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Dentro la Notizia_Novembre2025

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NOVEMBRE 2025

Porto Tolle, cambia

sede il Punto prelievi per garantire continuità dell’offerta sanitaria

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Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

a pag. 23

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

ECOLOGICA,

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA PARTONO LE PRIME INIZIATIVE

Le analisi economiche indicano che rinviare gli investimenti in energie rinnovabili e l’adattamento climatico espone il territorio a danni crescenti

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

URBANISTICA E SANITÀ AL CENTRO

Annunciata la prossima nomina del nuovo assessore e la convenzione con la Croce Verde per il Teatro Politeama

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio

Transizione ecologica. Le attività illecite e la cattiva gestione dei rifiuti aggravano sulle diverse crisi

Il futuro galleggia nella plastica: come fermare la marea invisibile

Secondo le proiezioni più recenti, entro il 2050 i mari del mondo potrebbero contenere, in peso, più plastica che pesci. Un disastro ambientale innescato principalmente dalla terraferma: l’80% dei rifiuti marini, infatti, viene trasportato a mare dai fiumi. L’Italia non fa eccezione. Un recente monitoraggio su dodici corsi d’acqua nazionali ha rivelato una realtà allarmante: l’87% dei rifiuti fluviali contiene plastica, con una netta prevalenza di prodotti monouso. Reati come lo scarico illecito, l’inquinamento di fiumi e terreni e la gestione irregolare di materiali pericolosi non solo rappresentano un danno diretto per gli ecosistemi e la biodiversità, ma si configurano come un vero e proprio freno agli sforzi di transizione ecologica intrapresi da istituzioni e cittadini. Le conseguenze sono dirette: ecosistemi degradati, minaccia alla salute pubblica e un incremento

dei costi di bonifica, che ricadono interamente sulla collettività. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e gli incentivi, l’abbandono continua, mentre le attività illecite di smaltimento rimangono difficili da prevenire e sanzionare efficacemente. In questo contesto d’emergenza, l’associazionismo si rivela un motore di cambiamento fondamentale. Plastic Free Onlus, nata nel 2019, è oggi una delle realtà più attive nella lotta all’inquinamento da plastica, operando con una rete capillare di referenti e migliaia di iniziative lungo tutta la Penisola. In provincia di Rovigo, 21 referenti locali coordinano le attività di Plastic Free, portando avanti progetti concreti per ridurre l’inquinamento da plastica e sensibilizzare la comunità.

“Raccogliamo spesso negli stessi luoghi – spiega il coordinatore Riccardo Mancin – e questo rischia di demotivare i volonta-

ri. La maggior parte dei comuni non percepisce come urgente il problema, solo alcuni si sono attivati strumenti di sorveglianza. Un’altra criticità riguarda gli sfalci dell’erba: prima di attivare il servizio sarebbe necessario raccogliere i rifiuti presenti, per evitare che microplastiche finiscano nel terreno e nelle falde acquifere. Esistono criteri minimi indicati dal ministero, ma spesso comuni o enti appaltanti non li includono nei bandi”.

Dal 1 gennaio 2025 a oggi, le iniziative sul territorio hanno raggiunto numeri significativi: 55 appuntamenti di pulizia ambientale hanno visto la partecipazione di 1.535 volontari, che hanno raccolto complessivamente 47 tonnellate di rifiuti. L’impegno si estende anche alle scuole, con 62 incontri di sensibilizzazione che hanno coinvolto 3.212 studenti, e alla cittadinanza in generale, grazie a

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia –

necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione e

14 eventi pubblici che hanno informato 3.221 cittadini sui rischi e le conseguenze dell’inquinamento da plastica. Il lavoro dei volontari dimostra che il cambiamento è possibile quando comunità, scuole e cittadini collaborano attivamente. Tuttavia, la sfida resta

nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

enorme: prevenire l’abbandono dei rifiuti, contrastare gli ecoreati e sensibilizzare le istituzioni sono passaggi imprescindibili per salvare fiumi e mari dalla marea di plastica che minaccia il nostro futuro.

Transizione energetica. L’espansione dei grandi impianti fotovoltaici a terra genera dubbi

Polesine al bivio: tra tutela del Delta del Po, consumo di suolo e agrivoltaico

Negli ultimi anni il Polesine si trova al centro di sfide cruciali per il futuro dell’agricoltura e dell’ambiente: dal consumo di suolo alla transizione ecologica, dalla tutela del Delta del Po alla convivenza tra produzione agricola ed energie rinnovabili. In un territorio fortemente vocato all’agricoltura ma anche esposto agli effetti del cambiamento climatico, il ruolo delle istituzioni e delle organizzazioni di categoria diventa decisivo. Ne abbiamo parlato con il presidente di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan che ci ha offerto una riflessione a tutto campo sul presente e le prospettive del comparto agricolo polesano.

«Negli ultimi anni il Polesine ha visto un continuo consumo di suolo agricolo per infrastrutture e insediamenti. Come valuta Coldiretti Rovigo l’impatto di questa tendenza sulla sostenibilità agricola e sulla capacità del territorio di adattarsi al cambiamento climatico?»

Ogni metro quadro di terreni fertile perso è una perdita per l’intero sistema agroalimentare; motivo per il quale anche su questo il richiamo alle istituzioni sull’obiettivo consumo zero è continuo. Continua però il consumo di suolo per infrastrutture e insediamenti, utili allo sviluppo economico e sociale, ma dobbiamo al tempo stesso sottolineare come comportino costi di gestione per la sicurezza idraulica e idrogeologica che diventeranno sempre più impegnativi e con costi a carico di tutta la collettività.

«Molte aziende agricole del territorio continuano a basarsi su modelli produttivi intensivi e fortemente dipendenti da fertilizzanti e fitofarmaci. Quali passi concreti Coldiretti Rovigo sta promuovendo per favorire una vera transizione verso pratiche agroecologiche e meno impattanti?»

L’agricoltura italiana è tra le più rigide al mondo per normative e disciplinari di produzione a garanzia della salute dei consumatori. E i nostri produttori sono pienamente consapevoli di questo. Il tema ritengo riguardi piuttosto tutte le importazioni da Paesi che non rispettano le nostre stesse regole, usando prodotti da noi vietati da decenni: chiediamo quindi sempre con più forza trasparenza e tracciabilita, a tutela nostra e dei cittadini.

«Il delta del Po e le aree circostanti soffrono di inquinamento delle acque e perdita di biodiversità. Ritiene che le politiche agricole locali, anche sostenute da Coldiretti, abbiano fatto abbastanza per prevenire questi danni ambientali? Se no, cosa dovrebbe cambiare?»

La presenza di un agricoltore nel nostro Delta è garanzia di custodia e mantenimento del territorio. Bisogna allargare lo spettro a tutto il bacino Padano che “scarica” in Po le attività di diverse regioni d’Italia. Noi stiamo agendo per preservarlo anche da grandi criticità come cuneo e subsidenza che lo espongono a grandi rischi: occorrono investimenti e risorse cospicue per mantenere un patrimonio

ambientale unico in Italia.

«L’installazione di grandi impianti fotovoltaici a terra solleva dubbi sull’uso del suolo agricolo. Come pensa Coldiretti Rovigo si possa conciliare la produzione di energia rinnovabile con la salvaguardia della vocazione agricola e paesaggistica del Polesine?»

Mettendo il fotovoltaico sui tetti delle nostre aziende; come abbiamo fatto usando anche in ambito Pnrr. E replicando il modello su ogni copertura possibile, evitando il più possibile il fotovoltaico a terra. Oggi avanza anche l’agrivoltaico, che coniuga una coltivazione sottostante; chiediamo quindi al legislatore, nazionale e regionale, regole chiare per preservare la potenzialità agro-alimentare ed evitare ogni forma di speculazione a danno dell’agricoltura.

Sara Busato

Slitta di due mesi la riapertura dell’Ecocentro

L’Ecocentro di viale Risorgimento ad Adria dovrà attendere ancora qualche settimana prima di tornare operativo. La riapertura, inizialmente prevista per metà ottobre, è slittata di altri due mesi. La struttura è interessata da una serie di interventi di adeguamento e ristrutturazione richiesti dalle nuove normative ambientali. Nel frattempo, per il conferimento dei rifiuti urbani — con l’eccezione della frazione verde e dei materiali non previsti — i cittadini possono rivolgersi agli altri centri di raccolta del Polesine. Fino alla fine dell’anno, per il solo verde, resta attivo

l’eco-compattatore nel piazzale di via Pertini Il progetto di riqualificazione, dal valore complessivo di oltre 721 mila euro, è finanziato interamente con fondi del Pnrr e punta a trasformare il sito in un impianto moderno, sicuro e sostenibile. Il nuovo Ecocentro sarà anche digitalizzato: l’accesso avverrà tramite tessera sanitaria del titolare Tari, collegata al sistema informatico di Ecoambiente, mentre un impianto di videosorveglianza garantirà la sicurezza dell’area. In chiave green, la tettoia ospiterà pannelli fotovoltaici che renderanno la struttura energeticamente autonoma,

alimentando pesa, illuminazione e sistemi di gestione. La gestione resta in capo a Ecoambiente, che nel 2021 ha assunto la conduzione di tutti i centri di raccolta del territorio rodigino. Il diritto di superficie, concesso dal Comune fino al 2050, ha reso possibile l’accesso ai finanziamenti nazionali. Dopo anni di attesa e passaggi amministrativi, l’Ecocentro di Adria si prepara dunque a riaprire i cancelli in una veste completamente rinnovata, pronta a diventare uno dei punti di riferimento più avanzati del territorio polesano per la gestione sostenibile dei rifiuti. (s.b.)

Carlo Salvan, presidente di Coldiretti Rovigo, sottolinea come ogni metro quadro perso rappresenti una perdita per l’agroalimentare locale e evidenzia la necessità di politiche mirate al consumo di suolo zero, per garantire sicurezza idraulica e sostenibilità a lungo termine

Carlo Salvan

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

a pag. 23

C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

La sostenibilità non può restare uno slogan: servono coerenza politica, regole certe e procedure snelle. Fontaniva prova a fare da apripista

Cittadella accoglie il talento dell’hockey Riccardo Dal Ben: “E una scelta di cuore”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

L’Amministrazione Comunale di Carmignano di Brenta ha acquistato l’immobile disabitato per realizzare un parcheggio

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 13
Servizio

Transizione energetica/1. Gli operatori chiedono trasparenza e un quadro normativo stabile

Energia dal campo: biometano e fotovoltaico spingono l’agricoltura verde e sostenibile

L a transizione ecologica è ormai una strada obbligata, ma non priva di ostacoli. In Veneto, il mondo agricolo si trova nel mezzo di un cambiamento profondo, tra l’urgenza di ridurre le emissioni e la necessità di difendere il reddito delle imprese. Il riscaldamento globale mostra già i suoi effetti, e anche l’agricoltura, responsabile di una quota delle emissioni di gas serra, è chiamata a fare la sua parte. Tra le opportunità per coniugare sostenibilità e sviluppo ci sono i crediti di carbonio, strumenti che permettono di ottenere benefici economici adottando pratiche agricole in grado di assorbire o ridurre la CO . Ma il sistema resta fragile. La mancanza di regole condivise a livello nazionale e comunitario, insieme alla confusione tra schemi pubblici e privati, ne frena la credibilità. Dopo una fase di crescita, il mercato volontario dei crediti di carbonio ha subito un brusco rallentamento a causa

delle criticità emerse nei meccanismi di certificazione. Gli operatori chiedono ora un quadro normativo trasparente, in grado di restituire fiducia e concretezza. Sul fronte economico, preoccupano anche le scelte dell’Unione Europea e i tagli previsti alla nuova Politica Agricola Comune. Una riduzione delle risorse che rischia di vanificare gli investimenti fatti in questi anni nel biogas e nel biometano, settori che in Veneto hanno conosciuto un vero boom. Dal 2019 gli impianti agricoli sono più che raddoppiati, segno della capacità delle aziende di innovare e di credere nelle energie rinnovabili. Dietro i numeri, però, si nascondono difficoltà reali: burocrazia, ritardi nelle autorizzazioni e incertezza normativa. Gli agricoltori chiedono procedure più snelle e il riconoscimento del valore ambientale del digestato, elemento chiave dell’economia circolare. Buone notizie arrivano dal rifinan-

ziamento della misura Pnrr dedicata al biometano e dalla recente decisione dell’Agenzia delle Entrate che evita penalizzazioni fiscali per chi produce energia da fonti agroforestali. Anche il fotovoltaico è al centro del dibattito. Bene le fonti rinnovabili, ma non a scapito dei terreni agricoli. Dopo il boom degli impianti a terra, il Veneto ha approvato nel 2022 una norma regionale per limitarne la proliferazione e tutelare il paesaggio agrario. La direzione è chiara: favorire

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Vene-

zia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione

l’installazione di pannelli sui tetti di stalle, magazzini e strutture rurali, incentivando l’autoconsumo e preservando il suolo produttivo.

Sul piano ambientale, l’agricoltura veneta vuole dimostrare di essere parte della soluzione, non del problema. È un settore che ha già adottato pratiche virtuose e che può contribuire in modo decisivo alla qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni, purché riceva strumenti adeguati, certezze normative e un sostegno coerente.

e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

Il futuro dell’agricoltura veneta si gioca su un equilibrio delicato: produrre cibo di qualità, energia pulita e sostenibilità senza compromettere la competitività delle aziende. Perché la transizione ecologica, avvertono gli agricoltori, non può essere solo uno slogan: servono coerenza politica, regole chiare e scelte coraggiose. Solo così la sostenibilità potrà diventare un’opportunità e non un peso per chi lavora la terra.

Transizione energetica/1. In programma anche la piantumazione di alberi e manutenzione del verde

Fontaniva prova a fare da apripista e scommette sulla nuova CER

Fontaniva guarda al futuro e all’energia pulita con un progetto ambizioso: la nascita della Comunità Energetica Rinnovabile (Cer), un’iniziativa che mette insieme istituzioni, cittadini e aziende per produrre e condividere energia elettrica da fonti rinnovabili sul territorio comunale. “In tema di transizione energetica, credo che l’iniziativa più importante che abbiamo attuato sia quella della costituzione della Cer”, spiega il sindaco Alberto Trento, sottolineando come il progetto rappresenti “l’inizio di un’iniziativa locale che concorre al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità perseguiti a livello nazionale”.

Il Comune ha avviato il percorso nel gennaio 2024, partecipando al bando regionale PR Veneto FESR 2021-2027 Azione 2.2.1 “Comunità Energetiche”, dedicato a soggetti pubblici, aree abitative e portuali. L’esito del bando, comunicato nell’agosto 2024, ha visto Fontaniva assegnatario di un contributo di 29.963,20, grazie all’alto punteggio ottenuto, 92 su 100. Il progetto iniziale prevedeva la collaborazione di tre enti: Comune, Ater e Parrocchia di Fontaniva, con il Comune come Prosumer, ossia produttore e consumatore di energia. Gli impianti fotovoltaici previsti, per un totale di 119 kWp e una produzione stimata di 146 MWh, saranno installati su cinque edifici pubblici: Biblioteca-Municipio, Scuola Secondaria L.B. Al-

berti, Scuola Primaria C. Battisti, Centro Anziani Padre O. Nicolini e Cimitero di Fontaniva. “A questi interventi si aggiunge il tema dell’efficientamento dell’illuminazione pubblica», continua Trento, «e in passato abbiamo provveduto al relamping di tutti i plessi scolastici, migliorando già l’efficienza energetica del patrimonio comunale”. Ma la Cer non è solo produzione di energia: il progetto mira anche a generare ricadute sociali e ambientali. Tra gli obiettivi sociali figurano l’istituzione di un fondo per le famiglie in difficoltà nella bolletta elettrica, il sostegno a progetti per giovani e anziani e iniziative di cooperazione sociale per rafforzare il senso di comunità. Sul fronte ambientale, parte dei ricavi potrà finanziare la piantumazione di alberi, la manutenzione del verde, interventi di efficientamento energetico degli edifici pubblici e l’installazione di colonnine di ricarica in punti strategici del Comune. “Questa prima configurazione della Cer risulta sbilanciata verso la produzione nel periodo estivo”, spiega Trento, “ma nei mesi invernali sarà necessario coinvolgere più impianti e soggetti Consumer, come Seta Polymers, per soddisfare la domanda e sfruttare al meglio le capacità di assorbimento”. Il sindaco sottolinea anche l’importanza della partecipazione dei cittadini: “Oltre alla produzione, è fondamentale aumentare il numero di cittadini e imprese coinvolti.

Questo passaparola permetterà alla Cer di crescere in termini di consumi e produzione, raggiungendo l’intera popolazione se estenderemo il progetto ad altre cabine primarie del territorio”. Il percorso avviato da Fontaniva è dunque un esempio di come un piccolo Comune possa diventare protagonista della transizione energetica, unendo innovazione, sostenibilità e partecipazione comunitaria. “Il nostro obiettivo”, conclude Trento, “è rendere l’energia pulita una risorsa accessibile a tutti e trasformare la sostenibilità ambientale in un valore concreto per la cittadinanza”. Con la Cer, Fontaniva non solo riduce l’impatto ambientale, ma crea un modello replicabile di gestione dell’energia locale, che combina efficienza, inclusione sociale e innovazione tecnologica. Una sfida che il Comune ha deciso di affrontare con determinazione, guardando al futuro e alle nuove generazioni.

Franchin

Legambiente presenta la bussola per un Veneto più verde e giusto

“La crisi climatica non è un fenomeno passeggero, ma una condizione permanente che impone un cambiamento profondo e condiviso”, afferma Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, presentando il documento “Veneto 2030: La Bussola di Legambiente per un Veneto carbon free”. Si tratta di una proposta strategica articolata in dieci priorità per orientare la regione verso un modello di sviluppo sostenibile e a basse emissioni. “I prossimi cinque anni - sottolinea Lazzaro - saranno decisivi per il futuro ambientale ed

economico del Veneto. Il nostro documento non vuole essere una denuncia, ma una visione concreta per un territorio più competitivo, resiliente e giusto, dove la tutela dell’ambiente e delle comunità locali diventi parte integrante delle scelte politiche ed economiche”. Le linee d’azione individuate toccano anche le Terme Euganee un’area cruciale per la transizione verde: riduzione delle emissioni climalteranti, investimenti nelle energie rinnovabili, sostegno all’economia circolare, promozione della mobilità sostenibile, stop

al consumo di suolo, contrasto all’inquinamento e salvaguardia della biodiversità. Centrale anche il tema dell’agricoltura innovativa e della decarbonizzazione del comparto industriale, per un’economia più pulita e competitiva. “La transizione ecologica - conclude Lazzaro - è la nostra più grande opportunità di sviluppo. Chiediamo a tutte le forze politiche di mantenere alta l’attenzione su una decarbonizzazione rapida, equa e sostenibile: solo così potremo costruire un futuro rinnovabile, solidale e di pace”.

Il progetto, nato nel gennaio 2024, punta a ridurre i costi energetici e creare un modello replicabile per altre amministrazioni locali

Bronchiolite nei neonati, partita con successo la prevenzione gratuita nell’Ulss 8 Berica

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

segue a pag.23

C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME

INIZIATIVE

Cittadini e artigiani uniti nella sfida: dai volontari che ripuliscono le rive del Brenta alle imprese che scelgono energie rinnovabili e risparmio energetico

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Il ministro della Giustizia annuncia l’apertura entro il 2028 ma dal capoluogo berico arriva lo stop del comitato

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano

>direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio

Transizione ecologica/1. Cittadini, volontari e Comune chiamati a un patto

A Bassano più plastica che pesci entro il 2050

E

ntro il 2050 nei mari potrebbe esserci, in peso, più plastica che pesci. Una previsione che fotografa un disastro già in corso, alimentato per l’80% dai rifiuti che dai fiumi finiscono in mare. In Italia, un monitoraggio su dodici corsi d’acqua ha rilevato che l’87% dei materiali galleggianti è plastica, in gran parte monouso. Un fenomeno che non solo inquina, ma mina la credibilità degli sforzi di transizione ecologica. Nonostante campagne e divieti, l’abbandono continua e i controlli restano fragili. In questo vuoto si inserisce l’associazionismo, che supplisce dove le politiche ambientali arrancano. Plastic Free Onlus, nata nel 2019, è oggi una delle realtà più attive nella lotta contro l’inquinamento da plastica, con una rete capillare di volontari e iniziative in tutta

Italia. Lavorano lontano dai riflettori, ma con risultati concreti. Il gruppo locale di volontari attivo a Bassano porta avanti da mesi un impegno costante per la tutela dell’ambiente: raccolte periodiche, incontri nelle scuole e sensibilizzazione dei cittadini. “Dall’inizio dell’anno – racconta Antonio Pagliuca, referente del gruppo – abbiamo organizzato sei incontri sul territorio, coinvolgendo quindici volontari e numerosi cittadini sensibili al tema. Finora abbiamo raccolto 500 chili di rifiuti e 400 grammi di mozziconi di sigaretta. La zona più problematica resta quella della stazione, dove troviamo sempre molti rifiuti”. Nonostante l’entusiasmo, le difficoltà non mancano. “Spesso ci troviamo in difficoltà nell’organizzare le iniziative – spiega Pagliuca – per la

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di

Venezia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio,

innovazione e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

mancanza di aiuti concreti che possano supportare il lavoro dei volontari”. Da qui nasce la proposta di un dialogo strutturato con l’amministrazione comunale. “Vorremmo instaurare un rapporto di collaborazione con il Comune, magari attraverso la stipula di un protocollo d’intesa – aggiunge il referente – un vero e proprio patto che consenta di snellire gli iter burocratici, favorire le attività di volontariato e avvicinare l’ente ai cittadini impegnati nella tutela ambientale”. Tra le idee per il futuro, anche quella di installare distributori d’acqua pubblici sul territorio bassanese. “Sarebbe un piccolo ma importante gesto – conclude Pagliuca – per dire finalmente stop alla plastica monouso”.

Sara Busato

Transizione ecologica /2. Più formazione e migliaia di green jobs ma forte difficoltà a reperire competenze

Aziende artigiane sempre più green Rimane il nodo competenze

L a transizione green entra nelle aziende artigiane. Da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Vicenza emerge che nel 2024 quasi 3 imprese vicentine su 10, pari al 28,2%, hanno investito in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e/o minor impatto ambientale, quota in crescita di 2,3 punti percentuali rispetto al 2023. Nel settore manifatturiero, spesso inserito in filiere di valore, la quota sale al 33,2%, ovvero 5 punti percentuali in più rispetto al totale economia. Inoltre, le imprese manifatturiere mostrano anche un maggiore dinamismo: nel 2023 la quota di imprese del settore che aveva fatto investimenti i al 27,6%, aumentando quindi di 5,6 punti percentuali nel 2024. Dal confronto con il dato regionale e nazionale emerge inoltre che la provincia berica mostra quote più elevate per tutte le azioni di sostenibilità ambientale rispetto alla media veneta e italiana, con l’unica eccezione per l’utilizzo di materie prime secondarie dove Vicenza rileva una quota di 1,3 punti percentuali inferiori rispetto al dato del Veneto (27,3%). “Confartigianato Imprese Vicenza ha dato vita al suo interno ad un hub che riunisce tutte le professionalità in grado di accompagnare le aziende in questo cammino, senza dimenticare la comunità energetica A-Certa e la collaborazione con Banca delle Terre Venete Credito Cooperativo, parte del Gruppo BCC ICCREA per offrire agli associati opportunità di assistenza e la possibilità di accedere a finanziamenti articolati in modo da tenere in considerazione le esigenze delle piccole imprese”, ricorda il Presidente del Raggruppamento Confartigianato Bassano del Grappa, Sandro Venzo. In poco più di un anno A-Certa conta più di 500 i soci aderenti tra produttori e consumatori di energia, 300 impianti fotovoltaici la maggior parte dei quali riceveranno il contributo a fondo perduto del 40% del Pnrr in scadenza il 30 novembre, a conferma della bontà dell’iniziativa. 300 impianti equivalgono a 35 megawattora e quindi un investimento di circa 35 milioni di euro.

Circa una decina di milioni di euro che arriveranno nel territorio dal contributo previsto e questo ci conferma la bontà dell’iniziativa . Numeri che parlano dell’interesse verso la sostenibilità, tra l’altro sempre più elemento essenziale per restare nelle filiere di valore e per la valutazione da parte degli istituti di credito delle richieste di finanziamenti, e che si traducono anche in ricerca di nuove competenze da inserire in azienda. Per quanto riguarda la formazione, infatti, nel 2024, 3 imprese vicentine su 10, pari al 29,5%, hanno effettuato attività di formazione in ambito di transizione green e sostenibilità ambientale. La propensione alla formazione delle imprese vicentine è superiore, di 2,2 punti percentuali, alla media veneta (27,3%), ma inferiore, di 1,1 punti, alla media italiana, che è pari a 30,6%. Tuttavia, in un anno la quota di imprese che fanno formazione in ambito green è salita a Vicenza di ben 3,4 punti, dal 26,1% del 2023, mentre a livello regionale e nazionale ci sono state variazioni minime, rispettivamente +0,3 punti percentuali e -0,1 punto. “Le attività svolte dalle imprese nei processi di transizione green hanno la necessità di conciliarsi con adeguati livelli di performance economica delle imprese. Accanto, quindi, ad un adeguato livello di investimenti, c’è bisogno di competenze specifiche da inserire in azienda per ottimizzare al meglio processi e investimenti”, prosegue Venzo. Risorse umane quindi che anche in questo settore scarseggia-

no. Nel 2024 le imprese vicentine hanno programmato 32.360 entrate di green jobs pari al 41% delle entrate totali, la quota più elevata tra le province venete, a fronte di una media regionale del 35,2% e nazionale del 34,3%. Tuttavia, presentano una difficoltà di reperimento di tali figure del 60,3%, quota di 6,4 punti percentuali superiore alla difficoltà del totale entrate programmate. “La transizione ambientale non riguarda solo le attività specifiche dei green jobs, ma coinvolge in maniera consistente anche altre mansioni alle quali si chiedono comunque competenze specifiche in ambito green”, aggiunge Venzo. Delle 78.970 entrate previste dalle imprese vicentine, infatti, per 47.010 si ritiene necessaria per la professione la competenza per la gestione di prodotti o tecnologie green, pari al 59,5% delle entrate previste, quota sostanzialmente in linea con la media regionale (59,2%) e nazionale (60,0%). Tuttavia, di queste 47.010 entrate con competenze green oltre la metà (54,5%) risulta di difficile reperimento, valore di appena 0,6 punti percentuali più alto della difficoltà di reperimento generale, ma di ben 5,0 punti superiore al dato nazionale. Le competenze green richieste dalle imprese non riguardano solo profili tecnici o con elevata specializzazione, ma anche gli operai specializzati e conduttori di impianti o macchinari, figure essenziali per il comparto manifatturiero e delle micro e piccole imprese.

Sara Busato

La transizione green sta coinvolgendo sempre più le imprese artigiane vicentine: nel 2024 il 28,2% ha investito in tecnologie a minor impatto ambientale (+2,3 punti rispetto al 2023), con una quota che nel manifatturiero sale al 33,2%. Vicenza mostra valori superiori alle medie veneta e nazionale per quasi tutti gli indicatori di sostenibilità

Sandro Venzo

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

della Bassa Padovana

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

TRANSIZIONE ENERGETICA,

A Monselice la comunità energetica è una chimera, il mondo ambientalista chiede maggiore attenzione, a Este debutta la prima CER nel segno del sociale

A MONSELICE RINASCE IL CINEMA CORALLO

Un progetto condiviso tra parrocchia, gestori e cittadini per restituire alla comunità un luogo dove cultura, emozioni e relazioni si intrecciano

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 11
Servizio a pag.

Transizione energetica/1. L’analisi del gruppo “Monselice, ambiente e società”, sulla situazione nella Bassa Padovana

“Monselice in ritardo sulla comunità energetica, occasione persa per aiutare chi è in difficoltà”

“Al fotovoltaico a terra già destinati 28 ettari e mezzo e la Regione non ha ancora validato la mappatura delle aree agricole di pregio da preservare dai pannelli”

Il dibattito sulla transizione energetica è più acceso che mai a Monselice e nella Bassa Padovana in generale, dove i temi ambientali sono particolarmente sentiti perché si incrociano con le attività presenti sul territorio e le prospettive di sviluppo. Ad intervenire è il gruppo “Monselice, ambiente e società” protagonista sulla scena politica proprio sui temi legati alla sostenibilità ambientale e alla transizione ecologica.

“Siamo favorevoli alle energie rinnovabili prodotte da pannelli fotovoltaici, - premette il consigliere comunale Francesco Miazzi - pale eoliche, impianti idroelettrici e geotermici: sono strumenti indispensabili per affrontare la crisi energetica causata dall’uso dei combustibili fossili. Tuttavia, come in tutte le scelte strategiche, servono equilibrio, pianificazione e lungimiranza. La transizione energetica è una sfida decisiva che richiede

Crisi

visione, coraggio e responsabilità amministrativa. Nella Bassa Padovana, e in particolare a Monselice, constatiamo invece una preoccupante inerzia. Nonostante le numerose sollecitazioni, interpellanze e proposte avanzate negli ultimi anni, l’attuale amministrazione continua a non muoversi: ad oggi non è stata ancora costituita una Comunità Energetica Rinnovabile (CER). Si tratta di un ritardo grave, che priva Monselice di uno strumento fondamentale per la produzione e la condivisione di energia pulita, facendoci perdere opportunità concrete legate ai fondi del PNRR e ai programmi regionali. Non attuando questo percorso che potrebbe avere inoltre una matrice solidale, toglie la possibilità di rispondere ai bisogni delle famiglie in povertà energetica”.

Secondo Miazzi Monselice e la Bassa Padovana meritano una politica energetica moderna, par-

tecipata e rispettosa del territorio. “L’attuale amministrazione non può continuare a ignorare questa urgenza - aggiunge il consigliere -. È tempo di passare dalle parole ai fatti e di avviare finalmente una Comunità Energetica Rinnovabile che unisca cittadini, imprese e istituzioni in un progetto comune di futuro sostenibile.

Suona quasi come una beffa il fatto che, nel frattempo, a Monselice siano già destinati 28,5 ettari di suolo agricolo a impianti fotovoltaici a terra: un impianto autorizzato di 16 ettari in via Rovigana e richieste per ulteriori 10 ettari in via Ronchi e 2,5 ettari in via Erbacè. La normativa regionale non aiuta, e i Comuni faticano a sviluppare una visione d’insieme. Non è un caso che il Veneto sia la seconda regione in Italia per ettari di suolo agricolo sottratti alla campagna”. La Provincia di Padova, nel 2023, ha mappato le aree agricole non di pregio, vale a dire le aree produttive in cui potenzialmente si possono installare pannelli fotovoltaici, concentrandole in larga parte proprio nella Bassa Padovana. “A distanza di quasi due anni,

- ricorda il consigliere - la Regione Veneto non ha ancora validato questa mappatura e, nel frattempo, continuano ad arrivare progetti collocati in aree che la stessa Provincia definisce “di pregio”. È così che nella provincia di Padova, dove si contano una ventina di grandi progetti per oltre 200 ettari complessivi, la maggior parte risulta concentrata proprio nella Bassa Padovana, coinvolgendo Comuni come Este, Barbona, Boara Pisani, Borgo Veneto, Anguillara Veneta, Agna, Bagnoli di Sopra, Masi, Arre, Correzzola, Sant’Urbano, Sant’Elena, Casale di Scodosia e Piacenza d’Adige, solo per citarne alcuni”. Il mondo ambientalista della Bassa Padovana è consapevole che la transizione debba essere davvero sostenibile: “Ecco perché non può passare attraverso impianti a biogas o biometano, - chiarisce Miazzi - che comportano impatti ambientali rilevanti e rischiano di compromettere la qualità della vita nelle nostre campagne. Allo stesso modo, siamo contrari al solare a terra, che consuma suolo agricolo fertile, una risorsa preziosa e non rinnovabile.

climatica, condizione permanente da non sottovalutare “Un futuro carbon free è possibile anche nel nostro territorio”

“La crisi climatica non è un fenomeno passeggero, ma una condizione permanente che impone un cambiamento profondo e condiviso”, afferma Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, presentando il documento “Veneto 2030: La Bussola di Legambiente per un Veneto carbon free”. Si tratta di una proposta strategica articolata in dieci priorità per orientare la regione verso un modello di sviluppo sostenibile e a basse emissioni. “I prossimi cinque anni - sottolinea Lazzaro - saranno decisivi per il futuro ambientale ed

economico del Veneto. Il nostro documento non vuole essere una denuncia, ma una visione concreta per un territorio più competitivo, resiliente e giusto, dove la tutela dell’ambiente e delle comunità locali diventi parte integrante delle scelte politiche ed economiche”. Le linee d’azione individuate toccano anche le Terme Euganee un’area cruciale per la transizione verde: riduzione delle emissioni climalteranti, investimenti nelle energie rinnovabili, sostegno all’economia circolare, promozione della mobilità sostenibile, stop al

L’energia pulita può e deve essere sviluppata sui tetti, sui capannoni, sugli edifici pubblici e nelle aree produttive dismesse: qui il fotovoltaico può crescere senza sottrarre territorio e diventare davvero un motore di innovazione, risparmio e autonomia per la comunità. Altre risorse importanti possono venire dalla geotermia e da un utilizzo responsabile dell’acqua termale”, conclude l’esponente ambientalista.

Nicola Stievano

consumo di suolo, contrasto all’inquinamento e salvaguardia della biodiversità. Centrale anche il tema dell’agricoltura innovativa e della decarbonizzazione del comparto industriale, per un’economia più pulita e competitiva. “La transizione ecologica - conclude Lazzaro - è la nostra più grande opportunità di sviluppo. Chiediamo a tutte le forze politiche di mantenere alta l’attenzione su una decarbonizzazione rapida, equa e sostenibile: solo così potremo costruire un futuro rinnovabile, solidale e di pace”. (n.s.)

