Ex scuole di Prà e Schiavonia diventano 18 alloggi ERP ad alta e icienza
Trasporto pubblico e biglietto unico, l’assessore Ruzza traccia il percorso
Il Veneto sta attraversando una stagione di pragmatismo politico che sembra voler mandare in soff itta decenni di veti incrociati e dossier impolverati. Se fino a poco tempo fa parlare di gestione autonoma delle autostrade o del completamento della Valdastico Nord appariva come un esercizio di retorica elettorale destinato a scontrarsi con il muro della burocrazia romana o delle resistenze locali, oggi lo scenario è radicalmente mutato. Il cambio di passo impresso da Alberto Stefani, in stretta sinergia con il Ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, ha trasformato queste “eterne incompiute” in obiettivi a portata di mano, delineando un modello di governance territoriale che fa della concretezza la sua cifra distintiva. Il caso della holding autostradale regionale è emblematico. Per anni il controllo delle tratte strategiche, a partire dalla BresciaPadova, è rimasto sospeso in un limbo di concessioni in scadenza e rimpalli normativi. Lo sblocco arrivato negli ultimi giorni rappresenta una discontinuità netta rispetto al passato: l’idea di una società “in house” controllata dalla Regione non è più un’ipotesi di scuola, ma un progetto operativo che ha incassato il via libera politico di via Nomentana.
PARADOSSO VENETO, TRA LAVORO POVERO E VERTENZE APERTE
della Bassa Padovana BOOM DI ADDETTI NELLA LOGISTICA, CASE DI RIPOSO SGUARNITE
Nuova governance all’Uls 6 e Azienda
Ospedale: Fortuna sceglie i direttori
E’ UN ESEMPIO”
MONSELICE, CORSA A TRE PER LA FASCIA TRICOLORE
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
Il mercato del lavoro veneto di questa prima parte del 2026 ci consegna una fotografia in chiaroscuro. Se da un lato la dinamica delle assunzioni resta in terreno positivo non possiamo ignorare il segnale di un rallentamento: il bilancio del primo bimestre (+7.200 unità) è sensibilmente inferiore a quello dell’anno precedente. Siamo di fronte a una fase di “mantenimento della base occupazionale” , dove la crescita è frenata da un’intensificazione delle cessazioni, in particolare per i contratti a termine.
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della Bassa Padovana
MONSELICE ED ESTE UNISCONO 5.500 STUDENTI PER TRASPORTI PIÙ SICURI
Ainizio aprile si è tenuto un tavolo unico con tutte le scuole superiori di Monselice e Este riunite per affrontare un tema comune: la sicurezza degli studenti, dentro e fuori la scuola. Martedì 31 marzo, nella biblioteca dell’istituto Kennedy, il Comitato genitori ha promosso un incontro che ha messo insieme i rappresentanti d’istituto dei plessi di Monselice, Este e Conselve, dal Cattaneo-Mattei al Duca D’Aosta, fino agli istituti Euganeo, Atestino e Ferrari. In tutto, oltre 5.500 studenti rappresentati. Un confronto con un obiettivo preciso: mettere insieme le esperienze per trovare una soluzione alle problematiche messe sul tavolo. Il tema è quello della sicurezza, aff rontato in tutte le sue declinazioni: personale e stradale. “A Monselice il problema della sicurezza personale si è manifestato in modo evidente lo scorso anno. Ma il tema che unisce tutti è quello dei trasporti”. Dal confronto emerge infatti un quadro critico: autobus insuff icienti, sovraff ollati, tratte carenti e orari non allineati con quelli scolastici. “Parliamo di istituti da mille studenti” sottolinea Sara Emiri, presidente del Consiglio d’istituto del Kennedy assieme a Raff aella Rosa, presidente del comitato genitori d’istituto del Kennedy “con ingressi e uscite concentrati negli stessi orari. È evidente che così diventa diff icile gestire flussi così grandi in spazi spesso ridotti”. Una situazione che incide anche sulla sicurezza: “Ci sono stati incidenti anche gravi nel tragitto casa-scuola. Ma ci sono anche le mancanze più semplici, come fermate dei bus senza pensiline, con ragazzi sotto la pioggia costretti ad aspettare autobus pieni”. Da qui l’idea di convocare un tavolo istituzionale, previsto per maggio, con Provincia di Padova, Busitalia, sindaci e amministrazioni: “L’obiettivo è far emergere una voce unitaria, che rappresenti davvero tutti gli studenti del territorio. Solo così si possono ottenere risposte eff icaci”.
• Giada Zandonà
Il tavolo unico cerca soluzioni con le istituzioni
GENERAZIONE VENETO, OLTRE I MITI DEL LAVORO
In questo scenario, dominato da incertezza economica e diff icoltà nel reperimento di manodopera in un contesto demografico sfavorevole, emerge con forza la questione giovanile. La ricerca Iusve-Veneto Lavoro presentata agli inizi di aprile ci svela un mondo che sfida i luoghi comuni. I nostri giovani non sono spettatori passivi: quasi uno su due (47,5%) è pronto a cercare un nuovo lavoro se quello attuale compromette il proprio benessere, anche a costo dell’instabilità. Non è un segnale di fragilità, ma di una maturata proattività e di una nuova scala di valori. Tuttavia, i punti di debolezza restano nodi strutturali che non possiamo più eludere. La “questione salariale” è la preoccupazione principale per il 65% degli intervistati, seguita dalla precarietà contrattuale (29,4%). I dati confermano che l’ingresso nel mercato avviene ancora prevalentemente con contratti a termine, spesso nel settore dei servizi e del turismo, e con un ricorso frequente al part-time (quasi uno su tre). È un paradosso: chiediamo competenze e “consapevolezza delle proprie
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capacità”, ma offriamo percorsi che faticano a garantire quella stabilità (richiesta dal 51,1% dei giovani) necessaria per costruire un futuro.
Eppure, tra le pieghe di questi dati, si scorgono segnali che fanno ben sperare. C’è una rinnovata voglia di “squadra”: il 67,5% dei giovani desidera collaborare e aiutarsi tra colleghi, ripudiando la competizione esasperata. Questa spinta alla cooperazione e al dialogo costruttivo con le figure senior è un patrimonio sociale immenso.
Il Veneto del 2026 si trova a un bivio: per trasformare il “rallentamento” in una nuova opportunità occorre rispondere con politiche coraggiose alla domanda di reddito e stabilità dei giovani. Investire su di loro non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strategia per garantire la tenuta di un sistema produttivo che, pur tra mille fatiche, continua a generare valore. Infine non può essere ignorato il tema del “lavoro povero”, che investe giovani e meno giovani: il Veneto non ne è immune, anzi, soff re di queste disparità evidenti che vanno sradicate.
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FACCIAMO IL PUNTO
• Nicola Stievano
della Bassa Padovana
Emergenza lavoro/1. L’intervento di Andrea Ricci, segretario
Case di riposo, mancano 700 addetti “Limbo” sulla riforma incompiuta
Non è più solo un ritardo legislativo: è un’emergenza che rischia di travolgere il sistema di welfare regionale. Nel 2026, il panorama delle IPAB (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza) in Veneto appare come un cantiere aperto da decenni e mai concluso. Mentre le strutture pubbliche lottano contro bilanci in rosso e fuga di personale, l’ombra delle multinazionali del “business della cura” si allunga sul territorio, trasformando l’assistenza agli anziani in una sfida tra dignità umana e logiche di bilancio. Il grido d’allarme più forte arriva dalla Cisl FP di Padova e Rovigo. Il segretario generale, Andrea Ricci, fotografa una realtà drammatica: mancano all’appello oltre 700 addetti tra infermieri e OSS, con punte critiche nella Bassa Padovana. “Appena viene bandito un
concorso pubblico in sanità, i lavoratori scappano dalle IPAB” spiega Ricci. “Il settore pubblico è più attrattivo, lasciando le case di riposo in una perenne emergenza d’organico”. La ricetta del sindacato è netta: uniformare i contratti. Passare dal contratto delle Autonomie Locali a quello della Sanità per equiparare retribuzioni e tutele, rendendo il lavoro nelle strutture per anziani meno penalizzante rispetto alle corsie d’ospedale. Il profilo di chi entra oggi in struttura è radicalmente cambiato. Non si tratta più di ospitare persone parzialmente autosufficienti, ma pazienti con patologie gravi, demenze complesse e quadri psichiatrici che richiedono un’assistenza quasi ospedaliera. Questo aumento della complessità clinica si scontra con una sostenibilità economica al collasso. Da una parte
pesa l’aumento dei costi di gestione: i rincari energetici e delle materie prime negli ultimi anni hanno fatto lievitare i costi, rendendo diff icile il pareggio di bilancio senza aumentare le rette a carico delle famiglie. C’è poi il nodo
Comuni: le sentenze di inizio 2026 hanno stabilito che, in certi casi, le amministrazioni locali devono coprire le quote per gli ospiti più fragili, creando una vera “bomba finanziaria” per i bilanci comunali interessati.
Mentre la riforma che dovrebbe trasformare le IPAB in ASP (Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona) resta impantanata nei palazzi della politica veneziana, il mercato non sta a guardare.
“Assistiamo a una privatizzazione silente”, denuncia Ricci. Da un lato le grandi multinazionali che puntano al profitto riducendo il costo del lavoro;
dall’altro le esternalizzazioni selvagge, dove il personale delle cooperative svolge, nelle IPAB, le stesse mansioni dei pubblici dipendenti ma con tutele
e retribuzioni inferiori. Il sindacato punta il dito contro la “logica del minutaggio”: l’assistenza ridotta a una catena di montaggio dove ogni gesto è temporizzato. “È avvilente trattare gli esseri umani come pezzi di ricambio” conclude Ricci, invocando un cambio di rotta che passi per la gestione centralizzata dei concorsi e, soprattutto, per il completamento di una riforma attesa sin dalle prime giunte a guida Zaia.
Il sistema veneto è a un bivio: evolvere in centri di servizio polifunzionali e integrati, o rassegnarsi a un lento declino che lascerà le famiglie sole davanti a costi insostenibili e a un’assistenza sempre meno umana.
• Nicola Stievano
Este: la metamorfosi di un mercato che guarda ai servizi, pesa la disoccupazione
Il mercato del lavoro di Este nell’ultimo decennio (2015-2024) racconta la storia di un territorio capace di generare una domanda significativa ma che oggi si trova di fronte a nuove complessità strutturali. Analizzando i dati di Veneto Lavoro, emerge un bilancio complessivamente positivo: oltre 84.400 assunzioni totali hanno portato a un saldo occupazionale netto di +3.860 unità. Particolarmente rilevante è il dato sulla stabilità: la variazione dei contratti a tempo indeterminato segna un +2.455, indicando una chiara volontà del sistema produttivo locale di consolidare le proprie risorse umane.
Se analizziamo in particolare il quinquennio 2020-2024, il motore della
crescita di Este appare sensibilmente diverso da quello di altri poli limitrofi. Qui è il settore dei servizi, e in particolare l’istruzione pubblica, a trascinare i numeri. Anche la ristorazione con somministrazione ha mostrato una forte ripresa post-pandemica con un +78% . Di contro, soff rono settori storici dell’economia atestina come la coltivazione dell’uva, che registra un calo del 23% nelle assunzioni . Tuttavia, dietro i numeri positivi delle assunzioni, si nasconde un dato preoccupante: l’aumento della disoccupazione locale. Guardando al numero di persone immediatamente disponibili al lavoro, Este è passata dalle 240 unità del
2020 alle 1.055 del 2024. Questo balzo, composto da 895 disoccupati e 160 inoccupati, evidenzia un paradosso: mentre le aziende e il settore pubblico continuano ad assumere, cresce la platea di chi cerca lavoro senza trovarlo. Ciò suggerisce un forte disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili, o una crescente precarietà che rimette ciclicamente i lavoratori sul mercato. Questo scenario si inserisce in un quadro veneto che, in questo primo scorcio del 2026, mostra segnali di frenata, con un rallentamento della crescita occupazionale (+7.200 unità contro le +10.900 dell’anno precedente), spinto da un aumento delle cessazioni (+7%).
Andrea Ricci, segretario generale Cisl Fp Padova - Rovigo
L’andamento delle assunzioni nel comprensorio di Este (elaborazione Veneto Lavoro)
Emergenza lavoro /2. Nell’ultimo
Il “boom” della logistica travolge Monselice, ombre sull’occupazione
Guardando all’ultimo decennio, il mercato del lavoro di Monselice si presenta come un ecosistema in profonda mutazione, capace di generare opportunità ma non privo di zone d’ombra. Stando ai dati di Veneto Lavoro nel periodo 2015-2024 il territorio ha registrato un totale di circa 80.000 assunzioni, con un saldo occupazionale complessivo positivo di +3.695 unità. Un dato rassicurante riguarda la qualità del lavoro: la variazione dei contratti a tempo indeterminato segna un incremento di 2.860 posizioni, a testimonianza di una ricerca di stabilità da parte del tessuto produttivo locale.
