La rivista della Provincia autonoma di Bolzano
La revista dla Provinzia autonoma de Bulsan

Numero speciale sui Musei provinciali
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Numero speciale sui Musei provinciali
La Heimat tra tradizione e rappresentazione




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THE.NEXT. In questo quarto numero speciale della nostra rivista, dedicata ai Musei provinciali dell’Alto Adige, ci occuperemo, tra le altre cose, del tema della Heimat.
I musei non sono solo luoghi in cui si (ri)costruiscono momenti di storia impressi nella memoria collettiva, bensì mediatori tra identità individuale e collettiva. Quale responsabilità hanno quindi i nostri musei all’interno del confronto sociale su identità, appartenenza e cambiamento? E quali sono i loro limiti? Queste domande saranno anche al centro di un confronto diretto con le colleghe e i colleghi di Salisburgo a maggio.
In questo numero offriamo nuovamente un’ampia panoramica sul 2026 in ottica museale. Al centro dell’attenzione ci sono come sempre le persone e l’esperienza vissuta nei musei, le collaboratrici e i collaboratori dei Musei provinciali ci parlano dei campi di attività e dei temi di ricerca che li riguardano, le segnalazioni di eventi e offerte permettono di farsi un’idea delle attività e dei programmi dell’anno in corso.
Vi auguro una piacevole lettura e vi aspetto nei nostri musei!



Fondato nel 1976, il Museo provinciale degli usi e costumi di Teodone ha aperto le porte al pubblico nel 1980. È stato il primo Museo provinciale dell’Alto Adige progettato e realizzato come museo all’aperto. La stagione museale 2026 sarà interamente dedicata al suo 50° anniversario. bsto
Editrice:
Provincia Autonoma di Bolzano, luogo: Bolzano. Registrazione presso il Tribunale di Bolzano n. 32/1991
Direttrice responsabile:
Margit Piok (pio)
Coordinamento:
Verena Girardi (vg)
Redazione:
Alexandra Perugini (ap)
Angelika Fleckinger (af)
Armin Torggler (at)
Barbara Stocker (bsto)
Bianca Zerobin (bz)
Brigitte Strauß (bs)
David Gruber (dg)
Elisabetta Maistri (em)
Elisabeth Vallazza (ev)
Francesca Brunet (fb)
Giovanni Mischí (kw)
Herwig Prinoth (hp)
Katharina Hersel (kh)
Katharina Weiss (kw)
Patrick Moser (pm)
Patrizia Gottardi (pg)
Sabine Schwienbacher (ss)
Siglinde Clementi (sc)
Stephanie von Gelmini (svg)
Valentina Campesi (vc)
Verena Girardi (vg)
Foto di copertina:
Philipp Putzer, www.farbfabrik.com
Progettazione grafica: succus.
Stampa:
Esperia Srl
Tiratura: 30.700 copie
Contatti e abbonamenti:
Agenzia di stampa e comunicazione della Provincia, piazza Silvius Magnago 1, 39100 Bolzano (BZ), tel. 0471 412213, asp@provincia.bz.it www.rivista.provincia.bz.it
L’utilizzo di testi e immagini di nëus non a scopo di lucro è possibile d’intesa con la redazione. ISSN 2974-8143
facebook.com/ProvinciaBolzano/ instagram.com/provincia.bolzano/
“History on Tour” è un ciclo di conferenze di storia regionale organizzato dal Centro di Storia regionale di Bressanone, rivolto alle associazioni educative, culturali e storiche nonché alle scuole superiori dell’Alto Adige. I ricercatori e le ricercatrici del Centro del Centro attingono dai propri progetti di ricerca e trasmettono le proprie conoscenze ad un vasto pubblico all’insegna del motto “La Storia per tutti”.

History on Tour: la Storia a portata di tutti.
Bolzano
Museo di Scienze Naturali
Quest’anno il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige amplia il suo programma estivo con la settimana speciale dedicata a ragazze e ragazzi delle scuole medie. La formula già collaudata – cinque giorni al museo - si arricchisce con la possibilità di ingresso flessibile dalle ore 7.45 alle 8.15 e la gita di un’intera giornata in un Parco naturale. Le attività saranno coinvolgenti e interattive e comprenderanno la scoperta dietro le quinte degli acquari e del formicaio, laboratori scientifici, orienteering (corsa di orientamento) in città e visita al Planetarium a San Valentino in Campo, per offrire un’esperienza immersiva che unisce educazione scientifica e contatto diretto con la natura. ap
Alle conferenze sul percorso delle donne verso la modernità e sulla vita carceraria in Tirolo nel XIX e XX secolo, si aggiungono ora altre sei conferenze: sugli ordini di genere nella società, sul “vagabondaggio” in Tirolo e alle frontiere tirolesi tra il XIX e il XX secolo, sul progetto “Donne nell’odonomastica”, sulle “Opzioni” e il trasferimento di donne, uomini, bambine e bambini con disabilità fisiche e mentali dall’Alto Adige nel periodo 1939-1945, sulla cultura della memoria in Alto Adige dopo il 1945 e sulla storia della regione alpino-adriatica dalla Seconda Guerra mondiale ai giorni nostri. sc
Ulteriori informazioni e il programma
… tonnellate di oro della Banca d′Italia nascoste nel Forte di Fortezza. Il 16 dicembre 1943, in una galleria scavata nella roccia, furono nascoste 127,5 tonnellate d’oro in lingotti e monete, per un valore attuale di oltre 4 miliardi di euro. Prima della capitolazione del 3 maggio 1945 la Wehrmacht ne portò via 102,5 tonnellate: due tranches finirono alla Reichsbank di Berlino, una alle banche svizzere. Le restanti 25 tonnellate furono sequestrate dalle truppe americane e portate a Roma. Altre scorte furono scoperte in Turingia e nel 1945 fu sequestrato anche l’oro sottratto da Ribbentrop. vg
Foto: Touriseum

Il momento della storica donazione: da sinistra il direttore Leo Andergassen, Jutta Heugl e la reponsabile di progetto Karin Maringgele.
Nel 2025 Jutta Heugl, nipote del pioniere del turismo altoatesino Theodor Christomannos, ha donato al Touriseum di Merano il lascito
Tirolo | Castel Tirolo del nonno comprendente appunti, documenti di famiglia, fotografie, articoli di giornale e oggetti personali. Questa preziosa donazione ha fornito l’impulso decisivo per dare forma ad un progetto a lungo vagheggiato e per far conoscere in modo approfondito la vita e le opere di una delle personalità più importanti della storia del turismo alpino a cavallo del XX secolo.
Nell’ambito del progetto “Theodor Christomannos – Una ricerca delle fonti” è stata avviata la ricerca sistematica negli archivi di Merano, Bolzano, Innsbruck, Monaco e Vienna, al fine di esaminare criticamente il ruolo di Christomannos come promotore turistico dell’Alto Adige nonché la sua attività politica, economica e sociale. L’obiettivo del progetto è quello di elaborare una biografia scientificamente fondata e di rendere accessibile il lascito alla collettività kw
San Cassiano | Museum Ladin Ursus ladinicus
Foto: Vito Zingerle

La Grotta delle Conturines è considerata la grotta più alta del mondo contenente resti di orsi delle caverne
La Grotta delle Conturines, situata a circa 2800 metri di altitudine, è considerata la grotta più alta del mondo a contenere resti dell’orso delle caverne. Nella sua parte più interna, una colata di concrezione calcarea (sinter) profonda quasi quattro metri ricopre il suolo. Si tratta di una dura crosta calcarea che si deposita sul pavimento della grotta nel corso di lunghissimi periodi
di tempo attraverso lo sgocciolamento di acqua ricca di minerali. Per molto tempo l’esatta età di questi depositi è rimasta sconosciuta.
Il team guidato da Christoph Spötl e Gabriella Koltai dell’Università di Innsbruck, insieme ad alcuni colleghe e colleghi cinesi, è ora riuscito a datare questi strati. Lo strato di concrezione più antico e profondo risale a quasi sei milioni di anni fa, mentre quello più recente e superficiale (superiore, più in alto) a circa 1,8 milioni di anni. Di conseguenza, questa grotta ha più di sei milioni di anni ed è quindi, a oggi, la grotta più antica mai datata in tutto l’arco alpino. Questi risultati forniscono nuove basi scientifiche che verranno integrate nei futuri allestimenti del Museum Ladin Ursus ladinicus a San Cassiano. hp
A inizio 2026 è stato pubblicato il nono numero dei Quaderni di Castel Tirolo intitolato “La scultura di San Pancrazio dalla cappella di Castel Tirolo”. Lo spunto è arrivato in occasione del convegno sull’altare dell’antico maniero organizzato nell’aprile del 2022 in collaborazione con il Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum. La scultura – una donazione ducale del 1370 –intendeva testimoniare la nuova signoria degli Asburgo orientata alla rappresentazione. Oltre ai risultati delle analisi di tecnologia artistica, che hanno studiato la struttura in legno, i segni degli utensili, le applicazioni in pelle, il rivestimento in tessuto, la preparazione e i rivestimenti metallici, nonché gli aspetti relativi alla colorazione e alla tecnica artistica della figura, per la prima volta vengono anche illustrati nel dettaglio il ruolo storico-culturale e la rappresentazione iconografica del santo. La pubblicazione è disponibile nel negozio del museo. ss

