Fiorenzo Facchini
Uomo, natura, cultura Riscoprire la realtĂ
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Fiorenzo Facchini Uomo, natura, cultura. Riscoprire la realtà www.itacaedizioni.it/uomo-natura-cultura Prima edizione: maggio 2018 © 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0554-3 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Cristina Zoli Grafica di copertina: Andrea Cimatti, Faenza Stampato nel mese di maggio 2018 da Ge.graf, Bertinoro (FC) L’editore resta a disposizione degli aventi diritto per qualsiasi involontaria omissione o inesattezza nella citazione delle fonti iconografiche.
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«Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi…?» (Sal 8,4-5). La terra, un piccolo pianeta di una stella sperduta fra le tante galassie, un granello di polvere nell’universo. L’uomo, una canna fragile, ma pensante (Blaise Pascal), in grado di abbracciare l’universo (Gustave Martelet). Con l’uomo tutto l’universo si fa pensante, diventa cosciente. Una comune vicenda ci avvolge tutti, da quel Big Bang che la scienza riconosce all’inizio di tutto, 13,7 miliardi di anni fa. L’avventura dell’universo cominciò allora; poi sono seguite le vicende che hanno portato allo stato attuale. Si sono formate aggregazioni di particelle, atomi, molecole, cellule, organismi, in una crescita di complessità di strutture, in ambienti assai diversi da quelli presenti oggi. Infiniti corpi legati da una medesima origine e dalle medesime leggi, non abbandonati alla deriva, ma in relazione fra loro in forza di proprietà che li fanno esistere e mutare. Ne è risultato, con il fluire del tempo, un universo ordinato, un sistema ben funzionante nel suo insieme, in cui in un certo momento è comparsa la vita, si è evoluta da forme semplici a viventi sempre più complessi fino all’uomo, apparso in un angolo dell’universo, per pura casualità, afferma Jacques Monod lanciando una sfida alla creazione. Un evento che, per la casualità, sostenuta nella visione darwiniana, potrebbe essere unico.
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Ma ancora non conosciamo tutti i fattori che hanno regolato l’evoluzione della vita. Le origini e lo sviluppo del sistema universo ci vedono solidali con esso. Siamo fatti della stessa stoffa dell’universo, era solito ripetere Pierre Teilhard de Chardin. L’uomo non è solo tribù, società, comunità, è anche terra, mondo, cosmo, ha osservato Raimon Panikkar. Siamo legati alla terra. Nella visione di Francesco di Assisi la terra è madre, il sole fratello, la luna sorella, in una grande solidarietà che tutti ci unisce nel passato, nel presente e nel futuro che ci attende. Due milioni di anni fa è incominciata l’avventura dell’uomo sulla terra. Con l’uomo l’universo si è arricchito del pensiero, e con il pensiero c’è la capacità da parte dell’uomo di modificare l’ambiente. Cento miliardi di uomini ci hanno preceduto e hanno trasformato la realtà: è il mondo dell’umano, la noosfera, che avvolge la biosfera, secondo le vedute di tre grandi pensatori: Teilhard de Chardin, Vernadskij, Le Roy. E con il pensiero le domande esistenziali riguardanti la vita e la morte, il bene e il male, il piacere e il dolore. Fra tutti i viventi del pianeta l’uomo è l’unico in grado di porsi queste domande. Le culture, i miti, le religioni hanno cercato di rispondervi, perché sono domande che non si possono eludere. L’ultima risposta rimane, però, quella personale. Ma possono esserci chiavi di soluzione da scoprire nella natura? Piste di riflessione, tracce che indicano un percorso, per quanto possa essere difficile o arduo, da riconoscere e seguire? La storia ci mostra i gravi rischi che l’uomo corre quando si allontana dalla realtà, e vuole costruirsi un mondo a suo piacimento, dimenticando come siamo fatti e come è fatta la realtà che ci circonda.
