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laPiazza del Miranese Sud - Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

del Miranese Sud

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

Mirano, la “Stazione di Posta” in villa Dissegna sarà completata entro l’anno. Stabile il numero di persone aiutate nel 2025 rispetto all’anno precedente

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

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SPINEA: PRONTA LA NUOVA SCUOLA GIUSEPPE UNGARETTI

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

Dopo mesi di lavori rallentati dal maltempo, il nuovo plesso di via Pascoli accoglierà circa 380 studenti

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Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Servizi alle pagg. 6 e 7
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Caterina Gallo vola a Plovdiv

C’è anche Caterina Gallo tra i convocati ufficiali per i Campionati Europei Indoor di tiro con l’arco, in programma a Plovdiv, in Bulgaria. La giovane arciera veneziana, tesserata per la US San Marco Stigliano di Santa Maria di Sala, vestirà l’azzurro nella categoria Under 21, specialità compound, confermando un percorso di crescita costante che negli ultimi anni l’ha portata a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama nazionale e internazionale. Talento, determinazione e una dedizione quotidiana al lavoro sono gli elementi che hanno accompagnato la sua maturazione sportiva. Prestazioni solide, risultati di rilievo come il bronzo mixed team under 21 ai mondiali di Winnipeg in Canada e una continuità tecnica sempre più evidente non sono passati inosservati agli occhi dello staff azzurro, che ha scelto di puntare su di lei per una rassegna continentale di altissimo livello. A Plovdiv il confronto sarà con le migliori giovani arciere d’Europa, in un contesto competitivo che rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. La convocazione agli Europei Indoor è un traguardo prestigioso, ma per Caterina Gallo assume anche il valore di un nuovo punto di partenza. Indossare la maglia azzurra significa responsabilità, consapevolezza e ambizione: qualità che l’arciera veneziana ha già dimostrato di possedere, dentro e fuori il campo di gara. Prima della partenza per la Bulgaria, l’atleta è stata ospite a Ca’ Venezia, invitata dal settore giovanile del club calcistico lagunare per un incontro dedicato ai valori dello sport, tra impegno, sacrificio e spirito di squadra. Un momento di confronto con i più giovani, nel segno di un esempio positivo. A sottolineare l’orgoglio del territorio è intervenuto anche il vicesindaco e assessore allo sport di Santa Maria di Sala, Daniel Basso: “Voglio congratularmi con Caterina Gallo per i suoi risultati e per il grande impegno che mette “in campo” ogni giorno. La disciplina del tiro con l’arco, come ogni sport, necessita di grande impegno e di costante allenamento. Caterina e i suoi compagni della US San Marco Stigliano sono ormai giovani professionisti che si allenano per molte ore al giorno. Per il Comune di Santa Maria di Sala è una soddisfazione e un orgoglio avere eccellenze sportive di così grande valore”.

Riccardo Musacco

Convocata in Nazionale
Under 21 per gli Europei di Tiro con l’arco

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Padova è sempre stata un’eccellenza anche nei percorsi di recupero per i detenuti. Le esperienze al Due Palazzi hanno fatto scuola e vengono citate nei convegni internazionali come l’esempio di un carcere che non si limita a “stoccare” condannati, ma che trasforma nuove vite. Eppure, oggi, quel modello scricchiola sotto il peso di un sovraffollamento che tocca il 155% e di scelte che sembrano voler smantellare anni di faticosa ricostruzione umana. Uno dei drammi più recenti ha coinvolto un uomo di settant’anni, recluso in Alta Sicurezza. Non era un numero, era una persona inserita da anni in attività lavorative che avevano riempito le sue giornate e cambiato il suo orizzonte. La sua colpa? L’angoscia di un trasferimento improvviso, annunciato senza spiegazioni, che avrebbe cancellato con un colpo di spugna legami, impegni quotidiani e una prospettiva di “vita dignitosa” costruita con fatica. Quando lo Stato decide di spostare detenuti ormai stabilizzati, interrompendo percorsi di studio universitari o laboratori professionali, non sta applicando la legge: sta compiendo quella che molti definiscono una “regressione trattamentale”. A La Giudecca di Venezia, a metà di questo mese, si è tolta la vita una giovane donna, italiana, di 32 anni. Se togliamo la prospettiva del domani a chi sta cercando di espiare le proprie colpe, non resta che il vuoto. E il vuoto, in carcere, uccide. Realtà del volontariato sociale, impegnate in carcere quotidianamente, non stanno semplicemente aiutando i detenuti a “far passare il tempo”. Stanno investendo, oltre che sul recupero di centinaia di persone, sulla sicurezza di noi tutti. I dati parlano chiaro: dove c’è lavoro e formazione, la recidiva crolla sotto il 10%. Dove c’è solo ozio e sovraffollamento, si creano nuovi criminali o, peggio, si alimentano i cimiteri. È necessario che la politica locale e nazionale metta queste realtà nelle condizioni di lavorare al meglio. Dare dignità ai detenuti significa anche non spezzare i legami affettivi. Il lavoro in carcere non è un privilegio, è la spina dorsale della rieducazione, per questo il terzo settore va sostenuto, anche con più psicologi e mediatori, per potenziale l’ascolto. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pretendere un carcere che funzioni come un’officina di nuove vite, non come un vicolo cieco.

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Miranese

Cambiamenti climatici. Si passa dall’emergenza alla pianificazione

Conclusa la prima analisi delle criticità idrauliche

Avviati gli interventi urgenti e definito il percorso verso un Piano comunale di adattamento climatico

M irano compie un passo importante nel percorso di adattamento ai cambiamenti climatici, segnando il passaggio da una gestione prevalentemente emergenziale a una strategia strutturata di prevenzione e pianificazione del territorio. Un cambio di approccio reso necessario dagli eventi meteorologici estremi che nel corso del 2025 hanno colpito con particolare intensità alcune aree del comune, mettendo in evidenza criticità idrauliche non più rinviabili. Si è infatti conclusa la prima fase di analisi delle vulnerabilità del territorio, affidata a uno studio di ingegneria specializzato e concentrata sulle zone che gli eventi atmosferici hanno dimostrato essere più esposte al rischio di allagamento. La relazione tecnica preliminare è già stata consegnata all’Amministrazione comunale, mentre un secondo livello di approfondimento è atteso entro il mese di febbraio. L’analisi, basata su sopralluoghi, rilievi e valutazioni funzionali delle dorsali idrauliche urbane e periurbane, ha consentito di individuare le principali criticità del sistema di drenaggio e di definire una prima gerarchia di interventi. Questa base conoscitiva rappresenta il punto di partenza per l’attivazione di azioni mirate di mitigazione, con particolare attenzione agli interventi in grado di ridurre il rischio nel breve periodo e di migliorare l’efficienza complessiva della rete idraulica comunale. Alcuni interventi concreti sono già

stati avviati: Veritas ha eseguito operazioni di pulizia e verifica delle condotte nelle aree di via Porara e via Villafranca, contribuendo a migliorare il deflusso delle acque nelle zone più vulnerabili. Sono inoltre in corso gli interventi del Consorzio di Bonifica lungo l’asse di viale Venezia.

Parallelamente è stato avviato un lavoro di coordinamento con il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive per programmare le opere sulla rete di scolo afferente il fiume Menegon, nella quale confluiscono le acque provenienti dalle aree di via Wolf Ferrari, via Porara, via Aldo Moro e via Viasana.

Un primo nucleo operativo che si inserisce all’interno di un piano di azioni più ampio e strutturato, destinato a interessare progressivamente l’intero territorio comunale. La presentazione pubblica dello studio e del piano di azioni è prevista per il mese di marzo e costituirà un momento di informazione e confronto con la cittadinanza. «Gli eventi estremi che hanno colpito Mirano negli ultimi mesi – dichiara il sindaco Tiziano Baggio – ci hanno dimostrato che non è più sufficiente intervenire solo dopo l’emergenza. Abbiamo scelto di investire sulla conoscenza e sulla pianificazione, e oggi possiamo definire priorità chiare e attivare da subito le azioni più urgenti». Nel frattempo il Comune ha assegnato 11.000 euro di contributi per 24 interventi realizzati da privati cittadini a tutela delle abitazioni, sia singole sia con-

dominiali. Un segnale concreto di attenzione verso chi ha subito maggiormente le conseguenze del cambiamento climatico. Il percorso avviato rappresenta il primo passo verso la redazione del Piano Comunale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che guiderà le scelte urbanistiche, infrastrutturali e ambientali dei prossimi anni, con l’obiettivo di rendere Mirano una città più sicura, resiliente e preparata alle sfide future.

Riccardo Musacco

Nuovo progetto al casello di Dolo-Mirano

“Il nuovo progetto di viabilità all’uscita del casello di Dolo-Mirano ci preoccupa molto”. A dirlo è Flavio Celegato, segretario della Lega di Mirano, che lancia l’allarme sugli effetti che le nuove soluzioni viarie potrebbero avere sul territorio, già fortemente provato dal traffico.

Secondo Celegato, la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente con l’entrata in funzione del nuovo polo logistico, destinato ad attirare un flusso consistente di mezzi pesanti. “Il traffico è già notevole in determinati orari – sottolinea – e con l’apertura del polo logistico rischia di diventare insostenibile, portando a far morire definitivamente Vetrego. Mirano ha già pagato un prezzo alto negli anni per il traffico di attraversamento”. Il timore è che i benefici economici dell’operazione si concentrino altrove. “Dolo incasserà le entrate economiche legate al nuovo polo logistico – continua

Celegato – mentre Mirano si ritroverà solo ed esclusivamente il traffico. Una situazione che riteniamo inaccettabile”. Da qui la richiesta all’amministrazione comunale di fare chiarezza sull’origine del progetto e di battersi per soluzioni alternative, come “un nuovo casello o la riapertura di Roncoduro o Albarella, come già richiesto anche dal nostro consigliere regionale Andrea Tomaello”. Sulla stessa linea la consigliera comunale Elena Coi, che invita alla prudenza. “Cercheremo di capire meglio la reale volontà dell’amministrazione in merito a questo progetto e al futuro della viabilità del Miranese – afferma –. Abbiamo già molti problemi

legati alla chiusura di via Bollati e via Rio e all’aumento esponenziale del traffico in altre strade”. Il timore, condiviso dalla Lega, è che interventi pensati per migliorare la mobilità finiscano invece per peggiorarla. “Non vorremmo mai – conclude Coi – che nuove soluzioni viarie aggravassero una situazione già critica”. (r.m.)

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Focus povertà/1. Mirano punta sul “Centro per l’Inclusione e la Comunità”

La “Stazione di Posta” in villa Dissegna sarà completata entro l’anno

I l Comune di Mirano punta a completare con la prima parte del 2026, il progetto della “Stazione di Posta” che è Centro per l’Inclusione e la Comunità, un centro d’accoglienza per orientare e fornire beni e servizi essenziali a persone in condizioni di marginalità sociale anche estrema. Con questa struttura vengono infatti garantiti accesso a beni e servizi per l’igiene e il decoro personale, servizi di mediazione culturale e orientamento a persone che versano in condizione di bisogno, emarginazione e fragilità. “Il finanziamento della ”Stazione di Posta” - spiega l’assessore comunale al sociale Federico Caldura - è stato ottenuto dall’Ambito Territoriale Sociale Ven_13, di cui fanno parte i Comuni del Miranese e della Riviera del Brenta con capofila il Comune di Mira e vede il Comune di Mirano come soggetto referente per la realizzazione. Va precisato che la “Stazione di Posta”, nel contesto dell’ambito Ven 13 , ha assunto la forma del centro servizi e non è un dormitorio per senza fissa dimo-

ra”. Il finanziamento complessivo è di un milione e 90 mila euro riguarda: 910 mila euro per opere strutturali (adattamento dell’edificio comunale Barchessa di Villa Dissegna, in via Marconi n. 1 a Mirano, che sarà la sede del Centro). Il completamento dei lavori è in dirittura d’arrivo, nel rispetto dei tempi stabiliti dal Pnrr nonostante alcuni imprevisti strutturali. E poi: 180 mila euro per la gestione. Il servizio è già stato attivato ad ottobre 2024 presso “strutture ponte”, in attesa del completamento dei lavori della sede di villa Dissegna. “Il “Centro per l’inclusione e la comunità” - continua l’assessore - si inserisce all’interno di un progetto più ampio (denominato Raising) che mette insieme e coordina tre progettualità distinte: il Centro per l’inclusione e la comunità di Mirano, il Pronto Intervento Sociale e il Progetto Homeless”. Raising nasce dalla consapevolezza che, nel territorio dei 17 Comuni, le marginalità più diffuse si manifestano all’interno delle abitazioni e raramente si traducono in condi-

zioni di senza fissa dimora. Episodi di violenza domestica, allontanamenti urgenti e nuclei familiari in difficoltà abitativa temporanea rappresentano le situazioni più frequenti a cui i servizi sono chiamati a rispondere. “A titolo di esempio - sottolinea l’assessore - il Pronto Intervento Sociale, attivo dal 2025 in tutti i 17 Comuni dell’Ambito, ha gestito nei primi

