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laPIazza del Miranese Sud - Gen26

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La sanità veneta

vista dal neo assessore

Gino Gerosa: “Penso all’ospedale liquido”

Ldue, uno: si parte!

a Regione Veneto è pronta a partire con la propria attività amministrativa e legislativa. Dopo il braccio di ferro, concluso in verità in breve tempo, sulle presidenze delle commissioni consiliari tra Lega e Fratelli d’Italia – per la cronaca stravinta dai primi per quattro a uno – tutti gli ingranaggi sono pronti per far partire la macchina. E il primo grande banco di prova sarà l’approvazione del bilancio. Le elezioni del tardo autunno, infatti, hanno di fatto posticipato questo fondamentale passaggio. Ad oggi, infatti, la macchina e pronta per partire, ma deve fare benzina. Senza programmazione e un conseguente stanziamento di risorse, infatti, si resta fermi al di là delle buone intenzioni manifestate dal Presidente Alberto Stefani a più riprese.

E di buone intenzioni, in effetti si tratta: da un grande piano casa con alloggi a costi accessibili, a una profonda attenzione alla sanità e al sociale fino alla tanto attesa riforma delle case di riposo, alla costruzione della holding autostradale, passando per l’ambiente, il potenziamento del trasporto pubblico locale e la sicurezza. Obiettivi importanti che hanno visto, anche, un atteggiamento delle opposizioni, capitanata da Giovanni Manildo, di cauta apertura.

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del Miranese Sud

Tutti gli uomini del presidente: definite deleghe e incarichi in giunta regionale

STEFANI TRACCIA LA ROTTA PER IL VENETO: “ATTENZIONE

AL SOCIALE, CASA AI GIOVANI, SANITA’ VICINA ALLE FAMIGLIE”

La nostra intervista al presidente della Regione Veneto: “Sostegno alle imprese, puntiamo sull’innovazione, al lavoro per ridurre il peso della burocrazia”

Agsm Aim diventa Magis, la storica multiutility e la sfida del federalismo energetico

alla pag. 4

Tutti pazzi per il Giappone, cultura e lingua nel centro studi di Franceschinelli

CAMBIA LA VIABILITÀ TRA MIRANO E SANTA MARIA DI SALA

Dopo mesi di prove e di confronto con i cittadini, i due Comuni ufficializzano il nuovo assetto

A Mirano opere pubbliche per 30 milioni di euro, aumenta l’Imu. Spinea, oneri urbanizzazione per eliminare le barriere architettoniche

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

I l 2026 è iniziato da qualche settimana, ma il Veneto ha già dovuto aggiornare il suo tragico registro dei caduti sul lavoro. Nei primi giorni dell’anno sono stati ben due i morti in azienda, entrambi in provincia di Padova, un pugno nello stomaco per queste vite spezzate nella routine quotidiana. A livello nazionale, il dato è allarmante: nei primi dodici giorni di gennaio si sono contate già 8 vittime. Non sono freddi numeri, sono persone, padri e figli che quel giorno non sono tornati a casa.

Tre,
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CAMPONOGARA - Via Giovanni XXIII, 15 - tel. 041.5158149

CAORLE - Via dei Calamari 3 - tel. 0421.223430

CAVARZERE - Piazza del Donatore 7 - tel. 041.2905840

CHIOGGIA - Via Cesare Battisti 328 - tel. 041.2905820

DOLO - Via Piave 5 - tel. 041.2905860

FAVARO VENETO - Via Triestina 23 - tel. 041.2905600

JESOLO - Via XXIV Maggio 4 - tel. 0421.223410

MARCON - Piazza Mercato 19 - tel. 041.2905880

MARGHERA - Via Zorzi 15 - tel. 041.2905610

MARTELLAGO - - Via Fapanni 41/A1 tel. 041.641706

MESTRE -Via Ca’ Marcello 10 - tel. 041.2905900

MIRA - Via Vittorio Alfi eri 9 - tel. 041.2905890

MIRANO - Via Gramsci 73 - tel. 041.2905800

NOALE - Via Polanzani 40 - tel. 041.5800450

Spinea lascia l’Unione del Miranese

Inizio anno complicato per l’Unione dei Comuni del Miranese, con la fuoriuscita di Spinea del primo gennaio che potrebbe portare a conseguenze legali, con una causa per riavere indietro i soldi investiti da tutti i comuni per la nuova caserma.

Non usa mezze parole il sindaco di Salzano, Luciano Betteto, presidente dell’Unione per spiegare la situazione attuale, e poi aggiunge: “Se non ci saranno restituiti, siamo pronti ad agire legalmente per poter riavere indietro i 510 mila euro che come comuni abbiamo messo per poter costruire la nuova sede dei vigili a Spinea. Una sede che ora resterà a quel Comune anche se dal primo gennaio sono usciti dall’Unione”.

“Il Comune di Spinea aveva messo di tasca propria mezzo milione; altri 510 mila euro li hanno messi gli altri quattro Comuni. Quella sede ora resterà in uso a Spinea, e al massimo verrà utilizzata dagli agenti della polizia locale di Venezia con cui ora Spinea si è convenzionata. I soldi messi dai nostri comuni dovranno ritornare. Se Spinea non ce li restituirà volontariamente, passeremo alle vie legali”.

Immediata la replica del sindaco di Spinea Franco Bevilacqua: “La Befana deve aver portato molto carbone nella sede dell’Unione. Non vi è alcuna intenzione di sottrarsi alle nostre responsabilità. Saranno tuttavia il bilancio e lo stato patrimoniale a determinare con chiarezza il dare e l’avere tra l’Unione e il Comune di Spinea, non certo regole extracontabili costruite ad hoc. Forse la reale preoccupazione è che sia l’Unione a dover restituire delle somme al Comune di Spinea e che si tenti quindi una forzatura per scongiurare questa eventualità. In ogni caso, ciascuno è libero di seguire la propria strada. Auguro all’Unione il meglio per il futuro: il cambiamento, se ben gestito, è sempre uno stimolo al miglioramento”.

Massimo Tonizzo

L’Unione chiede indietro i soldi della nuova

Morire di lavoro non è fatalità

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Guardando indietro, il 2025 non ha concesso tregua. I dati provvisori Inail parlano di oltre 1.010 morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi dell’anno. Il Veneto, cuore pulsante della nostra economia, si è confermato purtroppo ai vertici di questa classifica, secondo solo alla Lombardia, con oltre 100 decessi, con Verona che ha tristemente guidato il primato regionale, seguita da Venezia e Vicenza. Nonostante i proclami, la “zona rossa” del rischio infortunistico continua ad allargarsi, colpendo duramente i settori della manifattura e dell’edilizia. Il problema non è la mancanza di norme. L’Italia possiede una delle legislazioni sulla sicurezza più avanzate d’Europa. Il vero nodo è che la prevenzione viene spesso degradata a mero adempimento burocratico. Per troppe imprese, la sicurezza è un “faldone” da riempire per evitare multe, un costo da minimizzare o un fastidioso rallentamento della produzione. Ma la sicurezza non si fa con i timbri: si fa con la formazione vera, con l’aggiornamento tecnologico e, soprattutto, con una vigilanza che non sia solo formale. Quando il profitto o la fretta di consegnare un ordine superano la tutela del lavoratore, il sistema ha già fallito.

Non dobbiamo però cadere nell’errore della generalizzazione. Esistono imprenditori attenti che investono somme ingenti per azzerare i rischi. Ma non in tutte le aziende è così, per talune imprese la sicurezza è un costo da limare, un fastidio da aggirare. Tuttavia, la mancanza di una cultura della sicurezza riguarda talvolta anche i lavoratori stessi. La “confidenza” con gli strumenti o le macchine usate, l’abitudine al rischio o la sottovalutazione del pericolo (“abbiamo sempre fatto così”) sono nemici invisibili quanto un cavo scoperto. Indossare un dispositivo di protezione individuale non è un obbligo verso il capo, ma un patto con la propria vita.

Oltre all’inestimabile dolore umano, non possiamo ignorare l’impatto collettivo. Gli infortuni sul lavoro costano all’Italia circa 104 miliardi di euro l’anno, pari a oltre il 6% del nostro PIL. È una voragine economica che brucia risorse che potrebbero essere investite in sviluppo e stipendi. Non possiamo più permetterci di considerare queste morti come un “rischio collaterale” dell’attività d’impresa. La sicurezza deve diventare l’ossigeno del nostro modello produttivo veneto. Perché una terra che produce ricchezza, ma non garantisce il ritorno a casa dei suoi figli, è una terra che sta tradendo le sue radici più profonde: la dignità del lavoro.

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L’intervista. Incontro in redazione con presidente della Regione Veneto tra novità e prossime sfide

Stefani alla prova dei fatti: “Casa per i giovani, sanità più vicina ai cittadini e meno burocrazia”

N el primo mese alla guida del Veneto ha già impresso un ritmo serrato all’agenda politica regionale. Tra riforme per l’edilizia, tavolo per la sburocratizzazione e attenzione al sociale, il presidente Alberto Stefani delinea la rotta di un mandato che punta a rispondere alle emergenze del quotidiano. Lo abbiamo incontrato in redazione per fare il punto sui principali dossier aperti. Presidente, tra le novità di que-

ti: un patrimonio enorme che resta inutilizzato nonostante l’emergenza abitativa. Abbiamo già investito 50 milioni di euro: è l’investimento sull’housing sociale più importante di sempre per la nostra regione. È un passo avanti che riduce l’insolvenza e riqualifica gli immobili attraverso un’utenza diversa, creando un circuito virtuoso di rigenerazione urbana.

La legislatura si è aperta con la

ste settimane spicca “generazione casa”, in cosa consiste?

Si tratta di una proposta di legge di modifica della legge 39 del 2017 sull’edilizia pubblica. Su questo fronte vogliamo lavorare con forza per aprire lo spazio al cosiddetto social housing. L’idea è quella di dare una possibilità concreta a quella “area di mezzo” composta da giovani, anziani in difficoltà o determinate categorie di lavoratori. Vogliamo conferire flessibilità all’assegnazione degli immobili sulla base di caratteristiche specifiche che solo con l’housing sociale si possono gestire. Attualmente, la stragrande maggioranza del nostro patrimonio immobiliare è vincolato all’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), ma dobbiamo trovare spazio per chi non può permettersi l’acquisto di una casa o un affitto a prezzi ragionevoli, specialmente nelle grandi città e ormai anche in provincia. Abbiamo oltre 8.800 immobili sfitti perché non manutenta-

parola d’ordine “meno burocrazia”: cosa cambia nel concreto?

Il meccanismo di lavoro. Al tavolo lascerò che siano le imprese, le associazioni di categoria e i sindacati a dire alla politica quali sono le norme da modificare e le procedure da semplificare. È una nuova prospettiva: non c’è una scelta aprioristica dell’amministrazione, ma una gestione condivisa del fenomeno burocratico che parte dal basso, da chi vive questi problemi ogni giorno. Inoltre, ci tengo a sottolineare che si tratta di un tavolo a costo zero, senza gettoni di presenza per i partecipanti.

In Consiglio regionale il suo primo provvedimento è stato il progetto di legge sui caregiver. Come intendete aiutare chi assiste i propri cari ogni giorno?

In Veneto un cittadino su quattro è un caregiver: è una realtà che tocca quasi tutte le famiglie. Per questo ho preso spunto da una proposta di legge già presentata anche

dall’opposizione, perché su temi simili bisogna lavorare insieme per la soluzione migliore. Integreremo la salute territoriale con le Case di Comunità. È un processo a mediolungo termine, ma vogliamo trovare ogni soluzione possibile per supportare chi si prende cura dei familiari più fragili.

A questo proposito ha annunciato l’assistente di quartiere, una figura che però non sembra convin-

di piccoli aiuti quotidiani, come fare la spesa o un controllo cognitivo. Dove va la sanità veneta con la consulenza del professor Gerosa? Come pensate di risolvere la carenza di medici?

La sanità veneta sarà sempre più territoriale e resterà saldamente ancorata al sistema pubblico. Il professor Gerosa è un luminare che ha sempre lavorato nel pubblico e ci aiuterà in questo percorso. Nelle

Consiglio Regionale dell’Economia, un luogo di consultazione permanente con sindacati e categorie. È un’idea che abbiamo accolto con favore perché crediamo nel confronto costante per intercettare le opportunità di crescita.

Autonomia, federalismo fiscale e PFAS: temi caldi per il territorio. Qual è la situazione?

Sull’autonomia sono stato relatore del disegno di legge e voglio por-

cere l’opposizione. Cosa risponde alle critiche?

Rispondo che questa figura è già stata sperimentata con ottimi risultati proprio in Comuni amministrati dal centrosinistra. Io l’ho integrata nel contesto delle Case di Comunità, intercettando un’esigenza sentita: l’80% degli anziani che necessitano di monitoraggio quotidiano non è coperto dai servizi tradizionali. Non possiamo pensare che ci sia assistenza domiciliare integrata per tutti, è matematicamente impossibile. Allora offriamo una formazione regionale a figure certificate che, anche tramite applicazioni digitali, garantiscano un monitoraggio costante. Immaginiamo un quartiere dove un assistente visita cinque anziani, controlla i parametri e informa la famiglia tramite app. Per una famiglia significa avere serenità a un costo notevolmente più basso rispetto a una badante H24, offrendo un servizio di prossimità per chi non ha bisogno di assistenza continuativa ma

prossime settimane visiteremo le Case di Comunità per vedere lo stato dell’arte di questa riforma nazionale che deve sgravare gli ospedali. Sulla carenza di personale, dobbiamo migliorare la conciliazione vita-lavoro e investire nelle borse di specialità.

L’imbuto formativo creato negli ultimi vent’anni è il vero problema nazionale. Come Regione investiremo in borse di studio e dialogheremo costantemente con gli ordini professionali attraverso il nuovo Consiglio Regionale della Sanità. La soluzione deve essere condivisa tra medici, Ulss e istituzioni.

