6/2025 - IT
La rivista della Provincia autonoma di Bolzano La revista dla Provinzia autonoma de Balsan
La medicina migliore per lei e per lui L’Alto Adige punta sulla medicina genere specifica
Autonomia e reti Rappresentanza dell’Euregio a Bruxelles, da trent’anni “filo diretto” con l’Unione Europea
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Vita e comunità Uno studio dell’Ospedale di Bressanone svela come si verificano gli infortuni e come evitarli
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Innovazione e sostenibilità Pane e latte adesso arrivano nei rifugi alpini dell’Alto Adige anche con il drone
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I TUOI REFERTI A PORTATA DI CLICK
Fascicolo Sanitario Elettronico
Quando serve, il tuo FSE c’è! PROVALO SUBITO! salute.provincia.bz.it/fse Il Fascicolo Sanitario Elettronico consente di accedere ai propri dati sanitari online, in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, semplicemente tramite SPID, la Carta d’identità elettronica (CIE) o la Carta Servizi attivata, permettendo a ogni cittadino di gestire in autonomia la propria salute, evitando code, documenti cartacei e perdite di tempo. I professionisti sanitari, con il consenso dell’utente, possono consultare rapidamente la storia clinica, migliorando l’assistenza, soprattutto in situazioni di emergenza. Questo favorisce diagnosi più rapide, cure più efficaci e una maggiore coordinazione tra medici, riducendo esami e visite non necessarie. L’interfaccia intuitiva rende il FSE accessibile anche a chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. Nei prossimi mesi, sono previste importanti novità e nuove funzionalità che renderanno il servizio ancora più utile e completo, rafforzando il ruolo del FSE come alleato quotidiano nella gestione della salute.
Una delle novità più importanti è l’integrazione con il sistema provinciale di prenotazione Sanibook: ora anche le prenotazioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali possono essere gestite nel FSE, in modo semplice e veloce.
Indice
Editoriale Anche la salute è una questione… di genere. La medicina genere specifica s’interroga su come il sesso, gli ormoni, lo stile di vita e l’ambiente influenzino malattie e terapie. Una nuova frontiera della medicina che la Provincia autonoma di Bolzano presidia già da anni, alla quale abbiamo voluto dedicare la storia di copertina di questo sesto numero del 2025 della rivista nëus. Ancora salute con un tema più stagionale, quello degli infortuni sugli sci, grazie allo studio realizzato dall’Ospedale di Bressanone. Il primario Schaller, le sue collaboratrici e i suoi collaboratori sono abituati a fronteggiare un grande numero d’infortunati e sono convinti che le risultanze dello studio stesso – ad esempio, conoscendo le lesioni più frequenti - li aiuteranno a farlo ancora meglio. Tristemente noti per motivi bellici, i droni non sono solo una minaccia che arriva dal cielo, anzi. L’esempio di quanto possano essere preziosi per la riduzione dei costi di trasporto e delle emissioni di CO2 è rappresentato dal progetto pilota promosso e coordinato dalla Provincia per il rifornimento dei rifugi assieme ad un’azienda del settore altoatesina: nella scorsa estate cinque rifugi sono stati approvvigionati di alimenti, bevande, combustibili e apparecchiature con i droni cargo, risparmiando soldi e inquinamento. Ma sul nuovo numero di nëus troverete anche articoli sui 30 anni dell’Ufficio di collegamento dell’Euregio a Bruxelles, sulla Piattaforma Economia 2030, sulla carta dei depositi di sabbia e ghiaia e delle zone di tutela, l’intervista “Come eravamo” all’assessora Rosmarie Pamer e tante, tante notizie di pubblico interesse. Come sempre. Buona lettura!
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2 Sotto i riflettori 4 Panorama
Abo-Service
6 Come eravamo 8 Copertina La medicina personalizzata 14 Autonomia e reti Da 30 anni “linea diretta” con Bruxelles 18 Vita e comunità Sicurezza sugli sci, no agli infortuni 21 Ladinia 22 Lavoro ed economia Coniugare cave e ambiente 20 anni del marchio di qualità 26 Innovazione e sostenibilità Rifugi, pane e latte arrivano con il drone 30 In breve
Maurizio Di Giangiacomo coordinatore dell’edizione italiana
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Foto: Greta Stuefer
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Sotto i riflettori
Sotto i riflettori
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Un gioiello speciale Giorgia Giovannini appoggia con cautela il pennello sull’affresco tardogotico. L’ esperta restauratrice dell’azienda Nerobutto ha collaborato ai lavori di restauro della Casa Museo Eccel Kreuzer in via Argentieri a Bolzano, riportando alla luce numerosi tesori. Non solo gli affreschi, ma l’intera casa è diventata un gioiello dopo un ampio intervento di restauro in collaborazione con la Soprintendenza provinciale ai Beni culturali. Dalla primavera del 2026, i visitatori potranno esplorare la secolare storia della città commerciale di Bolzano attraverso visite guidate. Nell’ex residenza e ufficio del giudice bolzanino Josef Kreuzer ha trovato una degna sede anche la sua collezione d’arte composta da 1500 opere. Entrambi questi elementi rendono la Casa Museo Eccel Kreuzer, che verrà gestita dall’Azienda Musei provinciali, un luogo d’arte unico a Bolzano. mpi/mic
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Foto: Pexels/Goda Morgan
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Editrice: Provincia Autonoma di Bolzano, luogo: Bolzano. Registrazione presso il Tribunale di Bolzano n. 32/1991 Direttrice responsabile: Margit Piok (pio) Coordinamento: Maurizio Di Giangiacomo (mdg) Monika Pichler (mpi) Redazione: Maja Clara (mac) Elisa Egidio (ee) Carmen Kollmann (ck) Thomas Laconi (tl) Gabriel Marciano (gm) Ursula Pirchstaller (pir) Angelika Schrott (san) Guido Steinegger (gst) Katharina Trocker (kat) Ulteriori collaboratori e traduttori di questa edizione: Matilde Ciriani (mic) Timea Kasslatter (tk) Silvia Obwexer (so) Silvia Maria Cristina Senette (ses) Carlo Suani (cs)
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percento è il calo registrato nel 2024 per i ricoveri ospedalieri per neonati, grazie alla prevenzione del RVS. Solo due anni fa, 190 neonati in Alto Adige, alcuni dei quali in terapia intensiva, combattevano contro il virus respiratorio sinciziale, o RVS. Grazie alla prevenzione mirata, questa infezione è ora un evento raro. “Con questa misura proteggiamo i membri più vulnerabili della nostra società: i neonati”, spiega
l’assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute Hubert Messner. I neonati sono protetti gratuitamente con l’anticorpo monoclonale Nirsevimab. Non si tratta di una vaccinazione, ma di un trattamento profilattico una tantum. san/mic
Maggiori informazioni sul virus RVS
Foto: Claudia Corrent
IMPRESSUM
Foto di copertina: Tiberio Sorvillo Progettazione grafica: succus. Stampa: Esperia Srl Tiratura: 30.800 copie. Contatti e abbonamenti: Agenzia di stampa e comunicazione della Provincia, piazza Silvius Magnago 1, 39100 Bolzano (BZ), tel. 0471 412213, asp@provincia.bz.it www.rivista.provincia.bz.it L’utilizzo di testi e immagini di nëus non a scopo di lucro è possibile d’intesa con la redazione. ISSN 2974-8143 facebook.com/ProvinciaBolzano/ instagram.com/provincia.bolzano/
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Possedere una casa sarà più accessibile: un nuovo programma di finanziamento sarà disponibile in Alto Adige a partire dal 1° gennaio 2026.
Via libera al mutuo agevolato Nuova linea di finanziamento. Acquistare una casa di proprietà a condizioni più vantaggiose: nel nuovo anno ci sarà un’ulteriore opportunità. Si tratta del mutuo agevolato presentato alla fine di ottobre. Dal 1° gennaio 2026, le banche altoatesine potranno erogare mutui per il finanziamento dell’acquisto di una casa a tassi di interesse più vantaggiosi. Le basi per il finanziamento sono state introdotte con la Riforma Abitare 2025
e un accordo speciale con gli istituti bancari. La Provincia sovvenzionerà i mutuatari con un contributo annuale. Pertanto, oltre ai tradizionali incentivi per la costruzione, l’acquisto e la ristrutturazione, sono ora disponibili come opzioni anche il modello Risparmio casa e il mutuo agevolato, che sono inoltre cumulabili. pir/mic
Soluzione pag. 32: 1: A / 2: C / 3: A / 4: B / 5: B / 6: C
Spazio abitativo per l’Alto Adige
Panorama
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Foto: Fabio Brucculeri
Verso la trasformazione digitale
Il nuovo logo “Digital Now” si presenta nei colori viola e rosso. È stato presentato in occasione della Fiera d’Autunno di Bolzano.
Digital Now. L’Alto Adige è sulla via della trasformazione digitale: sempre più servizi pubblici vengono gestiti digitalmente, il che rappresenta un cambiamento importante per i cittadini. La Ripartizione Informatica della Provincia e la società in house Informatica Alto Adige (IAA) si sono impegnati per garantire che nessuno resti indietro nel ’’percorso verso la digitalizzazione’’: con il nuovo marchio ombrello “Digital Now”, il know-how digitale si avvicina sempre più ai cittadini. Attraverso poster informativi e punti di contatto come i Digi Point, dove i cittadini possono ricevere consulenza gratuita sulle tematiche della
La nuova stazione ferroviaria di San Giacomo entrerà in funzione nell’estate del 2027, semplificando il passaggio dall’auto ai mezzi pubblici
È in costruzione una nuova stazione ferroviaria. A San Giacomo, a sud di Bolzano, è in costruzione un nuovo snodo di mobilità che in futuro collegherà il quartiere di San Giacomo con l’aeroporto di Bolzano e la zona industriale di Bolzano Sud. I lavori sono iniziati nel dicembre 2023 e ora la fase di costruzione più complessa è stata portata a termine. Sotto la stazione sarà realizzato un sottopassaggio per mezzi pubblici e biciclette. Sono infatti previsti parcheggi per le biciclette, nuove fermate dell’autobus e
Informazioni su Digital Now
Sicurezza sotto esame
Foto: STA
Alla zona industriale in treno, autobus e bicicletta
digitalizzazione, “Digital Now” mira a far conoscere le innovazioni digitali agli altoatesini secondo svariate modalità. Inoltre, il marchio comprende tutti i progetti che l’Amministrazione provinciale altoatesina sta portando avanti nell’ambito della digitalizzazione: dalla digitalizzazione dei servizi amministrativi (PABgoesDigital) alle misure per una maggiore sicurezza informatica, fino alla versione riprogettata del portale cittadino myCivis, che sarà presto “online”. pir/mic
una nuova pista ciclabile che conduce direttamente alla zona industriale di Bolzano Sud. I viaggiatori che arrivano in treno da sud potranno risparmiare in media dai 15 ai 20 minuti di viaggio per raggiungere la zona industriale di Bolzano Sud, senza dover fare scalo alla stazione ferroviaria di Bolzano. Secondo le analisi di potenziale, si prevede che la nuova stazione di San Giacomo sarà utilizzata da circa 183.000 passeggeri all’anno. L’apertura è prevista per l’estate 2027. mpi/mic
Quanto è sicuro l’Alto Adige? A questa domanda risponde esaurientemente il primo studio dettagliato sulla sicurezza in Alto Adige, pubblicato a fine ottobre. Su incarico del Dipartimento Edilizia abitativa, Sicurezza e Prevenzione della violenza, la società di ricerche demoscopiche rcm-solutions GmbH ha condotto 1500 interviste chiedendo ai cittadini quanto si sentissero sicuri, nonché quali misure adotterebbero per creare un ambiente ulteriormente sicuro. I risultati: il senso di sicurezza generale si attesta su un valore medio di 7,5 (su una scala da 5 a 10). Gli intervistati hanno indicato come causa principale dell’insicurezza l’immigrazione incontrollata e hanno espresso il desiderio di un centro di detenzione per il rimpatrio, leggi più severe e il potenziamento della polizia locale. pir/mic
Qui il barometro della sicurezza realizzato da rmc solutions
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Come eravamo
Testo Carmen Kollmann Traduzione Matilde Ciriani
“Voglio trasmettere entusiasmo”
Foto: Hannes Wisthaler
Attiva in politica da 30 anni, assessora provinciale da quasi due anni: Rosmarie Pamer vuole rafforzare le reti sociali femminili e, una volta conclusa la sua carriera politica, dedicarsi alla cooperazione allo sviluppo.