Nel marasma delle norme e della burocrazia a Este muove i primi passi la CER

Este recupera terreno sul fronte della transizione energetica: l’estate scorsa è nata la Comunità Energetica Rinnovabile Atheste. La firma dell’atto costitutivo si è tenuta al Centro servizi per anziani Santa Tecla di Este, struttura che ha giocato un ruolo cruciale nella genesi del progetto. La necessità di una soluzione in questo senso è emersa con forza a fine 2024, in risposta all’impennata dei costi elettrici registrata nel 2022. La crisi energetica aveva messo in seria difficoltà la sostenibilità del Centro Santa Tecla, con un aumento dei costi notevole. Di fronte all’impossibilità di rinunciare al teleriscaldamento, il Consiglio di amministrazione ha individuato nella fonte fotovoltaica la strada da percorrere. L’impianto previsto per coprire i consumi estivi della struttura è destinato a generare un significativo surplus di energia, stimato in circa 500 mila kWh/anno, ed è proprio questa eccedenza produttiva che ha aperto la strada alla CER Atheste. La Comunità, sfruttando gli incentivi del GSE per l’energia condivisa, potrebbe generare un contributo annuo di 50 mila euro. Questa importante risorsa non sarà semplicemente un risparmio in bolletta, ma verrà destinata a finanziare progetti sociali a beneficio dei membri della comunità. Il nucleo fondatore della CER è costituito da importanti realtà del territorio, tra cui: Istituto Santa Tecla, Comune di Este, Numerose parrocchie del

territorio, Fondazione Irea Morini Pedrina.

“Il Comune di Este ha aderito alla Cer della S.Tecla con convinzione - commenta l’assessore Beatrice Andreose -. Non è da escludere che, qualora ci siano altre opportunità, si possa aderire ad altre Cer. Queste soluzioni rappresentano infatti una indiscussa e democratica opportunità, finalmente realizzabile nel nostro Paese, di uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili partendo dal basso e dare gambe alla transizione energetica”.

Intanto anche il mondo ambientalista si sta organizzando: “Stiamo valutando le soluzioni da adottare - spiega Renato Romito, del gruppo L’Altra Este e del coordinamento delle associazioni ambientaliste - di fronte

al marasma delle Cer nazionali vanno privilegiate le iniziative dal territorio e le piccole Cer. Come associazioni ambientaliste vorremmo che il nostro lavoro e i ricavi fossero investiti nel sociale, aiutare le famiglie a pagare le bollette. Il dibattito è aperto, l’interesse non manca e l’amministrazione comunale è attenta a questo tema, che è nel nostro Dna. Il dibattito è aperto e sicuramente ne nascerà qualcosa, ma serve ancora del tempo per valutare bene il da farsi. In ogni caso va favorito lo sviluppo di piccoli impianti sui tetti di case e aziende, in modo da evitare i pannelli a terra, vanno coinvolti i giovani nella gestione delle CER, purché siano legate al territorio e attente all’aspetto sociale”.

Nicola Stievano

Tra le tante proposte dei grandi gruppi energetici si fanno strada le iniziative locali, quella del Centro servizi anziani di Este ha già raccolto le adesioni di Comune, parrocchie, Irea Morini Pedrina, Istituto

Dal 1850 ad oggi la temperatura in provincia di Padova si è alzata, in media, di 1,55 gradi a causa delle emissioni di gas serra. “Ora o mai più, siamo chiamati ad invertire la tendenza”, ha sottolineato il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato, in occasione del convegno “Crediti di carbonio in agricoltura. Cogliere le opportunità senza generare illusioni”. “Al fine di evitare scenari catastrofici – ha osservato

il ricercatore dell’Ispra, Lorenzo Ciccarese – entro la fine del secolo, a livello globale, siamo tenuti a rimanere entro i 2 gradi di aumento delle temperature. Ovvero, è necessario centrare l’obiettivo di emissioni zero al 2050”. L’8,4% delle stesse emissioni sono riconducibili al comparto del primario. “I crediti di carbonio permettono agli agricoltori di guadagnare denaro o ottenere dei vantaggi economici attraver-

so pratiche agricole virtuose in grado di ridurre le stesse emissioni di gas serra nell’atmosfera”. Questa buona prassi, però, non è ancora stata normata in via ufficiale. “Il quadro non è chiaro – ha precisato il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini –Attualmente, sul mercato sono presenti delle proposte di crediti di carbonio governati da schemi nazionali, regole comunitarie e da soggetti privati”.

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

del Camposampierese Est

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Nuova stagione al “Verdi”: “Ogni storia ha il suo inizio”, si alza il sipario su opere e protagonisti pag. 18

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME

BUROCRAZIA

PARTONO LE PRIME INIZIATIVE

La sostenibilità non può restare uno slogan: servono coerenza politica, regole certe e procedure snelle

Il Comune acquista e mette a disposizione lo storico ambulatorio del paese, garantendo la presenza del nuovo medico e una sede per chi verrà dopo

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
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Transizione Energetica/1. Gli operatori chiedono trasparenza e un quadro normativo stabile

Energia dal campo: biometano e fotovoltaico spingono l’agricoltura verde

L a transizione ecologica è ormai una strada obbligata, ma non priva di ostacoli. In Veneto, il mondo agricolo si trova nel mezzo di un cambiamento profondo, tra l’urgenza di ridurre le emissioni e la necessità di difendere il reddito delle imprese. Il riscaldamento globale mostra già i suoi effetti, e anche l’agricoltura, responsabile di una quota delle emissioni di gas serra, è chiamata a fare la sua parte. Tra le opportunità per coniugare sostenibilità e sviluppo ci sono i crediti di carbonio, strumenti che permettono di ottenere benefici economici adottando pratiche agricole in grado di assorbire o ridurre la CO . Ma il sistema resta fragile. La mancanza di regole condivise a livello nazionale e comunitario, insieme alla confusione tra schemi pubblici e privati, ne frena la credibilità. Dopo una fase di crescita, il mercato volontario dei crediti di carbonio ha subito un brusco rallentamento a causa delle

criticità emerse nei meccanismi di certificazione. Gli operatori chiedono ora un quadro normativo trasparente, in grado di restituire fiducia e concretezza. Sul fronte economico, preoccupano anche le scelte dell’Unione Europea e i tagli previsti alla nuova Politica Agricola Comune. Una riduzione delle risorse che rischia di vanificare gli investimenti fatti in questi anni nel biogas e nel biometano, settori che in Veneto hanno conosciuto un vero boom. Dal 2019 gli impianti agricoli sono più che raddoppiati, segno della capacità delle aziende di innovare e di credere nelle energie rinnovabili. Dietro i numeri, però, si nascondono difficoltà reali: burocrazia, ritardi nelle autorizzazioni e incertezza normativa. Gli agricoltori chiedono procedure più snelle e il riconoscimento del valore ambientale del digestato, elemento chiave dell’economia circolare. Buone notizie arrivano dal rifinanziamento della misura

Pnrr dedicata al biometano e dalla recente decisione dell’Agenzia delle Entrate che evita penalizzazioni fiscali per chi produce energia da fonti agroforestali. Anche il fotovoltaico è al centro del dibattito. Bene le fonti rinnovabili, ma non

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema

economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili

di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere

a scapito dei terreni agricoli. Dopo il boom degli impianti a terra, il Veneto ha approvato nel 2022 una norma regionale per limitarne la proliferazione e tutelare il paesaggio agrario. La direzione è chiara: favorire l’installazione di pannelli

sui tetti di stalle, magazzini e strutture rurali, incentivando l’autoconsumo e preservando il suolo produttivo. Sul piano ambientale, l’agricoltura veneta vuole dimostrare di essere parte della soluzione, non del problema. È un settore che ha già adottato pratiche virtuose e che può contribuire in modo decisivo alla qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni, purché riceva strumenti adeguati, certezze normative e un sostegno coerente. Il futuro dell’agricoltura veneta si gioca su un equilibrio delicato: produrre cibo di qualità, energia pulita e sostenibilità senza compromettere la competitività delle aziende. Perché la transizione ecologica, avvertono gli agricoltori, non può essere solo uno slogan: servono coerenza politica, regole chiare e scelte coraggiose. Solo così la sostenibilità potrà diventare un’opportunità e non un peso per chi lavora la terra.

i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

Transizione Energetica/2. Le CER promuovono autoconsumo, innovazione e solidarietà

Energia condivisa: il Camposampierese guida la rivoluzione verde

L’energia può diventare un ponte tra cittadini, imprese e territorio. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) lo dimostrano, offrendo numerosi vantaggi: minori emissioni, risparmio, autonomia locale e nuove opportunità di collaborazione. Nel Camposampierese, cittadini, istituzioni e imprese stanno guidando una vera rivoluzione energetica, trasformando il territorio in un modello di sostenibilità e innovazione. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono un sistema di condivisione dell’energia, nato da una direttiva europea e recepito in Italia, che promuove l’autoconsumo collettivo e la produzione locale di energia pulita. Il loro punto di forza è la collaborazione tra cittadini, enti locali e imprese, che producono e consumano energia rinnovabile in modo condiviso, generando benefici economici, ambientali e sociali. Le CER contribuiscono a ridurre le emissioni di CO , a diminuire la dipendenza da fonti fossili e a diffondere buone pratiche di consumo responsabile, oltre a favorire l’autonomia locale e il reinvestimento degli incentivi in progetti a ricaduta sul territorio. Tutti possono partecipare, sia come consumatori sia come produttori, condividendo energia e benefici economici. Nelle CER, i cittadini diventano prota-

gonisti della gestione dell’energia, mettendo in sinergia pubblico e privato per stimolare investimenti, creare reti territoriali, favorire l’innovazione e generare valore collettivo. Nel Camposampierese, progetti innovativi stanno rivoluzionando il modo in cui il territorio produce, consuma e condivide energia. In particolare, è nata la comunità energetica Cerinsieme, promossa dalla Federazione dei Comuni del Camposampierese, con il patrocinio di ETRA, grazie al bando regionale della Regione del Veneto e al finanziamento del Programma FESR 2021-2027. Cerinsieme è particolarmente attiva nella promozione dell’iniziativa, con nove incontri pubblici già realizzati e numerose attività informative per coinvolgere cittadini, scuole, imprese e amministrazioni locali. Non solo diffonde conoscenze e buone pratiche di consumo energetico, ma crea anche una rete collaborativa capace di valorizzare le risorse locali e rafforzare l’autonomia energetica del territorio. “Ho costituito Cer Camposampierese con alcuni amici perchè credo fortemente ai vantaggi della transizione energetica e alla possibilità di condividere l’energia in loco” - ci racconta Antonio Arcarese, Presidente di Cer Camposampierese - “in questi giorni riceveremo un contributo,

grazie alla partecipazione ad un bando regionale dell’anno scorso, per cui siamo pronti ad svolgere iniziative sul territorio per farci conoscere. Già ora comunque siamo oltre una decina di soci, dei quali alcuni proprietari di impianti fotovoltaici. Aggiungo che una parte dell’incentivo lo utilizzeremo per finanziare delle iniziative benefiche sul territorio, per cui più siamo e meglio è!”. Quali sono le difficoltà a portare avanti l’iniziativa come semplici cittadini? “L’ostacolo più grande, per ora, è la capacità di spiegare in modo semplice i vantaggi di aderire alla Comunità energetica e poi la gestione dei rapporti con il GSE che sono complessi e richiedono tempistiche lunghe, in questo siamo supportati da una società specializzata, Cercreator Srl operativa a Padova. Invito quindi tutti i cittadini interessati a iscriversi inviando una mail a cercamposampierese@ gmail.com”. Sempre nel Camposampierese, e grazie al bando regionale, oltre a Cerinsieme sono nate la CER Camposampierese e la CER Graticolato Romano, segno tangibile di come il territorio abbia saputo cogliere la sfida lanciata dalla Regione Veneto, trasformandola in una rete virtuosa di comunità locali, protagoniste della transizione energetica ed ecologica.

Sara Busato

Plastic Free, la rete dei volontari che combatte la plastica nel Padovano

Entro il 2050 nei mari del mondo potrebbe esserci, in peso, più plastica che pesci. Un disastro già in corso: l’80% dei rifiuti arriva dai fiumi e in Italia l’87% dei materiali galleggianti è plastica, per lo più monouso. Nonostante campagne e divieti, l’abbandono continua e i controlli restano fragili. A colmare questo vuoto ci pensa il volontariato. Tra le realtà più attive c’è Plastic Free Onlus, nata nel 2019 e oggi presente in tutta Italia. Anche a Padova i volontari lavorano con costanza per la tutela dell’ambiente, organizzando raccolte, incontri nelle scuole e attività di sensibilizzazione. “A Camposampiero abbiamo

iniziato a instaurare un buon rapporto con l’amministrazione – racconta Roberta Antonello, referente provinciale di Plastic Free Padova –. Il nostro obiettivo è estendere la collaborazione a tutti i comuni del territorio, attraverso la stipula di un protocollo d’intesa che permetta di semplificare le procedure burocratiche e facilitare l’attività dei volontari. Sarebbe un modo per costruire un vero patto tra cittadini e istituzioni per la tutela dell’ambiente”. Ma l’impegno quotidiano non è privo di ostacoli. “Siamo ancora pochi rispetto all’estensione della provincia – aggiunge Antonello – e la quantità di rifiuti abbandonati

cresce più velocemente di quanto riusciamo a raccoglierli. Per questo abbiamo sempre bisogno di nuove energie e di persone disposte a dedicare un po’ del proprio tempo alla causa”. Tra le proposte per il futuro, anche quella di installare distributori pubblici d’acqua in città per ridurre l’uso di bottiglie in plastica. “Sarebbe un piccolo ma importante passo – conclude Antonello – per dire finalmente stop alla plastica monouso”. Un impegno silenzioso, quello di Plastic Free, che parte dal basso e dimostra come ogni gesto, anche piccolo, possa diventare una scelta concreta per un ambiente più pulito. (s.b.)

Cittadini, enti locali e aziende collaborano per ridurre le emissioni, condividere energia pulita e reinvestire gli incentivi in progetti sociali, costruendo insieme un futuro più autonomo e solidale

continua ancora: assieme andiamo AVANTI!

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

del Camposampierese Ovest

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

La sostenibilità non può restare uno slogan: servono coerenza politica, regole certe e procedure snelle

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Il costo complessivo stimato è di circa 40 mila euro, già previsto a bilancio

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi
Servizio

Transizione Energetica/1. Gli operatori chiedono trasparenza e un quadro normativo stabile

Energia dal campo: biometano e fotovoltaico spingono l’agricoltura verde e sostenibile

L a transizione ecologica è ormai una strada obbligata, ma non priva di ostacoli. In Veneto, il mondo agricolo si trova nel mezzo di un cambiamento profondo, tra l’urgenza di ridurre le emissioni e la necessità di difendere il reddito delle imprese. Il riscaldamento globale mostra già i suoi effetti, e anche l’agricoltura, responsabile di una quota delle emissioni di gas serra, è chiamata a fare la sua parte. Tra le opportunità per coniugare sostenibilità e sviluppo ci sono i crediti di carbonio, strumenti che permettono di ottenere benefici economici adottando pratiche agricole in grado di assorbire o ridurre la CO . Ma il sistema resta fragile. La mancanza di regole condivise a livello nazionale e comunitario, insieme alla confusione tra schemi pubblici e privati, ne frena la credibilità. Dopo una fase di crescita, il mercato volontario dei crediti di carbonio ha subito un brusco rallentamento a causa delle

criticità emerse nei meccanismi di certificazione. Gli operatori chiedono ora un quadro normativo trasparente, in grado di restituire fiducia e concretezza. Sul fronte economico, preoccupano anche le scelte dell’Unione Europea e i tagli previsti alla nuova Politica Agricola Comune. Una riduzione delle risorse che rischia di vanificare gli investimenti fatti in questi anni nel biogas e nel biometano, settori che in Veneto hanno conosciuto un vero boom. Dal 2019 gli impianti agricoli sono più che raddoppiati, segno della capacità delle aziende di innovare e di credere nelle energie rinnovabili. Dietro i numeri, però, si nascondono difficoltà reali: burocrazia, ritardi nelle autorizzazioni e incertezza normativa. Gli agricoltori chiedono procedure più snelle e il riconoscimento del valore ambientale del digestato, elemento chiave dell’economia circolare. Buone notizie arrivano dal rifinanziamento della misura

Pnrr dedicata al biometano e dalla recente decisione dell’Agenzia delle Entrate che evita penalizzazioni fiscali per chi produce energia da fonti agroforestali. Anche il fotovoltaico è al centro del dibattito. Bene le fonti rinnovabili, ma non

a scapito dei terreni agricoli. Dopo il boom degli impianti a terra, il Veneto ha approvato nel 2022 una norma regionale per limitarne la proliferazione e tutelare il paesaggio agrario. La direzione è chiara: favorire l’installazione di pannelli

Rinviare la transizione energetica costa caro: investire ora conviene

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema

economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili

di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere

i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

sui tetti di stalle, magazzini e strutture rurali, incentivando l’autoconsumo e preservando il suolo produttivo. Sul piano ambientale, l’agricoltura veneta vuole dimostrare di essere parte della soluzione, non del problema. È un settore che ha già adottato pratiche virtuose e che può contribuire in modo decisivo alla qualità dell’aria e alla riduzione delle emissioni, purché riceva strumenti adeguati, certezze normative e un sostegno coerente. Il futuro dell’agricoltura veneta si gioca su un equilibrio delicato: produrre cibo di qualità, energia pulita e sostenibilità senza compromettere la competitività delle aziende. Perché la transizione ecologica, avvertono gli agricoltori, non può essere solo uno slogan: servono coerenza politica, regole chiare e scelte coraggiose. Solo così la sostenibilità potrà diventare un’opportunità e non un peso per chi lavora la terra.

Transizione Energetica/2. Le CER promuovono autoconsumo, innovazione e solidarietà

Energia condivisa: il Camposampierese guida la rivoluzione con i cittadini

L’energia può diventare un ponte tra cittadini, imprese e territorio. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) lo dimostrano, offrendo numerosi vantaggi: minori emissioni, risparmio, autonomia locale e nuove opportunità di collaborazione. Nel Camposampierese, cittadini, istituzioni e imprese stanno guidando una vera rivoluzione energetica, trasformando il territorio in un modello di sostenibilità e innovazione. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) sono un sistema di condivisione dell’energia, nato da una direttiva europea e recepito in Italia, che promuove l’autoconsumo collettivo e la produzione locale di energia pulita. Il loro punto di forza è la collaborazione tra cittadini, enti locali e imprese, che producono e consumano energia rinnovabile in modo condiviso, generando benefici economici, ambientali e sociali. Le CER contribuiscono a ridurre le emissioni di CO , a diminuire la dipendenza da fonti fossili e a diffondere buone pratiche di consumo responsabile, oltre a favorire l’autonomia locale e il reinvestimento degli incentivi in progetti a ricaduta sul territorio. Tutti possono partecipare, sia come consumatori sia come produttori, condividendo energia e benefici economici. Nelle CER, i cittadini diventano prota-

gonisti della gestione dell’energia, mettendo in sinergia pubblico e privato per stimolare investimenti, creare reti territoriali, favorire l’innovazione e generare valore collettivo. Nel Camposampierese, progetti innovativi stanno rivoluzionando il modo in cui il territorio produce, consuma e condivide energia. In particolare, è nata la comunità energetica Cerinsieme, promossa dalla Federazione dei Comuni del Camposampierese, con il patrocinio di ETRA, grazie al bando regionale della Regione del Veneto e al finanziamento del Programma FESR 2021-2027. Cerinsieme è particolarmente attiva nella promozione dell’iniziativa, con nove incontri pubblici già realizzati e numerose attività informative per coinvolgere cittadini, scuole, imprese e amministrazioni locali. Non solo diffonde conoscenze e buone pratiche di consumo energetico, ma crea anche una rete collaborativa capace di valorizzare le risorse locali e rafforzare l’autonomia energetica del territorio. “Ho costituito Cer Camposampierese con alcuni amici perchè credo fortemente ai vantaggi della transizione energetica e alla possibilità di condividere l’energia in loco” - ci racconta Antonio Arcarese, Presidente di Cer Camposampierese - “in questi giorni riceveremo un contributo,

grazie alla partecipazione ad un bando regionale dell’anno scorso, per cui siamo pronti ad svolgere iniziative sul territorio per farci conoscere. Già ora comunque siamo oltre una decina di soci, dei quali alcuni proprietari di impianti fotovoltaici. Aggiungo che una parte dell’incentivo lo utilizzeremo per finanziare delle iniziative benefiche sul territorio, per cui più siamo e meglio è!”. Quali sono le difficoltà a portare avanti l’iniziativa come semplici cittadini? “L’ostacolo più grande, per ora, è la capacità di spiegare in modo semplice i vantaggi di aderire alla Comunità energetica e poi la gestione dei rapporti con il GSE che sono complessi e richiedono tempistiche lunghe, in questo siamo supportati da una società specializzata, Cercreator Srl operativa a Padova. Invito quindi tutti i cittadini interessati a iscriversi inviando una mail a cercamposampierese@ gmail.com”. Sempre nel Camposampierese, e grazie al bando regionale, oltre a Cerinsieme sono nate la CER Camposampierese e la CER Graticolato Romano, segno tangibile di come il territorio abbia saputo cogliere la sfida lanciata dalla Regione Veneto, trasformandola in una rete virtuosa di comunità locali, protagoniste della transizione energetica ed ecologica.

Sara Busato

Plastic Free, la rete dei volontari che combatte la plastica nel Padovano

Entro il 2050 nei mari del mondo potrebbe esserci, in peso, più plastica che pesci. Un disastro già in corso: l’80% dei rifiuti arriva dai fiumi e in Italia l’87% dei materiali galleggianti è plastica, per lo più monouso. Nonostante campagne e divieti, l’abbandono continua e i controlli restano fragili. A colmare questo vuoto ci pensa il volontariato. Tra le realtà più attive c’è Plastic Free Onlus, nata nel 2019 e oggi presente in tutta Italia. Anche a Padova i volontari lavorano con costanza per la tutela dell’ambiente, organizzando raccolte, incontri nelle scuole e attività di sensibilizzazione. “A Camposampiero abbiamo

iniziato a instaurare un buon rapporto con l’amministrazione – racconta Roberta Antonello, referente provinciale di Plastic Free Padova –. Il nostro obiettivo è estendere la collaborazione a tutti i comuni del territorio, attraverso la stipula di un protocollo d’intesa che permetta di semplificare le procedure burocratiche e facilitare l’attività dei volontari. Sarebbe un modo per costruire un vero patto tra cittadini e istituzioni per la tutela dell’ambiente”. Ma l’impegno quotidiano non è privo di ostacoli. “Siamo ancora pochi rispetto all’estensione della provincia – aggiunge Antonello – e la quantità di rifiuti abbandonati

cresce più velocemente di quanto riusciamo a raccoglierli. Per questo abbiamo sempre bisogno di nuove energie e di persone disposte a dedicare un po’ del proprio tempo alla causa”. Tra le proposte per il futuro, anche quella di installare distributori pubblici d’acqua in città per ridurre l’uso di bottiglie in plastica. “Sarebbe un piccolo ma importante passo – conclude Antonello – per dire finalmente stop alla plastica monouso”. Un impegno silenzioso, quello di Plastic Free, che parte dal basso e dimostra come ogni gesto, anche piccolo, possa diventare una scelta concreta per un ambiente più pulito. (s.b.)

Le CER consentono di produrre e consumare localmente energia rinnovabile, generando benefici economici e ambientali e sostenendo iniziative sociali sul territorio

continua ancora: assieme andiamo AVANTI!

Diagnosi all’avanguardia nella lotta contro il cancro con la nuova apparecchiatura a Treviso

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

La transizione rischia di diventare un affare per pochi, mentre la politica locale cerca di recuperare trasparenza e controllo

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

È partito il cantiere per la nuova rotatoria all’incrocio tra la Sr 53 e via del Commercio, opera strategica per la sicurezza e la mobilità sostenibile NASCE LA ROTATORIA “DA BARBESIN”

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

AUTORIMESSA “ITALIA”

di Picello Antonio

• sanificazione della tua auto

• autoriparazioni diesel e benzina

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via Palù, 33/b tel. e fax 049 5384181 35026 Conselve (Pd) autorimessa.italia@tiscali.it

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio
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Transizione energetica/1. Crescono timori per paesaggio, suolo, biodiversità e scarsa informazione

Agrivoltaico a Sant’Andrea oltre il Muson: 13mila moduli sospesi, la frazione in rivolta

ASant’Andrea oltre il Muson, il verde delle campagne a sud della frazione potrebbe presto lasciare spazio a un mare di pannelli fotovoltaici. È qui, lungo via Cervan, ai confini con Loreggiola, che sorgerà un grande impianto agrivoltaico: oltre 13mila moduli solari sospesi a quattro metri d’altezza, distribuiti su 20 ettari di terreno agricolo. Una distesa di metallo e silicio capace di produrre fino a 9.700 kWp di energia elettrica, affidata alla società milanese Noricum srl, che ha già acquisito dai privati la disponibilità dei terreni attraverso contratti di diritto di superficie. A differenza dei tradizionali campi fotovoltaici, il sistema agrivoltaico prevede che i pannelli siano sollevati, consentendo di continuare la coltivazione del suolo sottostante, in questo caso frumento, soia e colza. In teoria, una coesistenza virtuosa tra produzione agricola ed energetica; in pratica, però, molti residenti temono un impatto ambientale e paesaggistico tutt’altro che trascurabile. Il progetto, che ha già ottenuto il via libera regionale con alcune prescrizioni – come

fasce arboree di mitigazione – richiederà la movimentazione di oltre 7.000 metri cubi di terreno. È proprio questa trasformazione, imponente per un territorio di vocazione agricola, ad aver acceso la miccia della preoccupazione. “Un progetto di enorme estensione preoccupa la popolazione in termini ambientali, di tenuta del territorio e di traffico pesante durante i lavori, stimati in 27 settimane – spiega il comitato frazionale di Sant’Andrea –. Un territorio agricolo si vede trasformato in territorio a consumo elettrico. Da valutare davvero quali colture potranno resistere in queste condizioni. L’area è fragile, caratterizzata da risorgive e da una delicata biodiversità”. A pesare, oltre alle dimensioni dell’impianto, anche la scarsa informazione data ai cittadini. La questione è emersa pubblicamente grazie al consigliere di opposizione Alessandro Boldo (Castelfranco Merita), che ha depositato un’interpellanza sulle nuove infrastrutture energetiche previste nel territorio. “In Consiglio si è discusso di quattro nuovi progetti: due impianti a biogas, a San Giorgio e

in Panigaia, e due agrivoltaici, a Bella Venezia e a Sant’Andrea. In totale 45 ettari di suolo occupato, quasi l’1% del territorio comunale. È una monocoltura a silicio e reflui d’allevamento che compromette paesaggio, suoli e biodiversità. Non è che transizione sia buona a prescindere o sia necessariamente sinonimo di sostenibilità, soprattutto se le ricadute territoriali sono quasi irrilevanti”. E mentre anche a Bella Venezia è previsto un ulteriore parco agrivoltaico esteso 8,9 ettari, anche dalla maggioranza emergono voci contrarie. “No, la campagna agricola non si tocca! – esclama il consigliere di maggioranza Diego Murarotto – È una questione di etica. Capisco la transizione energetica e le logiche del business, ma non tollero che avvenga a danno del nostro bene primario: il terreno agricolo. Sì alle rinnovabili, ma dove hanno senso: tetti, coperture, parcheggi non mancano. La politica regionale e nazionale deve intervenire prima che una miriade di società energetiche lasci un segno indelebile sul nostro territorio”.

Leonardo Sernagiotto

Il cemento non si ferma: oltre 5 ettari consumati nel 2024

Castelfranco Veneto continua a consumare suolo. Lo dicono i dati ISPRA 2025, che fotografano una città dove, nonostante il rallentamento degli ultimi anni, l’avanzata del cemento non si è fermata. Oggi, il 26% del territorio comunale – pari a 1.338 ettari su 51 chilometri quadrati – è ormai coperto da superfici artificiali: case, capannoni, parcheggi. Il nuovo aggiornamento mostra un incremento netto di 5,15 ettari tra il 2023 e il 2024, un valore che riporta Castelfranco ai livelli di crescita pre-pandemia. Se confrontati con il lungo periodo, i numeri raccontano una sto-

ria chiara: dal 2006 ad oggi, la città ha perso oltre 90 ettari di suolo libero, una superficie equivalente a più di 120 campi da calcio. Negli anni Duemiladieci il ritmo era stato sostenuto – con un picco di 35 ettari consumati tra il 2006 e il 2012, ossia in media 5 ettari all’anno – poi una breve frenata, seguita da una nuova fiammata tra il 2018 e il 2021, quando vennero “divorati” più di 30 ettari in tre anni. Solo il biennio 2021-2023, successivo alla pandemia di Covid-19, ha mostrato un’inversione temporanea, grazie anche ad alcuni interventi di ripristino ambientale,

che nel 2021 avevano restituito oltre 6 ettari al verde. Tuttavia, la tregua è durata poco. Il nuovo incremento segnalato nel 2024 riporta l’attenzione su una dinamica che, secondo gli esperti, è diventata strutturale. In un territorio già densamente urbanizzato, ogni ettaro sottratto alla campagna significa meno capacità di drenare l’acqua, minore tutela della biodiversità e un impoverimento dei servizi ecosistemici. La tendenza resta quindi di consumo lento ma continuo, frutto di piccoli interventi diffusi più che di grandi espansioni. Un fenomeno che somma l’e-

redità di decenni di crescita industriale e la frammentazione tipica dell’alta pianura trevigiana. Castelfranco, nel cuore di questo mosaico urbano, si trova così davanti a una sfida decisiva: fermare la corsa del cemento e restituire spazio alla terra. (l.s.)

Transizione energetica/2. Un percorso educativo per rendere i cittadini di domani maggiormente consapevoli

La Provincia di Treviso Premia le Scuole Superiori più sostenibili

Nell’Auditorium del Sant’Artemio si è svolta la cerimonia di premiazione della 12^ edizione della “Green Schools Competition”, concorso rivolto alle scuole superiori del territorio e ideato dalla Provincia di Treviso per sensibilizzare studentesse, studenti e docenti sui temi del risparmio energetico e della tutela dell’ambiente. Tre le categorie di gara, ovvero Formazione, Comunicazione e Azioni Concrete, più una speciale per i Miglior Energy Team: complessivamente, la Provincia ha messo a disposizione un montepremi di 15.000 euro, risorse per attività formative e per acquistare attrezzature scolastiche. Sono stati 9 gli Istituti partecipanti alla nuova edizione, per un totale di oltre 200 studentesse e studenti coinvolti nelle attività e nei laboratori che si sono svolti durante lo scorso anno scolastico per insegnare ai giovani le buone pratiche per ridurre gli sprechi.

Questa la classifica finale: l’IS Giorgi Fermi di Treviso vince il premio nell’ambito Formazione, per gli incontri di approfondimento realizzati dagli studenti sul tema del risparmio energetico, l’IS Palladio si aggiudica il premio per le migliori attività di Comunicazione e social, mentre premio ex aequo per l’ITE Riccati-Luzzatti di Treviso e per l’IIS Barsanti-Galilei di Castelfranco Veneto, che vincono l’ambito Azioni Concrete.

Premiati anche i migliori Energy Team, ovvero gli istituti che nel corso dell’anno scolastico si sono coordinati al meglio per realizzare laboratori sul tema, adottare comportamenti virtuosi in classe e ideare progetti di sensibilizzazone sulla necessità di ridurre l’impatto dell’attività umana sull’ambiente che ci circonda. Gli Energy Team vincitori sono: IS Città della Vittoria di Vittorio Veneto, ITT Mazzotti di Treviso, IIS Barsanti-Galilei di Castelfranco Veneto, ISIS Cerletti di Conegliano, IS Sansovino-Obici di Oderzo e IS Scarpa di Motta di Livenza.

Il concorso ha valutato gli elaborati consegnati dagli “Energy Team”, ovvero dai gruppi di lavoro formati dagli studenti, insegnanti e tecnici della Provincia incaricati di seguire il progetto di ciascuna

scuola partecipante, premiando i migliori in tre categorie: formazione, comunicazione e azioni concrete. Il montepremi totale messo a disposizione dall’Ente è di 15.000 euro, somma che gli istituti possono investire per acquistare materiali, dispositivi o altra strumentazione utile a migliorare la didattica, secondo le loro necessità.

La gara trasforma gli istituti della Provincia in veri e propri “campus sostenibili”, fucine per lo sviluppo di una nuova mentalità orientata alla sostenibilità, alla riduzione delle emissioni e dei consumi. Nel corso dell’anno le scuole superiori che hanno aderito al contest avevano come obiettivo quello di realizzare progetti, elaborati e materiale promozionale sulle buone prassi per ridurre gli sprechi di energia in classe, con il supporto dei tecnici della Provincia, spaziando su tre ambiti di concorso: formazione, intesa come attività di tutoraggio interno ed esterno alla propria scuola e conoscenza/ approfondimento delle tematiche proposte dalla gara; comunicazione, volta alla sensibilizzazione, coinvolgimento e responsabilizzazione della comunità scolastica; infine, azioni concrete, ovvero la definizione degli accorgimenti da seguire per ridurre i consumi energetici e le emissioni ambientali di CO2 del proprio istituto.

A precedere la fase di premiazione, l’approfondimento “Mettere a sistema le buone pratiche: alcune indicazioni per una società più sostenibile” a cura del prof. Paolo Ermano, Docente dell’Università di Udine di Economia Internazionale.

“Un contest ideato dalla Provincia, nato 12 anni fa, che anche per questa edizione 2025 ha coinvolto centinaia di studentesse e studenti

durante lo scorso anno scolastico in attività e progetti validi per promuovere le buone pratiche di risparmio energetico – spiega il presidente della Provincia di Treviso – un plauso dunque a tutte le scuole superiori che si sono messe in gioco anche questa volta e alle numerose classi (oltre 200 studenti oggi qui con noi in Auditorium) che si sono distinti per i progetti presentati: c’è chi ha attivato un “ecodetective”, ovvero studenti che in prima persona hanno monitorato comportamenti migliorativi da adottare fra i propri compagni o nelle aule, ricordando di chiudere le finestre, di spegnere le luci, di evitare gli sprechi di carta o di sapone; così come chi ha riqualificato spazi verdi inutilizzati piantando erbe aromatiche nel cortile interno della scuola, un’azione che contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente e le emissioni. Voglio ricordare un paio di dati che meritano di essere sottolineati: l’azione congiunta di sensibilizzazione delle comunità scolastiche, attraverso la Green Schools, unita agli interventi di efficientamento e manutenzione nelle scuole realizzati dalla Provincia, insieme naturalmente alle nuove costruzioni finanziate nell’ambito del PNRR per oltre 191 milioni di euro dal 2016 a oggi, stanno portando negli anni a una riduzione del 23.56% per energia climatizzazione invernale (gas), manutenzioni ed energia elettrica e un minor impatto ambientale, che arriva all’80% per le nuove scuole NZEB. Ringrazio l’Ufficio Scolastico Provinciale per la collaborazione attiva con la Provincia, ormai consolidata ogni anno, tutti i dirigenti scolastici che hanno aderito al progetto e naturalmente tutte le classi partecipanti, che anche questa volta ci hanno stupito”.

