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Storia dell’Italia unita (Marcello Croce)

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MARCELLO CROCE

STORIA DELL’ITALIA UNITA GENERAZIONE E CORRUZIONE DI UNO STATO NAZIONALE

Introduzione di GIUSEPPE PARLATO


Marcello Croce

Storia dell’Italia unita Generazione e corruzione di uno Stato nazionale Introduzione di Giuseppe Parlato


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storia dell’italia unita

Marcello Croce Storia dell’Italia unita. Generazione e corruzione di uno Stato nazionale www.itacaedizioni.it/storia-italia-unita Prima edizione: febbraio 2019 © 2019 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0559-8 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Alessandro Grittini Stampato nel mese di marzo 2019 da Mediagraf, Noventa Padovana (PD)


Introduzione

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Introduzione

Nella storiografia contemporanea si è un po’ persa la buona abitudine alle storie di lungo periodo scritte da un solo autore. Lavoro complesso, arduo, necessariamente articolato, al quale oggi si preferisce, nelle storie di lungo periodo, una divisione in sezioni con diversi autori, competenti ciascuno per la propria parte. I motivi per i quali è sempre più raro trovare singoli autori che, in Italia, si cimentino in opere caratterizzate da un ampio arco temporale sono intuibili: la forte specializzazione degli studi, la obiettiva difficoltà che deriva dalla necessità di approfondire tutto l’arco cronologico preso in considerazione e, contemporaneamente, dalla necessità di realizzare una “storia totale”, e cioè il più possibile aperta alle tematiche le più varie per meglio cogliere il senso del tempo che si deve narrare. Ma non basta. Le storie complessive scritte da un solo autore hanno la caratteristica di essere più interpretative che analitiche; ciò da un lato perché un approfondimento analitico è difficile che si possa realizzare per un periodo, come nel caso specifico, di un secolo e mezzo, e dall’altro perché la riflessione su un arco così ampio da parte di un singolo studioso comporta inevitabilmente un particolare “taglio” interpretativo: chi si accinge a un’opera così vasta non è mosso soltanto dalla necessità di puntualizzare questo o quell’episodio, quanto piuttosto di offrire una interpretazione complessiva al periodo. Il che spiega anche perché negli ultimi decenni, con la crisi delle ideologie e della rilevanza delle culture politiche nella società contemporanea, sempre più rari


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sono quelli che si accingono alla faticosa opera di un lavoro complessivo, lavoro che è sia di ricerca, sia di interpretazione. Non è un caso che le prime due significative storie dell’Italia dall’unità in poi furono quelle di Benedetto Croce e di Gioacchino Volpe, contrapposte nel tentativo di dare alla storia unitaria un filo conduttore che permettesse di comprendere quali fossero i temi di lungo periodo che la caratterizzavano. Gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, nei quali forte era la vis ideologica e la storia spesso era utilizzata per giustificare futuri e auspicabili scenari “rivoluzionari”, avevano visto una notevole, quantitativamente e non sempre qualitativamente, produzione di storie dell’Italia dall’unità al secondo dopoguerra: ne erano autori soprattutto gli storici di formazione marxista, da Giampiero Carocci a Giorgio Candeloro, da Giovanni Procacci a Ernesto Ragionieri, ovvero gli inglesi come Denis Mack-Smith. Ma non soltanto: la cultura laica produsse opere di grande livello come quelle scritte o curate da Giuseppe Galasso o le sintesi di Rosario Romeo. Più recentemente, si è sviluppato il filone degli studi sull’Italia repubblicana: da Silvio Lanaro ad Aurelio Lepre, da Pietro Scoppola a Simona Colarizi, da Giuseppe Bedeschi a Guido Crainz, solo per citare i più noti. Sta di fatto che di complessive storie dell’Italia unita, e cioè un compendio della storia italiana dal 1861 a oggi, non se ne vedevano da parecchio. Basterebbe questa considerazione per sottolineare la novità metodologica rappresentata da questo volume di Marcello Croce, studioso coraggioso e anticonformista che ha voluto analizzare in termini culturali e filosofici il percorso tortuoso e complesso dell’Italia unita dal particolare punto di vista dello Stato nazionale. Il sottotitolo, infatti, richiama il focalizzarsi sulla generazione e sulla degenerazione della forma Stato, individuando diversi momenti di continuità. Altro elemento di rilievo è il fatto che ci si trova di fronte a un modello di “storia totale”, che va dall’analisi delle vicende politiche, vero asse portante della narrazione, agli aspetti di natura economica, dallo scenario internazionale – che costituisce per


