Suor Kristen Gardner
SUOR
CLARE CROCKETT
ITACA
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suor clare crockett. o tutto o niente!
Questo libro appartiene a ____________________________________ ________________________________________________________ ________________________________________________________
Suor Kristen Gardner
SUOR CLARE CROCKETT O tutto o niente! Prologo
Rafael Alonso Reymundo
ITACA
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suor clare crockett. o tutto o niente!
Pubblicare è dare alla luce. Desideriamo mettere in luce parole che accompagnino le persone nella vita. Questa è la responsabilità che abbiamo come editori. Libri compagni di viaggio. Nella collana Telemaco
Marco Gallo. Anche i sassi si sarebbero messi a saltellare A cura di Paola Cevasco, Antonio, Francesca e Veronica Gallo Eugenio Dal Pane Anna Sangiorgi. Non è mai troppo tardi per andare oltre Siamo fatti per il Paradiso. La vita e l’opera di padre Igino Silvestrelli Filippo Ciantia Padre Tiboni «uno tra i più santi uomini che abbiamo» Marcos Pou La mia storia
Kristen Gardner Suor Clare Crockett. O tutto o niente! www.itacaedizioni.it/suor-clare-crockett-o-tutto-o-niente Titolo originale: All or Nothing. Sister Clare Crockett: A Brief Biography © Fundación E.U.K. Mamie 2022 Prima edizione: agosto 2026 Traduzione in italiano: Serve del Focolare della Madre © 2026 Itaca srl, Castel Bolognese su licenza di Fundación E.U.K. Mamie, Zurita (Cantabria), Spagna Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0856-8 Foto di copertina: suor Clare e suor Marta, 3 maggio 2011 Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.
Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)
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Prologo
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Prologo1
Suor Clare ed io volammo assieme nell’ultimo viaggio in aereo che fece. Io partivo da Guayaquil, lei da Quito. Io, vivo, secondo la carne; lei morta. Io relativamente comodo sul mio sedile della cabina, in classe economy; lei, in una cassa di legno sigillata da un’altra cassa di legno, entrambe con la stessa destinazione: l’aeroporto di Barajas (Madrid). Alcune ore prima di partire da Guayaquil le suore ci comunicarono dalla Spagna che avrebbe viaggiato sullo stesso aereo e che sarebbe stata posta nei magazzini dell’aeroporto, in cammino verso la sua patria: prima a Dublino, poi a Derry. Le suore mi chiesero se io volessi celebrare la Messa con alcuni dei nostri sacerdoti, i Servi del Focolare della Madre, e con alcune suore, proprio lì, in quei magazzini. Organizzò tutto il cappellano dell’aeroporto. Lì, stanchi del viaggio, davanti al feretro sul quale avevano posto tre rose rosse con la scritta “CLARE CROCKETT” e altre cose, potemmo celebrare una Messa per l’eterno riposo dell’anima della nostra sorella. Poco tempo dopo, le suore ed io andammo a trovare sua madre, Margaret, e le sue due sorelle. Adesso lo scenario era una casa non molto grande. Dopo aver salutato sua madre, che ci ricevette con un sorriso addolorato, le chiesi se potevo vedere la stanza di suor Clare. Una scala ripida di gradini stretPubblichiamo il prologo originale di padre Rafael, scritto per la versione più ampia della biografia Sr. Clare Crockett. Sola con il Solo. 1
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ti conduceva direttamente alla porta della sua stanza, dopo un piccolo pianerottolo. Era piccola, non più di sei metri quadrati: una finestra, un letto, un armadio. E lì riconobbi, su una gruccia, la giacca di cuoio del colore del vino rosso che le piaceva tanto. La tirò fuori Margaret. Me la mostrò e la rimise nell’armadio. Scesi le scale con attenzione, come se fossi passato in un luogo di lotta spirituale. Sicuramente in quella stanza si erano concentrate le lotte della sua anima contro il mondo, che cercava di affascinarla e di sedurla; contro il demonio, che voleva riempirla di timori; contro la sua stessa carne, che vedeva la chiamata di Dio a lasciare tutto come qualcosa di troppo esigente per