VITTORIO TAMPIERI
Sotto il cielo della Presiola
la C ol n a
Tel e m ac o
2
sotto il cielo della presiola
Vittorio Tampieri
Sotto il cielo della Presiola Prefazione di Carlo Sartoni
gata, ha qualcosa di affascinante. mpresso, abilmente resterà sionati. 4 sotto il cielo della presiola lò, socio in questo progetto, do di realizzare questoilmio sogno. Si ringrazia Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola e l’Ufficio Catalogo Diocesano per la gentile concessione delle immagini di pertinenza diocesana a corredo del volume. ui per aver “sposato”
i gli intervistati so di incontrare re Pietro Manganoni, oldano, fornito la maggior parte delle ione. sostenuto soprattutto sempre che ancora prima di aver argli Vittorio Tampieri mente.
Sotto il cielo della Presiola www.itacaedizioni.it/sotto-cielo-presiola Prima edizione: novembre 2020 © 2020 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0653-3 Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC) nel mese di novembre 2020 In copertina Il fiume di stelle della Via Lattea estiva dall’Osservatorio Astronomico di Monteromano, Brisighella © Foto Enrico Montanari
VEGETABLE INK
Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Questo libro è stato stampato su carta certificata FSC ‰ per una gestione responsabile delle foreste. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia e riducendo così le distanze di trasporto.
Seguici su www.itacalibri.it
Itacalibri
itacaedizioni
itacaedizioni
Sommario
5
Sommario
Prefazione Carlo Sartoni
p. 9
Introduzione
» 13 Parte prima IL DOLORE E LA GRAZIA
Tra sogni e inquietudini Il richiamo delle stelle Nel silenzio della Presiola La mia vita: un pugno di niente Il vantaggio della Sapienza Dialogare con l’infinito Nella speranza salvati Increduli
» 21 » 25 » 29 » 34 » 38 » 41 » 46 » 50
Parte seconda SALVATI La caduta Mai più sulla terra di Nŏd: Caino, l’errante Il sacerdozio di Melkisedek e la fede di Abramo Haggadah di Pasqua Il segno di Giona Da uomo terrestre a uomo celeste
» 55 » 67 » 81 » 91 » 103 » 108
6
sotto il cielo della presiola
Parte terza BEATI I POVERI IN SPIRITO «Vieni e seguimi» Farci poveri Povertà e libertà «Ho fame» Dio si è fatto povero per me Seguire Gesù Vivere e realizzarci senza Dio? Rinascere dallo Spirito La forza dello Spirito Lo spirito e lo Spirito Santo L’azione dello Spirito Il cielo è stato aperto In soccorso della nostra debolezza Salvati dal sì Lo Spirito ricrea l’unità
p. » » » » » » » » » » » » » »
119 124 129 132 135 138 140 143 145 148 152 157 162 165 171
» » » » » » » » » » » » »
179 182 184 186 189 191 197 200 204 208 211 225 229
Parte quarta LE TRE CHIAVI DELLA TESTIMONIANZA L’acqua, il sangue, lo Spirito La sete di Pino L’acqua, fonte di vita Il diluvio e Noè Giacobbe: l’acqua del combattimento Mosè: l’acqua che salva Ezechiele: l’acqua rigenera a vita nuova L’acqua lava e purifica Il sangue sparso Il sangue e il sacrificio Il sacrificio di Cristo Il sangue della nuova ed eterna alleanza Cristo, nostro cibo e bevanda
Sommario
7
Portare la propria croce Annunciare la Buona Notizia
p. 233 » 242
Parte quinta CREATI PER IL REGNO DEI CIELI La via dei Comandamenti Fede e preghiera «Simon Pietro, mi vuoi tu bene più di costoro?» «Vittorio, mi vuoi bene?» Oltre i confini della morte Vivere nella resurrezione di Cristo Maràna tha Cieli nuovi e terra nuova
» 247 » 253 » 261 » 270 » 279 » 282 » 284 » 286
8
sotto il cielo della presiola
Prefazione
9
Prefazione
«I’ mi son un che, quando Amor mi spira, noto, e a quel modo ch’e’ ditta dentro vo significando.»
