La rivista della Provincia autonoma di Bolzano
La riforma dell’Autonomia
Focus sulla riforma dello Statuto: cos’è, chi l’ha scritta e, soprattutto, a cosa serve
La revista dla Provinzia autonoma de Balsan Vita e comunità Nuova rete sanitaria:

Natura e territorio Patrimonio da tutelare: cosa è consentito e cosa no nelle aree protette
Sottosopra
Alla scoperta della cella frigorifera che mantiene in perfetta forma Ötzi 32
SE FA CALDO: fai star bene il tuo corpo
Bevi tanto: no bevande ghiacciate
Pasti leggeri: piccole porzioni durante la giornata
Evita l’alcol: disidrata il corpo
2–3
Come comportarsi quando fa caldo: provincia.bz.it/caldo
Care lettrici, cari lettori,
dopo tre anni nel corso dei quali se n’è parlato quasi esclusivamente in termini di disegno di legge, trattative, tavoli tecnici, approvazione da parte del Consiglio dei ministri e iter parlamentare, la riforma dell’Autonomia è finalmente entrata in vigore. Ora ne è quindi possibile l’attuazione, vale a dire la traduzione dei nuovi, più ampi margini di manovra a disposizione della Provincia autonoma di Bolzano in provvedimenti concreti. Ed è per questo che abbiamo deciso di dedicarci ad essa, in questo nuovo numero di nëus. Perché Autonomia vuol dire, ad esempio, poter intervenire per tutelare animali e persone dall’invasività dei grandi predatori, regolamentare i voli per diporto anche fuori dai parchi naturali, legiferare in materia di orari degli esercizi commerciali e tanto altro ancora. Lo Statuto di autonomia, così com’è stato riformato il 13 maggio, permette alla Provincia autonoma di farlo perché ha sempre gestito con senso di responsabilità e misura le proprie competenze legislative e amministrative. E con senso di responsabilità e misura intende disporre dei nuovi margini di manovra.
Vi spieghiamo cosa potrà cambiare e vi raccontiamo chi ha scritto la riforma dell’Autonomia nella storia di copertina di questa edizione della nostra rivista, cogliendo l’occasione di un numero così “politico” per scrivere anche di un’importante ricorrenza: gli 80 anni dell’Accordo di Parigi, anniversario che renderà ancora più solenni le manifestazioni organizzate a ridosso del 5 settembre, Giornata dell’Autonomia, dalla Provincia autonoma di Bolzano.
Buona lettura!

Maurizio Di Giangiacomo coordinatore dell’edizione italiana
di copertina
comunità
e territorio
naturale da tutelare


Tante iniziative nell’estate dell’Euregio
Che si tratti di cultura, scienza o politica: l’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino offre un ricco programma estivo. Circa 60 giovani musiciste e musicisti, che compongono l’Orchestra giovanile di fiati dell’Euregio 2026, mostreranno il loro talento in tre concerti: a Trento il 23 luglio (ore 21.15, Teatro Sociale), a Dobbiaco il 24 luglio (ore 18, Centro culturale Euregio) e a Innsbruck il 25 luglio (ore 13, Hofburg). Il 23 luglio anche a Bolzano ci sarà intrattenimento musicale con il concerto jazz dell’Euregio (ore 19.30, piazza del Grano). Infine, dal 27 al 30 agosto gli Euregio-Days presso il Forum Europeo di Alpbach (EFA) in Tirolo saranno incentrati sulle regioni forti e sulla consegna degli Euregio-Awards. gst/mdg
Orchestra giovanile di fiati dell’Euregio
Concerto jazz dell’Euregio a Bolzano
Forum Europeo di Alpbach
La musica non conosce confini: in Alto Adige i concerti dell’Orchestra giovanile di fiati dell’Euregio (qui nella foto del 2025) si tengono tradizionalmente a Dobbiaco.
IMPRESSUM
Editrice:
Provincia Autonoma di Bolzano, luogo: Bolzano. Registrazione presso il Tribunale di Bolzano n. 32/1991
Direttrice responsabile:
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Coordinamento:
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Ulteriori collaboratori e traduttori di questa edizione:
Paolo Florio (pf)
Timea Kasslatter (tk)
David Lardschneider (dl)
Carlo Suani (cs)
Traduzioni STR (str)
Foto di copertina:
Fabio Brucculeri
Progettazione grafica: succus.
Stampa:
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Tiratura: 30.100 copie
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966
sono le attività sportive in 83 diverse discipline offerte dalle 436 associazioni sportive sovvenzionate dalla Provincia. Grazie ai contributi pubblici, lo sport riesce così a raggiungere ampie fasce della popolazione, garantendo una presenza capillare su tutto il territorio. Ogni anno vengono stanziati circa 2-2,7 milioni di euro a
favore dello sport amatoriale. Ma la Provincia sostiene anche lo sport agonistico: nel 2026, 32 squadre beneficeranno di contributi, tra cui sei squadre esclusivamente femminili. Particolare attenzione è riservata alle pari opportunità e alla promozione della presenza delle donne nello sport. kat/str
Nuovo collegamento
Distanze più brevi. Con il sottopasso di San Giacomo, Laives e Bolzano sono più vicine. La nuova infrastruttura, operativa dalla fine di giugno, collega le due città, in particolare la frazione di San Giacomo con la zona industriale di Bolzano Sud e l’aeroporto. Allo stesso tempo funge da nuovo nodo della mobilità integrata, comprendente un collegamento per i mezzi pubblici,
percorsi sicuri per pedoni e biciclette, una nuova fermata dell’autobus e posti di parcheggio per le biciclette. Sopra il sottopassaggio sorgerà la nuova fermata ferroviaria di San Giacomo, che entrerà in servizio nell’estate del 2027. Nonostante la prossimità alla linea ferroviaria del Brennero, i lavori sono stati completati senza interrompere il traffico ferroviario. mpi/str

Valorizzare il volontariato giovanile

Il premio “Prestazione d’eccellenza” valorizza l’impegno dei giovani dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino nel volontariato.
Impegno premiato. Presso il NOI Techpark di Bolzano si è svolta l’edizione 2026 di “Prestazione d’eccellenza - Il volontariato giovanile”. Durante la cerimonia sono stati premiati 21 volontari e volontarie, otto progetti e un’iniziativa transfrontaliera, tutti distintisi per il loro impegno a favore dei giovani, dei bambini e dell’intera comunità. Cinque giovani volontari dell’Alto Adige, hanno ricevuto un riconoscimento per l’impegno profuso all’interno di varie associazioni e or -
Primo treno elettrico in servizio
Nuovo capitolo per la linea ferroviaria della Val Venosta. A partire dalla fine di giugno circolerà per la prima volta, tra Malles e Lasa, il nuovo treno elettrico Coradia Stream. I nuovi convogli offrono più spazio, maggiore comfort e uno scompartimento più capiente per il trasporto delle bici. Trattandosi di materiale rotabile politensione, questi treni sono in grado di funzionare con diversi tipi di trazione elettrica e sono equipaggiati con il sistema europeo di controllo della marcia ETCS. Nel tratto Lasa - Merano
ganizzazioni. Tra i progetti premiati figurano il coro giovanile Kyrios di Badia, l’associazione DUNG VFG di Bolzano con le sue iniziative legate al gaming e il progetto della Croce Rossa “8–13 – PEACE & CRI”. Un riconoscimento speciale è andato, inoltre, al progetto transfrontaliero di eccellenza “EuregioYoungJury” del Filmclub Bolzano per la sua capacità di creare una rete tra i giovani del Tirolo, dell’Alto Adige e del Trentino attraverso il cinema e la cultura. mpi/str
continuano a circolare treni diesel. L’entrata in servizio dei nuovi treni elettrici avverrà per fasi successive. Nel contempo, rimane attivo il servizio sostitutivo di autobus della linea B250 tra Merano e Malles. mpi/str

Il tuo commentoIl tuo volto
Più rispetto online. Diremmo certe cose se il destinatario delle nostre parole fosse davvero davanti a noi? Spesso, in rete, i freni inibitori vengono meno. Tuttavia, dietro ogni commento offensivo, aggressivo o carico d’odio pubblicato sul web c’è sempre un autore o un’autrice che ne è personalmente responsabile. È questo il messaggio della recente campagna di sensibilizzazione “digitale è reale” lanciata dalla Provincia autonoma di Bolzano, insieme a numerosi partner di rete, per promuovere un maggiore rispetto reciproco nello spazio digitale. Inoltre, il nuovo slogan “Il tuo commento. Il tuo volto” intende mettere in evidenza la responsabilità individuale nella comunicazione online. Maggiori informazioni, materiale fotografico e contatti per le vittime dell’odio in rete sono disponibili su: www.digitalistreal.it. mpi/str

in rete: la campagna
di
punta a promuovere una comunicazione corretta in rete e fa appello alla responsabilità individuale.
Testo Angelika Schrott Traduzione Traduzioni STR
Tra salvare vite e migliorare il sistema
Come medico è stato al fianco di genitori e neonati prematuri nei momenti più difficili, come medico di spedizione ha esplorato i propri limiti e, dopo la pensione, si è dedicato anche alla politica. Intervista a Hubert Messner.

