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kpt:magazine 2/26 - inizio

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Settembre 2025

Un nuovo capitolo

Due storie di nuovi inizi non privi di ostacoli.

La tendenza a procrastinare

Perché il nostro cervello preferisce rimandare.

Basta prendere posto Una panchina che unisce le persone.

Inizio.


Una marcia in più per la soddisfazione Ci avete di nuovo promossi a pieni voti. Grazie per la fiducia e per i riscontri positivi.

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Impressum

Editoriale

Care lettrici, cari lettori Edizione N. 2 /2026 Tema centrale «Inizio» Pubblicato da KPT Casella postale CH-3001 Berna Redazione magazin@kpt.ch Copie 87’000 Stampa Stämpfli Kommunikation, 3001 Berna Immagine di copertina Family AG, Pascal Triponez

Gli inizi ci accompagnano fin dal primo respiro. Il primo vagito, un sorriso o lo stupore di un bambino che osserva con curiosità una coccinella. Ancor prima di comprendere la vita, viviamo molte cose per la prima volta. La nostra vita è una raccolta di questi inizi: il primo giorno di scuola, il primo bacio, il primo grande viaggio, il primo giorno di lavoro. Ogni prima volta ci cambia in qualche modo. E anche se con il passare degli anni questi momenti diventano più rari, non è mai troppo tardi per iniziare qualcosa di nuovo. C’è chi magari a 60 anni inizia a suonare uno strumento o trova il coraggio di cambiare vita. Gli inizi fanno parte anche della nostra quotidianità come cassa malati. Dietro ogni assicurazione c’è una persona che noi accompagniamo per una parte del suo cammino. Nei periodi di buona salute, ma anche quando la vita prende una svolta inaspettata. Allo stesso tempo, anche noi percorriamo sempre nuove strade: sviluppiamo ulteriormente le nostre offerte, creiamo servizi innovativi e accogliamo nuove collaboratrici e nuovi collaboratori che portano idee originali. Infatti siamo convinti che chi rimane aperto alle novità può essere un punto di riferimento affidabile anche in futuro. Questo numero è dedicato agli inizi, grandi e piccoli. Una coppia e una donna raccontano i loro nuovi inizi – ricordandoci che un nuovo capitolo della vita non sempre inizia in modo lineare. Una psicologa spiega perché a volte tendiamo a procrastinare e fornisce alcuni consigli utili. Inoltre una ricercatrice analizza il trend della longevità. Vi auguro buona lettura – e magari anche il coraggio di iniziare qualcosa di nuovo.

Thomas Harnischberg CEO

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Indice

Inizio. Un inizio implica speranza, richiede coraggio ed è un momento di svolta, che si tratti di una fase della vita, di una decisione o di un passo verso la salute. In questo numero mostriamo come ogni inizio sia diverso dall’altro e quale effetto produce su di noi.

Psicologia

Quando rimandare diventa un’abitudine Una psicologa spiega perché a volte è così difficile iniziare un’attività, quali sono i motivi della procrastinazione e quali strategie possono rivelarsi utili.

Persone

Tra speranza e attesa

Pagina 14 Medicina

Longevity: più di una semplice tendenza? La gerontologa Heike Bischoff-Ferrari parla del trend della longevità e della ricetta per vivere sani a lungo. Una coppia che non riesce ad avere figli e una dentista raccontano i loro nuovi inizi, molto diversi tra loro, e quanto sia importante la pazienza in questa fase.

Pagina 5 Società cooperativa

Pagina 18 Servizio Sapere Prodotti Corpo A tu per tu con i collaboratori Offerta esclusiva

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Una panchina per socializzare Basta prendere posto e, all’improvviso, si compie la magia di un incontro. La storia di com’è nata la nuova panchina inclusiva.

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Su kpt.ch/magazine-it troverete sempre un gran numero di reportage e contenuti interessanti che sapranno soddisfare la vostra curiosità fino all’uscita del prossimo numero.


«Come coppia, il desiderio di un figlio ci ha uniti ancora di più.»


Persone

Un nuovo capitolo – tra speranza e attesa Un nuovo inizio richiede non solo coraggio, ma soprattutto pazienza. L’hanno capito Angela e Fabio nel loro percorso per realizzare il sogno di avere un figlio. Antonella, invece, dopo essersi trasferita in Svizzera dal Perù ha scoperto che anche un nuovo inizio professionale può avere tempi più lunghi del previsto.

È una serata insolitamente calda di maggio. Il locale bernese «Viktor» festeggia i quattro anni dall’apertura. Angela (33) e Fabio (37), che lavora lì, sono seduti al tramonto in compagnia di amiche e conoscenti. Angela, però, non riesce a godersi la serata in totale spensieratezza. Continua a guardare il cellulare e a controllare l’ora. Poco prima sono arrivati i risultati delle analisi dalla clinica della fertilità, insieme a un programma dettagliato per l’assunzione dei medicinali, già riposti in precedenza nel frigorifero del ristorante. Alle ore 20.50 Angela si ritira nella dispensa e si somministra la prima iniezione nell’addome. Un’ora dopo ne seguono altre due, affinché l’ovulazione avvenga al momento giusto. «Occorre rispettare rigorosamente gli orari», spiega in seguito durante il nostro colloquio a casa, mostrando le tante siringhe accumulate.

«Conto solo in cicli.» I nomi dei mesi e i giorni della settimana hanno ormai perso significato per lei. «Conto solo in cicli.» La sua quotidianità ruota attorno a valori di laboratorio, appuntamenti per l’ecografia e nuovi cicli di trattamento.