“Io sono uno che scrivo non esprimendo dei semplici sentimenti, ma raccogliendo l’ispirazione da quella profonda dottrina che si chiama Amore ed esprimo di fuori a quel modo che questa profonda dottrina insegna di dentro”. Abbiamo disturbato Dante e il suo XXIV canto del Purgatorio (vv. 52-54): i lettori non ce ne vogliano. Riteniamo che Vittorio Tampieri, in questa opera, sia stato mosso dall’Amore, che non è l’amore carnale, ma Dio stesso (cfr. 1Gv 4,16). L’Amore «ch’e’ ditta dentro» descrive la forza, la potenza di un sentimento che diviene il determinante assoluto e il significato plenario che univocamente orienta la vita. “Ciò che mi determina è l’Amore”: quale straordinaria rivelazione si manifesta alla coscienza tramite tale deliberata affermazione! Questa breve frase è paragonabile a un’asta che può consentire all’atleta di spiccare il gran salto; nel nostro caso apre un varco nelle tenebre e ci dischiude la trascendenza. Ci consente di comprendere e accettare di avere il cuore e la mente dominati dall’Amore! L’opera autobiografica di Tampieri, a cinquanta e passa anni dalla chiusura del Vaticano II, ci interpella sul chiedere le ragioni del parziale arretramento del laicato cattolico italiano rispet-
10
sotto il cielo della presiola
to all’impegno sociale e politico e dell’emergere di una sorta di “nuovo intimismo” che sta caratterizzando non poche forme di presenza laicale e la stessa spiritualità di taluni associazioni e movimenti e le basi su cui costruire una nuova e più responsabile presenza dei laici nella società di oggi per creare le premesse di una “nuova primavera”, dopo un lungo inverno. Aveva scritto una volta Charles Péguy che lo spirituale dorme sempre nella brandina da campo del temporale: si deve evitare questa divaricazione e attrezzare i credenti a non separare mai il discorso sull’uomo e il discorso su Dio. È con la fine del fascismo, ci testimonia il Tampieri, che si aprono ai cattolici italiani spazi di effettiva presenza nella società, quali non erano stati consentiti né all’epoca dell’Opera dei Congressi, né nella breve esperienza del Partito popolare di Sturzo. Finiva la lunga stagione dell’“intimismo” e iniziava la nuova stagione della “militanza”. Il rifiuto dell’intimismo e la riscoperta del senso profondo dell’impegno del cristiano nel mondo presuppongono la riscoperta del senso cristiano dell’autentica laicità: come ha affermato un grande maestro del Novecento, il cardinale Yves Congar, laicità significa prendere sul serio le cose del mondo, non considerarle una “figura” o un “fantasma” di un mondo destinato a passare. Certo, quella mondana non è né l’unica né l’ultima dimora del cristiano, ma una casa degna di essere abitata e che, appunto per questo, deve essere di continuo riedificata e abbellita. Una forte sollecitazione all’impegno nella storia è provenuta dalla prima enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est. Si sarebbe potuto pensare a una proposta decisamente intimistica qualora l’enciclica si fosse limitata alla sola prima parte, quella dedicata a presentare e a riproporre il grande annunzio cristiano di Dioamore (a un’attenta lettura, per altro, la stessa prima parte si rivela tutt’altro che astrattamente spiritualistica: si vedano, ad esempio, i densi passaggi del n. 15 sulla stretta connessione intercorrente fra amore di Dio e amore del prossimo). È proprio la seconda parte della Deus caritas est che esclude una lettura privatistica del messaggio cristiano, soprattutto là
Prefazione
11