Rosmarie Pamer, prima vicepresidente della Provincia e assessora provinciale alla Coesione sociale, Famiglia, Anziani, Cooperative e Volontariato, è nata nel 1971 ed è cresciuta a San Martino in Passiria. Dopo la laurea in Biologia all’Università di Innsbruck, Pamer ha insegnato nella scuola media di San Martino in Passiria. Attiva in politica dal 1995, nel 2010 Rosmarie Pamer divenne sindaca del suo Comune natale. Nell’autunno del 2023 Pamer è stata eletta al Consiglio provinciale dell’Alto Adige e dal 1° febbraio 2024 è membro della Giunta provinciale. Pamer vive a San Martino in Passiria con il suo compagno Florian e il figlio Max.
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Assessora Pamer, in che modo le sue origini hanno influenzato la sua carriera politica? Sono cresciuta con tre fratelli in una fattoria di montagna e la mia famiglia è sempre stata interessata alla politica, soprattutto mio padre. In particolare, quando io e i miei fratelli abbiamo raggiunto l’età per votare, la politica era un argomento molto discusso in casa. Quando nel 1995 è stata introdotta per la prima volta la quota femminile in Provincia, anche a me è stato chiesto, quasi all’ultimo momento, se volessi candidarmi. E mio padre mi disse: “Candidati, altrimenti continuerai a parlare a vanvera!”. La mia famiglia mi ha sempre incoraggiata, i miei fratelli sono tutt’oggi i miei più grandi sostenitori elettorali. Il mio compagno e mio figlio mi hanno sempre conosciuta come persona politicamente attiva. Anche quando nel 2023 mi sono candidata al Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano, per tutti noi era logico che continuassi la mia carriera politica. Suo figlio si è mai ribellato alla sua attività politica? Max aveva due anni quando sono diventata sindaca nel 2010. Da bambino diceva: «Non un altro sopralluogo!», perché doveva sempre accompagnarmi... Ma ho cercato di non limitarlo troppo. A casa, anche la sera, era soprattutto il mio compagno ad occuparsi di lui. Quando le donne, soprattutto quelle con bambini piccoli, entrano in politica, hanno bisogno di un ambien-
te che le sostenga, perché la politica, in termini di impegni, è piuttosto ostile sia alle donne che alle famiglie. Sono quindi grata per il pieno supporto che ricevo. Anche ora che sono assessora provinciale, non devo preoccuparmi di chi si prende cura di mio figlio. Per me è importante fare colazione insieme a Max, così da scambiare le nostre opinioni. Devo dire che ho un figlio molto gentile, facile da accudire e incredibilmente indipendente. E non mi è pesato quando ha attraversato la pubertà perché di fatto non sono mai a casa (ride). Le donne che vivono in zone rurali hanno più difficoltà a impegnarsi nella politica o ad essere percepite dall’opinione pubblica? Non la vedo affatto così! Molte donne che vivono in zone rurali sono già attive in ambito prepolitico: per esempio tramite l’attività associativa, la quale conferisce una certa visibilità. Naturalmente, se faccio politica come donna, devo già essere conosciuta. Per gli uomini è spesso un altro discorso: loro si presentano con una sicurezza di sé completamente diversa. Ma quando le donne si impegnano, la strada verso il successo è aperta. Il mio grande modello politico è stata la sindaca di Senale-San Felice, Waltraud Kofler, che ha promosso energicamente la collaborazione tra donne. Se esiste una buona rete di connessioni tra donne, è più facile: attualmente abbiamo sette sindache nel mio Comprensorio e ce ne potrebbero essere ancora di più! Molte cose sono cambiate in meglio: ho ini-
Foto: Rosmarie Pamer
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“Il mio motto è: non guardarsi indietro, bensì sempre avanti!” Rosmarie Pamer assessora provinciale alla Coesione sociale, Famiglia, Anziani, Cooperative e Volontariato
Rosmarie Pamer da bambina con i suoi tre fratelli nel maso dei genitori a San Martino di Passiria: “La mia famiglia mi ha sempre sostenuta”.
ziato nel 1995 come unica consigliera comunale a San Martino in Passiria e quando nel 2020 ho formato la Giunta comunale, eravamo 50-50. Nel complesso, la situazione è migliorata molto anche a livello di percezione sociale: alle donne viene riconosciuta la capacità di fare politica perché hanno dato prova di sé. La nostra forza femminile può essere quella di “contribuire in modo pacifico e potente”, come ha affermato Doris Cornils in occasione di un evento tenutosi in autunno. Da 30 anni lei è attiva in politica a diversi livelli: quale delle sue posizioni politiche finora le è più cara? Sempre quella che ricopro in quel momento (ride). Tutte le funzioni sono state interessanti e hanno avuto il loro fascino. Quando si è attivi in politica, è necessario utilizzare la propria posizione per ottenere qualcosa di positivo: questo è sicuramente anche il mio punto di forza, ovvero cercare di trasmettere il mio entusiasmo. Il mio motto è: non guardarsi indietro, bensì sempre avanti. Mi è piaciuto moltissimo essere sindaca, perché potevo fare la differenza e dare forma alle
cose. E ora mi piace essere assessora provinciale. Ci sono molti ambiti in cui posso fare la differenza a tutti i livelli della società: dai bambini agli anziani, dai volontari alle cooperative. Credo che non ci sia un Dipartimento migliore! Gli ambiti sono certamente impegnativi, soprattutto se si considerano i cambiamenti demografici o la forza lavoro. Ma si tratta sempre di vedere il lato positivo. Ogni ruolo che ho ricoperto è stata un’esperienza veramente meravigliosa. Bisogna cercare di trarre il meglio anche dalle situazioni più difficili. E quello che ho imparato in 30 anni di politica è che non si può accontentare tutti, ma non importa, bisogna pensare al bene comune. Che consiglio darebbe alla sua versione più giovane? Ero incredibilmente timida, cosa che oggi quasi nessuno riesce a credere (ride). Ma siamo stati educati così: frequentavo una scuola di montagna, a volte ero l’unica della mia classe, e quando scendevamo al villaggio quasi non osavamo parlare. Quindi il mio consiglio sarebbe: più fiducia in sé stesse, anche in giovane età!
Dove si vede tra 20 anni, personalmente e politicamente? Una cosa è certa: tra 20 anni non sarò più una politica! Ma vorrei supportare le donne, visto che sono già stata più volte mentore di aspiranti politiche comunali. A livello di politica non mi vedo più in prima linea, ma piuttosto dietro le quinte. E se la salute me lo consentirà – perché la politica non è la professione più salutare – continuerò a impegnarmi nel settore sociale: provengo dal volontariato, ho fatto parte di associazioni sin da giovane e sono quindi ancora più orgogliosa di poter ora assumere delle responsabilità politiche in questo settore. Abbiamo bisogno di volontari, senza il volontariato molte cose sarebbero di fatto irrealizzabili. Inoltre, il volontariato porta molta soddisfazione personale nonché apprezzamento sociale. E personalmente ho un sogno fin dalle scuole medie: vorrei impegnarmi nella cooperazione allo sviluppo. Ne parlo molto anche con mio figlio. E se un giorno lui lavorerà come missionario in qualche parte del mondo, io lo seguirò nella sede missionaria come governante e cuoca (ride).
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Foto: Tiberio Sorvillo
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Testo Angelika Schrott
Traduzione Matilde Ciriani
La cura più adatta a te Quando il genere fa la differenza. L’Alto Adige punta sulla medicina genere specifica.
Il reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Bolzano esegue ogni anno un totale di 1570 interventi cardiaci su uomini e 677 su donne.
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Foto: Fabio Brucculeri
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I farmaci hanno spesso effetti diversi sulle donne rispetto agli uomini, perché l’assorbimento, la distribuzione e la degradazione del principio attivo avvengono in modo diverso.
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essuno se ne era accorto. Da giorni Anna Kofler*, 52 anni, aveva difficoltà a respirare, soffriva di nausea ed era costantemente esausta. Nessun dolore al petto, nessun classico segnale di allarme. Solo al pronto soccorso diventò chiaro cosa le stesse succedendo. Un infarto! A quel punto ogni decisione doveva essere presa molto in fretta.
Situazioni del genere non sono un caso isolato. Le donne presentano spesso sintomi diversi rispetto agli uomini e per questo vengono diagnosticate più tardi o in maniera errata. È proprio per questo che entra in gioco la medicina di genere: si interroga su come il sesso, gli ormoni, lo stile di vita e l’ambiente influenzino malattie e terapie, e mira quindi a rendere la medicina più equa. Perché le differenze contano. “Non si tratta di medicina solo per le donne”, chiarisce Cecilia Stefanelli, referente per la medicina di genere presso la Provincia. “Si tratta piuttosto di tenere adeguatamente conto delle differenze biologiche (riferite al sesso) e quelle
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socio-culturali (di genere) tra i sessi”, dice Stefanelli. E aggiunge subito: “Sapevate, ad esempio, che anche gli uomini possono ammalarsi di cancro al seno?” Proprio perché si tratta di un caso piuttosto raro, non esiste una prevenzione così capillare come per le donne e spesso la malattia viene diagnosticata quando è ormai troppo tardi, spiega Stefanelli. “La medicina personalizzata è importante”, afferma anche Rosmarie Oberhammer, referente per la medicina di genere presso l’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige. Gli esempi sono numerosi. Stefanelli e Oberhammer ne elencano alcuni: “Osteoporosi, diabete, Alzheimer, Parkinson, reumatismi, sindrome di Hashimoto...”. Medicina delle differenze. È subito chiaro che il principio “One size fits all” (una taglia unica per tutti) non funziona in medicina. Con l’obiettivo di garantire un trattamento più equo, personalizzato ed efficace al maggior numero di utenti possibile, l’Alto Adige punta quindi sulla medicina di genere-specifica. Nel 2024 La Giunta provinciale ha recepito il piano per
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l’attuazione e la diffusione della medicina di genere nel sistema sanitario nazionale sulla base della legge italiana n. 3/2018. “La salute non è neutra. Uomini e donne possono mostrare sintomi diversi per le stesse malattie. È fondamentale riconoscere questo fatto e considerarlo nella prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione delle malattie. Adottare l’approccio della medicina genere-specifica significa garantire una cura equa e un pari accesso all’assistenza sanitaria per tutti”, afferma convinto Hubert Messner, assessore alla Prevenzione sanitaria e Salute. Ciò non è possibile dall’oggi al domani, ma il processo è in corso, afferma Messner. La sola creazione di un nuovo percorso clinico richiede circa un anno e coinvolge personale medico, infermieristico, terapeutico, sociale, farmaceutico, amministrativo e altro ancora, spiega Oberhammer.
