La sanità veneta
vista dal neo assessore
Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”
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La sanità veneta
vista dal neo assessore
Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”
Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale
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Tre, due, uno: si parte!
La Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina.
E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.
E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.


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Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico
La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”
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Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

Il primo cittadino respinge le accuse e attribuisce la riduzione dei servizi a carenze di personale, mobilità interne e assenze negli uffici comunali
Adria, l’amministrazione comunale parla di una posizione di vantaggio e di cantieri avviati secondo cronoprogramma
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Morire di lavoro non è fatalità
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.
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Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

















E’ uscito il nuovo calendario 2026 di Fidas Polesana donatori di sangue. Per il terzo anno consecutivo prosegue la collaborazione con il Foto Club Adria, che ha dato corpo alle idee del direttivo del sodalizio.
“L’obiettivo del nostro calendario - ha detto soddisfatto Riccardo Camisotti, consigliere provinciale e segretario Fidas, che ha curato i rapporti con il Foto Club e seguito le varie fasi della progettazione - è quello di portare nelle famiglie il messaggio della donazione di sangue come gesto di solidarietà per chi soffre. Speriamo così di trovare nuovi donatori, questo calendario serve a chiedere a tutti di avvicinarsi al dono del sangue”.
“Abbiamo voluto coinvolgere gli amici del Foto Club per realizzare un prodotto che potesse utilizzare la forza delle immagini per trasmettere i messaggio di solidarietà e gratuità che costituiscono le nostre missioni”. “Grazie alla passione e alle competenze dei soci del Foto Club, siamo riusciti, anche questa volta, a raggiungere l’obiettivo sperato”. Entusiasta anche Marzia Bertaglia, presidente Fidas: “Questa collaborazione ha portato alla realizzazione di un calendario con immagini potenti e suggestive, che, accompagnate dalle frasi ad effetto che abbiamo aggiunto, speriamo possano portare giovani e adulti a diventare donatori di sangue. Donare sangue è un modo concreto per aiutare chi soffre e di sangue, anche oggi c’è sempre bisogno”.
Il calendario è in distribuzione gratuita ai soci e a quanti ne faranno richiesta, la segreteria di Fidas è disponibile per informazioni sulla donazione di sangue da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 11.30 chiamando il numero 0426.23267, oppure via mail all’indirizzo info@fidaspolesana.it, sito internet www. fidaspolesana.it.
Roberto Marangoni


Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.
Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita. Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

s.n.c. di Bellettato Luca & C.






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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide
N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-
ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.
La legislatura si è aperta con la

ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?
Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-
parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?
Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.
In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?
In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche
dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.
A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-
di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?
La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle
Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.
Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?
Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-

cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?
Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma
prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.
L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.
Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?
Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un
tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.
Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?
In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.
Nicola Stievano




























L’approvazione del bilancio triennale e del DUP segna un passaggio rilevante per la Provincia, che potrà contare su una programmazione più solida, nonostante il peso del contributo annuo allo Stato di 6,8 milioni di euro
S i è svolto qualche settimana fa l’ultimo consiglio provinciale dell’anno, caratterizzato da un ordine del giorno particolarmente fitto e intervallato, come da prassi, dall’assemblea dei sindaci. Con il parere favorevole dei primi cittadini, passaggio obbligatorio, l’aula ha adottato gli schemi di bilancio di previsione 2026-2028 e approvato la nota di aggiornamento al Documento Unico di Programmazione (DUP) per il prossimo triennio.
Un risultato definito significativo dall’amministrazione provinciale, che consente per la prima volta una programmazione più stabile e puntuale, soprattutto su
settori chiave come edilizia scolastica, viabilità e ambiente, funzioni fondamentali rimaste in capo alle Province dopo la riforma Delrio. Resta però la criticità legata al contributo forzoso allo Stato, pari a circa 6,8 milioni di euro annui. La chiusura della partita dei derivati ha comunque segnato il superamento di una fase di straordinarietà, permettendo il ritorno a una gestione ordinaria e il recupero di capacità di spesa, con particolare riferimento agli investimenti: tra questi spiccano i 4 milioni di euro previsti per la viabilità nel nuovo anno.
Via libera anche alla razionalizzazione periodica delle parteci-
pazioni pubbliche. Confermate le quote in AS2 e Interporto, mentre prosegue il percorso di dismissione dal Censer, dopo l’uscita già avvenuta da Veneto Nanotech e I3. Contestualmente, il consiglio ha preso atto della ricognizione sui servizi di rilevanza economica, individuati nel Trasporto Pubblico Locale (TPL) e nella gestione di Villa Badoer a Fratta Polesine. Per il TPL la procedura di gara è ormai alle battute finali: l’avvio è atteso per gennaio, con l’entrata in servizio prevista entro la fine della primavera. Approvato inoltre il rinnovo della convenzione di adesione al Sistema Bibliotecario Provinciale, una rete che sul territorio conta complessivamente 67 biblioteche, di cui 47 comunali. La delibera introduce alcune modifiche sugli orari di apertura e conferma il supporto al Centro Francescano di Ascolto, in relazione all’attività di volontariato svolta all’interno del-
Il disavanzo resta pesante, ma si riduce di oltre 23 milioni. Nella proposta di bilancio economico preventivo 2026 dell’Ulss Polesana il passivo stimato scende a 59 milioni di euro, contro gli 82,6 milioni previsti un anno fa. Il quadro emerge dal decreto di approvazione firmato il 30 dicembre dal direttore generale Pietro Girardi, che recepisce le direttive inviate a novembre da Azienda Zero. Il risultato economico programmato per il 2026 è fissato a –59 milioni, mentre il tetto massimo per gli investimenti, a valere sul Fondo sanitario regionale, è pari a 5,8 milioni di euro. Un obiettivo che, si legge negli atti, può essere raggiunto solo attraverso «un processo di reingegnerizzazione dei processi




sanitari», con la possibile riprogrammazione dei servizi e una revisione dei flussi di attività, per garantire la sostenibilità economica dell’azienda. Nel concreto, il miglioramento dei conti passa da un lieve aumento del valore della produzione (+3,6 milioni, pari all’1%), sostenuto anche da 9 milioni in più di contributi in conto esercizio, e soprattutto da un forte contenimento dei costi. Il costo complessivo della produzione è previsto in calo del 3 per cento, con un risparmio di 17,4 milioni. La voce più significativa riguarda l’acquisto di beni sanitari, che scende di circa 10 milioni (-10%): 5,5 milioni in meno per farmaci ed emoderivati, 2,8 milioni per i dispositivi medici e 1,5 milioni per quelli dia-


la casa circondariale. In chiusura, le comunicazioni del presidente sullo stato del procedimento autorizzativo relativo al progetto presentato da Ecopol per l’impianto di stoccaggio di viale Amendola. Dopo l’avvio dell’iter a settembre e la richiesta di integrazioni documentali a ottobre, il 25 novembre è scattato il termine dei 30 giorni per la presentazione delle osservazioni, successivamente prorogato fino a metà gennaio per consentire il recepimento delle indicazioni dei sindaci dei territori interessati. Nel frattempo la società ha presentato richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il prossimo passaggio sarà la Conferenza dei Servizi, prima del parere finale della commissione VIA. Sara Busato
gnostici in vitro. Tagli rilevanti anche sugli acquisti di servizi non sanitari (–8,1 milioni, pari al –17%) e sulle spese di manutenzione ordinaria esternalizzata (–2,4 milioni, –22%). In controtendenza, aumentano invece gli acquisti di servizi sanitari (+1,2 milioni) e il costo del personale (+2 milioni). Cresce inoltre la spesa per la farmaceutica convenzionata, con un incremento di quasi 2 milioni legato al passaggio di alcune terapie dalla distribuzione per conto al canale convenzionato. Il bilancio prevede infine una riduzione di oltre 4 milioni per le prestazioni a rilevanza sanitaria dell’area territoriale e distrettuale e un taglio di 3,8 milioni per consulenze e collaborazioni sanitarie. Un insieme di misure

che consente di ridurre il “rosso”, ma che affida il riequilibrio dei conti soprattutto alla compressione della spesa. (s.b.)










