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DentroLaNotizia_Febb26

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Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

PESA

MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

Non solo redditi insufficienti, ma solitudine, invecchiamento e servizi che non raggiungono tutte le aree fragili

GIUSEPPE CARINCI RESTA PRESIDENTE DEL CONSERVATORIO

Rafforzata la struttura amministrativa, l’istituzione si prepara ra alle sfide del sistema Afam e alla trasformazione in senso universitario

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

a

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Cle

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Avv. Tommaso Rossi Patrocinante in cassazione
Oltre
sbarre del silenzio
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 13
Servizio
pag.

Focus povertà/1. I dati restituiscono un quadro di difficoltà strutturale per la provincia

Rovigo, il volto fragile del Nord Est

S

econdo i dati ISTAT sulla povertà assoluta, nel Nord Est l’incidenza riguarda l’8,1% delle persone e il 7,6% delle famiglie. Applicando questi valori alla popolazione residente, si stimano circa 18 mila persone in condizioni di povertà assoluta nella provincia di Rovigo, di cui circa 4 mila nel solo Comune di Rovigo. Si tratta di stime, ma considerate verosimili dalla Cooperativa Porto Alegre, che ha rielaborato i dati alla luce della conoscenza diretta del territorio. Il quadro che emerge conferma una fragilità economica strutturale del Polesine, che risulta la provincia veneta meno performante per redditi, occupazione, capacità produttiva ed equilibrio demografico.

L’analisi della ricchezza evidenzia infatti valori inferiori rispetto al resto del Veneto, con un valore

aggiunto pro-capite più basso del 20% rispetto alla media regionale e del 25% rispetto alla provincia veneta più ricca. Anche i redditi dichiarati dai contribuenti polesani risultano inferiori alla media regionale, collocando Rovigo all’ultimo posto tra i capoluoghi veneti. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mercato del lavoro. Nel 2024, il 40% delle assunzioni nella provincia di Rovigo ha interessato lavoro non qualificato, a fronte di una media regionale del 26%. A incidere sono soprattutto i settori dell’agricoltura e della logistica, particolarmente rilevanti nel territorio, ma spesso associati a condizioni di lavoro povero. Particolarmente delicata è la situazione del lavoro agricolo stagionale, che coinvolge in larga parte persone straniere, con bassa scolarizzazio-

ne e una rete di supporto fragile, spesso limitata ai soli connazionali. In questo contesto, sottolinea la Cooperativa Porto Alegre, il rischio di sfruttamento lavorativo e di forme più o meno esplicite di caporalato rimane elevato. Accanto alla povertà lavorativa, persistono situazioni di grave marginalità sociale. I servizi comunali dedicati alle persone senza dimora o in condizioni di forte disagio intercettano una media di almeno 200 persone all’anno. I dati locali indicano circa 70 persone seguite nei percorsi di dormitorio e housing first, 200 utenti del centro di ascolto e 80 persone raggiunte dall’Unità mobile, numeri che restituiscono la dimensione di un bisogno non episodico ma strutturale. Un quadro che pone il tema della povertà come questione

L’appartamento di “sgancio” non basta più

Nel cuore di Rovigo, da otto mesi è attivo un appartamento di “sgancio” destinato a minori con passato migratorio della provincia. Sono infatti molti i ragazzi che provengono da Adria, Porto Tolle e Taglio di Po. Un tetto e, soprattutto, un tempo protetto – dai sei mesi a un anno – per accompagnare ragazzi neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela verso un’autonomia che, oggi, è sempre più fragile. Il progetto è stato promosso e finanziato grazie al bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo. I numeri parlano di inserimenti già avviati, ma le richieste superano la disponibilità: i posti non bastano.

Il contesto è quello di una povertà minorile che non arretra.

Secondo Istat 2023, il 41,5% dei minori di seconda e terza generazione è a rischio povertà, con ricadute evidenti sul piano lavorativo, economico e sociale. Fragilità che si sommano: precarietà

abitativa, difficoltà linguistiche, reti familiari assenti o deboli.

“I dati Inps ci dicono che oggi i lavoratori stranieri contribuiscono per circa il 25% al pagamento delle pensioni degli italiani. È un

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà.

ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio

centrale per il futuro del territorio, chiamando in causa politiche sociali, lavoro e sviluppo locale in una provincia che continua a pa-

gare il prezzo più alto in Veneto in termini di fragilità economica e sociale.

elemento oggettivo, confermato anche da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – commenta il presidente del Consorzio Insieme e di Federsolidarietà della Città metropolitana di Venezia –. Ma il tema non può ridursi a un semplice “abbiamo bisogno di stranieri sì o no”. Abbiamo bisogno, piuttosto, che tutti rispettino le regole e che si investa seriamente in percorsi efficaci di inclusione sociale: solo così è possibile costruire una convivenza civile solida e duratura”.

Il progetto è il risultato di una rete territoriale: il Comune, la diocesi di Diocesi di Adria-Rovigo – che ha concesso l’immobile di via X Luglio –, l’ULSS 5 Polesana e diversi enti del Terzo settore,

tra cui la Croce Rossa ItalianaComitato di Rovigo, la cooperativa sociale Le Orme e l’associazione Dante Alighieri, che offre corsi gratuiti di italiano per migranti. Una sinergia che prova a dare risposte concrete a giovani che, senza un accompagnamento, rischierebbero di scivolare nell’invisibilità. L’appartamento di “sgancio” non è solo un alloggio, ma uno strumento contro la povertà educativa e relazionale: un ponte verso il lavoro, la formazione, l’autonomia abitativa. Ma la domanda cresce e interroga l’intera provincia. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di reddito: è assenza di opportunità. E senza una rete più ampia, il rischio è che troppi ragazzi restino fuori. (s.b.)

Dirette dai campi delle principali squadre di calcio venete e aggiornamenti in tempo reale di volley, basket e rugby delle squadre della nostra regione

Guendalina Ferro
Torniamo

Focus

povertà/2.

La mappa della povertà alimentare nel Basso Polesine

Adria, capitale agricola e nuove fragilità

In un territorio che fa dell’agricoltura la propria identità economica, cresce il paradosso della povertà alimentare. La ricerca pubblicata sulla rivista Re|Cibo dall’Università Iuav di Venezia, in collaborazione con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo, accende i riflettori anche su Adria, secondo polo urbano della provincia con Rovigo, snodo strategico del Basso Polesine. Secondo i dati Istat richiamati nello studio, in provincia si stimano circa 8.100 famiglie in difficoltà economica, di cui 1.875 nel capoluogo . Adria, che insieme a Rovigo concentra circa il 30% della popolazione provinciale, si colloca in un contesto segnato da redditi medi inferiori alla media regionale e da un forte invecchiamento: gli over 64 rappresentano il 26% dei residenti, a fronte di appena il 10% di under 15 . Un dato che, incrociato con le variabili reddituali, restituisce una mappa di vulnerabilità diffusa.

Eppure il Polesine resta una delle aree più agricole del Veneto: il settore primario incide per il 24,4% sull’economia provinciale, ben oltre la media nazio-

nale. Adria è tra i comuni con maggiore presenza di aziende cerealicole, insieme a Rovigo, Lendinara e Porto Tolle . Un sistema produttivo frammentato, fatto in larga parte di microimprese, che potrebbe però diventare leva strategica nella lotta allo spreco e nella redistribuzione delle eccedenze.

Il cuore logistico del sostegno alimentare resta l’Emporio della solidarietà di Rovigo, gestito dal CSV con l’associazione Bandiera Gialla. La ricerca evidenzia tuttavia una copertura disomogenea sul territorio provinciale: alcune aree ad alta fragilità non risultano adeguatamente raggiunte dal servizio, anche per ragioni

logistiche e carenza di volontari . Per Adria la sfida è duplice: da un lato intercettare le nuove povertà, dall’altro valorizzare una filiera agroalimentare che conta centinaia di imprese tra produzione, commercio e ristorazione

. Lo studio suggerisce la creazione di un “food hub” territoriale e il rafforzamento delle politiche locali del cibo, oggi non formalizzate in una vera strategia urbana. In una provincia dove il cibo è economia, cultura e identità, il diritto all’alimentazione torna così ad essere una questione strutturale. E Adria, crocevia del Delta, è chiamata a giocare un ruolo centrale.

Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno

deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-

zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi. Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e ini-

ziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Nel cuore agricolo del Polesine la povertà alimentare cresce: Adria tra redditi bassi, invecchiamento e l’ipotesi di un food hub per ridurre gli sprechi

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

SILENZIOSA PESA SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE

SULLE PERSONE SOLE

Nell’Alta Padovana l’inflazione post-pandemia ha colpito duramente ceti medi e famiglie con figli, ampliando la forbice sociale

Dalle mura storiche alle gite in bicicletta, l’offerta turistica dell’Alta Padovana esplode grazie alla qualità del servizio LA PERLA DELL’ALTA CONQUISTA

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

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Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Servizi alle pagg. 6 e 7
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Pierobon: “I fondi per il sociale vadano ai Comuni”

L’Alta Padovana è un territorio molto ricco, si sa, ma anche in un contesto così virtuoso le problematiche non mancano. E lo sa bene Luca Pierobon, primo cittadino di Cittadella, che punta il dito contro l’inflazione record che ha colpito l’economia globale dopo la pandemia del 2020. L’aumento dei prezzi ha colpito tutti, ma a risentirne in modo particolare sono i ceti bassi e medi, che hanno visto allargarsi drasticamente la forbice sociale che li separa dalle famiglie più abbienti. E questo vale anche per Cittadella: “Purtroppo anche da noi, in un territorio considerato ricco perché pieno di imprese, sia piccole che medio-grandi, la situazione non è delle migliori. Chi prima riusciva ad arrivare a fine mese senza grossi problemi, oggi fa fatica”, ammette Pierobon. Il Sindaco lamenta un numero crescente di persone che si rivolgono al Comune in cerca di sostegno, ma il vero problema è la varietà delle richieste: se una volta erano soprattutto gli anziani – che tutt’ora in alcuni casi ricevono pensioni al di sotto della soglia di povertà –adesso sono soprattutto le famiglie con figli piccoli a chiedere aiuto. “Molte famiglie, secondo la tipica

mentalità veneta orientata al rigore e al far quadrare i conti, hanno oramai rinunciato alle spese superflue – prosegue Pierobon – ma ciò che preoccupa davvero è che in molti casi questo non basta più, e a venire tagliate sono anche spese essenziali come quelle sanitarie”.

Ma cosa si può fare per risolvere questa situazione che sembra solo e continuamente peggiorare?

“L’intervento principale dovrebbe arrivare dallo Stato, con politiche incisive sui salari, che oggi non sono adeguati al costo della vita. Basta pensare ai salari d’ingresso dei giovani: è comprensibile che molti esitino a costruire una famiglia o a vivere da soli”. Cittadella fa tutto quello che è in potere dell’amministrazione comunale: “Noi non abbiamo mai abbandonato nessuno. Con l’Assessore ai Servizi Sociali ci ripetiamo sempre che nessuno deve essere lasciato indietro”.

Gli interventi non sono a pioggia, ma mirati: si studia caso per caso, viene verificata la reale situazione della persona e poi si definisce l’aiuto più adeguato. Gli interventi possono essere economici, oppure percorsi di inserimento lavorativo in Comune grazie ai finanziamen-

ti regionali, o ancora collocazioni lavorative presso aziende del territorio. Gli assistenti sociali svolgono un ruolo fondamentale nel definire le soluzioni più idonee, cercando di alleviare la situazione delle persone in difficoltà.

Un grosso vantaggio dell’Alta Padovana è la presenza di numerose case popolari, che il Comune assegna in base alla normativa regionale, offrendo un sostegno significativo soprattutto alle famiglie numerose che necessitano di un’abitazione con affitto calmierato. Gli interventi sono dunque mol-

teplici, ma la principale criticità è la scarsità delle risorse comunali. “Possiamo aiutare fino a un certo punto, mentre alcune famiglie avrebbero bisogno di supporti più consistenti che il Comune non è in grado di garantire. Per questo è necessario che gli enti superiori sostengano i Comuni: non possiamo continuare ad aumentare la pressione fiscale sui cittadini, servono maggiori finanziamenti”.

E da qui la proposta, un po’ provocatoria, di Pierobon: “Ritengo che strumenti come il reddito di cittadinanza o le successive misu-

La rete dei 28 Comuni per intervenire prima che la crisi diventi cronica

Un numero attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, per intercettare le emergenze sociali prima che diventino cronicità. Nell’Ambito territoriale sociale – che riunisce i 28 Comuni del Distretto 4 dell’ULSS 6 Euganea – prende forma il nuovo Pronto Intervento Sociale (PIS), servizio previsto nell’ambito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, introdotti dalla legge 328/2000 e rilanciati dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021–2023, confermati anche per il triennio 2024–2026. L’obiettivo è chiaro: garantire una risposta immediata e qualificata alle situazioni di crisi e di disagio acuto. Il servizio sarà operativo h24 per affrontare casi complessi e improvvisi: donne vittime di violenza, minori in

condizioni di grave rischio o abbandono, famiglie rimaste senza casa a seguito di calamità naturali, persone fragili prive di riferimenti e sostegno. Il PIS funzionerà come una centrale operativa territoriale, capace di coordinare in tempo reale forze dell’ordine, servizi sociali comunali ed enti del Terzo settore. Non solo intervento nell’urgenza, ma anche lettura del territorio: tra le funzioni previste ci sono la mappatura delle vulnerabilità emergenti, l’analisi delle risorse disponibili e l’attivazione di percorsi di presa in carico strutturati, con l’invio ai servizi competenti per avviare progetti di inclusione e tutela. Cuore del sistema sarà una struttura organizzativa attiva giorno e notte, fondata su protocolli condivisi e

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re governative fossero concettualmente sbagliati non nel fine, ma nell’assenza di controlli adeguati. Se quelle risorse fossero state affidate direttamente ai Comuni, sarebbero state utilizzate in modo più efficace e mirato, con controlli puntuali. I casi riportati dai media di persone che percepivano il reddito e lavoravano in nero difficilmente si sarebbero verificati nei nostri territori, dove la vigilanza comunale sarebbe stata molto più rigorosa”.

su procedure operative comuni ai 28 Comuni dell’ambito. È prevista una valutazione immediata dei rischi e dei bisogni della persona o del nucleo coinvolto, l’attivazione delle risorse necessarie per la messa in sicurezza e un sistema informativo dedicato per monitorare ogni fase dell’intervento, garantendo tracciabilità e continuità. A gennaio si è conclusa la fase di co-progettazione con un gruppo di cooperative del territorio. Una volta ultimate le attività preparatorie, il Pronto Intervento Sociale sarà attivato in modo uniforme su tutto l’Ambito , con l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione sociale e assicurare a ogni cittadino una risposta tempestiva nei momenti di maggiore fragilità. (s.b.)

Focus povertà/2. Aumenta il numero delle persone aiutate, un terzo degli utenti non aveva mai chiesto aiuto

Il disagio cresce, cambia volto e non fa rumore

La povertà a Padova non fa rumore, ma avanza. E soprattutto cambia pelle. I numeri delle Cucine Economiche di Padova relativi agli ultimi due anni raccontano una storia che la città farebbe bene a non archiviare come l’ennesima statistica del disagio: cresce il numero delle persone aiutate e, fatto

circa settemila al mese. Numeri stabili, elevati, costanti. Non un’emergenza stagionale, non un picco legato a una crisi improvvisa, ma una domanda che si è ormai strutturata. È la fotografia di un bisogno quotidiano che accompagna l’intero anno e che non accenna a ridursi.

diventa complicato, quando non impossibile. Infine, l’inverno, con le 454 coperte distribuite. Un numero che ritorna, anno dopo anno, come un promemoria scomodo: l’emergenza freddo non è mai davvero un’eccezione, ma una costante per chi vive senza una casa o in condizioni di estrema precarietà.

ancora più significativo, aumentano coloro che entrano per la prima volta nei circuiti dell’assistenza. Nel 2025 gli utenti complessivi sono stati 3.624, circa un centinaio in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato che pesa davvero è un altro: 1.273 persone non avevano mai chiesto aiuto prima. È qui che il quadro cambia. Non si tratta più solo di marginalità cronica o di povertà “storica”, ma di un allargamento della fragilità sociale che intercetta nuovi profili: lavoratori impoveriti, pensioni insufficienti, vite che scivolano fuori equilibrio sotto il peso del costo della vita.

La mensa resta il primo indicatore di questa trasformazione. Oltre 83.800 pasti distribuiti nel 2025,

E poi c’è tutto ciò che ruota attorno al cibo, e che parla di dignità prima ancora che di assistenza. Docce, lavatrici, cambi d’abito: servizi essenziali che nel 2025 continuano a essere richiesti da centinaia di persone, con numeri in linea – e in alcuni casi superiori – rispetto al 2024. Segno che la povertà non è solo una questione di reddito, ma di casa, relazioni, stabilità. Ancora più eloquente il fronte sanitario. Oltre 2.700 prestazioni erogate a 656 persone in un solo anno. Qui la frattura si fa evidente: disagio economico e fragilità di salute procedono insieme, alimentandosi a vicenda. Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari

Il confronto tra 2024 e 2025 consegna quindi un messaggio chiaro: la povertà a Padova non arretra, si allarga e si normalizza. Da emergenza tende a diventare struttura. E questo pone una domanda che va oltre il lavoro, prezioso, del volontariato. Perché se i servizi reggono è anche perché il bisogno non trova risposte sufficienti altrove. Il disagio che emerge dai dati parla di politiche sociali da rafforzare, di casa che manca, di lavoro che non basta più a garantire sicurezza, di solitudini che crescono. Ignorarlo significherebbe accettare che la povertà diventi parte stabile del paesaggio urbano. Una scelta, più che una fatalità.

Sara Busato

Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari diventa complicato, quando non impossibile

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

della Bassa Padovana

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

Da Monselice ad Este sono sempre di più gli italiani in difficoltà, dalle Caritas un aiuto costante per la spesa a centinaia di famiglie, allarme per i pensionati, in particolare le donne, alle prese col carovita

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

COMUNE DI MONSELICE, IL TESTIMONE PASSA A STEFANO PERARO

Un incarico che poggia su oltre vent’anni di amministrazione tra Comune, Provincia e Regione, con l’obiettivo dichiarato di proseguire i lavori avviati

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

COltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 3
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Focus povertà/1. Ai servizi sociali e al terzo settore arrivano le richieste di chi non ce la fa

A Monselice sempre più italiani in difficoltà

La Caritas offre cibo e aiuto a 550 persone

Monselice si conferma un osservatorio privilegiato, e talvolta doloroso, delle nuove fragilità sociali. Con reddito medio pro capite di poco superiore ai 22 mila euro Monselice ha ancora una base “operaia” che sta subendo l’erosione salariale e fa i conti con le spese in costante aumento. Le richieste ai servizi sociali qui riguardano spesso il pagamento delle utenze e le spese mediche. Nel 2025 sono state distribuite alle famiglie 168 carte “Dedicata a te”, con una somma per l’acquisto di generi alimentari di prima necessità. Un piccolo aiuto che da solo ovviamente non basta a sostenere chi è in difficoltà. Nel cuore della cittadina della Rocca, la risposta alla povertà diventa anche un modello di welfare comunitario che ha il suo fulcro nell’Emporio della Solidarietà della Caritas, all’ombra del Duomo. A tracciare il bilancio di un’attività sempre in movimento è Claudio Canella, responsabile della Caritas di Monselice, che coordina un vero e proprio “esercito del bene” composto da oltre settanta volontari. “Oggi abbiamo 145 nuclei familiari iscritti, il che significa che sosteniamo attivamente circa 550 persone. Solo all’inizio di febbraio

sono arrivate cinque nuove richieste di adesione, tra cui diverse famiglie italiane. Ma la nostra porta è girevole: c’è chi non vediamo più perché ha ripreso a lavorare e cerca di arrangiarsi, lasciando il posto a chi ne ha più bisogno”. L’Emporio, nato nel 2022, è dedicato al parroco Don Sandro Panizzolo che ha ispirato e concretamente avviato l’attività partita nel 2008 con la semplice “borsa della spesa”. Oggi è un piccolo supermercato dove le persone ammesse possono scegliere i prodotti una volta a settimana. I numeri sono impressionanti: “In un anno distribuiamo oltre 500 quintali di prodotti alimentari, compreso il pane fresco, - spiega il responsabile -. Siamo aperti tre volte a settimana e questo garantisce ai nostri assistiti la possibilità di avere sempre prodotti confezionati e freschi. Grazie alla generosità della comunità e alla rete regionale degli Empori — di cui facciamo parte insieme a Este e Padova — siamo cresciuti molto. Nel 2024 abbiamo acquistato un furgone e nel 2025 la grande novità è stata l’installazione di una cella frigo, fondamentale per conservare il fresco ed evitare ogni spreco alimentare: facciamo bene alle persone e all’ambiente”.

Il volto della povertà a Monselice è complesso. Se le famiglie più numerose con figli sono prevalentemente straniere, cresce l’incidenza degli italiani, che oggi rappresentano il 40% degli utenti. “Vediamo molti italiani di mezza età che hanno perso il lavoro e non hanno ancora raggiunto la pensione, oppure anziani con assegni minimi che non bastano a coprire tutto, - racconta Canella. Nel 2025, il calcolo delle presenze ha restituito una statistica quasi incredibile: “È come se avessimo dato da mangiare a 13.500 persone tutti i giorni per una settimana intera”. Ma la Caritas di Monselice non si limita al cibo. Ogni martedì pomeriggio, lo sportello di sostegno alle famiglie riceve circa sessanta utenti che chiedono aiuto per il pagamento di bollette, affitti o rette scolastiche. Inoltre, la struttura ospita quattro classi di corso di italiano (in collaborazione con il CPIA) frequentate da 40 alunne e alunni, e un desk de-

dicato all’emergenza abitativa gestito. L’obiettivo finale rimane però l’autonomia. “Le persone si rivolgono a noi quando hanno necessità, ma cercano di uscire da questa situazione; non vogliono vivere sulle spalle degli altri”, sottolinea con forza Canella. “Noi cerchiamo di dare una mano anche nella ricerca di un impiego. Consigliamo di non fare riferimento solo a noi, ma di interfacciarsi con i servizi sociali, il centro per l’impiego e le agenzie interinali. Li informiamo sui ban-

di, sulle selezioni e sui loro diritti”. L’opera sussidiaria della Caritas — che serve tutte le parrocchie di Monselice e Pernumia — resta il termometro della tenuta sociale della zona. “La nuova direzione della Caritas diocesana ci ha fatto i complimenti per l’organizzazione, - conclude Canella, - ma la nostra soddisfazione più grande resta vedere qualcuno che torna qui solo per ringraziare e dirci che ce l’ha fatta”.

Nicola Stievano

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino

alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi. Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

A Este oltre 220 famiglie a disagio Il volto invisibile del bisogno bussa all’Emporio

Tra le mura storiche di Este, la bellezza dei monumenti nasconde una realtà fatta di silenzi e dignità ferita. Mentre i dati provinciali delineano un padovano a “doppia velocità”, con un reddito medio che maschera le difficoltà dei singoli, nel cuore della cittadina estense l’Emporio della Solidarietà della Caritas si conferma sempre più un baluardo diventato l’ultimo baluardo contro l’indigenza.

A guidare questa realtà con passione e pragmatismo è la coordinatrice Laura Saggiorato, che fotografa un mutamento sociale profondo. “Con l’aumento dei prezzi e delle bollette, abbiamo ogni mese persone che ci chiedono aiuto”, spiega Saggiorato. “Fra loro ci sono tantissime famiglie italiane, non solo extracomunitari come spesso pensa la gente. Vediamo molti single che, dovendo affrontare da soli affitto e utenze, non riescono più a far quadrare i conti”.

I numeri parlano chiaro: l’Emporio assiste regolarmente 220 famiglie, ma il flusso mensile tocca ormai le 250 presenze. Nonostante la soglia ISEE sia stata innalzata a 10.140 euro per ampliare la platea dei beneficiari, la pressione non accenna a diminuire. Il profilo di chi bussa alla porta di fronte al Duomo di Santa Tecla è variegato: “Abbiamo diverse situazioni - prosegue la coordinatrice - genitori single, tan-

“Un terzo della

ti pensionati che non ce la fanno con il loro assegno mensile, famiglie con figli dove il papà lavora ma lo stipendio non basta”.

È il fenomeno dei working poor, particolarmente sentito in un’area come quella di Este dove, con un reddito medio di circa 18.500 euro, il peso di un patrimonio immobiliare spesso vetusto genera una forte povertà energetica. Lo scorso anno sono state 156 le “carte dedicate a te” consegnate alle famiglie di Este in difficoltà per l’acquisto di beni di prima necessità”.

Ciò che colpisce dell’Emporio è l’approccio umano. Qui la “spesa” non è un freddo pacco viveri consegnato frettolosamente. “Gli anziani arrivano con la lista della spesa, fa tenerezza, come se andassero in un normale supermercato”, racconta Saggiorato. “È un momento di incontro e socialità: vengono accompagnati tra gli scaffali dai nostri 30 volontari, diamo consigli, facciamo il percorso con loro. E’ un’accoglienza sentita, non fredda”.

Non mancano le sfide culturali, come il tentativo di offrire carne macellata secondo il rito islamico

popolazione

per gli utenti stranieri, o la lotta contro l’imbarazzo di chi chiede aiuto per la prima volta. “C’è sempre ritrosia. Una signora mi ha detto: “mi vergogno a venire ma ne ho bisogno”. Noi facciamo il possibile per farli sentire a loro agio”. L’Emporio, che quest’anno raggiunge i sei anni di attività, punta a creare anche dei momenti di condivisione e informazione. Per settembre, in occasione della festa di Santa Tecla, è previsto un incontro pubblico sul tema della povertà per sensibilizzare chi ancora non conosce questa realtà e per tracciare una rotta per il futuro. “Noi ci siamo - conclude Laura Saggiorato, - ma vogliamo che la città sappia che questo luogo appartiene a tutti”. L’Emporio è aperto ogni mercoledì pomeriggio, su appuntamento al numero 339 5868772, anche via WhatsApp.

Nicola Stievano

Almeno 250 persone si presentano ogni mese per la spesa: “C’è chi non riesce a far quadrare i conti, a pagare l’affitto e le bollette”. Sono 156 i beneficiari della “carta dedica a te”

è pensionato e le donne percepiscono la metà”

“I cittadini in difficoltà, un divario di genere drammatico nelle pensioni, un’emergenza abitativa irrisolta e l’assenza di politiche per i giovani. Da 4 anni chiediamo e accendiamo i riflettori sulla crisi ma l’amministrazione è immobile”: ad affermarlo è Roberta Gallana dai banchi dell’opposizione. A Este vivono quasi 5.000 pensionati (un terzo della popolazione) in netta prevalenza femminile. Ma è nel reddito che emerge la disparità: le donne percepiscono in media 700 euro al mese la metà dei loro concittadini maschi A questo si aggiunge la fragilità dei lavoratori: il 37,5% dei cittadini (circa 6.000 persone attive) vive con meno di 15.000

euro annui. Una soglia che, con i rincari, spinge intere famiglie verso l’indigenza. “Siamo in emergenza abitativa, - aggiunge Gallana - abbiamo lasciato in eredità milioni di euro dai fondi Pnrr per nuove case popolari e riqualificazioni, ma dopo quattro anni i cantieri sono ancora in alto mare. È paradossale vedere case vuote e famiglie in condizioni di bisogno. Il continuo ricorso alle assegnazioni in deroga, fuori dalla graduatoria regionale, è un segnale pericoloso: evidenzia l’urgenza e l’inerzia di questa amministrazione.” La consigliera Lucia Mulato aggiunge: “Non va meglio sul fronte delle politiche giovanili. La denatalità e l’abbandono scolastico sono i

sintomi di un malessere profondo. Chiediamo interventi per colmare il divario di genere e progetti per i giovani, ma il Comune ha smesso di investire. Aumentano le dipendenze, la violenza e l’isolamento e sono sparite iniziative come il ‘Tavolo contro le dipendenze’ e il ‘Progetto 4h’ per il doposcuola”. Secondo le consigliere la crisi post-Covid è stata sottovalutata. “Molti negozi e micro-imprese chiudono i battenti - concludono - ma l’amministrazione sembra non considerare una priorità la tutela dei più fragili. Chiediamo un cambio di rotta immediato e un piano straordinario di sostegno al reddito e alla parità di genere”.

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

a pag. 19

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SULLE PERSONE SOLE

L’Emporio “Ulivo” e Casa San Francesco mostrano come la risposta alla nuova povertà passi da corresponsabilità, sostenibilità e percorsi di reinserimento

Ulss 7, il Dg Bramezza tira le somme: “Lascio un’azienda solida e all’avaguardia”

L’inaugurazione con il presidente del Veneto Stefani al San Bassiano, completamente rinnovato il dodicesimo piano su 3.160 metri quadrati

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

le

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre
sbarre del silenzio
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4

Focus povertà/1. Un rifugio quotidiano che, tra pasti, ascolto e relazioni, trasforma l’invisibilità in responsabilità

Casa San Francesco: l’accoglienza che non fa rumore, ma è necessaria

C i sono luoghi che non fanno rumore. Non inaugurano opere monumentali, non tagliano nastri davanti alle telecamere, non producono slogan. Eppure, tengono in piedi pezzi interi di comunità. Casa San Francesco è uno di questi. Dal 2009, nel quartiere Margnan, accanto al convento dei Frati Francescani, ogni sera si apre una porta per chi una porta non ce l’ha più. Diciassette posti letto. Una cena. Un orario preciso. Un’accoglienza sobria, senza retorica. Per chi dorme in strada, è la differenza tra invisibilità e riconoscimento. Ma sarebbe un errore ridurre Casa San Francesco a un semplice dormitorio. Qui non si distribuiscono solo pasti e coperte (un centinaio di ospiti ogni anno): si prova a ri-

costruire legami. A fermarsi. Ad ascoltare. A capire. È un lavoro lento, quotidiano, fatto di relazioni e di tempo. La gestione è stata affidata dal comune di Bassano alla Cooperativa “Avvenire” assieme alla Ceis di Schio. La mensa - con i pasti ricavati da alcune gastronomie e dal cibo inutilizzato della ristorazione scolastica, grazie all’iniziativa “Last Minute Market” - è gestita dall’Associazione “Casa a Colori”. Colpisce la normalità di questo impegno: l’apertura tutti i giorni dell’anno, i volontari della Caritas che si alternano, i momenti di confronto per non farsi schiacciare dalla complessità delle fragilità incontrate. Nessuna improvvisazione, nessuna beneficenza dell’ultimo minuto. Qui l’accoglienza è una

pratica strutturata, non un gesto occasionale. E colpisce anche un altro dato: Casa San Francesco apre le porte alla cittadinanza. Fino a tredici visite al mese per chi vuole capire. È una scelta politica, prima ancora che educativa. Perché la povertà, se resta nascosta, fa meno scandalo. Ma quando la guardi negli occhi, diventa una responsabilità collettiva. In un tempo in cui il disagio viene spesso ridotto a problema di ordine pubblico o a statistica da report, realtà come questa ricordano che la marginalità non è un’eccezione, è una crepa strutturale del nostro modello sociale. Un dato visibile anche qui, dove negli ultimi anni la percentuale di ospiti è diventata metà italiana e metà straniera. Sono persone che a differenza

degli anni passati restano pochi giorni, sono di passaggio. E si scoprono problematiche che riguardano la disoccupazione da un lato e dall’altra la difficoltà, ormai cronica, nel reperire una

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade

interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a

Master di Alta Formazione

Turismo e Cultura

prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

casa, nonostante un permesso di soggiorno ottenuto. Casa San Francesco non salva il mondo. Non promette miracoli, certo. Fa qualcosa di più difficile: resta. Sara

Busato

Focus povertà/2. Una rete di associazioni che affronta la indigenza nascosta

300 famiglie a rischio, solo 50 intercettate

ABassano la povertà cambia pelle. Non è più solo povertà evidente e riconoscibile: è precarietà lavorativa, è monoreddito che non regge l’urto degli affitti, è fragilità familiare che si somma a bollette e spese scolastiche. È una complessità che non si lascia intercettare con interventi episodici.