Se guardiamo agli ultimi cinque anni (2020-2024), emerge chiaramente quali siano i motori della crescita. Il settore dei servizi domina la scena, ma è la logistica a far segnare numeri da record: il “movimento merci relativo ad altri trasporti terrestri” ha visto un’impennata del +618%, con un incremento netto di 335 posizioni rispetto al 2020. Anche l’edilizia ha vissuto una stagione d’oro, con le costruzioni di edifici residenziali in crescita del +240%. Di contro, settori tradizionali come la ristorazione con somministrazione hanno sofferto, perdendo circa 145 unità (-43%).
L’incognita del boom della logistica, come evidenziato da sindacati e rappresentanti dei lavoratori, è legata però alle forme contrattuali applicate e quindi alla qualità
Ldell’impiego, con evidenti ricadute sui lavoratori più fragili e precari. Nonostante l’alto volume di assunzioni, i dati sulla disoccupazione rivelano inoltre una realtà complessa. Lo stock di persone immediatamente disponibili al lavoro nel territorio di Monselice e comuni limitrovi è passato dalle 215 unità del 2020 (175 disoccupati e 40 inoccupati) alle ben 1.035 unità del 2024 (840 disoccupati e 195 inoccupati). Questo incremento suggerisce un forte disallineamento tra la domanda delle aziende, sempre più orientata verso logistica e specializzazione, e le competenze dell’offerta locale, ma anche una maggiore frammentarietà dei percorsi lavorativi.
Anche a livello regionale si osserva una “tendenza al mantenimento della base occupazionale” piuttosto che a una nuova accelerazione, in un contesto di incertezza economica e difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata.
Monselice quindi si conferma un polo attrattivo, ma la sfida per i prossimi anni
’annuncio del trasferimento dello stabilimento Hitachi Energy di Monselice nell’area dismessa dell’ex Italcementi rappresenta un momento di profonda trasformazione per il panorama industriale della Bassa padovana, segnando il recupero di una superficie di ben sessantasei ettari ferma dal 2015 e destinata a ospitare uno dei poli produttivi di trasformatori più avanzati a livello europeo. Per la Fiom Cgil di Padova questo passo conferma la rinnovata attrattività strategica del territorio, ponendosi come un naturale proseguimento del percorso avviato con l’insediamento del polo logistico Agrologic. Se da un lato il sindacato accoglie con favore l’incremento della capacità produttiva e le potenziali ricadute positive sui livelli occupazionali, dall’altro pone condizioni rigorose aff inché l’operazione sia realmente vantaggiosa per la collettività e non si limiti a un mero annuncio.
Al centro delle preoccupazioni sindacali c’è innanzitutto la necessità di una bonifica integrale e certificata del sito industriale pesante, un atto dovuto a tutela della salute di chi vi lavorerà e dell’intera cittadinanza. Parallelamente, viene invocata una gestione dell’intera operazione basata sulla massima sobrietà istituzionale,
sarà governare la transizione dai settori in crisi verso quelli emergenti, cercando di assorbire quella quota crescente di disoccupazione locale che, paradossalmente, continua a crescere.
• (N.S.)
invitando esplicitamente a non trasformare un investimento di tale portata in uno strumento di propaganda in vista delle imminenti scadenze elettorali comunali. Secondo la sigla metalmeccanica, la dignità del lavoro e la sostenibilità ambientale devono restare i pilastri insindacabili del progetto, evitando che le promesse di sviluppo finiscano nel dimenticatoio una volta chiuse le urne. Per garantire che la rigenerazione urbana di uno spazio così vasto e simbolico sia un successo realmente condiviso, la Fiom richiede trasparenza e momenti di confronto pubblico che vedano il coinvolgimento diretto delle realtà territoriali.
Il “movimento merci relativo ad altri trasporti terrestri” ha visto un’impennata del +618%, con un incremento netto di 335 posizioni rispetto al 2020. Anche l’edilizia avanza con gli addetti alle costruzioni di edifici residenziali in crescita del +240%
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Le principali assunzioni nel Monselicense (Elaborazione Veneto Lavoro)
Una manifestazione per la Hitachi Monselice
Amministrative. Alle elezioni comunali il centrodestra si presenta con due candidature
STEFANO PERARO E FABIO CONTE CORRONO PER LA FASCIA TRICOLORE
Monselice il centrodestra corre alle urne con una grande frattura interna che vede i tre partiti nazionali divisi sui candidati a sindaco Stefano Peraro e Fabio Conte. Con lo slogan “Fatti, risposte, futuro” il vicesindaco Stefano Peraro ha uff icializzato la candidatura a sindaco di Monselice, appoggiato da Lega e dalla rappresentanza provinciale e regionale di Fratelli d’Italia e dal gruppo Siamo Monselice di Silvia Muttoni. 54 anni, professionista nell’ambito della sanità privata, attuale vice sindaco, con un trascorso politico che lo vede impegnato dal 1999 con incarichi di consigliere e assessore, anche provinciale e consigliere regionale: “Opererò sempre con un unico obiettivo: il bene di Monselice”. Per dare continuità al lavoro svolto, ha chiesto a l’ex sindaca e consigliera regionale di candidarsi come consigliere: “Fatti, risposte, futuro” era il nostro motto
elettorale. Non è mai stato soltanto uno slogan, ma una realtà concreta: abbiamo realizzato numerosi interventi, fornito molte risposte e costruito le basi per il futuro di Monselice. E ora non intendiamo fermarci. Abbiamo realizzato molto nei cinque anni precedenti e ulteriori risultati sono stati raggiunti in questi quasi due anni. Ho ripreso il programma con cui ci siamo presentati alle ultime elezioni amministrative e ho verificato quanto è stato effettivamente realizzato: in meno di due anni abbiamo portato a compimento oltre il 50% del programma”.
Le priorità del suo programma elettorale partono dalla rigenerazione della città che sta portando avanti cominciando dall’area ex italcementi e passando per l’ex ospedale. Al centro la viabilità e mobilità e numerosi altri interventi che coinvolgono anche nuovi impianti sportivi. Tra le altre priorità il sociale con la realizzazione della casa di comunità e
la creazione di nuovi spazi di aggregazione per una visione di Monselice sicura, attrattiva e competitiva che guarda ai giovani e alle famiglie.
Fabio Conte ci riprova e si candida a sindaco con un obiettivo: “liberare la città dai veti e dal declino”. Un salto nella campagna elettorale che porta con sé l’appoggio del circolo locale di Fratelli d’Italia, di Forza Italia e di liste civiche. 68 anni, pediatra, volto noto per essere stato sindaco per dieci anni dal 1999 al 2009, già assessore provinciale, capogruppo uscente di Fratelli d’Italia e attuale consigliere di minoranza: “In questi sette anni la città è arretrata. Abbiamo perso quasi 500 residenti e 27 attività commerciali di vicinato. È un declino che non si può nascondere con la retorica. Persino chi guida la città, l’ex sindaca Bedin, ha scelto di lasciarla dopo soli due anni per un incarico in Regione: un segnale inequivocabile di
mancanza di prospettive per la nostra comunità”. Conte spiega come sia stata una decisione maturata a lungo: “È una decisione maturata guardando negli occhi la nostra città, ascoltando le persone, vivendo ogni giorno le diff icoltà e le delusioni che tanti di voi mi raccontano. Monselice non è questa, merita di più” sottolinea Conte “Mi candido perché credo che Monselice possa tornare a crescere, perché voglio ridare dignità,
CENTROSINISTRA UNITO INTORNO AL CANDIDATO FRANCO ENNIO
Si preannuncia uno scenario elettorale che ricalca, in parte, la precedente corsa alle urne. Un centrosinistra unito attorno alla figura di Franco Ennio, sostenuto dal Partito Democratico e da Insieme per Monselice, che riunisce civici, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle, con l’appoggio anche di Casa Riformista, Italia Viva e +Europa. Sul fronte opposto, il centrodestra appare diviso dopo i malumori interni a Fratelli d’Italia, culminati con l’uscita dal partito del segretario del circolo locale Beppino Zerbetto, in seguito alla
scelta di non mantenere unita la coalizione dei tre simboli di governo. I cittadini saranno chiamati alle urne domenica 24 e lunedì 25 maggio, in una corsa elettorale che non si preannuncia semplice. Da una parte un elettorato compatto, dall’altra Lega e Fratelli d’Italia contrapposti a Forza Italia, con il sostegno anche di ex esponenti locali del partito di Meloni. Uno scenario che potrebbe riservare sorprese. Diff icile immaginare una vittoria al primo turno: la partita sembra destinata a giocarsi sul terreno delle alleanze e degli equilibri in vista del ballottaggio.
Monselice è guidata da 26 anni da amministrazioni di centrodestra, ma i nuovi assetti politici potrebbero aprire a sviluppi inattesi, come già accaduto al precedente ballottaggio tra Giorgia Bedin e Luca Callegaro, quando il Partito Democratico sostenne la Lega. Resta da capire se anche questa volta emergeranno scenari inediti. Saranno i cittadini a decidere se proseguire nella continuità o imprimere una svolta al governo della città.
sicurezza e prospettiva alla nostra comunità. Mi candido perché so che insieme possiamo costruire qualcosa di serio, concreto, pulito. Non prometto miracoli. Prometto impegno, presenza e verità. Prometto di metterci la faccia, ogni giorno. Ma soprattutto, vi chiedo una cosa: camminiamo insieme”.
• Giada Zandonà
Franco Ennio
Fabio Conte e Stefano Peraro
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L’intervento. Il tratto critico alle pendici del Monte Ricco dopo ripetuti incidenti
150mila euro per mettere in sicurezza la curva a gomito di via Solana
Un intervento per mettere in sicurezza la curva a gomito di via Solana, a ridosso delle pendici del Monte Ricco, al via la progettazione. Chi percorre la strada provinciale 73 in direzione Valsanzibio, dopo una serie di curve, arriva in un tratto in cui non è chiaro se la viabilità prosegua dritta o svolti. Questo accade soprattutto quando la velocità è elevata e non dà il tempo di vedere la freccia bianca e nera che indica la svolta a destra. Auto e moto, in un momento di distrazione o a causa della scarsa visibilità legata alle condizioni meteorologiche, finiscono così per proseguire dritte verso l’area di sosta, tagliando letteralmente la strada nel tratto di curva a chi invece procede in direzione Monselice.
Negli anni, infatti, gli incidenti in questo tratto di viabilità critica si sono verificati con grande frequenza, coinvolgendo anche ciclisti. Uno degli ultimi sinistri, avvenuto alcuni mesi fa, ha anche divelto lo specchio che permetteva di comprendere a chi era in transito se arrivassero veicoli nella carreggiata opposta. L’attuale mancanza dello specchio parabolico, non ancora sostituito, ha reso ancora più critica la situazione. Da tempo i residenti chiedono un intervento di messa in sicurezza che è arrivato alcuni giorni fa.
La Provincia di Padova, che gestisce il tratto stradale, ha infatti approvato il documento di indirizzo alla progettazione per l’allargamento della curva, che prevede l’avvio dell’iter progettuale, definendo in modo chiaro gli obiettivi dell’intervento, i requisiti tecnici, i livelli di progettazione e i relativi elaborati, oltre a fornire indicazioni su tempi, costi e modalità di realizzazione. L’importo del cantiere è di 150 mila euro ed è inserito nel Programma triennale delle opere pubbliche e punta a migliorare la viabilità provinciale nel territorio di Monselice. “L’approvazione del documento di indirizzo alla progettazione per l’intervento sulla strada provinciale 73 in via Solana rappresenta un passo importante per la sicurezza stradale nella zona di Monselice” spiega il consigliere provinciale delegato a Viabilità e Lavori Pubblici Stefano Baraldo. “Si tratta di un’opera fortemente richiesta dai cittadini, che hanno
segnalato più volte le criticità della curva alla Provincia di Padova. Nell’ultimo anno, in stretta collaborazione con il Comune di Monselice, che si è fatto portavoce, abbiamo lavorato con determinazione per portare avanti questo progetto strategico. La messa in sicurezza di questo tratto stradale non solo risponde a esigenze concrete della comunità, ma conferma l’impegno della Provincia nel garantire strade più sicure ed eff icienti”.
