Centrale 118 Rovigo premiata tra le migliori d’Europa nella gestione dell’ictus
di Adria
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
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Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
L’aumento dei residenti è quasi interamente dovuto alla popolazione straniera. È davvero un’inversione di rotta o solo una tregua temporanea?
BARBUJANI PRESENTA IL PIANO
Tra le novità anche il potenziamento dell’illuminazione, l’apertura del nuovo nido a settembre e iniziative per i giovani e la cultura
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO,
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
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Stranieri in aumento, italiani in calo: il caso Adria
Contro la tendenza nazionale di calo demografico, Adria registra un’inversione di rotta e torna a crescere, trainata soprattutto dall’aumento della popolazione straniera. Al 31 dicembre dello scorso anno, i residenti complessivi del comune hanno raggiunto quota 18.668: 9.123 uomini e 9.540 donne, con un saldo positivo di quasi 300 unità rispetto all’anno precedente. A contribuire in maniera significativa a questo risultato è stato l’incremento degli abitanti di origine straniera, che sono aumentati di 278 unità nell’arco di dodici mesi. Un dato che fa riflettere e che, pur rappresentando un segnale positivo per il territorio, non cancella le preoccupazioni di fondo legate alla denatalità. Ne è consapevole anche il sindaco, che commenta con realismo: “Se mi chiede se esiste
una soluzione vera, le rispondo che da soli possiamo fare ben poco - commenta il primo cittadino Massimo Barbujani -. I Comuni possono attuare inizia-
tive locali, ma è difficile andare oltre certi limiti. Serve un piano nazionale significativo sulla natalità. Penso a tutte quelle famiglie che ogni giorno faticano a
L’inchiesta sull’inverno demografico in città
La popolazione sale di quasi 300 unità: boom di residenti stranieri. Cala la mortalità, lieve aumento delle nascite. Dopo anni di costante declino, la città di Adria segna un’importante inversione di tendenza nel suo andamento demografico. Al 31 dicembre 2024, la popolazione residente ha raggiunto quota 18.668 abitanti, registrando un aumento di 298 unità rispetto all’anno precedente. Un dato significativo, soprattutto se confrontato con il saldo negativo nel 2023. La ripresa demografica è quasi interamente attribuibile al contributo dell’immigrazione. Il numero di residenti stranieri è cresciuto di 278 unità, rappresentando ora oltre il
10% della popolazione totale. Un incremento che si riflette anche nell’aumento delle comunità straniere passate da nove nel 2023 a quindici nel 2024. Nonostante la crescita complessiva, l’età media della popolazione adriese rimane elevata. Gli ultrasessantacinquenni costituiscono oltre il 30% dei residenti, mentre gli adulti tra i 30 e i 65 anni rappresentano più del 50%. Per quanto riguarda le fasce più giovani, si contano 676 bambini in età prescolare (0-6 anni), 1.128 tra i 7 e i 14 anni e 2.461 giovani tra i 15 e i 29 anni. Il 2024 ha visto un leggero aumento delle nascite, con 89 nuovi nati rispetto ai 77 dell’anno precedente. Tuttavia, questo dato rimane
ben al di sotto della media dell’ultimo decennio, evidenziando una natalità ancora altalenante. Un’altra buona notizia arriva dal fronte della mortalità: i decessi sono scesi a 204, in diminuzione rispetto al 2023. Ciononostante, il saldo naturale (nati meno morti) rimane negativo, con 115 decessi in più rispetto alle nascite Il vero fattore determinante per la ripresa demografica di Adria è il saldo migratorio positivo. Nel 2024, la città ha accolto 800 nuovi residenti. Ciò si traduce in un saldo netto positivo di +413 unità, confermando che l’immigrazione rappresenta oggi il principale motore di crescita demografica per il territorio adriese. (s.b.)
conciliare lavoro, carriera e vita familiare. E poi c’è il tema cruciale della casa: anche su questo servono misure concrete a livello statale”.
Nel frattempo, l’amministrazione Barbujani prosegue sul fronte del sostegno abitativo, puntando su una politica rafforzata di edilizia residenziale pubblica. È stata approvata una nuova delibera che amplia le percentuali di alloggi destinati a giovani, coppie e famiglie in difficoltà, con l’intento di rendere Adria sempre più attrattiva per chi desidera costruirsi un futuro sul territorio. Tra le principali novità, l’aumento delle quote riservate a giovani under 35, a coppie appena sposate o prossime al matrimonio, e a famiglie monogenitoriali. La delibera si avvale delle possibilità previste dalla Legge regionale, distribuendo gli alloggi ERP secondo
criteri precisi: il 10% riservato alle Forze dell’ordine; 8% agli under 35; 8% alle coppie sposate da meno di tre anni o in procinto di sposarsi entro dodici mesi; 8% alle famiglie composte da un solo genitore con figli a carico; 10% destinato ai casi di emergenza abitativa. La misura si inserisce nel quadro delle opportunità offerte dalla normativa regionale e si accompagna alla partecipazione a bandi per l’efficientamento energetico degli alloggi popolari, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’abitare. Adria, insomma, riesce oggi a tenere il passo, ma guarda con attenzione – e con una certa apprensione – al futuro demografico. Come molte realtà locali, chiede alla politica nazionale di affrontare il nodo natalità con strumenti adeguati e strutturali.
Sara Busato
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
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Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
In vent’anni le nascite a Fontaniva sono crollate, seguendo un trend che svuota non solo le aule degli asili, ma l’intero futuro del territorio
MANILDO
Novità per tutte le tasche, la mobilità urbana in Veneto a basse emissioni
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
A CARMIGNANO INVESTIMENTI SENZA DEBITI: APPROVATO IL PIANO
Il Comune presenta un bilancio di previsione per il 2025 da oltre 8,6 milioni di euro, in pareggio e interamente autofinanziato
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
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Servizio a pag. 5
A Fontaniva si registra un calo del
N egli ultimi vent’anni anche il Comune di Fontaniva si trova ad affrontare una sfida demografica che coinvolge l’intero Paese: la denatalità. I dati raccolti dall’Amministrazione parlano chiaro: se nei primi anni Duemila i nuovi nati erano in media oltre 70 l’anno, oggi ci si attesta stabilmente sotto quota 50, con una tendenza al ribasso. Questa realtà locale riflette pienamente il trend regionale e provinciale: in Veneto le nascite sono scese da oltre 43.000 nel 2004 a poco più di 30.400 nel 2023, con un tasso di natalità del 6,3‰, tra i più bassi della storia recente. In provincia di Padova il quadro è simile: nascite in calo del 38% negli ultimi vent’anni, con un saldo naturale negativo sempre più marcato. “Il calo delle nascite è un fenomeno che interpella tutti: istituzioni, famiglie, scuola, mondo del lavoro. Come Amministrazione Comunale sentiamo la responsabilità di costruire le condizioni affinché chi desidera avere figli si senta sostenuto, accolto, accompagnato”, ha dichiarato il Sindaco
di Fontaniva Alberto Trento. Un territorio che investe nei servizi educativi Nonostante le difficoltà legate al quadro demografico, Fontaniva può contare su una rete educativa di qualità. Il Comune è proprietario di un asilo nido comunale, che negli anni ha saputo distinguersi per qualità, professionalità e capacità di accoglienza. A questo si aggiungono due scuole dell’infanzia parrocchiali, una nel capoluogo e una nella frazione di San Giorgio in Brenta, sostenute con contributi significativi da parte dell’Amministrazione Comunale, a garanzia della continuità e dell’accessibilità dei servizi. Le parole dell’Assessora al Sociale “L’Amministrazione comunale di Fontaniva ha a cuore il sostegno alle famiglie che si stanno formando e si pone l’obiettivo di creare spazi di incontro e di condivisione tra neo genitori”, spiega l’Assessora Elisa Monegato.
“Abbiamo raccolto le opportunità offerte dalla DGR ‘1000 giorni di noi’ della Regione Veneto e scelto di puntare sul tema della re-
lazione e dello sviluppo emotivo, con attività laboratoriali, pratiche, inclusive”.
Nel concreto, da settembre 2025 partirà un corso di yoga per mamme e bambini (in collaborazione con la Coop. Carovana), cui seguiranno momenti dedicati al gioco, all’educazione emotiva e, nella primavera 2026, uno spazio dedicato ai papà, a cura del Centro Veneto Progetti Donna. Politiche future: idee concrete per una comunità che cresce Conscia della complessità del fenomeno, l’Amministrazione comunale intende avviare nei prossimi mesi un percorso di approfondimento e ascolto sulle politiche più efficaci per accompagnare la genitorialità e favorire un contesto accogliente per le giovani famiglie. Tra le ipotesi allo studio, alcune iniziative potranno essere attuate anche grazie alla collaborazione con il tessuto imprenditoriale e sociale del territorio: Sportelli dedicati alla genitorialità e consulenze gratuite nei primi 1000 giorni; Momenti pubblici di incontro e festa per i nuovi nati, per
Giovani in fuga, natalità in calo: chi investe
In un’epoca segnata dal calo delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione, parlare di politiche giovanili non è solo un atto di attenzione verso le nuove generazioni, ma una scelta strategica per il futuro delle comunità locali. Per politiche giovanili si intendono tutte quelle iniziative che si occupano di iniziative che toccano gli argomenti in materia di occupazione, istruzione e formazione, politiche dirette a sostegno dei giovani, welfare, partecipazione democratica e cittadinanza attiva.
E ogni politica giovanile coinvolge ragazzi che va dai 14 a 35 anni.
A Cittadella, l’associazione che si occupa di politiche giovanili e che si interfaccia con l’amministrazione comunale è la Cooperativa Impronte direttamente con il vice sindaco Marina Beltrame. Il progetto che attualmente è attivo nella città murata si chiama “Giovani fuori classe”, che si dispiega in tre altre importanti attività. La prima tratta l’attività denominata “Esisto” ed è dedicata ai ragazzi che cercano un orientamento scolastico, piut-
rinsaldare la comunità; Campagne informative sul valore della maternità e della paternità responsabile; Coinvolgimento di imprese e associazioni nella promozione di un “fondo natalità” a sostegno delle famiglie nei primi mesi di vita del bambino; Reti di famiglie volontarie che possano offrire ascolto e vicinanza ai neo-genitori, con il supporto del Comune; Promozione di accordi con aziende locali per fa-
vorire la conciliazione vita-lavoro (es. banca ore, flessibilità per genitori). Il dato statistico legato al calo delle nascite ha l’urgenza di essere letto con una visione di futuro e di giustizia sociale. Il Comune di Fontaniva vuole rispondere con responsabilità, cura e concretezza, rafforzando ogni giorno il proprio impegno accanto a chi costruisce nuove famiglie. Federico Franchin
davvero sulle nuove
tosto che di lavoro o addirittura per chi vuole intraprendere esperienze lavorative all’estero. La seconda attività del progetto giovani si chiama Let’s Talk e riguarda il tema del bene comune nella comunità locale. A differenza di altre attività, Let’s Talk dà la possibilità ai giovani di interfacciarsi direttamente con l’amministrazione comunale a proporre miglioramenti, ampliamenti ecc. su temi che toccano direttamente il benessere e lo svago. La terza ed ultima proposta da parte dell’Associazione
generazioni?
Impronte è il progetto Green Team e riguarda tutti i temi della sostenibilità ambientale che si svolgerà già a settembre trattando in primis la biodiversità. “Queste politiche giovanili si possono realizzare grazie ai fondi regionali e alla sensibilità dell’amministrazione di Cittadella, nella persona diretta del vice sindaco, Marina Beltrame, che è sempre una persona attenta e disponibile alle nostre richieste e alle richieste dei giovani. Riusciamo a mettere in atto tutte queste iniziative, coinvolgendo circa 2000
giovani, grazie alla disponibilità e sensibilità di tutti gli attori coinvolti”. (e.s.)
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro. Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
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Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
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Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
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Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Meno bambini significa meno classi, meno servizi, meno investimenti. A Bassano il calo delle nascite si riflette in modo diretto su scuola, sanità, trasporti e spazi pubblici
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
TRIBUNALE DELLA PEDEMONTANA, ARRIVA LO STORICO “SÌ” DEL GOVERNO
Lega e centrodestra parlano di promessa mantenuta, mentre il PD chiede chiarezza sui tempi e mette in guardia da usi elettorali della notizia
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
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Emergenza natalità. Inchiesta sul calo delle nascite e le contromisure dell’amministrazione
Demografia al minimo, reazione al massimo:
ecco il piano di Bassano per le famiglie
In un’Italia che invecchia e fa sempre meno figli, anche i comuni di medie dimensioni come Bassano del Grappa si trovano a fare i conti con le conseguenze del calo demografico. Le culle vuote non sono solo un dato statistico, ma una realtà che incide profondamente sulla tenuta del tessuto sociale, economico e scolastico del territorio. Nel 2024 a Bassano sono nati appena 239 bambini; nei primi sei mesi del 2025, solo 118. Numeri che parlano chiaro e che proiettano scenari preoccupanti per il prossimo futuro. Come sta reagendo l’amministrazione comunale? Quali strumenti ha a disposizione un ente locale per contrastare una dinamica tanto ampia quanto strutturale? In questa inchiesta abbiamo raccolto le risposte dell’assessore alle politiche sociali Marina Bizzotto, che racconta le strategie messe in
campo per sostenere le famiglie, difendere il diritto alla genitorialità e preparare la città alle sfide che il declino demografico impone.
I dati demografici mostrano un calo delle nascite. Quali strategie sta adottando il Comune di Bassano per affrontare il declino demografico?
“Anche a Bassano stiamo osservando un calo delle nascite, in linea con quanto accade a livello nazionale. È una dinamica sociologica complessa, che un Comune da solo non può certo invertire, ma stiamo facendo la nostra parte. Abbiamo attivato tutte le misure possibili per sostenere le famiglie, con particolare attenzione alla maternità. Parliamo di incentivi scolastici, bonus alla nascita, contributi per gli asili nido e per la partecipazione ai centri estivi, oltre a misure di sostegno per il pagamento degli affitti. Sono interventi concreti che
mirano a creare un contesto più favorevole per chi desidera mettere su famiglia, consapevoli che il sostegno deve essere continuo e strutturato”
Il calo demografico si fa sentire anche nelle scuole. Ce ne può parlare?
“Sì, purtroppo il problema si riflette in modo diretto anche sul sistema scolastico. Lo scorso anno, in città, sono nati solo 239 bambini, e nei primi sei mesi del 2025 i nuovi nati sono stati 118. Se proiettiamo questi numeri fino al 2029/2030, stimiamo una diminuzione di circa
Il nuovo volto della natalità nel Bassanese
Calano le nascite, ma cresce la cura: l’ospedale di Bassano investe nei primi giorni di vita. L’Unicef ha confermato la certificazione di “Ospedali Amici delle Bambine e dei Bambini” agli ospedali San Bassiano di Bassano del Grappa e Alto Vicentino di Santorso. Ma c’è una novità: per la prima volta, il riconoscimento è stato esteso anche alla Comunità del territorio bassanese, che comprende servizi sanitari e sociali extraospedalieri. Entrambi gli ospedali avevano già ottenuto il riconoscimento negli anni passati: Bassano, in particolare, è stato il primo in Italia, nel 2001. Per mantenere
la certificazione, le strutture sono soggette a periodiche rivalutazioni. Le valutatrici Unicef hanno visitato i reparti, esaminato la documentazione e intervistato mamme, donne in gravidanza e operatori sanitari. Le valutatrici hanno lodato l’approccio delle strutture, che valorizza le competenze materne e neonatali con un linguaggio chiaro e inclusivo. È stata riconosciuta la qualità dell’assistenza, soprattutto per quanto riguarda l’allattamento, il supporto alla genitorialità e l’integrazione tra i diversi professionisti coinvolti nel percorso nascita. San Bassiano si è distinto per gli incontri di accompa-
gnamento alla nascita, la continuità assistenziale per donne fragili, e l’organizzazione che consente alle madri ricoverate in altri reparti di non essere separate dal proprio neonato. Il riconoscimento alla Comunità riguarda non solo i servizi Ulss 7 Pedemontana ma anche le iniziative di enti locali, come farmacie e biblioteche, che supportano l’allattamento e la genitorialità. In un momento storico in cui le nascite diminuiscono, offrire un’accoglienza di qualità e un sostegno concreto nei primi giorni di vita significa costruire una comunità più attenta, solidale e vicina alle nuove generazioni. (s.b.)
409 alunni nella scuola primaria, l’equivalente di 24 classi in meno. Per la scuola secondaria di primo grado parliamo invece di una riduzione di circa 157 studenti, pari a 7 classi. A questo si aggiunge un altro tema importante: gli edifici scolastici. Dobbiamo valutare attentamente le strutture che abbiamo a disposizione e gli interventi necessari per renderle sicure, moderne e adeguate a una didattica che è in continua evoluzione. Non abbiamo la pretesa di avere già tutte le risposte, ma vogliamo aprire un dialogo costruttivo. L’obiettivo è essere pronti, con idee e progetti concreti, nel caso si presentino opportunità di contributi o finanziamenti da cogliere”.
Esistono politiche specifiche per incentivare le giovani coppie?
“Stiamo introducendo diverse misure concrete a sostegno delle giovani famiglie. Ad esempio, ab-
biamo stanziato un milione e mezzo di euro per coprire parte delle quote degli asili nido, un aiuto importante che alleggerisce il peso economico per chi ha figli piccoli. Lo stesso vale per le mense scolastiche: l’obiettivo è sostenere le famiglie in un momento in cui si trovano spesso ad affrontare difficoltà che non dipendono direttamente dall’amministrazione. Stiamo inoltre investendo nel trasporto pubblico scolastico, con un incentivo di 170mila euro, e abbiamo previsto contributi anche per le quote dei centri estivi, che sono spazi fondamentali sia per i bambini che per l’equilibrio familiare. Queste sono solo alcune delle azioni che stiamo portando avanti con un obiettivo chiaro: evitare l’aumento delle tariffe dei servizi e sostenere concretamente chi sceglie di costruire il proprio futuro qui”. Sara Busato
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
della Bassa Padovana
Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Emergenza natalità, forte contrazione delle nascite tra Este e Monselice mentre aumentano i decessi, ma i nuovi arrivi limitano le perdite, Comuni impegnati sugli aiuti alle famiglie
Novità per tutte le tasche, la mobilità urbana in Veneto a basse emissioni
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
MONSELICE MEDIEVALE SI RISVEGLIA: SCOPERTI NUOVI AMBIENTI NELLA ROCCA
Dagli scavi emergono frammenti di vita quotidiana, ceramiche e un raro manico di coltello in osso raffigurante una nobildonna del Duecento
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
a pag. 21 segue a pag. 21
Dalle culle vuote il monito per il futuro
CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 10
Servizio
Emergenza natalità. Con i numeri attuali sarà difficile raggiungere i 103 nati del 2024
Monselice fa i conti con l’inverno demografico, nel 2025 le nascite saranno il 30% in meno
Le soluzioni attuali non bastano a invertire la tendenza, così come gli aiuti che un singolo Comune può destinare ai genitori e alle famiglie. L’assessore al sociale Rossella Molon: “I bonus aiutano ma non risolvono il problema, la sfida è creare più servizi, flessibilità lavorativa e un patto tra aziende e Stato sul welfare per invertire la rotta”.
I l drammatico della natalità non risparmia nemmeno Monselice, nonostante la città della Rocca sia un polo attrattivo sul territorio. A lanciare l’allarme è l’assessore al Sociale, Rossella Molon, che snocciola numeri impietosi: “Rispetto all’anno scorso registriamo una flessione del 30%. Nel 2024 i nati sono stati 103, quest’anno, facendo una proiezione, probabilmente arriveremo a poco più di 70. Alla fine di luglio, infatti, le nascite totali erano 38, possiamo prevedere nell’ipotesi più ottimistica un raddoppio ma sarà difficile fare di più”.
