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L'Informaamici 119 Marzo 2021

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# informaamici.it 119

… per conoscere meglio le MARCHE

Marzo 2021

n° 119 - MARZO 2021 - Anno X - Lettera Turistica del B&B “ La casa delle rondini “ di STAFFOLO (Ancona) - Marche - ITALIA

Le Marche una terra antica che fa emozionare

Guidati da un picchio


# informaamici.it … per conoscere meglio Le MARCHE #informaamici.it è il periodico d’informazione turistica del B&B “La casa delle rondini Residenza di Campagna Contrada Campagliano 5 60039 - STAFFOLO (Ancona). La periodicità è mensile ed è pubblicato sotto forma di “lettera turistica” inviata via email a tutti gli ospiti del B&B, agli amici della struttura e a quanti non ci hanno negato il consenso circa l’utilizzo dell’indirizzo e-mail a cui inviamo questo periodico. Data inizio pubblicazione Maggio 2011 Il numero 118 è stato inviato a 2.201 indirizzi e-mail Il numero 119 MARZO 2021 è stato chiuso il 27 Febbraio ed è stato realizzato con la collaborazione di : Amelia CATALANO, Mattia BASTARI, Antonio GUARINO, Federica MICHELI. Foto di copertina : Signore degli Animali dalla necropoli di Belmonte Piceno (Museo archeologico nazionale delle Marche)

Il nostro racconto

Anno X - MARZO 2021 - 119 Il tema del mese: Una

terra antica Di una antica terra come le Marche, a volte, può risultare piacevole ricostruirne, o meglio, rintracciarne la genesi. La gradevolezza deriva dal fatto che nella ricostruzione del percorso storico si scoprono tanti particolari, molti insignificanti, che solo con il tempo poi assumono un significato. L’esempio più emblematico deriva dal fatto che seguendo il gruppo di “Sabini” che dal loro territorio si mossero alla conquista di nuove terre, abbiamo incontrato un “picchio”. Sì, un “picchio verde” che si posò sul vessillo di questi giovani esploratori dopo aver percorso tanta strada. Questo “picchio” indicò loro il traguardo raggiunto che altro non era che le terre che oggi costituisco la regione Marche. Questo “picchio” è stato successivamente il riferimento per la nuova identità di questi sabini che scelsero di denominarsi “piceni”. Non solo, perché in anni più recenti storicamente, siamo nel 1970, questo stesso picchio ha ispirato il marchio della regione Marche nel momento in cui furono istituite le regioni italiane a statuto ordinario. I reperti archeologici, i lasciti dei piceni sono fondamentali per individuare la loro presenza territoriale ed il livello tecnologico raggiunto ed attraverso la loro custodia in diversi musei ne abbiamo indicato anche un itinerario turistico. Le solite rubriche sono a corredo di questo numero che ha aperto una finestra sull’arte marchigiana ospitando Arnoldo Ciarrocchi, un valente pittore ed incisore di Civitanova Marche, Pagina 3

Una terra antica

Pagina 4

Una terra antica

Era di Primavera Sepolcri “parlanti” Pagina 5

Una terra antica

Dove incontrare i Piceni Camminando per di qua …

Pagina 6

L’Appennino, il Pinnacolo e la Strega Pagina 7

Le Grotte di Frasassi - Verso il 50esimo anniversario dalla loro scoperta

Una lenta e lunga opera Pagina 8

La casa delle rondini – Residenza di campagna

Questa è La casa delle rondini Pagina 9

Girovagando per Le Marche - LUOGHI DA SCOPRIRE

Alta e bassa … Civitanova delle Marche Pagina 10

Girovagando per Le Marche - I BORGHI

Offagna (An) Pagina 11

Girovagando per Le Marche - UN MUSEO ALLA VOLTA

Pagina 12

Per partecipare

Museo della calzatura di Sant’Elpidio a mare a JESI … nel mese Marzo Pagina 13

La casa delle rondini - Residenza di campagna

Noi per voi Pagina 14

La finestra sull’arte marchigiana

Arnoldo Ciarrocchi Pagina 15

La teca dei ricordi - Immagini e commenti dei nostri ospiti

I bronzi dorati di Cartoceto Pagina 16

La casa delle rondini - Residenza di campagna

Quello che ci fa piacere segnalare e consigliare

Lettera Turistica

Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 2


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il nostro racconto

Una terra antica

Era di Primavera

In

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occasione di una ricorrenza rituale, la “Primavera Sacra” un rito arcaico praticato da diversi popoli italici, un gruppo di giovani sabini lasciarono la loro terra per dirigersi verso nord. Per queste partenze la ritualità era importante, aveva un senso, in quanto si trattava di distacchi definitivi dal gruppo etnico di origine, per cui la celebrazione sanciva e giustificava la dipartita e, nello stesso tempo, attenuava il dispiacere del distacco, anche perché le partenze durante le “Primavere Sacre” rappresentavano un allontanamento definitivo che avevano come finalità la costituzione di nuovi insediamenti o colonie (come li definivano i Romani). Era il tempo in cui i popoli o gruppi di essi si muovevano ancora sostenuti dall’antica abitudine dei loro predecessori che si spostavano alla conquista di nuovi siti in quanto “cacciatoriraccoglitori” o quando le comunità di partenza diventavano più complesse e consistenti numericamente per cui si rendeva necessaria un esodo o una migrazione per attenuare le difficoltà locali. Tra l’altro, tutto ciò era facilmente praticabile perché non esisteva ancora la “proprietà privata” e i nuovi arrivati occupavano facilmente il territorio dove, poi, avrebbero fatto crescere e prosperare il gruppo migrato. Questi giovani sabini procedendo verso il nord si fermarono prima nella parte settentrionale dell’attuale Abruzzo e poi, nel tempo e crescendo, occuparono tutto il territorio compreso tra i fiumi Foglia e Aterno, delimitato ad ovest dall‘Appennino e a est dalle coste del mare Adriatico. Il territorio, quindi, comprendeva tutte le odierne Marche. Questo gruppo di migranti di origine sabina una volta insediatosi nel nuovo territorio pensò bene di assumere un nuovo nome e tal proposito la leggenda narra che assunsero la denominazione di “Piceni” in quanto durante il primitivo trasferimento un picchio verde si posò sul loro vessillo. Per cui fu facile per loro autodefinirsi "quelli del picchio“ e quindi Piceni perché la nuova denominazione etimologicamente risultava connessa alla parola latina picus (picchio). I Piceni sono stati presenti sul territorio per ben sei secoli ed oltre, dal IX fino a parte del III secolo a.C. La nascita e la diffusione della civiltà picena rappresentano per le Marche il passaggio dall’Età del Bronzo a quella del Ferro. Lettera Turistica