In questo quadro l’ Emporio Solidale “Ulivo”, inaugurato a dicembre, rappresenta qualcosa di più di uno scaffale pieno. È la risposta organizzata di un territorio che prova a fare sistema. Il protocollo di rete, con il Comune di Bassano del Grappa capofila dell’Ambito territoriale sociale, segna un cambio di passo: dall’assistenzialismo frammentato a un modello coordinato, con criteri condivisi e responsabilità definite.

Attorno al tavolo siedono Associazione Casa a Colori, Associazione Papa Giovanni XXIII, Associazione Da Spreco a Risorsa, Associazione Amistad, Centro Aiuto Vita, Croce Rossa Italiana - Comitato di Bassano del Grappa, Caritas, Cooperativa Verlata, Cooperativa Avvenire e OTB Foundation. Una costellazione di volontariato, cooperazione e fondazioni private che sceglie la corresponsabilità.

L’Emporio non si limita a distribuire beni di prima necessità. Definisce criteri di accesso, dialoga con i servizi sociali, prova a intercettare per tempo le situazioni di vulnerabilità. Ac-

canto alla spesa, l’orientamento al lavoro, il sostegno educativo, l’accompagnamento nella gestione delle difficoltà economiche. È qui la differenza: trasformare l’aiuto in un percorso, non in una parentesi.

Accogliente, ordinato, pensato per restituire dignità prima ancora che beni materiali. L’Emporio solidale si presenta così, come uno spazio che prova a rispondere a una povertà sempre meno visibile ma sempre più estesa.

“È un progetto di cui sono molto contenta e orgogliosa. In questi mesi abbiamo intercettato 50 famiglie, ma il fabbisogno potenziale riguarda almeno 300 nuclei”, sottolinea l’assesso-

re Francesca Busa. Numeri che raccontano una domanda ancora in larga parte sommersa.

L’Emporio è aperto il mercoledì e il venerdì dalle 13 alle 18. L’accesso avviene esclusivamente su appuntamento, scelta che punta a garantire riservatezza e tempi adeguati per ciascuna persona. Nei pomeriggi di apertura è attivo anche un Punto di Ascolto: non solo distribuzione di generi alimentari, ma spazio di dialogo e orientamento ai servizi. A rendere possibile il servizio sono 60 volontari formati, impegnati nella distribuzione di prodotti recuperati dalla grande distribuzione: eccedenze di qualità, comprese referenze fresche come latticini, frutta e verdura. “È un’iniziativa che guarda anche alla sostenibilità e alla lotta contro lo spreco alimentare –prosegue l’assessore –. I prodotti sono di qualità e comprendono anche freschi, come latticini, frutta e verdura. La dignità passa anche dal cibo: non deve essere un lusso per pochi, ma un bisogno primario garantito”.

In questa doppia dimensione –sociale e ambientale – si misura la portata dell’Emporio: risposta concreta all’emergenza, ma anche tassello di una strategia più ampia contro la marginalità e lo spreco. Perché se la povertà oggi è più silenziosa e frammentata, la risposta non può che essere altrettanto strutturata, capace di tenere insieme dignità, comunità e futuro.

Un modello che prova a superare l’assistenzialismo frammentato per costruire percorsi strutturati di accompagnamento

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

Filippo la rotta della saranno in

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

PERSONE SOLE

L’inchiesta analizza la rete tra servizi sociali per capire se il cambio di paradigma può diventare strutturale

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Intervento da 105mila euro finanziato dal Comune per sistemare le erosioni vicino al ponte di via Nievo. Previsti lavori sulle due sponde senza chiusura della strada

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Focus povertà/1. I bisogni che non si vedono

Il Banco Alimentare che racconta

la fragilità silenziosa in aumento

N

on è solo un bilancio. È uno specchio. E quello che restituisce l’ultimo anno del Banco Alimentare del Veneto è il riflesso di una regione laboriosa, ma attraversata da una fragilità silenziosa che non fa rumore e non occupa le prime pagine, se non nei numeri. Nel 2024 sono state recuperate e ridistribuite 4.660 tonnellate di alimenti lungo la filiera agroalimentare. Eccedenze che diventano risorsa, in un tempo in cui il carovita erode stipendi e pensioni e la richiesta di aiuto non arretra. Il cibo raccolto ha raggiunto 82.773 persone attraverso una rete di 454 realtà partner: mense, associazioni, empori sociali, parrocchie, cooperative, centri di accoglienza. Il valore economico complessivo degli alimenti distribuiti è pari a 14.650.900 euro. Non solo un dato contabile, ma un pezzo di welfare territoriale che tiene insieme volontariato, imprese e terzo settore. Nella sola provincia di Padova sono stati raccolti 154.570 chili di cibo in 200 supermercati, grazie all’impegno di 3.800 vo-

lontari. Una mobilitazione che racconta molto della capacità di risposta del territorio. Ma racconta anche altro: che la povertà non è più un’eccezione. Il quadro regionale trova riscontro anche nei centri della cintura padovana. A Borgoricco, poco più di novemila abitanti nell’Alta Padovana, la vulnerabilità assume i tratti meno visibili del lavoro fragile e dei redditi insufficienti. Non soltanto situazioni croniche, ma famiglie monoreddito strette tra bollette e carrello della spesa, anziani con pensioni minime, giovani coppie alle prese con mutui e affitti in crescita. Le richieste intercettate da parrocchie e associazioni non parlano di emergenze eclatanti, ma di una fatica quotidiana che si insinua nelle pieghe della normalità. È qui che il recupero delle eccedenze alimentari diventa presidio sociale. Non assistenzialismo, ma argine. Non carità episodica, ma organizzazione. “Vale la pena raccontare ciò che facciamo perché ciò che facciamo ha valore”, sottolinea Adele Biondani, presidente

del Banco Alimentare del Veneto.

“In un tempo in cui il bene rischia di restare invisibile, crediamo sia necessario renderlo riconoscibile e misurabile. Il Bilancio non è solo trasparenza: è responsabilità verso le aziende che ci sostengono, le associazioni che collaborano con noi e i volontari che ogni giorno rendono possibile ciò che da soli non potremmo fare. È anche uno strumento educativo: rende visibile il valore del non sprecare e del

cooperare”. Accanto all’impatto sociale, c’è quello ambientale. Le stime indicano che il recupero delle eccedenze ha consentito un risparmio netto di 3.984.936 tonnellate di CO equivalenti. Tradotto: 4.660 tonnellate di cibo sottratte allo smaltimento significano meno emissioni, meno rifiuti, meno costi collettivi. Solidarietà ed economia circolare, insieme. Il punto, forse, è proprio questo: i nume-

La rete dei 28 Comuni per intervenire prima che la crisi diventi cronica

Un numero attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, per intercettare le emergenze sociali prima che diventino cronicità. Nell’Ambito territoriale sociale – che riunisce i 28 Comuni del Distretto 4 dell’ULSS 6 Euganea – prende forma il nuovo Pronto Intervento Sociale (PIS), servizio previsto nell’ambito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, introdotti dalla legge 328/2000 e rilanciati dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021–2023, confermati anche per il triennio 2024–2026. L’obiettivo è chiaro: garantire una risposta immediata e qualificata alle situazioni di crisi e di disagio acuto. Il servizio sarà operativo h24 per affrontare casi complessi e improvvisi: donne vittime di violenza, minori in

condizioni di grave rischio o abbandono, famiglie rimaste senza casa a seguito di calamità naturali, persone fragili prive di riferimenti e sostegno. Il PIS funzionerà come una centrale operativa territoriale, capace di coordinare in tempo reale forze dell’ordine, servizi sociali comunali ed enti del Terzo settore. Non solo intervento nell’urgenza, ma anche lettura del territorio: tra le funzioni previste ci sono la mappatura delle vulnerabilità emergenti, l’analisi delle risorse disponibili e l’attivazione di percorsi di presa in carico strutturati, con l’invio ai servizi competenti per avviare progetti di inclusione e tutela. Cuore del sistema sarà una struttura organizzativa attiva giorno e notte, fondata su protocolli condivisi e

ri sono solidi, ma non bastano a raccontare tutto. Dietro ogni tonnellata recuperata c’è una fragilità intercettata, un volontario che carica scatoloni, un’impresa che decide di non sprecare, una comunità che prova a non lasciare indietro nessuno. In una regione che continua a produrre ricchezza, la sfida è riconoscere anche le crepe. E decidere, ogni giorno, di non ignorarle.

su procedure operative comuni ai 28 Comuni dell’ambito. È prevista una valutazione immediata dei rischi e dei bisogni della persona o del nucleo coinvolto, l’attivazione delle risorse necessarie per la messa in sicurezza e un sistema informativo dedicato per monitorare ogni fase dell’intervento, garantendo tracciabilità e continuità. A gennaio si è conclusa la fase di co-progettazione con un gruppo di cooperative del territorio. Una volta ultimate le attività preparatorie, il Pronto Intervento Sociale sarà attivato in modo uniforme su tutto l’Ambito , con l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione sociale e assicurare a ogni cittadino una risposta tempestiva nei momenti di maggiore fragilità. (s.b.)

Focus povertà/2. Sono 66 i minori sostenuti dal progetto “Inclusione”

A Camposampiero la povertà educativa che cresce in silenzio

ACamposampiero la povertà non è solo una questione di reddito. È un fenomeno più sottile, che si insinua tra i banchi di scuola e nelle case dove mancano strumenti, tempo, competenze per seguire i figli nel percorso formativo. Si chiama povertà educativa e riguarda quei bambini e ragazzi che rischiano di restare indietro non per mancanza di capacità, ma per fragilità familiari ed economiche.

In questo contesto si inserisce il progetto “Inclusione – Per una società che accolga e includa”, promosso da una rete territoriale che tiene insieme istituzioni civili e realtà ecclesiali: la Caritas interparrocchiale, le parrocchie di San Pietro e Paolo, San Marco, la comunità dei frati antoniani, la scuola dell’infanzia Umberto I, l’Istituto comprensivo Parini, il Comitato genitori di Rustega e il Comune.

“L’obiettivo è chiaro: intervenire presto, partendo dall’educazione, per evitare che le disuguaglianze si trasformino in esclusione sociale” commenta l’assessore al sociale Roberta Scantamburlo “Dietro i numeri c’è un dato di realtà: esistono famiglie che faticano a garantire

continuità scolastica e opportunità educative ai figli. Il rischio non è solo l’insuccesso scolastico, ma l’isolamento, la perdita di fiducia, l’abbandono precoce. Intervenire oggi significa prevenire marginalità domani”. Il primo passo è stato garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia almeno per l’ultimo anno, considerato decisivo per l’ingresso alla primaria. Poi il sostegno allo studio, fino alla scuola media, per quei minori che non possono contare su un aiuto familiare stabile nei compiti. I numeri del primo anno raccontano un impegno concreto. Sono stati raccolti circa 12 mila euro grazie al contributo dell’amministrazione comunale, delle parrocchie, dei frati antoniani, della scuola materna, delle associazioni locali, della Pro Loco. Risorse che hanno permesso di sostenere

34 ragazzi nel 2025 attraverso doposcuola per i ragazzi della terza, quarta e quinta elementare. Una parte destinata anche alla partecipazione ai centri estivi e mensa scolastica: 18 bambini nella frequenza della scuola dell’infanzia, contribuendo al pagamento delle rette; 18 alunni di prima e seconda primaria seguiti nei compiti; 30 ragazzi dalla terza primaria alla seconda media accompagnati nello studio.

Il doposcuola si svolge due volte alla settimana negli spazi parrocchiali di San Pietro, grazie a volontari, studenti universitari e operatori della cooperativa Nuova Vita. Un modello che mette insieme professionalità e impegno civico, in una logica di comunità educante. Coinvolte anche le società sportive locali, chiamate ad accogliere ragazzi che desiderano praticare sport, perché l’inclusione passa anche dai campi di gioco. Il primo anno del progetto non chiude il cerchio, ma traccia una direzione. La risposta alla povertà educativa, qui, non è affidata a un singolo ente, ma a una rete che prova a farsi carico dei più piccoli prima che le fragilità diventino strutturali.

Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:

“Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-

zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi. Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e ini-

ziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

L’obiettivo dichiarato è intervenire presto, partendo dall’ultimo anno di infanzia fino alla scuola media, per evitare che le disuguaglianze si consolidino

Azienda Ospedale

Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

Filippo la rotta della saranno in

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

PESA

SOLE

Nel camposampierese la fragilità non è solo economica: cresce il rischio di esclusione tra minori senza adeguato sostegno familiare

Azienda Ospedale

Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

VILLANOVA INVESTE SUL

SICUREZZA E NUOVI SPAZI

Tra fondi comunali, Pnrr e nuovi progetti, l’amministrazione rafforza il proprio impegno inaugurando anche la prima area di sgambamento cani

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

a pag. 19

Oltre le sbarre del silenzio

Stievano

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizi alle pagg. 16 e 17
Servizio

Focus povertà/1. Le fragilità economiche si riflettono sull’accesso ai percorsi di supporto

Villanova, il doposcuola che allarga gli spazi per non lasciare indietro nessuno

N on è solo un servizio pomeridiano. È una risposta sociale. A Villanova di Camposampiero il progetto “Doposcuola di Più – La famiglia al centro Tomasoni”, attivo da nove anni, si prepara all’anno scolastico con un ampliamento che parla chiaramente alle famiglie, soprattutto a quelle più fragili. Dietro il titolo c’è una scelta politica e comunitaria: mettere davvero la famiglia al centro. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Amministrazione comunale, Istituto Comprensivo, associazioni del territorio e realtà imprenditoriali locali. Una rete che non è formale, ma operativa. E in un tempo in cui la povertà educativa corre parallela a quella economica, non è un dettaglio. La novità più evidente riguarda le sedi. Il doposcuola “Di Più” si sposterà alla

scuola media di Villanova: aule più ampie, mensa con maggiore capienza, palestra a disposizione, grande giardino esterno. Tradotto: meno spostamenti per le famiglie, meno tempi morti, più sicurezza. Il doposcuola specialistico per DSA e BES sarà invece ospitato al Centro Tomasoni. Qui il servizio cresce, con piccoli gruppi (rapporto 1:3), personale specializzato – psicologi, educatori, pedagogisti, strumenti compensativi personalizzati e lavoro di rete con scuola, Ulss e famiglie. In un territorio dove sempre più genitori faticano a sostenere privatamente percorsi specialistici, l’integrazione tra doposcuola ordinario e specialistico diventa una forma concreta di equità. Il servizio copre l’intero pomeriggio: dall’arrivo dopo scuola al pranzo, dall’aiuto compiti ai la-

boratori, fino all’uscita alle 18. È previsto anche un servizio prescuola alla primaria di Murelle, dalle 7.30 alle 8, pensato esplicitamente per la conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Non mancano il trasporto personalizzato – con pulmino o auto su richiesta – e il pedibus per i bambini delle elementari di Villanova, oltre al pullman gratuito per gli alunni di Murelle. Piccoli tasselli che, sommati, alleggeriscono il carico organizzativo ed economico delle famiglie. La quota di iscrizione annuale è di 25 euro, le tariffe mensili variano in base ai giorni di frequenza (da 110 a 160 euro, escluso il pasto), con sconti per fratelli. Per i non residenti sono previsti piccoli incrementi. Il doposcuola specialistico e i servizi per l’età evolutiva prevedono invece un preventivo personaliz-

zato dopo colloquio con la coordinatrice. Non sono cifre simboliche, ma nemmeno fuori mercato. E in un momento in cui molte famiglie si trovano a scegliere tra lavoro e presenza a casa, tra sostegno scolastico e bilancio domestico, un servizio strutturato e territoriale può fare la differenza. Il progetto punta esplicitamente al benessere di bambini e ragazzi. Lavoro in sinergia tra coordinatore, tutor, scuola e genitori; strategie condivise; controllo dei registri elettronici; preparazione a verifiche e interrogazioni; inserimento nei gruppi per età e bisogni. Non un parcheggio pomeridiano, ma un presidio educativo. E poi i servizi per l’età evolutiva: valutazioni degli apprendimenti, potenziamento del metodo di studio, psicoterapia, logopedia, educativa domiciliare e scolasti-

La rete dei 28 comuni per intervenire prima che la crisi diventi cronica

Un numero attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, per intercettare le emergenze sociali prima che diventino cronicità. Nell’Ambito territoriale sociale – che riunisce i 28 Comuni del Distretto 4 dell’ULSS 6 Euganea – prende forma il nuovo Pronto Intervento Sociale (PIS), servizio previsto nell’ambito dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, introdotti dalla legge 328/2000 e rilanciati dal Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2021–2023, confermati anche per il triennio 2024–2026. L’obiettivo è chiaro: garantire una risposta immediata e qualificata alle situazioni di crisi e di disa-

gio acuto. Il servizio sarà operativo h24 per affrontare casi complessi e improvvisi: donne vittime di violenza, minori in condizioni di grave rischio o abbandono, famiglie rimaste senza casa a seguito di calamità naturali, persone fragili prive di riferimenti e sostegno. Il PIS funzionerà come una centrale operativa territoriale, capace di coordinare in tempo reale forze dell’ordine, servizi sociali comunali ed enti del Terzo settore. Non solo intervento nell’urgenza, ma anche lettura del territorio: tra le funzioni previste ci sono la mappatura delle vulnerabilità emergenti, l’analisi delle risorse disponibili e

l’attivazione di percorsi di presa in carico strutturati, con l’invio ai servizi competenti per avviare progetti di inclusione e tutela. Cuore del sistema sarà una struttura organizzativa attiva giorno e notte, fondata su protocolli condivisi e su procedure operative comuni ai 28 Comuni dell’ambito. È prevista una valutazione immediata dei rischi e dei bisogni della persona o del nucleo coinvolto, l’attivazione delle risorse necessarie per la messa in sicurezza e un sistema informativo dedicato per monitorare ogni fase dell’intervento, garantendo tracciabilità e continuità. A gennaio si è conclusa la fase di co-progettazio-

ne con un gruppo di cooperative del territorio. Una volta ultimate le attività preparatorie, il Pronto Intervento Sociale sarà attivato in modo uniforme su tutto l’Ambito ,

ca, gruppo adolescenti. Un’offerta che intercetta bisogni sempre più diffusi e che, senza una rete territoriale, rischierebbero di restare invisibili.

In questi anni si è parlato molto di povertà economica. Meno di quella educativa. Eppure sono due facce della stessa medaglia. Dove mancano strumenti, supporto e tempo, cresce il rischio di dispersione, isolamento, disuguaglianza. Il “Doposcuola di Più” prova a intervenire prima che il disagio diventi esclusione. Non risolve tutto, ma costruisce un contesto: spazi adeguati, adulti competenti, rete istituzionale, costi calibrati. Cresce, soprattutto, l’idea che nessun bambino debba restare indietro perché la sua famiglia non ce la fa da sola.

con l’obiettivo di rafforzare la rete di protezione sociale e assicurare a ogni cittadino una risposta tempestiva nei momenti di maggiore fragilità. (s.b.)

Focus povertà/2. Bisogni invisibili e fragilità crescente

Housing First e Stazione di Posta per ricostruire vite nel Camposampierese

N el Camposampierese la povertà non ha più un solo volto. È fatta di persone che hanno perso il lavoro, di nuclei familiari scivolati in una fragilità improvvisa, di uomini e donne rimasti senza casa. A loro si rivolge il progetto “Housing First”, finanziato con 710 mila euro nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 5 – Componente 2 – Investimento 1.3 dedicato all’housing temporaneo. L’obiettivo è chiaro: partire dalla casa per ricostruire tutto il resto. Non un dormitorio, ma quattro alloggi temporanei pensati per offrire stabilità e dignità a persone senza dimora o in grave marginalità abitativa. Appartamenti di circa 40 metri quadrati, completamente arredati e dotati di cucina attrezzata, con soggiorno-pranzo, camera, bagno e ripostiglio. Tre unità possono accogliere fino a due adulti e un minore; una, al piano terra, è strutturata per ospitare due adulti e due minori. Il target minimo fissato dal progetto era di 10 beneficiari. Ad oggi le persone accolte sono già 11. Un dato che racconta non solo il bisogno presente sul territorio, ma anche la capacità di attivare risposte concrete. Il cuore dell’intervento, però, non è solo l’alloggio. Accanto alla soluzione abitativa si muove un’equipe multidisciplinare che accompagna ciascun beneficiario in un percorso personalizzato verso l’autonomia. I progetti individuali comprendono integrazione sociale, reinserimento lavorativo e ricerca di nuove soluzioni abitative stabili. Un lavoro di rete che punta a valorizzare le risorse personali e a costruire risultati duraturi, non interventi tampone. Il modello è quello della partecipazione attiva: chi entra negli alloggi non è semplice destinatario di assistenza, ma protagonista di un percorso di ricostruzione, mantenendo un rapporto costante con i servizi sociali di base. Fondamentale la collaborazione tra enti e territorio. L’UOS Attività Sociali Delegate dell’Ulss 6 Euganea si occupa della segnalazione dei potenziali beneficiari; il Centro Servizi A.M. Bonora ha messo

a disposizione gli appartamenti; il Gruppo R cura la presa in carico e l’accompagnamento. In un’area dove la fragilità abitativa è spesso invisibile ma crescente, “Housing First” rappresenta un cambio di paradigma: prima la casa, poi il resto. Perché senza un luogo sicuro in cui abitare, ogni progetto di autonomia rischia di restare incompiuto.

Ma la povertà non è più soltanto mancanza di reddito. È solitudine, fragilità amministrativa, difficoltà linguistiche, lavoro precario. Per intercettare questi bisogni, l’Ambito Territoriale Sociale VEN_15 ha attivato la “Stazione di Posta”, un nuovo servizio finanziato con 1 milione e 90 mila euro nell’ambito del PNRR dedicato all’housing temporaneo e alle stazioni di posta. Il progetto si rivolge a uomini e donne maggiorenni in condizione di marginalità sociale, offrendo non solo un sostegno materiale, ma un accompagnamento strutturato verso l’autonomia. Il target minimo fissato era di 88 beneficiari; ad oggi le persone raggiunte sono già 98. Un dato che restituisce la misura di un bisogno diffuso e in crescita. La “Stazione di Posta” nasce come punto di accesso integrato ai servizi. Qui si trovano ascolto e orientamento, ma anche supporto concreto nella gestione delle pratiche – digitali e cartacee – spesso ostaco-

lo insormontabile per chi vive ai margini. È previsto un servizio di consulenza economica familiare, laboratori formativi su bisogni emergenti, corsi di lingua italiana, orientamento al lavoro e avvio di tirocini formativi in collaborazione con i Centri per l’Impiego. Non manca il tutoraggio continuativo, con un monitoraggio delle azioni concordate, né un servizio di domiciliazione postale – il cosiddetto fermo posta – fondamentale per chi non ha una residenza e rischia di restare escluso da comunicazioni ufficiali, opportunità lavorative o percorsi di regolarizzazione. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Comune di Vigodarzere e il Gruppo R, all’interno di una rete territoriale che punta a mettere in connessione servizi sociali, istituzioni e Terzo settore. La logica non è quella dell’intervento episodico. Al centro c’è la costruzione di percorsi personalizzati, capaci di trasformare l’assistenza in accompagnamento e il bisogno in opportunità di ripartenza. In un territorio dove la marginalità assume forme nuove e spesso invisibili, la “Stazione di Posta” si propone come presidio stabile di inclusione, con l’obiettivo dichiarato di restituire autonomia e dignità a chi rischia di restare ai margini.

Si offrono alloggi temporanei e servizi integrati per riportare autonomia e dignità a oltre 100 persone

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

di Castelfranco

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

PERSONE SOLE

Dietro gli interventi, si nascondono fragilità che il semplice reddito non riesce a colmare

IL CONSIGLIO BOCCIA LA DECADENZA: ORA DECIDE LA PREFETTURA

Il centrodestra accusa le minoranze di irresponsabilità e di voler il commissariamento, mentre l’opposizione individua nel sindaco l’unico responsabile dello stallo

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

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Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
Servizio

Focus povertà/1. L’inchiesta analizza risultati, limiti e le varie prospettive

I numeri non raccontano tutto

L a povertà non è solo una questione di reddito, ma una condizione complessa c he intreccia fragilità economiche, abitative, relazionali e lavorative. È su questo fronte che il Comune di Castelfranco Veneto continua a concentrare il proprio impegno, rafforzando una rete di interventi che va oltre il semplice contributo economico e punta a costruire percorsi di inclusione reale e duratura. Accanto agli aiuti diretti finanziati tramite bandi specifici, l’amministrazione comunale ha potuto contare anche sui fondi regionali del Reddito di Inclusione Attiva (RIA), assegnati con un’apposita delibera della Giunta regionale nel settembre 2025. Risorse che hanno permesso di continuare ad attivare misure strutturate per sostenere le persone in difficoltà e, allo stesso tempo, accompagnarle in un percorso di autonomia e responsabilizzazione. Nel 2024, grazie ai fondi legati al RIA, il Servizio sociale comunale ha attivato in città 123 interventi, per un importo complessivo di poco più di 40 mila euro. La misura del RIA di Sostegno è rivolta a chi si trova

in condizioni di fragilità sociale e mira a favorire la socializzazione o la risocializzazione della persona, a patto che dimostri la volontà di impegnarsi in un progetto condiviso con i servizi sociali. I beneficiari possono essere

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli inter-

venti annunciati da Stefani è

l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni.

L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade intera-

inseriti in enti pubblici o privati, come associazioni, scuole o realtà del Terzo Settore, anche al di fuori del comune di residenza, per svolgere attività utili alla comunità. In alternativa, possono seguire un percorso “leggero” con obiettivi condivisi tra servizio sociale e beneficiario, che definisce un progetto individualizzato con attività concrete e verificabili. Accanto a questa linea di intervento, il RIA di Inserimento è pensato per superare il disagio attraverso un progetto personalizzato di attivazione formativa e occupazionale, con un contributo economico che può arrivare fino a dodici mesi.

I percorsi possono prevedere orientamento lavorativo, corsi di formazione e riqualificazione, alfabetizzazione digitale, conseguimento di patenti o qualifiche professionali, oltre all’inserimento in tirocini lavorativi co-

alla casa,

mente sulle famiglie.

struiti grazie alla rete locale. “Il Comune di Castelfranco continua un lavoro di coordinamento fondamentale – sottolinea l’assessore alle politiche sociali Oscar Miotti – Siamo il comune capofila dell’Ambito territoriale sociale VEN 08 e lavoriamo con responsabilità per e insieme agli altri 28 Comuni che compongono l’ambito, mettendo in rete risorse, competenze e progettualità per rispondere in modo concreto ai bisogni delle persone”. L’assessore conferma così una politica che riconosce come il contrasto alla povertà non possa essere affrontato solo con misure emergenziali, ma richieda continuità, collaborazione tra enti e una visione capace di trasformare l’assistenza in un’opportunità di riscatto.

Leonardo Sernagiotto

Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazio-

ni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Focus povertà/2. Oltre 21.000 cene, 6.500 pernottamenti e più di mezzo milione di euro raccolti

La carità che interviene per colmare il buco

C’è un dato che colpisce più di tutti leggendo il Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso: la quantità di servizi erogati non ha più il profilo dell’eccezione, ma quello della continuità. Nel 2024, primo anno di attività della Fondazione come ente del Terzo settore, la carità non si è limitata a tamponare emergenze, ma ha assunto i tratti di una vera infrastruttura sociale. Lo dicono i numeri della Casa della Carità: oltre 21 mila cene distribuite in un anno, quasi 6.500 pernottamenti, migliaia di docce, lavaggi, occasioni di ascolto. Dati che, più che raccontare un successo organizzativo, pongono una domanda scomoda alla città: quante persone, oggi, dipendono stabilmente da questi servizi per vivere con un minimo di dignità? Il Centro di ascolto ha seguito più di 500 persone, intercettando bisogni che parlano di povertà concreta e quotidiana: casa che manca, cure sanitarie non accessibili, documenti che diventano un ostacolo insormontabile. Non marginalità estrema e isolata, ma fragilità diffuse, che attraversano storie diverse e spesso invisibili. Il Bilancio sociale racconta anche un altro passaggio significativo: la scelta

di investire sulla partecipazione. Non solo assistenza, ma coinvolgimento diretto degli ospiti, dei volontari, dei giovani. Dai laboratori artistici ai percorsi culturali, fino alle esperienze condivise con chi vive la strada o il carcere, emerge un’idea precisa: la povertà non si affronta solo con i servizi, ma con relazioni che restituiscono ruolo e voce. Sul fronte educativo, i numeri parlano di una presenza capillare nelle scuole e nei territori, con migliaia di studenti coinvolti e una rete di doposcuola che supplisce, ancora una volta, alle disuguaglianze di partenza. Anche qui, più che un progetto accessorio, si delinea una funzione sostitutiva: dove il contesto sociale fatica a garantire pari opportunità, interviene il volontariato organizzato. Lo stesso vale per l’area giu-

stizia e carcere. I fondi destinati ai detenuti, i pacchi indumenti, i percorsi di reinserimento e la giustizia riparativa indicano una direzione chiara: la pena, senza accompagnamento, resta un vicolo cieco. Ma resta anche una constatazione amara: senza una rete esterna solida, il ritorno alla vita libera rischia di essere solo formale. Infine, il dato economico. Oltre mezzo milione di euro raccolti nel 2024, grazie a donazioni private, parrocchie, istituti di credito e fondi dell’8xmille. È il segnale di una fiducia diffusa nell’operato della Caritas, ma anche la conferma di una delega implicita: una parte crescente del welfare passa attraverso il terzo settore. Il primo Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso non è soltanto un esercizio di trasparenza. È uno specchio. Mostra una comunità generosa, capace di mobilitarsi, ma anche un territorio in cui la fragilità non è più episodica. La carità funziona, regge, innova. Ma proprio per questo interroga le istituzioni e la società civile: fino a che punto è sostenibile che il bisogno strutturale trovi risposta quasi esclusivamente nella solidarietà organizzata?

