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Angelo Bianchetti. Gli autogrill di Laura Greco (collana Paesaggio con architetture)

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Andrea Savio VICO MAGISTRETTI CASE ROSSE A FRAMURA Sara Protasoni LUIGI FIGINI E GINO POLLINI ASILO OLIVETTI A IVREA

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Si è cercato nei limiti del possibile, tenuto conto delle caratteristiche del paesaggio e della natura dei luoghi, di dare evidenza a questi complessi, allo scopo di permetterne la visione a grande distanza, che alla velocità media di una vettura corrisponde a pochi secondi.

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ANGELO BIANCHETTI

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Io raccomandavo all’architetto soprattutto una cosa: si ricordi che voglio l’attenzione dell’automobilista. È stato bravo, l’ho avuta.

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PAESAGGIO CON ARCHITETTURE

Laura Greco

MARIO PAVESI

ANGELO BIANCHETTI gli AUTOGRILL

Carlo Alberto Maggiore IGNAZIO GARDELLA CASA ALLE ZATTERE A VENEZIA Alessandra Coppa EDOARDO GELLNER VILLAGGIO ENI A BORCA DI CADORE

In copertina: autogrill a Brembo. Progetto A. Bianchetti, 1972. (AJJB)

3 LAURA GRECO

IN COLLANA

ISBN 978-88-16-60670-8

Sul retro: autogrill Pavesi a Villoresi, sulla Milano-Laghi. Progetto A. Bianchetti, 1958. (AJJB)

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788816

606708

€ 0

,0 24

www.jacabook.it

ANGELO BIANCHETTI gli AUTOGRILL

La realizzazione della rete autostradale nell’Italia del secondo Dopoguerra offre la cornice ideale per la lunga e proficua collaborazione tra Mario Pavesi – a capo di uno dei maggiori marchi dell’industria dolciaria italiana – e Angelo Bianchetti, progettista di fiducia dell’azienda, i cui esiti si traducono in un repertorio di punti ristoro autostradali dell’omonimo brand, divenuti subito noti con il nome di Autogrill e rappresentativi della stagione delle architetture autostradali in Italia. Lo studio propone un percorso di lettura degli autogrill di Angelo Bianchetti, entro la vicenda culturale e professionale dell’architetto milanese, tenendo conto di tre temi chiave: l’interazione tra scale e domini di progetto differenti – l’architettura dell’edificio, il disegno del paesaggio e dell’infrastruttura di trasporto – che gli autogrill preconizzano, seppure in forma primordiale; l’invenzione tipologica che combina i padiglioni laterali con i ponti; la sfida costruttiva che impegna Bianchetti nella definizione di pezzi unici, indicando una via italiana all’esplorazione di un tema progettuale altrove indagato attraverso sistemi formali e costruttivi standardizzati. Laura Greco, architetto, dottore di ricerca, è professore associato di Architettura tecnica nel Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università della Calabria. Svolge attività di ricerca sui temi dell’architettura e della costruzione moderna. Tra le sue pubblicazioni: Norman Foster. Le ali della tecnica (Testo&Immagine, Torino 2002); Renzo Piano. Dalla macchina urbana alla città dell’informazione (Marsilio, Venezia 2005); Architetture autostradali in Italia. Progetto e costruzione negli edifici per l’assistenza ai viaggiatori (Gangemi editore, Roma 2010); La torre Galfa di Melchiorre Bega. Architettura e costruzione (Gangemi editore, Roma 2012, con S. Mornati); Architetture Eni in Italia 1953-1962 (Gangemi Editore, Roma 2018, con S. Mornati).