la sua povera debolezza; più o meno le lotte che tutti noi conduciamo nel nostro spirito. Varie volte sono andato a visitare la sua tomba. Normalmente una tomba è un luogo triste, in cui uno si riempie dei ricordi gradevoli trascorsi insieme a un caro e in cui finisce per dimenticare i momenti di tradimento o di difficoltà, anche se di questo non sono del tutto sicuro. Per me le visite alla tomba di suor Clare sono state momenti di grazia. Sono riaffiorati nella mia memoria ricordi di una vita della quale sono stato uno spettatore qualificato. La sua esperienza di Dio è stata vera, perché è stata coerente con la verità che Dio ci ha rivelato di Sé stesso, dell’uomo e del mondo. Io non posso che riconoscere che è stata l’anima gemella di santa Chiara d’Assisi, il cui nome ha saputo portare con garbo e coerenza. Dicono di santa Chiara che alla fine della sua vita pronunciò le parole: «Tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata!». Probabilmente suor Clare non ebbe tempo per dire una parola ai posteri, e se la disse, nessuno se ne rese conto, perché quando arrivò il terremoto del 16 aprile 2016, alle 18.50, a Playa Prieta, nella casa delle Serve che era quella della scuola, nessuno era al suo fianco per raccogliere le parole finali. Ma un po’ prima le suore stavano parlando della morte e della possibilità che Dio le chiamasse in quel momento. Lei dichiarò che era pronta per quando Dio le avesse detto:
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«Vieni, sposa mia, colomba mia». Non aveva paura. Questa è una caratteristica della sua anima. Era una donna coraggiosa, decisa e costante in quello che intraprendeva quando l’amore la spingeva. E l’amore rimase sempre nella sua anima. Così, come la sua omonima santa Chiara, poté dire a sé stessa: «Va’ secura in pace, però che averai bona scorta: però che Quello che te creò, innanti te santificò; e poi che te creò, mise in te lo Spirito santo e sempre te ha guardata come la madre lo suo figliolo lo quale ama»2. Leggi questo libro che, senza alcun dubbio, ti farà sorridere, a volte ridere e a volte piangere. E che sempre, sempre, eleverà la tua anima dove confidiamo che si trovi lei con le sue cinque sorelle che morirono: in Cielo. Rafael Alonso Reymundo Fondatore del Focolare della Madre 11 agosto 2020 Santa Chiara d’Assisi
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Proc. 3,20.
Introduzione
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Introduzione
Due anni prima della morte di suor Clare, noi Serve del Focolare della Madre stavamo preparando un libro con la storia della vocazione di una dozzina di suore. A suor Clare fu chiesto di scrivere della sua vocazione, e lei scelse di iniziare il suo testo con un episodio divertente. Quale modo migliore di aprire questo libro se non con quello stesso aneddoto? «Quando avevo sedici anni venne nella mia città un noto ipnotizzatore. Io l’avevo già visto altre volte e mi piaceva molto lo spettacolo. Volevo che ipnotizzasse anche me. Prima di iniziare lo spettacolo, l’ipnotizzatore ci disse che solo certe persone con certi stati mentali potevano essere ipnotizzate. Subito dopo disse che tutto il pubblico – eravamo circa 800 persone – doveva fare un semplice esercizio con le mani, alla fine del quale quelli che sarebbero rimasti con le mani intrecciate sarebbero dovuti salire sul palco, perché potevano essere ipnotizzati. Io ero con un gruppo di amici in una delle prime file del teatro. Nessuna delle loro mani rimase unita, e neppure le mie. Ma io finsi che fossero attaccate. In coro, tutti i miei amici, animosamente, mi dissero: “Sali, Clare, che ti ipnotizzerà”. Io salii sul palco con circa altre trenta persone. Formammo una fila orizzontale guardando verso il pubblico. L’ipnotizzatore si fermava davanti a ognuno di noi e con la palma della sua mano toccava la nostra fronte rapidamente, dicendo con voce grave: “Rilassati!”. Io vedevo che alcune persone cadevano su una sedia dietro a loro, pronta per quella grande caduta. L’ipnotizzatore faceva tornare ai loro posti co-