Sara Busato

Redditi in crescita sulla carta, ma nel trevigiano il ceto medio perde terreno

I numeri parlano di redditi in crescita, ma la realtà racconta altro. È questo il cortocircuito che emerge dall’analisi delle oltre 70mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 ai CAF CGIL Treviso e rielaborate dalla CGIL Treviso. Una fotografia ampia, forse la più estesa disponibile sul territorio, che restituisce un’immagine meno rassicurante di quanto suggerisca l’aumento dei redditi lordi. Tra il 2023 e il 2024 i redditi medi sono cresciuti in tutte le fasce d’età, con un balzo evidente tra i 41 e i 60 anni. Ma è un dato che rischia di essere fuorviante se letto fuori contesto.

“Parliamo di redditi lordi, non netti”, ha ricordato Monica Giomo, sottolineando come l’incremento sia stato in larga parte assorbito dall’inflazione e dal caro vita. Il risultato è che, a fronte di più soldi sulla carta, le famiglie trevigiane fa-

ticano comunque a mantenere gli stessi standard di vita. Solo la spesa alimentare, secondo i dati del sindacato, pesa oggi circa 50 euro in più a settimana. Sempre più persone tra i 40 e i 50 anni rinunciano alle cure mediche per preservare un equilibrio economico già fragile. Le richieste di mutui per la costruzione della casa, nella stessa fascia d’età, si sono dimezzate in un solo anno. Segnali che raccontano una classe centrale dell’economia locale sempre più prudente, costretta a ridimensionare progetti e aspettative. Secondo Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro, il cuore della questione resta la pressione fiscale. “A pagare di più continua a essere il ceto medio”, ha spiegato. Se è vero che chi supera i 50mila euro versa più tasse in valore assoluto, è altrettanto vero che il peso di Irpef e fisco si concentra

soprattutto su chi guadagna tra i 15 e i 35mila euro lordi annui, la fascia più numerosa e al tempo stesso più esposta. In questo scenario, vivere con meno di 35mila euro all’anno significa spesso muoversi sul filo della povertà. I giovani tra i 18 e i 34 anni, stretti tra salari bassi e costi elevati, scelgono sempre più spesso di lasciare il Paese o restare a lungo in famiglia. Non per scelta, ma per necessità. Il report della Cgil, al di là delle percentuali, mette a nudo una contraddizione che Treviso condivide con molte altre realtà italiane: redditi nominalmente più alti, ma meno capaci di garantire sicurezza, salute e futuro. È su questo scarto, più che sui numeri in sé, che si misura oggi la tenuta del ceto medio. E la politica, ancora una volta, è chiamata a decidere se limitarsi a prenderne atto o intervenire davvero. (s.b.)

Il report della Fondazione Caritas Treviso solleva un interrogativo politico prima ancora che sociale: chi dovrebbe garantire questi diritti e perché la risposta arriva soprattutto dal Terzo settore?

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

a pag. 19

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

SOLE

Cavarzere, povertà in crescita: “Più trasferimenti ai Comuni”. All’Ipab Danielato aumentano le rette, scoppiano le proteste. Cona, 900 ai servizi sociali

CASE POPOLARI, BOTTA E RISPOSTA

Fumana chiede un piano strutturale sostenuto da Stato e Regione, mentre Munari rivendica i risultati ottenuti dall’amministrazione

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre le sbarre del silenzio
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
Servizio a pag. 19 segue

Focus povertà/1. Segnali preoccupanti arrivano da diverse fasce della popolazione

Cavarzere, povertà in crescita: “Servono più trasferimenti ai Comuni”

Il sindaco Munari: “Puntiamo dove possibile, al reinserimento lavorativo

P overtà in aumento nel territorio del Comune di Cavarzere, sia nel capoluogo che nelle frazioni. A fare il punto della situazione è il sindaco del paese, Pierfrancesco Munari. “Il trend a cui ci troviamo davanti – spiega il primo cittadino di Cavarzere –ovviamente segue un po’ il trend nazionale, ossia che notiamo la tendenza generalizzata di una difficoltà delle famiglie, vuoi un po’ per l’inflazione, vuoi un po’ per l’aumento indiscriminato di tutti i costi dei beni necessari per la vita, dal costo delle utenze come luce, acqua e gas al paniere delle materie prime”. Una considerazione chiara, quella del primo cittadino anche alla luce dell’aumento dell’utilizzo dei servizi sociali da parte di quella fascia di popolazione uscita impoverita

dagli ultimi anni di crisi dopo il covid, anche per effetto delle ricadute economiche provocate dalle instabilità a livello internazionale. “Notiamo – dice il sindaco Munari – una difficoltà e anche un lieve aumento delle persone che chiedono aiuto al Comune.

Detto questo, fortunatamente a Cavarzere cerchiamo di dare una mano a tutti, con servizi sociali presenti ed efficienti sul territorio, servizi che stanno facendo un lavoro importantissimo, cercando di non dare aiuti indiscriminati, ma anche di inserire le persone più fragili in progetti sociali confacenti alle loro esigenze, così da collocarle in un contesto e accompagnarle verso possibili inserimenti professionali, anche tramite progetti sostenuti dalla Regione”. Il sindaco entra quindi

nel dettaglio. “Parliamo ad esempio di lavori di pubblica utilità e socialmente utili – sottolinea Munari – e quindi questo è un trend preciso. Ovvio che avremo bisogno di più trasferimenti statali ai Comuni, mentre notiamo che il trend di questi trasferimenti è invece sempre in diminuzione. L’aumento dei costi di tutto comporta che la coperta sia sempre più corta e vediamo che anche altri Comuni non distanti da noi hanno avuto difficoltà a chiudere i bilanci. Noi, fortunatamente, abbiamo chiuso il bilancio prima della fine dell’anno, quindi entro il termine ordinario previsto. Non siamo andati oltre il termine, come invece è accaduto ad altri Comuni finiti in esercizio provvisorio, e siamo stati capaci

anno fa avevamo dedicato il nostro

occuparci di

di garantire comunque tutti i servizi essenziali alla popolazione”. Resta, nel territorio di Cavarzere come nel resto dell’area sud del Veneziano, una situazione di fra-

gilità strutturale, legata anche a un tessuto economico che negli ultimi anni ha subito delle trasformazioni sostanziali. Alessandro Abbadir

Aumentano le rette all’Ipab Danielato, famiglie in difficoltà: scoppiano le proteste

Pd e Sinistra Italiana intervengono sugli aumenti delle rette della casa di riposo di Cavarzere l’Ipab Danielato, chiedendo al consiglio di amministrazione (Cda) di sospendere immediatamente la misura e di avviare un confronto con tutti i soggetti coinvolti. La richiesta nasce dopo la decisione del Cda, presa lo scorso fine gennaio e comunicata via mail ai familiari, di aumentare le rette a partire dall’1 marzo di circa 6-7 euro al giorno, scelta che ha provocato malcontento e proteste diffusi. Secondo i gruppi di opposizione a Cavarzere, la situazione è resa ancor più grave dal fatto che lo scorso 23 settembre, in un incontro tra familiari e Cda alla presenza della presidente e del direttore, un consigliere aveva assicura-

to che le rette non sarebbero state aumentate. Da parte sua la direzione dell’Ipab ha fatto sapere di non volersi sottrarre al confronto con i famigliari. Da qui un appello e le critiche. Si invita il Cda a coinvolgere da subito tutti i soggetti pubblici e istituzionali, le rappresentanze del centro servizi per anziani Danielato e le forze sociali, per trovare soluzioni condivise e adeguate, tutelando le esigenze degli ospiti e garantendo trasparenza e partecipazione nella gestione della struttura. “Gli ospti non sono voci di bilancio - spiega il Pd in una nota. Le famiglie non sono semplici utenti che si informano a decisione già presa. Non è questo il modo di agire di un ente pubblico a rilevanza sociale”. (a.a.)

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Un
“Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad
questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio

Focus povertà/2. L’analisi dati alla mano del Comune, che ammette problemi crescenti

Cona, 900 contatti ai servizi sociali: “Sostegno sì, assistenzialismo no”

“Nel dibattito pubblico la parola povertà rischia spesso di essere ridotta a una statistica. A Cona, invece, è una realtà affrontata quotidianamente attraverso servizi sociali che negli anni hanno scelto di coniugare sostegno e responsabilizzazione”. Il sindaco Alessandro Aggio fotografa così la situazione del Comune di Cona, dove nel corso del 2025 gli uffici hanno registrato circa 900 contatti. “Nel corso del 2025 – dice – gli uffici dei servizi sociali del Comune di Cona hanno registrato 900 contatti, un numero che restituisce la complessità dei bisogni presenti nel territorio. L’attenzione del Comune si è concentrata in particolare sui minori e sulle persone più fragili, ambiti nei quali i servizi sono stati non solo mantenuti, ma anche potenziati”. Tra i principali destinatari degli interventi figurano una ventina di famiglie fragili, tra nuclei monoparentali e famiglie numerose: 14 le domande idonee su 15 pervenute; 5 le richieste accolte per voucher 0-3 anni su 6 presentate, per una spesa complessiva di circa 11mila euro. Strumenti mirati come il bonus natalità e il bonus libri sono stati pensati per accompagnare i genitori nei momenti più delicati della crescita dei figli. “Per quanto riguarda il disagio adulto e le situazioni di povertà, l’approccio del servizio sociale del Comune di Cona - spiega Aggio - si è sempre distinto per

una linea chiara: no all’assistenzialismo, sì a percorsi orientati all’autonomia. L’obiettivo è stato quello di guidare le persone verso strumenti e progetti specifici, calibrati sui reali bisogni, favorendo l’inclusione lavorativa”. In questo solco si inserisce il Ria – Reddito di Inclusione Attiva, che nel 2025 ha coinvolto 5 persone in attività di supporto ai servizi comunali, in particolare in ambito scolastico e nei servizi rivolti agli anziani”. Una misura definita “equilibrata”, capace di unire “sostegno economico a un impegno sociale flessibile, in grado di riattivare competenze, relazioni e senso di appartenenza alla comunità”. Tra le voci più rilevanti del bilancio sociale spiccano le cure domiciliari: nel 2025 il Comune ha sostenuto una spesa di circa 80mila euro, confermando l’attenzione verso persone non autosufficienti e la volontà di favo-

rire, quando possibile, la permanenza nel proprio contesto di vita. In crescita significativa anche l’integrazione delle rette per le strutture residenziali: 120mila euro per 8 persone fragili, con un aumento di quasi il 50% rispetto all’anno precedente. “Nel 2025, grazie a un fondo di integrazione scolastica – sottolinea e conclude Aggio – di circa 4mila euro, integrato da risorse derivanti dal 5 per mille, e alla collaborazione con l’associazione “Il Faro”, è stato possibile affiancare al supporto ministeriale una educatrice dedicata per gli alunni con disabilità della scuola primaria”. La quasi totalità delle spese per il sociale è coperta da contributi regionali e statali. Restano a carico del Comune 180mila euro per le rette in struttura e per la gestione dei servizi di trasporto per anziani, disabili e studenti.

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Tra le voci più rilevanti del bilancio sociale spiccano le cure domiciliari

Alessandro Aggio, sindaco di Cona e il municipio

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

a pag. 19

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

A Chioggia sono oltre 600 i casi seguiti dai servizi sociali del Comune nel 2025. Per Barbara Penzo (Pd): “Serve rafforzare l’organico. Non basta gestire l’emergenza”

INTERVENTO SU UNO STORICO EDIFICIO DI CHIOGGIA

Si tratta di un intervento strategico da oltre 3,3 milioni di euro che trasformerà il plesso in un edificio a energia quasi zero (Nzeb) MAXI

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

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Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre
sbarre del silenzio
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Focus povertà/1. L’analisi del Comune fra vecchie e nuove emergenze

Povertà a Chioggia, oltre 600 le persone seguite dai servizi sociali nel 2025

Inumeri sulla poverà a Chioggia riferiti al 2025 sono importanti: oltre 600 persone sono stare seguite nel 2025 dal Comune. Altre centinaia dalle parrocchie e dalla Caritas. Una situazione insomma davvero complessa che nonostante gli sforzi di enti e associazioni, di anno in anno diventa sempre più preoccupante. “Il contrasto alla povertà - spiega il sindaco Mauro Armelao - è uno dei capitoli più complessi e delicati dell’azione amministrativa del Comune di Chioggia. Nel 2025 i servizi sociali comunali hanno seguito complessivamente oltre 600 tra singole persone e nuclei familiari in condizioni di fragilità economica e sociale, attraverso misure nazionali, interventi comunali e progettualità finanziate anche con fondi Pnrr. Il perno del sistema resta l’assegno di inclusione (Adi). Nel corso del 2025 risultano 381 nuclei familiari percettori, così suddivisi: 89 nuclei con minori, 292 nuclei composti da adulti

soli, persone over 60, cittadini con disabilità superiore al 67% o persone in condizione di svantaggio segnalata dai servizi specialistici dell’Usl o dai servizi sociali comunali”. Accanto alla misura nazionale, il Comune è intervenuto direttamente con contributi economici finalizzati, che nel 2025 hanno interessato 74 persone, e con un’attività costante di presa in carico, consulenza e orientamento, un lavoro, che riguarda una stima di circa 150 persone, anche senza l’erogazione immediata di un contributo economico.

“I numeri raccontano solo una parte del lavoro - sottolinea l’assessore ai Servizi sociali Sandro Marangon. Dietro ogni dato c’è una storia, una difficoltà, una famiglia che va accompagnata. Il nostro obiettivo non è solo erogare aiuti, ma costruire percorsi di inclusione e autonomia”. Un passaggio chiave è stato la riorganizzazione dei servizi sociali all’interno dell’Ats, che vede Chioggia lavorare insieme

ad altri due Comuni del territorio e cioè Cona e Cavarzere.

“La gestione associata - continua Marangon - ci consente di garantire servizi omogenei, maggiore coordinamento e una programmazione più efficace delle risorse. È un cambio di passo strutturale, non solo organizzativo”. In quest’ottica si inserisce anche il rafforzamento dell’organico, con l’assunzione di 2 nuove assistenti sociali a tempo determinato. Il 2025 è

stato anche l’anno della chiusura formale di alcuni progetti Pnrr e dell’avvio concreto delle attività sul territorio. Tra questi il Centro Servizi “Stazione di Posta” con la ristrutturazione di due immobili e servizi di bassa soglia per persone in condizioni di forte esclusione sociale. Il progetto punta a raggiungere 82 beneficiari. C’è poi l’ Housing Sociale: prevede la ristrutturazione di immobili comunali destinati ad accogliere 15 persone

Barbara Penzo (Pd) : “Serve rafforzare l’organico. Non basta gestire l’emergenza”

Sulla questione della povertà a Chioggia interviene anche la consigliera comunale di opposizione del Pd Barbara Penzo. “Negli ultimi anni anche Chioggia - dicesta vivendo un aumento significativo delle situazioni di fragilità economica e sociale. I dati dei servizi sociali comunali parlano chiaro, ogni anno si registrano circa 1.000 accessi da parte di cittadini in difficoltà, con una crescita delle richieste di sostegno da parte di anziani soli, persone con disabilità e famiglie con redditi insuffi-

cienti. La povertà oggi non riguarda solo chi è totalmente privo di reddito. Sempre più spesso coinvolge lavoratori precari, famiglie monoreddito, partite Iva in difficoltà e nuclei che, pur avendo un’occupazione, non riescono a far fronte all’aumento del costo della vita, delle bollette e degli affitti. Particolarmente preoccupante è la questione abitativa. Le difficoltà di accesso alla casa, le liste d’attesa per gli alloggi pubblici e l’aumento dei canoni di locazione stanno aggravando condizioni

già precarie. Il rischio è che sempre più cittadini scivolino da una situazione di vulnerabilità a una vera e propria emergenza sociale”. A questo si aggiunge per Penzo, la pressione crescente sui servizi sociali, che operano con risorse e personale limitati rispetto ai bisogni del territorio. “È necessario - sottolinea e conclude - rafforzare l’organico, investire in prevenzione e costruire politiche strutturali che non si limitino alla gestione dell’emergenza”. (a.a.)

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in condizione di disagio abitativo. Nel corso del 2025 il Comune di Chioggia ha inoltre avviato: i lavori di Pubblica Utilità che nel 2026, coinvolgeranno 6 beneficiari, Ria XI – Reddito di Inclusione Attiva con 45 beneficiari coinvolti in progetti di inclusione, 35 contributi Soa per affitti, cauzioni, bollette straordinarie e spese condominiali; ospitalità in emergenza; 2 interventi di povertà minorile. Alessandro Abbadir

Focus povertà/2. Il territorio prova a regire a una situazione difficile da sempre

“Progetto Insieme”, sostegno concreto alle famiglie più fragili

U n aiuto concreto alle famiglie che vivono momenti di difficoltà, e un modello di intervento che mette al centro le persone e la comunità. È l’obiettivo del “Progetto Insieme”, promosso dalla Regione e finanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus, attivo anche nel territorio di Chioggia. Il progetto, avviato nel gennaio 2023 dopo una delibera regionale, coinvolge i Comuni dell’Ats 14 – Chioggia, Cona e Cavarzere e punta a prevenire il rischio di esclusione sociale attraverso un lavoro condiviso tra servizi sociali, sanitari, scuole ed enti del terzo settore per un investimento totale di 385.326 euro. A Chioggia, il “Progetto Insieme” ha già accompagnato 54 nuclei familiari, mentre complessivamente sul territorio dell’Ats 14 sono 59 le famiglie coinvolte. Il sostegno arriva attraverso percorsi personalizzati, costruiti sui bisogni reali delle persone, grazie a voucher che permettono di attivare interventi educativi, di supporto allo studio, di affiancamento alla genitorialità e di accompagnamento per bambini e ragazzi in difficoltà, sia a scuola che nelle relazioni”. Accanto agli interventi individuali, il progetto propone anche attività di gruppo, come laboratori creativi e sportivi, incontri per genitori e figli, spazi di confronto dedicati alla crescita dei ragazzi e momenti di ascolto e consulenza. Iniziative pensate non solo per aiutare, ma anche per creare relazioni, scambio di espe-

rienze e senso di appartenenza alla comunità. “Insieme” è un esempio concreto di welfare che funziona perché è vicino alle persone - ha sottolineato Sandro Marangon, assessore ai servizi sociali del Comune di Chioggia. È un progetto che non si limita a fornire aiuti, ma accompagna le famiglie, le ascolta e costruisce con loro percorsi su misura. Il lavoro di rete tra Comune, servizi e associazioni del territorio è la chiave per dare risposte efficaci e durature”. I primi risultati sono incoraggianti e il percorso continuerà: sono infatti già state individuate nuove famiglie che potranno entrare nel progetto, che proseguirà fino a giugno 2026, garantendo continuità e attenzione nel tempo. Ma resta a Chioggia il problema di

una povertà diffusa che nel corso dei decenni è apparsa connaturata al tessuto socio economico dell’area sud della provincia di Venezia. Il Comune prova a rilanciare. “Il lavoro non si ferma - dice l’assessore. Per il 2026 sono già in cantiere nuove azioni, l’attivazione del Pronto Intervento Sociale, la prosecuzione del Ria XII, la piena realizzazione dei Lavori di pubblica utilità, e il rafforzamento della collaborazione con il centro per l’impiego, per favorire l’incontro tra politiche sociali e lavoro”. “La povertà oggi ha molte facce - conclude Marangon. La risposta deve essere integrata, territoriale e costruita insieme”. Basterà a segnare una inversione di tendenza?

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Attivo dal 2023, il “Progetto Insieme” accompagna decine di famiglie con supporto allo studio, alla genitorialità e alle relazioni

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

del Conselvano

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande

attesa

del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Azienda Ospedale

Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

I nuovi “invisibili” sono gli uomini soli, oltre cento gli aiuti per la spesa, quasi 1.500 le famiglie in coda ai servizi, decine di volontari e operatori impegnati nella rete solidale

La primaria Da Vinci sarà trasferita nell’edificio in costruzione, la Valeri occuperà l’attuale media Tommaseo, smentite le voci di altri spostamenti

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

Servizio a pag. 19

Cle sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Focus povertà/1. La Caritas parrocchiale è impegnata su più fronti

Conselve, gli uomini soli i nuovi “invisibili”

Oltre cento persone aiutate a fare la spesa

Decine di volontari danno vita ad una rete solidale complessa che punta anzitutto sulla dignità della persona e il riscatto attraverso l’integrazione

AConselve la povertà nel 2025 ha continuato a bussare con insistenza alle porte della comunità. Accanto a chi si trova in evidente difficoltà perché non ha lavoro o altre risorse di sostentamento, si allargano le fila di chi, pur avendo un lavoro, con lo stipendio non riesce a coprire affitto, bollette e spese per il sostentamento della famiglia a causa dell’inflazione e del costo della vita. Un dato emblematico fotografa la situazione: sono 98 le tessere “Dedicata a Te” distribuite l’anno scorso in città, un aiuto statale per i beni di prima necessità che però rappresenta solo la punta dell’iceberg di un disagio molto più profondo e sommerso.

A gestire l’urto di questa crisi silenziosa è la Caritas parrocchiale, descritta dalla vice presidente Tamara Lazzarin come “una grande macchina all’interno della parrocchia che offre vari servizi”. Non si tratta solo della consegna di pacchi alimentari alle famiglie che

he hanno bisogno, ma di una rete complessa che punta sulla dignità della persona.

Il cuore pulsante di questa attività è il corso di italiano per stranieri, che nel 2025 ha registrato numeri da capogiro: 120 iscritti e una lista d’attesa di altre trenta persone. “Oltre trenta volontari si occupano delle lezioni, suddivise tra due classi infrasettimanali e ben sei la domenica”, spiega Lazzarin. Agli studenti viene fornito tutto: dai libri ai kit con quaderni e matite. “In queste aule vediamo la voglia di emanciparsi, famiglie che cercano una loro dignità. C’è tanta voglia di integrazione e di riscatto”.

Se l’utenza straniera è numericamente prevalente, emerge con forza una fragilità tutta italiana, spesso nascosta per vergogna. “Ci sono anche italiani in difficoltà economica, - sottolinea la responsabile della Caritas - in particolare uomini dopo la separazione, soli e in cerca di alloggio. Sono vicissitu-

dini che li portano in una condizione di fragilità estrema: oggi sono soprattutto i maschi soli a chiederci aiuto”. Per loro, la Caritas cerca di offrire non solo sostegno materiale, ma anche orientamento per la ricerca di un impiego. Nonostante le difficoltà, la solidarietà conselvana resta creativa. Il gruppo “Mani Creative”, con venti volontarie che realizzano oggetti in stoffa poi venduti per beneficenza, e il “Gruppo Sant’Anna” per la terza età, mantengono vivo il tessuto sociale. La macchina parrocchiale continua a muovere circa settanta volontari tra distribuzione di mobili, vestiario per l’infanzia e

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

supporto psicologico, con gruppi di auto-ascolto seguiti da educatrici. “Noi ci siamo e cerchiamo di dare una mano a chi vuole uscire dalla difficoltà, affinché non debba vivere sulle spalle degli altri”, ricorda Tamara Lazzarin. Una sfida che, tra l’aumento dei costi e la carenza

Conselve oltre l’assistenzialismo: “La persona al centro delle politiche sociali”

Nella gestione delle fragilità il Comune di Conselve ha scelto di andare oltre la logica dell’emergenza per approdare a quella dell’emancipazione. Non si tratta più soltanto di erogare sussidi, ma di ricostruire il tessuto sociale partendo dai cittadini più vulnerabili. A delineare questa strategia è Susanna Lazzarin, consigliere con delega al sociale, che pone l’accento su un cambio di paradigma fondamentale nel lavoro dei servizi territoriali.

“Il compito dei servizi sociali è di lavorare non solo per assistenzialismo alla persona, ma perché ci sia una promozione globale della persona stessa, - spiega Lazzarin -. In questi

ultimi anni ho percepito che i servizi sociali lavorano in questa ottica: non solo come assistenza al bisogno primario, ma anche per la rimozione delle cause di questo disagio. È importante lavorare per ridare dimensione alla persona più che al bisogno immediato che comunque richiede una risposta”.

I dati del 2025 confermano la centralità dei minori e della famiglia in questa programmazione. Sono stati 90 i minori seguiti nell’ultimo anno, un numero in lieve crescita che ha richiesto un potenziamento di progetti come l’assistenza alla genitorialità, gli affidi e il supporto psicologico. Tra i fiori all’occhiello figura il Progetto Pippi, dedicato alla preven-

di alloggi, si fa ogni giorno più ardua. Soprattutto per le situazioni più fragili, le famiglie in cui viene a mancare una fonte di reddito, la solitudine degli anziani e degli ammalati, l’impossibilità a far fronte a spese impreviste.

Nicola Stievano

zione dell’istituzionalizzazione dei minori, insieme a servizi concreti come il trasporto sociale e i voucher per la frequenza di asili nido, anche privati e fuori territorio.

Particolare attenzione è stata rivolta al nido comunale “Girasole”: oltre alla prossima apertura della nuova sezione lattanti (sotto i 12 mesi), l’amministrazione ha deciso di ridurre le rette del 20%. Per gli adolescenti, invece, il riscatto passa attraverso percorsi di cittadinanza attiva come “Ci sto? Affare fatica!” e il bando “Oltre la campanella”. L’obiettivo resta chiaro: trasformare il welfare in un investimento sul futuro della comunità.

Non è più un fenomeno che riguarda solo i margini della società. Nel Conselvano la povertà è diventata una linea sottile che attraversa la quotidianità di fasce di popolazione insospettabili. I dati del 2024 dell’Uls 6 Euganea tracciano un quadro di fragilità strutturale: la crisi non bussa più solo alla porta di chi è senza lavoro, ma entra nelle case di famiglie monoreddito, giovani coppie e anziani soli.

Le stime incrociate tra Servizi Sociali, Caritas e Uls restituiscono numeri che fanno riflettere. Nel 2024, tra i 1.200 e i 1.500 nuclei familiari hanno richiesto almeno un intervento di sostegno. Di questi, circa 350-400 nuclei vivono in condizioni di povertà assoluta o grave vulnerabilità. In totale, si parla di una popolazione sofferente che oscilla tra le 3.000 e le 3.500 persone.

L’identikit di chi chiede aiuto è cambiato. Il gruppo più numeroso

(30-35%) è composto da famiglie monoreddito con figli, seguite a ruota dagli anziani soli con pensione minima (25-30%). Preoccupa il dato sulle giovani coppie con mutuo o affitto (15-20%) e sui lavoratori precari o “working poor” (20-25%), ovvero persone che pur avendo un impiego non riescono a coprire le spese essenziali. La componente italiana, in linea con i trend nazionali, risulta in costante aumento. La voce più critica è quella abitativa. Le richieste di aiuto per affitti e bollette sono impennate del 20%. Sebbene i contributi regionali abbiano frenato le emergenze estreme, restano circa 20 persone in condizioni di marginalità grave; un dato che trova riscontro nei 26 ospiti attualmente accolti presso la struttura ci accoglienza allestita nell’ex base di Bagnoli di Sopra nell’ambito del progetto “Housing First” finanziando anche dal Pnrr. Nonostante l’aumento del 15% nelle richieste di

contributi economici e del 12% negli accessi ai servizi di prossimità, il territorio cerca di rispondere. Se la povertà lavorativa e relazionale cresce, la rete degli sportelli e dei centri d’ascolto resta l’ultimo baluardo per evitare che il “precario equilibrio” di molti cittadini si trasformi in una caduta definitiva. Ma la povertà nel Conselvano non è solo materiale. Il 2024 ha registrato un +10% nelle richieste di supporto psicologico. È un malessere che colpisce duramente il nucleo familiare, come spiega il sindaco di Tribano Massimo Cavazzana: “Solo nel nostro comune monitoriamo 80 situazioni critiche, riguardanti soprattutto donne in stato di depressione o difficoltà relazionale. Un presidio fondamentale è diventato il mondo della scuola: nella nostra materna materna di Tribano si registrano circa 90 incontri annui di supporto, segno che la fragilità psicologica colpisce fin dalla prima infanzia”. (n.s.)

Dal Polo sociale di Tribano la Croce Rossa di Due Carrare corre in aiuto di decine di famiglie di 14 Comuni del territorio

La gestione della povertà nel Conselvano ha trovato un baricentro operativo nell’ex scuola di Olmo a Tribano, una struttura che negli ultimi anni ha cambiato volto per diventare il Polo Sociale di riferimento per 14 comuni del Conselvano. Gestito in stretta sinergia con il Comitato della Croce Rossa di Due Carrare, il centro rappresenta oggi il tentativo di istituzionalizzare la risposta al disagio economico, trasformando un servizio nato nell’emergenza in un presidio stabile di welfare territoriale.

L’edificio è stato recentemente riqualificato grazie a un investimento di 270 mila euro, frutto di una combinazione di fondi comunali e statali. L’intervento si è concentrato sulla riqualificazione energetica e sulla manutenzione straordinaria, con l’obiettivo di rendere gli spazi non solo più efficienti dal punto di vista dei costi gestionali, ma anche più adeguati alle funzioni di ascolto e supporto.

Un intervento che il sindaco

Massimo Cavazzana definisce strategico: “E’ un miglioramento che incide direttamente sulla qualità dei servizi offerti: ascolto, supporto alle famiglie e accompagnamento sociale. Questo lavoro non riguarda solo muri o impianti, ma la dignità degli spazi in cui si accoglie e si aiuta. Investire in luoghi come questo significa investire nella coesione sociale”.

