Primo soccorso, l’Ulss 5 Polesana diventa centro di formazione
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni.
Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI E SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
Una tragedia silenziosa si sta consumando nel Delta del Po: il cuneo salino, spinto da siccità sempre più gravi e dall’innalzamento del mare, risale i fiumi e contamina le falde, distruggendo l’agricoltura
Presenti all’inaugurazione autorità comunali, regionali, religiose e diversi cittadini. Tra le novità anche un nuovo parco giochi
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio
Delta sotto assedio: il mare conquista i fiumi, l’agricoltura al collasso
Il cuneo salino si forma alla foce dei fiumi, quando l’acqua di mare risale il fiume e occupa il fondo. Questo succede soprattutto quando c’è poca acqua dolce che scende da monte e il livello del mare è alto. Il fenomeno ha assunto negli ultimi decenni proporzioni sempre più preoccupanti con una progressiva intrusione salina lungo i corsi d’acqua. Da oltre un secolo, la bonifica combatte l’avanzata del sale, ma ora il pericolo è più grave che mai. Il cambiamento climatico, con siccità sempre più lunghe e fiumi in secca, ha aggravato un fenomeno già critico: l’intrusione del cuneo salino. Nel 2022 si sono toccati livelli mai visti, con conseguenze devastanti per l’irrigazione agricola e la disponibilità di acqua potabile, specialmente lungo la costa turistica. Il sale non risale più solo i fiumi principali, ma pene-
Adria
e la
tra anche nelle falde sotterranee, mettendo a rischio l’intero sistema idrico del comprensorio. Nei periodi peggiori, il cuneo salino arriva fino a 30 chilometri dalla costa, avvelenando terra e acqua. È un’emergenza silenziosa, ma concreta. La particolare conformazione geografica e idraulica della foce del Po impone sfide complesse e senza precedenti. Di fronte a un territorio fragile e sempre più esposto ai cambiamenti climatici, il Consorzio di Bonifica Delta del Po è cerca soluzioni innovative, spesso sperimentali, che vanno ben oltre l’interesse locale. Qui si studiano e si applicano strategie che potrebbero fare scuola in tutto il Paese, perché il problema non è più solo del Delta, ma di un intero sistema a rischio. Le misure adottate per fronteggiare i cambiamenti climatici sono diverse come le barriere
sfida climatica:
Il cambiamento climatico ha smesso da tempo di essere una minaccia astratta. Ad Adria, come in molte aree del Delta del Po, ha assunto le forme concrete della siccità, dell’innalzamento del cuneo salino e della progressiva fragilità delle infrastrutture idrauliche. Il territorio, da sempre con una forte vocazione agricola, si trova ora ad affrontare una sfida che tocca risorse fondamentali come l’acqua, e con essa l’economia locale, la qualità della vita e la sicurezza ambientale. Le ultime stagioni, caratterizzate da lunghi periodi di assenza di piogge e da un preoccupante incremento
antisale che verranno realizzate sull’Adige e sul Po di Pila. “La prima, inserita nel piano del Commissario Straordinario Nazionale all’Emergenza Idrica Nicola dell’Acqua, è già stata finanziata con 42 milioni di euro ed è dunque in procinto di essere realizzata - spiega il direttore Rodolfo Laurenti -. La seconda, sopperirà alle attuali barriere sul Po di Tolle e sul Po della Donzella, sempre meno efficaci nel fronteggiare la spinta del mare”. Il sistema di 14 paratoie per fermare la risalita del cuneo salino e per trattenere l’acqua dolce sorgerà sulla vecchia diga tra Rosolina e Chioggia. Scopo del progetto è quindi quello di realizzare una barriera mobile che tenga separata l’acqua dolce del fiume da quella di mare e, in particolare, di realizzare in questo modo un bacino di accumulo, a scopi irrigui, nel tratto
lavori sull’Adigetto
della salinità nelle acque superficiali, hanno reso evidente quanto sia urgente intervenire. Il sistema idrico locale si trova oggi sotto una pressione senza precedenti, aggravata anche da anni di progressivo abbassamento della falda e di erosione del suolo. In questo quadro si inserisce il complesso intervento in corso lungo l’Adigetto, il canale che attraversa il territorio adriese e rappresenta uno dei principali snodi idraulici della zona. I lavori di consolidamento degli argini, attualmente in fase avanzata, rientrano in un piano più ampio di messa in sicurezza idraulica che coinvolge enti loca-
formazione post
in
di monte. “Il cambiamento climatico globale sta intensificando sia i periodi di siccità che gli eventi di inondazione - conclude il direttore -. Il 2022 è stato sicuramente un anno complesso, ma per quest’anno non ci aspettiamo condizioni di grave siccità, anche grazie a un mese di febbraio particolarmente piovoso. L’intervento che proponiamo offrirà un sollievo concreto al territorio e al settore agricolo”.
per la sicurezza idrica
li e istituzioni tecniche. Secondo quanto emerso, il completamento dei lavori è previsto entro la fine dell’anno. Successivamente, l’amministrazione si è impegnata a ripristinare le strade danneggiate, garantendo così non solo la sicurezza idraulica, ma anche il ritorno alla normalità per residenti e agricoltori, molti dei quali dipendono da queste vie di collegamento per le proprie attività. Il cantiere sull’Adigetto, tuttavia, è solo uno dei tasselli di un mosaico più ampio. Il contrasto agli effetti del cambiamento climatico richiede strategie integrate, che includano anche la creazione di
bacini di accumulo di acqua dolce, la riconversione dei sistemi irrigui e un monitoraggio costante delle aree a rischio. A oggi, Adria non registra ancora situazioni di
Per fermare la risalita del sale servono soluzioni concrete: barriere, paratoie e sistemi per trattenere l’acqua dolce. Questi interventi, uniti a una buona gestione dei fiumi, sono importanti per proteggere l’agricoltura, le falde e l’acqua potabile. Il Delta del Po sta sperimentando nuove tecniche che potrebbero essere utili anche in altre zone d’Italia.
Sara Busato
emergenza idraulica, ma il margine di sicurezza si assottiglia. La sfida climatica è in atto, e il Delta – con Adria al centro – ne è uno dei principali fronti. (s.b.)
Intervista a Carlo Salvan, presidente Coldiretti Rovigo e Veneto
Campi stravolti dal clima: l’agricoltura combatte la sua guerra silenziosa
lcambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma un fenomeno che oggi colpisce duramente l’agricoltura, trasformando le campagne, i ritmi produttivi e le scelte colturali degli agricoltori. A parlarne è Carlo Salvan, presidente Coldiretti Rovigo e Veneto.
Quali sono gli effetti più evidenti del cambiamento climatico riscontrati negli ultimi anni?
“Gli effetti più evidenti che l’agricoltura ha subito inevitabilmente negli ultimi anni sono i fenomeni atmosferici inusuali per la nostra zona climatica, sempre più estremi e frequenti. Pensiamo alle gelate primaverili quando gli alberi da frutto sono in fiore e quindi in ripresa vegetativa, o quelle che vengono definite bombe d’acqua scaricano in pochi minuti tanti millimetri di acqua quanto potrebbe essere la media di mesi; pensiamo ai lunghi periodi di piogge alternati ad altrettanti periodi siccitosi o alle grandinate ‘destagionalizzate’ peraltro con chicchi più grandi di quelli a cui eravamo abituati. Se ci soffermiamo su una specifica zona della nostra provincia, la siccità ha riportato alla nostra attenzione anche la risalita del cuneo salino oltre che la scarsità di acqua per l’irrigazione, un fenomeno che non è di recente conoscenza per il nostro settore, ma che si verifica sempre più spesso e che purtroppo colpisce zone più vaste di quello che si pensa. In tutto questo cambiamento, si uniscono anche gli arrivi di insetti o ani-
Tecnologia
e
mali alloctoni, ricordiamo la piaga della cimice asiatica sulla frutta che si è purtroppo ben integrata nel nostro territorio o al granchio blu nelle lagune”.
Avete registrato un aumento degli eventi estremi come siccità prolungate, grandinate, alluvioni o ondate di calore? Come stanno incidendo sulle coltivazioni locali?
“Gli eventi estremi sono ormai monitorati da diversi enti e organismi, nazionali e internazionali, che ci forniscono dati tangibili e reali di quello che è sotto gli occhi di tutti. Gli agricoltori in particolare si appoggiano a sistemi e servizi specifici, soprattutto per cercare, ove possibile e se possibile, di prevenire e proteggere le proprie colture. Tornando ai fenomeni climatici estremi, questi incidono inevitabilmente nelle decisioni aziendali, nel nostro gergo assistiamo sempre più spesso a cambi colturali; vengono scelte, appunto, colture più resistenti o che necessitano di meno acqua o che si possono più facilmente abituare
a nuovi climi, o si prediligono varietà di colture che sono migliori di quelle usate in precedenza. Purtroppo, questo causa perdite varietali, perdite di biodiversità o vere eccellenze agricole che vengono letteralmente abbandonate; pensiamo ai frutteti, sempre più esposti al meteo o agli insetti, la difesa attiva e passiva non è stata sufficiente per fermare alcuni fenomeni e molti agricoltori hanno convertito la frutta in seminativi, perdendo una storia, una tradizione e un valore inestimabile”
L’innalzamento del livello del mare e la salinizzazione del suolo rappresentano una minaccia concreta per l’agricoltura? Se sì, con quali conseguenze?
“Negli ultimi anni abbiamo preso visione di molti studi con proiezioni future sull’innalzamento del livello del mare Adriatico; questo avrebbe un impatto devastante per una grande porzione del nostro territorio che si affaccia sul mare, ma non verrebbero risparmiate anche altre zone oggi apparentemente distanti dal litorale. La minaccia invece più vicina nel tempo e che abbiamo già vissuto di recente è la salinizzazione del suolo. Grazie alla stretta collaborazione con i consorzi di bonifica si sta cercando di andare ai ripari con opere strategiche, Coldiretti sostiene in toto il loro lavoro perché il nostro territorio è mantenuto asciutto grazie e soprattutto alla gestione puntuale di questi enti”.
Sara Busato
agricoltura: la nuova sfida contro
il clima che cambia
Cosa sta facendo realmente il settore agricolo per fronteggiare il cambiamento climatico? E, soprattutto, come stanno intervenendo le tecnologie digitali in questa battaglia? La risposta arriva dai campi, dove sempre più spesso l’innovazione corre sul filo della rete, tra app, sensori e droni. L’agricoltura del presente – e del futuro – si gioca su nuovi strumenti capaci di misurare, prevedere e intervenire in tempo reale. I sistemi digitali per la semina e
l’irrigazione, ad esempio, permettono oggi di gestire intere campagne agricole da uno smartphone, risparmiando acqua, energia e fertilizzanti. I dati raccolti da sensori e stazioni meteo vengno analizzati per pianificare interventi mirati, riducendo al minimo gli sprechi. Ma non è tutto. Sul fronte della sostenibilità, le aziende agricole più lungimiranti stanno cambiando pelle: impianti fotovoltaici, macchinari a basse emissioni e un uso più efficiente delle risorse stanno
diventando segnali tangibili di un cambio di passo. Non si tratta solo di salvaguardare l’ambiente, ma anche di garantire la sopravvivenza del comparto agricolo di fronte a eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili. C’è però una domanda che resta aperta: queste tecnologie sono davvero accessibili a tutti o rischiano di creare un divario tra chi può innovare e chi resta indietro? La corsa all’adattamento è iniziata, ma non tutti partono dallo stesso punto. (s.b.)
Eventi estremi sempre più frequenti, colture abbandonate, insetti alloctoni e suoli salinizzati: l’agricoltura combatte una sfida quotidiana contro un clima sempre più imprevedibile
Carlo Salvan
Meningite, individuati 142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
SICUREZZA IDROGEOLOGICA,
VENETO HA ANCORA PAURA
Allagamenti sempre più frequenti e canali al limite: l’Alta padovana è in trincea contro un’emergenza che non è più eccezione ma quotidianità. Gli agricoltori chiedono prevenzione per evitare il collasso del sistema
STRADA PERICOLOSA:
A Fontaniva da anni i residenti denunciano su quel tratto velocità folli e assenza di marciapiedi. Il sindaco: “Stiamo lavorando per migliorare la sicurezza” VIA FRATTA,
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio
Allagamenti e siccità, la campagna affoga
Il grido d’allarme del settore agricolo
Gli agricoltori dell’Alta Padovana denunciano l’assenza di infrastrutture adeguate a gestire l’alternanza tra piogge violente e lunghi periodi siccitosi. Le proposte ci sono, ma restano sulla carta: servono risorse, volontà politica e una visione sostenibile per salvare la terra e chi la coltiva
L
’emergenza idraulica al centro dell’agenda: è questo che chiedono le categorie agricole. “Ormai gli eventi estremi non sono più l’eccezione ma la regola”, osserva Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, “e anche territori come il Cittadellese e l’Alta padovana, nonostante la presenza di una fitta rete di irrigazione e di una risorsa come il Brenta, non sono immuni da questa emergenza. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad allagamenti, in seguito a piogge intense e concentrate in poche ore, in zone dove non si
erano mai registrati prima. Anche aree che storicamente non erano percepite come a rischio idraulico si sono trovate letteralmente con l’acqua alla gola e in questi casi i primi a rimetterci sono proprio gli agricoltori che si trovano campi allagati, ma anche stalle e allevamenti danneggiati”. Che fare? “Garantire un deflusso dell’acqua quando ne arriva in abbondanza e trattenerla quando scarseggia. Da qui l’urgenza, più volte sottolineata, di portare a termine il piano invasi per assicurare la disponibilità idrica e prevenire gli effetti
dei cambiamenti climatici. Con l’Anbi, l’associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato su tutto il territorio nazionale un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo per portare dall’attuale 11% al 50% la quantità di acqua raccolta e messa a disposizione non solo dell’agricoltura ma dell’intera collettività. I laghetti si integrerebbero perfettamente con il paesaggio e verrebbero utilizzati anche per produrre energia rinnovabile”. Mettere a bilancio i fondi del Pnrr non utilizzati - miliardi di euro - per una generale riqualificazione idrogeologica della provincia: Cia Padova sottoporrà tale misura alle autorità competenti al fine di realizzare tutte quelle opere idrauliche necessarie, ma ancora sulla carta. “La parola chiave
Settantamila ettari sull’orlo del disastro idraulico
A pochi mesi dall’approvazione del bilancio di previsione 2025, avvenuta a dicembre scorso, il Consorzio di Bonifica Brenta ha dato il via alle azioni programmate per rafforzare la sicurezza idraulica del territorio. Gli interventi messi in campo mirano a rispondere in modo concreto alla crescente necessità di prevenzione contro il rischio allagamenti e a garantire una gestione efficiente delle risorse idriche. Il piano operativo, che aveva ottenuto il pieno sostegno della Consulta dei sindaci, coinvolge una vasta area di oltre 70.000 ettari distribuiti tra le province di Padova, Vicenza e Treviso, su una rete capillare di 2.400 chilometri di canali. Accanto alla manutenzione ordinaria, indispensabile per preservare l’efficienza delle opere idrauliche, si stanno realizzando interventi straordinari per potenziare infrastrutture strategiche, spesso in collaborazione con enti pubblici e soggetti privati. Oggi più che mai il tema della sicurezza
per centrare una reale sicurezza idraulica è prevenzione”, sottolinea il presidente Luca Trivellato, “ovvero, la costruzione di bacini di laminazione in grado di trattenere l’acqua quando si verificano eventi meteo estremi, per poi rilasciarla gradualmente nei periodi maggiormente siccitosi”. Attualmente la provincia e il Comune di Padova detengo-
idraulica si conferma prioritario: la gestione attenta del reticolo di canali e impianti rappresenta una forma avanzata di protezione civile, a tutela sia dell’agricoltura sia delle attività urbane. I fondi a supporto del piano derivano principalmente dai tributi consortili e dalle attività di produzione energetica, settore su cui il Consorzio ha investito con convinzione: sono già in corso i lavori per nuovi impianti fotovoltaici, destinati a rendere più sostenibili i bilanci futuri. I primi mesi del 2025 hanno confermato l’importanza delle scelte fatte: grazie anche a una gestione attenta durante la stagione irrigua dello scorso anno e ai proventi della maggiore produzione idroelettrica, è stato possibile consolidare investimenti in macchinari e infrastrutture. Il Consorzio dimostra così di saper affrontare le emergenze climatiche con una strategia fatta di prevenzione, innovazione e stretta collaborazione con i territori. (s.b.)
no il triste primato della più alta percentuale di suolo consumato, con, rispettivamente, il 18,69% e il 49,76% di superficie cementificata, cioè perduta in maniera irreversibile. “Si tratta di valori allarmanti, rispetto ai quali la politica è tenuta a porre un freno”, conclude la Cia.
Silvia Bergamin
Crolla la governance dell’acqua padovana
Arriva il commissario alla guida del Consorzio di Bonifica Brenta: è la prima volta in Veneto. Luigi De Lucchi, già dirigente della direzione Bonifica regionale fino allo scorso giugno, è il commissario nominato dalla Giunta del presidente Luca Zaia per guidare temporaneamente il Consorzio cittadellese. La decisione arriva dopo mesi di stallo e rappresenta in qualche modo un fatto storico: mai prima d’ora un Consorzio di bonifica in Veneto era stato commissariato. La vicenda parte dalle elezioni consortili dello scorso dicembre, che avrebbero dovuto ridisegnare la governance del consorzio, cruciale per la gestione delle acque e la tutela idrogeologica. Ma da quel momento è iniziata un’odissea durata oltre quattro mesi. L’assemblea eletta non è mai riuscita a trovare un accordo su consiglio di amministrazione e presidenza. I due principali blocchi – da una parte le organizzazioni agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) con gli ambientalisti di Giustino Mezzalira e dall’altra la lista “L’acqua è vita” – si sono affrontati in un braccio di ferro infinito. La partita si è complicata ulteriormente per via degli equilibri interni: la lista “L’acqua è vita”, forte di 10 consiglieri
blindati, contro il fronte agricolo con 7 membri e la lista di Mezzalira con 3 consiglieri. Un mosaico difficile da comporre che ha prodotto mesi di incontri e liturgie politiche, tra sherpa e riunionifiume che hanno scandito la lunga attesa, senza mai raggiungere un compromesso. A metà aprile la Regione aveva fissato un ultimatum: o si trovava un’intesa o sarebbe scattato il commissariamento. La deadline era stata poi prorogata di altri 15 giorni per un ultimo, disperato tentativo di mediazione. Si sono frequentate tutte le liturgie, compresa quella di affidare la verbalizzazione a un super partes. Tuttavia, anche la proroga non ha prodotto alcun risultato concreto: sette convocazioni assembleari si sono concluse con un nulla di fatto, con l’ennesima fumata nera a fine aprile. Il cortocircuito delle nomine istituzionali ha aggiunto
ulteriore caos. In particolare, lo scontro interno al centrodestra tra Lega e Fratelli d’Italia per la nomina in quota Provincia ha acceso i riflettori su un insolito asse politico tra meloniani e dem, culminato a fine gennaio con la scelta di Luigi Sabatino a discapito di Vincenzo Gottardo, candidato sostenuto da Udc, Carroccio e Forza Italia. Un episodio che ha reso ancora più ingarbugliata una trattativa già segnata da personalismi e diffidenze incrociate. Alla fine, nel prendere atto dell’impossibilità dell’accordo, le due fazioni si sono rinfacciate un mix di rammarico e irresponsabilità. La Regione, di fronte all’impasse totale, ha quindi deciso di sciogliere tutti gli organi consortili e affidare a De Lucchi l’incarico straordinario di garantire la continuità amministrativa e preparare nuove elezioni. Nei giorni scorsi De Lucchi ha presentato a Palazzo Balbi un piano operativo per la celere convocazione del corpo elettorale, il deposito delle liste di candidati, l’elezione della nuova assemblea, la nomina del consiglio di amministrazione, del presidente e del vicepresidente, nonché il completo insediamento dei nuovi organi del Consorzio.
Silvia Bergamin
Allarme idraulico: i canali scoppiano, il territorio affonda
Piccoli canali che esondano, grandi danni, territorio fragile: da tempo il Consorzio di Bonifica Brenta segnala una situazione insostenibile. Il problema principale è noto: anni di cementificazione indiscriminata hanno tolto spazio ai corsi d’acqua, rendendo impossibili interventi strutturali come l’ampliamento dei canali. La crisi climatica si manifesta con sempre maggiore violenza: precipitazioni da 250 millimetri in poche ore sono ormai una realtà impossibile da gestire con infrastrutture pensate per un’altra epoca. Alcune zone, come Facca a sud di Cittadella, ne sono l’emblema: il Rio Cioro, che attraversa il centro abitato, non può essere allargato, e i rischi di esondazione sono inevitabili. Tutti ricordano il dramma del settembre dello scorso anno. Il Consorzio solleva
da anni la necessità di realizzare casse di espansione localizzate, piccole aree in grado di contenere l’acqua in eccesso durante i picchi di piena. Non basta più la sola manutenzione: pulizie più frequenti e ripristini degli argini si sono rivelati efficaci ma non risolutivi di fronte a eventi meteorologici eccezionali. I dati confermano la gravità: se in passato si affrontavano piogge da 60-70 mil-
limetri, oggi si toccano ovunque picchi sopra i 120 millimetri. Con questa intensità, i campi si allagano, i raccolti vanno persi, e abitazioni e aziende subiscono danni ingenti. Anche i canali più grandi, come lo scolmatore tra Cittadella e il Brenta, risultano insufficienti. Il vero problema resta la frequenza: eventi estremi che una volta si verificavano ogni 3-4 anni oggi si ripetono ogni pochi mesi. (s.b.)
Una crisi senza precedenti travolge il Consorzio di Bonifica Brenta, al centro di uno stallo che ha paralizzato la governance idrica. L’assemblea eletta a dicembre non è mai riuscita a insediarsi: lotte intestine, veti incrociati e un asse politico anomalo hanno fatto saltare tutto
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Al San Bassiano Ortopedia raddoppia l’offerta con l’ambulatorio aperto anche di pomeriggio
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
La crisi idraulica del Bassanese ha due volti: da un lato gli argini minati dalle nutrie e gli eventi estremi, dall’altro un Consorzio di Bonifica travolto dalle faide politiche
AL VERTICE DELLA POLIZIA
Il Sindaco Finco conferma che il nuovo assetto non prevede più a figura del dirigente, ma rassicura: “Garantiremo sicurezza e presenza sul territorio”
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
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Servizio
Crisi climatica nei campi: agricoltura sotto assedio
Siccità, eventi estremi e l’innalzamento del mare non risparmiano nemmeno Bassano e il Vicentino. Abbiamo intervistato il Presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo
La fotografia di Coldiretti Vicenza: il 2024 è stato l’anno più caldo di sempre
Quali sono gli effetti più evidenti del cambiamento climatico riscontrati negli ultimi anni?
“Siccità e maltempo negli ultimi anni hanno devastato le produzioni agricole, con cali a doppia cifra per alcune produzioni simbolo della dieta mediterranea, dal grano (-20%) all’olio d’oliva (-32%). La siccità ha pesato anche sulla produzione di vino, in calo del 13% rispetto alla media produttiva degli ultimi anni. In diminuzione anche la produzione di riso e nocciole. Ai flagelli del clima si aggiungono gli effetti delle epidemie che hanno colpito le stalle italiane, dalla peste suina africana alla lingua blu,
fino all’aviaria, senza contare l’invasione, ad oggi incontrollata, del granchio blu. Ammontano a nove miliardi di euro i danni causati nel 2024 dai cambiamenti climatici e dalle epidemie all’agricoltura italiana, con un impatto sui redditi delle imprese, già in difficoltà a causa dei problemi determinati dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero e dagli elevati costi di produzione”.
Avete registrato un aumento degli eventi estremi come siccità prolungate, grandinate, alluvioni o ondate di calore? Come stanno incidendo sulle coltivazioni locali?
“Gli eventi estremi sono ormai diventati ordinari. Ed i numeri lo rappresentano chiaramente: il 2024 ha visto ben 3773 tra nubifragi, grandinate, tornado e tempeste di vento, con un aumento del 9% rispetto al 2023. Ma se si considera il 2014, nel giro di un decennio gli eventi estremi sono praticamente quadruplicati. Un’anomalia confermata dal dato sulle temperature che, secondo Isac Cnr, hanno visto il 2024 in Italia come il più caldo di sempre, con 1,35 gradi in più
rispetto alla media storica. Le coltivazioni non possono che soffrire questa situazione, che vede alternarsi periodi di siccità, per lo più quando l’acqua sarebbe preziosa per lo sviluppo delle piante, ad altri in cui le precipitazioni abbondano
creta per l’agricoltura? Se sì, con quali conseguenze?
“Con l’innalzamento dei livelli del mare l’acqua salata penetra nell’entroterra e brucia le coltivazioni nei campi, costringendo all’abbandono le attività agricole
provocando l’asfissia delle colture e rendendo impossibile qualsiasi operazione in campo”.
L’innalzamento del livello del mare e la salinizzazione del suolo rappresentano una minaccia con-
già sotto pressione per i cambiamenti climatici, tra siccità, incendi e maltempo. Uno scenario più che preoccupante per l’economia agricola di buona parte d’Italia compresa la valle del Po, dove si
Quando il terreno muore di sete: BeadRoots e la battaglia per salvare le radici
La siccità non può più essere considerata un’emergenza occasionale: è ormai un problema strutturale che richiede interventi sistemici e soluzioni durature. I cambiamenti climatici stanno intensificando i fenomeni estremi, alternando precipitazioni torrenziali a lunghi periodi di aridità prolungata. In questo contesto nasce BeadRoots, un progetto innovativo ideato da Angela Bonato, 33 anni bassanese. La sua proposta si fonda su una tecnologia di riten-
zione idrica naturale che utilizza idrogel, polimeri superassorbenti derivati dalle alghe. Queste “spugne molecolari” sono in grado di assorbire grandi quantità d’acqua e di rilasciarla gradualmente alle radici delle piante quando necessario. Il risultato è una drastica riduzione dell’evaporazione superficiale e un uso più efficiente delle risorse idriche, con effetti positivi sulla salute delle coltivazioni. Gli idrogel vengono applicati al momento del trapianto e, biodegra-
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dandosi naturalmente nel suolo, non solo trattengono l’acqua, ma contribuiscono anche a migliorare la fertilità del terreno. “ E’ possibile ridurre il consumo d’acqua fino al 50%, - spiega Bonato - garantire la produttività anche in condizioni di siccità e diminuire sensibilmente l’impiego di fertilizzanti”. I test condotti mostrano che le piante trattate con idrogel crescono in modo più rigoglioso rispetto a quelle irrigate solo con acqua. Questo è dovuto anche al fatto che
il materiale, totalmente naturale, favorisce la proliferazione di batteri benefici, che arricchiscono il suolo e lo rendono più vivo e fertile. “Il nostro obiettivo - conclude Bonato - è realizzare il primo impianto produttivo e un laboratorio in Veneto, nella provincia di Vicenza. Stiamo riscontrando un interesse crescente da parte degli agricoltori, che sono sempre più consapevoli dell’urgenza climatica e aperti a soluzioni innovative come la nostra”. (s.b.)
concentra il 35% della produzione agricola nazionale, fra pomodoro da salsa, frutta, verdura e grano, oltre ad allevamenti da latte e produzione di formaggi. La risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni agricoli”.
In che modo le tecnologie digitali possono supportare la gestione e il monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico in agricoltura?
“L’agricoltura oggi ha a disposizione tecnologie avanzate come sensori, Gps, droni e software di analisi per ottimizzare le operazioni agricole. Appare fondamentale gestire gli effetti del cambiamento climatico l’analisi dei dati, la previsione dei fenomeni climatici e l’ottimizzazione delle risorse. L’agricoltura di precisione, con l’uso di droni e sensori, l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione delle informazioni permettono di adattarsi meglio alle sfide climatiche, ottimizzando le pratiche agricole e riducendo l’impatto ambientale”.
Sara Busato
Presidente di Coldiretti Vicenza, Pietro Guderzo
Angela Bonato
Emergenza idrogeologica/2. De Lucchi chiamato a rimettere ordine nel caos istituzionale
Paralisi al Consorzio di Bonifica Brenta la politica si divide, arriva il commissario
Un terremoto politico scuote il Consorzio di Bonifica Brenta. Dietro la nomina di Luigi De Lucchi a commissario straordinario, ufficializzata dalla Regione Veneto, si cela una possibile trama sotterranea che ha paralizzato un ente cruciale per la gestione idraulica di un vasto territorio, dal Padovano al Bassanese. Le lancette dell’orologio si sono fermate bruscamente mercoledì 30 aprile. L’ennesimo tentativo di trovare un accordo interno al Consorzio è miseramente fallito, facendo scattare l’intervento d’autorità della Regione. Un commissariamento che suona come una sonora bocciatura per chi, negli ultimi mesi, ha condotto le danze all’interno dell’ente. Le proroghe, un palliativo di fronte a una frattura che affonda le radici in rivalità intestine. Luigi De Lucchi, agronomo con un curriculum di tutto rispetto nel campo della difesa del suolo e delle bonifiche, si trova ora catapultato in una polveriera. Il suo mandato, a tempo determinato fino alle elezioni autunnali, ha un duplice obiettivo: garantire l’ordinaria amministrazione e, soprattutto, riportare il Consorzio sulla retta via, quella dell’operatività al servizio del territorio. Un compito tutt’altro che semplice, in un clima avvelenato
da quelle “beghe politiche” che, come ammesso dalla stessa Regione, hanno minato la governance dell’ente. Il compito più urgente per De Lucchi sarà quello di indire nuove elezioni entro cinque giorni dal suo insediamento, fornendo un piano dettagliato per restituire al Consorzio una guida legittima e rappresentativa.
Le prime reazioni politiche offrono uno spaccato delle tensioni in campo. Vanessa Camani, capogruppo del Partito Democratico in Regione, non usa mezzi termini e punta il dito contro la Lega, accusandola di aver “portato dentro questo organo fondamentale una logica partitica”, preferendo “impedire che fossero le associazioni di categoria e le rappresentanze del territorio a governare il consorzio”. L’ombra di una presunta “occu-
pazione di spazi di potere” aleggia sulle parole dell’esponente dem. Dall’altra parte Coldiretti Veneto e Vicenza esprimono un cauto ottimismo. Pietro Guderzo auspica che le elezioni tengano lontani coloro che hanno “ridicolizzando i cittadini e il Consorzio stesso”, mentre Carlo Salvan sottolinea l’importanza di una gestione saldamente ancorata al mondo agricolo. Resta da capire se la nomina di De Lucchi e le imminenti elezioni riusciranno a sanare le ferite e a restituire al Consorzio di Bonifica Brenta la piena funzionalità di cui il territorio ha urgente bisogno. Le prossime settimane saranno cruciali per svelare retroscena e responsabilità di una crisi che ha messo a rischio la gestione di una risorsa vitale come l’acqua.
Sara Busato
Nutrie, un pericolo per gli argini: il Veneto lancia un piano triennale da 1,5 milioni
Nel territorio del Bassanese, alcuni tratti degli argini dei canali sono crollati all’improvviso. La causa? Le tane profonde scavate dalle nutrie, una specie invasiva che sta mettendo a rischio la sicurezza idraulica e l’equilibrio ecologico del territorio. Per affrontare l’emergenza, la Regione Veneto ha approvato un piano triennale di controllo delle nutrie, con un investimento complessivo di 1 ,5 milioni di euro. Il progetto, promosso dall’assessore regionale alla Caccia Cristiano Corazzari, prevede un primo finanziamento da 500.000 euro per il 2025. I consorzi di bonifica e le autorità di bacino avranno un ruolo centrale. Conoscono bene il territorio e lavorano
a stretto contatto con gli agricoltori. Saranno loro a coordinare gli operatori autorizzati, in collaborazione con la polizia provinciale, e a gestire lo smaltimento delle carcasse. Inoltre, raccoglieranno i
dati sugli abbattimenti per monitorare l’efficacia degli interventi. Una novità importante è il coinvolgimento dei volontari, che riceveranno rimborsi spese: indennità chilometrica, rimborso per le cartucce e un compenso di 3 euro per ogni nutria abbattuta. Sono previsti anche rimborsi per assicurazioni, porto d’armi e dotazioni di sicurezza. Con questo piano, la Regione punta a limitare i danni all’agricoltura e a prevenire nuovi crolli degli argini, aggravati dai fenomeni meteo estremi. Le nutrie, infatti, trovano un habitat ideale nei tanti corsi d’acqua del Veneto e la loro proliferazione incontrollata è diventata un problema urgente da risolvere. (s.b.)
Tra rinvii, veti incrociati e giochi di potere, la paralisi del Consorzio Brenta ha gettato un’ombra sulla capacità del sistema politico di rispondere ai bisogni del territorio. Mentre il clima si avvelena, agricoltori e amministratori chiedono una gestione finalmente trasparente ed efficace
Meningite, individuati 142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
della Bassa Padovana
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
Este e Monselice ancora nella paura, un anno fa gli allagamenti e le frane hanno minacciato le abitazioni, intanto gli agricoltori temono ogni precipitazione
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
LA QUINTANA SI SVOLGERÀ IN VIA PIAVE, LA GIOSTRA DELLA ROCCA IN FESTA
Dopo un mese di incertezze, trovato l’accordo per il campo gara: garantita la continuità dell’evento senza sacrificare il parco cittadino
SI TROVANO ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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Veneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
N
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
Servizio a pag. 3
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
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Este e Monselice condividono la paura “Alluvione, un incubo che può ritornare”
B
asta una pioggia intensa, neanche tanto violenta, per mandare in crisi la rete di scolo fra Monselice ed Este. Lo sanno bene le centinaia di persone che non più tardi di un anno fa, a metà maggio 2024, si sono trovate con l’acqua in casa o quasi, alle prese con disagi e danneggiamenti che hanno lasciato il segno. Poi a Monselice, in particolare, si è presentata un’altra emergenza, agli inizi di settembre, con un importante cedimento ai piedi del monte Ricco. Così, in occasione di ogni previsione di maltempo, scatta l’allarme fra chi è stato toccato dagli allagamenti e ha dovuto lasciare in fretta e furia la propria casa.
“Ormai ogni volta che c’è un nubifragio ci aspettiamo il peggio e la protezione civile deve partire con la barca”, spiega Monica Buson, che vita in via Cavallino, strada che insieme a via Molini condivide il più alto rischio di al-
lagamenti. “E’ stata un’esperienza che ha lasciato il segno - aggiunge - purtroppo finiamo sott’acqua perché da una parte ci sono i fossati che non vengono sistemati e non riescono perciò a svolgere al meglio la loro funzione, dall’altra non sempre i collegamenti con i canali consortili sono aperti in modo da far defluire rapidamente l’acqua in eccesso che invece rischiamo di trovarci a casa”.