5 mesi di attività 56 interventi, di cui 26 legati a situazioni di violenza domestica e 24 a famiglie con minori in difficoltà abitativa. Dati che restituiscono in modo chiaro la tipologia di emergenze a cui il sistema dei servizi è chiamato a dare risposta”. Attraverso il Pronto Intervento Sociale, il Centro per l’inclusione e la comunità, l’equipe Homeless ma anche la colla-

A Mirano il numero delle persone in difficoltà aiutate nel 2025 è rimasto stabile

La spesa complessiva del Comune di Mirano per il sociale (comprensiva di personale, servizi, contributi e assistenza) nel 2024 è stata di 3 milioni e 300 mila euro. Il bilancio del 2025 ha confermato il finanziamento per il sociale del 2024. Il report dettagliato dei servizi e il numero dei relativi beneficiari sarà elaborato più avanti ma risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente. Il Comune poi illustr interventi legati al tema dell’inclusione sociale, riferiti a fi-

nanziamenti che coinvolgono l’ambito territoriale sociale Ven_13 e destinati a residenti. Sono destinatari di “Assegno d’inclusione” 101 persone. Sono 117 le famiglie residenti aiutate con i bandi per famiglie fragili, gli “Interventi regionali per l’Inclusione – Ria” (Reddito Inclusione Attiva) sono 11, gli interventi regionali per l’Inclusione – SoA (Sostegno all’Abitare) 13. Gli interventi di mediazione scolastica 13, il “Pronto Intervento Sociale” attivato a marzo 2025 segue 7 casi. Nel progetto

della “Stazione di Posta” sono coinvolti 19 residenti su 122 complessivi “Questi interventi si sottolinea dal Comune si affiancano all’attività ordinaria dei servizi sociali del Comune di Mirano, che comprende contributi economici, sostegno all’abitare e ulteriori azioni (assistenza domiciliare, Centro diurno “Arcobaleno”, trasporto sociale, consegna pasti a domicilio, progetto sollievo Alzheimer, progetti di supporto al reddito) finalizzate alla riduzione del disagio adulto. (a.a.)

borazione con l’Emporio Solidale presente nell’edificio accanto, il progetto intende offrire risposte tempestive, integrate e proporzionate ai bisogni reali del territorio. Raising è un progetto di ambito, riguarda tutti i 17 Comuni, è interamente finanziato da fondi dedicati, e non grava sui bilanci dei singoli enti locali.

Alessandro Abbadir

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Focus povertà/2. L’assessore Loredana Mainardi ammette una situazione difficile

“Sempre più richieste di protezione sociale per anziani e donne”

P overtà a Spinea, come è andata? Il Comune interpellato ha cercato di fare una analisi della situazione confrotando i dati con l’anno precedente. “Per quanto riguarda i dati amministrativi disponibili, non si registrano incrementi significativi nelle domande di contributo. A livello generale si avverte una sensazione diffusa di impoverimento e di aumento della povertà, in termini di povertà relativa e percepita: le persone si sentono più fragili - dichiara l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Spinea, Loredana Mainardi, sottolineando come questo quadro emerga dal contatto diretto con i cittadini. Il Comune di Spinea è al fianco delle persone che vivono situazioni di difficoltà e personalmente incontro chiunque chieda aiuto: la disponibilità dell’amministrazione è massima”. Poi i dati nel dettaglio degli interventi e aiuti portati avanti sul territorio. Nel 2024 (ultimo dato disponibile del Comune), 245 famiglie con minori sono state seguite dai Servizi Sociali comunali, in linea con le 242 del 2023. Di queste, 102 hanno ricevuto contributi economici e sono comprensivi di contributi

Asilo Nido, Povertà Educativa, integrazione al reddito. Il Comune ha erogato contributi anche a 35 adulti e 21 immigrati, su un totale rispettivamente di 314 e 175 prese in carico. I beneficiari dell’Adi, l’assegno di inclusione ex reddito

di cittadinanza, è invece in carico all’Ambito territoriale (non al Comune) e ha riguardato 98 nuclei familiari. Sono stati inoltre presi in carico 532 utenti anziani per supportare situazioni di parziale o totale non autosufficienza. L’assessora Loredana Mainardi aggiunge: “Se le richieste di contributi economici rimangono stabili, i nostri servizi sociali segnalano che risulta in crescita la domanda di tutele sociali, in particolare per le persone anziane e per le donne. Un incremento che evidenzia un contesto di maggiore fragilità e di crescente bisogno di protezione sociale”. Complessivamente, il Comune ha di Spinea ha confermato gli stanziamenti a sostegno delle famiglie già previsti lo scorso anno. Nel dettaglio, circa 100.000 euro sono stati destinati ai contributi diretti di sostegno al

reddito, invariati rispetto al 2025. In aumento la quota destinata al supporto al pagamento delle rette delle case di riposo: nel 2023 era di 290.000 euro, nel 2024 di 320.000 euro, salita nel 2025 a 400.000 e confermata nel 2026 con 410.000 euro. Il contributo del Comune di Spinea per i buoni pasto ammonta nel 2025 a 208.000 euro e 95.000 euro sono stati destinati per contribuire al pagamento delle rette degli asili nido (finanziati dallo Stato). Insomma una situazione per nulla rassicurante che porta alla necessità di dare nuove risposte a nuove povertà che si fanno avanti in modo sempre più complesso che nei prossimi anni con l’esplosione di un numero di anziani sempre più alto rischia di diventare insostenibile a ogni sistema di welfare pensato finora. Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Dati stabili, ma disagio in crescita: nel 2024 il Comune ha seguito oltre 200 famiglie e centinaia di anziani

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L’assessore Loredana Mainardi

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Parte l’ascolto dei cittadini per una città più ciclabile

P rosegue a Mirano il percorso di valorizzazione della mobilità ciclabile, con l’obiettivo di rendere la rete dei percorsi più sicura, riconoscibile e funzionale alla vita quotidiana. In coerenza con il programma di mandato e con gli obiettivi del PUMS e del Piano Generale del Traffico Urbano recentemente adottati, l’Amministrazione comunale ha avviato una nuova fase del lavoro, fondata sull’ascolto diretto dei cittadini. Da lunedì 2 febbraio sono infatti partite le interviste ai residenti che si muovono in bicicletta. I consulenti incaricati dal Comune sono presenti nelle vie e nelle piazze di Mirano per raccogliere esperienze, criticità e suggerimenti da chi utilizza la bici ogni giorno, per lavoro, studio o tempo libero. Un’iniziativa pensata per affiancare l’analisi tecnica della rete ciclabile con il punto di vista di chi vive quotidianamente lo spazio urbano. Mirano dispone già di una rete articolata di piste ciclabili e strade secondarie, ma questa dotazione non viene ancora percepita come un sistema continuo e facilmente leggibile. È quanto emerso dal primo incontro di lavoro tenutosi lo scorso 11 dicembre con associazioni, commercianti e operatori del territorio, durante il quale sono stati affrontati i temi della sicurezza, della segnaletica e della convivenza tra le diverse modalità di spostamento. Tra le priorità individuate figurano il miglioramento della continuità dei percorsi, una segnaletica più chiara e uniforme e la disponibilità di spazi sicuri per la sosta delle biciclette. Il percorso avviato dall’Amministrazione non si limita agli interventi infrastrutturali, ma punta a costruire una visione complessiva della ciclabilità come parte integrante della mobilità urbana. In questo quadro si inseriscono anche i lavori in corso per la realizzazione delle piste ciclabili di via Scaltenigo e via Caltana, quest’ultima di competenza della Città Metropolitana di Venezia, insieme alle iniziative di sensibilizzazione e agli incontri dedicati alla sicurezza stradale. “Per migliorare la ciclabilità di Mirano – dichiara l’assessora alla mobilità sostenibile e partecipazione Elena Spolaore – abbiamo scelto di lavorare su un progetto integrato che

unisce infrastrutture, comunicazione e cartellonistica. Rendere la città realmente ciclabile significa non solo costruire nuove piste, ma anche rendere leggibili e condivisi gli spazi della mobilità quotidiana. Dopo un primo confronto con gli stakeholder locali, ora diamo voce direttamente ai cittadini”. Le interviste rappresentano così un tassello fondamentale di un processo partecipato che mira a costruire una città più accessibile, sicura e attenta alle esigenze di tutte e tutti, facendo della mobilità ciclabile una scelta concreta e quotidiana.

Partito a Mirano il progetto ”BALLI-AMO”

Dalla collaborazione tra Parkinsoniani Associati e Soroptimist International Club Miranese Riviera del Brenta nasce BALLI-AMO, un progetto innovativo che mette al centro la persona e non la malattia. Un percorso pensato per le persone affette da Parkinson, che utilizza il linguaggio universale della danza e della musica come strumento di espressività, relazione e benessere psicofisico. BALLI-AMO non è solo un ciclo di lezioni di danza, ma uno spazio di incontro e di rinascita, in cui il movimento diventa occasione di ascolto, condivisione e cura. Il progetto prevede lezioni settimanali della durata di tre mesi, a partire dallo scorso lunedì 2 febbraio, condotte da un’ insegnante professionista affiancata da un’ educatrice qualificata. Le attività si svolgono

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Ascoltaci in tutto il Veneto in

in un contesto accogliente, a numero chiuso, pensato per garantire attenzione, sicurezza e qualità dell’esperienza. Attraverso esercizi di improvvisazione, momenti di coreografia e composizione condivisa, il percorso mira a migliorare mobilità, equilibrio e coordinazione, contribuendo allo stesso tempo a rafforzare autostima, fiducia in sé e il senso di appartenenza al gruppo. La danza diventa così uno strumento terapeutico e relazionale, capace di favorire il benessere globale della persona e di contrastare l’isolamento che spesso accompagna la malattia. Il progetto è patrocinato dall’ULSS 3 Serenissima e dal Comune di Mirano, a conferma del valore sociale e sanitario dell’iniziativa. BALLI-AMO si concluderà il 17 aprile 2026 con un incontro pubblico presso il Teatro di Villa Belvedere, aperto alla comunità e ai professionisti del settore. Un momento di restituzione e confronto per condividere risultati, buone pratiche e una visione della cura che mette al centro la relazione e la dignità della persona. Referenti del progetto sono Mariagrazia Salviato, Francesca Meneghello, Francesca Manganello e Isabella Renzulli. (r.m.)

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Avviato il monitoraggio del PAESC

Il Comune di Mirano ha dato ufficialmente avvio, a fine 2025, alle attività di monitoraggio biennale del PAESC – il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima adottato nel 2021 – rafforzando un percorso che intreccia pianificazione ambientale, coinvolgimento della cittadinanza e attenzione alle nuove generazioni. Il PAESC rappresenta lo strumento con cui l’Amministrazione comunale ha fissato obiettivi chiari e ambiziosi: ridurre almeno del 40% le emissioni di CO entro il 2030 e aumentare la capacità del territorio di adattarsi ai cambiamenti climatici, in coerenza con gli impegni del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia. Efficienza energetica, fonti rinnovabili, mobilità sostenibile e resilienza urbana sono i pilastri di una strategia che negli ultimi anni ha già prodotto risultati concreti. Il primo monitoraggio, approva-

to nel 2024, ha infatti certificato un significativo calo delle emissioni, grazie alle azioni avviate dal Comune e al potenziamento di iniziative come la forestazione urbana, le comunità energetiche, la mobilità sostenibile e i progetti di sensibilizzazione ambientale. Proprio il coinvolgimento delle scuole è uno degli elementi qualificanti del nuovo ciclo di monitoraggio. Dopo la realizzazione di un libretto divulgativo destinato agli studenti, con l’avvio del Full Report e dell’analisi aggiornata dei dati, da gennaio 2026 sono partite le attività di divulgazione nelle scuole secondarie di primo grado. Le lezioni hanno coinvolto le classi seconde e terze degli istituti “Leonardo da Vinci” di Mirano e Scaltenigo, riscuotendo grande interesse, e proseguiranno a marzo alla scuola “G. Mazzini”. Durante gli incontri, realizzati dal Comune con il supporto degli

esperti di eMateria, gli studenti hanno approfondito i temi dei cambiamenti climatici, delle strategie di mitigazione e adattamento e del ruolo del PAESC nel governo del territorio. Non solo teoria: i ragazzi sono stati chiamati a lavorare in gruppo su proposte concrete, immaginando di essere Sindaco o Dirigente comunale e scegliendo, entro un budget definito, gli interventi più efficaci per rendere la propria scuola sostenibile e ridurre le emissioni di CO . Un metodo che ha reso la sostenibilità un’esperienza concreta, partecipata e stimolante.