Le testimonianze archeologiche risalenti al IX sec.a.C. mostrano una concentrazione della popolazione nella zona costiera e in particolare nell'area del Conero (Ancona, Numana, Camerano,Osimo) e del breve tratto di costa alta di Porto Sant'Elpidio; nell'interno sono noti gli stanziamenti di Monte Roberto e di Moie di Pollenza. L’unificazione temporale dei siti menzionati è rappresentato da un reperto tipo che è il Kothon un piccolo vaso di terracotta tipicamente piceno, a forma globulare schiacciata, con bocca stretta ed una sola ansa. Del VII sec.a.C sono state ritrovate testimonianze delle influenza picena ben oltre il confine che era allora rappresentato dal fiume Esino, in provincia di Ancona, fino alla parte settentrionale delle Marche, dove è stata scoperta la ricchissima necropoli di Novilara. Questo periodo è caratterizzato da un grande sviluppo della metallurgia, testimoniata anche da oggetti tipici piceni, come le armille a spirale in lamina e i pettorali a barca solare con protomi di anatra selvatica a prua e a poppa, ricchi di significati simbolici. In questa epoca compaiono, tra l'altro, i primi oggetti in ferro: spade corte e coltellacci. Nei secoli successivi i Piceni hanno continuato ad evolversi tecnologicamente, a sviluppare il commercio, ad instaurare relazioni con i popoli raggiungibili attraverso il mare Adriatico e a sviluppare l’agricoltura, la pastorizia e l’allevamento degli animali domesticati. Si scontrarono con i Galli Senoni e alla fine furono conquistati dai romani. Per quanto riguarda la religione potremmo dire che i Piceni fossero un popolo “irreligioso” in quanto è stato ipotizzato che per loro ci fosse una scarsa distinzione fra la dimensione religiosa e quella profana, e che solo sul finire della propria storia, forse grazie alla contaminazione con altre culture, essi abbiano iniziato a discernere i due ambiti, soprattutto in riferimento ai luoghi adibiti al culto e alle sue manifestazioni. Infine, per quanto riguarda il dopo morte i Piceni fornivano ai defunti un corredo funebre composto da tutto ciò che si riteneva potesse servire allo spirito nella sua nuova esistenza. Nelle Marche di questo popolo, gli antenati dei marchigiani di oggi, sono disponibili tanti reperti archeologici raccolti ed esposti nei principali musei regionali. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 3


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Il nostro racconto

Una terra antica

Sepolcri “parlanti”

La

storia ricostruisce i fatti e le opere delle persone che per tutta la durata della loro esistenza hanno occupato un determinato luogo. La ricostruzione avviene ripercorrendo a ritroso il tempo e segnalando ai posteri le caratteristiche di quelle persone e del come hanno caratterizzato il territorio in cui sono vissuti. Ancor meglio, come hanno sviluppato e modificato la loro organizzazione sociale, il loro modo di vivere, determinato dalle risorse disponibili insieme alla loro capacità tecnologica. Questa operazione diventa agevole quando si dispongono di documenti scritti da cui poter ricavare tanti altri dettagli come ad esempio chi e come veniva governata la comunità, i livelli economici diffusi, conflitti se ce ne sono stati ed indicando perfino la religiosità e del come quel popolo si poneva rispetto alla morte. A volte per fornire ulteriori dettagli si utilizzano anche scavi archeologici da cui, indirettamente ed in forma non scritta, si possono conseguire altre conoscenze. In questo ambito molto significative sono le indagini delle sepolture da cui si possono ricavare i comportamenti e le ritualità attuate dalla comunità rispetto alla morte e le credenze rispetto all’aldilà. Prima di arrivare ai Piceni dobbiamo dire che l’uomo primitivo, il cacciatore-raccoglitore, era nomade e seminomade, seppelliva i propri morti in ripari sotto rocce e grotte, avendo cura di fornire al defunto il cosiddetto corredo funebre composto da tutto ciò che si riteneva potesse servire allo spirito nella sua nuova esistenza. Il corredo era composto da offerte di cibo, oggetti cari al morto quando era in vita, utensili, amuleti ed anche armi. Successivamente, quando l’homo sapiens diventò agricoltore ed imparò a sfruttare le risorse naturali in modo da produrre autonomamente cibo, venne meno l’esigenza di migrare, nacquero così i primi villaggi e anche le prime necropoli. La necessità di garantire uno spazio dedicato e ben delimitato ai defunti, così come l’usanza di lasciare nelle tombe utensili e suppellettili, era tesa a garantire la separazione dal mondo dei vivi e a fornire il necessario per il lungo e difficile viaggio verso un aldilà di varia connotazione a seconda delle credenze. I Piceni nel corso dei secoli hanno modificato la tipologia della sepoltura dei loro morti e

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questo dimostra l’evoluzione del loro atteggiamento rispetto all’aldilà determinato anche dai contatti con altre civiltà coeve. Nelle sepolture collocate tra il IX e l’VIII sec. a.C. gli inumati venivano disposti, rannicchiati sul fianco destro, all'interno di fosse di forma rettangolare con profondità, rispetto al piano di campagna, anche molto superiori ad un metro. Successivamente, nel corso del VII sec. a.C. inizia a diffondersi l'inumazione distesa che diventerà poi prevalente dal V al IV sec. a.C. Dagli oggetti ricavati dalle sepolture picene che attualmente sono esposti in diversi musei marchigiani si possono decifrare tanti indizi che indicano non solo il raggiunto loro livello tecnico ma anche la conferma della loro credenza circa il viaggio altre la morte a prescindere del giudizio rispetto alle azione sviluppate del defunto durante la sue esistenza terrena. Le sepolture come sepolcri “parlanti” specialmente per i vivi. Infatti dal corredo funerario si capisce il censo del defunto, il sesso, le attività prevalenti, il cibo che gli è destinato quasi a costituire l'identità del morto. Oggetti quindi come con teste umane stilizzate e a pigna, cavalieri su anse d'impasto, elmi piceni, vasi di bronzo greci, etruschi ed umbro-piceni, morsi equini, diverse fibule tra cui anche alcune con grandi nuclei d'ambra, amuleti, pettorali ed anche pendagli. Nel territorio maceratese, poi, sono state ritrovate sepolture delimitate da circoli di pietre ed alcune di queste sono anche ricoperte da un piccolo tumulo di sassi. E’ questa una forte visibilità sul terreno, al pari di quella espressa dalle tombe a tumulo. Ne deriva, per cui, una categoria a sé stante caratterizzata dagli stessi criteri simili a quelli espressi dalle sepolture aristocratiche del versante tirrenico. Non a caso e proprio per dimostrare l’alto censo o la ricchezza del defunto queste tombe esibiscono corredi funerari di grande ricchezza caratterizzati da numerosi oggetti importati da altri luoghi. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 4


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Il nostro racconto

Una terra antica

Dove incontrare i Piceni

Le

testimonianze della presenza dei Piceni nelle Marche si possono conoscere raggiungendo due aree archeologiche, quella di Novilara (Pu) o Sirolo (An), oppure visitando alcuni musei che sono diventati siti di custodia di oggetti molto significativi ed importanti dal punto di vista archeologico e storico. La nostra è una proposta di viaggio in diverse tappe, quasi da museo a museo, per incontrare questo popolo che ha ispirato l’attuale logo della regione Marche.