In cerca di risposte Entrambi avevano dato per scontato fin da subito che in futuro avrebbero formato una famiglia. Quando Angela smette di prendere la pillola all’inizio del 2024, decidono Testo: Mareike Fischer / Foto: Pascal Triponez

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di non mettersi pressione: se ci vorrà un anno, ci vorrà un anno. «Eravamo euforici, e forse anche un po’ ingenui.» Presto, però, Angela inizia a chiedersi se c’è qualcosa che non va nel suo corpo. Durante le mestruazioni, infatti, soffre di forti dolori, oltre ad avere la pancia gonfia. E soprattutto i mesi passano, uno dopo l’altro, senza che lei riesca a rimanere incinta. Comincia a cercare risposte e cerca di migliorare ogni aspetto: alimentazione, attività fisica, sonno, meno stress. La ginecologa minimizza le sue preoccupazioni. Appena un anno dopo, nella clinica della fertilità Angela riceve la diagnosi di endometriosi e adenomiosi, due patologie che possono ridurre le probabilità di concepimento. Nella clinica della fertilità viene infine programmato un intervento chirurgico per rimuovere i focolai di endometriosi; l’adenomiosi, invece, non è operabile. Poco prima dell’operazione, Angela rimane inaspettatamente incinta, ma perde il bambino alla quinta settimana. Ciononostante, quel momento infonde alla coppia la speranza di riuscire a realizzare il loro sogno. All’intervento seguono tre inseminazioni, tutte senza successo. Per Angela, i giorni successivi a ogni trattamento sono pieni di tensione e costante auto-osservazione. «La psiche gioca brutti scherzi», afferma. «A ogni fitta alla pancia pensi: questa volta ha funzionato – e poi arriva di nuovo la delusione. Non mi fido più del mio corpo.» A gennaio di quest’anno, Angela e Fabio decidono infine di ricorrere alla fecondazione in vitro (FIV). In questa


Spiegazioni in sintesi • Endometriosi / adenomiosi: nell’endometriosi un tessuto simile all’endometrio cresce esternamente all’utero, nell’adenomiosi all’interno della parete muscolare dell’utero. Entrambe le patologie possono provocare forti dolori e ridurre le probabilità di concepimento. • Inseminazione intrauterina: spermatozoi precedentemente preparati vengono introdotti direttamente nell’utero per aumentare le possibilità di fecondazione. • Fecondazione in vitro (FIV): dopo una stimolazione ormonale, gli ovociti vengono prelevati e fecondati in laboratorio. Se si sviluppa un embrione, questo viene in seguito trasferito nell’utero. Pazienza, comprensione e sostegno reciproco aiutano Angela e Fabio ad affrontare l’iter delle cure per avere un figlio.

procedura, le ovaie di Angela vengono stimolate mediante la somministrazione di ormoni al fine di ottenere il maggior numero possibile di ovociti maturi. Il trattamento mette a dura prova il suo corpo: la sua pancia si gonfia, lei è esausta ed emotivamente vulnerabile. Malgrado ciò, Angela non si arrende. A febbraio viene effettuato il primo prelievo di ovociti; tre ovociti fecondati possono essere congelati per un trasferimento successivo. A maggio, dopo la festa per l’anniversario del ristorante, segue un altro tentativo. Vengono prelevati 24 ovociti, ma ben presto la speranza svanisce di nuovo: solo due si sviluppano in embrioni che possono essere congelati. L’impianto di un embrione è previsto solo per la fine dell’estate, perché Angela deve prima riprendersi fisicamente, anche a causa dell’adenomiosi.

Dare visibilità a una realtà condivisa Il progetto di avere un figlio scandisce la quotidianità della coppia come se fosse un secondo lavoro a tempo pieno. Dal punto di vista psicologico è pesante per entrambi. «Ma come coppia, tutto questo ci ha uniti ancora di più», racconta Angela. Tanto più la durata del trattamento si allunga, quanto più entrambi si confrontano con termini medici specialistici, studi e terapie. «È arrivato il momento di rompere il tabù su questo tema», afferma Fabio. Dopotutto, in Svizzera circa una coppia su sei non riesce ad avere figli, e la tendenza è in aumento. Per questo Angela condivide le sue esperienze sui social media (angelajessica_kiwu). Su Instagram parla apertamente delle speranze e delle battute d’arresto. Molte

donne la contattano per raccontarle le proprie storie. Angela trae forza dai racconti di coppie che, dopo molti anni, sono riuscite finalmente a formare una famiglia. Nel frattempo, Angela e Fabio hanno speso nel complesso circa 23’000 franchi di tasca propria, di cui 15’000 solo per i trattamenti di fecondazione in vitro. Per coprire le spese, Fabio fa straordinari, organizza eventi e commercia in vini, mentre Angela fa turni extra come igienista dentale. Nonostante tutto, i due cercano di concedersi delle pause per ricaricare le energie, quando il budget lo permette. Durante una gita nel weekend o un viaggio, per un breve periodo tutto sembra più leggero e pensano che in fondo la loro vita è già bella così. Ma quando a colazione una famiglia con bimbi piccoli si siede accanto a loro, si rendono conto che il desiderio di avere un figlio li ha seguiti fino a lì. Angela e Fabio non sanno ancora come finirà la loro storia. «Sarà la natura a decidere», dice Fabio. Comunque non vogliono darsi per vinti. Così vanno avanti – con speranza, pazienza e il desiderio di iniziare presto la nuova vita come genitori. Continua alla pagina successiva

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Antonella ama la varietà delle quattro stagioni in Svizzera.

