PERIODICO NUMERO XIV-XV 31/03/2024
Biden vs Trump La sfida che decide il futuro dell’Occidente Il focus
La guerra sui social
In guerra la prima vittima è la verità. Lo diceva Eschilo, più di duemila anni fa. La massima resta valida pure nell’era dei social media, che rivestono un triplice ruolo nei teatri di conflitto: mezzo di denuncia degli abusi dei regimi, diffusori di odio e cassa di risonanza delle fake news Ora lo dimostrano non solo le guerre che dominano l’informazione globale − Russia contro Ucraina e Israele contro Hamas −, ma anche quelle meno mediatiche in corso in Sudan e in Nagorno-Karabakh. Alla fine del 2010 nel mondo arabo Facebook contava 21.361.830 milioni di utenti. Quali sono le ragioni di un incremento così esponenziale? In due parole: Primavere Arabe, non a caso ribattezzate “rivoluzioni di Internet”.
di CASADONTE, LAI, MAURELLI, RAELI, URBANI ALLE PAGINE 4 e 5
di ROSETTI, ROSSI, SIVILLI, STIGLIANI, SUBISSI
ALLE PAGINE 2 e 3
L’inchiesta
Il caso
L’utilizzo di un complesso algoritmo per stanare la ‘ndrangheta. Non è fantascienza, bensì il progetto ICan, un sistema informatico sviluppato dall’Interpol per contrastare le cosche calabresi. La multinazionale più potente del mondo, ossia la ‘ndrangheta, ha infatti detto addio alla sua vecchia brand identity di lupara e coppola per indossare la giacca e la cravatta dell’imprenditoria. Nel gestire i suoi affari non perde di vista la sua linfa vitale: il denaro. Sia quello sporco dei traffici tradizionali, sia quello pulito di business apparentemente leciti, che celano in realtà attività di riciclaggio.
Negozi aperti fino a notte fonda, prezzi stracciati e merce di tutti i tipi stipata in pochi metri quadri. Sono i bangla market, i supermercati gestiti da titolari di origine bangladese, sempre più diffusi in Italia ma soprattutto nella capitale dove si concentra la maggior parte di queste attività. Il monopolio del commercio, però, non è solo nelle loro mani. A farla da padrona anche i negozi gestiti da cinesi che, con scaffali ricolmi dei prodotti più vari, hanno fatto della vendita al dettaglio un cavallo di battaglia. Due business legati da un unico filo rosso: il successo imprenditoriale in Italia.
Lotta alla ‘ndrangheta
L’intervista
Business minimarket
La scheda
“Nome in codice I-can” Roma, boom bangla Il vicecapo della polizia Vittorio Rizzi è il promotore del progetto I-Can. A Lumsanews spiega i progressi dell’iniziativa: "In Europa sono stati fatti passi da gigante con la realizzazione degli Joint Investigation Teams, i gruppi di investigazione congiunti, con funzione di dialogo tra le magistrature. Per questo ‘consapevolezza’ è la parola chiave. È così che la ‘ndrangheta è entrata tra le minacce transnazionali”.
Un aumento di oltre mille attività in dieci anni. Questa è la cifra che rende l’idea della velocità di espansione dei bangla market a Roma. La Capitale rappresenta la prima città in Italia per presenza di minimarket gestiti da cittadini di origine bangladese, catalizzando quasi il 40% del totale. Che sia pieno giorno o notte fonda, queste attività sono sempre aperte, azzerando così la concorrenza.
di ALESSI, D’ASCENZI, FEDERICO, MUTTI, VIVANI
di ESPOSITO, LONGO, RUDA, ZUPPA
ALLE PAGINE 6 e 7
ALLE PAGINE 8 e 9
Il fenomeno
La deriva degli e-bulli
“Sfigato”, “ciccione”, “devi morire”. Sono solo alcuni degli insulti che i teenager italiani sisentono dire tutti i giorni. Le conseguenze sono incalcolabili: ansia, paranoia, depressione. La voglia di scomparire fino a gesti estremi come la vendetta e il suicidio. Dopo il Covid, sono quasi raddoppiati i csai di giovani bullizzati, fuori e dentro i social. Colpa dell’effetto di disinibizione della rete, che da Telegram a TikTok, passando per Instagram e le chat segrete di Whatsapp, amplifica gli episodi di bullismo. Problemi che persistono malgrado la presenza di una legge contro il cyberbullismo, con implicazionisempre meno gestibili anche per le piattaforme.
di AVANTAGGIATO, BETTI, BUCCHI, CIVAI, CORTESE ALLE PAGINE 10 e 11