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kpt:magazine 1/26 - tracce

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La forza di rialzarsi

Due donne parlano di dolore, ricadute e guarigione. Tutto

Come nascono i sintomi psicosomatici.

Sulle tracce delle anomalie

Quando i conteggi non tornano.

Una marcia in più per la soddisfazione

Siamo lieti di potervi annoverare tra i nostri assicurati e vi ringraziamo sentitamente per la vostra fedeltà.

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Edizione

N. 1 /2026

Tema centrale «Tracce»

Pubblicato da KPT

Casella postale

CH-3001 Berna

Redazione magazin@kpt.ch

Copie

80’000

Stampa Stämpfli

Kommunikation, 3001 Berna

Immagine di copertina

Family AG, iStock

Care lettrici, cari lettori

Piccole rughe sulla fronte, smagliature sulla pancia a ricordo della gravidanza, una cicatrice sulla punta del dito oppure occhi che luccicano: la vita ci segna e lascia tracce dentro e sopra di noi. Alcune sono visibili a colpo d’occhio, altre rimangono nascoste.

Queste tracce raccontano storie. Ci mostrano chi siamo e come stiamo. Ma non è solo la vita a lasciare tracce su di noi. Consciamente o inconsciamente, ogni giorno anche noi lasciamo un segno. Ogni volta che paghiamo e ringraziamo sorridendo, oppure chiusi in noi stessi. Ogni volta che al mattino facciamo una colazione equilibrata, o iniziamo la giornata in preda allo stress. Spesso la salute non è solo una questione di fortuna: il nostro stile di vita, le nostre abitudini e le nostre decisioni segnano la mente e il corpo in modo duraturo.

Anche noi, come cassa malati, lasciamo delle tracce. Ad esempio nella consulenza che forniamo ai nostri assicurati nelle diverse situazioni di vita: vogliamo essere un partner affidabile e mostrare umanità, empatia e vicinanza. Per farvi sentire che con noi siete in buone mani. Con i nostri servizi e le offerte digitali vi semplifichiamo la vita e vi regaliamo più tempo per le cose belle.

In questo numero andiamo insieme alla ricerca di tracce: due donne parlano delle loro cicatrici, degli incidenti che le hanno provocate e del cammino per tornare a vivere. Il ritratto di Mafalda lo abbiamo scritto prima della tragedia di Crans-Montana. Oggi la sua storia assume ancora più significato e mostra come sia possibile andare avanti con coraggio e fiducia, anche dopo le più gravi ferite. Inoltre, un esperto di epigenetica spiega come stile di vita, alimentazione e stress influenzino i nostri geni. Infine, scoprirete di più sull’attività investigativa del nostro team addetto alla lotta antifrode.

Vi auguro una lettura stimolante, che lasci il segno.

Tracce.

Sulla nostra pelle, nel nostro corpo, nella nostra memoria: ovunque ci sono tracce. Segnano la nostra vita e raccontano storie. In questo numero scoprirete come le tracce influenzano la nostra salute e quali messaggi ci trasmettono per il nostro benessere.

Persone

Le cicatrici rendono vulnerabili – e forti

Due giovani donne parlano delle loro cicatrici, degli eventi dolorosi che le hanno provocate e di come hanno trovato il coraggio di dare forza agli altri con la loro storia.

Quando i dati parlano: sulle tracce delle anomalie

Ecco come il nostro team addetto alla verifica dell’economicità rintraccia i conteggi anomali, ottenendo risparmi importanti.

Pagina 14

Epigenetica: come lo stile di vita influenza i geni

Il prof. dott. Johannes Gräff, esperto di epigenetica, spiega quali tracce lasciano stile di vita, alimentazione e gestione dello stress nei nostri geni.

Pagina 16

Psicologia

Tutto è normale, eppure ci si sente male.

La dott.ssa med. Nina Bischoff spiega cosa si cela dietro ai sintomi psicosomatici e come le persone colpite possono trovare l’equilibrio.

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Su kpt.ch/magazine-it troverete sempre un gran numero di reportage e contenuti interessanti che sapranno soddisfare la vostra curiosità fino all’uscita del prossimo numero.

«Voglio aiutare gli altri così come a suo tempo qualcuno ha aiutato me.»

Abbiamo incontrato Mafalda ancora prima della tragedia di Crans-Montana per mostrare come i traumi gravi segnino la vita, ma possano al contempo aprire nuove prospettive. A tutte le persone colpite e alle loro famiglie desideriamo esprimere la nostra vicinanza, augurandoci che questo ritratto possa trasmettere loro fiducia e forza di spirito.

Le cicatrici rendono vulnerabili – e forti

Da bambina, Mafalda da Silva è sopravvissuta a un’esplosione di gas e Celine van Till a una caduta da cavallo. Le loro cicatrici, visibili e invisibili, parlano di dolore, ricadute e guarigione. Esperienze che hanno fatto maturare in loro un messaggio da diffondere e la volontà di fare coraggio agli altri. Che cosa ha dato loro la forza di andare avanti?

Sono stati 30 o 40 interventi chirurgici? Più di un centinaio di anestesie, anche per i dolori della fisioterapia? Mafalda da Silva non lo ricorda con precisione, ma ormai non importa: a 25 anni si sente in salute, bella e realizzata. Da otto anni lavora in ambito sanitario e sta studiando per conseguire il diploma di infermiera SSS. «Il mio lavoro è la mia vocazione», dice. «Voglio aiutare gli altri così come a suo tempo qualcuno ha aiutato me.»

Il suo è stato un percorso tutt’altro che semplice: a sette anni, Mafalda vive un tragico evento che cambia per sempre la sua vita. Durante una vacanza in Portogallo con la famiglia, la mattina del 28 aprile 2008 si sveglia in mezzo alle fiamme. Un’esplosione di gas aveva trasformato la casa di vacanza in un inferno. Suo fratello la salva dall’incendio, ma entrambi i bambini, il padre, la zia e il cuginetto subiscono ustioni gravissime.