Nel corso della primavera 2026 si concluderanno le attività di raccolta e analisi dei dati del monitoraggio biennale, con la presentazione del Full Report che sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale. Parallelamente, l’adesione alla Rete dei Comuni Soste-

nibili ha avviato la redazione del Rapporto di Sostenibilità, uno strumento che analizzerà Mirano alla luce dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, integrando gli aspetti ambientali con quelli sociali ed economici.

“Con il monitoraggio del PAESC, il Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e l’ingresso nella Rete dei Comuni Sostenibili – sot-

Presentati i vincitori del bando 2025 di Fondazione Riviera-Miranese

La Sala Conferenze di Villa Errera, a Mirano, ha ospitato nelle scorse settimane la presentazione ufficiale dei dodici progetti sociali e culturali vincitori del Bando 2025 promosso dalla Fondazione di Comunità Riviera-Miranese, emanazione locale della Fondazione di Venezia. Un appuntamento che va oltre la semplice illustrazione delle iniziative finanziate. Attraverso il bando, la Fondazione ha potuto mettere a disposizione del territorio 65 mila euro complessivi, risorse che nel 2025 entreranno in circolo grazie alla capillarità delle associazioni selezionate. I progetti sono stati scelti dal Consiglio di Amministrazione tra numerose candidature, valutandone la coerenza con gli obiettivi del bando e l’impatto sociale e culturale generabile. “Il bando è lo strumento principale con cui la Fondazione Riviera-Miranese agisce nel territorio” – ha

spiegato la presidente Monica Nonis, entrata in carica con il nuovo CdA nella primavera 2025 – “Ogni anno contribuisce alla realizzazione di progetti che perseguono la crescita della comunità e finalità di interesse generale”. Le iniziative vincitrici restituiscono un quadro vivace e articolato. Tra queste, il progetto “Conoscere le parole per conoscere la città” del C.I.S.M. di Spinea, dedicato all’integrazione scolastica e linguistica degli studenti stranieri; “Arcipelago. Verso comunità educanti” dell’associazione Echidna di Mirano, che utilizza teatro, canto ed educazione al paesaggio come strumenti formativi; e “Ritorno in scena” di Famiglie e Abilità di Camponogara, pensato per riattivare il teatro storico del Castello Rosso come spazio inclusivo e comunitario. Non sono mancate le proposte legate ai giovani e all’ambiente, come “Il mondo è nostro 2.0” dell’asso-

tolinea l’assessora all’Ambiente Elena Spolaore – vogliamo rendere Mirano una città più sostenibile con un approccio olistico, capace di guardare al futuro e alle generazioni che verranno”. Un percorso di trasparenza e condivisione che punta a fare della sostenibilità una responsabilità collettiva.

getti musicali e teatrali come il Festival Jazz a Mira e iniziative dedicate alle nuove narrazioni e alla partecipazione intergenerazionale. Dodici progetti diversi ma accomunati da una stessa visione: valorizzare un territorio ampio, omogeneo e popolato da oltre 270 mila persone, rafforzando reti, relazioni e senso di appartenenza. (r.m.)

Riccardo Musacco
L’assessora all’ambiente Elena Spolaore

Territorio. 7,5 milioni di investimenti pubblici

A Scaltenigo aggiornamento del Piano di Protezione Civile

P roseguono gli incontri promossi dall’Amministrazione comunale di Mirano per confrontarsi con i cittadini e presentare l’aggiornamento del Piano di Protezione Civile. Nelle scorse settimane la frazione di Scaltenigo ha ospitato una partecipata serata dedicata alla sicurezza e alla prevenzione, occasione anche per fare il punto sulle opere pubbliche realizzate, in corso di realizzazione e programmate. “La Protezione Civile non è solo intervento durante le emergenze, ma soprattutto prevenzione, conoscenza dei rischi e pianificazione”, ha dichiarato il Sindaco Tiziano Baggio. “Aggiornare il Piano e condividerlo con i cittadini significa costruire una comunità più consapevole e preparata”. Durante l’incontro il Gruppo Comunale di Protezione Civile, coordinato da Tiziana Casarin, ha illustrato le proprie attività e ha distribuito un opuscolo informativo disponibile anche in Municipio e sul sito del Comune. Particolare attenzione è stata dedicata al rischio idraulico, con la presentazione pubblica del piano di azioni prevista per marzo, frutto di uno studio delle criticità e delle problema-

tiche emerse nel 2025. “Gli effetti dei cambiamenti climatici ci impongono un approccio più strutturato, basato su analisi tecniche e strategie di prevenzione”, ha spiegato il Sindaco. L’incontro ha anche offerto l’occasione di fare il punto sulle opere pubbliche a Scaltenigo: dagli interventi già conclusi alla manutenzione straordinaria fino ai cantieri attualmente in corso. In totale, dal 2022 a oggi, sono stati investiti 7,5 milioni di euro, destinati a mobilità e sicurezza stradale, impianti sportivi, cimitero, scuole e illuminazione pubblica a LED. Tra le opere più rilevanti in corso vi sono la realizzazione del nuovo Ciclodromo e la riqualificazione energetica delle scuole “Leonardo da

Inaugurato il nuovo laboratorio di scienze

Vinci” e “Giosuè Carducci”, con completamento previsto entro la fine della primavera 2026. Un capitolo a parte è dedicato alla mobilità sostenibile: partiranno entro la primavera i lavori per la pista ciclabile che collegherà Scaltenigo e Mirano, mentre nuovi collegamenti lungo via Caltana rafforzeranno il ruolo della frazione nella rete di mobilità lenta del territorio. “Parliamo di investimenti concreti, visibili e utili, pensati per migliorare la qualità della vita dei cittadini”, ha evidenziato il Sindaco. “Investire in prevenzione, sicurezza, sport, scuole e mobilità sostenibile significa prendersi cura delle persone e dei luoghi”. Oltre agli interventi infrastrutturali, l’Amministrazione ha sottolineato le azioni a carattere sociale e culturale, come la panchina rossa contro la violenza di genere, l’attivazione dei gruppi di Controllo di Vicinato, contributi alle scuole e cura del Centro Civico. Gli incontri con la cittadinanza proseguiranno nelle altre frazioni: il prossimo appuntamento è a Vetrego, per continuare il dialogo su sicurezza, territorio e sviluppo sostenibile.

Riccardo Musacco

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È stato inaugurato nelle scorse settimane il nuovo laboratorio di scienze del Liceo scientifico Majorana-Corner di Mirano, risultato del prestigioso secondo premio ottenuto al Concorso nazionale Mad for Science 2025, promosso da Fondazione Diasorin ETS. Un riconoscimento di rilievo, del valore di 45 mila euro, destinato al potenziamento degli spazi e delle dotazioni dedicate alla sperimentazione scientifica. Il premio è stato assegnato grazie al progetto “DNA, piante e innovazione: la sfida per un’acqua pulita”, con cui le studentesse del team vincitore hanno affrontato il tema dell’inquinamento delle acque reflue di origine industriale e agricola. Al centro della ricerca l’utilizzo della pianta acquatica Lemna minor, studiata per la sua capacità di assorbire sostanze inquinanti e per le potenzialità applicative, anche su larga scala, in sistemi innovativi di depurazione delle acque attraverso le biotecnologie. La cerimonia inaugurale si è svolta nell’aula magna dell’Istituto alla presenza delle autorità scolastiche e istituzionali, tra cui la dirigente scolastica Monica Guaraldo, il sindaco di Mirano Tiziano Baggio, l’assessora all’Istruzione Maria Francesca Di Raimondo, il direttore generale della Città Metropolitana di Venezia Nicola Torricella e la presidente della Fondazione Diasorin Francesca Pasinelli. Durante l’evento le studentesse hanno illustrato il progetto, raccontando il percorso di ricerca, le competenze acquisite e il valore formativo dell’esperienza. “Il nuovo laboratorio consente di dare continuità a un lavoro di ricerca autentico, trasformando l’esperienza del concorso in una risorsa stabile per la didattica”, ha sottolineato la docente team leader Alessandra Scarpa. Un concetto ribadito anche dalla dirigente Guaraldo, che ha evidenziato come il laboratorio rappresenti “un investimento concreto sul metodo scientifico e sulla crescita degli studenti”. (r.m.)

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Accordo con le suore Canossiane, il Comune acquisterà l’asilo “Sacro Cuore”

L’annuncio del sindaco Arpi durante la festa del patrono e confermato in Consiglio. “Un presidio educativo e sociale da tutelare”

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un’offerta pedagogica di eccellenza che da decenni accompagna la crescita dei bambini”. Proprio per questo, sin dall’insediamento della nuova amministrazione lo scorso giugno, il tema dell’asilo è stato posto in cima all’agenda politica. Dopo un’attenta analisi delle alternative, comprese le possibilità di utilizzare altri immobili comunali o di costruire una nuova struttura, la scelta è ricaduta sull’acquisizione dell’attuale sede. Le verifiche tecniche e demografiche hanno infatti escluso soluzioni diverse come sostenibili o vantaggiose. “La priorità – ha ribadito Arpi – è garantire la continuità del servizio e salvaguardare un patrimonio che nei fatti appartiene a tutta la frazione”.

Dal punto di vista finanziario, l’operazione sarà coperta in gran parte nel 2026 grazie all’avanzo di amministrazione e alle risorse ottenute dalla vendita di quote Veritas, senza intaccare gli investimenti sulle opere pubbliche. Le restanti tranche saranno distribuite tra il 2027 e il 2028, quando l’asilo entrerà definitivamente nel patrimonio comunale. L’intero percorso ha già ottenuto il parere favorevole dell’organo di revisione dei conti.

posto in cima all’agenda politica. Dopo un’attenta analisi delle alternative, comprese le possibilità di utilizzare altri immobili comunali o di costruire una nuova struttura, la scelta è ricaduta sull’acquisizione dell’attuale sede. Le verifiche tecniche e demografiche hanno infatti escluso soluzioni diverse come sostenibili o vantaggiose. “La priorità – ha ribadito Arpi – è garantire la continuità del servizio e salvaguardare un patrimonio che nei fatti appartiene a tutta la frazione”.

Ambiente solido e percorso di crescita

L a scuola dell’infanzia “Sacro Cuore” di Veternigo diventerà patrimonio comunale. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal sindaco Alessandro Arpi, che ha scelto un momento altamente simbolico per comunicarlo: la festa di San Sebastiano, patrono della frazione, davanti a circa 250 persone riunite in palestra dopo la messa e ribadito poi nell’ultimo Consiglio comunale che ha votato all’unanimità l’atto di indirizzo. Una notizia attesa da mesi, che mette un punto fermo su una vicenda complessa e molto dibattuta, soprattutto sul piano politico. L’accordo con la Congregazione delle Suore Canossiane, proprietarie dell’immobile prevede un acquisto dilazionato in tre anni, con un risparmio di circa 100mila euro rispetto alla stima iniziale e una cifra complessiva di 625mila euro, inferiore alla perizia redatta dall’ente. Il sindaco Arpi ha sottolineato il valore dell’operazione non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto educativo e sociale. La scuola dell’infanzia “Sacro Cuore” di Veternigo diventerà patrimonio comunale. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dal sindaco Alessandro Arpi, che ha scelto un momento altamente simbolico per comunicarlo: la festa di San Sebastiano, patrono della frazione, davanti a circa 250 persone riunite in palestra dopo la messa e ribadito poi nell’ultimo Consiglio comunale che ha votato all’unanimità l’atto di indirizzo. Una notizia attesa da mesi, che mette un punto fermo su una vicenda complessa e molto dibattuta, soprattutto sul piano politico. L’accordo con la Congregazione delle Suore Canossiane, proprietarie dell’immobile, prevede un acquisto dilazionato in tre anni, con un risparmio di circa 100mila euro rispetto alla stima iniziale e una cifra complessiva di 625mila euro, inferiore alla perizia redatta dall’ente. Il sindaco Arpi ha sottolineato il valore dell’operazione non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto educativo e sociale. “La scuola dell’infanzia di Veternigo non è semplicemente un edificio scolastico – ha spiegato – ma un presidio fondamentale per la comunità, con radici profonde e

Il sindaco ha voluto ringraziare pubblicamente le Suore Canossiane per la disponibilità e lo spirito di dialogo dimostrati, riconoscendo il ruolo storico svolto dalla Congregazione nella gestione educativa della struttura. Soddisfazione arriva anche dall’opposizione, che pur rivendicando il lavoro svolto negli anni non ha mancato di sollevare critiche sul metodo di comunicazione adottato. Massimo Iovine di Civica Insieme ha parlato di “Giornata storica” per il paese mentre Gianpietro Spolladore ha ringraziato anche il “gruppo di mamme che hanno scelto di metterci la faccia”.