La partenza non può non avvenire che da Ascoli Piceno che è stata la capitale territoriale dei Piceni. Qui dobbiamo inoltrarci nel “Museo archeologico statale di Ascoli Piceno che ospita la più ampia raccolta di testimonianze picene. I reperti esposti, provengono da numerosi scavi effettuati nelle vallate del Tronto, del Tesino e in territori attualmente parte della Regione Abruzzo. Sono databili dall’età del bronzo al IV secolo a.C. e sono stati recuperati dalle tombe che sono state fedelmente ricostruite e dai corredi di cui queste erano dotate. Il museo, inoltre, vanta nella sua collezione il famoso Cippo di Castignano, una rarissima testimonianza della scrittura picena. Da Ascoli ci spostiamo ad Offida, al Museo civico archeologico “Guglielmo Allevi”, dove sono state organizzate due intere sale dedicate alla civiltà picena: la prima ospita bronzi, armi e oggetti ornamentali, la seconda vasellame ceramico e bronzeo. Di particolare interesse anche una tomba perfettamente conservata ed esposta con l’intero corredo rinvenuto durante la campagna di scavo. Proseguiamo verso il mare Adriatico per raggiungere Cupra Marittima e più precisamente ci dirigiamo verso il “Museo archeologico del territorio” che con la ricca sua collezione mette in luce l’importanza della città per la popolazione picena, rendendo fruibili reperti che documentano rituali funerari e produzioni artigianali locali nel periodo che va dal VII al V secolo a.C. Da Cupra a Fermo presso “I Musei Civici di Fermo” che ospitano reperti per lo più provenienti dalle necropoli villanoviane e picene: in Lettera Turistica

particolare sono esposte alcune urne biconiche, con i relativi corredi a sepolture a inumazione, databili tra VI e IV sec. a.C. Un’intera sala è dedicata agli usi e costumi piceni, con reperti che comprendono armi, gioielli e oggetti di vita quotidiana classificati per tipologia. Di particolare interesse il vasellame in terracotta, con numerose forme che hanno resistito integralmente al passare dei secoli. A Torre di Palma è da visitare il “Museo Archeologico” cittadino, così ad Arcevia e San Severino Marche i rispettivi musei archeologici. A Numana invece c’e un Antiquarium. Infine il nostro viaggio per musei si conclude in Ancona per visitare il “Museo Archeologico Nazionale delle Marche” dove è esposta una ricchissima collezione di reperti provenienti dall’intera regione, offrendo una panoramica sulla storia del territorio marchigiano dal Paleolitico all’età romana. La sezione picena è usufruibile al terzo piano del palazzo Ferretti con i ricchi corredi delle necropoli, dall’inizio dell’Età del Ferro al periodo orientalizzante, e prosegue al primo piano con gli oggetti del Piceno di età classica. Tra i ritrovamenti esposti troviamo armi, oggetti in bronzo, avorio e ambra finemente lavora ti, oggetti in oro tra cui le corone da Montefortino di Arcevia. Le due aree archeologiche “I Pini” a Sirolo e la “Necropoli di Novilara” ci forniscono la possibilità di visitare le necropoli picene. Quella di Sirolo con tombe monumentali e inumazione in fosse, qui fu rinvenuta la famosissima “Tomba della Regina”, datata fine del VI secolo a.C., ad oggi una delle più ricche tombe dell’intero bacino del Mediterraneo. Novilara viceversa testimonia la presenza picena a nord di Ancona, e vanta ricchi corredi funerari e diverse steli scritte e con figure incise. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 5