Hubert Messner, nato a Bressanone nel 1953, ha studiato pediatria a Innsbruck, Modena, Milano e Graz e si è specializzato in neonatologia a Toronto e Londra. Messner ha contribuito in modo determinante alla creazione del reparto di neonatologia e dell’unità di terapia intensiva neonatale in Alto Adige e, in qualità di primario, lo ha trasformato in un reparto di grande prestigio. Ha assistito circa 15.000 neonati prematuri e neonati e ha coordinato circa 750 trasporti. In qualità di medico di spedizione, ha partecipato a spedizioni internazionali, tra l’altro sull’Himalaya e nell’Artico. Inoltre, Messner ha operato in comitati specialistici, nel Comitato etico, nell’Ordine dei medici di Bolzano, nonché nella formazione e nell’aggiornamento dei medici, impegnandosi in progetti sociali sia in patria che all’estero. Messner è autore di numerose pubblicazioni di carattere medico e di libri su tematiche sociali. Per i suoi meriti è stato insignito dell’onorificenza del Land Tirolo. Dal 2024 Messner è assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e alla Salute.
Quando ripensa alla sua infanzia a Funes, cosa ricorda?
Il nostro parco giochi erano il torrente, il bosco e la montagna. Noi bambini avevamo tanta libertà. Era un vero paradiso. I miei genitori si fidavano di noi e ci lasciavano liberi di stare fuori e di andare in giro, sia d’estate che d’inverno. Così abbiamo imparato a cavarcela da soli. Costruivamo piste di pattinaggio, imparavamo a sciare aiutandoci tra di noi e giocavamo a calcio per strada. A dieci anni partivamo da soli con la tenda e ci arrangiavamo in tutto e per tutto. Con i soldi da me guadagnati, mi comprai una bicicletta con cui sono uscito dalla valle.
Nella sua famiglia è cresciuto come settimo di nove figli. Che cosa l’ha formata di più?
Ho dovuto imparare presto a diventare indipendente e a occuparmi dei miei fratelli più piccoli. Ma sono anche cresciuto in un contesto familiare protetto. Soprattutto mia madre ha fatto in modo che restassimo uniti. Ci siamo sostenuti e incoraggiati a vicenda. Da bambini lavoravamo già nei masi o, d’estate, in malga. Così ho imparato a gestire situazioni difficili, a stare da solo, a raggiungere obiettivi con le mie forze, ad essere efficace nelle mie azioni, oggi diremmo: a essere resiliente.
Ha lavorato anche durante gli anni della scuola e dell’università per guadagnare qualcosa?
Sì, durante gli studi ho lavorato e ho
anche preso il mio primo diploma, quello di casaro. In Svizzera ero responsabile di 110 vacche da latte in alpeggio e producevamo formaggio. È lì che ho imparato a lavorare in squadra e a guidare un gruppo. Da allora, il lavoro in team è centrale nella mia attività.
Per decenni ha lavorato come pediatra e neonatologo, seguendo circa 15.000 neonati e prematuri. Cosa ha reso speciale questa attività?
Soprattutto nei prematuri, mi ha sempre colpito la loro voglia di vivere, la forza che riescono a sviluppare e il modo in cui riescono a comunicare, anche attraverso l’espressione del viso.
L’attività in terapia intensiva neonatale richiede elevate competenze mediche ma anche una grande umanità. Come sono stati i rapporti con le famiglie?
Per me sono stati decisivi e importanti i numerosi colloqui con i genitori, sospesi tra speranza, paura e fiducia, soprattutto nei momenti più critici o quando i piccoli stavano per morire. Ho dovuto imparare che la morte fa parte del lavoro del medico. Ho cercato di entrare in contatto anche con i neonati prematuri, di parlare con loro o di accarezzargli la testa per rassicurarli prima di un intervento.
Nei suoi libri parla della fragilità della vita. Lavorare con i pazien -
ti più piccoli ha cambiato la sua visione di ciò che conta davvero?
La fragilità della vita mi ha insegnato che la vita è sempre degna di essere vissuta, in tutte le sue forme.
Come medico di spedizione è stato in alcuni dei luoghi più remoti del mondo. Quali tappe dei suoi viaggi ricorda con piacere?
La cosa più bella è stato il viaggio verso le montagne in Nepal e in Pakistan. Per me è stato prezioso il contatto con la gente dei villaggi e, soprattutto, la possibilità di fornire loro assistenza medica. Nel nostro equipaggiamento da spedizione avevamo sempre medicinali e materiale medico. Lì ho visto molta sofferenza, ma allo stesso tempo anche molte persone riconoscenti e soddisfatte.
Lei è stato in Groenlandia, sull’Himalaya e sul Nanga Parbat. Cosa si impara sui propri limiti nelle situazioni estreme?
Le situazioni estreme mi hanno insegnato a sviluppare una profonda capacità di autovalutazione e a capire dove sono i miei limiti, quelli che non posso superare. Bisogna sapersi fermare, ma questi limiti non sono
immutabili e possono essere spostati con l’allenamento e l’esperienza. Questo mi è molto utile nel mio lavoro.
Dopo il pensionamento, avrebbe potuto ritirarsi. Invece è entrato in politica. Perché ha deciso di assumere un incarico completamente nuovo?
In passato mi era già stato proposto di entrare in politica, ma avevo sempre rifiutato perché ero impegnato in tanti progetti. Tuttavia, ho sempre cercato di migliorare il sistema sanitario attraverso il mio impegno nella politica sanitaria, mettendo a disposizione le mie competenze e i miei contatti. È stata una decisione lunga e difficile. Da medico potevo aiutare direttamente le persone, mentre ora, come politico, posso incidere sulle decisioni e creare le condizioni quadro per un sistema sanitario più efficiente e sostenibile.
Lei conosce il sistema sanitario da molte angolazioni: come medico, primario, consulente e ora come assessore provinciale. Cosa andrebbe migliorato?
Chi ha bisogno di assistenza deve riceverla in modo rapido, efficace e
“I propri limiti non sono immutabili. Questo mi ha aiutato nel mio lavoro di medico e mi aiuta oggi come politico”.
Hubert Messner assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e alla Salute
all’interno di strutture moderne, il più vicino possibile al proprio luogo di residenza. Ci basiamo su diversi elementi fondamentali, dall’assistenza capillare fornita dai medici di base e dalle Case della Comunità agli Ospedali di Comunità, alle Centrali Operative Territoriali vicine al luogo di residenza e al nuovo Numero Unico per le cure non urgenti 116117, fino all’assistenza nei sette Ospedali.
Lei è marito e padre di tre figli adulti. Che ruolo ha la sua famiglia nella sua vita?
La mia famiglia rappresenta per me un punto fermo e di equilibrio rispetto al mio lavoro. Non potrei immaginare una vita senza di loro. Per questo, quando sono a casa, è importante per me essere davvero presente per la mia famiglia.
La sua vita professionale è stata ricca di nuovi inizi e incontri. Quale forza ne trae?
È fondamentale affrontare gli incontri con apertura mentale e saper ascoltare. Anche questo l’ho dovuto imparare. Oggi da ogni incontro cerco di trarre qualcosa di positivo.

Hubert Messner da giovane nella sua valle natale, la Val di Funes: “Con i soldi che ho guadagnato da solo mi sono comprato una bicicletta e con quella sono uscito dalla valle”.


Testo Maurizio Di Giangiacomo
L’Autonomia tradotta in progetti concreti
Gestione della fauna selvatica, divieti di volo, orari degli esercizi commerciali, personale della Provincia, semplificazioni per piccole e medie imprese: ecco a cosa serve la riforma dell’Autonomia.
La riforma dell’Autonomia è stata approvata, ora inizia il lavoro vero e proprio: le nuove competenze devono tradursi in misure che vadano a diretto beneficio delle altoatesine e degli altoatesini.
Regolamentare il prelievo dei lupi, vietare voli anche fuori dai parchi naturali, semplificare le procedure di autorizzazione in materia ambientale, intervenire sugli orari degli esercizi commerciali: questo ed altro sarà possibile grazie alla riforma dell’Autonomia.
Con l’approvazione definitiva del disegno di legge costituzionale recante modifiche allo Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, avvenuta il 13 maggio, la Provincia di Bolzano ha ottenuto un livello di autonomia mai raggiunto prima. Gli ambiti nei quali ha competenza legislativa e amministrativa esclusiva e i margini di manovra sono, infatti, superiori a quelli che nel 1992 spinsero l’Austria a rilasciare la quietanza liberatoria che poneva fine alla controversia internazionale con l’Italia.
Un po’ come successe nel 1972, all’indomani dell’approvazione del secondo Statuto, è consapevolezza degli uomini e delle donne che hanno voluto questa riforma che il lavoro inizia ora. Il vero lavoro: tradurre le nuove competenze e il nuovo margine di manovra legislativo e amministrativo in provvedimenti concreti in campi molto vicini alle esigenze di cittadine e cittadini. Allora alle Commissioni paritetiche dei Sei e dei Dodici toccò scrivere tutte le norme di attuazione delle disposizioni statutarie: un’operazione per la quale s’immaginava fossero necessari un paio d’anni, e invece ne servirono
venti. Il lavoro che attende oggi Giunta provinciale e Commissioni paritetiche non è altrettanto ponderoso, ma è bene cominciare.
Tre strade da percorrere. Il nuovo margine di manovra è concesso soprattutto dall’eliminazione del limite precedentemente costituito dai principi delle norme legislative fondamentali di riforma economico-sociale, ai quali la Corte costituzionale ha fatto riferimento in molte sentenze avverse alla Provincia. Le strade da percorrere, da un punto di vista legislativo, sono tre. In primis, sollecitare l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri di norme d’attuazione già licenziate dalle Commissioni paritetiche il cui iter si è interrotto da tempo. Altre norme d’attuazione andranno modificate o scritte ex novo nelle materie di nuova competenza. Ancora, potranno essere proposti articoli di legge provinciale nelle materie nuove o riformulate.
Gli interventi legislativi e gli obiettivi concreti. Il settore nel quale il margine di manovra è incomparabilmente più ampio rispetto a prima è quello della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema d’interesse
provinciale, compresa la gestione della fauna selvatica (nuova competenza esclusiva). Ciò significa che in futuro l’Alto Adige potrà attuare direttamente le direttive europee. Poiché l’Unione Europea ha ridotto lo status di protezione del lupo, la Provincia potrà emanare una propria legge che regolamenti il prelievo dei lupi sulla base di criteri scientifici. A tal fine sono previsti una raccolta sistematica dei dati e un monitoraggio dello stato di conservazione della popolazione, nonché l’istituzione di una commissione tecnica consultiva incaricata di elaborare piani di abbattimento. Su questa base, in futuro i lupi potrebbero essere prelevati nell’ambito di piani prestabiliti, analogamente alle marmotte o agli stambecchi.
Un’altra importante novità riguarda la sicurezza. Qualora un lupo dovesse attaccare delle persone, il presidente della Provincia avrebbe poteri di polizia di sicurezza e potrebbe intervenire immediatamente. In questo modo assumerebbe competenze che finora erano riservate alle autorità di pubblica sicurezza statali. Per la prima volta lo Stato trasferisce una tale competenza alla Provincia.

Si prevedono agevolazioni anche per le procedure di autorizzazione in materia ambientale. Poiché in futuro l’Alto Adige avrà maggiori competenze normative, le procedure potranno essere semplificate e velocizzate. Ciò riguarda, ad esempio, la tutela delle acque in caso di spargimento di liquami o fertilizzanti. I valori limite europei rimangono invariati ma, per quanto riguarda le procedure, le autorizzazioni, le misure di sostegno o i nuovi strumenti come la tutela contrattuale della natura, la Provincia potrà adottare regolamenti propri.
Sempre in virtù della nuova competenza in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema di interesse provinciale, potranno essere introdotte norme per estendere il divieto di volo, attualmente operante solo nell’ambito dei parchi naturali e nelle zone site sopra i 1.600 metri di altitudine.
Potrà essere sollecitata l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri della norma di attuazione sugli orari degli esercizi commerciali, sulla quale la Commissione dei dodici ha espresso il parere favorevole definitivo. Con la riforma dello Statuto, infatti,
la competenza legislativa in materia di commercio è diventata esclusiva. Discorso analogo vale per la norma di attuazione in materia di personale: in questo caso la competenza legislativa è stata riscritta, con l’aggiunta espressa della competenza sulla disciplina del rapporto di lavoro e della relativa contrattazione collettiva.
In materia di contratti pubblici, dal testo della relativa norma di attuazione potrebbe essere eliminato il riferimento alle norme legislative fondamentali di riforma economico sociale, poiché tale limite alla competenza legislativa esclusiva con la riforma dello Statuto è stato eliminato. In più, potrebbero essere introdotte norme di semplificazione delle procedure per le piccole e medie imprese collegate alla competenza in materia di viabilità, acquedotti e contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di interesse provinciale.
Insomma, le opportunità per tradurre nuove competenze e ampliati margini di manovra in provvedimenti concreti non mancheranno.
13 maggio 2026: il Senato approva, senza voti contrari, il disegno di legge costituzionale recante modifiche allo Statuto speciale per la Regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, la riforma dell’Autonomia.
Le Commissioni paritetiche
Le norme di attuazione
“Ora un cambio culturale nel rapporto Stato-Regioni”
Intervista al segretario generale
Eros Magnago: chi ha scritto la riforma, da quali elementi si è partiti, cosa serve ora per la sua concreta riuscita.