“La scuola dell’infanzia di Veternigo non è semplicemente un edificio scolastico – ha spiegato – ma un presidio fondamentale per la comunità, con radici profonde e un’offerta pedagogica di eccellenza che da decenni accompagna la crescita dei bambini”. Proprio per questo, sin dall’insediamento della nuova amministrazione lo scorso giugno, il tema dell’asilo è stato

Dal punto di vista finanziario, l’operazione sarà coperta in gran parte nel 2026 grazie all’avanzo di amministrazione e alle risorse ottenute dalla vendita di quote Veritas, senza intaccare gli investimenti sulle opere pubbliche. Le restanti tranche saranno distribuite tra il 2027 e il 2028, quando l’asilo entrerà definitivamente nel patrimonio comunale. L’intero percorso ha già ottenuto il parere favorevole dell’organo di revisione dei conti. Il sindaco ha voluto ringraziare pubblicamente le Suore Canossiane per la disponibilità e lo spirito di dialogo dimostrati, riconoscendo il ruolo storico svolto dalla Congregazione nella gestione educativa della struttura. Soddisfazione arriva anche dall’opposizione, che pur rivendicando il lavoro svolto negli anni non ha mancato di sollevare critiche sul metodo di comunicazione adottato. Massimo Iovine di Civica Insieme ha parlato di “Giornata storica” per il paese mentre Gianpietro Spolladore di Forza Italia ha ringraziato anche il “gruppo di mamme che hanno scelto di metterci la faccia”.

Riccardo Musacco

Iovine: “La sicurezza deve tornare al centro”

“N egli ultimi mesi Santa Maria di Sala è stata attraversata da una serie di episodi che non possono essere ignorati”. A parlare è Massimo Iovine, esponente della lista di opposizione Civica Insieme, che richiama l’attenzione sull’urgenza di riportare il tema della sicurezza al centro dell’agenda amministrativa. Spaccate negli esercizi commerciali a inizio anno, furti nelle abitazioni tra l’estate e la fine del 2025, atti vandalici contro strutture comunali – tra cui Villa Farsetti – e scorribande notturne di auto nelle aree scolastiche del capoluogo: “È evidente che il nostro territorio ha bisogno di un cambio di passo”. Da qui nasce l’interrogazione protocollata nel dicembre 2025 e discussa nel Consiglio comunale del 27 gennaio scorso, con cui Civica Insieme ha chiesto chiarimenti all’amministrazione sulle strategie da mettere in campo, sia sul fronte della sicurezza urbana sia su quello socio-educativo. “La sicurezza non deve diventare un terreno di scontro ideologico – sottolinea Iovine – ma un obiettivo condiviso da tutta la politica. In gioco c’è la tutela delle fasce più fragili, come anziani e per-

sone che vivono situazioni di disagio sociale, che sono le prime a subire le conseguenze di un clima di insicurezza diffusa”.

Secondo Iovine, il primo pilastro su cui intervenire è quello delle infrastrutture: “Il potenziamento della videosorveglianza e il ripristino delle telecamere non funzionanti sono imprescindibili, così come un serio intervento sull’illuminazione pubblica, che in alcune frazioni è obsoleta”. Un’azione che dovrebbe andare di pari passo con l’efficientamento energetico, per liberare risorse da reinvestire ulteriormente in sicurezza.

Il secondo nodo riguarda il presidio del territorio. “Bene il controllo di vicinato e i controlli ai varchi, ma non possiamo ignorare il tema delle carenze di personale e di risorse delle forze dell’ordine, Polizia locale compresa”, osserva. In questo quadro, Iovine torna a sollevare la questione della gestione associata della Polizia locale: “L’uscita dall’Unione dei Comuni del Miranese e le convenzioni con altri Comuni mostrano oggi tutti i loro limiti. Una gestione condivisa sarebbe più efficace nel lungo periodo”. Infine, l’aspetto

sociale e preventivo. “I progetti di educatori di strada e il lavoro con scuole, associazioni e parrocchie sono positivi, ma vanno potenziati, rafforzando il dialogo con gli enti sovracomunali, a partire dalle ATS”, conclude Iovine. “La sicurezza va affrontata in modo organico, integrato e intersezionale: solo così Santa Maria di Sala potrà rispondere in maniera seria e duratura a una domanda che i cittadini sentono oggi più che mai”.

Riccardo Musacco

Prende forma la nuova rotonda tra via Noalese e via Rivale

Procedono a ritmo sostenuto i lavori per la realizzazione della nuova rotonda all’incrocio tra via Noalese e via Rivale, a Santa Maria di Sala. L’opera, ormai in avanzato stato di costruzione, rappresenta un intervento infrastrutturale atteso da tempo e pensato in modo specifico per migliorare la sicurezza e la funzionalità di uno dei nodi viari più trafficati del territorio comunale. La rotonda sorge lungo la regionale Noalese, un’arteria particolarmente frequentata non solo dal traffico locale, ma anche dai numerosi mezzi pesanti diretti alla zona industriale. Proprio la presenza costante di veicoli commerciali e camion ha reso negli anni necessario un intervento capace di ridurre i rischi, rallentare le velocità e rendere più ordinata la circolazione. Il costo complessivo dell’opera ammonta a 1 milione e 100 mila euro ed è interamente sostenuto da Veneto Strade, confermando l’importanza sovracomunale dell’intervento. Oltre alla messa in sicurezza dell’incrocio, il progetto guarda anche alla mobilità sostenibile. A sud della rotonda è infatti previsto il collegamento con una pista ciclabile che condurrà direttamente verso il centro del capoluogo, favorendo spostamenti più sicuri e alternativi all’uso dell’auto. A nord dell’intersezione, invece, è programmata la realizzazione di un ulteriore tratto ciclabile, che sarà attuato successivamente grazie agli oneri di urbanizzazione a carico dei privati. Un disegno complessivo che integra viabilità, sicurezza stradale e percorsi ciclopedonali, migliorando la qualità degli spostamenti per residenti, lavoratori e utenti della zona industriale. Il completamento dell’intervento è previsto entro la primavera. Una volta conclusa, la nuova rotonda contribuirà in modo significativo a rendere più sicuro e scorrevole un tratto strategico della Noalese, rispondendo a un’esigenza concreta del territorio e degli automobilisti che lo attraversano ogni giorno. (r.m.)

Massimo Iovine

L’edificio. Trasloco in concomitanza con la festa di Santa Francesca Romana

Apre il 10 marzo la nuova scuola secondaria “Giuseppe Ungaretti”

L’assessora Martignon:

“I lavori stanno procedendo a pieno ritmo per restare nei tempi previsti dal Pnrr”

Pronta alla consegna la nuova scuola secondaria di primo grado Giuseppe Ungaretti che, dopo l’ultimo sopralluogo di autorità e stampa lo scorso 5 febbraio per visionare lo stato di avanzamento dei lavori del plesso di via Pascoli che, a causa di rallentamenti dovuti al maltempo sono andati lunghi, sarà aperto agli studenti il 10 marzo, con il trasloco dal vecchio edificio (che in seguito verrà demolito in tempi stretti entro la fine di marzo) avverrà in concomitanza con la festa di Santa Francesca Romana. L’intervento è stato finanziato dall’Unione europea nell’ambito del PNRR, Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, Componente 3 “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”, Investimento 1.1 dedicato alla costruzione di nuove scuole mediante sostituzione di edifici esistenti. L’opera ha un valore complessivo di 9.248.801 euro, di cui 7.755.000 euro provenienti dal PNRR e 1.493.801 euro tramite Conto Termico GSE. I lavori sono stati avviati il 29 marzo 2024. Il nuovo plesso scolastico accoglierà circa 380 studenti, su un’area di 9.500 mq. L’edificio garantirà elevati standard di sostenibilità ambientale, la climatizzazione sarà affidata a pompe di calore con terminali idronici. L’impianto fotovoltaico permetterà di coprire integralmente il fabbisogno energetico e di immettere energia in rete.

“I lavori stanno procedendo a pieno ritmo per consentire la demolizione della vecchia scuola nei tempi previsti dal PNRR” - ha spiegato l’assessora ai Lavori pubblici Sonia Martignon. “Ringraziamo l’impresa per l’impegno nel comprimere il più possibile i tempi, con l’impiego di ben 50 persone che lavorano contemporaneamente nel cantiere”. “Siamo felici che il pro-

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getto si stia concludendo, per consegnare ai ragazzi e alle ragazze una struttura nuova e funzionale - ha aggiunto l’assessora -. Purtroppo non possiamo non registrare alcune debolezze del progetto, come già in passato rilevato: l’assenza di una palestra, che obbliga gli studenti a uscire dal plesso per raggiungere la palestra Pascoli attraverso un percorso che richiede la presenza di un accompagnatore; la presenza della linea elettrica di alta tensione di competenza Terna che rende inaccessibile buona parte dell’area verde antistante la scuola agli studenti; la mancata previsione, nel progetto, di una sistemazione dell’area parcheggio antistante i cancelli di accesso, che nei giorni di pioggia diventa difficilmente accessibile e che rappresenta un ostacolo soprattutto alle persone con disabilità; l’inserimento del plesso nell’area del Parco Nuove Gemme, scelta discutibile dal punto di vista ambientale”. Non ci sarà per ora una inaugurazione formale, e il sindaco Franco Bevilacqua spiega così questa scelta che è stata criticata dall’opposizione: “Non è la nostra priorità. La nostra priorità era completare i lavori. A settembre, una volta conclusi, la scuola sarà aperta alla cittadinanza, che potrà visitarla e conoscerla con la dovuta calma. Questa è e rimane la nostra linea: portare a termine i progetti, correggere ciò che non funziona e garantire opere realmente utili e sostenibili per i cittadini”.

Massimo Tonizzo

Il servizio. Perplessità e polemiche per la posizione periferica

Apre il nuovo ecocentro comunale

Il nuovo Ecocentro comunale di Spinea apre ufficialmente al pubblico lunedì 2 marzo. Dopo l’ultimo sopralluogo di febbraio, con un incontro operativo con il vicesindaco Emanuele Ditadi, l’assessore all’Ambiente Paolo Barbiero, l’assessora ai Lavori pubblici Sonia Martignon, i tecnici comunali e i rappresentanti di Veritas, tra cui la Direzione Lavori e il dirigente del settore Igiene Ambientale, sono stati definiti gli ultimi dettagli in vista dell’apertura. I lavori sono conclusi ed Enel ha completato l’allacciamento elettrico, così si è potuti passare alla fase finale, la chiusura dell’iter autorizzativo necessario alla messa in esercizio dell’impianto.

L’opera, del valore complessivo di 730.000 euro, è stata finanziata tramite lo svincolo del fondo accantonato presso Veritas a cui è stato aggiunto un contributo diretto del Comune. I lavori, avviati il 16 febbraio 2024 e con fine

prevista al 30 giugno 2025, sono stati rallentati da alcune criticità legate agli allacciamenti elettrici e idrici, che sono state risolte in collaborazione con gli enti erogatori. L’intervento ha previsto la realizzazione di platee in calcestruzzo armato, strutture modulari prefabbricate, tombamento del fosso, opere stradali con nuova sovrastruttura, rifacimento della banchina, isola divisoria tipo Anas, illuminazione stradale, segnaletica verticale e orizzontale, recinzione perimetrale, impianto di illuminazione, rete di raccolta acque meteoriche, sottoservizi e impianto antincendio. Con il completamento delle procedure tecniche e amministrative, il nuovo Ecocentro è pienamente operativo dal 2 marzo.

“Siamo soddisfatti dell’apertura del nuovo ecocentro, il cui avvio era un impegno preso in campagna elettorale - evidenzia il sindaco di Spinea Franco Bevilacqua -. Peccato che la posizio-

Lotta alle barriere architettoniche

Parte da Spinea - e da una idea/provocazione del campione di nuoto paralimpico Maurizio Ferri - la possibile “rivoluzione positiva” della viabilità e dell’abbattimento delle barriere architettoniche prima per Spinea e poi, si spera, per l’intera area del Miranese, come sognerebbe proprio il campione in carrozzina. Il primo incontro è stato con l’assessore alla Pianificazione territoriale del Comune di Spinea Massimo De Pieri che, insieme ai referenti degli uffici competenti, ha voluto rispondere alla lettera che Maurizio Ferri aveva indirizzato alle amministrazioni comunali sul tema delle barriere architettoniche.