Gli allagamenti di un anno fa a Monselice hanno interessato anche l’area del centro commerciale Airone e alcuni sottopassi.
A Este le frazioni di Deserto, Prà, Motta e Meggiaro sono state particolarmente colpite, insieme al sottopasso di via Ferro, completamente allagato. L’8 settembre, inoltre, a Monseice, una colata detritica in zona Monte Ricco ha provocato l’isolamento delle vie Solana, Isola Verso Monte, San Vio e Pignara. Diverse abitazioni sono state minacciate da una co-
lata di fango.
Quanto sia esposto il territorio fra Este e Monselice al rischio idraulico lo confermano i dati dell’Ispra: nelle due città ci sono oltre 4 mila persone che vivono in aree a forte rischio alluvione, più di 1600 famiglie e oltre 600 aziende, compresa una trentina di beni culturali.
Proprio dall’esperienza degli allagamenti Monica Buson ha scelto di impegnarsi nel concreto per la difesa del territorio arrivando così ad essere la prima donna eletta nell’assemblea del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo in rappresentanza della lista “Consumatori e agricoltori nei consorzi di bonifica”. “Oggi non si può più parlare di bonifica, - afferma - questo termine desueto appartiene a ricordi del passato. Oggi si deve parlare di gestione del territorio, un territorio, quello del nostro consorzio, che ancora vive molto di agricoltura. La no-
stra presenza porterà le voci di cittadine e cittadini che vivono in un territorio che è soggetto a profondi cambiamenti, ad alluvioni sempre più frequenti a causa delle “bombe d’acqua”, effetto dei cambiamenti climatici. Discuteremo e voteremo in base alle proposte che saranno sottoposte alla
Ca’ Oddo e San Bortolo più sicure con la sistemazione di tre canali
Porterà benefici per la sicurezza idraulica anche a Monselice e in particolare nell’area produttiva di Ca’ Oddo e San Bortolo l’intervento di sistemazione di tre canali di scolo messo a punto dal Consorzio di Bonifica Adige Euganeo. Si tratta della fossa Monselesana, scolo Rovega e canale Legnosa, tutti in territorio di Tribano, ma la cui importanza trascende i confini comunali e coinvolge anche la vicina Monselice. Fossa Monselesana e Scolo Rovega versano in condizioni precarie a causa di interramenti e franamenti delle sponde che limitano la portata dei corsi d’acqua, aumentando così il rischio di allagamenti in una vasta area.
Massimo, anni 43 montatore di Tecno Crane da 34 anni.
Il canale Legnosa invece è ancora come è stato progettato cento anni fa, all’epoca della prima bonifica, e ormai è insufficiente per sopportare gli attuali regimi di piena imposti da cambiamenti climatici. Il Comune di Tribano ha ottenuto perciò un finanziamento da 480 mila euro per la progettazione definitiva dei lavori, assegnati al Consorzio Adige Euganeo, che nei giorni scorsi ha completato e consegnato i tre progetti di fattibilità. Per lo scolo Legnosa è previsto un intervento di risezionamento del canale per un’estensione di circa 3 chilometri, insieme alla realizzazione di nuovi ponticelli campestri e stradali e alla sistemazione
delle sponde, per un investimento stimato in 4 milioni e 250 mila euro. Per quanto riguarda lo scolo Rovega e la Fossa Monselesana, sono previsti interventi di espurgo e rinforzo delle sponde, con un importo stimato di 800 mila euro per ciascun corso d’acqua.
Il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, Fabrizio Bertin, auspica una rapida approvazione dei progetti. “Una celere approvazione permetterebbe di avviare speditamente gli approfondimenti di tipo ambientale e archeologico, nonché l’iter di osservazioni da parte delle varie conferenze territoriali, al fine di definire in tempi brevi anche la progettualità esecutiva. L’obietti-
discussione di questa assemblea. Un atteggiamento che auspichiamo sia fatto proprio anche dalla maggioranza a fronte di proposte che potranno arrivare dai rappresentanti della nostra lista, perché siamo tutte e tutti qui per gestire al meglio un bene comune”.
vo primario è quello di rendere cantierabili queste opere di fondamentale importanza per la sicurezza del territorio nel più breve tempo possibile”.
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Nicola Stievano
Il rischio alluvione per Monselice ed Este
La chiusa sullo scolo Rovega
Da sempre la Bassa Padovana fa i conti con la fragilità del territorio dal punto di vista idraulico e con la necessità di proteggere sia le città come Este e Monselice che i centri più piccoli e le vaste aree di campagna. Quando canali e fossati non ce la fanno più sono migliaia gli ettari che finiscono sott’acqua e gli agricoltori sono i primi a rimetterci.
“La nostra attività – osserva Roberto Lorin, presidente di
abbondanza e trattenerla invece quando scarseggia. Da qui l’urgenza, più volte sottolineata da Coldiretti, di portare a termine il piano invasi per assicurare in maniera strutturale la disponibilità idrica e prevenire gli effetti dei cambiamenti climatici. Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato su tutto il territorio nazionale un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione
utilizzati, che a livello nazionale ammontano ad oltre 200 miliardi di euro. “La parola chiave per centrare una reale sicurezza idraulica è prevenzione – sottolinea il presidente di Cia Padova, Luca Trivellato – Ovvero, la costruzione di bacini di laminazione in grado di trattenere l’acqua quando si verificano eventi meteo estremi, per poi rilasciarla gradualmente nei periodi maggiormente siccitosi. Vero che dopo l’alluvione dei
Coldiretti Padova – è senz’altro l’attività più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con nubifragi violenti, eccesso di pioggia e grandine, vento forte ma anche, dal lato opposto, lunghi periodi di siccità, colpi di calore, malattie e attacchi di insetti. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad allagamenti, in seguito a piogge intense e concentrate in poche ore, in zone dove non si erano mai registrati prima. Le due principali necessità sono garantire un rapido deflusso dell’acqua quando ne arriva in
di una rete di bacini di accumulo, veri e propri laghetti, per portare dall’attuale 11 percento al 50 percento la quantità di acqua raccolta e messa a disposizione non solo dell’agricoltura ma dell’intera collettività.Se vogliamo garantire l’attività agricola, così varia nella nostra provincia, vanno individuati tutti gli strumenti e le agevolazioni e un adeguato sostegno a chi vive di agricoltura e si trova costantemente in prima linea”.
La Cia di Padova invita a mettere a bilancio i fondi del PNRR non
Dalla Regione 450 mila euro
Ancora lo scorso inverno la Regione Veneto ha stanziato, tra gli altri, 450 mila euro per lavori sul fronte della sicurezza idrogeologica a Este e immediati dintorni. Si tratta di interventi di sistemazione sui corsi d’acqua e di difesa idrogeologica per la corretta regimazione delle acque. “Le inondazioni, le alluvioni - afferma Elisa Venturini, consigliere regionale
- possono essere gestiti solo con una accurata e continua opera di prevenzione. Per questo ritengo fondamentale la scelta di compiere interventi importanti nei punti più vulnerabili del nostro territorio”. Ma c’è la necessità di fare di più, come chiesto da tutti. “Servono risorse, e questo richiede un impegno condiviso. - aggiunge Venturini - Regione, Governo e
Santi del 2010 molto è stato fatto in Veneto. Tuttavia, l’opera non può dirsi compiuta. Vi è poi l’irrisolta questione del consumo di suolo. “Qualora impermeabilizzati – precisa Trivellato – i terreni non sono in grado di assorbire le precipitazioni, a maggior ragione se abbondanti e concentrate in poco tempo. La provincia detiene il triste primato della più alta percentuale di suolo consumato- La politica è tenuta a porre un freno. L’argomento della sicurezza idraulica – conclude – deve ritornare al centro dell’agenda”.
Lorin (Coldiretti): “La nostra è l’attività più esposta agli effetti dei cambiamenti climatici, va garantito il rapido deflusso delle acque”. Trivellato (Cia): “Mettere a bilancio i fondi Pnrr non utilizzati”
Unione Europea devono agire insieme, con una visione comune. Servono interventi strutturali, ma anche manutenzione e gestione quotidiana. Vasche di laminazione, rafforzamento degli argini, nuovi collegamenti tra i sistemi idraulici: è questa la direzione da seguire. I consorzi di bonifica svolgono un ruolo decisivo e devono essere sostenuti”.
La mappa del rischio idraulico tra Monselice ed Este
Adolescenti della Marca:
3 su 4 bevono alcol, il 24% usa psicofarmaci senza ricetta medica
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
di Castelfranco Veneto
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
ALLA GOLA:
Un anno dopo l’alluvione dell’Avenale, cittadini e comitati chiedono azioni rapide: “Non possiamo aspettare 5 anni con i sacchi di sabbia”
alle pagg. 6 e 7
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Sicurezza stradale, edilizia scolastica e impianti sportivi: investimenti pubblici per oltre 2,5 milioni di euro ridisegnano il volto della città
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag. 17 segue a pag. 17
Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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Borgo treviso 137/F, Castelfranco Veneto - TV
foto di Nicola Fossella
Servizi
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Ad ogni pioggia scatta l’allarme: incubo dissesto idrogeologico
U n bosco urbano utile non solo a migliorare la qualità urbana, ma anche come strumento contro piogge troppo abbondanti. È quello che sta nascendo lungo via Cellini, nel quartiere Avenale, zona particolarmente colpita dalle alluvioni dello scorso anno. Le ruspe sono al lavoro per creare un’ampia depressione nel terreno, con l’utilizzo di materiale drenante, utile al deflusso dell’acqua. Si tratta della prima parte di un intervento che prevede la realizzazione di un vero e proprio bosco urbano su un’area di 3.600 metri quadrati. Un polmone verde dove troveranno dimora 24 piante ad alto fusto, come pioppi, tigli, roveri e bagolari, 218 piante di media dimensione e 117 arbusti autoctoni, che saranno piantumati a ricreare un bosco quanto più naturale possibile. L’intervento nell’area pubblica verde consentirà un drenaggio urbano sostenibile, attraverso una migliore
gestione delle acque di superficie, evitando di sovraccaricare la rete fognaria nelle particolari situazioni di abbondanti piogge. Commenta l’assessore all’ambiente e lavori pubblici, Mary Pavin: “Si tratta di un progetto ambientale che si qualifica come un nuovo tassello sulla strada di mitigazione del dissesto idrogeologico nell’ambito del contenimento delle acque, inserito nel programma europeo di drenaggio urbano sostenibile della linea Life Beware. Un avvio di programma pilota che vogliamo inserire in una visione più ampia di realizzazione a Castelfranco di giardini pluviali”.
Riguardo a quest’ultimi, l’amministrazione guarda già alla realizzazione di altri “giardini pluviali”, o rain garden, depressioni vegetate che, presentandosi come aiuole fiorite, raccolgono l’acqua proveniente da superfici impermeabili quali tetti, parcheggi e strade, facilitandone l’accumulo e l’infil-
trazione nel terreno. Sul tema è in corso la stipula di un accordo con il dipartimento Tesaf dell’Università degli Studi di Padova per uno studio del territorio comunale per individuare altre aree vocate ad interventi di gestione naturale e sostenibile delle acque. Quello di via Cellini non sarà inoltre l’unico
Un anno dopo, la città vive ancora nella paura dell’alluvione
Vivere con la costante paura di finire nuovamente sott’acqua, non appena la pioggia si fa più intensa. Sobbalzare per ogni allerta meteo che appare sullo schermo del telefonino. Trascorrere le vacanze con apprensione, consapevoli di essere lontani dalla propria abitazione in caso di emergenza. E nel mentre, ancora nessun riscontro di possibili ristori e risarcimenti, nonostante gli ingenti danni subiti. È questo lo stato d’animo di molti cittadini di Castelfranco, ad un anno dalla prima rovinosa alluvione del 16 maggio dello scorso anno, come testimoniato anche da Alberto Bissacco, che ha
subito ingenti danni nelle prime due esondazioni: “L’abitazione dove abitavo e dove risiede tuttora mia madre è posta in via Veronese, tra l’altro non vicinissima al corso dell’Avenale. Nell’alluvione di maggio, abbiamo avuto dei danni da allagamento, ma siamo riusciti a contenere l’acqua. In quella del 25 giugno, invece, l’intero seminterrato, dove si trovavano spazi abitabili con una cucina, un salotto, un bagno, è stato sommerso da oltre mezzo metro d’acqua. In quell’occasione, non ero neanche a Castelfranco e mia mamma era da sola in casa”. Eventi che hanno segnato profondamente
bosco urbano realizzato a Castelfranco. Appena a sud della ferrovia, lungo via Malvolta, sorgerà un ulteriore bosco su un’area individuata a ristagno idrico, vicino alla quale si trovano superfici completamente impermeabilizzate, relative alla stazione ferroviaria e alla zona industriale, che registrano
un aumento di calore molto più marcato in periodo estivo rispetto ad altre aree. Con l’obiettivo di ricercare un equilibrio ambientale urbano, anche quest’area ha visto la piantumazione di diverse tipologie di alberi e arbusti, con la realizzazione di un percorso volto a conoscere le varie specie esistenti. Gli interventi sono stati finanziati da risorse comunali, con un importante contributo da parte della Provincia di Treviso, nell’ambito del programma di azioni di riqualificazione del verde urbano e di contrasto al cambiamento climatico, con progetti in diversi comuni della Marca. Fondamentale poi il supporto di Banca delle Terre Venete Credito Cooperativo, che, a fronte di un costo stimato di 50mila euro per l’intervento in via Cellini, ha concesso un contributo di 20mila euro, dimostrando sensibilità al tema ambientale e vicinanza al territorio.
Leonardo Sernagiotto
lo spirito: “Mia mamma ha 87 anni e al minimo maltempo, alla più piccola nuvoletta, è preoccupata e mi chiama per mettere i teli di plastica e le paratie”. Anche Alberto fa parte del Coordinamento degli alluvionati, che chiede alle istituzioni azioni più incentrate sul breve periodo: “La risposta all’immediato non possono essere le famose “difese passive”, perché non bastano e perché, come per i sacchetti di sabbia, bisogna andare a recuperarle e poi installarle. Ad oggi però non vediamo nessuna azione concreta per affrontare un’emergenza nell’immediato”. (l.s.) I danni nella casa di un alluvionato
Emergenza idrogeologica/2. Scolmatore dell’Avenale: preoccupazione per gli abitanti lungo il Muson
Scarico dell’Avenale nel Muson a nord della città? Bertolo: “Un grave errore”
Preoccupazione e timore. Questo lo stato d’animo di diversi abitanti della zona ovest di Castelfranco, attraversata dall’asta del torrente Muson, alla notizia della realizzazione di un canale scolmatore dell’Avenale a nord della città. Nei progetti dei tecnici del Consorzio di bonifica Piave, per evitare che l’Avenale apporti in centro storico un eccessivo quantitativo di acqua, con conseguenze drammatiche per la città, è stato pensato un sistema integrato di casse di espansione, accanto al quale è previsto anche un canale scolmatore, da realizzare in prossimità della rotonda di Villarazzo, che possa deviare le acque dei canali Roi e dell’Avenale all’interno del torrente Muson, quando le condizioni di quest’ultimo lo consentano. “Sarebbe un errore clamoroso e imperdonabile” commenta Mario Bertolo, portavoce di diversi residenti direttamente interessati al progetto. Bertolo ripercorre brevemente la storia dei due torrenti: “Dopo l’esondazione di Avenale e Muson nel 1998, sono stati realizzati diversi in-
terventi, ad esempio le casse di espansione in territorio di Riese Pio X, con l’obiettivo di ridurre i rischi di esondazione dei due corsi d’acqua. Rischi che ad oggi sembrano un po’ più ridotti per il Muson che per l’Avenale, dato confermato anche dalle esondazioni di maggio e giugno 2024. Il progetto del canale scolmatore sembra dimenticare totalmente che anche in occasione dei tragici eventi della primavera scorsa, con l’esondazione dell’Avenale, anche il Muson aveva raggiunto il limite massimo, iniziando ad uscire dagli argini. Se in quell’occasione ci fosse stato lo scolmatore, il risultato sarebbe stato quasi sicuramente quello che entrambi i corsi d’acqua avrebbero allagato la nostra città. Il disastro sarebbe stato dunque ben peggiore”. Mario Bertolo afferma come siano diversi i residenti che chiedono dunque di ripensare a quest’opera, studiando invece altre soluzioni, senza spostare i problemi da una zona all’altra della città “secondo il principio del “mal comune, mezzo gaudio””. Con l’obiettivo di costitu-
ire un comitato per il controllo e il monitoraggio del prosieguo delle decisioni operative, il gruppo di residenti avverte: “Stiamo valutando l’invio di una lettera di diffida agli enti preposti, ossia il Comune di Castelfranco, la Provincia di Treviso, la Regione del Veneto, il Consorzio di bonifica Piave e il Genio civile di Treviso, anticipando che eventuali danni riconducibili al costruendo canale scolmatore verranno a loro attribuiti in sede legale”.
Leonardo Sernagiotto
La protesta degli alluvionati: “O soluzioni a breve, oppure non paghiamo
Esattamente un anno fa, il 1 6 maggio, l’Avenale fuoriusciva dai suoi argini, allagando diverse aree del centro di Castelfranco. Un fenomeno replicato poi il 25 giugno e il 23 settembre. Il Comune di Castelfranco, in collaborazione con i consorzi di bonifica e il Genio civile, ha messo in campo una serie di azioni per migliorare la sicurezza idraulica in città. Alcune sono già state attuate, come l’installazione di una barriera prefabbricata in via Avenale o la realizzazione di una quarta paratoia d’emergenza nell’angolo sud-ovest del fossato del castello. Tuttavia, per i lavori più importanti, che mirano a ridurre drasticamente l’apporto di acqua da nord di Castelfranco prima che raggiunga il centro storico, i tempi sono decisamente più lunghi. Per completare il sistema di casse d’espansione, si
il Consorzio”
parla di un tempo di 5 anni. Un arco cronologico decisamente eccessivo per il coordinamento
“Tutela inondazioni”, che rappresenta 250 famiglie castellane, le quali chiedono a gran voce la necessità di realizzare opere per
fronteggiare il rischio idrico nel breve e medio periodo. Il coordinamento suggerisce la possibilità di allagare zone agricole, sia comunali, sia di proprietà di terzi, soprattutto nell’area dei Prai, storicamente soggetta ad allagamenti. “Non è possibile rimanere con i sacchi di sabbia fuori di casa per i prossimi 5 anni. La tutela di buona parte della città sul piano della sicurezza e della sanità merita un’attenzione maggiore rispetto a quella che viene riservata alla tutela ambientale dei campi. I danni economici e sociali sono sproporzionati e gravano solo sulle spalle del cittadino”. E all’interno del coordinamento, c’è già chi pensa ad azioni di protesta: “Se il Consorzio non agisce in tempi rapidi, siamo pronti a non pagare più i contributi di bonifica e di irrigazione”. (l.s.)
Allarme tra i residenti di Castelfranco ovest per il nuovo canale scolmatore dell’Avenale: timori di aggravare il rischio idraulico del Muson, già al limite durante le esondazioni del 2024
Mario Bertolo
L’alcol sempre più diffuso fra i più giovani e le ragazze ormai superano i maschi
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
segue a pag. 17
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
E SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
“Bomba d’acqua”, Boscochiaro e parte del capoluogo finiscono sott’acqua. Danni ingenti al comparto agricolo. Sono necessari finanziamenti consistenti per dare risposte concrete
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
GRANDE PARTECIPAZIONE PER L’80ESIMO ANNIVERSARIO DELLA RINASCITA
Centinaia di cittadini hanno affollato piazza Vittorio Emanuele II per commemorare gli 80 anni dalla distruzione della città di Cavarzere
ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano
>direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
a pag. 3
a pag. 4 Servizio a pag. 17
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio
“Bomba d’acqua”, Boscochiaro e parte del capoluogo finiscono sott’acqua
Il nubifragio ha colpito oltre un centinaio di case. L’acqua è salita fino a 50 centimetri al pianterreno. Chiesto lo stato di emergenza: al via l’iter per i risarcimenti
E mergenza idrogeologica: una bomba d’acqua ha investito lo scorso 7 maggio il territorio comunale di Cavarzere sommergendo parte del centro e soprattutto la frazione di Boscochiaro dove case e strade sono state invase mediamente da circa 50 centimetri d’acqua. Si attende che la Regione accerti e riconosca lo stato di calamità. Il sindaco ha inviato la richiesta per lo stato di emergenza. Tutto è capitato quando quel pomeriggio, una grandinata e poi un fortissimo temporale si sono abbattuti sull’area sud del veneziano concentrandosi sul cavarzerano. I pompieri allertati dai residenti, sono arrivati da diverse aree: sia dal veneziano che dal padovano e anche dal rodigino. I vigili del
fuoco per prestare soccorso sono arrivati anche con l’elicottero e hanno portato in salvo due persone che erano rimaste bloccate in casa nella zona di Boscochiaro. A Cavarzere un’altra zona che è finita sott’acqua è stata quella di via Mazzini che morfologicamente è una sorta di avvallamento. La frazione di Boscochiaro invece si trova in mezzo di fatto a due fiumi: il Gorzone e l’Adige con tutti i rischi che ne conseguono anche se in questo caso le piene dei due fiumi non centravano nulla. E’ stata la fortissima pioggia che ha causato gli allagamenti Il nubifragio ha interessato oltre un centinaio di famiglie e i danni ammontano a migliaia e migliaia di euro. Nella frazione di Boscochiaro in tanti si sono visti salire
l’acqua nelle case fino a 50 centimetri. Sott’acqua così: seminterrati, garage ma anche pianterreni dove si son dovuti buttare elettrodomestici e mobilio dopo che sono stati sommersi. Molti resi-
denti a Boscochiaro in via 2 Giugno hanno lamentato il fatto che l’area ha sempre avuto problemi, quando ci sono state forti precipitazioni. Le condotte fognarie e delle acque meteoriche spesso
Coldiretti: “Danni gravissimi a decine di aziende agricole, su 1000 ettari”
“La violenta bomba d’acqua che ha colpito Cavarzere, ha causato gravi danni all’agricoltura locale”. Lo afferma Coldiretti Venezia che dopo un sopralluogo sottolinea che gli ettari colpiti dalla bomba d’acqua superano il migliaio con decine di aziende coinvolte. In poco più di mezz’ora sono caduti un centinaio di millimetri di pioggia, compromettendo i terreni coltivati a seminativi, in particolare quelli dedicati al mais recentemente seminato. “È stata una vera e propria bomba d’acqua che ha dilavato i terreni
appena seminati - spiega Marco Liviero, presidente di Coldiretti Cavarzere. Le semine, già effettuate in ritardo a causa delle avverse condizioni meteo, ora ci riportano al punto di partenza. Questo è stato un colpo durissimo per gli agricoltori in una zona fortemente vocata per la coltivazione di cereali, che si trovano a dover affrontare l’ennesima difficoltà”. L’episodio per Coldiretti evidenzia, non solo la fragilità del territorio, ma anche l’urgenza di adattarsi a un clima in continuo cambiamento. Le condizioni meteorologiche
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estreme stanno diventando sempre più frequenti. “Gli agricoltori sono continuamente messi a dura prova - continua Liviero. Le nostre aziende sono sempre più vulnerabili a causa delle avversità atmosferiche e poi anche per l’aumento dei costi di produzione Coldiretti sta verificando se vi sono le condizioni per attivare l’assicurazione per danni catastrofali. È fondamentale che le istituzioni prendano coscienza della gravità della situazione e attuino politiche efficaci per la gestione del rischio climatico”. (a.a.)
non ricevono, e tutto si allaga. Ora più di un tempo, vista l’entità delle precipitazioni servono per i residenti lavori importanti. Le canalette consorziali pensate per contenere l’acqua per l’irrigazione in tanti casi sono tracimate contribuendo ad allagare le case. Sono state colpiti anche negozi e attività produttive. La situazione è stata seguita passo passo dal sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari insieme alla Protezione Civile. Il sindaco ha sottolineato come con la “bomba d’acqua” siano caduti circa 50 litri per metro quadro in 20 minuti, una quantità d’acqua incredibile accompagnata da forte grandine. Il sindaco ha ribadito però come da poco siano stati completati gli interventi di pulizia delle caditoie e che quindi certamente non erano ostruite. Si tratterebbe insomma di problemi prodotti da un nubifragio eccezionale, e non certo per disattenzioni alle manutenzioni comunali.
Alessandro Abbadir
La frazione di Boscochiaro sommersa dall’acqua
Campi allagati nel cavarzerano
Il disastro sarà sempre in agguato senza risposte efficaci e tempestive
Sono molti gli interventi realizzati e in programma a Cavarzere per mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico. “Un importante intervento terminato da poco - spiega il sindaco Pierfrancesco Munariè quello che è stato realizzato dal Genio Civile nell’area di San Giuseppe a ridosso del fiume Adige”. L’intervento è stato realizzato per far fronte all’insorgere di un grosso fontanazzo che ha lesionato in modo serio un’abitazione. E’ costato complessivamente un milione di euro. Un intervento invece che il Comune è intenzionato a portare avanti per la sicurezza idraulica, è quello per la frazione di Boscochiaro che alla luce degli ultimi eventi è considerato urgente. La volontà degli enti preposti è di procedere ad un progetto che porti alle separazione delle acque nere da quelle bianche. Si punta a realizzare una nuova condotta per incanalare le acque nere, mentre c’è poi l’idea di utilizzare la vecchia condotta per riuscire a scaricare quelle meteoriche nel fiume Gorzone. Ciò costituirebbe una indubbia valvola di sfogo nel caso di forti piogge. Il costo del progetto per la frazione è di oltre 4 milioni di euro. Il Comune sta pensando anche alla messa in sicurezza idraulica dell’area di
via Mazzini nel capoluogo, un’altra zona che è stata allagata con il nubifragio dello scorso 7 maggio. L’idea da parte del Comune in questa zona che morfologicamente è un avvallamento, è alla fine di convogliare le acque meteoriche nel canale Tartaro. Se il Comune fa l’elenco degli interventi fatti e quelli in programma, il consigliere comunale di opposizione di Sinistra Italiana Andrea Fumana, elenca le criticità del territorio in cui sarebbe opportuno intervenire, a partire da Boscochiaro. Operazione che a suo dire non è chiaro chi la finanzierà. “Il territorio cavarzerano - spiega Fumana - ha la caratteristica di trovarsi in parte sotto il livello del mare. E’ attraversato dal fiume Adige, dai canali Gorzone e
Botta, dal canal dei Cuori, dall’Adigetto e da tanti scoli. Ha un assetto molto delicato. Servono forti investimenti pubblici per interventi qualificati. Nel 2022 il bilancio di previsione, Documento Unico di Programmazione e il Piano delle opere Pubbliche, prevedevano l’opera “Messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico della frazione di Boscochiaro”, un investimento di 4.388.650 euro. Una previsione confermata nei successivi bilanci 2023, 2024, 2025. Non è mai stato chiarito chi la finanzierà. Da tempo abbiamo suggerito l’opportunità di operare in sinergia con Acque Venete, per predisporre un progetto da realizzare per stralci esecutivi”.
Alessandro Abbadir
Contro l’avanzamento del cuneo salino serve uno sbarramento
Il Consorzio di bonifica Adige Euganeo e il Comune di Chioggia, hanno come obiettivo il reperimento dei fondi mancanti (oltre 7 milioni di euro) al completamento del finanziamento per la realizzazione dello “Sbarramento antintrusione salina alla foce del fiume Brenta”. La somma serve per i lavori di costruzione dello sbarramento, intervento di vitale importanza per contrastare la risalita del cuneo salino. “Per contrastare efficacemente questa minacciaspiega il Consorzio in una nota - il Consorzio Adige Euganeo ha progettato una barriera antintrusione salina, un’opera che mira a impedire all’acqua salata dell’Adriatico di invadere gli alvei dei fiumi Brenta e Bacchiglione per diversi chilometri dalla foce, bloccandone la ri-
salita lungo il Garzone (che scorre anche nel territorio di Cavarzere) e altri canali. La barriera bloccherà l’ingressione marina nei corsi d’acqua, preservando la qualità dell’acqua dolce a monte. Permetterà poi di trattenere una riserva idrica preziosa per l’irrigazione, soprattutto durante i periodi di siccità. Un altro beneficio cruciale sarà l’impedimento della salinizzazione lungo
la fascia fluviale, proteggendo una risorsa idrica fondamentale per usi potabili e agricoli”. Il fenomeno dell’intrusione salina è un processo che vede l’acqua salata del mare penetrare negli estuari e risalire i corsi d’acqua dolce. L’avanzamento del cuneo salino all’interno degli alvei fluviali si è quintuplicato in poche decine di anni. Se negli anni ‘50 la penetrazione non superava i 3 chilometri, durante le crisi di siccità del 2003 e del 2022 l’acqua salata ha risalito i fiumi Brenta e Bacchiglione per oltre 1 5-18 chilometri dalla foce. E’ un segnale inequivocabile degli effetti del cambiamento climatico. L’area interessata dall’aumento della salinità si estende per almeno 25-30.000 ettari, coinvolgendo 5/6 Comuni (compreso Cavarzere). (a.a.)
Ultimati i lavori nell’area San Giuseppe a ridosso dell’Adige. Servono oltre 4 milioni di euro per Boscochiaro. Le osservazioni del consigliere di minoranza Andrea Fumana
Pierfrancesco Munari Andrea Fumana
La barriera contro il cuneo salino
L’alcol sempre più diffuso fra i più giovani e le ragazze ormai superano i maschi
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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Via Cavour, 42 CAVARZERE (VE) all’interno dell’ex zuccherificio T. 0426 31 07 23 tcmdisfrisoelena@gmail.com
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
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IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
Il “Baby Mose” ha evitato nel 2024, da 180 allagamenti alla città a causa dell’acqua alta. Per lo sbarramento contro la salinizzazione della foce del Brenta, marcano all’appello 7,5 milioni
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
INCIDENTI SULLA
Previsti interventi Anas per la sicurezza: cinque nuove rotonde tra Mira e Campagna Lupia e fermate bus più sicure
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
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“Il Baby Mose ha evitato nel 2024 almeno 180 allagamenti alla città”
E’ rifiorita Riva Vena, che andava sempre sott’acqua in caso di alta marea. Sono tornati nell’area tanti investimenti
I l problema del contenimento acque alte come a Venezia anche a Chioggia è essenziale per progettare il futuro del territorio, e accanto al Mose che salvaguardia l’intera laguna di Venezia, a Chioggia in caso di alta marea, entra in azione anche il cosiddetto Baby Mose. “Il Baby Mose di Chioggia - spiega il sindaco di Chioggia Mauro Armelao - è un’opera fondamentale
per la difesa dall’acqua alta”. Si tratta di un sistema di paratoie mobili progettato per difendere la città lagunare dalle frequenti e dannose maree eccezionali. Quest’opera, più contenuta rispetto al grande sistema Mose di Venezia, nasce con l’intento di offrire una protezione più localizzata ma altrettanto essenziale. “E’ fuori discussione - precisa Armelao - l’utilità del
Mose, che ci sta veramente salvando dalle acque alte importanti dove Chioggia sarebbe stata sommersa completamente, compresa anche Sottomarina Vecchia, mentre un’altra opera che potrebbe apparire secondaria ma che invece per Chioggia è importantissima è l’opera il Baby Mose. Il Baby Mose l’anno scorso è stato attivato per 180 volte circa. Si attiva quando la marea raggiunge gli 82 centimetri. Questo insieme ad altri interventi, ha praticamente salvato Chioggia da tante acque alte, non altissime chiaramente”. Una particolarità: a 82 centimetri il Baby Mose si alza ma poi ovviamente va ad abbassarsi in caso di alzata del Mose, perché non c’è più bisogno. Insomma si pensi a 180 alzate nel 2024 ed equivale a circa 180 volte in cui acque che comunque avrebbero invaso parte del Corso del Popolo e della piazza di Chioggia. E’ un’opera importantissima per noi”. Il sindaco ne constata già gli effetti nel corso degli anni. “Grazie al Baby Mose - dice Armelao - perché qualcuno magari dimentica, è rifiorita anche
Il sistema, dopo anni di lavori, è entrato in funzione nel 2012
I lavori per il Baby Mose sono iniziati nei primi anni 2000, nell’ambito del più ampio progetto di salvaguardia della Laguna di Venezia. L’opera è stata realizzata dal Consorzio Venezia Nuova, su incarico del Magistrato alle Acque (oggi Commissario Straordinario del
Governo per la Salvaguardia di Venezia), in collaborazione con diverse imprese specializzate in ingegneria idraulica. Dopo anni di lavori e collaudi, il sistema è entrato ufficialmente in funzione nel 2012. Si trova a Chioggia. Consiste in due paratoie mobili poste alle estremità del Canal
Vena il canale che attraversa longitudinalmente Chioggia, che vengono sollevate in pochi minuti e proteggono il cuore della città dalle acque alte molto frequenti in inverno. È qui che le maree marine possono facilmente penetrare e causare fenomeni di acqua alta nel centro
Riva Vena, non solo per l’impegno degli imprenditori nell’investire a Chioggia, ma anche grazie al fatto che ci salva dalle acque alte per cui costantemente la Riva Vena andava sempre sotto. La barriera ha dato stimolo perciò proprio a tanti imprenditori ad investire perché Riva Vena non è più soggetta agli allagamenti e questa è una cosa non di poco conto”. La gestione del Baby Mose è affidata alla struttura commissariale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in collaborazione con il Provveditorato Interre-
gionale per le Opere Pubbliche. Operativamente, viene monitorato e manovrato da tecnici specializzati, che coordinano l’attivazione delle paratoie sulla base delle previsioni meteo-marine fornite dal centro maree.”Il Baby Mose - conclude Armelao rappresenta un esempio virtuoso di ingegneria applicata alla difesa del territorio, e mostra come anche opere di scala più ridotta rispetto ai grandi progetti possano avere un impatto significativo sul benessere di una comunità”.
Alessandro Abbadir
cittadino. Lo scopo principale del Baby Mose è impedire che le acque alte invadano il centro storico di Chioggia, proteggendo edifici, attività commerciali, infrastrutture e la vivibilità della città durante i fenomeni di alta marea. In particolare, evita che l’acqua penetri dalla bocca
di porto verso la laguna, mantenendo i livelli sotto controllo. Non erano rare negli anni scorsi le immagini del centro di Chioggia completamente invaso dall’alta mare. Ora questa eventualità di fatto si è azzerata rappresenta comunque una possibilità rara. (a.a.)