Il bilancio di previsione del comune di Adria non è ancora approdato ufficialmente in consiglio comunale, ma il conto alla rovescia è già iniziato. Il termine massimo per la presentazione e l’approvazione è fissato al 28 febbraio e, in attesa del passaggio formale, l’amministrazione anticipa le linee guida del documento contabile che accompagnerà la città e guarderà già alle prossime scelte strategiche.
Il quadro che emerge, secondo quanto riferito dal vicesindaco Federico Simoni, è improntato alla continuità e alla prudenza. Nessun aumento delle imposte locali e nessuna revisione al rialzo delle tariffe dei servizi: IMU e addizionale IRPEF resteranno invariate rispetto allo scorso anno, così come i servizi a domanda individuale e indiretta, dalla mensa scolastica al trasporto pubblico locale, dagli asili alle palestre comunali. “L’impegno dell’amministrazione – spiega il vicesindaco – è quello di garantire tutti i servizi oggi esistenti senza appesantire le tasche dei cittadini. Siamo consapevoli che famiglie e imprese stanno già affrontando un contesto economico complesso e riteniamo fondamentale non aggiungere ulteriori carichi fiscali o tariffari”.
Una scelta che assume un peso politico ancora maggiore se inserita nel contesto generale, segnato dai continui tagli ai trasferimenti destinati agli enti locali. Tagli che negli ultimi anni hanno costretto molti Comuni a rivedere al rialzo tasse e tariffe o a ridurre i servizi. Ad Adria, invece, la strada imboccata è stata diversa. “È stato possibile – prosegue il vicesindaco –grazie a una politica di risparmio sulla spesa corrente portata avanti con costanza e a un lavoro pun-

tuale di riduzione degli sprechi. Non parliamo di tagli indiscriminati, ma di una revisione attenta di come vengono utilizzate le risorse pubbliche”.
Una strategia che non nasce oggi, ma che l’amministrazione rivendica come avviata già nel 2023. In questi anni il Comune ha lavorato su una riorganizzazione interna dei servizi, con la razionalizzazione degli orari di apertura, l’accorpamento di uffici e funzioni e una gestione più attenta delle risorse umane e materiali. “Sono scelte – sottolinea il vicesindaco –che inizialmente possono sembrare poco visibili o addirittura impopolari, ma che nel tempo hanno dato i loro frutti. Oggi ci consentono di assorbire l’impatto dei tagli statali e di mantenere un bilancio solido, senza dover ricorrere ad aumenti di tasse”.

Sul fronte degli investimenti, il bilancio di previsione conferma la volontà di non rallentare i lavori pubblici già programmati. Nel corso dell’anno verranno realizzate opere attese come la rotatoria di Cavarzere, gli interventi sul campo sportivo
di Baricetta e il rifacimento del tetto degli uffici dei servizi sociali. Cantieri che l’amministrazione considera strategici sia per la sicurezza sia per il miglioramento delle strutture a servizio della comunità. Lo sguardo si allunga anche al 2026, con una previsione di spesa dedicata alla manutenzione degli edifici scolastici. Un capitolo che punta a interventi programmati e diffusi, per evitare situazioni di emergenza e garantire ambienti adeguati a studenti e personale. Capitolo cruciale resta quello del Pnrr. Anche su questo fronte Adria rivendica una gestione in anticipo sui tempi: i progetti finanziati sono già entrati nella fase di rendicontazione. “Abbiamo lavorato per rispettare i cronoprogrammi – conclude – e oggi possiamo dire che il Comune è in una posizione di vantaggio, con cantieri avviati e pratiche già in fase avanzata”. Il bilancio, dunque, si annuncia come un documento di equilibrio, costruito sul rigore dei conti e sulla difesa dei servizi essenziali. La discussione politica si aprirà nelle prossime settimane in consiglio comunale, ma la linea dell’amministrazione è già tracciata: mantenere la rotta, consolidare i risultati ottenuti e attraversare una fase finanziaria complessa senza scaricare nuovi costi sui cittadini.
Sara Busato
Nonostante i tagli ai trasferimenti statali, l’amministrazione sceglie di non gravare sui cittadini. Il vicesindaco Simoni rivendica una gestione attenta della spesa e una strategia avviata già nel 2023










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“U na decisione unanime del Consiglio comunale disattesa nei fatti”. È l’accusa che IBC rivolge all’Amministrazione comunale sulla gestione della Biblioteca “Luigi Groto”, tornata al centro del dibattito politico cittadino, per il progressivo ridimensionamento di orari e servizi.
Il 23 luglio 2025 il Consiglio comunale aveva infatti approvato all’unanimità una mozione, presentata da IBC e successivamente condivisa anche da parte della maggioranza, che impegnava l’Amministrazione a ripristinare e potenziare gli orari di apertura della biblioteca, rafforzare l’organico e riferire periodicamente in Consiglio sulle scelte adottate. A distanza di sei mesi, secondo IBC, nulla di quanto deliberato sarebbe stato attuato.
“Anzi, la situazione – prosegue IBC – sarebbe ulteriormente peggiorata. Le ore di apertura settimanali sono scese da 52 a 36, le chiusure pomeridiane sono diven-
tate strutturali, il sabato mattina è escluso dal servizio e l’aula studio risulta di fatto inutilizzabile per studenti e lavoratori”. Alla denuncia di IBC si affianca la presa di posizione del Partito Democratico di Adria, che parla apertamente di una scelta politica e non di una difficoltà contingente. “L’aver ridotto in questa maniera la possibilità di utilizzare i servizi della Biblioteca e dell’Archivio storico – affermano – rappresenta un ulteriore danno arrecato alla città. È una scelta autodistruttiva”.
Per i Democratici di Adria, la Biblioteca “Luigi Groto” è sempre stata uno dei fiori all’occhiello della città, punto di riferimento non solo per i lettori abituali, ma anche per studiosi, ricercatori, studenti delle scuole superiori e universitari, in particolare quelli del corso di Infermieristica attivo ad Adria. Una contraddizione evidente, sottolineano, se si considera che negli ultimi anni sono stati realizzati interventi migliorativi e
installate nuove dotazioni tecnologiche grazie ai fondi del Pnrr e al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio. I Democratici di Adria evidenziano inoltre come la chiusura del sabato mattina e dei pomeriggi di martedì e giovedì, insieme alla riduzione di un’ora dell’orario giornaliero, abbia inciso pesantemente sulla presenza degli utenti.

La linea ferroviaria Rovigo–Chioggia è interessata da modifiche alla circolazione e periodi di interruzione per consentire importanti lavori di potenziamento infrastrutturale e upgrading tecnologico. Gli interventi riguardano il tratto tra le stazioni di Lama (Baricetta,Adria, Cavanella Po, Loreo, Rosolina, Cavanella D’Adige, Sant’Anna) e Chioggia e si articoleranno secondo il seguente calendario: interruzioni programmate in specifiche fasce orarie saranno in vigore fino all’11 gennaio 2026 e dal 30 maggio 2026 al 12 dicembre 2026; interruzione






“Gli universitari che stanno preparando le tesi – osservano dal Partito Democratico – sono costretti a dilatare i tempi di conclusione dei loro lavori”. Non a caso, sottolineano, “ormai sono pochissimi i giovani che frequentano la biblioteca per studiare”, tanto che a supplire a questo disservizio pubblico è oggi la parrocchia della Tomba, che ha messo a disposizione alcuni locali della canonica. Dal canto suo, il sindaco Massimo Barbujani respinge l’idea di una volontà politica di ridimensionamento del servizio e attribuisce le difficoltà a una fase complessa dell’organizzazione comunale. “Insieme alla giunta e al segretario comunale – spiega –stiamo cercando di colmare i vuoti che si sono creati a causa di alcune mobilità che ricoprivano posti strategici, oltre alle malattie di figure importanti degli uffici, uno su tutti l’ufficio protocollo”. Il primo cittadino segnala inoltre carenze nella segreteria del sindaco, dovute alla mobilità di una dipendente, e ammette le difficoltà anche per la biblioteca.
continuativa dal 12 gennaio 2026 al 29 maggio 2026. Durante il periodo di interruzione continuativa verranno completate le attività sul ponte sul Po di Brondolo,(ponte che collega Loreo con Rosolina) con operazioni di attrezzaggio, modifiche agli apparati di segnalamento e interventi sull’armamento ferroviario. Sono inoltre previsti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui il rinnovo di campate di binario in prossimità di ex passaggi a livello, la rimozione di difetti all’armamento e il rinnovo di alcuni
deviatoi nella stazione di Adria. Particolare attenzione sarà dedicata anche alla sicurezza, con la realizzazione del sistema PAIPL (dotato di telecamere per il monitoraggio di eventuali ingombri tra le barriere), installato ai passaggi a livello ai chilometri 12+617 e 21+296, in grado di impedire il transito dei treni in presenza di ostacoli.
Completano il quadro degli interventi le attività di manutenzione del cavalcavia Val Da Rio, nel Comune di Chioggia, e le tesature della linea di contatto sui binari IV e V della stazione di Adria. (g.f.)
Guendalina Ferro






















distinguersi per capacità di adattamento, visione strategica e solidità organizzativa. Dopo aver chiuso il 2024 con un fatturato complessivo di 70 milioni insieme alla consociata TFP – Trasporti Frigoriferi Portoviresi, il gruppo conferma la propria centralità nel mercato e rilancia con nuovi investimenti mirati. Uno dei temi ancora centrali è il granchio blu, fenomeno che ha colpito duramente la filiera delle vongole. «Il 2023 è stato uno shock –spiega Michele Cattin – ma il mercato si è par-
zialmente adattato. Una parte del prodotto è stata sostituita dal lupino, un altro tipo di vonnuovi canali di approvvigionamento, in par-





vigili e pronti a innovare». La logistica, infatti, sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda: mancano autisti specializzati, aumentano i costi e si stanno delineando nuove modalità di distribuzione con piattaforme dedicate alla microdistribuzione e mezzi diversi per target diversi. «Servono compe-
to fresco, senza inseguire segmenti – come la quarta gamma o i ricettati – già presidiati da