I ndice

1. GLI AUTOGRILL DI ANGELO BIANCHETTI NEL PAESAGGIO AUTOSTRADALE ITALIANO TRA MEMORIA E ATTUALITÀ. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9 2. ANGELO BIANCHETTI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23 3. UNA FINESTRA SULL’AUTOSTRADA NELL’ITALIA DEL BOOM ECONOMICO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41 PAESAGGIO CON ARCHITETTURE Direzione:

Andrea Savio e Carlo Alberto Maggiore

Comitato scientifico:

Federico Bilò Alessandra Capuano Sara Protasoni Luigi Spinelli

4. L’INVENZIONE TIPOLOGICA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57 5. LA SFIDA COSTRUTTIVA. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77 6. L’AUTOGRILL VILLORESI OVEST A LAINATE (1958).. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87 7. L’AUTOGRILL A FIORENZUOLA D’ARDA SULL’AUTOSTRADA DEL SOLE (1959). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 105

La direzione e il comitato scientifico della collana Paesaggio con architetture sono composti da docenti universitari del Politecnico di Milano, Sapienza Università di Roma e della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Chieti e Pescara.

La Collana adotta un sistema di valutazione dei testi basato sulla revisione paritaria e anonima (peer-review). I criteri di valutazione adottati si riferiscono all’originalità e alla rilevanza del volume; alla coerenza con il progetto culturale della collana e alla coerenza interna delle argomentazioni; alla conoscenza della letteratura sull’argomento; alla chiarezza, correttezza grammaticale e sintattica e scorrevolezza dei testi.

8. L’AUTOGRILL A MONTEPULCIANO SULL’AUTOSTRADA DEL SOLE (1967). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 121 APPARATI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139 Note. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 140 Regesto delle opere di Angelo Bianchetti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145 LEGENDA AJJB indica l’archivio di Jan Jacopo Bianchetti da cui sono tratte le immagini riprodotte nel volume.

Ringraziamenti.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 149

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2 | ANGELO BIANCHETTI

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1 Angelo Bianchetti nel suo studio. (AJJB)

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a storia architettonica degli autogrill in Italia è legata ad Angelo Bianchetti, progettista di fiducia del marchio Pavesi, e sapiente orchestratore dei materiali e delle tecniche della grafica pubblicitaria, del progetto d’architettura e dell’allestimento d’interni in decine di punti di ristoro, che strutturano – a partire dalla fine dei Cinquanta – una prima geografia di spazialità moderne lungo il bordo autostradale. L’impronta conferita dal progettista a queste realizzazioni si è forgiata nella fucina culturale milanese degli anni Trenta. Angelo Bianchetti (1911-1994) durante gli anni della formazione universitaria svolge periodi di apprendistato presso gli studi di Eugenio Giacomo Faludi e Giuseppe Pagano; viaggia in Germania e lì frequenta gli ateliers di Mies van der Rohe e dei fratelli Luckard a Berlino; si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1934. Alla metà del decennio, avvia la propria attività professionale nel capoluogo lombardo, consolidando la sua affinità con il quadro culturale del Razionalismo italiano, la sensibilità per i riflessi del dibattito europeo, l’interesse per la pittura, alimentato dalla frequentazione con Costantino Nivola e Giacinto Mondaini. Gli esordi negli anni Trenta sono legati al lavoro negli allestimenti espositivi, e lo vedono progettista, in collaborazione con Faludi, dei padiglioni delle Industrie Tessili, dell’Aeronautica Italiana e della Snia Viscosa all’Espo-