Forte di Fortezza | Da metà giugno a novembre
Da metà giugno a novembre il Forte di Fortezza ospita la seconda edizione della biennale FORT, intitolata “Reclaiming Collective”. Eretto in una zona di confine lungo un importante asse di transito alpino, il forte costituisce il punto di partenza sia spaziale che concettuale della mostra, imperniata sul filo conduttore “Zusammen-kommen | In-contrarsi | Coming-together”.
L’incontro, lo scambio interattivo e la coesione diventano così il fulcro di un contesto caratterizzato da migrazione, multilinguismo ed esperienze di confine, nel quale l’arte contemporanea

innesca un articolato dialogo con la storia e l’architettura locali. La mostra propone opere di artiste e artisti provenienti dal contesto regionale e internazionale, alcune delle quali sono state adattate al luogo che le ospita.
La Biennale è ideata e realizzata dal team curatoriale composto da Andrea Lerda, Hannes Egger e Veronika Vascotto. Andrea Lerda, eletto curatore dell’anno 2025 da Artribune, è anche direttore artistico della Trienala Ladina al Museum Ladin 2026. ee
Il concetto di Heimat può essere legato ad uno spazio geografico - un paese, un paesaggio, un’abitazione - ma perlopiù è connesso a esperienze, ricordi e relazioni. Nelle zone rurali i “magazzini della memoria” sono i numerosi archivi presenti nei masi, ricchi di documenti di vario genere: atti, lettere, fotografie, diari e altre testimonianze che offrono uno spaccato della vita quotidiana, del lavoro, dei beni e dell’amministrazione, ma anche dei pensieri e delle esperienze personali.
Teodone | Museo provinciale degli usi e costumi
Una delle domande che spesso vengono poste è: qual è il percorso che compie un oggetto quando entra in un museo? Chi lavora in un museo non ha difficoltà a rispondere: viene annotato nel registro delle entrate e gli viene assegnato un numero, dopodiché si procede all’inventariazione. Il Museo provinciale degli usi e costumi ha iniziato a registrare gli
oggetti fin dall’inizio della sua attività di raccolta nel 1976, cosa affatto scontata all’epoca. Agli oggetti non viene assegnato solo un numero, ma anche una lettera a seconda della categoria. Il primo oggetto con la lettera C, che indica i materiali in vetro o ceramica, è stato questa brocca, prodotta nella fabbrica di ceramiche Malfertheiner a Brunico. bsto

Il libro “Bäuerliche Archive in Tirol. Perspektiven der Dokumentation, Erforschung und Erhaltung” (pubblicazioni dell’Archivio Provinciale dell’Alto Adige, vol. 54), curato da Andreas Oberhofer (Archivio della Città di Brunico) e Brigitte Strauß (Museo provinciale degli usi e costumi), mostra come collezioni di questo genere offrano molte possibilità di analisi e forniscano, tra l’altro, informazioni sul rapporto tra le persone e la loro terra natia. bs

Foto: Archivio Museo provinciale degli usi e costumi
Questa brocca è stato il primo oggetto esposto al Museo provinciale degli usi e costumi
Bolzano | Museo Archeologico dell’Alto Adige
L’intelligenza artificiale diventa un nuovo canale di dialogo tra museo e visitatrici e visitatori. Al Museo Archeologico dell’Alto Adige è attivo un assistente digitale basato sull’IA disponibile 24 ore su 24 sul sito www. iceman.it, che fornisce informazioni su orari, biglietti e prenotazioni.
Tra settembre 2025 e gennaio 2026 sono state avviate 15.827 chat, per un totale di 419.851 messaggi: un dato che conferma l’uso intenso di questa tecnologia anche per prepararsi alla visita e approfondire la storia di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio. Le do -

A lungo nascosti sotto gli strati della storia, gli affreschi sono stati riportati alla luce in occasione del restauro
mande spaziano dalla vita quotidiana ai reperti rinvenuti e alle ipotesi sulle cause della morte, rendendo la chat un primo punto di accesso ai contenuti archeologici del museo.
Basato su ChatGPT, l’assistente fornisce risposte verificate e aggiornate. Oltre a offrire informazioni chiare e personalizzate, ottimizza il lavoro del personale, gestendo le richieste più semplici e liberando tempo per attività di approfondimento e accoglienza. pg

L′assistente digitale di Ötzi fornisce informazioni su orari, biglietti e prenotazioni.
Bolzano | Museo Eccel Kreuzer
Tra l’estate del 2024 e l’autunno del 2025 il Museo Eccel Kreuzer di Bolzano è stato oggetto di un ampio restauro. I lavori hanno rappresentato una grande sfida a causa della vetustà dell'edificio, il cui nucleo romanico più antico risale al XIII secolo. Allo stesso tempo, però, si sono rivelati assai importanti in quanto hanno riportato alla luce segreti rimasti a lungo nascosti sotto gli strati della storia: sul bovindo sotto i Portici sono stati riscoperti e restaurati gli stemmi di diverse famiglie, che ora quindi possono essere ammirati da chi passeggia sotto le storiche arcate. Mani esperte si sono inoltre dedicate all’affresco nel cortile interno, già portato alla luce negli anni ’50 e raffigurante la Madonna con Gesù Bambino, San Floriano e Santa Caterina, che necessitava di un delicato restauro. Infine, frammenti di affreschi riportati alla luce in vari punti hanno dimostrato che l’edificio, oggi caratterizzato da pareti bianche, in passato doveva essere stato una vera e propria esplosione di colori ed elementi decorativi. em
Fortezza | Forte
In quanto sito pilota del progetto Interreg “Places”, il Forte di Fortezza è oggetto di lavori per ridurre le barriere architettoniche presenti al suo interno. Una striscia-guida offrirà un percorso più sicuro alle persone in sedia a rotelle, con passeggini o a mobilità ridotta. Pannelli informativi di nuova concezione contribuiscono inoltre a delineare un percorso chiaro all’interno del forte. Al contempo, la cooperativa sociale Independent L. sta elaborando un piano PEBA per l’identificazione delle
barriere architettoniche. Nella cappella della fortezza, accessibile tramite una rampa rimovibile, due “sound shower” offrono, in collaborazione con Machineria, un’esperienza sonora 3D della durata di circa sei minuti. L’installazione è di facile utilizzo e consente un accesso acustico ai principali contenuti storici. “Places” concepisce il patrimonio culturale come un processo di creazione di significato e permette a chi visita il Forte di entrare in relazione con il sito. pm

Al Forte di Fortezza
le barriere architettoniche.