“La salute non è neutra. Uomini e donne possono mostrare sintomi diversi per le stesse malattie. È fondamentale riconoscere questo fatto e considerarlo nella prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione dalle malattie.” Hubert Messner assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute
In questi giorni è in corso la prima campagna di sensibilizzazione sulla medicina genere specifica con slogan quali “La salute è individuale. Anche i sintomi. Ascolta”. Attraverso esempi concreti, la campagna mostra come le malattie possano mostrare sintomi diversi negli uomini e nelle donne e richiedere quindi trattamenti differenti. Rimanda inoltre ad un sito web creato appositamente che contiene ulteriori dettagli, una biblioteca virtuale e la possibilità di iscriversi alla newsletter del Centro studi sulla medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità.
Foto: Tiberio Sorvillo
Il piano d’azione per l’Alto Adige. Tra gli obiettivi principali figurano la formazione e l’aggiornamento professionale per il personale sanitario e la promozione della ricerca in tale campo. Naturalmente, anche cittadine e cittadini dovranno imparare a interpretare correttamente i sintomi, adottando uno stile di vita sano.
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Il cuore del paziente da trattare viene riprodotto fedelmente sul computer della sala operatoria. I cuori delle donne sono talvolta più piccoli, ma non presentano quasi alcuna differenza visiva, mentre i sintomi, ad esempio in caso di infarto, sono diversi, afferma il team di Cardiologia.
Conoscenza che cura. “In futuro, la conoscenza delle differenze dovrà essere una parte ancora più naturale di ogni diagnosi e terapia”, spiega Oberhammer. Proprio per questo motivo, la formazione continua e l’aggiornamento professionale degli operatori sanitari rivestono un’importanza fondamentale, afferma Stefanelli. Ad oggi sono stati organizzati corsi di formazione continua rivolti al personale medico, infermieristico e anche alla popolazione studentesca delle scuole superiori per imparare come donne e uomini reagiscono in modo diverso alle malattie. Perché il sesso biologico, gli ormoni sessuali, il patrimonio genetico ma anche lo stile di vita, il grado di educazione, il tipo di lavoro che svolgiamo, gli stereotipi, il modo in cui veniamo socializzati nella comunità, tutto questo influisce sulla nostra salute. Non si tratta solo di offrire conferenze specifiche sulla salute di genere, ma piuttosto di integrare queste conoscenze in tutti i corsi di formazione, afferma Oberhammer. Riconoscere le differenze. L’obiettivo è diffondere queste conoscenze ovunque: non solo all’interno degli ospedali, nella formazione e nella ricerca, ma anche nella società. “Offriamo eventi informativi soprattutto per scuole, Comuni, organizzazioni e associazioni”, afferma
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Foto: Tiberio Sorvillo
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Al lavoro con il cuore: il coordinatore della Divisione di Cardiologia Massimo Giacometti.
Stefanelli. Ad esempio, tramite degli incontri informativi di 90 minuti, le esperte spiegano alle classi delle scuole superiori quali sono gli esempi tipici della medicina genere specifica. Oltre alle malattie cardiovascolari o immunitarie, vengono affrontati anche temi come la depressione, il dolore o i farmaci. I ragazzi e le ragazze imparano che, sebbene le donne soffrano più spesso di depressione, il rischio di suicidio è più elevato negli uomini. Inoltre, le donne tendono ad essere tristi, ansiose o apatiche, mentre gli uomini sono più irritabili e aggressivi o assumono comportamenti rischiosi. In classe viene anche spiegato che il dolore viene elaborato in modo diverso da uomini e donne. Le donne percepiscono il dolore in modo più intenso, ma lo gestiscono meglio. Gli uomini, invece, ricordano più a lungo e più intensamente gli eventi dolorosi, il che influisce anche sul loro umore e sul loro comportamento. “Allo stesso modo, i farmaci possono avere effetti differenti. Ad esempio, alcuni sonniferi hanno un effetto più duraturo sulle donne che sugli uomini, oppure le donne necessitano di farmaci antipertensivi diversi rispetto agli uomini”, spiega Oberhammer, sottolineando che la maggior parte dei farmaci è concepita per un uomo bianco di peso normale, tra i 70 e i 75 chilogrammi.
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Tra gli anziani, le donne sono più numerose tra i pazienti cardiopatici perché vivono più a lungo degli uomini, ha osservato il team di Cardiologia.
Ricerca congiunta, cure migliori. Al fine di ampliare l’offerta formativa, ma soprattutto la ricerca, sussiste la stretta collaborazione tra personale medico, gruppi di ricerca e personale infermieristico così da ottenere una più precisa analisi dei diversi decorsi delle malattie e delle prognosi. Presso il Polo universitario per le professioni sanitarie Claudiana e la Libera Università di Bolzano vengono sviluppati nuovi contenuti didattici, mentre negli ospedali nascono i primi progetti che rendono visibile la differenza nella pratica. La medicina di genere è però più di un semplice argomento di ricerca, perché cambia il modo in cui la medicina viene concepita e praticata. In futuro, questa conoscenza delle differenze dovrebbe essere parte integrante di ogni diagnosi e terapia (PDTA: percorso diagnostico tecnico assistenziale), affermano Stefanelli e Oberhammer. Un obiettivo importante della strategia altoatesina è quindi anche quello di sviluppare percorsi clinici personalizzati che garantiscano le differenze di genere nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento nonché nella riabilitazione. Curare significa comprendere. Anche la paziente Anna Kofler sa ormai che esistono differenze tra uomi-
ni e donne proprio in caso di infarto cardiaco e ictus, che tra l’altro sono le cause di morte più frequenti nelle donne. Mentre negli uomini sintomi quali forte pressione toracica, dolori irradiati, sudore freddo, difficoltà respiratorie e vertigini indicano tali patologie, nelle donne sono difficoltà respiratorie, nausea, dolori nella parte superiore dell’addome o al torace, alle braccia e al collo, nonché un insolito senso di spossatezza. Dopo l’infarto, Anna si è ripresa bene grazie alle cure ricevute in ospedale. Anche durante il follow-up riceve ora una terapia farmacologica adattata alle donne. (*il nome è di fantasia)
Tutte le informazioni sulla medicina genere specifica in Alto Adige
Rosmarie Oberhammer Referente per la medicina di genere dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige In che modo si manifesta oggi la medicina di genere negli ospedali? Alcune associazioni professionali hanno già integrato aspetti specifici di genere nei loro criteri diagnostici e nelle loro raccomandazioni terapeutiche. Per esempio, le donne
Qual è il passo più importante per l’affermazione della medicina genere specifica in Alto Adige? È necessario iniziare dalla formazione: una formazione mirata deve essere offerta non solo ai futuri medici, ma anche a tutti gli attuali operatori sanitari. La medicina genere specifica non è una disciplina nuova. Tutti i settori, medico, infermieristico e sanitario, devono essere considerati da una prospettiva di genere, poiché donne e uomini, migranti, persone con disabilità e persone LGBTQAI+ hanno esigenze diverse di cui bisogna tenere conto. Inoltre, dobbiamo dare slancio la ricerca. Spesso le donne sono sottorappresentate negli studi clinici. Eppure, i farmaci vengono poi utilizzati da tutti. Questo può
che hanno avuto episodi di infarto acuto del miocardio, necessitano di diagnosi con cambiamenti minori dell’ECG e valori soglia specifici del cuore più bassi all’interno degli studi di laboratorio. Ciò tiene conto della massa cardiaca inferiore delle donne. Il sesso femminile è considerato inoltre un fattore di rischio nella valutazione della nausea e del vomito dopo l’anestesia generale, motivo per cui alle donne vengono somministrati più spesso farmaci preventivi. Cos’altro può contribuire a migliorare il trattamento nella medicina personalizzata? Oltre al genere, è necessario considerare fattori biologici come peso, età e colore dei capelli, nonché fattori socioculturali. Le persone con i capelli naturalmente rossi hanno spesso una soglia del dolore diversa. I profili farmacogenetici possono identificare gli individui per i quali determinati farmaci non hanno alcun effetto o hanno un ef-
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fetto eccessivo. Questa conoscenza consente una selezione mirata dei farmaci per i diversi pazienti. Sono le donne o gli uomini ad avere una maggiore sensibilità al dolore? Le donne mostrano risposte più rapide e intense a molti stimoli dolorosi, il che potrebbe essere stato vantaggioso da una prospettiva evolutiva. Gli uomini invece potrebbero aver beneficiato della percezione meno rapida del dolore, che ha permesso loro di fuggire più rapidamente dai predatori. Inoltre, le donne generalmente provano dolore più frequentemente, ma sono in grado di gestirlo meglio. Per esempio, verso la fine della gravidanza, si attivano meccanismi che riducono la percezione del dolore. Il dolore è percepito in modo diverso nelle donne e negli uomini, motivo per cui alcuni antidolorifici sono meno efficaci nelle donne. san/mic
portare ad effetti collaterali inaspettati ed a una riduzione dell’efficacia del trattamento. Come viene sensibilizzato il personale sanitario alla “medicina delle differenze”? Lavoro a stretto contatto con l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, le associazioni professionali e gli enti che offrono formazione medica continua per diffondere la conoscenza riguardo la medicina genere specifica. Quali sono i principali ostacoli alla diffusione di questa conoscenza? Spesso si crede erroneamente che la medicina di genere riguardi solo le donne. In realtà riguarda tutte le persone. san/mic
Foto: Cecilia Stefanelli
Foto: Rosmarie Oberhammer
3 domande a …
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Cecilia Stefanelli Referente per la medicina genere specifica della Provincia autonoma di Bolzano
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14 Testo Ursula Pirchstaller Traduzione Silvia Maria Cristina Senette
Foto: Ursula Pirchstaller
Da 30 anni una “linea diretta” con Bruxelles
Informazioni privilegiate per i decisori, opportunità di carriera per i giovani dell’Alto Adige e orientamento nella giungla dei finanziamenti UE: tutto questo è garantito dalla Rappresentanza dell’Euregio TiroloAlto Adige-Trentino a Bruxelles, che celebra il suo 30° anniversario. nëus 6/2025