La lotta per la sopravvivenza

In ospedale, Mafalda rimane in coma farmacologico per due settimane, in bilico tra la vita e la morte. In seguito, ha inizio il suo doloroso cammino per tornare a vivere. A causa delle ustioni non può camminare né muovere le mani. Trascorre quasi un anno tra ospedali e cliniche di riabilitazione, prima in Portogallo e poi a Zurigo.

Sua madre non era in casa quando è scoppiato l’incendio. Ed è lei che si è ritrovata ad essere il sostegno della famiglia. «Mentre tutti noi combattevamo con le gravi conseguenze delle ustioni, lei era il nostro punto fermo. Diceva sempre: mollare è fuori discussione. Andrà tutto bene, meglio di prima.»

«Mollare è fuori discussione. Andrà tutto bene, meglio di prima.»

Testo: Mareike Fischer / Foto: Pascal Triponez

Fuori dall’ambiente protettivo dell’ospedale, per Mafalda tutto è come una minaccia: i viaggi in macchina e in treno o il calore sono per lei fonti di panico. Durante il giorno doveva indossare una maschera compressiva con fessure per la bocca, il naso, gli occhi e le orecchie «come l’Uomo ragno». Di notte, per anni, una maschera di silicone per evitare l’accumulo di tessuto cicatriziale: «un vero incubo, è come avere il viso avvolto nella pellicola trasparente, si gronda di sudore».

Finché va a scuola in paese tutto va bene, coi compagni, ma quando passa alla scuola in città diviene vittima di bullismo. «Mi chiamavano gallina bruciata. Piangevo ogni giorno, pensando di mollare.» Il punto di svolta arriva quando chiede aiuto. Grazie ai colloqui e al supporto psicologico ottiene una nuova percezione di sé. «La mia psicologa mi diceva: devi complimentarti con te stessa ogni giorno. Così, pian piano, ho acquisito consapevolezza.»

Vacanze in ospedale

Fino ai 18 anni seguono innumerevoli trapianti di pelle. Nelle vacanze estive, mentre gli altri ragazzi vanno al lido o in viaggio, Mafalda trascorre settimane in ospedale con bendaggi su tutto il corpo. Le prelevano la pelle da braccia, gambe e addome per ricostruirle il volto. Ogni intervento lascia altre cicatrici di cui inizialmente si vergogna.

Lavorare al suo libro «Ridere con le cicatrici», iniziato come progetto scolastico e pubblicato in tedesco nel 2025, la aiuta ad accettarsi. La sua storia parla di dolore, traumi, bullismo, paura e del percorso verso la speranza e l’autodeterminazione. «Ogni riga mi ha aiutata a guarire», racconta Mafalda. Pubblicando la sua storia, desidera infondere coraggio agli altri. Allo stesso tempo, nell’ambito dell’organizzazione di auto-aiuto «Hautstigma» assiste persone colpite e dà consigli pratici.

il suo libro,

«Le mie cicatrici fanno parte di me. Mi ricordano che sono più forte di quanto pensassi e mi hanno resa la donna che sono oggi.» Nel frattempo, indossa short e sandali senza timore e affronta gli sguardi curiosi con umorismo e spirito aperto. «La gente guarda sempre da un’altra parte. Se il loro sguardo si sofferma sul mio viso, non c’è problema. E se qualcuno mi fissa davvero a lungo, sorrido e gli chiedo se vuole sapere la storia delle mie cicatrici.»

«Ogni riga mi ha aiutata a guarire.»

Mafalda ha la percezione che la società sia cambiata molto. Le campagne sulla diversità, i nuovi ideali di bellezza o le modelle con la vitiligine contribuiscono all’inclusione delle persone che non corrispondono agli standard. Ha persino partecipato a un casting di modelle ed è apparsa in televisione in un talkshow. «In passato non avrei mai immaginato di riuscire a trovare il coraggio per farlo.»

Ma non è l’attenzione dei media quello che sta veramente a cuore a Mafalda: «Ho il privilegio che le mie cicatrici si vedono e ne posso parlare. Molte persone hanno ferite dentro di sé, cicatrici invisibili con cui devono fare i conti da sole. Non conosciamo le loro storie. Proprio per questo dobbiamo rapportarci agli altri con attenzione, rispetto ed empatia.»

Con
Mafalda da Silva desidera infondere coraggio.

Ritorno alla vita, passo dopo passo

Ginevrina d’origine, Celine van Till è una talentuosa atleta paralimpica. Ha vinto vari titoli mondiali ed europei nel paraciclismo su tre ruote, si è distinta nello sprint e nel dressage e nel 2025 ha conquistato una medaglia d’argento nello sci ai Giochi mondiali militari invernali in Svizzera. È atleta militare e membro del Gran Consiglio del Canton Ginevra. La sua agenda è fitta di impegni: lavoro, allenamenti, gare, riunioni politiche e attività di volontariato.

Benché invisibili, le cicatrici di Celine influenzano ogni suo passo. «Sono ipovedente», spiega la trentaquattrenne. «Vedo solo dal lato destro, il lato sinistro è come se fosse oscurato. Tutto appare doppio e senza profondità.» A ciò si aggiungono problemi di coordinazione e di equilibrio. «Quando sono stanca, anche le attività quotidiane diventano difficili. Camminare e persino parlare mi costano fatica.» Per questo sta attenta a gestire bene le energie: pause regolari, sonno a sufficienza e priorità chiare sono indispensabili per lei.

«Quando sono stanca, anche le attività quotidiane diventano difficili.»