Segretario generale Magnago, cos’è, tecnicamente, la riforma dell’Autonomia? La riforma è un aggiornamento dello Statuto necessario dopo la riforma costituzionale del 2001, che ha dato competenza generale alle Regioni, lasciando in capo allo Stato alcune competenze esclusive. Lo Stato ha interpretato in modo particolare le sue competenze esclusive, invadendo alcune competenze delle Regioni. Un tema che vale per tutte le Regioni, ma che è ancora più sentito da quelle a Statuto speciale. L’intervento era necessario per questo, ma anche per sviluppare alcune competenze che lo Statuto già prevedeva. È servita per ampliare i margini entro i quali la Provincia può scrivere le proprie leggi e anche per aggiungere qualche competenza nuova.
Chi ha scritto, materialmente, questa modifica? Ci sono state due fasi. Una prima fase in cui noi tecnici delle Regioni a Statuto speciale (Province autonome di Bolzano e Trento, Val d’Aosta, Friuli-Venezia
Giulia, Sicilia e Sardegna) ci siamo trovati attorno a un tavolo e abbiamo cominciato a discutere in che modo aggiornare gli Statuti. Un processo che è andato avanti diversi mesi ed ha prodotto alcuni capisaldi, primo proprio quello dei limiti alle competenze legislative. Poi questo lavoro, già approvato formalmente da parte dei presidenti delle “Speciali” e presentato alla presidente del Consiglio Meloni, ha subito uno stop. La Sardegna ha impugnato la legge sull’autonomia differenziata, cosa alquanto anomala perché la Sardegna era al tavolo delle Speciali, mentre quella legge riguardava le Regioni a Statuto ordinario. E infatti la sentenza che è seguita all’impugnazione ha sancito proprio questo: l’autonomia differenziata riguarda le Regioni a Statuto ordinario, noi “Speciali” dovevamo aggiornare gli Statuti. Il lavoro è ripreso, per volontà del Governo, solo con Trento e Bolzano, sempre con un tavolo di confronto prima tecnico e successivamente tecnico-politico, che vedeva da una parte le due Province
e la Regione e dall’altra il Ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie e la Presidenza del Consiglio dei ministri.
Quali soggetti hanno concorso alla buona riuscita di questa, complessa operazione? Le trattative politiche necessarie per avviare la riforma dell’Autonomia sono state condotte dal presidente della Provincia Arno Kompatscher, anche nella sua qualità di coordinatore delle Autonomie speciali. Alla scrittura della riforma hanno concorso per la Provincia autonoma di Bolzano il sottoscritto e il direttore dell’Ufficio legislativo Gabriele Vitella, per la Provincia autonoma di Trento la dirigente generale del Dipartimento Affari istituzionali Valeria Placidi, per la Regione il capo di gabinetto Marcello Di Francesco Torregrossa, con un prezioso contributo della professoressa Daria de Pretis, vicepresidente emerita della Corte costituzionale. Quando il tavolo è diventato più politico si sono aggiunti i presidenti Arno
“Il valore della riforma, al di là dei suoi
contenuti, è enorme, perché ridà fiducia a chi opera in questo territorio, alle categorie economiche e alle formazioni sociali, dimostrando loro che il quadro ordinamentale non è fermo al 1972”.
Eros Magnago
segretario generale della Provincia
◀ Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, e il segretario generale Eros Magnago a Roma, nelle ore dell‘approvazione della riforma dell‘Autonomia.
Kompatscher e Maurizio Fugatti e i parlamentari Meinhard Durnwalder e Alessandro Urzì.
Da quali elementi siete partiti?
Si è partiti dai motivi delle impugnazioni promosse dal Governo e dalle conseguenti sentenze della Corte costituzionale. Il tema fondamentale era sempre quello dei limiti entro i quali poter scrivere le nostre leggi provinciali. Nello specifico, molte sentenze censuravano le nostre leggi perché ritenute non conformi alle riforme economico-sociali dello Stato. In altri casi, le censuravano ritenendo che certe materie, pur elencate nel nostro Statuto, dovessero avere una disciplina più uniforme a livello nazionale. Da qui l’esigenza di ridefinire i margini entro i quali legiferare. Con questa riforma la modifica c’è stata, ma credo serva tempo per vedere se ha prodotto anche un cambio culturale nel rapporto Stato – Regioni. Intendo dire che non solo i Ministeri, ma anche altre istituzioni statali e le varie Authority hanno mostrato negli
ultimi 10/15 anni un atteggiamento più centralistico che in passato. Credo non si tratti qui né di ideologia né di orientamenti politici, quanto della convinzione di dover garantire uniformità di diritti sul territorio nazionale. Una convinzione per me totalmente errata, perché appiattisce i territori, allontana i cittadini dalle responsabilità pubbliche e non favorisce lo sviluppo economico e sociale delle Regioni. Chi è convinto di dover garantire uniformità è lo stesso che vuole contenere la spesa pubblica: in passato lo ha fatto imponendo il patto di stabilità alle Regioni, successivamente lo ha fatto armonizzando i bilanci delle Regioni e dei Comuni e adesso lo fa interpretando i livelli essenziali delle prestazioni quali tetti di spesa. La possibilità di riuscita della riforma sarà influenzata dalla velocità con la quale le altre “Speciali” riusciranno ad avere la loro riforma e anche le “Ordinarie” avranno l’autonomia differenziata, perché questo favorirebbe il cambiamento culturale necessario.

Eros Magnago, segretario generale della Provincia, è il “tecnico” che ha scritto la riforma dell’Autonomia assieme al direttore dell’Ufficio Legislativo Gabriele Vitella e ai colleghi della Provincia autonoma di Trento e della Regione.
Il valore politico della riforma è indiscutibile. È altrettanto grande anche quello economico e sociale? Il valore della riforma, al di là dei suoi contenuti, è enorme, perché ridà fiducia a chi opera in questo territorio, alle categorie economiche e alle formazioni sociali, dimostrando loro che il quadro ordinamentale non è fermo al 1972.
L’Accordo di Parigi, fonte primaria dell’Autonomia

Il 5 settembre ne ricorrerà l’80° anniversario: la Provincia autonoma di Bolzano lo celebrerà con diverse manifestazioni e una pubblicazione.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in Alto Adige vennero raccolte 155 mila firme per ottenere l’annessione all’Austria che, da parte sua, chiese la rettifica del confine del Brennero. Il 24 giugno 1946 la Conferenza dei ministri degli Esteri delle quattro potenze vincitrici (Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia) decise di mantenere immutato il confine del Brennero. Ma la questione altoatesina, con il mancato riconoscimento dei diritti delle minoranze di lingua tedesca e ladina, rimaneva al centro di delicati equilibri internazionali. Dopo lunghe trattative, a seguito delle pressioni esercitate anche da molti piccoli Paesi e del lavoro di mediazione del ministro degli Esteri britannico Ernst Bevin, il 5 settembre del 1946 si giunse a Parigi alla sottoscrizione, da parte del ministro degli Esteri austriaco Karl Gruber e del presidente del Consiglio dei ministri italiano Alcide De Gasperi, di quello che prese appunto il nome di Accordo di Parigi. Il 3 dicembre dello stesso anno, a New York, la conferenza dei ministri deli Esteri decise d’inserire l’Accordo di Parigi nell’articolo 10 del Trattato di pace italiano, sottoscritto poi il 10 febbraio 1947, a Parigi.
Fonte primaria dell’Autonomia altoatesina. “L‘Accordo di Parigi è la fonte primaria dell’ancoraggio internazionale dell‘Autonomia dell‘Alto Adige/ Südtirol e come tale costituisce il fondamento giuridico dell‘Autonomia”, spiega Walter Obwexer, preside della Facoltà di Scienze giuridiche e presidente del Senato accademico dell’Università di Innsbruck, uno degli studiosi ai quali la Provincia autonoma di Bolzano si è rivolta per la redazione della pubblicazione prevista in occasione dell’80° anniversario dell’Accordo di Parigi, che verrà celebrato il 5 settembre prossimo con una serie di manifestazioni.
“L’Accordo di Parigi costituisce anche uno dei primi, grandi esempi di strumento di tutela delle minoranze e può essere collocato, ad esempio, accanto alla Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, fermo restando il fatto che si tratta di uno strumento bilaterale, mentre la Convenzione quadro è uno strumento multilaterale. In questo senso, la lunga strada intrapresa il 5 settembre 1946 da Austria e Italia può essere considerata un modello per la risoluzione delle controversie legate alle minoranze”, aggiunge Obwexer.
Cosa prevede l’Accordo di Parigi. Nel suo primo articolo, l’Accordo di Parigi prevede per gli abitanti di lingua tedesca della provincia di Bolzano completa uguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, l’insegnamento nella loro madrelingua e l’equiparazione della lingua tedesca e di quella italiana nelle pubbliche amministrazioni, nei documenti nonché nella nomenclatura bilingue, l’uguaglianza di diritti per l’ammissione ai pubblici uffici e il diritto di ristabilire i nomi di famiglia tedeschi italianizzati. Decisivo, ai sensi della concessione di una vera e propria Autonomia, è l’articolo 2, che riconosce alle popolazioni della provincia di Bolzano, nell’ambito del loro territorio, un potere legislativo ed esecutivo autonomo. L’articolo 3 obbliga lo Stato a rivedere il regime delle Opzioni di cittadinanza, per coloro che avevano optato per la Germania, e a stipulare con l’Austria accordi per il mutuo riconoscimento dei titoli di studio e per la libera circolazione di merci e persone.
La lunga strada dell’Autonomia. All’Accordo di Parigi fece seguito, nel 1948, il primo Statuto di autonomia, che inserì le disposizioni dell’Accordo di Parigi in un quadro regionale, assegnando (limitate) competenze legislative alla
Regione Trentino-Alto Adige più che alle due Province di Bolzano e Trento. Un’interpretazione alla quale si pose rimedio, dopo che l’Austria ebbe sollevato la questione alle Nazioni Unite, solo nel 1972, con il “Pacchetto” e il secondo Statuto di autonomia, per la completa applicazione dei quali gli altoatesini dovettero attendere altri vent’anni: solo nel 1992, infatti, l’Austria rilasciò la cosiddetta “quietanza liberatoria”, consentendo la chiusura della vertenza sollevata nel 1960 alle Nazioni Unite dal ministro degli Esteri austriaco Bruno Kreisky. L’Autonomia, lo insegnano la storia ma anche la cronaca di questi giorni, con la riforma recentemente entrata in vigore, è una storia che va continuamente aggiornata. Tenendo a mente pagine importanti come quella scritta nel 1946 da Karl Gruber e Alcide De Gasperi.
Il programma delle manifestazioni
3 settembre 2026
Palazzo Widmann, dalle ore 9 Convegno del Centro di storia regionale dal titolo “80 anni dall’Accordo di Parigi. Contesto, attuazione e conseguenze: una panoramica storica”.
5 settembre 2026
Kurhaus di Merano, dalle ore 11 Giornata dell’Autonomia, celebrazioni per l’80° anniversario dell’Accordo di Parigi.
9 settembre 2026
◀ Il banner dedicato agli 80 anni dell’Accordo di Parigi apposto sulla facciata di Palazzo Widmann, sede della Giunta provinciale altoatesina.
Palazzo Widmann, dalle ore 9 Convegno dell’Università di Innsbruck e del Centro di storia regionale dal titolo: “80 anni dall’Accordo di Parigi/La tutela delle minoranze alla luce delle nuove sfide”.
Testo Angelika Schrott Traduzione Traduzioni STR
Una nuova rete sanitaria