Il sindaco Mauro Armelao
Il centro di Chioggia
Cuneo salino, la minaccia invisibile: per lo sbarramento mancano
Il Comune di Chioggia e il Consorzio di bonifica Adige Euganeo, hanno come obiettivo il reperimento dei 7.506.868 euro mancanti al completamento del finanziamento per la realizzazione dello “Sbarramento antintrusione salina alla foce del fiume Brenta”. La somma serve per i lavori di costruzione dello sbarramento, intervento di vitale importanza per contrastare la risalita del cuneo salino e per offrire un beneficio alla viabilità locale e turistica. La determinazione del Comune di Chioggia che considera l’opera strategica per il territorio, sia per la tutela dell’agricoltura sia dal punto di vista della viabilità, è stata confermata dalla disponibilità dell’ente locale ad anticipare le somme necessarie con un impegno reciproco per la restituzione. “Per contrastare efficacemente questa minaccia - spiega il Consorzio in una nota - il Consorzio Adige Euganeo ha progettato una barriera antintrusione salina, un’opera che mira a impedire all’acqua salata dell’Adriatico di invadere gli alvei dei fiumi Brenta e Bacchiglione per diversi chilometri
dalla foce, bloccandone la risalita lungo il Garzone e altri canali. La barriera bloccherà l’ingressione marina nei corsi d’acqua, preservando la qualità dell’acqua dolce a monte. Permetterà poi di trattenere una riserva idrica preziosa per l’irrigazione, soprattutto durante i periodi di siccità. Un altro beneficio cruciale sarà l’impedimento della salinizzazione lungo la fascia fluviale, proteggendo una risorsa idrica fondamentale per usi potabili e agricoli”. L ‘opera affonda le sue radici nel 2004, quando il Consorzio di bonifica Adige Euganeo elaborò il progetto in risposta alla drammatica crisi idrica del 2003. Vennero condotti studi approfonditi dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), il progetto ricevette un finanziamento di 15 milioni
di euro dal Ministero. Successivamente, la Regione, il Comune di Chioggia e il Magistrato alle Acque di Venezia (ora Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Triveneto) chiesero un ampliamento dell’opera. L’obiettivo era di offrire un beneficio a Comune e Regione, alleggerendo il transito sulla “Romea”. La modifica del progetto iniziale comportò un aumento dei costi che salirono a quasi 20 milioni di euro, ripartiti tra il Consorzio/Masaf (13 milioni), Comune di Chioggia (3.479.090), Regione Veneto (2.609.315) e il Provveditorato (800.000). Nonostante il progetto definitivo fosse approvato nel 2014, l’iter subì una battuta d’arresto a causa di ricorsi. Nel 2021, il Provveditorato ottenne la conferma del finanziamento da parte dei tre enti finanziatori. All’appello mancano circa 7.5 milioni di euro per poter dare il via ai lavori. “Per questo motivo - spiega la nota - la Regione e il Consorzio guardano con fiducia al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) per ottenere la cifra mancante.
Alessandro Abbadir
Cos’è e quanto è ampio il fenomeno dell’intrusione salina
Il fenomeno dell’intrusione salina è un processo naturale che vede l’acqua salata del mare penetrare negli estuari e risalire i corsi d’acqua dolce, rappresenta una sfida sempre più pressante per la costa veneta. Diversi fattori concorrono ad amplificare questo fenomeno, tra cui la portata dei fiumi e il livello delle maree. In particolare, periodi di siccità prolungati, riducono la quantità di acqua dolce da monte, e livelli di marea elevati favoriscono la propagazione dell’acqua salata anche per molti chilometri nell’entroterra. “Nel caso specifico dei fiumi Brenta e Bacchiglione, durante i periodi di scarsità idrica, l’acqua salata è presente in modo quasi permanente negli alvei, rendendo impossibile il suo utilizzo per l’irrigazione dei campi - spiega il Consorzio Adige Euganeo. La situazione è aggra-
vata dal fenomeno della subsidenza che caratterizza la costa veneta tra i fiumi Brenta e Adige. A causa di questo abbassamento del livello del suolo, le aree agricole si trovano ad una quota infe-
riore rispetto al livello del mare. L’ingressione marina non si limita a contaminare le acque dolci dei corsi d’acqua, ma si insinua anche nel sottosuolo attraverso gli alvei, salinizzando la falda acquifera e i terreni, con danni
ingenti per l’agricoltura. La gravità è innegabile e il suo peggioramento negli ultimi decenni è allarmante. L’avanzamento del cuneo salino all’interno degli alvei fluviali si è quintuplicato in poche decine di anni. Se negli anni ‘50 la penetrazione non superava i 3 chilometri, durante le crisi di siccità del 2003 e del 2022 l’acqua salata ha risalito i fiumi Brenta e Bacchiglione per oltre 15-18 chilometri dalla foce. E’ un segnale inequivocabile degli effetti del cambiamento climatico. L’area interessata dall’aumento della salinità si estende per almeno 25/30.000 ettari, coinvolgendo 5/6 Comuni (compreso Cavarzere). Tra i principali problemi sulle coltivazioni: le limitazioni stringenti per l’irrigazione, i maggiori costi per gli agricoltori. Inoltre, si registra un deprezzamento dei terreni agricoli. (a.a.)
L ‘opera affonda le sue radici nel 2004, quando il Consorzio elaborò il progetto in risposta alla drammatica crisi idrica del 2003
La foce del Brenta
La barriera contro il cuneo salino
Meningite, individuati 142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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HA ANCORA PAURA
Cambiamenti climatici e alluvioni mettono in crisi l’agricoltura padovana. A Camposampiero, intanto, le famiglie colpite dal disastro del Muson aspettano ancora i fondi statali
Grazie ai fondi Pnrr e comunali, la struttura collegherà i due plessi scolastici e metterà a disposizione 190 posti a sedere INIZIATI I LAVORI
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio
Emergenza idrogeologica/1. Il grido d’allarme di Coldiretti: “I fenomeni
estremi non sono più un’eccezione”
Agricoltura locale sotto assedio: il clima cambia, i campi affondano
N
on è più una questione di “se”, ma di “quando” e “quanto”. I cambiamenti climatici stanno trasformando profondamente il volto dell’agricoltura padovana e veneta, con eventi estremi che si susseguono con inquietante regolarità. “Non sono più l’eccezione, ma la regola”, denuncia Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, indicando un fenomeno che da tempo non si può più definire emergenza, ma nuova normalità. L’agricoltura, da sempre esposta agli umori del clima, oggi deve fare i conti con una doppia minaccia: da un lato nubifragi violenti, grandinate, venti impetuosi e precipitazioni concentrate in poche ore, dall’altro lunghi periodi di siccità, ondate di calore, malattie delle colture e nuovi parassiti. Un mix esplosivo che sta mettendo in ginocchio anche territori storicamente considerati sicuri, come il Campo-
sampierese, dove nemmeno una fitta rete irrigua è riuscita a scongiurare allagamenti mai registrati prima. L’episodio più recente riguarda le tracimazioni del Muson dei Sassi, che hanno sommerso campi e aziende agricole, colpendo anche stalle e allevamenti. “Perfino le aree non classificate a rischio idraulico –prosegue Lorin – si sono ritrovate con l’acqua alla gola. E in questi casi, i primi a pagare il prezzo più alto sono sempre gli agricoltori”. A preoccupare è l’assenza di un sistema efficace di gestione delle risorse idriche. Troppa acqua in poco tempo, troppo poca quando servirebbe. È su questo squilibrio che Coldiretti insiste da anni, sollecitando interventi strutturali e la rapida attuazione del piano invasi. In collaborazione con Anbi è stato già elaborato un progetto cantierabile per realizzare una rete di piccoli bacini di accumulo in grado di portare
la raccolta dell’acqua dall’attuale 11% al 50%. Questi “laghetti” avrebbero un duplice ruolo: garantire riserve idriche durante i periodi di siccità e contenere le acque piovane durante le piogge torrenziali, prevenendo allagamenti e frane. In Veneto ne sono già previste diverse decine. Inoltre, potrebbero essere utilizzati anche per la produzione di energia rinnovabile, con un impatto minimo sul paesaggio. “Il nostro obiettivo – spiega Lorin – è raddoppiare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, mettendola a disposizione non solo dell’agricoltura, ma anche per usi civili e per la produzione di energia idroelettrica. Serve però un cambio di passo: le opere già esistenti devono essere manutenute, mentre nuove infrastrutture devono rispondere ai nuovi parametri idro-meteorologici”. I consorzi di bonifica non stanno a guardare. Stanno investendo an-
che in tecnologie d’avanguardia, come l’intelligenza artificiale, per monitorare e gestire i rischi climatici in modo predittivo e non più reattivo. Se l’agricoltura è tra le prime vittime dei cambiamenti climatici, può e deve essere anche parte della soluzione. Ma servono strumenti adeguati: incentivi per la difesa attiva e passiva, agevolazioni mirate, sostegno economi-
co per le aziende in difficoltà. “Il Pnrr rappresenta un’opportunità, ma va sfruttato in modo strategico – conclude Lorin –. L’agricoltura è chiamata a una nuova sfida: leggere i segnali del clima, adattarsi, innovare. Ma non può farlo da sola. Le istituzioni devono accelerare su investimenti e interventi che rispondano a un clima che non aspetta”.
Sara Busato
Brenta, Muson e Adige sotto osservazione: parte il maxipiano contro il dissesto idrogeologico nel padovano
Nel cuore del Veneto si gioca una partita cruciale per la sicurezza del territorio. La Regione ha ufficializzato l’avvio di un ambizioso piano di difesa idraulica, destinando oltre 71 milioni di euro a interventi strutturali contro il dissesto idrogeologico. Un impegno senza precedenti che vedrà un impatto diretto sulla provincia di Padova, una delle aree più esposte al rischio di allagamenti e cedimenti arginali. A lanciare l’allarme – e a rivendicare l’importanza del piano – è Elisa Venturini, capogruppo di
Forza Italia in Consiglio regionale. “Nel Padovano – dichiara – sono previsti interventi mirati alla messa in sicurezza dei principali corsi d’acqua: il fiume Brenta, il Torrente Muson dei Sassi e il fiume Adige. Si tratta di opere fondamentali per proteggere cittadini, abitazioni, imprese e infrastrutture”. Gli interventi si concentrano su tre punti nevralgici. Nel Camposampierese in particolare è prevista la diaframmatura delle arginature del Muson dei Sassi, un’operazione tecnica che serve a consolidare le sponde
e a ridurre il rischio di cedimenti. A Vigodarzere sull’arginatura sinistra
del Brenta. Mentre ad Anguillara Veneta, lungo l’Adige, si intercetteranno le filtrazioni sotterranee. L’obiettivo è affidare i lavori entro il 2025 e completare i cantieri entro il 2027. Un cronoprogramma serrato, che non ammette ritardi. Il coordinamento tecnico sarà nelle mani della Direzione Difesa del Suolo e della Costa della Regione Veneto. A supervisionare il tutto, il Commissario di Governo per il dissesto idrogeologico. “Queste opere – sottolinea Venturini – non sono semplici progetti sulla carta,
IDRAULICI – CALDAIE – POMPE DI CALORE – CLIMA
ma interventi concreti, finanziati e già in fase avanzata di pianificazione. Rappresentano una svolta importante nella prevenzione dei rischi idraulici, soprattutto in un territorio densamente abitato e fortemente industrializzato come il Padovano”. Le immagini delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito anche il Veneto sono ancora vive nella memoria collettiva. In un contesto di cambiamenti climatici l’investimento in infrastrutture per la difesa del suolo è necessario. (s.b.)
Elisa Venturini
Emergenza idrogeologica/2. Ancora tante le famiglie e le imprese ancora in attesa dei ristori promessi
Camposampiero sta ancora aspettando
Aquasi un anno da quella tragica notte di maggio 2024, quando la furia dell’acqua si abbatté su Camposampiero, lasciando dietro di sé devastazione e fango, la ferita è ancora aperta. Le 68 famiglie e le attività economiche colpite non hanno ricevuto dallo Stato un solo euro di risarcimento. Una situazione inaccettabile che getta un’ombra inquietante sull’efficienza della macchina dei soccorsi e sulla reale capacità delle istituzioni, a ogni livello, di rispondere con tempestività ed efficacia a eventi calamitosi che, purtroppo, si fanno sempre più frequenti.
Di fronte a questo silenzio assordante, l’unico segnale concreto di vicinanza è giunto dal Comune, che ha stanziato 36mila euro, inclusi i 6mila raccolti grazie alla generosità delle associazioni locali. Un gesto di solidarietà, certo, ma che le opposizioni bollano come “irrisorio” e “tardivo”. Undici mesi per destinare una somma simbolica, mentre case e aziende venivano inghiottite dal fango in pochi, drammatici minuti. Il messaggio che arriva forte e chiaro dalle famiglie è quello di un profondo
senso di abbandono. La sindaca Katia Maccarrone, dal canto suo, ha voluto precisare che il ristoro dei danni non rientra tra le competenze dirette del Comune. L’intervento economico deliberato, ha spiegato, è stato un atto straordinario, dettato dalla volontà di non lasciare sole le famiglie, e nessun altro ente locale del territorio ha agito in modo analogo. Ha poi sottolineato come Camposampiero sia, ad oggi, l’unico Comune ad aver concretamente messo a disposizione un fondo, seppur limitato, per sostenere i propri cittadini. Parallelamente, la prima cittadina ha ribadito la frustrazione per la mancata erogazione dei fondi statali promessi, un contributo che non avrebbe dovuto superare i 5mila euro a famiglia. Una cifra che, come ha fatto notare, appare del tutto insufficiente a coprire i danni complessivi, stimati in circa un milione e mezzo di euro. In un tentativo di sbloccare la situazione, la sindaca Maccarrone, insieme alle colleghe di Massanzago e Loreggia, ha inviato una lettera al commissario straordinario per l’alluvione, Luca Marchesi. La risposta, purtroppo, non porta buone
nuove: i dati raccolti sono stati trasmessi alla Protezione Civile nazionale, a cui spetta ora valutare la disponibilità di ulteriori risorse. Nel frattempo, l’unica copertura statale riguarda gli interventi urgenti già realizzati dal Genio Civile e dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Per il resto, le famiglie di Camposampiero non possono far altro che continuare ad aspettare, con la speranza che le promesse si traducano finalmente in un aiuto concreto per ricostruire il proprio futuro.
Sara Busato
Maccarone: “I risarcimenti non sono competenza del Comune, ma agiamo comunque”
In merito alla rottura degli argini del fiume Muson a Camposampiero, chi ha subito i danni, a distanza di un anno, non hanno ancora ricevuto un vero e proprio ristoro da parte del Governo. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, in quella occasione aveva ottenuto la dichiarazione dello stato di emergenza per i territori colpiti. In quei giorni, assessori e consiglieri regionali parlavano di ulteriore messa in sicurezza del fiume Muson e di imminenti interventi economici a favore delle famiglie colpite. Di opere per la messa in sicurezza se ne sono viste, mentre per ciò che riguardano i contributi verso le persone colpite, è lo stesso sindaco di Camposampiero a dire che non se ne sono ancora visti. Il comune di Camposampiero decide di andare incontro
alle persone colpite dall’alluvione attraverso due strade: quella di un’apertura di un conto solidale e l’altra lo stanziamento ex novo di 30mila auro, per un
totale di 36,350 mila euro. Cifra sicuramente irrisoria ma, in attesa dell’erogazione dei veri e propri ristori ministeriali, sicuramente di aiuto per chi la riceverà e non dirà di no. “Abbiamo messo a disposizione un importo di 36.350 euro da suddividere in fasce di contribuzione: da
1 .000 a 700, 400 o 250 euro, in base alla consistenza dei danni subiti e dichiarati. Di questa iniziativa – spiega il sindaco Katia Maccarrone - e delle modalità operative, informeremo i singoli cittadini destinatari. Le somme messe a disposizione non coprono certamente il danno subito e non interferisce con i risarcimenti, che non sono di competenza del Comune, ma di Enti superiori”.
“A tal proposito – precisa il sindaco - ringraziamo le nostre associazioni Asper di Rustega, Cvr Comitato Verde Rustega, Pro Loco di Camposampiero e Caritas Inter - parrocchiale, che hanno effettuato la raccolta dei fondi per poi versarle nel conto corrente solidale, come pure i singoli cittadini che hanno contribuito in prima persona”.(e.s.)
A quasi un anno dall’alluvione che colpì Camposampiero, nessun risarcimento è arrivato dallo Stato alle 68 famiglie coinvolte. Solo il Comune ha stanziato alcuni fondi simbolici
Katia Maccarrone
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
del Camposampierese Ovest
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
22
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni.
Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
E SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
Il clima è cambiato e l’agricoltura ne paga il prezzo: campi allagati, allevamenti danneggiati e infrastrutture idrauliche sotto pressione. Servono investimenti mirati e strategie a lungo termine, avverte Coldiretti Padova
DEL CONTE ENTRA NELLA RETE DEI DISTRETTI DEL COMMERCIO
L’iniziativa mira a valorizzare le attività locali, promuovere la sinergia tra commercianti e istituzioni e accedere a finanziamenti regionali
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
a pag. 21 segue a pag. 21
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
30 Servizio a pag. 3
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 15
Servizio
Emergenza idrogeologica/1. Il grido d’allarme di Coldiretti: “I fenomeni
estremi non sono più un’eccezione”
Agricoltura locale sotto assedio: il clima cambia, i campi affondano
N
on è più una questione di “se”, ma di “quando” e “quanto”. I cambiamenti climatici stanno trasformando profondamente il volto dell’agricoltura padovana e veneta, con eventi estremi che si susseguono con inquietante regolarità. “Non sono più l’eccezione, ma la regola”, denuncia Roberto Lorin, presidente di Coldiretti Padova, indicando un fenomeno che da tempo non si può più definire emergenza, ma nuova normalità. L’agricoltura, da sempre esposta agli umori del clima, oggi deve fare i conti con una doppia minaccia: da un lato nubifragi violenti, grandinate, venti impetuosi e precipitazioni concentrate in poche ore, dall’altro lunghi periodi di siccità, ondate di calore, malattie delle colture e nuovi parassiti. Un mix esplosivo che sta mettendo in ginocchio anche territori storicamente considerati sicuri, come il Campo-
sampierese, dove nemmeno una fitta rete irrigua è riuscita a scongiurare allagamenti mai registrati prima. L’episodio più recente riguarda le tracimazioni del Muson dei Sassi, che hanno sommerso campi e aziende agricole, colpendo anche stalle e allevamenti. “Perfino le aree non classificate a rischio idraulico –prosegue Lorin – si sono ritrovate con l’acqua alla gola. E in questi casi, i primi a pagare il prezzo più alto sono sempre gli agricoltori”. A preoccupare è l’assenza di un sistema efficace di gestione delle risorse idriche. Troppa acqua in poco tempo, troppo poca quando servirebbe. È su questo squilibrio che Coldiretti insiste da anni, sollecitando interventi strutturali e la rapida attuazione del piano invasi. In collaborazione con Anbi è stato già elaborato un progetto cantierabile per realizzare una rete di piccoli bacini di accumulo in grado di portare
la raccolta dell’acqua dall’attuale 11% al 50%. Questi “laghetti” avrebbero un duplice ruolo: garantire riserve idriche durante i periodi di siccità e contenere le acque piovane durante le piogge torrenziali, prevenendo allagamenti e frane. In Veneto ne sono già previste diverse decine. Inoltre, potrebbero essere utilizzati anche per la produzione di energia rinnovabile, con un impatto minimo sul paesaggio. “Il nostro obiettivo – spiega Lorin – è raddoppiare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, mettendola a disposizione non solo dell’agricoltura, ma anche per usi civili e per la produzione di energia idroelettrica. Serve però un cambio di passo: le opere già esistenti devono essere manutenute, mentre nuove infrastrutture devono rispondere ai nuovi parametri idro-meteorologici”.
I consorzi di bonifica non stanno a guardare. Stanno inve-
stendo anche in tecnologie d’avanguardia, come l’intelligenza artificiale, per monitorare e gestire i rischi climatici in modo predittivo e non più reattivo. Se l’agricoltura è tra le prime vittime dei cambiamenti climatici, può e deve essere anche parte della soluzione. Ma servono strumenti adeguati: incentivi per la difesa attiva e passiva, agevolazioni mirate, sostegno economico per
le aziende in difficoltà. “Il Pnrr rappresenta un’opportunità, ma va sfruttato in modo strategico –conclude Lorin –. L’agricoltura è chiamata a una nuova sfida: leggere i segnali del clima, adattarsi, innovare. Ma non può farlo da sola. Le istituzioni devono accelerare su investimenti e interventi che rispondano a un clima che non aspetta”.
Sara Busato
Brenta, Muson e Adige sotto osservazione: parte il maxipiano contro il dissesto idrogeologico nel padovano
Nel cuore del Veneto si gioca una partita cruciale per la sicurezza del territorio. La Regione ha ufficializzato l’avvio di un ambizioso piano di difesa idraulica, destinando oltre 71 milioni di euro a interventi strutturali contro il dissesto idrogeologico. Un impegno senza precedenti che vedrà un impatto diretto sulla provincia di Padova, una delle aree più esposte al rischio di allagamenti e cedimenti arginali. A lanciare l’allarme – e a rivendicare l’importanza del piano – è Elisa Venturini, capogruppo
di Forza Italia in Consiglio regionale. “Nel Padovano – dichiara –sono previsti interventi mirati alla messa in sicurezza dei principali corsi d’acqua: il fiume Brenta, il Torrente Muson dei Sassi e il fiume Adige. Si tratta di opere fondamentali per proteggere cittadini, abitazioni, imprese e infrastrutture”. Gli interventi si concentrano su tre punti nevralgici. Nel Camposampierese in particolare è prevista la diaframmatura delle arginature del Muson dei Sassi, un’operazione tecnica che serve
a consolidare le sponde e a ridurre il rischio di cedimenti. A Vigodarzere sull’arginatura sinistra
del Brenta. Mentre ad Anguillara Veneta, lungo l’Adige, si intercetteranno le filtrazioni sotterranee. L’obiettivo è affidare i lavori entro il 2025 e completare i cantieri entro il 2027. Un cronoprogramma serrato, che non ammette ritardi. Il coordinamento tecnico sarà nelle mani della Direzione Difesa del Suolo e della Costa della Regione Veneto. A supervisionare il tutto, il Commissario di Governo per il dissesto idrogeologico. “Queste opere – sottolinea Venturini – non sono semplici progetti sulla carta,
IDRAULICI – CALDAIE – POMPE DI CALORE – CLIMA
ma interventi concreti, finanziati e già in fase avanzata di pianificazione. Rappresentano una svolta importante nella prevenzione dei rischi idraulici, soprattutto in un territorio densamente abitato e fortemente industrializzato come il Padovano”. Le immagini delle alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito anche il Veneto sono ancora vive nella memoria collettiva. In un contesto di cambiamenti climatici l’investimento in infrastrutture per la difesa del suolo è necessario. (s.b.)
Elisa Venturini
Emergenza idrogeologica/2. Ancora tante le famiglie e le imprese in attesa dei ristori promessi
Camposampiero, un anno fa la grande paura
Aquasi un anno da quella tragica notte di maggio 2024, quando la furia dell’acqua si abbatté su Camposampiero, lasciando dietro di sé devastazione e fango, la ferita è ancora aperta. Le 68 famiglie e le attività economiche colpite non hanno ricevuto dallo Stato un solo euro di risarcimento. Una situazione inaccettabile che getta un’ombra inquietante sull’efficienza della macchina dei soccorsi e sulla reale capacità delle istituzioni, a ogni livello, di rispondere con tempestività ed efficacia a eventi calamitosi che, purtroppo, si fanno sempre più frequenti.
Di fronte a questo silenzio assordante, l’unico segnale concreto di vicinanza è giunto dal Comune, che ha stanziato 36mila euro, inclusi i 6mila raccolti grazie alla generosità delle associazioni locali. Un gesto di solidarietà, certo, ma che le opposizioni bollano come “irrisorio” e “tardivo”. Undici mesi per destinare una somma simbolica, mentre case e aziende venivano inghiottite dal fango in pochi, drammatici minuti. Il messaggio che arriva forte e chiaro dalle famiglie è quello di un profondo
senso di abbandono. La sindaca Katia Maccarrone, dal canto suo, ha voluto precisare che il ristoro dei danni non rientra tra le competenze dirette del Comune. L’intervento economico deliberato, ha spiegato, è stato un atto straordinario, dettato dalla volontà di non lasciare sole le famiglie, e nessun altro ente locale del territorio ha agito in modo analogo. Ha poi sottolineato come Camposampiero sia, ad oggi, l’unico Comune ad aver concretamente messo a disposizione un fondo, seppur limitato, per sostenere i propri cittadini. Parallelamente, la prima cittadina ha ribadito la frustrazione per la mancata erogazione dei fondi statali promessi, un contributo che non avrebbe dovuto superare i 5mila euro a famiglia. Una cifra che, come ha fatto notare, appare del tutto insufficiente a coprire i danni complessivi, stimati in circa un milione e mezzo di euro. In un tentativo di sbloccare la situazione, la sindaca Maccarrone, insieme alle colleghe di Massanzago e Loreggia, ha inviato una lettera al commissario straordinario per l’alluvione, Luca Marchesi. La risposta, purtroppo, non porta buone
nuove: i dati raccolti sono stati trasmessi alla Protezione Civile nazionale, a cui spetta ora valutare la disponibilità di ulteriori risorse. Nel frattempo, l’unica copertura statale riguarda gli interventi urgenti già realizzati dal Genio Civile e dal Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Per il resto, le famiglie di Camposampiero non possono far altro che continuare ad aspettare, con la speranza che le promesse si traducano finalmente in un aiuto concreto per ricostruire il proprio futuro.
Sara Busato
Sette milioni di euro contro il dissesto idraulico:
il grande cantiere del Consorzio Acque Risorgive
N el cuore del Camposampierese, il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha avviato un piano da oltre 7 milioni di euro per ridurre il rischio idraulico in undici Comuni padovani. Un’azione capillare che si affianca alla manutenzione ordinaria della rete idrica, ma che solleva interrogativi sull’efficacia di un modello sempre più sotto pressione per via degli eventi climatici estremi. “Dal 2018 le piogge intense sono aumentate a dismisura – spiega il presidente Federico Zanchin –sconvolgendo ogni previsione. Dobbiamo adattarci a un clima ormai cambiato”. Gli interventi riguardano scavi d’alveo, consolidamenti di sponde, pulizia canali e riapertura dei percorsi di manutenzione, anche ostacolati dalla presenza di nutrie. Tra le opere già concluse: il consolidamento
del Rio Orcone, l’ammodernamento del sostegno di Torre dei Burri a San Giorgio delle Pertiche,
il completamento dell’idrovora
“Adriano Sbrissa” ad Arsego, e il ripristino di sponde su Tergola e
A quasi un anno dall’alluvione che colpì Camposampiero, nessun risarcimento è arrivato dallo Stato alle 68 famiglie coinvolte. Solo il Comune ha stanziato alcuni fondi simbolici
Muson Vecchio. Completati anche lavori sugli impianti idrovori Terraglione, Moretta e Salvi. Sono invece in corso gli interventi su Agugiaro e Prevedello, mentre si progettano il ripristino del molino Cosma a Loreggia e la ricalibratura degli scoli Riegola e Fossetta a Piombino Dese. Il Consorzio lavora in sinergia con i Comuni all’aggiornamento dei “Piani delle Acque” e alla progettazione di nuovi invasi. “Stiamo investendo anche nella digitalizzazione – aggiunge il direttore Carlo Bendoricchio – per una gestione più reattiva e flessibile della risorsa acqua”. Ma il dubbio resta: è sufficiente rincorrere l’emergenza o serve ripensare l’intero sistema delle bonifiche? Nel Camposampierese si continua a domare l’acqua. Ma il conto rischia di arrivare, ancora una volta, salato. (s.b.)
Katia Maccarone
Federico Zanchin
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
del Conselvano
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
PAURA
Per scongiurare altri disastri a Bovolenta interventi milionari e occhi puntati sul Bacchiglione, anche i canali minori attendono interventi di rinforzo e pulizia
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
L’obiettivo è ampliare l’offerta formativa e rispondere alle aziende alla ricerca di lavoratori qualificati
GLI SCHIERAMENTI
TROVANO ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
a pag. 17 segue a pag.17
Na pag. 4
Veneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio
A Bovolenta le alluvioni non sono solo un ricordo, servono milioni per scongiurare altri disastri
N
on c’è stata solo l’alluvione dei Santi nel 2010, quando finì sotto acqua anche la zona artigianale, insieme a decine di abitazioni, a partire dal quartiere Italia, ma si ricordano anche gli allagamenti degli anni Novanta, e i numerosi allarmi legati alle sempre più frequenti piene del Bacchiglione. In un paio di occasioni, nell’ultimo decennio, il centro storico è stato evacuato e quando l’acqua cresce la prima a rimetterci è la località Ponta. Ma anche a Brusadure si sono verificati diversi allagamenti, anche estesi, che hanno provocato danni notevoli. Del resto a Bovolenta, come certifica l’Ispra nel suo rapporto sul dissesto idrogeologico, il 91% della popolazione vive in aree a forte rischio di alluvione, quindi si può dire che l’intero paese convive con questo rischio.
Tra le decine di famiglie e di imprese che si sono trovate a vivere l’esperienza dell’alluvione c’è anche il sindaco Anna Pittarello. “Il ricordo di quei giorni è ancora vivo - racconta - così come negli anni
successivi abbiamo dovuto affrontare diverse emergenze e trascorrere notti su notti con gli occhi puntati sul fiume e sugli argini”.
Negli ultimi anni sono stati portati a termine i lavori del Genio Civile per la costruzione del diaframma lungo l’argine nord del Bacchiglione, in modo da scongiurare l’evacuazione del centro per motivi di sicurezza. Anche i murazzi sono stati sistemati per ridurre le infiltrazioni e i fontanazzi in caso di piena.
Per il prossimo futuro sono all’orizzonte altri tre fronti di intervento per migliorare la sicurezza idraulica in centro ma anche nelle frazioni di Brusadure e Fossaragna. Il Comune infatti ha ottenuto un contributo di 690 mila euro dek ministero dell’Interno per i tre progetti. Il primo è stato presentato a Brusadure nei giorni scorsi.
Nel recente passato infatti la località è finita sotto acqua in occasione di piogge intense con allagamenti che hanno coinvolto anche diverse abitazioni della zona. Nei mesi scorsi l’amministrazione ha
lavorato all’intervento di sistemazione dei corsi d’acqua minori, in particolare fossi, scoline e capifosso sulla parte più fragile del territorio. Il prossimo incontro sarà il 27 maggio a Fossaragna, quindi a giugno toccherà alla presentazione del progetto per l’area centrale. “Il contributo ministeriale ci ha permesso di finanziare la progettazione - spiega il sindaco Pittarello - di questi tre interventi per noi fondamentali per risolvere le principali criticità idrauliche. Non appena avremo il via libera procederemo con la richiesta del contributo viso che serviranno circa 8 milioni di euro in tutto. A Brusadure abbiamo mappato tutti i fossi principali e messo a punto i dettagli della sistemazione dei corsi d’acqua nelle zone più fragili. A Fossaragna verrà eseguita la manutenzione dei fossi in via Caneva e saranno messi in sicurezza due incroci. In centro risolveremo la situazione alla Ponta con degli indennizzi per le sei abitazioni presenti, che saranno abattutte. Trasferiremo le tre famiglie residenti fuori dall’area golenale.
A Due Carrare necessari oltre due milioni e
Una fitta rete di canali e fossati percorre il Conselvano per tenere all’asciutto decine di migliaia di ettari di terreno, quartieri, zone produttive, così come tocca alle idrovore vincere il dislivello fra la campagna e i canali pompando l’acqua in eccesso. Questo impianti, però, il più delle volte risalgono a parecchi decenni fa, alcuni addirittura hanno più di un secolo sulle spalle, e non sono tarati sui volumi d’acqua da sollevare in caso delle piogge sempre più violente. Per questo il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha messo a punto il progetto
Il rischio alluvioni a Bovolenta (rapporto Ispra sul dissesto idrogelogico)
Inoltre saranno montate della paratie automatiche sui murazzi, da alzare in caso di piena. Nell’area dell’ex cinema Eden abbattuto l’anno scorso verrà realizzata una vasca di raccolta dell’acqua per tenere all’asciutto il centro in caso di piena”.
Intanto prosegue anche l’iniziativa dell’Osservatorio dei cittadini sulle piene, promosso dall’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali in collaborazione con il Comune per imparare insieme a collaborare attivamente per
migliorare la prevenzione dei rischi alluvionali ed essere pronti ad affrontare eventuali calamità naturali. Il progetto prevede una migliore gestione degli eventi alluvionali, anche grazie a COapp, l’applicazione mobile che permette ai cittadini di inviare segnalazioni territoriali e di ricevere notifiche in anticipo in caso di pericolo di alluvione. “E’ fondamentale sapere cosa fare nei momenti d’emergenza per escludere o limitare i disagi”, conclude Pittarello.
Nicola Stievano
mezzo per potenziare e ammodernare le vecchie
di potenziamento ed ammodernamento delle idrovore di Ponte di Riva e Chiodare a Due Carrare. Per adesso c’è solo l’idea progettuale, in attesa di avere la possibilità di accedere a qualche forma di finanziamento: in tutto servono 2,6 milioni di euro, nel dettaglio due e mezzo solo per l’impianto di Ponte di Riva, che verrà dotato di una nuova pompa in grado di sollevare duemila litri d’acqua al secondo e verrà anche adeguata la cabina di media tensione per garantire l’energia elettrica sufficiente per far funzionare l’idrovora. Per Chiodare invece
serviranno 150 mila euro per installare una pompa da 100 litri al secondo, adeguare i quadri di comando e di telecontrollo e installare un gruppo elettrogeno di emergenza. “Siamo di fronte a nuovi equilibri climatici - spiega il presidente del Consorzio Bacchiglione Silvano Bugno - che ci impongono di trovare soluzioni efficaci e che abbiano una visione lungimirante, ovvero pensare e progettare interventi che possano adattarsi ai nuovi equilibri senza modificare completamente le zone in cui vengono realizzati”. (n.s.)
Canali al collasso con le bombe d’acqua
L’effetto dei cambiamenti climatici si fa sentire non solo sui grandi fiumi ma anche sui corsi d’acqua locali, dai canali consorziali agli scoli di privati. Nel Conselvano, in cui territorio si trova anche a quote molto basse, il problema è particolarmente sentito in occasione dei nubifragi sempre più frequenti, che scaricano una grande quantità d’acqua in poche ore. La rete di scolo locale va in crisi, così le zone più basse o soggette a ristagno finiscono sott’acqua: ad essere minacciate sono anche aree residenziali e produttive, dove gli allagamenti provocano danni milionari.