Il Polo non è solo un magazzino di viveri, ma una “porta d’accesso unica” che mette in rete Comune, Uls, Caritas e scuole. I dati sulla distribuzione dei pacchi alimentari fotografano l’esplosione del bisogno: se nel 2020 le famiglie

aiutate erano 64 (per 760 kg di prodotti distribuiti in 321 pacchi), per poi arrivare a 110 famiglie alle quali sono andati 1.239 pacchi con 2.800 kg di aiuti, nel 2025 il numero è salito a 129 famiglie, con una distribuzione impressionante di 14.692 kg di generi di prima necessità.

“In questo scenario, - conclude Cavazzana - il Polo Sociale diventa il luogo dove la comunità si prende cura di sé. Un punto di ascolto, di orientamento, di accompagnamento. Una risposta concreta a un bisogno che cresce e che chiede vicinanza, non giudizio”.

Sono almeno 3.500 le persone in situazione di sofferenza economica o sociale, 400 nuclei vivono in condizioni di povertà assoluta o grave vulnerabilità. Difficoltà anche per giovani coppie e lavoratori precari

I volontari della Croce Rossa nella sede del Polo Sociale

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

PERSONE SOLE

La fragilità economica, l’invecchiamento della popolazione e le distanze dai centri abitati trasformano il cibo in un bene non accessibile a

TRE COMUNI POLESANI VALUTANO LA FUSIONE

Le tre amministrazioni del Delta del Po rafforzano la collaborazione istituzionale e guardano alla fusione come strumento strategico

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

a

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Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Servizio a pag. 4
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Focus povertà/1. Numeri, empori solidali e proposte per filiere corte e hub logistici

Tra eccellenza agricola e nuove fragilità: la mappa della povertà alimentare

N el territorio dove la terra incontra l’acqua e l’agricoltura resta la prima voce dell’economia locale, cresce una fragilità silenziosa: l’accesso al cibo. È nel Delta del Po, tra Porto Tolle, Porto Viro e i comuni del Basso Polesine, che lo studio dell’Università Iuav di Venezia con il Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo fotografa uno dei nodi più delicati del sistema alimentare polesano. La provincia di Rovigo conta 8.100 famiglie in difficoltà economica, con un reddito medio imponibile fermo a 20.458 euro e un tasso di disoccupazione dell’8,1%, quasi il doppio rispetto alla media del Nord-Est. Nel Delta questi numeri si intrecciano con altri fattori strutturali: bassa densità abitativa, popolazione anziana, distanze ampie tra i centri abitati. Il paradosso è evidente. Il Polesine è una delle aree più vocate del Veneto per cerealicoltura, ortofrutta, pesca e acquacoltura. Il settore primario incide per il 24,4% sull’economia provinciale, più del doppio della

media nazionale. Nel Delta la filiera ittica e agricola rappresenta una risorsa identitaria e occupazionale. Eppure, produrre cibo non significa automaticamente garantirne l’accesso. Lo studio mette in relazione reddito medio e popolazione fragile (minori e over 64), individuando aree dove la vulnerabilità socio-economica incide sulla possibilità di acquistare alimenti sani e adeguati. Nel Basso Polesine, l’invecchiamento demografico pesa in modo particolare: gli over 64 rappresentano il 26% della popolazione provinciale . Nel Delta è attivo l’emporio “diretto” di Porto Tolle, parte della rete degli Empori della Solidarietà coordinata dal CSV.

Qui i beneficiari possono accedere ai prodotti con una tessera a punti, scegliendo in autonomia i generi alimentari necessari. Una modalità che supera la logica del pacco standardizzato e restituisce dignità al gesto della spesa. Accanto a questo presidio, l’emporio indiretto di Rovigo – con magazzino

a Borsea – rifornisce associazioni locali che poi distribuiscono alle famiglie attraverso consegna porta a porta o punti di ritiro. Ma la copertura non è uniforme. La ricerca evidenzia come in alcuni comuni ad alta fragilità la percentuale di assistiti sia inferiore alla media provinciale. Nel Delta il fattore distanza incide: chilometri da percorrere, costi di carburante, scarsità di volontari (in media uno o due per comune) diventano ostacoli concreti. C’è poi un altro elemento che pesa sul Basso Polesine: la platea “invisibile”. I dati analizzati riguardano le famiglie inserite nei circuiti ufficiali AGEA/AVEPA. Restano fuori situazioni intermittenti, nuclei che non rientrano nei requisiti ma faticano comunque a sostenere la spesa alimentare. In un territorio frammentato come il Delta, dove le reti di prossimità hanno storicamente supplito alle carenze strutturali, la fragilità rischia di non emergere fino a diventare emergenza. La forza del Delta è anche la sua possibi-

La mappa degli aiuti scopre i vuoti nel Polesine fragile

Nei Comuni dove il reddito è più basso e la popolazione è più fragile, gli aiuti alimentari non sempre arrivano. È il dato che emerge dallo studio dell’Università Iuav di Venezia pubblicato su Re|Cibo , che analizza la distribuzione dell’Emporio della Solidarietà in Polesine incrociando la mappa della povertà alimentare con quella dei beneficiari effettivamente raggiunti. L’emporio indiretto di Rovigo, gestito dal Centro Servizio Volonta-

riato di Padova e Rovigo insieme a Bandiera Gialla, opera come centro logistico: raccoglie prodotti a lunga conservazione tramite Banco Alimentare e fondi FEAD/AGEA, prodotti freschi attraverso AVEPA e donazioni da aziende agricole e supermercati, per poi distribuirli alle associazioni locali che consegnano i pacchi alle famiglie in difficoltà. La rete copre gran parte della provincia, ma non in modo uniforme. Nei cinque Comuni individua-

ti come ad alta povertà alimentare – Bagnolo di Po, Castelguglielmo, Trecenta, Crespino e Villanova Marchesana – tre non registrano alcun assistito collegato alla rete dell’emporio. Solo Crespino (28 assistiti) e Villanova Marchesana (3) risultano raggiunti, con percentuali inferiori alla media provinciale. Il paradosso è evidente: proprio dove la popolazione fragile – minori e over 64 – pesa di più e il reddito medio è più basso, la copertura è

le soluzione. Le aziende agricole, la pesca e l’acquacoltura possono giocare un ruolo chiave nella donazione di eccedenze e nella costruzione di filiere corte solidali. Oggi parte dei prodotti distribuiti dagli empori proviene dal Banco Alimentare, da AVEPA e da donazioni della grande distribuzione. Ma il coinvolgimento sistematico del comparto produttivo locale potrebbe rafforzare la disponibilità di alimenti freschi, spesso carenti. La ricerca propone la creazione di un

minima o assente. Le cause sono soprattutto logistiche e organizzative: distanza dal magazzino di Borsea, costi di trasporto, carenza di volontari, spesso uno o due per Comune. Lo studio evidenzia così una distribuzione “a macchia di leopardo” e richiama la necessità di rafforzare la rete con nuovi spazi logistici, maggior coordinamento tra Comuni e Terzo settore e un coinvolgimento più strutturato degli attori della filiera alimenta-

nuovo hub logistico e un maggiore coordinamento tra pubblico, terzo settore e imprese . Una strategia che nel Delta assumerebbe un significato particolare: accorciare le distanze non solo fisiche, ma sociali. Perché qui, tra argini e canali, la questione non è la scarsità di risorse. È la capacità di metterle in rete. E di trasformare un territorio che produce ricchezza agricola in un sistema capace di garantire davvero il diritto al cibo.

re. Perché nel Polesine agricolo la disponibilità di cibo non coincide automaticamente con il suo accesso. (s.b)

Master di Alta Formazione in Turismo e Cultura

Focus povertà/2. La domanda supera le disponibilità

L’appartamento di “sgancio” non basta più

Nel cuore di Rovigo, da otto mesi è attivo un appartamento di “sgancio” destinato a minori con passato migratorio della provincia. Sono infatti molti i ragazzi che provengono da Adria, Porto Tolle e Taglio di Po. Un tetto e, soprattutto, un tempo protetto – dai sei mesi a un anno – per accompagnare ragazzi neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela verso un’autonomia che, oggi, è sempre più fragile. Il progetto è stato promosso e finanziato grazie al bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo. I numeri parlano di inserimenti già avviati, ma le richieste superano la disponibilità: i posti non bastano. Il contesto è quello di una povertà minorile che non arretra. Secondo Istat 2023, il 41,5% dei minori di seconda e terza generazione è a rischio povertà, con ricadute evidenti sul piano lavorativo, economico e sociale. Fragilità che si sommano: precarietà abitativa, difficoltà linguistiche, reti familiari assenti o deboli. “I dati Inps ci dicono che oggi i lavoratori stranieri contribuiscono per circa il 25% al pagamento delle pensioni degli italiani. È un elemento oggettivo, confermato anche da uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – commenta il presidente del Consorzio Insieme e di Feder-

Dal

solidarietà della Città metropolitana di Venezia –. Ma il tema non può ridursi a un semplice “abbiamo bisogno di stranieri sì o no”. Abbiamo bisogno, piuttosto, che tutti rispettino le regole e che si investa seriamente in percorsi efficaci di inclusione sociale: solo così è possibile costruire una convivenza civile solida e duratura”.

Il progetto è il risultato di una rete territoriale: il Comune, la diocesi di Diocesi di Adria-Rovigo –che ha concesso l’immobile di via X Luglio –, l’ULSS 5 Polesana e diversi enti del Terzo settore, tra cui la Croce Rossa Italiana - Comitato di Rovigo, la cooperativa sociale Le Orme e l’associazione Dante

che offre corsi gratuiti di italiano per migranti. Una sinergia che prova a dare risposte concrete a giovani che, senza un accompagnamento, rischierebbero di scivolare nell’invisibilità. L’appartamento di “sgancio” non è solo un alloggio, ma uno strumento contro la povertà educativa e relazionale: un ponte verso il lavoro, la formazione, l’autonomia abitativa. Ma la domanda cresce e interroga l’intera provincia. Perché la povertà, oggi, non è solo mancanza di reddito: è assenza di opportunità. E senza una rete più ampia, il rischio è che troppi ragazzi restino fuori.

Sara Busato

welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:

“Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani

fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per

calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Il progetto, finanziato dal bando “InclusiOn” della Fondazione Cariparo, affronta povertà minorile, precarietà abitativa e fragilità sociali, coinvolgendo Comune, diocesi, ULSS 5 Polesana e diverse realtà del Terzo settore

Alighieri,

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

del Miranese Nord

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

SULLE PERSONE SOLE

Nel Noalese la povertà è condizione strutturale, si punta su progettualità diversificate. A Martellago in difficoltà mamme single e famiglie con anziani

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

NOALE, CRESCE LA RETE CONTRO I FURTI IN CASA

Con quasi 100 nuove adesioni nelle frazioni e 65 nel capoluogo, i gruppi CDV dimostrano l’impegno dei cittadini nel prevenire i furti

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

a pag. 19 segue a pag. 19

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C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Focus povertà/1. L’intervento dell’assessora comunale Lorenza Barina

Povertà in aumento, nel noalese si è trasformata in condizione strutturale di fasce della popolazione

Le principali richieste di aiuto hanno riguardato il pagamento delle utenze domestiche

Il territorio noalese vive una situazione allarmante dal punto di vista sociale e di aumento della povertà. A tracciare il quadro della situazione è l’assessore ai servizi sociali comunale Lorenza Barina. “Nel corso dell’anno 2025 - dice Barina - il Comune di Noale ha confermato un impegno significativo a favore del sostegno economico e sociale delle persone e delle famiglie in situazione di fragilità. I dati raccolti delineano un quadro di difficoltà economica diffusa, con bisogni concentrati in particolare sul costo della vita e sull’emergenza abitativa. Complessivamente sono stati erogati contributi economici per un importo pari a 122.500 euro, a beneficio di 76 nuclei familiari, in aumento rispetto all’anno precedente”. L’assessora va nel dettaglio. “Nel dettaglio - dice- i nuclei beneficiari risultano così suddivisi: 4 famiglie con minori; 27 nuclei

di cittadini stranieri (ai fini statistici Istat, le famiglie di cittadini stranieri con figli minori rientrano in questa categoria; i nuclei effettivamente in carico sono 24); 33 adulti fragili, di cui 28 nuclei composti da persone sole; 12 nuclei di anziani”. Le principali richieste di aiuto hanno riguardato il pagamento delle utenze domestiche (in particolare gas nel periodo invernale ed energia elettrica in quello estivo), il sostegno ai canoni di locazione e ai depositi cauzionali per nuovi alloggi, l’integrazione al minimo vitale, nonché il supporto alle spese mediche e scolastiche. Si fanno poi delle analisi. L’aumento della spesa sostenuta dal Comune è riconducibile, in larga parte, alla progressiva riduzione dei contributi straordinari statali che avevano caratterizzato gli anni dell’emergenza Covid e del periodo immediatamente successivo, nonché all’e-

mergere di nuove forme di povertà. Situazioni di fragilità che in passato trovavano risposta anche attraverso fondi nazionali, gravano oggi in misura maggiore direttamente sul bilancio comunale, rendendo necessario un intervento più autonomo dell’ente. La composizione dei beneficiari e cioè famiglie, adulti soli e anziani conferma come il disagio economico attraversi diverse fasce della popolazione e non sia circoscritto a un’unica categoria sociale. “I dati del 2025conclude Barina - restituiscono con chiarezza un quadro in cui la fragilità economica non è più un’emergenza temporanea, ma una condizione strutturale che coinvolge trasversalmente famiglie con minori, persone sole e anziani. Il Comune di Noale è chiamato ad affronta-

Oltre ai contributi, si punta su progettualità diversificate

Accanto all’erogazione dei contributi economici, il Comune di Noale è impegnato nello sviluppo di progettualità orientate a favorire l’autonomia delle persone, attraverso percorsi educativi, sociali e di inclusione, e nella valorizzazione delle reti associative del territorio. In particolare, si segnala la collaborazione con il Centro di Ascolto e la Croce Rossa, per il sostegno alimentare ai nuclei familiari, e con il Centro Aiuto alla Vita, per l’aiuto economico e la fornitura di beni per la prima infanzia a favore delle ma-

dri in difficoltà. Gli interventi attivati non si configurano come meri accompagnamenti assistenziali, ma come azioni integrate volte a contrastare le cause della fragilità.

Alcuni nuclei hanno partecipato a bandi regionali attivati con Ats quali Famiglie Fragili (rivolto, tra l’altro, a famiglie numerose, monoparentali o con orfani) e Fattore Famiglia (a sostegno della frequenza dei servizi per la prima infanzia), oppure sono stati coinvolti in progettualità più complesse, come il progetto Semi, finalizzato alla

re bisogni sempre più articolati in una fase segnata dalla contrazione delle risorse statali e da un costo della vita in costante crescita. Per questo il nostro intervento va oltre il sostegno economico immediato: investiamo in percorsi di

prevenzione della povertà e dell’esclusione sociale delle famiglie vulnerabili. Alcune progettualità sono state finanziate attraverso il Progetto Ria - Progetto di Inclusione Attiva - che integra il sostegno all’abitare, alla povertà educativa e a percorsi di autonomia e inclusione. I dati complessivi confermano come il tema della povertà rappresenti una sfida strutturale, che richiede risorse, scelte sempre più complesse e un impegno costante da parte del Comune, in collaborazione con il territorio. (a.a)

accompagnamento e autonomia, rafforzando il lavoro di rete con il tessuto associativo locale e sviluppando progettualità inclusive capaci di generare risposte concrete, sostenibili e durature nel tempo”. Alessandro Abbadir

CREAZIONI ABITI SARTORIALI DA DONNA

La sartoria Anadetta propone la possibilità di creare un guardaroba sartoriale che possono essere combinati tra loro per creare una serie di vestiti adatti a diverse occasioni. Questi capi, scelti con cura per la loro qualità e adattabilità, costituiscono la base di un guardaroba funzionale e al tempo stesso elegante. È possibile realizzare abiti da sposa su misura per soddisfare qualsiasi esigenza o necessità. Nadia ti affiancherà e consigliera per trovare l’abito da matrimonio giusto per te che più ti valorizza e rappresenta. E an-

che possibile realizzare capi per la prima comunione, cresima, per le damigelle e testimoni o per una bella serata. Inoltre in sartoria potete trovare tessuti italiani di alta qualità o essere accompagnati nella scelta dei tessuti. E se avete un capo che ci tenete tanto, ma non vi va piu bene, potete portarlo in sartoria per farlo modificare e dargli una seconda vita. Potete ordinare maglieria da donna: maglioni, maglie, cardigan, abiti personalizzati su misura, con la scelta di filati naturali e di alta qualità italiana.

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Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio

Focus povertà/2. Il sindaco Andrea Saccarola traccia un pesante bilancio

A Martellago sempre più single e famiglie con anziani sono in difficoltà

“Nel nostro Comune, operiamo costantemente per contrastare la povertà attraverso azioni concrete come il controllo efficace e strutturato che i nostri uffici svolgono su diversi livelli con tavoli tecnici: Servizi-Scuola per individuare i casi a rischio e operare una rete di intervento mirato; la collaborazione con le forze dell’ordine del nostro territorio; l’accesso diretto delle persone

corso di digitalizzazione, il corso economico finanziario tutti interamente gratuiti, pensati per rafforzare l’integrazione e fornire strumenti per accedere a opportunità lavorative”. “A queste, si associano - aggiunge l’assessore Bernardointerventi diretti come erogazioni economiche attraverso il collaudato bando centri estivi, mirato a sostenere le famiglie nell’accesso dei propri figli ai centri del terri-

compartecipazione alle rette delle strutture residenziali per non autosufficienti, attualmente gravanti integralmente sugli enti locali. È una condizione che a lungo andare comporterà un serio problema di sostenibilità finanziaria per il Comune”. E’ per questo che in diversi territori anche del Miranese, sottolinea il sindaco, “si è acceso un dibattito sul tema per coinvolgere enti sovralocali, che, senza

ai servizi”. Adirlo sono il sindaco Andrea Saccarola insieme all’assessore ai servizi sociali Silvia Bernardo. “Investiamo - dice Saccarola - molte energie nelle campagne di informazione per aiutare le famiglie a conoscere i benefici di supporto economico e sociale previsti. Come amministrazione, sosteniamo con risorse proprie, tanti progetti che puntano a rafforzare le politiche di famiglia e a contrastare la povertà attraverso unaazioni mirate come il corso di italiano per donne straniere, il

torio tutto per consentire la conciliazione tempi lavoro, il servizio di prepost scuola e da ultimo il bando tutt’ora aperto per accedere a contributi economici per l’utilizzo del trasporto scolastico riservato agli studenti delle superiori”. “Nell’ultimo anno registriamo un aumento di interventi economici a sostegno di nuclei mamma - bambini, in comunità di accoglienza - sottolinea Bernardo - per far fronte a condizioni di disagio socioeconomico. Dobbiamo però anche annunciare un innalzamento di costi per la

trascurare la sostenibilità alla non autosufficienza, possa sostenere i Comuni a far fronte a questi costi”. “Siamo convinti - conclude il sindaco Andrea Saccarola - che migliorare il controllo dei casi di povertà nel nostro territorio attraverso una combinazione di differenti interventi, non solo aiuta a migliorare le condizioni di vita dei nostri cittadini ma permette anche di gettare le basi per affrontare tutte le sfide future che si presenteranno”.

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Fra gli strumenti messi in campo: corsi di italiano per donne straniere e di digitalizzazione

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

del Miranese Sud

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

SILENZIOSA PESA

SULLE PERSONE SOLE

Mirano, la “Stazione di Posta” in villa Dissegna sarà completata entro l’anno. Stabile il numero di persone aiutate nel 2025 rispetto all’anno precedente

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

SPINEA: PRONTA LA NUOVA SCUOLA GIUSEPPE UNGARETTI

Dopo mesi di lavori rallentati dal maltempo, il nuovo plesso di via Pascoli accoglierà circa 380 studenti

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

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Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

i clienti in omaggio una

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Focus povertà/1. Mirano punta sul “Centro per l’Inclusione e la Comunità”

La “Stazione di Posta” in villa Dissegna sarà completata entro l’anno

Il Comune di Mirano punta a completare con la prima parte del 2026, il progetto della “Stazione di Posta” che è Centro per l’Inclusione e la Comunità, un centro d’accoglienza per orientare e fornire beni e servizi essenziali a persone in condizioni di marginalità sociale anche estrema. Con questa struttura vengono infatti garantiti accesso a beni e servizi per l’igiene e il decoro personale, servizi di mediazione culturale e orientamento a persone che versano in condizione di bisogno, emarginazione e fragilità. “Il finanziamento della ”Stazione di Posta” - spiega l’assessore comunale al sociale Federico Caldura - è stato ottenuto dall’Ambito Territoriale Sociale Ven_13, di cui fanno parte i Comuni del Miranese e della Riviera del Brenta con capofila il Comune di Mira e vede il Comune di Mirano come soggetto referente per la realizzazione. Va precisato che la “Stazione di Posta”, nel contesto dell’ambito Ven 13 , ha assunto la forma del centro servizi e non è un dormitorio per senza fissa dimo-

ra”. Il finanziamento complessivo è di un milione e 90 mila euro riguarda: 910 mila euro per opere strutturali (adattamento dell’edificio comunale Barchessa di Villa Dissegna, in via Marconi n. 1 a Mirano, che sarà la sede del Centro). Il completamento dei lavori è in dirittura d’arrivo, nel rispetto dei tempi stabiliti dal Pnrr nonostante alcuni imprevisti strutturali. E poi: 180 mila euro per la gestione. Il servizio è già stato attivato ad ottobre 2024 presso “strutture ponte”, in attesa del completamento dei lavori della sede di villa Dissegna. “Il “Centro per l’inclusione e la comunità” - continua l’assessore - si inserisce all’interno di un progetto più ampio (denominato Raising) che mette insieme e coordina tre progettualità distinte: il Centro per l’inclusione e la comunità di Mirano, il Pronto Intervento Sociale e il Progetto Homeless”. Raising nasce dalla consapevolezza che, nel territorio dei 17 Comuni, le marginalità più diffuse si manifestano all’interno delle abitazioni e raramente si traducono in condi-

zioni di senza fissa dimora. Episodi di violenza domestica, allontanamenti urgenti e nuclei familiari in difficoltà abitativa temporanea rappresentano le situazioni più frequenti a cui i servizi sono chiamati a rispondere. “A titolo di esempio - sottolinea l’assessore - il Pronto Intervento Sociale, attivo dal 2025 in tutti i 17 Comuni dell’Ambito, ha gestito nei primi

5 mesi di attività 56 interventi, di cui 26 legati a situazioni di violenza domestica e 24 a famiglie con minori in difficoltà abitativa. Dati che restituiscono in modo chiaro la tipologia di emergenze a cui il sistema dei servizi è chiamato a dare risposta”. Attraverso il Pronto Intervento Sociale, il Centro per l’inclusione e la comunità, l’equipe Homeless ma anche la colla-

A Mirano il numero delle persone in difficoltà aiutate nel 2025 è rimasto stabile

La spesa complessiva del Comune di Mirano per il sociale (comprensiva di personale, servizi, contributi e assistenza) nel 2024 è stata di 3 milioni e 300 mila euro. Il bilancio del 2025 ha confermato il finanziamento per il sociale del 2024. Il report dettagliato dei servizi e il numero dei relativi beneficiari sarà elaborato più avanti ma risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente. Il Comune poi illustr interventi legati al tema dell’inclusione sociale, riferiti a fi-

nanziamenti che coinvolgono l’ambito territoriale sociale Ven_13 e destinati a residenti. Sono destinatari di “Assegno d’inclusione” 101 persone. Sono 117 le famiglie residenti aiutate con i bandi per famiglie fragili, gli “Interventi regionali per l’Inclusione – Ria” (Reddito Inclusione Attiva) sono 11, gli interventi regionali per l’Inclusione – SoA (Sostegno all’Abitare) 13. Gli interventi di mediazione scolastica 13, il “Pronto Intervento Sociale” attivato a marzo 2025 segue 7 casi. Nel progetto

della “Stazione di Posta” sono coinvolti 19 residenti su 122 complessivi “Questi interventi si sottolinea dal Comune si affiancano all’attività ordinaria dei servizi sociali del Comune di Mirano, che comprende contributi economici, sostegno all’abitare e ulteriori azioni (assistenza domiciliare, Centro diurno “Arcobaleno”, trasporto sociale, consegna pasti a domicilio, progetto sollievo Alzheimer, progetti di supporto al reddito) finalizzate alla riduzione del disagio adulto. (a.a.)

borazione con l’Emporio Solidale presente nell’edificio accanto, il progetto intende offrire risposte tempestive, integrate e proporzionate ai bisogni reali del territorio. Raising è un progetto di ambito, riguarda tutti i 17 Comuni, è interamente finanziato da fondi dedicati, e non grava sui bilanci dei singoli enti locali. Alessandro Abbadir

Focus povertà/2. L’assessore Loredana Mainardi ammette una situazione difficile

“Sempre più richieste di protezione sociale per anziani e donne”

Povertà a Spinea, come è andata? Il Comune interpellato ha cercato di fare una analisi della situazione confrotando i dati con l’anno precedente. “Per quanto riguarda i dati amministrativi disponibili, non si registrano incrementi significativi nelle domande di contributo. A livello generale si avverte una sensazione diffusa di impoverimento e di aumento della povertà, in termini di povertà relativa e percepita: le persone si sentono più fragili - dichiara l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Spinea, Loredana Mainardi, sottolineando come questo quadro emerga dal contatto diretto con i cittadini. Il Comune di Spinea è al fianco delle persone che vivono situazioni di difficoltà e personalmente incontro chiunque chieda aiuto: la disponibilità dell’amministrazione è massima”. Poi i dati nel dettaglio degli interventi e aiuti portati avanti sul territorio. Nel 2024 (ultimo dato disponibile del Comune), 245 famiglie con minori sono state seguite dai Servizi Sociali comunali, in linea con le 242 del 2023. Di queste, 102 hanno ricevuto contributi economici e sono comprensivi di contributi Asilo Nido, Povertà Educativa, integrazione al reddito. Il Comune ha erogato contributi anche a 35 adulti e 21 immigrati, su un totale rispettivamente di 314 e 175 prese in carico. I beneficiari dell’Adi, l’assegno di inclusione ex reddito

di cittadinanza, è invece in carico all’Ambito territoriale (non al Comune) e ha riguardato 98 nuclei familiari. Sono stati inoltre presi in carico 532 utenti anziani per supportare situazioni di parziale o totale non autosufficienza. L’assessora Loredana Mainardi aggiunge: “Se le richieste di contributi economici rimangono stabili, i nostri servizi sociali segnalano che risulta in crescita la domanda di tutele sociali, in particolare per le persone anziane e per le donne. Un incremento che evidenzia un contesto di maggiore fragilità e di crescente bisogno di protezione sociale”. Complessivamente, il Comune ha di Spinea ha confermato gli stanziamenti a sostegno delle famiglie già previsti lo scorso anno. Nel dettaglio, circa 100.000 euro sono stati destinati ai contributi diretti di sostegno al

reddito, invariati rispetto al 2025. In aumento la quota destinata al supporto al pagamento delle rette delle case di riposo: nel 2023 era di 290.000 euro, nel 2024 di 320.000 euro, salita nel 2025 a 400.000 e confermata nel 2026 con 410.000 euro. Il contributo del Comune di Spinea per i buoni pasto ammonta nel 2025 a 208.000 euro e 95.000 euro sono stati destinati per contribuire al pagamento delle rette degli asili nido (finanziati dallo Stato). Insomma una situazione per nulla rassicurante che porta alla necessità di dare nuove risposte a nuove povertà che si fanno avanti in modo sempre più complesso che nei prossimi anni con l’esplosione di un numero di anziani sempre più alto rischia di diventare insostenibile a ogni sistema di welfare pensato finora. Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Dati stabili, ma disagio in crescita: nel 2024 il Comune ha seguito oltre 200 famiglie e centinaia di anziani

L’assessore Loredana Mainardi

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

A Vigonza il Comune punta a dare più sostegno alle famiglie in difficoltà economica. Le Caritas di Noventa Padovana e Vigonza: “Sono sempre di più gli stranieri che chiedono aiuto al Centro Ascolto”

Avrà le deleghe a cultura, disabilità, tradizioni locali, accessibilità urbana e pari opportunità

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Focus Povertà/1 . L’ente locale fa fronte alle emergenze del territorio

“Contrasto alla povertà, più sostegno

alle famiglie in difficoltà”

C

ontrasto alla povertà: casa, lavoro e sostegni alle famiglie. Sono tante le azioni realizzate e previste nel programma 2025–2026 del Comune di Vigonza. Il sindaco del paese Gianmaria Boscaro sottolinea il rafforzamento delle politiche di contrasto alla povertà e di sostegno ai nuclei familiari in difficoltà economica e occupazionale, attraverso interventi integrati su tre assi: sostegni economici e accesso ai servizi, politiche abitative, inclusione attiva e lavoro. “In questi anni - dice il

sindaco Boscaro - abbiamo scelto di mettere al centro chi rischia di restare indietro: famiglie con redditi fragili, persone senza lavoro, anziani soli. Il contrasto alla povertà non si fa con un solo intervento, ma con una rete di misure concrete e continuative: contributi, agevolazioni, casa, orientamento e inclusione attiva. Continueremo su questa strada anche nei prossimi anni, rafforzando il lavoro di prossimità e l’accesso ai servizi”. “Il nostro obiettivo è accompagnare le persone, non

solo erogare aiuti: intercettare i bisogni, costruire percorsi personalizzati e facilitare l’accesso alle opportunità, dai sostegni economici ai servizi educativi, fino ai progetti di pubblica utilità, di inserimento o reinserimento lavorativo ed alle misure nazionali come Adi e Sfl. Stiamo lavorando per rendere sempre più semplice e capillare la presa in carico, con particolare attenzione ai minori e alle famiglie in difficoltà - aggiunge invece l’assessore Giulia Valveri. Ma andiamo nel dettaglio. Nel rendiconto semplificato, la voce “Politiche sociali” nelle spese correnti risulta in crescita nel triennio più recente: 2.530.983,26 euro nel 2021, 2.621.162,49 nel 2022, 2.669.384,72 nel 2023. Tra le misure di alleggerimento dei costi e di supporto ai nuclei più fragili, il Comune di Vigonza ha puntato sulla riduzione della Tari per gli ultrasettantenni. E’ prevista per utenze domestiche residenti (nucleo 1–2 componenti over 70), con requisiti anche Isee entro 20.000. E’ stato fatto anche il

Iniziative per aumentare l’inclusione e Sportello lavoro

Sul fronte disoccupazione e inclusione attiva il Comune di Vigonza ha avviato la selezione per il progetto di pubblica utilità “Lpu: un nuovo inizio. Terzo sportello per l’inclusione”. E’ previsto l’impiego di 6 persone, con percorso formativo e contratto a tempo determinato per 520 ore (durata massima 180 giorni), in attività di supporto ai servizi comunali e cura de-

gli spazi pubblici. E’ aperto sul territorio uno Sportello lavoro, operativo ogni giovedì dalle ore 12 alle 18 presso i servizi sociali, e Sportello immigrazione in collaborazione con Cgil sede di Vigonza. Sullo Sportello Telematico, sono presenti i percorsi informativi/procedurali per richiedere diversi servizi sociali, sia erogati direttamente dal Comune, sia di livello naziona-

le come l’Assegno di Inclusione (Adi) e il Supporto per la Formazione e il Lavoro (Sfl), l’assegno unico universale, le misure di sostegno alle persone non autosufficienti, la ricezione dei pasti a domicilio e molti altri servizi, facilitando l’accesso alle misure nazionali da parte dei cittadini e dei loro familiari. Accanto ai contributi economici, prosegue il lavoro di comunità del Comu-

bonus “Nuovi Nati”. Si tratta di un contributo comunale una tantum, da 200 euro per nati/adottati in base a requisiti e graduatoria che considera l’Isee (fino a 45.000 se riferito al 2026). E poi voucher servizi 0–3 anni, sostegno per la frequenza di servizi educativi 0–3, con requisito Isee non superiore a 20.000 euro e residenza nei Comuni dell’ambito. L’ufficio servi-

zi sociali gestisce inoltre attività di segretariato sociale, politiche per minori, famiglia, casa e buoni spesa, come indicato nelle competenze d’ufficio. Per fronteggiare fragilità abitative e rischio povertà il Comune ha messo in campo negli ultimi anni, Bandi Erp di cui uno speciale proprio per gli anziani.