La giusta assistenza, al momento giusto e nel luogo giusto. È questo l’obiettivo verso cui si sta evolvendo il sistema sanitario altoatesino, per garantire ai pazienti e alle pazienti ciò di cui hanno davvero bisogno.
Èmattina presto a Vadena. Franz Goller (75 anni) si sveglia e si accorge che qualcosa non va. Ha mal di pancia. Sa che non si tratta di un’emergenza, ma è incerto su cosa fare. Aspettare? Andare in ospedale? Ed è proprio in situazioni come questa che interviene il nuovo sistema sanitario dell’Alto Adige.
Nel nuovo modello di assistenza sanitaria in Alto Adige si sta verificando un cambiamento fondamentale. Non è più l’ospedale a essere il punto di riferimento, ma una rete strettamente interconnessa di servizi distribuiti su tutto il territorio. L’obiettivo è semplice: offrire la giusta assistenza. Molti problemi di salute non devono essere risolti necessariamente in ospedale, ma là dove è disponibile un’assistenza adeguata e coordinata, il più possibile vicina al domicilio del paziente e, soprattutto, facilmente accessibile.
Hubert Messner, assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute descrive così il nuovo approccio: “Chi ha bisogno di assistenza deve poterla ricevere in modo tempestivo ed efficiente, in strutture moderne presenti sul territorio”. Allo stesso tempo, si intende
“È un passo verso una sanità più vicina alle persone e maggiormente orientata ai loro bisogni”.
Michael Mayr
direttore
del Dipartimento Prevenzione sanitaria e Salute
decongestionare gli ospedali, affinché possano concentrarsi sui casi più gravi e potenzialmente letali. Il nuovo sistema si basa su quattro pilastri fondamentali: le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali Operative Territoriali e il nuovo Numero Unico per le cure non urgenti 116117, unitamente agli ospedali e ai medici di medicina generale.
rico all’interno delle Case della Comunità, riducendo così la necessità di accessi periodici in ospedale. Il nuovo sistema punta a superare i percorsi assistenziali frammentati, introducendo un accesso coordinato ai servizi, con l’obiettivo di evitare che i cittadini e le cittadine siano costretti a districarsi tra diverse strutture e competenze e garantire invece un’assistenza centrata sulla persona.
◀ Le Case della Comunità – nella foto quella in piazza Loew-Cadonna a Bolzano – sono operative dall’inizio dell’estate e offrono numerosi servizi. Le persone vi ricevono consulenza, vengono visitate, assistite e sostenute.
Dal distretto sanitario alla Casa della Comunità. Fulcro della riorganizzazione del sistema sanitario sono le nuove Case della Comunità attivate a Bolzano (2), Bressanone, Brunico, Chiusa, San Candido, Malles, Laives, Merano, Naturno, Egna e Vipiteno. Sette di esse sono già operative dall’inizio dell’estate. Queste strutture rappresentano l’evoluzione dei distretti sanitari e offrono un numero maggiore di servizi. Al loro interno operano in stretta sinergia medici di famiglia, pediatri, personale infermieristico, operatori sociali e specialisti di diverse discipline (ad esempio in cardiologia, diabetologia, reumatologia) ma anche terapisti e servizi di prevenzione. L’obiettivo è quello di offrire ai cittadini cure, consulenza e assistenza vicino a casa, evitando così lunghi tempi di attesa e spostamenti, ad esempio, per recarsi in ospedale. Nelle Case della Comunità sono, inoltre, presenti ambulatori per le piccole urgenze, che fungono da punto di riferimento per disturbi non gravi, ma anche unità mobili per le visite a domicilio.
Un’attenzione particolare è rivolta alla gestione dei pazienti cronici che dovranno essere progressivamente presi in ca-
Quando l’assistenza richiede continuità. L’assistenza sanitaria non termina con la dimissione dall’ospedale. Spesso i pazienti hanno, infatti, bisogno di assistenza, cure e supporto medico anche dopo il ricovero ospedaliero. È qui che intervengono le Centrali Operative Territoriali (COT), già attive a Bolzano, Egna, Bressanone, Merano e Brunico. Queste strutture coordinano il passaggio tra ospedale, strutture di assistenza e domicilio del paziente con l’obiettivo di evitare interruzioni nel percorso di cura e assicurare che le persone ricevano assistenza nel contesto più adeguato.
Il sistema è integrato da tre Ospedali di Comunità situati a Bolzano, Merano e Egna, con le strutture di Bolzano e Merano già operative. In queste strutture sono disponibili posti letto per le cure intermedie, ossia posti letto concepiti come ponte tra l’assistenza ospedaliera acuta e il rientro al proprio domicilio o in strutture residenziali, come le residenze per anziani. Si tratta quindi di posti letto destinati a pazienti che non necessitano più di cure urgenti, ma che hanno comunque ancora bisogno di assistenza sanitaria.
Un nuovo numero per orientare i pazienti e le pazienti. Un tassello importante del sistema è il nuovo Numero Unico per le cure non urgenti 116117, attivo 24 ore su 24. A ciò dovrebbe accompagnarsi una profonda operazione di riorganizzazione della continuità assistenziale, con l’integrazione del servizio di continuità assistenziale all’interno delle Case della Comunità. Quindi, prima di recarsi in ospedale, sarà presto possibile chiamare questo numero, dove, operatori qualificati forniranno informazioni su come ottenere aiuto o indirizzeranno l’utente verso il servizio competente che può essere rappresentato dal proprio medico di famiglia, se è in servizio, oppure dall’ambulatorio per le piccole urgenze presso la Casa della Comunità o, nei casi più gravi, dal Numero Unico di Emergenza provinciale 112. In questo modo si crea un punto unico di accesso per le situazioni non urgenti, mentre il 112 rimane il riferimento per le emergenze gravi. Il servizio 116117 sarà attivato in fase sperimentale nel
comprensorio sanitario di Bolzano nel corso dell’estate 2026 e sarà gradualmente esteso a livello provinciale.
Il nuovo modello organizzativo risponde a una realtà ben nota: gli ospedali sono spesso il primo punto di accesso, anche in situazioni che, nella maggior parte dei casi, potrebbero essere gestite da servizi territoriali. Ciò comporta un sovraccarico per il personale che opera nell’area acuti e, al contempo, lunghi tempi di attesa, ad esempio nei pronto soccorso. “Per questo motivo il nuovo sistema è chiamato a intervenire su due fronti: decongestionare gli ospedali e potenziare l’assistenza sul territorio”, afferma Michael Mayr, direttore del Dipartimento Prevenzione sanitaria e Salute. “È un passo verso una sanità più vicina alle persone e maggiormente orientata ai loro bisogni”.
Un sistema ospedaliero articolato su sette sedi. Gli ospedali altoatesini di Bolzano, Merano, Bressanone, Bru-
nico, San Candido, Silandro e Vipiteno rimangono un pilastro fondamentale dell’assistenza sanitaria. “Anche in futuro avremo un sistema ospedaliero articolato su sette sedi, collegate tra loro in rete, che lavoreranno in sinergia per offrire diversi trattamenti in modo coordinato e che potranno concentrarsi sull’assistenza ai pazienti acuti”, spiega l’assessore provinciale Messner. Insieme alle Case della Comunità, alle Centrali Operative, agli Ospedali di Comunità e al Numero Unico per le cure non urgenti, nasce così una nuova rete di assistenza.
Ma torniamo al piccolo comune di Vadena, nelle prime ore del mattino. Franz è ancora indeciso su cosa fare. Ma il gentile operatore del servizio per l’accesso alle cure non urgenti gli ha spiegato che può recarsi immediatamente alla nuova Casa della Comunità di Laives, dove verrà visitato e trattato senza lunghe attese.
Le nuove strutture dell‘assitenza sanitaria territoriale in Alto Adige
CASA DELLA COMUNITÀ
L’assistenza giusta nel luogo giusto!
Le Case della Comunità sono poli ampliati dei distretti sanitari e sociali che riuniscono servizi medici, infermieristici, sociali e di consulenza sotto lo stesso tetto, garantendo un accesso di prossimità sul territorio
Rafforzano l’assistenza territoriale, trasferendo servizi specialistici dall’ospedale a queste strutture
AMBULATORIO PER PICCOLE URGENZE
Assistenza rapida per disturbi non gravi!
Ogni Casa della Comunità dispone di un ambulatorio per le piccole urgenze che offre assistenza rapida in caso di problemi di salute non pericolosi per la vita, ma che richiedono comunque un intervento tempestivo
Si tratta di un’alternativa al Pronto Soccorso per ferite lievi e problemi di salute simili
OSPEDALE DI COMUNITÀ
Il ponte tra ospedale e territorio!
Gli Ospedali di Comunità sono strutture con posti letto intermedi per pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere acute, ma che richiedono ancora assistenza infermieristica e medica
Costituiscono un collegamento tra ospedale e servizi territoriali e alleggeriscono gli ospedali
116117
La nuova hotline per consulenza e indirizzamento!
Il numero 116117 è un punto di contatto raggiungibile 24 ore su 24 per consulenze sanitarie Fornisce informazioni, consulenza medica e orientamento ai servizi sanitari e indirizza le persone alla struttura più adeguata o, in caso di emergenza, al 112
Sarà introdotto a partire dall’estate 2026 nel Comprensorio sanitario di Bolzano; negli altri Comprensori l’attivazione avverrà progressivamente
CENTRALE OPERATIVA
TERRITORIALE (COT)
Coordinamento dell’assistenza nel territorio
La COT coordina i servizi tra i diversi livelli assistenziali, ad esempio tra ospedale, assistenza domiciliare e strutture residenziali.
Garantisce continuità assistenziale e supporta l’organizzazione del percorso di cura senza che i pazienti debbano occuparsene direttamente
Corsi di laurea per le professioni sanitarie
Il Polo Universitario
delle Professioni
Sanitarie “Claudiana” ha aperto le iscrizioni ai corsi di laurea triennali.
Chi decide di intraprendere una professione sanitaria, sa che nella sua attività lavorativa incontrerà persone dalle esigenze più disparate, che vanno dalla prevenzione alla cura e dall’accompagnamento alla consulenza. L’offerta formativa del Polo Universitario delle Professioni Sanitarie “Claudiana” di Bolzano comprende infermieristica, ostetricia, fisioterapia, terapia occupazionale, logopedia, dietistica, igiene dentale e assistenza sanitaria. Gli studenti e le studentesse ammissibili sono in totale 285, di cui 150 destinati al corso di laurea in Infermieristica. Per gli altri corsi sono disponibili 20 posti ciascuno, tranne il corso di Dietistica per il quale i posti sono 15.
Apprendimento orientato alla pratica. Accanto alla parte teorica, alla Claudiana la formazione pratica riveste un ruolo fondamentale. Già dal primo anno di studi gli studenti e le studentesse acquisiscono esperienza sul campo attraverso i tirocini e imparano a conoscere diversi ambiti lavorativi. Allo stesso tempo hanno la possibilità di vivere esperienze internazionali, ad esempio attraverso progetti Erasmus o stage all’estero. La formazione è accompagnata da moderni laboratori di simulazione, nei quali si riproducono in
Due brevi interviste a ...
Dietistica I dietisti e le dietiste pianificano regimi alimentari personalizzati sia in persone sane che malate.