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Occorre partire dalla realtà. Ciò significa scoprirla e rispettarla, concedendo meno spazio alle ideologie, a culture che non si basano sulla realtà della natura e dell’uomo, ma su costruzioni artificiali della mente. È il rischio che l’umanità corre, un rischio accresciuto, in una prospettiva futura, dal ricorso a nuove e sofisticate tecnologie, specialmente nel campo della cibernetica e della robotica, che fanno dimenticare o pretendono di surclassare l’umano prefigurando un postumano o un transumano. La natura, le sue leggi, il rispetto dei suoi ritmi e dell’ambiente, la collaborazione fra i popoli restano la migliore garanzia per il futuro dell’uomo sulla terra. Il presente volume raccoglie alcune riflessioni su uomo e natura, su natura e cultura. Nella necessaria distinzione dei piani, si tiene particolarmente conto della dimensione trascendente, nella convinzione che la domanda religiosa sia fra le più profonde nell’uomo e richieda qualche risposta. Fiorenzo Facchini
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1. Le sfide dell’evoluzione
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Da dove sorgono i problemi nel dibattito sulla storia della vita? Secondo Charles Darwin tutto si può ricondurre a una o più cellule primordiali e a successive trasformazioni avvenute nel lungo tempo. Un modo di vedere che d’un colpo abbraccia infiniti cambiamenti che hanno interessato il mondo delle piante e degli animali oggi conosciuti e hanno portato alle ramificazioni dell’albero della vita: «Credo che gli animali siano discesi da non più di quattro o cinque progenitori e che le piante da un numero uguale o anche minore. L’analogia mi spingerebbe oltre, a credere cioè che tutti gli animali e le piante siano discesi da un solo prototipo» (Origine delle specie, 1859). Il problema è come si sia passati da una specie all’altra, da un raggruppamento all’altro, eventi ipotizzati sulla base delle affinità che si trovano oggi negli vari raggruppamenti dei viventi e nelle forme fossili connettenti. La paleontologia ha consentito di ricostruire serie filetiche nel mondo degli invertebrati (es. Gasteropodi) e dei vertebrati (es. Equidi, Roditori, Proboscidati, Primati, ecc.). Una completa documentazione del percorso del fiume della vita, nei diversi rivoli in cui si è disperso, non si avrà mai, ma conoscere la storia di questi cambiamenti è un’avventura di grande fascino, non minore di quello che si prova a pensare il mondo vivente come prodotto da atti creativi di Dio, quali ci vengono raccontati dalla Bibbia nel primo capitolo della Genesi. La visione evolutiva si intreccia con i cambiamenti dell’ambiente: l’atmosfera, prima di tutto, nella quale si è formato l’os-
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Fig. 1 - Un esempio di adattamento climatico-ambientale. L’evoluzione del cavallo ha visto la riduzione delle dita del piede in relazione all’ambiente divenuto più secco e al terreno più duro. L’unico dito rappresenta un vantaggio per la corsa.
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sigeno necessario per la vita sulla terra, nella giusta proporzione con gli altri gas. L’ambiente, da acquatico quale era ai primordi della vita, ha visto l’emergere di terre, di colline e di montagne. La storia della vita è anche la storia dei diversi ambienti in cui si è sviluppata.
Il darwinismo In un simile modo di vedere non è necessario, secondo Darwin, pensare a singoli atti creativi di Dio. Egli propone una spiegazione dello sviluppo e della differenziazione delle forme di vita alla luce delle variazioni che aveva osservato in diverse serie di animali, in particolare gli uccelli e le tartarughe delle Galapagos, nel lungo viaggio che l’aveva portato a toccare in cinque anni terre lontane dell’America, dell’Australia e dell’Africa. La natura stessa aveva operato una cernita di quelle caratteristiche che potevano rivelarsi favorevoli all’ambiente, che in passato non è stato così differente da quello che osserviamo oggi. La natura aveva dunque agito come un allevatore che seleziona le razze che vuole riprodurre. Tutto è avvenuto per eventi casuali, non predeterminati. Le vedute della genetica moderna, costruite in base alle ricerche di Gregorio Mendel sull’ereditarietà biologica, hanno avvalorato le vedute di Darwin sulle variazioni spontanee delle specie, fornendo ulteriori informazioni sul modo con cui si trasmettono e sulla loro selezione. Nel pensiero di Darwin questo modo di vedere le cose non escludeva il Creatore, che è più volte nominato nella sua opera sulle origini delle specie. Nell’ultima pagina così si esprime: «C’è qualcosa di grandioso in questa concezione per cui la vita con le sue diverse forze è stata originariamente infusa dal Creatore in poche forme o anche una sola»1. Le parole «dal Creatore» non figuravano nella prima edizione: esse sono state aggiunte nella seconda edizione e mantenute in tutte le altre che seguirono fino alla sesta, pubblicata da Darwin nel 1872.