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“L’attività di lobbying deve essere svolta al momento giusto: non solo quando la Commissione europea affronta un argomento, ma già nel momento in cui viene preso in considerazione”. Vesna Caminades direttrice dell’Ufficio di Rappresentanza della Provincia di Bolzano a Bruxelles
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uando in Commissione europea si è discusso di una riforma agricola, la Rappresentanza dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino ha già svolto il suo compito principale nel migliore dei modi: attraverso un’efficace attività di lobbying e di networking, il processo decisionale a Bruxelles è stato orientato in modo da prendere in considerazione gli interessi comuni dell’Euregio. Un’influenza esercitata al momento giusto. “Il nostro valore aggiunto non si manifesta tanto nei canali di informazione ufficiale, quanto in quelli di informazione ufficiosa”: così Vesna Caminades, la direttrice dell’“Ufficio affari esteri altoatesino” a Bruxelles, spiega la sua missione. Da 20 anni svolge questo incarico con un team ristretto, ma con un impegno infinitamente maggiore. “Inizialmente mi limitavo soprattutto a distribuire biglietti da visita”, ricorda Caminades. L’obiettivo era entrare nel giro delle più importanti relazioni europee, stabilire i giusti contatti e ottenere, attraverso incontri informali, informazioni privilegiate sui temi di rilevanza regionale. “Senza informazioni ufficiose non è possibile promuovere le istanze del
territorio” riassume Caminades. Per la Commissione europea esiste un unico interlocutore, vale a dire lo Stato. “Le Regioni giocano un ruolo minimo a questo livello. È quindi ancora più importante che in Alto Adige possiamo segnalare le questioni che ci premono nel momento stesso in cui a Bruxelles vengono prese in esame” afferma Caminades. A quel punto, però, è necessario agire tempestivamente, cercare alleati a livello regionale e farsi ascoltare politicamente a Bruxelles. Avere ottimi contatti con le regioni alpine è fondamentale, ma è indispensabile avere rapporti anche con altri possibili alleati, ad esempio la Scozia o i Paesi dei Pirenei. Solo insieme, infatti, le realtà locali possono avere una forte rappresentanza e ottenere risultati a Bruxelles. Insieme per l’Europa dal 1995. La storia della Rappresentanza dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino ha avuto inizio già 30 anni fa. Nell’aprile 1995 le Province autonome di Trento e Bolzano e il Land Tirolo decisero di istituire un ufficio congiunto a Bruxelles per poter perseguire in modo diretto ed efficace a livello europeo i propri interessi (inizialmente soprattutto di natura economica). La base
giuridica per poterlo fare era rappresentata dalla legge nazionale, che solo in quel momento permise alle Regioni di aprire uffici di rappresentanza all’estero. L’attuale sede della Rappresentanza dell’Euregio Tirolo-Trentino-Alto Adige in Rue de Pascale 45-47 è stata acquistata congiuntamente da tutti e tre i territori nel 2005. È ubicata nel cuore del quartiere europeo, ossia nelle immediate vicinanze delle più importanti istituzioni dell’UE: il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio europeo. Nonostante i numerosi punti comuni nei settori dell’economia, dell’ambiente, dell’agricoltura, degli affari sociali, dell’istruzione e della cultura, ogni territorio rappresentato nella sede gestisce un proprio bilancio e segue una propria agenda di lavoro. “Tuttavia qui a Bruxelles rappresentiamo una realtà molto speciale, perché il nostro è il primo ufficio transfrontaliero e quindi, fino a oggi, un unicum”, ammette Caminades. Le fa eco l’eurodeputato altoatesino Herbert Dorfmann: “Proprio oggi, in un momento storico in cui sfortunatamente il concetto di regione sta perdendo forza e le regioni vengono depotenziate, il ruolo che le rappresentanze regionali svolgono a Bruxelles è importante. Ci sono in-
◀ In questo edificio pubblico, in Rue de Pascale 45-47 a Bruxelles, ha sede la Rappresentanza dell’Euregio TiroloAlto Adige-Trentino.
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Autonomia e reti
Foto: Euregio/Elio Germani
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Nel corso della cerimonia celebrativa, gli ex presidenti della Provincia (da sinistra) Lorenzo Dellai, Günther Platter, Carlo Andreotti e Luis Durnwalder hanno raccontato la fondazione della Rappresentanza dell’Euregio. Claudia Messner, direttrice dell’Agenzia di stampa e comunicazione della Provincia di Bolzano, ha moderato la cerimonia.
numerevoli settori in cui è necessario che la nostra amministrazione venga informata tempestivamente su cosa sta succedendo a livello comunitario”. Una bussola nella giungla dei finanziamenti. Da Erasmus Plus a Horizon Europe fino a LIFE: esistono numerosi programmi europei di finanziamento diretto che possono risultare di interesse per i residenti in Alto Adige. Oltre all’attività di lobbying e al lavoro di networking, l’informazione e l’assistenza in questo ambito sono un altro dei compiti centrali della Rappresentanza dell’Euregio a Bruxelles. Giulia Chiarel cura questo settore complesso e sa quanto sia prezioso per gli interessati ricevere il sostegno necessario dall’inizio alla fine di un processo di finanziamento. “Aiutiamo, ad esempio, nella ricerca di informazioni e partner attraverso corsi di formazione specifici e pratici o tramite l’organizzazione di riunioni di progetto, offrendo ulteriori iniziative di affiancamento, come è stato fatto di recente per l’associazione “Officine Vispa” di Bolzano. Constatare i risultati di chi si è rivolto al nostro ufficio
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è sempre un’enorme soddisfazione”, sottolinea Chiarel. In questo modo anche le organizzazioni e le associazioni minori riescono a beneficiare dei finanziamenti UE. “L’associazione bolzanina “Officine Vispa”, ad esempio, ha realizzato un progetto teatrale che ha coinvolto le scuole e la cittadinanza”, riferisce Chiarel sottolineando che i cospicui fondi disponibili possono inizialmente sembrare una giungla di finanziamenti, ma in ultima analisi consentono di realizzare molti progetti utili e rivolti ai cittadini. Un trampolino di lancio per fare carriera nell’UE. Un aspetto particolarmente caro all’”Ministero degli Esteri altoatesino” a Bruxelles sono le nuove generazioni. “Siamo un ufficio composto da due donne e per questo dipendiamo dalla preziosa collaborazione di stagisti”, riferisce Caminades parlando della possibilità di fare tre mesi di esperienza nel “cosmo europeo” di Bruxelles presso “l’Ufficio esteri Alto Adige”. “I nostri tirocinanti vengono coinvolti immediatamente, lavorano con grande entusiasmo e apportano nuove idee”, racconta la
direttrice dell’ufficio. Collaborare con la Rappresentanza dell’Euregio spesso rappresenta anche un trampolino di lancio per fare carriera all’interno dell’UE. “Alcuni dei nostri giovani collaboratori diventano poi assistenti personali dell’eurodeputato Dorfmann o riescono a ottenere uno dei tirocini disponibili nelle istituzioni dell’UE. Per me è fondamentale ed è anche una soddisfazione personale poter aiutare i giovani a intraprendere la loro carriera”, prosegue Caminades mostrando tutto l’impegno e la passione che profonde nel suo lavoro a Bruxelles. L’Alpeuregio Summer School come opportunità. Anche diverse delle numerose iniziative ed eventi che la Rappresentanza organizza nel corso dell’anno sono dedicate ai giovani: dal 2010, ad esempio, si tiene annualmente l’Alpeuregio Summer School, da alcune edizioni ribattezzata “Euregio Brussels School”: un evento di formazione continua che si declina su nove giorni durante i quali dieci studenti provenienti dal Tirolo, dall’Alto Adige e dal Trentino hanno modo di approfondire le loro conoscenze in ambito UE. “È un’occasione unica per avere una panoramica delle attività di lobbying che si tengono a livello europeo e sulle opportunità di carriera nell’ambito delle istituzioni dell’UE”, spiega Caminades. Oltre alle iniziative pensate per le nuove generazioni, la Rappresentanza a Bruxelles si fa spesso notare anche per iniziative culturali, dimostrando così che l’UE è molto più vicina di quanto si possa pensare, se si fa riferimento alla “linea diretta” attiva con Bruxelles.
Guida ai programmi europei di finanziamento a gestione diretta 2021-2027 Tutte le informazioni sull’Euregio Brussels School
Autonomia e reti
È arrivato l’Euregio Ticket
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Il 25 settembre 2025 la Giunta dell’Euregio ha presentato l’Euregio Ticket: (da sinistra) Anton Mattle (Tirolo), Arno Kompatscher (Alto Adige) e Achille Spinelli (Trentino).
Con un unico abbonamento, utilizzare tutti i mezzi di trasporto pubblico locale in Tirolo, Alto Adige e Trentino a quasi metà prezzo: con il nuovo Euregio Ticket tutto ciò è finalmente possibile. È stato introdotto con il cambio di orario del 15 dicembre 2025 e sarà particolarmente vantaggioso per tutti coloro che viaggiano spesso con i mezzi pubblici in almeno due territori Euregio. L’Euregio Ticket ha una validità di dodici mesi e costa 750 euro. È disponibile sui siti web del Verkehrsverbund Tirol (VVT), di altoadigemobilità della STA - Strutture Trasporto Alto Adige SpA e di Trentino Trasporti.
dell’Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. Nel caso di altoadigemobilità, ciò include non solo i treni e gli autobus del trasporto pubblico locale, ma anche le funivie di Verano, Meltina, Colle e Renon, compreso il trenino, nonché la funicolare della Mendola.
Un involucro, due biglietti, tre territori. Chi richiede l’abbonamento riceve una custodia con la scritta “Euregio Ticket”, al cui interno sono contenuti due biglietti: “Klimaticket Tirol” e “altoadigemobilità Fix365” nel design Euregio. Quest’ultimo è valido anche su tutta la rete di trasporto pubblico locale del Trentino. Ciò significa che i due biglietti rendono possibile usufruire di tutti i servizi inclusi negli abbonamenti annuali dei tre consorzi di trasporto esistenti nei territori
L’Euregio Ticket è stato preceduto da diversi anni di preparativi: i tre consorzi di trasporto hanno dovuto armonizzare nei minimi dettagli i rispettivi sistemi tariffari assai diversi tra loro. Mentre questo progetto della Presidenza altoatesina 2023-25 sta divenendo realtà, l’Euregio, sotto la Presidenza tirolese, pianifica il prossimo con il biglietto per anziani. gst/mic
Obbligo di convalida o biglietto a vista? Per viaggiare correttamente in Alto Adige occorre procedere come con l’abbonamento “altoadigemobilità Fix365”, ovvero “obliterare” il biglietto ad ogni viaggio. In Tirolo e in Trentino, invece, i biglietti sono considerati biglietti a vista.