In Auditorium 200 studenti: Green Schools, 12ª ed. Giorgi-Fermi 1° per Formazione, Palladio per Comunicazione, ex aequo Riccati-Luzzatti e Barsanti-Galilei per Azioni Concrete. Premiati anche 6 Energy Team.

In palio 15.000 euro dalla Provincia

Nuovi Livelli essenziali di assistenza: aggiornate le prestazioni, le esenzioni e i percorsi di gravidanza

di Cavarzere

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Chioggia, Cona e Cavarzere verso l’Ambito Territoriale Sociale VEN 14

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME

Transizione in edilizia? A Cavarzere resta un mercato di nicchia. Le colonnine elettriche per la ricarica attese nelle frazioni. A Cona, nasce la comunità energetica

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

SLibertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Al Teatro Serafin una ricca stagione con i grandi nomi e originali iniziative per bambini

Il sindaco Pierfrancesco Munari annuncia il calendario dei lavori che segneranno la trasformazione della città

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio a pag. 25
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Transizione energetica/1. La situazione nel territorio di Cavarzere

Le colonnine elettriche per la ricarica delle auto sono attese nelle frazioni

Transizione ecologica a Cavarzere, molto è stato fatto ma manca ancora da fare. “Per quanto riguarda le colonnine per le auto elettriche - spiega il sindaco Pierfrancesco Munari - nel corso degli ultimi 4 anni sono stati installati 12 stralli, 12 parcheggi e 4 posti in 3 aree diverse davanti alla scuola, in prossimità del centro, in una zona residenziale cosiddetta “dei Trenini”. La transizione ecologica per il nostro Comune è passata dal cambio di tutte gli oltre 3.100 punti luce gestiti dall’amministrazione. Siamo passati a impianti a Led, quindi con un risparmio netto del 70% dell’energia. Abbiamo in progetto, perché ci sono state delle richieste, campi agrifotovoltaici nel nostro Comune. Come opera compensativa ce n’è uno, principalmente rispetto ad altri, che vedrà l’installazione di pannelli fotovoltaici su pensiline e parcheggio che verranno sistemate nel parcheggio della scuola media”. Que-

sti pannelli fotovoltaici andranno ad alimentare direttamente la scuola. “Tornando al discorso delle colonnine - prosegue il sindacoadesso abbiamo in programma di installare quantomeno dei punti, uno in ogni frazione delle frazioni più popolose, quindi Rottanova, Boscochiaro e San Pietro, per concludere la mappatura di tutto il nostro territorio che è molto esteso. Con questi arriveremo a 5 punti all’interno del nostro Comune pubblici dove le persone con macchine elettriche potranno ricaricare”. Intanto la giunta nelle scorse settimane ha approvato all’unanimità un importante progetto che porterà nuovi punti luce nelle zone della città che da anni attendevano un’adeguata illuminazione. Le nuove installazioni interesseranno: via Giare Inferiori, via Vespucci Località Pizzon, via San Pietro - Cimitero, via Oselin - Strada Poli. Una bella notizia per i residenti di queste aree, che da tempo segna-

lavano la necessità di maggiore sicurezza e visibilità nelle ore serali. Tutti i nuovi impianti utilizzeranno tecnologia Led, in linea con il percorso di efficientamento energetico già avviato negli ultimi anni a Cavarzere. L’intervento si inserisce nel più ampio progetto di riqualificazione dell’illumina-

Cona, nasce la comunità energetica, attesi i collegamenti

Prosegue il percorso di transizione ecologica anche nel territorio di Cona, dove negli ultimi mesi sono stati avviati e consolidati diversi interventi dedicati all’energia pulita e alla mobilità sostenibile. Nel territorio comunale è già attiva una colonnina di ricarica per auto elettriche in piazza De Lotto, a Pegolotte. Inoltre un’azienda è interessata alla realizzazione di pensiline fotovoltaiche a copertura di un parcheggio pubblico nella zona industriale di Cantarana: il progetto prevede un impianto da

oltre 100 kW di potenza e l’installazione di ulteriori punti di ricarica per veicoli elettrici. Le scuole medie di Cona dispongono di un impianto fotovoltaico da 3 kW, che garantisce un sensibile abbattimento dei consumi energetici della struttura. Un passo decisivo è rappresentato dalla nascita della Comunità Energetica Rinnovabile di Cona, promossa dal Comune, grazie alla quale è stato possibile richiedere un contributo del 40% per la realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico da 30 kW sul

tetto del centro anziani di via Rialto. La comunità è formalmente costituita e aperta all’adesione dei cittadini e delle imprese ricadenti nell’area della cabina primaria e comprende i territori da Candiana a Pettorazza e da Anguillara a Cantarana. Una volta completati i primi impianti collegati, la Comunità Energetica entrerà pienamente in attività, favorendo la condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e generando un beneficio economico e ambientale per l’intera collettività. (a.a.)

zione pubblica, che ha già visto la sostituzione di oltre 3100 punti luce con tecnologia Led su tutto il territorio comunale nel capoluogo e nelle frazioni. “Un risultato che ci permette - conclude il sindaco Munari - di risparmiare energia, ridurre i costi di gestione e rispettare l’ambiente. Infine sono già in

fase di valutazione ulteriori zone dove la luce è ancora assente, per proseguire con nuovi interventi di illuminazione nel prossimo futuro. Gli uffici tecnici restano a disposizione per ricevere segnalazioni e suggerimenti da parte dei cittadini”.

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. La posizione di Federica Senno presidente di Cia Venezia

“Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato al massimo”

Innovazione, digitalizzazione e meccanizzazione. Sono queste le parole chiave di Cia-Agricoltori Italiani Venezia per affrontare i temi della transizione ecologica, anche nell’area del Cavarzere e Cona in cui non mancano colture di qualità. Un comparto agricolo quello dell’area sud del veneziano, in cui aziende di grandi dimensioni con colture di mais, frumento ortaggi e seminativi e vino sono presenti. “Di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e alla pressione crescente sui sistemi agricoli, per produrre di più con meno, le aziende hanno bisogno di supporti tecnologici potenti e diffusi - spiega la presidente di Cia Venezia Federica Senno. Ed è proprio l’agritech (dalla robotizzazione in campo ai sistemi satellitari, dai big data all’intelligenza artificiale) a rappresentare lo strumento indispensabile per coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e sicurezza alimentare. Il 50% circa delle imprese agricole italiane ha ancora poca familiarità con lo smart farming. Per questo investiamo in percorsi di alfabetizzazione digitale: l’obiettivo è accompagnare le aziende, soprattutto quelle giovani e nelle aree interne, in un percorso ad hoc, con la convinzione che l’innovazione non sia solo questione di macchine, ma di competenze”. Secondo

Cia, le tecnologie digitali riguarderanno l’intero processo produttivo: monitoraggio dei terreni, gestione delle risorse, raccolta e analisi dei dati di produzione, blockchain e tracciabilità delle filiere. Tutti strumenti per aiutare le imprese a ridurre costi e sprechi, ottimizzare input chimici e idrici, migliorare la qualità dei raccolti e aumentare l’impronta green. “Fare smart farming significa prendere decisioni sui campi grazie alle informazioni raccolte. Gli agricoltori non producono più solo cibo ma anche dati, che vanno utilizzati e sfruttati”. In questo contesto, resta cruciale il tema della meccanizzazione. “Le macchine agricole italiane sono le più vecchie in Europa. Nelle campagne circolano ancora trattori con 50 anni di servizio e 1,3 milioni di mezzi non dispongono dei sistemi di sicurezza, tanto che ogni anno si contano oltre 100 vittime. Ecco perché occorre favorire in tutti i modi il ricambio del parco macchine, con agevolazioni e provvedimenti mirati. La sostituzione dei mezzi obsoleti non può più essere rinviata”. Infine, un cenno all’utilizzo di energie rinnovabili. L’installazione di pannelli fotovoltaici è importante e guarda al futuro. Ma quella sui terreni agricoli deve essere limitata al massimo e le decisioni in merito dovrebbero essere prese con una

visione d’insieme, tenendo conto delle peculiarità locali ed in particolare dell’esigenza dell’agricoltura. “Da sempre - conclude Senno - chiediamo agli enti competenti che gli impianti fotovoltaici siano preferibilmente e primariamente collocati sui tetti degli edifici, sui capannoni o sulle aree marginali o dismesse. In questo modo si riduce in maniera significativa l’impatto sulla superficie agricola attiva. Il principio cardine è che non può e non deve essere tolto nemmeno un metro quadrato di suolo del comparto primario, ovvero tutto il suolo agricolo della provincia va considerato di pregio”.

Alessandro Abbadir

Transizione in edilizia? A Cavarzere resta un mercato di nicchia

Transizione ecologica in edilizia a Cavarzere? La vendita di “case passive” non decolla, resta un mercato di nicchia, prezzi delle case ecologiche risultano troppo alti per le tasche delle famiglie della zona e per di più di queste tipologie di case se ne realizzano davvero poche. Almeno per ora. Va detto che per “casa passiva”, ecologica, si intende un edificio ad altissima efficienza energetica, progettato per coprire gran parte del proprio fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento con mezzi passivi, come l’irraggiamento solare, il calore delle persone e degli elettrodomestici, riducendo al minimo la necessità di sistemi di riscaldamento e raffrescamento attivi tradiziona-

li. Le sue caratteristiche principali includono un isolamento termico eccellente, finestre ad alte prestazioni (inclusi i telai), l’eliminazione dei ponti termici, un sistema di ventilazione controllata a recupero energetico e una progettazione che sfrutta strategicamente l’orientamento e l’ombreggiatura. Questo si traduce in un consumo energetico quasi nullo e un elevato comfort abitativo. “La maggior parte delle nostre compravendite - spiega Dario Bondesan dell’agenzia Etrusco Real Estate a Cavarzere - è sulle case usate per quasi il 90%. La clientela cerca case che costino dai 150 ai 200 mila euro e questo nel territorio in cui opero e cioè Cavarzere, Cona, Correzzola.

Il nuovo costa troppo si aggira sui 350-400 mila euro e i tassi dei mutui sono aumentati. Qualche casa nuova c’è come nella lottizzazione Armando Diaz a Cavarzere o in altre zone del territorio, ma non in maniera diffusa”. Una situazione che viene confermata anche da altri operatori nel campo immobiliare. “La maggior parte delle compravendite - spiegano i referenti dell’agenzia Gabetti - è legata al mercato dell’usato. Le case nuove, passive o ecologiche come si vuol dire, costano troppo e ne vengono costruite davvero poche. Qualcosa si sta realizzando nell’area del Cimitero a Cavarzere, ma si tratta complessivamente di un mercato di nicchia”. (a.a.)

Cia Venezia punta su innovazione e agritech per una transizione ecologica reale. Robotica, AI, dati e satelliti per produrre di più con meno. Servono competenze e ricambio mezzi. Fotovoltaico sì, ma su tetti: la terra agricola è risorsa da tutelare

messaggio elettorale a pagamento
La presidente di Cia Venezia Federica Senno

Nuovi Livelli essenziali di assistenza: aggiornate le prestazioni, le esenzioni e i percorsi di gravidanza

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

Edilizia ecologica e sostenibile? A Chioggia il mercato non decolla. Municipio, illuminazione scuole, stadio, interventi nel segno della sostenibilità. Senno (Cia Venezia): “Il fotovoltaico sui terreni agricoli va limitato”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

L’uscita dell’assessore Maria Rosa Boscolo Chio apre una nuova crisi nella maggioranza guidata dal sindaco Mauro Armelao

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio
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Transizione energetica/1. Gli sviluppi sul territorio degli ultimi 5 anni

Municipio, illuminazione scuole, stadio, interventi nel segno della sostenibilità

Negli ultimi 5 anni nel territorio di Chioggia si è portata avanti un’importante campagna di efficientamento energetico. Al centro dell’attenzione sono state messe le scuole: dagli asili nido alle scuole medie inferiori, e inoltre sono stati fatti importanti interventi anche in altri edifici del patrimonio comunale adibiti ad uffici, compresi la biblioteca e il museo civico. In generale, gli interventi di efficientamento energetico hanno previsto la trasformazione in edifici a basso consumo energetico (nZEB, Nearly Zero Energy Building Edificio a Energia Quasi Zero). Per quanto riguarda gli interventi sugli impianti di illuminazione negli edifici scolastici, per tutte le scuole è stato sostituito l’impianto di illuminazione esistente con dispositivi Led (Light Emitting Diodes, ovvero “diodi che emettono luce”). Lo stesso intervento è stato messo in atto alla palestra della scuola Merlin. I Led consentono di rispar-

miare, a parità di luce emessa, fino all’80% di energia elettrica rispetto a una normale lampada. Ciò si traduce in minore di emissioni di CO2. In totale sono stati investiti nell’ultimo quinquennio circa 5 milioni di euro che si aggiungono agli interventi di efficientamento energetico già previsti nel contratto con la società in house Veritas nell’ambito della gestione illuminazione e calore. Al museo civico della Laguna Sud è stato installato un sistema di rilevazione dei consumi sia di energia elettrica che di calore per evitare sprechi. Alla biblioteca “Cristoforo Sabbadino” si è proceduto a sostituire i serramenti e l’impianto di illuminazione con Led e installato un rilevatore di presenza. Anche il municipio di Corso del Popolo, è stato oggetto di un massiccio intervento di efficientamento energetico. Sono stati spesi 2 milioni e 200.000 euro. Con i 958.035 sono stati eseguiti lavori di: efficientamento luminotecni-

co con la sostituzione dei corpi illuminati che prima erano a neon o lampade a incandescenza con lampade a led. Inoltre sono stati posizionati dei sensori di presenza in modo che le luci si spengano automaticamente quando non c’è nessuno nella stanza. E ancora: è stato rifatto l’impianto di condizionamento interno adeguandolo alla normativa; terminati i lavori

Colonnine elettriche, si attendono le istallazioni promesse da

5 compagnie

Per far fronte alla diffusione di veicoli elettrici e alle necessità di ricarica, negli ultimi 2 anni a Chioggia sono stati firmati protocolli di intesa con 5 compagnie diverse che si occupano di installazione e gestione delle colonnine di ricarica. Il servizio viene fornito da operatori privati che si occupano dell’installazione su area privata o pubblica. Il Comune ha individuato alcuni siti nel territorio comunale, ritenuti idonei all’installazione delle colonnine di ricarica.

Gli operatori interessati hanno presentato istanze specifiche che sono state pubblicate sul sito del Comune al fine di garantire l’accesso a tutti gli operatori interessati. Le aree sulle quali gli operatori stanno lavorando per l’attivazione delle colonnine in attuazione dei protocolli firmati sono: viale Trieste a Sottomarina, via Cristoforo Colombo a Sottomarina, via Zarlino a Chioggia, via Padre Emilio Venturini a Sottomarina, via Primavera a Sant’Anna, la chiesa

dei controsoffitti anche nei corridoi del palazzo municipale, in modo da contenere la dispersione termica. Il risparmio energetico si può attestare intorno al 35/40%. Si tratta di un risparmio considerevole. Anche allo stadio è stato fatto un intervento di efficientamento. La nuova illuminazione porta ad un risparmio tra il 25 e il 30% sul consumo di energia elettrica. Per la

Borgo San Giovanni a Chioggia, il parcheggio camper service a Borgo San Giovanni il parcheggio via Marco Polo / via Vittor Pisani a Sottomarina, il archeggio scuola materna Maria Teresa di Calcutta, a Sottomarina, il parcheggio dei giardini in via Nicolò Zeno a Sottomarina, le Fondamenta San Francesco, viale Amerigo Vespucci a Sottomarina. E poi:l’Isola dell’Unione est, l’Isola dell’Unione ovest infine via Cicogna. (a.a)

scuola Marchetti è previsto un intervento strutturale che includerà la sostituzione dei serramenti e la realizzazione del cappotto, lavori che verranno realizzati nel 2026. Sono in fase di realizzo le installazioni di pannelli fotovoltaici sopra le tettoie del parcheggio dell’Arena Duse. Produrranno energia per una comunità energetica.

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. L’analisi delle agenzie immobiliari del territorio clodiense

Edilizia ecologica e sostenibile? A Chioggia il mercato non decolla

La transizione ecologica in edilizia nel territorio clodiense non decolla. La vendita di “case passive” resta un mercato di nicchia. I prezzi delle case ecologiche risultano in media troppo alti per le tasche delle famiglie chioggiotte e per di più, di queste tipologie di case se ne realizzano davvero poche. Almeno per ora. Ma andiamo per ordine. Per “casa passiva”, ecologica, si intende un edificio ad altissima efficienza energetica, progettato per coprire gran parte del proprio fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento con mezzi passivi, come l’irraggiamento solare, il calore delle persone e degli elettrodomestici, riducendo al minimo la necessità di sistemi di riscaldamento e raffrescamento attivi tradizionali. Le sue caratteristiche principali includono un isolamento termico eccellente, finestre ad alte prestazioni (inclusi i telai), l’eliminazione dei ponti termici, un sistema di ventilazione controllata a recupero energetico e una progettazione che sfrutta strategicamente l’orientamento e l’ombreggiatura. Questo si traduce

in un consumo energetico quasi nullo e un elevato comfort abitativo. “Vendiamo soprattutto - spiegano all’agenzia Chioggia Immobiliare - case nel mercato dell’usato. Le compravendite di case nuove con tutti i crismi della sostenibilità sono davvero limitate in questo momento. Certo quasi non ci sono a Chioggia nel centro storico. Le famiglie in questo periodo preferiscono spendere 150 – 200 mila euro per una casa magari vecchia di qualche decennio rispetto a case nuove (ecologiche e sostenibili) costruite per esempio a Sottomarina che per 70 – 80 metri quadrati costano 250 – 300 mila euro. Nuove costruzioni ecologiche si trovano anche nelle frazioni di Sant’Anna, Valli o Cavanella D’Adige. I giovani va detto si spostano anche lì magari per qualche anno, ma poi se possono, tornano a Chioggia o Sottomarina. Diversa la scelta degli anziani o sessantenni che per aiutare i figli magari a restare in centro, trovano nuove sistemazioni e autonomia comprando casa pure nelle frazioni”. Le nuove costruzioni, in regola con le norma-

tive legate alla sostenibilità poi, essendo poche, sono spesso gestite dai costruttori che hanno delle agenzie di vendita ad hoc. E’ sulla stessa linea anche l’agenzia Euro Immobiliare di Chioggia. “Il prezzo molto molto sostenuto sul mercato delle nuove abitazioni - spiegano i titolari dell’agenzia - trascina al rialzo anche il prezzo dell’usato, di fatto creando un mercato con aspettative da parti di alcuni venditori, troppo alte rispetto alle disponibilità delle famiglie”. La conseguenza sarà che non trovando offerta, alla fine ci si adeguerà nei prossimi mesi a vendere le case a prezzi più contenuti.

Alessandro Abbadir

Senno (Cia Venezia): “Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato”

Innovazione, digitalizzazione e meccanizzazione. Sono le parole chiave di Cia-Agricoltori Italiani Venezia per affrontare i temi della transizione ecologica, anche nell’area di Chioggia. Qui in termini di dimensioni, sono diffuse piccole aziende nell’area di Valli, ma di dimensioni più grandi a Sant’ Anna e Cavanella D’ Adige. Nell’area di Chioggia si coltivano ortaggi ,seminativi, radicchio. “Di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e alla pressione crescente sui sistemi agricoli, per produrre di più con meno, le aziende hanno bisogno di supporti tecnologici potenti e diffusi - spiega la presidente di Cia Venezia Federica Senno. Ed è proprio l’agritech (dalla robotizzazione in campo ai sistemi satellitari, dai big data all’intelligenza artificiale) a rappresentare lo strumento per coniugare sostenibilità ambientale, competitività

economica e sicurezza alimentare. Il 50% delle imprese agricole italiane ha poca familiarità con lo smart farming. Innovazione non è solo questione di macchine, ma di competenze”. Secondo Cia, le

tecnologie digitali riguarderanno l’intero processo produttivo. In questo contesto, è cruciale il tema della meccanizzazione. “Le macchine agricole italiane sono le più vecchie in Europa. Nelle campa-

gne circolano trattori con 50 anni di servizio e 1,3 milioni di mezzi non dispongono dei sistemi di sicurezza, si contano oltre 100 vittime. Occorre favorire il ricambio del parco macchine”. Infine sulle energie rinnovabili: l’installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli deve essere limitata al massimo e le decisioni dovrebbero essere prese tenendo conto dell’esigenza dell’agricoltura. “Da sempre - conclude Senno - chiediamo agli enti competenti che gli impianti fotovoltaici siano primariamente collocati sui tetti degli edifici, sui capannoni o sulle aree marginali o dismesse. Così riduce in maniera significativa l’impatto sulla superficie agricola attiva. Non deve essere tolto nemmeno un metro quadrato di suolo del comparto primario, tutto il suolo agricolo del venezianp va considerato di pregio”. (a.a.)

Edilizia green ferma in area clodiense: case passive rare e costose. Il grosso è usato a 150-200mila euro. Le nuove eco case (Sottomarina, Sant’Anna, Valli) salate e gestite dai costruttori.

Possibile aggiustamento al ribasso a breve

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La presidente di Cia Venezia Federica Senno

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME

La partita delle rinnovabili è ancora da giocare, pesano le scelte azzardate del passato e l’impatto dei grandi impianti sull’ambiente e il territorio

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Acceso confronto in consiglio comunale sull’attività di sorveglianza e sul contrasto alla criminalità e allo spaccio

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

Sono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
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Transizione energetica/1. Il parere del mondo ambientalista: da Bagnoli la voce critica di Diego Boscarolo

Nel Conselvano gli interrogativi sui progetti

e su loro impatto ambientale ed economico

Diego Boscarolo, esponente ambientalista del Conselvano, fondatore a Bagnoli del comitato “Il Moraro” e consigliere del consorzio di bonifica Adige Euganeo, guarda alla transizione energetica in corso da una prospettiva critica e solleva alcuni interrogativi sulla strada intrapresa nell’ultimo ventennio. “L’Italia agli inizi del 2000 ha recepito le direttive Europee per il passaggio dell’uso di energie fossili a quelle rinnovabili. Di particolare importanza l’incentivazione con finanziamenti pubblici e tariffe agevolate della produzione di energia elettrica (pagata 3 volte il valore commerciale ) con l’uso di biomasse e coltivazioni agricole dedicate”.

Nella Bassa Padovana, ricorda, il primo impianto realizzato, nel 2008, è stato una centrale per la produzione di energia elettrica e termica dall’allora Cosecon , la Spa dei Comuni del Conselvano. Costato 12 milioni di euro, coperti con un finanziamento pubblico,

avrebbe avuto una potenza prevista di 5 megawatt grazie ad un motore diesel alimentato ad olio grezzo vegetale, derivante dalla coltivazione di 7.000 ettari di soia, girasole e colza. “L’impianto - aggiunge - non è mai entrato in funzione, per la mancanza della materia prima, l’aumento del prezzo dei cereali e le proteste di cittadini e comitati contro le emissioni inquinanti”.

Negli stessi anni sono stati realizzati, tra Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna i primi impianti di biogas, progettati per riciclare le deiezioni degli allevamenti e la produzione di biometano a favore delle aziende, a cui ben presto fu affiancata la produzione di energia elettrica. “Qualcuno - continua Boscarolo - ha intravisto in questi impianti , l’avvio di una economia circolare, pensata per potersi rigenerare da sola, un nuovo tipo di azienda agricola, non più luogo della produzione agricola ma di energia elettrica, con lo slogan

“Coltivare l’energia”. Una aberrazione storica , sociale, morale, visto che prevede per ognuno di questi impianti la coltivazione di quasi 300 ettari di cereali o altre coltivazioni dedicate, che saranno bruciate dentro gli impianti”. Boscarolo elenca i punti critici: il ritorno energetico basso, rispetto all’idroelettrico o al fotovoltaico, l’impatto delle emissioni in atmosfera (“per ogni impianto , si calcola un inquinamento pari a quello prodotto giornalmente da 10.000 auto che percorrono 20 chilometri”, sottolinea), il fabbisogno di milioni di tonnellate di cereali, la ricerca di terreni per alimentare gli impianti e lo smaltimento dei digestato , che ha di innalzato il costo degli affitti e abbassato quello dei cereali. “I fondi stanziati dal PNRR - ricorda l’ambientalista - e la scadenza delle autorizzazioni regionali di 15 anni, stanno portando alla trasformazione degli impianto di biogas in biometano. A Bagnoli questo interessa tre impianti, la cui

realizzazione sarà finanziata al 40 % con fondi pubblici e genererà un reddito netto di 2 milioni anno per ogni impianto, Però avranno una potenza maggiore rispetto ai biogas e per il loro funzionamento servirà un quantitativo doppio della biomassa, per questo è prevista l’introduzione di una quantità notevole di pollina che arriverà dagli allevamenti avicoli intensivi del Rodigino e del Veronese. La produzione di biometano è meno

Cartura punta sulla Comunità energetica rinnovabile e aderisce

Nel Conselvano le Comunità energetiche rinnovabili non sono ancora decollate, ora qualcosa si muove a Cartura. Il Comune infatti ha aderito alla Fondazione Cer Italia, la prima CER a guida pubblica che opera su tutto il territorio nazionale, in modo da dare la possibilità ai cittadini di aderire sia come produttori, sfruttando anche la possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto dal Pnrr per l’installazione di un un impianto fotovoltaico, sia come consumatori, ottenendo dei benefici e sopratutto collaborando ai fini sociali previsti per la Cer. Per illustrare nel dettaglio le caratteristiche della comunità energetica, gli incentivi previsti e le modalità di adesione è stato organizzato un incontro in municipio con l’ingegner Massimo Bonato. Il Comune ha esteso l’invito anche al mondo dell’associazionismo e delle imprese: “Vogliamo favorire una transizione

inquinante rispetto agli impianti di biogas ma l’aumento della potenza e delle biomasse lavorate, aumenterà le emissioni inquinanti. Pensiamo a quanti camion, carri e autobotti saranno necessari per il trasporto di un milione di quintali di biomassa e quale impatto avranno sul traffico e l’inquinamento, ma anche al digestato in eccesso da distribuire nelle nostre campagne”.

alla Fondazione Cer Italia

energetica sostenibile, volta alla tutela ambientale, al contrasto del caro bollette e all’autonomia energetica ache attraverso l’utilizzo delle risorse del Pnrr”. I consumatori possono entrare nella fondazione senza costi e ottenere un risparmio sulla bolletta semplicemente modificando le proprie abitudini domestiche in base alle fasce orarie di produzione dell’energia della Cer. I consumatori potranno sfruttare al meglio l’autoconsumo dell’energia prodotta e richiedere un progetto di fattibilità gratuito per una valutazione dei costi di realizzazione degli impianti e dei vantaggi economici. “La Fondazione Cer, essendo a controllo pubblico, - spiegano i promotori - permette la semplice adesione dei Comuni e grazie alla sinergia con il gestore privato garantisce risorse economiche e competenze tecniche, facendosi carico della burocrazia e del rischio economico”. (n.s.)

Il cogeneratore di Conselve, mai entrato in funzione
Un momento dell’incontro di presentazione della Cer a Cartura

Nel Conselvano l’agricoltura è una delle principali voci economiche del territorio e gli imprenditori non nascono la preoccupazione per i riflessi delle scelte dell’Unione Europea sulla prossima politica agricola comunitaria con importanti tagli al settore. “Non si può parlare di transizione verde riducendo le risorse agli agricoltori. - afferma Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova- Il taglio del 20% alla Pac rischia di compromettere, ad esempio, anni di lavoro sul biogas, il biometano e il digestato. Serve coerenza: la sostenibilità non si fa a parole, ma con scelte politiche eque e coraggiose. Il biometano “fatto bene”, che è quello su cui lavoriamo da anni in collaborazione con Legambiente, rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro dell’agricoltura e per la sicurezza energetica del Paese”, ribadisce il presidente di Coldiretti Padova .

In tema di energie rinnovabili e sostenibilità delle imprese agricole, negli ultimi anni, ricorda Lorin, l’Italia ha vissuto una forte espansione del settore: “Il nostro impegno è garantire continuità e sviluppo, sostenendo chi produce energia pulita a partire dai propri

scarti agricoli”.

Non mancano tuttavia le criticità. “Oggi l’eccessivo carico burocratico rallenta l’autorizzazione degli impianti”, ammonisce Lorin, auspicando “una semplificazione delle procedure e un reale riconoscimento del valore ambientale del digestato, elemento centrale dell’economia circolare agricola”.

L’altro tema sentito dagli agricoltori è il fotovoltaico e in particolare la proliferazione di impianti a terra che sottraggono terreno anche all’agricoltura. “Su questo la nostra posizione è sempre stata chiara: ben vengano le fonti alternative di energia, - spiega Lorin - che costituiscono anche un’utile integrazione al reddito delle aziende agricole, purché questo non si traduca in consumo di suolo. Da anni Coldiretti sostiene e condivide tutte le iniziative che puntano all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni, stalle, tettoie, magazzini aziendali, edifici rurali e si è attivata con le istituzioni proprio per indirizzare i contributi e gli incentivi economici a questo genere di interventi attraverso il bando nazionale “Parco agrisolare”. Per quanto riguarda gli impian-

ti fotovoltaici a terra, proprio su richiesta di Coldiretti Veneto nel 2022 la Regione del Veneto, d’accordo in pieno con la nostra posizione, si è dotata di una norma regionale per mettere un freno alla proliferazione indiscriminata di pannelli solari a terra ponendo maggiore attenzione alla salvaguardia del paesaggio agrario e alla tutela dei terreni coltivabili. Sono state definite a livello provinciale anche le zone agricole di pregio che impediscono l’installazione di pannelli a terra in buona parte della superficie coltivata. Nel nostro territorio dopo il boom di impianti a terra degli anni scorsi adesso c’è una maggiore sensibilità e attenzione ma non dobbiamo abbassare la guardia”.

Da Bagnoli all’Europa: i trent’anni della De Angeli

Tre decenni di attività nel segno della transizione energetica per la De Angeli Prodotti di Bagnoli. Fondata nel 1995, l’azienda ha saputo in breve tempo imporsi come una delle realtà più dinamiche nel settore dei conduttori elettrici. Fin dall’inizio ha assunto un ruolo di autentico innovatore, investendo in ricerca e sviluppo per offrire soluzioni sempre più efficienti e sostenibili. Negli ultimi anni, inoltre, si è posta come protagonista della transizione energetica in Italia e in Europa e collabora con le grandi società elettriche di distribuzione.

Tra le tappe che hanno segnato il percorso dell’azienda figurano l’avvio della produzione di CTC (Continuously Transposed Conductors) nel 2002, l’acquisizione della compagnia francese TCH nel 2003 – oggi TCH-De Angeli – e lo sviluppo dell’alluminio CTC nel

2005. Nel 2010 l’azienda ha introdotto nuovi prodotti basati su isolamento con fibre-glass e Daglas, aprendo ulteriormente il ventaglio dell’offerta verso tecnologie all’avanguardia.

Oggi la De Angeli Prodotti opera con due sedi, una in Italia e una in Francia, servendo i mercati europei e mediterranei e mantenendo al centro della propria filosofia produttiva l’eccellenza “made in Italy”. “Siamo orgogliosi di essere un’azienda che produce in Italia e che opera in piena libertà sui

mercati internazionali”, ha sottolineato il presidente Luca Mora, ricordando come la crescita sia sempre stata accompagnata da una grande attenzione al capitale umano. “Siamo arrivati a cinquecento dipendenti e intendiamo assumerne almeno altri cinquanta – ha concluso – per sostenere l’espansione e la domanda di prodotti ad alta capacità termica, il settore dove stiamo concentrando i maggiori investimenti in ricerca e collaborazione con i nostri clienti. (f. fr.)

Coldiretti Padova: “La riduzione del 20% della Pac rischia di compromettere anni di lavoro sul biogas e il biometano “fatto bene” e a misura di aziende agricole. Sì al fotovoltaico sui tetti delle nostre aziende e all’agrivoltaico, purché non si traduca in consumo di suolo”

Il presidente di Coldiretti Padova Roberto Lorin

Porto Tolle, cambia

sede il Punto prelievi per garantire continuità dell’offerta sanitaria

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Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

a pag. 23

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

TRANSIZIONE ENERGETICA,

ECOLOGICA,

Le analisi economiche indicano che rinviare gli investimenti in energie rinnovabili e adattamento climatico espone il territorio a danni crescenti

L’opera, ormai sottodimensionata rispetto alle mutate condizioni idrologiche, sarà sostituita da una nuova struttura più efficiente e resiliente

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio

Il caso. L’opponente Stefano Permunian: “Valutiamo il ricorso al Consiglio di Stato

Il Tar del Veneto ha rigettato il ricorso dell’opposizione contro Mario Mantovan

Il Tar del Veneto ha rigettato il ricorso presentato un mese dopo le votazioni del 25/26 maggio dal gruppo di minoranza ‘Stefano Permunian sindaco - Porto Viro sicura’ contro l’elezione di Mario Mantovan e quella dell’attuale consiglio comunale per soli 7 voti di scarto. La sentenza a firma dei magistrati Ida Raiola e Francesco Avino ha

sfondo ambientale ed essendo in buona mostra accanto all’immagine del suo padrone nello stesso profilo social utilizzato dal candidato e visionato da migliaia di followers” come specificato nella sentenza. “Lo scarto di 7 voti imponeva di far valere le contestazioni anche per rispetto dell’elettorato – ha rimarcato invece Permunian –

raggiunto il municipio nel mezzo di una cerimonia di benvenuto a due amici gemellati di Veranopolis, Brasile.