Sul fronte dei consumi, la tendenza è chiara: le famiglie cercano praticità. «Il modello familiare è cambiato da anni – commenta Cattin – e il mercato del fresco si è adattato con prodotti più semplici da preparare». Allo stesso tempo cresce la richiesta di qualità per prodotti come tonno e salmone, legati anche al Guardando al 2026, Veneta Pesca continua a investire per affrontare il futuro con reL’ultima novità è il nuovo impianto fotovoltaico da 500 kW, che si aggiunge a quello già esistente. «Un investimento da circa 700 mila euro – racconta Cattin – che ci permetterà di essere più indipendenti dal punto di vista energetico, migliorare l’efficienza della catena del freddo e refrigerare il magazzino 24 ore su 24 nei mesi estivi. È un passo fondamentale per qualità e


In un settore segnato da sfide globali, dalla scarsità di risorse ittiche al necessario adeguamento dei metodi di pesca, il gruppo continua a dimostrare una forte capacità di lettura del mercato e un approccio pragmatico: «Bisogna essere dinamici, razionalizzare gli acquisti e ridurre gli sprechi. Non possiamo permetter-


L
’auditorium Sandro Pertini di Adria ha fatto da cornice alla prima edizione del Premio Kaironia 2025, riconoscimento istituito per valorizzare e ringraziare quanti, con impegno e sensibilità, sostengono le attività del Csa – Centro Servizi Anziani di Adria. Dopo i saluti del presidente del Csa e dell’amministrazione comunale, la cerimonia ha evidenziato lo spirito del progetto Kaironia, nato per dare forma e continuità a un percorso di solidarietà condivisa. Per il 2025, anno di avvio, l’iniziativa ha concentrato il proprio sostegno su due finalità prioritarie:la ristrutturazione della chiesa di S. Andrea, luogo simbolico per la comunità; l’acquisto di arredi per gli ambienti rinnovati di Casa Serena, residenza e centro diurno del Csa Adria.
Accanto a queste azioni principali, nel corso dell’anno non sono mancate ulteriori modalità di sostegno al Centro, grazie a contributi, collaborazioni e gesti di vicinanza che hanno rafforzato la rete di solidarietà attorno agli ospiti e ai servizi offerti. Il nome stesso del progetto racchiude la sua identità profonda: Kaironia nasce infatti dall’unione di due parole greche che ne descrivono il senso. Kairos, il “momento opportuno”, il tempo favorevole in cui agire per fare del bene; Koinonia, la comunione, la partecipazione col-



lettiva attorno a un obiettivo comune. Due concetti che insieme delineano un’idea di solidarietà concreta, tempestiva e condivisa. La cerimonia ha vissuto il suo momento più atteso con la consegna dei riconoscimenti, assegnati a persone, associazioni, imprese e realtà del territorio che, nel corso dell’anno, hanno sostenuto in modo significativo il Csa di Adria.
Sono stati premiati: Auser, Fondazione Cariparo, Mauro Colombo, fratelli Cominato, Comitato Parenti e Ospiti, Croce Verde Adria, Euro & Promos, Fioreria Roberta, Fondazione Franceschetti Di Cola, Fulvia Tour, Loredana Cattin, Simone Mori, Onoranze Funebri Gaetano, Stefania e Valeria Pocai, RealVT, Sara Vicentini e Tommaso Bego, Soladria, TF






Serramenti, UNITALSI, Volontari del Presepe del CSA, Stefania Fregnan, Fabrizio Romani, Lina Rossi, Fabio Sacchetto, Marina Zanini, Lucia Santin, don Antonio e don Camillo, Attive Terre Onlus, Presidio del Libro, Palcoscenico di Emozioni, Chiara Crepaldi, Associazione Valliera 2000, Associazione Alba 2015, Scuola dell’infanzia Maria Immacolata, Scuola dell’infanzia Santa Teresa del Bambin Gesù, Scuola dell’infanzia Umberto Maddalena, Scuola dell’infanzia Maria Ausiliatrice. Le testimonianze dei premiati, insieme agli interventi istituzionali e ai momenti musicali, hanno restituito l’immagine di una comunità, che riconosce il valore del lavoro silenzioso che sostiene gli anziani e le loro famiglie. Guendalina Ferro



Partita la rassegna “Voci e Mondi di Donna”
Si è aperta con risultati oltre ogni aspettativa la rassegna “Voci e Mondi di Donna – Storie, misteri e memorie tra libri e cinema”, nuovo percorso culturale promosso dalla Pro Loco di Adria Aps in collaborazione con Polesine Terra Emersa Aps e con la Biblioteca Comunale “Luigi Groto”, la cui adesione è stata ufficialmente sancita dalla delibera di dicembre. Protagonista del primo appuntamento a palazzo Cordella è stata Alice Franceschini, autrice del romanzo pluripremiato Dodici anni, ormai figura familiare e riconosciuta nel panorama culturale adriese. In dialogo con Giancarlo Braggion, l’autrice ha dato voce a un confronto intenso, attraversato da riflessioni sul delicato mondo dell’adolescenza, nodo centrale della sua opera. Un tema complesso, affrontato con una sensibilità rara, capace di far emergere sfumature emotive e dinamiche sociali profondamente attuali. A impreziosire ulteriormente la serata è stato l’intervento di Silvia Nonnato, che ha guidato il pubblico in un viaggio suggestivo tra decenni di cinema, presentando una selezione di locandine – dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri –dedicate al tema della crescita e della giovinezza. Un dialogo riuscito tra parola scritta e immagine, tra letteratura e linguaggi visivi, che ha reso questo esordio di rassegna particolarmente incisivo. Una rassegna che si intreccia con la Mostra del Cinema in Polesine, attualmente allestita a Palazzo Cordella, creando un percorso culturale unico nel suo genere. È inoltre prevista, il 6 marzo 2026, una visita guidata alla mostra “Il Cinema in Polesine”, focalizzata sul tema “La donna nei manifesti del cinema”, condotta da Silvia Nonnato. (g.f.)












L e associazioni iscritte all’albo Comunale di Adria hanno presentato domanda di accesso al bando per i contributi ordinari. La modulistica sarà disponibile a breve sul sito internet istituzionale e sui canali social dell’ente. A darne notizia è il vicesindaco Federico Simoni, che annuncia uno stanziamento complessivo pari a 20 mila euro, destinato a sostenere le attività associative del territorio. “Anche quest’anno – dichiara Simoni – sono riuscito a reperire, tra le pieghe del bilancio, la somma di 20 mila euro di plafond. Una cifra importante, perché importanti sono le nostre associazioni e il valore delle loro attività di volontariato sociale, sportivo, ludico e culturale. Realtà fondamentali per il grande lavoro di formazione e di crescita etica, morale e culturale della comunità, e in particolare delle giovani generazioni”. Il contributo è destinato a sostenere le iniziative svolte nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2025. Tra i criteri premianti figurano il numero di giovani e di persone con disabilità coinvolte, il numero di attività realizzate nel centro cittadino e nelle frazioni, nonché il livello degli eventi organizzati (locale, regionale o nazionale). Valutati inoltre la capacità di