Parliamo di economia: alcuni dati recenti dicono che il Veneto non è più la “locomotiva d’Italia”. Quali le soluzioni?

Dobbiamo percorrere la strada dell’innovazione per restare competitivi. La Regione accompagnerà le imprese rilanciando strumenti fondamentali come Veneto Sviluppo e Veneto Innovazione. Il tavolo sulla sburocratizzazione evolverà in un

tare a casa le prime materie entro la legislatura. Il federalismo fiscale cambierà il rapporto Stato-Regione e il Veneto deve essere protagonista. Sul fronte dei PFAS, la Regione ha fatto la sua parte aprendo tavoli di confronto e accelerando la messa in sicurezza d’emergenza. Attualmente è in definizione la messa in sicurezza operativa, sotto la supervisione degli enti preposti.

Un’ultima domanda personale: dal Parlamento alla presidenza della Regione, com’è cambiata la sua vita?

In realtà è cambiata fino a un certo punto. Ho sempre cercato un legame forte con la comunità, facendo il sindaco e il segretario regionale della Lega. Certo, oggi le responsabilità sono maggiori, ma essere nel proprio territorio, tra la gente che conosci, trasforma il peso dell’amministrare nella gratificazione di poter portare risultati concreti per la propria terra.

Nicola Stievano

Il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ospite in redazione

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Tempo di bilanci/1. Mirano: numerose le novità per il 2026 dallo strumento finanziario dell’ente

In arrivo opere pubbliche per 30 milioni di euro, maggiori costi, aumenta l’Imu

La contrazione delle risorse destinate alla spesa corrente è stimata in oltre 800.000 euro

I l consiglio comunale di Mirano ha approvato, nelle scorse settimane il bilancio di previsione 2026- 2028. Fra gli elementi di nota, si registra l’aumento dell’Imu che è passata per seconde case e attività, all’aliquota più alta. Il documento rappresenta una scelta di indirizzo politico e amministrativo. “Il bilancio - spiega il sindaco di Mirano Tiziano Baggio - si colloca in un contesto complesso per gli enti locali, segnato da vincoli stringenti di finanza pubblica, dagli effetti della spending review e da una progressiva riduzione delle risorse disponibili. Per il Comune di Mirano la contrazione delle risorse destinate alla spesa corrente, è stimata in oltre 800.000 euro al 2029 rispetto al 2023, mentre rispetto al 2025 le minori risorse disponibili al 2028 ammontano a circa 450.000 euro, per un differenziale negativo complessivo che si avvicina a 1 milione di euro”. A

questa riduzione delle risorse si affianca un aumento strutturale dei costi di funzionamento, in particolare per il personale e per i servizi. “Il rinnovo dei contratti del pubblico impiego comporta per il Comune - spiega il sindaco - un incremento di spesa pari a 131.700 euro nel 2026 e a circa 215.000 euro annui nel 2027 e 2028, costi che ricadono in larga parte sui bilanci comunali. Una dinamica che riduce ulteriormente i margini di manovra dei Comuni e rende sempre più rigida la spesa corrente. Il bilancio si colloca in un contesto caratterizzato da vincoli stringenti per gli enti locali, riduzione delle risorse disponibili e aumento dei costi strutturali, ma conferma la volontà del Comune di non rinunciare agli investimenti, alla qualità dei servizi e alla cura della città”. Il valore complessivo delle opere concluse nel 2025 o in corso di realizzazione ammonta a circa 30

milioni di euro, così articolati: oltre 14 milioni di euro di investimenti finanziati con fondi Pnrr, 7,4 milioni di euro per l’efficientamento energetico degli edifici comunali; quasi 8 milioni di euro di investimenti diretti sul territorio. “Un volume di interventi - spiega il sindaco - mai registrato prima, che ha richiesto un impegno straordinario degli uffici comunali e che testimonia la capacità dell’ente di intercettare risorse esterne e di tradurle in opere concrete e diffuse. Il Comune di Mirano sta attuando i progetti Pnrr per un valore complessivo di 14,64 milioni di euro, comprensivi di cofinanziamento comunale”. Gli interventi hanno interessato in modo prioritario: scuole e servizi educativi; impianti sportivi; rige-

nerazione urbana e patrimonio storico; digitalizzazione dei servizi comunali. Sono già stati completati, tra gli altri, gli interventi di miglioramento sismico e riqualificazione della mensa della scuola Azzolini, l’adeguamento sismico della scuola Da Vinci, l’efficientamento energetico degli impianti sportivi, il restauro di Villa Marin Angeloni Bianchini e la riqualifica-

Oltre al Pnrr, riqualificazione dei parchi e la pista Scaltenigo-Mirano

Accanto al Pnrr, il bilancio sostiene numerosi interventi strategici per la città: dal nuovo cinerario di Zianigo, alla rigenerazione di edifici storici e culturali, dalla riqualificazione di parchi e impianti sportivi, al completamento del ciclopattinodromo comunale. Un capitolo centrale riguarda la mobilità sostenibile: mentre proseguono asfaltature e manutenzioni diffuse, prende forma il progetto della pista ciclabile Scaltenigo-Mirano, investimento da 3,47 milioni di euro, destinato a integrarsi con le ciclovie già realizzate

e con la futura Bicipolitana di Mirano, una rete urbana riconoscibile e connessa ai percorsi extracomunali. “Nonostante il contesto finanziario restrittivo - sottolinea il sindaco Baggio - il Comune ha scelto di confermare e rafforzare lo stanziamento per il verde pubblico, i parchi e le aree cimiteriali. Nel bilancio 2026 l’area tecnica e manutentiva registra un incremento significativo, che interessa direttamente: la manutenzione del verde urbano la gestione dei parchi pubblici; a cura degli spazi aperti e dei cimiteri. Una scelta

politica chiara, che riconosce il verde come infrastruttura essenziale della città, determinante per la qualità della vita, la sostenibilità ambientale e l’immagine urbana di Mirano”. Il contesto demografico è stato per il Comune una guida delle scelte di bilancio. I dati demografici aggiornati al 17 dicembre 2025, mostrano una crescita delle famiglie totali (da 12.061 a 12.129). Aumentano le famiglie monocomponente, in particolare quelle con persone over 50, che superano le 3.000 unità. Crescono anche le famiglie senza figli. (a.a.)

zione di Viale delle Rimembranze. Sono invece prossimi alla conclusione: il nuovo asilo nido di Zianigo, l’impianto sportivo polivalente di Vetrego, lo stadio comunale con pista di atletica e la stazione di posta a Villa Dissegna, struttura a servizio delle persone in difficoltà dell’intero Ambito territoriale sociale.

Alessandro Abbadir

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Tempo

di bilanci/2. Spinea, l’assessore Emanuele Dittadi illustra i dettagli del bilancio

In crescita le entrate grazie ai controlli su Imu e Tari, addizionale Irpef allo

Èstato approvato nelle scorse settimane dal consiglio comunale di Spinea, il bilancio di previsione del Comune, che per il 2026 assicura la continuità dei servizi essenziali e la programmazione di interventi di riqualificazione e manutenzione, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei cittadini. “Il documento riflette un equilibrio tra responsabilità finanziaria e attenzione alle esigenze della comunità, prevedendo investimenti mirati per rendere la città più sicura, accessibile e vivibile - ha sottolineato il vicesindaco e assessore al bilancio Emanuele Ditadi. Per il triennio 2026–2028 il bilancio di previsione del Comune conferma l’equilibrio complessivo tra entrate e uscite, garantendo così la sostenibilità delle principali attività e servizi. Nel dettaglio, le entrate e le uscite previste sono pari a 29.781.754,65 euro per il 2026, 26.604.651 euro per il 2027 e 26.406.551 euro per il 2028. Tra le principali fonti di entrata per il 2026, si confermano l’Imu con 3.170.000 euro, cui si aggiungono 250.000 euro derivanti da attività di controllo, la Tari con 4.300.000 euro (60.000 euro da controlli re-

lativi all’anno precedente), l’addizionale Irpef con 3.350.000 euro e l’aliquota confermata allo 0,8%, e il Canone Unico Patrimoniale pari a 375.000 euro. Per quanto riguarda i trasferimenti statali, il Fondo di Solidarietà Comunale mostra una sostanziale stabilità negli ultimi anni, seppur con una leggera riduzione rispetto ai livelli più alti registrati nel 2023, con 3.779.103 euro contro i 3.684.006 euro del 2026, confermando la necessità di una gestione attenta delle risorse proprie per garantire servizi e investimenti. Per quanto riguarda le spese in conto capitale, il bilancio 2026 prevede una serie di interventi finanziati da diverse fonti. Gli oneri di urbanizzazione, pari a 356.200 euro, sono destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche, alla manutenzione straordinaria di parchi, del verde pubblico e degli alloggi, alla riqualificazione urbana tra la sede municipale e il Parco Nuove Gemme e alla manutenzione straordinaria degli immobili comunali. Le concessioni loculi, per un totale di 110.000 euro, finanziano la manutenzione degli impianti cimiteriali, delle attrezzature e delle esumazioni straor-

dinarie. Il recupero della quota di progettazione interna, pari a 10.000 euro, è destinato all’innovazione tecnologica e ai software per le opere pubbliche. I proventi derivanti dalle sanzioni stradali, pari a 180.000 euro, saranno impiegati per la manutenzione della videosorveglianza, il ripristino del patrimonio e la segnaletica stradale. Il contributo Fesr, per 357.000 euro, finanzia la riqualificazione urbana tra la sede municipale e il Parco Nuove Gemme. Infine, le alienazioni patrimoniali, per un totale di 1.195.000 euro, sono destinate alla manutenzione straordinaria di strade, marciapiedi, illuminazione pubblica e impianti sportivi, con la possibilità di concretizzarsi nel 2026 tramite l’applicazione dell’avanzo 2025 solo dopo l’approvazione del rendiconto.

Alessandro Abbadir

L’assessore Martignon: “Lavori per il Palazzetto dello Sport a Spinea e pattinodromo”

L’assessora ai lavori pubblici e viabilità Sonia Martignon di Spinea, ha fatto il punto sui lavori in corso e su quelli da fare nel 2026. Sono stati completati i cantieri delle Piazze Fermi e Marconi, il cantiere della della mensa alla scuola Anna Frank, l’intervento di ripristino del doppio senso di marcia in via Matteotti da via Donizetti a via Roma e l’intervento di costruzione del nuovo asilo nido di via Rossignago. Non sono ancora completate le opere del cinema Bersaglieri, le opere del nuovo ecocentro e risulta in corso il cantiere alla nuova media Ungaretti che si concluderà a fine marzo 2026 con la demolizione del vecchio edificio posto alle spalle del municipio. L’area dell’ex scuola Ungaretti sarà oggetto di un intervento di riqualificazione. Avrà un importo di 450.000,00 finanziato con 357.000,00 da fon-

di regionali e da fondi del bilancio comunale. L’idea è di creare un collegamento al Parco Nuove Gemme valorizzandone l’ingresso. Fra i cantieri avviati, l’intervento di efficientamento della scuola primaria Rodari e la messa in sicurezza dell’ex discarica di via Luneo: il completamento è previsto entro la metà del 2026. Altri interventi: quelli sul pattinodromo comunale con l’adeguamento della struttura alle normative sull’abbattimento delle barriere architettoniche oltre

ad alcuni interventi sugli spogliatoi. Per questo secondo intervento, finanziato dalla Regione con 200.000 e con 410.000 con fondi del bilancio comunale, è imminente l’approvazione del progetto esecutivo. “Purtroppo per molti dei cantieri già avviati al momento del nostro insediamento - dice l’assessora Martignon - è emersa la necessità di finanziare con fondi di bilancio comunale interventi aggiuntivi”. “Negli ultimi mesi del 2025 siamo riusciti a pianificareconclude - la progettazione di due interventi strategici per la città: il nuovo palazzetto dello sport a lato dello stadio Allende che dovrebbe ospitare 500 persone. Il secondo intervento è la messa in sicurezza della pista ciclabile di via Matteotti da via Donizetti a via Fornase e il collegamento ciclabile con la rotatoria sulla Sp 81”. (a.a.)

Gli oneri di urbanizzazione sono destinati all’eliminazione delle barriere architettoniche

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A Villa Belvedere. Lo spostamento dopo l’uscita di Spinea

La città ospita da gennaio la nuova sede centrale della Polizia Locale dell’Unione

Dall’inizio dell’anno l’Unione dei Comuni del Miranese ha cambiato volto. Dopo l’uscita di Spinea, l’ente sovracomunale sarà composto da quattro realtà – Mirano, Noale, Salzano e Martellago – chiamate ora a riorganizzare servizi e competenze alla luce della nuova configurazione. Tra i cambiamenti più significativi c’è il trasferimento della sede operativa della Polizia Locale dell’Unione, che lascia Spinea per stabilirsi a Mirano.