“Mi auguro che questo giudizio aiuti tutti a guardare avanti – il commento a caldo di Mantovan –La minoranza ha un ruolo importante per la nostra città e troverà sempre da parte nostra apertura e trasparenza: ogni richiesta sarà valutata e discussa con attenzione, come sempre. Porto Viro merita stabilità, crescita e futuro”. Tra le schede contestate alcune riportavano il nome del cagnolino di Mantovan, Thor, e la validità di quei voti – tracciati comunque nel riquadro di Mantovan – ha dato una visibilità nazionale all’animaletto che l’ha accompagnato nella campagna elettorale, “affiancandolo in varie iniziative pubbliche anche a

Il Tar ha riconosciuto solo 4 errori accoglibili, permanendo dunque uno scarto di 3 voti. Ora stiamo valutando se fare appello al Consiglio di Stato, perché ‘Thor’, così come ‘Mario vigile’, è anche un potenziale segno di riconoscimento del voto, vietato per legge. Sono riusciti persino a fare passare per valida una scheda firmata dall’elettore, quindi a maggior ragione la verifica era doverosa e rispettosa della democrazia. In tutto questo spiace solo che la nostra città stia diventando lo zimbello d’Italia”. Dalla seconda lista di minoranza, Armida Panizzo ha sottolineato: “Aver voluto negare questa sconfitta ora costerà caro ai cittadini che dovranno pagare di tasca propria le spese legali affrontate dal comune per difendersi di fronte al Tribunale di Venezia. Questo non solo denota

ancora una volta l’ignoranza e la mancanza di rispetto nei confronti degli abitanti di Porto Viro, visto che lo sperpero di denaro pubblico è un fatto grave ma anche l’arroganza di chi non ha saputo accettare la propria sconfitta, si fosse trattato anche di un solo voto”. Le spese legali relative alle accuse mosse ai componenti la squadra

di Mantovan sono state sostenute personalmente dai consiglieri, diversamente da quelle relative al ricorso presentato contro la città di Porto Viro, a carico invece del comune. “Un buon tacer non fu mai scritto – ha invece osservato Maura Veronese, avvocato difensore di Mantovan ed ex sindaco – il voto è una cosa seria che deve essere

sempre tutelata e rispettata, ma lo stesso rispetto bisogna dimostrarlo verso le istituzioni giudiziarie; non si va al TAR solo perché non ci sta bene il risultato del voto popolare o per coccolare il proprio Ego ferito. Il voto, così come le sentenze del resto, dovrebbe sempre essere rispettato”.

Il vaticanista Andrea Tornielli in città nell’ambito degli eventi per la patrona

Non era la prima volta a Porto Viro di Andrea Tornielli ed anche in questa occasione il vaticanista ha saputo catturare l’attenzione dei presenti in sala Eracle, nell’ambito di una serata dal titolo “Pace, misericordia, amore ai poveri – da Papa Francesco a Papa Leone” inserita nei festeggiamenti per la patrona. “Su Francesco si sono create tante polarizzazioni, soprattutto leggendo alcuni giornali ma il Papa porteño non ha cambiato in niente la dottrina della Chiesa, solo l’approccio, insistendo sul concetto di missione” ha esordito il giornalista di Chioggia, dal 2018 direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, dialogando con don Gianluca Brisotto. Un Papa accusato addirittura di marxismo?

“La sua famiglia ha conosciuto la povertà, la teologia della liberazione dell’America Latina ed in particolare la teologia del popolo argentina. Nella “Evangelii gaudium” parla di “economia che uccide”, un’espressione che gli è

costato quel termine e dall’Economist perfino quello di “leninista”. Giovanni Paolo II le aveva chiamate “strutture di peccato” –ha aggiunto Tornielli, ricordando le parole di un altro grande pontefice – perché la bellezza della Chiesa sta anche nella diversità dei Papi”. Tra aneddoti personali come quello del lutto della madre mancata da poco e tenuto dal Papa durante una conferenza stampa in aereo, alle telefonate e mail scambiate con il pontefice, Tornielli ha ripercorso la morte di Francesco con quel suo ulti-

mo saluto della folla ed il Conclave con il più alto numero di cardinali nella storia della Chiesa. “Tranne Pio XII tutti gli ultimi papi venivano da grandi diocesi metropolitane, così Leone XIV viene da una diocesi povera del Perù: usa l’iPad dove altri scrivono a penna ed incarna il modello di vescovo voluto dal Papa argentino, immerso nella vita del suo popolo”. E sul ritorno alla tradizione? Tornielli ha riportato la battuta di un cardinale su Leone: “si veste come Benedetto, parla come Francesco”. (f.p.)

Thor

Transizione ecologica/1. Attività illecite e cattiva gestione dei rifiuti aggravano le diverse crisi del territorio

Il futuro galleggia nella plastica: come fermare la marea invisibile

Secondo le proiezioni più recenti, entro il 2050 i mari del mondo potrebbero contenere, in peso, più plastica che pesci. Un disastro ambientale innescato principalmente dalla terraferma: l’80% dei rifiuti marini, infatti, viene trasportato a mare dai fiumi. L’Italia non fa eccezione. Un recente monitoraggio su dodici corsi d’acqua nazionali ha rivelato una realtà allarmante: l’87% dei rifiuti fluviali contiene plastica, con una netta prevalenza di prodotti monouso. Reati come lo scarico illecito, l’inquinamento di fiumi e terreni e la gestione irregolare di materiali pericolosi non solo rappresentano un danno diretto per gli ecosistemi e la biodiversità, ma si configurano come un vero e proprio freno agli sforzi di transizione ecologica intrapresi da istituzioni e cittadini.

Le conseguenze sono dirette: ecosistemi degradati, minaccia alla salute pubblica e un incremento dei costi di bonifica, che ricadono interamente sulla collettività. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e gli incentivi, l’abbandono continua, mentre le attività illecite di smaltimento rimangono difficili da prevenire e sanzionare efficacemente. In questo contesto d’emergenza, l’associazionismo si rivela un motore di cambiamento fondamentale. Plastic Free Onlus, nata nel 2019, è oggi una delle realtà più attive nella lotta all’inquinamento da plastica, operando con una rete capillare di referenti e migliaia di iniziative lungo tutta la Penisola. In provincia di Rovigo, 21 referenti locali coordinano le attività di Plastic Free, portando avanti progetti concreti per ridur-

re l’inquinamento da plastica e sensibilizzare la comunità.

“Raccogliamo spesso negli stessi luoghi – spiega il coordinatore Riccardo Mancin – e questo rischia di demotivare i volontari. La maggior parte dei comuni non percepisce come urgente il problema, solo alcuni si sono attivati strumenti di sorveglianza. Un’altra criticità riguarda gli sfalci dell’erba: prima di attivare il servizio sarebbe neces-

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento.

“Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale

– commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazio-

nale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione e nuova occupazione –supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consu-

sario raccogliere i rifiuti presenti, per evitare che microplastiche finiscano nel terreno e nelle falde acquifere. Esistono criteri minimi indicati dal ministero, ma spesso comuni o enti appaltanti non li includono nei bandi”.

Dal 1 gennaio 2025 a oggi, le iniziative sul territorio hanno raggiunto numeri significativi: 55 appuntamenti di pulizia ambientale hanno visto la partecipazione di

1.535 volontari, che hanno raccolto complessivamente 47 tonnellate di rifiuti. L’impegno si estende anche alle scuole, con 62 incontri di sensibilizzazione che hanno coinvolto 3.212 studenti, e alla cittadinanza in generale, grazie a 14 eventi pubblici che hanno informato 3.221 cittadini sui rischi e le conseguenze dell’inquinamento da plastica. Il lavoro dei volontari dimostra che il cambiamento è possibile quando comunità, scuole e cittadini collaborano attivamente. Tuttavia, la sfida resta enorme: prevenire l’abbandono dei rifiuti, contrastare gli ecoreati e sensibilizzare le istituzioni sono passaggi imprescindibili per salvare fiumi e mari dalla marea di plastica che minaccia il nostro futuro.

miamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevo-

lezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

Transizione ecologica/2. La sfida tra incenerimento e soluzioni circolari per tutelare il territorio

Fanghi da depurazione: il Delta del Po tra rischi e opportunità

Ifanghi prodotti dagli impianti di depurazione rappresentano un sottoprodotto inevitabile della gestione ambientale, ma in Veneto la loro mole sta diventando un problema sempre più pressante. Solo Acquevenete, l’azienda che serve oltre mezzo milione di abitanti, genera annualmente circa 20.000 tonnellate di questi residui. L’emergenza gestionale spinge l’azienda a proporre soluzioni ambiziose, come la costruzione di un impianto a Loreo, progettato per trattare fino a 60.000 tonnellate annue di fanghi tramite essiccamento e recupero energetico mediante combustione.

La prospettiva, tuttavia, solleva forti preoccupazioni. Legambiente Delta del Po si fa portavoce di un allarme ambientale e sanitario, invitando a una profonda riflessione sull’impatto di simili impianti, specialmente in un’area delicata come la Riserva della Biosfera Mab Unesco. I numeri a livello regionale sono significativi: secondo i dati ISPRA, il Veneto produce oltre 400mila tonnellate di fanghi all’anno. La gestione dei fanghi di depurazione rappresenta una sfida cruciale per la tutela dell’ambiente e la promozione di un’economia circolare. Questi materiali, derivanti dal trattamento delle acque reflue, contengono nutrienti preziosi, ma anche sostanze potenzialmente pericolose. La loro corretta gestione è quindi fondamentale per evitare impatti negativi sull’ambiente e sulla salute umana. L’associazione ambientalista critica aspramente questa tendenza.

Ricorda che la normativa europea e nazionale chiede di privilegiare il riutilizzo e il recupero di materia rispetto allo smaltimento finale. Nonostante ciò, l’incenerimento rimane la pratica più diffusa, con il rischio di emissioni che possono veicolare sostanze nocive come diossine, PFAS e metalli pesanti, aggravando la qualità dell’aria e la salute pubblica. “La gestione sostenibile dei fanghi di depurazione è cruciale per il futuro del nostro ambiente. L’inceneritore proposto a Loreo – sottolinea Ermes Bolzon di Legambiente Adria - è un passo indietro, un’imposizione del passato che rischia di compromettere la salute dei cittadini e l’ecosistema del Delta del Po, un ecosistema unico e prezioso ancora troppo sottovalutato”. L’associazione invita a guardare oltre l’incenerimento, promuovendo l’adozione di tecnologie più sostenibili che incarnino i principi dell’economia circolare. Alternative come la digestione anaerobica o la carbonizzazione idrotermica permettono non solo di ridurre drasticamente il volume dei fanghi, ma anche di recuperare energia e nutrienti da reintrodurre nel ciclo produttivo, trasformando un costo in una risorsa.

La sfida che si apre è cruciale: trovare un equilibrio tra la necessità logistica di gestire i fanghi e l’inderogabile tutela dell’ambiente. Per il Delta del Po, un territorio fragile e di inestimabile pregio naturalistico, questa è una prova fondamentale di sostenibilità.

La direzione che prenderanno i progetti di gestione dei fanghi decide-

rà se il Veneto opterà per la via più breve e impattante o per un futuro basato sul recupero, l’innovazione e il rispetto del territorio. “Chiediamo alle istituzioni e agli enti locali – conclude Legambiente – di gestire con maggiore responsabilità l’insediamento di nuovi impianti industriali, soprattutto quando riguardano la combustione o l’incenerimento dei rifiuti. È fondamentale coinvolgere cittadini e società civile con percorsi di informazione e partecipazione, per promuovere davvero un’economia circolare basata sul riuso, il recupero dei materiali e la sicurezza. Questo approccio spesso manca”. Oggi l’incenerimento dei fanghi di depurazione non è la pratica più diffusa, ma c’è chi vorrebbe renderla la principale. Il riutilizzo agricolo dei fanghi, infatti, richiede controlli rigorosi, tecnologie costose e tempi precisi per lo spandimento, che può avvenire solo in determinati periodi dell’anno e necessita quindi di spazi di stoccaggio. L’incenerimento, invece, funziona tutto l’anno, 24 ore su 24, risultando più semplice da gestire.

Ma sorge un dubbio: se i fanghi vengono destinati all’incenerimento, chi garantisce che non si producano materiali di qualità inferiore, visto che tanto verranno bruciati? Inoltre, le acque che confluiscono nei depuratori — provenienti da scarichi domestici, strade e reti miste — potrebbero rendere difficile ottenere fanghi realmente “di qualità”.

Risaie nel Delta del Po: +25,3% di superficie, ma il ritorno resta in bilico

Un +25,3% di superficie coltivata a riso nel Delta del Po rispetto all’anno precedente sembra un dato promettente, ma parlare di inversione di tendenza appare prematuro. Nel 2025, infatti, si contano 595 ettari coltivati a risaia contro i 475 del 2024: un incremento numericamente rilevante, ma che va letto con prudenza, considerando il lungo declino registrato negli ultimi decenni. Tuttavia, nonostante i dati positivi, restano molti interrogativi sulla reale sostenibilità e durata di questo “ritorno” al riso. Le risaie sono ricomparse nella parte finale

dell’Isola di Ariano, una zona storicamente vocata a questa coltura ma che nel tempo è stata abbandonata per le sempre più frequenti ingressioni saline, che rendono difficile l’approvvigionamento idrico. A permettere questa timida ripresa è stato l’avvio, a fine primavera, di un impianto irriguo presso l’idrovora Goro, insieme alla posa di una condotta tubata lunga 3 km. Un intervento reso possibile da quasi 10 milioni di euro di fondi pubblici (PSRN). “120 ettari in più di risaia significa per il Delta del Po aumentare la produzione agricola di qua-

lità ma anche riscoprire il suo paesaggio agricolo originario e quindi preservare la sua identità – spiega il direttore del consorzio di Bonifica Delta del Po Rodolfo Laurenti – È la dimostrazione di come risorse ben utilizzate possano portare a risultati concreti talvolta anche in brevissimo tempo”. Ma ci si chiede: con un investimento così consistente, quali garanzie esistono che questa coltivazione sia davvero destinata a durare, considerato il cambiamento climatico, la crisi idrica crescente e i rischi ambientali legati all’agricoltura intensiva? (s.b.)

Legambiente Delta del Po lancia l’allarme: n una riserva Unesco, l’incenerimento rischia di compromettere salute e biodiversità.

Tra gestione logistica e tutela ambientale, il Veneto si trova davanti a una scelta cruciale per il proprio futuro sostenibile

Nuovi Livelli essenziali di assistenza: aggiornate le prestazioni, le esenzioni e i percorsi di gravidanza

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Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

a pag. 23

del Miranese Nord

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA

INIZIATIVE

Le “case passive” sono troppo costose, la transizione ecologica in edilizia non decolla a Scorzè, Noale Salzano e Martellago. Senno (Cia Venezia): “Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato”

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Nel mirino i debiti fuori bilancio, l’amministrazione replica: “Situazione contenuta, nessun rischio per le casse pubbliche”

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 13
Servizio a pag.

Martellago ne parla l’assessore Monica Cornello

Edifici efficientati, illuminazione

a Led e tante colonnine elettriche

E’ stata fatta la sostituzione degli autoveicoli più obsoleti della flotta comunale con mezzi elettrici o ibridi a zero emissioni

I

l Comune di Martellago è dotato del Paesc acronimo di Piano

D’azione per l’energia sostenibile ed il clima ed a luglio di quest’anno è stato depositato il secondo monitoraggio nel rispetto degli impegni presi. Il Paesc di Martellago è composto da 39 azioni, 18 delle quali affrontano il tema della mitigazione, 11 affrontano unicamente il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici mentre 10 sono azioni integrate che affrontano sia il tema della mitigazione sia quello dell’adattamento. Le azioni di mitigazione o integrate sono state suddivise in 11 settori. Gli interventi programmati di efficientamento energetico degli edifici comunali sono stati tutti realizzati e conclusi a dicembre 2024. Ristrutturazione ed efficientamento energetico del Municipio: i lavori di ristrutturazione ed efficientamento energetico sono stati completati a fine anno 2022

trasformando l’edificio in “edificio a energia quasi zero” (nZeb), classe energetica A3. La percentuale di apparecchi che utilizzano sorgenti a Led degli impianti di pubblica illuminazione è pari al 93%. Si ha copertura del 100% del fabbisogno elettrico degli edifici pubblici e degli impianti di pubblica illuminazione con energia elettrica “verde”. Il periodo di attuazione dell’azione si estende fino al 2030. Tutta l’energia elettrica acquistata dal Comune negli anni 2021-2022, 20232024 è certificata come prodotta interamente da fonti energetiche rinnovabili. Raccolta differenziata: la percentuale negli anni 2023 e 2024 è stata in entrambi i casi superiore all’obiettivo minimo fissato dell’82%, rispettivamente pari all’84,4% e 84,31%, inoltre dal 2025 per aumentare la consapevolezza sulla modalità di conferimento dei rifiuti il Comune ha deciso di passare al sistema di tariffazione pun-

tuale Tarip, che aiuta a migliorare il sistema di raccolta differenziata. Sono state concesse in uso di tre aree comunali per l’installazione di tre distributori di acqua microfiltrata e installati tre distributori, uno per ogni centro urbano: Martellago, Maerne e Olmo. E’ stata fatta la sostituzione degli autoveicoli più obsoleti della flotta comunale con mezzi elettrici o ibridi a zero emissioni. Sono state installa-

Ridotte le emissioni dal 2010 al 2023 del 33.6 %

Nel 2024 è stata avviata una campagna di informazione sulle Comunità Energetiche Rinnovabili a Martellago . “Nel corso del 2024 - spiega l’assessore Monica Cornello - sono stati messi a dimora 108 alberi, uno per ogni nuovo nato abbiamo inoltre aderito all’iniziativa “alberi in pianura” della Regione, attraverso la quale vengono distribuiti gratuitamente, ai cittadini che ne fanno richiesta giovani alberelli ed arbusti autoctoni. Saranno distribuiti ai cittadini che ne hanno fatto richiesta alla fine oltre 300 alberi. Le

mappe della vulnerabilità all’”isola di calore urbana” e del rischio derivante dall’”isola di calore urbana” sono state predisposte e caricate sul sito della Città Metropolitana di Venezia. Il sistema è stato definito nel Piano di Protezione Civile. Sono stati individuati i luoghi pubblici adatti a costituire rifugio nelle ore più calde della giornata per le persone più vulnerabili. Conclude il sindaco Andrea Saccarola, “sottoscrivendo il nuovo Patto dei Sindaci, la città di Martellago si è impegnata volontariamente a raggiungere e

te 2 colonnine doppie in ogni centro per un totale 12 punti distinti di ricarica elettrica. Al momento c’è richiesta da numerose ditte private che chiedono l’utilizzo di parcheggi pubblici in concessione gratuita per 30 anni per l’installazione di colonnine di ricarica. “Il limite di tali richieste - dichiara l’assessore all’ambiente Monica Cornello - risiede nell’occupazione di parcheggi in aree centrali dove già scarseg-

superare l’obiettivo fissato di riduzione delle emissioni di gas serra del 40,03% sul proprio territorio, entro il 2030. È stata, infatti, calcolata, tra gli inventari del 2023 e 2010, una diminuzione complessiva delle emissioni di 24.190,5 tonnellate, corrispondenti, in termini percentuali, ad una riduzione di circa il 33,6%. Lo stato di avanzamento delle 39 azioni previste nel Pasesc mostra che, a meno di quattro anni dall’approvazione del Piano, risultano completate oltre l’80 % delle azioni. (a.a.)

giano e nell’attuale poco utilizzo da parte della cittadinanza delle colonnine esistenti. Forse perché complici i bonus esistenti nei scorsi anni molti possessori di auto elettriche si sono dotati di colonnine private. Sarà nostra cura monitorare e chiedere l’installazione di ulteriori colonnine qualora se ne ravvedesse la necessità”.

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. L’analisi delle agenzie immobiliari del territorio del Miranese nord

Le “case passive” sono troppo costose, la transizione ecologica non decolla

Green nell’edilizia nell’area del Miranese nord? Non decolla, i prezzi delle case passive sono troppo alti per le tasche di giovani coppie per lo più precarie, con contratti a tempo determinato o a causa di stipendi troppo bassi. E’ questo che emerge dall’analisi di alcune agenzie immobiliari nell’area di Scorzè, Martellago Salzano e Noale. “A Scorzè - spiegano i titolari dell’agenzia “L’indirizzo Immobiliare” - ma anche a Noale e Martellago, le case passive sono ambite certamente, ma restano un sogno per le tasche delle giovani coppie o delle famiglie che vivono con un reddito normale. Il prezzo di un appartamento di medie dimensioni (dai 70 ai 90 metri quadri ) con due camere e le caratteristiche delle classi energetiche più elevate si aggira sui 300- 320 mila euro. I prezzi delle case su cui le persone mediamente invece sono orientate, variano dai 150 ai 200 mila euro al massimo”. “ Il desiderio di avere una casa green o casa passiva come si vuol dire - spiegano all’agenzia di Scorzè - si scontra con il fatto che con redditi non elevati, le banche non concedono mutui sufficienti”.

Va detto che per “casa passiva” si intende un edificio ad altissima efficienza energetica, progettato per coprire gran parte del proprio fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento con mezzi passivi, come l’irraggiamento solare, il calore delle persone e degli elettrodomestici, riducendo al minimo la necessità di sistemi di riscaldamento e raffrescamento attivi tradizionali. Le sue caratteristiche principali includono un isolamento termico eccellente, finestre ad alte prestazioni (inclusi i telai), l’eliminazione dei ponti termici, un sistema di ventilazione controllata a recupero energetico e una progettazione che

sfrutta strategicamente l’orientamento e l’ombreggiatura. Questo si traduce in un consumo energetico quasi nullo e un elevato comfort abitativo. Nel campo delle costrizioni di case green, più occasioni negli ultimi tempi arrivano dal noalese e da Martellago che dall’area di Scorzè. Anche su questo territorio non va dimenticato, si stanno moltiplicando le comunità energetiche private fra i condomini per poter risparmiare in bolletta. Non è diversa la situazione per quanto riguarda il territorio di Salzano dal punto di vista edile. “A Salzano - spiegano all’agenzia “Occasione Immobiliare” - il mercato è orientato per la maggior parte dei casi a compravendite di immobili costruiti nei decenni scorsi e cioè dagli anni Settanta al 2010”. Certo questo tipo di immobili non è quello indicato dalle direttive della transizione ecologica. L’idea delle persone è quella intanto di comprare casa e poi eventualmente di efficientarla e renderla più green con fotovoltaico ed altri accorgimenti a porte e finestre ad esempio, quando ne avranno la possibilità”.

Alessandro Abbadir

Senno (Cia Venezia): “Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato”

Innovazione, digitalizzazione e meccanizzazione. Sono queste le parole chiave di Cia-Agricoltori Italiani Venezia per affrontare i temi della transizione ecologica, anche nell’area Miranese Nord. Qui in termini di dimensioni, a differenza della Riviera e dell’area sud del veneziano, sono diffuse piccole aziende. Al massimo ampie 10 ettari. Nell’area nord soprattutto a Scorzè e Noale, si coltiva radicchio e ci sono allevamenti. “Di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e alla pressione crescente sui sistemi agricoli, per produrre di più con meno, le aziende hanno bisogno di supporti tecnologici potenti e diffusi - spiega la presidente di Cia Venezia Federica Senno. Ed è proprio l’agritech (dalla robotizzazione in campo ai sistemi satellitari, dai big data all’intelligenza artificiale) a rappresentare lo strumento per coniugare soste-

nibilità ambientale, competitività economica e sicurezza alimentare. Il 50% circa delle imprese agricole italiane ha ancora poca familiarità con lo smart farming. Innovazione non è solo questione di macchine, ma di competenze”. Secondo Cia, le tecnologie digitali riguarderanno l’intero processo produttivo. In questo contesto, è cruciale il tema della meccanizzazione. “Le macchine agricole italiane sono le più vecchie in Europa. Nelle campagne circolano trattori con 50 anni di servizio e 1,3 milioni di mezzi non dispongono dei sistemi di sicurezza, si contano oltre 100 vittime. Occorre favorire il ricambio del parco macchine”. Infine sulle energie rinnovabili. L’installazione di pannelli fotovoltaici sui terreni agricoli deve essere limitata al massimo e le decisioni in merito dovrebbero essere prese tenendo conto dell’esigenza dell’agricoltura. “Da sempre

- conclude Senno - chiediamo agli enti competenti che gli impianti fotovoltaici siano preferibilmente e primariamente collocati sui tetti degli edifici, sui capannoni o sulle aree marginali o dismesse. In questo modo si riduce in maniera significativa l’impatto sulla superficie agricola attiva. Non deve essere tolto nemmeno un metro quadrato di suolo del comparto primario, tutto il suolo agricolo della provincia va considerato di pregio”. (a.a.)

A Martellago Scorzè, Noale e Salzano vanno per la maggiore le case dei decenni passati

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Federica Senno presidente Cia Venezia

Nuovi Livelli essenziali di assistenza: aggiornate le prestazioni, le esenzioni e i percorsi di gravidanza

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

pag. 23

C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

PIANO: FRA NORME

INIZIATIVE

Cia Venezia: “Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato al massimo”. A Spinea nasce la comunità energetica pubblica, disponibili 23 aree di colonnine per la ricarica automobili. Mirano punta al taglio delle emissioni

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Dodici agenti costituiranno il nuovo corpo, mentre si rinnova il parco mezzi e la videosorveglianza SPINEA

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio
Servizio

Transizione

energetica/1.

La posizione di Federica Senno presidente di Cia Venezia

“Il fotovoltaico sui terreni agricoli nel veneziano va limitato al massimo”

L’ agritech è la sfida del comparto primario per la sostenibilità ambientale

Innovazione, digitalizzazione e meccanizzazione. Sono queste le parole chiave di Cia-Agricoltori Italiani Venezia per affrontare i temi della transizione ecologica, anche nell’area del Miranese sud in cui non mancano colture di qualità. “Di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e alla pressione crescente sui sistemi agricoli, per produrre di più con meno, le aziende hanno bisogno di supporti tecnologici potenti e diffusi - spiega la presidente di Cia Venezia Federica Senno. Ed è proprio l’agritech (dalla robotizzazione in campo ai sistemi satellitari, dai big data all’intelligenza artificiale) a rappresentare lo strumento indispensabile per coniugare sostenibilità ambientale, competitività economica e sicurezza alimentare. Il 50% circa delle imprese agricole

italiane ha ancora poca familiarità con lo smart farming. Per questo investiamo in percorsi di alfabetizzazione digitale: l’obiettivo è accompagnare le aziende, soprattutto quelle giovani e nelle aree interne, in un percorso ad hoc, con la convinzione che l’innovazione non sia solo questione di macchine, ma di competenze”. Secondo Cia, le tecnologie digitali riguarderanno l’intero processo produttivo: monitoraggio dei terreni, gestione delle risorse, raccolta e analisi dei dati di produzione, blockchain e tracciabilità delle filiere. Tutti strumenti per aiutare le imprese a ridurre costi e sprechi, ottimizzare input chimici e idrici, migliorare la qualità dei raccolti e aumentare l’impronta green. “Fare smart farming significa prendere decisioni sui campi grazie alle informazioni

raccolte. Gli agricoltori non producono più solo cibo ma anche dati, che vanno utilizzati e sfruttati”. In questo contesto, resta cruciale il tema della meccanizzazione. “Le macchine agricole italiane sono le più vecchie in Europa. Nelle campagne circolano ancora trattori con 50 anni di servizio e 1,3 milioni di mezzi non dispongono dei sistemi di sicurezza, tanto che ogni anno si contano oltre 100 vittime. Ecco perché occorre favorire in tutti i modi il ricambio del parco macchine, con agevolazio-

ni e provvedimenti mirati. La sostituzione dei mezzi obsoleti non può più essere rinviata”. Infine, un cenno all’utilizzo di energie rinnovabili. L’installazione di pannelli fotovoltaici è importante e guarda al futuro. Ma quella sui terreni agricoli deve essere limitata al massimo e le decisioni in merito dovrebbero essere prese con una visione d’insieme, tenendo conto delle peculiarità locali ed in particolare dell’esigenza dell’agricoltura. “Da sempre - conclude Senno - chiediamo agli enti competenti

Artigiani: con le “rinnovabili certificate” risparmiate 1.000 tonnellate di Co2

Le sfide per il futuro energetico sostenibile delle imprese artigiane sono state al centro della XXI edizione annuale della conferenza a tema quale ha partecipato l’Associazione Artigiani “Città della Riviera del Brenta” che ha tanti associati anche nel Miranese, a Mirano e Santa Maria di Sala. L’evento svoltosi a Chia (Cagliari) ha fatto il punto sui nuovi scenari geopolitici e gli effetti sull’approvvigionamento energetico, sull’impatto economico dei cambiamenti climatici, sulle fonti rinnovabili e nucleare, sulle strategie per accompagnare artigiani e piccole imprese nella transizione green, nel

risparmio sui costi delle bollette, nell’uso sostenibile dell’energia. Sotto i riflettori le nuove frontiere dell’energia: i progetti sui reattori nucleari modulari (Smr), il ruolo delle rinnovabili nella transizione, le politiche industriali in tempi di transizione. Sulla questione interviene il segretario dell’Associazione Artigiani Giorgio Chinellato e il referente di settore per la stessa, il dottor Alessandro Costantino. “L’ Associazionespiegano - ha strutturato l’Ufficio energia per offrire consulenza agli iscritti orientandosi sulla scelta dei fornitori più adatti alle diverse esigenze, fornendo consigli su ri-

sparmio ed efficientamento energetico, soluzioni a problemi come il mancato rispetto dei diritti contrattuali, la correttezza della fatturazione, i tempi per il cambio di fornitore. Negli ultimi 7 anni è stato promosso l’acquisto di elettricità e gas al miglior prezzo sul mercato nel comprensorio della Riviera del Brenta e Miranese per circa 2.000 clienti tra imprese e famiglie, distribuiti in 4.000 punti di fornitura, con uno scenario in continua crescita, favorendo contemporaneamente un risparmio di 1.000 tonnellate di Co2 grazie all’acquisto di “energia rinnovabile certificata in origine”.

che gli impianti fotovoltaici siano preferibilmente e primariamente collocati sui tetti degli edifici, sui capannoni o sulle aree marginali o dismesse. In questo modo si riduce in maniera significativa l’impatto sulla superficie agricola attiva. Il principio cardine è che non può e non deve essere tolto nemmeno un metro quadrato di suolo del comparto primario, ovvero tutto il suolo agricolo della provincia va considerato di pregio”.

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. A Spinea avanza l’innovazione e vengono coinvolti anche i cittadini

Comunità energetica e 23 colonnine ma il cammino è ancora molto lungo

“Il Comune di Spinea ha fatto della transizione energetica e della sostenibilità una delle sue priorità. Non solo a parole, ma con gesti concreti. In primis, con l’attivazione della prima comunità energetica, la Cer Spinea, che vuole promuovere l’autoproduzione e il consumo collettivo di energia pulita, coinvolgendo cittadini, imprese e istituzioni locali in un modello innovativo e sostenibile”. Così il sindaco di Spinea Franco Bevilacqua. Le comunità energetiche sono associazioni tra produttori e consumatori di energia, con lo scopo di soddisfare il proprio fabbisogno energetico attraverso la produzione propria, mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili. “La Comunità Energetica si basa sulla condivisione di energia prodotta da fonti rinnovabili, riducendo i costi per gli aderenti e contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico - spiega il vicesindaco Emanuele Ditadi. L’energia in eccesso immessa nella rete potrà essere redistribuita ai membri della comunità, garantendo una maggiore efficienza e sostenibilità. Siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto che segna un cambio di passo nella gestione delle risorse energetiche del no-

stro territorio. La comunità energetica rappresenta una grande opportunità per i cittadini di Spinea, non solo in termini di risparmio economico ma anche per il contributo alla riduzione dell’impatto ambientale. L’adesione a questa iniziativa ci permette di costruire un futuro più verde e sostenibile per tutti”. Attualmente hanno aderito alla Cer Spinea 5 produttori e 17 consumatori. Altri 10 produttori, che stanno ultimando il loro impianto, hanno già manifestato l’intenzione di aderire. Inoltre sono stati stanziati dal Comune di Spinea 120 mila euro per realizzare altri nuovi impianti per ulteriori 200 kWp su immobili comunali. Prosegue infatti l’impegno sul fronte del potenziamento degli impianti fotovoltaici sugli edifici comu-

nali: sono in fase di attivazione i pannelli del cinema Bersaglieri e della scuola dell’infanzia Rodari. Saranno inoltre attivati a breve i pannelli della nuova scuola media e del nuovo asilo nido. L’amministrazione ha già stanziato le risorse per la realizzazione di due nuovi impianti, alla scuola Nievo e alla Vico. Per quanto riguarda le colonnine elettriche, al momento si contano 23 punti di ricarica in città, considerando anche installazioni gestite da privati su parcheggi privati ad uso pubblico. Il Comune ha installato attraverso due diverse convenzioni in essere (con Enelxway e Fastway) ad oggi 3 colonnine per un totale di 6 punti di ricarica, al Graspo d’Uva, in viale San Remo e in via delle Industrie. Alessandro Abbadir

Efficientamento degli edifici, mobilità sostenibile, Mirano punta al taglio delle emissioni

E’ giunta al nastro di partenza la Comunità Energetica Rinnovabile “Mirano One”, promossa dal Comune con la quale il territorio compie un passo decisivo verso un modello di sviluppo più sostenibile e partecipato. “Non si tratta solo di un progetto tecnico - spiegano i promotori - ma di una scelta culturale: condividere l’energia significa condividere responsabilità, visione e futuro. La Cer “Mirano One”, rappresenta un laboratorio di innovazione sociale, dove cittadini, imprese e istituzioni diventano protagonisti della transizione ecologica. Ogni kilowatt prodotto in modo pulito è un investimento in autonomia energetica, riduzione delle emissioni e solidarie-

tà tra i membri della comunità”. Al momento i soci sono 13 di cui 2 proprietari di un impianto fotovoltaico la cui energia in eccesso sarà condivisa dai soci consumatori. Nei prossimi mesi la comunità assumerà la forma giuridica potendo così aprirsi a tutti i cittadini e le imprese del territorio. L’obbiettivo del Comune di Mirano è quello di ridurre le emissioni di Co2del 40 % entro il 2030. Dal 2005 al 2019 le emissioni sono state ridotte nel territorio del 27 %. L’ente locale punta ad una Pianificazione urbana sostenibile, espressa attraverso il Piano di Assetto del Territorio (Pat) e il Piano degli Interventi (PI), le cui linee strategiche si fondano: su una filosofia che persegue gli obiettivi

del “consumo di suolo zero”; sul progressivo rinnovo della flotta auto comunali (trazione elettrica e ibrida). Si punta alla promozione e supporto alla Comunità Energetica Rinnovabile e poi installazione di colonnine elettriche per auto e biciclette. Si è proceduto alla riqualificazione energetica degli impianti di pubblica illuminazione ( con tecnologia led) e l’ efficientamento energetico di 32 edifici comunali (palestre, scuole, municipio, ecc.: cappotto, fotovoltaico, lampade a led, caldaie, ecc.). Si è puntato alla messa a sistema della rete di piste ciclabili col progetto “Bicipolitana di Mirano” e la realizzazione delle rete sentieristica di Mirano “Sentieri di Pace”. ( a.a.)