dove il Papa sottolinea fortemente la connessione esistente fra il rinnovamento delle coscienze e la costruzione di strutture giuste, che è appunto l’impegnativo ed esigente compito della politica (n. 28). La partecipazione alla vita liturgica della Chiesa, l’ascolto della Parola, l’esercizio quotidiano dell’amore del prossimo, da questo punto di vista, non sono sufficienti, non definiscono nella sua pienezza l’identità laicale. Non si può essere autenticamente giusti se ci si accontenta di una “giustizia” parziale, che si rivolge alle coscienze ma nello stesso tempo si dimentica delle strutture. Con questa autobiografia Vittorio Tampieri ci vuole donare la sua testimonianza di fede. Che cos’è la testimonianza cristiana? Non è, come qualche volta la si intende, un’aggiunta alla vita cristiana: sono credente, sono cristiano e se sono bravo devo farmi vedere come tale facendo qualcosa o assumendo un atteggiamento piuttosto di un altro. No, la testimonianza cristiana è semplicemente la trasparenza della vita cristiana, cioè di una vita secondo il Vangelo. In questo senso non si decide di diventare testimoni, ma si decide di essere cristiani veri. E allora è per così dire automatico essere testimonianza del Vangelo. Questo vale per i singoli fedeli ma vale anche per le comunità. Una parrocchia dà testimonianza anzitutto non perché fa tante iniziative caritative, ma perché vive come autentica comunità cristiana: nutrita dalla Parola e dai Sacramenti, unita in una vera comunione fraterna, capace di vedere negli altri e soprattutto nei poveri il volto di Cristo. Sono in fondo le caratteristiche della prima comunità cristiana descritte nel capitolo secondo degli Atti degli Apostoli, caratteristiche che sono e devono essere quelle della comunità cristiana di sempre: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e
12
sotto il cielo della presiola
semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati» (At 2,42-47). Interessante notare, anche se spesso lo si trascura, che questa descrizione non è posta in un punto qualsiasi degli Atti degli Apostoli, ma chiude la giornata di Pentecoste e ne rappresenta il frutto. Il dono di Pentecoste, quindi, non è prima di tutto il parlare le lingue e così intendersi tra le persone capovolgendo quanto avvenuto a Babele, ma la nascita della comunità cristiana che è frutto dello Spirito. È lo Spirito Santo, non in prima battuta il nostro impegno e le nostre iniziative, ciò che rende un insieme di persone realmente credenti, discepoli di Cristo e perciò testimoni. Non dobbiamo dimenticarlo mai. Chi ce lo ricorda sono i santi. Sono loro che ci fanno vedere che cosa può fare lo Spirito quando trova un cuore disponibile. Sono loro che presentano una testimonianza luminosa non perché si impegnano a fare, ma perché si sono impegnati a essere cristiani autentici. Carlo Sartoni Parroco di San Francesco di Paola, Lugo
Introduzione
13
Introduzione
Lo scritto che ho gettato sulla carta è frutto di quanto ho acquisito dall’esperienza raccolta nei miei e nei tanti accadimenti di persone conosciute attraverso il mio andare che ormai batte il passo sul sentiero del tramonto. Fin dall’infanzia, reso orfano della mamma a due anni, ho cercato qualcuno e qualcosa che mi facesse vivere la fragranza dell’amore mancato. Quest’amore l’ho cercato nella famiglia, negli amici, nelle relazioni affettive, nella politica, nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti di ogni specie, nei circoli cattolici e non, nel clangore delle piazze, nell’incontro con persone di tanti popoli diversi che il Signore ha permesso di farmi conoscere. In ogni luogo, in ogni avvenimento, in tutte le esperienze vissute tra migliaia di persone, con le quali ho condiviso il bene e il male presente nel cammino della vita, ho letto, raccolto, ascoltato dai e nei loro volti, il pulsare dell’umano, voce che sale dal cuore del cuore. Da questo mio scrutare, indagare, esaminare, ho imparato che l’esistenza umana, anche se breve, è “bene prezioso” da vivere totalmente e ho acquisito la convinzione che noi uomini, credenti o atei, abitanti sotto ogni cielo del mondo siamo tutti remiganti alati in volo verso il richiamo del mistero celeste. Sono quindi arrivato alla conclusione che ogni battito umano, pur con il greve bagaglio della “Torre di Babele”, è teso verso un amore infinito, nella sperante aspettazione del ritorno alla casa del Padre. L’amore che mi è mancato nella giovinezza l’ho trovato, perciò, nei volti, nei cuori gioiosi o trafitti dal dolore della gente, viandanti con me verso l’oltre “stellante” per raggiungere la pace e il volto dell’Altissimo, là nella visione dei cieli aperti.