A un primo sguardo, la disabilità di Celine van Till non si vede.

Nello sport e in politica, Celine è nota come una donna forte capace di gestire magistralmente i suoi limiti fisici. Nella vita quotidiana, spesso le cose sono più complicate: gli estranei reagiscono con irritazione o impazienza quando alla cassa del supermercato, ad esempio, impiega più tempo per sistemare la spesa – la sua disabilità non si vede. «Al buio o di sera a volte cammino con un’andatura un po’ storta e vacillante. E la gente pensa che io sia ubriaca», racconta.

L’incidente

che ha cambiato tutto

Nel 2008, un grave incidente a cavallo ha sconvolto la vita di Celine. Allora diciassettenne, praticava equitazione con talento e grandi ambizioni. Durante un allenamento, il suo cavallo si è imbizzarrito, è caduto e l’ha travolta. Ha

riportato un grave trauma cranico ed è rimasta in coma per un mese. «Dopo, niente era più come prima», ricorda Celine. «Il lato destro del mio corpo era paralizzato. A causa delle lesioni neurologiche, non riuscivo a parlare, mangiare né camminare. Ho dovuto imparare tutto da capo, persino a pensare.»

Ha trascorso le prime settimane in ospedale in preda a una profonda disperazione. Ma la famiglia, gli amici e il personale medico le sono stati accanto senza sosta. «Ogni piccolo progresso era per loro un motivo di gioia. Questo mi ha aiutato a non mollare», ricorda. Grazie al supporto psicologico, è riuscita a elaborare gradualmente il trauma.

Sorprendentemente è stato proprio il cavallo che quasi l’aveva uccisa a farle trovare la via per tornare a vivere. Quattro mesi dopo l’incidente, sua madre l’ha riportata al maneggio. Dopo essere salita in sella con esitazione, incerta di come avrebbe reagito il suo corpo, Celine ha provato subito una forte gioia già dai primi movimenti. «In quel momento ho avuto la sensazione che tutto fosse di nuovo a posto», racconta. La prima cavalcata è stata traballante, ma le ha restituito fiducia in se stessa.

«Tutto è possibile»

L’attività fisica è diventata la sua terapia più importante. Equitazione, ciclismo, atletica leggera: ogni nuova disciplina sportiva l’ha aiutata a recuperare le capacità fisiche e a sviluppare forza mentale. A 32 anni ha frequentato la scuola reclute e oggi, come atleta militare, compie marce dai 40 ai 100 chilometri. «Ciò che mi ha permesso di rialzarmi è stata una disciplina di ferro e la ferma volontà di riprendere in mano la mia vita e raggiungere la piena autonomia. Ogni giorno mi sono alzata e ho lavorato duramente con in mente questo obiettivo», racconta.

«Voglio mostrare che è possibile sognare, che gli ostacoli si superano e che chiusa una porta si apre un portone.»

Celine è alla continua ricerca di nuove sfide, non solo per ottenere successi personali, ma anche per ispirare gli altri. Sa che una disabilità può colpire chiunque all’improvviso. Tramite «Tout est possible» (tutto è possibile), associazione da lei fondata, l’impegno in altre organizzazioni, i suoi libri e conferenze, aiuta le persone con disabilità a condurre una vita indipendente.

«Voglio mostrare che è possibile sognare, che gli ostacoli si superano e che chiusa una porta si apre un portone», spiega Celine. «Bisogna essere disposti a provare cose nuove, accettare le incertezze e procedere con pazienza, passo dopo passo. Se guardo al passato, non vedo quello che ho perso, ma quello che ho guadagnato: una grande forza interiore e l’opportunità di infondere coraggio agli altri.»

Quando tutto è normale, eppure si sta male

La dott.ssa med. Nina Bischoff, medico specialista ospedaliero, dirige il dipartimento di medicina psicosomatica all’Inselspital di Berna.

Dolori, vertigini o stanchezza cronica, ma tutti gli esami danno esito negativo. La dot.ssa med. Nina Bischoff spiega come nascono i disturbi psicosomatici e come le persone colpite possono trovare l’equilibrio.

Sono in moltio ad aver fatto l’esperienza: dopo visite, analisi di laboratorio, ecografie o simili, la diagnosi è «non c’è niente che non va». Eppure, la propria percezione è ben diversa dai risultati. «Questo è tipico dei disturbi psicosomatici», afferma la dottoressa Nina Bischoff. «Si tratta di alterazioni funzionali del corpo e del sistema nervoso, senza un danno organico dimostrabile. Usando una metafora, l’hardware funziona ma il software è danneggiato.»

Pulse – una marcia in più per il benessere

Pulse, l’assicurazione complementare ambulatoriale della KPT, vi aiuta nella diagnosi precoce e nella prevenzione anche dei disagi psichici. Beneficiate di prestazioni non coperte dall’assicurazione di base, check-up, terapie e test psicologici online.

Tutto frutto dell’immaginazione? «Assolutamente no», chiarisce l’esperta. «Siamo esseri psicosomatici: è capitato a tutti di reagire a situazioni di stress con tremori o una sudorazione eccessiva o di correre in bagno prima di un esame.»

Il termine psicosomatica deriva dal greco e descrive l’interazione tra la mente (psyche = anima) e l’organismo (soma = corpo). «Il sistema nervoso e la psiche non si possono separare dal punto di vista medico», spiega Nina Bischoff. «Il cervello elabora continuamente stimoli interni ed esterni e cerca di mantenere l’omeostasi, ossia l’equilibrio interno.» Lo stress o esperienze traumatiche possono comprometterlo. Studi dimostrano che, in caso di carichi emotivi, si attivano le stesse aree cerebrali coinvolte nel dolore fisico.