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loro che non cadevano, mentre il pubblico applaudiva loro per compassione, visto che non potevano essere ipnotizzati. Arrivò il mio turno. Fece con me esattamente quello che aveva fatto con gli altri, e “caddi” sulla sedia che avevo dietro. “Sono completamente cosciente”, pensai, “non mi sento ipnotizzata”. In effetti… Il fatto è che non ero ipnotizzata. Al tre l’ipnotizzatore ci disse che dovevamo aprire i nostri occhi e che saremmo stati ancora sotto l’effetto di non so che cosa. Dando le spalle al pubblico, ci diceva strizzando l’occhio: “Beh, sapete già quello che dovete fare”. Nessuno di quelli che erano sul palco era ipnotizzato: o erano attori, o era gente come me, capace di seguire il gioco dell’“illustre ipnotizzatore”. L’uditorio, com’era successo a me in altre occasioni, credeva ciecamente che tutti fossimo ipnotizzati. L’apogeo dello show arrivò alla fine, quando il “signor Rilassati” disse che avrebbe dato a ognuno degli ipnotizzati un regalo. Il regalo era uno gnomo che solo noi avremmo potuto “vedere e toccare”, nessun altro. Quello gnomo sarebbe stato con noi fino a mezzogiorno del giorno dopo. Scendendo dal palco, la gente mi circondò chiedendomi delle cose sullo gnomo: “Che vestiti indossa?”. “Ha la barba?”. “Come si chiama?”. “Adesso mi sta guardando?”… Tutti mi credettero. Me ne andai a casa con lo gnomo “Dominic”, e andai a scuola pure con lui. I professori, persino i più severi e inflessibili, finirono per credere alla storia. Alcuni anni dopo, io ero in casa con la mia famiglia e delle amiche. Eravamo tutti in cucina, da buoni irlandesi, e stavamo bevendo del tè mentre tenevamo quelle tipiche conversazioni che iniziano con la frase: “Vi ricordate quella volta che…?”, seguita da una risata generale e da colpi sulle ginocchia. Visto che tutti eravamo di così buon umore, dissi: “Vi ricordate di quando io ho recitato come se fossi ipnotizzata e avessi uno gnomo?”. Tutti mi guardarono, silenzio totale. “Vi ricordate?”, ripetei con una risata nervosa. “No, no. Tu avevi lo gnomo veramente, quello che succede è che, siccome eri ipnotizzata, adesso non ti ricordi… Ma sì, sì, ce l’avevi sulla
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palma della mano”. E tutti iniziarono a parlare in contemporanea, cercando di convincermi che era così. Racconto questa storia perché, quando seppi che Dio mi stava chiamando alla vita religiosa, nessuno poteva credere che Dio chiamasse una ragazza come me. Secondo molti era impossibile che io potessi avere la vocazione, mentre invece era certo che potessi avere uno gnomo. Lo scrittore Chesterton disse: “Quando si smette di credere in Dio, subito si crede in qualunque cosa”. Frase terribile! Triste realtà! Dio può chiamare chi vuole, come vuole, dove vuole… E perché? Perché è Dio. Il nostro fondatore, in una poesia che ha scritto, intitolata “¿Por qué a mí?” 1, dice: “Non ti chiederò più “perché io”, semplicemente riconoscerò la Tua libertà e ringrazierò senza fine”». «Nessuno poteva credere che Dio chiamasse una ragazza come me». E tuttavia, Dio, nella Sua libertà sovrana, la chiamò. Mossa dalla Sua grazia, rispose di tutto cuore e diede la sua vita senza riserve. Questa è la storia che verrà raccontata in questo libro. La prima biografia di suor Clare, intitolata Sola con il Solo, è stata pubblicata quattro anni dopo la sua morte. È una biografia piuttosto completa, ma con il grande “inconveniente” di essere molto ampia, più di 400 pagine. Per chi vuole conoscere suor Clare, la lunghezza può rappresentare un ostacolo. Per questo abbiamo deciso di pubblicare questo volume, di dimensioni più contenute – circa la metà della biografia iniziale –, che ne conserva però tutto l’essenziale di una vita affascinante ed esemplare. Spero che possiate gustarlo, conoscendo suor Clare e il suo gran senso dell’umorismo, e spero anche che incoraggi tutti voi a seguire il suo esempio generoso, dando tutto al Signore, senza conservare nulla per voi stessi. 15 agosto 2021 1
«Perché io?».