“Ho voluto incontrare personalmente e quanto prima il signor Ferri perché il tema ci sta molto a cuore e apprezziamo qualsiasi

ne periferica e prossima al confine con Martellago lo renda meno fruibile da parte dei residenti di alcune frazioni, come Crea e Fornase, che sono più comode all’ecocentro di Mirano. In passato abbiamo più volte sottolineato la nostra perplessità rispetto alla posizione individuata, che ha

stimolo arrivi dalla cittadinanza - ha dichiarato De Pieri -. Ho ritenuto importante informarlo che l’Amministrazione comunale di Spinea si sta muovendo sul fronte del PEBA, il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, con l’obiettivo di riportarlo al centro dell’azione amministrativa. Il piano in questi anni è stato realizzato solo in parte, in particolare agendo sulle criticità relative alla viabilità, e necessita oggi di un aggiornamento, anche alla luce dell’aumento dei costi dei materiali e delle lavorazioni in generale. Sul fronte delle opere pubbliche, mentre quelle di nuova realizzazione sono già concepite nel rispetto della normativa vigente, per il pregresso l’obiettivo è quello di sanare le problematiche preesistenti. Intervenire sui luoghi privati è invece più com-

creato problemi e ritardi anche durante i lavori per gli allacciamenti, ma ora è il momento di guardare avanti e restituire alla cittadinanza un servizio importante e atteso”. Va in pensione, dunque, la struttura provvisoria nel parcheggio dello stadio Allende al Villaggio dei Fiori (area che

a sua volta ora dovrà essere sistemata e valorizzata), e dopo alcuni anni i residenti di Spinea potranno tornare ad avere una struttura moderna, facilmente raggiungibile e in grado di accogliere le esigenze di una popolazione in forte e costante aumento.

plesso, perché la maggior parte degli edifici sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore delle norme attuali. In questi casi l’ob-

bligo di adeguamento scatta solo in presenza di una ristrutturazione, non per la semplice manutenzione straordinaria”. (m.t.)

Massimo Tonizzo

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La grande attesa del bilancio regionale

Nel corso di tutta la campagna elettorale e per la verità anche in questi giorni, infatti, il presiedente Stefani ha puntato tutti i riflettori sul sociale. Un grande piano casa, nuovo ossigeno alle case di riposo, investimenti nella sanità pubblica e “badanti” di quartiere e condominio. Tutte politiche particolarmente apprezzate anche in modo trasversale tanto che anche le opposizioni sono rimaste spiazzate sentendosi, in un certo senso, “scippate” di cavalli di battaglia storici del centrosinistra. Promesse, poi, che hanno fatto storcere più di qualche naso tra i leader

del centrodestra che, in alcuni casi, hanno letto queste esternazioni come delle tirate di orecchie alle Giunte regionali precedenti.

Quello che però in questo momento conta è che le priorità indicate da mesi dal Presidente Stefani sono economicamente molto costose e, quindi, si torna al passaggio cruciale del bilancio. Ci saranno veramente nel bilancio tutte queste politiche? Questo è quello che ci si chiede da più parti e soprattutto questo è quello che misurerà la forza del Presidente Stefani di dettare la propria agenda.

Certo sullo sfondo restano l’autonomia e ora anche la holding autostradale che potrebbero garantire nuove risorse economiche al Governo regionale, ma non possono costituire il motivo di una radicale inversione di marcia. Quindi tutti in attesa di vedere se la Regione sarà in grado di approvare un bilancio che dia risposte particolarmente robuste in materia di sociale e di sanità pubblica. Il Presidente Stefani si sente sicuro tanto che in questi giorni, mentre tutti corrono a garantirsi un posto lungo le piste da sci, lui continua a visitare ospedali, RSA e cooperative sociali. Non resta che attendere, le aspettative sono molto alte e il rischio politico lo è altrettanto.

“Rendere la vita più semplice agli imprenditori, più concretezza e
“Sulla sburocratizzazione passiamo alla fase operativa, è fondamentale avere anche un nuovo piano del commercio”

Abbiamo incontrato in redazione l’ex sindaco di Cittadella e Padova Massimo Bitonci che dopo una esperienza lunga e prestigiosa a Roma da parlamentare, con incarichi di Governo, torna in Veneto da assessore.

Il primo atto pubblico dell’assessore Bitonci, con deleghe importanti quali quella delle attività produttive, è stato un tavolo che ha messo insieme la Regione tutti gli attori del commercio e del mondo delle imprese. Parola d’ordine?

“Sburocratizzazione” risponde sicuro Massimo Bitonci, l’assessore di più lunga e spessa esperienza tra quelli che il presidente Alberto Stefani ha scelto nella composizione della squadra di Governo. Già sindaco a Cittadella e successivamente a Padova, parlamentare e sottosegretario di Stato.

Bitonci deve mettere mano a dossier particolarmente delicati.

“Quella di affrontare il tema della sburocratizzazione è stata una importante iniziativa del presidente Alberto Stefani. L’abbiamo detto più volte durante la campagna elettorale, adesso si passa alla fase operativa. Seguo

meno burocrazia in Veneto”

economiche coinvolgeremo per la massima trasparenza ance i media e la stampa”.

il tema della sburocratizzazione da anni, anche a livello nazionale, e so quanto le imprese, più che incentivi, più che forme di finanziamento chiedono la semplicità nelle procedure e quindi la sburocratizzazione”.

Cosa vuol dire in concreto sburocratizzare?

“Significa rendere più semplice la vita agli imprenditori: ridurre il numero degli incentivi, che a livello nazionale veicolati poi dalle regioni sono oltre duemila, cercare di fare un lavoro anche di monitoraggio, accesso unico attraverso portali unici, utilizzo della tecnologia, cioè la digitalizzazione: è quello che ci aiuterà moltissimo nel tema della semplificazione. La digitalizzazione è anche un obiettivo del del piano di ripresa e resilienza, di carattere europeo”

Il tavolo della sburocratizzazione con il mondo delle imprese del commercio e dell’imprenditoria tornerà a riunirsi?

“Io penso che questo tavolo vada convocato ogni volta che si verificano i passaggi e quando misuriamo quelli che sono stati i miglioramenti, su alcuni processi, quindi dopo nascerà proprio anche un reporting: oltre a coinvolgere le categorie

Giace dalla precedente legislatura il piano del commercio. Quali sono le novità su questo dossier?

“Il dialogo con commercianti e artigiani coinvolti è continuo: dovremmo trovare una soluzione, anche perché diventa assolutamente fondamentale avere un nuovo piano del commercio in un momento così delicata di crisi degli esercizi, soprattutto di vicinato, dei centri storici, dei borghi, delle delle città, dove l’intervento regionale non può risolvere tutto, però può dare degli incentivi economici, può cercare di dare delle linee di intervento magari anche importanti per per le vetrine, per addobbare i negozi cercare anche di effettuare delle politiche a favore del riordino del sistema anche all’interno dei centri storici, perché alcune attività siano ammesse, perché altre attività magari non siano ammesse, perché se abbiamo anche dei salotti, dei gioielli all’interno delle città, è giusto che ci siano dei negozi adeguati alle nostre città d’arte”.

Sindaco a Cittadella, sindaco a Padova, parlamentare semplice ma anche Sottosegretario di Stato e adesso Assessore regionale. Qual è la differenza di questo ruolo rispetto ai precedenti e come i precedenti pos-

sono dare una mano a interpretare meglio questo ruolo?

“Ho sempre pensato che quando si ha un ruolo di Governo che sia di governo territoriale, oppure come è stato nel mio caso Sottosegretario del ministero dell’Economia prima, e poi delle Imprese successivamente, e adesso Assessore della Giunta di del presidente Stefani, bisogna avere un approccio

pragmatico. E questo è più facile chi ha fatto il sindaco come me e come lo stesso presidente Stefani: ti crea quella base per poter capire come funziona la pubblica amministrazione, come funziona un Comune che poi come l’Italia, o nel nostro caso il Veneto dei Comuni ha bisogno di più concretezza e meno burocrazia”.

Alberto Gottardo

Massimo Bitonci

Trasporti. L’assessore regionale Diego Ruzza

Biglietto unico, Olimpiadi infrastrutture e sostenibilità

Il Veneto accelera sul fronte delle infrastrutture e della sostenibilità. Abbiamo incontrato l’assessore regionale ai trasporti, Diego Ruzza, per fare il punto sui grandi cantieri aperti,fino all’ambizioso progetto del biglietto unico regionale.

Assessore, partiamo dalle due varianti stradali inaugurate nel Bellunese proprio all’arrivo della fiamma olimpica a Cortina. Che valore ha questo traguardo?

Si è percepito il grande desiderio di dare una svolta viabilistica in una zona fragile come il Bellunese. Concludere i lavori in tempo per le Olimpiadi e Paralimpiadi è stato fondamentale. È stato bello vedere la partecipazione della popolazione che non vedeva l’ora di vedere quel nastro tagliato.

Quanto ha influito la scadenza olimpica sulla velocità di questi cantieri?

Le Olimpiadi sono un’opportunità. Significa fare investimenti che poi rimangono nel tempo e migliorano la qualità della vita dei cittadini. Sicuramente ha aiutato a concludere opere importanti.

Parliamo di opere complesse: la variante di Tai di Cadore ha una galleria di 1000 metri, quella di Valle di Cadore di oltre 600. Ingegneristicamente non è stata una passeggiata.

Esattamente. Portare a termine lavori di tale complessità strutturale in quei territori è stata veramente un’impresa titanica. Ma la cosa più importante è che queste opere sono eterne: rimangono lì per pendolari, cittadini e turisti per gli anni a venire».

A Padova ha presentato 22 nuovi autobus sostenibili di Busitalia. Di che investimento parliamo?

Parliamo di 22 autobus di nuova generazione per il traffico extraurbano, con una capienza fino a 118 passeggeri. L’investimento è di circa 9,7 milioni di euro, finanziati per l’80% da fondi regionali. Dal 2018 la Regione è impegnata in un ammodernamento massiccio: abbiamo già stanziato complessivamente circa 300 milioni di euro, attingendo anche al PNRR. Questo ci ha permesso di

rinnovare il 50% della flotta veneta, che conta 3.200 mezzi.

Perché puntare proprio sul metano?

«Si va verso una reale sostenibilità. Il metano ha un bassissimo impatto e migliora la qualità dell’aria nella nostra regione. È un percorso avviato sul quale non si può assolutamente tornare indietro.

Un tema molto caro ai veneti è il “biglietto unico”. A che punto siamo?

Insieme al presidente la riteniamo una priorità da accelerare. Ci stiamo già impegnando con le strutture tecniche per arrivare al 2026, l’anno della svolta. L’obiettivo è un ticket unico che permetta di spostarsi su tutto il territorio regionale utilizzando gomma, treno e navigazione.

Assessore, lei ha una laurea in psicologia clinica. Le è servita in questo incarico?

Lo confermo al 100%. Quando mi hanno affidato l’assessorato mi dissero che gli studi in psicologia mi sarebbero serviti, oggi posso dire che è assolutamente così.

Infine, un accenno all’Alta Velocità. Quali sono le prossime mosse?

Stiamo monitorando costantemente i cantieri con RFI. È una grandissima opportunità per accorciare i tempi di trasporto per persone e merci. A breve avremo una cabina di regia per verificare l’avanzamento dei lavori su tutto il territorio regionale.

I conti della Regione. Filippo Giacinti
“Nuovo bilancio per il Veneto diciamo no alle nuove tasse”

Filippo Giacinti, neo assessore regionale al bilancio, patrimonio, affari generali e agenda digitale si trova oggi a gestire la complessa macchina finanziaria della Regione Veneto in un momento cruciale: il passaggio dall’esercizio provvisorio all’approvazione del bilancio di previsione 20262028.

Assessore Giacinti, la Giunta ha appena approvato le direttive per il bilancio 20262028. Quali sono i tempi previsti per l’approvazione definitiva e quali le priorità strategiche?

La priorità assoluta è uscire quanto prima dall’esercizio provvisorio per consentire alla Regione di spendere appieno le risorse necessarie ai servizi per cittadini e imprese e per lo sviluppo del territorio. Con l’approvazione delle direttive abbiamo individuato i budget; ora le strutture, insieme agli assessori, costruiranno i documenti tecnici: la legge di stabilità e il collegato. L’obiettivo è il voto in Consiglio regionale entro il 30 aprile. Cercheremo di anticipare i tempi il più possibile, garantendo però la qualità del dibattito, sia in Giunta che in Consiglio. Negli anni passati l’amministrazione regionale ha fatto del “no alle tasse” un proprio vessillo. Continuerete su questa strada, nonostante le preoccupazioni espresse in passato dal suo predecessore Calzavara?

In questo primo bilancio non prevediamo alcuna manovra sulle entrate: non ci sarà l’applicazione dell’addizionale IRPEF né modifiche ai tributi attuali. L’unica variazione riguarderà il recupero dell’evasione fiscale. Credo fermamente che l’equità fiscale sia un obiettivo di giustizia sociale: abbiamo prospettato un piano incisivo per recuperare alcune decine di milioni di euro da reinvestire nei servizi ai cittadini.