Il nuovo centro operativo sarà ospitato a Mirano, a Villa Belvedere, destinata a diventare il punto di riferimento del servizio di Polizia Locale per tutto il territorio dell’Unione. Una scelta che comporta anche lo spostamento dei mezzi: le auto e le attrezzature finora parcheggiate a Spinea verranno progressivamente trasferite nel parcheggio di via Belvedere, dove sono stati realizzati nuovi posti auto accanto a quelli

già esistenti. L’intervento è stato effettuato nel pieno rispetto delle indicazioni della Soprintendenza, che vieta la sosta dei veicoli all’interno dell’area storica della villa. A tutela dei mezzi e del servizio, l’intera area sarà inoltre dotata di un sistema di videosorveglianza. Alla base di questa riorganizzazione c’è la decisione politica del Comune di Spinea, guidato dal sindaco Franco Bevilacqua, di uscire dall’Unione dei Comuni del Miranese. Una scelta approvata dal consiglio comunale a fine luglio 2025 e destinata a diventare effettiva dal 1° gennaio 2026. Bevilacqua ha più volte motivato l’uscita con le difficoltà riscontrate nella gestione della Polizia Locale in forma associata, citando carenze di organico e una presenza sul territorio ritenuta insufficiente, come segnalato anche da numerosi cittadini. L’obiettivo dichiarato è quello di riorganizzare autonomamente il servizio, anche

attraverso una convenzione con il Comune di Venezia, riportando sotto il controllo diretto del municipio funzioni considerate strategiche. Insieme alla Polizia Locale, Spinea tornerà a gestire in proprio anche la Protezione Civile, con il trasferimento di personale e attrezzature. Sul fronte dell’Unione, il sindaco di Mirano Tiziano Baggio sottolinea come il trasferimento della sede operativa

sia stato “una scelta obbligata a seguito dell’uscita di Spinea, ma anche condivisa e concordata con tutti i sindaci dell’Unione e con il presidente Luciano Betteto”. “L’obiettivo – aggiunge – è migliorare l’organizzazione del servizio, rendendolo più efficiente, coordinato e vicino al territorio”. Sulla stessa linea il presidente dell’Unione e sindaco di Salzano, Luciano Betteto, che parla di “un passo fon-

Al via i lavori di rifacimento della condotta idrica in via Cavin di Sala

Hanno preso il via, nelle scorse settimane, i lavori di rifacimento di un tratto della condotta idrica in via Cavin di Sala, a Mirano. Un intervento atteso da tempo, che metterà fine alle frequenti rotture e ai disservizi registrati negli ultimi due anni, con le inevitabili ripercussioni che si sono susseguite sulla quotidianità dei residenti della zona. L’opera sarà realizzata da Veritas, la multiutility pubblica che gestisce il servizio idrico integrato e l’igiene ambientale sul territorio, e interesserà il marciapiede lato sud della via. Proprio qui corre una condotta più volte oggetto di riparazioni, la cui fragilità ha reso necessario un interven-

to strutturale e definitivo. Il progetto prevede la sostituzione di circa 120 metri di tubazione: la vecchia condotta in cemento amianto verrà completamente rimossa e bonificata, lasciando spazio a una nuova infrastruttura in ghisa DN 200, posata lungo lo stesso tracciato. Un’operazione che garantirà maggiore affidabilità del servizio, sicurezza per i cittadini e una più attenta tutela ambientale. I lavori comprenderanno tutte le fasi necessarie, dalla segnaletica di cantiere alla posa della nuova condotta, fino al ripristino del marciapiede e della segnaletica stradale. Per assicurare la continuità del servizio idrico verrà installata

una tubazione provvisoria, mentre la durata complessiva dell’intervento è stimata in circa due mesi. Non sono previste interruzioni al traffico veicolare, ad eccezione della corsia ciclabile. Durante il cantiere sarà inoltre necessario spostare temporaneamente le due isole ecologiche presenti nei pressi della scuola “Levi Ponti”, che torneranno nella loro collocazione originaria al termine dei lavori.

Soddisfazione è stata espressa dal sindaco Tiziano Baggio: “Si tratta di un intervento risolutivo, atteso da tempo. I disagi per i cittadini sono stati numerosi e comprensibilmente fonte di malcontento. Con questi

damentale per l’efficienza del servizio”, capace di centralizzare e ottimizzare le risorse, mantenendo alta l’attenzione sulla sicurezza dei cittadini. Una nuova fase, dunque, che segna un cambiamento negli equilibri amministrativi del Miranese ma che punta, nelle intenzioni, a garantire un servizio di Polizia Locale sempre più efficace e capillare.

Riccardo Musacco

lavori mettiamo finalmente in sicurezza un’infrastruttura fondamentale, migliorando la qualità del servizio e la vivibilità del quartiere”. (r.m.)

Sicurezza stradale. Nuovi pali, cartelli e delineatori

Proseguono gli interventi alla segnaletica stradale

AMirano prosegue senza soste l’impegno per una viabilità più sicura e leggibile. Dopo il ciclo di interventi sulla segnaletica orizzontale, appena concluso e destinato a ripartire in primavera quando le temperature garantiranno la migliore adesione delle vernici, in queste settimane è la segnaletica verticale a finire al centro del programma comunale.

Un piano diffuso e continuativo che punta a ridurre i fattori di rischio, ordinare i flussi e rendere più chiari i comportamenti richiesti a automobilisti, ciclisti e pedoni. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026 si sta svolgendo una fitta agenda di lavori su incroci, rotatorie, parcheggi e tratti sensibili.

Gli interventi riguardano l’installazione e la sostituzione di pali e cartelli di senso unico, divieti di sosta e limiti di velocità; la posa di delineatori di curva e di ostacolo, anche lungo le piste ciclabili; il raddrizzamento o la sostituzione della segnaletica danneggiata o non conforme. Particolare attenzione viene riservata all’adeguamento alle prescrizioni della Città Metropolitana di Venezia, con l’introduzione di cartelli a dimensioni regolamentari e l’arretramento dei pali dove

necessario. In programma anche azioni mirate su rotatorie, bivi semaforici, parcheggi pubblici e percorsi ciclabili. Il perimetro dei lavori tocca gran parte del territorio: dalle vie Desman, Bachita, Bollati, Scortegara e Porara, agli assi Firenze e Roma; da via Wolf Ferrari e Cavin di Sala a via della Vittoria, via Veronese e via Scaltenigo, fino a Ballò e alla pista ciclabile del Taglio, con innesto su via Caltressa. “Si tratta di interventi continui e fondamentali – dichiara il Sindaco Tiziano Baggio – che rientrano in una programmazione più ampia dedicata alla sicurezza stradale. La segnaletica, sia verticale che orizzontale, è uno strumento essenziale per garantire ordine, prevenzione degli

incidenti e tutela di tutti gli utenti della strada. Continueremo a investire con attenzione e costanza, intervenendo dove necessario e nel rispetto delle normative vigenti”.

Riccardo Musacco

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Sensi unici confermati, ma i cittadini chiedono trasparenza

La fine della sperimentazione dei sensi unici tra Mirano e Santa Maria di Sala, annunciata ieri alla stampa dai sindaci dei due Comuni, non spegne le perplessità del Comitato di cittadini di Mirano “Insieme per una viabilità rispettosa della cittadinanza”. Al centro della questione le modifiche alla circolazione in via Bollati, via Rio e via Pianiga/ Cavin di Sala, introdotte progressivamente a partire dal 9 maggio 2025 e ora confermate in via definitiva dal 5 gennaio. Secondo le amministrazioni, i numeri parlano chiaro: la sperimentazione avrebbe prodotto i risultati sperati, garantendo maggiore sicurezza, azzerando gli incidenti stradali ed eliminando i conflitti tra i due sensi di marcia. A supporto della decisione vengono citati dati oggettivi, analisi dei flussi di traffico, indicatori sulla sicurezza stradale e alcune segnalazioni positive da parte dei residenti. Una lettura che il Comitato non contesta nel principio, ma che chiede venga supportata da trasparenza. “Nulla di inaspettato – fanno sapere i cittadini – visto che nei confronti avuti in Consiglio comunale e negli incontri pubblici con il sindaco di Mirano e la vicesindaca Boldrin non è mai emersa una reale disponibilità all’ascolto”. Da qui la richiesta di rendere pubblici i dati citati, confrontandoli con quelli raccolti dal 2020 ad oggi e con le valutazioni tecniche che hanno portato alla scelta definitiva, ricordando che molti disagi quotidiani non entrano nelle statistiche. Il Comitato richiama inoltre il PUMS approvato dal Comune di Mirano nel dicembre 2024. Nel documento, che analizza le criticità della rete stradale comunale, via Bollati non viene mai indicata come arteria problematica: anzi, risulta tra quelle con il più basso tasso di incidentalità. Per i cittadini, questo rafforza la necessità di un confronto vero. Il Comitato si propone quindi come interlocutore attivo e collaborativo. (r.m.)

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Matteo Baldan, il salto politico di un giovane esponente del centrodestra

D ai banchi del consiglio comunale di Mirano a quelli di Palazzo Ferro Fini: Matteo Baldan, 39 anni, esponente di Fratelli d’Italia, spicca il salto nella politica regionale. Fresco di elezione tra i banchi del partito di Giorgia Meloni, Baldan racconta una vittoria che lo ha sorpreso nelle dimensioni, ma non nella sostanza. “Non mi aspettavo un numero così alto di preferenze (oltre 4mila ndr) – ammette – però ero certo che il lavoro di squadra impostato negli ultimi due, tre anni avrebbe portato a un grande risultato. È un successo collettivo”.

L’elezione segna per lui un passaggio di scala, non di tono: la rivendicazione di un radicamento costruito passo dopo passo resta il filo conduttore. Baldan insiste sul “noi” più che sull’“io”, attribuendo al gruppo il merito di un risultato che nelle urne lo ha proiettato tra i più votati della lista. L’agenda che porta a Venezia profuma di territorio. Per Baldan la priorità è ricucire la distanza tra Regione, amministrazioni locali e cittadini: “Va mi-

gliorato il dialogo con i Comuni, che sono il primo presidio di governo e affrontano i problemi di tutti i giorni. Dobbiamo garantire un canale diretto e più efficiente con la Regione”. Nel suo lessico tornano le parole prossimità e ascolto, con l’idea di un Veneto capace di accorciare le distanze tra policy e bisogni reali. La mediazione con i municipi, nelle sue intenzioni, non è una formalità istituzionale ma la condizione per politiche efficaci: dai servizi essenziali alla manutenzione del territorio, passando per le risposte a famiglie e imprese. Dentro questa cornice, due priorità su tutte: sociale e sanità di prossimità. “Sono questioni da prendere in mano subito, urgenti a ogni livello”, sottolinea, rivendicando il focus della coalizione di centrodestra sui giovani: “I giovani di oggi sono gli uomini e le donne di domani: è giusto che siano tra le priorità di programma”.

Il capitolo giovani viene declinato come investimento strategico: opportunità, responsabilizzazio-

Frittura di calamari e gamberi

ne, prospettive di crescita. Un’attenzione che, nelle attese di Baldan, dovrà tradursi in strumenti concreti e misurabili lungo la legislatura. Il metodo, assicura, sarà pragmatico. “Non ci si deve fermare di fronte a polemiche o giochi politici”, dice.

L’identità delle forze in campo resta, ma alcune materie chiedono convergenza: “Ogni partito ha la propria visione, maggioranza e opposizione comprese. Ma esistono temi che devono essere trasversali, pur mantenendo le rispettive provenienze politiche”. La ricerca di convergenze su dossier sensibili è la bussola che propone all’aula di palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto. Non una resa delle identità, precisa, ma la disponibilità a costruire maggioranze larghe quando il merito lo consente.

Se l’orizzonte si allarga a tutta la regione, Baldan non intende recidere le radici miranesi. Conferma che manterrà il seggio in consiglio comunale: le due cariche non

Mozzarella in carrozza con:

sono incompatibili. Una scelta che vuole essere anche un segnale: il contatto con la città come bussola dell’azione a Venezia. “Il territorio deve avere voce” – ribadisce – “e noi dobbiamo farci trovare presenti, ascoltare e restituire risposte”. La scelta di rimanere in municipio si inserisce in questo schema: un doppio sguardo, locale e regionale,

per portare in aula criticità e buone pratiche, facendo da ponte tra le richieste che nascono nei quartieri e la capacità della Regione di programmare e finanziare interventi. Il test, come sempre, sarà nei fatti: tempi di attuazione, qualità dei provvedimenti, verifica degli esiti.

Riccardo Musacco

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Guerra. Un percorso nonviolento costato a entrambi un mese di carcere

Accolti due giovani obiettori israeliani

Attraverso incontri al Liceo Majorana-Corner, in Municipio e in un’assemblea pubblica, hanno raccontato la loro scelta nonviolenta di rifiuto del servizio militare e il loro impegno contro l’occupazione e la guerra

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irano ha accolto nelle scorse settimane Iddo Elam ed Ella Keidar Grenbergi, due giovani obiettori di coscienza israeliani, nell’ambito del progetto Voci di pace promosso con il circolo Acli di Mirano, il Liceo “MajoranaCorner”, il Centro per la Pace e la Legalità “Sonja Slavik” e il Comune. Diciannove anni lui, diciotto lei, entrambi di Tel Aviv, fanno parte della rete Mesarvot, che sostiene i refusenikim, ossia ragazzi e ragazze che rifiutano il servizio militare obbligatorio in Israele come scelta pubblica e politica, per contribuire alla fine dell’occupazione e dell’oppressione del popolo palestinese. Un percorso nonviolento costato a entrambi un mese di carcere e che è diventato racconto, confronto, domanda aperta su pace e convivenza. Il primo appuntamento è stato al Liceo “Majorana-Corner”, dove Iddo ed Ella hanno dialogato con 270 studenti delle classi quarte e quinte. Dopo un inquadramento storico affidato al prof. Emiliano Manzato e una panoramica sul servizio di leva e sull’obiezione di coscienza in Italia a cura di Paolo Grigolato dell’Acli, la parola è passata ai due giovani. La scelta di coinvolgere coetanei ha favorito uno scambio diretto. Fino al 2007 anche in Ita-

lia infatti la leva era obbligatoria. In Israele lo è tuttora per ragazzi e ragazze dai 18 anni, con un periodo che va dai 24 ai 32 mesi. Domande serrate, ascolto attento, curiosità: il conflitto osservato da vicino diventa materia di educazione civica, non slogan. A metà giornata, accompagnati dagli organizzatori, Iddo ed Ella sono stati accolti in Municipio dal sindaco Tiziano Baggio e dall’assessora alle Politiche per la pace Maria Francesca Di Raimondo. Qui hanno ripercorso la loro scelta, l’impegno contro l’occupazione israeliana in generale e a Gaza in particolare, discutendo del ruolo della società civile nei processi internazionali e del valore della nonviolenza come pratica quotidiana. “L’occupazione e la guerra non potranno mai finire senza un dialogo tra palestinesi e persone che in Israele si oppongono alla guerra”, hanno ricordato. “Questo dialogo è pos-

sibile solo con l’aiuto della società civile di altri Paesi”. “Accogliere Iddo ed Ella”, ha dichiarato il Sindaco Tiziano Baggio, “significa dare spazio al dialogo, al confronto pacifico e alla maturazione di uno sguardo critico su uno dei conflitti più dolorosi del nostro tempo. La pace non nasce da puri rapporti di forza, ma da impegno, parole, pazienza, ascolto e responsabilità. Come Comune di Mirano rifiutiamo la logica della violenza e siamo orgogliosi di contribuire, anche attraverso momenti come questi, alla promozione di cultura, consapevolezza e convivenza tra i popoli”. La giornata è proseguita nella Sala della Parrocchia di San Leopoldo Mandic con un incontro pubblico aperto alla cittadinanza: un tempo di ascolto e approfondimento sull’esperienza dei due giovani, sul contesto israeliano e sulla tragedia del popolo palestinese. Successivamente Iddo ed Ella porteranno la loro testimonianza in altre città italiane e al Senato di Roma. Mirano, intanto, conferma una vocazione: fare spazio al dialogo quando il rumore delle armi sembra coprire tutto, perché la pace, per essere vera, ha bisogno di voci, di volti, di responsabilità condivise.