Introduzione

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l’Autore un aspetto ineludibile nella interpretazione del secolo e mezzo di storia unitaria – all’attenta lettura dei fenomeni di costume e culturali, dalla originale analisi del ruolo della Chiesa nella storia italiana agli aspetti più politologici quali la trasformazione, fino al loro annullamento, dei concetti di rappresentanza politica e di sovranità nazionale. Il volume – di piacevole lettura e di coinvolgente ritmo – isola tre snodi fondamentali per la storia italiana: la nascita dello Stato nazionale; la guerra civile che si sviluppa a partire dal fascismo; il Sessantotto. Questi tre momenti sono centrali nella interpretazione che l’Autore dà del mezzo secolo unitario. Marcello Croce evidenzia le difficoltà dello Stato unitario al momento della nascita: la critica al modello cavouriano – che non inficia, per altro, una linea sinceramente unitaria – pone in evidenza le gravi carenze sia della destra storica in ordine alla “gestione” del Meridione, sia di una sinistra debitrice di una cultura positivista e anticlericale soprattutto a livello di educazione popolare. Il rapporto fra il fascismo e la lunga “guerra civile italiana” è un approccio allo studio del regime di Mussolini assolutamente originale. Che il fascismo ponga in termini assoluti la identità fra se stesso e la nazione è un fatto incontrovertibile; è il regime che liquida gli avversari politici come “antinazione” e quindi li dequalifica, li delegittima politicamente e moralmente. Lo schema fascista, tuttavia, è destinato a perpetuarsi nella storia successiva con la reciprocità della delegittimazione. Ricordiamo, per inciso, e lo ricorda anche l’Autore, che per molti anni in Italia non si poteva parlare di “guerra civile”, perché una guerra civile è combattuta fra appartenenti alla medesima comunità nazionale, mentre i fascisti nel 1943-45 non potevano appartenere alla medesima comunità nazionale del movimento partigiano. Ci volle il volume di Claudio Pavone per aprire un varco, ma ancora oggi, nella cultura diffusa, si stenta a identificare in “civile” una guerra contro il nemico assoluto e cioè il “nazifascismo”. In questo senso, il richiamo ad Augusto Del Noce e alla sua tesi relativa alla necessità, espressa all’indomani della fine della