14
sotto il cielo della presiola
Da quando sono stato immesso nella vita ogni persona cara mi ha parlato di Dio – parente, sacerdote o catechista che fosse –, e di questo devo ringraziare l’Eterno perché sono stato avviato verso un’avventura che mi ha condotto a desiderare i traguardi lucenti dell’oltre. Essendo testardo e ribelle dalla nascita, traditore, infedele, egoista, superbo e colmo di contraddizioni, nel pensiero e nell’azione, ho voluto, come il figliol prodigo, lanciarmi verso orizzonti lontani nella convinzione che là, dove melliflue sinfonie ammantano la vita, avrei trovato la felicità desiderata e l’amore mancato. Gli accadimenti invece, anziché donarmi la pace, mi hanno lasciato grevi subbugli nel cuore. Non ho trovato l’amore ma ho ammassato, sperimentandoli nella carne, i pianti, le miserie e le sconfitte. Tutto questo mi ha lasciato una stanchezza suprema e il desiderio del ritorno alla casa del Padre. A causa dell’essermi allontanato da Dio ho sperimentato un pianto grande e la delusione che deriva dal fallimento. Qualcuno, però, mi ha afferrato gratuitamente per mano, facendomi risalire dalla cecità del buio per immettermi di nuovo in cammino verso la dimora celeste. Questo qualcuno, penso di averlo ravvisato, è stato l’immenso amore dello Spirito di Dio che attraverso avvenimenti concreti, persone ricolme di carità, mi ha preso per i capelli facendomi riscoprire la Chiesa, questo magnifico popolo sacerdotale in cammino verso il pulsare vivo dell’Eterno. Ecco perché è nato il capitolo su Melchisedek. La Chiesa mi ha annunciato che le mie pene sarebbero terminate perché la grande Luce che spacca la tenebra della limitatezza umana e del peccato è stata attualizzata nel “Verbo fatto carne”. Durante i miei primi quarant’anni di vita ho trascorso tante serate e notti “in bianco” discorrendo e discutendo con amici, atei o credenti, sulla religione e su Dio. Tornato a casa trascrivevo i miei pensieri sulla carta perché volevo approfondire e, debolezza umana, affondare poi le verità cristiane nel cuore delle convinzioni altrui.
Introduzione
15
Gli anni, che corrono veloci mangiando le rotaie dei giorni, mi hanno fatto lasciare le vecchie discussioni e di conseguenza gli appunti, che si sono addormentati tra le mie tante scartoffie. Dopo una decina d’anni li ho ritrovati, li ho riletti e, prendendo la Bibbia in mano, mi sono messo, giorno dopo giorno, a scrutare le Sacre Scritture per verificare se le riflessioni gettate sulla carta diversi anni prima erano nel solco degli insegnamenti evangelici. Partendo dalle poche righe delle mie riflessioni scritte, le citazioni bibliche mi hanno portato a compiere una vera e propria scrutatio che mi ha impegnato non poco, e soprattutto mi ha allargato l’orizzonte, mi ha invitato a descrivere alcune esperienze della mia vita alla luce della Parola di Dio e permesso di scrivere, infine, questo libro. Se sono presenti, a volte, frasi o concetti che sembrano giudizi o insegnamenti sull’andare umano, inviti a cambiare o sperimentare una forma di vita diversa da quella proposta dalla cosiddetta “modernità mondana”, tutto questo è stato scritto non perché mi considero “migliore” rispetto al prossimo. Semplicemente perché la Parola di Dio, scrutata e presa dalla Sacra Scrittura, mi ha positivamente stupito, avvolto e affascinato, tanto da penetrare nella mia miseria e spingerla sul sentiero della verità che la Chiesa percorre da due millenni. Scrutare l’Antico e il Nuovo Testamento mi ha permesso di sentirmi “granello di senape” del “popolo di Dio” e mi ha sospinto e invitato alla meditazione del Mistero cristiano. Approfondire, contemplare, sviscerare la Parola di Dio, questo mi è servito per essere avvolto totalmente dal richiamo celeste, tanto che ho trascritto sulla carta riflessioni salite dalle forre del cuore, che sono indubbiamente elementari per la sapienza della Chiesa, ma che possono servire a qualche “periferia” dispersa o lontana. Non tutto di me ho raccontato: ho semplicemente descritto alcuni avvenimenti, quelli che si sono alzati dal profondo con più rapidità di altri, per spiegare le convinzioni che nel tempo hanno spalmato il mio camminare su questa terra. Sono stato quindi sollecitato a trasportare sul libro quanto è salito dall’abisso del mio profondo per testimoniare l’annuncio
16
sotto il cielo della presiola
cristiano e per riscoprire la bellezza del cristianesimo, molto spesso vituperato e lasciato in disparte dalla gente, impegnata a correre quotidianamente verso traguardi effimeri, cui io, in primo luogo sono stato “partecipante volontario” e che la società cosiddetta “post cristiana” ci ha imposto come strada per raggiungere la felicità. La scoperta di un giardino colmo di verità che ha riempito la mia vita di splendido stupore, ha sospinto la mano a scrivere anche di “queste beatitudini” che mi hanno braccato, facendomi leggere righe “d’infinito amore”. Qui sono nati i capitoli che sembrano catechesi. Forse qualcuno può giudicarli noiosi o semplicistici commenti risaputi e inutili per la composizione del libro perché la Chiesa ha già proclamato tutto questo in modo splendido ed esaustivo; ma le citazioni della Sacra Scrittura, i concetti che ho descritto sono stati la chiave di volta della mia vita e mi hanno svegliato dal sonno di un quotidiano irreale. Queste parole sono state giudizio e insegnamento per me. Colpito benevolmente dalla Sacra Scrittura, ho trascritto il tutto per descrivere ciò che ha rivoluzionato il mio cammino. Il tesoro che ho trovato mi è poi servito come scudo per affrontare gli scogli apparsi durante la mia navigazione verso la sponda sicura. Dopo tanto cercare, tanto sudore, tanti combattimenti, tante schiavitù, tanti peccati che avvolgevano le mie oscurità, camminando nella Chiesa e con il popolo sacerdotale, adesso sto veleggiando sereno verso l’incontro con il Padre. Termino ringraziando le persone che mi hanno invitato a migliorare e a pubblicare questo mio scritto. In primo luogo esprimo riconoscenza sincera e profonda per il Vescovo emerito di Imola monsignor Tommaso Ghirelli e per monsignor Giovanni Signani, allora Vicario generale della diocesi, per aver letto la prima stesura del volume, per avermi incitato alla pubblicazione e per avermi suggerito alcune importanti correzioni. Ringrazio di cuore l’amico Mario Frontali che con competenza e passione mi ha aiutato nella scelta di alcune immagini presenti nelle chiese di Lugo da riportare in questo volume.