Alessandro Abbadir

ne con “Famiglie in Rete – Vigonza”: un percorso di supporto tra famiglie per ampliare le relazioni sul territorio e attivare aiuto reciproco verso chi attraversa momenti di fragilità. C’è poi un programma interventi a favore delle “Famiglie Fragili”. Si tratta di bandi dedicati in collaborazione con la Federazione dei Comuni del Camposampierese. (a.a)

Il sindaco di Vigonza Gianmaria Boscaro
Il centro di Vigonza

Focus povertà/2. La Caritas di Vigonza e Noventa Padovana fa il punto dell’attività svolta nel 2025

“Sono sempre di più gli stranieri che chiedono aiuto al Centro Ascolto”

L’impegno della Caritas d Vigonza e Noventa Padovana e Noventana nell’area di Padova Est in aiuto alle situazioni di fragilità e povertà è stato importante nel 2025. Referenti della Caritas di Vigonza sono stati Giovanni Favaro e poi Patrizia Rossetto che ha assunto la guida dell’associazione da qualche mese. La Catitas di Vigonza è un punto di riferimento sia per tutto il territorio comunale voigotino che per Noventa Padovana e Noventana, anche se da quest’anno avrà solo Vigonza come area di riferimento. A chiedere aiuto al “Centro Ascolto delle povertà e delle risorse” della Caritas sono stati anche nell’ultimo anno di riferimento, in maggioranza cittadini di origine straniera. Nella percentuale cioè del 75% (erano il 65 % nel 2024). Il Centro di Ascolto sottolineano Favaro e Rossetto “è lo strumento della comunità cristiana che permette di conoscere ed entrare in relazione con le persone che vivono diverse condizioni di fragilità. Aiuta la comunità a rendersi conto dei bisogni delle persone che abitano il territorio”. E i numeri dell’im-

pegno dei volontari anche nel 2025 sono davvero importanti. Gli ascolti realizzati sono stati circa 150, una quarantina le famiglie che sono state incontrate e sono stati erogati aiuti complessivi per circa 30 mila euro. Un terzo in più rispetto all’anno precedente a causa dell’aumento del costo delle bollette. Rossetto va nel dettaglio degli aiuti. “Siamo intervenuti anche nel 2025 - dice - in situazioni impegnative ed abbiamo portato a termine più interventi. L’85%, è stata assorbita dal pagamento di utenze, mentre il 10- 15% è stato impegnato per aiuti scolasti-

ci”. Sono state attinte disponibilità finanziarie che originano da contributi diocesi Padova, dalle raccolte nelle parrocchie e dalle tante offerte di tanti beneffatori privati. Alla fine dell’anno alle parrocchie del vicariato è stata fornita una sintesi dell’attività svolta e nel corso del 2025 “con l’auspicio che la sensibilità verso le povertà possa concretizzarsi sempre più in aiuti concreti”. I resoconti sono stati affissi sulle bacheche delle chiese di riferimento della Caritas nelle scorse settimane. Rossetto e Favaro ribadiscono il fatto che da anni ormai il centro Ascolto della Caritas di Vigonza e Noventa Padovana non si occupano più di di distribuire aiuti alimentari, ma si occupano prevalentemente nell’aiuto al pagamento delle utenze e inserire in percorsi virtuosi chi chiede aiuto.”La questione del pagamento degli affitti - sottolineano i due referenti - è diventato il primo problema insieme a bollette che ormai fanno fatica ad essere pagate da chi è monoreddito e ha magari alcuni figli a carico”.

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani

deve essere lasciato

indietro”

fragili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per

calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Pagamento di bollette e affitti i problemi principali delle famiglie in difficoltà

La referente Caritas Patrizia Rossetto

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

INVISIBILE

Da Cadoneghe a Curtarolo, si allarga la fascia grigia di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese: istituzioni in campo per ridare dignità e riconquistare l’autonomia

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Importanti interventi in arrivo: 170 mila euro per trasformare l’area degradata vicino alla ciclovia Treviso–Ostiglia in uno spazio verde

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Curtarolo: difficoltà affrontate nel silenzio “In aumento del 15 per cento i casi seguiti”

“Le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo operando per strutturare servizi sempre più mirati”

M entre il dibattito economico si concentra spesso sui grandi numeri, nei centri della nostra provincia la fragilità sociale assume contorni più intimi e complessi. Abbiamo incontrato Martina Rocchio, sindaco di Curtarolo, per capire come una piccola amministrazione stia affrontando l’emergenza povertà in questo 2026, tra rincari e nuove solitudini.

Sindaco Rocchio, l’emergenza povertà non risparmia nessuno, qual è la fotografia attuale di Curtarolo?

La fragilità esiste, ma è spesso legata a un forte senso di dignità. Chi ha davvero bisogno fa ancora fatica ad approcciarsi ai servizi sociali ufficiali. Per questo motivo, abbiamo scelto di agire attraverso una rete che definirei “discreta”. I nostri assistenti sociali e i volontari lavorano per intercettare le esigenze in modo quasi silenzioso, andando incontro a

persone sole o in difficoltà che, per pudore, non verrebbero mai a bussare alla porta del Comune. Il fenomeno è in aumento?

Come intervenire in questo 2026?

Purtroppo sì. Negli ultimi due anni abbiamo registrato un incremento dei casi seguiti dai servizi sociali di circa il 15%. La sfida del futuro sarà proprio la gestione delle persone anziane sole che non hanno figli o nipoti che possano accudirle. Essendo una realtà non enorme, le nostre risorse sono limitate e non possiamo permetterci grandi opere faraoniche, ma stiamo conducendo uno studio approfondito per strutturare servizi sempre più mirati. L’obiettivo per il 2026 è ottimizzare ogni risorsa per non lasciare indietro nessuno.

In concreto, quali strumenti avete messo in campo negli ultimi mesi per sostenere queste situazioni?

In un territorio che vanta la seconda zona industriale per estensione della provincia di Padova, la disoccupazione è un concetto quasi sconosciuto. Eppure, anche nel dinamismo economico di Limena, esistono sacche di fragilità che il Comune monitora con attenzione certosina. Sono circa 20 i nuclei familiari attualmente seguiti dai servizi sociali, un numero contenuto ma che richiede interventi mirati.

“Limena ha le sue difficoltà e le sue famiglie fragili,spiega il sindaco Stefano Tonazzo -. La presenza di minori è per noi una discriminante per un intervento più deciso,

Preventivi gratuiti Focus povertà/1. Il sindaco Martina Rocchio:

Ci muoviamo su due fronti: l’assistenza diretta e il sostegno preventivo alle famiglie. Per le emergenze quotidiane, interveniamo con il pagamento delle bollette per chi è in affanno e con la distribuzione di carte prepagate per l’acquisto di generi alimentari. La scelta della carta prepagata non è casuale: chiunque può averne una nel portafoglio. In questo modo, quando si va a fare la spesa, non si è costretti a mettere in luce le proprie difficoltà personali. La tutela della dignità è, per noi, una priorità assoluta.

Avete puntato molto anche sulle giovani famiglie. Che tipo di supporto garantite?

Dal nostro insediamento, nel 2019, l’attenzione alle famiglie è stata costante. Offriamo bonus dedicati per i bambini dai 0 ai 3 anni, specificamente per chi frequenta le sezioni primavera e gli asili. Lo scorso anno, in base all’ISEE, siamo riusciti a erogare contributi che andavano da un minimo di 450-500 euro fino a un massimo di 2.850 euro a famiglia. È un servizio molto gradito per-

ché tocca un raggio d’azione ampio: avere figli oggi comporta sfide economiche non indifferenti e noi cerchiamo di anticipare le criticità con doposcuola e servizi mirati.

C’è poi il tema della solitudine, che spesso colpisce gli anziani.

Che fare?

Senza il volontariato, e lo dico con estrema franchezza, non potremmo fare nulla. Grazie all’associazione Auser e a tanti

cittadini che si spendono per la comunità, garantiamo la consegna dei pasti a domicilio per chi non è in grado di cucinare. Fondamentale è anche il trasporto sociale: accompagniamo persone sole o anziane, che magari non hanno una rete familiare vicina, a fare visite mediche o commissioni necessarie. Il dialogo e il tatto restano le chiavi per capire le reali necessità di chi è solo. Nicola Stievano

Limena sfida la marginalità: l’obiettivo è l’autonomia, soprattutto per le famiglie giovani

anche a livello economico. Sosteniamo le bollette, garantiamo la gratuità dei servizi scolastici e copriamo persino spese mediche e medicinali”. L’identikit di chi chiede aiuto riguarda soprattutto persone senza una rete familiare o amicale, tra cui diversi nuclei extracomunitari e anziani soli le cui pensioni non bastano più a coprire le rette delle case di riposo. Il modello di welfare limenese, tuttavia, rifiuta l’assistenzialismo cronico. “La nostra necessità è cercare di rendere autonome queste famiglie, soprattutto quelle giovani”, sottolinea Tonazzo. “Non possono essere assistite per tutta la vita, per questo cerchiamo di rein-

•Installazione pompe di calore ad alta efficienza

•Ventilazione meccanica

•Installazione prodotti delle migliori marche

•Sostituzioni caldaie

•Ristrutturazione Bagno

“Chiavi in Mano”

trodurle nel mondo del lavoro”. Una strategia che ha già dato frutti, con tre nuclei reinseriti stabilmente nel 2025 e il prossimo avvio, a maggio, di uno sportello “Informalavoro” finanziato dalla Regione. Un pilastro fondamentale è la tenuta abitativa: grazie a un generoso patrimonio di alloggi comunali e Ater, il Comune vanta un primato sociale non scontato. “Non abbiamo mai avuto problemi di sfratti o famiglie per strada, soprattutto quando ci sono minori”, conclude il sindaco, confermando che le risorse e le professionalità vengono messe a servizio della dignità dei più deboli. (n.s.)

BAGNO
Il sindaco di Curtarolo Martina Rocchio

Focus povertà/2. Sara Ranzato annuncia l’arrivo di una quarta assistente sociale

A Cadoneghe le famiglie tra bisogno e fragilità

“Si allarga la fascia grigia di chi non ce la fa”

“Anche a Cadoneghe le famiglie in difficoltà ci sono, e tra i problemi più sentiti spicca quello della casa, per la quale esiste molta domanda ma poca offerta”: così Sara Ranzato, vice sindaco e assessore al sociale, inizia la sua analisi sui diversi volti della povertà.

Quali sono le fasce della vostra popolazione che più risentono delle difficoltà? economiche

Nei nostri uffici accedono persone diverse: ci sono anziani soli che magari sforano di pochissimo le soglie previste per beneficiare di contributi per le spese di assistenza domiciliare o per l’acquisto di materiali necessari, giovani famiglie con contratti di lavoro precari, magari di poche ore alla settimana, e anche persone che non hanno ancora maturato la pensione e che non riescono più a trovare una occupazione e non sanno come fare a mantenere figli che ancora studiano. Sempre più le famiglie di media età, con coppie di 50enni devono fare i conti con figli che frequentano la scuola, al contempo anziani genitori con patologie gravi che richiedono accudimento e la necessità di continuare a lavorare, coloro che subiscono il cosiddetto effetto “sandwich”, perché in mezzo tra l’impegno di crescita dei figli e la necessità di seguire i genitori.

Quali le iniziative messe in campo?

Il Comune di Cadoneghe è dotato di un proprio settore sociale interno con tre assistenti sociali, ed una quarta in arrivo grazie a fondi governativi. Questo settore offre servizi per aiutare gli anziani a rimanere a casa propria anche quando sono diventati più fragili con i pasti a domicilio, l’assistenza domiciliare, il trasporto assistito. Diciamo che la logica è stata quella di arrivare il più possibile ai bisogni individuali, ma anche di migliorare i luoghi di comunità , luoghi che possano essere accoglienti per i cittadini perché creino sane relazioni. Pertanto dopo una riqualificazione sociale dei luoghi di Comunità, Centro Spinelli , Biblioteca civica e Villa Ghedini Centro Famiglie, abbiamo creato una rete tra questi centri di Comunità che ora lavorano in squadra e questo lavoro di squadra ci ha permesso di accedere e vincere bandi pubblici e ottenere finanziamenti per le attività che si svolgono all’interno di queste realtà.

Servirebbero delle risorse specifiche?

Noi cerchiamo di lavorare con continuità ampliando il numero di cittadini che possono accedere ai servizi, non trascurando l’aspetto principale e più importante della nostra mission che è quello di supportare la persona ed accompagnarla all’uscita dallo stato di fragilità, perché possa ripartire in autonomia e se può più motivata e

forte di prima. Quale il contributo del volontariato sociale?

A Cadoneghe le associazioni sono sempre state attive in questo senso: abbiamo una collaborazione molto positiva con la Caritas per interventi economici, la spesa solidale, l’Auser si occupa del trasporto assistito, presso il nostro Centro Spinelli ci sono spazi dedicati per aiutare le famiglie che assistono anziani con demenze. Tutte le associazioni rispondono alle nostre sollecitazioni e inviti a momenti di confronto anche su temi forti come la violenza sulle donne e l’impegno per stare accanto a chi è più fragile.

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Anziani soli con la pensione che non basta più, giovani alle prese con la precarietà, genitori che hanno perso il lavoro, famiglie sempre più in difficoltà: “Diamo supporto ritrovare l’autonomia”

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

di Padova Sud

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

E SULLE PERSONE SOLE

Il paradosso del benessere, i bisogni aumentano, nelle famiglie mancano i soldi per le bollette, oltre 160 i nuclei seguiti dalla Croce Rossa di

Dopo l’approdo dell’ormai ex sindaco Filippo Giacinti in giunta regionale, il vicesindaco Gregori Bottin traghetterà il comune fino a nuove elezioni

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Maserà
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
Servizio a pag. 19

Albignasego, il paradosso del benessere: una rete sostiene i mille volti della fragilità

Solitudine e mancanza di radici le prime cause delle difficoltà economiche. La mappa del sostegno è capillare, blindate le risorse per il 2026,

S

ulla carta è la “città serena: il secondo comune più popoloso della provincia, un reddito procapite ben al di sopra della media provinciale e un’espansione urbanistica che non accenna a fermarsi. Eppure, dietro le facciate delle villette e i parchi curati, Albignasego nasconde una contraddizione profonda. Sono quasi un migliaio, infatti, i cittadini che ogni giorno combattono con l’invisibilità della povertà, faticando a garantire anche solo la sussistenza quotidiana.

L’assessore alle Politiche Sociali, Anna Franco, analizza un 2025 vissuto tra sfide e segnali di speranza. I dati mostrano un lieve, ma significativo, miglioramento: le persone assistite ad Albignasego sono passate dalle 883 del 2024 alle 858 attuali. “È un dato in controtendenza che ci fa piacere, - spiega l’assesso-

re. - Probabilmente alcune famiglie hanno trovato maggiore stabilità e autonomia, oppure siamo riusciti a intervenire con forme di aiuto alternative e strumenti diversi affinché non dovessero rivolgersi a Caritas o Croce Rossa per la borsa della spesa”.

Ma chi sono i poveri di Albignasego? L’identikit tracciato dall’assessore Franco non lascia spazio a dubbi: la fragilità oggi ha il volto della solitudine o della mancanza di radici.

“Le famiglie più povere sono quelle con genitori separati e figli minori, - aggiunge Franco. - Laddove interviene una separazione, il rischio povertà aumenta vertiginosamente. Poi ci sono le famiglie di origine straniera: non hanno una rete di supporto parentale e alla minima sofferenza economica non

La generosità vola con

riescono a far fronte ai periodi di difficoltà”. Per rispondere a questa sfida, il Comune punta forte sul Reddito di Inclusione Attiva (RIA), che nel 2025 ha già attivato 12 progetti di inserimento lavorativo, convinto che la vera dignità passi per il ritorno all’autonomia economica.

Per il 2026, il Comune ha blindato i fondi per il sociale con un piano d’azione su più fronti. La voce più consistente riguarda i 90.000 euro per i contributi ordinari destinati a bollette e perdita del lavoro. Ma la mappa del sostegno è capillare: 11.000 euro per il rimborso di spese sanitarie e farmaci, 18.000 euro per sostenere le rette delle scuole materne private

(per 25 bambini), 70.000 euro per l’accoglienza di anziani non autosufficienti e adulti con disagio psichico in strutture specializzate. Non mancano poi sostegni specifici per l’affitto a canone concordato e servizi gratuiti come il bus navetta per gli studenti delle superiori, che devono raggiungere gli istituti padovani meno serviti dal trasporti pubblico o più lontani, e il centro aggregativo “After Hour” per i ragazzi delle medie.

la raccolta solidale: consegnate ai bisognosi 7,1 tonnellate di generi alimentari

Se il bisogno cala leggermente, la generosità degli abitanti di Albignasego, al contrario, vola. Nel 2025 la raccolta “Spesa SOSpesa” ha raggiunto la cifra record di 7 tonnellate e 536 chilogrammi di generi alimentari, superando le 7,1 tonnellate dell’anno precedente.

“Un segnale concreto della grande generosità della nostra comunitàcommenta l’assessore al sociale Anna Franco -. Un risultato reso possibile grazie allo straordinario impegno dei volontari, alla collaborazione delle as-

sociazioni e alla partecipazione attiva di tanti cittadini, ai quali va il nostro più sentito ringraziamento”.

Dietro questi numeri c’è un dispiegamento di forze imponente: la Protezione Civile ha garantito 20 turni di raccolta, per un totale di 118 ore, a cui si aggiungono le attività di stoccaggio, composizione dei bancali e consegna alle associazioni, per un impegno complessivo di 300 ore. A questi si sommano oltre 150 turni di presenza nei supermercati, garantiti da Croce Rossa,

Caritas Vicariale, Caritas Sant’Agostino, Caritas San Lorenzo (Gruppo Alba), San Vincenzo (Parrocchia di San Tommaso), PAS – Pane Amore e Solidarietà, Alpini, Auser, Consiglieri comunali e volontari del servizio civico comunale, a dimostrazione della straordinaria collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini. “Si è creata una rete di solidarietà che funziona, - conclude l’assessore - abbiamo sensibilità diverse e cerchiamo di confrontarci costantemente sulle azioni da mettere in campo”. (n.s.)

•Installazione pompe di calore ad alta efficienza

•Ventilazione meccanica

•Installazione prodotti delle migliori marche

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•Ristrutturazione Bagno

“Chiavi in Mano”

Preventivi gratuiti

La raccolta solidale “Spesa SOSpesa” dello scorso Natale
Nicola Stievano
Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

Focus povertà/2. Anche l’invecchiamento e la fragilità cognitiva incidono sulla qualità della vita

In famiglia mancano i soldi per le bollette A Casalserugo cresce il disagio economico

Anche a Casalserugo negli ultimi anni il tema sociale sta assumendo forme nuove e più complesse e e la fragilità economica si diffonde spesso in maniera silenziosa e subdola, fino a portare a vere e proprie condizioni di povertà. Ne parliamo con il sindaco Matteo Cecchinato: “Accanto alle situazioni di difficoltà economica tradizionale, - spiega - emergono sempre più condizioni di solitudine, invecchiamento e fragilità cognitiva che incidono profondamente sulla qualità della vita delle persone e delle famiglie”.

Un anno fa l’amministrazione aveva annunciato iniziative e investimenti sfociate in attività di supporto concreto, di solidarietà e di vicinanza. Quest’anno cosa è presvisto?

“Abbiamo scelto, per il 2026, di affiancare agli strumenti classici di sostegno economico - conti-

nua il sindaco - un investimento sulle infrastrutture sociali. Anche quest’anno pubblicheremo due bandi per un importo complessivo di 30.000 euro a sostegno delle famiglie in difficoltà nel pagamento di bollette, affitti, mutui, rette scolastiche e mense, oltre alle altre misure di supporto già attive.

Accanto a questi interventi, stiamo lavorando su azioni innovative e di prospettiva. Abbiamo presentato alla Fondazione Cariparo, nell’ambito del bando ARCO, un progetto per la realizzazione di un Centro Sollievo dedicato alle persone con patologie legate al decadimento cognitivo”. L’obiettivo è offrire sostegno concreto ai cittadini più fragili e alle loro famiglie, alleggerendo il carico assistenziale e prevenendo situazioni di disagio economico legate ai costi di cure e inserimenti in struttura.

Il centro sarà in sinergia con il

polo medico recentemente realizzato, con i medici di base presenti, con la farmacia dei servizi e con l’intero sistema socio-sanitario del territorio.

“Parallelamente stiamo sviluppando un progetto di residenze per anziani autosufficienti ma soli, per rispondere a un bisogno crescente di autonomia accompagnata. Mettere in rete queste strutture significa affrontare in modo organico una forma di povertà spesso invisibile, quella generata dall’isolamento e dall’invecchiamento della popolazione. Il futuro delle nostre comunità passa dalla capacità di prevenire il disagio prima che diventi emergenza. Il nostro impegno - conclude Cecchinato - è costruire un sistema di servizi integrato, capace di sostenere le famiglie oggi e di preparare il territorio alle sfide demografiche dei prossimi anni”.

Oltre 160 famiglie, più di 600 persone, seguite ogni settimana dalla Croce Rossa di Maserà

La fragilità ha numeri importanti: sono circa 160 le famiglie, per un totale di seicento persone, che ogni settimana si affidano ai volontari della Croce Rossa di Maserà di Padova. E’ una macchina organizzativa che trova la sua massima concretezza nei due appuntamenti fissi del martedì e del giovedì sera, tra gli spazi di via Conselvana e il polo sociale di Albignasego.

A coordinare questa complessa macchina di solidarietà è la presidente Nella Buonaiuto, che sottolinea come l’attività della CRI sia ormai molto più di una semplice distribuzione di viveri. “Il nostro “Sportello sociale insieme” di Maserà è il primo punto di accoglienza e di ascolto, - spiega Buonaiuto. - Qui emergono bisogni che non sono solo economici o legati alla mancanza di lavoro, ma anche culturali ed educativi. Abbiamo colto, ad esempio, la forte necessità di un doposcuola per i figli delle famiglie che seguiamo». L’attività sociale della Croce Rossa si divide tra due centri nevralgici, diventati punti di riferimento per il territo-

rio: a Maserà è attivo lo sportello sociale, in via Conselvana 151, ogni martedì sera dalle 18.30 alle 21,sopra il supermercato Alì, nello spazio concesso dal Comune. Ad Albignasego invece l’appuntamento è ogni giovedì sera al Polo Sociale per la consegna dei pacchi alimentari e del vestiario, sempre dalle 18.30 alle 21. “Alcuni volontari restano fuori a parlare con le persone, - aggiunge Buonaiuto - mentre all’interno prepariamo i pacchi cercando di evitare gli sprechi e capendo di cosa hanno davvero bisogno le famiglie. È nata una bellissima rete di solidarietà”. La visione della Croce Rossa di Maserà punta al superamento

dell’emergenza per raggiungere l’inclusione sociale. “Ci stiamo formando per l’apertura di uno sportello di inclusione lavorativa, -annuncia la presidente. “Il nostro obiettivo è capire cosa c’è dietro a quel pacco spesa. Monitoriamo costantemente le famiglie per verificare se ci sono cambiamenti a livello lavorativo, con lo scopo ultimo di aiutarle a riconquistare l’autonomia”. La solitudine è l’altra grande nemica da combattere. Oltre all’accompagnamento alle visite mediche per chi è solo, i volontari mantengono un legame costante con il territorio, con visite mensili alla RSA Tiziano per portare conforto agli anziani. (n.s.)

Il sindaco Matteo Cecchinato: “Maggiori investimenti nelle infrastrutture sociali per prevenire il disagio, stiamo lavorando ad un centro sollievo”

di Padova

in

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Filippo la rotta della saranno

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Padova intercetta nuove fragilità e solitudini, il ceto medio fa i conti con il carovita, aumenta il numero delle persone che chiedono un aiuto

Nostra intervista al Questore di Padova Marco Odorisio, l’impegno per l’ordine pubblico, l’attenzione a giovani e anziani

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre le sbarre del silenzio Nicola
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
Servizio a pag. 21
segue a pag. 21

Focus povertà/1. Accanto alle persone seguite dai servizi sociali c’è una platea più vasta e nascosta

Quando il reddito non basta più al ceto medio Padova intercetta nuove fragilità e solitudini

L’assessore Margherita Colonnello: “Stanno emergendo nuove povertà, dai contorni più sfumati e meno visibili”

I l dato, da solo, non basta a raccontare il fenomeno. Perché la povertà che attraversa Padova oggi non coincide più soltanto con le situazioni di marginalità estrema o con chi percepisce misure di sostegno al reddito. Ha contorni più sfumati, spesso meno visibili. E riguarda anche chi un lavoro ce l’ha, chi percepisce una pensione, chi fino a poco tempo fa si considerava parte stabile del ceto medio. A tracciare il quadro è l’assessora al Sociale del comune di Padova, Margherita Colonnello, che invita a leggere i dati con prudenza: «Il Comune ha una sola percezione diretta, che è quella delle persone seguite dai servizi sociali. Ma il tema è molto più ampio e non si esaurisce lì». Secondo quanto emerge dagli uffici comunali, le prestazioni erogate non risultano in aumento. Nel 2025 la fotografia delle misure di contrasto alla fragilità economica del solo Comune di Padova restituisce numeri che parlano di un bisogno strutturale, diffuso e tutt’altro che episodico.

Sono 1.410 i nuclei familiari beneficiari dell’Assegno di Inclusione (Adi), per un totale di 2.561 persone coinvolte. Accanto all’Adi, si registrano 1.733 domande di contributo per disagio economico, segnale di una platea ampia che continua a necessitare di interventi integrativi rispetto alle misure ordinarie. A completare il quadro, il Programma RIA (Reddito di Inclusione Attiva) ha sostenuto 218 beneficiari, attraverso

percorsi personalizzati che affiancano al contributo economico interventi di accompagnamento sociale e di attivazione. Un dato che potrebbe indurre a pensare a una stabilità del fenomeno. Ma la fotografia è parziale: a essere seguiti dai servizi sociali sono circa il 5% della popolazione totale. Una quota limitata, che restituisce l’idea di una platea più vasta, non intercettata o non ancora intercettata. Il cambiamento, spiega l’assessora, riguarda soprattutto la qualità delle situazioni.

«Sta emergendo una nuova povertà: persone che lavorano ma che, tra caro energia, aumento degli affitti e rincari alimentari, faticano ad arrivare a fine mese. Il reddito mensile non basta più». È una fragilità che non coincide necessariamente con l’assenza di occupazione. È piuttosto una progressiva erosione della capacità di spesa, che incide sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali. «Parliamo anche di anziani con pensioni basse e di fasce di ceto medio che fino a pochi anni fa non si sarebbero mai rivolte ai servizi», aggiunge Colonnello. Il rischio, in questi casi, è l’isolamento.

Proprio per intercettare queste situazioni e prevenire l’aggravarsi delle difficoltà, il Comune ha rafforzato anche la rete di collaborazione con i gestori dei servizi essenziali. L’amministrazione ha infatti rinnovato la sottoscrizione di due protocolli operativi con AcegasApsAmga S.p.A. ed EstE-

nergy S.p.A., con l’obiettivo di sostenere i cittadini in difficoltà nel pagamento delle utenze domestiche. Le intese mirano a prevenire e ridurre situazioni critiche che possono comportare la sospensione o la limitazione delle forniture di acqua, gas ed energia elettrica, servizi essenziali per i nuclei familiari. Una collaborazione che si consolida nel tempo e che si inserisce in un sistema sinergico di interventi, pensato per offrire un sostegno concreto alle persone economicamente svantaggiate. I due accordi definiscono procedure precise: dal monitoraggio delle eventuali posizioni debitorie dei cittadini già seguiti dal Servizio sociale comunale, alla gestione delle sospensioni o limitazioni per morosità, fino alle modalità di rateizzazione delle fatture. L’obiettivo è ottimizzare l’erogazione dei contributi economici dedicati e accompagnare le persone in un percorso verso una maggiore autonomia. Una povertà che non è solo economica, ma relazionale. Persone che si chiudono, che riducono la partecipazione alla vita sociale, che faticano a chiedere aiuto. «Emergono nuove fragilità che si isolano e hanno difficoltà a rientrare pienamente nella società», osserva l’assessora. Proprio per questo l’amministrazione sta lavorando a un rafforzamento degli uffici e dei servizi.

