Siamo fatti per il Paradiso (Eugenio Dal Pane)

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Eugenio Dal Pane

SiAMO FATTi PER iL PARADiSO

La vita e l’opera di padre Igino Silvestrelli

Prefazione SALVATORE DE GIORGI

Questo libro appartiene a ____________________________________

SIAMO FATTI PER IL PARADISO

La vita e l’opera di padre Igino Silvestrelli

Presentazione

Padre Ruggero Poliero

Prefazione Card. Salvatore De Giorgi

Pubblicare è dare alla luce.

Desideriamo mettere in luce parole che accompagnino le persone nella vita.

Questa è la responsabilità che abbiamo come editori.

Libri compagni di viaggio.

Nella collana Telemaco

Eugenio Dal Pane

Madri col cuore di Gesù. Storia dell’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante fondato dai Venerabili Mons. Marco Morelli e Madre Margherita Ricci Curbastro

Filippo Ciantia

Padre Tiboni «uno tra i più santi uomini che abbiamo»

Gianni Mereghetti, Gian Corrado Peluso

Andrea Aziani febbre di vita

Il medico del popolo. Vita e opera di José Gregorio Hernández

A cura di Carlos Izzo, Leonardo Marius

Eugenio Dal Pane

Siamo fatti per il Paradiso. La vita e l’opera di padre Igino Silvestrelli www.itacaedizioni.it/siamo-fatti-per-il-paradiso-igino-silvestrelli

Prima edizione: febbraio 2026

© 2026 Itaca srl, Castel Bolognese

Tutti i diritti riservati

ISBN 978-88-526-0827-8

In copertina

Padre Igino in cima al Gran Sasso con i fratelli e i novizi, 8 agosto 1988. I muri della casa di Nazareth nella Santa Casa di Loreto.

Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)

Col nostro lavoro cerchiamo di rispettare l’ambiente in tutte le fasi di realizzazione, dalla produzione alla distribuzione. Utilizziamo inchiostri vegetali senza componenti derivati dal petrolio e stampiamo esclusivamente in Italia con fornitori di fiducia, riducendo così le distanze di trasporto.

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Presentazione

Il lavoro che andiamo presentando dal titolo inconsueto Siamo fatti per il Paradiso non è un trattato di escatologia, ascesi o spiritualità, ma la testimonianza di vita, la sintesi dell’opera e il messaggio forte e persuasivo di un prete veronese della seconda metà del Novecento, innamorato di Cristo e della Chiesa e felice di esserlo, tutto da scoprire e ammirare per quanto ha insegnato e operato nei suoi 91 anni di vita sulla terra. Il suo nome è Stefano Igino Silvestrelli (1921-2012), fondatore dell’Opera Famiglia di Nazareth, apostolo degli adolescenti, della famiglia fondata sul matrimonio e del sacerdozio ministeriale.

Dopo le tortuose e sofferte vicende che l’hanno condotto in modo rocambolesco all’ordinazione, lo Spirito Santo gli ha ispirato un ‘sogno’ che poi è divenuto sua «parte di eredità» e «calice» (Sal 16,5). In circostanze ministeriali tutt’altro che favorevoli, ha intuito l’urgenza di realizzare «una casa per i bocia» – gli adolescenti –, dove raccoglierli per offrire loro una potente illuminazione spirituale, l’esperienza viva dell’amore di Cristo, e per imprimere all’esistenza l’orientamento fondamentale e felicitante verso il Cielo e i beni eterni, nel clima della serenità, dell’allegria e della pace della santa Famiglia a Nazareth.

«Non vorrei invecchiare senza aver attuato qualche cosa in questo senso: mi parrebbe di non aver compiuto la mia parte a questo mondo, soprattutto mi parrebbe di non aver risposto alla voce tante volte avvertita nell’anima, di gridare a tutti che siamo al mondo per il PARADISO».

I membri dell’istituto religioso da lui iniziato per gli adolescenti sono testimoni diretti e privilegiati dell’insopprimibile incendio di carità che avvolgeva il suo cuore (cfr. Ger 20,9) e del luminoso anelito alla santità che lo permeava. Don Igino era un braciere ardente, dilatato agli immensi orizzonti della redenzione. Il suo lungo cammino ecclesiale era tutto costellato da grandi e minuti, ma sempre puntuali, interventi della divina Provvidenza, della quale si fidava perdutamente.

Ne fu conquistato l’allora arcivescovo Urbani che per primo a Verona aveva dato l’avvio ufficiale alla nuova fondazione: «Qui c’è il dito di Dio; qui c’è il profumo del miracolo».