Anche le categorie economiche avevano espresso timori per un eventuale aumento dell’Irap. Cosa risponde al mondo produttivo?

Posso confermare che le tasse e i tributi

regionali rimarranno invariati. Per quanto riguarda le imprese, punteremo sulla lotta all’evasione e, soprattutto, sulla semplificazione. Il tavolo della sburocratizzazione, promosso dal Presidente e dall’assessore Bitonci, dimostra la nostra attenzione verso il sistema produttivo.

Parlando di cifre, la sanità quanto pesa effettivamente sul totale delle risorse regionali?

La sanità assorbe circa 11 miliardi di euro su un bilancio complessivo di 18 miliardi. A questi si aggiungono diversi milioni per i cosiddetti “Extra-LEA”, ovvero le prestazioni che non rientrano nei livelli essenziali di assistenza minimi definiti dallo Stato. È evidente come rappresenti la parte assolutamente preponderante del nostro impegno finanziario.

Spostandoci sul piano politico, lei è un esponente di Fratelli d’Italia. Come valuta l’attuale leadership di Giorgia Meloni e il futuro del partito?

Credo che Giorgia Meloni abbia restituito al nostro Paese una centralità internazionale riconosciuta da tutti gli osservatori. Ha saputo costruire una leadership capace di compattare tutto il centrodestra, guidandolo verso riforme strutturali attese da anni. Oggi l’Italia si muove in Europa e nel mondo con una rinnovata e grande autorevolezza.

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Filippo Giacinti

Riforma della giustizia, scocca l’ora della verità

La politica si divide sul futuro della magistratura

Il fronte del “Sì” punta sull’imparzialità dei giudici e la fine delle correnti nelle Procure, i sostenitori del “No” temono per l’indipendenza della magistratura e l’ingerenza dell’Esecutivo

I l prossimo 22 e 23 marzo i cittadini veneti e italiani saranno chiamati a un appuntamento cruciale con le urne per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Al centro della consultazione, la “separazione delle carriere”, una modifica che punta a dividere i percorsi professionali di chi accusa e di chi giudica. Trattandosi di un referendum confermativo, è importante ricordare che non è previsto il quorum: la riforma passerà o sarà bocciata sulla base della maggioranza dei voti validamente espressi, indipendentemente dall’affluenza. Il cuore del quesito riguarda la scissione tra i ruoli di Pubblico Ministero e Giudice. Se oggi un magistrato può, pur con limitazioni, passare da una funzione all’altra, la vittoria del Sì renderebbe questa separazione

definitiva sin dall’ingresso in magistratura. La riforma prevede inoltre la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudicanti e uno per gli inquirenti) e l’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il peso delle “correnti” associative. Nel dibattito che ha animato le piazze e le istituzioni del nostro territorio, il fronte del Sì punta tutto sull’imparzialità del giudice. Tra le voci più autorevoli del panorama giuridico veneto, l’avvocato Renzo Fogliata, già Presidente della Camera Penale Veneziana, sostiene la necessità della riforma come atto di civiltà giuridica: «È fondamentale che chi giudica sia equidistante tra accusa e difesa. La separazione delle carriere non è un attacco ai

Frittura di calamari e gamberi

magistrati, ma una garanzia per il cittadino». Sul piano politico, il centrodestra veneto è compatto. Tra i sostenitori più convinti c’è Flavio Tosi, eurodeputato e coordinatore regionale di Forza Italia. “La riforma rappresenta una vittoria storica del centrodestra – afferma - e una risposta alle criticità emerse negli ultimi anni, con scandali come quello legato a Palamara che hanno evidenziato la spartizione delle procure da parte di correnti politiche, in particolare di sinistra. Il nuovo sistema, con il sorteggio dei membri del Csm, favorirà una maggiore eterogeneità e limiterà l’influenza delle correnti sulle nomine, tutelando l’autonomia dei magistrati più indipendenti”. La riforma, conclude Tosi, non tocca i principi fondamentali della Costituzione né il sistema proporzionale di nomina, ma mira a rendere le nomine più trasparenti e meno influenzate dalle correnti. Di parere opposto sono i detrattori della riforma, che vedono nel cambiamento un rischio per l’autonomia della magistratura dal potere politico. Loren-

Mozzarella in carrozza con:

Veneto2

zo Miazzi, magistrato e Presidente di sezione presso la Corte d’Appello di Venezia, solleva dubbi sulla frammentazione del CSM, avvertendo che isolare il Pubblico Ministero potrebbe, nel tempo, portarlo sotto l’influenza dell’esecutivo. Anche il centrosinistra si è mobilitato. Elly Schlein, intervenuta a Padova per sostenere il fronte de “No”, va dritta al punto: “È una riforma sbagliata nel metodo e nel merito, una riforma di potere, che serve a un governo convinto che vincere le elezioni dia diritto a non essere giudicato. L’unica cosa che fa questa riforma è spaccare il Csm, che la Costituzione indica come il governo autonomo della magistratura. L’indipendenza

della magistratura non è una tutela dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini, perché possano far valere i propri diritti”. Andrea Martella, segretario regionale del PD, esprime preoccupazione per una riforma definita “punitiva” nei confronti dell’ordine giudiziario: “Il vero problema della giustizia in Veneto sono le carenze di organico e i tempi infiniti dei processi, non la separazione delle carriere, che rischia solo di creare magistrati-funzionari”. Nel momento in cui andiamo in stampa, a metà febbraio, i sondaggi danno in leggero vantaggio il fronte del “No” ma sono ancora molti gli indecisi che sceglieranno se e come votare solo negli ultimi giorni.

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Flavio Tosi

L’intervista.

“Felice Maniero, ex genio del crimine: oggi è incapace di intendere e volere”

M

aurizio Dianese, decano del giornalismo veneto, conosce Felice Maniero meglio di chiunque altro. Da cronista ha seguito per anni l’attività criminale di “Faccia d’Angelo” e della Mala del Brenta; poi, nel corso degli anni, ha scritto una serie di libri importanti per capire un fenomeno che ha segnato profondamente il nostro territorio (e non solo). Dianese è appena tornato in libreria con “Come me nessuno mai. Le mille vite di Felice Maniero bandito” (SEM edizioni). Un libro che arriva dopo anni di inchieste, processi, ricostruzioni giornalistiche. Questa volta, però, Maurizio Dianese aggiunge un tassello decisivo: la voce diretta di Felice Maniero, con cui è stato a stretto contatto per mesi proprio per scrivere questo libro. Ne viene fuori il ritratto definitivo dell’ex boss della Mala del Brenta e, insieme, quello di un Nordest che cresceva a ritmi vertiginosi e che si è arricchito a dismisura (anche sporcandosi le mani).

Allora Maurizio, possiamo dire che questo è il libro definitivo su Felice Maniero?

Di definitivo c’è solo la morte. Però sì, è il libro che chiude il cerchio. Le ricostruzioni precedenti erano tutte giornalistiche. Qui, invece, ci sono conferme dirette di Maniero. Non racconta chissà quali segreti inediti, ma colma vuoti importanti. L’infanzia, la famiglia, il rapporto con la madre e con la figlia. Sul passato criminale sapevamo già quasi tutto, ma aggiunge elementi decisivi su un paio di omicidi strategici.

Nel libro emerge forte il lega-

me tra Maniero e il Nordest. Maniero è parte integrante della storia del Nordest. Lui stesso è consapevole di essere arrivato nel momento giusto. Nasce a Campolongo Maggiore, in una zona di miseria estrema. Poi il Veneto diventa la locomotiva d’Europa. Capisce che può passare dal furto di salumi ai lingotti d’oro. Alla fine degli anni Ottanta svuota i laboratori orafi vicentini. Parliamo di quintali, forse tonnellate d’oro. C’erano soldi ovunque. Lui intercetta quel flusso e lo trasforma in potere criminale.

Oggi che uomo è Felice Maniero?

Fino a pochi mesi fa era affaticato, ma ancora lucido. Oggi non è più in grado di articolare una frase compiuta. Gli psichiatri parlano di depressione accompagnata da decadimento cognitivo. È successo tutto in modo impressionante, nel giro di sei mesi. Da boss lucido a persona fragile, incapace di stare in società, di capire dove si trova. Non lo dico per giustificarlo.

Può essere che sia stata proprio la morte della madre ha dargli il colpo definitivo?

Anzi. Avrei preferito che restasse lucido e facesse i conti con una vecchiaia normale. Invece è condannato a una vita in una casa di riposo, isolato, perso.

Maniero era attaccatissimo alla madre, tanto che venne soprannominato “cotoea” perché da piccolo era sempre attaccato alle gonne (cotoe) di sua madre.

Installazione

Sì, non c’è dubbio. Gli psichiatri dicono che la vera botta è arrivata quando gli hanno comunicato la morte della madre. Ne aveva parlato tante volte, sembrava preparato. In realtà non lo era. Da lì perde il contatto con la realtà. È paradossale, se pensiamo a quanto fosse centrale quella figura anche nella sua attività criminale.

Nel libro smonti molti miti, a partire proprio dal ruolo di Lu-

cia Carrain (la madre di Maniero) all’interno della Mala.

Maniero ha sempre raccontato tante bugie, soprattutto su sua madre, dipinta come una donna religiosa, integerrima, estranea a tutto e che aveva sempre contrastato il figlio bandito. Non è vero. Faceva parte della banda. Ha riciclato decine di miliardi di lire. Lo dice lui a verbale. Quando gliel’ho fatto notare, ci siamo scontrati duramente. Ha sempre cercato di proteggerla, fino a ottenere per lei l’immunità. Ogni volta che veniva chiamata a testimoniare, si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Maniero è stato anche un personaggio mediatico unico, anche se forse un po’ sottovalutato dalla stampa nazionale, non credi?

vello nazionale. Diciamo che ha pagato il fatto di operare in Veneto, lontano dai riflettori di Milano, Torino o Roma. Con la stampa era abilissimo. Sceglieva giornalisti che non conoscevano la sua storia e vendeva la versione che voleva. Che fine ha fatto l’universo della Mala del Brenta?

La banda finisce nel 1995. Senza Maniero non esiste. Lui l’ha creata, strutturata, guidata. Dopo restano solo scampoli. Personaggi marginali che si sono reinventati. Ma non c’è nessuno che abbia davvero raccontato i segreti della banda come lui.

Qual è l’eredità che la Mala del Brenta lascia al Nordest?

La peggiore possibile. Maniero ha aperto la strada alle mafie. Ha fatto accordi con Cosa Nostra, Camorra, ’Ndrangheta. Quando la banda cade resta un vuoto in cui si sono infilati tutti. Oggi in Veneto troviamo ogni tipo di criminalità organizzata. Sarebbero arrivati comunque, ma non con questa rapidità. Maniero è stato il detonatore. Un genio criminale che ha lasciato dietro di sé un territorio più ricco e più fragile.

Giacomo Brunoro

• Chi è Giacomo Brunoro

Il libro si intitola “Come me nessuno mai” per un motivo: Felice Maniero è stato il più grande bandito del Nord Italia. Su questo non ci sono dubbi. Per omicidi, rapine, controllo del territorio. Se facciamo un paragone con Vallanzasca, che ha preso 3 ergastoli per 3 omicidi, non c’è confronto: Maniero in un fine settimana faceva rapine più grandi di quanto abbia mai fatto in vita Vallanzasca. Per non parlare degli omicidi… Eppure, da un punto di vista della “stampa” e del ritorno sui media, spesso è stato sottovalutato a li-

Classe ‘76, padovano. È direttore editoriale di LA CASE Books, presidente di SUGARPULP, collabora con Veneto24, docente per Forema e per SMART Innovation School.

Sintoniz zati

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LDespar Nord sostiene l’identità locale tra arte, restauro ed enogastronomia

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Un impegno che prende forma nei luoghi, nelle persone

noscere il valore della “cultura del fare”, sostenerla nel tempo e restituirla alle comunità sotto forma di bellezza, opportunità e memoria condivisa.

D fiancare il territorio attraverso progetti che spaziano dalla tutela del patrimonio architettonico alla valorizzazione delle produzioni locali, fino alla salvaguardia della cultura gastronomica. Un impegno trasversale che nasce da un profondo senso di responsabilità verso le città e le persone che le abitano.