L’attenzione non è più concentrata esclusivamente su minori e adulti under 65, ma si sta ampliando anche verso questo nuovo segmento della popolazione.

«Stiamo ridefinendo strumenti e modalità di intervento per intercettare bisogni diversi rispetto al

passato», spiega Colonnello. Anche il lavoro stesso dei servizi è cambiato: oggi è multilivello, multidisciplinare e fondato sul lavoro in rete. Un esempio è l’attivazione del progetto P.I.P.P.I, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, finalizzato alla prevenzione dell’allontanamento del minore dalla propria famiglia attraverso interventi innovativi di sostegno alla genitorialità. Si tratta della sperimentazione di un modello di intervento unitario che prevede l’implementazione di un approccio intensivo, continuo, flessibile ma allo stesso tempo strutturato nella presa in carico del nucleo familiare.

L’obiettivo è ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo e, quando necessario, rendere l’allontanamento un’azione limitata nel tempo, facilitando i processi di riunificazione familiare. Il programma si rivolge a famiglie con difficoltà nell’assunzione delle

funzioni genitoriali con figli da 0 a 11 anni. È un percorso intensivo, che prevede l’attivazione di dispositivi integrati: educativa domiciliare, gruppi per genitori e bambini, partenariato tra scuola, famiglie e servizi, famiglie d’appoggio. Il tutto in un’ottica di massima collaborazione tra servizi sociali, sociosanitari, educativi, scolastici, giustizia e reti sociali del territorio.

Il tema, tuttavia, resta più ampio della sola competenza comunale. I rincari energetici, il mercato immobiliare, l’aumento del costo della vita incidono su un equilibrio già fragile. E se i numeri ufficiali non segnano un’impennata, la percezione è quella di una pressione crescente su famiglie e singoli. La sfida è duplice: intercettare chi scivola verso la vulnerabilità e prevenire l’isolamento sociale. Perché la nuova povertà non sempre si vede. Ma lascia segni profondi nel tessuto urbano.

Sara Busato
Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

Focus povertà/2. Aumenta il numero delle persone aiutate, un terzo degli utenti non aveva mai chiesto aiuto

Il disagio cresce, cambia volto e non fa rumore In 1.273 per la prima volta alle Cucine Popolari

La povertà a Padova non fa rumore, ma avanza. E soprattutto cambia pelle. I numeri delle Cucine Economiche di Padova relativi agli ultimi due anni raccontano una storia che la città farebbe bene a non archiviare come l’ennesima statistica del disagio: cresce il numero delle persone aiutate e, fatto ancora più significativo, aumentano coloro che entrano per la prima volta nei circuiti dell’assistenza.

Nel 2025 gli utenti complessivi sono stati 3.624, circa un centinaio in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato che pesa davvero è un altro: 1.273 persone non avevano mai chiesto aiuto prima. È qui che il quadro cambia. Non si tratta più solo di marginalità cronica o di povertà “storica”, ma di un allargamento della fragilità sociale che intercetta nuovi profili: lavoratori impoveriti, pensioni insufficienti, vite che scivolano fuori equilibrio sotto il peso del costo della vita. La mensa resta il primo indicatore di questa trasformazione. Oltre 83.800 pasti distribuiti nel 2025, circa settemila al mese. Numeri stabili, elevati, costanti. Non un’emergenza stagionale, non un picco legato a una crisi improvvisa, ma una domanda che si è ormai strutturata. È la fotografia di un bisogno quotidiano che accompagna l’intero anno e che non accenna a ridursi.

E poi c’è tutto ciò che ruota attor-

no al cibo, e che parla di dignità prima ancora che di assistenza. Docce, lavatrici, cambi d’abito: servizi essenziali che nel 2025 continuano a essere richiesti da centinaia di persone, con numeri in linea – e in alcuni casi superiori – rispetto al 2024. Segno che la povertà non è solo una questione di reddito, ma di casa, relazioni, stabilità. Ancora più eloquente il fronte sanitario. Oltre 2.700 prestazioni erogate a 656 persone in un solo anno. Qui la frattura si fa evidente: disagio economico e fragilità di salute procedono insieme, alimentandosi a vicenda. Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari diventa complicato, quando non impossibile. Infine, l’inverno, con le 454 coperte distribuite. Un numero che ritorna, anno dopo anno, come un promemoria scomodo:

l’emergenza freddo non è mai davvero un’eccezione, ma una costante per chi vive senza una casa o in condizioni di estrema precarietà. Il confronto tra 2024 e 2025 consegna quindi un messaggio chiaro: la povertà a Padova non arretra, si allarga e si normalizza. Da emergenza tende a diventare struttura. E questo pone una domanda che va oltre il lavoro, prezioso, del volontariato. Perché se i servizi reggono è anche perché il bisogno non trova risposte sufficienti altrove. Il disagio che emerge dai dati parla di politiche sociali da rafforzare, di casa che manca, di lavoro che non basta più a garantire sicurezza, di solitudini che crescono. Ignorarlo significherebbe accettare che la povertà diventi parte stabile del paesaggio urbano. Una scelta, più che una fatalità.

Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più

vicino alle persone e ai territori.

Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e parzialmente non autosufficienti. Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico

post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato.

Disagio economico e fragilità di salute procedono insieme, alimentandosi a vicenda. Chi è povero si ammala di più e si cura meno, spesso perché l’accesso ai servizi ordinari diventa complicato, quando non impossibile

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

del Piovese

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Sanità, Ulss 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale Paolo Fortuna

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE

A Piove di Sacco è allarme “fragilità grigia”.

Attivato un fondo con Caritas per evitare gli sfratti. Legnaro, difficoltà dopo il Covid, si punta su aiuti

Azienda Ospedale Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

LA STORICA SCUOLA DI PONTELONGO È STATA VENDUTA ALL’ASTA

L’ edificio, sede per decenni della materna ed elementare parificata, è stato aggiudicato per 255 mila euro dopo vari ribassi

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

COltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio

Allarme “fragilità grigia”, la classe media scivola verso l’indigenza

Inumeri del Comune di Piove di Sacco parlano chiaro: nel 2025 l’amministrazione ha messo in campo un investimento complessivo di quasi 400.000 euro di fondi propri per rispondere in modo strutturato alle nuove e vecchie povertà del territorio. “Si trattadice la sindaca Lucia Pizzo - di un piano organico di interventi per sostenere le famiglie, proteggere il diritto allo studio e contrastare l’emarginazione sociale. Il rapporto di un assistente sociale ogni 4.000 abitanti garantito nel nostro Comune è un parametro rispettato, che è fissato dal ministero. Abbiamo una rete di sicurezza per le emergenze, attraverso contributi assistenziali diretti per un valore di 87.500 euro, destinati ad un centinaio di beneficiari”. Un’azione che si traduce anche nell’accompagnamento amministrativo: gli uffici dei servizi sociali stanno seguendo attivamente 80 cittadini per la gestione dell’Assegno di Inclusione (Adi), offrendo supporto umano e

tecnico per orientarsi tra normative nazionali e portali Inps. Ma il quadro sociale sta cambiando. “I bisogni non riguardano più solo l’indigenza estrema - dice la sindaca - ma si manifesta una “fragilità grigia”: si tratta di nuclei familiari che percepiscono un reddito da lavoro dipendente non sufficiente

a far fronte all’aumento dei costi dei beni primari. È il fenomeno dei working poor, delle famiglie colpite dall’inflazione, dove anche una spesa imprevista o il corredo scolastico dei figli possono innescare una crisi finanziaria. Il Comune interviene per intercettare il bisogno prima che diventi cronico e per evitare che la classe media scivoli verso l’esclusione sociale”. Tra le misure più incisive c’è il “Bonus Riscaldamento”. “Il Bonus Riscaldamento - continua - ha rappresentato un pilastro fondamentale, raggiungendo 370 nuclei familiari per uno stanziamento totale di 141.300 euro e allargando la fascia Isee di accesso fino ai 20.000, tenendo presenti anche le considerazioni sul nuovo quadro sociale che si sta configurando”. Al sostegno contro il caro-energia si è affiancato il bando per il pagamento della Tari (tariffa rifiuti): 20.000 euro erogati alla Sesa per coprire la Tari di 152 beneficiari. Un capitolo centrale è l’assisten-

Attivato un fondo con Caritas per evitare gli sfratti

Un fronte particolarmente critico a Piove di Sacco è quello dell’emergenza abitativa.. Per arginare l’aumento degli sfratti e sostenere le famiglie a rischio di perdere la casa, il Comune ha attivato un fondo da 44.000 euro in collaborazione con Caritas locale. L’obiettivo è prevenire la marginalità estrema, offrendo un sostegno concreto a chi vive una morosità incolpevole o fatica a trovare un nuovo alloggio in un

mercato delle locazioni sempre più complesso e sempre meno accessibile. Caritas si conferma partner strategico, soprattutto negli interventi immediati a favore di centinaia di nuclei in grave difficoltà. Con il Centro di ascolto vicariale – sottolinea il Comune –“è attiva da anni una convenzione che rende strutturale la collaborazione e alla quale destiniamo integralmente i fondi del 5 per mille scelti dai cittadini”. “Voglia-

mo ricordare a tutti i contribuenti questa opportunità – precisa la sindaca Lucia Pizzo –: scegliendo il 5 per mille al Comune si sostiene la rete di aiuto con Caritas”. Da anni l’organizzazione e i suoi volontari operano sul territorio garantendo aiuti di prima necessità a famiglie italiane e straniere, con un numero crescente di anziani costretti a scegliere tra il pagamento delle bollette e l’acquisto di generi alimentari. (a.a.)

za domiciliare, rivolta alle persone fragili segnalate anche dal distretto socio-sanitario. Sul fronte educativo, l’amministrazione conferma l’attenzione alla prevenzione della povertà educativa. “L’impegno sul fronte della prevenzione alla povertà educativa - dice la sindaca - garantendo pari opportunità ed accesso sereno all’istruzione ha visto la continuazione della misura del “Bonus Zaino” per 18.830 euro ai 269 studenti che ne hanno beneficiato, mentre 128 alunni fruiscono delle agevolazioni economiche per la fruizione della mensa scolastica, con un costo di 34.906

euro”. Non manca il sostegno alla disabilità: 21.945 euro sono stati destinati alle famiglie che accompagnano a scuola studenti disabili, garantendone la frequenza. E con il progetto “Più Sport per tutti” 83 giovani atleti hanno ricevuto contributi per 8.300 euro, favorendo un tempo libero strutturato e inclusivo. “Il nostro non è l’assistenzialismo fine a se stesso - conclude la sindaca - ma la creazione di percorsi di dignità che permettano ai cittadini in difficoltà di sentirsi parte attiva della comunità e di prevenire l’isolamento”.

Alessandro Abbadir

Il centro di Piove di Sacco
Il sincaco Lucia Pizzo

Focus Povertà/2. Il sindaco Danieletto fotografa l’emergenza sociale: stranieri più propensi a chiedere sostegno

Legnaro, povertà dopo il Covid: aiuti mirati e famiglie sotto osservazione

“Il fenomeno della povertà a Legnaro si è accentuato soprattutto dopo il Covid, quando alcune persone per mesi si sono trovate senza un lavoro e quindi senza un reddito. A rivolgersi agli uffici sociali sono per lo più gli stranieri, fra gli italiani spesso anziani c’è un senso di vergogna nel rivolgersi all’ente locale, anche se spesso ne hanno più bisogno”. Il sindaco di Legnaro, Vincenzo Danieletto, traccia il quadro della fragilità sociale nel territorio. “Attualmente – dice – la situazione è mantenuta sotto controllo e monitorata dal lavoro costante degli assistenti sociali. Abbiamo alcune famiglie che necessitano di essere veramente molto seguite. Altri che invece stanno vivendo momenti di difficoltà temporanei, vuoi perché magari il genitore ha perso il lavoro, o comunque ci sono altre difficoltà e cerchiamo di seguirle. Certo, è un fenomeno questo che si è accentuato sempre di più subito dopo il Covid. Non abbiamo numeri importanti in termini di aiuti, che sono nell’ordine delle centinaia di persone”. Il Comune interviene con contributi economici diretti. “Diamo contributi – dice – a persone che spesso aiutiamo costantemente, vuoi perché magari hanno la necessità di pagare la bolletta piuttosto che ad esempio la spesa alimentare. Sempre più per-

sone però si rivolgono al Comune. C’è stato un aumento sostanziale subito dopo il Covid, perché probabilmente il periodo aveva creato sicuramente un po’ di scompiglio, adesso si sta stabilizzando”.”A rivolgersi al Comune per avere aiuti – spiega il sindaco – sono più stranieri, forse probabilmente anche un po’ educati a farlo, sapendo che comunque in un qualche modo possono ottenere qualcosa dagli enti locali in termini di elargizioni. I concittadini italiani sono un po’ più restii. Più che altro si vergognano e quindi li capisco, allora cerchiamo sempre di coinvolgerli con calma, intercettare i loro aiuti perché molto spesso restano esclusi dai contributi quando invece magari ne hanno più bisogno”. Sul fronte del welfare, l’amministrazione ha potenziato l’educativa domiciliare

affidandone la gestione a una cooperativa sociale per tre anni, così da garantire interventi personalizzati a sostegno delle competenze genitoriali e del benessere dei minori. Nel 2025 il contributo statale per le attività estive è stato assegnato tramite bando pubblico, con fondi destinati direttamente alle famiglie. Rinnovate anche cinque borse di studio per una vacanza studio di 15 giorni all’estero, quest’anno a Londra, per studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Proseguono inoltre gli incontri su devianza giovanile e prevenzione, il progetto della “rete delle famiglie accoglienti” a sostegno di ragazze in difficoltà e, anche per il 2025, il corso di italiano per stranieri interamente finanziato dal Comune, frequentato da una ventina di partecipanti.

Alessandro Abbadir

Pontelongo, povertà stabile. Ma cresce l’allarme per gli anziani

A un anno di distanza la situazione della povertà a Pontelongo resta “più più o meno stabile”. Il dato, però, va letto in profondità. Persistono sacche di disagio strutturale, difficili da scalfire. “Ravvisiamo ovviamente il fatto che ci sono delle fasce che possiamo definire di povertà cronica e sono riferite anche a situazioni, sociali un po’ pregresse e forse anche un po’ cronicizzate nel tempo. Dove è difficile insomma intervenire e mutare la situazione”.

A dirlo è Lisa Bregantin, sindaco di Pontelongo, Comune dell’area della Saccisica. Il caro vita pesa sui bilanci familiari. “Si registra ovviamente - dice la sindaca - il problema anche a livello di famiglie, i costi per la vita quotidiana

sono sono aumentati, però per ora il tessuto sociale in questo senso continua a tenere. Insomma una situazione di fatto sotto controllo. Diventa invece sempre più complesso, quando si deve intervenire sulle disabilità e anche sulle fasce anziani quando hanno la necessità, di entrare per esempio nelle nelle strutture come le case di riposo. Allora, spesso ravvisiamo la difficoltà delle famiglie a supportare queste necessità e nelle quali, insomma, ovviamente noi dobbiamo intervenire con aiuti”. È sempre il fronte anziani a destare le maggiori preoccupazioni. “ I numeri dovuti anche all’avanzamento stesso dell’età dei nostri concittadini - sottolinea la sindaca - cominciano a

diventare importanti e quindi anche leggermente preoccupanti”. All’orizzonte c’è l’impatto dell’ingresso all’età pensionabile dei baby boomer (fino al 1964) e della generazione X (1969- 1980): assegni sempre più bassi e il rischio concreto di dover lavorare ben oltre l’età pensionabile. “Diciamo che il tema della povertà si collega molto a a quello della casa - spiega ancora la sindaca - ma questo è un altro ragionamento. Vogliamo comunque che chi si trova a Pontelongo per motivi di lavoro o anche semplicemente di passaggio, resti l’idea un luogo adeguato per per vivere e piacevole per vivere”. Tra le persone aiutate dal Comune economicamente ci sono sia stranieri che italiani. (a.a.)

Sono stati rafforzati educativa domiciliare, borse di studio e servizi per i minori

Il municipio di Legnaro

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

della Riviera del Brenta

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

segue a pag. 19

Il libro di Dianese:

“Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

Mira, il disagio cambia volto: “la forbice sociale si è allargata”. Da parrocchie ed Emporio San Martino aiuti concreti. A Dolo: più interruzioni di luce acqua e gas, per bollette non pagate

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

VENT’ANNI MIRA HA UN NUOVO STRUMENTO

DI PIANIFICAZIONE

Il nuovo Piano privilegia la tutela ambientale, la permeabilità ecologica e la valorizzazione del paesaggio

ALLE IMPRESE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Nicola

>direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

a tutti i clienti in omaggio una

Oltre le sbarre del silenzio
Stievano
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 6
Servizio a pag.

Focus povertà/1 . Negli ultimi 2 anni è aumentata del 4% la spesa del sociale del Comune

L’affitto rappresenta la voce più pesante per chi vive con un reddito basso

Quasi 40 mila abitanti nel cuore della Riviera del Brenta, un tessuto sociale storicamente attraversato da fragilità. Oggi, però, a Mira la povertà ha un volto nuovo. Più trasversale, più silenzioso, più vicino. A fotografare la situazione è l’assessora alle politiche sociali Chiara Poppi (in foto), che parla di un cambiamento strutturale del quadro sociale. “Nel corso degli ultimi anni – spiega Poppi – il concetto di povertà ha subito un cambiamento. Famiglie che fino a qualche anno fa non accedevano ai nostri servizi per chiederci contributi o aiuti, ora lo fanno. Diciamo che la forbice del sociale, ma soprattutto della povertà, si è estremamente allargata”. Il nodo principale è la casa. L’affitto rappresenta oggi la voce più pesante per chi vive con un reddito basso, soprattutto in presenza di minori. Un costo diventato insostenibile che spinge nuclei un tempo autonomi a rivolgersi ai servizi sociali. “Abbiamo di fronte – continua l’assessora – persone che magari prima neanche pensavano di poter accedere ai servizi sociali. Gli accessi sono sicuramente aumentati in diverse fasce, penso anche all’area adulti, soprattutto con persone con una fragilità anche psicologica”. Un dato significativo riguarda l’assistenza domiciliare: oltre mille ore mensili di servizio. E l’aumento non interessa più

soltanto gli anziani. Crescono gli interventi nella fascia adulta, in particolare in ambito psichiatrico o in situazioni che richiedono assistenza continuativa a casa. Tra le nuove povertà emergono anche le solitudini. “Dobbiamo far fronte anche a queste povertà che sono isolamenti sociali, cioè persone che non si sentono integrate nella società”. Non solo mancanza di reddito, dunque, ma marginalità relazionale. Sul fronte economico, tra il 2024 e il 2025 si registra un incremento di quasi il 4% della spesa per contributi assistenziali. La cifra complessiva sfiora i 150 mila euro annui. La ripartizione vede il 45% destinato all’area minori (famiglie con figli), il 35-40% all’area anziani e circa il 20% all’area adulti. “La spesa maggiore – precisa l’assessora Poppi – riguarda le famiglie con minori”. I contributi principali sono quelli per il sostegno al reddito, che superano i 50 mila euro, più di un terzo del totale. Seguono gli interventi per i servizi scolastici, una decina per i centri estivi e 4-5 contributi significativi per alloggi in emergenza abitativa, oltre a circa 15 interventi per situazioni di emergenza legate alla casa. Un dato spesso oggetto di dibattito pubblico riguarda la nazionalità dei beneficiari: circa il 60% dei contributi è destinato a cittadini italiani e il 40% a stranieri. Tra questi ultimi, oltre la

metà sono famiglie con minori. Le risorse arrivano prevalentemente da fondi dedicati al sociale. “Seguiamo poi anziani socialmente utili con il Ria, Reddito di inclusione attiva, inseriti nelle varie necessità del territorio. Qui ci sono 45 mila euro di contributi previsti - conclude Poppi. Il quadro che emerge

è chiaro: la povertà non è più un fenomeno circoscritto, ma una condizione che può colpire chiunque. E i servizi sociali diventano sempre più un presidio di prossimità, chiamato a intercettare bisogni nuovi in una comunità che cambia”.

Alessandro Abbadir

Emporio San Martino, parrocchie e reti sinergiche: soluzioni concrete alle situazioni di difficoltà

A Mira cosa si sta facendo per fronteggiare l’emergenza povertà? “Si è puntato sulla costruzione di reti - spiega l’assessora Chiara Poppi. È fondamentale essere vicini, prossimi come servizi, e mettere insieme le diverse realtà e le varie esperienze per creare una rete davvero sinergica”. Un lavoro che non riguarda solo il Comune. Sul territorio operano realtà strutturate come l’Emporio San Martino di Mira Porte, che garantisce aiuti alimentari due volte al mese a circa 500 famiglie, insieme all’attività costante

delle parrocchie. Tra le iniziative attivate ci sono i progetti con gli Asa (anziani socialmente utili ) realizzati insieme ad Auser: progetti che hanno permesso di rafforzare il legame con persone fragili, offrendo occasioni di coinvolgimento e inclusione. Altro esempio è la cogestione di un cohousing comunale per madri con bambini, affidata all’Associazione Casa. “Da due anni - sottolinea l’assessora - questo progetto consente di sostenere le famiglie in modo diverso, più vicino ai loro bisogni reali”. Sul fron-

te della fragilità sono nate reti tematiche, come quella dedicata alla disabilità. E Mira è il 64° Comune in Italia ad aver attivato una rete specifica sul tema dell’Alzheimer: un passo che significa non solo supportare le persone malate, ma anche affiancare i caregiver che ogni giorno se ne prendono cura. A completare il quadro, lo Sportello Famiglia di via Borrmini, aperto due volte alla settimana, punto di riferimento per orientare e accompagnare le famiglie tra servizi e opportunità . (a.a.) Il centro di Dolo

Un anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della povertà. Torniamo ad occuparci di questo tema cercando di capire cosa è cambiato in questi mesi sul territorio, quali gli elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

Focus povertà /2. Sono 813 le famiglie prese in carico dai Servizi sociali del Comune

I morsi della povertà a Dolo: più interruzioni di luce acqua e gas, per bollette non pagate

Anche a Dolo i morsi della povertà colpiscono un tessuto sociale sempre più fragile. Aumentano le interruzioni delle utenze per mancato pagamento delle bollette, segnale concreto di una difficoltà diffusa. A fotografare la situazione sono il sindaco Gianluigi Naletto e l’assessora ai servizi sociali Chiara Iuliano. Sono 813 i nuclei attualmente in carico ai servizi sociali dolesi: 184 famiglie con minori, 52 con disabili, 407 anziani, 62 tra immigrati e nomadi e 108 nuclei “adulti”. Numeri che, già nei primi mesi dell’anno, segnano un aumento significativo in due aree da tempo in sofferenza: giovani e anziani. “Complessivamente - spiega il sindaco Naletto - le povertà, anche a Dolo, riflettono un andamento nazionale di un Paese sempre più diseguale, con una povertà a tante teste, non più solo economica ma frutto di un intreccio di fragilità sociali che compromettono la dignità e la possibilità di futuro delle persone. Si conferma anche a Dolo l’indicatore nazionale secondo cui il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 60% della ricchezza complessiva locale”. Non crescono soltanto le famiglie in povertà assoluta, ma an-

che quelle composte da lavoratori a basso salario o con contratti “deboli” e instabili. A pagare il prezzo più alto sono soprattutto i giovani tra i 16 e i 35 anni, spesso attratti dal gioco d’azzardo, nuova frontiera di una vulnerabilità legalizzata. “Sul tema, un dato recentemente diffuso dalla Caritas - dice Naletto - è impressionante: a livello nazionale sono oltre

1.054 milioni le giornate lavorative perse nella ricerca della fortuna tra slot machine, lotto, superenalotto e scommesse”. In aumento anche la violenza sulle donne, in particolare giovani e talvolta minorenni: non solo fisica e sessuale, ma soprattutto psicologica. Crescono infatti i casi di accompagnamento ai centri antiviolenza da parte delle assistenti sociali comunali. Si affacciano inol-

tre nuove forme di disagio legate a un contesto di instabilità anche internazionale in cui crescono i costi delle materie prime e a rimetterci come sempre sono le persone meno abbienti. “Una nuova povertà che purtroppo si sta consolidandoaggiunge l’assessora Chiara Iuliano - è quella energetica. Si stima che a livello locale riguardi quasi il 10% delle famiglie, impegnando circa il 9% della loro spesa per beni e servizi energetici. Nei quasi 850 colloqui svolti lo scorso anno dal settore sociale emerge che i nuovi poveri sono anche coloro che si vedono costretti a ridurre le spese per luce e riscaldamento, fino ad arrivare all’interruzione delle utenze per mancato pagamento delle bollette”.

Alessandro Abbadir

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani: “Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-

zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di

edilizia sociale e iniziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

I numeri certificano un aumento significativo: 184 famiglie con minori seguite, 52 con persone con disabilità, 407 anziani, 62 tra immigrati e nomadi. Disagio crescente anche fra i giovani

L’assessore Chiara Poppi Il sindaco Gialuca Naletto

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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di Rovigo

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

Sono circa 18mila le persone in povertà assoluta in Polesine, di cui 4mila nel capoluogo. Accanto alla povertà lavorativa, crescono anche le situazioni di marginalità estrema intercettate dai servizi sociali

SBUROCRATIZZAZIONE,

Sanità polesana, bilancio di fine mandato per il Dg Girardi: “Importanti risultati”

La nostra intervista al Presidente della Provincia di Rovigo, un territorio che chiede risorse, infrastrutture e più attenzione FERRARESE TRACCIA IL FUTURO DEL POLESINE: INFRASTRUTTURE, PESCA E

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

COltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

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Rovigo, il volto fragile del Nord Est

Secondo i dati ISTAT sulla povertà assoluta, nel Nord Est l’incidenza riguarda l’8,1% delle persone e il 7,6% delle famiglie. Applicando questi valori alla popolazione residente, si stimano circa 18 mila persone in condizioni di povertà assoluta nella provincia di Rovigo, di cui circa 4 mila nel solo Comune di Rovigo. Si tratta di stime, ma considerate verosimili dalla Cooperativa Porto Alegre, che ha rielaborato i dati alla luce della conoscenza diretta del territorio. Il quadro che emerge conferma una fragilità economica strutturale del Polesine, che risulta la provincia veneta meno performante per redditi, occupazione, capacità produttiva ed equilibrio demografico.

L’analisi della ricchezza evidenzia infatti valori inferiori rispetto al resto del Veneto, con un valore

aggiunto pro-capite più basso del 20% rispetto alla media regionale e del 25% rispetto alla provincia veneta più ricca. Anche i redditi dichiarati dai contribuenti polesani risultano inferiori alla media regionale, collocando Rovigo all’ultimo posto tra i capoluoghi veneti. Un ulteriore elemento di criticità riguarda il mercato del lavoro. Nel 2024, il 40% delle assunzioni nella provincia di Rovigo ha interessato lavoro non qualificato, a fronte di una media regionale del 26%. A incidere sono soprattutto i settori dell’agricoltura e della logistica, particolarmente rilevanti nel territorio, ma spesso associati a condizioni di lavoro povero. Particolarmente delicata è la situazione del lavoro agricolo stagionale, che coinvolge in larga parte persone straniere, con bassa scolarizzazio-

ne e una rete di supporto fragile, spesso limitata ai soli connazionali. In questo contesto, sottolinea la Cooperativa Porto Alegre, il rischio di sfruttamento lavorativo e di forme più o meno esplicite di caporalato rimane elevato. Accanto alla povertà lavorativa, persistono situazioni di grave marginalità sociale. I servizi comunali dedicati alle persone senza dimora o in condizioni di forte disagio intercettano una media di almeno 200 persone all’anno. I dati locali indicano circa 70 persone seguite nei percorsi di dormitorio e housing first, 200 utenti del centro di ascolto e 80 persone raggiunte dall’Unità mobile, numeri che restituiscono la dimensione di un bisogno non episodico ma strutturale. Un quadro che pone il tema della povertà come questione

centrale per il futuro del territorio, chiamando in causa politiche sociali, lavoro e sviluppo locale in una provincia che continua a pa-

Quasi 200 persone senza dimora intercettate dai servizi comunali

Dietro ogni progetto attivato a contrasto della povertà ci sono persone, famiglie e storie di fragilità che chiedono risposte concrete. È a partire da questi bisogni reali che il Comune di Rovigo ha attivato una rete di interventi pensata per accompagnare chi vive situazioni di difficoltà economica e sociale: dai senza fissa dimora alle famiglie fragili, dai lavoratori poveri ai minori a rischio di esclusione educativa. Un sistema di servizi che ogni anno intercetta centinaia di cittadini e che racconta una povertà non episodica, ma radicata nella quotidianità del territorio.

Per quanto riguarda l’area della grave marginalità e delle persone senza dimora, i servizi comunali intercettano complessivamente circa 200 persone. I servizi attivi comprendono l’Asilo Notturno, il Centro di Ascolto, il Pronto Intervento Sociale, Housing First e il Rafforzamento territoriale dei servizi di contrasto alla marginalità estrema. Progettualità che mirano non solo a fornire risposte emergenziali, ma anche a costruire percorsi di accompagnamento e reinserimento sociale.

Importante il capitolo delle integrazioni al reddito. Nel 2025 sono stati gestiti due bonus idrici: il Bonus Idrico ATO 2024, con 386 domande e un importo erogato direttamente da Acquevenete pari a 26.678,21 euro, e il Bonus Acqueve-

nete 2025, con 422 domande per un totale di 34.669,60 euro. A questi si affiancano i bandi per le famiglie fragili: nel 2024 sono state gestite 129 domande, con 63.310 euro erogati, mentre per il 2025 le domande sono 110, attualmente in attesa di graduatoria di ambito. Attivo anche il bando “Fattore Famiglia”, con il voucher per la frequenza ai servizi per la prima infanzia: 80 domande gestite e 84.031,84 euro erogati. I contributi economici comunali hanno coinvolto 126 beneficiari, per un importo complessivo di 71.205,47 euro. Nel complesso, il numero dei beneficiari dei vari interventi risulta in linea con il trend delle annualità precedenti, segnale di una fragilità sociale persistente.Resta significativo anche il numero dei beneficiari del Reddito di Inclusione Attiva (RIA), che nel territorio comunale riguarda 82 persone, confermando una domanda di sostegno al reddito sostanzialmente stabile nel tempo. Accanto agli interventi economici, il Comune investe anche sul fronte della povertà educativa, con progetti che coinvolgono circa 3 mila famiglie. Tra questi figurano Inclusion, Oltre la campanella, Rovigo fuori classe e il progetto INSIEME, finalizzato all’implementazione di nuovi sistemi inter-istituzionali e di équipe multidisciplinari per prevenire l’esclusione sociale delle famiglie. (g.f)

gare il prezzo più alto in Veneto in termini di fragilità economica e sociale.
Guendalina Ferro

Focus

povertà/2.