Sono in fase di attivazione i pannelli solari del cinema Bersaglieri e della scuola dell’infanzia Rodar

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I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

di Padova Est

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA

LE PRIME INIZIATIVE

Coldiretti e Cia: “Fotovoltaico a terra da limitare. Crediti di carbonio da incentivare”. Illuminazione a Vigonza: la rete è obsoleta, al via l’ammodernamento

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

PONTE SAN NICOLÒ APPROVA IL PIANO TRIENNALE DA 6 MILIONI

Oltre metà delle risorse andranno alla nuova biblioteca e al recupero di villa Crescente. In arrivo anche asfaltature e marciapiedi

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Coldiretti

“Fotovoltaico a terra da limitare.

Crediti di carbonio? Da incentivare”

T

ransizione energetica nei campi, un tema sentito dagli agricoltori padovani è l’espansione del fotovoltaico che ha portato energia pulita, risparmio e reddito alle imprese ma anche il problema dei grandi impianti che sottraggono terreno all’agricoltura. “Ben vengano le fonti alternative di energia - spiega Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova - che costituiscono un’ integrazione al reddito delle aziende, purché non si traduca in consumo di suolo. Da anni Coldiretti sostiene tutte le iniziative che puntano all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni, stalle, tettoie, magazzini aziendali, edifici rurali e si è attivata per indirizzare i contributi e gli incentivi economici a questo genere di interventi attraverso il bando nazionale “Parco agrisolare”. Per gli impianti fotovoltaici a terra, su richiesta di Coldiretti Veneto, nel

2022 la Regione, d’accordo con noi, si è dotata di una norma per mettere un freno alla proliferazione indiscriminata di pannelli solari ponendo attenzione alla salvaguardia del paesaggio agrario e alla tutela dei terreni coltivabili. Sono state definite a livello provinciale le zone agricole di pregio che impediscono l’installazione di pannelli a terra in parte della superficie coltivata”. Sul fronte della transizione ecologica Coldiretti ricorda che l’agricoltura veneta è chiamata a una sfida cruciale: dimostrare che può produrre non solo cibo di qualità, ma aria pulita, sostenibilità e innovazione. “L’agricoltura non è il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico - chiarisce Lorin - ma è spesso indicata così, in modo semplicistico. È invece un settore che adotta pratiche virtuose”. In vista dell’attuazione del nuovo Piano Regionale di Tutela dell’Aria, Coldiretti

ha chiesto la riattivazione del bando per l’adeguamento delle vasche di liquame, oggi obbligatorie da coprire entro il 2030. Coldiretti ha sollevato la necessità di una gestione più flessibile dei divieti stagionali sulla distribuzione dei liquami, proponendo deroghe per i prati stabili, particolarmente presenti nelle province di Vicenza e Padova (circa 20.000 ettari), dove l’uso di concimi chimici in alternativa sarebbe ambientalmente meno sostenibile. La Cia di Padova con il presidente Luca Trivellato pone il problema dei crediti di carbonio. Dal 1850 ad oggi la temperatura nel padovano si è alzata, di 1,55 gradi per le emissioni di gas serra. “Siamo chiamati ad invertire la tendenza - ha sottolineato Trivellato. I crediti di carbonio permettono agli agricoltori di ottenere vantaggi economici con pratiche virtuose in grado di ridurre le emissioni di gas serra nell’at-

Noventa, casa di riposo green per contenere le rette

Alla Casa di Riposo di Noventa Padovana di via Roma, si punta sulla transizione ecologica. Un intervento che è stato completato nelle scorse settimane consentirà di abbattere i costi delle bollette e delle rette degli ospiti. Ma andiamo nel dettaglio: l’impianto, installato su due coperture del complesso comprende 133 moduli fotovoltaici distribuiti tra la falda sud del corpo ovest e la copertura piana del corpo est, per una

potenza complessiva di 55,195 kWp. La produzione annua stimata è di oltre 66mila kWh, pari a una riduzione annua di circa 23 tonnellate di CO2. Ci sarà un autoconsumo integrale dell’energia prodotta nelle ore diurne. I lavori sono stati finanziati interamente con risorse della struttura. Si fa notare come oltre ai benefici ambientali, il nuovo impianto consentirà una diminuzione del consumo di elettricità nelle fasce diurne e

una riduzione significativa dei costi di gestione, contribuendo a garantire la qualità e la continuità dei servizi offerti ai residenti e alle loro famiglie, con un contenimento del valore delle rette. L’intervento ha inoltre previsto lavori accessori di sicurezza e manutenzione, tra cui il rifacimento della guaina della copertura est e l’installazione di un sistema anticaduta. L’impianto sarà presentato al pubblico nelle prossime settimane.

mosfera”. Questa prassi non è ancora stata normata in via ufficiale. “Il quadro non è chiaro - ha precisato il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini. Sul mercato sono presenti

proposte di crediti di carbonio governate da schemi nazionali, regole comunitarie e da soggetti privati. Serve armonizzare il sistema”.

Alessandro Abbadir

Il presidente di Coldiretti Roberto Lorin

Transizione energetica/2. Il punto nel territorio di Vigonza

Illuminazione: la rete è obsoleta, al via l’ammodernamento. Edifici pubblici green

Negli ultimi tre anni il territorio del Comune di Vigonza ha compiuto un deciso passo in avanti sul fronte della transizione ecologica, realizzando interventi di efficientamento energetico che hanno coinvolto edifici comunali, scuole, impianti di illuminazione pubblica e strutture dotate di impianti fotovoltaici. Un impegno complessivo che ha superato i 5 milioni di euro di investimenti con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici, migliorare il comfort degli edifici e promuovere un modello di sviluppo sostenibile. Sul versante dell’illuminazione prosegue il piano di rinnovo della rete pubblica, che interessa progressivamente tutte le frazioni del territorio. Il progetto, del valore di circa 1,5 milioni di euro, prevede la sostituzione degli impianti obsoleti con lampade a tecnologia Led ad alta efficienza, capaci di ridurre sensibilmente i consumi elettrici e le emissioni di Co . Oltre al risparmio energetico, l’intervento garantisce una migliore qualità dell’illuminazione e una maggiore sicurezza per pedoni e automobilisti. Il settore scolastico rappresenta il cuore degli interventi comunali. Negli ul-

Accordo

timi due anni sono stati sostituiti i serramenti in cinque scuole del territorio, con nuovi infissi ad alte prestazioni termiche che migliorano l’isolamento, riducono la dispersione di calore e assicurano ambienti più confortevoli per studenti e personale. II Comune ha realizzato o avviato la costruzione di nuovi edifici scolastici a impatto energetico quasi zero (nZEb): a Vigonza, Pionca, Codiverno, e il nuovo asilo comunale. “Queste strutture - spiega il sindaco Gianmaria Boscaro - progettate con criteri di bioedilizia e dotate di impianti fotovoltaici, sistemi di ventilazione meccanica controllata e involucri altamente isolanti, rappresentano un modello di sostenibilità e inno-

vazione architettonica, con consumi energetici ridotti al minimo e un comfort interno di altissimo livello”. Anche altro patrimonio edilizio pubblico è stato oggetto di un piano di riqualificazione. Oltre 1 milione di euro è stato destinato agli interventi di isolamento termico, sostituzione di impianti e installazione di sistemi fotovoltaici sugli edifici comunali più energivori, con l’obiettivo di ridurre i costi di gestione e migliorare la sostenibilità complessiva. Particolare attenzione è stata riservata agli edifici culturali: il Teatro Quirino De Giorgio è stato oggetto di un intervento di efficientamento energetico. “L’efficienza energetica non è solo una questione tecnica, ma una scelta di responsabilità verso il futuro del nostro territorio - sottolinea il sindaco di Vigonza, Gianmaria Boscaro. Abbiamo voluto investire in modo concreto nella sicurezza energetica degli edifici pubblici e nella sostenibilità ambientale. È un investimento che guarda alle nuove generazioni e che renderà Vigonza sempre più efficiente, accogliente e rispettosa dell’ambiente”.

con Enel per le colonnine

Nel triennio Vigonza ha avviato un piano green da oltre 5 milioni di euro: LED su tutta la rete, scuole nZEB, infissi efficienti, fotovoltaico e upgrade per edifici comunali e teatro. Il sindaco Boscaro: “Non solo tecnica, ma responsabilità verso il futuro”

Alessandro Abbadir

elettriche, edifici efficientati: ecco il green a Saonara

Per Saonara e Villatora investimenti concreti per il territorio in tema di transizione ecologica. Grande attenzione è stata riservata infatti dall’ente locale al tema dell’efficientamento energetico, con importanti interventi realizzati negli edifici scolastici, volti a ridurre i consumi e migliorare il comfort per studenti e insegnanti. Un segnale concreto dell’impegno verso un futuro più green e attento all’ambiente. “In questa direzione - spiega il sindaco Michela Lazzaro - si inserisce anche il protocollo d’intesa con Enel X Way, che prevede l’installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici sul territorio comunale, favorendo così la mobilità sostenibile e accompagnando la transizione ecologica”. Un altro ambito su cui il Comune ha investito con convinzione, gra-

zie anche ai fondi Pnrr, è quello della transizione digitale. “Sono in corso interventi per la digitalizzazione dei servizi comunali - dice Lazzaro - con l’obiettivo di rendere l’accesso più semplice, veloce e trasparente per cittadini e imprese. L’ammodernamento delle infrastrutture digitali e l’adozione di nuove tecnologie permetteranno di offrire servizi online più efficienti, migliorare la gestione amministrativa e favorire una maggiore partecipazione civica”. Infine, grazie alla collaborazione con l’azienda sanitaria locale, i fondi Pnrr hanno consentito la ristrutturazione della Casa di Comunità, un presidio sanitario fondamentale per l’assistenza territoriale e la salute dei cittadini. “Questi interventi testimoniano la volontà del Comune di Saonara - dice la prima cittadina

- di essere all’avanguardia, vicino alle esigenze dei cittadini e sensibile alle tematiche ambientali, sfruttando in modo efficace le opportunità offerte per costruire un territorio più moderno, inclusivo, digitale e sostenibile”. Anche nel territorio della cintura di Padova insomma enti locali e anche privati cittadini con le comunità energetiche vanno verso la transizione ecologica. (a.a.)

I medici Rigatelli e Zuin

nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

di Padova Nord

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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Cadoneghe, è sconto tra Partito Democratico e l’amministrazione sul nuovo asilo nido

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA

LE PRIME INIZIATIVE

Complessità operative e difficoltà di comunicazione sui benefici delle CER, incontri con i cittadini e contatti con i Comuni per superare gli ostacoli e rispondere ai dubbi

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

ROMPE

Il consigliere si è astenuto dal voto sulla variazione di bilancio, evidenziando preoccupazioni sui costi del nuovo asilo nido VIGODARZERE, PAOLETTA

SILENZIO IN CONSIGLIO COMUNALE

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Transizione energetica/1. Limena sta studiando la possibilità di attivare o accedere ad una CER

“Progetto ambizioso, ma servono regole chiare, da valutare impegno economico e risvolti legali”

A Limena, la complessità è anche tecnica: sul territorio insistono tre cabine primarie, e la normativa impone che ogni comunità sia collegata a una sola cabina

Il tema della transizione energetica entra nel dibattito anche a Limena, dove l’amministrazione comunale guarda con interesse alla possibilità di costituire una Comunità Energetica Rinnovabile (CER), ma con la consapevolezza che la strada è tutt’altro che semplice. “Le direttive governative sono molto interessanti - osserva l’assessore all’Ambiente Lorenza Sartori - ma la realizzazione pratica è complessa, perché il governo non ha ancora fornito indicazioni precise sulla forma giuridica da adottare. Non è chiaro, per esempio, se una CER debba configurarsi come associazione, fondazione o altro soggetto. Sen-

za questo chiarimento, è difficile partire”.

Oggi, nell’area padovana, Albignasego è l’unico comune ad aver avviato ufficialmente una propria comunità energetica. “È un’esperienza importante - riconosce Sartori - ma anche costosa. Non è detto che tutti i comuni possano permettersi di sostenerne i costi iniziali e gestionali. L’idea è bella, ma va costruita con prudenza e realismo”.

A Limena, la complessità è anche tecnica: sul territorio insistono tre cabine primarie, e la normativa impone che ogni comunità sia collegata a una sola cabina. “Questo rende difficile creare un’unica grande comu-

nità - spiega Sartori -. Esiste la possibilità di una cosiddetta sovra-CER, un coordinamento che gestisca più comunità energetiche, una per ogni cabina, ma l’impianto complessivo diventa molto articolato”.

L’obiettivo dell’amministrazione resta quello di favorire l’autonomia energetica locale, coinvolgendo sia imprese che cittadini. “Mettere insieme l’energia prodotta da un’azienda con quella dei privati significherebbe ridurre fortemente l’impatto ambientale e creare zone energeticamente autonome. È un’idea che funziona sulla carta, ma nella pratica richiede strumenti chiari e un forte coordinamento. Le CER funzionano se tra i membri c’è equilibrio tra chi produce e chi consuma, e se i benefici economici vengono redistribuiti in modo equo”. Per ora il Comune di Limena resta in una fase di stu-

Quanto ci costa una transizione energetica in ritardo?

Un incontro sulle comunità energetiche organizzato qualche tempo fa a Limena

dio. “Siamo favorevoli e intenzionati a percorrere questa strada - ribadisce Sartori - ma vogliamo capire bene tutti gli aspetti giuridici ed economici. A meno che non sia il Comune stesso a promuovere una fondazione, l’impegno economico non è ancora definito e non vogliamo fare il passo più lungo della gamba. Inoltre, le Cer dei Comuni non possono avere scopo di lucro, e questa è un’altra questione che

Gli esperti concordano: “Ogni rinvio ha pesanti conseguenze”

“Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche rischia di ritardare non soltanto l’azione di riduzione delle emissioni di gas serra, con pesanti conseguenze sulle infrastrutture e sul benessere dei cittadini, ma anche la trasformazione industriale necessaria perché il Paese resti competitivo”, ha sottolineato Carlo Carraro, professore di Economia Ambientale ed ex rettore di Ca’ Foscari, offrendo una panoramica sullo stato attuale del processo di transizione nel corso dell’incontro “Quanto ci costa una transizione energetica in ritardo?”, organizzato dal Centro

studi di economia e tecnica dell’energia “Giorgio Levi Cases” dell’Università di Padova.

Maurizio Delfanti, docente del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, ha illustrato invece il caso studio della Sardegna, spiegando che “il ritardo nella transizione energetica comporta costi economici, sociali, ambientali e sanitari significativi”. L’economista della Banca d’Italia Luciano Lavecchia ha presentato un’analisi basata sugli scenari dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) e del Network for Greening the Financial

va chiarita”. Un confronto con la Provincia di Padova, avvenuto a inizio anno, ha confermato l’interesse per il tema. “C’è la volontà di sostenere le comunità energetiche - conclude Sartori - ma servono norme stabili, strumenti finanziari adeguati e una regia comune. Solo così la transizione energetica potrà diventare davvero una realtà concreta anche per i nostri territori”.

Nicola Stievano

System (NGFS), evidenziando come gli investimenti necessari per la transizione potranno generare benefici superiori ai costi. Lavecchia ha richiamato anche l’importanza di un’informazione trasparente e di politiche di sostegno per garantire una “transizione giusta”, capace di non lasciare indietro le fasce più vulnerabili. Nel corso dell’incontro, l’associazione Catharsis ha presentato i risultati di un sondaggio condotto tra oltre cento studenti, in gran parte iscritti a corsi di area STEM e con un’età media di 24 anni. “Gli studenti riconoscono l’urgenza della crisi climatica e chiedono azioni concrete – ha dichiarato Andrea Giuliano di Catharsis – ma molti ammettono di faticare a cambiare con la stessa rapidità che richiedono a governi e aziende. La transizione ecologica richiede scelte coraggiose da chi governa, produce e consuma ogni giorno”.

IDRAULICI – CALDAIE – POMPE DI CALORE – CLIMA

Transizione energetica/2. Nell’area a nord di Padova si stanno organizzando le prime

Complessità operative sulla strada delle CER “La sfida è comunicare i benefici dell’adesione”

Anche a nord di Padova si inizia a guardare con interesse alle Comunità Energetiche Rinnovabili come passo necessario per la transizione energetica. Le CER sono organizzazioni (sotto forma di associazione, cooperativa o fondazione) che consentono ai partecipanti che non hanno un impianto fotovoltaico (consumatori) di condividere l’energia prodotta dai partecipanti che invece ne sono possessori (produttori). Maggiore è la quantità di energia che viene prodotta e consumata nel medesimo momento dai partecipanti alla Comunità energetica e maggiore sarà l’incentivo che i soci riceveranno dal Gse, il Gestore della rete elettrica.

Con la semplice iscrizione alla Comunità energetica (come produttori o consumatori) i privati, le aziende e gli enti pubblici, possono partecipare alla condivisione dell’energia e ricevere una quota dell’incentivo che la Cer incasserà, e che distribuirà ai propri associati secondo le regole adottate in un regolamento interno. Il calcolo dell’energia condivisa avviene in modo virtuale, quindi ciascun consumatore, se intestatario di una bolletta, può partecipare ad una Comunità energetica con la semplice sottoscrizione del modulo di adesione, mantenere il gestore di energia e ricevere poi, una volta l’anno, una quota dell’incentivo.

Invece i proprietari di un impianto fotovoltaico, allacciato dal marzo 2024 in poi, potranno partecipare come produttori e ricevere una quota di incentivo quando questo verrà versato alla Cer.

Per conoscere quali comunità energetiche sono attive a nord di Padova, è utile consultare il portale realizzato dalla Regione Veneto (www.venetoverdenergia.it) e inserire il proprio indirizzo di residenza, compariranno così le comunità energetiche attive sul proprio territorio. Attualmente risultano iscritte al portale di questa area: Cer Energia Kilometro Zero, Cerincomune, Facciamo energia soc. coop., LU CEr e Cer Insieme. Nel territorio c’è anche chi si occupa della costituzione e della gestione di Comunità Energetiche, come la società Cercreator. “Siamo convinti che le CER rappresentino una straordinaria opportunità - racconta il fondatore Giorgio Soloni - per condividere energia pro-

dotta da fonti rinnovabili e ottenere un incentivo da redistribuire tra i partecipanti, destinando una parte ad iniziative sociali e ambientali a favore della comunità locale. “Ad oggi abbiamo supportato 13 Comunità Energetiche nella partecipazione al bando regionale dedicato alla loro costituzione e stiamo collaborando con diversi Comuni che desiderano ricoprire un ruolo attivo per i propri cittadini”. Quali sono le principali difficoltà che le CER incontrano nel loro sviluppo? “L’ostacolo principale, per il momento, è riuscire a comunicare in modo semplice e chiaro i benefici dell’adesione a una Comunità Energetica. A questo si aggiungono le complessità operative e i tempi tecnici legati alla gestione dei rapporti con il GSE. Per questo affianchiamo le CER e i loro organi direttivi in tutte le fasi, garantendo supporto continuo per svolgere al meglio questi passaggi fondamentali”. (n.s.)

Cosa c’è dietro una comunità energetica, confronto a Curtarolo

Curtarolo ha approfondito il tema delle comunità energetiche in un recente incontro pubblico, in modo da dare la possibilità ai cittadini di conoscere da vicino queste iniziative e valutare l’adesione o come produttori, sfruttando anche la possibilità di ottenere un contributo a fondo perduto dal Pnrr per l’installazione di un un impianto fotovoltaico, oppure come consumatori, ottenendo dei benefici e sopratutto collaborando ai fini sociali previsti per la Cer. Per illustrare nel dettaglio le caratteristiche della comunità energetica, gli incentivi previsti e le modalità di adesione agli inizi di novembre il Comune ha promosso l’incontro

pubblico “La comunità energetica ‘L’energia dei sindaci’ arriva a Curtarolo”.

Lo scopo è favorire una transizione energetica sostenibile, volta alla tutela ambientale, al contrasto del caro bollette e all’autonomia energetica anche attraverso l’utilizzo

delle risorse del Pnrr. I consumatori, anche senza pannelli fotovoltaici, possono ottenere un risparmio sulla bolletta semplicemente modificando le proprie abitudini domestiche in base alle fasce orarie di produzione dell’energia della Cer. I consumatori potranno sfruttare al meglio l’autoconsumo dell’energia prodotta e valutare i costi per la realizzazione di un nuovo impianto. L’incontro ha permesso di approfondire anche gli obiettivi delle CER dal punto di vista economico e sociale e ha fornito ai presenti alcuni consigli utili su come leggere le bollette elettriche e capire come poter risparmiare e ottimizzare i consumi energetici. (n.s.)

Le Comunità Energetiche Rinnovabili permettono di condividere energia e generare una parte degli incentivi ad iniziative sociali e ambientali. Cercreator si occupa della costituzione e gestione delle CER, della partecipazione ai bandi e della collaborazione con i Comuni

continua ancora: assieme andiamo AVANTI!

La squadra di Cercreator

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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di Padova Sud

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

Dopo cinque anni di lavoro e di incognite la Comunità Energetica Rinnovabile di Albignasego è ormai pronta, intanto anche le parrocchie si stanno organizzando

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Dopo sette anni di confronti con Anas, il sindaco Volponi annuncia l’avvio del cantiere e ringrazia cittadini e commercianti per la collaborazione

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8
Servizio a pag.

La lunga marcia delle CER: cinque anni di lavoro ad Albignasego tra norme, incognite e burocrazia

A d Albignasego è finalmente operativa una delle prime Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) della provincia di Padova, frutto di un percorso lungo e complesso durato cinque anni. Un’esperienza che unisce impegno civico, innovazione e solidarietà, ma che ha dovuto superare ostacoli normativi, ritardi e difficoltà di vario genere e affrontare la sfida del coinvolgimento della cittadinanza.

“Siamo partiti cinque anni fa con uno studio di fattibilità per due impianti – racconta Valentina Luise, assessore all’ambiente e alla transizione ecologica – ma ci siamo dovuti fermare perché all’epoca mancava il decreto attuativo. Quando la normativa è cambiata, siamo passati dalla cabina secondaria, che comprendeva San Tommaso, alla cabina primaria che ci ha permesso di estendere l’iniziativa a tutto il nostro territori. Abbiamo così potuto proseguire con la realizzazione del primo impianto fotovoltaico sulle gradinate dello stadio Montagna”.

Il passo successivo, una volta completata tutta la fase preparatoria, è stato la costituzione, nel novembre 2024, di un’associazione non riconosciuta, la Comunità Energetica della Città di Albignasego. “Abbiamo completato tutte le pratiche con il Gse e l’allacciamento dell’impianto - prosegue Luise -. Il Comune è socio produttore, ma non fa parte del direttivo: vogliamo che la CER diventi autonoma, una realtà del territorio capace di camminare con le proprie

gambe. Siamo rimasti come socio produttore per definire la distribuzione dell’incentivo che sarà impegnato per la lotta alla povertà energetica e i casi di povertà sociale”.

Attualmente la comunità conta una cinquantina di consumatori e un solo produttore, il Comune, che ha scelto di non ammortizzare il costo dell’impianto, mettendolo a disposizione della CER senza rientrare dei costi. Gli incentivi derivanti dalla produzione verranno distribuiti secondo criteri etico-sociali: 30% ai consumatori, 30% ai produttori e 40% destinato al sostegno delle famiglie in difficoltà economica.

“L’idea è restituire parte dell’energia e dei benefici a chi ha più bisogno, a partire dalle famiglie in situazione di povertà energetica o che faticano a far fronte alle spese energetiche - spiega Massimo Morbiato, presidente della CER Albignasego -. Quindi si aderisce alla CER perché si condivide un progetto sociale ben preciso. Il vantaggio economico per un consumatore medio è di circa 70-100 euro l’anno, questo ormai è noto. Ma la vera finalità è sociale: l’energia condivisa diventa uno strumento di solidarietà. Chi entra come socio sa che senza fare nient’altro e senza rimetterci può portare dei benefici alla collettività. Chi invece intende cogliere l’occasione del finanziamento a fondo perduto del 40% dal Pnrr per un nuovo impianto fotovoltaico può farlo già adesso”.

Il percorso, tuttavia, non è stato semplice. “La parte più diffici-

le è stata capire una normativa in continua evoluzione - ammette Luise -. Per mesi abbiamo atteso il decreto attuativo, e non è stato facile spiegare ai cittadini un progetto ancora incerto nei dettagli. Inoltre, molti si tirano indietro perché il ritorno economico è limitato. Inizialmente hanno aderito soprattutto persone di mezza età o anziane, mentre i giovani hanno avuto bisogno di più tempo per capire e valutare l’iniziativa. Adesso stiamo andando avanti e contiamo di aggiungere anche l’impianto fotovoltaico del nuovo teatro comunale”.

Oggi la comunità è in attesa del via libera definitivo dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), dopo aver aperto il conto corrente presso Banca Etica e completato tutta la documentazione. “Siamo pronti - assicura Morbiato -: appena arriverà l’ok inizieremo a misurare produzione e consumi. Abbiamo anche creato

un gruppo di lavoro di cinque persone per gestire gli aspetti burocratici e fornire supporto a chi vuole costituire nuove CER. Il nostro obiettivo è arrivare a un centinaio di soci entro fine anno e coinvolgere anche altri produttori. Intanto negli ultimi mesi sono entrati anche diverse persone giovani, rispetto alla fase iniziale”.

Albignasego, così, si candida a diventare un modello per le comunità energetiche locali, capace di unire sostenibilità ambientale e inclusione sociale. “La transizione ecologica - conclude Luise - è un percorso collettivo: vogliamo formare nuovi volontari e giovani, perché la nostra CER non resti un’esperienza isolata ma un punto di partenza per un futuro più equo e rinnovabile.” Nicola Stievano

In 150 anni nel padovano temperatura a +1,55 gradi “Emissioni serra da ridurre con i crediti di carbonio”

Dal 1850 ad oggi la temperatura in provincia di Padova si è alzata, in media, di 1,55 gradi a causa delle emissioni di gas serra. “Ora o mai più, siamo chiamati ad invertire la tendenza”, ha sottolineato il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato, in occasione del convegno “Crediti di carbonio in agricoltura. Cogliere le opportunità senza generare illusioni”. “Al fine di evitare scenari catastrofici – ha osservato

il ricercatore dell’Ispra, Lorenzo Ciccarese – entro la fine del secolo, a livello globale, siamo tenuti a rimanere entro i 2 gradi di aumento delle temperature. Ovvero, è necessario centrare l’obiettivo di emissioni zero al 2050”.

L’8,4% delle stesse emissioni sono riconducibili al comparto del primario. “I crediti di carbonio permettono agli agricoltori di guadagnare denaro o ottenere dei vantaggi economici attraver-

so pratiche agricole virtuose in grado di ridurre le stesse emissioni di gas serra nell’atmosfera”. Questa buona prassi, però, non è ancora stata normata in via ufficiale. “Il quadro non è chiaro – ha precisato il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini –Attualmente, sul mercato sono presenti delle proposte di crediti di carbonio governati da schemi nazionali, regole comunitarie e da soggetti privati”.

L’impianto fotovoltaico sulle gradinate dello stadio Montagna

Transizione energetica/2. Scelto l’ingresso nella comunità Padovana “GuizzodiEnergia”

La scommessa delle parrocchie di Albignasego: abbattere i costi e destinare i bonus al sociale

Mentre molte iniziative sono ancora in fase embrionale c’è chi ha fatto notevoli passi avanti. E’ il caso delle sei parrocchie di Albignasego - San Lorenzo, San Giacomo Apostolo (Mandriola), Santo Stefano (Carpanedo) San Tommaso, Santa Maria Annunziata (Ferri), Sant’Agostino - che hanno scelto di far parte della Comunità Energetica Rinnovabile (CER) “Guizzodienergia”, la Cer padovana ora attiva anche ad Albignasego e Maserà. L’ingresso segna un nuovo passo nel percorso verso un modello di condivisione energetica diffuso, che mette insieme cittadini, enti religiosi e realtà sociali del territorio.

“Per noi è stato naturale coinvolgere anche Albignasego - spiega Margherita Scudellari, componente del direttivo di “Guizzodienergia” -. Le parrocchie avevano inizialmente pensato di creare una loro CER, poi, grazie al fondo Cariparo, una volta ottenuta l’autorizzazione della Diocesi, ci hanno contattato per entrare nella nostra comunità come produttrici e consumatrici di energia”. Il progetto prevede l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle scuole dell’infanzia e altre strutture parrocchiali, con una potenza complessiva di circa 150 kW. Tre parrocchie produrranno energia, mentre le altre saranno consumatrici o comunque entreranno nella Cer come sostenitrici. L’ingresso delle nuove

socie comporterà anche un adeguamento statutario, con il passaggio di Guizzodienergia ad associazione riconosciuta.

“Il fondo Cariparo - continua Scudellari - ci permette di coprire le spese di gestione del primo anno e per il cambio statutario, mentre le parrocchie potranno contare anche sui contributi PNRR a fondo perduto per i loro impianti. È un sostegno importante in una fase in cui i costi di gestione si sono alzati”.

Guizzodienergia, che già oggi conta quattro produttori e una ventina di consumatori, si prepara ad accogliere nuovi soci: “A breve caricheremo altre venti adesioni

- racconta Scudellari - e abbiamo una lista d’attesa che include anche inquilini Ater. Sono in corso trattative con una società che potrebbe portare altri 400 kW di potenza, un salto di scala significativo per la nostra CER”.

Il modello di Guizzodienergia si distingue per la sua marcata impronta sociale: gli incentivi economici vengono divisi in modo equilibrato, 30% ai consumatori, 30% ai produttori e 40% destinato a un fondo sociale, che verrà impiegato per progetti di solidarietà nei territori coinvolti. “Inizialmente pensavamo a un unico fondo, ma ora che abbiamo due aree di riferimento stiamo valutando di distribuirlo in base alle esigenze locali”, precisa

Dal punto di vista economico, i benefici per i singoli aderenti, i soci consumatori, come è noto, vanno da 50 a 70 euro, qualche volta un po’ di più, ma la finalità è un’altra: “Non si entra per arricchirsi, ma per ridurre il proprio impatto ambientale e contribuire a una rete virtuosa di solidarietà energetica. È anche un’occasione di incontro e riflessione sulle tematiche ambientali all’interno dei quartieri”.

L’obiettivo, conclude Scudellari, è guardare avanti con una visione europea: “Vorremmo firmare anche noi il Climate City Contract per allinearci agli obiettivi di neutralità climatica del 2030. La nostra è una comunità che cresce dal basso, ponendo il nostro impegno civile in un progetto comune di sostenibilità”.

Nicola Stievano

Maserà muove i primi passi: “Superiamo l’inerzia con incontri informativi e contatti con altre comunità”

Anche a Maserà procede il cammino per la costituzione di una Comunità energetica. Dopo l’approvazione, lo scorso aprile, della mozione del gruppo consiliare “Comunità e Territorio” sono stati organizzati i primi incontri per informare i cittadini di questa opportunità e pianificare le prossime azioni. “La nostra mozione - ricorda la consigliera Elena Coppolapunta allo sviluppo delle Cer nel nostro territorio, riconoscendo in esse uno strumento strategico per la transizione energetica e il risparmio. Di fronte all’inerzia dell’amministrazione abbiamo organizzato noi alcune serate in-

formative”. Nel primo incontro di qualche settimana fa sono state illustrate le modalità di accesso al bando del Pnrr che finanzia con un contributo a fondo perduto del 40% l’installazione di impianti fotovoltaici nei Comuni con meno di 50 mila abitanti. Sono stati presi in esame i costi, i benefici e i vantaggi fiscali. “Abbiamo incontrato anche alcune CER del territorioaggiunge Coppola- per capire le differenze e le opportunità. Il fatto interessante è che l’adesione ad una CER non preclude il successivo passaggio ad un’altra o, nel caso di una CER al di fuori della cabina primaria del comune, la

successiva creazione di una nuova configurazione nel territorio comunale, alla quale potrebbero poi aggiungersi altri cittadini. Se ad esempio aderissimo in soli due utenti di Maserà - un consumatore e un prosumer (produttore)- alla CER della Guizza, si creerebbe una nuova configurazione sulla cabina di Maserà alla quale potrebbero poi aderire molti altri, in attesa magari che si concretizzi una vera e propria CER comunale. C’è la scadenza di fine novembre del contributo Pnrr ma pare che il plafond di 2,2 miliardi non si esaurirà dei termini, quindi si ipotizza una proroga”. (n.s.)

“E’ una comunità che cresce dal basso per ridurre l’impatto ambientale e contribuire ad una rete virtuosa di solidarietà energetica e ad un nuovo modello di condivisione”

Scudellari.