U tervento avviato nel 2016 sull’ex Cinema Teatro Italia nel cuore di Venezia: un edificio neogotico e liberty dei primi del Novecento, rimasto a lungo in stato di abbandono e riportato oggi a nuova vita grazie a un importante progetto di restauro e riallestimento. Un recupero che ha restituito alla città un luogo di grande valore storico e simbolico.

nascimentale Palazzo Nogarola Guarenti. Interventi che testimoniano la volontà dell’azienda di proteggere e rilanciare beni architettonici che rappresentano da sempre l’identità culturale del el 2019 Despar Nord ha inoltre contribuito alla riqualificazione di una porzione dell’ex Foro Boario di Prato della Valle a Padova, in un contesto di straordinario valore storico-artistico. Un progetto realizzato nel pieno rispetto delle caratteristiche originarie dell’edificio, frutto di un dialogo costante con la Soprintendenza e delle Belle Arti, che ha permesso di coniugare tutela e nuova fun-

a le eccellenze da preservare non sono soltanto fatte di pietra. Sono anche il risultato del lavoro quotidiano di uomini e donne che, con passione, custodiscono saperi antichi e li trasformano

per il

L o stesso approccio ha guidato Despar Nord anche in precedenti operazioni di ristrutturazione di palazzi storici come quello di Verona, Vicenza e Trento, dove nel 2014 è stato recuperato il ri-

propria identità, portando sulle

nate da un profondo legame con

Lo sviluppo insieme al territorio: Despar Nord e il sostegno all’eccellenza

Despar Nord per la tradizione culinaria: il “Ricettario anonimo padovano”

Storia e sapori: Un manoscritto del ‘400 svela la cultura alimentare di Padova.

Despar Nord promuove la ricerca per legare qualità, tradizioni e territorio

Il “Ricettario Anonimo Padovano” nasce dallo studio e dalla passione di Marina Scopel, storica della gastronomia e curatrice del volume, con il contributo di Otello Fabris e del professore Danilo Gasparini, e con il sostegno di Despar Nord. Si tratta di un raro manoscritto del XV secolo, conservato presso la Ruskin Gallery degli Sheffield Museums nel Regno Unito. Redatto in forma anonima ma attribuibile con grande probabilità a un autore padovano – forse un copista, come suggerisce l’accurata calligrafia – il ricettario si colloca in un periodo di grande fermento culturale, in cui la cucina riscopre il proprio ruolo come spazio di convivialità, piacere e condivisione.

Vene t o 2 4 passa al sistema di ultim a gener a zione DAB che permette di as coltare an c h e la ra d io con una qualità audio pe r fe t ta . Ascoltaci in tutto il Veneto in

Nord anche la salvaguardia della memoria culinaria locale, di quel mosaico di sapori, nozioni e ricette che si sono tramandati nei secoli. Così, per celebrare la convivialità e il legame tra passato e presente, il marchio dell’Abete ha deciso recentemente di contributario del XV secolo, conservato seums nel nord dell’Inghilterra e rimasto anonimo ma redatto nuziosamente i profumi e gusti di una città, Padova, incrocio di minanti e contaminate. Un gesto concreto per custodire un’eredità

zione e innovazione convivevano anche a tavola. Ne emerge un affresco ricco e affascinante della cultura alimentare dell’epoca.

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Le ricette raccolte nel manoscritto, diverse tra loro per stile e impostazione, riflettono la vivacità intellettuale della Padova del basso Medioevo, dove tradi-

Per Despar Nord, sostenere questo progetto significa contribuire alla riscoperta delle radici più profonde dell’arte culinaria, nella consapevolezza che ogni ricetta è molto più di una semplice istruzione: è un frammento di storia, una memoria da tramandare, una testimonianza viva di identità.

Un impegno che guarda al passato per dare valore al presente e costruire, giorno dopo giorno, un futuro fatto di qualità, rispetto e appartenenza, difendendo e rispettando quelle tradizioni che da sempre hanno caratterizzato e continueranno a caratterizzare il rinomato patrimonio enogastronomico dei nostri territori.

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Studio P.F.M., le pratiche auto che parlano alle persone

Dove la burocrazia diventa comprensibile e il servizio si trasforma in relazione

Dpresidio stabile sul territorio, nato per accompagnare i cittadini nel rapporto — spesso complesso — con gli enti pubblici legati al Codice della Strada. Qui le pratiche auto non sono solo moduli e timbri, ma percorsi da rendere comprensibili, fluidi, risolti. L’attività dello Studio P.F.M. si muove nel cuore della consulenza automobilistica: passaggi di proprietà, rinnovo delle patenti, immatricolazioni, pratiche per mezzi agricoli e mezzi d’opera, certifi cati, visure PRA, radiazioni e molto altro. Un ventaglio di servizi ampio, costruito nel tempo grazie all’esperienza e a un aggiornamento costante che permette di affrontare anche le casistiche più articolate.

Ma il vero tratto distintivo dello Studio P.F.M. è il rapporto umano. Qui il cliente non è una “pratica da chiudere”, ma una persona da accogliere. Negli uffi ci si respira un clima di cordialità, disponibilità e attenzione, con uno sguardo particolare verso le persone più fragili, che spesso si trovano spaesate di fronte a burocrazie complesse. Il tempo dedicato all’ascolto diventa parte integrante del servizio.

Con il passare degli anni, molti clienti sono diventati volti familiari. C’è chi entra per un saluto, chi per una battuta, chi per una caramella pre-

con la stessa formula che non passa mai di moda — professionalità e umanità,

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Edgardo Contato a fine mandato: “La sanità veneziana è in buona salute”

A fine mandato, Edgardo Contato ripercorre gli anni alla guida di ULSS 3

Serenissima: dalla sfida del Covid alla crescita del modello veneziano, fino al riconoscimento dell’Ospedale dell’Angelo. Centrale il lavoro di squadra e lo sviluppo della sanità territoriale tra Case della Comunità e telemedicina

Non ama definirsi un direttore “da scrivania”. Anzi, l’idea stessa di rimanere fermo dietro a un tavolo non gli appartiene. “Io ho una postazione di lavoro dove arrivo la mattina, appoggio le mie cose e provo a risolvere i problemi di questa enorme azienda, di questa enorme famiglia”. Così si racconta Edgardo Contato, Direttore generale di ULSS 3 Serenissima, a poche settimane dalla conclusione del suo mandato, fissata per il 28 febbraio.

Una famiglia fatta di professionisti, operatori, tecnici e cittadini. “È composta da persone che cercano di aiutare altre persone – sottolinea – e con pazienza si mettono insieme sistemi, relazioni e competenze per far funzionare uno strumento splendido: uno strumento per fare salute”. Il suo arrivo alla guida dell’azienda sanitaria veneziana è coinciso con il momento più delicato che la sanità italiana ricordi. “Il Covid è stata la prima esperienza vissuta qui ed è stata estremamente costruttiva”. Un passaggio traumatico ma anche trasformativo. “Abbiamo imparato a lavorare in maniera diversa. Non parlo solo di tecnologia e di lavoro a distanza, che prima non venivano sfruttati così, ma soprattutto del modo di affrontare i problemi complessi e delle relazioni istituzionali. È cambiato tutto”.

Se oggi il sistema sanitario veneziano fosse un paziente, quale sarebbe la diagnosi? “Direi che è in buona salute – risponde senza esitazioni – con margini di miglioramento. Con un po’ più di prevenzione e di attenzione agli stili di vita può fare ancora meglio”.

Tra le notizie più significative degli ultimi mesi, il riconoscimento dell’ospedale dell’Angelo di Mestre come miglior ospedale italiano. “È una certificazio-

ne che arriva da un soggetto terzo, su parametri comuni a tutta la nazione. È un risultato di cui devono essere fieri i lavoratori e orgogliosi i cittadini”. Ma Contato precisa subito: “Non certifica solo una struttura, certifica un modello. È una rete di risposte che vede nell’Angelo il punto di riferimento, ma che coinvolge tutte le realtà ospedaliere e dei servizi”.

Un risultato figlio del lavoro di squadra. “Dai professionisti che aprono la porta la mattina fino ai grandi luminari, tutti hanno messo a disposizione le proprie competenze. Questo è il vero valore aggiunto”.

Tra le soddisfazioni personali, Contato non cita numeri o classifiche. “Sapere che un cittadino ti ferma per ringraziarti o che un collaboratore riconosce il proprio luogo di lavoro come positivo e accogliente è una delle gratificazioni più grandi”. Lo sguardo si sposta poi sul futuro della sanità, che passa inevitabilmente dal territorio. “Case della Comunità e 116-117 sono la sanità del futuro. La sanità veneziana parte avvantaggiata perché qui abbiamo iniziato a lavorarci prima, anche grazie alle sperimentazioni regionali”. Un tema cruciale in un territorio complesso come quello lagunare. “Per un anziano spostarsi per un esame può diventare una vera via crucis. Dobbiamo portare i servizi vicino alle persone”.

Telemedicina, teleconsulto, assistenza domiciliare: “Venezia è il luogo ideale per sviluppare questi strumenti. Se avessi la bacchetta magica agirei proprio sulle fasce più fragili della popolazione, per garantire una sanità il più possibile vicina”.

In questo processo, il ruolo del medico di medicina generale resta centrale. “Senza il medico di base il sistema rimane orfano. Serve riallineare la medi-

cina generale con le Case della Comunità e con le nuove tecnologie, recuperando anche il rapporto di fiducia con i cittadini”. Non manca una riflessione sulla burocrazia. “Oggi il medico rischia di passare più tempo a registrare dati che a visitare. Qui la tecnologia può aiutarci a semplificare e a restituire centralità al dialogo con il paziente”.

Sul fronte del personale, la crisi dei medici di base è stata in parte superata. “Abbiamo fatto anche operazioni di attrattività internazionale. Venezia aiuta”. Resta invece aperta la questione infermieri. “Qui pesa la crisi demografica. Abbiamo aumen-

tato scuole, benefit, foresterie, servizi. La porta d’ingresso è spalancata, ma servono giovani che scelgano questa strada”.

E quando la tensione sociale emerge anche dentro le strutture sanitarie, Contato invita a leggere il contesto. “Dietro ogni scontro c’è un disagio. Il merito dei nostri professionisti è trasformare il conflitto in comprensione”.

Alla domanda finale, quella sui rimpianti, la risposta è netta: “No. Quello che si poteva fare si è fatto. Sono stati anni intensi, dal Covid in poi. Non c’è stato tempo per pensare ai rimpianti. Va bene così”.

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“Rete del Trauma” dell’Ulss 3 Serenissima ottiene la certificazione internazionale di eccellenza

GGli Ospedali dell’Ulss 3 Serenissima conquistano un prestigioso riconoscimento internazionale: la “Distinction” di Accreditation Canada, certificazione che premia l’eccellenza nella gestione dei traumi. Dopo quattro anni di valutazioni e monitoraggio, ben 117 unità operative ed équipe specialistiche dei cinque ospedali dell’Azienda sanitaria hanno ottenuto il riconoscimento.

Tra le strutture certificate figurano Suem118, Pronto Soccorso, Rianimazioni, Ortopedie, Radiologie, Gruppi operatori, servizi trasfusionali e psicologia ospedaliera, oltre a tutte le realtà che contribuiscono alla gestione completa dei pazienti traumatizzati. La certificazione riconosce la rapidità di intervento, l’efficacia dei percorsi di cura e assistenza e la capacità di affrontare traumi gravi con elevati standard di qualità.

“Il riconoscimento riguarda l’intera rete del trauma” – spiega il Direttore sanitario, Giovanni Carretta – “un sistema integrato di équipe e servizi che operano in collegamento per garantire la miglior presa in carico possibile della persona vittima di trauma, dall’incidente stradale a quello sportivo o domestico.”

La rete dell’Ulss 3 Serenissima affronta ogni anno un numero rilevante di traumi

maggiori: 233 nel 2023, 214 nel 2024 e 165 fino a settembre 2025, con una mortalità entro 30 giorni tra il 6% e il 6,5% e una degenza media di circa 16 giorni. Oltre alla gestione dei traumi acuti, la certificazione premia anche le azioni di prevenzione, la formazione continua e la riabilitazione post-trauma.

Il riconoscimento si aggiunge ad altre certificazioni prestigiose ottenute dall’Azienda, come la Distinction per la rete ictus ischemico, il giudizio di Agenas sull’ospedale Angelo come il più performante d’Italia, e i 3 Bollini Rosa di Fondazione Onda, a conferma dell’eccellenza clinica e organizzativa dell’Ulss 3 Serenissima.

Secondo il Direttore Generale, Edgardo Contato, “si tratta di certificazioni non obbligatorie, perseguite come stimolo a migliorare costantemente il servizio ai cittadini del nostro territorio”. L’Azienda sanitaria continuerà a garantire il monitoraggio continuo attraverso il Registro Informatizzato Traumi, strumento innovativo gestito da Suem118, Pronto Soccorso, Terapie Intensive e Chirurgie.