Cosa rappresenta per te la dietistica?
“Per me al centro di questa disciplina c’è la singola persona, perché ognuno ha esigenze diverse. Alimentarsi significa molto di più che prendere o perdere peso, è un fattore che può incidere a lungo sulla salute e sul benessere. Particolarmente importante è la collaborazione con altre figure professionali. Per me è molto motivante accompagnare le persone durante il loro percorso, questo fa sì che il lavoro non sia mai noioso”.
modo realistico situazioni della vita lavorativa quotidiana che poi saranno messe in pratica durante i tirocini. Inoltre, durante l’intero percorso di laurea gli studenti possono contare sulla figura del tutor.
Bilingue e internazionale. La peculiarità della Claudiana è la lingua italiana e tedesca. Questo permette agli studenti e alle studentesse di imparare fin da subito a operare in un ambiente multilingue, un aspetto che in Alto Adige riveste un ruolo importante nella vita professionale.
Infermieristica Gli infermieri e le infermiere assistono le persone in diverse situazioni di vita, dovendo occuparsi di prevenzione e promozione della salute, cura, accompagnamento e assistenza nel fine vita.

Perché hai scelto di studiare infermieristica?
“Ho scelto di studiare infermieristica perché è una professione incredibilmente varia. Il nostro lavoro è di natura preventiva, curativa ed educativa e ci permette di assistere le persone in situazioni molto diverse tra loro. Per me è particolarmente stimolante l’approccio clinico e la collaborazione in team con le altre figure professionali. Inoltre questo corso di laurea offre opportunità internazionali, ad esempio attraverso tirocini o il programma Erasmus”.
A luglio via alle iscrizioni. Il periodo di iscrizione va dal 1° luglio al 12 agosto 2026. I requisiti richiesti sono il diploma di maturità e una conoscenza linguistica di livello B2 sia in tedesco che in italiano. Chi non possiede il relativo certificato, il 20 agosto potrà sostenere un test di idoneità linguistica presso la Claudiana. L’esame di ammissione è previsto in settembre. kat/pf
L’offerta formativa della “Claudiana”
Testo Monika Pichler Traduzione Traduzioni STR
Patrimonio naturale: un tesoro da tutelare

Campeggiare all’aperto sotto il cielo stellato o scattare foto delle vette con un drone è affascinante. Tuttavia, nelle aree protette ciò non è consentito, e per validi motivi. L’Ufficio Natura della Provincia mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle regole da rispettare nei parchi naturali e nelle altre zone protette.
Il lieve ronzio dei droni, che ormai godono di grande popolarità anche in montagna, è diventato una presenza sempre più frequente in vetta e nei tanti fantastici punti panoramici. Tuttavia, esistono regole precise su dove poter utilizzare i droni. Nei sette parchi naturali dell’Alto Adige e nei principali biotopi o nelle aree naturali protette vige un rigoroso divieto di volo per i droni. “I parchi naturali dell’Alto Adige sono soggetti a una particolare tutela paesaggistica che vieta di compromettere la tranquillità di queste aree con rumori fastidiosi e inutili”, sottolinea Leo Hilpold, direttore dell’Ufficio Natura della Provincia.
Molti tendono a sottovalutare l’impatto dei droni. “Il divieto, tuttavia, non è una limitazione arbitraria ma mira a salvaguardare la fauna selvatica”, precisa Hilpold. “Le evidenze scientifiche mostrano che più il drone vola a bassa quota e nelle dirette vicinanze degli animali, maggiore è il disturbo che ne deriva. E nelle aree molto frequentate, questi effetti si sommano fino a trasformarsi in un fastidio costante”.
“Regole chiare per proteggere gli habitat naturali, la fauna, ma anche le persone. Rispettarle significa permettere a tutti di godere di un’esperienza tranquilla e autentica nella natura”.
Peter Brunner
assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima
Gli uccelli, in particolare, sono piuttosto sensibili a questo disturbo: in alcune specie, bastano semplici sorvoli a bassa quota per indurre i volatili ad abbandonare i nidi, rischiando che la covata si raffreddi e che i pulcini muoiano. Anche i mammiferi diurni, naturalmente predisposti a riconoscere minacce provenienti dall’alto, manifestano comportamenti di stress che possono sfociare nella fuga o nell’abbandono definitivo di habitat di particolare pregio.
“A ciò si aggiunge il fatto che anche molte persone percepiscono i droni come una fonte di disturbo, sia per il rumore che generano, sia per motivi di privacy o perché interrompono la tranquillità dell’ambiente naturale”, aggiunge il direttore dell’ufficio. Pur comprendendo il fascino delle riprese aeree, “facciamo comunque appello a tutti perché vengano rispettate le disposizioni delle aree protette e si abbia riguardo per la natura, la fauna e la flora locali e gli altri visitatori”.
fuochi. Inoltre, non è permesso raccogliere piante selvatiche, funghi, minerali o fossili. Anche l’utilizzo di biciclette ed e-bike deve limitarsi ai percorsi appositamente segnalati”.
I droni nei parchi naturali non solo disturbano le persone con il rumore e violano la privacy, ma mettono anche in pericolo la fauna selvatica.
Regole di comportamento nei parchi naturali. Non solo per quanto riguarda i droni, ma anche in altri ambiti, i visitatori non conoscono sempre le regole che disciplinano la fruizione delle aree protette né le motivazioni che le giustificano. “Le regole di comportamento sono state introdotte per salvaguardare gli ecosistemi più sensibili dei parchi naturali. Per tale motivo è vietato utilizzare veicoli a motore, abbandonare rifiuti, provocare rumore o accendere
Un’altra regola riguarda il campeggio nei parchi naturali dell’Alto Adige, che è generalmente vietato. L’unica eccezione per pernottare nelle aree protette è rappresentata dal bivacco alpino. “Il bivacco è una soluzione di emergenza che implica il pernottamento in montagna in caso di cambiamento improvviso del tempo o di condizioni di stanchezza ed esaurimento fisico. Tale eccezione si basa sul principio secondo cui, in situazioni di emergenza non previste e non prevedibili, è consentito pernottare all’aperto”, spiega Valentin Schroffenegger, responsabile del Parco naturale Gruppo di Tessa presso l’Ufficio Natura della Provincia. Questa regola mira a preservare gli ecosistemi più fragili, in particolare la vegetazione e i suoli di alto valore ecologico, particolarmente sensibili alle fonti di disturbo, ma anche la fauna selvatica, che potrebbe essere disturbata dalla presenza umana notturna, dal rumore, dall’accensione di fuochi o dall’abbandono di rifiuti.
Una convivenza rispettosa. “Tutte le regole si basano su un principio fondamentale: garantire una convivenza rispettosa tra fauna, natura e uomo”, sottolinea Peter Brunner, assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima. “Regole chiare per proteggere gli habitat naturali, la

Nei parchi naturali dell’Alto Adige non è consentito montare tende o accamparsi. L’unica eccezione per il pernottamento nelle aree protette è rappresentata dal bivacco alpino in situazioni di emergenza.