Con la pubblicazione “Anni ruggenti. Turismo in Alto Adige 1961-1983”, il Touriseum di Merano conclude un progetto di ricerca che interviene nell’attualissimo dibattito sull’overtourism. In questa intervista gli autori del libro Patrick Rina e Paul Rösch approfondiscono il ruolo dei musei nell’affrontare tematiche sociali e le ripercussioni del turismo di massa in Alto Adige in particolare sull’identità, sul paesaggio e sull’immagine della Heimat.
Negli anni ‘70 l′Alto Adige veniva presentato a chi veniva da fuori come una sorta di terra idilliaca, con immagini tradizionali di montagne, frutteti, masi e costumi tipici. In questa foto alcune bambine “indigene” in costume tipico: gli opuscoli e i manifesti trasmettevano un′immagine dell′Alto Adige fortemente improntata alla tradizione.
In che misura un museo può o deve confrontarsi con tematiche sociali attuali?
Paul Rösch: I musei, in quanto “monumenti del pensiero”, sono tenuti a rimanere in costante movimento, portare alla ribalta tematiche attuali, affrontare le sfide socio-politiche alla luce del passato e metterle in discussione. Il turismo, ad esempio, è una sorta di sismografo, che reagisce in modo estremamente sensibile alle influenze sociali, economiche e politiche. Il Museo provinciale del turismo Touriseum ha pertanto il compito di ripercorrere la storia delle origini del turismo e di presentarne i risultati al pubblico sotto forma di mostre, convegni, conferenze, pubblicazioni e attraverso la collezione di oggetti.
“I musei devono essere luoghi di dialogo permanente”, afferma l’artista Joseph Beuys. Io aggiungo che musei e matrimoni hanno qualcosa in comune: nella vita di coppia, infatti, è importante mettersi costantemente in discussione, ridefinirsi, lavorare sulla relazione, introdurre sempre qualcosa di nuovo e imparare continuamente a mantenere viva la fiammella dell’amore. Egualmente, chi gestisce i musei deve essere in grado di amare le persone e la società, non cedere alla tentazione del “feticismo” e dare il proprio contributo per un mondo migliore.
“Il marchio e l’immagine che una destinazione turistica vuole dare di sé si adattano agli interessi dei potenziali ospiti”.
Patrick Rina autore di libri, giornalista freelance e guida turistica
Da contadino ad albergatore: come si è evoluto il turismo altoatesino negli ultimi 50 anni, ovvero dall’inizio del turismo di massa?
Patrick Rina: Il “Wirtschaftswunder” tedesco e austriaco degli anni ’50 e il “miracolo economico” dell’Italia degli anni ’60 originarono in Alto Adige –storica regione di confine tra l’area culturale ed economica germanofona e quella italiana – un vero e proprio “boom”. Se nel 1960 in Alto Adige si contavano 3,7 milioni di pernottamenti, nel 1980 erano già diventati 20 milioni, con la crescita maggiore registrata negli anni ’70. Nel 2025 a sud del Brennero sono stati contabilizzati 38 milioni di pernottamenti.
I primi ospiti a venire in vacanza in Alto Adige al termine della Seconda Guerra mondiale provenivano dall’alta società italiana, che soggiornava principalmente negli hotel delle zone turistiche storiche, ovvero a Merano e in Val Gardena. Anche per i tedeschi occidentali la crescita economica innescò la “febbre del viaggio”: dopo gli orrori della guerra sentivano il forte bisogno di natura e di bellezza, di un “mondo perfetto” e anche di un’atmosfera familiare. I numerosi film degli anni ’50 e ’60 ambientati in Alto Adige rafforzarono queste necessità e così nelle valli dell’Alto Adige spuntarono come funghi le pensioni con colazione:
i contadini si stavano trasformando in albergatori. I prezzi erano accessibili e inoltre i tedeschi potevano contare sulla forza del marco tedesco nei confronti della lira. A bordo delle loro macchine nuove, i tedeschi dell’ovest arrivavano in posti dove fino ad allora non si erano quasi mai visti “forestieri”.
In che misura il turismo di massa ha modificato la vita quotidiana della popolazione locale, il paesaggio e l’habitat dell’Alto Adige?
Paul Rösch: L’avvento del turismo moderno, a partire dagli anni ’60, in brevissimo tempo ha generato un forte impulso di modernizzazione e un processo di globalizzazione: gli stili di vita, le tradizioni e i valori consolidati nel tempo cominciarono a vacillare a causa del confronto con un mondo diverso, per certi versi “nuovo”. A questo si aggiunsero le nuove e improvvise possibilità finanziarie, che permisero di ristrutturare le vecchie case, costruirne di nuove e mettere i bagni nelle camere. Al posto dei letamai, ora si poteva ammirare l’acqua azzurra delle piscine. In molti comuni rurali, l’immagine tipicamente contadina lasciò il posto a un paesaggio turistico. In soli due decenni – ossia dal 1960 al 1980 – sorsero oltre 400 impianti sciistici. La costruzione di impianti di risalita e piste da sci fu accompagnata da effetti collaterali: in seguito all’intensificazione degli interventi, le aree disboscate,
L’evoluzione della pubblicità del Törggelen: un tempo le castagne erano accompagnate da boccali in terracotta, oggi da calici di vino.


livellate e riempite divennero sempre più soggette all’erosione, causando l’insorgere di forti critiche contro la distruzione dell’equilibrio ecologico della natura alpina.
Quanto può essere credibile una Heimat che si presenta come marchio turistico?
Patrick Rina: Il marchio e l’immagine che una destinazione turistica vuole dare di sé si adattano agli interessi dei potenziali ospiti. Durante gli “anni ruggenti”, i responsabili del turismo locale cercarono di trasmettere un’atmosfera tipicamente sudtirolese che corrispondesse principalmente alla concezione di Heimat degli ospiti provenienti dalla Germania Ovest. Inizialmente nelle cartoline e negli opuscoli figurano cime innevate, frutteti in fiore, rustici masi, maestosi crocifissi, allegre bande musicali e “indigeni” in costume tradizionale. A partire dagli anni ’70 invece, la pubblicità mostra il nuovo spirito del tempo, con piscine, funivie e discoteche che diventano testimonial turistici.
L’Alto Adige decide di scrollarsi di dosso l’immagine bucolica e romantica e si presenta come destinazione per l’ospite in cerca di esperienze: dirndl e dolce vita, affascinanti maestri di sci e ammiccanti sirenette simboleggiano una nuova dimensione esperienziale. Per vendere efficacemente il territo -
rio altoatesino, i pubblicitari creano due slogan: “Fließend Deutsch und Warmwasser” (ital. tedesco fluente e acqua clada) – alludendo sia all’appartenenza all’area di lingua tedesca sia ai moderni standard igienici – e “Dai del tu all’Alto Adige”, un compiacente invito all’avvicinamento tra ospiti e padroni di casa.
La rappresentazione della Heimat è uno strumento necessario nella competizione turistica?
Paul Rösch: Dopo la Seconda guerra mondiale, il marketing turistico attinse a piene mani all’immagine tradizionale del Tirolo: fede, costumi e territorio idilliaco. La realtà era però ben diversa: la vita quotidiana era infatti dominata dalle preoccupazioni per il futuro politico dell’Alto Adige e dalla ricerca di un punto di riferimento. L’attaccamento alle tradizioni offriva sostegno e speranza; nacquero nuove associazioni e si rivitalizzarono i vecchi valori.
Tradizione e pubblicità mettevano in scena la Heimat: concerti in piazza, sfilate in costume e serate folcloristiche divennero abituali, anche se talvolta con l’obiettivo di soddisfare le aspettative degli ospiti. L’artigianato artistico era un sinonimo identitario ma al tempo stesso souvenir, cosicché nei salotti dei turisti e della gente del posto spesso si potevano trovare gli stessi
prodotti. Ciò che era iniziato come messa in scena, gradualmente divenne parte della realtà: la rappresentazione della Heimat fu in molti casi interiorizzata a tal punto da essere percepita addirittura come immagine di sé, alla quale si aggiungeva il feedback positivo dei turisti: gli “ospiti” infatti andavano pazzi per l’Alto Adige e la sua gente, con il risultato di aumentare la fragile autostima dei sudtirolesi di lingua tedesca e ladina e, anzi, dare vita alla buona dose di presunzione e alla convinzione di essere l’ombelico del mondo.
“La
rappresentazione della Heimat fu in molti casi interiorizzata a tal punto da essere percepita addirittura come immagine di sé”.
Paul Rösch
etnologo, ex direttore del Touriseum ed ex sindaco di Merano

Günther Kaufmann e Andreas Putzer, curatori della mostra temporanea “UNDER PROPAGANDA – Archeologia tra guerra e pace”, parlano del passato fascista e nazista dell’archeologia in Alto Adige.
Perché vi sta a cuore questo tema?
Perché in Alto Adige per decenni l’archeologia è stata strumentalizzata per legittimare rivendicazioni politiche. Per noi era importante dimostrare che la scienza non vive al di fuori del proprio tempo. Proprio in Alto Adige ci sono stati scontri di ideologie, con conseguenze durature per la ricerca, l’analisi e la cultura della memoria.
Come siete riusciti a rendere comprensibile questo difficile capitolo?
Abbiamo volutamente scelto tre filoni informativi: l’evoluzione storica, gli attori coinvolti e i reperti archeologici concreti. Il tutto è completato da una grafica fresca e carica di simbolismo e da metodi di comunicazione moderni. In questo modo le visitatrici e i visitatori possono stabilire autonomamente dei collegamenti senza sentirsi sopraffatti.
Cosa rimane a chi visita la mostra, soprattutto in relazione al tema della Heimat ?
La consapevolezza che la Heimat non è un concetto statico ma conteso, anche nella scienza. La nostra mostra non vuole solo mostrare reperti intriganti, ma anche sensibilizzare: sull’abuso della ricerca, sull’appropriazione ideologica e politica e sulla responsabilità della scienza nel nostro tempo. kh
Il concetto di Heimat è fortemente carico di significati culturali, emotivi e politici, e viene utilizzato in modo sempre più strategico sia in Alto Adige sia a Salisburgo come rifugio, area di proiezione o marchio pubblicitario. Ma la Heimat non è un concetto ovvio, in quanto è caratterizzato da confini, rapporti di potere ed esclusioni. Nella regione alpina si intrecciano diversi mondi di esperienze: in Alto Adige sono il plurilinguismo, i diritti delle minoranze e la storia dei confini a determinare il senso di appartenenza, mentre a Salisburgo il turismo, la cultura delle feste e gli stili di vita rurali e urbani formano un quadro complesso.
La Heimat sembra insomma essere una narrazione contesa, che viene costantemente rinegoziata tra romanticizzazione e demarcazione. Tutto questo genera domande centrali sul ruolo dei musei e del lavoro culturale nel rapporto con l’identità, con le immagini populistiche della Heimat e con il cambiamento sociale.
La Heimat sarà al centro del convegno museale “Heimat zwischen Identität, Politik und Tourismusdruck” (Heimat tra identità, politica e pressione turistica), che si terrà nell’ambito di kultur.raum Alto Adige-Salisburgo 2026 il 29 maggio dalle 9 alle 13 presso la Waltherhaus a Bolzano. af
Bolzano | Waltherhaus 29.05.2026
Ore 09:00 - 13:00
Relatrici/relatore:
Elisabeth Vallazza, direttrice del Museo Archeologico
Peter Heel, direttore del Museo HinterPasseier
Monika Brunner-Gaurek, Responsabile dei musei regionali del Land Salzburg
Martin Hochleitner, direttore del Salzburg Museum
Informazioni e iscrizioni