sizione internazionale di Bruxelles del 1935. In quel frangente, stabilisce un lungo sodalizio professionale con Cesare Pea, con il quale partecipa alle esposizioni della Triennale e della Fiera di Milano. I due curano il progetto e l’allestimento dei padiglioni di diverse aziende, tra cui la Raion e l’Isotta Fraschini. Altre collaborazioni importanti lo impegnano nel 1936, quando prende parte con Marcello Nizzoli alla Mostra del Tessile Nazionale a Roma e, nel 1937, in occasione dell’Esposizione internazionale di Parigi, alla quale partecipa con Giuseppe Pagano e Marcello Piacentini. Nel 1939 è all’Esposizione Universale di New York dove progetta, tra l’altro, gli allestimenti delle mostre di Fiat e Montecatini; per quest’ultimo marchio cura insieme a Cesare Pea in quegli anni diversi padiglioni alle fiere di Lipsia, Bari e Milano. Durante la Seconda guerra mondiale è, insieme a Pea, il progettista di riferimento della catena di negozi Lagomarsino, per la quale i due allestiscono 42 punti vendita in diverse città italiane. Nel 1947, sempre con Pea, riprende la militanza nelle manifestazioni espositive; progetta il Palazzo delle Nazioni e l’ingresso di piazza Giulio Cesare della Fiera di Milano; partecipa alle edizioni del Dopoguerra con i padiglioni Snia Viscosa, Montecatini e Philips. Un nuovo periodo sta però per aprirsi nel percorso culturale e professionale di Bianchetti: negli anni Cinquanta, diradatasi progressiva-

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10 Autogrill a Soave. Progetto A. Bianchetti,

1969. (AJJB). 11 Autogrill a Nocera. Progetto A. Bianchetti,

1971. (AJJB)

terventi che riescono – in ultima istanza – a connotare il fondale su cui campeggiano e a imprimere una traccia visiva altrettanto nitida negli occhi dei viaggiatori. L’abilità di Bianchetti nel selezionare i materiali di una spazialità senza tradizione riemerge nello strumentario aggiornato di volta in volta. I volumi trasparenti negli autogrill di Lainate e Fiorenzuola, che nella prospettiva d’insieme tendono a rendere evanescenti le architetture a vantaggio dei castelli pubblicitari; le grandi figure strutturali, enfatizzate nei ponti di Novara, Brembo e Montepulciano, che rinviano all’archetipo del portale per celebrare il tema dell’attraversamento; la massività dei fronti nei ponti di Soave e Nocera, che amplificano

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le insegne pubblicitarie proponendosi come edifici vetrina. La familiarità di Bianchetti con le tecniche della grafica pubblicitaria e della comunicazione visiva, conquistata negli anni degli allestimenti espositivi, completa il quadro e segna il repertorio, senza prevaricare la limpidezza dei volumi architettonici, anche nei casi di maggiore enfasi pubblicitaria (come i punti a Rezzato, Lodi e Campora), nei quali più forte riecheggia l’influsso dei diner e dei grill statunitensi. Le trasformazioni intervenute a partire dai Settanta hanno mortificato i contorni originari degli autogrill con l’addizione di funzioni e spazi, rivelandone anche i limiti dinanzi all’avanzare dell’espansione infrastrutturale

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4 Autogrill a Montepulciano. Progetto A. Bianchetti, 1967. (AJJB)

Alle pagine seguenti: 3 Autogrill Sebino a Erbusco. Progetto A. Bianchetti, 1962 (AJJB)

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5 autogrill a Brembo. Progetto A. Bianchetti, 1972. (AJJB)

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della campagna, irrompendo nell’ambiente rurale con la baldanza dei bozzetti futuristici di Bianchetti. A questo proposito giova ricordare una delle letture più recenti degli autogrill Pavesi che esamina gli edifici in relazione al paesaggio rurale di quel tempo.