Una nuova campagna pone al centro l’attenzione al rapporto rispettoso con il paesaggio naturale e culturale dell’Alto Adige.
fauna, ma anche le persone. Rispettarle significa permettere a tutti di godere di un’esperienza tranquilla e autentica nella natura”.
In determinate condizioni sono comunque previste delle deroghe. “Voli con i droni possono essere autorizzati in collaborazione con l’Amministrazione provinciale o per attività di interesse pubblico. Per le riprese a fini scientifici o per rilievi di carattere tecnico, è possibile richiedere un’autorizzazione in deroga all’Ufficio Natura della Provincia. Il significativo interesse per tali attività è testimoniato dal numero di domande presentate: circa 500 dall’inizio del 2025. Restano esclusi dal rilascio delle autorizzazioni i voli a scopo privato, quali video per matrimoni, filmati pubblicitari o promozionali o per divulgazione sui social media, nonché produzioni fotografiche e cinematografiche a fini commerciali.
RESPECT: preservare la natura e il paesaggio. Piuttosto che imporre divieti, i parchi naturali intendono sensibilizzare l’opinione pubblica. Attraverso strumenti di comunicazione e orientamento mirati, sia sul territorio che sui canali digitali, si promuove un comportamento rispettoso della natura e del
paesaggio. In queste settimane prende inoltre avvio una nuova campagna dedicata al paesaggio naturale e culturale della Provincia. “Con questa iniziativa ampliamo la campagna RESPECT della Provincia autonoma di Bolzano e intendiamo rendere evidente ciò che spesso viene dato per scontato: il paesaggio naturale e culturale dell’Alto Adige non è frutto del caso, ma il risultato di secoli di cura, di tradizioni vissute e di una gestione responsabile di risorse limitate”, spiega Marcella Morandini, incaricata
In quali aree protette vigono restrizioni sull’uso dei droni?
A tutela della natura e della fauna selvatica, sono state introdotte restrizioni al volo dei droni in 18 aree protette dell’Alto Adige. Tali restrizioni sono state istituite nel 2023 da ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile). Le
speciale UNESCO presso la Ripartizione provinciale Natura, Paesaggio e Sviluppo del Territorio. “Rispettare il paesaggio naturale e culturale significa riconoscerlo come un patrimonio condiviso e assumersi la responsabilità della sua tutela, oggi e per le generazioni future”.
Regole di comportamento nei parchi naturali dell’Alto Adige
aree interessate sono consultabili sul portale D-Flight (previa registrazione) e comprendono i biotopi Ahrau di Stegona, Castelfeder, Lago di Caldaro, Lago di Favogna, Ontaneti della Rienza (Dobbiaco), Ontaneto di Sluderno e Valsura, le aree naturali protette come la “Città dei Sassi”, la Gola del Bletterbach e il Lago di Carezza, i parchi naturali Fanes-Sennes-Braies, Gruppo di Tessa, Monte Corno, Puez-Odle, Sciliar-Catinaccio, Tre Cime e Vedrette di Ries-Aurina, nonché i Prati dell’Armentara.
Rispetto significa avere pazienza
Ivan Mattei lavora come infermiere al Pronto soccorso dell’Ospedale di Bolzano. Una professione che richiede esperienza, calma e spirito di squadra e nella quale il rispetto riveste un ruolo fondamentale.
Ivan Mattei, quando ha deciso di diventare infermiere?
Devo dire che il mio percorso è iniziato molto presto. A 16 anni sono entrato nella Croce Bianca, nel gruppo giovanile, poi sono passato nel servizio attivo. Ero molto interessato da quell’ambiente, mi piaceva, cosicché ad un certo punto ho pensato che avrei potuto farlo diventare il mio mondo professionale.
Allora mi sono iscritto al Polo Universitario delle Professioni Sanitarie Claudiana, dove ho conseguito la laurea triennale in Infermieristica, e successivamente ho frequentato un master in Assistenza infermieristica di emergenza in terapia intensiva a Roma. Da quattro anni lavoro al Pronto soccorso di Bolzano.
Cosa la affascina nel lavoro al Pronto soccorso?
L’imprevedibilità. Quando inizi a lavorare, non sai mai come sarà la tua giornata: tranquilla, stressante o estremamente impegnativa. Ci può capitare di tutto: anziani, giovani, bambini, emergenze internistiche, chirurgiche o traumatologiche... La casistica è veramente varia, ed è proprio questo che rende interessante questo lavoro. Ogni giorno si impara qualcosa, non ci si annoia mai, anche se a volte ci si imbatte nelle storie più assurde.
Come si fa a mantenere la calma in situazioni di grande pressione?
In questo mestiere la serenità è fondamentale, perché se sei nervoso o stressato non sei in grado di aiutare nessuno, né te stesso né i pazienti. A venirci in soccorso è l’esperienza: più cose hai visto, più facilmente riesci a stare calmo in determinate situazioni. Bisogna anche dire che quasi mai ope -
riamo da soli, c’è sempre qualcuno che ha già vissuto situazioni simili o con cui si lavora bene insieme. Lo spirito di squadra è molto importante.
Al Pronto soccorso si ha a che fare con persone in situazioni di grande vulnerabilità. Come si gestiscono questi momenti?
Non bisogna mai dimenticare che per noi sono situazioni di tutti i giorni, mentre per un paziente si tratta di situazioni eccezionali. Quello che per noi è routine quotidiana, per altri è un evento che può cambiare la loro vita. Di conseguenza bisogna avere rispetto, pazienza e comprensione. A volte è necessario spiegare le cose due volte, magari lentamente, sempre con la massima calma. È proprio in questi casi che il rispetto diventa fondamentale.
Il rispetto ha un ruolo importante anche all’interno della squadra?
Certamente. Al Pronto soccorso si ritrovano a lavorare fianco a fianco svariate figure professionali: medici, infermieri, paramedici, volontari. E spesso si lavora ogni giorno con colleghi diversi. Senza rispetto reciproco non si potrebbe lavorare bene, soprattutto in situazioni di stress. Ecco perché sono importanti il lavoro di squadra, le esercitazioni, le simulazioni e anche i momenti passati insieme al di fuori dell’ospedale. Sono opportunità per conoscersi, scoprire i rispettivi punti di forza e sostenersi reciprocamente.
Il rispetto spesso inizia da noi stessi. Come si fa a gestire lo stress legato alla sua professione? Questo è un aspetto importante. Non è semplice lasciarsi dietro il lavoro in Ospedale assieme al camice, soprat-
tutto in casi delicati come quelli che riguardano bambini o decessi. È quindi necessario trovare un equilibrio, che per me consiste nello sport, nei miei hobby e nel tempo libero. Bisogna prendersi cura di sé stessi, altrimenti prima o poi la pazienza e il rispetto ne risentiranno. Le pause e i giorni liberi non sono un aspetto secondario, al contrario sono essenziali per svolgere bene questa professione a lungo termine. kat/mdg

Foto: Privata
Ivan Mattei lavora come infermiere al Pronto soccorso dell’Ospedale di Bolzano. Una professione che richiede esperienza, calma e spirito di squadra e nella quale il rispetto riveste un ruolo fondamentale.
Respect
link al video Informazioni sulla campagna

In caso di caldo è fondamentale ascoltare i segnali del proprio corpo e garantire un’adeguata idratazione e la possibilità di rinfrescarsi.
Caldo intenso, niente panico!
Le temperature elevate non influenzano solo il nostro ambiente ma hanno ripercussioni anche sulla salute delle persone. Il Centro funzionale provinciale fornisce informazioni su come comportarsi in modo corretto in caso di caldo intenso.
Quando nel bollettino di allerta del Centro funzionale provinciale dell’Agenzia per la Protezione civile viene segnalato il livello di allerta arancione (“attenzione”) oppure il livello massimo rosso (“pericolo”) in seguito a temperature estreme, la Protezione civile provinciale valuta le possibili misure da adottare ed informa la popolazione tramite la diffusione di un comunicato stampa. “In presenza di temperature estremamente elevate è importante farsi trovare preparati per evitare conseguenze per la salute”, sottolinea Willigis Gallmetzer, direttore del Centro funzionale provinciale. Tra i gruppi più vulnerabili figurano gli anziani, i bambini piccoli, le persone affette da patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, renali), le donne in gravidanza, le persone che lavorano all’aperto o in ambienti scarsamente climatizzati. “Ed è proprio in estate che gli effetti del cambiamento climatico si manifestano in modo più evidente: sono aumentate soprattutto le giornate di caldo estremo e le notti tropicali, in cui le temperature non scendono al di sotto dei 20 gradi Celsius. Inoltre, la stagione estiva tende a durare più a lungo”, riferisce Dieter Peterlin, meteorologo della Provincia.
semplici regole: bere tra i due e i tre litri di liquidi al giorno distribuiti nell’arco della giornata e mantenere una temperatura adeguata all’interno dei locali. Come spiega Ingrid Windisch, dottoressa in pensione, che esercita in una residenza per anziani, è importante reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione: sodio, magnesio e potassio possono essere assunti, ad esempio, consumando frutta come albicocche, pesche e banane. Si consiglia inoltre di spremere mezzo limone in un litro d’acqua, aggiungere un cucchiaio di zucchero e un pizzico di sale e bere il tutto nell’arco della giornata. La dottoressa richiama anche la medicina tradizionale cinese, secondo cui gli alimenti hanno un effetto termico sull’organismo, che non dipende dalla temperatura effettiva a cui vengono consumati, e aiutano a mantenere l’equilibrio interiore nei periodi di afa. I cetrioli, ad esempio, sono considerati un alimento altamente rinfrescante che contribuisce a dissipare il calore interno e a idratare il corpo”.
Maggiori informazioni sulla campagna contro il caldo e tanti consigli utili sono disponibili qui
Il caldo può mettere a rischio la salute. Ma come reagisce il corpo quando il caldo aumenta? Per raffreddarsi, l’organismo produce sudore, perdendo di conseguenza acqua e importanti sali minerali. Per affrontare meglio le ondate di calore prolungate, è quindi importante seguire
Va inoltre tenuto presente che le temperature estreme possono incidere sull’azione dei farmaci, sia per una perdita di efficacia dovuta a una conservazione non adeguata del medicinale, sia per un aumento degli effetti collaterali in un organismo surriscaldato. Gli antipertensivi, ad esempio, possono abbassare eccessivamente la pressione sanguigna. “È quindi necessario adeguare il dosaggio”, precisa Ingrid Windisch. I farmaci dovrebbero comunque essere sempre tenuti in un luogo fresco e al buio. mac/str
Digiway, per valutare la sicurezza dei sentieri

Chi fa escursionismo nel territorio dell’Euregio Tirolo-Alto AdigeTrentino può ora verificare il livello di esposizione dei sentieri e comparare le diverse classificazioni assegnate a ciascun percorso. Foto:
Euregio

Progetto Digiway
Applicazione della mappa dell’esposizione al territorio della Nordkette (Innsbruck, Land Tirolo)

risponde la prima mappa digitale dell’esposizione dei sentieri che copre l’intero territorio dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Attraverso quattro classi cromatiche, che vanno dal verde al rosso, tale mappa mostra la pericolosità dei singoli percorsi e le possibili conseguenze di un’eventuale caduta. Si tratta quindi di uno strumento prezioso per valutare meglio l’esposizione di un sentiero già durante la pianificazione di un’uscita in montagna, prevenendo così il rischio di infortuni e persino di incidenti mortali. Le statistiche sugli incidenti in montagna in Austria evidenziano chiaramente l’importanza di questo strumento: l’escursionismo in montagna risulta, infatti, essere la disciplina alpina con il più alto tasso di mortalità (37%) del Paese. Inoltre, sempre più persone organizzano le proprie escursioni tramite app e piattaforme digitali, spesso senza sapere quanto
integrare gratuitamente questa mappa di esposizione.
Comparazione delle diverse classificazioni assegnate ai sentieri nell’arco alpino. La mappa di esposizione è solo uno degli interventi realizzati nell’ambito del progetto Euregio “Digiway”, finanziato dal programma Interreg Italia-Austria dell’UE e conclusosi nel giugno 2026. Il progetto comprende anche uno strumento di comparazione digitale delle classificazioni dei sentieri utilizzate nelle diverse regioni dell’arco alpino, al fine di rendere più sicure le escursioni oltre confine. In effetti, i livelli di difficoltà non vengono indicati ovunque nello stesso modo. Digiway offre pertanto un supporto sistematico di comparazione e interpretazione delle classificazioni che, se lo si desidera, può essere facilmente integrato anche in altri portali web, come quelli delle
sezioni dei club alpini o dei rifugi.
Tutti i dati ufficiali sui sentieri riuniti in un’unica piattaforma. Con Digiway, per la prima volta i dati ufficiali dei sentieri di Tirolo, Alto Adige e Trentino vengono raccolti in una banca dati comune. Un software appositamente sviluppato armonizza automaticamente i diversi dati provenienti dai vari territori e ne garantisce l’aggiornamento costante. I dati vengono poi messi a disposizione del pubblico e sono gratuitamente accessibili a tutti, ad esempio agli sviluppatori di app, agli enti turistici o agli istituti di ricerca - e quindi, indirettamente, a chiunque desideri muoversi in sicurezza in montagna.
Il progetto “Digiway” è stato realizzato tra il 2024 e giugno 2026 dall’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino in collaborazione con gli uffici provinciali competenti e il NOI Techpark di Bolzano, con il sostegno finanziario del programma Interreg Italia-Austria. gst/str
Mobilità ciclistica: per una quotidianità più leggera
Obiettivo 20 per cento di traffico ciclabile sulla quota totale della mobilità, all’insegna della flessibilità, del benessere personale e della salute.