• Giada Zandonà
Aumentano gli orari dei Cup nella Bassa padovana
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Puoi scriverci all'indirizzo spipadova@gmail.com oppure venirci a trovare nelle nostre sedi: Monselice, Viale della Repubblica 27; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Este, Via Ca’ Mori 2; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00 Montagnana, Via Trevisan 8; dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 - dalle 15.00 alle 18.00
n giorno in più di apertura a Este e Monselice e 12 ore aggiuntive a Montagnana: è il primo effetto delle proteste e delle segnalazioni dei cittadini sulla riduzione degli orari dei Cup nella Bassa padovana. A partire dal 30 marzo il servizio, che dalla scorsa estate aveva subito una drastica riduzione degli orari, sarà aperto al pubblico a Monselice dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 14, a Este il lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9 alle 14, mentre a Montagnana l’apertura è prevista dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 15. Un risultato accolto con favore dal Comitato difesa sanità pubblica della Bassa padovana aderente al Covesap, che da tempo monitora i servizi sanitari del territorio: “Si tratta di un primo segnale positivo, che va nella direzione da tempo richiesta da cittadini e amministratori del territorio e che dimostra come le criticità evidenziate negli ultimi mesi non fossero infondate” spiegano i volontari. Nella missiva della Usl che spiega la rimodulazione degli orari si legge infatti che la scelta è stata fatta “al fine di rispondere alle esigenze della domanda di bacino di utenza dell’area Padova sud”. Il Comitato sottolinea però che l’obiettivo resta il ritorno ai livelli di servizio precedenti: “L’incremento annunciato rappresenta quindi un miglioramento, ma non un pieno ripristino del servizio originario. Gli sportelli Cup territoriali sono un presidio essenziale, soprattutto per le persone anziane, fragili o con diff icoltà di spostamento, in un’area vasta come la Bassa Padovana che ha già visto una forte riduzione dei servizi sanitari”. Il Comitato conclude spiegando che continuerà a vigilare sulle rimodulazioni del servizio: “Questo è un primo passo nella direzione giusta. Ora dovranno essere ripristinati gli orari precedenti, dovrà essere rafforzato il personale e ci dovrà essere la garanzia di un servizio stabile e accessibile per tutti i cittadini”.
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PROMOZIONE LANCIO MESE DI MAGGIO
attivato una campagna promozionale straordinaria per tutto il mese di maggio, per sottolineare lʼ prevenzione: •RM: €88
Medica mette a disposizione anche la
accurata ed evitando compressioni dolorose. Radiografie (RX) dove vengono eseguite radiografie digitali a bassissimo dosaggio e densitometria ossea (MOC) per un monitoraggio preciso e sicuro della salute scheletrica.
L’evento. Domenica 31 maggio la granfondo internazionale tra i Colli Euganei
TUTTO PRONTO PER LA SETTIMA EDIZIONE DELLA “IN ROSA MARATHON”
La settima edizione della “Monselice in Rosa Marathon 2026” è stata presentata a Venezia dalla consigliera regionale Giorgia Bedin (Lega-LV) nella sala stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini. L’evento, organizzato dall’Asd Atheste Bike di Este, si svolgerà domenica 31 maggio su un percorso collinare di 42 km con 1.100 metri di dislivello, attraversando i comuni di Monselice, Arquà Petrarca, Baone, Cinto Euganeo e Galzignano Terme, all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei. “Questa gara è nata nel 2020 come evento collaterale del Giro d’Italia maschile a Monselice – ha ricordato Bedin – e negli anni ha saputo crescere grazie alla passione degli organizzatori e al sostegno delle amministrazioni locali. Monselice in Rosa rappresenta un’opportunità sportiva e turistica: attira atleti, famiglie e appassionati, valorizzando il territorio sia in termini di visibilità, grazie alla trasmissione
su Raisport, sia di presenze turistiche”. L’edizione 2025 ha registrato il pienone nelle strutture ricettive e un forte aff lusso di partecipanti da altre regioni e dall’estero. Gianluca Barbieri, presidente di Atheste Bike, ha sottolineato che l’edizione 2026, con oltre 400 iscritti già confermati, sarà nuovamente inserita nel calendario UCI e farà parte dei circuiti nazionali più prestigiosi, tra cui Rampitek, Deltos Cup, Prealpi Bike Challenge e Appennino Superbike. Grande attenzione sarà riservata alla sicurezza: il percorso sarà seguito da oltre 150 steward, sette ambulanze, squadre del Soccorso Alpino Euganeo Berico, operatori del Gruppo Radio Piovese e un sistema di comunicazione dedicato tra Radio Corsa e la Croce Rossa, come spiegato da Giampaolo Ruzzarin, responsabile del tracciato.
L’assessore allo sport del Comune di Monselice, Gianmarco Roveroni, ha
sottolineato l’importanza dell’evento per la promozione del territorio e dello sport locale, mentre Loris Lovo, consigliere regionale della Federazione Ciclistica Italiana, ha definito la Marathon “il fiore all’occhiello della mountain bike veneta, in continua
crescita e in grado di attrarre eventi sempre più prestigiosi”.
Il programma prevede l’apertura delle iscrizioni sabato 30 maggio alle 15 all’Airone Shopping Center, con partenza della gara domenica 31 maggio alle 9 da via Argine Destro.
L’arrivo del primo atleta è previsto per le 11.30, mentre le premiazioni si terranno dalle 14.30 all’interno del centro commerciale.
Tre intitolazioni per ricordare Oriana Fallaci, Nadia Zubco e Nella Maria Berto
L’amministrazione comunale, dell’associazione Toponomastica femminile, di Anteas Informanziani odv e dell’Utl Monselice, hanno reso omaggio a tre figure femminili di grande valore civile e umano con l’intitolazione di altrettanti spazi pubblici. A inizio aprile si è svolta la cerimonia che ha voluto restituire visibilità e memoria a donne che hanno lasciato un segno profondo nella comunità e nella storia. In via Argine Destro è stata scoperta la targa dedicata a Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice tra le più note del Novecento, simbolo di
libertà e indipendenza intellettuale. In via 28 Aprile l’intitolazione ha riguardato Nadia Zubco, levatrice e ostetrica che per anni ha accompagnato intere generazioni di monselicensi nei momenti più delicati della nascita. Nel Palazzo della Loggetta, invece, è stata dedicata una targa a Nella Maria Berto, cofondatrice dell’opera immacolata concezione, figura centrale nell’ambito dell’assistenza e dell’impegno sociale. A raccontare le storie delle protagoniste sono stati il professore Davide Penello e lo storico Roberto Valandro, che hanno ripercorso il contributo umano e
professionale di queste donne, sottolineandone il valore ancora attuale. L’amministrazione comunale ha evidenziato l’impegno nel promuovere la toponomastica femminile, ancora oggi minoritaria negli spazi pubblici: “Un’iniziativa che guarda al passato ma parla anche al presente, invitando la cittadinanza a riconoscere il ruolo, spesso poco visibile, delle donne nella costruzione della storia locale” ha sottolineato l’assessora alle Pari Opportunità Rossella Molon.
• (G.Z.)
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Elezioni Amministrative 24 - 25 Maggio 2026
ricorda ai soggetti interessati la propria disponibilità ad ospitare per le Elezioni amministrative del 24-25 Maggio 2026 messaggi politici elettorali e inserti pubblicitari allegati al giornale. (In ottemperanza alla legge 28 del 22 Febbraio 2000).
• Redazione Padova
Il piano. Rinnovati con oltre 4 milioni di investimenti
RIQUALIFICAZIONE DI 114 ALLOGGI
DI EDILIZIA PUBBLICA RESIDENZIALE R
Per la riqualificazione di 114 alloggi di edilizia pubblica residenziale, la giunta comunale destina 430 mila euro. Con una variazione al bilancio di previsione 2026–2028 è stato destinato un corposo importo per i lavori di riqualificazione ed eff icientamento energetico degli alloggi Erp, interventi già in corso e sostenuti in larga parte da fondi esterni. Per questi lavori sono stati infatti investiti oltre 3 milioni e 600 mila euro, risorse a fondo perduto provenienti da Pnrr e contributi Gse. I nuovi fondi, recuperati da avanzo vincolato, potranno essere utilizzati esclusivamente per interventi su immobili Erp. A conti fatti, per la sistemazione dei 114 alloggi saranno investiti oltre 4 milioni di euro, di cui circa il 10% di risorse comunali. “Si tratta di un ulteriore tassello di un piano di investimento sull’edilizia popolare molto ambizioso, realizzato in poco più di quattro anni, un periodo breve se si considerano entità e complessità degli interventi” commenta il sindaco Matteo Pajola. “Dopo i 93 alloggi Erp sistemati nel 2023, con i lavori in corso e in programma, l’obiettivo ormai quasi raggiunto è la riqualificazione di oltre 210 appartamenti su circa 280 di proprietà
comunale, per un investimento complessivo superiore ai 10 milioni di euro”. Il percorso è iniziato tre anni fa, sfruttando il Superbonus 110% per l’eff icientamento energetico di 63 appartamenti comunali distribuiti tra le vie
Restara, Scarabello, Isonzo, Sartori Borotto, Ghirardini, Vascon e Gradenigo. Interventi su infissi, caldaie e cappotti hanno portato miglioramenti energetici fino al 50%, con passaggi dalla classe “E” alla “A”, per un investimento di circa 6 milioni e 600 mila euro, di cui 750 mila anticipati dal Comune. Sempre nel 2023, grazie a un contributo regionale, altri 30 alloggi ERP sono stati interessati dalla sostituzione di serramenti e caldaie, migliorando comfort ed efficienza. Entro fine giugno saranno conclusi
.
e rendicontati i lavori sui 114 alloggi ed è già in programma un nuovo intervento per il rifacimento completo di ulteriori 6 alloggi ERP, finanziato con contributo regionale FSC. “L’aspetto più rilevante è il valore sociale dell’intervento” aggiunge la vicesindaca e assessora al sociale Simonetta Spigolon “si riqualificano abitazioni e si sostengono concretamente le famiglie, anche in termini di risparmio sulle bollette. A questo si aggiungono benefici ambientali, con minori emissioni di CO2, e una riqualificazione complessiva dei quartieri”.
• Giada Zandonà
Baldo riconfermato presidente della sezione estense dell’Arma Aeronautica
innovato il direttivo della sezione estense dell’associazione Arma Aeronautica, che nel corso dell’assemblea ordinaria dei soci ha confermato all’unanimità Lorenzo Baldo alla presidenza. All’incontro hanno preso parte quattordici soci, che hanno approvato la relazione sulle attività svolte nel 2025 e i bilanci consuntivo e preventivo. Insieme al presidente è stato rinnovato anche il consiglio direttivo, composto da Arsenio Facciolo, Lino Rocchetto, Maurizio Cavaliere, Gianni Baretta, Adriano Scarabello, Antonio Canazza, Antonio Bonato e Antonio Pavan. Nella successiva riunione sono state assegnate le cariche interne: Rocchetto vicepresidente e tesoriere, Facciolo vicepresidente e Ennio Zamboni segretario. «Ringrazio i soci per la fiducia rinnovata, che rappresenta per me uno stimolo a proseguire con ancora maggiore impegno nel solco delle attività svolte finora. La nostra associazione continua a essere un punto di riferimento per la memoria e i valori dell’Aeronautica, ma anche una realtà viva, capace di dialogare con il territorio, con le istituzioni e con le nuove generazioni», ha sottolineato Baldo. Lo scorso anno la sezione ha preso parte a cerimonie civili e commemorative, tra cui il 25 aprile e il 2 giugno, oltre a visite a basi militari e iniziative locali, confermando una presenza attiva nella vita della comunità atestina. L’Associazione Arma Aeronautica è un sodalizio aperto a tutte le Genti dell’Aria, militari e civili, di ogni grado e ruolo, in congedo ed in attività di servizio, simpatizzanti dello sport aeronautico e del progresso del volo.
• (G.Z.)
L’attacco. Le consigliere di minoranza chiedono un piano di marketing territoriale
TURISMO, A ESTE IN CONTROTENDENZA, L’OPPOSIZIONE: “MANCA UNA STRATEGIA”
Il turismo cresce in Veneto e nei Colli Euganei, ma Este resta indietro. A sostenerlo sono le consigliere di opposizione Roberta Gallana e Lucia Mulato, che attaccano l’amministrazione comunale di Matteo Pajola dopo la diffusione dei dati 2025, parlando di “calo costante” e di “assenza di una strategia”.