Il trend negativo non è una novità a livello nazionale, ma i dati locali confermano una crisi che sem-
bra non arrestarsi. Monselice ha introdotto recentemente un voucher comunale per il nido, in aggiunta al bonus previsto dall’INPS, ma Molon è chiara: “Non basta. Serve molto di più di un aiuto economico spot. Occorre agire su altri fronti e in maniera strutturale”.
Secondo l’assessore, la chiave sta nella conciliazione tra vita familiare e lavoro, un tema cruciale per le giovani coppie e per il prossimo futuro: “Oggi per mantenere una famiglia servono due stipendi. - continua l’assessore al sociale del Comune di Monselice - Alla donna va riconosciuto spazio lavorativo e di carriera, senza penalizzazioni. Non possiamo pensare che una madre sia ancora costretta a sce-
gliere tra lavoro e figli, non è accettabile al giorno d’oggi”.
Il modello da seguire, per Molon, è quello dei Paesi nordici: “Norvegia e Finlandia non hanno questi problemi o comunque hanno trovato delle soluzioni che funzionano. Lì esiste una vera integrazione tra Stato, famiglie e imprese: flessibilità oraria, congedi adeguati, incentivi alle aziende che sostengono i genitori. Noi dobbiamo fare la stessa cosa, altrimenti il declino demografico continuerà nei prossimi anni”.
La questione riguarda anche la rete dei servizi a disposizione delle giovani coppie e delle famiglie. Nonostante il potenziamento del nido comunale, restano criticità e la domanda supera l’offerta: “Abbiamo 70 posti, ma nella graduatoria di quest’anno ci sono state una trentina di richieste non evase. E non parliamo solo di famiglie monselicensi, ma anche di genitori che lavorano nella nostra città e avrebbero bisogno di un servizio sul territorio”.
Un altro nodo è il tempo pieno
scolastico, considerato un elemento essenziale per aiutare le famiglie: “Chi non ha i nonni a disposizione vive un grosso problema di gestione. Dobbiamo fare in modo che il tempo pieno diventi la normalità, con il sabato a casa. È una delle richieste più urgenti che riceviamo da parte dei genitori proprio per gestire orari e impegni”.
A Este culle vuote ma la popolazione resta stabile grazie ai nuovi arrivi
Le nascite a Este calano come in buona parte della regione ma a tenere pressoché stabile il numero degli abitanti sono i nuovi arrivi. E’ il trend degli ultimi anni, segnati da un progressivo calo della natalità, ormai un terzo della mortalità, ma anche dalla sostanziale tenuta della popolazione grazie alle persone che ogni anno scelgono Este come la loro nuova residenza. Nell’ultimo triennio questa tendenza è confermata: nel 2022 le nascite furono 95 a fronte di 243 decessi, con un saldo negativo di 148. Nel 2023 i nati sono scesi a quota 80 mentre i morti sono stati 246
per un delta negativo di e nel 2024 i fiocchi rosa e azzurri sono stati 83 mentre i decessi 247, per un saldo negativo di 164. Ciononostante Este ha mantenuto stabile la popolazione grazie ai nuovi arrivi, maggiori delle partenze: nel 2022 c’è stato un incremento di 19 residenti mentre nel 2023 la popolazione è scesa di 61 abitanti, per poi risalire di altri 27 nel 2024 per un totale di 15960 residenti.
“Di fronte al calo generalizzato delle nascite - commenta il sindaco Matteo Pajola - il fatto che ci sia chi sceglie Este come la sua città è confortante e ci fa ben sperare. Da
Molon parla anche per esperienza diretta, in qualità di imprenditrice: “Nella mia azienda sto cercando di favorire alle donne un orario che permetta loro di conciliare lavoro e famiglia, ad esempio anticipare l’uscita. Ma non tutte le realtà produttive possono farlo senza un sostegno pubblico. Le aziende, soprattutto le piccole, le più diffuse sul nostro territorio, devono essere sostenute a livello statale, con fondi e agevolazioni”. Per Rossella Molon, in definitiva, non bastano bonus una tantum e poco servirebbe anche aumentare l’impegno economico del singolo Comune, serve piuttosto un vero welfare strutturale. Anche dal punto di vista fiscale dovrebbero essere introdotte maggiori agevolazioni e detrazioni per chi ha figli, specie in età scolare. Se non affrontiamo il problema in maniera organica, non solo Monselice, ma tutto il Paese vedrà svuotarsi le culle. I bonus bebè non bastano, così come altre forme di incentivo, le famiglie e i genitori vanno aiutati a 360 gradi”. Nicola Stievano
parte nostra cerchiamo di fare il possibile per sostenere le nuove famiglie e i neo genitori, a partire dal bonus bebè da 50 euro garantito ormai da tre anni consecutivi. C’è poi un bonus, da 500 a 1000 euro, per le famiglie che trasferiscono la propria residenza a Este per documentati motivi di lavoro. Inoltre riconosciamo il ticket scuola per l’acquisto di libri ai bambini e studenti che iniziano il nuovo ciclo. Stiamo investendo molto anche nell’edilizia scolastica e abbiamo a disposizione un nido comunale con 30 nuovi posti grazie ai fondi del Pnrr e a nostre risorse, ma anche la sala polivalente e gli interventi efficientamento energetico agli edifici scolastici. A questo si aggiungono gli interventi per lo sport e le palestre senza dimenticare che finora abbiamo investito 50 milioni di euro per rendere Este una città accogliente e a misura di famiglia”. (n.s.)
Rossella Molon
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro. Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
del Camposampierese Est
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
L’INVERNO DEMOGRAFICO SI ABBATTE SUL VENETO NASCITE IN COSTANTE CALO,
LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Luci e ombre nella provincia padovana. Nei comuni del camposampierese, come Trebaseleghe, si combatte per tenere aperte le scuole e attrarre nuove famiglie
MANCA POCO ALLA FIERA DEI MUSSI DI TREBASELEGHE
Dal 29 agosto all’8 settembre un ricco programma tra tradizioni, sport, gastronomia e musica
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 19
Servizio
Emergenza
natalità. Classi prime che non si formano, identità locali a rischio
Trebaseleghe contro il declino: il Comune sfida la crisi delle nascite
ATrebaseleghe, piccolo comune del Padovano, il calo delle nascite non è più solo un dato statistico, ma una realtà che si riflette nei corridoi vuoti delle scuole, nei plessi delle frazioni che rischiano la chiusura, e nelle comunità locali che vedono affievolirsi il ricambio generazionale.
“Una scuola che chiude non è solo un servizio che si perde, ma un presidio sociale che si spegne”, avverte il sindaco Antonella Zoggia. In questa intervista esclusiva, racconta le misure messe in campo e la sfida di costruire una comunità viva, nonostante i numeri.
I dati demografici mostrano un calo delle nascite: che strategie sta mettendo in campo il Comune per contrastare il declino demografico?
“Anche Trebaseleghe registra un calo delle nascite, in linea con la tendenza nazionale, pur mantenendo un buon rapporto tra anziani e giovani. Si tratta di una dinamica sociologica complessa che un Comune da solo non può invertire, ma stiamo facendo la nostra
parte: viene attivata ogni misura che possa sostenere le famiglie, e in particolare la maternità. Come incentivi scolastici, bonus maternità, contributi per gli asili nido e i centri estivi, sostegni per gli affitti”. Il problema si ripercuote anche nelle scuole?
“Sì, il calo di nascite si riflette direttamente sull’organizzazione del sistema scolastico locale: nel capoluogo, siamo passati da cinque a quattro classi prime, ma la situazione è ancora più delicata nei plessi della scuola primaria delle frazioni – Sant’Ambrogio, Silvelle e Fossalta – dove essendoci un’unica sezione, negli ultimi anni, tre classi prime non si sono formate per mancanza di numeri. La formazione delle classi non dipende dal Comune, ma dalle norme scolastiche nazionali: 15 è il numero minimo di bambini previsti per far partire una classe prima, con alcune eccezioni in caso di disabilità. Il rischio è di arrivare alla chiusura di plessi storici che, oltre a fornire un servizio educativo, rappresentano un presidio sociale e culturale
per le nostre comunità locali. Da amministratore considero questa perdita molto più grave rispetto al risparmio economico per cui vengono accorpate le classi. Una scuola che chiude è un pezzo di identità e di solidarietà che si perde”.
Ci sono politiche specifiche per incentivare le giovani coppie a mettere su famiglia nel territorio?
Agevolazioni economiche per i neogenitori?
“Il Comune aderisce a tutte le misure regionali e statali disponibili, diffondendole con una comunicazione puntuale e facilitandone l’accesso. Il vero investimento che stiamo facendo come Amministrazione è sulla qualità della vita: scuole nuove grazie a 18 milioni di investimenti PNRR, riqualificazione urbana, spazi pubblici pensati per famiglie, equilibrio tra servizi e aree residenziali tranquille, coesione sociale e sicurezza”.
Come il Comune sta affrontando il problema dello spopolamento di alcune aree del territorio?
“Trebaseleghe non vive un calo di popolazione. Anzi, abbiamo
mantenuto stabilità anche durante il periodo Covid, attestandosi su 13mila abitanti. Il problema è il calo delle nascite, che si fa sentire nelle frazioni dove si rischia la chiusura di servizi educativi per l’infanzia. La sfida è più educativa e sociale che demografica in senso stretto”.
Esistono progetti per attrarre nuove famiglie o cittadini da altre città o paesi?
“Sì, il nostro modello punta a
Nascite in crescita nella Ulss 6 Euganea: segnali di fiducia ritrovata
Dopo anni di incertezza legati alla crisi economica e alla pandemia, arriva un segnale di speranza dalla provincia di Padova: il numero delle nascite torna a crescere. Nel 2024, gli ospedali dell’Ulss 6 Euganea hanno registrato un vero e proprio record, con 3.106 bambini venuti alla luce, 171 in più rispetto all’anno precedente, pari a un aumento del 6%.
Un dato che testimonia non solo
un’inversione di tendenza demografica, ma anche una rinnovata fiducia delle famiglie nel futuro. L’aumento delle nascite è diffuso in tutto il territorio. Agli Ospedali Riuniti Padova Sud, nel corso del 2024, si sono registrati 901 parti, in crescita rispetto agli 895 del 2023. A Camposampiero, dove si concentra il maggior numero di nascite dell’intera Ulss, i nuovi nati sono stati 1.329, contro i
1.198 dell’anno precedente, con un incremento netto di 131 unità. Anche a Cittadella il trend è positivo: 876 neonati nel 2024, contro gli 842 del 2023. Dietro a questi numeri c’è il lavoro quotidiano e altamente qualificato degli operatori sanitari: medici, ostetriche, pediatri e anestesisti che garantiscono assistenza, sicurezza e umanità nei percorsi nascita. La qualità dell’accoglien-
za nei reparti, unita all’organizzazione efficiente dei servizi, sta rafforzando la fiducia delle famiglie e rendendo gli ospedali padovani un punto di riferimento anche per i territori limitrofi. L’obiettivo, ora, è consolidare questo segnale positivo nel 2025, alimentando un clima sociale ed economico favorevole alla natalità. Un trend demografico in crescita, infatti, non è solo un in-
rendere Trebaseleghe attrattiva coniugando qualità dei servizi, sicurezza, vivibilità e identità. Non vogliamo essere considerati solo una periferia: ci impegniamo a essere una comunità riconoscibile, accogliente, con scuole moderne, servizi efficienti e un territorio che non ha perso il suo legame umano. È questo mix che può convincere nuove famiglie a scegliere di vivere qui”.
Sara Busato
dicatore sanitario, ma anche uno specchio della salute complessiva di un territorio e della speranza con cui le persone guardano al futuro. (s.b.)
Antonella Zoggia
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
del Camposampierese Ovest
Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire
l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
SI ABBATTE SUL VENETO NASCITE IN COSTANTE CALO,
INVECCHIA
Una manciata di nuovi nati segna la differenza tra declino e resistenza. Il sindaco Canella lancia l’allarme: “Da soli non possiamo reggere”. Serve un piano strategico per salvare il futuro
Moreno Giacomazzi parla di politica come servizio, tra emergenze, sviluppo infrastrutturale e la necessità di coinvolgere i giovani nella gestione della cosa pubblica SANTA GIUSTINA IN COLLE, TRA INFRASTRUTTURE E PNRR: LA SFIDA QUOTIDIANA DEL SINDACO
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C ’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 12
Servizio
Emergenza natalità. Un saldo positivo di dieci nati sembra poco, ma
San Giorgio delle Pertiche resiste all’inverno demografico: un modello da seguire?
Mentre a livello nazionale i dati demografici continuano a segnalare una preoccupante flessione delle nascite, San Giorgio delle Pertiche rappresenta una felice eccezione. Il bilancio demografico di fine anno registra un saldo positivo, seppur contenuto, che posiziona il comune tra i pochi del Padovano in controtendenza rispetto al quadro generale. “Si tratta di una differenza di appena dieci unità – spiega il sindaco Daniele Canella – ma se ogni comune italiano potesse vantare numeri simili, l’inverno demografico che da oltre vent’anni colpisce il Paese sarebbe meno rigido”. Alla base di questo andamento, secondo il primo cittadino, ci sarebbe una forte presenza di giovani coppie che scelgono di restare nel territorio: “Molti ragazzi del posto decidono di rimanere qui per-
ché San Giorgio offre servizi, opportunità di lavoro e una buona qualità della vita”.
Una dinamica positiva che l’amministrazione ha deciso di sostenere concretamente. “Già da alcuni anni – prosegue il primo cittadino – riconosciamo un bonus simbolico di 200 euro per ogni nuovo nato. Ma non ci fermiamo a questo: stiamo investendo nel futuro delle famiglie con progetti strutturali, come la realizzazione dell’asilo nido comunale e della nuova scuola elementare di Arsego, attualmente in fase di sviluppo”.
Proseguono gli investimenti dell’amministrazione comunale a sostegno delle famiglie e della natalità. Un impegno che si traduce in opere concrete, a partire dal potenziamento dei servizi scolastici. Sono stati infatti conclusi i lavori per la nuova mensa
delle scuole elementari di Cavino, un intervento che consentirà di ampliare l’offerta del tempo pieno, offrendo così un aiuto concreto alle famiglie nella conciliazione tra lavoro e vita privata. Grandi novità anche per Arsego, dove è in fase di realizzazione la nuova scuola primaria. L’opera, dal valore complessivo di 8,5 milioni di euro sarà completata entro giugno del prossimo anno. A San Giorgio, invece, nascerà un nuovo asilo nido comunale. La struttura potrà accogliere fino a 48 bambini. “Il nostro è un territorio attrattivo per chi vuole “fare famiglia” – commenta il sindaco – e questa nuova struttura sarà un valore aggiunto nel percorso che da sempre portiamo avanti a sostegno della natalità. Le politiche per l’infanzia e i servizi educativi restano centrali per la nostra giovane ammini-
strazione”. Tuttavia, il sindaco non nasconde le difficoltà del contesto nazionale: “Ma se mi chiede se esiste una soluzione vera, le rispondo che da soli possiamo fare ben poco. I Comuni possono attuare iniziative locali, ma è difficile andare oltre certi limiti. Serve un piano nazionale
Nascite in crescita nella Ulss 6 Euganea: segnali di fiducia ritrovata
Dopo anni di incertezza legati alla crisi economica e alla pandemia, arriva un segnale di speranza dalla provincia di Padova: il numero delle nascite torna a crescere. Nel 2024, gli ospedali dell’Ulss 6 Euganea hanno registrato un vero e proprio record, con 3.106 bambini venuti alla luce, 171 in più rispetto all’anno precedente, pari a un aumento del 6%. Un dato che testimonia non solo un’inversione di tendenza demografica, ma anche una rinnovata fiducia delle famiglie nel futuro. L’aumento delle nascite è diffuso in tutto il territorio. Agli Ospedali Riuniti Padova
Sud, nel corso del 2024, si sono registrati 901 parti, in crescita rispetto agli 895 del 2023. A Camposampiero, dove si concentra il maggior numero di nascite dell’intera Ulss, i nuovi nati sono stati 1.329, contro i 1.198 dell’anno precedente, con un incremento netto di 131 unità. Anche a Cittadella il trend è positivo: 876 neonati nel 2024, contro gli 842 del 2023. Dietro a questi numeri c’è il lavoro quotidiano e altamente qualificato degli operatori sanitari: medici, ostetriche, pediatri e anestesisti che garantiscono assistenza, sicurezza e umanità nei percorsi
significativo sulla natalità. Penso a tutte quelle famiglie che ogni giorno faticano a conciliare lavoro, carriera e vita familiare. E poi c’è il tema cruciale della casa: anche su questo servono misure concrete a livello statale”.
nascita. La qualità dell’accoglienza nei reparti, unita all’organizzazione efficiente dei servizi, sta rafforzando la fiducia delle famiglie e rendendo gli ospedali padovani un punto di riferimento anche per i territori limitrofi. L’obiettivo, ora, è consolidare questo segnale positivo nel 2025, alimentando un clima sociale ed economico favorevole alla natalità. Un trend demografico in crescita, infatti, non è solo un indicatore sanitario, ma anche uno specchio della salute complessiva di un territorio e della speranza con cui le persone guardano al futuro. (s.b.)
Sara Busato
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Neurochirurgia e neuroradiologia spinale punto di rifermento nazionale
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
21
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire
l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Con oltre 2.900 persone in meno nel saldo naturale, la provincia si confronta con un invecchiamento rapido e la fuga della popolazione in età fertile
TASER, BODYCAM E PROTEZIONI
Due dispositivi saranno assegnati ai capopattuglia delle unità serali. Il sindaco Marcon: “Strumento efficace per le emergenze”
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO,
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
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Emergenza natalità. Una fotografia preoccupante
Maternità e crisi demografica affliggono la Marca Trevigiana
L e madri di oggi sono vere e proprie equilibriste, costrette a districarsi tra lavoro, famiglia e le crescenti aspettative sociali. Un compito arduo, reso ancora più complesso dal contesto attuale, dove avere figli sembra diventare un lusso. Questa è la fotografia scattata da Save the Children nel suo rapporto annuale, un quadro che trova riscontro e si acuisce nel territorio della Marca Trevigiana, epicentro di una crisi demografica.
I dati più recenti rivelano un allarmante calo delle nascite. Nel 2024, a Treviso, sono venuti alla luce 5.538 bambini, ben 200 in meno rispetto al 2023 e addirittura 450 in meno rispetto al 2022. Questa flessione si traduce in un tasso di natalità provinciale del 6,3%, con una media di soli 1,24 figli per donna, il dato più basso mai registrato nella Marca, secondo le rilevazioni Istat. Un
fenomeno che contrasta con la popolazione residente, che si avvicina agli 880 mila abitanti, circa un quinto dell’intera popolazione veneta.
La Marca Trevigiana ha registrato nel 2024 una diminuzione dello 0,2% della popolazione rispetto all’anno precedente, con 1.823 residenti in meno. Un dato provvisorio diffuso dall’Ufficio Statistica della Provincia di Treviso, in linea con la tendenza nazionale di calo dello 0,1%.