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Fig. 2 - Probabile evoluzione della Giraffa e dell’Okapia a partire da un antenato comune. La selezione naturale avrebbe favorito l’evoluzione della Giraffa in ambiente di savana e dell’Okapia nella foresta pluviale (da R. Massa, L’evoluzione, Jaca Book, Milano 2007).
Nella visione darwiniana veniva quindi esclusa la creazione secondo il senso letterale del racconto della Genesi (a cui corrispondeva la visione fissista di Carlo Linneo: tot numeramus species quot ab initio creavit infinitum Ens, «contiamo tante specie quante furono quelle create al principio dall’Ente infinito»), ma era ammesso qualche rapporto con il Creatore. Non vi è dubbio che la teoria di Darwin rappresentava una grossa sfida all’interpretazione letterale della Scrittura, che era comune nella teologia e nella catechesi del tempo. La distinzione tra ambito teologico e scientifico, tra forma e contenuto nel racconto biblico, non era così chiara come oggi. Di qui il disorientamento che il pensiero di Darwin portò in campo religioso e la facile strumentalizzazione che ne fecero i nemici della Chiesa. Oggi si vedono le cose in modo diverso. Paradossalmente le considerazioni di Darwin al termine della sua opera più famosa contengono una prospettiva teologicamente corretta, ossia che la complessità che ha portato alle forme attuali della vita rappresenti uno sviluppo di potenzialità della natura creata da Dio. Restano aperte varie questioni di fondo: che cosa può avere dato inizio alla vita sulla terra, attraverso quali processi si è sviluppata
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la complessità dei viventi, se essa ha realizzato di fatto un finalismo nella natura e/o le sue condizioni. Nel pensiero di Darwin le risposte a queste domande escludono interventi diretti di Dio creatore. Sono temi di ordine primariamente scientifico, che però si prestano a interpretazioni che investono aspetti di ordine filosofico. L’intuizione darwiniana che attribuisce un ruolo fondamentale direttivo alla selezione naturale andrebbe bilanciata con altre vedute che la scienza suggerisce. Il dibattito sollevato da Jerry Fodor e Massimo Piattelli Palmarini2, convinti evoluzionisti e atei dichiarati, sta a dimostrarlo. I recenti studi sulla biologia evolutiva e dello sviluppo mettono in evidenza che i cambiamenti genetici mostrano ripetitività e qualche canalizzazione, difficilmente inquadrabili in una visione di eventi genetici caratterizzati dalla pura aleatorietà.
La risposta teologica alle sfide del darwinismo Di fronte a queste concezioni quali problemi può incontrare la riflessione teologica sulla creazione? Il concetto di creazione, quale si è venuto approfondendo negli ultimi decenni, è da legare alle verità contenute nel testo biblico, più che al suo rivestimento letterario. La dipendenza di tutto ciò che esiste da Dio creatore è totale, quali che possano essere state le modalità con cui si sono formati gli esseri che popolano il cielo e la terra. Come ricorda il libro dei Maccabei (2 Macc 7,28), Dio ha creato senza servirsi di materia preesistente. Il concetto di creazione evoca una dipendenza ontologica. Tutto ciò che esiste è opera di Dio, a lui va attribuita, come al suo Creatore. Ma nessuno penserebbe che le montagne e i fiumi che noi contempliamo siano stati creati da Dio così come ci appaiono oggi. La scienza è in grado di descrivere la loro genesi. M. Piattelli Palmarini, J. Fodor, Gli errori di Darwin, Feltrinelli, Milano 2010, trad. it. di What Darwin got wrong, Farrar, Straus and Giroux, New York 2010.
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Dal punto di vista filosofico, la radicale dipendenza dal Creatore non riguarda solo gli inizi, ma anche lo stato presente delle cose, il fatto stesso di esistere. È il concetto di Dio come causa prima che lascia agire e si serve delle cause seconde, cioè dei fattori della natura, per realizzare quei cambiamenti naturali che corrispondono a una sua volontà. A questo riguardo, il pensiero dei teologi moderni, che si rifà a quello di san Tommaso, è chiaro e costante, da Rahner a Ratzinger, Moltmann, Ganoczy, e si ritrova in Giovanni Paolo ii. Questo concetto di creazione non apparteneva a Darwin e alla cultura del suo tempo. A proposito di Dio Darwin, in una lettera all’amico Hooker (1870), dopo aver affermato di non poter guardare all’universo come al risultato di un caso cieco, scrive: «ma non posso vedere alcuna evidenza di un disegno benefico o invero di alcun disegno di qualsiasi genere in dettaglio»3.