Secondo i numeri regionali, il
Veneto ha raggiunto livelli record con 22,3 milioni di arrivi (+2,3%) e 74,2 milioni di presenze, superando anche il periodo pre-Covid. Nello stesso contesto, anche l’area dei Colli Euganei cresce del 3,2%, trainata dal turismo lento e dal recente riconoscimento Unesco come Riserva della Biosfera. A Este, invece, il trend è opposto. Nello scorso anno si registrano 9.707 arrivi
Pserie di incontri pubblici nei quartieri e nelle frazioni, promossi dall’amministrazione comunale per coinvolgere direttamente i cittadini nelle scelte di spesa e negli investimenti per la città. L’obiettivo è raccogliere idee e progetti capaci di rispondere ai bisogni delle diverse zone, rafforzando il dialogo tra istituzione e comunità. Durante gli appuntamenti verranno illustrati i risultati delle edizioni precedenti e le modalità di partecipazione per il nuovo anno. Il calendario prevede i primi incontri a metà aprile e a seguire venerdì 24 aprile a Meggiaro-Este Nuova in sala Guariento. Si prosegue lunedì 27 aprile a Motta in sala Fumanelli, giovedì 7 maggio al Deserto nella sala polivalente “G. Verdi”, mercoledì 13 maggio a Pilastro-Salute a Ca’ Pesaro e infine venerdì 15 maggio a Schiavonia nell’ex sala cinema. Le proposte progettuali potranno essere presentate dal 18 maggio al 3 giugno attraverso lo sportello telematico del Comune di Este, con accesso tramite Spid, oppure via email all’indirizzo polisportello@comune.este.pd.it o ancora con consegna diretta al Polisportello. Le eventuali votazioni finali si svolgeranno dal 29 giugno al 10 luglio. Possono
e 24.358 presenze, in calo rispetto al 2024 quando erano stati 9.876 gli arrivi e 26.063 le presenze. Una flessione che, secondo l’opposizione, riguarda in particolare i visitatori stranieri e porta a un meno 7% complessivo. “Siamo di fronte a un paradosso” attacca Gallana “Mentre i territori vicini intercettano nuovi flussi turistici, Este si ferma. L’offerta culturale è priva di novità, manca una vera promozione e gli eventi non sono inseriti in una visione complessiva”.
Il riferimento è anche al confronto con Monselice, che registrerebbe numeri più alti e una crescita del 6,5%. Critiche arrivano anche sul fronte dell’impatto economico degli eventi. “Abbiamo raccolto segnalazioni da commercianti e pubblici esercizi” aggiunge Mulato “Durante il festival musicale, i visitatori arrivavano in pullman e venivano riaccompagnati subito dopo i concerti, senza alcuna ricaduta per il centro storico. Manca una vera sinergia con le attività locali”. Tra i punti sollevati anche quello dell’accessibilità. “Un altro punto dolente riguarda l’inclusività. Il percorso verso la Bandiera Lilla, avviato in passato,
un turismo inclusivo e sostenibile. Este rischia di essere non solo meno attrattiva, ma anche meno accogliente”. Per Gallana e Mulato i dati confermano una diff icoltà strutturale: “Non basta gestire l’ordinario. Chiediamo un cambio di passo immediato. Serve un piano di marketing territoriale, eventi di qualità e un lavoro condiviso con le categorie economiche. Senza un
cambio di passo, il rischio è quello di perdere definitivamente il treno della ripresa. Se l’amministrazione Pajola non è in grado di invertire questa rotta, certifichi il fallimento delle proprie politiche turistiche” concludono le consigliere.
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• Giada Zandonà
INFORMA
VIA RESTARA:
n’iniziativa voluta e intrapresa dall’Amministrazione Comunale di Este, la quale ha agito come ente capofila dell’Ambito Territoriale Sociale VEN_17. A beneficiarne non è solo la comunità atestina ma anche tutti e 43 Comuni che compongono l’ATS.
Per realizzare il progetto sono stati investiti oltre 986 mila euro, di cui 715 mila euro finanziati con fondi PNRR – Missione 5 “Inclusione e Coesione” richiesti e ottenuti dall’Amministrazione a fine 2022, 188 mila euro messi a disposizione direttamente dal Comune di Este e ulteriori 82 mila euro provenienti da conto termico GSE. Una parte è stata utilizzata per ristrutturare l’immobile di via Restara: si tratta di due appartamenti tecnologicamente avanzati, dotati di soluzioni di domotica, telemedicina e assistenza domiciliare, pensati per favorire l’indipendenza nella quotidianità. A questa si affiancano le risorse necessarie per i percorsi di formazione, accompagnamento al lavoro e sviluppo delle competenze.
A seguito di un bando, quest’ultima parte del progetto è stata affidata alla Fondazione IREA, partner fondamentale per la gestione e l’accompagnamento dei percorsi individuali. Ne è nato un modello che non si limita a offrire spazi
abitativi, ma costruisce un sistema integrato capace di sostenere concretamente l’autonomia. In questa visione si inserisce anche il coinvolgimento della Biblioteca Civica, che ospita attività formative e si conferma spazio aperto e inclusivo.
«Questo progetto testimonia una scelta chiara», sottolinea il Sindaco di Este Matteo Pajola : «Oggi celebriamo un traguardo, ma sappiamo bene che questo non è un punto di arrivo. È piuttosto una tappa di un percorso più ampio, che ci impegna come istituzioni e come comunità a fare sempre di più. La vera sfida è costruire una comunità in cui nessuno si senta ospite, ma tutti si sentano parte. Una comunità in cui la diversità non sia un ostacolo, ma una ricchezza. Ed è proprio questo, in fondo, il compito più alto delle istituzioni: creare le condizioni affinché ogni persona possa vivere con autonomia, indipendenza e spirito di partecipazione».
Come evidenziato dal Vicesindaco e Assessore al settore Sociale, Simonetta Spigolon: «Il progetto che oggi si concretizza ha cercato di interpretare pienamente questo spirito: mettere la persona al centro, valorizzarne le capacità, accompagnarla in un percorso di autodeterminazione, superando logiche assistenzialistiche e promuovendo, invece, diritti e dignità. Questo traguardo assume un significato ancora più profondo a dieci anni dalla Legge sul “Dopo di noi”, che ha segnato un passaggio fondamentale nel riconoscimento del diritto per le persone con disabilità a progettare il proprio futuro anche oltre la presenza dei familiari».
Particolarmente significativa è anche la scelta di non attribuire un nome “istituzionale” agli appartamenti. Come ha spiegato Elena Littamè, direttrice della Fondazione IREA: «Queste case non avranno un nome, come solitamente hanno nell’ambito dei servizi socio sanitari per la disabilità. Saranno semplicemente ‘gli appartamenti di Via Restara’. È una scelta che vuole
suggerire un cambiamento di prospettiva: da servizi residenziali a contesti abitativi. Contesti che, come le case di tutti noi, vengono identificati con il nome della via in cui si trovano. Le persone che vi traslocheranno sono giovani e adulti in uscita dal loro nucleo familiare di origine. Il loro progetto di vita, in questo momento, è orientato all’autonomia.»
L’inaugurazione, alla quale era presente un folto numero di persone, fra cui numerosi sindaci e amministratori del territorio oltre ai numerosi soggetti che hanno collaborato per l’iniziativa, è stata anticipata da un convegno tenutosi al Chiostro delle Consolazioni, nel corso del quale
sono stati evidenziati gli aspetti tecnici dell’intero progetto.
L’ingresso dei nuovi inquilini di via Restara rappresenta l’inizio concreto di percorsi di vita autonoma, fatti di relazioni, responsabilità, lavoro e partecipazione attiva alla comunità.
Per il Comune di Este questo risultato costituisce non solo il raggiungimento di un traguardo importante, ma anche l’avvio di un impegno che prosegue nel tempo: costruire una comunità sempre più inclusiva, capace di garantire a tutti il diritto di sentirsi pienamente parte della vita sociale, valorizzando le differenze e promuovendo pari opportunità.
Sindaco Matteo Pajola
EX PLESSI DI PRÀ E SCHIAVONIA DIVENTANO 18 ALLOGGI IN CLASSE A
Conclusi i lavori di riqualificazione degli ex plessi scolastici di Prà e Schiavonia, che diventano oggi 18 nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica ad alta efficienza energetica. Un intervento che segna un passaggio importante per le politiche abitative del territorio e che porta la firma di Ater Padova, in sinergia con il Comune, grazie ai fondi del programma PINQuA. Il piano complessivo ha previsto un investimento di 4 milioni e 700 mila euro per i due edifici principali, a cui si aggiungono 500 mila euro destinati al recupero di altri 18 alloggi sfitti in città, per un totale di 5 milioni e 200 mila euro. Un’operazione che punta ad ampliare in modo concreto l’offerta di abitazioni a canone sociale. Nel dettaglio, a Prà lo storico edificio scolastico dei primi del Novecento è stato trasformato, con un investimento di 2 milioni e 100 mila euro, in 8 nuovi alloggi ERP. A Schiavonia, invece, l’ex scuola Manzoni ha lasciato spazio a una nuova struttura residenziale da 2 milioni e 600 mila euro, che ospita 10 appartamenti. Tutte le abitazioni sono in classe energetica A e dotate di tecnologie per il risparmio energetico, con benefici diretti sui costi in bolletta e sull’impatto ambientale. Si tratta di alloggi destinati in particolare a giovani coppie e nuclei monoparentali in condizioni di fragilità abitativa, offrendo una risposta concreta alla crescente domanda di casa a prezzi accessibili. “Celebriamo non solo la fine di un cantiere, ma la rinascita di due luoghi simbolo per la comunità di Este” commenta il presidente di Ater adova Tiberio Businaro. “Il progetto di Prà e Schiavonia è la dimostrazione concreta che il nostro territorio sa reinventarsi con successo. Aver trasformato vecchi plessi scolastici in alloggi Erp significa aver saputo valorizzare la storia locale, investendo al contempo nel futuro della comunità. Abbiamo creato spazi abitativi all’avanguardia, sostenibili e socialmente inclusivi, pensati per sostenere le giovani coppie e i nuclei monoparentali in difficoltà. Attraverso la collaborazione tra enti, in una prospettiva di forte condivisione, siamo riusciti a mettere a frutto l’importante contributo del progetto PINQuA, restituendo ai cittadini un patrimonio rinnovato”. Sulla stessa linea il sindaco Matteo Pajola: “La collaborazione tra Comune e Ater rappresenta un esempio virtuoso che negli anni ha portato risultati
concreti. Questi interventi hanno un valore particolare perché riguardano due frazioni e guardano ai giovani. Sono certo che le comunità sapranno accogliere i nuovi residenti, rafforzando il senso di appartenenza”. Per decenni scuole e punti di riferimento per la vita sociale, gli edifici di Prà e Schiavonia tornano così a essere luoghi abitati, mantenendo un legame con la memoria collettiva ma adattandosi alle esigenze contemporanee.
• Giada Zandonà
Arpav installa una centralina mobile per monitorare gli odori in città
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sulVeneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.
a circa un mese è attiva in città una centralina mobile di Arpav per il monitoraggio continuo della qualità dell’aria. Il mezzo, in dotazione all’agenzia da due anni, è stato posizionato per la prima volta su richiesta dell’amministrazione comunale, in risposta alle segnalazioni di odori arrivate da residenti della zona di via Salute. La centralina resterà operativa per tutto il mese di aprile in via Tiro a Segno. Lo strumento consente il controllo da remoto e permette di rilevare la presenza di composti organici volatili, oltre a verificare il rispetto dei limiti di legge nei momenti in cui si manifestano episodi di impatto olfattivo. Un monitoraggio che si aff ianca a quello già attivo nella stessa area, dove dallo scorso ottobre è in funzione un “naso elettronico” installato in via Augustea. “Un corretto monitoraggio degli odori molesti è il fondamentale preludio per attivare qualsiasi azione di contenimento” spiega l’assessora alla transizione ecologica Beatrice Andreose. “Il naso elettronico è stato posizionato grazie alla collaborazione tra Sesa, con personale specializzato, e una start-up dell’Università di Padova. Ora abbiamo chiesto anche il supporto di Arpav per incrociare i dati e documentare in modo scientifico i diversi tipi di odori, così da individuare le possibili azioni per contenerli”. L’assessora sottolinea come si tratti di un lavoro complesso: “Utilizziamo tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione di un Comune per tutelare il benessere dei cittadini. La chiusura di due allevamenti di tacchini negli ultimi mesi porterà, ne sono certa, un miglioramento della situazione”. Tutte le segnalazioni raccolte, in particolare durante il periodo estivo, sono state trasmesse ad Arpav come previsto dalla normativa, per consentire le verifiche. I risultati del monitoraggio della centralina mobile saranno inviati a Provincia e Comune al termine del periodo di rilevazione.
• (G.Z.)
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Il presidente dell’Ater di Padova Tiberio Businaro con il sindaco Matteo Pajola
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La rassegna. Cinque eventi, incluse tre prime assolute, ospitate in altrettante location rappresentative di Padova
Il Suono e la Parola: in viaggio fra musica, letteratura e teatro
Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la rassegna il Suono e la Parola, giunta alla sua undicesima edizione. Forte del successo ottenuto negli anni passati, il Suono e la Parola torna con cinque eventi immancabili - incluse tre prime assolute - ospitati in altrettante location rappresentative per la città.