La Presidenza altoatesina dell’Euregio Tirolo-Alto AdigeTrentino si è conclusa ufficialmente il 30 settembre 2025. All’insegna del motto “Superare i confini”, in questi due anni l’Euregio ha lavorato a 181 iniziative in settori quali la famiglia, la gioventù, la cultura, la ricerca, la mobilità e la sicurezza nelle Alpi. Tra i progetti principali enumeriamo il Bollettino meteorologico Euregio, l’Anno dei Musei dell’Euregio 2025, “Euregio in tavola”, l’Euregio Ticket e la Borsa lavoro Euregio, attiva a partire dal 1° maggio 2026. Ora la Presidenza è passata al Land Tirolo: in occasione dell’assemblea Euregio del 25 settembre, il presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher ha simbolicamente consegnato le chiavi della sede Euregio al suo successore, il presidente del Land Tirolo Anton Mattle, alla Casa della Pesa di Bolzano. All’insegna del motto “Forza senza confini – insieme!”, il Tirolo intende proseguire il lavoro svolto finora, dare nuovi impulsi e rendere l’Euregio ancora più tangibile e vivibile per la popolazione che vi risiede. gst/mic Consegna delle chiavi: dopo l’Alto Adige, è il Tirolo ad assumere la Presidenza biennale dell’Euregio Foto: Daniel von Johnston
Foto: Daniel von Johnston
Consegna delle chiavi dell’Euregio
Retrospettiva sulla Presidenza altoatesina 23-25
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Testo Angelika Schrott Traduzione Matilde Ciriani
Foto: IDM
Sicurezza sugli sci, no agli infortuni!
Un nuovo studio dell’Ospedale di Bressanone mostra come si verificano gli incidenti sulle piste da sci dell’Alto Adige e come gli sciatori possono evitarli. L’Ospedale ha inoltre implementato nuove misure in preparazione al futuro. nëus 6/2025
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“I dati dello studio possono contribuire a miglioramenti mirati nelle attività ospedaliere”. Christian Schaller primario di Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale di Bressanone
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na soleggiata giornata invernale, piste perfettamente preparate, uno splendido panorama montano. Ciononostante, per molti la giornata sugli sci non finisce con il buon umore, ma con un infortunio in ospedale. Nell’inverno 2023/2024, solo nell’Ospedale di Bressanone sono stati curati 579 sciatori e snowboarder feriti. Un recente studio ha analizzato i dati relativi agli infortunati nella stagione sportiva invernale 2023/2024. Il risultato è illuminante per tutti coloro che vogliono trascorrere la stagione sciistica in sicurezza. L’esperienza non sempre aiuta. Uno dei risultati più sorprendenti è che gli sciatori più esperti ed anziani subiscono infortuni più frequenti e più gravi. Soprattutto le fratture che richiedono interventi chirurgici sono più comuni in questo gruppo rispetto alla media. Gli sciatori più giovani e meno esperti, invece, subiscono più spesso lesioni ai legamenti. Le parti del corpo più colpite sono tipicamente le gambe, in particolare il ginocchio, coinvolto in circa un terzo degli incidenti.
◀ Un recente studio condotto dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige dimostra che la maggior parte degli incidenti sciistici avviene su piste di media difficoltà e che nella maggior parte dei casi la colpa è propria. Un terzo delle lesioni riguarda il ginocchio.
Come si è preparato l’Ospedale? “I dati possono contribuire soprattutto a migliorare in modo mirato il funzionamento dell’Ospedale”, afferma Christian Schaller, primario di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Bressanone. Ciò inizia con la preparazione mirata del personale medico alle lesioni tipiche della stagione invernale e arriva fino a una migliore pianificazione delle risorse nei pronto soccorsi. “Con il nostro team e gli slot operativi ci organizziamo in modo da soddisfare l’aumento della domanda, soprattutto durante le vacanze”, spiega Schaller. In primo luogo, ciò richiede più personale, che deve lavorare con maggiore intensità soprattutto durante i periodi festivi, spiega il primario. Secondo Schaller, anche le strutture private della zona sono di supporto nella cura degli infortuni durante le festività. Partire preparati. “Molte persone dimenticano che forma fisica, forza e concentrazione sono sempre importanti quando si scia. Una buona preparazione è già metà dell’opera, quindi se si inizia a prepararsi in autunno con un po’ di allenamento di resistenza e forza aggiunto a degli esercizi di equilibrio una o due volte a settimana, si scia in modo più sicuro e ci si diverte di più”, afferma Schaller. Anche l’escursionismo, la danza, la corsa e il ciclismo sono ottimi esercizi di preparazione. Se non vi sentite sicuri, dovreste prendere una lezione di tecnica con un ma-
estro di sci, perché piccole correzioni possono spesso fare la differenza, afferma l’istruttrice di sci Hanna Plieger. Consiglia anche il riscaldamento: semplici esercizi come una corsa leggera, jumping jack o squat e roteare braccia e gambe per qualche minuto sono già utili, afferma Plieger. Il riscaldamento non dovrebbe essere fatto solo prima di iniziare la giornata sciistica, ma anche dopo una pausa in baita. Quasi la metà degli incidenti sciistici avviene sulle piste rosse. Gli scontri hanno causato il 13% degli infortuni, mentre i salti o la stanchezza circa il 6%. La maggior parte dei feriti, circa il 70%, hanno dichiarato di essere caduti a causa di propri errori e non per l’influenza di altri. Tuttavia, ciò non è avvenuto così spesso sulle piste nere, spesso temute e quindi difficili, ma soprattutto sulle piste rosse, di media difficoltà. Complessivamente, quasi la metà degli incidenti si è verificata su queste piste. Molti incidenti sono avvenuti nelle prime due ore della giornata di sci. “Soprattutto al mattino, i muscoli e la capacità di reazione spesso non sono ancora al massimo della prestazione”, afferma Schaller. Anche le condizioni meteorologiche non giocano quasi alcun ruolo, anzi. Quasi sette incidenti su dieci sono stati registrati in condizioni di tempo soleggiato. Anche la qualità della neve non ha avuto quasi alcuna rilevanza. L’età e l’abilità sciistica sono invece fattori chiave, come dimostra chiaramente lo
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Un riscaldamento adeguato, pause tempestive e una valutazione realistica delle proprie capacità aiutano a ridurre il rischio di incidenti sugli sci.
studio. Il 61,3% delle persone coinvolte in incidenti si definisce “buon” sciatore, un quarto “esperto” e solo il 13,6% principiante. Non sottovalutare la stanchezza. Lo studio ha rivelato che la stanchezza fisica viene spesso sottovalutata. All’inizio della stagione, molti sciatori sono scarsamente preparati o iniziano l’inverno senza alcun allenamento. “Frequentemente assistiamo a infortuni evitabili che non si sarebbero verificati con la preparazione. Chiunque trascorra ore sulle piste ha bisogno di resistenza, forza e stabilità del core; altrimenti, il controllo durante l’attività sciistica diminuisce rapidamente”, afferma il dottor Schaller, consigliando agli sciatori di prendersi delle pause consapevoli e godersi il paesaggio invernale senza inseguire costantemente una maggiore velocità o il prossimo record nella discesa. Dormire a sufficienza e un ritmo leggermente più lento aiutano. “In sintesi, lo studio dimostra chiaramente
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che la maggior parte degli incidenti non ha nulla a che fare con la pista o con le condizioni meteorologiche, ma con lo sciatore”, afferma Hubert Messner, assessore alla Prevenzione sanitaria e Salute. “Chi conosce i propri limiti, fa pause regolari e si prepara fisicamente è più protetto”, sottolinea Messner, lui stesso un appassionato sciatore. Come gli autori dello studio, anche Messner consiglia una maggiore consapevolezza e una prevenzione mirata. Anche piccoli accorgimenti possono aiutare: oltre a brevi esercizi di riscaldamento, dormire a sufficienza, idratarsi adeguatamente e, naturalmente, un po’ di autodisciplina per quanto riguarda la velocità. L’elemento principale per sciare in sicurezza rimane il proprio corpo. Chi conosce i propri limiti e ascolta il proprio corpo ha l’opportunità, in queste settimane, di godersi splendide giornate invernali in Alto Adige, auspicabilmente senza gesso o fasciature, bensì con gli sci o lo snowboard.
Christian Schaller primario di Ortopedia e Traumatologia all’Ospedale di Bressanone Quali infortuni sono stati più comuni tra gli sciatori di recente? Gli infortuni al ginocchio e alla parte inferiore della gamba sono i più comuni nello sci. Tuttavia, con gli sci carving, anche gli infortuni al polso e al pollice dello sciatore sono frequenti, soprattutto su piste facili. Abbiamo indagato questi aspetti in un piccolo studio presso l’Ospedale di Bressanone. Come ha reagito l’Ospedale agli incidenti durante le festività natalizie? Abbiamo apportato diverse modifiche per soddisfare la domanda in termini di posti in sala operatoria e personale. In particolare, assumiamo più personale durante i periodi di festività. Tuttavia, questi dipendenti devono lavorare molte ore, soprattutto durante le vacanze. Quali sono i suoi consigli per ridurre il rischio infortuni? Casco, paraschiena e bastoncini con sistema a scatto sono sicuramente d’aiuto. Tuttavia, l’attrezzatura più importante è il proprio corpo, che deve essere in buona forma. Questo si può ottenere attraverso allenamenti di resistenza e forza, così come esercizi di equilibrio, iniziando circa due o tre mesi prima di sciare. Anche il riscaldamento prima di iniziare e dopo una pausa è utile. Se si è stanchi, si dovrebbe assolutamente fare una pausa invece di continuare a inseguire la prossima pista o il prossimo record. Anche il rispetto per gli altri è essenziale. Idealmente, ci si dovrebbe godere l’esercizio all’aria aperta, fare pause di tanto in tanto e gustarsi lo splendido paesaggio! san/mic
Biathlon Antholz Foto: Christian Schaller
3 domande a …
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Foto: Scuola Sci Ortisei/Harald Wisthaler
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Ladinia
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Medemes oportunités, te ciamp y tla vita Foto: FC Gherdëina
Giuana Prugger é alenadëssa de palé te Gherdëna, mo so tru n’é nia dagnora sté saurí. Süa storia desmostra ciodí che le respet y la valianza de tratamënt é tan importanc tl sport. do mia rata”, dij Giuana. “Te chisc caji chërdi adöm döta la scuadra y i conscidrun la chestiun deboriada. Na scuadra funzionëia ma sciöche un n grup: acusé na porsona sora ne porta a nia”.
partida unse pordü sëch por 16 a 0 cuntra l’atra scuadra. N valgügn geniturs ne l’á nia tuta sö dër bun”. Ci che ara á spo messü aldí, n’é nia sté val’ che dá icoraje: “Ciodí él pa propi n’ëra che mëss alené mi möt?” o “Ci pón pa s’aspeté da na alenadëssa?” Mo la perzeziun é tosc mudada. Le scetizism inizial á dé na tria, canche an á odü ite tler che so laur n’â nia da ti invidié a chël di colegs ëi. Giuana é stada a ce dla scuadra por cin’ agn alalungia.
Medemes oportunités por ëres y ëi tla medema disciplina sportiva á por Giuana n gran valur. “I mëssi dí che, en general, mëss les ëres fá tröp deplü por ciafé la crëta. Dantadöt tles disciplines sportives dominades da ëi, sciöche le palé, é chësc ciamó plü evidënt.” Na desmostraziun é la surandada de gran pert dles scuadres ai alenadus ëi. Giuana spliga: “Gonot ti vëgn la scuadra dles ëres surandada a n alenadú che n’ess zënza albü degöna atra scuadra. Mo co pó pa les mitans avëi les medemes ocajiuns de suzes te chëstes condiziuns? Respet ó por me dí azeté vignun y vignöna por ci ch’al é. Y chësc tol ite ince le podëi se apascioné a deplü sorts de sport, zënza messëi les tlassifiché por ëi o por ëres.” Chësc contribut nasc dala scomenciadia #RESPECT dla Provinzia Autonoma de Balsan. so/cs
Giuana Prugger (33) y süa scuadra de mitans.
