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La stella di Myriam (Maria Manuela Cavrini)

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Maria Manuela Cavrini

La stella di Myriam www.itacaedizioni.it/stella-myriam Prima edizione: maggio 2018 © 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0556-7 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Cristina Zoli Stampato nel mese di maggio 2018 da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)


Maria Manuela Cavrini

La stella di Myriam Un romanzo del cuore

Prefazione di Dacia Maraini


Preludio Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi? Sal 8,4-5

Era sera e Myriam, aperta piano la finestra della stanza, si mise a guardare le stelle. Non che non lo avesse mai fatto. Ma quella sera fu come se fosse la prima volta. Le vide. Si accese come una corrispondenza, sconosciuta e misteriosa a lei stessa, tra tutto ciò che abitava il suo cuore e quegli astri di fatto così lontani. Come se cuore e stelle conoscessero il medesimo alfabeto. Una, in particolare, le parve avesse un sorriso disegnato sul volto. «Buonanotte, Stella. Da questa sera tu sarai la mia stella». E presto si addormentò, rasserenata.

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Capitolo I

La bellezza della fede Il Signore «condusse fuori [Abram] e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle”». Gen 15,5

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1 Le stelle hanno un ruolo importante nella storia di Abram, il primo dei chiamati. Abram ha lasciato Ur di Caldea dietro alla Voce che lo ha chiamato. Ora si ritrova straniero, senza figli, con un domestico come erede: «Signore Dio, che cosa mi darai?» (Gen 15,2). Per tutta risposta, Jhwh lo conduce fuori, a cielo aperto, e lo invita a contare le stelle, perché – soggiunge – «tale sarà la tua discendenza» (Gen 15,5). Contare le stelle. Compito impossibile. Che razza di segno è? Ma Abram ammette che Jhwh è capace di fare l’impossibile. Non obbedire a chi ti dice di rinunziare all’impossibile! L’impossibile solo rende possibile la vita dell’uomo. Tu fai bene a inseguire il vento con un secchio. Da te, e da te soltanto, si lascerà catturare! Margherita Guidacci1

La fede per confermarsi tale ha bisogno dell’impossibile. È tutt’altro che roba da vecchiette, non è mai esperienza intimistica e facile credulità. Al contrario, solo la fede ci libera dai fili che ci tengono legati ai vari burattinai visibili o invisibili e ci

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preserva da ogni inganno e tirannia. Proprio l’uomo che afferma di non credere purtroppo finisce tante volte per credere a tutto. Certo, la fede non fa sconti sulla vita. Il cammino del cristiano è a tratti faticoso e drammatico, né più né meno di quello degli altri uomini. A questo Myriam stava pensando, quando sentì per la prima volta la voce di Stella: «Ci vuole coraggio ad avere fede. Noi desidereremmo che la strada fosse piana, senza troppi ostacoli, non vorremmo assaggiare l’assalto implacabile dei dubbi, o l’amarezza pungente della delusione. A volte la prova pare davvero troppo superiore alle nostre forze. Allora è il momento di guardare in alto, è il momento di guardare il cielo stellato della promessa di Dio». Il nemico ci fa vedere solo la prova, come un muro insormontabile, vuole che restiamo abbarbicati al nostro piccolo mondo, senza alzare gli occhi alla vastità del cielo. Quante volte Abram sarà tornato a guardare le stelle, per non spegnere la promessa? Ogni volta sempre di nuovo. Nessun uomo trova spianati i sentieri. Veniamo al mondo simili a un cespuglio che può ardere come il roveto di Mosè oppure inaridirsi. Sempre vanno riaperti i sentieri perché non tornino a chiudersi

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sempre vanno riaperti finché non siano diritti nella semplicità e maturità d’ogni istante: ecco, ogni istante si apre al tempo intero, scavalca se stesso e tu trovi un seme d’eternità. Karol Wojtyła2

All’uomo è data questa duplice possibilità: ardere come il roveto di Mosè – una vita in pienezza –, oppure inaridirsi. Quando ai nostri occhi una vita è “sprecata”? e quando, se lo è mai, è tale agli occhi di Dio? Non siamo frutto del caso e non siamo dei numeri in una massa amorfa. Abbiamo dentro di noi la più alta delle dignità, che è la chiamata alla deificazione. Dall’eternità il Padre ha visto e voluto l’umanità di ciascuno di noi e l’ha creata a immagine del Figlio. La nostra umanità procede ed è indissolubilmente legata a quella del Figlio, ne porta la “forma”, l’impronta, il sigillo. Per questo il cuore dell’uomo è più grande della luna e delle stelle, perché ha in sé la capacità di somigliare sempre di più all’immagine secondo cui è stato creato, ha la capacità cioè di essere divinizzato. L’esperienza dell’assimilazione a Dio non è un lusso, per pochi privilegiati. È un tesoro che abbiamo dentro di noi, che – come un seme – chiede di essere sviluppato, di averne cura, di essere lasciato crescere. La santità in noi sarà sempre più grande dei nostri peccati: questi sono opera delle nostre mani, quella è dono di Dio, opera del suo Spirito in noi.

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[…] Buia la mia angoscia resta sola a se stessa e geme in sé. Invía, o Signore, invía il tuo Spírito, ancora riscopra nel mio cuore rinsecchito la pace candida dei suoi broli, qui riversi la luce tra i rami, nella guazza, ridesti le cince – e ancora smaglianti Tue le cose – come monelli scalzi nell’erba primaverile – si chiameranno e s’aduneranno in danza di fronte a Te […]. Vladimir Truhlar3

«Difficile aver fiducia nell’uomo, con i suoi pensieri di perversità e di morte. E la deificazione… bella parola, ma la realtà è un’altra cosa», si sorprese a riflettere tra sé Myriam. «Noi stelle siamo amiche dei santi e dei poeti», fu la risposta, solo apparentemente bizzarra, di Stella. Che subito continuò: «Da quassù si gode un’ot-

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tima visuale, non ristretta come lì sulla terra. La valle scopre le sue meraviglie solo a chi la contempla dalla sommità della montagna». «Sì, ma cosa c’entrano i santi e i poeti?» «Entrambi vedono le cose come dall’alto di una montagna. Hanno lo sguardo di Dio. I santi sono coloro che lasciano spazio allo Spirito Santo, che dipinge in loro l’immagine viva del Signore Gesù e così diventano partecipi della santità stessa di Dio, per quanto possibile a una creatura. E i poeti… anche loro ci insegnano a vivere». «Tutti i poeti?» «Certo, quando sono veramente tali. Sempre i versi rendono avvertibile l’infinito grazie al limite. Nascono dall’insoddisfazione umana e manifestano l’aspirazione verso l’eterno, il trascendente, il divino. La poesia, come ogni arte, può spiegarci il significato della vita. Gli uomini hanno bisogno dei poeti, come hanno bisogno dei santi, a indicare la strada». «Buia la mia angoscia… nel mio / cuore rinsecchito… Invía, o Signore, / invía il tuo Spírito… come monelli scalzi… in danza / di fronte a Te…», ripetè piano Myriam, dall’ultima poesia. «Conviene avere buoni amici tra i santi, e anche tra i poeti», concluse per quella sera Stella.

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