La bicicletta può rappresentare, in molti casi, una valida alternativa all’auto anche nella vita quotidiana. L’intento della Provincia autonoma di Bolzano è creare i presupposti necessari per renderne ancora più comodo l’utilizzo.
La mobilità ciclistica rientra di diritto tra gli obiettivi primari della strategia per la mobilità sostenibile della Provincia autonoma di Bolzano. L’Alto Adige è già molto ben attrezzato per quanto riguarda l’aspetto ciclistico nel tempo libero: dai 550 km di piste ciclabili a valle ai percorsi avventurosi per mountain bike, molto apprezzati sia dalla popolazione locale
sia dai turisti. Ma la bicicletta può offrire di più e nella vita quotidiana può rappresentare in molti casi una valida alternativa all’auto; un mezzo di trasporto e non un’attrezzatura sportiva. Infatti, sul totale degli spostamenti in bici effettuati quotidianamente in Alto Adige, 2 su 3 sono in gran parte nettamente inferiori ai 10 chilometri. Distanze che con la bicicletta o l’e-bike possono essere percorse in modo spesso più comodo rispetto all’auto. Per questo occorre creare i presupposti necessari, dall’organizzazione, alle infrastrutture, fino alla comunicazione e alla sensibilizzazione, come rimarca il direttore dell’Ufficio Infrastrutture e Mobilità sostenibile della Provincia, Alexander Alber. La Provincia sta lavorando in quest’ottica, insieme alla società in hou-
se STA-Strutture Trasporto Alto Adige SpA e ad altri attori locali.
Aumentare al 20 per cento la quota di traffico ciclabile. L’obiettivo dichiarato è aumentare la quota di traffico ciclabile, che oggi è in media del 16 per cento, al 20 per cento entro il 2030. Ma cosa porta a scegliere di perseguire questa via, incentivandola e creando i presupposti affinché ciò sia possibile? Andare in bicicletta offre numerosi vantaggi: a seconda del percorso, si va da quelli puramente pratici, della velocità e della flessibilità, soprattutto in contesti urbani, passando per il benessere personale (parola chiave: salute) e quelli economici, fino alla sostenibilità ambientale (minore impatto sull’ambiente, e, di conseguenza, si ritorna al punto precedente: migliore salute). Ciò non significa solo evitare le emissioni inquinanti, ma anche ridurre il rumore e l’utilizzo di spazio pubblico rispetto all’auto. Spazio che in Alto Adige non è molto, vi ste anche le caratteristiche morfologiche del territorio. Se si considera quanto vale un metro quadro di superficie nelle città e nei paesi altoatesini e che la bicicletta, sia in movimento che parcheggiata, occupa sostanzialmente un decimo dello spazio di un’auto, la promozione della mobilità ciclistica è un vantaggio anche dal punto di vista pragmatico, sia per la società che per il portafoglio.
I principali progetti di infrastrutture ciclabili. Un sottopasso e una rampa a spirale in corrispondenza del ponte di Marlengo, previsti per il 2027, consentiranno alla pista ciclabile che da Bolzano porta a Resia di evitare la scomoda deviazione per Merano. Nell’estate del 2026, invece, in Val Gardena sarà completato un nuovo ponte ciclabile tra Selva e Santa Cristina, lungo quasi 90 metri e architettonicamente interessante grazie a una slanciata struttura ad arco, che colmerà un’importante lacuna tra i due paesi e faciliterà così anche la mobilità quotidiana.
Allo stesso tempo, la Provincia sta collaborando con STA alla fornitura di 100 box per biciclette presso le principali stazioni ferroviarie e i nodi di mobilità, affinché il Park & Ride diventi sicuro e più attrattivo anche per le biciclette più costose. Nel centro di Bolzano si sta lavorando alla realizzazione di un deposito collettivo per almeno 120 biciclette in locali attualmente inutilizzati, che sarà accessibile agli utenti entro il 2027.
Inoltre, sono in programma la costruzione di nuovi parcheggi per biciclette presso i punti di nevralgici del trasporto pubblico locale e all’interno dei centri abitati; è poi in programma l’installazione di illuminazione in zone che ancora lo necessitano, come nel tratto Bolzano-Caldaro, così come la revisione del sistema di segnaletica e altre misure di accompagnamento.
Quasi 80 milioni investiti in mobilità ciclistica un triennio. Tra l’estate 2022 e quella del 2025, sono stati stanziati complessivamente 78,8 milioni di euro a livello provinciale per le infrastrutture ciclabili, destinati a progetti concreti. Dato a cui si aggiungono fondi che Comuni e Comunità comprensoriali hanno investito e continuano a investire nel settore.
L’importanza di fare rete. Fondamentale la collaborazione tra le istituzioni: “Per raggiungere gli obiettivi, è importante che tutte le parti interessate coinvolte, dai Comuni alle Comunità comprensoriali, remino nella stessa direzione e creino insieme collegamenti per colmare le lacune rilevanti che riguardano la vita quotidiana delle persone: vale a dire il collegamento dei centri urbani alle piste ciclabili intercomunali, ma anche l’accessibilità di fermate importanti, zone artigianali, istituti scolastici, impianti sportivi e altri punti di attrazione per la popolazione; a tal fine, anche quest’anno si sono tenute 15 riunioni con tutte le unità funzionali per la mobilità ciclistica”, sottolinea il

L’Alto Adige è già molto ben attrezzato per quanto riguarda l’aspetto ciclistico nel tempo libero: dai 550 km di piste ciclabili a valle ai percorsi avventurosi per mountain bike, molto apprezzati sia dalla popolazione locale sia dai turisti.
direttore dell’Ufficio Infrastrutture e mobilità sostenibile Alexander Alber. L’obiettivo dichiarato della Provincia è il completamento della rete di piste ciclabili intercomunale, oltre i confini dei rispettivi Comuni. Obiettivo che si può raggiungere solo facendo rete.
BikeMap Alto Adige
Dati personali trattati come “gioielli della corona”
È in pieno svolgimento l’operazione di migrazione dei dati
dell’Amministrazione provinciale nel Data Center unico per l’Alto Adige, una sfida tecnologica senza precedenti.

