Skip to main content

Sogni di cartapesta (17 anni per tutta la vita) (Davide Colletta)

Page 1

SOGNI DI CARTAPESTA


2


3

A te, sguardo lontano che non scivola sul cuore. A mia madre, porto salvo durante ogni naufragio. A “Marina�, motore della crescita morale della mia adolescenza. A tutti coloro, che sotto un cielo di stelle, riescono ancora oggi a sognare per la propria vita, ma soprattutto a me stesso, solo per aver realizzato il mio sogno.


Davide Colletta Sogni di cartapesta (17 anni per tutta la vita) www.itacaedizioni.it/sogni-di-cartapesta Prima edizione: agosto 2018 Š 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0564-2 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Grafica: Andrea Cimatti


Davide Colletta

SOGNI DI CARTAPESTA (17 anni per tutta la vita)

Prefazione di Nicola Campagnoli


7

PREFAZIONE In una realtà che corre, cambia, muta continuamente, si brucia in un attimo ogni pensiero che abbia il fine di fermare e possedere la dinamica di un pezzo di mondo e farne il tapirulan di chi vuole star comodo e tranquillo. Lo sguardo che la poesia di Davide Colletta testimonia non ha patrie rassicuranti. Accetta il movimento del suo tempo e ne accoglie la vertigine. Il giovanissimo poeta ascolano non cerca un divertimento che faccia sorridere, un coperchio che copra la superficie del vuoto abissale dell’umano. Raccoglie la sfida che la realtà porta con sé, non si nasconde. Ammette che dentro l’anima persista un vuoto e che nulla di esistente possa essere all’altezza di quella profondità di mancanza: «si scorge l’essenza della strada e del cielo / si abbraccia il mistero / si bacia il profumo del nulla / l’unico che riesco a sentire / perché nessuna parola da dire / adesso, riesce a riempire / il mio cuore». Colletta non aspetta un Dio che spieghi, togliendo la libertà: «Vorrei che non mi dicessi niente, Signore / i segni / sono le tue parole». Non si vuole togliere il gusto della vita, il vivere, soffrire, gioire, sbagliare, ferire


8

e ferirsi, quella traiettoria sana – e tanto temuta – che fa crescere e tira fuori dalla superficialità: «… abbiamo iniziato a vivere in un mondo che accetta il silenzio dell’umanità. Ci hanno insegnato a riempire le nostre giornate di cose inutili, a dimenticare che vivere con i nostri drammi e le nostre inquietudini è l’unico modo per capire cosa il nostro cuore desidera». Il poeta accetta di vivere a cuore aperto, col cuore scoperto. Proprio questo cuore è lo strumento di verifica del bene e del male del mondo; il suo battito – quando si ha la forza di ascoltarlo – misura lo scorrere dei fatti e ne filtra i significati, fa accordare il poeta col movimento segreto delle cose e con il loro significato: «… ascoltare il proprio cuore è ancora meglio di guardare, perché, proprio come diceva quel piccolo libro che ho ancora sopra il comodino, “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi!”». La scrittura poetica diventa allora fremente di questo cuore, coincide quasi con esso, il cuore diventa scrittura e la poesia è esperienza del cuore, in un tutt’uno che fa crescere e maturare, che rende sempre più solida e consapevole la vita. «Ho visto il mio cuore svegliarsi / ogni volta che la penna toccava, / a volte violenta, a volte moderata, / il foglio /


9

e sembravo essere un albero da sughero / che inverno dopo inverno forte si induriva…» Gli occhi del poeta – e del lettore con lui – perdono allora qualsiasi tentazione di rassegnazione o di scetticismo, per riaprirsi in uno sguardo di desiderio e domanda in cui tutto viene trasfigurato in un fuoco e in una curiosità da bambini, in una freschezza che ci restituisce alcune delle pagine più belle della poesia attuale sulla natura, sul paesaggio e le stagioni: «Capillari di legno / volano alti, verso l’infinito. / Un abbraccio all’ignoto, / alla primavera che arriva, / stagione di desiderio, / di inquietudine, / di nascita e attesa. / Arrivi, primavera / e lasci pesi nello stomaco / che mi fanno sentire / fiore nato sotto un temporale, / ebbro, / incorporeo, / anima in lunghe passeggiate / sotto tenui tramonti / che mi dipingono sospirante / in campi appena fioriti». E ancora: «Nel cielo / un sole più alto di quello di marzo, / più feroce / che squilla / come le campane di domenica mattina. / Avrei voluto tenere gli occhi / chiusi / da impedire ai raggi di sole / di fare breccia tra le languide palpebre».


10

Il desiderio fluisce copioso, ritorna fiume in piena che non si argina e ricrea le cose, restituisce alla vita il calore/colore; non è un inganno dell’età acerba dello scrittore, non è illusione giovanile, perché ad ogni verso si percepisce il consistente, razionale, ragionevole percorso esistenziale e intellettuale di Davide che non lascia alcun dubbio sulla saldezza della sua traiettoria umana, poetica e stilistica. Il moto poetico di Davide non ha niente di precario e sentimentale. Lui stesso sembra riaffermarlo nella bellissima poesia Eterno: «Potrà venire qualsiasi male, / potrò perdere tutte le persone vicine, / potrò privarmi della ricerca che è la vita, / dimenticare qualsiasi abitudine della quotidianità, / decadere la certezza di sguardi / e potremo smettere anche di sentirci unici / ma nulla / nessun uomo, / nessun voltafaccia, / nessuna sofferenza, / potrà portarmi via / la rimembranza che tanto svendiamo. / I moti dell’animo. / L’immateriale. / L’intangibile». Colletta mette in guardia i lettori: «17 anni per tutta la vita» non per restare bloccati in un vento indefinito di non essere, bensì per aprire sempre gli occhi come la prima volta sulla meraviglia e la molteplicità


11

dell’esistere senza poter più, dopo quel vortice di pienezza, accontentarsi d’altro, accontentarsi di meno; direbbe Foster Wallace: «Per evitare di passare la vostra confortevole, prosperosa, rispettabile vita adulta, come dei morti, incoscienti, schiavi delle vostre teste e della vostra solita configurazione di base per cui “in ogni momento” siete unicamente, completamente, imperiosamente soli. […] Ma se imparate realmente a concentrarvi, allora saprete che ci sono altre opzioni possibili. Avrete il potere di vivere una lenta, calda, affollata esperienza da inferno del consumatore, e renderla non soltanto significativa, ma anche sacra, ispirata dalle stesse forze che formano le stelle: amore, amicizia, la mistica unità di tutte le cose fuse insieme». Nicola Campagnoli


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Sogni di cartapesta (17 anni per tutta la vita) (Davide Colletta) by Itaca Edizioni - Issuu