La contrazione è guidata principalmente dal minor numero di nascite (-191 rispetto al 2023), nonostante una leggera diminuzione dei decessi (-161). Il saldo naturale è drammaticamente negativo: -2.968 persone. Parallelamente, si osserva un aumento degli over 80 (+0,2%) e una costante riduzione della fascia femminile in età fertile (15-49 anni), con una diminuzione media
annua dell’1,41% dal 2010. Non tutti i Comuni della provincia seguono questa tendenza negativa. Treviso, Possagno, Silea, Borso del Grappa, Altivole e Morgano
Culle vuote a Castelfranco: ecco cosa dicono i numeri
Inverno demografico, culle vuote, invecchiamento della popolazione. Sono espressioni che ormai fanno parte del nostro vocabolario quotidiano. Tuttavia, a livello numerico, quali sono i dati? È possibile tracciare un quadro della situazione a Castelfranco? Ad aiutare è il sito istituzionale del Comune, che mette a disposizione di chiunque numeri e report statistici. La popolazione di Castelfranco attualmente è di 33.490 abitanti e si nota subito come le fasce della popolazione (suddivise in blocchi di 10 anni) si distribuiscano secondo uno schema a clessidra, con le fasce dell’età adulta notevolmente più
ampie rispetto a quelle più giovani e a quelle anziane. Nella città del Giorgione risiedono infatti soprattutto uomini e donne tra i 50 e i 60 anni (5.591 abitanti), che rappresentano il 16% della popolazione totale. La fascia 0-10 anni è composta da sole 2.231 unità ed è destinata a calare nei prossimi anni. Nel 2024 si sono registrati solamente 201 nuovi nati a Castelfranco: erano 249 nel 2014, 319 nel 2004. Nel contempo i decessi hanno superato le nascite: se nel 2004 i nati erano 319 e le morti 265, nel 2024 il rapporto si è invertito, con 323 decessi a fronte di 201 nascite. La popolazione di Castelfranco tuttavia
hanno registrato un leggero aumento di residenti, fino al +2%.
Un aspetto critico che aggrava la situazione è la carenza di servizi per la prima infanzia. Solo
si mantiene stabile, grazie ad un movimento di entrata e uscita in città di nuovi abitanti, provenienti da altri comuni italiani oppure dall’estero. I dati delle nascite testimoniano comunque una lieve ripresa dopo due anni particolarmente critici legati alla pandemia: il 2021 aveva infatti registrato solamente 194 nati (la prima volta sotto soglia 200) e il 2022 addirittura 187, mentre nel 2023 si era tornati a 216. Come già anticipato, questo calo avrà ripercussioni soprattutto sul futuro dei plessi scolastici di Castelfranco, specialmente in quelle delle frazioni, più esposte al calo delle nascite. (l.s.)
66 dei 94 Comuni della provincia offrono asili nido o servizi integrativi.
Il calo delle nascite, in corso dal 2008 e in linea con il resto del Paese, trova ulteriori spiegazioni nelle difficoltà che le donne incontrano nel rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità. Molte scelgono di lasciare il proprio impiego nei primi anni di vita dei figli, e il ritorno non è affatto semplice, ostacolato da problematiche economiche, ma anche da rigidità legate alla mansione o all’orario. Persino tra le famiglie straniere, un tempo più prolifiche, le nascite stanno diminuendo, segnale di una problematica diffusa. Nonostante tutto, l’età media a Treviso si mantiene leggermente più bassa rispetto ad altre province, attestandosi a 46,3 anni.
Sara Busato
L’intervista.
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F
ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro. Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria: attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
di Cavarzere
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Ogni 100 under 25 tra i residenti a Cavarzere ce ne sono 340 over 65. Il sindaco Pierfrancesco Munari: “In questo modo a breve il sistema è destinato ad implodere”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
NUOVA MENSA SCOLASTICA PRONTA ENTRO L’AUTUNNO
Un investimento da oltre 1,2 milioni di euro. Interventi completati anche in via Turati e sul ponte Caduti della Libertà
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 11
Servizio
Emergenza natalità. I dati del costante calo delle nascite impensierisce l’ente locale
Ogni 100 under 25 fra i residenti ce ne sono ben 340 con più di 65 anni
Il sindaco Pierfrancesco Munari: “In questo modo a breve il sistema è destinato ad implodere”
“Il calo delle nascite purtroppo è un trend che non sta vivendo solo Cavarzere ma sta vivendo l’intera nazione e che è sicuramente accentuato in questi territori dell’area sud veneziano, dove abbiamo sostanzialmente una popolazione più anziana rispetto ad altre fasce di età”. A dirlo è il sindaco di Cavarzere Pierfrancesco Munari. Va detto che i dati a Carvarzere vedono una popolazione residente a giugno del 2025, di 12734 persone di cui 6324 maschi e 6410 femmine. I nuclei famigliari sono in tutto 6028. Gli stranieri residenti sono 1243 di cui 618 maschi e 625 femmine. Munari analizza tutto nel dettaglio.“Un dato preoccupante - sottolinea Munari - è quello che ogni 100 under 25 a Cavarzere ce ne sono 340 over 65. Questo dato se analizzato con quello che nel
2021 certifica che l’Italia è diventato il paese più anziano di tutta Europa, ciò ci fa riflettere su quelle che possono essere anche le erogazioni di servizi del futuro, dove dovremmo settare i nostri servizi non solo a livello comunale, ma a livello statale in maniera completamente diversa. Nel 2030 avremo più over 65 rispetto a persone attive, quindi in età lavorativa, mentre nel 2050 avremo 8 milioni in più di over 65 rispetto a quelli di oggi. Anche solo per un mero paragone pensionistico, bisognerà veramente rivoluzionare il nostro sistema, perché è un sistema che così destinato a implodere”. Su questi dati anagrafici si può lavorare, fa capire Munari, si può fare qualche progetto, sicuramente la casa è uno dei settori sui quali si può investire di più, “noi adesso come am-
ministrazione stiamo sistemando 14 nuovi alloggi popolari grazie a un progetto del Pnrr denominato “Pinqua”,un progetto sulla qualità dell’abitare e sicuramente la casa è la base su cui fondare e partire per eventuali altri progetti”. Sulla questione interviene anche l’assessore alle politiche sociali del Comune Marco Grandi. “Cavarzere come altri territori non prettamente prevalentemente urbani - dice Grandi - vede nella
La città invecchia, scatta l’emergenza per la salute
“La cosa fondamentale che stiamo cercando di percorrere è quella di mantenere per quanto possibile la popolazione di cosiddetta “terza età attiva”, quindi con attività che possono mantenere in forma fisica e in attività mentale la popolazione non più in età lavorativa e che potrebbe cadere nell’abitudine di sedentarietà o adottare stili di vita che non siano sicuramente salutari”. L’assessore Marco Grandi è chiaro nel promuovere stili di vita non nocivi in una popolazione che invecchia. Una popolazione più sana dal punto di vi-
sta dell’alimentazione, limitando l’abitudine al tabagismo, dell’abitudine e all’alcolismo può rendere anche più sostenibile nel lungo termine l’intero sistema. Questo è un problema che si troveranno ad affrontare tutti gli enti, e cioè è quello della sostenibilità della spesa economica, che chiaramente per una popolazione che aumenta nella sua età media diventa sempre più impattante anche dal punto di vista del costo sociale che lepatologie eventualmente correlate possono gravare sul sistema sanitario. “Alcune iniziative
sua popolazione allargarsi la forbice tra persone cosiddette della terza età, le anziane, che aumentano di numero e i giovani che per motivi lavorativi e per motivi di attrattività tendono a spostarsi verso altri centri. Quindi le amministrazioni si trovano nella doverosa necessità di incentivare sia le politiche giovanili, cosa che stiamo facendo con varie iniziative e potenziando determinati servizi per i giovani e soprattutto
che stiamo portando avanti, le portiamo avanti con l’Università Popolarespiega Grandi - che è un canale importantissimo per divulgare alcune buone norme di comportamento, di salute. Sosteniamo tutte le attività che abbiano come “movens”, l’esercizio fisico: le camminate, le giornate della salute, le giornate ambientali in cui le associazioni molto spesso ci coinvolgono, una novità di queste settimane è che verrà attuato il regolamento già deliberato in giunta per quello che riguarda l’istituzione del nonno vigile”. (a.a.)
si trova a dover andare incontro alle esigenze di una popolazione che ha sempre più un’età avanzata che quindi necessita di attenzioni particolari. Il primo input riguarda naturalmente quello di potenziare e fare attenzione ai servizi sociali e a tutte le cooperative sociali che operano nel territorio cavarzerano, e andando a rafforzare per quanto possibile i servizi erogati”.
Alessandro Abbadir
il municipio di Cavarzeree il sindaco Pierfrancesco Munari
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle
nascite
e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione .
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
“Crollo delle nascite a Cona? L’arrivo di stranieri non è la soluzione”
Nel Comune di Cona nel 2024 ci sono stati 9 nati. Erano 20 nel 2014 e 24 nel 2004. Insomma un crollo verticale. E’ la situazione nell’ente locale governato dal sindaco Alessandro Aggio. “Il problema della natalità - sottolinea Aggio - è un tema drammatico che da anni sta colpendo la nazione, ogni anno si assiste ad un record negativo di nuovi nati. Sono dinamiche generali che non possono trovare soluzione nelle piccole misure che può mettere in piedi un Comune. Serve una politica che spinga verso il rallentamento del trend al ribasso degli ultimi lustri. Invece dal 2008 in poi sono stati spesi miliardi gli euro indirizzati all’accoglienza di stranieri, indice della volontà ben pre-
cisa di intraprendere quella strada come soluzione alla crisi demografica”. Per il sindaco non è la soluzione da portare avanti. “Si tratta - sottolinea - di una strada che non ha minimamente colto le problematiche di coabitazione di persone con cultura, fede e tradizioni completamente estranee quando non in conflitto con quelle autoctone. L’esperienza della base di Conetta ci ha aperto gli occhi su quanti soldi lo Stato non aveva timore di spendere in strutture e servizi per l’accoglienza. Quanti bonus bebè, bonus parentali, asili, servizi per le nuove famiglie si sarebbero potuti fornire con i miliardi di euro annui scientemente utilizzati invece per accogliere stranieri”? Finalmente
dopo anni secondo Aggio, dal governo centrale si vede un’inversione di tendenza. “Un tentativo - dice - viene dai fondi governativi per la creazione di asili nido con lo scopo di poter offrire in ogni Comune una struttura che possa disporre di posti per il 30% dei nati in età da nido. É una prima luce che non può che far ben sperare riguardo alla volontà di affrontare un problema in modo totalmente diverso rispetto alle politiche di sinistra. Grazie a tali fondi abbiamo dapprima sperimentato il servizio integrativo al nido, poi si è tentato con la creazione di una sezione primavera e oggi questi fondi sono necessari per l’accoglienza dei bimbi più piccoli nelle classi della materna”. (a.a.)
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Vaccinazioni per proteggere gli animali da malattie infettive comuni
Controlli di routine per monitorare la salute generale dell'animale e identificare eventuali problemi di salute precocemente
Trattamenti medici per trattare malattie o infezioni
Consulenza nutrizionale per aiutare a scegliere la dieta giusta per il proprio animale
Dir. San.
Dott.ssa
Elisa
Favaro
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria: attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
A Chioggia, popolazione in calo da decenni, aumentano i residenti over 65. Si moltiplicano sempre di più le iniziative per promuovere stili di vita salutari
LE PRIORITÀ DEL NUOVO VICESINDACO SERENA DE PERINI di Chioggia
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
La nuova vicesindaca spiega il suo impegno per la stabilità politica e lo sviluppo della città, tra fondi Pnrr, pesca e sostenibilità ambientale
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO,
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio
Popolazione in calo da decenni, aumentano i residenti over 65
Chioggia, il secondo Comune per popolazione della Città Metropolitana di Venezia vede un calo costante della popolazione nel corso degli ultimi anni. A fine 2024 la popolazione di Chioggia contava 47621 abitanti di cui 23659 maschi e 23962 femmine. Il tasso di natalità negli ultimi 5 anni è calato di quasi un punto: nel 2020 era del 6,32 nati ogni mille abitanti, nel 2021 del 6,31, nel 2022 del 4,77 nel 2023 era al 5,21 e infine nel 2024 al 5,25. Anche il tasso di mortalità e questa è la buona notizia, è calato a Chioggia rispetto al 2020, anno però va ricordato, in cui era scoppiata la pandemia da Covid 19. Il tasso di mortalità nell’ultimo quinquennio è passato così dal 12,74 morti ogni mille abitanti del 2020 ai 13,10 del 2021, 12,32 del 2022 10,74 del 2023 e
10,81 del 2024. Va detto comunque che la popolazione chioggiotta è in calo da ormai vent’anni a questa parte. Nel 2004 a Chioggia si contavano 51.648 abitanti con una età media di 42,1 anni. Ora l’età media si è alzata a 48,9 anni. Un calo netto di oltre 4000 persone in appena un paio di decenni. Questa situazione riporta Chioggia al numero di residenti grosso modo del 1961. Insomma si è lontani dal record storico segnato nel 1981 quando la città di Chioggia era arrivata a contare 53.470 abitanti. Quasi il doppio in più nel giro di un secolo, nel 1871 gli abitanti erano infatti 28.051. Ma se gli abitanti sono quasi gli stessi di quelli che complessivamente c’erano agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso, non lo è invece la composizione
delle fasce della popolazione . Si pensi infatti che in quegli anni c’era il cosiddetto “baby boom” collegato al boom economico mentre ora il fenomeno in atto è quello dell’inverno demografico. A commentare i dati che si pongono davanti è Serena De Perini, vicesindaco e assessore ai servizi demografici del Comune di Chioggia. “La popolazione del nostro territorio - dice la vicesindaco De Perini - segue un trend non solo nazionale ma addirittura europeo: i residenti over 65 aumentano mentre i nuovi nati diminuiscono. Basta leggere i numeri che escono dal nostro ufficio demografico: i bambini in età prescolare nel 2020 erano 2.175 mentre nel 2024 sono scesi a 1.915. Per contro i residenti over 65 nel 2020 erano 11.788 e nel 2024 il numero è salito a
12.495. La popolazione sta invecchiando, si vive più a lungo mentre non si fanno figli. Anche il numero di residenti cala, anche se in maniera non troppo accentuata rispetto ad altre realtà simili alla nostra, e anche questo è un trend generalizzato delle comunità marine, il dato
La città è sempre più vecchia, le emergenze sanitarie sono all’ordine del giorno
Con una popolazione che invecchia e bambini e ragazzi spesso sempre più sedentari, il Comune di Chioggia ha puntato anche quest’anno ad iniziative che mettano la salute in primo piano. Chioggia infatti ha aderito nei mesi scorsi all’iniziativa promossa dalla Regione:”1 chilometro al giorno nel tuo Comune” che ha l’obiettivo di promuovere il movimento in tutta la popolazione, dando la possibilità a chiunque di camminare in un percorso pedonale di 1 chilometro, tracciato da una cartellonistica accessibile e percorribile da chiunque, sicu-
ro e gratuito. Camminare lungo questo percorso è un primo “passo” per mantenersi attivi e in salute, è un’attività facile da svolgere, gratuita, che non richiede preparazione atletica e che può essere eseguita in qualsiasi momento, senza attrezzature specifiche. A Chioggia il Comune ha così individuato il percorso ideale: il tratto di area pedonale che inizia e arriva lungo Isola dell’Unione est, lato scuole. L’iniziativa è rientrata nel più ampio progetto “5 Km di Meraviglia Scopri, Cammina, Rispetta”, l’iniziativa educativa e ambientale voluta dal sindaco
Mauro Armelao e resa possibile dalla collaborazione con numerose associazioni di volontariato cittadine che ha coinvolto centinaia di bambini e ragazzi degli istituti comprensivi di Chioggia. Chioggia poi ha già fatto proprio il manifesto “La salute nelle città: bene comune” che dialoga con tutti gli enti che in modo diretto o indiretto si occupano di salute. Inoltre è una poche città in Italia ad essersi dotata di un “Health City Manager”, un professionista che possa essere il perno attorno al quale ruotano le iniziative in tema di salute. (a.a.)
è emerso nel corso dei recenti tavoli del Summit G20 Spiagge”. A una situazione del genere i Comuni puntano a porre rimedio offrendo e potenziando servizi che favoriscano la formazione di nuove famiglie e della natalità.
Alessandro Abbadir
Il centro storico di Chioggia
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
di Albarello G. e Favaro E.
Lunedì 9.30-12.30 15.30-19.00
Martedì 9.30-12.30 15.30-19.00
Mercoledì 9.30-12.30 15.30-19.00
Giovedi 15.30-19.00
Venerdì 9.30-12.30
Vaccinazioni per proteggere gli animali da malattie infettive comuni
Controlli di routine per monitorare la salute generale dell'animale e identificare eventuali problemi di salute precocemente
Trattamenti medici per trattare malattie o infezioni
Consulenza nutrizionale per aiutare a scegliere la dieta giusta per il proprio animale
Dir.
San.
Dott.ssa
Elisa
Favaro
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
Marco Dolfin:
Conselvano
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Gli anziani sono il triplo del ragazzi, boom dei nuclei familiari con una o due persone, Conselve investe sugli aiuti alle coppie giovani tra bonus, sconti e agevolazioni per i servizi all’infanzia
Novità per tutte le tasche, la mobilità urbana in Veneto a basse emissioni
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un nuovo spazio di accoglienza per le persone con disabilità arricchisce e amplia i servizi del “polo sociale” di Conselve
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
a pag. 21 segue a pag. 21
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 10
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Emergenza natalità. I bambini in età scolare sono meno della metà rispetto agli anziani
Inverno demografico e sfide sociali a Conselve: crollano le nascite e la popolazione invecchia
C
onselve non è immune al fenomeno dell’inverno demografico che colpisce l’Italia. I numeri parlano chiaro: se nel 2011 i residenti erano 10.307, al 31 dicembre 2023 il dato si è fermato a 10.012 per poi scende nel 2024 a 9.962, il più basso dell’ultimo ventennio. Ancora più preoccupante è il saldo naturale: nell’ultimo anno ci sono stati solo 51 nati contro 117 decessi, con una perdita di 66 unità. A compensare, solo in parte, il calo delle nascite è il saldo migratorio positivo (+16), ma la tendenza è ormai consolidata.
La popolazione si sta invecchiando: gli over 65 sono 2.520, mentre i bambini in età prescolare (0-5 anni) sono appena 384 e i ragazzi fino al 14 anni si fermano 815. Un dato che riflette la difficoltà delle giovani coppie a mettere al mondo figli, tra precarietà lavorativa e costi crescenti. “Invertire questa tendenza è complicato, perché le ragioni sono profonde e di natura socioeconomica - spiega Federica Silvoni, assessore al bilancio. “Non basta un bonus per convincere le
famiglie a fare figli, ma il nostro obiettivo è rendere Conselve più attrattivo per le coppie giovani e sostenere chi i bambini li ha già o sta pensando di averne”.
Le cause del calo delle nascite, tuttavia, vanno oltre i confini comunali. A pesare sono il costo della vita, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, la precarietà occupazionale, soprattutto femminile, e un modello sociale che ritarda sempre di più la scelta di diventare genitori. A Conselve, come altrove, i bambini sono meno e le famiglie più piccole: oltre il 61% dei nuclei è formato da una o due persone.
Nonostante gli sforzi, il quadro resta complesso. “Non ci illudiamo di poter invertire da soli la curva demografica” ammette Silvoni. “Servirebbero politiche nazionali strutturali, ma noi facciamo la nostra parte: più servizi, tariffe sostenibili, spazi educativi di qualità. Non sono solo spese, ma investimenti per il futuro della comunità”.
Proprio per venire incontro alle famiglie e alle giovani coppie il Comune ha messo in campo una
serie di misure. “Abbiamo introdotto il bonus bebè simbolico di 200 euro e soprattutto contributi consistenti per l’abbattimento delle rette del nido” sottolinea Silvoni. Il bando prevede voucher che coprono dal 100% al 50% della retta in base all’Isee, garantendo un sostegno anche ai redditi più alti. “Così tutti ne usufruiscono, perché è previsto dai finanziamenti e perché vogliamo che il servizio sia accessibile a tutti”.