Le linee dell’assessora Dominga Milan sulla povertà

La sfida vera è quella contro la povertà

Èla neo assessora ai Servizi sociali del Comune di Rovigo, Dominga Milan, a tracciare le linee di intervento dell’amministrazione comunale sul tema della povertà emarginata e del rafforzamento del welfare territoriale. Un quadro programmatico che definisce priorità, strumenti e obiettivi dell’azione pubblica in uno dei settori più delicati per la coesione sociale della città. L’impostazione illustrata dall’assessora (entrata in carica lo scorso dicembre) si inserisce nel programma della giunta Cittadin e punta a una visione di sviluppo che tenga insieme crescita, identità e inclusione. In questo contesto, il Comune viene indicato come soggetto chiamato a programmare e coordinare le risposte ai bisogni della collettività, con l’obiettivo di migliorare il benessere dei cittadini e produrre effetti duraturi sul piano sociale, economico e culturale. Al centro dell’attenzione vi è il fenomeno della povertà emarginata, che riguarda persone in condizioni di grave esclusione sociale, come senza dimora, disoccupati di lunga durata, persone con dipendenze, ex detenuti e nuclei familiari multiproblematici. Una condizione che non si limita alla mancanza di reddito, ma che comprende isolamento sociale, fragilità relazionali, bassa scolarizzazione, disoccupazione strutturale e problematiche

di natura psicologica o sanitaria.

Secondo l’assessorato ai Servizi sociali, si tratta di una povertà multidimensionale, che richiede risposte integrate e coordinate. Da qui la necessità di rafforzare i servizi di supporto alla famiglia e di sviluppare un modello di welfare territoriale capace di mettere la persona al centro, contribuendo anche a rendere Rovigo una città più attrattiva, in particolare per i nuclei più giovani. Le azioni individuate comprendono il rafforzamento della regia pubblica del welfare, favorendo la costruzione di reti e collaborazioni tra enti, servizi socio-sanitari, realtà educative e Terzo Settore. A quest’ultimo viene riconosciuto un ruolo strategico nella co-programmazione e co-progettazione degli interventi, attraverso il coinvolgimento diretto nell’analisi dei bisogni e nell’attivazione delle risorse.

Il quadro delineato dall’amministrazione prevede inoltre azioni di sensibilizzazione alla cura reciproca e al rafforzamento delle reti di comunità, attraverso strumenti come il mutuo aiuto tra famiglie, il vicinato solidale e il reddito di reciprocità. Sul piano dei servizi, viene indicata come prioritaria la transizione verso il nuovo modello della sanità territoriale, con particolare riferimento alle Case della Comunità e al coordinamento

strutturato tra servizi sanitari e sociali. Rientra tra gli obiettivi anche la presa in carico del fenomeno dei ritirati sociali, attraverso il coinvolgimento delle principali agenzie educative e sociali del territorio, dalla scuola alle associazioni sportive, fino all’Ulss 5 Polesana. Accanto a questo, l’amministrazione intende rafforzare gli interventi a sostegno della non autosufficienza degli anziani, potenziando i servizi di prossimità e i trasporti sociali, anche in collaborazione con il volontariato.

Completano il quadro le politiche orientate all’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità, con l’istituzione di strumenti e figure di garanzia a livello comunale, e il rafforzamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio. Un impianto che si richiama ai principi della Legge 328/2000 sui diritti sociali universali e che punta a costruire un sistema di welfare più equo e inclusivo.

Guendalina Ferro

Il Comune attiva progetti per famiglie e minori

A Rovigo, il Comune ha attivato in coprogettazione nel 2025 diverse progettualità volte a contrastare la povertà educativa e sostenere le famiglie con figli in età scolare. I dati sul numero delle famiglie coinvolte saranno resi noti al termine delle iniziative, nel 2027. Tra i progetti più significativi c’è InclusiON, finanziato con 100mila euro dalla Fondazione Cariparo, attraverso un bando pubblico. L’iniziativa consiste in un appartamento di sgancio per giovani maggiorenni in uscita dalle strutture residenziali per minori. Situato nel centro città, l’alloggio ospita fino a sei ragazzi e li accompagna in un percorso educativo personalizzato, con corsi di italiano e attività mirate a favorire l’autonomia lavorativa. La gestione operativa coinvolge la Cooperativa Sociale Le Orme, Smile Africa e la Dante Alighieri, mentre il Comune mantiene la direzione e

il coordinamento amministrativo. Per i più piccoli, il progetto Oltre la campanella, sempre sostenuto dalla Fondazione Cariparo con circa 25mila euro, supporta gli scolari delle elementari, medie e dei primi due anni delle superiori nelle attività scolastiche ed extrascolastiche, offrendo un aiuto concreto nello studio e nelle competenze trasversali. Un’altra iniziativa di rilievo è Rovigo Fuoriclasse, un progetto di coprogettazione finanziato con 25 mila euro dal Comune e 50 mila euro dalla Fondazione Cariparo, volto a favorire l’inclusione e il successo scolastico dei ragazzi attraverso attività educative e laboratoriali mirate. Infine, il progetto INSIEME, finanziato dal Ministero nell’ambito dell’ATS, attiva servizi rivolti alle famiglie con minori a rischio di esclusione sociale. Tra le attività in corso ci sono il supporto scolastico e percorsi ricre-

ativi e formativi, progettati per favorire inclusione e integrazione dei nuclei familiari più fragili. A rendere possibile l’attivazione di questi progetti è stato il lavoro di Progettazione dei Servizi Sociali del Comune, un apposito ufficio composto da personale tecnico, amministrativo-contabile e giuridico, che individua e partecipa ai bandi per reperire le risorse necessarie per rispondere ai bisogni del territorio. (g.f.)

Il Comune di Rovigo definisce l’impostazione degli interventi contro la povertà emarginata

Azienda Ospedale

Padova, Dal Ben: “Alta complessità, innovazione e primati”

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

Sanità, Uls 6 Euganea bilancio di fine mandato per il direttore generale

Paolo Fortuna

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

La sfida è mettere in campo le azioni per evitare che il disagio economico si trasformi in esclusione sociale irreversibile. Il terzo settore sentinella sul territorio e vicino a decine di famiglie

Filippo Giacinti traccia la rotta del bilancio della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il Comune introduce una nuova ordinanza che limita il transito dei veicoli oltre le 3,5 tonnellate nelle aree centrali

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE IMPRESE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

Oltre le sbarre del silenzio

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 15
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Montegrotto, precario equilibrio tra benessere, caro-vita quotidiano e famiglie in difficoltà

P

uò una cittadina simbolo del benessere termale, del turismo internazionale e dello sviluppo edilizio nascondere tra i suoi viali fioriti il volto dell’indigenza?

La risposta è un “sì” sussurrato, fatto di dignità e silenzi. Montegrotto Terme vive una condizione che rispecchia le contraddizioni di oggi: la ricchezza prodotta dal comparto turistico non sembra immunizzare la comunità locale dalle scosse del carovita e della precarietà abitativa. A tracciare i contorni di questo fenomeno è l’assessore al sociale Elisabetta Roetta, a partire dagli interventi messi in campo per evitare che il disagio si trasformi in esclusione sociale irreversibile. Secondo l’assessore, il sistema di protezione locale sta reggendo, ma le crepe iniziano a farsi visibili laddove il lavoro non garantisce più la sussistenza. “Credo si possa affermare che nel nostro comune non vi siano situazioni di povertà estrema e che, in ogni caso, sia sempre possibile far fronte alle emergenze grazie a un bilancio solido e a scel-

te politiche adottate negli anni che hanno sempre messo al centro i bisogni delle persone, soprattutto le più fragili. Ci sono certamente persone che vivono in condizioni di difficoltà economica: famiglie con minori in cui lavora un solo genitore, con stipendi insufficienti a sostenere i costi, disoccupati e anziani con pensioni basse. Si tratta spesso di situazioni di equilibrio precario, a rischio di scivolare in uno stato di povertà. Gli aiuti economici messi a disposizione dal Comune sono orientati a garantire alle persone una vita dignitosa, accompagnandole anche attraverso percorsi di autonomia”. Vi è poi una realtà spesso ignorata dal dibattito pubblico locale: quella dei lavoratori del settore alberghiero, molti dei quali alle prese con contratti stagionali, o degli immigrati le cui paghe che non tengono il passo con l’inflazione e un mercato immobiliare “drogato” dalla vocazione turistica del territorio. Uno dei punti di maggiore attrito per la comunità è l’emergenza casa. Sono attualmente 10 i nuclei

familiari ospitati presso alloggi comunali in regime di emergenza abitativa. Si tratta di persone colpite da sfratti che, una volta sul mercato privato, si trovano davanti a un muro invalicabile: «Il mercato non offre oggi affitti congrui con gli stipendi percepiti da una famiglia media», sottolinea l’assessore. “Per questo motivo, nel 2025 abbiamo garantito un bonus affitto di 400 euro a ben 63 beneficiari”. Nonostante il calo dei beneficiari della carta acquisti “Dedicata a te” (passati da 128 a 113 nuclei), l’amministrazione ha dovuto diversificare gli aiuti. Ogni anno il Comune eroga circa 50.000 euro in contributi diretti: una boccata d’ossigeno per pagare bollette arretrate, spese condominiali, o necessità straordinarie come le cure dentistiche o i libri scolastici. La forza di Montegrotto sembra risiedere nella sinergia con il terzo settore. Il banco di solidarietà alimentare gestito dall’Auser accoglie circa 50 famiglie tre mattine a settimana, mentre la Croce Rossa e la Caritas parrocchiale agisco-

anno fa avevamo dedicato il nostro “Dentro la notizia” al fenomeno della

ad occuparci di questo tema cercando di capire

è cambiato in questi

elementi di novità e di criticità, quali le sfide da affrontare nel prossimo futuro

no come sentinelle sul territorio.

“La collaborazione con queste realtà ci permette di arrivare ovunque, con aiuti mirati ed efficaci”, spiega Roetta. Tuttavia, il dibattito resta aperto: è sufficiente la gestione delle emergenze o serve una riflessione più profonda su come distribuire la ricchezza del turismo termale? Iniziative come il Bonus Nascite da 400 euro o i buo-

Volontari della Croce Rossa in campo per affrontare la “povertà sanitaria”

La comunità di Montegrotto Terme ha risposto con generosità alla Giornata di raccolta del Farmaco. Numerosi cittadini hanno trasformato un semplice acquisto in un atto di profonda civiltà, donando medicinali da banco destinati alle Cucine Economiche Popolari di Padova.

L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Banco Farmaceutico, ha visto in prima linea i volontari della Croce Rossa Italiana Comitato Terme Euganee, in prima linea nel mondo del volontariato sociale per dare una risposta

ai bisogni dei più fragili. In un periodo in cui anche la “povertà sanitaria” colpisce sempre più famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, l’impegno costante della Croce Rossa Italiana e delle associazioni locali si è dimostrato vitale per intercettare quelle difficoltà economiche che spesso rimangono invisibili dietro le facciate del benessere.

I farmaci raccolti in oltre 6 mila farmacie in Italia andranno a rimpinguare le scorte di duemila realtà benefiche che assistono oltre 500 mila persone in Italia. “Donare un

farmaco è un gesto semplice che è diventato essenziale per tante persone fragili”, ha sottolineato la vicesindaca Elisabetta Roetta, che ha espresso un sentito ringraziamento ai farmacisti, ai volontari e ai cittadini. Questa giornata non è stata solo una raccolta di medicinali, ma la conferma che a Montegrotto la rete tra istituzioni, associazioni e parrocchia funziona. È grazie a questo impegno corale che si è generata una risposta concreta alla povertà, nei diversi aspetti in cui si manifesta.

ni shopping natalizi per i minori di 14 anni sono segnali di vicinanza, così come il nuovo sportello di supporto psicologico gratuito per chi non può permettersi il privato. Ma la sfida del futuro rimane l’autonomia: evitare che il “precario equilibrio” diventi la norma per centinaia di cittadini di Montegrotto.

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Un
povertà. Torniamo
cosa
mesi sul territorio, quali gli

Abano, emergenza invisibile e costante: 350 le famiglie in carico ai Servizi Sociali

Dietro alla quotidianità e all’operosità di un centro come Abano Terme si consuma un’emergenza silenziosa che i numeri, tuttavia, rendono assai evidente. Le “prese in carico” da parte dei Servizi Sociali sono in aumento e delineano un quadro di sofferenza che fa pensare: ad oggi sono 350 i nuclei familiari assistiti dal Comune.

L’assessore al sociale, Virginia Gallocchio, va dritta al punto: “A livello generale i bisogni stanno aumentando, così come le prese in carico dei servizi. Abbiamo tre filoni principali: il primo è la povertà generale per far fronte ad aspetti essenziali come il pagamento delle bollette. Seguiamo 350 nuclei, dalle famiglie con bambini agli anziani. Sono soprattutto questi ultimi che, con la loro sola pensione, non riescono a far fronte a tutto tra affitto e utenze; ci sono poi adulti con uno stipendio basso che non ce la fanno più e ai quali diamo sostegno”.

Il secondo fronte, forse il più critico in una città a vocazione turistica, è quello abitativo. Sono circa un centinaio le famiglie che manifestano gravi difficoltà nel pagamento dell’affitto, con almeno dieci situazioni di sfratto monitorate dal Comune nell’arco dell’anno. Ci troviamo poi ad affrontare almeno due 2-3 volte all’anno episodi di emarginazioni gravi, con persone che non hanno proprio un alloggio, e in questi casi interveniamo con progetti ad hoc.

“La vera difficoltà nell’aiutare chi vive in situazioni di fragilità abitativa è trovare delle alternative sul mercato, - spiega l’assessore Gallocchio -. Anche persone che lavorano faticano a trovare alloggi nel privato. C’è una fascia di utenza che avrebbe raggiunto una certa autonomia e avrebbe le risorse per pagare un affitto, purché non troppo alto, ma fatica enormemente a trovare soluzioni. Mettiamo a disposizione risorse attraverso bandi per il sostegno all’affitto e per l’edilizia residenziale pubblica, assegnando diverse abitazioni, ma l’obiettivo resta sempre quello di uscire dalla logica assistenziale per accompagnare le persone verso l’autonomia”.

C’è poi un’emergenza meno visibile ma altrettanto insidiosa: la povertà educativa. Il Comune ha attivato circa 50 progetti per arginare la dispersione scolastica e sostene-

re gli adolescenti. “Si paga ancora il dazio del Covid e dei lockdown, - sottolinea Gallocchio - i problemi per gli adolescenti stanno uscendo adesso, specialmente nei contesti dove la rete familiare è più fragile. Con progetti come “Città Invisibile” cerchiamo di riempire i vuoti scolastici offrendo esperienze ai ragazzi, percorsi terapeutici e attività sportive”.

In questo impegno quotidiano il Comune non è solo. Fondamentale è la sinergia con il terzo settore, come il Centro Aiuto alla Vita (CAV) e la Caritas, oltre alle parrocchie di Monteortone e San Lorenzo, che attraverso specifiche convenzioni mettono a disposizione alloggi per inserimenti temporanei in situazioni di emergenza estrema e offrono le loro disponibilità di risorse, tempo e persone per portare un aiuto a chi ne ha più bisogno.

Nicola Stievano

Caritas San Lorenzo: quando la solidarietà accende la speranza

Nata nel 2021, in un momento storico in cui le fragilità sociali si facevano più acute, la Caritas della parrocchia San Lorenzo è diventata in breve tempo un pilastro della solidarietà aponense. L’opera dei volontari si concentra su chi è rimasto indietro, combattendo la povertà economica, culturale e l’isolamento. Ogni mercoledì pomeriggio, la parrocchia si trasforma in un porto sicuro grazie a due servizi fondamentali. Il Centro di Ascolto rappresenta la prima ri-

sposta ai bisogni primari: qui, le persone in difficoltà trovano braccia tese e ascolto amorevole. I volontari non si limitano al consiglio o all’indirizzo verso i servizi del territorio, ma intervengono con aiuti economici concreti, come i buoni spesa, assicurandosi che nessuno se ne vada senza un sostegno tangibile o una rinnovata speranza nel cuore. Accanto all’aiuto materiale, batte il cuore del servizio “Chiamami”. È un raggio di sole che entra nelle case di an-

ziani, soli e malati attraverso il filo del telefono. Non sono semplici telefonate di cortesia, ma veri e propri semi di amicizia che spesso fioriscono in visite domiciliari, rompendo l’isolamento di chi vive nell’abbandono. Il gruppo Caritas è una macchina di carità operosa che ha costante bisogno di nuove energie. “Facciamo un appello alle persone di buona volontà”, spiegano dalla parrocchia, invitando chiunque possa dedicare un po’ di tempo a unirsi a loro.

Anche gli adulti con uno stipendio basso o i giovani alle prese con il precariato vivono situazioni di fragilità. Gallocchio: “L’obiettivo è accompagnare le persone verso l’autonomia”

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore Diego Ruzza

Treviso Ovest

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA SU MIGLIAIA DI FAMIGLIE

SULLE PERSONE SOLE

Il report della Fondazione Caritas Treviso solleva un interrogativo: chi dovrebbe garantire i diritti e perché la risposta arriva dal Terzo settore?

MARCO DONADEL È IL NUOVO PRESIDENTE DELLA PROVINCIA

“Sicurezza, Benessere, Futuro: un programma fondato sulla modernizzazione della rete stradale, l’eccellenza degli impianti sportivi e il sostegno costante ai giovani”

SBUROCRATIZZAZIONE, BITONCI ALL’OPERA PER RENDERE PIU’ SEMPLICE LA VITA ALLE

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

IMPRESE

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le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre
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Servizio

La carità che interviene per colmare il buco

C’è un dato che colpisce più di tutti leggendo il Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso: la quantità di servizi erogati non ha più il profilo dell’eccezione, ma quello della continuità. Nel 2024, primo anno di attività della Fondazione come ente del Terzo settore, la carità non si è limitata a tamponare emergenze, ma ha assunto i tratti di una vera infrastruttura sociale. Lo dicono i numeri della Casa della Carità: oltre 21 mila cene distribuite in un anno, quasi 6.500 pernottamenti, migliaia di docce, lavaggi, occasioni di ascolto. Dati che, più che raccontare un successo organizzativo, pongono una domanda scomoda alla città: quante persone, oggi, dipendono stabilmente da questi servizi per vivere con un minimo di dignità? Il Centro di ascolto ha seguito più di 500 persone, intercettando bisogni che parlano di povertà concreta

e quotidiana: casa che manca, cure sanitarie non accessibili, documenti che diventano un ostacolo insormontabile. Non marginalità estrema e isolata, ma fragilità diffuse, che attraversano storie diverse e spesso invisibili. Il Bilancio sociale racconta anche un altro passaggio

A Preganziol la povertà cambia volto

Non è tanto una questione di aumento dei numeri, quanto di complessità delle situazioni. A Preganziol il fenomeno della povertà e della fragilità sociale continua a essere sotto osservazione, ma il quadro che emerge dai servizi sociali comunali racconta soprattutto storie più articolate, dove alla precarietà abitativa si sommano difficoltà lavorative, fragilità familiari e problemi personali. A fare il punto è la sindaca Elena Stocco, che sottolinea come “non vi sia un incremento significativo delle casistiche, ma un aumento della complessità delle singole situazioni”. Un dato che impone risposte articolate e su più livelli. Il primo fronte è quello del lavoro. “L’obiettivo –spiega Stocco – è provare a sganciare le persone da un’idea puramente assistenziale, riattivando competenze e capacità lavora-

significativo: la scelta di investire sulla partecipazione. Non solo assistenza, ma coinvolgimento diretto degli ospiti, dei volontari, dei giovani. Dai laboratori artistici ai percorsi culturali, fino alle esperienze condivise con chi vive la strada o il carcere, emerge un’idea precisa: la povertà non

tive”. Il Comune di Preganziol dispone di un servizio dedicato che affianca i servizi sociali nell’orientamento alla ricerca attiva di un’occupazione, considerata il primo passo verso un’autonomia reale e duratura. Accanto a questo restano fondamentali i contributi economici ordinari e straordinari per le famiglie in difficoltà e, soprattutto, il lavoro di rete. “La collaborazione con le Caritas parrocchiali è molto intensa – evidenzia la sindaca – e ci permette di gestire molte situazioni di marginalità in modo più sinergico”. Un tavolo di confronto stabile che coinvolge anche il volontariato e il terzo settore, determinanti in un contesto come quello veneto, dove l’impegno civico rappresenta una risorsa strutturale. Dalla gestione delle emergenze ai trasporti sociali, la risposta passa da una regia pubblica con-

Master di Alta Formazione in Turismo e Cultura

si affronta solo con i servizi, ma con relazioni che restituiscono ruolo e voce.

Sul fronte educativo, i numeri parlano di una presenza capillare nelle scuole e nei territori, con migliaia di studenti coinvolti e una rete di doposcuola che supplisce, ancora una volta, alle disuguaglianze di partenza. Anche qui, più che un progetto accessorio, si delinea una funzione sostitutiva: dove il contesto sociale fatica a garantire pari opportunità, interviene il volontariato organizzato. Lo stesso vale per l’area giustizia e carcere. I fondi destinati ai detenuti, i pacchi indumenti, i percorsi di reinserimento e la giustizia riparativa indicano una direzione chiara: la pena, senza accompagnamento, resta un vicolo cieco. Ma resta anche una constatazione amara: senza una rete esterna solida, il ritorno alla vita libera rischia di essere solo formale.

divisa con più attori. Cambia anche il rapporto tra cittadini e servizi sociali. “Rispetto al passato – osserva Stocco – è venuta meno l’idea dei servizi come stigma”. A favorire questa maggiore fiducia contribuiscono progetti di prevenzione e ascolto in contesti “neutri”, come lo spazio di ascolto attivato nelle scuole, pensato per intercettare il disagio prima che diventi conclamato e difficilmente gestibile. Resta però il nodo delle risorse. “I Comuni hanno bisogno di maggiore agilità sulla spesa corrente – avverte la sindaca – perché il sociale si fonda sulla capacità di garantire servizi quotidiani”. Le difficoltà nel chiudere i bilanci e il congelamento di alcune voci di finanziamento nazionale riducono i margini di manovra degli enti locali, che “sono i più vicini alle esigenze delle persone”. (s.b.)

Infine, il dato economico. Oltre mezzo milione di euro raccolti nel 2024, grazie a donazioni private, parrocchie, istituti di credito e fondi dell’8xmille. È il segnale di una fiducia diffusa nell’operato della Caritas, ma anche la conferma di una delega implicita: una parte crescente del welfare passa attraverso il terzo settore. Il primo Bilancio sociale della Fondazione Caritas Treviso non è soltanto un esercizio di trasparenza. È uno specchio. Mostra una comunità generosa, capace di mobilitarsi, ma anche un territorio in cui la fragilità non è più episodica. La carità funziona, regge, innova. Ma proprio per questo interroga le istituzioni e la società civile: fino a che punto è sostenibile che il bisogno strutturale trovi risposta quasi esclusivamente nella solidarietà organizzata?

Focus povertà/2. Nel trevigiano il ceto medio perde terreno

Redditi in crescita ma solo sulla carta

Inumeri parlano di redditi in crescita, ma la realtà racconta altro. È questo il cortocircuito che emerge dall’analisi delle oltre 70mila dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 ai CAF CGIL Treviso e rielaborate dalla CGIL Treviso. Una fotografia ampia, forse la più estesa disponibile sul territorio, che restituisce un’immagine meno rassicurante di quanto suggerisca l’aumento dei redditi lordi. Tra il 2023 e il 2024 i redditi medi sono cresciuti in tutte le fasce d’età, con un balzo evidente tra i 41 e i 60 anni. Ma è un dato che rischia di essere fuorviante se letto fuori contesto. “Parliamo di redditi lordi, non netti”, ha ricordato Monica Giomo, sottolineando come l’incremento sia stato in larga parte assorbito dall’inflazione e dal caro vita. Il risultato è che, a fronte di più soldi sulla carta, le famiglie trevigiane faticano comunque a mantenere gli stessi standard di vita. Solo la spesa alimentare, secondo i dati del sindacato, pesa oggi circa 50 euro in più a settimana. Sempre più persone tra i 40 e i 50 anni rinunciano alle cure mediche per preservare un equilibrio economico già fragile. Le richieste di mutui per la costruzione della

casa, nella stessa fascia d’età, si sono dimezzate in un solo anno. Segnali che raccontano una classe centrale dell’economia locale sempre più prudente, costretta a ridimensionare progetti e aspettative. Secondo Sara Pasqualin, segretaria generale della Camera del Lavoro, il cuore della questione resta la pressione fiscale. “A pagare di più continua a essere il ceto medio”, ha spiegato. Se è vero che chi supera i 50mila euro versa più tasse in valore assoluto, è altrettanto vero che il peso di Irpef e fisco si concentra soprattutto su chi guadagna tra i 15 e i 35mila euro lordi annui, la fascia più numerosa e al tempo stesso più esposta. In questo scenario, vivere con meno di 35mila euro

all’anno significa spesso muoversi sul filo della povertà. I giovani tra i 18 e i 34 anni, stretti tra salari bassi e costi elevati, scelgono sempre più spesso di lasciare il Paese o restare a lungo in famiglia. Non per scelta, ma per necessità. Il report della Cgil, al di là delle percentuali, mette a nudo una contraddizione che Treviso condivide con molte altre realtà italiane: redditi nominalmente più alti, ma meno capaci di garantire sicurezza, salute e futuro. È su questo scarto, più che sui numeri in sé, che si misura oggi la tenuta del ceto medio. E la politica, ancora una volta, è chiamata a decidere se limitarsi a prenderne atto o intervenire davvero.

Sara Busato

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:

“Nessuno deve essere lasciato indietro”

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa. Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fragili e par-

zialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi. Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e ini-

Dalle oltre 70mila dichiarazioni ai Caf Cgil

Treviso: redditi lordi in aumento sulla carta, ma inflazione, tasse e caro vita erodono il potere d’acquisto del ceto medio trevigiano

ziative per calmierare gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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di Treviso

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Ulss 2 Marca Trevigiana, il Dg Benazzi traccia un bilancio: “Azienda forte e vicina ai cittadini”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

La denuncia: “Treviso respinge i lavoratori dei servizi essenziali per il caro affitti e i pochi alloggi disponibili”, accoglienza alla Casa della Carità

“UNA CITTA’ CHE CRESCE SENZA LASCIARE INDIETRO NESSUNO

La nostra intervista al sindaco di Treviso Mario Conte, in primo piano i prossimi interventi su cantieri Pnrr e parcheggi

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio”

CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre le sbarre del silenzio
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
Servizio

Pubblicata la graduatoria definitiva per l’assegnazione degli alloggi E.R.P.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la graduatoria definitiva relativa al Bando di concorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) per l’anno 2025

Nei giorni scorsi è stata pubblicata la graduatoria definitiva relativa al Bando di concorso per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (E.R.P.) per l’anno 2025.

La presentazione delle domande per il bando si è svolta dal 22 maggio al 20 giugno 2025. per un totale di 702 istanze.

La graduatoria provvisoria è stata poi pubblicata dal 23 ottobre al 22 novembre.

A seguito del recepimento dei pareri della Commissione da parte del Comune di Treviso (comprensiva dei ricorsi accolti), è stata redatta la graduatoria definitiva composta da 644 richiedenti di cui 573 sono risultati in posizione utile.

Per la raccolta delle domande

in presenza allo sportello allestito a Ca’ Sugana, e per la successiva fase istruttoria, il Comune si è avvalso della collaborazione di ATER, garantendo supporto ai cittadini durante tutto l’iter procedurale.

Così l’assessore alla Città Inclusiva Gloria Tessarolo: «Prosegue l’impegno dell’Ufficio Casa del Comune di Treviso per dare risposte alla grande richiesta di abitazioni delle famiglie più fragili. Dopo il grande lavoro del Bando 2023, che ha portato alle assegnazioni negli anni 2024 e 2025, il 2025 è stato l’anno del nuovo Bando che si esplicherà nelle assegnazioni del 2026. Ringrazio i dipendenti del Comune e i colleghi dell’ATER per il grande lavoro svolto».

«Anche questa volta siamo

Treviso e il futuro dei suoi lavoratori:

stati a fianco del Comune di Treviso per supportarli con il nostro know-how e le competenze dei nostri dipendenti nelle procedure per il bando ERP, una collaborazione proficua che dimostra la sinergia tra i nostri enti», il commento di Mauro Dal Zilio, presidente di ATER Treviso. «ATER è a disposizione dei Comuni con l’obiettivo di affrontare insieme l’emergenza abitativa. Ringrazio i nostri dipendenti e il Comune di Treviso per la fiducia riposta». La graduatoria definitiva è consultabile sul sito istituzionale del Comune di Treviso e negli uffici competenti, secondo le modalità previste dalla normativa in materia di privacy.

una città che rischia di escludere chi la fa funzionare

Il dibattito sul futuro di Treviso non può prescindere da una domanda fondamentale: chi potrà continuare a vivere e lavorare in città? I lavoratori dei servizi essenziali, pubblici e privati, sono sempre più costretti ad allontanarsi a causa dell’aumento degli affitti e della sottrazione di alloggi al mercato residenziale. La situazione

coinvolge anche coloro che non rientrano nei criteri per accedere agli alloggi popolari, ma non possono permettersi i costi del mercato privato.

Alberto Irone, segretario generale della Filcams Cgil Treviso, sottolinea: “Una città che vive di servizi ma respinge chi quei servizi li garantisce ogni giorno è una città che

si indebolisce”. La città, dunque, rischia di diventare sempre meno un luogo dove vivere e lavorare, e sempre più una meta turistica, a discapito dei suoi lavoratori invisibili. Per evitare la perdita di posti di lavoro e la chiusura di attività produttive, è urgente un rilancio della residenzialità e politiche pubbliche che favoriscano la vivibilità.

Focus povertà/2. Ribadita l’importanza del prendersi cura della dignità altrui

Inaugurati i nuovi bagni e i murales dell’accoglienza nella Casa della Carità

L’inaugurazione e benedizione dei nuovi spazi – che ha visto la presenza di circa 40 persone –ha rappresentato un momento per ribadire l’importanza di prendersi cura della dignità altrui.