In conformità allo spirito che da sempre anima la manifestazione, nata dalla volontà di dar voce al presente tramite diverse forme espressive, dalla letteratura alla musica, dal teatro alla poesia, anche l’edizione di quest’anno si presenta come un mix di eventi diversi, capaci di spaziare dallo spettacolo all’approfondimento.
Ad aprire le danze, lo scorso 15 aprile, è stata la presentazione del libro “La promessa” di Marianna Aprile: a 80 anni dall’introduzione
del suffragio universale, il racconto della giornalista e conduttrice televisiva, ospitato presso la Sala del Romanino dei Musei Eremitani, ha acceso la luce su decenni di battaglie di donne, attiviste, femministe e parlamentari. Un’apertura significativa cui seguirà, il 24 aprile, una prima assoluta, con l’omaggio a una delle figure più influenti degli ultimi decenni, in ambito musicale e culturale tour court: Franco Battiato. Lo spettacolo “Niente è come sembra”, con la musicologa Angela Forin e il dj Ivan Contini, è un racconto in musica che esplora l’opera di Battiato facendo emergere come il suo percorso artistico sia stato caratterizzato da una ricerca continua.
L’evento sarà ospitato presso la Sala Rossini del Caffè Pedrocchi. Di pari levatura saranno gli eventi previsti a maggio. Si inizia il 9 al Teatro Benetollo (Spazio Gershwin) con lo
Storie di cuore e di coraggio, scienza e innovazione al Musme
spettacolo in prima assoluta “La terra della mia anima”, con Massimo Carlotto come voce narrante e l’accompagnamento musicale degli Old red alligators (Maurizio Camardi, sassofoni e duduk; Ricky Bizzarro, chiterra e voce; Sergio Marchesini, fisarmonica). In questa occasione verrà riproposto, con una nuova formazione, lo spettacolo tratto dal romanzo omonimo di Carlotto, pubblicato 20 anni fa. Il 29 maggio sarà l’Oratorio di San Giorgio ad ospitare un’altra prima assoluta: “La preghiera che mi resta, con Vasco Mirandola come voce recitante e Sergio Marchesini alla fisarmonica e al pianoforte, un duo consolidato che ha fatto del dialogo fra i rispettivi linguaggi un punto distintivo. Il gran finale, il 30 maggio al Teatro Verdi, prevede lo spettacolo “Francesco”, scritto e interpretato da Aldo Cazzullo e Angelo Branduardi con l’accompagnamento musicale di Fabio Valdemarin. Parole, musiche e immagini compongono questo straordinario omaggio a San Francesco, a 800 anni dalla sua morte. La rassegna è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Padova con la direzione artistica di Maurizio Camardi e l’organizzazione della Scuola di Musica Gershwin.
• Francesca Tessarollo
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Le scoperte e i progressi avvenuti nello studio del cuore e del sistema cardiovascolare sono stati resi possibili anche grazie al coraggio di importanti medici e scienziati, alcuni dei quali hanno raggiunto traguardi straordinari proprio a Padova. È al coraggio di queste figure e alle innovazioni che sono state portate avanti nel corso del tempo che è dedicata la mostra “Storie di cuore e di coraggio”, al Musme - Museo della Storia della Medicina in Padova. La mostra, visitabile fino al prossimo 22 maggio, accompagna il visitatore in un viaggio fra storia, scienza e innovazione. La prima sezione è dedicata al funzionamento del sistema cardiovascolare: fra reperti, modelli interattivi e installazioni immersive i visitatori hanno la possibilità di apprendere in modo intuitivo la complessità fisiologica del cuore. Si continua con la parte
storica: la prima tappa riguarda William Harvey, formatosi a Padova, e la sua rivoluzionaria scoperta della circolazione del sangue, nel Seicento. Attraverso manoscritti e volumi antichi si ha modo di approfondire il ruolo giocato da Padova e dall’Università nella nascita della medicina moderna. Non può poi mancare un focus sul primo trapianto di cuore eseguito in Italia, che venne effettuato proprio a Padova nel 1985 dal prof. Vincenzo Gallucci. A farci tornare indietro nel tempo, reperti e tecnologie dell’epoca, ma anche testimoniante e audio di persone trapiantate, dei loro familiari e dei donatori. La mostra non tralascia nemmeno i risultati raggiunti più di recenti, con i nuovi traguardi messi a segno dalla cardiochirurgia padovana guidata dal prof. Gino Gerosa.
• (F.T.)
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Massimo Carlotto e Old Red Alligators (foto Paolo Mazzo)
L’analisi. L’instabilità in Medio Oriente e le incertezze logistiche impattano sulle attività artigiane della nostra provincia
CRISI ENERGETICA TRA COSTI E RINCARI LA RISPOSTA DELLE IMPRESE PADOVANE
Il tessuto produttivo di Padova e della sua vasta provincia si trova oggi ad affrontare una fase di estrema criticità, un momento storico delicatissimo in cui l’incrocio pericoloso tra l’instabilità geopolitica che infiamma il Medio Oriente e il persistere dei rincari delle materie prime sta delineando quello che il presidente di Cna Padova e Rovigo, Luca Montagnin, definisce senza mezzi termini una vera e propria “tempesta perfetta” per le piccole e medie imprese locali che da sempre costituiscono il cuore pulsante del nostro territorio.
L’analisi congiunturale condotta recentemente evidenzia una serie di rincari a catena che colpiscono duramente i settori chiave dell’economia provinciale, partendo dalla logistica e dai trasporti dove si registra una situazione allarmante sulla tratta marittima Shanghai-Genova con un aumento dei noli del dodici per cento in una sola settimana, portando i costi a raggiungere la cifra di 3.474
dollari per singolo container, un peso insostenibile per chi commercia con l’estero.
Non va meglio sul fronte delle materie prime fondamentali, con un’impennata preoccupante per i metalli come rame, ferro e alluminio, oltre al legno che segna incrementi compresi tra il dieci e il quindici per cento, mettendo in ginocchio il prestigioso settore del legno-arredo dell’Alta Padovana dove le aziende di imballaggi industriali segnalano un’incidenza del costo del legname aumentata del venti per cento solo nell’ultimo trimestre. Anche la metalmeccanica soffre terribilmente per le difficoltà nel reperimento dell’acciaio inox e della componentistica più complessa, con situazioni paradossali in cui le quotazioni dei prodotti, come ad esempio le tubazioni in PVC, restano valide per sole ventiquattro ore, rendendo di fatto impossibile ogni tipo di programmazione aziendale seria o la formulazione di preventivi attendibili
per i clienti. Nonostante gli ingenti investimenti fatti dalle imprese padovane negli anni scorsi per dotarsi di impianti fotovoltaici, l’energia autoprodotta non riesce purtroppo più a compensare il mix esplosivo dei costi operativi e, come sottolineato con forza da imprenditori locali quali Sante Venturato della Vemec di Stanghella e Giovanni
Salvalaggio della Sarp, il fotovoltaico aiuta sicuramente a mitigare il peso delle bollette elettriche ma non può nulla contro l’aumento vertiginoso dei costi dei carburanti e della logistica che grava pesantemente sui margini di profitto ormai ridotti all’osso. La preoccupazione maggiore che agita i sonni degli artigiani riguarda la tenuta degli ordini nel medio periodo,
I GIOVANI PADOVANI E ALCOL: L’ULSS RILEVA UN PICCO NEI CONSUMI
L’Ulss 6 Euganea mette in evidenza un quadro sanitario caratterizzato da luci e ombre per la provincia di Padova. Il dato di maggiore allarme riguarda il consumo di alcolici, che vede coinvolto quasi un padovano su quattro (24,7%), superando sensibilmente la media nazionale. La criticità emerge con forza nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni: qui si registra un vero e proprio picco, con il 45% dei giovani che dichiara di consumare alcolici, un segnale che impone massima attenzione verso comportamenti a rischio.
Sul fronte degli stili di vita, si riscontrano invece tendenze incoraggianti. Il numero dei fumatori è pari al 18,6% della popolazione, una percentuale
inferiore alla media italiana, mentre la sedentarietà risulta in netta diminuzione, attestandosi oggi attorno al 16,1%. Nonostante il calo del fumo, l’impatto sulla salute resta evidente: chi fuma ha una probabilità di sentirsi in buona salute inferiore del 21% rispetto ai non fumatori. L’indagine mette in luce anche l’eff icacia delle attività di prevenzione oncologica. L’adesione agli screening per il tumore al seno raggiunge il 70%, con una sopravvivenza che ormai supera il 90%. Risultano positivi anche i dati relativi al tumore al colon (65,6% per le donne e 58,8% per gli uomini) e alla cervice uterina, a testimonianza di una rete di prevenzione territoriale solida.
poiché il rallentamento della domanda internazionale, unito all’impossibilità oggettiva di adeguare i listini di vendita alla folle velocità dei rincari, mette a serio rischio la sopravvivenza di migliaia di micro-realtà artigiane.
Cna Padova avanza richieste urgenti e concrete al Governo, invocando un sostegno al credito immediato tramite una moratoria per le aziende che registrano perdite di fatturato significative, oltre a nuovi incentivi per chi continua a puntare sull’efficientamento energetico nonostante le diff icoltà. Serve inoltre un intervento deciso per stabilizzare i prezzi dell’energia e dei carburanti alla fonte attraverso calmieri mirati e misure specifiche che possano tutelare le filiere locali dalla volatilità estrema dei mercati globali, garantendo che la cura e la qualità del lavoro padovano non vengano spazzate via da dinamiche finanziarie esterne.
• Vincenzo Gottardo
Sotto il profilo demografico, il territorio padovano deve però aff rontare la sfida del progressivo invecchiamento e del calo delle nascite. L’indice di vecchiaia è salito drasticamente dal 136,2% del 2005 al 212,7% del 2025, mentre le nascite si attestano ormai stabilmente sotto le 6.000 unità annue. In conclusione, nonostante le sfide legate all’alcol e all’invecchiamento, il 70% dei residenti a Padova e provincia si percepisce in buona salute, un dato che conferma la qualità complessiva della cura e della consapevolezza sanitaria nel territorio.
• (V.G.)
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Dalla Valdastico alla Holding, il nuovo volto del Veneto
Questo significa poter trattenere sul territorio circa 400 milioni di euro di pedaggi all’anno, risorse che in precedenza prendevano la via del bilancio centrale o dei soci privati e che ora potranno essere reinvestite direttamente per la manutenzione delle strade venete e la riduzione delle tariffe. È il passaggio da una subalternità gestionale a una sovranità infrastrutturale che il Veneto rivendicava da tempo senza successo.
Lo stesso dinamismo si respira sul fronte della Valdastico Nord. La prospettiva di collegare l’A31 al Trentino è stata per trent’anni l’emblema dello
stallo istituzionale, prigioniera del “no” ideologico delle amministrazioni confinanti e della mancanza di una spinta governativa univoca. Oggi, l’intesa raggiunta sulla variante con sbocco a Trento Sud segna il superamento di un tabù storico. Mentre in passato il progetto naufragava regolarmente tra ricorsi e mancate intese tecniche, l’attuale convergenza tra Venezia e Trento, sostenuta dal potere di coordinamento del Ministero, ha creato un corridoio negoziale finora inesistente. Non si tratta solo di posare asfalto, ma di chiudere una ferita logistica che penalizzava l’intero sistema produttivo del Nord-
Est, off rendo finalmente un’alternativa concreta al congestionamento del Brennero. Il motore di questa improvvisa accelerazione risiede in gran parte nella solidità del rapporto tra Alberto Stefani e Matteo Salvini. Questo “asse” ha permesso di superare le frizioni che storicamente rallentavano i rapporti tra la periferia e il centro. La sintonia politica tra il leader della Lega veneta e il titolare del MIT ha creato una corsia preferenziale per le istanze del territorio, trasformando le rivendicazioni regionali in priorità dell’agenda di governo. Stefani è riuscito a capitalizzare il proprio peso politico a Roma per
ottenere garanzie e decreti, mentre Salvini ha trovato nel Veneto il laboratorio ideale per dimostrare la capacità del Ministero di sbloccare i cantieri. È questa filiera corta del potere, priva delle mediazioni estenuanti del passato, a spiegare perché dossier rimasti chiusi nei cassetti per trent’anni stiano trovando una soluzione proprio in questi mesi, segnando una stagione di realismo che punta dritto ai risultati tangibili. Ora non resta che attendere per vedere se questi accordi saranno eff ettivamente realizzate o se si tratterà di “pre – intese” che, come quelle dell’Autonomia, sono rimaste tali per molto tempo.