Per fare fronte a questo rischio a Tribano è in corso la progettazione di lavori di scavo e sistemazione di tre canali cruciali per un’ampia porzione di territorio. Si tratta della Fossa Monselesana, dello scopo Rovega e del canale Legnosa. Questi tre corsi d’acqua svolgono un ruolo fondamentale nella sicurezza idraulica di centri abitati più vasti, tra cui Monselice, Pozzonovo, San Pietro Viminario e parte dei territori di Solesino e Conselve.
Inoltre la loro funzionalità incide sulla sicurezza di importanti zone artigianali e produttive come quelle di Ca’ Oddo-San Bortolo, Tribano, Vanzo e Pozzonovo.
Il Comune di Tribano ha ottenuto 480 mila euro di contributo dal ministero dell’Interno e ha affidato la realizzazone al Consorzio di Bonifica Adige Euganeo, che ha pre-
sentato i progetti di fattibilità. Per lo scolo Legnosa è preevisto un intervento di risezionamento del canale per un’estensione di circa 3 chilometri, insieme alla realizzazione di nuovi ponticelli campestri e stradali e alla sistemazione delle sponde, per un investimento complessivo stimato in 4 milioni e 250 mila euro. Per quanto riguarda lo scolo Rovega e la Fossa Monselesana, i progetti di fattibilità prevedono interventi di espurgo e rinforzo delle sponde, con un importo stimato di 800 mila euro per ciascun corso d’acqua.
Fabrizio Bertin, presidente del consorzio Adige Euganeo: “L’obiettivo primario è quello di rendere cantierabili queste opere di
fondamentale importanza per la sicurezza del territorio nel più breve tempo possibile”.
“Siamo i primi in Italia ad aver adottato questa procedura - aggiunge il sindaco di Tribano Massimo Cavazzna - nonostante le difficoltà incontrate. A Tribano inoltre, negli ultimi tre anni abbiamo realizzato lavori diretti per 1 milione e 100 mila euro: il nuovo Ponte di via Bragadine per 450 mila, la sistemazione ponti di Via Pocasso e Talpe per 350.000, la sistemazione idraulica del nuovo Bacino di Via Deledda e di via Corollo con impianti elettronici per 300 mila. Inoltre il Consorzio ha eseguito lavori per circa 100.000 euro”.
Nicola Stievano
L’allarme del mondo ambientalista: “In passato sottovalutate le aree a rischio allagamento”
Il mondo ambientalista del Conselvano guarda con preoccupazione allo sviluppo urbanistico, in particolare delle aree produttive. A farsene portavoce è Diego Boscarolo, già consigliere del consorzio Adige Euganeo e spesso in prima linea nelle battaglie per la sicurezza ambientale.
“A sud di Conselve, tra i comuni di Bagnoli, Arre e Tribano,ricorda - un tempo esistevano una estesa zona paludosa, le Valli del Palù e un grande lago. Nonostante le bonifiche eseguite tra il 1 500 – 1700 molte aree sono rimaste più basse , anche di qualche metro rispetto al piano campagna, soggette a ristagni
di acqua e allagamenti. Alla fine degli anni 60, la scelta di sviluppare la seconda zona industriale della provincia, ha comportato il riempimento delle parte più bassa con materiali di scarto e rifiuti, l’inclusione di aree a rischio idraulico nella pianificazione urbanistica e la costruzione di decine di capannoni vicino alle sponde di canali e scoli senza rispettarne i vincoli di distanza. Queste problematiche, all’epoca sottovalutate, oggi sono al centro dell’attenzione pubblica, sia per l’accresciuta sensibilità ambientale, per i rischi legati ai cambiamenti climatici e gli interventi delle autorità competenti”.
Eppure nel Conselvano negli ultimi anni si sono poste due questioni al centro di vivaci polemiche. A Bagnoli il parco fotovoltaico da 30 ettari è stato bocciato perché non rispettava le norme tecniche sull’area a rischio idrogeologico. Invece il progetto del polo logistico di Tribano, conclude Boscarolo: “risulta vincolato da un parere del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo che obbliga la proprietà ad un innalzamento di oltre 1 metro dell’ intera area, in totale 150.000 metri quadrati, e alla costruzione di due invasi di laminazione, in quanto presenta il deflusso delle acque difficoltoso”.
A Tribano occhi puntati su tre scoli dai quali dipende la sicurezza di un’ampia area. Consorzio di Bonifica Adige Euganeo e Comune hanno messo a punto i progetti di sistemazione per oltre 6 milioni di euro, serviranno a diminuire il rischio di allagamenti improvvisi
Manutenzione sulla Fossa Monselesana
Primo soccorso, l’Ulss 5 Polesana diventa centro di formazione
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
Nel Delta del Po il mare avanza senza fare rumore, e il sale contamina l’acqua dolce. Il cuneo salino è il volto nascosto del cambiamento climatico e prende forma un’emergenza ignorata da tempo
alle pagg. 6 e 7
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Chiamata alle urne per eleggere il nuovo sindaco tra: Thomas Giacon, Mario Mantovan, Armida Panizzo e Stefano Permunian
a pag. 4
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag.17 segue a pag. 17
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
Servizio a pag. 3
foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio
Delta sotto assedio: il mare conquista i fiumi, l’agricoltura al collasso
Il cuneo salino si forma alla foce dei fiumi, quando l’acqua di mare risale il fiume e occupa il fondo. Questo succede soprattutto quando c’è poca acqua dolce che scende da monte e il livello del mare è alto. Il fenomeno ha assunto negli ultimi decenni proporzioni sempre più preoccupanti con una progressiva intrusione salina lungo i corsi d’acqua. Da oltre un secolo, la bonifica combatte l’avanzata del sale, ma ora il pericolo è più grave che mai. Il cambiamento climatico, con siccità sempre più lunghe e fiumi in secca, ha aggravato un fenomeno già critico: l’intrusione del cuneo salino. Nel 2022 si sono toccati livelli mai visti, con conseguenze devastanti per l’irrigazione agricola e la disponibilità di acqua potabile, specialmente lungo la costa turistica. Il sale non risale più solo i fiumi principali, ma penetra
anche nelle falde sotterranee, mettendo a rischio l’intero sistema idrico del comprensorio. Nei periodi peggiori, il cuneo salino arriva fino a 30 chilometri dalla costa, avvelenando terra e acqua. È un’emergenza silenziosa, ma concreta. La particolare conformazione geografica e idraulica della foce del Po impone sfide complesse e senza precedenti. Di fronte a un territorio fragile e sempre più esposto ai cambiamenti climatici, il Consorzio di Bonifica Delta del Po è cerca soluzioni innovative, spesso sperimentali, che vanno ben oltre l’interesse locale. Qui si studiano e si applicano strategie che potrebbero fare scuola in tutto il Paese, perché il problema non è più solo del Delta, ma di un intero sistema a rischio. Le misure adottate per fronteggiare i cambiamenti climatici sono diverse come le barriere antisale che verranno re-
alizzate sull’Adige e sul Po di Pila. “La prima, inserita nel piano del Commissario Straordinario Nazionale all’Emergenza Idrica Nicola dell’Acqua, è già stata finanziata con 42 milioni di euro ed è dunque in procinto di essere realizzataspiega il direttore Rodolfo Laurenti -. La seconda, sopperirà alle attuali barriere sul Po di Tolle e sul Po della Donzella, sempre meno efficaci nel fronteggiare la spinta del mare”. Il sistema di 14 paratoie per fermare la risalita del cuneo salino e per trattenere l’acqua dolce sorgerà sulla vecchia diga tra Rosolina e Chioggia. Scopo del progetto è quindi quello di realizzare una barriera mobile che tenga separata l’acqua dolce del fiume da quella di mare e, in particolare, di realizzare in questo modo un bacino di accumulo, a scopi irrigui, nel tratto di monte. “Il cambiamento climatico
Il sindaco Pizzoli: “Affrontiamo periodi difficili”
I cambiamenti climatici mettono alla prova il territorio del Delta, incidendo in modo sempre più evidente sulla vita quotidiana dei cittadini. “Negli ultimi anni abbiamo affrontato periodi particolarmente difficili legati alla siccità - racconta il Sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli -. La risalita del cuneo salino ha messo in seria difficoltà soprattutto il comparto agricolo, vitale per la nostra economia”. Fortunatamente, sul fronte dell’approvvigionamento idrico per uso potabile, il territorio può contare su un dissalatore collegato alla rete del fiume Save, che garantisce una fornitura stabile anche nei momenti più critici. “Queste problematiche
hanno generato una forte attenzione verso le tematiche ambientali, ma soprattutto hanno spinto alla progettazione di soluzioni concrete per contrastare gli effetti”, prosegue il primo cittadino. Tra le iniziative più promettenti spicca il progetto legato al contenimento del cuneo salino, che mira a tutelare le risorse idriche “È prevista anche la realizzazione di laghi d’acqua dolce, che potranno essere utilizzati per l’irrigazione durante i mesi estivi”, aggiunge. Anche l’amministrazione ha introdotto azioni preventive, individuando zone specifiche che, in caso di piena o allagamento, possono fungere da bacini di contenimento per l’acqua,
contribuendo così a limitare i danni.
“Al momento non abbiamo riscontrato problemi di infiltrazioni nel nostro territorio - precisa il sindaco -. Questo anche grazie al costante monitoraggio quotidianamente da Aipo, che fornisce dati aggiornati e una mappatura dettagliata delle aree più sensibili e soggette a rischio”. Il territorio, che si estende per 258 km², è fortemente vocato all’agricoltura e rappresenta un tassello fondamentale per lo sviluppo economico e ambientale della zona. Interventi come questi, conclude l’amministratore:
“Sono essenziali per adattarsi al nuovo clima che stiamo vivendo e proteggere il nostro futuro”. (s.b.)
globale sta intensificando sia i periodi di siccità che gli eventi di inondazione - conclude il direttore -. Il 2022 è stato sicuramente un anno complesso, ma per quest’anno non ci aspettiamo condizioni di grave siccità, anche grazie a un mese di febbraio particolarmente piovoso. L’intervento che proponiamo offrirà un sollievo concreto al territorio e al settore agricolo”. Per fermare
la risalita del sale servono soluzioni concrete: barriere, paratoie e sistemi per trattenere l’acqua dolce. Questi interventi, uniti a una buona gestione dei fiumi, sono importanti per proteggere l’agricoltura, le falde e l’acqua potabile. Il Delta del Po sta sperimentando nuove tecniche che potrebbero essere utili anche in altre zone d’Italia.
Sara Busato
Sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli
Emergenza idrogeologica/2. Intervista a Carlo Salvan, presidente Coldiretti Rovigo e Veneto
Campi stravolti dal clima: l’agricoltura combatte la sua guerra silenziosa
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma un fenomeno che oggi colpisce duramente l’agricoltura, trasformando le campagne, i ritmi produttivi e le scelte colturali degli agricoltori. A parlarne è Carlo Salvan, presidente Coldiretti Rovigo e Veneto.
Quali sono gli effetti più evidenti del cambiamento climatico riscontrati negli ultimi anni?
“Gli effetti più evidenti che l’agricoltura ha subito inevitabilmente negli ultimi anni sono i fenomeni atmosferici inusuali per la nostra zona climatica, sempre più estremi e frequenti. Pensiamo alle gelate primaverili quando gli alberi da frutto sono in fiore e quindi in ripresa vegetativa, o quelle che vengono definite bombe d’acqua scaricano in pochi minuti tanti millimetri di acqua quanto potrebbe essere la media di mesi; pensiamo ai lunghi periodi di piogge alternati ad altrettanti periodi siccitosi o alle grandinate ‘destagionalizzate’ peraltro con chicchi più grandi di quelli a cui eravamo abituati. Se ci soffermiamo su una specifica zona della nostra provincia, la siccità ha riportato alla nostra attenzione anche la risalita del cuneo salino oltre che la scarsità di acqua per l’irrigazione, un fenomeno che non è di recente conoscenza per il nostro settore, ma che si verifica sempre
più spesso e che purtroppo colpisce zone più vaste di quello che si pensa. In tutto questo cambiamento, si uniscono anche gli arrivi di insetti o animali alloctoni, ricordiamo la piaga della cimice asiatica sulla frutta che si è purtroppo ben integrata nel nostro territorio o al granchio blu nelle lagune”.
Avete registrato un aumento degli eventi estremi come siccità prolungate, grandinate, alluvioni o ondate di calore? Come stanno incidendo sulle coltivazioni locali?
“Gli eventi estremi sono ormai monitorati da diversi enti e organismi, nazionali e internazionali, che ci forniscono dati tangibili e reali di quello che è sotto gli occhi di tutti. Gli agricoltori in particolare si appoggiano a sistemi e servizi specifici, soprattutto per cercare, ove possibile e se possibile, di prevenire e proteggere le proprie colture. Tornando ai fenomeni climatici estremi, questi incidono inevitabilmente nelle decisioni aziendali, nel nostro gergo assistiamo sempre più spesso a cambi colturali; vengono scelte, appunto, colture più resistenti o che necessitano di meno acqua o che si possono più facilmente abituare a nuovi climi, o si prediligono varietà di colture che sono migliori di quelle usate in precedenza. Purtroppo, questo causa perdite varietali, perdite di biodiversità o vere
eccellenze agricole che vengono letteralmente abbandonate; pensiamo ai frutteti, sempre più esposti al meteo o agli insetti, la difesa attiva e passiva non è stata sufficiente per fermare alcuni fenomeni e molti agricoltori hanno convertito la frutta in seminativi, perdendo una storia, una tradizione e un valore inestimabile”
L’innalzamento del livello del mare e la salinizzazione del suolo rappresentano una minaccia concreta per l’agricoltura? Se sì, con quali conseguenze?
“Negli ultimi anni abbiamo preso visione di molti studi con proiezioni future sull’innalzamento del livello del mare Adriatico; questo avrebbe un impatto devastante per una grande porzione del nostro territorio che si affaccia sul mare, ma non verrebbero risparmiate anche altre zone oggi apparentemente distanti dal litorale. La minaccia invece più vicina nel tempo e che abbiamo già vissuto di recente è la salinizzazione del suolo. Grazie alla stretta collaborazione con i consorzi di bonifica si sta cercando di andare ai ripari con opere strategiche, Coldiretti sostiene in toto il loro lavoro perché il nostro territorio è mantenuto asciutto grazie e soprattutto alla gestione puntuale di questi enti”.
Sara Busato
Delta del Po, scatta la controffensiva al granchio blu
È partita nel Delta del Po una massiccia operazione per contrastare l’invasione del granchio blu. Da metà aprile è attivo un piano straordinario promosso dal Governo per contenere l’espansione di questa specie aliena che, ormai da tempo, minaccia l’equilibrio della laguna e mette in ginocchio la filiera della vongola, una delle principali risorse economiche locali. Il piano resterà in vigore fino al 30 novembre e coinvolge direttamente le cooperative di pescatori di Veneto con Confcooperative Fedagripesca alla guida delle operazioni di coordinamento e monitoraggio. La campagna è ufficialmente iniziata con l’ordinanza firmata il 15 aprile dal Commissario straordinario Enrico Caterino, che ha introdotto regole precise per una
pesca selettiva e mirata. L’obiettivo prioritario è ridurre drasticamente la presenza delle femmine con uova — ognuna può deporre fino a due milioni di esemplari — e contenere così la proliferazione incontrollata del crostaceo. L’intervento è strutturato e prevede, oltre alla pesca, la gestione della commercializzazione, lo smaltimento controllato in impianti autorizzati e un sistema di compensi economici per i pescatori. Ogni chilo pescato viene rimborsato con 1 euro, che scende a 0,50 euro per il prodotto destinato allo smaltimento. I punti di raccolta attivi sono stati attivati a Scardovari, Goro e Comacchio. I pescatori conoscono bene questa emergenza, ma quest’anno il fenomeno ha assunto proporzioni preoccupanti.
I numeri parlano chiaro: nel Polesine, solo nella prima giornata di pesca sono stati raccolti 1.700 chili di granchi blu, con una percentuale dell’80% di femmine, La portata dell’invasione è in costante crescita. In Veneto, nel 2023 si è passati da 97 a 630 tonnellate di granchi, con un incremento del 550%. E il 2024 ha già superato il record: nei primi sei mesi sono state raccolte oltre 687 tonnellate. (s.b.)
Eventi estremi sempre più frequenti, colture abbandonate, insetti alloctoni e suoli salinizzati: l’agricoltura combatte una sfida quotidiana contro un clima sempre più imprevedibile
L’alcol sempre più diffuso fra i più giovani e le ragazze ormai superano i maschi
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
Muson e Marzenego e Draganziolo, incubo esondazione a Noale. Scolo Vernise e Peseggiana a Scorzè, le opere del Consorzio Acque Risorgive. Opzione Zero: “Stop alla cementificazione selvaggia”
Giardini d’acqua, spazi animal friendly e orti urbani: tutti i volti del verde che ci circonda
MARTELLAGO INVESTE NEL FUTURO:
Lavori di ampliamento finanziati anche con fondi Pnrr: da 50 a 60 posti entro settembre, nonostante sfide economiche e tecniche
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag. 18 segue a pag. 18
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
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Muson e Marzenego e Draganziolo, incubo esondazione a Noale
Il bacino di fitodepurazione dell’Oasi Wwf ha la funzione di abbattere i picchi di piena del Draganziolo grazie ai 320mila metri cubi di invaso
L’incubo esondazione dei corsi d’acqua a Noale non è una ipotesi remota: lo scorso autunno quando l’acqua del Muson e del Marzenego, è tracimata in alcuni punti in cui i corsi d’acqua attraversano il centro storico della Città dei Tempesta, la paura per residenti e negozianti è stata reale. Un tema su cui hanno puntato l’accento anche le forze di minoranza in consiglio comunale. Il Comune di Noale con l’assessore all’ambiente Francesco Caravello è però chiaro nell’indicare gli interventi necessari per scongiurare un pericolo che appare davvero importante. “Noale - dice Caravello - ha una rilevante rete idraulica, in quanto la città è attraversata da fiumi come il Marzenego, il Draganziolo e per un
breve tratto dal Muson Vecchio. La rete idraulica minore, svolge un ruolo indispensabile per lo scarico delle acque meteoriche provenienti dai fondi agricoli e rappresenta da sempre una fonte di approvvigionamento idrico per l’irrigazione delle colture”. Grazie alla collaborazione con il Consorzio di bonifica Acque Risorgive, sottolinea il Comune, sono stati realizzati importanti interventi di consolidamento arginale dei corsi principali permettendo di evitare rischi idraulici soprattutto del fiume Marzenego. ”Quest’ultimo - aggiunge Caravello - ha visto la realizzazione del canale scolmatore con la funzione di collegare il Marzenego al Rio Roviego andando a ridurre la portata in caso di piena
e mettendo in sicurezza il tratto che attraversa il centro storico di Noale”. Va riconosciuto per il Comune, un altro intervento realizzato con fondi della Regione e realizzato dal Consorzio di bonifica Acque Risorgive anche nell’area Oasi Wwf: opere realizzate tra il 2007 e il 2022 con importo tota-
le di circa 4 milioni di euro con la la costituzione di un bacino di fitodepurazione. “Attraverso le piante e i microrganismi presenti nell’area Sic - sottolinea Caravello - vengono assimilati i nutrienti presenti nelle acque come azoto e fosforo che altrimenti andrebbero sversati in laguna. Il baci-
“Global Warming, sempre più alluvioni e maltempo estremo anche nel Miranese”
Cambiamento climatico e maltempo il legame per il Comitato Opzione Zero è ormai provato dai dati scientifici e provoca disastri anche nel comprensorio della Riviera del Brenta e del Miranese.“La relazione “Global Climate Highlights 2024” di Copernicus - spiega Mattia Donadel per Opzione Zero - pubblicata nel gennaio 2025, conferma che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato e il primo che ha fatto segnare un aumento nella temperatura media annua globale di più di 1,5ºC rispetto ai livelli preindustriali. Le temperature della superficie del mare
sono rimaste elevate. Questo spiega l’aumento della frequenza e della gravità dei fenomeni meteorologici estremi, e la “tropicalizzazione” del clima. Nel nostro territorio, il tornado che ha devastato la Riviera del Brenta nel 2015 è forse l’evento che più è rimasto nella memoria collettiva, ma sono sempre più frequenti ondate di calore, periodi siccitosi e soprattutto le alluvioni, ormai all’ordine del giorno anche nel Miranese. Con buona pace dei negazionisti climatici è ormai assodato a livello scientifico internazionale che la causa del “global warming” è l’aumento
della concentrazione di gas serra in atmosfera (in particolare Co2 e metano) dovuto in primo luogo al consumo smisurato di combustibili fossile, all’agricoltura e agli allevamenti intensivi. Allo stato attuale le proiezioni indicano un riscaldamento globale di + 3-5°C al 2100”. “Uno scenario disastroso - conclude Donadel - che potremmo solo in parte evitare, e solo a condizione di cambiare radicalmente oggi un modello di “sviluppo” con un modello energetico che punti alla riduzione degli sprechi, sulle rinnovabili, non sul nucleare” (a.a.)
no di fitodepurazione ha inoltre rilevante funzione di abbattere il picco di piena del Draganziolo grazie ai 320mila metri cubi di invaso, e ciò va a ridurre in modo sensibile il rischio idraulico del territorio circostante”. Sono in previsione nuove opere di rinforzo delle sponde dei nostri argini per contrastare i danni provocati dalle nutrie. ”In ottica di salute del sistema idrico - conclude Caravello - va ricordata l’importanza della manutenzione dei fossati privati i quali garantiscono il deflusso delle acque piovane e riducono il rischio di allagamenti anche nelle vie di comunicazione secondaria. L’amministrazione comunale inizierà a breve lo scavo di alcuni fossati. In programma abbiamo inoltro il rinnovo del piano delle acque, ormai risalente al 2016, strumento tecnico indispensabile per conoscere le criticità idrauliche presenti nel territorio”.
Alessandro
Abbadir
Esondazione del Muson in centro a Noale
Emergenza idrogeologica. L’allarme nel Miranese per il continuo consumo del suolo
“Cementificazione selvaggia: si va verso il disastro, bisogna cambiare rotta”
Dagli ultimi dati Ispra oltre mezzo milione di persone (568.131) sono a rischio alluvioni in Veneto. Questo è il principale rischio idrogeologico soprattutto per il padovano e il veneziano. A legare questo rischio sempre più elevato, al cambiamento climatico anche nel Miranese, è l’associazione Opzione Zero. “Dai datispiega il referente Mattia Donadel - emerge che dagli anni Ottanta dello scorso secolo il continente europeo si è riscaldato a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, diventando il continente a riscaldamento più rapido della Terra. L’Istituto nazionale Ispra segnala che il Veneto rimane la seconda regione più cementificata d’Italia con l’11,88% della superficie regionale consumata (891 gli ettari persi nel 2023). Del resto che continuino a spuntare palazzine o supermercati al posto di casette, o centri commerciali e poli logistici là dove prima c’erano campi, è sotto gli occhi di tutti anche nel Miranese”. Il Comitato fa denunce precise. “Nel Miranese continuano ad incombere progetti - dice Donadel - di cemento e asfalto. I fatti dimostrano che in un territorio così compromesso, a fronte di precipitazioni sempre più abbondanti e intense, la vulnerabilità idraulica è una delle conseguenze più gravi e immediate. Si pensi anche alla cementificazione
provocata dal Passante (che attraversa anche i comuni di Scorzè e Martellago) con contropartite in termini ambientali del tutto insufficienti. Le vasche di contenimento intorno alle nuove lottizzazioni sono solo una foglia di fico. Le reti per la raccolta delle acque nere e delle acque bianche sono sottodimensionate o assenti. I Piani delle Acque comunali rimangono in buona parte solo sulla carta. Non va meglio per i corsi d’acqua principali, dove gli interventi di messa in sicurezza degli argini sono insufficienti e discutibili. Spesso è stata rasa al suolo la vegetazione spondale per chilometri. Mentre invece opere importanti per la messa in sicurezza idraulica e per la gestione delle acque anche
in tempi di siccità, continuano a rimanere lettera morta. Si sta facendo tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare“. Quali le soluzioni? “Gli amministratori degli enti locali potrebbero - conclude - cominciare a fare la loro parte: puntare sull’obiettivo consumo di suolo zero, privilegiando la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, destinare e reclamare più fondi per l’adeguamento delle reti fognarie e scolanti, investire sullo sviluppo e sulla gestione del “verde urbano”, sulla riforestazione massiccia del territorio e su una agricoltura a basso impatto; diventare promotori dello sviluppo delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche locali”. Alessandro Abbadir
“Serbatoi per la sopravvivenza”: il volto nascosto della lotta all’emergenza idrica
Il Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha realizzato e sta progettando nel territorio del Miranese, opere per un importo di oltre 17 milioni di euro. Interventi importanti per la sicurezza idraulica di questa parte di territorio dell’area metropolitana veneziana che si aggiungono all’opera di manutenzione ordinaria e straordinaria che il Consorzio svolge annualmente lungo il reticolo di canali e corsi d’acqua di propria competenza. “Un’attività - osserva il presidente Federico Zanchin - che svolgiamo in stretto contatto con le amministrazioni locali, sindaci ed altri enti, a partire dalla reda-
zione dei Piani delle acque, e loro aggiornamento, per evidenziare le criticità presenti e programmare gli interventi. Con i sindaci ci stiamo anche confrontando sul progetto di realizzazione di invasi che trattengano le acque durante gli eventi alluvionali e che diventino preziosi serbatoi nei periodi di siccità”. Fra gli interventi realizzati di recente: la ristrutturazione della rete di bonifica dei collettori Peseggiana e Tarù. Gli interventi hanno visto la realizzazione di tre nuove aree umide e di un nuovo canale scolmatore dello scolo Peseggiana con obiettivi di natura ambientale e di ri-
duzione del rischio idraulico nel territorio di Scorzè. Sono stati fatti poi interventi di riqualificazione ambientale dello scolo Vernise nei Comuni di Zero Branco e Scorzè. Si sono conclusi i lavori che hanno portato alla realizzazione di ampi bacini di invaso e fitodepurazione e una sensibile sistemazione dell’alveo con tecniche di ingegneria naturalistica. E’ stata fatta la ricalibrazione e sostegni su sotto bacini del fiume Dese e Zero, II° stralcio. E’ un intervento volto alla realizzazione di una greenway per la mobilità dolce lungo lo scolo Vernise nei Comuni di Zero Branco e Scorzè”. (a.a.)
Opzione zero:“I Piani delle Acque comunali rimangono in buona parte solo sulla carta”.
Il rischio alluvione nella Città Metropolitana di Venezia (dati Ispra)
L’alcol sempre più diffuso fra i giovanissimi e le ragazze ormai superano i maschi
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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del Miranese Sud
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI E SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
Bomba d’acqua, mezza Mirano finisce allagata. Contro gli allagamenti, invasi, risezionamento dei canali, e manutenzioni da parte del Consorzio Acque Risorgive
alle pagg. 6 e 7
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
SANTA MARIA DI SALA AL VOTO IN TRE A CONTENDERSI LA FASCIA
Si vota il 25 e 26 maggio. Dopo Alessandro Arpi per il Centrodestra e Massimo Iovine per il Centrosonistra-5 Stelle, Natascia Rocchi ci riprova con Forza Italia e due liste civiche
ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano
>direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio
Allagamenti, allarme senza sosta, i canali non reggono l’onda d’urto
Il presidente Federico Zanchin: “Acque Risorgive ha realizzato e sta progettando nel comprensorio opere per un importo di oltre 17milioni di euro”
I l Consorzio di bonifica Acque Risorgive ha realizzato e sta progettando nel territorio del Miranese, opere per un importo di oltre 17milioni di euro. Si tratta di interventi importanti per la sicurezza idraulica che si aggiungono all’opera di manutenzione ordinaria e straordinaria che il Consorzio svolge annualmente. L’attività che il Consorzio di bonifica svolge va dallo sfalcio dei corsi d’acqua e delle arginature al ripristino di tratti franati delle sponde (anche a causa della presenza sempre più numerose delle nutrie), dal risezionamento dei canali alla realizzazione di nuove opere, grazie a finanziamenti stanziati dai Comuni, dalla Regione o dallo Stato. E prosegue gli interventi di riapertura corsi d’acqua demaniali e riapertura di percorsi manutentivi lungo i corsi d’acqua, rimuovendo quegli impedimenti al transito
che rendono difficoltosa o impossibile l’azione manutentiva ordinaria.“Un’attività - osserva il presidente Federico Zanchinche svolgiamo in stretto contatto con le amministrazioni locali, sindaci ed altri enti, a partire dalla redazione dei Piani delle
acque, e loro aggiornamento, per evidenziare le criticità presenti e programmare gli interventi. Con i sindaci ci stiamo anche confrontando sul progetto di realizzazione di invasi che trattengano le acque durante gli eventi alluvionali e che diventino preziosi serbatoi nei periodi di siccità”. Il Consorzio è pure impegnato in un’opera di ammodernamento, anche informatico, delle opere di derivazione e regimazione delle acque ai fini irrigui. “Nel rapido scenario di cambiamento climatico che caratterizza l’inizio di questo secolo - continua il presidente Zanchin - è indispensabile operare con celerità per farsi trovare pronti ad una gestione quanto più possibile flessibile della risorsa idrica”. Nello specifico, il Consorzio di recente ha realizzato nell’area del miranese sud: il completamento della sistemazione idraulica dello scolo Lusore a monte della botte a sifone del Taglio di Mirano in Comune di Santa Maria di Sala. I lavori hanno permesso di completare
la nuova area umida. Sono stati fatti lavori di installazione di sistemi di automazione e telecontrollo per il prelievo di acque ad uso irriguo su derivazioni di Favariego, Mazzacavallo e Musonello sul Muson Vecchio. Lavori di ripristino delle frane e degli scoscendimenti di sponda sul Muson Vecchio nei Comuni di Santa Maria di Sala e Mirano. Lavori di realizzazione di diaframmi antisifonamento sono stati fatti per impedire le infiltrazioni sul Muson Vecchio nei Comuni di Mirano e Santa Maria di Sala. E’ stata realizzazione una cassa di espansione e laminazione per la riduzione dei picchi di piena e fitodepurazione delle acque del Marzenego nella zona di Salzano-Mirano. A breve partirà il secondo stralcio. Alessandro Abbadir
A Spinea Rio Cimetto e Menegon, corsi d’acqua sorvegliati speciali
Negli ultimi anni, i cambiamenti climatici hanno intensificato la frequenza e la violenza degli eventi atmosferici, ponendo sfide significative alla sicurezza e alla gestione del territorio. Il Comune di Spinea da tempo ha avviato una serie di interventi mirati alla prevenzione del rischio idraulico e alla
tutela del verde urbano. “Nel corso degli anni - spiega l’assessore Paolo Barbiero (in foto) - ai tempi dell’amministrazione Checchin, è stato avviato un piano di manutenzione ordinaria e straordinaria per prevenire il rischio idraulico e idrogeologico, che include la pulizia periodica di fossi, canali e caditoie.
Un impegno che ha permesso di aumentare la capacità di assorbimento e smaltimento delle acque piovane. Il Comune opera inoltre in stretta collaborazione con il Consorzio di Bonifica e con gli enti preposti al controllo, per garantire un monitoraggio continuo del territorio. Fortunatamente comunque Spinea
non è mai stata soggetta ad allagamenti importanti, nemmeno durante i fenomeni atmosferici più estremi degli ultimi anni”. “Fra i corsi d’acqua - aggiunge - il Rio Cimetto richiede una sorveglianza attenta. Viene sottoposto a pulizia regolare e controlli puntuali per garantirne il funzionamento, soprattutto in
occasione di piogge abbondanti. Va inoltre segnalato il Menegon, un corso proveniente dal Comune di Mirano, dove in passato si sono verificati episodi critici. Anche se a Spinea non si sono mai registrati problemi legati a questo corso d’acqua, viene comunque monitorato con particolare attenzione”. (a.a.)
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Federico Zanchin
Bomba d’acqua, Mirano finisce allagata
Sono passati appena 7 mesi e Mirano e l’area del Miranese sono stati investiti da un’altra “bomba d’acqua” che ha provocato danni e disagi soprattutto a Spinea e Mirano. La “bomba d’acqua” a inizio maggio ha investito il centro di Mirano con grandine e pioggia e intere strade, compresa la piazza centrale del paese sono finite sott’acqua. Non sono mancate le polemiche da parte di residenti, commercianti e forze politiche sul fatto che ad un certo punto i tombini non ricevevano più la pioggia e le strade si siano trasformate in piscine. Il Comune con il sindaco Tiziano Baggio però sottolinea come siano caduti su Mirano 55 millimetri di pioggia in meno di un ora. Ne cadono 1100 in un anno mediamente in zona, 110 in un un mese. 55 millimetri significa che è caduta tanta pioggia, tanta quanto quella che cade in 15 giorni. La maggioranza degli allagamenti, fa notare il Comune si è verificata in strade in cui c’è la presenza di alberi. Le foglie strappate dalla grandine hanno fatto tappo sui tombini. Le strade che sono state allagate sono: via
Porara, nel tratto fino alla rotonda che porta a Marano di Mira, via Wolf Ferrari, via Nazario Sauro, via Matteotti e via Saragat, l’area del parco delle Rimembranze. In via Ferrari e via Matteotti sono andati sott’acqua i garage interrati di due palazzine coinvolgendo complessivamente una ventina di famiglie. Anche via Padova Belluno e Treviso sono finite sott’acqua. E’ stata fatta intervenire la protezione civile in aiuto ai residenti in difficoltà. Ma le proteste non sono mancate sia da parte dei residenti, che dei commercianti e degli esponenti politici di opposizione. Le caditoie sono state pulite, hanno fatto notare dei
residenti, appena a luglio scorso “è evidente che sono le tubature che sono ostruite”. I danni alle colture fortunatamente non sono stati ingenti. Pesante la presa di posizione del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Matteo Baldan.“Dopo la conta dei danni per il sindaco è il momento delle responsabilitàdice. Nonostante il maltempo previsto, per l’ennesima volta giunta e sindaco si sono dimostrati impreparati, non organizzando nemmeno la normale pulizia delle caditoie e tombini, una leggerezza che ha contribuito a mandare ancor di più sott’acqua mezzo comune. I danni causati da questa ondata di piogge potevano sicuramente essere limitati, perchè le risorse per fare i lavori minimi di controllo e pulizia per preparare la rete alla sua massima efficienza c’erano”. Anche a Spinea i problemi non sono mancati. La grandine ha colpito la città e alcune strade che a causa della pioggia sono finite sott’acqua. Anche la scuola Calvino ha avuto delle infiltrazioni ma la situazione si è risolta in breve tempo.
