Giancarlo Rovati · Maurizio Vitali
Quelli della Birreria Finisterre una compagnia atipica nel lavoro e nel sindacato
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Giancarlo Rovati Maurizio Vitali
Quelli della Birreria Finisterre Una compagnia atipica nel lavoro e nel sindacato Introduzione di Fiorenzo Colombo
robabilmente resterà passionati. Nicolò, socio in questo progetto, grado di realizzare 4 questo mio sogno. a a lui per aver “sposato” sso
quelli della birreria finisterre
Nelle edizioni Itaca
Giovanni Paolo II tutti gli intervistati Laborem exercens. Lettera enciclica sul lavoro umano messo di incontrare Józef Tischner colare Pietro Manganoni, Etica della solidarietà e del lavoro gi Soldano, Sandro Chierici, Annalia Guglielmi, Daria Rescaldani (a cura di) ha fornito la maggior parte delle Danzica 1980. Solidarność cazione. pre sostenuto soprattutto di sempre che ancora prima di aver servargli ralmente.
Giancarlo Rovati, Maurizio Vitali Quelli della Birreria Finisterre Una compagnia atipica nel lavoro e nel sindacato www.itacaedizioni.it/quelli-della-birreria-finisterre Prima edizione: aprile 2021 © 2021 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0674-8 Stampato in Italia da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)
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A Franco Marini (1933-2021) sindacalista e politico appassionato della libertà e del bene di tutti
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Introduzione 7
Introduzione
Non capita spesso di imbattersi in una pubblicazione che descrive esperienze, itinerari e traiettorie di lavoro in azienda e nel sindacato, da parte di persone di diverse generazioni e provenienze, nel contesto dei grandi cambiamenti sociali sopravvenuti negli ultimi decenni. Questo libro racconta la presenza nei luoghi di lavoro e nel sindacato – la Cisl – di operai e impiegati, delegati aziendali e sindacalisti a tempo pieno in vari settori professionali e produttivi del nostro Paese: una “atipica” compagnia che abbraccia ultrasessantenni (alcuni in pensione) e giovani sì e no sui trent’anni, entrati in Cisl subito dopo l’università e attualmente in piena operatività anche in posizioni di vertice. Molti di loro, ma certamente non tutti, giovani e meno giovani, sono cristiani e vivono un’esperienza di fede nel movimento di Comunione e Liberazione. Fra tutti c’è un’“amicizia operativa”, così la definiscono, che si è costruita un punto di riferimento stabile con il Circolo culturale Ettore Calvi. La loro presenza è viva nell’oggi e proiettata al futuro, dentro una storia iniziata negli anni ’70 del secolo scorso. I primi provengono dalla militanza sindacale in azienda e alcuni di loro sono passati poi a tempo pieno nelle strutture sindacali, con diverse responsabilità a livello locale, regionale e nazionale. I più giovani sono entrati direttamente nel sindacato, attraverso le più disparate circostanze: dalla ricerca del lavoro negli sportelli, alle precedenti amicizie in università, dal passa parola in birreria (era una birreria di Milano la prima sede
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del Circolo Calvi, la Birreria Finisterre di Dergano, popolare quartiere della periferia settentrionale del capoluogo lombardo) a una tesi di laurea sul lavoro evidenziata nel proprio curriculum. Il Circolo Calvi è dunque riferimento e strumento di questa amicizia operosa, il “nome” di questa compagnia sui generis, che comprende persone di tante regioni d’Italia e anche gli svizzeri del sindacato cristiano sociale ticinese. Una storia che è partita dalla Lombardia e dall’Emilia, e si è sviluppata anche a Rimini e nelle Marche, fino a Roma, in