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Le campane di San Martino (Maurizio Fileni)

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Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo; se non metto te al di sopra di ogni mia gioia. Salmo 137,5-6


Maurizio Fileni

Le campane di San Martino www.itacaedizioni.it/campane-san-martino Prima edizione: agosto 2017 © 2017 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0526-0 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Cristina Zoli Grafica di copertina: Andrea Cimatti Stampato nel mese di agosto 2017 da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)


Maurizio Fileni

Le campane di San Martino


Uno

E alla fine don Angelo fu trasferito. Don Angelo Ricci, dico: il parroco di San Mar­ tino. Una voce sorda circolava già da qualche mese in paese, ma tutti speravano che fosse una chiacchiera e che, come tutte le chiacchiere, avesse le gambe corte. E invece no: don Angelo fu trasferito davvero. Per il vescovo quel trasferimento fu una pena, ma che poteva farci se nella parrocchia di Sant’Anselmo, con le sue tremilanovecento anime, non sapeva chi mettere dopo la morte di don Alfio? *** E a San Martino? San Martino aveva sì e no quattrocentocinquanta persone sparse su un territorio molto vasto; per di più, molte abitavano vicino a Ponte degli Abeti e a San Martino ci venivano solo se avevano fatto un voto. Come in tutti i paesi del mondo, ci fu chi disse:

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«Se il vescovo un prete non ce l’ha, vorrà dire che non ce lo darà: che problema c’è?». Oppure: «Se non c’è il prete non cascherà il mondo! Camperemo lo stesso». E questo lo disse Arnaldo de la Peperina, seguito a ruota da Spajiccia, Gni-Gno e Ni’ de Falaschì e tanti altri della bandaccia del Circolo dei cacciatori. Altri, però, se ne dispiacquero a tal punto che alcuni, a nome proprio e dei compaesani, andarono dal vescovo. Il vescovo, per placare gli animi, promise di salire a San Martino e fare una riunione con gli interessati. E di lì a pochi giorni venne. Appena entrato in chiesa, cominciò a lavorare di fino lodando la partecipazione di quella cinquantina e più di persone che c’erano: «Credete che don Angelo ve l’avrei portato via, se per la parrocchia di Sant’Anselmo avessi avuto un altro prete?». Fu la sostanza del discorso del vescovo. Nessuno gli diede torto, certo, ma a corti discorsi la situazione per loro non cambiava di un millimetro. Il vescovo passò poi a spiegare, dati alla mano, che il numero dei preti e dei seminaristi era niente davanti alle tante situazioni a cui doveva far fronte. Tutti convennero, ma il risultato rimase tale e quale: quelli di Sant’Anselmo il prete ce l’avevano e loro no.

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Alla fine, il vescovo raccomandò la preghiera perché qualche anima santa di ragazzo o giovanotto entrasse in seminario… «Va bene», disse la gente. «Ma adesso?». «Per il momento vi mando don Ivano, il parroco di Monte Lanaro. C’ha qualche annetto e non sta del tutto bene, lo sapete, ma mi ha promesso che almeno una volta al mese ci viene». «Una volta al mese?». «Eh sì, una volta al mese, e poi ci vorrà pure che uno di voi lo vada a prendere e lo riporti: ché lui a guidare la macchina non si fida più». «E le altre domeniche?». «Cari miei, non so. Non so proprio», disse il vescovo reprimendo un impercettibile moto di commozione. «Monte Lanaro è a quattro chilometri e potreste…». Ma il vescovo era uno di città e non sapeva che questi discorsi erano fiato sprecato, perché… perché sì. Il vescovo se ne tornò a casa scontento; la gente di San Martino se ne tornò a casa scontenta. Ma che ci vuoi fare? Uno più uno fa due, due più due fa quattro, ma zero più zero fa zero ed è più dura di un sasso! Questo era successo a settembre. Settembre del 2001.

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