8 L’Autostrada dei Laghi nel 1959. Sullo sfondo le arcate pubblicitarie dell’autogrill a Villoresi. (AJJB)

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L’iconografia dell’epoca ci consegna prevalentemente l’immagine di grandi architetture in grado di accentrare l’attenzione rispetto ad un paesaggio sostanzialmente privo di elementi attrattivi. Quando il paesaggio è pianeggiante (come ad esempio nella cartolina che raffigura l’autogrill Pavesi di Montepulciano, di Bianchetti) si sviluppa un dispositivo simile a quello messo in campo dalle opere di Land art, che proprio in quegli anni Michael Heizer e altri artisti americani sperimentavano nel deserto del Nevada, ovvero la realizzazione, attraverso diverse tattiche (scavi e riporti di terreno, disposizione di oggetti nello spazio a grande scala…), di elementi geometrici in grado di metter in evidenza, per contrasto, caratteri nascosti di un paesaggio altrimenti piatto ed omogeneo. Ma anche, e forse in modo ancor più efficace, quando l’elemento a grande scala si staglia nel paesaggio morfologicamente vario, come nel caso della stazione di servizio di Ronco Scrivia, sempre di Bianchetti. Qui il linguaggio morfologico del tripode che so-

vrasta il padiglione dell’edificio per il ristoro è del tutto in contrasto con lo sfondo dell’appennino ligure, in quel tratto dolce e arrotondato. Il tripode di Ronco Scrivia, a differenza ad esempio di quello di Villoresi Ovest che ne condivide la strategia formale pur essendo posto nel contesto pianeggiante dell’hinterland milanese, è costituito da elementi dritti, raccordati ad angolo a formare un complesso spigoloso e meccanico, che si staglia sullo sfondo per contrasto25.

«L’autostrada – recita una pubblicità del tempo – vista dalle ampie vetrate del ponte, diviene la cavea di un enorme teatro, nella quale gli automezzi sfrecciano come protagonisti delle scene», e questo spettacolo diventa esso stesso il motore della fenomenologia dell’autogrill a ponte che pur mantenendo «la sua funzione di attraversamento, di collegamento di due sponde irrimediabilmente divise dal nastro autostradale», riesce a diventare «anche un’immagine rovesciata che si offre all’automobilista salito sul ponte per una qualsiasi sosta, [cosicché] è egli stesso spettatore della sua velocità, della modernità offerta dall’autostrada»26. Il pranzo in autogrill in cui si calcolava il transito giornaliero di 10.000/15.000 persone – quello tipo, predisposto nel 1959 ha un costo di 750 lire ed è composto di consommé, roast-beef o pollo alla griglia con patate chips, burro, formaggio, crackers, soda Pavesi, dolce con Pavesini27 – diventa così un apprendistato di un mondo nuovo in un’Italia dalle tradizioni

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Cartoline pubblicitarie Pavesi. (AJJB)

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5 | LA SFIDA COSTRUTTIVA

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’invenzione tipologica degli autogrill determina effetti altrettanto originali anche in termini costruttivi. I prodromi delle architetture autostradali, comparse in Italia negli anni Trenta sui tratti della rete di prima generazione40, sono manufatti in muratura, con qualche innesto di calcestruzzo armato nei casi più impegnativi per dimensioni e tipologia dell’intervento. Gli echi delle stazioni moderniste che popolano il bordo delle strade tedesche, francesi e del Nord Europa sono lontani; il repertorio italiano è saldamente ancorato alla tradizione muraria. La comparsa di una spazialità nuova, priva di riferimenti tipologici, di radici costruttive, associata alla costruzione dell’Autostrada del Sole, cambia le condizioni in maniera risolutiva, ed esige, come osserva Bianchetti nel 1970 ripercorrendo quella stagione

1 Dettaglio del tripode pubblicitario dell’autogrill a Ronco Scrivia. Progetto A. Bianchetti. (AJJB)

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una nuova maniera di costruire che diviene un tutto unico con l’autostrada stessa […] Questa «nuova maniera di costruire» è resa necessaria da condizioni del tutto particolari, quali la necessità di percezione immediata, la leggibilità alle alte velocità e la dignità formale di un edificio di natura commerciale41.