Ne è stato contagiato e affascinato pure l’Autore del presente volume, agile, scorrevole e accattivante, Eugenio Dal Pane, fondatore di Itaca. Dopo le iniziali titubanze ha accettato di mettersi in gioco per l’impresa, confidando di aver trovato nel fondatore veronese un tesoro di umiltà, fede e grazia: «Padre Igino ci ha insegnato ad avere fiducia in Dio, ad avere fede. È uno dei tanti aspetti che mi hanno colpito moltissimo e anche che questa fede non gli ha risparmiato momenti di angoscia».

«Fidati di Dio!», gli aveva sussurrato don Calabria e questo divenne il motto caratteristico della sua straordinaria vicenda umano-cristiana.

«Ad lucem, per crucem»! Al Paradiso – ci grida padre Igino – con fiducia e amore!

All’Autore della presente biografia, che ha il pregio non

comune di comunicare le parole del fondatore e dirigerle dritte al nostro cuore, giunga il plauso più cordiale e riconoscente da parte dell’Opera Famiglia di Nazareth. Si è prodigato con passione, interesse e rispetto; ha cercato la cooperazione e la condivisione come il segreto più bello per cogliere il profilo autentico del personaggio e comporre filo per filo il ricamo smagliante dell’opera.

Auspichiamo che la vita e la missione di padre Igino racchiuse in questo libro possano raggiungere la più ampia diffusione in occasione del 70° anniversario della fondazione (1956-2026) e far divampare in tanti cuori il “fuoco” dell’amore per il Signore Gesù Cristo, unico e perfetto Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre (cfr. Eb 13,8). Amen.

Padre Ruggero Poliero

Superiore generale dei Servi di Nazareth

Solane, 28 gennaio 2026

siamo fatti per il paradiso

Prefazione

Ho accolto ben volentieri l’invito a redigere la prefazione a questo nuovo volume sulla vita e le opere di don Igino Silvestrelli dal significativo titolo Siamo fatti per il Paradiso. L’autore Eugenio Dal Pane, con lo stile vivo, agile e attraente di un romanzo, ha messo in evidenza le meraviglie di grazia operate da Dio nella vita e nel ministero sacerdotale di don Igino.

È significativo che tale pubblicazione avvenga nel 70° anniversario della fondazione dell’Istituto “Opera Famiglia di Nazareth” e nell’80° della Ordinazione sacerdotale del Fondatore. E sono lieto di partecipare anch’io a questi eventi giubilari sia per aver conosciuto personalmente don Igino quarant’anni fa sia per l’affetto e la stima che mi legano alla sua Opera ora diretta con grande senso di responsabilità da don Ruggero Poliero.

L’accompagno con la preghiera, anche nel ricordo di sacerdoti illustri riportati nel testo e a me particolarmente cari: monsignor Giovanni Urbani, mio predecessore come assistente generale dell’Azione Cattolica Italiana, monsignor Giuseppe Lenotti, mio immediato predecessore a Foggia, padre Mario Venturini, fondatore della Unione Apostolica del Clero della quale sono stato membro e dirigente, don Stefano Lamera indimenticabile direttore dell’Istituto Gesù Sacerdote di cui sono membro.

Il mio primo incontro con don Igino avvenne nel 1987.

Come è ricordato nel testo, ero arcivescovo di Foggia e attendevo la visita di san Giovanni Paolo II. Desideravo che fossero preparati anzitutto i giovani a questo importante evento ecclesiale. E nella ricerca di sacerdoti capaci di incontrare i giovani dove vivono e di dialogare con loro mi furono indicati i giovani missionari di don Igino. Venni a Roma e lo incontrai nella sua casa vicino al Vaticano.

Alla mia richiesta rispose con gentilezza e prontezza. Mi fece il dono di otto giovani missionari che a Foggia fecero in piccolo come in grande quanto il nostro Autore ha descritto nella prima parte del volume «Mi hai fatto missionario in Maremma».

Ospiti in Seminario, i giovani missionari di giorno andavano nelle case per annunziare Gesù di Nazareth e di sera con l’abito talare e un grande crocifisso sul petto si presentavano nel ‘giardinetto’, il luogo malfamato di incontro dei giovani dove nessun sacerdote prima aveva osato presentarsi.

