insieme alla valorizzazione del personale. “La retention e il welfare aziendale sono fondamentali. Trattenere le persone e farle vivere bene nell’ambiente lavorativo è un’azione strategica”. Infine la traiettoria tecnologica. “La rapida evoluzione tecnologica, dalla robotica alla telemedicina, sarà un supporto fondamentale, sempre nel rispetto della sicurezza dei dati”. Anche l’intelligenza artificiale, precisa, “deve essere sicura e il medico deve rimanere l’ultimo a decidere”, pur potendo contribuire a snellire i processi amministrativi. Alla vigilia della conclusione del suo incarico, il direttore generale consegna così un bilancio che è anche un passaggio di testimone. “Non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova fase. Dai bisogni che continueranno ad evolvere dovrà nascere una sanità moderna, resiliente e sempre più vicina alle persone”.

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Territorio. Concluso il maxi trasloco nel nuovo polo pediatrico da 107 milioni di euro

Salus Pueri: nuovo ospedale pediatrico del Veneto operativo

l trasferimento è iniziato alle 7.50, con il primo paziente accolto in Terapia intensiva pediatrica. Si è concluso poco dopo mezzogiorno, alle 12, con l’ingresso dell’ultimo bambino in Nefrologia pediatrica. In mezzo, una mattinata scandita da tempi precisi, percorsi dedicati e un’organizzazione chirurgica: 61 bambini e ragazzi, dai 30 giorni ai 17 anni, sono stati trasferiti senza criticità nel nuovo Ospedale Pediatrico del Veneto Salus Pueri, ora pienamente operativo.

Un passaggio simbolico e concreto insieme, che segna l’avvio definitivo della nuova struttura nata per rispondere a un’esigenza ormai non più rinviabile: dotare il Veneto di un ospedale pediatrico più ampio e moderno, capace di razionalizzare i percorsi assistenziali e di concentrare in un unico luogo l’attività intensiva e chirurgica.

Il nuovo edificio sorge nel cuore dell’area est del complesso ospedaliero a padiglioni, in posizione baricentrica e con collegamenti diretti agli spazi destinati all’attività ostetrico-ginecologica. Si sviluppa su otto piani, là dove un tempo trovava posto la Pneumologia, e dispone di 155 posti letto distribuiti su una superficie complessiva di 20 mila metri quadrati. Al settimo piano sono collocate sei sale operatorie, mentre ogni stanza è stata progettata prevedendo spazi adeguati anche per i caregiver, a conferma di un modello di cura che tiene insieme assistenza sanitaria e dimensione familiare.

L’investimento complessivo ammonta a 107 milioni di euro: 92 milioni per la realizzazione del fabbricato e 15 milioni per le attrezzature sanitarie, di cui un milione finanziato con fondi PNRR. Numeri che raccontano anche la portata del cantiere: 1.570 maestranze coinvolte, 157 imprese al lavoro, nove ascensori, 1.860 metri quadrati di facciate vetrate e 5.400 di superfici opache, oltre a 1.141 porte interne, 241 serramenti in facciata, 2.000 lampade a led e 24 unità per il trattamento dell’aria. Il nuovo ospedale ospita 26 unità operative e

si inserisce all’interno di un sistema che fa della Pediatria di Padova il più grande istituto dedicato alla cura del bambino nel Nord Est. Ogni anno vengono mediamente ricoverati 10 mila piccoli pazienti, con 25 mila accessi al pronto soccorso e circa 320 mila visite ambulatoriali. Nei dodici mesi nascono in media 2.800 bambini. Con l’apertura di Salus Pueri, questa mole di attività trova ora spazi e tecnologie pensati per affrontare le sfide della pediatria dei prossimi decenni.

Cardio50: in 80 giorni oltre 300 cinquantenni sottoposti a screening cardiovascolare

Parte con numeri significativi la nuova stagione di Cardio50, il programma di screening cardiovascolare gratuito promosso dall’ULSS 6 Euganea per le persone che compiono 50 anni. Nei primi 80 giorni, oltre 300 cittadini hanno già effettuato la visita e altrettanti sono in lista per partecipare.

Lo screening, pensato per individuare precocemente fattori di rischio come pressione alta, colesterolo o glicemia fuori norma, ha permesso di scoprire valori anomali nel 38% dei partecipanti. Altri invece, pur avendo parametri nella norma, presentano comportamenti a rischio – fumo, consumo eccessivo di alcol, sedentarietà o alimentazione non equilibrata – sui quali hanno ricevuto consigli personalizzati e indicazioni per accedere a visite nutrizionali, attività motoria o programmi di disassuefazione da fumo e alcol.

«L’obiettivo è prevenire le malattie cardiovascolari agendo tempestivamente sui fattori di rischio, sia clinici sia comportamentali – spiega l’ULSS 6 -. Chi partecipa verrà richiamato per un follow-up a distanza di almeno sei mesi per valutare l’efficacia delle azioni intraprese».