20 mitans salta sön n pre te Gherdëna. Cun i ciavëis ciolá adöm, dötes danter i set y i ot agn. Giuana storj pro n momënt ti locai da se mudé denanco les arjunje te ciamp. L’alenamënt da incö mët dant dribelnades y passaji. Chësc ann, por le pröm iade, tolará pert la scuadra dles ëres de Gherdëna a n campionat cun d’atres scuadres. Giuana, 33 agn, nasciüda y chersciüda sö te Gherdëna, soga al palé da canche ara â ot agn. Do avëi metü man tl FC Varn y tl FC dl Südtirol, l’amur por chësc sport l’á condüta a fá na esperiënza ince tl Bayern Minca y spo ti Stac Unis. Do avëi stlüt jö i stüdi te Sciënzes motories a Desproch, éra gnüda derevers te süa valada por deventé alenadëssa de palé. Mo so tru n’é nia dagnora sté saurí. “Tl mëteman n’êl de chi che ê scetics” cuntera. Y al é na episoda che ti é restada ti recorc. Tl pröm ann alenâra la scuadra di mituns plü pici. “La pröma
Le respet, por Giuana, mët man dales pices aziuns da vigni de. Promöie n comportamënt de crëta y de respet un cun l’ater ite dl grup é por ëra un di compic plü importanc de n alenadú o na alenadëssa. “Cun me á düc les medemes poscibilités da desmostré sües capazités”. Datrai sozedel che, do na pordüda, vëgn na compagna o n compagn aratá i susc responsabli. “Chësc n’á degun sëns,
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Lavoro ed economia
Testo Maurizio Di Giangiacomo
Foto Ufficio provinciale Industria e cave
Coltivare cave nel rispetto della natura Carta dei depositi di sabbia e ghiaia e delle zone di tutela: strumento importante per le imprese, ma anche per evitare che i progetti compromettano zone protette non rilevate cartograficamente.
La carta dei depositi di sabbia e ghiaia e delle zone di tutela è un importante strumento di supporto tecnico e informativo creato dalla Provincia autonoma di Bolzano per rendere più trasparente la pianificazione delle attività estrattive. Serve a mostrare, in modo chiaro e facilmente accessibile attraverso la piattaforma “MapView”, dove si trovano i potenziali giacimenti di sabbia e ghiaia in Alto Adige e quali sono le aree di tutela esistenti (paesaggistiche, naturalistiche e di protezione delle acque potabili).
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“È una mappa indicativa che integra dati geologici e ambientali e che viene continuamente aggiornata. In questo modo, i progettisti, le imprese e gli uffici pubblici possono verificare fin da subito la compatibilità tra le zone di interesse per l’estrazione ed i vincoli di tutela presenti sul territorio, facilitando decisioni responsabili e riducendo i conflitti tra utilizzo delle risorse e protezione dell’ambiente”, spiega Claudia Busellato, direttrice dell’Ufficio provinciale Industria e cave, nel gruppo di lavoro che ha re-
alizzato la mappa assieme a Ufficio Geologia e prove materiali e Ufficio Natura. La “carta” contempera infatti gli interessi dell’economia e quelli della tutela naturalistica. “Si rivolge in primo luogo a imprese che intendono avviare o ampliare un’attività estrattiva”, chiarisce ancora Busellato. “Lo strumento si rivela anche utile agli uffici provinciali competenti, che dispongono così di un supporto tecnico-scientifico condiviso”.
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Una panoramica dei potenziali depositi di sabbia e ghiaia e delle zone di tutela in Alto Adige è fornita dalla mappa informativa, accessibile anche online.
Come nasce uno strumento così complesso. “Queste carte sono state e vengono ancora realizzate grazie ad una collaborazione ed un cofinanziamento da parte di ISPRA secondo i criteri e le direttive più moderne”, spiega Volkmar Mair, direttore dell'Ufficio provinciale Geologia e prove materiali. “I rilevamenti in campagna vengono fatti da geologi specializzati di rilevamento con esperienza pluriennale a scala 1:10.000 (cioè un millimetro sulla carta corrisponde a 10 metri in campagna). Un team di geologi esperti della Provincia e docenti universitari gestisce tutto l’iter di produzione delle carte: rilevamenti in campagna, stesura delle carte di dettaglio, assemblaggio delle strutture, analisi petrografiche, mineralogiche, chimiche delle rocce nonché datazioni delle rocce per descrivere e definire tutti i litotipi ed associarli alle unità geologiche principali e secondarie. Tutti questi dati con documentazione fotografica e grafica si ritrovano poi nelle note illustrative di ciascun foglio. Questo avviene sia per le rocce che per i sedimenti sciolti del quaternario, i quali sono le sorgenti per sabbie e ghiaie. Attualmente l’elaborazione della carta dei depositi di sabbia e ghiaia e delle zone di tutela
comprende circa la metà del territorio altoatesino”, conclude Mair. Contemperare le esigenze dell’imprese e la tutela della natura. La carta, realizzata sulla base delle informazioni disponibili sui beni naturali protetti o meritevoli di protezione, contribuisce a evitare che vengano pianificati interventi in zone in cui tali beni sono noti. “Tuttavia, i progetti concreti devono comunque essere sottoposti a un'analisi approfondita per escludere che gli interventi previsti compromettano beni protetti o meritevoli di protezione non rilevati cartograficamente” sottolinea Leo Hilpold, direttore dell'Ufficio provinciale Natura. “L’Ufficio Natura e il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige hanno contribuito attivamente alla realizzazione della carta mettendo a disposizione da una parte una selezione di informazioni naturalistiche, come ad esempio la presenza di specie e habitat protetti, rari o minacciati, e dall’altra una chiave per la loro interpretazione. Il lavoro ha portato all’individuazione di aree sensibili dal punto di vista della tutela della natura che poi sono state escluse dalla carta dei depositi di sabbia e ghiaia potenzialmente utilizzabili” conclude Hilpold.
La carta è disponibile a tutti tramite i servizi WebGIS online dell’Amministrazione provinciale
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Intervista Renate Mayr
Traduzione Elisa Egidio
“È un pezzo della nostra Heimat”
Foto: IDM Alto Adige
Il 20 ottobre 2005, dopo lunghe discussioni, l’UE ha approvato il nuovo marchio di qualità altoatesino. Quasi nessuno conosce la sua storia meglio di Paul Zandanel, responsabile PR per i prodotti di qualità altoatesini di IDM Südtirol.
Il 20 ottobre 2005 la Commissione Europea ha approvato il nuovo marchio di qualità, il quale è diventato una pietra miliare dopo un lungo lavoro di valorizzazione a Bruxelles. Solo pochi conoscono la storia del marchio così bene come Paul Zandanel, che ha seguito il progetto fin dall’inizio.
della Provincia sul mercato internazionale. L’introduzione di questo marchio nel 1976 era un progetto comunitario della politica e dell’economia e rappresenta ancora oggi una pietra miliare.
Signor Zandanel, com’è che tutto ha avuto inizio?
In origine l’etichetta con il contorno delle montagne contraddistingueva prodotti caseari e in seguito speck, pane o miele. Con l’introduzione dei marchi di provenienza europei nel 1992 si è aggiunto un ulteriore standard di qualità. Nel 2005 è arrivato il marchio ombrello Alto Adige che ha riunito turismo e mondo produttivo dal panorama locale, un modello esemplare in tutta Europa. Oggi oltre 200 aziende possiedono il marchio “Qualità Alto Adige”, utilizzato per prodotti certificati UE come le mele
Nel 1991 ho assunto il mio incarico nell’Ufficio Attività promozionali e fiere della Camera di Commercio a Bolzano. All’epoca il marchio di qualità vantava già 15 anni di storia. Ciò che negli anni Settanta è nato come idea pionieristica, è diventato un simbolo di qualità certificata e di provenienza regionale. L’obiettivo era quello di rendere sicuri i prodotti agrari dell’Alto Adige, come garanti di autenticità e ambasciatori
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Come si è sviluppato il marchio di qualità?
altoatesine IGP, lo speck altoatesino IGP, lo Schüttelbrot dell’Alto Adige IGP o il formaggio di Stelvio DOP. Quali sono state le sfide dei primi anni? L’accettazione era notevole ma è stato necessario fare rete. Il lavoro sinergico tra l’Amministrazione provinciale, la Camera di commercio e i produttori è stato decisivo. Fin da subito sono state coordinate in modo professionale attività promozionali, in un primo momento attraverso l’organizzazione di export EOS e Alto Adige Marketing (SMG), oggi attraverso IDM Alto Adige. Entrambi i marchi, marchi ombrello e sigilli di qualità sono registrati a livello internazionale e conformi alle norme UE.
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Com’è cambiata la concezione della qualità da allora? Fin dall’inizio era chiaro: adesso l’Alto Adige può puntare sulla qualità. Tale approccio si è affermato in tutti gli ambiti dell’economia, dall’agricoltura all’artigianato fino all’industria. Oggi il marchio Alto Adige è concepito come “marchio regionale”, che promuove i valori di qualità, sostenibilità e innovazione in tutti i settori. Cosa contraddistingue le aziende con un marchio di qualità? Il riconoscimento comune della qualità e la stretta sinergia con la Provincia. Ogni azienda che porta il sigillo trae vantaggio da una forte immagine del marchio e dal sostegno di IDM nello sviluppo dei prodotti, nel marketing nella digitalizzazione e nell’internazionalizzazione.
Com’è la risonanza tra il pubblico? Ricerche di mercato mostrano un’elevata accettazione in Alto Adige. I consumatori e le consumatrici sono pronti a spendere di più per una qualità certificata: esattamente questo era uno degli obiettivi iniziali. All’estero sono particolarmente rinomati i prodotti certificati UE: vino, mele e speck hanno uno status di eccellenza e sono sinonimo di gusto unico e gioia di vivere. La sostenibilità svolge oggi un ruolo centrale. Se ne parlava anche prima? Sì, anche quando non era ancora conosciuta con questo nome. I prodotti regionali sono già di per sè sostenibili: “no OGM”, tracciabili e di produzione naturale. Tutti i prodotti di qualità vengono elaborati e confezionati in Alto Adige, senza ingredienti industriali o conservanti.
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Quale momento le è rimasto particolarmente impresso? La strategia del marchio ombrello 2003, condotta dall’agenzia di Metadesign di Berlino, è stata determinante. Con i workshop e la Giornata del marchio a Castel Tirolo a maggio 2004 si è creata un’atmosfera di novità, la sensazione di far parte di un progetto orientato nella giusta direzione. Nonostante le critiche iniziali, il successo ci ha dato ragione. Come vede il futuro del marchio di qualità? Molto positivo. In tempi di incertezza e di scandali alimentari, i prodotti regionali rappresentano sicurezza e credibilità. Resta però fondamentale aggiornare i criteri di qualità e sostenere le piccole imprese nel processo di innovazione e certificazione. Il valore risiede nel fare rete e nella responsabilità collettiva. Infine: cosa significa per lei questo anniversario?