Epilessia vinta grazie alla neurochirurgia, la storia di Maniola

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

PIANO: FRA NORME

Con i 33 “pionieri” della Cer “Guizzodienergia” decolla la comunità di quartiere grazie al lavoro dei volontari, i benefici destinati a finalità sociali

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

AUTORIMESSA “ITALIA”

di Picello Antonio

• sanificazione della tua auto

• autoriparazioni diesel e benzina

• manutenzione cambi automatici

• assistenza pneumatici

• servizio elettrauto

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Nuova stagione al “Verdi”: “Ogni storia ha il suo inizio”, si alza il sipario su opere e protagonisti

Investimenti milionari per vincere la crisi abitativa, aprono le prime strutture, lavori in corso fino al 2028

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio

alla Comunità energetica della Guizza

Ostacoli normativi e tempi lunghi sfida continua

per i “pionieri” della Cer “Guizzodienergia”

Ogni anno i soci proporranno e sceglieranno un progetto su cui investire il fondo sociale, con la possibilità che possa essere suddiviso per i territori coinvolti. Il progetto si regge interamente sul lavoro di volontari

Il cambiamento climatico, la crisi delle risorse naturali e il caro energia stanno cambiando il modo in cui le città guardano al futuro. Anche Padova, come molte altre realtà italiane ed europee, si trova oggi a fare i conti con sfide cruciali: garantire l’approvvigionamento energetico e ridurre le emissioni di anidride carbonica senza gravare ulteriormente sui cittadini. Ma proprio da qui, dal quartiere Guizza, arriva un segnale incoraggiante. È nata una delle prime comunità energetiche rinnovabili costituite completamente dal basso, frutto della volontà e della collaborazione tra semplici cittadini. L’idea è maturata nel 2022, in un momento difficile per molte famiglie: lo scoppio della guerra in Ucraina e il conseguente aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia hanno spinto un gruppo di residenti a cercare soluzioni alternative e sostenibili. Da quella spinta di necessità e solidarietà è cominciato un percorso che oggi rappresenta un modello di autonomia energetica e partecipazione civica. Costituita come associazione, per il momento non riconosciuta, “Guizzodienergia” da settembre 2024, coinvolge 33 famiglie, presto si allargherà ad altre realtà del territorio di tipo sociale, imprenditoriale e commerciale e costituisce la base della Comunità Energetica Rinnova-

bile e Solidale.

«Siamo partiti – ricorda il presidente Marco Finco – dall’interrogarci su cosa poter fare per fronteggiare i problemi energetici. Eravamo un gruppo di residenti del quartiere che già si conosceva dal periodo pandemico, quando ci si aiutava nello scambio di generi di comune utilità e nelle raccolte alimentari per i più fragili. Abbiamo poi riflettuto sulla possibilità di scambiarci anche l’energia elettrica da noi stessi prodotta». Da quell’intuizione, nata tra i condomìni e i cortili del quartiere, e grazie al sostegno di Finanza Etica, è cominciato un percorso concreto che ha portato alla creazione di una rete energetica locale - attualmente quattro produttori e una ventina di consumatori - dove i cittadini condividono non solo la produzione di energia pulita, ma anche conoscenze e buone pratiche di sostenibilità. Il principio alla base delle Cer è semplice ma rivoluzionario: quando l’energia prodotta dai membri della comunità viene consumata in tempo reale da utenti appartenenti alla stessa comunità, questa ha diritto a un incentivo economico. Un meccanismo pensato dal legislatore europeo per incoraggiare la produzione e il consumo locali, riducendo le perdite legate alla grande distribuzione dell’energia e promuovendo la sostenibilità

territoriale. Il comitato “Guizzodienergia” ha riflettuto a lungo su come destinare al meglio questo contributo. «L’incentivo – spiega il presidente Marco Finco – sarà suddiviso in tre parti: due andranno rispettivamente al produttore e al consumatore protagonisti dello scambio energetico, mentre la terza sarà destinata a progetti sociali sul territorio. Ogni anno i soci proporranno e sceglieranno un progetto su cui investire il fondo sociale, con la possibilità che possa essere suddiviso per i territori coinvolti nella Cabina primaria della comunità». La capacità sociale crescerà nel tempo man mano che nuovi membri entreranno nella comunità condividendone le finalità. Il potenziale è ampio: la cabina primaria della Cer copre non solo il rione Guizza, ma anche Salbo-

ro, parte di Voltabarozzo, Sacra Famiglia, Tencarola, Albignasego, Mandriola e una porzione di Casalserugo. Il cammino non è stato privo di ostacoli: il progetto si regge interamente sul lavoro di volontari, in un contesto dove la cultura delle comunità energetiche è ancora poco diffusa e le procedure burocratiche – lunghe e complesse – hanno richiesto mesi di impegno e pazienza. Tra le difficoltà emerse, il gruppo segnala anche la complessità delle procedure con il Gse: «Sarebbe utile –osserva Margherita Scudellari– se una parte delle pratiche potesse essere decentralizzata e gestita a livello regionale, per snellire l’inserimento di nuovi cittadini nella comunità energetica. Abbiamo inoltre riscontrato che, in molti casi, il personale degli uffici non è sufficiente per svolgere le attività,

e questo rallenta ulteriormente il processo». Sul fronte istituzionale, dopo un iniziale interesse da parte del Comune, il dialogo si sarebbe rallentato, lasciando alla comunità energetica il compito di procedere in autonomia. Nonostante le difficoltà, alla Guizza l’entusiasmo non manca. La Cer continua a crescere, passo dopo passo, dimostrando che la transizione ecologica può partire anche dai cittadini comuni, un tetto alla volta. La sfida ora è consolidare quanto costruito, coinvolgere nuove realtà e ottenere un riconoscimento istituzionale che renda stabile un progetto nato dal basso ma capace di guardare lontano. Un esempio concreto di come l’energia del cambiamento possa davvero nascere dalla comunità.

Sara Busato
Alcuni dei componenti e soci fondatori della Comunità energetica “Guizzodienergia”

Transizione energetica/2. Il rapporto di Legambiente fotografa la situazione a Padova

Ricerca di un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità: luci e ombre nel nuovo “Ecosistema Urbano”

Padova si conferma una città in movimento, ma ancora alla ricerca di un equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. È quanto emerge da “Ecosistema Urbano 2025”, la fotografia ambientale che ogni anno Legambiente, in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia, dedica ai 106 capoluoghi italiani. Il rapporto analizza 19 indicatori che spaziano dalla qualità dell’aria alla mobilità sostenibile, dai rifiuti all’uso del suolo, basandosi su dati raccolti da Legambiente insieme a Istat, Ispra e Aci.

Nell’edizione di quest’anno Padova si colloca al 39° posto, guadagnando tre posizioni rispetto al 2024 (era 42ª), pur registrando un lieve calo del punteggio complessivo: dal 59,47% al 58,93%.

Dall’analisi dei dati emerge una sostanziale stabilità: otto indicatori migliorano, otto peggiorano e tre restano invariati.

“Si tratta di ambiti in cui è indubbiamente complicato intervenire e su cui occorre guardare a scenari temporali più ampi, dichiara Francesco Tosato, Presidente di Legambiente Padova, soprattutto perché esiste un scarto temporale tra le politiche messe in atto e gli effetti di tali interventi ma su cui da tempo chiediamo un’inversione di tendenza e una velocità di azione maggiore. Per una “Mission City” come Padova, è richiesto uno trend di miglioramento più rapido e significativo”

Il nodo critico resta la qualità dell’aria. Il contesto del Bacino Padano penalizza fortemente la città, che continua a registrare livelli medi di PM10 tra i più alti d’Italia: 34 µg/m ³ nel 2019 e 2020, 30 nel 2021 e 32 nel 2022-2024. Valori sotto il limite nazionale (40 µg/m³) ma ben lontani dai più severi standard europei attesi per il 2030. Stabile anche il PM2.5, con una media di 22 µg/m³, ancora oltre il futuro limite di 10 µg/m ³ . In miglioramento, invece, i dati sull’ozono (49 giorni di sforamento, nove in meno rispetto al 2023) e sul biossido di azoto, sceso a 26 µg/ m³, ben al di sotto del valore limite di 40.

Sul fronte dei rifiuti, Padova mostra segnali contrastanti. Cresce la produzione pro capite, passata da

608 kg nel 2023 a 633 kg nel 2024, mentre la raccolta differenziata sale leggermente al 65,2%. L’estensione del porta a porta, ora in corso nel quartiere Sacra Famiglia, potrà dare una nuova spinta, ma Legambiente sollecita un’accelerazione:

“Serve uno sforzo più deciso per ridurre i rifiuti alla fonte e incrementare il recupero di materia”.

La città migliora nella gestione del suolo e nella dotazione arborea. Gli alberi per abitante passano da 24 a 36 ogni 100 residenti, grazie alle recenti campagne di piantumazione, mentre il verde fruibile scende da 39 a 34 metri quadrati per abitante. Positivo l’indice di efficienza nell’uso del suolo, che sale da 4,5 a 7 punti su 10, e cala la variazione di suolo urbanizzato pro capite, segno di un rallentamento nella cementificazione. Peggiorano invece i dati sulla mobilità sostenibile. Nel 2024 gli abitanti di Padova hanno effettuato in media 92 viaggi annui con il trasporto pubblico, contro i 108 del 2023. Calano anche i chilometri percorsi dai mezzi pubblici (da 36 a 29 per abitante) e l’estensione delle piste ciclabili, ora a 18,6 metri equivalenti ogni 100 abitanti. Leggermen-

te in flessione anche la superficie delle isole pedonali e della ZTL, mentre rimane stabile il tasso di motorizzazione: 62 auto ogni 100 abitanti, uno dei più alti tra le città di dimensioni simili.Buone notizie arrivano dal fronte energetico. Con 31 kW di potenza installata ogni 1.000 abitanti, Padova resta tra le migliori città italiane per la diffusione di impianti pubblici da fonti rinnovabili, inclusi quelli geotermici e idroelettrici. Sul versante idrico, i consumi domestici scendono a 139 litri al giorno per abitante, ma aumenta la dispersione della rete, che torna al 29%, tre punti in più rispetto al 2023. Il quadro che emerge da Ecosistema Urbano è quello di una città che cammina, ma non corre. Padova ha imboccato la strada della transizione ecologica, ma deve imparare ad accelerare: la qualità dell’aria resta un nodo irrisolto, la mobilità sostenibile fatica, eppure il patrimonio verde e l’energia rinnovabile mostrano che il cambiamento è possibile. Servono continuità, visione e coraggio per fare della sostenibilità non solo un obiettivo, ma un’abitudine quotidiana.

Sara Busato

Il nodo critico resta la qualità dell’aria con livelli medi di PM10 tra i più alti d’Italia. Con 31 kW di potenza installata ogni 1.000 abitanti, Padova resta tra le migliori città italiane per la diffusione di impianti pubblici da fonti rinnovabili, inclusi quelli geotermici e idroelettrici

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Nuove telecamere e varchi targhe per potenziare la sicurezza a Piove

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA

LE PRIME INIZIATIVE

Gli agricoltori:“Fotovoltaico a terra da limitare. Crediti di carbonio? Da incentivare”. Colonnine elettriche, comunità energetiche, efficientamento degli edifici pubblici, le novità dal Piovese

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

L’iniziativa, realizzata con Confesercenti Veneto Centrale, vuole sostenere le famiglie e incentivare gli acquisti nei negozi locali 100MILA EURO PER I

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio
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Il lungo cammino della sostenibilità, risorse per edifici pubblici più efficienti

Rimangono ancora in funzione due impianti alimentati a gasolio, installate 22 colonnine di ricarica per le auto elettriche

“S iamo impegnati affinchè Piove di Sacco sia più verde e sostenibile, è uno dei punti del nostro programma”. A dirlo è la sindaca di Piove di Sacco Lucia Pizzo. “Il nostro Comune - spiega - è assegnatario di un contributo di 30.000 euro da parte della Fondazione Cariparo per la costituzione di una comunità energetica che vede l’ente quale promotore, produttore e consumatore finalizzata alla partecipazione di attori pubblici e del privato sociale. In questa fase abbiamo quasi completato l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione dell’energia da condividere”. Per quanto riguarda l’installazione di colonnine per la ricarica elettrica delle auto, continua la sindaca “sono particolarmente orgogliosa di aver più che raddoppiato l’obiettivo iniziale dell’amministrazione di una colonnina per 1.000

abitanti: le colonnine installate con autorizzazione su suolo pubblico sono 22, per un totale di 42 postazioni di ricarica. La presenza è diffusa, si trovano sia in centro, che nelle frazioni e nella zona industriale; quindi, si offre una copertura omogenea che si aggiunge anche al servizio offerto anche su aree private”. Anche il parco vetture del Comune è stato svecchiato, con alcune rottamazioni e l’acquisto di alcune auto elettriche. Il Comune di Piove sottolinea come molto è stato investito per l’efficientamento energetico degli impianti di riscaldamento dei 27 edifici comunali. “Abbiamo richiesto ed ottenuto - spiega Pizzo - importanti contributi da parte del Gse, che l’anno scorso ci ha conferito un riconoscimento come Comune virtuoso nel campo della transizione energetica, con un miglioramento delle pre-

stazioni dovuti all’installazione di pompe di calore, sostituzione di serramenti e realizzazione di cappotti. Rimangono ora solo due impianti a gasolio, ma già ora 10 edifici sono in classe energetica A, B o C. Continua inoltre quanto intrapreso ancora dal 2014, con un investimento costante per ogni anno di circa 300.000 euro per la progressiva sostituzione dei punti luce dell’illuminazione stradale con tecnologia a Led abbattendo i costi dell’energia. Altre iniziative sono rivolte alla mobilità ciclabile. Ad oggi è in corso di realizzazione l’ultimo tratto della pista ciclabile di Corte, che termina al confine con Campolongo Maggiore e la nuova pista ciclopedonale di via San Giovanni Bosco, che collegherà il centro alla frazione di Arzerello anche dopo la chiusura del passaggio a livello. Stiamo anche procedendo gradualmente alla realizzazione di percorsi per i ciclisti con segnaletica orizzontale dedicata”. È in corso un bando per la concessione di contributi

La Comunità Energetica Rinnovabile della Saccisica è on line

La Comunità Energetica Rinnovabile della Saccisica dopo le prime adesioni e assemblee è on line da pochi giorni. La Cer nasce su iniziativa dei soci fondatori e dei soci aderenti della Fondazione di Comunità della Saccisica. La Comunità Energetica è una forma di collaborazione partecipata tra le piccole e medie imprese, gli enti del terzo settore e i cittadini che mettendosi insieme perseguono l’obiettivo di produrre, scambiare e consumare energia da fonti rinnovabili su scala locale. L’iscrizione ad una Cer, comporta che ciascuno, sia esso

produttore o consumatore, sia protagonista di un processo di innovazione nella gestione dell’energia. “Rappresenta - spiegano i promotori - un’iniziativa innovativa, che ha come obiettivo prioritario la promozione del risparmio energetico e la creazione di una comunità attiva e solidale a favore dell’ambiente e della sostenibilità attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, imprese, enti del terzo settore e altre realtà organizzate. LaCer della Saccisica è promotrice di una transizione ambientale, economica, sociale e culturale, che si sviluppa ponendo

a fondo perduto per l’acquisto di biciclette. Nel contesto del cambiamento climatico è essenziale per il Comune investire sulle aree verdi, e per questo è imminente la piantumazione di alberi nell’area verde di via Rusteghello dopo la realizzazione del Bosco Vivo a Tognana e la valorizzazione del bosco di pianura.

l’attenzione non solo sul risparmio e sul benessere, ma anche contribuendo al contrasto alle povertà”. Intanto è arrivata una bella novità: il Consorzio di Bonifica Bacchiglione, ha aderito alla Comunità Energetica della Saccisica insieme a 10 comuni della Saccisica, l’ampio territorio che fa capo come comprensorio al Comune di Piove di Sacco. Con questa iniziativa, l’ente consortile promuove la transizione ecologica, mirando a diminuire le emissioni e a rendere sempre più autonomo il fabbisogno energetico rispetto ai combustibili fossili. (a.a.)

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. Coldiretti e Cia analizzano i problemi del comparto nel padovano

“Fotovoltaico a terra da limitare Crediti di carbonio? Da incentivare”

Transizione energetica nei campi, un tema sentito dagli agricoltori padovani è l’espansione del fotovoltaico che ha portato energia pulita, risparmio e reddito alle imprese ma anche il problema dei grandi impianti che sottraggono terreno all’agricoltura. “Ben vengano le fonti alternative di energia - spiega Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova - che costituiscono un’ integrazione al reddito delle aziende, purché non si traduca in consumo di suolo. Da anni Coldiretti sostiene tutte le iniziative che puntano all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di abitazioni, stalle, tettoie, magazzini aziendali, edifici rurali e si è attivata per indirizzare i contributi e gli incentivi economici a questo genere di interventi attraverso il bando nazionale “Parco agrisolare”. Per gli impianti fotovoltaici a terra, su richiesta di Coldiretti Veneto, nel 2022 la Regione, d’accordo con noi, si è dotata di una norma per mettere un freno alla proliferazione indiscriminata di pannelli solari ponendo attenzione alla salvaguardia del paesaggio agrario e alla tutela dei terreni coltivabili. Sono state definite a livello provinciale le zone agricole di pregio che impediscono l’installazione di pannelli a terra in parte della superficie coltivata”. Sul fronte della transizione ecologica Coldiretti ricorda che l’agricoltura

veneta è chiamata a una sfida cruciale: dimostrare che può produrre non solo cibo di qualità, ma aria pulita, sostenibilità e innovazione. “L’agricoltura non è il principale responsabile dell’inquinamento atmosferico - chiarisce Lorin - ma è spesso indicata così, in modo semplicistico. È invece un settore che adotta pratiche virtuose”.

In vista dell’attuazione del nuovo Piano Regionale di Tutela dell’Aria, Coldiretti ha chiesto la riattivazione del bando per l’adeguamento delle vasche di liquame, oggi obbligatorie da coprire entro il 2030. Coldiretti ha sollevato la necessità di una gestione più flessibile dei divieti stagionali sulla distribuzione dei liquami, proponendo deroghe per i prati stabili, particolarmente presenti nelle province di Vicenza e Padova (circa 20.000 ettari), dove l’uso di concimi chimici in alterna-

tiva sarebbe ambientalmente meno sostenibile. La Cia di Padova con il presidente Luca Trivellato pone il problema dei crediti di carbonio. Dal 1850 ad oggi la temperatura nel padovano si è alzata, di 1,55 gradi per le emissioni di gas serra. “Siamo chiamati ad invertire la tendenza - ha sottolineato Trivellato. I crediti di carbonio permettono agli agricoltori di ottenere vantaggi economici con pratiche virtuose in grado di ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera”. Questa prassi non è ancora stata normata in via ufficiale. “Il quadro non è chiaro - ha precisato il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini. Sul mercato sono presenti proposte di crediti di carbonio governate da schemi nazionali, regole comunitarie e da soggetti privati. Serve armonizzare il sistema”.

Alessandro Abbadir

Legnaro punta a tagliare le emissioni del 55 % per il 2030

Nel territorio del Comune di Legnaro prosegue il percorso verso una mobilità più sostenibile con l’installazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici .Attualmente sono operative 6 colonnine di ricarica doppie per auto elettriche in: Piazza Costituzione, Viale dello Sport , parcheggio Livio Tempesta (Volparo). Sono già autorizzate 10 nuove colonnine che verranno posizionate in via Roma e via Ragazzi del ‘99, via Romea, via Manzoni, via Vivaldi. Con questi nuovi interventi, il Comune potrà contare su una rete di 16 punti di ricarica complessivi, migliorando l’accessibilità e incentivando l’utilizzo di veicoli a basse emissioni. Il Comune ha avviato da anni un

piano di efficientamento energetico sugli edifici pubblici, in particolare su plessi scolastici e altri edifici comunali. Sono dotati di impianti fotovoltaici funzionanti per un totale di 86 kW: la scuola primaria “Don Milani”, la primaria “Piscopia” (Volparo), la media “Giuseppe Verdi” (centro) Palazzo Gemma, il palazzetto dello Sport. Sul territorio risultano attive la Cer della Saccisica e Cer Italy (area vasta). Il Comune sta predisponendo il piano di fattibilità Cer Legnaro. E’ fase di redazione il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc) che si configura come un nuovo e aggiornato strumento in funzione di quanto realizzato negli anni passati e quanto ancora si prefigge di fare per il

2030, attraverso una nuova “vision”, che costituisce il quadro di riferimento nel quale definire obiettivi in linea con l’Ue. Con la redazione del nuovo piano, il Comune di Legnaro ha quindi deciso di impegnarsi per i nuovi obiettivi del Patto dei Sindaci ridurre almeno del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030 correre verso la neutralità climatica al 2050, mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5ºC (Accordo di Parigi). Nei prossimi mesi ci sarà: l’attivazione delle nuove colonnine fast, la prosecuzione del piano di efficientamento energetico sugli edifici pubblici. Avvio costituzione di una Cer locale, con possibile supporto tecnico e finanziario da parte della Regione. (a.a.)

Sollevata la necessità di una gestione flessibile dei divieti sui liquami. “Più risorse per il fotovoltaico sui tetti di abitazioni rurali, stalle e magazzini aziendali”

Il presidente di Coldiretti Roberto Lorin

Nuovi Livelli essenziali di assistenza: aggiornate le prestazioni, le esenzioni e i percorsi di gravidanza

della Riviera del Brenta

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

PIANO: FRA NORME

PARTONO LE PRIME INIZIATIVE

Transizione ecologica in edilizia? Le case passive sono troppo costose. Barche elettriche, colonnine per la ricarica sul Naviglio e Idrovia a Mira. A Dolo si punta sulla mobilità ciclopedonale

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

SICUREZZA IDRAULICA: MIRA SI MOBILITA CONTRO GLI ALLAGAMENTI

Dopo le piogge del 21 agosto che hanno colpito oltre 300 abitazioni, il consiglio di Mira ha approvato una mozione per rafforzare la prevenzione

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Servizi alle pagg. 8 e 9
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Transizione energetica/1. L’annuncio del

Comune di Mira

Barche elettriche: prime colonnine per la ricarica sul Naviglio e Idrovia

Il territorio però è scoperto nelle frazioni, previste altre 10 aree per la ricarica

P

er favorire la transizione energetica, sono in arrivo nuovi punti di ricarica per le auto elettriche su tutto il territorio di Mira. Non solo: presto saranno presenti anche due punti di ricarica lungo il Naviglio per le barche che vanno ad energia elettrica. “Ad oggi - spiega il sindaco Marco Dori - a Mira sono attive sei zone di ricarica per le auto elettriche, tutte su parcheggi pubblici. Abbiamo quindi 4 zone con colonnine quick e due con colonnine fast, quelle più potenti. Le abbiamo attivate già da alcuni anni, grazie ad un bando pubblico che ha portato l’installazione nei parcheggi di Piazza San Nicolò, via Mocenigo, via Giuseppe di Vittorio-parcheggio piscina, via Val di Sieve a Borbiago, via Veneto - parcheggio vicino alle Poste di Oriago, via Del Castagno a Piaz-

za Vecchia”. Ora però il Comune è pronto ad allargare questa rete territoriale. Sempre grazie ad un bando pubblico, è stato selezionato un secondo operatore che rafforzerà la presenza sul territorio di punti di ricarica su suolo pubblico. “Stiamo parlando di altre 10 zone di ricarica che andranno a coprire anche le frazioni ora senza questo servizio - spiega il sindaco Dori - e quindi avremo colonnine di ricarica anche a Malcontenta (2), Marano (1), Mira (3), Borbiago (1), Oriago (3), e questa volta le fast saranno ben 6. Le abbiamo sempre collocate in zone comode, dove gli utenti possano anche usufruire di bar, ristoranti e negozi”. La vera novità è però rappresentata dall’arrivo di altre 2 colonnine di ricarica destinate alle barche elettriche. “I due punti di ricarica saranno lungo il

Naviglio e lungo l’idrovia - anticipa il sindaco Marco Dori - dato che questi sono due fiumi navigabili dove ci sono già oggi molte imbarcazioni. Secondo noi è anche un test per la navigazione turistica del futuro, che ci piacerebbe interessasse sempre di più piccoli gruppi di viaggiatori e famiglie, che possano attraversare i nostri fiumi per poter scendere a visitare le nostre

città o le bellezze della laguna, in maniera sostenibile e consapevole. Un modello lontano dal turismo mordi e fuggi e più adatto a quel turismo lento che vorremmo acquisisse maggior peso per il nostro territorio”. Insomma davvero delle belle novità. Solo qualche tempo fa infatti i referenti dei battellieri sul Naviglio del Brenta avevano spiegato che per andare nel segno della

Artigiani: con le “rinnovabili certificate” risparmiate 1.000 tonnellate di Co2

Le sfide per il futuro energetico sostenibile delle imprese artigiane sono state al centro della XXI edizione annuale della conferenza a tema quale ha partecipato l’Associazione Artigiani “Città della Riviera del Brenta”. L’evento svoltosi a Chia (Cagliari) ha fatto il punto sui nuovi scenari geopolitici e gli effetti sull’approvvigionamento energetico, sull’impatto economico dei cambiamenti climatici, sulle fonti rinnovabili e nucleare. E poi: sulle strategie per accompagnare artigiani e piccole imprese nella transizione green, nel risparmio sui costi delle bollette, nell’uso soste-

nibile dell’energia. Sotto i riflettori le nuove frontiere dell’energia: i progetti sui reattori nucleari modulari (Smr), il ruolo delle rinnovabili nella transizione, le politiche industriali in tempi di transizione. Sulla questione interviene il segretario dell’Associazione Artigiani Giorgio Chinellato e il referente di settore per la stessa, il dottor Alessandro Costantino. “L’ Associazione - spiegano - ha strutturato l’Ufficio energia per offrire consulenza agli iscritti orientandosi sulla scelta dei fornitori più adatti alle diverse esigenze, fornendo consigli su risparmio ed efficientamento energe-

tico, soluzioni a problemi come il mancato rispetto dei diritti contrattuali, la correttezza della fatturazione, i tempi per il cambio di fornitore. Negli ultimi 7 anni è stato promosso l’acquisto di elettricità e gas al miglior prezzo sul mercato nel comprensorio della Riviera del Brenta e Miranese per circa 2.000 clienti tra imprese e famiglie, distribuiti in 4.000 punti di fornitura, con uno scenario in continua crescita, favorendo contemporaneamente un risparmio di 1.000 tonnellate di Co2 con l’acquisto di “energia rinnovabile certificata in origine”.

transizione ecologica non escludevano la possibilità di far viaggiare i turisti su battelli elettrici. Avevano però denunciato il fatto che sul Naviglio non vi fossero punti per le ricariche elettriche. Ora a Mira arriveranno non solo sul Naviglio del Brenta, ma anche sull’Idrovia. Si va nella direzione cioè di un turismo sostenibile.

Alessandro Abbadir

Transizione energetica/2. L’analisi delle agenzie immobiliari del territorio, a Mira e Dolo

L’edilizia fa i conti con l’amara realtà: “Le case passive sono troppo costose”

La transizione ecologica in edilizia prende piede in Riviera del Brenta? No per ora i prezzi di case nuove ed efficientate, le case passive cioè, sono troppo alti per le tasche delle persone di medio e basso reddito, che spesso puntano a case dei decenni passati, che costano meno e possono essere sistemate con degli interventi successivi. O che a volte la casa non se la possono proprio permettere e restano in affitto. A spiegarlo sono le agenzie immobiliari del territorio. “Queste nuove case all’avanguardia - spiega Marino Tietto titolare dell’agenzia immobiliare “Nordcasa” di Mira Taglio - fatte di materiali diversi dai tradizionali, non fanno presa realmente sul nostro tipo di clientela e cioè fra chi vuole acquistare una casa nel territorio dell’area di Mira e della Riviera del Brenta. Il cliente almeno quelli che trattiamo noi, si sentono più al sicuro con una casa di mattoni tradizionale che con una nuova fatta di materiali di legno ad esempio, che provengono per tradizione da culture del nord Europa”. La possibilità poi di utilizzare i vari bonus si è completamente esaurita nel corso degli ultimi anni dopo il boom seguito alle misure introdotte dai governi

degli anni scorsi. Va detto che per “casa passiva” si intende un edificio ad altissima efficienza energetica, progettato per coprire gran parte del proprio fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento con mezzi passivi, come l’irraggiamento solare, il calore delle persone e degli elettrodomestici, riducendo al minimo la necessità di sistemi di riscaldamento e raffrescamento attivi tradizionali. Le sue caratteristiche principali includono un isolamento termico eccellente, finestre ad alte prestazioni (inclusi i telai), l’eliminazione dei ponti termici, un sistema di ventilazione controllata a recupero energetico e una progettazione che sfrutta strategicamente l’orientamento e l’ombreggiatura. Questo si traduce in un consumo energetico quasi nullo e un elevato comfort abitativo. Certo si ammette, la richiesta di fotovoltaico anche a Mira c’è e funzionano le comunità energetiche private. “Le comunità energetiche dei e fra condomini esistono eccome - continua il titolare di Nordcasa - ne ho fatte parecchie fra condomini, e la richiesta è in aumento. E’ un ottimo sistema per risparmiare in bolletta”. Insomma Mira Taglio, Oriago e Gambarare sono le zone in cui sono più nu-

merosi i condomini e quindi qui le richieste in questi ultimi anni di Comunità Energetiche Rinnovabili, si sono moltiplicate. Le cose vanno nello stesso verso anche nel territorio comunale di Dolo: le “case passive” si vendono ma non a tutti. “Una casa di quel tipo - spiegano i titolari dell’agenzia Style Immobiliare di Dolo - viene a costare cifre impegnative, certo se si vuole la qualità si arriva sul mezzo milione di euro. Per le tasche di operai impiegati, giovani coppie, le scelte non sono certo queste. Si punta ad appartamenti sui 150 –200 mila euro di media. Anche se appartamenti o case da 300 mila euro si vendono ancora con tranquillità”.

Alessandro Abbadir

A Dolo si punta sulla mobilità ciclopedonale per ridurre l’uso delle auto

“Transizione ecologica e transizione digitale sono facce di un’unica medaglia che, se promosse e sostenute a livello locale, possono svolgere un importante ruolo nel raggiungimento della neutralità climatica, nella riduzione dell’inquinamento e nel ripristino della biodiversità sul territorio” A dirlo il sindaco di Dolo Gianluigi Naletto che fa proprie le indicazioni della Ue. Numerosi gli interventi di adeguamento energetico nell’edilizia scolastica comunale; da quello alla scuola materna “Isola del Tesoro” di via Canaletto, alla realizzazione della nuova palestra della scuola secondaria di primo grado “padre Reginaldo Giuliani” di via IV Novembre, all’efficientamento

energetico della scuola primaria

“San Giovanni Bosco” di Arino e poi l’impianto sportivo arinese e quello del primo stralcio di manutenzione straordinaria del palazzetto dello sport del capoluogo. Da non dimenticare l’avvio del progetto di relamping della pubblica illuminazione, che vede in corso la sostituzione di tutti i corpi illuminanti da vecchie lampade (a incandescenza, alogene, fluorescenti) con nuove a Led, più efficienti e a basso consumo, per migliorare le prestazioni luminose e ridurre i costi energetici. Investimenti sono stati destinati anche allo sviluppo di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, in particolare già realizzati e tra poco funzionanti nell’area dell’ex

Foro Boario e quelli prossimi alla realizzazione opportunamente distribuiti sul territorio. Altro versante d’impegno sostenibile sul quale il Comune ha avviato un piano strategico di interventi, è sul trasporto locale, rafforzando la mobilità ciclopedonale e la realizzazione sperimentale, ove possibile, di rotatorie su tratti di viabilità critica in quanto a traffico e qualità dell’aria: una su tutte quella a Dolo sud, tra la strada metropolitana 19 “via del Vaso” nell’intersezione con via San Giacomo e via Argine Sinistro. Infine, un ruolo importante nell’ambito della sostenibilità è nella digitalizzazione delle procedure amministrative per il quale si è investito mezzo milione di euro. (a.a.)

Il green non decolla, vanno per la maggiore case dei decenni passati, perché costano meno

messaggio

Porto Tolle, cambia sede il Punto prelievi per garantire continuità dell’offerta sanitaria

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME DA DECIFRARE E BUROCRAZIA

PARTONO LE PRIME INIZIATIVE

Cittadini e amministratori chiedono una strategia ambientale coerente, capace di coniugare sostenibilità, salute e pianificazione urbana

LE CONDANNE di Rovigo

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

PISCINE COMUNALI ARRIVANO

La Corte dei Conti chiude una vicenda che ha animato il dibattito politico per 20 anni

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio

Transizione energetica/1. Dagli abbattimenti di alberi al Parco Langer, passando per impianti a biogas

Rovigo in bilico tra verde pubblico e emergenza ambientale

Rovigo sta vivendo una stagione di tensione ambientale che attraversa il tessuto urbano, dalle radici dei suoi alberi fino alle nuvole di PM10 che appesantiscono l’aria. I recenti abbattimenti in Commenda Est, l’intervento in Corso del Popolo e la situazione del Parco Langer hanno acceso il dibattito sul futuro del verde pubblico, mentre cresce la preoccupazione per la proliferazione dei nuovi impianti a biogas e per l’ inquinamento atmosferico ormai cronico. Il Comune ha giustificato il taglio di un grosso albero per motivi di sicurezza: la pianta di Corso del Popolo, all’angolo con via Grimani, è stata abbattuta a causa di gravi problemi strutturali, con l’autorizzazione della Soprin-

tendenza di Verona. In merito ai numerosi abbattimenti di alberi in Commenda Est, la cittadinanza attende dall’amministrazione un piano di ripiantumazione capace di restituire equilibrio a una città che rischia di perdere progressivamente il proprio respiro verde. “Ogni albero abbattuto dovrebbe essere compensato da nuove piantumazioni – osserva il consigliere Diego Crivellari – altrimenti Rovigo rischia di trasformarsi in un mosaico di vuoti”.