Le visite si svolgono in diversi ambulatori dell’ULSS, a Padova centro, Camposampiero, Monselice e presso il complesso Ai Colli, e coinvolgono circa 30 operatori sanitari formati. Ogni appuntamento prevede la rilevazione di peso, altezza, girovita, pressione arteriosa, glicemia e colesterolo tramite goccia di sangue, oltre a un colloquio per analizzare abitudini e stili di vita.

Eccellenza. Successo per l’équipe padovana in un raro caso di chirurgia neonatale

Prima in Italia: EXIT to ECMO salva una neonata rimuovendo una massa polmonare fetale da 14 cm

Per la prima volta in Italia una rara malformazione polmonare fetale, associata a idrope, è stata trattata con una nascita programmata mediante procedura EXIT to ECMO e con un successivo intervento chirurgico neonatale. Protagonista una bambina, operata subito dopo il parto, alla quale è stata asportata una massa polmonare benigna che, se non rimossa, avrebbe compromesso lo sviluppo degli alveoli e la futura capacità respiratoria.

Il parto è avvenuto con taglio cesareo attraverso la procedura EXIT (Ex Utero Intrapartum Treatment), una tecnica che consente di mantenere il feto parzialmente in utero, ancora collegato alla placenta, garantendo l’ossigenazione durante le fasi più critiche della nascita. In questo caso all’EXIT è stata associata l’ECMO, la macchina cuore-polmone che sostituisce temporaneamente la funzione cardiaca e respiratoria. Una combinazione decisiva per assicurare la stabilità della neonata subito dopo il parto. Una volta avviato correttamente il supporto ECMO, la bambina è stata estratta completamente, il cordone ombelicale clampato e la paziente trasferita in una sala operatoria adiacente. Qui è stata sottoposta a una toracotomia neonatale con l’asportazione della massa polmonare, di circa 14 centimetri. Il decorso post-operatorio è stato favorevole: la piccola è stata dimessa dopo 30 giorni di degenza, con un follow up ambulatoriale pro-

grammato. La gestione del caso ha richiesto una complessa e stretta collaborazione multidisciplinare. Sono state coinvolte le unità operative di Ostetricia e Ginecologia, Cardiochirurgia pediatrica, Chirurgia pediatrica, Otorinolaringoiatria, Rianimazione e Anestesia, Neonatologia. Tra i professionisti impegnati figurano la dottoressa Paola Veronese, il dottor Cesare Cutrone, il professor Vladimiro Vida, la professoressa Patrizia Dall’Igna e il professor Francesco Leon Fascetti.

Si tratta del primo caso in Italia di EXIT to ECMO per una massa polmonare fetale e rappresenta un modello di eccellenza nella gestione delle patologie fetali complesse. Un risultato che apre nuove prospettive per la medicina fetale e conferma il ruolo di riferimento dell’Azienda Ospedale Università Padova nello sviluppo di interventi salvavita sempre più precoci e innovativi, già durante la vita intrauterina.

Sara Busato

Rivoluzione nella chirurgia: primo trapianto di fegato robotico

All’Azienda Ospedale-Università di Padova è stato eseguito un trapianto di fegato completamente robotico, sulla scorta dell’esperienza maturata a Modena qualche tempo fa. Nel capoluogo veneto, tuttavia, per la prima volta al mondo l’équipe guidata dal professor Umberto Cillo, direttore della Chirurgia epatobiliopancreatica e dei Trapianti di fegato, ha impiantato il nuovo fegato mantenendolo costantemente protetto da una macchina di perfusione durante l’intera fase di inserimento. L’impiego della piattaforma robotica ha consentito di operare attraverso piccole incisioni cutanee, evitando la chirurgia a cielo aperto; parallelamente, l’uso delle sofisticate tecnologie di perfusione ha garantito la vitalità dell’organo espiantato, ottimizzandone i parametri funzionali prima e durante l’impianto. La sfida, di altissima complessità, è stata portare a termine un trapianto epatico in regime di mininvasività, preservando il fegato in ogni passaggio dell’intervento. Un lavoro di precisione estrema, paragonabile a costruire l’Amerigo Vespucci dentro una bottiglia di vetro intervenendo solo dal collo, curando ogni minimo dettaglio con in gioco la vita dei pazienti. La chirurgia italiana, almeno nei centri di massima specializzazione, segna così il compimento del percorso che ha condotto dalla chirurgia aperta, cruenta e macroinvasiva, alle tecniche mininvasive, raggiungendo la vetta più impegnativa rappresentata dal trapianto di fegato. Per i malati, i potenziali benefici sono molteplici: riduzione della permanenza in terapia intensiva e della degenza in reparto, dolore post-operatorio più breve e meglio controllato, minore rischio di complicanze di parete e di infezioni, oltre a un esito estetico più favorevole. Padova si conferma anche quest’anno primo centro italiano per numero di trapianti di fegato e per la presa in carico delle persone affette da tumore epatico. (s.b.)

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