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Camminando per di qua

Il nostro racconto

Rubrica a cura di Mattia Bastari Guida ambientale escursionistica

L’Appennino, il Pinnacolo e la Strega

“Se

Eccolo, il monte della Strega! Un punto d'osservazione unico, il panorama che si dirama a 360 gradi sarà costellato da paesi e borghi, (Umberto Eco - Il nome della rosa) da macchie verdi e campi coltivati. Iniziamo con questa frase di UmAvremo una visuale incredibile su berto Eco il racconto di marzo nelle tutto l'intero Appennino umbronostre affascinanti Marche. marchigiano: dal monte Carpegna Ci troviamo in un lembo montano di passando per il Nerone, dall'Acuto terra nel comune di Sassoferrato; al Catria e la sua imponente falead una manciata di metri dal confisia a strapiombo, poi il Cucco, il ne umbro svetta una montagna tanmonte Pennino e ancora più lontato meravigliosa quanto magica. no il Parco Nazionale dei Monti Quasi fosse a guardia del territorio, Sibillini. Volgendo lo sguardo vervedetta affiorante tra colline e monso est invece, scorgeremo il parco tagne, con i suoi 1278 m. Gola della Rossa e Frasassi, il Il Monte Strega ha un fascino primonte San Vicino e oltre ancora il mordiale. Per via della sua viciConero e il mare Adriatico. nanza con l'Umbria e le sue valli Un meraviglioso balcone quasi montane, fin dai tempi arcaici dei senza fine. Andando a cercare gli galli senoni, è stato un importante DATI TECNICI: Lunghezza 7 km, dislivello 450 m, tempo 3h, angoli più nascosti noteremo in valico per rotte migratorie e com- difficoltà E, itinerario anello - REQUISITI: adatto a chi ha abitu- lontananza il famigerato monastemerciali, racchiudendo in sé storie dine alla camminata. COSA PORTARE: obbligatorio scarpe ro di Fonte Avellana, citato da da trekking zaino, abbigliamento a strati (adatti alla stagione in antiche, panorami mozzafiato e una corso), cappello, acqua almeno 1,5 l., snack, ricambio da Dante nella sua Divina Commelasciare in auto, impermeabile in caso di pioggia. FACOLTAnatura rigogliosa e selvaggia. dia. La morfologia di questo monTIVO: occhiali da sole, bastoncini da trek-king, binocolo, fotoL'itinerario per raggiungere la cima, camera te è del tutto caratteristica: da un dove un tempo si pensava abitasse una profetessa punto la sua silhouette ricorda il vestito aguzzo di una chiamata Sibilla Strega, può essere suddiviso in diverse strega, da un altro le pareti strapiombanti e il suo pinfasi. Inizieremo il nostro cammino dal parco dei daini del nacolo sembrano richiamare i luoghi ameni di certe piccolo borgo di Montelago e, come fossimo noi stessi favole di Andersen o dei fratelli Grimm. viandanti alla ricerca dell'oracola, ci addentreremo in dei Il piccolo borgo che si sviluppa lungo il suo fianco ha bellissimi e dolci pascoli, dove non sarà difficile scorgere un nome curioso, Montelago, chiamato così per via di profili di cavalli allo stato brado, mandrie composte an- un antichissimo bacino lacustre, ora sparito, di quasi che da una dozzina di esemplari brucare la fresca erba 11 mila anni fa. Il luogo è stato candidato a diventare d'altura tra rose canine, ginepri e stupende fioriture di or- un geosito UNESCO. La fauna selvatica del monte chidee, che si manifestano nei mesi di maggio/giugno. Strega offre una interessante serie di mammiferi, anUna visone meravigliosa, enfatizzata ancora di più dai fibi e uccelli: possiamo citarne alcuni tra cui il lupo, il boati del silenzio circostante. Lo stretto sentiero di terra capriolo, la donnola, la martora, la rana appenninica, battuta diventerà un'ampia carrareccia mano a mano che la poiana, il gufo e l'assiolo. Nel 2016 è stato saliremo. Ad un'altezza di circa 1000 metri le praterie presentato un progetto per la reintroduzione della lasceranno il posto a querce, carpini, frassini e soprattut- Starna, un uccello galliforme a rischio estinzione in to ai giganti dell'Appennino, i faggi. Grandi esemplari ora quest'area. fitti, ora radi, di tanto in tanto faranno intravedere un pa- Le leggende legate al territorio sono molteplici; si narnorama incredibile: il cuore della catena montuosa si ra che nel 1908 a una pastorella sia apparsa, proprio svelerà poco a poco in tutto il suo fascino fatto di boschi, sulla cima, la visione della Madonna. La notizia, rilievi, cime e colori sgargianti. La timida primavera si nonostante i tempi non troppo celeri di inizio '900, manifesterà negli occhi e nell'anima di chi cammina su fece ben presto il giro d'Italia, tanto che testate vecchie strade di montagna. giornalistiche come il Corriere della Sera pubblicarono Il sentiero sotto la volta dei faggi e dei loro rami con le articoli sulla suddetta apparizione. Per giorni lunghe prime foglioline sarà intervallata da brevi tratti ripidi; processioni di fedeli si recarono in questo luogo camminandoci sembrerà quasi di rivivere lo sforzo degli mistico. La croce, posta sulla cima del monte, ha antichi guerrieri della leggenda intenti a raggiungere la anch'essa una sua storia: una schiera di volenterosi Sibilla Strega per farsi predire il futuro. portò i pezzi a mano fino alla vetta e dal 1928 ne è a La salita sarà ricompensata più avanti, quando il sentiero guardia. ritornerà agile nei pressi di un pascolo sommitale; qui al- “Se la guardi e provi desiderio, per ciò stesso essa è tri cavalli potrebbero incrociare il nostro sguardo stupe- una strega” diceva Umberto Eco, e stando quassù, fatto, il discreto sole di marzo illuminerà l'Appennino fa- queste parole suonano evocative e profetiche come le cendo scintillare le vette più alte ancora bianche di neve. direbbe la Sibilla Strega stessa. Mi piace pensare che Siamo a circa 1190 m.s.l.m.; pochi minuti ci separano la sua profezia sia proprio la vista che si staglia da dalla cima ormai ben visibile, che, da quando siamo par- qui: il futuro radioso che ci aspetterebbe se solo titi, non ha smesso di essere il nostro faro. Ci sentiremo avessimo la virtù di conservare e difendere la a questo punto ammaliati, orgogliosi e fieri di stare per magnificenza di madre terra. raggiungere la profetessa. la guardi e provi desiderio, per ciò stesso essa è una strega”.

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Le grotte di Frasassi - Verso il 50esimo anniversario dalla loro scoperta

Una lenta e lunga opera

A

bbiamo iniziato questo percorso che ci porterà nel mese di settembre al cinquantesimo anniversario della scoperta delle Grotte di Frasassi con una guida turistica, Piergiorgio Salimbeni, che con tanta professionalità ci ha condotto e guidato nella parte delle grotte fruibile dai turisti. Per descrivere meglio la formazione di questa struttura naturale pensiamo che sia giusta tracciarne anche la genesi, partendo, però, dal fuori prima di inoltrarsi nel percorso sotterraneo, osservando il territorio che la nasconde. E’ difficile immaginare come si trasforma un territorio, specialmente quando da semplici osservatori ci troviamo al cospetto di qualcosa che oscilla tra il sorprendente, l’ incredibile ed il meraviglioso. Questa operazione diventa ancora più difficile se la trasformazione ha richiesto molto tempo e non è avvenuta in tempi recenti. In soccorso, quando ci troviamo a considerare qualcosa di fenomenale a cui non abbiamo assistito, dobbiamo chiedere aiuto agli specialisti che alla luce delle loro conoscenze ci possono aiutare a capire se si tratta di trasformazioni antropologiche, geologiche o speleologiche. Questa premessa per ricostruire cosa è avvenuto nel territorio dell’attuale Comune di Genga, in provincia di Ancona, perché, oggi, da semplici viandanti ci immaginiamo intenti a percorre la strada che porta a Sassoferrato. Attraversiamo una profonda gola tra due pareti rocciose nel cui ambito si sente scorrere dell’acqua. Sembra tutto normale, lungo la strada ogni spazio utile è stato occupato dalla vegetazione, le rocce calcaree sono ben visibili, cosi come la strada presenta i necessari manufatti per costeggiare un fiume e non mancano strutture ingegneristiche come i ponti per superare le interruzioni del suolo. Fermarsi su un piazzola di parcheggio oltre allo sciabordio delle acque si vede un fiumiciattolo che scorre lentamente e che si avvia verso il mare. Questo fiume oggi piccolo, in epoche lontane sicuramente doveva disporre di una portata molto più significativa tale da determinare quello che le sue acque hanno realizzato in questa zona. Si, in questo territorio queste acque hanno determinato quel sorprendente, incredibile e meraviglioso che sono “Le Grotte di Frasassi”. In tal senso i geologi ci danno una mano e ci indicano che questo fiume, il “Sentino”, intorno ad un milione di anni fa scorreva molto più in alto nella gola rispetto alla quota attuale. Le sue acque penetravano all'interno di grandi faglie, le rotture