Nel primo incontro molte curiosità, moltissime indifferenze, non pochi insulti e ostilità, ma anche alcune accoglienze benevole e di ammirazione per il coraggio dei missionari. E queste prevalsero negli incontri successivi sia per il tratto coinvolgente dei missionari sia per l’interesse a quanto essi dicevano di Gesù. E non furono poche le conversioni, tanto da far dire anche a me: «È stata una rivelazione».

Dalla solida formazione spirituale dei figli, infatti, intuii quella ascetica e per tanti aspetti anche mistica del padre, come risulta anche da particolari avvenimenti prodigiosi riportati dal nostro Autore, la cessazione del terremoto e della pioggia, la liberazione dei giovani dall’incendio e la guarigione del moribondo, la generosa donazione del terreno a Bosco Chiesanuova per la costruzione di una casa di formazione per adolescenti e giovani e quella ancora più generosa dei quaranta milioni occorrenti per costruirla.

Dalla lettura del testo risulta evidente che la figura ascetica e per certi versi anche mistica di don Igino sorgeva dal suo essere innamorato di Cristo, della Madre di Cristo, della Chiesa di Cristo.

Innamorato di Cristo, don Igino avverte un crescente anelito di conoscere e far conoscere soprattutto alle nuove generazioni chi è Gesù di Nazareth, attingendo alle sorgenti inesauribili della Sacra Scrittura con al centro il Vangelo, e del Magistero della Chiesa che ne è l’unica garanzia sicura.

Salda è la sua fede in Lui, che lo induce a seguirlo e imitarlo come discepolo credente e missionario credibile mettendo in pratica per primo quanto annunziava ed esortava nella predicazione. E nel caratteristico vigore della voce manifestava l’incontenibile ardore del cuore.

Al Cuore di Gesù si consacra fin dalla giovinezza e a Cristo, unica speranza che non delude, si affida con immensa fiducia, soprattutto nelle difficoltà e nelle sofferenze della vita personale e del ministero. Lo conferma il non facile cammino vocazionale tra il noviziato presso i Salesiani e gli studi presso i Gesuiti, tra il Seminario di Bologna e quello di Verona. E ulteriore conferma è il cammino non meno tortuoso dell’Opera tra le spine delle iniziali incomprensioni anche dei superiori, come quelle di monsignor Giovanni Urbani e monsignor Giuseppe Carraro, e le rose dei loro successivi incoraggiamenti, avvalorati dagli auspici di grandi uomini di Dio, come san Pio da Pietrelcina, san Giovanni Calabria e padre Mario Venturini.

Memore dell’amicizia di Gesù che chiama i suoi apostoli non più servi ma amici, questa amicizia ricambia facendo quello che egli ha comandato, ossia l’amore scambievole verso tutti ma soprattutto verso i prediletti del Signore, i piccoli, i poveri, i sofferenti. A tanto era stato sollecitato da bambino dagli esempi della madre, dello zio sacerdote

don Francesco, e in seguito da quelli più stimolanti di san Giovanni Bosco.

Con la grazia dell’Ordinazione avverte sempre più vivo il desiderio di essere un sacerdote santo e santificatore, e non “delle mezze misure”, come gli piaceva ripetere ed esigere dai suoi sacerdoti.

Innamorato di Cristo don Igino non può non essere anche innamorato della Madre di Cristo. Fin da piccolo, mamma Regina insegna a lui e agli altri otto figli come venerarla e amarla. E con crescente amore si consacra a lei, la venera da studente e da sacerdote visitandola nei diversi santuari, da quello della Madonna della Corona al tempietto dedicato alla Vergine della salute di Solane e perfino alla Santa Casa di Loreto, sempre con la corona del Rosario in mano.

A lei affida ogni sua impresa con estrema fiducia di figlio, e per ogni nuova costruzione pone la medaglia miracolosa come fondamento sicuro.

La contempla soprattutto nella intimità della casa di Nazareth come modello di semplicità e di umiltà, al quale cerca di ispirarsi nelle meraviglie di grazia che il Signore operava in lui e per mezzo di lui per il bene della Chiesa.

E della Chiesa don Igino è innamorato come della sposa di Cristo, mettendosi a suo servizio incondizionatamente e instancabilmente con la onnipotenza della preghiera nei molteplici e non facili impegni pastorali che gli sono affidati.

Assoluta è l’obbedienza ai successori di Pietro dal venerabile Pio XII a papa Benedetto XVI. Incondizionata quella ai suoi vescovi, promessa il giorno dell’Ordinazione. Diceva che «non c’è cosa più grande al mondo che obbedire». Era convito che con l’obbedienza si fa la volontà di Dio, si è graditi a Lui e si rende feconda la propria missione.