L’intervista. L’assessore Lucas Pavanetto fa il punto sul mondo del lavoro e sulle potenzialità della regione più visitata d’Italia
TRA SFIDE OCCUPAZIONALI E IL NUOVO
ORIZZONTE DEL TURISMO TUTTO L’ANNO
Assessore Pavanetto, viviamo un periodo di forti incertezze economiche. Quali sono le risposte concrete che le imprese e i lavoratori trovano oggi nel suo?
Fin dalla prima seduta di consiglio, la giunta Stefani ha messo al centro del dibattito la necessità di potenziare il welfare aziendale e affrontare l’emergenza sociale in senso ampio. Non si tratta solo di grandi investimenti, che pure vedranno nuovi strumenti presentati a breve, ma di una analisi profonda su cosa serva realmente per attrarre e mantenere i lavoratori nel nostro territorio. Il problema oggi non è solo la mancanza di offerta, ma la diff icoltà di far incontrare domanda e opportunità a causa di fattori esterni come l’emergenza abitativa. Molte opportunità di lavoro non vengono colte perché mancano alloggi vicini alle sedi aziendali o perché il trasporto pubblico non copre adeguatamente i collegamenti. Su questi due assi - casa e mobilitàstiamo concentrando il nostro lavoro. In questo contesto, che ruolo giocano i centri per l’impiego, spesso visti in passato solo come u ici burocratici per la disoccupazione?
Oggi la prospettiva è radicalmente cambiata. Veneto Lavoro è diventato un’eccellenza rispetto ad altre regioni
proprio per la sua capacità di agire in modo proattivo. Non parliamo più solo di gestione dell’urgenza o di lavoro stagionale, ma di un punto di incontro strategico tra competenze e richieste. Abbiamo messo in campo figure fondamentali come i case manager e gli account manager. I primi si occupano di costruire curriculum “ad hoc” sulle specializzazioni del lavoratore, mentre i secondi mantengono il contatto diretto con le imprese per comprenderne le necessità. Evitiamo così che il lavoratore disperda energie portando curriculum nelle aziende sbagliate, puntando invece tutto sulla precisione del match tra domanda e offerta.
Passando al turismo, lei viene da una realtà come Jesolo. Qual è lo stato di salute del settore nel litorale e nell’intera regione?
Il Veneto si conferma per l’ennesima volta la prima regione in Italia per presenze turistiche, con 74 milioni di presenze e 22 milioni di arrivi. Se guardiamo al comprensorio di Jesolo e Cavallino, parliamo di circa 12 milioni di presenze sicure: una cifra impressionante che rappresenta quasi tre volte gli abitanti dell’intero Veneto. La mia esperienza come amministratore a Jesolo, prima come consigliere e poi come presidente
del consiglio comunale, mi ha permesso di vivere queste dinamiche dall’interno. Il turismo è una leva economica imprescindibile, ma la vera sfida della nostra amministrazione è cambiare paradigma. Lei ha parlato spesso della necessità di superare il concetto di “destagionalizzazione”. Cosa intende esattamente?
L’obiettivo è smettere di parlare di “destagionalizzazione”, perché quel termine implica l’accettazione passiva di una stagionalità che oggi non dovrebbe più esistere. Dobbiamo ragionare su “città turistiche che vivono tutto l’anno”. Questo non serve solo ad aumentare le presenze attraverso eventi invernali, ma è un messaggio vitale per chi investe e per chi lavora. Chi sceglie di impegnarsi nel turismo non può farlo solo per quattro o cinque mesi per poi dover cercare un altro impiego. Dobbiamo dare stabilità e dignità a chi vive “di” turismo. È un modello che vogliamo applicare ovunque: dal litorale alla montagna, fino alle terme, che hanno potenzialità ancora inesplorate.
I dati dicono però che il turismo è molto concentrato. Come pensa di coinvolgere il resto del territorio veneto?
È un dato su cui riflettere: l’80% dei 74 milioni di presenze si concentra in sole
20 località. Questo significa in Veneto ci sono potenzialità ancora da sfruttare. Parlo del turismo dei cammini, delle ciclabili, del turismo esperienziale e della ricerca. Non c’è solo il “sole e mare” o le grandi città d’arte come Venezia e la montagna di Cortina. Centinaia di piccoli comuni possono e devono diventare protagonisti di un’off erta turistica diversificata, la nostra Giunta lavorerà intensamente su questo fronte. Un esempio di promozione integrata è stato “Casa Veneto” durante le Olimpiadi, un progetto che ha permesso
di mostrare alla stampa internazionale non solo lo sport, ma le eccellenze di tutte le nostre province. Infine, uno sguardo alla politica locale. In vista delle amministrative a Venezia, qual è il profilo ideale per il dopo-Brugnaro?
Credo che Luigi Brugnaro abbia fatto un lavoro straordinario, portando una modernità che altri sindaci non avevano saputo imprimere, specialmente nella riqualificazione di Mestre e con progetti come il “Bosco dello Sport”, una struttura di livello europeo strategica per l’attrattività del Veneto. Proprio a Mestre abbiamo recentemente inaugurato la nuova sede di Veneto Lavoro, recuperando uff ici provinciali disabitati: un segnale forte di collaborazione tra Regione e Città. Per il futuro, la mia esperienza come coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia e ora come capogruppo e assessore mi dice che serve una squadra coesa. Non cerchiamo necessariamente un nome di bandiera, ma l’uomo giusto al momento giusto. In questo senso, Simone Venturini è un ottimo candidato: ha lavorato bene in questi anni e ha saputo creare un forte spirito di squadra attorno a sé.
Lucas Pavanetto
I conti della Regione. L’assessore Filippo Giacinti
Bilancio da 18,9 miliardi Le novità per il Veneto
Assessore Filippo Giacinti, i tempi di approvazione del bilancio regionale sono stati rispettati. Cosa significa questo per i cittadini veneti?
Siamo riusciti ad approvare il bilancio di previsione con un mese di anticipo rispetto alla scadenza di legge del 30 aprile. È un risultato politico e tecnico di rilievo perché ci permette di essere pienamente operativi da subito. Invece di procedere con la spesa in dodicesimi, come fatto nei primi tre mesi dell’anno, ora possiamo attuare gli obiettivi dell’amministrazione disponendo dell’intera capacità di spesa per i restanti tre quarti dell’esercizio. Parliamo di una manovra da 18,9 miliardi di euro. Sebbene sia un “bilancio ponte” tra due amministrazioni, introduce novità sostanziali su fronti caldi come la sanità e il diritto allo studio.
Quali sono i settori che beneficeranno maggiormente di queste risorse? Il sociale e la sanità territoriale sono le nostre bussole. Abbiamo stanziato fondi specifici per equiparare le borse di studio dei medici di medicina generale a quelle delle altre specialità e per coprire i costi del rinnovo contrattuale delle medicine di gruppo integrate. Per la prima volta nella storia della Regione, finanziamo al 100% le borse di studio per gli studenti universitari del Veneto e garantiamo risorse immediate per il sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.
Sul fronte delle infrastrutture, abbiamo raddoppiato i fondi per la manutenzione straordinaria delle strade tramite Veneto Strade e rifinanziato la Legge 39 con 18 milioni di euro destinati ai Comuni per la sicurezza stradale. Non abbiamo dimenticato la prevenzione del rischio idraulico, aggiungendo 9 milioni di euro agli stanziamenti già programmati.
Avete scelto di non aumentare l’addizio-
nale IRPEF, nonostante le critiche delle opposizioni. Come pensate di sostenere questa strategia nel lungo periodo?
La nostra strada è quella dell’eff icienza e della sussidiarietà, non dell’aumento della pressione fiscale. Puntiamo molto su “Venexus”, un’iniziativa del Presidente Stefani che permette alle imprese di far confluire risorse destinate a scopi sociali e sanitari direttamente in progetti regionali, liberando così fondi per altre iniziative. Inoltre, attendiamo per giugno l’approvazione del federalismo fiscale. L’auspicio è che una parte consistente delle tasse pagate dai veneti rimanga finalmente sul territorio, garantendoci maggiore autonomia finanziaria. Quali i prossimi impegni in questo periodo non facile?
Da maggio inizieremo il “bilancio partecipativo”: incontreremo sindaci, sindacati e associazioni di categoria per condividere le scelte in vista del prossimo esercizio economico. Nel segno della condivisione e della responsabilità.
Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza
“Biglietto unico, avanti con la sperimentazione”
Assessore Diego Ruzza, tra cinque anni che tipo di mobilità troveranno i cittadini veneti?
L’obiettivo condiviso con il Presidente Stefani e l’intera Giunta è consegnare un Veneto moderno, efficace e realmente fruibile. Stiamo lavorando per portare a termine la riforma del trasporto pubblico locale (TPL) basata sulla Legge n. 8 del 2025. La Regione tornerà a essere protagonista come coordinatrice dei distretti, con l’intento di uniformare il servizio e correggere le criticità attuali. Il mondo degli spostamenti sta cambiando e dobbiamo rispondere alle esigenze non solo dei centri urbani, ma soprattutto delle periferie e delle aree extraurbane.
Da anni si parla del “biglietto unico”. Quali i tempi e le risorse?
Per trasformare questo progetto in realtà, abbiamo già iniziato a stanziare risorse a bilancio per la progettazione e la sperimentazione. L’idea è un sistema moderno tramite app che permetta a turisti, pendolari e studenti di muoversi tra traghetti, autobus e treni regionali con un solo titolo di viaggio. È un’operazione complessa vista la varietà del nostro territorio, che spazia dal mare alla montagna. L’obiettivo è arrivare a una fase di sperimentazione concreta nei prossimi due anni.
Un punto critico sono i collegamenti ferroviari con gli aeroporti. Quando potremo arrivare in treno al Marco Polo di Venezia o al Catullo di Verona?
Non voglio fare promesse a vanvera, quindi non fornirò date certe finché non saremo pronti, ma posso garantire che i progetti stanno procedendo rapidamente, sia su Venezia che su Verona. Per Verona, l’obiettivo è collegare il Catullo alla stazione di Porta Nuova e alla sponda orientale del Lago di Garda. Riuscire a portare il treno direttamente in questi due scali rappresenterebbe un salto di qualità enorme per tutta la regione. Il trasporto su gomma appare oggi molto
frammentato. Come intendete riorganizzarlo?
Stiamo definendo con Province e Comuni i “bacini ottimali” per uniformare i flussi di utenza. La vera svolta sarà la creazione di un’Agenzia Regionale, prevista dalla Legge 8/2025, che gestirà questi bacini in una “triangolazione perfetta” tra Regione, aziende e territorio. Questo nuovo modello genererà ritorni economici che verranno reinvestiti nel TPL, permettendoci di aumentare le corse anche nelle zone più lontane dai centri. Solo offrendo servizi capillari possiamo incentivare lo “shift modale” e togliere auto dalle strade. Infine, capitolo sicurezza stradale. Cosa bolle in pentola per i Comuni?
Con l’approvazione del bilancio 2026 rifinanzieremo la Legge 39 con 18 milioni di euro. Questi fondi daranno risposta a circa cinquanta Comuni per interventi su viabilità e sicurezza di pedoni, ciclisti e automobilisti. Una volta assegnate le risorse, i Comuni avranno un anno di tempo per aggiudicare le gare e iniziare i lavori: vogliamo che i cantieri partano subito.
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Filippo Giacinti
• (R.R.)