Introduzione
17
A Enrico Montanari, giovane e appassionato astrofilo, esprimo gratitudine e omaggio per avermi donato le immagini notturne della volta celeste, fotografate dall’Osservatorio astronomico di Monte Romano, così esprimo un omaggio a don Ottorino Rizzi, a padre Gian Domenico Meloni, priore del Carmine di Lugo, a Claudio Nerozzi per avermi fornito alcune immagini inserite nel volume. A Eugenio Dal Pane desidero rivolgere un ringraziamento speciale per l’impegno profuso, per le correzioni, per i consigli ricevuti affinché il mio scritto fosse dato alle stampe nel modo migliore, e con lui tutto lo staff di Itaca. L’ultimo ringraziamento è rivolto a monsignor Carlo Sartoni per aver avuto la pazienza di leggere questo scritto, di aver corretto alcune imperfezioni teologiche e per la magnifica e magistrale prefazione che mi ha donato. Lodo e glorifico il Padre Onnipotente, che per la sua grande misericordia, ha permesso di farmi nascere in una nazione cristiana e di essere stato battezzato. Forse per molte persone questo è insignificante e secondario, ma per la mia vita è stato “stimolo vivificante” per scoprire il tenero abbraccio che dona la Chiesa ai suoi figli.
18
sotto il cielo della presiola
Introduzione
19
Parte prima IL DOLORE E LA GRAZIA
20
sotto il cielo della presiola
Enrico Manfrini, Il figliol prodigo, gesso modellato, XX secolo. Museo e Pinacoteca Diocesani di Imola.
Tra sogni e inquietudini
21
Tra sogni e inquietudini
Era già notte fonda quando decisi di rientrare a casa. Le ore piccole, quelle indefinite che tracciano il confine tra le foschie delle tenebre e il lucore dell’alba, stavano lentamente frantumandosi sugli scogli di un chiarore lontano, pallido annuncio del nuovo giorno. Quello scenario mi sembrava analogo alla vita umana. L’esangue, sbiadito, dilavato albore, lento nell’espandersi, era simile all’andare dell’uomo che vive nella sperante attesa della luce. Basta vedere una riga lucente farsi strada nella notte del cuore, che il desiderio agognato tramuta la speranza in certezza; ed è alba di un annuncio di luce. Era senz’altro una notte diversa dalle tante trascorse con gli amici, da quelle notti che si sperperano oziando tra lazzi e scherzi, o in scorribande dalle svariate mete, da quelle notti disperse tra una chiacchiera e l’altra, bicchiere dopo bicchiere di buon vino, discutendo, attorno a un tavolo, di problemi esistenziali. Così generalmente si trascorrevano le serate ai tempi in cui correva a briglia sciolta la mia giovinezza. Erano notti corollate di canzoni “impegnate” e di canti popolari, a volte gorgheggiati o urlati sguaiatamente dalla compagnia; per lo più stonati, al limite della licenziosità e spesso accompagnati dal suono di una chitarra. Era l’epoca del boom economico, della lira stabile, delle chiavi lasciate nelle toppe delle porte esterne delle case, senza paura della visita di malintenzionati. Era l’epoca del Concilio Vaticano II, della Pacem in terris di Giovanni XXIII, che si apre dicendo: «La pace in terra, anelito
22
sotto il cielo della presiola
profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può essere instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio», della Populorum progressio di Paolo VI: «Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane; che si muovono con decisione verso la meta di un loro pieno rigoglio, è oggetto di attenta osservazione da parte della Chiesa. All’indomani del Concilio ecumenico Vaticano II, una rinnovata presa di coscienza delle esigenze del messaggio evangelico le impone di mettersi al servizio degli uomini, onde aiutarli a cogliere tutte le dimensioni di tale grave problema e convincerli». Due encicliche che accesero un fuoco nel sangue giovanile dei cattolici. Tanti furono i ragionamenti, infinite le speranze che riempivano le nostre discussioni notturne. Era