Un’altra novità è lo “spazio gioco” pomeridiano: due ore in più al nido “Il Girasole” dalle 16 alle 18 senza aumento della retta. “È un servizio pensato per conciliare vita familiare e lavoro – aggiunge l’assessore – e resterà gratuito per due anni. Abbiamo investito 24mila euro per attivarlo”.
Inoltre, sono stati realizzati interventi sugli spazi educativi. «Abbiamo fatto due ampliamenti al nido con investimenti da 270mila e 300mila euro, gestiti in collaborazione con la cooperativa Le Fate, aumentando così i posti disponibili”.
Il sostegno alle famiglie passa anche dalla scuola. La scuola
dell’infanzia statale è stata completamente rinnovata con lavori di efficientamento energetico e migliorie per oltre un milione e mezzo di euro. Per la primaria e la secondaria di primo grado sono in corso i lavori per due nuovi edifici per un investimento complessivo di quasi 10 milioni. “Non è solo edilizia – precisa Silvoni – ma un progetto per garantire ai nostri ragazzi strutture moderne, sicure e sostenibili”.
Accanto agli interventi strut-
Negli ultimi dodici anni il Conselvano ha perso più di tremila abitanti
Nel 2013 la popolazione complessiva del Conselvano sfiorava i 58 mila abitanti, ora galleggia intorno a quota 55 mila con la prospettiva di un’ulteriore flessione nei prossimi anni, visto l’attuale trend delle nascite a Conselve come negli altri centri del territorio. Se nel 2013 le nascite erano quasi 500, già quattro anni dopo erano scese sotto quota 400 per arrivare a circa 350 negli ultimi anni. Nel frattempo i decessi, poco meno di 500 nel 2014, dieci anni dopo hanno superato quota 650. In compenso il saldo migratorio, negativo fra il 2014 e il 2020, ha ripreso è tornato in territorio positivo nell’ultimo triennio, ma
si tratta di un valore piuttosto variabile. Altri indicatori significativi sono l’indice di invecchiamento, vale a dire il rapporto fra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15, una forbice che si è via via allargata superando la media provinciale. Anche l’indice di sostituzione, cioè il rapporto fra i sessantenni che stanno andando in pensione e i giovani che si affacciano al mondo del lavoro, è cresciuto. Questi dati, insieme e a molti altri, sono riportati nella relazione al nuovo Pati del Conselvano, il piano di assetto urbanistico del territorio, al quale le amministrazioni comunali stanno lavorando.
turali, ci sono le agevolazioni sui servizi: tariffe ridotte per la mensa scolastica, con pasti a 2,50 euro per le fasce Isee più basse, e trasporto a prezzi calmierati (450 euro l’anno per un figlio, con riduzioni per fratelli e sconti Isee). Anche sul fronte sport e tempo libero, il Comune ha rinnovato impianti e promuove attività ricreative per contrastare la povertà educativa, dai centri estivi ai laboratori in biblioteca.
Nicola Stievano
“L’inverno demografico è un fenomeno che ricalca la tendenza regionale e nazionale- spiega Massimo Cavazzana, sindaco di Tribano nonché vice presidente nazionale dell’Anci - ma che ovviamente solleva non poche preoccupazioni fra noi amministratori anche sul fronte della programmazione degli interventi urbanistici: la popolazione sta invecchiando e gli anziani sono sempre più numerosi, così come le famiglie con due soli componenti, ormai circa la metà del totale. C’è poi la necessità di sostenere le nostre famiglie, le coppie giovani con figli e le nuove generazioni in generale”. (n.s.)
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro. Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Centrale 118 Rovigo premiata tra le migliori d’Europa nella gestione dell’ictus
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
Porto Tolle si confronta con una popolazione sempre più anziana, con previsioni allarmanti che mettono a rischio la sostenibilità sociale e sanitaria del territorio
Grazie al Pnrr, l’ex idrovora simbolo della trasformazione del Delta del Po si dota di nuove infrastrutture inclusive
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 15
Servizio
“Non chiuderemo”: l’urlo silenzioso di Rosolina
contro l’estinzione dei piccoli comuni
ARosolina, nonostante un leggero calo delle nascite registrato negli ultimi anni, la situazione demografica si mantiene stabile, senza segnali allarmanti. Il fenomeno, in linea con il trend nazionale, non incide in maniera significativa sull’organizzazione dei servizi scolastici, che restano vitali e ben frequentati.
Un quadro positivo arriva proprio dal mondo della scuola. L’asilo nido comunale accoglie attualmente 30 bambini, di cui 6 nuovi iscritti: un dato che conferma come il servizio continui ad essere un punto di riferimento importante per le giovani famiglie del territorio. Segnali incoraggianti anche dalla scuola dell’infanzia statale, dove si registra un incremento delle iscrizioni: da 36 a 44 bambini, con un aumento
di otto unità rispetto all’anno precedente.
Il territorio comunale ospita due scuole primarie: una nel centro cittadino e l’altra nella frazione di Volto. Proprio in quest’ultima sede, sono attive tre classi per un totale di 52 alunni, a conferma della vivacità scolastica anche nelle zone più periferiche. A rafforzare questa rete scolastica arrivano anche importanti investimenti, grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. “Grazie al Pnrr abbiamo investito molto nel piano delle opere pubbliche, in particolare sulle scuole – commenta l’assessora all’istruzione Sara Biondi. “In particolare i fondi sono stati destinati al miglioramento sismico ed energetico del polo scolastico Aldo Moro di Volto di Rosolina e al secon-
do stralcio della sostituzione dei serramenti alla scuola Marin Sanudo il Giovane”.
L’assessora rassicura anche sul futuro dei plessi scolastici: “Anche se il calo demografico è leggero, da parte dell’amministrazione non c’è nessuna intenzione di chiudere scuole o spostare studenti in altri edifici. Anzi, stiamo lavorando per ampliare l’orario scolastico, così da facilitare la vita delle famiglie e rendere i servizi ancora più accessibili”.
Una novità importante riguarda anche gli studenti delle scuole superiori. Da quest’anno, i ragazzi di Rosolina Mare e Cà Morosini possono contare su un servizio di trasporto pubblico più efficiente. La linea 4 di Arriva Veneto, che collega Rosolina a Chioggia, ha introdotto una nuova fermata, pensata per
facilitare gli spostamenti degli studenti che frequentano gli istituti scolastici della città lagunare. In un panorama nazionale dove molte realtà minori faticano a mantenere i propri servizi educativi, Rosolina si distingue per una rete scolastica
attiva, partecipata e in costante evoluzione. Un segno concreto dell’impegno della comunità nel garantire alle nuove generazioni un futuro solido, a partire dall’istruzione.
Porto Tolle, sfide demografiche e sostenibilità dei servizi sociali in un comune sempre più anziano
Porto Tolle, nel cuore del Delta del Po, si conferma come il comune veneto con la più alta percentuale di anziani: quasi un residente su tre ha superato i 65 anni. Lo rivela uno studio dello Spi Cgil Veneto, che ha analizzato i dati demografici dei comuni con oltre 5mila abitanti, tracciando un quadro preoccupante per il futuro. Oggi, 2.832 residenti di Porto Tolle, pari al 31% della popolazione, hanno più di 65 anni. Ma il dato è destinato a impennarsi: le proiezioni indicano che entro il 2033
gli over 65 saranno il 39%, per arrivare a quasi la metà (44%) della popolazione nel 2043. Questo trend, se da un lato è specchio dell’aumento dell’aspettativa di vita, dall’altro solleva seri interrogativi sulla sostenibilità dei servizi sociali e sanitari. Attualmente in Veneto ci sono 195 anziani ogni 100 bambini tra 0 e 14 anni, un rapporto che salirà a 303 anziani ogni 100 giovani entro il 2043. La situazione è particolarmente critica in un comune vasto come Porto Tolle, con i suoi 207
km² e una popolazione di 9mila abitanti dispersi, molti dei quali anziani e soli in zone isolate. Gli ultraottantenni, la fascia più fragile, spesso non autosufficienti o affetti da patologie croniche, rappresentano una sfida enorme per l’assistenza. L’invecchiamento della popolazione non è un problema isolato: in provincia di Rovigo gli over 65 sono già 63mila su 235mila residenti, con proiezioni di oltre 75mila entro il 2043. A ciò si aggiunge la fuga dei giovani, un fenomeno che colpisce i centri
rurali in cerca di opportunità lavorative. Il tentativo di rilanciare turismo e servizi a Porto Tolle si scontra con la carenza
di risorse, aggravata dalla chiusura della centrale Enel che un tempo garantiva entrate stabili. (s.b.)
Sara Busato
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria: attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
del Miranese Nord
Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
INVECCHIA
L’area del Miranese nord in difficoltà punta a potenziare i servizi. Il sindaco di Noale Stefano Sorino:“Abbiamo trovato soluzioni per le scuole delle frazioni”
Con un investimento iniziale di 100 mila euro, l’amministrazione avvia l’installazione di dispositivi per il monitoraggio veicolare SCORZÈ,TELECAMERE
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
a tutti i clienti in omaggio una STUPENDA SORPRESA
Via Venezia, 110 · Oriago di Mira (Ve) cell. 327 1372668 · ororiviera@libero.it
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 16
Servizio a pag. 21
Il Miranese fa i conti con il crollo delle nascite: scuole a rischio chiusura, famiglie in fuga
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
L’area del Miranese nord e cioè quella dei Comuni di Salzano, Noale, Scorzè e Martellago che fa parte del comprensorio della Riviera e del Miranese, da anni subisce la crisi demografica che si è manifestata anche nei Comuni limitrofi del veneziano trevigiano e padovano. A cercare di dare una risposta al fenomeno è Andrea Martellato presidente della Conferenza dei sindaci dell’Usl 3. “In questo momento - dice Martellato - grazie alla nascita degli Ats ( Ambito Territoriale Sociale) è possibile coordinare politiche in grado di mitigare l’inverno demografico con cui saremo costretti a fare
i conti nei prossimi decenni. Vanno coordinati interventi dei Comuni per potenziare servizi come gli asili nido, i bonus per chi fa figli, il taglio del costo dei trasporti scolastici. Si pensi poi che chi ha bambini e usa pannolini (o pannoloni per persone incontinenti) ci sono dei servizi con dei contenitori ad hoc che evitano di scaricare il rifiuto in un normale bidone del secco, pagando cioè il costo dello sversamento. Servono ovviamente molte risorse, ma è importante riuscire a monitorare una situazione che da anni va in una precisa direzione quella dell’invecchiamento della popolazione. Ci
vorranno decenni per invertire la tendenza”. In questo territorio, Noale ad esempio è una città che per ragazze e ragazzi è luogo di aggregazione, ma questa anche se attrattiva per i giovani sta cercando di affrontare e gestire il fenomeno dell’inverno demografico. A dare risposte per il suo territorio è il sindaco Stefano Sorino sentito per Veneto 24. “Noi cosa pensiamo di fare? Si chiede Sorino. Noi affrontiamo questo problema cercando di creare ed offrire dei servizi. Dei servizi legati soprattutto alla famiglia, alle giovani famiglie che vogliono, costruirsi una vita insieme. Stiamo lavorando proprio per valorizzare quelle che sono le scuole primarie, gli asili e gli asili nido. Su questo punto proprio ci tengo a evidenziare alcuni aspetti. Noale ha tre frazioni, due di queste frazioni rischiavano di perdere la scuola elementare proprio per un calo demografico, legato ai servi-
zi. Una di queste scuole precisamente si trova a Cappelletta che è una delle frazioni in questione. Il problema in questo caso era ed è legato al tempo pieno. Quindi le famiglie con i bambini piccoli li portavano da un’altra parte, perché non c’era il servizio mensa”. La soluzione grazie all’impegno del Comune di Noale alla fine è arrivata. “Noi - conclude Sorino - siamo riusciti, e lo stiamo portando avanti e lo svilup-
Il tributarista di Noale De Franceschi: “Sempre più over 75 soli”
“Su 1.992 over 75 residenti a Noale, ben 948 vivono da soli. Quasi il 50% della fascia più fragile della popolazione è sola. Nel dettaglio: 763 sono donne, 185 uomini”. A sottolineare questi dati (fonte Istat) è il noto tributarista di Noale Alberto De Franceschi. “I dati - dice De Franceschi - diventano ancora più rilevanti se inseriti nel quadro generale: i residenti a Noale nel 2023 erano 16.169. Gli over 75 rappresentano oltre il 12% della popolazione. Sarebbe utile estende-
re l’analisi anche alla fascia 65-75, spesso già in condizioni di fragilità economica, sociale o sanitaria. Che cosa ci dicono questi numeri? Che abbiamo una comunità che invecchia, e che nel silenzio delle statistiche cresce una domanda latente di servizi, attenzioni, dignità”. Per De Franceschi però si è fatto poco.
“Non c’è - dice - nessun piano pubblico serio per l’invecchiamento attivo. E poi: nessun incentivo per negozi e servizi di prossimità. Nessuna rete concreta per affron-
tare la solitudine e il bisogno. Chi si occupa oggi di portare una spesa a queste persone? Chi le aiuta con farmaci, visite, incombenze quotidiane? Qualche volontario. Qualche familiare. E quei pochi negozianti di vicinato che ancora fanno delivery, rischiando di chiudere nell’indifferenza totale. Ed è a loro che mi riferisco quando parlo di valore sociale delle botteghe. Serve una nuova visione. Che metta al centro la persona e non il consenso”. (a.a.)
peremo nei prossimi mesi, a creare una mensa e quindi abbiamo già avuto, le iscrizioni sufficienti per la prima elementare, cosa che l’anno scorso invece non c’era stata. In un’altra frazione invece abbiamo garantito il tempo pieno, offrendo tre progetti di cultura, sport e musica, sempre per i bambini che affronteranno prima e seconda elementare tutto a spese del Comune”.
Alessandro Abbadir
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria: attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
del Miranese Sud
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
L’INVERNO DEMOGRAFICO
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Popolazione stabile a Spinea, cresce la fascia adulta e anziana, calano i minori. Sostegno alle famiglie, Mirano punta ad offrire più servizi. La natalità nel 2024 vede un leggero miglioramento
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Duro attacco del capogruppo Baldan: “Serve trasparenza, non un carrozzone”. Replica il sindaco Baggio: “Sarà un’opportunità per rilanciare in chiave moderna”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno” MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizi a pagg. 5 e 6 Servizio
Stabilità apparente, declino reale: Spinea in bilico tra vecchiaia e culle vuote
’analisi dei dati Istat più recenti conferma un quadro di stabilità demografica per il Comune di Spinea: nel 2024 i residenti sono 27.676, valore in linea con quelli degli ultimi anni. Questa stabilità è il risultato di un equilibrio tra diversi fattori: il saldo naturale resta negativo, con 180 nati e 303 decessi nel 2024, ma viene compensato da immigrazione da altri comuni e dall’estero. Dal 2020 a oggi si evidenziano però importanti variazioni interne alle fasce di età. È in leggera flessione la popolazione minorenne (0–17 anni), che scende da 4.233 a 4.091. In controtendenza, invece, cresce la fascia 18–29 anni, ovvero quella degli studenti delle scuole superiori e universitari, che passa da 3.052 a 3.253. Aumenta significativamente anche la fascia dai 56
anni in su, arrivando complessivamente a oltre 11.000 persone. Si conferma dunque una tendenza all’invecchiamento della popolazione. Anche la presenza straniera si mantiene stabile intorno all’11–12% del totale, con 3.155 residenti nel 2024. Questo equilibrio è il risultato del bilancio tra i nuovi ingressi e le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di residenti di lungo corso. Le comunità più numerose provengono da Romania, Moldova, Albania, Bangladesh e Kosovo. Rimane costante anche la dimensione media dei nuclei familiari, con 2,2 componenti per famiglia. Ci sono però anche altri dati da analizzare. Significativo infatti è il dato sui matrimoni: nel 2023 ne sono stati celebrati solo 39, contro i 95 del 2004. A calare sono soprattutto i matrimoni religiosi, scesi
da 59 a 4 in vent’anni. Già nel 2011 si era registrata la parità tra matrimoni religiosi e civili, ma oggi sono i secondi a prevalere nettamente, includendo sempre più spesso seconde nozze. Interviene infine il sindaco del paese Franco Bevilacqua che fa una analisi della situazione. “I numeri ci restituiscono - spiega il primo cittadino del Comune del Miranese - un’immagine di Spinea come città stabile e attrattiva, capace di mantenere la propria popolazione anche in un contesto nazionale di calo demografico. Ma l’invecchiamento e il calo delle nascite ci pongono di fronte a nuove sfide: dobbiamo rafforzare i servizi alla persona, incentivare le politiche per la famiglia e rendere la città sempre più dinamica e a misura di giovani. L’integrazione, inoltre, rimane un punto di
centro di Spinea
forza su cui vogliamo continuare a lavorare con convinzione”.
Anche Spinea insomma si trova a dover affrontare dinamiche che sono presenti in tutto il ter-
ritorio nazionale e che necessitano per essere mutate di politiche coordinate a tutti i livelli non solo locali.
Sostegno alle famiglie tra le urgenze, il Comune di Mirano punta ad offrire più servizi
Dal 2013-2014, per la prima volta dall’Unità d’Italia, il paese ha iniziato a perdere popolazione, con un aumento delle persone inattive e in pensione rispetto ai giovani in formazione. Le attuali tendenze demografiche avranno ripercussioni economiche e sociali profonde, dalla sostenibilità del sistema sanitario alla crescente domanda di assistenza domiciliare. Per contrastare questa tendenza, il Comune di Mirano sta investendo concretamente nelle politiche di conciliazione. “È in corso - sottolinea il sindaco
Tiziano Baggio - la costruzione di un nuovo asilo nido pubblico a Zianigo, il cui investimento principale è finanziato tramite fondi Pnrr integrati con risorse comunali, mentre i costi di gestione saranno sostenuti interamente con fondi del bilancio comunale. La struttura offrirà 50 posti a partire dall’anno educativo 2026/2027. Inoltre, il successo del servizio di pre e post scuola, che ha raccolto oltre 200 iscrizioni, conferma la necessità di continuare a puntare sulla flessibilità degli orari per supportare concretamente
le famiglie. Nei prossimi anni si valuterà l’estensione e la stabilizzazione di questo servizio anche per altri ordini scolastici”. Sono attualmente allo studio ulteriori misure, tra cui la revisione delle politiche tariffarie per garantire una maggiore equità e favorire in particolare le famiglie numerose. Sebbene questi interventi non possano risolvere completamente il problema, rappresentano passi concreti per fare di Mirano un punto di riferimento territoriale nel sostegno alle famiglie. (a.a.)