Nell’ impero austriaco ciò che stabiliva se una persona fosse “autoctona” o “straniera”, prima ancora della cittadinanza, era anzitutto lo “Heimatrecht”, ossia il nesso giuridico che legava un individuo ad un comune. Secondo una legge del 1863, in parte riformata nel 1896, esso
si otteneva in linea ereditaria, con il matrimonio (nel caso delle donne), o per ragioni di impiego pubblico, ma in casi speciali poteva essere assegnato d’ufficio. L’Heimatrecht sanciva insomma chi fosse o meno appartenente ad una comunità, e consentiva di accedere ad
Ripercorrendo la storia della migrazione nel settore minerario, il Museo provinciale miniere si è imbattuto in tracce sorprendenti. La migrazione lavorativa è sempre stata parte integrante del settore minerario, anche in
Alto Adige: già molto prima dell’industrializzazione infatti, specialisti, tecnici ed esperti amministrativi si muovevano tra i bacini minerari europei per varie ragioni: migliori opportunità di guadagno, libertà di religione o

Dopo la Seconda guerra mondiale, il marketing turistico attinse a piene mani all’immagine tradizionale del Tirolo: fede, costumi e territorio idilliaco.
una serie di diritti: ad esempio, erano i comuni a doversi far carico dei poveri che avessero lo Heimatrecht nel loro territorio. Esserne privi, trovarsi quindi in uno stato di Heimatlosigkeit (in cui spesso versavano le persone senza fissa dimora e mezzi di sussistenza stabili) significava dover affrontare molte difficoltà pratiche, che aggravavano ulteriormente le condizioni materiali di chi era costretto a vivere ai margini della società. fb
ordini dei superiori. I minatori tirolesi erano richiesti in tutto il mondo, dalla Russia alla Scozia fino al Sudamerica. Nel museo si analizzano le fonti storiche, mentre nomi, percorsi e destinazioni confluiscono in una banca dati. Le tracce saltano fuori dalle liste spagnole dei passeggeri all’epoca del Nuovo Mondo, dai registri dei protestanti tirolesi o dai resoconti degli inviati di Mosca che intorno al 1470 arrivavano fino a Vipiteno per reclutare manodopera specializzata. Dietro tutti questi dati si celano altrettante storie toccanti, di persone rimaste lontane dalla terra natia solo per pochi anni, alcune per decenni e molte altre che non vi fecero mai ritorno. at
Le rotte migratorie degli abitanti delle zone montane del Tirolo tra il 1100 e il 1780.

Come si viveva 5.000 anni fa in un mondo senza elettricità, strade e supermercati? La risposta è stata data lo scorso autunno in occasione di un workshop all’aperto nei dintorni di Laces, che ha anche stabilito un collegamento tra l’esperienza nella natura e uno dei personaggi più famosi del Neolitico europeo: Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio.
◀ Durante la giornata all’aperto, l’esperto di sopravvivenza Philipp Schraut mostra come i coevi di Ötzi riuscissero a sopravvivere: controllando la qualità dell’acqua, accendendo il fuoco con la pietra focaia, cacciando e sfruttando ogni risorsa.
“Immaginiamo di tornare indietro di 5.000 anni. Non ci sono strade, non ci sono macchine. Solo boschi, fiumi e conoscenze”.
Philipp Schraut esperto di sopravvivenza e di preistoria
Che la Val Venosta e la Val Martello fossero già abitate nell’Età del Rame, è dimostrato da numerosi reperti archeologici. Probabilmente anche Ötzi passò da queste parti, e magari più di una volta, visto che l’uomo ritrovato sul Giogo di Tisa era spesso in viaggio. E proprio da questo luogo entrato nella storia è iniziato il racconto dell’esperto di sopravvivenza e dell’Età della Pietra Philipp Schraut, che un giorno nell’autunno 2025 ha accompagnato un piccolo gruppo di persone curiose, appassionate di archeologia e amanti della natura. Con le riproduzioni di utensili preistorici nello zaino, li ha invitati a fare un viaggio nel tempo: “Immaginiamo di tornare indietro di 5.000 anni. Non ci sono strade, non ci sono macchine. Solo boschi, fiumi e conoscenze”.
Come per incanto, tutto ciò che ad occhi inesperti appare come un bosco qualsiasi, grazie ad una guida esperta si rivela una dispensa fornita di ogni ben di Dio. Piante, funghi, legname: ogni cosa ha un potenziale, ed è questa prospettiva a combinare la pratica della sopravvivenza con l’archeotecnica. Schraut lavora costantemente sulla base di reperti e materiali archeologici, come quelli noti dai contesti neolitici e dall’equipaggiamento di Ötzi. Grazie ad anni di sperimentazione sul campo, ha acquisito quella conoscenza dei materiali indispensabile per comprendere veramente gli oggetti preistorici.
Prima regola di sopravvivenza: l’acqua. Davanti ad un ruscello, Schraut mostra come alcune larve di insetti fungano da bioindicatori per rivelare la presenza di acqua pulita. Ma la conoscenza implica anche cautela: a poche centinaia di metri di distanza si trova un allevamento ittico. Ergo, bisogna comportarsi come nell’Età della Pietra: osservare, valutare, assicurarsi e, nel dubbio, bollire l’acqua.
Senza fuoco non si mangia: utilizzando sapientemente pietra focaia, pirite e esca – materiali ritrovati anche tra i reperti di Ötzi – si generano scintille e poi delle braci, dalle quali, con pazienza, nasce una fiamma. Nell’Età del Rame il fuoco era allo stesso tempo un’assicurazione sulla vita e un punto di riferimento sociale. Ötzi trasportava le braci in recipienti di corteccia di betulla: un metodo ingegnoso che gli permetteva di ottenere più rapidamente un fuoco, piuttosto che dover penare per riaccenderlo.
Le esercitazioni di tiro con l’arco lungo dimostrano quanto fosse complessa, ma al tempo stesso precisa ed efficace, l’attrezzatura venatoria di Ötzi. Con la giusta pratica è possibile colpire anche bersagli in movimento da grandi distanze, a condizione che si possiedano pazienza, capacità di avvicinarsi furtivamente e mano ferma. E poiché tutto questo richiederebbe ben più di un giorno di pratica (nonché il rispetto della vigente legge sulla caccia), Schraut porta con sé per praticità la carcassa di un animale