Alessandro Abbadir
L’allarme di Opzione Zero:“ cementificazione selvaggia, si va verso il disastro”
Dagli ultimi dati Ispra oltre mezzo milione di persone (568.131) sono a rischio alluvioni in Veneto. Questo è il principale rischio idrogeologico soprattutto per il padovano e il veneziano. A legare questo rischio, al cambiamento climatico anche nel Miranese, è il Comitato Opzione Zero. “Dai dati - spiega il referente Mattia Donadel - emerge che dagli anni Ottanta dello scorso secolo il continente europeo si è riscaldato a una velocità doppia rispetto alla media mondiale. L’istituto nazionale Ispra segnala che il Veneto è la seconda regione più cementificata d’Italia con l’11,88% della superficie regionale consumata (891 gli ettari persi nel 2023). Del resto che continuino a spuntare palazzine o supermercati al posto di casette, oppure centri commerciali e poli logistici là dove prima c’erano campi, è sotto gli occhi di tutti anche nel Miranese”. Il Comitato fa denunce precise. “Si torna a parlare di “Romea commerciale”,
di un nuovo casello ad Albarea fra la Riviera e il Miranese, mentre in zona incombono altri progetti - dice Donadel - di cemento e asfalto. In un territorio così compromesso, a fronte di precipitazioni sempre più abbondanti e intense, la vulnerabilità idraulica è una delle conseguenze più gravi e immediate. Le vasche di contenimento intorno alle nuove lottizzazioni sono solo una foglia di fico, e le opere idrauliche come le vasche di espansione costruite in questi anni sono poca cosa. Le reti per la raccolta delle acque nere e delle acque bianche sono sottodimensionate o assenti. I Piani delle Acque comunali rimangono in buona parte solo sulla carta. Non va meglio per i corsi d’acqua principali, dove gli interventi di messa in si-
curezza sono insufficienti“. Quali le soluzioni? “Gli amministratori degli enti locali potrebbero - conclude - fare la loro parte: puntare sul consumo di suolo zero, privilegiando la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, destinare e reclamare più fondi per l’adeguamento delle reti fognarie e scolanti, investire sullo sviluppo e sulla gestione del “verde urbano”, sulla riforestazione del territorio e su una agricoltura a basso impatto”. (a.a.)
Sono caduti su Mirano 55 millimetri di pioggia in meno di un ora. Scoppiano le polemiche. Anche a Spinea diversi disagi, infiltrazioni alla scuola Calvino.
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
di Padova Est
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI E SICUREZZA IDROGEOLOGICA,
VENETO HA ANCORA PAURA
Brenta Sicuro:“una rottura degli argini come nel 2010 a Roncajette, si può ripetere. La portata del Brenta e Bacchiglione è notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova”. L’impegno dei Comuni e del Consorzio Bacchiglione
alle pagg. 6 e 7
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
VILLA SELVATICO DA PORTO, NASCE UNA SALA PER IL TERRITORIO
Completati i lavori di riqualificazione grazie ai fondi Pnrr: il risultato è uno spazio che unisce agricoltura, turismo, storia e sostenibilità
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi
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“Una rottura degli argini come nel 2010 a Roncajette si può ripetere”
La portata del Brenta e Bacchiglione è notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova, il surplus sdi portata è di circa 500 metri cubi al secondo
“A
sud di Padova, dopo il nodo idraulico che regola e regimenta l’afflusso delle acque dei due maggiori fiumi, Brenta e Bacchiglione, la situazione fra le provincie di Padova e Venezia si complica: la portata dei due fiumi risulta ancora oggi notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova, con la pratica conseguenza che se ci troviamo ad avere la piena contemporanea dei due corsi d’acqua il surplus di portata è di circa 500 metri cubi al secondo che, per forza di cose escono dagli argini”. E l’allarme che lancia l’associazione Brenta Sicuro che da anni si occupa dei temi della sicurezza idrogeologica del territorio. Per quanto riguarda l’area di Padova Est il referente dell’associazione Marino Zamboni ricorda i drammatici avvenimenti del 2010. “Tutti in quest’area -
dice - ricordano cosa è successo nel 2010, con le drammatiche immagini della breccia arginale a Roncajette, in prossimità della discarica. Il deficit di portata, nonostante le azioni di rinforzi arginali, di varie manutenzioni lungo tutta l’asta del Bacchiglione-Roncajette, sussiste ancora oggi. Forte è, quindi, ancora oggi la preoccupazione per le amministrazioni locali ed i cittadini”. Il tema del “rischio idraulico” nel dibattito pubblico e nelle attenzioni dei cittadini, sottolinea Brenta Sicuro, “soffre di sindrome da pericolo: viene affrontato i modo serio e costruttivo sono nei momenti di altra criticità o per meglio dire solo il giorno successivo al disastro ambientale che, sostengono tutti gli esperti, incombe costantemente nei nostri territori, strappati con faticose opere di bonifica, alle pa-
Da 15 anni l’associazione Brenta Sicuro si batte per un territorio più sicuro. Tantissime le iniziative realizzate: manifestazioni, convegni, sit-in raccolte di rifiuti e tanto altro. La scoperta del territorio con l’uso della bicicletta è uno dei punti fissi dell’associazione che riscontra, di anno in anno, grande apprezzamento e partecipazione. Sono 4 le gite che, quest’anno l’associazione ha organizzato insieme a: Pedaliamo per la vita di Vigonovo, l’associazione Riviera al Fronte, il Gruppo Archeologico Mino Meduaco, le
ludi che offrivano solo malaria, erano, quindi considerate insane e dannose”. Neppure la catastrofe accaduta in più riprese in Emilia Romagna, in particolare a maggio 2023, che ha provocato 17 vittime e 10 miliardi di danni è servita per Brenta Sicuro, a scuotere le coscienze venete.
“Ad essere precisi - spiega Zamboni - va detto che la nostra regione, rispetto al 2010, si trova in
una situazione molto diversa: da zero cantieri ed opere si è passati, per fortuna, ad un costante ed intenso programma di progettazione. Ma non bisogna cantare vittoria”. Intanto una soluzione per la sicurezza idraulica dell’area di Padova Est per Brenta Sicuro esiste, ed è percorribile. “E’ necessario - conclude Zamboni - il completamento dell’Idrovia Padova-Venezia- mare che può
Brenta in agonia: mobilitazione per salvare il territorio dalla catastrofe ecologica
aziende agricole Borgato Michele e Scacco, Coop Alleanza 3.0. Tutte realtà significative che hanno condiviso le gite. Le gite sono all’insegna della difesa del territorio. Si è partiti il 18 maggio da Vigonovo e fino a Dolo. Il 7 giugno itinerario da Dolo a Mirano. Il 1° giugno la partenza è fissata a Saonara e la gita si propone di conoscere le acque del territorio: dal Brenta, con la sua ultima creazione di metà 800 il Cunetta all’Idrovia, l’eterna incompiuta al Cornio, piccolo corso d’acqua oggi piccolo ma di grande signifi-
Massimo, anni 43 montatore di Tecno Crane da 34 anni. Emergenza idrogeologica/1. Padova Est, l’analisi
cato e con una grande storia. Del Cornio, in particolare, si approfondirà la storia ed il percorso con il libro recentemente pubblicato con letture di uno degli autori Alessandro Destro. L’ultima gita è a settembre, domenica 21, e vedrà protagoniste le strade della Saccisica, con la partenza da Piove di Sacco e l’arrivo all’azienda agricola Scacco di Pontelongo. Le foto scattate, durante il percorso, concorrono all’assegnazione di premi di carattere ambientale. Info whatsapp 328 3626776. (a.a.)
elevare la sicurezza del territorio a sud di Padova, con una portata di circa 400 metri cubi al secondo. Serve, quindi,una rinnovata consapevolezza del problema, un’attenzione generale e non solo episodica. Da questo punto di vista la voce dei cittadini della zona è indispensabile per regolare le scelte dei nostri rappresentanti politici”. Alessandro Abbadir
IMMAGINIAMO IL FUTURO. DA SEMPRE.
Insieme ogni sfida è possibile. Con la stessa passione e visione senza limiti che hanno i bambini nei loro sogni, in Tecno Crane immaginiamo e realizziamo un domani migliore. La nostra dedizione è ciò che ci spinge a vedere il potenziale in ogni sfida. Vuoi entrare a far parte della nostra squadra Scrivici alla mail info@tecnocrane.it
La rottura dell’argine del Bacchiglione nel 2010
Emergenza Idrogeologica/2. Il punto dei Comuni di Saonara e Vigonza
I sindaci lanciano il grido d’allarme, ad ogni pioggia intensa cresce la paura
Sul territorio dell’area di Padova Est il problema dell’emergenza idrogeologica è sempre più sentito anche a causa del cambiamento climatico sempre più evidente nel corso degli ultimi decenni. Ne abbiamo parlato con i sindaci di Saonara Michela Lazzaro e con quello di Vigonza Gianmaria Boscaro. “Il problema dell’emergenza idraulica - spiega Michela Lazzaro sindaco di Saonara - è molto sentito nel territorio. Sono già evidenti, appunto, i problemi che ci sono nella nostra area. Molti di essi sono già sono stati già risolti attraverso degli interventi che sono fatti: ricordo l’intervento su via Sabbioncello che è stato eseguito l’anno scorso e anche quello su via Morosini, anche se sarà necessario fare un ulteriore intervento di allargamento della tubatura, perché sembra appunto non sia completamente risolto il problema. E poi, anche nella frazione di Villatora ci sono dei problemi che stiamo affrontando. Sicuramente grande attenzione c’è nella nell’intervento costante da parte degli operatori specializzati per la pulizia dei tombini. Quello che vorrei dire anche ai nostri cittadini è di invitarli a fare degli interventi nel caso ci siano dei tombini anche di fronte casa, di tenerli insomma puliti insieme con l’amministra-
zione, affinché ci sia un controllo e una gestione condivisa del territorio. E poi sicuramente l’invito è anche a segnalare perché i cittadini sono, come dico sempre, le principali sentinelle del territorio. Quindi segnalare sempre quando si trovano di fronte a situazioni di criticità, in modo che l’amministrazione comunale, insieme ai tecnici, possano intervenire con celerità a risolvere i problemi”. Sulla questione è preciso anche il sindaco di Vigonza che spiega quali interventi sono stati fatti e quali devono essere ancora attuati per far fronte appunto al problema dell’emergenza idrogeologica. “Devo dire - spiega il sindaco di Vigonza Boscaro - che siamo un territorio relativamente fortunato perché non abbiamo,
anche dal recente piano anti alluvioni della Regione, tantissime zone di rischio. Questo perché negli anni, nei decenni, le varie amministrazioni che si sono succedute hanno sempre investito sui bacini di laminazione e sulle opere di mitigazione idraulica. E anche la mia amministrazione ha avviato degli interventi, alcuni in proprio, per la messa in sicurezza idraulica di alcune zone a rischio. Sono stati fatti anche interventi con il Consorzio di Bonifica per lo scavo dei fossi. Un intervento pensato per aumentare la capacità appunto, di portata delle canalizzazioni, per evitare tracimazioni che possono diventare davvero problematiche in caso di piene o nubifragi”.
Alessandro Abbadir
Scolo Pioga al collasso: servono 7 milioni per salvare cinque Comuni dalla minaccia acqua
Nell’area di Padova est sono molti i progetti che il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha in cassetto e che servono per rendere più sicura l’area dal punto di vista idrogeologico e per aiutare il comparto agricolo. Uno di questi è la “Riqualificazione idraulico-ambientale dello scolo Pioga”. L’intervento ricade nel bacino Sesta Presa, estendendosi per un’area che interseca 5 Comuni: Saonara, Legnaro, Polverara, Sant’Angelo di Piove di Sacco e Brugine. L’area in questione è caratterizzata da un’alternanza di ampie fasce ad alta densità urbana ed altrettante dedite all’agricoltura. La risistemazione dello scolo Pioga prevede
la ricalibratura attraverso un aumento della sezione delle sponde e la piantumazione di specie fitodepurative. La realizzazione di un nuovo bacino d’invaso a ridosso dello scolo comporta: movimenti terra, piantumazione di specie fitodepurative, installazione di opere elettromeccaniche per la gestione dei volumi di invaso dotate di telecontrollo e misuratori di livello, la realizzazione di un nuovo “baffo” di collegamento con lo scolo “Pioga” in un’area sguarnita di fossature e scoli. I bacini di invaso hanno funzione multi-obiettivo: riserva idrica per l’irrigazione e laminazione delle piene per garantire la sicurezza idraulica. La
capacità d’invaso del bacino è di 173.089 metri cubi. Il costo dell’intervento è di 7.270.000 euro e il tempo di realizzazione, una volta finanziato, di 36 mesi. Se da una parte ci sono delle progettazioni, non mancano anche le richieste per la sistemazione ad esempio del Naviglio del Brenta, il canale che di fatto dalla Laguna di Venezia porta con battelli che arrivano fino a villa Giovanelli Colonna a Noventa Padovana, tanti turisti. “Lo scavo - spiega Rudy Toninato referente di Assonautica Veneto ed Emilia Romagna - del Naviglio è atteso da decenni. Un intervento che è necessario per la sicurezza idraulica e della navigazione”. (a.a.)
A Saonara il sindaco Michela Lazzaro ricorda gli interventi in via Sabbioncello e via Morosin. A Vigonza il sindaco Gianmaria Boscaro sottolinea l’efficacia dei bacini di laminazione
Michela Lazzaro Gianmaria Boscaro
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
HA ANCORA PAURA
Lungo il corso del Brenta il territorio rivela tutta la sua fragilità, tra Curtarolo, Limena e Vigodarzere i rischi maggiori, interventi sugli argini, in arrivo la nuova idrovora a Saletto
N35 Servizio a pag. 3
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag. 23 segue a pag. 23
Veneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
Devis Vigolo non è più il vicesindaco di Cadoneghe: ha rassegnato le proprie dimissioni per motivi personali
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
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foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
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Emergenza idraulica/1. Il territorio ha pagato un prezzo alto agli allagamenti degli ultimi anni
Da Curtarolo a Limena, lungo il Brenta il territorio mostra tutta la sua fragilità
M aggio 2016, maggio 2018, agosto 2022, maggio 2024: è la cruda sequenza dei più gravi episodi di allagamento che hanno interessato Curtarolo e il territorio circostante, con disagi e danni sempre piuttosto importanti nelle zone maggiormente colpite. Ovviamente si tratta di un report parziale e sicuramente incompleto, giusto per dare l’idea della fragilità del territorio lungo il Brenta: Curtarolo, in particolare, paga il tributo più alto all’emergenza idraulica. Lo confermano anche i dati dell’Ispra sul rischio alluvioni che indicano per Curtarolo come almeno il 53% della popolazione, circa 1.400 famiglie e un migliaio di edifici si trovino in arre a marcato rischio di allagamento. E lo stesso vale anche per 288 imprese. A Limena e Vigodarzere i numeri scendono ma ciò non toglie che anche questi due Comuni si trovino a fare i conti, ciclicamente con allagamenti di quartieri e strade. A Limena è ancora vivo il ricordo, ad esempio, del fortunale del maggio 2018 quando a finire sott’acqua fu gran parte della zona industriale e non solo.
In questo decennio, va detto, non sono mancati gli interventi e gli investimenti per rendere più sicuro il territorio, sia da parte dei Comuni interes-
sati che dei Consorzi di Bonifica. La zona a nord di Padova si trova all’incrocio fra tre diversi Consorzi: il Bacchiglione per la parte sud, il Brenta e l’Acque Risorgive. A Curtarolo ancora nel 2016, ad esempio, furono investiti circa 6 milioni di euro per la sicurezza idraulica, di cui un terzo stanziati dal Comune, per il sezionamento del canale Piovego, lo scolo Dalmazia e il canale scolmatore in zona artigianale. I lavori hanno interessato anche via Monte Pasubio, via De’ Menabuoi, via Ca’ Ferri e via Roma.
Ma oltre all’intervento del pubblico c’è la necessità che anche i cittadini facciano la loro parte. Nei mesi scorsi,
infatti, il sindaco di Curtarolo Martina Rocchio ha firmato un’ordinanza per la pulizia e la manutenzione di fossi e scoline privati, per garantire garantire appunto la sicurezza pubblica e prevenire il rischio di allagamenti. “Occorre garantire un corretto deflusso e smaltimento delle acque - ha spiegato il sindaco nell’ordinanza - con la realizzazione ed il mantenimento di idonea rete scolante. Inoltre venire adottati tutti gli accorgimenti atti alla limitazione dell’erosione del suolo in particolare per quanto riguarda la coltivazione dei fondi agricoli”. Anche i privati cittadini sono chiamati a fare la loro parte, perché una rete di scolo efficiente garantisce il deflusso dell’acqua, che pertanto non ristagna né tracima in strada. Poiché nel territorio ci sono tanti fossi ostruiti per mancanza di manutenzione da parte dei loro proprietari, l’ordinanza obbliga tutti a eseguire gli interventi. Tutti i proprietari e gestori di terreni oppure di immobili di fronte a strade comunali o di pubblico passaggio e tutti i frontisti sono tenuti a effettuare regolarmente la pulizia di fossi, scoline e canali di scolo. Devono rimuovere materiali, ostacoli e vegetazione, anche quella che viene tagliata, così come tronchi e rami che
possano impedire il corretto deflusso delle acque e assicurare il buono stato di manutenzione delle opere idrauliche. Molta attenzione deve essere posta anche a non far crollare il terriccio della sponda del fosso al suo interno, magari lavorando con le macchine agricole fino a pochi centimetri dal
infrastrutture locali. Anche a Limena non sono mancati gli investimenti per prevenire gli allagamenti e mettere al sicuro famiglie e imprese. Poco più di tre anni fa, è stato risezionato il Rio Porra dalla Strada Provinciale 12 fino allo scarico sul canale Brentella per un tratto di 700
ciglio. “Invitiamo tutti a collaborareconclude il sindaco Rocchio - perché una adeguata manutenzione aiuta a prevenire fenomeni di allagamento, tutela la sicurezza e il benessere della comunità, protegge l’ambiente e le
La Regione finanzia i lavori lungo il Brenta per il ripristino dell’argine sinistro
Dei 71 milioni stanziati il mese scorso dalla Regione per per contrastare il dissesto idrogeologico una parte arriveranno anche a nord di Padova, per la precisione lungo il Brenta, in territorio di Vigodarzere, dove verrà ripristinato l’argine sinistro particolarmente fragile e verrà migliorata “l’officiosità idraulica”, il
termine con il quale i tecnici definiscono la capacità di un fiume, di un canale o scolo di trasportare l’acqua in modo efficace e sicuro. Il coordinamento è affidato alla Direzione Difesa del Suolo della Regione, sotto la regia del Commissario per il dissesto. Ad annunciarlo è Elisa Venturini, consigliere regionale e
capogruppo di Forza Italia, che vanta una lunga esperienza sul campo. “Si tratta di interventi concreti, già pianificati: progettazioni quasi concluse, appalti entro il 2025 e cantieri chiusi entro il 2027. Una risposta finalmente operativa”. Quanto alla necessità di garantire una maggiore sicurezza sull’intero territorio Ven-
turini aggiunge: “Servono interventi strutturali, ma anche manutenzione e gestione quotidiana. Vasche di laminazione, rafforzamento degli argini, nuovi collegamenti tra i sistemi idraulici: è questa la direzione da seguire. I consorzi di bonifica che insistono sulla zona svolgono un ruolo decisivo e devono essere
metri. L’intervento è stato eseguito dal Consorzio di Bonifica Brenta che ancora nel 2019 lo aveva inserito nel Piano Nazionale per la Mitigazione del Rischio Idrogeologico. Nicola Stievano
sostenuti. La conclusione è un invito alla responsabilità. Il territorio veneto è complesso, modellato nei secoli da acqua e lavoro umano. Ma oggi abbiamo gli strumenti per affrontare questa complessità. Le idee sono chiare e le azioni già tracciate, ciascuno ovviamente è chiamato a fare la propria parte”
La mappa del rischio alluvioni tra Curtarolo, Limena e Vigodarzere
Vigodarzere continua a vivere nella paura
La sicurezza idraulica è stato negli ultimi anni un tema cruciale delle scelte amministrative di Vigodarzere, per cercare di porre un freno al fenomeno degli allagamenti, che non ha risparmiato nessuna delle quattro frazioni.
“La risoluzione del problema degli allagamenti e la sicurezza del territorio – afferma il sindaco Adolfo Zordan – sono una priorità e un impegno preso con i cittadini, molti dei quali, specialmente coloro che abitano nelle zone più critiche, vivono con apprensione ad ogni pioggia, temendo di trovarsi l’acqua in casa o la strada completamente allagata”.
Per questo il Comune si è dotato di un Piano delle Acque, uno studio della rete idraulica del territorio con le relative soluzioni progettuali. I primi interventi di messa in sicurezza idraulica risalgono ai primi anni del 2000, nel centro di Vigodarzere: una pompa è stata installata sotto il campo da calcio per alleggerire la portata dell’acqua nel “quartiere dei papi” e in via Ca’ Pisani. Questo impianto scarica nel fiume Brenta, mentre un secondo impianto idrovoro, per evitare gli allagamenti in via Battisti e nel quadrilatero della
rotonda con via Roma e Manzoni, scarica dentro al torrente Muson dei Sassi. Contemporaneamente è stata realizzata la grande vasca di laminazione lungo via Levi. Successivamente il Comune ha redatto insieme al Consorzio di bonifica Acque Risorgive il Piano delle Acque, con studi eseguiti nel 2013 (approvati in Consiglio comunale nel 2015), ulteriormente revisionati nel 2021.
Numerosi anche gli interventi sul territorio. A Terraglione sono stati posati due impianti idrovori sul Muson dei Sassi (uno ai confini con Campodarsego e l’altro nel centro di Terraglione in corrispondenza dello scolo Salgaro).
A Tavo negli ultimi anni sono stati eseguiti specifici interventi: la ricalibratura della canaletta Veronese tra via Spinetti e via San Francesco una decina di anni fa e il recente rifacimento della li-
nea delle acque bianche lungo via Cavino e via Chiesa. Questo intervento è durato un anno e si è svolto in due distinte operazioni. A marzo 2023 Etra ha posato una nuova condotta d’acqua potabile tra via Villabozza e via San Francesco; nel medesimo tratto da dicembre 2023 a giugno 2024 è stata rifatta la rete di scarico delle acque piovane. Un’opera da 1,2 milioni di euro, che il Comune ha realizzato con fondi PNRR.
A Saletto in questi giorni si sta posando una nuova idrovora, che metterà in sicurezza l’abitato. Un’opera dal valore di 1,2 milioni di euro di cui 800mila a carico del Comune e 400mila dalla Regione Veneto, realizzata tramite il Consorzio di bonifica Acque Risorgive. Una nuova tubazione intercetterà le acque piovane del centro di Saletto, impedendo che arrivino allo scolo Piovetta, il quale sarà quindi alleggerito nella sua portata e potrà allontanare l’acqua piovana nel resto del territorio. La nuova tubazione da via Da Vinci arriverà fino all’argine del Brenta, dove due pompe spingeranno l’acqua dentro al fiume. I lavori dovrebbero concludersi per giugno.
Il Comitato: “Non possiamo permetterci di cantare vittoria”
Da parecchi anni ormai il Comitato “Brenta Sicuro” è costantemente in prima linea per monitorare il rischio idraulico sul territorio e intervenire concretamente con azioni che coinvolgono la cittadinanza, sempre più sensibile al tema con l’aumentare, come nell’ultimo ventennio, delle emergenze. Da questo parte l’analisi del Comitato: “Il tema del “rischio idraulico” nel dibattito pubblico e nelle attenzioni dei cittadini - spiegano gli attivisti di “Brenta Sicuro” - soffre di sindrome da pericolo: viene affrontato i modo serio e costruttivo sono nei momenti di altra criticità o per meglio dire solo il giorno successivo al disastro ambientale che, sostengono tutti gli esperti, incombe nei nostri
territori.
Va detto che la nostra regione, rispetto al 2010, l’anno delle grandi alluvioni, si trova in una situazione molto diversa: da zero cantieri ed
di progettazione, accompagnato dalla realizzazione di importanti opere di trattenimento acque, spesso con il doppio uso per siccità e piene. I bacini di laminazione fin qui realizzati, hanno permesso di superare alcune situazioni critiche dei mesi scorsi, in particolare per Vicenza, all’insegna di una forte spinta per il cambio di passo e di attenzione per la sicurezza del nostro territorio. La complessità della situazione idraulica non permette però di “cantare vittoria”.
Recenti e importati lavori hanno messo in sicurezza il territorio secondo le indicazioni del Piano delle Acque. Entro giugno completata l’installazione della nuova idrovora a Saletto
opere si è passati, per fortuna, ad un costante ed intenso programma
Serve, perciò, una rinnovata consapevolezza del problema, un’attenzione generale e non solo episodica. Per regolare le scelte dei nostri rappresentanti politici la voce dei cittadini è indispensabile”.
Se hai una porta blindata con chiave a doppia mappa, oggi non sei più sicuro! È infatti possibile aprire la serratura con grande facilità.
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
Il nostro approfondimento: a Sud di Padova la minaccia viene dal Bacchiglione ma anche dai canali e dai fossi, metà del territorio a rischio allagamento
Servizi alle pagg. 6 e 7
Il tratto tra via Gramsci e la zona artigianale sarà completato in primavera. Il sindaco: “Sicurezza e sostenibilità al centro della nostra visione”
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag. 23 segue a pag. 23
Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
36 Servizio a pag. 3
foto di Nicola Fossella
Servizio a pag. 12
La minaccia dal fiume ma anche dai fossi
Alluvione: un incubo mai dimenticato
Sono passati 15 anni ma a sud di Padova, in particolare a Casalserugo, l’alluvione che all’inizio del novembre 20210 sommerse per giorni buona parte del paese, comprese le aree centrali, e coinvolse centinaia di famiglie, continua ad essere un monito e un punto fermo per la storia del territorio che in quell’occasione rivelò tutta la sua fragilità. Centinaia di famiglie subirono danni ingenti, le aziende impiegarono settimane per rimettersi in piedi, tornare alla normalità fu un percorso lungo e doloroso. Successivamente il territorio visse altri momenti critici, anche Maserà e Albignasego hanno fatto i conti con allagamenti più o meno estesi e con la necessità di mettere mano alla rete di scolo locale, oltre che pretendere la sicurezza dei grandi fiumi.
Elisa Venturini, consigliere regionale e capogruppo di Forza Italia, visse l’alluvione in prima linea: da giovane sindaco si trovò catapultata in una emergenza mai vista, diventata una lezione. “Il ricordo è ancora vivo, ma oggi il nostro dovere è costruire soluzioni. - afferma Venturini - Quel capitolo appartiene alla memo-
ria collettiva, dobbiamo concentrarci su ciò che serve per non riviverlo mai più”.
Secondo Venturini più che al passato bisogna guardare al futuro: “Le priorità sono chiare, le risorse sono in parte arrivate ed altre ne serviranno, i progetti ci sono. Serve continuità”.
E infatti lo scorso 15 aprile la giunta regionale del Veneto ha attivato oltre 71 milioni di euro per contrastare il dissesto idrogeologico. “Sono interventi concreti, - aggiunge - già pianificati: progettazioni quasi concluse, appalti entro il 2025 e cantieri chiusi entro il 2027. Una risposta finalmente operativa”.
Focus anche sul Roncajette, uno dei nodi più delicati. “Dal 2010 sono stati investiti tra i 7 e gli 8 milioni di euro, ma il lavoro non è finito. La manutenzione è fondamentale. Va aumentata la sezione di deflusso per migliorare la capacità di risposta in caso di piena”, spiega la consigliera regionale.
“I numeri parlano chiaro. - aggiunge - In quindici anni, il Veneto ha investito 2,2 miliardi di euro in sicurezza idraulica, realizzando 345 opere tra cui dieci
grandi bacini di laminazione”. Dopo la tempesta Vaia, sono stati aperti oltre 2.500 cantieri. Ad oggi, dieci bacini sono stati completati, con una capacità di invaso di 21,3 milioni di metri cubi. Altri tredici sono in corso, per un ulteriore volume di 89 milioni. Complessivamente, più di 110 milioni di metri cubi di laminazione aggiuntiva per proteggere la popolazione.
“Il confronto tra il 2010 e il 2024 dimostra che queste opere funzionano. Nel 2010, solo in provincia di Padova, i danni furono pari a 246 milioni di euro. Nell’evento di maggio 2024, parliamo di circa 15 milioni. Un risultato evidente. Secondo ISPRA, i bacini di laminazione oggi proteggono 170 mila persone che prima erano a rischio”.
L’attenzione resta alta anche sul bacino del Bacchiglione. “Servono interventi strutturali, ma anche manutenzione e gestione quotidiana. Vasche di laminazione, rafforzamento degli argini, nuovi collegamenti tra i sistemi idraulici: è questa la direzione da seguire. I consorzi di bonifica svolgono un ruolo decisivo vanno sostenuti”.
Al centro del dibattito anche l’Idrovia Padova–Venezia, storica incompiuta ora al centro di una nuova attenzione. «Oggi l’Idrovia è vista nella sua funzione più importante: quella idraulica. Può scolmare fino a 350 metri cubi al secondo, alleggerendo la pressione del Brenta e, potenzialmente, anche del Bacchiglione”, sottolinea Elisa Venturini. L’opera è già inserita nei principali strumenti di pianificazione, dal Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza al Piano di
Gestione del Rischio Alluvioni. “Abbiamo una base progettuale solida. Servono risorse, e questo richiede un impegno condiviso. Regione, Governo e Unione Europea devono agire insieme, con una visione comune. Le risorse necessarie sono talmente importanti che solo una collaborazione tra enti di vari livelli può portare alla soluzione. Il completamento dell’Idrovia è una sfida che possiamo affrontare solo con un’alleanza istituzionale forte”.
Il Comitato: “Non cantiamo vittoria, il Bacchiglione può rappresentare ancora un pericolo”
Per il Comitato “Brenta Sicuro” che da sempre segue anche le vicende legate al Bacchiglione e ai territori che attraversa, le opere realizzate negli ultimi 15 anni sono importanti ma non consentono di cantare vittoria. “A sud di Padova, dopo il nodo
Massimo, anni 43 montatore di Tecno Crane da 34 anni.
idraulico che regola e regimenta l’afflusso delle acque dei due maggiori fiumi, Brenta e Bacchiglione, - spiegano dal Comitato - la situazione si complica: la portata dei due fiumi risulta ancora oggi notevolmente inferiore rispetto al nord. Come suc-
cesso nel 2010, con le drammatiche immagini che tutti ancora ricordano della breccia arginale a Roncajette, in prossimità della discarica, questo deficit di portata, nonostante le azioni di rinforzi arginali, di varie manutenzioni lungo tutta l’asta del
Bacchiglione-Roncajette, sussiste ancora oggi. Forte è, quindi, ancora oggi la preoccupazione per le amministrazioni locali ed i cittadini Risulta, quindi, necessaria una nuova opera, l’idrovia Padova-Venezia- mare che può elevare la sicurezza del territorio
a sud di Padova. Serve, quindi, una rinnovata consapevolezza del problema, un’attenzione generale e non solo episodica. Da questo punto di vista la voce dei cittadini è indispensabile per regolare le scelte dei nostri rappresentanti politici”.
IMMAGINIAMO IL FUTURO. DA SEMPRE.
Insieme ogni sfida è possibile. Con la stessa passione e visione senza limiti che hanno i bambini nei loro sogni, in Tecno Crane immaginiamo e realizziamo un domani migliore. La nostra dedizione è ciò che ci spinge a vedere il potenziale in ogni sfida. Vuoi entrare a far parte della nostra squadra Scrivici alla mail info@tecnocrane.it
l rischio alluvione a Casalserugo (rapporto Ispra)
Ad ogni pioggia l’acqua continua a fare paura
Di fronte alla concretezza del rischio idraulico nella cintura urbana a sud di Padova, sperimentata in occasione di piogge particolarmente intese, che ormai sembrano essere la norma, la soluzione è investire su nuovi canali anziché spendere molto di più per riparare i danni. Ad ogni ondata di maltempo l’acqua continua a fare paura e anche lo scorso anno sia Maserà che Casalserugo si sono trovate a fare i conti gli allagamenti e le tracimazioni dei canali e fossati. Una prima risposta sul fronte della sicurezza è arrivata dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione con la costruzione del primo tratto di 1800 metri del nuovo collettore “CarpanedoSabbioni”, fra Albignasego e Maserà di Padova, ribattezzato il “canale anti alluvione”. L’opera infatti è in grado di raccogliere l’acqua in eccesso in una zona di circa tremila ettari soggetta ad allagamenti in caso di intense piogge. Una volta concluso il collettore Carpanedo – Sabbioni sarà lungo 5 chilometri; intanto il Consorzio, dopo aver ottenuto 1,7 milioni dalla Regione per costruire il primo tratto, è in attesa dell’ulteriore finanziamento per completare l’opera, poco più di 9 milioni e 300 mila euro. Nel secondo stralcio, è prevista anche la manutenzione ed ammodernamento di 12 manufatti idraulici. Il canale sarà scavato lungo fossature già esistenti per
diminuire l’impatto dell’opera e ci sarà anche un collegamento con lo scolo Mediano, altro corso d’acqua importante per l’intera zona. L’intervento ha una doppia funzione, spiegano i tecnici del Consorzio di Bonifica Bacchiglione: “Ridurre le portate dello scolo Mediano ed evitare così tracimazioni pericolose, ma anche garantire acqua per l’irrigazione delle campagne circostanti”.
“Gli eccezionali eventi meteo che si verificano sempre più di frequente - aggiunge Silvano Bugno, presidente del Consorzio di Bonifica Bacchiglione - rendono necessari interventi tempestivi, per la sicurezza idraulica in primis ma anche per contenere i costi di realizzazione: l’aumento dei costi, infatti, con il passare
del tempo riduce la possibilità che i progetti vengano finanziati. Il Consorzio Bacchiglione grazie alla sinergia e alla collaborazione che è riuscito a creare con le Amministrazioni comunali e gli altri soggetti che operano nel territorio sta lavorando per ottenere i finanziamenti dimostrando l’importanza di realizzare queste strutture per la sicurezza idraulica del territorio. Siamo fiduciosi verso le Istituzioni, affinché possano sbloccare i fondi e finanziare i molti progetti pronti per essere cantierati. Nel frattempo, il Consorzio Bacchiglione sta cercando soluzioni alternative in quanto è necessario dare una risposta ai cittadini e ai territori nell’attesa che i progetti prendano il via”.