«Si prepari perché il Signore ha grandi disegni su di lei», gli aveva detto il confessore in San Pietro. E la più efficace

preparazione ai grandi disegni di Dio per don Igino era l’obbedienza perfetta nell’umiltà più sincera che gli faceva dire: «Sono troppo miserabile. Come può fidarsi di me il Signore? Come possono fidarsi di me i superiori? Ci vuole un bel coraggio per domandare di fondare un’Opera». Il suo era il coraggio di una speranza indomita, fondata sulla roccia di una fede viva e animata dalla forza di una carità operosa, resa più feconda negli anni della sofferenza e della disabilità offerta al Signore per il bene della Chiesa e della sua Opera.

E che oggi l’Opera nei due rami maschile e femminile si espanda in Africa e nel Perù, è il segno della Benedizione del Signore che don Igino non cessa di implorare per il presente e per il futuro.

È questo anche il mio augurio che accompagno con la preghiera e con l’auspicio che questo volume riaccenda nei lettori, che spero numerosi, la memoria della vita e delle opere di un grande testimone del sacerdozio cattolico, di un vero pastore secondo il cuore di Cristo, dell’intrepido fondatore di un’opera a servizio degli adolescenti e dei giovani, delle famiglie, delle vocazioni di speciale consacrazione e del laicato, con l’unico intento di portare tutti in Paradiso.

Auguro anche che le celebrazioni giubilari di quest’anno possano accelerare l’inizio dell’atteso processo canonico di beatificazione per l’edificazione non solo della cara Congregazione da lui istituita, ma di tutti i sacerdoti, perché, come li voleva lui e come li vuole papa Leone XIV, siano santi e santificatori.

Card. Salvatore De Giorgi

Arcivescovo Emerito di Palermo

Roma, 24 gennaio 2026

Memoria liturgica di san Francesco di Sales

19 marzo 1948, Bosco Chiesanuova. Don Igino gioca con i ragazzi alle “pignate” in occasione della festa di San Giuseppe in onore del parroco don Giuseppe Noli (insieme a lui nella foto sotto).

Estate 1948. In gita al monte Tomba con il gruppo del Grest e con alcuni ragazzi.

Primavera 1998. In convalescenza sul Monte Baldo dopo l’infarto.

14 marzo 2007, Cavalo. Padre Igino accarezza un agnello.
17 luglio 2000, Rocca di Papa. La distribuzione della merenda.
23 aprile 2000, Rocca di Papa. Dopo la Messa inaugurale.

12 aprile 2009. La gioia e l’estasi nel vedere sbocciare la vita e nel poter stare con i bambini.

In adorazione dell’Eucaristia nella sua cappella privata presso la casa di Solane.

CURATO A BOSCO CHIESANUOVA

I.

II.

siamo fatti per il paradiso

E-mail: operafamigliadinazareth@gmail.com

Sito internet: www.operafamigliadinazareth.it

Per ordinazioni rivolgersi a: CASA DI NAZARETH Via Santuario di Solane 1 37015 Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR)

Tel. 045.6845066

Per offerte inviare a:

C. C. Post. n. 42867002 Casa di Nazareth, Viale Vaticano 50, 00165 Roma (RM)

Che cosa è la nostra piccola Opera nella chiesa santa di Dio?

Essa, silenziosamente (com'è costume delle stelle) deve indicare ai giovani la strada che conduce al Cristo nel quale solo è pienezza di verità, di libertà e di vita.

Proprio come fece la stella dei Magi.

La vita di padre Igino Silvestrelli fu segnata da cinque mesi di missione in Maremma. Lì vide gli effetti di un mondo che si era allontanato da Dio.

Sentì di essere chiamato a gridare a tutti che abbiamo un destino eterno, che siamo al mondo per il Paradiso.

«La testimonianza di vita, la sintesi dell’opera e il messaggio forte e persuasivo di un prete veronese della seconda metà del Novecento, innamorato di Cristo e della Chiesa e felice di esserlo».

Padre Ruggero Poliero

«L’autore, con lo stile vivo agile e attraente di un romanzo, ha messo in evidenza le meraviglie di grazia operate da Dio nella vita e nel ministero sacerdotale di don Igino, figura ascetica e per certi versi anche mistica».

Card. Salvatore De Giorgi

«La santità è stata l’ideale di ogni mio giorno, al di sopra di ogni altra mia preoccupazione, per quanto buona».

Padre Igino Silvestrelli

€ 18,00

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