Il parco Langer è diventato il simbolo di questa fragilità. L’area, chiusa per controlli, attende la conclusione delle indagini di Arpav sulla contaminazione da piombo derivante dalle attività dell’ex tiro a segno. Solo la relazione sul rischio

ambientale e sanitario consentirà al Comune di definire il piano di bonifica, un’operazione che potrebbe costare circa 950 mila euro. A questi si aggiungono 1,4 milioni di euro per la riqualificazione del parco, già progettata e in parte finanziata dalla Fondazione Cariparo, ma mai realizzata. Interventi per i quali servirebbero complessivamente oltre 2 milioni di euro, una cifra importante per l’ente pubblico quale è il Comune di Rovigo. Un’altra questione cruciale è la proliferazione degli impianti a biogas e biometano in provincia. Negli ultimi mesi, il Polesine è diventato terreno di espansione per nuovi progetti energetici, tra cui la contestata centrale di Sarzano, che ha portato i residenti a presen-

tare un ricorso al Presidente della Repubblica. “Non siamo contrari alle energie rinnovabili – precisa Crivellari – ma servono equilibrio e buon senso. Perché concentrare così tanti impianti in un’area fragile, a pochi chilometri da ospedali e centri abitati?” Un interrogativo che richiama la necessità di una pianificazione territoriale più attenta, capace di coniugare sostenibilità, salute e partecipazione dei cittadini. Sul fronte della qualità dell’aria, Rovigo continua a figurare tra le città venete più critiche per le concentrazioni di PM10. Gli sforamenti annuali restano numerosi, in linea con centri urbani molto più grandi come Padova e Vicenza. “Rovigo non è una metropoli industriale, ma vive contraddizioni

Il Consorzio Adige Po guida la sfida della sicurezza ambientale

Nel cuore del Polesine, dove acqua e terra convivono in un equilibrio fragile e prezioso, la tutela del territorio è una sfida quotidiana che richiede visione, collaborazione e responsabilità. In questo contesto il consorzio di Bonifica Adige Po ha accompagnato il Prefetto, insieme alle autorità locali, in alcuni siti più rappresentativi del comprensorio. Un’occasione per osservare da vicino la complessità di un’area, tra bellezza paesaggistica e vulnerabilità ambientale I siti visitati hanno permesso di mostrare le principali sfide che il territorio Polesano si trova ad affrontare: la subsidenza, i cambiamenti climatici, la sicurezza idraulica e stradale, la sostenibilità energetica. Il territorio rodigino, dove la rete stradale si intreccia con una fitta trama di canali, presenta una complessità particolare. Ciò che in passato poteva apparire come una scelta di efficienza – costruire

strade il più vicino possibile ai canali per risparmiare spazio e costi – si rivela ora un fattore di vulnerabilità. Gli smottamenti e i cedimenti delle sponde comportano infatti costi di manutenzione elevati e rischi per la circolazione e la stabilità idraulica. Il quadro è chiaro: nel comprensorio del Consorzio Adige Po si contano oltre 2.350 chilometri di strade e più di 1.700 chilometri di vie d’acqua, distribuiti su 120.000 ettari di territorio. Un sistema denso, intrecciato e delicato, che richiede una visione unitaria e un coordinamento costante tra enti. In questo contesto, il Consorzio di Bonifica Adige Po ha avviato da tempo un percorso virtuoso fondato su tre strategie principali. La prima riguarda la presentazione di progetti pronti a essere cantierati, in modo da intercettare i finanziamenti regionali destinati ai Consorzi di Bonifica. La seconda è la costruzione di una rete di sinergie con i Co-

muni del comprensorio, formalizzata in un Accordo di Programma Quadro approvato nell’agosto 2024 e già sottoscritto da oltre venti amministrazioni comunali. La terza strategia è la diversificazione delle fonti di finanziamento, favorendo la cooperazione tra enti territoriali e la condivisione delle rispettive linee di sostegno economico. Un’azione attivata per creare una rete di opportunità che valorizza le competenze tecniche e accelera la realizzazione degli interventi. Anche la creazione di un Tavolo Tecnico tra Comuni, Provincia e Consorzio – dedicato alla stesura di regolamenti condivisi per la difesa e l’assetto idraulico del territorio – va nella direzione di una gestione coordinata, capace di prevenire invece che rincorrere le emergenze. Da una recente ricognizione eseguita dal Consorzio di Bonifica Adige Po, emerge che i dissesti spondali lungo i tratti stradali paralleli ai

da grande città – osserva Crivellari – La mancanza di un piano organico per il verde, la diffusione di impianti energetici e l’aria pesante rendono urgente una politica ambientale coerente e continuativa”. “Il tempo delle misure tampone come le “domeniche ecologiche” appare finito – conclude Crivellari – la città ha bisogno di una visione capace di unire ambiente, salute e futuro. Senza una strategia condivisa, il rischio è che la “città verde” resti solo un ricordo”.

canali superano i 20 chilometri. Il costo stimato per il ripristino è di circa otto milioni di euro. “Se venisse istituito un finanziamento annuale dedicato di 600.000 euro, servirebbero tredici anni per completare gli interventi; con un piano straordinario, invece, il problema potrebbe essere risolto in un paio d’anni” si legge in una nota stampa ufficiale del consorzio di Bonifica Adige Po. Un dato che conferma quanto investire nella sicurezza idraulica e stradale del Polesine non significhi soltanto spendere risorse, ma costruire un futuro più stabile. (g.f.)

Guendalina Ferro

Transizione energetica/2. Legambiente chiede un cambio di passo nelle politiche ambientali

La città scivola al 77esimo posto

Èstata presentata la nuova edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale rapporto di Legambiente in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia, che fotografa lo stato di salute ambientale dei 106 capoluoghi italiani attraverso venti indicatori. Per Rovigo la classifica non è incoraggiante: il capoluogo Polesano si colloca al 77° posto, confermando difficoltà ormai croniche su diversi fronti, a cominciare dalla qualità dell’aria. Secondo Legambiente Rovigo, “dallo studio degli indicatori più significativi emerge il quadro di una città che fatica a migliorare le sue criticità di lungo corso, qualità dell’aria in primis, e che necessita di un’accelerazione importante nelle politiche ambientali e nell’applicazione di azioni concrete su ambiti chiave come la mobilità e la gestione del verde urbano”. L’associazione ambientalista sottolinea anche “l’importanza di aggiornare e rivedere ogni anno i dati da parte dell’amministrazione comunale, così da garantire un monitoraggio continuo e realistico dello stato di salute della città”. Come per molti capoluoghi veneti, anche a Rovigo la qualità dell’aria resta uno dei problemi più gravi. L’inquinamento atmosferico continua a rappre-

sentare un’emergenza strutturale che, secondo Legambiente, “va affrontata investendo con decisione sull’efficientamento energetico e sulla mobilità sostenibile”. Sul fronte dell’economia circolare arrivano invece segnali positivi: la raccolta differenziata sale all’85%, contro l’83,1% dello scorso anno. Un dato che conferma l’efficacia del nuovo sistema di raccolta e tariffazione, e che premia l’impegno dei cittadini. Migliorano leggermente anche i consumi idrici domestici, passati da 142 a 137 litri al giorno per abitante. Cala di poco la dispersione idrica, oggi al 34,5%, segno che la rete resta ancora fragile ma mostra piccoli progressi. Nel verde urbano il numero di alberi si mantiene stabile – sette ogni cento abitanti – ma diminuisce il verde accessibile, che passa da 38 a 26 metri quadrati per abitante. Un dato in controtendenza che, osserva Legambiente, “richiede un’attenzione maggiore alla tutela e alla rigenerazione del patrimonio verde cittadino”. Piccoli passi avanti per la mobilità ciclabile, con le piste che raggiungono i 12,5 metri equivalenti ogni cento abitanti, contro gli 11,6 del 2023. In flessione invece il trasporto pubblico locale: i viaggi per abitante pas-

sano da 11 a 10 l’anno e diminuisce anche l’offerta complessiva di servizio. Per Legambiente Rovigo “è indispensabile investire con urgenza nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, se si vuole ridurre in modo strutturale l’inquinamento e migliorare la vivibilità urbana”. Un capitolo particolare riguarda la pedonalizzazione. Nel 2022 il Comune segnalava appena 0,02 metri quadrati per abitante di superficie pedonale, mentre nei report successivi il dato è salito improvvisamente a 190,5 metri quadrati. “Si tratta di una discrepanza che richiede approfondimento –precisa Legambiente Rovigo – poiché non tutte le città interpretano allo stesso modo le aree ZTL o le superfici pedonalizzate, e questo può portare a risultati fuorvianti”. L’associazione ambientalista invita infine a un confronto costruttivo con le istituzioni locali: “Chiediamo all’amministrazione comunale di ascoltare e considerare le osservazioni provenienti dal territorio. Solo attraverso un dialogo aperto e trasparente tra istituzioni e cittadini si può costruire una Rovigo più sostenibile, capace di garantire un futuro migliore a tutta la comunità”.

Guendalina Ferro

60 impianti e il nuovo maxi impianto di biometano a Campomarzo

Il Polesine si conferma una delle aree del Veneto interessate dagli impianti per la produzione di biogas e biometano. Tra strutture già operative, in fase di autorizzazione o di imminente realizzazione, il territorio conta oltre 60 impianti. Una densità crescente che solleva criticità ambientali, viarie e paesaggistiche, in un contesto fragile, caratterizzato da corsi d’acqua, canali, strade strette e vincoli storico-paesaggistici. In questo scenario si inserisce il nuovo progetto a Campomarzo, frazione di Lendinara, dove una ditta privata ha presentato la richiesta di autorizzazione per la costruzione di un grande impianto di produzione di biometano da sottoprodotti agricoli e agroindustriali. L’iniziativa ha subito acceso l’attenzione delle associazioni ambientaliste e dei comitati civici Polesani, che hanno chiesto di essere informati dettagliatamente prima di eventuali decisioni. Il tavolo ambienta-

le comunale è stato convocato per fornire informazioni preliminari e raccogliere osservazioni, coinvolgendo le associazioni del territorio e i comitati cittadini. Dal confronto è emerso che l’impianto, di grandi dimensioni, sarà gestito da una società non agricola, con la possibilità nel tempo di cambiare le matrici alimentari per la digestione anaerobica, includendo rifiuti o prodotti industriali proveniente da altre province o regioni, con conseguente trasporto su gomma per centinaia di chilometri. A preoccupare le associazioni è anche la gestione del digestato, il residuo del processo di biodigestione, che verrebbe distribuito nei campi circostanti con qualità discutibile, anziché essere restituito ai territori di origine dei rifiuti. A ciò si aggiungono le vulnerabilità ambientali locali: corsi d’acqua, canali, strade strette, oltre al vincolo dalla Sovrintendenza, che rendono la zona particolarmente sensibile a

impatti industriali di questo tipo. Italia Nostra – sezione di Rovigo esprime in merito una posizione chiara e netta: “Basta impianti nel Polesine: siamo oltre quota 60 e il territorio non può sostenere ulteriori pressioni ambientali e viarie”. L’associazione ha chiesto la redazione di un documento congiunto tra i Comuni del territorio, da inviare alla Regione Veneto, con la richiesta di una pianificazione provinciale degli impianti che tenga conto della fragilità del territorio e degli effetti che non conoscono confini geografici. (g.f.)

La fotografia ambientale del capoluogo Polesano mostra luci e ombre: piccoli passi avanti nei rifiuti, ma la qualità dell’aria resta un’emergenza

I medici Rigatelli e Zuin nella prestigiosa classifica dei migliori ricercatori internazionali

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Nuova stagione al “Verdi”: “Ogni storia ha il suo inizio”, si alza il sipario su opere e protagonisti

TRANSIZIONE ENERGETICA,

Montegrotto, la lunga marcia della prima comunità energetica in un mercato sempre più competitivo, per dare un aiuto a chi soffre di povertà energetica

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Progetti innovativi trasformano edifici storici e alberghi, creando spazi sociali, ristoranti panoramici e nuove abitazioni sostenibili

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
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Transizione Energetica/1. Luca Varotto, presidente dell’associazione “La Vespa” racconta la sua esperienza

Tra ostacoli normativi, burocrazia e incognite, la strada in salita delle Comunità Energetiche

“Siamo in contatto con la CER di Montegrotto Terme, nelle nostre corde per le finalità sociali: nel prossimo futuro cercheremo una forma di collaborazione”

Tre anni di lavoro, tanti ostacoli normativi e burocratici, ma la convinzione che le comunità energetiche rinnovabili siano “uno strumento necessario per rispondere alle esigenze dei territori”. È questa la sintesi dell’esperienza raccontata da Luca Varotto, presidente dell’associazione La Vespa di Battaglia Terme, che ha intrapreso il percorso per costituire una CER (Comunità Energetica Rinnovabile) nell’area dei Colli Euganei e della Bassa Padovana.

“Siamo partiti tre anni fa, quando le comunità energetiche erano ancora agli albori - spiega Varotto -. Abbiamo cercato di coinvolgere l’amministrazione locale di Battaglia Terme nella veste di attuatore e anche di realizzatore di impianti. Ma all’inizio la normativa non era chiara: abbiamo dovuto aspettare

fino a dicembre 2023 per avere un quadro definitivo e solo a febbraio 2024 sono arrivate le regole operative del GSE, attore centrale che eroga gli incentivi”.

Con l’arrivo delle prime certezze, l’associazione ha partecipato a un bando regionale: “I tempi non erano dalla nostra parte e non siamo riusciti a percorrere questa strada, - aggiunge - nel frattempo è cambiata anche l’amministrazione comunale. Abbiamo poi provato a espandere l’iniziativa coinvolgendo altre associazioni ambientaliste locali, ma dopo nove mesi abbiamo dovuto prendere atto che il territorio non era pronto, mancavano fondi e il progetto non veniva considerato urgente”.

La Vespa, intanto, guarda avanti. “Siamo in contatto con la CER

di Montegrotto Terme - conferma Varotto -. Avevamo già organizzato una serata insieme e contiamo nei prossimi mesi di riallacciare le relazioni per avviare una collaborazione. È nelle nostre corde come finalità, perché la loro CER ha un’impronta sociale molto importante. Vogliamo promuovere altre serate informative per far crescere l’iniziativa, rispondendo alle esigenze che ogni contesto territoriale può avere su questo tema”.

La prospettiva è quella di mettere in rete esperienze diverse, unendo forze e competenze per sviluppare un modello di energia condivisa e sostenibile. “Vogliamo portare razionalità anche dal punto di vista economico - aggiunge - ma senza perdere di vista la missione originaria: la CER deve rispondere alle necessità del territorio”.

Oltre al suo ruolo associativo, Varotto lavora nella cooperativa nazionale ènostra, una delle realtà più consolidate nel campo dell’energia rinnovabile. “Da cinque

anni supportiamo imprese e comuni nella costituzione delle CER, dalla progettazione tecnica fino alla registrazione del soggetto giuridico. Ci occupiamo anche di comunicazione e della distribuzione dei benefici tra soci produttori e consumatori”.

Le difficoltà, tuttavia, restano molte. “Manca una spinta iniziale - osserva Varotto -. Le iniziative nate da associazioni o cittadini non hanno risorse per coprire i costi dei primi anni, prima che arrivino gli incentivi. Servirebbero bandi regionali che permettano a queste realtà di camminare da

Crisi climatica, condizione permanente da non sottovalutare “Un futuro carbon free è possibile anche nel nostro territorio”

“La crisi climatica non è un fenomeno passeggero, ma una condizione permanente che impone un cambiamento profondo e condiviso”, afferma Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, presentando il documento “Veneto 2030: La Bussola di Legambiente per un Veneto carbon free”. Si tratta di una proposta strategica articolata in dieci priorità per orientare la regione verso un modello di sviluppo sostenibile e a basse emissioni. “I prossimi cinque anni - sottolinea Lazzaro - saranno decisivi per il futuro ambientale ed economico del Veneto.

Il nostro documento non vuole essere una denuncia, ma una visione concreta per un territorio più competitivo, resiliente e giusto, dove la tutela dell’ambiente e delle comunità locali diventi parte integrante delle scelte politiche ed economiche”.

Le linee d’azione individuate toccano anche le Terme Euganee un’area cruciale per la transizione verde: riduzione delle emissioni climalteranti, investimenti nelle energie rinnovabili, sostegno all’economia circolare, promozione della mobilità sostenibile, stop al consumo

sole nel giro di due o tre anni”.

Anche la burocrazia pesa: “Il GSE richiede una mole infinita di dati, servirebbe snellire le procedure e creare degli sportelli energia che aiutino i cittadini a capire e gestire le comunità energetiche. È nell’interesse collettivo che queste realtà funzionino”.

Lo sguardo di Varotto resta ottimista: “Fra tre anni potremo fare un bilancio e tirare le somme, ma l’importante è non fermarsi e continuare a costruire una cultura condivisa dell’energia rinnovabile e partecipata”.

Nicola Stievano

di suolo, contrasto all’inquinamento e salvaguardia della biodiversità. Centrale anche il tema dell’agricoltura innovativa e della decarbonizzazione del comparto industriale, per un’economia più pulita e competitiva.

“La transizione ecologica - conclude Lazzaro - è la nostra più grande opportunità di sviluppo. Chiediamo a tutte le forze politiche di mantenere alta l’attenzione su una decarbonizzazione rapida, equa e sostenibile: solo così potremo costruire un futuro rinnovabile, solidale e di pace”. (n.s.)

Una missione etica e solidale, radicata nel territorio, ma anche un percorso complesso, fatto di lungaggini burocratiche e sfide di mercato sempre più pressanti. È il bilancio tracciato da Giorgio Bassan, ideatore e realizzatore della Comunità Energetica Rinnovabile Montegrotto Terme 1, di cui oggi è consulente tecnico, a pochi mesi dal riconoscimento della personalità giuridica ottenuto dalla Regione Veneto lo scorso giugno.

“Da allora abbiamo avviato una serie di incontri con i cittadini dell’area termale e dei comuni limitrofi - racconta Bassan -. Il nostro obiettivo è sempre stato fornire un’informazione chiara, oggettiva e concreta sulle CER, spiegando sia le opportunità attuali che quelle future di queste nuove forme di aggregazione sociale”.

Durante gli incontri pubblici, l’associazione ha illustrato i vantaggi per chi decide di aderire a una comunità energetica: “Abbiamo spiegato che è possibile installare pannelli fotovoltaici usufruendo di un contributo PNRR del 40% a fondo perduto - sottolinea Bassan -. I benefici sono tangibili: risparmio in bolletta e un rendimento dell’investimento a due cifre, senza dimenticare i fondamentali vantaggi ambientali”.

Ma il valore aggiunto della CER

di Montegrotto è il suo carattere solidale. “Per noi il potenziale sociale è cruciale - afferma Bassan -.

Se sviluppate con un’impronta etica, le CER possono diventare uno strumento concreto contro la povertà energetica, che in Italia colpisce oltre due milioni di famiglie. La nostra missione è chiara: destinare tutti i bonus generati dall’attività della CER a opere di sostegno nel territorio”.

Il Direttivo è al lavoro per ampliare il raggio d’azione: “Stiamo perfezionando lo statuto per poter intervenire anche al di fuori dei confini comunali, così da estendere i benefici a un’area più vasta delle Terne Euganee”.

Sul piano tecnico e normativo, Bassan guarda con fiducia alle novità legislative: “Le CER saranno sempre più centrali nel panorama energetico, non solo nell’elettrico ma anche nel settore termico. La nuova direttiva sul Conto Termico 3.0, che finanzia interventi di efficientamento anche per le comunità energetiche, lo dimostra”.

Non mancano però le criticità.

“I principali ostacoli sono di natura burocratica – spiega –. I tempi sono lunghi, le risposte del GSE a volte contraddittorie, le connessioni alla rete complicate e le pratiche per impianti di una certa dimensione procedono a rilento”.

Ancora più insidiosa, secondo Bassan, è la sfida del mercato: “Come ha ricordato il dottor Matteo Mascia, la CER è un’azienda e deve essere gestita come tale. Ma noi ci troviamo a competere con grandi player privati, dotati di capitali e strutture commerciali imponenti, che offrono proposte ‘molto convenienti’ nei territori. Questa competizione impari rischia di spegnere l’entusiasmo di tanti volontari e di portare all’assorbimento delle nostre realtà in quelle che il mercato già chiama ‘super CER’”.

Nonostante tutto, Bassan mantiene fiducia nel modello comunitario: “Il nostro impegno continua – conclude – perché crediamo che una transizione energetica giusta e partecipata possa nascere solo dal basso, dalla collaborazione tra cittadini e territori”. (n. s.)

I ricavi verranno destinati per vent’anni alle famiglie

in difficoltà energetica

Una nuova forma di energia solidale sta nascendo nel cuore dell’area termale euganea. La Comunità Energetica Rinnovabile Solidale (CER) Montegrotto Terme 1 coinvolge Montegrotto, Abano, Selvazzano, Teolo e Torreglia in un un progetto che unisce sostenibilità ambientale e responsabilità sociale. L’obiettivo è ampliare l’installazione di impianti fotovoltaici, riducendo l’impatto ambientale e le emissioni: ogni kilowatt di energia solare evita l’immissione in atmosfera di circa 400 chili di CO2 l’anno. L’adesione è gratuita e senza vincoli: basta essere collegati alla cabina Enel di riferimento e si può entrare a far parte della comunità.

Il vero valore aggiunto della CER di Montegrotto è la solidarietà.

Tutti i ricavi generati dal bonus GSE – riconosciuto per vent’anni

– verranno destinati a famiglie in difficoltà energetica, cioè a chi non riesce a sostenere i costi di luce o riscaldamento.

Grazie al Decreto CACER del gennaio 2024, i membri possono inoltre accedere a contributi PNRR a fondo perduto fino al 40% per nuovi impianti.

“Crediamo fermamente che questa iniziativa possa cambiare il modo di gestire l’energia, unendo sostenibilità e inclusione sociale -, dichiara il Comitato Direttivo -. Chiediamo ai cittadini e alle imprese di non perdere questa occasione: insieme possiamo ridurre le emissioni, aiutare chi è in difficoltà e rendere la zona termale Euganea un modello da imitare”. (n.s.)

E’ il carattere solidale il valore aggiunto dell’iniziativa che punta a destinare al sociale i bonus generati. “Se sviluppate con un’impronta etica, le CER possono diventare uno strumento concreto contro la povertà energetica”

Pannelli fotovoltaici installati su Palaberta –Montegrotto Terme
I panelli installati sul patronato e canonica a Montegrotto

Diagnosi all’avanguardia nella lotta contro il cancro con la nuova apparecchiatura a Treviso

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

TRANSIZIONE ENERGETICA, AVANTI PIANO: FRA NORME

PRIME INIZIATIVE

La Provincia taglia le emissioni di 8 mila tonnellate di Co2 e di 2 mila kg di Pm10 all’anno con gli incentivi per le fonti rinnovabili; in crescita il numero di auto ibride ed elettriche

RFI avanza con il restyling della stazione di Treviso: nuovi cantieri su lato San Zeno, servizi e atrio, con accessi provvisori ai binari CONTINUANO I LAVORI ALLA STAZIONE

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski ELEZIONI REGIONALI,

AUTORIMESSA “ITALIA”

di Picello Antonio

• sanificazione della tua auto

• autoriparazioni diesel e benzina

• manutenzione cambi automatici

• assistenza pneumatici

• servizio elettrauto

SLibertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Con i bandi la Provincia riduce tonnellate di CO2

Come si può contribuire a ridurre l’impatto dell’attività umana sull’ambiente? La Provincia di Treviso, che tra le sue funzioni fondamentali cura anche la tutela e la valorizzazione ambientale, ogni anno realizza bandi con contributi destinati a cittadini, imprese e Comuni per promuovere buone pratiche e azioni volte a ridurre le emissioni inquinanti in atmosfera e a preservare le risorse naturali: grazie ai bandi più recenti, la Provincia ha destinato risorse per oltre 10 milioni di euro che hanno consentito di rispondere alle richieste di smaltimento dei tetti in amianto di imprese e privati, riqualificare aree verdi urbane comunali, rendere più efficienti gli impianti di illuminazione dei campi sportivi comunali, dare incentivi a piccole e medie imprese per l’installazione di impianti fotovoltaici. I benefici diretti ottenuti sull’ambiente, attraverso i bandi, sono la riduzione, ogni anno, di 8.052 tonnellate di CO2 e 2.046 kg di polveri sottili PM in tutto il territorio.

Risultati che, tradotti con una semplice equivalenza, calcolata dall’Ufficio Statistica della Provincia, sono comparabili a piantare 383.000 alberi o a proteggere 10.000 bambini da una settimana di aria insalubre. E ancora: grazie ai recenti bandi per imprese e pri-

vati per lo smaltimento delle coperture in amianto, sono stati dati contributi per la bonifica di 45.000 mq di tetti in amianto, una superficie confrontabile con l’area media di un istituto scolastico secondario (edificio e aree esterne, stimabile intorno a 4.500 m² per scuole medie/grandi), pertanto la superficie bonificata con gli incentivi della Provincia è equivalente alla superficie complessiva di 10 scuole superiori.

Non solo bandi: per contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sui piccoli accorgimenti da seguire per tutelare l’ambiente che ci circonda, l’Ente realizza anche brochure informative e attività per le scuole: dal mese di novembre, infatti, partirà il nuovo progetto di educazione ambientale “Provincia a colori”, dedicato alle classe IV e V delle scuole primarie e alle classi delle scuole secondarie di primo grado. L’iniziativa, realizzata dalla Provincia in sinergia con Achab Group e l’Ufficio Scolastico Provincia, ha già ottenuto uno straordinario riscontro: sono oltre 170 le classi già iscritte e i termini sono aperti fino al 31 ottobre, compilando l’apposito modulo sul sito www.provinciaacolori.it Attraverso strumenti didattici innovativi ed esperienze immersive, “Provincia a colori” offre

l’opportunità di conoscere meglio l’ambiente che ci circonda, valorizzandone la storia, la cultura e le bellezze naturali: alunne e alunni potranno approfondire le caratteristiche del Parco della Storga, del Cimitero dei Burci, del Bosco del Montello e tanti altri luoghi della Marca Trevigiana, con l’obiettivo di far esplorare loro il territorio, promuovere momenti di digital detox, educare alla sostenibilità e preservare il patrimonio naturale.

“Negli ultimi anni abbiamo investito oltre 10 milioni di euro in risorse per cittadini, imprese e Comuni che hanno partecipato ai bandi ambiente pubblicati dalla Provincia: per dare qualche numero, penso per esempio ai bandi per la sostituzione delle vecchie caldaie con nuovi impianti ad alta efficienze, abbiamo contribuito a finanziare 221 installazioni, per oltre 2 milioni di euro: risorse che, tradotte in beneficio concreto e diretto sulla qualità dell’aria, si traducono in 4.783 tonnellate di CO2 evitate ogni anno nell’aria –spiega Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso – ma non solo: accanto alle attività tecniche del nostro Settore Ambiente, la Provincia affianca campagne di informazione e sensibilizzazione che permettono di diffondere una cultura del risparmio energetico e

del rispetto dell’ambiente che ci circonda: penso alla Green Schools Competition, contest con cui da 12 anni spieghiamo a ragazze e ragazzi come ridurre i consumi e risparmiare energia a scuola, e quest’anno introduciamo il nuovissimo progetto “Provincia a Colori”, con il quale coinvolgeremo bambine e bambini delle scuole elementari e medie per far conoscere loro i luoghi e le aree naturali che caratterizzano la nostra provincia”

“La sinergia con la Provincia per le attività integrative della didattica nelle scuole di ogni ordine e grado è ormai consolidata da anni e per il nuovo anno scolastico è stato un piacere collaborare nel diffondere alle primarie e secondarie di primo grado questo nuovo progetto di educazione ambientale” le parole di Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale.

“Achab Group è lieta di realizzare questo progetto insieme alla Provincia di Treviso e all’Ufficio Scolastico – sottolinea Giorgia Zil-

Veicoli nella Marca Trevigiana: nel 2024 +31,7% delle auto ibride ed elettriche

Sono in aumento le auto ibride ed elettriche acquistate nella Marca Trevigiana, così come sono in crescita, anche se non ancora come ai livelli pre-Covid, le immatricolazioni nei mesi estivi: secondo l’analisi effettuata dall’Ufficio Statistica della Provincia di Treviso sui dati 2024, gli autoveicoli circolanti nel territorio provinciale sono 815.222, di cui prevalentemente auto (621.087), moto (88.196, in crescita del 22% negli ulti-

mi 10 anni) e autocarri per trasporto merci (75.106).

Complessivamente, il tasso di veicoli (s’intende, in generale, tutti i mezzi che necessitano di immatricolazione) ogni 100 abitanti in provincia è leggermente inferiore alla media nazionale (nei Comuni della Marca è di 92,9 veicoli per 100 abitanti, in Italia il valore si attesta sui 94,3). Possagno, Sarmede e Casier i comuni che registrano

il maggiore aumento del numero di veicoli per 100 abitanti (rispettivamente, +4,4% e + 3,8%), Treviso, in linea con la media territoriale, registra un +1,8%, mentre il tasso resta stabile a Monfumo e Orsago rispetto al 2023. Analizzando invece il dettaglio delle 621.087 auto circolanti nel 2024, il tasso ogni 100 abitanti rilevato in provincia di Treviso è perfettamente in linea con la media nazionale, con un rapporto di 70 macchine ogni

la, referente di Achab e curatrice del progetto “Provincia a colori” –nei mesi estivi si sono iscritte già 170 classi alle attività proposte per il primo anno, percorso dedicato all’acqua che inizierà nel mese di novembre: l’esperienza formativa vuole essere uno strumento utile per far scoprire loro le risorse e le bellezze che caratterizzano l’ambiente naturale della provincia, imparando a preservarlo e a tutelarlo, con un occhio di riguardo allo sviluppo sostenibile del territorio”.

“Siamo felici di iniziare questo percorso triennale con la Provincia di Treviso e l’Ufficio Scolastico raggiungendo così tanti istituti che hanno dato la loro adesione o che vorranno darla entro il termine del 31 ottobre – sottolinea Paolo Carmignola, referente Achab – sarà un viaggio educativo alla scoperta di parchi, boschi, risorgive che permetterà ai bambini di conoscere meglio l’ambiente che li circonda e in cui vivono”.

100 abitanti. A registrare il maggiore incremento sono i comuni di Ormelle (+3,7%) Possagno (+3,3%) e Meduna di Livenza (+3,0%). In generale, sebbene ad oggi il tipo di alimentazione prevalente nelle auto sia ancora a benzina e a gasolio, si conferma un trend fortemente crescente dei mezzi mezzi ibridi ed elettrici (+31,7%), dato che in provincia di Treviso supera la media nazionale (+30,8%).

La Provincia di Treviso Premia le Scuole Superiori più sostenibili

Nell’Auditorium del Sant’Artemio si è svolta la cerimonia di premiazione della 12^ edizione della “Green Schools Competition”, concorso rivolto alle scuole superiori del territorio e ideato dalla Provincia di Treviso per sensibilizzare studentesse, studenti e docenti sui temi del risparmio energetico e della tutela dell’ambiente. Tre le categorie di gara, ovvero Formazione, Comunicazione e Azioni Concrete, più una speciale per i Miglior Energy Team: complessivamente, la Provincia ha messo a disposizione un montepremi di 15.000 euro, risorse per attività formative e per acquistare attrezzature scolastiche. Sono stati 9 gli Istituti partecipanti alla nuova edizione, per un totale di oltre 200 studentesse e studenti coinvolti nelle attività e nei laboratori che si sono svolti durante lo scorso anno scolastico per insegnare ai giovani le buone pratiche per ridurre gli sprechi.

Questa la classifica finale: l’IS Giorgi Fermi di Treviso vince il premio nell’ambito Formazione, per gli incontri di approfondimento realizzati dagli studenti sul tema del risparmio energetico, l’IS Palladio si aggiudica il premio per le migliori attività di Comunicazione e social, mentre premio ex aequo per l’ITE Riccati-Luzzatti di Treviso e per l’IIS Barsanti-Galilei di Castelfranco Veneto, che vincono l’ambito Azioni Concrete.

Premiati anche i migliori Energy Team, ovvero gli istituti che nel corso dell’anno scolastico si sono coordinati al meglio per realizzare laboratori sul tema, adottare comportamenti virtuosi in classe e ideare progetti di sensibilizzazone sulla necessità di ridurre l’impatto dell’attività umana sull’ambiente che ci circonda. Gli Energy Team vincitori sono: IS Città della Vittoria di Vittorio Veneto, ITT Mazzotti di Treviso, IIS Barsanti-Galilei di Castelfranco Veneto, ISIS Cerletti di Conegliano, IS Sansovino-Obici di Oderzo e IS Scarpa di Motta di Livenza.

Il concorso ha valutato gli elaborati consegnati dagli “Energy Team”, ovvero dai gruppi di lavoro formati dagli studenti, insegnanti e tecnici della Provincia incaricati di seguire il progetto di ciascuna

scuola partecipante, premiando i migliori in tre categorie: formazione, comunicazione e azioni concrete. Il montepremi totale messo a disposizione dall’Ente è di 15.000 euro, somma che gli istituti possono investire per acquistare materiali, dispositivi o altra strumentazione utile a migliorare la didattica, secondo le loro necessità.

La gara trasforma gli istituti della Provincia in veri e propri “campus sostenibili”, fucine per lo sviluppo di una nuova mentalità orientata alla sostenibilità, alla riduzione delle emissioni e dei consumi. Nel corso dell’anno le scuole superiori che hanno aderito al contest avevano come obiettivo quello di realizzare progetti, elaborati e materiale promozionale sulle buone prassi per ridurre gli sprechi di energia in classe, con il supporto dei tecnici della Provincia, spaziando su tre ambiti di concorso: formazione, intesa come attività di tutoraggio interno ed esterno alla propria scuola e conoscenza/ approfondimento delle tematiche proposte dalla gara; comunicazione, volta alla sensibilizzazione, coinvolgimento e responsabilizzazione della comunità scolastica; infine, azioni concrete, ovvero la definizione degli accorgimenti da seguire per ridurre i consumi energetici e le emissioni ambientali di CO2 del proprio istituto.

A precedere la fase di premiazione, l’approfondimento “Mettere a sistema le buone pratiche: alcune indicazioni per una società più sostenibile” a cura del prof. Paolo Ermano, Docente dell’Università di Udine di Economia Internazionale.

“Un contest ideato dalla Provincia, nato 12 anni fa, che anche per questa edizione 2025 ha coinvolto centinaia di studentesse e studenti

durante lo scorso anno scolastico in attività e progetti validi per promuovere le buone pratiche di risparmio energetico – spiega il presidente della Provincia di Treviso – un plauso dunque a tutte le scuole superiori che si sono messe in gioco anche questa volta e alle numerose classi (oltre 200 studenti oggi qui con noi in Auditorium) che si sono distinti per i progetti presentati: c’è chi ha attivato un “ecodetective”, ovvero studenti che in prima persona hanno monitorato comportamenti migliorativi da adottare fra i propri compagni o nelle aule, ricordando di chiudere le finestre, di spegnere le luci, di evitare gli sprechi di carta o di sapone; così come chi ha riqualificato spazi verdi inutilizzati piantando erbe aromatiche nel cortile interno della scuola, un’azione che contribuisce a ridurre l’impatto sull’ambiente e le emissioni. Voglio ricordare un paio di dati che meritano di essere sottolineati: l’azione congiunta di sensibilizzazione delle comunità scolastiche, attraverso la Green Schools, unita agli interventi di efficientamento e manutenzione nelle scuole realizzati dalla Provincia, insieme naturalmente alle nuove costruzioni finanziate nell’ambito del PNRR per oltre 191 milioni di euro dal 2016 a oggi, stanno portando negli anni a una riduzione del 23.56% per energia climatizzazione invernale (gas), manutenzioni ed energia elettrica e un minor impatto ambientale, che arriva all’80% per le nuove scuole NZEB. Ringrazio l’Ufficio Scolastico Provinciale per la collaborazione attiva con la Provincia, ormai consolidata ogni anno, tutti i dirigenti scolastici che hanno aderito al progetto e naturalmente tutte le classi partecipanti, che anche questa volta ci hanno stupito”.