Sicilia e in Sardegna e, come detto, ha oltrepassato i confini fino a Lugano. È un luogo, il Circolo, di confronto e di aiuto al giudizio sulla realtà del lavoro in costante cambiamento e sulle possibili iniziative da intraprendere, prendendo a riferimento i criteri offerti dalla dottrina sociale cristiana e dalle encicliche recenti sul lavoro e lo sviluppo sostenibile. Contestualmente, la compagnia del Circolo è anche di aiuto concreto nelle vicende personali come nei percorsi di lavoro e nelle responsabilità sindacali. Un punto per respirare, si potrebbe dire. Al centro della riflessione, come al centro di questa storia cinquantennale, c’è decisamente il lavoro, l’uomo che lavora. Il lavoro nella sua presenza o scarsità o assenza; il lavoro nelle sue condizioni che evolvono, nella sua instabilità o nelle forme maggiormente tutelate, nell’intelligente costruzione delle diverse regole contrattuali e pattizie. Tutto ciò riprendendo e verificando – fino ad attualizzarlo in certe sue applicazioni – l’insegnamento del professor Marco Martini, maestro per molti fra noi. Ed è indubbio che, almeno a partire dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, anche la Cisl abbia innescato traiettorie sindacali evolutive, riprendendo alcuni fattori costitutivi del sindacalismo non ideologico voluto dai fondatori Giulio Pastore e Mario Romani, oltre che dal senatore Ettore Calvi, fondatore della Cisl a Milano, una grande figura di cristiano impegnato per i lavoratori e il bene comune, cui è intitolato il circolo. L’idea guida è il lavoro come espressione previlegiata della
Introduzione 9
dignità della persona, chiave di volta della questione sociale e fattore fondamentale nella costruzione del bene comune, secondo l’insegnamento della Laborem exercens. Questa stessa idea guida è il nucleo centrale della presenza cristiana in azienda iniziata negli anni ’70, che ha generato da subito anche un lavoro di base nei consigli di fabbrica e nel sindacato. Resa più consapevole dagli insegnamenti sul senso del lavoro di monsignor Luigi Giussani e dell’enciclica di san Giovanni Paolo II, questa presenza ha compiuto nei decenni successivi un salto di qualità e ha acquisito una nuova vitalità con la nascita e lo sviluppo dei Centri di solidarietà e delle Scuole-lavoro. Nel tornante più recente di questa storia, sono infine maturate le condizioni per una nuova azione sindacale, rivolta soprattutto alle nuove forme di lavoro flessibile, atipico e somministrato, e alle nuove frontiere del lavoro nella società digitale, che il Covid contribuisce ad accelerare e complicare. Abbiamo chiesto a Giancarlo Rovati e Maurizio Vitali, due amici – un professore e un giornalista – che hanno volentieri accettato, di raccontare questo itinerario. Giancarlo Rovati, sociologo dell’Università Cattolica di Milano, particolarmente attento ai problemi del lavoro, dei giovani e delle povertà, ha sempre seguito da vicino l’esperienza narrata in questo volume, contribuendo al dibattito e all’elaborazione di analisi e di giudizi. Suo è il saggio che costituisce la prima parte, con una rilettura storica a partire dal ’68. Maurizio Vitali, già giornalista politico de «Il Giorno» e poi direttore dell’agenzia «Lombardia Notizie», è anche lui da sempre vicino ai protagonisti di questa storia, sin dai tempi – anni ’70 e ’80 – in cui era direttore di «CL-Litterae communionis», rivista di Comunione e Liberazione (oggi «Tracce»), e aiutava la stesura di volantini e ciclostilati, guadagnandosi da Ivan Guizzardi l’appellativo di Penna dei Lavoratori. Sua la seconda parte del volume, con dodici colloqui sulla vita e le opere di alcuni esponenti significativi dell’intera vicenda.