Da Lima a Männedorf Anche Antonella ha dovuto imparare la pazienza, ma in un modo diverso. Quando la giovane donna è arrivata in Svizzera dal Perù quasi dieci anni fa, era estate. Ricorda ancora il suo viaggio in treno lungo il Lago di Zurigo: prati verdi, fiori sui balconi e acqua scintillante. «Era così tranquillo e così bello», racconta oggi. È rimasta subito colpita dall’alternanza delle stagioni, perché in Perù è molto meno marcata. In seguito si è innamorata dei colori dell’autunno e in inverno si è trovata per la prima volta circondata dalla neve. «Nonostante il freddo a cui non ero abituata, trascorrere per la prima volta un bianco Natale è stata un’esperienza davvero speciale.» La trentacinquenne è nata a Cajabamba, un piccolo villaggio tra le montagne del Perù. Per studiare odontoiatria si è trasferita a Lima, la vivace e caotica capitale peruviana con oltre dieci milioni di abitanti. Dopo la laurea, Antonella voleva in realtà solo andare a trovare sua zia a Tuggen, piccolo paese del Canton Svitto, visitare l’Europa e seguire alcuni corsi di odontoiatria. Poi, però, a una festa di Capodanno, ha conosciuto Serafino, il suo attuale marito. All’epoca Antonella parlava a malapena il tedesco e lui non parlava spagnolo. Per capirsi comunicavano in inglese, in italiano e a gesti. Quello che era iniziato come

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un flirt si è trasformato in una relazione a distanza. Per due anni la coppia ha fatto la spola tra i due continenti, finché i due non hanno deciso di sposarsi e Antonella si è trasferita in Svizzera.

Anni in attesa Antonella voleva ricominciare a lavorare come dentista il prima possibile. «Ma il progetto si è rivelato molto più difficile del previsto», ricorda. «I processi amministrativi erano così complicati!» Non poteva lavorare come dentista perché non aveva un titolo di studio svizzero. E come assistente dentale? «Venivo scartata perché ero troppo qualificata.» Di fatto, ha dovuto ripetere quasi tutto il corso di laurea. Ma per farlo aveva prima bisogno di un posto all’università. Il primo anno nessuna università l’ha ammessa. In quel periodo ha lavorato come cameriera in un ristorante asiatico, poi anche come commessa. Lavorare è stato utile per lei: «Non dovevo solo imparare il tedesco standard, ma anche capire il tedesco svizzero.» Ha stretto le prime amicizie, ha conosciuto meglio la Svizzera e gli svizzeri


Solo nel 2019, al terzo tentativo, è stata ammessa da diverse università e ha scelto Zurigo. Sebbene avesse già studiato odontoiatria in Perù, si è ritrovata di nuovo in aula con giovani matricole. «La pratica era un gioco da ragazzi per me, ma la teoria in tedesco era difficile.» Oggi Antonella lavora come dentista in uno studio e in una clinica pediatrica specializzata. Vive a Männedorf, sul Lago di Zurigo, insieme al marito e a due gatti. Ormai le piace persino la fonduta. Ma non dimentica le sue radici peruviane. Si incontra regolarmente con amiche e amici originari dell’America Latina, segue corsi di ballo per imparare la salsa e a luglio festeggia la festa nazionale peruviana. Pazienza e ottimismo hanno aiutato Antonella a superare i primi anni.

ed è rimasta sorpresa di alcuni aspetti distintivi. «Qui si pianifica tutto con largo anticipo e si cerca perfino di prevedere la meteo con la massima precisione. Tutti controllano continuamente le app della meteo e portano con sé vestiti di ricambio per ogni evenienza...» Anche la sua prima fonduta le è sembrata un po’ insolita, proprio come gli svizzeri rimarrebbero sorpresi di fronte al porcellino d’India stufato, una prelibatezza nel suo paese d’origine.

Ricominciare tutto da capo L’anno successivo, Antonella si è candidata di nuovo per un posto di studio, ma la sua domanda è stata nuovamente respinta. Per la prima volta ha iniziato a dubitare. Tuttavia, ha continuato a lavorare e ha cercato di rimanere ottimista.

«Senza quei primi anni difficili, non avrei mai scoperto quanta pazienza sono capace di avere.» Guardando al passato, Antonella dice che per ricominciare da capo ci vuole forse coraggio, ma quello è solo il primo passo. La vera difficoltà sta nell’andare avanti quando non tutto va subito per il verso giusto. «Senza quei primi anni difficili, forse non avrei mai scoperto quanta pazienza sono davvero capace di avere», afferma. «Per alcune cose ci vuole semplicemente tempo.»

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Servizio

Medicinali generici: una piccola scelta di grande effetto La salute è spesso il risultato di piccole decisioni. Ad esempio della scelta di un medicinale che ha la stessa efficacia del preparato originale, ma costa molto meno. Scegliere i generici può essere un primo semplice passo per ridurre i costi sanitari in modo duraturo. Prima o poi capita a molti: l’assunzione di medicinali diventa una routine quotidiana, che sia per un’allergia, un disturbo cronico o una terapia di breve durata. A questo punto viene da chiedersi: bisogna per forza optare per il preparato originale più costoso? I generici contengono lo stesso principio attivo dei farmaci originali e hanno la medesima efficacia. Poiché il brevetto dell’originale è scaduto, di solito sono molto più convenienti. Chi opta per i generici può quindi risparmiare sui costi dei medicinali e, allo stesso tempo, contribuire alla riduzione delle spese sanitarie. Inoltre, grazie alla partnership con la farmacia per corrispondenza Zur Rose, gli assicurati della KPT beneficiano dell’8% di sconto sui generici. I medicinali vengono consegnati comodamente a domicilio in un pacchetto

neutro e senza spese di spedizione. Naturalmente potete continuare ad acquistare i vostri medicinali nel vostro studio medico o nella vostra farmacia di fiducia.