In Auditorium 200 studenti: Green Schools, 12ª ed. Giorgi-Fermi 1° per Formazione, Palladio per Comunicazione, ex aequo Riccati-Luzzatti e Barsanti-Galilei per Azioni Concrete. Premiati anche 6 Energy Team.

In palio 15.000 euro dalla Provincia

Sono un Medico esperto di Sanità Pubblica e voglio un Veneto con Servizi Sanitari e Sociali che non lascino indietro nessuno.

Ospedali e servizi territoriali vicini alle persone

Sostegno a famiglie, anziani, bambini e persone fragili

Valorizzare chi lavora in sanità e sociale

Promuovere salute, ambiente e sicurezza

Cure e diritti uguali per tutti

messaggio

Diagnosi all’avanguardia

nella lotta contro il cancro con la nuova apparecchiatura a Treviso

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Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

a pag. 23

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

Novembre ricco di eventi al Teatro Del Monaco con musica, opera e prosa

TRANSIZIONE ENERGETICA,

Dalle piste dell’aeroporto Canova alle acque delle cave di Marocco, il territorio si trova davanti a una doppia sfida: conciliare crescita e tutela ambientale

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

LE SCUOLE TREVIGIANE SI RIFANNO IL LOOK

Interventi importanti per garantire nuovi servizi con un occhio di riguardo all’ambiente

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

AUTORIMESSA “ITALIA”

di Picello Antonio

• sanificazione della tua auto

• autoriparazioni diesel e benzina

• manutenzione cambi automatici

• assistenza pneumatici

• servizio elettrauto

Libertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

S ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 16
Servizio a pag.

Quando la transizione atterra al Tar

L’anno si apre con una svolta significativa per il fronte ambientalista trevigiano. Il TAR del Veneto ha accolto in parte il ricorso presentato da un comitato di cittadini e associazioni ambientaliste contro il progetto di ampliamento dell’aeroporto Antonio Canova. Una decisione che, secondo i promotori del ricorso, rappresenta “una vittoria per l’ambiente e la salute pubblica”. La società che gestisce lo scalo ha però già annunciato di voler valutare un appello al Consiglio di Stato. Il contenzioso ruota attorno al masterplan di sviluppo dell’aeroporto al 2030, un piano che da tempo solleva dubbi per i potenziali impatti ambientali e sanitari. Negli ultimi 20 anni gli attivisti e il comitato locale hanno portato avanti una costante attività di sensibilizzazione e controllo, denunciando

criticità legate all’inquinamento acustico, alla qualità dell’aria e alla sicurezza. L’escalation giudiziaria è iniziata nell’agosto 2023 con un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, poi trasmesso lo scorso aprile al TAR del Veneto. Al centro del ricorso, le presunte irregolarità procedurali che avrebbero caratterizzato l’istruttoria ministeriale del 2021, culminata nel rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Secondo i ricorrenti, quella VIA sarebbe risultata “gravemente lacunosa”, poiché non avrebbe considerato in modo adeguato gli effetti dell’ampliamento su rumore, inquinamento, sicurezza e salute pubblica. Il TAR, nella sua sentenza, ha riconosciuto in parte queste contestazioni, parlando di “gra-

vi carenze istruttorie, sottovalutazione degli impatti ambientali e illegittimità procedurali”. Per i comitati ambientalisti, si tratta di un precedente importante nella gestione dei progetti aeroportuali in Italia. “Non è un no pregiudiziale. Siamo assolutamente contrari allo sviluppo! Non ci sono le condizioni per un ampliamento– chiariscono – ma un richiamo alla necessità di rispettare le prescrizioni del Tribunale e garantire una valutazione realmente trasparente e completa degli effetti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini”. Considerando che rispetto ai 16300 movimenti annui autorizzati dal Ministero, dal 2012 si stanno ampiamente superando, raggiungendo gli oltre 21mila movimenti anche nel 2024. Ora la decisione passa alla società che gestisce lo scalo, che dovrà scegliere se impugnare la

Plastic Free Treviso: volontari in prima linea contro la plastica

Entro il 2050 nei mari potrebbe esserci, in peso, più plastica che pesci. Una previsione che fotografa un disastro già in corso, alimentato per l’80% dai rifiuti che dai fiumi finiscono in mare. In Italia, un monitoraggio su dodici corsi d’acqua ha rilevato che l’87% dei materiali galleggianti è plastica, in gran parte monouso. Un fenomeno che non solo inquina, ma mina la credibilità degli sforzi di transizione ecologica: ecosistemi compromessi, danni alla salute pubblica e bonifiche pagate da tutti. Nonostante campagne e divieti, l’abbandono continua e i controlli restano fragili. In questo vuoto si inserisce l’associazionismo, che supplisce dove le politiche ambientali arrancano. Plastic

Free Onlus, nata nel 2019, è oggi una delle realtà più attive nella lotta contro l’inquinamento da plastica, con una rete capillare di volontari e iniziative in tutta Italia. A Treviso il gruppo locale lavora lontano dai riflettori ma con risultati concreti: raccolte, incontri nelle scuole. Nel 2024, in Veneto, i volontari hanno rimosso oltre 98 tonnellate di rifiuti, un dato che racconta la portata del problema prima ancora che la buona volontà di chi si impegna.

“La sfida è passare da eventi isolati a un cambiamento di mentalità – spiega Sara Simionato, referente trevigiana –. Non basta pulire una volta, serve ridurre l’uso della plastica ogni giorno, nei bar, nelle scuole, nei luoghi pubblici”. Un

invito a trasformare la raccolta in cultura, e la buona volontà in responsabilità condivisa. Anche se alcuni Comuni ancora non percepiscono come urgente il problema e spesso i volontari sono in difficoltà nell’organizzare le iniziative per mancanza di aiuti tangibili che vengano incontro alle necessità dei volontari che cercano di organizzare le raccolte al meglio. Basti pensare che in due ore tredici volontari hanno raccolto 500 kg di rifiuti anche ingombranti. Insieme al gesto concreto della raccolta, per l’associazione è centrale anche la dimensione culturale: creare consapevolezza, cambiare mentalità e far maturare l’idea che ognuno può fare la sua parte. (s.b.)

sentenza o avviare una revisione del masterplan. I margini di manovra, però, si fanno stretti: secondo gli attivisti, i termini per una difesa efficace senza modifiche sostanziali del progetto sarebbero ormai scaduti. In attesa delle prossime mosse, l’attenzione si concentra sulle possibili soluzioni di mitigazione ambien-

tale. Gli ecologisti auspicano che un eventuale nuovo iter ponga al centro la salute pubblica e la tutela del territorio, garantendo trasparenza e partecipazione. Il vero nodo da sciogliere resta la difficile conciliazione tra sviluppo infrastrutturale e salvaguardia dell’ambiente e la salute umana.

Sara Busato

Transizione energetica/2. Cittadini e associazioni ambientali chiedono un cambio di rotta

La natura sotto assedio: chi decide il destino delle Cave di Marocco

L’area delle Ex Cave di Marocco a Mogliano Veneto si è trasformata in un vero e proprio banco di prova per la transizione ecologica del territorio. Quella che fu una zona di estrazione è oggi un prezioso biotopo e un’area umida di rilevanza cruciale per la biodiversità, la cui tutela si scontra con la pressione dell’urbanizzazione e gli interessi privati. Le Cave di Marocco rappresentano un affascinante esempio di rinaturalizzazione spontanea. Dopo l’abbandono dell’attività estrattiva, l’area ha sviluppato un microcosmo naturale con laghetti, boschi e prati, diventando un importante punto di sosta per uccelli migratori e ospitando una ricca varietà di flora e fauna, come attestato da studi floristicovegetazionali che hanno censito oltre 300 entità subgeneriche. La sua posizione, incastonata in una zona altamente urbanizzata, tra Treviso e Venezia, ne fa un “piccolo angolo di biodiversità” essenziale per l’equilibrio ecologico locale. Il nodo centrale della transizione ecologica a Marocco è la battaglia per la destinazione finale dell’area, che è in gran parte di proprietà privata. Il comitato a difesa delle ex cave di Marocco si batte da anni affinché l’intera area diventi un

Parco della Biodiversità aperto alla collettività e gestito in un’ottica di conservazione. “È da più di venti anni che la questione non è ancora risolta – commenta il coordinatore di Legambiente

Treviso Fabio Tullio - La richiesta è di limitare al massimo l’edificazione, concentrandola solo su parti già compromesse (nell’area dove sorgeva Veneland) , e di tutelare integralmente le aree umide, puntando a fare del sito un potenziale Sito Rete Natura 2000. Nonostante l’importanza ambientale riconosciuta anche dal Comune che ha inserito l’area nel suo master plan come zona da salvaguardare, permane il problema della volumetria edificabile ancora disponibile alla proprietà”. Le preoccupazioni

riguardano il rischio che ingenti metri cubi vengano autorizzati per costruire nuove aree residenziali o commerciali, perpetuando il consumo di suolo. La transizione ecologica non sia solo un insieme di misure tecniche, ma una scelta politica e urbanistica che coinvolge direttamente la qualità della vita dei cittadini. “I prossimi cinque anni sono decisivi. Le scelte di oggi plasmeranno il futuro ambientale ed economico del Veneto - conclude Tullio -. Il nostro non è un atto d’accusa, ma una visione pragmatica per un territorio più resiliente e giusto, che ponga la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e delle comunità al centro di ogni decisione politica”.

Sara Busato

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di

Venezia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio,

innovazione e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

Un’inchiesta tra interessi privati, pianificazione pubblica e il sogno di un parco che restituisca alla comunità un polmone verde nel cuore della pianura cementificata

All’Ospedale Civile di Venezia inaugurata la nuova area sub intensiva per pazienti neurologici

di Venezia e Mestre

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

segue a pag. 22

C’è un’etica nell’Intelligenza

Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

Mentre esperti ed enti internazionali sottolineano i benefici di investimenti verdi, a Venezia il degrado del Parco Scientifico mostra l’altra faccia dell’innovazione mancata

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

POSATA LA PRIMA PIETRA DEL BOSCO DELLO SPORT

Primo step per il nuovo stadio del Bosco dello Sport: avvio lavori dopo la cerimonia con istituzioni. Architettura “lagunare” e aperta

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

AUTORIMESSA “ITALIA”

di Picello Antonio

• sanificazione della tua auto

• autoriparazioni diesel e benzina

• manutenzione cambi automatici

• assistenza pneumatici

• servizio elettrauto

via Palù, 33/b tel. e fax 049 5384181 35026 Conselve (Pd) autorimessa.italia@tiscali.it

SLibertà è partecipazione

Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<

ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Servizio

Legambiente lancia “Veneto 2030”: una bussola per il futuro sostenibile

L egambiente Veneto ha presentato il documento “Veneto 2030: La Bussola di Legambiente per un Veneto carbon free”, una proposta strategica con dieci priorità per guidare la transizione ecologica della regione. Il dossier, frutto di un’analisi approfondita dell’associazione, delinea una visione ambiziosa e concreta per trasformare le sfide climatiche in opportunità di sviluppo, lavoro e benessere.

All’incontro hanno partecipato i vertici regionali dei principali partiti del Veneto, coinvolti da Legambiente in un dialogo sulle priorità ambientali e climatiche che stiamo affrontando e sulle possibili soluzioni che il nuovo Consiglio Regionale del Veneto dovrà attivare nel corso dei prossimi cinque anni, per avviare con decisione la regione verso gli improrogabili obiettivi di decarbonizzazione che l’Italia e l’Europa si sono impegnate a raggiungere entro il 2050.

“Il Veneto è a un bivio cruciale,” ha dichiarato il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro. “Le scelte dei prossimi cinque anni determineranno il futuro ambientale ed economico del nostro territorio. La crisi climatica non è un’emergenza temporanea, ma una condizione permanente che richiede un impegno collettivo, rapido e determinato. Il nostro documento non è una denuncia, ma una visione pragmatica per un Veneto più competitivo, resiliente e giusto, dove la tutela dell’ambiente e delle comunità sia al centro di ogni decisione”. Il documento evidenzia la necessità di un’azione immediata, strutturata su dieci punti interconnessi: adattamento climatico, transizione energetica, economia circolare, mobilità sostenibile, governo del territorio, lotta all’inquinamento, tutela della biodiversità, agroecologia, innovazione industriale e contrasto all’illegalità ambientale.

“La transizione ecologica è la nostra più grande opportunità di sviluppo,” ha proseguito Lazzaro. “È tempo di agire con coraggio e visione. Chiediamo a tutti gli attori politici intervenuti oggi di mantenere vivo durante la campagna elettorale l’impegno per una decarbonizzazione veloce, giusta e sostenibile che – nonostante l’attuale instabile situazione geopolitica, nonostante il rigurgito dei negazionismi e l’avanzata degli azionisti, nonostante le guerre e i conflitti che spesso ci fanno sentire incapaci di influenzare o cambiare il nostro destino – deve restare il faro che illumina il sentiero che dobbiamo percorrere per raggiungere un futuro rinnovabile e di pace”.

A chiudere l’incontro, l’intervento del presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, che ha ricordato il ruolo dell’associazione nella costruzione di un dialogo costruttivo con le istituzioni: “La nostra associazione – ha sottoli-

Transizione energetica, il prezzo del ritardo

Si parla spesso dei costi della transizione energetica. Molto meno di quanto ci costerebbe non realizzarla. Perché, nonostante la crescita costante delle fonti rinnovabili, il ritmo resta troppo lento per centrare gli obiettivi fissati dall’Europa e contenere l’aumento del riscaldamento globale. Il rinvio o l’annacquamento delle politiche climatiche, avvertono gli esperti, rischia di compromettere non solo la riduzione dei gas serra, ma anche la capacità del sistema economico di adattarsi al cambiamento. “Ma rischia soprattutto di ritardare la trasformazione industriale – commenta Carlo Carraro, docente dell’Università Ca’ Foscari di Vene-

zia – necessaria affinché il Paese rimanga competitivo, crescano produttività e salari e si sviluppino nuove industrie e nuova occupazione”. Secondo le analisi della Banca Centrale Europea, rallentare la transizione non è un risparmio ma un costo rimandato. I danni si vedono già: infrastrutture più fragili di fronte agli eventi estremi, spese sanitarie in aumento per l’inquinamento, perdita di produttività nei settori più esposti. Tutto ciò pesa su famiglie, imprese e bilanci pubblici. Gli studi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che la transizione richiederà investimenti importanti, ma i benefici attesi – in termini di risparmio, innovazione

neato in conclusione dell’incontro Ciafani – sta organizzando in tutta Italia gli appuntamenti per le elezioni autunnali nelle regioni che andranno al voto. Stiamo presentando la nostra Bussola per il 2030 per la decarbonizzazione dei territori regionali, per la creazione di nuovi posti di lavoro e per una migliore qualità della vita. I documenti che stiamo presentando a

e nuova occupazione – supereranno i costi iniziali. Fondamentale sarà anche investire nell’adattamento ai cambiamenti climatici: proteggere i territori, rendere più sicure le città, aiutare chi rischia di restare indietro. Perché la transizione sia efficace serviranno consenso, informazione trasparente e sostegni per le fasce più vulnerabili. La sfida, in fondo, non è solo tecnologica o economica, ma culturale: cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e immaginiamo il nostro futuro. Un percorso che richiede coraggio, visione e la consapevolezza, ormai diffusa tra i giovani, che il tempo delle mezze misure è finito. (s.b.)

partiti e candidati saranno il faro per il nostro lavoro di interlocuzione con chi governerà nei prossimi cinque anni nelle Regioni al voto. Sono proposte concrete, figlie del lavoro quotidiano che ci vede in prima linea in tutta Italia per velocizzare la transizione ecologica nazionale, per liberarci dalla morsa delle fossili e dell’inquinamento”. Guendalina Ferro

Transizione energetica/2. In mezzo, cittadini e territorio pagano il prezzo di scelte rinviate

Il Piano fantasma che la città aspetta da oltre cinque anni

V

enezia resta senza Piano Clima. Un vuoto strategico che pesa sul futuro della città e sulla qualità della vita di residenti e turisti. Il PAESC – Piano di Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima – è lo strumento previsto dal Patto dei Sindaci e sollecitato da organismi nazionali e internazionali per affrontare la crisi climatica in atto. Milano, Bologna e altri grandi centri urbani lo hanno già redatto o aggiornato. Venezia, invece, resta al palo.

Sul sito del Comune si legge che il PAESC è “in corso di redazione”, con l’obiettivo di adempiere agli impegni del Patto dei Sindaci e in linea con il Green Deal europeo. Si cita anche il tavolo intersettoriale istituito nel 2020 per coordinare azioni su mitigazione, adattamento, gestione del territorio, mobilità ed efficienza energetica.

“Eppure - osserva il gruppo di opposizione a firma PD -, già a novembre 2024 il Piano era stato redatto e consegnato alla Giunta. Da allora, silenzio assoluto. A dicembre, la Giunta ha dovuto accettare un emendamento delle minoranze che impegnava il Comune a presentarlo “quanto prima”. Siamo a

ottobre 2025: nulla è cambiato”. Durante i Consigli comunali, più volte i consiglieri hanno chiesto all’assessore De Martin spiegazioni sul mancato rispetto di un voto unanime del Consiglio. Nessuna risposta è mai arrivata. “Un silenzio assordante – per l’assessore e per tutta la Giunta – e, soprattutto, dannoso per Venezia e per chi la vive ogni giorno. Non è un dettaglio burocratico” - spiegano dalla minoranza. Il Piano Clima serve a pianificare la riduzione delle emissioni, l’adattamento agli impatti climatici, l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, la tutela del suolo e la rigenerazione urbana. Senza di esso, la città non ha una guida per affrontare eventi estre-

mi, temperature record e la fragilità crescente del territorio lagunare. “Il quadro si fa ancora più graveincalza il gruppo del Partito Democratico - se si considera che la stessa amministrazione ha deciso di sopprimere la Direzione Ambiente del Comune. Una scelta simbolica, che mostra come i temi ambientali siano stati progressivamente marginalizzati nelle politiche cittadine. Non avere un Piano Clima nel 2025 non è più una dimenticanza: è una precisa scelta politica. E questa scelta pesa come una responsabilità enorme, che la città pagherà negli anni a venire, tra emergenze climatiche, maree eccezionali e sfide per la sostenibilità urbana”.

Guendalina Ferro

Dal sogno dell’innovazione al simbolo del degrado

Il Vega - Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, nato con l’ambizione di diventare il motore dell’innovazione e dello sviluppo economico di Porto Marghera, è oggi il simbolo del degrado che attraversa la terraferma veneziana. Quello che doveva essere un polo strategico per attrarre imprese, ricerca e nuova occupazione qualificata, si presenta ora come un luogo segnato da furti, vandalismi e incuria, in un contesto che mette quotidianamente a rischio lavoratori, studenti e aziende. Gli spazi comuni del Vega appaiono come una vera e propria terra di nessuno: erba alta, muri imbrattati, vetri rotti, sporcizia e rifiuti abbandonati ovunque, fino a segni evidenti di degrado umano. Corridoi insicuri, privi di sistemi di sorveglianza e allarme, trasmettono un senso di abbandono e pericolo costante. Non va meglio nelle aree

circostanti: la stazione ferroviaria di Porto Marghera, ancora un cantiere a cielo aperto, mostra già segni di deterioramento, mentre il padiglione “Aque”, colpito dai furti di rame, è diventato l’emblema di un abbandono che genera ulteriore vandalismo. Il gruppo di minoranza del Partito Democratico ha depositato un’interrogazione per chiedere chiarimenti e interventi urgenti, accusando la maggioranza di “non avere una visione per la terraferma” e di “lasciare Porto Marghera in uno stato di degrado che offende lavoratori e cittadini”. “Voltarsi dall’altra parte – denunciano i consiglieri – significa condannare l’intera area a un declino senza ritorno. Quello che doveva essere il fiore all’occhiello dell’innovazione è ora ridotto a un simbolo di abbandono”. Le richieste della minoranza, depositate attraverso l’interrogazione, non hanno

ricevuto risposta nei tempi previsti dal regolamento comunale. Al momento della chiusura dell’articolo, dalla maggioranza non era ancora giunta alcuna replica ufficiale, nonostante i solleciti. Resta così aperto l’interrogativo sul futuro del Vega: tornerà a essere il polo dell’innovazione e dello sviluppo che Venezia si era promessa, o resterà il simbolo più evidente di un’occasione perduta e di una terraferma dimenticata? (g.f.)

Venezia resta senza Piano Clima, lo strumento fondamentale per affrontare la crisi climatica e pianificare sostenibilità e resilienza urbana. Secondo il gruppo PD, si tratta di una precisa scelta politica della maggioranza: una scelta che pesa sul futuro dei cittadini e sulla tutela del patrimonio lagunare

messaggio elettorale a pagamento

Bronchiolite nei neonati, partita con successo la prevenzione gratuita nell’Ulss 8 Berica

Regionali, come si vota: dall’alternanza di genere al voto disgiunto

Protagonista il ritorno alla politica

Finalmente si intravede la linea del traguardo di questa lunga campagna elettorale. Una campagna elettorale iniziata, di fatto, con la direzione del PD che a fine giugno ha approvato pressoché ad all’unanimità la candidatura di Giovanni Manildo come presidente di Regione. Più travagliato il percorso del centrodestra che soltanto poche settimane ha fatta ha sancito quello che tutti sapevano, ovvero che il candidato sarebbe stato della Lega Nord, nonostante gli appetiti di Fratelli d’Italia. La scelta, come noto, è caduta su Alberto Stefani, uomo di fiducia di Salvini, vicesegretario nazionale e segretario regionale del partito. Una figura giovane che sta conducendo una campagna all’insegna della moderazione e della pacatezza indicando tra le sue priorità il sociale e l’ambiente. Non certo, questi, temi identitari leghisti tanto da far storcere il naso a più di qualcuno che lo ha accusato di essere troppo vicino alle parole d’ordine del centrosinistra. Un centrosinistra che, dal canto suo, sconta in Veneto una certa diffidenza da parte di un elettorato che, negli ultimi trent’anni, ha sempre votato, spesso anche con percentuali bulgare, dall’altra parte. Vincesse Manildo o vincesse Stefani, non ce ne vogliano gli altri candidati se in questo caso non li citiamo, la composizione del consiglio e quella della giunta sono destinate a cambiare profondamente perché decisamente mutati saranno i rapporti di forza interni in entrambi i casi.

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C’è un’etica nell’Intelligenza Artificiale? Luca Giuman: “E’ meglio cercarla nelle nostre comunità”

TRANSIZIONE ENERGETICA,

PIANO: FRA NORME

LE PRIME INIZIATIVE

Le Comunità energetiche rinnovabili muovono i primi passi: energia condivisa e solidarietà, scende in campo la Diocesi; gli artigiani vicentini hanno già coinvolto 500 soci

Il mercato dell’auto si rinnova, la formula del Suv compatto di Alfa Romeo e Audi

Un iter durato 10 anni per garantire una risposta migliore a tutti i vicentini

Cinque i candidati alla presidenza del Veneto dopo Zaia: si sfidano Bui, Manildo, Rizzo, Stefani e Szumski

Libertà è partecipazione

SNicola Stievano >direttore@givemotions.it<

ono passati 53 anni da quando Giorgio Gaber scrisse “La libertà”, eppure quelle parole continuano ad essere attuali e meritano di essere ricordate in questi giorni di campagna elettorale in Veneto: “La libertà non è star sopra un albero / Non è neanche avere un’opinione / La libertà non è uno spazio libero / Libertà è partecipazione”. Con il suo stile inconfondibile il cantautore mette al termine del ritornello il concetto chiave della sua canzone.

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Servizio a pag.

Transizione

Transizione

La sostenibilità ambientale si raggiunge anche grazie alle Comunità energetiche rinnovabili (Cer)

La grazie

T ransizione energetica è un termine che comprende una vasta serie di azioni volte alla sostenibilità ambientale. In quest’ambito s’inseriscono le Cer, Comunità energetiche rinnovabili, che rappresentano uno dei modi per raggiungere gli obiettivi climatici fissati dall’Agenda 2030, ma danno anche

la possibilità ai cittadini e alle imprese di inquinare di meno, sostituendo le caldaie con i pannelli fotovoltaici, liberandosi dalla dipendenza dai combustibili fossili e dal caro-bollette.

Più in particolare i benefici di una Cer rispondono ai seguenti criteri: sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni di

CO2 e promozione di un modello energetico decentrato e pulito; risparmio economico, riduzione dei costi energetici per l’ente e per i cittadini, grazie all’autoconsumo collettivo e agli incentivi previsti; inclusione sociale: possibilità di coinvolgere famiglie vulnerabili, enti del terzo settore, scuole e piccole

imprese in un progetto condiviso; valorizzazione del territorio: promozione di una rete locale di collaborazione tra istituzioni, cittadini e soggetti privati; accesso a finanziamenti, dato che le Cer sono spesso oggetto di bandi regionali, nazionali ed europei che possono sostenere investimenti e progettualità.

Il Comune entra nella “Comunità energetica solidale” fondata dalla Diocesi: un matrimonio laico per il bene comune

Sulla carta ne stanno nascendo un po’ ovunque anche nella nostra provincia, ma quelle operative a Vicenza, per ora, sono:”

A-Certa”, che fa capo a Confartigianato e “Fondazione energia solidale Ets” iscritta al Runts (Registro nazionale Terzo settore), costituita il 16 dicembre dello scorso anno dalla Diocesi di Vicenza con altri due enti diocesani: la Fondazione Caritas e l’Ente Casa del Clero. Entrambe sono state fondate nel 2024 e sono pertanto già operative ormai da un anno.

Anche il Comune di Vicenza all’inizio di quest’anno ha attivato un percorso partecipativo per la creazione di una propria Cer,

entità che rappresenta oggi una priorità strategica per gli enti locali, affidandosi a realtà specializzate nel settore per verificarne la fattibilità. L’idea è quella di sfruttare luoghi di proprietà comunale: immobili, aree parcheggio e altro, dove posizionare i pannelli solari. Obiettivo: stimolare, anche tramite i consigli di quartiere, la partecipazione attiva di cittadini, enti, associazioni e imprese, raccoglierne le manifestazioni di interesse, i dati di produzione e di consumo di energia.

Il colpo di scena, se così si può definire, è arrivato alla fine di ottobre con l’approvazione da parte del Consiglio comuna-

Il vescovo Brugnotto: «Nel nome “energia solidale” è già ben chiaro il nostro obiettivo»

«La Fondazione è un ente del terzo settore che abbiamo voluto chiamare “energia solidale” per due motivi: il primo è avviare processi aperti a tutti (la Cer non ha carattere confessionale, ndr) che pongano attenzione alla produzione di energia pulita, espressione concreta di custodia del creato, come ha sollecitato papa Francesco con l’enciclica “Laudato Si’”. Il secondo motivo

è rispecchiato nella parola “solidale”: infatti gli eventuali utili della CER non saranno distribuiti tra i diversi enti facenti parte della stessa bensì impiegati in progetti di carattere sociale. Il coinvolgimento del Comune di Vicenza si inserisce proprio in quest’ottica. Ritengo che la collaborazione con le istituzioni civili sia particolarmente importante per le nostre realtà ecclesiali».

le di una delibera che sancisce l’adesione dell’amministrazione, in qualità di socio partecipante, alla “Fondazione energia solidale Ets” della diocesi. Un “matrimonio” laico, se così si può definire, che toglie parecchie castagne dal fuoco alla giunta guidata dal sindaco Giacomo Possamai: fatti i conti, insomma, deve essere sembrato più snello e conveniente creare una partnership con la Diocesi, già all’opera con la propria Cer che ha già avviato studi di fattibilità, individuato siti idonei per la produzione di energia rinnovabile e attivato collaborazioni con esperti del settore. L’obiettivo comune è quello di fare massa critica e

unendo Chiesa, con parrocchie e fedeli da una parte e Amministrazione, con consigli di quartiere e cittadini dall’altra, per il Bene Comune, che tradotto significa meno inquinamento, meno polveri sottili, sostenibilità ambientale e, in caso di utili della nuova Cer, vista la sua denominazione sociale (“Fondazione energia solidale Ets”), finanziare progetti di solidarietà. Il coinvolgimento del Comune sarà regolato da uno specifico protocollo, ma l’amministrazione non potrà entrare come socio fondatore, in quanto non ammesso nel caso la forma giuridica della Cer sia quella di ente del terzo settore, qual è quella Diocesi (m.d.v.)

Il sindaco Possamai: «Questa unione è una grande opportunità per la città»

«Per il Comune di Vicenza aderire alla Cer della Diocesi è una grande opportunità, che ci permetterà di lavorare insieme a favore della città. La Diocesi ha infatti avuto la capacità di attivare questa Comunità energetica rinnovabile prima di tutti gli altri. L’obiettivo è quello di costituire una grande comunità e fare in modo che gli incentivi abbiano poi una ricaduta sul sociale e sui temi ambientali. Il Comune si prende così

l’impegno di lavorare ancora di più sulle politiche energetiche, quindi su nuovi pannelli e su nuovi sistemi di produzione di energia, e di attivare e coinvolgere maggiormente la cittadinanza. Lavoreremo insieme alla Diocesi, insieme ai Consigli di quartiere e insieme alle parrocchie: andremo quartiere per quartiere a raccontare e spiegare qual è il nostro obiettivo e, soprattutto, le finalità della comunità energetica».

Transizione energetica/2. Fino al 30 novembre contributi PNRR al 40% per nuovi impianti FV

A-Certa, la Comunità energetica di Confartigianato Vicenza conta 500 soci e 300 impianti fotovoltaici

A-Certa, la comunità energetica fondata e promossa da Confartigianato Imprese Vicenza, per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, ha compiuto un anno di vita. Un compleanno che può senza dubbio festeggiare dato che, grazie ad una serie di incontri promossi sul territorio, ha già raggiunto quota 500 soci, tra produttori e consumatori di energia, con oltre 300 impianti fotovoltaici, che equivalgono – sottolinea Confartigianato Vicenza - a 35 megawattora e quindi ad un investimento di circa 35 milioni di euro.

Quella creata dagli artigiani vicentini è un’associazione senza scopo di lucro, una realtà che oggi opera nell’intera provincia vicentina e non solo, e che coinvolge cittadini e imprese, in qualità di produttori e consumatori, che condividono l’energia elettrica in eccesso prodotta dagli impianti a fonte rinnovabile messi a disposizione della Comunità stessa. Di fatto, l’energia prodotta da alcuni soggetti con i loro nuovi impianti (per esempio il fotovoltaico) e che non sarà auto consumata, ovvero in eccesso, viene utilizzata virtualmente dagli altri membri della Comunità. Un processo che permette alla Comunità Energetica di ricevere degli incentivi

economici dal Gestore dei servizi energetici (Gse), che vengono utilizzati a favore degli associati e per iniziative sociali nel territorio.

L’adesione ad A-Certa permette ai soci di accedere a contributi a fondo perduto per l’installazione di impianti a fonte rinnovabile e generare, anche per il territorio in cui opera, benefici ambientali, economici e sociali.

Fino al 30 novembre, aderendo ad A-Certa è possibile accedere ad un contributo a fondo perduto del 40% del Pnrr per l’installazione di impianti fotovoltaici nelle abitazioni, aziende, enti locali, che un recente decreto ha ampliato ai soggetti ubicati nei comuni con meno di 50.000 abitanti (il limite precedente era di 5.000).

Confartigianato Vicenza stima che grazie al contributo a fondo perduto, circa una decina di mi-

lioni di euro arriveranno nel territorio, a conferma della bontà dell’iniziativa.

Gli associati Confartigianato Vicenza, e quanti sono interessati a conoscere A-Certa, possono rivolgersi agli uffici territoriali di Confartigianato

Il presidente di Confartigianato Vicenza Cavion: «A-Certa è ormai una best practice»

«Riscontriamo tutti i giorni richieste di informazioni e domande di adesione, peraltro in aumento negli ultimi due mesi, a conferma dell’apprezzamento dell’iniziativa e della consapevolezza degli indubbi benefici che l’adesione porta con sé. Si può quindi dire che A-Certa è ormai una best practice, una realtà importante, non solo per Vicenza. A questa iniziativa, infatti, hanno aderito anche Confartigianato Udine, Veneto Orientale (Porto-

gruaro), Verona e Belluno, confermandosi così una realtà che trova consenso in queste importanti associazioni che insieme a noi stanno lavorando per fare crescere la Comunità Energetica Rinnovabile».

Francesco Tibaldo: «La strada intrapresa è quella giusta»

“La Comunità si pone anche quale soggetto di riferimento per gli operatori impiantistici. Confartigianato ha investito molto su nuove professionalità e competenze, strutturandosi con ingegneri e collaboratori che seguono tutte le fasi della gestione di A-Certa,

dalla gestione, all’animazione, alla consulenza tecnica per l’installazione di impianti fotovoltaici. Fra le molte cose positive si registra la collaborazione dei nostri installatori di impianti quali primi promotori dell’iniziativa. L’impegno di Confartigianato è quello di fare

crescere in tutta la provincia la Comunità, con l’obiettivo di portare benefici, ambientali, economici e sociali nel territorio e a tutti i suoi membri. Si può quindi dire che la strada intrapresa nel 2024, dopo più di due anni di preparazione, si conferma essere quella giusta”.

Primo compleanno per la CER degli artigiani vicentini: 500 soci già coinvolti fra imprese e cittadini, 300 impianti fotovoltaici, 35 MWh di potenza. Incentivi GSE per soci e territorio e contributi PNRR al 40% a disposizione

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