“In tempi di incertezza e sempre nuovi scandali alimentari i nostri prodotti regionali sono una roccia, un faro per i consumatori”. Paul Zandanel project manager per i prodotti di qualità Alto Adige presso IDM Alto Adige.
Ieri
Mi riempie di orgoglio. Per oltre 30 anni mi sono dedicato ai prodotti di qualità dell’Alto Adige e ho avuto la possibilità di lavorare con molte persone appassionate. L’anniversario rappresenta per me un momento per guardare retrospettivamente al passato e, al contempo, uno sguardo in avanti, perchè ogni prodotto con il marchio di qualità ci ricorda da dove veniamo.
Oggi
Marchio di qualità Alto Adige ieri e oggi: dall’etichetta originariamente rotonda in diversi colori, ora in un unico formato con il marchio ombrello.
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Rubrik Testo Elisa Egidio
Foto: Flyingbasket.com
Pane e latte arrivano con il drone
La Provincia sperimenta con successo il rifornimento dei rifugi con i droni, un’alternativa a impatto zero che consente di azzerare le emissioni e risparmiare sui costi attraverso voli più frequenti. nëus 6/2025
Innovazione e sostenibilità
I
rifugi alpini rappresentano da sempre un presidio della montagna, un punto di appoggio fondamentale per escursionisti e appassionati, ma soprattutto un volano per l’economia e il turismo in alta quota. Una prerogativa che, con l’avvento dei cosiddetti hotspots e del turismo di massa, il settore sta cercando di conciliare al meglio con l’esigenza di salvaguardia del territorio e con le sfide inedite della sostenibilità ambientale. Una scommessa che i rifugi montani dell’Alto Adige hanno saputo interpretare con successo, rivelandosi dei veri e propri avamposti della transizione sostenibile sull’intero territorio nazionale. Questo lo spirito del progetto pilota “Fornitura in via sperimentale ai rifugi della Provincia – estate 2025”, promosso e coordinato dalla Provincia autonoma di Bolzano, pioniera sul territorio provinciale dell’utilizzo di droni cargo per la logistica dei rifugi montani. Il progetto, realizzato in collaborazione con la tech company altoatesina FlyingBasket, specializzata nella progettazione e lo sviluppo di droni cargo per la logistica, ha consentito di rifornire rifugi remoti e non collegati alla rete stradale. Durante le prime sperimentazioni nell’estate 2025, sono stati riforniti quattro rifugi montani di proprietà della Provincia, con ventuno voli che hanno raggiunto quote di oltre 3.000 metri e trasportato fino a 90–120 kg/h, per un totale di circa 1.000 kg di beni consegnati.
I risultati sono stati presentati lunedì 13 ottobre nella sede dell'azienda Flying Basket in via Enrico Fermi a Bolzano, con la presenza dell'assessore provinciale alle Opere pubbliche, Valorizzazione del patrimonio, Libro fondiario e Catasto Christian Bianchi e del ceo e co-founder dell'azienda Moritz Moroder.
I primi test. Durante l’estate 2025 sono stati serviti i rifugi Payer, Borletti, Vedretta Pendente e Forcella di Vallaga, con voli che hanno raggiunto quote di oltre 3.000 metri e trasportato fino a 90–120 kg/h, per un totale di circa 1.000 kg di beni consegnati. I droni
Con questa iniziativa, la Provincia prosegue il proprio impegno nella gestione sostenibile dei rifugi alpini, con l'obiettivo di coniugare transizione ecologica e digitale anche nelle aree montane. “I test condotti durante l’estate 2025 dimostrano che un rifornimento affida-
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“Un volo tradizionale di 10 minuti può costare circa 950 euro e generare 79 chilogrammi di CO₂: con i droni, queste emissioni vengono completamente azzerate”. Christian Bianchi assessore alle Opere pubbliche della Provincia autonoma di Bolzano
hanno portato in quota alimenti come uova, latte, pane e succo di mela e materiali pesanti e ingombranti, dagli estintori ai fusti di birra, dai bricchetti di legno all’olio. Ogni missione è stata completata nell’arco di una sola giornata, con voli compresi tra 2 ore e 40 minuti e poco meno di 5 ore, a conferma della fattibilità tecnica e logistica del sistema.
bile e sicuro dei rifugi alpini mediante droni è pienamente realizzabile”, ha dichiarato l’assessore Christian Bianchi. “Un volo tradizionale di 10 minuti può costare circa 950 euro e generare 79 chilogrammi di CO₂: con i droni, queste emissioni vengono completamente azzerate - rilancia Bianchi -. Come Provincia, continueremo a sostenere con convinzione questi progetti di innovazione tecnologica, che uniscono efficienza, tutela ambientale e qualità dei servizi. È un segnale forte dell’impegno della politica locale verso una montagna più moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente”. Vantaggi ambientali ed economici concreti. Rispetto ai voli in elicottero, i voli con droni non producono emissioni dirette di CO₂ e comportano costi sensibilmente inferiori, con un risparmio ambientale pari all’assorbimento annuo di 400–630 alberi. Inoltre, consentono forniture più flessibili e frequenti in piccole quantità, ideali per prodotti freschi, riducendo rumore e rischi operativi.
◀ Rispetto ai voli in elicottero, i voli con droni non producono emissioni dirette di CO₂ e comportano costi sensibilmente inferiori. Inoltre, consentono forniture più flessibili e frequenti in piccole quantità.
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Innovazione e sostenibilità
Al progetto ha partecipato anche il rifugio Payer, situato a oltre 3.000 metri nell’incantevole comprensorio dell’Ortles, in una posizione che domina le valli di Trafoi e di Solda.
La sperimentazione nel rifugio Payer. Al progetto ha partecipato anche il rifugio Payer, situato a oltre 3.000 metri sulla cresta rocciosa tra il Passo dello Stelvio e la cima di Tabaretta, nell’incantevole comprensorio dell’Ortles, in una posizione che domina le valli di Trafoi e di Solda. “Personalmente sono molto interessato al volo con i droni, perché mi dà la possibilità di essere meno dipendente dall’elicottero - racconta Bernhard Wöll, parte della famiglia che da oltre vent’anni gestisce il rifugio l’elicottero è utile e serve a molto, ma è molto caro e bisogna essere molto organizzati, perché non viene per pochi chili, ma per una disponibilità di grandi quantità di merce”. Questo con lo svantaggio di dover “sempre aspettare, se viene l’elicottero si cerca di avere merce per due o tre settimane, con un rifornimento più periodico, invece, si può trasportare anche poco e con una minor organizzazione”. A ciò si aggiungono le difficoltà legate alle condizioni meteo. “L’elicottero vola solo quando è bel tempo e, in giornate in cui ci sono tante persone in rifugio, può diventare un po’ stressante dover ritirare la merce”, ha ammesso Wöll. L’elicottero, in molte occasioni, diventa
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involontariamente un’attrazione per gli avventori del rifugio. “Le persone sono interessate all'elicottero, quando arriva, tutti vanno a vederlo - sorride il gestore - ma per me, come gestore, è impegnativo”. Il rifornimento con elicottero resta per ora l’opzione più utilizzata, ma anche la più dispendiosa dal punto di vista logistico e organizzativo. “In mezz'oretta devo portare tutta la roba e subito metterla in qualche posto per poi tornare a lavorare”, riferisce il gestore. Due alternative che tuttavia non si escludono necessariamente a vicenda, a dimostrazione che passato e futuro, tradizione e innovazione, possono coesistere. “Il rifugio Payer è in una posizione molto importante, vicino all'Ortles - spiega Wöll - a noi servirebbe una teleferica: se la ricevessimo una combinazione tra elicottero e drone potrebbe essere interessante”. “Questo perché – aggiunge il rifugista - l'elicottero porta solo cose pesanti, come bevande, alimenti secchi che mettiamo in magazzino”. I droni, invece, sono molto più indicati per il trasporto di prodotti freschi, come panna, pane e latte. Si pone però il fattore economico. “Per me sarebbe interessante, chiaramente, se ci fossero le possibilità di farlo con un costo
minore”, ha detto Wöll. “Quest'anno abbiamo fatto solo una prova - prosegue Wöll - cercando le vedute più adatte per il drone e provando il semi automatico. Abbiamo fatto due voli con un peso minore”. La scommessa del progetto è però quella di arrivare alla completa automatizzazione. “Siamo dovuti arrivare a quote dove normalmente i nostri concorrenti non arrivano – commenta Moritz Moroder, ceo di Flying Basket - Questa collaborazione rappresenta una parte importante di un progetto più grande per un sistema di trasporto altamente automatizzato. Già quest’anno la maggior parte dei voli erano quasi completamente automatici, avevamo una persona in pianura per monitorare il volo. L’idea è avere un drone stazionato a valle ma che possa essere azionato e rifornito in automatico in modo da avere la massima flessibilità per le baite”. Nonostante qualche imprevisto, i primi tentativi sono andati in porto. “Nei giorni in cui hanno provato c'erano tanti parapendii, ma mi hanno detto che ha funzionato tutto meglio del previsto e che il rifugio Payer si può rifornire senza problemi! – assicura soddisfatto il gestore del rifugio - sicuramente continueremo a sperimentare in questa direzione”.
Il progetto è stato presentato alla sede dell’azienda Flying Basket. Da sinistra a destra: il direttore dell'Ufficio Beni patrimoniali Maximilian Dusini, il direttore del Dipartimento Opere pubbliche Daniel Bedin, il ceo di Flying Basket Moritz Moroder, l'assessore provinciale Christian Bianchi, il cto di Flying Basket Matthias Moroder e il project manager Tanguy Gerniers.
Foto: Gianluca Crocco Foto: Gianluca Crocco
Foto: Monika Pichler
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Innovazione e sostenibilità
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Piattaforma Economia 2030 per uno sviluppo sostenibile Nelle scorse settimane è nato ufficialmente il tavolo di confronto tra stakeholder locali per individuare le strategie economiche per l’Alto Adige del futuro. Il percorso lungo, condiviso, partecipato, ha un punto di partenza e uno di arrivo, dove sintetizzare le strategie migliori per garantire un futuro sostenibile per la popolazione e le nuove generazioni della provincia di Bolzano. Inaugurata il 24 ottobre con la prima seduta plenaria, tenutasi a Palazzo Widmann, la Piattaforma Economia 2030, nata per volontà del vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Marco Galateo, ha imboccato una direzione ben precisa, che porterà, nel 2027, alla stesura di una documentazione programmatica che intende indirizzare le decisioni della Giunta provinciale.