Diego Ruzza
L’iniziativa. Al Forum Lavoro di Trento la presentazione con l’intervento del professor Carlo Cottarelli
CARTA, RADIO E WEB: IL GRUPPO EDITORIALE LA PIAZZA RACCONTA ANCHE IL TRENTINO
“Noi proviamo sempre a fare una cosa diff icile: dare ai territori oltre alla rappresentazione di ciò che sta accadendo, anche una prospettiva della direzione che le comunità stanno prendendo”. Una frase dell’editore del gruppo La Piazza - LaPiazzaweb e Radio Veneto24 che esemplifica benissimo perché a Trento lo scorso 9 aprile il gruppo abbia deciso di invitare il professore Carlo Cottarelli a tenere a battesimo al Castello del Buonconsiglio la presentazione di Radio Trentino24 e dell’edizione di Trento de La Piazza. Pochi in Italia infatti sono in grado di raggiungere vette di chiarezza e di solidità accademica nell’indicare ad un pubblico vasto, e non per forza così informato sulle dinamiche della macro economia, prospettive di futuro. E così la presentazione di radio ed edizione cartacea e online sono diventate occasione per una lezione sul futuro del Trentino, del Nord Est e di questo pezzo di mondo che chiamiamo Italia. Non poteva esserci viatico migliore per spiegare appunto l’idea di fondo dei tre media che nascono in Trentino per dare una voce
in più al territorio, come ha ricordato in chiusura del convegno il nostro editore Giuseppe Bergantin, ma appunto con un approccio glocal: raccontare il particolare senza mai perdere di vista il contesto. “Siamo qui per restare e vi diamo appuntamento all’anno prossimo” ha detto l’editore rinnovando l’intenzione appunto di rendere il Forum Lavoro un appuntamento fisso nell’agenda già fitta di eventi della primavera trentina. Ospite d’onore della giornata è stato il professor Carlo Cottarelli, economista di chiarissima fama. Prima di Cottarelli, che ha spiegato le dinamiche che rendono più faticoso che in altre regioni d’Europa, mantenere la competitività nel Nord Est d’Italia, hanno preso la parola il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il vice presidente della Provincia, con delega al lavoro, Achille Spinelli. “La situazione del Trentino è positiva dal punto di vista occupazionale e mantiene il trend degli ultimi anni, senza segnali di cedimento” ha detto Spinelli. “Dobbiamo intervenire su demografia, competenze e innovazione tecnologica che incideranno profondamente sulle dinamiche del lavoro
nel prossimo futuro - ha aggiunto -. Per questo abbiamo avviato un percorso di crescita dei salari e delle retribuzioni, un patto sviluppato all’interno delle categorie economiche e sindacali con i quali siamo impegnati nella costruzione di politiche di stimolo rivolte ai settori industriali, per sviluppare ulteriormente politiche di welfare e benessere lavorativo. Abbiamo poi diversi indicatori che dimostrano come l’attivazione femminile sul nostro territorio sia significativa”. Carlo Cottarelli
ha sottolineato durante la sua esposizione le ripercussioni relative alle recenti tensioni internazionali in Medio Oriente. “Lo shock energetico dovuto all’incertezza geopolitica globale - ha aggiunto - può portare a inflazione, recessione e quindi ad un più alto rischio di perdere il lavoro e in generale a una crescita minore del reddito delle famiglie. Servono interventi immediati come aiuti economici per sostenere chi è in diff icoltà mentre nel lungo periodo la priorità deve essere liberarsi dalla schiavitù
degli idrocarburi, sia con le rinnovabili ma anche con l’energia nucleare”. “Essere parte di un momento tanto importante per comprendere i nostri territori è per noi una grande sfida e motivo di soddisfazione; con la nostra nuova proposta editoriale locale vogliamo raccontare il Trentino in modo fruibile da tutti in forma gratuita”, ha concluso l’editore Bergantin.
• Alberto Gottardo
La presentazione a Trento L’editore Giuseppe Bergantin
IL PERSEVERARE DI BARBARA CODOGNO, “DIABOLICO” E SENZA COMPROMESSI
“Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale”
Giornalista, scrittrice, curatrice d’arte, viaggiatrice… Barbara Codogno riesce a vivere mille vite diverse, tutte controcorrente.
“Perseveranza” (Apogeo Editore), il nuovo romanzo di Codogno, è una storia disturbante e affascinante. Una storia che racconta il lato oscuro della nostra società e che mette il lettore di fronte a una serie di provocazioni impossibili da ignorare. Un libro da leggere, insomma. Per questo ho incontrato Codogno per approfondire insieme a lei i tanti spunti del suo splendido romanzo.
“Perseveranza” è un libro che non fa compromessi. Da dove sei partita per raccontare questa storia?
L’incipit è un fatto reale: un violinista che a un concerto resiste alla sua tosse fino alla fine dell’esecuzione del pezzo. Ricordo benissimo: ero al Pollini di Padova e ne rimasi impressionata. Cominciai a riflettere sulla fatica che aveva fatto quel musicista: resistere a qualcosa di fisico per un bene più grande. Da qui l’idea di parlare di un uomo che, invece, non aveva mai amato nulla che gli fosse valso la decisione di uno sforzo.
La genesi di questo romanzo è stata molto lunga, come mai?
Io non sono una scrittrice prolifica, ho sempre tempi lunghi. Inseguo idee,
intuizioni. Il mio processo di scrittura prevede che il personaggio si incarni in me: finché non lo sento pronto, non scrivo. E non faccio progetti, non so che cosa succederà… il personaggio prende vita da solo e mi guida nella scrittura. Poi sai, io scrivo amalgamando tutto: pensiero, parola, voce narrante… tutto in un unico flusso continuo e anche questo comporta che io debba entrare in quel particolare stato emotivo che mi permette una fusione perfetta.
Lo stile di questo libro è molto personale, un flusso di coscienza in cui si mescolano più piani temporali, realtà e percezione, memoria e invenzione, lampi e oscurità. Come nasce una scrittura così potente?
Ti svelo un segreto. Dopo la laurea in filosofia ero in crisi, mi avvicinavo al giornalismo e alla curatela d’arte ma i primi passi mi trovarono timida e spaesata. Così decisi di fare un corso di teatro. In città era arrivato il figlio di Lee Strasberg, John. Faceva delle audizioni e io mi presentai con una cosa super drammatica in stile Carmelo Bene, della serie: spiriti, apparite! Strasberg rise come un pazzo e mi scelse perché a suo avviso avevo incredibili potenzialità comiche. Quel suo corso mi ha cambiato la vita. Sul paco lui interrompeva la tua recitazione,
chiedendoti: ma il personaggio ha fatto colazione? E fuori che tempo fa? Ti spiazzava! È stata una rivelazione che poi è confluita nella scrittura: il personaggio è nel mondo: dentro alla pagine ma soprattutto fuori da queste. Il personaggio è pensiero, corpo, vita. Una lezione che ha lasciato il segno. Il tuo è un romanzo che non rassicura il lettore. Negli ultimi anni, invece, si sono moltiplicare opere rassicuranti, che cercano di mettere le cose a posto. Cosa ne pensi? Credo di essere per natura lontana dal mainstream. Oggi o devi mettere in piazza il tuo disagio, con storie tipo che sei guarita da un male incurabile, che hai un passato da tossico, oppure che la vita è bellissima e che felicità sta nelle piccole cose. Una ipocrisia provinciale, una menzogna banale
che edulcora la vita reale. Ma non parlerei di amore per la verità: nel mio caso è gusto estetico. Una cosa mi diverte: si parla spesso di personaggi storici, reali, che poi sulla carta diventano romanzeschi. Io faccio il contrario: il mio è un personaggio tutto inventato, eppure dalla carta nasce un personaggio reale, che vogliamo comprendere con categorie psichiche e sociali. Strano cortocircuito. Di cui sono ovviamente orgogliosa! Il tuo protagonista, Berto, è una persona ributtante. Quanto è stato di icile “scriverlo”, raccontarlo?
Entrare in contatto con lui è stato molto complesso. Poi è scattata la scintilla e tutto quello che per 4 anni avevo accumulato pensando a lui l’ho sputato sulla carta in meno di un mese. Certo, Berto è un vero stronzo,
ma sai che molte persone a lettura ultimata mi han detto: beh, ma anche io mi sento un po’ Berto… perché chi di noi non ha augurato la morte al tipo che ti soff ia il parcheggio? Io credo che Berto sia anche la parte oscura e inconfessabile di noi tutti. Una parte eh? Lui è uno stronzo con s maiuscola.
Oltre alla scrittura sei impegnati su diversi fronti artistici: hai altri progetti di cui ci vuoi parlare? Ti ho appena citato un grandissimo regista rumeno, io ho la fortuna di avere in copertina un’opera di Radu Belcin, grandissimo pittore anche lui rumeno. Che assieme a Flavia Pitis e ad altri grandi artisti sarà protagonista di una mostra dedicata alla pittura contemporanea che curerò a settembre a Padova. La mostra titola: “Sul futuro del corpo”. E come vedi, io sempre là torno: il corpo è la centralità della mia indagine. Corpo inteso come un tutt’uno di carne, pensiero, ambiente, parola… in questo caso il futuro del corpo è il futuro del corpo della pittura oggi in grande trasformazione.
• Giacomo Brunoro
• Chi è Giacomo Brunoro Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.
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Educazione, territorio e futuro: quando impresa
e scuola crescono insieme
DESPAR NORD E LE SCUOLE: UN IMPEGNO
CHE NUTRE LE NUOVE GENERAZIONI
Dalla sana alimentazione ai progetti per la didattica: vent’anni di iniziative per accompagnare bambini, famiglie e insegnanti verso uno stile di vita più consapevole
Un percorso condiviso con le istituzioni scolastiche, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’associazionismo locale e quello delle imprese territoriali del mercato agroalimentare. Questo il programma di lungo corso e ampio respiro che Despar Nord ha intrapreso nell’ultimo ventennio per diventare partner di percorsi e progetti educativi a favore dei più piccoli, favorendo la diffusione delle buone pratiche per la migliore educazione alimentare, raccontando l’importanza dei corretti stili di vita e dell’attività fisica, incoraggiando la conoscenza dell’ambiente e della natura e sostenendo la didattica nelle scuole. Un piano di idee e iniziative per investire con responsabilità nel futuro delle comunità e generare valore condiviso nei territori in cui il marchio dell’Abete è presente. Negli anni, queste iniziative sono cresciute e si sono trasformate, coinvolgendo sempre più insegnanti, studenti e famiglie. L’obiettivo è rimasto lo stesso: unire apprendimento e diverti-
mento, portando nelle scuole – ma anche fuori – esperienze nuove, stimolanti e coinvolgenti.
Tra i progetti più rappresentativi c’è “Le Buone Abitudini Despar”, un vero e proprio punto di riferimento per l’educazione alimentare nato con l’obiettivo di supportare scuole e famiglie nel raggiungere un concetto ampio di qualità della vita, con particolare attenzione ai temi della sana alimentazione e dell’adozione di stili di vita salutari. Nato per promuovere corretti stili di vita tra i più giovani, dal suo avvio vent’anni fa ha coinvolto numerosi comuni del Veneto, promuovendo il coinvolgimento e l’adesione di centinaia di insegnanti e migliaia di alunni, diventando un’occasione preziosa per parlare di benessere in modo semplice e concreto.
Il progetto accompagna bambini, insegnanti e famiglie lungo tutto il percorso della scuola primaria, grazie a programmi pensati su misura per ogni classe e sviluppati insieme a specialisti del settore. Un
percorso educativo completo, che aiuta a costruire abitudini sane fin da piccoli. Negli ultimi mesi, “Le Buone Abitudini” ha preso vita anche in modo nuovo e originale, trasformando alcuni punti vendita Interspar in vere e proprie aule didattiche.
A Bassano del Grappa, oltre 250 bambini di sei scuole tra infanzia e primaria hanno partecipato a laboratori dedicati alla scoperta della piramide alimentare. Guidati da un’educatrice professionista, hanno imparato a riconoscere i diversi
gruppi di alimenti e a capire quanto sia importante seguire una dieta varia ed equilibrata. A Castelfranco Veneto, invece, i più piccoli sono stati accompagnati in un viaggio fatto di storie, profumi e colori. Attraverso il racconto animato di una cantastorie e attività manuali ed esperienziali, i bambini hanno esplorato il mondo dei legumi, delle spezie, delle erbe aromatiche e dei cereali, scoprendone caratteristiche, sapori e proprietà. Accanto a questi percorsi educativi, Despar Nord sostiene concretamente
anche la didattica nelle scuole di tutta Italia con iniziative come “Scuola Facendo” e “Stickermania”. Solo negli ultimi due anni, questi progetti hanno permesso di raccogliere oltre 1,1 milioni di euro, destinati all’acquisto di materiali e attrezzature per più di 4.700 scuole, tra istituti pubblici e paritari di ogni ordine e grado. Un impegno che va oltre il semplice sostegno economico: è una scelta che guarda lontano, mettendo al centro le persone, l’educazione e il futuro delle nuove generazioni.
Dalla natura al supermercato: i bambini scoprono la biodiversità con Despar Nord
Imparare a rispettare l’ambiente partendo da esperienze concrete, da vivere con curiosità e meraviglia. È questo lo spirito del nuovo percorso educativo avviato da Despar Nord, pensato per avvicinare i più piccoli ai temi della sostenibilità e della tutela degli ecosistemi. Per farlo, l’azienda ha scelto di collaborare con Moretto Farm, una realtà trevigiana giovane e innovativa che ha fatto della sostenibilità la propria missione. Qui, infatti, si applicano ogni giorno i principi dell’economia circolare e si lavora per proteggere e valorizzare la biodiversità, attraverso attività come l’acquaponica e l’apicoltura sostenibile. Moretto Farm è anche una delle eccellenze promosse da Despar Nord all’interno del progetto “Sapori del Territorio”, nato per dare valore alle produzioni locali e sostenere uno sviluppo responsabile, legato alla qualità e al
rispetto dell’ambiente.