Riccardo Musacco

La città entra nella rete dei comuni sostenibili

Mirano entra ufficialmente nella Rete dei Comuni Sostenibili e riceve la “Libellula Comuni Sostenibili”. La consegna è avvenuta nelle scorse settimane durante un’iniziativa dedicata al protagonismo degli enti locali nell’ottica degli obiettivi dell’Agenda 2030. Per il Comune è un primato: è il primo della provincia di Venezia a ottenere il riconoscimento, segnando un passaggio che impegna l’amministrazione su un percorso di monitoraggio, trasparenza e partecipazione. All’appuntamento hanno preso parte il sindaco Tiziano Baggio, l’assessora alle politiche ambientali Elena Spolaore, Giovanni Gostoli, direttore generale della Rete dei Comuni Sostenibili, Manlio Calzaroni, responsabile ASviS per “Attività e progetti di ricerca”, Maria Rosa Pavanello, presidente ALI Veneto e presidente della Consulta Ambiti territoriali sociali e welfare e Valerio Lucciari-

ni De Vincenzi, presidente della Rete. L’adesione inserisce Mirano in un sistema che monitora la sostenibilità di comuni, province e città metropolitane e supporta la definizione dell’Agenda Locale 2030. Il metodo è quello degli indicatori: energia e clima, qualità dell’aria, mobilità sostenibile, tutela del verde e del suolo, gestione di acqua e rifiuti, inclusione sociale, parità, cultura e innovazione.

Ogni anno il Comune redigerà un report, confronterà i risultati con gli altri territori e, in occasione dell’assemblea nazionale, riceverà la “Bandiera Comune Sostenibile”.

Seguiranno attività di formazione e la partecipazione alla Guida dei Comuni Sostenibili italiani, per condividere buone pratiche e mi-

gliorare i servizi. La libellula, realizzata in legno e materiali sostenibili, è simbolo di trasformazione ed equilibrio tra uomo e natura: il segno di un cambiamento concreto e misurabile. L’obiettivo dell’amministrazione è chiaro: migliorare la qualità della vita guardando alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per Mirano è un traguardo e insieme un punto di partenza, con l’impegno a rendere più trasparenti le politiche pubbliche, aprire i dati, coinvolgere la comunità. (r.m.)

Viabilità. Confermati i sensi unici in via Bollati e via Rio, ripristinato il doppio senso in via Cavin di Sala/Pianiga

Sensi unici: sperimentazione riuscita e decisione condivisa tra i sindaci

D opo mesi di monitoraggi, confronti e dialogo con i cittadini, arriva la decisione definitiva sull’assetto della viabilità tra Mirano e Santa Maria di Sala. I sindaci

Tiziano Baggio e Alessandro Arpi hanno reso noti gli esiti della sperimentazione dei sensi unici sulle vie Bollati, Rio e Cavin di Sala/Pianiga, avviata per migliorare la sicurezza stradale e rendere più ordinata la circolazione in un’area particolarmente delicata dal punto di vista dei flussi di traffico. Dallo scorso 5 gennaio è entrato dunque in vigore la configurazione finale, frutto di una scelta condivisa e supportata da dati oggettivi e valutazioni tecniche. Il percorso sperimentale si è sviluppato per fasi successive. In un primo momento è stato introdotto il senso unico in via Bollati; successivamente la misura è stata estesa anche a via Rio e a via Cavin di Sala/Pianiga. A conclusione del periodo di prova, amministrazioni e tecnici hanno analizzato i dati raccolti, affiancando alle valutazioni numeriche un confronto costante con la cittadinanza, elemento ritenuto centrale nell’intero processo decisionale.

I risultati emersi sono stati giudicati nel complesso positivi. L’istituzione dei sensi unici ha portato benefici significativi sul fronte della sicurezza, con l’azzeramento degli incidenti e l’eliminazione dei conflitti legati alla circolazione nei due sensi di marcia. Un dato particolarmente rilevante riguarda le velocità medie, rimaste sostanzialmente stabili su tutte le strade interessate, a conferma che il nuovo assetto non ha favorito comportamenti di guida più rischiosi. Emblematico il caso di via Bollati, dove il traffico giornaliero si è ridotto di oltre 1.600 veicoli. Prima dell’intervento, la strada era gravata da oltre 5.000 transiti al giorno, un carico non compatibile con una carreggiata di sezione limitata e che, nonostante la presenza di due rotatorie, continuava a registrare una media di circa due incidenti all’anno. L’aumento di traffico su via Rio, conseguente alla modifica, è risultato invece contenuto e sostenibile.

Diversa la valutazione per via Cavin di Sala/Pianiga. Qui, anche grazie alle segnalazioni dei residenti, è

emerso un incremento significativo dei flussi su via Aquileia, strada con caratteristiche analoghe e carreggiata ridotta. Alla luce di queste criticità, si è ritenuto che il mantenimento del senso unico non garantisse benefici proporzionati, optando quindi per il ripristino del doppio senso di marcia. Soddisfazione condivisa dal sindaco di Santa Maria di Sala Alessandro Arpi: “È stata una sperimentazione condotta insieme. Abbiamo ascoltato i cittadini e oggi arriviamo a una soluzione equilibrata, che tiene conto delle esigenze di entrambi i territori”. “Per Mirano era fonda-

mentale intervenire su via Bollati – ha dichiarato il sindaco Tiziano Baggio – una strada non adeguata a sostenere volumi di traffico così elevati. La sperimentazione ha dimostrato che ridurre il traffico di attraversamento migliora la sicurezza senza aumentare le velocità”. Baggio ha inoltre annunciato la valutazione di interventi sull’impianto semaforico all’incrocio tra via Rio e via Cavin di Sala per migliorare ulteriormente la fluidità. Le due amministrazioni confermano infine l’impegno a continuare il monitoraggio dei flussi di traffico e a intervenire, se necessario, con ul-

teriori miglioramenti, con l’obiettivo comune di garantire sicurezza, qualità della vita e una mobilità più sostenibile.

Riccardo Musacco

Addio a Giorgio Minto, una vita tra politica e sport al servizio della comunità

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Un Natale più triste, quest’anno, per la popolazione di Santa Maria di Sala. Le scorse festività hanno portato infatti con sé una notizia che ha profondamente colpito la comunità, la scomparsa di Giorgio Minto, 76 anni, figura carismatica e punto di riferimento per intere generazioni, capace di lasciare un segno profondo sia in ambito politico sia, soprattutto, sportivo. Il suo impegno pubblico era iniziato con la politica, tra le fila di Forza Italia, di cui fu promotore della sezione locale. Dal 2007 al 2012 ricoprì il ruolo di consigliere comunale, distinguendosi per uno stile concreto e per l’attenzione costante al tessuto associativo del territorio. Ma è nello sport che Giorgio Minto ha trovato la sua vera missione di vita, dedicandovi anima e cuore. A Stigliano, la sua frazione, la promozione sportiva divenne un progetto quotidiano. Fu tra i fondatori dell’U.S. San Marco, una realtà capace di abbracciare più discipline – dal calcio al tennis, dalle bocce ad altre attività –offrendo occasioni di crescita e aggregazione, soprattutto ai più giovani. A questo si affiancò la realizzazione di un sogno coltivato a lungo: la nascita dell’associazione Arcieri di Stigliano, di cui Minto rimase presidente fino al 2016, contribuendo a far conoscere e crescere una disciplina allora poco diffusa. Tra le iniziative più significative lasciate in eredità alla comunità spicca l’“Albo d’Oro”, istituito negli anni in cui sedeva in Consiglio comunale: un appuntamento annuale dedicato a tutte le società sportive del comune di Salzano, con premi e riconoscimenti agli atleti distintisi durante la stagione. Un evento capace di ottenere consensi unanimi e diventare, negli anni, un simbolo di unità e valorizzazione dello sport locale. Nel 2023 l’ultima edizione, presentata anche grazie all’impegno di volontari e alla partecipazione di volti noti del giornalismo e dello sport. Oggi, nel ricordo di Giorgio Minto, resta la volontà di far rivivere quell’iniziativa che più di ogni altra ne rappresenta lo spirito. Uomo d’oro, come in molti lo ricordano, lascia un vuoto profondo ma anche un’eredità fatta di passione, impegno e amore autentico per la sua comunità. (r.m.)

S. Maria di Sala

Inaugurata la Casa Famiglia “Maria Maddalena”

U na giornata carica di emozione e significato ha segnato, nelle scorse settimane, la comunità di Caltana. Con il taglio del nastro e la benedizione ufficiale è stata inaugurata infatti la Casa Famiglia “Maria Maddalena”, nuovo e prezioso presidio di accoglienza e autonomia promosso dall’Organizzazione di Volontariato San Cassiano. Un luogo pensato per trasformare la fragilità in opportunità di rinascita, nato da un grande gesto di generosità. Alla cerimonia hanno partecipato numerosi cittadini e diverse autorità civili e religiose. Il sindaco di Santa Maria di Sala, Alessandro Arpi, affiancato dagli assessori, ha ufficialmente inaugurato la struttura, mentre don Vittorio Pistore, parroco di Caltana, ha impartito la solenne benedizione. Presente anche una rappresentanza dei Cavalieri di San Marco, ordine di cui fanno parte i donatori dell’immobile. La Casa Famiglia “Maria Maddalena” è stata infatti donata dai coniugi Gino e Tarsilla Bernardo, visibilmente emozionati. Un dono che va oltre il valore materiale e che rappresenta un segno concreto di attenzione verso i più fragili. “Questa non è solo una casa – è stato più volte sottolineato – ma un punto di partenza per ricostruire dignità, fiducia e futuro”. Nel suo intervento, la presidente dell’Organizzazione Di Volontariato San Cassiano, Emanuela Sanna, ha ripercorso la storia dell’organizzazione e della Cooperativa Sociale San Giuseppe, realtà attive da anni nel campo dell’accoglienza, ma fino ad oggi poco conosciute a Caltana, distante circa cento chilometri da Crespino, sede storica delle case famiglia. La presidente ha espresso un ringraziamento sentito a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, definendolo “un tassello fondamentale di una rete di solidarietà che continua a crescere”. Particolarmente toccante il momento in cui Tarsilla Bernardo ha preso la parola: poche frasi di ringraziamento, poi la commozione ha preso il sopravvento, testimoniando la profondità del legame affettivo che accompagna questo gesto. Parole di apprezzamento sono arrivate anche dal sindaco Arpi, che ha dato il benvenuto ufficiale alla nuova realtà,

sottolineando come la Casa “Maria Maddalena” rappresenti un valore aggiunto per l’intero territorio, capace di generare benefici non solo per gli ospiti, ma anche per la comunità e per chi ha scelto di donare. La struttura accoglierà famiglie in difficoltà, donne e minori che necessitano di un ambiente protetto e di percorsi personalizzati. È inoltre pensata come “progetto di sgancio” verso l’autonomia, in collegamento con la Casa Famiglia San Cassiano di Crespino: un ponte tra l’accoglienza e l’indipendenza, accompagnato da un supporto costante e discreto. La visita agli spa-

zi e un momento conviviale hanno chiuso la cerimonia, lasciando l’immagine di una casa già viva,

pronta a diventare luogo di ascolto, protezione e speranza.

Musacco

Sull’asilo di Veternigo l’opposizione incalza

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Cresce la preoccupazione tra i banchi dell’opposizione da centrodestra e centrosinistra – e nella comunità di Veternigo – per il futuro dell’asilo della frazione. Al centro della polemica il mancato acquisto dell’immobile da parte del Comune e il perdurante silenzio dell’Amministrazione comunale, che ha spinto i gruppi consiliari di opposizione a presentare un’interrogazione formale al Sindaco Alessandro Arpi. “Da anni questa vicenda si trascina senza risposte chiare – sottolineano i consiglieri – e riguarda un servizio educativo fondamentale per famiglie e operatori”. Fin dall’inizio del mandato amministrativo, spiegano, l’acquisto dell’asilo è stato oggetto di pressioni politiche e richieste di chiarimento, anche alla luce degli studi di fattibilità già predisposti e della disponibilità delle Madri Canossiane a rivedere il prezzo e a dilazionare i pagamenti. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il ruolo della Fondazione Crovato, attuale gestore del servizio, che negli anni scorsi aveva sollecitato garanzie sulla continuità del percorso educativo triennale. Garanzie che avevano inciso in modo decisivo sulle iscrizioni delle famiglie. Tuttavia, per l’anno scolastico 2026-2027, tali certezze non risultano oggi confermate pubblicamente, mentre l’immobile non è ancora entrato nel patrimonio comunale. Secondo l’opposizione, l’assenza di comunicazioni ufficiali nel corso del 2025 rischia di minare la fiducia di genitori e personale educativo, alimentando una situazione di forte incertezza. Con l’interrogazione si chiede quindi al Sindaco di chiarire le ragioni del mancato perfezionamento dell’acquisto, di confermare o meno la volontà di procedere e di spiegare quale futuro concreto l’Amministrazione intenda garantire all’asilo di Veternigo. “Parliamo di una struttura strategica –ribadiscono i consiglieri – non solo per la continuità del servizio educativo, ma anche per dotare la frazione di spazi pubblici di cui è storicamente carente”. Da qui l’appello finale: “Pretendiamo risposte chiare e puntuali, per rispetto verso una comunità che ha costruito quello stabile con sacrificio e che non può accettare che venga svenduto agli interessi di speculatori”.