Risparmio annuo sui costi dei medicinali da Zur Rose con lo sconto KPT* Costi totali all’anno

Aliquota percentuale

I costi a vostro carico

Originali

CHF 745.–

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CHF 48.–

Prezzo generici (8% di sconto KPT)

CHF 442.–

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CHF 44.–

Risparmio con lo sconto KPT**

41%

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* Esempio relativo a un paziente che assume ogni giorno 1 compressa per l’ipertensione e 1 compressa per il colesterolo alto, ipotizzando che la franchigia sia già esaurita. ** Risparmio scegliendo i generici con lo sconto KPT dell’8% rispetto ai medicinali originali.

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Tutti i vantaggi: zurrose.ch/it/kpt Testo: Natalie Portmann /Foto: iStock

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Sapere

Assicurare al meglio i denti dei bambini: informazioni utili per i genitori Denti da latte sani non sono solo un buon inizio: sono la base per la salute dentale in età adulta. Tuttavia, quasi la metà dei bambini è destinata a portare un apparecchio, con costi che possono superare anche i 10’000 franchi. Molti genitori scelgono quindi ben presto di stipulare una polizza complementare per i denti. Ma cosa copre esattamente?

L’assicurazione di base obbligatoria normalmente non copre le prestazioni dentistiche né per i bambini né per gli adulti. Fanno eccezione gravi malattie dell’apparato masticatorio, infortuni o determinate infermità congenite. Per tutto il resto, dall’igiene dentale alle carie fino agli apparecchi, occorre una polizza complementare. L’assicurazione complementare per i denti, a seconda della classe di prestazioni, copre ad esempio • esami preventivi e igiene dentale • otturazioni e trattamenti ortodontici • correzioni della dentatura, come gli apparecchi per i denti • interventi chirurgici, come l’estrazione dei denti del giudizio

Chi intende stipulare una polizza complementare delle cure dentarie per i propri figli non dovrebbe aspettare troppo. È preferibile sottoscriverla prima che compiano 5 anni, perché in questo caso non serve l’attestato del dentista. Se rimandate la sottoscrizione e dopo il compimento dei 5 anni si manifesta una malocclusione, vostro figlio o vostra figlia non supererà l’esame dello stato di salute e non potrà più accedere all’assicurazione per i denti. Il nostro suggerimento: L’assicurazione per i denti si può sottoscrivere ancora prima della nascita, tramite l’iscrizione prenatale. Durante il primo anno di vita, l’assicurazione complementare per le cure dentarie con la classe di prestazioni 4 è gratuita. Il tipo di polizza più adatto dipende dalle esigenze individuali e dalla propria situazione finanziaria. Ricordate però che l’assicurazione non copre solo le cure dentarie ma anche le correzioni ortodontiche. Perché la buona salute si costruisce giocando d’anticipo.

Assicurazione complementare denti per i bambini: quando serve Nel nostro blog trovate i casi in cui conviene stipulare una polizza per i denti dei bambini, quanto costa e quali opzioni esistono.

Leggete: kpt.ch/dente Testo: Natalie Portmann / Foto: Getty Images

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Società cooperativa

Una panchina per socializzare

Lars Kauer è il direttore di un’azienda di restauro di mobili e presidente dell’associazione Bärähärz.

Un posto per tutti: con le nuove panchine inclusive, l’associazione Bärähärz crea luoghi di incontro nella città di Berna. Le panchine invitano le persone con e senza disabilità a prendere posto e a socializzare. A prima vista, una panchina non ha nulla di speciale. Ci si siede, ci si riposa per un po’ o si aspetta l’autobus. Eppure, a volte basta proprio questo per avvicinare le persone. Con le panchine inclusive l’associazione Bärähärz intende creare luoghi di aggregazione in cui è possibile incontrarsi in modo semplice e spontaneo.

L’associazione Bärähärz L’associazione Bärähärz è stata fondata nel 2025 da otto imprenditrici, imprenditori e dirigenti bernesi. Il suo scopo è avvicinare le persone e promuovere l’impegno sociale dove può fare la differenza. Nel ruolo di ponte tra l’economia e la realtà sociale, l’associazione Bärähärz di Berna sostiene progetti locali e crea occasioni di incontro senza barriere, dove trovano spazio il contatto personale, l’umanità e la vicinanza alle persone nella regione.

Testo: Natalie Portmann / Foto: mad, Getty Images

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Signor Kauer, com’è nata l’idea della panchina inclusiva? L’idea è nata dall’intenzione di capire come creare occasioni reali di incontro nella vita quotidiana. Spesso la scarsa inclusione non dipende dalla mancanza di volontà, ma dal fatto che le persone non si incontrano affatto. Molti disabili vivono e lavorano in ambienti protetti. Di conseguenza vengono a mancare i punti di contatto. Con le panchine inclusive non volevamo lanciare un messaggio o attirare l’attenzione, bensì realizzare una soluzione semplice e funzionale.

Perché proprio una panchina? Perché è un oggetto d’uso comune. Tutti sanno cos’è, chiunque può utilizzarla per sedersi. Allo stesso tempo, su una panchina accadono tantissime cose. Le persone si siedono una vicino all’altra, iniziano a chiacchierare e si rendono conto di avere accanto semplicemente una persona. Non una disabilità, non un’etichetta, ma una persona. La coesione sociale spesso inizia dalle piccole cose, magari anche su una panchina nel parco del quartiere.