Nicola Stievano
Gestione del rischio idraulico grazie ad una App: la comunità di Casalserugo diventa parte attiva
A distanza di quasi 1 5 anni dall’alluvione del 2010, il modo di affrontare il rischio idraulico è profondamente cambiato. “Sono cambiati i mezzi e gli strumenti per intervenire e prevenire certi incidenti. - spiega Matteo Cecchinato, sindaco di Casalserugo - A differenza di quindici anni fa, la Protezione Civile ha reso la sua attività ancora più specializzata e formata, e oggi non ci si affida più solo a collegamenti radio o telefonici, ma a una vera e propria tecnologia che crea una rete interconnessa tra la Centrale operativa, i volontari della Protezione Civile e i cittadini. Ora la comunità
diventa parte attiva fin dalla fase di formazione, dove il cittadino viene preparato sui mezzi attuali e su come affrontare le emergenze, fino alla gestione dell’emergenza stessa in caso di allagamenti dovuti a fenomeni meteorologici sempre più frequenti”.
“Per fronteggiare il rischio residuo e formulare al meglio strategie mirate alla costruzione di un territorio resiliente l’Autorità di Bacino Alpi Orientali ha implementato l’”Osservatorio dei Cittadini sulle piene”, una misura che evidenzia l’importanza della partecipazione della Comunità anche attraverso l’impiego di nuovi stru-
menti tecnologici come COapp, l’applicazione che permette ai cittadini di Casalserugo di inviare informazioni ma anche di ricevere quelle fornite dall’Amministrazione in caso di pericolo di alluvione” – aggiunge il segretario generale dell’Autorità di Bacino, Marina Colaizzi. Il Comune di Casalserugo ha inoltre realizzato importanti opere di mitigazione del rischio idraulico, tra cui la creazione di nuovi fossati, l’installazione di pompe di sollevamento nelle zone più critiche e la realizzazione di vasche interrate nelle aree più urbanizzate, a tutela degli edifici scolastici e pubblici.
La massiccia urbanizzazione richiede una rete di scolo più efficiente: completato il primo tratto del nuovo canale anti alluvione Carpanedo Sabbioni servono ora altri 9 milioni per completare l’opera
• Progettazione di interni
• Fornitura superfici gres, legno, resine e resilienti
• Consulenze globali
• Arredi e complementi
• Ristrutturazioni complete
• 1.000 mq di spazio espositivo
La mappa del rischio idraulico tra Albignasego, Maserà e Casalserugo
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
IDROGEOLOGICA,
VENETO HA ANCORA PAURA
Il nostro approfondimento: città minacciata, corsa contro il tempo per salvarsi, almeno 14 i progetti in attesa di fondi, sfida costante tra emergenza e prevenzione
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Sotto la guida del mister Matteo Andreoletti la squadra ha compiuto una vera e propria marcia trionfale
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
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elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizi a pag. 3 e 4
Emergenza idraulica/1. Intervista all’ingegner Francesco Veronese, ex direttore generale del Consorzio di Bonifica Bacchiglione
Padova e le sue acque: un nodo da sciogliere, sfida continua tra emergenza e prevenzione
F
rancesco Veronese, ingegnere e figura storica del Consorzio di bonifica Bacchiglione, dove ha ricoperto il ruolo di Dirigente Tecnico dal 1988 al 2000 e di Direttore Generale fino al 2024, è anche autore della recente pubblicazione “Acque di Padova, nodi da sciogliere”, edita nel 2024 per conto dello stesso Consorzio. Lo abbiamo intervistato per capire quali siano oggi le principali criticità legate alla gestione dell’acqua a Padova e quali sfide attendono la città nel prossimo futuro.
Ingegner Veronese, quali sono i nodi principali da sciogliere per quanto riguarda le acque di Padova?
«Si possono riassumere in due aspetti: la difesa dalle acque e quella delle acque. Sul primo fronte, Padova non è ancora al sicuro dalle piene dei fiumi. L’alluvione del 2010 ne è un chiaro esempio: sebbene Vicenza e alcuni comuni della provincia di Padova furono colpiti in modo più diretto, anche Padova visse giorni di grande apprensione. Inoltre, alcuni quartieri continuano a subire frequenti allagamenti causati non dalle piene fluviali ma dal deflusso urbano. Sul fronte della qualità, invece, resta critico l’inquinamento dei corsi d’acqua, specialmente nei periodi di siccità, come avvenuto nell’estate del 2022».
Quali sono gli interventi più significativi già attuati per la protezione idraulica della città e cosa resta da fare?
«Molto è stato fatto, a partire dalle grandi opere idrauliche ultimate nel secondo dopoguerra, come la costruzione del canale
Scaricatore, oggi apprezzato anche per gli usi ricreativi. Tuttavia, Padova resta un “collo di bottiglia” per i fiumi. Ad esempio, il Bacchiglione, che ha una capacità di portata di 800 m³/s a monte della città, scende a soli 500 m³/s a valle. Situazioni simili si registrano per il Brenta. Per questo motivo, in territori urbanizzati come il Veneto, i bacini di invaso – o di laminazione – rappresentano ormai una scelta obbligata. Dopo il 2010, la Regione Veneto ha elaborato un Piano di mitigazione che prevede numerose opere, tra cui numerosi bacini e il completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come scolmatore».
E per quanto riguarda le problematiche di allagamenti nei quartieri interni della città?
«Diversi interventi hanno migliorato la situazione, in particolare in zone storicamente critiche come l’Arcella, dove nel 1982 era nato, addirittura, il comitato “Acqua Alta Arcella”. Ricordo tra gli altri il potenziamento dell’impianto idrovoro di San Lazzaro, la realizzazione dell’impianto idrovoro di Cà Nordio e lo scolmatore Limenella-Fossetta. Tuttavia, restano criticità nei quartieri ovest, come Montà e Brusegana. Per questi, il Consorzio ha progettato un nuovo canale equilibratore con recapito a nord nel Brenta e a sud nel Bacchiglione. I costi della progettazione sono stati cofinanziati da Consorzio, Comune e Acegas Aps Amga». I cittadini sono consapevoli dell’importanza di una gestione corretta delle acque?
«La consapevolezza è cresciuta, anche perché eventi estremi come alluvioni e siccità sono sempre più
frequenti e mediaticamente rilevanti. Tuttavia, è ancora difficile passare da una gestione emergenziale a una logica di prevenzione che richiede programmazione, e finanziamenti certi. La cultura della prevenzione è una sfida complessa, specialmente in Italia».
Ci sono interventi “diffusi” che potrebbero fare la differenza?
«Assolutamente sì. Si deve, ovviamente, proseguire nella realizzazione delle grandi opere per la sicurezza idraulica, come i bacini di invaso per i fiumi. Ci sono, in ogni caso, tanti altri interventi “diffusi” che possono essere realizzati.
Alcuni esempi: i parchi e le aree verdi vanno ripensati come spazi
di accumulo temporaneo per le acque piovane in eccesso; nelle nuove urbanizzazioni il rispetto del principio di “invarianza idraulica” comporta la realizzazione di vasche di raccolta delle acque. Perché non riutilizzare le acque raccolte?
È paradossale che oggi si usi acqua potabile per lavare le auto o irrigare i giardini. Dobbiamo anche continuare nella strada già intrapresa di utilizzo delle aree già compromesse – ad esempio le aree vicino a strade e svincoli – per realizzare nuovi bacini di laminazione. Anche il restauro delle mura rinascimentali dovrebbe includere il recupero della fossa per riportarla, almeno in parte, all’aspetto originale».
E per il nuovo ospedale?
«Per garantire sicurezza idraulica al nuovo polo ospedaliero, è preferibile – e credo sia questa la direzione intrapresa – intervenire sugli argini del Piovego piuttosto che costruire l’ospedale su un piano rialzato di tre metri».
In conclusione?
«È necessaria una vera “rigenerazione” del tessuto urbano, fatta di interventi diffusi, interdisciplinari e integrati, capaci di migliorare la qualità complessiva del territorio. Le grandi opere sono essenziali, ma non bastano: serve anche una nuova cultura dell’acqua».
Sara Busato
Novembre 2010: gli elevati livelli del Bacchiglione provocano l’allagamento degli impianti sportivi della “Padova nuoto”
Emergenza idraulica/2. Siglato l’accordo per realizzare un nuovo Piano delle acque
Città allagata, progetti nel cassetto: è una corsa contro il tempo per salvarsi
Eventi meteorologici sempre più intensi, allagamenti frequenti e gravi disagi per i cittadini: il cambiamento climatico sta mostrando i suoi effetti in Veneto come nel resto d’Italia. A causare gran parte dei problemi non è solo la quantità d’acqua, ma anche l’insufficienza delle infrastrutture e la difficoltà nel garantire il regolare deflusso delle acque piovane. Per affrontare con strumenti ade-
in primis ma anche per contenere i costi di realizzazione: l’aumento dei costi, infatti, con il passare del tempo riduce la possibilità che i progetti vengano finanziati. Il Consorzio grazie alla sinergia e alla collaborazione che è riuscito a creare con le amministrazioni comunali e gli altri soggetti che operano nel territorio sta lavorando per ottenere i finanziamenti dimostrando l’importanza di realizzare queste
cini d’invaso del territorio e questo tipo di intervento è fondamentale per garantire la sicurezza dei centri abitati ma anche delle campagne”. Torna anche l’attenzione anche sull’Idrovia Padova–Venezia, oggi vista come un’opera chiave per la sicurezza idraulica. Potrebbe scaricare fino a 350 metri cubi al secondo, aiutando Brenta e Bacchiglione. L’opera è già inserita nei principali piani regionali e nazionali. «Abbia-
guati questa sfida, il Comune di Padova ha siglato un protocollo d’intesa con il Consorzio di Bonifica, il Consorzio di Bacino Bacchiglione e il gestore del servizio idrico integrato AcegasApsAmga. L’obiettivo è ambizioso: realizzare un nuovo Piano delle Acque, capace di offrire un’analisi dettagliata del territorio e di guidare le future scelte di pianificazione e intervento.
“Il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha presentato a inizio anno i progetti che vorrebbe realizzare nel territorio al fine di risolvere alcune importanti criticità presenti da tempo. - commenta il presidente Silvano Bugno - Sono 14 gli interventi in attesa di finanziamento che vorremmo rendere cantierabili entro il prossimo quinquennio, per questo il nostro impegno è volto a trovare tutte le fonti di finanziamento possibili affinché sia possibile infrastrutturare il territorio. Gli eccezionali eventi meteo che si verificano sempre più di frequente rendono necessari interventi tempestivi, per la sicurezza idraulica
strutture per la sicurezza idraulica del territorio. Siamo fiduciosi verso le Istituzioni, affinché possano sbloccare i fondi e finanziare i molti progetti pronti per essere cantierati.
Ogni zona del comprensorio ha esigenze diverse, che vanno affrontate con progetti su misura. “Nel frattempo, stiamo cercando soluzioni alternative in quanto è necessario dare una risposta ai cittadini e ai territori nell’attesa che i progetti prendano il via. Il nostro comprensorio presenta caratteristiche diverse a seconda della zona, che devono essere affrontate in maniera diversa. - prosegue il presidente - Siamo di fronte a nuovi equilibri climatici che ci impongono di trovare soluzioni efficaci e che abbiano una visione lungimirante, ovvero pensare e progettare interventi che possano adattarsi ai nuovi equilibri senza modificare completamente le zone in cui vengono realizzati. Per questo voglio ribadire l’importanza della manutenzione a tutti i livelli, ricordo che i fossi sono i primi ba-
mo i progetti, servono le risorse. È una sfida che richiede la collaborazione tra Regione, Governo e Unione Europea», commenta Elisa Venturini, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Infine, resta alta l’attenzione anche sul Bacchiglione, dove servono interventi strutturali, manutenzione costante, bacini di laminazione e nuovi collegamenti tra reti idrauliche. “Servono interventi strutturali, ma anche manutenzione e gestione quotidiana. – aggiunge Venturini - Vasche di laminazione, rafforzamento degli argini, nuovi collegamenti tra i sistemi idraulici: è questa la direzione da seguire. I consorzi di bonifica svolgono un ruolo decisivo e devono essere sostenuti”
Padova si trova infatti in un contesto idraulico particolarmente delicato: un territorio che ha da sempre un legame profondo con l’acqua e che oggi, più che mai, ha bisogno di strumenti efficaci per convivere con essa in sicurezza.
Sara Busato
Bugno: “Sono 14 gli interventi in attesa di finanziamento che vorremmo rendere cantierabili entro il prossimo quinquennio, il nostro impegno è volto a trovare tutte le fonti di finanziamento possibili”. Venturini: “Avanti con il completamento dell’Idrovia Padova - Venezia”
Se hai una porta blindata con chiave a doppia mappa, oggi non sei più sicuro! È infatti possibile aprire la serratura con grande facilità.
Il rischio alluvioni in provincia di Padova
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
segue a pag. 21
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
E SICUREZZA IDROGEOLOGICA, IL VENETO HA ANCORA PAURA
L’analisi dell’associazione Brenta Sicuro: “argini del Brenta a rischio collasso anche con piene modeste”. I progetti a difesa del territorio del Consorzio Bacchiglione e l’aggiornamento del Piano delle Acque di Piove
alle pagg. 6 e 7
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
CODEVIGO: IL TURISMO LENTO PER RISCOPRIRE IL TERRITORIO
Dalla riapertura dei casoni alla Ciclovia degli Orizzonti: il Comune scommette sullo “slow tourism” per rigenerare ambiente e comunità
ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo PER IL DOPO ZAIA GLI SCHIERAMENTI SI TROVANO
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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a pag. 15 Servizio a pag. 21
Bellotto Giancarlo, Rosita, Morena
Bellotto Giancarlo, Rosita, Morena
foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio
Sicuro
Argini del Brenta a rischio collasso anche con piene modeste
La portata dei due fiumi risulta notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova, il surplus di portata è di circa 500 metri cubi al secondo
“Il tema del rischio idraulico nel dibattito pubblico e nelle attenzioni dei cittadini, soffre di sindrome da pericolo: viene affrontato in modo serio e costruttivo solo nei momenti di alta criticità o per meglio dire solo il giorno successivo al disastro ambientale”. A sottolinearlo è Marino Zamboni presidente dell’associazione Brenta Sicuro che da anni si batte per la sicurezza idrogeologica anche dell’area del Piovese. “Neppure la catastrofe accaduta in più riprese in Emilia Romagna, in particolare a maggio 2023, che ha provocato 17 vittime e 10 miliardi di danni - dice Zamboni - è servita a scuotere le coscienze. Ad essere precisi va detto che la nostra regione, rispetto al 2010, si trova in una situazione molto diversa: da zero cantieri ed opere si è passati, ad un costante ed intenso programma di pro-
La
gente
gettazione, accompagnato dalla realizzazione di opere di trattenimento acque, spesso con il doppio uso per siccità e piene. I bacini di laminazione fin qui realizzati, hanno permesso di superare alcune situazioni critiche dei mesi scorsi, in particolare per Vicenza, duramente colpita dall’esondazione del Bacchiglione nel 2010. La complessità della situazione idraulica non permette però di cantare vittoria”. E qui arriva una analisi precisa delle criticità nel Piovese. “A sud di Padova, dopo il nodo idraulico di Padova che regola e regimenta l’afflusso delle acque dei due maggiori fiumi, Brenta e Bacchiglione - dice Zamboni - la situazione fra le province di Padova e Venezia e si complica: la portata dei due fiumi risulta ancora oggi notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova, con la pratica conseguenza che
se ci troviamo ad avere la piena contemporanea dei due corsi d’acqua, il surplus di portata è di circa 500 metri cubi al secondo che, per forza di cose escono dagli argini. Il Piovese sarebbe investito in pieno dal problema e dall’alluvione, come successe nel 1966 ma, oggi con conseguenze enormemente superiori ai danni arrecati a persone e cose, vista l’urbanizzazione e la cementifi-
cazione che hanno consumato il territorio”. Risulta, quindi, necessario per Brenta Sicuro, il completamento dell’idrovia PadovaVenezia- mare che può elevare la sicurezza del territorio a sud di Padova, con una portata di circa 400 metri cubi al secondo.“Al problema delle portate si aggiunge, poi - conclude Zamboni - la pessima qualità delle arginature del Brenta -Cunetta, il tratto, re-
scende in strada per salvare il territorio che scompare
Da quindici anni l’associazione Brenta Sicuro si batte per un territorio più sicuro. Tantissime le iniziative realizzate: manifestazioni, convegni, sit-in raccolte di rifiuti e tanto altro. La scoperta del territorio con l’uso della bicicletta è uno dei punti fissi dell’associazione che riscontra, di anno in anno, grande apprezzamento e partecipazione. Sono 4 le gite che, quest’anno l’associazione ha organizzato insieme a: Pedaliamo per la vita di Vigonovo, l’associazione Riviera al Fronte, il Gruppo Archeologico Mino Me-
duaco, le aziende agricole Borgato Michele e Scacco, Coop Alleanza 3.0. Tutte realtà significative che hanno condiviso le gite. Le gite sono all’insegna della difesa del territorio. Si è partiti il 18 maggio da Vigonovo e fino a Dolo. Il 7 giugno itinerario da Dolo a Mirano. Il 1° giugno la partenza è fissata a Saonara e la gita si propone di conoscere le acque del territorio: dal Brenta, con la sua ultima creazione di metà 800 il Cunetta all’Idrovia, l’eterna incompiuta al Cornio, piccolo corso d’acqua oggi piccolo ma di grande signifi-
cato e con una grande storia. Del Cornio, in particolare, si approfondirà la storia ed il percorso con il libro recentemente pubblicato con letture di uno degli autori Alessandro Destro. L’ultima gita è a settembre, domenica 21, e vedrà protagoniste le strade della Saccisica, con la partenza da Piove di Sacco e l’arrivo all’azienda agricola Scacco di Pontelongo. Le foto scattate, durante il percorso, concorrono all’assegnazione di premi di carattere ambientale. Info whatsapp 328 3626776. (a.a.)
alizzato a metà del 1800, arriva a Corte di Piove di Sacco. Già nel 2014 uno studio commissionato dalla Regione Veneto riscontrava la scarsa tenuta delle arginature che potrebbero, collassare in caso di piene anche non significative. Serve, quindi,una rinnovata consapevolezza del problema, un’attenzione generale e non solo episodica”.
Alessandro Abbadir
Il Brenta durante il passaggio di una piena
Emergenza idrogeologica /2. Invasi e sistemazione dei canali, sono tanti gli interventi in programma
Una linea sottile tra sopravvivere e cedere: il Fiumicello è al limite
Nel territorio della Saccisica sono molti i progetti che il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha in cassetto e che servono per rendere più sicura l’area dal punto di vista idrogeologico e per aiutare il comparto agricolo. Uno di questi progetti è ”Adeguamento della sezione dello scolo Fiumicello per l’ottimizzazione della gestione idrica nel territorio nei Comuni di Piove di Sacco, Polverara e Ponte San Nicolò“. L’intervento pensato, si ramifica tra quattro sotto bacini idraulici del bacino Sesta presa, in un contesto territoriale densamente urbanizzato e dedito a produzioni cerealicole. Il progetto prevede l’efficientamento del tratto di monte dello scolo Fiumicello, attraverso la sistemazione delle sponde e risezionamento dello scolo; adeguamento dei manufatti idraulici dotati di tecnologie innovative per il telecontrollo e la telegestione e sostituzione di parti meccaniche ammalorate. Lo scolo Fiumicello è un ramo principale del reticolo idrografico del bacino. E’ importate per il corretto funzionamento del sistema irriguo ed idraulico. “L’intervento - spiega il Consorzio - permette di aumentare la capacità di supporto nei periodi siccitosi e diminuire lo spreco di risorsa idrica con il telecontrollo”. La capacità di invaso complessiva dei
bacini è di 141.193 metri cubi. Il costo dell’intervento 5.500.000 e il tempo di realizzazione una volta che sarà finanziato e avviato è di 36 mesi. Un altro intervento che va nella stessa direzione è la “Riqualificazione idraulicoambientale dello scolo Pioga”. L’intervento ricade nel bacino Sesta Presa, estendendosi per un’area che interseca 5 Comuni: Saonara, Legnaro, Polverara, Sant’Angelo di Piove di Sacco e Brugine. L’area in questione è caratterizzata da un’alternanza di ampie fasce ad alta densità urbana ed altrettante dedite all’agricoltura. La risistemazione dello scolo Pioga prevede la ricalibratura attraverso un aumento della sezione delle sponde e la piantumazione di specie fitode-
purative. La realizzazione di un nuovo bacino d’invaso a ridosso dello scolo comporta: movimenti terra, piantumazione di specie fitodepurative, installazione di opere elettromeccaniche per la gestione dei volumi di invaso dotate di telecontrollo e misuratori di livello, la realizzazione di un nuovo “baffo” di collegamento con lo scolo “Pioga” in un’area sguarnita di fossature e scoli. I bacini di invaso hanno funzione multi-obiettivo: riserva idrica per l’irrigazione e laminazione delle piene per garantire la sicurezza idraulica. La capacità d’invaso del bacino è di 173.089 metri cubi. Il costo dell’intervento 7.270.000 euro e il tempo di realizzazione, una volta finanziato, di 36 mesi. Alessandro Abbadir
L’aggiornamento del Piano delle Acque di Piove di Sacco
Fra gli interventi in programma dal parte del Consorzio Bacchiglione c’è lo studio relativo all’aggiornamento del Piano delle Acque che riguarda l’intero territorio del Comune di Piove di Sacco. Il piano è uno strumento per la formulazione e redazione di politiche di gestione del territorio, in rapporto ai propri corsi d’acqua. La progettazione dell’intervento è in convenzione con il Comune di Piove di Sacco L’aggiornamento del Piano delle Acque si articolerà in diversi punti: verifica delle conoscenze disponibili, analisi di tutte le informazioni territoriali, climatologiche, idrologiche, idrauliche,
geologiche, pedologiche, paesaggistiche necessarie al fine di una corretta pianificazione, e successive progettazione e realizzazione degli interventi. Saranno fatte ipotesi di progetto, contenente le linee guida di intervento, la filosofia e la metodologia, l’analisi dei progetti del Consorzio e l’individuazione degli interventi da fare a breve termine. Sarà inclusa l’ipotesi di gestione, contenente indicazioni sulla modulistica da compilare per il rilascio di licenze e concessioni, sui metodi e sui mezzi necessari per la manutenzione ed eventuale regolamento per la corretta gestione e manutenzione dei fossati. “Sarà fatta -
sottolinea il Consorzio - una verifica della rete scolante ricadente nel territorio comunale di Piove di Sacco”. ”Uno degli obiettivi del Piano delle Acque - conclude una nota del Consorzio- dovrà essere quello di individuare eventuali interventi da attuare per eliminare le criticità, relativamente alle reti fognarie miste ed alle reti di drenaggio delle acque meteoriche, anche alla luce dell’ultima direttiva comunitaria in materia di cambiamento climatico, che la Regione del Veneto sta declinando nel nostro territorio attraverso la strategia regionale di adattamento ai cambiamenti”. (a.a.)
I bacini di invaso hanno funzione multi-obiettivo: riserva idrica per l’irrigazione e laminazione delle piene per la sicurezza idraulica
Carrarese,
35044 Montagnana (PD) Via Michiel, 15/2 • 35028 Piove di Sacco (PD)
Un intervento nel comprensorio del Consorzio Bacchiglione
L’alcol sempre più diffuso fra i più giovani e le ragazze ormai superano i maschi
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
della Riviera del Brenta
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
SICUREZZA IDROGEOLOGICA,
VENETO HA ANCORA PAURA
L’allarme di Opzione Zero: “cementificazione selvaggia si va verso il disastro, bisogna cambiare rotta”. A Dolo invasi per trattenere l’acqua e gestire le emergenze. Brenta Sicuro: “serve il completamento dell’Idrovia”.
alle pagg. 6 e 7
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Marco Dori, presidente della Conferenza dei sindaci, ribadisce la necessità di interventi urgenti sulla strada esistente, prima di considerare nuovi tracciati
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio a pag. 4
Bombe d’acqua e siccità, la paura è costante: “Servono nuovi invasi”
Una importante opera idraulica di mitigazione è da poco realizzata ad Arino, in sinergia con un privato: coinvolge oltre 130.000 mila metri quadrati di terreno
S iccità e bombe d’acqua sono le testimonianze che il clima è cambiato. Se un tempo la parola d’ordine nel governo delle acque meteoriche era quella di accelerare lo scorrimento dell’acqua piovana, oggi, al contrario, la modalità di gestione dell’acqua è quella di trattenerla. A fare il punto della situazione per il territorio di Dolo è il sindaco Gianluigi Naletto. “Complessivamente - dice Naletto - il territorio dolese presenta un buon equilibrio idraulico, ciò grazie ad importanti interventi che il Comune ha contribuito a realizzare, in collaborazione con i Consorzi di Bonifica, la Regione e privati. Opere come il potenziamento delle elettropompe nel canale
pensile Serraglio, la sistemazione dello scolo Comunetto nel distretto delle scuole secondarie di secondo grado e l’avvio del piano di manutenzione della rete comunale delle acque bianche e nere, garantiscono una buona gestione idrica del nostro ambiente urbano ed agricolo”. Una importante opera idraulica di mitigazione è da poco realizzata nella frazione di Arino, in sinergia con un soggetto privato, che coinvolge oltre 130.000 mila metri quadrati di terreno. Un intervento di laminazione capace di contenere oltre 100.000 mila metri cubi, pari a 100 milioni di litri d’acqua. “E’ - dice Naletto - una infrastruttura naturale, unica nel suo genere, programmata ed in
fase di approvazione dall’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali”. A sud del paese si sta lavorando, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Bacchiglione, all’estensione di un’area umida già presente, al confine con Camponogara, nel sedime dell’ex idrovia PadovaVenezia. Si tratta della costruzione di un invaso, fa sapere il Comune, di altri 100.000 mila metri cubi, su un’area di circa 10 ettari. Un intervento finanziato dalla Regione Veneto per circa 3,8 milioni di euro. Un progetto che realizzerà tra i più importanti parchi d’acqua e della biodiversità veneti, in cui l’idea di fondo è quella di raccogliere e gestire l’acqua durante i sempre più frequenti fenomeni piovosi torrenziali (bombe d’acqua), utilizzandola poi nei periodi più siccitosi. Il concetto è quello di un sistema di “laghetti”, nei quali far scorrere acqua corrente per la possibile
Criticità continue, sono necessari sempre più interventi a Mira
Contro il rischio idraulico, nel 2025 il Comune di Mira interverrà lungo via Valmarana, via Risorgimento e tra via Oberdan e via Toti, nella zona degli impianti sportivi e scolastici. Due aree critiche, dove nel 2024 si sono verificati disagi a causa delle forti piogge. Stanziati 250mila euro. “L’intervento riguarderà la pulizia e la ridefinizione di alcuni fossati - spiega il sindaco Marco Dori - essenziali per il corretto defluire delle acque, ma anche l’installa-
zione di nuove valvole idrauliche. Questo dovrebbe favorire il deflusso delle acque. Molto dipenderà dal funzionamento dell’intero sistema idraulico, compresa la capacità ricettiva. Nel 2024 c’è stato questo problema di sistema, che si verifica solo in condizioni meteo eccezionali”. Gli interventi individuati vanno in continuità con altri già attuati dal Comune di Mira e da quelli programmati da Consorzio e Veritas. Con questi enti, il Comune ha attivato un
tavolo di coordinamento. “Negli scorsi mesi - continua Dori - siamo intervenuti lungo il fossato di via Sabbiona, ma abbiamo manutentato anche fossati in zona Oriago Sud, i sottopassi il sistema di pompe. Abbiamo installato una pompa idrovora a Mira, in zona via dei Pioppi e via Savoldelli. Quasi completati gli interventi lungo via Rugoletto”. Rimane la pulizia di tombini e caditoie. Negli ultimi sei mesi, il Comune ha messo mano a 500 tombini
ricarica degli scoli irrigui e delle falde, prevedendo anche la realizzazione di impianti di produzione idroelettrica e fotovoltaica in grado di alimentare stazioni di pompaggio d’acqua nei momenti di criticità idrica. “Se sempre vivo deve restare - dice Nalettoil nostro appello alla Regione per la necessità di un piano di manutenzione straordinario del Na-
viglio, altrettanto costante deve essere il monitoraggio dei quasi 70 chilometri della rete idraulica minore, 66% privata, 20% comunale e 12% della Città metropolitana di Venezia. Si sta lavorando infine ad un piano per una collaborazione straordinaria con i privati, utile alla realizzazione delle manutenzioni necessarie” Alessandro Abbadir
distribuiti su tutto il territorio, che ne conta 6mila. “Quest’anno dovremo farne quasi mille - conclude. Abbiamo anche intenzione di intervenire con uno studio che affronti il nodo più complesso del quartiere di Mira che da via Pavese arriva a via Fratelli Bandiera. Abbiamo rinnovato l’ordinanza che obbliga i privati a tenere puliti e in ordine i fossati. Speriamo che arrivino fondi legati alla Legge Speciale, per ora non finanziata”. (a.a.)
L’invaso nell’area di Dolo
Il sindaco Marco Dori
“Cementificazione selvaggia: si va verso il disastro, bisogna cambiare rotta”
Dagli ultimi dati
Ispra oltre mezzo milione di persone (568.131) sono a rischio alluvioni in Veneto. Questo è il principale rischio idrogeologico soprattutto per il padovano e il veneziano. A legare questo rischio sempre più elevato, al cambiamento climatico anche in Riviera del Brenta e del Miranese, è l’associazione Opzione Zero. “Dai dati - spiega il referente Mattia Donadel - emerge che dagli anni ‘80 dello scorso secolo il continente europeo si è riscaldato a una velocità doppia rispetto alla media mondiale, diventando il continente a riscaldamento più rapido della Terra. L’Istituto nazionale Ispra segnala che il Veneto rimane la seconda regione più cementificata d’Italia con l’11,88% della superficie regionale consumata (891 gli ettari persi nel 2023). Del resto che continuino a spuntare palazzine o supermercati al posto di casette, oppure centri commerciali e poli logistici là dove prima c’erano campi, è sotto gli occhi di tutti anche in Riviera del Brenta e nel Miranese”. Il Comitato fa denunce precise. “Si torna a parlare di “Romea commerciale”, di un
nuovo casello ad Albarea, mentre in zona incombono altri progetti - dice Donadel - di cemento e asfalto. I fatti dimostrano che in un territorio così compromesso, a fronte di precipitazioni sempre più abbondanti e intense, la vulnerabilità idraulica è una delle conseguenze più gravi e immediate. Le vasche di contenimento intorno alle nuove lottizzazioni sono solo una foglia di fico, e le opere idrauliche come le vasche di espansione costruite in questi anni sono poca cosa rispetto a quanto sarebbe necessario. Le reti per la raccolta delle acque nere e delle acque bianche sono sottodimensionate o assenti. I Piani delle Acque comunali rimangono in buona parte solo sulla car-
ta. Non va meglio per i corsi d’acqua principali, dove gli interventi di messa in sicurezza degli argini sono insufficienti e discutibili, come per esempio lungo il fiume Brenta dove è stata rasa al suolo la vegetazione spondale per chilometri. Mentre invece opere importanti per la messa in sicurezza idraulica e per la gestione delle acque anche in tempi di siccità, continuano a rimanere lettera morta, è il caso della famigerata Idrovia. Si sta facendo tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare“. Quali le soluzioni? “Gli amministratori degli enti locali potrebbero - conclude- cominciare a fare la loro parte: puntare sull’obiettivo consumo di suolo zero, privilegiando la riqualificazione del patrimonio abitativo esistente, destinare e reclamare più fondi per l’adeguamento delle reti fognarie e scolanti, investire sullo sviluppo e sulla gestione del “verde urbano”, sulla riforestazione massiccia del territorio e su una agricoltura a basso impatto; diventare promotori dello sviluppo delle fonti rinnovabili e delle comunità energetiche locali”. Alessandro Abbadir
Il Comitato Brenta Sicuro: “Per mettere in sicurezza l’area dalle alluvioni va completata l’Idrovia”
“Il tema del “rischio idraulico” nel dibattito pubblico e nelle attenzioni dei cittadini soffre di sindrome da pericolo: viene affrontato in modo serio e costruttivo sono nei momenti di altra criticità o per meglio dire solo il giorno successivo al disastro ambientale che incombe nei nostri territori”. A dirlo è Marino Zamboni presidente dell’associazione Brenta Sicuro ù che lancia l’allarme sulla questione della tutela dei fiumi.
“Neppure la catastrofe accaduta in più riprese in Emilia Romagna nel 2023, che ha provocato 17 vittime e 10 miliardi di danni - dice - è servita a scuotere le coscienze
venete. I bacini di laminazione fin qui realizzati, hanno permesso di superare alcune situazioni critiche dei mesi scorsi”. Ma non basta per Zamboni. ”La complessità della situazione idraulica - dice - non permette di “cantare vittoria”. A sud di Padova, dopo il nodo idraulico che regola l’afflusso delle acque dei due maggiori fiumi, Brenta e Bacchiglione, la situazione fra le provincie di Padova e Venezia si complica: la portata dei due fiumi risulta ancora oggi notevolmente inferiore a sud rispetto a nord di Padova con pratica conseguenza sui territori della Riviera del Brenta, e della Saccisica.
Qui il surplus di portata è di circa 500 metri cubi al secondo che, per forza di cose escono dagli argini”. Da qui delle richieste precise. “E’ necessaria una nuova opera - conclude Zamboni - l’idrovia PadovaVenezia- mare che può elevare la sicurezza del territorio a sud di Padova e potrebbe apportare benefici anche alla, oggi ridotta portata del Novissimo; quindi anche Saccisica e Riviera del Brenta, un’opera che avrebbe una portata di circa 400 metri cubi al secondo. La voce dei cittadini è indispensabile per regolare le scelte dei rappresentanti politici”. (a.a.)
Fra le opere da evitare per Opzione zero: la Romea Commerciale, un nuovo casello sulla A4
Il rischio alluvioni in Veneto
Idrosanitari Riscaldamento
Primo soccorso, l’Ulss 5 Polesana diventa centro di formazione
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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VENETO HA ANCORA PAURA
Rovigo fa i conti con il costante stato d’allerta, viva la memoria delle catastrofi degli anni scorsi, il timore è che quelle “lezioni” non siano servite e che si continuino ad ignorare i rischi
I soldi non spesi dall’amministrazione comunale al centro del dibattito politico: tra accuse di occasioni mancate e necessità di equilibrio
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
Servizio a pag. 4
A Rovigo è sempre incubo maltempo
Viva è la memoria degli eventi catastrofici che hanno segnato l’estate del 2024 a Rovigo, con danni e disagi causati da trombe d’aria e bombe d’acqua. Nonostante gli sforzi, il timore che quelle “lezioni” non siano servite persiste, alimentato dall’inquietudine per la gestione delle infrastrutture e la protezione contro futuri eventi climatici estremi.