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A questo punto, ci auguriamo che altri capitoli possano essere scritti dai protagonisti di oggi e di domani, con pagine che documentino il compito a cui ciascuno è chiamato, attraverso circostanze e incontri che continuano ad essere imprevedibili. Quanti infatti dei partecipanti alle vicende narrate in questo libro avrebbero potuto prevedere, nella loro infanzia o nella loro gioventù, che da adulti sarebbero diventati sindacalisti, ovvero persone con la vocazione di donare energie e intelligenza per affermare la positività della vita nel mondo del lavoro e dei suoi mestieri? Del resto, come potrebbe un giovane di questo terzo millennio percepire come affascinante il lavoro nel sindacato, se non incontrasse qualcuno che lo ha vissuto e lo sta vivendo come occasione per rendere più giusto e più libero il mondo in cui viviamo? L’augurio allora è che possa permanere e svilupparsi, nelle forme che la storia consentirà, una risposta ragionevole e convincente a queste domande. Fiorenzo Colombo
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parte prima
L’AZIONE SINDACALE NEI TURBOLENTI ANNI ’70-’80 Giancarlo Rovati
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Giancarlo Rovati è docente di Sociologia nella Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, di cui ha diretto il Dipartimento di Sociologia nel 2013-2018. Ha condotto studi e ricerche sui piccoli imprenditori, i dirigenti industriali, i rappresentanti sindacali, le culture del lavoro, le politiche di inclusione sociale. Ha presieduto la Commissione nazionale di indagine sull’esclusione sociale (Cies) nel 2002-2007 e ha coordinato l’Osservatorio regionale sull’esclusione sociale (Ores) della Regione Lombardia nel 2009-2012. Dal 2008 è Coordinatore nazionale dell’indagine europea sul cambiamento dei valori (European Values Study). Partecipa al Circolo culturale Ettore Calvi dalla sua fondazione (2003).
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1.
Il contesto culturale e sociale
Immaginate un piccolo gruppo di giovani tra i venti-venticinque anni entrati da poco nel mondo del lavoro alla fine dei roventi anni ’60, segnati dal movimento di contestazione dello status quo in tutti gli ambiti sociali e in tutte le organizzazioni, incluse quelle ecclesiali1 e sindacali2. Questo piccolo gruppo Sono gli anni della contestazione intraecclesiale che invita a rompere col passato in nome del rinnovamento richiesto dai tempi e che giunge anche a esprimersi con modalità eclatanti: dall’interruzione del Quaresimale nel duomo di Trento all’occupazione della cattedrale di Parma, al parroco dell’Isolotto (don Franzoni) che disubbidisce pubblicamente all’Arcivescovo di Firenze. Gruppi di teologi diffondono pubblicamente prese di posizione contro il magistero di Paolo VI. Le Acli compiono nel 1969 la scelta socialista che induce la Conferenza Episcopale Italiana a ritirare, nel 1970, gli assistenti ecclesiastici da questa organizzazione cattolica (cfr. A. Savorana, Vita di don Giussani, Rizzoli, Milano 2013, pp. 387-388). A questi fenomeni fa esplicito riferimento lo stesso papa Paolo VI in una sua accorata riflessione pubblica sul travaglio della chiesa italiana all’indomani del Concilio Vaticano II: «La Chiesa attraversa oggi un momento di inquietudine: taluni si esercitano nell’autocritica, si direbbe perfino nell’autodemolizione. È come un rivolgimento acuto e complesso che nessuno si sarebbe atteso dopo il Concilio» (Paolo VI, Discorso al Pontifico Seminario Lombardo, 7 dicembre 1968, cit. in A. Savorana, Vita di don Giussani, cit., p. 410). 2 L’entrata di nuovi lavoratori nel mondo del lavoro e l’entrata dei loro rappresentanti nelle tradizionali forme sindacali dell’epoca (rigidamente gerarchiche e fortemente segnate dal collateralismo ai diversi schieramenti politici) aveva innescato inedite dialettiche tra base e vertici. Determinante è soprattutto la nascita delle formazioni politiche extraparlamentari di sinistra, che entrano in diretta polemica con il Pci (accusato di moderatismo) e con la Cgil, diretta proiezione del partito nel mondo del lavoro. 1