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dentro al banco di calcare che forma la Gola di Frasassi. Queste acque fredde incontravano risalite di acqua solfurea con la quale si miscelavano e questa mescolanza aumentava in maniera esponenziale la dissoluzione della roccia calcarea, creando enormi vuoti e generando nei millenni successivi un immenso sistema di grotte. Un imponente, lungo e lento lavoro non ad opera dell’uomo ma, come risultato di una trasformazione naturale che ha determinato il mirabile patrimonio naturalistico di cui dispone il territorio di Genga. A questo punto, qualcuno si potrà anche domandare e chiedere: perché una grotta diventa meta turistica, perché una cavità nella roccia attrae tante persone ? La risposta a queste domande è semplice: le Grotte di Frasassi si distinguono per la loro dimensione grandiosa e per il corredo delle stupefacenti sculture naturali che si possono ammirare al suo interno. Sculture naturali, formatesi per opera di stratificazioni calcaree nel corso di 190 milioni di anni grazie all'opera dell'acqua e della roccia. L'acqua, veicolando il biossido di carbonio nelle rocce calcaree, crea un processo chimico che dà origine ad un sale che esiste solamente in soluzione. Tale fenomeno determina il trasferimento di piccole quantità di carbonato di calcio da un posto all'altro e, nel corso di uno stillicidio che dura millenni, finisce per formare delle concrezioni di notevoli dimensioni e di forme completamente casuali e a volte anche curiose. Queste concrezioni si denominano stalagmiti (colonne che crescono progredendo dal basso verso l'alto) e stalattiti (che invece scendono dal soffitto delle cavità). Le forme e le dimensioni di queste opere naturali hanno stimolato la fantasia degli speleologi, i quali dopo averle scoperte le hanno "battezzate" denominandole in maniera curiosa. Tra le stalattiti e le stalagmiti più famose ricordiamo: i "Giganti", il "Cammello" e il "Dromedario", l'"Orsa“, la Madonnina", la "Spada di Damocle" (la stalattite più grossa, di 7,40 m. di altezza e 150 cm. di diametro), le "piccole cascate del Niagara", l'"Obelisco" (stalagmite alta 15 metri al centro della Sala 200), le "Canne d'organo" (concrezioni conico-lamellari che devono il loro nome al fatto che se vengono colpite dall'esterno risuonano), il "Castello delle streghe". All'interno delle grotte sono presenti anche dei laghetti in cui ristagna l'acqua dello stillicidio e dei "pozzi", cavità cilindriche profonde fino a 25 m. che possono raccogliere l'acqua o convogliarla verso piani carsici inferiori. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 7


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La casa delle rondini - Residenza di campagna

Questa è “La casa delle rondini“

STAFFOLO (AN) Bandiera Arancione del TCI

ECOSOSTENIBILITA’ “La casa delle rondini” utilizza energia pulita grazie al suo IMPIANTO FOTOVOLTAICO. Tutte le lampade del B&B interne ed esterne sono a BASSO CONSUMO. Inoltre per la fornitura di acqua calda sanitaria si utilizza un moderno impianto di SOLARE TERMICO.

Vieni nelle Marche rurali … é l’emozione che non hai ancora incontrato che ti sta Chiamando. Nelle Marche rurali tutto ti racconta dell’uomo che ha lavorato e che tuttora lavora, della natura che prepara lo spettacolo dei cuori, del passato che ti regala questo ricco e meraviglioso presente. Vieni. Porta la tua famiglia e le persone a cui voi bene, porta il desiderio e il gusto, perché l’esperienza, la cura e l’arte di questa gente genera da sempre prodotti unici, tipici, prove concrete della dedizione e dell’amore per la terra in cui vivono.

“La casa delle rondini” è nelle Marche Rurali a Staffolo in provincia di Ancona Lettera Turistica

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Girovagando per le Marche - LUOGHI DA SCOPRIRE

Alta e bassa … Civitanova delle Marche

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ostruita su un colle e racchiusa tra le mura di un castello medioevale, la parte alta di Civitanova Marche è un antico borgo che nel suo insieme rappresenta un ottimo esempio di architettura militare rinascimentale. La parte bassa della città è costituita da un ampio abitato costiero che la rende una frequentata località balneare della costa adriatica. Nell’ambito della morfologia dell’arenile del litorale, anche qui dobbiamo distinguere due parti quella a nord e l’altra a sud in quanto presentano delle diversità. A nord l’arenile è ampio e sabbioso e l’acqua poco profonda, ideale per il bagno dei bambini, che possono così immergersi in tutta sicurezza e giocare senza alcun rischio; il litorale sud, invece, presenta un arenile misto di sabbia e ghiaia ed acque più profonde. La lunga spiaggia è divisa dal porto peschereccio e da quello turistico. L’itinerario che proponiamo inizia dalla parte alta della città e precisamente dalla “Pinacoteca Comunale Moretti”, raccolta d'arte contemporanea costituita in larga parte di incisioni, interessante non solo per i contenuti ma soprattutto per le particolari circostanze da cui si è formata, che fecero di Civitanova un piccolo ma interessante crocevia culturale, frequentato da letterati ed artisti che gravitavano intorno al "maestro" Moretti. Sempre nella parte alta c’è il Teatro storico Annibal Caro, edificato nel 1872, che vanta un'importante stagione teatrale, la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di San Paolo e la Chiesa di San Marone. Inoltre, interessanti sono anche la Stazione del Tram (1900) in stile liberty, il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari. Fuori dal centro abitato è possibile visitare anche un museo che è unico nel suo genere e che fa riferimento ai cavalli : il Museo Storico del Trotto ottimo richiamo per tanti appassionati di questa disciplina. Tra la città alta ed il porto, immersa in un parco con giardino all'italiana, è possibile ammirare Villa Conti, una villa in stile liberty costruita nel 1910, e poco lontano da essa si trova la palazzina San Michele, raro esempio di art nouveau nella zona del maceratese. Caratteristici sono anche i Giardini Pubblici, le palazzine del Lido Cluana in stile liberty e la pescheria. La zona nord è caratterizzata dall'alberato viale Vittorio Veneto, dove si trova l’ex Casa dei Balilla, oggi sede della Biblioteca Comunale e del Cinema Teatro E. Cecchetti. Accanto alle numerose attività commerciali ed industriali, sono presenti nel circondario numerosi outlet di prestigiose firme del made in Italy, soprattutto nel settore calzaturiero, e impianti sportivi attrezzati per le più svariate discipline, tra cui il golf, l’equitazione e la vela. Infine, tre sono le piste ciclabili: pista del Castellaro, pista del Chienti e una pista sui due Lungomari nord e sud.