Suor Kristen Gardner, SHM
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Avvertenza per il lettore Per facilitare la lettura, tutte le parole di suor Clare sono state messe in corsivo.
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CAPITOLO 1
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Clare Theresa Crockett nacque il 14 novembre 1982 a Derry (Irlanda del Nord), figlia di Gerard Crockett e Margaret Doyle. Fu la prima nipotina della famiglia materna. Non appena uscì dall’ospedale, sua madre mise la piccola Clare tra le braccia di suo nonno che, nel vederla, esclamò: «Questa bambina è dotata». E lo era veramente. Sembrava che il teatro le scorresse nelle vene «fin dal giorno e dall’ora in cui è nata», come affermò Margaret, sua madre. Clare trascorse i primi anni della sua vita in casa dei nonni materni, circondata da tutti i fratelli di sua madre, sempre attenti alla sua minima necessità. Poco dopo aver compiuto i due anni, smise di occupare il centro dell’attenzione per l’arrivo in famiglia di una nuova neonata: Shauna. E tre anni dopo, il Signore benedisse di nuovo Margaret e Gerard con un’altra figlia: Megan. Le tre sorelle furono sempre molto unite. Durante la sua infanzia Clare era molto effervescente e vivace. I vicini del quartiere la ricordano sempre sorridente. Era incredibilmente estroversa e sveglia; aveva un carattere da leader. La sua viva immaginazione e la sua incessante creatività facevano di lei una grande ispiratrice di giochi e di attività del quartiere. Faceva ridere tutti con il suo umorismo e con la sua naturale tendenza a fare teatro, persino nelle situazioni più ordinarie della vita quotidiana. La piccola Clare, tuttavia, aveva molti difetti di carattere. Il suo orgoglio infantile e la sua vanità la portavano frequentemente a mentire e ad avere accessi di rabbia. Si serviva di
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qualunque opportunità per attrarre tutta l’attenzione su di sé. Fingeva anche di essere una figlia perfetta, cercando di evitare ogni correzione, e non esitava a riversare la colpa degli errori da lei commessi sugli altri. Era molto competitiva e non sopportava perdere. Forse possiamo vedere in tutto questo un incipiente anelito di grandezza, desiderio che Dio purificherà e trasformerà. Si divertiva moltissimo con le sue sorelle e con i bambini del quartiere. Godevano di ogni genere di passatempi: saltare alla corda, dondolarsi su altalene improvvisate appese ai lampioni e molto altro. Quando Clare e le sue sorelle giocavano in casa, la sua immaginazione, assieme alla sua vanità infantile, si scatenavano: «Ricordo che quando io ero piccolina a me e alle mie due sorelle piaceva moltissimo metterci i vestiti della mamma. Mi piaceva specialmente mettermi un paio di scarpe verdi coi tacchi che lei custodiva nascoste sul fondo del suo armadio. Usavamo anche un po’ di rossetto di un rosso brillante, con cui ci dipingevamo due cerchi rossi sulle guance. Pensavamo di essere bellissime. Uscivamo fuori a giocare nella parte posteriore del nostro giardino, e facevamo finta di essere delle attrici famose»1. Margaret non tollerava, in sua presenza, il cattivo comportamento di nessuna delle tre figlie. Tuttavia non sospettò mai i modi che Clare usava per svignarsela, lasciando che fossero le sorelle a fare tutto il lavoro. Le sorelle ricordano che Clare teneva la madre in pugno. Faceva tutto di nascosto e, se qualche volta Margaret si affacciava, si alzava subito e si metteva a lavorare come se lo avesse sempre fatto. In casa la castigavano poco e non fu mai considerata una ribelle. Anche suo padre la
«H.M. Zoom+», n. 44 (la rivista per bambini del Focolare della Madre nella quale suor Clare curava la sezione Quando io ero piccolina). 1