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di giovani era accomunato dall’appartenenza alla medesima esperienza cristiana – denominata Gioventù studentesca (GS) fino al 1968 e Comunione e Liberazione (CL) dal 1969 – che li spingeva a vivere in modo attivo e propositivo le problematiche personali e sociali del proprio ambiente di lavoro. A questo dinamismo si lega l’interesse per l’impegno sindacale, specie per chi lavorava nelle grandi aziende coinvolte in quegli anni in processi di riorganizzazione delle attività produttive e organizzative e nella conseguente ridefinizione delle relazioni industriali. Il passaggio dalla “militanza” nell’associazionismo cattolico alla “militanza” nell’associazionismo sindacale era una prassi consolidata di quegli anni, supportata contemporaneamente sia dagli orientamenti educativo-pastorali, sia dagli orientamenti politico-culturali che avevano accompagnato la nascita delle Acli (Associazione cristiana lavoratori italiani) e della Cisl all’indomani della seconda guerra mondiale in funzione della ricostruzione democratica ed economica del nostro paese. Il legame tra queste due militanze (cattolica e sindacale) – a cui si aggiungeva, per alcuni, anche la militanza politica nella Democrazia cristiana – aveva assicurato importanti sinergie tra questi ambiti (tra cui il reclutamento di giovani leve e il ricambio generazionale), ma aveva alimentato anche un esiziale equivoco sul modo di intendere la presenza dei cristiani nel mondo del lavoro basato sulla riduttiva identificazione del “buon cristiano” con il “buon sindacalista”, tale per cui la presenza cristiana nel mondo del lavoro si esauriva, per lo più, nell’impegno sindacale piuttosto che nel più ampio compito della evangelizzazione e della promozione umana. Questo riduzionismo si traduceva, in pratica, nella formula “cristiani la domenica”, “sindacalisti durante la settimana”. Nella crisi del mondo associativo cattolico seguita al Concilio Vaticano II questo riduzionismo si tradurrà peraltro in un sostanziale dualismo tra “scelta religiosa” e “impegno sociale”. Nata per salvare la specificità dell’associazionismo orienta-
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to all’educazione cristiana e all’evangelizzazione, questa formula – adottata ufficialmente dall’Azione Cattolica nel Nuovo Statuto del 1969 – avvallerrà non soltanto la frammentazione operativa dei cattolici, ma soprattutto la progressiva privatizzazione della fede che è uno dei tratti propri del processo di secolarizzazione3. Per lo sparuto gruppo di Comunione e Liberazione Lavoratori (CLL) questa concezione “sindacato-centrica” della presenza cristiana nel mondo del lavoro risulterà da subito un sentiero troppo riduttivo e darà vita a un dibattito culturale (con toni talora molto accessi) sia nei confronti dell’associazionismo cattolico ufficiale, sia nei confronti dei sindacalisti provenienti da questo mondo associativo4. Per coloro che assumono la posizione dualista «il cristiano è cristiano in determinati momenti, per determinate attività, fondamentalmente religiose, ma la sua fede rimane, nel resto del tempo, nella migliore delle ipotesi, come un vago slancio etico. Per le altre attività il cristiano è un uomo come gli altri». Questa posizione dualista è considerata da don Giussani uno dei grandi errori di quel momento storico; la posizione dualista ignora che la fede «riempie tutta la vita, crea un soggetto diverso, In una fase di elevata pluralizzazione degli orientamenti teologico-culturali oltre che politici la “scelta religiosa” punta a preservare il nocciolo duro dell’unità tra i cristiani (i contenuti della fede, per l’appunto) legittimando nello stesso tempo la pluralità delle opzioni culturali, sociali e politiche, secondo il principio “In necessariis unitas, in dubiis pluralitas”; in via di fatto, però, in nome dell’autonomia delle realtà terrene e del laicato ha avvalorato una sostanziale diaspora degli aderenti all’Azione Cattolica e l’affermarsi del dualismo teorico-pratico tra l’identità religiosa (da un lato) e la presenza culturale e sociale dei cattolici italiani (dall’altro). La questione della distinzione tra esperienza ecclesiale e azione cultural-politica si porrà anche all’interno del movimento di Comunione e Liberazione a metà degli anni ’70 dando origine all’esperienza del Movimento Popolare con leadership, responsabilità e apparato organizzativo autonomi. 4 Per un approfondimento di questa problematica si rimanda al dibattito teologico sulla dialettica tra integralità della fede cattolica e integralismo. Aa.Vv., La paura borghese: note sull’integrismo, Comunione e Liberazione, Documenti, n. 1 (1972). 3
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una nuova creatura. E la globalità dell’attività di quest’uomo, il suo giudizio sulle cose, la sua visione dell’uomo e della storia, i suoi rapporti e i suoi comportamenti non possono cessare di essere determinati e qualificati da questa fede. La fede riempie la vita intera ed è una proposta per la vita di ogni giorno»5.