Costantemente impegnati per garantire la protezione dei dati della Provincia autonoma di Bolzano: da sinistra Stefan Gasslitter, direttore generale di IAA, Josef T. Hofer, direttore dell’Agenzia per l’Alto Adige Digitale (ADAS) e Christian Steurer, responsabile del Centro di Competenza per la Cybersicurezza.
“Tutti i dati degli enti pubblici altoatesini vengono progressivamente trasferiti nel Data Center Alto Adige, al fine di concentrare gli investimenti su questa infrastruttura e garantire livelli di sicurezza delle informazioni sempre più elevati”, precisa Josef T. Hofer, direttore dell’Agenzia per l’Alto Adige Digitale (ADAS). La Giunta provinciale aveva già avviato questo percorso nel 2022. “Mentre in passato singoli server erano distribuiti tra uffici e scuole, ora passiamo a un modello centralizzato che garantisce standard di sicurezza molto più elevati e una gestione più efficiente dei dati. Dopotutto si tratta della risorsa più preziosa della pubblica amministrazione, i veri e propri “gioielli della corona” della Provincia autonoma di Bolzano”, sottolinea Stefan Gasslitter, direttore generale di IAA.
euro per la complessa operazione di migrazione dei dati. A questi si aggiungono i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con cui viene promosso il trasferimento dei dati verso servizi cloud.
Esiste un centro di backup. Ma cosa accadrebbe se il Data Center di Bolzano fosse colpito, ad esempio, da un cyberattacco, da un atto di sabotaggio o da un disastroso evento naturale? ADAS e IAA hanno pensato anche a questo: sul territorio altoatesino esiste un centro di backup che sincronizza tutti i dati del Data Center di Bolzano con una precisione rientrante nell’ordine dei millisecondi. “Abbiamo collocato i due data center in luoghi diversi proprio per garantire l’accesso ai dati anche in caso di calamità naturali”, precisa Steurer.
Diversi petabyte di dati relativi ai settori della sanità, dell’istruzione e delle Amministrazioni comunali sono già stati trasferiti nel Data Center Alto Adige, dove sono ora monitorati 24 ore su 24. Si tratta di un volume enorme di dati, se di considera che un solo petabyte è sufficiente a stampare circa 500 miliardi di pagine di testo o ad archiviare digitalmente 20 milioni di schedari fisici. Per i tecnici di Informatica Alto Adige S.p.A. (IAA) confrontarsi con numeri simili è comunque la normalità. Dal 2023 è in corso una massiccia operazione di migrazione dei dati dell’amministrazione pubblica altoatesina nel Data Center unico di Bolzano.
Sicurezza ai massimi livelli. Ed è proprio così che vengono trattati i dati dei cittadini altoatesini. Da quest’anno un servizio di reperibilità, attivo 24 ore su 24, vigila sul Data Center di Bolzano. La struttura è conforme agli stringenti requisiti dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) ed è classificata come Data Center di classe AI2 (per la gestione di dati critici). “Fatta eccezione per i dati strategici che riguardano la sicurezza nazionale, possiamo così conservare tutte le informazioni delle amministrazioni pubbliche nel nostro territorio”, afferma Christian Steurer, responsabile del Centro di Competenza per la Cybersicurezza.
Il progetto beneficia anche dei contributi dell’Unione europea. Attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) vengono stanziati circa 22,5 milioni di
L’enorme operazione di migrazione dei dati dovrebbe concludersi entro la fine del 2028. Per allora anche la maggior parte delle informazioni relative alla Ripartizione provinciale Libro fondiario e Catasto, alle Comunità comprensoriali, all’Università e alla Protezione civile confluirà in tutta sicurezza in un server unico. pir/str
Premié le proiet
“Deventé”
Concurs artistich ‘Ert x Merit Ladin’:
Christine Runggaldier davagna l’ediziun 2026
La iuria á chirí fora la davagnadëssa. Tla cornisc dl concurs artistich ‘Ert x Merit Ladin’ metü da jí por orenté y organisaziun dl Südtiroler Künstlerbund, en colaboraziun cun la Direziun provinziala Scora y Cultura Ladina, êl rové ite les operes de önesc artistes y artisć dla Ladinia.
La dezijiun de chë opera che ess spo davagné é gnüda tuta da na iuria, metüda adöm da Aron Demetz, presidënt dla lia La Vëta, da Raimund Gross dl Südtiroler Künstlerbund, dala artista Wilma Kammerer, da Katharina Moling direturia dl Museum Ladin y da Iaco Rigo presidënt dl EPL Ert por i Ladins, che á premié le proiet “Deventé” dl’artista Christine Runggaldier.
La particolarité dl laur premié é te so carater de “Opera de so deventé”: ara ne se trata nia de na creaziun bele stlüta jö, al é plülere n proiet artistich ciamó da realisé che gnará presenté ala iuria tres na rapresentaziun grafica. Tl concurs, sciöche al ê gnü scrit fora, êl gnü dit che an podô tó pert nia ma cun laurs bele realisá, mo ince cun proiec che é ciamó tla fasa de svilup.
L’artista che á davagné, Christine Runggaldier, é nasciüda tl 1988, ara vir y laora a Sëlva, te Gherdëna. Ara á studié tl’Academia d’Ert figurativa a Unieja y tl’Université por Ert Aplichada de Viena, olache ara á albü la poscibilité da jí plü a funz te sües cualités y competënzes tl depënje y te chëres da scoltöra. Ara é sëgn tl laur da jí inant sön so tru artistich, se conzentran sön la scoltöra. Implü tolera pert a mostres y ince proiec interdisciplinars.
L’assessur provinzial Daniel Alfreider á sotrissé: “Al é na gran ligrëza da podëi premié na artista ladina che á sües raisc te to
daciasa, y che é da dailó piada ia por pié do na formaziun artistica importanta a Auneja y a Viena, por podëi spo tla finada se tó para les esperiënzes, les competënzes y les sensibilités che ara á madorí a livel internazional y les porté indô zoruch te so daciasa.”
Le diretur dla Direziun provinziala Scora y Cultura Ladina, André Comploi, comentëia: “I sun dër contënt ch’al é gnü chirí fora, cun Christine Runggaldier, na artista ladina dla generaziun plü jona, y chësc cun n proiet interessant che é gnü laoré fora tres la reflesciun y cun cosciënza por le ‘Merit Ladin’ y che á spo avisa davagné le concurs. La dezijiun dla iuria é n bel sëgn de daurida devers de formes artistiches espressives cuntemporanees y por le sostëgn de jones y jogn dla Ladinia che se möi cun sües creaziuns tl ciamp dl’ert.”
Cun le Pest “Merit Ladin” vëgnel onoré na personalité speziala, che é stada buna - cun so laur y süa creativité - da renforzé l’identité ladina y che á porté ite so influs tla comunité ladina, y ince sura sü confins fora. Tl 2026 gnarál onoré l’ex-intendënt scolastich Franz Vittur, chël che â daidé pone - te n momënt dezisif - les fondamëntes dl sistem scolastich ladin sciöche al é aldedaincö, contribuin tres indô a so svilup, cun la faziun insciö da renforzé le lingaz y cultura ladina, te manires desvalies y te deplü ciamps. Vittur é mort dan da val’ edema, y le pest ti gnará surandé a sü familiars.
Le laur che á davagné gnará presenté, splighé y onoré en gaujiun dla zerimonia de premiaziun dl “Merit Ladin” tratan le Dé dla Cultura Ladina ai 19 de setëmber 2026. mac/cs

L’artista gherdëna Christine Runggaldier, de Sëlva, che á davagné le pest “Ert x Mirit ladin” cun so proiet “Deventé” che é n’opera ciamó en fasa de realisaziun.
Leggi l’articolo in italiano

Promuovere la presenza femminile nei panel pubblici
Maggiore visibilità per le donne esperte. In Alto Adige le donne sono ancora troppo poco presenti nelle conferenze specialistiche, nelle tavole rotonde e nei media. La Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne e il Servizio donna della Provincia hanno pertanto istituito la Banca dati per professioniste ed esperte in Alto Adige (ADA) per colmare questo divario. L’obiettivo della piattaforma digitale ADA è quello di rendere visibile la competenza femminile e favorire il contatto diretto tra le esperte qualifica-
te dell’Alto Adige, i media, le istituzioni e gli organizzatori di eventi. La misura consente a redazioni e organizzazioni di ricercare in modo mirato esperte per interviste, tavole rotonde o convegni scientifici. È inoltre possibile registrarsi alla banca dati tramite SPID al link: shorturl.at/zeJTF pir/str
Le esperte sono invitate a registrarsi alla banca dati ADA e a contribuire attivamente al dibattito pubblico e specialistico in Alto Adige.
Una biblioteca sempre con sé
Letture online. Con Biblioweb, il portale digitale delle biblioteche altoatesine, anche in vacanza è possibile avere a portata di mano tanti libri da leggere. Circa 27.000 contenuti digitali, tra cui audiolibri, quotidiani e riviste in lingua italiana sono a disposizione degli utenti per il prestito. Il servizio è disponibile 24 ore su 24 per tutti i possessori di una tessera bibliotecaria valida. Ma niente paura, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età. Particolarmente utili le selezioni curate di consigli di lettura e la “classifica dei titoli più richiesti”, che invita a scoprire i libri più amati, fornendo suggerimenti di lettura imperdibili. san/str
Offerta online delle biblioteche altoatesine

Filo diretto con l’UE

Casa dell’Europa, recentemente ristrutturata, in via dei Conciapelli 69 a Bolzano.
In estate al museo!
Informazioni sull’Unione europea a portata di mano. Vivere l’Europa, renderla tangibile, trasmetterne il messaggio. Questo è l’obiettivo di “Europe
Direct Alto Adige”, lo sportello informativo ospitato nella Casa dell’Europa, recentemente ristrutturata, in via dei Conciapelli 69 a Bolzano. Qui è possibile ricevere informazioni sull’UE, ma anche ottenere assistenza telefonica, scritta o di persona. Il servizio aiuta inoltre a comprendere il ruolo dell’Europa anche nella realtà altoatesina. Contatti: Europe Direct Alto Adige, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, tel. 0471 413100. mpi/str
Ulteriori informazioni

50 spazi espositivi, tra cui anche il Museo Archeologico dell’Alto Adige, aderiscono all’iniziativa estiva “Summer Museum”.
Ingresso gratuito per i giovani. Prosegue fino al 6 settembre l’iniziativa “Summer Museum” che offre ai giovani sotto i 27 anni, in possesso dell’altoadigemobilità Pass, l’ingresso gratuito in circa 50 musei, collezioni e spazi espositivi in Alto Adige. “Invitiamo bambini e giovani a scoprire l’Alto Adige e le sue tante sfaccettature con occhi nuovi”, dichiara l’assessore provinciale ai Musei Philipp Achammer. Gran parte
delle strutture aderenti è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. L’iniziativa, promossa dall’Ufficio Musei e ricerca museale della Provincia con il supporto di STA - Strutture Trasporto Alto Adige SpA., è giunta nel 2026 alla sua dodicesima edizione. mpi/str
Occhi aperti nella natura!
Segnalare avvistamenti. Anche quest’estate l’Ufficio Natura della Provincia promuove un progetto di “Citizen Science” per raccogliere osservazioni relative a dieci specie animali e vegetali protette in Alto Adige. Chiunque può contribuire. Se si avvista un esemplare di cerambice della quercia o di ululone dal ventre giallo, una scarpetta di Venere o un elleboro fetido, è possibile segnalarlo online compilando un modulo, disponibile sul sito, insieme alle schede informative di tutte e dieci le specie animali e vegetali ricercate. mpi/str

Le segnalazioni contribuiscono alla tutela della natura. Tutti possono partecipare al progetto di Citizen Science. Nella foto, l’ululone dal ventre giallo.
Il progetto di Citizen Science della Provincia di Bolzano
Elenco completo delle strutture aderenti
Archeologico dell’Alto Adige, nel 1998, con qualche aggiornamento.
stesso che venne creato all’arrivo di Ötzi al Museo
È un impianto unico al mondo, esattamente lo
temperatura di -6° C e un’umidità relativa del 99%.
serie di tubi che garantiscono alla cella stessa una
dalla cella di Ötzi, vi è collegato attraverso una
L’impianto frigorifero. Situato poco distante

La riproduzione a grandezza naturale della mummia del Similaun.


Technischer Raum für die Steuerung. Hier werden über einen Computer Temperatur und Luftfeuchtigkeit kontrolliert und reguliert, um die Konservierung der Mumie zu ermöglichen.
L’impianto della cella frigorifera di Ötzi sarà rinnovato
Archeologico dell’Alto Adige
Prenotazioni per il Museo
la cella attraverso la finestrella, cosa c’è da scoprire al Museo Archeologico dell’Alto Adige sul nostro famosissimo antenato? Venite con noi.
E, al di là del classico sguardo dentro
Quali locali e quali macchinari sono necessari per la sua “sopravvivenza”?
Hersel, abbiamo voluto scoprire il -die tro le quinte della cella di Ötzi. Come viene conservato il corpo -mummifica to di un uomo vissuto 5.300 anni fa?
In perfette condizioni di conservazione,
che affollano il Museo Archeologico dell’Alto Adige, per ammirare Ötzi, la mummia rinvenuta nel 1991 sul -Gio go di Tisa vicino al Similaun che dal 1998 “riposa” in via Museo, a Bolzano.
Nei giorni di alta stagione, sono -an che duemila i visitatori e le visitatrici
dice la curatrice dell’uomo venuto dal ghiaccio, Edda Guareschi. Assieme al medico legale, alla direttrice del -Mu seo, Elisabeth Vallazza, e all’addetta alle pubbliche relazioni. Katharina
Il “dietro le quinte” del Museo Archeologico dell’Alto Adige: tra impianto frigorifero e mostra permanente con la direttrice Vallazza e la curatrice Guareschi.