l’epoca dei diritti civili, della guerra in Vietnam, dei primi astronauti che percorrevano un “cenno” di cielo con le loro capsule spaziali. Era il tempo in cui svettavano Bob Dylan e Joan Baez, che con le loro canzoni impegnate trascinavano i giovani verso la speranza di una nuova frontiera, come allora il neopresidente americano John F. Kennedy annunciava agli americani e al mondo intero. Quante notti ho trascorso in questo modo, con gli amici di sempre o occasionali, sognando di vagabondare per le vie del mondo come fece sui treni statunitensi Woody Guthrie negli anni della grande depressione! Si sognava; e i sogni erano belli perché quella nuova frontiera tracciata dal Concilio Vaticano II e dal presidente statunitense faceva intravedere un sentiero di pace, lontano dall’eco delle macerie ancora disseminate dalla seconda guerra mondiale. Se i problemi erano lontani e il divertirsi il primo obiettivo, di tanto in tanto però i pensieri ritornavano come le nubi che provengono dal nostro Appennino tosco-romagnolo: non mi sentivo del tutto tranquillo e per niente realizzato. Avevo bisogno di qualcosa di più stabile, di più reale. Era il Signore che si stava
Tra sogni e inquietudini
23
silenziosamente avvicinando; ma in quei momenti non me ne rendevo conto. Soltanto più avanti, col passare del tempo, ho capito che Dio ha una pazienza infinita, rispetta e ama l’uomo nella sua libertà e lontananza da Lui, lo scruta costantemente, gli è sempre vicino e rafforza poi l’abbraccio paterno, tendendo la Sua mano quando ai bivi della vita o nei momenti difficili ognuno di noi tentenna nell’incertezza di scegliere la propria strada. Un giorno, in cerca di qualcosa di più concreto, mi capitò davanti il libro di Qoèlet (Ecclesiaste). Lo lessi attentamente e le parole delle sue pagine mi rimasero scalfite nell’anima. Il contenuto era – è e sarà – di una profondità unica, che scarnificava il mio selvaggio concetto di libertà. Ecco alcuni dei suoi passi che mi raggiunsero: «Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole?». E ancora: «Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio». «Ho voluto soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia, finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita». «Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda». «C’è un tempo per nascere e uno per morire […], un tempo per serbare e un tempo per buttare via» (Qo 2-3). Dopo aver letto Qoèlet, preso in giro dai miei amici per essermi dedicato a una lettura troppo impegnata, per moltissimi giorni discussi con mio padre di questo libro, del suo contenuto ripieno di sapienza, e decisi che la mia vita doveva voltare pagina. A tavola, mentre si mangiava – e questo per me è stato un altissimo insegnamento e una grazia del Signore – il babbo poneva all’assemblea dei commensali, composta di nonna paterna, tre cugini orfani di entrambi i genitori e noi, i suoi cinque figli, orfani della mamma, temi profondi capaci di toccare il pensiero e l’anima, problemi reali riguardanti il senso dell’esistenza, della vita e della morte, sottolineando l’importanza di scegliere il vivere nell’essere e non nell’avere.
288
Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature che non esisterebbero se non esistessero in te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai mandato un baleno, e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace. Sant’Agostino
sotto il cielo della presiola
la C ol n a
Tel e m ac o
Noi cristiani possiamo divenire “fecondità di Dio” e testimoniare la via, la verità e la vita, strada apertaci da Gesù Cristo, uscendo dalla routine quotidiana per riversare mente, cuore, forze sul campo di Dio che biondeggia, affinché le messi, ripiene di chicchi, siano a disposizione di tutti, cibo per raggiungere la vita eterna. VITTORIO TAMPIERI
€ 17,50 itacaedizioni.it