Tutto ciò che ad occhi inesperti appare come un bosco qualsiasi, grazie ad una guida esperta si rivela una dispensa fornita di ogni ben di Dio.
Ad autunno 2026 il Museo Archeologico dell’Alto Adige e Philipp Schraut propongono una nuova edizione della giornata all’aperto, questa volta nella parte orientale della provincia, nei pressi di Perca.
Relatore: Philipp Schraut, guida naturalistica e paesaggistica, esperto di sopravvivenza e dell’Età della pietra
Destinatari/e?
Tutte le persone interessate dai 16 anni in su (max. 15 persone)
Periodo di svolgimento
Sabato 19 settembre 2026, dalle ore 9 alle 16.30 circa
Luogo di svolgimento
Nei dintorni di Perca
Costo 35 €
selvatico abbattuto. Anche durante la sezionatura della coscia da parte di alcune persone coraggiose, gli utensili in selce si dimostrano sorprendentemente efficienti e permettono di capire perché il pugnale e le lame in selce di Ötzi presentano proprio queste forme e questi materiali.
Il momento culinario della giornata ha mostrato come ogni parte dell’animale venisse sfruttata. La carne, sia fresca che essiccata, fungeva da nutrimento; i tendini venivano intrecciati per ricavarne corde, e le ossa trasformate in utensili. Anche l’equipaggiamento di Ötzi testimonia questa profonda conoscenza dei materiali: dall’ascia di rame all’arco con le frecce passando per gli indumenti realizzati con pellicce, cuoio ed erba. Le sue calzature isolanti, il mantello
di pelliccia e il berretto di pelle d’orso erano perfettamente adatti all’alta montagna e fungevano da protezione e da status symbol allo stesso tempo.
Alla fine della giornata, le partecipanti e i partecipanti consumano tutti insieme un gustoso pasto preparato con le proprie mani. L’esperienza funziona… L’archeotecnica rende la storia tangibile, nel vero senso della parola. Dimostra come i reperti museali non siano mute testimonianze, ma il risultato di conoscenza, esperienza e creatività. E trasmette una nuova comprensione di Ötzi e della sua epoca, oltre alla consapevolezza che la natura offre tutto ciò che serve per sopravvivere. A patto di imparare a leggerla.
Iscrizione entro il 15 settembre 2026 ai numeri 0471 320112 - 0471 320145 (orario d’ufficio lu-gio ore 9-16, ven ore 9-12) oppure a office@iceman.it
Lingua: Ogni partecipante utilizzerà la propria lingua.
Maggiori dettagli saranno comunicati dopo l’iscrizione.
Materiale da portare: abbigliamento impermeabile resistente allo sporco, scarpe da trekking, stoviglie infrangibili, cucchiaio, borraccia, protezione solare e/o dalla pioggia.
Lo scorso anno le sale storiche del Touriseum di Merano hanno ospitato una missione speciale: per due giorni si sono trasformate in una Escape Room. L’obiettivo era trovare il diario scomparso dell’imperatrice Elisabetta, mentre fuori il livello dell’acqua del rio Naif continuava a salire inarrestabile. Per portare a termine con successo questo compito, erano necessari lavoro di squadra, creatività e sangue freddo. C’erano solo 30 minuti per decifrare gli indizi, scoprire i collegamenti nascosti e recuperare in tempo il prezioso diario. Trascorso questo tempo, sarebbe partito il treno che avrebbe portato Sissi in salvo. Le sale storiche del Castello di Trauttmansdorff sono diventate parte integrante del gioco, offrendo nuove e sorprendenti prospettive sulla storia e sugli spazi. L’esperienza misteriosa continua anche quest’anno. kw

Il 9 maggio alle ore 11 chiunque potrà scoprire il Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martin de Tor / San Martino in Badia in un modo davvero speciale, respirando a pieni polmoni l’autentica tradizione locale: durante una visita guidata attraverso le sale storiche, Irma Trebo, ex castellana, racconterà le proprie esperienze personali, parlerà della sua vita quotidiana nel maniero, condividerà ricordi di famiglia e momenti significativi e narrerà storie della tradizione orale che non si trovano in nessun libro di storia. Durante la visita guidata
illustrerà l’uso che in passato veniva fatto delle singole stanze e spiegherà come si svolgeva la vita quotidiana nel castello. Saloni, spazi di lavoro e luoghi familiari sveleranno nuove prospettive sulla vita dietro le mura.
La visita guidata coniuga fatti storici a ricordi personali e permette di scoprire cosa si cela dietro le mura di Ciastel de Tor. Il passato rivive, diventa quasi tangibile, e l’antico maniero si trasforma in luogo di memoria, identità e Heimat vissuta. gm
San Martino in Badia Ciastel de Tor 09.05.2026 | ore 11.00
Prenotazione non necessaria
Intervista: Verena Girardi Foto: Museo Archeologico dell’Alto Adige/ Manuela Tessaro

Edda Guareschi è la nuova curatrice di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio. Nell’intervista parla delle possibili nuove scoperte nella ricerca sulla mummia, del modo migliore per conservarla e di come i musei dovrebbero trattare i resti umani.
Lei ha una formazione universitaria in antropologia forense. Può citarci alcuni scheletri o mummie particolarmente interessanti che ha analizzato?
La mia esperienza riguarda principalmente gli scheletri, per distinguere quelli di interesse archeologico da quelli che potrebbero avere rilevanza forense e giuridica. Ho interpretato soprattutto le patologie per comprendere la storia della vita della persona deceduta, la causa della morte, il momento del decesso e le circostanze della morte.
Quali conoscenze della medicina legale potete applicare alla ricerca su Ötzi?
Una di queste è la fenotipizzazione, ovvero il tentativo di dedurre l’aspetto concreto della persona quando era in vita. Siamo molto affezionati all’immagine iconica di Ötzi, la ricostruzione che mostriamo nel museo, ma sappiamo che c’è molta interpretazione in gioco. Le ultime ricerche genetiche indicano una carnagione leggermente più scura e una capigliatura un po’ meno folta. Inoltre, in futuro dovremmo essere in grado di determinare con maggiore precisione l’età della persona al momento della morte. Le analisi microbiologiche potrebbero anche fare ulteriore chiarezza sulle malattie di cui soffriva. Gli
Gli studi tafonomici comprendono, tra l’altro, l’analisi delle modalità con cui un organismo è morto, di come il corpo si decompone, di come le ossa o i resti vengono trasportati (ad esempio dall’acqua, dagli animali o dal vento), di come vengono sepolti nel terreno e di come si trasformano in fossili.
◀ Edda Guareschi spera di determinare con maggiore precisione l’età di Ötzi, acquisire nuove conoscenze sulle malattie di cui soffriva e chiarire cosa è successo al corpo nei 5.000 anni trascorsi tra la morte di Ötzi e il suo ritrovamento.
“Gli studi tafonomici, a loro volta, potrebbero aiutare a capire cosa è successo al corpo nei 5.000 anni trascorsi tra la morte di Ötzi e il suo ritrovamento”.
Edda Guareschi curatrice di Ötzi
studi tafonomici, a loro volta, potrebbero aiutare a capire cosa è successo al corpo nei 5.000 anni trascorsi tra la morte di Ötzi e il suo ritrovamento.
Tra i suoi compiti c’è anche lo sviluppo di tecnologie per la conservazione a lungo termine della mummia. Quali potenzialità vede in questo settore?
L’obiettivo fondamentale è quello di preservare la mummia così com’è oggi, evitando contaminazioni, degrado o altri cambiamenti. Non possiamo migliorare le condizioni della mummia, ma solo impedirne il deterioramento. A questo proposito occorre anche tenere conto delle risorse necessarie: il museo ha anche l’obiettivo di diventare più sostenibile e il funzionamento delle celle frigorifere è e rimane dispendioso in termini energetici. Inoltre, nel prossimo futuro la tecnologia dell’intelligenza artificiale potrebbe creare i presupposti per immaginare meglio la persona quando era in vita. Come si muoveva, ad esempio? In ogni caso, desideriamo conoscere ancora più da vicino questo individuo.
Finora è stato fatto un buon lavoro per quanto riguarda la conservazione della mummia?
Direi un lavoro perfetto, considerando che questo edificio non è stato costruito per ospitare la complessa tecnologia di refrigerazione o addirittura un museo. Installare un impianto di conservazione altamente tecnologico come il nostro in
un edificio storico è stata una grande sfida. All’epoca non ero presente, ma oggi vedo il risultato.
Come si conciliano la ricerca scientifica e la conservazione senza mettere in pericolo l’oggetto?
Per gli esami biologici, chimici o fisici lavoreremo probabilmente con i numerosi campioni che sono già stati prelevati dal corpo della mummia negli ultimi decenni. Prelevare ulteriori campioni significherebbe scongelare la mummia, il che non le farebbe bene. Per questo motivo stiamo cercando di evitarlo.
Quale responsabilità ha un museo quando espone resti umani?
Penso che i resti umani possano rimanere nei musei se sono ben contestualizzati e danno un contributo significativo a ricerca e cultura. Tuttavia, devono essere trattati con grande rispetto e anche il pubblico deve essere sensibilizzato di conseguenza. Lo stesso vale per gli animali che popolano i musei di storia naturale di tutto il mondo. Ogni essere vivente merita di essere rispettato, anche se dopo la sua morte è custodito in un museo.
Anche quest′anno vi facciamo conoscere i nuovi volti dei Musei provinciali: abbiamo chiesto loro di presentarsi e dirci di cosa si occupano e cosa apprezzano del loro lavoro.
“In quanto responsabile della cura delle collezioni zoologiche, botaniche e paleontologiche, mi occupo del clima delle collezioni, della preparazione (ad esempio incollaggio di campioni di erbario, realizzazione di preparati zoologici umidi) e dell’inventario degli oggetti”.


e mi guida senza confini. Oggi il mio luogo è il Forte di Fortezza: tra casematte, silenzi e pietra dò voce a ciò che non si vede. Fare la guida significa creare ponti tra passato e presente. Ogni visita cambia: cambiano le persone, le domande, il cielo. E cambio anch’io, perché qualcosa lascio e qualcosa mi resta”.
“Mi piace far dialogare le persone e trasmettere la storia in modo vivace. Al Museum Ladin mi dedico alla didattica e alla mediazione museale, racconto l’ambiente unico della Val Badia, la mia terra natia, e cerco di spiegare le relazioni culturali e naturalistiche. Uno dei miei obiettivi principali è sensibilizzare la popolazione locale alla propria storia e al proprio ambiente. Nel mio lavoro ci metto gli studi in scienze naturali e l’entusiasmo per il mio territorio”.