S i avvicina la stagione estiva e a Rovigo i residenti continuano a guardare il cielo con inquietudine, memori di quanto accaduto nel 2024.
Nell’estate scorsa, infatti, ci sono stati due momenti particolarmente difficili per il capoluogo polesano.
Il primo a giugno quando una tromba d’aria ha investito la Città procurando danni, anche ingenti, allagamenti di scantinati e rendendo buona parte della viabilità cittadina impraticabile. In quell’occasione vi furono oltre 200 chiamate di soccorso ai Vigili del Fuoco e il direzione interregionale di Veneto e Trentino Alto Adige ebbe un bel da fare per riportare la situazione alla normalità.
Nutrie. Al
Sottopassi allagati e sospesi, caos nel traffico, capannoni divelti, detriti che volavano per le strade e tanta tanta paura da parte dei residenti. Uno scenario a dir poco terrificante che ha portato con sé uno strascico di polemiche.
La prima legata al tema dei rimborsi: come purtroppo sempre più spesso sta accadendo i fondi a disposizione dei privati che hanno subito danni quando arrivano, e se arrivano, sono sempre insufficienti e non costituiscono un ristoro reale.
La seconda riguarda le forme di manutenzione che, per essere chiari, si chiamano manutenzioni. Se è vero, come è vero, che contro la furia del vento poco si può fare è altrettanto vero che per la pioggia prevedere bacini sco-
lanti, rendere meno impermeabile il suolo stando attenti a quanto e dove si costruire, potenziare la rete fognaria e mantenere sempre pulite le caditoie sono risposte concrete che, troppo spesso, non vengono poste in essere a sufficienza.
Infatti nel settembre dello stesso anno Rovigo si è ritrovata punto e a capo. Questa volta non c’entra un tornado, ma delle cosiddette “bombe d’acqua”: precipitazioni eccezionali per quantità e per intensità di stampo tropicale.
Nel primo pomeriggio dello scorso 5 settembre, infatti, un intenso temporale ha investito tutta la provincia, provocando ingenti danni e disagi. L’acqua piovana ha causato allagamenti in diverse zone, con particolari problemi all’Interporto e alle vie circostanti. La caduta di alberi ha bloccato strade principali e secondarie, creando difficoltà alla circolazione. Un grave guasto elettrico ha colpito la centrale di potabilizzazione dell’acqua di Boara Polesine, interrompendo la fornitura idrica nei comuni di Rovigo, Costa di Rovigo, Villamarzana, Arquà Polesine, Pontecchio Polesine,
Ceregnano, Villadose e San Martino di Venezze.
All’Interporto, i danni sono stati particolarmente significativi, con la sala pompe antincendio completamente allagata. Al Ceod di S. Apollinare, i vigili del fuoco sono intervenuti per assistere il trasporto delle persone, poiché l’acqua ha reso difficoltoso l’accesso. In Via Umberto I, alcuni rami sono caduti sulla strada, mentre le vie della Resistenza, Silvestri e Benvenuto Tisi sono state gravemente allagate.
In Via Fermi, l’uscita della tangenziale è stata bloccata da un grosso ramo. Anche in Via Martiri Belfiore e Via Marchioni, alberi caduti hanno ostacolano il traffico. Inoltre, si sono registrate nu-
merose richieste di intervento per cantine e garage allagati. Tutte le forze dell’ordine e la protezione civile si sono attivamente impegnate sul territorio per ripristinare la normalità e gestire i numerosi disagi causati dal maltempo.
Oggi, come detto, i residenti si chiedono cosa potrà mai accadere nei prossimi mesi con la memoria che va, evidentemente, a quanto accaduto a giugno e settembre del 2024 e con gli occhi che guardano le immagini degli allagamenti nella vicina Cavarzere di poche settimane fa. In tutti, oltre all’inquietudine, si fa largo il timore che in questi mesi, purtroppo, non si sia fatto abbastanza per non ritrovarsi nelle stesse condizioni.
via progetto sperimentale con i Consorzi di Bonifica per il controllo della specie
La Regione del Veneto ha approvato un progetto sperimentale, per aumentare l’efficacia delle azioni di controllo ed eradicazione della nutria sull’intero territorio regionale. Si tratta della prima trance di 500.000 euro per l’anno in corso nell’ambito di un programma di spesa che si dovrà sviluppare nell’ambito del triennio 2025-2027 con una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro: 500 mila euro per ciascuna annualità. La novità è la scelta di attribuire un ruolo da protagonista ai Consorzi di Bonifica e alle Autorità di bacino, custodi dei corsi d’acqua interni, col fine di ottimizzare gli sforzi per
Massimo, anni 43 montatore di Tecno Crane da 34 anni.
combattere la nutria, specie particolarmente dannosa per l’ambiente in particolare per la tenuta idrogeologica del territorio in caso di eventi meteorologici estremi.
“La nutria è una specie che ha avuto una enorme espansione in Veneto, trovando il suo habitat ideale in un territorio caratterizzato dall’ampio numero di corsi d’acqua, ed è sotto gli occhi di tutti l’impatto dannoso che provoca, tra il pericolo per la tenuta degli argini e la devastazione delle colture – spiega l’assessore alla Caccia Cristiano Corazzari-. La situazione diventa sempre più critica ed è per questo che la Regione ha scelto di in-
tervenire con questo progetto sperimentale che punta a incrementare gli abbattimenti e ad avere un maggior controllo sulla distribuzione e sugli effetti della specie sul territorio.
I Consorzi di Bonifica attivi sul territorio regionale diventano soggetti attuatori privilegiati del Piano regionale di controllo della nutria, piano già approvato nel 2021, con il compito di comporre e gestire le squadre degli operatori abilitati al controllo, favorendo il raccordo operativo con la Polizia Provinciale, di organizzare lo smaltimento delle carcasse, di raccogliere ed elaborare le informazioni sui capi catturati”.
IMMAGINIAMO IL FUTURO. DA SEMPRE.
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Emergenza idrogeologica/2. Il cambiamento climatico è qui, ignorarlo oggi significa pagare domani un prezzo più alto
Tempesta perfetta ormai di norma, l’acqua cerca spazi che non ci sono
Che si sia negazionisti o invece convinti che vi sia un cambiamento climatico in atto, poco importa. A dare le prime risposte sta pensando la natura che in quest’ultimo decennio ha intensificato non solo la potenza, ma anche la frequenza dei fenomeni meteorologici.
A dare conferma di un clima che ha cambiato il suo aspetto è Marco Rabito, meteorologo Ampro, l’associazione che riunisce i professionisti di questo settore. «Purtroppo, si stanno sommando una serie di fattori che stanno dando origine alla tempesta perfetta, volendo stare in tema con l’argomento. Da un lato, anche nei nostri territori, così come in tutto il resto del Paese, stiamo pagando le conseguenze di scelte di urbanizzazione, civile e industriale, che oggi presentano un conto molto salato. Dall’altro ci troviamo effettivamente di fronte a fenomeni meteo di grave intensità che si
succedono con frequenze imprevedibili. Nulla di nuovo dal punto di vista della portata degli accadimenti, già accaduti più volte nel corso dei secoli, solo che allora avvenivano ogni 20 anni, oggi più
volte l’anno».
Molti sindaci si lamentano del fatto che non ci sono le risorse per fare la manutenzione dei letti dei fiumi e dei torrenti.
«Hanno ragione. Ma va detto che quando cadono nell’arco di una o due ore gli stessi millimetri di pioggia che solitamente avvengono in un mese, puoi fare tutta la manutenzione che vuoi. Il risultato si misura in minori o maggiori danni, non in nessun danno.
Lo scenario che ci aspetta è passare dalla siccità, dai torrenti in secca alle alluvioni?
«Oggi la falda acquifera è sovrabbondante, ma non mi stupire se accadesse il contrario tra due anni. Tutti assieme, industrie, agricoltura, noi cittadini, consumiamo 250 litri d’acqua pro capite al giorno. In Europa esattamente la metà. L’acqua è un bene prezioso di cui non si ha piena coscienza».
Mauro Della Valle
Approvato alla Camera un Ordine del Giorno di Romeo per garantire i fondi ai Consorzi
E’ stato approvato lo scorso dicembre all’unanimità alla Camera dei Deputati un emendamento presentato dall’Onorevole Nadia Romeo per il rifinanziamento delle attività dei Consorzi. In Finanziaria, infatti, non erano stati previsti, per la prima volta, i fondi per il contrasto alla subsidenza.
“La legge di Bilancio 2025 – ha spiegato Romeo nel proprio intervento - per come è stata disegnata, priva il Polesine dei fondi necessari per garantire la sicurezza idraulica, requisito essenziale per la tutela e la salvaguardia di questa terra sia dal punto di vista ambientale che economico. Una lacuna gravissima, che tocca anche, seppure in misura minore, le province di Ferrara e Ravenna”.
“Questi territori, infatti, sono stati colpiti, nei decenni passati, dal fenomeno della subsidenza, l’abbassamento del terreno, dovuto alle estrazioni di gas. L’attività estrattiva è stata fermata negli anni Sessanta, quando le sue conseguenze negative vennero sco-
perte e approfondite, ma il danno, ormai era fatto. Ed era permanente. Da allora, per evitare inondazioni e allagamenti, nei territori situati più in basso rispetto al livello del mare, oltre alle arginature e alle altre opere di difesa, è necessario tenere costantemente in funzione le idrovore, gestite dai Consorzi di Bonifica. I costi sono ingenti e i finanziamenti assolutamente necessari.”
“Il territorio è oggi mantenuto in sicurezza attraverso la costante
attività delle idrovore e dei consorzi di Bonifica: uno sforzo che dura 365 giorni all’anno e che ha costi elevati, sia in termini di personale che di energia. Per questo, da quando il problema si è palesato, sono sempre stati previsti, a livello centrale, fondi per coprire queste spese”.
L’odg è stato votato all’unanimità dall’aula. “Adesso – chiude Romeo - aspettiamo i fatti e quindi le risorse, che devono essere riallocate immediatamente”.
Marco Rabito, meteorologo Ampro: «La frequenza dei fenomeni ad alta intensità ci dice che qualcosa sta cambiando. La soluzione? Bacini di laminazione a doppia funzione».
Meningite, individuati
142 casi nell’Ulss 6, la prevenzione passa dai vaccini
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI E SICUREZZA IDROGEOLOGICA,
Tra Abano e Montegrotto il rischio è sempre elevato, gli alluvionati chiedono interventi per mettere in sicurezza i quartieri più fragili, per il nuovi bacini servono 36 milioni di euro
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
SOSTENIBILE:
Un piano integrato tra mobilità, sicurezza e turismo per completare l’Anello dei Colli e chiudere il passaggio a livello
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi alle pagg. 6 e 7
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Ad Abano Terme il rischio è sempre alle stelle
Il sindaco Barbierato ricorda gli interventi per migliorare l’efficienza dei canali e attende una risposta alla richiesta di finanziamento per il progetto delle vasche di laminazione
Anche nei giorni scorsi, per la precisione il 12 maggio, Abano ha fatto i conti con gli effetti dell’ennesima precipitazione intensa, la cosiddetta “bomba d’acqua” che ha mandato sott’acqua alcune vie e quartieri cittadini, con pensati disagi per i cittadini. E’ solo l’ultimo di una lunga serie di eventi che nel breve arco di tempo di cinque anni hanno provocato estesi allagamenti e danni notevoli. Gli episodi più violenti sono stati lo scorso anno a maggio 2024, ma anche ad ottobre 2021 e, prima, nel 2019. Abano vanta poi, insieme a Montegrotto, il primato di un elevato rischio idraulico. Secondo i dati Ispra oltre l’82% della popolazione e anche degli edifici cittadini è esposto al rischio alluvione.
Abbiamo chiesto al sindaco Federico Barbierato come la città sta affrontando questa minaccia che
si può ripresentare ad ogni pioggia intensa.
Sindaco, sul fronte della sicurezza idraulica che risposte arrivano da Abano?
“E’ una situazione che rispecchia un po’ quanto sta succedendo su tutto il territorio italiano. Ad Abano come amministrazione abbiamo investito in questi anni notevoli risorse per migliorare l’efficienza dei canali di scolo e migliorare la la capacità di assorbimento dell’acqua. Con le risorse pubbliche, quindi soldi dei cittadini, insieme al Consorzio di Bonifica Bacchiglione abbiamo messo a punto un progetto per la realizzazione di alcuni invasi di laminazione che andrebbero a ridurre fortemente il rischio idrogeologico. Sono opere straordinarie che richiedono risorse governative o europee e sulle quali confidiamo che
Il grido d’allarme degli alluvionati:
Ad ogni pioggia, anche di entità modesta, i residenti del quartiere San Lorenzo, via Pinazza e Cesare Battisti temono di rivivere l’incubo degli allagamenti. L’ultimo episodio risale esattamente ad un anno fa, nel maggio 2024, quando una vasta zona del centro di Abano finì sott’acqua. Ma era successo anche in precedenza, con l’acqua entrata in decine di abitazioni, allagando case, cortili, garage, ma anche attività commerciali e aziende. “All’arrivo di ogni temporale abbiamo paura e corriamo a portare la auto in zone più sicure, viviamo letteralmente con l’acqua alla gola e per quanto ci è successo in passato non abbiamo ricevuto indennizzi”, racconta chi abita nel quartiere di via Pinazza. Tutta l’area, spiega Giorgio
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quanto prima arrivi una risposta, proprio perché abbiamo progetti già esecutivi, quindi che aspettano solo di essere finanziati”.
Il Comune quali risorse impegna per gli interventi sul territorio?
Abbiamo un intervento da mezzo milione di euro, realizzato insieme al Consorzio di Bonifica, che ci ha permesso di rafforzare le sponde dello scolo Bolzani. Abbiamo poi impiegato altre risorse per migliorare il deflusso delle acque nei fossi nei fossi consortili. Si tratta di priorità per il nostro territorio, che richiedono un impegno costante. Ovviamente aspettiamo una risposta sui progetti esecutivi presentati proprio per gli invasi di laminazione, opere veramente decisive per il nostro territorio”.
Esiste una mappa delle aree a rischio?
Stiamo stati fra i primi Comuni ad adottare un piano delle acque e lo stiamo già aggiornando. Anche questo è stato un investimento significativo e utile perché prima di
adottare il piano delle acque non si conosceva bene il rischio idrogeologico della città. Attraverso questo poderoso lavoro abbiamo raccolto una sere di dati, misure e rilevazioni che ci consento interventi mirati su zone specifiche per le quali disponiamo di una mappatura adeguata che ci permette di fare le nostre valutazioni insieme ai tecnici.
La cittadinanza come viene informata sulla sicurezza idraulica?
“Paura ad ogni pioggia, fognature da adeguare”
Bassan, un cittadino che da anni segue le vicende legate alla sicurezza idraulica, è attraversata dallo scolo Piovega, che però è completamente tombinato e scorre sotto strade e abitazioni.
“Ormai lo scolo, tarato sugli eventi meteorici degli anni Cinquanta del secolo scorso, è inadeguato al suo compito di drenaggio idraulico per l’intera area, spiega Bassan - e nel tempo la sezione si è ridotta a causa del deposito di terra e detriti sul fondo. E’ perciò una zona molto a rischio e ad ogni pioggia, neanche troppo violenta, è concreta la possibilità che i residenti si trovino l’acqua in casa. L’effetto dei cambiamenti climatici si fa sentire in maniera pesante nella nostra città e, oltre a quanto è già stato fatto, servo-
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“Chiavi in Mano”
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no nuovi interventi”.
Per questo i residenti del quartiere si sono fatti promotori di una petizione accompagnata da oltre duecento firme per chiedere al Comune di adeguare “quanto prima e con tempi certi la rete di fognature meteoriche del quartiere Pinazza e di verificare la funzionalità dello scolo Piovega”.
Inoltre i firmatari chiedono che si aumenti la portata delle fognature e dei fossi di scolo, realizzandone di nuovi se necessario, di garantire la manutenzione e la pulizia delle caditoie e degli impianti di sollevamento.
L’appello del quartiere è stato raccolto e rilanciato da Francesca Forcella, consigliere neo eletta del Consorzio di bonifica Bacchiglione. (n.s.)
Continuiamo ad organizzare incontri, anche col gruppo di protezione civile, proprio per informare su come affrontare le emergenze sul tipo di aiuti che possono essere messi in campo. Inoltre informiamo costantemente tutti i cittadini, attraverso tutti i canali di comunicazione, compresi i social, proprio per raggiungere la cittadinanza in maniera capillare.
Nicola Stievano
BAGNO
La mappa del rischio idraulico ad Abano e Montegrotto
In rosso la pericolosità idraulica del quartiere Pinazza, attraversato dallo scolo Piovega
Montegrotto: l’acqua è una minaccia costante
Per due volte, nella prima metà del 2024, Montegrotto è finita sott’acqua, con danni ingenti, per oltre venti milioni di euro, e un senso di impotenza crescente fra la popolazione. La fragilità del territorio è confermata dai numeri, dagli indicatori di rischio alluvione elaborati dall’Ispra nel rapporto sul dissesto idrogeologico, oltretutto un paio d’anni prima della doppia emergenza che ha investito la cittadina. A Montegrotto oltre 9 mila abitanti vivono in aree a forte rischio idraulico, oltre l’82% del totale, al pari di Abano.
Questa preoccupante fotografia è stata confermata dagli eventi drammatici dell’anno scorso quando le piogge intense hanno messo in crisi il sistema di scolo. Nella frazione di Turri l’acqua ha provocato dissesti anche su strade e marciapiedi. Qualche settimana ha aperto il cantiere di rifacimento del percorso pedonale e della sede stradale. Questo intervento è l’ultima fase di uni’azione ampia e articolata, che il Comune, spiegano dal municipio, ha portato avanti nei mesi scorsi per migliorare la sicurezza idraulica del paese e risolvere una serie di criticità legate alla rete di raccolta delle acque piovane. “La situazione che ci siamo trovati ad affrontare - spiega l’assessore ai Lavori Pubblici Duilio Fasolato - era complessa e delicata. Prima di poter intervenire con i ripristini stradali, è stato fon-
damentale conoscere nel dettaglio lo stato delle condotte sotterranee, molte delle quali risultavano in condizioni critiche e completamente ostruite da detriti, terra e materiale non compatibile con un normale funzionamento”.
“Non si tratta di un semplice rifacimento stradale, - aggiunge il sindaco Riccardo Mortandello - ma di un intervento che mette in sicurezza un’intera area”. La prima urgenza è stata mettere in sicurezza i percorsi pedonali di via Catajo, in particolare ripristinando due tombotti che risultavano gravemente compromessi. Nel frattempo si procederà alla pulizia approfondita delle condotte sotterranee di raccolta delle acque meteoriche, nel tratto compreso tra via XXV Aprile e lo scarico su
canale Rialto. È inoltre previsto l’intervento di pulizia e rimodellamento dell’alveo del fossato in corrispondenza dello scarico delle condotte nello scolo consorziale Rialto, per migliorare il deflusso delle acque.
Terminata la pulizia, i dati raccolti durante le videoispezioni sono stati inseriti nel portale Catasto del Sottosuolo, creando una mappa aggiornata e precisa della rete di drenaggio cittadina e individuando i punti maggiormente danneggiati. Infine stanno partendo i lavori curati dai Servizi Forestali Regionali lungo via Scagliole. Verrà tagliata la vegetazione che ostacola il regolare deflusso delle acque, e anche l’alveo sarà risezionato per migliorare la capacità di smaltimento delle acque.
Per i nuovi bacini servono 36 milioni di euro, intanto si pensa al raddoppio dell’idrovora di Montegrotto
Raccogliere in tempi brevi l’acqua quando è in eccesso e creare anche delle scorte per i periodi di siccità. Questo il duplice obiettivo che guida gli interventi del Consorzio di Bonifica Bacchiglione che nella zona termale ha investito nel recente passato milioni di euro per migliorare la sicurezza idraulica e intende stanziare altre risorse. E’ il caso dell’ambizioso progetto da 36 milioni di euro per la costruzione di quattro invasi, grandi vasche di raccolta delle acque a servizio di Montegrotto, Abano e tutta l’area collinare circostante. In tutto questi bacini potranno raccogliere fino a 6 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua, che potrà essere distribuita per l’irrigazione attraverso
la costruzione di una tubatura che raggiunga le zone coltivate. Questo metterebbe al sicuro alcune aree soggette ad allagamenti. Nel frattempo a Monterosso il Consorzio ha già costruito un bacino da 30 mila metri bubi per ridurre la portata dello scolo Poggese.
Per Montegrotto intanto si fa strada l’idea di raddoppiare l’impianto idrovoro sullo scolo Paiuzza Rialto, portandola dagli attuali 1.050 litri al secondo a 2.050 litri con l’installazione di una nuova elettropompa e l’installazione di una nuova cabina di media tensione per aumentare la potenza dell’impianto. Per realizzarla servirà un milione e mezzo di euro. Infine ad Abano è pronto lo studio di fattibilità del
collegamento da 5 milioni e mezzo tra gli scoli Piovega e Menona, in modo da ridurre il rischio idraulico della zona centrale, come richiesto dagli stessi cittadini.
“Il Consorzio Bacchiglionecommenta il presidente Silvano Bugno - grazie alla sinergia e alla collaborazione che è riuscito a creare con le Amministrazioni comunali e gli altri soggetti che operano nel territorio sta lavorando per ottenere i finanziamenti dimostrando l’importanza di realizzare queste strutture per la sicurezza idraulica del territorio. Siamo fiduciosi verso le Istituzioni, affinché possano sbloccare i fondi e finanziare i molti progetti pronti per essere cantierati”. (n.s.)
Oltre l’82% dei residenti potrebbe subire gli effetti di un’alluvione, oltre 1.600 le imprese in aree ad alto rischio. A Turri intanto al via il cantiere dopo i disastri dello scorso anno
Il rischio alluvioni per Montegrotto e Abano (rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico)
di Treviso
Adolescenti della Marca: 3 su 4 bevono alcol, il 24% usa psicofarmaci senza ricetta medica
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
GOLA:
Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
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A Treviso sonde televigilate sui punti critici e pronto a essere varato un Protocollo Allagamenti, ma Legambiente mette sotto accusa la “cementificazione selvaggia”
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
L’ADDIO A GIANCARLO GENTILINI
IL SINDACO SCERIFFO DI TREVISO
Ultimo memorabile tributo della città e della politica al leghista, morto il 24 aprile all’età di 95 anni
SI TROVANO ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Veneto fragile e contraddittorio
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Nelle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
foto di Nicola Fossella
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L’accusa. Per il circolo cittadino il consumo di suolo è corresponsabile delle ultime esondazioni in città
Cementificazione selvaggia, un flagello Legambiente lancia l’allarme sul territorio
Non solo crisi climatica tra le cause delle alluvioni
Gli ambientalisti sostengono che nuove lottizzazioni, nuove strade, tombinamenti e interventi inadatti hanno ridotto drasticamente la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana, rendendo il territorio vulnerabile ai frequenti eventi meteorologici
Cementificazione selvaggia.
Per Legambiente Treviso va trovata qui la causa delle esondazioni sempre più frequenti in città e in numerosi comuni della Marca. Un consumo di suolo che, unito agli effetti della crisi climatica, produce allagamenti.
Già in occasione degli ultimi eventi dello scorso autunno, il circolo cittadino non ha fatto mancare la sua voce critica, additando come corresponsabile della gravità dell’alluvione una “cementificazione incontrollata degli ultimi anni, che non si intende interrompere”. Dalle nuove lottizzazioni alle nuove strade (Legambiente Treviso da sempre
è fortemente contraria alla realizzazione del secondo stralcio del Terraglio est, ndr), dai tombinamenti agli interventi spesso realizzati in aree inadatte: tutti elementi che “hanno ridotto drasticamente la capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana, contribuendo a inondazioni improvvise e sempre più frequenti”. A questo viene aggiunta “la mancanza di una pianificazione territoriale adeguata e di misure preventive da parte di Governo, Regione e molte amministrazioni locali”. Mancanza che “ha aggravato ulteriormente la situazione, rendendo il territorio vulnerabile agli eventi meteorologici che
sono e saranno sempre più intensi e ricorrenti”.
Secondo l’associazione ambientalista è urgente un intervento politico a più livelli “per tutelare un territorio fragile come il nostro
e limitare il consumo di suolo, tra le cause della crisi climatica”. E stila una lista di iniziative urgenti per arrestare la cementificazione lungo i corsi d’acqua, restituendo loto il necessari spazio naturale:
La bomba d’acqua nella notte fra 23 e 24 settembre 2024 Sottopassi e garage allagati, ma il bacino di laminazione evitò il peggio
L’ultima volta che la città si è trovata a fare i conti con una situazione critica dal punto di vista idrogeologico è stato all’inizio dello scorso autunno. Nella notte fra il 23 e il 24 settembre 2024 una violenta ondata di maltempo si abbatté su Treviso, causando diversi allagamenti. In due ore caddero 60 millimetri di pioggia, a fronte di una media stagionale di 75 al mese. Le conseguenze – fortunatamente limitate dal drenaggio del bacino di laminazione di San Lazzaro – si registrarono principalmente nei sottopassi di via Zanella a Selvana, dove l’acqua
bloccò due automobili, e di via Venier. Allagati garage, scantinati e taverne, con oltre trenta interventi da parte di Protezione civile e Vigili del fuoco: viale Cairoli, via Zalivani, via Nascimben, via Cavini, via Caverzani, via Spalato, via Goldoni, la zona della Ghirada, la Strada del Mozzato, via del Daino, via Piave, Borgo Mestre e via Selvatico le aree messe a dura prova dalle conseguenze dell’evento meteorologico estremo. Il Botteniga arrivò al limite dello straripamento e i fossi esondarono. Molte le polemiche a seguire, soprattutto da parte
dalla creazione di un Parco delle Risorgive all’attivazione di contratti di fiume e di bacino.
Sulla stessa lunghezza d’onda è da sempre anche l’esponente di Coalizione Civica Gigi Calesso, secondo il quale di fronte a fenomeni atmosferici destinati a ripetersi perché frutto del cambiamento climatico “non sono sufficienti gli interventi di contenimento, i bacini, le pulizie di caditoie e tombini, ma è altrettanto e ancor più necessario bloccare gli interventi che contribuiscono a rendere il suolo e la rete dei corsi d’acqua sempre meno in grado di assorbire le acque meteoriche”. Calesso fa presente che, secondo il rapporto Ispra 2024, Treviso è il quarto comune del Veneto per utilizzo del territorio rispetto al totale, superata solo da Padova, Spinea e Noventa Padovana, collocandosi al 202esimo posto tra i quasi ottomila comuni italiani.
dei residenti danneggiati. Il gruppo consiliare del Partito democratico sollecitò il Comune a “fare chiarezza su quanto poteva essere già evitato”, affermando di voler essere certi che “tutto quanto il necessario stia venendo fatto e valutare l’impatto che hanno avuto scelte come il tombinamento di fossati nelle aree più colpite”. I dem chiesero all’amministrazione Conte “oltre che un’ordinaria manutenzione sempre più attenta, una strategia complessiva di adattamento ai cambiamenti climatici, che al momento manca”. (s.s.)
Sara Salin
Gli interventi. L’assessore ai lavori pubblici Sandro Zampese spiega cosa è stato fatto per far fronte alle emergenze
Allagamenti in città, minaccia costante Sonde televigilate vegliano sulla città
Un “Protocollo Allagamenti” che farà scattare immediatamente l’unità di crisi, formata da Prefettura, Protezione civile, Vigili del fuoco, Ulss 2 e Polizia locale. Messo a punto dall’assessorato ai lavori pubblici del Comune di Treviso, guidato da Sandro Zampese, è quasi pronto per essere ufficializzato. Ma non si tratta dell’unica azione che Ca’ Sugana ha predisposto per far fronte alle emergenze idrogeologiche in città. A fronte degli effetti imprevedibili e sempre più frequenti causati dal cambiamento climatico e alla luce di quanto avvenuto lo scorso settembre, l’amministrazione ha scelto di agire su più fronti.
“Abbiamo prima di tutto mappato i punti critici e iniziato a lavorare con una programmazione scadenzata in base alle risorse”, spiega Zampese. Si è iniziato con la Ghirada, la zona che l’ultimo evento ha messo più in difficoltà. La realizzazione del bacino di laminazione di San Lazzaro (circa 5mila metri quadrati) ha salvato più volte l’area dalle inondazioni:
“Anche quella notte ha funzionato benissimo, era riempito per metà. Ma la quantità d’acqua è stata concentrata e le caditoie esplodevano.
La soluzione? Cambiare un po’ alla volta i diametri delle fognature, ma già una buona pulizia può bastare, oltre a tenere sotto controllo i ricettori finali del Sile”. Laminazione anche per un’altra zona a rischio, via Celsi a Santa Bona. Tre mesi fa sono stati fatti interventi anche a San Bartolomeo (dove passa il Botteniga e dove si sta monitorando se
è sufficiente quanto fatto) e in via degli Stretti, nell’area che perimetra le scuole Manzoni, a Sant’Antonino, dove c’era una problema annoso: “Bastava una pioggia consistente e andava sott’acqua. Abbiamo portato la fognatura bianca nuova verso Sile, dando soluzione anche alla situazione simile di via Paleocapa”. Nel frattempo è stato rifatto il sottopasso di via Sarpi, realizzato più di 25 anni fa e da sempre con problemi di impermeabilizzazione.
Ma, a proposito di sottopassi e bacino di laminazione, il Comune di Treviso in questi mesi li ha dotati di un sistema di sonde monitorate da remoto h24 da una ditta specializzata di Nove (Vicenza). Il livello dell’acqua oggi è quindi valutato e televigilato costantemente. L’obiettivo è riuscire a allargare il sistema a tutte le zone a rischio della città.
Nel Piano degli interventi è stato inoltre inserito il regolamento
di pulizia idraulica, atto a prevenire gli allagamenti nelle aree di campagna: tutti i proprietari sono tenuti a mantenere puliti i fossati e, se necessario, scavarli per dare maggiore scorrevolezza al corso dell’acqua. A breve, poi, è previsto un incontro con il Consorzio Acque Risorgive per la manutenzione del Fuin, importante giugulare di raccolta degli affluenti poi convogliati nel Sile. Con il Consorzio Piave, invece, c’è in programma la realizzazione di due bacini di laminazione nella zona Selvatico.
“Non va dimenticato – ricorda l’assessore – che siamo il primo comune italiano a essersi dotato nel 2007 di uno studio idraulico che dà prescrizioni corrette alle edificazioni, così da mantenere all’interno della proprietà l’acqua piovana senza aggravare ulteriormente sulle condotte pubbliche. Finora sono stati invasati centomila metri cubi”.
Sara Salin
Una miriade di boccaporti, dighe e paratoie Immersa in fiumi e canali, Treviso vive sull’acqua
C’è un aspetto che spesso passa in secondo piano. Treviso è città d’acqua, immersa in fiumi e canali. Una condizione naturale che ha comportato fin dalle origini uno storico approccio professionale della vita della città. Che è una vita che scorre assieme alle sue acque. “Ogni mattina – racconta Zampese – la miriade di boccaporti, dighe e paratoie di Treviso viene regolamentata. Ci sono cinquanta pa-
ratoie le cui griglie vengono pulite tutte le settimane”. Il capoluogo della Marca conta 55 chilometri di canali cittadini, dai Buranelli al Botteniga, e altrettanti di fossati. Tutti da manutentare periodicamente con costanza. Aggiungiamoci pure 25mila caditoie, che vengono pulite al ritmo di ottomila l’anno. “Nel 2023 dopo vent’anni abbiamo scavato il Cagnan. Un lavoro di concerto con il Genio
civile e i pescatori. Sono stati tolti e trasportati nel Sile tutti i pesci per creare delle secche e, a tratti, il canale è stato ripulito, aumentandone la portata. Il nuovo obiettivo? Riuscire, assieme ai comuni rivieraschi, fare la stessa cosa con il Sile”. Un’operazione che non viene effettuata dagli anni Sessanta e che consentirebbe di tutelare la ricchezza della biodiversità del fiume e del suo habitat. (s.s.)
Il Comune ha mappato le aree soggette ad allagamento e in questi mesi ha avviato operazioni mirate Interventi a Santa Bona, San Bartolomeo, via degli Stretti
In programma ci sono la manutenzione del Fuin in collaborazione con Acque Risorgive e la realizzazione di due bacini di laminazione, assieme al Consorzio Piave, nell’area Selvatico per salvare le zone di campagna
Adolescenti della Marca:
3 su 4 bevono alcol, il 24% usa psicofarmaci senza ricetta medica
di Treviso Ovest
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI E SICUREZZA IDROGEOLOGICA,
VENETO HA ANCORA PAURA
Raccolti dimezzati, aziende in affanno, clima fuori controllo: il maltempo travolge il radicchio. Le aziende agricole lottano per sopravvivere mentre l’instabilità atmosferica si trasforma in emergenza strutturale
Servizi alle pagg. 6 e 7
Giardini d’acqua, spazi animal friendly e orti urbani: tutti i volti del verde che ci circonda
MOGLIANO VENETO LITE IN GIUNTA SULLA SICUREZZA, SINDACO E VICE AI FERRI CORTI
Muraro escluso dalle riunioni di maggioranza dopo un duro confronto con Bortolato sul tema del controllo sul terrritorio.
ZAIA GLI SCHIERAMENTI SI TROVANO ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo PER IL DOPO
Servizio a pag. 18 segue a pag. 18
Veneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
Nelle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
Servizio a pag. 3
foto di Nicola Fossella
Servizio a pag. 10
La guerra dell’acqua si combatte nei campi e per questo occorrono interventi urgenti
S
iccità che prosciugano la terra, bombe d’acqua che la sommergono: il cambiamento climatico non è più un’ombra lontana, ma una realtà che i consorzi di bonifica fronteggiano quotidianamente. Le loro trincee non sono fatte di sacchi di sabbia, ma di canali interconnessi, di ingegnose reti idrauliche messe a dura prova da eventi atmosferici sempre più estremi. Un equilibrio delicato tra l’arsura dei campi assetati e la furia delle acque che minacciano case e città. Per anni, questi enti si sono battuti per garantire l’oro blu all’agricoltura e per tenere a bada le esondazioni. Oggi, però, la partita è cambiata. La consapevolezza è netta, quasi brutale: contrastare gli effetti del cambiamento climatico, nella sua piena
portata, è una battaglia persa in partenza. Non si tratta più di respingere l’onda, ma di imparare a navigarla. “Investire sulla sicurezza idraulica del territorio, garantire agli agricoltori l’acqua per l’irrigazione, porre un’attenzione costante al clima che cambia,” afferma con decisione il presidente Acque Risorgive, Federico Zanchin. Il loro mandato si è trasformato in un meticoloso lavoro di adeguamento delle infrastrutture e di rimodulazione dei comportamenti di fronte a una crisi climatica inesorabile.