L’interrogazione è firmata dai consiglieri Gianpietro Spolladore e Laura Bugin (Forza Italia – Lista Salese), Natascia Rocchi (Progetto Rinascita Comune), Massimo Iovine e Beatrice Damin (Civica Insieme) e Valter Stevanato (Alternativa Civica). Il Sindaco Arpi aveva annunciato settimane fa l’esistenza di due possibili soluzioni, ma ad oggi, sottolinea l’opposizione, nulla si è ancora concretizzato. (r.m.)

S.

Lavori. Proseguono gli interventi di manutenzione e ampliamento nei cimiteri comunali

Migliora il decoro nei cimiteri

L ’amministrazione comunale di Spinea prosegue il percorso di cura, riqualificazione e ampliamento dei cimiteri cittadini. Gli interventi, alcuni già conclusi e altri programmati, mirano a migliorare il decoro, la sicurezza e la disponibilità di spazi per le sepolture e per la conservazione delle urne cinerarie. Questa la sintesi con cui l’assessore all’Ambiente e Manutenzioni del Comune di Spinea Paolo Barbiero fa il punto delle attività svolte nel 2025 e su quelle programmate nel 2026. “Sono state svolte le operazioni di polizia mortuaria previste dalla normativa - spiega Barbiero -: al Cimitero Matteotti sono state effettuate

67 esumazioni e 27 estumulazioni, mentre al Cimitero Gioberti le esumazioni sono state 12 e le estumulazioni 33. Queste attività hanno consentito di liberare e predisporre nuovi spazi per la collocazione di ossari e cinerari”.

Parallelamente si è intervenuti sulla realizzazione e sulla sistemazione delle platee: al Cimitero Gioberti è stata completata la sistemazione della platea ossari e sono state costruite tre nuove platee per l’installazione di blocchi ossari singoli. Al Cimitero Matteotti sono state realizzate due platee per blocchi ossari singoli e una platea di dimensioni maggiori destinata a ospitare un blocco ossa-

Il ritorno delle truffe telefoniche

Due nuove truffe stanno circolando nel Miranese tramite sms e chiamate ai cellulari, ma questa volta - per fortuna - sembra che siano stati ben pochi gli utenti a cadere nell’inganno. Le aziende coinvolte, però, come al solito avvisano gli utenti (soprattutto gli anziani, che sono le vittime principali dei tentativi) di non credere a finti messaggi e di segnalare immediatamente quanto accaduto all’azienda ed alle autorità giudiziarie competenti. L’allarme, che riguarda tutta l’area del Miranese, arriva direttamente dall’Inps, mentre già più di un utente si

ri doppio. “Contestualmente si è provveduto alla sistemazione della guaina di copertura sul fronte strada e nell’area del crematorio, al fine di garantire una maggiore protezione e durabilità delle strutture. Sempre al Cimitero Matteotti è già stata installata una nuova batteria composta da 96 cinerari, disposti in dodici file orizzontali per otto verticali”, aggiunge l’assessore.

Sono inoltre stati programmati ulteriori interventi, che prevedono una struttura autoportante da 98 ossari per il Cimitero Matteotti e una seconda struttura autoportante da 49 ossari per il Cimitero Gioberti, per incrementare la di-

è fatto vivo all’Adiconsum di Venezia per segnalare l’accaduto. I malviventi affinano sempre le tecniche per adescare le vittime, rubare dati e, soprattutto, soldi. Basta poco per essere ingannati. Due le modalità di colpire: il primo raggiro si presenta come una falsa “PromoRegione” e promette inesistenti contributi regionali per l’installazione di impianti per la purificazione dell’acqua. Il secondo, invece, è fatto con sms da un finto mittente “Cuup” e invita a richiamare urgentemente numeri a pagamento (prefissi 899 o 893) per presunte comunicazioni sanita-

”Un sacco di natura” per la pulizia della città

Sfida accettata per i ragazzi della Scuola Dieffe che, in accordo con il Comitato per la Difesa dell’Ambiente, hanno organizzato una mattinata di raccolta rifiuti chiamata “Green Heroes - Chi lascia il mondo meglio di come lo ha trovato?”. Le classi 2A e 2B hanno lavorato con i volontari del Comitato Difesa Ambiente e Territorio di Spinea che hanno aperto il confronto sul cosa fare meglio prima piuttosto che subirlo dopo.

Risultato? Quattrocento chili di rifiuti raccolti tra parcheggi, parchi e strade in un raggio di un solo chilometro dalla scuola, nonostante la pioggia. L’iniziativa, partita dalla Scuo-

sponibilità di spazi destinati alla cittadinanza. Un’attenzione particolare è stata posta anche al miglioramento dell’illuminazione interna. Al piano terra del Cimitero Matteotti saranno a breve installate nuove plafoniere LED da 24 e 34 watt, mentre al primo piano saranno posizionate ulteriori plafo-

rie. In entrambi i casi, ovviamente, si tratta di truffe. “La Regione non eroga contributi per la purificazione dell’acqua” – avverte la presidente di Adiconsum Venezia Jacqueline Temporin Gruer – e le aziende sanitarie non richiedono di ritelefonare numeri a pagamento per comunicazioni sanitarie. Dunque, in caso si dovesse essere contattati da questi criminali, l’invito è di non fornire mai i propri dati personali, bancari o sanitari e di non richiamare quei numeri. In questo modo si evita di finire nella loro trappola. (m.t.)

la Dieffe di Spinea in collaborazione con CDAT e con l’egida del Comune di Spinea - Assessorato all’Ambiente e il Bacino Venezia Ambiente, è nata da un primo incontro avvenuto a maggio dello scorso anno scolastico, dove con alcuni volontari è stata fatta una lezione sui rifiuti, sulla raccolta differenziata, l’importanza dell’Economia Circolare e la pericolosità dell’inquinamento delle plastiche e dei rifiuti abbandonati, per le conseguenze sulla salute. L’istituto scolastico Dieffe ha chiesto poi di supportarli per trasformare l’esperienza positiva di maggio in un’attività scolastica mensile. La prima uscita è avvenuta a novembre in via delle Industrie e parco Scar-

niere con le stesse caratteristiche, migliorando così la luminosità e l’efficienza energetica degli ambienti. “Completano gli interventi la fornitura di nuove bacheche esterne, collocate sia al Cimitero di Spinea (Matteotti) sia al Cimitero Gioberti”, conclude Barbiero. Massimo

pe Rosse. Altre sono già programmate per i prossimi mesi. Un’uscita al mese, che riguarderà varie località di Spinea, dal quartiere San Rocco al Villaggio dei fiori, Piazza Cortina. Dal piazzale della Stazione ai parcheggi del Mac Donald, Piazza Dante e via Alfieri, Bennati. Una sorta di “Puliamo il mondo a Spinea” versione scolastica e a farlo saranno degli alunni adolescenti, ora allievi, un giorno futuri cuochi, camerieri e barman. “Siamo orgolgiosi di questa collaborazione - dicono i responsabili della scuola - che porterà un ulteriore accrescimento culturale ai nostri ragazzi, legandoli al loro territorio”. (m.t.)

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Tonizzo

Dal mito allo sport: il Carnevale di Venezia celebra Milano-Cortina

Quando il gioco si fa arte e la sfida diventa bellezza, Venezia si innalza sull’Olimpo. Dal 31 gennaio al 17 febbraio 2026, il Carnevale di Venezia dedica la sua nuova edizione all’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con il tema “Olympus – Alle origini del gioco”, un grande racconto collettivo che unisce mito, storia, arte e sport, riportando il gioco al centro della festa come valore culturale, sociale e identitario.

Il calendario degli appuntamenti è stato presentato a Ca’ Farsetti dal sindaco Luigi Brugnaro, dal consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni Giovanni Giusto, dal direttore artistico Massimo Checchetto e dal direttore generale di Vela spa Fabrizio D’Oria. Un’edizione che si annuncia diffusa, con il coinvolgimento di tutti i quartieri della città, terraferma e isole comprese, inclusiva e fortemente simbolica, capace di parlare a pubblici diversi e di intrecciare la tradizione veneziana

con il grande evento olimpico internazionale.

L’apertura è fissata per sabato 31 gennaio in Piazza San Marco con il Gran Ballo di Carnevale con Bridgerton, primo grande appuntamento spettacolare. Domenica 1 febbraio entrerà nel vivo la programmazione storica con la Festa Veneziana, il suggestivo corteo acqueo lungo il Canal Grande, che culminerà con lo scoppio della Pantegana sotto il Ponte di Rialto, rito simbolo dell’inizio del Carnevale. Nella stessa giornata partiranno gli spettacoli sul palco di Piazza San Marco, le sfilate delle maschere più belle, la selezione delle Marie e la carrellata dei carri allegorici in terraferma, a partire da Dese.

“Il Carnevale di Venezia 2026 è un messaggio che parte dalla nostra storia e parla al mondo – ha dichiarato il sindaco Brugnaro -. Nell’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi abbiamo scelto di raccontare il gioco come linguaggio universale, capace di unire gene-

La storia della miranese Marisol Ribon

A 17 anni la miranese Marisol Ribon ha già fatto una scelta di vita netta e coraggiosa: lasciare la quotidianità di casa per inseguire un sogno che vola alto. Originaria di Dolo, frequenta il Nobile Aviation College di Fagagna, in provincia di Udine, un percorso che l’ha portata a vivere lontano dalla famiglia. Una distanza che non ha mai rappresentato un vero ostacolo, anche se, ammette, a volte mancano le piccole certezze domestiche, dal piatto pronto a tavola al letto rifatto. Rinunce accettate con consapevolezza, perché necessarie per costruire il suo futuro: diventare pilota. Nell’estate

razioni e culture. Venezia ha sempre trasformato la competizione in bellezza e la partecipazione in meraviglia, anticipando lo spirito olimpico fondato su rispetto, talento e condivisione”.

“Olympus” richiama la mitologia greca e l’armonia tra corpo e mente, ma anche la Venezia dei secoli passati, quando il Carnevale era teatro di regate, acrobazie, tornei e prove di abilità collettiva. Dalle Forze d’Ercole alle battaglie rituali sul Ponte dei Pugni, la città ha storicamente trasformato la sfida in spettacolo e rito condiviso.

Il tema ha permesso una partnership con la Fondazione Milano Cortina 2026 e l’inserimento del Carnevale nel programma ufficiale della Cultural Olympiad – The Arts Programme. Un legame che si rafforzerà con il passaggio della Fiamma Olimpica a Venezia il 22 gennaio 2026, nel suo viaggio attraverso il Veneto verso MilanoCortina. “Il gioco accompagna l’uomo da sempre – ha sottoline-

del 2025, durante il terzo anno delle superiori, Marisol ha vissuto un’esperienza che segna una tappa fondamentale nel mondo dell’aviazione. In Florida ha conseguito il PPL, Private Pilot License, il primo vero brevetto di volo. Un traguardo che consente di pilotare un aereo in autonomia e trasportare passeggeri, ma non ancora di farlo a livello professionale. Dietro quella sigla si nascondono studio intenso, esami teorici e pratici, almeno 42 ore di volo e l’apprendimento delle procedure di emergenza. Ore trascorse ai comandi di velivoli come i PA-28, tra concentrazione, emozioni for-

ato Giusto – e Venezia ne è stata protagonista. Dal 31 gennaio al 17 febbraio calli e campi torneranno a essere spazi di incontro, competizione e meraviglia”. Per Checchetto, il Carnevale diventa “un viaggio simbolico dal mito allo sport moderno, dove gli dèi e gli atleti condividono la stessa forza ispiratrice”. D’Oria ha infine ribadito l’impegno per “un Carnevale accessibile, sicuro e sostenibile, capace di emozionare cittadini e visitatori”. Non mancheranno poi, come sempre, i grandi appuntamenti esclusivi nei palazzi storici in cui feste private animeranno le

ti e una responsabilità crescente. L’esperienza americana, però, è stata molto più di un percorso tecnico. Vivere all’estero ha significato condividere spazi, spese e quotidianità con persone diverse, imparando a gestire convivenze non sempre semplici. Un bagaglio umano che, per Marisol, vale quanto le ore accumulate in volo. In Florida le emozioni sembrano amplificate: l’ansia prima di un esame, la gioia del primo volo in solitaria, l’orgoglio per un test superato e anche la delusione per un atterraggio non perfetto. Eppure, sapere di poter passare parte della giornata in aria le restituiva ogni

notti veneziane tra balli, musica, buon cibo e in cui il gioco della seduzione e dell’ambiguità, dietro una maschera, la farà da padrone. L’immagine guida dell’edizione 2026 si ispira al dipinto La Festa del Giovedì Grasso in Piazzetta di Gabriel Bella, a suggellare il dialogo tra iconografia storica e visione contemporanea. Come in ogni Carnevale, tutto è metamorfosi: il mortale si fa divino e il gioco diventa mito. Venezia si conferma così palcoscenico universale, capace di ricordare al mondo che il gioco, come il sogno, è eterno. Riccardo Musacco

volta il sorriso. Il percorso non si ferma qui. Nell’estate 2026 Marisol tornerà negli Stati Uniti, ancora a Merritt Island, per conseguire l’Instrument Rating, l’abilitazione che permette di volare affidandosi esclusivamente agli strumenti anche in condizioni meteo difficili. Un passaggio essenziale per chi punta a una carriera professionale nell’aviazione. Un cammino impegnativo, soprattutto alla sua età, ma affrontato con determinazione, passione e con il sostegno costante dei genitori. Per Marisol Ribon, il sogno di volare non è solo un’aspirazione: è già una rotta tracciata. (r.m.)

