Scarpa, Ferrazzutto, D'Este: antifascisti veneziani, quasi dimenticati

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Storia

Alcuni luoghi a loro intitolati a Mestre

Scarpa, Ferrazzutto e D’Este antifascisti veneti quasi dimenticati di Fabrizio Ferrari

Figure di assoluto rilievo nel campo cinematografico ed editoriale. Il primo con l’ Avanti! e il secondo al lavoro con Rizzoli. La storia di Ida D’Este

Emilio Scarpa, l’anima della presenza socialista nella lotta clandestina e grande protagonista della Resistenza veneziana.

Fabrizio Ferrari, già professore all’Università di Padova è iscritto all’ANPI. Ha condotto una lunga serie di ricerche su due antifascisti veneziani di assoluto valore ma ormai quasi dimenticati: Emilio Scarpa e Bonaventura Ferrazzutto, intellettuali e dirigenti socialisti, documentaristi, giornalisti e piccoli industriali. In tutte le loro attività la scelta di campo socialista e antifascista non venne mai meno. Scarpa e Ferrazzutto spariranno poi nei campi di sterminio nazisti. Lo scorso 2 giugno la citta di Venezia ha intitolato due luoghi di Mestre ai personaggi e alla staffetta Ida D’Este. Ecco il racconto delle loro vite nei testi del professor Ferrari

Emilio Scarpa nasce a Venezia il 23 ottobre del 1895 in una modesta famiglia molto religiosa. Il padre è ignoto. Ancora ragazzo entra nel seminario e segue gli studi ecclesiastici, ma poi lascia quella strada e va a Milano ove lavora alla Breda Fucine come operaio. Nel 1923 aderisce al PCdI, ma è espulso perché dopo il primo arresto e la condanna fa domanda di grazia. Infatti, il suo nome era in un elenco di spie caduto nelle mani della direzione generale di PS. Scarpa successivamente lavora nel campo cinematografico come aiuto regista, tecnico di montaggio e riduttore di lungometraggi d’importazione. Nel 1931 è arrestato per aver diffuso volantini antifascisti da lui stesso compilati. È così condannato a tre anni. È trasferito a Lipari poi a Ponza e infine a Cuglieri in Sardegna. È liberato il 29 giugno del 1934. Rientra a Roma, dove è discriminato come antifascista, lavora nel settore del noleggio di pellicole cinematografiche. Nel 1939 presenta alla Biennale di Venezia un interessante documentario dal titolo Venti anni di film muto in Italia. Nel 1940 è assunto dalla Cromos Film, si trasferisce a Torino, dove collabora alla realizzazione del film Il diario di una stella. Considerato un soggetto pericoloso per l’ordine

pubblico nel 1940 è fermato e, come molti antifascisti, internato nel campo di concentramento di Istonio (1). Liberato nel 1942 rientra a Milano ed entra in contatto con i vecchi compagni del MUP (2). Nel frattempo è assunto dalla Dora Film e come aiuto regista collabora alla realizzazione del lungometraggio La casa sul fiume. Durante la Resistenza collabora con il Centro Clandestino Raccolta Notizie costituito dai redattori dell’Avanti! di Milano che avrà trentaquattro caduti nella lotta partigiana. Rientra a Venezia e con Cesare Lombroso fa da raccordo con i compagni milanesi del Mup. In laguna realizza l’unica edizione dell’Avanti! clandestino che è distribuito presso la pasticceria di Tiziano Inguanotto al Ponte dell’Ovo, nei pressi di Campo S. Luca. È membro del Comitato Militare Regionale Veneto del CLN e svolge un’azione di collegamento con i partigiani del Basso Piave. Per la realizzazione dell’edizione clandestina dell’Avanti! in laguna è arrestato e portato nel campo di sterminio di Mauthausen. Nella prigionia è punto di riferimento di molti italiani che con lui condividevano la tragedia del lager. È trasferito a S. Aegyd il 21 febbraio del 1945 (3). Vede la fine della prigionia, ma non rientrerà in Italia perché la morte sopraggiungerà più rapida della libertà per le sue gravi condizioni fisiche. Scrive di lui il Pappalettera nel suo Tu passerai per il camino (4): «Emilio Scarpa è per noi un buon papà, vecchio socialista perseguitato dal 1922, ha patito confino, galera e sabotaggio nella sua propatria indipendente l 26 giugno 2011 l 23


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