Chiara Andreotti, mediazione, Museo provinciale del vino
Stefan Mayr e Max Zublasing, artigiani al Museo degli usi e costumi di Teodone
Sandra Steinegger, collaboratrice reparto finanziario, Azienda Musei provinciali
Clara Fouqueau, collaboratrice
Museo Archeologico dell′Alto Adige
“Da sempre appassionata di musei e della loro gestione, sono diventata collaboratrice del Museo provinciale del vino a metà settembre 2025. Questa opportunità mi ha aperto un vero e proprio mondo dietro le quinte ed è stata l’occasione per lanciarmi in un nuovo e stimolante lavoro dalle numerose sfaccettature, capace di mostrare il complesso lavoro multidisciplinare dei musei”.

“Vivo a Varna con mia moglie e i nostri due figli e dal 2026 lavoro presso l’Azienda Musei provinciali nel reparto finanziario. I miei punti di forza sono l’organizzazione, la strutturazione e il lavoro con i numeri. Apprezzo in particolare la capacità di mettere ordine in situazioni complesse, di ottimizzare i processi e di integrare le informazioni. Provo grande soddisfazione quando, alla fine, tutto è coerente, quadra e si ottiene un quadro d’insieme armonioso”.


“L’anno scorso abbiamo vinto il concor so per il museo di Teodone e da allora lavoriamo insieme. La nostra formazio ne come carpentieri ci è tornata utile per i compiti che svolgiamo qui: ci oc cupiamo della manutenzione ordinaria degli edifici del museo e dell’area esterna, ci prendiamo cura degli animali domestici e aiutiamo nell’allestimento delle mostre. In inverno c’è tempo per i lavori preparatori in officina e per la realizzazione di articoli da vendere nello shop del museo”.

“Lavoro alla cassa e nel negozio del museo, dove ogni giorno ho l’opportunità di interagire con persone provenienti da tutto il mondo. Ci tengo particolarmente alla collaborazione all’interno del nostro team e al contatto con le persone. Ogni giorno sono immersa nella storia e nella cultura e vengo a conoscenza di affascinanti storie del passato. Parallelamente, sto completando il mio master in Filologia tedesca a Vienna”.

Sleeping Beauty trasforma gli spazi urbani trascurati di Bolzano in “bellezze addormentate”, ne studia la biodiversità notturna e mostra come città, natura e museo possano collaborare per rendere luoghi finora trascurati preziosi dal punto di vista ecologico e sociale.
◀ Un parco giochi illuminato artificialmente a Bolzano di notte: per insetti notturni, pipistrelli e anfibi l’illuminazione intensa diventa un ostacolo o una trappola ecologica.
Una rete di nuclei il più possibile scuri e di corridoi di collegamento dovrebbe permettere alle specie notturne di orientarsi anche in un ambiente urbano.
Imusei oggi non si occupano più soltanto del passato. Affrontano questioni attuali della società, mettono in relazione la ricerca scientifica con il pubblico e rendono visibili conoscenze che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana. In questo contesto si colloca Sleeping Beauty, un ampio progetto europeo di ricerca al quale partecipa anche il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, e che a Bolzano prende forma in modo molto concreto.
Al centro del progetto c’è un luogo della città che molti conoscono, ma che pochi osservano davvero: l’area a nord del parcheggio per turiste e turisti in via Macello, ai Piani di Bolzano. Uno spazio trascurato e poco utilizzato, che rappresenta in modo emblematico quei “luoghi dimenticati” ai quali Sleeping Beauty attribuisce un nuovo potenziale.
Sleeping Beauty è un progetto di ricerca e innovazione finanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon Europe e coinvolge 20 partner provenienti da tutta Europa. Vi partecipano università, centri di ricerca, città e regioni, studi di progettazione e design, oltre a istituzioni culturali e di mediazione. In sei regioni pilota europee vengono sperimentati nuovi approcci per ripensare spazi trascurati dal punto di vista ecologico, sociale e progettuale.
Bolzano è una di queste regioni pilota. La città rappresenta un caso emblematico per molte realtà urbane europee: un tessuto storico stratificato, una forte pressione dovuta al traffico, poche aree verdi continue – ma allo stesso tempo un’elevata attenzione alla qualità della vita, alla sostenibilità e alla biodiversità.
Perché “Sleeping Beauty ”?
Il nome del progetto non è casuale. Come nella fiaba della Bella Addormentata, si tratta di luoghi che non sono stati distrutti, ma che sono caduti in una sorta di sonno: spazi che nel corso degli anni sono stati ridotti a funzioni minime, sovraccaricati di infrastrutture o semplicemente ignorati. Sleeping Beauty interpreta questi luoghi come “bellezze addormentate”: non aree problematiche, ma spazi di opportunità.
Ai Piani di Bolzano questo approccio appare particolarmente evidente. L’area selezionata costituisce una barriera netta nel tessuto urbano, ma si trova anche in una zona di transizione delicata, tra infrastrutture di traffico, aree industriali, boschi e quartieri residenziali. È proprio qui che il progetto interviene.

comportamento degli animali – come base scientifica per future decisioni di pianificazione.
La notte come tema chiave. Uno degli aspetti centrali di Sleeping Beauty – e in particolare del progetto pilota di Bolzano – è la notte. L’illuminazione artificiale caratterizza i Piani di Bolzano ventiquattro ore su ventiquattro: strade, parcheggi e infrastrutture ferroviarie sono intensamente illuminati. Per molte specie animali questo rappresenta un ostacolo difficilmente superabile. Insetti notturni, pipistrelli o anfibi evitano questi spazi oppure vi cadono in vere e proprie trappole ecologiche.
Per questo il progetto lavora con il concetto di Dark Infrastructure: una rete di aree centrali il più possibile buie e di corridoi di collegamento che consentono alle specie notturne di orientarsi e muoversi anche all’interno di un paesaggio urbano. L’oscurità non viene intesa come una mancanza, ma come una qualità ecologica da tutelare.
Il ruolo del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige. All’interno del
progetto, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige svolge un ruolo centrale nell’area pilota di Bolzano. Il suo compito è rendere visibile la dimensione biologica di questo spazio urbano – in particolare quella che durante il giorno rimane nascosta.
In concreto, il museo realizzerà ai Piani di Bolzano un monitoraggio della biodiversità notturna, con un’attenzione particolare agli effetti della luce artificiale. Verrà analizzato, tra l’altro, quali gruppi animali utilizzano l’area, come l’illuminazione influisce sul loro comportamento e quali zone mantengono funzioni ecologiche nonostante l’uso intenso. Questo monitoraggio fornisce la base scientifica per le successive decisioni progettuali e di pianificazione.Allo stesso tempo, il Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige si propone come mediatore tra ricerca e società. I risultati confluiranno non solo in rapporti scientifici, ma anche in mostre, attività di mediazione e momenti di confronto pubblico. In questo
modo, un luogo finora trascurato diventa nuovamente leggibile: come parte integrante di un ecosistema urbano.
Sleeping Beauty mostra, attraverso l’esempio di Bolzano, come la ricerca europea, le questioni locali e il ruolo dei musei possano intrecciarsi in modo virtuoso. Il progetto trasforma uno spazio urbano fortemente funzionalizzato in un luogo di ricerca e di apprendimento e dimostra che anche dove, a prima vista, sembra esserci poca natura, sono in atto processi ecologici complessi.
Così, da un’area ferroviaria trascurata nasce una “bella addormentata” che lentamente si risveglia – non grazie a grandi promesse, ma attraverso uno sguardo attento. Ed è proprio qui che risiede la forza di questo progetto museale: affinare la percezione verso quegli spazi e quei tempi che nella quotidianità tendiamo a ignorare, come la notte nel cuore della città.
Per secoli, gli edifici rurali con copertura in paglia hanno caratterizzato il paesaggio culturale dell’Alto Adige, in particolare sul Tschögglberg, sul Renon, in Val Sarentino e in Val d’Isarco. Il materiale da costruzione proveniva dal maso stesso: la paglia poteva essere ricavata e lavorata a livello locale. Tuttavia, con l’introduzione di normative antincendio più severe, l’obbligo di stipulare assicurazioni sugli edifici e il calo della coltivazione della segale, nel corso del XX secolo i tetti di paglia scomparvero. Oggi ne sono rimasti solo dieci nella loro posizione origi-
naria. I musei all’aperto di Teodone, Kramsach (Tirol) e Stübing (Stiria) ospitano ciascuno un fienile con un tetto di paglia proveniente dall’Alto Adige. La manutenzione è difficile, perché scarseggiano la paglia idonea, i mestieri tradizionali e le conoscenze specialistiche. Il progetto di ricerca del Museo provinciale degli usi e costumi Più di un fuoco di paglia. Passato, presente e futuro dei tetti di paglia in Alto Adige si occupa della storia, della tecnica costruttiva e del futuro di questa forma di copertura ormai quasi dimenticata. bz

