Osservazioni al Ptrc veneto- luglio 2009

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Alla Regione Veneto Segreteria Regionale Ambiente e Territorio Direzione Pianificazione Territoriale e Parchi Palazzo Linetti – Calle Priuli Cannaregio, 99 30121 Venezia

Oggetto:

osservazione al PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento adottato con DGR 372 del 17.02.2009).

Il sottoscritto prof. Mario Isnenghi in qualità di Presidente dell’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea con riferimento al seguente elaborato del piano in oggetto (PTRC): - Norme Tecniche (art. 60 - Sistemi culturali territoriali) evidenzia e osserva quanto segue Il comma 2 dell’art. 60 attribuisce ai "luoghi" privilegiati, caratterizzati da identità culturale comune, la funzione di ambiti nei quali sviluppare politiche di sviluppo appropriate utilizzando le opportune sinergie (secondo un rapporto con la pianificazione territoriale peraltro non puntualmente decifrabile). Il seguente comma 3 elenca alcuni sistemi culturali, che si ritiene debbano corrispondere agli anzidetti “luoghi” privilegiati caratterizzati da identità culturale comune. Tra essi sono individuati i Luoghi della Grande Guerra. Su tale specifica determinazione verte la presente osservazione. Tuttavia, preliminarmente va osservato in generale, rispetto alla norma che intenderebbe valorizzare taluni, o i più importanti, sistemi culturali della regione, la sua assoluta indeterminazione rispetto ai contenuti in termini di stretta pianificazione territoriale: essa avrebbe valore di direttiva? di prescrizione? costituirebbe misura di salvaguardia? In particolare, dovrebbe essere chiarito a chi si rivolge in sostanza la norma. Essa avrebbe valore di indirizzo per l’attività nei diversi settori dell’ente Regione (come farebbe supporre l‘incipit del comma 1: “La Regione favorisce e sostiene …”), oppure costituirebbe prescrizione per la redazione degli strumenti pianificatori subordinati (significando cioè il “sono individuati” del comma 2 un gli strumenti urbanistici individuano) ? Si noti ancora la dicotomia tra i “sistemi culturali prioritariamente individuati dal PTRC” (al comma 3), corrispondenti effettivamente ciascuno ad una intrinseca logica (salvo il luogo oggetto della presente osservazione) ed i sistemi che “la Regione riconosce in particolare”, al comma seguente (ancora comma 3, ma evidentemente da rettificare in comma 4), senza una motivazione espressa ovvero una logica evidente (ad esempio, non è chiaro: perché tra i “sistemi lineari ordinatori del territorio da valorizzare” sia indicata solo la via Ostiglia e non anche la via Postumia oppure il sistema del reticolato romano; in cosa consista il “sistema delle polarità culturali e storico ambientali” corrispondente ad “urban labor di Rovigo”; cosa significhi in sostanza il “sistema delle politiche per la valorizzazione del territorio”; cosa comporti il riconoscimento dei “sistemi difensivi regionali [regionali ?].di epoca contemporanea”). Quanto all’oggetto centrale della presente osservazione (art. 60, comma 3, lettera d), va rilevato preliminarmente che il sistema dei luoghi della Grande Guerra non trova riscontro specifico alcuno né nella Relazione Tecnica, né nel Contributo dei Proti. Sorprende poi, di fondo, che senza alcuna specificazione venga attribuito dalla norma in questione un “valore” alla Grande Guerra (testualmente: “… a testimonianza del patrimonio di valori umani e civili espressi nel corso della prima guerra mondiale”), come se quella guerra – e qualsiasi guerra in generale – non debba piuttosto essere considerata ora, nel rispetto del principio di ripudio della guerra di cui all’art. 11 della Costituzione, se non come somma innanzitutto di inaudite sofferenze, perdite e distruzioni. Il che evidentemente non esclude – ci mancherebbe! – che la pianificazione territoriale debitamente consideri la valenza particolare che emana da determinati luoghi testimoni di fatti e momenti significativi nella storia della nazione e delle sue genti. Oggi, ben lungi dalla retorica nazionalista che permeò il primo dopoguerra (con fiumi e monti “sacri alla Patria”), si richiede un’operazione corretta dal punto di vista storiografico e coerente con il dovuto rispetto umano delle memorie singole e della memoria collettiva. 1


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