Alessandro Abbadir
Il
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione . Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi. È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
La città che perde madri: a Mirano il minimo storico di nascita
“I dati sulla natalità, anche nel Comune Mirano, evidenziano una tendenza preoccupante, pur con qualche segnale di speranza”. A dirlo il sindaco del paese Tiziano Baggio. Nel 2023 i nuovi nati sono stati solo 146, il minimo storico degli ultimi 40 anni, in forte calo rispetto ai 179 del 2019 (prima della pandemia) e ai 211 del 2017. Tuttavia, nel 2024, il dato mostra un leggero miglioramento, con 155 nuovi nati e un tasso di fecondità risalito a 3 figli ogni 100 donne in età fertile. Questo miglioramento, sebbene ancora da confermare come inversione di tendenza, può essere in parte attribuito, secondo il
Comune, agli sforzi dell’amministrazione comunale nel sostenere le politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia. “La crisi demografica - spiega l’ente locale - avrà comunque inevitabili conseguenze sulle iscrizioni scolastiche nei prossimi anni, portando a una ridistribuzione degli studenti nelle scuole del territorio. In passato, il sistema scolastico doveva far fronte all’alta natalità costruendo nuovi edifici scolastici e affrontando spesso problemi di sovraffollamento. Oggi, al contrario, il problema principale sarà quello di preservare le scuole nelle periferie come elementi vitali della comu-
nità, mentre nelle aree centrali si apriranno opportunità per riorganizzare l’offerta educativa e liberare spazi per attività sociali e pubbliche innovative”. È necessario tuttavia comprendere per il Comune, che la situazione demografica di Mirano riflette un trend nazionale, segnato non solo dal calo delle nascite ma anche dalla diminuzione strutturale delle donne in età fertile. Questo fenomeno, definito “trappola della natalità”, comporta che periodi prolungati di bassa natalità riducano il numero delle giovani donne, alimentando ulteriormente il circolo vizioso del calo demografico. (a.a.)
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
di Padova Est
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
Saonara, la popolazione cresce con l’arrivo di nuove famiglie. Il crollo delle nascite a Vigonza impone di ridimensionare una serie di servizi. Ponte San Nicolò sperimenta il co-housing per attrarre i giovani
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
PONTE SAN NICOLÒ, VIABILITÀ NEL MIRINO SIT-IN DAVANTI
L’ opposizione raccoglie le preoccupazioni dopo le recenti modifiche al traffico. Il sindaco difende le scelte: “Serve sicurezza e riqualificazione”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Popolazione e natalità. Il sindaco Michela Lazzaro fa il punto della situazione
Saonara sfida l’inverno demografico: un’oasi di crescita nel deserto delle culle
I residenti, a fine 2024, erano 10.672, con 58 nuovi nati e 83 decessi, con un saldo migratorio positivo di 147: 336 emigrati e 483 nuovi residenti. I residenti stranieri sono 1.342.
ASaonara la popolazione residente negli anni continua a crescere registrando un lieve ma costante incremento in un contesto nazionale ed europeo nel quale si segnala un inverno demografico e le previsioni future sottolineano un’accentuata decrescita. In Italia si prevede che la popolazione residente da 58,93 milioni al 1° gennaio 2024 passerà a 58,1 milioni nel 2030, fino ad una previsione di 54,4 milioni nel 2050. A fare il punto della situazione per il Comune è il sindaco Michela Lazzaro. “Nel nostro Comune - dice - i residenti, a fine 2024, erano 10.672, con 58 nuovi nati e 83 decessi, con un saldo migratorio positivo di 147 con 336 emigrati e 483 nuovi residenti. I residenti stranieri sono 1.342. La popolazione per fasce d’età risulta eterogenea: il 7,42% dei residenti ha un’età compresa dagli 0 ai 9 anni, il 10,56% dai
10 ai 19, il 20,92% dai 20 ai 39, il 31,69% dai 40 ai 59, il 22,85% dai 60-79, il 6,56% dagli 80 in su”. Michela Lazzaro, sindaco di Saonara aggiunge: “Questo monitoraggio rappresenta uno strumento essenziale nell’attività di programmazione dell’amministrazione comunale e offre un’interessante fotografia della nostra comunità con una popolazione in crescita, a dimostrazione che Saonara continua ad essere un paese attrattivo. Tanti sono i progetti che abbiamo realizzato e stiamo realizzando per sostenere questo trend di crescita demografica garantendo una sempre più ampia varietà di servizi di qualità, pensando alle esigenze di tutte le età”. E il primo cittadino fa un elenco delle opere fatte per la popolazione: “C’è stata la realizzazione della nuova Casa di Comunità, che aumenta i servizi già presenti nel territorio
portando una serie di benefici; servizi socio assistenziali e progetti specifici rivolti al mondo dell’adolescenza, alle famiglie ed alla terza età; iniziative ed eventi di ogni genere per favorire momenti di condivisione in comunità. E poi: la nuova palestra comunale, l’area sportiva adiacente e il costante sostegno alle associazioni del territorio del mondo dello
sport; diversi interventi di riqualificazione energetica delle scuole e degli edifici pubblici; la realizzazione del bosco urbano di pianura; le nuove piste ciclabili in via Vittorio Emanuele, via Morosini e via Vigonovese e la costante manutenzione del manto stradale”. Precise le conclusioni del primo cittadino . “Proprio in questo quadro - conclude il sindaco del paese
Il crollo delle nascite a Vigonza impone di ridimensionare una serie di servizi
“Vigonza tendenzialmente vede una sostanziale linearità sulle nascite che si attestano intorno in media ai 160 nuovi nati all’anno. Dati che non possono però essere di conforto perchè si tratta di numeri molto inferiori rispetto a quelli dei decenni passati che non scendevano mai sotto i 200 nati ogni anno”. A dirlo analizzando la situazione demografica del paese è il sindaco di Vigonza Gianmaria Boscaro Ruzza. Nel dettaglio scorrendo la serie di dati si vede infatti che
nel 2017 ci sono state 178 nascite, nel 2018 162, nel 2019 161, nel 2020 161, nel 2021 167, nel 2022 142, nel 2023 i nuovi nati sono stati 150. “Questa situazione - sottolinea il sindaco di Vigonza - ha un impatto naturalmente su una serie di servizi che rischiano di dover essere ridimensionati o rivisti come tutti i servizi scolastici che già oggi sono sovradimensionati. Come giunta comunale abbiamo cercato, con gli strumenti che abbiamo, di puntare su una città a misura di famiglia
e in questi ultimi anni molte famiglie hanno scelto Vigonza e infatti la nostra popolazione è aumentata, di poco, ma in modo costante. Abbiamo puntato sul potenziamento dei servizi scolastici, sui servizi sanitari, su una attenzione particolare nel contenimento dei costi di mense e asilo nido e recentemente il consiglio comunale ha deliberato anche il bonus bebè per dare un piccolo, ma importante dal punto di vista simbolico, aiuto alle famiglie che hanno un figlio”. (a.a.)
- il futuro asilo nido, che sorgerà a Saonara, grazie ad un contributo di 864 mila euro ottenuto dall’attuale amministrazione comunale, diventerà un ulteriore fattore attrattivo del nostro territorio che offre ottime condizioni abitative, in una comunità accogliente e un contesto ricco di servizi di qualità”.
Alessandro Abbadir
L’intervista.
La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione .
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
Ponte San Nicolò, un progetto per attrarre i più giovani
Sulla questione dell’invecchiamento della popolazione è intervenuto nell’area di Padova est anche il sindaco di Ponte San Nicolo’ Gabriele de Boni. “Non ho - dice De Boni - il dato puntuale, ma comunque come tanti Comuni italiani abbiamo una percentuale di anziani notevole. E oltre a questo abbiamo un tema molto contingente riguardo all’attrattività di Ponte San Nicolò per i giovani e per le giovani famiglie. Essendo il nostro paese alle porte di Padova abbiamo tanta emigrazione verso la città da parte dei più giovani, e tanta emigrazione verso invece la campagna da parte delle giovani famiglie che trovano prezzi molto più accessibili per le abitazioni. In
questi anni abbiamo visto che la nuova residenzialità di Ponte San Nicolò è caratterizzata da ritorni, ovvero magari coppie adulte o anziane che tornano in paese dopo aver sistemato i figli, incrementando così quella che è la popolazione un po’ più grande. Stiamo cercando anche di attuare delle politiche sia edilizie che nuove forme di abitazione, per favorire l’ingresso di giovani. Una di queste politiche ci vede in collaborazione con il Comune di Padova per la coabitazione inter- intergenerazionale. Abbiamo aderito a un progetto del Comune di Padova in cui delle persone magari che abitano in grandi case, sole o in coppia, anziane, possano dare ospitalità,
ovviamente, regolarizzata con un affitto a giovani studenti. Stiamo spingendo affinché si possano realizzare, ovviamente con il contributo di società o di privati, anche degli studentati”. Il sindaco De Boni però intende precisare e conclude. “Quello dell’intergenerazionalitàsottolinea - è un progetto legato al co-housing. Ovviamente non vuole avere una connotazione sociale di assistenzialismo o di servizio all’età matura, ma semplicemente è un cohousing di necessità. Case grandi, magari troppo per una coppia di anziani. Ecco che allora che con la presenza di un ospite riesce a monetizzare la situazione e allo stesso tempo è un servizio per i più giovani”. (a.a.)
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
di Padova Nord
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Cadoneghe in controtendenza, stabile il numero delle nascite, a Curtarolo si corre ai ripari con i maggiori aiuti alle famiglie, Vigodarzere fa i conti con gli effetti della denatalità
MANILDO LANCIA
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
CADONEGHE: BILANCIO IN ORDINE 1,7 MILIONI PER IL FUTURO DEL COMUNE
Gli investimenti riguardano illuminazione pubblica, asfaltature, scuole, e digitalizzazione, finanziati con fondi propri o contributi pubblici
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio a pag. 21
Servizio a pag. 5
Emergenza demografica. Dopo il calo di qualche anno fa ora la situazione appare più stabile
Natalità in picchiata: l’esperimento Cadoneghe può funzionare?
R ispetto a 15 anni fa i numero delle nascite a Cadoneghe è sensibilmente calato, a scapito dei decessi che invece sono cresciuti. Ma a differenza di gran parte del territorio nazionale e veneto qui il cosiddetto “inverno demografico” sembra un po’ meno rigido, tanto che il numero dei nati negli ultimi anni sembra essersi stabilizzato. Sarà difficile tornare alle dinamiche di oltre vent’anni fa ma su panorama locale l’area a nord di Padova è quella che meno risente del progressivo calo della natalità che investe l’intera regione.
“Il contrasto al calo demografico - spiega il sindaco Marco Schiesaro - presenta una complessità intrinseca: i risultati delle politiche adottate oggi si manifesteranno solo nel medio-lungo periodo, rendendo difficile valutarne nell’immediato l’efficacia. Cadoneghe, da sola, non può certo invertire una tendenza nazionale, tuttavia, l’amministrazione comunale è consapevole di poter dare un contributo significativo, impegnandosi a creare le condi-
zioni ottimali per chi sceglie di formare una famiglia. Con una popolazione minorile che rappresenta il 15% del totale (2.378 minori nel 2024), l’amministrazione ha sviluppato un sistema articolato di interventi che accompagna le famiglie dalla nascita all’adolescenza”.
Al primo posto c’è il sostegno economico diretto alle famiglie. Il “bonus nuovi nati” rappresenta il primo concreto aiuto alle neofamiglie, mentre i bandi periodici per le “famiglie fragili” garantiscono continuità nell’assistenza. Poi ci sono i voucher per la frequenza dei servizi per la prima infanzia e i contributi per i centri estivi, che alleggeriscono il carico economico delle famiglie lavoratrici durante i mesi estivi.
“Riteniamo che l’investimento nell’educazione della prima infanzia - continua il sindaco - sia strategico per attrarre e trattenere le giovani famiglie sul territorio. L’attuale Asilo nido comunale Aldo Moro offre 54 posti, ma è in fase di ultimazione un nuovo Asilo nido Montessoriano
che amplierà la capacità ricettiva portandola a 67 posti. Questo ampliamento dell’offerta risponde concretamente alle esigenze delle famiglie che cercano servizi educativi di qualità per i propri figli”.
Il fiore all’occhiello delle politiche familiari di Cadoneghe è il “Centro per le Famiglie – Villa
Meno culle a Curtarolo: “Maggiori aiuti a genitori e famiglie”
A Curtarolo i dati anagrafici degli ultimi anni parlano chiaro e impongono una riflessione seria: la natalità è in costante diminuzione. Nel 2021 si sono registrate 56 nascite, nel 2022 60, nel 2023 59, nel 2024 solo 45 e nel 2025, ad oggi, contiamo appena 25 nuovi nati. “Un calo progressivo e preoccupante, - afferma il sindaco Martina Rocchio - che riflette un fenomeno diffuso a livello nazionale ma che coinvolge direttamente anche la nostra comunità. Una società con meno bambini è una società che rischia di perdere slancio, vivacità e futuro. Per rispondere a questa sfida, continuiamo a investire in politiche di supporto alla natalità e alla genitorialità, con
interventi concreti e continuativi”.
Ghedini”, gestito in collaborazione con la Associazione Mamiù. Questo presidio interviene su più fronti: dal “Nido Blu” per la fascia 0-3 anni alla Ludoteca Albero Magico per i bambini fino a 10 anni, dallo Sportello Educativo per il supporto scolastico ai servizi di accompagnamento alla genitorialità. Particolarmente significa-
Tra questi, la conferma dei contributi per la frequenza all’asilo nido e alla sezione primavera. Confermato anche il contributo economico per il servizio di trasporto scolastico a favore di alunni con disabilità frequentanti la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e secondaria di I grado. A completare il quadro l’attività del doposcuola: un aiuto importante per le famiglie con figli in età scolare nei plessi scolastici di Pieve e Santa Maria di Non.
“Guardando al futuro, invece, - aggiunge il sindaco - la nostra volontà è quella di attuare nuove misure di sostegno
tivo è il Progetto Cicogna con lo Sportello Ostetrico, che accompagna le neo-famiglie dalla gravidanza ai primi sei mesi di vita del bambino attraverso visite domiciliari e il supporto di professionisti specializzati. “Il Cerchio delle mamme” favorisce inoltre la creazione di reti di supporto tra le neo-madri, contrastando l’isolamento sociale che spesso caratterizza i primi mesi di vita dei bambini. Infine tra le iniziative a sostegno alla genitorialità e prevenzione ci sono i percorsi “Sos” Genitori e gli incontri tematici mensili offrono ai genitori strumenti concreti per affrontare le sfide educative, mentre il progetto “Di Padre… in Padre” riconosce l’importanza del ruolo paterno nel processo educativo. Per gli adolescenti, infine, sotto attivi lo sportello psicologico gratuito e il progetto “Fuoriclasse” e i progetto “Occupati a luglio”, rivolto ai ragazzi tra 14 e 19 anni crea un senso di appartenenza che può influenzare le future scelte residenziali e riproduttive.
Nicola Stievano
che, se realizzate, potranno fornire un ulteriore aiuto concreto nei primi mesi di vita dei bambini. Siamo consapevoli che il calo delle nascite si combatte anche facilitando la vita quotidiana dei neo-genitori. Per questo stiamo avviando lo studio di fattibilità di un nuovo progetto volto a sostenere le famiglie dei nuovi nati attraverso contributi o agevolazioni per l’acquisto di prodotti per la prima infanzia. Supportare la natalità significa investire nel futuro della nostra comunità. Ogni nuovo nato è una ricchezza per tutti, e ogni famiglia che cresce qui merita di sentirsi accompagnata, valorizzata, ascoltata. (n.s.)
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione .
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
A Vigodarzere la denatalità inizia a farsi sentire
Anche a Vigodarzere la denatalità sta ridisegnando la demografia locale, con conseguenze immediate e tangibili. Dal 2020 ad oggi sono nati circa una settantina di bambini all’anno, che su una popolazione di circa 1 3.100 abitati rappresenta lo 0,6%. Nascono sempre meno bimbi e il trend non risparmia più nemmeno le comunità straniere, il cui arrivo in questi anni ha contribuito a far crescere numericamente la popolazione residente, nonostante i nati siano ormai nettamente inferiori ai decessi. Il calo demografico si ripercuote anche sulla popolazione scolastica: il prossimo settembre, in ben due frazioni, Tavo e Terraglione, le porte delle prime elementari rimarranno chiuse. “Nonostante gli
sforzi congiunti dell’amministrazione e dell’istituto comprensivo per proporre progetti didattici innovativi e accattivanti – dichiara il sindaco Adolfo Zordan – ci troviamo a fare i conti con le scelte dei genitori, che cercano alternative altrove. Spesso la scelta ricade su Comuni limitrofi che offrono un orario scolastico più esteso, capace di supportare le esigenze delle famiglie moderne, con servizi che si prolungano talvolta fino al tardo pomeriggio. Di fronte a questa realtà è evidente che dovremo adeguarci: la richiesta di orari prolungati nelle scuole, così come l’alta domanda di posti negli asili nido per i più piccoli – probabilmente perché entrambi i genitori lavorano, i nonni sono meno disponibili o i costi di
una baby-sitter sono insostenibili – ci mostra la direzione. Dobbiamo offrire alle famiglie i servizi di cui hanno bisogno per conciliare vita lavorativa e genitoriale”. Tuttavia sarà un processo lungo e complesso: adeguare gli orari scolastici non significa semplicemente “allungare la campanella”, ma richiede un’attenta pianificazione delle risorse. “Sarà necessario più personale docente e non docente – aggiunge l’assessore all’Istruzione, Katia Bano – e servono spazi idonei per le attività extrascolastiche e una revisione del trasporto scolastico. Senza contare che un utilizzo prolungato degli edifici incide anche sui costi energetici. Non è un cambio che può avvenire da un giorno all’altro”.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
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Nicola Stievano
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
di Padova Sud
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
gallinaroservizifunebri@gmail.com
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
Dopo il boom Albignasego si confronta con con la flessione della natalità e scommette sulle famiglie giovani, a Maserà più posti per il nido, Casalserugo punta sulle politiche sociali
Con l’approvazione della nuova norma, anche i comuni della seconda cintura potranno contare su collegamenti migliori e servizi più accessibili
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 12
Servizio
Ad Albignasego nascite in calo dopo il boom
“La nostra resta una città a misura di famiglia”
A
lbignasego è il secondo Comune della provincia di Padova per numero di abitanti e negli ultimi decenni ha conosciuto un continuo sviluppo, anche se il calo delle nascite inizia a farsi sentire. Quindici anni fa, nel 2010, i nati furono ben 269, un vero boom rispetto ai 151 nati nel 2000. Ma negli ultimi anni i nati sono scesi sotto quota 200, fino ai 165 dello scorso anno rispetto ai 201 decessi. Il tasso di natalità resta comunque ancora sopra la media provinciale.
La risposta alla denatalità arriva da una strategia chiara: rendere la città un luogo accogliente per le giovani famiglie. “C’è un continuo afflusso di giovani coppie con bambini – spiega il sindaco Filippo Giacinti – grazie a servizi sul nostro territorio pensati su misura per loro e a investimenti costanti su scuola, inclusione e tempo libero”.
Le scuole dell’infanzia parrocchiali, otto in totale, sono convenzionate con il Comune, che contribuisce con 600 euro l’anno per ogni bambino residente. In tutte è attivo uno spor-
tello di ascolto con uno psicologo a supporto della genitorialità, con il primo colloquio gratuito, un servizio particolarmente sentito. Alle primarie, sei plessi funzionano a tempo pieno e uno a tempo normale, con una mensa finanziata per 350mila euro l’anno con risorse comunali mentre il trasporto scolastico viene coperto al 75% dal Comune in modo da pesare meno sulle famiglie. Inoltre sempre sul fronte dei trasporti sono attivi bus navetta gratuiti per gli studenti diretti agli istituti Gramsci, Cornaro e al polo scolastico di via Cave. Questo consente alle famiglie un notevole risparmio sugli abbonamenti degli autobus, in continuo aumento.
A tutt i nuovi nati viene consegnato un kit con prodotti per la prima infanzia e buoni sconto, e ogni famiglia riceve un albero da piantare in occasione della “Festa dell’Albero” mentre un altro albero viene piantato dal Comune. Il nido comunale è stato recentemente ampliato con fondi del PNRR.