fare rete e di interagire con l’amministrazione comunale, con altri enti e associazioni, la capacità di autofinanziamento, l’attenzione alla sostenibilità ambientale e la partecipazione a percorsi di formazione e aggiornamento specifici per il terzo settore. “Se a questo plafond di 20 mila euro – prosegue il vicesindaco – aggiungiamo le risorse stanziate per gli eventi estivi e natalizi, oltre ai contributi straordinari già erogati nel corso dell’anno, si arriva a quasi 100 mila euro complessivi. Una cifra significativa che si ripete ogni anno dalla nostra rielezione del 2023 e che testimonia
la concretezza e il pragmatismo con cui sosteniamo le associazioni e le migliaia di volontari adriesi”. Un impegno che, sottolinea Simoni, nasce dalla consapevolezza che “solo il lavoro di squadra può portare ai migliori risultati per la comunità”, respingendo “polemiche sterili e denigrazioni che non fanno bene ad Adria, una città che dovrebbe invece essere riconoscente verso l’impegno, la dedizione e la passione con cui i volontari, con cuore e anima, rendono possibile un calendario ricco di iniziative durante tutto l’anno”.
Guendalina Ferro
Addio a Ida Zen, memoria silenziosa della storia civile cittadina
Qualche settimana fa si è spenta, circondata dall’affetto dei suoi cari, Ida Zen, nata nel 1923, ultima figlia in vita e terzogenita del cavaliere Cesare Zen, figura centrale della storia civile di Adria, capo del Comitato di Liberazione Nazionale e primo sindaco della città dopo la liberazione dal fascismo. Alla memoria del cavaliere Cesare Zen è intitolata la sala consiliare del Municipio di Adria, segno tangibile di un’eredità civica ancora viva. Con la scomparsa di Ida Zen se ne va non solo una madre e una nonna amatissima, ma anche una testimone silenziosa di una pagina di storia adriese, vissuta all’interno di una famiglia profondamente radicata nei valori civili e democratici. Nel 1954 aveva sposato l’ingegner Fernando Barbujani, prematuramente scomparso nel 1993. Dal loro matrimonio sono nati tre figli: Claudio, Chiara e Guido. Quest’ultimo è il noto genetista di fama internazionale, insignito nel gennaio 2023 del riconoscimento “Adria riconoscente”, la benemerenza conferita ai cittadini più illustri della città. Dopo aver intrapreso gli studi alla Facoltà di Scienze Naturali, Ida Zen scelse di interromperli per dedicarsi completamente alla famiglia. Si trasferì successivamente a Ferrara, città nella quale ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Seguita con amore e costanza dai figli, lascia un ricordo profondo e indelebile soprattutto nei nipoti, che la ricordano con immutato affetto per la sua presenza discreta, l’equilibrio umano e la dedizione con cui ha attraversato la vita. Con Ida Zen si chiude un capitolo di memoria che ha attraversato il Novecento, fatto di sobrietà e silenzioso senso del dovere, lasciando un’impronta profonda nella storia familiare e civile. (g.f.)











































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La nuova edizione. Distribuito alle famiglie del paese è disponibile per chi lo desidera
> Schèi e dùlùri, chi ghià si tien
> A essre zùvni s’impara da vèci
> A un bon cunsilio no ghè presso a cura di Roberto Marangoni
E’ uscito il calendario 2026 del gruppo folkloristico “Bontemponi” di Bottrighe. Come avviene da anni, è stato realizzato dall’associazione, un’occasione altresì per promuovere il proprio paese. Sfondo di questa edizione è uno scorcio di Bottrighe all’alba, ripreso dalla campagna di via Mansueto Marchiori. In controluce si nota la chiesa, dedicata a San Francesco d’Assisi e di Paola, con la torre
nisti. Questa foto ha una duplice motivazione: l’alba, quale auspicio di rinascita e speranza per un nuovo mondo ed il campanile di Bottrighe, ricostruito nel 1889, con l’angelo sulla cuspide ruotante dal vento, da sempre visto quale segno di protezione per i suoi abitanti e per i paesi vicini verso in cui guarda”. Nel calendario anche altre immagini che ritraggono il gruppo nel corso di recenti spettacoli. Il lu-
paese che lo hanno ricevuto con le sfilate di babbo natale, saranno omaggiati quanti lo richiederanno. Le offerte libere raccolte saranno come sempre destinate alla scuola materna del luogo, alla Lega Italiana Lotta ai Tumori di Rovigo e ad altre associazioni per lo studio delle malattie genetiche nel corso della 35esima “Serata d’Onore” che si terrà in estate. Nel calendario anche i loghi dell’ente Par-



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in tutto il Veneto

campanaria. La foto è stata realizzata da Roberta Crepaldi, nota pittrice ed appassionata di fotografia. “Gli sfondi dei meritevoli scatti che raffigurano Bottrighe - spiegano i Bontemponi - vengono scelti nei social tra le immagini dei nostri concittadini, per renderli protago-
nario, da cui è stata prodotta anche una cartolina, è stato realizzato grazie al contributo di Banca Adria Colli Euganei, Autoservizi Micheletti & Tumiatti di Porto Viro, Officine Gi.Bo. di Bottrighe, Salmaso Trasporti di Sant’Apollinare e Nuova Tipografia. Oltre alle famiglie del
co Regionale Veneto del Delta del Po, della Fidas Polesana donatori sangue di cui i Bontemponi sono testimonial e SorRriso radio e tivù di Castelfranco Veneto, che spesso mandano in onda le canzoni ed i videoclip del gruppo.
Roberto Marangoni
Anno ricco di iniziative per la giovane associazione
“Insieme per una carezza”
Per l’associazione “Insieme per una carezza” si è chiuso un anno ricco di iniziative. Grazie al contributo dei soci e alla generosità delle persone incontrate nelle varie manifestazioni, il gruppo è riuscito a realizzare le donazioni previste con un sostegno alla scuola primaria di Bottrighe, un contributo all’Associazione Italiana per la ricerca sul cancro e alla “Città della Speranza”. Il 2025 è stato segnato anche da due viaggi in Kenya, in cui alcuni rappresentanti del gruppo hanno potuto portare vicinanza, presenza e supporto alle realtà che segue da tempo. Tra le attività svolte sul territorio, l’asso-

ciazione ha organizzato una pesca di beneficenza durante il Carnevale dei Ragazzi del Gruppo Sportivo Bottrighe. Poi lo spirito natalizio con i babbi natale e la tradizionale slitta, iniziando il 2026 con il tour
della befana. Appuntamenti che hanno unito la raccolta fondi con il desiderio di donare momenti di gioia. E’ partito quindi un nuovo anno di progetti, sorrisi e solidarietà. (r.m)
E’ in arrivo lo storico carnevale di Bottrighe. La grandiosa manifestazione si terrà domenica 22 febbraio. Dalle ore 15 si darà il via alla festosa kermesse organizzata dal Gruppo Sportivo che aprirà con il suo tradizionale carro di Re Carnevale. Il Re viene realizzato nei locali della “Queva”, un vecchio capannone che l’amministrazione comunale ha concesso in uso all’associazione, che ha provveduto a risistemare, attraverso i suoi volontari, utilizzata quale sede e magazzino. Oltre ai carri e gruppi mascherati locali, altri giungeranno da vari centri veneti. Sul liston di palazzo civico animazioni per tutta la giornata. La sfilata partirà da via Umberto Maddalena, proseguendo per via Vittorio Veneto, piazza della Libertà, via Dante Alighieri e ritorno in piazza della Libertà. Nelle piazze Cinzio Cassetta e Libertà ci saranno luna park, gonfiabili, bancarelle ed il trenino Dotto del Gruppo Sportivo in continuo percorso tra le vie Arduino Bizzarro e Umberto Maddalena. Due anni fa, dopo lo stop della pandemia, dura-
to tre anni, il carnevale di Bottrighe aveva ripreso alla grande, richiamando circa ottomila persone. Il carnevale di Bottrighe è il più antico del Delta.
Notizie sulla sua origine risalgono infatti al 1860. In quei tempi gli artigiani del posto, raggruppati in associazione, formarono quella che divenne poi la gloriosa “Società degli artisti”. Un gruppo di fantasiosi animatori, organizzatori di interminabili veglioni carnevaleschi e di grandi sfilate di carri allegorici, tutti costruiti sul posto. Una tradizione che nel corso del tempo ha visto sostituirsi alla guida vari gruppi di bottrighesi e che dal 1990, ininterrottamente, è divenuta prerogativa del Gruppo Sportivo Bottrighe, capitanato dall’allora presidente Antonio Boni, scomparso nel marzo scorso, ed oggi dal presidente Giuliano Romanin, altro storico componente del gruppo. Ne vanno fieri gli organizzatori che si avvalgono dell’aiuto di molti volontari. Ed il premio del loro impegno a delle tante ore profuse per realizzare l’atteso evento, è dato dal pubblico,