Gli autogrill fanno compiere agli spazi per l’assistenza dapprima un salto nella modernità dei padiglioni vetrati e dei castelli pubblicitari, e poi nel futurismo delle audaci campate affacciate sull’autostrada. Il linguaggio tecnologico degli edifici a ponte è parte determinante e significante l’innovazione delle opere di Bianchetti, almeno di quelle più riuscite, da Fiorenzuola, a Novara, a Montepulciano. La valorizzazione di quei temi costruttivi – la pianta libera, le facciate vetrate, le esili strutture metalliche – già sperimentata nella serie dei padiglioni laterali, trova negli autogrill a ponte un laboratorio partecipe della sperimentazione strutturale e ingegneristica italiana di quegli anni che attiva un processo di morfogenesi originale, sostenuto dagli strumenti e dalle tecniche appropriate. Che si tratti della costruzione raffinata del ponte a Fiorenzuola, in cui Bianchetti non cede all’esibizione del meccanismo tipica delle strutture in acciaio, del plasticismo dei pilastroni di calcestruzzo armato a Novara, della massività delle testate del ponte a Feronia, o – infine – dell’esperienza di Montepulciano, in cui la rappresentazione delle grandi figure strutturali diventa il tema caratterizzante l’architettura, Bianchetti elegge la grammatica delle tecniche moderne a canone regolatore dell’innovazione tipologica. Nei ponti egli sfrutta questo strumentario per orchestrare «l’aggettivazione aerodinamica

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9 Il banco del bar e il lampadario monumentale all’interno dell’autogrill Villoresi. (AJJB)

10 Gli interni dell’autogrill a Ronco Scrivia. Progetto A. Bianchetti, 1959.

Evidente l’analogia con il contemporaneo punto a Villoresi. (AJJB)

Punto fermo di una geografia autostradale in fieri nell’hinterland milanese, l’autogrill Villoresi inaugura il processo di contaminazione del bordo dell’infrastruttura, e anticipa, nel contempo, l’esplorazione di un’interazione di scale e linguaggi tra architetture e paesaggio che si perfeziona nella breve ed entusiasmante stagione dei ponti. In esso sono già presenti alla piccola scala, infatti, alcuni elementi connotanti i grandi autogrill: la complementarità tra oggetto architettonico

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e installazione pubblicitaria; la permeabilità continua sullo spazio esterno e la leggibilità immediata di quello interno grazie alla trasparenza dell’involucro e alla leggerezza della costruzione. Il codice tettonico del padiglione è l’esito di un processo costruttivo artigianale – ma evoluto – che da un lato stabilisce una cesura con la costruzione muraria impiegata nei manufatti autostradali degli anni Trenta; dall’altro sancisce l’appartenenza dello spazio autogrill

a un assetto socio-economico e a stili di vita inconsueti per lo scenario nazionale. Nel padiglione lombardo l’uso della costruzione metallica regola il programma di Bianchetti attraverso un sistema di montanti e di traversi che definiscono il telaio delle vetrate perimetrali. Il ricorso all’involucro vetrato non è scontato, e assume una valenza che va oltre l’adesione al programma di propaganda autostradale che privilegia materiali e tecniche del moderno. La scelta palesa la continuità ideo-

logica e culturale che lega gli autogrill al lavoro di Bianchetti degli anni Trenta e Quaranta nel campo dell’allestimento di spazi espositivi e di negozi. La permeabilità visiva tra interno ed esterno fa sì che l’autogrill sia la vetrina di sé stesso, dei servizi e dei prodotti Pavesi e, viceversa, punto di osservazione privilegiato verso l’inconsueto paesaggio dell’autostrada. Non si fatica quindi a distinguere in questa parte del lavoro dell’architetto milanese la memoria di quanto Bianchetti e Pea praticavano

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12 A. Bianchetti, prospetto sull’autostrada, dis. n° 10940/b, 27 agosto 1959. (AJJB)

13 Vista dell’autogrill dall’abitacolo di una Fiat 500. (AJJB)

materiali tradizionali come per il pavimento che è di ceramica decorata a mano. Le pareti sono rivestite interamente da laminato plastico, e da cristallo specchiato. I banchi bar tavola calda sono a struttura metallica con rivestimento in acciaio inox e laminato plastico59.