Sulla scia di Darwin: il naturalismo Per Darwin e molti suoi seguaci non vi sarebbe più bisogno di credere in Dio, non solo nel Dio creatore del mondo secondo il racconto della Genesi, ma in un Dio inteso come realtà trascendente, dal quale dipende e trova senso tutta la realtà presente che ci circonda. È questa la linea interpretativa del darwinismo espressa dal naturalismo. Secondo Richard Dawkins4, il darwinismo obbliga ad essere atei, secondo altri Autori apre la strada a una concezione della natura in cui si può fare a meno di Dio.
E qualche anno dopo, nel 1879, mentre lavorava alla sua autobiografia, propende a definirsi agnostico, come farà il suo discepolo Thomas Huxley. Darwin si è sempre rifiutato di aderire all’ateismo o a correnti del libero pensiero. 4 W. Dawkins, L’illusione di Dio: le ragioni per non credere, Mondadori, Milano 2007, trad. it. di The God Delusion, Bantam Press, London 2006. 3
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Orlando Franceschelli5 sostiene la plausibilità scientifica, filosofica ed etica del naturalismo moderno, emancipatosi dall’ipotesi di lavoro Dio, e parla di coscienza adulta e svezzata da tale ipotesi e dalla scommessa, più o meno di matrice pascaliana, a favore della sua esistenza. Sulla stessa linea Telmo Pievani6 parla di creazione senza Dio. È il naturalismo moderno, estensione discutibile del darwinismo, di cui si rivendica una base scientifica. Ma quale base? Si tratta di argomentazioni di carattere prettamente filosofico, non surrogate dalla ricerca scientifica. Questo modo di pensare, che ripropone una concezione della natura autosufficiente e creativa, in linea con Spinoza, escludendo una causa trascendente la realtà mondana, è una concezione filosofica e non può essere contrabbandata come scienza, sebbene ciò avvenga in molte sedi, in cui si sostiene la sua plausibilità scientifica. Ma in che senso? Essa rappresenta un’estensione libera e non necessaria, cioè arbitraria, di alcune osservazioni parziali riguardanti l’aleatorietà di certi eventi di ordine biologico che portano novità nella storia della vita. Una parvenza scientifica? Forse, o neppure quella. Ci muoviamo nel campo della speculazione filosofica a partire da qualche aspetto della realtà fisica. Allo stesso modo si potrebbe argomentare, a partire da osservazioni della fisica quantica, per una concezione aleatoria estesa a tutti i fenomeni della natura. Ma ciò non sarebbe accettabile. Se proprio si vuole rimanere sul piano delle osservazioni scientifiche, si dovranno ricercare le ragioni profonde non di eventi casuali, ma di proprietà e leggi della natura a livello infraatomico, molecolare e intermolecolare, con particolare riguardo alle molecole della vita, il dna e l’rna. Nelle interazioni e nell’architettura spaziale degli elementi chimici esistono vincoli precisi che rivelano armonia e ordine. Quando e come si sono formate queste strutture e questi vincoli? Si deve ammettere un’intelligenza ordinatrice? A quali livelli? 5 O. Franceschelli, Dio e Darwin. Natura e Uomo tra evoluzione e creazione, Donzelli, Roma 2005. 6 T. Pievani, Creazione senza Dio, Einaudi, Torino 2006.
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Indice
Introduzione
p. 5
1. Le sfide dell’evoluzione
»
2. L’avventura della vita sulla terra
» 23
3. L’evoluzione manifesta la creazione
» 33
4. Armonie dalla natura: come si sono formate?
» 43
5. Animali e uomo: uguali o differenti?
» 53
6. Uomo: da dove vieni? Chi sei?
» 59
7. Maschio e femmina lo creò: e la questione del «genere»?
» 67
8. Neuroni e coscienza
» 73
9. Dai miti dell’antichità ai racconti biblici della creazione
» 79
10. Senso religioso e religione
» 87
11. Le radici antropologiche dell’etica
» 97
12. L’enigma del male
» 103
13. Tutto è relazione
» 109
14. Uomo e natura nella visione cristiana
» 119
Bibliografia essenziale
» 129
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