In linea di principio, tutti gli organi possono reagire in modo psicosomatico. Disturbi inizialmente temporanei possono trasformarsi in quadri clinici autonomi. Un esempio tipico sono le malattie da stress: disturbi gastrointestinali come lo stomaco o l’intestino irritabile, dolori cronici primari come la fibromialgia o disturbi neurologici funzionali. Tutti questi quadri clinici sono spiegabili dal punto di vista neurobiologico e neurofisiologico. La psicosomatica tratta inoltre patologie complesse come i disturbi post-traumatici, i disturbi del comportamento alimentare, le sindromi da ipersensibilità e da stanchezza cronica.

La trappola del perfezionismo

«Molti disturbi psicosomatici sono conseguenze dello stress», afferma Nina Bischoff. Chi è troppo esigente con se stesso, vuole fare tutto alla perfezione, si affanna senza sosta e raramente si concede delle pause, rischia che il corpo gli lanci segnali di allarme.» Questa pressione è amplificata dalla velocità e dall’eccesso di stimoli tipici dell’era digitale e dal confronto con gli altri sulle reti social.

Per saperne di più: kpt.ch/assicurazione-pulse

Testo: Mareike Fischer / Foto: mad, Getty Images

«I disturbi psicosomatici sono normali e appartengono alla condizione umana.»

Per questo è importante ascoltarsi: «Mi piace paragonarlo al lavarsi i denti. L’igiene orale la impariamo da bambini. Ma l’igiene nervosa? Dovremmo imparare di cosa abbiamo bisogno per stare bene sia mentalmente che fisicamente, meglio se già a scuola.»

Affrontare i disturbi tempestivamente

«La psicosomatica è un approccio moderno e orientato alle soluzioni, che considera la persona nella sua interezza», sottolinea Bischoff. «Non è l’ultima spiaggia quando nient’altro ha funzionato. Chi si rivolge presto a uno specialista può affrontare i sintomi in modo mirato.»

Nel consulto psicosomatico tutto inizia con un’anamnesi dettagliata e una diagnostica interdisciplinare. «La cosa più importante per i pazienti è capirne di più: sapere perché compaiono i sintomi e poter fare qualcosa attivamente è di enorme sollievo per loro», osserva Nina Bischoff.

Il trattamento può comprendere la psicoterapia, esercizi di mindfulness e rilassamento, la meditazione, la fisioterapia o l’ergoterapia, il biofeedback o l’ipnosi medica. Se

necessario, si ricorre anche a medicinali. Un concetto centrale è il cosiddetto pacing, l’organizzazione consapevole di attività e riposo.

Pacing – la gestione intelligente delle energie

Il pacing aiuta a evitare un sovraccarico e a mantenere stabile il livello di energia.

Consigli per tutti i giorni

• Prestare attenzione ai segnali d’allarme: prendere sul serio stanchezza, dolori o spossatezza.

• Programmare le pause: inserire consapevolmente brevi pause nel corso della giornata.

• Suddividere i compiti: suddividere i grandi progetti in fasi, fissare le priorità, delegare i compiti.

• Ridurre gli stimoli: cercare un ambiente tranquillo, limitare il rumore e il consumo di media.

• Rispettare i propri ritmi: svolgere i compiti al proprio ritmo e pianificare momenti di riposo.

• Movimento e respirazione: inserire nella routine quotidiana passeggiate, esercizi di stretching e respirazione.

Una marcia in più per la comunità: la Rete di protezione sanitaria

La salute è un’opera collettiva. Con la Rete di protezione sanitaria, la società cooperativa KPT sostiene progetti e iniziative che supportano nel lungo termine persone, istituzioni e attività di ricerca in ambito sanitario, impegnandosi in nome della solidarietà.

Organizzata come società cooperativa, la KPT appartiene alle persone assicurate e si impegna per la comunità. La KPT non si orienta a questo principio solo nel lavoro quotidiano con le persone assicurate, ma anche con la Rete di protezione sanitaria: di recente costituzione, sostiene progetti, istituzioni e lavori di ricerca in ambito sanitario che altrimenti riceverebbero scarsa attenzione o pochi fondi.

Con il sostegno finanziario, la KPT contribuisce a un sistema sanitario solidale e dà prova nei fatti della propria responsabilità cooperativa.

Rete di protezione sanitaria: esempi di progetti sostenuti

Accesso rapido al soccorso giusto – con NotfallFinder.ch Spesso non è chiaro se sia necessario recarsi in ospedale o sia sufficiente un altro tipo di consulto. NotfallFinder.ch mostra a colpo d’occhio le strutture di pronto soccorso più vicine, inclusa la loro capacità attuale. L’app web, disponibile nella regione di Berna, permette di valutare meglio l’urgenza del problema e, se necessario, di chiamare direttamente l’ambulanza. Il progetto è nato da una collaborazione esemplare tra ospedali e casse malati e aiuta gli utenti a trovare il soccorso medico giusto in caso di emergenza.

Associazione Long Covid Svizzera

Molte persone, in particolare giovani donne, soffrono ancora delle conseguenze del Covid-19. L’associazione

Long Covid Svizzera si impegna per offrire sostegno alle persone colpite, dare visibilità alle loro istanze a livello politico e promuovere la ricerca. La società cooperativa KPT sostiene questo importante impegno contribuendo a far sì che le persone affette trovino maggiore ascolto e che, nel lungo periodo, possano nascere strutture di assistenza migliori.

Riabilitazione a casa – Rehaklinik Tschugg Grazie al sostengo della KPT, la Rehaklinik Tschugg ha lanciato myReha, una piattaforma terapeutica digitale che supporta i pazienti durante la degenza in clinica e anche a casa. Con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, la piattaforma riconosce automaticamente i progressi e adegua il programma di esercizi in modo personalizzato.