La cerimonia è avvenuta alla presenza del vicario generale della Diocesi, mons. Mauro Motterlini, del direttore della Caritas diocesana, don Bruno Baratto, della vice-direttrice, Paola Pasqualini, dell’economo diocesano, Sergio Criveller, alcuni collaboratori della ditta Giorgio Rigo Costruzioni, che ha eseguito la ristrutturazione, e Laura Oselladore, che ha coordinato i lavori dei murales. Hanno partecipato diversi operatori e operatrici della Caritas diocesana, volontari, ospiti e collaboratori che hanno fatto diventare pittura partecipata quanto immaginato insieme.

“Realizzare questi due piani di servizi igienici non è stata solo un’ovvia necessità, visto che i servizi precedenti non erano più funzionali. È stata insieme anche una scelta di continuare ad offrire a chi viene ospitato in questo luogo un’accoglienza che ne riconosca la dignità. – ha sottolineato don Bruno Baratto – Ringraziamo per questo lavoro tutti coloro che

l’hanno compiuto con competenza e attenzione, nei tempi e nei modi previsti.”

Il direttore ha quindi ringraziato anche i numerosi donatori “che hanno creduto a questo prendersi cura della dignità altrui, offrendo una significativa quota di risorse economiche durante la raccolta fondi nel periodo di Avvento e Natale: 335 donazioni per un totale di oltre 116.000 euro. In particolare ringraziamo la Fondazione Flora Fund per il suo importante contributo, segno tangibile della sua fiducia nei confronti dell’agire di Caritas”.

Dopo la benedizione dei bagni è stata data la parola a Laura, formatrice ed educatrice graffiti artist dal 1995 (nome d’arte Laura Ghianda “Super B2”). Ha spiegato

come è stata implementata l’Arte partecipata in quest’opera d’arte, realizzata nei locali comuni delle accoglienze notturne della Casa della Carità. “La dignità nell’arte partecipativa è fare arte insieme. Quello che emerge è qualcosa che pulsa nel cuore di questo luogo con le persone che lo vivono, che lo abitano, che lo gestiscono…”. I due murales, nati in seno al progetto 8xmille Emmaus, “sono espressione di fiducia e frutto di un lavoro di immaginazione, ideazione, disegno e pittura, messo in atto da ospiti, volontari e operatori Caritas coordinati, guidati e resi capaci di fare quel che non sapevano di saper fare, dalla maestria di Laura, che ringraziamo di cuore”, ha concluso il direttore don Bruno.

Scuole dell’infanzia paritarie, rinnovato il contributo da 950mila euro per gli anni 2026 e 2027

L’Amministrazione comunale ha rinnovato il sostegno alle famiglie con l’approvazione del contributo alle scuole dell’infanzia paritarie per il biennio 2026–2027.

La Giunta comunale ha approvato il nuovo schema di convenzione con gli enti gestori delle scuole dell’infanzia paritarie per gli anni 2026 e 2027, garantendo un contributo complessivo pari a 950.000 euro per ciascun anno, destinato alle 18 scuole convenzionate operanti sul territorio comunale.

Le scuole dell’infanzia paritarie rappresentano una componente essenziale dell’offerta educativa cittadina, contribuendo in modo concreto alla realizzazione del

diritto allo studio e al pluralismo educativo. Il loro ruolo è fondamentale nel rispondere ai bisogni delle famiglie e nel garantire un servizio educativo di qualità, capillare e accessibile.

Le scuole dell’infanzia paritarie convenzionate sono la Scuola dell’infanzia Carmen Frova

(Viale Brigata Marche 20), Divina Provvidenza (via Montello 61 ), San Pio X (via San Pelajo 122), Bimbinsieme (via Bressa 8), Bricito (viale Fratelli Cairoli 78/a), Istituto Zanotti (viale D’Alviano 12), Benedetto XV (via Stradelle 1), Provera (via Redipuglia 23/B), Fra’ Claudio (via Venier 22), Maria Bambina (via Terraglio 39), Visitazione Beata Vergine Maria (via Canizzano 141), Cristo Re (via G. Zanella 3), Rubinato (via San Girolamo Emiliani 5), Santa Maria Bertilla (via Sant’Ambrogio di Fiera 14), Casa Mia (via delle Verine 2/a), Maria Immacolata (via Santa Bona Nuova 87/a), San Liberale (via Toscana 1) e Graziano Appiani (borgo Giuseppe Mazzini 48).

Con una cerimonia partecipata, la Caritas Diocesana di Treviso inaugura i nuovi servizi della Casa della Carità, ribadendo il valore dell’accoglienza e della dignità. Un progetto reso possibile dal lavoro condiviso di operatori, volontari e donatori

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

di Venezia e Mestre

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

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Il libro di Dianese:

“Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

LA POVERTA’ INVISIBILE E SILENZIOSA PESA

PERSONE SOLE

Aumentano le fragilità e cambiano i volti della povertà. La città si attrezza con l’Housing First e politiche attive del lavoro

Sanità veneziana, bilancio di fine mandato del direttore generale Edgardo Contato”

ELEZIONI COMUNALI, AI BLOCCHI DI PARTENZA PER CA’ FARSETTI

Martella candidato per il centrosinistra mette al primo posto la sicurezza e il diritto alla casa con regole sugli affitti brevi, attenzione al rilancio di Mestre

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

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Cle

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Oltre
sbarre del silenzio
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Servizio

Emporio Solidale di Mestre, un presidio contro la povertà alimentare

Attivo dal 2018, l’Emporio Solidale della Casa dell’Ospitalità sostiene famiglie in difficoltà economica attraverso la distribuzione gratuita di beni di prima necessità, il recupero delle eccedenze alimentari e un centro di ascolto in collaborazione con i servizi sociali

U

n luogo dove la spesa gratuita si accompagna all’incontro e all’attenzione verso le persone. All’Emporio Solidale della Casa dell’Ospitalità di Mestre la solidarietà prende forma ogni giorno in gesti semplici e significativi, pensati per sostenere famiglie che vivono una condizione di fragilità economica e sociale. Qui la spesa non è solo un aiuto materiale: è un modo concreto per prevenire l’aggravarsi della povertà e, nei casi più delicati, anche la perdita dell’alloggio.

Nato nel 2018 per rispondere ai bisogni emergenti del territorio, l’Emporio Solidale funziona come un piccolo negozio, dove le famiglie segnalate dai servizi sociali possono scegliere gratuitamente

beni di prima necessità, prodotti freschi, articoli per l’igiene personale, abbigliamento nuovo e materiale scolastico. La libertà di scelta è garantita da un sistema di tessera a punti, che restituisce autonomia e rispetto, trasformando l’assistenza in un percorso di dignità.

Accanto alla distribuzione dei beni, l’Emporio è anche luogo di ascolto e accompagnamento. Un centro dedicato incontra le famiglie, fornisce informazioni, orienta e monitora le situazioni di disagio in costante collaborazione con i servizi socio-sanitari del territorio. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che permette di intercettare precocemente le difficoltà e costruire risposte con-

divise.

Ogni settimana, l’Emporio accoglie con cura in media 90 famiglie e attiva oltre 10 spese di emergenza, rispondendo con tempestività a situazioni improvvise e complesse. Nel corso del 2025 sono state distribuite 3.367 spese, consegnate 284 borse di emergenza e accolte 130 famiglie, per un totale di 380 persone, tra cui 105 minori. Numeri che raccontano storie, volti e percorsi di vita, spesso segnati da fragilità ma anche da grande resilienza. Il cuore pulsante dell’Emporio Solidale è rappresentato da una ventina di volontari, vera anima del servizio. Sono loro che ogni giorno aprono le porte, accolgono con gentilezza le famiglie inviate dai servizi territoriali e trasformano il momento della spesa in un’occasione di incontro e relazione. La loro presenza attenta e discreta è il ponte che trasforma l’aiuto in inclusione, l’assistenza in umanità condivisa.

La missione dell’Emporio si

nutre anche di progetti strutturati. Attraverso il recupero delle eccedenze alimentari, il servizio combatte lo spreco trasformando il surplus delle mense scolastiche e aziendali in una risorsa preziosa per chi è in difficoltà. Nel solo 2025 sono stati recuperati 462 quintali di prodotti, tra alimentari e non food, pane e panificati, frutta e verdura. Grande attenzione è dedicata anche all’educazione e alla sensibilizzazione, con interventi nelle scuole per trasmettere alle nuove generazioni i valori della solida-

Dal welfare di comunità agli assistenti di quartiere alla casa, Stefani:

Nel Veneto del 2026 “nessuno deve essere lasciato indietro”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Alberto Stefani durante la visita alla redazione de “La Piazza” e ai microfoni di Veneto24. Non è solo uno slogan, ha precisato, ma il perno di una strategia che lega la lotta alla povertà a un nuovo patto di solidarietà generazionale, capace di unire giovani, famiglie e anziani in una rete di responsabilità condivisa.

Le linee programmatiche della giunta regionale delineano almeno nelle intenzioni un welfare più vicino alle persone e ai territori. Uno degli interventi annunciati da Stefani è l’introduzione degli “assistenti di quartiere”, operatori sociali che agiranno a livello locale con accessi programmati e ripetuti, soprattutto a favore di anziani fra-

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rietà e della responsabilità sociale. Non mancano, infine, percorsi di inclusione e autonomia rivolti alle persone senza dimora, perché l’Emporio non sia solo un punto di arrivo, ma un trampolino verso il riscatto sociale. Sostenuto dalla rete dei donatori e dall’impegno quotidiano dei volontari, l’Emporio Solidale della Fondazione di partecipazione Casa dell’Ospitalità, con sede in via Santa Maria dei Battuti a Mestre, continua a crescere come presidio di welfare integrato. Guendalina Ferro

“Nessuno deve essere lasciato indietro”

gili e parzialmente non autosufficienti. Non un semplice impiegato, ma un facilitatore che aiuta le famiglie nella gestione quotidiana dei non autosufficienti, dalla spesa alle pratiche burocratiche, portando i servizi direttamente nei condomini e nelle frazioni. L’obiettivo è duplice: garantire supporto quotidiano e ridurre il peso economico e organizzativo che spesso ricade interamente sulle famiglie.

Stefani ha ribadito la necessità di un “welfare di comunità” che non sia assistenzialismo puro, ma una rete di supporto che includa il Terzo Settore per intercettare le “nuove povertà” (spesso invisibili) generate dall’inflazione e dal disagio psicologico post-crisi.

Centrale è anche il tema dell’accesso alla casa, con programmi di edilizia sociale e iniziative per calmierare

gli affitti, rivolte in particolare a chi oggi restano esclusi dal mercato immobiliare tradizionale. Con “generazione casa” Stefani ha lanciato un piano per abitazioni a prezzi sostenibili rivolto a categorie sociali in difficoltà economica (giovani lavoratori, coppie, caregiver, famiglie monoreddito, anziani soli) che faticano a ottenere un mutuo o a sostenere affitti sul mercato privato. L’abitare viene così riconosciuto come primo strumento di contrasto alla povertà.

“La solidarietà tra generazioni è una responsabilità comune”, è il messaggio che emerge: investire su chi è in difficoltà significa rafforzare la coesione sociale e costruire un Veneto più equo, dove la crescita non lasci indietro nessuno.

Focus povertà/2. Il punto dell’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini

La povertà che cambia a Venezia

L

a povertà a Venezia non è un fenomeno statico: cambia volto, si trasforma, si intreccia con fragilità sociali, sanitarie e abitative e attraversa in modo diverso il centro storico, la terraferma e le isole. Ne parliamo con Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia.

Assessore Venturini, che volto ha oggi la povertà a Venezia? È cambiata rispetto a qualche anno fa?

La povertà a Venezia è un fenomeno complesso e articolato, che coinvolge dimensioni relazionali, sociali ed economiche e si intreccia con problematiche legate all’abitare, alla salute e all’immigrazione. Parlare di povertà significa includere anche la povertà estrema, che riguarda le persone senza dimora, costrette a vivere in strada o a fare riferimento a strutture di accoglienza come i dormitori.

Negli ultimi anni osserviamo un aumento delle persone in grave indigenza con dipendenze da sostanze, così come una crescita della presenza femminile e delle persone immigrate. Parallelamente, si registra una forte pressione sul fronte abitativo, a cui rispondiamo attraverso bandi di edilizia residenziale pubblica e di social housing, cercando di costruire mix abitativi equilibrati ed evitando la creazione di ghetti. Venezia è una città complessa e frammentata: la povertà si manifesta allo stesso modo nel centro storico, in terraferma e nelle isole?

Nel centro storico si registra una presenza più significativa di persone dedite alla mendicità. Si tratta spesso di individui, in prevalenza originari dell’Est Europa, che restano in città per alcuni mesi cercando una forma di sostentamento attraverso l’elemosina dei turisti. In terraferma, invece, grazie a una rete di servizi più articolata, emergono con maggiore frequenza situazioni di povertà grave: persone che fanno affidamento quasi esclusivamente sui servizi di assistenza e che, nella maggior parte dei casi, non ricorrono alla mendicità.

Quali sono i principali progetti attivati dall’Amministrazione per sostenere le persone in difficoltà?

Le risposte messe in campo

comprendono diverse misure di sostegno, a partire dai servizi di prossimità, che consentono di entrare in contatto con le persone senza attendere che siano loro a rivolgersi agli uffici. A questi si affiancano progetti di accoglienza, contributi economici, interventi abitativi, iniziative di spesa solidale e forme di supporto per chi possiede già un alloggio ma incontra difficoltà economiche o ostacoli nell’inserimento lavorativo. Complessivamente, gli interventi e i progetti ammontano a circa 5 milioni di euro, tre volte le risorse disponibili all’inizio della nostra amministrazione. Anche il numero degli operatori è raddoppiato: dai 45 del passato agli attuali 95, tra servizi interni, esterni e appalti alle cooperative. Che ruolo hanno progetti come “Housing First” nel contrasto alla marginalità estrema?

Le famiglie con minori sono tra le più esposte alle fragilità: cosa emerge dai servizi sociali?

Grazie alla presenza costante sul territorio, i servizi sociali riescono a intercettare i bisogni attraverso segnali più o meno evidenti, consentendo di attivare interventi tempestivi di sostegno alle famiglie.

Come si combatte la povertà educativa, soprattutto nei contesti più fragili?

Con il progetto “Housing First”, ad esempio, 35 persone hanno potuto lasciare il marciapiede per accedere a una casa vera e propria. Sono percorsi che richiedono tempo, spesso tortuosi e complessi, ma una possibilità concreta di uscire dalla marginalità esiste sempre. Negli ultimi anni abbiamo anche inaugurato la nuova ala della Casa dell’Ospitalità di via Spalti, superando il concetto tradizionale di dormitorio e realizzando piccole stanze dove vivere, nel rispetto di regole precise. Di recente è stato inoltre potenziato il servizio Drop-In di via Giustizia, insieme all’incremento dei posti letto per le persone senza dimora durante il periodo invernale.

Sempre più persone lavorano ma restano povere: come affrontate il fenomeno dei “working poor”?

Operiamo in stretta collaborazione con il Centro per l’Impiego per sostenere l’occupabilità e facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, puntando sulla valorizzazione delle competenze individuali. L’obiettivo è aiutare ciascuno a individuare una collocazione coerente con le proprie capacità.

L’assessore Venturini racconta come Venezia affronta povertà e marginalità: interventi abitativi, servizi di prossimità e progetti educativi per donne, famiglie e “working poor”

Da anni sono attivi interventi di prossimità rivolti all’infanzia e all’adolescenza, realizzati sia direttamente dal Comune sia attraverso progetti di prevenzione dedicati ai giovani.

Le risorse a disposizione sono sufficienti per rispondere ai bisogni crescenti?

A Venezia non si era mai investito così tanto nel Sociale come ora, è un fatto. Abbiamo messo sul piatto tanto, anche dal punto di vista umano e progettuale, attivando così sperimentazioni e progetti. Non basta infatti avere le risorse in tasca, serve anche saperle spendere bene e rendicontare.

Che messaggio vuole lanciare a chi oggi vive una condizione di povertà e si sente invisibile?

A Venezia è difficile restare invisibili: la rete dei servizi di prossimità è capillare e fortemente integrata, capace di intercettare chi si trova in difficoltà e di offrire operatori disponibili all’ascolto e alla raccolta dei bisogni. L’obiettivo, come detto, è che nessuno venga lasciato solo. È però fondamentale avere il coraggio di chiedere aiuto, perché è spesso da quel primo passo che può iniziare un cambiamento reale.

Guendalina Ferro

Simone Venturini

Trasporti in Veneto, facciamo il punto con l’assessore

Diego Ruzza

Filippo Giacinti traccia

la rotta del bilancio

della Regione: “Non ci saranno nuove tasse”

Il libro di Dianese: “Felice Maniero ormai è incapace di intendere volere”

Stefani fa visita alle nuove Case di Comunità vicentine realizzate con il Pnrr

La grande attesa del bilancio regionale

Dopo le elezioni dello scorso novembre la Regione Veneto non può ancora dirsi entrata nel vivo. Certo sono state composte le commissioni e l’ufficio di presidenza, i gruppi si sono insediati, qualche seduta del Consiglio è stata celebrata, ma l’impressione è che ancora tutto marci a scartamento ridotto. Le Olimpiadi a Cortina, ovviamente, costituiscono un momento di grande visibilità e, infatti, in queste settimane le dichiarazioni, i proclami, gli impegni per il prossimo futuro non sono mancati.

L’impressione, però, è che ci sia una condizione di profonda sospensione e, con tutta evidenza, questa è legata all’approvazione del bilancio regionale.

Con le elezioni a novembre, infatti, la precedente Giunta Regionale non ha fatto in tempo a programmare le spese per il 2026 e, infatti, si sta procedendo in modo provvisorio.

Il bilancio, oltre a essere fondamentale per mettere benzina nel motore della Regione, sarà anche il primo bando di prova per il Presidente Alberto Stefani.

DI FAMIGLIE E SULLE PERSONE SOLE

In aumento le famiglie e le persone in difficoltà, sportelo ed empori solidali sono punti di riferimento insieme ai servizi sociali e all’attività della Caritas

Possamai attacca il governo mentre il centrodestra invoca misure più dure contro le occupazioni selvagge e il degrado

L’assessore regionale fa il punto e osserva: “Siamo entrati nella fase operativa, attenzione anche al commercio” SBUROCRATIZZAZIONE,

a pag. 19 segue a pag. 19

Oltre le sbarre del silenzio Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

C’è un silenzio, tra le mura di via Due Palazzi a Padova, che pesa più di possenti cancelli e sbarre. È il silenzio di chi ha smesso di sperare, di chi ha visto nel soffitto della propria cella l’unico orizzonte possibile. Proprio nel carcere padovano si sono consumati due suicidi in sole 36 ore, un terzo a Venezia, lo scorso 15 febbraio. Già otto dall’inizio di quest’anno in tutta Italia, ma è qui, nel cuore del nostro Veneto, che la ferita brucia di più.

Servizi alle pagg. 6 e 7
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Servizio

Focus povertà/1. Dal lavoro precario alla strada: il volto nascosto della povertà contemporanea

Povertà sempre più multifattoriale, emergenza che non si arresta

«C

ome abbiamo avuto modo di sottolineare anche lo scorso anno in queste stesse pagine, la realtà ci mostra che anche in un territorio come il nostro, che è sempre stato considerato ed è tutt’ora uno di quelli con il reddito pro capite tra i più alti in Veneto e non solo, la povertà assoluta non accenna a diminuire». Con queste parole Don Enrico Pajarin, direttore di Caritas Diocesana Vicentina, sintetizza i dati raccolti dall’organismo diocesano nel 2025.

Le fasce di popolazione più colpite - secondo Caritas -, sono quelle dei minori e dei lavoratori con salari bassi e contratti instabili: «Il problema – sottolinea don Pajarin -, è che anche chi ha un lavoro, nelle famiglie monoreddito, sempre più spesso non è in grado di garantire una vita dignitosa. Il potere d’acquisto è lo stesso di dieci anni fa, a fronte dell’aumento del costo della vita e dell’inflazione. Le famiglie risparmiano dove possono e spesso, purtroppo, lo fanno

sull’alimentazione e sulle spese sanitarie».

Il fenomeno povertà non riguarda solamente i nuclei di origine extracomunitaria: anche lo scorso anno, così come nel 2024, si è riscontrato un aumento degli italiani nella mensa e nella struttura di ricovero notturno.

Nel 2025, rispetto all’anno precedente, per quanto riguarda la mensa si è registrato un aumento di quasi 4.500 porzioni in più tra pranzi e cene (40.300 nel 2024 contro le 44.600 del 2025). Lo scorso anno in Casa Santa Lucia (struttura diurna che offre mensa, segretariato sociale, docce e lavanderia), hanno avuto accesso 245 persone: 231 uomini, dei quali 159 stranieri e 73 vicentini, per un media di età di circa 40 anni; le donne sono state 14, delle quali 10 vicentine e 5 straniere, età media di 51 anni. Nel 2025 hanno chiesto accesso alla mensa 259 uomini, dei quali 179 stranieri e 80 vicentini; le donne sono salite da 14 a 21, delle quali 5

straniere e 16 vicentine. In entrambi i casi, pur se solo leggermente, rispetto al 2024 è salito sia il numero delle donne, sia degli uomini residenti a Vicenza.

Alcuni sono provenienti dal ricovero notturno di Casa San Martino che nel 2025 ha visto un leggero calo, rispetto al 2024, ma è in aumento la media dei pernottamenti che è stata di 66 giorni. Lo scorso anno sono state accolte 229 persone: 214 uomini (45 italiani e 169 stranieri) e 15 donne (4 italiane e 11 straniere), con un’età media di 41 anni.

«La crescente difficoltà a lasciare il ricovero in tempi brevi – spiega ancora Don Pajarin -, è indice del fatto che la povertà è sempre più multifattoriale (casa, lavoro, difficoltà ad accedere ai beni primari, spesso anche problemi di salute) e che le azioni di risposta sociale richiedono una rete istituzionale affiatata. Altrimenti, la persona cade in uno stato cronico di povertà. Ad ogni persona che incontria-

mo, però, cerchiamo di proporre un Progetto di accompagnamento, orientato al ritorno all’autonomia e alla speranza. Ne sono un esempio le sette persone che, proprio nel 2025, sono uscite da Casa San Martino per essere accolte in strutture di social housing attraverso un progetto finanziato con fondi Pnrr ottenuti dal Comune di Vicenza». «Negli ultimi anni la fotografia delle persone accolte sia in mensa, sia nei ricoveri notturni ha assunto una connotazione costante – spie-

La “Cittadella della Caritas” aperta a chi si trova senza un alloggio

Nell’antico Borgo di Santa Lucia nascerà una sorta di Cittadella della solidarietà della Caritas diocesana vicentina. La decisione, da parte della Diocesi, di dare in diritto d’uso a Fondazione Caritas Vicenza un immobile che per lungo tempo ha ospitato la libreria Lief, ovverosia le Edizioni Francescane, ha aperto infatti uno scenario del tutto nuovo.

L’immobile è stato ristrutturato, con un investimento di 900 mila euro, che ha visto un contributo della Diocesi grazie ai fondi 8xmille della Chiesa Cattolica, un finanziamento di 500.000 euro del Pnrr (reso dispo-

nibile dal Comune di Vicenza quale capofila dell’Ambito territoriale sociale) e il sostegno delle parrocchie, di donatori privati e di Banca delle Terre Venete, BVR Banca del Veneto Centrale e Banca BCC Veneta.

La nuova struttura, chiamata Casa San Bernardino, al piano terra vedrà la presenza di alcuni uffici del segretariato sociale di Caritas Diocesana Vicentina, mentre ai piani superiori sono ospitate, suddivise in quattro appartamenti, una trentina di persone, che per vari motivi non hanno momentaneamente un alloggio. Contestualmente a questa nuova struttu-

ra, a seguito di una trattativa che nel corso del tempo si è via via andata ampliando, verso la fine dello scorso anno si è arrivati alla firma, da parte dei Frati Minori, di un atto di donazione alla Diocesi dell’intero convento, in antichità un monastero, comprensivo della Chiesa di Santa Lucia, al cui interno vi è anche una riproduzione della cappella della Madonna di Lourdes in stile neogotico. Questa ampia porzione di quartiere vede la presenza anche di Casa Santa Lucia (la cui entrata è dalla vicina via Pasi), struttura diurna per persone senza dimora (di cui si parla in questa stessa pagina) di Caritas

ga Lorenzo Facco, responsabile dell’area grave marginalità di Caritas –. Il profilo medio dell’ospite è quello di un uomo tra i 40 e i 50 anni, che ha perso il lavoro e spesso la possibilità di pagare un affitto e che si ritrova quindi a dormire per strada o in auto. Grazie alla nostra unità di strada, riusciamo ad intercettarne molti, ai quali avanziamo sia la proposta di ingresso al ricovero notturno, sia di usufruire dei servizi mensa».

Mauro Della Valle

Diocesana Vicentina la quale, entro la primavera del 2027, lascerà i locali della storica sede centrale in Contra’ Torretti.

I 30 posti letto a disposizione nella nuova Casa San Bernardino vanno a sommarsi a quelli delle altre strutture di “Social Housing” di Caritas Diocesana Vicentina: 49 a Casa Beato Claudio Granzotto a Vicenza (contigua a Casa Santa Lucia) e 12 a Casa Madre della Misericordia a Scaldaferro di Pozzoleone. Luoghi da cui ripartire, grazie a un percorso di accompagnamento portato avanti dall’ente gestore dei servizi Caritas, la Fondazione Diakonia Vicenza Ets. (m.d.v.)

Focus povertà/2. L’assessore Tosetto: «Oggi la povertà e l’esclusione sociale non riguardano più solo gli emarginati»

Il campanello d’allarme: aumentano le famiglie e le persone in difficoltà

«Se fino a una decina d’anni fa era semplice disegnare l’identikit di chi veniva a chiedere aiuto al nostro assessorato, oggi non è più così. La fascia di persone che necessita di un aiuto sociale o di un contributo economico si è ampliata in maniera trasversale e sarebbe riduttivo darne una definizione standard». Matteo Tosetto, assessore alle politiche sociali del Comune di Vicenza si occupa da anni di questo settore che ha visto crescere, non certo in termini di personale, quanto di bisogni da parte dei cittadini. «Le situazioni di fragilità o di povertà si sono moltiplicate nel corso di questi ultimi anni – spiega -, ma purtroppo contestualmente non sono aumentate, anzi, al contrario, sono diminuite le risorse dei Comuni per affrontarle. Ciò nonostante, lo scorso anno abbiamo fornito un contributo economico a 300 famiglie». Sono molti i fattori che hanno fatto saltare il banco: aumento del costo della vita, dei tassi d’interesse e contemporanea diminuzione della capacità di spesa. «Oggi la povertà e l’esclusione sociale non riguardano più solo gli emarginati, ma toccano fasce della popolazione che fino a non molto tempo fa non avevano questo tipo di problematiche - sottolinea Tosetto -. Stia-

mo parlando di single, divorziati, famiglie, molte delle quali hanno magari in carico i genitori che non trovano collocazione nelle case di riposo o nei centri diurni, che si sono trovati in difficoltà economica per vari motivi, tra cui la perdita del lavoro, che in molti casi hanno contratto mutui per la casa o per l’acquisto di altri beni e ora non riescono a pagare la rata, oppure l’affitto o a mantenere sé stessi e la propria famiglia». Il problema dell’aumento della povertà acuisce quello dell’emergenza abitativa, per la quale l’assessorato al sociale riceve crescenti richieste di aiuto in termini di contributi economici, con le perenni liste di attesa delle richieste di appartamenti Erp, cioè di edilizia residenziale pubblica.

Sotto questo aspetto va segnalato che il Comune ha sottoscritto

due accordi di programma con la Regione per la ristrutturazione, con destinazione social housing, di 18 appartamenti Erp nel 2025 e di un’altra cinquantina nel biennio 2026-28.

«Quello che ci ha messo particolarmente in crisi negli ultimi tre anni – sottolinea Tosetto -, è il mancato rifinanziamento del Fondo nazionale sociale affitti che, per quanto ci riguarda come Comune, pesava per un milione di euro l’anno. Soldi che ci consentivano di dare una mano alle famiglie che grazie a questo sostegno riuscivano via via a chiudere le proprie situazioni debitorie e a pagare gli affitti, evitando così lo sfratto. Nel 2025 siamo comunque riusciti a dare un contributo a 50 nuclei famigliari».

Mauro Della Valle

Sportello ed Empori solidali: punti di riferimento per chi necessita d’aiuto

Nell’ambito dei servizi sociali a favore della cittadinanza il Comune gioca un ruolo di primissimo piano, ma le risposte vanno differenziate a seconda dei bisogni.

Per questo la risposta assistenziale, che peraltro va continuamente adeguata al continuo mutamento sociale, non potrà mai essere vincente se si agisce da soli. È di fondamentale importanza la rete, che si deve tradurre in un concreto e funzionante sistema territoriale, uniforme, di servizi e interventi.

Un esempio in tal senso è l’Emporio solidale, al quale partecipano, oltre al Comune una serie di altri enti del terzo settore (tra questi Croce Rossa e Caritas che

gestiscono i due Empori cittadini), che nel 2025 è diventato un punto di riferimento per 600 persone in situazioni di bisogno. Qui oltre a poter scegliere i beni di prima necessità in modo dignitoso, sono presenti operatori che aiutano chi è in difficoltà a definire progetti personalizzati di recupero della propria autonomia.

Nel 2024 il Comune ha dato vita

allo “Sportello Vicenza solidale”, una sorte di numero verde su servizi sociali e socio-sanitari. I “Servizi all’abitare” si occupano delle strutture di accoglienza per persone e famiglie in situazione di marginalità, com’era un tempo l’Albergo Cittadino, ora in via di dismissione a favore di singoli co-housing diffusi in grado di ospitare piccole comunità affini di persone (famiglie con bambini, oppure adulti o donne). Il Pronto intervento sociale si rivolge invece a persone in situazioni di grave povertà o povertà estrema, in abbandono o grave emarginazione, in assenza di reti familiari; vi sono poi i “Tirocini di inclusione”, a favore di persone svantaggiate in età lavorativa. (m.d.v.)

Negli ultimi anni le richieste di aiuto sociale sono aumentate, mentre i fondi disponibili sono diminuiti. Mutui, affitti e perdita del lavoro mettono in crisi molte famiglie, costrette a rivolgersi ai servizi sociali per sopravvivere

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