Il maso Spatauf del Museo provinciale degli usi e costumi di Teodone necessita di una nuova copertura in paglia.
La ricerca “Gente di Val Badia ieri e oggi” analizza le trasformazioni socioeconomiche e culturali che hanno interessato questa valle negli ultimi decenni, segnati da un rapido sviluppo turistico che ha modificato paesaggio, relazioni sociali e sistemi di valori,
creando nuove opportunità ma anche tensioni ed erosione dei modelli di vita tradizionali. La ricerca indaga chi sono oggi le attrici e gli attori di queste trasformazioni e come operano, combinando metodo etnografico e questionario. L’attenzione si concentra

sulle pratiche abitative: la casa diventa un osservatorio privilegiato per cogliere attriti e negoziazioni tra dinamiche locali e processi globali. L’obiettivo è offrire strumenti di riflessione sul presente e aprire un confronto condiviso sul futuro del territorio. vc
Borgo a Longiarù
Castel Tirolo
Museo storico-culturale della Provincia di Bolzano
Castel Tirolo Tirolo
Cappella di Santo Stefano Montani di Sopra
Museo Archeologico dell′Alto Adige Bolzano
Museo provinciale miniere
Sede di Monteneve San Martino di Monteneve
Museo provinciale del Vino Caldaro
Sede di Ridanna Masseria
Forte di Fortezza
Castel Velturno Velturno
Touriseum
Museo provinciale del Turismo, Castel Trauttmansdorff Merano
Museo di Scienze Naturali dell′Alto Adige Bolzano
Castel Wolfsthurn
Museo provinciale della caccia e della pesca Mareta
Sede di Cadipietra Cadipietra
Museum Ladin
Museum Ladin
Ciastel de Tor San Martino in Badia Museum Ladin
Ursus ladinicus San Cassiano
Sede di Predoi con Centro climatico Predoi
Glurns Glorenza
Museo provinciale degli usi e costumi Teodone
Museo Eccel Kreuzer Bolzano
Centro di Storia regionale Bressanone
181 valigie sono disposte all′interno e intorno al Touriseum.
Planetarium Alto Adige San Valentino/Cornedo
100.000 documenti esaminati nell′ambito del progetto di ricerca “Archeologia tra guerra e pace”
271 biografie di donne sono state redatte dal Centro di Storia regionale
6 stufe in maiolica e 6 stufe contadine nel Museo provinciale degli usi e costumi
26.345 € per il progetto art X women a favore del servizio Casa delle Donne di Bressanone.
1.340 viti utilizzate per l′allestimento delle opere d′arte
Quest′anno il Museum Ladin Ciastel de Tor celebra
25
123.769 farfalle nella collezione di esemplari essiccati del Museo di Scienze Naturali
Iniziative dedicate ai bambini, concerti e mostre: Una panoramica degli eventi e delle offerte nei Musei provinciali dell′Alto Adige.
Merano | Trauttmansdorff
17.05.2026
Giornata internazionale dei musei
La Giornata internazionale dei musei invita a scoprire l’importante ruolo sociale dei musei. In questa occasione, i Musei provinciali propongono un programma ricco di appuntamenti.
Maggiori informazioni sull’evento
La Lunga Notte dei Musei di Bolzano
16.10.2026 | ore 16.00 – 24.00 Bolzano
Dieci musei di Bolzano offrono laboratori, visite guidate, mostre, concerti, giochi e divertimento, oltre alla possibilità di dare uno sguardo dietro le quinte dei musei. Tra le ore 16.00 e le 18.00 le iniziative dei musei sono pensate appositamente per le famiglie con bambine e bambini. Ingresso gratuito in tutti i musei aderenti all’iniziativa.
Maggiori informazioni sull’evento
A partire dal 01.04.2026 Paradisi modellati
La mostra temporanea organizzata congiuntamente dal Touriseum e dai Giardini di Castel Trauttmansdorff spazia dalle forme storiche dei giardini all’architettura paesaggistica moderna. Al centro dell’attenzione vi è la crescente importanza degli spazi verdi pubblici, con particolare riferimento alla città di Merano, ai suoi parchi e ai giardini termali.
A partire da aprile 2026
L′ Architettura in viaggio
La mostra allestita nell’atrio del castello illustra il trasferimento di modelli architettonici da Monaco di Baviera a Bolzano durante la Belle Époque. Un ruolo centrale è svolto dagli edifici turistici realizzati dallo studio di architettura Brüder Ludwig, come ad esempio l’Hotel Laurin a Bolzano.
Maggiori informazioni sull’evento
07. + 08.11.2026
8. Vintage Market Merano
Per due giorni il Castello di Trauttmansdorff si trasforma in un paradiso per chi ama i decenni passati. Il momento clou di quest’anno è la presentazione di una selezione di capi d’abbigliamento dell’artista Judith Bradl, le cui opere uniscono elementi vintage a un’estetica contemporanea.
Maggiori informazioni sull’evento

Il Parkhotel Laurin
Tirolo
Esther Stocker. Atlas 18.04. – 08.11.2026
Nella sua mostra nel mastio, Esther Stocker presenta, oltre a diverse opere, un’installazione a grandezza naturale ideata appositamente per lo spazio espositivo, che riprende il tema della figura mitologica di Atlante che regge il globo terrestre.
Festa medievale
02. + 03.05.2026
Durante la festa medievale di due giorni, Castel Tirolo si trasforma completamente, immergendosi nell’atmosfera del Medioevo: spettacolari tornei cavallereschi, giochi storici in legno, musica e specialità gastronomiche fanno rivivere in modo divertente un passato affascinante, consentendo al pubblico di viverlo in prima persona.
Maggiori informazioni sull’evento
23.05 – 08.11.2026
Private Collections
La mostra offre uno sguardo sulle collezioni private altoatesine e presenta opere d’arte di artiste e artisti locali e internazionali, dal primo periodo moderno fino ai giorni nostri. Al centro dell’attenzione vi sono le collezioniste e i collezionisti stessi, le loro motivazioni, il loro sostegno alla cultura, il loro mecenatismo e la loro particolare predilezione per determinate/i artiste/i.
Bolzano | Via Museo 43
03.04. + 10.07 + 07.08.2026 ore 11.30 – 16.30 Disegno tecnico archeologico
Marco Pontalti realizza dal vivo, all’interno dell’esposizione “UNDER PROPAGANDA – Archeologia tra guerra e pace”, disegni archeologici di grande precisione, mostrando passo dopo passo come prendono forma le raffigurazioni dettagliate dei reperti. Nel dialogo diretto con il pubblico spiega perché i disegni archeologici possano trasmettere più informazioni di una fotografia e a quale scopo siano utilizzati.
In lingua italiana e inglese. Partecipazione inclusa nel biglietto del museo.

Maggiori informazioni sull’evento
27.06.2026 | ore 09.00 – 17.00 Escursione archeologica
Partendo da Passo Gardena seguiremo le orme dei cacciatori-raccoglitori mesolitici, osserveremo i loro antichi ripari sotto roccia della Val Gardena e infine scenderemo a valle. Accompagnatori: Nico Aldegani ed Evelyn Egger, mediatori al Museo Archeologico dell’Alto Adige.
Partecipazione gratuita, previa iscrizione entro il 25.06 ore 14. Tel. 0471 320145 oppure 320112, office@iceman.it

Maggiori informazioni sull’evento
Sei date a maggio e giugno 2026 È roba nostra! Sicher net!
Vivete la mostra temporanea “UNDER PROPAGANDA – Archeologia tra guerra e pace” da una prospettiva diversa. Attori e attrici professionisti/e danno vita ai contenuti della mostra in brevi intermezzi teatrali. Tra una scena e l’altra, gli archeologi condividono fatti e aneddoti storici: un’esperienza divertente e spassosa, ma che vi farà anche riflettere.