Diventare soci

Chi è assicurato presso la KPT può diventare gratuitamente socio della cooperativa e impegnarsi insieme per fare del bene.

Diventare soci: kpt.ch/societa-cooperativa

Testo: Natalie Portmann / Foto: iStock

Novità KPT: più semplicità in digitale –più praticità nel quotidiano

Dalla lettura della nostra rivista all’invio delle fatture: vi semplifichiamo la vita. Il KPT Magazine ora è disponibile in formato digitale. Inoltre, grazie alla pagina con il codice QR, in futuro sarà possibile elaborare le fatture più rapidamente e senza errori. Così beneficiate di un servizio ancora migliore e più efficiente.

Invio delle fatture insieme alla pagina con il codice QR

Adesso alcune fatture vengono recapitate insieme a una pagina aggiuntiva con il codice QR. Come cassa malati, grazie a questo codice QR possiamo registrare ed elaborare la vostra fattura rapidamente e senza errori. Vi invitiamo pertanto a spedirci sempre questa pagina con il codice QR insieme al giustificativo per il rimborso.

Invio del kpt:magazine

Le esigenze della clientela cambiano. Sempre più persone richiedono la nostra rivista in formato digitale. Per noi è importante gestire in modo oculato e sostenibile i mezzi finanziari e il consumo di carta. Per questo abbiamo deciso di puntare maggiormente sulla versione elettronica. Tutti gli assicurati con accesso al portale clienti KPTnet ricevono da subito il kpt:magazine solo in formato digitale via e-mail.

In linea di massima: gli assicurati con KPTnet ricevono la versione online, tutti gli altri l’edizione cartacea per posta. Naturalmente sono possibili soluzioni individuali: chi è già passato all’online, continua a ricevere la rivista in formato digitale.

Chi desidera ricevere una versione cartacea anche in futuro, può indicarlo su KPTnet.

Per modificare la modalità di invio, seguite le istruzioni seguenti: Accedere al portale clienti KPTnet. Cliccare sul proprio profilo. Nella rubrica «Lingua e corrispondenza», cliccare su «Magazine per i clienti». Selezionare l’opzione desiderata (per posta o digitale). In alternativa potete anche contattare il Centro clienti.

Testo: Natalie Portmann

Quando i dati parlano: sulle tracce delle anomalie

Monika Meister è responsabile del reparto Verifica fatture ed economicità e insieme al suo team analizza ogni anno milioni di fatture, prevalentemente mediante controlli sistematici basati sui dati.

Ogni trattamento lascia tracce nel sistema sanitario. Alcune di queste sono sospette. Il nostro team addetto alla verifica dell’economicità rintraccia i conteggi troppo elevati e fa in modo che gli errori vengano corretti nell’interesse di tutti gli assicurati che pagano i premi.

Quanta attività investigativa rientra effettivamente nel tuo lavoro?

Se si considera il lavoro con i dati come un’attività investigativa, allora davvero molta. Il nostro obiettivo è ridurre i costi per mantenere i premi stabili. A tal fine analizziamo, tra le altre cose, gli schemi di fatturazione insoliti o svolgiamo sondaggi tra i clienti. Ad esempio, chiediamo agli assicurati se un trattamento ha davvero avuto luogo e quanto è durato. Inoltre, riceviamo indicazioni utili dalle altre casse malati che segnalano errori o incongruenze nei conteggi.

Quali sono le anomalie più frequenti nel settore sanitario?

Ci sono persone che chiedono il rimborso di trattamenti che non sono mai avvenuti. O assicurati che falsificano le ricette o acquistano molti più medicinali di quelli effettivamente necessari sotto il profilo medico, in particolare sonniferi. In molti casi questi vengono poi rivenduti sul mercato nero. Tuttavia, il nostro lavoro si concentra soprattutto sui fornitori di prestazioni come medici, ospedali o farmacie. Se questi sbagliano qualcosa, si arriva presto a cifre ingenti.

Puoi farci un esempio pratico in cui siete riusciti a seguire una traccia con successo?

Sì. Molti ospedali e istituti di radiologia, ad esempio, hanno migliorato le loro fatture per motivi di economicità. Nel 2017, il Consiglio federale ha approvato tagli tariffari per ridurre i costi sanitari. Alcuni medici hanno però trovato il modo per raggirare questa misura, ad esempio fatturando una tomografia computerizzata (TC) della colonna vertebrale in aggiunta alla TC dell’addome –sebbene la colonna vertebrale sia visibile comunque in una TC dell’addome. Nella maggior parte dei casi, una seconda TC è necessaria dal profilo medico solo se servono effettivamente due esami separati. Nel confronto settoriale questi istituti sono risultati sospetti.

Cosa fate in un caso come questo?

Per prima cosa cerchiamo il dialogo. Lo spirito di collaborazione è importante per noi, poiché può trattarsi anche di una svista. Comunichiamo alle istituzioni le anomalie che abbiamo constatato e chiariamo insieme la situazione. Nel migliore dei casi ammettono l’errore e restituiscono gli importi fatturati in eccesso. Nel peggiore dei casi si arriva alla denuncia.

Testo: Natalie Portmann / Foto: Getty Images

Quanto è complesso dimostrare un caso di truffa?

Molto complesso. In caso di truffa, bisogna riuscire a dimostrare il dolo. Possono passare anni prima che un caso venga completamente chiarito.

Il tuo lavoro contribuisce a rafforzare la fiducia nel sistema sanitario, anche dal punto di vista dei nostri assicurati?

Il nostro lavoro è molto importante. Abbiamo il mandato legale di rimborsare le prestazioni fornite solo se sono efficaci appropriate ed economiche. Il nostro lavoro impedisce la prosecuzione di pratiche scorrette, proteggendo i premi dei nostri assicurati.