La radio non è più soltanto una

ÈSintoniz zati

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

Gianluca Busi, titolare di 22 HBG, realtà specializzata in tecnologie avanzate per la radio e per le infrastrutture audio multimediali.

Busi ha tracciato un quadro lucido e diretto dell’evoluzione della radiofonia contemporanea. Definire oggi la radio, spiega, è sempre più complesso: come è accaduto con il passaggio dal-

l’FM al DAB, il mezzo sta vivendo una nuova fase evolutiva, spinta dall’impatto dell’intelligenza artificiale e da una trasformazione profonda del concetto stesso di multipiattaforma. L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia del futuro, ma una presenza già pervasiva, capace di incidere

che timori. L’ipotesi di robot o avatar in grado di condurre programmi radiofonici o intervenire a eventi non è più fantascienza, bensì uno scenario concreto con cui il settore deve iniziare a

Eppure, proprio in questo contesto ipertecnologico, emerge con forza il valore distintivo della radio: l’autenticità. La voce umana, con le sue pause, le vibrazioni, le imperfezioni, resta un elemento insostituibile. Anche quando la tecnologia sarà in grado di ri-

po reale legate al territorio rappresentano un valore sempre più raro. È questo approccio che distingue una radio “viva”, fatta di persone, ricerca e competenze, da modelli completamente automatizzati basati su playlist

però, questa libertà potrebbe evolvere ulteriormente, consentendo all’ascoltatore di selezionare contenuti sempre più affini ai propri interessi, senza rinunciare alla pluralità e alla sorpresa che da sempre caratterizzano il mezzo radiofonico.

In questo scenario, la radio di informazione territoriale assume un ruolo strategico. Contenuti verificati, giornalismo di prossimità, notizie in tem-

Guardando avanti, 22HBG immagina un futuro in cui i contenuti radiofonici potranno essere multilingua, più longevi e capaci di raggiungere pubblici diversi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale. Una tecnologia che non sostituisce la ricerca, la verifica e la qualità editoriale, ma le amplifica, rendendo i contenuti più accessibili e valorizzandone il potenziale. La sfida non è fermare l’innovazione, ma governarla. Monitorare l’uso dell’intelligenza artificiale, evitarne gli abusi e mantenere centrale il valore umano del contenuto sarà la chiave per accompagnare la radio in questa nuova fase evolutiva, senza tradirne l’anima.

Gianluca Busi 22HBG Founder, CEO FM-world

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CORTINA D’AMPEZZO, BELLUNO

segue da pag. 1

Tre, due, uno: si parte! Il bilancio primo banco di prova per la giunta regionale

Ora, però, è il tempo delle scelte e della concretezza e, per l’appunto, il bilancio dirà, senza possibilità di smentita, se queste idee avranno gambe per camminare o, quantomeno, per partire visto che, oggettivamente, tutto subito non si potrà certamente fare. Anche perché, e questo è un tema lungamente dibattuto anche in passato, le risorse economiche non sono infinite. L’ex assessore al bilancio Francesco Calzavara già nelle scorse occasioni aveva manifestato all’allora presidente Luca Zaia tutta la sua contra-

rietà a non introdurre l’Irpef regionale. Il ragionamento di Calzavara era semplice: non ci sono soldi, il comparto produttivo è in difficoltà e non gli si può chiedere di più, servono interventi strutturali molto costosi e, con un contributo di pochi euro da far pagare ad ogni veneto, si potrebbe far quadrare il bilancio senza rinunciare a nulla. Così non è andato, come noto, poiché per Zaia il “non mettere le mani nelle tasche dei veneti” rimaneva un imperativo categorico. Si ma per avere finalmente il bilancio quanto dovremo

aspettare? Secondo le previsioni del Presidente Stefani il bilancio si dovrebbe approvare entro il prossimo aprile. Del resto l’iter è particolarmente articolato: va redatto dagli uffici su indicazione della Giunta, poi dovrà passare in tutte le commissioni consiliari prima di arrivare alla prova del Consiglio. A dirigere il traffico, dunque, ci sarà il Presidente del Consiglio, Luca Zaia che, dal suo scranno, di fatto determinerà i modi e i tempi che porteranno all’approvazione.

La nuova giunta regionale. Stefani ha scelto gli assessori, rispettati gli accordi con gli alleati

Tutti gli uomini del presidente: “Nomi di qualità

e deleghe omogenee per centrare gli obiettivi”

«Abbiamo creato deleghe omogenee per rispondere agli obiettivi strategici del nostro programma di governo e per permettere agli assessori di mettersi subito a disposizione della Regione»: così Alberto Stefani ha presentato a Palazzo Balbi la nuova giunta regionale che lo affiancherà nel governo del Veneto per i prossimi cinque anni. Sul fronte politico, il presidente ha evidenziato il rispetto degli accordi con gli alleati: cinque assessorati per Fratelli d’Italia e quattro per la Lega, con il professor Gerosa come eccezione tecnica alla guida della sanità. “Prima di tutto abbiamo messo la qualità delle figure - ha aggiunto Stefani – e scelto professionisti con comprovata esperienza in ogni ambito”.

Stefani ha voluto come Vicepresidente con deleghe a Turismo e Lavoro, Lucas Pavanetto (43 anni), geometra di Jesolo con una solida esperienza nel volontariato e nel consiglio regionale. L’assessorato alla Sanità è affidato a Gino Gerosa (68 anni), luminare della cardiochirurgia e pioniere dei trapianti a cuore fermo, che mette la sua esperienza accademica e clinica al servizio della programmazione socio-sanitaria. “È un assessorato fondamentale - ha spiegato Stefani - e ci tenevo a fare questa scelta con grande orgoglio. Il professor Gerosa è una figura di riferimento, un luminare nazionale e internazionale, con esperienze a Padova, Verona e all’estero. Sono orgoglio-

so che sia al servizio della nostra Regione e dei veneti”. Il comparto economico è guidato da Massimo Bitonci (60 anni), commercialista ed ex sottosegretario, esperto di diritto societario e finanza pubblica, incaricato di Imprese e Innovazione. Per l’agricoltura è stato scelto Dario Bond (64 anni), laureato in scienze agrarie e già deputato, con una specifica competenza nella gestione dei fondi per i comuni di confine. Filippo Giacinti (51 anni), avvocato penalista e stimato sindaco di Albignasego, assume le deleghe a Bilancio e Personale.

La rappresentanza femminile è forte: Valeria Mantovan (35 anni), laureata in giurisprudenza e già sindaco di Porto Viro, oltre

che assessore regionale al lavoro, istruzione e formazione nella precedente giunta, si occuperà di istruzione e cultura. Paola Roma (43 anni), dipendente Ulss e presidente dei comuni trevigiani, guiderà il Sociale e lo Sport; Elisa Venturini (46 anni), avvocato e già vicepresidente ANCI Veneto, un passato da sindaco di Casalserugo (Padova) per due mandati, seguirà ambiente e protezione civile.

Completano la Giunta Diego Ruzza (52 anni), psicologo dirigente ospedaliero esperto in neuropsicologia, ai Trasporti, e Marco Zecchinato (49 anni), urbanista professionista con una lunga carriera amministrativa nel vicentino, delegato a urbanistica e identità

veneta. Infine, il presidente sarà affiancato da due consiglieri delegati: l’avvocato Elisa De Berti (51 anni) per le Infrastrutture e Morena Martini (62 anni), esperta in politiche scolastiche, per la partecipazione giovanile.

Stefani ha anche parlato dell’importanza di collegare formazione e lavoro: “Entro il 2030 avremo una carenza di oltre 280.000 lavoratori qualificati e la risposta non può essere l’immigrazione, ma formare i nostri ragazzi per prepararli al mondo del lavoro. Il nostro riferimento saranno i veneti - ha concluso - e il lavoro della Giunta sarà orientato a soddisfare i bisogni concreti delle persone, con efficienza e innovazione”. (r.r.)

Entrano a Palazzo Ferro - Fini otto nuovi consiglieri

Ecco i nuovi ingressi in Consiglio regionale dopo la nomina degli assessori in giunta. La supplenza spetta al primo dei non eletti della lista o coalizione da cui proviene il neo assessore, garantendo così la continuità amministrativa. Dario Bond (Fratelli d’Italia) lascia il posto a Silvia Calligaro, la prima non eletta nella circoscrizione Belluno. Filippo Giacinti (Fratelli d’Italia) viene sostituito da Enoch Soranzo nella circoscrizione Padova. Per la circoscrizione Rovigo, Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia) cede l’incarico a Fabio Benetti. Il posto di Lucas Pavanetto (Fratelli d’Italia) nella circoscrizione Venezia viene preso da Matteo Baldan. Per quanto riguarda la Lega nella circoscrizione di Treviso, a Paola Roma subentra Stefano Marcon. Diego Ruzza (Fratelli d’Italia) della circoscrizione Verona viene sostituito da Claudia Barbera. Infine, la consigliera regionale Elisa Venturini (Forza Italia) lascia il seggio a Mirko Patron, della circoscrizione Padova, mentre al vicentino Marco Zecchinato subentra Morena Martini, della circoscrizione Vicenza. Flavio Tosi, invece, ha rassegnato le dimissioni da consigliere regionale.

La nuova giunta regionale del Veneto: Lucas Pavanetto vice presidente assessore al turismo e lavoro, Gino Gerosa sanità, Massimo Bitonci sviluppo economico, Filippo Giacinti bilancio, Valeria Mantovan istruzione e cultura, Paola Roma sociale e sport, Elisa Venturini ambiente e protezione civile, Dario Bond agricoltura, Diego Ruzza trasporti, Marco Zecchinato urbanistica. Consiglieri delegati Elisa De Berti infrastrutture e Morena Martini politiche scolastiche e giovani

Economia. Il presidente mette in guardia sulla concorrenza dei grandi player e lancia la

sfida

Agsm Aim diventa Magis, Testa: “Siamo una società

che funziona ma non possiamo vivere sugli allori”

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presentazione ufficiale del nuovo nome

“S apete cosa farà Enel? Aspetterà la fine di febbraio per vedere chi vincerà il Festival di San Remo e poi pagherà un ingaggio astronomico al vincitore e realizzerà uno spot che andrà in onda novanta volte al giorno su tutte le televisioni nazionali e che troveremo anche sui giornali e ascolteremo per radio. Noi competiamo in questo mercato, ovviamente con mezzi e strategie diversi, quindi dobbiamo essere veloci, avere inventiva, saper stare il più vicino possibile ai nostri utenti per continuare a fare bene, come stiamo facendo ora, il nostro mestiere”.

Con queste parole Federico Testa presidente di AGSM – AIM traccia la rotta per i prossimi mesi che dovranno garantire da un lato il consolidamento dei buoni risultati ottenuti e dall’altro la capacità di crescita attraverso la conduzione di nuove sfide.

Due gli architrave sui quali costruire i futuri successi: sostenibilità e federalismo energetico.

Proprio nelle scorse settimane, infatti, è avvenuto un importante cambio di passo e ha lanciato la sua nuova identità con Magis, il nuovo brand che punta alla leadership nazionale.

L’azienda, frutto della fusione tra le storiche multiutility di Verona e Vicenza, completa così un profondo processo di ridefinizione strategica, culminato nella presen-

tazione ufficiale del nuovo nome. Magis, nato da una ricombinazione delle lettere del vecchio acronimo Agsm Aim, è stato svelato durante la festa di Natale del Gruppo, che ha riunito oltre settecento collaboratrici e collaboratori. Presenti al momento del reveal i vertici aziendali – oltre al presidente Federico Testa, il consigliere delegato Alessandro Russo, il vicepresidente Stefano Fracasso e i Consigli di Amministrazione – insieme ai sindaci di Verona e Vicenza, soci del Gruppo, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai.

Gli obiettivi di piano industriale 2025-2030 sono molto sfidanti. Sono infatti previsti oltre 1 ,1 miliardi di investimenti su sostenibilità, rinnovabili e mitigazione del rischio, con l’obiettivo di 1,2 milioni di clienti, per posizionare l’azienda tra i principali player nazionali e consolidare la leadership a nord est. I target economico finanziari al 2030 sono un Ebitda di 250 milioni (+53%), un utile netto di 71 milioni (+62%) e un rapporto di indebitamento inferiore al 4%.

“Il nuovo nome rappresenta quello che oggi siamo – dice il presidente Federico Testa - un’azienda pubblica solida, moderna, capace di costruire valore per i territori che l’hanno generata e per quelli in cui opererà domani. Magis interpreta bene questa direzione: custodisce un’eredità lunga

più di un secolo e la apre a nuove possibilità. Attraverso questa operazione noi vogliamo guardare al futuro, parlare di sostenibilità e avvicinarci ancora di più alle comunità locali, in particolar modo ai giovani.”

Se attraverso questa operazione Magis, l’ex AGSM – AIM, investe sulla sostenibilità l’altra partita appare ancora tutta da giocare: da tempo Federico Testa è convinto che le multi - utility possano e debbano partecipare ai bandi per la gestione delle reti elettriche per realizzare un vero e proprio “federalismo energetico”.