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A. Savorana, Vita di don Giussani, cit., p. 389.
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parte seconda
UOMINI E STORIE Maurizio Vitali
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Maurizio Vitali (Melzo, 1951), dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, dal 1972 al 1976 è segretario generale dell’Istituto di Studi e Ricerche post-universitarie “Istra” di Milano. Nel 1977 intraprende l’attività giornalistica, dapprima come direttore di «CL-Litterae communionis», poi come caposervizio di politica presso «Il Giorno e direttore di «Lombardia Notizie». Dal 2018 è editorialista de ilSussidiario.net e collaboratore di «Tracce» e «La nuova Europa». Nel 1987 è stato tra i soci fondatori della Scuola Italiana di Dottrina Sociale, presieduta da Augusto Del Noce. Dal 1989 al 1992 e dal 1999 al 2008 è stato membro del Consiglio di presidenza dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo “Carlo De Martino” di Milano.
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Questa seconda parte del libro raccoglie sotto il titolo «Uomini e storie» dodici colloqui con alcuni dei protagonisti della nostra vicenda. Quanto qui si è inteso raccontare è una vita, è la storia viva di una compagnia di uomini impegnati nel mondo del lavoro e nel sindacato. Non è la storia istituzionale di una sigla o di un’organizzazione. Per questo le interviste sono quasi tutte piccole biografie, prima ancora di essere chiarificazione di idee e di scelte di azione. Il loro valore è prevalentemente esemplificativo di tante altre storie personali vissute, dagli anni ’70 del secolo scorso a oggi, in una libera appartenenza comunitaria. Insomma di molti altri si sarebbe potuto dire, e a buon diritto; ma lo scopo non era altro che dare l’idea e il senso di un’esperienza. Anche le interviste a personaggi giunti a rivestire cariche importanti nel sindacato mantengono volutamente questa impronta. Sono stati tenuti presenti anche altri due criteri. Il primo: limitarsi, dovendo per forza scegliere, all’area milanese, origine ed epicentro di un movimento che su scala nazionale ha visto presenze assai significative, e in sé meritevoli di essere raccontate, svilupparsi in tante aree del Paese – dal Piemonte alla Sicilia, dalla Liguria all’Emilia-Romagna e Roma – e persino oltre confine, in Canton Ticino. Il secondo criterio è stato quello di seguire, per quanto possibile, un certo ordine cronologico e di far percepire le varie fasi della vicenda, i suoi passi e i suoi cambi di passo. Tre degli intervistati – Roberto Formigoni, Luigi Geninazzi, e Giorgio Vittadini – hanno avuto, per così dire dall’esterno, una parte attiva molto rilevante in certi tornanti della vicenda qui narrata. Formigoni perché il primo tentativo di coagulare e strumentare una presenza di operatori sindacali avvenne nel Movimento Popolare da lui guidato; Geninazzi per essere stato il primo anello di collegamento con il movimento dei lavoratori polacchi Solidarność; Vittadini per aver promosso una sinergia operativa con la Cisl, da cui in breve tempo nascerà la Felsa, la Federazione dei lavori atipici. Per questo la loro testimonianza ci è parsa egualmente importante.