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Girovagando per le Marche - I BORGHI

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Girovagando per le Marche - UN MUSEO ALLA VOLTA

Museo della calzatura di Sant’Elpidio a Mare

Da

necessità a moda. Questo potrebbe es sere l’ambito in cui inserire la continua evoluzione della calzatura. Infatti, da quando è diventato bipede l’uomo ne ha fatta di strada. Prima a piedi nudi successivamente ha pensato bene di proteggere i propri piedi tanto importanti per la sua libertà di movimento. Scoperta la necessità, l’uomo ha protetto i sui piedi con una calzatura che si è evoluta nel tempo al pari dell’evoluzione che ha subito la persona che la indossava. Gli elementi che da sempre hanno caratterizzato il tipo di calzatura sono stati l’uso, le tradizioni locali, il clima e da un certo periodo la moda. Per cui, nello stesso tempo, nessun individuo indossava la stessa calzatura. Prime e rudimentali calzature furono realizzate in età preistorica con pelli di animale o legno. Nelle regioni temperate le calzature erano molto semplici costruite come sandali, mentre nelle regioni fredde si usavano scarpe chiuse e rivestite. Poi vennero i Greci, i Romani e gli Egiziani che hanno continuato preferire i sandali. E prime varianti le incominciamo a trovare quando gli Egiziani, i Fenici e gli Ebrei costruivano i sandali e le pantofole con foglie di palma o di papiro; mentre gli Assiri prediligevano sandali leggeri, allacciati con stringhe al piede. Ne potremmo raccontare tante di modifiche che le calzature hanno subito nel tempo ma, meglio di noi e racchiuse in unico luogo, si possono ammirare nel Museo della Calzatura di Sant’Elpidio al Mare dedicato al cavalier Vincenzo Andolfi. Il motivo ispiratore di questo particolare museo deriva dalla volontà di valorizzare l'enorme patrimonio produttivo e, quindi, di custodire una parte fondamentale della storia di Sant’Elpidio a Mare. Per cui il giusto riconoscimento è avvenuto con l'allestimento di un importante spazio espositivo all'interno dell’antico Convento dei Filippini, nel centro della Città, dedicato interamente al Museo della Calzatura. Il percorso espositivo è stato pensato per illustrare le trasformazioni che hanno subito le calzature, dai primi approcci medievali fino alle produzioni più recenti che, in molti casi, rappresentano delle vere opere d'arte, frutto dell‘abilità e della maestria degli artigiani locali. Il Museo conserva migliaia di reperti tra scarpe, forme e strumenti per la lavorazione, donati dalle aziende del settore o da privati, ed esposti secondo aree tematiche distinte in tre sezioni. Lettera Turistica

La prima, "Calzature di ogni tempo e ogni luogo", è costituita quasi esclusivamente dalla collezione del Cav. Vincenzo Andolfi che comprende numerose paia fra scarpe, stivali, sandali, zoccoli e pantofole provenienti dalla Cina, dall'India, dal Canada, dall‘America Latina, ma anche da molti Stati europei ed africani. La seconda sezione,"Scarpe dei personaggi famosi", in continua espansione, ospita le calzature appartenute ad importanti personalità della sfera religiosa, come quelle di Papa Giovanni Paolo II, Papa Giovanni XXIII, le scarpe di molti campioni sportivi tra i quali Gino Bartali, Francesco Moser, Giovanni Trapattoni, Valentino Rossi, Eddie Irvine, Simona Vesprini, Valentina Vezzali, Giovanna Trillini, Ronaldo, Alessandro Del Piero, Christian Vieri, Roberto Baggio, Zidane; ed anche le calzature donate da cantanti e personaggi dello spettacolo come Milva, Bobby Solo, Little Tony e il celebre tenore Beniamino Gigli. L’ultima sezione, "Industria calzaturiera marchigiana", ospita le originali calzature realizzate secondo gli esclusivi studi stilistici degli studenti della Scuola Regionale per Calzaturieri. Tali creazioni vanno ad arricchire ogni anno la singolare collezione di calzature. E’ bene ricordare che La calzatura è un capo d'abbigliamento costruito per proteggere il piede e la parte indispensabile è la suola mantenuta in posizione da lacci o dalla tomaia. L’industria calzaturiera produce scarpe in tantissime forme e modelli, questi ultimi molto variabili a secondo la stagione tanto che per sollecitarne l’acquisto, anche quando non sarebbe il caso di cambiare, al consumatore vengono indicati sempre “nuovi arrivi“ come simbolo della stagione corrente. La scarpa in definitiva da quella che era una primaria necessità è diventata un capo di abbigliamento che viene costruita seguendo i canoni della moda.

Il Museo è in Piazzale Marconi, 16 di Sant’Elpidio al Mare. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 11


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Per partecipare

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Rubrica a cura di Federica Micheli dell’Ufficio Turistico del Comune di Jesi

a JESI … nel mese di MARZO PALAZZO PIANETTI Musei Civici di Jesi

In

attesa del superamento dell’attuale fase di limitazione della mobilità causa Corona virus, qui di seguito proponiamo e consigliamo per una prossima visita i Musei Civici di Jesi che hanno sede nel Palazzo Pianetti. Questo edificio che rappresenta un significativo esempio di architettura settecentesca è sede della Pinacoteca Civica dal 1981. La sua costruzione inizia a metà ‘700 su commissione della nobile famiglia Pianetti di Jesi ed acquisì l’aspetto attuale a metà del secolo successivo, quando fu ristrutturato in occasione del matrimonio di Vincenzo Pianetti con una discendente degli Azzolino. Nel cortile interno del palazzo si può ammirare un classico esempio di giardino all’italiana, elemento di cerniera con il paesaggio naturale circostante. Al suo interno gli spazi disponibili sono stati adibiti a diverse funzioni tra cui predominano le attività espositive. Al primo piano, destinato alla rappresentanza, si trovano la celebre Galleria degli Stucchi, uno dei massimi esempio di rococò nell’Italia centrale e le stanze decorate con Storie di Enea. Al secondo piano, invece, vi sono gli ambienti di vita della famiglia Pianetti: sale, studioli, salotti, camere da letto e bagni, tutti decorati in stile ottocentesco con temi galanti e scene arcadiche. Le aree espositive sono state organizzate come distinti musei come quello ARCHEOLOGICO, la PINACOTECA e la GALLERIA di ARTE CONTEMPORANEA. Il MUSEO ARCHEOLOGICO è luogo di conoscenza ed esposizione delle testimonianze archeologiche scoperte nella città di Jesi e nel territorio dei comuni della Valle dell’Esino. In funzione di ciò questo museo si configura come un’istituzione culturale di livello sovracomunale. I reperti vengono presentati secondo un ordinamento cronologico articolato in tre sezioni, riservate rispettivamente alla Preistoria, alla Protostoria e all’età romana. Tra le testimonianze più rilevanti si segnalano quelle della civiltà picena di Monteroberto e Castelbellino e le attestazioni di epoca romana come le fornaci del Campo Boario e le statue di età giulio-claudia scoperte a Jesi. La PINACOTECA propone ai visitatori il nucleo originario della raccolta che è formato da opere a carattere religioso risalenti al periodo compreso tra il XV e XIX secolo, in origine collocate in varie chiese cittadine, alle quali si sono aggiunte nel tempo altri dipinti ottenuti attraverso lasciti, depositi, donazioni e acquisti. Caratterizza la collezione un consistente gruppo di opere di Lorenzo Lettera Turistica

Lotto eseguite tra il 1512 e il 1535: la Deposizione, l’Annunciazione, la Madonna delle Rose, la Pala di Santa Lucia e la Visitazione. Di un notevole interesse anche la serie dei vasi settecenteschi in ceramica provenienti dalla farmacia dell’antico ospedale di Jesi, composta da più di duecento pezzi.