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guerra e quindi ripetuta e argomentata in diverse opere successive, di superare veramente il fascismo attraverso un salto di qualità culturale in grado di eliminare, o di ridurre, tutti gli elementi liberticidi tipici del regime è a fondamento della interpretazione di Marcello Croce. Del Noce, insieme a pochi altri, denunciò una continuità metodologica tra fascismo e antifascismo che ha pesato negativamente sulla storicizzazione di entrambi i momenti. Da ultimo, il Sessantotto. Nel cinquantesimo anniversario dell’evento, si darà la stura alle più ovvie considerazioni sull’argomento, parlando della ribellione generazionale per una maggiore libertà di costumi e per la liberazione dalle catene del paternalismo e del bigottismo. Per l’Autore la rivolta del Sessantotto non fu tanto una lotta per la libertà nel senso profondo di questo termine ma fu una rivoluzione antropologica che distrusse i valori della società contadina in luogo di un modello di vita edonistico, consumistico e individualista, ponendo la novità come valore assoluto rispetto al passato, che andava demonizzato. Aggiungerei, alla acuta analisi del fenomeno, la considerazione che il Sessantotto liquida i grandi temi del collettivo sui quali la storia politica e culturale si era basata da secoli: la religione, la classe, lo Stato, la nazione e la famiglia; si trattava di elementi valoriali che prevalevano sui bisogni e sulle necessità individuali. Ma erano anche gli strumenti culturali e ideologici che definivano l’uomo non più come semplice individuo ma come socius, con l’inevitabile corredo di diritti e di doveri, e sono stati, infine, le categorie del politico che hanno animato le speranze e i conflitti di intere generazioni. Il Sessantotto, distruggendoli a livello culturale, ha distrutto anche le condizioni per l’esistenza della politica, determinando la nascita di una politica spettacolo e personalistica che, a oggi, non è riuscita a trovare le condizioni per rinnovare la rappresentanza e cioè il legame tra politica e cittadino. L’esito, che la conclusione del volume esplicita con estrema chiarezza, è la fine della rappresentanza politica (con gravi danni all’idea medesima di democrazia) da un lato, e la fine della sovranità nazionale, in nome di realtà finanziarie grigie e lontane dagli interessi e dalla comprensione della popolazione.


Introduzione

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Un libro destinato a fare discutere, questo di Marcello Croce, in un momento in cui si tende alla omologazione del pensiero e alla riduzione degli spazi di libera critica. Una ricerca che pone dubbi su nodi irrisolti e che offre una interpretazione mai assoluta, sempre problematica – come dev’essere quella di uno storico – utile per fare emergere interrogativi scomodi e riflessioni non sempre politicamente corrette. Giuseppe Parlato


Indice generale

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Indice generale

Introduzione Giuseppe Parlato

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Parte prima COME SI COMINCIÒ A FARE GLI ITALIANI Le origini Gli anni della Destra storica Le guerre della Destra storica La Sinistra storica L’Italia entra nell’ordine internazionale europeo L’Italia di Crispi Ascesa e caduta della generazione risorgimentale

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58 67 70 73 78 81 85 91

Parte seconda BATTE L’ORA FATALE DELLA MODERNITÀ Il “compromesso storico” di Giolitti Lo Stato di Giolitti I cattolici La quarta sponda Le elezioni del 1913 La guerra dei mondi Benedetto XV La rivoluzione della minoranza


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La guerra italiana Le due Italie I liberali

p. 99 » 104 » 109

Parte terza LA SPADA E LA CROCE. QUEL CHE ACCADDE QUANDO SI PRESE SUL SERIO LA STORIA La “rivoluzione mancata” I Popolari Lo squadrismo La svolta fascista Il governo di Mussolini Lo Stato fascista La dittatura fascista La politica internazionale L’inutile sacrificio La resa La guerra civile La guerra in Italia

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Parte quarta I GRANDI CANTIERI DELLA RIMOZIONE L’azione di Pio XII Vinti e vincitori Il trattato di pace L’antifascismo Le elezioni del 1948

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Parte quinta UNA DEMOCRAZIA A SOVRANITÀ LIMITATA De Gasperi » 270 Tra ricostruzione e guerra fredda » 277 Fine di un modello politico » 284


Indice generale

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La passione di Trieste La svolta partitocratica Socialisti e comunisti

p. 290 » 294 » 303

Parte sesta COME SI DISSOLSE UNA PATRIA RITROVATA CENT’ANNI PRIMA Una rivoluzione antropologica Il Sessantotto La Destra Il crepuscolo della repubblica Paolo VI e il Concilio Vaticano II L’ora dei socialisti La fine del sistema dei partiti Il 1992 L’Italia di Wojtyła La nuova Destra Alla fine…

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314 322 331 337 345 353 364 374 385 392 399

Principali riferimenti bibliografici Indice dei nomi

» 403 » 407


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E a causa dei nostri vizi e non per una eventualità qualsiasi conserviamo il nome di società civile ma in realtà l’abbiamo perduta da tempo Agostino De civitate Dei, II, 21

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