Le sedi Perché per molti è difficile avvicinarsi alle persone con disabilità? Spesso è una questione di insicurezza. Molte persone hanno pochi contatti con i disabili e temono di dire qualcosa di sbagliato o di comportarsi in modo inappropriato. Questo crea distanza. Al contempo, nonostante la connessione costante in rete, oggi molte persone si sentono sole. Eppure desideriamo tutti la stessa cosa: essere visti, appartenere a un gruppo ed entrare in contatto con gli altri. La panchina inclusiva non è una soluzione per tutte le sfide sociali. Ma è un invito a essere di nuovo un po’ più umani.

Cosa desidera che provino le persone quando si siedono su una panchina inclusiva? Mi auguro che semplicemente prendano posto, senza pensarci troppo. Forse prenderà il via una conversazione, forse ci sarà solo uno scambio di sorrisi amichevoli. Entrambe le cose sono positive. Non servono sempre grandi progetti o iniziative sensazionali. Spesso basta un luogo in cui le persone possano incontrarsi.

Le panchine inclusive sono installate in diversi luoghi pubblici e istituti residenziali a Berna. • • • • •

Burgerspittel Viererfeld – parco Fondazione Rossfeld – parco Domicil Egelmoos – parco Domicil Weiermatt – parco Domicil Lentulus – ingresso

Cooperativa – una marcia in più nella solidarietà In quanto società cooperativa, la KPT appartiene ai suoi assicurati. Si assume la responsabilità: nei confronti della società, delle collaboratrici, dei collaboratori e dei partner e agisce in modo sostenibile. Al centro c’è il bene comune. La società cooperativa KPT favorisce l’impegno sociale di utilità pubblica e sostiene progetti come la panchina inclusiva.

Per saperne di più: kpt.ch/societa-cooperativa

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Psicologia

Quando rimandare diventa un’abitudine A chi non è mai capitato di rimandare fino all’ultimo momento la preparazione di un esame o la compilazione della dichiarazione d’imposta? Perché posticipiamo le cose da fare sapendo che alla fine ci stresseranno ancora di più? Prendiamo l’esempio di Lars: è il primo ottobre. Deve preparare una presentazione per un cliente importante per fine mese. I primi dieci giorni pensa che dovrebbe almeno iniziare. I dieci giorni seguenti si arrabbia con sé stesso per non avere prodotto neanche una slide. Gli ultimi giorni si chiede perché mai si sia imbarcato in questo progetto. Nonostante i rimorsi di coscienza, non si decide. Al posto di lavorare alla presentazione, riordina la scrivania, pulisce la macchina del caffè o scorre «per un istante» i social. Poco prima della scadenza, Lars si mette al lavoro, con un carico di stress enorme.

Cosa ci trattiene dall’applicarci Distrazioni: cellulare, social media, TV – d’un tratto è tutto più interessante. Svogliatezza: dichiarare le imposte, scrivere il verbale o sbrinare il congelatore? «Ah no, non adesso!» Scadenza lontana: «C’è ancora tempo…» Scadenza vicina: «Ora non vale più la pena.» False priorità: si dà la precedenza a cose meno importanti. Perfezionismo: ansia da prestazione – «Inizio più tardi.» Sovraccarico: «Non ce la faccio.»

Testo: Mareike Fischer / Foto: mad, Getty Images

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Vi suona familiare? Non siete i soli. Questo comportamento in psicologia è chiamato procrastinazione, cioè il rinviare ripetutamente un’incombenza, ben sapendo che è controproducente farlo. Secondo vari studi, procrastina in modo cronico il 20% della popolazione e quasi metà degli studenti.

Perché il nostro cervello tende a svicolare Perché lo facciamo? Cosa succede nel cervello? Semplificando, diciamo che qui agiscono due sistemi contrapposti: il sistema limbico, che reagisce sul piano emotivo e desidera evitare le sensazioni sgradevoli. E la corteccia prefrontale, che controlla la pianificazione, la razionalità e l’autocontrollo. Il problema è che le emozioni sono spesso più rapide della ragione. Non appena un’incombenza scatena ansia, insicurezza o paura, interviene il sistema limbico, che blocca tutto. Spesso ciò che rinviamo non è la cosa in sé ma la sensazione sgradevole che vi associamo, ad esempio la paura di fare errori o essere criticati. Siamo quindi attratti da gratificazioni immediate come i social, le serie TV o lo shopping online. Qui interviene anche la dopamina, che attiva il nostro sistema di ricompensa con brevi sensazioni piacevoli. Questa interazione a livello cerebrale gioca un ruolo anche nell’ADHD. Chi ne soffre ha spesso difficoltà a strutturare le cose da fare, a definire le priorità e a non lasciarsi distrarre. In poche parole: in caso di ADHD la corteccia prefrontale è meno efficiente e si ha difficoltà a controllare gli impulsi e a rimanere concentrati sulle attività meno interessanti.


È più utile capire sé stessi che criticarsi La buona notizia è che procrastinare non è un tratto caratteriale immutabile. Quando si comprende cosa succede nella nostra testa, si può agire in modo più consapevole. Spesso basta suddividere il compito in più porzioni, semplificarne l’approccio o aspirare meno alla perfezione. Incide anche il nostro atteggiamento verso noi stessi: giudicarsi pigri o indisciplinati ad ogni procrastinazione non fa che angosciarci di più. È molto più utile riflettere sugli aspetti che rendono una determinata attività tanto sgradevole. Spesso risulta che l’ostacolo vero non risiede tanto nel compito in sé quanto in come affrontarlo. Una volta agevolato l’approccio, diventa più facile applicarsi.

