
Giovanna Romolotti Villani
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Giovanna Romolotti Villani

Prefazione Carlo Wolfsgruber Postfazione mons. Adelio Dell’Oro
Questo libro appartiene a ____________________________________
Giovanna Romolotti Villani
Prefazione
Carlo Wolfsgruber
Postfazione mons. Adelio Dell’Oro
Pubblicare è dare alla luce.
Desideriamo mettere in luce parole
che accompagnino le persone nella vita.
Questa è la responsabilità che abbiamo come editori.
Libri compagni di viaggio.
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Giovanna Romolotti Villani
Un tesoro di nome Cico. Lettera a mio figlio www.itacaedizioni.it/un-tesoro-di-nome-cico
Prima edizione: agosto 2026
© 2026 Itaca srl, Castel Bolognese
Tutti i diritti riservati
ISBN 978-88-526-0850-6
Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.
Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)
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Cico (Francesco), dopo pochi mesi di vita, è stato colpito da una grave e progressiva difficoltà motoria e verbale, che lo ha reso seriamente impedito nelle sue capacità di movimento e di comunicazione, ma non di espressività del volto.
Questo libretto descrive i 36 anni di convivenza della madre Giovanna e del padre Geppe con il loro Cico, penultimo di sei figli. Leggendolo, non si può non riconoscere che il Mistero ha “visitato” la loro famiglia.
Questo, che è il sentimento che naturalmente investe qualunque coppia a cui nasce un figlio, per Giovanna, Geppe e i loro figli, diventa con Cico una possibilità di vita – per così dire – unica per incominciare a essere veramente sé stessi, a prendere coscienza sempre più grata della positività dell’essere, a stupirsi degli amici nuovi e antichi che li hanno aiutati, con la loro creatività e dedizione, a sentirsi totalmente riempiti dall’affetto che Cico esprimeva costantemente verso di loro, ogni volta che lo accostavano: un affetto che si aspettava tutto da loro, senza pretendere nulla.
Riempiti da una Presenza fino al punto di arrivare a sentirsi chiamati a rendersi responsabili, in qualche modo, della felicità di questo “povero” mondo così cieco perché immerso nelle tenebre della mentalità dominante!
Io stesso ho fatto questa esperienza la prima volta che
mi avvicinai a Cico nella sua carrozzina, quando i nostri sguardi, quasi casualmente, si incrociarono. Ero stato invitato una sera a cena in casa Villani e la risposta di Cico al mio sguardo che cercava il suo fu un impeto di gioia in lui che mi fece sentire unico, fu «un istante di Mistero che sollevando il Suo velo» mi riempì di stupore.
Questo testo descrive, pagina dopo pagina, come accadde che, giorno dopo giorno, per Giovanna, per Geppe e per i loro altri cinque figli, l’autorità divenne sempre di più la Presenza di quel bambino, come per la Madonna e il suo sposo Giuseppe l’autorità era «la presenza di quel Bambino, […] l’autorità era quella Presenza, per cui la regola era la convivenza con quel Bambino, con il loro Bambino. Tutto ciò vive come coscienza. La coscienza è un occhio spalancato sul reale, che, come tale, non passa»1.
Come avrebbe detto don Giussani: non dobbiamo pregare per Francesco, ma dobbiamo pregare Francesco.
Carlo Wolfsgruber
1 Luigi Giussani, Il Santo Rosario, San Paolo, Cinisello Balsamo 2003, p. 13.
Carissimo lettore,
prima di iniziare a condividere con te il lungo “dialogo” che abbiamo avuto io e mio figlio Francesco, sento il dovere di fare un’importante premessa che anima e motiva tutto quello che io e lui ci siamo raccontati e ci siamo detti nel ricordare la nostra vita vissuta insieme.
Ecco quindi la premessa: Gesù nel Vangelo promette a coloro che lo seguono la vita eterna e il centuplo quaggiù (Mt 19,29). La vita eterna è certamente una cosa bellissima, ma difficile da immaginare per noi uomini così fragili e limitati; è così inimmaginabile che sembra quasi impossibile! Ma Gesù, che ci conosce bene e sa che facciamo fatica a capire molte cose importanti, insieme alla vita eterna ci promette anche il centuplo quaggiù, qui sulla terra, mentre viviamo. Questa seconda parte della promessa di Gesù può davvero essere accolta da tutti senza difficoltà perché può entrare a far parte del nostro vissuto: è qualcosa che adesso o comunque nella nostra vita attuale, possiamo vedere e toccare.
Cercare il centuplo quaggiù, cercare i segni della presenza del Signore che rende già da ora la vita cento volte più ricca, mi ha attratto subito sin da quando a 14 anni ho incontrato il Cristianesimo partecipando all’esperienza di Gioventù Studentesca, il movimento fondato da don Luigi Giussani negli anni Cinquanta al liceo Berchet a Milano.
Questo punto mi ha attratto in modo speciale e mi ha stupita per la sua coinvolgente promessa che quasi subito ho iniziato ad assaporare: essa mi ha entusiasmato e mi entusiasma tuttora. Fatta questa premessa, credo si capisca perché mi ha colpito l’invito di Papa Francesco «a imitare i cercatori d’oro, che setacciano instancabilmente la sabbia alla ricerca della minuscola pepita. […] Sappiate sempre scovare le scintille di bene che ci permettono di sperare» (Messaggio per la LIX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali).
Il mio desiderio di poter trovare e sperimentare il centuplo quaggiù ha fatto di me una cercatrice d’oro anche e soprattutto davanti ai problemi e alle difficoltà incontrate alla nascita di Francesco. Io in quel periodo ho davvero setacciato a lungo la sabbia dei miei timori, delle mie previsioni, delle mie paure e delle mie speranze, delle mie sensazioni, di tutto quello che nel mio cuore e nella mia mente prevaleva rispetto all’accoglierlo senza riserve. Non sapevo, non immaginavo neppure che, setacciando e cercando, avrei trovato in Francesco la mia pepita d’oro, la mia vera grande scintilla di bene, il mio centuplo quaggiù, quello che ci spinge a sperare davvero.