“Da tempo siamo impegnati su questo fronte – conclude il Presidente Testa – e siamo convinti di avere tutte le carte in regola per

poter competere. Insieme alle altre aziende del Nord abbiamo redatto un progetto solido per poter competere se e quando il Governo deciderà di fare i bandi per l’affidamento della gestione delle reti. Se la gestione non fosse, come oggi, centralizzata si innescherebbe un volano virtuoso che garantirebbe investimenti anche più cospicui sul territorio e soprattutto un risparmio sulle bollette di famiglie e aziende in un momento nel quale il costo dell’energia costituisce uno dei principali problemi per far quadrare i bilanci. Il nostro auspicio, e lo stiamo rappresentando da tempo, è che in vista delle scadenze del 2030 si cambi rotta, si scelga di pubblicare i bandi e non si proceda, come invece purtroppo sem-

brerebbe essere l’intento, ad una proroga a Enel. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma soltanto di poter provare a partecipare nell’interesse dei territori.” (r. r.)

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Veneto2 4 passa al sistema di ultima generazione DAB che permette di ascoltare anche la radio con una qualità audio per fetta.

che possibile realizzare capi per la prima comunione, cresima, per le damigelle e testimoni o per una bella serata. Inoltre in sartoria potete trovare tessuti italiani di alta qualità o essere accompagnati nella scelta dei tessuti. E se avete un capo che ci tenete tanto, ma non vi va piu bene, potete portarlo in sartoria per farlo modificare e dargli una seconda vita. Potete ordinare maglieria da donna: maglioni, maglie, cardigan, abiti personalizzati su misura, con la scelta di filati natuSintoniz zati sul

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Il presidente Federico Testa

Economia. Un doppio intervento che rafforza il ruolo di hub strategico del Nord-est

Interporto Padova accelera sull’Europa: nuovi collegamenti ferroviari e partner per il terminal

Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre 2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania. Selezionato il parnter internazionale e costituita la nuova società Intermodal Terminal Padova

C resce la domanda di trasporto intermodale terrestre verso l’Europa e Interporto Padova rafforza il proprio ruolo di hub strategico del Nord-Est con un doppio intervento: nuovi collegamenti ferroviari internazionali e la scelta di un partner industriale di livello mondiale per lo sviluppo del terminal intermodale.

Sul fronte operativo, è stata attivata la nuova relazione tra Padova e Zeebrugge, operata da GTS Rail, che consolida l’asse Italia–Belgio. Il servizio parte con tre circolazioni settimanali, destinate a salire a cinque entro il secondo trimestre

2026. Il primo treno dal Belgio è arrivato il 15 gennaio, mentre il primo convoglio in partenza da Padova è partito il 18 gennaio. A questo collegamento si aggiungono due nuove relazioni verso la Germania: InRail, del Gruppo Autobrennero, ha attivato un servizio su Duisburg con sei circolazioni settimanali, mentre LTE Italia collega Padova al porto di Rostock, sempre con sei coppie di treni alla settimana. A fronte dell’aumento delle corse, RFI ha garantito la piena operatività domenicale della stazione merci di Interporto. Parallelamente, sul piano stra-

tegico e industriale, si è concluso l’iter di aggiudicazione della gara per la selezione del partner internazionale con cui sviluppare il terminal intermodale. Alla scadenza dei termini erano pervenute due offerte di grande rilievo, ma ad aggiudicarsi la gara è stato il raggruppamento composto da PSA Intermodal Italy NV e Logtainer SpA, con un’offerta economica di 75 milioni di euro, a fronte di una base d’asta fissata in 61 milioni. Il bando ha visto la costituzione di una nuova società, Intermodal Terminal Padova srl, alla quale sarà conferito l’asset terminalistico. Interporto Padova manterrà una partecipazione del 30% e nello statuto sono previste clausole di garanzia rilevanti, tra cui l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto, oltre a specifici diritti negli organi sociali e nella cessione delle quote. “Un traguardo molto ambizioso, che solo un anno fa appariva un sogno - sottolinea il presidente Luciano

Greco -. “Primi in Italia e tra i primi in Europa, abbiamo individuato con una selezione pubblica rigorosa partner di livello globale con cui consolidare e sviluppare ulteriormente un terminal che già oggi è tra i più competitivi e innovativi”. Greco evidenzia infine il valore del partenariato pubblico-privato

che potrebbe nascere dall’operazione, “capace di inserire Padova tra i poli di eccellenza lungo le grandi rotte commerciali europee e globali”, ringraziando il personale della società, i partecipanti alla gara e la commissione giudicatrice “per il lavoro svolto con rigore, riserbo e alta professionalità”.

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Luciano Greco, presidente di Interporto Padova

L’intervista. Silvio Franceschinelli ha creato un centro europeo per lo studio delle lingue orientali

Tutti pazzi per la cultura di Corea e Giappone “Lo studio un piacere nato da una passione”

Silvio Franceschinelli, direttore della scuola di lingue Istituto Il Mulino, è tra i fondatori dell’Associazione Giapponese Ochacaffè ed è curatore del collettivo artistico K-ble Jungle. Franceschinelli è un punto di riferimento a livello europeo per gli appassionati di cultura orientale, appassionati che nel nostro Paese sono molti più di quanto si creda. A questo punto lo ammetto, anche io sono un fan di vecchia data della cultura giapponese, ecco perché ho voluto fare una chiacchierata con Franceschinelli per provarne a capirci un po’ di più, visto che, purtroppo, non vado oltre un banalissimo “konnichiwa”.

La Scuola di Lingue Il Mulino nasce in provincia di Padova, nel Piovese. Come si costruisce, da qui, un centro di riferimento europeo per lo studio delle lingue e delle culture asiatiche?

È stata una sfida non indifferente, che molti deridevano all’inizio. Ma alcuni fattori ci hanno aiutato, in primis il fatto che chi vuole approfondire la cultura orientale non ha molta offerta, per cui parte già sapendo di doversi spostare per trovare, ad esempio, un corso di lingua, e la passione fa superare molti ostacoli. Inoltre siamo noi a spostarci molto: a febbraio sarò a Danzica (Polonia), e poi a Bucarest (Romania) e Sofia (Bulgaria) per portare degli eventi di danza K-Pop (la musica pop coreana). Abbiamo insegnanti madrelingua in molte città italiane, e prima che le lezioni online diventassero la prassi avevamo sedi a Milano, Treviso, Roma, Vicenza… Una grossa trasformazione l’ha portata la possibilità di fare riunioni e corsi di lingua online, negli ultimi anni studenti da tutta Italia seguono i

nostri corsi comodamente da casa. Giapponese e coreano sono percepite come lingue di nicchia. Eppure i numeri raccontano altro. Lingue come il tedesco e l’inglese (offriamo anche queste all’Istituto) vengono studiate soprattutto per lavoro. Giapponese e coreano, invece, si studiano per passione. Molti studenti di giapponese arrivano a noi perché amano manga e anime, mentre la musica K-Pop e i K-drama su Netflix fanno appassionare alla lingua coreana. È una bella sfida tra queste due lingue, amichevolmente le nostre insegnanti di giapponese e coreano ogni settembre e gennaio fanno la gara di quale lingua ha più iscritti!

Conoscere il giapponese o il coreano è importante per capire anche le culture di quei Paesi?

Sì, la lingua è uno dei fattori necessari a capire la cultura. Difficile avvicinarsi a Corea e Giappone senza avere almeno le basi di come funziona la lingua: da dove vengono gli alfabeti, perché i verbi sono sempre alla fine, i vari modi di dire “io” e “tu”, e molto altro.

Attraverso realtà come K-ble Jungle e Associazione Ochacaffè, ti occupi anche di divulgazione e organizzazione di eventi.

Associazione Ochacaffè vuole far conoscere agli italiani il Giappone, mentre K-ble Jungle si occupa di arte pop dall’Estremo Oriente. Queste due realtà ruotano attorno alla scuola perché ne completano l’offerta culturale. Per esempio con festival come PiPL andiamo a Piazza Grande, il centro commerciale di Piove di Sacco. Capita allora che una famiglia che sta andando a fare la spesa si divida: la madre viene allo stand a provare gli origami, la figlia si appassiona di danza

K-Pop, e il padre ne approfitta per chiedere informazioni sui corsi di inglese. Lavoriamo molto online e sui social ma ci piace anche incontrare la gente di persona, e i festival sono l’occasione perfetta. Oltre agli eventi locali come Rosolina Comics ad agosto e Rovigo Comics a settembre, o il Capodanno K-Pop a Padova, partecipiamo anche ai più grossi eventi nazionali come Comicon Napoli, Etna Comics Catania, o Rimini Comix.

Quanto è importante passare dalla teoria all’esperienza diretta per comprendere davvero una cultura?

È fondamentale, tanto che noi consigliamo sempre di andare a studiare la lingua e cultura in Giappone. È un’esperienza che io ho provato tanti anni fa e mi ha cambiato la vita, al punto da farmi decidere di fondare la scuola e poi anche l’associazione che aiuta gratuitamente chiunque voglia provare a vivere e studiare nella Terra del Sol Levante.

Si pensa che lingue come giapponese e coreano siano “difficilis-

sime”. È proprio così?

Non dico mai “non è difficile” né usiamo slogan come “impara il giapponese in tre mesi” perché non è possibile. Dobbiamo riabituarci a studiare per il piacere di imparare. Lo paragono alle camminate in montagna: sono dure e si fa fatica, ma in fondo il piacere è quasi più nella fatica che si fa ad arrivare che ad essere poi in vetta ad ammirare il panorama (che non è comunque male, facendo il parallelo con il momento in cui uno si rende conto di riuscire a parlare).

Dal Piovese partono collaborazioni che arrivano in tutto il mondo. Come viene percepito il vostro lavoro fuori dall’Italia?

L’intera Europa, e ancor di più l’Asia, hanno un’ammirazione profonda per l’Italia e la sua lingua e cultura, tanto è vero che accogliamo spesso stranieri che vengono a studiare italiano. Mi è capitato di fare serate come DJ di musica italiana a Tokyo e Osaka, e vedere i giapponesi che apprezzavano la nostra musica, da Modugno ai Maneskin, dai Matia Bazar ai The

Kolors, mi riempie di felicità. I nostri stessi studenti che vanno a studiare in Giappone si stupiscono di quanto i giapponesi amino e conoscano il nostro Paese, dal calcio alla lirica, dal cibo al cinema. Progetti nell’immediato futuro? Tantissimi! Speriamo continuare a fare incontrare culture lontane, e di mandare sempre più studenti a studiare all’estero, perché di questi tempi trovo ci sia molto bisogno di incontrare altre culture da vicino, capire come ci si sente ad emigrare, cercare di comunicare con chi è diverso.

Giacomo Brunoro Il personaggio

• Chi è Giacomo Brunoro

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

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Un impegno quotidiano che diventa valore, dentro e fuori l’azienda

USintoniz zati

nel proprio percorso di sostenibilità con la certificazione

n nuovo, importante tra-

Despar Nord: il conseguimento della parità di genere con l’ottenimento della certificazione UNI/ PdR 125:2022, un riconoscimento che parla prima di tutto di persone.

U mino costruito nel tempo, fatto di ascolto, impegno e azioni concrete, con l’obiettivo di promuovere una cultura aziendale sempre più equa, inclusiva e rispettosa. Un percorso condiviso che ha coinvolto l’intera organizzazione e che ha portato Despar Nord – una realtà di quasi 10.000 collaboratori e collaboratrici, di cui il 62,3% donne – a sviluppare negli anni strumenti e iniziative dedicati al benessere organizzativo, all’inclusione e alla valorizzazione di ogni diversità. Scelte che hanno rafforzato il senso di appartenenza, la partecipazione attiva e la qualità della vita lavorativa.

ai valori dell’inclusione e dell’uguaglianza di opportunità, dentro

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta .

a validazione del sistema e dei processi interni da parte dell’ente certificatore DNV, a seguito di un’analisi approfondita e articolata, ha riconosciuto la solidità e l’efficacia delle politiche adottate da Despar Nord su numerosi indicatori. Un riconoscimento che testimonia la concretezza di un impegno quotidiano, tradotto in scelte organizzative e gestionali capaci di generare valore reale. n questa direzione, l’azienda ha definito un piano strategico e un programma di comunicazione interna dedicati ai temi della parità e dell’inclusione, con l’obiettivo di favorire un dialogo continuo, aperto e strutturato tra collaboratori, collaboratrici e Direzione.

U goglio un’azienda che crede nella creazione di valore condiviso e che investe ogni giorno nel benessere delle persone e nella coesione sociale, dando forma concreta

delle principali funzioni azien-

no, il legame con i terri-

Oltre la certificazione, la forza delle persone: Despar Nord per la parità di genere

Non solo un traguardo, ma un percorso: parità e inclusione secondo Despar Nord

prie radici in un percorso di lungo periodo che Despar Nord ha costruito negli anni, grazie all’impegno costante del management e alla volontà di dare forma a un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e attento alle persone. Un riconoscimento che premia la capacità dell’azienda di alimentare una cultura fondata sull’uguaglianza delle opportunità e sulla valorizzazione dei talenti, anche attraverso politiche concrete di tutela della genitorialità e di equilibrio tra vita professionale e personale.

Ne parliamo con la Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli.

Direttrice Pituelli, come si è arrivati a questa certificazione?

«Il percorso è stato caratterizzato da un’analisi approfondita condotta dall’ente certificatore, che ha valutato in modo puntuale tutti i 33 indicatori previsti dalla prassi UNI/PdR 125:2022 per la categoria delle grandi aziende, in cui Despar Nord rientra. La valutazione ha interessato l’intero ciclo di gestione delle persone: dalle politiche di selezione e assunzione ai percorsi di crescita e sviluppo professionale, dall’equità salariale fino alle misure di prevenzione e

Che cos’è per Despar Nord la parità di genere e come viene misurata nel quotidiano?