Di quali importi parliamo?

Grazie alla verifica dell’economicità, ogni anno recuperiamo oltre 4,7 milioni di franchi che vanno a vantaggio degli assicurati.

Ecco come potete aiutarci a ridurre i costi

Verificate sempre le seguenti informazioni presenti sulla fattura:

• Il trattamento è avvenuto davvero in quella data?

• La durata del trattamento corrisponde a quella riportata in fattura?

• Le prestazioni elencate sono congrue?

Se notate irregolarità, contattate il Centro clienti.

Epigenetica: come lo stile di vita influenza i geni

Il prof. dott. Johannes Gräff è associate professor di neuroepigenetica al Politecnico federale di Losanna (EPFL) e studia, tra l’altro, come lo stile di vita, lo stress e le esperienze provochino cambiamenti epigenetici nel cervello, influenzando così la memoria.

Quali tracce lasciano stile di vita, alimentazione e gestione dello stress nei nostri geni? Possono essere trasmesse anche alle generazioni successive? Il prof. Johannes Gräff spiega cosa dice al riguardo l’epigenetica, cosa resta ancora da chiarire e cosa possiamo fare per mantenere un epigenoma sano.

Cosa si intende per epigenetica?

Il DNA contiene il cosiddetto genoma, ovvero il patrimonio genetico di una persona che determina le caratteristiche congenite come altezza o forma del viso. L’epigenetica studia come stile di vita e fattori ambientali influenzino l’attivazione di determinati geni nelle cellule, senza alterare il DNA.

Possiamo determinare l’attivazione di determinati geni?

Sì, l’epigenoma è flessibile ed esiste tutta una serie di fattori ai quali reagisce. Alimentazione, attività fisica, sonno o stress lasciano delle tracce che influenzano il corpo e il cervello, come la memoria o la resistenza allo stress.

Un esempio: i gemelli omozigoti hanno lo stesso DNA ma, a seguito di esperienze e stili di vita diversi, sviluppano profili epigenetici differenti. Ad esempio, un gemello può avere la tendenza al sovrappeso mentre l’altro rimane magro, oppure solo uno dei due si ammala di cancro.

Lo stress o i traumi lasciano tracce epigenetiche?

Traumi infantili, abusi, esperienze di perdita dolorose o lo stress cronico possono determinare modificazioni epigenetiche, ad esempio dei geni che regolano il cortisolo, l’ormone dello stress. A lungo termine ciò può influenzare il modo in cui il corpo e il cervello reagiscono allo stress.

Testo: Mareike Fischer / Foto: mad, Getty Images

Come si misura o si analizza l’epigenoma umano?

Possiamo esaminare le cellule del sangue, della saliva o della pelle per osservare gli effetti dell’alimentazione, dello stress o di fattori ambientali. Tuttavia, l’epigenoma del cervello umano non può essere misurato direttamente mentre si è in vita, poiché sarebbero necessari campioni di tessuto. Le conoscenze sui cambiamenti epigenetici nel cervello derivano quindi quasi esclusivamente da esperimenti su animali o da autopsie di persone decedute che hanno messo il cervello a disposizione della ricerca.

Per noi profani, la genetica è associata all’idea di ereditarietà. Le esperienze traumatiche, ad esempio, possono essere trasmesse epigeneticamente alle generazioni successive?

I test sugli animali lo suggeriscono. Alcuni studi condotti sui topi hanno dimostrato che livelli elevati di stress o tossine ambientali possono determinare cambiamenti epigenetici che si osservano anche nei figli, nei nipoti e persino nei pronipoti, influenzando il loro modo di gestire lo stress.

Check-up: quando è utile?

Gli esami preventivi aiutano a individuare tempestivamente fattori di rischio e malattie. Cosa è consigliabile, quali costi vengono rimborsati e cosa offrono le assicurazioni complementari?

Per saperne di più: kpt.ch/prevenzione

Nell’uomo, però, la questione non è ancora chiara, data la mancanza di evidenze. Esistono studi sui discendenti dei sopravvissuti all’Olocausto o sulle donne incinte durante la carestia olandese nell’inverno 1944/45, che mostrano come le generazioni successive abbiano manifestato più spesso problemi di salute. Tuttavia, non è scientificamente dimostrato se questi effetti siano davvero riconducibili all’ereditarietà epigenetica. La situazione dei dati è complessa e molti altri fattori, quali gli influssi sociali o psicologici, potrebbero avere il loro peso.

In definitiva, l’epigenetica non è tanto una questione di ereditarietà quanto del modo in cui possiamo influenzare il nostro epigenoma?

Sì, questo è il punto: non conta solo quello che trasmettiamo, ma soprattutto ciò che facciamo per noi stessi. In molti casi i nostri geni non determinano il nostro destino, perché è l’epigenetica a stabilire quali geni vengono attivati. Ad esempio, un’alimentazione equilibrata, un numero sufficiente di ore di sonno e una buona gestione dello stress hanno effetti positivi sulle cellule del corpo e del cervello. È inoltre importante sapere che i meccanismi epigenetici sono dinamici e reversibili. Pertanto, vale sempre la pena smettere di fumare, fare più movimento o condurre uno stile di vita più sano, a qualsiasi età.

Come influenzare positivamente l’epigenoma

Alimentazione sana: frutta, verdura, cereali integrali e proteine di alta qualità forniscono vitamine e nutrienti importanti, che favoriscono modelli epigenetici stabili.

Movimento: un’attività fisica regolare modifica i marcatori epigenetici nelle cellule muscolari, metaboliche e immunitarie.

Sonno: un sonno sufficiente e ristoratore stabilizza i processi epigenetici che regolano infiammazioni e stress.

Meno stress e contatti sociali: il relax e le relazioni stabili riducono gli ormoni dello stress come il cortisolo e quindi i modelli epigenetici negativi.