sempre numerosissimo. Un’attività che ogni anno impegna per molte settimane gli attivisti della manifestazione che si mettono al lavoro, per mesi nei capannoni delle aziende agricole e artigianali locali per costruire i manufatti, sempre diversi dall’anno precedente. Il carnevale di Bottrighe si caratterizza dunque come una importante realtà, qualificandosi nel suo ambito come interessante punto di attrazione per un ampio circondario.
Roberto Marangoni
Successo per la rimpatriata degli ex ElleZeta
Grande rimpatriata, in un ristorante della zona, per 53 ex dipendenti delle ditte Zullo-Draghetti di Bottrighe. Grazie all’idea di Giulietta Mosca, affiancata da Ornella Vendemiati e Antonella Visentin, è iniziata la ricerca per tentare di raggiungere e raggruppare il maggior numero di persone che tra gli anni 1966 e 1990 hanno condiviso una parte di vita in questi due laboratori, che in totale si stima siano state più di cento. La CLT di Draghetti Ida e la Zullo Lorenzo, ebbero la maggior espansione tra gli anni ‘80 e gli anni ’90, fondendosi nella Ellezeta nel 1986, eccellendo nella produzione di capi di abbigliamento in pelle.
Nel 1992 la chiusura causata dalla caduta del mercato del settore e all’insolvenza di diversi fornitori.

La serata è stata l’occasione per ritrovare colleghi che non si vedevano da tempo e per rivivere il percorso, ricordando aneddoti e vicissitudini. Non è mancato un pensiero per tutti quelli che sono mancati in questi anni ma che hanno fatto la storia dell’azienda. Gratitudine per i due ex titolari, rappresentati nell’occasione dalla figlia Tiziana Zullo giunta da Bologna. In quel laboratorio si costruirono legami duraturi, condividendo gioie, speranze, dolori, permettendo il sostentamento di molte famiglie. E’ stato come tornare a casa per un attimo ed è proprio questo il messaggio lasciato a tutti attraverso un presente realizzato da Sandra Veronese. (r.m.)

Ci sono viaggi che nascono come spostamenti geogra ci e niscono per trasformarsi in percorsi di senso. La missione svolta tra Ecuador, Bolivia e Brasile, attraversando città, periferie e territori rurali dell’America Latina, è stata soprattutto questo: un cammino di incontri, ascolto e visione, con lo sguardo rivolto al futuro dell’educazione e alla possibilità di costruire legami duraturi tra scuole, comunità e istituzioni.



Da , città andina sospesa tra storia e modernità, no alle pianure agricole del sud del Brasile, a in Paranà, passando per i forti contrasti urbani di Sierra, il lo rosso del viaggio è stato il confronto con realtà educative che, pur immerse in contesti molto diversi, condividono la stessa domanda: come offrire ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro, senza perdere il valore umano e comunitario dell’educazione?

nasce l’idea di trasformare il viaggio in progetto. Non un’iniziativa calata dall’alto, ma un percorso condiviso che possa valorizzare ciò che già esiste, mettendo in rete scuole e competenze e aprendo la strada a forme di collaborazione internazionale. In questo senso, i programmi europei di Eranon sono visti come un ne, ma come uno strumento: un’opportunità per rafforzare la qualità dell’offerta formativa, promuovere lo scambio di buone pratiche e costruire percorsi


Le scuole e le opere educative incontrate lungo il percorso mostrano un patrimonio ricco di competenze, responsabilità e relazioni con il territorio. In alcuni casi si tratta di istituzioni consolidate, capaci di dialogare con il mondo del lavoro e con le amministrazioni locali; in altri, di realtà più fragili ma cariche di potenzialità, dove l’educazione rappresenta spesso uno dei pochi presìdi di speranza e continuità sociale.





Proprio da questo intreccio di esperienze

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professionalizzanti capaci di dialogare
Accanto agli incontri istituzionali e ai momenti di lavoro, la missione è stata scandita da esperienze semplici e profonde: celebrazioni in piccole comunità rurali, visite a scuole, vivaci al nord e silenziose al sud per la pausa estiva, dialoghi con educatori, studenti e famiglie. Sono stati questi momenti a ricordare che ogni progetto, prima di essere scritto, deve essere vissuto,


viaggio non è ancora un progetto foruna direzione chiara: la consapevolezrete educativa Cavanis internazionale, radicata nei territori e capace di parlare linguaggi diversi, può diventare uno strumento concreto di crescita, formazione e speranza. Un cammino appena iniziato, che guarda lontano ma parte, come sempre, dalle persone incontrate lungo la strada.



Oggi il risultato più signi cativo del






Vincenzo Giannotti, Direttore della Fondazione Cavanis













L’assemblea. Coinvolti 19 nuovi Comuni, otto dei quali in provincia di Rovigo
L a 17esima Assemblea plenaria della Riserva MAB UNESCO Po Grande ha tracciato un bilancio delle attività e dei progetti in corso di svolgimento, guardando già al 2026 con la presentazione e l’illustrazione del dossier di candidatura che Po Grande ha consegnato all’UNESCO per l’allargamento della Riserva della Biosfera. Un passaggio strategico che coinvolge 19 nuovi Comuni tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Amministratori locali, rappresentanti delle istituzioni, realtà associative e portatori d’interesse si sono ritrovati presso il Centro Congressi Sant’Elisabetta dell’Università di Parma per fare il punto sulle attività coordinate da Po Grande e delineare il futuro della Riserva MAB UNESCO: una rete che oggi comprende 83 Comuni, distribuiti in tre Regioni – Lombardia, EmiliaRomagna e Veneto – lungo oltre 250 chilometri dell’asta fluviale del Po, per un’area complessiva di più di 3.800 chilometri quadrati. Nel corso dell’assemblea è stato ufficialmente presentato e illustrato il dossier di candidatura per l’allargamento della Riserva della Biosfera, già approvato a livello nazionale e ora al vaglio degli uffici UNESCO di Parigi. Per quanto riguarda il polesine, oltre ai comuni del Delta, l’estensione coinvolge i Comuni di Canaro, Crespino, Gaiba, Guarda Veneta, Occhiobello, Polesella, Stienta e Villanova Marchesana, rafforzando il ruolo del Polesine all’interno della governance del Grande Fiume.
“La Riserva MAB UNESCO Po Grande continua a crescere e a rafforzarsi sempre più, dando voce e attenzione ai territori del Grande Fiume”, ha sottolineato Andrea Colombo, Segretario generale facente funzione dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Segreteria tecnica di Po Grande MAB UNESCO. L’assemblea di Parma è stata anche l’occasione per fare il punto sui progetti avviati e in corso sul territorio, nonché per discutere e definire obiettivi comuni e priorità condivise per il prossimo futuro. Tra i focus illustrati dalla Segreteria tecnica di Po Grande, in sinergia con enti e realtà istituzionali locali e distrettuali, figurano il Portolano del Po, l’app di navigazione nata dalla collaborazione tra l’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPo) e l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po (ADBPO). Uno strumento pensato per chi desidera scoprire il Grande Fiume via acqua, osser-
vando il paesaggio fluviale da una prospettiva diversa e immergendosi nella lentezza e nei colori del Po. Ampio spazio è stato dedicato al progetto UP – Università dei Piccoli, pensato per avvicinare i ragazzi al mondo universitario. Quest’ultimo progetto coinvolgerà complessivamente circa mille studenti, centosettanta insegnanti e quattordici scuole distribuite in dieci Comuni, tra cui l’Istituto Comprensivo di Fiesso Umbertiano e Stienta. Il focus sarà sulle scuole primarie e secondarie di primo grado, con un primo percorso pilota di cinque incontri previsto all’inizio del 2026 sul tema “acqua, terra e futuro”, pienamente coerente con la programmazione MAB e replicabile anche in altri territori.