“Le pratiche saranno ora più semplici, a vantaggio non solo dei cittadini ma anche degli operatori sociali”, ha sottolineato il presidente della Regione, Alberto Stefani. L’intervento mira a ridurre i passaggi che

in passato potevano rallentare la presa in carico delle persone non autosufficienti e a migliorare la gestione dei casi in cui la persona ha o non ha un familiare disponibile. Secondo l’assessore Roma, alcune criticità segnalate dai servizi territoriali riguardavano la nomina dell’Amministratore di Sostegno, elemento che rischiava di rallentare l’ingresso nelle strutture, soprattutto nei casi di bisogno urgente. Con la nuova formula, i cittadini non dovranno più individuare subito un amministratore, rendendo la procedura più flessibile e immediata.

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L’Ospedale di Mirano riceve un cicloergometro donato da La Colonna APS

All’Ospedale di Mirano si è svolta la cerimonia di consegna di un cicloergometro ricondizionato “Motomed Layson”, del valore di 12.000 euro, donato da La Colonna APS all’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione. Il dispositivo sarà impiegato per il training degli arti inferiori, favorendo la mobilizzazione precoce dei pazienti allettati, in particolare coloro con lesioni spinali o difficoltà motorie complesse. La donazione non rappresenta solo un supporto tecnico, ma anche un contributo significativo al miglioramento delle cure e alla prevenzione delle complicanze legate all’immobilità. Il cicloergometro permetterà agli operatori di ottimizzare le attività di mobilizzazione passiva e di rafforzare l’efficacia dei percorsi di riabilitazione funzionale. Alla cerimonia hanno partecipato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, dott. Edgardo Contato; il Direttore dei Servizi SocioSanitari, dott. Massimo Zuin; la Direttrice dell’Ospedale di Mirano, dott.ssa Silvia Gallo; il Primario dell’U.O.C. di Anestesia e Rianimazione, dott. Ioannis Psimadas; insieme al personale medico e infermieristico dell’unità. Presenti anche i rappresentanti de La Colonna APS e numerosi sostenitori, tra cui realtà locali e associazioni sportive. Il progetto sottolinea l’importanza della collaborazione tra istituzioni, associazioni e comunità nel trasformare la solidarietà in strumenti concreti a beneficio dei pazienti. Fondamentale anche il contributo dei donatori tramite il 5 per mille, che permette a La Colonna APS di proseguire nella promozione di iniziative rivolte alle persone con lesioni spinali e di rafforzare una rete di supporto capace di prendersi cura dei più fragili.

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250 esami in una mattina. Il direttore Contato: «Prevenzione fondamentale, grazie alla collaborazione con Cuore Amico»

Successo per “Cardiologie Aperte”: a oltre 170 cittadini agli screening gratuiti

MMattinata di prevenzione e grande partecipazione all’Ospedale di Mirano per l’iniziativa “Cardiologie Aperte”, che ha fatto registrare numeri significativi. Sono state 171 le persone sottoposte a screening cardiologico gratuito, con un totale di circa 250 esami effettuati tra controlli clinici e approfondimenti diagnostici.

Nel dettaglio, 22 cittadini hanno effettuato una visita cardiologica completa, mentre una cinquantina si è sottoposta a esami aggiuntivi, tra cui misurazioni dell’handgrip e controlli specifici dedicati a fumatori ad alto rischio e persone esposte al fumo passivo

«Non si può non ringraziare – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ulss 3 Serenissima, Edgardo Contato – il personale sanitario e i volontari dell’associazione Cuore Amico di Mirano. Grazie al loro impegno non si effettuano soltanto esami, ma si diffonde tra i cittadini la cultura della prevenzione, che resta fondamentale».

tazione agli screening gratuiti di colesterolo, glicemia, pressione arteriosa, oltre alla misurazione di peso, altezza e circonferenza vita.

Veneto: semplificato l’accesso ai servizi per le persone non autosufficienti

Un cambiamento tecnico che porta benefici concreti alle persone non autosufficienti del Veneto. La recente delibera, pubblicata il 3 febbraio 2026, semplifica l’accesso ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari, raccogliendo la proposta dell’Ordine degli Assistenti Sociali del Veneto. L’eliminazione dell’obbligo di nominare un amministratore di sostegno per tutte le domande, senza una valutazione dell’effettiva necessità, riduce gli oneri burocratici e accelera i tempi di risposta.

La decisione arriva dopo un confronto costruttivo tra l’Ordine e le istituzioni regionali. In particolare, il Presidente dell’Ordine, Stefania Bon, ha sottolineato che la modifica risponde a segnalazioni fatte dai professionisti del settore che avevano rilevato criticità nel sistema introdotto nel febbraio 2025. La nomina dell’amministratore di sostegno, infatti, comportava lunghe attese e l’intervento del giudice tutelare, con un processo che poteva richiedere mesi.

“Questo risultato dimostra che il dialogo tra professionisti e istituzioni può portare a cambiamenti significativi per la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato la Presidente Bon, ringraziando la Regione e i colleghi per l’impegno.

Veneto, pratiche più snelle per l’accesso ai servizi per anziani non autosufficienti

La Regione semplifica la compilazione della “Svama” per velocizzare la presa in carico delle persone fragili, riducendo burocrazia e tempi di attesa per cittadini e operatori

L’appuntamento rientra nel programma nazionale promosso dall’Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e dalla Fondazione per il Tuo Cuore (Heart Care Foundation), che fino al 14 febbraio organizza eventi di sensibilizzazione in tutta Italia. A Mirano i cittadini hanno potuto accedere senza preno-

Accanto agli esami clinici, sono stati organizzati momenti informativi e consulenze individuali con personale esperto in prevenzione cardiovascolare. «Anche quest’anno abbiamo centrato l’obiettivo – hanno spiegato la presidente di Cuore Amico, Manuela Lovo, e il presidente onorario Nicolò Cammarata – grazie alla disponibilità degli specialisti e al rapporto costruito negli anni con la popolazione, oltre al sostegno delle autorità locali».

La Regione Veneto continua a lavorare per snellire le pratiche burocratiche e rendere più rapido l’accesso ai servizi di assistenza per gli anziani. Con una recente delibera di Giunta, presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Paola Roma, è stata aggiornata la compilazione della “Scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano” (Svama), il documento necessario per accedere ai servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari.

L’aggiornamento, richiesto anche dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, punta a garantire continuità e tempestività degli interventi, proteggendo al tempo stesso la tutela della persona già nelle fasi iniziali della procedura. Un passo avanti concreto per ridurre la burocrazia e dare risposte più rapide agli anziani e alle loro famiglie in tutta la regione.

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I dati. Più assistenza domiciliare, ospedali sotto pressione

La Quinta commissione regionale apre l’analisi della Relazione sociosanitaria 2025 del Veneto

AVenezia, a Palazzo Ferro Fini, i commissari hanno iniziato a esaminare i dati dello scorso anno su spesa sanitaria, servizi alla popolazione e progetti PNRR La Quinta commissione consiliare permanente, che si occupa di politiche sociosanitarie, ha tenuto a Palazzo Ferro Fini la sua prima riunione dopo l’insediamento ufficiale e la nomina dei vertici della commissione.

Presieduta da Manuela Lanzarin (Lega), con Chiara Luisetto (Pd) vicepresidente e Silvia Calligaro (FdI) segretaria, la commissione ha iniziato l’analisi della Relazione sociosanitaria della Regione Veneto per l’anno 2025, basata sui dati del 2024.

Nel corso della seduta, alla quale hanno partecipato anche gli assessori regionali alla Sanità, Gino Gerosa, e ai Servizi Sociali, Paola Roma, i commissari hanno esaminato un documento dettagliato che fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, dai costi ai servizi offerti ai cittadini, fino all’epidemiologia e allo stato dei progetti legati alle strutture intermedie finanziate con fondi del PNRR.

La relazione è stata illustrata dai tecnici dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero, tra cui il direttore generale Massimo Annicchiarico, Silvia Vigna, Romina Cazzaro, Pierangelo Spano, Manuel Zorzi e Stefano Nicola, che hanno guidato i commissari attraverso dati e le informazioni operative.

La Quinta commissione consiliare prende atto

dei dati 2024: in Veneto crescono screening e cure a casa, ma permangono disparità tra Ulss e lunghe liste d’attesa per case di riposo e assistenza domiciliare

La Quinta commissione consiliare permanente, incaricata delle politiche sociosanitarie, ha approvato con i voti della maggioranza la Relazione sociosanitaria della Regione del Veneto per l’anno 2025, basata sui dati raccolti nel 2024. La seduta si è svolta alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, e della presidente della commissione, Manuela Lanzarin (Lega), affiancata dalla vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) e dal segretario Silvia Calligaro (FdI).

Il documento fotografa la situazione del Servizio Sanitario Regionale, con un’analisi di spesa, servizi offerti alla popolazione, prevenzione e avanzamento delle strutture intermedie finanziate dal PNRR.

Secondo la presidente Lanzarin, i dati confermano il ruolo centrale della prevenzione in Veneto: “Gli screening per la mammella registrano un’adesione del 76,1%, superiore alla media nazionale del 53,8%, mentre quelli per il colon retto arrivano al 61,5% contro il 35,8% del resto d’Italia”. Risultati analoghi si registrano nella campagna contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) per i bambini da 0 a 1 anno, con il 76,5% di copertura, 28.650 dosi somministrate e un calo dei ricoveri del 71%.

Accanto alla prevenzione cresce anche l’assistenza domiciliare: nel 2024 sono stati regi-

strati oltre 2,1 milioni di accessi, con 158.848 pazienti seguiti (+9,2% rispetto al 2023) e 63.125 persone assistite in forma intensiva. Si rafforza inoltre la rete delle cure palliative, coordinando hospice e servizi sul territorio per garantire continuità e dignità ai pazienti e alle famiglie.

Il sistema ospedaliero, tuttavia, resta sotto pressione: 1.928.828 accessi in Pronto Soccorso (+0,8%) e 630.979 dimissioni (+2,4%). Lanzarin sottolinea che “potenziare i percorsi territoriali e l’appropriatezza delle cure significa ridurre la pressione sugli ospedali e garantire risposte più rapide e di qualità”.

La vicepresidente Luisetto ha invece evidenziato le disuguaglianze: “Il Veneto mostra velocità diverse tra le Ulss. Ci sono quasi 11mila anziani in attesa di un posto in casa di riposo e oltre 3mila persone in attesa di assistenza domiciliare. Nel 2024 i cittadini hanno speso circa quattro miliardi di euro di tasca propria per curarsi: è il segno di un sistema pubblico che fatica a rispondere ai bisogni della popolazione”.

Durante la seduta, i funzionari dell’Area Sanità e Sociale e di Azienda Zero hanno fornito chiarimenti sulle questioni tecniche emerse nella precedente riunione del 21 gennaio. La Relazione, pur mettendo in luce risultati positivi in prevenzione e assistenza territoriale, lascia aperti temi cruciali sul rafforzamento del sistema pubblico e sulle disuguaglianze tra territori veneti.

La relazione sociosanitaria 2025 mostra luci e ombre

La Relazione sociosanitaria 2025, che fotografa l’attività del sistema sanitario regionale nel 2024, mette in luce criticità che il Partito Democratico definisce “impossibili da rimandare”. Le consigliere Chiara Luisetto, Anna Maria Bigon e Monica Sambo hanno commentato il documento a margine della Quinta commissione consiliare, sottolineando che, seppur ricca di dati, la relazione non affronta le vere disuguaglianze sul territorio e la pressione crescente su operatori e famiglie. “Abbiamo davanti una mole di informazioni che però non dice ciò che conta davvero – ha spiegato Luisetto – dalle attese e costi per anziani e persone con disabilità all’assistenza domiciliare, fino alle differenze tra Ulss nei servizi di salute mentale. Il risultato è un Veneto diviso tra cittadini di serie A e di serie B, con una crescente spesa sanitaria privata a carico dei veneti, che arriva a oltre 4 miliardi di euro.” Monica Sambo ha evidenziato un problema strutturale: la carenza di personale. Tra il 2023 e il 2024, il personale a tempo indeterminato è diminuito di 60 unità, con una riduzione drastica di circa 400 infermieri. “Il sistema sanitario pubblico soffre – ha sottolineato – mentre la Regione continua a presentarlo come eccellente, i cittadini pagano sempre di più di tasca propria: 850 euro pro capite contro la media nazionale di 730, spesso non per scelta ma perché le liste d’attesa sono troppo lunghe.”

Bigon ha aggiunto che la diminuzione degli investimenti in prevenzione e l’alto numero di codici bianchi nei pronto soccorso sono segnali di un sistema poco integrato tra ospedali, medicina di base e servizi territoriali. “Serve una visione che accompagni il cittadino lungo tutto il percorso di vita, investendo su territorio, prevenzione e continuità assistenziale”, ha concluso.

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