Eat the frog

Si attribuisce a Mark Twain la massima: «Mangia una rana viva come prima cosa al mattino: non ti potrà succedere nulla di peggio per il resto della giornata.» Traslato significa: se si affronta l’attività più difficile e meno gradita come prima cosa, si comincia la giornata con un senso di realizzazione. Il resto diventa più semplice.Perciò definite già la sera prima quale sia la «rana» da ingoiare il giorno dopo, senza scuse.

Tecnica del pomodoro Per rimanere concentrati: lavorate per brevi intervalli di tempo, impostando un timer. Rimanete concentrati per 25 minuti, poi fate 5 minuti di pausa. Dopo quattro cicli, concedetevi una pausa più lunga di 15 o 30 minuti. Questo riduce l’ansia di iniziare ed è ideale per la vostra «rana».

Consigli per più disciplina e meno procrastinazione Fissare l’ora d’inizio e mettersi al lavoro puntuali. Sopportare la malavoglia e non distrarsi per tre minuti. Spezzettare il compito in piccole porzioni e porsi obiettivi intermedi. Adottare consuetudini: iniziare a un’ora fissa aiuta a concentrarsi. Evitare distrazioni: tenere lontano il cellulare e ridurre le cause di disturbo. Fare una lista delle cose da fare inserendo piccoli premi. Darsi dei vincoli: raccontare cosa s’intende fare dà uno stimolo positivo.

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Jacqueline Hurt è psicologa specialista in psicoterapia FSP a Zurigo. La procrastinazione è una delle sue specializzazioni.

«Chi procrastina non è pigro.» Dottoressa Hurt, quando la procrastinazione diventa un problema? Quando il lavoro ne risente perché si trascurano oneri importanti, ad esempio quando un artigiano rimanda all’infinito l’emissione delle fatture oppure un’insegnante non corregge i compiti finché non arrivano le lamentele dei genitori. Oppure quando si rinviano costantemente obiettivi privati, come una formazione o la ricerca di un alloggio, con ripercussioni sulla carriera o sulla famiglia. La procrastinazione estrema può anche sfociare in un disturbo da accumulo.

Chi è più a rischio? Si tratta spesso di persone che legano fortemente la propria autostima alle prestazioni. I procrastinatori più che pigri sono spesso troppo stressati. Il voler fare tutto alla perfezione crea ansia ed espone alla paura di fallire. Rinviare dona sollievo, anche se solo temporaneamente. Chi aspetta fino all’ultimo minuto può sempre dire: se avessi avuto più tempo, avrei fatto meglio. Alle volte la procrastinazione è legata a stati depressivi o ADHD.

Quali sono le conseguenze? Spesso il senso di colpa per aver rinviato qualcosa porta a rinviare di nuovo – e diventa un circolo vizioso. Per evitare brutte sensazioni, ci si distrae. Essere in ritardo perenne sulle scadenze o lavorare di notte incide sulla salute fisica e mentale. Le conseguenze possono essere stress, affaticamento o una cattiva qualità del sonno.

Quando conviene chiedere un aiuto professionale? Nei casi meno accentuati spesso basta adottare semplici strategie per facilitare il ritorno ai propri impegni. Se invece ci si sente sopraffatti, bloccati, o la procrastinazione compromette la propria quotidianità, può essere utile chiedere una consulenza o sottoporsi a una terapia.

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Prodotto

App e medico di famiglia: il nuovo modello KPTwin.smart Premi convenienti, rapide indicazioni via smartphone, ma sempre assistiti di persona: KPTwin.smart è tutto questo – e oggi è ancora più flessibile. Il nostro amato modello digitale permette fin d’ora di accedere direttamente anche al medico di famiglia. Bruciore alla gola o malessere improvviso? Con KPTwin.smart la prima cosa da farsi è sempre aprire l’app Well. Il pratico Symptom Checker analizza il disturbo e in pochi minuti vi indica come meglio procedere. La novità? Se nella app avete registrato un medico di famiglia, dopo il controllo digitale avete quest’altra possibilità. Siete voi a decidere se preferite la rapida soluzione digitale o il colloquio con il medico di fiducia in ambulatorio.

La combinazione intelligente: digitale e personale

KPTwin.smart: le opzioni di Gianni ora anche con medico di famiglia Symptom Checker Per prima cosa Gianni apre l’app Well e risponde alle domande sui suoi sintomi.

Consigli L’app indica a Gianni come meglio procedere. Quindi segue la raccomandazione digitale oppure va dal suo medico di famiglia.

Questa novità rende KPTwin.smart il massimo della praticità: se sbrigare qualcosa comodamente online, potete continuare a utilizzare l’app, sapendo però di potere andare direttamente dal medico dopo il Symptom Checker.

Una marcia in più nella flessibilità Oltre alla nuova opzione del medico di famiglia, l’app Well è un centralino digitale con molte altre funzioni utili che permettono ad esempio di ordinare le ricette nella farmacia online senza costi di spedizione, gestire i trasferimenti a uno specialista con un semplice clic e ottenere rapidamente un secondo parere medico prima di eventuali ricoveri. Un grande comfort anche per le vostre finanze: grazie agli interessanti sconti sul premio, KPTwin.smart è il modello più apprezzato della KPT.

Passi successivi Medicinali, trasferimenti e visite dagli specialisti – Gianni gestisce tutto il resto comodamente dall’app Well.

Tutti i vantaggi di KPTwin.smart: kpt.ch/win-smart-it Testo: Marco Garbely

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Medicina

Longevity: più di una semplice tendenza? La Prof. Dr. med. Heike Bischoff-Ferrari

la forza muscolare, l’equilibrio, le capacità cognitive, la salute mentale e i valori metabolici. Nel loro insieme, queste caratteristiche dicono molto di più sul nostro stato di salute e sulla nostra resilienza della sola data di nascita.