Il quadro di riferimento dell’assemblea ha richiamato inoltre gli esiti del quinto Congresso Mondiale delle Riserve della Biosfera UNESCO, con un approfondimento sui nuovi indirizzi strategici e sulle linee guida tracciate dal recente Piano Strategico approvato durante l’ultimo meeting di Hangzhou, in Cina, che orienterà l’azione delle Riserve MAB nel prossimo decennio. Particolare attenzione è stata
riservata infine ai grandi appuntamenti del 2026: il MAB Youth Forum, evento mondiale che si terrà tra il Delta del Po e i Colli Euganei nel mese di maggio, ed EuroMAB, in programma in Canada in autunno. Due eventi che confermano il ruolo centrale del Delta del Po e del Polesine nel panorama internazionale delle Riserve della Biosfera UNESCO.
Guendalina
Ferro
Banda sgominata dopo settimane di indagini dei Carabinieri





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Un’indagine capillare e meticolosa, iniziata a seguito di un furto in abitazione a Pettorazza Grimani, ha portato all’arresto di tre cittadini albanesi ritenuti responsabili di numerosi colpi in abitazione avvenuti in Polesine e in altri comuni del Veneto. L’operazione, coordinata dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Adria con l’ausilio di altri reparti del Comando Provinciale dei Carabinieri di Rovigo e sotto la supervisione della Procura della Repubblica di Padova, è stata una delle operazioni più significative condotte nel 2025 sul fronte dei reati contro il patrimonio. L’indagine era partita nell’ottobre 2025, quando nella zona di Pettorazza Grimani era stata segnalata la presenza sospetta di un’Audi A6, risultata in uso a soggetti dediti ai furti in abitazione. Servizi di osservazione e pedinamento, incrociati con segnalazioni di altri furti avvenuti nel territorio veneto, hanno permesso ai Carabinieri di accertare che il gruppo, composto da tre persone, utilizzava sempre lo stesso modus operandi: uno guidava l’auto lasciando sul posto i due passeggeri, che venivano poi recuperati al termine del furto.
Grazie a strumenti di tracciamento, analisi di filmati di videosorveglianza e ore di lavoro sul campo, i militari sono riusciti non solo a ricostruire spostamenti e schema di azione di ogni singolo componente della banda, ma anche a localizzare il fabbricato utilizzato come rifugio, una ex distilleria a Pianiga (Ve), che fungeva da safehouse. L’auto impiegata nei furti veniva parcheggiata a distanza, e i malviventi seguivano itinerari separati per non destare sospetti. Durante i colpi tenevano spenti i telefoni e comunicavano via radio, mentre un quarto complice, deferito in stato di libertà per favoreggiamento, curava la logistica, la sicurezza e la gestione del covo, dotato anche di una piccola rete di videosorveglianza interna, utilizzata per monitorare l’ingresso, normalmente chiuso con catena e lucchetto. L’operazione, conclusa il mese scorso con l’arresto di tre cittadini di nazionalità albanese, rappresenta uno degli interventi più significativi del 2025 sul fronte dei reati contro il patrimonio, un ambito su cui il Comando Provinciale dei Carabinieri di Rovigo ha concentrato una forte azione preventiva e repressiva. (g.f.)
S i è svolto con grande successo al teatro comunale di Adria il Concerto di Capodanno del Conservatorio Antonio Buzzolla, l’evento più atteso dell’anno, frutto della collaborazione tra il Conservatorio e l’amministrazione comunale. Il Teatro Comunale era gremito e i posti disponibili si erano esauriti in pochissimo tempo. Sul palco si sono alternati numerosi solisti: le soprano Yixin Zhang e Lisa Malusa Boscolo Nale, la jazz singer Sofia Ferrarese, il tenore Chen Yang, il baritono Feng Yuangeng, il clarinettista Jacopo De Biasi, il percussionista Simone Bozzato e il violinista Paolo Aram Goganyan, accompagnati dai sessanta elementi dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio, composta da docenti e studenti del Buzzolla. Il programma originale, in parte arrangiato dal direttore dell’orchestra, il Maestro Ambrogio De Palma, ha registrato anche la collaborazione della Scuola di Danza Classica e Moderna, con le coreografie di Cristiana Franzoso e Giovanna Chiarato.
Nella pausa tra il primo e secondo tempo del concerto, il direttore del
Conservatorio Musicale, Paolo Zoccarato, ha annunciato che il prossimo novembre il Conservatorio si cimenterà nella realizzazione di un’ opera lirica, progetto che coinvolgerà studenti e docenti nella produzione completa, dalle scenografie all’esecuzione musicale. Il Presidente del Conservatorio, Giuseppe Carinci, ha consegnato un riconoscimento a Maria Chiara Nonnato, andata in pensione dopo quindici anni di vice presidenza. La Nonnato, nell’occasione, come già avvenuto nelle edizioni passate, ha fatto parte dell’organico dell’orchestra, insieme a diversi suoi ex studenti. Il vice sindaco di Adria Federico Simoni ha consegnato alla Nonnato un attestato di benemerenza, ringraziandola per il lavoro profuso in tanti anni a favore del Conservatorio Antonio Buzzolla. Nel suo intervento, il presidente della Fondazione Mecenati, Luciano Fantinati, ha ricordato gli interventi in corso a Villa Mecenati, sede attuale del Conservatorio, sottolineando l’importanza di valorizzare gli spazi storici per la formazione musicale. Il presidente di BancaAdria, Mauro
Giuriolo, ha elogiato i vertici della Fondazione Mecenati e del Conservatorio per l’impegno costante verso gli studenti, ricordando come la banca contribuisca in parte alle borse di studio assegnate agli allievi meritevoli. Il programma musicale si è aperto con l’imponente ouverture dal Nabucco di Giuseppe Verdi, seguita dalla polka francese Feuerfest! di Josef Strauss, che prevedeva nel suo organico la presenza di un’incudine, “suonata” da Simone Bozzato. Subito dopo è stato il turno della lirica, con l’aria donizettiana Quel guardo il cavaliere dall’opera Don Pasquale e con il repertorio degli chansonnier francesi, tra cui La Foule di Angél Cabral, reso celebre da Edith Piaf.
Il concerto ha proposto anche alcune arie d’opera tratte dai lavori di Puccini, Bizet, Verdi e Donizetti, intervallate da brani immortali come la celebre Moon River, cantata da Audrey Hepburn nel film Colazione da Tiffany, in uno struggente e inedito arrangiamento del direttore De Palma con il solismo del violinista Paolo Goganyan e la voce di Sofia
Dopo essersi presentato alla città con l’esecuzione integrale dell’oratorio Stabat Mater del musicista chioggiotto Vittore Bellemo, il coro polifonico “Città di Adria” ha bissato il successo proponendo lo stesso oratorio a Roma nella chiesa di San Pietro in Montorio, sul Gianicolo. Il Polifonico, diretto dal maestro Giovanni Ranzato, con la collaborazione organistica della maestra Alessia Leccioli, ha avuto il piacere di collaborare con il soprano Manuela Farina, artista affermata che ha calcato i palcoscenici più prestigiosi, accanto a
nomi del calibro di Luciano Pavarotti e Rolando Panerai. Con il coro adriese, si sono esibiti giovani solisti, il baritono Yuangeng Feng ed il basso Xinlong Ai, entrambi studenti del conservatorio “Antonio Buzzolla”. La prima parte della serata è stata aperta con il brano “O salutaris hostia” di Franck, per coro e soprano, Manuela Farina ha poi proposto due brani tratti dall’oratorio Stabat Mater di Pergolesi, coro e soprano hanno quindi concluso la prima parte con il “Laudate Dominum” di Mozart. La seconda parte è stata incentrata sull’esecuzio-

Ferrarese.
Un omaggio al jazz è stato realizzato con Clarinettologia on Cherokee, unendo uno standard jazz a un assolo di clarinetto in ricordo del Maestro Gaspare Tirincanti, indimenticato clarinettista degli anni ’70, tra i più apprezzati in Europa sia in ambito classico che jazzistico.
Un tributo a Dmitrij Šostakóvi ha celebrato il cinquantesimo della scomparsa del compositore, con il Valzer n. 2 tratto dalla Seconda Suite per orchestra jazz, composizione scelta anche da Stanley Kubrick per il film Eyes Wide Shut. Il programma del concerto ha previsto anche tre
ne del coinvolgente oratorio del Bellemo, nel quale il Polifonico e i solisti hanno dato prova di grande vitalità espressiva, riscuotendo calorosi applausi del pubblico. Il soprano ha infine proposto “Tantum ergo” di Morandi e “Vissi d’arte” di Puccini. Ha concluso il Polifonico presentando “ Ave Verum Corpus” di SaintSaens, dando prova di notevole preparazione e capacità interpretativa. Un’esperienza ricca di emozione e soddisfazione coronata dall’invito ufficiale per tornare nuovamente ad esibirsi nella medesima suggestiva chiesa. (r.m.)
monumenti della musica classica:
Il mare e la nave di Sinbad, primo brano della suite Shéhérazade di Rimskij-Korsakov, Capuleti e Montecchi dal balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev e la briosa Cuban Overture di George Gershwin. Gli applausi cadenzati del pubblico hanno accompagnato la marcia di Radetzky, durante il bis, suggellando uno spettacolo tutto dal vivo, arricchito dalle emozioni degli studenti, che hanno trasformato ogni brano in un momento di grande coinvolgimento e formazione pratica verso la carriera di musicisti professionisti. Guendalina Ferro