La collezione della GALLERIA di ARTE CONTEMPORANEA vanta un ricco gruppo di opere che vanno dalla seconda metà del ’800 fino ai nostri giorni. Il nucleo più significativo è giunto in sede in seguito all’istituzione, nel 1975, del “Premio Città di Jesi - Rosa Papa Tamburi” voluta dall’artista di origine jesina Orfeo Tamburi. Inoltre, nel 1981 in occasione della mostra “La ruota del Lotto” allestita a Jesi, artisti quali Michelangelo Pistoletto e Luigi Ontani lasciarono in Pinacoteca alcune loro realizzazioni. Non di minor pregio e rilevanza sono le opere di artisti locali, quali Corrado Corradi e Benedetto Tesei detto Betto. Pagina a cura dell’UFFICIO TURISMO-IAT del Comune di Jesi - Piazza della Repubblica - 60035 Jesi (An) Tel.0731.538420 ORARIO da martedì a sabato 10,00 - 13.00 e 15,00 -18,00 E-mail: turismo@comune.jesi.an.it Web site: www.turismojesi.it - www.comune.jesi.an.it www.jesieventi.it E-mail: turismo@comune.jesi.an.it E’ opportuno ricordare che in tutte le occasioni pubbliche dove partecipano più persone è necessario attenersi a tutte le indicazioni atte a contrastare la diffusione del Corona virus. Per altre necessità contattare L’UFFICIO TURISMO-IAT del COMUNE di Jesi i cui riferimenti sono nel box sopra indicati.

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La casa delle rondini - Residenza di campagna

Noi per voi La casa delle rondini Residenza di campagna Bed and Breakfast - Contrada Campagliano 5 60039 STAFFOLO (Ancona) Tel. e Fax : 0731779777 Mobile : Antonio 3397874700 - Amelia 3316019619 Web site: www.ilcasaledellerondini.it Info : info@ilcasaledellerondini.it - Facebook : http://facebook.com/lacasadellerondini

Ai

nostri potenziali ospiti, qui di seguito forniamo alcune informazioni di carattere generale utili per una tranquilla permanenza presso “ La Casa delle rondini ”. LE TARIFFE che applichiamo non subiscono variazioni e sono contenute ed uguali durante tutti i periodi dell’anno. Pel l’anno 2021 e per la FORMULA B&B il pernottamento in “Camera matrimoniale” costa € 80,00 per due persone al giorno, compresa la prima colazione all’italiana. Bambini fino a 2 anni GRATIS nel lettone con i genitori. - Letto aggiunto € 30,00. Per l’utilizzo della camera matrimoniale uso singola € 50,00 a persona al giorno, compresa la prima colazione. ACCOGLIENZA CON AGEVOLAZIONI A seguito emergenza COVID19 e fino al 30 Aprile 2021 applicheremo le seguenti modalità e tariffe. 1 - Il soggiorno non può essere inferiore a TRE Pernottamenti. 2 - Alle tariffe vigenti per “Camera matrimoniale“ si applica uno sconto del 25% per cui, invece di € 80 per 2 persone al giorno compresa la prima colazione, si pagherà € 60. 3 - La tariffa per Camera Matrimoniale “Uso singola” sarà pari a € 40 al giorno compresa la prima colazione. 4 - Bambini fino a 2 anni GRATIS nel lettone con i genitori, per un letto aggiunto € 20 compresa la prima colazione. 5 - Al termine del soggiorno, una tantum, per sanificazione si applicherà un contributo di € 10. ARRIVI E PARTENZE - Gli arrivi sono previsti tra le ore 12,00 e le ore 20,00, le partenze entro le ore 10,00 PRIMA COLAZIONE - La prima colazione viene servita dalle ore 8,30 alle 10,30, per esigenze particolari concordare le modalità del servizio direttamente con i proprietari. Lettera Turistica

LA NOSTRA POSIZIONE E COME RAGGIUNGERCI - Le coordinate GPS, per raggiungere la nostra struttura sono le seguenti: 43°26'36'' Nord - 13°11'16'' Est. Si può raggiungere, altresì, il B&B utilizzando GOOGLE MAPS, indicando la località e il nome della struttura B&B - La casa delle rondini Staffolo (An). ALTRE NOTIZIE : La biancheria del bagno viene sostituita ogni 3 giorni, mentre, Il cambio delle lenzuola viene effettuato ogni 5 giorni. WI-FI libero senza bisogno di password. Nelle Camere ARIA CONDIZIONATA a richiesta. Si accettano animali : di taglia MEDIO - PICCOLA, cani o gatti. Il B&B chiude alle ore 24,00, le eccezioni o esigenze particolari sono da definire previo accordi.

I giudizi dei nostri ospiti al 31 di Gennaio 2021 ci hanno assegnato un punteggio di :

9,9 /10 Gli ospiti de’ “ La casa delle rondini “ possono accedere alla Biblioteca presente nella residenza di campagna che è composta da 1.700 volumi suddivisi in 28 sezioni così ripartite : ARCHEOLOGIA, ARTE, BIOGRAFIE, BRICOLAGE, DIZIONARI E VOCABOLARI, ENCICLOPEDIE, FANTASCIENZA, FILOSOFIA, GASTRONOMIA, GUIDE, LETTERATURA, LIBRI SCOLASTICI, LIBRI STORICI, NARRATIVA ITALIANA, NARRATIVA STRANIERA, NARRATIVA PER BAMBINI, ORTO E GIARDINO, POESIA, POLITICA ED ECONOMIA, RELIGIONI , SAGGISTICA, SCIENZE, SPORT, STORIA, TEATRO, TECNOLOGIA, TURISMO e VARIE. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 13


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La finestra sull’arte marchigiana