Anche il tempo libero è al centro
della progettazione urbana, con parchi pubblici e impianti sportivi in ogni quartiere, tutti serviti dal trasporto pubblico. Il Comune contribuisce inoltre alle spese dei centri estivi, coprendo fino al 50% del costo, per un totale annuo di 220mila euro.
Attenzione particolare è riservata all’inclusione: gli operatori sociosanitari nelle scuole dell’infanzia e nei centri estivi sono totalmente a carico del Comune. “Albignasego vuole essere un Comune amico delle famiglie – conclude Giacinti – dove crescere è più facile per tutti. Con questa ottica organizziamo durante l’anno anche numerose manifestazioni ed eventi culturali e ricreativi in ogni quartiere rivolti appunto alle famiglie, per vivere il tempo libero vicino a casa, per socializzare e per rinsaldare la nostra comunità”.
Le dinamiche demografiche sono simili nella vicina Maserà di Padova che una ventina d’anni fa ha conosciuto un progressivo aumento della popolazione. Da alcuni anni a questa parte il calo delle nascite inizia a
farsi sentire anche se in termini non ancora drammatici, complice l’arrivo di nuove famiglie.
“In controtendenza - ricorda il sindaco di Maserà Gabriele Volponi - abbiamo aperto nell’autunno del 2024 un nuovo asilo nido integrato da 32 posti, azzerando così le liste di attesa per le famiglie con bambini piccoli. A questo proposito è costante e continuo il sostegno alle
nostre scuole dell’infanzia parrocchiali. Prevediamo l’arrivo di nuove famiglie con la prossima costruzione di una settantina di nuovi appartamenti nell’area commerciale di via Conselvana che fra qualche settimana verrà trasformata in residenziale proprio per dare maggiori opportunità a chi cerca casa nel nostro Comune”.
Nicola Stievano
Casalserugo, investimenti mirati e politiche sociali per contrastare il declino demografico
A Casalserugo le nascite sono dimezzate rispetto a vent’anni fa, in linea con l’andamento dei Comuni con questa fascia di popolazione, e si attestano sulle 30 all’anno. il contrasto al calo demografico passa attraverso politiche sociali mirate e un forte investimento nella rete comunitaria. Lo evidenzia il sindaco Matteo Cecchinato, tracciando un bilancio delle azioni messe in campo in questi anni dall’Amministrazione comunale.
“Il primo pilastro è la scuola. - sottolinea il sindaco - Dall’infanzia alla
secondaria di primo grado, Casalserugo ha puntato su un’offerta educativa solida e accessibile. Grazie alla collaborazione con Spes, l’ente gestore dell’asilo, sono state introdotte metodologie educative moderne che hanno portato a una copertura completa della domanda, sia per il nido che per la materna. Ogni anno il Comune investe circa 70.000 euro per ridurre le rette, sostenendo le famiglie. In controtendenza rispetto ai dati demografici regionali, anche le scuole primarie e medie registrano una buona parteci-
pazione, con due sezioni attive a Casalserugo, una a Ronchi e tre sezioni alle medie”.
A supporto dell’attività scolastica, il Comune stanzia oltre 100.000 euro l’anno per garantire servizi fondamentali come il pre-scuola, la sorveglianza, il trasporto, il doposcuola e corsi pomeridiani. A ogni nuovo nato viene inoltre riconosciuto un bonus bebè di 300 euro.
La comunità educante è rafforzata anche da incontri e percorsi formativi rivolti a genitori e insegnanti, pro-
mossi in collaborazione con l’Istituto Comprensivo e le realtà sociali del territorio.
Oltre alla scuola, Casalserugo ha sviluppato una rete sociale diffusa: servizi come il trasporto per anziani e la spesa solidale affiancano l’azione del volontariato locale. Il Centro culturale Hangar 9, punto di aggregazione e di eventi, completa questo modello virtuoso. “Il nostro valore aggiunto –conclude Cecchinato – è una comunità viva, solidale e partecipe, che non lascia indietro nessuno”. (n.s.)
Le nascite nei comuni di Albignasego, Casalserugo e Maserà
Il sindaco Matteo Cecchinato
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
di Padova
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Padova in controtendenza, nel 2024 registra un lieve incremento del tasso di natalità dopo aver toccato il minimo storico l’anno precedente. San Lazzaro è il quartiere dove si nasce di più, Camin chiude la classifica
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
EX CONFIGLIACHI, DA “BUCO NERO” IN CITTA’ A PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA FORMAZIONE
Al via i lavori di demolizione dei vecchi edifici, al loro posto n nuovo complesso scolastico e la riqualificazione generale
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno” MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
a
23 segue a pag. 23
Dalle culle vuote il monito per il futuro
CNicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio
pag.
natalità.
Lieve aumento delle culle, “segno di speranza” San Lazzaro al vertice, Granze di Camin in coda
Il quartiere con il tasso di natalità più alto è San Lazzaro (9,26 nati ogni mille abitanti), non a caso l’area dove sorgerà il nuovo ospedale e considerata simbolicamente il rione del futuro. All’opposto, il dato più basso si registra a Granze di Camin (2,41), anche se qui la popolazione è molto ridotta. Altri quartieri “fecondi” sono Ponte di Brenta (7,84), Brusegana (7,80), Sacro Cuore (7,75), Altichiero (7,59) e l’Arcella (7,19)
D opo anni di calo costante, a Padova la natalità registra un’inversione di tendenza. Nel 2024, infatti, il tasso è tornato a salire, seppur lievemente: da 5,97 nati per mille abitanti nel 2023 (il minimo storico), si è passati a 6,15. Un dato che, pur modesto, rappresenta un segnale positivo in un contesto nazionale segnato dal cosiddetto “inverno demografico”. A dare il contributo sono stati i 1.297 bambini nati in città nell’ultimo anno, 44 in più rispetto all’anno precedente. Il mese più fecondo? Luglio, con ben 141 nascite. «È un segno di speranza in un momento storico in cui il futuro appare incerto», commenta l’assessora ai Servizi demografici Francesca Benciolini, che evidenzia anche un altro dato significativo: la popola-
zione residente torna sopra quota 210 mila abitanti – per la precisione 210.762 al 31 dicembre 2024 – grazie soprattutto all’immigrazione. Di questi, 109.488 sono donne, 101.274 uomini.
Il quartiere con il tasso di natalità più alto è San Lazzaro (9,26 nati ogni mille abitanti), non a caso l’area dove sorgerà il nuovo ospedale e considerata simbolicamente il rione del futuro. All’opposto, il dato più basso si registra a Granze di Camin (2,41), anche se qui la popolazione è molto ridotta. Altri quartieri “fecondi” sono Ponte di Brenta (7,84), Brusegana (7,80), Sacro Cuore (7,75), Altichiero (7,59) e l’Arcella (7,19), tutti sopra la media cittadina.
«Negli ultimi mesi cresce anche il numero medio di figli per fami-
glia. Stiamo vedendo nuclei con tre o quattro bambini, spesso senza motivazioni religiose – sottolinea Benciolini –. Probabilmente abbiamo superato l’epoca dei figli unici. I nuovi genitori sono spesso persone che hanno fratelli e sorelle e che quindi desiderano ricreare un contesto familiare ampio».
Tuttavia, il saldo naturale rimane negativo: a fronte di 1.297 nascite si contano 2.550 decessi. L’indice di mortalità è salito leggermente, attestandosi a 12,1. Il quartiere con il tasso di mortalità più elevato è Savonarola (36,14), seguito da Forcellini, Porta Trento e Brentelle, tutti oltre quota 20. Solo San Lazzaro e Salboro registrano un ricambio naturale positivo, con la natalità che supera la mortalità (rispettivamente 9,26 contro 7,81 e 7,18 contro 6,78).
Guardando più da vicino la demografia cittadina, emerge che il 43,8% dei residenti è celibe o nubile, il 38,2% coniugato, il 7,1% vedovo e il 4,2% divorziato. Nel 2024, Padova ha visto l’arrivo di 9.084 nuovi residenti, di cui 2.820 provenienti dall’estero, mentre 6.936 persone hanno lasciato la città.
Andando ad analizzare dati più recenti, nel solo mese di giugno di
quest’anno si sono registrati 125 nuovi nati a fronte di 172 decessi, con un saldo naturale negativo di -47. La tendenza si conferma anche nei primi sei mesi dell’anno: tra gennaio e giugno 2025, le nascite sono state 638, in leggero aumento rispetto alle 621 dello stesso periodo del 2024, ma comunque insufficienti a compensare i 1.227 decessi, per un saldo naturale di -589 (contro i -607 del primo semestre 2024).
A sostenere la crescita della popolazione è quindi esclusivamente il saldo migratorio. A giugno l’arrivo di nuovi residenti ha segnato un +38, portando il saldo migratorio del primo semestre a +796. Sebbene leggermente inferiore rispetto ai +874 dello stesso periodo dell’anno precedente, questo dato conferma
Caos bonus nido: “Famiglie in difficoltà, asili a rischio chiusura”
La burocrazia rischia di affondare i servizi per l’infanzia. A lanciare l’allarme è Elisa Pisani, presidente di Assonidi Veneto, l’associazione che rappresenta gli asili nido privati aderenti ad Ascom Confcommercio Padova. Al centro della denuncia c’è il caos generato dalle nuove modalità di erogazione del Bonus Nido da parte dell’INPS, che secondo Pisani sta creando danni gravi e a catena a famiglie, gestori di servizi educativi e operatori del settore. Dal 2024, infatti, è cambiato
il criterio per ottenere il rimborso del Bonus Nido: ora può riceverlo solo il genitore che ha effettivamente sostenuto la spesa. Una modifica che, però, è stata applicata retroattivamente anche alle domande già presentate per il 2024, generando confusione e rifiuti nei rimborsi, anche a chi aveva rispettato le regole precedenti. “Una follia burocratica – afferma Pisani – che scarica sulle famiglie il peso economico, e su di noi il rischio gestionale. Chi si è visto rifiutare il bonus non
l’importanza dei flussi migratori –sia interni che dall’estero – come principale fattore di crescita demografica.
Le politiche per i quartieri, l’investimento in parchi, il potenziamento dei trasporti pubblici e le iniziative sulle politiche abitative stanno producendo i risultati attesi. L’attenzione di un’amministrazione a questi temi genera speranza, benessere, identità e, in definitiva, crescita per la città. Padova, quindi, si conferma una città attrattiva, capace di accogliere nuovi cittadini nonostante la sfida del declino naturale. Una dinamica ormai strutturale, che pone l’accento sul ruolo centrale delle politiche di integrazione e accoglienza nel futuro sviluppo della città. Sara Busato
riesce più a sostenere le rette, e gli asili si trovano senza liquidità per pagare stipendi, bollette e fornitori”. Pisani chiarisce che le famiglie non sono colpevoli, anzi, sono le prime vittime di questa situazione. Ma evidenzia come gli asili nido non possano farsi carico delle mancanze di un sistema malfunzionante. Assonidi Veneto lancia un appello alle istituzioni locali e nazionali, chiedendo un intervento deciso per convincere l’INPS a sbloccare immediatamente i pagamenti.
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro. Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
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Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Per contrastare la bassa natalità il Comune di Piove di Sacco punta su politiche anticicliche. Arzergrande in controtendenza, la popolazione continua a crescere
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
LAVORI
Il nuovo edificio ospiterà servizi di sostegno alla povertà, spazi per l’ascolto, socializzazione e consulenze LEGNARO, AL VIA I
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 15
Servizio a pag. 21
Servizio a pag. 5
Emergenza natalità.
Piove di Sacco investe sulle famiglie, ma la natalità non decolla
Per il 2025-26 le 5 scuole dell’infanzia pubbliche e le 3 tre scuole dell’infanzia paritaria, vedono il mantenimento degli iscritti
“L a tendenza a scegliere di venire ad abitare a Piove di Sacco consente un incremento, anche per i prossimi anni, del numero degli abitanti anche a fronte di un saldo naturale negativo.
Il tema del decremento della natalità, riguarda in generale tutti i paesi occidentali; ma credo che il ruolo a cui la nostra amministrazione è chiamata sia il perseguimento di politiche anticicliche”. A dirlo è la sindaca di Piove di Sacco Lucia Pizzo che fa una analisi della situazione nel territorio che amministra. “La natalitàdice la sindaca - nonostante l’aumento degli abitanti, continua, come nel dato nazionale, a tenere un trend negativo che per i prossimi anni, da statistiche regionali, manterrà costante il calo”. Lo stimolo al cambio di tendenza dipende da molti fattori. “Garantire validità e solidità della rete dei
servizi di sostegno alla famiglia è, infatti - sottolinea Lucia Pizzoassolutamente preminente nella nostra azione. Ed è l’analisi della domanda espressa ed inespressa che evidenzia la bontà delle scelte. Un’analisi superficiale potrebbe condurre ad incentivare una risposta pubblica solo alla fascia di età più anziana, che è anche la più numerosa. Certamente è necessario, ma, al contempo va analizzato il ritorno sulle scelte fatte ed in corso. Il nuovo asilo nido comunale, per esempio, pur passando da una capienza di 48 posti ad una capienza di 79 posti, non riesce a soddisfare le richieste pervenute, pur tenendo conto anche della presenza di un asilo nido privato e del centro infanzia della Fondazione Santa Capitanio”. Anche le iscrizioni per l’anno scolastico 2025-26 alle cinque scuole dell’infanzia pubbliche ed alle tre scuole dell’infanzia pari-
taria, vedono il mantenimento del numero delle sezioni e del numero degli iscritti. “Questa è la dimostrazione - sottolinea la sindaca - che i genitori chiedono più servizi e che la loro mancanza è un deficit che produce denatalità e mancanza di attrattiva per le nuove famiglie che devono stabilire la loro residenza. A questo proposito sia la Fondazione Santa Capitanio che il nostro Co-
mune attiveranno i poli per l’infanzia, con una programmazione pedagogica tra centro infanzia/ nido e scuola dell’infanzia verticale, con un’attenzione anche a formazione dei docenti ed attività comuni tra scuole”. In particolare il polo infanzia Sant’Anna vedrà per il Comune di Piove di Sacco, la collaborazione tra il gestore dell’asilo nido comunale ed il personale della scuola dell’in-
Invecchiamento della popolazione, potenziati i servizi agli anziani
“Sono tanti fattori che rendono la città attrattiva. Per quanto riguarda la popolazione più anziana abbiamo incentivato le occasioni e gli spazi di aggregazione”. Lo spiega l’assessora alle politiche sociali di Piove di Sacco Paola Ranzato. “Tante - sottolinea l’assessora - sono le associazioni di volontariato che vedono nella popolazione della cosiddetta terza età quella più coinvolta e preziosa per il tempo messo a disposizione in attività ormai indispensabili. Penso al progetto sollievo per le famiglie e utenti affetti da demenze per
cui mettiamo a disposizione spazi gratuiti per un’attività di accoglienza durante tutto l’anno, che non si ferma neanche durante l’estate proprio per dare sostegno e garantire spazi freschi agli anziani fragili”. I servizi sociali seguono a domicilio un centinaio di anziani o persone fragili, con operatrici qualificate. “Sono interventi importanti - continua l’assessora - che garantiscono una cura diretta dei soggetti con interventi come l’igiene personale, la spesa, l’accompagnamento a visite mediche o la consegna di pasti a domicilio: più di 1000 al mese.
Le necessità di attenzione e l’attivazione di percorsi specifici nei confronti di persone particolarmente fragili sono aumentate in questi ultimi anni, per il perdurare delle situazioni di attesa per entrare in Rsa. Ciò a causa dei tagli delle impegnative di cura da parte della Regione e l’ aumento del valore di valutazione ora richiesto per entrare in una graduatoria”. ”Sono situazioni - conclude l’assessora - che lasciano in grande difficoltà le famiglie che hanno nel servizio sociale, un riferimento pronto ad avviare progetti adeguati”. (a.a.)
fanzia Sant’Anna. L’ andamento orario della scuola dell’obbligo poi evidenzia una scelta accentuata verso la settimana corta, con il sabato a casa, quindi non solo nella scuola primaria, ma anche per gli studenti della scuola media con un aumento della richiesta di servizi post-scuola di accompagnamento del tempo pomeridiano.
Alessandro Abbadir
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione . Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi. È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Arzergrande in controtendenza, la popolazione continua a crescere
In un periodo in cui molti piccoli Comuni affrontano il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione, Arzergrande si distingue per una crescita costante e un significativo ringiovanimento della propria comunità. A sottolinearlo è il sindaco Filippo Lazzarin. “Negli ultimi dieci anni, infatti - precisa il primo cittadino- la popolazione è aumentata da 4.778 residenti (giugno 2015) a 4.850 (giugno 2025), segnando un dato in controtendenza rispetto a molti centri della provincia. Ancora più rilevante è il calo dell’età media: da 52,7 anni nel 2015 a 46,4 nel 2025. Un segnale chiaro di vitalità, attratti-
vità e rinnovamento generazionale”.
A confermare questa tendenza per il sindaco anche i dati relativi ai nuovi arrivi: 1.119 nuovi residenti dal 2015 al 2025, di cui 157 solo nell’ultimo anno. Negli ultimi 12 mesi, sono state registrate 26 nuove nascite, un numero che, pur contenuto, acquista valore in un contesto nazionale di forte calo della natalità”. “Questo risultato è frutto di scelte chiare e concrete - dichiara il sindaco Lazzarin - che mettono al centro i servizi per le famiglie e la qualità della vita. Dall’asilo nido alla scuola dell’infanzia, fino alla primaria di primo e secondo grado, passando per i servizi
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Stievano
alla persona, i nuovi parchi, le palestre e le attività sportive, abbiamo costruito un Comune dove è bello crescere, lavorare e mettere radici”. A rendere Arzergrande per il primo cittadino, ancora più attrattivo, sono anche i numerosi eventi culturali, sportivi e ricreativi che “animano il paese tutto l’anno, con una proposta vivace e partecipata che distingue il nostro Comune nel panorama locale e rafforza il senso di comunità”. “I numeri ci danno ragione - conclude il sindaco - e ci spingono a continuare a investire sul benessere delle persone e sul futuro di Arzergrande”. (a.a.)