Richiesta l’iscrizione al numero 0471 320112 o 0471 320145 oppure via mail a office@iceman.it
San Valentino in Campo | Cardano
20.06.2026 | ore 19.30
Pink Floyd under the stars
Una serata all’insegna del rock cult e dell’astronomia: il Planetarium Alto Adige presenta “The Dark Side of the Moon” in versione fulldome. A seguire, si esibirà dal vivo la band “Crazy Diamond” e, per concludere, si potrà osservare la luna al telescopio.
Maggiori informazioni sull’evento
12.08.2026
Eclissi solare parziale
Ombre sul sole, stelle cadenti nella notte: in occasione dell’eclissi solare parziale, il Planetarium e l’Osservatorio Max Valier di San Valentino in Campo propongono visite guidate e osservazioni; la sera si potranno ammirare le stelle cadenti. Uno spettacolo celeste per tutte e tutti.

Eclissi solare parziale
San Martino in Badia | Ciastel de Tor
09.05.2026
La vita nel castello
Il libro “Ciastel de Tor. Families y descendënzes” racconta la storia e la genealogia delle famiglie contadine Trebo e Zingerle di San Martino in Badia, che hanno vissuto per quasi 200 anni nel castello di Badia. L’autrice Irma Trebo intreccia le vicende personali della sua famiglia con la storia del castello.
22.05 – 27. 09.2026
Premi artistici ladini
Il Museum Ladin promuove l’arte nelle zone ladine attraverso la Trienala Ladina e il Premio Richard Agreiter. L’ottava edizione, curata da Andrea Lerda, riunisce cinque artiste e artisti che si occupano del canto e della musica come elementi fondamentali della cultura ladina, dimostrando come la musica crei comunità e sia legata al paesaggio.
Maggiori informazioni sull’evento
05.06 + 05.07.2026
I musei festeggiano il loro compleanno
Il 5 giugno il Museum Ladin Ursus ladinicus di San Cassiano festeggerà il suo 15° anniversario con una nuova sezione espositiva dedicata a un corno di alce risalente a 7.800 anni fa. In occasione del 25° anniversario del Museum Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia, il 5 luglio si terrà invece un convegno sulla vita nelle zone di alta quota.
20.09.2026 | ore 10.00 - 18.00 Domenica in famiglia
La Domenica in famiglia propone un programma interattivo e partecipativo che unisce la scoperta creativa al tema guida “Coming-together” della FORT biennale_02. Al centro dell’attenzione ci sono l’esperienza condivisa, la partecipazione e l’incontro. Con il teatro dell’associazione Prometeo, soprattutto bambine e bambini si immergono in un mondo pieno di sorprese e, nello spettacolo “Brillantina”, danno vita a oggetti di uso quotidiano.
27. 09.2026 | ore 15
Mostra | Bolzano Art Weeks
Le Bolzano Art Weeks sono ospiti della FORT Biennale_02. Una visita guidata alla mostra offre una panoramica esclusiva delle proposte artistiche, del progetto curatoriale e delle peculiarità della sede storica dell’esposizione, con uno sguardo dietro le quinte della biennale.
Maggiori informazioni sull’evento
Bressanone
03.09.2026
Accordo di Parigi
Quest’anno ricorre l’80° anniversario dell’Accordo di Parigi, la Magna Charta dell’autonomia e della tutela delle minoranze in Alto Adige. In occasione di questo anniversario, il Centro di Storia regionale organizza un breve convegno dedicato a diversi aspetti dell’accordo, quali il ritorno degli optanti, l’economia, la scuola e l’accoglienza, finora poco approfonditi.
10. + 17. + 23.09.2026
800° anniversario di San Francesco
In occasione dell’800° anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, il Centro di Storia Regionale, in collaborazione con il Convento dei Francescani, organizza una serie di conferenze sul tema “Francesco e i Francescani”. La serie, composta da due conferenze e una serata cinematografica, sarà incentrata sulla vita di San Francesco e sull’opera dei Francescani.
12. + 13.11.2026
Memoria controversa
Nell’ambito del convegno “Memoria controversa. Nomi di vie con un passato storico controverso in Germania, Austria e Italia”, verranno messe a confronto le pratiche relative alla cultura della memoria nel trattamento dei nomi di vie con un passato storico controverso in Germania, Austria e Italia.
Bolzano | Via Bottai 1
09.06.2026 | 18.00 Il regno queer
La diversità queer nel regno animale: nella sua conferenza, la giornalista ambientale Ismeni Walter mostra quanto siano variegati sessualità e genere in natura, dai cavallucci marini maschi in stato di gravidanza ai pesci pagliaccio transessuali. Una spedizione oltre i canoni umani.
Maggiori informazioni sull’evento

Antonia Montanha, Kiss of Life: Visibile fino al 30.6 nella mostra Queer Nature Photography Awards al Museo di Scienze Naturali (e dal 1.7. al 31.8. al Planetarium Alto Adige)
Teodone
Via Duca Diet 24
dal 08.08.2026
Dorf Disco 1967–1997
Alla fine degli anni ’60, quando nei paesi dell’Alto Adige sorsero le prime discoteche, ebbe inizio una nuova era della vita notturna. Per decenni, locali come Sportcenter, Après, Eule, Nachtigall, Juwel, Derby, Nörder, Duplago o Tolder hanno attirato nottambule e nottambuli da tutta la regione, diventando luoghi di ritrovo per diverse generazioni. Il Museo degli usi e costumi dedica a questo capitolo della cultura giovanile e quotidiana una nuova mostra.

Da aprile
Ricordi incorniciati
50 anni di storia del museo: come è nato il museo di Teodone? Come è avvenuta la ricostruzione degli edifici trasferiti? La mostra fotografica offre uno sguardo sulla sua nascita e sulla sua crescita nel corso di 50 anni.
Maggiori informazioni sull’evento

Il ruolo del Museo Archeologico in una gara di Lego a Bolzano, il più piccolo ricettario del mondo e il pene di una balena: storie insolite dai Musei provinciali dell′Alto Adige.
Archeologia incontra FIRST® LEGO® League Challenge. A livello mondiale studenti e studentesse sviluppano con spirito d’innovazione e di squadra soluzioni e costruiscono robot LEGO funzionanti. Nel 2026 la Challenge ha come tema “Unearthed”, incentrato sull’archeologia. Si cercano idee per una migliore documentazione degli scavi, scansioni 3D dei reperti o la comunicazione di temi archeologici. Il 14 febbraio 2026 a Bolzano si sono presentate 16 squadre. A livello nazionale partecipano 360 squadre, 40 raggiungono la finale. Anche due squadre di Bolzano sono tra queste, mentre Elisabeth Vallazza, direttrice del Museo Archeologico, ha fatto parte di una delle giurie che hanno valutato i progetti. ev

“Le squadre si sono ben calate nelle questioni archeologiche e hanno ideato in parte soluzioni molto praticabili”.
Elisabeth Vallazza direttrice del Museo Archeologico

Il ricettario più piccolo del mondo. “Perché la grande cucina non dovrebbe stare in un libricino minuscolo?” A chiederselo fu Josef Theiner, cuoco di Terlano, negli anni Ottanta, e così gli venne l’idea di raccogliere la cucina tirolese in un formato mini. Il libro di cucina “Was ißt und trinkt man in Tirol” misura solo 20 x 20 mm e contiene 50 ricette tradizionali tirolesi e sette illustrazioni. Ne sono state stampate circa 200 copie, rilegate in pelle pregiata e presentate in un cofanetto. Nel 1985, il Guinness dei primati ha ufficialmente riconosciuto il minilibro come “il più piccolo libro di cucina del mondo”. Dal 2025 una copia fa parte della collezione del Touriseum di Merano. kw

Il pene di balena. Le collezioni zoologiche di fine ’800, pur improntate al rigore scientifico, comprendono ancora reperti raccolti soprattutto per la loro stranezza. La collezione di Georg Gasser, custodita al Museo di Scienze Naturali, non fa eccezione. Uno dei reperti più curiosi è sicuramente questo pene essiccato di balena, di 150 cm di lunghezza. Purtroppo non si è riusciti a risalire né alla specie, né alla sua provenienza. Chi volesse saperne di più, può però visitare il Museo fallologico di Reykjavik, che raccoglie più di 250 peni essiccati o in formaldeide, oltre a pitture, sculture e ristorante a tema. dg