è gerontologa e professoressa di geriatria all’Università di Basilea nonché direttrice dello Swiss Campus for Healthy Longevity.

La longevità è diventata un megatrend. Ma cosa si intende con questo termine? E come si fa concretamente a rimanere in salute e attivi il più a lungo possibile? Heike Bischoff-Ferrari, geriatra e gerontologa, spiega quali fattori influenzano la durata di vita in buona salute e cosa fa davvero la differenza.

Professoressa Bischoff-Ferrari, perché oggi la longevità suscita tanto interesse? Viviamo più a lungo che mai. In Svizzera, gli uomini raggiungono in media gli 82 anni, le donne quasi gli 86. È una grande conquista. Tuttavia, con l’allungamento della vita aumenta anche il rischio di sviluppare malattie legate all’età come cancro, diabete, malattie cardiovascolari o demenza. Per longevità non si intende quindi diventare centenari a tutti i costi, bensì vivere il più lungo possibile rimanendo attivi e autonomi. L’obiettivo è aumentare gli anni vissuti in buona salute. A tal fine è fondamentale rallentare il più possibile i processi di invecchiamento biologico.

Lei parla di età biologica. In che cosa si differenzia dall’età riportata sul documento d’identità? L’età biologica indica in che misura il nostro corpo è effettivamente sano e in forma. Dal punto di vista scientifico, oggi l’età biologica può essere determinata con nuovi metodi di misurazione molecolari: da un lato attraverso i cambiamenti epigenetici – ovvero le tracce dell’invecchiamento nelle nostre cellule – e, dall’altro, tramite le proteine presenti nel sangue, che consentono di valutare lo stato di organi come cuore, fegato o reni. Altri fattori analizzati in ambito clinico comprendono la resistenza,

Le cliniche della longevità registrano un vero boom. Quali sono i reali benefici delle camere per la crioterapia, della luce a infrarossi e delle infusioni? Molte offerte andrebbero valutate con occhio critico. Per i trattamenti di tendenza, come le infusioni, le terapie con cellule staminali o i vasti programmi di integrazione alimentare, mancano ancora evidenze scientifiche attendibili basate su studi di ampia portata. L’utilità e la sicurezza non sono sufficientemente dimostrate. Altrettanto discutibile è il messaggio secondo cui invecchiare in buona salute presuppone il ricorso a servizi costosi alla portata di pochi. Al contrario, lo studio europeo da me diretto DO-HEALTH e lo studio americano VITAL sull’invecchiamento in buona salute hanno dimostrato che spesso sono proprio le misure semplici e accessibili a molte persone ad avere potenzialmente effetti positivi.

Se escludiamo le terapie costose, allora cosa fa la differenza? Abbiamo un margine d’azione molto più ampio di quanto a lungo ritenuto. Sebbene i geni svolgano un ruolo importante, il nostro stile di vita influisce in misura sostanziale sul modo in cui invecchiamo e sul fatto che i rischi genetici si manifestino o meno. Molti studi hanno dimostrato l’efficacia della combinazione di diverse abitudini salutari: sonno sufficiente, attività fisica regolare, alimentazione equilibrata, una buona gestione dello stress, contatti sociali, curiosità intellettuale e niente nicotina. Non esiste un unico segreto per la longevità. L’approccio più efficace è dato dall’interazione di questi fattori.

Perché l’attività fisica, in particolare l’allenamento della forza, riveste un ruolo così importante? A partire dai 50 anni circa, se non interveniamo, perdiamo massa muscolare più velocemente. La forza e l’equilibrio diminuiscono e, di pari passo, aumenta il rischio di cadute e

Testo: Mareike Fischer / Foto: mad, Getty Images

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di problemi di salute.


In forma con l’avanzare dell’età: quattro test autodiagnostici Velocità della camminata: chi riesce a camminare a passo svelto senza rimanere senza fiato di solito ha una buona resistenza. Per mantenerla sono consigliate passeggiate, escursioni o gite in bicicletta.

Alzarsi da terra: riuscite ad alzarvi senza usare le mani? Questo test misura forza, mobilità ed equilibrio. Sedetevi di tanto in tanto sul pavimento mentre leggete, giocate con i bambini o fate esercizi di ginnastica. I muscoli, però, non fungono solo da «motori» per il movimento. Durante l’allenamento rilasciano le cosiddette «exerchine», molecole che hanno effetti positivi sull’organismo, riducendo ad esempio le infiammazioni. Per questo vale la pena rimanere attivi a ogni età.

Quale ruolo svolgono l’alimentazione e gli integratori alimentari? La dieta mediterranea è quella più studiata ed è particolarmente salutare: ricca di verdura, frutta, prodotti integrali, legumi, frutta secca e grassi sani, ma povera di alimenti altamente trasformati e carne rossa. Gli integratori alimentari non possono sostituire un’alimentazione sana. Tuttavia, la vitamina D e gli acidi grassi omega-3 possono contribuire

Forza nelle mani: la forza della presa è considerata un marcatore importante dello stato di salute e dell’autonomia in età avanzata. L’allenamento della forza, fare giardinaggio o portare le borse della spesa aiutano a mantenerla.

Stare in equilibrio su una gamba sola: chi ci riesce, riduce il rischio di cadute. Anche semplicemente stare in equilibrio ogni giorno mentre ci si lava i denti permette di allenare l’equilibrio.

alla prevenzione di diverse malattie, come evidenziato dagli studi DO-HEALTH e VITAL.

Quanto sono importanti i contatti sociali? Estremamente importanti. Le persone che si sentono sole presentano un rischio sensibilmente più alto di depressione, demenza e malattie cardiovascolari. Le relazioni sociali riducono lo stress, rafforzano il sistema immunitario e mantengono la mente in forma.