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ricorda come una ragazza molto obbediente e per nulla problematica. Con i suoi genitori riusciva a mostrarsi in un certo modo, mentre con le sorelle e gli amici si comportava in maniera del tutto diversa. Uno dei passatempi preferiti di Clare era saltare sul letto: «Trascorrevamo delle ore giocando come se fossimo delle campionesse olimpiche, saltando da un’estremità del letto all’altra»2. Ovviamente il miglior letto per saltare era quello dei genitori. Una volta Clare colpì accidentalmente un portafoto sul comodino, che cadde a terra in frantumi. Al riguardo scrive: «Le mie sorelle non videro ciò che era accaduto, così approfittai dell’occasione per dare la colpa alla mia sorella minore. Mi inventai che stava saltando con così tanta energia che si era mosso il letto facendo cadere a terra il portafoto»3. Quando arrivò sua madre, Megan stava piangendo perché Clare aveva convinto Shauna che lei era la colpevole. Margaret credette alla storia e castigò Megan, che neppure cercò di spiegare ciò che in realtà era successo. Tuttavia non sempre riusciva a cavarsela da tutti i guai. In un’altra occasione, le tre bambine stavano giocando nella loro stanza, al piano di sopra, sui letti a castello. Clare mise una scala vicino alla finestra e Megan – che allora aveva quattro o cinque anni – salì sulla scala, scivolò e cadde dalla finestra. Miracolosamente, atterrò in un vaso che conteneva un susino e non si fece neanche un graffio. La famiglia era convinta che il Signore avesse mandato un angelo per salvarla. Ma, in quell’occasione, Clare non ebbe scappatoie. Malgrado questi e altri incidenti, Megan e Clare erano molto unite. Megan era molto silenziosa e timida. Non aprì bocca per parlare finché non ebbe circa cinque anni, forse, in 2 3
«H.M. Zoom+», n. 92. Ibid.
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parte, perché Clare rispondeva sempre al suo posto. Se Margaret le chiedeva: «Hai fame, Megan?», Clare rispondeva: «Sì, la nostra Megan vuole dei biscotti!». Il sabato le bambine dovevano aiutare nella pulizia della casa. La diligenza non era certo la virtù che la distingueva in quei momenti. Questa è la descrizione, scritta da suor Clare stessa, su come procedevano per realizzare i lavori: «Quando io ero piccolina, e anche non più così piccolina, mia mamma spesso ricordava a me e alle mie sorelle che non era la nostra schiava. Ciascuna di noi aveva un compito in casa che doveva essere ben fatto. A volte i miei genitori dovevano uscire per qualche commissione, e lasciavano attaccato con una calamita sulla porta del frigorifero un grande foglio su cui c’era una lista di cose da fare in casa prima del loro rientro. Alle mie sorelle e a me quei fogli non piacevano affatto! Se la casa non era pulita al loro ritorno, quel giorno non ci permettevano di giocare. Avevamo due modi di procedere quando iniziavamo l’“operazione pulizia della casa”: 1) fare il minor sforzo possibile quando pulivamo e 2) fare il lavoro il più velocemente possibile. Raccoglievamo i panni stesi, sia che fossero asciutti sia che non lo fossero. Pulivamo la polvere intorno agli oggetti sugli scaffali senza neanche spostarli. Quando spazzavamo la cucina, mettevamo la sporcizia sotto il frigorifero, e così facevamo quasi tutto male»4. I suoi genitori ricordano che prendeva sempre buoni voti a scuola ed era sempre la migliore della classe. Andò alla scuola Nazareth House School, gestita dalle Suore di Nazareth e che era a soli dieci minuti a piedi da casa sua. Clare, normalmente, non dava a sua madre alcun problema quando c’erano da fare i compiti. Le piaceva molto leggere e scrivere, ma aveva una 4
«H.M. Zoom+», n. 69.