Arnoldo Ciarrocchi

A

rnoldo Ciarrocchi è considerato tra i maggiori incisori del secondo Novecento italiano e si distingue per la raffinatezza tecnica e per l'inconfondibile sensibilità del segno grafico, caratterizzato da potenza e luminosità. Tra l’altro e a ragione, è ritenuto un sensibile interprete della cultura marchigiana non solo nell‘incisione ma anche nei dipinti a olio e negli acquerelli. Nasce a Civitanova Marche nel 1936, dove muore nel 2004. I suoi quadri hanno come soggetto preferito le figure, soprattutto figure femminili, ma anche paesaggi, che risentono dell'influenza di Morandi per la volumetrica essenzialità con cui sono definite case e vegetazione e per i dosati accostamenti tonali. Peculiare di Ciarrocchi è invece la continua ricerca di struttura compositiva e di studio dell'influenza della luce sulle forme naturali; il lavoro costante sullo spazio e sulla luce, in particolare sulla luce delle albe adriatiche che caratterizzano molti dei suoi paesaggi marchigiani e che trasfigurano il reale in una dimensione interiore che lo avvicina alla pittura della Scuola Romana. Conosciuto e apprezzato come incisore e pittore, Ciarrocchi si dedica anche all'acquerello, realizzando una copiosa e sistematica produzione che rappresenta un unicum nel panorama contemporaneo. Tant’è che gli vengono riconosciute capacità e sapienza nel trattare questo Lettera Turistica

linguaggio espressivo al punto da considerarlo perfettamente congeniale alla sua poetica. Una poetica caratterizzata da un'espressività vibrante ed emotiva, che raggiunge il suo vertice espressivo negli acquerelli della serie Paesaggi dell'Asola, realizzati fino agli anni novanta. Ciarrocchi si forma artisticamente ad Urbino e dalla fine dei suoi corsi accademici fino alla sua morte rimane impegnato in una intensa attività espositiva solo con sue opere o insieme ad altri artisti. Prime personali alla Galleria Il Cavallino di Venezia e La Cupola di Bologna, e partecipa anche a numerose espo sizioni nazionali ed internazionali tra cui la Biennale di San Paolo del Brasile nel 1937. Partecipa alla Biennale di Venezia in diverse edizioni, così come in diverse edizioni è presente alla Quadriennale di Roma, ci fermiamo qui perché lunga è la lista delle partecipazioni. Negli ultimi anni, molto interessante è la mostra “Ciarrocchi-L’asolitudine” allestita presso il Palazzo Carpegna di Roma, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca nel 1993 e, tra le altre, le esposizioni presso la Chiesa di Sant’Agostino di Civitanova Marche Durante il suo percorso artistico riceve riconoscimenti come il premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo del Brasile, il primo premio per le stampe incise alla Quadriennale di Roma, il Diploma di benemerenza della Scuola della Cultura e dell’Arte assegnato dal Presidente della Repubblica. Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 14


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La teca dei ricordi

Immagini e commenti dei nostri Ospiti

Q

uesta pagina è un’ideale bacheca di ricordi dedicata e redatta dagli Ospiti che hanno soggiornato presso “La casa delle rondini“. Vengono qui pubblicate le foto che ci sono state inviate e i giudizi espressi su di noi. A tutti i nostri Ospiti che dispongono di immagini quale ricordo del loro soggiorno a Staffolo, se vogliono, ci possono spedire delle foto scattate presso o nelle vicinanze del B&B. Non chiediamo foto ricordo delle persone. Queste devono rimanere nell’ambito dello spazio protetto del privato. Così come la scelta delle fotografie compete solo all’insindacabile giudizio dell’autore. Ringraziamo in anticipo coloro che aderiranno a questa iniziativa in quanto con le immagini inviatoci ricorderemo meglio i piacevoli momenti trascorsi insieme. Per l’invio delle foto utilizzare l’e-mail : info@ilcasaledellerondini.it In assenza di foto o giudizi inseriremo delle immagini redazionali del territorio intorno al B&B

I Bronzi dorati di Cartoceto sono un gruppo statuario equestre romano composto da due cavalieri, due cavalli e due donne in piedi; rappresentano l'unico gruppo scultoreo in bronzo dorato di provenienza archeologica rimastoci dell'epoca romana.

I Bronzi dorati di Cartoceto sono esposti nel

Museo dei Bronzi dorati e della città di Pergola Pergola (PU) Lettera Turistica

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La casa delle rondini - Residenza di campagna

Quello che ci fa piacere segnalare e consigliare Per acquistare e poi degustare dei prodotti di qualità indichiamo i seguenti produttori presenti nelle nostre vicinanze:

FATTORIA CORONCINO Azienda Agricola

CARBONETTI Azienda Agricola

Via Ludovico Ariosto,9 - 60030 MAIOLATI SPONTINI (An)

Olio Extravergine di Oliva

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Vini Doc Contrada Coroncino, 7 60039 STAFFOLO (An) Tel. +39 0731 779494 Fax +39 0731 770205 www.coroncini.it email: info@coroncino.it

LA STAFFA Azienda Agricola Biologica Vini Artigianali STAFFOLO (An) - via Castellaretta 19 telefono e fax 0731 779810 e-mail:info@vinilastaffa.it

PODERE L’INFINITO Contrada Azienda Agricola SanMartino, 1

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STAFFOLO (An) Produzione e 0731 779288 vendita diretta di prodotti caseari con latte di pecora, pietro.calvisi@tiscali.it capra e mucca.

SU REDENTORE Azienda Agricola Produzione e vendita diretta di prodotti caseari con latte di pecora e capra. Contrada Coste 39,A - STAFFOLO (An) 331 6420406 - 0731 779905

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LA FONTE Società Agricola Farine senza glutine

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Tel./Fax: 0731 779264 Michele: 339 63 55 294 Vini Doc Mirco : Via Castellaretta n.8 STAFFOLO (AN) 366 14 53 400 e-maill: vinisimonetti@libero.it Web site : www.verdicchiostaffolo.com

Contrada Coste 44,a - STAFFOLO (An) Orlando : 338 9786556 - Michele: 339 4434969 soc.lafonte@gmail.com

MARIANI PAOLO S.r.l. Molino Contrada Coste 24/A 60010 BARBARA (An)

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BIGI ANDREA Azienda Agricola Birra Agricola

Via Aldo Moro ,9 60038 SAN PAOLO DI JESI (An)

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Il punto vendita è aperto il pomeriggio

071 964190 - info@molinomarianipaolo.com www.molinimarianipaolo.com

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Località Agello, 7 SAN SEVERINO MARCHE (Mc)

Norcioneria

GIORGIO POETA Azienda Agricola Miele in Barrique Via Dante 71/E FABRIANO (An) 0732 041982 - 328 3787555 - info@giorgiopoeta.com

ROSINI Oleificio Olio extravergine d’oliva

Produzione e vendita diretta di salumi artigianali.

0733 635132 338 9216660 339 2105575 francesco.fucili@alice.it

GASTRONOMIA BELTRAMI

Via Umberto I 21/23 CARTOCETO (Pu)

Formaggi - Olio - Confetture

www.gastronomiabeltrami - 339 6218064 gastronomiabeltrami@gmail.com - 0721 1795062

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Arrivederci al prossimo mese Anno X - MARZO 2021 n° 119 - Pagina 16


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L'Informaamici 119 Marzo 2021 by La casa delle rondini - Issuu