«La parità di genere, per noi, è un valore profondamente radicato nella cultura aziendale, che si esprime attraverso l’inclusione e la valorizzazione delle diversità. Per rendere questo impegno sempre più concreto e misurabile, ci siamo dotati di un sistema di gestione dedicato, che ci permette di definire azioni strutturate, obiettivi chiari e traguardi verificabili, garantendo al tempo stesso trasparenza e un percorso di miglioramento continuo.»

Oggi Despar Nord può celebrare un traguardo importante all’interno del proprio percorso di responsabilità d’impresa.

«Senza dubbio. Questa certificazione non rappresenta solo un attestato formale della qualità delle iniziative messe in campo per promuovere la parità di genere, ma è soprattutto un riconoscimento dell’impegno quotidiano che l’azienda dedica alle proprie persone. Un risultato che rafforza ulteriormente il nostro percorso ESG, sia in termini di coerenza che di visione futura.»

ha ricordato più volte l’Azienda, “crescere insieme significa non

attenzione è stata inoltre
strategia ESG di Despar
La Direttrice Sviluppo Risorse Umane di Despar Nord, Patrizia Pituelli

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L’intervista. Esclusiva de La Piazza Salute all’Assessore regionale alla Sanità

Medici, territorio e governance: la sanità veneta vista dall’Assessore Gerosa

In un’intervista esclusiva a La Piazza Salute, l’Assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa illustra le linee guida del nuovo corso della sanità veneta: riorganizzazione del sistema, rafforzamento del territorio, valorizzazione del personale e continuità delle cure per i cittadini veneti

Prima uscita pubblica nelle pagine di La Piazza Salute per Gino Gerosa, che ha scelto la nostra testata per raccontare, in un’intervista esclusiva, la visione con cui affronta il nuovo incarico di assessore regionale alla Sanità e alla programmazione socio-sanitaria. Una scelta che parte da una lunga carriera clinica e accademica e che oggi si traduce in una responsabilità ancora più ampia: non più la cura del singolo paziente, ma l’organizzazione di un sistema chiamato a rispondere ai bisogni di milioni di cittadini veneti.

Classe 1957, 68 anni, Gerosa è professore ordinario di Chirurgia cardiaca all’Università degli Studi di Padova ed è stato direttore dell’UOC di Cardiochirurgia e del Programma Trapianti di Cuore e Assistenze Meccaniche dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova. Cardiochirurgo di rilievo internazionale, vanta oltre 450 pubblicazioni scientifiche ed è stato protagonista di interventi pionieristici, come il primo impianto italiano di cuore artificiale totale e trapianti cardiaci innovativi, anche “a cuore battente” e da donatore a cuore fermo. Un percorso che gli è valso riconoscimenti prestigiosi,

dalla Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica alla cittadinanza onoraria di Padova, fino alle onorificenze di Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

È da questa esperienza, maturata “sul campo” e alla guida di strutture complesse, che nasce la sua idea di sanità. Un ospedale che non coincide più soltanto con un edificio, ma diventa un sistema diffuso, capace di seguire il cittadino dentro e fuori le mura ospedaliere. È questa la visione dell’“ospedale liquido” delineata dall’assessore regionale alla Sanità Gerosa, che spiega come sta cambiando – e come dovrà cambiare – la sanità veneta nei prossimi anni.

«Per “ospedale liquido” intendo una struttura meno legata ai muri e ai mattoni e più vicina alle persone», chiarisce l’assessore. Un concetto che nasce dall’evoluzione profonda della società: «Ragioniamo ancora su una realtà che non esiste più. Un tempo c’erano famiglie con quattro figli, due genitori e un nonno. Oggi è l’opposto: un figlio, due genitori e quattro nonni. È evidente che l’ospedale va ripensato». Da qui l’idea di un modello capace

di adattarsi, dialogando sempre di più con il territorio e con i servizi sanitari di prossimità.

Non si tratta, però, di una riforma “miracolosa” o di obiettivi da raggiungere con soluzioni rapide. «I problemi della sanità non si risolvono con la bacchetta magica», sottolinea Gerosa. Più che di priorità, parla di un impegno quotidiano a 360 gradi: flessibilità del sistema ospedaliero, rafforzamento della sanità territoriale e delle case di comunità, ma anche ospedali iperspecialistici dove concentrare tecnologie e competenze avanzate. «Il paziente si sente davvero seguito quando l’ospedale lavora in rete con i medici di famiglia e con l’assistenza domiciliare, accompagnandolo anche nel ritorno a casa».

Un nodo centrale resta quello del personale sanitario, tema particolarmen-

te sentito anche dai lettori de La Piazza Salute. Dalle carenze negli ospedali più grandi ai turni estenuanti, fino alle difficoltà delle strutture più piccole ma strategiche e alla cronica mancanza di medici di famiglia, spesso in overbooking. «Bisogna restituire dignità sociale e professionale a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale», afferma l’assessore senza esitazioni. «Servono trattamenti economici migliori e condizioni di lavoro più sostenibili. Solo così le professioni mediche e infermieristiche torneranno attrattive per i giovani».

Sul tema dell’ingaggio di medici stranieri, Gerosa ha una posizione netta: «Il Veneto non ne ha bisogno. In Italia non manca il numero di medici e, con quelli che operano nel SSN, otteniamo risultati migliori rispetto ad altri Paesi europei. Il vero problema è valorizzar-

li, proteggerli dall’aggressività – per fortuna minoritaria – di alcuni utenti e liberarli da una burocrazia soffocante. L’obiettivo ideale? Che il medico venga pagato per curare, non per compilare carte».

Alla domanda sui disagi psicologici dei giovani e sulle sfide legate alla cosiddetta quarta età, l’assessore riconduce tutto alla riorganizzazione complessiva del sistema: prevenzione, presa in carico precoce e continuità assistenziale saranno elementi chiave anche in questi ambiti. Infine, uno sguardo alla governance della sanità regionale. Le nomine dei nuovi direttori generali delle Ulss e delle Aziende ospedaliere rappresentano «un passaggio naturale a inizio legislatura». Senza entrare nei nomi, Gerosa assicura che «ne uscirà una bella squadra, di persone esperte e motivate», chiamate a lavorare in sintonia con il presidente Alberto Stefani e con la Giunta. Per l’assessore, il passaggio dal ruolo di cardiochirurgo a quello di responsabile politico della sanità è una sfida vissuta con entusiasmo: «In sala operatoria avevo tra le mani la vita di un solo paziente. Oggi il mio compito è occuparmi di milioni di potenziali pazienti, costruendo un’organizzazione di diagnosi e cura efficiente, lavorando in squadra con istituzioni, direttori generali e professionisti sanitari». Una prospettiva diversa, ma con lo stesso obiettivo: mettere davvero la persona al centro del sistema sanitario.

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Paola Bigon Alberto Gottardo

I numeri. Con un miliardo e 600 milioni di euro è una delle

realtà più complesse

Ulss 3 Serenissima, il bilancio 2025: conti solidi, e servizi in crescita

Fine anno ed è stato tempo di bilanci anche per l’Ulss 3 Serenissima, la grande azienda sanitaria veneziana che con i suoi 1 miliardo e 600 milioni di euro di bilancio rappresenta una delle realtà più complesse e strategiche dell’area metropolitana. Il 2025 si chiude con numeri in crescita e con risultati che vanno ben oltre il singolo ospedale, restituendo l’immagine di un sistema che funziona perché lavora in rete. A fare notizia è soprattutto l’ospedale dell’Angelo di Mestre, riconosciuto come miglior ospedale d’Italia, ma il dato va letto in una prospettiva più ampia. Venezia è quarta a livello nazionale per tempestività negli interventi sulle fratture di femore, Chioggia e Mirano-Dolo confermano eccellenze cliniche, mentre la collaborazione tra presidi permette di valorizzare le competenze specifiche di ciascun territorio. È un metodo di lavoro che premia e che diventa modello organizzativo. A presentare i dati c’erano il Direttore Generale Edgardo Contato, in carica almeno fino al 28 febbraio, il Dott. Vittorio Selle, direttore del servizio prevenzione e la dott. ssa Chiara Berti, direttore medico dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre. Accanto all’attività ospedaliera cresce anche la sanità pubblica: screening oncologici, campagne vaccinali e prevenzione ambientale restano pilastri fondamentali, così come il lavoro del Dipartimento di Prevenzione, attivo su fronti che vanno dagli inquinanti dell’area petrolchimica alla sicurezza nei luoghi di lavoro, fino alla veterinaria legata a uno dei comparti della pesca più importanti d’Italia. Si-

gnificativi anche i risultati del Dipartimento delle Dipendenze, che nel 2025 ha seguito oltre 4.000 utenti, e del Dipartimento di Salute Mentale, con più di 32 mila prestazioni ambulatoriali. 64.494 i ricoveri (+0,8% rispetto al 2024), 597 interventi con il nuovo robot chirurgico (di cui 455 Mestre + 142 Dolo, +32,4% sul 2024), 241.525 accessi ai pronto Soccorso (+0,4% rispetto al 2024) con 2,6 milioni di prestazioni effettuate (+0,5% rispetto al 2024) sono solo alcuni dei numeri che rendono l’Ulss veneziana un punto di riferimento per cittadini e per quanti vengono a curarsi anche da altre parti d’Italia. Esempio l’oculistica a Venezia con il 78,6% di attrazione. Sul fronte degli investimenti, il PNRR ha rappresentato una leva decisiva: oltre 15 milioni per grandi apparecchiature tecnologiche già collaudate, 12 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità in fase avanzata, oltre a importanti interventi strutturali a Venezia, Mestre, Dolo, Mirano e Chioggia. A questi si aggiungono progetti innovativi come la “Compassionate Leadership”, pensata per migliorare il benessere organizzativo del personale. “Non mancano le criticità - ammette Contato - “I giorni festivi consecutivi di fine dicembre hanno portato a un aumento degli accessi ai pronto soccorso, con picchi fino a un centinaio di pazienti in più rispetto alla media giornaliera di 679 accessi. Una pressione gestita grazie a protocolli organizzativi e all’attivazione preventiva dei cosiddetti “letti peso”, evitando situazioni di stazionamento prolungato in barella. Ma anche la difficoltà a reperire personale infermieristico

All’ospedale dell’Angelo l’Intelligenza

Artificiale entra in sala operatoria

alla lunga ci preoccupa. Il sistema comunque per ora regge. Per quanto riguarda l’\”Angelino\”, il nuovo blocco dell’ospedale mestrino, la prima pietra è prevista tra circa un anno e mezzo e per il 2030 dovrebbe essere realtà”. Il quadro economico resta impegnativo: a fronte di un bilancio da 1,6 miliardi, il disavanzo programmato è di circa 150 milioni. La sfida è rendere sostenibile la spesa – 4,4 milioni al giorno – garantendo qualità e sicurezza. La vera preoccupazione, guardando al futuro, è il personale, soprattutto infermieristico, in un contesto di calo demografico e concorrenza nazionale. Per questo l’Ulss investe su formazione, concorsi continui e misure di welfare per trattenere professionisti. “Tra le pieghe di questi dati - conclude Contato - ci sono sempre margini di miglioramento ma il bilancio finale è positivo”. L’Ulss 3 Serenissima si conferma una macchina complessa ma solida, capace di offrire risposte a un territorio variegato e delicato, e di rappresentare un punto di riferimento non solo sanitario, ma anche sociale, per l’intera area veneziana. Riccardo Musacco

L’Intelligenza Artificiale diventa una risorsa concreta anche nella chirurgia ortopedica dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre, dove sono stati eseguiti con successo i primi interventi di artroplastica totale di ginocchio supportati da algoritmi di AI. A guidare questa innovazione è l’Unità di Ortopedia diretta dal primario Alberto Ricciardi, che sottolinea come le nuove tecnologie rappresentino un alleato fondamentale per migliorare gli esiti clinici.

«Nel trattamento chirurgico del ginocchio – spiega Ricciardi – il nostro obiettivo è ottenere risultati sempre più efficaci e duraturi, garantendo al paziente la migliore qualità di vita possibile. Un intervento pianificato in modo accurato, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, riduce il rischio di complicanze e allontana la necessità di future revisioni protesiche». L’AI non sostituisce il chirurgo, ma lo affianca nel processo decisionale, fornendo strumenti di analisi avanzata. Gli interventi di protesizzazione del ginocchio, infatti, devono rispettare tre principi fondamentali: correggere le deformità, mantenere l’allineamento più adatto al singolo paziente e assicurare la stabilità della nuova articolazione. Il sistema adottato a Mestre si basa su una pianificazione preoperatoria ottenuta da immagini di risonanza magnetica, elaborate da un algoritmo di intelligenza artificiale che suggerisce il posizionamento ottimale della protesi. Grazie a questo supporto tecnologico, i chirurghi possono adottare il cosiddetto neutral boundary alignment, un approccio che consente di personalizzare l’allineamento della protesi in base alle caratteristiche anatomiche del paziente. Il sistema è in grado di gestire anche situazioni complesse, come gravi deviazioni in varo o valgo, calcolando lo stato pre-artrosico del ginocchio e aiutando a correggere in modo mirato le deformità presenti. Il piano operatorio elaborato dall’AI viene comunque attentamente valutato e validato dal chirurgo, prima di procedere alla realizzazione di guide chirurgiche personalizzate. Queste guide, costruite su misura sull’anatomia del paziente, permettono un posizionamento preciso delle componenti femorale e tibiale della protesi. «I benefici clinici sono molteplici – conclude Ricciardi –: oltre a un miglior risultato finale, si riducono i tempi dell’intervento grazie all’eliminazione di alcune fasi tipiche della chirurgia tradizionale. Questo comporta anche un minor rischio di infezioni e una diminuzione delle perdite di sangue, a tutto vantaggio della sicurezza e del recupero del paziente».

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