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L’operaio massa e l’io cristiano Adalberto Canavesi all’Alfa Romeo
– Ohé, te me conosset pu? – Come foo che te gh’hee su ’l casco? Càvel foeura! Quello che era arrivato con lo scooter a consegnare un plico, acconsente, si leva elmo e visiera e mostra libero il sembiante. – Trombìn! – In persona. – Venuto vecchio, eh? – Già, e ti no? 1 Principia pressappoco così un dialogo avvenuto verso gli inizi degli anni ’90 all’Ufficio Posta dell’Alfa Romeo di Milano-Arese. Il fattorino in moto e quell’altro in Ufficio non si vedevano da una quindicina d’anni. Si erano conosciuti in fabbrica, proprio lì all’Alfa, avevano lavorato insieme nel sindacato (ambedue iscritti alla Fim2) e nel Consiglio di Fabbrica nei primi anni ’70 e persi di vista due lustri dopo. Il motociclista, al secolo Roberto Trombin, sparì sulla soglia degli anni ’80: apparteneva – lo si saprà in seguito – alla famigerata colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse, molto attiva all’Alfa sotto la guida di Vittorio Alfieri; ed entrò in clandestinità. L’altro, il responsabile dell’Ufficio Posta dell’Alfa, Adalberto Canavesi, classe 1947, rimase invece in fabbrica, dove era approdato nel
1 «Oh, non mi riconosci più?» «Come faccio, dato che indossi il casco? Toglitelo!» … «Trombin!» «In persona.» «Sei diventato vecchio, eh?» «Già, e tu no?» 2 Federazione italiana metalmeccanici della Cisl.
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’69, continuando il suo impegno sindacale, sino al pensionamento avvenuto nel 1998. Nel corso degli anni di piombo all’Alfa avvennero due sequestri di dirigenti della produzione da parte delle BR, Michele Mincuzzi nel ’73 e Renzo Sandrucci nel 1981. E il Trombìn? Te l’immaginavi, Adalberto, che stava nel partito armato?
Ma no. Nell’attività sindacale si comportava come gli altri, anzi, non era neanche dei più estremisti. Fu solo a un certo punto che qualcuno mi mise una pulce nell’orecchio. Un prete, cui la mamma del Trombìn aveva confidato (non in confessionale, neh!) di temere che suo figlio stesse coi terroristi. Ne parlammo riservatamente con i responsabili locali della Fim, ma nessuno sapeva. Così decisi che sarei andato a parlare direttamente con lui, per chiarire. E che cosa accadde?
Nulla. Non lo trovai. Era proprio allora appena sparito. Aveva preso l’occasione di una cassa integrazione a zero ore, che sarebbe quando ti lasciano a casa e non sai per quanto tempo, e non si è visto più. Era scappato in Sardegna, vissuto un anno e mezzo sempre in tenda fino all’arresto per banda armata. Non aveva commesso delitti particolari e dopo un po’ di anni è uscito. Quando ci siamo rivisti per via del plico che doveva consegnare, gli ho raccontato questi fatti, della sua mamma e del prete. Lui non è che non ha apprezzato. Ma in tutta sincerità mi ha detto: «Se mi foste venuti a parlare, ti dico la verità, non so come avrei reagito. A quei tempi non capivamo più un cazzo se non la rivoluzione e la lotta armata». La presenza brigatista all’Alfa risultò essere stata assai ragguardevole. La cosa divenne palese a tutti quando, nei primi anni ’80, la colonna Walter Alasia fu colpita da una serie di arresti a raffica. Molti degli arrestati erano lavoratori dell’Alfa, molti anche sindacalisti.