Un bacio dalla mia mamma.


Noi tre fratelli più piccoli.

Don Giussani ricordava un episodio degli anni del Seminario a Venegono.
«Mi ricordo una volta sulla scala…, mentre stavamo scendendo in chiesa in silenzio, Manfredini mi disse:
“Però a pensare che Dio è diventato un uomo come noi…”. Sospese la frase, che mi rimase impressa: “Che Dio sia diventato uomo è una cosa dell’altro mondo!”.
E io aggiunsi:
“È una cosa dell’altro mondo che vive in questo mondo!”, per cui questo mondo diventa diverso, più sopportabile. Diventa più bello!».
Francesco mi ha fatto sperimentare quanto questo sia vero!
Giovanna Romolotti Villani
Questo libretto descrive i 36 anni di convivenza della madre Giovanna e del padre Geppe con il loro Cico. Leggendolo, non si può non riconoscere che il Mistero ha “visitato” la loro famiglia.
Carlo Wolfsgruber
Ciò che ho vissuto non appartiene solo a me e alla mia famiglia, ma riguarda tutta quella compagnia di amici che ha reso possibile che un’esperienza tanto impegnativa come la nostra potesse essere un grande e bellissimo dono da poter offrire al mondo intero.
Giovanna Romolotti Villani
Viviamo in un mondo, che spesso misura il valore della persona con il metro della “performance”.
Il mondo rischia di dirti: «non vali abbastanza» o, perfino, «sei da scartare».
E invece, il Vangelo ci dice: «Tu non sei una misura, tu sei un dono. Dio ti guarda e ti ama così come sei». Per questo ogni singola persona umana vale più del mondo intero.
Mons. Adelio Dell’Oro
€ 14,00