Foto: Fabio Brucculeri
Sul tavolo temi cruciali. Il focus di
questo fitto lavoro di rete si orienta su aspetti come innovazione, competitività, sviluppo e sostenibilità. Le chiavi per aprire la porta del futuro sul territorio altoatesino. Diversi i temi, cruciali, sul tavolo, attorno al quale esperti locali, ma anche di fama nazionale ed internazionale, si confronteranno attraverso un piano di confronto che porterà alla stesura del documento. Punti focali della Piattaforma Economia 2030 diversi aspetti della società sui quali individuare criticità, aspetti positivi e nuove idee innovative. Diversi i parametri che gli stakeholder hanno posto sotto la lente di ingrandimento: dal capitale umano al mercato immobiliare, passando per la demografia e il possibile posiziona-
La prima seduta della Piattaforma Economia 2030 si è tenuta il 24 ottobre a Palazzo Widmann.
mento futuro del territorio altoatesino su scala nazionale e globale. Una fitta rete di partner locali. Un processo innovativo per comprendere meglio le sfide del futuro, anche in una realtà come l’Alto Adige, che, grazie all’Autonomia, punta a rafforzare un dialogo costruttivo per lo sviluppo economico ed il benessere degli operatori economici e dei cittadini della provincia. A Bolzano il primo passaggio formale ha visto la presenza a Palazzo Widmann di numerosi portatori di interesse locali: enti, aziende, Libera Università di Bolzano, ma anche centri di ricerca come Eurac Research, Euregio Plus e NOI Techpark. Tutti riuniti per lavorare al futuro della provincia e individuare la strategia da presentare alla Giunta provinciale nel 2027. Un lavoro di rete che permetta, nel tempo, di garantire un futuro ricco e florido per il territorio altoatesino, prevedendo un sistema che possa prevenire fasi meno rosee dal punto di vista economico. A gennaio 2026 è prevista la seconda seduta del tavolo di confronto permanente. Uno strumento che guarda al futuro di tutti, perché, come evidenziato a più riprese dal vicepresidente Marco Galateo, “la trasformazione economica riguarda tutti: chi produce, chi consuma e anche chi non la nomina mai”. tl
Tutte le informazioni sulla Piattaforma Economia 2030
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In breve
Foto: Fabio Brucculeri
Centro per i cittadini e l’Amministrazione
Soluzione vantaggiosa: nel WaltherPark sono stati realizzati moderni uffici per l’Amministrazione provinciale.
Da ottobre 12 uffici dell’Amministrazione provinciale al WaltherPark di Bolzano. Per le cittadine e i cittadini più servizi sotto lo stesso tetto e una maggiore accessibilità direttamente vicino alla stazione.
Il nuovo immobile nel WaltherPark di via Garibaldi a Bolzano, proprio vicino alla stazione, ospiterà uffici moderni che garantiscono una più efficiente organizzazione dell’Amministrazione provinciale. Su una superficie di circa 7.500 metri quadrati sono adesso disposti 12 uffici dell’Amministrazione provinciale: il Dipartimento Europa, Lavoro e Personale, l’Agenzia provinciale per le relazioni sindacali, la Ripartizione Innovazione, Ricerca, Università e Musei con i relativi Uffici Innovazione e Tecnologia, Ricerca scientifica, Musei e Ricerca museale. Sono già traslocati anche la Ripartizione Sviluppo economico, Artigianato e Industria, l’Ufficio Industria e Cave, l’Ufficio Commercio e Servizi ma anche l’Ufficio Lingue ufficiali e diritti civici, il Servizio esami di bi e trilinguismo e il Servizio donna. “Ora abbiamo più spazio e una qualità migliore: un ottimo risultato”, questo il bilancio che il presidente Arno Kompatscher trae con soddisfazione. Il progetto è stato reso possibile da una convenzione del 2016. La Provincia ha ceduto al Comune di Bolzano la ex sede della Camera di Commercio, che è stata poi demolita. In cambio l’Amministrazione provinciale ha ri-
cevuto a costo zero gli edifici di nuova costruzione del WaltherPark. “Si tratta di una soluzione molto vantaggiosa, perché consente di ottimizzare i vecchi immobili, di avere nuovi uffici moderni e di razionalizzare l’organizzazione interna – con un risparmio sui costi e una programmazione di più ampio respiro”, dichiara l’assessore provinciale alle Opere pubbliche, Valorizzazione del patrimonio, Libro fondiario e Catasto Christian Bianchi. Anche l’assessora provinciale al Lavoro, Europa e Personale Magdalena Amhof mostra soddisfazione: “Lavoriamo volentieri per la Provincia di Bolzano e siamo lieti di riempire di vita i nuovi spazi. Finora i nostri uffici erano dislocati in sedi diverse, adesso i servizi possono lavorare più a stretto contatto”. Con il trasloco di 171 dipendenti nel nuovo edificio verranno liberate le sedi in via Alto Adige e Raiffeisen, che in futuro potranno ospitare nuovi servizi pubblici. La Provincia potrà dunque risparmiare sui costi degli affitti e ottimizzare il proprio patrimonio immobiliare. Quest’ultimo, secondo Bianchi, diventerà più efficiente e più sostenibile. Edifici obsoleti o vuoti saranno in futuro riqualificati o riutilizzati grazie ad un fondo immobiliare. san/ee
Telefono di emergenza. Non per tutti il Natale o l’inverno sono un periodo gioioso. Proprio in queste settimane la solitudine, le preoccupazioni o i conflitti possono essere particolarmente pesanti. Chi si sente sopraffatto o non sa più cosa fare può trovare aiuto gratuito 24 ore su 24 chiamando il numero verde 800 101 800 del Servizio psicologico dell’Azienda Sanitaria.
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Un orecchio attento nei momenti difficili All’altro capo del filo, psicologi qualificati ascoltano, rassicurano e aiutano a ritrovare un equilibrio interiore. Se necessario, indirizzano verso altri servizi. Il telefono di emergenza si rivolge principalmente a persone in grave crisi psicologica e integra i servizi esistenti come l’assistenza telefonica della Caritas e Telefono Amico. san/mic
Il Servizio psicologico telefonico dell’Azienda Sanitaria offre supporto gratuito 24 ore su 24 alle persone in grave crisi psicologica.
In breve
Foto: Fabio Brucculeri
Meno emissioni, più qualità della vita
Conoscere la corretta combustione della legna è fondamentale per evitare emissioni nocive.
Riscaldare a legna in modo ecologico richiede una certa competenza. Soprattutto per gli impianti di riscaldamento a legna più piccoli, come stufe in maiolica, cucine e caminetti, il corretto funzionamento è fon-
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Vaccinatevi gratuitamente
damentale. Quest’autunno, l’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima prosegue la sua campagna di sensibilizzazione “Riscaldare con la legna... ma bene!” in collaborazione con la sezione di mestiere degli spazzacamini di Confartigianato Imprese dell’Alto Adige (lvh) e l’Agenzia per l’Energia Alto Adige - CasaClima. Grandi manifesti e spot pubblicitari negli spazi pubblici e online sensibilizzano la popolazione sull’importanza di un corretto riscaldamento a legna. Inoltre, circa 20 spazzacamini offrono consulenza in tutto l’Alto Adige sull’utilizzo corretto degli impianti di riscaldamento a legna: dalla scelta e lo stoccaggio del combustibile, al corretto riempimento della stufa e l’accensione, nonché la regolare pulizia e manutenzione dell’impianto stesso. mpi/mic Tutte le informazioni per riscaldare a legna correttamente
In questo modo, l’influenza non ha scampo. Con l’arrivo dei mesi più freddi, si diffonde l’influenza. I soggetti più a rischio sono gli anziani, le persone con malattie croniche, le donne in gravidanza e i bambini piccoli. Pertanto, i medici raccomandano vivamente la vaccinazione, soprattutto a queste categorie e alle loro famiglie. Quest’inverno, la vaccinazione antinfluenzale è di nuovo gratuita. L’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige offre a tutti sia il vaccino antinfluenzale che quello contro il Covid-19. Le vaccinazioni possono essere somministrate presso i centri vaccinali dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige, previo appuntamento telefonico tramite il Centro unico di prenotazione provinciale al numero 100 100 (prefissi 0471, 0472, 0473 o 0474), presso gli studi dei medici di base, i pediatri di libera scelta e le farmacie convenzionate. san/mic
Foto: Greta Stuefer
Foto: Matteo Rubatscher
I Centri visite dei parchi naturali riaprono in inverno
“Il vaccino antinfluenzale aiuta a proteggere le persone particolarmente vulnerabili e ad alleviare il carico sul sistema sanitario”, sottolinea Hubert Messner, assessore provinciale alla Prevenzione sanitaria e Salute
Centro visite del Parco naturale Fanes-Sennes-Braies: riapertura il 2 gennaio.
Uno sguardo sulla natura. I preparativi procedono a pieno ritmo: il 2 gennaio 2026 inizierà la stagione invernale dei Centri visite dei parchi naturali Sciliar-Catinaccio a Siusi, Puez-Odle a Funes, Fanes-Sennes-Braies a San Vigilio di Marebbe, Tre Cime a Dobbiaco e Vedrette di Ries-Aurina a Campo Tures. Oltre alle mostre permanenti interattive, i
visitatori potranno ammirare diverse mostre temporanee e partecipare ad un ricco programma di contorno. Per i bambini appassionati di natura sono anche previsti laboratori didattici. I Centri visite dei parchi naturali sono aperti dal martedì al sabato, mentre nei giorni festivi rimangono chiusi. L’ingresso è gratuito. mpi/mic
Ulteriori Info
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Sottosopra
Sei domande sul biathlon, “sparate” e provate a fare centro
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Foto: NordicFocus
Lo storico appuntamento olimpico di Anterselva (8-21 febbraio) si avvicina. Ma quanto ne sapete della disciplina sportiva del biathlon? Vi proponiamo un quiz (con le soluzioni a pagina 4). QUANTE MEDAGLIE OLIMPICHE HA VINTO DOROTHEA WIERER? A: 2 B: 3 C: 7
C: 9 Parabellum B: 22 LR A: 44 Magnum Foto: NordicFocus
WELCHES KALIBER HABEN DIE GEWEHRE IM BIATHLON?
Foto: Fabio Brucculeri
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QUANTI SONO I FORMAT DI GARA DEL BIATHLON ALLE OLIMPIADI?
A: 10 B: 4 C: 6
Il biathlon è presente nel programma olimpico a partire dai Giochi di Squaw Valley del 1960. Le competizioni femminili sono state regolamentate nel 1980 e sono state inserite nel programma olimpico dal 1992.
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Andersrum
Sechs Fragen zum Biathlon
WIE LANG IST DIE STRAFRUNDE IM BIATHLON? A: 150 Meter B: 50 Meter
B: 235 millimetri A: 115 millimetri
IN WELCHER ENTFERNUNG BEFINDEN SICH DIE ZIELE, DIE DIE BIATHLETINNEN UND BIATHLETEN TREFFEN MÜSSEN? A: 50 Meter B: 20 Meter C: 75 Meter
Der Biathlon entstand im 18. Jahrhundert in Skandinavien. Seit den Olympischen Spielen 1960 in Squaw Valley sind die Männer-Bewerbe Teil des olympischen Programms, seit 1992 auch jene der Frauen.
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QUAL È IL DIAMETRO DEL BERSAGLIO NEL TIRO A TERRA DEL BIATHLON?
Foto: Fabio Brucculeri
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C: 45 millimetri
C: 2 Kilometer
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Foto: NordicFocus
In wenigen Wochen starten die Biathlon-Bewerbe der Olympischen Winterspiele 2026 in Antholz (8.-21. Februar). Testen Sie Ihr Wissen und versuchen Sie, bei unserem Biathlon-Quiz ins Schwarze zu treffen (Lösungen auf Seite 4).