Ma come si traduce questa filosofia resiliente in azioni concrete sul territorio? La risposta è nella creazione di bacini di accumulo: dighe silenziose pronte a inghiottire l’eccesso idrico nei momenti di piena per poi rilasciarlo gradual-
mente quando la sete si fa sentire. Un polmone idrico vitale per la sopravvivenza dei campi e la sicurezza dei centri abitati. Parallelamente a questi interventi strutturali, il Consorzio ha intrapreso una duplice azione di comunicazione, consapevole che la resilienza passa anche attraverso la conoscenza e la consapevolezza dei cittadini. Da un lato, l’informazione diventa un’arma di prevenzione. Un’app gratuita irrompe negli smartphone, trasformando ogni cittadino in un osservatore privilegiato del territorio. Dati in tempo reale sui cantieri in corso, livelli idrometrici che pulsano come il battito del fiume, previsioni meteo dettagliate e allerte tempestive in caso di emergenza: la trasparenza si fa strumento di sicurezza. Dall’altro lato, si semina il futuro
nelle aule scolastiche. L’educazione ambientale cessa di essere un
Cinque gradi in più e piogge esplosive: non è allarme, è emergenza
La pianura veneta sta cambiando rapidamente, surriscaldandosi e diventando teatro di eventi meteo estremi. Le estati si fanno più aride, le piogge intense e violente. Secondo gli esperti di Ca’ Foscari, le temperature medie sono cresciute di 0,6°C a decennio dal ‘93 al 2022, superando la media globale. Ondate di calore prolungate (>30°C) colpiscono soprattutto il sud-ovest. Le precipitazioni sono sempre più variabili: estati secche, inverni leggermente più piovosi. Le piogge estive, brevi ma intense, a volte con grandine. In montagna piove di più in autunno, in pianura meno frequentemente ma più intensamen-
te, complicando la gestione del rischio idraulico. L’innalzamento del mare minaccia coste e laguna veneta, aumentando il rischio inondazioni. Nel Consorzio Acque Risorgive, la media annua è 13,7°C (3,9°C in inverno, 23,1°C in estate), con 756 mm di pioggia media annua. Pochi dati meteo disponibili evidenziano l’urgenza di un monitoraggio capillare per gestire le risorse idriche. Le proiezioni future sono allarmanti. Nello scenario peggiore (alte emissioni), la temperatura media in Veneto potrebbe salire di 5°C entro fine secolo (fino a +6°C in montagna). Anche nello scenario migliore (+1/+1,5°C entro
il 2050), le estati saranno torride, con più giorni di caldo estremo. In inverno si prevede più pioggia in montagna (+25%), ma estati ancora più secche in pianura (-30%), con periodi di siccità alternati a piogge estreme concentrate nei mesi freddi. Nel comprensorio del Consorzio, si stima un aumento di 1-2°C entro il 2050. Prevista meno pioggia estiva e più umidità nel resto dell’anno. L’innalzamento del mare (+16 cm entro metà secolo) e l’aumento della temperatura superficiale marina (+2°C) aggraveranno erosione e inondazioni, soprattutto nelle aree costiere e lagunari fragili. (s.b.)
vago concetto per farsi esperienza concreta. Migliaia di studenti e insegnanti hanno aperto le porte dei consorzi, scoprendo il complesso lavoro che si cela dietro la gestione dei canali, comprendendo il valore inestimabile dell’acqua. Le mani dei ragazzi hanno toccato la realtà dei corsi d’acqua, hanno scrutato la vita che li anima, interiorizzando l’urgenza di proteggerli. La sfida è ardua, il cammino irto di incognite. Ma la direzione è tracciata: solo una consapevolezza condivisa, individuale e collettiva, della portata del cambiamento climatico e della necessità di adottare comportamenti resilienti, potrà aiutarci a convivere con un ambiente che ci appare ostile, ma che in fondo sta solo presentando il conto di decenni di abusi.
Sara Busato
Federico Zanchin, presidente di Acque Risorgive
Il radicchio trevigiano travolto dal maltempo
Un manto di preoccupazione si stende sui campi che generano il celebre radicchio rosso di Treviso. La scorsa stagione autunnale ha segnato un tracollo produttivo del 50%, una ferita profonda che rischia di riaprirsi, se non addirittura aggravarsi, con la nuova annata. L’ombra lunga del maltempo si proietta ancora una volta sulle sorti di un’eccellenza agroalimentare che identifica un intero territorio. Le cifre parlano chiaro e delineano uno scenario allarmante. Se l’adattamento varietale aveva in parte mitigato l’impatto delle temperature elevate, quest’anno è stata la furia dell’acqua a sferrare un colpo durissimo. Tra i 400 e i 600 millimetri di pioggia si sono abbattuti in soli due mesi sui terreni vocati alla coltivazione. Un’intensità tale da compattare il suolo, soffocando le radici delle preziose piante e aprendo la strada all’insidiosa proliferazione di funghi che ne hanno compromesso irrimediabilmente le foglie. Ma la destabilizzazione climatica non si è fermata qui. L’andamento anomalo ha scombussolato il calendario naturale delle diverse varietà di radicchio: il precoce
ha faticato a maturare nei tempi previsti, mentre il tardivo ha bruciato le tappe, anticipando la raccolta. Un cortocircuito produttivo che ha inevitabilmente
innescato una spirale inflattiva. I prezzi al consumatore hanno subito impennate significative, con rincari che oscillano tra il 30% e il 50%, mettendo a dura prova le tasche degli appassionati. Dietro le quinte di questo scenario critico, si consuma la battaglia silenziosa di numerose aziende agricole. Molte di queste, gravate da mutui accesi per sostenere investimenti, si trovano in difficoltà. Con raccolti dimezzati o, in alcuni casi, completamente azzerati, la capacità di far fronte agli impegni finanziari si assottiglia di giorno in giorno, alimentando un clima di crescente incertezza. Tuttavia,
la pioggia battente non è l’unico nemico. Le anomalie climatiche hanno innescato una serie di problemi fitosanitari a cascata, sfide complesse che i produttori possono arginare solo parzialmente. Un vincolo ulteriore è rappresentato dal disciplinare di produzione che tutela il marchio Igp, imponendo precise direttive in merito all’impianto e al trattamento delle colture, talvolta limitando le contromisure a disposizione degli agricoltori. Nonostante le avversità, emerge con forza la resilienza di un territorio e dei suoi custodi della terra. La programmazione per la prossima campagna è già in corso e, nonostante le ferite ancora aperte, si punta a confermare i volumi produttivi, con la speranza di una timida ripresa. Resta da capire se il cielo sopra la Marca Trevigiana tornerà a essere più clemente, permettendo a questa eccellenza italiana di superare la tempesta e continuare a colorare le nostre tavole con il suo inconfondibile amarognolo. L’annata in corso si preannuncia come un banco di prova cruciale per la tenuta di un intero sistema economico e culturale legato indissolubilmente al suo radicchio rosso.
Sara Busato
Invasione delle nutrie sta coinvolgendo consorzi, autorità di bacino e volontari
Nelle campagne trevigiane, alcuni tratti degli argini dei canali sono crollati all’improvviso. La causa? Le tane profonde scavate dalle nutrie, una specie invasiva che sta mettendo a rischio la sicurezza idraulica e l’equilibrio ecologico del territorio. Per affrontare l’emergenza, la Regione Veneto ha approvato un piano triennale di controllo delle nutrie, con un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro. Il progetto, promosso dall’assessore regionale alla Caccia Cristiano Corazzari, prevede un primo finanziamento da 500.000 euro per il 2025. I consorzi di bonifica e le autorità di bacino avranno un ruolo centrale. Conoscono bene il territorio e la-
vorano a stretto contatto con gli agricoltori. Saranno loro a coordinare gli operatori autorizzati, in collaborazione con la polizia provinciale, e a gestire lo smaltimento delle carcasse. Inoltre, racco-
glieranno i dati sugli abbattimenti per monitorare l’efficacia degli interventi. Una novità importante è il coinvolgimento dei volontari, che riceveranno rimborsi spese: indennità chilometrica, rimborso per le cartucce e un compenso di 3 euro per ogni nutria abbattuta. Sono previsti anche rimborsi per assicurazioni, porto d’armi e dotazioni di sicurezza. Con questo piano, la Regione punta a limitare i danni all’agricoltura e a prevenire nuovi crolli degli argini, aggravati dai fenomeni meteo estremi. Le nutrie, infatti, trovano un habitat ideale nei tanti corsi d’acqua del Veneto e la loro proliferazione incontrollata è diventata un problema urgente da risolvere. (s.b.)
Un autunno di piogge torrenziali ha soffocato i campi della Marca, riducendo del 50% il raccolto del radicchio rosso Igp. Il precoce non matura, il tardivo corre troppo
Installiamo
Friuli
L’alcol sempre più diffuso fra i giovanissimi e le ragazze ormai superano i maschi
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali. Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
di Venezia e Mestre
Emergenza abitativa, aumentano le necessità, ma sullo stanziamento dei fondi il dibattito si accende
Quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza: l’8 e il 9 giugno alle urne, si vota per i referendum
La sfida delle rinnovabili, le comunità energetiche si mettono in rete e offrono opportunità e tagli in bolletta
Il Mose oggi salva Venezia ma non basterà per il futuro. Strategie e dubbi per concigliare salvaguardia e sostenibilità ambientale
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Residenti e commercianti esasperati e impauriti per una situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più insostenibile CRIMINALITÀ:
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
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Veneto fragile e contraddittorio
NNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
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foto di Nicola Fossella
Servizi
Servizio a pag. 12
Emergenza idrogeologica/1. MoSE, l’ultima
Venezia protetta, ma a che costo? L’inchiesta sul sistema che divide la città
Dal 3 ottobre 2020, Venezia ha un nuovo alleato contro l’acqua alta: il MoSE, acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico. È allora che, per la prima volta, il sistema di barriere mobili, in passato molto contestato da comitati e associazioni che lamentavano danni all’ecosistema lagunare, ha fermato l’ingresso della marea nella laguna, mantenendo l’acqua a livelli gestibili in città mentre in mare superava i 130 centimetri. Ma come funziona? Il sistema è composto da 78 paratoie mobili, suddivise tra le tre bocche di porto che mettono in comunicazione la laguna con il mare: Lido, Malamocco e Chioggia. Ogni paratoia è alloggiata in un cassone sommerso e si solleva solo in caso di necessità, creando una sorta di diga temporanea che bloc-
ca l’ingresso della marea. Le paratoie si alzano grazie all’immissione di aria compressa, che spinge fuori l’acqua e permette loro di ruotare attorno a un asse fino a emergere, secondo il principio di Archimede. In quattro anni e mezzo di attività, il MoSE ha dimostrato grande efficacia e una crescente flessibilità operativa. Con oltre cento sollevamenti effettuati, ha saputo adattarsi a condizioni meteo anche estreme. Ogni sollevamento costa 200 mila euro. Il MoSE ha anche permesso di recuperare i piani terra di molte abitazioni veneziane, storicamente inutilizzabili a causa delle frequenti inondazioni. Oggi la soglia di attivazione è fissata a 110 centimetri sopra il medio mare. Le operazioni iniziano molte ore prima del picco previsto e il sollevamento completo
richiede circa 30 minuti. Ogni attivazione ha un costo stimato di 200 mila euro. Tuttavia, grazie alla pianificazione e all’affinamento delle procedure, il sistema può essere utilizzato anche in modo parziale, sollevando solo alcune schiere di paratoie, in base alla direzione del vento e alla potenza delle perturbazioni. Questo consente di ridurre l’impatto sulle attività portuali e sull’equilibrio idraulico della laguna. La gestione dell’infrastruttura è affidata all’Autorità per la Laguna, presieduta da Roberto Rossetto, mentre la consegna definitiva allo Stato è prevista per il 2026. Anche nei mesi primaverili ed estivi, quando il rischio di acqua alta è ridotto, vengono eseguiti sollevamenti programmati ogni 40 giorni per test e manutenzione. La manu-
tenzione è un aspetto cruciale per un’infrastruttura tanto complessa quanto invisibile: quando non è in funzione, infatti, il MoSE sparisce alla vista, nascosto sotto il livello dell’acqua. Un recente studio dell’Institut de la Corrosion di Brest ha certificato il buono stato delle paratoie e ha definito la metodologia per garantirne una durata di almeno 100 anni. Particolarmente positive le verifiche sulla schiera
di Treporti, tanto da ridurre la frequenza delle revisioni straordinarie da ogni 5 a ogni 10 anni. Per le altre bocche di porto, si procederà con gare d’appalto per le manutenzioni future. Il MoSE è stato anche protagonista all’Expo di Osaka, dove è stato presentato come esempio virtuoso in un mondo sempre più minacciato dall’innalzamento del livello del mare.
Riccardo Musacco
Dentro il “cervello del Mose”: intervista all’Ing. Stefano Libardo, responsabile della sala operativa
Come funziona esattamente il sistema che decide quando sollevare le barriere del Mose?
«Abbiamo un sistema molto articolato. Tutto parte da una rete di monitoraggio che rileva in tempo reale variabili come livelli della marea, portate fluviali, vento, precipitazioni. Questi dati vengono raccolti in un database e integrati con le previsioni meteorologiche fornite dai centri nazionali e internazionali. Da qui generiamo previsioni di livello per mare e laguna.»
E quindi il sistema decide quando chiudere?
«No, non in automatico. C’è un sistema di supporto alle decisioni che elabora questi dati e suggerisce quando e a quale quota chiudere le paratoie. Le previsioni si aggiornano ogni cinque minuti, e con esse anche le indicazioni operative. Ma la decisione finale spetta alla componente umana. Siamo organizzati con una sala di controllo che conta cinque figure operative: un responsabile, un comunicatore verso l’esterno, uno per l’acquisizione e il controllo dati, uno per i modelli previsionali e uno per i modelli decisionali.»
Quindi siete voi a confermare o meno le indicazioni automatiche?
Massimo, anni 43 montatore di Tecno Crane da 34 anni.
«Esatto. Il responsabile valuta i risultati dei modelli automatici, ma anche sulla base dell’esperienza personale. Le previsioni meteo non sono perfette, soprattutto nell’Alto Adriatico. Per questo eseguiamo simulazioni “fuori linea”, immaginando scenari alternativi. Se necessario, possiamo anticipare o posticipare la chiusura. Ad esempio, se c’è una nave passeggeri in arrivo, o se il mare è agitato e ci sono ritardi.»
È mai successo di dover modificare il piano in corsa?
«Sì, nell’agosto del 2023 avevamo una paratoia in manutenzione durante due episodi di acqua alta. Sapendolo in anticipo, abbiamo eseguito simulazioni e deciso di anticipare la chiusura di 15 minuti per compensare. Questo dimostra quanto sia importante l’intervento umano, che considera variabili impreviste come guasti, manutenzioni o traffico marittimo. Il sistema automatico è fondamentale perché dà una base tecnica solida, ma serve la flessibilità del giudizio umano.»
Il Mose è stato spesso oggetto di critiche. È davvero la soluzione giusta?
«Secondo me sì, e lo diceva anche un ingegnere che ha lavorato a lungo nel Consorzio: il Mose è una risposta possibile a
una domanda impossibile. Negli anni ’70 e ’80 furono imposti vincoli rigidi: non doveva essere visibile, doveva essere reversibile, non doveva alterare la profondità dei canali. Soluzioni come quelle di Rotterdam, molto visibili e invasive, sarebbero state inaccettabili per le aree ambientali protette che abbiamo qui, come San Nicolò o Caroman.»
E oggi il sistema regge?
«Il Mose è tarato per un certo numero di chiusure annuali e deve funzionare insieme alle difese locali. Negli anni, la soglia di allarme è stata alzata da 100 a 110 centimetri proprio per limitare le attivazioni. In parallelo, si sono rafforzate le difese urbane: Baby Mose a Chioggia, nuove pompe e paratoie in alcune zone di Venezia e il rialzo delle rive come nel Rio di Cannaregio.»
Con il cambiamento climatico e l’innalzamento del mare, cosa ci aspetta?
«È chiaro che nel tempo dovremo ricalibrare tutto. Il Mose oggi è una soluzione efficace, ma richiede manutenzione, aggiornamenti e un coordinamento continuo con le difese locali. Solo così potremo continuare a proteggere Venezia nel futuro.» (r.m.)
IMMAGINIAMO IL FUTURO. DA SEMPRE.
Insieme ogni sfida è possibile. Con la stessa passione e visione senza limiti che hanno i bambini nei loro sogni, in Tecno Crane immaginiamo e realizziamo un domani migliore. La nostra dedizione è ciò che ci spinge a vedere il potenziale in ogni sfida. Vuoi entrare a far parte della nostra squadra Scrivici alla mail info@tecnocrane.it
Terraferma veneziana in stato d’allerta, il rischio di alluvioni è sempre incombente
U n investimento strategico da oltre 50 milioni di euro per mettere in sicurezza il territorio, migliorare la qualità delle acque e restituire naturalità ai corsi d’acqua: è quanto sta realizzando e progettando il Consorzio di bonifica Acque Risorgive nella terraferma veneziana, con un’attenzione particolare all’area urbana di Mestre.
A fare la parte del leone è la riqualificazione del fiume Marzenego-Osellino. Attualmente sono in corso i lavori del secondo e terzo lotto del progetto, finanziato dalla Regione Veneto per oltre 28 milioni di euro, finalizzato a ridurre l’apporto di nutrienti in Laguna e a risanare le arginature tra via Orlanda e la foce. “È un’opera fondamentale per la sicurezza idraulica e ambientale – sottolinea il presidente del Consorzio, Federico Zanchin – che progettiamo e realizziamo in stretto contatto con Comuni e altri Enti, grazie anche ai Piani delle Acque che ci aiutano a individuare le criticità e pianificare gli interventi”.
Tra le attività ordinarie del Consorzio ci sono il taglio della vegetazione lungo canali e argini, il ripristino delle sponde soggette a frane
(accentuate dalla proliferazione delle nutrie), e la riapertura di corsi d’acqua e percorsi manutentivi oggi spesso ostruiti. Ma accanto alla manutenzione, non mancano gli interventi agli impianti idrovori, considerati cruciali per fronteggiare eventi meteo estremi, sempre più frequenti. A Campalto, ad esempio, è stata completata la messa in sicurezza dell’impianto con la realizzazione di una barriera impermeabile e l’adeguamento dell’impianto elettrico.
Non meno importante l’opera di modernizzazione delle infrastrutture irrigue. “In uno scenario cli-
matico sempre più imprevedibile – puntualizza ancora il presidente – stiamo accelerando sull’automazione e sul controllo in tempo reale delle derivazioni e delle portate, dotando i principali manufatti di sistemi intelligenti per una gestione più flessibile della risorsa idrica”.
Tra le opere completate spiccano la modellazione per invaso del Parco Malcontenta, che unisce sicurezza idraulica e fruizione ambientale, e il primo lotto della riqualificazione del Marzenego, con la creazione di un’ampia ansa e il rifacimento del manufatto alle Rotte. In fase di realizzazione, invece, ci sono nuovi canali e collettori a Malcontenta, il potenziamento dell’idrovora locale, il consolidamento delle sponde dell’Osellino, e nuove paratoie a scopo irriguo.
Infine, guardando al futuro, sono in fase progettuale altri interventi chiave: due anse sul fiume Dese all’interno del Bosco di Mestre e il quarto lotto di lavori sul Marzenego-Osellino, per completare un’opera che punta non solo alla sicurezza, ma anche alla rinascita ambientale del territorio.
Riccardo Musacco
Nutrie. Al via progetto sperimentale con i Consorzi di Bonifica per il controllo della specie
La Regione del Veneto ha approvato un progetto sperimentale, per aumentare l’efficacia delle azioni di controllo ed eradicazione della nutria sull’intero territorio regionale. Si tratta della prima trance di 500.000 euro per l’anno in corso nell’ambito di un programma di spesa che si dovrà sviluppare nell’ambito del triennio 2025-2027 con una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro: 500 mila euro per ciascuna annualità. La novità è la scelta di attribuire un ruolo da protagonista ai Consorzi di Bonifica e alle Autorità di bacino, custodi dei corsi d’acqua interni, col fine di ottimizzare gli sforzi per combattere la nutria, specie particolarmente dannosa per l’ambiente in particolare per la tenuta idrogeologica del territorio in caso di eventi meteorologici estremi.
“La nutria è una specie che ha avuto una enorme espansione in Veneto, trovando il suo habitat ideale in un territorio caratterizzato dall’ampio numero di corsi d’acqua, ed è sotto gli occhi di tutti l’impatto dannoso che provoca, tra il pericolo per la tenuta degli argini e la devastazione delle colture – spiega l’assessore alla Caccia Cristiano Corazzari-. La situazione diventa sempre più critica ed è per questo che la Regione ha scelto di intervenire con questo progetto sperimentale che punta a incrementare gli abbattimenti e ad avere un maggior controllo sulla distribuzione e sugli effetti della specie sul territorio. I Consorzi di Bonifica attivi sul territorio regionale diventano soggetti attuatori privilegiati del Piano regionale di controllo della nutria, piano già
approvato nel 2021, con il compito di comporre e gestire le squadre degli operatori abilitati al controllo, favorendo il raccordo operativo con la Polizia Provinciale, di organizzare lo smaltimento delle carcasse, di raccogliere ed elaborare le informazioni sui capi catturati”.
Dalla bonifica alla sostenibilità: con 50 milioni il Consorzio Acque Risorgive mette in sicurezza Mestre e dintorni, puntando su fiumi, impianti idrovori e infrastrutture irrigue intelligenti
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Regionali d’autunno
Partiamo da due certezze assolute, per il momento, forse le uniche che abbiamo: la prima è che Luca Zaia non sarà ricandidato alla presidenza della Regione, la seconda è che le elezioni si terranno nell’autunno del 2025.
Per ottenere entrambe queste certezze, però, c’è voluto un po’ di tempo per una sostanziale “inconciliabilità” tra le norme nazionali e quelle regionali.
Per le “regole” che si è data la Regione Veneto, infatti, il limite di mandati entra in scena da quando è stata recepita la legge nazionale e non da quando è stata emessa; allo stesso modo per gli uffici regionali le elezioni si possono tenere, soltanto, nella finestra primaverile escludendo, quindi, il voto autunnale.
A fare chiarezza ci ha dovuto pensare il Consiglio di Stato che ha detto una cosa molto semplice: la Legge Nazionale “vale” di più di qualsiasi dispositivo emanato dalle singole regioni. Ed eccoci qui: Zaia sulle schede che gli elettori veneti troveranno nei seggi, probabilmente ma non è stato ancora deciso, il 16 novembre non comparirà, almeno non come candidato presidente.
E qui si aprono i giochi. I rapporti tra i due principali partner di governo, Lega e Fratelli d’Italia, sono ai minimi storici.
segue a pag. 19
CON L’ACQUA ALLA GOLA: EMERGENZA ALLUVIONI
Vicenza con l’incubo idrogeologico: può essere considerata questa una normalità? Tra proteste e strategie il nostro speciale
alle pagg. 6 e 7
Comuni in rete per fare del vicentino un territorio sempre più forte attraverso strategie di sviluppo coordinate
SI TROVANO ANCORA IN ALTO MARE
Nel centrodestra è più aperto che mai il confronto sulla leadership Il centrosinistra è alla ricerca di un nome che metta tutti d’accordo
Servizio a pag. 19
NVeneto fragile e contraddittorio
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
28 Servizio a pag. 3
elle ultime settimane il maltempo ha lasciato una scia di danni e anche di lutto, in Veneto: prima il vicentino, con la tragica morte di padre e figlio, due settimane dopo il veneziano, con allagamenti e disagi localizzati anche in altri territori. Ormai è lo scenario ricorrente ad ogni precipitazione intensa, ad ogni pioggia abbondante. Quel che fino a pochi anni fa era straordinario ormai è un evento sempre più frequente e diffuso.
I danni totali complessivi nell’Alto Vicentino a causa dell’ondata di maltempo avvenuta nel corso della Settimana Santa ammontano a quasi 20 milioni di euro. Funerali e lutto cittadino a Valdagno per le due vittime, padre e figlio, del crollo di un ponte
Impostando questo numero di “Dentro la notizia”, dedicato alla sicurezza idrogeologica e programmato già ad inizio anno, mai avremmo pensato di dover aprire questo speciale rendendo omaggio ad un padre e un figlio (Leone Nardin, 64 anni e Francesco 21 anni) che la malasorte ha strappato alla vita e ai loro affetti proprio in conseguenza di un’ondata di maltempo, avvenuta la sera prima del venerdì santo, che ha provocato numerosi danni in buona parte dell’Alto Vicentino, ma soprattutto è stata la causa della loro morte a seguito del crollo del ponte nei pressi della rotatoria che dà accesso a Valdagno, per chi proviene da Sud. Si erano attardati nei pressi del ponte per chiedere se c’era bisogno d’aiuto e nell’attraver-
sarlo l’improvviso crollo ha trascinato con sé la loro auto nel torrente in piena.
I filmati postati sui social la sera in cui l’auto di è scomparsa tra la furia delle acque del torrente Agno, dicono più di mille parole. Nemmeno i più anziani in paese ricordano un episodio di tale portata e violenza che ha provocato, tra l’altro, molte frane in diversi parti del territorio, tanto che quella sera lungo l’asta del torrente che scorre nella Valle dell’Agno, sono stati oltre un centinaio gli interventi dei soccorritori per allagamenti a cantine, seminterrati, garage e quant’altro.
La Protezione civile del Veneto, intervenuta sul posto con 15 squadre di volontari, ha evidenziato come si sia trattato della più grossa piena mai avvenuta del torrente
Le cause e le possibili soluzioni
Il maltempo ha evidenziato ancora una volta la fragilità idrogeologica di buona parte del territorio vicentino e della necessità e urgenza della messa in sicurezza del territorio. Monti, colline, pendii, pianure alluvionali in evoluzione e corsi d’acqua un tempo oggetto di sporadici episodi di inondazioni, sono ora diventati più vulnerabili anche a causa di eventi estremi sempre più frequenti (vedi intervista al meteorologo Marco Rabito nell’altra pagina) e di un territorio in cui si è sviluppata, nel corso dei decenni, una rapida e disordinata urbanizzazione sia civile sia industriale.
Agno: per comprendere la portata dell’evento meteo, basti dire che sono caduti in media oltre 100 mm di pioggia sull’Ovest Vicentino, con picchi a Valli del Pasubio (134 mm) e a Staro (191 mm), su terreni che da lunedì avevano assorbito già 70-120 mm di acqua.
La vallata è stata inoltre colpita in numerose zone anche dalla grandine, ma a subire danni, oltre a Valdagno, sono stati i comuni di Cornedo e Trissino, dove i due sindaci hanno stimato in almeno 3 milioni di euro i danneggiamenti per singolo comune; Brogliano, dove è collassata una parte della pista ciclabile, con danni complessivi sul territorio che ammontano a circa due milioni di euro e perfino Arzignano, con un milione e mezzo di euro; a Recoaro la stima è di almeno 4 milioni di euro, mentre si è
Un impatto che assume un rilevante costo in termini economici anche sul tessuto produttivo e sulle infrastrutture viarie che gravano sulle spalle di Provincia, Comuni ed enti sempre più a corto di risorse.
Su tutto questo incombe la costruzione della rete ferroviaria dell’Alta velocità/Alta capacità, che impatterà in maniera molto forte sul territorio per i prossimi anni a causa dei molti altri aspetti legati alla sostenibilità ambientale dell’opera.
Proprio su questi temi è attivo un tavolo di confronto e approfondimento in Prefettura sulle situazioni di rischio idraulico e idro-
registrata la chiusura di numerose vie e perfino della Sp 246 che scende a Valdagno, tutte arterie successivamente riaperte al traffico.
Così dicasi per la strada che porta a Campogrosso, pur se a senso unico alternato. Alcune di queste strade dovranno essere riasfaltate. Senza contare, anche in questo caso, le numerose frane. I danni totali complessivi nell’intera area colpita dal maltempo ammontano a quasi 20 milioni di euro.
A salvare la pianura vicentina dall’ennesimo disastro sono stati i
geologico. A tal riguardo la preoccupazione più forte è quella legata alla mancanza di risorse economiche sufficienti per l’attuazione, da parte degli organi preposti, degli interventi necessari alla messa in sicurezza delle zone a rischio e della manutenzione ordinaria e straordinaria degli argini, il che costringe le amministrazioni comunali ad intervenire direttamente con lavori di manutenzione in urgenza per fronteggiare le situazioni di emergenza, anticipando le spese mediante il ricorso all’indebitamento o impiegando fondi già stanziati per altri progetti. (mdv)
bacini di laminazione: Montebello, che cuba 6 milioni di metri cubi d’acqua, Caldogno con i suoi 3,8 e Trissino con 3,5 (che sono stati aperti la sera stessa del 17 aprile) e quello dell’Orolo con 1 milione e mezzo di metri cubi. Veri e propri polmoni che hanno assorbito l’acqua in eccesso impendendo che le ondate di piena mettessero ancora sott’acqua Vicenza e i centri contermini, come già accaduto più volte in passato.
Mauro Della Valle
Emergenza maltempo/2. I disastri non sono solo colpa del meteo, urbanizzazione e sprechi aggravano la crisi
Tempesta perfetta nel vicentino, l’acqua cerca spazi che non ci sono
Che si sia negazionisti o invece convinti che vi sia un cambiamento climatico in atto, poco importa. A dare le prime risposte sta pensando la natura che in quest’ultimo decennio ha intensificato non solo la potenza, ma anche la frequenza dei fenomeni meteorologici.
A dare conferma di un clima che ha cambiato il suo aspetto è Marco Rabito, meteorologo Ampro, l’associazione che riunisce i professionisti di questo settore.
«Purtroppo, si stanno sommando una serie di fattori che stanno dando origine alla tempesta perfetta, volendo stare in tema con l’argomento. Da un lato, anche nel vicentino, così come in tutto il resto del Paese, stiamo pagando le conseguenze di scelte di urbanizzazione, civile e industriale, che oggi presentano un conto molto salato. Dall’altro ci troviamo effettivamente di fronte a fenomeni meteo di grave intensità che si succedono con frequenze imprevedibili. Nulla di nuovo dal punto di vista della portata degli accadimenti, già accaduti più volte nel corso dei secoli, solo che allora avvenivano ogni 20 anni, oggi più volte l’anno».
-Molti sindaci si lamentano del
fatto che non ci sono le risorse per fare la manutenzione dei letti dei fiumi e dei torrenti.
«Hanno ragione. Ma va detto che quando cadono nell’arco di una o due ore gli stessi millimetri di pioggia che solitamente avvengono in un mese, puoi fare tutta la manutenzione che vuoi.
Il risultato si misura in minori o maggiori danni, non in nessun danno. Quanto accaduto nell’Alto Vicentino ne è la dimostrazione: il disastro è avvenuto perché alla pioggia, già in parte caduta nei giorni precedenti, si sono aggiunti temporali autorigeneranti, cioè stazionari, inusuali, che hanno scaricato dai 50 ai 100 mm d’ac-
qua. Quelle piene improvvise di fiumi e torrenti sono parzialmente gestibili in pianura, dove l’acqua si scarica dopo alcune ore e grazie ai bacini di laminazione viene in parte assorbita, non nelle zone montuose o collinari che si allagano quasi in contemporanea con il temporale».
-Soluzioni?
«Una l’avevano progettata negli anni’70 nella zona di Velo d’Astico per contenere le piene. Un bacino a doppia funzione: utile in caso di esondazioni per assorbire l’eccesso d’acqua e altrettanto importante nei momenti di siccità. In parte di quel territorio ora esiste una zona industriale. Quella intuizione potrebbe essere il modello per l’oggi e il futuro».
-Lo scenario che ci aspetta è passare dalla siccità, dai torrenti in secca alle alluvioni?
«Oggi la falda acquifera è sovrabbondante, ma non mi stupire se accadesse il contrario tra due anni. Tutti assieme, industrie, agricoltura, noi cittadini, consumiamo 250 litri d’acqua pro capite al giorno. In Europa esattamente la metà. L’acqua è un bene prezioso di cui non si ha piena coscienza».
Nutrie. Al via progetto sperimentale con Consorzi di Bonifica per il controllo della specie
La Regione del Veneto ha approvato un progetto sperimentale, per aumentare l’efficacia delle azioni di controllo ed eradicazione della nutria sull’intero territorio regionale. Si tratta della prima trance di 500.000 euro per l’anno in corso nell’ambito di un programma di spesa che si dovrà sviluppare nell’ambito del triennio 2025-2027 con una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro: 500 mila euro per ciascuna annualità. La novità è la scelta di attribuire un ruolo da protagonista ai Consorzi di Bonifica e alle Autorità di bacino, custodi dei corsi d’acqua interni, col fine di ottimizzare gli sforzi per combattere la nutria, specie particolarmente dannosa per l’ambiente in particolare per la tenuta idrogeologica del territorio in caso di eventi meteo-
rologici estremi.
“La nutria è una specie che ha avuto una enorme espansione in Veneto, trovando il suo habitat ideale in un territorio caratterizzato dall’ampio numero di corsi d’acqua, ed è sotto gli occhi di tutti l’impatto dannoso che provoca, tra il pericolo per la tenuta degli argini e la devastazione delle colture – spiega l’assessore alla Caccia Cristiano Corazzari-. La situazione diventa sempre più critica ed è per questo che la Regione ha scelto di intervenire con questo progetto sperimentale che punta a incrementare gli abbattimenti e ad avere un maggior controllo sulla distribuzione e sugli effetti della specie sul territorio. I Consorzi di Bonifica attivi sul territorio regionale diventano soggetti attuatori
privilegiati del Piano regionale di controllo della nutria, piano già approvato nel 2021, con il compito di comporre e gestire le squadre degli operatori abilitati al controllo, favorendo il raccordo operativo con la Polizia Provinciale, di organizzare lo smaltimento delle carcasse, di raccogliere ed elaborare le informazioni sui capi catturati”.
Marco Rabito, meteorologo Ampro: «La frequenza dei fenomeni ad alta intensità ci dice che qualcosa sta cambiando. La soluzione? Bacini di laminazione a doppia funzione».