Le due scale panoramiche sistemate sulle testate, che Bianchetti segnala come «interessanti, dal punto di vista costruttivo ed estetico», testimoniano un ulteriore percorso di esplorazione del tema della costruzione60. L’intenzionalità progettuale in questo

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caso si rivela duplice. In prima istanza si osserva la necessità di concludere le testate dell’impianto longitudinale, negandone l’indeterminatezza e riportando la composizione alla dimensione dell’oggetto scultoreo. Esperimento che l’architetto porta a termine a Fiorenzuola con una efficacia non più dimostrata negli altri autogrill a ponte. In secondo luogo, le scale sono utilizzate per proiettare l’edificio verso l’esterno; le rampe elicoidali, snodandosi intorno a un sostegno centrale puntiforme a quattro braccia posto in corrispondenza del pianerottolo di riposo, accompagnano i visitatori verso l’interno e nel contempo dilatano il loro campo visivo sulla pianura attraversata dall’autostrada.

Con questo artificio Bianchetti propone agli occhi del visitatore un’interazione di scale – quella minuta delle tracce più prossime della campagna circostante e quella spettacolare della vetrata e dei piloni pubblicitari dell’autogrill –, prima di dissolvere lo sguardo verso l’orizzonte aperto. A dare vigore alla potenza dei segni architettonici contribuisce la combinazione tra edificio e castello pubblicitario. La struttura di quest’ultimo, poi rimossa per motivi di sicurezza, è risolta inizialmente con due piloni alti 37 metri in lamiera d’acciaio,

incernierati al piede e con sezione quadrata rastremata, che sostengono i due dischi pubblicitari con diametro di 14,50 metri. Essi sono fissati ai piloni e controventati da due tiranti. Al centro della circonferenza è ancorata una banda metallica porta-insegna. L’impianto pubblicitario di Fiorenzuola si colloca in una posizione intermedia tra le soluzioni dei primi padiglioni laterali e la veste dell’immagine Pavesi consolidatasi negli anni. L’apparato della macchina pubblicitaria è ancora, almeno nello schema iniziale, un sistema con una sua autonomia, che

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decennio e il principio dei Settanta63 – riaffiorano nel profilo aerodinamico dell’autogrill Pavesi per almeno due ragioni. La prima – e l’ordine è solo dettato dall’evidenza visiva del segno – rimanda a una trasformazione del linguaggio figurativo, che abbandona l’equilibrato allestimento del ponte di Fiorenzuola, vicino più di tutti all’architettura delle esposizioni degli anni Trenta, per esplorare le potenzialità di un percorso che utilizza il registro costruttivo dell’edificio e le sue parti tecnologiche come argomenti iconografici, esaltati nella componente dimensionale e meccanicistica. La narrazione costruttiva, celata dietro controsoffitti e rivestimenti nel caso di Fiorenzuola, qui avanza in primo piano: a raccontare il flusso delle tensioni nelle strutture, anche alterando l’interpretazione del reale funzionamento dei due grandi telai per rendere più spettacolare l’esito compositivo; a enfatizzare i collegamenti tra le parti, la distribuzione dell’energia nei condotti impiantistici; a esporre la stratificazione delle pareti e dei solai. La rappresentazione utilizza le cromie e le dimensioni degli elementi primari come amplificatori degli effetti figurativi desiderati, per allestire un’atmosfera quasi industriale, nella quale Bianchetti non indugia a disseminare – comunque – tracce del prediletto collage estetico; e quindi eccolo includere nel catalogo delle finiture interne, di fianco ai tiranti e alle lamiere lasciati a vista, la ceramica decorata per i pavimenti del primo piano ponte e le ceste per gli espo-

4 Il fianco dell’edificio dal piazzale dell’area

di servizio in direzione Firenze. (AJJB)

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