Nicola
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria:
attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Meno nati? Carenze di manodopera in tutti i settori in Riviera. Servono immigrati qualificati ed evitare la fuga all’estero dei giovani. Il crollo della natalità a Mira mette a rischio le scuole
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Dal prossimo settembre, i banchi lasciano Riviera San Pietro per migliorare viabilità e parcheggi. Sindaco e assessora: “Un passo avanti per la città e per gli ambulanti” ORIAGO CAMBIA VOLTO AL MARTEDÌ: IL MERCATO SI SPOSTA NEL PARCHEGGIO
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C ’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio
Emergenza natalità. L’analisi dei dati del sindaco di Dolo Gianluigi Naletto
“Meno nati? Carenze di manodopera nel commercio, artigianato e servizi”
“L a demografia è oggi il fattore che maggiormente condiziona il nostro paese, sia sul versante anagrafico, sia su quello economico. Invecchiamento della popolazione e bassa natalità incidono, oramai da diversi decenni, sulla crescita locale e nazionale. Entro il 2043, quasi il 40% delle famiglie sarà composto da una sola persona”. A dirlo è il sindaco di
Dolo Gianluigi Naletto fa anche altre riflessioni. “Con un tasso di fecondità di appena 1,18 figli per donna - sottolinea in Italia - già a settembre prossimo, assisteremo ad una perdita di 134 mila studenti. Altri recenti dati Istat evidenziano come entro il 2040 il numero di persone in età lavorativa diminuirà di ben 5 milioni di lavoratori. Ciò comporterà una riduzione del prodotto interno lordo dell’11%, un impatto sul lavoro da vera emergenza, che registrerà un risultato 10 anni dopo (2050) un rapporto tra occupati e pensionati di 1 a 1, per non parlare del rapporto anziani-giovani che, senza una inversione di rotta, vedrà nel 2080 quasi certamente 312 anziani ogni 100 giovani”. Dopo questa premessa generale Naletto analizza i dati della Riviera del Brenta e in particolare del Comune di Dolo che è considerato nel comprensorio dei Comuni della Riviera, il Comune centro dei servizi. “Già oggi, nella Riviera del Brenta - spiega il sindaco Naletto - si assiste ad una
carenza di manodopera: si pensi all’artigianato, all’industria, ai servizi alla persona e a molte figure del settore del commercio. Un problema di non facile soluzione, anche a Dolo, dove nel 1999 i nati si attestavano a circa 300 all’anno; 24 anni dopo, il numero degli stessi si è fermato a 114: un calo di circa il 40%. Una situazione che segna lo “stato d’allerta” dei servizi pubblici alla persona, evidenziando la necessità di un imminente e radicale ripensamento della loro natura e funzione. I servizi sociali comunali sono da tempo impegnati a rivolgere la loro attenzione alle nuove generazioni, con politiche famigliari sempre più prioritarie e pesanti nel riparto degli investimenti comunali”. A preoccupare per il loro impatto sul bilancio comunale sono i servizi alla terza e quarta età. A tal proposito ricorda Naletto come alcune settimane fa, la Ragioneria dello Stato ha lanciato l’allarme: i costi per pensioni, cure mediche e assistenza a lungo termine saliranno nel 2043 al
Declino demografico: Dolo punta su lavoro e integrazione
Il declino demografico è stato affrontato anche nell’ultima relazione annuale della Banca d’Italia, che ha messo a fuoco due importanti leve contro le minori nascite e l’invecchiamento della popolazione italiana. “E’ importante oltre a maggiori servizi all’infanzia e a quelli in grado di agevolare l’occupazione fem-
minile - sottolinea il sindaco di Dolo Naletto - creare opportunità per occupazioni più attrattive per i giovani che lasciano il nostro paese alla ricerca di migliori prospettive. Un dato significativo: negli ultimi 9 anni sono emigrati 97 mila giovani italiani”. La seconda leva, consiste nel rafforzamento delle poli-
tiche di integrazione degli immigrati. Se è vero che esiste un problema di bassa qualificazione degli arrivi stranieri sui nostri territori, è altrettanto possibile per Naletto avviare percorsi di formazione linguistica e di cittadinanza italiana presso i paesi d’origine. Da qualche tempo a Dolo si sta lavorando a dei pro-
25% del Pil”. Serve per Naletto quindi “una maggiore incisività del governo nazionale, con un aumento di risorse economiche da destinare alla conciliazione tra lavoro e famiglia, non solo nelle grandi imprese, ma anche in quelle più piccole e familiari. L’offerta dei servizi per l’infanzia
deve diventare più versatile e diversificata, mutuando anche da altre esperienze virtuose europee”. Insomma i Comuni cercano di affrontare l’inverno demografico in arrivo con soluzioni e potenziamento dei servizi per le famiglie.
Alessandro Abbadir
getti di formazione e qualificazione di giovani migranti desiderosi di inserirsi nel tessuto socioeconomico, migliorandone l’inclusione e la qualificazione al mondo professionale per rispondere alle competenze richieste dal sistema economico”. Occorre quindi, rispetto ad alcuni indirizzi politici naziona-
li, non tanto bloccare le migrazioni, quanto gestirle in maniera diversa. “Molto sarà possibile fare - conclude Naletto - anche nei nuovi ambiti territoriali sociali (Ats) del Veneto, attraverso una maggiore programmazione e progettazione condivisa tra enti pubblici e soggetti privati non lucrativi”. (a.a.)
Il sindaco Naletto
L’intervista.
La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione . Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono
molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è anco-
ra forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi. È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
Il crollo della natalità a Mira mette a rischio tante scuole
Sulla situazione demografica del Comune di Mira, il più popoloso Comune della Riviera del Brenta interviene il sindaco del paese Marco Dori, che sottolinea come si assista ad un saldo negativo fra nascite e morti che porterà a breve a ripensare anche ai servizi sopratutto sul versante dell’offerta scolastica. “Per quanto riguarda Mira - spiega Dori - la nostra città si attesta da anni sui 38mila abitanti, in leggera crescita. Questo grazie a un flusso costante di nuovi abitanti che arrivano da fuori comune e che compensano la differenza tra chi nasce e chi muore. Oggi infatti abbiamo in media 200
nuovi nati ogni anno, ma anche circa 350/400 decessi all’anno. Vuol dire che per ogni nato ci sono due decessi. Un rapporto inversamente proporzionato rispetto agli anni del boom economico e che ha retto fino ai primi anni del 2000”. Il sindaco fa un’analisi delle previsioni per i prossimi anni. “Dobbiamo aspettarci meno ragazzi - spiega il sindaco di Mira - per le nostre classi e le nostre scuole. Un fenomeno che altrove ha già colpito alcune realtà a noi limitrofe, ma che dimostra come si stia effettivamente ridotto il bacino naturale per la formazione delle classi scolastiche, che sarebbe-
ro ancora più traballanti senza l’arrivo negli anni di nuovi residenti e nuove famiglie da fuori Comune”. Il Comune di Mira è un Comune diffuso cioè oltre al capoluogo Mira Taglio ha altre 6 frazioni che sono dei veri e propri paesi come Oriago, Gambarare, Mira Porte, Marano, Borbiago e Malcontenta. Si è caratterizzato nel corso dei decenni per essere un paese in cui tanti residenti lavoravano nell’area di Porto Marghera. Il territorio costituisce una buona attrattiva anche dal punto di vista turistico avendo lungo il Naviglio tante ville costruite dalle famiglie facoltose veneziane nei secoli passati. (a.a.)
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Centrale 118 Rovigo premiata tra le migliori d’Europa nella gestione dell’ictus
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
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Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Madri che lasciano il lavoro, famiglie che rinunciano a nuovi figli. La crisi delle “culle vuote” non è solo una questione di numeri, ma di scelte difficili e mancanze strutturali
CNovità per tutte le tasche, la mobilità urbana in Veneto a basse emissioni
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Fino al 31 ottobre, con una probabile proroga, la città sarà più sorvegliata per fronteggiare l’emergenza sicurezza
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno” MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO,
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
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Servizio
“N on si può creare un servizio se non si conosce il servizio”. Parte da qui, da una consapevolezza tecnica e sociale, la visione di Nadia Bala, assessora alle politiche giovanili e alla famiglia del Comune di Rovigo. E il punto di partenza non è casuale: la denatalità, tema delicato che tocca anche Rovigo. “I numeri a volte sono sfalsati – spiega – perché molte donne rodigine partoriscono fuori provincia, e i dati di quei bambini vengono assegnati dall’ospedale dove nasce il figlio. Solo a fine anno riusciamo ad avere un quadro reale”. Ma proprio a partire da quei numeri arriva l’impegno dell’amministrazione per sostenere la natalità e le famiglie con strumenti concreti: bonus, card, progetti, ascolto e presenza costante. Un fronte che Bala affronta con determinazione è quello delle famiglie con minori con disabilità. “Nel solo Comune di Rovigo, secondo i dati di maggio, ci sono 322 minori con disabilità, mentre in tutta la provincia il numero supera i 1.240,
il futuro a Rovigo è già in emergenza
e mancano ancora circa 70 certificazioni all’appello. Sono numeri importanti, che vanno ascoltati”.-informa l’assessora.
“Una famiglia che ha già un figlio con disabilità - fisica o intellettiva - e sceglie di avere un secondo figlio compie un vero atto di coraggio - prosegue l’Assessora -. Perché quel figlio richiede presenza costante, spesso di entrambi i genitori. In molti casi le madri sono costrette a lasciare il lavoro. Ecco perché la disabilità non può essere una responsabilità solo familiare: deve diventare una responsabilità pubblica”. Nel 2024 il Comune ha introdotto un bonus nuovi nati, misura che sarà riproposta anche quest’anno, ma in una versione aggiornata. “Stiamo analizzando se la formula adottata ha davvero aiutato le famiglie, così da calibrare meglio entro fine anno per i nati del 2025”. Accanto al bonus, l’assessora punta alla creazione di una card per beni di prima necessità destinata alle famiglie con figli piccoli, in collaborazione con i commercianti.
“Vorremmo che attraverso questa card si possano acquistare a prezzi calmierati prodotti per l’infanzia. Alcune aziende si sono dimostrate favorevoli, altre più dubbiose. Ma è nostro dovere far comprendere l’urgenza di questa iniziativa”. Da settembre due progetti cardine prenderanno forma per i giovani. Il primo è il ripristino dell’Informagiova-
ni, con sede in centro città, che sarà nuovamente finanziato e riaperto. Il secondo è l’istituzione della Consulta dei Giovani, il cui avviso pubblico è previsto per fine settembre, “con l’obiettivo di dare ai ragazzi uno spazio di dialogo costante con l’amministrazione, dove poter avanzare proposte, condividere bisogni, partecipare davvero”. Altra no-
Quando i bambini non nascono più: Mardimago prova a invertire la rotta
Un investimento pensato per i giovani e il futuro della comunità. È in fase di aggiudicazione l’intervento di riqualificazione che porterà alla nascita, entro il 2026, del nuovo Centro Multifunzionale per Minori e Anziani nel cuore della frazione di Mardimago. I lavori, all’ex scuola elementare di via Papa Giovanni XXIII, prenderanno ufficialmente il via a settembre, come annunciato dall’assessora alle Politiche Sociali Nadia Bala, che sottolinea come il progetto miri a creare “una struttura inclusiva e stimolante, dove minori e anziani possono imparare, divertirsi e interagire, contribuendo così al benessere delle
due fasce di età e alla coesione sociale della comunità”. Finanziato con 161mila euro dal Gal (Gruppo di Azione Locale) e con un cofinanziamento da parte del Comune di Rovigo, il centro sarà uno spazio innovativo, inclusivo, accessibile a tutti e pensato per accogliere bambini e ragazzi in un ambiente stimolante e creativo, senza dimenticare il coinvolgimento attivo della popolazione anziana. Al centro del progetto c’è la volontà di promuovere competenze, benessere e socialità: il nuovo centro offrirà laboratori di coding e programmazione, attività teatrali, orto didattico, educazione ambientale e dopo-
vità rivolta ai giovani, sarà il lancio di una campagna antidroga nelle scuole medie e superiori, coinvolgendo il Sert e i servizi sociali - annuncia l’assessora: “Molti ragazzi che frequentano le scuole superiori restano in città anche al pomeriggio - sottolinea Bala - ma spesso non trovano attività da fare. Questo aumenta il rischio di devianza, isolamento, uso di sostanze o ingresso in gruppi sbagliati”. “Purtroppo l’uso di sostanze tra i giovani è in aumento. E non possiamo fingere che non sia un problema. Credo che saremo tra i primi Comuni a promuovere una campagna di questo tipo con risorse proprie”. Al centro della visione dell’assessora c’è un’idea chiara: i bisogni delle persone vanno ascoltati e presi in carico. “Non devono essere solo le famiglie a farsi carico di figli, disabilità o disagio. È la parte pubblica che deve prendersi la responsabilità. L’Ulss, l’Inps, le scuole, i ministeri: ognuno deve fare la propria parte”. Guendalina Ferro
scuola, ma anche spazi per giochi da tavolo e videogiochi che favoriscano l’interazione e l’apprendimento tra pari. Non mancheranno momenti di lettura, sport all’aria aperta, laboratori di lingua inglese e iniziative di sensibilizzazione a corretti stili alimentari. “L’obiettivo – sottolinea Bala – è costruire un luogo in cui i giovani possano trovare opportunità di crescita, formazione e socializzazione, in un contesto protetto ma aperto al territorio. Un progetto intergenerazionale che dà risposta concreta alle esigenze delle famiglie e stimola il protagonismo dei ragazzi”. (g.f.)
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Un amore che salva due vite, l’incredibile storia del trapianto di rene a Padova
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
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Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
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Alle Terme Euganee dopo il calo la flessione degli ultimi anni si va verso la stabilità ma la questione demografica è una sfida: le amministrazioni sono impegnate nel creare ambienti favorevoli alla natalità e alle famiglie
L’opposizione ne chiede il ritiro in seguito all’inchiesta urbanistica milanese. Barbierato chiarisce: “Boeri non è incaricato direttamente”
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
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Ad Abano Terme un piano far per crescere le famiglie: nuovi nidi, bonus bebè e progetto per neogenitori
Il Comune promuove la maternità con iniziative gratuite, rette calmierate e un polo d’infanzia innovativo a Giarre finanziato anche con fondi PNRR
Afine luglio l’Istat ha diffuso la previsione della popolazione da qui al 2050 e per Abano Terme lo scenario è sostanzialmente stabile, con una natalità che non dovrebbe subire pesanti contraccolpi dopo il calo degli ultimi anni, in linea con la tendenza regionale e nazionale. Nel 2024 i nati sono stati 105, quasi la metà rispetto ai 208 decessi. Cinque anni prima, nel 2019, i nati furono 129 e il numero dei morti 212.
Da qui la necessità di sostenere i neogenitori, incentivare la natalità e promuovere una cultura condivisa della genitorialità. Sono questi gli obiettivi del piano messo in campo dal Comune di Abano Terme, che ha attivato una rete di iniziative a favore delle famiglie con bambini piccoli. Si va dal potenziamento degli asili nido, ai bonus
economici, fino alla nascita di uno spazio dedicato ai primi tre anni di vita.
Tra gli interventi strutturali spicca il nuovo polo d’infanzia 0-6 anni in località Giarre, frutto di un progetto finanziato dal Comune con il supporto del PNRR. Intanto, gli asili nido comunali si rafforzano: i posti disponibili aumenteranno da 85 nel 2022 a 99 nel 2025, e l’orario sarà esteso fino alle ore 18.00. Durante le prime due settimane di agosto sarà inoltre attivo un centro estivo per i più piccoli.
“Crediamo che sostenere la genitorialità sia una delle più importanti politiche per il futuro della comunità”, afferma il sindaco Federico Barbierato. “Per questo, insieme agli uffici comunali e alle educatrici, abbiamo costruito un sistema che accompagni mamme e
papà fin dai primissimi mesi”.
Un esempio concreto è il progetto “Crescere Insieme”, che offre gratuitamente tre attività rivolte a famiglie con figli fino ai 36 mesi. “Massaggio infantile”, “Movimento e gioco” e “La Casetta Verde” sono pensati per rafforzare il legame tra genitori e bambini, favorire l’interazione e offrire momenti di condivisione. All’interno del nido “Prati Colorati”, questi spazi accolgono oggi oltre 60 famiglie.
“Ci siamo dati l’obiettivo di intercettare il maggior numero possibile di neogenitori, anche grazie alla collaborazione con pediatri e ostetriche della Casa di Cura”, prosegue Barbierato. “Il supporto emotivo in questo periodo è fondamentale: sappiamo che una relazione positiva nei primi mesi ha effetti concreti sullo sviluppo del bambino e sulla serenità del nucleo familiare. Attraverso il progetto “Crescere Insieme” è stato possibile inoltre aiutare alcuni genitori in difficoltà emotiva garantendo
A Montegrotto le nascite sono la metà dei decessi “Inverno demografico vera emergenza nazionale”
Nel 2023 Montegrotto ha registrato solo 65 nascite contro 135 decessi, con un saldo naturale negativo di 70 unità. Nel 2024 i numeri non migliorano: si contano 66 nuovi nati e 118 morti, un altro saldo negativo di 52 persone. Questi dati si inseriscono in un contesto demografico più ampio: la fascia di popolazione giovane (0-14 anni) è scesa a 1.224 individui, mentre gli anziani (65+) sono 3.081 su un totale di circa 11.500 residenti, con un’età media sempre più elevata, quasi 49 anni.
Per il sindaco Riccardo Mortandello, che
interviene anche come cittadino e padre, il quadro è chiaro: “L’inverno demografico è una realtà allarmante, e come amministrazione cerchiamo di fare la nostra parte, anche se servirebbero politiche strutturali a livello nazionale”. Mortandello sottolinea il confronto con sistemi più solidi: “In altri Paesi, come la Germania, lo Stato garantisce un supporto concreto, sia economico che nei servizi. Questo consente alle coppie di affrontare la genitorialità con serenità”.
In questo contesto Montegrotto ha introdotto un bonus nascite, accreditato diret-
un punto di riferimento qualificato, orientando ai servizi del territorio, offrendo strumenti di lettura dei bisogni del bambino”. Sul piano economico, il Comune ha previsto un bonus di 100 euro per ogni nato ad Abano, suddiviso in un “bonus salute” per l’acquisto di prodotti per l’infanzia e un “bonus benessere” per i corsi mamma-bambino in piscina. Rimangono invariate le rette degli
tamente sul conto delle famiglie. “È un segnale, - ammette il sindaco, -ma non può sostituire politiche strutturali. Le madri, in particolare, sono oggi iper penalizzate sul lavoro e nella vita quotidiana”.
Secondo Mortandello, il drastico calo delle nascite “è destinato a diventare la più grande criticità del nostro Paese”. Aggiunge fingine: “non servono bonus occasionali: serve un cambio di mentalità e un progetto serio di lungo periodo”, con investimenti strutturali su servizi all’infanzia, conciliazione lavorofamiglia e sostegni economici adeguati. (n.s.)
asili nido, con agevolazioni per i nuclei a basso reddito.
Grazie a questi strumenti, l’amministrazione intende contrastare il calo delle nascite con una risposta concreta e continuativa, puntando sulla qualità dei servizi educativi e sull’attenzione ai primi anni di vita, ritenuti fondamentali per la costruzione di una comunità più coesa.
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Nicola Stievano
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione . Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti.
Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biologici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
Roetta: “Nostro compito creare ambienti favorevoli alla natalità”
“Si dice che per crescere un bambino ci vuole un villaggio, ma quel villaggio bisogna costruirlo e fondarlo su politiche che siano integrate fra loro e frutto di una sinergia fra governo, istituzioni, aziende, società civile per affrontare le cause e trovare le soluzioni del calo delle nascite”. Elisabetta Roetta, vice sindaco e assessore al sociale di Montegrotto Terme, di fronte alla sfida demografica, riflette su come le istituzioni possono intervenire concretamente.
“La nostra amministrazioneaggiunge - investe in servizi che
hanno l’obiettivo di far fronte alle esigenze delle famiglie con minori: bonus nascite, trasporto scolastico, sostegno alle famiglie con minori in difficoltà,
buoni shopping. In sinergia con realtà del territorio come la scuola, le società sportive, le parrocchie eroghiamo contributi per il dopo scuola, i centri estivi e lo sport”.
“Credo sia anche nostro compito - conclude l’assessore di Montegrotto - creare una mentalità più positiva sulla genitorialità e un ambiente favorevole alla natalità non facendo sentire soli i genitori dando loro tutti i supporti necessari per la crescita di un figlio, soprattutto alle donne, spesso ancora penalizzate dal conciliare la vita lavorativa e famigliare”. (n.s.)
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Elisabetta Roetta, vice sindaco di Montegrotto
Neurochirurgia e neuroradiologia spinale punto di rifermento nazionale
di Treviso Ovest
Marco Dolfin:
“Nessun vento
elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
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Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Con oltre 2.900 persone in meno nel saldo naturale, la provincia si confronta con un invecchiamento rapido e la fuga della popolazione in età fertile
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
50mila euro di investimento per fare il salto di qualità, risparmio energetico garantito e migliori condizioni di utilizzo NUOVA ILLUMINAZIONE AL CAMPO SPORTIVO DEL QUARTIERE OVEST-GHETTO
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
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Emergenza natalità. Una fotografia
Un lusso chiamato maternità: la Marca affonda nella crisi demografica
L e madri di oggi sono vere e proprie equilibriste, costrette a districarsi tra lavoro, famiglia e le crescenti aspettative sociali. Un compito arduo, reso ancora più complesso dal contesto attuale, dove avere figli sembra diventare un lusso. Questa è la fotografia scattata da Save the Children nel suo rapporto annuale, un quadro che trova riscontro e si acuisce nel territorio della Marca Trevigiana, epicentro di una crisi demografica.