No al fumo: smettere di fumare riduce le sostanze nocive nel corpo e favorisce il ripristino di marcatori epigenetici sani.

Sulle tracce delle malattie senza diagnosi

Alcune malattie hanno cause nascoste: i sintomi sono diffusi, interessano più sistemi di organi e il loro decorso rappresenta spesso un mistero per la medicina.

Nell’intervista, il prof. Johannes Roth, reumatologo pediatrico ed esperto di malattie rare, spiega come raccoglie le evidenze, combina i referti e coinvolge i pazienti nell’indagine.

Prof. Roth, spesso si rivolgono a lei pazienti che presentano disturbi ma non hanno ancora una diagnosi. Cosa rende speciali questi casi?

Lavoro in due ambiti: nella reumatologia pediatrica classica, dove spesso osserviamo quadri clinici ben definiti, ma anche diagnosi poco chiare – per questo veniamo definiti «detective della medicina». Inoltre, assisto bambini e adulti affetti da malattie rare.

Molte di queste persone attendono risposte da tempo. Portano con sé storie cliniche complesse e grossi fascicoli pieni di referti e risultati di visite specialistiche di ogni genere. Spesso l’incertezza sulle cause e sulle terapie, dopo anni di percorsi diagnostici, è frustrante e logorante emotivamente per loro.

Da dove inizia la ricerca con un tale livello di complessità?

La cosa più importante all’inizio è ascoltare con attenzione. In un’anamnesi dettagliata registriamo l’intera storia clinica, prendendo sul serio ciò che i pazienti ritengono importante. Sono loro gli esperti della propria malattia. Teniamo conto anche degli aspetti psicologici, sociali e familiari.

Stabilire un rapporto alla pari è decisivo non solo per comprendere la malattia, ma anche per il successo della terapia. Un trattamento può funzionare solo con il contributo attivo della persona interessata.

Qual è il passo successivo all’anamnesi?

L’esame clinico e la diagnostica, come ecografia, analisi di laboratorio o test genetici. Soprattutto nel caso delle malattie rare, una mentalità aperta e il lavoro di squadra interdisciplinare sono fondamentali, poiché i sintomi sono spesso aspecifici, interessano più sistemi di organi e non sono classificabili secondo schemi standard.

Testo: Mareike Fischer / Foto: mad, Getty Images

Il prof. dott. med. Johannes Roth è reumatologo pediatrico ed esperto di malattie rare negli adulti e nei bambini presso l’Ospedale cantonale di Lucerna.

L’intelligenza artificiale supporta la medicina nell’analisi di grandi quantità di dati e nella diagnostica per immagini, ad esempio per la diagnosi del tumore al seno. Il machine learning aiuta a individuare schemi ricorrenti e a confrontare casi simili. I sistemi informatici moderni delle cliniche facilitano lo scambio tra team medici e l’analisi congiunta dei casi, anche a livello internazionale.

Può farci un esempio?

Ricordo una bambina di cinque anni con dita ingrossate che, in più, non riusciva a distendere le falangi. In un primo momento abbiamo pensato a una causa reumatica o metabolica, ma i test abituali non hanno fatto chiarezza. Nel colloquio di anamnesi è emerso poi quasi per caso che la bambina aveva avuto problemi agli occhi nel primo anno di vita. La madre ha menzionato anche difficoltà nella motricità fine, in particolare nella presa a pinza.

«Un trattamento può funzionare solo con il contributo attivo della persona interessata.»

Solo dopo aver raccolto tutte le evidenze e i risultati di laboratorio, aver eseguito un’ecografia durante il consulto e aver coinvolto esperti di altre discipline specialistiche, è emerso che la causa era una malattia genetica rara. Questo caso è esemplare: a prima vista tutto sembra rientrare in uno schema noto, ma a un’osservazione più attenta emergono indizi che lasciano presumere una causa completamente diversa.

Quale ruolo svolgono i metodi moderni come le analisi genetiche o l’IA nelle diagnosi?

Oggi le analisi genetiche moderne consentono di esaminare rapidamente il materiale genetico. In passato questi test richiedevano mesi o addirittura anni; oggi siamo in grado di individuare in tempi brevi alterazioni complesse di geni o vie di segnalazione. Mediante simulazioni si possono inoltre valutare i possibili approcci terapeutici.

Nonostante tutti i progressi tecnologici, il contatto personale rimane essenziale: l’anamnesi, la comprensione della realtà di vita dei pazienti e l’esame fisico non si possono sostituire.

Cosa succede se, nonostante tutti gli sforzi, non è possibile formulare una diagnosi?

Talvolta è meglio non formulare nessuna diagnosi piuttosto che una sbagliata. Per le persone interessate è importante rendersi conto che qualcuno si prende davvero cura di loro. L’incertezza è più facile da accettare quando la situazione viene presa sul serio. Ogni persona ha il diritto di essere ascoltata e che si tenti almeno di chiarire il suo caso in modo coordinato – anche se la medicina non ha ancora tutte le risposte.

I vantaggi di una copertura flessibile

Flex, l’assicurazione complementare delle spese di ospedalizzazione della KPT, vi permette di decidere tra reparto comune, semiprivato oppure privato prima di ogni ricovero e vi offre accesso semplificato a secondi pareri e consultazioni con specialisti.

Per saperne di più: kpt.ch/flex1-it

Leggere le tracce, comprendere la vita

Il corpo umano è al tempo stesso un cronista incorruttibile e un artista lunatico. Memorizza ciò che viviamo: la traccia di virus primordiali, la scia dei nostri pensieri più reconditi o la cicatrice di una delusione d’amore nel cuore. Così il corpo diventa l’archivio della nostra esistenza, accessibile a chi può e vuole leggerlo.