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particolare avversione per scienze e matematica, e se poteva passarle senza fare alcuno sforzo, non ci pensava su due volte. Copiava i compiti dai suoi amici – o li lasciava copiare i suoi – se le davano qualcosa in cambio. Era incredibilmente brillante e poteva ottenere buoni voti con poco impegno, poiché nelle verifiche riusciva a ricordare quasi tutto quello che i professori avevano detto in classe senza dover studiare molto. Faceva sempre la buffona con i suoi compagni di classe: «Senti, Clare, imita la tal signora». Era in grado di imitare perfettamente tutti i professori, e i suoi compagni non si stancavano mai di sentirla. Alle elementari le suore della sua scuola si resero ben presto conto delle sue capacità e volevano aiutarla a essere più diligente e a prendere più sul serio gli studi. Un’osservazione di una delle suore le rimase impressa nella memoria: «Clare, i vasi vuoti fanno molto rumore». Se stava sempre parlando e con la testa tra le nuvole, come avrebbe imparato? I suoi compagni ricordano che alcuni professori avevano persino difficoltà nel mantenere la disciplina senza perdere il contegno. Clare era così divertente…! Spesso non sapevano come reagire quando li metteva in situazioni difficili ma divertentissime. Alcuni professori dovevano abbassare la testa per nascondere la risata. Abbiamo incontrato Clare come figlia, sorella, amica e studentessa, ma ben poco è stato detto sul suo rapporto con Dio. La sua famiglia aveva un’identità cattolica forte, molto legata alla loro identità nazionale di irlandesi. Erano di una fede semplice, basata sulla tradizione familiare. Fin dall’inizio, Gerard e Margaret volevano battezzare Clare. Ebbero delle difficoltà nel convincere il sacerdote, visto che non erano ancora sposati. Tuttavia i giovani genitori insistettero così tanto che il sacerdote alla fine accettò di battezzarla in segreto nella sacrestia, nella vicina chiesa di Long Tower. Anche se le decisioni che avevano preso non erano completamente in linea con gli insegnamenti della Chiesa, non volevano privare la neonata della protezione di Dio.
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Per conoscere meglio suor Clare visita il sito it.hermanaclare.com/it dove troverai un’ampia raccolta di materiali: una galleria fotografica, scritti, video e un docufilm dedicato alla sua vita.
Indice
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Prologo Rafael Alonso Reymundo
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Introduzione 9 1. Una star fin dalla nascita 13 2. Un tappeto rosso si srotola da Derry 22 3. Dio entra in scena 31 4. Il primo incontro con il Solo 36 5. Il ritorno di Clare 45 6. La miseria richiama la misericordia 51 7. Non guardarti indietro 61 8. Un inizio generoso 70 9. Bianco dietro l’angolo 80 10. Suor Clare Maria della Trinità e del Cuore di Maria 88 11. Uno strumento nelle sue mani 98 12. La conquista dei giovani a Gesù Cristo 108 13. «Io ti porterò sulle mie spalle» 116 14. Sposata con il Solo 123 15. Un assegno in bianco per Dio 136 16. La Madonna vive in mezzo a noi 144 17. Irlanda, Terra Santa, terra di missione 151 18. Intenso apostolato a Guayaquil 156 19. Portare la croce cantando 168 20. Per Maria, qualsiasi cosa 181 21. Il cielo si avvicina 196 22. Gli ultimi mesi di apostolato per il Signore 205 23. Finalmente sola con il Solo 217 Epilogo 234
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Forse perché provengo da una famiglia e da un ambiente così radicale e guerriero, io sono sempre stata una persona da “o tutto o niente”. Suor Clare
Diventare un’attrice famosa e ricca: era questo il sogno della giovane Clare, ma mentre si sta avverando sente dentro di sé «un vuoto molto grande. Sapevo che ciò che stavo facendo non mi avrebbe mai riempito». «Quando seppi che Dio mi stava chiamando alla vita religiosa, nessuno poteva credere che Dio chiamasse una ragazza come me». «Sono felice, felice, felice! Nonostante ci siano giorni in cui mi risultano difficili tante cose. Vale la pena dare la vita a Dio, che è così grande.
Questo è ciò che il mio cuore ha sempre desiderato e che nessun amore umano, progetto o cosa ha potuto riempire».
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