I dati più recenti rivelano un allarmante calo delle nascite. Nel 2024, a Treviso, sono venuti alla luce 5.538 bambini, ben 200 in meno rispetto al 2023 e addirittura 450 in meno rispetto al 2022. Questa flessione si traduce in un tasso di natalità provinciale del 6,3%, con una media di soli
1,24 figli per donna, il dato più basso mai registrato nella Marca, secondo le rilevazioni Istat. Un fenomeno che contrasta con la popolazione residente, che si avvicina agli 880 mila abitanti, circa un quinto dell’intera popolazione veneta.
La Marca Trevigiana ha registrato nel 2024 una diminuzio-
Zero Branco sfida l’inverno demografico
Situato a pochi chilometri da Treviso, Zero Branco si trova in una posizione geografica strategica, al crocevia tra tre province: Treviso, Padova e Venezia. Questa collocazione consente ai residenti di raggiungere con facilità numerosi centri nevralgici del Veneto tutti accessibili in meno di un’ora di macchina. “È un vantaggio che spesso diamo per scontato qui nella cosiddetta ‘città diffusa’ veneta, ma che nel resto d’Italia non è affatto comune - sottolinea il sindaco Luca Durighetto -. L’accessibilità a una pluralità di servizi, unita alla qualità della vita, rende Zero Branco un luogo ideale per
chi cerca un buon equilibrio tra tranquillità e collegamenti”.
Dal punto di vista demografico, il comune si distingue per un’età media tra le più basse della provincia. Altro dato significativo riguarda la popolazione straniera residente: mentre la media provinciale si aggira attorno al 10%, a Zero Branco la percentuale oscilla tra il 5 e il 6%. Un ruolo importante nella crescita del comune lo ha avuto la pianificazione urbanistica, orientata principalmente alla realizzazione di villette e piccoli condomini.
“Il prezzo medio delle abitazioni è rimasto per lungo tempo
ne dello 0,2% della popolazione rispetto all’anno precedente, con 1.823 residenti in meno. Un dato provvisorio diffuso dall’Ufficio Statistica della Provincia di Treviso, in linea con la tendenza nazionale di calo dello 0,1%.
La contrazione è guidata principalmente dal minor numero di nascite (-191 rispetto al 2023),
nonostante una leggera diminuzione dei decessi (-161). Il saldo naturale è drammaticamente negativo: -2.968 persone. Parallelamente, si osserva un aumento degli over 80 (+0,2%) e una costante riduzione della fascia femminile in età fertile (15-49 anni), con una diminuzione media annua dell’1,41% dal 2010. Non tutti i Comuni della provincia seguono questa tendenza negativa. Treviso, Possagno, Silea, Borso del Grappa, Altivole e Morgano hanno registrato un leggero aumento di residenti, fino al +2%.
Un aspetto critico che aggrava la situazione è la carenza di servizi per la prima infanzia. Solo 66 dei 94 Comuni della provincia offrono asili nido o servizi integrativi.
Il calo delle nascite, in corso dal 2008 e in linea con il resto del Paese, trova ulteriori spiegazioni nelle difficoltà che le donne incontrano nel rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità. Molte scelgono di lasciare il proprio impiego nei primi anni di vita dei figli, e il ritorno non è affatto semplice, ostacolato da problematiche economiche, ma anche da rigidità legate alla mansione o all’orario. Persino tra le famiglie straniere, un tempo più prolifiche, le nascite stanno diminuendo, segnale di una problematica diffusa. Nonostante tutto, l’età media a Treviso si mantiene leggermente più bassa rispetto ad altre province, attestandosi a 46,3 anni.
Sara Busato
più accessibile rispetto a zone limitrofe come Treviso o Mogliano, contribuendo a rendere Zero Branco particolarmente attrattivo per le coppie giovani”, specifica il sindaco. Anche se, come in molte altre realtà italiane, si registra un calo delle nascite, il fenomeno è parzialmente compensato dall’arrivo di nuovi residenti, spesso famiglie con bambini piccoli. “È una dinamica che continua a funzionare – conclude il primo cittadino – e che conferma la vocazione del nostro comune a crescere in modo sostenibile, offrendo un ambiente favorevole alle giovani generazioni”. (s.b.)
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Neurochirurgia e neuroradiologia spinale punto di rifermento nazionale
di Treviso
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
L’INVERNO DEMOGRAFICO SI ABBATTE SUL VENETO
L’esperta: “Facciamo i conti con un profondo cambiamento nel mondo di intendere la genitorialità, occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un welfare adeguato, l’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa”
POLIZIA LOCALE ARMATA, ARRIVA IL TASER “UN PASSO VERSO MAGGIORE SICUREZZA”
Al via la fase pilota di sei mesi che vedrà l’uso del dispositivo solo da parte di personale appositamente formato
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizio a pag. 8
Servizio a pag. 6
Servizio
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare.
Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Assistenza sanitaria: attivo il 116 117, nuovo punto di riferimento
di Venezia e Mestre
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
a pag. 21
L’esperta: “Facciamo i conti con un profondo cambiamento nel mondo di intendere la genitorialità, occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un welfare adeguato, l’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa”
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
SCATTA L’ALLARME BORSEGGIATORI TURISTI E RESIDENTI ESASPERATI
A Venezia si moltiplicano episodi di criminalità più o meno gravi e le intimidazioni da parte di gruppi contro chi cerca di reagire
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
Dalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
C’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizo alla pag. 8
Servizio a pag. 6
Servizio
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
gici della fertilità.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune.
E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare.
Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
Nicola Stievano
Le nascite e i decessi in Veneto dal 2000 al 2023
La dottoressa Fortunata Pizzoferro, psicologa
Tumore alla prostata: nuova speranza per i pazienti in stadio avanzato
Un tavolo nazionale per il candidato di centrodestra
Quanto manca alle elezioni regionali? Non si sa. O meglio: le elezioni regionali si dovranno tenere entro il prossimo 23 novembre e da li non si scappa. Però la data precisa, che deve essere indicata dall’attuale amministrazione regionale, non si conosce.
Del resto ogni giorno l’agenda politica regionale è scandita dalle divisioni nel centrodestra. Il “dopo Zaia” evidentemente non è un passaggio per nulla natura e la difficoltà a indicare il prossimo candidato presidente appare chiara. Non è solo una questione di numeri, o meglio di proporzioni elettorali tra le forze politiche che compongono la coalizione: sembra esserci un problema di standing. Dopo un presidente così presente, mediatico e amato, infatti, non sembra esserci, in “casa” di nessuno una figura in grado di raccogliere il testimone con la stessa forza. Da qui le difficoltà a individuare il candidato successore.
Il segretario regionale della Lega, Alberto Stefani, quello di Fdi, Luca De Carlo, il senatore meloniano Raffaele Speranzon, l’assessore regionale leghista, Roberto Marcato sono certamente tutte figure importanti e stimate, ma evidentemente nessuna di loro rappresenta “l’asso pigliatutto” ovvero quella figura che, in una fase di difficoltà a decidere, metta tutti d’accordo.
segue a pag. 21
Marco Dolfin:
“Nessun vento elettorale può scalfire l’identità della Lega”
Verso il voto in Veneto scende in campo l’Udc, De Poli: “I cittadini al centro della politica”
L’INVERNO DEMOGRAFICO
SI ABBATTE SUL VENETO
NASCITE IN COSTANTE CALO, LA POPOLAZIONE INVECCHIA
Negli ultimi vent’anni il tasso di natalità nel vicentino è diminuito del 31%, eppure quasi 8 giovani su 10 sognano di avere un figlio in futuro, ma pesano le preoccupazioni economiche e la carenza di servizi a favore delle famiglie con bambini piccoli
Matteo Ribon e il mondo artigiano: “Se non comunichi oggi non esisti”
RIGENERAZIONE URBANA PARTECIPATA PER UNA CITTA’ PIU’ ATTRATTIVA E SOSTENIBILE
Cristina Balbi, assessore allo sviluppo economico e al territorio, traccia un bilancio a partire dal percorso condiviso con la cittadinanza
MANILDO LANCIA LA SFIDA PER IL VENETO: “CREARE FUTURO, ALTERNATIVA CONCRETA”
Il centrosinistra compatto apre la lunga campagna elettorale, “Serve una Regione che non lasci indietro nessuno”
AUTORIMESSA “ITALIA”
di Picello Antonio
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via Palù, 33/b tel. e fax 049 5384181 35026 Conselve (Pd) autorimessa.italia@tiscali.it
CDalle culle vuote il monito per il futuro
Nicola Stievano >direttore@givemotions.it<
’è una curva che scende in silenzio, lontano dai clamori della cronaca quotidiana, ma che racconta meglio di qualunque altra cifra il destino della nostra società: quella delle nascite. I dati diffusi da Istat e Regione Veneto parlano chiaro. Nel 2024, nella nostra regione, sono venuti alla luce appena 29.918 bambini, il minimo storico degli ultimi decenni, mentre i decessi sono stati oltre 50 mila.
Servizi alle pagg. 8 e 9
Servizio a pag. 6
Servizio a pag. 21
La ricerca. Il Centro Studi della Cisl fotografa le tendenze in città
La natalità nel vicentino tra aspirazione e pochi servizi a supporto
In 20 anni il tasso di natalità in provincia di Vicenza è diminuito del 31%, eppure il 79,5% degli under 35 immagina di avere figli in futuro, ma pesano i giudizi sulla carenza di servizi e le preoccupazioni economiche.
L’indagine è datata 2023, ma la situazione rispetto ai risultati dal report del Centro Studi della Cisl di Vicenza, non è sicuramente mutata. I ricercatori Stefano Dal Pra Caputo e Francesco Peron hanno interrogato oltre un migliaio di vicentini. Il tutto a partire da una considerazione: il calo demografico è una realtà innegabile anche nel Vicentino, dove si è passati dagli 8.592 nati nel 2002 ai 5.926 del 2022 (-31% in soli vent’anni), con un tasso di natalità sceso da 10,7 nascite ogni 1.000 abitanti nel 2002 (con una punta di 11,2 nel 2004) a 7,2 del 2021. Se a questo si sommano i tassi di mortalità (cresciuti nel 2020 a causa del Covid), ci si attesta mediamente su
un delta di 3 mila persone. Il dato curioso emerso dalle risposte è che nonostante rispetto alla generazione dei propri genitori, oltre il 67% dei vicentini al di sotto dei 35 anni s’immagini un futuro da cinquantenni in condizioni peggiori rispetto ad ora, quasi l’80% dichiara di vedersi in veste di genitore. Un responso che, anche se si avverasse, non basterebbe a ribaltare il trend della denatalità. Ma quali sono gli ostacoli che frenano lo sviluppo demografico? Da un lato la carenza di aiuti a favore delle giovani coppie (50,2%); dall’altro una serie di incertezze: quelle economiche (73,4%); la difficoltà di conciliazione lavoro e famiglia (62,4%); il timore, prevalente-
mente femminile, di conseguenze professionali negative (45,6%); la preoccupazione per la cura dei figli (33,5%); mentre solo il 24,8% ritiene che ci sia un minore interesse rispetto al passato ad avere dei figli. Sin qui per gli under 35, ma la classifica rimane sostanzialmente invariata (si invertono solo le ultime due voci) anche ponendo la stessa domanda agli over 35. Quanto agli strumenti di agevolazione, l’assegno unico viene considerato negativamente dal 51% del campione. Ancora peggiori le valutazioni sugli asili nido (anche se qualche passo in avanti è stato fatto proprio a Vicenza: vedi articolo seguente), con una valutazione positiva che si ferma al 25%. Carente anche l’offerta di servizi per il doposcuola con una valutazione negativa che sale oltre il 65%. Problematica anche la ricerca di babysitter, con oltre il 70% di giudizi negativi. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Consiglio ribadisce
A Vicenza diminuiscono (gradualmente) le rette dei Nido
« Uno dei grandi problemi del nostro tempo è la denatalità: dare la possibilità di accedere al nido e di trovare posto, e di farlo in prospettiva addirittura gratuita, è il modo più importante che un’amministrazione comunale può avere di aiutare le famiglie. Senza dimenticare che in Italia, nella stragrande maggioranza dei casi, sono le donne a restare a casa con i figli: facilitare l’accesso al nido vuol dire dunque fare anche un grande passo a favore dell’occupazione femminile». Il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai prova a dare concretezza a quanto promesso in campagna elettorale due anni fa: «Ci era-
vamo presi due impegni - ricorda -: uno era quello di tagliare progressivamente le rette degli asili nido per arrivare, in 5 anni, a un accesso gratuito; l’altro era quello di aumentare il numero di posti, perché sono tante le famiglie in lista d’attesa». A dare forza a quelle parole sono stati annunciati, a partire dal prossimo 1° settembre, 15 nuovi posti negli asili nido comunali e una progressiva diminuzione delle rette dal 40 per cento al 60 per cento dall’anno educativo 2025/2026.
Questo incremento va ad aggiungersi agli oltre 50 posti in più realizzati nello scorso anno 2024/25, il che significa che dai circa
quanto ebbe a dire presentando i dati: «Al di là delle misure di competenza nazionale, anche gli enti locali possono fare molto. Per non parlare delle aziende: molte stanno offrendo ai propri dipendenti strumenti di welfare o altre forme di agevolazione, dalla flessibilità
420 posti di due anni fa si arriva quasi a 500, con un aumento di quasi il 20%. Possamai e l’assessore all’istruzione Giovanni Selmo hanno inoltre annunciato che nel 2026 grazie al Pnrr verranno ultimate anche tre nuove strutture scolastiche che consentiranno di aumentare ancora i posti al nido. «Nonostante il fenomeno della denatalità, che interessa anche Vicenza – sottolinea Selmo - lo scorso anno abbiamo avuto una lista di attesa decisamente lunga e questo è un trend che riscontriamo di anno in anno sempre di più: la richiesta dei servizi per la prima infanzia, e del nido in particolare, è sempre più elevata». (mdv)
oraria ai nidi aziendali. Spero che aumenti il numero degli imprenditori che vogliano adottare simili iniziative che possono aiutare le imprese a essere attrattive rispetto al personale in un periodo di crescente carenza di lavoratori».
Mauro Della Valle
L’intervista. La psicologa Fortunata Pizzoferro sul calo delle nascite e le sfide dell’essere genitori oggi
L’attenzione ai bambini, figli della società, sia responsabilità condivisa e sostenibile
F ortunata Pizzoferro, già vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, ora ora vicepresidente di Enpap, la cassa di previdenza degli psicologi, analizza il fenomeno generalizzato del calo della natalità che investe anche la nostra regione, soffermandosi in particolare sulle dinamiche di coppia e sui riflessi a livello sociale.
Dottoressa, da anni ormai assistiamo anche in Veneto ad un generalizzato calo della natalità, è solo una questione economica o lavorativa?
La denatalità, in Veneto come in tutti i Paesi del mondo con economie sviluppate, è un fenomeno complesso, che rimanda ad una serie di fattori: economici, culturali, sociali, psicologici.. che interagiscono tra di loro.
Certamente il fattore economico gioca un ruolo non banale nella presa di decisioni che impattano sul futuro: se mi sento precaria nel lavoro, se ho difficoltà ad accedere ad un mutuo, se aumenta il costo della vita, non posso pensare con serenità a un progetto di genitorialità. Tuttavia, non si tratta solo di economia. C’è anche un profondo cambiamento culturale e psicologico nella funzione identitaria e modo di intendere la genitorialità. Oggi molte persone e soprattutto sempre più donne cercano una realizzazione personale, professionale ed emotiva che può essere prioritaria o anche sostituire del tutto la maternità o la paternità. Inoltre le nuove relazioni di copia sono più instabili, perché il focus è la felicità dell’individuo, più che il progetto comune. E’ cambiato anche il modello di fecondità, ovvero il numero medio di figli per ciascuna donna. Anche questo è un segno dei tempi?
Sì, il calo del numero medio di figli per donna è un chiaro riflesso dei cambiamenti sociali in atto. In passato, avere due o tre figli era la norma, ma era anche un valore come forza lavoro, grandi famiglie vivevano nella stessa corte, coltivavano lo stesso appezzamento di terra, mandavano avanti lo stesso commercio. Oggi si desidera dare ai figli le opportunità di realizzarsi secondo le proprie inclinazioni, e ciò richiede un notevole investimento economico. Ma anche un investimento di tempo e di cura, che è difficile moltiplicare per più figli. Tenendo anche in considerazione che l’età media in cui si fa il primo
figlio è molto spostata in avanti rispetto al passato. La maternità e la paternità sono diventate esperienze sempre più ponderate e progettate, con una ridefinizione dei ruoli di genere, e una crescente attenzione alla qualità della relazione genitore-figlio.
I figli arrivano sempre più tardi nella coppia, perché si posticipa la genitorialità?
Anche in questo caso i fattori sono molteplici e compresenti. Da un lato, i giovani studiano più a lungo, entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso faticano a raggiungere quella stabilità economica che oggi viene ritenuta necessaria. Inoltre, esiste nella nostra società un desiderio di vivere la coppia intesa in termini romantici che un tempo non esisteva: la famiglia tradizionale si basava sul patto economico e non sull’amore come a volte tendiamo a favoleggiare. Inoltre, la genitorialità oggi è vissuta come una responsabilità emotiva
enorme: si vuole essere “bravi genitori”, “maturi”, “adeguati”, si vorrebbe essere capaci di fare i genitori senza mai esserlo stati. Questo porta molti a rimandare, a non sentirsi mai pronti, fino a scontrarsi con i limiti biolo-
gici della fertilità.
C’è infatti un maggior ricorso alla procreazione medicalmente assistita, ma non si rischia di essere fuori tempo massimo?
Sì, il desiderio di avere figli è ancora forte in molte persone, così come l’impronta culturale che ti fa sentire completo sono con una famiglia. È anche diventato sempre più naturale il pensiero di superare i limiti imposti dalla natura. I trapianti allungano la vita, la chirurgia plastica prolunga la giovinezza. Sempre più coppie cercano supporto medico quando la natura non li favorisce. Biologia e cultura si muovono a velocità diverse: la società indurrebbe di fare figli sempre più tardi, ma il corpo ha ancora i suoi ritmi.
È possibile mitigare l’inverno demografico?
Invertire completamente la tendenza nel breve periodo credo sia difficile, dovrebbero accadere nuove rivoluzioni culturali. Sicuramente intervenire sul welfare, sulla conciliazione vita- lavoro può avere effetti, se si vuole andare in quella direzione. Servono politiche strutturate a sostegno della famiglia, come servizi per l’infanzia, congedi parentali equamente distribuiti, incentivi economici, ma anche una nuova cultura della genitorialità. Occorre ripensare maternità e paternità in una dimensione compatibile con la vita moderna, dove sia possibile conciliare progetti personali, senza dover sacrificare carriera o figli. Soprattutto bisogna prendersi cura dei bambini come figli della società, come responsabilità condivisa da ciascuno di noi.
C’è un profondo cambiamento nel modo di intendere la genitorialità, i figli arrivano sempre più tardi e aumenta il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: “Occorre ripensare maternità e paternità ma anche sostenere le famiglie con un adeguato welfare”