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Indice
Introduzione Fiorenzo Colombo
p. 7 Parte prima
L’azione sindacale nei turbolenti anni ’70-’80 Giancarlo Rovati
1. Il contesto culturale e sociale 2. Il Sessantotto 3. Quale Sessantotto? Valutazioni di un’esperienza 4. Lotte operaie e sindacato nel ciclo 1968-1972 5. Dalla rivendicazione contrattuale al progetto globale di politica economica 6. Sindacato e democrazia 7. Le ragioni della militanza dentro la Cisl: libertà, autonomia, pluralismo 8. Alla riscoperta del lavoro 9. I Centri di Solidarietà: lavorare tutti, lavorare di più 10. Ripensare il lavoro nella società post-fordista: la persistente attualità della Laborem exercens 11. Osservazioni finali
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Uomini e storie 231
parte seconda
Uomini e storie Maurizio Vitali
L’operaio massa e l’io cristiano Adalberto Canavesi all’Alfa Romeo
p. 80
Per amore di giustizia Maurizio Fasani in Telettra e Alcatel
»
Panettoni di Stato e altre ristrutturazioni Mario Spotti alla Motta e Unidal
» 100
Missione continua Claudio Bottini in banca Intesa Sanpaolo
» 109
Prove di unità operativa Colloquio con Roberto Formigoni, già presidente del Movimento Popolare
» 124
Effetto Solidarność Colloquio con Luigi Geninazzi
» 139
Il lavoro espressione della persona Colloquio con Ivan Guizzardi
» 150
Un luogo di amicizia e di giudizio Colloquio con Romano Guerinoni
» 166
Sindacalista e formatore per vocazione Colloquio con Fiorenzo Colombo
» 180
Incontro tra generazioni Colloquio con Angelo Colombini
» 195
Aiutare un precario a dire io Colloquio con Mattia Pirulli e Daniel Zanda
» 202
Il senso di un percorso e i nuovi orizzonti Colloquio con Giorgio Vittadini
» 214
Non-conclusione
» 225
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quelli della birreria finisterre
Finisterre, “il confine della terra”. L’estrema punta della Spagna, del Vecchio Continente, protesa sul Mistero dell’Oceano Atlantico. Può essere l’Ultima Spiaggia. O il Porto da cui salpare per l’Avventura della Scoperta del Nuovo Mondo. Dal poster appeso nella Birreria Finisterre di Milano, quartiere Dergano
Con il cambiamento delle forme produttive e di lavoro potranno cambiare le forme di organizzazione sindacale. Ma non viene meno la persona e il suo bisogno di esprimersi nel lavoro, il suo desiderio di vedere riconosciuta e tutelata la propria dignità. Bisogno e desiderio generano una spinta a mettersi insieme. Il poter essere con qualcuno è fondamentale per l’uomo.
Ivan Guizzardi Quando entrai nel sindacato facevo lo sportello nella birreria che era il ritrovo e la sede del Circolo Calvi. Era un’attività di incontro con le persone e con i loro bisogni, in particolare il bisogno di un lavoro.
Daniel Zanda Fremevo dal desiderio di qualcosa di utile per le persone, che mi permettesse di generare con loro tentativi di risposta ai bisogni. Non avevamo una formula precostituita; occorreva essere aperti alla realtà delle persone così come delle platee di lavoratori atipici.
Mattia Pirulli Colloqui con Adalberto Canavesi · Maurizio Fasani · Mario Spotti · Claudio Bottini · Roberto Formigoni · Luigi Geninazzi · Ivan Guizzardi · Romano Guerinoni · Fiorenzo Colombo · Angelo Colombini · Mattia Pirulli · Daniel Zanda · Giorgio Vittadini
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