cerimonia. L’iniziativa si è intrecciata con esibizioni di musica e danza
S ette borse di studio per l’anno accademico 2024/2025 sono state assegnate dalla Fondazione M° Ferrante e Rosita Mecenati agli studenti più meritevoli del Conservatorio “Antonio Buzzolla” di Adria, confermando un legame profondo e storico tra l’istituzione scolastica e la missione culturale della Fondazione. Un filo rosso unisce i sette giovani artisti: l’amore autentico per la musica, la determinazione nel superare i propri limiti e la formazione artistica nel Conservatorio Antonio Buzzolla. Una connessione che affonda le sue radici nella visione della signora Rosita Lusardi, vedova Mecenati, la cui volontà testamentaria – comprendente Villa Mecenati e altre proprietà –ha stabilito che le relative rendite fossero destinate a finalità di pubblico interesse, tra cui il sostegno ai giovani talenti del Conservatorio attraverso borse di studio. Le prime tre borse, del valore di 600 euro ciascuna, sono state conferite agli studenti del corso di laurea di secondo livello: Lisa Malusa
Boscolo Nale, organista, premiata lo scorso anno come cantante lirica e i due violinisti Elia Lorenzini ed Enrico Pozzato. Altre quattro borse, da 300 euro, sono state assegnate agli studenti del primo livello: Margherita Maria Ferrarese, cantante lirica; Giulia Gallo, violinista; Laura Lazzarini, violoncellista; Elisa Stefanini, arpista. La cerimonia si è svolta nell’Auditorium Mecenati di via Umberto Maddalena, un luogo simbolico della vita culturale adriese. Qui i giovani musicisti hanno dato prova del loro talento artistico, accolti con entusiasmo dal pubblico e dalle autorità presenti.
Il presidente della Fondazione, Luciano Fantinati, affiancato dai membri del Consiglio di Amministrazione, ha rivolto ai ragazzi parole di incoraggiamento, auspicando che ciascuno di loro possa proseguire una carriera “splendida e ricca di soddisfazioni”. A presenziare alla serata il presidente del Conservatorio Musicale di Adria Giuseppe Carinci, il direttore Paolo Zoccarato, il sindaco di
A maggio 2025, l’Associazione Il Tarassaco – Organizzazione Salute Ambientale, ha acquistato all’asta, grazie a una raccolta fondi, un lotto di 17mila metri quadrati situato a cavallo del confine tra Pettorazza Grimani e San Martino di Venezze. Il terreno, battezzato “Il Bosco del Tarassaco”, ospitava un tempo una corte padronale, demolita nel 2019, con un selciato di circa 2.500 metri quadrati, storicamente utilizzato per essiccare le granaglie. Oggi, ciò che resta del complesso rurale, di fronte alla chiesa di Beverare, è



Adria Massimo Barbujani, il presidente di Bancadria Mauro Giuriolo — sostenitore da anni delle iniziative dedicate agli studenti — e diversi altri partner e sostenitori del progetto. Camilla Zen, presidente dell’Associazione Concerti Buzzolla, ha illustrato il programma dei concerti 2025, confermando una stagione ricca, articolata e di elevato valore artistico, in continuità con l’impegno dell’associazione nella promozione della musica e dei giovani talenti.
la pavimentazione della villa patronale. Gli edifici erano stati realizzati dalla famiglia di origine friulana Radetti, insediatasi nel tardo Seicento e protagonista di importanti opere di bonifica e miglioramento del territorio, originariamente paludoso. I volontari dell’associazione ambientalista, con sede a Pettorazza Grimani, dopo aver ripulito dalle sterpaglie una parte dell’area, hanno iniziato a ripulire la pavimentazione dalla vegetazione. Dopo la rimozione dello strato di verde, il selciato in cementine è tornato visibile,
Nel corso dell’intermezzo si sono esibite anche le allieve della scuola di danza classica e moderna di Adria, ampliando il ventaglio artistico della serata. Il presidente Fantinati ha poi consegnato un omaggio a Chiara Nonnato, figura di grande rilievo per il Conservatorio Buzzolla, già vicepresidente per molti anni e oggi testimone simbolico di un passaggio di responsabilità verso Renzo Banzato, nuovo vicedirettore del conservatorio Buzzolla e direttore
insieme al pozzo, fino a poco tempo fa completamente coperto. Anche gli alberi sono stati liberati dalle edere e riportati a nuovo vigore. “I lavori proseguiranno con la riqualificazione complessiva del sito destinato a diventare un parco urbano, luogo di condivisione e scambi culturali” - ha dichiarato Matteo Cesaretto, presidente dell’associazione. L’obiettivo del sodalizio è restituire valore storico e naturalistico al territorio, trasformando il sito in un bene comune a disposizione della comunità. (g.f.)
Altro momento significativo è stato dedicato all’intervento dell’architetto Giovanni Battista Scarpari, che ha fatto il punto sui lavori in corso a Villa Mecenati, sede del Conservatorio di Adria: gli interventi al tetto sono stati completati e si procederà ora con la realizzazione del vano ascensore, con l’obiettivo di concludere l’intero cantiere entro la prossima primavera.
Guendalina Ferro























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crescita di questa storica realtà. La struttura, completamente rinnovata, raddoppia gli spazi, passando da 11 a 22 ambulatori e mette a disposizione un ampio parcheggio, prima inesistente, con oltre 200 posti auto.
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segue da pag. 1
Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-
rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo
aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.
La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati
«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.
Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.
La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre
che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.
Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità
veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.
Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)
Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri
Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.
Economia. Il presidente mette in guardia sulla concorrenza dei grandi player e lancia la sfida
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome
“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.
Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.
Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.
Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.
L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-
tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.
Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.
“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani.
Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga






più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”
Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.
“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per
poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)




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Il commento alle notizie del giorno dal lunedì al venerdì alle 17:00
















Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova
Cresce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.
Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre
2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto.
Parallelamente, sul piano stra-
tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato
che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.


























L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali
“Lo
S
ilvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.
La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?
È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i
nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti! Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?
Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.
Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.
Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza






e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.
Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?
È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.
Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?
Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).
Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?
L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The
Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.
Giacomo Brunoro
Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.







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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda


nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-
Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.
ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro
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a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.


U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta
delle principali funzioni azien-
no, il legame con i terri-




Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord


prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.
Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.
Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?
«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e
Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?
«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»
Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.
«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non













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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità
In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti
Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.
Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,
dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.
«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.
Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».
Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-
te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».
Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-
li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».
Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario. Paola Bigon Alberto Gottardo









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Ostetrica e Ginecologia. L’anno scorso 200 fiocchi rosa e 242 azzurri, un aumento del 10% che fa ben sperare
Un segnale incoraggiante, che va in controtendenza rispetto al fenomeno della denatalità e racconta una rinnovata fiducia delle famiglie nel sistema sanitario locale. È quanto emerge dai dati relativi all’attività del Punto Nascita dell’Azienda ULSS 5 Polesana presso l’Ospedale di Rovigo nel corso del 2025. Nell’anno appena concluso sono stati infatti 442 i bambini nati nella struttura, con un incremento di 41 nascite rispetto al 2024, pari a circa il 10% in più.
Nel dettaglio, all’interno dell’UOC di Ostetricia e Ginecologia di Rovigo si sono registrati 200 fiocchi rosa e 242 fiocchi azzurri, oltre a 9 parti gemellari. Numeri che, al di là delle statistiche, rappresentano un segnale concreto di vitalità e di fiducia nei confronti del Punto Nascita cittadino, sempre più percepito come un luogo accogliente, sicuro e attento ai bisogni delle famiglie. Un risultato che l’Ulss 5 Polesana attribuisce alla qualità dell’assistenza offerta e alla costante valorizzazione dei servizi, accompagnata da un dialogo sempre più aperto con la cittadinanza. In questo percorso hanno avuto un ruolo centrale gli Open Day, momenti di incontro e informazione che aiutano i futuri genitori a vivere il percorso nascita in modo consapevole, riducendo timori e incertezze.
Sul fronte delle pratiche assistenziali, il Punto Nascita di Rovigo si distingue per l’adozione del taglio cesareo dolce, oggi utilizzato nella maggioranza dei cesarei effettuati, con l’obiettivo di rendere l’esperienza del parto più rispettosa e