Proprio da questa collaborazione è nato un percorso educativo speciale, che ha visto protagonisti gli alunni delle classi terze della scuola primaria “Ugo Foscolo” di Montebelluna (TV).
La prima tappa si è svolta direttamente in azienda, dove i bambini hanno potuto osservare da vicino la serra acquaponica e scoprire come nasce il miele, imparando a conoscere i processi naturali e le tecniche sostenibili utilizzate.
Il percorso si è poi concluso all’Interspar di Montebelluna, trasformato per l’occasione in uno spazio di condivisione e scoperta. Qui i bambini hanno ripercorso il viaggio del miele e presentato disegni, lavori e riflessioni nati dall’esperienza vissuta, diventando veri protagonisti di un progetto che lega natura, cibo e lavoro.
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Padova, nuova governance per la sanità: Fortuna ridisegna i vertici dell’Azienda ospedaliera
Nominati i nuovi direttori: Carla Destro alla sanità, Fabio Perina confermato all’amministrazione, Paolo Simioni alla guida della ricerca
Si completa il nuovo assetto ai vertici dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. Con l’insediamento del direttore generale Paolo Fortuna, prende forma la squadra che guiderà uno dei poli sanitari più rilevanti del Veneto, tra continuità e nuove nomine. Il primo tassello riguarda la direzione sanitaria, affidata alla dottoressa Carla Destro, che succede al dottor Michele Tessarin.
Per Destro si tratta di un ritorno a Padova dopo l’esperienza maturata all’Ulss 5 Polesana, dove ha ricoperto un ruolo chiave nella direzione medica ospedaliera e nella gestione del rischio clinico. Un profilo tecnico e gestionale che punta a rafforzare l’organizzazione dei servizi e la qualità dell’assistenza.
Nel segno della continuità, invece, la scelta sul fronte amministrativo: Fabio Perina resta al suo posto, incarico che ricopre dal marzo 2021. Una conferma che garantisce stabilità nella gestione economica e organizzativa dell’azienda, in una fase di trasformazione e rilancio.
Il terzo pilastro della nuova governance è rappresentato dal professor Paolo Simioni, nominato direttore scientifico per i prossimi quattro anni. Succede al professor Paolo Navalesi e porta con sé un profilo di alto livello nel panorama della medicina padovana e nazionale. Il suo incarico sarà centrale per il coordinamento della ricerca e per il rafforzamento del legame tra attività clinica e innovazione scientifica. La nuova squadra delineata da Fortuna mette insieme competenze consolidate e nuove energie, con l’obiettivo di affrontare le sfide della sanità contemporanea: dalla gestione delle liste d’attesa al potenziamento della medicina territoriale, fino allo sviluppo della ricerca e dell’alta specializzazione.
Un equilibrio tra esperienza e rinnovamento che punta a consolidare il ruolo strategico di Padova nel sistema sanitario regionale e nazionale, rafforzando un modello capace di coniugare assistenza, didattica e ricerca.
Ulss 6 Euganea, nuova direzione strategica: integrazione, trasparenza e visione i pilastri
Integrazione, trasparenza e visione. Sono questi i tre assi su cui si fonda la nuova Direzione Strategica dell’Ulss 6 Euganea, presentata dal direttore generale Patrizia Benini. Una squadra rinnovata che guiderà l’azienda sanitaria più grande del Veneto, con un bacino di quasi un milione di abitanti, quattro ospedali e una rete articolata tra distretti e servizi territoriali.
Accanto alla direttrice generale entrano due nuovi direttori: Elena Debora Toffanello, 48 anni, geriatra con esperienza sia ospedaliera che territoriale, nominata Direttore Sanitario, e Francesco Favretti, 62 anni, statistico con una lunga carriera nella gestione amministrativa in ambito sanitario, scelto come Direttore Amministrativo. Confermato invece Stefano Vianello nel ruolo di Direttore Socio-Sanitario.
La nuova governance punta su un equilibrio tra qualità dei servizi e sostenibilità economica. Toffanello avrà il compito di coordinare l’attività sanitaria complessiva, dall’ospedale alla prevenzione, fino alle cure primarie e pal-
liative, con un ruolo chiave nello sviluppo della medicina territoriale e nell’organizzazione delle case e degli ospedali di comunità. Favretti sarà invece chiamato a garantire la tenuta dei conti e la pianificazione finanziaria, governando risorse umane, approvvigionamenti, sistemi informativi e logistica, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo dell’azienda in un contesto di crescente complessità.
Resta centrale il ruolo di Vianello, ponte tra sanità e sociale, con la responsabilità dell’integrazione tra prestazioni sanitarie e assistenza sociale e il coordinamento dei servizi dedicati ad anziani, disabili, minori e famiglie, oltre alle aree della psichiatria e delle dipendenze. Una squadra che, nelle intenzioni della direzione, dovrà rafforzare la collaborazione interna e il dialogo con i territori, in particolare con i Comuni, anche in vista dell’avvio degli Ambiti Territoriali Sociali, tassello chiave della riorganizzazione dei servizi sul territorio.
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Ascoltaci in tutto il Veneto in auto sul
Sara Busato
Francesco Favretti, Elena Debora To anello, Patrizia Benini, Stefano Vianello
Il DG Paolo Fortuna delinea la strategia: potenziare l’eccellenza dell’Azienda Ospedale Università e migliorare la rete territoriale.
Sanità a Padova, la reingegnerizzazione al centro del nuovo modello
La direttrice indicata è la reingegnerizzazione, intesa come trasformazione profonda dell’organizzazione sanitaria basata su tre pilastri: assistenza e presa in carico, ricerca e formazione, innovazione tecnologica e digitalizzazione. A delineare questo percorso è il direttore generale Paolo Fortuna, che ha tracciato le linee di sviluppo dell’Azienda Ospedale Università di Padova, confermandone il ruolo di polo di eccellenza e attrattore per pazienti da tutto il Veneto e dall’Italia, grazie anche all’elevato volume di prestazioni. Parallelamente, la strategia punta a rafforzare la qualità della sanità sul territorio, valorizzando gli ospedali della rete. In questo quadro rientrano la concentrazione di attività specialistiche, come dialisi e riabilitazione cardiologica e ortopedica al Sant’Antonio, e il consolidamento della collaborazione con Cittadella, Camposampiero, Schiavonia e Piove di Sacco. La reingegnerizzazione implica anche un cambiamento culturale, orientato a guidare i citta-
dini verso un utilizzo più appropriato dei servizi, riducendo i tempi di accesso e migliorando l’efficacia delle cure, anche in vista del nuovo policlinico di Padova est. Centrale resta inoltre la capacità di attrarre e trattenere professionisti sanitari, in un contesto segnato da carenza di personale. Tra le priorità individuate figurano il rinnovamento organizzativo, la digitalizzazione con attenzione alla cybersicurezza, la sostenibilità e l’ascolto. L’obiettivo è anticipare i bisogni e adattare l’offerta, mantenendo un equilibrio tra eccellenza ospedaliera e sviluppo della rete territoriale.
Il
Dottor Claudio Pilerci nuovo Direttore della Funzione Ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea
Un ruolo cruciale nel coordinamento delle strutture ospedaliere per migliorare l’efficienza e la qualità delle cure
Il dottor Claudio Pilerci, classe 1965, è stato nominato Direttore della Funzione Ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea, assumendo un ruolo chiave nell’organizzazione sanitaria dell’azienda. Dal 1° settembre 2023, Pilerci ricopriva il ruolo di Direttore medico dell’Ospedale di Piove di Sacco. Ora, con il nuovo incarico, sarà responsabile del coordinamento delle Direzioni dei quattro presidi ospedalieri aziendali (Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco, Schiavonia), per garantire il buon funzionamento delle attività sanitarie, l’efficienza delle strutture ospedaliere e la qualità delle cure offerte. La nomina, formalizzata con la firma del contratto con il Direttore Generale dell’Ulss 6, dott.ssa Patrizia Benini, segna un nuovo
capitolo nella carriera del dottor Pilerci, che ha alle spalle un ampio percorso formativo e professionale. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1991 e specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, ha completato nel 2004 un Executive Master in Management delle Aziende Sanitarie presso l’Università Bocconi di Milano e nel 2022 ha conseguito un titolo per il supporto all’attuazione del PNRR in Regione Veneto.
Il dottor Pilerci ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità, tra cui quello di Direttore della Direzione Programmazione Sanitaria - LEA in Regione Veneto dal 2021 al 2023. Ora, con il nuovo incarico, porterà la sua esperienza per ottimizzare l’intera rete ospedaliera dell’Ulss 6 Euganea, assicurando una gestione integrata e una migliore presa in carico dei pazienti, con un forte coordinamento tra ospedali e territorio. L’obiettivo è quello di garantire una sanità più efficiente e orientata alla qualità delle cure.
Fascicolo sanitario elettronico, scattata la scadenza del 31 marzo per l’adeguamento delle strutture
Nuove regole per ospedali e ambulatori: referti entro cinque giorni e dati condivisi per migliorare le cure. Veneto capofila nell’utilizzo del servizio digitale, lo usano due cittadini su tre
anche in caso di accesso al pronto soccorso in un’altra zona del Paese, i sanitari potranno avere subito un quadro chiaro delle condizioni del paziente.
I numeri mostrano una crescita significativa dell’utilizzo. Tra luglio e settembre 2025, il 27% degli italiani ha consultato il Fascicolo sanitario elettronico. Il Veneto si distingue con una delle percentuali più alte: il 66% dei cittadini ha già utilizzato il servizio. Complessivamente, oltre 6,4 milioni di persone hanno effettuato almeno un accesso, mentre per circa 23 milioni di cittadini è stato caricato almeno un documento.
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Prosegue anche in Veneto il percorso del Fascicolo sanitario elettronico, destinato a diventare il fulcro della sanità digitale. Il 31 marzo ha segnato una data importante: entro questo termine tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private, si sono dovute adeguare alle nuove modalità di trasmissione dei dati. L’obiettivo è rendere più semplice e immediato l’accesso alle informazioni sanitarie dei cittadini. Il Fascicolo rappresenta infatti una sorta di archivio digitale personale dove vengono raccolti documenti, esami e referti legati alla storia clinica di ciascun assistito. Attraverso questo strumento, ogni cittadino può consultare i propri dati e condividerli con medici e specialisti, favorendo cure più rapide e coordinate.
Per rendere il sistema davvero efficace, tutte le strutture dovranno utilizzare un linguaggio comune e rispettare tempi precisi: i referti dovranno essere caricati entro cinque giorni dalla visita o dall’esame. In questo modo,
Resta però ancora limitata la quota di chi ha dato il consenso alla consultazione dei propri dati da parte dei medici, ferma al 44%. Molto alta, invece, la partecipazione dei medici di famiglia e dei pediatri, con oltre il 95% già presenti nel sistema.
Tra gli strumenti più importanti c’è il cosiddetto profilo sanitario sintetico, una scheda aggiornata dal medico di base o dal pediatra che riassume le informazioni principali sulla salute del paziente. Si tratta di un documento essenziale per permettere ai sanitari di capire rapidamente la situazione clinica, soprattutto nei casi di urgenza.
I cittadini possono accedere al Fascicolo tramite identità digitale e hanno pieno controllo sui propri dati: possono decidere chi può consultarli, modificare in qualsiasi momento le autorizzazioni e verificare chi ha avuto accesso alle informazioni. Anche la revoca del consenso è sempre possibile e non comporta conseguenze sull’assistenza sanitaria.
Fascicolo sanitario elettronico: accesso in pochi clic con i video tutorial della Regione Veneto
La Regione del Veneto punta sulla semplicità per avvicinare i cittadini al Fascicolo Sanitario Elettronico. Sono infatti disponibili una serie di video tutorial chiari e immediati, pensati per guidare passo dopo passo nell’utilizzo dei servizi sanitari online e nella gestione della propria salute digitale. I video accompagnano l’utente nelle principali funzionalità del fascicolo: dall’accesso tramite identità digitale alla consultazione di referti, ricette e documenti clinici, fino alla possibilità di monitorare il proprio percorso sanitario e avere sempre a disposizione
la propria storia medica in modo sicuro e organizzato. Non mancano indicazioni pratiche anche su come aggiornare i dati, condividere le informazioni con i professionisti sanitari e sfruttare al meglio i servizi disponibili.
I contenuti, realizzati da Give Emotions – società editrice de La Piazza, LaPiazzaweb e Radio Veneto24 – nascono con l’obiettivo di rendere più accessibili e intuitivi gli strumenti messi a disposizione dal sistema sanitario regionale, favorendone così una diffusione sempre più ampia tra gli utenti.
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