And the Oscar goes to…

Di notte il cervello scrive le sceneggiature migliori – però su delle pellicole volatili. Al risveglio ne resta solo un trailer, di solito la parte più assurda. Le tracce dei sogni sono come messaggi Snapchat dell’inconscio che spariscono dopo la visualizzazione.

Quando le cellule piangono

Il dolore lascia tracce dentro di noi. Chi perde una persona amata mostra spesso valori immunitari alterati: le cellule reagiscono più lentamente, le infiammazioni aumentano. Talvolta anche il sistema immunitario ha bisogno di un abbraccio, e di tempo per tornare in carreggiata.

Testo: Marco Garbely / Illustrazioni: Marc Ambühl

Sviluppo muscolare

I dolori muscolari non sono un problema di acido lattico, ma frutto di una capacità speciale: il corpo ripara le microlesioni muscolari aggiungendo un po’ di forza in più. L’allenamento è insomma una storia di progressi visibile, tangibile e anche dolorosa.

mondo

La più grande comunità del

Non siamo mai del tutto soli. Dentro e sopra di noi vivono miliardi di microrganismi: tracce di batteri, funghi e virus. Per ogni cellula ce ne sono dieci: insieme formano il microbiota, vitale per la sopravvivenza. Insomma, siamo sempre in buona compagnia.

Il nuovo sito è online

Dopo aver rinnovato il portale clienti KPTnet e l’app KPTnet, abbiamo rifatto il look anche al sito web, che ora presenta una struttura chiara, una navigazione più semplice e maggiore facilità d’uso.

Chiarezza e semplicità

Nell’aggiornamento del sito abbiamo prestato particolare attenzione a una navigazione semplice e chiara. Inoltre, abbiamo semplificato il linguaggio affinché i nostri prodotti e servizi siano facilmente comprensibili.

Appuntamento per una consulenza

Desiderate una consulenza sulle vostre assicurazioni?

Con il nostro apposito tool potete fissare in qualsiasi momento un appuntamento per una consulenza in tutta comodità.

Servizi per i clienti

I nostri servizi amministrativi e l’accesso al portale clienti ora sono riuniti in un unico posto. Su kpt.ch o nel portale clienti è possibile sbrigare molte pratiche, come ad esempio cambiamenti d’indirizzo, il cambio del medico di famiglia o del centro sanitario, un cambio di franchigia e l’inclusione o esclusione della copertura infortuni.

Servizi per la salute

Sapete quali servizi per la salute possono utilizzare gratuitamente i nostri clienti? Sul nostro nuovo sito web trovate una panoramica chiara della nostra offerta.

Testo: Natalie Portmann

Un tornado creativo con una missione chiara

Denise Tiryaki

Non sta mai ferma, ama il pilates, si rilassa ai fornelli o leggendo un bel thriller psicologico e guida il suo team con passione e metodo.

«Non sto mai ferma. Rimanere seduta tranquilla non fa per me.» Metodo, colore e creatività nel quotidiano, le cose cui Denise Tiryaki di Ostermundigen non può rinunciare. Solare, con radici portoghesi e italiane, ama iniziare la giornata con un caffè nero. Con la stessa energia affronta anche i suoi compiti. Nel suo lavoro come responsabile di gruppo nel settore Prestazioni dentarie alla KPT unisce alle conoscenze specialistiche anche passione, metodo e creatività. In azienda da 13 anni, ama in particolare i casi complessi e festeggia i risultati raggiunti insieme al suo team: «Per me è importante che cresciamo professionalmente, conosciamo i nostri punti di forza e brindiamo ai nostri successi come team.»

Nella vita privata è un tornado creativo: dipinge acquerelli, va in Vespa con qualsiasi meteo e ama ricevere ospiti. Anche lo sport è fondamentale per Denise: la sua grande passione è il pilates con il Reformer, un attrezzo per il potenziamento muscolare. «Per me è un toccasana per il corpo e la mente.» La sera, la trentaseienne ama stare ai fornelli: «Cucinare è terapeutico per me, un piacevole rituale serale che mi accompagna fin dall’infanzia.» Non c’è da stupirsi, visto che Denise è cresciuta in una famiglia di chef. Nel tempo libero ama stare con suo marito e con Nino, il loro lagotto. Questi momenti insieme le permettono di bilanciare la frenesia quotidiana.

Adora anche viaggiare e scoprire nuove culture. L’India ha ampliato i suoi orizzonti, mentre Maiorca è il suo buen retiro. Si rilassa al mare, spesso con un thriller psicologico di Fitzek tra le mani. E anche il suo lavoro alla KPT lascia spazio ai sogni: «Attraversare l’Inghilterra a bordo di un vecchio Defender e, prima o poi, realizzare il mio libro illustrato per bambini.»

Testo: Natalie Portmann / Foto: Pascal Triponez

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Robot lavavetri elettrico con telecomando

Finestre splendenti senza nessuna fatica? Si può: basta posizionare il robot lavavetri, accenderlo e il gioco è fatto. Il pratico robot pulisce da sé le finestre in modo accurato. Ideale per le prossime pulizie di primavera nonché per chi ha grandi vetrate o tante finestre. Nella confezione sono inclusi un flacone spray, un telecomando e sei panni in microfibra intercambiabili. Una soluzione comoda per tutti gli amanti del pulito.

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Tarassaco – sulle tracce giallo oro della primavera

Il tarassaco, detto dente di leone, è tra le prime erbe spontanee a fiorire, tingendo di giallo i prati e i bordi delle strade. Un infuso di foglie di tarassaco favorisce la digestione e la funzione epatica – l’ideale per una delicata pulizia di primavera dell’organismo.

Testo: Natalie Portmann / Illustrazione: Marc Ambühl

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