partecipata. Altissima anche l’adesione alla profilassi della bronchiolite, che supera il 95%: un dato che testimonia il forte rapporto di fiducia tra famiglie e operatori sanitari e l’attenzione riservata alla prevenzione e alla tutela della salute neonatale.
A contribuire alla qualità del servizio è anche la presenza degli specializzandi della rete formativa dell’Università di Padova, oltre alla collaborazione strutturata tra l’UOC di Ostetricia e Ginecologia di Rovigo e quella di Adria, che garantisce una presa in carico integrata e sicura delle gravidanze a livello provinciale. Grande attenzione è riservata anche all’attività informativa e formativa: nel 2026 sono già in calendario ben 11 Open Day a Rovigo, in netto aumento rispetto ai 4 del 2024

e ai 6 del 2025. Tra i prossimi appuntamenti, il 29 gennaio 2026 si terrà l’Open Day del Punto Nascita presso l’Auditorium dell’Ospedale di Rovigo, mentre il 4 febbraio sarà dedicato ai servizi di Diagnosi Prenatale. «Questi dati rappresentano un motivo di grande orgoglio per tutta l’Azienda», sottolinea il Direttore Generale Pietro Girardi. «Ogni nascita è un momento di straordinaria bellezza, che parla di futuro e di speranza. Il nostro impegno quotidiano è accompagnare le famiglie in uno dei momenti più delicati della loro vita, offrendo professionalità, umanità e sicurezza. Il crescente numero di nati a Rovigo conferma che stiamo andando nella direzione giusta, mettendo al centro la maternità e il valore unico di ogni nuova vita».

Sanità, nuove regole sulle ricette: validità ridotta per la specialistica ambulatoriale
A partire dal 1° gennaio 2026, le ricette per le prestazioni di specialistica ambulatoriale con priorità B, ossia quelle con una priorità di 10 giorni, avranno una durata di validità ridotta a soli 20 giorni dalla data di emissione. È quanto stabilito

dal Decreto del Direttore Generale dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto n. 173 del 24 novembre 2025. Per le altre classi di priorità, così come per gli esami di laboratorio e le prestazioni di controllo, la durata della validità rimarrà di 180 giorni dalla data di prescrizione. Tuttavia, gli utenti dovranno prenotare gli esami entro i termini previsti, altrimenti la prescrizione perderà validità. Si consiglia dunque di prenotare tempestivamente le prestazioni sanitarie per evitare disagi.



















Ricerca oncologica. Lo IOV conquista il Fondo Italiano per la Scienza
n risultato di assoluto rilievo per la ricerca biomedica veneta e nazionale. L’Istituto Oncologico Veneto (IOV – IRCCS) si è aggiudicato un prestigioso finanziamento da oltre un milione di euro nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. A firmare il progetto vincitore è la dott. ssa Anna Tosi, ricercatrice dello IOV, che ha ottenuto un punteggio di eccellenza pari a 41,5 nella linea “LS2 – Integrative Biology”.
Il progetto, dal titolo “Innovative spatial profiling of early triple negative breast cancer landscape to shed light on unexpected outcomes”, si è distinto in una delle categorie più competitive del bando, risultando uno dei soli quattro finanziati a livello nazionale nella specifica linea LS2 per i ricercatori emergenti (Starting Grant). Tra questi, quello dello IOV è l’unico riconducibile a un’istituzione del Veneto, accanto a centri di ricerca di Bologna, Torino e Palermo.
Il Bando FIS 3 rappresenta uno dei principali strumenti nazionali di sostegno alla ricerca di base, con una dotazione complessiva di 475 milioni di euro per il biennio 2024-2025. Strutturato sul modello altamente selettivo dello European Research Council, il programma finanzia progetti valutati esclusivamente per

qualità scientifica, originalità e capacità innovativa. Il successo della dott.ssa Tosi si colloca nella categoria Starting Grant, riservata a ricercatori che hanno conseguito il dottorato da non più di sette anni e che dimostrano un elevato potenziale di indipendenza scientifica.
«Questo risultato rappresenta un traguardo di grande valore per tutto lo IOV e per la sanità veneta – afferma il Commissario dello IOV, Francesco Benazzi –. Conferma la capacità del nostro Istituto di attrarre risorse altamente competitive e di promuovere una ricerca che guarda al futuro, innovativa e centrata sui bisogni dei pazienti».
Al centro dello studio vi è una delle sfide cliniche più complesse dell’oncologia: il tumore al seno triplo negativo (TNBC), una forma particolarmente aggressiva
di carcinoma mammario, caratterizzata da un elevato rischio di recidiva e da opzioni terapeutiche ancora limitate. Grazie al finanziamento di 1.037.124,70 euro, il progetto applicherà tecnologie avanzate di profilazione spaziale per analizzare in modo dettagliato il microambiente tumorale, con l’obiettivo di comprendere i meccanismi alla base delle recidive impreviste anche nelle fasi precoci della malattia.
«Essere riconosciuta con questo finanziamento è per me motivo di grande orgoglio – sottolinea la dott.ssa Tosi –. Questo riconoscimento non premia solo il mio lavoro, ma la capacità dell’Istituto Oncologico Veneto di investire nella ricerca innovativa e di qualità, aprendo nuove prospettive nella lotta contro il tumore al seno triplo negativo». Soddisfazione anche da parte del Direttore Scientifico dello IOV, Antonio Rosato: «Oltre al prestigio e alla conferma dell’altissima qualità della ricerca veneta nel panorama nazionale, questo progetto rappresenta una sfida concreta verso un tipo di breast cancer per il quale è urgente sviluppare terapie sempre più mirate ed efficaci». Un ulteriore tassello che rafforza il ruolo dello IOV come punto di riferimento nella ricerca oncologica avanzata e nella costruzione di cure sempre più personalizzate, basate sull’eccellenza scientifica.
Influenza in Veneto: contagi in calo ma ancora 624 mila casi dall’inizio della stagione
Vaccino gratuito ancora disponibile: già somministrate quasi 900 mila dosi; esperti raccomandano precauzioni e attenzione dopo le festività Dopo il picco delle settimane centrali di dicembre, l’influenza stagionale in Veneto mostra segnali di calo, con 13,6 casi ogni 1.000 residenti, rispetto ai 18,8 del periodo dal 15 al 21 dicembre. Dall’inizio della stagione, a ottobre, sono stati registrati 624 mila contagi tra la popolazione veneta, con 63 mila nuovi casi nell’ultima settimana monitorata. Secondo i dati della Direzione Prevenzione della Regione, sono stati 25 i casi gravi di influenza che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva, con età media di 66 anni e quasi tutti con patologie pregresse. La maggior parte di questi casi si è verificata nella seconda metà di dicembre. Nonostante il calo, gli esperti raccomandano prudenza: la ripresa delle attività, in particolare delle scuole, potrebbe provocare una nuova crescita dei contagi. Inoltre, i Pronto Soccorso continuano a registrare un incremento degli accessi per sintomi respiratori, superiore a quello osservato nelle stagioni precedenti. Tra i virus circolanti, domina l’influenza di tipo A, in particolare la variante A(H3N2) e la variante K, già segnalata in altri paesi. Seguono rhinovirus, virus respiratorio sinciziale (VRS) e SARS-CoV-2. Per contenere la diffusione dei virus stagionali, la Regione raccomanda alcune misure comportamentali: lavarsi frequentemente le mani, aerare gli ambienti, evitare luoghi affollati in caso di sintomi respiratori, proteggere i soggetti fragili con mascherine e limitare l’esposizione di neonati e bambini piccoli a persone malate. Rimane disponibile gratuitamente la vaccinazione anti-influenzale e anti-COVID-19, che può essere effettuata da Medici di Medicina Generale, Pediatri, farmacie o servizi vaccinali ULSS. Dall’inizio della stagione sono già state somministrate quasi 900 mila dosi di vaccino anti-influenza e circa 19.000 dosi di anticorpo monoclonale contro il VRS nei neonati.













































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IMPLANTOLOGIA E CHIRURGIA

piccoli o grandi con innesti ossei o nei casi

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RILASSAMENTO E BIORIVITALIZZAZIONE DEL VOLTO TERAPIA ANTALGICA E FISIOTERAPIA DELL'ARTICOLAZIONE MANDIBOLARE INFILTRAZIONI


disagi nel corso del giorno (pranzi, motivi di lavoro ... ) esistono allineatori con forze calibrate che consentono di giungere ai risultati indossando gli apparecchi solo durante il sonno.

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