La ricerca della longevità può diventare un’ossessione? Chi non cessa un istante di controllare tutti i suoi valori e di volerli ottimizzare finisce inevitabilmente per crearsi dello stress, cosa che a sua volta accelera l’invecchiamento. La salute non richiede comportamenti estremi, ma abitudini positive che possono essere integrate in modo duraturo nella vita quotidiana anche divertendosi! Spesso a fare una grande differenza è l’insieme di tanti piccoli cambiamenti.

Più anni in salute grazie alla prevenzione Gli esami di diagnosi precoce consentono di individuare per tempo malattie come il diabete, patologie cardiovascolari o il cancro. Nell’articolo del blog potete scoprire quali costi copre l’assicurazione di base e quando conviene stipulare un’assicurazione complementare.

Leggetelo ora: kpt.ch/prevenzione

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Corpo

Chi ben comincia è a metà dell’opera? Per tutto c'è una prima volta. Tra brontolii dello stomaco, microbioma e raggiungimento della maggiore età emerge una verità: la vita ricomincia continuamente da capo. Il più delle volte prima, in modo più insolito e sorprendente di quanto pensiamo.

Epidermide del rimpianto Lo strato cutaneo superiore si rinnova ogni 30 giorni. Forse non ci libereremo dell’imbarazzante tatuaggio degli anni novanta, ma in teoria ogni mese che passa sfoglia via uno strato di vergogna. È una sorta di stampa continua, senza che la carta s’inceppi.

Nuovo inquilino cercasi

Film mentale ultracalorico Il nostro stomaco ha una smania cronica. Non appena vediamo anche solo l’immagine di una gustosa pizza su un canale di consegna a domicilio, il nostro corpo si mette subito ad apparecchiare e a pompare insulina nel sistema. Siete ancora sul divano a lottare con le vostre voglie che il cameriere interno è già lì, pronto a servirvi. Testo: Marco Garbely / Illustrazione: Marc Ambühl

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Gli antibiotici fanno tabula rasa nell’intestino. Che poi comincia sì a riprendersi, ma alcuni batteri possono mancare per mesi. Dopo questo inizio, il microbiota sembra una casa in coabitazione, dove dopo una festa non si sa più bene chi ci viva effettivamente.


Il re dall’eterno ritorno

Prima l’ortaggio e poi il piacere

A Rocky sono serviti cinque film, a Napoleone l’Elba e a Britney Spears l’anno 2007. Ma il vero campione di rinascita è il fegato. Anche dopo aver perso la maggior parte della sua massa, torna a crescere alle sue dimensioni originali. Un fenomeno biologico che può ben dire «Ops! … I did it again».

Cominciare i pasti con la verdura anziché coi carboidrati è un trucco che induce l’organismo ad abbassare sensibilmente i picchi d’insulina dopo i pasti. I broccoli sono un inizio tranquillo per preparare lo stomaco a un glorioso piatto di pasta.

Il romanticismo non ha paura di guardare indietro

Per arrivare a maturazione, uno spermatozoo ha bisogno di 74 giorni. Chi pianifica oggi una gravidanza deve perciò rifarsi a materiale biologico risalente al trimestre precedente. Il vero romanticismo è una buona gestione del progetto, con undici settimane di anticipo.

Ouverture del concerto ormonale Nella pubertà il cervello si trasforma: i segnali di crescita, i sentimenti e i pensieri impazzano. È un nuovo inizio che non lascia scampo: il corpo parte senza indugio coi lavori di ristrutturazione, mentre l’Io si prepara a seguirlo tra deodoranti, drammi quotidiani e «Lasciatemi in pace!».

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A tu per tu con i collaboratori

Tra Payroll e bombolette spray David Schranz Sul lavoro è sistematico e orientato alle soluzioni. Nel privato lascia libero spazio alla musica, ai colori e alla creatività. Nel suo lavoro David Schranz opera contemporaneamente su diversi fronti. Da responsabile del team HR Consulenza + Payroll si destreggia ogni giorno tra le più diverse mansioni: coordina un team di nove collaboratrici e collaboratori, facilita il processo di selezione, vigila sui versamenti dei salari e presta assistenza in caso di difficoltà nei settori che gestisce. Bernese di 43 anni, nonostante i molteplici impegni non perde mai di vista l’essenziale: le persone. «In tutto ciò che faccio cerco sempre di vedere la persona, che è il centro della nostra attività», afferma, con gli occhi che s’illuminano. Spesso si tratta di conciliare le diverse prospettive: «Ci sono sempre due punti di vista: quello dei collaboratori e quello del datore di lavoro. Il mio lavoro è comprenderli entrambi per trovare una soluzione soddisfacente.» Dopo una dura giornata di lavoro, David lascia le riunioni e le tabelle di cifre per darsi ai fornelli e alla musica. Ama cucinare per sua moglie e i loro due figli, preferibilmente il suo celebre ragù alla bolognese. Quando ha un attimo di quiete, ama ritirarsi nel suo studio e cantare a gran voce su una base strumentale. «È sorprendente la rapidità con cui l’attività creativa riesce a rilassarmi.» La musica e l’arte sono più di un hobby per David: sono importanti fonti d’ispirazione. Nello studio domestico produce le sue canzoni, mentre nel sottopasso dell’Europaplatz a Bümpliz si diletta a dipingere graffiti autorizzati. «La mia professione è molto strutturata, mentre i graffiti mi permettono di lasciare libero spazio alla mia creatività: mi piace questo contrasto.»

Testo: Natalie Portmann / Foto: Pascal Triponez

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